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Accademia Editoriale

Filottete sulla scena antica e moderna. A proposito d'una recente raccolta Author(s): Guido Avezz Source: Materiali e discussioni per l'analisi dei testi classici, No. 19 (1987), pp. 131-142 Published by: Fabrizio Serra editore Stable URL: http://www.jstor.org/stable/40235897 . Accessed: 10/01/2014 09:11
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Guido Avezz Filottete sulla scena antica e moderna. A proposito d'una recente raccolta
Occasione di questi appunti Philoctetesand th Fall ofTroy di Oscar Mandel (M.), professore di 'humanities'al CaliforniaInstitute of Technology1. Il volume promette: (1) una collezione di pressoch tutte le allusioni a Filottete (F.), da Omero al IX sec. d. C, commentate; (2) un ragguaglio sulla fortuna della leggenda di F. dal Rinascimento fino al nostro secolo; (3) l'avvo d'un'indagine sull'iconografia di F. per lo stesso periodo; (4) tre moderni Filottete:Philoctteoh le trait des trois morales di Gide (1898), The Summoning of Philoctetes dello stesso M. (1961) e Philoktet di Heiner Mller (1965). Presentato con l'ambizione di costituire una novit assoluta, for th first time in any language(p. XI), il volume compone una costellazione di testi, commenti, interpretazioni e sintesi mitografiche, tutt'intorno al Filottete sofocleo, all'internodella quale non facile orientarsi.La primaparte(Philoctetesin Antiquity) comprende: un riepilogo delle testimonianze mitografiche;un elenco delle fonti; la traduzione del drammasofocleo approntatada Robert Torrance per la scena (1961) e riveduta per questa seconda edizione2;alcune osservazioni ai Filottete di Eschilo, Euripide e Sofocle - se non erro, fino ad oggi la pi ampia trattazione comparativa3.La seconda parte contiene una rassegnaprelimi1. O. Mandel, Philoctetes and th Fall of Troy. Plays, Documents, Iconograpby, Interprtations. Including Versionsby Sophocles, A. Gide, . Mandel and . Mller, Lincoln - London, 1981, pp. 256. Questi appunti non intendono per costituire una vera e propria recensione; selettivi e forse tendenziosi, vogliono essere una specie di bilancio critico, stimolato dal libro di M. e nato in parallelo a una raccolta dei Filottete frammentali del teatro ateniese, in corso di stampa presso la casa ed. Adriatica. 2. I ed.: con The Women of Trachis, Boston, 1966. Messo in scena nel 1961 a Harvard e nel 1964 a New York. 3. Si sofferma con una certa ampiezza, tra contributi recenti, B. Vickers, Towards Greek Tragedy, London - New York 19792 (19731), 300-303. Cfr. anche W. M. Calder, Die Technik der SophokleischenKomposition im Philoktetes, in Hellenische Poleis, hrsg. v. E. C. Welskopf, Berlin 1974, vol. III, 1382-88.

