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MONOPOLIO NATURALE

Un mercato un monopolio naturale quando la funzione di costo, corrispondente alla sua tecnologia
di produzione, sub additiva.
Nel caso di un solo bene q, la funzione di costo C (q ) strettamente sub additiva in q se
m

C ( q) C ( q i ) per ogni possibile ripartizione del bene q tra m imprese tale che
i 1

i 1

In altre parole, una funzione di costo strettamente subadditiva se il costo di far produrre la quantit
q da parte di una sola impresa minore del costo complessivo che si avrebbe ripartendo la quantit
tra m imprese, qualunque sia questa ripartizione.
Si assume uguali funzioni di costo per tutte le imprese.
Rendimenti di scala crescenti della funzione di produzione (Economie di scala) sono condizione
sufficiente per la subadditivit della corrispondente funzione di costo. Infatti quando una tecnologia
ha rendimenti di scala crescenti, il costo medio decrescente e quindi
condizione pu essere riscritta come: C ( q i )

C (q i ) C (q)

. Questa
q
qi

q i C (q)
.Aggiungendo ad entrambi i termini della
q
m

m
C (q)
C (q i ) C ( q ) che la
q
i 1
i 1
i 1
definizione di funzione di costo subadditiva. Un esempio una funzione di costo caratterizzata da
costi fissi molto elevati e irrecuperabili ossia relativi ad un fattore fisso che non pu essere
riutilizzato in produzioni alternative e da costo marginale costante: C (q) F cq
i
i
disequazione il simbolo di sommatoria si ha: C (q ) q

Rendimenti di scala crescenti non sono condizione necessaria per la sub additivit della funzione di
costo. Infatti possibile che la funzione di costo sia sub additiva anche per un intervallo di output in
cui il costo medio crescente ossia i rendimenti di scala sono decrescenti. Inserire fig 2
Ci avviene se la domanda di mercato interseca la funzione di costo medio in corrispondenza di un
livello di output che sufficientemente vicino a quello che minimizza il costo medio (dimensione
efficiente) come nel grafico a. Se invece il livello di output molto basso rispetto alla domanda di
mercato, allora la funzione di costo non sub additiva
Ne consegue che, tranne il caso di rendimenti di scala sempre crescenti e quindi di costo medio
decrescente per tutti i livelli di output, la subadittivit della funzione di costo dipende sia dalla
tecnologia che dalla funzione di domanda.
Esempio
Si consideri una funzione di costo C ( y ) a by 2 dove y il loutput. Il costo marginale
MC ( y ) 2by e il costo medio AC ( y )

a
by . L uguaglianza tra costo medio e costo
y

marginale determinano il livello di output che minimizza il costo medio: y


costo medio decrescente mentre y

a
. Per y
b

a
il
b

a
il costo medio crescente. Vogliamo verificare se esiste
b

a
in corrispondenza del quale la funzione di costo sub additiva.
b
a
Ci equivale a dimostrare che per y
il costo di far produrre y da una sola impresa minore
b

un intervallo di valori di y

del costo totale che si otterrebbe dividendo a met la produzione di y tra due imprese con la stessa
y
2

funzione di costo: 2C ( ) C ( y ) 2a 2b

y2
a by 2 y
4

2a
.
b

Ne consegue che per per

2a
y
b

a
y la funzione di costo subadittiva anche se il costo medio
b

crescente.
Abbiamo definito il monopolio naturale nel caso di un solo prodotto.
Nel caso di pi beni una funzione di costo subadittiva se il costo di far produrre tutte le quantit
domandate di tutti beni da una sola impresa minore del costo totale che si avrebbe ripartendo la
produzione tra m imprese, qualunque sia la ripartizione (ossia sia se si fa produrre ogni bene da una
sola impresa sia se ogni impresa produce un poco di ogni bene).
Questa definizione implica che la tecnologia caratterizzata da economie di scopo o di
diversificazione che si verificano quando il costo di produrre insieme due beni inferiore a quello
che si sostiene facendoli produrre separatamente da due imprese: C ( y1 , y 2 ) C ( y1 ,0) C (0, y 2 )
Ci pu essere dovuto al fatto che con uno stesso impianto si producono i due beni o ci sono
sinergie nella produzione di due beni.
Una definizione equivalente di economia di scopo si ha utilizzando il concetto di costo incrementale
che lincremento di costo che unimpresa deve sostenere se vuole produrre un bene 2 quando gi
produce il bene 1: IC1 C ( y1 , y 2 ) C (0, y 2 ) . La tecnologia esibisce economie di scopo se il costo
incrementale di produrre il bene 1 quando gi si produce il bene 2 minore di quello che si
otterrebbe producendo solo il bene 1: C ( y1 , y 2 ) C (0, y 2 ) C ( y1 ,0) .
Nel caso multiprodotto la condizione sufficiente perch una funzione di costo sia subadittiva che
siano verificate sia economie di scala che di scopo.
Per mostrare questultima affermazione, definiamo la nozione di economia di scala nel caso di
impresa multiprodotto. Tale nozione considera un aumento equiproporzionale delle quantit degli
output e fa riferimento alla funzione di costo piuttosto che alla tecnologia produttiva. Si definisce
elasticit di scala, linverso dellelasticit della funzione di costo totale rispetto ad una variazione
delloutput che lasci invariate le proporzioni dei beni prodotti:

( y)

