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Le gure retoriche
Allinterno del volume abbiamo avuto occasione di parlare delle principali -
gure retoriche: si tratta di procedimenti che consistono nellusare parole o co-
strutti particolari per rendere pi ecace o per abbellire il discorso. Le gure
retoriche non sono una prerogativa del linguaggio letterario, ma sono molto
diuse anche nella lingua comune; si tratta, infatti, di procedimenti che nasco-
no dalle necessit della comunicazione e, in particolare, dal bisogno di deni-
re oggetti e concetti nuovi, di estendere il signicato delle parole, di sfrut-
tare i rapporti di forma tra le parole, di rendere meno prevedibile la loro
combinazione.
Abbiamo visto alcuni esempi di gure di suono (paronomsia, rima, allittera-
zione) che si incontrano anche nella lingua comune per valorizzare le somi-
glianze di suono tra le parole; abbiamo poi parlato dellonomatopea, che non
propriamente una gura retorica, ma un fenomeno di iconicit (cio di confor-
mit tra la forma e il contenuto) tipico della lingua verbale.
Abbiamo analizzato le principali gure di contenuto, che agiscono cio sul
signicato delle parole, soermandoci in particolare su quelle sfruttate a livello
di sistema per colmare dei vuoti del lessico o per estendere il signicato di alcu-
ne parole.
Parlando della comunicazione abbiamo citato gure che agiscono sullin-
terpretazione del messaggio come lironia, la litote e leufemismo; parlando
delle frasi interrogative, poi, abbiamo citato unaltra gura di questo genere:
linterrogativa retorica.
Sono tradizionalmente considerate gure retoriche anche una serie di proce-
dimenti che agiscono sulla combinazione e sulla disposizione dei costi-
tuenti e che abbiamo trattato parlando della grammatica, come lasindeto e il
polisindeto, lanacoluto, e linversione nelle frasi enfatiche: in realt si tratta,
come abbiamo visto, di fenomeni comunicativi.
Tutte le gure nora citate producono eetti che possono essere isolati e ana-
lizzati, di volta in volta, nei testi (non solo letterari). Parlando del testo abbiamo
avuto modo di citare anche altri procedimenti tradizionalmente considerati di
pertinenza della retorica, come lanafora, la ripetizione e lellissi. Diamo qui un
glossario completo di tutti i procedimenti tradizionalmente considerati gure
retoriche. Per le gure gi ampiamente trattate in altre parti del libro, rinviere-
mo sostanzialmente a quelle trattazioni.
Il glossario delle gure retoriche
Allegoria (dal greco allegoria, parlare in termini diversi). una descrizione,
o unimmagine, che nasconde un signicato, diverso dal senso letterale e non
immediatamente comprensibile: deve quindi essere interpretata. Sono alle-
gorie, ad esempio, le parabole del Vangelo, e spesso lo sono le favole; la Divina
Commedia di Dante tutta unallegoria, e contiene a sua volta un gran numero
di immagini allegoriche, come quella che citiamo qui di seguito (da If XIV,
103-109).
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Dentro dal monte sta dritto un gran veglio (= vecchio)
[]
La sua testa di n oro formata
e puro argento son le braccia e il petto,
poi di rame inno alla forcata (= inguine);
da indi in giuso (= gi) tutto ferro eletto,
salvo che l destro piede terra cotta;
e sta n su quel, pi che n su laltro, eretto.
Questo strano vecchio simboleggia il genere umano nelle sue varie et: delloro,
dellargento, del rame, del ferro; col piede di terra cotta, che la parte pi fragi-
le, Dante vuol far capire che lumanit ormai in fase di decadenza.
Allitterazione (dal latino ad e littera, di lettera in lettera). la ripetizione di
suoni uguali o simili allinizio o allinterno di due o pi parole (vedi anche la
voce paronomsia); a volte si mescola con lonomatopa.
e simili a sogno di nulla, / nellacqua c lombra sua bruna, / che appena si dondola e
culla / nel lume di luna
(G. Pascoli)
frequente anche nei proverbi e modi di dire (Chi non risica non rosica; Spen-
dere e spandere; ), negli slogan pubblicitari, nei titoli dei giornali ecc.
Allusione. Consiste nel dire una cosa con lintenzione di farne capire unaltra.
Naturalmente, la cosa a cui si allude deve essere ben conosciuta, deve cio ri-
guardare una frase, un fatto, un personaggio famoso (della storia, della lettera-
tura ecc.), oppure un fatto legato allesperienza personale di chi ci ascolta.