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naredella fortuna di F. nella letteratura(pp. 123-34) e nelle arti s di Sofofigurative(134-49), dal 1502 (anno dell'edittoprincep cle) al 1896 (data della messinscenadel drammasofocleo all'Odeon di Parigi, nella traduzione di PierreQuillard). Nella terza sono presentatii tre Filottete moderni. Il volume corredatoda una succintaiconografia,per la maggiorparteutilmenteriservata alle opere moderne. 1. M. non conosce, tra altri, lo studio di Lidia Martini4.Dalla rassegnaalle pp. 123-34 restanoesclusi, p. es., gli mbitiitaliano (la traduzione del gesuita Scamacca, 1641; quella dell'Alfieri, 1804; la parte del Metastasionella discussione sugli 'ululati' di F.), greco (le traduzioni del Koroneos, 1880, e Vithulkas, 1884; le riprese teatrali legate ad avvenimenti d'interesse polisco e civile eloquenti d'un entusiastico sincretismo)5,slava (p. es.: la musica di scena composta per il drammasofocleo da Aleksander Il'jinsij6presuppone una presenzae una fortunateatrale delle quali non troviamo tracciain M.). Quanto alla fortuna in ambiente tedesco, tra le molte traduzioni apparsenei decenni a cavallo del XVIII e XIX secolo era forse da segnalarequella di Ernst Chr. von Gersdorff (1781-1852), per la quale si veda la lettera del Goethe allo stesso v. Gersdorff del 20 aprile 18227. 2. L'autoredi questa raccoltanon un filologo. Interessatoalla (la maggiorparte della sua produzione saggistica drammaturgia dedicata al teatro, dai Don Giovanni a Marivaux,dalla commedia medievale francese a Corneille e a Tieck), autore drammatico in proprio, M. non si propone di definire il senso del
4. Fortuna neogreca del Filottete, Padova 1974. V. anche M. G. Ciani, Filottete delle Galassie', Sigma N. S. 14, 1981, 15-25, sulla rielaborazione della storia di F. in R. Silverberg, The Man in th Maze, romanzo di fantascienza pubblicato nel 1969 (ed. it. Torino 1976); anche M. esce talvolta dai limiti cronologici che s' imposto (v. p. es. a proposito di Neutral Grounds, realizzato da Tom Stoppard per la BBC nel 1968, a p. 154). 5. Martini, cit., 17-21 (Koroneos), 21-27 (Vithulkas), 75-77 (le rappresentazioni: notevole quella diretta dalPAndoniadis nel 1887, con musiche di Haendel, le beethoveniane Rovine d'Atene e brani del Flauto Magico\). 6. I dati nel Grove's Dictionary of Music, 5a ed. e ora DEUMM, Biografie, III. L'I., che muore nel 1919, produce anche un Oedipus Rex. 7. J. W. Goethe, Briefe des Jahre 1814-1832, vol. XXI della Gedenkausgabe, Zrich - Stuttgart 1951, 496 sg.

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Filotteteantico nell'et e per il pubblico che lo videro metterein scena. La sua letturasi fonda programmaticamente sulla fiducia che le opere letterariesiano in grado di comunicaretematiche di granderilievo riguardoalla nostra realtumana;di pi, egli ammette, tra le righe, la propria determinazione a strappare queste tematichealle opere, per giungere a chiarirneil significato, per noi, oggi, Nel caso di Filottete, non esita ad anticipare che it also speaks to us of issues far denserwith meaningfor us today than those of Oedipus(p. XII). Conseguente alla sua decisaopzione per la scrittura'creativa',nel tracciarela fortuna modernadi F. attento solo alle ripreseda partedi poeti, drammaturghi,romanzieri; M. fa notare, p. es., che tra il 1750 e il 1832 il Filottete viene tradotto in tedesco non meno di sette volte, pi un numero imprecisatodi versioni dell'integralesofoclea, e osserva: non c' da stupirsiche siano tedeschi gli inizi e la primamaturitdello studio critico su F. ma, come abbiamo visto, non c' una corrispondente effervescenza in mbito teatrale8. Eppure, per forte che sia la suggestione esercitatadal nudo racconto delle vicende di F., nessuno potrebbe sostenere che un drammaturgomoderno si misuri direttamentecol mito piuttosto che con Sofocle - a prescinderedalla constatazione che anche il 'nudo' racconto per la maggiorparte frutto della sintesi, della giustapposizione dell'interazionedi tre successive versioni drammaticheattiche. La fortuna di F., negli adattamenti, nelle nuove versioni nelle messe in scena, coincide con la vitalit del Filottete, e questa contrappuntatae continuamente rinnovata dall'interpretazione;la vitalit del Filottete coincide a sua volta con le letture,stratificatee giustapposte,del drammastesso e della figuradi F. nel racconto che , essenzialmente, tragidomenon,materiaper la scena e prodotto della scena. singolare, anche se tutt'altro che insolito inatteso, che dalla rassegnarestino escluse le interpretazionidel dramma sofocleo, le letture che via via ne sono state offerte, non poche n di poco conto, pur nella congerie di lavori accademicipuramente linguistici ripetitivamentescolastici. Eppure a M. non si pu rimproveraredi ignorare la bibliografiadegli studi su Sofocle e sul dramma attico; ma questa, utilizzata secondo le regole del gioco nelle sue osservazioni ai Filottete del V secolo
8. M., 147; cfr. 133 sg.

