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AL DI LA DEL DETTO

Collana diretta
da
CARMINE Dr SANTE

Leggere e interpretare i grandi testi e temi


dell'umanita - soprattutto quelli ebraico-
cristiani, patristici, dogmatici, agiografici,
teologici, filosofici, poetici e letterari - si-
gnifica scavarli come pozzi, perforarli come
roccia, per portare allo scoperto il non detto
che celano, illoro dire ancora oggi.
Tutti i diritti sono riservati a norma delle leggi
LA CITTA
vigenti in materia. Proibite Ie riproduzioni
con qualsiasi mezzo eseguite, eomprese Ie fotocopie,
senza I'autorizzazione seritta dell'Editore.

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Seeonda Edizione © 2006
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gp
PIER GIORGIO

PAZZINI
ISBN: 978-88-89198-22-3 STAMPATORE EDITORE
L'origine di questa libretto e un seminario svoltosi pres-
so il Centro Sant'Apollinare di Fiesole. La registrazione
delle relazioni di Massimo Cacciari e stata trascritta e
sistemata, con un lungo e accurato lavoro, da Tonino
Nasuto, e poi ancora rivista dal responsabile del Centro;
cronologicamente, infine, si consideri che nella presente
riedizione l'autore ha apportato un' ulteriore correzione al
testo, integrandolo di nuovi brani che completano il senso
dell' opera. Malgrado il testa conservi volutamente un cer-
to stile 'parlato', si presenta non scevro di difficolta, dovu-
te alla complessita del tema, che a volte sembra rasentare la
contraddizione. Si tenga percio presente quanta il relatore
diceva all'inizio della sua esposizione:
"Fin dalle sue origini, la citta e 'investita' da una du-
plice corrente di 'desideri': desideriamo la citta come
'grembo', come 'madre', e insieme come 'macchina', come
'strumento'; la vogliamo 'ethos' nel senso originario di
dimora e soggiorno, e insieme mezzo complesso di funzio-
ni; Ie chiediamo sicurezza e 'pace' e insieme pretendiamo
da essa estrema efficienza, efficacia, mobilita. La citta e
sottoposta a contraddittorie domande. Voler superare tale
contraddittorieta e cattiva utopia. Occorre invece darle
forma. La citta nella sua storia e il perenne esperimento
per dar forma alla contraddizione, al conflitto".
POLIS E CNITAS: LA RADICE ElNICA
E LA CONCEZIONE MOBILE DELLA CIlTA

....
E bene cominciare da alcune precisazioni stori-
co-terminologiche, perche padare in generale
di citta non ha molto senso. Non esiste la Citta, esi-
stono diverse e distinte forme di vita urbana. Non
a caso "citta" si dice in diversi modi. Per esempio,
in latino non c'e un corrispondente del greco p6lis.
La differenza tra Ie due lingue riguarda l'origine
della citta ed e una differenza essenziale. Quando
un greco pada di p6lis intende indicare anzitutto
la sede, la dimora, il luogo in cui un determina-
to genos, una determinata stirpe, una gente (gens/
genos), ha la propria radice. Nella lingua greca il
termine p6lis risuona immediatamente di un'idea
forte di radicamento. La p6lis e quel luogo dove
una gente determinata, specifica per tradizioni,
per costumi, ha sede, ha il proprio ethos. In greco
ethos e un termine che mostra la stessa radice del
latino sedes, e non ha nessun significato semplice-
mente morale, come invece il mos latino. I mores
latini sono tradizioni, costumi; l'ethos greco, ben
prima e ben piu originariamente di ogni costume
e di ogni tradizione, e la sede, illuogo dove la mia ca a religiosa. Questa e un tratto assolutamente
gente ha la sua tradizionale dimora. E la p6lis e caratteristico e straordinario della Costituzione
proprio illuogo dell' ethos, illuogo che da sede ad ramana rispetto a tutta la storia delle citta greche
una gente. ed ellenistiche precedenti. Ed e fondamentale per
Questa determinatezza ontologiea e genealogica intendere poi tutta la forza politica della storia ra-
del termine p6lis non e presente nellatino civitas. mana, l'accento politico, nel sensa nostra del ter-
La differenza e radicale, perche nel latina civitas, mine, che domina la storia ramana.
se si riflette bene, si manifesta la pravenienza della Nella civilta greca la citta e fondamentalmente
citta dal civis. I cives formano un insieme di perso- l'unita di persone dello stesso genere, e quindi si
ne che si sana raccolte per dar vita alla citta. Ben- puo capire come p6lis, idea che rimanda a un tutto
veniste, il grande linguista indoeuropeo, ha messo organico, preceda l'idea di cittadino. ARoma in-
cia bene in evidenza ancora malta tempo fa. vece fin dalle origini - e questa dice 10 stesso mito
Non esiste dunque madame la ville, come non esi- fondativo ramano - la citta e il confluire insieme,
ste monsieur Ie capital a madame la terre. Civitas e il canvenire di persone diversissime per religione,
un termine che deriva da civis, quindi in qualche per etnie, ecc., che concordano soltanto in forza
modo appare come il pradotto dei cives nel lara della legge. E il grande mito della Concordia ra-
convenire insieme in uno stesso luogo e darsi me- mana che domina Livia ed e a fondamento del-
desime leggi. Invece in greco il rapporto e assolu- l'intera storiografia romana. Se leggiamo, infatti,
tamente rovesciato, perche il termine fondamen- il primo libro della storia di Roma Ab urbe condita,
tale e p6lis e quello derivato e polites, il cittadino. questa concezione appare chiarissima, e dopa di-
Notare la perfetta corrispondenza fra la desinenza ventera un tema fondamentale di tutta la politolo-
di polites e di civitas; ma nel secondo designa la gia e filosofia politica europea.
citta, nel primo il cittadino. I ramani vedono fin II primo dio a cui viene eretto un tempio aRoma
dall'inizio che la civitas e cia che viene pradotto e il dio Asylum. Roma si fonda attraverso l'opera
dal mettersi insieme di diverse persone satta me- concorde di persone che erano addirittura state
desime leggi al di la di ogni determinatezza etni- bandite dalle lara citta, che erano dunque esuli,
raminghi, profughi, banditi, e che confluiscono la storia delIa Grecia) rimane sostanzialmente a se
in un medesimo luogo, fondando Roma. Questo per via del radicamento di stirpe e di genere. La
aspetto domina tutta la storia romana: l'idea di conseguenza e l'isolamento di ciascuna p6lis dal-
cittadinanza non ha a1cuna radice di carattere et- l'altra. Ci sono Ie Olimpiadi, Ie grandi feste, e pero
nico-religioso. Certo c'erano gli schiavi, ma tra i Ie citta greche rimangono isole, e solo per brevis-
liberi si e cittadini al di la di ogni distinzione di simi periodi possono federarsi sotto la pressione
stirpe 0 di credenze. Questo e un unicum rispetto di eventi estremi particolarmente drammatici (per
alIa storia delle citta greche ed ellenistiche prima esempio, all'inizio del V secolo a. C. a causa del-
di Roma; in seguito, attraverso l'influenza romana le guerre persiane), 0 perche una di esse assume
,questa concezione delIa cittadinanza si diffonde l'egemonia seppure per poco (1'egemonia ateniese
anche nelle altre citta e in tutto il bacino del Medi- dura pochissimo, quella spartana ancora menD).
terraneo, quando diventa "nostro". II percorso si Vi e quindi un'impossibilita da parte delle citta
conclude con la famosa Costituzione antoniniana greche di dar vita ad unita federate pili ampie,
di Caracalla nei primi decenni del III secolo d.C., proprio perche ognuna non e una civitas, non puo
in cui tutti i liberi che abitano nei confini dell'im- assorbire e integrare in se il diverso.
pero diventano cives romani, siano essi africani, Chi nella p6lis e libero ma non appartiene al genos
dell' Asia minore, spagnoli, galli, ecc., a prescinde- ha la condizione del meteco, di ospite, molto simi-
re completamente da ogni determinatezza etnico- le a quella che avevano gli ebrei e i cristiani nelle
religiosa. citta musulmane. A1cuni storici ritengono, infatti,
Precedentemente all'influenza romana e al suo che il diritto di ospitalita nelle citta musulmane,
dominio non troviamo niente di tutto questa: in per cui esse diventano per secoli citta veramente
nessuna delle poleis greche, dove prevale invece multiculturali e multireligiose nel bacino del Me-
il pr~cipio 'appartengo a quella p6lis perche n ha diterraneo, derivasse proprio dall'istituzione del-
sede 11 mio genos'. Ovviamente, non viene esclusa l'ospitalita presente nelle citta ellenistiche per 10
la p~ssibilita di stabilire foedera, patti fra Ie citta, straniero libero, completamente tollerato e ricono-
ma ClascunadO ( 0' , f
1 esse CI0 e ondamentale per capire sciuto in possesso dei propri diritti persona Ii, del-
-10 -
Ie proprie tradizioni e libero di praticare il proprio questo contesto, e che la citta e "mobile" nella sua
culto, ma senza I'esercizio dei diritti politici. stessa essenza. Uno degli epiteti pili significativi
Ci troviamo dunque di fronte a questa grande delIa tarda romanita e appunto quella di Roma
distinzione che ci porta a domandarci cosa inten- mobilis, proprio perche questa estrema dinamici-
dere per citta: darle un valore fortemente etnico ta nel mito stesso delle origini Ie permette di im-
oppure intenderla nel senso di civitas? Quando maginarsi e costruire il proprio mito attraverso la
pensiamo alIa democrazia ateniese, non dobbia- sintesi degli elementi pili disparati. Tutto 10 sfor-
mo dimenticare che essa funzionava sulla base di zo di Virgilio, tutta l'ideologia augustea, e fonda-
un'idea etnica e religiosa, mentre nella prospettiva ta sull'idea delle origini, e Ie origini di una citta
romana si tratta di un prod otto artificiale: cioe si sono sempre la sua potissima pars (come e detto nel
diventa cittadini a pieno titolo, aventi tutti i diritti, Codice di Giustiniano), la parte pili forte, perche
semplicemente perche si concorda di sottostare a I'origine e cia che fonda la citta. Ma Ie origini di
quelle leggi e di obbedire a quel regime: concordia Roma, come l'ideologia augustea Ie rappresenta,
ha questo significato. stanno appunto nella confluenza di popoli diver-
Naturalmente la sede Roma, l'Urbs, ha un gran- si; gli stessi latini non sono i nemici che vengono
de valore simbolico; fa parte dei doveri imprescin- conquistati e sottomessi. La promessa di Zeus a
dibili del civis venerarla. E il centro dell'impero, Giunone e che i troiani saranno S1 i vincitori, ma
dove ci sono Ie grandi istituzioni politiche (il Se- poi verranno a loro volta assorbiti dalla lingua e
nato, la Repubblica e poi l'imperatore), ma non vi dal nome dei latini. E Enea che si reca presso gli
abita una determinata stirpe 0 razza, che in quanto etruschi a pregarli per la loro alleanza: e tutta una
tale abbia il dominio; il suo prima to non deriva in confluenza di elementi diversi, di tradizioni e lin-
alcun modo da ragioni come quelle che facevano gue diverse, ed e per l'appunto questa la civitas.