Ne sono esempi: stata una vittoria di Pirro, ossia una vittoria inutile, come
quella di Pirro, re dellEpiro, che sconsse i Romani a Eraclea nel 280 a.C., ma
perdette gran parte dellesercito; Andare a Canossa, ossia sottoporsi a una ri-
trattazione umiliante, come quella di Enrico IV con papa Gregorio VII nel ca-
stello di Canossa.
Anacoluto (dal greco anakluthos, senza seguito). la combinazione di due
costruzioni sintattiche non raccordate tra loro, in modo che la prima resta in-
terrotta e sospesa. una struttura pi irregolare di quella delle frasi enftiche
segmentate. Con lanacoluto si molto vicini alla lingua parlata, e perci gli
scrittori di narrativa non lo riutano. Vi sono parecchi esempi (e sono famosi)
ne I promessi Sposi di Alessandro Manzoni:
Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro.
[] noi altre monache, ci piace sentir le storie per minuto.
Anadiplsi (dal greco anadiplosis, raddoppiamento). Consiste nel riprende-
re, allinizio di una frase o di un verso, una o pi parole dalla ne della frase o del
verso precedente.
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[] parlava da due ore, da due ore faceva ridere il pubblico come un brillante.
(F. De Roberto)
Questa voce sentiva / gemere in una capra solitaria. / In una capra dal viso semita /
sentiva querelarsi ogni altro male, / ogni altra vita.
(U. Saba)
Anfora (dal greco anaphor , ripetizione). , in poesia, la ripetizione di una o
pi parole allinizio di versi successivi.
Famosissimo lesempio della Divina Commedia, in If III, 1-3.
Per me si va ne la citt dolente,
per me si va ne letterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
La triplice ripetizione, o anafora, appunto, di per me d il senso di orrore e di de-
nitiva condanna per chi attraversa la porta dellinferno.
Il termine viene usato anche con il signicato generale di ripetizione, richia-
mo di un elemento gi nominato allinterno di un testo.
Anstrofe (dal greco anastroph, inversione). Consiste nel rovesciare lordine
normale di due parole. Lanastrofe somiglia molto alliprbato. frequente nel-
la poesia che si rif ai modelli dello stile classico.
questa / bella derbe famiglia e danimali
(U. Foscolo)
Perda sia quantunque, ingrata e ria
(L. Ariosto)
Si pu avere anche nel linguaggio comune: eccezion fatta; strada facendo.
Annominazione (dal latino adnomnatio, denominazione). Detta anche -
gura etimologica, consiste nellaccostare parole che hanno la stessa radice.
Questa selva selvaggia e aspra e forte
(Dante)
Amor cha nullo amato amar perdona
(Dante)
Antfrasi (dal greco antiphrasis, espressione contraria). Consiste nel dire
qualcosa intendendo esattamente il contrario; si usa per fare dellironia.
frequentissima nella lingua comune: Vedo che avete studiato!, vale a dire:
Vedo che non avete studiato aatto, che non siete preparati.
Un esempio famoso nella narrativa ne I promessi sposi, quando don Abbondio
rimprovera Renzo per il tentativo di matrimonio per sorpresa.
Avete fatto una bella azione! Mavete reso un bel servizio! [] Avete fatto una bella
prodezza!
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Anttesi (dal greco antthesis, posizione contro). la contrapposizione di due
parole o espressioni di senso opposto.
Un esempio famoso nellode Il cinque maggio di Alessandro Manzoni, nei ver-
si che descrivono la vita di Napoleone.
Tutto ei prov: la gloria maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio:
due volte nella polvere,
due volte sullaltar.

La contrapposizione pu anche avere forma negativa, come in questo verso di
Francesco Petrarca.
Pace non trovo, e non ho da far guerra.
Antonomsia (dal greco antonomasia, parola sostitutiva). Consiste nel sosti-
tuire un nome comune con un nome proprio, o viceversa. Il nome sostitutivo
richiama una qualit, una caratteristica della persona o cosa di cui si parla.
Ne sono esempi: un Carneade, ossia un perfetto sconosciuto, dal passo famoso
de I promessi sposi in cui don Abbondio trova in un libro il nome di Carneade,
antico losofo, e dice fra s: Carneade! Chi era costui?; un Creso, ossia un
uomo ricchissimo, dallantico re di Lidia, Creso, famoso per le immense ric-
chezze); una Venere, ossia una donna di grande bellezza, poich Venere era la dea
greca della bellezza. Con procedimento contrario, cio usando un nome comu-
ne o un giro di parole al posto del nome proprio, si dice, ad esempio, il sommo
poeta per alludere a Dante; la voce, per alludere a Frank Sinatra.
