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Mauro Taddeo

LE REGIONI, LE PROVINCE, E I COMUNI

NEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

INDICE
PARTE I
Introduzione

1 Assemblea Costituente .Commissione per la Costituzione.


II sottocommissione. 3
1.1 Relazione del deputato Gaspare Ambrosini sulle Autonomie locali.

1.2 Schema di progetto elaborato dal comitato di redazione per lAutonomia Regionale .

18

1.3 Proposte del deputato Lami Starnuti sulle Autonomie Regionali . 23


1.4 Relazione del deputato Zuccarini Oliviero sullordinamento regionale .

28

2 Discussione . II Sottocommissione . 38
3 Discussione.Commissione per la Costituzione . Adunanza plenaria.
4 Il progetto della Commissione per la Costituzione .

280

308

5 La relazione del Presidente Meuccio Ruini al progetto .


PARTE II
6 Discussione . Assemblea Costituente .
314

311

7 Costituzione della Repubblica Italiana del 1948. 931


8 Le successive leggi di modifica .

933

8.1 La legge costituzionale n.3 del 27 dicembre 1963.


8.2 La legge costituzionale n. 1 del 22 novembre 1999.
8.3 La legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001.

933
937
943

INTRODUZIONE
Il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 98 del 1946, assegna all'Assemblea costituente il compito di redigere la nuova
Costituzione.
L' Assemblea costituente il 15 luglio 1946 decide l'istituzione di una Commissione speciale incaricata di elaborare e
proporre il progetto di Costituzione da discutere in aula.
La Commissione composta di 75 membri, presieduta dall'onorevole Meuccio Ruini, nominata il 19 luglio 1946 e
procede nei suoi lavori articolandosi in tre Sottocommissioni:
a) La prima sui diritti e doveri dei cittadini.
b) La seconda sull'ordinamento costituzionale della Repubblica, che si divide a sua volte in due Sezioni rispettivamente per
il potere esecutivo e per il potere giudiziario ,
e che affida inoltre la redazione di un progetto articolato sull'ordinamento regionale ad un
comitato di 10 deputati facenti parte della stessa sottocommissione.
c)La terza sui diritti e doveri economico sociali.
Un pi ristretto comitato di redazione ,il comitato dei diciotto, si occupa di redigere la Costituzione coordinando ed
armonizzando i lavori delle tre commissioni.
Il comitato formato dall'ufficio di presidenza dei 75 oltre ai rappresentanti di tutti i gruppi politici.

1 ASSEMBLEA COSTITUENTE .COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE . II SOTTOCOMMISSIONE


1.1 RELAZIONE del deputato AMBROSINI GASPARE
SULLE AUTONOMIE REGIONALI
I PARTE GENERALE
1. I precedenti del problema regionalistico.
2. Il regionalismo in questo secondo dopo guerra.
3. Le soluzioni possibili (sistema federale, decentramento burocratico, decentramento autarchico, autonomia regionale).
4. Perch l'autonomia regionale differisce dal federalismo.
5. La soluzione di massima adottata dalla Sottocommissione.
Nell'iniziare avanti a questa Sottocommissione la discussione generale sul problema dell'autonomia regionale, il relatore
ebbe cura di prospettarlo nei suoi termini concreti e con la massima obbiettivit possibile, conscio dell'opportunit di evitare
in questa sede disquisizioni meramente teoriche e della necessit inoltre di procedere in questo campo con estrema cautela.
Agli stessi criteri sente naturalmente di doversi attenere nella relazione scritta, la quale consta di due parti.
Nella prima, la parte generale, si richiamano i precedenti del problema, se ne esaminano le varie soluzioni possibili, e si
riporta in fine la soluzione di massima adottata dalla Sottocommissione dopo la discussione generale.
Nella seconda parte, la parte speciale saranno illustrate le singole disposizioni nelle quali questa soluzione di massima va
concretata.

1 . Il problema del regionalismo non nuovo. Sorse all'epoca stessa dell'inizio del nostro Risorgimento, quando per
arrivare all'unificazione dell'Italia si manifestarono in contrasto la tendenza federalista e quella unitaria.
Il prevalere di quest'ultima non port per alla scomparsa della questione regionale.
Fu infatti lo stesso Mazzini, cio il pi grande e saldo assertore del principio unitario - colui che nel 1831, in un famoso articolo
dal titolo Dell'unit d'Italia , aveva combattuto l'idea federalista e sostenuto decisamente quella unitaria che col suo
preciso intuito afferm, al momento stesso del realizzarsi dell'unit nazionale, la necessit del riconoscimento delle
Regioni.
Nel 1861, ripigliando quell'articolo che nel 1831 aveva lasciato incompiuto, ribad il suo antico pensiero ( ...Il fatto m'ha dato
ragione... La potente, unanime voce del popolo d'Italia ha dichiarato ai letterati teorizzatori che la nostra utopia di trenta
anni addietro era intuizione politica dei suoi bisogni, delle sue aspirazioni, della sua vita segreta, del suo avvenire. Libero
una volta del suo voto, il popolo ha sciolto il problema, e s' chiarito unitario a ogni patto... ) - e continu ad insistere nella
vecchia polemica criticando gli autori che erano stati citati come campioni dell'altra tendenza, e tra questi specialmente
Sismondi, che qualific mente analitica, incapace di sintesi (1).
(1) G. MAZZINI, Scritti politici editi ed inediti, vol. II, Imola, 1907, pagg. 302 e 305;, e per i passi citati nei periodi seguenti
pagg. 325, 333 e 334.
Ma, il principio unitario non significava per Mazzini accentramento.
Parlando del compimento della missione, del dovere nazionale, che spetta non a schiavi, bens ad uomini liberi , e
sostenendo la necessit che a ciascuno non solamente sia concesso, ma si agevoli il diritto di iniziativa. afferm che da ci
esce la condanna del concentramento amministrativo, che torrebbe, costringendo, coscienza, merito e demerito dei loro
atti ai cittadini... .
In concreto si pronunzi a favore della Regione come entit intermedia tra il Comune e la Nazione: ...il Comune, unit
primordiale, la Nazione, fine e missione di quante generazioni vissero, vivono e vivranno fra i confini assegnati visibilmente
da Dio a un Popolo, e la Regione, zona intermedia indispensabile tra la Nazione ed i Comuni, additata dai caratteri
territoriali secondari, dai dialetti e dal predominio delle attitudini agricole, industriali o marittime .
E, pur senza scendere a particolari, indic col suo felice intuito i vantaggi che sarebbero derivati da tale ordinamento:
...ordinamento siffatto spegnerebbe, parmi, il localismo gretto, darebbe all'unit secondarie forze sufficienti per tradurre in
atto ogni progresso possibile nella loro sfera, e farebbe
pi semplice e spedito d'assai l'andamento, oggi intricatissimo e lento, della cosa pubblica .
La necessit del riconoscimento delle Regioni, che Mazzini affermava con la visione intuitiva delle esigenze politiche, fu nello
stesso torno di tempo avvertita e concretamente presa in considerazione nel campo -legislativo da un altro grande artefice
dell'unificazione della Patria, Cavour. Essendo egli Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell'interno, Parini,
present il 16 maggio 1860 alla Camera dei Deputati un progetto di legge, divenuto la legge del 24 giugno 1860, per
l'istituzione presso il Consiglio di Stato di una sezione temporanea per lo studio e la compilazione di progetti di legge
relativamente alla riforma dell'ordinamento amministrativo dello Stato (1).
(1) Vedi su questo punto ed inoltre sui vari aspetti del problema della Regione: G. SAREDO, La legge sulla amministrazione
comunale e provinciale. voi. I, Torino, 1907 (specialmente l'introduzione); G. VITTA, Il regionalismo, Firenze, 1923, e Relazione
all'Assemblea Costituente (della Commissione per gli studi attinenti alla riorganizzazione dello Stato, presieduta dal
professore U. Forti), vol. II, tomo I, Roma, 1946, contenente le relazioni delle due Sottocommissioni, l'una per le Autonomie
locali e l'altra per il Problema della Regione , presiedute dal professore A. C. Jemolo.
Marco Minghetti, succeduto nell'ottobre 1860 al Farini nel Ministero dell'interno, fece continuare i lavori della Commissione
sulla stessa linea tracciata dal suo predecessore, e present poi alla Camera, nella tornata del 31 marzo 1861, quattro progetti
di legge, deliberati nel Consiglio dei ministri sotto la presidenza di Cavour, il quale li aveva diligentemente esaminati ed
annotati.
Questi progetti di legge avevano rispettivamente per oggetto:
1) la ripartizione del Regno e l'ordinamento delle autorit governative e amministrative;
2) l'amministrazione comunale e provinciale;
3) i consorzi tra privati, comuni e Provincie per causa di pubblica utilit;
4) l'amministrazione regionale.
Diremo qui brevemente solo del primo e del quarto progetto, che pi direttamente ci interessano.
Nel primo progetto si ripartiva il Regno in regioni, provincie, circondari e comuni.
La Regione era costituita come circoscrizione amministrativa dello Stato.
A capo di essa si poneva un Governatore chiamato ad espletare in loco i servizi politici, di sicurezza e di amministrazione
che sono di competenza del Ministero dell'interno (articolo 1), ed a compiere inoltre quegli atti che sono di competenza
degli altri Ministeri, che gli sono attribuiti da leggi o regolamenti speciali, o che gli sono delegati dai Ministri coi quali
corrisponde (articolo 2).
Si trattava di un decentramento burocratico.
Col secondo progetto, interamente riguardante l'amministrazione regionale , si voleva attuare invece un decentramento
istituzionale, autarchico. Le Regioni venivano costituite sotto forma di consorzi obbligatori fra le provincie, e in quanto tali
riconosciute come persone giuridiche, come enti autarchici, sia pur a fini limitati, quali la cura degli istituti di istruzione
superiore, degli archivi storici, delle accademie di belle arti, ed inoltre dei lavori pubblici per fiumi, torrenti, ponti, argini e
strade.
Accanto alla potest esecutiva o amministrativa affidata al Governatore, il progetto di legge attribuiva ad una
Commissione composta di elementi eletti dai consigli provinciali nel loro seno, un potere deliberativo su alcune materie, ed
inoltre un potere normativo, e propriamente quello di fare regolamenti per il prosciugamento e la bonificazione dei
terreni, per le colture irrigue, per gli esercizi della caccia e della pesca, osservando per le prescrizioni delle leggi dello Stato
.
Il Minghetti adunque voleva realizzare, col riconoscimento delle Regioni, i due tipi classici di decentramento amministrativo:
il burocratico e l'istituzionale. Non dissimulandosi le opposizioni gravi che sarebbero' state sollevate contro i suoi due progetti
in, base alla generale conclamata necessit di applicazione integrale del sistema unitario e col richiamo dei pericoli che il
riconoscimento delle Regioni avrebbe apportato all'unit dello Stato, il Minghetti aveva cercato, nelle relazioni ai detti
progetti, di dimostrarne l'infondatezza, adducendo: che l'unit politica non importa necessariamente l'unit amministrativa;

che le tendenze, le abitudini, gli interessi che si erano stabiliti intorno ai centri regionali in modo corrispondente
all'indole diversa delle popolazioni non potevano essere distrutti, e che comunque non sarebbe stato opportuno distruggerli;
che l'imporre subito e dovunque le identiche forme ed i medesimi regolamenti avrebbe arrecato gravi inconvenienti e suscitato forti ripugnanze, senza corrispondente profitto. (Camera dei Deputati. Leg. VIII, Sess. 1861, Doc. n. 7, pag. 3 e Doc. n. 10,
pagg. 3 e 4).
Nelle Regioni il Minghetti vedeva delle entit naturali, destinate a conservarsi nella loro variet e a cooperare
contemporanea-mente in bella armonia all'unit nazionale; per ci ne propugnava il riconoscimento come circoscrizioni
amministrative dello Stato e come enti autarchici.
Ribadendo questi concetti nel discorso pronunziato alla Camera per raccomandare i suddetti progetti di legge, l'onorevole
Minghetti ne precisava ancora l'essenza e lo spirito informatore, mettendo specialmente in rilievo che con essi si tendeva a
costruire un ordinamento nuovo che si differenziasse da quello centralizzatore francese e dal sistema degli Stati Uniti e della
Svizzera: Noi, o signori, siamo tutti concordi sovra due punti, se mi lecito dir cos, negativi. Non vogliamo la centralit
francese. Per quanto siano grandi i pregi della centralit, per quanto vi sia oggi in Europa incontrastabilmente una
tendenza verso di essa; nondimeno. tali sono gli inconvenienti che generalmente seco adduce, e che recherebbe pi
specialmente in Italia, che io credo sia opinione comune in questa Camera e fuori, che noi dobbiamo evitare accuratamente
questo sistema. Dall'altra parte non vogliamo neppure un'indipendenza amministrativa come quella degli Stati Uniti
d'America, o come quella della Svizzera... .
Si tratta in sostanza dell'idea che aveva affermata Mazzini nell'articolo Dell'Unit d'Italia sopracitato, nel quale era da
un lato dimostrata l'impossibilit di applicare all'Italia l'esempio degli Stati Uniti e della Svizzera, e dall'altro ugualmente
deprecato e combattuto: il sistema dell'accentramento. La stessa idea, siccome si detto, condivideva Cavour, alla cui
autorit fece implicitamente richiamo il Minghetti quando nel suo discorso parl dell'uniformit di pensiero del Ministero (del
quale Ministero, Cavour era Presidente).
Minghetti fu molto applaudito alla Camera; ma non riusc a varare i suoi progetti.
Il Relatore della Commissione straordinaria nominata dall'Assemblea per riferire su di essi, onorevole Tecchio, present nella
tornata del 22 giugno 1861(poche settimane dopo la morte di Cavour, siccome rileva intenzionalmente il Saredo) una
relazione decisamente contraria, nella quale sosteneva che il riconoscimento delle Regioni sarebbe stato pericoloso per
l'unit della Patria: ...E mentre l'Italia venivasi con tanta fatica costituendo, non meraviglia se le genti, gelose dell'opera
loro, stessero in apprensione di qualsivoglia scompartimento che per avventura paresse rendere immagine delle antiche
circoscrizioni politiche, felicemente superate. Codesta immagine, agli occhi di molti, sarebbe come un culto al passato, che
presuppone o l'idea di una unione federale, o men ferma la fede nell'Unit . (Camera dei Deputati, Leg. Vili, Sess. 1861, n.
10A. Rei' Tecchio, pag. 6). Il Parlamento approv queste idee e respinse i progetti Minghetti. Da allora si afferm
decisamente in tutta l'Italia il sistema unitario accentratore che vigeva nel Piemonte.
Naturalmente gli inconvenienti che Minghetti aveva messo in rilievo non tardarono a manifestarsi; ma ormai il regionalismo
sembrava sepolto. Rest l'aspirazione dei repubblicani; si elevarono verso la fine del secolo delle voci isolate, del Bertolini, del
Calenda, del Tavani, del Saredo e di qualche altro; ma tali voci non ebbero eco nel paese e nel Parlamento, salvo che per
l'adozione di talune misure temporanee e circoscritte a determinate parti del territorio, come quella adottata col regio
decreto 5 aprile 1896, convalidato con la legge del 30 luglio 1896, che istitu per la durata di un anno un Commissario Civile
per la Sicilia dotato di una somma di poteri veramente considerevole. Conviene accennarvi come a precedente notevole.
Il regio commissario investito (dice .l'articolo 2) dei poteri politici ed amministrativi che spettano ai Ministri dell'interno,
delle finanze, dei lavori pubblici, della pubblica istruzione, dell'agricoltura, industria, commercio, per quanto si riferisce alla
pubblica sicurezza, all'amministrazione delle province e dei comuni, alle opere pie, alle opere pubbliche comunali e
provinciali, alle tasse locali, all'istruzione primaria, alle miniere e cave, al lavoro delle donne e dei fanciulli; alle foreste, ai pesi
e alle misure, purch i relativi provvedimenti non impegnino il bilancio dello Stato.
Il regio commissario avr le facolt spettanti ai Ministri suddetti, circa la sospensione dei funzionari da essi dipendenti..-
(art. 2).
Pi intensi ancora sono i poteri affidati al regio commissario in riguardo alla revisione straordinaria ed, occorrendo, alla
modificazione dei bilanci provinciali e comunali , ed inoltre per quanto' ritenga necessario allo scopo di assicurare l'equa
ripartizione dei tributi locali, e rivedere, ed occorrendo modificare, i regolamenti provinciali, relativi ai tributi stessi, le tariffe
dei dazi addizionali e comunali, i ruoli delle tasse comunali, e le linee daziarie ai fini del dazio di consumo nei comuni chiusi
(art. 5, e. 1 e 2).
Ma non basta. L'ultimo comma dell'articolo 5 attribuisce al regio commissario la facolt, in relazione a tali revisioni, di
derogare alle disposizioni vigenti riguardanti le spese obbligatorie delle provincie, dei comuni e a quelle riguardanti gli enti
locali .
Si tratta di una facolt, siccome notava nella sua relazione alla Camera il Ministro proponente, che non hanno neppure i
Ministri.
Avremo appresso occasione di accennare nuovamente a tale provvedimento legislativo per precisarne la natura; ma non
qui fuor di luogo richiamare il motivo che spinse il Governo e poi il Parlamento alla sua adozione. Baster riportare un passo
della relazione della Commissione speciale del Senato: Lo scopo del progetto di avvicinare agli amministrati diverse
attribuzioni che spetterebbero al Governo centrale, affidandole ad un Commissario che possa vedere da vicino i bisogni e
provvedervi con maggiore sollecitudine che non possa farlo un Governo lontano e che viene distratto dalle molteplici cure di
tutto il regno . (Senato, Leg. XIX, Sess. 1895-96, Doc. n. 216A, pag. 1).
C' qui una- delle ragioni fondamentali che milita contro l'accentramento ed in favore dell'esigenza regionalistica; ragione
che aveva e naturalmente continua ad avere uria portata di carattere generale e di efficacia permanente.
Purtroppo non si trassero dalle giuste considerazioni stabilite come premessa per l'istituzione del Commissario Civile le
conseguenze necessarie. Il provvedimento suddetto, adottato per una sola regione, fu limitato per giunta, nel tempo, alla
durata soltanto di un anno.
La questione regionalistica venne ripresa nell'altro dopoguerra da movimenti di carattere locale in Sicilia e in Sardegna, e
dal
movimento politico di carattere nazionale rappresentato dal Partito Popolare Italiano, che sotto l'impulso di Don Luigi
Sturzo imprese a propugnare la riforma di tutta la struttura statale sulla base del potenziamento delle autonomie locali e
del riconoscimento giuridico delle regioni.

La necessit di tale riconoscimento venne espressamente affermata nel programma del Partito Popolare Italiano del 18
gennaio 1918 (n. VI).
Una proposta concreta verso la costituzione di rappresentanze regionali fu fatta dal gruppo parlamentare il 6 febbraio 1920
con la presentazione del progetto di legge sulle Camere regionali di agricoltura.
Speciale interesse dispieg il partito in favore del mantenimento dell'autonomia regionale nelle Terre redente, anche con i
voti espliciti approvati nei vari Congressi, da quello del giugno 1919 al successivo del maggio- 1920 ed altro del luglio dello
stesso anno: nel quale ultimo Congresso si addit nelle Terre redente la dimostrazione pi eloquente dei vantaggi reali di
un decentramento regionale , e si ricord che appunto le caratteristiche regionali hanno dato individualit propria alle
nuove terre italiane....
Occupandosi del problema della regione in una relazione del 23 ottobre 1921, il professore Sturzo lo tratt organicamente
dai vari punti di vista, dimostrando la necessit dell'adozione del nuovo ente concepito come una unit convergente non
divergente dallo Stato , e delineando la figura che, secondo l'impostazione da lui data al problema, avrebbe dovuto
assumere la regione: ... io sostengo che l'ente deve sorgere sano, valido, completo, e quindi nella caratteristica
fondamentale elettivo, rappresentativo, autonomo-autarchico, amministrativo-legislativo.. (1).
(1) L. STURZO, Riforma statale e indirizzi po-litaci Discorsi, Firenze, 1923, pagg. 136 e 149.
Un riconoscimento concreto del principi regionalistico si ebbe nel primo dopo-guerra rispetto alle Terre Redente, rispetto cio
a regioni nelle quali l'autonomia gi esisteva come negli altri Regni e Paesi che costituivano l'ex Impero austriaco. Al
riconoscimento di tale principio si orient la legislazione emanata in proposito, a cominciare dal regio decreto 24 luglio 1919,
n. 1251, col quale si istituirono due Commissari generali civili, uno con sede a Trieste ed uno a Trento. Particolarmente
interessante per l'argomento che ci occupa il regio decreto 8 settembre 1921, n. 1319, che istituiva le Commissioni consultive
per la sistemazione amministrativa dei territori annessi all'Italia in seguito ai Trattati di pace approvati con le leggi 26
settembre 1920, n. 1322 e 19 dicembre 1920, n. 1778.
11 secondo comma dell'articolo 1 di tale regio decreto fissava cosi il compito delle Commissioni consultive: Le Commissioni
hanno l'incarico di studiare e proporre i provvedimenti di carattere generale, ritenuti necessari per l'assetto definitivo di ogni
ramo dell'amministrazione delle nuove provincie ed, in particolare, per le circoscrizioni amministrative e per i limiti e le
modalit delle autonomie regionali, provinciali e comunali, ivi compreso l'esercizio dei poteri legislativi spettanti alle Diete
provinciali .
Dalla dizione precisa dell'ultima parte di questa disposizione, si vede chiaramente che la politica generale del legislatore era
diretta al riconoscimento dell'autonomia regionale delle Terre Predente, con l'attribuzione ad esse anche di un potere
legislativo, sull'esempio del loro passato ordinamento politico-amministrativo.
Ma tale indirizzo, che tante regioni consigliavano di mantenere, cominci ad essere abbandonato, sotto la pressione de'
movimento fascista, col regio decreto-legge 17 ottobre-1922, n. 1353, che soppresse gli uffici dei Commissariati generali civili di
Trieste e di Trento e del Commissariato civile di Zara, e che attribu l'esercizio dell'autorit politica provinciale ai prefetti
del Regno .
Assunto poco dopo il potere, il fascismo avvers decisamente e rigidamente ogni idea regionalistica e per converso afferm
ed attu in pieno il sistema dell'accentramento, causando inconvenienti e reazioni ancora pi gravi di quelli che si erano
prima avuti.

2-La questione tornata sul tappeto in questo secondo travagliatissimo dopo guerra, in un clima per molto pi propizio
del primo all'adozione del principio regionalistico. Il legislatore ha cominciato con l'andare incontro alle esigenze di alcune
regioni per le quali appariva urgente addivenire all'invocata riforma.
Con i regi decreti legge 27 gennaio 1944, n. 21, 16 marzo 1944, n. 90 e 18 marzo 1944,n. 91. si sono creati gli Alti Commissariati
per la Sardegna e per la Sicilia, rispettivamente assistiti da una Giunta consultiva trasformata poi in Consulta regionale; col
decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1945, n. 545. si dato uno speciale ordinamento alla Val d'Aosta; col regio
decreto-legge 15 maggio 1946, n. 455, stato approvato lo Statuto della Regione siciliana.
Il principio regionalistico stato quindi gi affermato, pur limitatamente a tre regioni, nel nostro diritto positivo. Si tratta
ora di vedere se ed in qual modo esso vada adottato per tutte le altre regioni.
I motivi fondamentali che militano in favore dell'idea regionalistica restano in sostanza quelli che Mazzini enunci
sinteticamente nel 1861: ovviare ai danni dell'accentramento che rende l'andamento' della vita pubblica intricatissimo e
lento e renderlo in conseguenza pi semplice e spedito , e potenziare d'altra parte le unit secondarie, cio le energie
locali, facendone delle forze sufficienti per tradurre in atto ogni progresso possibile nella loro sfera .

Tutte le esplicazioni che nello stesso torno di tempo ed appresso sono state date in sostegno all'idea regionalistica possono
concretamente ricondursi a questi due motivi fondamentali, che hanno tuttora, malgrado sia trascorso quasi un secolo,
carattere di sempre pi viva attualit.
Se nel 1861, quando cio le funzioni dello Stato erano'molto limitate in confronto a quelle odierne, l'accentramento rendeva
l'andamento della cosa pubblica intricatissimo e lento , che dire oggi, in conseguenza dell'aumento sempre crescente
dell'ingerenza dello Stato in tanti settori della vita economico-sociale che allora erano considerati di pertinenza soltanto
degli individui ?
Coll'aumentata sfera di azione dello Stato si sono aggravati i mali dell'accentramento, ed diventato sempre pi sentito il
bisogno di sbloccare il centralismo statale, di trasportare alla periferia organi e funzioni del centro, di affidare ai
rappresentanti delle popolazioni interessate l'amministrazione di tutti gli affari che non rivestono carattere nazionale ed
inoltre l'elaborazione delle norme giuridiche per le materie che hanno natura e rilevanza specialmente locale, allo scopo,
siccome si detto, di potenziare le energie locali e di snellire l'organismo statale, allo scopo cio, in definitiva, di rendere
pi facile e pi efficiente il funzionamento delle amministrazioni e della vita pubblica in generale, al centro ed alla
periferia.
Per realizzare il decongestionamento dell'organismo statale ed il conseguente trasferimento delle funzioni per esso non
necessarie dal centro alla periferia, non basta per potenziare i comuni e riconoscere ad essi la completa libert
nell'espletamento dei compiti loro propri, perch le funzioni che andrebbero sottratte allo Stato trascendono l'ambito della
circoscrizione comunale.
Occorre per ci ricorrere ad un ente intermedio che stia fra lo Stato ed i comuni.
Questo ente non pu essere la provincia per lo stesso motivo di quello or accennato in riguardo ai comuni, che la maggior
parte cio delle funzioni delle quali opportuno alleggerire lo Stato eccedono, per la loro importanza e la loro sfera
d'azione, anche i confini della provincia.
necessario, adunque, ricorrere alla regione.
Questa soluzione, che nel 1860-61 era stata concretamente proposta, sotto gli auspici di Cavour, da Farini e da Minghetti coi
progetti di legge sopraccennati, fu allora respinta dal Parlamento per il timore che il riconoscimento delle regioni riuscisse
pregiudizievole al mantenimento dell'unit dello Stato. Ma tale preoccupazione, se poteva avere una spiegazione in quel
primo periodo dell'unificazione della Patria, ha perduto in prosieguo di tempo d'importanza col successivo consolidarsi
dell'unit dello Stato.
Occupandosi della preoccupazione affacciata dagli antiregionalisti riguardo alla eventuale azione disgregatrice che l'enteregione eserciterebbe a danno della compagine dello Stato, il professore Sturzo osservava nella Relazione del 1921 sopra
citata: ...dopo sessant'anni di unit nazionale, la cui forza penetrata nelle masse ed base sentita dell'educazione
politica del nostro popolo, nessuno pu onestamente pensare che una costruzione amministrativa e rappresentativa della
regione possa avere caratteri e ripercussioni antinazionali. N vero l'altro timore, affermato recentemente sopra una
rivista, che il movimento regionale disgreghi lo Stato; secondo noi lo rafforza nella sua caratteristica statale e toglie la
debolezza organica attuale dell'accentramento amministrativo (1).
(1) L. STURZO, Op. cit., pag. 135.
Lo stesso VITTA, che si professa decisamente avverso alla costituzione della Regione anche come semplice ente
amministrativo, dichiara che a ci indotto da motivi di ordine scientifico ed amministrativo, e non da motivi politici, dal
timore cio che il riconoscimento delle Regioni comprometterebbe l'unit politica dello Stato: ... dichiaro francamente che
un pericolo all'unit nazionale per l'introduzione del regionalismo non mi sembra serio... (VITTA, Op. cit., pag. 130):
Riguardo all'altra obbiezione che stata mossa all'idea regionalistica da coloro che la considerano antistorica, perch
contrastante con la tendenza unificatrice generalmente affermatasi ovunque nel campo politico e nel campo economico, c'
da osservare che la tendenza unificatrice si manifesta ed utile principalmente riguardo agli scopi ed ai fini ge-nerali da
raggiungere, ma non riguardo ai congegni dell'esecuzione ed agli organismi politico-amministrativi ad essa preposti.
Ora, quando da noi si parla del'sistema regionale, non si pensa nemmeno lontanamente a disconoscere la necessit dei fini
generali, unitari che lo Stato deve, conformemente alla sua essenza, determinare e perseguire con fermezza e continuit
nell'interesse supremo di tutta la Nazione; ma ci si vuole riferire ai mezzi, ai congegni pi adeguati per raggiungerli meglio e
pi speditamente, con minore logorio di forze e con la loro pi fattiva cooperazione e quindi con maggior rendimento.
Il sistema regionalistico un mezzo al fine; la regione come ente intermedio fra lo Stato ed i comuni, deve assolvere questo
compito precipuo di valorizzazione delle forze locali nel quadro e nell'interesse dello Stato in generale.
3.
Passiamo a parlare delle quattro diverse "soluzioni intese a risolvere il problema regionalistico.
1. La soluzione pi radicale sarebbe quel la del ricorso al sistema federale, il quale porterebbe almeno secondo i sistemi
classici. come quello degli Stati Uniti d'America all'elevazione delle Regioni al rango di Stati membri di uno Stato
federale.
La maggioranza della Sottocommissione si manifestata decisamente contraria a tale soluzione.
Senza scendere a particolari, baster osservare che il sistema federale condurrebbe ad una unita trasformazione o ad una
disintegrazione, almeno temporanea, della struttura dello Stato, e che pertanto non sembra corrispondere alle svariate
esigenze del nostro Paese, non solo per il timore da molti prospettato in riguardo all'unit politica dello Stato (timore che il
relatore personalmente ritiene eccessivo per la considerazione che l'unit ormai nel cuore di tutti e che perci pu
considerarsi capace di resistere a qualsiasi pericolo) (1),
(1) Vedi in questo senso A.C. JEMOLO, II decentramento regionale, pag. 15.
ma anche perch le inevitabili interferenze, che le Regioni sarebbero portate ad esercitare a titolo di sovranit, quali Stati
membri, nei congegni dello Stato centrale, finirebbero per essere di intralcio a quell'unit di direttive e a quella speditezza di
azione, che sono indispensabili nell'ora presente, specie per l'elaborazione e l'attuazione del programma o dei programmi di
ricostruzione economica e di riforme sociali.
I motivi che spingono ad escludere la soluzione federalistica valgono, e a molto maggior ragione, per escludere qualsiasi
sistema confederale.
Le altre tre soluzioni del problema regionalistico sono impostate su un piano diverso, che non fa luogo ai timori e pericoli
suaccennati.
2. Cominciamo con la soluzione pi

blanda, o comunque meno lontana dal criterio informatore del sistema amministrativo attuale.
Essa consiste nel ricorrere al decentramento burocratico o gerarchico, col trasferimento di determinate attribuzioni dello
Stato dai suoi organi centrali ad altri suoi organi locali, e, nel caso nostro, ad organi che avrebbero sede nella Regione.
Si eviterebbe cos di portare gli affari l locali avanti ai Ministeri o ad altri organi centrali. Tali affari verrebbero trattati e
decisi nell'ambito della Regione, con pi larga possibilit di indagine diretta ed im-mediata, e quindi con maggior
conoscenza di causa e rapidit, e per ci con minore perdita di tempo, con minore dispendio e pi soddisfazione degli
interessati. Le stesse amministrazioni centrali se ne avvantaggerebbero per la decongestione e la conseguente
semplificazione del loro apparato attuale.
, in sostanza, il sistema proposto nel 1861 dal Minghetti, nel primo dei due suaccennati progetti di legge, consistente, siccome
si detto, nell'istituzione nel capoluogo di ogni Regione di un Governatore. chiamato ad esercitare in loco le funzioni di
spettanza del Ministro dell' Interno e le funzioni di quegli altri Ministeri che gli venissero in prosieguo di tempo
specificatamente delegati. A tale sistema si orient qualche misura isolata e di efficacia temporanea, come quella adottata
con una legge del 1896 per l'istituzione di un Commissario civile in Sicilia, e qualche altra di natura permanente, come quella
relativa ai Provveditorati regionali delle opere pubbliche, e, per una materia pi specifica e limitatamente ad una zona
determinata, l'altra relativa al Magistrato per le acque nelle provincie venete e di Mantova. Applicazione ben pi vasta ed
organica del principio informatore del sistema si avuta di recente, nel 1944, con la creazione, rispettivamente, per la
Sardegna e la Sicilia, di un Alto Commissariato con competenze vastissime comprendenti le .attribuzioni delle
Amministrazioni centrali escluse soltanto quelle di qualche Ministero (giustizia, guerra, marina e aeronautica) ed altre
attinenti ad alcuni servizi considerati di importanza assolutamente nazionale e da riguardare conseguentemente in modo
uguale come attinenti soltanto alla competenza degli organi centrali dello Stato.
Il sistema corregge indubbiamente taluni inconvenienti pi gravi dell'accentramento, in quanto permette, siccome si detto,
ai funzionari preposti ai vari servizi di trattare le pratiche con una informazione pi diretta e con maggiore rapidit di
quanto non sia consentito ai funzionari del centro; ma non ritenuto adeguato e non d l'aspettata soddisfazione alle
aspirazioni del, regionalismo, per la ragione anzitutto che i funzionari che debbono trattare le pratiche e decidere sono
sempre funzionari del potere centrale tenuti a seguirne gli ordini e le direttive. I quali ordini e direttive sono generalmente
improntate alla visione troppo rigida ed uniforme di tutto l'insieme, e possono per ci non tenere conto o non tenere nel
debito conto le particolari condizioni delle Regioni ed i conseguenti particolari interessi di esse, possono cio non tenere conto
di quei fattori locali, che per le esigenze regionalistiche, vanno con particolare cura riguardati.
Ma c' di pi. Col semplice decentramento burocratico si lasciano quasi ignorate e lontane dall'Amministrazione regionale le
energie locali e gli stessi uomini migliori, la cui partecipazione agli affari pubblici delle Regioni sarebbe sommamente utile,
perch nessuno pu come loro conoscerne gli interessi e le aspirazioni e compenetrarsene e per ci condurre gli affari con
maggiore cura. passione e senso di responsabilit.
Per lo che il suddetto sistema, per quanto rappresenti gi un passo notevole per sgretolare l'accentramento, non arriva a
dare sodisfazione a tutte le esigenze regionali.
3.
L'altra soluzione che pu darsi al
problema del regionalismo quella del decentramento istituzionale, autarchico, del trapasso cio di attribuzioni dello Stato
non a suoi organi locali, ma ad enti morali
locali, ad enti cosiddetti autarchici, che assumano quelle attribuzioni come rientranti nei
loro scopi e che li perseguano con propri organi
elettivi, con propri mezzi, e, salvo i controlli,
liberamente sotto la propria responsabilit.
il sistema che, per quanto in misura limitata, aveva proposto nel 1861 il Minghetti nel secondo dei progetti di legge sopra
indicato, e che sostanzialmente stato di recente (1945) adottato per la Valle di Aosta con l'emanazione di un
ordinamento -amministrativo (approvato con decreto legislativo luogotenenziale del 7 settembre 1945, n. 545, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 20 settembre 1945, n. 113); qualche disposizione del quale (articolo 13) pu per considerarsi (
bene notarlo) al di fuori del quadro del decentramento amministrativo, in quanto prevede che talune materie da precisare
ulteriormente potranno essere disciplinate dal Consiglio della Valle con norme giuridiche proprie, anche in deroga alle
leggi vigenti .
La costituzione della Regione in ente autarchico rappresenta un ulteriore e deciso passo verso le aspirazioni del regionalismo,
ma non arriva a sodisfarlo appieno giacch, mentre porta gli elementi locali alla gestione degli affari della Regione, non d
loro alcuna, sia pur limitatissima, facolt legislativa e lascia d'altra parte la Regione nella stessa situazione giuridica degli
altri enti locali, come questi rientrante nella categoria delle persone giuridiche di carattere amministrativo, e come questi
soggetta a subire modificazioni nel proprio status in forza di una semplice legge di carattere ordinario.
4.
Veniamo alla terza soluzione alla
quale potrebbe ricorrersi all'infuori del sistema federale.
opportuno delinearne prima le linee fondamentali generali. Ci soffermeremo poi,
nella seconda parte della relazione, sulle questioni particolari e sulle modalit diverse di applicazione, e quindi sui dispareri,
a cui la sua adozione in via di massima pu dar luogo.
La caratteristica saliente della terza soluzione consiste nella ulteriore elevazione dello status della Regione da ente
amministrativo ad ente dotato di funzioni che le fanno assumere rilievo e portata di carattere costituzionale.
Oltre a tutte le attribuzioni degli enti autarchici, la Regione verrebbe ad avere -infra i limiti, s'intende, della, Costituzione e
delle leggi fondamentali dello Stato - una potest legislativa primaria e di integrazione limitatamente a talune materie di
stretto o di prevalente interesse locale.
La competenza per l'emanazione di queste norme giuridiche sarebbe affidata ai rappresentanti della popolazione della
Regione, a coloro cio che ne conoscono personalmente e con immediatezza i bisogni e che per ci possono compenetrarsene
meglio e pi di qualsiasi oculata Assemblea legislativa centrale.
Naturalmente non si tratterebbe di quel semplice potere regolamentare che spetta a tutti gli enti autarchici, ma di una
superiore potest normativa, della potest di emanar norme giuridiche, con efficacia di leggi formali, sia pur con le
modalit e le cautele determinate dalla costituzione, e limitatamente alla sfera circoscritta da essa prefissata (punto
quest'ultimo che si presenta - bene notarlo fin d'ora - particolarmente delicato, a causa dei dispareri che insorgono circa il

quantitativo maggiore o minore ili materie da affidare alla competenza legislativa primaria o di integrazione della
Regione) (1).
1) qui opportuno fare rilevare che ove la competenza legislativa da attribuire alla Regione fosse contenuta in limiti
molto ristretti la differenza fra questa terza e la seconda soluzione configurabili all'infuori del federalismo, la differenza
cio fra decentramento amministrativo autarchico ed autonomia regionale si ridurrebbe, CONCRETAMENTE, a POCO.
Si aggiunga che a garanzia dei diritti attribuiti alla Regione si dovrebbe stabilire che essi non possono venire modificati da
una semplice legge ordinaria ma soltanto da una legge di natura costituzionale; per il che la Regione sarebbe facilitata ad
avanzare ricorso avanti alla Corte Costituzionale, anche rispetto a leggi dello Stato che per avventura violassero la sfera
della sua competenza esclusiva.
Da questi accenni alla caratteristica fondamentale del sistema in
discussione risulta che con esso non si pi nel quadro del decentramento , sibbene in quello dell' autonomia con
portata di carattere costituzionale, in quanto la Regione investita di diritti propri e particolarmente di quel diritto di
legislazione vera e propria, sia pur limitata ed eventualmente limitatissima, che non riconosciuto ad alcun ente di
carattere am-ministrativo; diritti propri non modificabili con legge ordinaria e garantiti con un'azione esperibile avanti
alla Corte Costituzionale (1).
1)
Vedi per una pi ampia trattazione dell'argomento nel campo del diritto comparato il nostro studio: Autonomia
regionale e federalismo (Austria, Spagna, Germania, U.R.S.S.), Roma, 1944.
*
*
*
Nelle circostanze attuali, data la situazione del Paese in generale e di talune Regioni in particolare, il sistema dell'autonomia
regionale potrebbe, in grazia alla sua elasticit, riuscire particolarmente adatto per andare incontro alle diverse e complesse
esigenze che vanno prese in considerazione.
Esso infatti si presta, senza disintegrare od incrinare l'unit politica dello Stato, a venire applicato in misura pi o meno
estesa, con l'attribuzione cio al nuovo ente di potest maggiori o minori a seconda la valutazione discrezionale del potere
costituente dello Stato (2).
(2)
Il che, in conseguenza, d la possibilit. siccome abbiamo rilevato nella nota precedente, di ridurre concretamente
di molto la differenza che teoricamente potrebbe prospettarsi come profonda fra questo sistema dell'autonomia
regionale e l'altro del decentramento autarchico.
Vedi appresso ( 4) le ragioni per cui l'autonomia regionale differisce profondamente dal federalismo.
E si presta inoltre (vantaggio questo niente affatto trascurabile, ma anzi di primo piano) ad essere applicato in modo elastico, s da andare incontro alle peculiari esigenze delle varie Regioni, e particolarmente di quelle che per ragioni storiche e
per speciali condizioni attuali, hanno bisogno e richiedono di essere investite di pi ampi poteri autonomi.
Si intende accennare alla Sicilia, alla Sardegna, alla Valle d'Aosta e al Trentino-Alto Adige.
Una tale possibilit di graduare in modo diverso, in base alle diverse necessit, l'attribuzione del poteri di autonomia,
porterebbe
a riorganizzare lo Stato in maniera differenziata e tale da costringere ad abbandonare quel tipo strutturale uniforme, che
corrisponde al sistema adottato in Italia dal momento stesso dell'unificazione, e fors'anche alle correnti dottrinali e politiche
tuttora prevalenti.
Ma la situazione tale che non appare possibile il mantenimento di un criterio uniforme.
La Valle d'Aosta ha gi il suo Ordinamento ; e la Sicilia il suo Statuto , che doveva essere esteso anche alla Sardegna e
che non le fu esteso soltanto perch nell'ambiente politico sardo si ritenne che lo Statuto dovesse prima venire esaminato e
deliberato dalla propria Consulta regionale. L'Assemblea Costituente chiamata a coordinare lo Statuto della Regione
siciliana con la nuova Costituzione dello Stato.
certo che la condizione giuridica che verr attribuita alla Sardegna non sar inferiore, quanto a somma di funzioni e di
poteri, a quella della Sicilia.
D'altra parte possibile che non si ritenga opportuno estendere a tutte le Regioni l'integrale ordinamento giuridico che
corrisponde alle peculiari condizioni ed esigenze delle due Isole.
Ancora. La sistemazione complessa del Trentino-Alto Adige presenta problemi cos speciali che richiederanno una propria
soluzione, sicuramente e necessariamente diversa da quella delle altre Regioni in generale.
Cosicch appare evidente l'impossibilit di istituire un tipo rigidamente uniforme con l'attribuzione di un identico status a
tutte le Regioni. Alcune di esse avranno una somma di attribuzioni maggiore o comunque diversa da quella delle altre.
L'organizzazione regionale non potr quindi, tenendosi conto della situazione particolare delle quattro Regioni suindicate,
che risultare differenziata. Ma qui siamo al modo diverso di applicazione del sistema, che in via di principio potrebbe
naturalmente venire applicato in modo uniforme a tutte le Regioni.
Ora, si appunto perch si presta ad essere applicato in modo diverso - uniforme o differenziato - che il sistema appare
estremamente vantaggioso.

4.

Per completare dal punto di vista generale la valutazione dell'istituto dell'autonomia regionale utile soffermarsi sul dubbio
o sull'esitazione manifestata da coloro i quali te-mono che l'adozione di questo istituto possa portare all'instaurazione di una
forma di federalismo, anche soltanto larvato o mascherato.
Il pericolo non sussiste, non solo perch nel sistema regionale alcuni istituti si comportano diversamente che nella
federazione, ma anche e principalmente perch diversa ne la genesi e pi ancora la stessa essenza per quanto si attiene al
principio fondamentale della sovranit.
Baster qui notare che lo Stato federale si costituisce in modo pattizio per volont degli Stati, che prima erano
completamente indipendenti e che all'atto dell'unione fra di loro si trasformano in Stati membri, attribuendo alla
federazione funzioni e poteri per materie esplicitamente determinate, e ritenendo per s la piena competenza su tutte le
altre materie, a titolo originario di sovranit.
Se poi nella vita degli Stati federali avviene che questi aumentano l'insieme delle Loro competenze, sia in virt della
semplice prassi costituzionale che in base a norme gi. segnate o aggiunte nella Costituzione, ci non significa altro che la
tendenza generale si afferma nel senso di riduzione delle materie di spettanza degli Stati membri (riduzione che avviene
sempre in certi limiti, perch, se fosse completa, lo Stato federale cesserebbe di essere tale per trasformarsi in un altro tipo di
Stato).
In ogni caso, fino a quando la federazione esiste, gli Stati membri continuano, per le materie che restano nella loro
competenza, ad essere o a considerarsi investiti della sovranit o comunque di un diritto di imperio originario, al quale non
avevano espressamente rinunziato nel momento in cui, in virt della loro volont sovrana, erano addivenuti alla creazione
della federazione con l'attribuzione ad essa, siccome si detto, di funzioni e poteri esplicitamente determinati.
*
*
*
Completamente diversa la situazione dello Stato organizzato sulla base delle autonomie politiche regionali. Un tale Stato
non ha carattere pattizio, in quanto non sono le Regioni che costituiscono lo Stato, ma esso che crea le Regioni come enti
dotati di autonomia politica, ed esso che stabilisce quali debbano essere in concreto le funzioni ed i poteri delle RegioniQueste possono espri-mere le proprie richieste e far pesare la pro-pria forza politica perch vengano accolte; ma lo Stato
che decide.
Ancora. Vero che i diritti attribuiti dallo Stato alla Regione diventano diritti costituzionali propri di questa, garantiti in
modo pi efficace che i diritti di tutti gli enti autarchici in genere; ma restano diritti che lo Stato ha attribuito alla Regione,
ma che domani, con la procedura prestabilita per le norme di carattere costituzionale, potrebbe anche modificare, in
seguito ad una valutazione diversa dei fattori preesistenti o alla presa in considerazione di fattori sopravvenuti; valutazione
che far col suo criterio, tenendo bens conto degli interessi della Regione, ma in vista degli interessi generali della Nazione.
Si che lo Stato resta sovrano, l'unico sovrano, e che le Regioni non possono mai, per quanto estesi siano i poteri ad esse
attri-buiti, invocare alcun titolo di sovranit e mettersi al livello degli Stati membri dello Stato federale. La differenza fra
questi e le Regioni rester sempre notevole. Non c' quindi alcun pericolo che l'autonomia politica regionale sbocchi in un
federalismo, anche soltanto larvato.
Indubbiamente, dall'adozione del sistema suddetto inconvenienti potrebbero nascerne qualora i dirigenti di una Regione si
indiriz-zassero per avventura verso una politica di gretto ed astioso particolarismo e di contrasto sistematico con le generali
direttive politico-economico-sociali dello Stato.
Ma a tali inconvenienti possibile, per quanto consentito in questo campo in cui giuocano prevalentemente le forze
politiche, porre giuridicamente rimedio adottando un ben congegnato ed elastico sistema di rapporti fra gli organi della
Regione e quelli dello Stato, che permetta anche preventivamente di impedire od attenuare l'insorgere di frizioni e contrasti,
e che in definitiva consenta di superarli e rapidamente risolverli col ricorso, sia da parte della Regione che da parte dello
Stato, ad una Corte Costituzionale.

5.
La seconda Sottocommissione per la Costituzione, dopo la discussione generale svoltasi per la durata di cinque lunghe e
laboriose sedute, ha approvato alla quasi unanimit il seguente ordine del giorno proposto dall'onorevole Piccioni:
La seconda Sottocommissione, presa in esame la questione delle autonomie locali,
sulla cui larga attuazione si trovata concorde per il rinnovamento democratico e sociale della Nazione, in aderenza alla
sua tradizionale e naturale struttura;
riconosciuta la necessit di dar luogo alla creazione, sancita dalla nuova Costituzione, dell'ente regione (persona giuridica
territoriale):
a) come ente autarchico (cio con fini propri d'interesse regionale e con capacit di svolgere attivit propria per il
conseguimento di tali fini);
b) come ente autonomo (cio con potere legislativo nell'ambito delle specifiche competenze che gli verranno attribuite e
nel rispetto dell'ordinamento giuridico generale dello Stato);
c) come ente rappresentativo degli interessi locali, su basi elettive;

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d) come ente dotato di autonomia finanziaria;


demanda ad una propria sezione la formulazione di un progetto di ordinamento regionale, tenute presenti le premesse
suindicate, le situazioni particolari esistenti (Sicilia, Sardegna, Val d'Aosta, Trentino-Alto Adige) e gli altri criteri informatori
risultati dall'ampia discussione svoltasi in seno alla Sottocommissione .
Nella seconda parte della relazione saranno illustrate, siccome dicemmo in principio, le singole disposizioni nelle quali questa
soluzione di massima va concretata.

II PARTE SPECIALE (1)


(1) Questa parte speciale della relazione, che per l'urgenza di sottoporre il progetto completo alla Sottocommissione stata
mantenuta in limiti schematici, sar integrata da un'illustrazione pi ampia dei singoli articoli dopo l'esame della
Sottocommissione. Essa stata approvata all'unanimit dai commissari presenti l'8 novembre alla seduta del Comitato.

La seconda Sottocommissione per la Costituzione, alla fine della discussione generale sul problema dell'autonomia delle
Regioni, affid ad un proprio Comitato, composto degli onorevoli Ambrosini, Bordon. Castiglia, Codacci Pisanelli, Einaudi,
Grieco, Lami Starnuti, Lussu, liberti e Zuccarini, l'incarico di formulare un progetto di ordinamento regionale sulla base
dell'ordine del giorno dell'onorevole Piccioni, che la Sottocommissione aveva

approvato a conclusione di quel primo stadio dei suoi lavori.


Dopo di aver proceduto alla costituzione del suo ufficio di presidenza, il Comitato di redazione diede incarico al relatore
onorevole Ambrosini di approntare un primo schema di progetto.
Nell'assolvere a tale compito il relatore cerc di attenersi obbiettivamente alle direttive fondamentali affermate nell'ordine
del giorno suddetto, tenendo presente l'ampia discussione svoltasi nel seno della Sottocommissione. e prospettando con
varianti da lui stesso formulate per taluni articoli relativi a punti molto controversi (come quello della sorte delle Provincie
e l'altro dei rapporti fra Regione e Stato specie in riferimento alla legislazione regionale) la possibilit delle diverse soluzioni,
in modo da riflettere, quanto pi era possibile, le tendenze diverse manifestatesi nella Sottocommissione.
Al progetto presentato dal relatore seguirono gli emendamenti proposti dall'onorevole Grieco o due altri progetti, uno
dell'onorevole Zuccarini ed uno dell onorevole Lami Starnuti.
Ma mentre il progetto dell'onorevole Lami Starnuti era dal punto di vista strutturale impostato su uno schema simile a
quello del relatore salvo, siccome sar detto appresso, le divergenze di merito relativamente ad alcuni istituti, il progetto
dell'onorevole Zuccarini era impostato su un altro piano, in quanto poneva come sustrato ed elemento primo da pigliare in

11

considerazione per la riforma dell organizzazione dello Stato non la Regione, ma il Comune. Avviso diverso da quello
dell'onorevole Zuccarini manifestarono gli altri commissari, ritenendo che dovesse partirsi dalla Regione per realizzare
l'auspicata riforma.
Dopo approfondito esame, su proposta degli onorevoli Lussu e Grieco, il Comitato decise di procedere nei suoi lavori sulla
base del progetto Ambrosini.
Si riportano qui appresso, nell'ordine progressivo del progetto, gli articoli approvati dal Comitato con i relativi emendamenti
ed aggiunte e con l'indicazione del disparere insorto fra i Commissari per taluni istituti fondamentali.
L'esposizione dei motivi sar breve, non solo per l'urgenza di portare alla Sottocommissione i risultati del lavoro del
Comitato, ma anche perch i punti pi controversi erano gi stati dibattuti durante la discussione generale nella
Sottocommissione.

LA REGIONE E LE SUE ATTRIBUZIONI


Sull'articolo 1 relativo alla ripartizione del territorio della Repubblica in Regioni tutti i commissari' si trovarono d'accordo.
I dispareri sorsero a proposito dell'articolo 2, sulla condizione giuridica da attribuir all'Ente regione.
Nello schema elaborato dal relatore, questa veniva configurata come un ente autonomo dotato di poteri propri, superiori a
quelli degli enti autarchici, con lo status cio non di ente amministrativo, ma di ente che in ragione delle funzioni
attribuitegli, e particolarmente di una certa potest legislativa, assumeva rilievo e portata di carattere costituzionale, pur
restando sempre nel quadro della unit politica dello Stato .
La concreta condizione giuridica delle Regioni, cio l'insieme dei loro diritti propri , doveva essere di massima quella
fissata nel testo stesso della Costituzione.
La seconda parte dell'articolo 2 prevedeva la possibilit di attribuire con statuti speciali a talune Regioni, in vista della loro
situazione particolare, una condizione giuridica diversa.
L'onorevole Lami Starnuti nel suo progetto configurava la Regione come ente autarchico e le attribuiva per diverse materie
(articolo 12) la potest normativa per l'attuazione delle leggi dello Stato in conformit alle speciali esigenze locali .
L'onorevole Grieco d'altra parte, nelle sue proposte di emendamenti al progetto Ambrosini, distingueva due categorie di
Regioni: una, quella delle Regioni in generale, alle quali avrebbe dato, come l'onorevole Lami, soltanto lo status di enti
autarchici; e l'altra, composta della Sicilia, Sardegna, Val d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, alle quali arrivava ad attribuire
una condizione giuridica speciale di autonomia.
Per la chiarezza bene riportare i due emendamenti proposti dall'onorevole Grieco ai primi due articoli del progetto del
relatore:
Art. 1. Il territorio dello Stato ripartito in. Regioni autonome, Regioni e Comuni.
Art. 2. Sono Regioni autonome la Sicilia. la Sardegna, la Val d'Aosta, il Trentino-Alto Adige.
Alle Regioni autonome sono attribuite condizioni giuridiche speciali, nel quadro dell'unit territoriale dello Stato, stabilite
da leggi costituzionali (statuti delle Regioni autonome) .
Art. 2-bis. Le Regioni sono costituite in enti autarchici... .
In senso contrario ai tre sistemi precedenti si pronunziarono gli onorevoli Lussu e Zuccarini, i quali, partendo da una
concezione pi spinta del regionalismo, non solo respingevano le soluzioni degli onorevoli Lami Starnuti e Grieco, ma
ritenevano inadeguata anche quella del progetto Ambrosini, e per ci prospettavano la necessit di attribuire alla Regione
diritti maggiori di quelli previsti in tale progetto.
Dopo lunga discussione, il Comitato decise a maggioranza di adottare il sistema, in sostanza intermedio, proposto dal
relatore con l'articolo 2. L'unico comma di questo articolo fu diviso in due, indicandosi tassativamente nel secondo comma le
Regioni (Sicilia, Sardegna, Val d'Aosta, Trentino-Alto Adige) alle quali sono attribuite forme e condizioni particolari di
autonomia .
Alcuni commissari votarono contro l'indicazione tassativa di queste quattro Regioni, adducendo che tale indicazione
precludeva ad altre Regioni, che fossero gi o che venissero a trovarsi appresso in una situazione particolare diversa da
quella della altre Regioni in generale, la possibilit di conseguire una propria forma e condizione particolare di autonomia .
La divergenza di vedute, che si era avuta riguardo all'articolo 2 del progetto del relatore, continu e si manifest pi
concretamente riguardo agli articoli 3 e 4, che si riferiscono alla potest legislativa della Regione, al punto cio
maggiormente controverso.

12

L'articolo 3 tratta di una potest legislativa diretta attribuita per determinate materie alla Regione, coi limiti e le cautele di
cui faremo presto cenno.
L'articolo 4 tratta di una potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate con leggi dello
Stato ..
Il progetto dell'onorevole Lami Starnuti, siccome si detto, riconosceva alla Regione soltanto la potest normativa per
l'attuazione delle leggi dello Stato .
Nel sistema proposto dall'onorevole Grieco si ammetteva anche la potest legislativa di integrazione . L'articolo da lui
formulato in proposito corrisponde sostanzialmente all'articolo 4 del progetto del relatore. Esso in fatti dice: La Regione ha
potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate con leggi dello Stato per le materie di sua
competenza ed ogni volta ci sia
espressamente dichiarato nelle leggi dello Stato :
L'onorevole Zuccarini d'altra parte pro-poneva nel suo progetto (S 29) che all'Assemblea regionale si attribuisse la legislazione esclusiva su tutte le materie che la legge costituzionale non abbia gi riservato all'Amministrazione generale dello
Stato .
Esaminando i suddetti vari sistemi, il relatore not che poteva farsi pregiudizialmente una differenziazione fondamentale
fra ,quello di pi spinto regionalismo proposto dall'onorevole Zuccarini ed assecondato in generale dall'onorevole Lussu, e gli
altri tre sistemi rispettivamente proposti dagli ono-revoli Ambrosini, Lami Starnuti e Grieco.
Illustrando lo spirito e la portata dell'articolo 3 del suo progetto, il relatore fece rilevare che la potest legislativa, che nelle
materie di carattere strettamente regionale si attribuirebbe al nuovo Ente, non intac-cherebbe n diminuirebbe in alcun
modo la potest superiore e l'interesse generale dello Stato, non solo per la ristrettezza delle materie e la loro importanza
meramente locale, ma anche per i limiti di portata pi generale che si pongono all'esercizio di siffatta potest legislativa e
per i correttivi previsti per frenare l'eventuale azione dell'Assemblea regionale che straripasse dai limiti della sua
competenza o che in altro modo apportasse una lesione all'interesse delle altre Regioni o dello Stato.
L'articolo 3 infatti diceva tassativamente che la Regione ha nelle materie determinate la potest legislativa diretta in
armonia coi principi della Costituzione e delle leggi fondamentali dello Stato e nel rispetto degli interessi nazionali ; formula
alla quale lo stesso relatore propose, per rendere pi chiara la disposizione e per differenziarla nel contempo pi
decisamente da quella dell'articolo 4, la seguente variante: ... in armonia con la Costituzione e coi principi fondamentali
dell'ordinamento giuridico dello Stato e nel rispetto degli interessi delle altre Regioni e dello Stato .
Inoltre l'articolo 13 del progetto (attuale articolo 12) prevedeva in determinati casi l'intervento del Governo rispetto
all'esercizio della potest legislativa dell'Assemblea re-gionale.
Dopo una lunga discussione fu proposta da alcuni commissari la fusione degli articoli 3 e 4 sotto la dizione dell'articolo 4, fu
proposta cio in concreto la soppressione dell'articolo 3.
Il, Comitato a maggioranza respinse la proposta, e mantenne l'articolo 3, passando in seguito all'esame delle singole materie
previste in questo articolo, per ognuna delle quali procedette a specifica votazione.
Sull'articolo 4 non vi furono contrasti, avendone accettato il principio, come avanti stato detto, anche l'onorevole Grieco.
Mantenne la sua riserva l'onorevole Lami Starnuti.
Gli articoli 5 e 6 del progetto - riguardanti rispettivamente la facolt della Regione di proporre disegni di legge al
Parlamento nazionale e la sua funzione consultiva relativamente ai provvedimenti governativi o ai disegni di legge che la
interessino particolarmente - furono fusi dal Comitato in un unico articolo. Dal testo primitivo dell'articolo 5 venne soppressa
la seconda parte che prevedeva altres la facolt della Regione di inviare un proprio rappresentante avanti al Parlamento
per illustrare i disegni di legge dei quali avesse preso l'iniziativa.
L'articolo 6 (7 del progetto), relativo alla funzione amministrativa della Regione riguardo alle materie di propria
competenza legislativa diretta ed integrativa, ed in quelle altre materie che sono di competenza dello Stato, e che lo Stato
affidi ad essa per l'ese-cuzione, in conformit ad un principio di largo decentramento che sar particolarmente determinato
dalla legge , fu approvato all'unanimit.
L'articolo 8 - che affermava il principio della -partecipazione della Regione alla for-mazione della seconda Camera - fu
soppresso. dovendosi regolare la materia nel capitolo della Costituzione specificamente dedicato a tale Camera.
L'articolo 8 (9 del progetto) - che nella sua prima parte adotta il sistema dell'autonomia finanziaria della Regione
coordinata con la finanza dello Stato e dei Comuni secondo le norme che saranno stabilite da una legge di natura
costituzionale - fu approvato a maggioranza. Alcuni commissari votarono contro il coordinamento ritenendo che
questo ferisse il principio dell'autonomia. Maggiori consensi riscosse la seconda parte dell'articolo 9 proposta dagli onorevoli
Codacci-Pisanelli ed Einaudi come aggiunta alla prima parte dello stesso articolo e come completamento di quell'inciso
della prima proposizione dell'articolo 3 nel quale si dice che la potest legislativa della Regione deve esplicarsi ... nel rispetto
degli interessi nazionali .

Con l'aggiunta proposta dagli onorevoli Codacci-Pisanelli ed Einaudi ed approvata dal Comitato, si previene la possibilit
che tale principio possa essere menomato dalla Regione nel campo tributario, disponendosi che non potranno essere istituiti
dazi di importazione, di esportazione o di transito fra una Regione e l'altra, n essere presi provvedimenti che ostacolino la
libera circolazione interregionale .

13

ORGANI DELLA REGIONE .


Gli articoli 9, 10 e 11 (10, 11 e 12 del progetto) - relativi agli organi della Regione (Assemblea regionale, Deputazione e Presidente regionale) e alle loro rispettive funzioni - furono approvati con lievi modifiche di forma, chiamandosi Deputazione
e non Giunta l'organo esecutivo, e procedendosi alla soppressione della seconda parte del secondo comma dell'articolo
12, nella quale si attribuiva espressamente alla Giunta la potest regolamentare , e della seconda parte dell'ultimo
comma, nella quale si affermava espressamente fi principio, che il Presidente ed i membri della Giunta o Deputazione
debbono dimettersi collettivamente o sin-golarmente nel caso che questa (l'Assemblea regionale) voti una mozione di
sfiducia nei riguardi dei singoli assessori o della Giunta nel suo complesso .
La maggioranza del Comitato ritenne che queste due norme fossero implicite nel sistema e che perci non occorresse
dettarle espres-samente.
Riguardo alla formazione dell'Assemblea regionale (articolo 9, primo comma, n. 1), il Comitato adott a maggioranza il
principio che essa dovesse venire eletta col sistema unico del suffragio universale, uguale, diretto e segreto e non con un
sistema misto risultante da questo tipo di suffragio e dall'altro basato sulla rappresentanza professionale.
I pareri furono discorsi anche in riguardo al Presidente regionale.
Con un emendamento all'articolo 10, primo comma, n. 2 del progetto (attuale articolo 9), l'onorevole Grieco aveva proposto
che le due cariche di Presidente dell'Assem-blea e di Presidente della Regione fossero cumulate nella stessa persona: Il
Presidente dell'Assemblea Presidente della Regione . Il Comitato decise a maggioranza di mantenere il sistema del
progetto, della divisione cio delle due cariche.

RAPPORTI FRA REGIONE E STATO


A lungo dibattito diede luogo l'argomento trattato nell'articolo 12 (13 del progetto) dell'esercizio cio della potest legislativa
della Regione e dell'interferenza dello Stato in garanzia dell'interesse delle altre Regioni e della Nazione in generale.
Rendendosi conto della estrema delicatezza dell'argomento e dell'opportunit di tener conto delle varie correnti
chiaramente manifestatesi od anche soltanto genericamente affiorate durante la discussione generale nel seno della
Sottocommissione, il relatore aveva nel primo tempo presentato nel suo progetto due sistemi diversi di soluzione, ed altri
due ne aggiunse quando la questione venne in discussione nel Comitato. Ecco i tratti essenziali di tali proposte:
1.
I disegni di legge votati dall'Assemblea regionale debbono essere comunicati
al Governo, e diventano legge se infra il
mese da tale comunicazione il Governo, ritenendo che violino la Costituzione, non li abbia rimandati all'Assemblea regionale
con
le sue osservazioni. In tal caso i disegni di
legge in questione possono essere ripresi in
esame dall'Assemblea, e diventano leggi,
se questa, respingendo le osservazioni governative, li approva nuovamente con una maggioranza qualificata. Resterebbe al
Governo il
diritto di ricorrere alla Corte Costituzionale
per chiederne l'annullamento totale o parziale.

14

2.
1 disegni di legge regionali debbono essere comunicati preventivamente al Governo, che pu proporre degli
emendamenti e in determinati casi opporre il suo veto, contro il quale l'Assemblea regionale ha il diritto di ricorrere alla
Corte Costituzionale.
3.
Le norme legislative votate dall'Assemblea hanno bisogno, per diventare legge, della sanzione del Capo dello
Stato. In caso di diniego della sanzione, l'Assemblea avrebbe il diritto di cui al numero uno, col connesso diritto del Governo
di ricorrere alla Corte Costituzionale.
4.
Col quarto sistema si distingueva fra questioni di legittimit e quelle di merito, demandandosi le prime al
giudizio della Corte Costituzionale e le seconde alla decisione del Parlamento.
Alle suddette soluzioni alternativamente prospettate dal relatore, si aggiunse la proposta dell'onorevole Grieco cos
concepita: Nei casi di conflitto fra la Regione ed il Governo centrale l'esame della controversia sar affidato ad una
Commissione mista nominata in parte dalla Camera dei Deputati e
in parte dalla Regione interessata, e la proposta inoltre dell'onorevole Lami-Starnuti ( articolo 22 del suo progetto) del
seguente tenore: Il Consigliere di Stato (cio l'organo che secondo il progetto Lami rappresenta il Governo in ogni
capoluogo di Regione) ha facolt di chiedere alla Corte delle garanzie costituzionali l'annullamento delle norme regionali e
comunali che fossero contrarie alla Costituzione o a una legge dello Stato . Per la completa intelligenza della proposta
dell'onorevole Lami bene far notare, che egli attribuirebbe alla Regione, secondo avanti abbiamo detto occupandoci degli
articoli 3 e 4, soltanto la potest normativa per l'attuazione delle leggi dello Stato in conformit alle speciali esigenze
locali .
Il Comitato esamin attentamente i vari sistemi proposti, e decise alla fine di adottare il primo fra quelli presentati dal
relatore, riducendo per la maggioranza qualificata che egli aveva proposto perch la nuova decisione dell'Assemblea
regionale sui disegni di legge respinti dal Governo acquistasse valore definitivo. Nel progetto si richiedeva (ultima parte del
secondo comma dell'articolo 12, 13 del progetto) che l'Assemblea approvasse nuovamente i disegni di legge in questione
con un numero di voti che raggiunga la maggioranza assoluta dei suoi componenti ed i due terzi dei votanti .
Il Comitato decise che bastassero i voti della maggioranza assoluta dei membri dell'Assemblea, ritenendo eccessivo richiedere
anche i due terzi dei votanti .
Su proposta dell'onorevole Codacci-Pisanelli fu aggiunto in fine dell'articolo 12 un comma col quale si dispone che le leggi
della Regione debbono essere inserite nella Raccolta ufficiale delle leggi e decreti dello Stato e pubblicate nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica .
Prima della chiusura dei lavori del Comitato il relatore domand ai commissari se ritenessero opportuno ritornare su questo
tormentato articolo 12, facendo presente che in caso affermativo avrebbe sottoposto al loro esame una nuova formula pi
semplice ed elastica di quella gi approvata del seguente tenore:
Le deliberazioni dell'Assemblea regionale, tranne le legislative, entreranno in vigore appena pubblicate nell'albo e nel
Foglio ufficiale della Regione.
Le deliberazioni legislative dovranno essere comunicate al Governo e diverranno leggi se il Governo, infra giorni... da tale
comunicazione, non ne domanda la revisione o non ricorre alla Corte Costituzionale .
Il Comitato decise a maggioranza di non apportare alcuna modifica al testo, gi approvato. dell'articolo 12.
L'articolo 13 (14 del progetto) riguardante la facolt del Presidente della Repubblica di sciogliere in taluni casi l'Assemblea
regionale, fu approvato a maggioranza.
Egualmente a maggioranza fu approvato l'articolo 14 (15 del progetto), che nei primi due commi si riferisce alla posizione
del Presidente della Deputazione regionale come rap-presentante del Governo per le materie di competenza dello Stato
delegate alla Regione per l'esecuzione, e come rappresentante della Regione chiamato come tale a partecipare, con voto
consultivo, al Consiglio dei Ministri quando siano in discussione argomenti di speciale interesse per la Regione, - e che negli
ultimi due commi (3 e 4) dispone l'istituzione nel capoluogo della Regione di un organo governativo, un Commissario del
Governo, al quale verrebbe affidato l'esercizio delle funzioni politico-amministrative dello Stato non delegate alla Regione
ed inoltre un potere di coordinamento per gli atti dell'Amministrazione regionale relativi alle materie dallo Stato de-legate
alla Regione.
L'articolo 14 adotta cos un sistema misto, di coesistenza nella Regione: 1) del Presidente della Deputazione, investito, oltre
che della naturale rappresentanza della Regione, anche di quella del potere centrale dello Stato per le materie da questo
delegate alla Regione per l'esecuzione;
2) di un Commissario governativo per le funzioni non delegato alla Regione.
Il relatore aveva presentato i due sistemi in modo alternativo: nel suo progetto infatti i primi due commi dell'attuale articolo
14 costituivano un articolo autonomo, al quale si affiancavano, ma soltanto come varianti, le disposizioni degli attuali
commi terzo e quarto, che nel progetto costituivano anch'essi un articolo autonomo, proposto in modo alternativo
all'esame del Comitato.
I pareri dei commissari si manifestarono discordi. Alcuni propendevano per attribuire la rappresentanza del Governo
interamente al Presidente della Deputazione.
L'emendamento presentato in proposito dall'onorevole Grieco diceva: Il Presidente della Regione rappresenta il Governo
centrale nella Regione .
Altri Commissari ritenevano invece che fosse necessario istituire nella Regione un rappresentante del Governo dotato
di ampi poteri.
L'onorevole Lami-Starnuti nel suo progetto (articolo 21) proponeva: In ogni capoluogo di Regione ha sede un Consigliere di
Stato. Egli simboleggia la concezione unitaria della Repubblica; rappresenta il Governo; vigila sull'ordine pubblico;
sovrintende agli uffici governativi nella Regione; comanda le forze di polizia dello Stato; sorveglia all'applicazione e al
rispetto delle'leggi. Ai compiti del Consigliere di Stato previsti nell'articolo 21 se ne aggiungevano altri non meno importanti
con la disposizione successiva dell'articolo 22 dello stesso progetto dell'onorevole Lami.
Nel contrasto tra i due sistemi - dell'attribuzione della rappresentanza del Governo o al Presidente della Deputazione, o ad
un Commissario governativo - il Comitato ritenne a maggioranza che fosse possibile conciliarli con la distinzione di una sfera
diversa di rappresentanza da attribuire rispettivamente al Presidente regionale e al Commissario governativo; e fin in

15

conseguenza per adottare un sistema misto, approvando i due testi dell'articolo 15 che il relatore aveva proposto in modo
alternativo, e fondendoli in un solo articolo, l'attuale articolo 14.
Pure a maggioranza fu approvato l'articolo 15 (16 del progetto), che prevede la facolt del Governo di segnalare
all'Assemblea regionale l'opportunit di sostituire il Presidente della Deputazione nel caso che questi: assuma
atteggiamenti contrari all'interesse nazionale o compia gravi e reiterate violazioni di legge .

FONDO DI SOLIDARIET FRA LE REGIONI


L'articolo 16 (17 del progetto), che nel testo originario prevedeva, allo scopo di affermare la solidariet fra le Regioni , la
costituzione di una Camera di compensazione , venne nella forma emendato con la soppressione di questa
denominazione e con la, precisazione che il fondo di solidariet sar istituito: per i fini a cui una Regione non potesse
provvedere con i propri mezzi ; ed in questa formulazione approvato all'unanimit.

PROVINCIE E COMUNI
Molto dibattuta fu la questione della sorte della Provincia (articolo 17: 18 del progetto).
Il Confutato decise a maggioranza che dovesse venire soppressa come ente autarchico e mantenuta come circoscrizione
amministrativa di decentramento regionale, e che potesse procedersi ad una sua suddivisione in circoscrizioni minori, simili a
quelle degli antichi circondari, per l'attuazione di un ulteriore decentramento . Decise inoltre, accogliendo la proposta
dell'onorevole Uberti, che in ogni circoscrizione provinciale sar istituita una Giunta con i poteri che verranno stabiliti dalla
legge .
In merito alla formazione di questa Giunta , l'onorevole Zuccarini proponeva che venisse composta da delegati dei
Comuni, l'onorevole Lussu che fosse eletta dall'Assemblea Regionale, e l'onorevole Uberti che fosse nominata dai Comuni per
delega della Regione.
Su questo punto non fu raggiunto l'accordo, e non venne per ci indicato nell'articolo suddetto il modo di formazione della
Giunta.
Riguardo ai Comuni il testo dell'articolo 18 (19 del progetto), fu lievemente modificato, dicendosi espressamente che essi sono
enti autarchici dotati di tutti i poteri necessari per l'adempimento delle funzioni ad essi spettanti per loro natura e per
disposizione di legge .
Alcuni commissari (gli onorevoli Lussu e Zuccarini) proponevano che i Comuni venissero qualificati, oltre che enti autarchici
, anche autonomi ; ma gli altri commissari non accedettero a questa proposta. Il primo comma dell'articolo 18 venne
approvato a maggioranza.
Su proposta dell'onorevole Lami-Starnuti appoggiata dall'onorevole Uberti, il Comitato decise all'unanimit che fosse
opportuno affermare nel testo stesso della Costituzione il principio che: soltanto la volont delle popolazioni interessate
potr determinare la modificazione delle circoscrizioni comunali esistenti, o la creazione di nuovi Comuni. (secondo comma
dell'articolo 18).
Riguardo al controllo sugli atti della (Regione e degli enti locali compresi nel suo ambito (articolo 19), il Comitato ritenne a
maggioranza che dovesse limitarsi alla legittimit, facendosi luogo ad un controllo di merito soltanto per le deliberazioni
che impegnino il bilancio dell'ente oltre i cinque anni in misura superiore al decimo delle entrate annuali ordinarie ; al
quale controllo di merito non dovrebbe per procedersi quando il corpo deliberante decidesse di sottoporre la
deliberazione a referendum popolare . Il referendum dovrebbe poi essere obbligatoriamente indetto quando venisse
richiesto da un ventesimo degli elettori entro un mese dalla pubblicazione della deliberazione.
Nessun accordo il Comitato pot raggiungere sull'organo o sugli organi a cui demandare il controllo (articolo 20 del
progetto) ritenendo alcuni commissari che fosse opportuno attenersi al sistema configurato nell'articolo 20 del progetto, di
affidare cio il controllo ad un organo composto in maggioranza da elementi elettivi , - opinando altri (Zuccarini) che i
membri di tale organo dovessero essere tutti elettivi, e proponendo infine altri (Lami Starnuti e Lussu) di determinare nel
testo della Costituzione l'organo primo chiamato a procedere a tale elezione: Il controllo 'esercitato da una Giunta eletta
dall'Assemblea Regionale .
Non riuscendosi a raggiungere un accordo, il Comitato decise di prospettare alla Sottocommissione le varie proposte.

16

NORME GENERALI.
Diversi furono i pareri anche sul punto se fosse opportuno inserire in questa parte della Costituzione una norma sulla
giustizia ammi-nistrativa da esplicarsi nella circoscrizione regionale, o se convenisse rinviare ogni deliberazione in proposito
per attendere o rimettersi senz'altro alla soluzione di massima che la Sottocommissione adotter quando tratter del
problema della giurisdizione in generale.
Il Comitato fin per pronunciarsi in senso favorevole al primo punto di vista, e vot a maggioranza l'articolo 20, col quale si
propone l'istituzione nella Regione di una Corte di giustizia amministrativa, le cui decisioni sono impugnabili dinanzi al
Consiglio di Stato. Si prevede la possibilit che vengano istituite Sezioni della Corte in sede diversa dal capoluogo della
Regione.
A maggioranza venne approvato l'articolo 21 con cui si stabilisce che lo statuto di ogni Regione sar deliberato dalla
rispettiva
Assemblea regionale in armonia coi principi
informatori degli articoli precedenti, e che dovr essere sottoposto alla ratifica del Parlamento.
L'articolo 22 del progetto riguardante l'elaborazione dello statuto di quelle Regioni, che a motivo della propria situazione
particolare, richiedessero l'attribuzione di una par-ticolare forma e condizione di autonomia fu dalla maggioranza del
Comitato ritenuto non necessario.
Sull'argomento delicato delle circoscrizioni regionali (articolo 22) pervennero al Comitato varie richieste di enti e di
personalit qualificate per la costituzione di altre Regioni oltre le storiche: per il Salento distaccato dalla Puglia, per il Molise
distaccato dagli Abruzzi, per l'Emilia distaccata dalla Romagna, per il Friuli distaccato dal Veneto.
In mancanza degli elementi necessari per una ponderata decisione in merito, il Comitato preferi attenersi al criterio della
tradizionale ripartizione geografica dell'Italia, senza pronunziarsi sulle richieste suddette, nonostante alcuni commissari
propendessero per l'accoglimento di alcune di esse, riservandosi espres-samente di riproporle alla Sottocommissione.
Il Comitato d'altra parte credette opportuno di non precludere la possibilit di eventuali modificazioni, e per ci approv a
mag-gioranza un articolo aggiunto (l'articolo 23), col quale si consente alle popolazioni interes-sate di chiedere, mediante
deliberazione della maggioranza dei rispettivi Consigli comunali. il distacco da una Regione e l'aggregazione ad un'altra, e
finanche l'erezione di una nuova Regione quando la relativa richiesta provenga dai Consigli comunali rappresentanti una
popolazione di almeno 500.000 abitanti. Le modificazioni suddette debbono per essere disposte con legge dello Stato,
sentito il parre delle Regioni interessate.

NORME TRANSITORIE
Delle norme transitorie fu mantenuta dal Comitato, all'unanimit, quella dell'articolo 25 (attuale articolo 24) col quale si
prevede l'attuazione graduale della proposta riforma regionale, disponendosi che il passaggio delle funzioni statali attribuite
alle Regioni avverr mediante decreti del Presidente della Re-pubblica per ogni ramo della pubblica amministrazione.
Data l'urgenza di presentare il progetto, rimase da decidere sull'altra norma transitoria relativa alla disciplina
dell'Amministrazione locale nel periodo che intercorrer fra l'entrata in vigore della Costituzione e quella della futura nuova
legge sugli enti locali. Al riguardo l'onorevole Lami Starnuti aveva proposto l'articolo seguente:

17

Sino a che non sia approvata la nuova legge sugli enti locali, saranno applicate le norme del regio decreto 4 febbraio 1915,
n. 148, del decreto legislativo luogotenenziale 7 gennaio 1946, n. 1 e del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, sostituita
all'Amministrazione provinciale l'Amministrazione regionale e sostituiti il Commissario del Governo e la Deputazione
regionale al Prefetto ed alla Giunta provinciale amministrativa ,

1. 2 SCHEMA DI PROGETTO ELABORATO


DAL COMITATO DI REDAZIONE PER L'AUTONOMIA REGIONALE

COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE II SOTTOCOMMISSIONE


ORDINAMENTO REGIONALE
AVVERTENZA. Il Comitato di redazione per le autonomie regionali, nominato dalla seconda Sottocommissione per la
Costituzione, ha proceduto nei suoi lavori sulla base del progetto che il relatore onorevole Ambrosini aveva elaborato
tenendo presenti l'ampia discussione svoltasi nel seno della Sottocommissione e l'ordine del giorno presentalo alla fine
dall'onorevole Piccioni ed approvato dalla Sottocommissione alla quasi unanimit.
Si riportano qui appresso gli articoli approvati dal Comitato con i relativi emendamenti ed aggiunte.
In una breve relazione stampata a parte si d conto degli emendamenti ed aggiunte al progetto Ambrosini presentati
dall'onorevole Grieco, dei progetti degli onorevoli Zuccarini e Lami Starnuti, oltre che delle modifiche proposte dallo stesso
relatore e dagli altri commissari durante i lavori del Comitato.
ART. 1.
Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni e Comuni.
ART. 2.
Nel quadro dell'unit e indivisibilit dello Stato le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni
secondo i principi fissati negli articoli seguenti.
Alla Sicilia, alla Sardegna, alla Valle d'Aosta e al Trentino-Alto Adige sono attribuite forme e condizioni particolari di
autonomia con Statuti speciali di valore costituzionale.
ART. 3.
Compete alla Regione la potest legislativa nelle seguenti materie, in armonia con la Costituzione e coi principi
fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato e nel rispetto degli interessi nazionali:
agricoltura e foreste, cave e torbiere;
strade, ponti, porti, acquedotti e lavori pubblici;
pesca e caccia;
urbanistica;
antichit e belle arti;
turismo;
polizia locale urbana e rurale;
beneficenza pubblica;
scuole professionali;
modificazione delle circoscrizioni comunali.
ART. 4.

18

Compete alla Regione la potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate con legge dello Stato
per le seguenti materie:
industria e commercio;
acque pubbliche ed energia elettrica;
miniere;
riforme economiche e sociali;
ordinamento sindacale;
rapporti di lavoro;
disciplina del credito, dell'assicurazione e del risparmio;
istruzione elementare;
e per tutte le altre materie indicate da leggi speciali.
ART. 5.
Compete alla Regione la facolt di proporre disegni di legge al Parlamento nazionale.
Il parere della Regione sar richiesto dal Governo o dal Parlamento quando si tratti di provvedimenti o di disegni di legge
che la interessino particolarmente.
ART. 6.
Spetta alla Regione l'amministrazione nelle materie di propria competenza legislativa ed in quelle altre materie che sono di
competenza dello Stato, e che lo Stato affidi ad essa per l'esecuzione, in conformit ad un principio di largo decentramento
che sar particolarmente determinato dalla legge.
ART. 7.
(Contemplava la partecipazione della Regione alla formazione della seconda Camera. stato sospeso dovendosi regolare la
materia nel capitolo specificamente dedicato a tale Camera).
ART. 8.
La Regione ha l'autonomia finanziaria coordinata con la finanza dello Stato e dei Comuni secondo le norme che saranno
stabilite da una legge di natura costituzionale.
Non potranno essere istituiti dazi di importazione, di esportazione o di transito fra una Regione e l'altra, n essere presi
provvedimenti che ostacolino la libera circolazione interregionale.

CAPO II.
ORGANI DELLA REGIONE
ART. 9.
Sono organi della Regione:
1) l'Assemblea regionale eletta a suffragio universale, uguale, diretto e segreto;
2) la Deputazione ed il Presidente regionale eletti dall'Assemblea.
Il numero dei membri dell'Assemblea e della Deputazione sar stabilito da una legge dello Stato.
ART. 10.
L'Assemblea regionale esercita la potest legislativa che compete alla Regione e le facolt di cui all'articolo 5, oltre quelle
che le vengano conferite dalla legge.
Spetta all'Assemblea regionale l'esame e l'approvazione del bilancio della Regione.
ART. 11.
Il Presidente della Deputazione rappresenta la Regione. La Deputazione l'organo esecutivo della Regione.
Il Presidente ed i membri della Deputazione sono responsabili della condotta della amministrazione di fronte all'Assemblea.

19

CAPO III. RAPPORTI FRA REGIONE -E STATO


ART. 12.
I disegni di legge approvati dall'Assemblea regionale devono essere comunicati al Governo centrale. Essi acquistano valore
di legge trascorso il mese da tale comunicazione, salvo il caso in cui il Governo, ritenendo che eccedano dai limiti di competenza della Regione o che contrastino con l'interesse nazionale o di altre Regioni, li rimandi, entro il
termine suddetto, alla Assemblea regionale con le sue osservazioni.
I
disegni di legge in questione possono essere ripresi in esame dall'Assemblea regionale
e diventano senz'altro leggi, se questa, respingendo le osservazioni governative, li approva nuovamente con un numero di
voti che
raggiunga la maggioranza assoluta dei suoi
componenti.
II
Governo centrale pu in questo caso ricorrere alla Corte Costituzionale per chiederne l'annullamento parziale o
totale.
Le leggi della Regione devono essere inserite nella Raccolta-Ufficiale, delle leggi' e decreti dello Stato e pubblicate nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
ART. 13.
Il Presidente della Repubblica potr sciogliere l'Assemblea Regionale ove questa assuma atteggiamenti contrari all'interesse
nazionale ed in caso di gravi e reiterate violazioni della legge.
La dissoluzione deve essere disposta con suo decreto motivato, su parere conforme del Consiglio di Stato in adunanza
generale.
In tal caso nomina un Commissario, il quale indir le nuove elezioni entro tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale del decreto di scioglimento dell'Assemblea.
ART. 14.
Il Presidente della Deputazione regionale rappresenta il Governo centrale nella Regione per le materie di competenza dello
Stato che siano state delegate alla Regione per l'esecuzione.
Egli chiamato a partecipare, con voto consultivo, al Consiglio dei Ministri quando siano in discussione argomenti di speciale
interesse per la Regione.
Nel capoluogo della Regione il Governo centrale rappresentato da un Commissario, il quale esercita le funzioni politicoamministrative dello Stato non delegate alla Regione.
Per gli atti dell'Amministrazione Regionale relativi a materie dallo Stato delegate alla Regione, il Commissario ne coordina
l'opera in corrispondenza alle direttive generali che il Governo creda opportuno di emanare per tutte le Regioni,
ART. 15.
Quando il Presidente della Deputazione regionale assuma atteggiamenti contrari all'interesse nazionale o compia gravi e
reiterate violazioni di legge, il Governo centrale ha facolt di segnalare il caso all'Assemblea regionale perch provveda alla
sostituzione del Presidente.
Qualora l'Assemblea non provveda, il Presidente della Repubblica pu ricorrere al provvedimento di dissoluzione a' sensi
dell'articolo 13.

20

CAPO IV.
FONDO DI SOLIDARIET FRA LE REGIONI
ART. 16.
Per i fini a cui una Regione non potesse provvedere con i. propri mezzi, sar istituito un fondo annuale, che verr
amministrato e ripartito da un Comitato composto di un rappresentante per Regione e presieduto da un rappresentante
dello Stato.
La legge determiner i criteri per la fissazione dei contributi delle Regioni e dello Stato al fondo e per la sua
amministrazione e ripartizione.

CAPO V. PROVINCIE E COMUNI


ART. 17.
Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento regionale secondo l'ordinamento che verr stabilito dalla
legge.
La circoscrizione provinciale potr essere (VARIANTE: sar) suddivisa in circoscrizioni minori per l'attuazione di un ulteriore
decentramento.
In ogni circoscrizione provinciale sar istituita una Giunta con i poteri che verranno stabiliti dalla legge.
ART. 18.
I Comuni sono Enti autarchici dotati di tutti i poteri necessari per l'adempimento delle funzioni ad essi spettanti per loro
natura. o per disposizione di legge.
Soltanto la volont delle popolazioni interessate potr determinare la-modificazione delle circoscrizioni comunali esistenti, o
la creazione di nuovi Comuni.
ART. 19.
Sugli atti delle Regioni, dei Comuni e degli Enti locali in genere sar esercitato il controllo di legittimit.
Si far luogo al controllo di merito quando si tratti di deliberazioni che impegnino il bilancio dell'Ente oltre i cinque anni in
misura superiore al decimo delle entrate annuali ordinarie.
Tale controllo non avr luogo quando il corpo deliberante decida di sottoporre la deliberazione a referendum popolare.
Il referendum, dovr esser indetto quando sia richiesto da un ventesimo degli elettori entro un mese dalla pubblicazione
della deliberazione.

21

CAPO VI . NORME GENERALI


ART. 20.
istituita nella Regione una Corte di giustizia amministrativa le cui decisioni sono impugnabili dinanzi al Consiglio di
Stato.
Potranno essere istituite Sezioni della Corte in sede diversa dal capoluogo della Regione.
ART. 21.
Lo Statuto di ogni Regione sar deliberato. in armonia ai principi informatori degli articoli precedenti, dalla rispettiva
Assemblea Ragionale, e verr sottoposto alla ratifica del -Parlamento.
ART. 22. Le Regioni sono costituite secondo la tradizionale ripartizione geografica dell'Italia. Esse sono:
Piemonte;
Lombardia;
Trentino-Alto Adige;
Veneto;
Liguria;
Emilia;
Toscana;
Umbria;
Marche;
Lazio;
Abruzzi e Molise;
Campania;
Puglia;
Lucania;
Calabria:
Sicilia:
Sardegna; e in pi la Valle d'Aosta.

ART. 23.
consentito alle popolazioni interessate, mediante deliberazione della maggioranza dei rispettivi Consigli comunali, di
chiedere il distacco da una Regione e l'aggregazione ad un'altra.
consentito inoltre la richiesta dell'erezione di una nuova Regione quando provenga dai Consigli comunali rappresentanti
una popolazione di almeno 500.000 abitanti.
Le modificazioni di cui ai primi due commi sono disposte con legge dello Stato, previo parere delle Assemblee Regionali
interessate.

22

NORMA TRANSITORIA
ART. 24.
Il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni avverr mediante decreti del Presidente della Repubblica per ogni
ramo della pubblica amministrazione.
VARIANTI ALL'ARTICOLO 12.
Sull'argomento che forma oggetto dell'articolo 12 {l'interferenza del potere centrale dello Stato sull'attivit legislativa delle
Assemblee regionali) lo stesso relatore aveva presentato, oltre quella adottata, altre quattro soluzioni concretate in
altrettante varianti, in modo da riflettere le varie tendenze chiaramente o solo genericamente manifestatesi durante la
discussione generale nella Sottocommissione.
Si d qui il testo delle quattro varianti:
ART. 12. Le norme legislative votate dall'Assemblea regionale hanno bisogno per acquistare forza di legge della sanzione
del Capo dello Stato, e debbono all'uopo essere comunicate al Governo centrale.
Trascorso un mese dall'avvenuta comunicazione senza che sia intervenuta la sanzione, V Assemblea regionale pu
riprendere in esame le norme legislative suddette, le quali acquisteranno forza di legge se V Assemblea le avr '
nuovamente approvate con la maggioranza assoluta dei suoi componenti di due. terzi dei votanti.
Il Governo centrale pu in questo caso ricorrere alla Corte Costituzionale, qualora ritenga che tali norme legislative violino i
principi della Costituzione o siano gravemente pregiudizievoli per l'interesse dello Stato o di altre Regioni.
ART. 12. I disegni di legge presentati all'Assemblea regionale debbono essere preven-tivamente comunicati al Governo, dello
Stato, che, a mezzo del Ministro o dei Ministri competenti per materia, potr fare le sue osservazioni e' suggerire o proporre
degli emendamenti, ed eventualmente, infra il termine di giorni 15 dalla ricevuta comunicazione, opporre il suo veto,
quando ritenga che esorbitino dalla sfera di competenza legislativa della Regione o che siano nel merito gravemente
pregiudizievoli per l'interesse generale dello Stato.
Avverso tale veto l'Assemblea regionale [o la Giunta) pu ricorrere alla Corte Costituzionali.
ART. 12. Per le questioni di competenza a legiferare decide la Corte Costituzionale, su ricorso dello Stato o della Regione.
Qualora il Governo centrale ritenga che una legge regionale contrasti con l'interesse dello Stato o di altre Regioni, pu
devolvere la soluzione della questione al Parlamento nazionale, il quale decider sul coordinamento dei vari interessi,
sentita l'Assemblea regionale, e con un quorum...
ART. 12. Le deliberazioni dell'Assemblea regionale, tranne quelle legislative, entreranno in vigore appena pubblicate
nell'albo e nel Bollettino Ufficiale della Regione.
Le deliberazioni legislative dovranno essere comunicate al Governo, e diverranno leggi se infra giorni... da tale
comunicazione il Governo non ne domanda la revisione o non ricorre alla Corte Costituzionale.
AGGIUNTA ALL'ARTICOLO 24.
Data l'urgenza di presentare il progetto, rimasta da decidere l'altra norma transitoria relativa alla disciplina
dell'amministrazione locale nel periodo che intercorrer fra l'entrata in vigore della costituzione e l'emanazione della futura
nuova legge sugli enti locali. Al riguardo l'onorevole Lami Starnuti aveva proposto l'articolo seguente.:
Sino a che non sia approvata la nuova legge sugli enti locali, saranno applicate le norme del regio decreto 4 febbraio 1915,
n. 148, del decreto legislativo luogotenenziale 7 gennaio 1946, n. 1, e del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578. sostituita
all'amministrazione provinciale l'amministrazione regionale e sostituiti il Commissario del Governo e la Deputazione
regionale al Prefetto ed alla Giunta Provinciale Amministrativa .

1. PROPOSTE del deputato LAMI STARNUTI SULLE AUTONOMIE REGIONALI

II SOTTOCOMMISSIONE
ART. 1.
Il territorio della Repubblica diviso in regioni, circondari e comuni.
Le regioni e i "comuni sono persone giuridiche territoriali, dotate di autonomia nel . quadro dell'unit politica dello Stato e
nel rispetto delle leggi nazionali.
I circondari sono circoscrizioni amministrative.

