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1.

La globalizzazione dei mercati


Globalizzazione—> Tendenza dell’economia ad assumere una dimensione sovranazionale. In
senso economico, esprime il processo di integrazione crescente delle economie delle diverse aree
del mondo.

3 fasi della globalizzazione :

Lo sviluppo della globalizzazione si divide in 3 fasi:

I. Prima fase—> 1870-1914—> si accede alla seconda fase con un buco—> viene sterilizzata
dagli effetti causati dalle guerre.

—> 1870 perché è caratterizzata da una serie di eventi, induttivi di una maggiore facilitazione dei
rapporti commerciali:

• Apertura canale di Suez—> comporta il dimezzamento della durata del viaggio da Londra a
Bombey—> attenzione maggiore del sistema mercato verso la potenzialità dei commerci—>
la tecnologia risponde al bisogno (es.navi)

• Invenzione del servizio telegrafico transatlantico tra Londra e NY—> che man mano
raggiunge destinazioni sempre più distanti —> riduce alo freno della distanza geografica
sotto un profilo di raggiungibilità

—> fase BOOM per la globalizzazione ci si dota di strumenti per poter sviluppare in crescita le
relazioni tra mercati diversi, geograficamente lontani

—> c’è un enorme incremento del flusso migratorio che muove un forte fattore in produzione : il
Lavoro—> progressivamente cresce il rapporto tra:

- Commercio estero —> somma di importazioni e esportazioni, volume


generato dalla somma di queste operazioni

- Prodotto interno lordo PIL—> valore monetario dei beni e servizi finali
prodotti in un determinato territorio nazionale al lordo degli investimenti (?)->
indice dei grado di sviluppo dei processi del commercio estero

—> tutto ciò tende a crescere fino ai primi anni del 1900

Si assiste anche alla crescita degli IDE (investimenti diretti esteri)—> le imprese fanno
investimenti, cioè partecipano con forme (accordi) contrattuali o capitale, al controllo della
gestione sulla società localizzate all’estero—> le imprese tendono a partecipare al controllo di
società estere

—> andamento della tecnologia ad inventare metodi più sofisticati e avanzati

—> incremento dei flussi migratori—> lavoro

—> rapporto tra volume del comm. estero e PIL

Dopo il 1924 la globalizzazione si trasforma in una situazione economica positiva

—> poi scoppiano le guerre dove si assiste a una crisi finanziaria che si ribalta sulle politiche
protezionistiche —>regressione —> ii processi si interrompono bruscamente e vengono adottate
parallelamente delle politiche commerciali che tendono a chiudere i processi di integrazione del
mercato attraverso l’uso di:

• Svalutazione monetaria —> la domanda interna non è in grado di accedere al bene ( invece che
deprezzare il bene) —> per favorire la crescita delle esportazioni

• Politica di aumentare i dazi doganali per limitare il fenomeno dell’importazione—> per rilanciare
l’industria locale

—> la guerra si ripercuote sulle politiche economiche

—> superata la fase delle 2 guerre—> stato pietoso—> negli anni post bellici si avverte l’esigenza
di rilanciare l’intestazione economica

II. Seconda fase—>1945-1980—> Conferenza di Bretton Wood—> parteciparono 44 paesi


esclusi quelli usciti sconfitti dall’ultimo conflitto bellico (anche italia) —> obiettivo di discutere
dei problemi e economici e degli squilibri monetari che avevano interessato il paese dopo la
crisi del 29 ( crollo della borsa di ny)

—> Si definirono i capi saldi della seconda fase della globalizzazione—> Orientata a potenziare e
sostenere a favorire il libero scambio tra paesi:

- Libero scambio identificato come presupposto fondamentale per la ripresa


ricrescita economica , accompagnata da:

- Politica di deregolamentazione finalizzata a eliminare o ridurre le barriere artificiali


alla libera circolazione di merci e capitale (dazi)

—> vengono poste le basi per ls creazione di organismi che avrebbero vigilato su questi progetti
—> con la conseguente creazione del Fondo Monetario Internazionale —> compito di
promuovere la cooperazione monetaria internazionale, attraverso :

• delle politiche di stabilità dei tassi

• Crescita economica dell’occupazione

—> più lavoro

In questa convenzione vengono poste delle premesse per l’accordo generale sulle tariffe doganali
e il commercio internazionale (GATT)—> attuale WTO

In questa fase si registra una sostanziale riduzione della barriere tariffarie (dazi) da parte vedi
paesi economicamente sviluppati —> nei confronti dei paesi in via di sviluppo, risultavano
abbassate le barriere tariffarie relative ai beni primari che non fossero in diretta concorrenza con i
beni agricoli dei paesi sviluppati—> abbassavano nei confronti dei paesi in via di sviluppo le merci
che non entravano in competizione con quelli già sviluppati—> non si applicava totalmente il
libero scambio

Per il resto delle merci venivano applicate delle tasse più alte —> fattore sbagliato per il libero
scambio

III. Terza fase—>dopo 1980 e ancora attuale —> ha delle caratteristiche più visibili:

Si assiste nuovamente alla :

• Ripresa dei flussi migratori

• Sviluppo del commercio interno

• Implementazione degli investimenti diretti esteri

Caratteristiche particolari degli investimenti diretti esteri :

1. Coinvolgono prevalentemente le aree economicamente più avanzate dell’economia

2. Considerano i paesi in via di sviluppo non solo come destinatari ma come promotori e attori
dai quei si generano i flussi di uscita degli investimenti —> per la maggior parte nei paesi
orientali

3. Si concentrano sul settore manifatturiera e di servizi con particolare riguardo


all’intermediazione finanziaria

—> Fenomeno della particolare sviluppo dell’intermediazione finanziaria e dei servizi —>
porta, favorisce lo sviluppo del processo di Smaterializzazione dei flussi commerciali, a
causa dell’avviamento del processo tangibile del prodotto (che posso toccare) ->
(Prodotto intangibile per eccellenza è il SERVIZIO)—> prodotti sui quali si applica il servizio
come componente aggiuntiva al prodotto tangibile materiale

Es. compro dei pc e dei pacchetti per il funzionamento del pc ( prodotti tangibili) si fa il
contratto per garantire che impiegati utilizzino bene il programma—> chiedi che nei primi
mesi l’azienda venditrice venga ad assistere gli operatori per la miglior riuscita del
pacchetto ( prodotto intangibile)

Nell’ambito finanziario è tutta intangibilità !!!!!!


L’inizio di questa fase coincide con lo sviluppo di una serie di innovazioni tecnologiche come la
costruzione di navi più robuste e veloci (riduzione tempi navigazione), l’apertura del canale di Suez
(dimezzata la durata del viaggio da Londra a Bombay) ed il servizio telegrafico transatlantico tra
Londra, New York, Melbourne e Buenos Aires (passaggio dalle settimane ai minuti per le
comunicazioni transcontinentali).

I flussi migratori conoscono un enorme incremento grazie allo sviluppo delle infrastrutture e alla
riduzione dei costi di trasporto. Il rapporto tra commercio estero (imp. + esp.) e PIL cresce
progressivamente. Investimenti diretti esteri (investimenti effettuati all’estero dall’impresa e volti ad
assicurare il controllo o aumentare la quota di capitale in una società estera): notevole
dell’incidenza.

Capisaldi sanciti da Bretton Woods: libero scambio come via per la crescita economica e
deregolamentazione come modalità di eliminazione delle barriere alla libera circolazione di merci e
capitali. Bretton Woods—> Costituzione Banca Mondiale (eliminazione povertà nel mondo)

Fondo Monetario Internazionale —>compete la stabilità dei tassi, occupazione e crescita



Durante questa fase, la maggioranza dei paesi in via di sviluppo non prende parte all’aumento
degli scambi di beni industriali e servizi, in quanto i paesi sviluppati applicano loro barriere
artificiali. Gli effetti di questa fase sui paesi ricchi sono enormi:forte incremento del commercio di
prodotti dovuto all’abolizione reciproca dei dazi.

Gli scambi mondiali di merci superano di almeno dieci volte quelli registrati nel 1950. Il peso delle
impo. e delle expo. è aumentato rispetto al PIL. Gli investimenti Diretti esteri hanno registrato una
crescita impetuosa dovuta al miglioramento delle infrastrutture mondiali e dall’affermarsi di nuove
tecnologie informatiche. Tali investimenti coinvolgono anche paesi in via di sviluppo da cui si
generano anche flussi in uscita e in genere riguardano l’industria di servizi e manifatturiera.

2. Globalizzazione e crescita economica



Negli ultimi decenni, i paesi più aperti al mercato mondiale sono cresciuti molto più rapidamente di
quelli meno aperti.

La spiegazione di ciò deriva da i seguenti studi in materia:

Effetti positivi:

- La libertà degli scambi e degli investimenti permette di sfruttare il principio del vantaggio
comparato per il quale i paesi e gli individui si sviluppano quando utilizzano le proprie risorse per
realizzare ciò che riescono a fare relativamente meglio degli altri.
- La libertà degli scambi e degli investimenti consente alle imprese di usufruire delle possibilità
offerte dai mercati mondiali e di accrescere il loro potenziale di vendita con conseguenze
positive sul PIL, occupazione, economie di scala e costi fissi.
- La libertà degli scambi e degli investimenti aumenta la possibilità di accedere a nuove
conoscenze e nuove tecnologie.
- I Paesi che attuano politiche liberali, attirano flussi più elevati di investimenti diretti esteri, i quali
generano un effetto di accelerazione della crescita.

Effetti negativi

-La globalizzazione ha contribuito all’aumento della povertà nel mondo (popolazione che vive sotto
la soglia di un dollaro al giorno).
-La disuguaglianza (distribuzione del benessere tra le famiglie/individui) è aumentata.
-La globalizzazione, in questa fase storica, ha incrementato la disoccupazione nei paesi
industrializzati a causa della delocalizzazione delle produzioni in luoghi a basso costo della
manodopera.
-Determinanti dell’integrazione dei mercati
-Sviluppo scientifico e tecnologico
Il sapere è diventato una risorsa produttiva assumendo maggiore importanza nei processi di
produzione. Il sapere scientifico è di natura transnazionale, nel senso che può essere generato in
contesti diversi.

E’ anche di natura interaziendale, poiché è difficile che una impresa disponga di risorse sufficienti
per affrontare da sola i rischi connessi con lo sviluppo di un sapere scientifico di base.

I tempi di obsolescenza delle nuove tecnologie e dei nuovi prodotti si sono abbreviati al punto che
diviene necessario ammortizzare gli investimenti fatti in tempi sempre più ridotti.

Tecnologie dell’informazione e della comunicazione



Lo sviluppo del computer e i progressi della tecnologia della comunicazione hanno determinato
una incredibile riduzione dei costi di trasporto, comunicazione e di elaborazione dell’informazione.

Diffusione dell’economia di mercato



L'economia di mercato costituisce un sistema economico in cui i processi di scambio vengono
regolati dai mercati tramite il meccanismo dei prezzi. Determina una maggiore integrazione dei
mercati in un contesto geografico non più solo nazionale.

Riduzione delle barriere artificiali



Grazie agli accordi internazionali sottoscritti dai vari paesi, oggi le barriere volte a ridurre gli scambi
e gli investimenti si sono ridotte in maniera rilevante. Inoltre, la maggior parte degli stati del mondo
ha deciso di istituire il WTO, organismo internazionale che si occupa delle controversie relative al
commercio internazionale.

L’azione del WTO si propone di: migliorare le condizioni di accesso ai mercati (riduzione delle
barriere artificiali), promuovere la concorrenza leale e di sostenere riforme economiche.

Regionalismo economico —>interventi di riduzione delle barriere artificiali a livello di singole


aree regionali plurinazionali del mondo (es: UE libera circolazione di persone, merci e capitali).

L’UE ha stipulato anche accordi di associazione, partenariato e di cooperazione finalizzati a
promuovere l’espansione degli scambi con paesi extra-UE.

Aree di mercato plurinazionali:

- Aree di libero scambio i paesi si accordano per l’eliminazione o riduzione delle barriere tariffarie e
non allo scopo di favorire la libera circolazione di merci e servizi tra le proprie economie.

- Unioni doganali stadio di passaggio in quanto vi è sia una riduzione o eliminazione delle barriere
interne sia la presenza di tariffe esterne comuni sui prodotti importati dai paesi terzi, ma non vige la
libera circolazione di lavoro e capitali.
- Mercati comuni formati da paesi che, oltre agli accordi tariffari tipici delle unioni doganali,
beneficiano al loro interno della libera circolazione di servizi e capitali.

- Unioni politiche assicurano il miglior raggiungimento possibile degli obiettivi economici, monetari
e sociali.
Tali aree di mercato plurinazionali aprono alle imprese rilevanti opportunità in termini di accesso a
mercati di maggiori dimensioni.