C ( y)
C
i y i
y i

Si hanno economie di scala se ( y ) >1 ossia se una variazione equiproporzionale delle quantit
prodotte comporta una variazione meno che proporzionale del costo totale.. La presenza di
economie di scala non condizione sufficiente per garantire la subaddittivit della funzione di costo
1
2

come dimostra la seguente funzione di costo: C ( y1 , y 2 ) y1a y 2a ( y1 y 2 ) b , b , a 1 E facile


verificare che caratterizzata da economie di scala (lelasticit di scala maggiore di 1) ma il costo
di produrre congiuntamente i due beni superiore alla somma dei costi di produrre separatamente i
due beni perch ci sono complementarit negative di costo.
Per individuare le condizioni sufficienti per la subadittivit della funzione di costo multiprodotto
abbiamo bisogno della nozione di economie di scala specifiche per un dato bene. Definito il costo
IC ( y1 ) C ( y1 , y 2 ) C (0, y 2 )

incrementale medio del prodotto 1 come


, si hanno economie di
y1
y1
scala specifiche rispetto al bene 1 se il costo medio incrementale del bene 1 decresce allaumentare
del bene 1.
A questo punto possiamo dare la seguente definizione:
Condizioni sufficienti per la subaddittivit di una funzione di costo multiprodotto sono economie di
scala specifiche rispetto a ciascun prodotto ed economie di scopo.
INTERVENTO DELLO STATO
Nella sezione precedente abbiamo detto che se la funzione di costo subaddittiva, lefficienza
economica si realizza facendo produrre una sola impresa sul mercato anzich una molteplicit di

imprese come nella concorrenza perfetta. Quando la funzione di costo subaddittiva il mercato
della concorrenza perfetta fallisce nel realizzare lefficienza economica. Tuttavia, una sola impresa
presente sul mercato produce la quantit in corrispondenza delluguaglianza tra ricavo marginale
(che in monopolio inferiore alla funzione di domanda) e costo marginale che inferiore a quella
allocativamente efficiente data dalluguaglianza tra prezzo e costo marginale.
In termini di equlibrio generale possiamo dire che non esiste nessun valore dei prezzi relativi in
corrispondenza del quale le scelte dei consumatori relative allofferta di lavoro e alla domanda di
beni sono compatibili con quelle dei produttori relative alla domanda di lavoro e allofferta dei beni.
Ci perch in corrispondenza del rapporto dei prezzi uguale al rapporto tra i costi marginali, o i
produttori non massimizzano il profitto (se il costo marginale decrescente) e/o il ricavo non copre
il valore delle risorse (se il costo marginale crescente o costante ma il costo medio decrescente).
Il fallimento del mercato rende necessario lintervento dello stato che deve impedire lentrata di
imprese che farebbero aumentare il costo di produzione e deve imporre allimpresa monopolista la
produzione di una quantit quanto pi possibile vicina a quella efficiente.
Assumiamo che lo stato conosca perfettamente la funzione di costo dellimpresa monopolista
(ricordate che la funzione di costo indica il costo minimo di produrre ogni livello di output).
CASO MONOPRODOTTO
Nel caso di un solo prodotta essa data da un costo fisso F e costo marginale costante c:
C ( q ) F cq

Due sono le soluzioni alternative che lo stato pu adottare:


1) Imporre allimpresa di fissare un prezzo uguale al costo marginale, p=c, producendo la
quantit efficiente. Ma in questo caso il ricavo coprirebbe solo il costo marginale e non il
costo fisso di produzione: pq cq F F .Ne consegue che se lo stato vuole ottenere
la quantit efficiente nel mercato di monopolio deve dare un sussidio allimpresa pari al
costo fisso F e finanziare questo sussidio con imposte a carico della collettivit. Poich
lo stato non dispone di imposte in somma fissa ma solo di imposte discorsive, il
finanziamento di questo sussidio comporter una perdita defficienza nel mercato del
bene dove introdotta limposta che deve dare il gettito pari a F .
2) Imporre allimpresa di fissare il prezzo pi basso possibile (e quindi la quantit pi alta
possibile) compatibile con profitto nullo: pq cq F 0 . Ci equivale a imporre un
F

prezzo uguale al costro medio: p c q . In questo caso ci sar una perdita di efficienza
nel mercato di monopolio dovuta al fatto che la quantit inferiore a quella
allocativamente efficiente .
La scelta tra le due soluzioni dipende da quale delle due comporta una minore perdita
defficienza, che a sua volta dipende dalle relative elasticit delle funzioni di domanda nei
mercati.
Limpossibilit per lo stato di usare imposte in somma fissa implica che il suo intervento
non pu comunque garantire il raggiungimento dellefficienza allocativa (first best).
Tuttavia lintervento dello stato riduce linefficienza allocativa generata dalla quantit
scelta dal monopolio.
CASO MULTIPRODOTTO
Regola di Ramsey
Supponiamo che limpresa monopolista produca due beni q1 , q 2 con un unico impianto
fisso il cui costo F e costi marginali costanti uguali a c: C ( q1 , q 2 ) F cq1 cq 2 .
Le domande dei beni sono indipendenti e non ci sono effetti reddito.

In assenza di sussidi il problema del regolatore trovare la struttura di prezzi che


massimizza la funzione di benessere sociale data dalla somma del surplus netto del
consumatore, S ( p1 , p 2 ) e del profitto dellimpresa ( p1 , p 2 ) soddisfacendo il vincolo
di profitto non negativo :
max S ( p1 , p 2 ) ( p1 , p 2 )
p1 , p2

s.t.. ( p1 , p 2 ) p1 q1 p 2 q 2 cq1 cq 2 F 0

Poich leffetto negativo di un aumento del prezzo sul surplus netto dei consumatori
superiore alleffetto positivo dellaumento del prezzo sul profitto dellimpresa, i prezzi
che massimizzano il benessere devono assicurare profitto nullo ossia devono essere tale
da generare ricavi che coprono i costi variabili di produzione e il costo fisso.
Ovviamente i prezzi non possono essere entrambi uguali al costo marginale perch i
ricavi corrispondenti non coprirebbero il costo fisso.
Di quanto deve aumentare il prezzo aldisopra del costo marginale nei due mercati (ossia
quale deve essere il mark up in ciascun mercato)? Diamo prima la soluzione del
problema e poi la giustifichiamo intuitivamente I prezzi che risolvono il problema di
massimizzazione soddisfano la seguente equazione
p1 c 1 1