DEI COMUNI

23

ART. 2.
I comuni provvedono:
a)
agli uffici comunali e al loro funzionamento;
b)
alla viabilit e agli acquedotti comunali:
e) all'assistenza sanitaria e ai cimiteri;
d)
agli asili infantili e alla refezione scolastica;
e)
alla illuminazione pubblica;
f) alla polizia e all'igiene;
g) alle biblioteche e agli enti di cultura;
h) ai servizi annonari;
i) alle abitazioni popolari e agli edifici scolastici;
l) ai servizi tranviari e automobilistici nell'ambito del Comune;
m) alle scuole professionali e di mestiere;
n) ai servizi che venissero assegnati ad "essi dalla legge.
ART. 3.
Possono pure i comuni chiedere allo Stato la facolt di amministrare le scuole elementari, e possono istituire scuole
secondarie comunali, sempre nel rispetto degli ordinamenti e dei programmi statuali.
ART. 4..
I comuni, inoltre, possono gestire a mezzo, di enti autonomi locali o anche direttamente
a) i servizi pubblici che sj svolgono e
si esauriscono nell'ambito territoriale del comune;
b) gli acquedotti;
) le industrie molitorie;
d)
i forni per la panificazione;
e)
gli stabilimenti per la fabbricazione delle paste alimentari;
f) i magazzini e gli spacci all'ingrosso e al minuto dei generi di prima necessit e di largo consumo;
g) le farmacie;
h) i ristoranti;
i) l'escavazione e l'estrazione da beni immobili di loro propriet e la vendita dei prodotti, quando, tali industrie e commerci
non siano nazionalizzati o in procinto di esserlo.
ART. 5.
I
comuni di uno o pi circondali potranno riunirsi in consorzi volontari per la esecuzione di opere e la cessione di
servizi o di imprese comuni.
Il
consorzio sar retto da un consiglio di amministrazione elettivo; e ciascun consorzio dar a se medesimo il proprio
statuto
soggetto ad approvazione del Consiglio dei Ministri.
ART. 6.
Quando l'opera o il servizio o l'impresa si esaurisce nell'ambito di un comune o di pochi comuni, facolt del comune o del
consorzio fra comuni di far luogo alla gestione del servizio e dell'impresa o alla costruzione dell'opera prevale sull'analoga
facolt della regione e del consorzio fra regioni.
ART. 7.
Il consorzio diventa obbligatorio per tutti i comuni della zona quando esso stato deliberato da tanti comuni i quali
rappresentino i due terzi della popolazione interessata, a meno che il rifiuto dei comuni dissenzienti non sia legittimato dalla
impotenza finanziaria dei comuni stessi.
ART. 8.
Le deliberazioni comunali che rappresentino una spesa, non derivante da vincolo obbligatorio, corrispondente ad un
decimo delle entrate ordinarie e i regolamenti comunali dovranno essere, sottoposti a referendum quando ci sia richiesto
da tanti elettori
rappresentanti almeno un decimo delle liste amministrative.
ART. 9.
Sono organi del comune:
a) il Consiglio comunale nominato da tutti i cittadini maggiorenni a suffragio diretto e segreto;
6) la Giunta comunale, eltta dal Consiglio o a suffragio universale diretto e segreto;
e) il Sindaco, eletto dal Consiglio o a suffragio universale diretto e segreto;
ART. 10.
II Consiglio comunale organo deliberativo; la Giunta organo prevalentemente esecutivo;
il sindaco organo esecutivo e ha la rappresentanza del comune.

24

DELLE REGIONI
ART. 11.
La Regione provvede agli uffici amministrativi, agli archivi e al personale necessario e ha competenza nelle seguenti
materie:
a) costruzione e manutenzione dello strade che non abbiano carattere nazionale o comunale;
b) lavori pubblici che interessano la regione: ma lo Stato pu ordinare a sue spese, o incoraggiare con sussidi, i lavori pubblici
di interesse nazionale, e il Parlamento potr vietare le costruzioni pubbliche di carattere regionale le quali costituissero un
pericolo o un danno notevole per lo Stato;
c) gestione dei porti esistenti nella regione e degli arenili marittimi, esclusi i porti d'importanza nazionale;
d)
arginamento dei torrenti e dei fiumi il cui corso si svolge, per intiero nell'ambito della regione e disciplina della
navigazione su tali fiumi;
e)
concessione amministrativa dei servizi pubblici che si svolgono nell'ambito della regione;
f) ispettorati per l'osservanza delle leggi a tutela del lavoro a integrazione dei servizi statali;
g) scuole professionali e accademie di belle arti, nel rispetto dell'ordinamento e dei programmi statuali;
costruzione e arredamento degli edifici destinati a tale scopo;
h) universit degli studi, secondo l'ordinamento e i programmi statuali;
i) istituti o enti per lo sviluppo della cultura e dell'educazione popolare;
l) istituti o enti, opere e servizi per la protezione o l'incremento dell'agricoltura, dell'industria, del commercio e dell'igiene;
m) istituti ospitalieri, case di maternit e di vecchiaia per i bisognosi aventi domicilio in comuni che non abbiano siffatte
istituzioni;
n) manicomi;
'
o) istituti per fanciulli abbandonati;
p) urbanistica;
q) turismo in coordinamento con gli enti e piani statali;
r) rimboschimento e polizia delle foreste, difesa della flora;
s) polizia regionale per il mantenimento dell'ordine pubblico per la repressione dei reati.
Nessuna regione potr per avere pi di 1500 uomini in servizio permanente di polizia senza preventiva approvazione dello
Stato.
t) stato giuridico ed economico degli impiegati e dei salariati della regione e dei comuni compresi nella regione
medesima;
u) caccia e uccellagione; pesca nei fiumi il cui corso si svolge per intiero nell'ambito della regione e nei laghi che sono
intieramente contenuti in una sola regione;
v) tutela del paesaggio;
x) sport ed educazione fisica;
y) disciplina dell'esercizio del mestiere di albergatore, trattore ed oste e del commercio al minuto del vino e delle bevande
alcooliche.
ART. 12.
Per le materie di cui al precedente articolo compete alla regione la potest normativa per l'attuazione delle leggi dello
Stato, in conformit alle speciali esigenze locali.
ART. 13.
Le regioni possono gestire a mezzo di enti autonomi locali o anche direttamente;
a)
i servizi pubblici che si svolgono e si esauriscono nell'ambito territoriale della regione;
b)
le aziende industriali e commerciali che abbiano sede di fatto nella regione, che non siano collegate naturalmente
e necessariamente con altre aziende aventi sede di fatto altrove e,che non siano nazionalizzate
o in procinto di esserlo.

ART: 14. Ogni regione ha facolt di unirsi in consorzio volontario con altra o con altre regioni limitrofe per la esecuzione di opere e per
la gestione di servizi o di imprese comuni.
Il consorzio diventa obbligatorio per le opere di arginamento e per la disciplina della navigazione quando il corso di un
fiume interessa due o pi regioni; ma quando si tratti di tutelare interessi pi ampi di quelli regionali, lo Stato pu sostituirsi
al consorzio.
ART. 15.
Compete alla regione la facolt di proporre al Parlamento disegni di legge e di inviare davanti ad esso un suo
rappresentante per illustrare la legge proposta.
ART. 16.

25

Nessun provvedimento pu essere preso dallo Stato e nessuna legge pu essere deliberata dal Parlamento senza il
preventivo parere della regione quando il provvedimento e la legge riguardino direttamente ed esclusivamente la regione.
ART. 17.
Sono organi della regione;
a)
il Consiglio regionale, nominato da tutti i cittadini maggiorenni a suffragio diretto e segreto;
b)
la Deputazione regionale, eletta dal Consiglio o dai cittadini a suffragio universale diretto e segreto;
e) il Presidente della regione, eletto dal Consiglio o dai cittadini a suffragio universale diretto e segreto.
Al Consiglio competono il potere normativo, l'esercizio del diritto di iniziativa, le deliberazioni di merito.
La Deputazione organo prevalentemente esecutivo.
Il Presidente ha la rappresentanza della regione.
ART. 18.
Il Consiglio regionale consta di tanti membri in ragione di uno ogni 15000 abitanti o frazione superiore ai 7500.
ART 19.
La circoscrizione territoriale e la denominazione di ogni regione risultano da apposita tabella ma le regioni cosi costituite
hanno facolt di fondersi con altra regione limitrofa, scindersi in pi regioni o modificare i limiti che le separano.
Le relative deliberazioni dovranno essere approvate dalla maggioranza assoluta dei Consigli delle regioni interessate, e
attuate con legge dello Stato.

DEL CONTROLLO E DEL CONSIGLIERE DI STATO


ART. 20.
L'attivit amministrativa dei comuni e delle regioni soggetta a controllo di legittimit e a sorveglianza di merito; l'attivit
normativa delle regioni soggetta a controllo costituzionale.
ART. 21.
In ogni capoluogo di regione ha sede un Consigliere di Stato. Egli simboleggia la concezione unitaria della Repubblica;
rappresenta il Governo; vigila sull'ordine pubblico; sovrintende agli uffici governativi nella regione; comanda le forze di
polizia dello Stato; sorveglia all'applicazione e al rispetto delle leggi..
ART. 22.
Il Consigliere di Stato ha facolt di chiedere alla Corte delle garanzie costituzionali l'annullamento delle norme regionali e
comunali che fossero contrarie alla costituzione o a una legge dello Stato e di chiedere all'autorit giurisdizionale
l'annullamento degli atti compiuti dalla regione o dal comune con violazione o falsa applicazione di una norma di legge e'
ha altres facolt di sostituirsi all'ente locale nell'adempimento di un atto obbligatorio derivante dalla legge o da .una
precedente deliberazione che l'ente locale trascuri di compiere.
Queste facolt si esercitano sempre in contraddittorio con l'amministrazione interessata.
ART. 23.
Quantunque soggetta al controllo di legittimit, la decisione amministrativa potr essere dichiarata immediatamente
esecutiva; in tal caso la denuncia non avr effetto sospensivo.
ART. 24.
Le norme e gli atti soggetti a controllo costituzionale e di legittimit potranno essere denunciati anche da,uno dei gruppi
politici che compongono il Consiglio dell'ente deliberante.
ART. 25..
Per il merito delle deliberazioni amministrative, il Consigliere di Stato e la Deputazione regionale, ciascuno
autonomamente, hanno facolt di chiedere al Consiglio dell'ente deliberante, con istanza motivata, il riesame della
deliberazione.
ART. 26.

26

Per nessun motivo ammesso lo scioglimento anticipato delle amministrazioni locali, salvo il caso di dimissioni o di perdita
della maggioranza dei membri che compongono il Consiglio, e salvo il caso di gravi e reiterate violazioni della legge, previo
parere conforme, in questa ipotesi, della Corte delle garanzie costituzionali.

DISPOSIZIONI COMUNI
ART. 27.
A tanti elettori che rappresentino un decimo delle liste amministrative riconosciuto il diritto di iniziativa in materia
amministrativa.
ART. 28.
Le leggi elettorali amministrative avranno sempre carattere nazionale.
ART. 29.
I circondari saranno stabiliti dai Consigli regionali e dovranno essere sede di decentramento burocratico e istituzionale della
regione.
ART. 30.
I comuni e le regioni saranno dotati di autonomia tributaria.
ART. 31.
Sino a che non sia approvata la nuova legge su gli enti locali, saranno applicate, in quanto non contraddette dalla presente
legge, le norme contenute nel Regio decreto 4 febbraio 1915, n. 148, del'decreto legislativo Luogotenenziale 7 gennaio 19.46,
n. 1, e del Regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, e sostituita all'Amministrazione provinciale l'Amministrazione regionale e
sostituito il Consigliere di Stato e la Deputazione regionale al Prefetto e alla Giunta provinciale amministrativa.
VARIANTI
ART. 1.
Il territorio della Repubblica diviso in regioni, provincie, circondari e comuni.
Le regioni e i comuni sono persone giuridiche territoriali, dotate di autonomia nel quadro dell'unit politica dello Stato e nel
rispetto delle leggi nazionali.
Le provincie e i circondari sono circoscrizioni amministrative.
ART. 29.
I circondari saranno stabiliti dai Consigli regionali e dovranno essere sede di decentramento burocratico e istituzionale della
Regione.
La provincia sar sede di un ufficio di coordinamento dei vari uffici regionali decentrati nel territorio della provincia
stessa.

27

1.4 RELAZIONE del deputato ZUCCARINI OLIVIERO su L'ORDINAMENTO REGIONALE

COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE II SOTTOCOMMISSIONE

IL COMUNE
1.
Il Comune nell'ordinamento dello Stato italiano nucleo fondamentale della libert o dei diritti del cittadino.
Entro i limiti fissati dalle leggi generali autonomo nella sua interna struttura, nelle sue attribuzioni e nelle sue funzioni.
2.
Sulla base della situazione di fallo esistente i Comuni sono liberi di conservare o di modificare la loro struttura
interini ed il loro funzionamento secondo le particolari esigenze. Nessuna restrizione potr, in ogni caso, essere apportata alla
partecipazione alla vita locale del cittadino e ai suoi diritti elettorali.
3.
L'autonomia del Comune potr svolgersi:
a)
nel suo ordine interno, nella ripartizione dei suoi uffici, con la creazione d'amministrazioni ed anche di
rappresentanze distinte per determinale frazioni del comune,
con una separazione tra zona urbana e zona rurale o con la suddivisione, per i comuni pi grandi e popolosi, in
rappresentanze e
amministrazioni rionali distinte;
b)
nelle attribuzioni, con una estensione
dei suoi compili e dei suoi interventi in opere
e servizi ritenuti di utilit comune;
e) nei diritti della popolazione assicurando ad una parte di essa la facolt di separarsi dal Comune per crearne uno nuovo o
per aggregarsi ad un altro vicino o di esigere un'amministrazione distinta nell'ambito dello stesso Comune;
d) nei riguardi esterni con la facolt di unirsi ad altri Comuni vicini nell'esercizio di determinate attivit o per l'esecuzione di
particolari opere o di unificare con essi, per ragioni di economia o di semplificazione, ' uffici': e servizi amministrativi anche di
carattere,interno; di costituire con essi in forma
consorziale organi di rappresentanza e di esercizio per opere o servizi in comune di aggregarsi ad una piuttosto che ad altra
regione confinante, di scegliersi per i rapporti con la Regione e con lo Stato nazionale, le sedi di ufficio a cui far capo ritenute
pi comode o convenienti.
4.
L'autonomia amministrativa ,si estende a tutti quegli enti di assistenza, previdenza, ecc., creati con mezzi e per
fini locali
e che costituiscono un patrimonio che dove
essere localmente conservato e tutelato.
Ove tali enti non abbiano gi amministratori propri di diritto, la nomina di questi appartiene alla rappresentanza
comunale.
5.
Tutti i servizi delegati al Comune dallo Stato, dalla Regione o da altri enti saranno a carico delle
amministrazioni nell'interesse e per incarico delle quali vengono esercitati.

28

ELETTORATO ED ELEGGIBILIT
6.
11 diritto elettorale amministrativo appartiene a tutti i cittadini nel Comune di loro residenza. Appartiene altres,
limitatamente al Comune, a chiunque vi figuri nei ruoli dei contribuenti.
Per la Regione e per lo Stato l'elettorato si esercita in un solo
luogo.
eleggibile ogni elettore nel quale non si verifichino motivi di incompatibilit fissali dalla legge, o interdizione dai pubblici
uffici. La eleggibilit si verifica solo a 25 anni compiuti di et per gli uffici di rappresentanza nella Regione- e nella Nazione.
requisito indispensabile per la eleggibilit alle cariche di rappresentanza nella Regione e nello Stato avere partecipato o
partecipare alla amministrazione elettiva di un ente locale o degli enti economici e sociali previsti dal presente statuto.

CIRCONDARI DI VICINANZA
7.
Sulla base delle attuali sedi mandamentali e di altri pubblici uffici si stabiliranno per i Comuni che vi fanno capo
circondari di vicinanza che potranno successivamente modificarsi nel numero dei Comuni che lo compongono, secondo
libere, decisioni dei Comuni interessati che potranno anche spostarne la sede. Per libera decisione dei comuni interessati
potranno formarsi nuovi circondari di vicinanza con sedi pi appropriale.
8. I servizi, come tutti gli altri uffici attualmente esistenti nelle sedi dei circondari di vicinanza prima e nel corso della
modificazione del loro carattere e dei loro compiti specifici, saranno, esercitati; in consorzio dai comuni interessati, i
quali,potranno nella stessa sede stabilire altri servizi in comune esercitandoli in forma consorziale.
9. Lo sviluppo e il perfezionamento di tale forma consorziale per certi loro servizi appartengono al diritto di iniziativa e di
autonomia dei Comuni nel campo della loro competenza specifica. I consorzi avranno una amministrazione delegata dai
comuni e cio nominata dalle amministrazioni comunali.

29

COMUNIT PROVINCIALI
10.
Le attuali sedi di Provincia per gli uffici attualmente esistenti e come forma Ai decentramento
dell'amministrazione regionale diverranno sede di Comunit provinciali. Resteranno anche sede degli eventuali uffici della
amministrazione generale dello Stato che nella loro assegnazione e distribuzione dovranno attenersi alla nuova
organizzazione amministrativa e alle sue eventuali modificazioni.
11.
Le Comunit Provinciali avranno una amministrazione delegala dai circondari di vicinanza che la eleggeranno
e che potranno cambiare la sede della Comunit o crearne di nuove l dove lo reputino neces-sario. Le funzioni delle
Comunit provinciali saranno coordinative od ispettive, secondo i principi ispiratori del presente statuto.

LA REGIONE
12.
La Regione sorge come una Comuni la
pi grande e cio come naturale consorzio di
comuni in una sfera di attivit determinala
dalla tradizione, dalla costumanza, dalla natura e dalla configurazione del suolo, dalla comunit dei problemi e degli
interessi. Essa
chiamata a svolgere un'azione molto pi larga di quella che sia consentita al Comune e di coordinamento delle varie
attivit locali
con leggi e disposizioni di carattere comune
per una utilit comune, uniformando la legislazione e la regolamentazione ad esigenze e ad opportunit che per quanto si
riferisce alle leggi generali non potrebbero essere bene e compiutamente soddisfatte nel quadro nazionale.
13. La prima determinazione delle Regioni nei loro confini sar fatta dalla legge costituzionale dello Stato. Entro quella
determinazione i comuni di confine saranno liberi di decidere della loro appartenenza ad una o ad altra Regione e quindi
anche, al Circondario ,di vicinanza come alla Comunit provinciale a cui intendano appartenere
14.
La creazione di una nuova regione
consentiva quando l'iniziativa parta da almeno 400.000 cittadini elettori. altres consentita la fusione in una di due o
pi regioni .

30

CARATTERE DELLA REGIONE


15.
La regione assorbe per tutto
quello che materia di legislazione particolare attivit e compiti che appartenevano allo Stato e vi. provvede con mezzi
propri, con organizzazione propria, con funzionari propri. In tal modo essa riduce al minimo indispensabile le funzioni e le
attivit dello Stato.
La legge generale potr sempre determi-nare certi principi, certe finalit, certi criteri d affermare, da realizzare, da
eseguire anche in materia economica e sociale; alla Regione spetta il compito di adattare e di realizzare la legge con i criteri
e con i mezzi che ]e saranno pi propri e che riterr pi indicali. Al centro la ispirazione e la coordinazione-generale; alla
regione i particolari e la esecuzione. Poche cose al centro; alla periferia le molte di carattere particolare oltre alla
applicazione ed alla esecuzione di quelle a carattere generale o nazionale.

ORGANI DELLA REGIONE


16.
Organi della regione sono l'Assemblea, la Giunta e il Preside e l'Alto Consiglio Regionale. -Le funzioni esecutive
sono esercitate dal Preside e dalla Giunta.

SEZIONE I. Assemblea regionale.


17.
L'Assemblea regionale costituita
da un numero di rappresentanti che, secondo
il numero degli abitanti, potr variare da 40
a 90 membri, in una proporziono non inferiore a un rappresentante per ogni 25.000 abitanti. II numero verr inizialmente
fissato
per ciascuna regione dalla costituente. L'Assemblea regionale potr successivamente stabilire il numero dei rappresentanti
come pure
modificare la propria, struttura e il funzionamento dei propri organi sempre per nei limiti e coi criteri fissati dalla Carta
costituzionale

31

per ci che si riferisce ai rapporti con i Comuni e con lo Stato.


- 18. La elezione dei, rappresentanti avviene per suffragio diretto e segreto dei cittadini in base ai principi fissati dalla
Costituzione. In rappresentanti sono attribuiti ai Circondari di vicinanza o alle,Comunit provinciali (quando non si voglia
applicare pi razionalmente il sistema proporzionale in relazione al numero degli abitanti, secondo come stabilir la legge
elettorale che per la prima elezione sar-quella stessa fissata per il Parlamento nazionale e che successivamente ogni
regione perfezioner per proprio conto. Requisiti per la eleggibilit saranno, oltre al possesso di tutti i diritti civili, avere
superato i 25 anni di et, avere occupato, almeno per un anno una carica rappresentativa nei Comuni o negli enti
economici e sociali aventi veste giuridica. Gli eletti rappresentano l'intera regione e cessano di diritto allo spirare del termine
di 4 anni. La nuova Assemblea sar convocata dal Preside della Regione Ire mesi dalla scadenza della vecchia.'
19.
L'Assemblea elegge nel suo seno il presidente, due vice-presidenti, i1 segretari o le Commissioni permanenti
secondo le norme del suo regolamento interno che sar approvato nella prima sessione e che determiner le disposizioni
circa l'esercizio dello funzioni spettanti all'Assemblea.
20.
I rappresentanti non sono sindacabili nell'esercizio della loro funzione.
21.
L'Assemblea regionale non pu essere sciolta prima dei termini normali che per propria deliberazione, dietro
iniziativa del Preside e della Giunta,.o per referendum popolare.
22.
In caso di scioglimento l'ordinaria amministrazione resta affidata alla Giunta a meno che l'Assemblea non abbia
creduto di affidarla ad una Commissione straordinaria di tre membri scelti nel proprio seno.

SEZIONE II. Preside e Giunta regionale.


23.
Il Preside e la Giunta vengono
eletti dall'Assemblea regionale nella sua prima seduta e nel proprio seno a maggioranza assoluta di voti.
La Giunta composta dal Preside e dagli assessori, i quali sono preposti ai singoli rami dell'amministrazione.
24.
Il Preside regionale, in caso di
assenza o di impedimento, sostituito dall'assessore da lui designato.
Nel caso di dimissioni, morte o incapacit del Preside regionale, il presidente dell'Assemblea la convocher entro quindici
giorni per la elezione del nuovo Preside. .

32

SEZIONE III. Alto Consiglio regionale.


25.
istituito come organo di tutela e di garanzia delle autonomie comunali un Alto Consiglio della regione,, alla
cui nomina concorrono con voto individuale i consiglieri di tutti i comuni compresi nella regione.
La elezione avverr col sistema della rappresentanza proporzionale, secondo la legge speciale che sar approvata da
ciascuna regione, con
un rappresentante in media per ogni 100.000 abitanti. I requisiti di eleggibilit saranno quelli stessi richiesti per i
rappresentanti
regionali.
Nel caso per che nello Stato fosse creata una seconda Camera, coloro che vi verranno eletti a rappresentarvi la regione
formeranno anche l'Alto Consiglio della Regione. In tal caso varranno le norme stabilite dalla apposita legge elettorale.

FUNZIONE DEGLI ORGANI REGIONALI


SEZIONE I. Funzioni dell'Assemblea.
26.
L'Assemblea regionale convocata dal suo Presidente in sessione ordinaria nella prima settimana di ogni
trimestre e, in via straordinaria, a richiesta del governo regionale o di almeno venti rappresentanti.
27.
L'iniziativa delle leggi regionali spetta al governo e ai rappresentanti.
I progetti di legge sono elaborati dallo Commissioni dell'Assemblea regimale con la partecipazione della rappresentanza
degli interessi professionali.
I regolamenti per la esecuzione delle leggi formate dall'Assemblea regionale sono emanati dal governo regionale.
28.
Le leggi approvate dall'Assemblea
regionale ed i regolamenti emanati dal Governo regionale, non sono perfetti se mancano della firma del Preside regionale e
degli
assessori competenti per la materia.
Sono promulgati dal Preside regionale e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Regione.
Entrano in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione, salvo diversa disposizione presa nella singola legge o nel singolo
regolamento.
29.
L'Assemblea amministra il patrimonio della Regione ed ha la legislazione esclusiva su tutte le materie che la
legge
costituzionale non abbia gi riservato alla
Amministrazione generale dello Stato ed ha compiti esecutivi e normativi per le leggi di carattere nazionale.
Ha anche il compito di tutelare il diritto dei cittadini al retto e normale funzionamento delle amministrazioni' locali.
Gli enti locali di beneficenza, assistenza e comunque creati dalla iniziativa privata e diventati di diritto pubblico troveranno
altres nella Regione l'organo di tutela, delle finalit per cui vennero creati, della loro autonomia e del diritto degli interessati
alla loro amministrazione, senza alcun diritto a mutarne la natura o a trasferire in altra sede o forma il loro patrimonio.
30.
L'Assemblea regionale ha anche il compito di rappresentare la Regione presso gli organi centrali dello Stato e
pu emettere voti, formulare progetti sulle materie di competenza di questi che possono interessare la Regione e presentarli
alle Assemblee legislative della Nazione.
31.
L'Assemblea regionale, non pi tardi del mese di gennaio, approva il bilancio della regione predisposto dalla
Giunta per il nuovo esercizio.
All'approvazione della stessa Assemblea pure sottoposto il rendiconto generale.

33

SEZIONE II. Funzioni del Preside e della Giunta Rapporti coll'Amministrazione centrale.
32.
Il Preside e gli assessori regionali,
nell'esercizio delle loro funzioni, che sono
tutte quelle contemplate dal presente statuto,
sono responsabili di fronte all'Assemblea
regionale ed alla nazione rappresentala dalle
sue Assemblee.
33.
Il Preside la suprema autorit
della Regione che rappresenta presso il Governo nazionale.
Gol rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri dello Stato nazionale con voto deliberativo nelle materie che
interessano la regione.
34.
La Regione ha diritto di partecipare con un suo rappresentante alle Commissioni destinate alla formazione delle
tariffe delle ferrovie nazionali e alla istituzione
e regolamentazione dei servizi nazionali di
comunicazione, delle posto, dei telefoni, marittimi e aerei e di tutti gli altri che possano comunque interessare la regione.

ORGANI GIURISDIZIONALI
35.
Gli organi giurisdizionali avranno
il loro ordinamento regionale in armonia a
- quello- che sar stabilito dalla Costituzione
per il loro ordinamento generale. (Per ragioni
di competenza e per non interferire in una
materia ancora da esaminare e discutere si tralascia questa parte).

SERVIZI ECONOMICI E-SOCIALI.


36.
I servizi economici e sociali esistenti e quelli che si creassero nella sfera nazionale si organizzeranno
regionalmente, con
patrimonio regionale e con amministrazione
regionale, e avranno un loro statuto che,
mentre garantir loro l'autonomia nell'ambito della Regione, ne armonizzer, con quelli
delle altre regioni, l'ordinamento, i compiti
e lo funzioni.
A tale scopo tali servizi avranno una amministrazione nazionale basata su rappresentanza regionali.
37.
Saranno istituiti Consigli regionali
per:
1) l'agricoltura;

34

2) il commercio;
3) le comunicazioni;
4) l'industria;
5) il lavoro; i quali si formeranno con lo rappresentanze elettive degli interessati.
38.
La composizione di tali Consigli,
il campo della loro disciplina, i modi di elezione, compresi i criteri per la formazione delle
liste degli elettori, saranno determinati da
particolari disposizioni legislative di competenza dell'Assemblea regionale.
39.
I Consigli economici avranno
funzioni prevalentemente consultive, di iniziativa por quanto si riferisce a proposte di
legge da sottoporre alle Assemblee regionale
o nazionale, di esecuzione e di applicazione
per leggi e disposizioni gi esistenti. La loro
consultazione obbligatoria per la Regione
in tutte le materie che alla loro competenza
si riferiscono.
Avranno anche facolt di prendere deliberazioni e di svolgere attivit propria sempre che ci sia fuori delle cose riserbate
alla amministrazione della regione e a quella nazionale e che vi provvedano con mezzi propri.
40.
La sede- di ciascuno di tali servizi sar Labilit nella localit ritenuta pi adatta alla loro natura e secondo la
maggiore o minore entit degli interessi rappresentati, indipendentemente dalle sedi capoluogo di regione o di consorzi
provinciali.
41.
Altri Consigli di natura economica o anche sociale potranno costituirsi, oltre quelli sovraindicati , quando se ne
presenti la opportunit e per iniziativa degli interessati stessi.
42.
Date le diverse interferenze economiche dei vari servizi il diritto allelettorato attivo per uno di essi non implica
la esclusione da un altro.
43.
Nella organizzazione degli Enti
economici, le forme spontanee e consorziali
dovranno essere sempre preferite su quelle
obbligatorie o monopolistiche.
44.
I Consigli economici o sociali della
regione parteciperanno con propri rappresentanti alla formazione dei rispettivi Consigli nazionali, che per quanto si riferisce
ai
loro compiti normativi e di esecuzione delle
leggi generali dello Stato e noi limiti di competenza della loro facolt di iniziativa, assumeranno le funzioni e gli uffici degli
attuali
Ministeri dell'agricoltura, del commercio, delle comunicazioni, dell'industria e del lavoro.

ENTI DI RICOSTRUZIONE
45.
Gli attuali Provveditorati e gli
Uffici tecnici creati per l'opera di ricostruzione nazionale resa necessaria dalla guerra,e dalle nuove necessit di vita
nazionali saranno trasformati in Enti regionali di ricostruzione con attivit autonoma e con rappresentanze dirette delle
comunit, ai quali faranno capo le iniziative, i sindacati, le cooperative e i consorzi comunque creati per assolvere compiti
ricostruttivi.

POLIZIA.

35

46.
La polizia dello Stato che sar
reclutata regionalmente e avr organici regionali, dipende disciplinarmente, per il suo
impiego e la sua utilizzazione, dal Governo
regionale che rappresenta anche nella Regione
la suprema autorit dello Stato nazionale e
ne fa applicare ed eseguire gli ordini le disposizioni.
In casi eccezionali e quando linteresse e la sicurezza generali lo richiedono, il Governo regionale pu chiedere l'impiego delle
altre forze armate dello Stato.
Il Preside del Governo ha pure il diritto di disporre la rimozione o di proporre al Governo nazionale il trasferimento fuori
della regione dei funzionari di polizia.
Il Governo regionale pu servirsi altres, per la tutela di particolari servizi e interessi, dei corpi di polizia amministrativa dei
comuni e dei Circondari di vicinanza.

PATRIMONIO E FINANZE.
47.
Tutte le propriet demaniali e quelle comunque che le provenissero in
virt di espropriazioni d'interesse generale, quelle pubbliche che non fossero di propriet esclusiva degli enti locali, formano
il patrimonio della Regione.
48.
I beni immobili che si trovano nella Regione e che non sono in propriet, di alcuno, spettano pure al
patrimonio della Regione.
49.
Al fabbisogno finanziario della,
Regione si provvede con i redditi patrimoniali della regione e a mezzo di tributi deliberati dalla medesima.
Sono di pertinenza della regione e quindi anche dei comuni, le imposte dirette, anche in considerazione che il maggiore
onere delle spese generali viene, con il nuovo ordinamento, a gravare sulla regione e sugli culi locali.
I triboli a carattere personale e per servizi di uso e utilit locale sono di spettanza esclusiva dei comuni.
Sono riserbati allo Staio i proventi dei monopoli, delle dogane, dei grandi servizi' pubblici (come le poste, i telegrafi, i
telefoni, la radio), del bollo e di tutto ci che ha riferimento a servizi di carattere nazionale o statale.
Nella ripartizione percentuale delle imposte dirette l'Assemblea regionale fisser quanto dovr andare alla regione e
quanto ai comuni.
La Regione altres tenuta a concorrere, nella misura proporzionale che le leggi generali determineranno, alle spese
dell'amministrazione nazionale, quando le entrate a questa riservata non bastassero.
50.
La Regione concorrer con un
contributo annuale rappresentato da 1/20
del gettito delle imposte dirette (oppure da
una, quota percentuale sul gettito delle imposte dovute chesar fissata dall'Assemblea
nazionale) ad un Fondo di solidariet nazionale destinato ad ani Lare le regioni pi povere, pi bisognose o pi sinistrate ad
elevare
la loro situazione al livello dalle altre regioni.
51.
La Regione parteciper alle Commissioni di studio e alla formulazione di proposte in materia doganale.
La creazione di diritti doganali, dazi di importazione e di esportazione, tra regione e regione vietata dalla Costituzione.
Limitazioni temporanee, anche da comune e comune, potranno essere stabilite per ragioni igieniche o sanitarie.
La Regione potr comunque decidere -in accordo con gli organi centrali - la esenzione doganale per importazioni di speciali
prodotti dall'estero, macchinari e materie prime, indispensabili ai propri lavori
propri lavori di carattere pubblico o a trasformazioni o applicazioni d'interesse economico regionale a disposizione degli enti
economici regionali.
52.
Il Governo della Regione ha facolt
di emettere prestiti interni.

CONTROLLI AMMINISTRATIVI
1.
COMITATI DI VIGILANZA.
53.
In ogni comune istituito un Comitato di vigilanza composto di 5 membri:
3. effettivi e 2 supplenti.
La sua nomina avverr per pubblica elezione in occasione e contemporaneamente alla nomina dei consiglieri. La nomina
dovr cadere su persone munite almeno del diploma di ragioniere o di geometra o altro titolo equipollente o superiore,
elettrici e residenti- nelle Comunit di vicinanza, com-presi a tale uopo in apposito elenco che sar aggiornato ogni anno
insieme alle liste elettorali.
Il compito di tale Comitato di controllare la regolarit amministrativa di tutte le operazioni del Comune e di riferire al
Consiglio sul bilancio annuale.
54.
Uguale Comitato e nello stesso numero di componenti sar eletto e funzioner. con lo stesso compito, per i
Circondari di vicinanza.
55.
Per le Comunit provinciali il Comitato di vigilanza sar composto di 7 membri, di cui 2 supplenti. La loro
nomina avverr per voto segreto dei componenti i Consigli comunali e i Comitati di vigilanza della circoscrizione e dovr
cadere su persone eleggibili comprese negli appositi elenchi della Comunit provinciale.
Tale Comitato di vigilanza si sostituir alla attuale Giunta provinciale amministrativa e ne erediter i carteggi e gli uffici.

36

56.
Uguale Comitato di vigilanza sar pure costituito per la Regione, sar formato con gli stessi criteri ed eletto con
la stessa procedura dai componenti i Consigli dei comuni, e dei Circondari di vicinanza con uguale diritto. Solo, che sar
composto di 15 membri, di cui 4 supplenti.
57.
I Comitati di vigilanza della Comunit provinciale e della Regione hanno autorit ispettiva e possono
funzionare in sede di ricorso.

2.
REFERENDUM POPOLARE.
58.
In materia amministrativa - esecuzione di opere pubbliche, assunzione di servizi, materia d'imposta -
ammessa senza
eccezione la facolt degli amministratori d'interpellare gli elettori per' referendum, che diverr obbligatorio per quegli atti
amministrativi che non fossero accettati o approvati dai Comitati di vigilanza.
59. Il referendum popolare obbligatorio per quelle spese il cui calcolo di previsione impegnasse pi di 1/10 delle
entrate ordinarie per un periodo superiore a 5 anni e in tutti quei casi che 1/5 degli elettori del Comune esplicitamente lo
richiedesse.
Il responso del referendum ha valore definitivo per un periodo di 4 anni.

3. FACOLT D'INIZIATIVA E DI REVOCA.


60.
in facolt degli elettori, in numero di 1/5 almeno di quelli che figurano nelle liste, di fare proposte concrete al
Consiglio del Comune o a quelli di Comunit e di richiedere su esse il referendum qualora venissero respinte.
61.
La revoca dei rappresentanti con nuove elezioni pu essere richiesta, sempre da 1/5 degli elettori, quando il
referendum popolare avesse esplicitamente respinto proposte o atti del Consiglio. La semplice constatazione del numero
legale degli elettori richiedenti determina la convocazione dei comizi elettorali nei modi stabiliti. In tale caso
l'amministrazione provvisoria del comune assunta dal Comitato di vigilanza.

GARANZIE COSTITUZIONALI
62.
Contro atti incostituzionali dell'Assemblea regionale, o del suo Governo o del Preside, contro ogni violazione di
legge,
contro atti arbitrari da qualunque autorit compiuti e comunque compiuti, i cittadini hanno il diritto di ricorrere alla
magistratura ordinaria fino al suo pi alto grado. La decisione della magistratura ha valore definitivo e deve essere
rispettata dagli organi della Regione fino a che in loro potere, dagli organi dello Stato quando si tratti di farla rispettare
dagli stessi organi esecutivi della regione.
TUTELA DELLE MINORANZE ETNICHE E LINGUISTICHE
63.
Nei Comuni e nelle Regioni a popolazione mista, etnica e di lingua, si creeranno amministrazioni miste con
rappresentanze e bilanci separati per tutti i servizi
che potranno essere tenuti separati.
Le rappresentanze saranno proporzionali, elette con voto diretto e segreto e con liste
distinte, compilate secondo la libera indicazione degli elettori interessati.
L'insegnamento nelle pubbliche scuole, la redazione dei documenti ufficiali saranno nelle lingue localmente in uso.
I diritti delle minoranze linguistiche saranno tutelati e regolati da una speciale legge regionale sanzionata dalle Assemblee
nazionali e garantita dalla Costituzione.
MODIFICAZIONI DELLO STATUTO

37

64. Modificazioni al presente statuto potranno essere fatte ed entrare in vigore solo che siano in armonia con i modi
stabiliti
per la modifica delle altre leggi costituzionali dello Stato e non siano in contrasto con lo spirito della Costituzione.
Per diventare definitive dovranno ottenere la sanzione delle Assemblee regionali e di quella (o di quelle) della Nazione.
DISPOSIZIONE TRANSITORIA
Una legge speciale regoler il passaggio dall'attuale ordinamento dei Comuni e delle Provincie nel nuovo ordine regionale
in modo che esso avvenga gradualmente e senza spostamenti immediati che possano pregiudicarne l'attuazione e i
risultati.

*****************

2. DISCUSSIONE

.ASSEMBLEA COSTITUENTE.COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE

SECONDA SOTTOCOMMISSIONE.

RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI SABATO 27 LUGLIO 1946


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Discussione sulle autonomie locali.
AMBROSINI, Relatore, premette che, pi che fare una relazione, intende semplicemente iniziare la discussione.
Il problema dell'autonomia si affaccia e si impone per riparare agli inconvenienti dell'accentramento, cio di tutto quel
sistema che, per la diffidenza verso le popolazioni e le autorit locali, fu instaurato nel primo momento della unificazione
nazionale; inconvenienti che si manifestarono subito e vennero man mano aggravandosi, determinando una situazione che
occorre affrontare e superare.
Gli inconvenienti dell'accentramento sono ben noti, e cio:
1) la sottrazione degli affari, specialmente amministrativi, a coloro che vi sono direttamente interessati e la loro attribuzione
ad organi lontani, centrali, che possono non conoscere affatto le condizioni locali e che comunque dipendono o sono
influenzati dai governanti;
2) la compressione delle energie locali, l'accumulazione delle pratiche al centro, il ritardo nello svolgimento degli affari, la
diminuzione della libert degli enti locali e conseguentemente della popolazione;
3) circa il funzionamento del Parlamento e la missione del Deputato, l'inconveniente gravissimo che i rappresentanti della
nazione, a causa di questo sistema di accentramento, sono gravati da una infinit di sollecitazioni e di richieste da parte
degli elettori, che, non arrivando a veder risolte le proprie pratiche al centro, ricorrono, come usando di un diritto, al loro
deputato, il che naturalmente distrae la rappresentanza politica dal compito di curare gli interessi della nazione.
Per eliminare questi inconvenienti bisogna togliere la causa, ed qui che soccorre il concetto dell'autonomia che, per mezzo
di norme adatte, porterebbe:
1) ad evitare i danni del centralismo statale;
2) a stimolare e potenziare le energie locali con la partecipazione dei singoli alla vita pubblica;

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3) a stabilire l'equilibrio fra le forze politiche e quindi ad impedire l'abuso del potere e l'eventuale predominio illecito di
grupdi politici o di gruppi di interessi.
Per raggiungere questi scopi non basterebbe l'istituto del decentramento burocratico, n basterebbe l'istituto del
decentramento autarchico, il quale assegnerebbe dei compiti ad un nuovo ente autarchico ma lasciandolo esposto alle
pressioni e all'ingerenza del potere centrale e dei governanti. Occorre quindi ricorrere all'adozione dell'istituto
dell'autonomia politica regionale.
L'autonomia dell'ente regione dovrebbe intendersi accentrata su un insieme di diritti della regione elevata a persona
giuridica; diritti propri, diritti fondamentali sanciti nella costituzione, e quindi non modificabili o diminuibili con una legge
ordinaria e perci garantibili davanti ad una Carta Costituzionale.
Si intende che questo sistema presuppone la adozione di un tipo di costituzione rigida, perch altrimenti mancherebbe
qualsiasi garanzia per il funzionamento di tutto il congegno.
La regione indubbiamente un ente naturale che sta tra lo Stato e i comuni, ed alla quale, se si vuole far sorgere l'ente
regione, si debbono attribuire dei compiti, alcuni dei quali sono oggi di spettanza degli enti locali compresi nella sua
giurisdizione ed altri dello Stato. Dei compiti di spettanza degli enti locali, possono venire in considerazione quelli che si
riferiscono a servizi pubblici i quali, per acquistare maggiore efficienza, hanno bisogno di una circoscrizione pi vasta (servizi
dell'acquedotto, dell'energia elettrica, ecc.). Ma in concreto, quando si ammette la necessit del cambiamento del sistema
attuale e l'adozione dell'istituto regionale, il problema si riduce nel determinare quale caratteristica deve avere la regione
ed a quali scopi concreti deve assolvere. E qui bisogna guardare alle funzioni pubbliche ed orientarsi secondo la divisione
fondamentale di queste funzioni: quindi la funzione legislativa, quella esecutiva o amministrativa e quella giurisdizionale.
Anzitutto viene in considerazione la competenza legislativa o normativa. Questa competenza, che verrebbe a spettare alla
regione, sarebbe di natura diversa da quella che oggi compete a tutti gli enti i quali, in virt del loro diritto di autonomia,
possono darsi delle determinate norme per regolare per lo meno l'esercizio dei loro poteri. Qui si tratterebbe di una
competenza legislativa normativa, assegnata alla regione direttamente dalla carta costituzionale e che perci, nel caso
specialmente di materie affidate alla competenza esclusiva della regione, darebbe luogo all'emanazione di vere e proprie
leggi, le quali avrebbero lo stesso valore delle leggi emanate dallo Stato, tanto che, in caso di contrasto, dovrebbe esser
consentito alla regione la facolt di impugnare le stesse leggi dello Stato in difesa della propria competenza.
Detto questo in via generale, bisogna esaminare i gruppi diversi di materie che devono restare necessariamente nella
competenza dello Stato e di quelle che possono essere attribuite alla regione. Ma qui basta limitarsi ad alcuni criteri di
orientamento.
Vi sono materie che, per la loro stessa natura, riguardano gli interessi generali di una nazione e per le quali non pu esservi
dubbio che, in qualsiasi evenienza, devono rimanere di competenza dello Stato (rappresentanza all'estero, problemi di
politica internazionale, questioni riguardanti la nazionalit, sistema monetario ecc., ecc.).
D'altra parte, vi sono altre materie che, per la loro natura, pi si avvicinano al soddisfacimento dei bisogni locali o dei
bisogni di determinati gruppi od enti territoriali che non si espandono per tutta la nazione, e che possono esser considerate e
trattate con maggior comprensione e rendimento dagli organi locali nell'ambito della loro circoscrizione (per esempio:
l'agricoltura, le istituzioni di beneficienza, le strade, gli acquedotti, il regime delle miniere, della pesca, del turismo, ecc.).
Questo gruppo di materie attinenti a interessi prevalentemente locali dovrebbe essere attribuito alla competenza della
regione in modo esclusivo, cosicch, in questo campo la regione potrebbe emanare norme legislative.
Si pu raffigurare un terzo gruppo di norme relative a materie nelle quali l'interesse della collettivit nazionale
preponderante, ma per le quali pu essere utile che gli organi legislativi centrali non vincolino in modo rigido l'esecuzione
delle norme nelle singole regioni. Per questo gruppo di materie potrebbe lasciarsi agli organi legislativi centrali dello Stato la
facolt di stabilire i princip fondamentali, ed attribuire invece alla regione la facolt di dettare le norme di esecuzione, in
modo da adattare i princip fondamentali alle particolari esigenze dell'ente locale.
Infine pu raffigurarsi un altro gruppo di materie per le quali si potrebbe stabilire una competenza cosiddetta concorrente;
per le quali, cio, allo Stato spetterebbe in principio, il diritto di legiferare, ma si potrebbe concedere alle regioni di dettare
norme per mezzo dei propri organi, fino a quando lo Stato non avesse fatto uso della sua facolt di dettare norme.
Per semplicit si potrebbe fissare l'attenzione sui primi tre gruppi, che in sostanza finirebbero per ridursi a due, perch la
potest normativa della regione determinata dal terzo gruppo si esplicherebbe col dettare norme di esecuzione.
La questione fondamentale consiste nel determinare quelle che sono e devono essere materie di competenza dello Stato e
quelle che possono essere materie di competenza della regione. In una carta costituzionale il problema potrebbe risolversi
determinando i gruppi di norme di competenza dello Stato e quelli di competenza della regione, oppure stabilendo soltanto
quali sono le materie di competenza della regione, restando sottointeso che in tutte le altre materie la competenza dello
Stato. Probabilmente questo secondo sistema il migliore.
Si deve aggiungere che sembra opportuno dare alla regione un altro diritto nel campo generale della legislazione. Vi sono
dei problemi, delle esigenze che spesso non sono contemporaneamente avvertite da tutta la popolazione dello Stato, perch
toccano un interesse particolare di indole sentimentale o puramente materiale nell'ambito regionale. Ora, se si vuole che le
regioni partecipino alla vita generale dello Stato, non solo con quel compito normativo che in sostanza finisce per esaurirsi
nella regione, ma con un accordo pi ampio e quindi con l'affermazione di un senso di maggior fiducia nello Stato e di pi

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salda unit, si potrebbe concedere alla regione la facolt che si pu dire di iniziativa nel campo legislativo, in questo senso:
la regione non diventerebbe mai uno degli organi del potere legislativo dello Stato, n potrebbe interferire nell'assoluta
libert e indipendenza del potere legislativo generale; ma nessun inconveniente deriverebbe dal fatto che l'assemblea
regionale, avvertendo determinati bisogni, e in vista di interessi che la popolazione della regione pu per prima avvertire o
sentire, si facesse iniziatrice di una proposta di legge che fosse sottoposta al potere legislativo dello Stato, il quale rimarrebbe
assolutamente libero di decidere, ma sarebbe costretto a esaminarla. Non si tratterebbe che di estendere il diritto, che pu
competere a qualsiasi cittadino di rivolgersi all'assemblea legislativa del proprio paese, di sottoporre dei desiderata e di fare
anche delle proposte. Questo diritto, per acquisterebbe maggior rilievo, non solo dal punto di vista spirituale e politico, ma
anche dal punto di vista giuridico, quando si stabilisse che la Camera o le Camere legislativa devono, non solo esaminare i
progetti che vengono presentati per avventura dall'assemblea regionale, ma anche sentire gli eventuali rappresentanti
dell'assemblea regionale che essa reputasse opportuno di inviare al Parlamento per esporre le proprie ragioni.
Dal campo della legislazione passando a quello della esecuzione; evidente che la regione deve poter esercitare la funzione
esecutiva amministrativa per tutte le materie che sono di sua competenza esclusiva e per le altre che vengono a trovare la
loro esplicazione nella regione. Pu aggiungersi che la regione potrebbe esplicare le funzioni amministrative che sono
proprie dello Stato nel caso che questi le delegasse i suoi poteri esecutivi. L'organo centrale pu ritenere opportuno servirsi
della amministrazione regionale per perseguire quegli scopi che sarebbero in linea di principio riservati alla propria
amministrazione diretta, centrale o locale.
Viene infine la funzione giurisdizionale.
La questione qui molto pi delicata, perch l'eventuale attribuzione delle funzioni giurisdizionali alla regione metterebbe
quest'ente in una posizione di assoluto primo piano e potrebbe quindi dar luogo alla affermazione di pretesa della regione
come Stato.
Non si pu giungere ad elevare la regione alla dignit di quello che suole chiamarsi Stato membro di uno Stato federale;
ma opportuno avvertire che vi sono casi di Stati; cosiddetti federali, nei quali lo Stato membro ha la potest legislativa e
quella amministrativa, ma non anche quella giurisdizionale. Non tuttavia il caso di irrigidirsi. Posto il principio, potrebbe
ben concedersi alla regione la possibilit di istituire degli organi giurisdizionali per la decisione di ricorsi avverso atti o
deliberazioni degli enti locali, congegnando il sistema in modo da non infrangere il sistema generale dell'unit della
giurisdizione dello Stato. Si pu aggiungere che, per andare incontro, ad esigenze e desideri di regioni, si potrebbe adottare
una specie di decentramento, con la istituzione nella regione di sezioni anche dei supremi tribunali giurisdizionali ed
amministrativi dello Stato. Ma chi voglia attenersi al principio dell'autonomia della regione nel senso qui prospettato non
pu arrivare all'attribuzione alla regione della funzione giurisdizionale.
La possibilit che si conceda alla regione la facolt di rendersi iniziatrice di progetti di legge da presentarsi al parlamento
nazionale riguarda la cooperazione della regione alla vita nazionale e naturalmente questo sar uno dei problemi che
dovr essere esaminato. Circa la partecipazione della regione come tale alla vita nazionale, si presenta pure la possibilit
che la regione concorra, anche solo parzialmente, alla formazione della seconda Camera, cio del Senato. Si accenna qui al
problema senza arrivare ad alcuna soluzione; ma indubbiamente, se si avr la seconda Camera, la partecipazione della
regione, anche limitatamente ad un numero di Senatori, potrebbe essere consigliabile.
Viene ora la questione forse pi spinosa, quella della finanza della regione. Quando si trasferiscono alla regione delle
funzioni, evidente che bisogna darle pure la possibilit di esercitarle. Vi pu essere una finanza esclusivamente regionale?
In ogni caso, sar sempre necessario che vi sia una finanza coordinata. Sorge poi la questione di chi deve disporre
l'imposizione e del sistema di erogazione delle spese. Nel caso di regioni povere o impoverite deve poter ammettersi che lo
Stato non le abbandoni, perch altrimenti l'istituto dell'autonomia politica finirebbe per danneggiare la regione.
Connesso con quello della finanza il sistema dei controlli, specialmente quando si abbiano degli apporti da parte dello
Stato, perch chi d il contributo deve accertarsi del modo in cui questo viene effettivamente impiegato.
Altra questione di indole generale relativa all'istituzione della regione quella del suo territorio. In Italia esistono regioni
geograficamente o tradizionalmente determinate; ma bisogna tener presente la necessit che l'ente regione si istituisca in
modo da essere vitale e quindi potrebbe sorgere la necessit di non seguire meccanicamente il criterio storico, ma di
addivenire a fusioni o cambiamenti consigliati dalla valutazione di particolari interessi. Onde un'altra questione: quale
sarebbe il potere competente per operare un eventuale cambiamento nella struttura politico-territoriale della regione?
Pare indubbio che non possa essere che il potere centrale, naturalmente, sentita la regione o a richiesta della regione.
Vi poi il problema degli organi. Si potrebbe dire con semplicit che sar necessaria un'Assemblea, un Presidente, una
Giunta, un Segretario; un Presidente che rappresenti la regione e sia il capo della amministrazione regionale; una Giunta
composta da assessori preposti alle varie materie dell'amministrazione; Presidente e assessori sarebbero, naturalmente,
nominati dall'Assemblea regionale.
Riguardo all'Assemblea regionale, sorge la questione della sua formazione. Indubbiamente deve essere elettiva: ma con
quale criterio? Dal punto di vista generale potrebbe dirsi che la struttura della legge elettorale regionale deve essere
demandata alla stessa regione. Potrebbe, d'altra parte, prendersi in considerazione la possibilit che le linee generali di
questa legge elettorale fossero determinate nella Carta Costituzionale, come avvenuto nelle Carte Costituzionali
specialmente dell'altro dopoguerra. Tenuti presenti i presupposti che in Italia hanno spinto a propugnare la creazione
dell'ente regione, potrebbe affacciarsi la proposta che vengano indicati i criteri fondamentali di elezione dell'Assemblea
regionale su basi diverse da quelle della cos detta rappresentanza diretta, del suffragio diretto, cio della elezione fatta da

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collegi elettorali composti da cittadini indifferenziati. Potrebbe, cio, affacciarsi la proposta che, per dare alla regione un
carattere tutto particolare, a seconda delle sue esigenze, sia opportuno evitare quel sistema di elezione a suffragio diretto
che porta concretamente la lotta elettorale sul terreno delle ideologie politiche dei partiti; la proposta che l'Assemblea
regionale venga costituita sulla base di un sistema generalmente chiamato della rappresentanza degli interessi, cos che
nell'Assemblea regionale si rispecchiassero la struttura economico-sociale e gli interessi della regione. In tal modo i
rappresentanti sarebbero maggiormente legati alla cura di quegli interessi e si affermerebbe nell'Assemblea regionale un
principio diverso nel modo di valutare gli interessi particolari.
Per quanto si riferisce all'Assemblea regionale e alle norme da essa emanate, corre l'obbligo di esaminare alcuni quesiti.
Anzitutto: pu l'Assemblea regionale essere sciolta? Qui si dovr vedere quello che sar deciso riguardo alla prima Camera
ed eventualmente anche alla seconda. Se si afferma la possibilit che l'Assemblea regionale sia sciolta, da chi potrebbe
provenire l'ordine di scioglimento e, eventualmente, in quali circostanze?
Altro quesito si riferisce alle leggi votate dall'Assemblea regionale. In linea di massima dovrebbero essere senz'altro
operative; ma pu prospettarsi la questione se sia utile che
vengano comunicate agli organi dello Stato e se sia ammissibile che gli organi centrali dello Stato avanzino un diritto di
veto. Comunque, dato il sistema di divisione delle competenze tra Stato e Regione, indubbio che, come spetta alla
Regione il diritto di ricorrere ad un organo giurisdizionale (una corte costituzionale, o un organo misto, a seconda che la
carta costituzionale sar per deliberare) avverso le disposizioni degli organi centrali dello Stato che interferiscano nei limiti
della sua competenza e la violino, cos naturale che spetti agli organi centrali dello Stato la possibilit e il diritto di ricorrere
avverso le leggi emanate dall'Assemblea regionale, che per avventura si reputi abbiano invaso il campo di competenza
dello Stato.
Riguardando poi il problema pi largo dei rapporti tra Stato e Regione, sorge il quesito: il governo dello Stato avr un suo
rappresentante nella Regione? Il Presidente della Regione pu essere investito della rappresentanza dello Stato? E,
comunque, il Presidente della Regione pu essere chiamato a partecipare alle sedute del Consiglio dei Ministri nelle quali si
discuta un argomento che interessi specialmente la Regione, senza naturalmente avere voto deliberativo?
Vi poi la questione degli enti e delle istituzioni che esistono, nella circoscrizione della Regione. Se si vuole modificare il
sistema di accentramento attuale, non pu consentirsi che si istituisca un sistema di accentramento regionale; quindi deve
affermarsi nell'ordine della Regione quel principio della libert degli enti territoriali ed istituzionali locali, i quali devono
poter perseguire i loro fini liberamente a mezzo di organi elettivi. Ma su questo punto non applicabile il concetto di
autonomia politica, cos come stato delineato nei riguardi della Regione: qui pu trattarsi semplicemente dell'applicazione
del principio comune dell'autarchia, del ritorno all'antico sistema, con quelle modificazioni e quegli adattamenti che siano
richiesti da un maggior riconoscimento della libert locale e dell'istituzione dell'ente regionale. Basta il ritorno, in sostanza,
all'antico principio dell'autarchia come libert dell'ente territoriale o dell'istituzione di perseguire liberamente i suoi scopi e di
perseguirli (perch qui si esplica il principio della libert e del governo libero locale) per mezzo di organi eletti direttamente
dagli interessati, con quelle facolt di controllo che, pur limitate, potrebbero sembrare sempre opportune per evitare lo
straripamento degli enti locali e pi ancora la faziosit degli amministratori.
Tra gli enti locali, quello che maggiormente viene in discussione e per cui pi grave la controversia, la provincia.
Bisogna distinguere la provincia come ente autarchico e come circoscrizione amministrativa. Rester la provincia come ente
autarchico? E qui c' da domandarsi: se la Regione verr ad avere dei compiti, taluno dei quali pu essere sottratto a quelli
degli enti locali, dato che la provincia come ente autarchico ha compiti ben limitati, quali di questi le resterebbero? Ancora:
se si applica maggiormente il principio e la tendenza a formare consorzi tra comuni, anche limitatamente a determinati
scopi e a singoli interessi, quale il campo di azione che resterebbe alla provincia? Ed allora, data questa situazione,
varrebbe la pena di conservarla o non sarebbe pi utile sopprimerla come ente autarchico?
Quanto alla provincia come circoscrizione amministrativa (prefetture) la questione ancora pi delicata. Dovrebbe
quest'organo, nel caso che fosse conservato, diventare un organo regionale? La soluzione, in un senso o nell'altro, potrebbe
dipendere dal fatto che si stabilisca nella capitale della regione un rappresentante del Governo centrale o che il Presidente
della Regione sia a sua volta investito delle funzioni e dei compiti come rappresentante del Governo centrale per la cura di
quegli affari che restano allo Stato anche nell'ambito regionale.
Riguardo al Comune, non pu esser dubbio che si tratta di un ente intangibile perch proprio quello in cui si accentrano
tutti i bisogni locali, che sono i bisogni rudimentali per i quali nato questo aggregato, per i quali esso ha acquistato un
insieme di poteri e di organi, la personalit giuridica e un diritto di ordinanza.
La questione pi grave quella dei controlli. Pu lasciarsi agli amministratori dei Comuni la libert assoluta? Da tante parti
si chiesto, e forse giustamente, l'abolizione del controllo di merito, attraverso il quale potevano esplicarsi, ed effettivamente
si esplicavano, influenze ed ingerenze illecite. Il controllo di legittimit potrebbe restare, come potrebbe restare il controllo
ispettivo. Indubbiamente (e la questione qui si riattacca al mantenimento o all'abolizione dell'ufficio del prefetto) si
potrebbe anche pensare all'abolizione di tutti questi congegni e alla messa in efficienza del semplice diritto comune, che
sostanzialmente il sistema tradizionale dell'Inghilterra. Pur nella variet della distribuzione di circoscrizioni territoriali, tutti
gli enti locali inglesi godono della pi assoluta

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libert e non sono sottoposti ai controlli che da noi sono diventati tradizionali, e se gli organi degli enti locali - siano borghi,
contee o citt - esorbitano dalla sfera della propria competenza o violano i diritti di taluno, si mette in moto il diritto
comune, cio chiunque pu ricorrere ai giudici ordinari. da vedere se questo sistema potrebbe, per lo meno in tutta la sua
interezza, trovare applicazione nel nostro Paese. Pu darsi che sia pi opportuno mantenere alcuni degli istituti tradizionali,
ma corretti e adeguati in modo da non dar luogo agli inconvenienti, danni, incidenze, prepotenze e corruzioni che finora
purtroppo si sono lamentati.
Concludendo: tutti i problemi che si riferiscono agli enti che esistono o che possono crearsi come enti territoriali o enti
istituzionali nell'orbita della circoscrizione regionale vanno esaminati in un secondo momento e comunque sono subordinati
alla direttiva generale che si seguir per il problema fondamentale, che consiste nel riconoscimento o meno delle regioni
dotate di personalit giuridica, con attribuzione di diritti propri, sanciti nella Carta Costituzionale, e quindi non modificabili
con leggi ordinarie e conseguentemente garantiti col ricorso ad una Corte costituzionale.
(La riunione, sospesa alle 18,15, ripresa alle ore 18,30).
PERASSI, Relatore, constata che la relazione del collega Ambrosini esauriente nel modo pi assoluto; anz, andata oltre
quel che era richiesto, sia perch il Relatore sceso a considerare utili particolari, sia perch ha fatto conoscere alcune sue
preferenze personali. A prescindere da questo, sta in fatto che nella relazione Ambrosini tutti i problemi sono stati posti, dai
pi generali al pi particolari. Non rimarrebbe pertanto che precisare sinteticamente quali sono gli aspetti da considerarsi al
fine di. prendere una posizione.
Il problema si accentra, soprattutto, sulla opportunit di creare in Italia l'ente regione e di determinarne le competenze.
A questo riguardo il punto pi importante consiste nel determinare la competenza legislativa. E qui si pone questa
considerazione: se sia il caso di procedere a questa determinazione della competenza in via diretta o in via indiretta, cio in
relazione alla competenza dello Stato.
Senza entrare nel merito, perch qui si tratta di prospettare soltanto le due formule, queste possono essere: l'una,
determinare le materie nelle quali la competenza legislativa riservata allo Stato; l'altra, inversa, determinare
direttamente la competenza della regione, senza fare una elencazione di competenze dello Stato.
Resta poi, come idea centrale da esaminare, quella di determinare in che senso e in che limiti la regione eserciterebbe la sua
funzione legislativa. Qui si hanno due ipotesi: legislazione su materie determinate con una competenza piena, nel senso che
in queste materie ogni regione possa fare proprie leggi con piena libert, salvo soltanto i limiti determinati da alcuni principi
costituzionali inseriti nella Carta Costituzionale dello Stato; oppure legislazione regionale, la quale dovrebbe svolgersi
nell'ambito della legislazione statale, che, rispetto a certe materie, (dovrebbe limitarsi a fissare i capisaldi, rendendo possibile
alle singole regioni di avere una legislazione di adattamento alle condizioni locali.
Questi sono i punti fondamentali.
Naturalmente, il problema della regione si connette soprattutto al problema dell'ordinamento tributario. Anche qui,
prescindendo dai particolari, possono escogitarsi diversi sistemi: il sistema di una finanza regionale autonoma, nel senso che
la costituzione determini essa stessa quali sono le fonti di imposizione per la finanza regionale; e il sistema, nettamente
opposto, secondo cui le regioni, avendola competenza tributaria pi larga, concorrono alle spese dello Stato mediante
contingenti. Comunque, certo che il problema dell'ordinamento tributario e della coordinazione della finanza regionale
con la finanza dello Stato fondamentale. In ogni caso, nella costituzione alcuni principi dovrebbero essere posti in maniera
netta, allo scopo di disciplinare questa coordinazione e di evitare inconvenienti.
Altro punto quello di sapere se tra le materie da lasciarsi alla competenza legislativa della regione entri anche
l'ordinamento, degli enti locali. E vi un altro aspetto di questo problema: vedere in che modo debbano funzionare ed
entro quali limiti i controlli sugli enti locali; se attraverso la regione o attraverso lo Stato.
Anche il problema della giurisdizione stato accennato ampiamente e pu avere diverse soluzioni: la regione pu avere
una giurisdizione propria in talune materie; la sua funzione giurisdizionale pu essere limitata al campo amministrativo.
Per quanto concerne l'organizzazione della regione, si pone una domanda pregiudiziale: la costituzione deve fissare essa
stessa i criteri dell'organizzazione regionale, oppure questa materia pu essere lasciata alla legislazione
regionale; o i due sistemi si possono combinare? possibile concepire che la regione abbia una organizzazione i cui principi
siano fissati nella costituzione, ma che, tuttavia, la costituzione lasci alle singole regioni la facolt di integrare questi principi
mediante una legge organica, che renda possibile eventualmente nella regione l'adozione di certi istituti; per esempio
l'istituto del referendum.
Lasciando da parte per il momento l'esame dei problemi pi dettagliati, l'attenzione della Sottocommissione dovrebbe
fissarsi sui problemi fondamentali: istituzione della regione; competenza legislativa, determinata o no dalla costituzione.
PRESIDENTE crede opportuno limitare la discussione intorno a questo tema iniziale: se l'ente regione debba esistere e debba
entrare nell'ordinamento dello Stato, oppure no.
ZUCCARINI ha ascoltato con molta attenzione la bellissima relazione dell'onorevole Ambrosini che ha prospettato il
problema della regione sotto tutti i suoi aspetti.

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Si richiama ad una precedente proposta che non fu accettata, ma che poi ritornata in questa Sottocommissione nella
discussione sul problema delle autonomie.
La creazione dell'ente regione una delle soluzioni del problema delle autonomie; ma una conclusione, non una premessa:
il problema delle autonomie locali fondamentale, e in certo modo indipendente dalla soluzione del sistema regionale. Per
poter arrivare alla soluzione regionale, era indispensabile porsi il problema centrale dell'organizzazione dello Stato. E per
passare alla struttura dello Stato, importa molto definire i pilastri della costruzione statale che si dovr articolare. Questo
non stato fatto, e non si sa quali saranno le conclusioni della prima Sottocommissione. Pu avvenire che la seconda formuli
delle conclusioni che male si concilieranno con la parte elaborata dalla prima Sottocommissione; come pu avvenire il
contrario. Il problema dell'organizzazione dello Stato unico e deve essere risolto armonicamente. Se non si stabiliscono
preventivamente i limiti delle funzioni che si intende attribuire allo Stato, il tipo cio dello Stato verso cui occorre orientarsi,
tutte le altre discussioni diventano inutili.
Il problema del comune oggi in Italia il primo che si deve affrontare. Il comune, nella sua struttura essenziale pu restare
quello che ?
In questa Sottocommissione occorre stabilire anche, soprattutto, quali limiti di competenza e di attivit si vogliano assegnare
al comune. I comuni devono avere tutti lo stesso regolamento, la stessa struttura? O si deve invece dare ai comuni quella
autonomia, che consenta loro di modificare la propria struttura interna, secondo le varie situazioni e necessit ed anche
secondo le diverse entit; secondo, ad esempio, che siano di mille o di due milioni di abitanti? Non basta dire che si vuol
riservare ai comuni certe facolt; bisogna vedere se i comuni possono darsi, ciascuno; una struttura diversa, secondo i bisogni.
Ci sono comuni rurali, comuni in parte rurali ed in parte urbani; ci sono dei grossi agglomerati, che devono avere una
costruzione diversa.
Questa parte, a suo avviso, doveva essere affrontata anzitutto. Stabilito cosa devono essere i comuni, cosa possono fare, in
quale raggio di azione possono svolgere la loro attivit, si potr pensare al raggruppamento dei comuni nella regione.
Quando si incomincia con lo stabilire di voler creare la regione, viene la domanda se essa debba essere un libero
raggruppamento di comuni o di consorzi di comuni.
Il problema della provincia si pone anche cos: finora si avuta una circoscrizione ben limitata, molte volte contraria agli
interessi locali che dovrebbe tutelare e rappresentare, e soprattutto con limitate attribuzioni. Ora, nella nuova struttura
dello Stato, la provincia potr costituirsi in altra forma, come consorzio di comuni per i servizi pi larghi destinati agli
interessi comuni?
Quando sia stabilito quali libert si vogliono riservare al comune e quali funzioni esso deve avere nella vita nazionale, allora
si pu anche parlare della regione.
La regione deve essere delimitata, organizzata quasi, dallo Statuto, oppure, stabiliti alcuni criteri di massima sui limiti di
competenza dei comuni? Si intende, ad esempio, lasciare ai comuni la facolt di modificare la loro struttura, di avere cio
nella regione una diversa consistenza, pi larga o pi ristretta secondo le necessit?
Non si deve poi dimenticare che, quando si vuole affrontare il problema della regione, ci si trova di fronte ad alcune
esigenze e richieste di determinate regioni d'Italia. Esse non sono tutte eguali; ci sono regioni classiche, ci sono regioni sulla cui
formazione ci pu essere molto da dire; ci sono regioni piccolissime, come la Val d'Aosta. E allora nell'affrontare il problema
della regione si deve tener conto anche di altre necessit: queste esigenze sono state in parte soddisfatte con statuti e
concessioni provvisorie, che magari saranno
soggette a modifiche, ma che, essendo state date, non possono essere pi tolte. Quindi, nell'affrontare questo problema, si
deve tener conto dello stato di fatto. C' uno statuto per la Sicilia, pi o meno approvabile; ce n' uno in progetto per la
Sardegna; ce n' uno per l'Alto Adige, su cui i Trentini e gli Alto atesini non sono d'accordo (c' chi pensa di fare dell'Alto
Adige una sola regione e chi vuole distinguere la provincia di Trento da quella di Bolzano, anche con una diversa
organizzazione interna); c' poi lo statuto provvisorio della piccola Val d'Aosta; ci sono un po' dapertutto esigenze e richieste
precise. Quindi, risolto il problema fondamentale del comune, esaminando quello della regione, si deve cercare di conciliare
lo stato di fatto con la nuova struttura dello Stato.
Ma un problema particolare questo? un problema che si pu assegnare ad una sezione, mentre tutte le altre
funzioneranno per loro conto?
Cos in tutti gli altri problemi affidati alle Sottocommissioni. Le diverse possibili strutture dello Stato - Stato che si formi dal
comune al Governo centrale o inversamente dal centro alla periferia - portano a soluzioni diverse. Anche le questioni della
divisione dei poteri, della prima e della seconda Camera, degli organi costituzionali per la interpretazione del diritto
costituzionale, sono tutte questioni di autonomia. In fondo, in alcune Nazioni sono state risolte creando dei poteri autonomi,
i quali si controllano a vicenda, per eliminare l'invadenza dell'uno o dell'altro potere. Anche questo problema di
autonomia, che ha soluzione diversa, secondo che si parta dalla periferia verso il centro, o dal centro verso la periferia.
Ecco perch una discussione preliminare sarebbe stata necessaria.

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Circa le altre questioni particolari prospettate dall'onorevole Ambrosini in merito alla regione, ha alcune idee, specialmente
su quella della finanza, che non concordano con quelle del Relatore, e si riserva di discuterle successivamente. Sul momento
intendeva prospettare il problema delle autonomie non come un tema particolare di tutta la struttura dello Stato, ma
come problema capitale.
EINAUDI si associa all'apprezzamento molto favorevole fatto da tutti i colleghi alle relazioni.
All'onorevole Zuccarini osserva che non conviene fermarsi sul punto: quale degli argomenti debba essere trattato prima; la
regione p il comune o l'ordinamento generale dello Stato. Le sue esperienze in materia di elaborazione di testi legislativi, che
risalgono ad un quarto di secolo, lo hanno condotto alla conclusione che l'essenziale cominciare da un punto qualsiasi e
redigere uno schema. Sarebbe conveniente che i Relatori preparassero uno schema articolato; forse alla fine della discussione
gli articoli che ne usciranno saranno diversi da quelli presentati; non per questo la fatica dei Relatori sar stata meno
meritoria. Poi si dovr armonizzare i risultati della seconda Sottocommissione con quelli delle altre, e probabilmente alla
fine quello che nascer sar del tutto diverso da quello che provvisoriamente era stato approvato. Ma, seguitando a
domandarsi quale argomento debba essere discusso prima, si finisce col non discutere nulla. Dal punto di vista metodologico
non c' un argomento pi importante di un altro; bisogna pur cominciare da qualcuno.
Passando a qualche osservazione specifica, afferma che, se si vuole istituire la regione, si deve abolire la provincia, perch, se
si aggiungesse la regione alla provincia, si moltiplicherebbero gli uffici e i gravami fiscali.
Per la determinazione della competenza di questi organi; occorre tener presente che noi non siamo nella situazione di un
gruppo di stati che intendono federarsi. In questa situazione - come avvenuto in Svizzera e negli Stati Uniti d'America - gli
Stati che si federano determinano essi quali sono le competenze che intendono attribuire al Governo federale e riservano a
s tutte le altre. Noi, invece partiamo dallo stato unitario, che intendiamo mantenere, ed, allora la soluzione migliore che
siano attribuite dalla carta costituzionale alla regione determinate competenze e che la regione non ne abbia nessuna di
pi di quelle stabilite dall'atto costituzionale. Ci non impedisce che quando si sia constatato che le regioni danno buona
prova, si possano, con emendamenti successivi, ampliare i poteri delle regioni. L'altra via, per la quale si tratterebbe di
lasciare all'ente regione la facolt di fare tutto salvo quello che attribuito allo Stato, al momento attuale gli pare
pericolosa.
Rispetto alla finanza crede che si debba tener conto dell'esperienza, la quale dimostra che qualunque tentativo sia stato
fatto di specificare le imposte da assegnare ai comuni, alle provincie o alle regioni e in genere agli enti minori andato a
vuoto, perch ha urtato contro un ostacolo essenziale; qualsiasi sistema preciso di attribuzione di un gruppo di imposte agli
enti locali si dimostra a insufficiente o esuberante. sempre accaduto cos, ed impossibile che una preordinata
distribuzione delle fonti tributarie tra l'ente stato e gli enti minori possa soddisfare allo scopo della sufficienza: non si pu mai
prevedere se le spese della regione potranno essere coperte da quelle imposte. Quindi il sistema da scartare, e conviene
piuttosto fare qualcosa nel senso di negare alla regione la facolt di stabilire taluni tipi di imposta che, se la regione potesse
usarli, li userebbe in senso dannoso all'interesse collettivo. Per esempio, se le si attribuisce il diritto di stabilire molte imposte
indirette, come dazi, imposte sui consumi ecc, pur senza volerlo, si crea un sistema di mercato chiuso, che sar di
impedimento al traffico interregionale. Se un principio fermo deve essere scritto in una costituzione, questo che sia negato
a qualsiasi ente locale il diritto di mettere qualsiasi impedimento al traffico tra una localit e l'altra. Deve essere invece
attribuita alla regione una certa lata facolt di stabilire le imposte che non sono negate espressamente.
Ma certo che si verificher un inconveniente. probabile che le imposte che possono essere stabilite diano un gettito
insufficiente, specie nelle regioni meno progredite. Questa previsione, derivante dalla esperienza, potr forse suggerire il
modo di sostituire, nella regione come nella provincia o nel comune, qualche cosa ai controlli preventivi esercitati da parte
dell'autorit centrale, come prefetti, giunte provinciali amministrative, ecc. Bisogna ammettere che qualche ente locale
abusi dei propri poteri e allora quali saranno i correttivi? Per le regioni che non hanno da chieder nulla allo Stato, possono
essere soltanto quelli d'ispezione; e le ispezioni devono continuare ad esser fatte dalle autorit centrali, a mezzo di ispettori
volanti; inviati da un'autorit competente centrale, come il Ministero dell'interno, il Ministero delle finanze, la Sanit
pubblica. E quali sanzioni dovrebbero avere i risultati negativi che determinassero il biasimo degli ispettori? Non ve ne
altra all'infuori dell'appello agli elettori. I risultati delle ispezioni sono pubblici, e saranno gli. elettori che, in base ad essi, si
decideranno a non rieleggere gli amministratori colpevoli. Per le regioni, invece, e per i comuni per i quali le imposte
assegnate sono insufficienti e che hanno da chiedere qualche cosa allo stato, bisogna pensare a qualche altra sanzione in
aggiunta a quella del ricorso agli elettori, e questa sanzione evindentemente prende nome di norme relative alla
concessione di un contributo dallo Stato alla regione.
La questione dei contributi delicatissima e forse nessun paese mai riuscito a risolverla. Quando lo Stato d contributi agli
enti minori che non hanno entrate sufficienti, tutti gli enti minori finiscono per chiedere sempre contributi all'ente centrale, e
in questa situazione non vale stabilire in qualsiasi modo l'autonomia: gli enti locali dipenderanno dall'ente centrale che li
sovvenziona. La soluzione che stata trovata dopo molti esperimenti - si pu pensare agli esperimenti svizzeri e inglesi -
quella che il contributo non sia stabilito a priori a libito delle autorit centrali, ma siano invece stabiliti dei criteri oggettivi in
base ai quali l'ente locale abbia diritto ad un certo contributo. Per esempio, un municipio povero, perch la sua popolazione
scarsa, la ricchezza per testa insufficiente, il reddito delle imposte molto basso, non potr avere scuole al di l della
seconda o della terza elementare: se si vuole che superi questo limite, necessario un contributo. Il contributo viene allora
dato in funzione di una considerazione oggettiva.
Ricorda qui di aver conosciuto un ufficiale inglese della Commissione alleata, antico segretario comunale di un comune
inglese, che aveva assunto poi un altro ufficio: le sue funzioni erano di introduttore delle esigenze dei comuni presso il
Ministero dell'interno, la Sanit pubblica o la Camera dei comuni per ottenere di volta in volta un atto privato, un atto
speciale. Funzione giuridica, non lasciata all'arbitrio dell'autorit centrale; funzione certamente non perfetta, ma che

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soddisfa una esigenza giuridica: quella di eliminare l'arbitrio dell'ente centrale, il quale esercita il suo controllo sulla base di
norme stabilite per legge, che non possono essere violate n dal potere centrale n da quello locale.
Circa la questione dell'elettorato, di cui cenno nella relazione Ambrosini, dichiara di essere contrario a qualunque forma di
elettorato professionale, che, a suo avviso, costituirebbe un enorme errore nella nostra legislazione. Ma una questione
generale su cui non intende dilungarsi.
In materia di elettorato una certa larghezza di criteri dovrebbe essere lasciata agli enti locali, in quanto negli enti locali ci
che importa di stabilire il legame diretto fra comuni o regioni ed elettori. Non pu essere elettore nella regione e nel
comune il primo venuto: occorre che abbia dato prova con una residenza di un certo numero di anni, di non essere una
persona che, stando l quasi di passaggio, determini col proprio voto delle norme che saranno poi obbligatorie per quelli che
risiedono sul posto in permanenza, mentre lui se ne sar andato via. Quindi la possibilit
di limitare il diritto elettorale, senza alcuna distinzioni di opinioni, di culto, di razza ecc.; ma relativamente alla durata dei
rapporti che intercedono fra l'abitante del comune o della regione e il diritto elettorale. Il cittadino italiano ha diritto di
votare sempre, perch cittadino italiano, ma per il comune un rapporto temporale, anche di piccola durata, deve essere
tenuto presente.
Su un altro punto importante richiama un recente volume dell'Olivetti, che, fra molte affermazioni forse un po fantastiche,
ha un'idea che pu essere accolta anche in misura limitata, sperimentalmente: quella della comunit , (parola non
appropriata). L'Olivetti quando parla di comunit probabilmente vuole riferirsi a qualche cosa di simile ai distretti nelle
provincie del Veneto, minori del circondario e maggiori del mandamento. Esiste infatti una certa circoscrizione, la quale non
il comune, e di gran lunga non la provincia; una circoscrizione che si raggruppa intorno ad un mercato, ad una cittadina
di diecimila abitanti, per esempio. Questa risponde ad una situazione pi propria dell'Alta e Media Italia che non dell'Italia
Meridionale. Nell'Italia Meridionale esistono grosse citt che raggruppano moltissimi abitanti, mentre nell'Italia
Settentrionale vi sono molti borghi di tre-quattro-cinquemila abitanti, vi sono comuni di mille-millecinquecento abitanti che
non hanno i mezzi per vivere, n li avranno mai e non potranno mai mantenere complessi servizi; onde la necessit di un
qualche cosa che raggruppi tutti questi piccoli comuni che gravitano intorno ad un mercato centrale, che sar un mercato
economico, ma potrebbe anche essere un centro giudiziario; sar la cittadina che sede del tribunale o dove si trovano gli
uffici del registro, delle imposte, ecc., o della pretura. Per molti servizi, come ad esempio quelli del medico condotto, del
veterinario ecc., questa circoscrizione pu essere attuata, se non nella maniera concepita dall'Olivetti, in modo pi ristretto,
in forma sperimentale, quasi di consorzio: ma l'idea non deve essere abbandonata.
Per gli enti minori favorevole all'idea del referendum. Un po' conservatore per tradizione, relativamente poco per le cose
economiche, ma molto per le cose tradizionali; ha constatato che il referendum un organo di conservazione di tutto ci che
tradizionale, a cui gli abitanti tengono e che invece molte volte gli uomini politici, credendo di innovare a vantaggio della
popolazione, vogliono distruggere. Il referendum, per esempio nella Svizzera, porta quasi sempre ad emendamenti di
progetti di legge che sono stati votati qualche volta ad unanimit dai Grandi consigli dei Cantoni o dai consigli comunali.
Cos avvenuto, per esempio, nel 1944, con un referendum nel Canton Ticino, proprio sull'elettorato. Tutto il Canton Ticino
aveva votato in favore di un allargamento dei criteri dell'elettorato; ma gli elettori respinsero il disegno di legge, perch
tenevano molto a che gli elettori nei comuni fossero persone che essi conoscevano, che erano vissute sul posto almeno per un
certo numero di anni. Il corpo elettorale spesso risponde negativamente quando si tratta di cose che toccano le tradizioni
famigliari, le istituzioni fondamentali di carattere morale, a cui molto tengono gli elettori, i quali in questa materia credono
poco alle innovazioni.
Circa la giurisdizione, dubita molto della opportunit di estendere alla regione il diritto di avere una giurisdizione propria.
Crede che questo urti contro l'esperienza anche di quei paesi, nei quali si avevano tribunali locali. una esperienza che si
fatta nella Svizzera in forma moderata, negli Stati Uniti in forma clamorosa, perch il gangsterismo nord-americano ha
trovato alimento nella impotenza delle autorit di polizia e delle autorit giudiziarie federali. Perci oggi in tutti gli Stati:
federali c' la tendenza a restringere l'autorit degli organi giudiziari, della polizia locale, e aumentare l'autorit della
polizia centrale. Per la stessa ragione tecnica per la quale tutti sono d'accordo che le ferrovie, le poste e telegrafi, ecc., siano
di spettanza, per il loro regolamento, delle autorit centrali e non di quelle locali, si riconosce che, per praticamente
amministrare la giustizia e la polizia, assolutamente necessario che queste siano di spettanza dell'autorit centrale e non
delle autorit locali.
Ci conforta ancora la tesi che in materia di autonomia, condizione essenziale nel nostro paese, quella di stabilire
tassativamente in precedenza quali siano le materie di competenza delle autorit locali; tutte le altre spettano all'autorit
centrale. Via via, fatta la necessaria esperienza - nessuna costituzione perfetta - tali competenze potranno essere allargate
ristrette.
Rinnova in ultimo il desiderio che, dopo le relazioni, siano formulati degli articoli, che si possano esaminare e discutere uno
ad uno, salvo a rivederli ancora in rapporto a quelli che, sulle altre materie, saranno formulati dalle altre Sottocommissioni.
TARGETTI osserva che si parlato della regione e si sono esposte idee varie sopra le diverse facolt da attribuire a questo
ente regionale. Ma si domanda se nessuno abbia qualche cosa da obiettare sull'opportunit di costituire questo ente.
PRESIDENTE ricorda di aver gi fatto presente che questo il problema che deve essere preliminarmente risolto. Finora
coloro che hanno parlato si sono manifestati pi o meno favorevoli alla costituzione dell'ente regione o hanno
implicitamente rivelato di tollerarne la costituzione, forse avvertendo che non se ne pu fare a meno. Ma vi sono altri iscritti,
a parlare. Perci, pur rendendosi conto del desiderio dell'onorevole Einaudi che si abbia un testo di articoli, sui quali

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discutere e raccogliere le idee, crede che ci sia prematuro e che si debba intanto continuare questa discussione di carattere
generale.
LUSSU, per la sua esperienza politica che rimonta pure a quasi un quarto di secolo, crede di poter esprimere alcune
considerazioni di chiarimento alla discussione che si deve fare.
Ritiene che, malgrado tutto, il sistema adottato sia il migliore e il pi redditizio perch, dopo questa discussione, in cui sar
chiarito bene il problema nei punti fondamentali, sar possibile in una riunione plenaria della Commissione stabilire un
indirizzo sufficientemente illustrativo del lavoro al quale occorre accingersi.
Constata che il relatore onorevole Ambrosini ha prospettato con obiettivit pur rivelando la sua simpatia per una forma di
trasformazione dello Stato a base autonomistica, tre ipotesi: quella dell'accentramento statale, quella delle autonomie su
base unitaria e finalmente quella dello Stato federale. Circa la centralizzazione statale il Relatore ha accennato appena al
problema se debba rimanere oppure no; ma chiaro che il centralismo statale, cos com' oggi, non risponde n alle
esigenze n alle aspirazioni del paese. La critica dello Stato centralizzatore in tutti i partiti, anche se si differenzia nelle
singole zone; onde da ritenere che la prima ipotesi possa essere trascurata.
Le altre due ipotesi: stato federale (al quale il Relatore ha accennato appena) o stato autonomistico su basi unitarie, sono
quelle che si debbono considerare.
Desidera da parte sua e ritiene anzi suo dovere fare qualche considerazione, sia pure rapida, sulla prima, perch appartiene
da molto tempo alla corrente politica federalista; una corrente che si ha in vari settori politici, che per non parlano
esplicitamente di federalismo per una certa riluttanza a parlare di questo argomento.
Partendo dal concetto dell'unit nazionale, che sente con la stessa intensit di qualsiasi altro, partendo da un principio
ispirato ad un maggiore potenziamento di tutte le forze del Paese - affinch l'Italia risorga dalla condizione miserabile in cui
il fascismo l'ha piombata e torni ad essere una grande Nazione che, dopo avere civilizzato se stessa porti un suo afflato di
civilt al mondo - deve dichiarare che segue la concezione federalista in quanto si sente fortemente italiano. Il federalismo, a
suo avviso, rappresenta la corrente che pone l'antidoto ai mali che hanno condotto il paese fino alla avventura del fascismo
e della guerra; rappresenta l'antitesi di quel centralismo da cui sono derivate la corruzione parlamentare, la sopraffazione
del centro sulla periferia, lo strapotere della burocrazia e infine la stessa corruzione e decadenza sulla democrazia. Cos,
come molti temevano che la Repubblica fosse un salto nel buio, mentre ora si vede che stato un passo magnificamente
fatto con le scarpe ai piedi e con gli occhi aperti, cos oggi si ha paura del federalismo e non se ne parla,o se ne parla con una
certa preoccupazione. Ma un salto nel buio, se mai, stato il passaggio improvviso da una vita italiana che non era pi
unitaria da tanti secoli, ad una formazione di Stato burocratico centralizzato. L'unitarismo dei Giacobini in Francia fu
storicamente logico, perch i Giacobini avevano ereditato lo stato unitario di Luigi XIV. In Italia, invece, se una eredit
storico-politica si avuta, stata quella dei vari stati in cui era diviso il paese, ed avrebbe dovuto condurre all'unit
federale. Invece, si creato uno stato centralizzato, che ha imposto la sua organizzazione statale a tutto il Paese. Senza
voler fare una critica al sistema burocratico piemontese, non vi dubbio che la burocrazia piemontese si impadronita
dello Stato ed ha imposto il suo sistema amministrativo a tutta l'Italia: cosa irrazionale, anti-storica, da cui derivata quella
corruzione sulla quale inutile insistere.
Il federalismo pertanto rappresenta, malgrado le diffidenze, malgrado i pericoli che molti ritengono gravi l'aspirazione
dell'opinione pi consapevole del Paese e di quella parte del Paese che ha sofferto di pi. Pur rispettando, il pensiero di
coloro che sono su un'altra linea politica, ritiene che il federalismo sia l'espressione della profonda sofferenza del Paese nel
passato e l'aspirazione ad una radicale trasformazione.
Lo Stato che dovr federarsi la regione. Tante regioni pi o meno caratterizzate costituiscono in Italia quello che in
Svizzera il Cantone, quello che negli Stati Uniti lo Stato federato; la base della organizzazione federale.
Da taluni si obietta che il federalismo si avuto come sviluppo storico di fatti che hanno indotto stati preesistenti a federarsi.
Cos in Svizzera alcuni Cantoni si sono riuniti, hanno concluso un patto federale e vi hanno giurato fedelt. Successivamente
altri Cantoni hanno aderito alla Federazione che si era formata. Qualche cosa di simile avvenuto in America. Ma, dicono
gli avversari del federalismo: in Italia un processo verso il federalismo oggi sarebbe del tutto antistorico, perch l'Italia
costituita in stato unitario e non si parte dallo stato unitario per spezzettarlo e farne uno stato federale.
Senonch possibile riferirsi all'ultimo esperimento di formazione di uno stato federalista in Europa, che dimostra
esattamente il contrario: lo Stato federale austriaco sorto dal crollo dell'Impero Austro-ungarico e alla fine della prima
guerra mondiale si organizzato con le popolazioni di lingua tedesca dell'ex impero e si organizzato federalisticamente
pure partendo da una regione austriaca unitaria. Caso tipico che sta a dimostrare appunto che si pu passare da uno Stato
non federale ad uno Stato federale.
Ed a ragione questo dovrebbe avvenire in Italia, ove si hanno alcune regioni che, dal punto di vista soprattutto geografico,
non possono essere che Stati federati. Si riferisce principalmente alla Sicilia e alla Sardegna, e pi alla seconda che
totalmente distaccata dal territorio nazionale. La Sardegna pi lontana da Roma di quanto non lo sia Malta da Londra,
tanto che tale isolamento crea esasperazioni psicologiche che portate sul terreno politico si potrebbero definire aberrazioni.
Accanto, a queste due regioni, ve ne sono altre, come la Calabria, l'Emilia, il Piemonte, la Toscana, l'Umbria, gli Abruzzi, il
Molise e altre che hanno caratteristiche proprie che le differenziano sostanzialmente l'una dall'altra. Ed da aggiungere che
nella Val d'Aosta, si parla il francese; che vi la situazione della zona attorno a Bolzano; onde si deve concludere che, se in
Europa; vi un Paese in cui si abbia la premessa logica di una organizzazione federale, questo indubbiamente l'Italia.

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Al centro rimarr quello che deve rimanere in uno Stato moderno democratico: la direzione e la rappresentanza di una
grande Nazione; l'essenziale insomma, tranne quella infinita serie di problemi che spettano solamente alla periferia e che il
centro non ha alcun diritto di vedere n da vicino n da lontano.
La questione federalistica italiana deve essere concepita come potenziamento della civilt italiana, e perci egli la sente con
grande passione. Nella organizzazione attuale la burocrazia al centro la detentrice di tutto il potere. I funzionari sono in
buona fede, molti di essi sono onesti e intelligenti; ma la burocrazia, in s, la negazione della vita, dell'amministrazione,
dell'attivit civile moderna. E tutto questo non si trasforma se non si trasforma tutta l'organizzazione dello Stato.
Forse la questione federalistica non sar sentita dalla maggioranza: sar un problema sollevato da una minoranza
all'Assemblea. E allora, se la maggioranza non sar per il federalismo, bisogner vedere il problema dell'autonomia.
Venendo a questa, dichiara di concordare con l'onorevole Zuccarini sull'importanza dei comuni; ma crede opportuno
esaminare ora il problema dell'ente regionale; ci che non pregiudica il problema dei comuni. In fondo; la regione una
federazione di comuni; quindi, il procedimento pi razionale per l'utilit delle discussioni quello che si adottato:
Si afferma convinto che la provincia debba sparire perch, oltre che inutile, dannosa. Chi ha fatto parte dei consigli
provinciali sa che la provincia si occupa solo delle strade, dei manicomi e di poche altre cose: tutto fa la prefettura. La vita e
la morte della provincia sono nelle mani del prefetto - il barone - che il rappresentante dello Stato centralizzatore, con la
sua burocrazia che sopprime ogni possibilit di vita, stronca ogni iniziativa con un boicottaggio permanente.
Si deve riconoscere che le popolazioni del Mezzogiorno e delle isole sono terribilmente arretrate: perci uomini intelligenti
esulano da quei paesi. La corruzione, l'ignoranza, l'analfabetismo derivano non in piccola misura dal prepotere dei baroni
imposti dal Governo centrale. Se non scomparissero le prefetture, tanto varrebbe conservare lo Stato centralizzatore: non si
realizzerebbe alcun progresso.
Per quanto riguarda le elezioni nell'ambito della regione, ha una certa riluttanza a che siano fatte, sulla base della
rappresentanza di interessi: crede che non si possa evitare il prevalere del pensiero politico e, quindi, del partito politico.
Problema serio quello delle finanze. Nelle regioni molto povere le finanze costituiranno un problema a s grave. La
Sardegna, per esempio, un Paese estremamente povero, dove c' chi muore letteralmente di fame. Ma lo Stato
accentratore aggrava enormemente la situazione. Le grandi compagnie industriali e commerciali che lavorano in Sardegna
hanno la loro sede fuori della Sardegna ed eludono il pagamento delle imposte locali, sottraendo all'isola centinaia di milioni
all'anno.
Quest'isola, estremamente povera, ha per alcune fonti di ricchezza: le miniere, e lo Stato accentratore gliele sottrae. Ha le
tonnare, e le tonnare sono concesse come un diritto feudale al marchese di Villamarina. Ha le saline,e lo Stato gliele toglie.
Bisogna ridare alla Sardegna la possibilit di sfruttare per s le scarse fonti di ricchezza di cui dispone.
Concludendo, si domanda ancora se debba esistere un organo intermedio fra la regione e il comune, se, la provincia cio
debba essere o meno soppressa e, se soppressa, s debba o meno essere sostituita. Non ritiene giustificato il fermento che si
manifesta in molti capoluoghi di provincia per il timore di perdere di prestigio con la soppressione della provincia; il prestigio
le citt principali lo hanno indipendentemente dall'essere o meno un capoluogo di provincia; viene loro dai traffici, dai
commerci, dalla posizione geografica, ecc.
CAPPI, rifacendosi a quanto ha detto precedentemente l'onorevole Perassi, osserva che. la discussione attuale dovrebbe
considerarsi preliminare, in modo da permettere alle singole sezioni di iniziare proficuamente il loro lavoro ed afferma che,
senza entrare in dettagli, la Sottocommissione dovrebbe vedere quale debba essere, a grandissime linee, la struttura del
nuovo Stato.
Sono state prospettate tre soluzioni, e cio:
1) mantenere la struttura dello Stato accentrato;
2) stato federale. E qui bisogna vedere fino a qual punto debba arrivare l'autonomia dei singoli Stati e quali vincoli
dovranno stabilirsi tra stato e stato della federazione;
3) creazione dell'Ente regione, cio di un ente giuridico che abbia certi poteri e certe competenze.
Ritiene che la Sottocommissione debba decidere in linea generale quali delle tre soluzioni sia da accettare, senza allargare la
discussione, lasciando poi alle singole sezioni il compito di un esame pi approfondito.
BULLONI osserva che, decisi i punti principali, sarebbe conveniente pregare i relatori di abbozzare un progetto particolare,
cos come stato richiesto dal Senatore Einaudi, da sottoporre alla Sottocommissione nella prossima seduta.
PRESIDENTE d'opinione che la discussione non sia stata ancora abbastanza esauriente perch possa gi arrivarsi a questa
formulazione.

