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1 lezione Le forme di internazionalizzazione delle imprese

TEORIA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE.

LA STRATEGIA COMMERCIALE

Vantaggi:

-limpresa evita i costi legati allinstallazione di capacit distributiva e/o produttiva


nel paese estero

-limpresa concentrando la produzione in un unico impianto che serve pi mercati


pu sfruttare meglio eventuali economie di scala di impianto

-limpresa pu beneficiare di economie di apprendimento

Svantaggi:

-presenza di alti costi di trasporto

-presenza di barriere tariffarie

-comportamenti non corretti degli agenti locali per la commercializzazione, vendita


ed assistenza post-vendita dei prodotti

LA STRATEGIA PRODUTTIVA

Da chi attuata? Imprese multinazionali

Come si realizza? Investimenti Diretti Esteri (IDE)

Quali le modalit ? Greenfield investment vs. M&A

Quali le finalit ? Tipologie degli IDE

L IMPRESA MULTINAZIONALE: unimpresa che svolge attivit che generano


valore aggiunto in almeno due paesi.
E costituita da unimpresa madre e da una o pi imprese affiliate da essa possedute o
controllate.

Paese dorigine (home country)

Paese ospitante o di destinazione (host country)


DEFINIZIONE DI IDE

Una IM per aprire nuovi impianti e svolgere le proprie attivit in un paese estero deve
effettuare investimenti internazionali. Tali investimenti vengono rilevati sia nel paese
dorigine che in quello di destinazione come Investimenti Diretti Esteri.

Gli IDE pertanto sono: in entrata (inward FDI) quando sono effettuati nel paese che
effettua la rilevazione; in uscita (outward FDI) quando sono realizzati allestero dal
paese che effettua la rilevazione

IDE: investimento internazionale effettuato da un soggetto residente in un dato paese


finalizzato a stabilire un interesse durevole in unimpresa residente in un altro paese
(quinto Manuale della Bilancia dei Pagamenti del Fondo Monetario Internazionale).
Linteresse durevole implica lesistenza di una relazione di lungo termine nonch
lesercizio di uninfluenza significativa sulla gestione dellimpresa.
Acquisto minimo dellinvestitore 10 % dei diritti di propriet

INVESTIMENTI DI PORTAFOGLIO

Gli IDE si differenziano dagli Investimenti di Portafoglio che rappresentano acquisti


di attivit finanziarie > obbligazioni estere (pubbliche, private, emesse da enti
internazionali) o azioni (quote che non assicurano il controllo) il cui fine quello di
realizzare un financial gain e non rilevante linteresse durevole

LE COMPONENTI DEGLI IDE


Il flusso di IDE composto da:
-le partecipazioni azionarie (o di altro tipo) al capitale sociale dellimpresa (capital
equity);
-i redditi reinvestiti (reinvested earnings), parte del reddito di non distribuito agli
azionisti sotto forma di dividendi, n rimesso allinvestitore diretto
-altri capitali (transazioni debitorie e creditizie inter- societarie (inter-company debts
transactions), tra limpresa madre ed una affiliata, oppure tra due affiliate appartenenti
allo stesso investitore diretto.

LE MODALIT DI ENTRATA

Unimpresa multinazionale che ha deciso di effettuare un IDE pu realizzare tale


strategia attraverso due possibili forme:

-linvestimento di tipo greenfield


-la creazione ex novo di unaffiliata estera da parte di uno o pi investitori diretti. -

-unoperazione di Merger o Acquisition

-lacquisizione (parziale o totale) di unimpresa esistente.

> La modalit di entrata oggi pi diffusa quella


del M&A. La percentuale di M&As fortemente cresciuta fino al 2006 (52% nel
1987 al 83%) rispetto a quella degli investimenti di tipo greenfield. Il fenomeno delle
M&As ha coinvolto e specialmente imprese di paesi sviluppati anche se di recente
coingolge anche i PvS.Negli ultimi anni si registra una forte ripresa degli Ide di tipo
greenfield

IDE NEL SETTORE DEI SERVIZI

I settori principali sono: -Commercio, servizi finanziari e servizi alle imprese.

Tuttavia altri settori quali quello delle infrastrutture hanno cominciato ad attrarre
quote crescenti a partire dagli anni 90. Ad esempio, il valore delle M&As
internazionali nei settori dellelettricit, del gas e dellacqua cresciuto da $63
miliardi nel 2006 a $130 miliardi nel 2007. Il fenomeno riguarda anche i PVS

LE TIPOLOGIE DI INVESTIMENTO DIRETTO ESTERO


IDE Orizzontali limpresa multinazionale produce nel paese estero lo stesso bene
che produce nel paese nazionale.

IDE Verticali limpresa multinazionale frammenta il processo produttivo e ne


localizza allestero una (o pi) fase (a monte o a valle).

TIPOLOGIE DI IDE

-Resources seeking IDE motivato dalla ricerca di risorse (minerarie o agricole) a un


costo pi basso

-Market seeking IDE motivato dalla dimensione o dalla crescita attesa di un


determinato mercato estero.

-Efficiency seeking IDE motivato dalla ricerca di una maggiore efficienza (minori
costi di produzione).

-Strategic asset seeking IDE finalizzato allacquisizione di attivit che possano


aumentare il vantaggio dellIM (ad esempio, acquisizione di know-how, R&D,
conoscenza del mercato locale ecc).
LA FRAMMENTAZIONE INTERNAZIONALE DELLA PRODUZIONE
Integrazione dei mercati mondiali e disintegrazione dei processi produttivi.

Le imprese per svolgere alcune fasi del processo produttivo ricorrono ad altre
imprese localizzate in paesi diversi da quello nazionale. Queste ultime possono essere
di propriet della impresa che esternalizza (frammenta, delocalizza) le singole fasi,
Offshoring, oppure essere legati alla prima impresa da rapporti di natura contrattuale,
Outsourcing internazionale.

OUTSOURCING INTERNAZIONALE
Outsourcing o esternalizzazione allestero: unimpresa firma un contratto con
unimpresa indipendente del paese estero per la realizzazione di parti specifiche del
processo produttivo sfruttando cos il vantaggio di costo.

Contratto di sub-fornitura internazionale: unimpresa committente incarica


unimpresa fornitrice, impartendo proprie direttive, di fabbricare prodotti, fornire
servizi o eseguire lavori destinati al committente o eseguiti per conto di terzi.

ACCORDI PATRIMONIALI
Joint venture: accordo che prevede che due imprese, di nazionalit diversa,
costituiscano in uno dei paesi nei quali sono localizzate o in un terzo paese una
nuova impresa indipendente, partecipando congiuntamente al capitale (di solito pari
al 50 per cento), alle responsabilit operative, ai rischi ed ai rendimenti finanziari.

VANTAGGI DELLE JOINT VENTURES:

-limpresa estera pu sfruttare la conoscenza dellimpresa locale partner per quanto


concerne le condizioni competitive del paese, la sua cultura, la sua lingua, il suo
sistema politico ed economico

-limpresa estera pu condividere con quella locale i costi ed i rischi connessi


allentrata in un nuovo mercato

-Le JV riducono il rischio di possibili nazionalizzazioni e rappresentano in alcuni casi


lunico modo per entrare in un determinato mercato estero
SVANTAGGI DELLE JOINT VENTURES:

-Limpresa rischia di cedere il controllo sulla propria tecnologia allimpresa partner

-Non assicurando il pieno controllo sulle affiliate, limpresa che si internazionalizza


potrebbe non sfruttare pienamente le economie di apprendimento e/o di
localizzazione

-La propriet condivisa pu portare a conflitti per il controllo se gli obiettivi


divergono o cambiano nel corso del tempo

ACCORDI NON PATRIMONIALI


Contratti chiavi in mano: unimpresa si impegna a fornire ad unaltra impresa il
know-how, gli impianti, i macchinari e a provvederne il montaggio , a prestare
lassistenza tecnica necessaria al funzionamento dellimpianto.

Contratto prodotto in mano: unimpresa si impegna a realizzare un impianto e un


determinato livello di produzione, utilizzando personale locale di cui assicura la
formazione

Contratto mercato in mano: limpresa fornisce, oltre allimpianto, lassistenza


commerciale per vendere i prodotti nel mercato nazionale o nei mercati esteri.

CONTRATTI CHIAVI IN MANO:Vantaggi:

-Permettono alle imprese di ottenere un elevato ritorno economico dal know-how


necessario per assemblare e avviare processi produttivi particolarmente complessi.
Esempio: un impresa possiede la tecnologia ma non pu utilizzarla attraverso IDE per
la presenza di barriere agli investimenti

-E una forma di internazionalizzazione meno rischiosa in paesi dove alto il rischio


politico ed economico

Svantaggi:

-Limpresa che stipula un contratto chiavi in mano con unimpresa straniera pu


involontariamente creare un nuovo concorrente rischia di cedere una fonte di
vantaggio competitivo a un potenziale concorrente

CONTRATTO DI LICENZA: unimpresa (licenziante) cede ad una altra impresa


(licenziataria), per una durata limitata, il diritto di sfruttare e di utilizzare un asset
proprietario intangibile, dietro pagamento di un corrispettivo (royalty). Brevetto,
invenzione, formula, processi, designs, copyrights, marchi commerciali.

Vantaggi:

-Limpresa licenziante non deve sostenere i costi e i rischi connessi allo sfruttamento
commerciale della sua propriet intellettuale in un paese estero. Es.: conviene quando
limpresa non ha capitale sufficiente allo sviluppo del prodotto in un mercato estero.

-Limpresa pu operare direttamente nel mercato estero evitando la presenza di


barriere agli investimenti.

-Limpresa pu sfruttare le opportunit di mercato derivanti dal possesso di un diritto


intellettuale senza dover realizzare degli impianti ma delegando tale impegno ad un
altra impresa. Es. La Coca Cola concede il suo marchio a imprese tessili per la
realizzazione di prodotti di abbigliamento con marchio Coca-Cola.

Svantaggi:

-Limpresa licenziante - non avendo il pieno controllo sulla produzione e sul


marketing pu avere difficolt ad avvantaggiarsi di econome di apprendimento e di
localizzazione.

-Limpresa licenziante riduce le sue capacit di realizzare una politica di


coordinamento delle proprie attivit su scala globale: ad esempio impiegando i
profitti realizzati in un paese per sviluppare la produzione in un altro.

-Limpresa licenziante rischia di perdere la propriet della fonte del suo vantaggio
competitivo

INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLATTIVIT DI R&S

A partire dagli anni novanta si assistito ad un rapido aumento


dellinternazionalizzazione delle attivit innovative. Le imprese multinazionali
svolgono un ruolo sempre maggiore nellattivit di R&D che intrapresa non
soltanto nel paese dorigine ma anche allestero. Due sono le principali ragioni che
stanno alla base dellinternazionalizzazione degli investimenti in R&D.
1. Le imprese svolgono R&D in un determinato paese estero al fine di promuovere
lutilizzo delle proprie risorse, adattando i processi produttivi e/ o i prodotti alle
condizioni e ai vincoli locali dellambiente e dei mercati esteri.

-IDE Asset-exploiting R&D o home-base exploiting R&D.


-Investimenti esteri in R&D basati sui vantaggi tecnologici che limpresa possiede a
livello centrale e che, generalmente, sono il riflesso di quelli del paese dorigine.

Le imprese perseguono lobiettivo di aumentare le capacit tecnologiche possedute


nel paese dorigine

- IDE asset-augmenting R&D


- In questo caso la localizzazione estera consente alle IM di accedere a vantaggi
complementari location- specific non reperibili nel paese dorigine.

- I contesti locali sono considerati pi come fonte di competenze e di opportunit


tecnologiche che come vincoli alle attivit delle imprese multinazionali.

Alla luce di ci, alcuni autori (Dunning, 1995) hanno parlato dellavvento di un
nuovo paradigma del capitalismo: dallet del capitalismo basato sulle gerarchie si
passa allet del capitalismo basato sulle alleanze. In questa nuova fase, da un lato, la
cooperazione e la competizione diventano sempre pi delle modalit complementari
per la creazione e lallocazione delle risorse, dallaltro, limpresa rappresenta
lorganizzatore di uninsieme di attivit, alcune delle quali generate internamente ed
altre alle quali accede attraverso altre imprese.

LE ALLEANZE STRATEGICHE

Le alleanze strategiche sono degli accordi di collaborazione tra imprese che sono
concorrenti potenziali e/o attuali. Esempi sono:

-joint ventures

-accordi contrattuali

Vantaggi:

-Facilitano lentrata in un mercato estero

-Permettono alle imprese di condividere i costi fissi (e gli associati rischi) legati allo
sviluppo di prodotti e/o di processi nuovi

-Mettono insieme attivit e skill complementari che le imprese non riescono a


sviluppare singolarmente con facilit
Svantaggi:

-possono fornire ai concorrenti delle scorciatoie a


basso costo verso nuove tecnologie e mercati

-unimpresa poco accorta potrebbe concedere pi di quanto riceve

ALLEANZA FIAT-CHRYSLER: Diversificare il prodotto- Diversificare i mercati -


Economie di scala nella produzione -Economia di scala a livello di impresa (gestione,
marketing, R&D)

2 LEZIONE: le teorie del commercio internazionale

Le cause del commercio internazionale


Il commercio internazionale assente se valgono queste cinque condizioni di
uniformit tra paesi :

-identiche funzioni di produzione

-stesse dotazioni relative fattoriali

-rendimenti costanti di scala

-preferenze omogenee

-assenza di distorsioni (tasse, sussidi, concorrenza imperfetta)

Poich se una di queste condizioni non rispettata vi sar commercio internazionale,


allora possibile considerare ciascuna di queste condizioni come una causa del
commercio internazionale.

LA TEORIA TRADIZIONALE

La teoria tradizionale del commercio (Ricardo e H-O): considera i paesi come unit
di analisi. Le imprese non esistono. Enfatizza il concetto di vantaggio comparato
come base del commercio internazionale. Le determinanti del commercio sono le
differenze tra paesi: di tecnologia (Ricardo); nelle dotazioni dei fattori produttivi
(lavoro, capitale, terra, etc.).
LA TEORIA VANTAGGIO ASSOLUTO

Secondo Smith (1776) il presupposto per lo scambio internazionale una superiorit


assoluta (vantaggio assoluto) che un paese vanta nella produzione di un determinato
bene rispetto ad un altro paese. Un paese ha un vantaggio assoluto rispetto ad un altro
paese nella produzione di un certo bene se in grado di produrre quantit maggiori di
quel bene utilizzando lo stesso input, oppure se in grado di produrre la stessa
quantit utilizzando meno input (i.e. il costo unitario assoluto di quel bene in quel
paese inferiore al costo negli altri paesi). Lapertura al commercio internazionale
favorisce: un uso pi efficiente delle risorse; -un incremento della produzione di
entrambi i beni.

LE IPOTESI DEL MODELLO CLASSICO:

2 paesi: Italia e Giappone 2 beni: calzature e macchine digitali 1 fattore: lavoro


RCS (rendimenti costanti di scala); coefficienti tecnici di produzione (ctp) fissi
Per ctp si intendono le unit del fattore lavoro che devono essere impiegate per
produrre ununit del bene, data la tecnologia esistente si avr perfetta mobilit
fattoriale tra settori ma non tra paesi; una concorrenza perfetta nei mercati dei bene e
dei fattori e lassenza di costi di trasporto.
Vantaggio assoluto: esempio: La tecnologia esistente nei due paesi determina che
lItalia ha un vantaggio assoluto nella produzione delle calzature (8<16) il Giappone
ha un vantaggio assoluto nella produzione di macchine digitali (6<12). In autarchia
entrambi i paesi produrranno entrambi i beni se i consumatori domandano sia
calzature che macchine digitali. Aprendosi al commercio, entrambi i paesi possono
trarre vantaggio attraverso la specializzazione: lItalia producendo pi calzature e il
Giappone producendo pi macchine digitali. La specializzazione produttiva
determinata dalle differenze nella tecnologia e si assume completa.
Vantaggio comparato: esempio: Si dice che un paese ha un vantaggio comparato
rispetto ad un altro paese nella produzione di un certo bene se in grado di produrre
quel bene ad un costo comparato inferiore rispetto allaltro paese.
Il costo comparato il rapporto fra costi (unitari) assoluti dei due beni nel medesimo
paese: 8/16 =0,5 12/20 =0,6 oppure il rapporto fra costi (unitari) assoluti dello stesso
bene nei due paesi: 8/12 = 0,67 16/20= 0,8.

RICARDO ED IL VANTAGGIO COMPARATO

Data la tecnologia esistente, lItalia ha un vantaggio assoluto nella produzione di


entrambi i beni. Ma ha un vantaggio relativamente maggiore nella produzione delle
calzature. Secondo il principio del vantaggio comparato entrambi i paesi possono
trarre vantaggio dal commercio internazionale attraverso la specializzazione. LItalia
si specializzer nella produzione delle calzature, il Giappone nella produzione delle
macchine digitali.

LE IPOTESI DEL MODELLO NEOCLASSICO: 2 paesi: Usa e Canada


2 beni: grano (X) e auto (Y); 2 fattori di produzione: capitale e lavoro (K e L)
Rendimenti costanti di scala (CRS)
Mobilit dei fattori tra settori e non tra paesi
Concorrenza perfetta nei mercati dei beni e dei fattori
Assenza di costi di trasporto
Identica tecnologia nei due paesi
Nessuna inversione delle intensit fattoriali
Preferenze dei consumatori identiche e omotetiche nei due paesi
Differenze nelle dotazioni relative dei fattori

IPOTESI 1. DIVERSE INTENSIT FATTORIALI

I due beni sono prodotti con funzioni di produzione che presentano una diversa
intensit fattoriale e che siano identiche nei due paesi. In particolare, assumiamo che
il bene X (grano) sia labour-intensive ed il bene Y (auto) sia capital- intensive. Si
assume che lintensit fattoriale di un determinato bene non si modifica al variare del
prezzo dei fattori produttivi (ipotesi della cd. irreversibilit delle intensit fattoriali).

IPOTESI 2.- DIVERSE DOTAZIONI FATTORIALI


I due paesi (H ed F) hanno dotazioni fattoriali tra loro differenti. Assumendo date le
quantit totali di K e L disponibili nei due paesi, diremo che il paese H, ad esempio,
ha una dotazione relativamente pi abbondante di capitale (o relativamente ricco di
capitale) rispetto al paese F se

MODELLO DI HECKSCHER-OLHIN

La specializzazione produttiva di ogni paese e il relativo scambio internazionale di


beni sono determinati dalla differenza nei costi di produzione e, pertanto, dalla
diversa disponibilit dei fattori produttivi.

Paesi con unelevata disponibilit di forza lavoro tendono a specializzarsi nelle


produzioni labour-intensive
Paesi con unelevata disponibilit di capitale tendono a specializzarsi nelle
produzioni capital-intensive
COME SI MISURANO I VANTAGGI COMPARATI?

Per misurare il vantaggio comparato si fa normalmente riferimento allindice del


vantaggio comparato rivelato di Balassa

RCAi=(EXPi / EXP)/(EXPW,i / EXPW) (indice di Balassa) Oppure

(EXPi IMPi)/ (EXPi + IMPi) (saldo normalizzato)

ALCUNI COROLLARI DEL MODELLO NEOCLASSICO

Il teorema del pareggiamento dei prezzi dei fattori in presenza di fattori produttivi
omogenei, il commercio internazionale porta alleguaglianza delle remunerazioni, sia
in termini relativi che assoluti dei fattori produttivi. In altri termini, il commercio
internazionale far in modo che sia il salario che il rendimento del capitale siano gli
stessi in tutti i paesi che partecipano allo scambio.

Il teorema di Stolper-Samuelson prende in considerazione limpatto che variazioni


nei livelli di produzione hanno sulle remunerazioni reali dei fattori produttivi. Un
aumento del prezzo relativo di un bene accresce la remunerazione reale del fattore
utilizzato in modo intensivo nella produzione di quel bene e riduce la remunerazione
reale dellaltro fattore. Il commercio internazionale causer due effetti: nel paese
relativamente abbondante di lavoro avremo un aumento del reddito reale del lavoro
ed una riduzione del reddito reale dei possessori di capitale; nel paese relativamente
ricco di capitale si avr la caduta del reddito reale del lavoro e la crescita del reddito
reale dei possessori di capitale.

CRITICHE AL MODELLO NEOCLASSICO:

Dal punto di vista empirico: Paradosso di Leontief


Fenomeno del commercio intra-industriale
Fenomeno del commercio intra-aziendale

Dal punto di vista teorico: Ipotesi di mercati concorrenziali


Integrazione tra commercio e IDE
Eterogeneit delle imprese
IL PARADOSSO DI LEONTIEF: Impiegando dati relativi ai flussi esportativi degli
Stati Uniti, Leontieff si aspettava che, in conformit al quadro teorico, gli Stati Uniti,
paese ricco di capitale, esportassero prevalentemente beni labour-intensive ed
importassero beni capital-intensive.

>Principali tentativi di spiegazione del paradosso:

ETEROGENEIT DEL FATTORE LAVORO Negli USA un uomo-anno di lavoro


equivale a tre uomini-anno di lavoro allestero. Pertanto le esportazioni americane
sono intensive in lavoro ma in un tipo di lavoro di qualit superiore a quello che
andrebbe incorporato nella produzione nazionale sostitutiva delle importazioni.
STRUTTURA DELLE PREFERENZE Gli Stati Uniti, lelevata preferenza dei
consumatori statunitensi rispetto ai consumatori degli altri paesi verso i beni ad alta
intensit di capitale potrebbe addirittura portare gli Stati Uniti ad importare tali beni.
REVERSIBILIT DELLE INTENSIT FATTORIALI

LA TEORIA DEL GAP TECNOLOGICO: Sviluppato da Posner (1961) considera


il commercio determinato dal differente tasso di innovazione nei settori tra i vari
Paesi. Linnovazione crea un gap tecnologico temporaneo che genera a sua volta
profitti (temporanei) di monopolio. I vantaggi economici di unoriginaria innovazione
sono correlati alla durata dellintervallo temporale il quale dipende dalla differenza
tra: il tempo necessario alle imprese straniere per imitare i nuovi processi produttivi
(imitation lag) e il tempo necessario ai consumatori esteri per manifestare la domanda
di nuovi prodotti (foreign demand lag). Il processo di imitazione, da parte dei rivali,
erode questo vantaggio competitivo riportando il mercato in equilibrio.

Critiche: 1. Emergere di innovazioni in determinati paesi


piuttosto che in altri
2. Per prodotti vecchi, scarsa significativit della data di inizio della produzione per
giustificare la disparit tecnologica tra paesi
3. Imitation lags riferiti alla prima impresa produttrice di ogni paese mentre pi
importante la capacit di diffusione dellinnovazione tecnologica
IL MODELLO DEL CICLO DI VITA DEL PRODOTTO: Vernon (1966) estende
il modello del gap tecnologico considerando anche il processo di delocalizzazione
della produzione. I fase - prodotto nuovo: il bene prodotto dallimpresa innovativa
nel suo paese di origine (fondamentale in questa fase linterazione tra manager,
product designer e consumatori al fine di realizzare continui adattamenti e
miglioramenti del prodotto). Il prodotto esportato a paesi che hanno preferenze e
redditi simili a quelli del paese innovatore. II fase - prodotto maturo: La domanda del
bene diviene pi elastica rispetto al prezzo e possono esserci imitazioni. In questa
fase diviene prioritaria lesigenza di ottenere una maggiore efficienza in termini di
costo. La produzione si localizza allestero in paesi che hanno pattern di consumo
simili (IDE da USA a Europa - ide orizzontale). III fase - prodotto standardizzato: La
domanda nazionale giunge ad un livello di saturazione ed il solo modo che hanno le
imprese per sopravvivere quello di essere competitive in termini di costo. Limpresa
innovatrice trasferisce la produzione allestero, soprattutto nei paesi dove il costo del
lavoro molto basso. Flussi di esportazioni da questi paesi verso lintero mercato
mondiale (ide verticali).

LA TEORIA DELLA DOMANDA RAPPRESENTATIVA DI LINDER

Crescente importanza del commercio orizzontale


La variet dei beni manufatti potenzialmente esportabili determinata dalla domanda
interna. Affinch un prodotto sia esportato, deve essere prima consumato nel mercato
interno:

1.la conoscenza delle opportunit estere deriva dalla conoscenza del mercato interno
(opportunit estere sono successive)
2. il nuovo prodotto (innovazione) introdotto per risolvere un problema percepito
sul mercato nazionale
3. se il mercato iniziale fosse quello estero, difficolt nel reperire informazioni
necessarie alladattamento del nuovo prodotto (barriera informativa)

La gamma delle esportazioni potenziali identica a quella delle importazioni


potenziali. Quanto pi simile la domanda di due Paesi, tanto pi intenso il
commercio tra i paesi stessi. Come si identifica, allora, il grado di somiglianza delle
strutture della domanda fra Paesi? Influenza dominante del reddito pro-capite nel
determinare la domanda. Reddito equamente distribuito allinterno di ogni Paese.
Se distribuzione ineguale, la gamma di importazioni e di esportazioni si amplia e
sono possibili scambi (meno intensi) con Paesi a livelli diversi di reddito pro-capite
LA NUOVA TEORIA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE
La Nuova teoria del commercio internazionale (Krugman,1980; Helpman, 1981;
Ethier, 1982) considera: lindustria (settore) come unit base di analisi.