ritenere ad un ateniese che Atene fosse davvero il Sotto una stessa idea, anzi sotto una stessa stra-
cuore, il valore fondamentale, dell'Ellade. tegia (pili che un'idea fondativa), perche cia che
mette insieme questi cittadini COS1 diversi non e la
Altra idea interessante, che nasce propno. in loro originemail fine comune. La citta proiettata
LA RADICE ETNICA E LA CONCEZIONE MOBILE DELLA CITrA

nel suo futuro mette insieme i cittadini, non il pas- E grandiosa l'idea che cia che ci mette assieme,
sato delIa gens, non il sangue. Ci si trova insieme ci accomuna, non e nulla di originario, ma soltan-
per perseguire un fine: percio Roma mobilis. Tutto to un fine. Ed esso non e altro che la 'globalizza-
cia e detto chiaramente nel grande poema virgi- zione': fare dell'orbis una urbs, affinche il cerchio
liano. magico che nelle poleis rinserrava e imprigionava
Ma qual e il fine da raggiungere? La risposta e: dentro i confini delIa citta coincida con il cerchio
imperium sine fine. Dai luoghi piu diversi, dall'Eu- del mondo, in tutta la sua dimensione spaziale e
ropa, dall' Africa e dalI'Asia, si converge concordi temporale. Questa e la grande idea romana ormai
per permettere aRoma di espandere i suoi confini: entrata nel DNA dell'Occidente, del tutto inestir-
che l'impero romano non abbia contini ne spaziali pabile, essendo appunto diventata l'idea fonda-
ne temporali. Impero non significa impero di po- menta Ie delIa stessa teologia politica,implicita
lizia, dominio esercitato con Ie armi: in Virgilio nello spirito di missione,di evangelizzazione.
impero senza fine vuol dire che Roma deve dare Naturalmente questa mobilita puo avere suc-
Ie leggi a tutto il mondo, a tutto l'orbe, che l'Urbs cesso soltanto se associata all'idea di civitas
deve diventare cia che da Ie leggi, cia che imp one augescens,di citta che sempre cresce: altro termine
la concordia sotto la legge a tutto il mondo. Impli- chiave ed emblematico su cui a volte mi sono sof-
cita in quest'idea e che cia che regge la civitas non fermato con gli amici romanisti, e che domina nei
e un fondamento originario quanto un obiettivo: nostri linguaggi e nel nostro patrimonio culturale.
si sta insieme perche attraverso la concordia pro- Esso e inconcepibile rispetto alIa p6lis: leggendo
dotta con Ie nostre leggi possiamo mirare ad un Platone ed Aristotele, ci si rende conto come per
grande fine, Roma mobilis. loro fosse drammatico il problema di una crescita
Non e esattamente questo che la Chiesa imita? eccessiva delIa polis; come avrebbe potuto,allora,
Essa e la grande ed eterna costruzione del diritto mantenersi radicata nel suo genos? Nella Repubbli-
r~mano; percio i Padri vedevano come provviden- ca e nelle Leggi di Platone, nella Politica di Aristo-
zlale ~oma. La struttura giuridica delIa Chiesa e tele il problema e quello di mantenere i caratteri
essenzlalmente romana e non puo che essere tale. spazialmente controllabili delIa p6lis, altrimenti
tutta la sua costruzione sarebbe crollata. Invece il "radicato". COSltutt'uno con la propria "sedes",
carattere fondamentale, programmatico delIa civi- col proprio ethos (nel senso detto sopra). Cioe il
tas e quello di crescere; non c'e civitas che non sia 16gos aveva per i greci un significato anche etnico,
augescens, che non si dilati, che non de-liri (la lira e non era affatto un semplice strumento per caleola-
il soleo, il segno che delimitava la citta;"delira" chi re e comunicare. Non avevano aleuna concezione
esce dalla lira, chi oltrepassa i sicuri confini delIa strumentale del linguaggio.II linguaggio era cia
citta). La civitas, quindi, per sua natura e augescens, che Ii caratterizzava in quanto elleni nei confronti
non e concepibile per un romano una civitas che dei barbari. Non si possono scindere i due aspetti:
non de-liri! da una parte l'ethos, dall'altra ill6gos. Uno degli
II criterio fondamentale del genos e ineliminabi- elementi fondamentali dell' ethos greco e il suo lin-
Ie nella formazione delIa p6lis, anche in Platone e guaggio, che ha quelle caratteristiche di misura,
in Aristotele. Che la p6lis sia formata da anima Ii articolazione, ricchezza, che e l'unico linguaggio
politici dotati di logos va da se, ma ill6gos e quel- che i greci, soprattutto nel V secolo, avvertono
10 greco. I greci, in tutta la loro storia, sono quasi come capace di parresia (il parlare franco, libero).
esc1usivamente monoglotti. L'impero romano e, L'unico 16gos capace di produrre dialogos, in cui
invece, programmaticamente bilingue (questo e un l'elemento dialogico, del convincimento, delIa
tratto interessantissimo, se 10 confrontiamo con il persuasione, e fondamentale.
carattere culturale dell'impero americano,almeno Negli altri linguaggi si sentiva piuttosto il tim-
nella sua leadership). In tutta la letteratura greca, bro del comando, delIa tirannide, 0 dell'informe,
dal I al VI secolo d. c., non sono citati gli autori come nella grande terra asiatica, spazio geografi-
latini, non e citato Virgilio, ne Orazio, Ovidio, Lu- co dell'indistinto, non organizzata per p6leis auto-
crezio: praticamente e sostanzialmente sono quasi nome, gelose delIa propria autonomia, dei propri
tutti ignoratio La cultura greca continuava a rite- culti, di cui sentivano la specificita. Certo che c'era
nere che il proprio 16gos , in quanto appartenente l'Olimpo comune, ma non capiremmo nulla delIa
nei suoi vari dialetti a quel genos e caratterizzante mitologia greca se non sapessimo quanto era loca-
quel genos, fosse universale proprio in quanta COSl lizzata, "terri torializza ta"la sua forma (quante era-
no Ie tombe di Erac1ein giro per la Grecia, quante Repubblica, come suprema indicazione di cia che
quelle degli altri eroi?). Questa era la Grecia: una la polis dovrebbe essere per funzionare secondo
famiglia fatta di distinzioni gelose, di differenze. E misura e giustizia, rimane del tutto irreale rispet-
questa era la sua debolezza, per cui questo mira- to al funzionamento della polis in carne e ossa.
colo dura fino alla guerra del Peloponneso. Inoltre il radicamento terraneo era un riferimen-
II nomos, la legge, che ha radice terranea (nomos to simbolico fortissimo, perche il genos e i1 logos
e il pascolo) e proprio, come hanno spiegato Sch- significavano quei miti, quelle tradizioni, quei
mitt e tanti altri, la spartizione dell a terra. La legge costumi. Dov' e che i greci imparavano a leggere
e originariamente quel processo per cui ci si divi- e scrivere se non su Gmero e su Esiodo? La testi-
de la terra, il pascolo. Si articola la terra indistinta monianza di tutta la filosofia greca e che il rappor-
e 10 si fa sulla base di un logos. E chiaro che il no- to con la Dike cosmica, urania e sempre incerto e
mos terraneo deve rispecchiare una giustizia pili problematico.
alta: questa e il discorso dei filosofi (Erac1ito,Em- Sulla radice di polis se ne dicono di tutti i colo-
pedoc1e, e altri), che pero 10 dec1inano sempre in ri. Il nostro Vico diceva che il termine era formato
polemica con la loro polis, con i loro concittadini. sulla stessa radice di polemos, la guerra; cosa che
Essi non sanno ascoltare il Logos e percio riman- ha ripetuto Schmitt e tanti altri dopo di lui. Certo
gono in-fanti. la radice di polis, se e indoeuropea, indica la plura-
La morte di Socrate fu il grande peccato del- lita e la molteplicita. Ma e del tutto incerto che sia
Ia polis, che per difendere la propria Costituzione una radice indo-europea 0 mediterranea 0 semiti-
condanna i1giusto. II nomos dell a polis, agli occhi ca, mesopotamica, accadica. E no to che moltissimi
del filosofo, di colui che dice "ascolta il logos", termini greci, toponomastici e non, hanno radice
"combina il nomos della polis a Dike celeste", era non indoeuropea, ma mediterranea, pelasgica, ac-
esc1usivamente terraneo. Questo e cia che afferma cadica. E probabilmente anche questo, perche in
la filosofia fino a Platone, mentre Aristotele volta accadico ci sono vari nomi con questo etimo che
pagina, facendo una fenomenologia delle Costi- indicano la rocca, il castello, illuogo fortificato.
tuzioni politiche. Plat one non e ascoltato, la sua
LA CITTAEUROPEA:
TRA DIMORA E SPAZIO DI NEGOTIUM

L a prospettiva europea si sviluppa sostanzial-


mente non dalla posizione greca ma da quella
romana. Noi, infatti, pensiamo la citta come un
luogo nel qua Ie persone diverse convengono nel-
l'accettare e obbedire a una legge. 11diritto euro-
peo si sviluppa tutto sulla base di quest'idea che
deriva pari pari dal diritto romano. Non solo il
diritto europeo, anche quella grande istituzione
occidentale che e la Chiesa, e tutta dominata da
quest'idea. Sia la citta dell'uomo che la citta di Dio
non sono in a1cun modo interpretate sulla base di
parametri di tipo etnico. La Chiesa, dice Agostino,
nel suo pellegrinaggio accoglie in se, senza fare
a1cun conto delle differenze etniche, di lingua e
costume.