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FABBRI gradirebbe che i fautori dell'istituzione dell'ente regione specificassero le materie che particolarmente dovranno
essere, di competenza di un tale ente. Siccome forse non si pu fare a meno di essere d'accordo nel concetto che, istituita la
regione, debba essere la carta costituzionale a stabilire quali sono le materie specifiche di competenza della regione stessa,
rimanendo tutto il resto delle materie di competenza dello Stato, ritiene che la discussione debba chiarire quali dovranno
essere le funzioni della regione e quali i mezzi finanziari a disposizione dell'ente regione per raggiungere gli scopi prefissi.
Osserva che in tal caso inevitabilmente per alcuni servizi si avr una tendenza legislativa perfettamente opposta a tutto
quello che era stato fatto prima. Si richiama in particolare alla materia mineraria, per la quale si riconosciuto di aver
realizzato un enorme progresso allorch si arrivati all'unificazione di tutta la legislazione, prima frammentaria e
diversissima fra le varie regioni d'Italia. La stessa cosa stata fatta in materia di acquedotti, e in tutte le altre a questo
connesse. Ora, se la materia mineraria, degli acquedotti ed anche delle concessioni elettriche dovesse essere di competenza
della regione, si andrebbe inevitabilmente a ritroso rispetto a quello che finora stato il movimento dell'unificazione
amministrativa nazionale.
Ritiene necessario, nel caso di istituzione dell'ente regione e di conseguente soppressione totale o parziale delle Provincie,
stabilire quali debbano essere le materie da attribuire all'ente e quali soprattutto i mezzi finanziari per farvi fronte.
CONTI considera necessario, ma prematuro, un progetto con l'articolazione degli argomenti. Ora il problema, di carattere
pregiudiziale, quello di precisare in linea di massima quali competenze dovranno essere attribuite alla regione. A questo
scopo sarebbe opportuno, a suo avviso, nominare un Relatore o una ristretta Commissione di studio, con l'incarico di riferire
alla Sottocommisione.
PRESIDENTE propone che la Sottocommissione continui luned 29 alle 17 la discussione sull'opportunit o meno di creare il
nuovo organo regionale e, in caso affermativo, sull'opportunit di formare soltanto un organo amministrativo o di
attribuirle anche poteri politici.
(Cos rimane stabilito).

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ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE


SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI LUNED 29 LUGLIO 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
FINOCCHIARO APRILE rileva che l'onorevole Lussu ha sollevato una questione meritevole della maggiore attenzione.
Si richiama alla discussione fatta sull'ordine dei lavori e all'opinione allora espressa dall'onorevole Zuccarini che la questione
preliminare da prendere in esame fosse quella della struttura dello Stato. La Sottocommissione prefer iniziare la discussione
sulle autonomie; ma l'onorevole Lussu ha poi giustamente rilevato che questo problema deve essere esaminato non solo
sotto il profilo dello Stato unitario, ma anche sotto quello dello Stato federale e crede che l'onorevole Lussu abbia
perfettamente ragione.
Riprende questo tema, pur sapendo che nella Commissione prevale l'idea unitaria e si vuole il mantenimento del sistema
della unit italiana creato da Cavour e sul quale si sono modellati tutti gli ordinamenti dello Stato.
Dopo aver ricordato che l'idea unitaria al tempo del Risorgimento non fu la sola, pur essendo stata l'idea sostenuta
strenuamente da Giuseppe Mazzini, ma che vi fu anche l'idea federalista che ebbe in Carlo Cattaneo un sostenitore
altrettanto tenace, avverte che, come l'onorevole Lussu ha considerata la situazione dal suo punto di vista sardo, egli
intende considerarla particolarmente dal punto di vista siciliano.

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Non vuol rifare la storia di questi ultimi anni, ma deve confermare quel che disse gi nel suo discorso alla Costituente: il solo
modo per dirimere il contrasto che evidente tra la Sicilia e le altre Regioni italiane, quello della elevazione della Sicilia e
di altri paesi italiani a Stati, e l'unione di questi Stati in una grande confederazione italiana, mediterranea ed
eventualmente europea. N vero che, sostenendo la confederazione di questi Stati, si compia opera anti italiana, ch anzi
il sistema della confederazione degli Stati quello che meglio di ogni altro cementa la unit dei popoli di una stessa lingua.
sempre avvenuto cos: avvenne cos in Germania, in America, in Svizzera, ed avverr in tutti i paesi che adotteranno il
sistema della confederazione di Stati. Respinge, quindi, l'accusa di aver voluto creare una situazione contro l'Italia. Ci non
vero: il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia compie, al contrario, opera eminentemente italiana.
Passando a considerare il problema dal punto di vista giuridico, costituzionale, tecnico, afferma che col sistema delle
autonomie non si ovvierebbe agli inconvenienti che si sono deplorati dal 1860 in poi: e aggiunge che il sistema delle
autonomie non pu essere adottato per tutte le regioni italiane, ch anzi alcune di esse, come il Piemonte, la Lombardia, la
Liguria, il Veneto, non hanno alcun bisogno dell'autonomia. Non si deve confondere l'autonomia col decentramento; e per
molte regioni italiane il decentramento sarebbe pi che sufficiente; mentre vi sono regioni, e precisamente la Sicilia e la
Sardegna, per le quali la semplice autonomia, quale viene prospettata, non servir che a ben poco, se non pure a nulla. Esse
hanno bisogno di autonomie larghe, complete non soltanto per i piccoli affari di ordinaria amministrazione, ma anche nel
campo economico, finanziario, tributario, doganale. Qui ci si vuole limitare a modeste riforme di scarso interesse e che non
toccano i gangli vitali di queste regioni. In tal modo non si concluder niente. Cos la esclusione, voluta dall'onorevole
Einaudi, dell'autonomia giurisdizionale un errore, perch la Sicilia ha una secolare tradizione di indipendenza
giurisdizionale ed ha avuto fino a poco tempo fa la sua Corte di Cassazione, che era forse la migliore per la saggezza della
sua giurisprudenza, tanto che quando esisteva un contrasto tra la Corte di Firenze e quella di Roma, quella che lo decideva
era molto spesso la Corte di Cassazione di Palermo.
Anche per il problema finanziario, l'onorevole Einaudi parte da un punto di vista rigidamente unitario. Da quel punto di
vista egli ha ragione; ma, parlando di autonomie, non si pu rimanere legati al sistema unitario cos come egli vorrebbe,
perch si va verso una forma diversa di unit. Vi sono varie forme di unit, e una di queste anche la confederazione di
Stati. Quando, nel 1870, Bismarck cre la confederazione germanica, bavaresi, sassoni, prussiani, brandemburghesi, ecc., si
sentivano tutti tedeschi come gli altri; e contribuivano tutti alla prosperit, alla ricchezza e alla gloria della Germania.
Perch questo non si deve fare in paesi di lingua italiana?
Il sistema della confederazione di Stati il pi adatto nelle circostanze presenti. Non pu sfuggire ad uomini politici un fatto
che non privo di importanza. Non si pu dire che l'Italia meridionale, da Roma in gi, e le maggiori isole abbiano fatta nel
referendum istituzionale un'affermazione nettamente monarchica; egli d'avviso diametralmente opposto, convinto che
non questo abbia voluto fare l'Italia meridionale (sono passati molti anni da quando si poteva dire che nel Mezzogiorno,
come in Sicilia e in Sardegna, tutti erano monarchici), ma abbia piuttosto voluto cogliere l'occasione per fare una
manifestazione decisamente antiunitaria. Quando alla Sicilia e alla Sardegna, che sono repubblicane (non al numero dei
voti, ma agli spiriti si deve guardare), si sar data la dignit di Stati, e questi stati saranno tutti confederati nell'interesse
comune italiano, i dissensi che ci sono stati verranno a cessare, mentre permarrebbero se permanesse la situazione attuale.
Pensa quindi che il problema vada affrontato pi nettamente, pi risolutamente e non soltanto col proposito di fare
qualche cosa che debba servire momentaneamente a tener buone le popolazioni. Non questo che ci vuole per l'Italia
meridionale. stato eletto Presidente provvisorio della Repubblica un uomo degnissimo come Enrico De Nicola, meridionale
e monarchico, ma non da pensare seriamente che soltanto per questa nomina l'Italia meridionale, la Sicilia e la Sardegna
siano paghe. Occorre qualche cosa di molto serio, e il sistema dell'autonomia non risolver il problema, anzi lo aggraver.
Parla perch ha il dovere di parlare, non per convincere i presenti, che hanno orientamenti chiari e definiti; ma perch ha
ricevuto un mandato non imperativo, e tuttavia molto preciso e desidera che negli atti rimanga traccia di queste sue
affermazioni.
L'idea della Confederazione di Stati non deve essere scartata. Ha torto, a suo avviso, l'onorevole Grieco quando dice che,
adottando questo sistema, si dovrebbero ricreare gli Stati per poi confederarli e che ci costituirebbe un errore. Non vede
quale danno ne potrebbe derivare. Erano certamente degli Stati piuttosto forti quelli di prima: il Regno delle Due Sicilie era
il perno della vita politica ed economica italiana: basta pensare che nelle sue casse nel 1860, al momento del trapasso, vi
erano 428 milioni d'oro, mentre nelle casse di tutti gli altri ex Stati riuniti non ce ne era nemmeno la met: basta pensare al
gettito della vendita dei beni delle soppresse corporazioni religiose, dalla quale si ricavarono circa 650 milioni che furono per
la quasi totalit destinati al porto di Genova e alle ferrovie del Veneto e ad altre opere pubbliche dell'Alta Italia. E tutto
questo deve far riconoscere pure che vi un diritto nelle
popolazioni siciliane ad avere qualche cosa di pi della semplice autonomia.
Esorta ad esaminare il problema della confederazione di Stati italiani e a non abbandonarlo soltanto perch una enorme
maggioranza della Commissione unitaria. Esaminare questo problema potrebbe significare risolverlo.
Comunque, ha adempiuto al suo dovere, perch ognuno deve assumere le proprie responsabilit.
ROSSI PAOLO afferma che l'esigenza comunemente sentita non , a suo avviso, n quella di una forma federativa, n
quella di una forma regionalistica. Alla tesi federalista inclinano, evidentemente, siciliani, sardi e valdostani; ma il loro un
problema particolare che non deve influenzare tutta intera la struttura italiana. I loro casi specifici, ben noti, saranno
regolati a parte. La federazione di Stati sarebbe una federazione di circondari, perch le regioni sono territorialmente cos
limitate che non si potrebbe parlare di Stati. Semmai si dovrebbe parlare di cantoni. N l'esigenza vera quella della

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creazione del nuovo ente-regione, ma di un largo, profondo, sincero, efficiente decentramento amministrativo; al quale
risultato si pu arrivare benissimo anche senza costruire dal niente l'ente regione.
La creazione di una regione con piena competenza legislativa sarebbe una riforma completamente antistorica perch il
processo comune di tutti gli Stati federativi precisamente quello contrario, cio di diminuire sempre pi la competenza
legislativa nei cantoni dello Stato per accrescere la competenza federale.
Per quanto riguarda l'autonomia giurisdizionale, richiama al fatto che il 90 per cento dei giudizi non sono giudizi di
successione, o di filiazione, o di alimenti, ma giudizi di diritto mercantile, onde sarebbe proprio sul diritto mercantile che si
determinerebbero differenze tra regione e regione. facile immaginare cosa succederebbe se, oltre tutte le questioni di
competenza territoriale, sorgesse anche l'eccezione di carenza di giurisdizione: i rapporti commerciali sarebbero
praticamente impediti. Sarebbe dunque un grande regresso politico ed economico per il Paese avere varie giurisdizioni per
limitate regioni.
Vero che si potrebbero costituire delle regioni senza autonomia giurisdizionale e senza autonomia tributaria; ma non
varrebbe la pena di introdurre questa grande innovazione quando le regioni non fossero autonome in nessuno di questi
campi.
Ritiene inoltre che sia difficile in Italia determinare in modo soddisfacente, economicamente e politicamente, il territorio
delle singole regioni. Vero che l'Italia nasce dall'unione di molti statarelli, quasi nessuno di essi ha conservato per un periodo
notevole una costante uniformit territoriale: quasi tutti hanno subito di secolo in secolo, di decennio in decennio, di anno in
anno, di semestre in semestre, profonde modificazioni territoriali. Ci sono certo delle regioni, - come appunto le isole - che
posseggono inconfondibili caratteristiche geografiche, etniche ed economiche; ma ci non accade per tutta l'Italia.
Cita in proposito due esempi. Appena si parlato della costituzione dell'ente-regione, reclami molto vivaci sono stati fatti
dalla provincia di Savona, la quale ha un porto in concorrenza con quello di Genova e un numero di abitanti notevolmente
inferiore a Genova, ed osserva che, ove fosse istituito un Consiglio regionale, i consiglieri genovesi sarebbero in maggioranza
e determinerebbero con quelli delle regioni finitime rapporti contrari agli interessi del porto di Savona. Essa perci chiede di
essere salvata dall'unione con Genova.
All'onorevole Finocchiaro Aprile, che ha ricordato la Liguria come un esempio caratteristico di unit regionale, fa quindi
osservare come la Liguria offra questo contrasto fra Genova e Savona.
Recentemente si discuteva della ricostituzione della Corte di appello di Lucca, che dovrebbe avere competenza su tutta la
zona nordovest della Toscana: Pisa, Livorno, Massa e Carrara. Ebbene, a parte Firenze, dove gli avvocati vorrebbero
accentrare tutte le cause, Massa, col suo Consiglio dell'Ordine professionale, vi si opposta, chiedendo l'unione con Genova.
N se ne capisce bene la ragione: certo non si tratta di maggiore facilit di comunicazioni, perch il viaggio tra Genova e
Massa molto pi lungo che non fra Massa e Lucca.
Ci sono dunque nelle varie regioni dei motivi psicologici difficilissimi a penetrarsi, ma dei quali pur necessario tener conto.
Infine bisogna fare attenzione che l'auspicato decentramento da istituirsi contro l'accentramento statale, non si risolva in un
accentramento regionale. Soppresse le provincie, molti sindaci e segretari comunali, che oggi lamentano di dover mettersi in
viaggio per raggiungere il non lontano capoluogo di provincia, riterrebbero impossibile un viaggio d otto ore per andare al
capoluogo di regione.
Questo vale per il caso che non si voglia mantenere la provincia; perch, se si vuole
mantenerla, sorge un'altra osservazione. Si lamenta oggi una burocrazia che appesantisce. Ma se, per snellirla, oltre la
burocrazia comunale, quella provinciale e quella centrale - e quest'ultima non si pu sopprimere per il suo necessario
sindacato di legittimit - se ne crea un'altra, regionale, invece di alleggerire, si appesantisce ancora di pi.
Bisogna poi tener conto del fatto che le diverse Provincie hanno interessi non complementari fra loro, ma concorrenti, e mal
si adatterebbero quindi all'unit regionale.
A suo avviso, la soluzione migliore, perch pi rispondente ad una formazione naturale, quella di concedere ai comuni ed
alle singole Provincie gi esistenti amplissime autonomie amministrative, da attuarsi concretamente cos:
1) abolizione dei prefetti;
2) riduzione del controllo dello Stato al semplice sindacato di legittimit, senza alcuna interferenza circa il merito dei singoli
provvedimenti;
3) riconoscimento di una competenza regolamentare, se non normativa in senso assoluto, in numerose materie, come
l'insegnamento professionale e industriale, la tutela del patrimonio agricolo, idrico, zootecnico, la tutela della circolazione
stradale, ecc.;
4) congrua elasticit di bilancio. (E qui occorrer ascoltare dei tecnici, perch i mezzi debbono essere forniti con sicurezza e
non si deve ricorrere all'integrazione da parte dello Stato);

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5) riconoscimento di un potere di iniziativa legislativa.


A questo proposito richiama l'accenno fatto dal Relatore Ambrosini alla possibilit di concedere alle provincie ed ai comuni
una iniziativa legislativa che sia meno vana del vecchio principio di petizione. Si dovrebbe fissare un termine entro cui quella
iniziativa dovesse essere sottoposta all'autorit centrale.
La legge fondamentale potrebbe poi prevedere il libero e spontaneo raggruppamento di una o pi provincie mediante
referendum, e allora si avrebbe una unione naturale e le regioni si formerebbero per virt propria;
LAMI STARNUTI non in tutto d'accordo con l'onorevole Rossi e, per quanto dissenta in parte dalla relazione dell'onorevole
Ambrosini, dichiara di essere in linea di massima favorevole all'ente regione.
Esiste la necessit politica ed amministrativa di spezzare l'attuale accentramento dello Stato e di dare al nuovo Stato una
struttura agile e snella per cui tutti gli interessi locali trovino la loro soluzione nel luogo dove gli interessi sorgono, anzich nel
centro dello Stato. Problema, quindi, non di semplice decentramento burocratico, ma di decentramento autarchico
territoriale, e se si intende sottrarre allo Stato la quasi totalit delle sue attuali attribuzioni amministrative, la provincia non
, in grado di provvedere alle funzioni che le si dovrebbero attribuire nell'ipotesi che non si facesse luogo alla creazione
dell'ente regione.
Capisce le ragioni che hanno mosso l'onorevole Rossi per sostenere che il decentramento amministrativo debba trovare la
sua sede nella provincia che un ente locale gi esistente, anzich in un ente locale di nuova formazione come la regione. Si
possono ferire degli interessi locali precostituiti, sollevare opposizioni o proteste delle citt capoluoghi di provincia, che si
riterranno non solo sminuite ma anche danneggiate, perch la costituzione della regione dovrebbe portare all'abolizione
della provincia come persona giuridica. Non crede, infatti, sia il caso di aggiungere la regione, alla provincia, perch la
provincia non potrebbe avere grandi funzioni, e perch questo triplice ordinamento locale finirebbe per costituire un
aumento della burocrazia ed un aggravio per i contribuenti. Pensa per che i capoluoghi di provincia, con la costituzione
della regione, non perderebbero interamente gli uffici amministrativi che ora hanno, perch la regione dovrebbe a sua volta
far luogo ad un decentramento amministrativo di carattere burocratico e istituzionale e gli uffici decentrati della regione
dovrebbero trovare necessariamente sede nell'attuale capoluogo di provincia. Quindi una lesione degli interessi materiali
ora costituiti nei capoluoghi di provincia non si avrebbe.
Non sarebbe esatto obiettare che, se la regione costituisce un decentramento burocratico, permane tuttavia
l'aggravamento della burocrazia, perch la regione dovrebbe rappresentare un alleggerimento ed un risparmio nel
personale burocratico dello Stato.
dunque favorevole alla costituzione dell'ente regione come strumento di decentramento amministrativo autarchico, che
ritiene necessario per dare allo Stato italiano una veste e una struttura pi agile, pi corrispondente ai bisogni della nazione.
E pensa alla regione nel suo territorio tradizionale e storico, perch non vero che non sia gi prestabilito il territorio
regionale. Quale che sia stata, nelle vicende storiche d'Italia, la fluttuazione di piccole parti del territorio nazionale, la
Liguria, il Piemonte, la
Lombardia, il Veneto e gran parte delle altre regioni d'Italia sono fissate in modo preciso nei loro caratteri distintivi.
Pensa per che la creazione di Enti regionali dovrebbe esser fatta non soltanto per opera dei legislatori, ma con il contributo
attivo delle popolazioni che vivono nel territorio di quelle regioni. Alla regione si dovrebbe lasciare; non la facolt, come
vorrebbe l'onorevole Zuccarini, di darsi lo Statuto, ma la facolt di darsi la delimitazione territoriale. Se una regione pensa
che la sua convenienza politica, amministrativa ed economica sia quella di non racchiudere in una unica circoscrizione
amministrativa tutto il territorio della regione, dovrebbe poterlo fare. Se Savona ritiene che nella regione potrebbe essere
sacrificata da Genova, l'Ente regionale dovrebbe tuttavia avere l'imparzialit che ha lo Stato verso tutte le parti del suo
territorio e cercare, nella concordia delle popolazioni liguri, la scissione della regione in due parti. Alla stessa stregua due
regioni limitrofe potrebbero riunirsi. Non si ha che richiamare i criteri amministrativi e giuridici della vecchia legge comunale
e provinciale del 1915, per intendere subito come questo movimento di aggregazione e di separazione potrebbe avvenire.
Circa la competenza della Regione d'avviso che questa debba avere una vera e propria competenza legislativa solo per
alcune materie, come la pesca, la caccia, le scuole professionali; ma fuori di queste materie e di poche altre, la Regione non
dovrebbe avere che una competenza di regolamento per la esecuzione della legislazione unitaria deliberata dallo Stato
italiano. Invece le funzioni amministrative della Regione dovrebbero essere le pi estese possibili, con sottrazione allo Stato di
quasi tutte le attribuzioni di carattere amministrativo, cos che non gli rimangano che quelle attinenti veramente e
propriamente allo Stato politico.
Aderisce al concetto che la Regione abbia un diritto di iniziativa, nel vero significato della espressione; e che possa
partecipare alla formazione della seconda Assemblea legislativa nazionale, se la si avr.
Circa l'autonomia degli Enti locali contrario al mantenimento della tutela. Concepisce la vigilanza come un controllo sulla
legittimit degli atti amministrativi dell'Ente locale, e come un diritto di sostituzione da parte dello Stato o di un organo
precostituito, in caso di inattivit dell'Ente locale rispetto ad obblighi suoi di carattere giuridico. La tutela di merito
esercitata dalla Giunta provinciale amministrativa o da qualunque altro organo, comunque concepito, dovrebbe essere
abolita. Taluno teme che questa mancanza di tutela possa costituire un pericolo, ma egli pensa che contro questo eventuale
pericolo dovrebbe stare esclusivamente il diritto popolare di referendum, che non soltanto un mezzo di conservazione,

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come dice l'onorevole Einaudi, ma un mezzo di partecipazione diretta della popolazione alle cose amministrative e
politiche sue; un modo, anche, di impedire il formarsi delle oligarchie dei partiti.
Sull'accenno, che non ritiene completamente esatto, dell'onorevole Einaudi ad un caso di referendum, svizzero, precisa che si
trattava di una legge sulla concessione della cittadinanza votata dal Gran Consiglio del Canton Ticino all'unanimit, con il
voto favorevole di tutti i partiti. Si era richiesto da una parte della popolazione il referendum, e, questo indetto, cinque
partiti del Gran Consiglio cantonale avevano fatto campagna insieme in favore della legge; ma il corpo elettorale si ribell
alla coalizione dei partiti. Fu un uso della sovranit forse sbagliato, perch la legge era ben fatta; ma un atto veramente
mirabile di sovranit popolare. Qualche volta il popolo, che scende direttamente alle urne, sbaglia: ma meglio che paghi i
suoi errori, anzich gli errori che commettono i suoi rappresentanti amministrativi o politici.
Nella Regione, a suo avviso, dovrebbe essere un Governatore o, se la parola brutta, un Consigliere di Stato,
rappresentante dello Stato, a simbolo del carattere unitario dello Stato repubblicano, per funzionare da tramite tra gli Enti
locali e il centro, e compiere l'ufficio di controllo di legittimit sull'attivit amministrativa degli Enti locali. Questo Consigliere
di Stato dovrebbe essere anche capo della polizia e rispondere dell'ordine pubblico, perch bene che l'ordine pubblico sia
affidato ad un funzionario superiore anzich ai Commissari locali o ai Questori dei vecchi capoluoghi di provincia.
Ritiene che tra le varie funzioni della Regione debba essere anche quella di polizia concorrente con la polizia di Stato. Non
deve spaventare la presenza di due polizie: in Italia si sono avute sempre due polizie: i carabinieri e la pubblica sicurezza;
l'una che sorveglia la citt, l'altra le campagne, e senza gravi inconvenienti. Anzi questa duplice polizia pu costituire un
elemento e una garanzia di libert: se uno degli Enti preposti alla tutela dell'ordine pubblico e dei diritti dei cittadini venisse
meno in momenti eccezionali alla sua funzione, potrebbe sopperire onestamente la funzione dell'altro Ente.
UBERTI ritiene che, nell'istituzione dell'Ente regione si debba essere particolarmente preoccupati di rimanere aderenti ad
una realt storica, per noni creare una cosa astratta, non rispondente alle situazioni reali.
Non crede soddisfacente l'opposizione dell'onorevole Rossi, che preferisce il decentramento amministrativo, in quanto
permette di realizzare tutti i vantaggi del sistema unitario, senza i danni attuali del centralismo. in corso tutto un
movimento di continuo sviluppo del centralismo. Anche oggi, che non v' pi il regime fascista, si assiste al costituirsi nella
Camera di commercio, accanto agli organi locali, con gli stessi funzionari locali, l'U.P.I.C, cio la rappresentanza locale del
Ministero dell'industria e commercio. A Venezia l'onorevole Lombardi lo ha difeso con grande energia, manifestando la
diffidenza dello Stato verso gli organi locali. Nel campo agricolo le Cattedre ambulanti d'agricoltura, che certamente
assolvevano al loro compito, sono divenute strumento del Ministero dell'agricoltura. Il decentramento amministrativo del
Magistrato delle Acque si risolto con la istituzione del Provveditorato delle opere pubbliche, che in realt non un
decentramento, perch si tratta di elementi distaccati dal Ministero dei lavori pubblici perch tutte le sue decisioni devono
essere approvate dal Ministero, per cui si realizzato un peggioramento. In tutte le nuove leggi si vede un continuo
aumento dei poteri centralizzati, ed contro di questo che si eleva di malcontento delle popolazioni.
Ora, nella regione c' una volont realizzatrice: non si chiede la resurrezione di antichi stati, ma la possibilit di intervenire e
deliberare in tutte quelle questioni che hanno carattere locale. Il Veneto domanda perch nelle sue questioni si debba
deliberare insieme con quelle che riguardano la Sicilia, la Calabria o la Sardegna, che hanno problemi completamente
diversi o contrastanti. La possibilit di adeguare la legislazione alla realt della vita ha una importanza essenziale: una
legge tanto pi perfetta quanto pi realizza la migliore aderenza ai bisogni locali; altrimenti si deve, per forza di cose,
arrivare ad un minimo comune denominatore, che non pu raggiungere mai gli scopi che si vogliono raggiungere.
La regione si potrebbe realizzare senza turbare la forma unitaria dello Stato: massimo potenziamento dell'iniziativa privata,
libert delle popolazioni, legislazione aderente ai bisogni della vita locale.
Non crede per che si debba sopprimere la provincia, la quale una entit economica vera e propria, rappresenta una
confluenza di interessi che non si pu distruggere, ed ha i suoi compiti, sia pure limitati. Bisogna, invece, abolire l'intervento
dello Stato nell'amministrazione locale dei comuni e della provincia, a mezzo del prefetto. L'esperienza compiuta in dieci
mesi lo ha confermato nel convincimento contrario a questo regime centralizzatore, perch, o il prefetto ha iniziativa, e
allora interviene in tutte le questioni e tutti si rivolgono a lui; oppure tende a lasciar fare, ed allora si ha uno svuotamento
completo di questa autorit dall'amministrazione centrale.
Egli nega che il prefetto svolga una notevole attivit politica. Quello che pu fare di intervenire in tutti gli atti di merito
dei comuni, e questo dovrebbe essere eliminato, perch la principale aspirazione dei comuni di poter deliberare nel merito
senza attendere l'approvazione della Prefettura. Restituire ai comuni la loro indipendenza sarebbe gi una grande
conquista e per questo basterebbe trasformare la Giunta provinciale amministrativa, composta a maggioranza di membri
governativi, rendendola a maggioranza di organi elettivi. Oggi, col sistema del Segretario comunale nominato dal Governo,
si ha una intromissione continua di questo, per cui il comune non ha nemmeno la libert di nominarsi il suo pi diretto
collaboratore.
Tornando alla regione, ritiene che, per creare un ente regione vitale, non sia il caso di dargli funzioni eccessive, per evitare un
insuccesso. Quindi, non gli attribuirebbe un potere giurisdizionale. L'Austria, che l'unico Stato veramente organizzato a
regioni, non ha dato poteri giurisdizionali alle regioni. In Italia la Sicilia rivuole la sua antica Corte di cassazione, ma questa
dovr, se mai, funzionare nell'ambito statale.
Richiama la gamma di attribuzioni che il Relatore Ambrosini ha indicato per la regione, tra cui, per delegazione, tutta
l'attivit amministrativa statale. Non vede perch lo Stato dovrebbe dirigere l'amministrazione anche localmente, quando

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pu delegare direttamente alla regione tutti i suoi compiti amministrativi. La regione potr occuparsi di tutta la materia
dei lavori pubblici, mentre attualmente tutte le questioni sono risolte da un unico Ministero che non sa neanche quali sono i
lavori pi o meno urgenti e che risponde soltanto a chi lo sollecita di pi. Tutti i lavori pubblici, le bonifiche, le irrigazioni
dovrebbero essere affidati alla regione. Sar stabilito il quantum da spendere; ma una volta determinato questo, ogni
regione deve poterlo utilizzare in relazione ai propri bisogni effettivi.
Nell'agricoltura solo la regione pu avere una visione esatta delle proprie necessit. Si veduto, per esempio, in occasione
del lodo sulla mezzadria, quali diverse ripercussioni si siano avute da regione a regione. Si possono fissare delle norme
generali, ma le riforme devono essere adeguate alle necessit locali affinch rispondano al bisogno di aumentare la
produzione e di soddisfare le necessit dei cittadini. evidente che la regione emiliana profondamente diversa da quella
pugliese. Anche nella distribuzione delle terre diverso il criterio da seguire, per esempio, a seconda che nella zona sia o non
sia possibile lo sviluppo della cooperazione. Si faranno leggi agrarie veramente efficienti, quando queste risponderanno
perfettamente alla realt della produzione e ai bisogni delle popolazioni. Per ci, stabilite le norme generali, le applicazioni
concrete devono essere fatte regionalmente.
Evidentemente, non si pu dare alla regione il carattere di uno Stato, ma le si deve dare quello di un ente amministrativo
che risponda ai bisogni sentiti e profondi delle popolazioni. Oggi, invece, esiste una frattura netta fra popolazione e Stato,
determinata dal centralismo per il quale bisogna rivolgersi ad un direttore generale o ad un altro funzionario della capitale
per risolvere un problema locale.
Altrettanto vale per i piani regolatori delle citt. Chi mai pi delle citt dovrebbe essere responsabile della propria
conservazione e del proprio sviluppo? Invece attualmente, le citt fanno i loro piani regolatori e poi interviene il centro,
approvandoli o non approvandoli e la popolazione locale si vede denegato il diritto di deliberare su una questione che
interessa cos da vicino la sua vita.
Ha citato solo alcuni problemi, ma ve ne una infinit in tutta la vita amministrativa. Per colmare il distacco fra popolo e
Stato non v' altro rimedio che quello di creare un ente con funzioni amministrative, e con qualche funzione propria
normativa. E se domani si dimostrer che altre incombenze siano da dare alla regione, nulla vieta che un emendamento
alla costituzione possa essere apportato in tal senso.
Non crede che, lasciando sussistere la provincia, si abbia il pericolo di creare un accentramento regionale, pericolo
effettivamente avvertito, per cui Savona non vuole essere unita a Genova, la Lunigiana a Firenze ed in Sicilia le deputazioni
provinciali si oppongono ad un loro assorbimento nella Regione. D'altra parte, v' tutta una serie di importanti problemi
regionali che giusto siano risolti insieme dalle diverse Provincie, e saranno risolti meglio che non a Roma.
A chi dice che non possibile, se si crea la regione, lasciar sussistere la provincia, obietta che le regioni austriache sono poco
pi estese delle nostre Provincie. Tutta l'Austria conta 5 milioni di abitanti; ha nove Provincie e tuttavia ha il distretto, pura
entit amministrativa. La comparazione con altre costituzioni, cio, ammette che, nell'ambito della regione, possa rimanere
la provincia, che potrebbe diventare un organo consorziale per determinati problemi, che oggi non trovano soluzione per il
disaccordo dei comuni.
Sulla questione finanziaria osserva che quasi tutte le legislazioni la rimandano a leggi costituzionali, ma particolari. La
nostra questione finanziaria non pu non essere legata alla riforma tributaria generale dello Stato, perch, se si
attribuiscono alla regione o una percentuale delle entrate attuali o particolari imposte, si rischia, come diceva l'onorevole
Einaudi, di avere o la insufficienza o la eccessivit. Occorre fare una analisi concreta, in rapporto ai definitivi, compiti da
attribuire alla regione ed alle sue necessit finanziarie. In molte legislazioni di Stati a sistema federale si ha l'imposizione
dello Stato federale; ma dove questa non esiste, si pu avere una unica imposizione da ripartire in percentuali fra i vari enti,
per non creare imposte nuove. Onde una riforma tributaria generale che stabilisca quale percentuale del gettito debba
essere devoluta alla regione. Gli inconvenienti cui si pu andare incontro non sono argomento contro una determinata tesi; si
tratta di questioni pratiche risolubili. Fondamentale che il creare un'amministrazione finanziaria della regione accanto a
quella dello Stato significherebbe moltiplicare gli organi, col pericolo non solo della doppia imposizione, ma della
sperequazione fra le imposte. Ricorda in proposito che nell'antica legislazione austriaca imperiale, oltre alle 21 imposte,
esisteva una quotizzazione a favore della regione.
Conclude che la creazione dell'Ente regione d la risoluzione effettiva di un problema, che diversamente non sarebbe risolto
e che non deve essere esasperato, arrivando alla forma federalistica, n minimizzato, persistendo nell'accentramento. La
burocrazia centrale allarmata ed armata contro l'autonomia locale, mentre non vi motivo perch le esperienze
dell'amministrazione centrale siano trasferite, per la parte esecutiva, alla competenza della regione. Superate queste
difficolt, creata la regione, anche coloro che forse la considerarono con qualche timore di diminuizione della vita unitaria
del Paese, troveranno invece la possibilit di realizzare nella variet e difformit delle regioni un'unit di maggiore
contenuto e di assicurare alle iniziative locali piena efficienza e sviluppo.
CONTI rileva che da parte degli antiregionalisti si fa una manifestazione di conservatorismo veramente preoccupante.
Mentre stata eletta in Italia una Costituente per dare all'Italia una nuova costituzione, da parte conservatrice - che
sembra dovrebbe essere la parte rivoluzionaria del consesso - si vogliono adattare alcune piccole riforme sul tronco del
vecchio regime.
Pensa che dovrebbe essere ben inciso nelle menti quello che ha detto l'onorevole Uberti, a cui desidera aggiungere qualche
considerazione su un aspetto particolare non illustrato.

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In fondo a tutto il problema che si sta ora agitando intorno alla Costituente dello Stato un fatto fondamentale, generatore
di tutto il male della vita del nostro Paese: in definitiva l'Italia governata da non pi di cento persone, che legiferano, e da
non pi di un centinaio di burocrati. In Italia si vive perch cento Deputati sui cinque o seicento governano l'Italia. Si pu
modificare come si vuole la burocrazia, metterle il berretto frigio invece della parrucca monarchica: si avr sempre una
burocrazia di cento persone, che domina tutta la vita italiana.
La via per rompere queste oligarchie, per spezzare questo andamento fatale alla vita del Paese quella di trasformare
l'organizzazione dello Stato, di creare la democrazia. Se non che, si continua a sbandierare la democrazia illudendo se stessi
e gli altri. Per creare la democrazia bisogna far partecipare gli italiani alla vita legislativa, amministrativa, governativa del
Paese. La pretesa di pochi Deputati di legiferare per l'Emilia e per le Puglie, per la Calabria e per il Piemonte, per la Sicilia e
per il Veneto, insomma per tutta l'Italia, assurda.
Bisogna, dunque, creare la democrazia, e a questo proposito ricorda un pensiero epigrafico dell'onorevole Einaudi: la
democrazia si crea con la molteplicit delle assemblee nella vita del Paese .
Quando si discuter della regione, della provincia, sar favorevole a queste, e ad altre forme di democrazia, al Consiglio
comunale per primo, al Consiglio regionale e ad altri Consigli e consessi popolari nei quali si dibatteranno i problemi e si
troveranno le soluzioni adeguate.
Se il male dell'Italia sta in questo fatto riconosciuto da tutti, in questo gruppo di oligarchi burocratico e parlamentarista, in
questo nucleo di despoti della vita italiana, la regione rappresenta la soluzione efficace. La regione si creer con le norme
che saranno elaborate ed egli affretta col desiderio pi vivo il momento in cui si cominceranno a scrivere quella decina o
ventina di articoli che regoleranno la competenza e le attribuzioni della regione. Sono stati ricordati gli inconvenienti che si
sono manifestati negli Stati Uniti ed in Svizzera; ma questi non costituiscono un argomento probante. Quando si sar
elaborata la costituzione, si potranno riscontrare degli inconvenienti e degli errori: e si dovr correggerli.
La creazione dell'Ente regione significa creazione di una forma nuova nella vita italiana per provvedere agli interessi degli
italiani in quei modi che si fisseranno sulla carta.
Circa la questione della competenza, ricorda un progetto di statuto della Generalidad di Catalogna, progetto che non fu
approvato e nel quale sono concretate le competenze della regione: tutta una serie di attribuzioni che nello statuto
definitivo si ridussero appena ad un quarto. La competenza sar quella che verr stabilita.
Cos per quanto riguarda la delimitazione territoriale, pu darsi che vi siano delle regioni ben delimitate per le quali la
discussione semplice e facile (Giuseppe Ferrari, quando vagheggiava la federazione italiana, parlava di otto centri, che
per non sono stati mai precisati nei suoi scritti); ma il miglior sistema quello di accogliere un concetto democratico: fissare
dei sicuri raggruppamenti di popolazione, e poi, col metodo democratico pi serio, accogliere l'espressione della volont dei
cittadini. La Liguria, per esempio, abbastanza ben delimitata; altre regioni lo sono pi vagamente. Come vi oggi una
delimitazione di territori per la provincia, domani vi sar per la regione, in modo tale da consentire gli sviluppi dei lavori
legislativi, amministrativi ecc.
Circa il problema della provincia, avverte di essere stato sempre un nemico accanito dei Prefetti, e afferma che ci si deve
avviare verso l'abolizione completa di questi funzionari che gli italiani detestano ormai concordemente. Resta il problema
posto dalla tradizione, dalle abitudini, perch da quando si creata
la provincia, si sono avviate verso questo centro le attivit tendenti al soddisfacimento di certe necessit. E si pu mantenere
la provincia come organo di decentramento della regione. Non crede opportuno conservare i Consigli provinciali, di cui si
pu fare benissimo a meno una volta che vi sia un'Assemblea regionale.
Richiama ancora l'attenzione sul fatto fondamentale e funesto della oligarchia governamentale , che risiede a Roma, di
pretesi legislatori, di burocrati. Anche i sapienti hanno dato prova di incapacit: grandissimi uomini di Stato nel Parlamento
italiano sono falliti. Quindi creazione di Assemblee regionali.
Il Consiglio comunale rappresenta il primo grado. I comuni liberi nelle grandi citt riusciranno a trattenere nel loro ambito
una quantit di cittadini, i quali essendo oggi inutilizzati nel loro paese per un'attivit pubblica, emigrano e vanno tutti a
finire a Roma o nelle altre grandi citt. Una vita comunale attiva, viva e prospera, in virt dell'attivit di tutti, tratterr nei
capoluoghi molti elementi che altrimenti andrebbero a confluire nelle grandi citt. Nelle Assemblee regionali poi saranno
portate numerose altre persone, che altrimenti sarebbero sacrificate dal punto di vista della partecipazione alla vita attiva.
Tanti candidati delle lotte elettorali che non hanno potuto giungere al Parlamento Nazionale, potrebbero trovare posto
degnissimo e con grande utilit nell'Assemblea regionale, dove potrebbero svolgere magnificamente una funzione utile per il
Paese.
Il Parlamento centrale - la Camera dei Deputati - dovrebbe essere costituito da pochissimi elementi: il numero di 556
esagerato, 300 sarebbero gi troppi per fare quel poco che rimarrebbe da fare, perch, se le competenze legislative
regionali saranno allargate e sar sottratto al Parlamento centrale tutto quel groviglio di materie sul quale esso non dice
mai una parola competente ed utile, il numero dei Deputati potr essere grandemente ridotto. L'Assemblea regionale sar
il luogo in cui potranno convenire molte competenze specifiche, risolvendo anche il concetto della rappresentanza organica,
per la trattazione di problemi inerenti all'agricoltura, al commercio, alle scuole medie ecc.

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Quando sar decisa la formazione della Regione e quando sar stato adeguatamente studiato il complesso delle
competenze e dei compiti da attribuire al nuovo ente, si sar compiuta opera utile per il Paese. Se si negasse al Paese
questa soluzione, non si compirebbe quell'opera che esso aspetta perch la sua aspettativa proprio questa.
TOSATO, dopo la discussione analitica, ritiene opportuno riportare il problema ai suoi termini sintetici, non tanto perch la
discussione analitica non sia necessaria, ch anzi attraverso l'analisi si sente ancora pi viva l'esigenza delle autonomie, ma
per avviare la discussione verso la decisione.
Osserva che tutti sono ormai concordi sulla necessit e sull'opportunit di un certo decentramento: le differenze si riscontrano
solo circa la intensit, il grado e le modalit del decentramento. Ritiene che le tesi prospettate finora possano ridursi
sostanzialmente a quattro: una tesi estrema, la quale vorrebbe trasformare l'Italia da Stato unitario a Stato confederale;
alla quale ne corrisponde un'altra, pure estrema, che sostanzialmente nega l'autonomia e si limiterebbe soltanto a
soddisfare l'esigenza di un maggior decentramento sia per i comuni che per le provincie; e due altre che si possono definire
intermedie, che vorrebbero, l'una trasformare l'Italia in Stato federale e l'altra che, anzich di federalismo, parla
semplicemente di autonomia regionale. Per quanto riguarda la tesi della confederazione di Stati osserva che, a parte ogni
altra considerazione, essa non sia attuale perch, per arrivare ad una confederazione, occorrerebbe anzitutto scindere l'Italia
in tanti stati e poi fra i diversi stati ristabilire un certo collegamento che, in ogni caso, non darebbe vita ad uno Stato unitario
ma ad una semplice confederazione.
Non crede accettabile questa tesi, non fosse altro che per ragioni pratiche.
A proposito dell'altra tesi estrema, rileva che il principio di un semplice ampliamento delle autarchie comunali e provinciali
stato sostenuto dall'onorevole Rossi, il quale ha fatto presenti alcune difficolt, relative all'autonomia regionale, inerenti
soprattutto al fatto che sorgerebbero conflitti fra provincia e provincia e che, con l'istituzione dell'Ente regione, si avrebbe un
nuovo centralismo. Ma la tesi dell'onorevole Rossi, che vorrebbe un ampliamento della potest regolamentare dei comuni e
soprattutto delle provincie, non gli sembra accettabile perch, pur essendo effettivamente sentito il bisogno - per far
corrispondere l'azione dello Stato alle esigenze locali - di dare agli enti locali una certa autonomia in determinate materie
ora sottratte alla loro competenza (autonomia legislativa), si verrebbe a creare in Italia una tale pluralit e molteplicit di
legislazioni locali che importerebbe delle difficolt forse insormontabili. Se si vuole invece soddisfare effettivamente l'esigenza
a cui corrisponde la tendenza autonomista, necessario che questa esigenza sia soddisfatta nell'ambito di un ente pi vasto
della provincia, che non pu essere che la Regione. Riguardo alle altre difficolt prospettate dall'onorevole Rossi osserva che
gi dalla relazione dell'onorevole Ambrosini risulta che, se in determinate materie utile ed opportuno attribuire alla
Regione una competenza legislativa esclusiva, vi sono tuttavia delle altre materie in cui la competenza legislativa della
Regione potrebbe considerarsi secondaria e dipendente dalla legislazione direttiva di pertinenza dello Stato. In tal modo,
tutte le difficolt prospettate (ad esempio le questioni tra il porto di Savona e quello di Genova) potrebbero essere risolte
attraverso questa legislazione direttiva.
Circa le altre due tesi, ritiene che occorra abbandonare ogni questione di parole che diventa assolutamente inutile, per
andare direttamente verso la realt. d'avviso che tra queste due tesi non vi sia sostanzialmente alcuna differenza in
quanto, attribuendo alla Regione una potest legislativa esclusiva, sia pur limitata a determinate materie, si cade senz'altro
nel principio federalistico. A parte tutte le discussioni di carattere teorico sulla natura dello Stato federale, tutto il problema
si riduce alla necessit di dare un sempre pi ampio respiro alle esigenze locali, in modo che le Regioni possano - come crede,
fermamente - disciplinare in autonomia determinate materie. Bisogna quindi arrivare alla creazione dell'Ente regione,
attribuendogli una tale potest legislativa; salvo poi a vedere se questa potest legislativa dovr avere un ambito
maggiore o minore; discussione di dettaglio che non tocca la questione di principio.
L'unica vera difficolt che si prospetta contro la creazione dell'Ente regione che, accanto al centralismo statale, si verrebbe
a creare un centralismo regionale. A questo proposito ritiene che si debbano tener presenti alcune considerazioni. L'Ente
regione non deve essere qualcosa che si sostituisca ad una realt effettiva, ch in questo modo si creerebbe un ente
artificiale; l'Ente regione deve essere creato per rispondere a determinate esigenze storiche concrete e non deve innovare
radicalmente la struttura degli enti locali. Il comune deve restare; si prospetta soltanto il bisogno di svincolarlo, se non da
tutti, dalla gran parte dei controlli di merito. Per quanto riguarda la provincia, crede siano ormai tutti convinti che non
trattasi di un ente artificiale ma di una realt storica, di un centro di interessi, che deve considerarsi come una comunit
effettiva nella vita dello Stato italiano. Il problema si riduce a quello dei rapporti tra provincia e regione e viceversa:
Se si vuole essere pratici e concreti e aderire alle effettive esigenze, bisogna considerare la regione innanzi tutto come un
ente con potest normativa; le provincie debbono restare, anzi dovrebbero accrescere la loro competenza, in relazione alla
soppressione della prefettura. Tutta la serie di doppioni, che esistono oggi tra la provincia come ente autarchico e la
provincia come ente amministrativo (prefettura), scomparirebbero, determinandosi in tal modo un notevole alleggerimento
burocratico. La provincia verrebbe cos ad avere anche altri importantissimi compiti, principale fra tutti quello di eseguire le
norme emanate dalla Regione. Per questo non necessario creare una burocrazia regionale, perch, se la Regione dovesse
avere oltre alla competenza normativa anche qualche competenza amministrativa, questa dovrebbe limitarsi a quella
parte di attivit attualmente di competenza dell'amministrazione governativa locale che dallo Stato dovrebbe passare alla
provincia (la quale dovrebbe conservare, la sua personalit giuridica, perch intorno ad essa esiste tutto un complesso di
interessi anche patrimoniali che ne sono il fondamento).
Si sono ricordati i Provveditorati alle opere pubbliche: sarebbe questa una delle attivit locali che dovrebbero passare sotto
il controllo della Regione la quale, diventando organo direttivo di questa attivit statale, non avrebbe alcuna necessit di
creare una burocrazia.

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In conclusione, scartata l'ipotesi della confederazione, scartata l'ipotesi di un semplice decentramento amministrativo con
l'estensione della podest regolamentare, si vede che le due tesi, dello Stato federale e dell'autonomia regionale, coincidono
e tutto il problema si risolve nella determinazione della sfera di competenza normativa della Regione.
(La seduta, sospesa alle 19,05, ripresa alle 19,15).
BOZZI ritiene che dalla discussione fino ad ora svoltasi un punto di partenza possa risultare pacifico e comune a tutti:
l'esigenza di una maggiore espansione delle autonomie locali. I diversi punti di vista si cominciano a delineare quando si
tratta di dare consistenza al contenuto giuridico - poteri e limiti - di queste autonomie.
Concorda sulla necessit di dare un colpo decisivo al centralismo burocratico: ma non soltanto a quello statale, sibbene
anche ad ogni altra forma di centralismo che comunque potesse soffocare, comprimere, mortificare la libera espansione e la
vitalit delle autonomie locali. Con un sistema che sostituisse al centralismo statale un centralismo regionale, non verrebbe
raggiunto lo scopo desiderato, anzi, sotto alcuni profili, quello regionale potrebbe essere peggiore del centralismo statale.
Appunto per ovviare a queste conseguenze, occorre, a suo avviso, prendere le mosse dall'ente locale primigenio: il comune.
Ritiene che una riforma della struttura comunale dovrebbe soprattutto imperniarsi, da un lato su di una discriminazione,
con effetti giuridici, dei comuni in funzione non soltanto della quantit della popolazione, ma anche della diversa natura
dell'aggregato sociale - ed ognuno pensa gi al comune rurale - e dall'altro sulla necessit di svincolare il comune dalla
maglia rigida dei controlli attuali; controlli oggi in gran parte accentrati nella autorit prefettizia.
Sotto quest'ultimo punto di vista, precisa che non si tratta di eliminare ogni controllo, dato che la necessit di un controllo
pu ritenersi giustificata se non altro dal fatto che la sua esistenza acuisce il senso di responsabilit della autorit al controllo
stesso sottoposta, ma di creare un sistema di controllo, indiscutibilmente di legittimit, forse anche di merito, che non sia
espressione di un prepotere centrale. Oggi la vita dei comuni grama, non solo per la pressoch generale deficenza di mezzi
economici e finanziari, ma anche in conseguenza degli eccessivi controlli.
Per ci che riguarda la provincia, concorda con l'opinione di coloro che ritengono dovere questo ente rimanere in vita, tanto
nell'ipotesi che si voglia dar luogo alle autonomie regionali, quanto in quella contraria.
Precisa che intende parlare della provincia come persona giuridica di diritto pubblico, soggetto di autarchia e di autonomia
insieme, cio di poteri che si esplicano nel campo amministrativo e normativo, prescindendo quindi dal secondo aspetto, vale
a dire da quello di circoscrizione amministrativa, a capo della quale sta il prefetto. Storicamente la provincia come ente
autarchico territoriale stata trapiantata in Italia in seguito alla riorganizzazione amministrativa che segu l'occupazione
francese nei primi anni del secolo scorso? In fondo non si tratta che del dipartimento francese che si portato in Italia.
Tuttavia, la provincia diventata un centro di attivit e di interessi che oggi difficilmente sradicabile. Tentare di eliminare
la provincia significherebbe andare incontro a resistenze, attive e passive, che renderebbero difficile il compito.
Ritiene che anche nell'ambito della regione la provincia possa a buon diritto sussistere come persona giuridica di diritto
pubblico, soggetto di autarchia, soprattutto in quanto potr servire da tramite tra il comune e la regione, contribuendo ad
evitare un accentramento regionale. Oggi i comuni sono gravati di funzioni complesse, cui non sempre possono adempiere.
Molti dei compiti dei comuni potrebbero essere attribuiti alle Provincie, le quali dovrebbero essere soprattutto viste, a suo
avviso, come consorzi di comuni.
pertanto favorevole a conservare la provincia, come organo di attuazione della funzione amministrativa della regione, e
come forma di decentramento intrarregionale.
Viene poi il problema della regione. Se la regione si deve creare, essa deve essere munita di una autonomia politica o
legislativa, perch altrimenti si creerebbe una superstruttura non giovevole.
Quindi, bisogna attribuire alla regione, una potest normativa primaria, cio l potest per la regione di creare delle leggi
formali; oltre che leggi secondarie, di adattamento e di attuazione.
Si deve creare la regione dapertutto?
Quando si parla di autonomia regionale si considerano la Sicilia, la Sardegna e la Val d'Aosta; ma vero che una esigenza
nella stessa misura e intensit, sia avvertita da tutte le altre regioni?
Propone di configurare la regione facoltativa; cio la Costituzione dovrebbe stabilire alcuni principi fondamentali, e poi
dovrebbe essere rimesso ad un atto di libera determinazione, di libera volont, delle provincie il chiedere uno statuto
regionale, che dovrebbe essere sottoposto all'approvazione degli organi parlamentari riuniti.
Si pu obiettare: ma cos si verrebbe a creare uno Stato di varia struttura.
Precisa la sua proposta nel senso di rimettere alle regioni non soltanto la composizione di ogni eventuale conflitto territoriale;
ma rimettere alla loro volont, manifestata col referendum, l'esistenza stessa del nuovo ente.
Pensa che questo sistema consentirebbe di risolvere la questione con un gradualismo che permetterebbe di fare delle
esperienze. La costituzione spagnola segue un orientamento di questo genere.

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In fondo non si pu rispettare l'esigenza di una perfetta architettura giuridica, ma si debbono piegare gli schemi giuridici alle
reali esigenze degli aggregati sociali.
Concludendo: potenziamento dei comuni, svincolandoli dal regime dei controlli quale oggi ; variet di tipi di comune, a
seconda della variet dell'aggregato sociale; mantenimento della provincia come persona giuridica pubblica soggetto di
autarchia e di autonomia e come strumento capace di evitare l'affermarsi di un accentramento regionale; affermazione
della regione (Ente dotato anche di potest legislativa primaria), come espressione di libera manifestazione degli stessi
aggregati provinciali.
MORTATI ritiene che in questa discussione compito della Sottocommissione sia quello di individuare gli elementi che
consentano una soluzione; e per raffigurare questi elementi essenziali bisogna considerare anzitutto gli scopi del
decentramento, appunto per stabilire poi i mezzi giuridici per il raggiungimento di questi scopi.
Questi scopi sono stati accennati, ed bene riassumerli perch sono cos connessi fra loro che bisogna cercare di raggiungerli
tutti; altrimenti l'istituto del decentramento verrebbe meno alle sue esigenze fondamentali.
Gli scopi sono tre:
1) innanzi tutto l'avvicinamento dell'amministrazione agli interessi locali, al duplice scopo dell'educazione politica dei
cittadini e dell'adattamento alle esigenze locali;
2) garanzia di libert quale pu essere data da un saldo gruppo omogeneo;
3) infine, e questo non stato accentuato sufficientemente nella sua funzione essenziale, equilibrio delle regioni fra loro,
superando l'inconveniente, che si verifica in tutta la storia d'Italia, della sopraffazione da parte delle regioni pi popolate e
pi ricche di quelle meno popolate e pi povere. Occorre creare e rafforzare una coscienza regionale creando gli istituti
adatti al suo sorgere e le possibilit di equilibrio, cos da far valere in modo pi efficace gli interessi delle regioni meno
dotate.
Per raggiungere questi scopi, occorre innanzi tutto una vera autonomia, non soltanto amministrativa, ma costituzionale,
garantita dalla costituzione con un tribunale apposito per risolvere gli eventuali conflitti di competenza. Occorre poi una
certa autosufficienza: assurdo conferire l'auto governo, senza una sufficiente autonomia finanziaria, senza un minimo di
mezzi economici per far fronte alle spese della regione. Una vera autonomia suppone. inoltre che si possa fare a meno del
controllo esterno, cio dell'intervento di organi dello Stato centrali. Quindi anche l'esame di legittimit degli atti dovrebbe
essere affidato in proprio agli enti locali; occorrerebbe cio ricorrere al controllo interno nell'ambito degli stessi enti,
attraverso l'interessamento dei cittadini alla cosa pubblica, con mezzi (come per esempio: un sistema di azioni popolari) che
diano agli amministrati le possibilit pi efficaci di controllo, dando ai cittadini la consapevolezza che da essi stessi dipende
la buona amministrazione e quindi la tutela dei loro interessi.
Bisogna inoltre evitare un accentramento regionale che sarebbe pi pericoloso dell'accentramento burocratico statale;
bisogna, cio, che alla regione competano prevalentemente le funzioni direttive, normative, mentre il compito
dell'esecuzione dovrebbe essere lasciato agli enti locali minori, cio ai comuni e ad un ente intermedio che non dovrebbe
essere l'attuale provincia, ma un gruppo sociale minore che si dovrebbe creare attraverso adattamenti successivi, essendo
evidentemente impossibile farlo sorgere da un giorno all'altro. Questo ente intermedio dovrebbe essere pi ristretto
dell'attuale provincia, e con carattere pi omogeneo. Si poterebbe, per esempio, pensare a quel consorzio di comuni di cui
stato parlato, organizzato secondo l'identit degli interessi e delle aspirazioni, e la possibilit di un'azione comune nei vari
campi. Cos l'amministrazione sarebbe meglio avvicinata agli amministrati e potrebbe meglio operarsi una selezione delle
capacit in base alla conoscenza personale dei portatori delle medesime.
Il concetto di comunit, che stato recentemente illustrato dall'Olivetti, ma che deriva dalla concezione cattolica di una
societ organica, potrebbe essere utilizzato quando si volesse procedere alla costituzione di questi aggregati intermedi fra
regione e comune, perch precisamente soddisfa alle esigenze che si sono indicate.
Un'altra funzione della regione potrebbe essere quella dell'esercizio, in virt di delegazione, di compiti statali, in modo da
evitare duplicazione di uffici e giungere ad una riduzione del personale. Invece dovrebbero rimanere alla cura di uffici
direttamente gestiti dallo Stato altri compiti, come per esempio quello della pubblica sicurezza, per i quali pi sensibile
l'esigenza dell'unit d'azione e pi rilevante l'interesse politico generale.
Un ultimo punto essenziale quello della costituzione dei nessi fra centro e periferia, perch non si pu negare l'esigenza
unitaria;
dello Stato moderno in alcuni campi. Questo vale specialmente nel campo economico, dove, pur volendo lasciare alla
regione una certa latitudine di azione, necessario preoccuparsi contemporaneamente di non compromettere la
realizzazione di piani nazionali. Non sa se e quanto l'economia si indirizzi verso forme di economia pianificata; ma se queste
esigenze di pianificazione ci saranno, bisogna che siano attuate non da una burocrazia pi o meno competente e
responsabile, ma dalle autorit regionali; necessario che queste autorit regionali siano inserite nell'ordimento centrale, in
modo che i piani siano concretati, attraverso la partecipazione attiva delle medesime. E questo inserimento dovrebbe

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avvenire in modo da correggere la sperequazione attuale tra le regioni d'Italia pi numerose e pi ricche e le regioni pi
povere e meno popolate.
Il punto accennato di straordinaria importanza, e dalla sua felice soluzione dipende la possibilit di un proficuo impiego di
un regime decentrato.
Si pensi, per esempio, all'influenza che sulla disciplina dell'economia da parte delle singole regioni esercita la politica
doganale. Ora, se alle decisioni su tale politica non partecipassero organi formati con il concorso delle regioni, con le forme
perequative accennate, potrebbe essere reso vano ogni sforzo di autonomia delle singole regioni.
La necessit di utilizzare le regioni nella formazione di organi centrali dello Stato porta ad escludere la tesi sostenuta
dall'onorevole Bozzi sulla possibilit di una regione opzionale. Sta bene lasciare un certo potere di autogoverno alle regioni,
e quindi di adattamento della loro organizzazione alle esigenze di ciascuna di esse; ma accanto a questa discrezionalit di
organizzazione interna bisogna mantenere un tipo strutturale uniforme. Questo , a suo avviso, un elemento fondamentale
per giungere all'accettazione della tesi regionalista.
Fa presente, infine, un ultimo punto che riguarda la concretezza del lavoro della Sottocommissione. Si avvertir ad un certo
momento il bisogno di dire qualcosa sul modo di concretare questi enti-regione. Sarebbe opportuno perci avere a
disposizione taluni dati positivi, statistici ed economici, che potrebbero guidare il lavoro della Sottocommissione ed
indirizzarla nelle proposte da fare circa la delimitazione territoriale. Propone quindi di prendere in considerazione questo
aspetto pratico della questione, promovendo la formazione di una segreteria con compiti di raccolta di dati, anche presso
organi centrali o locali di elaborazione dei medesimi.
MANNIRONI interviene in questa discussione per portarvi un contributo che deriva da una sua esperienza di vita regionale.
La Sardegna, forse per la prima, ottenne la possibilit di vivere in un regime relativamente autonomistico. Prima ancora
che in Sicilia, si era costituita in Sardegna una Consulta regionale, la quale doveva affiancare l'opera di un Alto
Commissario; nominato dal Governo centrale. Era un primo esperimento; ma non era tutto, anzi basta pensare al fatto che
l'Alto Commissario era di nomina governativa per escludere che si potesse parlare di autonomia. Tuttavia la Consulta
regionale, che funziona affiancando l'opera dell'Alto Commissario ed esercitando un potere di consulenza, ha potuto
dimostrare fino a qual punto di maturit le popolazioni sarde fossero giunte per una vita autonomistica, e ha dato anche
un saggio delle possibilit e delle realizzazioni a cui si pu arrivare.
Alla Sardegna questa concessione fu fatta per prima, perch l'esigenza autonomistica col vivamente sentita, soprattutto
per ragioni geografiche ed economiche. Ma oggi l'onorevole Uberti, che un veneto, ha pur dichiarato di sentire al pari dei
sardi l'esigenza autonomistica; ed altri colleghi vivono egualmente questa necessit, e la sentono soprattutto come
espressione di quel corpo elettorale che li ha inviati alla Costituente.
Dall'insieme della discussione fin qui svolta risulta quindi che tutti sono gi orientati. verso questa forma di decentramento e
di autonomia regionale. Riconosce anch'egli che non bisogna fare questioni: di nomi; bisognerebbe che ciascuno cercasse in
questa discussione di arrivare il pi possibile al concreto, dimenticando l'attaccamento a teorie e tesi politiche finora
abbracciate.
Ora, che si tratti di una forma di federalismo o di una forma di regionalismo poco importa (le definizioni sono sempre
pericolose); importante venire al concreto e vedere fino a qual punto si pu consentire alla regione di vivere una vita
autonoma.
Qualcuno ha parlato di creazione della regione. un termine erroneo: lo Stato, la legge non crea la regione; la riconosce,
perch la regione esiste come entit economica, storica, geografica, linguistica ecc. Perci non pu accettare la tesi
dell'onorevole Bozzi. La regione esiste e deve essere riconosciuta per tutta l'Italia: altrimenti si avrebbero delle regioni
esistenti autonomamente ed altre no;
e delle situazioni pericolose ai fini stessi dell'unit nazionale.
Scendendo al concreto e preoccupandosi delle realizzazioni definitive, osserva che la prima preoccupazione che si deve
avere quella di stabilire quali sono i limiti dell'autonomia da concedere alla regione e dei poteri da darle. La regione uno
degli enti, si potrebbe dire, di diritto naturale, come il comune, e quindi un ente insopprimibile; un ente che esiste e che
bisogna riconoscere proprio perch in questa maniera, non solo si favorisce l'educazione politica dei cittadini, ma si d loro
giustamente modo di provvedere essi stessi ai loro immediati bisogni attraverso gli organi e gli enti che sono pi vicini a loro.
I compiti della regione possono essere definiti in rapporto al comune e allo Stato, per via di esclusione, e vi si pu arrivare
meglio tenendo conto della configurazione territoriale di questi enti. Lo Stato provvede a tutti i bisogni generali dei cittadini,
ai fini della difesa, della rappresentanza diplomatica, dell'istruzione superiore, delle leggi di economia generale, al sistema
delle telecomunicazioni, alla polizia generale. Tutte quelle che non sono esigenze generali rientreranno invece nei compiti
della regione, la quale ha esigenze particolari sue, che sono la somma delle esigenze dei comuni. In sostanza, la regione
dovrebbe essere quell'ente che difende meglio la libert dei comuni, provvede alle loro immediate esigenze, tutelandole
rispetto allo strapotere dell'organismo statale. Quindi, alla. regione potranno essere affidati compiti in materia di
agricoltura, di industria, di pesca, di caccia, di lavori pubblici, di lavoro, di previdenza, di assistenza, di beneficenza e vari
altri che possono essere sottratti alla competenza esclusiva dello Stato.

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Non crede che possa sorgere un conflitto. tra le competenze della regione e quelle dello Stato quando siano fin da principio
completamente e chiaramente definiti i poteri dell'un ente e dell'altro; e soprattutto questi poteri dovranno essere definiti
nella carta costituzionale, in cui bisogna preoccuparsi di essere chiari. In ogni caso all'eventuale insorgere di contrasti e di
conflitti di competenza fra i due enti potrebbe benissimo provvedere il Tribunale costituzionale, utilmente intervenendo
anche in questa sede e in questi casi.
Affinch la regione possa assolvere i suoi compiti, essa deve avere una autonomia effettiva, non fittizia, e quella potest
legislativa cui da altri si accennato, che potr pure essere determinata in origine, per evitare conflitti di competenza con lo
Stato, e che dovr essere limitata alle specifiche materie gi ricordate. E questa potest legislativa potr essere riconosciuta
anche nel senso che alla regione sia riconosciuto il potere di emanare norme di attuazione delle leggi generali che fossero
emanate dallo Stato.
Un altro problema quello del modo in cui dovr essere organizzata la regione. Crede che in questa sede si dovranno fissare
delle norme generali e, per essere autonomisti rispettosi della volont della regione, si dovr consentire che, entro il quadro
generale fissato dalla Costituente, ogni singola regione provveda al proprio ordinamento. Ricorda in proposito che quando
la Consulta espresse parere favorevole al decreto che riconosceva l'autonomia della Sicilia, fu proposto che quel decreto fosse
esteso automaticamente anche alla Sardegna; ma in Sardegna, e proprio in seno alla Consulta regionale, si ebbe una
reazione vivissima a quel provvedimento, perch non si vuole quella forma di autonomia che stata concessa alla Sicilia;
non si vuole quella estensione automatica e si chiede di essere sentiti, perch quella che pu essere una giusta esigenza per la
Sicilia, non lo per la Sardegna.
LUSSU rettifica, avendo assistito alla riunione della Consulta Sarda, precisando che i monarchici dicevano di non volere che
l'autonomia fosse concessa per decreto regio. Parve perci strano a molta parte dell'opinione pubblica che questa forma di
diffidenza verso un decreto regio l'avessero proprio i monarchici. Egli ebbe l'impressione, e con lui molti altri, che dietro
quell'atteggiamento fosse un motivo elettoralistico piuttosto che di interesse regionale effettivo.
MANNIRONI dissente dal rilievo dell'onorevole Lussu, perch non erano soltanto i monarchici a reclamare la concessione
dell'autonomia per decreto regio: esponenti di varia correnti politiche, da quella democristiana a quella comunista, erano
d'accordo, perch si sentivano regionalisti e l'onorevole Lussu, che avvert l'opportunit di discolparsi in sede di Consulta
regionale del suo intervento, sent in quel momento quali fossero gli umori: era una reazione in senso autonomistico.
LUSSU afferma che nessuno degli oratori in quella sede manifest queste esigenze particolari, che dovevano essere
espressione locale: la preoccupazione era che l'autonomia potesse essere concessa per decreto regio. Ed erano tutti
monarchici, tranne alcuni comunisti, che per l'occasione erano coi monarchici.

MANNIRONI, indipendentemente da questo episodio, sulla cui valutazione c' disparit di vedute, afferma che, a voler
essere coerenti con se stessi e partendo dagli stessi presupposti autonomistici, si deve fare in modo che la regione possa creare
una specie di costituente iniziale in seno alla regione stessa e provvedere al suo ordinamento e alla sua costituzione,
naturalmente entro linee generali che dovranno essere fissate dalla Costituente.
Queste linee generali dovranno essere quelle che ha lo Stato in Italia; cio gli organi che presiedono alla regione dovranno
essere elettivi, eletti a suffragio universale, segreto, con sistema proporzionale. Dovr, cio, valere per le elezioni regionali,
con le opportune modifiche e i necessari adattamenti, quella stessa legge che vale per l'Assemblea nazionale. L'Assemblea
regionale dovr nominare un Consiglio; dovr avere quindi un capo, che si potr chiamare presidente, governatore, o
altrimenti e che sar l'organo esecutivo della volont dell'Assemblea regionale.
Ma la regione, affinch possa adempiere a questi suoi compiti, oltre alla potest legislativa, dovr avere anche una sua
autonomia finanziaria. Si rende conto delle preoccupazioni e delle difficolt che ha sollevato l'onorevole Einaudi: sono
argomenti che rendono perplessi, perch provengono da una fonte non sospetta e soprattutto da un competente in
materia. Ma se alla regione non si concedesse un minimo, per lo meno, di autonomia finanziaria, l'esperimento regionalista,
non sortirebbe buon fine; si ridurrebbe ad una forma di decentramento che non muterebbe la situazione, non farebbe altro
che trasformare il centralismo dello Stato lasciando sempre lo Stato dominatore di tutte le situazioni, non dando alcun
sviluppo e respiro alle energie regionali, che pi direttamente ed utilmente possono occuparsi dei problemi locali. Se non si
d alla regione un minimo di autonomia finanziaria non si risolve nemmeno la questione del Mezzogiorno. Come ebbe a
dire l'onorevole Labriola nel suo ultimo discorso in Assemblea: giacch il Mezzogiorno insiste nel volere questa autonomia;
per risolvere da s i suoi problemi, bisogner che questo esperimento lo si lasci fare. Non si pu ignorare questa esigenza
delle popolazioni meridionali; la si deve tenere presente in sede di Costituente, dove sono rappresentati tutti gli indirizzi
politici, ma anche tutti gli interessi delle varie regioni italiane.
Questa autonomia finanziaria sar necessaria affinch le regioni, che si considerano ingiustamente sfruttate, possano avere
la possibilit di rimediarvi. Vi saranno regioni non autosufficienti e tra queste sar la Sardegna, la quale certamente una
terra molto povera, con i tre quarti o quattro quinti della sua superficie incolta e in gran parte improduttiva; ma ve ne
saranno altre autosufficienti. Quindi la necessit dell'intervento dello Stato per costituire una specie di stanza di
compensazione, un piano di solidariet fra le regioni, perch giusto che le regioni ricche contribuiscano ad integrare i
bilanci insufficenti delle regioni povere. Questo un punto delicato della questione; tuttavia non cos, grave da potersi
ritenere insuperabile. La regione potr contare sui demani regionali, su determinate imposte: le si potranno assegnare tutte
le imposte dirette sui terreni e sui fabbricati; le si potr consentire l'istituzione di altre imposte, come le si potr concedere
una percentuale sulle imposte di ricchezza mobile e di produzione, che giusto siano prelevate direttamente dallo Stato.

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Le regioni dovranno fare il bilancio preventivo, che potr essere studiato da organi misti regionali e statali, i quali
considereranno fino a qual punto le attivit basteranno per supplire alle passivit e stabiliranno le necessit di integrazione.
Crede che questa autonomia finanziaria, anche se limitata, non debba costituire un ostacolo insuperabile per coloro che si
preoccupano sempre del concetto unitario solo in questo senso, che se alla regione sar concessa una larga autonomia
legislativa in campo economico, potr sorgere il pericolo di conflitti di interessi economici tra regione e regione. Se ne avuto
un esperimento recentissimo in Sardegna, quando questa ha costituito una specie di mercato chiuso perch l'Alto
Commissario aveva impedito l'esportazione di determinati generi dalla Sardegna nella penisola, determinando cos
un'economia chiusa che potrebbe essere causa di veri conflitti, se alle stesse misure pervenissero altre regioni, le quali non
invierebbero pi alla Sardegna generi di cui questa ha bisogno.
Questo porta a concludere che nel campo della economia giusto che intervengano norme generali dello Stato, per evitare
che si costituiscano questi mercati chiusa, che sarebbero dannosissimi.
Circa la provincia, ritiene assolutamente impossibile sopprimerla quando, se non un ente cos ben definito storicamente e
geograficamente come la regione, tuttavia entrato ormai nella coscienza pubblica ed ha coagulato intorno a s molti
interessi economici.
D'altra parte la provincia potr essere un utilissimo organo di decentramento regionale. Di questo ha fatto un'esperienza,
quando si compiuto uno studio preliminare per la riforma delle Camere di commercio, e vi erano taluni che sostenevano la
necessit di abolire le Camere di commercio provinciali per creare una Camera regionale. Se si dovessero costringere tutte le
categorie di produttori, che attualmente gravitano intorno alle Camere di commercio, a far capo ad un'unica Camera
regionale, si creerebbero degli intralci di natura burocratica, arrecando danni indubbiamente gravi. La provincia un ente
insopprimibile: non sar la provincia di oggi; sar la provincia intesa come consorzio dei comuni, tutrice della libert dei
comuni ed organo di controllo. Crede che la Giunta provinciale amministrativa sia necessaria per il controllo di legittimit e
anche di merito e pensa che i comuni non avranno a dolersene, quando questi controlli verranno esercitati, non pi dal
prefetto, ma da una Giunta provinciale amministrativa a carattere elettivo. Inoltre, alla provincia si possono assegnare altri
compiti oltre quelli che ha gi oggi: assistenza e beneficenza, consigli provinciali scolastici; ecc.
Vi sono, in sostanza, numerosi interessi che possono essere direttamente curati in sede provinciale, considerata questa come
organo utile di decentramento regionale, perch, se si vuole decentrare e abolire il centralismo statale, si deve anche evitare
di creare un centralismo regionale, che sarebbe altrettanto nocivo e pericoloso.
Conclude esprimendo l'avviso che la soluzione migliore sia quella di una forma di larga autonomia regionale, riconoscendo
alla regione la sua qualit di Ente autonomo autarchico, con autonomia finanziaria controllata e conservando anche la
provincia; e propone che in seno a questa Sottocommissione si costituisca una sezione apposita che si occupi concretamente
del problema delle autonomie.
GRIECO trova la discussione assai interessante a ricca di numerosi problemi, ai quali occorrer dare soluzione.
Malgrado le divergenze, alcune delle quali anche profonde, crede che si stiano facendo dei passi in avanti, sia pure stentati,
verso un incontro, e vorrebbe dare un contributo, anche modesto, al raggiungimento di questo incontro.
Si limiter ai due temi indicati, a conclusione della sua interessantissima relazione, dall'onorevole Ambrosini, e ribaditi anche
dal Presidente.
Sono stati posti due problemi pregiudiziali: si deve creare l'Ente regionale o no? Quali i doveri e le competenze della
Regione? Intende rispondere a queste due domande, salvo a parlare a suo, tempo in modo particolareggiare su altre
importantissime questioni. Ma stato domandato che sia data una risposta alla questione federale; ed anche questa dar.
Concorda col collega Bozzi, che ha invitato ad evitare gli schemi ed a far sorgere soluzioni e proposte dalla realt: si deve
ricercare quale forma statale sia oggi la pi efficace a risolvere i problemi della ricostruzione del Paese, i problemi
economici, politici, culturali, per fondare una nuova e pi solida democrazia. Dice questo perch, leggendo degli articoli e
udendo dei discorsi fatti fuori di qui, si formato la convinzione che esista, in alcuni regionalisti o federalisti, anche accesi,
l'opinione che una delle cause principali, fondamentali dei nostri mali debba ricercarsi nel fatto che l'Italia manc di larghe
autonomie interne. Anzi, fuori di qui qualcuno ha sostenuto addirittura che, se l'Italia si fosse unita in sistema federativo, non
avrebbe avuto il regime fascista. Non pu accogliere le argomentazioni di questi autonomisti, perch pensa che il fascismo
sia sorto e si sia affermato per altre cause. Difatti il fascismo sorto anche in Paesi dove erano tradizioni federali, e vi da
temere che, se il popolo degli Stati Uniti non star con gli occhi aperti e molto bene aperti, potr trovarsi domani di fronte a
movimenti di tipo fascista, nonostante la propaganda sul sistema costituzionale americano.
Ritiene che la creazione di uno Stato unitario italiano nel secolo scorso sia stato un fatto progressivo, anche nelle condizioni
troppo spesso deplorevoli e deplorate nelle quali questa unit si realizz, e che su questo punto avessero ragione gli unitari,
nel secolo scorso, e non i federalisti. Riconosce per che Carlo Cattaneo aveva ragione quando indicava la urgenza della
soluzione di problemi economici e sociali delle varie regioni italiane, corrispondenti, press'a poco, ai vecchi staterelli. Quei
problemi gli unitari non li videro. Se la rivoluzione del secolo scorso avesse avuto almeno il contenuto che voleva darle
Cattaneo, si sarebbe formato un altro Stato, senza dubbio pi solidamente democratico, pi moderno; quasi certamente
non si sarebbe avuta una monarchia in Italia; molto probabilmente non si sarebbe avuto pi tardi il fascismo.
Lo Stato unitario fu una conseguenza dello sviluppo della lotta nazionale tendente

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a superare lo spezzettamento secolare del Paese. Bisognava abbattere le frontiere interne, creare un mercato nazionale:
questa la formula economica dell'unit, da cui derivano o a cui si legano elementi culturali e anche sentimentali, che
contribuiscono sempre fortemente al fatto di una rivoluzione nazionale. Lo Stato unitario era una esigenza dello sviluppo
economico, culturale, politico delle forze nazionali dell'epoca. Che questo sviluppo sia stato poi rachitico, essendosi elusi i
problemi sociali ed economici sollevati da Cattaneo, e soprattutto la riforma agraria, specie nel Mezzogiorno, questa
un'altra questione. Non sar male, dinanzi ai problemi attuali della ricostruzione, rileggere Cattaneo.
Non vuole pensare cosa sarebbe stata l'Italia, come un insieme di Stati federati. Del resto ci non ha importanza. Per
ottantacinque anni di vita unitaria statale, con tutte le colpe enormi, qualche volta criminali, commesse dalle classi dirigenti
- delle quali ha fatto un'appassionata, per quanto parziale (come quantit) denunzia l'onorevole Lussu, che tutta la parte
comunista condivide assolutamente, come condivide assolutamente i giusti risentimenti delle popolazioni siciliane - e
nonostante la relativamente debole coscienza nazionale degli italiani, questo secolo o quasi di vita unitaria rappresenta
qualche cosa nella nostra vita nazionale, economica e politica: un'esperienza comune di successi ed anche di sventure e di
disastri; ma da questa esperienza dobbiamo muovere per andare avanti, per rifare insieme l'Italia nel progresso. Dice queste
parole pensatamente, con la conoscenza che ha anch'egli della realt italiana. C' molto scoraggiamento nel nostro popolo
e questo aiuta lo sviluppo di tendenze centrifughe, ed i rappresentanti nazionali debbono lottare decisamente contro questo
scoraggiamento ed unire tutte le forze vive nazionali per difendere l'unit e muovere uniti verso il rinnovamento del Paese.
Il federalismo oggi, come il piano integrale delle autonomie proposte dall'onorevole Zuccarini, non rappresenterebbero un
passo avanti, ma un serio passo indietro.
Come stato detto giustamente dall'onorevole Rossi, tutta la vita delle Nazioni, nei loro rapporti economici e culturali,
tende, per la esigenza che nasce dallo sviluppo delle loro forze interne, ad attenuare i particolarismi nazionali. una
caratteristica dell'epoca nostra quella di tendere ad una sfera di azione, che si pu chiamare intranazionale (non dice
internazionale): cio ad accordi ed intese particolari fra gruppi di Nazioni. Ed anche il divenire - nella misura in cui si pu
vedere e prevedere - dell'umanit, non sar nel ripiegamento delle Nazioni in se stesse, ma nel loro aggruppamento. Ora, se
questa una realt, come lo infatti, non comprende perch si dovrebbe creare oggi una sorta di frontiere interne; perch
frontiere interne nascerebbero, quando fossero date alle Regioni la potest legislativa e l'autonomia finanziaria ed
economica.
Domanda se possibile ricostruire l'Italia, lasciando ad ipotetici Stati autonomi, confederati o federati, di provvedere da s,
con proprie leggi, alla propria ricostruzione: personalmente non lo crede. Il piano federale dell'onorevole Lussu non
renderebbe un servizio n all'Italia n alla Sardegna. Creando oggi una Repubblica sarda, in qual misura si agevolerebbe la
soluzione dei problemi della Sardegna? I problemi che l'onorevole Lussu vuole risolvere e che tutti vogliono risolvere con lui,
non li potr risolvere la Sardegna senza l'aiuto ed il concorso di tutta la Nazione italiana, dello Stato italiano. E se un
federalista sardo dissennato- che ritiene non esista - pensasse di risolvere i problemi della Sardegna ricorrendo all'aiuto
economico straniero, non solo farebbe dell'Isola una dipendenza straniera, col pericolo di spezzare l'unit statale italiana, ma
non risolverebbe i problemi della economia sarda: al posto dei capitalisti continentali, i sardi vedrebbero i capitalisti stranieri.
Questo sarebbe il risultato.
Riconosce che non si pu essere, in principio, n assolutamente federalisti, n assolutamente antifederalisti; e lo ricorda a
coloro i quali ritengono che il problema del federalismo sarebbe qualche cosa di permanente ed immanente. Ritiene che la
questione debba essere posta politicamente, cio in vista di obiettivi politici da raggiungere. E l'obiettivo che si deve
raggiungere il consolidamento della Repubblica, attraverso la ricostruzione economica unitaria del Paese, sulla base di
una solidariet nazionale. Del resto, ha udito parlare di stanze di compensazione: un autonomista realista, come il collega
che ha proposto la creazione di una stanza di compensazione, sente che la Regione sarda non, sarebbe autosufficiente,
avrebbe bisogno di aiuto.
LUSSU crede che questo potrebbe dirsi all'onorevole Finocchiaro Aprile, ma non a lui, che ha accennato (ed questione sulla
quale occorrer tornare) alla miseria della
Sardegna, che non solo conseguenza dello sfruttamento locale, che esiste in ogni parte, ma anche dello sfruttamento da
parte dello Stato centralizzato, ed a cui si ovvia precisamente sradicando queste possibilit di sfruttamento. Con le saline, le
miniere e le tonnare si pu ricostruire la Sardegna, senza bisogno di ricorrere a casse di compensazione, ridando a questa
Regione la sua naturale ricchezza.
GRIECO riconosce che i problemi che l'onorevole Lussu pone, sono problemi reali, ma crede che non comportino
necessariamente, per la loro soluzione, la creazione di una Repubblica sarda.
Si deve, dunque, cercar di ricostruire il Paese attraverso criteri unitari. Insiste su questo. Si vedr il peso che avr il criterio
unitario nella ricostruzione. Lo Stato unitario oggi minacciato da forze centrifughe, le quali sono alle volte legittimiste,
nemiche della Repubblica. Potrebbe accadere di vedere impugnata la bandiera federalista dai gruppi legittimisti, che fino
a ieri erano ferocemente unitari centralisti. Questo conferma che il problema del federalismo e dell'antifederalismo non
problema di principio, ma mezzo per il raggiungimento di certi obiettivi.
La stessa opera di ricostruzione richiede l'unit nazionale e non la suddivisione interna. Da tempo si persuasi che senza un
intervento dello Stato, senza la mobilitazione di tutte le risorse di tutti i cittadini italiani, impossibile rimettere in marcia
vari importanti settori dell'economia nazionale. Per esempio, i comunisti pensano che occorrer procedere a delle

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nazionalizzazioni (problema molto importante); essi domandano, e molti dei presenti sono d'accordo, che si proceda di
urgenza a trasformazioni e ad una riforma agraria. Ma queste ed altre riforme esigono una larga mobilitazione di risorse
che solo lo Stato unitario pu mettere in movimento. Questo indirizzo nella ricostruzione, che porta ad un progressivo
miglioramento delle condizioni delle grandi masse lavoratrici, ad uno sviluppo delle forze produttive, contrastante con la
creazione di Stati interni italiani, ma nell'interesse delle nostre stesse Regioni. Per la realizzazione di un simile piano di
ricostruzione, a suo avviso, occorrono non gi delle ipotetiche repubbliche autonome, quale una Repubblica calabrese o
calabro-lucana, ma l'Italia unita che aiuti la Calabria e la Lucania a rinascere ed in qualche zona a nascere, perch queste
nostre Regioni da molto tempo sono state veramente abbandonate al loro destino.
Si dichiara, dunque, contrario ad ogni tipo di federazione o confederazione dello Stato italiano nell'interesse delle Regioni
prese isolatamente e della Repubblica presa nel suo insieme.
Per riconosce la necessit di apportare cambiamenti seri, modificazioni profonde del vecchio Stato italiano per metterlo in
grado di assolvere ai nuovi compiti che stanno dinanzi al Paese. Occorre allargare le basi popolari della democrazia in Italia,
arricchire i quadri dirigenti di nuove forze, avvicinare il potere al popolo, mettere in gara, in una nobile fruttuosa
emulazione ricostruttiva, le nostre popolazioni e dare un colpo a quella mostruosa macchina burocratica, contro la quale
numerosi colleghi si sono levati con indignazione. Quindi d'accordo con coloro che chiedono la creazione in Italia dell'Ente
regione, che potrebbe favorire il superamento dei contrasti e dello spirito di concorrenza fra le Provincie denunciato
dall'onorevole Rossi. Per non vorrebbe che dietro l'Ente regione si nascondesse una specie di federalismo mascherato.
Dichiara, innanzi tutto, che riconosce la legittimit storica e politica: della rivendicazione di statuti regionali particolari e
particolarmente ampi alla Sardegna, alla Sicilia, al Trentino e alla Val d'Aosta. Non si pu non riconoscere la giustezza di
queste rivendicazioni per alcune Regioni, specialmente per la Sicilia, ma anche per altre. Queste rivendicazioni sono chieste
dalle masse popolari ed un atto doveroso di riparazione per tutte le colpe che lo Stato unitario ha commesso verso di esse
l'aderirvi. Ma la questione non si pone alla stessa maniera per tutte le Regioni. Anzi in alcune di esse non esiste un problema
simile, perch un problema politico sociale non quello che si pongono o pongono certi gruppi di uomini politici o di studiosi
problemisti , ma quello che sorge dalla vita stessa del popolo, e non sembra che esista un movimento popolare
regionalista nell'Emilia, nella Lombardia, nel Lazio, in Toscana, nella Campania, nelle Marche, e in altre regioni.
Ricorda di avere, in una Commissione volontaria interpartitaria, dove si studiavano questi problemi, affacciato un giorno lo
stesso argomento che affaccia ora ed alcuni colleghi giuristi gli dissero che voleva dar vita ad un monstrum giuridico. Vero
che si potrebbe dare l'esempio di altri mostri, come il progetto di Costituzione spagnola che conteneva lo Statuto della
Catalogna e dei Paesi baschi, e che ammetteva anche la creazione volontaria dell'ente regione, e persino il volontario
ritorno di una regione gi autonoma al regime centralizzato, ogni volta che lo volesse. Naturalmente, non questo che egli
invita a fare; ma vuole fare osservare che questo statuto era proprio il contrario di uno statuto eguale per tutte le ragioni;
ed era giusto, perch rispondeva ad una esigenza storica e reale della Spagna e negava l'egualitarismo formale che spesso
la fonte di molte ingiustizie.
Ripete quindi che gli Statuti regionali gi concessi in Italia possono essere modificati o migliorati col concorso delle singole
regioni, ma debbono restare come Statuti particolari. Avremo, cos, in Italia un tipo misto di regioni autonome e di semplici
regioni.
Data l'impostazione generale che d alla questione, pensa che l'ente regione (non la regione autonoma, che particolare)
potrebbe nascere in tutto il Paese. Esso non dovrebbe avere una competenza legislativa in generale, ma solo per certe
materie che dovrebbero essere indicate, pur ammettendo il principio di una delega normativa ogni volta che l'Assemblea
nazionale la dia con una legge. Invece le regioni autonome avrebbero maggiori potest, senza per giungere a competenza
legislativa e normativa in genere, che porterebbe ad un federalismo mascherato, con tutte le conseguenze che ha indicate,
deleterie per la economia, per la vita, per l'unit del Paese.
Secondo il suo modo di vedere, la Regione ordinaria dovrebbe avere una competenza amministrativa, ma anche una
competenza economico-tecnica per una serie di attivit oggi statali, e quindi una funzione che va al di l del semplice
decentramento e una competenza normativa per certe branche, nel quadro delle leggi dello Stato, e una delegazione
normativa da parte dell'Assemblea legislativa, per leggi determinate. Ha citato la riforma agraria: evidente che una
riforma agraria, per essere efficiente dovr, nel quadro dei principi e degli scopi decisi dall'Assemblea nazionale, essere
attuata dalle regioni. Le Assemblee regionali avrebbero il compito di procedere all'attuazione della riforma sulla base dei
principi fissati dalla stessa legge generale, ma attraverso norme regionali. Gli uffici amministrativi attuali della provincia
potrebbero essere assorbiti da analoghi uffici regionali. La provincia dovrebbe cessare come ente autarchico, rimanendo
come circoscrizione per certe amministrazioni. Quando tolto alla provincia il carattere di ente autarchico, si pu vedere
che cosa resta a questa circoscrizione, come organizzazione amministrativa dello Stato (e ci pur essere discusso in relazione
alle idee che presiederanno ad una riforma dell'Amministrazione statale), e cosa la provincia pu rappresentare come
organizzazione interna della Regione.
Si potrebbero assegnare alla Regione le questioni delle strade non nazionali, degli acquedotti, dei beni demandali, delle
foreste, della caccia, della pesca. Non sarebbe del parere di passare all'Ente le miniere, n, salvo un'attenta discussione sulla
questione, di assegnargli in blocco tutto il problema della istruzione; passerebbero invece alla Regione le scuole professionali,
nonch i compiti scolastici, ecc. Tutti gli organi della Regione: Assemblea, Giunta, Presidente, dovrebbero essere elettivi.
Naturalmente per la soppressione del prefetto; non condivide l'opinione di quanti propongono la creazione della figura del
Governatore (che crede non piacerebbe a nessuno) e ritiene che al Presidente della regione potrebbero essere attribuite le
funzioni di rappresentante dello Stato.