Apstrofe (dal greco apostroph, dal verbo apostrphein, rivolgere). Consiste
nel rivolgersi direttamente, con forza e calore, a qualcuno (vivo o morto, pre-
sente o assente), oppure a una cosa personicata: O, Romeo, Romeo!; Casa mia!;
Fermati, o sole!
Asndeto (dal greco asyndetos, senza legamenti). la mancanza di congiunzio-
ni coordinanti (e, o, ma, n, ...) fra due parole o due frasi. Il suo contrario il poli-
sindeto.
Bisticcio. Vedi paronomsia.
Calembour (dal francese, pron. calambr). un gioco di parole che sfrutta i vari
signicati che una stessa parola pu orire, o gioca sullomonimia tra due paro-
le. Lo troviamo spesso negli slogan della pubblicit, nelle barzellette, nel lin-
guaggio degli umoristi. Eccone uno giocato sulla polisemia.
Le mogli che amano i loro mariti non cercano di cambiarli: lequivoco sul dop-
pio signicato del verbo cambiare, che in questo caso pu signicare: a) cambia-
re i mariti, cio lasciarli e prenderne altri; b) cambiare il loro carattere o le loro
abitudini.
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Catcrsi. Vedi metfora.
Chiasmo. la disposizione incrociata di parole o frasi che si corrispondono:
prende nome dalla lettera greca c (chi) per la sua forma di croce: Promette tutto,
nulla mantiene.
Un famoso esempio poetico tratto da Giacomo Leopardi.
Larmi, qua larmi: io solo
combatter, procomber (= cadr) sol io.
Circonlocuzione. Vedi perifrasi.
Climax. Vedi gradazione.
Comparazione. un ampio confronto tra due fatti, due scene ecc. In genere, la
prima parte del paragone introdotta da come, quale, la seconda parte da cos,
tale. una forma pi sviluppata della semplice similitudine. Le comparazioni
sono frequenti nella poesia del passato (Ottocento compreso) e in particolare
nella poesia epica (Iliade, Odissea, Eneide).
Come sui monti un serpente nutrito
di succhi maleci attende sul covo
luomo, e unira lo invade feroce,
terribile guarda e a spire sul covo sattorce:
cos Ettore, acceso dindomita collera il cuore,
non recedeva...
(Omero, Iliade, trad. di Vincenzo Cetrangolo)
Dittologa sinonimica. Vedi endadi.
Ellissi (dal greco lleipss, mancanza). Consiste nel sopprimere in una frase
alcuni elementi che la costruzione grammaticale richiederebbe, ma che si rica-
vano senza dicolt dal contesto.
Endadi (dal greco hn dia dyin, una cosa per mezzo di due). detta anche
dittologia sinonimica (uso di due sinonimi).
Consiste nellesprimere un concetto unitario con due termini coordinati: Far
fuoco e amme; un aare belle buono; O delli altri poeti onore e lume (Dan-
te); Salve, o citt forte di vallo e fosso! (G. Pascoli).
Eufemismo (dal greco euphemisms, dal verbo euphemzethai, dire parole buo-
ne, ben auguranti). Consiste nel sostituire unespressione considerata sconve-
niente o spiacevole con altra gradevole.
Gradazione o climax (dal greco klimax, scala). Consiste nel creare una catena
di parole o espressioni che, per il signicato o per il ritmo, creano un eetto di
progressiva intensicazione o accumulazione (gradazione ascendente) o vi-
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ceversa di progressiva attenuazione (gradazione discendente, o anticlimax): Ti
prego, ti supplico, ti scongiuro di non partire; La amma della candela si fa pi
sottile, trema, si spegne.
Interrogazione retorica. una domanda che di interrogativa ha solo la forma;
non si fa davvero per sapere qualcosa, ma per aermarla decisamente, dando
per scontata la risposta.
Ipllage (dal greco hypallagh, scambio di posto). Consiste nellattribuire a
un oggetto (o a una situazione, luogo ecc.) una caratteristica che appartiene ad
altro oggetto (o situazione, luogo ecc.).
Ecco un esempio dal sonetto Alla sera di Ugo Foscolo: inquiete tenebre. Un
altro esempio famoso, tratto da Giosue Carducci: il divino del pian silenzio
verde, in cui si denisce verde il silenzio invece che la pianura erbosa.