(r)
p1
1
dove 1 lelasticit della domanda del bene 1 rispetto al suo prezzo e il
moltiplicatore associato al vincolo di profitto. La stessa equazione vale per il bene 2.
Diamo una spiegazione di questo risultato
Partiamo dallosservazione che ogni aumento del prezzo aldisopra del costo marginale
genera una perdita di benessere dovuta alla riduzione della quantit rispetto a quella
efficiente. Questa la stessa perdita di benessere dovuta allintroduzione di un imposta
sulla quantit che si trasla completamente sui consumatori.
La struttura ottima di mark up nei due mercati (ossia lottima differenza p1 c, e
p2 c ) quella che garantisce allimpresa profitto nullo con la minima perdita di
benessere.
Per trovare questa strutura di prezzi, bisogna tener presente che, come nel caso
delleccesso di pressione, la perdita di benessere marginale generata da un incremento
ulteriore di prezzo crescente ossia maggiore il prezzo maggiore la perdita di
benessere generata da un ulteriore incremento del prezzo stesso.
Ne consegue che la struttura ottima di mark up quella che rende uguali nei due mercati
le perdite di benessere marginali derivanti dallottenimento dellultimo euro di ricavo
mediante aumento del prezzo. Infatti, se cos non fosse, si potrebbe ridurre il prezzo nel
mercato dove la perdita di benessere marginale maggiore e aumentarlo dove minore,
riducendo la perdita di benessere totale per lo stesso ricavo.
Approssimiamo la perdita di benessere marginale con la perdita di benessere media di
ottenere un dato ricavo. Questa data dal rapporto tra la perdita di benessere
complessiva dovuta allaumento del prezzo aldisopra del costo marginale e il ricavo
complessivo corrispondente meno il costo variabile. Leguaglianza nei due mercati di
questi due rapporti equivale ad uguagliare le variazioni percentuali delle quantit nei due
q1 q 2

mercati:
.
q1
q2
La struttura ottima dei mark up quella che determina lo stesso scostamento percentuale
dalla quantit efficiente (ossia quella corrispondente a p=c).
Cosa implica questa regola per i livelli dei prezzi nei due mercati? Inttuitivamente, se i
mercati fossero caratterizzati da uguale funzione di domanda, laumento del prezzo

aldisopra del costo marginale deve essere uguale perch (data lipotesi di costi marginali
costanti e uguali) ad ogni aumento di prezzo corrisponderebbe la stessa riduzione
percentuale della quantit.
Se invece le funzioni di domanda sono diverse, la stessa riduzione percentuale della
quantit si ottiene fissando un prezzo pi alto nel mercato con domanda pi rigida.
Questa la regola di Ramsey o dellelasticit inversa secondo la quale il rapporto tra i
mark up percentuali nei due mercati deve essere uguale al rapporto inverso delle
rispettive elasticit di domanda:
( p1 c) / p1 2

(1)
( p 2 c ) / p 2 1
che si ottiene facendo il rapporto tra lequazione r riferita ai due beni.
Questa regola va modificata nel caso di beni le cui domanda non son indipendenti ma
sono legate da rapporti di complementariet o sostituibilit.
Definiamo 12 lelasticit incrociata della domanda del bene 1 rispetto al prezzo del
bene 2; positiva se i due beni sono sostituti ed negativa se sono complementi. La
stessa cosa si pu dire per lelasticit incrociata della domanda del bene 2 rispetto al
prezzo del bene 1.
La regola di Ramsey si modifica nel modo seguente
( p1 c ) / p1 2 12

( p 2 c ) / p 2 1 21
Se i beni sono complementi ossia se 12 >0, il mark up ottimo di ogni bene pi basso
rispetto a quello che massimizza il benessere nel caso di domande indipendenti. Per
comprendere tale risultato supponiamo di partire da una situazione in cui i prezzi siano fissati
secondo la regola di Ramsey tenendo conto solo dellelasticit diretta di ciascun bene rispetto al
proprio prezzo (eq 1). Ci vuol dire che in entrambi i mercati il prezzo superiore al costo
marginale (a meno che non ci sia un mercato con domanda rigida) e quindi la quantit
scambiata inferiore a quella efficiente. Supponiamo ora di ridurre il prezzo del bene 1; se i
beni sono complementi tale riduzione comporta, a parit di prezzo del bene 2, un aumento della
sua quantit domandata che, a sua volta , avvicina la quantit scambiata a quella efficiente,
determinando un guadagno di benessere rispetto al caso di domande indipendenti. Ne consegue
che quando i beni sono complementi la fissazione dei prezzi deve tener conto della perdita di
benessere che la riduzione del prezzo in ogni mercato genera nellaltro mercato e ci spiega
perch i prezzi ottimi sono pi bassi dei corrispondenti prezzi nel caso di beni indipendenti.
Ovviamente lopposto succede se i beni sono sostituti perch in questo caso un
aumento del prezzo di un bene a determinare un aumento della quantit domandata nellaltro
mercato e quindi un guadagno di benessere. Se i beni sono sostituti i prezzi ottimi sono pi alti
dei corrispondenti prezzi con domande indipendenti.
Regola di Ramsey modificata con considerazioni redistributive
Considera uneconomia con N beni caratterizzati da domande indipendenti e H individui ciascuno
caratterizzato dal surplus netto S H ( p1 , p 2 ) e sia
W W ( S 1 ( p1 , p 2 )...S H ( p1 , p 2 )