E tuttavia, questa posizione pone un grosso pro-
blema dal punto di vista delle modalita dell'abi-
tare. E come portassimo in noi la nostalgia delIa
polis, delIa citta-dimora; il che entra in conflitto
con la tensione verso l'universalita. Noi pensiamo
che la citta per avere dimensioni umane debba in
qualche modo ricordare la p6lis. Quanta retorica appartenenti alle civilta urbane (le prime testimo-
sulla p6lis, sulla politica che viene da p6lis (tutti i nianze archeologiche di vita urbana nell' ambiente
politici ripetono questo ritornello). Vogliamo ritor- mediterraneo risalgono a 3500-4000anni a.c.; sia-
nare ad uno spazio ben definito, a un territorio ben mo da soli 6000 anni dunque in una civilta urba-
delimitato che permetta scambi sociali, relazioni na che ha i suoi cieli, Ie sue fioriture, Ie sue crisi)
sociali ricche e partecipate? Nella p6lis questo av- abbiamo sempre avuto un atteggiamento duplice
veniva sulla base di quel criterio non indifferente, e contraddittorio nei confronti di questa forma
che si tende a dimenticare, secondo cui a decidere di vita associata: da una parte ci rivolgiamo alla
nelle assemblee erano in pochi; quando erano in citta come a un luogo nel quale ritrovarci, ricono-
tanti si limitavano a qualche migliaio nell' agora a scerci come comunita, un luogo accogliente, un
scambiarsi cariche, a prendere libere decisioni in- 'grembo', un luogo dove sostare bene ed essere in
sieme (non pili di 20 mila erano in Atene i liberi pace, una casa (la casa come idea regolativa con
che vi abitavano). E questa l'idea di citta che vo- cui fin dalle origini ci siamo avvicinati a questa
gliamo coltivare, 0 e la grande idea romana, gente rivoluzionaria forma di vita associata); dall'altra,
diversa che viene da tutte Ie parti, che parla tutte sempre pili la consideriamo una macchina, una
Ie lingue, che ha diverse religioni, un'unica legge funzione, uno strumento che ci permetta col mini-
pera, un senato, un imperatore e una missione? mo d'impedimento di fare i nostri negotia, i nostri
Quale riferimento scegliamo: l'origine 0 il fine, il affari. Da un lato la citta come un luogo di otium,
Iegame di stirpe 0 la legge? Questo e il dilemma: luogo di scambio umano, sicuramente fattivo, at-
la comunita si forma attraverso semplici patti tra tivo, intelligente, una dimora insomma, e da un
diversi interessi, attraverso armistizi,tregue,comp altro illuogo dove poter sviluppare nel modo pili
romessi precari? Questa e una prima questione da efficace i nee-otia.
porre in discussione. Alla citta continuiamo cioe a chiedere due cose
C'e una seconda tensione che caratterizza il no- opposte. Ma questo e caratteristico della storia
stro rapporto con la citta; e questa e pili specifica della citta: quando essa delude troppo e diventa
della citta moderna. Quando si parla di citta, noi solo negozio, allora cominciano Ie fughe dalla cit-
ta, CoS!ben testimoniate dalla nostra letteratura: mobilitazione universale, allo scambio, sia ridotto
Ie areadie, Ie nostalgie per una pili 0 meno miti- ai minimi termini, 0 chiediamo ad essa di essere
ca eta non-urbana; d' altra parte quando invece la uno spazio in cui ci siano luoghi di comunicazio-
citta assume davvero i connotati dell' agora, del ne, luoghi pregnanti dal punto di vista simboli-
luogo d'incontro ricco simbolicamente e dal pun- co, dove vi sia attenzione all'otium? Si chiedono
to di vista comunicativo, allora immediatamente purtroppo entrambe Ie cose con la stessa identica
ci affrettiamo a distruggere questo tipo di luogo, intensita, ma entrambe non sono proponibili in al-
perche contrasta con la funzionalita delIa citta cun modo insieme, e quindi la nostra posizione
come mezzo, come macchina. Che cosa e avvenu- nei confronti delIa citta appare ogni giorno di pili
to nella storia urbanistica degli ultimi secoli? Dal letteralmente schizofrenica.
,400 al '900 c'e stata la distruzione, in nome delIa Questo non vuol dire che essa sia "disperata",
citta strumento, di tutto cia che nella citta prece- anzi e molto affascinante perche chissa cosa sal-
dente impediva questo movimento, ostacolava Ie tera fuori. E una contraddizione talmente acuta
dinamiche dei negotia. In tutte Ie citta europee, in che potrebbe essere la premessa di qualche nuova
modo sistematico e programmatico, in maniera creazione. COS!e stato anche nel dissolversi del-
pili 0 meno violenta, e avvenuto questo. In Ita- Ia forma urbana del mondo antico: la dissoluzio-
lia e accaduto meno che altrove, malgrado tutto; ne radicale di quelle forme ha dato vita al nuovo
e non perche amassimo di pili il nostro passato, spazio urbano continentale europeo, attraverso
ma semplicemente perche abbiamo avuto uno svi- istituzioni che nessuno si sarebbe mai sognato 0
luppo ritardato, e quindi la violenza dell'impatto inventato ( nuove idee di diritto,nuovi rapporti di
dell'industria-mercato sulla citta antica e stato pili dominio,nuove forme di comunita,come quella
lento rispetto ad altri paesi. monastic a, fondamentale nel promuovere nuovi
Prima di discutere di scelte urbanistiche dob- modelli di sviluppo urbano).
biamo percio porci la domanda: che cosa chiedia- Puo darsi che questa nostra domanda cos! "vio-
mo alIa citta? Chiediamo di essere uno spazio nel lentemente" contraddittoria sia foriera di soluzio-
quale ogni forma di ostacolo al movimento, alIa ni creative, non in continuita con la storia che ci
sta aIle spalle. Invito sempre gli urbanisti e gli ar-
chitetti a ragionare in questi termini, non in termi-
ni 0 di conservazione, tentando disperatamente di
ritagliare dei frammenti di agora, oppure di avallo
acritico dell'universale mobilitazione: modo di
pensare gli opposti come fossero due facce delIa aoggi possiamo ancora parlare di citta? For-
stessa medaglia, perche il futurismo e il conser-
vatorismo totale si sono sempre perfettamente ac-
M se in Halia e ancora possibile in qualche caso,
Firenze per esempio; ma gia per Milano, Roma, Na-
compagnati in tutto, in urbanistica, in arte, in po- poli, Palermo, e difficile farlo. La metropoli tardo
litica, dovunque. Invece e necessario partire dalla antica, Roma mobilis, l'Urbs che delira dal suo sol-
contraddittorieta di questa domanda e cercare di co, ha molti caratteri in comune con quanto verra
valorizzarla in quanta tale, facendola esplodere. a dire. La storia europea delle citta fino all'epoca
E meglio fare dei progetti di architettura e di ur- barocca mostrera una citta che,invece, in qualche
banistica in cui mettere in evidenza di fronte al modo somiglia a quella del palazzo di Siena, de-
pubblico il carattere contraddittorio proprio delIa scritto nell' affresco di Lorenzetti del Buon governo:
domanda che esso esprime, senza coprire e misti- e una citta dove l'elemento di comunione,di dia-
ficare questa situazione, senza credere di superar- logo e presente, al di la dell'''aura'' chiaramente
la con qualche fuga in avanti 0 ritornando al pas- mitica in cui viene espresso (anche in quella citta
sato di Atene. Non ci sara pili agora. c'erano conflitti; la stessa vicinanza e un fattore es-
senziale di inimicizia). Quella citta viene distrutta
dall'impeto congiunto di industria e mercato ed
appare cos! la metropoli, la Grofistadt, dominata
dalle due 'figure' chiave, i due "corpi" che la rego-
lano: l'industria e il mercato.
Come nella citta medievale la cattedrale e il pa-
lazzo del governo 0 il palazzo del popolo, cos!nel-
la citta moderna Ie presenze chiave sono i luoghi stra idea di citta e totalmente romana, e civitas mo-
della produzione e quelli dello scambio. Tutto si bilis augescens, e quanto cia sia fondamentale 10 di-
articola intorno ad essi come fattori capaci di con- mostra la storia delle trasformazioni urbane, delle
ferire pregnanza simbolica all'insieme. Ma nello rivoluzioni politiche che hanno la citta al centro, a
stesso tempo la citta si organizza e si regola intor- differenza che in altre civilta, dove la forma urbis
no a questi momenti; intorno ad essi si costitui- si e modificata proprio per l'influenza,o meglio
sce un'urbanistica, si elaborano interventi di pro- l'assalto, delIa civilta occidentale. Le civilta urba-
grammazione intorno a questi fattori dominanti ne dell' antichita a noi note sono ricchissime, ma
che permettono,in quanto "valori noti", la solu- stabili nelle loro forme: tutte dimostrano il radica-
zione delIa "equazione". Si sa, infatti, che l'indu- mento terraneo, sia Ie grandi citta mesopotamiche
stria ha determinate esigenze localizzative, com- che quelIe orientali (Kyoto, Shangai, Pechino era-
porta determinate funzioni, abitative anzitutto, no megalopoli quando Londra e Parigi erano ,per
che vanno sistemate in un certo modo, attraverso gli standard attuali, poco pili chevillaggi, pero Ie
un' edilizia di un certo tipo. E COs!10 spazio si or- loro forme sono rimaste per secoli e secoli relativa-
ganizza intorno a questi corpi relativamente noti, mente stabili). Le incredibili rivoluzioni delIa for-
rigidi, fissi. In fisica si direbbero 'carpi galileiani' ma urbis derivano da quest' approccio alIa citta che
di riferimento, e la metafora non e estemporanea, si ha con I'apparire delIa civitas romana. Le forme
poiche proprio Einstein c'invita a ragionare, sulla urbane europee occidentali derivano dai caratteri
base di una metafara riguardante la storia delIa delIa civitas. La citta contemporanea e la grande
citta, del passaggio da una relativita ristretta ad citta, la metropoli (questo e infatti il tratto caratte-
una generale:e la prima e quella in cui i corpi di ristico delIa citta moderna planetaria). Ogni forma
riferimento permettono ancora delle metriche che urbis tradizionale e stata dissolta. Una volta erano
riguardano l'intero sistema. assolutamente diverse Ie forme delIa citta (vede-
L'evoluzione verso la metropoli e stata possibile re la divers ita di Roma, Firenze, Venezia). Ora c'e
perche il punto di partenza delIa citta europea e un'unica forma urbis, 0 meglio un unico processo
stato non la p6lis greca ma la civitas romana. La no- di dissoluzione di ogni identita urbana.