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(pp. 95-120), si direbbe esclusa preliminarmente dalla 'fortuna', come irrilevante al costituirsi della figura di F. nell'immaginario della letteratura 'creativa' posteriore. Sarebbe tuttavia ingiusto imputare quest'esclusione all'autore, il quale non fa che prendere atto della specializzazione raggiunta dalla scrittura accademica e dell'incomunicabilit instauratasi, a quanto pare, tra gli accademici e i 'militanti' e 'creativi'. Non il caso di soffermarsi a misurare il solco che si approfondito tutt'intorno alla cittadella filologica dacch il Goethe settantasettenne riceveva stimolo febbrile dalla De Aeschyli Philocteta Dissertano del nostro chiarissimo Hermann9; ma chiaro che un'opera come questa del M., frutto di personale coinvolgimento nella problematica creativa, inasprisce una contraddizione per lo pi smussata dall'acquiescenza a consuetudini corporative10. Da lettore interessato alla ricostruzione d'una sequenza di processi non necessariamente omogenei, eppure unificati dalla presenza feconda d'un testo, come definirei preliminarmente la storia d'una 'fortuna', non credo si possano, accettare n il dialogo privo di coordinate temporali e spaziali tra le voci che compongono lo status quaestionisy n una storia della fortuna di qualsiasi testo, che prescinda dall'ermeneutica e dall'interazione tra questa e l'ambito della produzione artistica. 3. Il fatto che, in Eschilo e in Euripide, l'isola di Lemno sia abitata, non comporta una radicale differenza rispetto al dramma di Sofocle. Valutata sul piano della drammaturgia, l'innovazione sofoclea concerne piuttosto la scelta dei comprimari e la costituzione del Coro. Anche nella rassegna mitografica e nelle osservazioni di M. si sconta una problematica costruita su presupposti antiquari, estranei al meccanismo drammatico. Dione Crisostomo ci informa che i Cori di Eschilo e di Euripide sono composti di isolani e che Euripide estrae dalla massa
9. Goethe, Schriften zur Literatur, vol. XIV della Gedenkausgabe, 1950, 702-705 (appunti del 1826 sui quattro Filottete: i tre attici e Accio). Cfr. la lettera del 20 maggio 1826 a Karl Friedrich Zelter, vol. XXI delPed. cit., 687-689. Per la collaborazione con lo stesso Hermann, con Gttling e Riemer nella rielaborazione del Fetonte euripideo, v. il colloquio del 3 dicembre 1822 registrato da Soret. 10. Con qualche eccezione: v. F. Turato, Per la storia della fortuna del Prometeo* eschileo nella cultura tedesca (1771-1871), Atti e Memorie delPAcc. Pat. 96, 1983-84, 205-17. Una trattazione pi ampia in Prometeo in Germania, dello stesso Autore, Firenze 1988.