la funzione di benessere sociale di un regolatore. La derivata della funzione di benessere rispetto al


surplus netto di ciascun consumatore iesimo, che definiamo b h =

W
indica la valutazione
S h

marginale sociale che il regolatore attribuisce al benessere dellindividuo esimo. Maggiore il


valore di b h tanto maggiore il peso attribuito allindividuo esimo nella funzione di benessere
sociale. Se b h b vuol dire che il regolatore valuta tutti gli individui alla stesso modo e quindi
laumento del surplus netto di un individuo perfettamente equivalente ad un uguale aumento del

surplus netto di un altro individuo. Se invece b h b k allora un aumento o riduzione del surplus
netto dellindividuo h-esimo ha un effetto sul benessere maggiore di un uguale variazione del
surplus netto dellindividuo k-esimo.
Leffetto di una variazione marginale del prezzo del bene esimo sullindividuo k-esimo data dalla
S h
q h i
quantit da lui consumata:
pi

Se tutti gli individui consumano la stessa quantit del bene esimo allora q h i q i che la quantit
del bene consumata in media ossia

qi

q
h

Definiamo la caratteristica distributiva del bene

H
iesimo che indichiamo con D i
h
i
h q i
D b
h
qi
q hi
indica la quantit del bene esimo consumata dallindividuo h rispetto alla quantit
qi
consumata in media; questo rapporto tanto pi elevato quanto maggiore la quantit del bene
iesimo consumata dallindividuo h rispetto a quella consumata in media dagli altri individui. b h
tanto maggiore quanto maggiore la valutazione marginale sociale dellindividuo h-esimo.
Ne consegue che la caratteristica distributiva tanto maggiore quanto maggiore, rispetto alla media,
la quantit del bene consumata dallindividuo con il b h pi alto, ossia dallindividuo il cui peso
nella funzione di benessere sociale maggiore. Cio vuol dire che se i consumatori che hanno il
maggior peso nella funzione di benessere sociale consumano in proporzione maggiore il bene
iesimo rispetto al bene jesimo, la caratteristica distributiva del bene esimo maggiore di quella del
bene jesimo: D i D j .
La regola di Ramsey modificata nel seguente modo
( pi c) i
1 Di
(
)
(cr)
p1
i

Confrontando con la regola di Ramsey che tiene conto solo dellefficienza, notiamo che il prezzo di
ogni bene ridotto in base alla caratteristica distributiva ed in particolare il mark up sul bene esimo
ridotto rispetto al mark up sul bene jesimo se la caratteristica distributiva del bene esimo
maggiore di quella corrisponedente al bene jesimo.
Le considerazioni di carattere distributivo non influenzano lottima struttura dei prezzi in due
casi:a) quando b h b ossia la valutazione marginale sociale uguale per tutti perch in questo caso

dove

il regolatore non tiene conto di obbiettivi redistributivi; b) quando q h i q i ossia tutti consumano la
stessa quantit di bene; in questo caso lobiettivi redistributivo conta ma la differenziazione dei
prezzi non uno strumento per realizzarlo per la variazione dei prezzi ha lo stesso impatto sul
benessere degli individui. In questo caso la caratteristica distributicva uguale ad 1 e leq (cr)
diventa uguale alleq (r).
Conseguenze della liberalizzazione in presenza di prezzi alla Ramsey e obbligo del servizio
universale
In quanto segue intendo soffermarmi ad evidenziare alcuni effetti delle politiche di liberalizzazione
che si sono recentemente diffuse nei settori dei servizi di pubblica utilit. Queste politiche sono
state giustificate sulla base della considerazione che non tutte le fasi della filiera produttiva sono
caratterizzate da economie di scala (per esempio, la generazione nel settore elettrico, le telefonate a
lunga distanza nel settore delle telecomunicazioni); ci avrebbe reso auspicabile la disintegrazione
delle varie fasi della produzione e la promozione della concorrenza in quelle non caratterizzate da
rendimenti di scala crescenti. Queste politiche possono avere conseguenze socialmente negative