Questo processo (che, come vedremo, giunge al minante e centrale delle produttive e di scambio,
suo compimento nella ciWHerritorio, la citta post- la memoria diventa museD e cessa cos1 di essere
metropolitana) ha la sua origine nell'affermazione memoria, perche la memoria ha senso quando e
delIa centralita del nesso tra luogo di produzione immaginativa, ricreativa, se no diventa appunto
e mercato. Ogni senso delIa relazione umana si ri- una clinica in cui mettiamo i nostri ricordi. Abbia-
duce alIa produzione-scambio-mercato. Qui ogni mo "ospedalizzato" la nostra memoria, cos1come
relazione si concentra ; allora ogni luogo delIa cit- Ie nostre citta storiche, facendone musei.
ta e visto, progettato, riprogettato, trasformato, in
funzione di queste variabili fisse, del loro Valo-
reo I luoghi simbolici diventano questi soltanto,e
scompaiono quelli che erano i luoghi simbolici
tradizionali, soffocati dall' affermazione dei luo-
ghi dello scambio, espressione delIa mobilita delIa
citta, del Nervenleben, delIa vita nervosa delIa citta.
Le nuove costruzioni sono massicce, dominano,
sono fisicamente ingombranti, grandi contenito-
ri (immaginate l'architettura delle tipiche grandi
citta industriali,il fascino che ovunque esercita
l'architettura-fabbrica), la cui essenza consiste
pero nell' essere mobili, nel dinamicizzare tutta la
vita. Sono corpi che producono un' energia mobi-
litante, scardinante, sradicante. Queste presenze
dissolvono 0 mettono fra parentesi quelle simbo-
liche tradizionali che, infatti, si riducono ai centro
storico. E cos1che nasce il'centro storico': mentre
la citta si articola ormai in base alIa presenza do-
LA CITTA- TERRITORIO
(0 LA POST-METROPOLI)

A ggi siamo in una fase successiva. Mentre


nelle metropoli queste presenze ancora ar-
ticolavano 10 spazio, fondavano delle metriche
ben riconoscibili nella dialettica centro-periferia,
erano i criteri dominanti delIa urbanistica c1assi-
ca dell' '800 -'900 (Ie diverse funzioni produttive,
residenziali, terziarie), oggi questa possibilita e
completamente saltata. La citta-territorio impe-
disce ogni forma di programmazione di questo
genere. Si e ormai in presenza di uno spazio inde-
finito, omogeneo, indifferente nei suoi luoghi, in
cui accadono degli eventi sulla base di logiche che
non corrispondono pili ad a1cun disegno unitario
d'insieme. E questi eventi in quanto tali si modifi-
cano con una rapidita incredibile: la fabbrica non
era certo la cattedrale, non aveva la stabilita dei
vecchi centri delIa forma urbis, ma una certa sta-
bilita l'aveva. Adesso la rapidita delle trasforma-
zioni impedisce che nel giro di una generazione
si conservinG memorie del passato. Cia compor-
ta che ormai siamo in una situazione in cui casa
e non-casa si connettono, dimora e non-dimora il ceto medio-basso-burocratico, ceto che rap pre-
sono due facce delIa stessa medaglia. senta una delle patologie pili inaudite dei paesi
Questo processo, pur avendo nell'Occidente il sottosviluppati (in Africa Ie burocrazie pubbliche
suo centro propulsore, raggiunge ormai tutti i con- impiegano dieci volte pili persone di quanto non
tinenti. Nel 1950 Ie citta al mondo con pili di un erano impiegate nel periodo coloniale), sono la
milione di abitanti erano 83, e di queste 50 erano conseguenza del processo di mega-urbanizzazio-
nei paesi industrializzati. Oggi Ie citta con pili di ne di quelle zone, perche hanno distrutto risorse
un milione di abitanti sono 300e la gran parte e nei e culture locali e moltiplicato Ie rendite. Questo
paesi poveri. Nel 2015 avremo 33 citta sopra i 20 e il piano di questi territori: da una parte centri
milioni di abitanti e 27 di queste saranno nei paesi direzionali, rap presentati vi, terziari, alIa occiden-
poveri. Fatte come? Estrapolando dalla situazio- tale; dall' altra, periferie popolari, alIa occidenta-
ne attuale,sarebbe anche troppo facile prevederlo: le, con tempi di degrado di pochi anni; infine Ie
vastissime aree architettonicamente indifferenzia- bidonvilles. Altro modello e l'unica citta, come in
te rigurgitanti di funzioni di rappresentanza,finan Giappone, dove lungo la costa non c'e soluzione
ziarie,direzionali,con accatastate intorno aree pe- di continuita dal nord fino a Hiroshima. U la citta
riferiche residenziali," ghettizzate" Ie une rispetto coincide con tutto il territorio.
aIle altre,aree commerciali di massa," avanzi" di Non vi e alcun dubbio che il territorio dove
produzione manifatturiera. II tutto collegato da abitiamo costituisca una sfida radicale a tutte Ie
"eventi" occasionali,al di fuori di ogni logica ur- forme tradizionali delIa vita comunitaria. Lo sra-
banistica e amministrativa.Le "case" per la gran- dicamento che produce e reale. Tutte Ie forme ter-
de massa saranno quelle del mini-appartamento ranee tendono a disciogliersi nella rete delle rela-
standardizzato. Come recitava una pubblicita in zioni temporali (vedi pili oltre). Ma per questo e
Senegal:" comprate Ie nostre case COS1 piccole, necessario che 10 spazio assuma appunto I'aspetto
perche ci potrete stare con moglie e figlio, e potre- di una forma a priori, equivalente e omogeneo in
te finalmente rifiutare di ospitare i parenti quando ogni suo punto, e cioe che scompaia la dimensione
vengono dalle campagne". Queste periferie per delluogo, la possibilita di definire luoghi all'inter-
no dello spazio, 0 di caratterizzare quest'ultimo Oppure si puo applaudire al processo in corso e
secondo una gerarchia di luoghi simbolicamente dire «che bello!» alIa sua dinamica, al movimen-
significativi. to di dissoluzione dei luoghi prepotentemente
Ora, e possibile vivere senza luogo? E possibile in atto. "Ormai viviamo nell'anti-spazio; i nostri
abitare dove non si danno luoghi? insediamenti si muovono tutti nel cyber-spazio;
L'abitare non ha luogo la dove si dorme e qual- dobbiamo immaginare Ie nostre case come dei
che volta si mangia, dove si guarda la televisione e sensori" (sono Ie parole dell'architetto americano
si gioca col computer domestico; illuogo dell'abi- Mitchell nel suo libro La citta dei bytes); ma questa
tare non e l'alloggio. Soltanto una citta puo essere futurismo informatico e l'altra faccia dell'atteggia-
abitata; ma non e possibile abitare la citta, se essa mento conservatore reazionario, che vagheggia la
non si dispone per l'abitare, e cioe non 'dona' luo- restaurazione dell' agora e delIa polis.
ghi. IIluogo e dove sostiamo: e pausa - e analogo Mettere in forma siffatta contraddizione in modo
al silenzio in una partitura. Non si da musica sen- da poterla vivere e comprenderla, e non soltanto
za silenzio. II territorio post-metropolitano ignora patirla e subirla, e un problema. Un problema teo-
il silenzio; non ci permette di sostare, di 'racco- rico che va affrontato. Continuando noi ad essere
glierci' nell'abitare. Appunto, non conosce, non dei luoghi, come possiamo non volere dei luoghi?
puo conoscere distanze. Le distanze sono il suo Pero, i luoghi desiderabili non possono pili essere
nemico. Ogni luogo al suo interno sembra desti- quelli delIa polis e neanche pili quelli delIa metro-
nato ad accartocciarsi, a perdere di intensita fino a poli industriale. Devono essere luoghi nei quali i
trasformarsi in null'altro che in un passaggio, un caratteri delIa mobilitazione universale possano
momenta delIa 'mobilitazione' universale. essere rappresentati.
Sei in una citta che e casa e non e casa, in cui
stai e non stai, che vivi come una contraddizione.
Quali Ie conseguenze? Affrontare il problema con
l'idea di restaurare luoghi, nel senso tradizionale Ma perche abbiamo bisogno di luoghi? Per qual-
del termine, e un modo regressivo e reazionario. cosa che attiene alIa nostra stessa dimensione fisi-
ca piu originaria. Intendo riferirmi alIa physis nel oltre-uomo in tutto e per tutto? Possiamo imma-
senso piu proprio (fisica viene da physis, che e la ginarlo in 'trasmissione' perenne, 0 non dovra, in
natura). E mai concepibile uno spazio-senza-luo- qua1che punto, in qua1che momento, 'prendere
go se e vero, come e vero, che 'resiste' quelluogo terra'? Sara perennemente insonne e peregrinan-
assolutamente primo che e il nostro corpo? Come te, come Ie anime in volo intorno al Poeta nel Pa-
risolvere questo luogo nel continuum temporale? radiso, 0 dovra ancora sostare? E dove? In stazioni
o come ridurlo a funzione meramente dipendente di 'ricaricamento'? In distributori di energia? 0 in
dal suo dispiegarsi? Se siamo luogo, come potrem- luoghi, ancora? Ma qua Ii luoghi? Poiche e evi-
mo non ricercare luoghi? La filosofia del territorio dente che quest'uomo non potra mai riconoscere
post-metropolitano sembra esigere la nostra me- come propri i luoghi degli antichi spazi urbani e
tamorfosi in pure anime, 0 in pura dynamis, ener- neppure quelli delle antiche metropoli.
gia intellettuale. E, chissa, la nostra anima e forse Ecco, allora, il grande, affascinante, problema
davvero a-aikas, senza casa, come l'eros platonico, con cui si misurano tutti coloro che, con consape-
ma ... il nostro corpo, la ragione del nostro corpo? volezza critica e filosofica, affrontano la prospetti-
E il noma de stesso non ha comunque a che fare va del territorio post-metropolitano, sotto i diversi
con illuogo? Passa dall'uno all'altro, non si arre- profili amministrativi, urbanistici, architettonici.
sta in nessuno - ma conosce pur sempre luoghi. E Nessuna reazionaria nostalgia per la 'ben fonda-
che cosa rappresentavano i suoi grandi tappeti, se ta' terra dell'Urbs; nessuna nostalgica volonta di
non la casa, illuogo delIa sua casa, che 10 seguiva restaurare-recuperare i luoghi dell'antica citta:
dovunque e in cui essenzialmente abitava? Puo cio potrebbe dar luogo solo a vernacoli 'localisti-
essere che si giunga ad un punto - come gia av- ci', ad una Heimatkunst, un'arte regionale ormai
venuto nelle 'profezie' fantascientifiche - in cui il vuota, insensata. Ma, altrettanto, nessuna 'fuga al
nostro corpo sia trasmissibile come qualsiasi altra futuro', nessuna ideologia dell"infuturarsi'! Una
informazione. Allora, forse, il problema delIa sua simile tendenza fa dell' architettura un puro gio-
specifica ragione, e dunque delluogo e dell'abi- co formale, Ie fa perdere ogni potenza costruttiva,
tare, sara 'risolto'. Ma quell'uomo sara davvero ogni serieta e responsabilita. Che fare, allora?