3. Sviluppo internazionale delle imprese

La pressione competitiva internazionale è un potente fattore di spinta verso un ampliamento dei


processi di internazionalizzazione dell’impresa, la quale è chiamata ad organizzare su scala
mondiale la propria attività di:
• ricerca, produzione,
• approvvigionamento
• commercializzazione

Economie di scala—> in alcuni settori tali economie sono importanti, per cui vi è una fortissima
spinta all’ampliamento dei mercati di sbocco. Ovviamente l’utilizzo di tali economie implica una
standardizzazione dei prodotti e dei processi ed una loro concentrazione in impianti idonei a
sfruttare a pieno le economie di scala.
Economie di apprendimento connesse alla curva di esperienza—> Al raddoppio della
produzione si accompagna una diminuzione dei costi medi, dovuta proprio al processo di
accumulo dell’esperienza. Un altro fattore che stimola l’internazionalizzazione delle imprese è
costituito dalla possibilità di sfruttare la presenza in più paesi per utilizzare in chiave produttiva le
differenze di costo dei fattori. La capacità di produrre in più paesi alcune componenti o i prodotti
finiti può conferire un vantaggio competitivo.

Omogeneizzazione degli stili di vita e di consumo

• Diminuzione delle distanze culturali e comportamentali tra le diverse popolazioni dovute


all’evoluzione di:
- sistemi di trasporto
- comunicazione
• Omogeneizzazione del livello di scolarizzazione che facilita la diffusione di tecnologie.

Espansione internazionale delle grandi imprese che, con i loro prodotti, hanno contribuito alla
modificazione degli stili di vita.

Levitt —>la tecnologia determina una omogeneizzazione dei bisogni e delle preferenze dei
consumatori (consumatore universale) facendo emergere mercati globali per beni standardizzati.

—>Tuttavia tale impostazione viene criticata poiché alcune tecnologie operano verso la
segmentazione sempre più spinta dei mercati i quali presentano una varietà di bisogni e
comportamenti da soddisfare. Anche le differenze geografiche operano nel senso opposto rispetto
all’impostazione di Levitt.

La globalizzazione non equivale alla riduzione della complessiva varietà espressa dai mercati, ma
al contrario discende dal fatto che la varietà dei consumatori e delle soluzioni tecnologiche non
hanno più separazioni spaziali.

4. Dinamica dei mercati finanziari



Attualmente si può parlare di un mercato finanziario mondiale in espansione continua dovuto a:
• Libertà di circolazione dei capitali congiunzione dei mercati domestici tra di loro e con il mercato
internazionale.
• Information technology miglioramento della capacità di calcolo e di archiviazione dei dati, oltre ad
un aumento dell’efficienza delle comunicazioni.
• Sviluppo dei mercati emergenti aree alternative alle tradizionali piazze finanziarie (Medio Oriente
e Sud America).
• Tasso di crescita inferiore alla media europea combinato con una riduzione delle esportazioni di
beni e servizi. Le maggiori perdite in termini di export sono relative ai prodotti del made in Italy.

Cause della flessione dell’export italiano:

Specializzazione settoriale i vantaggi comparati dell’Italia risiedono nei settori tradizionali
(beni legati alla persona e alla casa) e nei settori ad offerta specializzata (meccanica non
elettrica). In questi settori, l’erosione delle posizioni italiane ad opera dei nuovi competitor si
è rivelata meno agevole poiché il processo produttivo richiede esperienza e tecnologia che
si accumulano solo con il tempo.
—>L’Italia manifesta una crescente debolezza nei settori basati sulla scienza e nei settori a
forti economie di scala produttiva e commerciale.

• Istituzioni pubbliche sviluppo economico e qualità delle istituzioni sono interdipendenti.


Inefficienze dovute a ciò.

• Struttura dimensionale un altro fattore che determina una insoddisfacente performance


internazionale dell’Italia è costituito dalla struttura dimensionale delle nostre imprese che sono
per lo più di piccole dimensioni. Tale aspetto incide non poco sulla capacità delle nostre imprese
di far fronte a sfide di natura internazionale.
• Investimenti diretti esteri implicano disponibilità finanziarie elevate e strutture organizzative
articolate che non sono in linea con le dimensioni del nostro sistema produttivo. Per questo
motivo, gli invest. diretti esteri costituiscono solo una piccola percentuale del totale mondiale.

5. Teorie economiche tradizionali

Teoria economica tradizionale


Teoria economica dei vantaggi comparati (1817)

—>Basata sull’immobilità del lavoro tra paesi e sulla perfetta mobilità interna.

La teoria di Ricardo —>

Asserisce che i paesi commerciano tra loro perché il lavoro, unico fattore produttivo considerato,
ha diversa produttività tra i vari paesi.

Ricardo dimostra come non contino tanto i vantaggi assoluti di costo, quanto quelli relativi o
comparati. Nel modello ricardiano, ogni paese esporta i beni che produce in modo relativamente
efficiente (in termini di produttività del lavoro) e importa i beni nella cui produzione è relativamente
inefficiente.

Il modello di Heckscher – Olhin —>

Negli anni Trenta, la teoria di Ricardo è stata modificata per tenere conto dell’evoluzione industriale
e dell’importanza del fattore capitale nella produzione. Per cui fra due beni, ciascun paese tende
ad esportare il bene la cui produzione richiede un impiego relativamente più intenso del fattore di
cui si ha una dotazione relativamente più abbondante, mentre tende ad importare l’altro bene.

La critica mossa a questo modello risiede nelle ipotesi semplificatrici che ne stanno alla base. Tali
modelli tradizionali non corrispondono ad una realtà imperfettamente concorrenziale.

Teoria economica del divario tecnologico



Kravis —>i beni esportati ed importati in un paese dipendono dalla loro disponibilità o meno sul
mercato interno di quel paese.L’indisponibilità di un bene è dovuta a: carenza di risorse naturali,
mutamenti tecnologici, restrizioni normative e differenziazione dei prodotti. La diff. dei prodotti
esplicita il ruolo del progresso tecnologico: con l’innovazione di prodotto si possono originare nuovi
flussi commerciali, in quanto si manifesta una differenziazione del prodotto a livello di paese (diff.
nazionale del prodotto) che può generare una domanda estera, attivata grazie all’effetto di
dimostrazione a livello internazionale.

Teoria economica del gap tecnologico di Posner



Posner —>Sviluppi dinamici che avvengono all’interno di un settore sotto il profilo del progresso
tecnologico. Propone una spiegazione del commercio internazionale fondata su differenze di costo
comparato generate dal differente tasso d’innovazione nei settori tra i vari paesi.

I vantaggi economici di una innovazione sono correlati alla durata dell’intervallo temporale durante
il quale l’innovatore usufruisce di una posizione monopolistica sui mercati internazionali.La durata
di tale posizione è definita dalla differenza tra il tempo necessario alle imprese straniere per imitare
i nuovi processi produttivi (imitation lag) e il tempo intercorrente ai consumatori esteri per
manifestare la domanda di nuovi prodotti (foreign demand lag).

Critiche—> non spiega le ragioni per le quali una specifica innovazione viene sviluppata in un dato
paese piuttosto che in un altro. Inoltre, le date di inizio produzione e la durata degli imitations lag si
riferiscono solo alla prima impresa produttrice.

Teoria economica della domanda rappresentativa



Linder—> nega l’importanza di una diversa dotazione fattoriale ai fini degli scambi internazionali.
La varietà dei beni potenzialmente esportabili dipende dalla domanda interna. Linder afferma che
le funzioni di produzione non sono tutte identiche in tutti i paesi, ma che le funzioni di prod. dei beni
domandati all’interno sono quelle relativamente convenienti. Per ciò, la gamma delle esp.
potenziali è inclusa in quella delle importazioni potenziali. Quanto più simile è la struttura della
domanda dei due paesi tanto più intenso, potenzialmente, è il commercio tra questi due paesi.

Critiche—>il modello non spiega la composizione merceologica dello scambio tra paesi aventi
simile domanda interna.

Teoria economica del ciclo di vita internazionale del prodotto



Vernon—> i produttori che operano in un determinato paese sono maggiormente consapevoli
dell’opportunità di immettere nuovi prodotti nel loros tesso mercato di quanto non lo siano
imprenditori operanti in altri contesti.

Tre stadi del ciclo del prodotto:


1. Ricerca e introduzione dell’innovazione la capacità dell’imprenditore di ravvisare le opportunità
di applicazione delle conoscenze scientifiche sono influenzate dalla facilità di comunicazione
coi mercati di sbocco. Per il singolo imprenditore è più facile lanciare prodotti nel mercato in
cuiopera che non in mercati in cui non è presente.
2. Sviluppo e maturità del prodotto inizialmente vi è una forte domanda che consente il
raggiungimento di forti economie di scala. Ne consegue una diminuzione delle barriere
all’entrata e quindi l’aumento delle imprese concorrenti. Nella maturità si può scegliere di
delocalizzare la produzione per diminuire ancor più i costi di produzione.
3. Standardizzazione e declino del prodotto il basso costo del lavoro potrebbe costituire l’iniziale
attrattiva che spinge l’investimento verso le zone sottosviluppate.

Critiche —>Spiegazione dell’origine dei vantaggi comparati limitata ai prodotti manufatti concepiti
per consumatori ricchi e per rispondere al bisogno di ridurre il fattore lavoro. Inoltre, analizza solo
le innovazioni labour – saving non considerando la possibilità di risparmiare il fattore materia
prima.

6. L’impresa e le strategie internazionali


Catena del valore di Porter—> l’impresa come un insieme di attività distinte, ciascuna delle quali
contribuisce a generare il valore offerto al mercato mediante i prodotti e anche il vantaggio
competitivo.

- Attività primarie (legame diretto con la produzione) logistica, produzione, marketing e assistenza
post- vendita.
- Attività di supporto (valenza trasversale) infrastrutture, gestione risorse umane, approvv. e
servizi di supporto.
- Attività a monte possono essere ubicate anche in posti lontani dall’acquirente.
- Attività a valle devono risultare vicine all’acquirente.

La catena del valore può risolversi in ambito locale oppure estendersi all’ambito internazionale.

Oltre all’internazionalizzazione commerciale, è possibile svolgere all’estero varie attività della
catena del valore ed in questo senso si parla di forme d’internazionalizzazione:

- Internaz. Degli approvvigionamenti approvv. All’estero di materie prime, semilavorati o
componenti a prezzi più competitivi.

- Internaz. Produttiva localizzare all’estero in tutto o in parte l’attività produttiva.

- Internaz. R&S istituire laboratori in contesti geografici particolarmente fertili.

- Internaz. Finanziaria reperimento capitali su mercati finanziari internazionali.

Vi sono due variabili che contribuiscono a definire l’assetto strategico dell’impresa operante a
livello internazionale:

1. Configurazione localizzazione delle attività della catena del valore in riferimento alla scelta tra
concentrazione in una sola sede o decentramento in più paesi.
2. Coordinamento il modo in cui le attività della catena del valore realizzate nei vari paesi sono tra
loro collegate.

Il vantaggio competitivo dell’impresa operante a livello internazionale è dato dalla capacità di
configurare e di coordinare i processi aziendali.
Vantaggi del decentramento geografico:

- Maggiore aderenza alle esigenze locali attraverso il contatto diretto.

- Riduzione dei costi di trasporto e di logistica.

- Possibilità di sfruttare meglio gli incentivi offerti dalle autorità locali.

Vantaggi della concentrazione geografica:



- Possibilità di sfruttare fattori di produzione più competitivi.

- Economie di scala.

La scelta tra queste due soluzioni deve riferirsi solo alle singole attività della catena del valore in
quanto si può decidere di accentrare certe attività nel paese d’origine e decentrarne altre in diversi
paesi in base ad una valutazione dei costi e dei benefici che derivano dalle varie alternative.

Il grado di coordinamento è basso quando l’impresa fonda la sua presenza internazionale su


unità nazionali non specializzate ciascuna delle quali si occupa delle stesse cose di cui si
occupano anche le altre.

Il grado di coordinamento è elevato quando le unità nazionali integrano le proprie strategie e
politiche gestionali con quelle della casa-madre.

La scelta tra queste due soluzioni avviene in base al tipo di strategie e politiche di marketing che l’
impresa vuole mettere in atto. Se intende mantenere una immagine unitaria sul mercato
propenderà per un accentramento decisionale. Viceversa, sceglie un decentramento decisionale
se vuole adeguare la propria strategia di marketing alle specificità locali.

Strategia basata sulle esportazioni



—>Basso coordinamento delle attività decentrate – concentrazione geografica

Vi è una forte concentrazione geografica delle attività nel paese d’origine dell’impresa, mentre la
proiezione internazionale della catena del valore rimane circoscritta alla sola commercializzazione
dei prodotti nei mercati Esteri.

• Esportazione indiretta il produttore delega ad operatori specializzati le attività di vendita e di


marketing connesse alla funzione esportativa.
• Esportazione diretta il produttore utilizza come canale di ingresso la propria forza di vendita.