proprio quando limpresa regolamentata sceglie le tariffe differenziate alla Ramsey per coprire il
costo fisso o quando soggetta allobbligo di servizio universale che comporta la fissazione di
prezzi non rispondenti ai costi.
Esaminiamo prima la conseguenza della liberalizzazione in presenza di prezzi alla Ramsey.
La regola di Ramsey prevede che tutti i ricavi ottenibili dalla vendita di tutti i beni coprano tutti i
costi sostenuti per la produzione di questi beni. Non c relazione diretta tra prezzo del bene e costo
sostenuto per produrlo. Ci comporta la presenza di sussidi incrociati tra mercati che si verificano
quando i ricavi ottenuti su un sottinsieme di mercati eccedono i costi necessari per offrire
separatamente il corrispondente sottinsieme di beni e questa differenza finanzia la produzione di
altri beni che sono venduti a prezzi inferiori ai costi. Come sar chiaro quando parleremo della
sostenibilit dei prezzi, in assenza di barriere allentrata, la presenza di sussidi incrociati fornirebbe
ad altre imprese un incentivo a servire solo quei mercati i cui prezzi regolamentati sono superiori ai
costi (realizzando la scrematura del mercato) fissando prezzi pi bassi delle tariffe regolamentate. In
tal modo esse sottrarrebbero quote di mercato allimpresa regolamentata la quale, non potendo pi
coprire le perdite derivanti dal servire i mercati i cui prezzi sono inferiori ai costi, finirebbero per
fallire. Poich il regolatore deve assicurare la fornitura del bene in tutti i mercati ne consegue che
dovr trasferire allimpresa che era monopolista sussidi finanziati con imposte a carico della
collettivit. Ci vuol dire che consentire la liberalizzazione di settori regolamentati quando lottima
struttura di prezzo prevede susidi incrociati comporta un trasferimento dalla collettivit alle imprese
che entrano solo sui mercati pi vantaggiosi realizzando un profitto.
Le conseguenze della liberalizzazioni sono ancora pi gravi se si considera la rilevanza degli
investimenti iniziali in infrastruttura sulla qualit dei beni offerti i un arco temporale che
comprende pi periodi. Si pensi per esempio alle telecomunicazioni dove la produzione dei beni
finali (telefonate a lunga distanza) non caratterizzata da economie di scala ma richiede, per essere
realizzata, laccesso all infrastruttura essenziale (rete di distribuzione locale) che un monopolio
naturale. La qualit dei beni offerti dipende strettamente dagli investimenti per la manutenzione e il
miglioramento della rete da parte dellimpresa regolamentata che gestisce linfrastruttura essenziale.
Una regolamentazione efficiente (alla Ramsey) deve consentire allimpresa di recuperare i costi
degli investimenti iniziali attraverso ricavi derivanti da prezzi dei beni finali superiori ai costi medi
variabili, in pi periodi. Una tale politica richiede un impegno da parte del regolatore che deve
garantire allimpresa di non abbassare le tariffe dei beni per tutto il tempo necessario a recuperare i
costi dellinvestimento. Da quanto detto ne consegue che una politica di liberalizzazione, favorendo
lentrata di altre imprese non regolamentate nel mercato dei beni finali, porterebbe ad un
abbassamento delle tariffe con vantaggi immediati solo apparenti per i consumatori. Infatti, la
riduzione delle tariffe avrebbe due effetti negativi: il primo immediato la non copertura del costo
dellinvestimento realizzato dallimpresa regolamentata che dovrebbe essere quindi finanziato dallo
Stato tramite imposte distorsive a carico della fiscalit generale; il secondo il disincentivo per
limpresa regolamentata a realizzare in futuro investimenti per il miglioramento della rete con
evidenti conseguenze in termini di peggioramento della qualit dei beni finali e di pi alti costi nel
lungo periodo.
Il secondo aspetto che voglio evidenziare riguarda la conseguenza della liberalizzazione quando il
monopolista deve soddisfare lobbligo di fornire il servizio universale che significa assicurare
lerogazione di un livello minimo di servizi di una data qualit a tutti gli utenti che ne facciano
richiesta, ad un prezzo che non superiore alla loro disponibilit a pagare. Si pensi, per esempio,
alla distribuzione dellenergia elettrica agli utenti finali o allofferta dei servizi finali di
telecomunicazione: il costo di distribuzione o di offerta varia sensibilmente a seconda delle
caratteristiche morfologiche del territorio (montuoso o pianeggiante) della densit abitativa (zone
rurali o urbane) della condizione della rete di distribuzione. E ovvio che un monopolista non
regolamentato finirebbe per fissare prezzi pi alti per gli utenti il cui costo maggiore ossia quelli
residenti in zone rurali o montuose o comunque zone pi degradate e poich questi sono, spesso,
anche i soggetti con minore disponibilit a pagare, molto probabile che il monopolista finisca per

offrire il servizio solo agli utenti migliori dal suo punto di vista, caratterizzati da bassi costi. La
regolamentazione consente la possibilit per limpresa regolamentata di praticare sussidi incrociati
tra le diverse categorie di utenti, finanziando le perdite che derivano da prezzi inferiori ai costi per
gli utenti pi costosi con i ricavi derivanti da prezzi superiori ai costi per gli utenti pi facili da
servire. In assenza di barriere allentrata, la presenza di sussidi incrociati fornirebbe un incentivo ad
entrare nel mercato ad altre imprese che, non avendo lobbligo del servizio universale,
sceglierebbero di servire solo quegli utenti con costo pi basso (realizzando la scrematura del
mercato) a prezzi pi bassi delle tariffe regolamentate. In tal modo esse sottrarrebbero quote di
mercato allimpresa regolamentata la quale, non potendo pi coprire le perdite derivanti dal servire
gli utenti pi costosi, si troverebbe nellimpossibilit di soddisfare lobbligo di fornire il servizio
universale.
Una conseguenza diretta di quanto detto che una regolamentazione che richiede sussidi incrociati
tra i diversi mercati deve anche preoccuparsi di proteggere limpresa regolamentata dalla
concorrenza, erigendo una barriera legale allentrata nei mercati in questione. Ci comporta che
politiche di promozione della concorrenza possono provocare effetti perversi e socialmente
distruttivi, se i segmenti in cui si favorisce lentrata sono caratterizzati da utenti con differenze di
costo che comunque limpresa regolamentata ha lobbligo di servire.
TEORIA DEI MERCATI CONTENDIBILI
Quando un monopolio soggetto a regolamentazione perde parzialmente o totalmente il controllo
sui prezzi applicati che sono decisi dal regolatore. A questa perdita di autonomia si accompagna
limposizione di qualche barriera legale allentrata nel mercato servito dal monopolista, entrata che
farebbe aumentare i costi di produzione.
Secondo la teoria dei mercati contendibili sia la regolamentazione dei prezzi che la barriera legale
allentrata non sono necessarie perch, se veramente il mercato di monopolio naturale, la sola
minaccia di concorrenza potenziale ossia di entrata di imprese esterne indurrebbe il monopolista
sia a minimizzare i costi che a realizzare lallocazione efficiente. .Per comprendere questa
affermazione definiamo cosa si intende per mercato contendibile
Un mercato "contendibile" quando a)l'entrata "libera" e b)l'uscita non comporta costi.
a)Entrata "libera" vuol dire che una nuova impresa non sostiene alcun costo aggiuntivo
rispetto a a quelli sostenuti dall'impresa gi presente nel mercato ossia non ha uno svantaggio di
costo rispetto all'impresa presente nel mercato; ci richiede che l'entrante abbia accesso alla
stessa tecnologia e agli stessi input allo stesso prezzo dell'impresa presente sul mercato e che i
consumatori percepiscano il prodotto dell'entrante come uguale a quello dell'"incumbent".
b)Uscita senza costi significa che ciascuna impresa pu recuperare tutti i costi sostenuti qualora
decidesse di uscire dal mercato; ci vuol dire che ciascuna impresa pu rivendere i macchinari
che ha acquistato per produrre nell'industria allo stesso prezzo d'acquisto al netto del
deprezzamento o pu riutilizzarli in un altra produzione. Ci richiede che la produzione
dellindustria non sia specifica.
Se queste due condizioni sono soddisfatte, il monopolista incumbent indotto a minimizzare i
costi e a fissare prezzi che assicurano profitto nullo (nel caso monoprodotto fisser un prezzo
pari al costo medio). Se infatti ottenessse un profitto positivo un'altra impresa potrebbe entrare
nel mercato, vendere lo stesso bene ad un prezzo leggermente inferiore, conquistare l'intero
mercato diventando il nuovo monopolista. Se il monopolista incumbent reagisse abbassando i
prezzi, l'impresa entrante lascerebbe l'industria recuperando la somma investita; in entrambi i
casi il prezzo si ridurrebbe. Lo stesso risultato si ottiene se l'impresa incumbent non minimizza i
costi; in tal caso infatti ci sarebbe la possibilit per un'impresa entrante efficiente di vendere il
bene ad un prezzo pi basso realizzando un profitto positivo. Ci comporterebbe o l'uscita