Nello spazio metropolitano sussisteva ancara del nostro corpo, qualche migliaia di miliardi di
una precisa gerarchia tra edifici 0 'contenitari' che molecole che ci compongono aventi una certa for-
svolgevano la funzione di carpi di riferimento. ma spaziale. Come possiamo far convivere illuo-
Sull' 'orologio' di questi corpi si scandiva la me- go che siamo con I'eliminazione esterna di ogni
trica dell'insieme. L'urbanistica contemporanea si luogo? Problema essenziale. Si potrebbe fare delIa
e sempre pili 0 meno mossa sull' arientamento che fantascienza intelligente alIa Philip K. Dick: una
essi garantivano, cercando di razionalizzare l'uso volta che riuscissi a trasmettermi come un fax 0
dello spazio sulla laro base. Ogni corpo-edificio di come una e-mail, il problema sarebbe risolto.
riferimento e chiamato a svolgere un compito defi- Se potessimo trattare il nostro carpo come un'in-
nito, ha qualita e proprieta specifiche. Sotto questo formazione tra Ie altre, il problema sarebbe risolto,
profilo 10 spazio metropolitano non differisce es- dal momenta che siamo ormai padroni delle infar-
senzialmente da quello urbano - se non per il fatto mazioni, delIa loro manipolazione e trasmissione.
che esso ne trascende tutti i vecchi confini, slan- Ma non e quello che sta avvenendo? La scienza
ciandosi lunge Ie direttrici del suo movimento. medica non sta trattando il carpo come un insie-
Queste sono Ie contraddizioni che obbligano ad me di infarmazioni? Molti parlano di biopolitica,
andare oltre la metropoli. Da un lato, l'essenza di di una trattamento delIa vita sulla base di prospet-
questa consiste nell'irradiarsi in uno spazio come tive e apparati tecnico-politici. E questo, lungi dal-
pura forma a priori; dall'altro, questa suo irradiar- I'essere fantascienza, e gia realta (la fantascienza
si viene costantemente contraddetto dalla 'gravi- seria ha sempre realisticamente trattato di idee-li-
ta' dei corpi di riferimento che la occupano. mite e regolative); questa prospettiva e nei fatti:
Per essere all' altezza di questo compito urbani- tecnicamente e politicamente il nostro corpo e gia
stico bisogna affrontare, 0 almeno individuare, un trattato come un complesso di informazioni.
problema filosofico fondamentale: e possibile I'eli- Dobbiamo affrontare questa paradosso filosofi-
minazione dello spazio fintanto che siamo corpi? co ed estetico. L'energia che sprigiona il territorio
Chiediamo al mondo esterno di dissolversi in post-metropolitano e essenzialmente de-territoria-
virtu ale, mentre continuiamo ad essere il luogo lizzante, anti-spaziale. Certo e possibile affermare
che questa processo era gia iniziato con la metro- del fra-intendersi nell'intendersi.
poli moderna, ma soltanto oggi tende ad esprimer- Ma, ahime, 10 spazio si vendica di questa voglia
si nella sua compiutezza. Ogni metric a spaziale e di ubiquita! Si vendica in due modi: anzitutto nel
avvertita come un ostacolo da oltrepassare. L'idea senso che non ci muoviamo pili nelle citta, per pro-
regolativa e sempre pili quella di una 'angelopoli' blemi di traffico (si, ogni giorno siamo costretti a
assolutamente sradicata. Questa e anche l'idea re- scoprire che siamo ancora dei corpi, e ci muoviamo
golativa, 0 la filosofia di base, delle tecnologie in- con mezzi che sono ancora dei corpi che non pos-
formatiche; per esse, anzi, il superamento del vin- sono compenetrarsi: Ie illusioni che con Ie tecnolo-
colo spaziale non rappresenta che il primo passo gie informatiche Ie nostre esigenze di movimento
verso il superamento anche di quello temp orale, fisico verrebbero ridotte si stanno sostanzialmen-
verso, cioe,la possibilita di una forma della comu- te rivelando pura ideologia, perche pili eresee la
nicazione davvero compiutamente angelica (infat- velocita d'informazione, pili aumenta, sembra, il
ti, gli angeli s'intendono reciprocamente senza me- desiderio di movimento fisico e di ubiquita). Lo
diazione alcuna, nella immediatezza del semplice spazio si vendica, allora, immobilizzandoci nelle
pensare). Una tale forma di comunicazione rende citta. Ma si vendica anche per un altro verso: Ie
10 spazio perfettamente indifferente e omogeneo. architetture che si fanno dappertutto contrastano
Esso non presenta pili alcuna 'densita' particolare, radicalmente quest'ansia di movimento e di "spi-
alcun 'nodo' significativo. E naturalmente l'effet- ritualizzazione" risultando spesso di una grevita
to di questa sua eliminazione consistera nella per- monumentale unica. Si costruiscono corpi rigidis
fetta trasparenza e affidabilita delle informazioni. simi,ingombranti,momovalenti. L'architettura ha
Infatti, se esse non incontrano pili alcun ostacolo, un anelito, paradossale e patetico, per la simboli-
se non debbono pili venire 'trasportate', non su- cita dell'edificio (a Berlino e possibile vedere, al di
biranno pili fraintendimenti 0 equivoci. Il mito 0 la della qualita specifica dei singoli contenitori, il
l'ideologia della perfetta de-territorializzazione si trionfo dell' enfasi e della monumentalita, come si
accompagna a quello di una forma im-mediata di fosse voluta la nuova Acropoli o"imitare" il Sena-
comunicazione, 0 meglio della totale eliminazione to americano). Illinguaggio architettonico, al di la
della qualita di questa 0 quell'architetto, quando un 'corpo' di riferimento, 0 a pretendere di esserlo
interviene su scala urbana, 10 fa con una filosofia (con sempre maggiore fatica, poiche nell'indiffe-
che contraddice totalmente questa tendenza al- renza del territorio e ormai pressoche impossibile
l'universale mobilitazione. Semmai sono i grandi emergere davvero). Si moltiplica, allora, l'enfasi,
maestri del Moderno che avevano pensato degli la retorica del contenitore, e pili questa aumenta,
edifici davvero trasparenti, "passaggi" .Ma cia pili risalta la sua poverta simbolica. La persisten-
avviene per una ragione essenziale:l' esigenza di za di questi spazi chiusi, la resistenza che questi
presenze forti, significative e simboliche, nel ter- 'corpi' esercitano contro il dispiegarsi della vita
ritorio post-metropolitano e indice di un'esigenza post--metropolitana, e sempre pili chiaramente
psicologica insuperabile, che tuttavia fa a pugni intollerabile. Spazio chiuso, naturalmente, non e
con quella della ubiquita. soltanto l'edificio definito in base a una funzio-
ne, a una sola 'proprieta'; e anche, e pili ancora, il
quartiere 'residenziale' e basta; spazi chiusi sono
i parchi divertimento, dove il divertimento stesso
Questo problema e stato affrontato, ma Ie rispo- viene 'cronicizzato', come la malattia negli ospe-
ste continuano ad apparire inadeguate. L'esisten- dali, l'istruzione nelle scuole 0 nei campus, la cul-
za post-metropolitana continua ad essere 'conge- tura nei musei e nei teatri.
lata' in spazi chiusi. Ai contenitori tradizionali se II fenomeno e particolarmente evidente nel-
ne aggiungono altri, ma con la medesima logi- l'evoluzione della citta americana, ma 10 e un po'
ca. I contenitori si dispongono secondo ordini e dappertutto. Di fronte all'intensificazione, forse
motivazioni diverse rispetto a quelle che ancora insostenibile, di questa vita nervosa e nell'impos-
presiedevano l'organizzazione metropolitana, ma sibilita di trovare luoghi nello spazio-tempo del
contenitori rimangono. Aumenta l'occasionalita, territorio, chi puo vive per una parte della sua
l'apparente arbitrio della loro collocazione, ma la giornata in questa mobilitazione universale e poi
loro qualita e sempre quella: ognuno ha proprieta fugge in quelle che i sociologi americani chiamano
relativamente fisse, statiche. Continua ad essere Ie gated communities (comunita chiuse). Ci si chiu-
de da qualche parte, ci si rinserra la sera, appena il come delle aziende che si relazionano attraverso
livello di reddito 10 permette, in un luogo-prigio- i contratti commerciali. E che la teoria del diritto
ne.Quanto pili fisiologicamente in-secura e la vita pubblico si vada riducendo a forma contrattuale
nella citta-territorio,tanto pili si cerca il sine-cura ,e ormai processo inevitabile. Pero e un bel proble-
impossibile delIa" dimora". ma, perche allora la nostra non e una p6lis a una
In Italia siama solo agli inizi, ci sana ancora po- civitas, ma, come diceva Platone,si riduce a una
chi esempi di questa fenomeno, ma negli USA e semplice sinoichia, una coabitazione. Siamo delle
dilagante. I ricchi hanna abbandonato Manhattan, persone indifferenti Ie une aIle altre, che pero coa-
vanna nel paesetto del New Jersey e passano come bitano; regoliamo i nostri rapporti sulla base del
in un fortin a la serata alIa TV,e il giorno dopa si diritto privata. Ma se e cOSInoi ci "muoviamo"
reimmettono nel traffico metropolitano: questa e in qualcosa che ci ostiniamo a chiamare citta,ma
la loro vita. Questa bisogno di comunita chiuse "sostiamo", abitiamo in un condominia.