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Circa il territorio della Regione, conserverebbe quello attuale,, salvo piccole rettifiche necessarie. Ha sentito molte idee in
proposito ed ha visto altrove ritagliare con le forbici a pezzetti il territorio italiano; ha sentito anche una volta un collega il
quale esigeva l'annessione alla sua regione della Spezia, come al suo hinterland naturale.
Da quello che ha detto risulta che non accetta il dilemma: Stato centralizzato o decentralizzato, sebbene sia per tutte le
ragionevoli, e sane decentralizzazioni; non approva n uno Stato federale n uno Stato definito regionale (forse qui
questione di parole). La Repubblica deve restare uno Stato unitario, una organizzazione di regioni autonome e di Regioni
unite, le cui competenze saranno fissate dalla Costituzione. I compiti particolari delle regioni autonome e delle altre regioni
dovrebbero o far parte integrante della Costituzione o essere affidate a leggi costituzionali a parte.
E poich si parla di problemi per i quali si pu non essere tutti preparati, ad esempio quello della finanza, per questa
materia riterrebbe opportuno affidarla a qualche riconosciuta competenza.
PRESIDENTE crede che si potrebbe pregare l'onorevole Einaudi di fare uno studio in proposito. Si potrebbe anche sentire se
non esista qualche componente della Commissione economica del Ministero della Costituente, al quale potrebbe essere
affidato il compito di una breve relazione in proposito.
FUSCHINI ricorda che della Sottocommissione fa parte l'onorevole Vanoni che potrebbe mettere a disposizione la sua
competenza.
LUSSU suggerisce che il Presidente chieda ufficialmente alla Ragioneria generale dello Stato ed alla Corte dei conti, quanto
le varie Regioni danno allo Stato e quanto lo Stato d a queste Regioni.
PRESIDENTE, per quanto lo si possa fare, non crede che la Carta Costituzionale possa scendere a questi particolari.
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ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MARTED 30 LUGLIO 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
NOBILE ritiene che alle quattro soluzioni del problema che si sta dibattendo, indicate dall'onorevole Bozzi, debba
aggiungersene una quinta, che si trova all'estremo opposto di quella proposta dagli onorevoli Finocchiaro Aprile e Lussu.
L'onorevole Grieco ha detto che la tendenza centrifuga resa manifesta dall'insistente richiesta di autonomia, nata da un
generale scoraggiamento. Egli dice di pi; essa nata dalla sconfitta e dal caos morale, intellettuale e materiale nel quale il
Paese stato precipitato. Il federalismo, il regionalismo, l'autonomismo, rispondono essi a necessit permanenti di vita del
popolo italiano, o non rappresentano piuttosto un movimento di reazione a fenomeni transitori? Dubita che il movimento
d'indipendenza, di cui campione l'onorevole Finocchiaro Aprile, sarebbe esistito, o, perlomeno, avrebbe assunto
l'importanza che ha oggi, se non si fosse perduta la guerra. Altrettanto si dica delle altre manifestazioni regionalistiche.
L'istituzione dell'Ente regione viene considerata come una panacea per tutti i mali di cui soffre o ha sofferto il popolo
italiano. Ma questo sarebbe comprensibile se la catastrofe in cui siamo caduti fosse una conseguenza della struttura Unitaria
e centralizzata dello Stato, o se questa struttura ne fosse stata almeno una delle cause; mentre difficile sostenere che il
fascismo, che fu uno dei maggiori responsabili della seconda guerra mondiale, non sarebbe sorto in una Italia avente una
struttura statale federalistica.
Questi nuovi ismi sono, a suo parere, un malanno derivato dalla guerra e da una guerra perduta, senza la quale non
sarebbe mai sorta l'idea - propugnata con tanto fervore e con tanta urgenza - di spezzettare l'Italia in regioni pi o meno
autonome. Si poteva sentire il bisogno di semplificare o decentrare l'amministrazione statale (sono vecchi problemi di cui si
sempre parlato); ma nessuno avrebbe pensato sul serio a realizzare una struttura regionale, il cui inevitabile risultato
sarebbe quello di accentuare i sentimenti regionalistici gi oggi esistenti.
Si rimprovera agli italiani, di essere eccessivamente individualisti e campanilisti: orbene, il regionalismo un sentimento
egoistico che si estende ad un orizzonte pi ampio, ma pur sempre della medesima natura gretta e meschina.
Vi sono divisioni di animi che la guerra ha accentuato e forse la difficolt nelle comunicazioni di idee, cose e persone, vi ha
contribuito (vi sono stati periodi di tempo in cui in fatto di comunicazioni stradali, postali, telegrafiche eravamo tornati
indietro di un secolo): queste privazioni, queste difficolt, sembra che ci abbiano fatto tornare indietro anche con la vita e

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con i sentimenti. Il Nord inveisce contro il Sud, le Isole contro il Continente. Questo esacerbarsi di sentimenti regionalisti
certamente un male, ma, abbandonato a se stesso, sarebbe un male passeggero, mentre ora, senza volerlo, ci si accinge a
cristallizzarlo in forme che non potranno pi mutarsi.
Se, facendo appello all'unione di tutti gli italiani, si avviasse il Paese alla rinascita, fra qualche tempo ci troveremmo guariti
di quel male, cos come nel 1921-1922 eravamo gi guariti dei mali di quel dopoguerra. E invece ci si propone di congegnare
la carta fondamentale dello Stato italiano in maniera da renderlo permanente.
Sa che alla maggior parte dei colleghi queste idee faranno una impressione sfavorevole, e soprattutto si duole di avere su
questo punto un pensiero cos completamente opposto a quello dell'onorevole Zuccarini; ma non pu tacere, anche se lo si
dovesse tacciare di essere un ostinato conservatore, per quanto sarebbe erroneo vedere le sue idee sotto questa luce.
Egli profondamente convinto della necessit di unificare tutto il mondo, se si vuol salvare l'umanit dall'immane catastrofe
che la guerra moderna.
Dividendo l'Italia in regioni, sia pure coordinate fra loro da uno Stato centrale, si marcerebbe a ritroso. La divisione del
Paese in regioni autonome, che, sia pure solo in parte, si diano da se stesse leggi e si amministrino, un regresso, non gi un
progresso.
Giudica assai debole l'argomento dell'onorevole Lussu, secondo cui la Sardegna distante dal continente pi che non Malta
da Londra. Vero che le comunicazioni con la Sardegna sono oggi difficili e insufficienti, ed erano inadeguate ai bisogni
dell'isola anche prima della guerra; ma questo un fenomeno transitorio. L'abolizione delle distanze nel mondo moderno
costituisce la grande forza unificatrice delle comunit umane, e non possibile ammettere che un isola, la quale, con i mezzi
di trasporto attuali, dista un ora o forse anche mezz'ora soltanto dal continente, possa avere una vita quasi indipendente.
Circa gli Stati Uniti d'America, che sono stati citati pi volte, osserva che quell'unione dovuta al fatto che quando di quegli
Stati si formarono i primi nuclei, gi esisteva la trazione a vapore, la quale costitu la forza unificatrice. Se Giacomo Watt e
Stephenson fossero vissuti mezzo secolo pi tardi, anzich una confederazione in cui la autorit del governo centrale
federale di continuo va aumentando, si sarebbe avuta un America spezzettata in tanti stati, con lingua e costumi diversi,
l'uno contro l'altro armati come in Europa.
Nel secolo in cui la distanza fra paese e paese praticamente annullata, ed in cui, per questo stesso fatto, l'economia di un
paese intimamente collegata a quella dell'altro, non si pu pensare a dividere l'Italia in tante regioni autarchiche, fra le
quali inevitabilmente sorgerebbero antagonismi: profondamente erroneo pensare che da una divisione di forze si possa
attendere un maggiore sviluppo economico delle singole regioni. L'unit economica del mondo, sia pure nella forma pi
caotica, gi un fatto reale, e la sola mta che gli uomini dovrebbero proporsi quella di comporla in una forma
organizzata. Ed invece in Italia si vorrebbero ora creare tante economie, separate o quasi.
Con l'istituzione di regimi autonomi si corre il rischio di elevare delle barriere, sia pure ideali, fra italiani, quando si dovrebbe
invece unirli sempre pi fra di loro. In una dieta regionale siciliana, sarda o piemontese si potrebbe perfino vedere elevata a
lingua ufficiale il dialetto locale. Non sarebbe certo questo un progresso, e sarebbe, se mai da desiderare che tutti i popoli
del mondo parlassero, se possibile, una medesima lingua, affinch potessero meglio intendersi ed affratellarsi fra loro,
realizzando cos l'ideale cristiano.
L'Italia oggi unita e questa unit stata penosamente conquistata con lo sforzo di generazioni, ed ora si vorrebbe disfare
quel lavoro. Si lamenta che sia un paese povero, e si insiste nel dire che questa povert la causa prima di molti mali, e
come rimedio si propone, non gi una pi stretta unione, una pi stretta collaborazione, come sarebbe logico, ma una
divisione.
Con l'istituzione dell'ente regione si vorrebbe da un lato attuare un migliore sviluppo
economico delle varie regioni, e dall'altra lato eliminare dalla vita politica l'oligarchia costituita da centri legislativi e
burocratici che la governano. Ma il dividere l'Italia in regioni autonome non avr altro risultato che quello di moltiplicare le
oligarchie e con esse il danno che producono.
Certamente nessuno vuole perpetuare lo stato di cose attuale. L'amministrazione statale divenuta una macchina pesante,
mostruosamente complicata, e per giunta corrotta, ci che in gran parte anche conseguenza della guerra: ma allora si
tratta di semplificare il meccanismo statale, di renderlo efficiente, e di eliminarne la corruzione; e questo non si ottiene
complicandolo ancora pi, come inevitabilmente avverrebbe se si istituissero dei governi regionali.
noto, ad esempio, che la S.E.P.R.A.L. un ente generatore di corruzione. Ebbene; se non si capaci di purificarlo e di farlo
veramente servire agli interessi della collettivit anzich a quelli di singole persone, lo si sopprima. Certo non si rimedierebbe
a questo danno, creando una S.E.P.R.A.L. in ogni regione, moltiplicando cio per otto o per dieci il numero di questi deleteri
organismi.
Cos pure per i Provveditorati dei lavori pubblici. Qualcuno ha detto che la loro istituzione non costituisce un effettivo
decentramento, ma piuttosto una complicazione, perch le vie che una proposta deve percorrere prima di essere approvata
sono aumentate e non gi diminuite. Forse questo non esatto: vi sono oggi molto meno complicazioni di una volta.
Comunque: la ragione per cui i Provveditorati non funzionano bene un altra: la mancanza di personale capace,
competente, ben pagato, ecc.

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Il problema, cio, solo quello di riformare l'amministrazione; statale, per renderla pi semplice e pi efficace, per eliminare
gli eccessivi, ed inefficaci controlli.
Pu comprendere l'autonomia dei comuni, purch non sia eccessiva. bene concedere la autonomia alle grandi citt; ma
non ha senso l'autonomia per tanti comuni del Mezzogiorno che, per l'inerzia, la passivit e la scarsa educazione, talvolta,
degli abitanti alla vita pubblica, non sanno amministrarsi. Se un comune privo di fognatura, di acqua, di cimitero, non
con l'autonomia che si provveder a questi bisogni fondamentali, non fornendo ad essi i mezzi e curando che questi mezzi
siano bene spesi.
Si addotto l'esempio dei piani regolatori che bisognerebbe lasciar decidere ed eseguire ad ogni singola citt. Ma il Governo
centrale dovr pur dettare talune norme che salvaguardino, ad esempio, la salute pubblica, o che concernano la
conservazione di monumenti nazionali. Se il problema edilizio di un paese, o la costruzione di una strada comunale, o di una
scuola; o di un cimitero si possono riguardare come problemi locali, la cui risoluzione pu esser lasciata all'ente locale, i
problemi di una regione non sono mai di interesse soltanto regionale, ma investono anche l'interesse nazionale. La bonifica
delle paludi pontine un problema che interessa non soltanto il Lazio, ma tutta Italia. La trasformazione della costa
salernitana, che vi richiami turisti dalle varie parti del mondo, problema che interessa non solo il Mezzogiorno, ma tutta
Italia. Le saline e le miniere della Sardegna interessano non solo quelle regioni ma tutto il Paese. Si detto che le scuole
elementari dovrebbero rientrare nella competenza delle singole regioni; e invece queste scuole, se fosse possibile, dovrebbero
avere una regolamentazione non solo nazionale, ma addirittura mondiale.
quindi recisamente contrario alla divisione dell'Italia in tanti enti autonomi regionali e crede che il problema da porsi e da
risolversi sia solo quello di semplificare e decentrare l'amministrazione statale. stato ricordato che quando il Regno delle
due Sicilie si riun al resto dell'Italia, esso vers nelle casse del nuovo Stato uria riserva aurea di 450 milioni di lire-oro, che
serv per compiere lavori pubblici nel nord. Ma non si ripara a questa ingiustizia abbandonando il Mezzogiorno perch
faccia da solo. un non senso volere che l'economia regionale si sostituisca a quella nazionale. E quando si dice che le regioni
pi ricche dovrebbero dare a quelle pi povere, non si pensa che questo si pu fare senza difficolt nello stato unitario
centralizzato, e lo si fa, mentre in uno stato federalistico darebbe luogo a difficolt, attriti, antagonismi.
Inevitabile conseguenza delle economie regionali sarebbe questa, che aumenterebbe la distanza fra le regioni pi
progredite e, quelle meno progredite; una Lombardia ricca, prosperosa, pi avanzata anche nella vita sociale e culturale, si
lascerebbe dietro, a distanza sempre pi crescente, una Calabria o una Lucania, povera ed arretrata.
Per queste ragioni la sua avversione alla istituzione delle regioni, che viene presentata con colori tanto attraenti,
invincibile. Pi saggiamente si agirebbe se venisse potenziato l'ente provincia, accrescendone le attribuzioni e rendendolo
autonomo, per quanto possibile. Che se poi si volesse dare una voce autorevole agli interessi peculiari di ogni regione, questo si potrebbe conseguire
senza pericolose improvvisazioni, creando delle assemblee regionali, di carattere tecnico, economico, con funzione consultiva
obbligatoria per il Governo centrale, e anche con facolt di prendere l'iniziativa per leggi da proporre alla Assemblea
legislativa statale. Esorta quindi i colleghi a meditare bene prima di decidere, perch l'istituzione della regione un passo
grave del quale un giorno potrebbe venire il pentimento. Non vi alcun bisogno di introdurre nella Costituzione dell'Italia
democratica novit che possono essere pericolose. La ricostruzione del Paese si fa unendo tutti i cittadini pi strettamente
che mai gli uni agli altri e non gi approfondendo le divisioni prodotte dalla guerra, che anche da questo punto di vista ha
riportato l'Italia ad un secolo addietro.
AMBROSINI, Relatore, ricorda di avere prospettato i problemi nel modo pi semplice e pi obiettivo possibile. L'onorevole
Lussu, pur riconoscendo l'obiettivit della esposizione, ha creduto rilevare in questa una propensione, del resto naturale,
verso la creazione di un Ente regionale, dotato di personalit giuridica e di diritti propri, sanciti nella Carta costituzionale e
garantitoli in sede giurisdizionale. In realt la Sottocommissione sembra orientarsi in questo senso e, salvo le posizioni
estreme, pare sia desiderato da tutti un termine, il quale porti all'avvicinamento; e forse vi si arriver. Peraltro, fuori
dubbio che tutti tendono a potenziare le energie nazionali, a valorizzare quanto indispensabile per la ricostruzione, la
quale non pu essere che nazionale e basata, come diceva l'onorevole Grieco, sulla solidariet nazionale. Si tratta soltanto
della scelta dei mezzi pi adeguati per raggiungere questo scopo.
L'onorevole Mortati sostanzialmente disse la stessa cosa dell'onorevole Grieco, perch impost cos il suo problema: occorre
anzitutto stabilire che cosa vogliamo. Quando sia stabilito quello che vogliamo, si sceglieranno i mezzi pi adeguati per
giungervi. E questo necessario, perch, se per avventura questi mezzi non fossero o non risultassero rispondenti allo scopo, si
compirebbe fatica inutile e forse anche dannosa.
Ora, nei problemi della riforma, della struttura o dell'amministrazione dello Stato, bisogna evitare il danno
dell'accentramento, ricercando mezzi pi adeguati, nel campo economico e nel campo politico, per eccitare e sospingere le
energie locali, che attualmente sono compresse, mortificate. Gli inconvenienti esistevano gi prima del fascismo, a causa
dell'ingerenza politica dei Deputati nelle pubbliche amministrazioni e sui prefetti, di questi sugli enti locali e del governo
centrale su tutti.
Quindi il problema va riguardato dal punto di vista (economico sociale ed anche da quello politico. Si debbono tener di
mira questi due fini e vedere se la soluzione regionale pu portare, se non alla scomparsa dei mali, almeno alla loro
attenuazione, ed alla restituzione alle amministrazioni locali, da un lato, ed ai deputati eletti all'Assemblea Nazionale,

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dall'altro, della vera libert di compiere il proprio dovere, senza interferenze di natura politica ed amministrativa, che
portano ad una servit ed a una tirannia reciproca.
Il Relatore dice che si sforzato di non lasciarsi guidare da pregiudiziali teoriche, in modo da riguardare i fatti ed impostare
le questioni secondo la realt effettiva, i bisogni pi direttamente sentiti, le eventuali proposte pi adeguate alla
eliminazione degli inconvenienti o dei mali accennati. Ora - salvo alcune posizioni estreme - da quasi tutti i settori sembra si
sia disposti al riconoscimento della necessit o della opportunit della creazione, del riconoscimento o della utilizzazione
della regione, considerata da taluno dal punto di vista del decentramento istituzionale autarchico, cio da un punto di vista
che va pi in l del decentramento burocratico, e da altri, invece, da un punto di vista non solo amministrativo, ma anche
costituzionale, cio dal punto di vista dell'autonomia, che si usa dire politica per distinguerla dall'amministrativa; di quella
autonomia, nella quale la regione ha diritti propri fondamentali, sanciti e garantiti dalla Costituzione.
Il Relatore nota che la prima soluzione che si presenta, nel caso che si adotti in via di massima l'istituto regionale, quella di
applicarlo integralmente allo Stato, dividendone in regioni tutto il territorio.
Nel caso, invece, che non si adotti questa soluzione generale, sar da decidere se la regione possa essere costituita secondo
l'esempio dato dalla Costituzione spagnola del 1931: cio, a richiesta delle popolazioni interessate. La Costituzione spagnola
dice che lo Stato spagnolo composto dai comuni raggruppati in provincie o da regioni autonome, che eventualmente si
costituiscano ed aggiunge che una provincia, la quale in un primo tempo abbia chiesto di far parte di una regione e che si
sia quindi sottratta alla compagine amministrativa dello Stato, pu chiedere il ritorno al suo precedente stato giuridico di
provincia, cio, dello Stato. un esempio di Costituzione nella quale l'Ente regione pu esistere e pu non esistere, nella
quale la provincia pu essere aggregata direttamente alle dipendenze dello Stato, e pu invece essere aggregata alla
regione.
stato detto che per lo meno per quattro regioni - la Sicilia, la Sardegna, la Val d'Aosta e il Trentino - l'autonomia ormai
deve considerarsi cosa acquisita. Per due di queste regioni ci sono gi degli ordinamenti stabiliti. Per la Sardegna esistono un
Alto Commissario e una Consulta regionale che in fatto ha attuato una forma di autonomia. Per il Trentino l'esigenza
anche maggiore, per ragioni non solo interne ma anche internazionali. L'ex Ambasciatore inglese a Roma, Lord Perth, ha
detto alla Camera dei Comuni che, se le ventuno Nazioni non adotteranno la soluzione dell'annessione all'Austria, il Tirolo
meridionale dovr avere la pi ampia autonomia. Comunque sia, il sistema potrebbe consistere nella concessione della
autonomia a determinate regioni, per le quali essa assolutamente necessaria, se si vogliono guardare le cose dal punto di
vista della realt.
Per quelle alle quali stata gi concessa, e specie per la Sicilia, l'autonomia deve considerarsi irrevocabile. Per altre regioni
dovr necessariamente arrivarsi ad una identica soluzione.
Data la situazione particolare di talune regioni, come quelle suaccennate, e l'opportunit che a tale particolare situazione si
adegui il rispettivo statuto, sorge la questione se sia conveniente e financo possibile (nel caso che l'istituto regionale si applichi
per tutto il territorio dello Stato) che venga adottato uno statuto uniforme per tutte le regioni.
Il Relatore dice che in via di massima potrebbero dettarsi nella Costituzione i principi fondamentali, lasciando poi alle
Regioni, e precisamente alle Assemblee rappresentative regionali, la possibilit di elaborare specificamente lo statuto in
modo pi rispondente ai propri bisogni; statuto che dovrebbe essere sottoposto all'approvazione del potere legislativo dello
Stato.
Venendo ad esaminare le materie da affidare alla competenza specifica delle regioni, salvo a vedere poi se debba usarsi
una formula o l'altra, osserva che si tratta di quel gruppo di materie che interessano principalmente gli affari locali, pur
ammettendo che con questa distinzione non ponesi un criterio assoluto e che occorre sempre un criterio relativo e di
opportunit per giudicare la prevalenza dell'interesse locale, perch l'interesse nazionale esiste sempre, non isolabile. Si
tratta di vedere qual l'interesse prevalente, se quello locale o quello nazionale. E l dove sia decisamente stabilito che
l'interesse prevalente quello locale, potrebbe senza alcun danno concedersi alla regione anche la potest legislativa.
Per venire al concreto, senza lasciarci fuorviare da esempi di legislazioni straniere dalle quali necessario differenziarsi,
sottopone all'attenzione dei colleghi una distinzione dal punto di vista generale, e poi una indicazione di materie dal punto
di vista particolare.
Dice che due potrebbero essere i gruppi di materie da affidarsi alla competenza normativa della regione: materie di
competenza legislativa primaria, e materie di competenza legislativa secondaria o integrativa.
Non parlerebbe di legislazione esclusiva, perch questo un termine che pu suonare troppo rigido: parlerebbe piuttosto di
legislazione primaria, e non userebbe altre specificazioni, restando inteso che il primo gruppo di materie dovrebbe
competere alla regione, perch sono materie di prevalente interesse locale; aggiungendo che sino a quando l'Assemblea
regionale non avr legiferato su tali materie, resteranno naturalmente in vigore le norme della legislazione nazionale.
Un secondo gruppo di materie potrebbe dar luogo alla legislazione secondaria, per cui la regione legifera secondo le norme
di principio segnate dalle leggi dello Stato. Non sarebbero norme di sola attuazione, norme regolamentari: sarebbero vere e
proprie leggi, naturalmente nel quadro dei principi fondamentali stabiliti dalla legislazione nazionale.
Detto questo in via generale, passando alle specificazioni, prospetta a titolo puramente, indicativo la formula seguente:

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1) La regione ha potest legislativa nelle seguenti materie (e questa potrebbe essere la legislazione primaria): agricoltura
e foreste, strade; ponti, comunicazioni, porti, lavori pubblici, in generale, con esclusione delle opere di interesse nazionale,
acquedotti, pesca e caccia, urbanistica, antichit e belle arti, turismo, istruzione elementare, scuole tecniche e professionali,
pubblica beneficenza, ordinamento degli uffici regionali.
Osserva che vi sono materie per le quali molto difficile decidere. Nella prima redazione della formula aveva indicato,
dopo agricoltura e foreste , anche industria e commercio , ma non si dissimula che nei riguardi di questo ramo di
attivit, possono esservi elementi che interferiscono con l'interesse di altre regioni o addirittura di tutta la Nazione; per il che
potrebbe essere opportuno includerle nel secondo gruppo.
Ricorda che per il regime minerario stato affermato che la sua unificazione ha fatto buona prova. Potrebbe vedersi se non
sia il caso di collocare queste materie nel secondo gruppo, perch sembra fuor di dubbio che, pur potendo essere opportuno
un criterio di massima generale che regoli la materia, le singole regioni hanno delle esigenze particolari per ragioni obiettive
e per ragioni psicologiche particolari.
Per il secondo gruppo, ha considerato due modi diversi di prospettare la norma tenendo conto delle esigenze diverse e quasi
delle pregiudiziali diverse. Una dizione potrebbe essere la seguente:
2) Entro i limiti della legislazione di principio emanata dallo Stato, compete alla regione la potest legislativa nelle
seguenti materie... .
La seconda dizione sarebbe questa:
2) La regione pu dettare norme legislative per le seguenti materie, in armonia alle norme di principio rispetto ad esse
fissate nelle leggi dello Stato .
Le materie sarebbero: rapporti di lavoro; riforme economiche e sociali; disciplina del credito, delle assicurazioni, del
risparmio; istruzione media e superiore; igiene e assistenza sanitaria; ordinamento degli enti locali; ecc., e le altre materie di
interesse prevalentemente regionale (da indicarsi).
Ritiene che potrebbe attribuirsi alla Giunta regionale il potere regolamentare. Ha accennato in via generale ai gruppi di
materie specifiche per rispondere alle sollecitazioni di alcuni colleghi; ma crede necessario che la precisa indicazione delle
materie di competenza legislative della regione sia affidata ad una sezione de Sottocommissione:
MORTATI ritiene opportuno precisare i limiti della discussione. La determinazione delle materie da attribuire ad un
eventuale ente decentrato non gli sembra sia da fare in sede di discussione generale: questo si dovrebbe discutere dopo.
CONTI concorda; tuttavia crede fosse necessario accennare al problema della competenza della regione perch, in sostanza,
si pu concretare un pensiero intorno all'autonomia secondo l'idea che ci si forma della competenza della regione.
FINOCCHIARO APRILE ricorda che riguardo alla Sicilia esiste gi uno statuto pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale. Non
sa se questo decreto sia entrato o stia per entrare in attuazione; sa che sono stati interpellati alcuni organi consultivi dello
Stato per sapere se il Parlamento siciliano - conseguenza di questa autonomia - debba essere eletto e convocato. In quello
sono indicate moltissime delle cose di cui si sta occupando la Sottocommissione.
Domanda ora se questa pu continuare ad occuparsi di autonomia per quanto riguarda la Sicilia, quando vi gi uno
statuto che diventato una legge dello Stato, o se ha competenza per chiedere modificazioni dello statuto pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale.
Prega il Presidente di interpellare il Governo circa l'entrata in vigore di quel decreto, per chiarire il fatto strano che lo si sia
emanato alla vigilia della riunione dell'Assemblea Costituente alla quale cos tolto, in certo senso, il diritto di legiferare su
questa materia.
PRESIDENTE avverte che la Sottocommissione non investita della discussione del problema della, Sicilia, ma del problema
nazionale, di cui la Sicilia, rappresenta una parte. Ritiene che, di fronte alla Costituzione, tutte le leggi gi emanate siano
suscettibili di modificazione, e ricorda che nel decreto col quale, viene emanato lo statuto della regione siciliana, un inciso
stabilisce che quello statuto sar sottoposto all'Assemblea Costituente per essere coordinato con la nuova Costituzione.
Quindi naturale che se ne parli.
Eventualmente l'onorevole Finocchiaro Aprile potr rivolgersi direttamente al Governo per chiedere i chiarimenti del caso. I
poteri della Costituente in relazione allo statuto siciliano sono indicati da quell'inciso ed questa la sola base sulla quale la
Sottocommissione si pu porre. La stessa questione potrebbe sorgere anche per tutte le altre leggi che sono passibili di
modificazione, ma che intanto sono applicate.
FUSCHINI ritiene necessario che la Sotto commissione abbia idee molto chiare e precise su quello che dovr essere il progetto
da sottoporre all'Assemblea Costituente. Essa deve dare all'Assemblea Costituente la sensazione che quello che propone
costituisce un progetto ponderato, nel quale le diverse tesi hanno trovato un punto di comune consenso.
Come si gi detto, lo Stato italiano oggi afflitto da un accentramento che ha soffocato gli enti locali e non ha loro
consentito di dare tutto il rendimento possibile e che quindi

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bisogna, orientarsi verso un decentramento delle funzioni e della attivit amministrativa statale.
Questo il punto fondamentale: si soffre di un accentramento burocratico, amministrativo, di funzioni, per cui il comune e la
provincia non hanno avuto la possibilit di vivere ed i cittadini italiani hanno dovuto sempre subire la volont della
amministrazione centrale. Ma non si tratta di un esigenza che possa essere suddivisa tra le regioni del sud e quelle del nord,
fra Sicilia, Sardegna e Val d'Aosta; un esigenza di tutto il Paese. una esigenza sentita da tutte le Provincie. Il voler fare
una distinzione tra le provincie che vogliono essere costituite in regione e quelle che non lo vogliono un errore iniziale che
bisogna evitare.
Si deve dare un nuovo ordinamento allo Stato e occorre prospettare alle popolazioni quello che secondo l'orientamento che
deriva dalle discussioni pu apparire il sistema migliore, affinch il male della centralizzazione scompaia dalla vita
amministrativa del nostro Stato. Se si ammettesse la facolt delle Provincie di costituirsi o meno in regione, si creerebbe un
tale stato di diversit di rapporti politici, economici ed amministrativi, per cui sarebbe difficile farne una sintesi e si
avrebbero delle provincie che rimarrebbero allo stato in cui si trovano, senza nessun giovamento. Lo Stato deve essere
unitario ed avere una sua organizzazione uniforme e si deve, invece, arrivare al decentramento, non soltanto per favorire
determinati interessi locali, ma soprattutto per un interesse di carattere generale dello Stato, che svolger cos nel modo
migliore i propri compiti.
l'idea di una confederazione di Stati gli appare una fantasia, perch, se gi difficile arrivare alla costituzione dell'ente
regione, sarebbe ancora pi difficile arrivare alla costituzione di stati regionali. N possibile ricostituire i sette stati italiani
come erano prima del 1859. Sarebbe una incongruenza storica e una creazione artificiosa.
La sua affermazione che la regione: non pu essere facoltativa, ma deve essere determinata da una norma generale della
costituzione, rispecchia una reale necessit di organizzazione: altrimenti si avrebbe un mosaico di organizzazioni statali
contrario a quello spirito moderno, che tende al raggiungimento del massimo risultato col minimo mezzo. Si deve avere,
dunque, una norma uniforme per tutto il territorio dello Stato e, se mai, si potr tener presente che vi sono regioni con
particolari caratteristiche, come la Sicilia, la Sardegna e la Val d'Aosta, che meritano ogni considerazione.
Se si ammettesse la regione facoltativa, si verrebbe meno anche ad un altra esigenza di carattere costituzionale. Riferendosi
al sistema bicamerale, al quale il partito cui egli appartiene favorevole, e attribuendo al Senato una forma elettiva,
osserva che una delle basi elettorali per la creazione del Senato appunto la costituzione della regione.
Crede che si debba poi andare molto cauti quanto alla potest legislativa della regione e che sarebbe opportuno sottoporre
questo argomento ad un esame molto attento della Sottocommissione.
E favorevole alla limitazione dei compiti e delle materie da assegnare alla competenza dell'ente regione, salvo una
disposizione che consenta, dopo un esperimento, di aumentare tali compiti, allo scopo di poter procedere gradualmente
nella organizzazione del nuovo ente. Si pu discutere molto su questo; ma, avendo vissuto anche negli uffici ministeriali, egli
sa quanto sia difficile creare e fare muovere degli organismi burocratici che rispondano a determinate esigenze
particolarmente se nuovi.
A proposito del mantenimento della provincia stato detto che sufficiente, come organo intermedio tra il comune e lo
Stato, la regione. Il comune dovr essere valorizzato pi di quanto non lo sia stato finora. l'autonomia comunale un dato
di diritto che deve diventare una realt Si deve dare al comune una efficienza di carattere amministrativo, che rispecchi
una maggiore libert e una maggiore responsabilit da parte degli amministratori; il che potr dare una nuova spinta
realizzatrice all'attivit comunale. Ma non crede si possa dall'attivit comunale andare direttamente a quella regionale; n
questa, come potrebbe sembrare, una contraddizione. Il nucleo provinciale oggi un dato di fatto e un dato di diritto, per
eliminare il quale si dovrebbero compiere sforzi eccessivi e dispendiosi, giacch le riforme vanno riguardate non soltanto per
quello che creano, ma anche per le reazioni, che producono. Bisogna stare attenti alla forza delle reazioni che sarebbero
provocate dalla soppressione della provincia come ente giuridico autarchico.
Non crede sia necessario, per creare la regione, abolire la provincia come ente autarchico. Pu riconoscere che le prefetture
vanno, in certo senso, abolite; per quanto bisogna riconoscere che il potere centrale, specialmente per le questioni di ordine
generale e pubblico
non potr fare a meno di tenere un suo rappresentante in determinati centri della periferia, regionale o provinciale, perch
non potr rimanere all'oscuro di tutto quello che avviene nelle provincie: esso deve poter provvedere allo stesso ordine
pubblico, e vigilare se tutti gli organismi locali funzionino dal punto da vista politico e amministrativo cos che siano
salvaguardati gli interessi generali della Nazione e quindi anche quelli locali. Quando siano affidati alla regione determinati
servizi, come strade, trasporti, igiene, se questi servizi non funzionano, bisogna che l'organo centrale ne sia informato. Quindi,
il potere centrale deve vigilare costantemente e vigilare non vuol dire impedire agli organi locali di agire, ma vedere se
adempiano alle funzioni loro demandate dalla legge.
Esclude che il controllo di legittimit debba rimanere affidato ai prefetti, potendo essere affidato ad un organismo diverso
dalla prefettura, ad un organismo elettivo e nello stesso tempo burocratico, che non abbia funzione politica, come la Corte
dei conti per i Ministeri.
Ripete che sopprimere la provincia significherebbe, a suo avviso, determinare un grande disordine nella vita del Paese. Una
decisione recisa che togliesse alla provincia la sua personalit giuridica, farebbe rimanere per degli uffici, che non

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avrebbero pi l'autorit necessaria per soddisfare le esigenze delle popolazioni, che desiderano essere qualche cosa nella
amministrazione degli enti locali.
l'amministrazione provinciale potr essere riveduta e modificata secondo i dati della esperienza, ma dovr rimanere per
una migliore tutela degli interessi locali.
La provincia diventata un centro economico, un centro amministrativo, un centro commerciale, un centro di confluenza di
interessi i pi svariati ed i pi attinenti alla vita delle popolazioni. Distruggendola nella sua vitalit, nella sua essenza di ente
giuridico, rimarrebbe un organismo privo di quella consistenza amministrativa, che sar necessaria anche per soddisfare alle
esigenze della regione. Non si deve creare la regione per sottrarre dei compiti alla provincia, ma per dare ad essa compiti
nuovi. Come il comune esercita funzioni proprie dello Stato, cos la provincia potr esercitare funzioni, proprie della regione,
se non dello Stato. Si deve creare la regione togliendo delle attribuzioni e delle funzioni allo Stato. Quindi, il proposito di
abolire la provincia deve essere meditato. vero che nel provvedimento per la Sicilia le provincie risultano abolite; ma ci
ha suscitato delle reazioni piuttosto gravi e non il caso di provocarne in tutto il territorio nazionale. Proprio quando si ha
bisogno della massima tranquillit nelle popolazioni non si devono creare ragioni di turbamento. Gli sembra un principio di
sana politica portare innovazioni che non creino dissapori e contrasti tali d mettere in pericolo l'ordine pubblico.
Il problema della finanza gravissimo per la regione, ma non crede sia il caso di preoccuparsene molto, perch tutto il
sistema tributario che va riveduto; e va riveduto in modo tale da avere un unica imposizione, un unico accertamento ed
una distribuzione dei proventi tributari in maniera rispondente alle esigenze della regione, in rapporto alle spese che la
regione sopporter per i servizi gi svolti dallo Stato.
Naturalmente le regioni, come i comuni, potranno applicare tasse speciali per i servizi che esse renderanno ai cittadini. La
finanza locale dovrebbe quindi essere riveduta in senso regionale.
Conclude osservando che il problema dei controlli non pu essere eliminato, n lo potrebbe anche s si volesse, per, ipotesi,
eliminare del tutto il controllo dello Stato. Ricorda che nel progetto elaborato dalla Commissione per la riforma della
pubblica amministrazione prevista la istituzione di una Commissione di controllo regionale elettiva. Vi potranno poi essere
forme di controlli con ispezioni cos dette volanti, che sono le pi idonee alle esigenze di una buona amministrazione. Snellire
e semplificare il controllo utile; ma sarebbe un errore l'abolirlo; lo stesso errore in cui caduto il fascismo: il controllo della
Corte dei conti sui bilanci dello Stato non era efficiente, perch era sopraffatto e continuamente violentato dal potere
politico. Occorre invece il controllo, tanto al centro quanto negli organi locali, indipendente dall'amministrazione, perch
l'amministrazione elemento attivo e non pu controllare se stessa. Bisogna che il controllo sia esplicato da un organo
distinto e superiore all'amministrazione attiva, cos per i comuni, come per le provincie e per le regioni.
(La seduta, sospesa alle ore 19, ripresa alle ore 19,15).
BORDON non dell'avviso dell'onorevole Nobile, il quale ha prospettato una quinta soluzione, mentre l'onorevole Tosato ne
aveva prospettato quattro: centralista, federativa, Stato federale, Stato regionale. Quella sostenuta dall'onorevole Nobile
risponderebbe alla prima domanda e cio se si debba rimanere allo statu quo. Ora, sembra che tale questione sia ormai
sentita da tutti come superata. Non crede che si senta soltanto ora il disagio dell'accentramento, disagio che era una realt
acquisita anche molto tempo prima del fascismo. Nel 1860 -61 si era creduto di disattendere le voci che si richiamavano alla
necessit di un decentramento federativo; ma si poi veduto che l'accentramento non rispondeva agli scopi nazionali. Gi in
uno studio del Sighele, sulla gente nostra, si diceva che era un errore aver voluto fare l'italiano di tipo unico ed un errore
l'aver voluto accentrare, mentre le regioni sono molto diverse le une dalle altre. Non si tratta, dunque di una necessit che
sorga oggi, ma di una necessit gi sentita da molto tempo; una necessit che poi si andata accentuando e che ora
intensamente sentita per particolari circostanze.
Il fascismo non ha fatto altro che accentuare e peggiorare l'accentramento: perci egli non pu accogliere la soluzione
dell'onorevole Nobile. Non si tratta di dividere, come egli ha detto, il sistema unitario della Patria; si tratta di dividere
soltanto l'amministrazione: la divisione non tocca che l'apparato amministrativo, non il Paese, sul cui concetto unitario tutti
sono d'accordo.
Scartata quindi senz'altro questa soluzione, che pare non risponda alla situazione e alle esigenze della Nazione,
rimarrebbero in sostanza le tre altre soluzioni.
Crede che a ragione l'onorevole Lussu abbia sollevato la questione federativa come un problema che va esaminato. La
Costituente deve dare una Costituzione allo Stato e non pu assolvere questo incarico gravissimo ed importantissimo se non
dopo aver esaminato tutti gli aspetti del problema, fra cui anche quello federativo.
Col federalismo non crede si possa arrivare agli estremi cui arrivato l'onorevole Finocchiaro Aprile; non crede sia oggi
possibile fare una Confederazione di Stati, perch bisognerebbe far risorgere gli Stati italiani. Questa soluzione estrema non
risponde alle esigenze del Paese, e sarebbe anche difficile ad attuarsi; creerebbe disagi e inconvenienti molto gravi.
Ma quando si parla di federalismo, non detto si debba intenderlo soltanto nel senso di una confederazione di grandi stati:
lo si pu attuare anche sotto altre forme ed esattamente stata ricordata la Repubblica austriaca, che attua appunto il
principio federale con le sue diete federali, e giustamente stato pur rilevato come lo Stato federale sia qualche cosa di
diverso dalla Confederazione di Stati.

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In altre parole, non bisogna far confusioni fra il federalismo e le applicazioni che ne possono derivare: sarebbe esprimere un
concetto semplicistico individuare nel federalismo soltanto la possibilit di Confederazioni di grandi Stati, dato che vi possono
essere anche altre forme federali.
Lo Stato federale va esaminato sotto un punto di vista pratico. Poich dobbiamo dare una nuova Costituzione allo Stato,
venuto il momento di dargli una Costituzione a largo respiro, veramente democratica, degna di questo nome. Senza
pronunciarsi sul problema se si debba scartare senz'altro l'idea federale, esorta ad esaminarla, per vedere se sia possibile una
proposta che si adatti alla nuova Costituzione. Personalmente ritiene che lo Stato federale, se fosse uno Stato unitario con
diversi cantoni, potrebbe rappresentare una soluzione, perch se vi sono nel nostro Paese delle regioni che non hanno
raggiunto una maturit democratica, ve ne sono per contro altre democraticissime e che potrebbero adattarsi benissimo al
nuovo assetto di Stato federativo formato a cantone. E non vede come a priori si possa dire che questo rappresenterebbe un
inconveniente. Non sarebbe neppure un salto nel buio, ma una riforma che avrebbe gi larghe premesse democratiche,
sovrattutto nel nord Italia. N sarebbe leso il concetto unitario. Non si potrebbe avere alcun timore in questo senso in Italia,
ove esiste una Nazione sola, quando lo Stato federale elvetico, costituito da tre nazioni, ci nonostante, secondo che un
esperienza secolare dimostra; ha risposto, anche attraverso duri cimenti cui stato sottoposto, alle esigenze del Paese.
Sotto il punto di vista locale della Val d'Aosta, questo concetto ha gi trovato qualche richiam: in una carta che fu
redatta il 19 dicembre 1943, in periodo cospirativo, allorch le Valli alpine si erano pronunciate per uno Stato federale, si
auspicava che il futuro Stato italiano venisse organizzato con criteri federalistici, fosse, cio, costituito da unit
amministrative e politiche autonome sul tipo cantonale. Non quindi un idea nuova: stata sostenuta gi da tempo e
sarebbe consigliabile, perch risponderebbe ai bisogni particolari della Val d'Aosta, dare a questa un potere normativo assai
pi esteso di quello che si potrebbe avere con una semplice autonomia.
Comprende che possano aversi delle opposizioni all'idea dello Stato federale formato in cantoni: vedr l'Assemblea se questa
sia una proposta accettabile. Se non dovesse accoglierla, evidentemente non si potrebbe sostenere uno Stato federale
soltanto per la Val d'Aosta, e quindi si dovrebbe lasciar cadere la proposta, alla quale del resto ritiene che le altre regioni
italiane dovrebbero essere favorevoli. Il nostro Paese profondamente diverso da zona a zona, e proprio per questo motivo
l'accentramento ha avuto un esito fallimentare. Uno Stato cantonale risponderebbe alla diversit delle esigenze da regione
a regione. Comunque, se questa soluzione sar scartata, si ripiegher sul piano dell'autonomia:
La Val d'Aosta ha gi avuto un autonomia che in attuazione, ma vorrebbe fosse ancora maggiormente ampliata. Essa
accetta lo Stato regionale autonomo con le precisazioni che ha fatto l'onorevole Grieco, cio non crede che si possano
mettere sullo stesso piano tutte le regioni d'Italia; perch vi sono delle regioni che hanno sentito questo problema e lo hanno
posto come questione di vita e di morte. E fra queste regioni la Valle d'Aosta, che una zona che ha particolari esigenze e
caratteristiche a s, come stato riconosciuto quando le si concessa l'autonomia. Essa una zona di frontiera ed ha
ottenuto anche particolare riguardo per la sua posizione rispetto alla Francia ed alla Svizzera, come zona franca.
Sullo stesso piano della Valle d'Aosta si trovano l'Alto Adige, la Sicilia, la Sardegna, per le quali tutte necessaria una
autonomia a largo respiro, autonomia in cui la potest legislativa sia diretta e larghissima.
Si deve quindi tener presente la necessit della pi larga potest legislativa che deve differenziare queste zone dalle altre
regioni. La Valle d'Aosta non pu accettare alcuna limitazione e domander che le sia riconosciuta nella Costituzione
l'autonomia regionale con la pi ampia potest legislativa e con la potest di zona franca, che stata sancita dalle leggi in
vigore.
TARGETTI rileva che la possibilit di mutare la struttura dello Stato secondo il criterio federalistico stata indirettamente,
esclusa anche da quelli che sono sempre stati i pi convinti fautori del federalismo i quali, forse, a riconoscere questa
impossibilit sono arrivati considerando obiettivamente le particolari specialissime condizioni nelle quali si trova il Paese, e
che sono dovute - non male ripeterlo - all'azione combinata della monarchia e del regime fascista.
Sono per tutti concordi nel riconoscere la necessit di decentrare, di spogliare, nei limiti del possibile, lo Stato delle sue
facolt e dei suoi poteri. La creazione dell'Ente regione trova moltissimi fautori. Si dovranno tuttavia tenere presenti alcuni
dati di fatto posti in rilevo dall'onorevole Rossi per aggiungerli alle ragioni fatte valere da altri in favore del mantenimento
in vita dell'ente autarchico provincia.
Esistono in realt diversit di bisogni anche nel seno delle regioni geograficamente configurate. Se si toglie il Piemonte, la
Lombardia e il Veneto, forse difficile trovare in Italia regioni monolitiche; nessuna di esse presenta unit di interessi. Questo
fatto, se non infirma tutte le ragioni a favore della costituzione dell'Ente regione, deve per concorrere con gli altri motivi
che militano in favore del mantenimento della provincia. Abolire la provincia significherebbe accrescere senza dubbio gli
attriti fra i vari ex capiluogo di provincia, perch il capoluogo di regione sarebbe istintivamente portato a far prevalere i
propri interessi su quelli degli altri centri della regione.
Nega che la provincia abbia solo modeste funzioni: chi vuol compiere sul serio il suo dovere di Deputato provinciale ha
modo di constatare che il lavoro non manca. Ma il grande argomento in favore della provincia questo: si sta compiendo
uno,sforzo per trovare la strada migliore per decentrare; ma, distruggendo un ente locale autonomo come la provincia, si
finisce con l'accentrare nella regione quel tanto che decentrato, cio col fare proprio l'opposto di quello che si vuole.
Nega pure che, creato l'Ente regione, vengano a mancare alla provincia le ragioni di esistenza, perch l'Ente regione nascer
e vivr a tutto detrimento dello Stato. La regione non assumer funzioni che oggi sono della provincia: essa ridurr la
competenza delle amministrazioni centrali. Ricorda che lo stesso Minghetti, sostenitore ad oltranza del regionalismo,
manteneva non solo il comune, ma anche la provincia.

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Di pi l'abolizione della provincia determinerebbe un grave malcontento e conseguentemente ostacoli e contrariet al


funzionamento della regione.
La provincia quindi deve essere mantenuta, salvo poi decidere i poteri che le si debbono attribuire.
PICCIONI intende fare alcune considerazioni di carattere prevalentemente pratico per vedere se si pu giungere ad una
conclusione.
Anzitutto deve risultare chiara la visione che si ha dello Stato e della sua struttura. Se si concepisce lo Stato come espressione
massima, unitaria, indifferenziata, della organizzazione giuridica della societ, il centralismo statale ha pi di una
giustificazione; se si concepisce invece lo Stato come il potere massimo della societ organizzata, ma che non deve
comprimere gli organismi naturali che vivono nella societ stessa, bisogna, nella struttura politica e amministrativa,
adattare questo concetto dello Stato alla funzionalit effettiva di questo in rapporto agli altri organismi.
Uno dei limiti fondamentali alla capacit dello Stato dato dalla esistenza, anteriore a quella dello Stato, di nuclei ed
organismi naturali ai quali deve essere consentito di esercitare la loro funzione per l'ordinamento migliore della societ. Tra
questi organismi, che limitano il potere dello Stato, sono in prima linea i comuni e successivamente le regioni.
Il concetto di autonomia non deve essere circoscritto e limitato soltanto all'ente regione. Il comune il primo organismo che
va difeso di fronte al potere e al prepotere dello Stato; in fatto di autonomie il comune non va posto in secondo o terzo
piano, ma va tenuto in primo piano, non soltanto per liberarlo dagli impacci statali, ma per rendergli tutta la sua forza
evolutiva ed espansiva nell'ambito della sua attivit specifica.
Dal punto di vista di una concezione organica della societ, le provincie non costituiscono un problema serio, perch sono in
un certo senso una costruzione artificiosa imposta dal criterio che ha dominato l'ordinamento statale nostro, in rispondenza
al fine centralizzatore dello Stato. Questo tanto vero che il fascismo ad un certo momento, senza reazioni n scompensi di
alcun genere, ha creato quindici provincie nuove, ritagliate abusivamente dal territorio di altre provincie. quindi la
provincia una circoscrizione puramente artificiosa, dettata da considerazioni di carattere prevalentemente politico; un
organismo amministrativo sempre centralizzante. Di fronte alla provincia sorge quindi il problema delle difficolt di
carattere pratico, che possono derivare dalla sua soppressione; ma dal punto di vista organico, la provincia non dovrebbe
costituire un ostacolo serio per un ordinamento diverso, pi logico, pi coerente.
Si osserva che le provincie hanno gi una tradizione di 70-80 anni. Ma, se si analizza a fondo la posizione delle provincie, ci si
imbatte in una situazione di equivoco fondamentale: quando si parla di provincia, in sede di riforma strutturale
dell'ordinamento statale, si pensa alla provincia ente autarchico, mentre volgarmente, quando si parla di provincia si pensa
alla prefettura. Quali sono gli interessi, le convergenze, che si dicono coalizzate o create intorno alla provincia? Il capo della
provincia, nella interpretazione ordinaria, non il presidente della deputazione provinciale, ma il prefetto, con tutta la sua
burocrazia, con tutte le sue attivit, ed difficile constatare una altrettanto forte confluenza di sentimenti, di aderenze alla
provincia come amministrazione provinciale. La provincia in definitiva amministra i manicomi, le strade provinciali, le scuole
professionali (che non ci sono) i brefotrofi, la maternit e infanzia (che anche in compartecipazione con lo Stato). Ora,
quando si tratter di analizzare le funzioni della regione, meglio coordinate e meglio disciplinate, tutto questo non sar
sufficiente per legittimare la permanenza di un organismo, quale quello provinciale, una volta che tutti sono d'accordo
sulla soppressione della provincia come prefettura. Lasciare in piedi questa larva di amministrazione provinciale; con le
debolissime competenze concrete che ha, sarebbe una esagerazione, rispetto a tutto il rimanente quadro dell'organismo
amministrativo che auspicato.
N si potrebbero aumentare le competenze della provincia, perch bisogna scegliere: o rimanere attaccati all'ordinamento
amministrativo dello Stato com', oppure, se si ha il desiderio di rinnovarlo secondo una direttiva pi naturale e pi
organica, si deve avere il coraggio di superare le difficolt pi o meno artificiose di cui si parla in rapporto alla soppressione
della provincia. Con questo non si nega che non vi possano essere resistenze da parte di citt che si vedrebbero private della
loro dignit di capoluogo di provincia; ma non certo la burocrazia provinciale che d il grado di superiore decoro ad una
citt rispetto ad un altra. E poi, anche, in queste citt l'istituzione della regione render indispensabile la costituzione di un
certo organismo decentrato della funzione regionale, il quale sostituisca in maniera pi seria e pi attiva le forme
improduttive finora create per reggere la provincia.
Si vuole, solo per prevenire le eventuali reazioni, che rimanga a queste citt la denominazione di provincie, come organi di
decentramento della funzione regionale? questione di nome e di psicologia collettiva, che pu essere considerata. Ma
bisogna essere concordi nel ritenere che la provincia, come ente autarchico in seno all'ordinamento nuovo, non ha possibilit
di sopravvivenza, perch
altrimenti si creerebbero dualismi e duplicati sterili, che potrebbero mettere in pericolo la fecondit del nuovo ordinamento
regionale.
Le regioni devono essere concepite come organismi naturali, che vanno riattivati, per ragioni storiche, geografiche,
linguistiche, per ragioni di costumi, di caratteristiche economiche e produttive proprie, che in Italia pi che in qualsiasi altro
paese europeo sono differenziate per la stessa configurazione geografica del Paese. In Francia si pu comprendere
l'ordinamento statale centralizzato, prescindendo da altre considerazioni, per la struttura del paese e la sua configurazione
geografica; ma in Italia inconcepibile, per le notevoli differenze specie fra Nord e Sud. Perci appunto, malgrado il

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livellamento perseguito durante settanta anni dal potere centrale, la regione ha resistito ed ha una individualit ancora
viva e operante che pu avere nelle linee marginali delle sfumature pi o meno rilevabili, ma che si dimostra ben precisa
quando si parla di regioni come il Piemonte, la Lombardia, la Toscana, il Lazio, gli Abruzzi, ecc.
Ora giunto il momento di ricondurre la evoluzione storica sulle sue direttive naturali; e la regione dovrebbe essere un
elemento di trasformazione della vita dello Stato, e soprattutto del costume politico del Paese. La regione deve essere
sentita, non soltanto in riferimento alle esigenze strutturali e amministrative, ma anche come affermazione di una esigenza
profondamente democratica. Si deve, in essa, vedere un baluardo per le libert dei cittadini e per le libert democratiche
del Paese:
In contrasto con quello che ha detto, l'onorevole Nobile, concorda con coloro che; come l'onorevole Lussu e qualche altro,
ritengono che il centralismo statale, cos come si era organizzato fino al 1922, sia stato uno dei fattori pi efficienti (non
l'unico, perch vi sono anche i fattori economici, sociali, ecc.) per la nascita o, se non per la nascita, per l'affermazione
trionfale del fascismo. Se il Paese fosse stato ordinato in maniera diversa, si sarebbe potuto avere un tentativo di quel
genere, ma non avrebbe avuto la sciagurata fortuna che arrise al fascismo.
N , dal punto di vista storico, esatto che il regionalismo, l'autonomismo, siano frutto della disfatta: pu essere esatto solo
dal punto di vista di una coincidenza casuale. Frutto della disfatta si pu dire che nella misura stessa in cui il fascismo
frutto del centralismo statale. Se vi fosse stato un ordinamento diverso, evidentemente la guerra sciagurata a cui siamo
arrivati avrebbe trovato una forte remora nella resistenza e negli interventi di solidariet diverse, quali potevano essere
quelle fra regione e regione, opponentisi alla politica nazionalistica e imperialistica del fascismo.
Anche per le esigenze politiche quindi favorevole alla creazione dell'ente regione. Ed anche per esigenze di carattere pi
pratico; per esempio quella della divisione dei poteri, perch pensa alla possibilit di un organizzazione del potere locale
accanto al potere statale, cio di una divisione dei poteri che certamente di grande rendimento ed economia. Si pu
realizzare attraverso la regione, il principio del minimo mezzo. Episodi che sono stati riferiti e che tutti conoscono sono
infinitamente illustrativi al riguardo. Una quantit notevolissima di funzioni statali, esercitate o istituite nell'ente regione,
evidentemente costituiscono un mezzo pi economico per il rendimento politico e amministrativo. gi stato svolto il
concetto della maggiore agilit e snellezza, nella funzionalit dello Stato che, diminuito di tutte le funzioni amministrative
che non sono specifiche sue proprie, pu dedicarsi in maniera pi ferma e pi sicura alle funzioni caratteristiche dello Stato,
che sono funzioni politiche nel senso pi pieno e pi alto della parola.
Si deve ora determinare l'ordinamento della regione.
Tutti concordano nel riconoscere che l'ente regione che si vuole istituire deve essere riconosciuto come un ente autarchico, in
quel senso specifico che il Relatore Ambrosini ha indicato, cio nel senso che abbia propri fini da raggiungere e mezzi
adeguati al raggiungimento. Questi fini sono quelli determinati dagli interessi locali che caratterizzano ciascuna regione. Se
si pone questa prima specificazione della figura dell'ente regione, le discussioni e le sottilizzazioni sulla competenza legislativa
dell'ente regione (cio sulla sua autonomia vera e propria, perch per autonomia questo logicamente e seriamente si deve
intendere) oltrepassano la questione delle necessit intrinseche dell'ente.
Qui bisogna esser chiari ed assumere le proprie responsabilit. Non si pu pensare di creare l'ente regione senza dargli la
possibilit di raggiungere i fini per i quali viene istituito. E per raggiungere questi fini non basta una potest legislativa,
delegata, secondaria, perch allora rimarrebbe sempre all'ente la camicia di Nesso del centralismo statale, e non si
creerebbero dei poteri locali.
Circa la potest legislativa, richiama le enunciazioni dell'onorevole Grieco, il quale sembra voler riconoscere all'ente regione
una potest legislativa; e si dichiara d'accordo con lui, purch si tratti di potest autonoma, non delegata, non secondaria,
ma primaria, come diceva il Relatore Ambrosini.
Ora, una volta fissati i fini per i quali la regione si istituisce, i suoi obiettivi, le sue funzioni di rinnovamento della struttura
politica e amministrativa della nazione, non si debbono lesinare i mezzi necessari allo svolgimento delle sue funzioni, perch
altrimenti si compirebbe opera inutile. Quindi potest legislativa, entro i limiti delle competenze specifiche della regione e
nell'ambito dell'ordinamento generale dello Stato. Un altro limite alla potest legislativa dovrebbe servire, in certo senso, a
superare le scrupolose successive specificazioni che a tale riguardo ha creduto di fare il Relatore Ambrosini: il limite naturale
quello dell'interesse locale. evidente che la potest legislativa, oltre che rimanere nei limiti dell'ordinamento generale e
delle competenze specifiche, non deve andare al di l dell'interesse locale che caratterizza tutto l'ordinamento regionale.
Poi bisogna decidere sugli organi rappresentativi degli interessi locali e, del popolo della regione stessa le qui sorge una
questione pi sottile, sulla quale bisogna esser cauti nell'assumere una posizione decisa. In riferimento ai concetti specificati
sui comuni, si pu riconoscere all'Ente regione una funzione rappresentativa anche di tutti i comuni, non soltanto dei
cittadini della regione stessa. A questo si dovr riflettere quando, si tratter di discutere la formazione degli organi dell'Ente
regione: se si deve parlare di suffragio diretto, universale ecc., oppure se si deve parlare di una commistione del suffragio
diretto con una rappresentanza diretta dei comuni, perch evidente che la vita locale trova prima una sua specificazione
nei comuni e poi una sua integrazione nella regione, e combinare insieme l'uno e l'altro elemento in un sistema organico
sarebbe quanto di meglio si potrebbe auspicare.
Si pure concordi nell'ammettere che, per dar vita all'Ente regione, occorre l'autonomia finanziaria vera e propria, perch
se non si pone come premessa fondamentale l'autonomia finanziaria, tutto il resto rimane abbandonato alla discrezionalit
del potere centrale. A parte quello che i tecnici della finanza potranno dire al riguardo, un esigenza certa, ed che anche

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l'ordinamento finanziario della regione dovrebbe trovare il suo collocamento organico nella riforma generale tributaria
dello Stato; cos come l'autonomia finanziaria dei comune, se questo deve essere efficiente e vivo, deve essere pure
considerata nel quadro generale di quella riforma.
Occorreranno poi delle forme di controllo. Per i conflitti di competenza tutti sono d'accordo che questi dovranno essere
devoluti alla Corte suprema di garanzia.
Sulla forma della costituzione degli organi regionali sembra raggiunto un accordo: Consiglio regionale, Giunta esecutiva,
Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta. Scarsi consensi ha invece ottenuto l'idea di avere un rappresentante statale
nella regione, come un tipo di governatore, o di prefetto, e personalmente egli non certo favorevole a far ricomparire la
figura del prefetto in pi vasto raggio e su pi vasta sfera. Un ordinamento regionale costituito democraticamente e
seriamente pi che sufficiente per garantire le varie funzioni che anche lo Stato ha diritto di esercitare nell'ambito della
regione.
Si parte, in fondo, sempre da un falso presupposto, da un residuo; e bisogna che tutti compiano uno sforzo estremamente
forte per distaccarsi completamente dalla concezione dello Stato cos come si avuto finora, per aderire ad una concezione
nuova, diversa. Ora, anche dal punto di vista della rappresentanza dello Stato nella regione, bisogna tener presente che la
legittimit, i poteri dello Stato derivano dalla stessa forza da cui derivano i poteri locali, regionali; onde non si deve fare una
discriminazione cos sostanziale fra il potere centrale - come se si trattasse di un investitura per diritto divino - e il potere
regionale, che viene costituito sulla stessa base e proviene dalla stessa fonte.
Certamente vi deve e vi pu essere una forma di controllo o, se si vuole, di coordinamento, da parte del potere centrale
delle funzioni della regione, che possono interferire l'una con l'altra e coordinarsi in un interesse che supera lo stretto ambito
regionale, Ma queste sono tutte funzioni integrative che possono essere sviluppate in vario modo, senza necessit di porre
nella regione un rappresentante diretto e ufficiale del potere centrale.
Ci sono poi altri controlli, previsti per l'ordinamento dello Stato, come, ad esempio, il controllo sul consuntivo amministrativo
della Giunta. Questo dovr essere affidato al Consiglio regionale, cos come il controllo sul consuntivo dello Stato affidato
al Parlamento. Il controllo, invece, sul consuntivo contabile dovr essere esercitato da una Corte mista di
rappresentanti dello Stato e di rappresentanti della regione, perch, qualunque sia il sistema tributario attraverso il quale si
possa realizzare in qualche forma l'autonomia finanziaria della regione, sarebbe pressoch impossibile, per le considerazioni
svolte dall'onorevole Einaudi, fare a meno di contributi integrativi dello Stato. Se lo Stato, sia pure in base a disposizioni
fondamentali, oggettive - come diceva, l'onorevole Einaudi - e non sulla base di un capriccio dello Stato stesso o di insistenze
da parte di una o dell'altra regione, deve intervenire nella finanza regionale, esso deve avere la possibilit di un controllo
diretto. Ogni altra ingerenza per dovrebbe essere esclusa, tranne quella di appositi organi per l'azione contenziosa e
giurisdizionale, senza arrivare fino a dare una funzione giurisdizionale alla regione stessa.
Non vuole affrontare la questione e si limita a rilevare che il sistema pi logico e pratico quello di specificare le
competenze della regione, lasciando che tutto il resto rimanga allo Stato. Solo su un punto desidera fare un osservazione:
sull'istruzione, circa la quale si sono avute indicazioni divergenti. l'onorevole Grieco ha detto che un aspetto del problema
che andrebbe approfondito, prima di prendere un indirizzo in un senso o nell'altro l'onorevole Nobile ha detto che
affiderebbe l'istruzione elementare addirittura ad un organo mondiale. Crede, invece, che questa sia da restituire ai comuni,
perch una delle forme di attivit che devono aderire il pi strettamente possibile alle esigenze locali fondamentali.
L'istruzione secondaria dovrebbe essere passata all'Ente regione, salvo il compito del potere centrale di indicare i criteri
tecnici dell'ordinamento scolastico, lo sviluppo degli studi, ecc. Ma, quando lo Stato abbia stabilito i programmi scolastici, in
modo che non vi sia disparit fra regione e regione, l'ordinamento concreto della scuola deve essere lasciato all'iniziativa,
alla valutazione della regione. Non vi necessit, ad esempio, di dare in una regione industriale ampio sviluppo agli studi
classici. Per le universit e gli istituti superiori si affaccia un altro concetto di autonomia. Non si fatto un guadagno
sottoponendole all'ordinamento unitario dello Stato: nei paesi liberi e democratici le universit trovano, nella loro
autonomia, un motivo serio e profondo per servire al pi ampio sviluppo della scienza. Allo Stato devono rimanere solo le
funzioni ispettive ed un controllo attraverso l'esame di Stato, il quale ultimo, in un regime libero, rappresenta una garanzia
per gli scopi generali che lo Stato deve salvaguardare.
La discussione ha chiarito molti punti che conducono a questa conclusione: l'ordinamento centralizzato dello Stato deve
essere trasformato. Su questo non ci pu essere dubbio; e l'ordinamento regionale il mezzo pi efficiente per arrivare a
questa trasformazione dell'ordinamento statale; trasformazione che non deve essere considerata come panacea universale,
ma deve consentire di rendere pi democratica la vita del Paese e, quindi, pi efficienti i suoi risultati costruttivi.
***************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI GIOVED 1 AGOSTO 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI

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.
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE ricorda che si debbono oggi esaminare gli ordini del giorno proposti come conclusione della discussione, di uno
dei quali presentato dall'onorevole Tosato, gi stata data lettura ieri.
PATRICOLO presenta il seguente ordine del giorno, firmato anche dall'onorevole Castiglia:
La seconda Sottocommissione, premesso che l'ordinamento del nuovo Stato italiano pi idoneo alla realizzazione dei
postulati di libert democratica quello che garantisca una larga autonomia amministrativa e finanziaria agli enti locali,
unico mezzo per ovviare agli inconvenienti dell'accentramento amministrativo e burocratico del potere centrale;
considerato che insufficiente appare la concessione di tale autonomia ai comuni ed alle provincie, mentre pi opportuna si
rivela la costituzione in persone giuridiche di tutte le regioni italiane;
ritiene necessaria la creazione dell'Ente regione dotato di autarchia e di potest normativa;
fa voti perch tale potest ed in specie quella normativa siano per la Sicilia, Sardegna, Val d'Aosta e Trentino pi larghe e
adeguate alle loro esigenze di carattere storico, economico, sociale, politico, avendo riguardo ai particolari ordinamenti
statutari concessi o in via di concessione alle regioni suddette e che si inseriranno, con opportune modifiche, nel quadro
dell'unit politica italiana .
LA ROCCA presenta il seguente ordine del giorno:
La seconda Sottocommissione, convinta della necessit che nella riorganizzazione dello Stato venga posto fine
risolutamente all'attuale accentramento unanimemente deprecato; identifica nelle regioni, per le loro peculiari diversit, le
naturali basi per un sistema decentrato di organizzazione e funzionamento dello Stato unitario;
e decide in conseguenza che le regioni vengano costituite in Enti giuridici, dotati di autonomia amministrativa e forniti di
potest legislativa da esercitarsi nei modi e sulle materie che verranno stabilite con la Legge Costituzionale .
NOBILE presenta il seguente ordine del giorno:
La seconda Sottocommissione, esaminato nelle linee generali il problema dell'istituzione dell'ente giuridico regione ,
ritiene che:
1) l'istituzione di un tal ente, se provveduto di autonomia politica e funzioni legislative, non corrisponderebbe alle necessit
economiche, sociali e politiche attuali del popolo italiano, ed avrebbe come effetto di approfondire le divisioni fra regione e
regione, triste retaggio della sconfitta, proprio nel momento in cui una pi stretta unione richiesta di tutti gli italiani per lo
sforzo della ricostruzione;
2) che la divisione del territorio nazionale in regioni autonome ed autarchiche, ognuna provvista di un parlamento
legislativo, farebbe accrescere e non diminuire il dislivello economico e sociale fra regioni ricche e progredite e regioni povere
ed arretrate, nonostante tutti i provvedimenti compensativi che potessero escogitarsi;
ritiene che il necessario decentramento e semplificazione dei meccanismi statali debba ottenersi accrescendo l'autonomia
degli enti locali e potenziando le attuali provincie, cui dovrebbero venir affidate talune delle funzioni oggi esercitate dal
potere centrale .
PERASSI presenta il seguente ordine del giorno:
La seconda Sottocommissione, riconoscendo la necessit che la nuova costituzione dia alla struttura dello Stato un assetto
aderente alle reali condizioni della nazione, le cui variet regionali esigono di essere adeguatamente considerate
nell'interesse stesso dell'unit nazionale e della realizzazione di un regime di decentramento e di effettiva democrazia;
ritiene uno dei cardini della nuova costituzione il riconoscimento delle regioni come enti territoriali, il cui ordinamento
dovrebbe informarsi ai seguenti criteri fondamentali:
1) attribuzione costituzionale alla regione di una competenza legislativa comprendente:
a) il potere di emanare su materie determinate di stretto interesse regionale norme giuridiche legislative, salva l'osservanza
dei principi generali inseriti nella costituzione;
b) il potere di emanare norme giuridiche legislative su materie determinate per le quali le leggi dello Stato si limiterebbero
a statuire norme direttive e generali;
2) attribuzione alle regioni di funzioni amministrative attualmente di competenza dello Stato;

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3) formazione elettiva dei principali organi della regione;


4) ordinamento finanziario delle regioni per quanto possibile distinto da quello dello Stato, ma con esso coordinato .
PRESIDENTE osserva che i cinque ordini del giorno presentati (ivi compreso quello dell'onorevole Tosato) si possono dividere
in due gruppi, in quanto quattro di essi sono ispirati allo stesso concetto, mentre quello dell'onorevole Nobile si distingue
dagli altri perch esclude la costituzione dell'ente regione.
Mette ai voti l'ordine del giorno Nobile.
(Non approvato).
In rapporto agli altri quattro ordini del giorno, osserva che occorre fare una distinzione, perch in quello degli onorevoli
Patricolo e Castiglia si considera un punto non toccato negli altri e cio quello relativo alla situazione particolare che, nel
quadro della organizzazione regionale, dovrebbe essere fatta alla Sicilia, alla Sardegna, alla Val d'Aosta ed al Trentino.
Domanda ai proponenti se intendono riferirsi proprio al Trentino o all'Alto Adige, poich vi sono correnti favorevoli al
riconoscimento di una autonomia all'Alto Adige, ma non favorevoli a che questa autonomia sia riconosciuta al Trentino, nel
suo complesso, che comprende una massa di popolazione di tedeschi e di italiani; e vi sono altre correnti che vorrebbero fosse
concessa a tutto il Trentino.
PATRICOLO si riferisce al Trentino, dato che una autonomia concessa soltanto all'Alto Adige potrebbe provocare una
ulteriore divisione tra le due regioni.
LUSSU crede che, votando questo ordine del giorno, si confonderebbero le idee, e prega i due proponenti di accantonarlo o
ritirarlo, affinch non sia pregiudicata da un'eventuale non approvazione la questione di quelle quattro regioni, che sta a
cuore a molti italiani.
Osserva che l'ordine del giorno La Rocca, e le idee esposte dall'onorevole Rossi e da altri rappresentanti di diversi settori
dimostrano che il modo di vedere sulla Sicilia, sulla Sardegna e le altre due regioni identico: tutti riconoscono le esigenze
particolari
di queste regioni e ritengono che debba essere concessa l'autonomia a tutte le regioni d'Italia, ma a queste ultime
un'autonomia a carattere accentuato.
UBERTI, poich vi sono affermazioni univoche in tutti questi ordini del giorno, per poter dare delle direttive alla Sezione che
sar poi nominata, crede sia opportuno fissare quelle conclusioni su cui si manifestalo un accordo. Trova accettabile, a tal
fine, la proposta accennata ieri dell'onorevole Piccioni di lasciare alla sezione i punti in cui apparso un disaccordo, in modo
che essa li esamini a fondo e proponga delle soluzioni.
FINOCCHIARO APRILE si richiama alle dichiarazioni da lui fatte all'Assemblea Costituente, alla Commissione plenaria ed
alla Sottocommissione, facendo rilevare che il suo punto di vista diverso da quello degli altri, in quanto egli, con gli
indipendentisti, per la Confederazione di Stati. N crede che alla sua idea sia stata mossa seria obiezione. stato detto
che, per creare la Confederazione, bisognerebbe prima creare gli Stati; ma ci non esatto, perch la creazione degli Stati e
della Confederazione potrebbe benissimo avvenire contestualmente e contemporaneamente. Non voter quindi nessuno
degli ordini del giorno che sono stati proposti, coerentemente alle idee che ha espresso precedentemente, e che sono
condensate nel seguente ordine del giorno che propone:
La seconda Sottocommissione, premesso che il risultato del referendum nel Mezzogiorno e nelle Isole, pi che una tendenza
alla conservazione della monarchia in Italia, ha indicato, come da varie parti si ammette, un orientamento antiunitario e
che di questo orientamento non pu non tenersi adeguato conto, se si vuole rispettare la volont del popolo;
riconosciuto che il sistema unitario, quale stato praticato sinora, ha fatto il vantaggio esclusivo delle Provincie settentrionali
e ha avuto come risultato lo sfruttamento e l'asservimento della Sicilia, della Sardegna e del Mezzogiorno agli interessi
politici e capitalistici del Nord;
ritenuto che condizione essenziale alla rinascita del Mezzogiorno e delle Isole il sorgere delle industrie alimentabili con le
materie prime locali, industrie che governi e gruppi plutocratici hanno costantemente ostacolato e che continuerebbero ad
ostacolare, rimanendo in vita l'attuale sistema unitario;
considerato che superiore interesse delle classi lavoratrici meridionali ed isolane che esse si organizzino indipendentemente
dalle classi lavoratrici delle altre parti d'Italia, pur conservando con queste vincoli di stretta solidariet al fine delle conquiste
politiche, sociali ed economiche dell'avvenire;
considerato che gli scopi predetti, come tutti gli altri essenziali alla vita ed al progresso del Mezzogiorno e delle Isole, non
potranno affatto essere raggiunti con l'introduzione nel sistema costituzionale italiano di semplici autonomie amministrative
che si ridurrebbero ad un'inutile e forse dannosa riforma, non accetta alle popolazioni interessate che potrebbero solo
accogliere un'autonomia integrale; cio politica, giurisdizionale, culturale, economica, finanziaria, tributaria, e doganale;
considerato che, con la caduta della monarchia, venuta meno l'adesione all'unit italiana che la Sicilia e il Mezzogiorno
manifestarono con i plebisciti del 1860 e che i loro popoli hanno riacquistato il diritto di sovranit e di autodecisione;

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considerato che, anche in virt dei risultati del referendum, s'impone la necessit di un plebiscito onde i popoli stessi
manifestino chiaramente la loro volont sull'assetto politico e costituzionale dei loro paesi; volont che non pu essere
soppressa sotto speciosi motivi maggioritari a proposito della votazione per la forma istituzionale e che non pu essere
sostituita da organi che non siano emanazione diretta ed esclusiva della Sicilia e del Mezzogiorno, come della Sardegna;
considerato che, per segni manifesti, questa volont non appare favorevole alla costituzione della Sicilia, della Sardegna e
del Mezzogiorno in regioni come enti di diritto pubblico, ma tende invece alla loro elevazione a Stati liberi, conformemente
alle loro secolari tradizioni storiche, alle loro aspirazioni ed ai loro diritti; Stati che dovranno entrare a fare parte, insieme con
gli altri che volessero formarsi in Italia o con il solo Stato italiano, di una confederazione di Stati italiani in condizioni di
assoluta parit ed eguaglianza e ci nell'intento precipuo di dare inizio alla vera unit dei popoli di lingua italiana, mai
esistita sinora;
ritenuto che la creazione della regione come ente di diritto pubblico debba limitarsi a quei territori italiani per i quali fosse
riconosciuta adatta e conveniente e le cui popolazioni la desiderassero;
delibera che la sezione della Sottocommissione che sar incaricata di formulare il nuovo ordinamento costituzionale dello
Stato sulla base delle regioni, limiti il suo compito a quei territori per i quali non sia avvertita una imperiosa esigenza di pi
vasta e
complessa portata, e di riservare alla Sicilia, alla Sardegna ed al Mezzogiorno l'ordinamento che crederanno di darsi nel
pieno esercizio della loro sovranit e con i mezzi legali e pacifici che la civilt impone e che confidano di non essere mai
costretti ad abbandonare .
LUSSU ha l'impressione che il lavoro della Sottocommissione, utilissimo fino a ieri, da questo momento cominci ad entrare in
una via per la quale si avr un'infinit di ordini del giorno ad ogni momento, con grande perdita di tempo.
d'avviso che sia necessario che tutti i presentatori rinuncino ai loro ordini del giorno, affinch possa giungersi ad un accordo
pratico sulle conclusioni, alle quali, in sostanza, la Sottocommissione era gi arrivata ieri sera.
PRESIDENTE osserva che il mezzo normale ed inevitabile col quale, dopo aver molto discusso, si deve venire ad un accordo,
quello di fissare le idee in ordini del giorno. Attraverso la votazione si giunger ad un ordine del giorno che ottenga il
consenso della maggioranza.
BULLONI riconosce rispettabili le convinzioni dell'onorevole Finocchiaro Aprile, ed i motivi per cui egli invoca una
determinata soluzione; ma crede di doverlo pregare di attenuare, quanto meno, alcune affermazioni contenute nel suo
ordine del giorno, specialmente l dove rappresenta il nord dell'Italia quasi come l'elemento sfruttatore e determinante
della lamentata povert delle regioni del Sud. Cos esplicite e gravi affermazioni non possono non determinare risentimenti e
legittime reazioni.
CONTI non crede necessaria l'approvazione di ordini del giorno cos complessi e propone di formularne uno nel quale,
constatato che la discussione ha toccato tutti i termini del problema della regione e che l'Assemblea d'accordo sul principio
regionalista, si deliberi la nomina di una sezione alla quale si potranno rimettere tutti gli ordini del giorno presentati, che
riassumono punti di vista particolari. La Sezione dovr tener presente la discussione consacrata nei resoconti, nonch gli
ordini del giorno, per formulare proposte precise da sottoporre, in un secondo tempo, alla Commissione.
ROSSI PAOLO propone il seguente ordine del giorno firmato anche dall'onorevole Bocconi:
La seconda Sottocommissione, ritenuta l'esigenza di un vasto ed efficace decentramento amministrativo autarchico,
demanda ad una apposita sezione la formulazione di un progetto che assicuri agli enti locali il potere di provvedere in
modo diretto e autonomo a tutti gli interessi d'ordine amministrativo, assicurandone l'indipendenza e limitando il controllo
degli organi centrali al sindacato di legittimit;
affida alla sezione stessa l'indagine circa l'opportunit, per la migliore realizzazione pratica del decentramento
amministrativo, di costituire l'ente regione, entro i limiti del carattere unitario dello Stato italiano .
PRESIDENTE osserva che quest'ordine del giorno avrebbe avuto ragione di essere se fosse stato presentato cinque giorni fa:
la discussione che si chiede di fare in seno alla Sezione stata ormai gi fatta.
MORTATI rileva che quest'ordine del giorno farebbe supporre che si trattasse di preparare soltanto un'autonomia
puramente amministrativa, mentre i lavori della Sottocommissione tendono a determinare la nuova costituzione dello
Stato.
PRESIDENTE deve ora porre in votazione l'ordine del giorno Finocchiaro Aprile, nel suo testo integrale, se cos mantenuto.
FINOCCHIARO APRILE dichiara di mantenerlo integralmente.
FUSCHINI dichiara che voter contro, protestando per l'affermazione che l'unit nazionale avrebbe arrecato danni alla
Sicilia.

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PERASSI trova grave, e tale da non poter essere lasciata passare senza una riserva molto netta, l'affermazione contenuta
nell'ordine del giorno Finocchiaro Aprile, relativa ai voto dei siciliani nel plebiscito del 1860, che sarebbe stato legato alla
permanenza della monarchia. I siciliani, per primi, nel 1860, rispetto alle altre regioni d'Italia, votarono la formula dell'Italia
una e indivisibile che era stata suggerita a Garibaldi da Francesco Crispi. Che questa formula fosse unita all'altra
riguardante la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II, era un fatto derivante da esigenze storiche. Ma l'essenza del
voto era quella dell'unit; il che non toglie che i siciliani gi allora - ed i repubblicani lo hanno sempre ricordato - abbiano
inteso l'unit, non nel senso piemontese, ma come unit vera che avrebbe dovuto risultare dalla coordinazione delle variet
regionali. Questa posizione dei siciliani apparve in maniera nettissima nelle proposte concrete adottate dal Consiglio
straordinario di Stato convocato dal Mordini e presentato quasi lo stesso giorno del voto, come appare nella magnifica
relazione con la quale Michele Amari; accompagn le conclusioni del Consiglio di Stato; cio: affermazione netta dell'unit
nazionale, e affermazione altrettanto netta della necessit che la Sicilia, entro il quadro dell'unit nazionale, avesse un
ordinamento di carattere autonomo. Ed questa posizione che molti altri partiti d'Italia hanno sempre mantenuto ferma.
AMBROSINI desidera, sull'espressione usata dall'onorevole Finocchiaro Aprile, fare un rilievo: in sostanza tutto quello che si
svolto in Sicilia un fenomeno degli ultimi tempi e si riconnette a quello che fu in principio il desiderio dei siciliani di
provuovere ed appoggiare l'unit e trovare in essa il modo di affermare le caratteristiche regionali. Se il movimento di
questi ultimi tempi ha potuto dare l'impressione che si volesse da parte dei siciliani incrinare l'unit d'Italia, ci derivato dal
fatto che l'individualit della Sicilia non stata completamente messa in rilievo. Col sistema dell'autonomia regionale sar
possibile riattaccarsi al principio che fu segnato al momento in cui la Sicilia manifest per la prima volta la sua volont
unitaria, ed eliminare gli inconvenienti che il sistema dell'accentramento vigente ha prodotto.
Ad ogni modo, considerando come irrevocabilmente acquisito il principio dell'unit indissolubile dello Stato italiano, che
nel cuore di tutti e al disopra di qualsiasi considerazione particolaristica, deve restare inteso che lo statuto gi dato alla
Sicilia , per molte ragioni, insopprimibile.
LUSSU voter contro l'ordine del giorno Finocchiaro Aprile, pur riconoscendo che contiene affermazioni che egli condivide
perfettamente. Ma ve ne sono altre che non condivide, onde se votasse a favore, assumerebbe un atteggiamento politico
che non intende assumere.
PRESIDENTE dopo queste dichiarazioni, mette ai voti l'ordine del giorno Finocchiaro Aprile.
(Non approvato).
Mette ai voti l'ordine del giorno Rossi Paolo-Bocconi.
(Non approvato).
LUSSU conferma la sua dichiarazione che suo ideale il federalismo e presenta il seguente ordine del giorno:
La seconda Sottocommissione, riconosciuta la non rispondenza dell'attuale struttura dello Stato centralizzato alle esigenze
della democrazia e della ricostruzione nazionale; concorda, dopo l'ampia discussione svoltasi, che la Sicilia, la Sardegna, la
Val d'Aosta e l'Alto Adige abbiano una particolare situazione che esige un'autonomia particolare,
e d incarico alla sezione ......di fissare i principi della riorganizzazione dello Stato con la costituzione dell'ente regione sulla
base di una sua potest legislativa e di un suo autogoverno, con autosufficienza finanziaria, con la soppressione della
prefettura, con la creazione di organismi burocratici esecutivi per la regione e il comune e con una coordinazione centrale
delle regioni nell'interesse dell'unit nazionale e del migliore potenziamento delle attivit molteplici del popolo italiano per
la sua resurrezione .
PRESIDENTE crede che questo ordine del giorno si allontani dall'esigenza, che sembra condivisa, di non entrare in particolari,
per fermarsi ai soli punti sostanziali gi acquisiti.
CONTI, richiamandosi a quanto ha prima esposto, propone il seguente ordine del giorno:
La seconda Sottocommissione, ritenuto che la discussione ha toccato tutte le questioni relative all'ente regione che
l'Assemblea considera necessario per la soluzione del problema dell'ordinamento costituzionale;
letti gli ordini del giorno favorevoli alla costituzione della regione, mentre ne accoglie lo spirito e l'indirizzo, passa alla
nomina di una sezione e ad essa affida l'incarico di formulare un progetto articolato di costituzione dell'ente regione sulla
scorta della discussione registrata nei resoconti .
TOSATO ricorda che ieri si ritenuto di concludere la lunga discussione sulle autonomie locali con un ordine del giorno
contenente quei punti sui quali si era venuto manifestando un accordo.
Ha ascoltato molto attentamente le dichiarazioni fatte ieri sera dal Presidente, interessanti, non soltanto perch ricche di
molti spunti, che certamente saranno presi nella pi attenta considerazione, ma anche perch hanno segnato un sostanziale
avvicinamento, se non una coincidenza dei punti di vista, nelle questioni principali relative al regionalismo.
Infatti, uno dei punti che lasciava divisa la Sottocommissione era se la regione dovrebbe essere un istituto da attuarsi in
tutto il territorio dello Stato o limitato a determinate parti del territorio, ed il Presidente ha acceduto al punto di vista che,

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per esigenze generali della ricostruzione della costituzione dello Stato e, in particolare, per quanto riguarda il problema
della seconda Camera e della sua organizzazione, la regione debba essere un istituto generale per tutto il territorio.
Altra questione che lasciava divisa la Sottocommissione era quella riguardante la estensione della potest legislativa da
assegnare alla regione: vi erano tendenze estensive e tendenze restrittive. Comunque, nell'ambito di queste tendenze, erano
emersi chiari questi concetti: che in ogni caso la potest legislativa della regione, nell'ambito stabilito dalla legge
costituzionale, dovrebbe essere limitata dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali dello Stato, non solo, ma anche dalle
altre leggi emanate dallo Stato, al fine di tutelare gli interessi generali, perch la regione, dovrebbe avere competenza
legislativa soltanto per materie di interesse prevalentemente locale e per la risoluzione di eventuali conflitti interregionali.
Ora, l'ordine del giorno che egli ha ieri presentato era precisamente destinato a concludere la discussione su questi punti, sui
quali era venuto manifestandosi un sostanziale accordo. Quindi sottopone ancora all'attenzione della Sottocommissione
quest'ordine del giorno, rispetto al quale gli altri, in definitiva, non presentano sostanziale diversit. Quello dell'onorevole
Perassi, al quale potrebbe accedere, specifica in sostanza alcuni argomenti che egli si astenuto dal toccare per non entrare
in formule tecniche che avrebbero potuto dar luogo a difficolt.
PRESIDENTE osserva che l'ordine del giorno dell'onorevole Conti tende a trasformare gli altri in raccomandazioni; e poich
gli altri contengono considerazioni svariate, ma nelle conclusioni coincidono (salvo l'ordine del giorno Patricolo-Castiglia, che
ha conclusioni non previste negli altri), crede se i proponenti potrebbero cercare di fonderli in un ordine del giorno unico.
PICCIONI presenta, come materiale di elaborazione ulteriore, il seguente ordine del giorno:
La seconda Sottocommissione, presa in esame la questione delle autonomie locali, sulla cui larga attuazione si trovata
concorde per il rinnovamento democratico e sociale della vita nazionale, in aderenza alla sua naturale struttura;
riconosciuta la necessit di dar luogo alla creazione, sancita dalla nuova Costituzione, dell'ente regione (persona giuridica
territoriale):
a) come ente autarchico (cio con fini propri d'interesse regionale e con capacit di svolgere attivit propria per il
conseguimento di tali fini);
b) come ente autonomo (cio con potere legislativo - normativo - nell'ambito delle sue specifiche competenze e nel rispetto
dell'ordinamento giuridico dello Stato);
c) come ente rappresentativo degli interessi locali, su basi elettive a suffragio universale diretto;
d) come organo dotato di sufficiente autonomia finanziaria;
demanda ad una propria sezione la formulazione di un progetto di ordinamento regionale, tenute presenti le premesse
suindicate e gli altri criteri informatori risultanti dalla ampia discussione svoltasi in seno alla Sottocommissione .
BORDON si trova in una posizione particolare perch la Val d'Aosta la sola delle quattro note regioni in cui l'autonomia
concessa dalla legge 7 settembre 1945, n. 545, sia gi in vigore. Perci l'ordine del giorno dovrebbe prendere atto di quello
che allo stato attuale esiste in quella regione.
PRESIDENTE osserva che l'ordine del giorno presentato dall'onorevole Piccioni riassume in forma abbastanza sistematica e
concisa le idee ed i desideri espressi. Rileva per che al comma b), laddove detto come Ente autonomo (cio con potere
legislativo - normativo - nell'ambito delle sue specifiche competenze) , farebbe pensare che la competenza sia gi stabilita.
Propone perci di dire: competenze che saranno fissate .
Circa l'obiezione dell'onorevole Bordon, dato che si tratta di una esigenza sentita e che innegabile che un determinato
stato di fatto esiste, come egualmente innegabile che esso, risponde a necessit avvertite, propone di aggiungere alla fine
dell'ordine del giorno: tenute presenti le premesse suindicate e alcuni stati di fatto gi creati .
PICCIONI accetta i due emendamenti.
LA ROCCA sostanzialmente d'accordo con l'ordine del giorno Piccioni. In sostanza la Sottocommissione riconosce la
necessit di ovviare ai mali del decentramento e perci vuole la creazione dell'ente regione. Ma egli non vorrebbe legare la
sezione che sar nominata ad indicazioni troppo particolareggiate. Crede sufficiente concludere che si crea l'ente regione,
con competenze da attribuirsi, alla stregua dei lavori compiuti dalla Sottocommissione, risultanti dai verbali.
TOSATO, dato che l'ordine del giorno dell'onorevole Piccioni cerca di andare incontro al desiderio della Sottocommissione di
votarne uno scheletrico e riassuntivo dei punti sui quali si raggiunto l'accordo, vi si associa e ritira il suo.
CONTI ritira anche il suo.
MORTATI, tenendo conto delle obiezioni dell'onorevole Bordon, propone di aggiungere, all'ultimo comma, dopo le parole
premesse suindicate , le parole: le situazioni esistenti .
BORDON non trova sufficientemente chiara questa espressione.

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LUSSU propone di aggiungervi, fra parentesi la specificazione Val d'Aosta, Sardegna, Sicilia ed Alto Adige .
EINAUDI osserva che l'inserzione delle parole situazioni esistenti non deve implicare accettazione a priori di principi
consacrati nello statuto della Val d'Aosta ed in quello della Sicilia.
PRESIDENTE fa rilevare che il testo dice: tenute presenti... ; quindi l'onorevole Einaudi pu essere tranquillo.
BULLONI preferirebbe la dizione: tenute presenti le situazioni di diritto esistenti .
LUSSU crede meglio dire: situazioni speciali , o meglio ancora: situazioni particolari .
PRESIDENTE osserva che per l'Alto Adige e per il Trentino non esiste una situazione di diritto, ma una situazione politica.
BORDON propone di dire: situazioni particolari esistenti .
CASTIGLIA, per quanto riguarda l'ultima parte dell'ordine del giorno Piccioni, relativa alle quattro regioni (si riferisce in
modo particolare alla Sicilia), ritiene che le modifiche e le aggiunte non sarebbero sufficienti a determinare in maniera
tassativa quali siano le esigenze e le situazioni. Propone pertanto la seguente nuova formulazione:
fa voti perch tali potest, e in ispecie quelle normative, siano per la Sicilia, la Sardegna, la Val d'Aosta ed il Trentino pi
larghe ed adeguate alle loro esigenze di carattere storico, economico, sociale e politico, avendo riguardo ai particolari
ordinamenti statutari concessi o in via di concessione alle regioni suddette e che si inseriranno, con opportune modifiche, nel
quadro dell'unita politica italiana .
Precisa che, sia nello statuto della regione siciliana, che in quello della Val d'Aosta esiste una disposizione secondo la quale gli
statuti medesimi dovranno essere rimessi all'ulteriore esame dell'Assemblea Costituente, affinch siano inquadrati nell'unit
politica italiana. Conclude insistendo sull'opportunit che tale concetto venga inserito nell'ordine del giorno, per dar modo
alla sezione competente di attuare praticamente i deliberati della Sottocommissione.
PICCIONI fa osservare che la sezione sar composta di membri della Sottocommissione che hanno partecipato a tutte le
discussioni e sono quindi al corrente dei vari desiderata espressi e delle relative motivazioni. quindi naturale che la sezione,
considerando il richiamo alle situazioni particolari, avr presenti le note quattro regioni. Non ritiene, pertanto, opportuno
fissare un grado di priorit, in riferimento alla potest legislativa, di uno o di un altro statuto, tanto pi che tali statuti
dovranno poi essere coordinati e armonizzati con la riforma della struttura dello Stato. Occorre lasciare tale compito, per
una elaborazione pi approfondita, alla sezione.
PATRICOLO osserva che, se l'ordine del giorno deve rispecchiare i lavori della Sottocommissione, non v' alcuna ragione di
non dare atto compiutamente di tutta la discussione. Precisa, inoltre, che l'onorevole La Rocca, che pur s' dichiarato
oppositore dell'inserimento nell'ordine del giorno di questo particolare aspetto della questione, ha dichiarato che la
Sottocommissione concorde nel ritenere che le note, quattro regioni debbano avere una autonomia pi larga rispetto alle
altre.
PRESIDENTE osserva che l'ordine del giorno non deve riassumere i lavori, ma solo fissare quei pochi punti che hanno trovato
unanime consenso. Comunque, allo scopo di trovare una via conciliativa, crede si possa accogliere la proposta Lussu che le
quattro regioni vengano indicate fra parentesi nel punto ove si fa riferimento alle situazioni particolari, senza per altro
aggiungere la considerazione che ci presupponga senz'altro pi larghe concessioni.
PATRICOLO crede che il suo ordine del giorno potrebbe essere accolto come raccomandazione.
PICCIONI, pur non ritenendo necessaria, per un motivo di sinteticit, alcuna maggiore specificazione, si dichiara disposto ad
accettare l'emendamento Lussu richiamato dal Presidente.
NOBILE crede che in questa specificazione sarebbe meglio indicare l'Alto Adige anzich il Trentino.
PICCIONI preferirebbe lasciare Trentino , ma ritiene pi opportuno che la questione venga risolta dalla sezione.
PRESIDENTE teme che sia l'una formula che l'altra possa sollevare una questione politica, perch vi un problema
controverso fra i due raggruppamenti di popolazioni. Considerando la questione da questo punto di vista, forse sarebbe
opportuno non fare specificazioni.
LUSSU non concorda, considerato anche che il problema per ora rimane nell'ambito della Sottocommissione e non
destinato alla pubblicit.
PRESIDENTE riconosce che il problema ora sollevato non destinato alla pubblicit; ma pensa a possibili indiscrezioni,
soprattutto di stampa, che sollevino dubbi e perplessit.
CASTIGLIA, per superare la difficolt, senza pregiudicare la questione che sicuramente molto importante, propone di
formulare cos questa parte dell'ordine del giorno Piccioni: tenendo conto delle situazioni particolari esistenti (Sicilia,
Sardegna, Val d'Aosta) e di qualche altra che potr determinarsi .