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dei Lemni Attore, facendone un personaggio in qualche modo familiare a F.11; quanto a Sofocle, ci ricorda che il Coro fatto di soldati giunti a Lemno al sguito di Odisseo e Neottolemo12. Dobbiamo forse al Goethe e, indirettamente, al Hermann la sottolineatura di questa differenza tra le prime due e la terza versione drammatica del mito: nel colloquio registrato dall'Eckermann il 31 gennaio 1827, Goethe elencava le possibilit che si offrivano al drammaturgo, ricalcando lo schema tracciato in un'annotazione dell'anno precedente sulla falsariga della Dissertano13 . Tra le alternative, l'isola dev'essere abitata oppure no, e se abitata, deve un'anima buona essersi presa cura di F., oppure no? Dopo Goethe tutta l'esegesi moderna indaffarata con questa Lemno antistoricamente deserta; di qui i tentativi per spiegare l'innovazione sofoclea come travisamento di un epiteto omerico (Wecklein14) o per limitarne la portata, sulla scia dello scolio F. era stato abbandonato in una parte deserta dell'isola15, cfr. la traduzione di Paul Mazon: Voici donc, sur le sol de Lemnos ... voici le cap dsert16. Di qui, in linea con una lettura antropologica della tragedia, l'insistenza recente sull'isolamento di F. come novit del trattamento sofocleo e come metafora d'un isolamento 'culturale' (esemplare fra tutti Segai); l'esclamazione al v. 1018: solo, privo di philoiy fuori della plis assume la portata d'un'indicazione semiologica17. Ma davvero rilevante, per lo svolgimento del dramma, che l'isola sia deserta come in Sofocle (posto che in Sofocle sia tutta deserta),
11. Dio Chr. Or. LU 8. 12. Dio Chr. Or. LII 15, con una piccola inesattezza, poich si tratta piuttosto di sudditi di Neottolemo, come apprendiamo dalla Parodo. 13. Citata alla nota 7: la Dissertano del 1825. 14. V. il commento di T. B. L. Webster ai w. 1 sg. (ed. commentata del Filottete, Cambridge 1970). 15. Scbolia in Sophoclis tragoedias vetera d. P. N. Papageorgius, Lipsiae 1888, 350 (al v. 2). 16. Nel III vol. delPed. curata da A. Dain e P. M. per Les Belles Lettres, Paris 1960. Cfr., per tutti, i commenti ai w. 1 sg. di Jebb, Kamerbeek e Paduano. 17. Ch. Segai, Tragedy and Civilization. An Interpretation of Sophocles, Cambridge, Mass. - London, Univ. Press 1981, 295-300, in part. 296. La gradazione espressa al . 1018 anticipata al . 228 (quasi letterale: remos ... dpbilos; apolli suggerito dal contesto) e cfr. monos ... remos al v. 471 e il solo remos ai w. 265, 269, 487, 1070. Ma dporos ka remos philn gi nel Prologo del Filottete euripideo, cfr. Dio Chr. Or. LIX 11.

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piuttosto abitata come in Eschilo e in Euripide? E se rilevante, in che modo lo ? forse perch sottolinea la mostruosit del crimine compiuto dai Greci abbandonandovi F. (M., 22)? Questa una considerazione assolutamente estranea alla teatralit del Filottete: non una sola battuta del protagonista lascia intendere che l'enormit dell'atto compiuto dai commilitoni consista nell'averlo lasciato su un'isola deserta - e inoltre: le parole sue e dei comprimari esprimono chiaramente che nessuno (nessun uomo civile, che pratichi riti collettivi) potrebbe mai tollerarne la vicinanza. Se torniamo ai Filottete di Eschilo e di Euripide (o, per meglio dire, alle note di lettura stese da Dione), vediamo che nel primo si presume che nessuno abbia soccorso F. mentre nell'altro si ha il comportamento eccezionale, forse trasgressivo, del solo Attore, un giovane, perci un'entit dallo statuto sociale ancora non definito. I tre massimi tragici concordemente raffigurano F. isolato dalla comunit, solo contro la malattia, privo di affetti; cos, in pieno IV secolo, anche Teodette18. Tra le cause che, secondo Dione, rendono verosimile il mancato riconoscimento di Odisseo in Eschilo, una ha valore di testimonianza sull'ambientazione del dramma, ed appunto la lunga solitudine di F.19; quanto a Euripide si veda, p. es., il sommario tramandato da POxy. 2455 fr. 17. Insomma, F. non solo espulso dalla comunit di guerrieri della quale fa parte inizialmente, ma per di pi relegato in una solitudine che gi a Eschilo preme sottolineare, nonostante la difficolt di renderla verosimile al pubblico; quasi che la qualit del patto di symmachia che lo aveva inquadrato nella spedizione e, pi ancora, il carattere della comunit, della quale era entrato a far parte in forza del patto, non fossero trasparenti n peculiari gi ai suoi occhi, l'espulsione era fatta coincidere, fin da Eschilo, con l'isolamento in una 'terra di nessuno'. Ventidue anni dopo Euripide, Sofocle deve a sua volta rendere accettabile una condizione che il predecessore ha ritenuto di poter motivare, a prezzo d'una caduta della tensione drammatica, mediante le giustificazioni
18. Theodectas, fr. 5b Snell (72F5b TrGF. /): F. si nasconde all'approssimarsi della crisi, segno che nessuno, in precedenza, vi ha mai assistito. Analoghe conclusioni sull'isolalmento di F. raggiunge, da un punto di vista storico-religioso, J. Bremmer, Heroes, Rituals and th Trojan War, Studi Storico-Religiosi, 2, 1978, 5-38: 14. 19. Dio Chr. Or. Z,// 6.