Le imprese esistono ma sono omogenee ipotesi dellimpresa rappresentativa


allinterno di ciascuna industria.

-La presenza di economie di scala interne alle imprese.

-La (possibile) presenza di prodotti differenziati.

-La presenza di mercati di concorrenza imperfetta.

LIPOTESI DI ECONOMIE DI SCALA INTERNE

La letteratura distingue fra economie di scala esterne ed interne. Le prime si


verificano allorch il costo di produzione per unit di prodotto dipende dalla
dimensione del settore e non dalla dimensione della singola impresa. Le seconde
(economie di scala interne), invece, si verificano allorquando il costo di produzione
per unit prodotta dipende dalla dimensione della singola impresa e non
necessariamente dalla dimensione del settore.

LIPOTESI DI PRODOTTI DIFFERENZIATI


Differenziazione verticale: Si riferisce a prodotti che differiscono soltanto per la
qualit (per esempio abiti di lana in tutto identici salvo che per le diverse qualit della
lana).

Differenziazione orizzontale: Si riferisce a prodotti di qualit simile ma che


differiscono per qualche altra caratteristica reale o presunta (abiti di lana della
stessa qualit ma di tinta, modello o marca diversa).

La scelta di beni verticalmente differenziati dipende dal reddito chi ha un reddito pi


alto pu permettersi una qualit superiore dei beni acquistati.

La scelta di beni differenziati orizzontalmente dipende dal fatto i consumatori amano


e percepiscono diversamente le varie caratteristiche dei beni (amore per la
variet): il mio benessere aumenta allaumentare delle variet di beni che
possiedo.
IL MODELLO DI KRUGMAN - IPOTESI
Beni orizzontalmente differenziati: la funzione di preferenze include lamore per la
variet. Presenza di economie interne di scala. Il costo medio di produzione dipende
dalla dimensione dellimpresa (decresce al crescere della quantit prodotta). Per
lipotesi di presenza di EIS ciascuna impresa trova conveniente specializzarsi nella
produzione di una sola variet del bene. Mercati di concorrenza monopolistica:nel
mercato operano numerose imprese che offrono beni differenziati orizzontalmente
per cui ogni imprenditore si comporta da monopolista nella sua nicchia di mercato.
Tuttavia a causa di assenza di barriere allentrata e alluscita nel lungo periodo le
imprese non possono percepire profitto o perdita.
I (2) paesi sono simili in termini di tecnologia, dotazioni fattoriali e reddito

Effetti dellapertura al commercio: Lapertura al commercio implica un allargamento


del mercato interno. Se i 2 paesi sono identici, ci implica uno spostamento della CC
verso destra (CC2). Con un mercato pi grande, pi imprese possono annullare il
profitto allo stesso prezzo. Ma un maggior numero di imprese implica una maggiore
concorrenza. Il prezzo si riduce fino al punto 2 che rappresenta il nuovo equilibrio
2n1. (grafico)

MODELLO DI KRUGMAN: Se il paese si apre agli scambi internazionali, la quota


di mercato della singola impresa aumenta e, conseguentemente, si riducono i costi
medi.
Aumenta il numero di imprese presenti nel mercato
Aumenta il numero di variet dei beni prodotti; Si riduce il prezzo; Spiega il
commercio tra due paesi identici
Tuttavia il commercio solo di tipo intra-industriale e riguarda beni manufatti.
I due paesi possono importare ed esportare simultaneamente beni appartenenti alla
stessa industria ma si specializzeranno nella produzione di variet diverse di tali beni
Il paese nazionale esporta alcune variet di un bene manufatto al paese estero e
v i c e v e r s a .
IL MODELLO DI KRUGMAN: BENEFICI DEL COMMERCIO: Lapertura agli
scambi determina nuovi benefici sia dal lato del consumo che della produzione:
1. Riduzione dei profitti monopolistici nuove imprese entrano nel mercato
2. Aumenti di efficienza dovuti allaumento della scala di produzione (le imprese si
spostano verso livelli pi bassi della curva dei costi medi)
3. Benefici per i consumatori derivanti dalla possibilit di accedere a variet
aggiuntive dei beni
IL MODELLO DI HELPMAN E KRUGMAN: Helpman-Krugman presentano un
modello dove si spiega la coesistenza di commercio inter e intra industriale.
La struttura della specializzazione tra paesi spiegata dalle differenze nelle dotazioni
fattoriali. La quota di commercio IIT tende ad aumentare quanto pi simili sono i
paesi in termini di dotazioni fattoriali. (es. EU e Africa soprattutto commercio alla
HO). (es. US e EU, soprattutto commercio IIT)

IMPLICAZIONI DELLA N.T.T. : Spiega la coesistenza di commercio inter e intra


settoriali; Spiega la maggiore presenza di IIT tra paesi simili; Introduce nuovi
benefici derivanti dal commercio: 1. Effetto variet: sono prodotte pi variet rispetto
alla situazione di autarchia; 2. Effetti Pro-competitive e di scala.
Spiega lasimmetria nelle liberalizzazione commerciale politiche economiche di: Le
liberalizzazioni North-North sono pi facili di quelle North-South; i processi di
riallocazione della forza lavoro intra-settoriali pi semplici di quelli intersettoriali.

IL COMMERCIO INTRA-INDUSTRIALE: Indice di Grubel e Lloyd


GBi = (Xi + Mi) - |Xi Mi|/ (Xi + Mi) > il commercio intra-industriale misurato
dal valore delle esportazioni di unindustria esattamente bilanciato dal valore delle
importazioni provenienti dalla stessa industria normalizzato tenendo conto della
quota del commercio totale. Lindice varia tra 0 e 1.

IL COMMERCIO INTRA-INDUSTRIALE: La scomposizione del commercio


intra-industriale: IIT = HIIT + VIIT

-Commercio IIT beni differenziati a livello orizzontale +


-Commercio IIT beni differenziati a livello verticale: qualit superiore/qualit
inferiore

FAT T I S T I L I Z Z AT I RIGUARDANTI LE IMPRESE


INTERNAZIONALIZZATE

1. Esiste unampia eterogeneit tra le imprese in termini di produttivit, intensit di


capitale, lavoro qualificato, etc. 2. Solo poche imprese esportano. 3. Le imprese
esportatrici sono diverse da quelle non esportatrici: sono pi grandi, pi produttive,
pi skill e capital intensive, pagano salari pi alti. 4. Vi un processo di autoselezione
che fa s che solo le imprese pi produttive sono in grado di esportare.

3. MIGLIORE PERFORMANCE DELLE IMPRESE ESPORTATRICI: Le imprese


esportatrici sono generalmente pi grandi, pi produttive, pi intesive di lavoro
qualificato, e di capitale, pagano salari pi elevati e realizzano profitti pi alti di
quelle non esportatrici. Le imprese esportatrici beneficiano di un export premium
definito dal rapporto tra il valore medio delle imprese esportatrici su quelle non
esportatrici di diversi indicatori quali loccupazione, il valore aggiunto, i salari,
lintensit di capitale e lintensit di lavoro qualificato

4.LEFFETTO DI AUTOSELEZIONE: Le imprese migliori si autoselezionano nei


mercati esteri in quanto lattivit di esportazione richiede : risorse aggiuntive per
fronteggiare i costi di trasporto, di distribuzione e di marketing; lavoratori con
qualifiche necessarie ad operare in mercati esteri: adattamenti dei prodotti nazionali
per soddisfare la domanda estera. Questi sono per limpresa costi fissi non-
recuperabili (sunk costs) che si traducono in barriere allentrata che solo le imprese
pi produttive riescono a superare. Da ci il processo di autoselezione a vantaggio
delle imprese pi produttive.

LEARNING-BY-EXPORTING :

Esportare migliora la performance delle imprese in quanto: le imprese esportatrici


hanno accesso a nuova fonti di conoscenza e di expertise che permette loro di
migliorarne i livelli di efficienza; le imprese esportatrici sono esposte alla domanda
estera che pu richiedere miglioramenti dei processi produttivi e di
commercializzazione. Pertanto, le imprese esportatrici sono sottoposte ad un processo
di learning-by-exporting che pu portare ad incrementi di produttivit maggiori di
quelli delle imprese che producono solo per il mercato nazionale.

IL MODELLO DI COMMERCIO CON IMPRESE ETEROGENEE-


AUTARCHIA

Le imprese utilizzano il lavoro per produrre diverse variet di un bene manufatto.


Entrano nel mercato sostenendo dei costi fissi non recuperabili (sunk entry cost).
Hanno parametri di produttivi scelti attraverso un meccanismo casuale. Se sono
abbastanza fortunate da estrarre un parametro sufficientemente alto, esse saranno in
grado di coprire I costi fissi di produzione e di servire il mercato domestico
sostenendo in aggiunta un costo marginale di produzione positivo. In autarchia vi
una soglia di produttivit che determina chi sta dentro e chi sta fuori il mercato
nazionale. Le imprese che si trovano al di sopra della soglia produrranno mentre
quelle al di sotto usciranno dal mercato.

IL MODELLO DI COMMERCIO CON IMPRESE ETEROGENEE-


APERTURA COMMERCIALE

Se le imprese producono, dovranno decidere se servire solo il mercato nazionale o


anche esportare. La decisione di esportare comporta tuttavia dei costi fissi aggiuntivi :
1. le imprese devono trovare e informare gli acquirenti esteri in merito ai loro prodotti
e conoscere il mercato estero,
2. le imprese devono adattare i loro prodotti affinch siano conformi agli standard
esteri,
3. le imprese devono realizzare nuovi canali di distribuzione nei mercati esteri

La decisione di esportare dipende nuovamente dal livello di produttivit dellimpresa.


Solo le imprese con livelli di produttivit superiori ad una certa soglia avranno profitti
sufficienti a coprire i costi commerciali, sia fissi che variabili, e ad ottenere profitti
positivi dallattivit esportativa.

IL MODELLO DI COMMERCIO CON IMPRESE ETEROGENEE-


APERTURA INTERNAZIONALE
A causa dei costi fissi di esportazione, solo le imprese pi produttive troveranno
profittevole lattivit esportativa. Ci spiega perch: (i) solo poche imprese esportano
e (ii) perch le imprese esportatrici sono diverse da quelle non esportatrici

Poich solo le imprese pi produttive esportano mentre quelle meno produttive


escono dal mercato, ne segue che i processi di liberalizzazione commerciale
porteranno ad un aumento dellattivit soltanto delle imprese pi produttive che si
traduce in aumenti della produttivit media del settore.

3 lezione:TEORIE DELLINTERNAZIONALIZZAZIONE: IDE E


IMPRESE MULTINAZIONALI

SOMMARIO: Le teorie macroeconomiche; Le teorie microeconomiche; La teoria


delle imperfezioni del mercato; La teoria dellinternalizzazione; Il paradigma
eclettico; La teoria integrata commercio e investimenti

GLI INVESTIMENTI DIRETTI NELLA TEORIA NEOCLASSICA

Per la teoria neo-classica del commercio in presenza di libero scambio di beni non vi
sono incentivi che giustificano il movimento dei fattori produttivi. Partendo della
teoria neoclassica del commercio, Mundell (1957) spiega la nascita delle imprese
multinazionali eliminando una delle ipotesi di base del modello, cio quella
dellimmobilit internazionale dei fattori della produzione. Conseguenze : gli Ide
sono assimilati ai movimenti di capitale e il determinante degli IDE il differenziale
nei tassi di rendimento.
GLI INVESTIMENTI DIRETTI NELLA TEORIA NEOCLASSICA
La diversa disponibilit di fattori produttivi, determina dei differenziali nella
remunerazione dei fattori produttivi. Pertanto il capitale si sposta dai paesi
relativamente capital-abundant (remunerazione pi bassa) verso i paesi labour-
abundant (remunerazione pi alta). Teoria neoclassica sugli investimenti esteri come
sottoprodotto della teoria sul commercio internazionale

CRITICHE AL MODELLO DI MUNDELL: Mundell assume siano sostituti.


che commercio e IDE. Spiega gli IDE di tipo orizzontale (tariff- jumping) ma non
quelli di tipo verticale. Se la presenza di alte barriere commerciali stimola gli IDE, la
liberalizzazione commerciale dovrebbe determinarne una riduzione. Levidenza
empirica sembra smentire questa previsione. Il modello non in grado di spiegare i
flussi di investimento incrociati tra paesi. Imprese italiane investono in Francia e
imprese francesi che investono in Italia. Il fenomeno degli IDE non pu essere
analizzato allinterno di un framework teorico dove si assume la presenza di mercati
perfettamente concorrenziali.

LA TEORIA DELLE IMPERFEZIONI DI MERCATO DI HYMER


Lanalisi di Hymer parte da una critica radicale alla teoria neoclassica in quanto: tale
teoria non considera le imperfezioni presenti nei mercati dei beni e dei fattori
-gli IDE non possono essere assimilati ai movimenti di capitale in quanto non
comportano esclusivamente semplici flussi di capitale finanziario, ma anche il
trasferimento di un insieme di risorse quali:
-know how tecnologico, routine relative allorganizzazione aziendale e capacit
imprenditoriali
Obiettivo dellimpresa accrescere il proprio potere di mercato (quota di mercato)
Fase iniziale: limpresa cresce a livello nazionale attraverso un processo di
concentrazione (aumento delle quote di mercato, acquisizioni e fusioni) che le
consente di ottenere profitti sempre maggiori.
Fase successiva: Quando il processo di concentrazione a livello locale non pu pi
essere spinto oltre (sono rimaste solo poche grandi imprese), i profitti vengono
utilizzati per investimenti allestero, al fine di estendere il processo di crescita anche
oltre frontiera.
Secondo Hymer le imprese che investono allestero devono affrontare costi di
gestione superiori rispetto alle imprese locali dei mercati esteri (liability of
foreigness) dovuti a: Interazione con culture e sistemi amministrativi differenti
Discriminazioni da parte dei governi
Maggiore conoscenza del mercato da parte delle imprese locali
Esistenza di imperfezioni di mercato e capacit di erigere barriere allentrata
(tecnologie, economie di scala, competenze manageriali ed organizzative, accesso
preferenziale a reti di distribuzione, fonti di finanziamento pi convenienti, ecc.)
Tuttavia le IM hanno e/o creano vantaggi monopolistici che permettono loro di
bilanciare il costo della foreigness.

Questi vantaggi sono assunti come esclusivi dellimpresa che li possiede (firm
specific). Derivano da: -un superiore grado di conoscenza, -un migliore design del
prodotto, -tecniche di produzione superiori, -laccesso meno costoso ai fattori di
produzione.

Posta lesistenza di tali vantaggi, la scelta tra esportazioni e produzione in loco


dipende dalle condizioni del mercato in cui essa si trova ad operare. Ad esempio,
imperfezioni di mercato connesse allesistenza di barriere tariffarie e non tariffarie,
elevati costi di trasporto e trattamenti fiscali discriminanti sono tutti fattori che
tendono a spostare lago della bilancia verso la produzione locale.

Una volta scelta la produzione in loco, lIM dovr decidere se intervenire


direttamente (tramite IDE) oppure cedendo licenze a produttori locali.
Tale scelta sar condizionata soprattutto dalla natura degli specifici vantaggi
competitivi posseduti dallimpresa.

In particolare, lIDE risulter favorito quanto pi i vantaggi competitivi dellIM


consistono nel possesso di know-how specialistico e di altri intangible assets, che
difficilmente possono essere giustamente valorizzati tramite la cessione di licenze.

LA TEORIA DELLINTERNALIZZAZIONE
La teoria dellinternalizzazione fu proposta nel 1976 da P. Buckley e M. Casson.
Si ispira al contributo di Coase (1937) che considerava limpresa come
unorganizzazione efficiente che, sotto certe condizioni, poteva sostituire
vantaggiosamente il mercato nellorganizzare gli scambi economici.
Lattenzione si sposta dalla natura dei vantaggi dellimpresa alle caratteristiche del
mercato di tali vantaggi ed ai meccanismi ad esso alternativi nel caso di un suo
fallimento e/o di un suo funzionamento non efficiente.

COASE (1937) THE NATURE OF THE FIRM: Secondo Coase lutilizzo del
mercato presenta dei costi: la funzione distributiva non unattivit a costo zero. Di
conseguenza, gli operatori devono preventivamente valutare, al margine, se sia meno
costoso acquistare una determinata risorsa sul mercato o se non sia, piuttosto, pi
conveniente produrre la stessa risorsa allinterno dellimpresa. La teoria di Coase
offre una giustificazione allesistenza dellimpresa in quanto organizzazione
economica e non pi solo come scatola nera,.
> Le particolari caratteristiche dei mercati perfettamente concorrenziali
(numerosit degli agenti, informazione perfetta, ecc) determinano il perfetto
coordinamento tra domanda ed offerta e la determinazione di un prezzo corretto
che permette una allocazione efficiente delle risorse. Tuttavia i mercati di molti
prodotti intermedi intangibili (ad esempio, il mercato dei beni knowledge-based) sono
caratterizzati da varie forme di imperfezioni che portano a transazioni internazionali
di prodotti intermedi organizzate in maniera gerarchica invece che attraverso i
meccanismi di mercato.

Le possibili imperfezioni dei mercati dovute a: Regimi di mercato non concorrenziali


Mercati incompleti per la presenza di asimmetrie informative dovute a:
-selezione avversa (adverse selection) = quando in una transazione, un individuo
(principale) non pu osservare importanti caratteristiche esogene dellaltro (agente) o
d e l b e n e c h e q u e s t o v e n d e
-rischio di comportamento sleale o azzardo morale (moral hazard) = quando in una
transazione, un individuo (principale) non pu osservare importanti azioni dellaltro
(agente)
-interventi dello stato

> La possibilit che vi siano imperfezioni (fallimenti) di mercato molto pi alta


per le transazioni che si realizzano tra paesi di quanto non lo sia per quelle che si
realizzano allinterno di uno stesso paese.

Cause: Maggiore distanza geografica; Maggior rischio ed incertezza; Minore


informazione e conoscenza dei prodotti, mercati, specificazioni tecniche, preferenze e
concorrenti; Maggiori possibilit di interventi governativi; Maggiore distanza
culturale (lingue valori, leggi diverse).

> Le imprese hanno pertanto un incentivo a sostituire i mercati esterni con propri
mercati interni al fine di ridurre i costi di transazione. Il coordinamento interno
tramite gli IDE consente di: ridurre i costi di ricerca e di negoziazione; ridurre il
rischio morale; ridurre i costi derivanti dallinadempimento contrattuale e/o dalle
controversie; ridurre lintervento pubblico; controllare le forniture; controllare i
mercati di sbocco; praticare il transfer pricing.
IL PARADIGMA ECLETTICO

Rappresenta un framework generale capace di spiegare le ragioni che spingono


unimpresa che intende operare nei mercati esteri a scegliere la forma dellIDE
piuttosto che quella dellaccordo di collaborazione o dellesportazione. Secondo il
paradigma eclettico, la decisione di unimpresa di effettuare investimenti diretti
allestero legata al soddisfacimento di tre condizioni essenziali.
IL PARADIGMA ECLETTICO: O- ADVANTAGES: La condizione necessaria
affinch una impresa competa con successo nei confronti di altre imprese concorrenti
in un dato mercato estero rappresentata dal possesso di qualche vantaggio
competitivo firm-specific (ownership adventages) che possa essere transferito
allestero e che le permetta di compensare i rischi ed i costi addizionali ai quali essa
va incontro quando opera in un ambiente estraneo. Gli 'Ownership o firm-specific
advantages derivano dal controllo monopolistico da parte della IM di attivit sia
tangibili sia intangibili. Limpresa deve inoltre trovare pi profittevole sfruttare il
vantaggio O di cui dispone in combinazione con qualche altra caratteristica
specifica localizzata nel paese ospite (localization advantages). Solo in questo modo
limpresa incentivata a localizzare parte della propria attivit allestero scartando
lopzione della strategia commerciale. Limpresa deve infine trovare pi conveniente
sfruttare i propri O-advatages allinterno della propria struttura organizzativa
piuttosto che venderli o cederne il diritto duso ad altre imprese estere indipendenti
(internalization advantages). Da qui limportanza delle imperfezioni di mercato. Se il
costo di usare international arms- length markets alto allimpresa converr la strada
dellinternalizzazione e, quindi, dellIDE.

I VANTAGGI OWNERSHIP SPECIFIC: Gli O-advantages devono essere firm-


specific e facilmente trasferibili alle sue unit produttive allestero. Secondo Dunning
si dividono in due categorie:

a) Asset advantages, generati dal godimento esclusivo da parte dellimpresa di


specifiche condizioni (materiali o immateriali) Esempi: lintensit dellattivit di
R&S svolta dallazienda, e dunque la possibilit di introdurre innovazioni di prodotto
e di processo; la capacit finanziaria dellimpresa, misurata attraverso la sua
grandezza e posizione sul mercato; lesperienza sul piano internazionale gi
precedentemente accumulata dallimpresa; il know how in senso lato acquisito dal
capitale umano dellazienda (in vari campi, dal management al marketing ecc.).

b) transactional advantages, derivanti dal fatto che limpresa coordina diverse attivit
su scala internazionale. Esempi: la posizione dellimpresa-madre quale impresa gi
presente e (probabilmente) affermata sul mercato: vantaggi monopolistici o
oligopolistici, capacit di sfruttare economie di scala, accesso favorito ai fattori
produttivi, possibilit di comprare fattori produttivi a costo minore di imprese locali,
ecc; la condizione stessa di operare come agente internazionale; maggiore
conoscenza delle condizioni di mercato, possibilit di arbitraggio per ridurre i rischi
di cambio derivanti dalloperare con valute diverse, possibilit di sfruttare il transfer
pricing ecc.

I VANTAGGI LOCATION SPECIFIC: Sono vantaggi offerti dal paese a tutti gli
investitori esteri e variano da paese a paese.

a) Vantaggi di natura economica: la qualit e la quantit dei fattori di produzione e


dei beni intermedi offerti, nonch il loro costo; le potenzialit del mercato
riceventi, sia dal lato delloutput come fattore di sbocco, sia da lato dellinput
come fornitore di fattori produttivi; agevolazioni - fiscali o di altra natura - offerte
dal paese ospite; costo e qualit dei trasporti e delle infrastrutture di
comunicazione (fisica e virtuale); grado di sviluppo del settore dei servizi
connesso alla produzione e commercializzazione del prodotto (strutture
commerciali, legali e di consulenza ecc.); la stabilit del tasso di cambio.

b) Vantaggi di natura socio-culturale: la vicinanza culturale in senso lato, ossia


linguistica e di usi e consuetudini, latteggiamento del paese ricevente verso gli
IDE.

c) Vantaggi di natura politica: la stabilit politica; latteggiamento del governo verso


gli IDE; la presenza di leggi lassiste nei confronti della protezione ambientale e
dei diritti dei lavoratori.

I VANTAGGI INTERNALIZATION SPECIFIC: In questa categoria rientrano i


vantaggi che derivano allimpresa dalla scelta di internalizzare le transazioni piuttosto
che farle passare attraverso il mercato.
A) Lappartenenza ad uno stesso gruppo consente allimpresa di ridurre i costi per le
ricerche di mercato, di negoziazione, di vigilanza - anche legale - sui contratti e sul
rispetto dei diritti di propriet ecc; i rischi legati allincertezza: ad esempio le
variazioni inattese nei costi di acquisto dei fattori produttivi e dei prodotti intermedi.
B) Loperare contemporaneamente su mercati appartenenti ad ordinamenti statuali
diversi, consente allimpresa di : effettuare discriminazione dei prezzi in modo da
appropriarsi appieno del surplus del consumatore; sfruttare economie di scala tra
attivit interdipendenti per minimizzare il costo marginale del prodotto; alleggerire -
tramite tecniche di transfer pricing ed altre pratiche contabili e finanziarie -
lincidenza della fiscalit sui profitti, nonch di aggirare tramite scambi intra-firm
eventuali dazi doganali o provvedimenti statuali lesivi della concorrenza.

IL PARADIGMA ECLETTICO: Limiti del modello


1. Generalit del modello: Lelencazione di una serie di variabili per ogni tipologia di
vantaggio determina una diminuzione della capacit esplicativa e previsionale del
modello, fino a trasformare lo stesso in una sorta di tassonomia pressoch illimitata
dei fattori di internazionalizzazione. Necessit di contestualizzare le variabili legate ai
tre gruppi di vantaggi
2. Staticit del modello: Non vengono considerate n le possibili variazioni dei
vantaggi, n le interazioni tra tali vantaggi e gli investimenti esteri realizzati dalle
imprese

LA TEORIA INTEGRATA COMMERCIO E INVESTIMENTI


Diversi autori hanno esteso i modelli della Nuova Teoria del Commercio integrando
in essi gli IDE sia orizzontali che verticali. Le imprese devono decidere se conviene
scorporare talune attivit da un processo produttivo integrato nel paese di origine.
Le IM possiedono un insieme di attivit firm- speficic, sia tangibili che intangibili
quali: il personale della sede centrale, la gestione finanziaria, le spese di R&S e la
promozione del marchio. Questi asset rappresentano una fonte di rendimenti di scala
crescenti - economie di scala a livello di impresa. Raddoppiare la produzione
dellimpresa non richieder che si raddoppino le attivit svolte presso la sede
centrale.