Iprbato (dal greco hyprbatos, trasposto, invertito). Consiste nello spezzare e
invertire lordine solito delle parole di una frase, separando elementi che normal-
mente sono uniti (ad esempio, un nome dal suo aggettivo, un complemento dal
nome che lo regge). Liprbato simile allanstrofe e, come questa, soprattutto
frequente nella poesia che si ispira ai modelli classici e nelle traduzioni poetiche
dal greco e dal latino. Un esempio tratto da due versi di Ugo Foscolo: mille di
ori al ciel mandano incensi, che in costruzione normale sarebbe: mandano al
ciel mille incensi (= profumi) di ori; della fatal quete / tu sei limmago; e anco-
ra da Giousue Carducci: Ancor dal monte che di foschi ondeggia / frassini al vento
mormoranti, cio, in costruzione normale, Ancora dal monte che ondeggia di
foschi frassini mormoranti al vento; la costruzione poetica, separando i tre voca-
boli foschi, frassini e mormoranti, dilata limmagine delle loro chiome ondeggianti.
Iprbole (dal greco hyperbol, lancio in alto, esagerazione). Consiste nellespri-
mere un concetto con termini esagerati, che presi nel loro senso letterale sa-
rebbero del tutto inverosimili. frequentissima nella lingua comune. Lesagera-
zione pu essere per eccesso: Corre come un razzo; oppure per difetto: Cammina
come una lumaca; Scendo a fare due passi; Bevi un goccio di vino. Come si vede da
questi esempi, liprbole fa parte del linguaggio quotidiano. Un esempio poetico
tratto da Il cinque maggio di Alessandro Manzoni, dove si descrive il genio mili-
tare e la rapidit dazione di Napoleone.
DallAlpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno:
scoppi da Scilla al Tanai
dalluno allaltro mar.
Ironia (dal greco eironia, il far nta di non sapere). Consiste nel dire una cosa
per nta, intendendo per il contrario; simile allantfrasi, che appunto una
forma di ironia.
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Litote (dal greco lits, semplice, attenuato). Consiste nellaermare un con-
cetto negando il suo contrario: Non simpatico (invece di: antipatico); Non
unaquila (invece di: uno stupido). Famoso lesempio manzoniano: Don Ab-
bondio... non era nato con un cuor di leone (= era un vile).
Metfora (dal greco metaphor, spostamento, trasferimento). Consiste nello
spostamento di signicato di una parola da un campo di idee a un altro. usatis-
sima nella lingua comune: Gianni un vulcano di idee; Luisa ha uno sguardo di
fuoco; , ed una delle maggiori fonti di trasformazione della lingua.
Quando una metafora si rareddata, cio non appare pi come tale ma
diventata una parola o unespressione di uso normale (ala di un palazzo; fonte di
guai; ), prende il nome di catcrsi.
Metonmia (pronunciato di solito alla latina; dal greco metonyma, cambia-
mento di nome). Consiste nellindicare una cosa non col suo nome abituale,
ma col nome di unaltra cosa che in qualche modo collegata alla prima da un
rapporto di vicinanza, di causa ed eetto, di contenente e contenuto ecc. Ecco i
casi pi tipici con i relativi esempi:
. la causa invece delleetto: Vive del suo lavoro (= con i guadagni che il lavoro
gli procura);
. leetto invece della causa: talor lasciando le sudate carte (G. Leopardi),
cio lasciando gli studi che fanno sudare sui libri;
. la materia invece delloggetto fatto con essa: ferro invece di spada, legno inve-
ce di nave, marmo invece di statua; E a questi marmi / venne spesso Vittorio
ad ispirarsi (U. Foscolo). Da una metonmia nato il signicato gi antico, e
poi pi nettamente moderno, della parola codice.
. il contenente invece del contenuto: bere un bicchiere, una bottiglia, un boccale;
. il mezzo, lo strumento invece della persona che lo usa; lingua mortai non
dice... (G. Leopardi); il primo violino della Scala; Le artiglierie hanno sparato;
. lautore invece dellopera: leggere Leopardi; comprare un Picasso, cio un
quadro di Picasso;
. lastratto invece del concreto: sfuggire alla sorveglianza, cio ai sorve glianti;
Virt viva sprezziam, lodiamo estinta (G. Leopardi), dove virt indica gli
uomini virtuosi;
. il concreto invece dellastratto: avere fegato, cio avere coraggio (e cos aver
cuore, aver testa, );
. lo specico invece del generico: correre i 100 metri, cio la corsa dei 100 me-
tri; vivere la festa, cio vivere intensamente le ore della festa;
. il luogo invece delle persone che vi si trovano: essere in panchina, espressio-
ne del gergo calcistico che indica il far parte del gruppo di allenatori, tecnici e
giocatori di riserva; il Quirinale, cio il Presidente della Repubblica italiana;
Onomatopa (dal greco onomatopoia, creazione di un nome). una parola
che imita un suono, un rumore, il verso di un animale: tic-tac (lorologio), din-
don (le campane), miao, ... Insieme con lonomatopa vera e propria vanno con-
siderati gli eetti onomatopici che vengono di volta in volta inventati dai poeti.