dell'impresa incumbent o l'eliminazione dell'inefficienza da parte dellimpresa incumbent; in


entrambi i casi il prezzo sarebbe pi basso.
Queste considerazioni hanno portato a sostenere che quando un mercato monopolistico
contendibile la sola minaccia di entrata induce ad essere efficiente e a fissare un prezzo che
comporta profitti nulli; in caso contrario una qualunque impresa pu entrare realizzare un
profitto vendendo il bene ad un prezzo pi basso ed uscire dal mercato prima che il monopolista
incumbent reagisca abbassando i prezzi (si parla in questo caso di "hit-and-run-entry).
Questa tesi richiede una terza assunzione ossia
c) i tempi richiesti dall'incumbent per ridurre i prezzi siano pi lunghi di quelli necessari al nuovo
entrante per acqistare i macchinari, svolgere il processo produttivo e rendere noto ai consumatori la
propria presenza.
Nella maggior parte dei casi ci non vero e sicuramente non lo nelle industrie a rete dove il
monopolista pu abbassare i prezzi molto pi velocemente di quanto richiesto dall'entrante per
produrre e fare un profitto; ne consegue che ciascuna impresa , anticipando tale comportamento
dell'incumbent, non entrerebbe nel mercato e ci indurrebbe il monopolista incumbent a fissare
prezzi superiori al costo e/o a non minimizzare i costi. Cos come le industrie a rete sono
caratterizzate da impianti molto specifici che non consentono libert duscita.
La soluzione proposta dai teorici del mercato contendibile che il regolatore assicuri le
condizioni perch ci sia possibilit di entrata; ci richiede che il regolatore non solo assicuri che
ci sia libert di entrata e di uscita ma anche che il monopolista non riduca i rezzi dopo l'entrata.
Ci abbastanza difficile perch implica che il regolatore sia in grado di distinguere le riduzioni
di prezzo dovute a cambiamenti nelle funzioni di domanda e di costo, che sono legittime, da
quelle attuate in risposta all'entrata di nuove imprese. Inoltre tale approccio politicamente
difficile da sostenere perch il regolatore deve spiegare ai consumatori che prezzi bassi nel
lungo periodo possono esssere ottenuti solo impedendo riduzioni di prezzo nel breve da parte
dell'incumbent.
Sostenibilit dei prezzi
La teoria dei mercati contendibili suggerisce che il regolatore dovrebbe consentire l'entrata
anche in un mercato di monopolio naturale. Infatti tale teoria sostiene che il compito del
regolatore non controllare i prezzi e le decisioni di produzione dell'incumbent, ma realizzare
politiche che assicurino le condizioni per la contendibilit ossia libert di entrata, uscita senza
costi e lenta variazione dei prezzi da parte dell'incumbent in risposta all'entrata.
Tuttavia, anche se queste condizioni sono soddisfatte, permettere l'entrata di nuove
imprese pu comportare la fissazione di prezzi diversi da quelli socialmente desiderabile.
Per spiegare questa affermazione dobbiamo introdurre la nozione di prezzi sostenibili: un prezzo
sostenibile in un mercato contendibile se limpresa incumbent realizza profitto nullo e nessuna
impresa desidera entrare nel mercato ossia non possibile per nessuna impresa entrare nel
mercato vendere tutta o parte della quantit domandata ad un prezzo pi basso di quello
esistente e realizzare un profitto non negativo. Sostenibile vuol dire i prezzi possono essere
sostenuti per un certo periodo nel quale non si verifica nessun cambiamento nel numero di
imprese ossia nessuna l'incumbent non esce e non c nessuna entrata. Prezzi sostenibili quindi
richiedono sia che l'incumbent riesca a coprire i costi (profitto non negativo) sia che entranti
potenziali non possano realizzare profitto (quindi profitto in corrispondenza di prezzi sostenibili
deve essere nullo). Questa analisi conduce al seguente risultato
Risultato 1 Condizione necessaria perch i prezzi fissati dall'incumbent siano sostenibili che i
suoi profitti siano nulli e che minimizzi i costi
Tuttavia, profitti nulli e minimizzazione dei costi sono condizioni necessarie ma non sufficienti
perch i prezzi siano sostenibili. Supponi per esempio che ci sono economie di scopo nella
produzione di due beni tali che il costo di produrre entrambi i beni minore della somma dei
costi di produrli separatamente. Supponi che un monopolista li produca al costo minimo e fissi il