Quando unimpresa decide di effettuare un investimento orizzontale attraverso la


replicazione di impianti in un paese estero, beneficer di economie di scala a livello
di impresa, in quanto gli asset firm-specific non devono essere anchessi replicati.
Sosterr dei costi fissi aggiuntivi legati alla creazione di un nuovo impianto nel paese
estero e rinuncer alle economie di scala a livello di impianto in quanto parte della
produzione realizzata dallimpianto situato nel paese estero
La distinzione tra economie di scala a livello di impresa e di impianto importante.
Rilevanti economie di scala a livello di impresa in genere si riferiscono ad una grande
azienda, che tender per tanto a effettuare vendite in molti paesi. Rilevanti economie
di scala a livello di impianto riducono invece lincentivo per limpresa a frazionare la
produzione in molte unit distinte. Pertanto, pi probabile che diventino
multinazionali quelle imprese che hanno elevate economie di scala a livello di
impresa ed economie di scala a livello di impianto relativamente basse. Per misurare
limportanza relativa dei due tipi di economie di scala, un indicatore il rapporto tra
dimensione dellimpresa e dimensione degli impianti. Tale indicatore pi alto per i
prodotti chimici e i mezzi di trasporto, e pi basso per i prodotti in cuoio. Nei settori
in cui tale rapporto alto, la perdita di economie di scala quando la produzione viene
frazionata tra pi impianti relativamente piccola, come dimostrato dallelevato
numero di impianti per impresa. In questi settori pertanto i costi della duplicazione
degli impianti, attraverso IDE, possano essere bassi.

Quando unimpresa decide di effettuare un investimento verticale localizza una fase


intermedia del processo produttivo in un impianto estero. In questo caso: risparmia
sui costi di produzione; rinuncia alle economie di integrazione perdendo in efficienza
tecnica. Ad esempio, nel ciclo di produzione dellacciaio, questultimo deve essere
mantenuto incandescente dallaltoforno fino ai laminatoi. Pertanto disintegrare il
processo produttivo fa s che lacciaio si raffreddi e debba essere nuovamente
scaldato.




4 LEZIONE
Effetti del commercio internazionale:
> Microeconomici:Effetti derivanti dalla TC; Effetti derivanti dalla NTC; Effetti
derivanti dalla NNTC
> Macroeconomici:

Effetti degli IDE sul paese di destinazione: Macroeconomici/Microeconomici

EFFETTI DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

-Effetti derivanti dalla TC: Effetti allocativi

-Effetti derivanti dalla NTC: Effetto sulla variet; Effetto pro-competitivo

-Effetti derivanti dalla NNTC: Effetti sulla produttivit


BENEFICI DEL COMMERCIO
Lapertura al commercio internazionale determina un aumento di benessere per
entrambi i paesi. Dal lato della produzione > con lapertura agli scambi
internazionali ciascun paese si specializzer nella produzione nella quale pi
efficiente ovvero nella quale gode di una posizione di vantaggio comparato.
In questo modo il commercio realizza lottima utilizzazione dei fattori di produzione
(si assiste ad uno spostamento di tutti i lavoratori dalla produzione per la quale si
meno efficienti verso quella in cui il paese gode di una posizione di vantaggio
comparato). Dal lato del consumo > i guadagni derivano dal fatto che lapertura
agli scambi internazionali conduce i paesi a collocarsi su curve di indifferenze pi
alte, a cui sono, dunque, associati livelli di soddisfazione maggiori. I consumatori
consumeranno quantit dei beni maggiori rispetto alla situazione di autarchia

LA NUOVA TEORIA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE


La NTC indica nuove fonti di possibili benefici derivanti dal commercio : riduzione
dei profitti monopolistici nuove imprese entrano nel mercato; aumenti di efficienza
dovuti allaumento della scala di produzione (le imprese si spostano verso livelli pi
bassi della curva dei costi medi); benefici per i consumatori derivanti dalla possibilit
di accedere a variet aggiuntive dei beni.

MODELLO DI KRUGMAN: Se il paese si apre agli scambi internazionali, la quota


di mercato della singola impresa aumenta e, conseguentemente si riducono i costi
medi. Lapertura commerciale, determinando un ampliamento del mercato, permette
infatti alla singola impresa, a parit di altre condizioni, di produrre di pi e, di
conseguenza, a un costo medio inferiore. Il numero di imprese risulta cos aumentato
(e, di conseguenza si ha un aumento del numero di variet dei beni) e,
contemporaneamente, il prezzo diminuito.
Anche in questo caso lapertura agli scambi determina benefici sia dal lato del
consumo che della produzione.
Infatti, da un lato i consumatori, possono scegliere tra un numero maggiore di variet;
dallaltro le imprese producono di pi e possono offrire i propri prodotti ad un prezzo
pi basso.

EFFETTI DELLA APERTURA COMMERCIALE SULLA PRODUTTIVITA


Dato che le imprese esportatrici sono pi produttive di quelle non esportatrici e che le
imprese esportatrici crescono pi velocemente di quelle non esportatrici. La
liberalizzazione commerciale determina aumenti della produttivit aggregata.

Lattivit esportativa aumenta la produttivit aggregata di un settore attraverso due


effetti : 1. Lattivit esportativa fa s che le imprese pi produttive aumentino le
proprie quote e quelle meno produttive le contraggano. 2. Lattivit esportativa da un
lato aumenta i profitti delle imprese inducendo lingresso di nuove imprese nel
settore, dallaltro spinge alluscita le imprese meno efficenti (processi di distruzione
creatrice alla Schumpter).

EFFETTI DEGLI IDE


> EFFETTI DEGLI IDE SUL PAESE DI DESTINAZIONE
Gli effetti macroeconomici degli IDE sul paese di destinazione: Effetti sulla crescita
aggregata; Effetti sulla formazione lorda del capitale; Effetti sulla Bilancia dei
P a g a m e n t i .
Gli effetti microeconomici degli IDE sul paese di destinazione: Effetti sulla
produttivit delle imprese; Effetti sui salari.

INTRODUZIONE
Lanalisi degli effetti degli IDE varia in relazione: Paese di riferimento (ospite / di
o r i g i n e )
Tipo di PI (orizzontale / verticale)
Modalit di entrata (M&A / G r e e n fi e l d )
Variabile economica di riferimento: macroeconomiche e microeconomiche

Variabili di impatto macro: crescita economica


commercio e Bilancia dei Pagamenti
bilancio statale
distribuzione del reddito
ambiente

Variabili di impatto micro: performance competitiva delle imprese


mercato del lavoro
struttura del mercato

Tre sono i canali attraverso i quali gli IDE in entrata possono contribuire alla crescita
del paese di destinazione: Effetti sul tasso di accumulazione del capitale; Effetti sulle
esportazioni; Effetti sulla crescita della produttivit
Effetti sul tasso di accumulazione del capitale: Se il risparmio locale scarso, gli IDE
rappresentano, alla stessa stregua degli altri flussi di capitale, una fonte di
finanziamento esterna per il processo di accumulazione del capitale.
Levidenza empirica ha mostrato che i paesi che hanno registrato tassi di crescita pi
elevati sono stati quelli nei quali maggiore era il rapporto investimenti/PIL
(Borenzstein et al, 1995).

EFFETTI POSITIVI DEGLI IDE

1.Le IM, avendo accesso ad unampia variet di fonti di finanziamento, hanno un


costo del capitale pi basso di quello delle imprese locali. Possono pertanto investire
in progetti che le imprese locali considerano troppo rischiosi o eccessivamente
o n e r o s i .
2. Nel medio periodo si possono creare le condizioni che spingono le imprese locali
ad aumentare il loro livello di investimenti (effetto di crowding in). Levidenza
empirica supporta tale effetto di crowding in degli IDE. Per esempio, si
quantificata una crescita complessiva degli investimenti compresa tra 1.5 e 2.3 volte
la crescita del fl u s s o di IDE in entrata.
3. Rispetto agli investimenti di portafoglio, gli IDE presentano una volatilit minore e
pertanto esercitano un impatto pi durevole sulla crescita economica del paese ospite.

- Gli Investimenti di portafoglio dipendono da considerazioni speculative legate ai:


differenziali dei tassi di interesse (mobilit dei capitali); aspettative dei tassi di
cambio.

Gli IDE sono frutto di decisioni prese su un orizzonte temporale di lungo termine e
fondate su considerazioni riguardanti le caratteristiche strutturali dei paesi di
destinazione (presenza di materie prime, manodopera a basso costo, dimensione del
mercato, ecc.).

EFFETTI NEGATIVI DEGLI IDE


1. Gli IDE possono determinare effetti di: crowding out. Gli imprenditori locali
possono essere spinti fuori dal mercato in seguito allingresso di IM.
2. LIDE rappresenta una forma di finanziamento internazionale pi costosa delle
altre forme di finanziamento. Il tasso di profitto delle imprese estere (in primis nei
PVS) tende ad essere normalmente superiore al tasso di interesse sui prestiti
internazionali.
3. Il ruolo degli IDE sovrastimato per il fatto che larga parte dei profitti vengono
rimpatriati piuttosto che reinvestiti nel paese di destinazione.
EFFETTI DEGLI IDE IN ENTRATA SULLA BILANCIA DEI PAGAMENTI

Distinguiamo tali effetti in: Effetti sul conto delle partite correnti; Effetti sul conto
capitale; Effetti diretti; Effetti indiretti
Ponendoci nella prospettiva del paese ospite, lIDE in entrata pu influenzare il conto
capitale in due modi: un aumento dei crediti e, pertanto, ha un effetto positivo sulla
BdP; un aumento della domanda di fondi esteri e, quindi, dei debiti > si verifica se
le affiliate estere decidono di finanziare il proprio progetto di investimento, non solo
con i flussi di IDE provenienti dallimpresa madre, ma anche con prestiti accesi nel
mercato internazionale.

Per quanto riguarda gli effetti degli IDE sul conto delle partite correnti, abbiamo:
1. effetti sulla bilancia commerciale (diretti o indiretti): Effetti diretti dipendono dal
tipo di rapporto esistente tra IDE e Commercio; Effetti indiretti dipendono
dallimpatto che gli IDE producono sul tasso di cambio reale e, per questa via sul
commercio
2. effetti sulla sezione dei Redditi: Profitti rimpatriati

EFFETTI INDIRETTI DEGLI IDE SUL COMMERCIO

LIDE pu avere un impatto sul tasso di cambio e, attraverso questo canale, sui flussi
commerciali. Un aumento dei flussi di capitali in entrata, qualunque sia la sua natura,
aumenta lofferta di valuta estera e determina un apprezzamento del tasso di cambio

EFFETTI DIRETTI DEGLI IDE SUL COMMERCIO


Dal punto di vista teorico la relazione tra produzione e commercio risulta piuttosto
complessa.
Esistono diverse tipologie di IDE, ciascuna delle quali pu influenzare il
volume e la natura del commercio in diversi modi.
Tipi di IDE: Orizzontali/ Verticali

LEFFETTO DEGLI IDE ORIZZONTALI SUL COMMERCIO

La relazione IDE orizzontali e commercio internazionale piuttosto complessa.


Gli effetti possono essere di tipo: import substituting; import complementing

LEFFETTO DEGLI IDE VERTICALI SUL COMMERCIO

IDE orientati allo sfruttamento di risorse naturali: promuovono importazioni di


macchinari e/o di prodotti intermedi dal paese dorigine (probabilmente di tipo intra-
aziendale)
IDE di tipo export-platform: promuovono importazioni di prodotti semilavorati dal
paese di origine e esportazioni di prodotti assemblati (finali) dalle affiliate localizzate
nel paese estero effetto netto incerto

IDE di tipo commerciale: promuovono importazioni di prodotti finali dal paese


dorigine alimentando un commercio di tipo intra-aziendale

EVIDENZA EMPIRICA DEGLI EFFETTI DEGLI IDE IN ENTRATA SULLA


CRESCITA AGGREGATA
Levidenza empirica sulla relazione tra IDE e crescita ha prodotto risultati piuttosto
controversi e raramente conclusivi. Alcuni studi hanno trovato che gli investimenti
esteri producono effetti quando sussistono certe condizioni: presenza di forza lavoro
altamente qualificata; superamento di una soglia minima di capitale umano; ben
sviluppata dotazione infrastrutturale; elevato grado di apertura allexport; presenza di
mercati finanziari sufficientemente sviluppati; stabilit del clima economico
Difficolt di individuare la direzione della relazione di causalit tra IDE e crescita: gli
IDE sono attratti dai paesi che crescono di pi o la crescita determinata dagli IDE?
Non tutti gli IDE hanno lo stesso impatto potenziale sulla crescita. Ad esempio, gli
IDE nei settori primari hanno probabilmente un impatto minore di quelli nel
manifatturiero o nei servizi high tech. Utilizzando dati aggregati difficile
identificare in che modo gli IDE influenzano la produttivit aggregata del paese di
destinazione.

GLI EFFETTI MICROECONOMICI DEGLI IDE SULLA PRODUTTIVITA


DEL PAESE DI DESTINAZIONE
Le IM possono influenzare la produttivit aggregata del paese ospite in due modi:
Direttamente attraverso gli effetti che lIDE ha sulle imprese del paese ospite che
sono oggetto di investimento.
Indirettamente attraverso gli effetti che lIDE ha sulla produttivit delle imprese
nazionali
EFFETTI DIRETTI DEGLI IDE IN ENTRATA SULLA PRODUTTIVIT
DELLE IMPRESE DEL PAESE DI DESTINAZIONE: Condizione necessaria
affinch unimpresa competa con successo nei confronti di altre imprese concorrenti
in un determinato mercato estero rappresentata dal possesso di qualche vantaggio
competitivo firm-specific (ownership adventages) che possa essere transferito
allestero e che le permetta di compensare i rischi ed i costi addizionali ai quali essa
va incontro quando opera in un ambiente estraneo. Nella misura in cui, attraverso
lIDE, questi vantaggi sono trasferiti alle imprese oggetto di investimento diretto, vi
saranno effetti positivi sulla produttivit
IL PROBLEMA DI SIMULTANEIT: Il confronto in termini di produttivit tra
imprese estere e imprese locali pone un problema di simultaneit tra lo status
proprietario e la produttivit dellimpresa.
In altri termini, si pone il seguente problema: 1. la superiore produttivit dellimpresa
acquisita dovuta a un vantaggio intriseco derivante dallimpresa madre?
2. oppure gli investitori esteri semplicemente tendono ad acquisire le imprese locali
pi produttive ?

GLI EFFETTI INDIRETTI DEGLI IDE IN ENTRATA SULLA


PRODUTTIVIT DEL PA E S E DI DESTINAZIONE
Le imprese estere possono influenzare la produttivit del paese di destinazione anche
attraverso degli effetti indiretti sulle imprese nazionali.
Tali effetti possono manifestarsi attraverso diversi canali: Effetto di dimostrazione/
imitazione; Effetto mobilit dei lavoratori; Effetto competizione

CANALI DI TRASMISSIONE DEGLI SPILLOVER:

Effetto di dimostrazione/imitazione: la presenza di imprese estere consente alle


imprese locali di conoscere tecnologie superiori, migliori pratiche manageriali e di
marketing. Le imprese locali possono aumentare la propria produttivit nella misura
in cui riescono ad imitare le imprese estere.

Effetto mobilit dei lavoratori: i lavoratori delle imprese estere possono spostarsi in
imprese locali o intraprendere una attivit in proprio usando la conoscenza acquisita
nella precedente occupazione (Fosfuri et al., 2001; Glass & Saggi, 2002).

EFFETTO COMPETIZIONE: La concorrenza tra imprese estere e imprese locali


determina: Effetto (+) incentiva le imprese locali a fare un uso pi efficiente delle
risorse e della tecnologia esistente e/o adottare nuove tecnologie;
Effetto (+) riduce il potere di mercato delle imprese domestiche
Effetto (-) la presenza delle imprese estere pu determinare una riduzione delle
quote di mercato delle imprese locali che, operando a una scala meno efficiente,
aumenteranno i propri costi medi (Harrison, 1994; Aitken & Harrison, 1999).
IL CASO DI SPILLOVER DI PRODUTTIVIT NEGATIVI

Leffetto positivo si manifesta in uno spostamento della curva dei AC verso il basso
Leffetto negativo derivante da una riduzione della quota di mercato si manifesta in
uno spostamento verso sinistra lungo la curva dei AC


TIPOLOGIA DEGLI SPILLOVER: Vi sono due tipi di effetti di spillover :
Orizzontali (o intra-industriali) quando le esternalit riguardano le imprese
locali che operano nello stesso settore delle imprese estere.
Verticali (o inter-industriali) quando le esternalit si verificano attraverso i
legami che si stabiliscono tra le imprese estere e le imprese locali che operano
in settori diversi.

SPILLOVER VERTICALI: Questi legami possono essere di tipo: Backward (a


monte): relazioni tra affiliate estere e fornitori locali (es. approvvigionamento o
acquisto di fattori, di componenti e di servizi); Forward (a valle): relazioni tra
affiliate estere e clienti locali (es. canali di commercializzazione delle IM, lIM
produce un prodotto intermedio).

EFFETTI SPILLOVER VERTICALI DI TIPO BACKWARD


Le IM possono contribuire ad aumentare la produttivit delle imprese locali poich
possono: aiutare i fornitori ad impiantare le attivit produttive;
-fornire assistenza tecnica o informazioni al fine di aumentare gli standard di
qualit, laffidabilit e la velocit di consegna dei prodotti dei fornitori o per -
facilitarne le innovazioni;
-fornire assistenza nellacquisto delle materie prime e dei prodotti intermedi -
fornire assistenza nella formazione del personale impegnato nellattivit di
gestione e di organizzazione -
aiutare i fornitori a diversificare la loro clientela trovando nuovi clienti
addizionali -
fornire assistenza finanziaria per iniziare o per facilitare le attivit dei fornitori.

EFFETTI SPILLOVER VERTICALI DI TIPO FORWARD


Le IM possono contribuire ad aumentare la produttivit delle imprese locali,
migliorando la qualit dei prodotti intermedi offerti alle imprese locali; determinando
una riduzione del prezzo dei prodotti offerti alle imprese locali (Markusen &
Venables, 1999).

LE DETERMINANTI DEGLI SPILLOVER: Capacita di assorbimento


dellimpresa locale > labilit dellimpresa ad internalizzare conoscenza creata da
altri e a modificarla, adattandola alle proprie specifiche applicazioni (Narula and
Marin, 2003). Gap tecnologico tra imprese estere e imprese locali > se il gap
troppo basso, minore la prospettiva che le IM trasmettano benefici alle imprese
domestiche. Se il gap troppo ampio , le imprese domestiche sono incapaci ad
assorbire il vantaggio tecnologico della IM.
5 LEZIONE: LE POLITICHE PER LINTERNALIZZAZIONE. OUTLINE

Le politiche per linternazionalizzazione commerciale

Gli strumenti; Gli effetti; Argomenti a favore del protezionismo

Le politiche per linternazionalizzazione produttiva


Politiche per favorire linternazionalizzazione produttiva passiva (attrarre IDE)
Obiettivo: Migliorare i L-advantages e gli I-advantages

Politiche per favorire linternazionalizzazione produttiva attiva (stimolare IDE)


Obiettivo: Migliorare i O e I-advantages

STRUMENTI DELLA POLITICA COMMERCIALE

Gli strumenti della politica commerciale possono essere raggruppati in due categorie:
Strumenti tariffari: agiscono direttamente sui prezzi dei beni,
Tasse, sussidi
Strumenti non tariffari: influenzano le quantit scambiate
Quote dei beni oggetto di scambi internazionali.
Le tasse possono essere applicate sui beni importati: dazi allimportazione oppure sui
beni esportati: tasse sulle esportazioni. Le tasse possono essere di due tipi: ad
valorem, se consistono in una percentuale applicata al prezzo del bene scambiato;
specifici, se sono commisurate alla quantit del bene scambiato.
I sussidi rappresentano degli aiuti (sotto forma di sovvenzioni dirette, detrazioni
dimposta, mutui agevolati, ecc) concessi dallo Stato a esportatori o importatori e
possono considerarsi come una sorta di tassa negativa. Allo stesso modo delle tasse, i
sussidi possono essere: ad valorem se la somma concessa proporzionale al valore
del bene o specifici se viene concessa una somma prefissata per ogni unit del bene
esportato.

In una situazione di libero scambio, un bene (sia esso importato che esportato) avr lo
stesso prezzo sia sul mercato nazionale che su quello internazionale.
Limposizione di uno strumento tariffario di politica commerciale modifica questa
eguaglianza creando un cuneo tra il prezzo di un bene sul mercato nazionale e quello
dello stesso bene sul mercato internazionale. A seguito dellimposizione di una tassa
sulle importazioni il prezzo interno del bene importato aumenta rispetto a quello
internazionale. Se indichiamo con pm il prezzo internazionale del bene importato, a
seguito dellintroduzione di un dazio ad valorem, questo aumenter da pm a pm(1+d).
Nel caso di una tassa sulle esportazioni, il prezzo internazionale del bene esportato
sar superiore al prezzo dello stesso bene nel mercato nazionale. Pertanto, indicando
con px il prezzo interno del bene esportato, a seguito dellintroduzione di una tassa ad
valorem, il prezzo internazionale aumenter da px a px(1+t).
Allo stesso modo, se il governo nazionale concede un sussidio alle esportazioni di
tipo ad valorem pari ad s, il prezzo interno del bene aumenter rispetto al prezzo
internazionale passando da px a px(1+s). Nel caso in cui il governo invece conceda
un sussidio alle importazioni di tipo ad valorem pari a z, il prezzo interno del bene si
ridurr rispetto al prezzo internazionale passando da pm a pm(1-z).

EFFETTI DELLA POLITICA COMMERCIALE


Gli effetti prodotti dalla politica commerciale possono essere di tipo:
Microeconomico quando riguardano gli effetti sul consumo, sulla produzione interna,
sul commercio internazionale e sulle entrate fiscali dello Stato.
Macroeconomico quando si riferiscono allimpatto prodotto sui flussi di import e
export e, per questa via, sulle grandezze macroeconomiche come il PIL, il saldo della
B P e i l t a s s o d i c a m b i o .
Lanalisi degli effetti economici deve tener conto della rilevanza economica del paese
in questione. A tale proposito nella teoria economica si soliti distinguere il caso di
un paese piccolo , ovvero di un paese che, ricoprendo un ruolo trascurabile sui
mercati internazionali di quel particolare bene, non in grado di modificarne, con la
sua politica commerciale, il prezzo internazionale, da quello di un paese grande,
ovvero di un paese la cui politica commerciale in grado di produrre effetti rilevanti
sul totale dei flussi di scambio internazionali e, pertanto, di influenzarne il livello del
prezzo.

Gli effetti della politica commerciale possono essere esaminati in un contesto di:
Equilibrio parziale: lanalisi si concentra esclusivamente sul mercato del bene oggetto
della politica, trascurando le ripercussioni sul resto del sistema economico o di
Equilibrio generale: lanalisi considera le ripercussioni che la politica ha sul mercato
in oggetto e sul resto del sistema economico.
Gli effetti della politica commerciale possono essere esaminati applicando i modelli
di commercio derivanti da: Teoria tradizionale; NTT; NNTT
COME VALUTARE GLI EFFETTI DELLA POLITICA COMMERCIALE
Attori nel paese che introduce la politica: Consumatori > Variazione nei prezzi e
nelle variet dei beni consumati; Variazione nel surplus dei consumatori
Produttori > Variazione nei prezzi dei beni prodotti e degli inputs acquistati;
Variazione nel surplus dei produttori
Stato > Effetti sul bilancio statale; Effetti netti : Somma algebrica delle variazioni
nel surplus dei consumatori e dei produttori e del BS.

Surplus del consumatore: La rendita o surplus del consumatore misura il beneficio


che un consumatore trae dallacquistare un bene come differenza tra il prezzo che
sarebbe stato disposto a pagare e il prezzo effettivamente pagato. Es. un consumatore
disposto a pagare 10 euro per ogni pacchetto di sigarette, ma il prezzo di mercato
solamente di 6 euro, allora, il surplus del consumatore, realizzato attraverso
lacquisto di un pacchetto di sigarette, sar di 4 euro.

Surplus del produttore: Il surplus del produttore misura il beneficio che un produttore
riceve dal partecipare al mercato ed misurato come differenza tra la somma totale
incassata dal produttore ed il costo di produzione. Es. un produttore che disposto a
vendere un bene a 2 euro ma ne riceve 5 euro, realizzer un surplus di 3 euro.