Strategia basata sul decentramento



—>Basso coordinamento delle attività decentrate – decentramento geografico

L’impresa opera a livello internazionale svolgendo nei vari paesi di suo interesse più attività della
catena del valore e in modo tale che le politiche adottate in ogni paese sono fondamentalmente
indipendenti le une dalle altre.

Tale strategia si estende tra due varianti:

- l’impresa decentra tutte le attività a valle della catena del valore, cioè quelle più vicine ai
mercati di sbocco.

- l’impresa localizza una completa catena del valore in ogni paese in cui intende operare.

La strategia basata sul decentramento permette di conseguire vantaggi (economie di scala,
conoscenze) nei confronti delle imprese operanti su scala puramente nazionale.

Strategia globale omogenea



—>Alto coordinamento delle attività decentrate – concentrazione geografica

L’impresa cerca di sfruttare le interdipendenze tra i vari paesi, puntando a conseguire un vantaggio
competitivo dalla presenza nel mercato internazionale attraverso il coordinamento delle attività
decentrate, a fronte di un livello di dispersione che può variare dal massimo decentramento alla
massima concentrazione.

La strategia globale più semplice consiste nel concentrare il massimo numero di attività in un solo
paese e nell’assicurare un elevato coordinamento di tutte quelle attività poste a valle della catena
del valore.

Strategia transnazionale

—>Alto coordinamento delle attività decentrate – decentramento geografico

L’impresa opera secondo una logica selettiva, concentrando alcune risorse nel paese d’origine,
altre in altri contesti nazionali ed altre ancora distribuite tra più unità locali.

L’obiettivo è quello di sfruttare in pieno le economie di scala e quindi la localizzazione, generando
anche un maggior valore che deriva da una offerta di beni e servizi più aderente alle specifiche
esigenze locali. Elementi che influenzano la scelta dell’assetto strategico

Risorse e competenze

- Le scelte di configurazione della catena del valore su scala internazionale sono influenzate dalle
possibilità di sviluppo di nuove risorse e competenze per effetto del contatto con nuovi contesti.

- Il livello ottimale di coordinamento tra le diverse unità nazionali è influenzato dalle risorse e
competenze presenti in differenti parti del sistema aziendale.

Caratteristiche dell’ambiente d’origine



L’impresa deve stabilire se i suoi vantaggi competitivi si basano su risorse proprie o su risorse del
paese. Nel primo caso potrebbe essere conveniente trasferire all’estero questa condizione di
superiorità, mentre nel secondo caso l’impresa dovrà prediligere un orientamento basato sulle
esportazioni.

Tipo di settore

- Settori multidomestici il confronto competitivo si manifesta paese per paese. La competizione in
atto in ciascun paese è indipendente da quella esistente in altri paesi. In questi tipi di settori, la
strategia internazionale si sviluppa secondo una serie di strategie locali.

- Settori globali la posizione competitiva di una impresa detenuta in un singolo contesto nazionale
è influenzata in modo significativo dalla posizione detenuta in altri paesi. Le imprese rivali
competono su basi mondiali.

Internazionalizzazione degli approvvigionamenti



Le imprese italiane sono penalizzate dalla scarsa dotazione di risorse naturali e di materie prime di
cui dispone l’Italia e quindi devono sostenere elevati costi di approvv.

La presenza in loco è la via più immediata per assicurarsi il controllo degli approvv. e di
conseguenza abbassare i costi ed i rischi di dipendenza strategica dall’offerta di materie prime.
Tale scopo può anche essere raggiunto mediante accordi con fornitori privilegiati.

Internazionalizzazione della produzione



Un numero crescente di imprese delocalizza le lavorazioni in paesi a basso costo del lavoro
tramite accordi di fornitura a lungo termine o attraverso l’acquisizione di unità produttive o
mediante costituzione di joint venture con operatori locali.

Internazionalizzazione della R&S



L’impresa internazionalizza la propria ricerca e sviluppo per poter accedere più facilmente e a costi
più contenuti a competenze di cui non ha disponibilità.

I paesi in cui vengono ubicate le attività di R&S sono detti learning markets che possono essere di
consumo o di tipo scientifico – tecnologico:

• Learning markets di consumo luoghi in cui si generano comportamenti di consumo destinati a


diffondersi negli anni successivi. Il vantaggio di essere presenti in questi mercati risiede nel fatto
di poter acquisire in anticipo le informazioni.
• Learning markets di tipo scientifico – tecnologico luoghi in cui si concentrano conoscenze elevate
nell’ambito di un settore definito.

Si ha quando l’impresa vuole collocare i propri prodotti in mercati diversi da quello d’origine. Tale
tipo di internaz. prende avvio dalla scelta della combinazione più opportuna di tre fattori:

- Paesi verso i quali indirizzare la propria offerta.



- Segmenti di domanda da servire nei paesi esteri individuati.

- Prodotti da offrire per soddisfare i bisogni dei segmenti di domanda individuati.
L’impresa può fare ingresso in un paese estero scegliendo fra le opzioni seguenti:

1. Espansione semplice ci si rivolge ai medesimi segmenti di domanda interna con gli stessi
prodotti.

2. Sviluppo del prodotto sviluppo di nuovi prodotti per i medesimi segmenti di domanda interna.

3. Sviluppo del mercato ci si rivolge a segmenti di domanda diversi da quelli interni con gli stessi
prodotti. - Diversificazione nuovi prodotti per nuovi segmenti.

Pianificazione strategica dell’internazionalizzazione commerciale



L’approccio concreto tenuto dalle imprese dipende dall’atteggiamento (reattivo o proattivo) da esse
assunto nei confronti del mercato internazionale:

- Atteggiamento reattivo l’impresa opera secondo una visione contingente, ossia dettata da
condizioni di necessità. Una serie di azioni non necessariamente collegate sotto un profilo
strategico.
- Atteggiamento proattivo la decisione di operare su mercati esteri è connessa ad una precisa
strategia di sviluppo.

Obiettivi dell’internazionalizzazione commerciale:

A. Miglioramento del fatturato e della redditività grazie all’apertura dell’impresa verso nuovi
mercati.
B. Obiettivi di natura competitiva contrasto della concorrenza.
C. Servire segmenti di domanda transnazionale l’impresa identifica segmenti di domanda
omogenei che però sono localizzati in mercati geografici diversi.
D. Diversificazione del rischio.
E. Allungamento del ciclo di vita del prodotto.

Vincoli e risorse disponibili



Il problema più rilevante nell’analisi delle risorse e delle competenze è quello relativo alla loro
trasferibilità nel contesto in cui si vuole andare ad operare.

La disponibilità di risorse adeguate è un fattore non trascurabile che influenza il processo di
internazionalizzazione.

7. Attrattività dei paesi

La scelta dei mercati verso i quali indirizzare i propri sforzi di internazionalizzazione deve essere
fatta seguendo sia l’aspetto dell’attrattività, sia quello dell’accessibilità del paese obiettivo.

In relazione al diverso grado delle due variabili si possono distinguere tre tipi di mercati:

- Mercati ad elevata priorità Alto grado di accessibilità e medio-alta attrattività.


- Mercati strategici Media accessibilità e alta attrattività.
- Mercati marginali Bassa accessibilità e attrattività.
La condizione per porre in essere un adeguato processo di selezione dei mercati esteri, è lo
sviluppo di un adeguato sistema informativo di marketing internazionale che deve fondarsi sui
seguenti aspetti:

• Aree informative dimensione orizzontale (campo di conoscenza considerato) e verticale (grado di


approfondimento) del sistema informativo di marketing.

• Modalità di acquisizione delle informazioni Fonti primarie (discendono da esigenze analitiche


delle imprese) e fonti secondarie (tutti quegli organismi che rilevano dati e informazioni in merito
ai diversi paesi esteri).
• Capacità operativa del sistema stabilire se il sistema deve essere in grado di fornire risposte a
tutte le esigenze conoscitive dell’impresa oppure se è sufficiente che il sistema risponda solo alle
esigenze conoscitive più frequenti.

Dopo aver eliminato con assoluta certezza i paesi non idonei per l’internazionalizzazione, l’impresa
procede a definire il processo di screening:

- Paesi accettabili paesi in ordine ai quali non è da escludere l’interesse dell’impresa e pertanto
sarà necessario approfondire l’analisi.
- Paesi attrattivi per il settore in tali paesi si procederà poi ad una stima del mercato potenziale
esistente relativamente alla categoria di prodotto offerto dall’impresa.

- Paesi attrattivi per l’impresa nei paesi dove si è riscontrato un mercato potenziale soddisfacente,
si procede poi ad eliminare quelli in cui non vi è una adeguata rispondenza tra la domanda
primaria e l’offerta specifica dell’azienda.

Inoltre, tale processo deve poi completarsi con l’analisi dell’accessibilità relativa dei paesi
prescelti proprio per pervenire ad una visione globale che contempli sia l’accessibilità che
l’attrattività dei paesi e non una sola delle due variabili.

Attrattività generale —>discende dalle caratteristiche macroeconomiche e ambientali generali.



Attrattività specifica—> fornisce stime circa la dimensione del mercato potenziale di una
categoria di prodotto.

A monte del processo di screening l’impresa deve considerare tre classi di variabili
(demografiche, economiche e tecnologiche) proprio per vedere se esistono le condizioni minime
per accedere a quel mercato considerato e se quindi ci siano le condizioni per approfondire
l’analisi.

1. Variabili demografiche

- Popolazione

- Densità della popolazione importante in relazione agli sforzi distributivi da sostenere.

- Concentrazione geografica quanta parte della popolazione vive ad esempio nelle grandi città.
- Evoluzioni future della popolazione

- Distribuzione per fasce d’età della popolazione

2. Variabili economiche - PIL



- Reddito Pro – capite

- Distribuzione del reddito - Propensione al consumo

3. Variabili tecnologiche

E’ importante sapere quale sia il livello di sviluppo tecnologico del paese considerato, in quanto
bisogna vedere se il prodotto offerto sia rispondente a tale livello.

Dopo aver selezionato i paesi “accettabili”, la seconda fase consiste nell’approfondire l’analisi
della domanda esprimibile da quei paesi in termini di stima del mercato potenziale.

Il mercato potenziale esprime il livello della domanda primaria che si verificherebbe se tutti i
soggetti che manifestano un dato bisogno acquistassero il prodotto nella massima quantità
possibile.

Il mercato potenziale esplicita dunque il grado di attrattività di un certo settore.



Stima per analogia del mercato potenziale nel caso in cui i dati di un dato paese non fossero
disponibili, allora si procede ad estrapolare i dati relativi a paesi diversi da quello oggetto della
stima.

Valutazione del rischio politico suddiviso in:



- Rischi d’instabilità cambiamenti socio-politici

- Rischi operativi normative penalizzanti

- Rischi di trasferimento restrizioni imposte dalle autorità locali
L’impresa può eliminare il rischio politico non effettuando l’investimento, oppure può prevenire il
rischio mediante interventi atti a ridurre la convenienza per le autorità locali di assumere
comportamenti ostili.

8. Accessibilità dei paese



Imposizione di una tariffa il cui pagamento è obbligatorio per le merci che fanno il loro ingresso nel
territorio doganale del paese, riducendone la competitività rispetto alla produzione locale.

Dazi doganali

E’ una imposta indiretta che colpisce la circolazione dei beni da uno Stato nazionale ad un altro e
che viene riscossa al momento in cui la merce entra nel territorio doganale dello Stato:

• Dazi applicati a scopo fiscale hanno lo scopo di colpire il consumo delle merci provenienti
dal’estero al fine di ottenere una entrata tributaria.
• Dazi applicati a scopo protettivo obiettivo di impedire o limitare l’entrata di alcuni prodotti
stranieri, per consentire alla produzione nazionale di prodotti similari di resistere alla concorrenza
straniera.

Criteri di calcolo dei dazi:

- Dazi ad valorem proporzionale al valore imponibile della merce importata.


- Dazi a pesum l’aliquota è fissa per ogni unità di bene importato a prescindere dal prezzo
- Dazi misti utilizzo contemporaneo dei due suddetti criteri.
Diritti integrativi di confine

Complesso eterogeneo di tributi imposti dalle autorità locali, che pur essendo distinti dai dazi
doganali, comunque producono effetti molto simili ai suddetti dazi.

Tutta questa varietà di tributi possono essere considerati strumenti di politica commerciale
pubblica per effetto dei quali uno scambio internazionale può essere più o meno oneroso.

Barriere artificiali di carattere non tariffario



Contingentamento assoluto e doganale:

• Contingentamento assoluto—> delle importazioni si realizza attraverso l’emanazione da parte


delle autorità di un provvedimento con in quale si stabilisce una limitazione quantitativa
all’approvvigionamento estero di determinati prodotti provenienti da uno o più paesi per un certo
periodo di tempo.

• Contingentamento doganale—> fissazione di una quantità di prodotto la cui importazione è


consentita dietro il versamento dei normali diritti doganali, ammettendo tuttavia importazioni
eccedenti sulle quali grava un dazio più elevato.