prezzo di entrambi in modo da ottenere profitto nullo. Pu esistere una configurazione di questi
prezzi tali che un'impresa entrante pu decidere di vendere uno solo di questi beni ad un prezzo
pi basso e realizzare un profitto. Consideriamo il seguente esempio. Considera due beni con
domanda rigida e pari per entrambi a 1000; il costo di produrre la quantit domandata di
entrambi 50000 quando sono prodotti insieme da una sola impresa mentre il costo di produrre
sepatratamrente la quantit domandata di ciascun bene 30000; esistono economie di scopo
perch il costo di produrli insieme minore della somma dei costi di produrli separatamente che
60000 anzich 50000. Supponi ora che l'impresa fissi il prezzo del bene A pari a 35 e quello
del bene B pari a 15 (per esempio perch il bene B consumato da utenti con minore reddito o
risiedenti in aree peggiori) ottenendo un ricavo totale di 351000+151000=50000 che
esattamente pari al costo totale di produzione. E' possibile per una nuova impresa entrare del
mercato vendere solo il bene A ad un prezzo di 34 ottenendo un ricavo di 34000 che superano il
costo totale di 30000; l'impresa realizza un profitto e allo stesso tempo impedisce al
monopolista di ottenere ricavi sufficienti a coprire il costo di produzione anche solo del bene B.
I prezzi 35 per il bene A e 15 per il bene B non sono quindi sostenibili. In questo specifico caso
esistono prezzi sostenibili che sono 28 per il bene A e 22 per il bene B; esi damnno un ricavo
complessivo di 50000 ma venduti separatamente danno un ricavo (28000 e 22000) che
inferiore al costo di produrre separatamente il bene (30000).
A questo punto la domanda successiva che ci poniamo se esistono sempre in un monopolio
naturale prezzi che sono sostenibili? La risposta data nel seguente risultato
Risultato 2 E' possibile che non esista una configurazione di prezzi sostenibile in un monopolio
naturale
Tale risultato facilmente intuibile nel caso del monopolio monoprodotto quando la tecnologia
comporta economie di scala solo per un intervallo della quantit del bene; ci implica che il
costo medio decresce per un tratto raggiunge un minimo e poi cresce. In questo caso se il prezzo
che assicura profitto nullo ossia quello in corrispondenza del quale la funzione di domanda
interseca la curva di costo medio, lungo il tratto crescente della curva di costo medio,
possibile per una nuova impresa entrare nel mercato praticare un prezzo pi basso al quale
vendere solo una parte della quantit domandata realizzando un profitto positivo.
Un altro esempio con un monopolio naturale multiprodotto.(La definizione rigorosa delle
condizioni necesssarie e sufficienti perch una configurazione di prezzi sia sostenibile nel
monopolio multiprodotto fornita nel paragrafo successivo) Esistono tre beni, A,B,C, ciascuno
caratterizzato da domanda rigida pari a 1000; il costo di produzione di ciacun bene
separatamente 30000 di due beni insieme 48000 e di tre beni insieme 75000 Ci sono
economie di scopo perch il costo totale di produrre tre beni insieme minore della somma dei
costi di far produrre due da un'impresa ed uno da un'altra (48000+30000=78000) che a sua
volta inferiore alla somma dei costi di produzione dei tre beni separatamente (90000). In questo
caso non esiste una configurazione di prezzi sostenibile. Supponiamo che il monopolista venda
1000 unit di ciascun bene al prezzo di 25 ottenendo un ricavo complessivo di 75000 pari
esattamente ai costi totali. Una nuova impresa pu entrare produrre insieme il bene A e B e
venderli ad un prezzo di 24'5 ciascuno realizzando un ricavo di 49000 che superiore al costo
totale di produrre insieme due beni che 48000. Supponiamo che il monopolista per impedire
questo risultato riduca il prezzo del bene A e B a 24 in modo da ottenere un ricavo che
esattamente pari a 48000 che il costo di produrre i due beni insieme. Tuttavia in tal caso deve
aumentare il prezzo di C a 27 per ottenere un ricavo complessivo di 75000 (48000+27000) Cos
facendo impedisce l produzione separata di A e B, ma rende possibile ad un'impresa di entrare e
produrre A e C vendendo A ad un prezzo di 23,50 e C ad un prezzo di 26,50. Si pu dimostrare
che non esiste nessuna configurazione di prezzi che pu essere sostenibile; in questo caso se il
regolatore non impedisce l'entrata non consente di realizzare la produzione ad una sola impresa
che l'equilibrio ottimo per la struttura dei costi del monopolio naturale.