EFFETTI DI UN DAZIO NEL CASO DEL PAESE PICCOLO

Limposizione di un dazio sulle importazioni determina un aumento del prezzo


interno del bene con un conseguente: aumento della quantit prodotta dalle imprese
nazionali; una riduzione della domanda da parte dei consumatori nazionali; una
riduzione delle importazioni; un aumento delle entrate fiscali da parte dello Stato.
Effetti sulla allocazione delle risorse
Perdita secca dal lato del consumo
Perdita secca dal lato della produzione

> In regime di libero scambio, al prezzo internazionale p1, il paese consuma una
quantit Oq2, produce internamente Oq1 e importa q1q2. Se lo Stato impone un dazio
specifico sulle importazioni pari a D, il prezzo interno aumenta - in misura pari al
dazio - da p1 a p2; ci determina un aumento della produzione nazionale da Oq1 a
Oq3, una riduzione della quantit domandata da Oq2 a Oq4 e una conseguente
riduzione delle importazioni da q1q2 a q3q4. Laumento del prezzo interno, causato
dallimposizione del dazio, provoca una perdita di surplus del consumatore pari
allarea GHBA. Parte di questa perdita va ai produttori nazionali sotto forma di
aumento del surplus del produttore (area GJCA) e parte va allo Stato sotto forma di
entrate per diritti doganali (area JHNM).
E importante sottolineare come limposizione di un dazio determini un effetto
redistributivo allinterno del paese che lo adotta poich parte della perdita di
benessere dei consumatori si trasferisce ai produttori e parte si trasferisce allo Stato.
Le due aree residue (JMC e HBN) misurano il costo del protezionismo per la
collettivit in quanto rappresentano riduzioni di rendita dei consumatori non
r i d i s t r i b u i t e .
Larea del triangolo JMC misura il costo del protezionismo dal lato della produzione.
Se il paese avesse importato la quantit q1q3 del bene invece che produrla
internamente, il suo costo sarebbe stato uguale a CMq1q3. Adesso che il paese
produce quella quantit allinterno, il costo risulta essere invece CJq3q1. La
differenza (JMC) rappresenta pertanto una cattiva allocazione delle risorse generata
dallimposizione del dazio.

Il secondo dei due triangoli (HNB) misura il costo del protezionismo dal lato del
consumo e rappresenta la distorsione nella struttura del consumo determinata dal fatto
che lintroduzione del dazio fa aumentare il prezzo del bene in questione rispetto a
quello degli altri beni.

EFFETTI DI UN DAZIO NEL CASO DEL PAESE GRANDE


Limposizione di un dazio sulle importazioni da parte di un paese grande produce
inizialmente gli stessi effetti che si hanno per un paese piccolo. Tuttavia, la
riduzione delle importazioni determina, inoltre: un calo della domanda internazionale
del bene importato, una riduzione del suo prezzo; un conseguente miglioramento
della ragione di scambio internazionale del paese misurata dal rapporto tra lindice
dei prezzi delle esportazioni e quello delle importazioni, Px / Pm

Leffetto positivo derivante dal miglioramento della ragione di scambio pu, in valore
assoluto, essere superiore agli effetti negativi presi in considerazione nel caso di un
paese piccolo. Se lUnione Europea impone un dazio sulle importazioni di carne, il
conseguente calo della domanda di carne sui mercati internazionali provocher una
riduzione del prezzo che si tradurr in un miglioramento della propria ragione di
scambio internazionale.

A differenza di quanto abbiamo visto nel caso del paese piccolo, i costi sociali del
dazio possono ora essere compensati dalle maggiori entrate (area MNIL) non presenti
nel caso del paese piccolo. Se larea MNIL maggiore della somma delle aree (FIC +
GLB), allora si pu concludere affermando che il paese ha dallimposizione del dazio
dei benefici netti in termini di benessere.
LE TASSE SULLE ESPORTAZIONI
Le tasse sulle esportazioni sono una forma di protezione negativa. Nel caso di un
paese piccolo, produce i seguenti effetti: Il prezzo interno del bene si riduce; La
quantit prodotta si riduce; La quantit domandata aumenta; Le esportazioni si
riducono; Il gettito fiscale aumenta. Alcuni paesi in via di sviluppo hanno fatto
ricorso allutilizzo delle tasse sulle esportazioni per incrementare le proprie entrate
fiscali. Es. in Ghana per le esportazioni di cacao o in Brasile per le esportazioni di
caff.

I SUSSIDI ALLE ESPORTAZIONI PAESE PICCOLO


Supponiamo adesso che lo Stato decida di incentivare le esportazioni attraverso la
concessione di un sussidio specifico. A seguito dellintroduzione del sussidio, la
produzione nazionale aumenta; contestualmente i produttori saranno disposti a
vendere allinterno se e solo se viene loro garantito un prezzo pari a p2 (p2=p1+S),
trovando altrimenti convenienza ad esportare. Laumento del prezzo interno fa
diminuire il consumo interno, determinando in questo modo un ulteriore effetto
positivo sulle esportazioni.
Effetti sulla allocazione delle risorse
Perdita secca dal lato del consumo
Perdita secca dal lato della produzione

I SUSSIDI ALLE ESPORTAZIONI PAESE PICCOLO

In termini di benessere, i produttori interni guadagnano una fetta di surplus misurata


dallarea ACGJ, i consumatori ne perdono un ammontare pari a ABFJ e la
spesa per il bilancio dello Stato, data dalla quantit esportata per il sussidio
unitario, aumenta dellarea del rettangolo FGHL.
Pertanto, ferma restando la situazione del resto del mondo, il paese che
concede il sussidio sopporta una perdita netta di benessere pari allarea dei due
triangoli BFL e CGH.
Si noti che gli effetti di benessere e la loro distribuzione allinterno del paese
che applica il sussidio alle esportazioni sono del tutto analoghi a quelli che si
hanno con la imposizione di un dazio sulle importazioni.
Anche in questo caso infatti abbiamo un effetto distorsivo dal lato della
produzione CGH ed un effetto distorsivo dal lato dei consumi BFL, il primo
legato ad una cattiva allocazione delle risorse, il secondo legato allaumento
del prezzo del bene in questione rispetto a quello degli altri beni.
I SUSSIDI ALLE ESPORTAZIONI- PAESE GRANDE
Lerogazione di un sussidio alle esportazioni da parte di un paese grande produce
inizialmente gli stessi effetti che si hanno per un paese piccolo.
Nel caso di un paese esportatore grande, leffetto del sussidio non si ripercuote
tutto sul mercato del paese che lo concede, ma si divide tra un aumento del prezzo
interno e una diminuzione del prezzo internazionale, peggiorando in questo modo la
ragione di scambio del paese che lo adotta.

LE BARRIERE NON TARIFFARIE


Rientrano in questa definizione tutte le misure doganali che si traducono in restrizioni
quantitative allimport-export, quali le quote, siano esse imposte allimportazione o
allesportazione.
Ladozione di requisiti pi severi per le certificazioni e limposizione di vincoli
burocratici e di regolamenti sanitari ingiustificatamente restrittivi.
Vi rientrano sia pure indirettamente, le politiche di sussidio o di tassazione della
produzione e del consumo, in quanto misure che, anche quando nascono da esigenze
interne, hanno effetti distorsivi sul commercio internazionale.

I CONTINGENTAMENTI (QUOTE) SULLE IMPORTAZIONI


Il contingentamento o quota sulle importazioni rappresenta una restrizione diretta sui
quantitativi di un certo bene che pu essere importata in un paese.
Il controllo avviene attraverso il rilascio di licenze che vengono assegnate
esclusivamente ad un gruppo di imprese importatrici.
Gli effetti sul prezzo e la quantit sono del tutto simili a quelli visti per il dazio sulle
importazioni. Vi per una differenza importante: il dazio genera un gettito per le
casse dello stato, mentre la quota genera un guadagno (rendita) di eguale importo per
gli assegnatari delle licenze dimportazione. Se lo Stato vende le quote o tassa i
possessori delle licenze, la rendita derivate dalla quota va allerario, e leffetto sar
pertanto del tutto simile a quello dellimposizione di un dazio.

LE RESTRIZIONI VOLONTARIE ALLE ESPORTAZIONI


Le restrizioni volontarie alle esportazioni (RVE) rappresentano delle restrizioni
quantitative imposte dal paese esportatore normalmente su richiesta del governo
paese importatore. Nello specifico, il paese importatore induce un altro paese a
ridurre volontariamente le proprie esportazioni di un bene sotto la minaccia
delladozione o dellinasprimento di restrizioni commerciali. Gli effetti economici di
una RVE sono simili a quelli di una tassa sulle esportazioni. In particolare, nel caso di
un paese piccolo, limposizione di una quota alle esportazioni, lasciando inalterato
il prezzo internazionale, determina, in virt della maggiore offerta disponibile per il
mercato interno, una riduzione del prezzo interno, un aumento della quantit
domandata; una riduzione della quantit prodotta; una riduzione delle esportazioni.

LE BARRIERE TECNICHE AL COMMERCIO


Negli ultimi decenni il principale ostacolo al commercio stato il diffondersi delle
barriere tecniche al commercio (technical barrier to trade,TBT), procedure e
regolamentazioni, apparentemente dirette ad altre finalit (igieniche, di sicurezza, di
difesa ambientale), ma che si risolvono in intralci, appesantimenti burocratici, ritardi
e, comunque, aggravi di costi per i produttori esterni. Le norme tecniche (technical
regulation)> Norme che definiscono le caratteristiche dei prodotti o dei relativi
processi di produzione, la cui osservanza obbligatoria. Un esempio di
regolamentazione tecnica introdotta dallUE la norma che impedisce limportazione
di cosmetici testati su animali. Gli standard sono norme approvate da un organismo
riconosciuto che detta regole, linee guida o caratteristiche per prodotti o per i correlati
processi e metodi di produzione, la cui osservanza non obbligatoria. Riguardano
requisiti di terminologia, simboli, imballaggi, o etichettature applicabili a un
prodotto, a un processo o a un metodo di produzione. Ladattamento del prodotto
determina un aumento dei costi.

REQUISITI DI CONTENUTO MINIMO DELLA PRODUZIONE

Sono norme che stabiliscono che una determinata percentuale del bene finale sia
prodotta localmente. Il requisito pu essere specificato in termini di unit fisiche (ad
esempio, l80% delle parti componenti il bene deve essere prodotto nel mercato
locale) in termini di valore (ad esempio, l80% del valore del bene deve essere
prodotto nel mercato locale).
Strumento largamente impiegato dai Pvs per indirizzare la propria struttura
industriale dallassemblaggio verso la produzione di beni intermedi.

IL DUMPING COMMERCIALE

Il dumping rappresenta la vendita di un bene su un mercato estero ad un prezzo


minore di quello vigente nel mercato nazionale. Pu essere: Sporadico quando un
produttore che si trova ad avere un surplus invenduto (ad es. per errori di
pianificazione produttiva o per cambiamenti non previsti della domanda) lo mette in
saldo sui mercati esteri allo scopo di evitare un abbassamento del prezzo nel mercato
nazionale; Predatorio se effettuato da un produttore che vuole eliminare dai mercati
internazionali i concorrenti ed attua, quindi, una politica di bassi prezzi, Anche questo
produttore subisce delle perdite ma, se la sua azione coronata pu alzare il prezzo a
livello monopolistico ( quindi solo temporaneo); Persistente se attuato da un
produttore che gode di un certo potere monopolistico e sfrutta la possibilit di
discriminare il prezzo fra i vari mercati in modo da massimizzare i profitti.

ARGOMENTI A FAVORE DEL PROTEZIONISMO


Favorire un industria nascente; Migliorare la ragione di scambio internazionale;
Reagire a pratiche di dumping commerciale; Bilanciare gli effetti di sussidi esteri
Ridurre la disoccupazione; Altre argomentazioni non economiche

FAVORIRE UN INDUSTRIA NASCENTE


Esiste un potenziale vantaggio comparato che non pu essere realizzato nel breve
periodo a causa della concorrenza estera. Attraverso laiuto di una politica
protezionistica (temporanea), lindutsria nazionale in grado di svilupparsi e di
diventare internazionalmente competitiva. Questo argomento legato alla possibilit
di sfruttare economie di scala o di apprendimento.
MIGLIORARE LA RAGIONE DI SCAMBIO INTERNAZIONALE
Leffetto di un dazio quello di restringere il volume degli scambi internazionali e di
migliorare, in certi casi, la ragione di scambio del paese che lo impone. Nella misura
in cui leffetto positivo sulla ragione di scambio supera in valore assoluto i costi
derivanti dagli effetti distorsivi, possibile trovare una giustificazione teorica a
favore del protezionismo. Limiti: Deve trattarsi di un paese grande; I benefici
delleffetto sulla RdS devono superare le perdite secche derivanti dalla introduzione
d e l d a z i o .
REAGIRE A PRATICHE DI DUMPING COMMERCIALE
Se le imprese estere vendono un bene sottocosto o a un prezzo inferiore rispetto a
quello del mercato nazionale, il paese importatore pu mettere in atto azioni anti-
dumping. LOMC prevede espressamente che se lesistenza del dumping dimostrata
e risulta che esso colpisca i concorrenti interni, gli ufficiali delle dogane possono
automaticamente imporre un dazio aggiuntivo allimportazione pari al margine di
dumping o alla differenza di prezzo.
BILANCIARE GLI EFFETTI DI SUSSIDI ESTERI
Se il governo estero sussidia le proprie esportazioni, il paese importatore pu imporre
dei dazi di compensativi (countervailing duties). Come nel caso precedente se
laccusa viene provata e risulta che il sussidio estero alle esportazioni colpisce i
produttori interni, gli ufficiali delle dogane possono automaticamente imporre un
dazio aggiuntivo allimportazione per controbilanciare il sussidio estero.
BILANCIARE GLI EFFETTI DELLA CONCORRENZA SLEALE
Un altro possibile argomento a favore del protezionismo quello che si basa sulla
reazione da parte del paese importatore a politiche commerciali sleali messe in atto
dal paese esportatore. Ladozione di clausole di salvaguardia. Esse forniscono una
temporanea esenzione fiscale per i produttori interni colpiti dalla concorrenza delle
importazioni, laddove una simile concorrenza sleale.
R I D U R R E L A D I S O C C U P A Z I O N E
Protezionismo come mezzo per aumentare la produzione e loccupazione nazionale in
virt degli effetti positivi e moltiplicativi derivanti da una riduzione delle
importazioni. Una riduzione delle importazioni, produrrebbe un aumento della
produzione di beni sostituti delle importazioni che, a sua volta, metterebbe in moto un
processo moltiplicativo della produzione e del reddito. Contro:
1. La produzione nazionale di beni sostitutivi delle importazioni non aumenta nella
stessa misura di quanto si riducono le importazioni. Lintroduzione di misure
protezionistiche determina un aumento solo parziale della produzione nazionale; una
parte della riduzione delle importazioni infatti compensata da una riduzione dei
consumi nazionali conseguente laumento del prezzo interno.
2. Questa argomentazione si basa sullipotesi di assenza di ritorsioni da parte dei
paesi che vedono ridurre la propria quota di esportazioni e, conseguentemente, di
produzione.
A R G O M E N TA Z I O N I N O N E C O N O M I C H E
A tale proposito ci si riferisce in particolare a motivazioni inerenti: la difesa
nazionale: poich in caso di guerra gli scambi internazionali vengono ridotti o
interrotti, occorre che il paese mantenga comunque una produzione propria di
determinati beni strategici (anche se in tempo di pace risulta molto pi costoso
produrli allinterno che importarli) per evitare di trovarsi alla merc degli avversari
nel caso scoppi un conflitto; lorgoglio nazionale: pu darsi che produrre un
determinato bene allinterno diventi un fattore di orgoglio nazionale. In tal caso
lindustria che produce quel bene verr protetta anche se ci comporta dei costi
notevoli; la politica estera di un paese: un paese pu spesso usare strumenti
economici quali aiuti, manovre tariffarie, embargo, etc. per ottenere benefici di tipo
politico.

IL PROTEZIONISMO CD. STRATEGICO


La nuova teoria del commercio internazionale ha arricchito il campo di analisi delle
politiche commerciali. In particolare, in presenza di mercati non perfettamente
concorrenziali, il protezionismo pu essere giustificato anche per gli effetti che
produce sul potere di mercato delle imprese nazionali ed estere, il miglior
sfruttamento di economie di scala; il rafforzamento delle condizioni strategiche in cui
operano i produttori nazionali.
LA POLITICA COMMERCIALE PER MIGLIORARE IL POTERE DI
MERCATO DELLE IMPRESE NAZIONALI SUI MERCATI ESTERI
La politica commerciale pu essere utilizzata per aumentare il potere di mercato delle
imprese nazionali che operano sui mercati esteri. Il governo nazionale pu decidere di
sussidiare i produttori nazionali che esportano allestero al fine di scoraggiare la
produzione di potenziali concorrenti esteri. Politica simile a quella praticata da
imprese nazionali che, creando una capacit produttiva in eccesso, scoraggiano
lingresso nel mercato di altre imprese concorrenti. Luso del sussidio alle
esportazioni consente di trasferire parte della rendita monopolistica delle imprese
estere a quelle nazionali facendo, in questo modo, aumentare il benessere del paese
(Brander e Spencer, 1985).

LA POLITICA COMMERCIALE PER MIGLIORARE LE CAPACIT


CONCORRENZIALI DELLE IMPRESE NAZIONALI SUI MERCATI
ESTERI
Un caso particolare di profit shifting si ha quando limpresa nazionale operi in un
mercato oligopolistico in condizioni di costi marginali decrescenti (o in presenza di
economie di apprendimento). Una politica di protezione nei confronti dellimpresa
nazionale la induce a produrre di pi e a muoversi lungo la sua curva di
apprendimento pi rapidamente delle imprese concorrenti che di tale protezione non
beneficiano. Limpresa nazionale potr, in tal modo, competere pi efficacemente
anche sui mercati esteri e la protezione del mercato interno avrebbe cos come effetto
quello di promuovere lexport (Krugman, 1984)

LA POLITICA COMMERCIALE PER RIDURRE IL POTERE DI MERCATO


DELLE IMPRESE ESTERE OPERANTI NEI MERCATI NAZIONALI
Se limpresa estera che opera nel mercato nazionale ottiene profitti monopolistici, la
riduzione di tali profitti pu diventare un obiettivo perseguibile attraverso le politiche
commerciali. Brander e Spencer (1984) esaminano il caso di un monopolista estero
che vende in un dato paese, in assenza di produzione nazionale concorrente.
Se limpresa estera produce a costi costanti, lintroduzione di un dazio sulle
importazioni determina un aumento del costo marginale dellimpresa esportatrice,
con conseguente riduzione della quantit venduta nel paese nazionale.
Se per neutralizzare, almeno in parte, leffetto del dazio, il monopolista estero trover
conveniente aumentare il prezzo interno di un ammontare minore a quello della
tariffa, si avr un trasferimento dei profitti dal paese estero a quello nazionale con
conseguente miglioramento del benessere.

Rendita dei consumatori = - [c+d] Entrate dello Stato = + [c+e]

POLITICA COMMERCIALE E NNTC


In presenza di eterogeneit delle imprese, gli effetti della politica commerciale
dipenderanno da fattori e caratteristiche specifiche che riguardano la popolazione
delle imprese che operano allinterno del settore.
Il focus della analisi si sposta a tematiche quali: Entrata di nuove imprese nei mercati
esteri; Introduzione da parte delle imprese esportatrici, attualmente presenti, di nuovi
prodotti nei mercati esistenti; Diversificazione dei prodotti esistenti in nuovi mercati.
In termini tecnici, il focus si sposta dal cd. margine intensivo (cio il volume di
export per esportatore) al cd. margine estensivo (cio il numero di esportatori).

QUALI LE POLITICHE PI EFFICACI?


1. Promuovere la competizione intra-settoriale > Lapertura commerciale innesca
un processo di selezione attraverso il quale le imprese pi produttive sostituiscono
quelle meno produttive. Inoltre, poich vincitori e perdenti appartengono allo
stesso settore, i benefici della selezione a costi di aggiustamento limitati.
2.Aumentare il numero degli esportatori > Quello che conta per la performance
commerciale di un paese il numero delle imprese che esportano. Pertanto i governi
dovrebbero focalizzarsi su politiche che aumentano il numero degli esportatori.
3.Dimenticarsi delle imprese cd. superstar attualmente presenti > Se lobiettivo
aumentare il numero degli esportatori, i governi non dovrebbero tanto focalizzarsi su
politiche che favoriscano le imprese esportatrici superstar, quanto cercare di ridurre le
barriere che impediscono a nuove imprese di diventare esportatrici.
4.Allevare le superstar del futuro > I governi dovrebbero creare le condizioni
affinch emergano nuove imprese esportatrici superstar, facilitando la crescita delle
piccole imprese esportatrici.

LE POLITICHE PER LINTERNAZIONALIZZAZIONE PRODUTTIVA


Le politiche per linternazionalizzazione produttiva: Politiche per favorire
linternazionalizzazione produttiva passiva (attrarre IDE)> Obiettivo: Migliorare i
L-advantages; Politiche per favorire linternazionalizzazione produttiva attiva
(stimolare IDE) > Obiettivo: Migliorare i O e I-advantages
Secondo il Policy Framework for Investment (OECD 2003) le politiche di sviluppo
degli investimenti dovrebbero ispirarsi ai seguenti principi:
1. Coerenza delle politiche: i diversi ambiti di regolamentazione (diritto di propriet,
tassazione, barriere allentrata, ecc.) devono essere tali da non generare effetti
distorsivi in virt dei quali gli effetti di una politica possano essere annullati dagli
effetti di unaltra.
2. Trasparenza nella formulazione e nellimplementazione delle politiche: Ci rende
possibile la riduzione dellincertezza e dei rischi per gli investitori, limita i costi di
transazione connessi alla realizzazione dellinvestimento e facilita il dialogo
pubblico/privato.
3. Monitoraggio e valutazione: Necessit di un continuo processo di monitoraggio e
valutazione degli impatti delle politiche relative allo sviluppo degli investimenti. Solo
in tal modo, infatti, possibile adottare interventi correttivi laddove le misure di
sostegno si rivelino inefficaci.

POLITICHE PER FAVORIRE LINTERNAZIONALIZZAZIONE


PRODUTTIVA PASSIVA
Possiamo individuare tre categorie di incentivi atti a favorire gli IDE in un area di
destinazione: Incentivi regolamentatori > politiche che attraggono gli IDE offrendo
alle IM deroghe dai sistemi normativi e regolamentatori nazionali. Es. in materia
ambientale, sociale e relativa al mercato del lavoro.
Incentivi finanziari > politiche che attraggono gli IDE offrendo alle IM incentivi
finalizzati a correggere imperfezioni del mercato, a compensare costi di transazione o
a ridurre gli svantaggi di localizzazione.
Incentivi fiscali
INCENTIVI FINANZIARI Strumenti: Sussidiare politiche tese al miglioramento
della dotazione infrastrutturale; Sussidiare programmi di qualificazione della forza
lavoro; Sostenere la rilocalizzazione e la mobilit dei lavoratori; Fornire aiuti salariali
temporanei; Fornire assistenza amministrative (Es. Agenzie di promozione degli
investimenti). Aiutare laccesso al credito Es. Fornire garanzie per i prestiti richiesti,
sussidiare la spesa per interessi; Agevolare lacquisto dei beni immateriali (terreni ed
immobili

INCENTIVI FISCALI Riduzione della tassazione; Riduzione delle aliquote sulla


tassazione societaria; Tax holidays; Regimi di riduzione temporanee della tassazione;
Costituzione di zone fiscalmente privilegiate; Incentivi per la formazione del capitale.
Esempi:Crediti fiscali sugli investimenti; Crediti fiscali sui profitti reinvestiti.
Facilitare le operazioni cross-border. Esempi: Agevolazioni fiscali sulle rimesse ai
paesi di origine; Agevolazioni fiscali sui beni importati ed esportati; Agevolazioni
fiscali sul costo del personale. Altre riduzioni fiscali; Riduzioni delle aliquote
dellIVA.
(47)
6. NASCITA ED EVOLUZIONE DEL REGIONALISMO

Alla base del processo di liberalizzazione multilaterale del commercio internazionale


nel secondo dopoguerra.

Clausola della nazione pi favorita (MFN): qualsiasi concessione commerciale


offerta da un Paese membro del GATT ad un altro Paese deve essere estesa anche agli
altri membri

L'approccio non discriminatorio : ha consentito un notevole progresso verso la


liberalizzazione commerciale a livello mondiale; ha beneficiato i paesi pi piccoli e
con minor potere contrattuale che hanno potuto godere, sotto gli auspici del GATT,
dei vantaggi delle negoziazioni bilaterali portate a buon fine dai paesi pi grandi.
Accanto al movimento verso la liberalizzazione multilaterale degli scambi
commerciali, abbiamo assistito a due "ondate" di regionalismo, vale a dire di
formazione e crescita di accordi commerciali a livello regionale.

La prima ondata negli anni sessanta fu stimolata dal successo ottenuto dalla CEE:
UDEAC, l'Unione Doganale ed Economica dell'Africa Centrale, nata nel 1964;
lArea di Libero Scambio dell'America Latina, LAFTA, del 1960
il Mercato Comune Centro Americano, CACM, del 1961,
il Mercato Comune Arabo, ACM, del 1964

Fatta eccezione per la CEE, la prima fase del regionalismo non ebbe un grande
successo. Secondo Bhagwati (1993), la ragione principale sia del fallimento dei
tentativi dintegrazione Sud-Sud che del successo di quello europeo deve essere
cercata nella posizione degli USA, allora Paese egemone nel sistema internazionale e
fermi sostenitori del processo multilaterale di liberalizzazione degli scambi.
UnEuropa occidentale bene organizzata sotto la leadership della CEE avrebbe
facilitato i negoziati in sede GATT. Oltre a questa motivazione, tuttavia, bisogna
considerare anche il fallimento della strategia di sostituzione delle importazioni,
possibile in Paesi relativamente avanzati, come quelli europei, ma poco realizzabile
nei Pvs dellAmerica Latina, dellAsia e dellAfrica.