Limitazioni volontarie alle esportazioni



L’ottica è quella del Paese esportatore che adotta un provvedimento limitativo rispetto a dei
prodotti i quali sono sottoposti al regime delle licenze di esportazione in relazione ad un limite
quantitativo prefissato.

Embarghi e divieti di esportazione


Lo Stato esportatore, in genere su suggerimento di organismi internazionali, adotta restrizioni alle
esportazioni di talune merci o tecnologie per motivi di sicurezza nazionale.

Il controllo esercitato dallo stato esportatore si risolve o nell’embargo totale sull’esportazione o nel
divieto dell’esportazione di determinate merci.
—>Tuttavia tramite il metodo della triangolazione è frequente assistere all’esportazione di un
prodotto che in maniera diretta non sarebbe potuto essere esportato.

Barriere tecniche al commercio internazionale



Oltre a pagare eventuali dazi, è necessario che un determinato prodotto sia anche sicuro, cioè
conforme a delle regole tecniche stabilite dal paese in cui si esporta o da un organismo terzo.

Procedure doganali

1. Calendari di importazione—>In alcuni paesi, l’importazione di determinati prodotti non è


effettuabile in qualunque momento dell’anno, ma deve rispettare un calendario fissato dalle
autorità.
2. Classificazione e valutazione dei prodotti—>Le norme nazionali disciplinano la classificazione
dei prodotti importati secondo una loro ripartizione per gruppi merceologici omogenei in modo
tale da assoggettarli ai medesimi trattamenti fiscali, doganali e amministrativi.
3. Procedure di valutazione dei prodotti stranieri—> obiettivo quello di elevare la base imponibile
rispetto alla quale viene calcolato l’ammontare dei prelievi fiscali, doganali e amministrativi.

Misure di carattere valutario e finanziario—>Hanno lo scopo di ridurre la velocità, semplicità e
convenienza degli scambi commerciali.
4. Restrizioni valutarie—>Controllo statale sui cambi delle valute esclude totalmente il gioco della
domanda e dell’offerta attribuendo allo Stato un enorme margine di manovra sui flussi
commerciali in entrata.

—>Inoltre, esiste una specifica autorizzazione governativa per acquistare valuta estera.

Provvedimenti ancora più drastici possono essere la temporanea sospensione o la
soppressione della convertibilità della moneta nazionale in una o più valute estere.
5. Cambi valutari multipli—>Strumento talvolta utilizzato al fine di porre implicitamente un limite
all’entrata di merci straniere nel territorio nazionale. L’autorità monetaria discrimina i cambi di
acquisto e di vendita delle valute straniere.
6. Restrizioni creditizie—>Sono restrizioni, ovvero impossibilità di ottenere credito alle normali
condizioni di mercato, a carico degli operatori che devono effettuare pagamenti in favore di
esportatori stranieri, a seguito di un acquisto compiuto all’estero.

Imposizione di prezzi minimi



Se il prezzo di un determinato prodotto scende sotto un certo livello, allora vengono limitate le
importazioni di quel bene.

Indicazioni per la selezione sequenziale dei paesi



L’identificazione dei paesi obiettivo deve essere completata stimando:
• La numerosità dei paesi
• Il numero di paesi verso i quali indirizzare gli sforzi—>La decisione può fondarsi sull’opportunità
di suddividere le risorse aziendali su un ampio ventaglio di paesi (moltiplicazione delle aree)
oppure di concentrare l’interesse su un numero più ridotto di aree del mercato internazionale
(concentrazione delle aree).

Le strategie che un impresa può adottare in base al grado di omogeneità dei vari paesi
sono:

- Similarità concentrata sforzi focalizzati su num. Ristretto di paesi fra loro omogenei.
- Similarità diffusa numerose aree geografiche tra loro omogenee.
- Diversità concentrata numero ristretto di mercati tra loro eterogenei.
- Diversità diffusa molte aree geografiche tra loro eterogenee.

Fattori che influenzano la scelta tra concentrazione o moltiplicazione:

• Tasso di crescita delle vendite nei vari mercati


• Grado di stabilità delle vendite
• Risorse disponibili
• Risposta delle vendite al piano di marketing
• Vantaggio temporale
• Costi degli adattamenti del prodotto
• Economie di scala e esperienza
• Grado di controllo
• Ricadute
Tempi dello sviluppo internazionale

L’impresa deve scegliere se attaccare i singoli mercati simultaneamente oppure dedicarsi soltanto
ad uno di questi. Le alternative sono o un approccio sequenziale (posizionamento in un paese per
raggiungere prima una elevata penetrazione) o un approccio seriale (posizionarsi in tutti i paesi
obiettivo per ottenere complessivamente più spazio).

Posizione competitiva acquisibile dall’impresa



Matrice G. Electric/Mc Kinsey consente di indentificare i paesi in cui:
- Sviluppare o difendere la posizione competitiva
- Massimizzare il ritorno sull’investimento o disinvestire
- Investire selettivamente

Asse Y: Posizione competitiva
Asse X: Attrattività del paese
(Vedi grafico )

9. Esportazioni

1. Attacco indiretto—> mira a posizionarsi nel paese prescelto attraverso la concentrazione


delle risorse e delle competenze dell’impresa nella conquista di un segmento di mercato non
servito dalla concorrenza locale. Si esplica secondo due manovre concorrenziali:

- Attacco laterale —>strategia di segmentazione della domanda tendente ad individuare


nicchie favorevoli in cui creare poi una testa di ponte per il mercato locale.

- Aggiramento —>aggiramento della concorrenza locale mediante lo sviluppo di beni e


servizi innovativi.

2. Attacco diretto—> obiettivo è la conquista di una significativa posizione competitiva nel paese
considerato e si divide in:

- Attacco frontale —>strategia imitativa in cui l’impresa si pone nello stesso mercato della
concorrenza e si rivolge ai medesimi clienti.

- Accerchiamento —>si ricorre a questa strategia quando l’impresa, pur avendo mezzi
superiori alla concorrenza, non reputi idoneo un attacco frontale in quanto non
determinerebbe risultati soddisfacenti. Si parla di :

• accerchiamento dei prodotti—> quando si immettono sul mercato del paese


obiettivo un gran numero di prodotti diversi per qualità e caratteristiche.

• accerchiamento della domanda—> quando ci si espande in tutti i segmenti


adiacenti e tangenti a quelli dei rivali.

L’impresa che intende avvalersi dell’opzione esportativa per fare ingresso in un certo paese deve
stabilire quale tipo di forma vuole utilizzare:

A. Forma diretta—> il produttore vende a un soggetto che ha sede all’estero e pertanto


interagisce in prima persona con il mercato straniero
- Vantaggi: Contatto diretto col mercato
- Svantaggi: maggiore impiego di risorse e aumento dei rischi.
B. Forma indiretta —>l’impresa affronta il mercato estero avvalendosi di un intermediario
specializzato nel commercio internazionale il quale sovente definisce le politiche di marketing
del prodotto esportato e gestisce i clienti.
—>Tuttavia, il controllo del mercato estero è limitato in quanto non ci si interfaccia direttamente
con la domanda e con la concorrenza estera—>I vantaggi sono una riduzione dei rischi connessi
ad una riduzione nell’impiego di risorse.
—>Con tale forma, la produzione rimane nel paese d’origine e gli eventuali rischi e costi del
processo di internazionalizzazione sono assunti da altri soggetti indipendenti che hanno strutture
organizzative tali da realizzare una connessione tra domanda e offerta in contesti nazionali diversi.

La loro azione è sia a beneficio di produttori nazionali che esteri generando quindi esportazioni e
importazioni.

1. Società di esportazione

Tali società sono della stessa nazionalità dell’impresa esportatrice e a tali operatori ricorrono le
imprese che considerano ancora marginale l’attività di export avendo flussi di vendita all’estero
irregolari o di modesta entità. La società in questione acquista la merce dai produttori e la
rivende nei mercati di sbocco assumendosi il rischio della transazione.

Per il produttore il vantaggio è quello di ricevere direttamente il pagamento nella propria valuta,
ma lo svantaggio più grande risiede nella non conoscenza del segmento di domanda che il
prodotto andrà a servire.

2. Trading company

Si tratta di un intermediario capace di organizzare sia l’importazione che l’esportazione e di
fornire tutti i servizi connessi e capace di essere un partner dell’internazionalizzazione in tutte
le sue forme più avanzate. L’elemento distintivo è l’assunzione in proprio dei rischi connessi
alle operazioni commerciali acquistando i prodotti e rivendendoli in funzione delle proprie
valutazioni di redditività.

La componente intangibile dei servizi è molto importante in quanto la trading company è
capace di fornire servizi di varia natura da quelli finanziari a quelli informativi.

3. Consorzi per l’esportazione



Forma di aggregazione interaziendale che si realizza quando due o più imprese decidono di
disciplinare e svolgere in comune determinate attività.

Si parla di consorzi per il commercio estero per tutti quei consorzi che abbiamo come unico
scopo quello di esportare i prodotti delle aziende consorziate e di promuoverli sui mercati di
sbocco.

Consorzi promozionali forniscono servizi di natura promozionale a supporto dell’attività di
export degli associati.

Consorzi per la vendita si occupano della commercializzazione dei prodotti delle imprese
consorziate sui mercati esteri.

I vantaggi risiedono nella riduzione dei costi dell’attività di internaz. e nell’attuazione di progetti
di difficile attuazione per una singola impresa.

Gli svantaggi riguardano principalmente i criteri di ripartizione delle spese.

4. Agenti di acquisto

E’ un intermediario che acquista i prodotti in nome proprio ma per conto altrui, senza
assumerne la proprietà. L’agente ha un mandato ad acquistare da parte del committente.

L’agente deve attenersi alle istruzioni del committente, ma non è raro assistere a forme in cui
l’agente ha un discreto margine di discrezionalità, potendo quindi concludere affari in relazione
alla contingente situazione del mercato.

L’impresa continua ad avere la base produttiva nel proprio paese, ma cerca di avvicinarsi al cliente
potenziale istituendo un contatto diretto con la realtà locale.

Rapporto con gli importatori

L’impresa ricorre all’intermediazione di un importatore che però appartiene al paese verso il quale
si dirige l’esportazione.

Una delle configurazioni di imprese di import in Italia è quella del concessionario di vendita, il quale
agisce in nome e per conto proprio, acquistando la merce e rivendendola nei mercati di
competenza.

Negoziazione diretta con il cliente estero

• Una prima circostanza si verifica quando le imprese esportatrici operano su commessa, in


relazione in genere a beni industriali.
• Una seconda circostanza si ha quando le imprese esportatrici intrattengono contatti diretti con
grandi aziende commerciali locali.
• Una terza circostanza è quella del ricorso al commercio elettronico.
Costituzione di una rete di vendita dedicata al mercato locale

Tale rete di vendita può essere diretta (formata da venditori dipendenti che prendono contatti con i
clienti potenziali) oppure indiretta (formata da venditori autonomi che agiscono in nome e per
conto dell’azienda mandante).

Istituzione di una unità organizzativa nel paese estero

—>Costituzione di una unità commerciale allo scopo di definire la politica distributiva e curare
direttamente problemi legati al marketing e all’amministrazione.

Questa soluzione è utilizzata quando si commercializzano prodotti di alta qualità e con un brand
affermato, per cui è necessario avere un controllo diretto sul mercato di sbocco.

Oltre alla scelta della più idonea modalità esportativa diretta, è necessario tenere in
considerazione altri importanti fattori quali:

1. La scelta delle alternative di presenza diretta



E’ necessario verificare:
- La compatibilità rispetto agli obiettivi aziendali.
- Volontà di esercitare un controllo sul mercato locale
- Costi associati alle singole opzioni.
L’analisi dei diversi costi associati ad ogni forma di esportazione diretta non può non contemplare
la fiscalità. Infatti, ciò che è rilevante ai fini fiscali è la presenza di una stabile organizzazione in
quanto è rispetto a questa che si determina il luogo dove il reddito prodotto deve essere
assoggettato a tassazione.

2. Selezione dei collaboratori



Nel caso in cui l’impresa abbia deciso di avvalersi di agenti o importatori, sorge il problema
della ricerca e della selezione degli stessi. Ciò richiede:

- Definizione dei criteri per la valutazione del profilo professionale.

- Ricerca e selezione dei candidati.

- Negoziazione del contratto.

Consiste nell’esportazione di merci al fine della loro reimportazione, dopo che esse hanno subito
una trasformazione o lavorazione.

Questo traffico tra Paesi UE ed extra-UE rappresenta una forma di decentramento produttivo a
livello internazionale.

10. Insediamento produttivo all’estero

La decisione dell’impresa di effettuare un investimento di carattere produttivo in un determinato


paese può essere indotta dall’insieme dei fattori attivati dall’operatore pubblico per attirare
investimenti internazionali—>Tali fattori sono espliciti quando l’autorità locale delibera delle
normative atte a incentivare gli investimenti produttivi delle imprese estere.

