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Fisica e radiochimica, è una delle più

importanti e conosciute scienziate del XX


secolo. E' stata la prima donna a essere
insignita del Premio Nobel e l'unica a
riceverne due, uno per la fisica e uno per
la chimica, in anni successivi. Grazie alle
sue ricerche è stato possibile scoprire
numerosi elementi nuovi, studiare la
radioattività e la struttura dell'atomo.
Marya Salomee Sklodowska nacque a
Varsavia, in una Polonia che faceva parte
dell'Impero Russo. Entrambi i genitori
erano insegnanti e Marie crebbe, insieme ai
suoi quattro fratelli, in un'atmosfera in cui
l'istruzione veniva considerata un fatto
naturale. Aveva molta facilità negli studi e terminò il liceo come migliore allieva. Per
permettere a sua sorella di studiare medicina a Parigi, poiché in Polonia le donne non
avevano alcuna possibilità di frequentare l'università, Marya lavorò sei anni come
istitutrice privata. A 24 anni si trasferì anche lei a Parigi (dove prese il nome di
Marie) e si iscrisse alla Facoltà di scienze
naturali della Sorbona. Viveva in grande
povertà, concentrandosi esclusivamente sullo
studio. Nel 1893 conseguì la licenze in fisica
(l'equivalente dell'odierna laurea), risultando la
miglior studentessa del suo corso, e nell'anno
successivo ottenne la laurea in matematica
classificandosi seconda. Nel 1896 sostenne
l'esame di stato in matematica e fisica. Nel
1895 aveva sposato il fisico francese Pierre
Curie, uno scienziato già molto affermato. Alla
base di questa unione c'era il grande rispetto
che il marito aveva del lavoro scientifico di
Marie e soprattutto una comune visione della
scienza come ideale. Nel l897 nacque Irène, la
prima figlia. Con le ricerche per il dottorato
Marie Curie iniziò ad avventurarsi nel campo che sarebbe poi stato decisivo per la sua
vita. Si occupò infatti della radiazione naturale dell'uranio scoperta dal fisico Henri
Becquerel, un fenomeno praticamente inesplorato e che su suggerimento di Marie
Curie venne successivamente
battezzato con il nome di "radioattività"
per indicare la capacità dell'uranio di
produrre radiazioni e dimostrò la
presenza di tale radioattività anche in
un altro elemento: il torio. Nel 1898
Marie e Pierre Curie scoprirono due
nuovi elementi radioattivi, che
chiamarono polonio e radio. Marie
sviluppò un procedimento per
l'isolamento del radio e dopo quattro
anni di duro lavoro, che svolse in un
atelier annesso al laboratorio di fisica
della Sorbona aiutata da alcuni giovani assistenti, ottenne alcuni milligrammi di radio
da 6 quintali di pechblenda, il minerale in cui si trova allo stato naturale. I Curie
rifiutarono di brevettare questo procedimento, nonostante sarebbe valso loro un
patrimonio e avrebbe significato la fine delle loro condizioni di ricerca disastrose,
ritenendo che i risultati della scienza dovevano essere a disposizione di tutti. Il passo
successivo fu quello di esaminare le tonnellate di pechblenda dalle quali ottennero il
radio, che vennero stipate in una baracca nella quale era stata installata un'officina e
riuscirono a isolare una piccola quantità di polvere nera avente radioattività pari a
circa 400 volte quella di un'analoga quantità di uranio. Si provò subito a tentare di
deviare questa misteriosa radiazione mediante una calamita.