La seconda "ondata" di regionalismo inizia a met degli anni ottanta e coinvolge


Paesi industrializzati. La spinta parte dal cambiamento di posizione a favore del
multilateralismo degli USA: accordo per il libero scambio fra USA e Canada
(CUSTA) 1989; accordo per il libero scambio nell'America del Nord (NAFTA) 1994
Motivazioni della seconda ondata
1. Gran parte dei Paesi interessati partivano da livelli tariffari gi relativamente
ridotti e quindi la discriminazione commerciale non poteva essere la ragione della
loro formazione.

2. L'accordo regionale poteva essere una conseguenza del possibile fallimento del
GATT, particolarmente temuto all'inizio degli anni novanta.

3. Laccordo regionale come tentativo di ottenere vantaggi in termini di ragioni di


scambio usando strategicamente la forza del blocco commerciale che si viene a
creare.

REGIONALISMO VS. MULTILATERALISMO


Dato che la liberalizzazione estesa solo ai partners, il regionalismo
inevitabilmente discriminatorio; allo stesso tempo, tuttavia, consente un passo verso
un commercio pi libero fra i paesi partners. Interrogativi: E' quindi un complemento
al multilateralismo oppure , al contrario, un suo sostituto? E' uno strumento per
accelerare i negoziati commerciali multilaterali, o si afferma proprio in seguito al loro
fallimento? L'attuale tendenza alla formazione grandi blocchi commerciali deve
essere vista con favore o no?

Secondo Bhagwati la tendenza all'integrazione regionale stata motivata dal fatto


che:

1. il regionalismo considerato come un sostituto del multilateralismo ed acquista


importanza politica, specie negli Stati Uniti, soprattutto quando il secondo
presentato come sinonimo di "altruismo", mentre il primo soddisfa la necessit di
"guardare finalmente ai propri interessi";

2. il regionalismo un utile supplemento del multilateralismo, e non un'alternativa,


perch rafforza la tendenza alle aperture commerciali

3. il regionalismo pu accelerare il processo di liberalizzazione multilaterale in


quanto sollecita, per timore dinvoluzioni politico-commerciali, il raggiungimento di
accordi multilaterali che altrimenti resterebbero fermi

4. la preoccupazione per i deficit della bilancia dei pagamenti ha spinto molti Paesi
a cercare negli accordi regionali risultati rapidi di crescita di surplus commerciali
In definitiva, la teoria economica non in grado di dare una risposta definitiva a
queste domande.
A sostegno del regionalismo lesperienza storica ha mostrato come:

la maggior parte dei blocchi commerciali regionali formati tra Paesi sviluppati abbia
portato ad aumento del commercio intra-area

Mentre i tentativi verso unintegrazione regionale tra i Paesi non sviluppati hanno
avuto meno successo e sono a volte sfociati in distorsioni commerciali.

I POSSIBILI PROBLEMI DELLA VIA MULTILATERALE


Un primo problema degli accordi multilaterali il c.d. problema del free rider.
Poich in sede GATT/OMC vale il principio della non condizionalit della clausola
della nazione pi favorita (MFN), un Paese sar sempre tentato di accordare le minori
concessioni possibili, sapendo che beneficer automaticamente delle riduzione
tariffarie che gli altri Paesi hanno negoziato tra loro. Per evitare che uno o pi
membri si limitino a godere delle concessioni offerte dagli altri e non siano disposti a
farne, si impone la reciprocit delle concessioni commerciali,

Tuttavia, anche in questo caso un Paese pu trattenersi dal fare concessioni


importanti se ritiene che altri Paesi stiano cercando, in qualche misura, di agire
secondo la logica del free rider.
Il tal caso si determina il cd. convoy problem, cio il ritmo dei negoziati per la
liberalizzazione imposto dal Paese meno disposto a fare concessioni (Wonnacott e
Lutz, 1989). Il regionalismo pu offrire una via alternativa in quanto offre ai Paesi
che hanno maggiore disponibilit a fare importanti riduzioni delle barriere
commerciali a farlo senza doverle estendere a tutti i partners.

Un secondo problema degli accordi multilaterali che la conclusione dei negoziati


possa richiedere molto tempo per il numero elevato di Paesi coinvolti e per la
conseguente complessit degli accordi da raggiungere.
Es. ogni round del GATT va visto la partecipazione di un numero di paesi sempre
maggiore che ne ha complicato lo svolgimento: il Tokyo Round durato sei anni e
lUruguay Round sette.

I POSSIBILI PROBLEMI DELLA VIA REGIONALE


Anche se gli accordi commerciali regionali possono considerarsi come dei passi
verso il libero commercio, ci sono alcuni aspetti che possono far ritenere che la loro
proliferazione ostacoli il tentativo di raggiungere il libero scambio.

1. C il pericolo che il tempo speso nel negoziare accordi commerciali regionali


possa distogliere energie e risorse dei Governi dal raggiungimento di una futura
liberalizzazione globale. In questo caso, il regionalismo pu minare e non rinforzare
il multilateralismo.

2. C il pericolo che la proliferazione di un gran numero di blocchi commerciali


regionali possa aumentare le tensioni commerciali tra Paesi. 2.1. Ogni nuovo
accordo concluso tra uno Stato ed un altro modifica il regime delle preferenze
concesse in precedenti accordi ad altri Paesi partner. 2.2. se un accordo regionale
determina distorsioni commerciali, aumenta il rischio di rappresaglie da parte dei
paesi danneggiati.

3. C il pericolo il regionalismo polarizzi il commercio mondiale in un numero


ristretto di potenti blocchi commerciali con la conseguenza di danneggiare
pesantemente i Paesi pi piccoli, che ne sono esclusi
4. C il pericolo che il regionalismo porti ad un aumento del protezionismo nella
misura in cui le barriere commerciali siano ridotte internamente, ma barriere pi alte
siano erette contro le importazioni provenienti dal resto del mondo. A fondamento di
ci il fatto che i grandi blocchi commerciali hanno lincentivo ad esercitare un potere
di monopsonio imponendo tariffe ottimali nel tentativo di modificare le ragioni di
scambio a loro favore.

FORME DI INTEGRAZIONE REGIONALE


Area di commercio preferenziale (ACP): Accordo in base al quale ciascun paese
partecipante decide di adottare tariffe preferenziali sulle importazioni provenienti dai
paesi membri dell'area, mantenendo la libert di imporre dazi e altre restrizioni sulle
importazioni provenienti dai paesi terzi (ASEAN)

Area di Libero Scambio (ALS): Accordo in base al quale i paesi membri decidono di
eliminare tutte le barriere commerciali agli scambi interni allarea, mantenendo piena
autonomia sulle politiche commerciali nei confronti dei paesi terzi
(EFTA,NAFTA,MERCOSUR). Lassenza di una politica commerciale comune rende
necessario luso della certificazione dorigine dei beni importati; tale pratica consente
infatti di evitare il manifestarsi di forme di arbitraggio triangolare consistenti
nellimportare beni esterni allarea attraverso il paese membro che pratica la tariffa
allimportazione pi bassa.

Unione Doganale (UD): Accordo in base al quale i paesi membri decidono non solo
di abolire tutte le restrizioni commerciali interne allarea ma di adottare anche,
attraverso la fissazione di una tariffa esterna comune (TEC), una politica commerciale
comune nei confronti dei beni provenienti dai paesi terzi (CEE)
Mercato Comune (MC): Accordo in base al quale i paesi membri realizzano, in
aggiunta alla libera circolazione dei beni e dei servizi anche la piena mobilit dei
fattori produttivi

Unione Economica (UE): Accordo in base al quale i paesi aderenti, in aggiunta alla
piena integrazione dei mercati dei beni, dei servizi e dei fattori produttivi decidono di
adottare politiche economiche comuni o convergenti in diversi settori economici.
Le politiche comuni possono essere coordinate tra i governi dei singoli paesi oppure
possono essere gestite centralmente da istituzioni dotate di una giurisdizione
sovranazionale.

Unione Monetaria (UM): Accordo in base al quale alle caratteristiche dellUnione


Economica si aggiunge anche lunificazione monetaria, ovvero un sistema di tassi di
cambio fissi tra le valute dei paesi membri.Il processo di integrazione monetaria che
pu anche portare alla decisione di adottare una singola valuta per lintero mercato
unico implica la necessit di un forte livello di coordinamento delle politiche
macroeconomiche tra gli stati membri, e, dunque la rinuncia a perseguire politiche
fiscali e monetarie nazionali.(UEM)

TEORIA DELLINTEGRAZIONE ECONOMICA REGIONALE


La teoria dellintegrazione economica regionale analizza gli effetti determinati sulla
allocazione delle risorse e sul benessere mondiale da una rimozione geograficamente
discriminatoria degli impedimenti commerciali. A tale proposito la teoria dei dazi
fondata sullipotesi che le tariffe fossero imposte in modo non discriminatorio, cio si
assumeva che una tariffa uniforme fosse applicata su tutti i beni importati
indipendentemente dal tipo di prodotto importato o dal paese di origine. Nella realt,
tuttavia, la discriminazione tariffaria esiste e pu assumere due forme: una
discriminazione di prodotto (commodity discrimination) si ha quando tariffe diverse
sono applicate a beni diversi (ad esempio, il Regolamento CE n. 1119/2009 della
Commissione del 20 novembre 2009 stabilisce un dazio per le importazioni di segala
pari a 44,40 /tonn.); una discriminazione geografica (geographical discrimination).
si ha invece quando allo stesso bene si applicano tariffe diverse a seconda del paese
di origine (ad esempio il Governo Brasiliano ha imposto un dazio sulle calzature
provenienti dalla Cina pari a 13,85US$ al paio). La teoria delle UD studia gli effetti
della discriminazione geografica.
LA TEORIA DELLE UNIONI DOGANALI
Fino alla met del XX secolo, l'opinione prevalente era che lUD andava incoraggiata
in quanto, imponendo la rimozione di alcune tariffe, rappresentava un passo verso
il libero scambio, situazione che consente di realizzare la migliore allocazione delle
risorse e la massimizzazione del benessere mondiale.In una tale prospettiva la
costituzione di unUD veniva considerata una soluzione di ottimo di seconda istanza
(second best).

EFFETTI DEGLI ACCORDI COMMERCIALI REGIONALI:


Effetti allocativi statici; Effetto creazione e diversione di commercio; Effetto ragione
di scambio; Effetti sullo sfruttamento di economie di scala; Effetto pro-
concorrenziale; Effetti sulla efficienza; Effetti dinamici; Effetti di localizzazione

LA TEORIA DELLE UNIONI DOGANALI


Viner contest tale argomentazione evidenziando come la formazione di unUD
poteva determinare, in termini di benessere, due effetti tra loro contrastanti:l'effetto
creazione di commercio (trade creation effect)si genera quando, a seguito della
formazione di unUD, un paese membro sostituisce beni precedentemente prodotti in
autarchia a costi pi elevati con importazioni da paesi membri pi efficienti. L'effetto
diversione di commercio (trade diversion effect) si ha quando, a seguito della
formazione di unUD, un paese membro sostituisce beni precedentemente importati
da paesi terzi pi efficienti con importazioni da paesi membri meno efficienti.

In generale, la valutazione sui guadagni e/o le perdite in termini di benessere


derivanti dalla formazione di unUD dipende, pertanto, da come si combinano i due
effetti. Naturalmente unUD sar auspicabile se e solo se leffetto creazione
maggiore di quello diversione.

EFFETTI DELLUNIONE DAL LATO DEL CONSUMO

Con la creazione e diversione di commercio non si hanno solo effetti dal lato della
produzione,ma anche dal lato del consumo. Creazione di commercio (della rendita
del consumatore) perch i consumatori sostituiscono beni esteri (di paesi membri) a
prezzi minori di quelli prodotti internamente (pre unione). Diversione di commercio
( della rendita del consumatore) perch i consumatori sostituiscono beni esteri (di
paesi membri) a prezzi maggiori di quelli prodotti da altri paesi esterni allunione (per
via della tariffa comune doganale).

LE CONDIZIONI PER UNA UD TRADE- CREATING: La possibilit che unUD


sia trade-creating dipende dai seguenti fattori: 1) Laltezza delle tariffe iniziali
>Quanto pi elevati sono i dazi applicati dal paese prima della sua partecipazione
allUD, tanto maggiore sar l'effetto creazione di commercio; se il dazio iniziale fosse
di tipo proibitivo, allora lUD determinerebbe solo un effetto creazione di
commercio; se viceversa, il dazio iniziale fosse pari ad AC, allora lunione
provocherebbe esclusivamente un effetto diversione di commercio. 2) La numerosit
dei paesi> Quanto pi numerosi sono i paesi che partecipano allUD, tanto
maggiore sar la probabilit che gli effetti creazione superino quelli diversione di
commercio: al limite, se l'UD comprendesse tutti i paesi del mondo la diversione di
commercio cesserebbe di esistere in quanto ci troveremmo in libero scambio. 3) I
divari di efficienza tra lUD e i paesi terzi> Quanto minore il divario di efficienza
tra lUD e il Resto del Mondo, tanto minore sar la probabilit che si verifichi un
effetto diversione di commercio. 4) La distanza geografica tra i paesi membri >
Quanto maggiore la vicinanza geografica tra i paesi membri, tanto pi bassa sar
lincidenza dei costi di trasporto e pertanto, tanto pi alta la probabilit che si abbiano
effetti creazione di commercio. 5) Il grado di concorrenzialit delle economie dei
paesi membri > Quanto pi i paesi membri hanno strutture produttive tra loro
simili, tanto pi elevata sar la probabilit che si verifichino effetti di creazione di
commercio. A cagione delle differenze di efficienza, ciascun paese sar indotto a
orientare il proprio modello di specializzazione dai settori relativamente inefficienti
verso quelli efficienti.

UNIONI DOGANALI E RAGIONI DI SCAMBIO

Una ragione per lesistenza di un UD pu essere ricondotta al possibile


miglioramento della ragione di scambio; come nel caso di un dazio imposto da un
paese grande, quando lUD influenza i prezzi internazionali sia delle importazioni che
delle esportazioni. In primo luogo infatti, un UD aumenta il potere contrattuale dei
paesi membri nelle negoziazioni tariffarie con i paesi non-membri. Da ci deriva che
i paesi membri possono richiedere pi facilmente una riduzione delle tariffe sulle loro
esportazioni e, se questo avviene, possono migliorare le proprie ragioni di scambio.
In secondo luogo, assumendo che la creazione di unUD e l'adozione di una tariffa
esterna comune causi una diversione di commercio e che la curva di offerta del resto
del mondo non sia perfettamente elastica, ci possiamo aspettare che i prezzi delle
importazioni dal resto del mondo decrescano e conseguentemente, le ragioni di
scambio dell'unione migliorino.

UNIONI DOGANALI ED ECONOME DI SCALA STATICHE

La formazione di una UD porta alla creazione di un mercato pi ampio che favorendo


un maggiore grado di specializzazione produttiva rende possibile lo sfruttamento di
economie di scala interne per quelle imprese che prima dell'integrazione producevano
al di sotto della loro dimensione ottimale minima. Corden (1974) accanto ai
tradizionali effetti di creazione e di diversione di commercio individua la possibilit
che si verifichino due ulteriori effetti: Effetto di riduzione dei costi> Dopo la
formazione della UD la produzione si concentra nel paese tra i due pi efficiente. In
questo paese laumento della produzione consente un miglior sfruttamento delle
economie di scala e una conseguente riduzione dei costi unitari. Questo effetto
positivo in termini di benessere. Leffetto riduzione dei costi si differenzia da quello
creazione di commercio in quanto non dovuto alla sostituzione di produzione da
una fonte interna pi cara ad una fonte esterna meno cara, bens alla riduzione dei
costi di una esistente fonte di offerta interna
-Effetto soppressione di commercio> Dopo la formazione della UD la produzione
si concentra nel paese tra i due pi efficiente. Se questo paese prima importava dal
Resto del Mondo, si verificher una sostituzione di importazioni provenienti dal
Resto del mondo con produzione interna. Questo effetto negativo in termini di
benessere perch una pi cara fonte di offerta interna sostituisce una meno cara fonte
di offerta esterna (importazioni dal Resto del mondo).

UNIONI DOGANALI ED EFFICIENZA


La formazione di unUD e la conseguente abolizione degli ostacoli agli scambi
rafforza la concorrenza in mercati, fino a quel momento, protetti e, di conseguenza,
riduce i margini prezzo-costo delle imprese che avevano esercitato un determinato
potere di mercato. La maggiore concorrenza spinge inoltre le imprese a mettere in
atto processi di razionalizzazione tesi a comprimere i propri costi di produzione e a
migliorare la propria efficienza interna o a ridurre la cd. inefficienza-X. Il termine
inefficienza-X, coniato nel 1966 dalleconomista Leibeinstein, fa riferimento a quella
forma di inefficienza derivante da comportamenti e/o prassi organizzative che non
consentono alle imprese di minimizzare i costi di produzione. Tra le principali
motivazioni a base di tale forma di inefficienza vi possono essere:

i) problemi di incompletezza dei contratti del lavoro (nel senso che non
includono unesatta specificazione dei compiti da svolgere);
ii) problemi di agenzia derivanti dal fatto che propriet e management di
unimpresa possono avere obiettivi diversi nonch
iii) problemi legati ad una conoscenza incompleta della funzione della
produzione.

Un tale effetto fu uno dei principali argomenti avanzati per giustificare l'ingresso del
Regno Unito nella CEE. la maggiore pressione concorrenziale, stimolando una
reazione in quelle imprese costrette ad abbandonare le abitudini tipiche di mercati
protetti, aveva un effetto simile a quello di una doccia fredda (cold shower effect).
Tuttavia Corden (1974) fece notare come se, da un lato la rimozione delle tariffe
aumenta la concorrenza nei settori che producono beni concorrenti con quelli
importati, dallaltro il minor stimolo a superare le barriere tariffarie potrebbe
attenuare la spinta verso la ricerca di una maggiore efficienza nei settori che
producono beni che vengono esportati (warm sun effect).

EFFETTO PRO CONCORRENZIALE In presenza di mercati non perfettamente


concorrenziali (monopolio o oligopolio) e in assenza di UD i produttori possono
esercitare potere di mercato protetti dalla concorrenza internazionale attraverso i dazi.
La formazione di una UD consente la rimozione di queste distorsioni poich i
produttori, prima monopolisti, ora debbono confrontarsi con i concorrenti dei paesi
appartenenti allUD. Ci comporter un aumento della concorrenza sul mercato, un
abbattimento dei costi di produzione e dei prezzi, con guadagni netti per leconomia.
Naturalmente indispensabile controllare che con la formazione dellUD i
monopolisti dei diversi paesi non formino tra di loro accordi collusivi per ridurre la
concorrenza nellUD ed ci che l'UE tenta di fare attraverso le politiche per la
concorrenza;

EFFETTI DINAMICI
Laccresciuta concorrenza pu infine portare a miglioramenti dellefficienza dinamica
delle imprese attraverso:

i) lo stimolo e laccelerazione nelle imprese di processi di aggiustamento sul piano


della struttura organizzativa;

ii) lo stimolo di processi di miglioramento della qualit e dellallargamento della


gamma dei prodotti offerti;

iii) la promozione del progresso tecnico e della diffusione delle innovazioni

LEFFETTO DI POLARIZZAZIONE

La formazione di un'UD influenza sia la localizzazione sia il volume degli


investimenti reali.

l'allargamento del mercato conseguente ad un processo di integrazione regionale fa in


modo che i produttori siano pi liberi nel considerare la localizzazione ottimale delle
imprese.
A parit di tutte le altre cose, essi possono decidere di localizzare i loro impianti
laddove certi fattori possono essere acquistati a un costo pi basso o dove esistono
particolari infrastrutture.

La concentrazione geografica delle attivit determina il verificarsi di economie


esterne di scala nella forma di economie di agglomerazione.

Tuttavia ci porta a far s che gli investimenti si concentrino nelle regioni e nei settori
produttivi relativamente pi avanzati con la conseguenza che le regioni pi ricche
diverranno sempre pi ricche e le regioni pi povere sempre pi povere.
Principio di causalit circolare e cumulativa di (Myrdal, 1957) o effetto di
polarizzazione (Hirschman, 1958).

GEOGRAFIA ECONOMICA
Recentemente leffetto di polarizzazione stato ripreso dalla cd. geografia economica
Interrogativo: Una crescente integrazione economica determina una maggiore
agglomerazione delle attivit economiche o una maggiore diffusione spaziale ? La
concentrazione geografica determinata dalla interazione tra rendimenti di scala
crescenti e costi di trasporto

Esiste un trade-off tra economie di scala e costi di trasporto :


In presenza di ampie economie di scala, i produttori preferiranno localizzare la
produzione in un unico luogo : forza centripeta, che porta alla agglomerazione
industriale

In presenza di alti costi di trasporto, i produttori preferiranno localizzare la


produzione vicino ai consumatori, e di conseguenza la produzione non sar
concentrata in un unica localizzazione : forza centriguga, che porta alla diffusione
industriale

INTEGRAZIONE ECONOMICA E IDE


I legami tra integrazione economica regionale ed IDE sono complessi. La teoria
economica ha mostrato che la formazione o lestensione di un accordo di integrazione
regionale influenza i patterns degli IDE attraverso limpatto che esercita sulla
configurazione dei vantaggi di propriet, internalizzazione e localizzazione delle
imprese. In particolare il processo di integrazione regionale modifica la distribuzione
dei vantaggi di localizzazione sia allinterno dellarea, sia tra larea e lesterno.
Abbattimento delle barriere commerciali tra i paesi membri; Innalzamento delle
barriere commerciali nei confronti dei paesi terzi; Allargamento del mercato; Aumenti
di efficienza e riduzione dei costi; Economie di agglomerazione
INTEGRAZIONE E IDE EXTRA AREA
Un aumento della TEC spinge spinge le IM a sostituire importazioni con produzione
internazionale allinterno dellarea integrata (market oriented FDI)

Il timore di un aumento della TEC spinge le IM a investire nellarea integrata


(strategic presence- seeking FDI) per garantirsi un accesso al mercato

La crescita del mercato regionale aumenta lattrattivit e spinge le IM a investire


nellarea integrata (market oriented FDI)

La riduzione dei costi commerciali allinterno dellarea integrata spinge le IM di


paesi terzi a razionalizzare le loro strutture produttive e a concentrare la produzione
per beneficiare delle economie di scala

INTEGRAZIONE E IDE INTRA-AREA

La riduzione dei costi commerciali allinterno dellarea integrata spinge le IM di


paesi membri a razionalizzare le loro strutture produttive e a concentrare la
produzione per beneficiare delle economie di scala (effetto negativo)

La riduzione dei costi commerciali allinterno dellarea integrata spinge le IM di


paesi membri a frammentare il processo produttivo localizzando le diverse fasi a
seconda dei vantaggi comparati dei singoli paesi (effetto positivo). . BILANCIA DEI
PAGAMENTI E TASSI DI CAMBIO

OUTLINE

-La Bilancia dei pagamenti

-Il tasso di cambio: Definizioni, Mercato, Regimi

-Le teorie sulla determinazione del tasso di cambio: La condizione di parit dei tassi
di interesse su base scoperta, La condizione di parit dei poteri di acquisto

DEFINIZIONE
Prospetto statistico che evidenzia le operazioni con lestero effettuate, in un dato
periodo di tempo, nelleconomia di un Paese tra Residenti e non Residenti.

Operazione con lestero>Una operazione che pone in essere o estingue, in tutto o


in parte, crediti o debiti, o che comporta il trasferimento di un diritto su un bene.

Residente>Ogni individuo o societ il cui centro di interessi economici risieda, su


base non temporanea, in una certa economia.
Economia>Insieme di soggetti economici che hanno con un determinato territorio
un legame specifico pi stretto che con ogni altro territorio

BILANCIA DEI PAGAMENTI


a)CONTO CORRENTE: Merci; Servizi(Trasporti (noli e trasporto di
passeggeri);Viaggi; Servizi(comunicazioni,costruzioni, assicurazioni, finanziari,
ecc.); Royalties e licenze) Redditi; Redditi da lavoro (salari, stipendi e altri benefici
pagati a lavoratori non residenti) Redditi da capitale (incassi e i pagamenti connessi
con la detenzione di attivit finanziarie estere o, rispettivamente, con le passivit
finanziarie verso non residenti); Trasferimenti in conto corrente.
b)CONTO CAPITALE:Trasferimenti unilaterali in conto capitale; Attivit
intangibili (brevetti)
c)CONTO FINANZIARIO: Investimenti diretti; Investimenti di portafoglio; Altri
investimenti (i crediti commerciali, i prestiti, i depositi, ecc.); Derivati; Riserve
ufficiali; Errori ed omissioni

MODALIT DI REGISTRAZIONE

Principio della partita doppia> Ogni transazione d origine a due registrazioni di


uguale importo ma di segno contrario. La somma algebrica delle registrazioni per
definizione uguale a zero.

Le registrazioni obbediscono alle seguenti convenzioni di segno:

- Quando un residente importa beni o servizi, o corrisponde redditi allestero

- Quando la transazione determina un aumento delle attivit sullestero o una


riduzione delle passivit sullestero.

