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Tragodopodagra analisi dei vv.

241-264 Traduzione Non invano, mio caro, hai ben compiuto questa impresa; al tuo zelo con onori adeguati render grazie. E per te sia questo gradevole regalo: per un periodo di tre anni proverai dolori leggeri. E voi empi e odiatissimi agli dei, chi mai siete e da chi nati da osar gareggiare in forza con Podagra della quale il Cronide non sa vincere la violenza? Parlate, canaglie! Infatti io moltissimi eroi ho domato, come sanno i sapienti. Priamo, essendo podagroso, Podarce era chiamato, Achille mor, essendo podagroso, il Pelide, e Bellerofonte, essendo podagroso, resisteva, il signore di Tebe, Edipo, era podagroso, fra i Pelopidi podagroso era Plistene, il figlio di Peante giud lesercito, da podagroso, un altro Podarce era signore dei Tessali, il quale, quando Protesilao cadde in battaglia, pur essendo podagroso e soffrendo, guid lesercito, il sovrano di Itaca, il Laerziade Odisseo, io lo uccisi, non la spina di una razza.

Cos non gioirete, disgraziati, quando subirete un castigo pari a ci che faceste.

Analisi contenutistica Trimetri giambici. La Podagra parla rivolgendosi ai due sedicenti medici portati al suo cospetto dal messaggero, i quali affermano di aver inventato un (v. 268) per contrastare la gotta. Allinizio della rhesis il messaggero viene ricompensato dei propri servigi, contrariamente alla prassi della tragedia, in quando viene premiato il messaggero portatore di cattive notizie. La Podagra poi si rivolge ai due medici Siri, con una apostrofe molto aggressiva dal sapore comico, che gi si riscontra nei giambi di Ipponatte, e in Aristofane (Rane 936), e ribadisce la propria forza incontrastabile facendo un elenco di eroi che avrebbe battuto. Il tono della rhesis epico con sfumature tragiche, altisonante, volutamente crea un effetto di esagerazione che genera il riso. Lepica omerica con i suoi eroi (Priamo, Achille Odisseo) viene messa alla berlina, cos pure la tragedia (Edipo, Filottete). Il lessico volutamente ricercato, presente una coloritura ionica nellaggettivo epico (gradito Il. 9, 336; Od. 17, 199; Od. 23, 232) e in incerto per in quanto sostituito nei codici pi recenti da , e in , che la forma ionica di probabilmente per Luciano quelle ioniche erano forme pi congeniali, essendo un abile conoscitore della prosa attica. Non manca al v. 251 lapostrofe ai , i sapienti, materia di parodia in tanta parte della sua produzione, che mira a mettere alla berlina i filosofi e i dotti del suo tempo, nel dimostrare la loro sostanziale inutilit (si veda ad es. lIcaromenippo). Segue un lungo elenco di eroi che per tradizione sono legati ai piedi, sembra un po il famoso Catalogo delle navi in Il. 2, dove sono elencati con tono solenne gli eroi che presero parte alla guerra di Troia. Apre la schiera Priamo, il cui nome originario secondo Apollodoro (Biblioteca 2, 6, 4) sarebbe stato Podarce (che in realt deriva da , e forte nei piedi), mutato poi in Priamo dopo che la sorella

Esione lo riscatt dalla prigionia di Eracle ai tempi della prima conquista di Troia. Lepiteto Podarce nellIliade era anche riferito ad Achille con lo stesso significato di forte nei piedi. Qui inutile dire che il significato omerico viene ribaltato e parodiato. Inizia qui lanafora dellespressione che si ripete per quattro versi. Il secondo eroe messo alla berlina proprio Achille, che sarebbe morto di podagra (la tradizione tramanda che il Pelide sarebbe morto trafitto al famoso tallone da una freccia, cfr. per es. Il. 22, 278; Simonide fr. 11 v. 8 West; Eschilo fr. 350 Radt). Il terzo Bellerofonte il quale, per aver preteso di salire alla dimore di Zeus a cavallo di Pegaso viene punito e fatto precipitare a terra, divenendo zoppo. Questa tradizione ci giunge da sparute fonti, tra le quali la principale Pindaro Istm. 7, 44, dove per non si accenna al fatto che leroe abbia trascorso il resto dei suoi giorni claudicante, sicuramente Luciano era in possesso di altre elaborazioni del mito che non ci sono giunte dato che laccenno al mito fatto da Pindaro cos sfuggente che altamente improbabile che Luciano se ne sia servito come modello (sullargomento Euripide compose una tragedia non pervenuta per esempio). Ovviamente nellelenco non pu mancare Edipo, che, secondo i tragici ebbe questo nome perch i suoi piedi si gonfiarono dopo che gli vennero forate le caviglie quando fu esposto dal padre Laio sul Citerone (Sofocle OR.). Quinto podagroso illustre Plistene, menzionato da Esiodo come padre di Agamennone e Menelao, mentre secondo la tradizione poetica successiva (Stesicoro, Ibico e altri) sarebbe stato solo un progenitore degli Atridi. Secondo una fonte (schol. a Euripide, Oreste, 4) Plistene sarebbe stato debole di costituzione, per questo, forse, Luciano pu attribuirgli la gotta. Immancabile quando si parla di piedi Filottete, che, imbarcatosi con gli altri Greci alla volta di Troia, durante una soste sullisola di Tenedo viene morso da un serpente velenoso e abbandonato dai compagni a causa del cattivo odore emanato dalla ferita (Il. 2, 718725). Penultimo eroe un tale, Podarce di nome e di fatto il quale subentr al comando dellesercito tessalico, pur gottoso e sofferente al fratello Protesilao (che fu il primo greco caduto a Troia), caduto in battaglia. A chiudere la schiera di podagrosi arriva Odisseo, anchegli, pare, ucciso