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Ecco due esempi tratti da due versi di Giovanni Pascoli:
Col vento via le vane foglie vanno
Nei campi c un breve gregre di ranelle
Ossmoro (dal greco oxmoron, acuto, ma apparentemente stupido). Consi-
ste nellaccostamento di parole di signicato opposto: amara dolcezza, attimo
eterno, lucida follia.
Ecco alcuni famosi esempi poetici:
Cembalo di silenzio sonoro
(A. Soci)
bianca bianca nel tacito tumulto / una casa appar spar dun tratto
(G. Pascoli)
il vento che tarda, la morte, la morte che vive!
(E. Montale)
Paronomsia (dal greco paronomasa, denominazione ane). Consiste
nellaccostamento di parole che hanno suoni simili. ane allallitterazione.
Quando le parole hanno suono identico, ma signicato diverso, si crea il bi-
sticcio: Porta aperta per chi porta.
Perfrasi (dal greco perphrasis, discorso intorno), detta anche circonlocu-
zione (dal latino circumlocutio). Consiste nellindicare qualcosa o qualcuno non
col suo nome abituale, ma con un giro di parole.
Colui lo cui saver tutto trascende (Dante), cio Dio; Il bel paese chApen-
nin parte (= divide), il mar circonda e lAlpe (F. Petrarca), cio lItalia. Anche
nella lingua comune si usano delle perifrasi a scopo di eufemismo: stato colpito
da un male incurabile, per non nominare il tumore.
Polisndeto (dal greco polysndetos, con molti legamenti). Consiste nel legare
tutti gli elementi (parole o frasi) di una serie con una congiunzione. il contra-
rio dellasndeto.
Dopo tanti anni possiamo di nuovo vederci e parlare e ricordare il passato
(G. Carducci)
e sempre corsi / e mai non giunsi il ne; / e dimani cadr.
(G. Carducci)
Preterizione (dal latino praeteritio, dal verbo passare oltre). Consiste nel di-
chiarare di non voler dire una certa cosa, che invece viene detta.
Non parliamo neppure di tutti i pasticci che Marco ha combinato: ha perduto i bi-
glietti dellaereo, non arrivato in tempo allappuntamento ecc.
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Similitudine. un paragone, un confronto tra cose ritenute simili, introdot-
to di solito da come, tale, quale, simile a ecc. pi breve della comparazione: Cor-
reva come una lepre; Parla come un avvocato.
Sinddoche (dal greco synekdoch, connessione, comprensione). Assomiglia
molto alla metonmia e consiste nel chiamare una cosa non con il suo nome abi-
tuale, ma con un altro, che indica qualcosa di connesso per estensione (pi
ampio o meno ampio). Ecco i vari casi possibili, con i relativi esempi:
. la parte invece del tutto: Non avere un tetto (= una casa); Quella donna ha cin-
que bocche (= perso ne) da sfamare;
. il tutto invece della parte: il mondo (= gli uomini) cieco (Dante);
. la parola di signicato pi ampio invece della parola pi ristretta: lavoratori
per gli operai;
. il genere invece della specie: O animal (= uomo) grazioso e benigno (Dante);
. la specie invece del genere: Il pane (= cibo) non ci manca;
. il singolare invece del plurale: Mi guardava con occhio severo;
. il plurale invece del singolare: Quel dolce pome [...] / oggi porr in pace le
tue fami (Dante).
Sinestesa (dal greco synisthesis, percepire insieme pi cose). Consiste
nellassociare insieme termini che si riferiscono a campi sensoriali diversi, cio
a sensi diversi (vista, udito, olfatto ecc.). Due esempi tratti rispettivamente da
Giovanni Pascoli e da Scipio Slataper: pigolo di stelle, dove pigolo appartiene
alla sfera uditiva, stelle a quella visiva; un grido impietrito.
Zeugma (dal greco zugnymi, aggiogo). Consiste nel collegare (aggiogare)
due o pi termini a una parola che, secondo la logica, potrebbe andar bene solo
per uno di essi.
Famoso lesempio dantesco: Parlare e lagrimar vedrai insieme. In realt si
pu vedere qualcuno lacrimare, ma non parlare: semmai, lo si sente parlare.