Il risultato 2 dice che possono non esistere prezzi sostenibili in monopolio naturale, non dice che
prezzi sostenibili non esistono in tutti i contesti caratterizzati da monopolio naturale. Dipende
dalla struttura dei costi e dalla domanda; nel caso del monoprodotto se la curva di costo medio
sempre decrescente o lo per l'intervallo di output rilevante ossia quello corrispondente alla
domanda di mercato, allora prezzi che assicurano profitti nulli quando il monopolista minimizza
i costi sono sostenibili. Un'implicazione importante del risultato 2 che il regolatore, senza
conoscere il costo e la domanda dell'impresa, non pu sapere se il desiderio di un'impresa di
entrare nel mercato dovuto al fatto che il monopolista si sta comportando in maniera
inefficciente o se la struura dei costi e della domanda tale che non esiste nessuna
configurazione di prezzi sostenibile. Ne consegue che un regolatore senza conoscere la
domanda e il costo non pu utilizzare la minaccia d'entrata o favorire l'entrata per indurre il
monopolista al comportamento ottimale. Ci confermato dal seguente risultato
Risultato 3 I prezzi alla Ramsey possono non essere sostenibili, anche se esistono prezzi
sostenibili per un monopolio naturale multiprodotto
Consideriamo il significato di questo risultato in relazione a quelli precedenti. Il risultato 2 ci
dice che in alcune situazioni un monopolista naturale pu non trovare prezzi sostenibili ossia
che impediscono l'entrata. In questo caso se il regolatore permette l'entrata, l'equilibrio con una
sola impresa, che ottimo, non si realizza. La domanda successiva : Cosa succede nei casi in
cui una configurazione dei prezzi sostenibile esiste? Permettere l'entrata induce in questi casi il
comportamento ottimo? Il risultato 3 ci dice che permettere l'entrata pu impedire al
monopolista di fissare i prezzi ottimi se questi non sono sostenibili. In altre parole anche quando
ci sono prezzi sostenibili possibile che questi non siano quelli ottimi, vale a dire che i prezzi
alla Ramsey non siano sostenibili. In questi casi se il regolatore non impedisce l'entrata,
l'equilibrio con una sola impresa si realizza ma i prezzi praticati dal monopolista non sono
ottimi.
Considera il seguente esempio. Ci sono due beni A e B, il primo caratterizzato da domanda
rigida pari a 1000, il secondo da domanda sensibile rispetto al prezzo data da Q=1,280-10P. Se il
bene A prodotto da solo comporta un costo fisso di 20000 ed un costo marginale di 2 per unit;
se il bene B prodotto da solo comporta un costo fisso di 30000 ed un costo marginale di 3. Se i
beni sono prodotti insieme i costi marginali non cambiano ma il costo fisso complessivo diventa
40000 anzich 50000=20000+30000.
I prezzi sostenibili sono 17 per il bene A e 28 per B che comportano un ricavo di 17000 dalla
vendita di a e di 28000=(1,280-1028)28=100028 dall'impresa B Il ricavo complessivo pari
a 45000 che esattamente il costo totale di produrre i due beni insieme:
21000+31000+40000=45000. I prezzi comportano profitto nullo e sono sostenibili perch il
ricavo derivante dalla vendita di ciacun bene inferiore al costo fisso di produrre i beni
separatamente. Tuttavia i prezzi non sono i prezzi alla Ramseu. Infatti poich la domanda per il
bene A rigida , i prezzi alla Ramsey comportano la fissazione del prezzo di B uguale al suo
costo marginale (3) e la fissazione del prezzo dio A in modo da generare un ricavo che copra
tutto il costo fisso oltre il costo marginale: 2+40 =421000=42000+3000=45000. Quesrti prezzi
non sono sostenibili perch il prezzo di A superiore al costo fisso di produrre il bene da solo ed
quindi possibile per un'impresa entrare nel mercato produrre solo A ad un prezzo pi basso e
realizzare un profitto positivo.
In conclusione il regolatore pu utilizzare la minaccia di entrata per indurre la scelta dei prezzi
ottimi e del comportamento efficiente solo se alcune condizioni sono soddisfatte (costo medio
sempre decrescente nel caso monoprodotto e come vedremo dopo assenza di sussidi incrociati
nel caso multiprodotto) tali che esiste una configurazione di prezzi sostenibile e questa coincide
con i prezzi ottimi. Ma se questa configurazione di prezzi sostenibile non esiste, permettere
l'entrata non consente ad una sola impresa di operare nel mercato che la condizione ottima.
D'altro canto se i prezzi sostenibili esistono ma non sono quelli ottimi, utilizzare la minaccia
dentrata induce il monopolista a scegliere prezzi sostenibili anzich quelli ottimi per impedire

l'entrata di nuove imprese. Poich il verificarsi di una o dell'altra condizione dipende dalla
struttura dei costi e della domanda che non sono note al regolatore, allora una politica che
favorisce l'entrata non detto che sia desiderabile.
Definizioni rigorose
Definizione di configurazione di mercato fattibile: Consideriamo il caso di un solo mercato
relativo ad un bene.Una configurazione industriale di m imprese che producono su questo
mercato utilizzando la stessa tecnologia e, quindi, fronteggiando gli stessi costi, descritta dalle
1
m
quantit q ,...q prodotte dalle m imprese (nel caso di monopolio m=1) e dal prezzo p a cui
queste quantit sono vendute. Una configurazione industriale detta fattibile se c equilibrio
m

tra domanda e offerta ossia se

q
i 1

D( p)

dove D(p) la quantit del bene domandata dai

consumatori al prezzo p, e se per ogni impresa il profitto non negativo ossia pq C (q ) 0 .


Definizione di configurazione industriale sostenibile: Si dice che una configurazione
industriale fattibile anche sostenibile se, presi un qualsiasi prezzo p p e quantit
) , si ha che p q C ( q ) 0 . In altre parole, per qualunque prezzo inferiore a quello
q D( p
vigente, unimpresa che voglia offrire una qualsiasi quantit inferiore o uguale a quella
domandata a quel prezzo non riesce a coprire i costi.
Se una configurazione industriale sostenibile,anche nellipotesi in cui le imprese operanti nel
mercato lasciassero invariato il prezzo a seguito dellentrata di una nuova impresa, non ci
sarebbe nessun incentivo ad entrare nel mercato da parte di unimpresa con la stessa tecnologia
di quelle operanti.
i