+ Quando un residente esporta beni o servizi o percepisce redditi dallestero

+ Quando la transazione determina un aumento delle passivit o una riduzione delle


attivit sullestero
6

> Le transazioni che generano introiti di valuta, che generano redditi, vengono
registrate a credito (+), mentre le transazioni che generano pagamenti di valuta
vengono registrate a debito(-)
Qualsiasi aumento di passivit (o riduzione di attivit) viene registrato a credito,
mentre qualsiasi aumento di attivit (o riduzione di passivit) viene registrato a debito

MODALIT DI REGISTRAZIONE - ESEMPIO

A Credito: Le esportazioni di merci e servizi; Le spese turistiche degli stranieri in


Italia; I trasferimenti unilaterali dallestero; Gli afflussi di capitale per: investimenti,
acquisti di azioni o obbligazioni domestiche, prestiti, pagamento interessi
A Debito: Le importazioni di merci e servizi; Le spese turistiche degli italiani
allestero; I trasferimenti unilaterali allestero; I deflussi di capitale per: investimenti,
acquisti di azioni o obbligazioni estere, prestiti, pagamento interessi.

I SALDI DELLA BDP


Dal punto di vista contabile il saldo di BP sempre nullo cio BP=0 > BP = saldo
c. corr. + saldo c. cap. + saldo c. fin. = 0. Ma dal punto di vista economico sostanziale
il saldo di BP che interessa cos definito BP = saldo c. corr. + saldo c. cap. + saldo
c. fin. var. ris. uff. Questo saldo corrisponde algebricamente alla variazione delle
riserve ufficiali.

IL MERCATO DEI CAMBI: ELEMENTI CARATTERISTICI

Il mercato dei cambi (foreign exchange market), considerato il pi importante


mercato finanziario esistente (per volume di negoziazioni, per numero e tipologia dei
partecipanti, per la variet di prodotti offerti, nonch per gli effetti prodotti sulle altre
grandezze delleconomia), il luogo in cui avviene lo scambio di una valuta contro
unaltra.

E un mercato globale che funziona 24 ore su 24, presenta elevata volatilit e le cui
transazioni superano di gran lunga quelle commerciali.

IL MERCATO DEI CAMBI: FUNZIONI

Il mercato dei cambi svolge tre principali funzioni:

1. rende possibile gli scambi commerciali o trasferimenti di capitali che


coinvolgono operatori di paesi con differenti valute;
2. rende possibile il finanziamento dei crediti in valuta detenuti dallesportatore
(es.: cessione del credito ad una banca dietro presentazione di fattura);

3. permette di coprire il rischio di cambio (exchange rate risk) degli operatori che
detengono posizioni in valuta.
12

IL MERCATO DEI CAMBI: GLI OPERATORI

Il mercato dei cambi si compone di un mercato allingrosso (interbancario) e di un


mercato al dettaglio (su base individuale) sui quali interagiscono i seguenti operatori:

1) I dealers operano in proprio fornendo quotazioni differenziate per lacquisto e per


la vendita di valuta

2) I brokers non assumono una diretta posizione sulle valute ma agiscono quali
semplici intermediari agevolando il contatto tra i diversi operatori.

3) Gli speculatori assumono posizioni in valuta (e dunque un rischio di posizione)


con il fine di trarre un profitto dalla dinamica del cambio.

4) Gli arbitraggisti cercano di approfittare della presenza di opportunit di


arbitraggio, ovvero di condizioni di mercato, normalmente temporanee, in cui
possibile conseguire un guadagno senza assumere alcun rischio: il guadagno
deriva infatti dalla contestuale assunzione di una posizione lunga e corta a
condizioni di prezzo differenti

5) Le Banche Centrali: Esse possono intervenire sul mercato dei cambi con
operazioni di acquisto o di vendita di valute al fine di condizionare il corso
della propria valuta;

6) Individui ed imprese: importatori, esportatori, investitori istituzionali, turisti, ecc.,


che effettuano transazioni sul mercato dei cambi per perfezionare transazioni
commerciali o finanziarie

IL MERCATO DEI CAMBI: LE OPERAZIONI


Le principali tipologie di operazioni svolte sul mercato dei cambi sono:

Spot transactions: compravendite di valute a pronti il cui regolamento (value date) ha


luogo normalmente il secondo giorno lavorativo successivo a quello della stipula del
contratto (trade date).

Outright forward transactions: compravendite di valute in cui il tasso di cambio


(dettocambio a termine) stabilito al momento della stipula ma il pagamento e la
consegna differito per pi di due giorni lavorativi (solitamente 1, 2, 3, 6 e 12 mesi).

FX Swap transactions: risultano dalla combinazione di due operazioni di segno


opposto e diversa scadenza. Possono essere del tipo: spot again forward(risultano
dalla combinazione di una compravendita a pronti con una di segno opposto a
termine) o forward again forward (entrambe le operazioni sono a termine ma con
scadenze diverse).

Currency futures: contratti a termine standardizzati negoziati esclusivamente in borse


regolamentate

Currency options: conferiscono allacquirente, dietro pagamento di un premio al


venditore, il diritto di acquistare (call) o di vendere (put) un determinato quantitativo
di una certa valuta ad un tasso di cambio predeterminato.

LE MODALIT DI QUOTAZIONE

Il tasso di cambio esprime il valore di una valuta espressa in termini di unit di


unaltra valuta.

Il tasso di cambio pu fare riferimento a contrattazioni

apronti(spot)oppure a termine(outrightforwardeswap).

Ogni tasso di cambio comunque bilaterale e pu essere espresso in modo: Diretto,


indiretto

Quotazione diretta (incerto per certo): indica la quantit (incerta) di moneta nazionale
necessaria per acquistare ununit (certa) di moneta estera (es. N di euro : 1 $)
prezzo della valuta interna in termini della valuta estera incerto per certo

Quotazione indiretta (certo per incerto): indica la quantit (incerta) di moneta estera
necessaria ad acquistare ununit (certa) di valuta nazionale (es. N di $ : 1 euro)
prezzo della valuta estera in termini di valuta interna

APPREZZAMENTO E DEPREZZAMENTO
Una variazione dei tassi di cambio ha significati diversi nei due sistemi di quotazione

Diretta (incerto per certo): un aumento del t.c. indica un deprezzamento della
valuta nazionale (ossia, un apprezzamento della valuta estera); una
diminuzione del t.c. indica un apprezzamento della valuta nazionale (ossia, un
deprezzamento della valuta estera)

Indiretta (certo per incerto): un aumento del t.c. indica un apprezzamento della
valuta nazionale (ossia, un deprezzamento della valuta estera); una
diminuzione del t.c. indica un deprezzamento della valuta nazionale (ossia, un
apprezzamento della valuta estera

TASSO DI CAMBIO SPOT E FORWARD: Contratti a pronti e contratti a termine

I contratti a pronti (on the spot) prevedono che lo scambio tra valute avvenga appena
laccordo stato raggiunto

I contratti a termine (forward) prevedono che lo scambio tra valute avvenga ad una
scadenza futura specificata nel contratto (trenta, novanta, centottanta giorni, ma anche
oltre). Essi sono nati come strumento di assicurazione del rischio di cambio nei casi
di transazioni internazionali con pagamento differito.

I tassi di cambio a pronti e a termine, sebbene non necessariamente coincidenti,


variano in modo strettamente correlato.

CAMBI FLESSIBILI
Come si determina il tasso di cambio? Domanda e offerta di valuta estera si
confrontano in un mercato delle valute o dei cambi, nel quale si determinano i tassi di
cambio nominali (bilaterali). Ad esempio: lesportazione genera offerta di valuta
estera; limportazione genera domanda di valuta estera

TASSI DI CAMBIO E BILANCIA DEI PAGAMENTI

BP>0 eccesso di domanda di euro nel mercato delle valute; cio eccesso di offerta di
valuta estera e introito netto di valuta estera e (apprezzamento)

BP<0 eccesso di offerta di euro nel mercato delle valute; cio eccesso di domanda di
valuta estera e esborso netto di valuta estera e (deprezzamento)

CAMBI FISSI
Come si determina il tasso di cambio? Un accordo internazionale tra le autorit
monetarie dei vari paesi stabilisce le parit cio i valori a cui devono essere
ancorati i tassi di cambio nominali. Le autorit monetarie intervengono nel mercato
delle valute per compensare gli eccessi di domanda e offerta e mantenere il cambio al
livello della sua parit

BP>0 eccesso di domanda di euro (eccesso di offerta di valuta estera) la banca


centrale cede euro (acquisendo in cambio di valuta estera) per compensare leccesso
di domanda, in misura sufficiente a mantenere stabile il tasso di cambio e aumentano
le riserve ufficiali di valuta estera presso la banca centrale
BP<0 eccesso di offerta di euro (eccesso di domanda di valuta estera) la banca
centrale assorbe euro (cedendo in cambio di valuta estera) per compensare leccesso
di offerta, in misura sufficiente a mantenere stabile il tasso di cambio ma
diminuiscono le riserve ufficiali di valuta estera presso la banca centrale

CAMBI FISSI VS CAMBI FLESSIBILI VANTAGGI DEI TASSI DI CAMBIO


FISSI
Riduzione dellincertezza. In un regime di cambi fissi, il commercio e linvestimento
internazionale diventano molto meno rischiosi, perch i profitti non sono influenzati
dallandamento del tasso di cambio.

Speculazione minima o nulla. A condizione che il tasso di cambio sia assolutamente


fisso e che gli individui ritengano che rester tale del tutto inutile speculare.

Impedire al governo di perseguire politiche macroeconomiche irresponsabili. Se un


governo, in maniera deliberata, espande eccessivamente la domanda aggregata, il
conseguente squilibrio della BdP lo costringe presto o tardi ad attuare politiche
restrittive (a meno che non ricorra a controlli delle importazioni).

CAMBI FISSI VS CAMBI FLESSIBILI SVANTAGGI DEI TASSI DI CAMBIO


FISSI
I cambi fissi minano lefficacia della politica monetaria. I disavanzi della BdP
possono condurre a una recessione. Poich le politiche dellofferta sono
tendenzialmente efficaci solo nel lungo periodo, per evitare di ricorrere a misure
protezionistiche il governo sar costretto a ridurre il tasso di crescita della domanda
aggregata. Questo, sua volta, provoca un aumento della disoccupazione e
potenzialmente una recessione.
Problemi di liquidit internazionale. Le riserve nazionali di valuta devono essere
sufficienti a difendere il tasso di cambio fisso nei periodi di squilibri della bilancia dei
pagamenti. Pertanto, in un regime di cambi fissi, importante evitare che la liquidit
internazionale risulti carente.
Speculazione. Se gli speculatori ritengono che un tasso di cambio fisso non potr
essere difeso a lungo, lanceranno massicci attacchi speculativi contro la valuta
nazionale. Ad esempio, in presenza di un cospicuo disavanzo, gli speculatori
venderanno la valuta nazionale. Le vendite speculative avranno leffetto di aggravare
il disavanzo, e potrebbero persino costringere il governo a svalutare (crisi finanziarie
del Sud-Est asiatico nel 1997 e del peso argentino nel 2002).

CAMBI FISSI VS CAMBI FLESSIBILI: VANTAGGI DEI TASSI DI CAMBIO


FLESSIBILI
Correzione automatica.Anzich intervenire nel mercato valutario, il governo lascia
che il tasso di cambio si aggiusti liberamente verso lequilibrio. Gli squilibri della
bilancia dei pagamenti vengono corretti in maniera automatica e istantanea.
Nessun problema di liquidit internazionale e di riserve. Poich la BC non interviene
nel mercato dei cambi, non necessario detenere riserve.
Libert di scegliere le politiche economiche interne. In un regime di cambi fluttuanti,
invece, il governo pu scegliere il livello di domanda interna che ritiene pi
opportuno, e lasciare che eventuali squilibri della BdP siano corretti dalle fluttuazioni
del tasso di cambio.

CAMBI FISSI VS CAMBI FLESSIBILI- SVANTAGGI DEI TASSI DI CAMBIO


FLESSIBILI
Speculazione. In presenza di incertezza ed in assenza di restrizioni alla speculazione
valutaria, enormi volumi di depositi a breve termine si muovono liberamente da un
paese allaltro. La speculazione pu avere un impatto fortemente destabilizzante nel
breve periodo, provocando una marcata iper reazione dei tassi di cambio.
Incertezza per gli operatori commerciali e gli speculatori. Lincertezza causata dalle
fluttuazioni valutarie pu scoraggiare i commerci e gli investimenti internazionali.
In una certa misura, il problema pu essere risolto facendo ricorso al mercato a
t e r m i n e d e i c a m b i .
Scarsa disciplina economica a livello nazionale. I governi possono perseguire
politiche inflazionistiche irresponsabili. Analogamente, imprese e sindacati possono
spingere al rialzo prezzi e salari, senza il timore di perdere quote di mercato
allestero. Il deprezzamento risultante da questa inflazione alimenta a sua volta la
spirale inflazionistica, innalzando il prezzo delle importazioni.

UNA TASSONOMIA DEI REGIMI DI CAMBIO


Secondo il FMI i regimi di cambio possono essere classificati secondo la seguente
tassonomia sulla base della loro flessibilit e sulla presenza di impegni formali o
informali.

Dollarizzazione: viene adottata una moneta emessa da un altro paese (in genere il
dollaro). E' un caso estremo di tasso di cambio fisso in cui la politica monetaria
svolta dal paese estero
L'adozione di una valuta comune a pi paesi, come nel caso dell'euro, ricade in questa
categoria.

Currency Board: E un regime di cambio basato sull'istituzionalizzazione del vincolo


della politica monetaria (attraverso una legge speciale o l'inserimento nella
costituzione). Il currency board un'autorit monetaria che si sostituisce o si affianca
alla BC ed emette valuta soltanto se questa coperta da un eguale ammontare di
valuta estera alla quale la valuta domestica legata da un cambio fisso.
L'operato della BC del paese che adotta il currency board legato alla condotta della
banca centrale del paese verso cui il tasso stato fissato (con conseguente perdita di
autonomia della politica monetaria).

Tasso di cambio fisso (Peg): il tasso di cambio della valuta domestica fissato ad
un'altra valuta (o ad un paniere di valute) e pu oscillare allinterno di una banda
piuttosto limitata tra -/+ 1-2%.

Non c'e alcun impegno legale a mantenere la parit irrevocabilmente, ma la BC si


impegna a mantenere la parit centrale attraverso interventi diretti (acquisto/vendita
di valuta estera) o indiretti (manovre sui tassi).

La flessibilit della politica monetaria, bench limitata, mantenuta, soprattutto


perche le barriere all'uscita sono deboli ed un paese pu decidere di abbandonare il
tasso di cambio o modificare la parit (riallineamento).

Si tratta in genere di accordi unilaterali (un paese fissa la propria valuta ad una
estera), ma esistono anche accordi multilaterali (come lo SME).

Crawling peg (parit strisciante): il tasso di cambio ancora ancorato ad una valuta
(o ad un paniere di valute), ma la parit viene aggiustata periodicamente (con
variazioni ridotte) sulla base di alcuni indicatori prefissati, generalmente il
differenziale inflazionistico tra i due paesi.
Fluttuazione all'interno di una banda: il tasso di cambio viene lasciato fluttuare
liberamente all'interno di una banda di oscillazione e la BC interviene solo quando il
tasso di cambio si avvicina agli estremi.

La parit centrale e i margini possono essere fissi (target zone) o aggiustati


periodicamente sulla base di alcuni indicatori predeterminati (crawling bands).

Il grado di flessibilit del cambio dipende dall'ampiezza della banda.


Fluttuazione sporca (managed floating): l'autorit monetaria cerca di influenzare il
tasso di cambio attraverso interventi diretti o indiretti, ma senza avere un
preciso obiettivo di cambio.

Gli interventi sono sporadici e determinati da eventi particolari (ad esempio, un


peggioramento non strutturale della bilancia dei pagamenti).

Tassi di cambio perfettamente flessibili (independently floating): il tasso di cambio


determinato unicamente dalle forze di mercato, senza alcun intervento delle autorit
monetarie mirato a stabilizzare o indirizzare il tasso di cambio.

IL RUOLO DEI MERCATI FINANZIARI


Il mercato finanziario svolge la funzione di trasferire potere dacquisto dai detentori
di ricchezza agli operatori che spendono in eccesso rispetto a quanto incassano. I
primi perseguono lobiettivo congiunto di: massimizzare i proventi dei loro
investimenti finanziari, indirizzandoli verso gli impieghi pi remunerativi;
minimizzare il rischio di perdere la loro ricchezza a causa delleventuale insolvenza
degli operatori, ad esempio quando i loro progetti di investimento si rivelino
infruttuosi perch troppo rischiosi.

Le condizioni perch il mercato finanziario sia efficiente sono tre:

1. che le informazioni trasparenti e complete;

2. che il portafoglio titoli sia sufficientemente


diversificato

3. che il mercato non sia preda di uno shock macroeconomico negativo, nel quale i
prezzi di tutti i titoli si riducano. In questultimo caso si verifica una crisi
finanziaria

LA DOMANDA DI ATTIVIT IN VALUTA ESTERA

La domanda di unattivit finanziaria denominata in valuta estera dipende dagli stessi


fattori che agiscono sulla domanda delle altre attivit. In particolare: il tasso di
rendimento; il rischio (il grado di variabilit che essa conferisce alla ricchezza); la
liquidit (la facilit con cui lattivit pu essere venduta o scambiata contro beni)

Il tasso di rendimento dato dalla differenza tra il valore futuro atteso dellattivit e il
prezzo corrente. Possiamo distinguere tra: Tasso di rendimento monetario: variazione
percentuale del valore di unattivit in un certo periodo di tempo. Ad esempio, il
rendimento annuale di un conto di risparmio di $100 con un tasso di interesse del 2%
e $100 x 1,02 = $102, quindi il tasso di rendimento e = ($102 - $100)/$100 = 2%
Tasso di rendimento reale: tasso di rendimento monetario aggiustato per linflazione.
Il tasso di rendimento reale per il conto di risparmio con inflazione pari a 1,5% e: 2%
1,5% = 0,5%.

Per semplicit, ipotizziamo che il rischio e la liquidit delle attivit siano gli stessi,
indipendentemente dalla valuta di denominazione.
Ne consegue che gli investitori saranno principalmente interessati ai tassi di
rendimento sulle attivit.

Nel caso di unattivit in valuta estera, per calcolarne il tasso di rendimento sono
pertanto necessarie due informazioni: come varier il valore monetario dellattivit e
come varieranno i tassi di cambio. Pertanto il tasso di rendimento determinato da:
il tasso di interesse che le attivit fruttano.
le aspettative di apprezzamento o deprezzamento.

Per un operatore italiano, il rendimento atteso su una attivit in valuta estera in


termini di euro sar uguale al tasso di interesse estero pi lapprezzamento atteso
della valuta estera che, a sua volta, sar uguale alla variazione attesa delleuro
cambiata di segno: Vale a dire: Se iF = 5% e ci sia aspetta che leuro si apprezzi di
circa il 4%, allora il rendimento atteso dellattivit in dollari in termini di euro sar

dell1%.>  

Poich il rendimento atteso in termini di euro dalloperatore italiano sullattivit


denominata in euro semplicemente pari a: i di conseguenza, il rendimento
D >

relativo dellattivit sar pari a: 

La domanda di attivit in valuta estera







LA PARIT SCOPERTA DEI TASSI DI INTERESSE
Data questa condizione, il mercato dei cambi si trova in equilibrio quando i depositi
denominati in tutte le valute offrono lo stesso rendimento atteso. In altre parole, in
presenza di mercati integrati, i rendimenti di attivit finanziarie simili (per grado di
rischio e liquidit) devono essere gli stessi, una volta espressi in valuta comune
(condizione di parit dei tassi di interesse).
LA RELAZIONE DELLA PARIT SCOPERTA DEI TASSI DI INTERESSE
D F
Se i titoli sono perfetti sostituti, avremo che: i i
e
Il tasso di interesse nazionale uguale al tasso di interesse E E t 1 t Et estero
meno lapprezzamento atteso della valuta nazionale. Oppure in modo pi intuitivo il
tasso di interesse nazionale uguale al tasso di interesse estero pi lapprezzamento
atteso della valuta estera.

La condizione di arbitraggio stabilisce che:


se il tasso di rendimento atteso delle attivit denominate in valuta estera aumenta (si
riduce), gli investitori risponderanno aumentando (riducendo) il possesso di attivit
denominate in valuta estera e riducendo (aumentando) il possesso di attivit
denominate in valuta nazionale.

LEQUILIBRIO NEL MERCATO VALUTARIO


Il mercato valutario in equilibrio quando i tassi di rendimento attesi su attivit
denominate in valute diverse sono uguali. Per comprendere il ruolo della parit dei
tassi di interesse nella determinazione del tasso di cambio occorre esaminare come i
tassi di rendimento attesi su attivit denominate in valute diverse si modificano al
variare del tasso di cambio corrente.

FATTORI ESPLICATIVI NELLE VARIAZIONI DEI TASSI DI CAMBIO


Assumendo la validit della condizione di parit dei tassi di interesse, dati il tasso di
interesse estero, il tasso di interesse nazionale e il tasso di cambio atteso, sar
possibile individuare un tasso di cambio di equilibrio.

Da quali fattori dipendono le sue variazioni ?

Variazioni del tasso di interesse nazionale. Un aumento del tasso di interesse


nazionale, aumenta a parit di ogni altra condizione, il rendimento atteso dellattivit
nazionale e provoca un apprezzamento della valuta nazionale

Variazioni del tasso di interesse estero. Un aumento del tasso di interesse estero,
aumenta a parit di ogni altra condizione, il rendimento atteso dellattivit estera e
provoca un deprezzamento della valuta nazionale.

Variazioni del tasso di cambio atteso. Una diminuzione del tasso di cambio atteso fa
diminuire lapprezzamento atteso della valuta nazionale e di conseguenza aumenta
quello della valuta estera. Da ci ne segue un aumento del rendimento atteso
dellattivit estera e un deprezzamento della valuta nazionale

LA LEGGE DEL PREZZO UNICO (LPU)


La relazione tra tasso di cambio e livello dei prezzi trae spunto da una semplice
relazione di arbitraggio, nota come legge del prezzo unico (LPU). In presenza di
mercati internazionali integrati, lo stesso bene deve avere lo stesso prezzo (espresso
in valuta comune) all'interno di mercati diversi: PiUS =E$/ PiEU

In altri termini, il bene i-esimo negli Stati Uniti (Pi US) deve avere lo stesso prezzo
che in Europa (Pi EU), una volta che il prezzo in euro sia stato convertito in dollari
per mezzo del tasso di cambio corrente (E$/). Ne consegue che il tasso di cambio
non e null'altro che il rapporto tra i due prezzi del bene i-esimo: E$/=PiUS /PiEU

LA RELAZIONE DELLA PARIT DEL POTERE DI ACQUISTO


Se da due beni singoli passiamo a considerare due identici panieri di beni venduti in
paesi diversi, per la LPU questi devono avere lo stesso prezzo espresso in valuta
comune. Pertanto, il tasso di cambio tra due valute non sar altro che il rapporto tra il
livello dei prezzi nei rispettivi due paesi: E$/ = PUS / PEU

Un aumento (diminuzione) del potere di acquisto della moneta si traduce in un


proporzionale apprezzamento (deprezzamento) della moneta.

La parit del potere di acquisto (PPP) fu inizialmente stabilita dalleconomista


svedese Gustav Cassel che la usava come riferimento per determinare nuove serie di
tassi di cambio ufficiali alla fine della prima guerra mondiale.
Le Banche Centrali usano la PPP come guida per stabilire nuove parit quando quelle
vecchie sono in disequilibrio. La PPP espressa in due versioni: La versione assoluta
e la versione relativa

LA RELAZIONE DELLA PARIT DEL POTERE DI ACQUISTO VERSIONE


ASSOLUTA
Nella sua versione assoluta, la PPP afferma che i livelli dei prezzi dovrebbero
essere uguali in tutto il mondo, se espressi in una valuta comune. A tale proposito
lEconomist calcola un indice Big Mac index che consente di verificare il rispetto
della PPP. Ad esempio: se: Il costo in I al 20 ottobre 2008 = Euro 2.85. Il costo in US
al 20 ottobre 2008 = USD 3.06. Allora: Per la PPP implicita = 2.85 / 3.06 = 0.93
euro / USD. Se il tasso di cambio corrente alla data in questione era 1,3, allora in
accordo con la PPP, leuro sopravalutato del 39% sul dollaro. (1.30 0.93) / 0,93 =
39%

LA RELAZIONE DELLA PARIT DEL POTERE DI ACQUISTO- VERSIONE


RELATIVA

La versione relativa della PPP afferma che il tasso di cambio tra due valute si
aggiuster per riflettere i cambiamenti nel livello dei prezzi dei due paesi. In forma
analitica avremo che: E /E = (1 + )/(1 + ) Approssimata linearmente
1 0 F D
e = E /E 1 -
1 0 F D

Il tasso di cambio durante un periodo determinato dovrebbe essere uguale al


differenziale di inflazione nello stesso periodo.
Da ci deriva che: le valute di paesi con alti tassi di inflazione dovrebbero deprezzarsi
in relazione alle valute di paesi con tassi di inflazione pi bassi

LA RELAZIONE DELLA PARIT DEL POTERE DI ACQUISTO


Legge del prezzo unico (law of one price): evidenze empiriche
Per alcuni beni (omogenei e totalmente standardizzati) perfettamente rispettata: oro,
argento, petrolio etc.. Per gli altri beni, la legge non rispettata perch: I beni sono
non confrontabili perch non omogenei o standardizzati
Esistono costi di transazione, dazi e tariffe doganali
Le variazioni del tasso di cambio non sono trasferite in toto dal produttore al
consumatore: il produttore pu diminuire i suoi margini per assorbire parzialmente le
variazioni del tasso di cambio
PPP: evidenze empiriche
Difficilmente testabile a causa di panieri dei prezzi che hanno
composizione diverse in ogni paese
La legge non rispettata nel breve termine mentre lo nel medio lungo termine

EFFETTO FISHER
I tassi dinteresse sono tipicamente espressi in termini nominali. Tuttavia nelle
decisioni di investimento quello che conta il tasso di interesse reale; i.e. il tasso a
cui beni correnti sono convertiti in beni futuri.