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addotte dal Coro nella Parodo20. La soluzione scelta da Sofocle consiste invece nell'evitare la spiegazione razionalizzante ma in definitiva banale, per creare uno scenario di fantasia, un dramma lemnio privo di Lemni, che sollecita il parallelo con la vicenda dell'isola due volte teatro di stragi efferate, quella delle donne guidate da Ipsipile e quella dei Pelasgi (v. Erodoto VI 138139), e due volte negazione della vita civile, parallelo comunque presente sullo sfondo d'ogni Filottete. Quanto a F., si deve sottoscrivere quanto osserva lo stesso M. a p. 36: l'interesse per la sua figura non prodotto dall'arco n dal vaticinio che predestina vincitore dei Troiani, non da quanto costretto a compiere, bens da ci che costretto a subire. In questo, la sua solitudine altrettanto essenziale quanto la profezia che avvia il meccanismo drammatico, per cos dire indifferenziata ed , tutta, sulla scena, negli accenti di disperazione e nella caratterizzazione consentita dalla prassi teatrale dell'epoca.
Per il confronto fra soluzioni drammaturgiche diverse: appassionato ammiratore di Eschilo, Dione Crisostomo difende la verosimiglianza del mancato riconoscimento di Odisseo, in base a un ragionamento costruito sull'esperienza comune21. un'estrapolazione antidrammatica, questa di Dione, ma forse necessaria; Sofocle mira invece alla resa scenica: ci che dev'essere spiegato sulla scala dell'esperienza individuale esorbita dalla scena; il rappresentabile si commisura all'esperienza immediata dei rapporti attivati tra i personaggi sulla scena. La scelta di Euripide (il travestimento) configura una scenicit di livello inferiore. Dione come testimonianza: l'utilit dell'Orazione LII pu andare oltre il livello di informazione al quale ordinariamente viene sfruttata. P. es.: Dione scrive, a proposito del dramma di Eschilo: non c'era bisogno d'un inganno sottile e sofisticato, alle prese con un uomo malato e per di pi un arciere, del quale si neutralizzava la difesa (alk) se solo gli si andava vicino22. Nel primo dei tre Filottete maggiori Odisseo si accosta a F. quanto basta a impedirgli di usare l'arco? Immaginiamo una sequenza possibile: F. prologizei (com' pi che probabile), quindi la Parodo, e finalmente (I Episodio) entra Odisseo che si prosterna ai piedi di F. e lo
20. Dio Chr., op. cit. 7. lo stesso Dione ad annotare poco pi avanti: Eschilo invece porta il Coro in scena direttamente (e cio: senza ricorrere a giustificazioni), e ci da ogni punto di vista pi tragico e pi naturale, mentre la scelta di Euripide pi attenta ai dettagli e rispettosa delle convenienze. . 21. Cfr. nota 19; Dione osserva: ... 22. Dio Chr. Or. LU 10.

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convince d'essergli amico con una storia inventata23.Certamente diverso, anche gestualmente, il rapporto tra i due in Euripide: Odisseo prologhizei (teste Dione), entra F., al quale Odisseo si dichiara Greco, F. lo minaccia di morte, Odisseo lo implora di non scoccare il dardo: perci, dovremmo concludere, da una certa distanza1*. possibile che il movimento sulla scena traspaia, di sotto al velame della trascrizione in prosa delle note di lettura, a consentirci di recuperare la dimensione drammaturgicaspentasi con Dione.