Sono fattori impliciti quando l’impresa estera è attratta dall’esistenza di un contesto normativo
favorevole oppure da un miglior funzionamento dei soggetti istituzionali.

La decisione di istituire una presenza diretta in un paese può essere ispirata dalla volontà di
perseguire due obiettivi:

1. Ottenere un presidio molto più efficace del mercato in cui si è già presenti l’idea è quella di
superare le naturali limitazioni prodotte dall’adozione dell’esportazione indiretta, ponendosi
direttamente nel mercato di sbocco con un insediamento produttivo finalizzato ad un maggior
controllo del suddetto mercato.
2. Ingresso in un nuovo mercato l’impresa entra in un nuovo mercato in cui non aveva mai
operato mediante l’insediamento produttivo.

Insediamento produttivo—> finalizzato all’ottenimento di vantaggi di costo—>



L’impresa pone un insediamento produttivo all’estero per ridurre i costi legati
all’approvvigionamento delle materie prime, costi logistici quali gli oneri di trasporto e doganali e
per ridurre i costi della manodopera.

Il caso dell’impresa di servizi



Anche nel settore dei servizi le imprese hanno intrapreso strategie di razionalizzazione delle
attività, iniziando ad articolare le loro attività su scala internazionale.

Il servizio è caratterizzato dall’essere contestuale (spazio) e simultaneo (tempo) rispetto al
consumo dello stesso.

La modalità d’ingresso nei mercati internazionali da parte dell’impresa di servizi è influenzata da:

- Grado di interazione tra produttore e utente del servizio.

- Grado di coinvolgimento di beni nella consegna del servizio.

L’ingresso mediante insediamento produttivo comporta una ulteriore decisione, ovvero quella di
dover scegliere tra l’istituzione di un complesso aziendale ex novo, acquisire una azienda locale
oppure instaurare un rapporto collaborativo con un operatore locale.

Scelta tra l’acquisizione e l’investimento greenfield



La scelta di effettuare una acquisizione comporta dei vantaggi rispetto alla costituzione ex novo di
una unità operativa.

Quello più evidente è la possibilità di accelerare l’ingresso nel paese selezionato in quanto con un
investimento greenfield tale periodo di tempo si allungherebbe inevitabilmente.

• Nei settori multidomestici (concorrenza paese per paese) è più agevole acquisire una impresa
locale per avere una maggiore integrazione con il contesto locale.

• Nei settori globali è più utile costituire una unità produttiva ex novo in quanto è più facile
raggiungere elevati livelli di efficienza che sono richiesti dai mercati globali.

Inoltre, nella scelta, si devono considerare:

- gli investimenti richiesti dimensione degli investimenti necessari commisurati alle possibilità di
successo.
- rischi di insuccesso se il rischio è alto si fa più fatica ad investire grosse somme.
- il potenziale competitivo individua la possibilità che l’impresa entrante riesca ad acquisire una
posizione di vantaggio rispetto alle imprese già presenti.
- tempi necessari per l’attuazione la velocità di penetrazione del mercato è fondamentale nel
contesto odierno e dunque scegliere di istituire una nuova unità produttiva comporterebbe tempi
lunghi nell’acquisizione di una posizione di vantaggio.

Il principale ingrediente del successo di una acquisizione è costituito dalla conoscenza e dalla
capacità di assecondare il meccanismo di alimentazione delle risorse e delle competenze
dell’impresa acquisita. Un contrasto di natura culturale potrebbe dunque determinare il non
raggiungimento degli obiettivi che si volevano raggiungere mediante questa strategia.

Quando due entità distinte vengono a contatto si individuano quattro metodi di acculturazione:

I. Integrazione scambio reciproco di conoscenze manageriali e culturali equilibrato.


II. Assimilazione una delle due imprese domina l’altra in virtù di una supremazia che viene
accettata.
III. Separazione le due imprese mantengono elevata autonomia con limitati scambi culturali.
IV. Deculturazione indica il soccombere di una delle due culture.

1. Modello europeo – Impresa Multinazionale



Tale impresa adotta una strategia multidomestica in cui le responsabilità sono in capo alle
singole unità nazionali proprio per poter rispondere alle differenti esigenze che emergono dai
vari mercati.

2. Modello americano – Impresa internazionale



Le unità locali sono autonome, ma risultano maggiormente dipendenti dalla casa madre
rispetto a quelle multinazionali. La casa madre agisce da fonte per i nuovi prodotti e tecnologie.

3. Modello giapponese – Impresa globale



Il mercato mondiale visto come un unico mercato in cui raggiungere elevati livelli di efficienza
attraverso un elevato grado di centralizzazione.

Rete integrata contraddistinta da una configurazione geografica distribuita, dalla specializzazione


delle unità locali e dal forte grado di interdipendenza.

11. Accordi di collaborazione interaziendale


- Accordi contrattuali (non equity)—> l’accordo non contempla investimenti in capitale di rischio
da parte delle imprese che partecipano all’accordo.
- Accordi patrimoniali (equity) —>i partners dell’accordo condividono il capitale sociale (joint
venture).

La ragione che induce l’impresa ad instaurare relazioni di collaborazione interaziendali è dettata
dalla convinzione di riuscire tramite l’accordo a conseguire vari tipi di vantaggi non ottenibili
attraverso lo sviluppo interno. Tali vantaggi possono essere cosi sintetizzati:

- La collaborazione interaziendale può facilitare il decentramento produttivo in aree geografiche


dove i fattori quali manodopera e materie prime sono disponibili a prezzi inferiori determinando
significativi vantaggi di costo.

Tali vantaggi di costo derivano dal tipo di accordo instaurato. Se è un accordo avente natura
orizzontale allora avviene tra imprese che operano nello stesso settore, mentre si parla di
accordi verticali quando la relazione viene stabilita tra soggetti appartenenti alla stessa filiera
produttiva.

- Attraverso l’accordo, l’impresa che si vuole internazionalizzare può accedere, condividere e


trasferire all’altra impresa risorse e competenze utili per lo svolgimento di una determinata
attività.

L’accordo permette di ridurre i costi per acquistare risorse e competenze e consente anche di
accedere ad un diverso sistema culturale e di valori che è in capo all’altra impresa.

- Tale modalità di ingresso consente di ridurre i rischi dell’iniziativa suddividendo i costi tra più
operatori. Inoltre, in molti settori, possono aprirsi delle finestre strategiche, cioè opportunità di
mercato conseguenti al mutamento degli assetti ambientali. Tuttavia a queste finestre si
collegano rischi molto elevati cosicchè è frequente assistere ad accordi interaziendali dove una
impresa mette le competenze tecnologiche ed un'altra mette la buona conoscenza del mercato.

- Talvolta gli obiettivi suddetti possono essere conseguiti anche basando la propria strategia su
uno sviluppo interno. Pertanto è bene valutare la convenienza delle due alternative (accordi
interaz. o sviluppo interno) e scegliere quella che più si adatta alla caratteristiche sia
dell’azienda sia del mercato in cui si vuole entrare.

Tali accordi sono motivati dalla necessità di sviluppare attività commerciali e di assistenza ai clienti
nel paese obiettivo.

Franchising internazionale

L’accordo di affiliazione commerciale—> è una forma collaborativa tra imprese su base
contrattuale. Con questo tipo di accordo, l’impresa che si vuole affermare all’estero concede a uno
o più affiliati esteri l’utilizzazione della propria formula organizzativa e commerciale.

L’efficacia dell’accordo di franchising internazionale dipende dalla possibilità di sviluppare un
prodotto ed un marchio standardizzati nei vari paesi.
A. Franchising diretto —>accordo diretto tra l’impresa che vuole internaz. e gli operatori locali.

B. Franchising indiretto —>accordo concluso con l’aiuto di un soggetto intermediario. In genere


si utilizza questa formula quando si ritiene di non conoscere bene il mercato estero di
riferimento.

Piggy back

E’ un accordo per effetto del quale il produttore o distributore nazionale offre ad un produttore o
distributore estero i servizi della propria organizzazione distributiva.

Due figure in questo contratto:

1. Il carrier—>ovvero l’impresa di maggiori dimensioni già presente nel mercato estero che si
occupa di distribuire i prodotti del rider.

L’impresa realizza l’ingresso in un certo paese estero trasferendo ad un partner locale la


responsabilità del processo di produzione, mantenendo il controllo delle attività di marketing e
distribuzione.

2. Il contractor—>L’impresa che intende entrare in un determinato paese con i propri prodotti


(contractor) affida ad una azienda locale la fabbricazione di tali prodotti. Il prodotto viene poi
consegnato all’impresa committente alla quale compete il compito di gestire la distribuzione.

Vantaggio principale è la flessibilità in quanto gli accordi possono essere di breve durata o
comunque con una estensione temporale definita in base alle capacità di assorbimento del
mercato di sbocco.

Altro vantaggio è rappresentato dall’aggiramento delle molteplici barriere all’entrata.

Una impresa (licenziante) concede ad un’altra impresa (licenziataria) il diritto di utilizzare una
determinata tecnologia o un processo produttivo per la realizzazione di un prodotto.

Il compenso corrisposto dal licenziatario al licenziante può essere immediato o dilazionato. Il
pagamento dilazionato si sostanzia nelle royalties (il computo del pagamento viene definito in base
al successo della licenza).

Fattori che originano gli accordi di licenza:

- Ridotta permeabilità del mercato estero agli IDE


- Barriere alle esportazioni
- Velocità del cambiamento tecnologico
Rischi connessi al contratto di licenza:

- Perdita di opportunità che si sarebbero potute cogliere con una presenza diretta in loco
- Trasferimento indesiderato di conoscenze
Joint Venture contrattuali non c’e’ una creazione di un nuovo soggetto giuridico.

Joint Venture operative creazione di una nuova società destinata all’esercizio di una attività
produttiva.

Caratteristiche delle Joint Venture:

• Flessibilità la Joint Venture viene utilizzata in schemi differenti per cui è molto flessibile.
• Adattabilità ampia possibilità di manovra in sede di definizione dell’accordo che determina una
grande gamma di combinazioni interaziendali possibili.
• Elasticità peculiarità che permette di rivedere e modificare l’accordo anche durante lo
svolgimento dello stesso.
• Velocità la Joint Venture riduce di molto i tempi necessari al perseguimento degli obiettivi.
• Instabilità sovente capita di assistere a differenze nei metodi e nella cultura da parte degli
operatori in gioco che potrebbe determinare l’insuccesso della Joint Venture. Per cui per far si
che tale tipo di accordo produca vantaggi per entrambe le parti, è importante che ci sia l’effettiva
volontà di collaborazione tra i partners.
Difficoltà di integrazione

Le divergenze che possono sorgere tra partners sono conseguenze delle diverse culture
manageriali e aziendali tra gli attori dell’accordo. Le politiche e i valori dei partners possono
rappresentare fattori di rigidità di questi accordi.

Comportamenti opportunistici

Comportamenti posti in essere da quei partners che intendono accaparrarsi i benefici economici
derivanti dalla partnership e di appropriarsi di conoscenze e competenze sviluppate dal partner.

Variazione delle condizioni originarie



Il mutamento delle condizioni aziendali (cambiamento obiettivi e strategie) e ambientali nelle quali
erano maturati gli accordi, possono essere fonte di forti rischi di insuccesso dell’accordo detto.

12. Il posizionamento dell’offerta nel mercato internazionale

L’impresa, dopo aver identificato il segmento obiettivo, per definire il posizionamento deve
approfondire le caratteristiche della concorrenza, le caratteristiche della domanda e le sue
caratteristiche.

Con la segmentazione l’azienda decide a chi rivolgersi, mentre con il posizionamento l’azienda
decide come rivolgersi ai segmenti della domanda designati.

L’impresa non è in grado di poter soddisfare tutti i bisogni, per cui, mediante segmentazione della
domanda, cerca di definire quelle parti del mercato che siano più coerenti con la propria offerta di
prodotti. Il processo di segmentazione contempla due momenti:

1. quello della ricerca dei segmenti


2. quello della decisione, ovvero della scelta dei segmenti.

Tale processo deve tendere all’individuazione delle similarità eventualmente presenti a livello
internazionale, in modo da identificare segmenti di consumatori con comportamenti simili, ma in
contesti diversi da quello nazionale.

Queste similarità possono essere individuate tramite:
• la macrosegmentazione (individuazione di similarità transnazionali fra mercati nazionali)
• la microsegmentazione (individuazione di similarità transnazionali tra singoli segmenti di
mercati nazionali).

Segmentazione del mercato internazionale in gruppi di paesi (macrosegmentazione)



La forma più semplice di questa segmentazione è quella di rivolgersi a gruppi di paesi
economicamente e culturalmente omogenei.

L’individuazione dei paesi avviene mediante la cluster analysis attraverso la quale si perviene
all’individuazione di gruppi di paesi omogenei sulla base di caratteristiche comuni.

Esistono varie tipologie di macrosegmentazione:

1. Segmentazione sulla base di variabili geografiche raggruppare i paesi rispetto alla loro
collocazione geografica secondo il criterio della prossimità.