Il risultato fu sconcertante poiché questa prova dimostrava che questa radiazione non
era formata da un solo tipo di raggi, bensì da tre tipi diversi. La calamita, come noi
sappiamo, devia un fascio di elettroni. Anche in questo caso parte della misteriosa
radiazione veniva deviata ma in senso opposto a quello degli elettroni e venne chiamata
radiazione alfa. Un’altra parte della misteriosa
radiazione apparve subito come una vecchia
conoscenza dei fisici: curvava nella stessa parte degli
elettroni, venne chiamata radiazione beta ma si scoprì
ben subito che si trattava di veri e propri elettroni.
Elettroni-razzo potremmo
dire, poiché erano sparati
fuori dal Radio con una
velocità quasi uguale a
quella della luce. Infine vi
era una parte di radiazione che si poteva ben definire
poiché non si piegava né da una parte né dall’altra e venne
chiamata radiazione gamma. Restava comunque il mistero
delle radiazioni alfa poiché gli scienziati non avevano mai
scontato nulla di simile e i loro studi si concentrarono su
queste per tentare di svelarne la natura. Innanzitutto si scoprì che il peso era
quadruplo di quello dell’idrogeno e la carica doppia del protone. Non fu quindi difficile
dedurne che si trattava di nuclei di Elio. I raggi alfa permisero innanzitutto di
spiegare la ragione che emana dal Radio: queste particelle vengono sparate fuori dal
Radio ad altissima velocità e quando giungono a contatto con l’aria subiscono degli urti
e vengono rapidamente frenate. Il Radio è formato naturalmente da atomi di Radio;
per quanto se ne sapeva allora in questi atomi non vi era altro che un nucleo circondato
da elettroni. Dagli elettroni non possono nascere le
particelle alfa, così si potrebbe pensare che faccino
parte delle particelle beta, formate appunto da
elettroni, ma così non si riuscirebbe a spiegare la grande
energia della quale sono dotati. Così se non fanno parte
delle particelle beta e non nascono dagli elettroni, non si
può altro che pensare a una loro provenienza dal nucleo.
I primi fisici che giunsero a questo risultato rimasero
sconcertati, poiché avevano sempre pensato che il nucleo
fosse una pallina piena, impenetrabile e non divisibile;
invece ora dovevano ammettere che era in grado di gettare fuori dei frammenti e che
quindi era a sua volta divisibile. Una prova definitiva fece capire che non si poteva
fare altra ipotesi: se si chiude 1 grammo di radio in un contenitore sigillato in modo
tale che niente possa entrare o uscire, dopo un anno si trova un risultato inaspettato:
il Radio ovviamente c’è ancora, ma non pesa più 1 grammo ma 999 milligrammi; inoltre
vi è del Gas Elio a causa delle particelle alfa espulse durante l’anno di prigionia e al
posto di quel milligrammo di Radio scomparso vi è il Gas Radon. Quindi un elemento
chimico si è trasformato da solo in un altro elemento diverso dal precedente. Il
fenomeno della radioattività non è però esclusivo del Radio: gradualmente si sono
trovati tantissimi altri elementi che subiscono la medesima trasformazione, detta
disintegrazione radioattiva. Questi tipi di radiazioni furono riscontrate dalla Curie
anche in un nuovo elemento residente nella Pechblenda, che chiamò Polonio, in onore
del suo Paese natale: la Polonia.
Nel 1903 Marie terminò il suo dottorato e nello stesso anno i coniugi ottennero,
insieme a Henri Becquerel, il Premio Nobel per la fisica, per la scoperta e l'analisi
della radioattività naturale. A Pierre fu offerta
la cattedra di fisica alla Sorbona, mentre
Marie venne nominata direttrice di laboratorio
e divenne sua assistente. Nel 1905 nacque la
seconda figlia Eva-Denise che sarà poi la
biografa della madre. L'anno successivo Pierre
Curie morì in un incidente, travolto da un carro
trainato da cavalli. Marie assunse allora la
cattedra del marito in qualità di professore
incaricato, ma il titolo di professore ordinario
le venne riconosciuto solo due anni più tardi. Fu
così la prima donna ad ottenere un tale incarico
alla Sorbona. Dopo la morte del marito, Marie ebbe una relazione con un collega più
giovane, coniugato e con prole. Quel legame divenne di pubblico dominio grazie alla
stampa, fece scandalo e per poco non costò alla scienziata l’assegnazione del secondo
premio Nobel. Nel 1911 infatti Marie Curie fu insignita del prestigioso premio, questa
volta per la chimica, quale riconoscimento per l'isolamento del radio e del polonio. In
suo onore venne definita "Curie" l'unità di misura che rappresenta l'attività di un
grammo di radio al secondo, successivamente sostituita con l'unità "Becquerel".
Nonostante le sue imprese scientifiche pionieristiche, i numerosi riconoscimenti e la
fama mondiale, Marie Curie non venne mai ammessa all'Académie Française des
Sciences, poiché i suoi membri non accettavano ancora che una donna facesse parte
del loro gruppo. Marie era comunque riuscita, dopo lunghe e dure trattative, a
costituire un laboratorio di ricerca presso la Sorbona, l'Istituto Radiologico, dove
assunse la direzione della sezione di fisica. Nel 1914, dopo l'inizio della prima guerra
mondiale, fondò e organizzò il servizio di radiologia per il fronte, istruendo a questo
scopo un centinaio di infermieri nella tecnica radiologica. Aveva installato una
apparecchiatura a raggi X su una piccola vettura (la Petite Curie) e con questa girava
per i campi di battaglia della Marna, insieme alla figlia Iréne, facendo radiografie ai
feriti. Dopo la guerra proseguì le sue ricerche all'Istituto Radiologico e partecipò a
numerose missioni scientifiche all'estero. La salute di Marie Curie risentì molto del
lavoro che l'aveva esposta per lunghi anni alle sostanze radioattive; morì a 67 anni di
leucemia mentre preparava il suo ultimo esperimento con l'attinio. Da pochi anni la sua
salma è stata trasportata, per volere dell'allora presidente della repubblica francese
François Mitterand, al Pantheon di Parigi: prima donna accolta in un luogo riservato ai
grandi di Francia. Ancora oggi tutti gli appunti di laboratorio presi da Marie Curie a
partire dal 1890 sono considerati pericolosi a causa della loro esposizione alla
radioattività. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia
consultarli deve indossare abiti di protezione.