La scelta dei comprimari e quindi la struttura relazionale tra le figure attive sulla scena; questo il tratto che, per unanime giudizio, pi profondamente caratterizza ognuno dei tre grandi Filottete. Riesaminiamo in sequenza cronologica i tre drammi. In Eschilo il nemico non presente sulla scena; come ombra, minaccia, catastrofe annunciata ed evitabile unicamente a certe condizioni, doveva ovviamente occupare ogni argomento teso a convincere F., ma non si materializzava sulla scena. In Euripide invece un polo del dibattito: coi Greci coi Troiani l'alternativa espressa nel disss lgos offerto al giudizio di F. e incarnato in Odisseo e probabilmente in Paride, impegnati davanti a lui in un duello oratorio25; nel sistema di relazioni tra i personaggi anche qui un triangolo, come poi in Sofocle26 sullo
23. Ivi. 24. Dio Chr. Or. LIX 1-7. 25. Sono comunemente intesi come trascrizioni iconiche del dramma euripideo rilievi delle urne Museo di Volterra nrr. 426 e 332, Museo di Firenze inv. 5764 (gi 440), cfr. L. A. Milani, // mito di F. nella letteratura classica e nell'arte figurata, Firenze 1879, 96-99 e figg. 41-43; su quest'Episodio, centrale in Euripide, . W. M. Calder, A Reconstruction of Euripides, Philoctetes, in Greek Numismatics and Arcbeology. Essays in Honor of M. Thompson, Wetteren 1979, 53-62. Nelle tre urne, repliche d'un pi antico originale, F. all'imboccaturadella grotta, in atteggiamento di risposta animata verso la delegazione troiana alla sua sinistra (due figure, la pi centrale porta il berretto frigio); a destra di F. la delegazione achea, pure di due persone: la pi centrale Odisseo, riconoscibile per il pilos. 26. L'osservazione a proposito di Sofocle in A. Lesky, Die tragische Dichtung der Hellenen, Gttingen, 19723, 246. Sulla triade F./Odisseo/Neottolemo, M. fa opportunamente notare: if two men are quarreling about th best way to move a notable monument, our philosophical concern will attach itself to the rightness and wrongness of their stratgies, but the notable monument, to which the argument is directed, and whose splendor is evident to our eyes, domintes the contention 'ceremonially' (104, corsivo nostro.); l'osservazione si pu applicare perfettamente anche alla scena dell'agone oratorio tra Odisseo e il Troiano in Euripide.

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sfondo, il Coro assiste estraneo alla lotta. La principale novit di Euripide la presenza del nemico, come si conviene quando il dilemma concerne la scelta di campo; questa presenza fisica sulla scena offre il corrispettivo drammaturgico, oltre che dialettico e politico, alle considerazioni svolte da Odisseo all'inizio del Prologo: l'eccezionaiit della situazione rende accettabile il politico peritts, la sua ambizione votata a una perpetua rincorsa del prestigio acquisito e al rilancio, in vista di un rafforzamento della propria preminenza. Con Sofocle il nemico torna sullo sfondo, come gi in Eschilo; le allusioni al campo dei Greci assedianti Troia sono frequenti, la vittoria sperata e attesa, ma lo stesso esercito greco a diventare, nelle parole di Odisseo, una minaccia contro altri due Greci (vv. 1243 sgg.); il diverbio tra Neottolemo e Odisseo mette a nudo un disaccordo sugli ideali e sui metodi dell'azione politica che era stato anticipato fin dal Prologo, seppure nei toni pi sfumati della lezione impartita dal pi anziano ed esperto al giovane subordinato. Come per i Troiani, in Sofocle non c' posto per i Lemni, estranei anch'essi alla contrapposizione, tutt'interna al campo greco; il Coro di Greci chiarisce fin dall'inizio il senso della sua presenza, dichiarando la propria sudditanza a Neottolemo e professandosi fedele nel fondamento divino della regalit. difficile esimersi dal cercare paralleli e contatti con le diverse situazioni storiche. Il nemico, l'eterno Asiatico del plurisecolare conflitto, non era necessario si materializzasse sulla scena eschilea per commuovere un pubblico di maratonomachi, sensibili in ugual misura alla grandezza patetica di F. e all'appello della necessit; ma gi con Euripide il Troiano figura per un altro nemico e un'altra guerra alle porte: siamo nella primavera del 431, e gli appelli patriottici di Odisseo traggono forza dall'opporsi alle seduzioni dell'ambasciatore nemico, la sua stessa figura diviene accettabile nella conclamata emergenza che lo vuole protagonista indiscusso. Quanto a Sofocle, la decifrazione in chiave storico-politica del suo Filottete ha prodotto una gran quantit di contributi; esaminarli sarebbe troppo lungo ed esorbita dallo scopo di queste note. Tuttavia, se considerato dalla stessa angolazione dalla quale sono stati visti gli altri due, il terzo Filottete presenta una radicale novit: scomparso dalla scena il nemico, allontanati i Lemni commentatori dell'azione, questa si svolge tra compatrioti ed commentata da sudditi; la stria, un richiamo che attraversa tutto il