2. Segmentazione sulla base di variabili economiche la domanda di molti beni dipende dal livello
di sviluppo economico del paese che condiziona sia il prodotto offerto sia il potenziale di
mercato. Per cui si raggruppano i paesi aventi caratteristiche economiche simili (PIL, Reddito
pro-capite).

3. Segmentazione sulla base della religione la religione influenza i valori e gli stili di vita dei
consumatori, per cui è necessario adattare i prodotti in relazione ai diversi culti.
4. Segmentazione sulla base di variabili culturali in riferimento alla cultura è possibile individuare
zone di affinità culturali relativamente alle quali l’impresa può porre in essere strategie di
marketing simili a livello sovranazionale.

Individuazione dei segmenti transnazionali (microsegmentazione)



Si tratta della possibilità di poter aggregare in insiemi omogenei transnazionali tutti quei segmenti
che presentano similarità tra loro.

La sfida per le imprese è quella di individuare segmenti transnazionali ai quali rivolgersi con un
piano di vita non si riproduce sempre nello stesso modo in tutti i mercati considerati.

Varie tipologie di microsegmentazione:

1. Segmentazione sociodemografica segmentare a livello di variabili sociodemografiche quali


l’età.

2. Segmentazione sulla base dei benefici ricercati il consumatore sceglie il prodotto o la marca
che corrisponde meglio alle sue attese e il cui consumo gli procura benefici tali da raggiungere
il livello di soddisfazione ricercato. L’impresa deve dunque individuare segmenti che ricercano i
medesimi benefici.

3. Segmentazione psicografica Consiste nell’individuare segmenti che manifestano


comportamenti omogenei di consumo pur non essendo omogenei in relazione alla professione,
alla posizione sociale etc.. Inoltre è necessario suddividere i consumatori in emarginati, la
maggioranza e gli innovatori in modo tale da ricreare a livello transnazionale tali gruppi di
acquirenti.

4. Segmentazione su base nazionale l’impresa, avendo appurato l’inesistenza di adeguate


similarità sovranazionali, decide di procedere alla segmentazione su base nazionale (country
by country).

Caratteristiche della concorrenza



Una volta definito il segmento obiettivo, l’impresa deve esaminare i fattori che incidono sulla scelta
del posizionamento nell’ambito dei segmenti selezionati.

Bisogna distinguere i concorrenti a seconda che siano imprese locali oppure imprese estere,
dopodiché occorre capire come le offerte dei vari concorrenti vengono percepite dalla domanda
locale.

I concorrenti possono essere suddivisi in:

- concorrenti giapponesi competono con prodotti di qualità medio - alta.


- concorrenti europei concorrenza su una fascia di mercato elevata.
- concorrenti USA poco presenti nei settori dei beni strumentali.
Il comportamento del consumatore è influenzato da variabili individuali e sociali.


Ambiente sociale

Costituito da tutte le relazioni che legano un dato gruppo di individui. L’ambiente sociale contempla
un ambito macro (relazioni tra gruppi molto vasti di individui) ed un ambito micro (relazioni tra la
singola persona e il proprio ambiente di riferimento).

L’ambiente sociale determina gli stili di vita ed i modelli di comportamento da cui ne discendono i
comportamenti di consumo. Sulla base di tali comportamenti si fondano le politiche di marketing.

Dimensioni della cultura



Distanza gerarchica identifica il grado in cui in una data cultura la disuguaglianza tra individui è
considerata naturale od opportuna.

Avversione all’incertezza dipende dal modo in cui le persone si pongono di fronte alla circostanza
per cui il futuro è sconosciuto e dunque fonte di rischi.
come individui singoli piuttosto che come membri di un gruppo.

Mascolinità modo con cui le diverse culture affrontano la differenza tra i sessi.

A. Impresa con orientamento etnocentrico



La cultura del paese d’origine domina le scelte aziendali nella convinzione che la formula
imprenditoriale sviluppata nel mercato interno abbia successo anche nel mercato estero.

B. Impresa con orientamento policentrico



Imprese che entrano nei mercati esteri attraverso unità locali dotate di autonomia, ognuna delle
quali finalizzata al massimo adattamento alla realtà in questione.

C. Impresa con orientamento regiocentrico



L’impresa considera il proprio mercato di riferimento suddiviso in regioni, ognuna costituita da
un gruppo di paesi sufficientemente omogenei culturalmente. Per cui, le unità locali non
agiscono più in piena autonomia, ma si devono relazionare con la casa madre al fine di
ottenere una presenza integrata e coerente in tutta l’area di mercato plurinazionale
considerata.

D. Impresa con orientamento geocentrico



L’impresa opera su scala planetaria con una strategia uniforme e con una offerta
standardizzata. Caratteristica distintiva è l’interdipendenza tra le diverse unità e tra queste e la
casa madre.

L’impresa deve associare al proprio prodotto un beneficio che non è considerato dalla
concorrenza.

Criteri di posizionamento:

1. Prezzo/qualità proporre una offerta qualitativamente superiore alla concorrenza adottando un


prezzo elevato allo scopo di segnalare l’alta qualità del prodotto. In questo caso si comunica la
coerenza (qualità giustifica prezzo alto)

2. Elevata qualità a parità di prezzo in questo caso si comunica un vantaggio competitivo dovuto
al fatto di poter fornire prodotti di maggiore qualità, ma allo stesso prezzo della concorrenza.

3. Specifiche funzioni la particolare idealità del prodotto ad espletare una funzione particolare.

4. Segmento obiettivo afferma una immagine di prodotto legata a un qualche tratto caratteristico
degli utilizzatori che compongono il segmento obiettivo.

5. Rispetto alla concorrenza esplicitando i punti di debolezza della concorrenza allo scopo di far
risaltare i propri punti di forza.

6. Appartenenza o dissociazione del bene rispetto ad una determinata categoria di prodotti.

7. Caratteristiche dell’impresa si sottolineano alcuni aspetti su cui la stessa impresa ha sviluppato


un vantaggio competitivo facilmente difendibile.

Politiche di marketing

Dopo aver scelto il criterio più idoneo, si passa a definire la strategia di marketing.

La standardizzazione implica una politica di marketing uniforme nei diversi paesi in cui si opera,
mentre la contestualizzazione comporta l’adozione di politiche differenziate in funzione delle
specificità che caratterizzano il contesto economico e sociale dei singoli paesi.
13. La politica di prodotto


Parte integrante del prodotto sono gli elementi strutturali (materie da cui è composto), gli
elementi esterni (package e design) ed i servizi ausiliari di tipo commerciale, finanziario e di
supporto.

• Strategia di imitazione—> imprese che fanno leva sui vantaggi comparati di cui dispongono nei
fattori produttivi.
• Strategia incrementale—> costante processo di miglioramento del prodotto per soddisfare i
singoli mercati esteri.
• Strategia di innovazione—> l’impresa vuole fornire un prodotto sostitutivo o comunque
innovativo rispetto all’offerta.

Effetto Prisma

Per definire la politica internazionale di prodotto è necessario considerare che il giudizio
dell’acquirente di un prodotto può essere alterato rispetto a quanto avviene nel paese d’origine.

Tale alterazione è chiamata “effetto prisma” e determina un effetto:

- Trasparente —>il prodotto è percepito in modo analogo a quanto avviene nel paese d’origine.

- Amplificante—> il prodotto è percepito di livello superiore a quanto avviene nel paese d’origine.

- Deformante—> il prodotto si orienta al soddisfacimento di bisogni diversi.

- Riducente—> il prodotto è percepito di livello inferiore rispetto a quanto avviene nel paese
d’origine.

La percezione del prodotto è anche influenzata dall’immagine e dall’impatto del paese d’origine del
prodotto sul comportamento d’acquisto del consumatore estero.

Il ruolo dell’informazione sul paese d’origine del prodotto si estrinseca in due effetti:

1. Effetto alone si riferisce all’influenza esercitata dall’informazione concernente il paese d’origine


del prodotto sul processo valutativo del consumatore estero che non ha maturato nessuna
esperienza diretta in relazione sia al paese d’origine sia al prodotto.

2. Effetto sintesi l’immagine di un paese si basa sulle precedenti esperienze del consumatore e
sulla percezione degli attributi che caratterizzano i beni provenienti da quel paese.

Prima del primo acquisto, l’immagine di un paese opera come un effetto alone in grado di
influenzare le aspettative del consumatore. A seguito dell’acquisto l’immagine del paese d’origine
del prodotto muta determinando nuove attese nei confronti degli attributi di prodotto.

La percezione dell’immagine di un paese è influenzata da componenti cognitive (riferibili
all’ambiente di riferimento) e da componenti affettive avvertite nei confronti di quel paese.

Dal confronto tra l’immagine del paese e quella del prodotto scaturiscono 4 effetti:

1. Effetto paese positivo (car. Del prodotto e immagine del paese d’origine positive)
2. Effetto paese mancato (car del prodotto non importanti e positiva immagine del paese)
3. Effetto paese negativo (car. Del prod. Importanti, ma negativa imm. Del paese)
4. Effetto paese indifferente (car. Non imp. e immagine negativa.)

Nella scelta tra un prodotto standardizzato da commercializzare nei mercati esteri di sbocco e un
prodotto adattato alle peculiarità di ogni singolo mercato, l’impresa deve analizzare due logiche:

A. Logica della produzione—> vuole aumentare la produttività attraverso una standardizzazione


spinta del prodotto.

B. Logica del marketing—> prodotti adattati alle preferenze locali.

Standardizzazione del prodotto



Tale strategia è seguita da quelle imprese che intendono commercializzare lo stesso prodotto in
tutti i mercati esteri in cui opera senza apportarvi modifiche significative.

I vantaggi della standardizzazione sono lo sfruttamento delle economie di scala e di
apprendimento e l’aumento del potere contrattuale nei confronti dei fornitori di materie prime.

La politica di standardizzazione può prevedere un prodotto sviluppato per il mercato interno
d’origine e poi successivamente esportato all’estero, oppure un prodotto sviluppato e progettato
per più paesi.

Adattamento del prodotto



Le esigenze di adattamento del prodotto ad ogni mercato di riferimento sono dovute ai fattori
country specific come le normative sulla sicurezza del prodotto, le condizioni di utilizzo del prodotto
e le specifiche tradizionali di consumo locale.

La politica di adattamento può determinare l’offerta di prodotti modificati rispetto a quelli venduti nel
mercato d’origine, oppure mediante l’offerta di prodotti ideati appositamente per i singoli paesi
esteri.

14. La politica di comunicazione

1. Comunicazione commerciale migliorare le relazioni con i clienti finali o intermedi.


2. Comunicazione istituzionale migliorare le relazioni con il settore pubblico.
3. Comunicazione gestionale migliorare le relazioni con i soggetti coinvolti nella gestione
dell’impresa.
4. Comunicazione economico-finanziaria migliorare le relazioni con i portatori di capitali.

Ogni tipo di comunicazione prevede lo scambio di segnali tra un emittente ed un ricevente. Tale
scambio ha bisogno di un sistema di codifica e di decodifica che permetta sia di esprimere che
comprendere messaggi. Affinchè il processo comunicativo sia efficace è necessario che emittente
e ricevente condividano un certo contesto culturale.

Tutti quei fattori che ostacolano l’efficacia del processo comunicativo tra soggetti appartenenti a
culture diverse vengono definiti barriere alla comunicazione interculturale.

Nelle culture high context le informazioni vengono convogliate in modo prevalentemente non
verbale (tutti quei comportamenti che esprimono un significato che và oltre l’uso della parola),
mentre nelle culture low context in modo prevalentemente verbale (tale barriera di natura verbale
è costituita dalla lingua che individua un gruppo culturale ben preciso).

In sintesi, la cultura esercita una grande influenza sul processo comunicativo sia esso
verbale che non verbale. Tuttavia molte barriere alla comunicazione interculturale possono essere
ridotte al minimo attraverso un processo che prende avvio dalla definizione della sfera culturale
dell’emittente e del ricevente per poi giungere alla realizzazione di un messaggio che sia in grado
di rendere minimo il divario culturale tra il mittente ed il destinatario.

Tali caratteristiche culturali incidono molto sugli strumenti comunicativi adottati a livello
internazionale. Tali strumenti sono la pubblicità, la vendita personale e le fiere.

La pubblicità costituisce lo strumento di comunicazione più persuasivo soprattutto per i


mercati dei beni di consumo.

Le influenze esercitate dall’ambiente a cui appartiene il destinatario della pubblicità sono di varia
natura quali ad esempio le influenze dovute alla regolamentazione in materia di pubblicità.

La cultura incide sull’efficacia degli stili comunicativi (persuasivo, informativo ed onirico) quindi lo
stile attraverso cui si concretizza la comunicazione può essere diverso in base al contesto culturale
in cui l’azienda vuole agire.