dalla gotta; qui Luciano abbandona completamente la tradizione epicotragica secondo cui il Laerziade sarebbe caduto a seguito della puntura velenosa di un pesce (Od. XI, 134 ss. a te la morte [] arriver dal mare), tradizione continuata dai tragici, a quanto testimoniano i frammenti di due drammi perduti di Eschilo, Sofocle e Apollodoro (dal titolo che potrebbe significare dalle bende sporche).

Analisi linguistica : o mio caro ha gi una connotazione ironica in Aristofane (Pluto). vv. 241, 242, 244 anafora del pronome di seconda persona. v. 241: sintassi epica, con il perfetto passivo di , pi il dativo della persona che compie lazione. : il futuro di (ricambier, ti ricompenser) attestato molto raramente nella letteratura (attestato solo altre tre volte nel lessico medico pervenutoci), si pu definire una parola tragica in quanto attestato nella tragedia principalmente (in Eschilo Pers. 437 nella medesima sede metrica, Eur. Hec. 57-58)), messo qui con un chiaro intento parodico in quanto nella tragedia utilizzato sempre e solo da divinit che ricompensano i mortali di qualcosa, sebbene Luciano lo abbia usato alla maniera di Ippocrate, cio con laccusativo delloggetto. : la costruzione di questa parola con il dativo la si ritrova solo nel dramma, ed una parola del tutto tragica, in quanto in questa forma, infatti al di fuori del dramma preferito . Qui con laggettivo omerico che segue, crea unambientazione epico-tragica. Luciano predilige queste parole in in quanto sono chiaramente ascrivibili alla tragedia, altro caso quello di (v.322) preferito al pi usuale , e (v. 9) colpa.

: una parola omerica, usata nellIliade solo al neutro (Il. 13, 158) riferita ai piedi, ma in senso positivo, per indicare una camminata leggera, veloce, ovviamente il contrario di quella di un gottoso. : un superlativo di probabile formazione comica odiatissimi. : gareggiare verbo composto da e , al medio, verbo molto raro e piuttosto ricercato. : parola tragica, nella tragedia classica possiamo contare sei occorrenze della parola in Eschilo, quattro in Sofocle, e venti in Euripide, sempre con lo stesso significato. Al di fuori delle numerose occorrenze tragiche, questa parola non diffusamente attestata nel resto della letteratura, inoltre lutilizzo in una apostrofe al vocativo raro anche nella produzione tragica che ci resta. : futuro di * , un verbo preferito al suo sinonimo dalla poesia lirica. La tragedia se ne serve largamente (due occorrenze in Eschilo, una in Sofocle, sette in Euripide). In realt qui la critica ha sollevato un problema testuale: i manoscritti pi antichi presentano un , che laoristo congiuntivo di , lezione accettata dallo Jacobitz nella sua edizione e secondo me pi sensata, in quanto elimina l che noi leggiamo messo da Macleod oppure l di Radermacher e conferisce un tono pi sensato alla frase, spiegando il congiuntivo come un errore o del copista o dellautore che l avrebbe messo un ottativo di possibilit, al tempo di Luciano ormai sentito quasi aberrante rispetto alla norma e non contenti, o sciagurati, potreste godere di un castigo... lo Zimmermann dice infatti che l ci si aspetta un futuro non un congiuntivo, perci il verbo non (il cui fut. ) ma * , il cui significato per un po fuori di senso secondo me (vuol dire acquistare). Karavas giustifica la scelta di Radermacher e Zimmermann colloccorrenza tragica di * .