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PICCIONI per lasciare impregiudicata la questione, suggerisce di fare la specificazione in questi termini: Sicilia, Sardegna,
Val d'Aosta e Trentino-Alto Adige . In questo modo si preciserebbe che non una questione che gi sia stata risolta.
ZUCCARINI, poich pu sorgere il problema anche per la Venezia Giulia, propone di usare la formula: zone miste, oppure
zone a popolazione mista .
FABBRI domanda se vi qualche difficolt ad adoperare alla lettera b) l'espressione potere normativo , sia pure potere
normativo obbligatorio, invece che potere legislativo , perch il concetto del potere legislativo attribuito alla regione,
nell'ambito per delle leggi, crea una necessaria differenziazione fra una legge che ne vincola un'altra, cosa completamente
nuova nella nostra legislazione e nella nostra tecnica legislativa, perch la legge non pone un limite ad una legge successiva,
mentre qui si avrebbe una legge regionale che ostacolerebbe una legge nazionale successiva. L'espressione potere
normativo comprende sia la legge che il regolamento, ecc.; invece, dicendo potere legislativo nell'ambito delle leggi , si
pone inevitabilmente un riferimento alle leggi preesistenti a quelle della Regione. Ma se la regione emana una legge che,
dal punto di vista nazionale, si ritiene aberrante, e una legge successiva dello Stato interviene, questa abrogher
implicitamente la legge regionale? Crede, insomma, pericoloso mettere in conflitto le leggi nazionali con quelle regionali.
Usando l'espressione potere normativo , si supera questa difficolt, senza escludere che nell'esercizio del potere normativo
ci sia anche la facolt di emanare una norma che avr valore di legge nell'ambito della regione.
EINAUDI chiede all'onorevole Piccioni se non ha difficolt a togliere la parola sufficiente davanti ad autonomia
finanziaria , perch in fondo superflua.
PICCIONI accetta questo emendamento. Circa la proposta di modificazione dell'onorevole Fabbri, non crede sia necessaria
perch, vero che si parla di potere legislativo , ma poi specificatamente indicato: nell'ambito delle sue specifiche
competenze che saranno determinate nel rispetto dell'ordinamento giuridico generale dello Stato .
FABBRI chiede che sia messa in votazione la sua proposta, perch ritiene che l'uso dell'autonomia da parte della regione
possa determinare un conflitto con gli interessi generali e far luogo quindi ad una legge di carattere generale. Questa legge
emanata dal Parlamento deve abrogare la disposizione regionale. Non trova opportuno dare alla regione la potest di
emanare e mantenere una legge in conflitto con una legge generale dello Stato.
LEONE osserva che l'onorevole Fabbri pone un problema interessantissimo, ma non lo risolve sostituendo l'aggettivo
normativo a quello legislativo . Egli si preoccupa di un conflitto che possa sorgere tra una legge regionale e una
generale precedente o successiva, e in particolare di un conflitto tra una legge regionale precedente e una legge generale
successiva.
Propone che questo problema sia segnalato alla sezione, affinch essa lo risolva mediante quei congegni che la Costituzione
potr delineare sul delicato tema del conflitto di leggi generali e leggi regionali, conflitto che probabilmente dovr essere
risoluto dalla Suprema Corte costituzionale.
AMENDOLA concorda, in linea di massima, con le preoccupazioni dell'onorevole Fabbri, e vorrebbe che la formula fosse la
pi lata possibile, in modo da permettere alla sezione di decidere questo delicato problema. Infatti, in un Paese a struttura
sociale e politica cos differenziata come l'Italia, il problema appare estremamente serio; si potrebbe dissociare quella unit
che non si vuole n spezzata n distrutta.
Richiama poi l'attenzione, sul primo comma in cui si parla di naturale struttura della regione e, dato che gli elementi
distintivi della regione sono storici, propone di parlare di criteri storicamente determinati .
PICCIONI obietta che il concetto di naturale pi riassuntivo, sintetico: esso raccoglie in s concetti non soltanto storici,
ma anche geografici, linguistici, economici, etnici, ecc.
PERASSI, anzich: vita nazionale , preferirebbe dire: nazione.
EINAUDI sostituirebbe: naturale, con: tradizionale o storica .
ZUCCARINI direbbe: tradizionale e naturale ; due concetti che si integrano.
PRESIDENTE domanda all'onorevole Fabbri se insiste nel suo emendamento inteso a sostituire la parola: legislativo, con
l'altra: normativo .
FABBRI insiste, per le ragioni gi dette e perch la formula proposta del potere legislativo attribuito alle regioni pu
portare alla conseguenza che, essendo leggi tanto quelle emanate dallo Stato quanto quelle emanate dalla regione, la
legge nazionale non possa modificare la legge regionale preesistente, anche se con essa l'autorit regionale abbia per
avventura sorpassato i confini della competenza stabilita dalla Costituzione.
LUSSU pensa che le preoccupazioni dell'onorevole Fabbri potranno essere tenute presenti dalla sezione che dovr tradurre
in proposte concrete i principi affermatisi nel corso di questa discussione.
PRESIDENTE mette ai voti l'emendamento proposto dall'onorevole Fabbri all'ordine del giorno Piccioni.
(Non approvato).

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D lettura del testo definitivo dell'ordine del giorno Piccioni, cos concepito:
La seconda Sottocommissione, presa in esame la questione delle autonomie locali, sulla cui larga attuazione si trovata
concorde, per il rinnovamento democratico e sociale della Nazione, in aderenza alla sua tradizionale e naturale struttura;
riconosciuta la necessit di dar luogo alla creazione, sancita dalla nuova costituzione, dell'ente regione (persona giuridica
territoriale):
a) come ente autarchico (cio con fini propri d'interesse regionale e con capacit di svolgere attivit propria per il
conseguimento di tali fini);
b) come ente autonomo (cio con potere legislativo nell'ambito delle specifiche competenze che gli verranno attribuite e nel
rispetto dell'ordinamento giuridico generale dello Stato);
c) come ente rappresentativo degli interessi locali, su basi elettive;
d) come ente dotato di autonomia finanziaria;
demanda ad una propria sezione la formulazione di un progetto di ordinamento regionale, tenute presenti le premesse
suindicate, le situazioni particolari esistenti (Sicilia, Sardegna, Val D'Aosta, Trentino-Alto Adige) e gli altri criteri informatori
risultati dall'ampia discussione svoltasi in seno alla Sottocommissione .
Lo mette ai voti.
( approvato).
FABBRI prega si dia atto a verbale che egli non ha approvato l'ordine del giorno Piccioni solo in relazione alla parola:
legislativo .
PRESIDENTE avverte che, votato l'ordine del giorno Piccioni, non vi ragione di mettere ai voti gli altri che non sono stati
ritirati, ma di cui la nominanda sezione terr il debito conto.
Comunicher la deliberazione adottata al Presidente della Commissione affinch ne faccia parte alle altre Sottocommissioni.
Sui lavori della Sottocommissione.
PRESIDENTE ricorda che stato gi accennato alla suddivisione della Sottocommissione in cinque sezioni:
1a Parlamento;
2a Capo dello Stato;
3a Governo;
4a Organi di garanzia costituzionale e giurisdizionale;
5a Autonomia.
FUSCHINI osserva che per la quinta dovrebbe parlarsi di autonomia regionale.
PRESIDENTE fa notare che questa sezione dovr occuparsi anche della autonomia dei comuni, nell'ambito di quella delle
regioni.
MORTATI osserva che gi al momento della entrata in vigore della nuova Costituzione dovr essere in atto un ordinamento
regionale. In altre parole, contemporaneamente alla elaborazione della Costituzione si dovr elaborare una legge speciale,
dettagliata, anche se di importanza costituzionale, sull'ordinamento delle regioni. Ci sar tanto pi opportuno in vista delle
prossime elezioni, per le quali non dovrebbe potersi prescindere dalla nuova organizzazione amministrativa dello Stato.
Pensa pertanto, che la quinta sezione, bench il regolamento della Commissione parli solo di progetto di Costituzione,
dovrebbe gettare anche le basi per questa legge separata paracostituzionale.
Rileva inoltre che le materie che verrebbero assegnate alle prime tre sezioni sono strettamente connesse tra loro, per cui
occorrerebbe: o unire in una sezione unica le tre sezioni, per la formulazione dei criteri generali e direttivi di massima, salvo
poi una successiva suddivisione con distribuzione dei compiti a gruppi di commissari o a singoli commissari nel suo seno;
oppure lasciare le tre sezioni separate, ma stabilire che esse si riuniscano inizialmente e periodicamente insieme, per
controllare a vicenda i risultati a cui ciascuna giunta.
PERASSI non ritiene opportuna una eccessiva suddivisione della Sottocommissione, e pertanto, ove non si voglia riunire in
una sola le tre prime sezioni, converrebbe mantenere separata la sezione per il Parlamento e attribuire ad una seconda
sezione tanto la materia relativa al Capo dello Stato quanto quella relativa al Governo.
CONTI crede che la sezione delle autonomie debba preparare un tipo di Statuto per le regioni. Tutti sono appassionatissimi
di questo problema e parlano di autonomie regionali e, se fuori della Sardegna, della Sicilia, della Val d'Aosta e del Trentino
non si hanno espressioni concrete di questa esigenza, non tuttavia da mettere in dubbio che in ogni regione d'Italia si
abbia uno spirito vivissimo per l'autonomia. Bisogna, dunque, fare in modo che, appena la Costituzione sar stata

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approvata dalla Costituente, le regioni possano senz'altro funzionare. Occorre perci occuparsi anche della formazione delle
istituzioni burocratiche che dovranno sorgere nelle regioni.
Circa la suddivisione della Sottocommissione in sezioni, crede che si debba partire da una diversa concezione strutturale.
Poich si deve preparare la nuova Costituzione, bisogna tener presente la divisione dei poteri: potere legislativo (e si avr il
problema della Camera e del Senato), potere esecutivo (Governo e Capo dello Stato), potere giudiziario (ordinamento
della magistratura). Il potere giudiziario non da confondere con la Corte delle garanzie, che un'altra cosa. Perci
propone la suddivisione in quattro sezioni; cui da aggiungere quella delle autonomie. La sezione che si occuper del potere
giudiziario, con le distinzioni necessarie, potrebbe occuparsi anche della Corte delle garanzie.
CALAMANDREI osserva che la definitiva decisione sulla Costituzione spetta all'Assemblea Costituente. Questa ha nominato
una Commissione di settantacinque deputati, la quale probabilmente riproduce in piccolo la struttura politica
dell'Assemblea e quindi si pu pensare che quello che deliberer la maggioranza di questa Commissione corrisponda a
quello che deliberer poi l'Assemblea della Costituente al completo. Ma con la ripartizione della Commissione in tre
Sottocommissioni e con l'ulteriore ripartizione delle Sottocommissioni in sezioni, non si pu esser sicuri che piccoli gruppi che
debbono elaborare i testi riproducano la struttura politica dell'Assemblea cui compete di decidere sulle questioni
controverse.
Quindi crede che il lavoro avrebbe dovuto svolgersi in senso contrario a quello col quale si va svolgendo; cio sarebbe stato
necessario che l'Assemblea Costituente, in una serie di sedute preliminari, avesse fissato alcuni punti sui quali potr esservi
dissenso: sistema bicamerale o monocamerale; autonomia regionale o no, ecc.; e che poi le Commissioni, in numero sempre
pi ristretto, dovessero perfezionare dei principi generali su cui ormai l'Assemblea aveva raggiunto l'accordo.
Ora, la Sottocommissione ha in certo modo adottato questo sistema solo per quel che riguarda il problema delle autonomie;
ma non per gli altri.
PRESIDENTE riconosce che il migliore metodo di lavoro sarebbe quello di continuare a lavorare in seduta plenaria di
Sottocommissione per affrontare almeno le questioni principali e rimettere poi, come si fatto per l'autonomia, alle sezioni il
compito di elaborare i risultati della discussione. Pu, infatti, avvenire che le sezioni giungano a risultati che non incontrino
l'adesione della maggioranza della Sottocommissione. Comunque, sezioni che comprendano sette o otto membri ciascuna,
pur non rispecchiando in maniera fedele la formazione della Sottocommissione e la formazione della Commissione plenaria
e dell'Assemblea, in limiti abbastanza approssimativi hanno la struttura di quegli organi pi vasti, talch presumibile che
le loro decisioni potranno essere in parte notevole accettate.
Il metodo di lavoro delle sezioni dovrebbe esser questo: riunirsi almeno per tre giorni per esaminare la materia che a
ciascuna di esse stata sottoposta e chiarirla in maniera che risulti immediatamente ci che da porre in disparte e ci che
resta come materia efficiente per la trattazione, e poi nominare dei relatori che preparino le relazioni.
LUSSU rileva che l'onorevole Calamandrei ha sollevato una questione mossa da preoccupazioni di carattere politico e non
solo pratico; ma la Sottocommissione, postasi
su una via, non pu ritornare indietro. Certo, possibile che nella suddivisione del lavoro fra le sezioni venga a mancare la
proporzione fra i rappresentanti dei vari partiti, col rischio di fare un lavoro non produttivo. Ma praticamente si pu ovviare
a questo inconveniente facendo in modo che nella composizione di ogni sezione il criterio proporzionale politico sia per
quanto possibile osservato.
Crede poi che, riducendo le sezioni da cinque a tre, si otterrebbe un lavoro molto pi proficuo. Con sette membri per ogni
sezione, si corre il rischio che in ciascuna di queste non siano presenti Deputati che per la loro preparazione tecnica sono
indispensabili.
EINAUDI fa osservare che la sezione delle autonomie si trova su un piano diverso in confronto alle altre: essa un Comitato
incaricato di tradurre in articoli i principi gi discussi dalla Sottocommissione. Le altre, invece, debbono ancora esaminare
preliminarmente tutti i problemi. Ma si potrebbe decidere che alle riunioni di queste Sezioni possano intervenire tutti coloro
che credono di dover parlare su un determinato argomento e rendere possibile il loro intervento convocando le Sezioni in
ore diverse.
PICCIONI, riconoscendo legittima la preoccupazione dell'onorevole Calamandrei, suggerisce che le Sezioni, all'infuori di
quella delle autonomie, procedano alla nomina per i diversi argomenti specifici di tre o quattro relatori che preparino una
relazione da fare alla Sottocommissione, affinch questa assuma un orientamento generale.
MORTATI crede conveniente nominare i relatori e aggiornare la Sottocommissione fino a quando non si possano avere delle
relazioni.
CALAMANDREI concreta questa proposta nel senso che ogni relatore non prospetti una sola soluzione, ma tutte le soluzioni
possibili; oppure che si nominino per ogni tema due relatori che si possa presumere siano di opinioni antagonistiche.
PRESIDENTE, per quanto riguarda il metodo di lavoro, mette ai voti la proposta che, senza suddividere la
Sottocommissione in Sezioni, si nominino dei relatori le cui relazioni saranno poi discusse in Sottocommissione.
( approvata).

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MORTATI, per quanto riguarda la suddivisione delle materie, propone di seguire un criterio sistematico, e stabilire i seguenti
gruppi:
1) Forma di Governo; Capo dello Stato; ordinamento del Governo e del Parlamento;
2) Funzione legislativa;
3) Funzione esecutiva;
4) Problema delle autonomie;
5) Garanzie giurisdizionali.
PRESIDENTE mette ai voti questa suddivisione della materia.
( approvata).
Invita la Sottocommissione a procedere alla scelta dei relatori e sospende brevemente la seduta per le necessarie
consultazioni.
(La seduta, sospesa alle 19,50, ripresa alle 20,15).
PRESIDENTE comunica che, in seguito agli accordi presi nell'intervallo, stata fatta la seguente proposta:
per la questione delle autonomie, nominare un Comitato cos composto: onorevoli Ambrosini, Bordon, Castiglia, Codacci
Pisanelli, Einaudi, Grieco, Lami Starnuti, Lussu, Uberti, Zuccarini;
nominare poi i seguenti relatori per i vari temi cos definitivamente stabiliti:
primo tema: il potere legislativo: gli onorevoli Mortati, Perassi e Rossi Paolo;
secondo tema: il potere esecutivo : gli onorevoli Bozzi, La Rocca e Tosato;
terzo tema: il potere giudiziario : gli onorevoli Calamandrei, Leoni e Patricolo. (Essi esaminarenno anche il tema delle
guarentigie costituzionali).
La mette ai voti.
( approvata).
***************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MERCOLED 13 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE invita l'onorevole Ambrosini, Presidente e relatore del Comitato di redazione per l'autonomia regionale, ad
illustrare brevemente il progetto elaborato da detto Comitato.
AMBROSINI, Relatore, premette che il Comitato, conscio della grave responsabilit che si era assunto, ha proceduto nel suo
lavoro con lena, con scrupolo ed in completa concordanza di intenti, in quanto tutti i suoi membri partivano dallo stesso
presupposto della concezione e valutazione globale ed unitaria degli interessi nazionali.
Nella sua prima riunione, il Comitato decise di affidargli l'incarico di approntare uno schema articolato; il che egli cerc di
fare, tenendo obiettivamente presenti l'ordine del giorno dell'onorevole Piccioni, approvato alla quasi unanimit dalla
Sottocommissione, ed inoltre i risultati della preventiva ampia discussione generale. Per riflettere le varie tendenze
manifestatesi durante questa discussione su taluni punti pi controversi, egli prospett la possibilit delle diverse soluzioni
con varianti aggiunte al testo di parecchi articoli del suo stesso progetto. A questo primo progetto seguirono gli
emendamenti dell'onorevole Grieco ed i progetti degli onorevoli Zuccarini e Lami Starnuti. opportuno far presente a
questo proposito che, prima ancora di decidere del metodo da seguire nell'esame dei vari progetti, l'onorevole Zuccarini riprendendo un argomento che aveva gi sostenuto nella Sottocommissione - sollev la pregiudiziale della opportunit di
impostare la riforma su di un altro piano, ponendo il Comune, anzich la Regione, come substrato ed elemento primo da
prendersi in considerazione per la nuova riorganizzazione dello Stato. Diverso avviso manifest il Comitato, che dopo ampio
esame decise di prendere come base di discussione il progetto che egli come Relatore aveva formulato e presentato; e ci
anche per la ragione che, mentre esisteva una differenza di impostazione dal punto di vista strutturale tra questo e quello

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dell'onorevole Zuccarini, tale differenza non c'era tra lo stesso ed i progetti degli onorevoli Grieco e Lami Starnuti, che tutti si
imperniano sull'ente Regione.
Venendo a parlare delle disposizioni approvate, informa che sull'articolo 1: ripartizione del territorio della Repubblica in
regioni, provincie e comuni, oppure soltanto in regioni e comuni - non ci fu lunga discussione, perch la questione della
provincia fu inizialmente accantonata e decisa alla fine.
Molto discussi furono invece gli articoli 2 a 4.
Sull'articolo 2, riguardante la configurazione giuridica delle Regioni, vi era stato l'accordo al momento della votazione
dell'ordine del giorno dell'onorevole Piccioni; ma le difficolt rinacquero quando si pass alla concretizzazione del sistema ed
alla formulazione della norma giuridica.
Di fronte alle due correnti opposte - quella degli onorevoli Lussu, Zuccarini e Bordon, che partivano da una concezione
molto spinta del regionalismo, e l'altra dell'onorevole Lami Starnuti, che concepiva le Regioni soltanto come enti autarchici egli, come relatore, aveva affermato (ritenendo in ci di rispecchiare il pensiero della maggioranza della Sottocommissione)
un sistema intermedio, proponendo che le Regioni venissero costituite in enti autonomi dotati di poteri propri superiori a
quelli degli enti autarchici. Ed in tal senso decise la maggioranza del Comitato, approvando il primo comma dell'articolo 2
del progetto.
Quanto al secondo comma dello stesso. articolo - ove si prevede l'attribuzione di una condizione giuridica diversa, da farsi
mediante leggi di valore costituzionale, a talune Regioni, in vista di particolari situazioni gi poste in luce nella
Sottocommissione - sorse nel seno del Comitato il quesito se non fosse pi opportuno, ad evitare che altre Regioni potessero
poi avanzare eguali pretese, arrivare ad una indicazione tassativa di quelle che potessero fruire di questa speciale
condizione giuridica di autonomia. Una decisione in questo senso fu adottata a maggioranza, nonostante l'opposizione di chi
riteneva che non fosse giusto precludere ad altre regioni la possibilit di chiedere, ove ricorressero particolari circostanze, una
medesima forma di autonomia.
Aggiunge, per la completezza dell'informazione, che l'onorevole Grieco aveva propugnato, nel suo emendamento, la
costituzione di due categorie di Regioni: le Regioni in generale, con lo status di enti autarchici, e le Regioni alle quali si
sarebbe attribuita l'autonomia, Regioni che l'onorevole Grieco indicava tassativamente: Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta,
Trentino-Alto Adige. Il Comitato accedette, siccome si detto, a questa ultima proposta di indicazione tassativa,
attenendosi per sul piano generale al sistema del progetto del Relatore, di attribuzione dell'autonomia a tutte le Regioni in
genere e di una particolare forma di autonomia alle suddette Regioni tassativamente indicate.
Passando a parlare dell'articolo 3, riguardante la potest legislativa che dovrebbe competere alle Regioni per determinate
materie di interesse locale, rileva che su tale norma si accesero le discussioni pi animate, in quanto - oltre alla proposta
dell'onorevole Lami Starnuti che dava alla Regione la potest normativa per l'attuazione delle leggi dello Stato in
conformit alle speciali esigenze locali, ed a quella dell'onorevole Grieco che attribuiva la potest legislativa di integrazione
- c'era anche la proposta di pi spinto regionalismo dell'onorevole Zuccarini, assecondato dagli onorevoli Lussu e Bordon, il
quale al paragrafo 29 del suo schema affermava che all'Assemblea regionale si dovesse attribuire la legislazione su tutte le
materie che la Costituzione non avesse gi riservato allo Stato; sistema quest'ultimo che sostanzialmente pu essere od
apparire eguale o simile a quello federalistico.
Egli, come Relatore, aveva proposto un sistema intermedio; e nello stesso senso si pronunzi la maggioranza del Comitato,
adottando la formula dell'articolo 3 del progetto. Tiene peraltro a far rilevare come al primitivo testo, il quale diceva che la
potest legislativa della Regione dovesse esplicarsi in armonia con la Costituzione, si appose, dietro sua proposta, l'aggiunta:
e coi princip fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato . A maggiore garanzia della compagine unitaria della
legislazione nazionale, e per frenare l'eventuale azione dell'Assemblea regionale che straripasse dai limiti della sua
competenza e minacciasse di ledere gli interessi delle altre Regioni o dello Stato, propose un'altra aggiunta: e nel rispetto
degli interessi delle altre Regioni e dello Stato in generale , che pi sinteticamente fu ridotta nell'espressione: e nel rispetto
degli interessi nazionali , e fu approvata dal Comitato.
Giova frattanto rilevare che il disposto dell'articolo 3 deve essere riguardato in connessione con gli articoli 8 e 12.
Circa il primo di questi, mette in evidenza che la norma del capoverso, con cui si esclude l'istituzione da parte della Regione
di dazi di importazione, di esportazione o di transito fra una Regione e l'altra, fu approvata - su proposta degli onorevoli
Codacci-Pisanelli ed Einaudi - allo scopo di impedire l'adozione di qualsiasi provvedimento o norma che contrasti con la
necessaria libera circolazione interregionale.
L'altra disposizione che integra l'articolo 3, cio quella dell'articolo 12, costituisce forse il punto pi importante e delicato di
tutta la riforma.
Personalmente, pur avendo propugnato la istituzione dell'ente regionale, con poteri su per gi identici a quelli che sono
consacrati nel progetto, ha sempre avvertito la necessit di un sistema di coordinazione fra il potere legislativo della Regione
e quello dello Stato.
Per questa ragione ritenne di sottoporre al Comitato ben quattro congegni diversi in tema di intervento del potere centrale,
come rimedio rispetto all'attivit dell'Assemblea regionale, che sconfinasse dai limiti della sua competenza o portasse
eventualmente nocumento all'interesse delle altre Regioni o dello Stato in generale.

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Espone quindi il sistema prescelto dal Comitato, a maggioranza: i disegni di legge votati dall'Assemblea regionale devono
essere comunicati al Governo ed acquistano valore di legge se, entro un mese da tale comunicazione, esso non faccia alcuna
osservazione. Qualora invece ritenga che tali disegni di legge eccedano dai limiti della competenza della Regione o
contrastino con l'interesse dello Stato o di altre singole Regioni, il Governo li rimanda all'Assemblea regionale, la quale pu
riprenderli in esame e farli diventare legge, approvandoli con una maggioranza qualificata. Circa l'entit di tale
maggioranza, fa presente di avere inizialmente proposto un numero di voti che raggiungesse la maggioranza assoluta dei
componenti l'Assemblea e i due terzi dei votanti. Senonch l'onorevole Lami Starnuti, seguito dalla maggioranza del
Comitato, si oppose alla determinazione di questa seconda maggioranza qualificata, sostenendo che avrebbe importato
pretendere troppo dall'Assemblea; e si venne cos nell'ordine di idee di prescrivere unicamente la maggioranza assoluta dei
voti dei membri dell'Assemblea. Resta al Governo il diritto di ricorrere alla Corte costituzionale per chiedere l'annullamento
totale o parziale dei provvedimenti legislativi in questione.
Riservandosi di ritornare su questo punto, rileva che, con la terzultima delle varianti da lui stesso proposte, prospettava la
distinzione fra le questioni di legittimit e quelle di merito, demandando le prime alla decisione della Corte Costituzionale, e
le seconde alla decisione del Parlamento Nazionale.
Concludendo sull'argomento, esprime la personale convinzione che quest'ultimo sistema tale da dover fare scomparire
molte prevenzioni contro il progetto in genere, giacch concilia gli interessi della Regione con quelli del potere centrale.
Tornando alle prime disposizioni, informa che sull'articolo 4 non si manifestarono contrasti, concordando in esso anche
l'onorevole Grieco, il quale anzi aveva proposto di inquadrare in questo articolo tutta la potest legislativa della Regione.
Rest soltanto la riserva di principio dell'onorevole Lami Starnuti. Esso articolo attribuisce alla Regione la potest legislativa
di integrazione delle norme direttive e generali emanate con legge dello Stato per le materie appresso indicato.
L'articolo 5 attiene alle facolt della Regione di proporre leggi al Parlamento Nazionale, e alla sua funzione consultiva
relativamente ai provvedimenti governativi o ai disegni di legge che la interessano particolarmente.
L'articolo 6, relativo alla funzione amministrativa della Regione, fu approvato all'unanimit; ma potr tuttavia dar luogo a
discussioni, in quanto non si limita ad attribuire alla Regione tale funzione per le materie di sua competenza legislativa, ma
anche per quelle di competenza dello Stato e che lo Stato affidi ad essa per l'esecuzione, in conformit ad un principio di
largo decentramento che sar particolarmente determinato dalla legge.
Queste materie, che opportuno siano dallo Stato devolute alla Regione per decongestionare le amministrazioni centrali ed
evitare tutti quegli inconvenienti che da tempo si sono lamentati, non dovranno essere specificate nella Costituzione. Per ora
basta affermare il principio. Si potr dopo procedere, da parte della stessa Assemblea Costituente o del futuro Parlamento,
alla trattazione e sistemazione particolareggiata del complesso argomento.
Fa presente il rilievo autorevolmente fatto, che possono esservi Regioni che non sentano il bisogno o non abbiano la forza di
assumere tutte le funzioni di cui si parla nelle norme suindicate del progetto e che perci si potrebbe adottare un
temperamento, nel senso che l'attribuzione alla Regione delle singole competenze prescritte potrebbe avvenire in seguito a
richiesta dell'organo competente della Regione, e precisamente dell'Assemblea regionale; il che consentirebbe di procedere
in modo graduale ad una cos fondamentale riforma dell'organizzazione statale.
L'articolo 7, che riguardava la partecipazione della Regione alla formazione della seconda Camera, fu sospeso, ritenendosi
pi opportuno che la materia venga trattata nella parte della Costituzione che si riferisce a quella Camera.
L'articolo 8 riguarda l'autonomia finanziaria della Regione. Il Comitato la afferm, ma ritenne che dovesse essere coordinata
con la finanza dello Stato e quella dei Comuni. In questo senso redatto il primo comma, che venne approvato a
maggioranza, opponendosi la minoranza a questa limitazione da essa ritenuta lesiva del principio stesso dell'autonomia.
Il secondo comma, relativo, siccome si detto, alle misure tributarie che possano importare una diminuzione della libera
circolazione interregionale, fu approvato all'unanimit.
Nell'articolo 9 si prevedono gli organi della Regione: 1) l'Assemblea regionale; 2) la Deputazione ed il Presidente regionale.
Riguardo alla formazione dell'Assemblea rende noto che ci fu disparere nel Comitato se dovesse essere eletta con un unico
sistema, cio a suffragio universale, eguale, diretto e segreto, o con un sistema misto risultante da questo tipo di suffragio e
dall'altro basato sulla rappresentanza professionale. Personalmente riteneva preferibile il doppio sistema; ma la
maggioranza and in contrario avviso ed adott il principio del sistema unico.
Alquanto dibattuto fu l'articolo 11, riguardante il Presidente regionale, in quanto l'onorevole Grieco proponeva il cumulo di
tale carica con quella del Presidente dell'Assemblea regionale. Il Comitato decise a maggioranza di mantenere il sistema del
progetto, cio della divisione delle due cariche.
Dei rapporti fra Stato e Regione ha gi detto parlando dell'articolo 12. Aggiunge che, oltre alla interferenza del potere
centrale sull'attivit legislativa della Regione, si prevista anche l'interferenza dello stesso per quanto si attiene all'esistenza
dell'Assemblea regionale, ammettendo con l'articolo 13 che il Presidente della Repubblica possa sciogliere l'Assemblea
regionale ove questa assuma atteggiamenti contrari all'interesse nazionale, ed in caso di gravi e reiterate violazioni della
legge. Affinch non si veda in ci una limitazione dell'autonomia regionale, si sono introdotte delle cautele, nel senso che il
decreto di scioglimento, del Presidente della Repubblica, deve essere motivato ed emesso su parere conforme del Consiglio di
Stato in adunanza generale.

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Ricordato che alla Regione possono essere affidate, per l'esecuzione, materie di competenza dello Stato, illustra l'articolo 14
in cui si adotta un sistema misto di coesistenza nel capoluogo della Regione: 1) del Presidente della Deputazione, investito,
oltre che della naturale rappresentanza della Regione, anche di quella del potere centrale dello Stato per le materie da
questo delegate alla Regione per l'esecuzione; 2) di un Commissario governativo per le funzioni non delegate alla Regione.
Richiama l'attenzione sul fatto che nel suo progetto aveva presentato i due sistemi in modo alternativo: l'uno come
principale, l'altro come variante . Viceversa il Comitato ritenne di adottarli contemporaneamente. Per quanto lo
riguarda, rileva che fin per convincersi che in realt non c'era contrasto fra le due proposte, in quanto la rappresentanza
affidata al Presidente della Regione si limita alle materie che sono di competenza dello Stato, e che dallo Stato sono
affidate alla Regione per l'esecuzione, mentre il Commissario del Governo avrebbe la piena rappresentanza del Governo per
quelle materie che restano di competenza dello Stato, non solo per l'emanazione delle norme giuridiche, ma anche per
l'esecuzione.
Sente per il dovere di informare la Sottocommissione che i pareri di alcuni Commissari al riguardo si manifestarono discordi.
L'onorevole Grieco propendeva per attribuire la rappresentanza del Governo interamente al Presidente della Deputazione,
onde aumentarne il senso di responsabilit; altri volevano istituire nella Regione un rappresentante del Governo dotato di
ampi poteri. L'onorevole Lami Starnuti, in proposito, proponeva nell'articolo 21 del suo progetto: In ogni capoluogo di
regione ha sede un Consigliere di Stato. Egli simboleggia la concezione unitaria della Repubblica; rappresenta il Governo;
vigila sull'ordine pubblico; sovrintende agli uffici governativi della Regione;
comanda le forze di polizia dello Stato; sorveglia all'applicazione e al rispetto delle leggi . Prevedeva quindi nell'articolo
successivo altre attribuzioni del Consigliere di Stato specie riguardo alla facolt di chiedere alla Corte delle garanzie
costituzionali l'annullamento delle norme regionali o comunali, che fossero contrarie alla Costituzione o ad una legge dello
Stato. Il Comitato fin per adottare il sistema misto sovra indicato.
Con l'articolo 15 si attribuisce al Presidente della Repubblica la facolt, non di rimuovere dalla carica il Presidente della
Deputazione, ma di segnalare l'opportunit. della sua sostituzione all'Assemblea regionale.
Argomento molto dibattuto fu quello della Provincia. Solo dopo lunghissima discussione si decise di sopprimerla come ente
autarchico, e di mantenerla come circoscrizione amministrativa di decentramento regionale.
Il Comitato venne altres nella determinazione di consentire la suddivisione della Provincia stessa in Circoscrizioni minori,
simili a quelle degli antichi circondari, venendo cos incontro ad una esigenza caldeggiata da molti, quella di avvicinare gli
uffici pubblici alle popolazioni interessate, specie dei piccoli centri, le quali incontrano maggiori difficolt e perdita di tempo
e spese rilevanti per il disbrigo delle loro pratiche nelle citt.
Il Comitato approv la proposta dell'onorevole Uberti di istituire una Giunta in ogni Circoscrizione provinciale. Vivace fu il
dissenso intorno allo modalit della sua costituzione: alcuni proponevano che venisse composta da delegati dei Comuni, altri
che fosse eletta dall'Assemblea regionale, altri ancora dai Comuni per delega della Regione. Al riguardo non si giunse ad
alcun accordo.
Per i Comuni (art. 18) fu approvato il principio della piena autarchia. Il Comitato tenne anche ad affermare esplicitamente
il principio che soltanto la volont delle popolazioni interessate potr determinare la modificazione delle circoscrizioni
comunali esistenti o la creazione di nuovi Comuni.
Disputatissima fu la materia dei controlli (art. 19). Il Comitato, a maggioranza, decise che dovessero limitarsi alla legittimit,
facendosi luogo ad un controllo di merito soltanto per le deliberazioni che impegnino il bilancio dell'ente oltre i cinque anni
in misura superiore al decimo delle entrate annuali ordinarie, ed ove il corpo deliberante non abbia deciso di sottoporre la
sua deliberazione a referendum popolare. Non si raggiunse l'accordo circa l'organo a cui demandare il controllo. In proposito
si profilavano due tesi: che fosse composto solo in maggioranza da elementi elettivi, ovvero che tutti i suoi membri fossero
elettivi. Parlando a nome personale e non come Relatore, tiene a rilevare l'opportunit ed anzi la necessit che dell'organo
di controllo facciano parte elementi tecnici e funzionari, in quanto questi hanno quella competenza specifica che possono
non avere gli elementi elettivi.
Dopo un accenno al contenuto degli articoli 20 e 21 del progetto, passa ad occuparsi dell'articolo 22, riguardante la
questione contrastatissima del numero delle Regioni. Vi erano, al riguardo, diverse proposte avanzate da alcuni Commissari,
nonch segnalazioni e richieste specifiche di enti e di personalit qualificate, per la costituzione di altre Regioni, oltre le
storiche. Il Comitato, in mancanza degli elementi necessari per una ponderata decisione in merito, prefer attenersi al criterio
della tradizionale ripartizione geografica dell'Italia, non precludendo tuttavia, per un'esigenza di giustizia, la possibilit alle
popolazioni interessate di chiedere, mediante deliberazione della maggioranza dei rispettivi Consigli comunali, il distacco da
una Regione e l'aggregazione ad un'altra o la costituzione di una nuova Regione.
Circa le norme transitorie, fa presente che fu approvata all'unanimit quella dell'articolo 24, relativa all'applicazione
graduata del passaggio delle funzioni dallo Stato alla Regione. L'urgenza di presentare il progetto non consent di decidere
sulla proposta dell'onorevole Lami Starnuti relativamente alla disciplina dell'amministrazione locale nel periodo tra l'entrata
in vigore della Costituzione e quella della futura nuova legge sugli enti locali.
Conclude la sua relazione ringraziando la Sottocommissione della fiducia accordata al Comitato, ed esprimendo il suo
compiacimento per il fatto che il lavoro si svolto sempre nella pi completa concordia di intenti, senza che da parte dei
Commissari si sia mai arrivati, pur nella trattazione delle questioni pi controverse, ad irrigidimenti nelle rispettive posizioni,

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tali da intralciare la prosecuzione dei lavori od impedire che si portassero alla conclusione con larga maggioranza di
consensi.
Desidera altres riaffermare che tutti hanno sentito la costante preoccupazione di risolvere il problema regionale non dal
punto di vista particolaristico dell'interesse della Regione, ma in funzione dell'interesse generale
dello Stato. Formula quindi l'augurio, che anche la sua convinzione, che la riforma servir, oltre che al potenziamento
delle Regioni, anche e sovrattutto alla maggiore saldezza dello Stato, al quale le ravvivate energie locali daranno il loro pi
volenteroso apporto per un pi attivo e disciplinato sforzo ai fini del comune interesse unitario in quest'ora decisiva per la
ripresa economica e la ricostruzione politica e morale del Paese.
PRESIDENTE ringrazia l'onorevole Ambrosini e, prima di iniziare l'esame del progetto, propone, allo scopo di rendere pi
solleciti i lavori, di fissare i seguenti criteri, richiamandosi allo norme regolamentari:
1) gli emendamenti debbono essere presentati per iscritto;
2) ciascun Commissario non potr parlare pi di una volta su ciascun argomento;
3) ogni intervento dovr essere limitato nel tempo.
Avverte inoltre che, essendosi gi ampiamente discusso della riforma nelle prime riunioni della Sottocommissione, la
discussione generale va considerata chiusa, salve eventuali dichiarazioni degli altri presentatori di relazioni, e si passa
senz'altro all'esame degli articoli del progetto.
(Cos rimane stabilito).
PERASSI aggiunge che, a suo avviso, la discussione potrebbe limitarsi alle questioni di sostanza, rimandando ad un secondo
momento quelle di pura forma. Il progetto potrebbe poi tornare al Comitato per l'ultima rifinitura dal punto di vista
formale.
ZUCCARINI premette che all'onorevole Ambrosini deve essere riconosciuto il merito di avere lavorato, a determinare
l'accordo sul progetto presentato alla Commissione, con una passione e uno zelo e anche uno spirito di sacrificio, per il tempo
che ha dovuto impiegarvi e per le difficolt che ha dovuto superare, degno di ogni encomio. Desidera per porre in chiaro
che sul progetto stesso l'accordo non pu considerarsi raggiunto; che esso costituisce una specie di transazione e che il suo
dissenso, con quello di altri colleghi, sul punto di partenza e sulle conclusioni, rimane ed veramente sostanziale.
Tale dissenso si present chiaro appena l'onorevole Ambrosini present il suo progetto primitivo. E fu allora che egli si decise
a presentare un progetto suo. Per lo stesso motivo ne present un altro l'onorevole Lami Starnuti e l'onorevole Grieco fece
alcune sue proposte. Nello schema che egli personalmente ha elaborato si giunge alla creazione dell'ente Regione in modo
del tutto diverso, cos come del tutto diversa la concezione generale dell'organizzazione e del funzionamento dello Stato
che si presuppone.
Egli pensa che la Regione non debba essere una concessione dall'alto, cos come invece si realizzerebbe in base alle proposte
del Relatore. Il problema della Regione non un problema secondario, ma veramente fondamentale giacch investe tutta
l'organizzazione dello Stato.
Osserva che la Costituente chiamata ad elaborare la struttura del nuovo Stato dopo un duplice esperimento: dello Stato
liberale e dello Stato fascista, e che i termini in cui il problema si pone e deve essere risolto sono nel conseguire una effettiva
sovranit popolare, nell'avere assemblee legislative che siano in grado di funzionare utilmente, nel creare le condizioni per le
quali il Governo abbia, insieme, il massimo di autorit e di capacit, e nel realizzare un sistema che non consenta al potere
esecutivo di diventare dispotico ed arbitrario. La soluzione regionale deve servire appunto a tali scopi. Si realizza, infatti, con
essa una maggiore e pi effettiva sovranit popolare con una partecipazione pi larga e diretta dei cittadini alla direzione
dei pubblici affari, riportando cos la risoluzione dei problemi locali e regionali dal centro alla periferia. Si diminuisce inoltre il
lavoro legislativo, lo si semplifica, lo si rende pi efficace. Quanto pi limitato rester il campo di competenza del potere
centrale e pi definiti, semplici e precisi i suoi compiti, tanto pi il Governo potr far sentire la sua autorit e accrescere il suo
prestigio. L'istituzione dell'ente Regione infatti non deve considerarsi solo come un semplice decentramento burocratico, ma
come un vero e proprio passaggio di poteri dal centro alla periferia, e come una limitazione delle funzioni del potere
centrale. La sua importanza e la sua efficacia devono essere considerate anche in relazione al suo compito di formazione
della seconda Camera come Assemblea equilibratrice e regolatrice nel campo legislativo in un sistema di autonomie che
servir anche a garantire contro la possibilit di un Governo dispotico e autoritario: altro scopo a cui, dopo l'esperienza
fascista, si deve mirare.
Il progetto che egli ha redatto, come stato accennato dall'onorevole Ambrosini, mira in special modo alia valorizzazione
del Comune, che viene posto come elemento primo, anzi come punto di partenza, per la riforma dell'organizzazione statale
in senso democratico.
A proposito del Comune rileva come il problema della sua autonomia sia stato sempre agitato in Italia, ma non mai
affrontato e risolto. Si tratta di un problema essenziale per la vita democratica dello Stato. L'elettorato per se stesso non
risolve il problema della sovranit popolare, la quale quanto pi si eserciter direttamente - e, perch si eserciti, la sede pi
idonea certo il Comune - tanto pi si estrinsecher in modo effettivo, affinando maggiormente il senso di responsabilit del
cittadino.

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Sempre a proposito del Comune, ricorda che uno degli errori del periodo prefascista fu, oltre all'intervento del potere
esecutivo nelle amministrazioni comunali, la uniformit della legge e l'unicit del regolamento che fissavano la stessa
struttura, gli stessi uffici, lo stesso funzionamento e gli stessi compiti per qualsiasi Comune, per la grande citt come per il pi
piccolo borgo rurale. A quello delle autonomie comunali, questione agitata nel periodo prefascista per vari decenni, si
ricollega il problema dell'autonomia degli enti assistenziali di beneficenza e di previdenza i quali, soprattutto durante il
fascismo, dalle ingerenze del potere esecutivo sono stati ridotti in condizioni disastrose.
Stabilito ci che il Comune deve essere, si dovrebbe passare alla Regione, la quale non deve essere considerata come un
organo dello Stato, ma come una unione di Comuni. Dal Comune alla Regione e dalla Regione allo Stato: ecco la tesi che
egli sostiene, sostanzialmente diversa da quella di coloro che vorrebbero andare dal centro alla Regione e da questa
arrivare al Comune. Fra il Comune e la Regione potranno, anzi dovranno, sorgere degli altri organi naturali. A tal proposito
osserva per che il mantenimento della Provincia, cos come , creerebbe una complicazione amministrativa, oltre che
servirebbe a moltiplicare gli uffici burocratici: il contrario, cio, di quella semplificazione che uno degli scopi a cui si mira.
Oli organi intermedi potranno invece sorgere naturalmente e rispondere cos ad esigenze sentite localmente; difatti la
Provincia pu alle volte risultare anche una circoscrizione naturale, o esserla diventata; spesso per una costruzione
arbitraria e artificiosa. Al capoluogo del Circondario - ed egli prevede nel suo progetto due circoscrizioni intermedie:
Circondari di vicinanza e provinciali - si pu arrivare invece per libera scelta dei Comuni.
Altra cosa che non pu approvare nel progetto presentato l'intervento del potere esecutivo previsto negli affari della
Regione e particolarmente la creazione, accanto al Presidente regionale, di un Commissario governativo e la presenza di
altri organi del Governo, laddove, a suo avviso, si deve mirare a creare con la Regione non un organo di pi nella
complicata macchina dello Stato, ma l'inizio di una trasformazione organica, nel senso di ottenere una maggiore
democrazia e una partecipazione pi diretta dei cittadini alla cosa pubblica, e insieme una migliore ripartizione di compiti,
riservando alla Regione tutta quella parte della legislazione che ha un carattere particolare. Solo in questo modo si pu
sperare che le Assemblee legislative nazionali divengano organi veramente efficienti.
Un'altra sua preoccupazione nella redazione del suo progetto era quella d'inquadrare le autonomie della Sicilia, Sardegna,
Val d'Aosta e Trentino-Alto Adige nel sistema generale. A suo avviso gli statuti di queste Regioni non debbono costituire una
cosa a s, giacch cos si dividerebbe davvero l'Italia in due, anzi in pi sistemi costituzionali. Il dare a certe Regioni quello
che poi si negher ad altre non rappresenta certamente un contributo alla unit ed alla solidit dell'ordinamento politico.
Sar invece un indebolimento. Significher introdurre nell'interno dello Stato un seme di disgregazione e di contrasti
avvenire.
Aggiunge che, per questa preoccupazione unitaria, nel suo progetto ha considerato le minoranze etniche. Crede infatti che
anche nei loro riguardi occorra dire una parola, per modo che la Costituzione diventi un insieme di norme eguali per tutto il
Paese, rispondenti anche alle esigenze di libert e di autonomia delle minoranze che resteranno entro i nostri confini.
Bisogna risolvere questo problema delle minoranze non gi con leggi particolari diverse da una zona all'altra, ma in linea
generale per tutte le Regioni e per tutte le situazioni; per quelle che ci sono e per quelle che ci potranno essere. Si dar in tal
modo, anche di fronte all'estero, la pi ampia garanzia di un regime di libert, di cui potranno godere i cittadini di altra
nazionalit che domani dovessero rimanere inclusi nel territorio italiano. Si dar pure prova di obiettivit e di giustizia, in
quanto non si faranno eccezioni per determinate popolazioni, ma si sanciranno nella Costituzione princip identici per tutti i
cittadini, qualunque sia la loro origine, la loro lingua, la loro provenienza.
Ha desiderato fare queste precisazioni, sia perch non si pensi che, partecipando alla redazione del progetto che viene ora
presentato, egli abbia rinunciato alla sua particolare concezione dell'ordinamento statale, sia per giustificare i suoi successivi
interventi nell'esame e nella discussione dei singoli articoli.
LAMI STARNUTI riconosce che la relazione dell'onorevole Ambrosini ha posto in luce con chiarezza e fedelt i contrasti
manifestatisi in seno al Comitato di redazione.
Senza esporre lo schema che ha presentato, desidera sottolineare le divergenze tra il suo punto di vista e quello del Relatore
onorevole Ambrosini, che possono racchiudersi in due ordini di idee: 1) secondo il Relatore la Regione dovrebbe sorgere
come ente di piena autonomia; secondo la sua concezione, invece, come ente di decentramento autarchico territoriale; 2)
nel suo schema egli parte dal presupposto di dare agli enti locali una libert maggiore di quella risultante dal progetto
Ambrosini, approvato a maggioranza dal Comitato.
Comunque, si riserva di precisare meglio il suo punto di vista in sede di discussione e di votazione degli articoli.
LUSSU conferma la dichiarazione, fatta a suo tempo alla Sottocommissione, di adesione ad una concezione federalistica
dello Stato. Senza rinunciare al suo punto di vista, riconosce tuttavia che oggi la questione federalistica - come gi ebbe a
dire - non attuale, cio non politica. Perci ha collaborato in seno al Comitato con spirito di realizzazione, rinunciando a
presentare una sua relazione ed uno schema di organizzazione federale dello Stato. Non ha potuto accettare l'ordine d'idee
dell'onorevole Zuccarini, il quale, nel suo progetto, parte dal Comune, perch, pur riconoscendo la intelligenza politica con
cui quel progetto formulato, lo considera interessante dal punto di vista teorico, ma non corrispondente alle esigenze della
riforma dell'organizzazione statale. Occorre tener presente che il Comune esiste da secoli, mentre la Regione non esisteva che
nella sua configurazione geografica ed economica, s che la nuova configurazione, la quale risponde a vecchie aspirazioni,
doveva essere consacrata nella Costituzione. Si duole di aver trovato i rappresentanti del partito comunista piuttosto ostili
per principio all'organizzazione autonomistica dello Stato, e deve aggiungere che lo ha sorpreso il fatto che elementi politici
di tendenze opposte al partito comunista fossero dello stesso avviso. Questa diffidenza dei comunisti verso la trasformazione

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autonomistica dello Stato , a suo parere, un errore politico evidente, soprattutto ove si consideri la vita del Paese
attraverso la sua evoluzione storica e politica.
Non si pu, ad esempio, negare l'esigenza autonomistica del Mezzogiorno, perch solo attraverso l'autonomia che esso
potr realizzare quella democrazia che non ha mai conosciuto, e che le sue masse pi arretrate potranno partecipare per la
prima volta direttamente alla vita dello Stato. Il fatto stesso che il Mezzogiorno sia in condizioni cos arretrate, dimostra che
vi sono nello Stato, come attualmente organizzato, delle zone che sfuggono al progresso generale. PRESIDENTE apre la
discussione sull'articolo 1 di cui d lettura:
Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni e Comuni .
Avverte la Sottocommissione che sono state gi presentate due proposte di emendamento. La prima, dell'onorevole Bozzi,
del seguente tenore: Il territorio dello Stato ripartito in Comuni, Provincie e Regioni ; la seconda, dell'onorevole Tosato,
firmata anche dagli onorevoli Fuschini, Mannironi, Cappi, De Michele e Codacci Pisanelli, suona cos: Il territorio della
Repubblica ripartito in Regioni, Provincie e Comuni .
UBERTI nota che la disposizione dell'articolo 1 si ricollega a quella dell'articolo 17 concernente le Provincie come circoscrizioni
amministrative di decentramento regionale. Propone quindi di differirne l'esame a quando verr in discussione lo stesso
articolo 17.
PRESIDENTE ritiene preferibile procedere in maniera inversa: affrontare, cio, subito la questione che riveste una
importanza fondamentale.
D notizia di altri emendamenti pervenuti nel frattempo.
L'onorevole Laconi propone la formula: Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni, Regioni autonome, e Comuni .
L'onorevole Conti propone: Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni e Comuni. Le Provincie sono circoscrizioni
amministrative di decentramento regionale . Un emendamento proposto dall'onorevole Mortati cos formulato:
Elementi costitutivi dello Stato sono le Regioni e i Comuni . Infine un emendamento proposto dall'onorevole Fabbri del
seguente tenore: Il territorio dello Stato ripartito in enti autonomi, costituiti da Regioni e Comuni. La legge determina e
regola i poteri e le funzioni delle Regioni e dei Comuni, nel quadro dell'unit e indivisibilit dello Stato .
Rileva che la questione che si prospetta appare evidente: decidere, cio, se la Provincia debba o non debba continuare ad
esistere come ente autarchico. Invita i colleghi ad esprimere il loro avviso su questo argomento, prescindendo dalle varie
formulazioni proposte.
PICCIONI crede che il sistema di anticipare la discussione che dovrebbe svolgersi sull'articolo 17 non sia conforme ad uno
sviluppo logico, perch la questione della Provincia si presenter nei suoi termini pi precisi ed organici quando si sar
determinata esattamente l'essenza dell'ente Regione.
PRESIDENTE non ha personalmente nulla in contrario a seguire questo procedimento, per quanto debba osservare che ogni
Commissario ha gi, indubbiamente, le sue opinioni su tutte le questioni che dovranno decidersi.
TOSATO mette in evidenza che la sua proposta di emendamento non implica alcuna decisione circa il riconoscimento
dell'autonomia della Provincia. Nell'articolo 1 del progetto del Comitato si parla semplicemente di ripartizione in Regioni e
in Comuni, senza precisare se le une e gli altri debbano essere autonome o con personalit giuridica. Si tratterebbe dunque
soltanto di una indicazione di carattere generale.
BOZZI illustra i motivi del suo emendamento, rilevando che il porre in prima linea i Comuni non soltanto una questione di
forma, ma ha un significato sostanziale. Secondo il suo punto di vista il Comune l'organo naturale, storico e primigenio dal
quale deve partire una precisa impostazione della questione autonomistica.
Confuta quindi l'osservazione dell'onorevole Tosato, rilevando che nel progetto del Comitato i Comuni e le Regioni sono
considerati enti autarchici e le Provincie circoscrizioni amministrative. Quindi agli uni viene riconosciuta la personalit
giuridica e alle altre no; dal che discende che una commistione dei due criteri nello stesso articolo non sarebbe appropriata.
Si potrebbe parlare delle Provincie in questo primo articolo solo se, per avventura, si venisse nella determinazione di dare
loro la stessa figura giuridica dei Comuni e delle Regioni; a meno di accedere alla formulazione proposta dall'onorevole
Mortati, la quale tecnicamente pi precisa, ma un po' scolastica.
MORTATI fa presente che il suo emendamento suggerito appunto dalla convinzione che occorra anzitutto fissare gli
elementi che hanno rilevanza costituzionale (in questo caso, gli enti a cui si vuole riconoscere un'autonomia costituzionale),
per affrontare in un secondo momento gli altri problemi, tra cui quello della ripartizione amministrativa.
Aderisce pertanto alla proposta di rinvio della discussione.
FABBRI ritira il suo emendamento, in quanto i concetti in esso espressi sono contenuti in quello dell'onorevole Mortati, al
quale si associa.
CONTI conviene con l'onorevole Bozzi che, nella dizione dell'articolo in esame, i Comuni debbano precedere le Regioni.

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Quanto alle Provincie, osserva che, ove se ne voglia fare menzione, occorre aggiungere la precisazione che sono organi di
decentramento regionale; tuttavia ritiene preferibile seguire il concetto dell'onorevole Mortati di non parlarne affatto,
limitandosi ad indicare gli elementi fondamentali dello Stato: il Comune e la Regione.
AMBROSINI, Relatore, informa che la stessa discussione si gi svolta nel Comitato, e in quella sede, a rimuovere le
obiezioni, egli propose, ma senza successo, la soppressione dell'attuale articolo 1. Conseguentemente l'articolo 2 avrebbe
preso il suo posto, cos modificato: Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni, che nel quadro dell'unit e
indivisibilit dello Stato sono costituite in enti autonomi con poteri propri, ecc. . All'articolo 17, poi, si sarebbe dovuto dire
press'a poco: Le Regioni sono ripartite in Provincie, quali circoscrizioni amministrative di decentramento regionale, od in
Comuni, quali enti autarchici dotati di tutti i poteri, ecc. .
Crede che questa possa essere veramente una soluzione. Nel contempo favorevole ad accogliere per il momento la
proposta di rinvio dell'onorevole Piccioni.
PRESIDENTE mette ai voti la proposta di rinviare l'esame dell'articolo 1 a quando verr in discussione l'articolo 17.
(Non approvata).
Pone in evidenza che, in seguito a questa decisione, si presenta un problema non di forma, come potrebbe sembrare, ma di
sostanza: l'aggiunta della menzione della Provincia nell'articolo 1. Si tratta, cio, di stabilire se la Provincia debba essere un
ente autarchico o, come propone il Comitato, un organo amministrativo di decentramento regionale. Solo nel primo caso
andrebbe anch'essa citata nell'articolo in esame.
PERASSI, premesso che in realt l'articolo 1 non risolve la questione di sostanza, ma un articolo introduttivo di portata
giuridica relativa, riprendendo il suggerimento del Relatore, ne propone la soppressione. Motiva la sua proposta con la
considerazione che, non solo inopportuno, come stato rilevato, discutere del problema prima di conoscere le attribuzioni
delle Regioni, ma non si pu nemmeno escludere che tra le competenze delle Regioni stesse venga annoverata anche quella
di determinare, con proprie leggi, l'ordinamento degli enti locali.
LUSSU contrario alla proposta Perassi, in quanto ritiene utile far precedere un articolo che chiarisca la portata della
riforma. Consiglia quindi di affrontare il problema, che inevitabilmente si ripresenterebbe.
PICCIONI riafferma la sua contrariet ad entrare nell'argomento, prima di conoscere la definitiva struttura delle Regioni.
Rileva che il fatto che la sua proposta sia stata respinta non implica che si debba porre il problema della Provincia come
ente autarchico o come circoscrizione amministrativa, e che anche l'onorevole Tosato, nel proporre il suo emendamento, ha
inteso lasciare impregiudicata siffatta questione.
PRESIDENTE obietta che altri Commissari hanno fatto giustamente presente che, data la struttura del testo costituzionale, il
mettere in questo primo articolo senz'altro l'indicazione della Provincia significherebbe concepirla come ente autarchico,
perch non si pu nello stesso articolo affiancare pi istituti che abbiano funzioni e caratteri diversi.
NOBILE esprime l'avviso che la questione formale si possa facilmente risolvere, limitando l'articolo 1 alla seguente dizione: Il
territorio della Repubblica ripartilo in Regioni . In seguito poi si potrebbero esaminare le successive ripartizioni delle
Regioni.
TARGETTI non trova esatta l'interpretazione del Presidente in merito all'inclusione della Provincia nell'articolo 1. Detto
articolo, a suo avviso, non ha che il significato di una ripartizione territoriale e niente impedisce che le varie parti in cui si
suddivide il territorio abbiano figura giuridica diversa. D'altro canto, anche tra Regione e Comune esistono fondamentali
diversit, tanto che il progetto attribuisce alla Regione, ma non pure al Comune, facolt normativa. Ritiene quindi che
l'inclusione della Provincia nella formula in esame non implichi il riconoscimento di quella come ente autarchico.
BORDON ricorda che la discussione si gi ampiamente svolta nel Comitato, il quale ha cos stilato l'articolo 1 appunto in
quanto, nella sua maggioranza, non ha voluto considerare la Provincia come ente autarchico. Aggiunge che egli ha
sostenuto dinanzi al Comitato doversi istituire puramente un organo esecutivo per la Regione e il Comune.
PRESIDENTE torna a far presente l'esigenza di un'armonia interna nella formazione dell'articolo, per cui l'inclusione della
Provincia importerebbe classificarla come ente autarchico. Vero che gli enti autarchici e le suddivisioni amministrative sono
tutte forme di ripartizione del territorio dello Stato, come lo sono anche, ad esempio, le circoscrizioni giudiziarie e militari;
ma fra Comune e Regione v' affinit, in quanto sono entrambi enti giuridici (mentre la Provincia concepita solo come
un'entit amministrativa) ed entrambi hanno le loro rappresentanze elettive (mentre la Provincia non le avrebbe).
Comunque, poich stata fatta una proposta radicale di soppressione dell'articolo, per quanto personalmente preferirebbe
affrontare subito la questione di merito, la pone ai voti.
CONTI dichiara che voter a favore, anche perch ritiene che in altra parte della Carta costituzionale si dovr parlare della
composizione del territorio dello Stato e non quindi necessario farlo qui.
TARGETTI dichiara di votare contro, per la questione di forma: non ritiene infatti felice un'articolazione che cominci senza
altro a trattare dei poteri e delle funzioni delle Regioni, che prima non sono state nemmeno nominate.

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LUSSU voter contro la soppressione che, a suo avviso, costituirebbe un errore.


PICCIONI dichiara di votare in favore per le stesse ragioni dell'onorevole Conti.
(Non approvata).
***************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI GIOVED 14 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
PRESIDENTE apre la discussione sul problema della suddivisione territoriale dello Stato e della conservazione o meno della
Provincia come ente autarchico.
FUSCHINI domanda al Relatore da chi sar nominata la Giunta che, a norma dell'ultimo comma dell'articolo 17 sar
istituita in ogni circoscrizione provinciale, e quali saranno i compiti ad essa attribuiti.
AMBROSINI, Relatore, fa presente che in seno al Comitato non fu possibile raggiungere un accordo circa il sistema di nomina
di tale Giunta. Ricorda che, dopo la decisione di sopprimere la Provincia come ente autarchico e di mantenerla come
circoscrizione amministrativa di decentramento regionale, fu decisa la istituzione di tale Giunta al fine di non lasciare gli
uffici provinciali nelle mani di elementi soltanto burocratici, ma di affiancare a questi degli esponenti nominati o designati
da corpi elettivi, che ne coordinassero l'attivit. Il dissenso nacque sul modo di costituire la Giunta. Alcuni sostenevano che
dovesse essere composta di delegati dei Comuni; altri invece che dovesse esser nominata dall'Assemblea regionale per la
considerazione che la Provincia mantenuta in funzione di decentramento regionale; egli a sua volta propose, por conciliare
le opposte tendenze, un sistema misto. Ma su questo punto non pot formarsi una maggioranza.
Fa poi presente che, per rispondere esaurientamente al secondo quesito posto dall'onorevole Fuschini circa i compiti che alla
Giunta provinciale saranno affidati, sarebbe necessario anzitutto aver determinato quali saranno i pubblici servizi che
verranno ad assumere un carattere di continuit nell'ambito della circoscrizione provinciale. Aggiunge che ci in relazione,
sia con la
soluzione concreta che si vorr dare al disposto dell'articolo 6, nel quale si parla delle funzioni amministrative della Regione
non solo nelle materie di propria competenza legislativa, ma anche nelle altre materie che dallo Stato verranno delegate ad
essa per l'esecuzione; sia con quanto stabilisce l'articolo 24, il quale prevede che il passaggio delle funzioni statali attribuite
alle Regioni, avverr mediante decreti del Presidente della Repubblica per ogni ramo della pubblica amministrazione.
Ad ogni modo, dichiara che il Comitato ha ritenuto che non fosse ora il caso di affrontare e risolvere i varii problemi in tutti i
loro particolari e che bastasse affermare nella Costituzione i princip fondamentali. I particolari potranno esser determinati
nella legge che regoler organicamente la complessa materia.
Conclude facendo rilevare l'importanza che nell'economia della riforma verrebbe ad assumere la suddetta Giunta.
principalmente con la sua istituzione che sar evitato il pericolo che, mentre si procede ad un decentramento
dell'amministrazione dello Stato, si vada a costituire un accentramento regionale.
TARGETTI rileva anzitutto che la costituzione delle Giunte - sulla cui necessit tutti i componenti del Comitato furono
concordi - d luogo ad una costruzione assai imperfetta, in quanto, nel caso in esame, viene a mancare l'Assemblea
deliberante, di cui normalmente una Giunta il corpo esecutivo.
Crede che le varie ragioni che hanno determinato la proposta di abolire la Provincia possano sintetizzarsi in una sola, e cio
nella superfluit di tale ente, in conseguenza del sorgere del nuovo ente Regione. Non , personalmente, di tale parere,
perch ritiene che la coesistenza dei due enti risulti possibile, sia per considerazioni storiche, sia perch la Regione nasce
sottraendo attribuzioni allo Stato e non gi alla Provincia. Non trova, quindi, convincenti le ragioni addotte a sostegno della
soppressione della Provincia; mentre ricorda le ragioni favorevoli alla sua conservazione; a parte quelle di carattere storico,
sono tutte le altre che fanno della Provincia un ente naturale, di cui riconosciuta l'armonicit in tutti i campi, nelle
tradizioni, cio, nelle abitudini, nel linguaggio, nell'abito mentale degli abitanti, nell'industria e nel commercio, e fnanco
nella costituzione geologica del territorio.
La conservazione della Provincia eviterebbe l'inconveniente accennato da ultimo dal Relatore e cio la creazione di un
nuovo accentramento: infatti, creando la Regione ed abolendo la Provincia, mentre si tenderebbe a ridurre, col
decentramento, al minimo gli inconvenienti della burocrazia, non si farebbe altro che sostituire alla burocrazia statale
altrettante burocrazie regionali, attraverso le quali si darebbe origine ad un accentramento nuovo, non pi sopportabile di
quello passato che si era reso oltremodo opprimente.

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Il mantenimento della Provincia d'altra parte, potrebbe calmare il disappunto di tutti quegli enti, i cui voti o desideri, pur
fatti presenti, non sono stati accolti, e se ne avvantaggerebbe la Regione stessa, sorgendo cos in un clima pi sereno e pi
sgombro da contrasti.
Conclude affermando che il riformatore pi audace non deve avere incertezze nel distruggere ci che dannoso, ma deve
procedere ponderatamente quando si tratta di demolire istituzioni la cui conservazione pu essere utile.
ZUCCARINI dichiara che coloro che sono favorevoli alla soluzione regionale non hanno mai pensato di fare della Regione
l'unico organo rappresentativo degli interessi particolari. Al contrario, in tutti stata viva la preoccupazione di costituire fra
Comuni e Regione organi intermedi, attraverso i quali gli interessi locali potranno far pervenire la loro voce all'ente Regione.
Non ci fu dissenso su questo; il dissenso invece sorse quando si tratt di stabilire quali devono essere questi organi e come
devono formarsi.
Secondo lui tali organi intermedi non debbono essere creati arbitrariamente o dettati dall'alto (cosa che in passato poteva
dirsi per le Provincie) ma dovranno formarsi naturalmente, secondo gli interessi della popolazione, la quale dovr avere la
possibilit di manifestare il suo intendimento di far parte di un determinato raggruppamento perch lo trova pi
conveniente, cos come i cittadini trovano conveniente recarsi in una citt piuttosto che in altra di una data zona per curarvi
i loro interessi. Gli organi intermedi dovrebbero, a suo avviso, essere di due specie: l'uno, che chiamer di vicinanza , che
unisca i comuni esistenti in un raggio pi ristretto; l'altro che costituisca un raggruppamento pi grande, che potrebbe anche
trovare sede negli attuali capoluoghi di Provincia.
Fa subito rilevare che tali organi, che non dovrebbero avere una propria autonomia, assicurerebbero il collegamento fra il
Comune e la Regione, ed avrebbero lo scopo di portare a conoscenza e alla risoluzione della Regione i problemi di Comuni o
gruppi di Comuni. A tale proposito dichiara che non nel suo intendimento di sopprimere il concentramento statale per
creare poi quello regionale, tanto vero che, in sede di Comitato, ha manifestato il suo aperto dissenso circa la creazione di
circondari come organi decentrati della Regione.
Segnala due sistemi che, a suo parere, si potrebbero seguire per la nomina dei componenti di questi organi: la nomina da
parte dei Comuni che compongono questi circondari, oppure - specie se si addivenisse come spera, per la elezione dei
deputati regionali, ad un sistema di circoscrizioni elettorali pi ristrette, corrispondenti ai circondari - delegando ai deputati
regionali eletti in quel determinato circondario il compito di funzionare anche come rappresentanza pi ristretta degli
interessi dello stesso circondario.
Ritiene che, dal momento che si pensa di fare della Regione un organo di decentramento, con attribuzioni limitate e con
una rappresentanza in esso dello Stato, il mantenimento della Provincia non costituirebbe altro che l'aggiunta di un nuovo
organo, ci che renderebbe in definitiva pi difficile la soluzione del problema del decentramento (non bisogna dimenticare
infatti il pericolo di un eccessivo sviluppo della burocrazia!) e complicherebbe il sistema che ora si vuole perfezionare,
compromettendo i risultati e l'esistenza stessa dell'organo che in questo momento si sta creando.
Concludendo, manifesta il suo parere assolutamente contrario alla conservazione, come ente autonomo, della Provincia, la
quale, cos come ora costituita, resterebbe quella costruzione artificiosa, che dal punto di vista amministrativo non ha
assolto ai suoi compiti e non corrisponde esattamente agli interessi delle popolazioni.
NOBILE, a parte il fatto che, se errori si sono potuti commettere nella formazione delle provincie, sarebbe sempre possibile
rimediarvi, ritiene che il problema non sia tanto quello di fare una revisione delle circoscrizioni provinciali, quanto quello di
considerare l'opportunit della conservazione della Provincia come ente autarchico.
Rileva una contraddizione nella quale, a suo avviso, cadono i regionalisti, i quali sostengono che la creazione delle
Assemblee regionali render possibile una maggiore partecipazione del popolo italiano alla vita pubblica, ma dimenticano
poi che, con la soppressione della Provincia, si aboliscono i Consigli provinciali, i quali, per quanto ristretti, costituiscono pure
un mezzo per far partecipare il popolo alla vita politica.
Ritiene poi che non si debba dire troppo male della burocrazia, la cui corruzione odierna rispecchia la corruzione di tutta la
vita anche politica del Paese, ed perci un fatto contingente al quale si potr rimediare.
Dichiara quindi di essere favorevole alla coesistenza dell'ente Provincia, accanto all'ente Regione che si sta ora creando.
LACONI dichiara di non essere d'accordo con i colleghi che l'hanno preceduto. Afferma che il nuovo ente si crea per
rimediare ad alcune deficienze dell'organizzazione centralistica dello Stato italiano, non solo, ma anche per basare la nuova
struttura organica della vita pubblica italiana su una unit pi vasta di quello che non sia la Provincia.
Rispondendo all'onorevole Targetti, osserva che l'ente Regione trae le sue attribuzioni in parte dello Stato, ma in parte
anche dalla Provincia.
Non ha nulla da eccepire circa l'opportunit di conservare le provincie e gli organi atti a rimediare a determinate deficienze;
ma fa presente che la mancanza, la quale potrebbe essere molto sentita, di un centro provinciale di interessi, di mercato, nel
quale poter sbrigare pratiche burocratiche, non porta alla necessaria conseguenza di conservare la Provincia come organo
autonomo. Gi oggi la Provincia svolge funzioni assai limitate, e si pu affermare che ben pochi si accorgoro dell'esistenza di

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un ente autarchico territoriale chiamato Provincia. Non a torto si detto che questa una creazione artificiale, ed il fatto
stesso che si sia affermata l'esigenza dell'ente Regione esclude la necessit della Provincia.
Conclude dichiarandosi contrario a che la Provincia sia inserita, nell'articolo 1, il quale riguarda soltanto gli enti che abbiano
una rilevanza costituzionale, senza tuttavia escludere la possibilit di considerare gli attuali capoluoghi di provincia come
citt in cui si trovino uffici decentrati della Regione.
CASTIGLIA ricorda, che la diversit di vedute in merito alla conservazione della Provincia si pales gi in seno al Comitato;
ed egli fu tra i deputati di minoranza che si dichiararono per la conservazione della Provincia come ente autarchico, non
vedendo ragione per sopprimerla.
Mentre concorda pienamente con le considerazioni dell'onorevole Targetti, non pu condividere quelle dell'onorevole
Zuccarini, che gli sembrano inspirate soprattutto dalla preoccupazione dell'innovazione ad ogni costo. La Provincia ha
dimostrato in passato di saper dare ottime prove di capacit amministrativa e di essere utile agli interessi del Paese.
Circa la suddivisione - della cui necessit lo stesso onorevole Zuccarini si rende conto - della Regione in circoscrizioni
raggruppanti un certo numero di comuni, osserva che, dal momento che questo raggruppamento gi esiste nella Provincia
e funziona da lunghissimo tempo, ogni diversa suddivisione del territorio regionale in circondari, mandamenti o altre
circoscrizioni, non avrebbe che il risultato di complicare le cose e di creare nuove difficolt.
Ritiene poi che agli inconvenienti, ai quali alcuni oratori hanno fatto riferimento, sostenendo l'opportunit di sopprimere la
Provincia, sia facile porre riparo e che ad ogni modo non siano tali da infirmare il fatto storico, che la Provincia un
aggruppamento naturale e spontaneo di centri minori attorno ad uno maggiore, per cui da provincia a provincia si notano
evidenti diversit di dialetto, di usi commerciali e di altre caratteristiche, soprattutto etniche. Conservando alle provincie
soltanto la caratteristica di organi di decentramento amministrativo nell'ambito della Regione, sforniti di ogni capacit di
rappresentanza di interessi locali distinti, si intenderebbe sopprimere la Provincia come ente autarchico per realizzare un
decentramento amministrativo, senza per altro raggiungere l'intento, perch in fatto nessuno degli uffici attualmente
esistenti nei capoluoghi di Provincia sarebbe abolito. Che se, in luogo dell'attuale suddivisione per provincie, si effettuasse
una diversa suddivisione per circondari od altre circoscrizioni territoriali pi ristrette della Provincia, si creerebbero
altrettante burocrazie, con un effetto esattamente contrario a quello che si dice di voler ottenere.
Per queste ragioni e per le altre esposte dai colleghi che condividono la sua opinione, voter a favore dell'emendamento
proposto all'articolo 1, che prevede la suddivisione del territorio nazionale in Regioni, Provincie e Comuni, con la riserva di
esaminare successivamente la formulazione dell'articolo 17 del progetto.
LUSSU d'avviso che l'argomento in discussione acquisti una grande rilevanza, ove si consideri la ripercussione che la
soppressione o meno della Provincia avr inevitabilmente sulla Regione, cos come stata concepita. Non nasconde le sue
preoccupazioni per quanto stato detto dall'onorevole Targetti; e questo lo induce a pensare che molti siano ancora coloro i
quali non vedono il problema della Provincia nella sua realt.
Sulla soppressione della Provincia come circoscrizione amministrativa (prefetture) tutti sono concordi. La Provincia come
ente autarchico territoriale si riduce a ben poca cosa, essendo le sue competenze limitate alle strade provinciali, ai brefotrofi
ed ai manicomi. rimasto, quindi, sorpreso nel riscontrare in un recente discorso tenuto dall'onorevole Einaudi in Piemonte,
molte riserve a proposito dell'istituzione della Regione, che ritiene contrastanti con l'atteggiamento dallo stesso oratore
tenuto precedentemente in seno alla Sottocommissione. In realt la soppressione della Provincia come ente autarchico e la
sua trasformazione, nei modi e nei termini che saranno successivamente studiati, non porter alcun danno alla vita politica
ed amministrativa del Paese.
Fa presente l'opportunit di combattere la tendenza, manifestatasi in qualche settore dell'opinione pubblica, a considerare
la soppressione della Provincia quasi come una diminutio per gli attuali capoluoghi, perch questi, pur sopprimendosi l'ente
Provincia, manterranno la loro importanza economica, commerciale ed anche amministrativa, in quanto in queste localit
continueranno ad avere la loro sede i Tribunali, le Intendenze di finanza, gli enti militari e tutti gli altri istituti, mentre
soltanto i problemi relativi alle strade e pochi altri passeranno dalla competenza della Provincia a quella della Regione.
Dichiara di essere stato fautore in seno al Comitato dell'opportunit di creare una circoscrizione intermedia fra la Regione
ed il Comune, il distretto, ad esempio, o come altri dice, il circondario (non crede sia il caso di fare questione di terminologia):
questa circoscrizione dovr avere un carattere naturale, risultante da una convergenza di interessi e dovr avere il diritto di
mandare i suoi rappresentanti all'Assemblea regionale.
Con la soppressione della Provincia si otterr inoltre il vantaggio di una sburocratizzazione, che definisce necessaria ed
indilazionabile, e non, come teme l'onorevole
Targetti, un appesantimento della burocrazia, che incompatibile con l'esistenza di circoscrizioni naturali.
PRESIDENTE, riassumendo la discussione, pone in rilievo che due sono i punti in discussione: il mantenimento della Provincia
come ente autarchico o la sua soppressione e conseguente trasformazione in altro ente considerato come centro di servizi.
Ove sia approvata quest'ultima soluzione, il problema verr nuovamente in discussione nel corso dell'esame dell'articolo 17.

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D lettura delle due proposte presentate che costituiscono emendamento di quella del Comitato. La prima: Il territorio
dello Stato ripartito in Comuni, Provincie e Regioni dell'onorevole Bozzi; la seconda: Il territorio della Repubblica
ripartito in Regioni, Provincie e Comuni degli onorevoli Tosato, Fuschini, Mannironi, De Michele, Cappi e Codacci Pisanelli.
BOZZI, allo scopo di unificare le due proposte sostanzialmente identiche, modifica il suo emendamento, sostituendo allo
parole territorio dello Stato le altre territorio della Repubblica .
TOSATO in seguito all'andamento della discussione che si svolta, ritira la sua proposta, la quale, senza pregiudicare la
questione circa l'opportunit di considerare o meno la Provincia un ente autarchico, mirava a garantire la Provincia come
circoscrizione del territorio dello Stato.
PRESIDENTE ricorda poi la proposta dell'onorevole Conti, cos formulata: Il territorio della Repubblica ripartito in
Regioni e Comuni. Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento regionale ; e fa osservare che il
presentatore ha tenuto conto dell'osservazione fatta da vari colleghi circa l'opportunit di considerare la Provincia come un
organo gi esistente, salvo a precisarne poi la figura.
Metter prima in votazione l'emendamento Bozzi: ove questo non sia approvato metter in votazione la proposta Conti,
che accetta il principio adottato dal Comitato con un'aggiunta che serve a soddisfare esigenze di altro ordine.
CONTI dichiara di aver presentato tale proposta allo scopo di precisare - in contrapposto a quella presentata dall'onorevole
Tosato - che la Provincia un ente di decentramento amministrativo.
LACONI ricorda l'emendamento, da lui presentato, che considera particolarmente la questione delle Regioni autonome.
PRESIDENTE del parere che della proposta dell'onorevole Laconi, il quale ritiene che certe regioni abbiano una figura
tipica e differenziata, tale che debba essere messa in evidenza anche nel primo articolo, si possa parlare in seguito.
Mette in votazione la formula proposta dall'onorevole Bozzi: Il territorio dello Stato ripartito in Comuni, Provincie e
Regioni .
PICCIONI dichiara di votare contro, perch questa formula, per il modo come redatta, pone la Provincia sullo stesso piano
della Regione e del Comune. Voter invece a favore dell'ordine del giorno Conti.
LA ROCCA voter contro, in quanto la proposta Bozzi fa anche della Provincia un ente autarchico.
FABBRI voter pure contro, perch ritiene che il criterio dell'autonomia debba essere tenuto distinto da quello
dell'adempimento dei servizi. Fa presente che la Provincia oggi non ha autonomia che per limitati oggetti (strade,
brefotrofi, manicomi) i cui problemi sono suscettibili di risoluzione in sede pi larga, come quella rappresentata dalla
Regione che, secondo il progetto, dovr avere una base di almeno 500.000 abitanti. I Parlamenti regionali, non solo per le
strade, i brefotrofi e i manicomi, ma per un'infinit di altri servizi potranno deliberare in modo autonomo, nell'ambito della
legge nazionale e, con ogni probabilit, la sede burocratica dei servizi locali coincider con quella degli attuali capoluoghi di
provincia.
LUSSU dichiara di votare contro la proposta Bozzi.
LAMI STARNUTI voter contro, perch non favorevole al mantenimento della Provincia come ente autarchico.
Voter invece a favore dell'aggiunta proposta dall'onorevole Conti, la quale non fa che spostare all'articolo 1 quello che
detto all'articolo 17.
NOBILE dichiara pure di votare contro.
TOSATO dichiara di votare contro la formula Bozzi ed a favore di quella dell'onorevole Conti, che risponde all'esigenza alla
quale si ispirava la sua propria proposta.
Si riserva di insistere, quando verr in discussione l'articolo 17, circa l'opportunit di rendere la Giunta elettiva.
FUSCHINI voter a favore della proposta dell'onorevole Bozzi, perch ritiene che il mantenimento della Provincia come
ente autarchico, invece di danneggiare la Regione, possa giovarle.
MANNIRONI si asterr dalla votazione, riservandosi di precisare il suo pensiero in sede di discussione dell'articolo 17.
(Non approvata).
LACONI chiede che la proposta dell'onorevole Conti venga messa in votazione per divisione perch egli, pur non essendo
contrario a quanto dispone nella seconda parte, ritiene che essa accenni ad una questione che non ha rilevanza
costituzionale.

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Quanto alla sua proposta: Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni, Regioni autonome e Comuni , accetta che
sia discussa in sede di articolo 2, con la riserva che, se la questione verr risolta in senso favorevole alla sua tesi, si modificher
conseguentemente l'articolo 1, introducendovi il concetto in essa contenuto.
PRESIDENTE concorda con l'onorevole Laconi.
AMBROSINI, Relatore, chiede che, eliminato l'emendamento Bozzi, sia posto in votazione il testo del progetto, salvo a
passare poi all'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Conti.
PRESIDENTE pone in votazione la formulazione dell'articolo 1 nel testo proposto dal Comitato:
Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni e Comuni .
( approvata).
Invita la Sottocommissione a pronunciarsi sul comma aggiuntivo proposto dall'onorevole Conti:
Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento regionale .
FABBRI domanda se con ci si intendano limitare le circoscrizioni amministrative alle sole Provincie, escludendo altre
circoscrizioni che, ai fini di altri servizi statali, esistono nel territorio nazionale, come dipartimenti, distretti, circondari, ecc.
PRESIDENTE spiega che la redazione della Costituzione dove rispondere alle domande che sono implicite nella opinione
popolare come, ad esempio, quella concernente la questione delle Provincie, mentre non necessario che consideri le altre
circoscrizioni, delle quali nessuno si occupa.
MORTATI pone in rilievo l'importanza dell'osservazione dell'onorevole Fabbri perch, se il testo non fosse chiarito nel senso
da lui domandato, si potrebbe pensare che non esistano altri modi di decentrare le funzioni delle Regioni. Mentre
favorevole alla proposta Conti, si riserva di parlare in seguito circa altre possibilit di decentramento.
AMBROSINI, Relatore, ricorda che l'articolo 6 prevede una futura legge che si occuper del decentramento.
PRESIDENTE avverte che l'emendamento Conti - nel testo proposto originariamente - non faceva altro che ripetere la stessa
frase contenuta nel primo comma dell'articolo 17. La Sottocommissione, come naturale, nel successivo sviluppo del suo
lavoro, terr conto delle nuove posizioni raggiunte, e perci, quando si discuter l'articolo 17, non mancher di uniformare la
dizione del primo comma a quella ora posta ai voti, sempre che risulti approvata.
Pone in votazione l'aggiunta proposta dall'onorevole Conti:
La Provincia una circoscrizione amministrativa di decentramento regionale .
( approvata).
D quindi lettura dell'intero articolo primo cos come stato approvato dalla Sottocommissione:
Il territorio della Repubblica ripartito in Regioni e Comuni. La Provincia una circoscrizione amministrativa di
decentramento regionale .
Apre ora la discussione sull'articolo 2 del progetto:
Nel quadro dell'unit e indivisibilit dello Stato, le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni
secondo i princip fissati negli articoli seguenti.
Alla Sicilia, alla Sardegna, alla Valle d'Aosta ed al Trentino-Alto Adige, sono attribuite forme e condizioni particolari di
autonomia con Statuti speciali di valore costituzionale .
NOBILE presenta un emendamento sostitutivo del secondo comma:
Per le Regioni mistilingui potranno concedersi particolari condizioni di autonomia, con statuti speciali di valore
costituzionale .
Pur riconoscendo che l'idea regionalista non nuova ed ha avuto in tutti i tempi i suoi sostenitori, ritiene che l'intensit di
movimento che ha assunto oggi, sia un fenomeno patologico - verificatosi anche dopo la precedente guerra mondiale - di
carattere temporaneo, derivante dal collasso morale, economico e sociale del dopoguerra.
quindi del parere che, tenendo presenti le speciali esigenze politiche del momento, si
possano soddisfare le richieste delle popolazioni sarde o siciliane con una larga autonomia temporaneamente concessa, ma
contrario ad affermare nella Costituzione, o quindi in modo permanente, la concessione di autonomie a Regioni che non

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sono meno italiane di tutte le altre elencate. Ci costituirebbe, a suo parere, un pericoloso precedente ed una seria minaccia
all'unit politica dello Stato.
Riconosce invece l'opportunit di concedere un'autonomia speciale alle regioni mistilingui di confine.
MANNIRONI propone che, in luogo dell'articolo 2 del progetto definitivo, si prenda in considerazione quello
precedentemente proposto dall'onorevole Ambrosini, che non stabiliva in modo cos preciso trattamenti preferenziali per
determinate regioni.
Esso era cos concepito:
Nel quadro dell'unit politica dello Stato, le Regioni sono costituite in enti autonomi dotati di diritti propri secondo i
princip fissati negli articoli seguenti, salvo l'attribuzione di una condizione giuridica diversa da farsi con legge di natura
costituzionale a talune Regioni in vista della loro situazione particolare .
Pur augurandosi che alla Sardegna venga attribuita l'autonomia pi vasta possibile. del parere che nel testo
costituzionale si debba per ora affermare che l'autonomia concessa in eguale misura a tutte le Regioni; si vedr in seguito
se alle quattro Regioni, elencate nel capoverso dell'articolo 2, sar opportuno concedere un'autonomia pi ampia.
BOZZI domanda al Relatore se gli statuti speciali di valore costituzionale di cui parla, in fine, l'articolo 2, siano gli stessi
considerati all'articolo 21 ( Lo Statuto di ogni Regione sar deliberato, in armonia ai princip informatori degli articoli
precedenti, dalla rispettiva Assemblea Regionale, e verr sottoposto alla ratifica del Parlamento ); e, nel caso che non lo
siano, se sono concessi dallo Stato o formulati dalle stesse Regioni. Domanda inoltre se le quattro regioni considerate in modo
particolare siano tenute alla osservanza delle leggi fondamentali.
MORTATI chiede al Relatore di precisare meglio se gli articoli 3 e seguenti impegnino anche le Regioni indicate nella
disposizione in esame.
FUSCHINI prega il Relatore di dire quali sono le forme e le condizioni particolari di autonomia concesse con statuti speciali.
RAVAGNAN domanda perch, tra le Regioni alle quali sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, si sia
compreso anche il Trentino che, a suo avviso; non ne ha bisogno.
PERASSI fa rilevare che Trentino e Alto Adige costituiscono una sola regione.
AMBROSINI, Relatore, rispondendo all'onorevole Nobile, osserva che riforme analoghe a quelle che si stanno facendo ora,
per quanto in forma diversa, furono auspicate, nel momento in cui si costitu l'unit d'Italia, da Mazzini e da Cavour, e che
progetti di legge tendenti a questo scopo furono presentati da Farini e da Minghetti. Ritiene quindi che, se nel momento in
cui l'unit d'Italia poteva essere in pericolo, i sommi costruttori di essa non esitarono a fare proposte in tal senso, oggi non si
debba nutrire alcuna delle preoccupazioni fatte presenti dall'onorevole Nobile; si potr, se mai, discutere sui miglioramenti
da apportare al sistema tecnico di applicazione del progetto.
Fa rilevare all'onorevole Mannironi che - pur avendo sempre tenuto presente l'indicazione tassativa contenuta nell'ordine
del giorno Piccioni, approvato dalla Sottocommissione - egli aveva, nella seconda parte del testo originario dell'articolo 2,
prospettata dal punto di vista generale la opportunit che si attribuisse una particolare forma di autonomia a talune
Regioni. Ader subito all'idea dominante in seno al Comitato di fare nella Costituzione un esplicito richiamo alle quattro
Regioni (Sicilia, Sardegna, Val d'Aosta e Trentino-Alto Adige) per determinarne senz'altro la condizione particolare. Si
opponevano a tale indicaziane tassativa alcuni Commissari - tra cui l'onorevole Einaudi - manifestando il dubbio che con ci
si potesse precludere ad altre Regioni, che potessero venire a trovarsi in condizione diverse dalle altre, la possibilit di
chiedere ed ottenere una forma speciale di autonomia o - come era detto pi genericamente nel suo progetto originario una condizione giuridica diversa.
Osserva in proposito - e in tal modo risponde indirettamente al quesito rivoltogli dall'onorevole Bozzi - che il dubbio
sollevato dall'onorevole Einaudi pu essere diradato, quando si tenga presente che - mentre, a norma dell'articolo 21 del
progetto, gli Statuti delle Regioni in generale sono particolareggiatamente preparati, sulla base delle disposizioni della
Costituzione, dalle Assemblee regioni e sottoposti alla ratifica del Parlamento - per gli statuti speciali da attribuire
eccezionalmente a talune Regioni occorre, oltre alla richiesta motivata della Assemblea regionale interessata, l'intervento,
ed intervento decisivo, del potere costituente, dell'attuale Assemblea Costituente o del futuro legislatore in veste per di
legislatore costituente e non di legislatore ordinario. Come era espressamente chiarito nell'articolo 22 del suo progetto
originario, che il Comitato ritenne a maggioranza non necessario, la espressione valore costituzionale , a cui ha accennato
l'onorevole Bozzi, va intesa nel senso che, incidendo la concessione di uno Statuto speciale ad una particolare Regione su
quanto stabilito nella Costituzione, ci vuole una legge di valore costituzionale, approvata cio dal legislatore costituente,
per mettere in essere un tale Statuto speciale.
All'onorevole Fuschini risponde che non possibile precisare ora quali saranno le forme e le condizioni particolari di
autonomia da attribuire eccezionalmente a talune Regioni. Aggiunge che la specialit dello Statuto di queste Regioni,
dettato allo scopo di tenere conto delle loro speciali condizioni, non turber all'alto l'organicit, n diminuir l'armonia del
principio dell'autonomia adottato dalla Costituzione; perch appunto in funzione delle diverse esigenze e delle peculiari
condizioni di ogni Regione, cio dello spirito animatore, che questo principio del sistema deve essere attuato. Fa presente che
appunto in omaggio a tale principio che vengono concesse alla Regione le potest legislative di cui si parla negli articoli 3 e
4 del progetto. lo stesso principio, portato su una base pi larga e pi aderente alla posizione particolare di qualche

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Regione, che viene attuato quando si prevede la concessione di Statuti speciali. Ricorda in proposito che alla dizione
generica dell'articolo 2 del progetto originario salvo l'attribuzione di una condizione giuridica diversa , ritenne opportuno
sostituire nello schema in esame quella pi precisa sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia , la quale
d egualmente la possibilit di prendere in considerazione le situazioni pi diverse.
Sull'osservazione dell'onorevole Ravagnan, dichiara che il Comitato ha ritenuto di non allontanarsi, nella formulazione degli
articoli, dalle direttive tracciate dalla Sottocommissione, la quale, dopo avere specificatamente discusso anche sulla
questione di quelle Regioni, approv l'ordine del giorno Piccioni, in cui si parla di Trentino-Alto Adige . Ricorda a questo
proposito che nel progetto predisposto dal Prefetto di Bolzano, Consigliere di Stato Innocenti, si prevede la costituzione di
un'unica Regione, pur adottandosi delle norme speciali intese a rilevare la differenza fra il Trentino e l'Alto Adige.
Comunque non vi ragione di preoccuparsi, perch la situazione resta impregiudicata. Verr risolta quando si esaminer di
proposito la situazione di quelle parti del territorio nazionale.
TOSATO, parlando per mozione d'ordine, esprime il parere che per ora si debba limitare la discussione al primo comma
dell'articolo 2, perch prima di passare a considerazioni di carattere particolare, quali la concessione di Statuti speciali a
determinate Regioni od il coordinamento di tali Statuti speciali, necessario fissare il quadro generale delle autonomie.
LACONI di parere assolutamente opposto a quello dell'onorevole Tosato, perch ritiene che la questione riguardante il
trattamento da fare alle quattro Regioni, indicate nel secondo comma dell'articolo 2, sia cos singolare, da non poter essere
condizionata alla soluzione che si riterr di dare alla questione concernente tulle le altre Regioni, ed anche perch - come ha
gi rilevato in occasione della presentazione di una sua proposta di modifica dell'articolo 1 - ritiene che il secondo comma
dell'articolo 2 sia intimamente collegato con l'articolo 1.
LUSSU prega l'onorevole Tosato di ritirare la sua mozione d'ordine la quale, anzich semplificare il lavoro, minaccia di
renderlo pi complicato.
TOSATO non insiste nella sua mozione d'ordine.
LUSSU, rispondendo alle osservazioni dell'onorevole Nobile, ricorda anzitutto le benemerenze che i sardi si sono conquistate,
battendosi valorosamente contro il tedesco per l'unit nazionale e per la dignit del Paese. Ritiene che la proposta
dell'onorevole Nobile - la quale tende a far entrare nell'ordine generale della riforma autonomistica dello Stato la
concessione di uno Statuto alla Sicilia ed alla Sardegna - non possa essere presa in considerazione, in quanto costituirebbe,
allo stato dei fatti, una complicazione estremamente grave dal punto di vista politico ed una ingiustizia palese dal punto di
vista giuridico.
Fa presente che la Sicilia e la Sardegna sono delle isole e, come tali, anche materialmente distaccate dal Governo centrale;
onde la necessit di metterle in condizioni di poter funzionare anche in tempi non
normali, concedendo loro una particolare forma autonomista.
Esorta a non considerare la questione delle autonomie con spirito semplicistico, perch l'Italia un paese eminentemente
vario e complesso nelle sue parti.
MORTATI riconosce le difficolt che il Relatore ha dovuto superare per salvaguardare questa forma di autonomia
particolare; ma rileva che, malgrado le spiegazioni date dall'onorevole Ambrosini, i dubbi sorti dalla lettura del testo non
sono stati dileguati. Sembrerebbe infatti che, a norma del capoverso dell'articolo 2, tali Regioni potrebbero far valere forme
e condizioni particolari di autonomia semplicemente con propri statuti, i quali sarebbero investiti di valore costituzionale;
dal che deriverebbe la conseguenza che le Assemblee regionali potrebbero con un loro decreto modificare la Costituzione.
AMBROSINI, Relatore, risponde che contrario allo spirito del progetto il pensare che un'Assemblea regionale possa
modificare la Costituzione, e ricorda di aver gi detto che la norma in questione dovr essere coordinata con quella
dell'articolo 21.
MORTATI replica che in tal caso bisognerebbe dire: con statuti speciali approvati con leggi di valore costituzionale .
Passando poi al merito, rileva che - stando a quanto ha detto l'onorevole Ambrosini - si giunge alla conclusione che, per le
Regioni alle quali stata concessa una speciale forma di autonomia, acquisito il diritto di non riprodurre nei loro Statuti
alcuna delle disposizioni stabilite negli articoli 3 e successivi del progetto, mentre egli del parere che determinati princip
fondamentali, che si riflettono sulla struttura stessa dello Stato, debbano essere comuni a tutte le Regioni.
N, d'altra parte, ritiene che sia possibile ora accettare il principio dell'istituzione di statuti speciali, senza sapere in qual
modo essi si coordineranno con questo progetto. Che questa sia la sede opportuna per fare il coordinamento - delineando
un quadro preciso della struttura dello Stato, sia nella configurazione normale che in quella eccezionale - appare
chiaramente anche dal testo della legge che approva lo Statuto siciliano, e che affida all'Assemblea Costituente il compito di
coordinare tale Statuto con le leggi fondamentali dello Stato.
quindi del parere che questo articolo si debba esaminare ed approvare in un secondo tempo, quando - stabilito il quadro
dell'ordinamento regionale - si potr vedere con precisione a quali princip sar possibile derogare in favore di determinate
Regioni.