probabilmente risponde ad un' esigenza profonda Siamo a questa punta? Qualcuno dice che l'in-
delIa nostra psiche, perche non e facile vivere nel- differenza del condominia e il minor male, perche
la mobilitazione universale, vivere in una metric a laddove ci sana legami forti, simbolici,abbiamo
semplicemente temporale. sempre finito col farci la guerra, mentre nel con-
Ma la contraddizione e evidente: se 10 spazio dominia al massimo si fanno baruffe. Nella radi-
chiuso dice, per un verso, bisogno di comunita, ce del condominia c'e solo la pluralita, mentre in
per l'altro dice bisogna di privacy: sia quanta a quella delIa citta c'e probabilmente anche polemos,
stile dl vita sia quanta a concezione e pratica del la guerra. Insomma, Ie guerre civili sana pili fre-
diritto. quenti nelle citta che nei condomini E questa po-
Come facciamo a parlare di citta, cercando di trebbe anche far ben sperare.
dare a questa termine una valenza comunitaria, se
la citta e regolata da forme di diritto privata? Se e
cosl, allora e solo un insieme di persone che intrec-
ciano relazioni sulla base del reciproco interesse,
di connessione, la mobilita, ecc.. Ma sempre pili
queste polarita possono organizzarsi ovunque.
fIChe cosa abitiamo noi oggi?" si chiedono i Gli eventi prodotti dalle decisioni di investimen-
teorici pili avveduti. Abitiamo citta? No, abitia- to produttivo, commerciale, amministrativo, ecc.,
mo territori. Dove finisce una citta e ne comincia possono localizzarsi ormai senza tener conto degli
un'altra? I confini sono puramente amministrati- assi tradizionali di espansione delIa citta. I ruoli
vi e artificiali, non hanno alcun senso ne geogra- di centro e di periferia possono scambiarsi inces-
fico, ne simbolico, ne politico. Abitiamo territori santemente; e questi scambi avvengono occasio-
indefiniti, e Ie funzioni vi si distribuiscono alI'in- nalmente, 0 sulla base di logiche mercantili e spe-
terno, al di la di ogni logica programmatoria, al culative, che rifiutano ogni 'griglia' precostituita
di la di ogni urbanistica; si localizzano a secon- di funzioni. II territorio continua a 'specializzar-
da di interessi speculativi, di pressioni sociali, ma si', ma al di fuori di ogni progetto complessivo. E
non secondo un disegno urbanistico, che, anche davvero la morte di tutte Ie 'codificazioni' del Mo-
nei grandi maestri delI'urbanistica, derivava pro- vimento Moderno, del suo pensare la citta come
prio dal fatto che si poteva ragionare sulla base di aggregazione successiva di elementi, dalI'abita-
quelle fondamentali funzioni. Pili che scomparse, zione alI'edificio, al polo funzionale, alIa citta in-
quelle funzioni si sono diffuse e disseminate: la tera come 'contenitore di contenitori'. E la morte
de-industrializzazione, la fine di quelle presenze di ogni astratta tipologia.
produttive colloro carattere massiccio, ha prodot- Che significa questo? E necessariamente la fine
to non la scomparsa delIa produzionemail fatto di ogni 'forma' comunitaria, 0 un processo di li-
che essa non sia pili concentrata in alcuni spazi, berazione dai vincoli che la caratterizzavano? E
essendo ovunque, essendosi disseminata. Anche uno scatenamento degli "spiriti animali" del siste-
Ie funzioni di scambio sono dappertutto. ma, oppure proprio esso fa segno ad un intelletto
Certo, polarita esistono ancora in questo 'spa- generale capace di 'riprendere terreno' in forme
zio'; esistono ancora attivita che possiamo defini- diverse dal passato, libero da ogni fisso, terraneo
re 'centrali', e che orientano intorno a se Ie forme radicamento? In altri termini, il territorio post-
metropolitano e la negazione di ogni possibilita di finire, come per la metropoli antica, i percorsi di
luogo oppure potranno 'inventarsi' luoghi propri diffusione a di 'deliria' secondo assi spaziali pre-
del tempo in cui la loro vitalita sembra essersi ne- cisi (qui il centro, Ii la periferia). II madelIa d'ir-
gata? radiazione dal centro, secondo determinati assi,
La citta e ovunque; ergo, non vi e pili citta Non prevedeva che a mana a mana che si usciva dal
abitiamo pili citta, ma territori (verrebbe da usare centro, lungo vie ben definite,quasi antichi canali,
un'etimologia sbagliata! territorio da terreo, aver incontravi Ie funzioni residenziali, industriali, ecc.
paura, provare terrore). La possibilita stessa di fis- Queste logiche, tipiche della sistemazione urbana
sare confini alIa citta appare oggi inconcepibile, a, e metropolitana, sana tutte saltate. Le stesse fun-
meglio, si e ridotta ad un affare puramente tecni- zioni si possono ritrovare dappertutto, specie se si
co-amministrativo. Chiamiamo citta questa' area' accentua il grande problema del riuso dei vecchi
per ragioni assolutamente occasionali. I suoi con- spazi industriali; si possono allora trovare funzio-
fini non sana che un mero artificio. II territorio ni ricchissime e centraIi nell'antica periferia (vedi
post-metropolitano e una geografia di eventi, una il caso della Pirelli a Milano, dove puo sorgere ...
messa in pratica di connessioni, che attraversano la Scala!). Ogni metrica tradizionale e completa-
paesaggi ibridi. II 'limite' delIa spazio post-metro- mente saltata. Non c'e nessun disegno urbanistico
politano non e data che dal'confine' cui e giunta in base al quale si fa la Scala a Sesto San Giovanni;
la rete delle comunicazioni; man mana che la rete occasionalmente Ii si e determinato un vuoto che
si dirada possiamo dire di 'uscire' dalla post-me- andava coperto, ed e sorta I'occasione per farIo; in
tropoli, ma e evidente che si tratta di un 'confi- futuro potra essere coperto can un supermercato,
ne' sui generis: esiste soltanto per essere superato. can un ufficio, can una universita e COS1 via. Non
Esso e in perenne crisi. si sa, non si puo sapere, non e predittibile cosa ac-
In questa sensa si puo dire, can una formula pa- cadra per coprire quel vuoto.
radossale, che viviamo in un territorio de-territoria- La sviluppo della citta da metropoli a territorio
lizzato. Abitiamo dei territori la cui metrica non e non e dun que programmabile: questa e il dramma
pili spaziale; non c'e pili alcuna possibilita di de- di tutti gli architetti e gli urbanisti. La difficolta
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non dipende dalla loro incapacita 0 dalla volonta vati. La'occupazione" del territorio non conosce
politica degli amministratori, dipende dall'impos- pili alcun nomos (poiche nomos, legge - non di-
sibilita di programmare. Anche perche travalica mentichiamolo - significa all' origine suddivisione
ogni confine amministrativo; i confini ammini- - spartizione di un territorio 0 'pascolo' [nomos]
strativi sono tutti fittizi, artificiali, ma continuano determina to).
ad esserci, e cia rende ancora pili impossibile una
seria programmazione perche non e in nessun
modo dato di sapere-calcolare dove,per esempio,
finiscano i confini di Firenze e dove inizia Scan- Chi e stato a Tokyo, a San Paolo, a Shanghai sa
dicci. che non ha pili alcun senso parlare di citta. Sono
La perdita di 'valore simbolico' delIa citta cresce territori, e noi abitiamo ormai territori la cui me-
proporzionalmente; assistiamo, 0 ci sembra di as- trica non pili alcun senso spaziale, ma solo sem-
sistere, a uno sviluppo senza meta, cioe, letteral- mai temporale. Tutti i nostri conti Ii facciamo in
mente, insensato, ad un processo che non presenta base al tempo, non allo spazio; nessuno indica pili
alcuna dimensione 'organica'. E davvero la metro- la distanza da una citta bens! il tempo che s'impie-
poli dell'intelletto astratto, domina to soltanto dal ga a raggiungerla. Lo spazio e diventato soltanto
'fine' delIa produzione e dello scambio di merci. E un ostacolo. Certo esso si vendica di queste no-
assolutamente 'naturale' che il 'cervello' di un tale stre metriche temporali, perche 10 spazio possiede
sistema consideri ogni elemento spaziale come un un'inerzia, come sapevano sempre i filosofi:non ci
ostacolo, un'inutile zavorra, un residuo del pas- si puo completamente sradicare e volare, almena,
sato, da 'spiritualizzare', da 'volatilizzare'. Ma, per il momenta, per coprire piccole distanze. La
nello stesso tempo, e per la medesima ragione, cia vendetta dello spazio e che noi 10 sentiamo come
produce l'improgrammabilita dell'insieme. Sui un impedimento, una dannazione. Pensiamo, in-
nessi tra Ie parti,sulla logica delle relazioni, che e fatti, alIa felicita come all' essere ubiqui. Questo
l'essenziale, nessuno e sovrano. Domina il gioco e un grande problema, perche da un lato la no-
per definizione imprevedibile degli interessi pri- stra mente ormai ragiona in termini di ubiquita, e
quindi vive 10 spazio come una dannazione, d'al- soprattutto laddove esso e resistente oppure non
tra parte chiediamo che la citta si organizzi per trasformato in precedenza.
luoghi e per di pili accoglienti. Inoltre, nello spazio post-metropolitano Ie fun-
Ma come fanno dei luoghi accoglienti, simboli- zioni assumono l'aspetto di eventi, anche per la
camente ricchi, a non costituire degli ostacoli spa- trasformazione rapidissima del territorio stesso:
ziali? Chiediamo di attraversare la citta in tempo pili che localizzare una funzione n avviene qual-
reale, e pera vogliamo che sia bella. Non e possi- cosa, si costruisce un supermercato che e un even-
bile costruire in un luogo il cupolone del Brunel- to e nel giro di qualche anno al posto del super-
leschi e nello stesso tempo che esso sia attraversa- mercato sorge dell'altro. COS1a Shanghai, COS1 a
bile all'istante. Cia pua accadere solo in una citta Tokyo, ci sono eventi pili che edifici: e uno spazio
puramente virtuale, con un bello disincarnato, che si organizza secondo misure temporali per
come quello che s'erano immaginati alle porte di eventi e il territorio si presenta come una collazio-
Venezia per i giapponesi: sbarcati dall'aeroporto, ne di eventi. E' l'ultima fase della citta moderna,
invece di andare in citta, sarebbero entrati in una nel suo evolversi metropolitano, irradiante dal
specie di sala cinematografica tridimensionale e suo centro,capace di travolgere ogni antica persi-
avrebbero visto un film su Venezia. Certo una citta stenza.