Il processo di gestione della comunicazione pubblicitaria:

- definizione del problema comunicativo


- individuazione del target di riferimento
- definizione degli obiettivi
- ideazione della strategia (scelta del messaggio in relazione alla cultura)
- pianificazione dei mezzi di comunicazione che si vogliono usare in base alle abitudini di fruizione
dei mezzi.
- realizzazione e monitoraggio della campagna pubblicitaria
In molti casi la comunicazione viene affidata a degli intermediari che si prendono carico di gestire e
realizzare tutte le fasi del processo comunicativo.

La scelta poi tra standardizzazione e contestualizzazione della politica pubblicitaria deve tenere
presente delle differenze culturali e degli obiettivi che si vogliono raggiungere:

• marca identica e pubblicità standardizzata marca e pubblicità sovranazionali


• marca differente e pubblicità standardizzata marca locale e pubblicità sovranazionale
• marca identica e pubblicità contestualizzata marca sovranazionale e pubblicità locale
• marca differente e pubblicità contestualizzata marca e pubblicità locali

Il personal selling, per le imprese meno espanse, costituisce il mezzo per presentare in maniera
diretta i propri prodotti agli acquirenti potenziali allo scopo di realizzare la vendita.

Tale strumento consente di instaurare una relazione comunicativa tra emittente e ricevente.

Soprattutto per le imprese manifatturiere, tale strumento è ampiamente utilizzato tanto da coprire
la quasi totalità del budget della comunicazione.

I potenziali acquirenti che partecipano alla fiera hanno già iniziato il loro processo di ricerca che
precederà l’acquisto e pertanto saranno più predisposti a recepire messaggi dalle diverse imprese
presenti alla manifestazione. In relazione a ciò i flussi comunicativi degli espositori saranno più
efficaci rispetto ad una semplice pubblicità.


3 fattori che influenzano la politica dei prezzi (fattori d’impresa, di mercato e ambientali.)

Il processo di determinazione dei prezzi di vendita per i mercati esteri deve tenere presente tutta
una serie di fattori interni aziendali tra i quali gli obiettivi di internazionalizzazione, i canali di entrata
prescelti, l’ubicazione della struttura produttiva e soprattutto i costi da sopportare.

La fissazione del prezzo sulla base dei costi richiede che l’impresa stabilisca i tipi di costo da
considerare. In relazione alle esportazioni, i costi sono generalmente di quattro tipi: produzione,
commercializzazione, oneri finanziari e spese di gestione estero.

Inoltre, è necessario che l’azienda scelga tra due metodi per la definizione dei prezzi per i mercati
esteri: Metodo di costo pieno consiste nell’aggiungere una quota dei costi comuni ai costi variabili
medi del prodotto. Al costo pieno si applica poi una aliquota percentuale di ricarico idonea a
garantire un determinato margine di profitto.

Metodo del costo differenziale tiene conto, nella definizione del prezzo, solamente dei costi
variabili di produzione ai quali si sommano i costi di vendita, marketing, amministrativi e finanziari
relativi al solo mercato estero. Tale prezzo si configura dunque come prezzo minimo al di sotto del
quale l’impresa incorrerebbe in una perdita.

Non è possibile affermare la superiorità di un metodo sull’altro, in quanto sono le condizioni del
mercato e la situazione aziendale a dettare la soluzione migliore.

Situazione competitiva

La politica seguita dai concorrenti rappresenta per le imprese un’area di sorveglianza e di
riferimento per le decisioni in relazione ai prezzi. Tramite l’orientamento alla concorrenza, si
assume come base per la definizione dei propri prezzi quelli adottati da determinati concorrenti.

In questa ottica, l’impresa deve poi decidere se posizionare la propria offerta ad un livello
superiore, inferiore o pari a quello dei concorrenti.

Tuttavia i problemi da risolvere sono, in primo luogo, l’individuazione delle imprese di riferimento e
quindi dei loro prezzi ed, in secondo luogo, il differenziale di prezzo che si vuole applicare rispetto
ai prezzi della concorrenza.

La definizione del prezzo deve riferirsi al valore che il cliente attribuisce all’offerta dell’impresa. Il
valore economico per l’acquirente rappresenta il valore misurabile di un prodotto offerto al cliente
stesso per la soluzione dei suoi bisogni.

La percezione del valore da parte del cliente è influenzata dall’esistenza di una predefinita struttura
dei prezzi accettabili per ogni bene. Ogni consumatore definisce per ogni bene un proprio intervallo
di valutazione che è appunto il range dei prezzi accettabili.

Tale intervallo è caratterizzato da tre componenti:


1. prezzo limite superiore
2. prezzo limite inferiore
3. prezzo interno funge da riferimento per la valutazione delle alternative offerte al consumatore.

L’intervallo superiore ed inferiore rappresentano la maggiore sensibilità del consumatore al prezzo.

Andamento del tasso di cambio



La competitività di prezzo dell’impresa si basa sulla possibilità di proporsi in un definito paese
estero con costi unitari complessivi almeno non superiori a quelli dei concorrenti operanti nello
stesso paese estero. La comparazione dei prezzi si computa nella moneta del paese estero, per
cui affinchè l’impresa possa praticare prezzi di vendita non superiori a quelli della concorrenza
estera, è necessario che il rapporto tra costo medio unitario, espresso in moneta del paese
d’origine dell’impresa, e il tasso di cambio tra moneta del paese di produzione e moneta del paese
di vendita sia minore del costo medio unitario, espresso in moneta del paese di vendita, dei
concorrenti presenti nello specifico mercato estero.

Barriere tariffarie e non tariffarie Vedi Capitolo 5.

A. Normativa antidumping

Il dumping consiste nella vendita all’estero ad un prezzo inferiore a quello che l’impresa pratica
sul mercato interno o addirittura sotto costo.

Il dumping può essere:

Sporadico si verifica in situazioni di eccesso di offerta.

Persistente consiste nel vendere sistematicamente il prodotto ad un prezzo inferiore rispetto al
mercato interno.

Differenziato il prezzo di vendita differisce tra i vari paesi in base all’elasticità della domanda.

Predatorio si basa sulla vendita sotto costo con l’obiettivo di entrare in un mercato estero e di
conquistare quote.

L’intento delle normative antidumping consiste nell’evitare che i prodotti di provenienza estera
possano essere venduti ad un prezzo talmente ridotto da danneggiare l’industria locale.

B. Andamento dell’inflazione

Operare in mercati con alti livelli di inflazione sembrerebbe prospettare opportunità notevoli;
infatti, le persone sono ansiose di scambiare il loro denaro con beni reali che si deprezzano più
lentamente rispetto alla svalutazione veloce della moneta.

Tuttavia, in queste situazioni, possono verificarsi incrementi di costo superiori a quelli
sopportabili dal prezzo e anche provvedimenti del governo locale atti a porre un controllo sui
prezzi.

C. Controllo pubblico sui prezzi



I provvedimenti di controllo dei prezzi adottati dalle autorità locali stabiliscono in genere un
livello massimo oltre il quale il prezzo non può spingersi. E’ considerato uno strumento di lotta
all’inflazione anche se, nel caso in cui l’impresa dovesse prevedere il momento della modifica
di pricing attuata dal governo, può difendersi aumentando i prezzi immediatamente prima di
tale normativa.

Prezzi di trasferimento

I prezzi di trasferimento sono quelli che regolano le operazioni di scambio di beni e servizi tra le
diverse unità di una impresa.

Molto spesso capita che le imprese, per sfruttare i vantaggi di un sistema fiscale rispetto ad un
altro presente in una altro stato, attuino una movimentazione di capitali con l’ausilio di società off-
shore allo scopo di allocare in maniera ottimale il reddito imponibile.
Per limitare queste pratiche è stata definita una normativa allo scopo di calmierare il mercato dei
trasferimenti di utili in paesi con fiscalità bassa o nulla.

Restrizioni valutarie

Provvedimenti restrittivi a livello valutario sono dettati da esigenze relative a disavanzi nella
bilancia commerciale e dei pagamenti.

Per limitare gli effetti negativi di queste restrizioni, l’impresa può scegliere due vie:

1. Sotto fatturazione —>l’impresa esportatrice locale converte in moneta nazionale solo quanto
fatturato; nel contempo, si accorda con il cliente estero affinchè questi saldi l’eccedenza del
proprio debito depositando tale eccedenza in valuta straniera presso un conto estero.

2. Sovra fatturazione—> è richiesta per l’impresa che vuole esportare verso il paese sottoposto
a controllo valutario. L’importatore locale riesce ad ottenere dalle autorità una quantità di valuta
estera eccedente il proprio fabbisogno; tale eccedenza viene sovente trasferita all’esportatore
che ha il compito di depositarla in un conto estero in nome e per conto dell’impresa
importatrice.

In relazione a ciò si individuano due fattori che ostacolano il controllo del sistema distributivo a
livello internazionale:

A. Price escalation—> lievitazione del prezzo praticato al destinatario ultimo dell’offerta


aziendale per effetto dell’allungamento che subisce il canale distributivo a livello
internazionale.

B. Price discrimination—>Quando in due paesi sufficientemente vicini l’impresa cerca di


attuare una politica di price discrimination non è infrequente che la clientela si approvvigioni
presso il paese avente il prezzo più basso. Tutto ciò genera dei flussi distributivi talvolta
indesiderati che determinano una sorta di mercato nero rispetto ai prodotti oggetto della
politica di price discrimination.

L’impresa può difendersi mediante un coordinamento dei prezzi praticati nei paesi in cui si sono
generati flussi di import/export non graditi.

Differenziazione

Quando le condizioni del mercato variano in maniera sostanziale da paese a paese, la decisione di
applicare un prezzo differenziato country by country si rivela l’approccio più adeguato.

La differenziazione di prezzo è praticabile quando i paesi siano tra loro sufficientemente separati e
che la situazione competitiva in ogni paese consenta l’impiego del prezzo ottimale differenziato.

Standardizzazione

Adozione del medesimo livello dei prezzi in tutti i mercati in cui opera l’impresa.

Approccio combinato

Mira a trarre vantaggio da queste due strategie di prezzo attuando un approccio combinato che
preveda l’utilizzo di una o dell’altra strategia in base alle peculiarità del mercato di riferimento.

16. Teorie economiche degli investimenti diretti esteri

Teorie economiche degli investimenti diretti esteri



—>Teoria economico – industriale

Hymer si pone il problema di verificare quando le imprese preferiscono realizzare invest. diretti
esteri finalizzati alla produzione in loco, o continuare ad esportare prodotti fabbricati nel paese
d’origine.
Hymer assegna all’impresa l’obiettivo di accrescere il proprio potere di mercato in quanto a questo
si associa un tasso di redditività del capitale investito maggiore rispetto alla concorrenza.
L’incremento della quota di mercato si fonda sulla capacità di erigere e mantenere barriere
all’entrata che scoraggino i nuovi concorrenti e che forzino i produttori meno efficienti ad uscire dal
mercato.

Quando sul mercato nazionale non è più possibile reinvestire i profitti o non è più conveniente, tali
profitti possono essere indirizzati verso mercati esteri al fine di riprodurre lo stesso schema
oligopolistico del mercato nazionale.

In questo senso, l’invest. dir. estero può avere luogo solo in presenza di imperfezioni del mercato
tali da indurre l’impresa a sostituire la tradizionale via dell’esportazione.

In un mercato perfettamente concorrenziale, invece, non vi è spazio per l’invest. diretto estero
perché l’impresa potrebbe realizzare attraverso il mercato i profitti associati alla propria condizione
di superiorità.In mercati oligopolistici l’invest. dir. estero acquista invece significato.

Critiche—> la teoria si limita a presupporre l’esistenza di vantaggi oligopolistici e a studiarne le
modalità di sfruttamento.

Teoria economica dell’internalizzazione dei mercati



La teoria dei costi di transazione afferma che gli oneri di una transazione variano a seconda che
avvengano tra due entità indipendenti (scambi di mercato) oppure tra due entità sottoposte al
medesimo controllo (scambi interni all’impresa).

L’elemento che incide su questi costi è costituito dalle distorsioni dei mercati (market failure) che
possono essere strutturali (barriere alla competizione che portano all’oligopolio/monopolio) o
naturali:
1. no disponibilità piena e reciproca delle informazioni tre le due parti dello scambio
2. presenza di comportamenti opportunistici 3
3. no certezza sui comportamenti futuri delle parti in causa).

Ove i mercati sono fortemente imperfetti, la realizzazione di una transazione comporta alti costi,
per cui l’impresa può ritenere conveniente optare per l’internalizzazione della transazione—> In
ragione di ciò, un organismo che riunisca sotto di se’ i soggetti interessati allo scambio, può
limitare i costi ed i rischi che si avrebbero se questi stessi scambi fossero realizzati fra due soggetti
indipendenti.

Quando il processo di internalizzazione dei mercati supera i confini nazionali, si origina l’impresa
internazionale.

L’esistenza di inv. Diretti esteri è spiegabile non tanto per la presenza di imperfezioni strutturali e
naturali all’interno di un settore, quanto per l’esistenza di fattori che, innalzando i costi di una
eventuale transazione fra unità indipendenti, fanno si che l’impresa intenzionata ad espandersi
all’estero trovi conveniente istituire una propria controllata.