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Domanda poi se, con la parola statuti , si intenda alludere all'esplicazione dei princip fondamentali della Costituzione,
per cui, rientrando essi nei poteri normali dell'autonomia, si potrebbe prescindere dall'approvazione fatta con legge; se
invece significhi qualche cosa di diverso, necessaria una legge costituzionale ed allora si dovrebbe precisare dicendo
all'articolo 21: ratifica per opera di legge .
Si domanda, infine, se non sarebbe pi opportuno inserire nella stessa Costituzione, nella parte dedicata alla Regione,
disposizioni speciali a favore di singole Regioni. Ritiene altres che si dovebbe dare anche ad altre Regioni, oltre quelle
indicate nell'articolo 2, la possibilit di domandare uno speciale trattamento.
BORDON ritiene infondate le critiche mosse al progetto ed in particolare quelle riferentisi all'articolo 2.
Fa anzitutto presente che le Regioni sono, sotto molti aspetti, diverse fra di loro; e che specialmente quelle che hanno delle
minoranze etniche meritano statuti particolari.
Circa le osservazioni dell'onorevole Mannironi, ritiene che non sia possibile astenersi per ora dal citare le Regioni a cui sono
concessi Statuti speciali, limitandosi ad affermare che tale questione sar esaminata in futuro: infatti, l'articolo 2 stato
formulato non solo in base ad una realt scaturita dall'esame approfondito della situazione di fatto, ma anche perch le
quattro zone citate e in ispecie la Val d'Aosta hanno gi dei diritti acquisiti, per quanto in stad diversi.
Invita l'onorevole Nobile, il quale riconosce che le zone mistilingui hanno delle peculiarit tali da meritare una particolare
autonomia, a tener presente che non tutte le zone mistilingui possono considerarsi sullo stesso piano ed quindi necessario
fare una distinzione. Non poi favorevole alla dizione proposta dall'onorevole Nobile, anche perch dalla lettura di essa
sembrerebbe che l'autonomia per la Val D'Aosta debba ancora concedersi, il che non .
Concorda con coloro i quali hanno sostenuto che gli statuti speciali dovranno inquadrarsi nella futura Costituzione; e,
affinch non siano male interpretati i sentimenti autonomistici Valdostani, fa presente che il fatto di aver conservato l'uso
della lingua francese e affermato il diritto alla propria autonomia non deve far dimenticare il sentimento di italianit degli
abitanti della valle, che in tutti i tempi hanno operato a favore della Madre comune. Trova quindi inconcepibile
l'affermazione pubblicata su un giornale locale il quale, dopo aver sostenuto che le autonomie regionali costituiscono un
errore, conclude domandando l'indipendenza con la garanzia internazionale. Non ritiene che possa reggere una garanzia di
tal genere, mentre ritiene doveroso che l'autonomia trovi una garanzia nella Costituzione con una espressa menzione di tale
diritto ad uno Statuto speciale.
VANONI, premesso che anche la Provincia di Sondrio ha avuto ed ha tuttora aspirazioni autonomistiche, dichiara che
quando si esamina l'articolo 2 del progetto che regola le autonomie regionali dell'intero Stato italiano, ci si deve porre il
problema nei suoi termini politici ed economici.
Considerando il problema sotto il primo aspetto, osserva che gli Statuii speciali concessi a talune Regioni sono provvisori - in
quanto non ancora sottoposti al vaglio dell'Assemblea Costituente - e devono essere coordinati con le norme della Carta
costituzionale. Concorda con l'onorevole Mortati nel ritenere inopportuna la menzione particolare delle quattro Regioni
nell'articolo in esame, posto che le situazioni speciali di queste Regioni hanno dato luogo a singoli provvedimenti ancora
suscettibili di modificazioni da parte della Costituente; e ritiene che la garanzia di carattere costituzionale, richiesta
dall'onorevole Bordon, sia superata dal fatto che la legge stessa sull'autonomia assumer il carattere di una vera e propria
leggr costituzionale.
Nei riguardi della Sicilia e della Sardegna, osserva che dovrebbe essere possibile risolvere in modo soddisfacente le esigenze
di carattere pratico, particolari di queste Regioni, nel quadro dell'autonomia concessa a tutte le altre Regioni, evitando cos
una menzione particolare, la quale non farebbe altro che sottolineare il fatto politico che queste due Regioni sono state
all'avanguardia del movimento autonomista.
Crede, quindi, che sia opportuno tornare alla formula inizialmente proposta dall'onorevole Ambrosini, la quale prevede
l'attribuzione di una condizione giuridica diversa da farsi con legge di natura costituzionale a talune Regioni in vista della
loro situazione particolare .
Ritiene, invece, che meriti considerazione speciale la situazione delle zone mistilingui, e pensa che le esigenze di queste
potranno essere tenute presenti quando - contemporaneamente alla Costituzione - si approveranno le leggi per la Val
d'Aosta e per l'Alto Adige.
Stima anche pericoloso stabilire in questa sede una graduazione di queste autonomie, sia sotto il profilo politico - perch
susciterebbe in tutte le Regioni l'aspirazione ad ottenere, anche senza giustificazioni obiettive, il trattamento pi favorevole
- che sotto il profilo tecnico, in quanto i limiti dell'autonomia dovrebbero essere stabiliti nell'interesse generale e non caso per
caso, di fronte a particolari situazioni.
CONTI riconosce l'opportunit, fatta presente dall'onorevole Bordon, che in sede idonea sia chiaramente affermato che lo
Statuto speciale per la Val d'Aosta gi in atto; ma del parere - per l'armonia del testo Costituzionale - che sia preferibile
sostituire alla dizione del progetto quella primitiva dell'onorevole Ambrosini.
ROSSI PAOLO si dichiara contrario alla formulazione del progetto che , a suo parere, pericolosa. Il capoverso dell'articolo 2
dovrebbe, a suo avviso, contenere un limite ed un chiarimento; e perci ne propone la seguente dizione: Alle regioni
insulari ed a quelle di confine e mistilingui possono venire attribuite, ecc. , che ritiene non possa dar luogo ad alcun
inconveniente, n ad alcuna opposizione, nemmeno da parte dei colleghi che rappresentano le Regioni interessate.

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LACONI dichiara che la lettura del capoverso dell'articolo in esame (che fa sorgere la domanda: le Regioni non considerate
avranno uno Statuto e, se l'avranno, avr questo un valore costituzionale?) lo rende sempre pi convinto che la distinzione
tra le Regioni autonome e le altre Regioni abbia rilevanza costituzionale e debba essere tenuta presente nella formulazione
dell'articolo 1.
Sotto una questione puramente formale se ne cela una sostanziale, e cio l'esigenza per le Regioni particolarmente
considerate di avere uno statuto speciale. La richiesta dell'autonomia regionale deriva dalla constatazione che in Italia
esistono oggi non solo particolari condizioni storiche e politiche che inducono alla creazione di un nuovo ente, ma anche
particolari necessit che differenziano Regione da Regione.
La Regione , a suo parere, un congegno che si rende necessario in un determinato momento storico per rimediare ad una
data situazione; cos, secondo Cavour, Mazzini o Minghetti, la regione autonoma costituiva,
80 anni fa, il necessario anello di congiunzione tra le vecchie unit statali ed il nuovo stato unitario. Ma oggi, riconosciuta la
necessit di introdurre nel nostro ordinamento l'autonomia regionale, questa non si pu pone negli stessi termini per tutta
l'Italia, ma deve essere adottata in modo da stabilire un punto di collegamento tra quelle Regioni che, o per ragioni
geografche o per il fatto di essere mistilingui, sono rimaste in certo qual modo avulse dal processo di formazione dell'unit
d'Italia, e le rimanenti parti dello Stato italiano.
La menzione particolare di alcune Regioni, fatta nel capoverso dell'articolo 2, non dovuta ad una questione di priorit
nell'impostazione del problema autonomistico, ma alla coscienza politica di tale concetto che in esse si venuta maturando,
perch soltanto in queste Regioni la tendenza autonomista ha raggiunto un cos elevato grado di maturit e di
consapevolezza politica da potersi esprimere compiutamente. Cos in Sardegna l'esigenza autonomistica, tramandatasi
immutata nel tempo fino ad oggi, non limitata a particolari correnti politiche, ma divenuta patrimonio di tutti i partiti
ed connaturata in tutta la tradizione culturale dell'isola. Non si tratta di rispondere ad esigenze di carattere psicologico,
ma di risolvere problemi particolari, i quali richiedono, per la Sicilia e per la Sardegna, una legislazione tutt'affatto speciale.
Solo cos sar possibile ottenere che queste Regioni penetrino nel ciclo della vita italiana.
Conclude facendo voti non solo perch, mantenendo il capoverso dell'articolo 2, sia riconosciuto alla Sicilia ed alla Sardegna
uno Statuto speciale, ma anche perch, tenendo presenti le particolari esigenze di queste regioni, si eviti di assimilare il
trattamento che ad esse sar fatto alla soluzione che al problema sar data nei riguardi delle altre regioni d'Italia.
AMBROSINI, Relatore, rispondendo anzitutto all'onorevole Rossi, dichiara di non ritenere accettabile la sua proposta, perch
la parola possono verrebbe ad inficiare quanto gi esiste, e cio gli Statuti per la Val d'Aosta e la Sicilia, i quali non sono
provvisori, ma sono acquisiti al diritto positivo italiano, salvo la coordinazione. Ritiene che il legislatore, lo stesso legislatore
costituente - e con ci risponde anche agli onorevoli Vanoni, Mannironi, Mortati o ad altri colleghi - non possa disconoscere
quelle posizioni differenziate, che esistono nella realt, e che non sono situazioni di fatto, ma situazioni giuridiche. Si
permette di far presente alla Sottocommissione le considerazioni giuridiche e pi ancora d'indole politica che consigliano, ed
anzi che rendono necessario il mantenimento dello Statuto siciliano, salvo il coordinamento con le norme della Costituzione.
Rileva ancora, rispondendo di nuovo alle considerazioni dell'onorevole Bozzi, ed alle preoccupazioni e dubbi sollevati da
altri colleghi, che l'espressione: Statuti speciali di valore costituzionale non deve essere intesa nel senso che le Assemblee
regionali possano darsi gli Statuti che vogliono. La espressione stessa: Alla Sicilia, Sardegna, ecc. sono attribuite forme e
condizioni particolari di autonomia... , precisa che non la Regione che si attribuisce lo Statuto speciale, ma adessa
attribuita la forma speciale di autonomia. Chi gliela attribuisce il potere costituente dello Stato. Ad evitare ogni dubbio,
propone che la fine del secondo comma dell'articolo 2, dove si parla di Statuti speciali di valore costituzionale si integri
con questa dizione: ...Statuti speciali approvati con legge costituzionale .
Conclude insistendo sull'opportunit che, in conformit a quanto la Sottocommissione ha deciso approvando l'ordine del
giorno Piccioni, siano tenute presenti nella Carta costituzionale le situazioni particolari della Sicilia, della Sardegna, della Val
D'Aosta e del Trentino-Alto Adige, anche in considerazione del fatto che la soppressione di tale precisa indicazione potrebbe
dar luogo ad interpretazioni poco benevole.
PRESIDENTE d lettura di alcune proposte di emendamento all'articolo in esame, trasmessegli da vari colleghi.
Dall'onorevole Laconi:
Nel quadro dell'unit ed indivisibilit dello Stato, le Regioni sono costituite in enti autarchici secondo i princip fssati negli
articoli seguenti.
Alle regioni sono delegati tutti quei servizi statali che possono utilmente essere decentrati secondo la legge sulla
riorganizzazione dei servizi dello Stato.
Alla Sicilia, alla Sardegna, ed alle regioni mistilingui di confine sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia
con statuti speciali di valore costituzionale .
Dall'onorevole Mortati:

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Nel quadro dell'unit ed indissolubilit nazionale, le Regioni sono costituite in enti autonomi con poteri e funzioni propri,
secondo i princip, generali e speciali, fssati nei seguenti articoli .
Limitatamente al secondo comma, dall'onorevole Bordon:
Alla Val d'Aosta e alla Regione Tridentina, date le loro condizioni geografiche, economiche e linguistiche, nonch alle
Regioni insulari verranno attribuite forme e condizioni particolari di autonomia con statuti speciali di valore costituzionale .
Dall'onorevole Fabbri:
Alle regioni mistilingui di confine, quali la Val d'Aosta ed il Trentino-Alto Adige ed a quelle insulari, quali la Sicilia e la
Sardegna, sono attribuite, in relazione a queste circostanze, forme ecc. .
*****************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI VENERD 15 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE comunica che l'onorevole Ambrosini ha chiesto che sia stralciata dalla sua relazione la parte speciale. Poich
convinto, che anche la parte anzidetta della relazione sull'ordinamento regionale costituisce un prezioso apporto di idee alla
risoluzione del problema in esame, sicuro di interpretare il pensiero di tutti i componenti la Sottocommissione, invita
l'onorevole Ambrosini a recedere dalla sua richiesta.
FUSCHINI assicura che la richiesta di spiegazioni da lui rivolta all'onorevole Ambrosini, nella riunione precedente, a proposito
dell'articolo 17 del progetto sull'autonomia regionale non era ispirata ad alcun motivo di critica dell'opera veramente
egregia prestata dal Relatore. Si associa pertanto al voto espresso dal Presidente.
AMBROSINI, Relatore, ringrazia ed afferma che la sua opera, per quanto modesta, e sar sempre a completa disposizione
della Sottocommissione.
PRESIDENTE avverte che la discussione verte ancora sull'articolo 2 del progetto sull'autonomia locale.
PICCIONI dubita che lo spirito dell'ordine del giorno, approvato dalla Sottocommissione all'inizio dei suoi lavori, sia stato
tenuto presente nella formulazione del secondo comma dell'articolo 2. In quell'ordine del giorno si faceva richiamo alle
situazioni particolari esistenti in alcune Regioni, relativamente, per, alla necessit di una formulazione di progetto di
ordinamento regionale avente carattere generale. Ci poteva significare, o la necessit di coordinare in un solo testo gli
Statuti regionali gi esistenti e il provvedimento di carattere generale sull'ordinamento regionale, o l'altra di considerare gli
Statuti regionali gi esistenti come guide per la formulazione del progetto generale dell'ordinamento regionale. Si trattava,
cio,
di inquadrare gli statuti gi esistenti nel nuovo ordinamento regionale, nel senso che, riconoscendosi l'esistenza di particolari
condizioni in talune Regioni, tali condizioni avrebbero dovuto essere precisate obiettivamente nel testo generale
dell'ordinamento regionale, in modo che unica rimanesse pur sempre la fonte costituzionale. Ci non stato fatto dal
Comitato, e con l'articolo 2 si creano due tipi ben distinti di Regioni: quelle per cui ha valore il testo generale
dell'ordinamento regionale e quelle, in tutto quattro, a cui invece si lascia un'assoluta autonomia di ordinamento nei
confronti della legge fondamentale. Ci non gli sembra opportuno, onde non crede che il secondo comma dell'articolo 2
possa essere approvato.
Avrebbe poi gradito che si fosse compiuto un esame comparativo fra il progetto di carattere generale sull'ordinamento
regionale e i due Statuti speciali gi esistenti, allo scopo di individuare le condizioni particolari delle Regioni a cui tali Statuti
si riferiscono. Cos, se da questo esame comparativo fosse risultata l'opportunit di tener presenti tali condizioni particolari,
esse avrebbero potuto essere specificate nel testo fondamentale dell'ordinamento regionale, e ci non solo per consacrare i
motivi che possono giustificare un diverso trattamento fatto a quelle Regioni, ma anche per evitare che ad esse possa essere
dato un ordinamento eccessivamente e ingiustificatamente diverso da quello comune. Ancor meno pu essere favorevole
alla formula proposta dall'onorevole Laconi, con la quale, assai pi chiaramente, si prevedono due distinte categorie di
Regioni; argomento che non ha mai formato oggetto di discussione e tanto meno di convergenza di opinioni.
LACONI si richiama, circa le affermazioni dell'onorevole Piccioni sull'opportunit di specificare alcune particolari situazioni
regionali nel testo della Costituzione, al progetto dello Statuto regionale sardo, preparato dal Partito della democrazia

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cristiana, in cui si fanno rivendicazioni di tale natura, che indubbiamente non potrebbero trovar posto in una Carta
costituzionale.
PERASSI riconosce che esistono determinati problemi per alcune Regioni, ma non ha mai pensato che l'ordinamento
regionale in Italia debba essere attuato soltanto per far fronte alle particolari esigenze di talune Regioni. Qualcuno ha
voluto ricordare Mazzini; ma lo stesso Mazzini, che nel 1861 propose l'istituzione della Regione come organo intermedio fra il
Comune e lo Stato, voleva un ordinamento regionale, non gi in vista di un maggiore o minore coordinamento delle varie
nostre Regioni provenienti da Stati diversi, bens da un punto di vista generale, come un nuovo modo, cio, di
organizzazione dello Stato italiano. Si tratta quindi, con l'ordinamento regionale, di realizzare in Italia una democrazia
effettiva e di dare allo Stato una struttura pi rispondente alla variet delle Regioni. Avuto riguardo, per, ad alcune
particolari condizioni geografiche, storiche ed economiche, da considerare la possibilit di dare a talune Regioni un
ordinamento in qualche punto diverso da quello fissato per tutte le altre. A tale proposito resta da risolvere il problema,
giuridico-formale, dell'inquadramento di tali particolari ordinamenti nell'ordinamento regionale dello Stato. Si pu quindi
esaminare la possibilit di apportare qualche modifica al secondo comma dell'articolo 2, nel senso di affermare che gli
ordinamenti regionali speciali non debbano essere nettamente distinti dall'ordinamento generale regionale. A suo avviso,
anzich parlare di Statuti speciali, si potrebbe parlare di ordinamenti autonomi stabiliti con legge costituzionale.
LUSSU ritiene che, per giungere ad una soluzione univoca del problema in esame, sarebbe opportuno che gli onorevoli
Nobile e Laconi ritirassero le loro proposte di emendamenti all'articolo 2, e ci per dissipare alcune preoccupazioni che
possono essere anche giustificabili. Da qualcuno, infatti, si teme che con l'adozione di Statuti speciali per la Sicilia, la
Sardegna, la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige, possano essere adottati princip in contrasto con quelli fondamentali
della Carta costituzionale. Ora, questo timore infondato, tanto pi che nell'articolo 3 detto assai chiaramente che
l'autonomia di ogni Regione deve essere in armonia con la Costituzione e con i princip fondamentali dell'ordinamento
giuridico dello Stato. Solo se ci non fosse, le preoccupazioni manifestate da qualche collega avrebbero una ragion d'essere,
perch si avrebbe, non pi uno Stato unitario democratico, ma uno Stato anarchico, ed allora veramente sarebbe il caso di
parlare di separatismo. Ma chiaro che nessuno in Italia, tranne forse l'onorevole Finocchiaro Aprile, pu pensare, nemmeno
lontanamente, a una simile impostazione dell'ordinamento regionale.
Aderisce, quindi, alle giuste osservazioni dell'onorevole Perassi sull'autonomia regionale intesa da un punto di vista generale,
come un nuovo modo di organizzazione dello
Stato italiano. Non il caso di nutrire alcun timore circa il disposto del secondo comma dell'articolo 2, tanto pi che gli
Statuti speciali ivi previsti, dovranno essere sottoposti innanzi tutto all'esame della Sottocommissione e poi a quello della
Commissione, per essere infine discussi in seno all'Assemblea Costituente, alla quale soltanto spetta il compito di dire su di essi
l'ultima parola. Si hanno cos tutte le garanzie per premunirsi da ogni eventuale sorpresa.
D'altra parte giova riconoscere che esistono condizioni particolari nelle quattro Regioni menzionate nella seconda parte
dell'articolo 2, ed necessario tenerle presenti, anche e soprattutto per necessit politiche. Si potr discutere in seguito su
alcune norme contenute, ad esempio, nello Statuto per la Sicilia, o su alcuni particolari problemi riguardanti l'economia
regionale sarda, od anche sulla gi avvenuta concessione di una zona franca alla Val d'Aosta; ma quando ci dovr farsi, si
dovr tener presente che per la Sicilia e la Val d'Aosta non si potr ritornare su talune disposizioni gi prese, che
rappresentano ormai un diritto acquisito, come anche non potranno essere ostacolate alcune aspirazioni della popolazione
sarda, perch sono legittime e profondamente sentite. Ci non sarebbe assolutamente opportuno per ragioni politiche, come
anche sarebbe un grave errore, per lo stesso motivo, modificare la formulazione del secondo comma dell'articolo 2, non
menzionando espressamente la Sicilia, la Sardegna, la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige secondo quanto, ad esempio,
ha proposto anche l'onorevole Rossi. Si tratta in fondo di un problema di forma, ma che ha grande importanza nel
momento attuale.
Per queste considerazioni ritiene che la formulazione dell'articolo 2, cos come stata proposta dal Comitato possa senz'altro
essere approvata.
MANNIRONI del parere che innanzi tutto occorra risolvere il problema da un punto di vista generale; necessario, cio
delineare un tipo di ordinamento regionale che possa servire per tutte le Regioni d'Italia, e quindi anche per la Sicilia, la
Sardegna, la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige. Con ci non intende negare i diritti quesiti della Sicilia e della Val
d'Aosta, che hanno ormai uno Statuto speciale, o le condizioni particolari delle quattro Regioni menzionate. Ci che
importa, una volta che sia stato fissato l'ordinamento regionale per tutte le Regioni italiane, di adattare in sede
costituzionale a tale ordinamento gli statuti speciali gi concessi per legge, e le esigenze particolari delle quattro Regioni. Si
tratta, in altri termini, di creare prima la regola e poi, se sar necessario, l'eccezione e non gi questa prima di quella.
Il concetto da lui esposto non dettato dalla preoccupazione, come alcuno potrebbe credere, che con il futuro ordinamento
regionale dello Stato possa essere indebolita l'unit dello Stato stesso, bens dal timore che si voglia attuare una riforma
regionale soltanto per la Sicilia, la Sardegna, la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige, e non gi per tutta l'Italia. E proprio a
ci, secondo il suo avviso, sembra tendere il disposto dell'articolo 2, che in sostanza riproduce la proposta fatta, in sede di
Comitato di redazione per l'autonomia regionale, dall'onorevole Grieco, con la quale proposta si creavano due distinte
categorie di Regioni, quelle aventi soltanto uno status di enti autarchici, senza un potere normativo primario, quindi senza
una vera e propria autonomia, e quelle aventi effettivamente una tale autonomia, ossia le quattro Regioni gi ricordate. Se
tale criterio dovesse essere posto a base dell'ordinamento regionale, verrebbe meno in realt ogni ordinamento regionale nel
senso di una nuova organizzazione dello Stato, adottata per giungere ad una pi schietta e radicale democrazia. proprio
ci che egli, regionalista convinto, vuole assolutamente evitare.

101

Per tali considerazioni del parere che dovrebbe essere adottata la originaria formulazione dell'articolo 2 proposta
dall'onorevole Ambrosini.
MORTATI, per mozione d'ordine, osserva che inutile procedere nell'esame del secondo comma dell'articolo 2, se prima non
sia deciso l'ordinamento delle varie Regioni. Occorre prima risolvere il problema della creazione dell'Ente Regione da un
punto di vista generale, e poi preoccuparsi del trattamento speciale da riservare a determinate Regioni. Propone pertanto
di rinviare la discussione sull'ultimo comma dello articolo 2.
PRESIDENTE nota che, con l'approvazione della proposta di rinvio fatta dall'onorevole Mortati, si verrebbe in realt a
pregiudicare, o quanto meno ad affrettare la soluzione dell'importante problema in discussione. chiaro, infatti, che coloro
che sono favorevoli a due distinte categorie di Regioni, voteranno contro la proposta di rinvio dell'onorevole Mortati, mentre
voteranno a favore di essa coloro che vogliono
un ordinamento di carattere generale per tutte le Regioni, che consenta soltanto la regolamentazione di alcune
determinate situazioni particolari, se ci risulter necessario. Comunque, se l'onorevole Mortati insiste nella sua proposta, la
metter in votazione.
MORTATI insiste nella sua proposta, osservando che con l'eventuale accoglimento di essa non si verrebbe affatto a
pregiudicare la possibilit di riprendere in esame, al momento opportuno, il disposto del secondo comma dell'articolo 2 e di
inserirlo definitivamente nel progetto sulle autonomie locali. Si tratta soltanto di una semplice proposta di sospensiva.
BORDON non ritiene opportuno sospendere la discussione sul secondo comma dell'articolo 2. Se si dovesse arrivare ad una
simile decisione, sarebbe anche necessario rinviare l'esame della prima parte dell'articolo suddetto, perch non possono
essere fissate norme generali per l'ordinamento di tutte le Regioni, quando esistono gi Statuti speciali per alcune Regioni o
determinati territori, come ad esempio la Valle d'Aosta. Ci potrebbe essere inteso nel senso che si vogliano pregiudicare i
diritti gi acquisiti dalle quattro Regioni menzionate; ed egli, come rappresentante della Valle d'Aosta, che ha gi uno
Statuto speciale, dichiara di essere decisamente contrario alla proposta fatta dall'onorevole Mortati.
PICCIONI non trova esatto ci che ha affermato il Presidente a proposito della proposta dell'onorevole Mortati. Il rinvio
della discussione sul secondo comma dell'articolo 2 non pu avere altro significato che quello di consentire, al momento
opportuno, un pi approfondito esame di quanto dispone il comma anzidetto. Se il voto dato, in un senso o nell'altro, a una
proposta di rinvio della discussione di un dato problema dovesse avere il significato di voler pregiudicare la decisione sul
merito, non sarebbe pi possibile fare alcuna proposta di sospensiva.
Per tali considerazioni dichiara di essere favorevole alla proposta dell'onorevole Mortati.
CONTI fa presente che, con il mantenimento della formulazione dell'articolo 2, si pu pregiudicare il futuro ordinamento
regionale dello Stato, perch evidentemente, quanto dispone il secondo comma dell'articolo anzidetto tende a ridurre la
portata di ci che si stabilisce nel primo. Sar bene quindi rinviare la discussione sul secondo comma al momento in cui tale
discussione potr sembrare pi opportuna. A suo avviso, la proposta dell'onorevole Mortati ha appunto tale significato e
non pu essere presa in altro senso.
AMBROSINI, Relatore, non ritiene che il disposto del secondo comma indebolisca quello del primo, visto che con esso si mira
soltanto a regolare alcune situazioni particolari rispetto alle disposizioni di massima riguardanti le regioni in generale.
NOBILE del parere che innanzi tutto occorrerebbe decidere se si voglia o pur no uno Stato unitario, perch, mentre nel
primo comma dell'articolo 2 si parla di unit e indivisibilit dello Stato, nel secondo tale principio viene ad essere inficiato,
attribuendosi a determinate Regioni forme e condizioni particolari di autonomia. Nonostante che per mentalit ed
educazione sia contrario ad ogni forma di regionalismo, pu benissimo ammettere che si voglia un ordinamento regionale,
specialmente se ha lo scopo di decentrare l'amministrazione statale. Ci, per non dovrebbe in nessun caso implicare la
creazione di uno speciale ordinamento autonomo per alcune determinate regioni.
LACONI perfettamente d'accordo con quanto ha affermato il Presidente. Chi, infatti, interpreta il disposto del secondo
comma dell'articolo 2 come un'eccezione al principio di un ordinamento regionale attuabile per tutte le regioni, pu essere
favorevole alla proposta dell'onorevole Mortati; invece contrario ad essa chi considera la situazione delle quattro Regioni
menzionate in quel comma come parte integrante di tutta la concezione del riordinamento, su base regionale, dello Stato
italiano. Per tale motivo, se l'esame del secondo comma dovesse essere rinviato, si risolverebbe automaticamente la
questione di merito in ordine al problema in discussione. Non ritiene quindi opportuno accogliere la proposta dell'onorevole
Mortati; al pi potrebbe essere presa in considerazione quella dell'onorevole Ambrosini, di rinviare, cio, la discussione di
tutto l'articolo 2.
MORTATI si associa alla proposta dell'onorevole Ambrosini, di rinviare l'esame dell'intero articolo 2.
LUSSU non crede opportuno nemmeno il rinvio della discussione su tutto l'articolo 2, perch ci costituirebbe un errore da un
punto di vista politico. Suggerisce piuttosto di mettere in votazione l'articolo anzidetto con riserva di sottoporlo a revisione al
momento opportuno.
PRESIDENTE, poich la proposta dell'onorevole Mortati stata modificata nel

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senso di sospendere, come stato poi suggerito dall'onorevole Ambrosini, la discussione di tutto l'articolo 2, dichiara che
personalmente vi contrario, perch dietro di essa si nasconde una ragione politica; il che, del resto, naturale che avvenga
in un'assemblea formata di rappresentanti politici.
PICCIONI favorevole alla proposta di sospendere l'esame di tutto l'articolo 2, e dichiara di respingere decisamente il
significato politico che ad un voto in tal senso stato dato dal Presidente. Nessun significato politico particolare rivestono la
proposta dell'onorevole Mortati ed il voto favorevole che ad essa viene dato. I rappresentanti del suo partito hanno
apertamente e recisamente affermato di essere favorevoli all'instaurazione di un ordinamento regionale, come hanno
sempre ammesso la necessit di tenere presente la particolare situazione delle quattro Regioni menzionate nel secondo
comma dell'articolo 2. proprio per un pi approfondito esame della situazione particolare delle Regioni anzidette che
stato proposto il rinvio della discussione sull'articolo in questione. Quell'esame non possibile, se prima non sia risolto il
problema dell'ordinamento regionale da un punto di vista generale. Questo e non altro il significato del voto favorevole
che egli dar alla proposta di sospensiva.
FABBRI contrario alla proposta di sospensiva, perch crede opportuno che si proceda subito all'esame dell'articolo 2, a cui
per altro dovrebbe essere apportata qualche modificazione di forma. Tiene a dichiarare, in ogni modo, che favorevole ad
un ordinamento regionale di carattere uniforme per tutte le Regioni, pur riconoscendo che debbano essere tenute presenti le
particolari condizioni della Sicilia e della Sardegna, della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige.
PRESIDENTE mette ai voti la proposta di sospendere la discussione dell'articolo 2.
(Con 12 voti favorevoli e 14 contrari non approvata).
FINOCCHIARO APRILE osserva che l'onorevole Nobile stato nel giusto quando ha dichiarato che, con l'instaurazione di un
ordinamento regionale, si viene a disintegrare l'organizzazione unitaria creata al tempo del Risorgimento. Ci, in fondo,
corrisponde al pensiero degli onorevoli Einaudi, Nitti ed altri, i quali hanno sempre affermato che, tutt'al pi, si potrebbe
concedere alle Regioni un certo decentramento burocratico; non mai l'autonomia, in quanto questa avrebbe l'effetto,
appunto, di scardinare l'unit dello Stato italiano. Ora, dal suo punto di vista, non ha che a confermare ci che gi ebbe
occasione di proclamare in seno all'Assemblea Costituente e nella stessa Sottocommissione, vale a dire che il Movimento
per l'Indipendenza della Sicilia , che ha l'onore di rappresentare, non pu considerare l'autonomia come fine a se stessa, ma
come mezzo al fine di raggiungere la tanto auspicata indipendenza della patria siciliana.
Non crede che, ammettendo forme speciali di autonomia per la Sicilia, per la Sardegna, per la Valle di Aosta e per il
Trentino-Alto Adige, si venga a stabilire una qualche cosa di anormale, una situazione che contrasti eccessivamente con
l'ordinamento generale dello Stato, una posizione di privilegio di alcuni paesi in confronto di altri, perch la realt la
seguente: in Italia si cominciato a parlare della possibilit di attuare un ordinamento autonomistico soltanto dopo la
grandiosa agitazione indipendentista siciliana e come antidoto contro di essa. Prima, dopo il fallimento del progetto
Minghetti e dei successivi tentativi, se n'era parlato come di un esigenza dottrinale de jure condendo. All'agitazione siciliana
seguirono le richieste della Sardegna, della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, sia pure in forme alquanto diverse tra
loro. Nessun'altra regione espresse mai il desiderio dell'autonomia. Quella che si vuole dare alle altre Regioni, e ne molto
discutibile la necessit, un'autonomia che si vuol far piovere dall'alto, non un ordinamento germinato, sia anche a titolo di
transazione, dalla viva espressione della volont popolare. Da ci dipende quella pretesa contraddizione che si vuole
rimproverare all'oratore per essersi regolato in conseguenza, di essere cio indipendentista in Sicilia e centralista a Roma.
Tale contraddizione solo apparente, in quanto l'autonomia bisogna darla a quelle Regioni che la desiderino, non imporla
a quelle che non sanno che farsene, specie poi nella forma che in gestazione. Per questo non pu essere soppressa la
menzione delle speciali forme di autonomia da attribuirsi alle quattro Regioni, perch, se ci venisse fatto, verrebbe meno la
vera ragione della discussione in ordine al problema autonomistico.
Nel progetto presentato dal Comitato, frutto evidentemente di molti compromessi, non previsto un completo, vero e
proprio ordinamento autonomo per tutte le altre Regioni, diverse dalle quattro specificate.
Si hanno, cos, due distinte categorie di Regioni: quelle a tipo decentrativo e quelle autonomiste. Qui non si vogliono
considerare che le prime, in quanto, per le seconde, le cui popolazioni hanno gi fatto valere le loro aspirazioni in senso
autonomista, esistono gi o saranno presto stabiliti ordinamenti speciali.
Per ci che riguarda la Sicilia stato promulgato, com' noto, uno Statuto che insufficiente ai bisogni delle popolazioni
siciliane, ma che dovr, ci che peggio, essere coordinato con la Costituzione, secondo una norma contenuta nello Statuto
medesimo. Ora c' da osservare che il termine coordinamento si presenta gi in modo assai equivoco. Che cosa si vuole
intendere con esso? Forse la revoca di alcune facolt considerate eccessive, come ad esempio - cos si detto - l'autonomia
tributaria? Ma queste facolt sono giudicate invece insufficienti alle esigenze delle popolazioni siciliane. Comunque sono
state gi concesse dal legislatore. Si potrebbero aumentare, non diminuire o modificare. Se si volesse fare ci, si
commetterebbe un grave errore non solo da un punto di vista giuridico, ma anche da un punto di vista politico; sarebbe
assai pericoloso, infatti, togliere alla Sicilia ci che ormai le stato attribuito. poi necessario che si sappia presto e con
sicurezza se lo Statuto siciliano dovr far parte integrante della nuova Costituzione o rester una legge a s, coordinata alla
Costituzione dal solo punto di vista formale: ed pure necessario sapere quando infine debba entrare in esecuzione. Un
chiarimento in questo senso sarebbe opportuno che fosse dato dall'onorevole Ambrosini e dal Comitato, se hanno chiesto
notizie al Governo e sono stati informati.
Anche la Valle di Aosta, come la Sicilia, ha ormai un suo Statuto speciale. Ora, per quanto lo Statuto della Valle di Aosta, a
differenza di quello siciliano, sia gi entrato in attuazione, esso non ha soddisfatto punto le popolazioni valdostane, come del

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resto quello per la Sicilia, approvato ma non attuato, ha scontentato le genti siciliane. Nella riunione precedente l'onorevole
Bordon, che un nobile rappresentante ed un innamorato della sua terra, ha detto che le popolazioni della Valle di Aosta
non hanno alcuna intenzione di richiedere una garanzia internazionale. Ci non esatto. La verit che la Valle di Aosta
aspira a qualcosa di assai diverso dall'autonomia e di pi sostanziale. A tale proposito basta considerare il programma
dell'Unione Valdostana, movimento antifascista di resistenza al nazionalismo centralizzatore di Roma, che si basa sui
seguenti quattro punti: 1) un regime cantonale di tipo svizzero; 2) una zona franca totale e permanente; 3) l'istituzione di
un demanio regionale valdostano comprendente le acque, le miniere e il sottosuolo; 4) la garanzia internazionale dei diritti
del popolo valdostano, cio a dire la garanzia della Carta delle libert valdostane, che deve sanzionare in un modo
indissolubile i tre punti precedenti. Le suddette aspirazioni delle popolazioni valdostane gli sono state manifestate
espressamente da autorevoli rappresentanti di quella Regione quali il presidente del Consiglio Caveri, il professore Deffeyes e
l'avvocato Page, venuti a lui per dirgli fra l'altro che sono costretti settimanalmente a recarsi a Roma perch, anche per le
questioni ormai rientranti nell'ambito dell'autonomia, l'amministrazione centrale oppone un deplorevole ostruzionismo. Ora
ci deve cessare. La Valle di Aosta una terra benedetta da Dio che ha incomparabili bellezze naturali, che ha possibilit
eccezionali di sviluppo industriale, che ricca di boschi, di sorgenti e di miniere, che ha, soprattutto una magnifica
popolazione intelligente, piena d'iniziative ed operosa. La Valle di Aosta ha, dunque, diritto che le sue aspirazioni siano
riconosciute. Non farlo sarebbe atto di suprema ingiustizia.
Quanto alla garanzia internazionale, giova ricordare che essa form oggetto di un'esplicita richiesta anche da parte del
Movimento per l'Indipendenza della Sicilia al tempo della occupazione anglo-americana. Fu allora dichiarato dagli Alleati
che i siciliani avevano perfettamente il diritto di richiederla.
Occorre anche tener presente la situazione dell'Alto Adige. Come noto vi col il Sdtiroler Volkspartei che aveva Io
scopo principale di ottenere, in virt di autodecisione, la riunione con il Tirolo del nord dal quale gli altoatesini furono
staccati nel 1920 dal trattato di pace di San Germano, mentre l'unione era durata quasi 15 secoli. Ma, negato dai Quattro
Grandi l'accoglimento di tale richiesta, gli altoatesini aderirono alla convenzione tra l'Italia e l'Austria onde avere almeno
una larga autonomia, garantita internazionalmente, in modo, in caso di diniego, di potere ricorrere all'O.N.U. oppure alla
Corte internazionale dell'Aja.
Gli altoatesini sono ora decisi a tenersi strettamente alle clausole di questa convenzione, nonch alle lettere interpretative
scambiate fra i ministri De Gasperi e Grber e chiedono l'immediata riunione di tutte le zone facenti anteriormente parti
integranti del Sudtirolo, ma staccate nel 1926 dalla provincia di Bolzano, come il territorio mistilingue che va da Bronzolo a
Salorno, il territorio ladino di Livinallongo e l'Ampezzano.
La riunione di queste sparse membra di un unico corpo non pu essere negata, come giusto sia accolta la domanda degli
altoatesini di immediata partecipazione all'amministrazione pubblica in tutti gli uffici statali, parastatali, provinciali e
comunali in relazione almeno alla popolazione.
Nello stesso tempo gli altoatesini ricusano decisamente il progetto di uno Statuto di autonomia regionale per le provincie di
Bolzano e di Trento, redatto, d'ordine del Governo, dal consigliere di Stato Innocenti. Essi hanno preparato un disegno di
organizzazione cantonale, pubblicato nel giornale Volksbote , meritevole della maggiore attenzione e considerazione;
disegno nel quale la vera e piena autonomia dovr essere garantita internazionalmente. Anche, dunque, dalle popolazioni
altoatesine si avanzano le stesse richieste che vengono da altre parti.
Occorre assolutamente tener presente tale situazione di fatto.
da augurarsi che i voti delle popolazioni suddette trovino comprensione e soddisfazione nell'Assemblea Costituente. Sar
atto di saggezza politica, specie in un periodo in cui l'Austria avverte, ancor pi dell'Italia, le funeste conseguenze della
guerra e si accentuano le simpatie di quelle popolazioni verso di noi.
Ma il problema fondamentale dell'autonomia della Sicilia, della Sardegna, della Valle di Aosta e del Trentino-Alto Adige
non si risolve con la formulazione di norme pi o meno generiche, sibbene creando le condizioni necessarie perch
veramente l'amministrazione centrale si persuada di attuare sul serio l'ordinamento autonomistico. chiaro che il Governo
non affatto animato da tale proposito, come dimostra il suo contegno in rapporto alla Sicilia, e ci offende le popolazioni
che oggi esigono di reggersi autonomamente ed invocano una garanzia internazionale.
(La riunione, sospesa alle 18,30 ripresa alle 18,45).
PRESIDENTE avverte che al secondo comma dell'articolo 2 sono state presentate due proposte di emendamento: una
dell'onorevole Bozzi, del seguente tenore: Con legge costituzionale possono essere attribuiti alla Sicilia, alla Sardegna, alla
Valle d'Aosta e al Trentino-Alto Adige e alle altre Regioni che ne facciano richiesta, condizioni diverse di autonomia ; l'altra
degli onorevoli Tosato, Piccioni, Cappi e Fuschini, cos concepita: In relazione alle loro particolari esigenze, alle Regioni
mistilingui della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, come a quelle insulari della Sicilia e della Sardegna, sono
riconosciute forme e condizioni speciali di autonomia, che in quanto divergano dalle norme seguenti, sono stabilite con legge
costituzionale ..
LUSSU crede che i colleghi rappresentanti i vari partiti sentiranno l'opportunit di non procedere nella discussione
dell'articolo 2, come se essi fossero per la prima volta chiamati a prenderne conoscenza. Il Comitato di redazione per
l'autonomia regionale, infatti, era composto di rappresentanti di tutti i partiti e quindi nella formulazione ha tenuto conto
delle varie opinioni in contrasto, ed un certo grado d'intesa dovrebbe sussistere nella riunione odierna.

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PRESIDENTE d'accordo completamente con l'onorevole Lussu, e fa presente quindi ai colleghi la necessit di terminare
nella seduta odierna la discussione sull'articolo 2.
AMBROSINI, Relatore, risponder brevemente all'onorevole Finocchiaro Aprile, che gli ha domandato se lo Statuto siciliano
dovr o pur no essere inserito nella Costituzione, e quali sono le ragioni per cui esso non ancora entrato in esecuzione. Circa
quest'ultima domanda, osserva che andrebbe rivolta al governo. Comunque nota che lo Statuto siciliano ha gi avuto un
principio di esecuzione, con la nomina della Commissione paritetica che prevista dall'articolo 43 di esso Statuto e che
chiamata a determinare le norme transitorie relative al passaggio degli uffici e del personale dello Stato alla Regione,
nonch le norme per l'attuazione dello Statuto .
Circa la prima domanda, rispondendo a titolo semplicemente personale, rileva che l'attuale Statuto siciliano potr esser
preso in esame - e soltanto per quanto riguarda il suo coordinamento con le norme della Costituzione - dopo che queste
norme saranno deliberate dall'Assemblea Costituente, e non prima, giacch fino a quando tali norme non sono deliberate
manca il presupposto stesso a cui riferirsi per il coordinamento. Il che naturalmente non deve impedire che

lo Statuto siciliano abbia per intanto attuazione, specialmente con l'apprestamento della legge elettorale e la successiva
immediata convocazione dei comizi per l'elezione della Assemblea regionale. Se poi, dopo il coordinamento suddetto, lo
Statuto dovr essere aggiunto alla Costituzione come un allegato o essere lasciato a parte come un testo autonomo, a s
stante, questione di forma, che potr risolversi in un senso o nell'altro. Quello che conta la sostanza, e la sostanza
questa: che in ogni caso lo Statuto ha carattere e valore di legge costituzionale.
Quanto alle altre considerazioni dell'onorevole Finocchiaro-Aprile, manifesta il suo netto dissenso, rilevando che l'autonomia
regionale va considerata ed attuata non solo e non tanto nell'interesse particolaristico delle Regioni, quanto nell'interesse
generale dello Stato, a cui le Regioni potenziate daranno un apporto pi volonteroso ed efficace nel difficilissimo compito
della ricostruzione. Proprio come siciliano, dichiara inoltre recisamente che non sarebbe mai e poi mai da chiedere o da
accettare qualsiasi, anche minima, garanzia internazionale, la quale ripugna e contrasta non solo col sentimento, ma anche
con la ferma convinzione che, per risorgere, il Paese non pu fare appello che alle sue proprie forze.
VANONI dichiara che le poche osservazioni che intende svolgere saranno fatte da lui a titolo puramente personale e in un
campo strettamente tecnico, ossia quello economico.
Al riguardo l'onorevole Piccioni ha insistito pi volte sulla necessit di esaminare in concreto le esigenze particolari di quelle
Regioni, per le quali alcuni colleghi vogliono che siano formulati statuti speciali. Ci non stato fatto, per quanto la richiesta
dell'onorevole Piccioni fosse perfettamente logica, perch non pu essere dubbia la necessit di stabilire quali siano le
esigenze locali che possono consigliare particolari soluzioni dei problemi economici di determinate Regioni. Soltanto
l'onorevole Lussu ha rapidamente accennato, a titolo esemplificativo, ad alcuni problemi che, secondo lui, dovrebbero essere
risolti in un modo particolare per le quattro Regioni menzionate nel secondo comma dell'articolo 2. Ad esempio, egli ha
affermato che i beni demaniali in Sardegna dovrebbero essere di propriet della Regione. Ma se ci fosse opportuno per la
Sardegna, non si comprende perch non si dovrebbe adottare un'eguale misura per le altre Regioni. Lo stesso si pu dire per
le miniere: una materia che dev'essere regolata uniformemente, tanto vero che la formazione di un diritto minerario
stata imposta proprio dal fatto che in questa materia oggi non pi possibile fare una politica regionalistica.
Un altro problema da risolvere quello del regime delle acque; ma in questo campo o si adotta una regolamentazione di
tipo svizzero, secondo cui la propriet delle acque spetta agli enti autarchici rivieraschi, o si deve fare ricorso alla norma per
cui le acque sono di propriet dello Stato. Anche qui, dunque, bisogna sapere a che cosa si vuol giungere, ed egli crede che si
possa trovare il modo di contemperare le esigenze locali con quelle di carattere nazionale, senza creare situazioni
profondamente diverse nelle varie Regioni.
Il progetto in esame stabilisce che compete alla Regione la potest legislativa in materia di strade, e trova giusto che la
soluzione dei problemi della viabilit sia affidata alle Regioni, perch l dove esiste un godimento deve anche essere un
concorso alla spesa. sperabile che sar cos contrastata la tendenza a centralizzare le spese, per cui i Comuni hanno sempre
cercato di far classificare le loro strade fra quelle provinciali, e le Provincie di far classificare le loro fra quelle nazionali.
Altri due problemi assai importanti sono quelli della zona franca concessa alla Valle d'Aosta e dell'autonomia tributaria
riconosciuta alla Sicilia. Circa il primo, osserva che potrebbe essere risolto senza includere una specifica norma al riguardo
nella Costituzione, in analogia a quanto avvenuto in casi consimili. Ad esempio, il comune Livigno gode ormai da lungo
tempo di una forma speciale di zona franca, creata con apposita legge. Egualmente importante, ma assai pi grave, la
disposizione contenuta nello Statuto siciliano, con la quale si riconosce alla Sicilia l'autonomia tributaria, nei confronti della
quale reciso il suo dissenso, perch la misura dell'autonomia di un ente data sempre dalla sua autonomia in materia
finanziaria; e appunto perch si deve cercar di creare un sistema di autonomia che non distrugga ma integri l'unit dello
Stato, doveroso adottare un ordinamento tributario regionale che non indebolisca, ma rafforzi l'ordinamento tributario
del Paese. Una Regione autonoma che continui a far parte di tutto il complesso nazionale non pu mai porsi in una
situazione tale da diminuire le possibilit di percezione delle imposte da parte dello Stato. L'attivit tributaria di ogni
Regione dev'essere contemperata con
l'attivit tributaria generale dello Stato. La forma di autonomia finanziaria prevista dall'articolo 8 del progetto, cio di
un'autonomia finanziaria coordinata con la finanza dello Stato, l'unica che possa essere concessa; l'altra, quella stabilita
nello Statuto siciliano, per cui lo Stato subordinato, nell'esercizio della sua attivit tributaria, all'attivit tributaria della

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Regione, un elemento di anarchia nel sistema dell'organizzazione statale. Si tratta di un grave problema, che dev'essere
senz'altro riesaminato, perch altrimenti si arriverebbe alla deprecabile conseguenza che lo Stato non potrebbe, in caso di
necessit, integrare le spese della Sicilia, verso cui ha il dovere di intervenire per riparare alle gravi ingiustizie che da decenni
sono state commesse ai danni della sua popolazione, proprio per la posizione di quasi completa indipendenza, che sarebbe
assunta dalla Sicilia nei confronti del sistema tributario generale del Paese. Bisogna rendersi conto di queste esigenze di
carattere tecnico senza suscettibilit politiche, perch tali suscettibilit passano e la Costituzione resta, se veramente si vuole
che lo Stato autonomistico si affermi e prosperi.
Ritiene perci opportuno esaminare, prima di ogni altra questione relativa alla determinazione di un ordinamento
regionale dello Stato, le situazioni particolari di alcune determinate Regioni, allo scopo di rendersi conto se esse veramente
siano tali da imporre nella Costituzione una regolamentazione speciale, o se esse non possano rientrare nel quadro di
quell'autonomia generale che si ha in animo di concedere a tutte le Regioni d'Italia.
NOBILE riconferma la sua avversit per qualsiasi soluzione del problema dell'autonomia regionale, che possa, anche per
una minima partoe compromettere non solo l'unit politica, ma anche quella economica dello Stato. assurdo nel mondo
moderno parlare di un'economia regionalistica. In Francia, sebbene vi siano fautori dell'autonomia regionale, non si fatta
parola nella nuova Costituzione di un ordinamento regionale autonomo.
L'onorevole Finocchiaro-Aprile ha apertamente dichiarato che l'autonomia siciliana da lui considerata come un primo
passo verso l'indipendenza della Sicilia. Ci una riprova che il problema regionalistico in Italia non pu non destare, quale
che sia la soluzione che ad esso si intenda dare, serie preoccupazioni. Non riesce a simpatizzare col movimento regionalistico,
forse perch non attaccato ad alcuna particolare Regione d'Italia e si sente soltanto italiano; o forse anche perch
convinto che come conseguenza della rivoluzione meccanica tutte le comunit umane debbono tendere verso l'unificazione.
Comunque non pu capire come si voglia da taluno disunire la stessa nostra Patria, la cui unit costata tanti sacrifici.
La sola esigenza che pu ammettere quella di provvedere a concedere una conveniente autonomia alle zone mistilingui di
confine, per le quali l'autonomia pu anche essere imposta da accordi internazionali, come sta avvenendo per l'Alto Adice, o
da considerazioni di opportunit internazionale. Si tratta, infatti, in tal caso di concedere statuti speciali per la protezione
delle minoranze etniche. Ma non pu assolutamente comprendere le esigenze prospettate dagli onorevoli Finocchiaro Aprile
e Lussu relativamente all'autonomia della Sicilia e della Sardegna, terre italianissime. Non certo la difficolt delle
comunicazioni con la Sardegna che pu consigliare, come ha affermato l'onorevole Lussu, l'autonomia di questa Regione. Si
tratta di difficolt di carattere contingente, destinate rapidamente a sparire, sicch probabilmente fra qualche anno si
impiegher, per recarsi da Roma a Cagliari, molto minor tempo di quello che oggi sia necessario per spostarsi da un punto
all'altro di Roma.
CASTIGLIA favorevole all'emendamento dell'onorevole Bozzi, con la riserva per che la formulazione dell'articolo 2
proposta dal Comitato abbia valore di riconoscimento dei diritti acquisiti dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Valle d'Aosta e
dal Trentino-Alto Adige. In ogni modo, quale che possa essere la formulazione definitiva dell'articolo 2, occorre che in esso si
faccia menzione delle particolari condizioni delle quattro Regioni suddette, a cui necessario riconoscere un'autonomia pi
ampia per la loro speciale situazione geografica ed economica.
Non crede di poter controbattere con altrettanta perizia le eccezioni di carattere economico e finanziario sollevate
dall'onorevole Vanoni: pu soltanto rilevare che bene rinviare la soluzione del problema dell'autonomia finanziaria al
momento in cui si dovr affrontare l'esame dei singoli statuti speciali, per un'evidente esigenza di coordinamento con il testo
della Costituzione. In ogni modo non crede che le osservazioni fatte dall'onorevole Vanoni possano costituire una ragione
valida perch debba essere soppresso il secondo comma dell'articolo 2.
L'onorevole Nobile si mostrato seriamente preoccupato che, con l'adozione di particolari Statuti per la Sicilia e la
Sardegna, possa essere disintegrata l'unit dello Stato e a riprova dei suoi timori ha fatto riferimento ad alcune affermazioni
dell'onorevole Finocchiaro Aprile. Pu dichiarare, nella maniera pi esplicita, che egli decisamente contrario allo opinioni
espresse dall'onorevole Finocchiaro Aprile. Non solo, ma pu affermare categoricamente, come rappresentante del popolo
siciliano, che la maggioranza dei siciliani non aspira affatto a quella indipendenza di cui ha fatto parola l'onorevole
Finocchiaro Aprile. Ci, del resto, stato ampiamente dimostrato dall'esito delle elezioni del 2 giugno, con le quali il popolo
siciliano ha inviato all'Assemblea Costituente deputati che in maggioranza, pure appartenendo a diversi partiti, sono di
sentimenti unitari. La Sicilia unitaria; lo sempre stata e lo sar, anche se ha dovuto subire ingiustizie ed incomprensioni
da parte delle altre Regioni d'Italia e dei vari Governi che si sono succeduti al potere. Non teme di essere monotono
ripetendo l'abusato motivo che la Sicilia vanta un diritto di priorit nel grande movimento rivoluzionario che condusse, nel
secolo scorso, il popolo italiano all'unit della Patria.
PRESIDENTE ricorda che al primo comma dell'articolo sono stati presentati due emendamenti nella riunione precedente
dall'onorevole Laconi e dall'onorevole Mortati.
Quello dell'onorevole Laconi dice:
Nel quadro dell'unit ed indivisibilit dello Stato, le Regioni sono costituite in enti autarchici secondo i princip fssati negli
articoli seguenti.
Alle Regioni sono delegati tutti quei servizi statali che possono utilmente essere decentrati secondo la legge sulla
riorganizzazione dei servizi dello Stato .

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Quello dell'onorevole Mortati cos formulato:


Nel quadro dell'unit ed indissolubilit nazionale, le Regioni sono costituite in enti autonomi con poteri e funzioni propri,
secondo i princip generali e speciali, fssati nei seguenti articoli .
Poich l'emendamento dell'onorevole Laconi quello che pi si discosta dal testo proposto dal Comitato, lo mette in
votazione, con l'intesa che, ove sia respinto, prima di passare alla votazione sull'emendamento dell'onorevole Mortati, questi
dovrebbe chiarire il suo pensiero, dato che l'emendamento in questione mira a sostituire non solo il primo, ma anche il
secondo comma dello articolo 2.
Mette in votazione l'emendamento dell'onorevole Laconi.
LUSSU dichiara di votare contro, perch ritiene che il testo proposto dal Comitato risponda maggiormente a criteri d'ordine
generale, dato che alla redazione dell'articolo 2 hanno collaborato i rappresentanti di tutti i partiti.
(Non approvato).
MORTATI dichiara di ritirare la sua proposta di emendamento.
PRESIDENTE mette in votazione il primo comma dell'articolo 2 nel testo proposto dal Comitato:
Nel quadro dell'unit e indivisibilil dello Stato le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni
secondo i princip fssati negli articoli seguenti .
( approvato).
Ricorda che al secondo comma sono stati presentati vari emendamenti, nella riunione precedente, dagli onorevoli Rossi,
Nobile, Fabbri, Laconi e Bordon; nella riunione odierna dagli onorevoli Bozzi e Tosato unitamente agli onorevoli Piccioni,
Cappi e Fuschini.
L'onorevole Rossi ha proposto la seguente dizione:
Alle Regioni insulari ed a quelle di confine mistilingui possono venire attribuite, ecc. .
L'emendamento dell'onorevole Nobile il seguente:
Per le Regioni mistilingui potranno concedersi particolari condizioni di autonomia, con statuti speciali di valore
costituzionale .
L'onorevole Bordon ha proposto:
Alla Val d'Aosta e alla Regione Tridentina, date le loro condizioni geografiche, economiche e linguistiche, nonch alle
Regioni insulari verranno attribuite forme e condizioni particolari di autonomia con statuti speciali di valore costituzionale .
L'onorevole Fabbri:
Alle Regioni mistilingui di confine, quali la Val d'Aosta ed il Trentino-Alto Adige, ed a quelle insulari, quali la Sicilia e la
Sardegna, sono attribuite, in relazione a queste circostanze, forme ecc. .
L'onorevole Laconi:
Alla Sicilia, alla Sardegna e alle Regioni mistilingui di confine sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia
con statuti speciali di valore costituzionale .
Rid infine lettura delle due proposte odierne:
Bozzi: Con legge costituzionale possono essere attribuiti alla Sicilia, alla Sardegna, alla Valle d'Aosta e al Trentino-Alto
Adige e alle altre Regioni che ne facciano richiesta, condizioni diverse di autonomia .
Tosato, Piccioni, Cappi e Fuschini: In relazione alle loro particolari esigenze, alle Regioni mistilingui della Valle d'Aosta e del
Trentino-Alto Adige, come a quelle insulari della Sicilia e della Sardegna, sono riconosciute forme e condizioni speciali di
autonomia, che in quanto divergano dalle norme seguenti, sono stabilite con legge costituzionale .
FABBRI dichiara di voler sopprimere nel testo dell'emendamento da lui proposto la parola quali , riferita alle Regioni
mistilingui della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige e alle Regioni insulari della Sicilia e della Sardegna, perch potrebbe
far pensare a una menzione fatta soltanto a titolo esemplificativo.
CONTI domanda se con l'espressione di Regioni insulari , contenuta nell'emendamento proposto dall'onorevole Rossi, si
debbano intendere soltanto la Sicilia e la Sardegna.

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ROSSI PAOLO risponde che egli intendeva riferirsi soltanto alla Sicilia e alla Sardegna., In ogni modo, affinch non possano
sorgere equivoci in proposito, dichiara di mutare la forma del suo emendamento facendo espressa menzione delle isole
anzidette.
PRESIDENTE mette in votazione l'emendamento dell'onorevole Nobile, come quello che pi si differenzia dal testo del
secondo comma proposto dal Comitato.
Fa presente che, fra i vari emendamenti proposti al secondo comma, occorre distinguere quelli che prevedono soltanto la
possibilit di un'attribuzione di particolari forme di autonomia a determinate Regioni e quelli che stabiliscono
categoricamente di concedere a date Regioni tali particolari forme di autonomia. Nel primo gruppo rientrano gli
emendamenti degli onorevoli Rossi e Bozzi, nel secondo, quelli degli onorevoli Fabbri, Laconi, Bordon e Tosato.
LACONI osserva che occorrerebbe adottare anche un altro criterio di distinzione a proposito dei vari emendamenti proposti,
vale a dire quello per cui si ammette, oppur no, la concessione di forme particolari di autonomia con Statuti speciali. Di ci,
ad esempio, non si fa menzione nell'emendamento proposto dall'onorevole Tosato. La questione assai importante, perch
esiste evidentemente una notevole differenza fra l'attribuire condizioni particolari di autonomia per mezzo di una legge, sia
pure costituzionale, e il concedere tale forma di autonomia per mezzo di uno Statuto speciale. Una legge, infatti, sempre
emanata dal potere centrale, mentre uno Statuto formulato dagli organi della Regione, anche se poi dovr essere
riconosciuto dallo Stato.
BOZZI vuol chiarire la ragione per cui egli ha usato la parola possono nel suo emendamento. Tale termine sta ad
indicare la possibilit che siano attribuite forme particolari di autonomia non solo alla Sicilia, alla Sardegna, alla Valle
d'Aosta e al Trentino-Alto Adige, ma anche a tutte le altre Regioni che ne facciano richiesta. Inoltre l'adozione del termine
suddetto dovuta anche ad un'altra ragione: pi volte stato affermato, in seno alla Sottocommissione, che potr aversi
una legge costituzionale che stabilisca in materia di autonomia una disciplina diversa da quella generale. Si potr quindi
avere una legge costituzionale diversa dalla Costituzione, salvo che non si vogliano allegare alla Costituzione stessa gli
Statuti speciali per le quattro Regioni anzidette, nel qual caso ogni questione sarebbe risolta e, invece di usare il termine
possono , potrebbe essere adottato quello di sono . In ogni modo si dichiara pronto a sostituire la parola sono all'altra
possono , purch sia fatta salva la possibilit per altre Regioni di chiedere una diversa forma di autonomia.
PRESIDENTE invita la Sottocommissione a pronunciarsi sulla questione, se l'indicazione delle Regioni a cui si dovr concedere
uno Statuto speciale debba formare oggetto di un'elencazione tassativa o di un'elencazione che lasci la possibilit a tutte le
altre Regioni di fare richiesta di condizioni particolari di autonomia, attribuibili sempre con statuti speciali.
CODACCI PISANELLI fa presente che il Comitato ha preferito adottare nell'articolo 2 l'indicazione delle Regioni, a cui si
dovr concedere una forma speciale di autonomia, per mezzo di un'elencazione tassativa, allo scopo di evitare che richieste
del genere possano essere fatte da altre Regioni. Se la concessione di una speciale forma di autonomia si dovuta fare alla
Sicilia, alla Sardegna, alla Valle d'Aosta e al Trentino-Alto Adige in un momento critico della nostra storia nazionale, bene
per l'avvenire garantirsi da altre simili concessioni. Per tale ragione favorevole al mantenimento del secondo comma
dell'articolo 2.
ZUCCARINI stato l'unico, in seno al Comitato, a non approvare la formulazione del secondo comma in esame. Bench egli
fosse il rappresentante, in seno al Comitato stesso, della tendenza favorevole alla forma pi larga di autonomia, si rifiuta di
ammettere che possano esservi due tipi di autonomia. pericoloso, a suo avviso, stabilire due forme di autonomia, una
eguale per la grande maggioranza delle Regioni, l'altra, differenziata e pi larga con speciali Statuti, per la Sicilia, la
Sardegna, la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige, perch le altre Regioni potrebbero essere incoraggiate a richiedere
quelle forme particolari di autonomia che venissero concesse alle quattro Regioni suddette. Si cadrebbe cos in quel
particolarismo che si voleva evitare e non si otterrebbe quel coordinamento delle autonomie gi concesse e riconosciute
nell'ordinamento generale dello Stato.
Poich convinto che non si debba dare motivo alle altre Regioni di dolersi che ad esse non sia concessa un'autonomia
eguale a quella che verrebbe ad essere attribuita soltanto a quattro Regioni, voter contro il mantenimento del secondo
comma, pur non intendendo con tale voto esprimersi contro le autonomie gi riconosciute. A suo avviso tali diritti di
autonomia dovrebbero essere estesi a tutte le Regioni d'Italia.
LAMI STARNUTI favorevole al mantenimento del secondo comma; si riserva tuttavia di sollevare il problema del TrentinoAlto Adige quando sar posto in discussione l'articolo 22, sulla costituzione delle Regioni secondo la tradizionale ripartizione
geografiche dell'Italia.
MANNIRONI pure favorevole al mantenimento del testo del secondo comma proposto dal Comitato, poich l'onorevole
Ambrosini non ha creduto opportuno insistere sulla formulazione originaria dell'articolo 2.
PRESIDENTE mette ai voti il principio che si debba fare un'elencazione tassativa delle Regioni a cui si dovranno concedere
con Statuti speciali condizioni particolari di autonomia.
( approvato).
TOSATO fa presente che sarebbe bene risolvere, prima di procedere alla votazione dell'intero secondo comma, una
questione puramente tecnica, relativa all'espressione Statuti speciali di valore costituzionale . Non comprende, infatti,

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perch soltanto gli Statuti delle quattro Regioni indicate nel comma suddetto debbano avere valore costituzionale.
Appunto per questo ha presentato l'emendamento di cui il Presidente ha dato lettura.
PRESIDENTE fa osservare all'onorevole Tosato, che la diversit fra gli Statuti delle varie Regioni data proprio dal fatto che
si avranno Statuti speciali per le Regioni elencate nell'articolo 2. Non vede poi perch anche le altre Regioni debbano avere
ciascuna un proprio Statuto, quando esse dovranno tutte essere assoggettate alla stessa disciplina stabilita dalla Costituzione
in materia di ordinamento regionale. vero che l'articolo 21 del progetto accenna al fatto che ogni Regione avr un proprio
Statuto, deliberato in armonia ai princip informatori della legge sull'ordinamento regionale; ma evidentemente tali Statuti
non dovranno contenere disposizioni che possano far pensare ad una diversit di diritti fra una Regione e un'altra. Anche ai
Comuni verr attribuita l'autonomia; ma sarebbe assurdo consentire che ogni Comune deliberasse un proprio Statuto.
Tanto l'ordinamento comunale come quello regionale non potranno discendere che da una sola fonte: dalla Costituzione
dello Stato. Una eccezione a tale principio quella costituita dagli Statuti speciali per le quattro Regioni menzionate nel
secondo comma.
TOSATO osserva che, non detto che gli Statuti delle singole Regioni debbano essere eguali per tutte. Difatti, l'articolo 6 del
progetto stabilisce che spetta alla Regione l'amministrazione nelle materie di propria competenza legislativa, e in quelle
altre materie che sono di competenza dello Stato, ma che lo Stato intenda affidare ad essa. Nulla quindi impedisce che lo
Stato trasferisca a una Regione l'amministrazione di alcune determinate materie e non la trasferisca ad un'altra; onde ogni
Regione dovr avere un proprio Statuto, deliberato dalla Regione stessa e sottoposto per la ratifica al Parlamento.
PERASSI ritiene che l'accenno fatto agii Statuti, nel secondo comma dell'articolo 2, possa dar luogo ad equivoci, perch
nell'articolo 21 si ha un altro accenno agli Statuti regionali. del parere tuttavia che l'articolo 21 non debba essere
modificato, perch gli Statuti ivi menzionati non hanno altro scopo che quello di disciplinare, per ciascuna Regione,
l'attuazione dei princip costituzionali concernenti la Regione stessa, soprattutto nell'ipotesi, accennata dall'onorevole Tosato,
che ad una data Regione venga attribuita dallo Stato una competenza non ammessa per un'altra. L'idea, quindi, di uno
Statuto che sia sottoposto, ai fini di una certa garanzia, all'approvazione del Parlamento perfettamente logica, e non
deve turbare gli scrupoli dei pi ferventi fautori di un ordinamento regionale autonomo. Nella stessa Svizzera, che uno
Stato federale, la Costituzione stabilisce che le Costituzioni cantonali debbono essere sottoposte alla approvazione
dell'Assemblea. Dove non conviene parlare di Statuti, visto che se ne parla nell'articolo 21, nell'articolo 2, e ci perch, fra
l'altro, con tale articolo si mira a stabilire che occorre una legge costituzionale per attribuire a certe Regioni un ordinamento
regionale diverso da quello comune. Non si tratta qui di statuti deliberati da appositi organi costituiti e poi sottoposti
all'approvazione del Parlamento, bens di norme speciali, poste in essere dalla stessa deliberazione del Parlamento.
Per tali considerazioni sarebbe bene parlare nell'articolo 2 soltanto di condizioni particolari di autonomia stabilite con legge
costituzionale.
LUSSU non favorevole all'emendamento dell'onorevole Tosato, perch a suo avviso le parole Statuti speciali devono
restare nel testo della Costituzione. Ritiene inoltre, che le dichiarazioni fatte dallo stesso onorevole Tosato a proposito
dell'espressione Statuti speciali con valore costituzionale , non abbiano reale consistenza, perch chiaro che anche gli
Statuti speciali delle quattro Regioni indicate nell'articolo 2 non potranno non avere un valore costituzionale, visto che
saranno sottoposti all'approvazione dell'Assemblea Costituente.
LA ROCCA del parere che non si possa assolutamente accettare l'idea di una diversit di Statuti fra Regione e Regione,
fatto salvo naturalmente il principio che, in vista di situazioni particolari, dovranno essere riconosciute forme speciali di
autonomia alle quattro Regioni indicate nel secondo comma dell'articolo 2.
AMBROSINI, Relatore, si rende conto delle varie obiezioni mosse relativamente alla questione in esame, tanto pi che esse
furono fatte da alcuni colleghi anche in seno al Comitato. Si pens di eliminarle col sistema di allegare alla Costituzione gli
Statuti speciali per le quattro Regioni, elencate nel secondo comma. Ci considerato, ritiene che possa senz'altro essere messo
in votazione il testo del secondo comma proposto dal Comitato.
PRESIDENTE crede che la formulazione proposta dall'onorevole Tosato esprima pi chiaramente la possibilit a cui ha
accennato l'onorevole Ambrosini.
LACONI osserva che, per quanto riguarda gli Statuti speciali, non si tratta di leggi che siano emanate dallo Stato ed estese
alle Regioni, ma di norme formulate dalle Regioni e che hanno riconoscimento da parte dello Stato. In altri termini, si tratta
di dare alle Regioni la facolt di riorganizzarsi dall'interno, secondo le loro particolari esigenze. Altro invece il significato
della parola Statuto nell'articolo 21, ossia di norma regolamentare interna. Sarebbe bene pertanto uscire dall'equivoco:
coloro che non vogliono riconoscere alle quattro Regioni menzionate nel secondo comma una speciale forma di autonomia,
dovrebbero dirlo chiaramente. Adottare una formula che riduce a nulla la disciplina speciale prevista per le quattro Regioni
suddette, pur mantenendola apparentemente, non gli sembra cosa opportuna.
VANONI rileva, con preoccupazione, che nel corso della discussione si accentuata la distinzione fra due tipi di autonomia;
per il primo si hanno quattro Regioni con un vero e proprio ordinamento autonomo; per il secondo, tutte le altre Regioni
dovrebbero avere soltanto un ordinamento decentrato.
Viceversa, gli sembra che il concetto politico, da cui la maggioranza almeno dei componenti la Sottocommissione partita,
fosse quello di ammettere un'effettiva autonomia per tutte le Regioni. Ed per questo che l'articolo 21 del progetto prevede
uno Statuto per ciascuna Regione, che non gi un regolamento interno, secondo quanto ha affermato l'onorevole Laconi,
bens il vero e proprio atto costitutivo della Regione; l'atto che, attraverso la parola dei cittadini viventi nella Regione,
determina il sorgere della Regione stessa. Le norme che a tal proposito debbono essere fissate nella Costituzione sono

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semplicemente quelle che riconoscono la capacit dei cittadini a costituire la Regione. Se cos non dovesse essere, si avrebbe
soltanto un decentramento amministrativo.
Ora, se si tratta di riconoscere, a causa di motivi particolari, una forma diversa d autonomia per alcune determinate
Regioni, una volta che si sia convinti dell'obiettivit di tali motivi, si pu accedere al concetto di ammettere speciali Statuti
che divergano dalla media degli altri. Ma se si dovesse arrivare alla conclusione che soltanto quattro Regioni abbiano diritto
di formularsi uno Statuto per propria iniziativa, che lo Stato poi riconosce, mentre le altre dovrebbero soltanto accettare lo
Statuto dato ad esse dallo Stato, crede che tale conclusione non risponderebbe al concetto di autonomia che si ha in animo
di realizzare.
LUSSU pensa che le preoccupazioni dell'onorevole Vanoni non abbiano ragione d'essere, visto che il Comitato non ha
adottato la formulazione proposta dall'onorevole Grieco, secondo cui veramente si faceva una distinzione fra Regioni
autonome e Regioni non autonome. I colleghi poi possono testimoniare che egli in seno al Comitato ha sempre sostenuto il
principio dell'autonomia per tutte le Regioni d'Italia.
PRESIDENTE mette in votazione l'emendamento dell'onorevole Tosato.
(Non approvato).
AMBROSINI, Relatore, propone di mettere in votazione il testo del secondo comma dell'articolo 2 presentato dal Comitato,
con la seguente modifica: sostituire alle parole Statuti speciali di valore costituzionale le seguenti: Statuti speciali
approvati con legge costituzionale .
PRESIDENTE mette in votazione, il secondo comma dell'articolo 2 che, emendato secondo la proposta dell'onorevole
Ambrosini, risulta cos definitivamente formulato:
Alla Sicilia, alla Sardegna, alla Valle d'Aosta e al Trentino-Alto Adige sono attribuite forme e condizioni particolari di
autonomia con Statuti speciali approvati con legge costituzionale .
( approvato).

*********************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI SABATO 16 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE dichiara aperta la discussione sull'articolo 3:
Compete alla Regione la potest legislativa nelle seguenti materie, in armonia con la Costituzione e coi princip
fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato e nel rispetto degli interessi nazionali:
agricoltura e foreste, cave e torbiere;
strade, ponti, porti, acquedotti e lavori pubblici;
pesca e caccia;
urbanistica;
antichit e belle arti:
turismo;
polizia locale urbana e rurale;
beneficenza pubblica;

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scuole professionali;
modificazione dello circoscrizioni comunali .
BOZZI osserva che l'esame dell'articolo 3 non pu andare disgiunto da quello dell'articolo 4, che cos concepito:
Compete alla Regione la potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate con legge dello Stato
per le seguenti materie:
industria e commercio;
acque pubbliche ed energia elettrica;
miniere;
riforme economiche e sociali;
ordinamento sindacale;
rapporti di lavoro;
disciplina del credito, dell'assicurazione e del risparmio;
istruzione elementare;
e per tutte le altre materie indicate da leggi speciali .
Propone quindi di concentrare per ora l'attenzione sul primo comma di ciascuno dei due articoli, ove si disciplina la potest
normativa delle Regioni, e di esaminare successivamente le due elencazioni di materie.
TOSATO aggiunge che va tenuto presente anche l'articolo 12, relativo all'interferenza dello Stato a tutela dell'interesse delle
altre Regioni e della Nazione, cos formulato:
I disegni di legge approvati dall'Assemblea regionale devono essere comunicati al.
Governo centrale. Essi acquistano valore di legge trascorso il mese da tale comunicazione, salvo il caso in cui il Governo,
ritenendo che eccedano dai limiti di competenza della Regione o che contrastino con l'interesse nazionale o di altre Regioni,
li rimandi, entro il termine suddetto, all'Assemblea regionale con le sue osservazioni.
I disegni di legge in questione possono essere ripresi in esame dall'Assemblea regionale e diventano senz'altro leggi, se
questa, respingendo le osservazioni governative, 1i approva nuovamente con un numero di voti che raggiunga la
maggioranza assoluta de suoi componenti.
Il Governo centrale pu in questo caso ricorrere alla Corte costituzionale per chiederne l'annullamento parziale o totale.
Le leggi della Regione devono essere inserite nella Raccolta Ufficiale delle leggi e decreti dello Stato e pubblicate nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica .
AMBROSINI, Relatore, aderisce a quanto stato proposto, rilevando che le disposizioni citate sono integrate altres dal
capoverso dell'articolo 8, che pure dovr essere tenuto presente per avere una visione d'insieme del fondamentale potere
legislativo delle Regioni. Tale capoverso dice:
Non potranno essere istituiti dazi di importazione, di esportazione o di transito fra una Regione e l'altra, n essere presi
provvedimenti che ostacolino la libera circolazione interregionale .
ZUCCARINI si associa, in quanto ha gi sostenuto la stessa tesi nel Comitato di redazione del progetto. Entrando nel merito,
osserva che non si possono creare due competenze diverse e soprattutto non si possono fare due classificazioni per materie,
senza stabilire con ci limiti di competenza molto dubbi, che darebbero luogo a contrasti.
Con la costituzione dell'ente Regione ci si prefggono due scopi: in primo luogo consentire alle Assemblee legislative nazionali
un lavoro pi semplice e pi efficace; cio, non tanto decentrare, quanto semplificare la opera del potere legislativo centrale
dello Stato ed aumentarne cos la competenza e l'autorit; in secondo luogo si pensa di lasciare agli interessati la risoluzione
dei loro problemi particolari. Basterebbe tenere presente che normalmente il 90 per cento del lavoro del Parlamento
riguarda appunto problemi particolari, per comprendere quanto esso ne guadagnerebbe in snellezza ed in efficacia.
Nel suo progetto a questo che egli ha mirato, sostenendo il concetto che la Regione dovesse assorbire, per tutta quella che
materia di legislazione particolare, l'attivit e i compiti che appartengono allo Stato, provvedendovi con mezzi propri, con
organizzazioni proprie, con funzionari propri. In tal modo, mentre si riduce al minimo indispensabile la funzione legislativa
dello Stato, si determinano anche due limiti di competenza ben distinti.

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Viceversa coi due articoli in esame si d alla Regione una competenza esclusiva su alcune determinate materie, ed una
potest di semplice integrazione su altre che sono le pi importanti e in maggior numero. In questo modo il lavoro legislativo
centrale si ridurr di pochissimo e rester enorme come prima.
Osserva inoltre che difficile intendere l'esatta portata del termine integrazione . Nella stessa elencazione delle materie si
caduti nell'arbitrario. Non si capisce, ad esempio, perch l'agricoltura sia stata inclusa nell'articolo 3 (potest legislativa
esclusiva) e l'industria invece nell'articolo 4 (potest di integrazione). Agricoltura ed industria sono due branche della vita
economica che, per quel che riguarda le norme direttive generali, possono considerarsi di competenza dello Stato, ma che
poi, per tutto ci che norma particolare, devono essere di competenza della Regione.
Quello che egli ha detto nei riguardi dell'agricoltura potrebbe dirsi anche per la pesca, per l'antichit, per il turismo, ecc.:
necessariamente per tutte potranno esservi alcune leggi di carattere generale, che naturalmente dovranno essere, in quanto
generali, emanate dall'Assemblea legislativa nazionale.
Per queste regioni, esprime l'avviso che si debbano riunire gli articoli 3 e 4 in un solo articolo sotto la dizione dell'articolo 3,
eliminando ogni specificazione delle materie, e in modo da attribuire effettivamente alle Regioni relativamente ad esse una
funzione autonoma. La potest legislativa non dovrebbe limitarsi a quelle materie che sono gi delle vecchie
amministrazioni provinciali, quando non addirittura di quelle degli enti locali. Stabilendo che ci che generale spetta
all'Amministrazione centrale e spetta quello che particolare alle Regioni, si eviterebbe il determinarsi di conflitti, che si
avrebbero, invece, in conseguenza di tale doppia classifica, fra il potere centrale, il quale per sua natura accentratore, e le
Regioni. La pratica consentirebbe poi alle Regioni di svolgere
la loro opera con piena utilit e di sgravarsi da se stesse, quando il compito fosse troppo vasto, delle attribuzioni che non
fossero di loro spettanza.
Se non si entrer in quest'ordine di idee, se non si determineranno due definiti ordini di competenza e di attivit tra la
Regione e lo Stato, l'Assemblea nazionale continuer a sfornare di continuo leggi, come ha fatto per il passato, e rimarr
incombente sulle Regioni il pericolo della invadenza del potere esecutivo nei loro compiti particolari.
Nota pure un'altra deficienza nelle disposizioni in esame: la mancanza cio di un accenno alla ricostruzione postbellica.
Anche in tale campo ritiene che, una volta fissate le direttive generali, nessun organo sarebbe pi competente e pi
utilmente operante della Regione. L'errore principale di tutto l'attuale programma di ricostruzione, che non si riesce a
mettere ancora in atto, a suo avviso, proprio nell'aver voluto il Governo accentrare la risoluzione di una infinit di
problemi i quali, lasciati invece alla competenza dei Comuni e di altri enti d'iniziativa locale, avrebbero gi potuto essere
risolti.
Conclude augurandosi che il principio della autonomia regionale, nel quale crede, non come in una forma di indebolimento
dello Stato, ma come in una forma di maggiore efficienza politica, economica e ricostruttiva della Nazione, resti affermato e
si realizzi. Esprime altres il voto che il progetto presentato all'esame della Commissione, pur con le sue manchevolezze, non
finisca con l'offrire il fianco alle critiche e alla offensiva contro il regionalismo e contro il decentramento da parte di organi
desiderosi di continuare la loro opera accentratrice, ma sia migliorato in modo da soddisfare il pi possibile tutte lo esigenze,
facendo s che i cittadini si sentano effettivamente parte della Nazione e concorrano, colla amministrazione dei loro enti
locali e attraverso essi, all'opera di rinnovamento della vita nazionale.
MORTATI confessa che, per quanto abbia attentamente esaminato gli articoli 3 e 4, non si reso conto del loro criterio
informatore.
Si trovano in essi quattro diversi tipi di legislazione, riuniti forse un po' confusamente:
1) una potest legislativa esclusiva della Regione (articolo 3), dalla quale l'intervento dello Stato in forma normativa
sarebbe inibito;
2) una potest legislativa di integrazione delle norme direttive statali;
3) una potest legislativa di integrazione delle norme generali;
4) una potest legislativa per delegazione da parto dello Stato (ultimo comma dell'articolo 4).
Trova non persuasive alcune di queste disposizioni, e anzi tutto non si rende conto - come gi l'onorevole Zuccarini - del
perch nel primo caso si debba escludere lo Stato da ogni possibilit di intervento normativo. La Regione pu fare ci che
vuole; lo Stato pu intervenire soltanto ex post, per far annullare le norme che fossero contrarie agli interessi nazionali. Non
vi quindi luogo ad una valutazione integrale, fatta anteriormente, ma ad una valutazione a posteriori, caso per caso, che
trova la sua definizione ultima attraverso il giudizio della Corte costituzionale; e tutto ci pu essere dannoso agli interessi
dello Stato e agli interessi della Regione.
Dannoso agli interessi dello Stato, perch evidente che esso - come ha rilevato l'onorevole Zuccarini - potrebbe avere un
indirizzo da segnare in queste materie (agricoltura, strade, pesca, ecc.) e le legislazioni particolari dovrebbero essere
uniformate ad un criterio d'insieme. Solo cos pu dirsi che il regionalismo non disintegra l'unit nazionale, ma la rende pi
concreta ed efficiente.

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Dannoso, inoltre, agli interessi delle Regioni, perch esse, pur avendo ampia potest in certe materie, in realt si trovano
inceppate dal sindacato del potere esecutivo, che pu far annullare, caso per caso, tutte le deliberazioni che siano contrarie
agli interessi nazionali. Quindi, sotto l'apparenza di una migliore tutela degli interessi regionali, si finisce col pregiudicare gli
interessi stessi e metterli alla merc dell'arbitrio del potere esecutivo, sia pure corretto da un organo giurisdizionale, sul cui
intervento per non pu farsi eccessivo affidamento. L'esperienza mostra come sia poco efficiente affidare valutazioni di
convenienza ad organi giurisdizionali, a meno di non volerne trasformare l'indole facendoli divenire politici.
Ritiene altres inopportuno considerare unitamente la potest legislativa di integrazione di norme direttive e quella di
integrazione di norme generali cos come fa l'articolo 4. A parte il fatto che tecnicamente inesatto parlare di integrazione
di norme direttive, si tratta di due rapporti differenti e bisogna distinguere le norme direttive dalle norme generali, ai fini
del sindacato sulla costituzionalit della normazione regionale. Forse il Comitato ha voluto affermare un diritto da parte
della Regione, garantito costituzionalmente, a pretendere che la legge
dello Stato si limiti semplicemente a dare le direttive, senza entrare nei particolari; ma non si reso conto del fatto che,
parlando promiscuamente di norme direttive e di norme generali e conferendo allo Stato il potere direttivo e il potere di
legiferare in via generale, si faceva venir meno la possibilit di far valere la pretesa di limitare l'intervento dello Stato nel
senso accennato.
Altra disposizione che trova non sufficientemente chiara quella dell'ultimo comma dall'articolo 4, a tenore del quale
parrebbe che da parte del legislatore ordinario, con legge speciale, si potesse deferire al potere normativo delle regioni
qualunque materia. Non resterebbe quindi in alcuna materia la competenza esclusiva dello Stato, su tutte potendo la
Regione legiferare in virt di una delega. Mentre si ritenuto che la delega legislativa a favore di altri organi dovesse essere
limitata in modo tanto rigoroso da annullarne perfino l'efficienza, qui si ammetterebbe che il legislatore potesse dare
direttive su qualunque materia, lasciando poi un largo campo di attivit normativa delegata alla Regione. Posta, inoltre,
questa mancanza di esclusivit di competenza dello Stato, diverrebbe difficile decidere con sicurezza anche della
presunzione di competenza per i casi non contemplati.
Su tutti questi argomenti chiede delle delucidazioni al relatore.
AMBROSINI, Relatore, comincia col rispondere all'onorevole Mortati che veramente il Comitato ha previsto solo due tipi di
legislazione. La prima quella che in un primo tempo chiam legislazione primaria o diretta, e che poi pens - in vista delle
ripercussioni che l'espressione avrebbe potuto provocare sull'opinione pubblica - di definire semplicemente potest
legislativa ; la seconda la legislazione di integrazione . Circa il significato di quest'ultimo termine - che l'onorevole
Zuccarini ha trovato incerto - ritiene che non possano sorgere dubbi. Non ne sorsero infatti in seno al Comitato. L'onorevole
Grieco, anzi, nel proporre la fusione degli articoli 3 e 4, sostenne che si dovesse adottare proprio tale formula: la regione ha
potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate con leggi dello Stato .
Quanto all'obiezione che l'articolo 3 verrebbe a configurare una ipotesi dannosa per lo Stato e forse anche per le Regioni,
poich non concepibile che esistano materie sulle quali la Regione abbia una competenza esclusiva, fa presente che il
Comitato part dal principio che le Regioni dovessero avere un qualche campo - di interesse particolarmente locale - in cui
potessero legiferare in modo autonomo; ma che d'altra parte dovesse evitarsi che l'esercizio di questa potest legislativa
esclusiva causasse un qualche nocumento agli interessi generali dello Stato. Fu appunto nel desiderio di conciliare le due
esigenze, che il Comitato ritenne, nell'affermare questa competenza esclusiva della Regione in determinate materie, di
salvaguardare nel contempo l'interesse generale dello Stato, integrando la disposizione con l'aggiunta che la Regione dovr
esercitare il suo potere normativo in armonia con la Costituzione e coi princip fondamentali dell'ordinamento giuridico
dello Stato , nonch nel rispetto degli interessi nazionali .
Conviene con l'onorevole Mortati che qui si entra in un campo particolarmente delicato, in quanto sarebbe estremamente
difficile dare una definizione precisa dell'interesse nazionale. Spiega quindi che il Comitato si rese conto della necessit di
regolare la materia in modo da contenere nei giusti limiti la potest legislativa della Regione. All'uopo indugi nell'esame
dei vari sistemi, che egli, come relatore e come incaricato della redazione del primo progetto, aveva prospettati,
proponendo in modo alternativo ben cinque articoli su questo punto. Il Comitato prescelse quello che costituisce l'articolo 12
dell'attuale progetto. Gli altri quattro sono riprodotti come varianti alla fine del progetto.
Riservandosi di ritornare sull'argomento quando verr in discussione l'articolo 12, crede opportuno di avvertire fin d'ora, che appunto per la considerazione, fatta dall'onorevole Mortati e da altri colleghi, che la valutazione degli interessi nazionali
porta necessariamente ad un giudizio di merito - egli aveva, in una delle suddette varianti , distinto il giudizio di
legittimit da quello di merito, proponendo di affidare il primo alla Corte costituzionale ed il secondo al Parlamento
Nazionale. Il Comitato deliber a maggioranza di non accogliere questo sistema. Personalmente egli ritiene che sar
opportuno ripigliarlo in considerazione.
Riguardo all'altra osservazione dell'onorevole Mortati, sull'espressione norme direttive e generali emanate con legge dello
Stato adoperata dall'articolo .4, rileva che il Comitato non intese configurare due ipotesi, ma una sola. Le parole
direttive e generali debbono considerarsi come integrantisi a vicenda in modo da dar luogo all'affermazione di un
unico concetto: lo Stato detta le norme generiche, fondamentali, nell'ambito delle quali le Regioni possono poi dettare le
norme integrative, in base alle particolari condizioni locali; norme, queste ultime, che non debbono ridursi a norme di
attuazione , secondo proponeva l'onorevole Lami Starnuti, ma che rappresentano qualcosa di pi, in corrispondenza al
significato della parola integrazione , secondo intese il Comitato e secondo afferm l'onorevole Grieco quando propose di
fondere gli articoli 3 e 4, attribuendo alla Regione, per tutte le materie in essi espressamente indicate e per le altre che il

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legislatore potesse in avvenire determinare, la potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate
con leggi dello Stato .
Dichiara infine che non condivide le preoccupazioni manifestate dall'onorevole Mortati riguardo all'ultimo comma
dell'articolo 4, giacch il legislatore che di volta in volta decider di attribuire qualche altra materia alla competenza
legislativa di integrazione della Regione; e ci sar fatto a mezzo di leggi speciali. Bisogna pur concedere al legislatore
ordinario la possibilit di muoversi liberamente in questo campo a seconda ritenga opportuno in corrispondenza a
sopravvenute necessit. Una eccessiva e pregiudiziale sfiducia nei suoi riguardi non gli sembra opportuna. D'altra parte
sarebbe troppo complicato, e per ci stesso inefficiente, richiedere sempre l'intervento dell'organo costituente.
LACONI domanda se si inteso ammettere questa delega legislativa alle Regioni per determinate materie o non piuttosto
per determinati oggetti. Nota infatti che il termine materie gi usato nel primo comma con un significato molto pi
ampio e forse, nel caso in esame, si sarebbe dovuto parlare di oggetti .
AMBROSINI, Relatore, non vede quale differenza possa esserci fra le due parole.
MORTATI ribadisce il pensiero gi espresso, mostrando su degli esempi la larghezza di intervento consentito alla Regione in
virt di delega legislativa, in contrasto con il principio generale restrittivo fatto valere in occasione della disciplina della
delegazione legislativa al governo.
AMBROSINI, Relatore, replica che non si deve avere una diffidenza preconcetta verso il futuro legislatore e non bisogna
incatenarlo con disposizioni costituzionali particolareggiate che lo spingano ad evadere la Costituzione o ad ottenerne la
modifica. Ricorda che la Costituzione americana in vigore ormai dal 1787, appunto in virt delle larghe possibilit di
adattamento che ha lasciato al legislatore.
*******************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MARTED 19 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
.
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE comunica che, a proposito dell'articolo 3 del progetto elaborato dal Comitato di redazione per l'autonomia
regionale - del quale si era iniziato l'esame nell'ultima seduta - stato presentato dagli onorevoli Laconi, Lami Starnuti,
Bozzi, Ravagnan, Targetti, Fabbri, La Rocca, Nobile, Rossi Paolo, Bocconi, Finocchiaro Aprile e Calamandrei, il seguente
emendamento:
I sottoscritti, salva ogni altra proposta relativa alla materia da attribuirsi alle Regioni, chiedono che alla prima parte
dell'articolo 3 del progetto sia sostituita la seguente formulazione:
La Regione ha la potest di emanare norme di integrazione e di attuazione per adattare alle condizioni locali le norme
generali e direttive emanate con legge dello Stato. Tale facolt si esercita, oltre che nelle materie i cui servizi possono passare
alla Regione, nelle altre che, pur entro i limiti dell'interesse regionale, concernono: ... .
L'emendamento dovr poi essere integrato con l'elencazione delle materie.
ZUCCARINI ricorda che nell'ultima seduta egli e l'onorevole Mortati avevano sostenuto il concetto che gli articoli 3 e 4
dovessero essere esaminati insieme e proposto che si addivenisse alla formulazione di un solo articolo considerando la
ripartizione delle materie fatta dal progetto come arbitraria ed inaccettabile.
Aggiunge di avere osservato fra l'altro che non si comprende perch nell'articolo 3 sia stata compresa, come materia di
legislazione esclusiva della Regione, l'agricoltura, mentre l'industria si trovi inclusa nell'articolo 4. A suo avviso, alla Regione
dovrebbe competere, entro i limiti delle leggi generali dello Stato, piena libert legislativa. Prega
pertanto il Presidente di far s che la discussione odierna verta sulla proposta di fusione dei due articoli gi presentata nella
seduta precedente e comunque che la discussione venga fatta sui due articoli unitamente.
TOSATO osserva che nel progetto sono preveduti due tipi di legislazione regionale e cio un'attivit legislativa primaria,
considerata dagli articoli 3 e 12, ed una secondaria, considerata dall'articolo 4.
A suo avviso, l'articolo 3, combinato con l'articolo 12, non prevede una legislazione esclusiva - come stato affermato da
qualcuno - perch la legislazione di cui all'articolo 3 trova un limite non soltanto nei princip fondamentali della Costituzione
e nell'ordinamento giuridico dello Stato, ma anche negli interessi nazionali, tanto vero che l'articolo 12 stabilisce che,

114

quando il Governo centrale ritenga che le norme giuridiche con forza di legge approvate dall'Assemblea regionale
contrastino con l'interesse nazionale, pu rinviare i provvedimenti con le sue osservazioni all'Assemblea regionale, che potr,
approvandoli nuovamente, farli senz'altro diventare legge. ben vero che rimane sempre salvo il diritto del Governo
centrale di ricorrere alla Corte costituzionale; ma a questo punto sorge il dubbio se tale ricorso possa farsi soltanto per motivi
di legittimit - in quanto il Governo ritenga che le norme giuridiche emanate dalla Regione siano contrarie alla Costituzione
o ai princip generali dell'ordinamento giuridico - oppure anche per motivi di merito, il che, peraltro, darebbe luogo ad una
legislazione del tutto nuova in Italia.
Chiede che su questo punto sia fornito un chiarimento perch, qualora si ammettesse il ricorso anche per motivi di merito, si
potrebbe pensare che la legislazione prevista dall'articolo 3 combinato con l'articolo 12, pi che una legislazione primaria, sia
una vera e propria legislazione esclusiva.
BOZZI riconosce che il Comitato di redazione ha compiuto uno sforzo apprezzabile nel tentativo di sistemare la difficile
materia delle attribuzioni legislative della Regione. Tuttavia, il piano proposto non garantisce la certezza nelle fonti di
produzione giuridica; pu creare pericoli di conflitto di competenza normativa fra Stato e Regione e instabilit
nell'ordinamento giuridico.
Rileva che bisogna tener fede a due princip fondamentali: salvaguardare quello che stato definito nell'articolo 2 il
quadro dell'unit ed indivisibilit dello Stato , ossia la sovranit dello Stato, che trova la sua prima manifestazione nella
potest legislativa; affidare, d'altra parte, alla Regione, secondo l'orientamento fissato nell'ordine del giorno Piccioni, la
regolamentazione autonoma dei propri particolari interessi.
L'articolo 3, proposto dal Comitato, assegna alla Regione una sfera di competenza esclusiva. Ci significa che lo Stato, nelle
materie indicate, non ha potere di legiferare, nemmeno con norme di carattere direttivo o generale, esso pu soltanto
esaminare i disegni di legge approvati dalle Assemblee regionali e proporne l'annullamento alla Corte costituzionale,
qualora ritenga che essi siano contrari alla Costituzione, ai princip fondamentali dell'ordinamento giuridico o agli interessi
nazionali. Lo Stato, cio, interviene successivamente, e deve instaurare un giudizio. Secondo il suo punto di vista, questa
forma di non intervento legislativo dello Stato non ammissibile; incrina l'unit dello Stato, anche sotto il profilo della
unitariet del processo economico-produttivo. Scorrendo le materie affidate alla competenza esclusiva della Regione, nota
che fra esse l'agricoltura. Ne deriva che lo Stato non potrebbe dettare norme generali e comuni a tutto il territorio
nazionale in tema di riforma agraria. Si potrebbe avere la collettivizzazione in Emilia, e non, ad esempio, in Toscana.
Prospetta l'opportunit di regolare con una sola e chiara norma le attribuzioni legislative della Regione. Secondo il suo
parere bisogna escludere che la Regione abbia un ambito di materie nelle quali possa legiferare senza che lo Stato abbia
potere d'intervento. Occorrerebbe, piuttosto, determinare largamente una sfera di materie, per le quali lo Stato abbia
soltanto la potest di dettare norme direttive o generali, e la Regione di emanare le norme necessarie per l'attuazione o
l'integrazione, al fine di adattare le leggi statali alle esigenze peculiari regionali. Le norme direttive sono quei princip che di
per s non sono suscettibili di applicazione, ma che hanno bisogno appunto di ulteriori norme che li specifichino,
conformandovisi; le norme generali rappresentano, invece, una forma di pi penetrante legiferazione, che tuttavia lascia
margini in bianco per gli adattamenti a situazioni particolari. Precisa che, in tal guisa, lo Stato potrebbe intervenire in modo
pi o meno penetrante, secondo una sua discrezionale valutazione di politica legislativa (e vi sarebbe al riguardo la
garanzia del Senato regionale): alla Regione, d'altra parte, sarebbe riservata una sfera di competenza esclusiva nell'ambito
dell'attuazione o dell'integrazione delle leggi direttive o generali emanate dallo Stato.
Rileva poi l'opportunit di completare le ipotesi previste dall'articolo 12 con una norma che stabilisca il diritto, azionabile,
della Regione verso lo Stato, nel caso che questo, nel l'esplicazione della sua potest legislativa, ecceda dai limiti della
legiferazione semplicemente direttiva o generale nella sfera di materie assegnate.
Infine, quanto al quesito sollevato dall'onorevole Tosato, osserva che esatto distinguere, in tema di articolo 12, fra
violazione di competenza ed esame del merito; sono situazioni giuridiche che comportano valutazioni diverse, e diversi
dovrebbero essere gli organi chiamati a compierle. Tuttavia, a volte la questione pregiudiziale intimamente collegata con
la questione di merito. Ad esempio, il limite dell'interesse nazionale posto dall'articolo 3 involge una questione di merito, che
si risolve per in una questione di competenza. Se la Corte costituzionale accerta che un disegno di legge regionale ha
violato l'interesse nazionale, accerta necessariamente che la Regione ha ecceduto dai limiti della sua competenza
normativa.
Propone, comunque, che di questi pi particolari problemi si discuta quando verr in esame l'articolo 12.
CALAMANDREI, esaminando la materia dei conflitti, osserva che nel progetto non regolata l'ipotesi di un conflitto
negativo, il caso cio che tanto il Governo centrale quanto l'Assemblea regionale si ritengano incompetenti a deliberare su
una determinata materia.
Si domanda poi, esaminando l'ipotesi di conflitto positivo prevista dall'articolo 12, per quale ragione il compilatore del
progetto - dovendo scegliere fra l'opinione del Governo centrale e quella dell'Assemblea regionale - abbia dato la
prevalenza al punto di vista della seconda. Prospetta l'opportunit che in casi del genere si invochi - per la risoluzione del
conflitto - l'intervento di un terzo organo e che, nell'attesa, il progetto di legge in contestazione rimanga in sospeso; e quindi
suggerisce che all'articolo 12 si stabilisca che se l'Assemblea regionale, respingendo le osservazioni governative, insiste nel suo
punto di vista, si apra il conflitto davanti alla Corte costituzionale.