Il tasso di interesse reale rappresenta lincremento netto nella ricchezza che gli
individui si aspettano di ottenere quando mettono da parte e investono i lori guadagni

LEffetto Fischer (che prende il nome dalleconomista americano Irving Fisher)


afferma che: (1 + tasso nominale) = (1 + tasso reale) * (1+ tasso dinflazione atteso)
(1 + i) = (1 + r) * (1 + e) i = r + e + r e

EFFETTO FISHER INTERNAZIONALE


Se il rendimento reale richiesto pari al 3% e linflazione attesa pari al 10% allora
linteresse nominale sar pari al 13,3%.
Infatti 1 avr il potere di acquisto di 0,9 lanno prossimo, quindi 0.103
compensano la perdita nel potere di acquisto e 0.3 forniranno un rendimento reale.
A livello internazionale i tassi di interesse reali sono stabili e tendono ad essere gli
stessi. Infatti i rendimenti reali si equilibrano tra i diversi paesi grazie allarbitraggio.
Se i rendimenti reali attesi sono pi alti in una valuta piuttosto che in unaltra, allora i
capitali dovrebbero muoversi verso la prima valuta.
Nel paese nazionale:(1+iD)= (1+ rD) * (1+ De)
Nel paese estero:(1+iF)= (1+rF)* (1+ Fe)

Assumendo che i tassi di interesse reali siano uguali a livello internazionale avremo
che, in equilibrio, il differenziale del tasso dinteresse nominale sar uguale al
differenziale dellinflazione attesa tra due valute.

8. LE
POLITICHE DI VARIAZIONE E DI
ORIENTAMENTO DELLA SPESA
-Relazioni contabili macroeconomiche in economia aperta

-Aggiustamenti della BC attraverso variazioni della spesa

-Aggiustamenti della BC attraverso variazioni del tasso di cambio

I FLUSSI INTERNAZIONALI DI CAPITALI E BENI IL RUOLO DELLE


ESPORTAZIONI NETTE
Spesa in beni nazionali:
d
C Consumo di beni e servizi nazionali
d
I Investimenti in beni e servizi nazionali
d
G Spesa pubblica per beni e servizi nazionali

EX Esportazioni di beni e servizi nazionali

La somma di queste componenti rappresenta la spesa totale per beni e servizi prodotti
nel paese.

La spesa nazionale in beni e servizi prodotti allestero data da:


f
C Consumi di beni e servizi nazionali
f
I Investimenti in beni e servizi nazionali
f
G Spesa pubblica per beni e servizi nazionali

La somma di queste componenti rappresenta la spesa totale per beni e servizi


importati: IM

Pertanto: Consumo, investimenti e spesa pubblica totali:

d f (consumo totale)
C=C +C

d f (investimenti totali)
I=I +I

d f (spesa pubblica totale)


G=G +G

f f f
Identit del reddito: Y = (C C ) + (I I ) + (G G ) + EX Ovvero,
f f f
Y = C + I + G + EX (C + I + G )

Y = C + I + G + EX IM

Identit del reddito: Definendo NX = EX IM abbiamo Y = C + I + G + NX ovvero


NX = Y (C + I + G) Se il prodotto superiore/inferiore alla spesa interna le
esportazioni nette sono positive/negative

Esportazioni nette: Bilancia commerciale Definizione: NX = EX IM


SeNX>0 la bilancia commerciale in avanzo
Se NX < 0 la bilancia commerciale in disavanzo

I FLUSSI INTERNAZIONALI DI CAPITALI E BENI


IL FLUSSO DI CAPITALI> Flusso netto di capitali: Flusso di capitali

Definizione: SI> Risparmio Investimenti

Acquisto netto di attivit estere: Se S I > 0 il paese un creditore netto


Se S I < 0 il paese un debitore netto

IL SALDO DELLE PARTITE CORRENTI


Identit del reddito pu essere espressa:
Y C G = I + NX dove
Y C G = S quindi: S I = NX
IL SALDO DELLE PARTITE CORRENTI
Il flusso netto = Saldo delle partite di capitali correnti

SI = NX
I paesi con: Avanzo delle partite correnti = creditori netti

Disavanzo delle partite correnti = debitori netti

Il flusso netto = Saldo delle partite di capitali correnti > SI = NX


Se S > I il paese risparmia pi di quanto stia investendo. Il rimanente investito
allestero come contropartita delle esportazioni nette positive NX > 0

Le esportazioni sono pagate in valuta estera che entra nel paese (esempio:
esportazioni in Giappone) Questa valuta (esempio: yen) rappresenta una attivit per il
paese (Italia) ma un debito per lestero (Giappone).
Questo significa che le esportazioni si traducono in prestiti allestero.
Quindi> Un saldo positivo delle partite correnti associato a un risparmio
nazionale superiore agli investimenti e a un credito netto nei confronti dellestero.
Questo implica inoltre: Le politiche che aumentano il risparmio nazionale sono
associate a un miglioramento delle partite correnti. In particolare: Un maggiore
deficit del settore pubblico G > T riduce il risparmio nazionale e, a parit di
investimenti, peggiora le partite correnti. Il deficit (debito) pubblico peggiora il saldo
delle partite correnti e rende il paese debitore nei confronti dellestero.

EQUILIBRIO INTERNO E ESTERNO


Per equilibrio interno si intende una situazione in cui la domanda aggregata uguale
al livello di produzione. Lequilibrio interno pieno si ha quando la produzione
quella di piena occupazione. Per equilibrio esterno invece si intende quella situazione
in cui la bilancia dei pagamenti (ora solamente commerciale) presenta un saldo
commerciale pari a zero.

EQUILIBRIO ESTERNO E POLITICA MACROECONOMICA

Obiettivo: presentiamo un modello macroeconomico di economia aperta al fine di


spiegare leffetto sulle partite correnti di diversi provvedimenti di politica economica.
Ipotesi: il paese in questione un economia piccola e senza restrizioni ai movimenti
di capitali. Ci implica che: il tasso di interesse interno pari a quello internazionale

IL TASSO DI INTERESSE IN UNA PICCOLA ECONOMIA APERTA


Una piccola economia non ha un effetto considerevole sul tasso di interesse
mondiale. Se il tasso di interesse nazionale r fosse superiore al tasso di interesse
mondiale r* si verificherebbe una enorme entrata di capitali nel paese.
Gli arbitraggisti otterrebbero profitti a rischio nullo. Questa maggiore offerta di
capitali di prestito porta a una riduzione del tasso di interesse interno fino a che: r* = r

IL TASSO DI CAMBIO REALE:DEFINIZIONE (slide 19 e 20)


Il tasso di cambio reale o ragione di scambio(e ) rappresenta il prezzo relativo dei
beni nazionali e dei beni esteri (ad esempio: auto giapponesi per auto europea)

Se confrontiamo i prezzi di unauto europea che costa 10 mila euro e una


giapponese da 2,4 milioni di yen:

Se il cambio yen/euro 120 allora il costo dellauto europea 1,2 milioni di yen
ovvero la met.

Nel mondo reale: e il prezzo relativo di un paniere di beni nazionali in termine di un


paniere di beni esteri.

Nel modello macro> esiste un solo bene, prodotto. quindi e il prezzo relativo
del prodotto di un paese in termini del prodotto di un altro paese.

LA FUNZIONE DELLE ESPORTAZIONI


X = X(Y*, e) Y*=reddito estero

X cresce se Y*cresce . Infatti se cresce Y* aumentano le importazioni dellestero, che


sono le nostre esportazioni.

X cresce se e decresce. Al decrescere di e si ha un deprezzamento reale:

i beni esteri divengono relativamente pi cari dei beni nazionali

allestero i beni nazionali diventano relativamente meno cari dei beni esteri

aumenta la domanda di beni nazionali allestero, ovvero le esportazioni

LA FUNZIONE DELLE IMPORTAZIONI


Q = Q(Y, e) (espresse in valuta estera)
Q cresce se Ycresce . Infatti se cresce Y crescono i C e gli I e parte di questa spesa si
rivolge a beni esteri.

Q cresce se e cresce. Al crescere di e si ha un apprezzamento reale:

i beni esteri diventano meno cari, in termini di beni nazionali


le importazioni aumentano
VARIAZIONI DI Y ED EFFETTI SU NX
Variazioni della domanda autonoma (ad esempio un aumento di G)

Aumenta la spesa aggregata ed aumenta la produzione Y


I cresce
Le importazioni aumentano e NX diminuisce. Si ha un disavanzo commerciale

VARIAZIONI DI Y* ED EFFETTI SU NX
Un aumento del reddito estero (Y*) comporta un aumento della domanda estera e
provoca un aumento (dello stesso segno) delle esportazioni.

Questo ha due effetti:


1) La domanda di beni nazionali aumenta e, di conseguenza, aumenta anche la
produzione.

2) Un aumento della produzione (Y) determina anche un aumento delle importazioni

Conseguenze: (i) Y di equilibrio aumenta; (ii) le importazioni aumentano ma meno


dellincremento di X; quindi, NXcresce (migliora il saldo di bil. commerciale)

Assumiamo che la bilancia commerciale sia in equilibrio allinizio del periodo Y*


cresce
>aumento delle esportazioni, X cresce
>aumento della domanda di beni nazionali cresce (per ogni livello di produzione)
>produzione cresce
>la bilancia commerciale migliora

Un aumento della domanda nazionale provoca un incremento della produzione, ma


anche un peggioramento del saldo commerciale
Un aumento della domanda estera provoca un incremento della produzione, ma anche
un miglioramento del saldo commerciale => in economia aperta le politiche
economiche di un paese hanno effetti anche sugli altri paesi,in particolare sui partner
commercia => questo rende pi complicato il compito della politica economica,
specialmente fiscale => necessit di coordinamento => G8

VARIAZIONI DEL TASSO DI CAMBIO REALE E NX


Variazioni del tasso di cambio reale hanno effetti sul saldo della bilancia
commerciale: NX= X(Y*, e)- (1/e) PER Q(Y, e)
Un deprezzamento reale (diminuzione di e) causa:
1) un aumento di X, perch i beni nazionali sono meno cari (effetto quantit)
2) una riduzione di Q, perch i beni esteri sono pi cari (effetto quantit)
3) un aumento del valore delle importazioni in valuta nazionale (effetto prezzo)

CONDIZIONE DI MARSHALL-LERNER
Effetti di un deprezzamento in termini reali (diminuzione di e) :

NX(Y,Y*, e)= cresce X(Y*, e) - [cresce (1/e) per Q(Y, e) decresce ]

Leffetto prezzo in direzione opposta agli effetti quantit e, se prevale, le


esportazioni nette possono diminuire

Assumiamo che leffetto prezzo non possa prevalere

Quindi, un deprezzamento (apprezzamento) fa sempre aumentare (diminuire) le


esportazioni nette:

Se e cresce alloraNX decresce; Se e decresce allora NX cresce> E soddisfatta la


condizione di Marshall-Lerner. (slide da 31 a 39)

8. LEFFICACIA DELLA POLITICA ECONOMICA IN ECONOMIA


APERTA

OUTLINE

Le politiche economiche in cambi fissi e flessibili o Politiche fiscali


o Politiche monetarie
o Politiche commerciali

Le crisi finanziarie internazionali

MODELLO MUNDELL-FLEMING
Ipotesi: Economia aperta e piccola (non pu influenzare il tasso
di interesse mondiale).
Perfetta mobilit dei capitali: non esistono restrizioni e costi ai movimenti di capitali.
Le attivit nazionali ed estere sono esattamente identiche (perfetta sostituibilit dei
titoli)
Aspettative date

CONDIZIONE DI PARIT DI INTERESSE

Ipotesi:
Perfetta mobilit dei capitali ; Perfetta sostituibilit dei titoli
Investire 1$ (valuta estera) e ragionare in dollari - Rendimento (totale) dei titoli

nazionali = Rendimento dei titoli esteri

A destra: guadagno in c/interesse sui titoli esteri in dollari

A sinistra:

i = guadagno in c/interesse sui titoli nazionali in

e
(E t+1 Et)/Et = guadagno in c/capitale per la variazione del valore in dollari del
titolo

CONDIZIONE DI PARIT DI INTERESSE: CAMBI FLESSIBILI


e
Aspettative date: E = E quindi
t+1 0
(omettendo lindice t):

Si ha una relazione (diretta) tra tasso di interesse e tasso di

cambio:

Se i , aumenta la preferenza per i titoli nazionali aumenta la


domanda di euro contro dollari leuro si apprezza, ovvero E

Al contrario, se i , allora leuro si deprezza e E

CONDIZIONE DI PARIT DI INTERESSE: CAMBI FISSI

In un regime di cambi fissi, laspettativa di variazione del cambio nulla, quindi:


Perfetta mobilit dei capitali e perfetta sostituibilit dei titoli impongono che i tassi di
interesse si eguaglino

IL MODELLO DI MUNDELL-FLEMING
Nel breve periodo sia i prezzi nazionali sia quelli esteri sono fissi. Quindi la relazione
tra il tasso di cambio nominale e e tasso di cambio reale e non cambia. Per questo
parleremo genericamente di tasso di cambio denotato con e.

Capitolo 5: Leconomia aperta


I TASSI DI CAMBIO> Il tasso di cambio rappresenta il prezzo relativo delle
attivit nazionali e di quelle estere. Se la domanda di euro superiore allofferta
allora il prezzo degli euro (valore) aumenta. Il tasso di cambio si apprezza e
decresce. Se la domanda di euro inferiore allofferta il prezzo degli euro (valore)
cala. Il tasso di cambio si deprezza ed e diminuisce

LOFFERTA DI MONETA E IL TASSO DI CAMBIO


Un aumento dellofferta di moneta equivale a una minore domanda di euro.

Il tasso di cambio si deprezza ed e cala. Una riduzione dellofferta di moneta

equivale a una maggiore domanda di euro. Il tasso di cambio si apprezza ed e cresce.

ECONOMIA APERTA REGIME DI CAMBIO


Nel regime di tassi di cambio flessibili il tasso di cambio libero di fluttuare in
risposta alle condizioni di domanda e offerta di valuta. Shock sulla domanda,
politiche fiscali, ecc.

In un regime di tassi di cambio fissi la banca centrale


si impegna a mantenere il tasso di cambio costante.

A questo fine deve variare lofferta di moneta per mantenere il valore della valuta
costante.

POLITICA FISCALE IN CAMBI FLESSIBILI


UN AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA

Un aumento di G aumenta la domanda aggregata.


Si verifica una pressione sul tasso di interesse interno i.
Lafflusso di capitali (da parte degli arbitraggisti) aumenta la domanda di valuta
interna: e

ECONOMIA APERTA CON CAMBI FLESSIBILI

LINEFFICACIA DELLA POLITICA FISCALE

In cambi flessibili la politica fiscale non pu espandere il reddito nel breve periodo.

Economia chiusa: lespansione fiscale spiazza gli investimenti ma solo parzialmente.


Economia aperta con cambi flessibili: lespansione fiscale induce un apprezzamento
del tasso di cambio e spiazza le esportazioni nette completamente.

POLITICA MONETARIA IN CAMBI FLESSIBILI -UN AUMENTO DELLA


MONETA
Un aumento di M

ECONOMIA APERTA CON CAMBI FLESSIBILI


LA TRASMISSIONE DELLA POLITICA MONETARIA

In cambi flessibili la politica monetaria pu espandere il reddito nel breve periodo.


Il meccanismo di trasmissione diverso:
Economia chiusa: lespansione monetaria riduce il tasso di interesse e stimola gli
investimenti. Economia aperta con cambi flessibili: lespansione monetaria induce un
deprezzamento del tasso di cambio e un aumento delle esportazioni nette (gli
investimenti non cambiano).

LA POLITICA COMMERCIALE
Il governo pu intervenire per rendere le esportazioni pu convenienti e le
importazioni pi costose:

Dazi e tariffe: tasse pagate sulle importazioni. Ne aumentano il prezzo


Quote e contingentamenti: lo Stato fissa la quantit massima di importazioni.
Sussidi alle esportazioni: lo Stato paga parte del prezzo delle esportazioni. Le imprese
riducono i prezzi sui mercati internazionali ed esportano di pi.

LA POLITICA COMMERCIALE CON CAMBI FLESSIBILI

Il governo attua una politica commerciale (ad es. dazio o quota):

LA POLITICA COMMERCIALE IN CAMBI FLESSIBILI

Non cambia reddito e occupazione-Non cambia la bilancia commerciale-Rende il


paese pi chiuso: si riducono sia le importazioni sia le esportazioni. La domanda
aggregata si sposta dalle importazioni ai produttori interni. I settori esportatori
producono meno (aumenta la disoccupazione). I settori non esportatori producono di
pi (riduce la disoccupazione). I cambiamenti strutturali possono aumentare la
disoccupazione frizionale.

ECONOMIA APERTA CON CAMBI FISSI COME FUNZIONA


Le banche centrali si impegnano ad acquistare e vendere qualunque ammontare di
valuta nazionale a un tasso di cambio prestabilito.

Esempio: tasso yen/euro = 100.

La banca centrale si impegna a comprare/vendere 100 yen in cambio di un euro.

Per fare questo deve essere disposta a stampare euro e deve detenere sufficienti
riserve di valute estere.

ECONOMIA APERTA CON CAMBI FISSI LA POLITICA MONETARIA


In questo modo la banca centrale perde la capacit di controllare la politica
monetaria:

Lofferta di moneta M determinata dallesigenza di mantenere costante il cambio e


non pu essere controllata liberamente dalla banca centrale.

EQUILIBRIO IN CAMBI FISSI


La banca centrale si impegna a scambiare valuta al tasso e*. Se il tasso di cambio di
mercato superiore esistono possibilit di arbitraggio. Gli arbitraggi sti acquistano
valuta estera sui mercati e la vendono in cambio di euro alla banca centrale a un
prezzo superiore.

! Quindi M ! fino a quando: e = e*

EQUILIBRIO IN CAMBI FISSI


Se il tasso di cambio di mercato inferiore esistono possibilit di arbitraggio

Gli arbitraggisti acquistano moneta nazionale sui mercati e la rivendono alla banca
centrale a un prezzo superiore.

! Quindi M ! fino a quando: e = e*

POLITICA FISCALE IN CAMBI FISSI


UN AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA
Un aumento di G aumenta la domanda aggregata.

Ci provoca una pressione sul tasso di interesse interno i.


Lafflusso di capitali (da parte degli arbitraggisti) aumenta la domanda di
valuta interna: e .
La banca centrale costretta a comprare valuta estera in cambio di euro M ! fino a
che e = e*

ECONOMIA APERTA CON CAMBI FLESSIBILI

LEFFICACIA DELLA POLITICA FISCALE

In cambi fissi la politica fiscale pu espandere il reddito nel breve periodo.

Economia chiusa: lespansione fiscale spiazza gli investimenti ma solo parzialmente.

Economia aperta con cambi fissi: lespansione fiscale induce un apprezzamento del
tasso di cambio costringe la banca centrale a intervenire. Il tasso di cambio non
cambia e la produzione cresce.

POLITICA MONETARIA IN CAMBI FISSI


UN AUMENTO DELLA MONETA

Un aumento di M
! M ! : sul mercato della moneta, i !

Il flusso di capitali verso lestero riduce la domanda di valuta interna: e

La banca centrale costretta a vendere valuta estera in cambio di euro causando un


flusso di capitali verso lestero. M ! fino a che e = e*

ECONOMIA APERTA CON CAMBI FISSI

In cambi fissi la politica monetaria non pu espandere il reddito nel breve periodo.

Economia chiusa: lespansione monetaria riduce il tasso di interesse e stimola gli


investimenti

Economia aperta con cambi fissi: lespansione monetaria induce un deprezzamento


del tasso di cambio ma la banca centrale costretta a intervenire comprando valuta
nazionale. Lunico effetto una riduzione delle riserve di valuta estera.
LA POLITICA COMMERCIALE CON CAMBI FISSI
Il governo attua una politica commerciale (ad es. dazio o quota):

LA POLITICA COMMERCIALE IN CAMBI FISSI

Aumenta reddito e occupazione- Migliora la bilancia commerciale- La domanda


aggregata si sposta dalle importazioni ai produttori interni: Le importazioni si
riducono; Le esportazioni aumentano.

Laumento di reddito a scapito dei paesi esteri:


Forte incentivo a competizione commerciale tra paesi. Pu risultare in politiche
commerciali bilaterali. Riduzione complessiva del commercio.Con cambi fissi
necessario un coordinamento delle politiche commerciali

LA POLITICA ECONOMICA NEL MODELLO DI MUNDELL- FLEMING


UNA SINTESI
Le politiche fiscali, monetarie e commerciali hanno effetti molto diversi in cambi fissi
e in cambi flessibili

IL MODELLO DI MUNDELL-FLEMING
I DIFFERENZIALI DI TASSO DI INTERESSE
Il tasso interno i pu differire da quello internazionale i*:

Rischio paese: Il rischio che il paese debitore faccia bancarotta a causa di fattori
politici o economici. I creditori richiedono un maggiore interesse: premio per il
rischio.

Aspettative sulle variazioni di tassi di cambio: Se esistono aspettative di


deprezzamento del tasso di cambio (che scende) allora i debitori devono pagare tassi
di interesse pi elevati per compensare delle perdite attese dovute ai cambi.

IL MODELLO DI MUNDELL-FLEMING IL PREMIO PER IL RISCHIO


Considerando un premio per il rischio q avremo: i= i* + q

Un aumento di q aumenta il tasso di interesse interno i


Ci determina una diminuzione degli investimenti :

e una riduzione di domanda di moneta:

IMPLICAZIONI

Una aspettativa di deprezzamento tende ad auto- realizzarsi

Laspettativa che una valuta sia debole e perda valore nel futuro porta a un aumento
del premio per il rischio:

Risultato: La valuta perde valore immediatamente e osserviamo un deprezzamento

IMPLICAZIONI

Dovremmo almeno osservare un aumento di reddito. Ma nella realt:

Le banche centrali tendono a intervenire per evitare il deprezzamento:

Il deprezzamento pu creare inflazione inattesa:

Gli individui possono aumentare la domanda di moneta perch preferiscono


mantenere liquidit (le altre attivit sono meno sicure per il rischio paese).

Risultato:

ANALISI DI UN CASO

CRISI FINANZIARE INTERNAZIONALI: MESSICO 1994-1995

Un peso messicano valeva:


Agosto 1994, 30 centesimi di dollaro USA Agosto 1995, 16 centesimi di dollaro
USA

Il peso era in regime di cambi fissi con il dollaro USA

Nonostante lottimismo per il NAFTA la rivolta in Chiapas aumenta il premio per il


rischio: pressione al ribasso del cambio del peso.

La banca centrale costretta a sostenere il peso comprandolo in cambio di dollari:

ANALISI DI UN CASO
CRISI FINANZIARE INTERNAZIONALI: MESSICO 1994-1995

Dicembre 1994, le riserve di dollari messicane si esauriscono. La banca centrale


messicana annuncia la svalutazione del peso. Questo comport un ulteriore aumento
del premio per il rischio. Nessuno voleva investire in attivit messicane: Crolla la
borsa e il governo non riesce a emettere titoli del debito pubblico. Il FMI e gli Stati
Uniti intervengono a garanzia sul debito pubblico messicano.

IL COORDINAMENTO INNTERNAZIONALE DELLA POLITICA ECONOMICA

-Cos il coordinamento internazionale


-I meccanismi di trasmissione internazionale delle politiche economiche
-I potenziali vantaggi del coordinamento: il dilemma del prigioniero

COS IL COORDINAMENTO INTERNAZIONALE ?


La stretta interdipendenza internazionale dei sistemi economici fa s che lefficacia
delle politiche economiche nazionali sia condizionata dalle ripercussioni che le
politiche nazionali determinano, direttamente o indirettamente, sugli altri paesi.
Secondo la definizione di Cooper (1968), il coordinamento internazionale la
situazione nella quale ogni paese manovra gli strumenti di politica economica di cui
dispone al fine di conseguire non soltanto i propri obiettivi, ma anche quelli del resto
del mondo. Il tema del coordinamento internazionale della politica economica ha
registrato un crescente interesse sia teorico che empirico. Sul piano teorico, si
cercato di fornire una rappresentazione della realt economica non pi in termini
competitivi ma cooperativi. Sul piano empirico, linteresse per il coordinamento
stato alimentato dal crollo di Bretton Woods e dai risultati deludenti dei successivi
tentativi di coordinamento sia di natura monetaria che commerciale.