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dramma, pare condizionata dalle alternativeetiche e politiche enunciate nel Prologo piuttosto che dalla conduzione strategica e militare; di volta in volta salvezza individuale collettiva, prospettata e perseguitaattraversoaccorpamentiinstabili, temporanei e dilaceranti: all'iniziale collaborazione tra Odisseo e Neottolemo succede la contrapposizione tra i due, divisi sulla via da praticarema anche sull'aspetto per cos dire istituzionale del rapporto che li lega (il pi anziano insiste su obbedienza e subordinazione, il giovane oppone collaborazione) - quindi nuovamente collaborazione contro la preda comune F., azione di controllo sul confronto diretto tra F. e Neottolemo esercitata da Odisseo attraverso il Falso Mercante, avvicinamentotra il giovane e F., ecc. riconoscibile il clima degli anni successivi alla disfatta siciliana; la guerrache si svolge di l del braccio di mare che divide Lemno e l'Asia occasione per una rimeditazione sui fondamenti dell'azione politica; e ci da luogo alla riplasmazione dei ruoli drammatici tradizionali secondo uno schema che rende ragione del trasferirsidel punto focale dall'esterno all'interno del corpo sociale. 4. La silloge delle testimonianze antiche su F. (The Tradition, pp. 3-45) si apre con le notizie sul Filottete sofocleo, l'appiglio pi corposo, e si chiude con la constatazioneche se F. e numerosi altri personaggi delle saghe hanno davveroincominciato la loro carrieracome minori divinitlocali, possiamo solo provare ammirazioneper quanto a fondo furono nascostele loro origini e perfezionatala loro umanit(44sg.). Perchci che si fa strada, nelle trenta e pi pagine, la nozione di una produttivit policentrica della leggenda di F.; F. primadell'infortunio(F. ed Eracle, ecc), F. e il serpente (dove, come, quando, quale serpente e, soprattutto, perch?),F. malato (dove, come, per quanto tempo, con chi?), F. nuovamentenell'esercitoacheo (per iniziativa di chi, a che scopo, come?), F. a Troia (malato risanato, e da chi?), F. dopo la vittoria (torna in patria,fonda citt in Italia?); come se dalla sua figura, da qualche dato essenziale che la costituisce, si irradiasseuna molteplicitdi storie, tra loro tanto diverse che il tentativo di redigerneun sommario, ordinato secondo la sequenza cronologica degli eventi che compongono la sua 'storia', assume l'aspetto d'una mitocriticaalessandrina, volonterosa ma inattendibile. La legendarybiography(p. 4), cos costruita, non suggerisce nemmeno il fictive landsca-

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Filottete sulla scena antica e moderna