come Venezia resiste alla trasformazione in pura Ma si assiste a un fenomeno che, a un certo pun-
virtualita, ma questo e un grandissimo problema to, appare irreversibile: questa espansione si fa
perche gia 10 sforzo nella citta moderna era quel- sempre pili occasionale, sempre menD program-
10 di trasformare la citta in via (alla fine dell"800 mata e governabile. Pili la 'rete nervosa' metropo-
la trasformazione di tutte Ie grandi citta europee litana si dilata, pili divora il territorio circostan-
consisteva in questo). te, pili il suo 'spirito' sembra smarrirsi; pili essa
Oggi abbiamo necessita di trasformazioni pili diventa 'potente', menD sembra in grado di ordi-
ancor pili radicali, perche la domanda di mobili- nare-razionalizzare la vita che vi si svolge. L'in-
ta e cresciuta COS1 a dismisura grazie alle nuove telletto metropolitano subisce una sorta di 'crisi
tecnologie da entrare in conflitto con 10 spazio, spaziale', che e perfettamente analoga a quella
che subisce 10 Stato Leviatano, 10 Stato moderno cia che avveniva nella citta, dove esisteva corri-
nella sua sovranita territorialmente determinata. spondenza tra i tempi delle funzioni, dei lavori,
I poteri che determinano la crescita metropolitana delle relazioni, e la qualita delle architetture, dove
faticano sempre pili a 'territorializzarsi', a 'incar- l'architettura arricchiva, potenziava la qualita del-
narsi' in un ordine territoriale, a dar vita a forme l'insieme. Dobbiamo ritrovare questa corrispon-
di convivenza leggibili-osservabili suI territorio, denza, ma e impossibile fado riproponendo una
spazialmente. forma urbis tradizionale. Dobbiamo 'inventare'
Si chiede agli abitanti del territorio di reagire con corrispondenze, analogie tra il territorio post-me-
immediatezza, come un "sano" sistema nervoso, tropolitano, in cui viviamo, ed edifici, luoghi dove
al variare dello stimolo, al variare della presenza poter abitare; dobbiamo 'inventare' edifici che sia-
odella forma con una velocita che non ha nessun no luoghi, ma luoghi per la vita post-metropolita-
paragone con altro momenta della nostra civilta na, luoghi che ne esprimano e riflettano il tempo,
urbana. E tuttavia continuiamo a chiedere alla no- il movimento.
stra citta, di offrirci luoghi di accoglienza,"lunghe
durate", come se la nostra corteccia cerebrale da
un lato avesse sviluppato queste forme di mobi-
lita impetuosa, violenta, ma dall' altro in qualche Viviamo ossessionati da immagini e miti di ve-
zona profonda del cervello continuasse ad esserci locita e ubiquita, mentre gli spazi che costruiamo
il bisogno di casa, di protezione: una dissociazione insistono pervicacemente nel definire, delimitare,
che ormai attiene alla nostra struttura fisiologica. confinare. Abbiamo bisogno di luoghi dove abi-
Ma intanto il tempo della metropoli contrasta tare, ma questi non possono essere spazi chiusi
drammaticamente con la sua organizzazione spa- che contraddicono il tempo del territorio in cui, ci
ziale, con la 'pesantezza' dei suoi edifici, con la piaccia 0 meno, viviamo. Quale intrico di difficol-
massa dei suoi contenitori. Le masse della metro- ta e di problemi!
poli non si trasformano in energia, ma anzi l'as- Lo spazio metropolitano era ancora, per usare
sorbono, la consumano. Esattamente I'opposto di una metafora tratta dalla fisica contemporanea,
uno spazio 'a relativita ristretta'; quello del territo- Non potremmo mai sentirci abitanti in luoghi
rio post-metropolitano dovra essere uno spazio a segregati dal complesso del territorio; in luoghi
'relativita generale'. Qui non solo qualsiasi edificio 'protetti' finiremmo col sentirci ancora pili alienati
deve poter valere come corpo di riferimento, ma i che in un vagone di metropolitana. Non cerchia-
corpi debbono potersi 'de-formare' 0 trasformare mo luoghi separati, chiusi, protetti, per sentirci a
durante illoro movimento. La distribuzione della casa. E neppure, appunto, potremo mai abitare
materia in questo spazio mutera cosl costantemen- un treno, un' automobile, una stazione, un aero-
te e imprevedibilmente. Lo spazio complessivo porto ... Potremmo forse abitare 11dove la compiu-
risultera dall'interazione dei suoi diversi corpi: tezza formale delluogo s'accorda all'universalita
elastici, 'de-formabili', capaci di 'accogliersi' l'un delle informazioni che vi riceviamo, laddove l'in-
l'altro, di penetrare gli uni negli altri, spugnosi, dividuale stesso ci comunica l'universale. Possi-
molluscolari. Ognuno sara polivalente non solo in bile immaginarlo? Dobbiamo progettare i nostri
quanto ingloba in se diverse funzioni, magari 'con- edifici come insediamento nell'anti-spazio della
finandole' di nuovo al suo interno, imprigionando- rete informatica, come nodi della rete, poliva-
Ie in se, ma in quanto intimamente in relazione con lenti, interscambiabili. Dobbiamo costruirli come
l'altro da se, in quanto capace di rifletterlo. Ogni sensori, quasi interfacce di computer. Pili ricca e
parte, in un tale spazio, e come una monade che complessa sara l'informazione che ne riceviamo,
accoglie in se l'intero, che tiene in se la logica del- pili mobile nel tempo, menD 'radicata' a proprieta
l'intero: una individualita universale. Non si tratta rigide, pili problemi ci suscitera la loro presenza,
affatto, percio, di un' operazione tutta ideologica di pili essi risponderanno all'esigenza insopprimibi-
soppressione del confine: qualsiasi corpo presenta Ie dell' abitare.
confini, pena l'annullarsi. Ne si tratta di confonde- Ma l'abitare nostro, di questo tempo - del tempo
re 'anarchicamente' Ie relazioni tra i diversi tempi del "general Intellect" e della Mobilitazione uni-
dei diversi luoghi. Si tratta piuttosto di accordare versale - non e, ne mai diventera, l'utopia del to-
senza confondere, facendo vivere l'intero, la forma tale sradicamento del tempo da ogni metrica spa-
dell'intero, nella qualita di ogni parte. ziale e della disincarnazione della nostra anima.
Queste sono cattive gnosi, figlie di un'ingenua la, universita, tutt'insieme. Noi invece, come si e
fede 0, meglio, di una superstizione nel 'progres- gia osservato, clinicizziamo tutto: la clinica per Ie
so tecnologico'. Per il territorio post-metropolitano opere d' arte, quella per gli studenti, l'altra per i
abbiamo bisogno di quella architecturae scientia di malati, per i patiti d' opera che vanno a teatro. Tut-
cui gia padavano gli antichi: capacita di costruire to e rigido in un territorio in cui non c'e pili alcun
luoghi adeguati all'uso, luoghi corrispondenti aIle luogo. Da parte del pubblico s'avverte il bisogno
esigenze e ai problemi del proprio tempo. di dare valenze simboliche alIa citta, allora il poli-
Allora politici e architetti dovrebbero cercare di tico-amministratore risponde con teatri, universi-
superare la monofunzionalita, pensare ad edifici ta, ospedali, ecc. E "soffrendo" il gia-costruito, la
davvero polivalenti. Esiste invece ancora l'ospe- citta esistente, che occupa spazio per Ie sue strade,
dale, la scuola, l'universita, il museo, il teatro, i suoi parcheggi e i suoi nuovi "contenitori". Die-
gli uffici del Comune: si continua a progettare e tro i quali non esiste pili la persona e la comunita
a intervenire architettonicamente, politicamente, tra persone. Al pili, esisteranno "comitati" di inte-
urbanisticamente, per separatezze, creando corpi resse, a difesa di interessi assolutamente privati.
rigidi. Cia solo il fatto di dire che l'edificio dev'es- Un luogo assume valore simbolico, all' opposto,
sere polifunzionale, che deve servire a pili usi,che quando esiste tra Ie persone un ethos comune, se
dev'essere usato da persone e funzioni diverse non una vera religio civilis. E' impossibile altri-
(giovani, vecchi, uno che fa un mestiere, uno che menti costruire palazzi comunali, tribunali, teatri.
ne fa un altro), gia questo renderebbe quelluogo E anche chiese. Non e insomma possibile costruire
pili coerente con la forma di vita attuale. dei luoghi che abbiano valenza simbolica in uno
Del resto gia una volta, a Firenze 0 a Venezia, spazio post-metropolitano. Bisogna forse iniziare
la residenza non era mai solo tale, era anche ma- a progettare a bassa voce, modestamente, "in bor-
gazzino, negozio, bottega. La meravigliosa poli- ghese", rinunciare aIle grandi pretese simboliche,
funzionalita del monastero era molto pili avanti che minacciano ad ogni istante di cadere nel ri-
delle cose che facciamo noi: era ospedale, alber- dicolo. E provare a combinare pili funzioni nel
go, luogo di culto, stazione, posta, mercato, scuo- costruire edifici. Se questo dia soddisfazione alIa
nostra esigenza di luoghi non saprei dido. So che LA PROSPETTIVA GNOSTICA:
oggi viviamo in queste contraddizioni stridenti, in l' ABITARE UMANO TRA TERRA E CIELO.
queste dissociazioni.

B enche sembri nostra convinzione eterna non


poter fare a menD dello spazio esterno, non e
detto che non ci si riesca. Non e questa forse l'aspi-
razione fondamentale delIa nostra civiWt? Non e
un caso che, per quante sottigliezze storiografiche
si possano immaginare, il tono fondamentale del-
Ia nostra cultura, greca, ellenistica, cristiana, e il
sospetto e il dubbio sulle "ragioni del corpo",se
non illoro rifiuto.