115

FABBRI dichiara di aver sottoscritto l'ordine del giorno presentato, in quanto ha sempre ritenuto che la potest delle Regioni
debba essere limitata esclusivamente a norme di attuazione e di integrazione.
Riprendendo il concetto della possibilit di conflitto tra le leggi della Regione e le leggi dello Stato - che a suo parere
dovrebbero essere preminenti - fa un'osservazione di carattere pratico e di natura contingente e politica: si domanda cio se
la legislazione esclusiva su determinate materie, ipotizzata per la Regione, implichi l'abrogazione automatica di tutto
l'imponente complesso di leggi statali concernenti dette materie. Pur ritenendo assurda una simile tesi, domanda in
proposito un chiarimento.
Fa presente la necessit da parte degli organi statali di coordinare e snellire l'attuale complesso legislativo sulle materie
indicate nel progetto, al fine di conservare soltanto i princip basilari di cui l'attivit normativa della Regione stabilir
l'applicazione e l'attuazione. Raccomanda altres che si proceda gradualmente all'attuazione di questa riforma, al fine di
evitare il formarsi di situazioni tumultuarie ed il sorgere di conflitti tra l'organo legislativo centrale e quelli periferici.
NOBILE, parlando contro l'articolo 3 del progetto, osserva che, sotto il profilo politico, la ripartizione legislativa tra lo Stato e
le Regioni porterebbe inevitabilmente a sviluppare la tendenza di queste verso un sistema federale e condurrebbe quindi
alla disgregazione dell'unit nazionale. Sotto il profilo economico, rileva che non si pu ammettere che la legiferazione su
materie di importanza vitale per l'intera Nazione sia attribuita alle Regioni.
All'osservazione del Relatore che, per giustificare la creazione del nuovo ente autarchico, sostiene che le funzioni che si
vogliono trasferire dal centro alla periferia non potrebbero essere attribuite alla Provincia, in quanto riguardano interessi
che trascendono l'ambito provinciale, risponde che tale presunzione si ritorce contro il sistema regionalistico, perch oggi gli
interessi economici tendono ad allargare sempre pi la loro sfera di attivit.
Scorge, poi, una contraddizione tra la tesi sostenuta dal Relatore, secondo cui la tendenza odierna unificatrice sarebbe utile
solo riguardo ai fini da raggiungere e non gi nei confronti dei congegni di esecuzione, e il disposto dell'articolo 3 che
conferisce alla Regione potest legislativa su materie di importanza fondamentale, e non d allo Stato la possibilit di
regolare tali materie per i fini generali da raggiungere.
Ritiene poi assurda l'elencazione fatta negli articoli 3 e 4. Col primo di questi articoli si concede alle Regioni nientedimeno
che
il diritto esclusivo di legiferare su materie di importanza fondamentale per tutta la Nazione, quali, ad esempio, l'agricoltura,
le foreste, le strade, i ponti, gli acquedotti. Su questioni cos vitali per il Paese si avrebbero quindi diciotto legislazioni
differenti!
del parere che la legislazione primaria si debba riservare esclusivamente allo Stato, e che anche la regolamentazione almeno per certe materie - debba in molti casi essergli attribuita. A suo avviso, imprudente fare nella Costituzione un
elenco delle materie di interesse locale, la cui disciplina giuridica si ritiene opportuno decentrare, perch ci che oggi
interessa lo Stato potrebbe domani divenire di interesse locale, o viceversa.
L'articolo 3, come formulato, rappresenta uno sconvolgimento dell'attuale organizzazione statale, i cui meccanismi hanno
bisogno di essere riformati e riordinati, e non gi sconvolti. Tutti riconoscono la necessit di decentralizzare le funzioni dello
Stato. Ma l'articolo 3 decentralizza proprio ci che non va decentralizzato: il potere legislativo, che, per la sua stessa natura,
deve conservare un carattere unitario. Approvando l'articolo 3, anzich ridurre e semplificare i meccanismi amministrativi,
se ne accrescerebbe il numero.
Sostiene che il progetto proposto - il quale rappresenta un vero e proprio anacronismo storico - non solo non democratico,
ma profondamente antidemocratico; e cita, a sostegno della sua opinione, quanto scrive in proposito un'illustre
regionalista, Pietro Bertolini.
Gli sembra infine illusorio il concetto di taluni, secondo cui il frazionamento del Paese in regioni autonome, dotate di larghi
poteri legislativi, possa costituire una garanzia contro eventuali rivoluzioni o colpi di Stato, perch ritiene che un'esperienza
troppo audace - mentre non porterebbe alcuna conseguenza, se fatta nell'ambito ristretto di una provincia o di un comune
- operata nell'ambito di una regione, che rappresenta la diciottesima parte del territorio dello Stato, potrebbe rischiare di
compromettere l'unit nazionale.
Conclude dichiarando di essersi limitato a sottoscrivere l'ordine del giorno presentato dall'onorevole Laconi ed altri, al quale
aderisce subordinatamente, in quanto, a suo parere, anche la regolamentazione da affidare alle Regioni dovrebbe essere
assai limitata.
CAPPI, dopo aver rilevato come gli interventi di alcuni oratori abbiano avuto il merito di mettere a fuoco il dissenso
concettuale esistente in seno alla Sottocommissione circa il principio regionalistico, dichiara, rispondendo all'onorevole Nobile,
di dubitare che si possa combattere quel principio con una elencazione di inconvenienti, i quali potranno essere eliminati in
seguito, secondo quanto l'esperienza consiglier.
Ritiene di estrema facilit la soluzione del quesito posto dall'onorevole Fabbri, in quanto la legislazione statale relativa alle
materie per le quali la potest legislativa stata concessa alle Regioni rimarr in vigore fino a quando una determinata
Regione, ritenendola non pi rispondente ai propri bisogni, si varr del potere legislativo concessole per abrogarla.

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Osserva poi che il punto di vista dell'onorevole Bozzi, secondo il quale lo Stato deve fare le leggi direttive e le Regioni hanno
un potere integrativo di regolamentazione - oltre a far sorgere la domanda se varrebbe la pena di apportare mutamenti
cos profondi nella struttura dello Stato per dare alla Regione un semplice potere di regolamentazione - non , a suo parere,
molto chiaro. Non vede infatti come sia possibile emanare una legge direttiva - la cui formulazione l'onorevole Bozzi
affiderebbe allo Stato - dal momento che i princip direttivi sono contenuti nella Costituzione e le leggi hanno sempre un
contenuto concreto; n comprende quale possa essere il contenuto di un potere di integrazione della legge, perch, se
consister nella facolt di modificare la legge precedente, dar luogo ad una nuova legge e quindi in pratica sar potere
legislativo.
Riafferma quindi l'opportunit che alla Regione sia concesso, pur entro determinati limiti, un vero e proprio potere
legislativo.
MANNIRONI riconosce la gravit della questione sollevata dall'onorevole Bozzi, il quale ha fatto presente che, con
l'approvazione integrale del testo del progetto, sarebbe preclusa allo Stato ogni possibilit di occuparsi della riforma agraria;
ma osserva che a tale inconveniente si potrebbe rimediare aggiungendo la materia della riforma agraria a quelle elencate
nell'articolo 4.
Rispondendo poi all'onorevole Nobile, contesta che tutte le strade abbiano interesse nazionale; ad ogni modo, ritiene che si
possa aggiungere alla dizione del progetto, l dove si parla di strade, ponti, porti, acquedotti e lavori pubblici , la
specificazione che non siano d'interesse nazionale .
CONTI fa rilevare che nel medesimo articolo gi detto che la potest legislativa deve esplicarsi nel rispetto degli interessi
nazionali .
MANNIRONI ritiene comunque non inutile la specificazione da lui suggerita.
Assolutamente ingiustificata crede poi la preoccupazione dell'onorevole Nobile, che la legislazione varia e contrastante che
potrebbe derivare dal fatto di aver concesso la potest legislativa primaria alle Regioni possa determinare delle incrinature
nella compattezza dello Stato. Le materie attribuite alla competenza esclusiva delle Regioni riguardano, infatti, aspetti
locali della vita economico-amministrativa; e questi possono essere regolati dalle rispettive Regioni in forma autonoma,
senza che la variet legislativa che ne risulter possa intaccare l'unicit della legislazione statale.
Dichiara perci di essere favorevole al testo dell'articolo proposto dal Comitato, salvo lievi ritocchi di forma.
LA ROCCA si dichiara contrario alla formulazione dell'articolo 3, il cui accoglimento darebbe origine ad una serie di
legislazioni discordanti, tali da minacciare l'unit nazionale. Riconosce che ogni Regione ha delle esigenze e delle aspirazioni
proprie, delle quali non si pu non tener conto; ma ritiene che non si debba, partendo da questo presupposto, lasciar libera
la Regione di legiferare, senza possibilit da parte dello Stato di intervenire in modo positivo, su materie di notevole
importanza nazionale, quali l'agricoltura, i porti, ecc.
quindi del parere che si debba tener conto di tali necessit particolari, ma senza esporsi al pericolo di scardinare il potere
centrale e di spezzare l'unit economica e politica della Nazione.
LUSSU non vede come la norma sottoposta all'esame della Sottocommissione possa costituire un pericolo per l'unit
nazionale e per la struttura generale dello Stato e si meraviglia, anzi, dell'atteggiamento assunto al riguardo dai gruppi
socialista e comunista, tanto pi che ritiene esservi, pi che un dissenso, un malinteso su questa questione.
Premesso che la legge sulla riforma agraria costituisce evidentemente un provvedimento fondamentale e, come tale, deve
essere studiato e approvato dal Parlamento nazionale, rileva che la citazione dell'agricoltura nell'articolo 3 da intendere,
a suo avviso, nel senso che ogni Regione deve essere lasciata libera di interpretare e di attuare, secondo le proprie particolari
esigenze, le direttive di carattere tecnico date sul piano generale.
Cos, per ci che riguarda le belle arti, la caccia, la pesca e le altre materie considerate nell'articolo 3, ritiene che la Regione,
con la possibilit concessale di interpretazione delle norme generali e di adattamento di queste alle proprie esigenze, non
distrugga affatto l'autorit centrale, n rechi alcun pregiudizio all'unit nazionale.
Si dichiara convinto che le organizzazioni socialiste, superato il periodo in cui non erano che opposizione, divenute
maggioranza anche nel nostro Paese, saranno tratte ad affrontare e risolvere i problemi dell'ora con la consapevolezza che
si vive oggi in un nuovo mondo.
Con tale spirito dichiara di essere favorevole alla formulazione proposta dal Comitato di redazione.
LACONI, a proposito di quanto ha detto l'onorevole Tosato nei riguardi dell'articolo 12, osserva che il ricorso per
annullamento alla Corte costituzionale pu farsi soltanto per motivi di legittimit e quindi, in caso di dissenso sul merito, la
prevalenza dell'Assemblea regionale sarebbe assoluta; donde la conclusione che si rimette alla Regione una legislazione di
carattere assolutamente esclusivo.
Rileva che gli inconvenienti pratici derivano dal fatto che si sostengono princip storicamente e logicamente incongruenti. Si
vuole imporre alla Nazione uno schema di ordinamento non studiato su problemi ed esigenze reali e attuali, ma derivante

117

da schemi logici preformati o da particolari esigenze di ordine politico, che non coincidono con quelle nazionali e
democratiche.
Rispondendo all'onorevole Lussu, esprime il parere che nel momento attuale il processo di unificazione culturale, politica ed
economica del Paese sia giunto ad un punto tale da escludere la necessit di larghe autonomie legislative per la maggior
parte delle regioni. Sussiste invece la necessit di un largo decentramento. Ritiene per che ad alcune Regioni, nelle quali
tale processo di unificazione non si ancora compiuto, sia opportuno lasciare la possibilit di risolvere direttamente i loro
problemi affinch possano entrare in forma autonoma nel circolo della vita nazionale. Cos, ad esempio, la Sardegna si
trova, per ragioni che ha gi illustrato in una precedente seduta, in una situazione diversa da altre Regioni, la quale richiede
soluzioni speciali.
All'onorevole Mannironi, che proponeva di fare una eccezione per la riforma agraria, osserva che tale riforma costituita da
un complesso di leggi, e che quando si riconosce allo Stato questa facolt normativa si torna nel concetto di una potest di
integrazione.
VANONI rileva che, per poter avere un quadro delle materie citate negli articoli 3 e 4 che fosse corrispondente alle
condizioni storiche ed alle necessit economiche del Paese, sarebbe necessario introdurvi qualche variante.
Riconosce che, per quanto riguarda la delicata questione della legislazione in materia di agricoltura e foreste, non si possono
non tener presenti due esigenze vive nella storia nazionale, quella di liberare le Regioni dal vizio del centralismo e quella di
conservare unito il complesso economico nazionale, la cui rottura potrebbe essere molto pericolosa. Prospetta la necessit di
trovare una soluzione tale da permettere all'attivit legislativa in materia agricola di tener conto delle esigenze locali
estremamente diverse da una regione all'altra; e sarebbe favorevole a trasferire la citazione dell'agricoltura e foreste
dall'articolo 3 all'articolo 4.
Aggiungerebbe nell'elenco delle materie citate nell'articolo 3 l'igiene e la sanit pubblica, circa le quali ritiene che una
diversit di legislazione da regione a regione prepari un miglioramento di vita - da tutti auspicato - del popolo italiano;
tanto pi che la legislazione unica, la quale tendeva allo scopo di portare tutto il Paese al medesimo livello, non ha dato i
risultati desiderati.
Non vede poi perch non si voglia lasciare alle Regioni la possibilit di integrare le leggi statali, oltre che in materia di
istruzione elementare, anche per ci che riguarda le scuole medie e universitarie. A tale proposito ricorda la cattiva prova
data dalla legislazione unica, i cui tentativi per risolvere il problema universitario hanno sempre urtato contro tradizioni e
resistenze locali; mentre cita l'organizzazione esemplare data all'istruzione elementare, e in parte a quella post-elementare,
dal comune di Milano, sotto l'amministrazione socialista, nel periodo precedente il fascismo, modello di organizzazione per
una grande citt industriale moderna, tesa verso uno sviluppo sociale di grande avvenire.
del parere che, nei limiti di una legge generale che garantisca un minimo di sicurezza e di seriet, quello dell'istruzione sia
un campo nel quale il regionalismo si pu affermare in modo deciso. Non possibile infatti stabilire un unico sistema di
istruzione in un Paese le cui varie zone si trovano in gradi diversi di evoluzione sociale ed hanno proprie esigenze, le quali
richiedono propri tipi di istruzione che possono essere disciplinati da una legislazione di carattere regionale.
Un dubbio solleva circa l'opportunit di separare le scuole professionali dalle altre, separazione operata nel progetto con
l'intento di affidare le prime alla competenza esclusiva della Regione. Fa presente a tale riguardo che l'istruzione
professionale - che il fascismo tent invano di estendere - un'esigenza viva del Paese, il quale deve tendere a sostituire la
massa dei lavoratori non qualificati con una classe di lavoratori qualificati che siano veramente la forza e il nerbo della
Nazione. Ritiene che affidare l'ordinamento di queste scuole alle iniziative regionali possa suscitare qualche preoccupazione,
mentre uno stimolo dal centro potrebbe, in questo caso, essere utile. Una volta ammesso, come fa il progetto, che l'istruzione
richiede l'intervento del centro e della Regione, del parere di non separare il problema della scuola professionale da quello
generale dell'istruzione, che ha le medesime esigenze, anzi ne ha una maggiore per ci che riguarda le scuole professionali.
Aggiunge di non presentare per ora proposte di modificazioni, in quanto ritiene che la discussione potr portare altri
chiarimenti in proposito.
Non invece favorevole alla citazione, nell'articolo 4, della disciplina del credito, dell'assicurazione e del risparmio, che sono
attivit che tendono ad andare al di l di ogni confine, la cui legislazione non pu essere che nazionale, se non si vogliono
creare fratture nell'ambiente economico di tutta la Nazione. Coglie l'occasione per far presente la gravit dell'errore in cui
cadono coloro che - specie nelle Provincie meridionali - vorrebbero, attraverso una legislazione particolare, evitare l'esodo
del risparmio verso zone dell'Italia settentrionale, perch il risparmio deve essere investito l dove pi utile e pi
domandato, dove migliori sono le condizioni per l'investimento. Si potr, se mai, auspicare che lo Stato operi in modo da
creare anche nelle provincie meridionali occasioni di impiego utile e sicuro del risparmio, s da determinare una corrente
inversa degli investimenti.
In linea di massima, d'accordo sull'elencazione delle altre materie comprese negli articoli 3 e 4 del progetto.
MORTATI fa presente come molti dei dissensi siano originati dal fatto di aver compreso nel medesimo elenco materie per le
quali l'iniziativa locale si pu considerare sufficiente a soddisfare l'interesse pubblico, e materie che non possono essere
affidate in modo esclusivo alle Regioni. In considerazione di ci, pensa che sia opportuno procedere alla

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rielaborazione degli articoli 3 e 4 in base ad una triplice distinzione, a seconda che si tratti di materie che possono senza
preoccupazioni affidarsi in modo esclusivo alla Regione, o che dovrebbero esser regolate dallo Stato limitatamente alla
determinazione dei criteri direttivi o princip generali, o che infine dovrebbero rimanere affidate alle Regioni soltanto per ci
che concerne la potest regolamentare.
Contrariamente a quanto stato sostenuto da altri, ritiene che la distinzione fra norme direttive e norme che, essendo
generali, non consentono altra successiva normazione se non quella regolamentare, sia praticamente rilevante e ricorda
precedenti legislativi - come quello della Costituzione di Weimar - che distinguono due specie di legislazioni: una, in cui lo
Stato si limita a porre princip generali ed un'altra, in cui esso interviene in modo pi particolare senza limiti giuridicamente
apprezzabili nella materia da regolare.
Rileva che la norma direttiva differisce dall'altra appunto perch si limita a sancire princip generali, lasciando un margine
di libert alle Regioni per tutto ci che riguarda gli adattamenti alle situazioni specifiche, mentre la norma emessa in
esecuzione di direttive differisce dalla norma regolamentare appunto per la latitudine che le consentita nell'esecuzione
delle medesime.
Prospetta inoltre l'opportunit di determinare una competenza esclusiva dello Stato per talune materie (strade di interesse
militare, porti di particolare importanza, ecc.) e di porre qualche limite circa la delega della potest legislativa che, in base
alla formulazione dell'articolo 4 del progetto, verrebbe fatta dal Parlamento nazionale alle Regioni.
PERASSI presenta il seguente emendamento alla prima parte dell'articolo 3: dopo le parole e nel rispetto degli interessi
nazionali , aggiungere le altre: e degli obblighi internazionali dello Stato .
ZUCCARINI osserva che la sua proposta ispirata dalla preoccupazione che egli ha, ed in altre occasioni ha manifestato, di
realizzare un sistema di autonomie eguale per tutte le Regioni, eliminando la distinzione fra alcune Regioni che verrebbero
dotate di una vera e propria autonomia comprendente una potest di legislazione, e tutte le altre Regioni alle quali
verrebbe concessa invece una potest limitata, tanto da fare di esse solo degli organi di decentramento amministrativo.
Non pu intanto nascondere la sua meraviglia di fronte al fatto che i pi convinti assertori dell'autonomia, mentre ne
pretendono una privilegiata per alcune Regioni, e precisamente gli onorevoli Laconi e Finocchiaro Aprile per le loro isole, si
preoccupino poi di limitare l'autonomia di tutte le altre. Dichiara di non poter accettare la loro tesi, perch se l'autonomia
giova alla Sicilia e alla Sardegna - come essi sostengono - per potersi elevare e sviluppare come non hanno potuto fare nello
Stato centralizzato, non possibile sostenere che la stessa autonomia, se venisse concessa alle altre Regioni, determinerebbe
un arretramento dalle posizioni economicamente e culturalmente pi avanzate in cui queste ora si trovano. Non si capisce,
cio, come ci che si reputa necessario per certe Regioni debba risultare dannoso e deprecabile per tutte le altre.
Riferendosi all'articolo 3, fa presente che in seno al Comitato di redazione, sostenendo una tesi opposta a quella caldeggiata
dall'onorevole Grieco, il quale era del parere di trasferire nella elencazione dell'articolo 4 tutte le materie elencate
nell'articolo 3, propose di riunire nell'articolo 3 anche le materie indicate dall'articolo 4. Fa rilevare che tale proposta non
significherebbe affatto spingere l'autonomia fino al punto di prescindere dagli interessi generali e dalle leggi generali dello
Stato. Nel suo progetto infatti precisato che le leggi di carattere generale sono di competenza dello Stato che,
nell'Assemblea legislativa, ne determina i princip, le finalit e i criteri direttivi, mentre lasciato alle Regioni l'applicarle con
criteri e mezzi propri, quindi con una applicazione che pu essere diversa da Regione a Regione, in funzione delle necessit
locali. Per le materie che sono invece di esclusivo interesse locale, la potest legislativa della Regione deve essere piena: ci
non esclude che lo Stato possa comunque emanare leggi generali riguardanti, ad esempio, le strade e i porti di importanza
nazionale oltre che locale e regionale.
Non crede poi, contrariamente a ci che sostiene l'onorevole Vanoni, che l'intervento dello Stato sull'istituzione e
l'ordinamento delle scuole professionali, particolarmente di quelle agricole, possa risultare pi proficuo di quello delle
iniziative regionali e locali. Ricorda che Ghino Valenti, che fu un grande competente in economia agraria, sosteneva proprio
la necessit che l'iniziativa in quanto si riferisce all'insegnamento agricolo, come per tutto ci che riguarda l'agricoltura, fosse
lasciata alle Regioni. Egli invocava anzi il regionalismo - e pubblic anche degli scritti in proposito - soprattutto in funzione
della risoluzione dei problemi agricoli.
A suo avviso, la stessa cosa pu ripetersi per le materie del commercio e dell'industria. vero che l'articolo 4 riserva una
potest legislativa di integrazione alle Regioni su altre materie, come ad esempio, le miniere. Ritiene tuttavia preferibile
l'emanazione di leggi regionali anche per le miniere, a completamento e perfezionamento di una legge generale.
Fa inoltre presente come nel suo progetto fosse anche specificato che alla Regione spettava di legiferare su tutte le materie
che lo Stato non avocasse a s con una legge del Parlamento. Concludendo, si dichiara contrario a mantenere cogli articoli 3
e 4 una competenza della Regione diversa a seconda delle materie, giacch qualunque classificazione risulterebbe
arbitraria.
Osserva infine che l'articolo 12 pu essere benissimo esaminato a parte e afferma che il suo progetto, per quanto non sia
stato accettato come base per le proposte che in merito alla Regione sono state presentate, non solo non avrebbe favorito la
disgregazione d'Italia, ma avrebbe servito invece a rafforzare maggiormente 1'unit nazionale.
BULLONI, rispondendo all'onorevole La Rocca, il quale ha affermato di veder minacciata l'unit dello Stato attraverso
l'applicazione delle norme dell'articolo 3, osserva che non bisogna confondere l'unit statale con l'accentramento
burocratico, il quale ultimo si pu eliminare soltanto con una riforma sostanziale. Non del parere dell'onorevole La Rocca
che, per avvalorare il suo asserto, ha affermato che, demandando alla Regione la facolt di legiferare in materia agraria, la

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riforma agraria in Italia non sarebbe pi realizzabile; rileva anzi che l'autonomia regionale, risvegliando le iniziative locali in
relazione ai bisogni delle singoli Regioni, sar un mezzo per attuare meglio la riforma agraria, nel rispetto delle esigenze
locali.
Non comprende come l'onorevole Laconi abbia voluto affermare che l'istituzione della Regione addirittura contraria alla
democrazia. Se democrazia governo di popolo, con l'istituzione della Regione la democrazia non pu essere contrastata,
appunto perch il regionalismo avvicina sempre pi il Governo al popolo.
Circa gli articoli 3 e 4, si dichiara d'accordo, in linea di massima, con gli onorevoli Zuccarini e Vanoni. Ai rilievi fatti da
quest'ultimo riterrebbe opportuno aggiungerne un altro: quello di veder considerata in modo particolare l'assistenza
sanitaria e ospedaliera.
Propone il seguente emendamento sostitutivo dei due articoli: Compete alla Regione la potest legislativa nelle seguenti
materie, in armonia con la Costituzione, con le leggi generali e con i princip fondamentali dell'ordinamento giuridico dello
Stato e nel rispetto degli interessi nazionali: ... .
Fa presente che, evidentemente, l dove lo Stato, ritiene di dettare norme di carattere generale, la Regione dovr attuare
questi princip, mentre l dove lo Stato non ritiene di emanare tali norme, la Regione avr la potest di legiferare.
PERASSI, a proposito della questione se alla Regione debba attribuirsi una potest legislativa primaria, secondo il disposto
dell'articolo 3, ricorda quanto ha detto l'onorevole Laconi, secondo il quale i limiti di tale potest sarebbero gli stessi che
incontra la legge dello Stato ed afferma che ci , a suo avviso, inesatto: l'articolo 3 infatti, oltre ai limiti che funzionano
anche per la legge dello Stato (cio il rispetto della Costituzione), ne considera altri afferenti all'attivit legislativa della
Regione e cio: i princip fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato ed il rispetto degli interessi nazionali. Resta
per aperta la questione di sapere quali siano le materie rispetto alle quali la Regione ha una competenza di legislazione
primaria. A questo riguardo reputa forse opportuno che le singole materie siano esaminate separatamente, considerato
anche che la discussione fin qui svoltasi ha fatto sentire la necessit di alcune precisazioni, in modo da non dare l'impressione
che tutte le materie indicate siano, interamente e senza restrizione alcuna, riservate alla competenza regionale.
D ragione dell'emendamento aggiuntivo da lui proposto, inteso a porre ancora un limite alla competenza regionale per
quanto riguarda gli obblighi internazionali dello Stato, osservando che per alcune delle materie indicate potranno
intervenire accordi internazionali che devono impegnare sempre la legislazione dello Stato, e quindi anche quella delle
Regioni.
MORTATI fa presente l'opportunit che il rispetto delle convenzioni internazionali sia considerato tra i princip generali
dell'ordinamento.
PERASSI risponde che meglio fissare tale concetto in questa sede, salvo a provvedere ad una migliore collocazione in sede
di ordinamento.
LAMI STARNUTI manifesta la propria avversione agli articoli del progetto, contro i quali aveva gi votato in sede di
Comitato. Dichiara di aver accettato la proposta Laconi, che potrebbe diventare materia di compromesso fra le due
tendenze manifestatesi in seno alla Sottocommissione, in quanto essa racchiude quasi completamente la sostanza
dell'emendamento Bulloni, cio la concessione alla Regione della potest di integrare le leggi dello Stato per adattarle alle
esigenze locali. A tal proposito osserva che l'emendamento Bulloni, pur facendo qualche passo sulla strada del compromesso,
potrebbe dar luogo a qualche complicazione e contrasto, per quanto di non difficile soluzione, tra lo Stato e le Regioni; e fa
presente come non sia opportuno tenere il Paese in un perpetuo stato di contrasti.
Illustra lo scopo della riforma, che ha sopra tutto carattere amministrativo e di decentramento, al fine di liberare
l'amministrazione centrale di tutto ci che supera la sua capacit di decisione e di esecuzione, per trasferirlo agli enti locali
dove tali bisogni sono sorti ed esigono una immediata soddisfazione. Invita i colleghi del gruppo democratico-cristiano ad
abbandonare ogni idea di potest legislativa, divenuta inutile nei limiti in cui la presenta l'onorevole Bulloni nella sua
formula.
BULLONI avverte che la sua proposta ha un valore puramente personale.
LAMI STARNUTI, concludendo, fa presente l'opportunit di fondere la prima parte degli articoli 3 e 4; ed aggiunge che, se
nell'articolo 3 alla Regione dovr assegnarsi soltanto una potest integrativa, la prima parte dell'articolo 4 non avr pi
ragion d'essere. Sostiene che anche i due elenchi di materie dovranno essere fusi - previo esame di ogni voce - perch non
favorevole a che la potest integrativa della Regione si svolga su tutte le materie elencate negli articoli 3 e 4 del progetto.
Solo cos sar possibile fare della Regione un ente robusto, di grande influenza nella vita politica e amministrativa del Paese.
AMBROSINI, Relatore, ritiene anzi tutto far presente, rispondendo ai rilievi fatti dagli onorevoli Laconi e Nobile, che il
progetto non presenta alcun pericolo per la compagine dello Stato, ma che anzi tende a rinsaldarla, giacch la riforma
regionale concepita ed intesa, siccome altre volte ha detto, a decongestionare l'organismo centrale dello Stato e a renderlo
cos pi efficiente nel perseguimento degli scopi essenziali, mentre d'altra parte le Regioni, potenziate nelle loro energie,
coopererebbero pi volenterosamente all'opera comune di ricostruzione del Paese.
Rileva che i passi della sua relazione, a cui ha fatto riferimento l'onorevole Nobile, non si prestano all'impressione che egli
sembra averne avuta, che importino cio la giustificazione del passaggio alla Regione soltanto di funzioni prevalentemente

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esecutive ed amministrative. Nella relazione infatti espressamente propugnato il principio dell'attribuzione alla Regione di
un certo potere legislativo, con il chiarimento esplicito che proprio in ci che consiste la differenza dal sistema proposto
dall'onorevole Lami Starnuti, giacch proprio col conferimento della potest legislativa che si darebbe alla Regione una
funzione che non hanno gli enti autarchici, e che da questi andrebbe a differenziarli.
Deve, d'altra parte, rilevare che il progetto non consacra affatto un sistema simile o analogo al sistema federalistico, anche
soltanto larvato. Nella relazione ne ha detto le ragioni, dando la dimostrazione di questa affermazione, e non crede perci
necessario di ripetersi. Basta far presente che non ha accolta la proposta, presentata dall'onorevole Zuccarini nel paragrafo
29 del suo schema di progetto, di indicare tassativamente le materie di competenza legislativa dello Stato e di attribuire
conseguentemente tutte le altre materie alla competenza legislativa della Regione, perch tale proposta importava un
richiamo al sistema proprio dello Stato federale. Nel progetto del Comitato, corrispondente a quello da lui elaborato, si
adatta invece il sistema inverso, indicandosi tassativamente quali sono le materie di competenza legislativa della Regione e
lasciandosi quindi tutte le altre allo Stato. E si ha inoltre di pi, giacch l'esercizio della potest legislativa da parte
dell'Assemblea Regionale deve svolgersi entro determinati limiti ed soggetto al potere di coordinamento dello Stato.
Per quanto si riferisce alle materie di cui all'articolo 3, la Regione pu legiferare, ma entro certi limiti, e precisamente: in
armonia anzitutto con la Costituzione ed i princip fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato, ed inoltre (e si ha
qui un limite pi profondo, di merito) nel rispetto degli interessi nazionali . Per quanto riguarda poi le materie di cui
all'articolo 4, la Regione ha una potest legislativa di integrazione delle norme direttive e generali emanate con legge dello
Stato. Anche qui non vi quindi il pericolo che possano mettersi in essere una congerie di leggi regionali contrastanti, giacch
la variet della legislazione rifletter le particolari condizioni locali, ma uniformandosi alle norme generali fissate con le sue
leggi dallo Stato.
Riferendosi alla proposta gi presentata dall'onorevole Grieco e fatta ora propria dall'onorevole Lami Starnuti, di fondere
cio la prima parte degli articoli 3 e 4, dando alla Regione per tutte le materie in essi indicate una potest legislativa
soltanto di integrazione, riconosce che forse, con questo emendamento, non si apporterebbe un colpo mortale al proposto
sistema della riforma regionale, giacch nel quadro dell'articolo 3 il potere dell'Assemblea Regionale ha, come si detto, dei
notevoli limiti, sia formali quanto alla competenza, che di merito specie riguardo al rispetto dovuto agli interessi nazionali.
Malgrado ci, non si sente di rinunciare all'articolo 3, perch con una simile rinuncia, si ridurrebbe troppo il potere di
autonomia della Regione.
Per altro, se la differenza fra il congegno dell'articolo 3 e quello dell'articolo 4 non molto rilevante, non vede il motivo per
cui l'onorevole Lami Starnuti ed i colleghi che assecondano la sua proposta di emendamento debbano tanto insistervi
chiedendo la soppressione dell'articolo 3.
Aggiunge, allo scopo di cercare di dissipare le preoccupazioni da essi manifestate a proposito di tale articolo 3, che la
valutazione di esso deve esser fatta tenendo presenti altre disposizioni successive del progetto, e specialmente, quella del
capoverso dell'articolo 8 - con la quale si vieta tassativamente alla Regione di istituire dazi di importazione, di esportazione
o di transito fra una Regione e l'altra, e di prendere comunque provvedimenti che ostacolino la libera circolazione
interregionale - e pi ancora la disposizione dell'articolo 12, con la quale si determina la potest che spetta al Governo
centrale di interferire nell'esercizio dell'attivit legislativa dell'Assemblea Regionale, quando i disegni di legge da essa
approvati esorbitino dai limiti della sua competenza o contrastino con l'interesse di altre Regioni o dello Stato in generale.
Rammenta che, in proposito, aveva proposto un altro sistema di coordinamento fra il potere della Regione e quello dello
Stato, ancora pi profondo di quello adottato dal Comitato, nel senso che la decisione sui contrasti per il merito delle leggi
regionali in questione fosse affidato al Parlamento Nazionale, mentre resterebbe alla Corte Costituzionale la competenza a
decidere per le questioni soltanto di legittimit.
Sull'adozione o meno dell'uno o dell'altro sistema, o di un altro ancora fra quelli proposti e che figurano come varianti
all'articolo 12 del progetto, si potr tornare a discutere.
Gli sembra comunque che l'interesse del potere centrale dello Stato sia salvaguardato in ogni caso, quale che sar il sistema
specifico che verr prescelto. E se salvaguardato, e sicuramente salvaguardato, l'interesse dello Stato, trova che sarebbe
possibile a tutti i colleghi di accettare, oltre l'articolo 4, anche l'articolo 3.
Desidera far presente alla Sottocommissione l'opportunit che esamini il sistema dei due articoli e che voti su di esso in via di
massima, senza preoccuparsi troppo in questo primo momento delle singole materie tassativamente indicate in ciascuno dei
due articoli, giacch il numero di tali materie potrebbe essere diminuito od aumentato, e potrebbesi inoltre trasportare
qualche materia dall'uno all'altro articolo, senza infrangere o comunque cambiare il congegno e l'essenza del sistema.
adunque principalmente al sistema che bisogna riguardare, prima di arrivare alla votazione, e non solo al sistema isolato
degli articoli 3 e 4, ma anche al sistema dell'articolo 8 e pi ancora dell'articolo 12, che ne costituiscono un'integrazione
essenziale.
Quando si tengono presenti le disposizioni combinate di tutti gli articoli suddetti, allora non solo possibile augurarsi e
fondatamente sperare che diminuiscano le apprensioni manifestate circa l'articolo 3, ma anche possibile affermare senza
tema di esagerazione che la differenza fra il sistema del progetto e quello sostenuto dall'onorevole Lami Starnuti - che dal
punto di vista teorico pu apparire rilevante - si riduce in concreto a ben poco, e che quindi possibile arrivare ad un
incontro delle due correnti.
Per altro non esita a riconoscere che il progetto, come egli lo elabor e come poi fu approvato con emendamenti ed
aggiunte dal Comitato, il frutto di parecchie transazioni intese a conciliare i diversi punti di vista in un sistema complessivo

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armonico. Non condivide pertanto l'apprezzamento dell'onorevole Zuccarini, ma ritiene all'inverso che il progetto tanto
pi apprezzabile e presumibilmente pi aderente alla realt, in quanto concilia le diverse esigenze, specialmente in ci che
riguarda l'interesse generale dello Stato e quello particolare delle Regioni, dando per sempre la prevalenza all'interesse
dello Stato. Ed per ci che insiste affinch sia approvato.
Passando ad alcuni punti particolari, risponde affermativamente al dubbio sollevato dall'onorevole Tosato, se cio il ricorso
che il Governo ha facolt di avanzare avverso le leggi regionali possa investirle anche nel merito. Osserva in proposito che il
testo dell'articolo 12 esplicito, perch esso non parla soltanto dei limiti di competenza, e quindi di legittimit, ma
comprende, con la espressione che contrastino con l'interesse nazionale o di altre Regioni , anche il merito.
LACONI osserva che l'interesse nazionale richiamato soltanto per quello che riguarda il Governo.
AMBROSINI, Relatore, ripete e chiarisce ancora che il Governo potr interferire sulla legge regionale non solo per questioni
di legittimit, ma anche per questioni di merito.
All'onorevole Calamandrei fa notare che il conflitto negativo non stato regolato dal Comitato, perch difficilmente si
verificher, mentre molto pi probabile si presenta l'ipotesi del conflitto positivo.
Quanto all'altra osservazione relativa all'attribuzione al Governo di un intervento soltanto repressivo, anche in riguardo alle
leggi regionali che eccedano dai limiti di competenza della Regione, fa osservare che, in una variante all'articolo 12,
aveva prospettato anche il sistema del veto preventivo; ma che il Comitato ritenne di attenersi al sistema dell'articolo 12 del
progetto attuale, per la considerazione che un intervento preventivo avrebbe interferito troppo e troppo diminuito il
sistema dell'autonomia.
Dichiara da ultimo di accedere alla proposta fatta dall'onorevole Perassi relativamente all'aggiunta: e nel rispetto... degli
obblighi internazionali dello Stato .
Concludendo, riafferma che il sistema adottato dal Comitato risponde alle varie esigenze e le armonizza, e che pertanto
pu essere accolto senza preoccupazioni, giacch non lede affatto gli interessi generali dello Stato.
PRESIDENTE, riassumendo la discussione, illustra le due tendenze manifestatesi in seno alla Sottocommissione: da un lato
quella che vuole attribuire alla Regione due distinte facolt - una legislativa ed una integrativa - la quale sostiene la
necessit di fare due articoli separati; dall'altro quella, caldeggiata dall'onorevole Zuccarini (il quale sostiene nel suo ordine
del giorno che alla Regione deve competere esclusivamente una potest legislativa) o dall'onorevole Laconi ed altri (i quali
ritengono che alla regione competa soltanto una facolt di carattere integrativo), secondo la quale, essendo una sola la
facolt - che si pu sviluppare pi o meno largamente - attribuita alla Regione, non pi necessario fare due articoli
separati, i quali possono quindi fondersi in uno.
Prospetta l'opportunit di votare pregiudizialmente, senza fare riferimento ad un testo specifico di emendamenti, una
formula come la seguente: La Regione ha soltanto potest di emanare norme di integrazione e di attuazione , con
l'intesa che, se tale principio sar approvato, gli articoli 3 e 4 si fonderanno e si proceder all'esame dell'elencazione delle
materie; mentre, se sar respinto, si passer alla votazione degli articoli cos come sono stati proposti dal Comitato.
FABBRI, premesso che il primo passo che far l'ente Regione dopo la sua instaurazione (e conseguente soppressione della
Provincia) sar quello di assumere in sede regionale tutte le facolt che aveva la Provincia per i servizi specifici dell'ente
autonomo Provincia, solleva l'obiezione che, con la dizione soltanto potest di emanare norme di integrazione e di
attuazione , si vengano ad attribuire alla Regione minori compiti di quelli che attualmente ha la Provincia, i quali sono
appunto quelli di un ente autonomo.
AMBROSINI, Relatore, osserva che nelle norme transitorie si provveder a risolvere l'obiezione mossa dall'onorevole Fabbri.
LACONI domanda che, seguendo la procedura finora seguita dalla Sottocommissione, venga posto in votazione
l'emendamento da lui e da altri colleghi presentato.
CONTI concorda con l'onorevole Laconi.
PRESIDENTE, aderendo alla richiesta fatta dagli onorevoli Laconi e Conti, pone in votazione l'emendamento presentato
dall'onorevole Laconi e da altri colleghi, mirante a sostituire alla prima parte dell'articolo 3 del progetto la seguente
formulazione:
La Regione ha la potest di emanare norme di integrazione e di attuazione per adattare alle condizioni locali le norme
generali e direttive emanate con legge dello Stato. Tale facolt si esercita, oltre che nelle materie i cui servizi possono passare
alla Regione, nelle altre che, pur sempre entro i limiti dell'interesse regionale, concernono: ... .
PICCIONI dichiara di votare contro questo emendamento, perch ferisce sostanzialmente la precedente deliberazione della
Sottocommissione, la quale parlava di enti autonomi con specificazione concreta di potest legislativa; perch nettamente
in contrasto con la disposizione dell'articolo 3 che il Comitato, incaricato di redigere il progetto, aveva elaborato e
approvato in maggioranza; e infine perch con una disposizione simile non si potr dar vita ad un ente atto a trasformare in
un ordinamento veramente regionale in senso democratico e decentralizzato l'ordinamento centralizzato dello Stato.

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AMBROSINI, Relatore, dichiara di votare contro l'emendamento perch esso contrario al principio al quale il Comitato si
ispirato quando stato affrontato il problema. Ricorda che l'onorevole Grieco, nel suo progetto, all'articolo 4 proponeva:
Sono materie di competenza della Regione le strade, i ponti, gli acquedotti, i porti di importanza non nazionale, i lavori
pubblici di interesse non nazionale, la pesca, le acque interne, le antichit e belle arti, il turismo, la pubblica beneficenza ecc.
; riconosceva, cio, alla Regione la potest legislativa su parecchie materie.
LACONI rileva, circa la proposta dell'onorevole Grieco ricordata dall'onorevole Ambrosini, che la dizione dell'articolo 4 va
intesa alla luce di quanto disponeva l'articolo 3 del medesimo progetto.
PERASSI dichiara di votare contro l'ordine del giorno Laconi e di accettare la formulazione del progetto; del resto tale
accettazione poteva ritenersi implicita nel fatto di aver egli presentato un emendamento aggiuntivo all'articolo 3 del
progetto proposto dal Comitato.
PICCIONI domanda che si proceda alla votazione per appello nominale.
PRESIDENTE, aderendo alla richiesta fatta dall'onorevole Piccioni, pone in votazione per appello nominale l'emendamento
proposto dall'onorevole Laconi e da altri colleghi:
Rispondono s: Bocconi, Bozzi, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca, Nobile, Ravagnan, Rossi Paolo,
Terracini.
Rispondono no: Ambrosini, Bulloni, Cappi, Codacci Pisanelli, Conti, De Michele, Fuschini, Lussu, Mannironi, Mortati, Perassi,
Piccioni, Tosato, Uberti, Vanoni, Zuccarini.
(Con 11 voti favorevoli e 16 contrari, non approvato).
ZUCCARINI ritira la sua proposta di emendamento.
BULLONI ritira la sua proposta di emendamento.
PRESIDENTE mette ai voti la prima parte dell'articolo 3 del progetto proposto dal Comitato di redazione:
Compete alla Regione la potest legislativa nelle seguenti materie, in armonia con la Costituzione e coi princip
fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato e nel rispetto degli interessi nazionali .
( approvata).
Pone in votazione l'emendamento aggiuntivo proposto dall'onorevole Perassi e cos formulato: e degli obblighi
internazionali dello Stato .
( approvato).
***************************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MERCOLED 20 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE ricorda che debbono ora prendersi in esame le materie elencate nell'articolo 3, che formano oggetto della
potest legislativa della Regione e apre la discussione sul primo gruppo: Agricoltura, foreste, cave e torbiere .
ROSSI PAOLO osserva che il termine agricoltura troppo lato e la sua inclusione nell'articolo 3 escluderebbe che si
potesse addivenire ad una riforma agraria interessante l'intiero Paese. Ne propone quindi il passaggio all'articolo 4.
TOSATO si associa.
GRIECO concorda. Non crede ammissibile, in questo campo, una potest legislativa esclusiva della Regione, la quale
contrasterebbe con l'esigenza di una legislazione agricola unitaria e permetterebbe, ad esempio, che nell'Emilia si attuasse la
collettivizzazione agricola e nelle altre Regioni no. Pu concepirsi al riguardo, da parte della Regione, solo una potest
normativa integrativa.

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NOBILE aggiunge che l'agricoltura e tutto ci che ad essa si riferisce, cosa di interesse nazionale. Il Paese non pu rimanere
indifferente al modo come si coltiva in una data Regione, perch, ad esempio, il trascurare la produzione del grano
potrebbe significare costringere ad aumentare l'importazione dall'estero.
Lo stesso pu dirsi delle foreste, che nel loro complesso costituiscono un prezioso patrimonio di tutta la Nazione, e non di una
singola Regione. Cos pure delle cave, che potrebbero domani fornire un metallo prezioso all'economia del Paese, e delle
torbiere, il cui sfruttamento non pu essere lasciato all'arbitrio delle Regioni in una Nazione cos povera di combustibili come
l'Italia.
BULLONI ritiene invece che se v' materia che debba esser considerata con riguardo alle necessit locali, questa proprio
l'agricoltura. convinto che le Regioni sapranno sfruttare nel miglior modo le loro risorse
agricole nell'interesse proprio e della collettivit. N vede perch l'attribuzione della materia alla Regione potrebbe essere di
ostacolo alla riforma agraria: l'Ente Regione vi provvederebbe in funzione di quell'interesse generale che affidato alla sua
tutela.
CAPPI trova eccessivi i timori di alcuni colleghi. A suo avviso non a pensare che la Regione possa rivoluzionare il campo
agrario, n che possa giungere - come accennava l'onorevole Grieco - alla collettivizzazione o all'espropriazione della
propriet fondiaria, se nella Costituzione sia sancito il principio del diritto di propriet privata. N una Regione potrebbe
decretare la distruzione delle sue foreste, perch ci urterebbe contro l'interesse nazionale, e troverebbe quindi ostacolo nella
legislazione statale.
CODACCI PISANELLI premette che nell'articolo 3 si usata l'espressione potest legislativa con un significato diverso da
quello normale: per dare maggior rilievo al principio autonomistico, si sono adoperate parole diverse da quelle che si
sarebbero dovute ai fini di una maggiore precisione scientifica.
Crede che non si debba preoccuparsi troppo del potere che si concede alle Regioni, in quanto non potr andare contro i
princip fondamentali della nostra legislazione, n contro gli interessi nazionali. Il giorno in cui una Regione abusasse della
sua potest, potrebbe il Parlamento, con una sua legge rivolta a garantire gli interessi nazionali, porle dei limiti e togliere,
eventualmente, valore alle norme emanate in contrasto con gli interessi generali. Un'altra garanzia, poi, costituita dalla
Corte per il controllo sulla costituzionalit delle leggi. Crede quindi che non possa disconoscersi l'opportunit di tener conto
delle esigenze locali, attribuendo alle Regioni, in via normale, l'emanazione di norme giuridiche in materia di agricoltura,
foreste, cave e torbiere.
UBERTI mette in evidenza che tutto il complesso di opere per il potenziamento dell'agricoltura (lotta contro le malattie
delle piante, ed in genere tutti i compiti affidati attualmente agli Ispettorati provinciali dell'agricoltura) assume aspetti
notevolmente vari da regione a regione, come profonde sono anche le diversit dei contratti agrari; per cui l'insistere su una
legislazione unica determinerebbe il rischio di renderne impossbile l'applicazione in tutto il territorio della Repubblica. Cita
in proposito l'esempio della legge sul latifondo del 1921, che era utile per l'Italia meridionale e insulare, ma aveva scarse
possibilit di applicazione nel Veneto. Cos, la legislazione della Repubblica veneta in materia forestale, importantissima
perch il legno era un elemento indispensabile per la vita della Repubblica, ottima per quel territorio, non avrebbe potuto
estendersi a tutta l'Italia. Una legislazione di carattere regionale presenterebbe il vantaggio di una pi viva aderenza alla
realt ed agli effettivi bisogni locali.
TOSATO nota che da taluno stato affermato poc'anzi che lo Stato avrebbe il potere di dettare, qualora ne riconoscesse la
opportunit, una regolamentazione uniforme anche per le materie elencate nell'articolo 3. , invece, opinione sua e di altri
colleghi che, stando alla lettera di detto articolo, ci non sarebbe possibile. Ritiene pertanto necessario far precedere la
discussione su queste materie da un chiarimento della questione e da un pi approfondito esame di tutto il sistema, in modo
di averne un quadro completo tenendo altres presente l'articolo 12.
PRESIDENTE replica che la Sottocommissione nell'approvare, nella riunione precedente, il primo comma dell'articolo 3, ha
indubbiamento tenuto presente cos l'articolo' 4 come l'articolo 12.
CONTI concorda sull'opportunit di conservare l'agricoltura nell'elencazione dell'articolo 3. In questa materia le situazioni
locali sono talmente diverse l'una dall'altra, che diffcilmente il legislatore potrebbe effettuare una riforma agraria generale.
Basti considerare che 5 ettari di terreno coltivato nei Castelli Romani rendono quanto 200 ettari d terra poco fertile nella
Lucania. Se vi , dunque, un campo di attivit economica per il quale molto proficua si dimostrerebbe la regolamentazione
regionale, questo proprio quello dell'agricoltura.
Lo stesso pensa nei riguardi delle foreste, e delle cave e torbiere: poich anche le cave in Italia per lo pi sono di scarso
interesse nazionale (come quelle di pozzolana) e di minerali di basso pregio.
Crede quindi che tutte queste materie possano essere lasciate senza timori alla potest legislativa delle Regioni.
Propone poi - confortato dal consenso del relatore - di aggiungere un'altra materia a quelle elencate dall'articolo 3 del
progetto e cio ferrovie locali, tramvie e linee automobilistiche . In proposito rileva che si tratta di servizi che rispondono
ad esigenze assolutamente locali, e solo la legislazione regionale potr incrementare le iniziative e disciplinarle, mentre oggi
le innumerevoli istanze
per attivazione di servizi, che vengono trasmesse alla autorit centrale, finiscono per rimanere senza seguito.

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FABBRI insiste per il trasferimento all'articolo 4 delle voci agricoltura e cave, nella considerazione che, con la formulazione
approvata del primo comma dell'articolo 3, si escluderebbe ogni possibilit di intervento dello Stato in materie di cos vitale
interesse nazionale, e la potest legislativa delle Regioni sarebbe talmente vasta da potersi considerare quasi illimitata. Non
possono infatti considerarsi limiti certi quelli della armonia con la Costituzione e coi princip fondamentali dell'ordinamento
giuridico dello Stato, e del rispetto degli interessi nazionali . Il solo limite certo deriva dall'emendamento dell'onorevole
Perassi, che impone il rispetto degli obblighi internazionali dello Stato, in quanto almeno questi sono consacrati in documenti
scritti.
Sostiene l'esclusione delle cave e non anche delle torbiere. Da queste ultime non si estrae che torba, la quale ha
effettivamente importanza soltanto locale, mentre da molte cave si estraggono materie analoghe a quelle delle miniere, e
la loro classificazione in cave dipende unicamente dalla legge mineraria.
CALAMANDREI concorda sul passaggio dell'agricoltura all'articolo 4, in quanto l'articolo 3, stabilendo la competenza
legislativa esclusiva delle Regioni sulle elencate materie, determina, come stato rilevato, l'incompetenza legislativa dello
Stato sulle materie stesse, in modo che la legge che lo Stato emanasse, sia pure in via di necessit e di urgenza, su una delle
materie che l'articolo 3 attribuisce alla competenza delle Regioni, sarebbe incostituzionale e dovrebbe essere annullata. N
lo Stato potrebbe richiamarsi al rispetto dell'interesse nazionale per emanare una legge generale anche sulle materie
dell'articolo 3; perch quel motivo pu dare al Governo solo il diritto di opporre il veto all'emanazione di una legge da parte
della Regione, ma non pu consentirgli di emanare una legge di interesse nazionale su quelle materie. Se si ammettesse
un'interpretazione lata, come quella suggerita dall'onorevole Codacci-Pisanelli, nel senso che lo Stato, ogni qual volta sia in
gioco un interesse nazionale, possa legiferare, tanto varrebbe abolire l'articolo 3, poich il potere normativo della Regione
resterebbe limitato ai soli casi in cui lo Stato non avesse creduto di emanare leggi generali.
A queste considerazioni va aggiunto che su alcune materie incluse nell'articolo 3 - tra cui l'agricoltura - esistono molte
disposizioni nei Codici, sia civile che penale, che non ben chiaro quale sorte subirebbero. vero che si fa riferimento ai
princip generali dell'ordinamento giuridico, ma questi non possono identificarsi con le norme dei Codici; e quando si dice che
la Regione dovr legiferare nel rispetto di quei princip non s'intende alludere a quelli.
RAVAGNAN confuta l'opinione dell'onorevole Conti che, senza una legislazione agraria Regionale, non sia possibile attuare
la riforma agraria, per il fatto che la materia non si presta ad una disciplina uniforme. Nessuno ha mai pensato ad una
uniformit della legge per la riforma agraria, la quale pu anzi benissimo contemplare, entro direttive generali, la diversit
delle situazioni tra Regione e Regione. D'altro canto, talune particolarit - come il latifondo, la mezzadria, ecc. - non sono
esclusive di certe localit e, rimettendone la disciplina alle Regioni, potrebbero trovare ordinamenti diversi, mentre una
variet di legislazioni per fenomeni analoghi rappresenterebbe senza dubbio un'incongruenza.
Aggiunge che, oltre al caso di una Regione con una legislazione agricola molto avanzata, da prevedere anche quello di
una Regione priva di leggi sulla materia. Questo stato di cose reclama una riforma agraria, la quale non potrebbe
promanare che dall'Assemblea Nazionale, in quanto ogni Regione interpreterebbe a modo suo l'interesse generale.
Non crede che possa costituire argomento persuasivo quello del ricorso di cui all'articolo 12, perch, date appunto le diversit
tra Regione e Regione, i ricorsi da parte del potere centrale potrebbero divenire talmente numerosi da intralciare tutta la
legislazione in materia. Insiste pertanto sulla eliminazione dell'agricoltura dall'elencazione dell'articolo 3, in modo da
consentire alla Regione di legiferare in questa materia solo in attuazione delle direttive generali, che saranno veramente
ispirate all'interesse nazionale.
LUSSU, tenuto conto della indecisione manifestatasi nella riunione precedente, all'atto di votare sul primo comma
dell'articolo 3 e della preoccupazione odierna che la concessione della potest legislativa alla Regione possa inceppare una
legislazione unitaria da parte dello Stato, ritiene necessario chiarire che il Comitato non ha mai inteso - a suo modo di
vedere - affermare la potest da parte della Regione di avocare a s in modo esclusivo la legiferazione delle materie in
esame. Si usata l'espressione in armonia coi princip fondamentali dell'ordinamento giuridico , appunto per significare
che lo Stato fssa le direttive per tutti i rami della legislazione.
MORTATI obietta che, in tal caso, l'articolo 3 non avrebbe alcuna ragione per essere distinto dall'articolo 4.
LUSSU risponde che l'integrazione di norme direttive e generali, prevista dall'articolo 4, tutt'altra cosa dalla legislazione
primaria di cui all'articolo 3.
Comunque, per eliminare le preoccupazioni di molti colleghi in merito all'agricoltura, non sarebbe alieno dall'affermare, con
una formula pi chiara, il concetto che tale materia di competenza regionale, ferma tuttavia restando al Parlamento
nazionale la potest di una propria legislazione generale di principio. L'agricoltura una di quelle materie in cui la Regione
deve poter esplicare il massimo della sua originalit ed autonomia, senza attendere che intervenga per risolvere ogni piccola
questione il potere centrale; moltissime sono infatti le soluzioni che possono essere date localmente su tante questioni di
dettaglio, come la lotta anticrittogamica e contro le cavallette, la valorizzazione di una determinata cultura pi redditizia
nei confronti di un'altra, ecc.
In conclusione, crede che sull'argomento non vi sia tanto un dissenso sostanziale, quanto un modo differente di
interpretazione dell'articolo 3.
MORTATI nota che le osservazioni, sostanzialmente esatte, dell'onorevole Lussu, inducono a chiarire un equivoco.

125

L'agricoltura non pu neppure essere passata senz'altro all'articolo 4, il quale, cos com' formulato, contiene due limitazioni
all'attivit normativa regionale, che potrebbero compromettere in modo dannoso l'opera di adattamento alle esigenze
particolari: in primo luogo fa supporre che la Regione non possa legiferare nelle materie ivi elencate se non ed in quanto
esista una legge generale dello Stato (quindi mancherebbe alle Regioni in queste materie il potere d'iniziativa); in secondo
luogo parla di norme direttive e generali come di una sola cosa, mentre sono due cose distinte. Ritiene pertanto che
occorrerebbe, anzitutto, modificare l'articolo 4 nel senso di stabilire che, nelle materie in esso previste, lo Stato pu legiferare
soltanto per affermare princip generali, senza entrare nei particolari che dovrebbero invece essere affidati alle Regioni; e
che la Regione stessa ha il diritto di iniziativa e pu quindi liberamente legiferare fino a che lo Stato non abbia emanato
sulla materia le norme direttive. Modificando in tal senso l'articolo 4, verrebbero a cadere le preoccupazioni dell'onorevole
Lussu e nessuno potrebbe avere difficolt di inserirvi l'agricoltura.
Personalmente si dichiara favorevole al passaggio dell'agricoltura all'articolo 4, purch a questo si apportino le modifiche
che ha prospettato.
PRESIDENTE osserva che l'intervento dell'onorevole Mortati rimette in discussione tutta la materia, mentre si era arrivati,
gi nella riunione precedente, alla conclusione di approvare il primo comma dell'articolo 3 e di passare all'esame delle
materie da elencare.
ZUCCARINI ricorda che fin dall'inizio della discussione sull'ordinamento regionale fu riconosciuta la stretta correlazione
esistente fra gli articoli 3 e 4 e crede che tale correlazione richieda un esame contemporaneo. Una volta risolte le questioni di
principio, sar molto pi semplice provvedere alla classificazione delle materie.
PRESIDENTE contrario ad accettare il suggerimento dell'onorevole Zuccarini, perch non sarebbe sufficiente neppure
l'esame contemporaneo dell'articolo 4, ma bisognerebbe richiamarsi anche ad altri articoli - come l'articolo 8 e il 12 - con il
che si protrarrebbe la discussione oltre il necessario.
MORTATI replica che anche dal punto di vista metodico, e agli effetti di una maggiore rapidit della discussione, sarebbe
opportuno approvare anzitutto la parte generale della regolamentazione per poi decidere della distribuzione delle materie.
Propone pertanto i seguenti emendamenti agli articoli 3 e 4 del progetto.
Art. 3. - Omissis... nelle seguenti materie...:
1) pesca e caccia;
2) opere pubbliche e urbanistica;
3) antichit e belle arti, archivi e deputazioni storiche;
4) turismo e tutela del paesaggio; industria alberghiera;
5) polizia locale urbana e rurale; 6) pubblica beneficenza;
7) organizzazione sanitaria, ospedaliera ed igienica;
8) determinazione delle circoscrizioni comunali .
Art. 4. - Nel rispetto della Costituzione e nell'ambito dei princip direttivi che lo Stato ritenga di dovere emanare allo scopo
di garantire, con una regolamentazione uniforme, gli interessi unitari della Nazione,
compete alla Regione la potest legislativa, nelle seguenti materie:
1) agricoltura e foreste, zootecnia;
2) industria;
3) commercio;
4) pubblica assistenza; protezione sociale;
5) rapporti di lavoro;
6) ordinamento degli uffici e dei servizi, regionali;
7) istruzione media professionale e tecnica;
8) strade ordinarie e ferrate, linee di navigazione, o automobilistiche in quanto non interessino la difesa nazionale o le
esigenze del traffico nazionale;

126

9) porti, approdi, darsene, in quanto non interessino la difesa nazionale, o la sicurezza della navigazione marittima in
generale.
La legge direttiva potr fissare un congruo termine per l'emanazione delle norme di svolgimento affidate alle Regioni. In
caso di mancata osservanza del termine, potr essere provveduto con legge dello Stato .
Art. 4-bis. - Spetta alla Regione il potere regolamentare esecutivo, oltre che nelle materie per cui consentita l'attivit
legislativa di cui ai precedenti articoli, anche nelle seguenti:
1) acque pubbliche;
2) miniere;
3) ecc. . Illustra la sua proposta, facendo rilevare che in essa si omette il richiamo alle norme generali - che non sono se non
leggi pure e semplici senza limite di contenuto - limitando l'intervento dello Stato alla emanazione di princip direttivi. In
secondo luogo, con l'espressione che lo Stato ritenga di dovere emanare, ecc. , si ammette che la Regione possa legiferare
liberamente fintantoch lo Stato non provveda ad una disciplina unitaria di carattere orientativo di determinati indirizzi. In
questo modo, oltre ad eliminarsi la inesattezza dell'espressione integrazione di norme direttive , si soddisfano le giuste
esigenze poste in luce.
PRESIDENTE rileva che le proposte dell'onorevole Mortati sono intese all'allargamento della facolt legislativa di
integrazione della Regione e quindi praticamente comportano la riapertura della discussione esaurita nella seduta
precedente.
Comunque, pone ai voti la proposta di sospendere l'esame delle materie da elencare all'articolo 3, per passare alla
discussione della disposizione di carattere generale del primo comma dell'articolo 4.
PERASSI voter favorevolmente alla proposta, allargandola anzi nel senso di estendere l'esame anche all'articolo 12, che
pure presenta dei dubbi nella sua interpretazione.
CODACCI PISANELLI non ha alcuna difficolt ad aderire, nonostante sia dell'avviso che la dizione dell'articolo 3 del progetto
non autorizzi a parlare di una legislazione esclusiva, bens preveda una normazione autonoma che non detto sia esclusiva.
LUSSU dichiara di votar contro la proposta dell'onorevole Mortati, e a maggior ragione contro l'allargamento proposto
dall'onorevole Perassi, in quanto ritiene che nell'articolo 3 si ipotizzi una legislazione autonoma della Regione fino a quando
non intervenga una legislazione di carattere generale; la Regione cio, ha la potest di legiferare su determinate materie,
solo in quanto lo Stato non le abbia gi disciplinate.
FABBRI voter a favore della proposta Mortati, sperando che possa giovare a chiarire un equivoco evidente, perch le
precisazioni dello stesso Relatore onorevole Ambrosini sono l'antitesi di quelle fornite dall'onorevole Codacci Pisanelli, che
momentaneamente lo ha sostituito nell'incarico di relatore del Comitato di redazione. Infatti, il primo ha ammesso che la
legislazione prevista nell'articolo 3 esclusiva. Personalmente ritiene che essa sarebbe abrogativa in toto della legislazione
che gi esistesse nello Stato su quelle singole materie. Comunque, dar voto favorevole alla proposta nella convinzione che,
finch non si conoscer la portata differenziata di questi due articoli, non si potr sensatamente deliberare in ordine alle
materie.
( approvata).
PRESIDENTE apre la discussione sulla nuova formulazione dell'onorevole Mortati.
CONTI fa rilevare che il sistema proposto trova conforto in un precedente. Un progetto spagnolo per lo Statuto catalano
consente la facolt di fare leggi e regolamenti di valore transitorio, ove il potere centrale abbia omesso di provvedere.
LACONI nota che gli emendamenti Mortati non eliminano il pericolo che poteva scaturire da una data interpretazione
dell'articolo 3, e non sopiscono le preoccupazioni dell'onorevole Lussu e di altri, che anzi la nuova formulazione dell'articolo 4
proposta serve a maggiormente precisare il significato dell'articolo 3 nel senso che l'onorevole Lussu vorrebbe escludere; cio
di impossibilit, da parte
dello Stato, di intervenire con sue norme in certi campi. Quindi spinger il giurista futuro a dare dell'articolo 3 una
interpretazione che contraria al pensiero di alcuni di coloro che hanno contribuito a redigerlo.
MORTATI tiene a precisare che, nell'approvare l'articolo 3, tutti dovevano essere consapevoli del significato letterale e logico
che si desume dallo stesso suo testo, consistente nella concessione di una competenza esclusiva alla Regione. Pertanto la sua
proposta di formulare diversamente l'articolo 4 non incide affatto sulla portata della decisione adottata, in seguito a
votazione, sull'articolo 3.
LA ROCCA esprime la sua contrariet alla formula Mortati, osservando che essa, anzich semplificare, complica la situazione
ed aggrava le giuste preoccupazioni per la concessione di una potest legislativa eccessivamente ampia alla Regione, senza
possibilit di rimedio da parte dello Stato.

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LUSSU premette che, se si manifestato un contrasto di opinioni tra alcuni membri del Comitato, questo riguarda soltanto
la interpretazione dell'articolo 3, ma non la sostanza, in quanto tutti sono d'accordo nel voler salvare l'unit legislativa
nazionale e nello stesso tempo dare ampie possibilit di iniziativa e di normazione all'ente Regione. Da ci deriva la
necessit di escogitare una formula che chiarisca la situazione e dissipi le preoccupazioni, affermando la potest di
intervento dello Stato in sede di fissazione di princip generali, senza intaccare l'autonomia legislativa regionale
nell'applicazione dei criteri rispondenti alle esigenze locali.
Per queste ragioni si dichiara contrario all'emendamento Mortati che, a suo avviso, non risolve la questione.
PICCIONI ritiene che le proposte dell'onorevole Mortati siano le pi coerenti e quelle che meglio possono servire ad eliminare
ogni equivoco. In esse si prevedono tre tipi di legislazione regionale: una potest legislativa esclusiva (articolo 3); una potest
legislativa concorrente con quella dello Stato, il quale fissa i princip direttivi, e suppletiva di un'eventuale deficenza di
legislazione generale (articolo 4); e una potest regolamentare esecutiva (articolo 4-bis). Il problema concerne ormai
soltanto le materie da attribuire a ciascuna forma di normazione, perch indubbiamente ogni Commissario ha la
preoccupazione di non ferire l'integrit dello Stato e l'uniformit della disciplina dei problemi interessanti la collettivit. Se si
affideranno alla potest legislativa esclusiva materie di scarso interesse generale (come la pesca, la caccia, l'urbanistica, la
polizia locale e rurale, ecc.) non si leder in alcun modo l'unit nazionale e la sovranit dello Stato.
UBERTI conviene con l'onorevole Piccioni e crede che anche l'onorevole Lussu debba riconoscere che le proposte Mortati non
rappresentano una complicazione, bens un chiarimento della questione ed un progresso nella discussione. infatti
innegabile che lo schema elaborato dal Comitato non supera le preoccupazioni dell'onorevole Calamandrei e di altri,
relative alla possibilit di emanazione da parte della Regione di norme contrastanti con i Codici e con le leggi fondamentali
dello Stato, nonostante il Comitato stesso fosse ben lontano dal volerlo ed avesse ritenuto di aver ovviato all'inconveniente
con le espressioni: in armonia con la Costituzione e coi princip fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato e nel
rispetto degli interessi nazionali .
NOBILE esprime il parere che gli emendamenti Mortati siano da preferirsi, soprattutto in quanto scindono il potere
legislativo di integrazione della Regione dal potere regolamentare esecutivo, il quale rappresenta l'unica facolt che, a suo
avviso, potrebbe essere concessa all'ente Regione.
PERASSI aderisce alla proposta dell'onorevole Mortati e consiglia soltanto di rendere pi concisa la formula dell'articolo 4, in
questo senso:
Compete alla Regione la potest legislativa nell'ambito dei princip direttivi stabiliti da leggi dello Stato, nelle seguenti
materie: ... .
MORTATI insiste sull'espressione che lo Stato ritenga di dovere emanare , per il particolare significato che essa riveste e
che ha gi illustrato.
PRESIDENTE, prima che la Sottocommissione si pronunci, pone in rilievo che la proposta Mortati non incide sulla votazione
gi effettuatasi sull'articolo 3, salve naturalmente le modifiche nella elencazione delle materie; onde resta alla Regione un
ambito di facolt legislativa esclusiva:
Pone quindi ai voti la prima parte dell'articolo 4 nella formula proposta dall'onorevole Mortati, che rilegge:
Nel rispetto della Costituzione e nell'ambito dei princip direttivi che lo Stato ritenga di dovere emanare allo scopo di
garantire, con una regolamentazione uniforme, gli interessi unitari della Nazione, compete alla Regione la potest
legislativa, nelle seguenti materie: .
PICCIONI voter in favore, per le ragioni gi espresse ed intendendo con questo suo voto che nella sfera dell'articolo 3
vadano comprese soltanto le materie di interesse strettamente locale.
CALAMANDREI dar voto favorevole, nella convinzione che quando si esamineranno le materie da inserire nell'articolo 3 si
sar naturalmente portati a passarle nell'articolo 4.
FABBRI si asterr dalla votazione, per una ragione sostanzialmente identica. Poich la legislazione prevista nell'articolo 4
Mortati concorrente e, in un certo senso, diviene esclusiva, ove lo Stato non ritenga che vi siano interessi generali da
disciplinare, tutti coloro che desideravano per alcune materie una legislazione esclusiva, senza tuttavia pregiudicare gli
interessi unitari della Nazione, potrebbero convenire sull'opportunit di passare le materie stesse sotto l'articolo 4.
GRIECO e LAMI STARNUTI si associano all'onorevole Fabbri.
LUSSU dichiara di astenersi, perch non convinto che l'articolo rappresenti un chiarimento.
(Con 13 voti favorevoli, 2 contrari e 10 astenuti, approvata).
PRESIDENTE mette in votazione la prima parte dell'articolo 4-bis dell'onorevole Mortati che ricorda:
Spetta alla Regione il potere regolamentare esecutivo, oltre che nelle materie per cui consentita l'attivit legislativa di
cui ai precedenti articoli, anche nelle seguenti:... .

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NOBILE voter contro, perch fa richiamo alle disposizioni precedenti.


LUSSU dichiara di astenersi dal voto.
( approvata).
PRESIDENTE avverte che ora l'esame della Sottocommissione dovr rivolgersi alle materie da inserire nell'articolo 3 previste
nel progetto, salvo ad esaminare in un secondo momento le aggiunte consigliate dall'onorevole Mortati ed eventualmente
da altri. Il primo gruppo riguarda: agricoltura e foreste, cave e torbiere . A queste l'onorevole Mannironi propone di
aggiungere le saline .
BULLONI obietta che le saline sono oggetto di monopolio dello Stato.
MANNIRONI rinuncia alla sua proposta, che si riserva di ripresentare in sede di discussione dell'articolo 4.
PRESIDENTE pone ai voti l'inclusione nell'articolo 3 delle materie: agricoltura, foreste e cave .
(Non approvata).
Mette ai voti l'inclusione delle torbiere . ( approvata).
Ricorda che il secondo gruppo di materie comprende: strade, ponti, porti, acquedotti e lavori pubblici .
LUSSU dichiara che su nessuna delle materie previste dal progetto disposto a votare in favore, se all'articolo 3 si d
l'interpretazione di legislazione esclusiva. Non c' materia per cui egli sia disposto a concedere alla Regione una potest
normativa assoluta ed esclusiva.
PERASSI prospetta l'opportunit di escludere le strade di interesse nazionale.
FUSCHINI si associa ed aggiunge che anche i ponti costruiti lungo le strade nazionali, i porti e gli acquedotti possono
interessare pi Regioni o addirittura tutta la Nazione.
NOBILE concorda.
ZUCCARINI propone di aggiungere, a questo gruppo di materie, le parole: di carattere regionale .
BOZZI suggerisce la dizione: viabilit e lavori pubblici di esclusivo interesse regionale .
PERASSI, quanto ai porti , consiglia la precisazione: lacuali .
MORTATI sostituirebbe la parola porti con la formula; porti, approdi, darsene, in quanto non interessino la difesa
nazionale, o la sicurezza della navigazione marittima in generale . Fa presente che, ad esempio, nei porti il faro interessa la
sicurezza del traffico in generale e quindi le decisioni al riguardo non possono essere lasciate all'arbitrio della Regione.
PRESIDENTE contrario a scendere in troppi dettagli.
Pone intanto ai voti l'inclusione nell'articolo 3 delle materie: strade, ponti, acquedotti e lavori pubblici di esclusivo interesse
regionale .
MANNIRONI voter in favore, riservandosi di presentare a suo tempo una proposta circa la polizia stradale, per la quale
ritiene indispensabile una regolamentazione unitaria da parte del potere centrale.
NOBILE voter contro, perch gli acquedotti interessano la pubblica igiene e, sotto questo aspetto, tutta la collettivit.
( approvata).
PRESIDENTE ricorda le proposte Mortati e Perassi, relative ai porti.
ROSSI PAOLO ritiene inopportuna l'inclusione dei porti. Fa presente che tutte le coste sono demaniali ed i porti in genere
non
hanno solo interesse regionale, ma in taluni casi perfino internazionale. Cita ad esempio l'amministrazione del porto di
Genova nella quale e rappresentata anche la Svizzera. Tale carattere possono avere anche porti lacuali.
NOBILE ricorda che i porti dipendono dal Ministero della marina. Se la loro disciplina fosse affidata alle Regioni,
bisognerebbe crearvi degli uffici, aumentando quella burocrazia che si vorrebbe ridurre. quindi contrario all'inclusione, in
genere, dei porti e soggiunge che anche quelli di importanza locale possono acquistare un interesse interregionale.
LAMI STARNUTI aggiunge che non si pu concepire il porto staccato dal suo arenile, che demanio dello Stato. Non pu
dunque ammettersi che la Regione legiferi in via esclusiva sui porti, quando spetta allo Stato di legiferare sulle zone di
accesso indispensabili al movimento dei porti stessi. N va dimenticato un altro argomento di carattere economico: che,

129

riservando la potest legislativa in merito ai porti alla Regione, si offrirebbe allo Stato il motivo per non contribuire pi alle
spese per la loro ricostruzione.
PRESIDENTE mette ai voti l'aggiunta, alle voci gi approvate, dell'altra: porti lacuali .
( approvata).
UBERTI propone l'aggiunta delle parole: e fluviali .
PRESIDENTE la pone ai voti. (Non approvata).
Invita a passare all'esame delle successive materie: pesca e caccia .
NOBILE contrario alla loro inclusione nell'articolo 3, in quanto le considera di interesse nazionale. La caccia sportiva, ad
esempio, dovrebbe essere rigorosamente proibita, mentre quella a carattere industriale dovrebbe esser regolata da leggi
generali, anche per evitare la distruzione inconsiderata e dannosa di certe specie animali, che oggi spesso viene lamentata.
PERASSI propone di completare il termine pesca con la precisazione nelle acque interne , escludendosi cos la pesca
marittima.
PRESIDENTE osserva che tale formula non sarebbe ancora sufficiente, perch generalmente la pesca nei fiumi interessa pi
Regioni.
Propone quindi la formula pesca nelle acque interne di carattere regionale e la mette ai voti.
( approvata).
ROSSI PAOLO, quanto alla caccia, pone in rilievo che spesso gli interessi delle Regiorni al riguardo sono contrastanti, in
quanto la selvaggina stabile in Italia scarsissima e la caccia si esercita in prevalenza sulle specie migratorie.
PRESIDENTE mette in votazione l'inclusione, tra le materie dell'articolo 3, della caccia .
(Non approvata).
Invita la Sottocommissione ad esprimere il suo parere relativamente alla urbanistica .
FABBRI ha l'impressione che l'urbanistica concerna quasi esclusivamente la competenza degli enti comunali.
PERASSI chiarisce che i piani regolatori debbono essere approvati con legge e quindi logico affermare la competenza
legislativa della Regione.
PRESIDENTE pone ai voti l'inclusione nell'articolo 3 di questa materia.
( approvata).
Pone ai voti l'inclusione delle seguenti materie: antichit e belle arti .
FUSCHINI ne propone il passaggio all'articolo 4.
NOBILE dichiara di votare contro, ritenendo assurdo supporre che in un paese come l'Italia le antichit e belle arti possano
interessare soltanto le Regioni.
(Non approvata).
PRESIDENTE apre la discussione sulla materia successiva: turismo .
BULLONI, premesso che oggi si tende ad incrementare il turismo mediante l'apertura di case da gioco, espone la sua
preoccupazione che le Regioni possano - approfittando della facolt esclusiva che venga loro concessa - aprire nuove case
da giuoco, in violazione dell'articolo 719 del Codice penale.
NOBILE aggiunge che il turismo, essendo uno dei pi forti cespiti della nostra bilancia economica, assume un interesse
nazionale.
MANNIRONI per ovviare al pericolo denunciato dall'onorevole Bulloni, propone di sostituire la parola: turismo , con le
altre: vigilanza alberghiera, tutela del paesaggio e industria del forestiero .
FABBRI dichiara di esservi contrario, perch teme che si possa pregiudicare l'ambito dell'autonomia comunale.
PRESIDENTE pone ai voti l'inclusione della parola: turismo .
(Non approvata).

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Mette in votazione la proposta di sostituire detto termine, con le parole: tutela del paesaggio e industria alberghiera , che
ritiene risponda al concetto dell'onorevole Mannironi.
( approvata).
Mette ai voti un'altra materia da includere nell'articolo 3: polizia locale urbana e rurale .
( approvata).
Pone ai voti l'inclusione nell'articolo 3 della seguente materia: beneficenza pubblica .
( approvata).
Invita i colleghi a pronunciarsi sull'inclusione delle: scuole professionali nell'articolo 3.
NOBILE contrario a che la scuola professionale formi oggetto di legislazione da parte della Regione. Pu ammettere una
competenza regionale sulla materia solo in sede regolamentare.
LACONI rileva che le scuole professionali conferiscono dei titoli che debbono avere una validit nazionale e non limitata
all'ambito della Regione. Se la relativa normazione fosse lasciata alle Regioni, potrebbero variare da Regione a Regione i
programmi, l'ordinamento scolastico, ecc., ed una Regione potrebbe sentirsi autorizzata a non riconoscere i titoli di studio
rilasciati dalla scuola di un'altra.
PRESIDENTE avverte che, quando si parla di scuole professionali in genere, non bisogna pensare soltanto alle scuole di tipo
artigiano ed artistico, ma aver presenti anche le scuole che attualmente si stanno attrezzando ai fini di un insegnamento pi
vasto, per i grandi rami dell'industria.
UBERTI si dichiara favorevole a lasciare alle Regioni la pi ampia facolt di disciplina delle scuole professionali. Confutando
l'obiezione dell'onorevole Laconi, fa presente che l'assunzione di impiegati specializzati non tanto legata al semplice
possesso di un titolo, quanto alla preparazione pratica e alla provenienza da determinate scuole, di cui nota la bont
dell'insegnamento.
LACONI segnala che da parte di taluni istituti industriali in corso una rivendicazione per l'accesso dei loro diplomati alle
Universit. Perci le scuole professionali non possono essere considerate come avulse dall'ordinamento scolastico italiano.
BORDON propone di sostituire alle parole: scuole professionali , le altre: scuole artigiane .
LACONI spiega che la scuola artigiana costituisce un grado di sviluppo verso la scuola professionale. Il riservare la
legislazione in materia alle Regioni potrebbe costituire un danno ed una remora allo sviluppo di queste scuole.
NOBILE chiede che si voti per appello nominale sull'argomento, perch considererebbe particolarmente grave una
disposizione che inibisse allo Stato di interferire nel campo dell'insegnamento professionale.
PRESIDENTE, aderendo alla richiesta dell'onorevole Nobile, pone in votazione per appello nominale l'inclusione nell'articolo
3 dell'insegnamento professionale.
Votano s: Ambrosini, Cappi, Piccioni, Uberti e Zuccarini.
Votano no: Bordon, Bozzi, Bulloni, Calamandrei, De Michele, Fabbri, Fuschini, Grieco, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca,
Mannironi, Mortati, Nobile, Ravagnan, Rossi Paolo, Terracini, Tosato.
Si astiene: Perassi.
(Con 5 voti favorevoli, 18 contrari e un'astensione, non approvata).
Pone ai voti la proposta dell'onorevole Bordon di inserire nell'elenco dell'articolo 3 le parole: scuole artigiane .
( approvata).
Apre la discussione su un'altra materia da riservare alla potest legislativa della Regione: modificazione delle circoscrizioni
comunali .
MANNIRONI propone di aggiungere le parole: e provinciali .
NOBILE contrario a consentire alle Regioni di modificare le circoscrizioni comunali, in quanto i Consigli comunali sono una
delle basi di elezione della seconda Camera e potrebbe avvenire che le Assemblee regionali, a solo scopo elettorale,
creassero artificiosamente nuovi comuni o modificassero le circoscrizioni di quelli esistenti.

131

AMBROSINI, Relatore, oppone che, a norma del capoverso dell'articolo 18, soltanto la volont delle popolazioni interessate
potr determinare la modificazione delle circoscrizioni comunali esistenti o la creazione di nuovi comuni.
ROSSI PAOLO, circa la modificazione delle circoscrizioni provinciali, afferma che le rivalit esistenti tra le Provincie
consigliano
di conferire la facolt in parola all'autorit dello Stato e di non lasciarla alle Regioni.
MANNIRONI replica che nell'Assemblea regionale sono rappresentate tutte le Provincie e d'altra parte l'organo pi
competente per una eventuale rettifica di confini tra Provincie senza dubbio la Regione.
LAMI STARNUTI dubita della opportunit di attribuire alla Regione la potest di delimitare le circoscrizioni provinciali, oltre
che per le ragioni esposte dall'onorevole Rossi, anche per il fatto che nelle Provincie risiedono molti uffici governativi e per il
loro ordinamento potrebbero sorgere conflitti tra Stato e Regione.
PRESIDENTE pone ai voti il testo del progetto: modificazione delle circoscrizioni comunali .
( approvato).
Mette in votazione l'emendamento aggiuntivo: e provinciali .
(Non approvato).
Essendo esaurito l'esame delle materie previste nel progetto, apre la discussione sulle proposte aggiuntive degli onorevoli
Bulloni e Mortati, intese ad includere nella elencazione dell'articolo 3, la prima, le parole: assistenza ospedaliera e la
seconda, le parole: organizzazione sanitaria, ospedaliera ed igienica .
BULLONI precisa che, mentre l'organizzazione sanitaria ed igienica pu essere effettuata sulla base di direttive generali del
Governo, il problema ospedaliero, essendo soprattutto un problema finanziario e amministrativo, deve essere risolto
nell'ambito della Regione, con una rigorosa disciplina che assicuri i servizi.
NOBILE non approva le proposte aggiuntive, con le quali si impedirebbe allo Stato italiano di emanare direttive in una
materia per la quale da prevedersi che l'Organizzazione delle Nazioni Unite emetter, prima o poi, norme da osservarsi in
tutto il mondo.
TOSATO replica che l'ipotesi fatta dall'onorevole Nobile prevista nella limitazione della potest legislativa regionale, gi
approvata nella riunione precedente, costituita dal rispetto degli obblighi internazionali dello Stato.
LACONI contrario alle due proposte, ritenendo che non si possa sancire una esclusivit legislativa regionale per materie,
quali l'assistenza sanitaria e ospedaliera, che sono anche di interesse nazionale, come provato dall'esistenza di grandi
istituti del genere a carattere nazionale.
AMBROSINI, Relatore, convinto che la Regione possa pi oculatamente provvedere con norme legislative alle particolari
necessit locali in queste materie.
NOBILE fa notare che, approvandosi la formula dell'onorevole Mortati, lo Stato non potrebbe pi intervenire nella lotta
contro la malaria.
MORTATI, in seguito all'obiezione dell'onorevole Nobile, modifica la sua proposta, rinunciando alla assistenza sanitaria .
PRESIDENTE mette ai voti la proposta di aggiungere alle materie elencate nell'articolo 3 la seguente: assistenza
ospedaliera o igienica , ritenendo che in questa formula sia tenuto conto delle proposte e delle osservazioni fatte.
(Non approvata).
D notzia della seguente proposta aggiuntiva dell'onorevole Mannironi: ordinamento degli uffici ed enti regionali e stato
giuridico degli impiegati degli enti stessi .
LACONI esprime il suo aperto dissenso dalla proposta, la quale, se approvata, verrebbe a creare compartimenti stagni nella
burocrazia, escludendo qualsiasi possibilit di trasferimento degli impiegati da una Regione all'altra e creando disparit nel
trattamento economico del personale fra Regione e Regione.
MANNIRONI spiega che la sua proposta mira unicamente a riconoscere alle Regioni la competenza ad organizzare i propri
uffici e a decidere dello stato giuridico e del trattamento economico dei propri impiegati. Del pari la Regione deve essere
libera di dare vita a propri enti amministrativi - come consorzi, enti culturali, ecc. - stabilendone l'ordinamento e lo stato del
personale. Non crede sia il caso di togliere alle Regioni la potest legislativa esclusiva in queste materie, che sono di suo
peculiare interesse.

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PICCIONI si dichiara favorevole alla proposta, poich ritiene assurdo concepire l'ente Regione autonomo, riservando allo
Stato un potere di intervento diretto nell'ordinamento degli uffici ed enti regionali e nello stato giuridico ed economico del
relativo personale.
FABBRI, pur concordando, ritiene superflua la proposta, in quanto implicito che la Regione possa liberamente ordinare i
propri uffici, creare i propri enti, e disciplinare lo stato giuridico ed economico del proprio personale. Nota piuttosto una
discordanza
nel fatto che i rapporti sindacali di lavoro vengono compresi tra le materie previste dall'articolo 4, (legislazione di
integrazione) e lo stato giuridico degli impiegati tra quelle dell'articolo 3 (legislazione esclusiva).
MANNIRONI riconosce il fondamento del rilievo fatto dall'onorevole Fabbri e giustifica la sua proposta col desiderio di
evitare che lo Stato, con una sua legge generale, possa modificare la disciplina di tali materie, disposta localmente dalle
Regioni.
TOSATO propone di precisare: enti amministrativi regionali .
FUSCHINI suggerisce di considerare anche lo stato economico, oltre a quello giuridico.
PERASSI invece di impiegati , propone di dire: dipendenti .
PRESIDENTE pone ai voti la proposta di aggiungere all'elencazione dell'articolo 3 la seguente materia: ordinamento degli
uffici ed enti amministrativi regionali e stato giuridico ed economico dei dipendenti degli stessi uffici ed enti .
( approvata).
PRESIDENTE ricorda la proposta dell'onorevole Conti per l'inclusione delle ferrovie locali, tramvie e linee automobilistiche
.
NOBILE non ritiene che la legislazione sulle ferrovie locali e sulle tramvie si possa attribuire alla Regione. Per ovvie ragioni
tecniche, tali materie richiedono una legislazione uniforme di competenza dello Stato. Per. quanto riguarda le linee
automobilistiche fa rilevare che spesso esse vengono sovvenzionate dallo Stato, e che vanno esaminate anche dal punto di
vista di una possibile concorrenza con le ferrovie statali. Aggiunge che in tale campo attualmente si ha gi un notevole
decentramento, attraverso gli Ispettorati della motorizzazione civile, i quali sono organizzati abbastanza bene per potere,
con adeguate modifiche, dare il migliore rendimento.
PERASSI dichiara di essere stato autorizzato dall'onorevole Conti, che ha dovuto allontanarsi, a proporre l'inserimento di
tale materia nell'articolo 4, anzich nell'articolo 3.
NOBILE osserva che, mentre nell'elenco sono state incluse materie per le quali, a suo avviso, non si pu affidare la
legislazione alle Assemblee regionali, altre, invece, ne sono state escluse, che avrebbero potuto, senza grave danno, essere ad
esse affidate. Cos, ad esempio, le fiere, i mercati e le lotterie, quando abbiano importanza puramente locale.
FUSCHINI concorda, proponendo che nell'articolo 3 vengano incluse anche le fiere e mercati . Non aggiunge le lotterie,
perch queste rivestono piuttosto interesse nazionale.
PRESIDENTE pone ai voti questa proposta.
( approvata).
******************************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI GIOVED 21 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
AMBROSINI, Relatore, tiene a dichiarare che per motivo di carattere non personale preventivamente comunicato al
Presidente, non pot partecipare alla discussione nel momento in cui furono proposte e votate le modificazioni apportate
all'articolo 4 del progetto: se fosse stato presente, avrebbe sostenuto la necessit di approvare l'articolo 4 nel testo proposto
dal Comitato di redazione.