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pe (ivi) contro il quale un pubblico greco avrebbe collocato ogni nuovo dramma su F. E non del tutto corretto nemmeno affermare che si tratta di testimonianze da Omero al IX secolo d.C.: alcune delle pi antiche, quelle immediatamente successive a Omero, coincidono in realt con le pi tarde (conosciamo il Ciclo epico nella doppia mediazione di Proclo e di Fozio, non il Ciclo, Proclo e Fozio); con altre inesattezze, perch M. confonde YEpitome foziana della Crestomazia (ed. Allen, t. V, 9597) con le Ecloghe della stessa tramandate nei mss. omerici (Allen, t. V, 99sgg.)27. Ma torniamo alla storia (o alle storie) di F.; un sommario comunque utile, a patto per che se ne determini la finalit e, in base a questa, il procedimento di costruzione. Leggendo queste pagine, invece, non ci si pu sottrarre a un'impressione di disagio che, forse, dovuta al movimento altalenante tra il testo drammatico e le notizie dei mitografi (o i dati assunti come indizi di tradizioni mitografiche): il testo drammatico di Sofocle pone la maggior parte dei quesiti (sul prima, sul come, sul perch, sul dopo), ai quali si vuoi rispondere con testi eterogenei; abbiamo innanzi agli occhi il dramma, anzi i drammi dei tre grandi tragici, e insieme la saga, anzi una somma di tradizioni spesso circoscritte, col rischio di confondere i due piani e con la certezza che il piano della saga, a prescindere dalla bont e legittimit della ricostruzione, non costituiva affatto lo sfondo sul quale si stagliava ogni nuovo Filottete. Tra i presunti motivi fiabeschi, attenuati oscurati da Sofocle, che pure circolerebbero nel dramma irrimediabilmente e prepotentemente riemergendo qua e l, sarebbe la causa stessa del ferimento di F., il sacrilegio del venerando recinto di Crise (M., 22-25, 43); la lettura della storia di F. proposta dal Radermacher seguendo suggestioni di Ernst Maass28: la colpa dell'ammorbante ferita ricade sullo stesso F. per aver violato il santuario della dea Y Aurea - per appropriarsene le ricchezze (giusta l'interpretazione del nome come 'Freund des Erwerbs', 'Freund des Ge27. Non ha niente a che vedere con l'Epitome foziana il riassunto della Piccola Iliade (M., 9sg. = Allen, t. V; 106.23-30). Mancano alcune attestazioni effettivamente tarde, come quella di Imerio e 'kpbrasis di Maiala. Sono sottoutilizzati anche i frammenti della Commedia; e al posto di Epifane (?; 35) si deve leggere ovviamente Antifane. 28. L. Radermacher, Zur Philoktetsage, Annuaire de l'Institut de Philologie et d'Histoire Orientales 10, 1949 (Mlanges H. Grgoire), 503-509. M. peraltro non dichiara .di conoscere l'articolo del Radermacher.

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Guido Avezz

winns'). La congerie di testimonianze su isolette denominate Aurea Argentea29non basta a confortare questa lettura, che essenzialmente si fonda su un'interpretazionetendenziosa dei w. 1316-1320 del drammasofocleo, doppiamentefraintesi:F. egli stesso responsabile della propria disgrazia e non merita ma (1) questa parte integrantedell'argomentaindulgenza30, e sopratzione di Neottolemo, come sottolinea il Kamerbeek31, non accetta dal momento che divenuto tutto (2) colpevole ora, il Radermacher i che secondo consiglieri (w. 1321-1323); versi, sarebbero una spia e un residuo della forma antica della saga, accantonatada Sofocle per fare di F. un eroe positivo, debbono invece essere interpretaticon riferimentoalle scene precedentie hanno una puntuale corrispondenza coi w. 1095-1100:
(Coro) Perch tu, tu l'hai voluto, sventurato; questa sorte non ti viene da un altro da una potenza superiore: potevi essere ragionevole, ma delle possibilit ha scelto la peggiore.

Il F. drammaticonon ha, almeno in questo, alcun rapportocol F. della saga; il Coro critica le sue scelte realizzatesulla scena, i rapporti che ha instauratocoi comprimari.Il F. della saga, se fu sacrilego violatore del santuariodi Crise o vittima propiziatoria resta comunque estraneotanto ai alla dea custode degli Stretti32, drammi antichi quanto alle versioni moderne.

29. Art. cit. 505 nota 1. 30. Art. cit. 504. 31. The Plays of Sophocles by J. C. Kamerbeek, voi. VI, Leiden 1980, 176. 32. l'interpretazione di C. Robert, Die griechische Heldensage, III 2, Berlin 1923, 109395.

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