LINTERDIPENDENZA MACROECONOMICA
Gli effetti, positivi e negativi, ed i canali della trasmissione internazionale delle
politiche monetarie e fiscali, possono essere analizzati adottando il modello di
Mundell-Fleming (MF) a due paesi. Ipotesi: A differenza del modello MF
tradizionale, si ipotizza che i 2 paesi siano in grado di influire con le loro politiche
economiche sugli aggregati macroeconomici mondiali compreso il tasso di interesse
mondiale abbandono dellipotesi di piccola economia aperta.
La trasmissione internazionale delle politiche economiche viene esaminata: in regime
a cambi fissi e in regime a cambi flessibili. In entrambi i casi lipotesi quella di
perfetta mobilit dei capitali. In regime a cambi fissi ipotizziamo inoltre che entrambi
i paesi siano responsabili di mantenere il cambio fisso.

R E G I M E A C A M B I F I S S I
I canali di trasmissione sono essenzialmente: 1) Le partite correnti: variazioni del
reddito nel paese A determinano una variazione delle importazioni del paese A dal
paese B. 2) Il tasso di interesse mondiale: variazioni del tasso di interesse mondiale
generate dalle politiche interne ai 2 paesi determinano effetti rilevanti sui flussi
internazionali di capitali. In regime a cambi fissi gli effetti di diffusione delle
politiche nazionali sulleconomia dellaltro paese sono sempre positivi.

REGIME A CAMBI FISSI POLITICA MONETARIA. Una politica monetaria


espansiva attuata dal paese A determina: Paese A> Una riduzione del tasso di
interesse interno; Un aumento degli investimenti; Un aumento del reddito; Un deficit
di BdP dovuto a: Un aumento delle importazioni; Un deflusso di capitali
Paese B> Aumento delle esportazioni; Un aumento del reddito; Un aumento del
tasso di interesse interno;Un afflusso di capitali
Il forte surplus della BDP si traduce in un aumento delle Riserve e della base
monetaria che causa una riduzione del tasso di interesse, un aumento degli
investimenti ed un conseguente aumento della produzione
REGIME A CAMBI FISSI POLITICA MONETARIA. Paese A> Il disavanzo
della BdP determina una riduzione delle riserve che si traduce in distruzione di Base
monetaria. Il tasso di interesse aumenta fino a quando eguaglia quello di B

SINTESI DELLA EFFICACIA DELLA POLITICA MONETARIA


La politica monetaria determina un aumento del reddito in entrambi i paesi, un
aumento delle riserve nel paese B ed una riduzione delle riserve nel paese A, una
riduzione del tasso di interesse mondiale. Essa efficace anche in cambi fissi perch
induce una riduzione del tasso di interesse mondiale.

REGIME A CAMBI FISSI POLITICA FISCALE


Una politica fiscale espansiva attuata dal paese A determina: Paese A> Un aumento
della produzione; Un aumento del tasso di interesse interno; Un afflusso di capitali;
Un surplus di BdP.
Paese B> Un aumento delle esportazioni; Un aumento della produzione; Un
aumento del tasso di interesse interno (ma minore di A); Un deflusso di capitali; Un
deficit di BdP
REGIME A CAMBI FISSI POLITICA FISCALE: Paese A> Aumento delle
riserve e conseguente aumento di base monetaria; Si riduce in tasso di interesse
interno e aumenta ulteriormente la produzione.
Paese B> Si riducono le Riserve e conseguentemente la base monetaria; Il tasso di
interesse interno aumenta fino ad eguagliare quello di A.
SINTESI DELLA EFFICACIA DELLA POLITICA FISCALE. Una politica fiscale
espansiva attuata dal paese A determina laumento del reddito in entrambi i paesi
(anche se gli effetti sono pi deboli), aumento delle riserve nel paese A e riduzione
delle riserve nel paese B, aumento del tasso di interesse mondiale.

REGIME DI CAMBI FLESSIBILI- POLITICA MONETARIA


In questo caso si deve considerare un canale aggiuntivo di trasmissione internazionale
delle politiche: leffetto sul tasso di cambio. La politica monetaria espansiva attuata
dal paese A determina nel Paese A una riduzione del tasso di interesse interno; un
aumento degli investimenti; un aumento del reddito; un deficit di BdP dovuto a; un
aumento delle importazioni; un deflusso di capitali. Paese B> Aumento delle
esportazioni; un aumento del reddito; un aumento del tasso di interesse interno; un
afflusso di capitali; il forte surplus della BDP si traduce in un apprezzamento del
tasso di cambio del paese B. Questo determina in B una riduzione delle esportazioni
nette, del reddito e del tasso di interesse.
Paese A> un aumento delle esportazioni nette, del reddito e del tasso di interesse
interno fino ad eguagliare quello di B.
SINTESI DELLA EFFICACIA DELLA POLITICA MONETARIA. La politica
monetaria espansiva attuata dal paese A determina un aumento del reddito nel paese
A, ma una riduzione del reddito nel paese B (beggar-thy- neighbor) e una riduzione
del tasso di interesse mondiale.

REGIME DI CAMBI FLESSIBILI- POLITICA FISCALE


Una politica fiscale espansiva attuata dal paese A determina: Paese A> un aumento
della produzione; un aumento del tasso di interesse interno; un afflusso di capitali; un
surplus di BdP
Paese B > un aumento delle esportazioni; un aumento della produzione; un
aumento del tasso di interesse interno (ma minore di A); un deflusso di capitali; un
deficit di BdP
REGIME DI CAMBI FLESSIBILI- POLITICA FISCALE Paese A> a seguito del
surplus della BdP, il tasso di cambio si apprezza; le esportazioni nette, il reddito ed il
tasso di interesse si riducono
Paese B> a seguito del deficit della BdP, il tasso di cambio si deprezza; le
esportazioni nette, il reddito ed il tasso di interesse aumentano
SINTESI DELLA EFFICACIA DELLA POLITICA FISCALE: La politica fiscale
espansiva attuata dal paese A. determina un aumento del reddito in entrambi i paesi
ed un aumento del tasso di interesse mondiale

I POTENZIALI VANTAGGI DEL COORDINAMENTO


Data la stretta interdipendenza internazionale, la condizione necessaria affinch si
possano conseguire risultati ottimali dallattuazione delle politiche economiche
nazionali che vi sia coordinamento internazionale delle politiche economiche. Il
comportamento non ottimale delle autorit appartenenti a sistemi economici diversi
in assenza di coordinamento pu essere analizzato utilizzando il gioco del dilemma
del prigioniero. Consideriamo i 2 paesi A e B i quali possono adottare una politica
monetaria molto o poco restrittiva per ottenere obiettivi flessibili di crescita del
reddito e stabilizzazione dellinflazione. Le scelte di politica economica a
disposizione dei 2 paesi ed i guadagni ottenuti riassunta nella seguente payoff
matrix.


I POTENZIALI VANTAGGI DEL COORDINAMENTO
Ladozione di politiche poco restrittive da parte di entrambi i paesi porta ad una
moderata diminuzione dellinflazione (-1%) e ad una moderata crescita della
disoccupazione (+1%) in entrambi i paesi.
Se il paese A decide di adottare una politica monetaria molto restrittiva, la sua valuta
si apprezzerebbe ed esso riuscirebbe ad ottenere una pi marcata riduzione
dellinflazione (-2%) a costo di un piccolo aumento della disoccupazione (+1,5%).
Tuttavia questa decisione non coordinata determinerebbe per il paese B (che
mantiene la politica meno restrittiva) effetti di tipo beggar-my- neighbor. Il paese B
subirebbe un deprezzamento della propria valuta e si troverebbe costretto ad
importare inflazione dallestero. Linflazione aumenterebbe a + 1,5% mentre la
disoccupazione dello 0,5%. Se anche il paese B decidesse di perseguire politiche
monetarie molto restrittive, entrambi i paesi si troverebbero in una situazione
peggiore rispetto a quella iniziale con un aumento dellinflazione (+1%) e della
disoccupazione (+2%). Lequilibrio migliore, ottenibile con il perseguimento
congiunto delle politiche poco restrittive, non si raggiunge spontaneamente, perch
entrambi i paesi sono indotti ad adottare politiche molto restrittive nel tentativo di
massimizzare i propri obiettivi in termini di inflazione e disoccupazione. Necessit
del coordinamento

INTEGRAZIONE MONETARIA

Unione dei tassi di cambio> adozione di una valuta unica allinterno dellarea
oppure di cambi fissi permanenti ed irrevocabili

Integrazione del mercato dei capitali

Armonizzazione delle politiche monetarie> uso dei tradizionali strumenti esercitato


solamente da una autorit centrale + deficit di bilancio dei singoli stati finanziati
esclusivamente sul mercato dei capitali

Insieme comune di riserve valutarie

La politica dei cambi e la gestione della BdP dellarea assegnata ad una unica autorit
centrale.

AREA VALUTARIA OTTIMALE > Definizione: Gruppo di paesi che usano una
moneta comune o che, pur mantenendo monete nazionali diverse, hanno tassi di
cambio rigidamente fissi. Problema da analizzare: Estensione ottimale dellarea:
ovvero se ladesione da parte di un paese e la sua permanenza sia vantaggiosa
Approcci teorici della teoria delle AVO > Approccio tradizionale ; Approccio costi-
benefici.
Il dibattito sulle AVO fu originato dalla controversie su tassi di cambio fissi vs. tassi
di cambio flessibili. Friedman nel 1953 sosteneva che un paese che presentava salari
e prezzi rigidi doveva adottare tassi di cambio flessibili per essere in grado di
realizzare contemporaneamente lequilibrio esterno ed interno. Una piccola
variazione del tasso di cambio pi efficace di una revisione di migliaia di salari e
prezzi individuali.
Aderendo ad una AVO un paese perde la possibilit di usare un importante strumento
di politica economica: il tasso di cambio. Ci comporta pertanto la rinuncia ad usare
uno strumento di politica economica utile per stabilizzare loccupazione e la
produzione a seguito di shock esterni.

APPROCCIO TRADIZIONALE
La teoria delle AVO individua le caratteristiche strutturali che un paese deve
possedere se vuole fronteggiare uno shock asimmetrico senza ricorrere a variazioni
dei tassi di cambio e alle altre politiche che generalmente vengono utilizzate per
mantenere lequilibrio interno e esterno. Nellambito dei contributi teorici sulle AVO
vengono individuati 3 criteri di ottimalit: - mobilit dei fattori (Mundell)
- grado di apertura (McKinnon)
- grado di diversificazione produttiva (Kenen)

Supponiamo che due economie siano colpite da uno shock asimmetrico e la domanda
si sposta dai prodotti del paese B (Italia) a quelli del paese A (Germania). Il paese A
sperimenter un aumento dei prezzi e un avanzo commerciale. Il paese B
sperimenter un disavanzo commerciale e un processo di riduzione dei prezzi,
delloutput e della occupazione. Assumiamo inoltre che le due economie siano
integrate in unarea valutaria. Quali i possibili processi di aggiustamento di questi
squilibri nei due paesi? Vi possono essere due possibili meccanismi di aggiustamento
automatico delle economie: flessibilit del salario: se in Italia il salario flessibile,
esso scender (eccesso di offerta di lavoro) e in Germania aumenter (eccesso di
domanda di lavoro); i costi di produzione si riducono in Italia e aumentano in
Germania, e ci comporta un aumento della competitivit dei prodotti francesi
rispetto a quelli tedeschi.

mobilit del lavoro: se il lavoratori sono liberi di spostarsi da un paese allaltro, allora
la disoccupazione in Italia spinge i lavoratori italiani ad emigrare in Germania!i
salari si riequilibrano e, di conseguenza, anche i prezzi; se i salari sono flessibili, o il
lavoro mobile, allora gli effetti di uno shock asimmetrico saranno assorbiti
attraverso un aggiustamento automatico delle due economie

...ma se il salari sono rigidi e il lavoro non mobile tra i paesi?


Non si hanno aggiustamenti automatici e, in assenza di interventi di politica
economica, i paesi sono condannati a rimanere in una situazione di instabilit: lItalia
con disoccupazione e la Germania con inflazione; le politiche del tasso di cambio
servono a ripristinare lequilibrio in questi casi. Come? LItalia svaluta la sua moneta
rispetto a quella della Germania

Lapproccio tradizionale della teoria delle AVO tenta di individuare le condizioni


nelle quali i paesi trovano conveniente partecipare ad una AVO, ovvero le condizioni
sotto le quali rinunciare ad una politica monetaria e del cambio indipendenti non
comporta una perdita onerosa

MUNDELL E LA MOBILIT DEI FATTORI PRODUTTIVI


Mundell (1961) identifica nella mobilit dei fattori produttivi in particolare del lavoro
lelemento chiave per definire il dominio geografico dellAVO; fin tanto che esiste
tale mobilit, cade la necessit di utilizzare il tasso di cambio per correggere squilibri
esterni.

MC KINNON E GRADO DI APERTURA: Mc Kinnon individua nel grado di


apertura il criterio per definire lottimalit di una AVO e dunque la convenienza di un
paese a farvi parte. Quanto pi aperta uneconomia, tanto maggiore il grado di
desiderabilit di un regime a cambi fissi poich variazioni dei tassi di cambio di
economie aperte non comportano significative variazioni sulla competitivit del
paese. Il grado di apertura definito come rapporto tra la produzione di beni
commerciabili (tradable) e quella dei beni non commerciabili (non tradable). Per le
economie con un alto grado di apertura sarebbe ottimale aderire ad unAVO perch
verrebbero minimizzati i costi dellaggiustamento esterno. Supponiamo che:
1. vi sia uneconomia in cui i beni tradable abbiano un peso percentuale rilevante
2.i prezzi dei beni non commerciabili sono ipotizzati costanti
3. il tasso di cambio utilizzato per ottenere lequilibrio esterno.

Se la valuta interna si svaluta ad esempio del 10% anche i prezzi dei beni
commerciabili aumenteranno del 10% relativamente ai prezzi dei beni non
commerciabili (costanti). Ci indurr una maggiore produzione di beni commerciabili
rispetto a quelli non commerciabili e una riduzione del consumo interno
Lincremento delle esportazioni e la riduzione delle importazioni migliorer il saldo
della BC. Nel caso in cui tutti i beni prodotti nelleconomia sono commerciabili, il
livello generale dei prezzi interni aumenta del 10% e non si avr alcun effetto
positivo sulla bilancia commerciale. Pertanto, pi elevato il grado di apertura (tutti
beni commerciabili) meno conveniente un regime di tassi di cambio flessibili.
In questo caso ladesione ad unAVO (cambi fissi) pertanto profittevole

KENEN: GRADO DI DIVERSIFICAZIONE PRODUTTIVA


Kenen enfatizza il grado di diversificazione produttiva come criterio di ottimalit
dellAVO.

1. La diversificazione produttiva un fattore di stabilizzazione ex ante delle


esportazioni. una maggiore diversificazione implica che le esportazioni siano
differenziate e che qualsiasi shock che colpisce un settore (o un prodotto) sar
compensato dalla performance positiva degli altri settori di beni esportati
2. Stabilizza la formazione del capitale. Un incremento delle esportazioni in un
qualche settore produttivo generalmente aumenta gli investimenti in quel settore e
pu indurre tensioni inflazionistiche.

Nelle economie in cui la diversificazione elevata lesposizione a questo tipo di


instabilit pi ridotta perch lincremento delle esportazioni non si riverser su tutti
i prodotti ma solo su alcuni

TASSI DI INFLAZIONE SIMILI


Fleming (1971) sostiene che paesi che presentano tassi di inflazione simili hanno una
maggiore facilit a far parte di una AVO in quanto riuscirebbero ad equilibrare meglio
i flussi delle partite correnti. Tassi di inflazione diversi determinano, a parit di
produttivit, sensibili variazioni della ragione di scambio e quindi possono produrre
squilibri nelle bilance dei pagamenti che a loro volta possono richiedere
aggiustamenti dei tassi di cambio

INTEGRAZIONE DELLE POLITICHE FISCALI


Politica fiscale finalizzata alla stabilizzazione. In presenza di shocks asimmetrici
necessario procedere con misure a livello di area piuttosto che a livello regionale o
nazionale. Sarebbe per esempio sufficiente operare dei trasferimenti di risorse o
alleggerire la pressione fiscale nelle regioni che sperimentano periodi di depressione
rispetto a quelle che si trovano in espansione. Al contrario quando gli shocks
colpiscono simmetricamente tutti i paesi aderenti allarea necessaria una risposta
concertata da parte dei responsabili della politica fiscale. Lomogeneit delle azioni di
politica fiscale assicurata dalla presenza di un sistema centralizzato

Politica fiscale finalizzata alla redistribuzione


La redistribuzione del reddito tra le regioni povere e quelle ricche pu essere
realizzata efficacemente attraverso un bilancio centralizzato che stabilisca criteri
uniformi per la tassazione e lallocazione dei trasferimenti

APPROCCIO COSTI E BENEFICI


A partire dal lavoro di Ishiyama (1975) prende corpo un filone di ricerca sulle AVO
diverso che contrappone allastrattezza dei criteri della letteratura precedente una
analisi dei costi e dei benefici comuni ad una AVO

I COSTI DELLINTEGRAZIONE MONETARIA


Il principale costo della partecipazione ad una AVO rappresentato dalla perdita della
politica monetaria per stabilizzare produzione e occupazione, e dalla perdita
dellaggiustamento automatico dei tassi di cambio alle variazioni della domanda
aggregata. Definiamo questa perdita che si verifica se un paese si unisce ad un
sistema di cambi fissi come perdita di stabilit economica. Dalla letteratura
precedente deriva che se i salari sono rigidi e il lavoro non mobile, i paesi che
entrano in una AVO sostengono dei costi molto elevati, perch rinunciare a politiche
del tasso di cambio significa rischiare di perdere la stabilit economica. Questo
sempre vero? No!

Due sono le questioni pi discusse: esistono gli shock asimmetrici?


Se non esistessero allora rinunciare al tasso di cambio non sarebbe costoso per un
paese e i costi di adesione allAVO sarebbero bassi.

il tasso di cambio uno strumento efficace per stabilizzare leconomia dopo uno
shock asimmetrico? Se non fosse efficace allora rinunciare al tasso di cambio non
sarebbe costoso e i costi di adesione allAVO sarebbero bassi

Il costo dellAVO sar tanto pi basso quanto pi simmetrico limpatto dello shock
sui paesi membri. La probabilit che limpatto dello shock sia simmetrico dipende da
grado di omogeneit esistente tra i paesi membri in termini di : specializzazione
produttiva; preferenze dei policy makers; strutture produttive e differenziali di
crescita

I COSTI DELLINTEGRAZIONE MONETARIA: ESISTONO GLI SHOCK


ASIMMETRICI?
Due diverse opinioni in proposito: Commissione UE: pi i paesi sono integrati e
minore la probabilit che si verifichino shock asimmetrici, perch allaumentare
degli scambi commerciali aumenta anche la convergenza delle strutture economico-
produttive: uno shock esterno colpisce in maniera analoga (simmetrica) tutte le
economie (simili). Quanto maggiore il grado di specializzazione intra-industriale
tanto minore la probabilit che lo shock abbia un impatto asimmetrico. b) Krugman:
pi i paesi sono integrati e maggiore la probabilit che si verifichino shock
asimmetrici, perch allaumentare degli scambi commerciali aumenta la divergenza
delle strutture produttive: grazie alle economie di scala, lattivit produttiva si
concentra in alcune regioni (centro), mentre si riduce in altre (periferia): uno shock
esterno colpisce in maniera diversa (asimmetrica) le economie (divergenti)

IL TASSO DI CAMBIO UNO STRUMENTO EFFICACE PER CORREGGERE


SQUILIBRI DOVUTI A SHOCK ASIMMETRICI?
pi le economie sono integrate e minore secondo la Commissione, e maggiore per
Krugman, la probabilit di shock asimmetrici quindi: secondo la Commissione: i
costi dellintegrazione monetaria si riducono allaumentare dellintegrazione
commerciale; secondo Krugman: i costi dellintegrazione monetaria aumentano
allaumentare dellintegrazione commerciale. Il problema che non sempre
variazioni del tasso nominale di cambio si riflettono in uguali variazioni del tasso
reale> tasso reale di cambio = tasso nominale / livello dei prezzi interni
(relativamente a quelli di un altro paese); nel lungo periodo possibile che una
svalutazione del tasso di cambio nominale possa lasciare invariato il tasso di cambio
reale perch ce una variazione dei prezzi; se nel lungo periodo la variazione del
tasso di cambio nominale non modifica il tasso di cambio reale, allora il tasso di
cambio non uno strumento efficace per correggere gli squilibri che derivano da
shock asimmetrici ...in questo caso, il costo delladesione allunione monetaria
sarebbe basso (o nullo).

PREFERENZE DEI POLICY MAKERS. I policy maker possono avere preferenze


diverse in merito al trade-off inflazione-disoccupazione. Alcuni autori (Corden,
Fleming) hanno osservato che lAVO ha un costo positivo quando alcuni paesi
preferiscono associare un basso costo di inflazione con un livello di disoccupazione
relativamente alto, mentre altri paesi preferiscono associare un basso livello di
disoccupazione con un livello di inflazione relativamente alto. Poich lAVO richiede
tassi di inflazione simili e tassi di cambio fissi, paesi con preferenze diverse rispetto al
trade-off tra disoccupazione e inflazione sosterranno dei costi.

DIVERGENZE NEI TASSI DI CRESCITA. Divergenze nei tassi di crescita del


reddito tra i paesi membri possono creare forti squilibri in quanto pesi con alti tassi di
crescita importeranno pi di quelli con bassi tassi di crescita e pertanto saranno
obbligati a deprezzare la propria valuta in termini reali al fine di mantenere
lequilibrio esterno.

PERDITA DEL SIGNORAGGIO. Signoraggio: ricavo che il governo ottiene


finanziano il proprio deficit con emissione di base monetaria con la conseguente
creazione di aumenti dei prezzi. I governi amano linflazione perch con essa:
Diminuisce il valore reale del loro debito
Aumenta il gettito fiscale (tassa da inflazione)
Paesi con governi che hanno ricorso meno frequentemente a questo signoraggio
monetario, hanno minori costi dalla perdita di una moneta nazionale (che non
possono pi stampare)

I BENEFICI DELLINTEGRAZIONE MONETARIA


1.Guadagni che derivano dalleliminazione di costi di transazione: eliminazione delle
spese di cambio delle valute: stimato essere pari negli anni novanta a circa lo 0,5%
del Pil (e a circa il 5% del fatturato delle banche!!); minori opportunit per le imprese
di segmentazione dei mercati e di discriminazione dei prezzi: il cambio, insieme ad
altre barriere, aiuta le imprese a stabilire prezzi diversi sui vari mercati dellUE.
2. Guadagni che derivano dalleliminazione dellincertezza del cambio: gli individui
(avversi al rischio) preferiscono operare in un clima di certezza sui prezzi dei beni
stranieri; maggiore certezza comporta maggior benessere degli individui; gli
imprenditori (avversi al rischio) in condizioni di incertezza produrranno di meno, con
una perdita di benessere per la societ; in un ambiente incerto gli operatori possono
formarsi aspettative sbagliate sul livello dei cambi: maggiori rischi associati ai profitti
attesi; aumenta il rischio degli investimenti; maggiori tassi di interesse e minore
crescita economica.
3. Guadagni che derivano dalla stabilit e dal contenimento della crescita dei prezzi:
aderire ad unarea monetaria in cui ci sono prezzi stabili (e ce unautorit monetaria
determinata a combattere linflazione) aiuta il paese aderente a contenere linflazione;
tanto minore linflazione, tanto minori sono le perdite di efficienza nelleconomia:
in presenza di elevata inflazione il sistema dei prezzi diventa meno affidabile nel dare
i giusti segnali agli operatori, che possono pi facilmente compiere scelte non
ottimali.
4. Una valuta comune consente un aumento del potere di mercato della valuta
comune nei mercati finanziari internazionali
5. Meno necessit di riserve ufficiali
6. Fissare un regime di cambio con la moneta di uneconomia a bassa inflazione (es.
Germania) fa acquisire credibilit antinflazionistica. LItalia ha preso a prestito la
credibilit della Bundesbank (Giavazzi e Pagano, 1987)

LUME UNAVO?
Sulla base dei diversi criteri che abbiamo visto:
a) il grado di apertura commerciale (GAC) tra i paesi: ci sono ampie differenze nel
GAC dei paesi dellUE ma, in generale, il grado di apertura relativamente alto.
quanto una variazione del cambio si trasmette sui prezzi di importazione? Tanto
maggiore e la trasmissione tanto minore il costo dellunione monetaria e la
trasmissione aumenta con lapertura commerciale.

b) Mobilit del lavoro e flessibilit dei salari: dopo il mercato unico ci si attendeva
un aumento della mobilit del lavoro: ci avrebbe ridotto i costi dellunione
monetaria (perch i meccanismi di aggiustamento automatico avrebbero reso
meno necessario il ricorso allo strumento del tasso di cambio). Tuttavia, alcuni
studi mostrano come la mobilit del lavoro sia rimasta scarsa anche dopo il 1992.

c) la somiglianza delle strutture economico- produttive dei paesi: pi le strutture


economico-produttive sono simili e minore la probabilit di shock asimmetrici
e, quindi, minori i costi dellunione monetaria. Allo stato attuale esistono
allinterno dellUnione notevoli diversit nelle strutture produttive, con aree/paesi
avanzati con maggiore disponibilit di capitale e lavoro qualificato, e aree /
regioni meno avanzate. Alcuni sottogruppi di paesi sono pi omogenei

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