133

PRESIDENTE avverte che la discussione odierna verte sulla elencazione delle materie che dovranno formare oggetto di
legislazione concorrente da parte della Regione.
NOBILE propone di modificare la prima parte dell'articolo 4, gi approvata, sostituendo, all'espressione potest legislativa
nelle seguenti materie , una frase del seguente tenore: potest legislativa nelle materie che saranno stabilite con apposita
legge dalle due Camere elettive . Con ci non si farebbe pi l'elencazione delle materie per le quali stabilito di affidare
alle Regioni la potest legislativa cosiddetta concorrente. Spiega che la ragione principale che lo ha indotto a presentare
questo emendamento sta nel fatto che assai difficile e, nello stesso tempo, pericoloso procedere, nel corso di una breve
discussione, a una simile elencazione perch vi possono essere ragioni di carattere tecnico non evidenti in un esame
sommario, le quali impongano una regolamentazione uniforme per una data materia.
MORTATI osserva che la proposta di emendamento dell'onorevole Nobile non pu essere accettata, se si tiene presente che
nell'affidare alle Regioni la potest legislativa di cui all'articolo 4, si voluto dare a quelle una posizione costituzionale che
possa consentir loro di avere un potere normativo proprio. Pertanto, se mai un rinvio dovesse farsi per la determinazione dei
limiti di tale potere normativo, dovrebbe essere fatto alla legge
costituzionale, non gi ad una legge speciale, che non potrebbe mai dare quella garanzia di intangibilit che si vuole
accordare alla sfera di competenza stabilita per le Regioni dall'articolo 4.
NOBILE non si soffermato, proponendo il suo emendamento, sulle questioni di carattere giuridico accennate dall'onorevole
Mortati; ma non le ritiene di tale importanza da rinunciare alla sua proposta, su cui insiste.
PRESIDENTE pone ai voti l'emendamento proposto dall'onorevole Nobile.
(Non approvato).
PERASSI fa presente che nella formulazione originaria dell'articolo 4, secondo il testo proposto dal Comitato di redazione, si
parlava di potest legislativa di integrazione delle norme generali da parte della Regione. Poich per l'onorevole Mortati
nella precedente riunione osserv che tale dizione non gli sembrava esatta, essa venne sostituita da un'altra, con la quale si
affida alla Regione una potest legislativa nell'ambito dei principi direttivi che lo Stato ritenga di dovere emanare per
garantire, con una regolamentazione uniforme, gli interessi unitari della Nazione. V' ora da domandarsi se, in virt di tale
espressione, resti o meno attribuita alla Regione la competenza ad emanare norme integrative di quelle adottate con legge.
A tale proposito osserva che spesso, alla fine di alcuni provvedimenti legislativi adottati in periodo di legislazione
governativa, si trova un articolo in cui si stabilisce che il Governo autorizzato ad emanare norme integrative o di
attuazione, che sono diverse da quelle regolamentari; e nello stesso codice svizzero si hanno alcuni articoli, i quali
attribuiscono al diritto cantonale la competenza ad emanare norme integrative persino in materie di diritto civile.
Prima di passare alla discussione dell'elencazione delle materie di cui all'articolo 4, sarebbe bene, a suo avviso, risolvere
questo problema.
PRESIDENTE osserva che, se la risposta al quesito dell'onorevole Perassi fosse affermativa, si verrebbero a costituire quattro
diverse potest normative delle Regioni; e richiama sulla necessit che un testo costituzionale sia sempre redatto in maniera
semplice e chiara.
FABBRI ritiene che la facolt di emanare norme di integrazione sia prevista dall'articolo 4. Difatti una potest legislativa
concessa alla Regione nell'ambito dei princip direttivi che lo Stato ritenga di dover emanare, per garantire con una
regolamentazione uniforme gli interessi unitari della Nazione, non pu essere che di integrazione di quei princip direttivi,
ossia delle norme emanate dallo Stato allo scopo suddetto.
LACONI osserva che, quando fu accolta la proposta fatta dall'onorevole Mortati di modificare la prima parte dell'articolo 4,
la Sottocommissione part dal presupposto di sottrarre alcune materie alla legislazione esclusiva della Regione, prevista
nell'articolo 3, per farne oggetto di legislazione concorrente, secondo quanto appunto stabilisce la prima parte modificata
dell'articolo 4. Non si discusse quindi sull'esatto significato di legislazione concorrente . Ora, l'onorevole Fabbri reputa che
la facolt di emanare norme integrative rientri nella potest legislativa concorrente affidata alla Regione nell'ambito dei
princip direttivi che lo Stato ritenga di dovere emanare per garantire, con una regolamentazione uniforme, gli interessi
unitari della Nazione, perch considera i princip direttivi come norme generali dello Stato. Ma una simile questione non
stata ancora affrontata e forse l'interpretazione data dall'onorevole Fabbri all'espressione princip direttivi non
completamente esatta.
PRESIDENTE invita l'onorevole Mortati a dare un'interpretazione autentica sull'esatta portata della potest legislativa
attribuita alle regioni con il disposto della prima parte dell'articolo 4.
MORTATI ricorda che si partiti dal presupposto di non affidare allo Stato il compito legislativo in tutte le materie, per non
attribuire alla Regione soltanto un compito esecutivo. Si perci stabilito che in talune materie lo Stato possa emanare
soltanto norme di orientamento, e la Regione abbia la facolt di legiferare l dove le norme statali debbano essere
adattate alle diverse esigenze delle singole Regioni.
In ogni modo, i princip direttivi sono sempre normativi; sono stabiliti con legge e sono quindi norme caratterizzate dalla
genericit della statuizione al pari delle norme costituzionali, le quali pongono dei princip direttivi che vengono poi attuati
dalla legge. Ci gli sembra che non possa dar luogo a dubbi.

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Piuttosto da rilevare che l'esigenza prospettata dall'onorevole Perassi ha bisogno di essere meglio chiarita: occorre cio
precisare se ci si intenda riferire ad una facolt di emanare norme integrative, garantita con competenza esclusiva o
concorrente, oppure semplicemente alla potest, da parte dello Stato, di delegare volta per volta tali norme di attuazione
alle Regioni.
PERASSI dichiara che intendeva riferirsi ad ambedue le ipotesi prospettate dall'onorevole Mortati.
MORTATI osserva, in ogni modo, che la questione potrebbe essere risolta, consentendo al potere legislativo di delegare volta
per volta alle Regioni la facolt di emanare norme anche pi ampie di quelle regolamentari. Non sarebbe necessario per
includere un altro articolo nel progetto, per disciplinare il caso anzidetto, che potrebbe essere previsto nell'articolo 4-bis cos
modificato:
Spetta alla Regione il potere regolamentare o di integrazione anche nelle materie che potranno essere stabilite dalle leggi
.
L'unica questione che resterebbe allora da risolvere sarebbe quella di stabilire se occorre porre o meno dei limiti al legislatore
ordinario in ordine a tale potere di delega.
TOSATO osserva che la proposta dell'onorevole Perassi, per quanto sia precisa, praticamente inopportuna perch finirebbe
col complicare il sistema previsto in ordine al potere normativo attribuito alle Regioni. Tale sistema infatti abbastanza
semplice: per esso alcune materie sono riservate alla competenza esclusiva delle Regioni; altre alla competenza non esclusiva
(e suscettibili quindi di norme integrative o di attuazione); altre infine alla competenza puramente regolamentare. A suo
avviso, il caso previsto dall'onorevole Perassi rientra nel disposto della prima parte dell'articolo 4, che stabilisce appunto
l'attribuzione alle Regioni di una potest legislativa non esclusiva. Infatti, quando si dice che in determinate materie il
potere legislativo interverr fissando dei princip direttivi, tali princip evidentemente non potranno essere che di due ordini:
di ordine proibitivo, nel senso che lo Stato potr intervenire stabilendo che su determinate materie le Regioni non potranno
emanare alcuna norma; o di ordine positivo, nel qual caso lo Stato fisser alcuni criteri di carattere generale a cui le Regioni
dovranno attenersi nell'esercizio della loro potest legislativa. In quest'ultimo caso, per, non detto che i princip direttivi
emanati dallo Stato debbano essere limitati a ci che veramente essenziale rispetto alla materia che dovr essere
disciplinata dalla legislazione regionale e che quindi essi non consentano un certo svolgimento legislativo, sia pure in linea di
principio, di modo che la legislazione della Regione possa assumere un carattere pi ampio di integrazione. Resterebbe poi
sempre aperta l'ipotesi, prevista nell'articolo 4-bis, della facolt regolamentare nelle sue varie forme di potest
regolamentare esecutiva, delegata o autonoma, per alcune materie appositamente determinate.
EINAUDI domanda come sia possibile stabilire se il legislatore nazionale, emanando princip direttivi allo scopo di garantire,
con una regolamentazione uniforme, gli interessi unitari della Nazione, sia andato oppur no oltre i limiti fissati dalla
Costituzione. In altri termini, domanda come possa definirsi il principio direttivo.
MORTATI dichiara che lo si definisce in senso negativo. In ogni modo, la migliore garanzia, per l'ipotesi prevista
dall'onorevole Einaudi, consiste nell'esistenza di una seconda Camera su base regionale, cio di un organo creato proprio per
tutelare gli interessi della Regione. Anche in altri paesi stata posta la questione relativa alla possibilit di un ricorso
contenzioso da parte della Regione per accertare se le norme direttive vadano oppur no al di l di un puro e semplice
orientamento. Ma essa stata decisa in senso negativo, per il carattere d'accertamento di merito che un'indagine in tal senso
implica necessariamente.
FABBRI ritiene che ogni questione potrebbe essere risolta, se la prima parte dell'articolo 4 fosse modificata sostituendo,
all'espressione princip direttivi , la parola norme e facendo specifica menzione di una potest legislativa integrativa.
Nell'articolo 4 previsto il caso di una potest legislativa concorrente da parte della Regione: ora, non si pu concepire una
legislazione concorrente con un'altra a un determinato scopo, se la seconda che concorre a quel determinato scopo non
integrativa della prima. In ogni modo, se le norme emanate dallo Stato saranno di carattere generale, ossia dei veri princip
direttivi, la potest legislativa di integrazione da parte delle Regioni sar di pi vasta portata; ma, se le norme emanate
dallo Stato saranno molto specifiche, la facolt integrativa concessa alle Regioni verr a ridursi e sar appena eccedente
quella regolamentare.
TOSATO contrario alla proposta dell'onorevole Fabbri, perch la potest legislativa prevista nell'articolo 4 non
concorrente in senso tecnico. Tale potest legislativa si ha quando su una determinata materia pu intervenire, ad esempio,
prima la Regione e poi, senza limiti, lo Stato e quando la norma emanata dallo Stato esclude qualsiasi altra norma
adottata dalla Regione. Con l'articolo 4, invece, ci si propone di lasciare una potest legislativa integrativa, ma propria, alla
Regione: quindi l'intervento dello Stato dev'essere limitato alla determinazione di quei princip direttivi che lascino una certa
possibilit di svolgimento alla legislazione locale. Se cos non dovesse essere, lo Stato potrebbe intervenire liberamente nel
campo della legislazione regionale e allora tanto varrebbe sopprimere l'articolo 4.
MANNIRONI concorda con quanto ha affermato l'onorevole Fabbri, nel senso che con la formula dell'articolo 4 si intenda
anche il potere d'integrazione accennato dall'onorevole Perassi. In ogni modo, per evitare ogni dubbio in proposito, sarebbe
meglio modificare, non gi l'artcolo 4, bens l'articolo 4-bis, stabilendo esplicitamente che spetta alle Regioni il potere di
integrazione delle leggi generali dello Stato e quello regolamentare esecutivo.
NOBILE osserva che occorre determinare in modo assai preciso i limiti di intervento da parte dello Stato nella legislazione
regionale perch, a seconda che tali limiti siano pi o meno ampi, converr restringere o allargare l'elenco delle materie che

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possono formare oggetto di legislazione da parte delle Regioni. Cos, se lo Stato potesse emanare disposizioni di legge
particolareggiate su questioni di interesse regionale, tanto varrebbe ridurre il numero delle materie o abolire addirittura
l'elencazione di esse nell'articolo 4.
LACONI fa presente che nell'articolo 4 i limiti sono posti soltanto a carico dello Stato, mentre nell'articolo 4-bis, cadendo
nell'eccesso opposto, l'attivit legislativa affidata interamente allo Stato e si attribuisce alla Regione soltanto un potere
regolamentare esecutivo. Pertanto, con la formulazione dell'articolo 4 si concede troppo alla Regione, mentre con quella
dell'articolo 4-bis le si concede troppo poco. Ci considerato, sarebbe opportuno introdurre nel progetto un altro articolo:
visto che non facile addivenire ad un'elencazione di materie che possano formare oggetto separatamente, o del potere
regolamentare esecutivo o della potest di dettare norme integrative, si dovrebbe con un'altra norma prevedere una terza
possibilit oltre le due anzidette.
MORTATI crede che sarebbe meglio procedere alla discussione dell'articolo 4-bis, prima di esaminare quali materie debbano
essere elencate nell'articolo 4.
UBERTI rileva che l'osservazione fatta dall'onorevole Perassi, per quanto perfettamente logica, rischia di rendere troppo
complesso il sistema previsto nel progetto relativamente alla potest normativa delle Regioni. Non pertanto favorevole
all'adozione di un altro articolo nel senso indicato dall'onorevole Perassi.
NOBILE nota che, secondo la formulazione dell'articolo 4-bis, spetta alla Regione il potere regolamentare anche nelle
materie per le quali i precedenti articoli consentono l'attivit legislativa. Ora, se dovesse essere approvata l'elencazione delle
materie per l'articolo 4 proposta dall'onorevole Mortati, fra le quali anche quella delle strade ferrate, si arriverebbe a
questo assurdo, che lo Stato non potrebbe emanare i regolamenti relativi alla sicurezza dell'esercizio ferroviario.
LACONI propone il seguente emendamento alla prima parte dell'articolo 4-bis:
La Regione ha potest di emanare norme di integrazione e di attuazione per adattare alle condizioni locali le norme
generali e direttive emanate con leggi dello Stato nelle seguenti materie e nei casi nei quali la legge ne faccia espressa
delega .
MANNIRONI propone all'articolo 4-bis il seguente emendamento:
Spetta alla Regione il potere di integrazione e regolamentare delle leggi da essa emanate e di quelle dello Stato che ne
facciano espressa delega .
Con tale formula non occorrerebbe procedere ad un'elencazione di materie nell'articolo 4-bis.
UBERTI propone di sostituire la prima parte dell'articolo 4-bis con la seguente:
Spetta alla Regione il potere di integrazione e regolamentare anche in materie di competenza legislativa quando la legge
dello Stato ne faccia espressa menzione .
MORTATI, per semplificare la dizione dell'articolo 4-bis suggerisce di sopprimere in esso l'inciso oltre che nelle materie per
cui consentita l'attivit legislativa di cui al precedente articolo .
Accede poi alla proposta dell'onorevole Mannironi, che in sostanza consiste nell'aggiunta del potere di integrazione alla
formula da lui test suggerita.
PRESIDENTE fa presente che nei riguardi delle quattro proposte di emendamento all'articolo 4-bis presentate dagli
onorevoli Mortati, Laconi, Mannironi e Uberti, sorge il problema se per l'articolo 4-bis debba essere prevista o pur no
un'elencazione di materie. Ad esempio, la formula dell'onorevole Laconi prevede la possibilit di un'elencazione, mentre ci
escluso dalle formule degli onorevoli Mannironi e Uberti. Altra differenza costituita dal fatto che nella formula
dell'onorevole Laconi si parla di norme di integrazione e di attuazione, mentre in quella dell'onorevole Mortati soltanto di
potere regolamentare e in quelle degli onorevoli Uberti e Mannironi di potere di integrazione e regolamentare. La
differenza fra queste formule consisterebbe soltanto nei due termini norme di attuazione e potere regolamentare ; ma in
fondo si tratta della stessa cosa. In ogni modo, poich gli sembra che la discussione abbia assunto un carattere troppo
decisamente dottrinario e astratto, ritiene opportuno sospenderla, per iniziare l'esame delle materie da elencare nell'articolo
4.
La discussione verte sulle seguenti materie: agricoltura, foreste e cave, che nel progetto del Comitato figuravano all'articolo
3, da cui sono rimaste escluse in seguito a decisione della riunione precedente.
NOBILE contrario all'inclusione delle voci agricoltura, foreste e cave nell'elencazione di cui all'articolo 4. Troverebbe
veramente strano che lo Stato non potesse emanare una legge, ad esempio, sulla protezione del patrimonio boschivo o sulla
creazione di un istituto sperimentale di agricoltura.
AMBROSINI, Relatore, favorevole all'inclusione delle materie in esame nell'elencazione dell'articolo 4. Tiene per a
dichiarare che, se fosse stato presente nella riunione precedente, avrebbe votato per la formulazione originaria dell'articolo
4 proposto dal Comitato, che, a suo avviso, era assai pi semplice.

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LACONI non ritiene opportuno dare alle Regioni una facolt cos ampia e indiscriminata, come quella prevista nell'articolo
4, soprattutto in materia di agricoltura. In tale campo tutt'al pi dovrebbe essere concesso alle Regioni il potere di cui
all'articolo 4-bis, ossia quello regolamentare esecutivo.
ZUCCARINI rileva che le varie preoccupazioni manifestatesi nel corso della discussione sulla portata dell'articolo 4 non hanno
ragione d'essere, visto che il progetto dell'ordinamento regionale, proposto dal Comitato di redazione, in sostanza non
prevede la concessione alle Regioni di un'autonomia molto ampia e non mira a togliere allo Stato le sue prerogative per ci
che si riferisce alle leggi generali. Il potere centrale potr sempre emanare una legge di carattere nazionale per il
rimboschimento o la tutela dell'agricoltura. Pertanto i timori manifestati dall'onorevole Nobile non sono affato giustificati.
Quando si parla di legislazione regionale, ci si intende riferire ai problemi particolari e propri alla regione sulle particolari
materie, e nessuna materia come l'agricoltura offre aspetti e problemi diversi da Regione a Regione e persino nell'ambito di
una stessa Regione. Si tenga conto di quello che il progetto veramente e delle limitazioni che esso pone all'autonomia
regionale. Se la competenza delle Regioni dovesse essere ancora maggiormente ristretta, non si potrebbe parlare pi di
autonomia e alle Regioni non rimarrebbero che le funzioni che oggi sono attribuite alle Provincie.
PRESIDENTE mette in votazione l'inclusione della voce agricoltura nell'elencazione dell'articolo 4.
( approvata).
Mette in votazione l'inclusione della voce foreste nella stessa elencazione.
( approvata).
EINAUDI ritiene che la materia delle cave non possa essere considerata separatamente da quella delle miniere e ricorda che
esse sono strettamente unite nella legislazione vigente. A questa si giunti dopo un lungo periodo di elaborazione della
materia. Sulle prime la legislazione in tale campo era molto differente da Regione a Regione: in alcune Regioni si avevano
leggi che si ispiravano alle pi vecchie tradizioni medioevali, ossia al principio della libera ricerca del cavatore di marmo. In
seguito si ebbe la legge francese del 1810, per la quale soltanto lo Stato poteva accordare la concessione del sottosuolo, pure
ammettendosi qualche deroga a questo principio, inteso a rispettare il diritto di superficie. Esisteva anche la legislazione
siciliana, che riconosceva l'identit della propriet della superfcie con la propriet delle cave; ma l'esperienza dimostr che
tale principio era contrario all'interesse dello sfruttamento. Cos si giunse ad unificare la legislazione.
Non crede che in questo campo sia pi possibile tornare indietro: ne deriverebbe un notevole regresso economico nello
sfruttamento delle miniere e delle cave. Non si tratta, in questa materia, soltanto di impartire alcuni princip direttivi;
occorrono invece norme assai precise, senza le quali non possibile conseguire il successo nell'esercizio delle miniere e delle
cave. Si tratta infatti di stabilire se le miniere appartengono al proprietario della superficie o allo Stato, se lo Stato le possa
esercitare direttamente o per mezzo di concessioni, se tali concessioni debbano essere perpetue o temporanee; e ciascuna di
tali questioni deve essere regolata con norme precise di legge, emanate non solo in vista dell'interesse privato, ma anche e
soprattutto dell'interesse collettivo. Si tratta, insomma, di una legislazione che dev'essere uniforme per tutte le Regioni. La
Regione, in questo campo, pu avere soltanto un certo potere di integrazione, onde la materia delle cave e delle miniere
dovrebbe essere compresa nell'elencazione dell'articolo 4-bis e non in quella dell'articolo 4.
NOBILE si associa alle considerazioni svolte dall'onorevole Einaudi. La materia in esame riguarda soltanto le cave, ma essa,
come giustamente ha osservato l'onorevole Einaudi, non pu essere dissociata da quella delle miniere. Ora, un assurdo
pensare che in questo campo possa essere attribuita una potest legislativa alle Regioni. Cita un esempio: oggi tutti i paesi
vanno in cerca di minerali contenenti uranio. Se tali minerali dovessero essere scoperti in una nostra Regione, lo Stato,
secondo il principio fissato dall'articolo in esame, non avrebbe diritto di intervenire, eppure si tratterebbe di una scoperta
che potrebbe avere enormi conseguenze da un punto di vista economico, politico e militare per il nostro Paese.
FINOCCHIARO APRILE contesta le affermazioni dell'onorevole Einaudi e tiene a dichiarare che in Sicilia si desidera
vivamente ripristinare la vecchia legislazione, per cui la propriet delle miniere spettava al proprietario della superficie.
Afferma che i siciliani non possono essere favorevoli alla legislazione italiana che, per quanto riguarda l'industria zolfifera, ha
arrecato notevoli danni alla Sicilia.
EINAUDI fa osservare, per amore di precisione, che il principio informatore originario nella legislazione siciliana non era
affatto quello della unione della propriet della superficie e di quella del sottosuolo. La propriet del sottosuolo era
riservata allo Stato, che ne concedeva l'uso ai privati dietro un determinato pagamento in natura, a tempi stabiliti. Col
mutare dell'unit monetaria quest'obbligo dei privati cadde in desuetudine ed essi finirono cos col diventare proprietari
delle miniere e delle cave che originariamente erano dello Stato.
AMBROSINI, Relatore, ritiene che la materia delle cave possa essere inclusa nell'elencazione dell'articolo 4, giacch cos resta
sempre allo Stato il diritto di emanare norme direttive in tale campo per la salvaguardia dell'interesse generale.
PICCIONI favorevole all'inclusione della materia delle cave nell'elencazione dell'articolo 4, perch ritiene che tale materia
debba essere affidata alla competenza delle Regioni, non escluse tra queste la Sicilia, la Sardegna e la Valle d'Aosta.
PRESIDENTE mette in votazione l'inclusione della voce cave nell'elencazione dell'articolo 4.
( approvata).
Fa presente che ora in questione l'inclusione della voce antichit e belle arti nell'elencazione dell'articolo 4.

137

La mette in votazione.
NOBILE dichiara che voter contro.
( approvata).
Mette poi in votazione l'inclusione della voce turismo nella stessa elencazione.
NOBILE dichiara di votare contro.
( approvata).
MANNIRONI propone di aggiungere, dopo la voce turismo , la voce spettacoli .
PRESIDENTE osserva che questa parola troppo generica e chiede all'onorevole Mannironi di spiegare in quale senso egli la
intenda.
MANNIRONI intende riferirsi alla disciplina delle sale di pubblico spettacolo.
LUSSU favorevole alla proposta fatta dall'onorevole Mannironi, perch trova opportuno sottrarre la materia dei pubblici
spettacoli allo Stato cui oggi affidata in base a una legge fascista ancora in vigore.
CONTI crede che la questione si potrebbe risolvere includendo i pubblici spettacoli nell'elenco delle materie che possono
formare oggetto del potere di integrazione da parte delle Regioni.
CAPPI propone la dizione: concessione e disciplina delle manifestazioni artistiche .
LAMI STARNUTI suggerisce la seguente espressione: concessione amministrativa per l'apertura delle sale di pubblico
spettacolo .
LUSSU rileva che la formulazione proposta dall'onorevole Lami Starnuti ha un carattere troppo particolareggiato e quindi
non pu formare oggetto di una norma costituzionale.
PRESIDENTE condivide l'opinione dell'onorevole Lussu e pertanto ritiene che sia meglio prendere in considerazione la
dizione generica proposta dall'onorevole Mannironi. Tiene per a dichiarare che con essa ci si pu riferire a tutta una serie di
iniziative legislative nel campo dei pubblici spettacoli, come, ad esempio, ai controlli di carattere artistico, a leggi di polizia e
in materia fiscale, alla disciplina in genere dell'attivit teatrale, cinematografica, sportiva e cos via. In altri termini,
accogliendo la proposta dell'onorevole Mannironi, si corre il rischio di affidare alla Regione la potest legislativa su un settore
molto largo della vita moderna e non sa quanto ci possa essere opportuno.
NOBILE contrario alla proposta dell'onorevole Mannironi, perch, se fosse accolta, lo Stato non avrebbe pi possibilit di
emanare, ad esempio, leggi speciali per indire manifestazioni artistiche di carattere internazionale, che potrebbero essere
utili per richiamare nel nostro Paese turisti dalle varie parti del mondo.
PRESIDENTE mette in votazione l'inclusione della voce spettacoli nell'elencazione delle materie dell'articolo 4.
(Non approvata).
Avverte che ora in questione l'inclusione della voce caccia nell'elenco delle materie di cui all'articolo 4.
La mette in votazione.
( approvata).
Fa presente che si dove ora discutere dell'inclusione del termine industria .
NOBILE comunica di avere constatato che su 68 leggi da lui esaminate, in materia industriale, soltanto 5 si riferiscono ad
esigenze di carattere regionale; tutte le altre contengono norme di interesse nazionale e non gi quei princip direttivi di cui
fa parola l'articolo in discussione. Vi sono leggi che riguardano gli infortuni sul lavoro, i censimenti industriali, l'Ispettorato del
lavoro, l'istituzione di enti a carattere nazionale come l'Ente nazionale serico e l'Ente per la produzione e l'utilizzazione della
canapa, le autorizzazioni per nuovi impianti industriali, gli orari di lavoro nelle aziende industriali e cos via. Si domanda
come sia possibile eliminare la potest legislativa dello Stato in queste materie: ci andrebbe a detrimento della produzione
nazionale e della ripresa del processo produttivo del Paese. Per tali considerazioni si dichiara contrario all'inclusione della
voce industria nell'elencazione dell'articolo 4.
ZUCCARINI ritiene, contrariamente a quanto ha affermato l'onorevole Nobile, che soltanto limitando il diritto di intervento
dello Stato nel campo dell'industria, potr essere affrettata la ripresa produttiva ed economica del Paese. Crede che proprio
nel campo dell'industria l'intervenzionismo statale si sia spinto di pi e sia risultato pi particolarmente dannoso, appunto in
virt di alcune di quelle leggi che l'onorevole Nobile ha citato per sostenere il diritto dello Stato ad essere legislatore unico su
tale importante materia.

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LACONI osserva che, approvando l'inclusione della voce in esame nell'elenco di materie dell'articolo 4, si impedirebbe allo
Stato la creazione di enti di carattere nazionale e in genere qualsiasi iniziativa in un ramo di cos vitale importanza per il
Paese com' quello industriale. Ci potrebbe avere dannose ripercussioni sull'attivit produttiva e per conseguenza
sull'economia del Paese.
PRESIDENTE fa presente che, con l'inclusione della voce industria nell'elenco delle materie dell'articolo in esame, si
escluderebbe a priori la possibilit di procedere a nazionalizzazioni; tanto vero che in altra occasione ha sentito parlare
l'onorevole Lussu di regionalizzazione e non di nazionalizzazione delle industrie.
LUSSU precisa che quando parl di regionalizzazione dell'industria si rifer soltanto alla Sardegna, dove effettivamente
alcune industrie possono essere regionalizzate. Ci non significa per altro che egli abbia mai pensato ad una
regionalizzazione dell'industria in Italia. Al contrario, ha sempre rivendicato allo Stato il diritto di procedere a socializzazioni
e a nazionalizzazioni nel campo industriale.
MORTATI precisa che, attribuendo allo Stato un potere di intervento negli orientamenti generali di politica economica, non
si vuole intendere altro che attribuire allo stesso Stato una facolt legislativa che si estrinsechi in norme direttive e basilari a
carattere nazionale. Pertanto l'inclusione della voce industria nell'elenco di materie dell'articolo in esame non
escluderebbe la possibilit di socializzazioni e nazionalizzazioni.
PRESIDENTE prospetta l'ipotesi della nazionalizzazione di una singola industria.
MORTATI osserva che anche in tale ipotesi occorrerebbe una legge generale in deroga alle norme comuni e potrebbe
manifestarsi l'opportunit di lasciare alla Regione in cui l'industria sorge la possibilit di adattare la deroga apportata al
diritto comune ad esigenze locali.
PRESIDENTE mette in votazione l'inclusione della voce industria nell'elenco dell'articolo 4.
NOBILE chiede che la votazione su questo punto si faccia per appello nominale.
PRESIDENTE indice la votazione per appello nominale.
LUSSU dichiara di astenersi dalla votazione e che lo stesso far per le prossime votazioni riguardanti l'inclusione delle altre
materie nell'elenco dell'articolo in esame, perch
ritiene che con le varie ripartizioni proposte le idee si siano piuttosto confuse anzich chiarite.
Rispondono s: Ambrosini, Bulloni, Cappi, De Michele, Mannironi, Mortati, Piccioni, Tosato, Uberti e Zuccarini.
Rispondono no: Bocconi, Bordon, Bozzi, Conti, Einaudi, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca, Nobile,
Perassi, Ravagnan, Rossi Paolo e Terracini.
Si astiene: Lussu.
(Con 10 voti favorevoli, 15 contrari e un'astensione, non approvata).
Fa presente che ora in discussione l'inclusione della voce commercio nell'elencazione dell'articolo 4.
NOBILE ritiene che anche la materia del commercio debba essere riservata alla competenza dello Stato, specie ove si
consideri l'assoluta necessit di una disciplina uniforme per il commercio con l'estero.
EINAUDI osserva che la materia in discussione non pu formare oggetto di una legislazione regionale, perch ci influirebbe
dannosamente sui rapporti tra una Regione e l'altra e quindi su quella libert di movimento senza cui non possibile
svolgere l'attivit commerciale. Alla Regione pu competere soltanto la facolt di regolare alcuni rapporti di carattere
strettamente locale, limitatamente cio all'esercizio delle botteghe e delle aziende; ma una potest legislativa in questa
materia darebbe luogo inevitabilmente in ogni sorta di vincoli e di intralci.
UBERTI fa osservare che con l'attribuzione della potest legislativa alle Regioni nel campo commerciale verrebbero a cessare
gli interventi dello Stato nell'ambito delle esigenze locali relativamente alla materia in discussione. Basti ricordare che oggi,
accanto alle Camere di commercio, esistono gli uffici provinciali del commercio, i quali sono alle dipendenze del potere
centrale. Si tratta di una situazione assurda, che potr cessare soltanto quando sia attribuita alle Regioni, in materia
commerciale, la potest legislativa di cui all'articolo 4.
LACONI rileva che, se vi una materia che non deve essere attribuita alla competenza delle Regioni, proprio quella
commerciale. Si potrebbe obiettare che con l'articolo 8 del progetto proposto dal Comitato di redazione si provvede a
vietare alle Regioni l'adozione di provvedimenti che ostacolino la libera circolazione interregionale. Ma facile rispondere
che in matria commerciale si pu, con svariati modi, raggiungere determinati intenti per via indiretta.
EINAUDI riconosce esatte le considerazioni dell'onorevole Uberti in merito alla coesistenza degli Uffici provinciali di
commercio e delle Camere di commercio; ma osserva che ci non toglie che alle Regioni debba essere attribuita una
competenza assai limitata in materia commerciale.

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ZUCCARINI dichiara che, con l'inclusione della voce commercio nell'elencazione delle materie di cui all'articolo in esame,
sarebbe veramente riconosciuta l'importanza che agli effetti locali hanno le Camere di commercio e sarebbero, cos,
eliminati quegli uffici provinciali di commercio, a cui ha fatto cenno l'onorevole Uberti. In ogni modo tiene a ricordare che
con l'articolo 4 si riconosce allo Stato il diritto di emanare norme direttive generali su tutte le materie che si troveranno
elencate in quell'articolo. Quindi se la voce commercio verr ad essere inclusa in tale elencazione delle materie, alla
Regione sar attribuito soltanto un compito di legislazione complementare in materia commerciale, a meno che, escludendo
tale voce, non si pensi di sopprimere addirittura quelle Camere di commercio che persino nella vecchia legislazione prefascista e poi, con altro nome, in quella fascista si riconobbero, pi che utili, necessarie.
MANNIRONI concorda con le osservazioni degli onorevoli Zuccarini e Uberti e fa presente che le stesse ragioni che hanno
consigliato di affidare alla competenza regionale la materia dell'agricoltura, valgono anche per una potest legislativa in
materia di commercio. Le preoccupazioni di coloro i quali temono che questa possa ostacolare la libera circolazione delle
merci non hanno, a suo avviso, ragione di essere. Osserva in proposito che le Camere di commercio oggi tendono a
raggrupparsi non solo nell'ambito nazionale, ma anche in quello internazionale. In ogni modo, non si tratta di attribuire alle
Regioni un potere di regolamentazione generale del commercio - compito, questo, che riservato allo Stato - ma di
riconoscere alle Regioni stesse una competenza pi specifica, di carattere locale, che pu andare dal rilascio delle licenze sino
all'anagrafe dei commercianti, questioni che non possono n devono interessare gli organi centrali dello Stato.
LACONI osserva che, ove sia attribuita alle Regioni una potest legislativa nel campo del commercio, non detto che esse la
esercitino nel senso desiderato di favorire il commercio, indipendentemente dagli interessi locali. Ci
potrebbe anche non accadere; ed inutile fare affidamento su una determinata linea di condotta da parte delle Regioni,
quale vagheggiano gli onorevoli Zuccarini e Mannironi. Importante decidere se si debba o pur no dare al commercio una
regolamentazione regionale.
PRESIDENTE ricorda che nel corso della discussione generale pi volte stata fatta presente la necessit di attribuire ai
Consigli regionali una potest legislativa in molte delle materie che attualmente rientrano nella competenza del potere
legislativo, per rendere pi spedito il funzionamento del Parlamento, che oggi chiamato a legiferare anche su questioni di
minima importanza. Se si considera per l'elenco delle varie materie che finora la Sottocommissione ha deciso di affidare
alla competenza delle Regioni, non si riesce facilmente ad immaginare in qual modo i Consigli regionali potranno assolvere il
compito che sar loro demandato, tanto numerose sono le materie su cui saranno chiamati ad esercitare la loro potest
legislativa.
Ci considerato, crede opportuno non allargare oltre una certa misura questi compiti.
Osserva poi che taluni colleghi sono favorevoli ad includere la voce commercio in questa elencazione, forse perch si
lasciano suggestionare dal cattivo funzionamento del potere centrale nel momento presente. In verit lo Stato italiano
oggi ancora disorganizzato; ma ci col tempo dovr cessare e allora molti degli esempi addotti a dimostrare una presunta
incapacit del potere centrale a provvedere alle esigenze locali e, per contro, un'eguale presunta capacit della Regione a
risolvere tutti i problemi, perderanno la loro importanza. bene che ci non sia dimenticato, se veramente si ha in animo di
dare una effettiva efficienza alle Regioni, nel quadro di una vita nazionale ricondotta alla normalit.
Circa le Camere di commercio osserva che esse, pur avendo un largo ambito di iniziative prima del fascismo, non potevano
per andare al di l di certi compiti, in quanto erano sottoposte alla legge dello Stato. Oggi, invece, le Camere di commercio
vogliono arrogarsi compiti sempre pi vasti: si richiesta per loro addirittura la potest legislativa nel campo commerciale.
Che una domanda simile sia stata avanzata si pu facilmente comprendere perch, quando si va oltre un certo limite
relativamente al principio della unitariet delle norme attinenti a determinati aspetti della vita nazionale, facilmente si pu
arrivare alle conseguenze pi estreme.
Certe facolt non possono essere attribuite alle Regioni. Una prova di ci, ad esempio, si ha nell'adozione dei calmieri, a cui
spesso sono costretti a far ricorso anche gli Stati pi liberisti. Difatti, quando circa un mese fa, di fronte a una congiuntura
particolarmente acuta della situazione alimentare, si cerc di adottare il sistema dei calmieri in una data Regione, per
giustificarne l'abolizione si sostenne, e non a torto, che i calmieri debbono essere applicati non in una singola Regione, ma in
tutto il territorio nazionale, perch altrimenti perdono di efficacia. Lo stesso si pu dire per il tesseramento, che in Italia con
ogni probabilit dovr ancora durare per un certo periodo, relativamente almeno ad alcuni prodotti. Se si vuole vedere in
pratica ci che in potenza si avrebbe, attribuendo alle Regioni una potest legislativa nel campo commerciale, basta
considerare il grave inconveniente che oggi si verifica nell'ambito di una stessa Regione con i divieti di scambio delle merci,
impartiti dai Prefetti, fra provincia e provincia. Se non si vuole tornare a un tipo di economia ormai superata, di carattere
quasi medievale, occorre assolutamente evitare che alle Regioni sia concessa una potest legislativa in materia di
commercio.
Pone in votazione l'inclusione della voce commercio nell'elenco dell'articolo 4.
NOBILE chiede che la votazione si faccia per appello nominale.
PRESIDENTE indice la votazione per appello nominale.
CONTI voter a favore dell'inclusione della voce commercio nell'elenco di materie dell'articolo 4, perch ritiene che la
disciplina dell'attivit commerciale, a differenza di quella per l'industria, possa essere attribuita alle Regioni.

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AMBROSINI, Relatore, voter per l'attribuzione alle Regioni della potest legislativa in materia di commercio, perch in
virt dell'articolo 4 lo Stato ha sempre il diritto di emanare norme direttive nelle varie materie affidate alla competenza
regionale.
PERASSI si asterr dal votare, perch ritiene che con la parola commercio sia attribuita alle Regioni una competenza
troppo ampia.
Rispondono S: Ambrosini, Bulloni, Cappi, Conti, De Michele, Mannironi, Mortati, Piccioni, Tosato, Uberti, e Zuccarini.
Rispondono No: Bocconi, Bordon, Bozzi, Einaudi, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Laconi,
Lami Starnuti, La Rocca, Nobile, Ravagnan, Rossi Paolo e Terracini.
Si astengono: Lussu e Perassi.
(Con 11 voti, favorevoli, 13 contrari e 2 astensioni, non approvata).
PRESIDENTE apre la discussione sull'inclusione della voce acque pubbliche ed energia elettrica nell'elencazione di
materie dell'articolo 4.
NOBILE trova che, attribuendo alle Regioni la potest legislativa in materia di energia elettrica, si andrebbe contro la realt
dei fatti, visto che l'energia elettrica prodotta in un posto pu essere trasportata anche nelle localit pi lontane. Non si pu
ritenere, quindi, che la produzione dell'energia elettrica sia di interesse regionale.
CONTI riconosce che non vi possono essere dubbi sul carattere nazionale che ha la produzione dell'energia elettrica. Ci per
non si pu dire per le acque pubbliche che possono essere adibite a vari usi; ad esempio a scopo di irrigazione. Bisognerebbe
quindi distinguere le grandi forze idrauliche di interesse nazionale, da quelle di portata pi modesta che possono essere di
interesse locale.
UBERTI favorevole all'inclusione della voce in esame nell'elenco di materie dell'articolo 4. A suo avviso lo Stato non pu
essere l'unico regolatore della materia in discussione, perch spesso pu accadere che esso, con il pretesto dell'utilit generale,
ma in realt sotto la spinta di inconfessati interessi particolaristici, si faccia promotore di iniziative e di opere che poi
arrecano gravissimi danni all'economia locale. A riprova di questa sua affermazione pu citare l'esempio della diversione del
fiume Adige nel lago di Garda, voluta sotto il fascismo contro la decisa opposizione di un'intera provincia.
PRESIDENTE fa osservare all'onorevole Uberti che gli inconvenienti da lui lamentati potrebbero verificarsi assai pi
facilmente ove fosse attribuito alle Regioni, che sono organismi pi deboli dello Stato, una potest legislativa sulla materia
in esame. A certe forti pressioni di interessi particolaristici, infatti, pu meglio reagire lo Stato che non la Regione.
In ogni modo, se vero che la costruzione di una grande opera, quale ad esempio quella di un bacino idrico, pu a volte
causare turbamenti agli immediati interessi di alcune persone e persino sconvolgere la natura dei luoghi in cui dev'essere
eseguita, non per questo essa non dovr essere attuata, se possa riuscire utile a tutto il Paese.
LUSSU ha gi dichiarato che si asterr dal votare sull'inclusione delle varie materie nell'elenco dell'articolo 4. In ogni modo,
se dovesse votare, voterebbe contro la proposta di attribuire alle Regioni la potest legislativa sulla materia in discussione. Il
problema idraulico in Italia, infatti, non pu essere risolto che da un punto di vista unitario. A tale regola si pu forse fare
un'eccezione soltanto per la Sicilia e la Sardegna.
LAMI STARNUTI fa osservare all'onorevole Lussu che anche per la Sicilia e la Sardegna si impone una soluzione unitaria del
problema dell'energia elettrica, almeno per quel che riguarda il costo di essa. Difatti stato proprio per l'alto prezzo di tale
energia che non si giunti a una efficiente industrializzazione del Mezzogiorno. A suo avviso, sarebbe meglio includere la
voce acque pubbliche , non gi nell'elencazione delle materie dell'articolo 4, bens in quella delle materie dell'articolo 4bis, secondo quanto ha proposto l'onorevole Mortati.
BORDON ritiene che la questione in esame sia molto complessa e che pertanto sarebbe meglio trattare separatamente il
problema delle acque pubbliche e quello dell'energia elettrica.
Per le acque pubbliche da tener presente che esse, ad esempio, nello statuto speciale della Sicilia sono dichiarate di
propriet della Regione. Da ci che ha udito nel corso della discussione per, gli sembra che alcuni intendano per acque
pubbliche anche certe che, a suo avviso, sono acque private. Bisognerebbe quindi evitare ogni dubbio in proposito. Lo stesso
si pu dire per la voce energia elettrica , con la quale non si sa se, ad esempio, si possa fare riferimento a una centrale
elettrica nazionalizzata.
Ci considerato, reputa opportuno astenersi dal votare.
MANNIRONI dichiara di essere favorevole all'inclusione della voce acque pubbliche ed energia elettrica nell'elenco di
materie dell'articolo 4 perch, se una Regione ha la fortuna di avere acque in abbondanza e quindi la possibilit di costruirsi
una centrale idroelettrica, ritiene giusto che essa abbia il vantaggio di poter distribuire la energia elettrica ai propri abitanti
a un prezzo minore di quello a cui tale energia distribuita agli abitanti di altre Regioni.

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D'altra parte, poich occorre che i bilanci regionali non siano troppo scarsamente dotati, se veramente si vuole assicurare
una certa autonomia alle Regioni, sarebbe opportuno che una percentuale dell'imposta sull'energia elettrica andasse a
vantaggio della Regione.
Per queste considerazioni favorevole ad attribuire alle Regioni la potest legislativa in materia di acque pubbliche e di
energia elettrica.
EINAUDI fa osservare all'onorevole Conti che gli sviluppi della moderna tecnica richiedono un coordinamento fra lo
sfruttamento delle acque a scopo d'irrigazione e quello ai fini della produzione dell'energia elettrica.
Circa poi l'attribuzione alle Regioni della potest legislativa di cui all'articolo 4 in materia di energia elettrica, deve dire che
soltanto a sentir enunciare una tale proposta gli sembra di vivere in un mondo completamente irreale. Le esigenge e la
tecnica del mondo moderno impongono e facilitano il collegamento di tutti gli impianti di energia elettrica; onde uno
sfruttamento soltanto locale delle acque sarebbe un assurdo.
Qualcuno ha anche accennato ai prezzi dell'energia elettrica. Ora, la loro riduzione non si potr conseguire se non con il
migliore sfruttamento delle acque, ossia con uno sfruttamento che sia possibilmente il pi razionale e il pi coordinato in
tutta l'estensione del territorio nazionale. Chi si preoccupa, e giustamente, che siano salvaguardati gli interessi regionali non
dovrebbe dimenticare che nel progetto proposto dal Comitato esiste l'articolo 5, per cui si assicura alla Regione la facolt di
proporre disegni di legge al Parlamento nazionale. Ci potr permettere alle Regioni di tutelare i propri interessi.
In ogni modo, soltanto con una disciplina unitaria della materia in esame potranno essere garantiti non solo gli interessi
generali, ma anche quelli di carattere locale.
Per queste considerazioni si oppone all'inclusione della voce acque pubbliche ed energia elettrica nell'elenco di materie
dell'articolo 4.
PRESIDENTE ritiene che sarebbe assai pericoloso attribuire alle Regioni una potest legislativa sulla materia in esame. A
tale proposito basta ricordare che in Umbria, da parte di alcuni interessati, s'insiste fortemente perch tale Regione non solo
sia autonoma, ma possa anche unirsi ad altri territori circonvicini s da formare un tutto unico come centro di produzione
idroelettrica, con il fine dichiarato di dominare economicamente l'Italia centrale.
AMBROSINI, Relatore, propone di aggiungere alla voce acque pubbliche ed energia elettrica, le seguenti parole: in
quanto il loro regolamento non incida sull'interesse dello Stato o di altre regioni , secondo quella che era, relativamente
alla materia suddetta, la formulazione originaria della disposizione in esame.
CONTI si associa alla proposta dell'onorevole Ambrosini.
PRESIDENTE mette in votazione l'inclusione della voce acque pubbliche ed energia elettrica nell'articolo 4, seguita dalle
parole: in quanto il loro regolamento non incida sull'interesse dello Stato o di altre Regioni .
PICCIONI domanda che la votazione avvenga per appello nominale.
FABBRI voter contro, perch gli allacciamenti delle linee dell'energia elettrica sono oggi di un'urgenza di carattere
nazionale.
NOBILE voter contro per le stesse ragioni esposte dall'onorevole Fabbri.
Rispondono S: Ambrosini, Bulloni, Cappi, Codacci Pisanelli, Conti, De Michele, Mannironi, Mortati, Perassi, Piccioni, Tosato,
Uberti, Zuccarini.
Rispondono No: Bocconi, Bozzi, Einaudi, Fabbri, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca, Nobile, Ravagnan, Rossi Paolo, Terracini.
Si astengono: Bordon, Finocchiaro Aprile, Lussu.
(Con 13 voti favorevoli, 11 contrari e 3 astensioni, approvata).
*******************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI VENERD 22 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI

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Seguito della discussione sulle autonomie locali.


MANNIRONI ricorda la sua proposta di considerare insieme alle acque pubbliche - la cui inclusione nell'articolo 4 stata
approvata dalla Sottocommissione - anche le acque minerali e termali.
Ricorda che numerosissimi furono i tentativi, dopo il 1870, di unificare le disposizioni, riguardanti il regime delle acque
minerali e termali, comprese nelle varie legislazioni dei diversi Stati italiani preesistenti all'unificazione del Regno; ma
soltanto nel 1927 fu possibile al Governo regolare anche questa materia nel testo unico delle leggi minerarie. Ritiene che
nulla osti oggi ad una nuova separazione della legislazione relativa alle acque minerali e termali da quella delle miniere ed
alla sua inclusione nell'elenco delle materie da considerare nell'articolo 4, sia in considerazione della limitata importanza
economica, sociale e politica che tali acque possono avere, sia per il fatto che lo Stato avr sempre la possibilit di dettare al
riguardo delle norme generali. Fa presente che, del resto, lo Stato si riserva su tali sorgenti soltanto una funzione di controllo
generico circa l'apertura di stabilimenti e di vigilanza ai fini del pubblico interesse e dell'igiene, servizi che possono essere
senza pericolo od inconvenienti esercitati dalla Regione, come l'ente che ha maggiore interesse a che queste fonti di
ricchezza siano gestite nella forma pi idonea per il loro pi intenso sviluppo e sfruttamento.
EINAUDI per ragioni di euritmia legislativa riterrebbe pi opportuno assimilare le acque minerali e termali alle miniere - in
quanto ha scarsa importanza il fatto che le sostanze minerali siano allo stato solido o disciolte nell'acqua - anzich alle
acque pubbliche e all'energia elettrica.
FABBRI concorda con l'onorevole Einaudi e ritiene che tanto le miniere quanto le acque minerali e termali debbano essere
considerate nell'articolo 4 bis.
MANNIRONI insiste sull'opportunit di considerare le acque minerali e termali separatamente dalle miniere e di includerle
nell'articolo 4.
NOBILE ritiene, invece, che questa materia debba essere assimilata alle miniere. del parere che lo Stato non debba essere
escluso dal controllo e anche dalla gestione di queste sorgenti, perch i futuri sviluppi della tecnica potrebbero far sgorgare
dal sottosuolo italiano, ad esempio, una sorgente contenente sostanze tali da farle assumere un'importanza nazionale.
PERASSI ritiene che la potest di rilasciare concessioni per l'esercizio di stabilimenti termali possa essere conferita alla
Regione. Osserva d'altra parte che nulla impedir allo Stato di costituire, per la gestione di una sorgente di particolare
importanza, un ente nazionale.
PRESIDENTE anch'egli del parere che una tale potest legislativa possa essere attribuita, senza alcuna preoccupazione,
alla Regione.
Pone ai voti l'inclusione, fra le materie considerate nell'articolo 4, delle acque minerali e termali .
( approvata).
Apre la discussione sulla voce miniere .
NOBILE propone la cancellazione di questa voce dall'elenco in esame, perch ritiene che le miniere siano d interesse
esclusivamente nazionale e quindi lo Stato non debba essere posto, in questo campo, in stato di inferiorit rispetto alla
Regione, la quale potrebbe anche impedire lo sfruttamento di talune di queste fonti di ricchezza.
AMBROSINI, Relatore, ricorda che a base di queste norme il presupposto della salvaguardia degli interessi nazionali; non
vede quindi la ragione di escludere dall'elencazione contenuta nell'articolo 4 le miniere.
PRESIDENTE pone in votazione l'inclusione nell'articolo 4 della voce miniere .
NOBILE domanda che la votazione abbia luogo per appello nominale.
PRESIDENTE indice la votazione per appello nominale.
Rispondono S: Ambrosini, Bordon, Bulloni, Cappi, Codacci Pisanelli, Conti, Mannironi, Perassi, Tosato, Uberti, Zuccarini.
Rispondono No: Bocconi, Bozzi, Einaudi, Fabbri, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca, Nobile, Ravagnan, Rossi Paolo, Terracini.
Si astiene: Mortati.
(Con 11 voti favorevoli, 11 contrari ed un'attensione non approvata).
PRESIDENTE apre la discussione sulla voce riforme economiche e sociali .
FABBRI si dichiara contrario - data anche la genericit dell'espressione - a concedere alla Regione la competenza legislativa
in questa materia.

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LACONI osserva che tale voce aveva uno scopo, se posta in rapporto con la formulazione dell'articolo proposto dal
Comitato di redazione, mentre ora, sostituita a tale formulazione quella proposta dall'onorevole Mortati, non ha pi ragion
d'essere.
CAPPI concorda con l'onorevole Fabbri nel ritenere troppo generica l'espressione.
MORTATI del parere che le materie, delle quali la Sottocommissione non approvi l'inclusione nell'articolo 4, possano essere
di nuovo prese in considerazione quando si discuter l'articolo 4-bis.
AMBROSINI, Relatore, avverte che tali voci, le quali erano state studiate e vagliate singolarmente dal Comitato in rapporto
alla dizione dell'articolo 4 del progetto, possono non risultare pi idonee alla formulazione proposta dall'onorevole Mortati.
ZUCCARINI dichiara che in sede di Comitato manifest il suo parere sfavorevole alla inclusione di questa voce, perch si
andr molto verosimilmente verso un periodo di grandi riforme sociali, le quali non possono non avere portata ed
applicazione nazionale. favorevole al rinvio dell'esame di questo argomento a quando si discuter l'articolo 4-bis.
MANNIRONI concorda sull'opportunit di rinviare la decisione sulle riforme economiche e sociali al momento in cui si
discuter l'articolo 4-bis.
PRESIDENTE propone che questo argomento sia rinviato a quando si prender in esame l'articolo 4-bis.
(Cos rimane stabilito).
Pone ora in discussione la voce ordinamento sindacale .
ZUCCARINI non riesce a pensare l'ordinamento sindacale come materia da essere disciplinata cos da parte dello Stato come
da parte della Regione. Per pensarlo bisognerebbe presupporre un ritorno al sistema sindacale e corporativo del fascismo.
Egli per il sindacato libero e liberamente organizzato dagli interessati. Del resto, la libert sindacale stata contemplata e
affermata nelle deliberazioni della prima e della terza Sottocommissione, delle quali si deve tenere conto. Esclude ad ogni
modo che questa materia possa essere contemplata in questo come negli altri articoli 4-bis e 4-ter.
FABBRI ritiene che le disposizioni di carattere generale sull'ordinamento sindacale siano di importanza assolutamente
nazionale e che non sia il caso di interferire su di esse con provvedimenti emanati da una altra fonte legislativa. Si dichiara
perci contrario alla inclusione, nell'articolo 4, dell'ordinamento sindacale, che, se mai, potr essere tenuto presente
nell'articolo 4-bis.
PRESIDENTE premette che l'esame della struttura del sindacato nell'ambito della vita nazionale non rientra nella
competenza della Sottocommissione, la quale ora decider soltanto se - una volta risolto il problema del riconoscimento
giuridico dei sindacati, in relazione alla validit dei contratti collettivi di lavoro - sia opportuno o meno considerare compito
esclusivo dello Stato quello di legiferare sui sindacati stessi. Esclude che la potest legislativa su questa materia possa essere
deferita alla Regione, anche in forma di integrazione, perch il problema del rapporto di lavoro non pu trovare la sua
soluzione nell'ambito regionale. Aggiunge che la registrazione - forma con la quale la terza Sottocommissione ha previsto il
riconoscimento giuridico - ha cararattere nazionale, cos come ha carattere nazionale la Confederazione generale del
lavoro.
ZUCCARINI chiarisce che il sindacato libero non esclude la possibilit dei contratti collettivi a carattere nazionale, ed anche il
riconoscimento da parte dello Stato di certi diritti e di certe garanzie che dovrebbero aver vigore in tutta la Nazione. La
misura ed i criteri di applicazione non possono per non tener conto delle diversit di economia e di situazione che si
riscontrano nelle varie Regioni.
PRESIDENTE fa osservare all'onorevole Zuccarini che forse a lui sfugge un elemento: mentre il rapporto di lavoro eguale
per tutti i lavoratori, diversa ne la regolamentazione; s che i lavoratori pi progrediti sostengono le aspirazioni di quelli pi
arretrati, e quindi in tanto si pu ottenere, per esempio, nella Campania un determinato livello di salari, in quanto nella
Lombardia se ne ottiene un altro.
ZUCCARINI dice che verissimo che ogni conquista nel campo del lavoro ha le sue benefiche ripercussioni nelle pi diverse e
distanti Regioni. Ma, mentre vi sono realizzazioni sociali che la legge fa benissimo a consacrare e a rendere obbligatorie,
come il massimo delle ore di lavoro settimanale, le norme a tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, l'assistenza sociale,
ecc., ci che di puro carattere sindacale, come le retribuzioni, le forme d'impiego ecc. rientra nel quadro dell'adattamento
locale. Questo per tutte le attivit e in special modo per ci che si riferisce all'agricoltura, le cui situazioni sono diversissime
spesso nell'ambito della stessa Regione.
CODACCI PISANELLI prospetta la opportunit di includere l'ordinamento sindacale in quest'articolo, perch - tenuto
presente che nel comune si ha la riunione, in un unico ente, di tutti coloro che abitano nella stessa zona, mentre nel
sindacato si ha la riunione in un unico ente di tutti quelli che esercitano lo stesso mestiere - se si applicato il principio del
decentramento per quanto riguarda i Comuni e la Regione, sarebbe necessario, per coerenza, riconoscere anche al sindacato
la possibilit di autogovernarsi.
MORTATI pensa che proprio per le ragioni esposte dall'onorevole Codacci Pisanelli si possa giungere alla conclusione
opposta. Se, cio, si ammette l'autonomia per i Comuni, non vi nessuna ragione per escluderla nei riguardi delle

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associazioni professionali, alle quali deve essere affidato la decisione su tutti quegli adattamenti locali di cui parlava
l'onorevole Zuccarini. Quindi alla Regione non dovrebbe rimanere nessuna ragione di intervento in materia.
EINAUDI osserva che si sta parlando dell'argomento, pur nell'incertezza di quello che stato deliberato dalle altre
Sottocommissioni. Ma poich si deve, in questa sede, decidere intorno alla competenza legislativa dello Stato o della
Regione, dichiara di essere d'accordo, ma solo fino a un certo punto, con quello che ha detto il Presidente.
Richiama l'evoluzione storica dei sindacati, dal secolo passato ad oggi, dai sindacati locali di arti e mestieri, ai sindacati
prima regionali e poi nazionali, evoluzione che ha permesso alla classe lavoratrice di giungere all'affermazione di quella che
si chiama la regola comune, in base alla quale tutti coloro che prestano un determinato servizio debbono essere remunerati
su una certa base, che rappresenta il minimo dal quale si deve partire. Dal contrasto fra il sindacato operaio - da cui
partita l'iniziativa - ed il sindacato industriale risultato un maggiore perfezionamento dei sindacati stessi, che ha portato
alla formazione di due grandi Confederazioni, quella del lavoro e quella dell'industria, tra le quali si svolgono le trattative
per stabilire la regola comune. Tutto ci ha lo scopo di spingere in alto, e non mai in
basso, sia le industrie che gli operai; e le industrie arretrate, che non riescono a sostenere i salari imposti dalla regola comune,
sono fatalmente destinate a scomparire.
Fa presente per un grave pericolo per l'interesse collettivo: quello che le due forze monopolistiche, le quali hanno raggiunto
un grado di padronanza completa rispetto ai lavoratori e ai datori di lavoro, si accordino fra loro allo scopo di massimizzare
i redditi dell'una e dell'altra parte; fatto, questo, che sarebbe contrario all'interesse collettivo, perch la massimizzazione si
ottiene non aumentando la produzione, ma tenendola al di sotto del normale, ci che porta come conseguenza la
disoccupazione. Ora si sta appunto entrando in questa fase, sebbene il pericolo ancora non abbia assunto forma molto
imponente; ma necessario fin da ora contrapporre altre forze, che cerchino di contrastare gli eccessi dei due
monopolizzatori.
Non esclude la possibilit che, attraverso la legislazione di integrazione da esaminare all'articolo 4-bis, senza ostacolare il
movimento grandioso verso l'unit sindacale, si possa impedire la lesione dell'interesse della collettivit; in altre parole,
ritiene che gli eccessi delle organizzazioni sindacali debbano trovare qualche correttivo, e questo pu essere la legislazione
modificatrice affidata alle singole Regioni.
Il pericolo che conduce il mondo moderno alla ossificazione, alla decadenza economica e sociale, pu essere controbilanciato
da forze spontanee che possono sorgere qua e l, e il cui sviluppo una legislazione nazionale uniforme non potrebbe
favorire.
LACONI ha ascoltato con molto interesse l'esposizione dell'onorevole Einaudi; ma gli sembra che essa non risponda alla
questione in esame, perch il pericolo da lui prospettato si pu concepire soltanto in termini astratti.
EINAUDI afferma che il pericolo viceversa cos attuale, che si sta ora verificando in Inghilterra.
LACONI spiega che egli parlava di termini astratti, perch astratta la generalizzazione. L'onorevole Einaudi, infatti,
identifica il pericolo di cui ha parlato non in particolari aggruppamenti, ma nella classe operaia in genere.
EINAUDI replica per far presente che dal 1906 al 1914 il pericolo in Italia si verificato, quando si sono trovate in combutta le
organizzazioni operaie e quelle padronali.
PRESIDENTE spiega che ci si verificato, perch nell'interno dei sindacati operai si sono create delle differenziazioni
aristocratiche.
LACONI fa presente che un pericolo del genere di quello segnalato dall'onorevole Einaudi potr svilupparsi in campo
internazionale, ma non nell'interno del nostro Paese, essendo completamente al di fuori della reale situazione storica
dell'Italia in questo momento; e comunque ritiene che a queste difficolt non porterebbe rimedio alcuno una legislazione
sindacale diversa da Regione a Regione. D'altra parte pensa che vi sarebbe certamente una reazione da parte delle
organizzazioni dei lavoratori se - attraverso una regolamentazione regionale dei problemi sindacali - si tentasse, oggi che il
Paese si avvia ad una disciplina democratica, di costringere il movimento operaio entro delle strettoie e di limitare il
progresso storico per cui esso va diventando un fenomeno generale nazionale.
FABBRI fa rilevare che si sta confondendo il problema giuridico dell'ordinamento sindacale, del quale ci si deve occupare,
con quello della politica sindacale: il contrasto di opinioni tra l'onorevole Einaudi e l'onorevole Laconi ha attinenza al
secondo problema e non ha nulla a che vedere con l'ordinamento sindacale.
LA ROCCA non vede come si possa distaccare l'ordinamento giuridico dalla politica sindacale, perch l'ordinamento
giuridico non altro che il linguaggio della legge su determinati rapporti economici e sociali.
Non crede poi, limitando l'esame al campo nazionale, che possa verificarsi l'eventualit, accennata dall'onorevole Einaudi,
della conciliazione dei due termini antitetici, e cio che la classe lavoratrice si metta d'accordo con la classe padronale ai
danni della collettivit. D'altra parte pensa che, se si attribuisse alla Regione potest di legiferare in materia sindacale, si
verrebbe a minare alla base quella che la prospettiva comune di tutti i democratici, perch non ammissibile che, mentre
in una Regione si fa un determinato trattamento ad una categoria di lavoratori, in un'altra Regione se ne faccia un altro.
Ritiene all'opposto che, se v' un gruppo di lavoratori che, interpretando gl'interessi di tutti gli altri, riesce a giungere ad un
determinato livello, gli altri debbono avvantaggiarsi dei risultati di questa lotta e non rimanere indietro.

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ROSSI PAOLO ritiene che le considerazioni dell'onorevole Einaudi portino a conclusioni opposte a quelle da lui tratte; e cio
che, quanto pi vi sono regolamentazioni locali, tanto pi facile che si crei il pericolo di monopolio ai danni della
collettivit; donde la conseguenza che bisogna evitare tale regolamentazione locale.
PERASSI, riallacciandosi alle osservazioni dell'onorevole Fabbri, precisa che il problema da risolvere il seguente: se le norme
giuridiche relative all'ordinamento sindacale siano o meno da comprendersi tra quelle che si possono regolare con leggi
regionali, o se in questa materia si debba lasciare soltanto allo Stato il compito di legiferare. Personalmente ritiene che la
potest di emanare norme che regolino l'azione sindacale, lo sciopero, la serrata, i conflitti di lavoro, debba essere riservata
allo Stato, in quanto in esse previsto, ad esempio, l'intervento degli organi giudiziari; onde questa materia non pu far
parte dell'articolo 4; se mai, si potr vedere se sia possibile includerla nell'articolo 4-bis.
RAVAGNAN, poich la materia in discussione di competenza della terza Sottocommissione, propone di sopprimere
dall'articolo 4 le due voci dell'ordinamento sindacale e dei rapporti di lavoro, per evitare contrasti con le decisioni della terza
Sottocommissione. Comunque, questi argomenti potranno, se mai, essere nuovamente considerati in occasione dell'esame
dell'articolo 4-bis.
CONTI concorda con l'onorevole Ravagnan sull'opportunit che queste due voci vengano soppresse nell'articolo 4, in quanto
ritiene che lo Stato debba entrare il meno possibile nel merito di tali materie. Rivendica per l'autonomia della
Sottocommissione per quanto riguarda gli argomenti in discussione: gli eventuali contrasti potranno essere risolti in sede di
Commissione plenaria.
PRESIDENTE pone il problema nei seguenti termini: quale dovr essere l'atteggiamento della Regione, se si avr una
legislazione nazionale di carattere sindacale? Rileva, quindi, a proposito dell'affermazione dell'onorevole Ravagnan, che
nella terza Sottocommissione si discusso di un riconoscimento giuridico dei sindacati; onde, se il principio verr accettato
anche dall'Assemblea Costituente, evidente che si avr una legislazione nazionale in materia.
Fa presente che l'inserimento nell'articolo 4 di una disposizione concernente l'ordinamento sindacale pu essere uno
strumento atto a spezzare l'unit del movimento sindacale su scala nazionale, strumento di cui si potranno servire coloro ai
quali pu interessare la polverizzazione delle organizzazioni sindacali. Per tali motivi, e convinto com' della necessit di una
sempre pi larga saldatura del movimento operaio, si dichiara contrario all'inclusione dell'ordinamento sindacale fra le
materie elencate nell'articolo 4.
Comunque, pone ai voti questa proposta.
LACONI chiede che la votazione si faccia per appello nominale.
PRESIDENTE indice la votazione per appello nominale.
CODACCI PISANELLI voter a favore del mantenimento nell'articolo 4 della voce relativa all'ordinamento sindacale, perch
ritiene che i pericoli prospettati siano insussistenti, tenuto presente anche che la potest legislativa in questo campo non
potr essere spiegata in contrasto con i princip fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato e con gli interessi
nazionali.
FABBRI dichiara che voter contro per i motivi gi accennati.
ZUCCARINI voter sia contro l'inclusione di tale materia nell'articolo 4, che per un suo trasferimento nell'articolo 4-bis.
MANNIRONI dichiara di aderire alla proposta dell'onorevole Ravagnan di trasferire tale materia nell'articollo 4-bis.
AMBROSINI, Relatore, dichiara di astenersi dalla votazione, in considerazione del nuovo significato assunto dall'articolo 4.
Risponde S: Codacci Pisanelli.
Rispondono No: Bocconi, Bordon, Bozzi, Bulloni, Cappi, Conti, Einaudi, Fabbri, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca, Mannironi,
Mortati, Nobile, Perassi, Piccioni, Ravagnan, Rossi Paolo, Terracini, Tosato, Zuccarini.
Si astengono: Ambrosini, Finocchiaro Aprile.
(Con 1 voto favorevole, 21 contrari e 2 astensioni non approvata).
PRESIDENTE pone in discussione la voce rapporti di lavoro .
PICCIONI propone che dell'argomento si tratti a proposito dell'articolo 4-bis.
PRESIDENTE concorda.
(Cosi rimane stabilito).
Pone in discussione la voce disciplina del credito, dell'assicurazione e del risparmio .

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EINAUDI si dichiara contrario all'inclusione di questa materia nell'articolo 4. Ricorda di avere gi manifestato altra volta la
sua opinione in proposito, rilevando che la legislazione esistente in materia merita di essere conservata, pur migliorandola
progressivamente. La legge vigente in materia di credito, del 1936, la quale il risultato di un'antica esperienza e di lunghe
evoluzioni che hanno portato tecnicamente a quella conclusione - salvo alcune modifiche necessarie - pu essere infatti
accettata anche per l'avvenire. Poich la politica del credilo non pu essere fatta se non secondo determinati criteri generali,
ritiene che non sia possibile stabilire una legislazione di carattere regionale su tale materia: cos, la politica del tasso dello
sconto, quella delle restrizioni e delle agevolazioni in materia creditizia debbono essere la logica conseguenza di direttive
centrali determinate dalla situazione economica generale del paese. Non sarebbe pensabile la coesistenza di diversi tassi di
sconto nelle varie Regioni.
Fa presente la sola critica mossa a questa politica unitaria, e cio che alcune Regioni si sarebbero in passato - e
continuerebbero ad esserlo oggi - locupletate a danno dei depositi di altre Regioni; cio che i depositi delle Regioni pi
povere sarebbero investiti nelle Regioni pi ricche. D a questo proposito notizia alla Sottocommissione del risultato di
alcune ricerche compiute dagli uffici della Banca d'Italia sull'impiego dei depositi delle varie Regioni. Premesso che i dati
raccolti vanno dal 1938 al 1945 e che la percentuale degli impieghi ai depositi in tutto lo Stato alla fine del 1945 era del 41 per
cento (e cio su 100 lire di depositi ne erano impiegate solo 41 in sconti, anticipazioni, riporti, cio in tutte le operazioni di
carattere commerciale); che le operazioni di carattere commerciale non fanno capo alle sedi centrali degli istituti di credito,
ma vengono decise ed eseguite dalle singole sedi locali (alle sedi centrali affluiscono solo le operazioni di carattere statale:
acquisti di buoni del tesoro, depositi presso il tesoro e presso la Banca d'Italia); d lettura delle percentuali degli impieghi,
dalle quali si rileva come non vi sia alcuna Regione italiana nella quale i depositi locali siano utilizzati localmente per intero,
ad eccezione della Lucania; e come in genere si riscontri una maggiore utilizzazione locale nelle regioni meridionali nei
confronti delle settentrionali, le quali forniscono materia pi abbondante ai depositi non utilizzati localmente, che, come
tutti sanno, sono trasferiti al centro, cio allo Stato.
PERASSI domanda se in questi dati sono compresi tutti i depositi, o soltanto i depositi presso gli istituti nazionali.
EINAUDI risponde che sono compresi tutti i depositi, incluse le banche locali. Si tratta di 411 milioni. La sola eccezione data
dalle Casse postali di risparmio, i cui fondi affluiscono alla Cassa depositi e prestiti.
MORTATI domanda all'onorevole Einaudi di chiarire le ragioni del fenomeno da lui denunciato nei riguardi della Lucania, la
quale forse la Regione pi povera d'Italia.
EINAUDI fa presente che la Lucania ha pochi depositi di risparmio locale e quindi ha bisogno di ricevere, per soddisfare alle
sue esigenze di credito, somme provenienti da altre Regioni; il che dimostra che non necessaria una coattiva distribuzione
regionale del credito. La distribuzione avviene spontaneamente, a seconda delle esigenze dell'industria.
Fa presente un altro pericolo che pu derivare dal fatto di vo'ler disciplinare tale materia con una legislazione di carattere
locale, e cio che la legislazione locale possa, ad un certo momento, essere dannosa agli interessi nazionali. Cita, ad esempio,
quanto si verifica negli Stati Uniti - dove malgrado la tendenza a rendere federale la legislazione su questa materia,
esistono ancora larghi residui di legislazione statale - in cui una disposizione statale vigente in numerosi Stati, - come ad
esempio, quelli di New York, Massachussets, Chicago, New Jersey, Pensylvania, che sono i principali centri bancari - vieta
l'emissione di titoli da parte di enti internazionali, impedendo cos alla Banca per la ricostruzione internazionale - finch tale
divieto non sar tolto dalle rispettive legislazioni - l'emissione di titoli, che sul mercato americano costituisce la fonte
principale da cui si possono ricavare i mezzi per fare prestiti. Poich l'Italia dovr chiedere prestiti alla Banca della
ricostruzione, bene prendere nota dei limiti che la legislazione regionale pu porre ai movimenti di capitale fra Stato e
Stato e cercare noi di non porre per conto nostro impedimenti consimili.
Conclude dichiarando di non avere tuttavia difficolt a trasferire questa materia all'articolo 4-bis.
FABBRI dichiara di essere contrario all'inclusione della disciplina del credito, dell'assicurazione e del risparmio nell'articolo 4,
per le considerazioni svolte dall'onorevole Einaudi e per quelle precedentemente fatte dall'onorevole Vanoni.
PRESIDENTE, a sostegno della tesi favorevole alla esclusione di tale materia dall'articolo 4, fa presente che, come condizione
essenziale per lo sviluppo dell'economia basata sull'iniziativa di carattere privato la massima mobilit del credito e del
denaro,
cos per lo sviluppo dell'economia sottoposta a norme di carattere nazionale necessario che lo Stato possa disporre delle
possibilit finanziarie di tutto il Paese e quindi, essenzialmente, del credito e del risparmio.
Quanto all'assicurazione, rileva che, se vi fosse stata una legislazione di carattere regionale, non sarebbe stato possibile nel
1912 attuare la nazionalizzazione delle assicurazioni, che nel quadro della politica finanziaria e sociale d'Italia rappresenta
ancora oggi un progresso cos notevole: sarebbe stata sufficiente l'opposizione da parte di una Regione per ostacolare
l'attuazione del progetto.
EINAUDI attira l'attenzione della Sottocommissione anche sulla riassicurazione, che oggi non possibile fare con la semplice
organizzazione di un singolo paese, in quanto essa ha luogo fra uno Stato e l'altro.
PRESIDENTE pone ai voti l'inclusione nell'articolo 4 della disciplina del credito, del risparmio e dell'assicurazione.
(Non approvata).

147

Apre ora la discussione sulla voce: istruzione elementare .


Ricorda che su questo argomento stata presentata dall'onorevole Mannironi la proposta di considerare nell'articolo 4
anche l'istruzione media e superiore.
NOBILE ritiene che lo Stato abbia il dovere di dare le direttive generali e i mezzi per l'istruzione elementare, pur
riconoscendo che ci espone all'inconveniente di una certa uniformit nell'insegnamento; ma rileva che questo inconveniente
- che potrebbe anche non essere tale - infinitamente minore dell'altro di attribuire alle Regioni la potest legislativa su
questa materia, per cui alcune farebbero dei progressi ed altre dei regressi. Il problema dell'analfabetismo in molte Regioni
del Mezzogiorno e nelle Isole tuttora assai grave. Esso un problema nazionale. Non si pu lasciare all'arbitrio di una
singola Regione se e come affrontarlo. Vi sono contadini nel Mezzogiorno che si trovano nella impossibilit di mandare a
scuola i loro bambini. anche da notare che una scuola elementare moderna richiede mezzi finanziari notevoli, che
dovere dello Stato provvedere per assicurare a tutti i fanciulli l'educazione necessaria e la possibilit di sviluppare le loro
capacit.
Conclude esprimendo l'avviso che si debba cancellare questa voce dall'articolo 4 e considerarla invece nell'articolo 4-bis.
PERASSI, dichiarandosi contrario alla inclusione dell'istruzione elementare nell'articolo 4, ricorda l'opinione di uno dei pi
strenui federalisti italiani, Alberto Mario, il quale sosteneva la necessit di affidare allo Stato la potest legislativa su tale
materia.
EINAUDI favorevole all'inclusione nell'articolo 4 dell'istruzione elementare non solo, ma anche di quella media e superiore,
poich non vede quali pericoli potrebbero derivare dal togliere l'ingerenza in questa materia allo Stato, che finora non ha
fatto altro che male.
AMBROSINI, Relatore, anche egli favorevole ad includere l'istruzione nell'articolo in esame, perch si tratta di materia che i
regionalisti hanno sempre ritenuta di competenza della Regione.
CAPPI favorevole all'inclusione della istruzione elementare e media, sia perch vede in tale inclusione una garanzia di
libert di fronte ai pericoli di uno strapotere e di un monopolio da parte dello Stato nell'istruzione, e cio nella formazione
spirituale e politica del popolo, sia perch ritiene che lo spirito di iniziativa e l'amor proprio delle Regioni possano favorire
l'incremento dell'insegnamento, tanto elementare che medio.
LACONI osserva all'onorevole Einaudi che, se non vi fosse stata in Italia una scuola statale, ci si troverebbe in condizioni
ancor meno felici di quelle in cui si oggi.
Fa poi presente all'onorevole Cappi che le intromissioni da parte dello Stato, verificatesi nel passato, non sono una ragione
sufficiente per giustificarne oggi l'esclusione, sia perch ora si sta creando uno Stato diverso da quello passato, sia perch pu
darsi il caso di dover deplorare in futuro l'operato delle Regioni, cos come oggi si deplora quello che ha fatto lo Stato.
Dopo aver ricordato che il disposto dell'articolo 4 non pone alcun limite alle Regioni, ma solo allo Stato, il quale non pu
emanare, nei riguardi delle considerate materie, che princip direttivi, fa presente che, se si includesse questa voce
nell'articolo 4, si andrebbe incontro a vere assurdit, e conclude affermando la necessit di escludere qualsiasi facolt
legislativa da parte della Regione sia nel campo dell'istruzione elementare, che in quello dell'istruzione media e universitaria.
CONTI dichiara che i repubblicani sono favorevoli all'attribuzione allo Stato della facolt legislativa circa l'istruzione
elementare, per ragioni di diverso ordine: la prima,
di carattere morale e nazionale, per cui - seguendo il pensiero di Mazzini - si ritiene opportuno dare ai fanciulli una
educazione uniforme dalle Alpi al Lilibeo; la seconda, di carattere quasi materiale, perch, ritenendo gli italiani poco portati
alle opere educative, si riscontra la necessit che lo Stato provveda direttamente, specie l dove le Regioni sono inerti; la
terza, d'ordine politico, che vede nella scuola statale uno degli anelli di congiunzione tra le varie Regioni organizzate
autonomamente.
Quanto all'istruzione superiore, concorda con l'onorevole Einaudi sull'opportunit di lasciare libere le Universit, perch solo
nella libert gli atenei potranno riacquistare lo sviluppo e il prestigio che hanno avuto nei secoli scorsi.
EINAUDI, considerando particolarmente l'istruzione elementare, pur riconoscendo di notevole importanza le osservazioni
dell'onorevole Conti, dichiara di non ritenere l'istruzione elementare uno dei maggiori coefficienti per l'unificazione del
Paese, e di credere che l'articolo 4 rispecchi bene le esigenze dello Stato, lasciando a questo la possibilit di fissare i princip
direttivi in materia.
Fa presente che il passaggio dei maestri dai Comuni allo Stato stato dannoso, perch ha finito per trasformarli in
impiegati, preoccupati di gradi, di categorie e di sedi, per far tramontare la figura tradizionale del maestro, radicato sul
luogo per decine e decine di anni, vero apostolo dell'educazione del popolo.
Riconosce l'opportunit che lo Stato fssi dei princip generali in base ai quali l'istruzione elementare deve essere impartita,
ma contrario a che questa dipenda interamente dallo Stato ed perci favorevole all'inclusione di questa materia
nell'articolo 4.

148

FABBRI anch'egli del parere che l'istruzione elementare obbligatoria sia inconfondibilmente una funzione specifica dei
Comuni, che essi devono esplicare nell'ambito dei princip generali fssati, per esigenze di uniformit, dallo Stato.
Si dichiara quindi favorevole all'inclusione dell'istruzione elementare fra quelle elencate nell'articolo 4.
MANNIRONI, all'onorevole Perassi, che ha citato l'opinione del federalista Alberto Mario, contraria al passaggio
dell'istruzione elementare ai Comuni, ricorda quella di Marco Minghetti, che nel 1860, nel suo progetto concernente le
autonomie regionali, prevedeva il passaggio alla Regione dell'istruzione elementare.
Ritiene poi erroneo il presupposto da cui parte l'onorevole Conti che le Regioni possano fare peggio di quanto non abbia
fatto lo Stato, perch l'idea che anima i regionalisti quella di creare un'amministrazione pi vicina alle popolazioni, alla
loro anima ed ai loro interessi.
Gli sembra poi incoerente quanto sostiene l'onorevole Conti quando, dopo aver affermato la necessit di affidare allo Stato
la scuola elementare, vorrebbe rendere liberi gli studi universitari. Non vede la ragione di tale diversit di trattamento;
perch, se si ritiene la Regione in grado d assolvere al compito dell'istruzione per ci che riguarda le Universit, a maggior
ragione la si dovrebbe ritenere idonea a regolare l'insegnamento elementare.
LAMI STARNUTI rileva un equivoco in cui sono caduti gli onorevoli Einaudi, Fabbri e Mannironi, ai quali sfuggito che
l'articolo 4 conferisce potest di legiferare alla Regione, ma non affida alla Regione l'amministrazione di una materia.
L'articolo 6 conferisce alla Regione l'amministrazione nelle materie di competenza legislativa dello Stato, che lo Stato affida
ad essa per l'esecuzione, in conformit ad un largo principio di decentramento; sicch in tale sede sarebbe possibile affidare
alla Regione l'amministrazione delle scuole elementari, nella presunzione che, a sua volta, questa l'affidi ai Comuni.
Ad ogni modo, per le ragioni esposte dagli onorevoli Laconi e Conti, dichiara di essere contrario all'introduzione di questa
materia nell'articolo 4.
PRESIDENTE rileva che l'osservazione dell'onorevole Einaudi, il quale ha parlato in senso favorevole all'attribuzione
dell'istruzione elementare ai Comuni - a parte il fatto che la situazione dei maestri elementari alle dipendenze
dell'amministrazione comunale non sempre cos rosea come. l'onorevole Einaudi mostra di ritenere - cade, in quanto, ove
si affidasse questa branca dell'educazione alla Regione, non vi sarebbe gran differenza tra il maestro impiegato dello Stato
e il maestro impiegato della Regione. Anzi, il ritorno delle scuole ai Comuni - che troverebbe fra i maestri elementari una
quasi unanime opposizione - se in qualche zona potrebbe significare dar nuovo impulso alla scuola, in tutte le altre vorrebbe
dire il ritorno ad una situazione poco desiderabile.
Cos, mentre per l'insegnamento elementare e medio ritiene non sia il caso di attribuire facolt legislativa alle Regioni, per
l'insegnamento superiore pu accedere ai criteri esposti dall'onorevole Conti.
BORDON favorevole alla formulazione del testo del progetto, alla concessione cio della potest legislativa concernente la
scuola elementare alla Regione; ma assolutamente contrario all'estensione di tale principio alla scuola media ed a quella
superiore.
NOBILE pu riconoscere fondate le osservazioni fatte dall'onorevole Einaudi, ma ritiene che agli inconvenienti da lui rilevati
si potr rimediare con una riforma.
Ricorda che oggi si deve tendere ad unire gli italiani, mentre il passaggio dell'istruzione elementare alla Regione ne
accentuerebbe la divisione.
PRESIDENTE pone ai voti l'inclusione fra le materie da inserire nell'articolo 4 dell'istruzione elementare.
BULLONI domanda che si proceda alla votazione per appello nominale.
PRESIDENTE indice la votazione per appello nominale.
Rispondono S: Ambrosini, Bordon, Bulloni, Cappi, Einaudi, Fabbri, Mannironi, Mortati, Piccioni, Tosato, Uberti.
Rispondono No: Bocconi, Bozzi, Conti, Laconi, Lami Starnuti, La Rocca, Nobile, Perassi, Ravagnan, Rossi Paolo, Terracini,
Zuccarini.
(Con 11 voti favorevoli e 12 contrari, non approvata).
Ricorda che la Sottocommissione deve decidere circa la proposta, fatta dall'onorevole Mannironi, di inserire nell'articolo 4
anche l'istruzione media e superiore.
MORTATI prospetta l'opportunit di distinguere, per quanto riguarda la scuola media, tra la scuola classica umanistica e
quella tecnico-professionale.
PRESIDENTE concorda con l'onorevole Mortati.
Pone ai voti l'inclusione nell'articolo 4 dell'istruzione media (non tecnico-professionale).

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NOBILE dichiara di astenersi dalla votazione.


(Non approvata).
PRESIDENTE Mette quindi in votazione la proposta di comprendere nell'articolo 4 l'istruzione media tecnico-professionale.
( approvata).
NOBILE quanto all'istruzione superiore, ritiene che essa debba lasciarsi alla cura dello Stato, non solo perch questo non pu
rimanere estraneo a tutto ci che concerne l'alta cultura, ma anche perch - specialmente per ci che riguarda l'istruzione
tecnica - deve adeguarsi ai bisogni economici e sociali del momento.
EINAUDI pensa che, anche introducendo l'istruzione superiore nell'elenco inserito nell'articolo 4, non si escluda la possibilit
da parte dello Stato di avere propri istituti universitari; ritiene anzi possibile la coesistenza di Universit statali, Universit
regionali ed Universit semplici enti morali che vivano con propri mezzi.
Gli sembra che non esista una ragione nazionale per la quale le Universit debbano essere o tutte dello Stato o tutte delle
Regioni.
PRESIDENTE fa presente che l'Universit fondata dallo Stato in una determinata Regione dovr essere subordinata alla
legislazione della Regione nella quale sorga.
EINAUDI non lo ritiene necessario.
MORTATI richiama l'attenzione sul fatto che ora si tratta del problema di concedere alla Regione la potest di legiferare
sulla istruzione superiore, e non di quella di istituire o meno delle Universit.
PERASSI ritiene che sia pi opportuno conferire la potest legislativa su questa materia, anzich alle Regioni, allo Stato, il
quale potr favorire nella pi larga misura l'autonomia universitaria; quindi, non sostituzione della legislazione regionale a
quella statale, ma integrazione delle leggi statali con regolamenti e statuti universitari. Per tali ragioni si dichiara contrario
all'inclusione dell'istruzione universitaria nell'articolo 4.
TOSATO concorda con l'onorevole Perassi, aggiungendo che il problema universitario non va risolto in funzione
dell'autonomia regionale, ma in funzione dell'autonomia universitaria.
FABBRI concorda con l'onorevole Perassi.
AMBROSINI, Relatore, prospetta l'opportunit di sospendere l'esame di questo articolo per decidere se non sia il caso di
stabilire una disposizione specifica concernente l'istruzione universitaria.
PRESIDENTE ritiene che il problema accennato dall'onorevole Ambrosini - gi esaminato dalla Prima Sottocommissione sar affrontato in Commissione plenaria. Pensa quindi che la Sottocommissione possa ora decidere circa la questione
specifica in esame.
Mette ai voti l'inclusione, tra le materie indicate nell'articolo 4, dell'istruzione universitaria.
(Non approvata).
Ricorda la proposta fatta in una passata seduta dall'onorevole Bulloni - la quale trova corrispondenza in una formulata
dall'onorevole Mannironi - di considerare nell'articolo 4 anche l'assistenza ospitaliera. Pone ai voti tale proposta.
( approvata).
Apre ora la discussione sulla voce organizzazione sanitaria , che l'onorevole Mannironi propone di aggiungere
all'elencazione dell'articolo 4.
FABBRI ritiene assurdo pensare ad un ordinamento legislativo regionale in questa materia, che deve invece essere regolata
dallo Stato, sia per la considerazione che il ritardo da parte di una Regione nell'adottare determinate provvidenze pu
causare il diffondersi di un'epidemia, sia perch soltanto sul piano nazionale possono essere concepite quelle prescrizioni
obbligatorie (vaccinazioni, iniezioni preventive, ecc.) a cui tutti devono sottomettersi.
NOBILE, alle considerazioni dell'onorevole Fabbri aggiunge che un provvedimento del genere sarebbe inconcepibile in un
paese come l'Italia, dove la lotta contro la malaria un problema d'importanza nazionale.
MANNIRONI ritira l'emendamento.
PRESIDENTE ricorda ora la proposta contenuta nella formula dell'onorevole Mortati di aggiungere all'articolo 4 le strade
ordinarie o ferrate, linee di navigazione o automobilistiche in quanto non interessino la difesa nazionale o le esigenze del
traffico nazionale .

150

MANNIRONI ricorda di avere fatto analoga proposta, ma con la formula trasporti e comunicazioni regionali , che gli
sembra pi comprensiva.
CONTI propone la seguente formula: ferrovie secondarie e vicinali, tramvie e linee regionali automobilistiche .
FABBRI contrario all'inclusione nell'articolo 4 di una norma del genere, perch pensa che, una volta deciso di affidare allo
Stato il servizio ferroviario, questi non debba trovare concorrenti nei servizi locali.
NOBILE osserva che sarebbe un errore affidare alle Regioni la potest legislativa sulle ferrovie, le quali, anche se soltanto
secondarie, costituiscono uno dei servizi pi delicati ed importanti della Nazione, ed enuncia le difficolt, di indole tecnica e
pratica, relative alla preparazione dei progetti e alla costruzione delle linee; di indole burocratica e legislativa, relative alle
norme concernenti l'incolumit dei viaggiatori, ecc., difficolt che, a suo avviso, non consentono l'attribuzione della
legislazione su tale materia alle Regioni.
CONTI fa rilevare che si tratta di stabilire se il Consiglio regionale - indipendentemente dalla parte tecnica che sar affidata
ai competenti - il quale al corrente delle necessit locali, possa deliberare la costruzione di una ferrovia.
PERASSI del parere che la materia riguardante le ferrovie non possa essere frazionata e quindi non debba comprendersi
nell'articolo 4.
PRESIDENTE ritiene opportuno che la Sottocommissione si pronunci separatamente sulle singole voci contenute
nell'emendamento Conti.
Pone ai voti l'inclusione nell'articolo 4 delle ferrovie secondarie.
(Non approvata).
Mette ai voti l'inclusione delle tramvie. ( approvata).
Apre la discussione sulla voce: linee regionali automobilistiche .
EINAUDI rileva che le ferrovie, alle quali fino a poco tempo fa veniva riconosciuto da tutti i trattati di economia e finanza
un carattere monopolitistico, sono oggi diventate industrie in concorrenza con i servizi automobilistici. Si tratta ora di
decidere quale trattamento debba essere fatto alle linee automobilistiche, nel senso cio di stabilire se esse possano
continuare o meno a fare liberamente la concorrenza alle ferrovie. Fa presente la gravit di questo problema che non ha
carattere locale, bens nazionale, e quindi non pu essere risolto Regione per Regione, ma in modo generale.
PRESIDENTE ritiene, data la gravit dell'argomento, opportuno rinviarne la discussione alla prossima seduta.
La seduta termina alle 17.30.
******************
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MARTED 26 NOVEMBRE 1946
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
.
Seguito della discussione sulle autonomie locali.
PRESIDENTE ricorda che nella riunione precedente si decise l'inclusione nell'articolo 4 delle tranvie , ma non si pervenne
alla votazione su di un'altra materia proposta dall'onorevole Conti: linee regionali automobilistiche .
NOBILE premette che le sue considerazioni si attagliano anche alle tranvie, il che potrebbe forse consigliare un ritorno sulla
decisione gi presa al riguardo, ad evitare un eventuale contrasto tra il criterio seguito per le linee automobilistiche e quello
seguito per le tranvie.
Rileva che le leggi attualmente esistenti per i servizi del genere contengono prescrizioni di carattere tecnico rivolte, per lo
pi, a garantire la sicurezza dell'esercizio. Cos, ad esempio, la legge sulle tranvie prescrive che la distanza fra la parte pi
sporgente della vettura e l'ostacolo pi vicino alla linea non deve essere inferiore agli 80 centimetri. evidente che almeno
per gli aspetti tecnici della materia si impone una regolamentazione uniforme, e non possibile che si abbiano ordinamenti
differenti da una Regione all'altra. Non pu togliersi allo Stato la possibilit di un controllo tecnico, sia sulla costruzione che
sull'esercizio di questi mezzi di trasporto, e pertanto conclude prospettando l'opportunit di rinviare le tranvie e le linee
automobilistiche regionali all'articolo 4-bis.

151

CONTI obietta che la riforma deve rispondere all'aspirazione di organizzare la Regione nel miglior modo possibile, con i suoi
servizi, i suoi mezzi di trasporto e tutto ci che pu rendere agevole lo sviluppo della vita agricola, commerciale, industriale e
artigiana.
PRESIDENTE mette ai voti la proposta dell'onorevole Conti d includere, tra le materie dell'articolo 4, le linee
automobilistiche regionali .
( approvata).
MORTATI esprime l'avviso che la disciplina degli approdi e darsene debba essere
assimilata a quella dei porti e propone di includere nell'articolo 4: approdi e darsene, in quanto non interessino la difesa
nazionale o la sicurezza della navigazione marittima in generale .
PRESIDENTE, dopo aver rilevato che per il momento si prevista soltanto l'inclusione nell'articolo 3 dei porti lacuali , fa
rilevare che la questione pu lasciarsi in sospeso, per essere ripresa in esame in sede di coordinamento.
(Cos rimane stabilito).
MANNIRONI propone di includere ancora: usi civici ed espropriazioni per pubblica utilit .
AMBROSINI, Relatore, ritiene non sia opportuno accennare agli usi civici, in quanto la legislazion