La“multinazionalizzazione” continua fino a che i benefici dell’internalizzazione sono maggiori


rispetto ai costi delle transazioni all’interno dell’organizzazione.

—>Tuttavia, alla riduzione dei costi di transazione c’e’ da considerare i costi dell’internalizzazione, i
quali dovranno ricomprendere maggiori spese organizzative, amministrative e di comunicazione.

Critiche —>tale teoria analizza solo il contenimento dei costi di transazione non considerando le
modalità con cui le imprese generano vantaggi competitivi.

Teoria economica del“paradigma eclettico”



Tre linee di pensiero in tema di invest. Dir. Estero:

1. teoria dell’economia industriale,


2. teoria dell’internalizzazione
3. teoria della localizzazione

Un’impresa intenzionata ad avviare un processo di internazionalizzazione deve essere in grado
di soddisfare tre condizioni:

1. Vantaggi competitivi di proprietà che si dividono in:


- vantaggi generati dal godimento esclusivo di attività materiali o immateriali
- vantaggi nei confronti dei concorrenti.
2. I vantaggi esclusivi posseduti —>devono essere usati al meglio dall’impresa all’interno della
propria organizz. deve trovare conveniente l’impiego di tali vantaggi in combinazione con
qualche fattore produttivo localizzato nel paese di destinazione dell’investimento.

Affinchè abbia luogo l’invest. Dir. Estero, l’impresa deve disporre di vantaggi competitivi e di
internazionalizzazione

3. mentre il paese ospite deve godere di vantaggi di localizzazione superiori al paese d’origine
dell’impresa.

Teoria economica della rivalità oligopolistica



Nei settori caratterizzati da un elevato livello di concentrazione, la decisione di investire all’estero
da parte di una impresa indurrà i concorrenti di riferimento ad adottare comportamenti simili, alfine
di mantenere le proprie quote di mercato (strategia follow the leader).

Le strategie di espansione di una impresa, determinano delle reazioni da parte della concorrenza
che ricercherà misure per fronteggiare il rafforzamento dell’impresa (first mover),anche a
prescindere da una reale attrattività dei mercati internazionali.

—>Quindi, la decisione di utilizzare un invest. Diretto estero è il frutto di una reazione strategica
agli invest. Esteri realizzati dai concorrenti.

Scuola giapponese

Kojimae Ozawa —>definiscono il modello statunitense (IDE) come anti-trade oriented, mentre
l’IDE giapponese è trade-oriented. Nel modello statunitense, l’IDE è sostitutivo dei flussi di
esportazione ed ha luogo maggiormente nei settori più innovativi, nei quali gli USA hanno un
vantaggio comparato. Nel modello giapponese, l’IDE tende ad indirizzarsi verso i settori
manifatturieri nei quali il vantaggio comparato del paese di origine va declinando.

Limiti delle teorie economiche tradizionali

1. Internazionalizzazione come capitolo della teoria dell’espansione della grande impresa.



2. Mancata attenzione alle problematiche strategiche e organizzative delle imprese che decidono
di intraprendere la via dello sviluppo internazionale.

17. La crisi economica

Nasce tutto circa 10 anni fa con i famosi mutui subprime. Un mutuo subprime è un mutuo
concesso dalla banca a persone con un reddito basso e/o instabile che non dimostrano di avere
requisiti minimi per poter far pronte all’impegno preso. Per la banca, tali mutui, sono una
operazione rischiosa in quanto non è certo che le persone riusciranno a pagare il debito
contratto.

A partire dal 2000, molte banche americane hanno concesso tantissimi mutui subprime
determinando un vero e proprio boom di questi detti mutui.

I motivi per cui le banche hanno concesso mutui a persone non in grado di ripagarli risiedono
principalmente nell’andamento del mercato mobiliare (boom a cui si è risposto con la concessione
dei mutui subprime) e nel meccanismo di cartolarizzazione (trasformazione di un credito in uno
strumento finanziario).

A partire dal 2000, il prezzo delle abitazioni è cresciuto in maniera esponenziale determinando la
cosiddetta “bolla immobiliare”. Il continuo aumento dei prezzi delle case favoriva anche le banche
che concedevano i mutui, in quanto tale attività era conveniente e poco rischiosa.

Infatti, prevedendo un continuo aumento dei prezzi delle case, gli istituti che concedevano i mutui
subprime non si chiedevano se il mutuario era poi effettivamente in grado di ripagare le rate,
poiché qualora la persona non pagava il debito, la banca poteva riprendersi la casa e rivenderla
sul mercato ad un prezzo più alto rispetto all’ammontare del mutuo concesso. Il meccanismo si
reggeva dunque sull’assunto che il mercato immobiliare sarebbe continuato a crescere e che
quindi le banche non avevano motivo di considerare i rischi connessi alla concessione di mutui
senza una reale garanzia.

—>Tale bolla era anche stata favorita da dei tassi di interessi molto bassi che avevano lo scopo
di incentivare le persone a prendere soldi in prestito per acquistare casa.
La cartolarizzazione è un meccanismo finanziario attraverso cui le banche riuscivano a rivendere
i mutui subprime trasferendo cosi il rischio nel mercato finanziario. Il sistema bancario, dopo alcuni
anni, si era accorto che questi mutui erano portatori di elevati rischi, cosi cercò di trasferire tale
rischio in altro sistema che era quello finanziario. Rivendendo il mutuo subprime, la banca
incassava cosi un profitto e con questi soldi era poi in grado di offrire altri mutui in un meccanismo
divenuto ciclico.

Successivamente, la società finanziaria che aveva acquistato il mutuo subprime, emetteva delle
obbligazioni legate a questi mutui a tassi di interesse allettanti. Il guadagno della società finanziaria
era dato dalla differenza tra il tasso d’interesse corrisposto dal mutuario alla banca e il tasso di
interesse che la società finanziaria corrispondeva agli investitori.

—>Tutto questo processo è stato favorito dalle agenzie di rating che hanno sottovalutato la
rischiosità di questi investimenti promossi dalle società finanziarie facendo si che il sistema
finanziario mondiale fosse invaso da questi titoli attraverso la cartolarizzazione.

Fino al 2004 il meccanismo sembrava reggersi alla perfezione determinando vantaggi per tutti e 4
gli attori di questa catena (mutuatari, banca, società veicolo e investitori)—> Tuttavia, a partire dal
2004, i tassi di interesse americani iniziano a crescere in relazione al processo di svalutazione del
dollaro rispetto ad altre monete chiave—> Ciò determina un aumento delle rate dei mutui e dunque
una maggiore difficoltà per ripagarli.

Oltre a quanto detto, nel 2007, i prezzi delle case arrivano al punto addirittura di cadere causando
cosi il blocco di tutti quei flussi finanziari alla base del processo di cartolarizzazione. Quindi, i titoli
fondati sulle rate dei mutui subprime cominciano a generare perdite determinando una drastica
riduzione del loro valore sui mercati mondiali—> Per cui le banche e le istituzioni di tutto il mondo
che avevano acquistato questi titoli iniziano a registrare grosse perdite determinando l’estensione
della crisi dagli USA all’intero sistema finanziario mondiale.

Con le perdite dei titoli legati ai mutui, il mondo della finanza si rende conto che in realtà quei titoli
prima considerati come sicuri sono invece altamente rischiosi—> Da crisi economico-finanziaria si
passa anche ad una crisi di natura fiduciara in quanto le banche smettono di prestarsi soldi a
vicenda. Da crisi di fiducia ne discende cosi una crisi di liquidità poiché se la banca deve pagare
dei creditori ma non ha questi soldi disponibili, in condizioni normali avrebbe modo di reperirli o sul
mercato interbancario o sul mercato finanziario, ma, in questa situazione, non troverebbe nessuno
che gli presterebbe i soldi perché è venuto meno il meccanismo della fiducia. Cosi, in crisi di
liquidità, la banca per far fronte agli impegni assunti con i creditori si vede costretta a vendere delle
attività, ma soprattutto a ridurre il credito alle famiglie e alle imprese.

I governi si sono concentrati nell’evitare che le banche fallissero proprio allo scopo di
salvaguardare l’esistenza del sistema finanziario stesso. I primi interventi a sostegno dei mercati
finanziari sono stati a carico delle banche centrali con politiche di riduzione dei tassi
d’interesse e facilitando l’accesso al credito.

Successivamente, con l’aggravarsi della situazione, sono intervenuti anche i governi stanziando
fondi per salvare il sistema finanziario. Il Italia, il governo ha stanziato 40 miliardi di euro, nulla
rispetto a USA e GB, proprio perché le banche italiane avevano cartolarizzato pochi mutui
subprime e avevano comprato pochi titoli legati a tali mutui.

Una parte dei soldi stanziati serve a garantire i depositi dei cittadini e i prestiti tra banche, mentre
un’altra parte serve alla ricapitalizzazione degli istituti bancari con conseguente controllo statale
sulla gestione delle banche.

Conclusioni

Da crisi finanziaria si è passati ad una crisi reale che ha determinato tassi di disoccupazione
impressionanti, crollo delle produzioni industriali e cosi via. Per uscire dalla crisi, fondamentale
diviene il ruolo assunto dallo stato in tema di politica economica attraverso una riduzione delle
tasse ed un aumento della spesa pubblica.
18. La crisi economica: il caso della Grecia


Gli USA sono entrati in un periodo di crisi creditizia dovuto alla bolla immobiliare, ma anche da un
valore del dollaro molto basso rispetto all’euro. Il sistema è poi collassato determinando il
fallimento di banche e società finanziarie e causando, inoltre, una forte riduzione della capacità di
risparmio e di consumo della popolazione.

La situazione negli USA si è ovviamente ripercossa anche in Europa causando un generale crollo
dei valori in borsa e anche situazioni di criticità per gran parte delle banche europee tanto che
l’Ecofin, organismo del consiglio europeo formato da tutti i ministri dell’economia, nell’ottobre
2008, ha stabilito una protezione sui depositi bancari fino a 50 mila euro (in Italia fino a 103.000
euro).

La crisi in Europa al momento si è fatta sentire soprattutto in Grecia causando addirittura un
rischio default per lo stato ellenico. La Grecia ha sofferto più di tutti i paesi membri la crisi mondiale
in quanto era già carente di alcuni parametri sanciti a Maastricht quali il livello di debito pubblico
seguito anche da una forte disoccupazione.

Una spesa pubblica fuori controllo ha creato le condizioni per una nuova “Argentina”, anche se,
grazie all’intervento dell’UE, tale rischio è stato sventato in quanto, in cambio di un prestito per far
fronte agli impegni, la Grecia è stata obbligata a varare un piano di risanamento che sulla carta
dovrebbe portare il governo greco a ripianare i conti nei prossimi anni.

Dando seguito a questo progetto ideato dalla Commissione Europea, il Ministero dello Sviluppo
Economico ha intrapreso una serie di misure a sostegno delle piccole e medie imprese, allo
scopo di incentivare lo sviluppo e l’occupazione di questo settore.

Con lo Small Business Act la Commissione tende a realizzare una corsia preferenziale per le
Pmi, ponendo al primo posto della politica comunitaria gli interventi necessari alla loro
valorizzazione.

Direttiva Servizi

Per creare un vero mercato interno dei servizi per il 2010, la direttiva "servizi" mira ad
agevolare la libertà di stabilimento dei prestatori di servizi in altri Stati membri e la libertà di
prestazione di servizi tra gli Stati membri—>Questa direttiva mira altresì ad allargare la scelta
offerta ai destinatari dei servizi e a migliorare la qualità dei servizi per i consumatori e per le
imprese utenti di servizi.

Il servizio è inteso come una qualsiasi attività economica non salariata fornita dietro retribuzione.

Questa direttiva rientra nel quadro della "strategia di Lisbona" e propone quattro obiettivi
principali in vista della realizzazione di un mercato interno dei servizi:

1. facilitare la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi nell’UE;


2. rafforzare i diritti dei destinatari dei servizi in quanto utenti di tali servizi;
3. promuovere la qualità dei servizi;
4. stabilire una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri.

La presente direttiva stabilisce un quadro giuridico generale favorevole all'esercizio della libertà
di stabilimento dei prestatori di servizi nonché della libera circolazione dei servizi, garantendo
nel contempo, un livello di qualità elevato per i servizi.

Inoltre parte importante della Direttiva Servizi riguarda la semplificazione amministrativa e la
riduzione delle formalità per accedere ad una attività di servizi.

E’ un acronimo per indicare congiuntamente il Brasile, la Russia, l’India e la Cina. Tali paesi sono
caratterizzati da un immenso territorio, da una elevata popolazione, da abbondanti risorse naturali,
ma soprattutto da una forte crescita del PIL e della quota di commercio mondiale. Paesi dunque
dove si rivolgono molti sforzi di internazionalizzazione da parte delle imprese che intendono
estendere i loro mercati di sbocco.

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