La prospettiva gnostica di de-territorializzare
i corpi e davvero l'ideologia dominante oggi nel
progetto tecnico-scientifico. II nostro destino con-
siste in un radicale sradicamento da ogni condi-
zione terranea. Se si riflette sulle dominanti delIa
cultura contemporanea, questo si nota dovunque:
dal discorso appena fatto sulla citta alIa rappre-
sentazione artistica astratta, allo spirituale nelI'ar-
te, si manifesta 10 sradicamento dalle condizioni
estetico-sensibili. Siamo circondati da ordini senza
radicamento (Ordnung senza Ortung, come direb-
bero Schmitt 0 Junger). Questa prospettiva gnosti-
- 63-
ca domina ovunque. Non ha nulla a che fare can ria romana, fuorche nei confronti dei cristiani. E
la prospettiva giudaica e giudaico-cristiana origi- vero che i romani hanna operata massacri anche
nale; pero e impossibile non vedere la presenza di nei confronti degli ebrei (ne170 e nel140 d.C); ma
questa pensiero nella sviluppo dell'Europa e delIa la ragione e che questi si sana piu volte ribellati.
cristianita. Infatti la filosofia e la teologia cristiana Invece Paolo invita i cristiani a non fare la guerra
non e disgiungibile, nei suoi sviluppi, dal plato- all'impero, e in secoli di persecuzione non c'e un
nismo e neoplatonismo. Pur non essendo duali- solo "attentato" cristiano all'autorita romana. La
stica, non c'e dubbio che la prospettiva del pla- grande strategia cristiana e stata di disfare l'impe-
tonismo cristiano esiga il ritorno alIa patria non ro romano dall'interno, senza la minima opposi-
terranea. Siamo cives futuri, la vera cittadinanza e zione politica, senza mai scendere suI suo terreno,
nel futuro, questa e Agostino, e tutta la tradizione come invece gli ebrei. Gli ebrei combatterono a
cristiana. La nostra radice e in alto (arbor inversa: volte l'impero in nome dell'atteso regno messia-
un albero capovolto). La nostra cittadinanza, la nico di stampo nazionalista; i cristiani intesero so-
nostra polit€ia, e nei cieli. C'e una fondamentale stituirlo attraverso l'attesa escatologica del regno
riserva rispetto ad ogni radicamento terrane 0, ad celeste.
ogni possibilita di dire 'la mia patria e qui'. Questa Giuliano l'apostata e un caso del tutto anomalo,
dubbio radicale nei confronti di ogni cittadinanza e un vera reazionario, non e un romano, e un gre-
terranea e la ragione per cui i romam ritenevano co, e in feroce polemica contra il Senato romano,
'atei' gli ebrei e i cristiani, rifiutando questi di ri- e per la polis, vede la grecita ancora come propria
conoscere il valore delle divinita pagane, incluse stirpe. Non ama Roma ma Atene, non ama la citta
quelle delIa civitas nel suo carattere mobile, auge- che cresce e si espande, e un nostalgico delle lettere
scens. I cristiani rifiutavano di rendere il culto alIa e delIa polis. La sua e un'utopia regressiva e non si
citta, perche questa citta non e la Citta celeste. puo leggere come reazione romana al cristianesi-
I romam sana sempre stati tolleranti can tutti mo. Grande romano e invece Costantino che cerca
i culti, non c'e segno delIa minima persecuzione appunto can il cristianesimo di alimentare la reno-
nei confronti di nessuna religione in tutta la sto- vatio imperii can sede aRoma; e la cosa sembra riu-
scirgli. Costantino spera che, diventata particolar- territorializzati, incorporei, e il tratto caratteristico
mente forte e potente, possa, come Ie altre religioni, delIa metropoli, come insegnavano i grandi socio-
costituire carburante nuovo, nuovo alimento nella logi di fine Ottocento. I nostri scambi avvengono
grande fucina del diritto romano. sempre pili in una dimensione comunicativa che
Ma cos! non fu, perche l'universalismo cristia- evita la mediazione corporea. Lo spazio che si va
no e intransigente. Cosa stupefacente anche per via via contraendo, "catastrofizzando"in tempo,
il patriziato romano, il cristianesimo, una volta potrebbe subire una sorta di collasso gravitazio-
pienamente legittimato e riconosciuto, imp one nale, una contrazione, uno spasmo.
per la prima volta nell'ambito dell'impero una Ci sono civilta in grado oggi di controbattere a
religione di Stato. II concetto di religione di Sta- questa tendenza fondamentale? L'Islam e una re-
to e tipicamente cristiano, Roma non 10 conosce, ligione universalistica esattamente come il cristia-
aRoma c'erano numerosi culti. Cie impedisce la nesimo, il suo scopo e di realizzare il Dar-el-Islam
realizzazione del disegno costantiniano cos! come (la terra dell' Islam) su tutto il globo. Da questo
Costantino l'aveva auspicato. punto di vista e un concorrente, ma la concorren-
Quando alcuni scienziati sostengono che il no- za non e controtendenza. L'Islam dunque non e
stro destino non e terraneo e che noi siamo inevi- 'l'altro'.
tabilmente chiamati a colonizzare tutto l'universo, La distinzione secondo cui la globalizzazione
che la nostra casa non e il pianeta-terra, questo e il non e I'occidentalizzazione del mondo, e una del-
timbro fondamentale di tutte Ie grandi gnosi. E una le tesi pili discusse e discutibili, perche finora non
gnosi secolarizzata, la dottrina salvifica gnostica e data nessun a evidenza empiric a che la sostenga.
e sostanzialmente nichilistica, cioe non e un fine Finora la globalizzazione e stata occidentalizza-
determinato, una civitas futura precisa, ma quella zione. Huttington dice: se la globa1izzazione sara
delIa gnosi e proprio una nostalgia dell' andare, occidentalizzazione, ci sara 10 scontro di civilta
dello sradicarsi infinito, delIa spiritualizzazione. perche quelli che non si riconoscono nella civil-
La Vergeistung, la trasformazione di tutti i nostri ta occidentale si opporranno alIa globalizzazione.
rapporti comunitari in rapporti spirituali, cioe de- Egli non nega pere che la globalizzazione si sia
finora realizzata come occidentalizzazione. Sotto- ca, il meccanismo di mercato dell' occidente, con-
linea anzi che tutte Ie resistenze finora incontrate tinuando ad essere islamici). Non ci si e riusciti
dalla globalizzazione derivano dal fatto che essa si nel modo pili assoluto. Questo tragico fallimento
presenta come occidentalizzazione. Da cia Ie rea- deriva dai vizi originari delIa colonizzazione, del-
zioni, in particolare dell'Islam. E possibile pensare l'imperialismo, 0 deriva da incapacita politica, da
una modernizzazione che non sia occidentalizza- miopia culturale? E certo che un'interpretazione
zione, sapendo che ormai Occidente non ha alcun in chiave meramente tecnico-economica delIa tec-
significato geografico, e dobbiamo intenderlo solo nica edell' economia e insostenibile suI piano sto-
come dominio delIa tecnica, delIa razionalita tec- rico e filosofico, poiche sappiamo che La Tecnica e
nico-scientifica totalmente anonima, impersona- in se massimamente filosofica,e il prod otto di una
Ie? Da Max Weber in poi bisogna ragionare COS1 visione del mondo, di secoli di filosofia, di teolo-
quando si pensa all'Occidente. Questo Occidente gia, di cultura e di civilta. Ne e prova, tra l'altro, la
si va globalizzando. C'e una via al dominio delIa diversa reazione suscitata dalla globalizzazione in
razionalita tecnico-scientifica che non sia occiden- differenti contesti culturali. Sembra che nei paesi
tale? E possibile la scissione tra tecnico-economico islamici, in certi paesi africani ecc., la possibilita
e cultura? Da un punto di vista storico e filosofico dell'introduzione delIa razionalita tecnico-scienti-
e una sciocchezza sostenere la scissione, perche fica possa produrre infarto delle forme culturali
significa interpretare 10 sviluppo tecnico-scienti- pre-esistenti, mentre non e stato COS1 nell' Oriente
fico-economico occidentale come qualcosa di to- asiatico e in Giappone, dove Ie culture preceden-
talmente astratto da ogni presupposto culturale, ti sono rimaste vive in qualche modo all'interno
filosofico e religioso. del processo di occidentalizzazione. Le loro forme
Alcune correnti riformistiche presenti nell' Islam di cultura, di civilta e di religione, permettevano
hanno disperatamente cercato di pensare una via questa simbiosi. Non e detto, quindi, che la razio-
alIa modernizzazione non occidentale, scindendo nalita occidentale distrugga Ie forme culturali pre-
l' aspetto tecnico-economico da quello culturale cedenti, ma non si pua altrettanto affermare che ci
(interiorizzare la tecnica, la razionalita scientifi- sia una separabilita di principio tra l'aspetto cul-
turale e quello tecnico-economico di una civilta. mancasse qualunque topologia. Da questa punto
Ritorna qui, nella sua figura piu drammatica, il di vista c'e un nesso forte fra Rosenzweig, filosofo
problema dei rapporti tra spazio e tempo. Si pone ebreo, e Heidegger, come se il primo anticipasse il
cioe la questione se sia raggiungibile un nuovo secondo sostenendo che la prepotente affermazio-
ordine spaziale a partire dall'assunzione del pri- ne del tempo produce tutto l'insieme delle nuove,
mato del tempo nelle nostre esistenze, nella nostra particolari esperienze spaziali.
esperienza vissuta. Anzitutto, non possiamo dare Questa potrebbe essere una via di ricerca, non
per scontato che questo trionfo del tempo non si c'e dubbio. Perche il tempo possa aprirsi a que-
dispieghi fino alle estreme conseguenze. Questo ste nuove dimensioni spaziali occorre che sia un
esercizio mentale per cui davvero il tempo possa tempo particolare. Non puo essere un tempo kan-
sussumere in se l' esperienza spaziale, non e una tiano, forma a priori come 10 spazio, indifferente
domanda filosoficamente vuota. Kant mantiene ed equivalente in tutti i suoi istanti; dev'essere il
un difficilissimo equilibrio fra spazio e tempo, tempo liturgico, che e discontinuo, costantemente
ma anche in lui finisce per essere riconosciuto il 'deciso', un tempo ri-tagliato, non indifferente e
primato del tempo, perche Ie forme dello sche- omogeneo. II tempo di Kant, come 10 spazio, e una
matismo, che sono il perno delIa ragione pura e dimensione omogenea e indifferente in tutti i suoi
di tutta la filosofia kantiana, e che garantiscono punti, il tempo di Rosenzweig e quello liturgico,
il passaggio dalle categorie al fenomeno permet- che afferma che un giorno e diverso da un altro.
tendo dunque la costruzione di una scienza delIa Se si ha un'idea di tempo di questo genere, allo-
natura, sono forme del tempo; 10 schematismo av- ra quel tempo si puo combinare ad uno spazio,
viene nel tempo, non nella spazio. E poi il tempo altrimenti no. Altrimenti si riflette su quello spa-
domina la filosofia contemporanea: in Essere e tem- zio-tempo indifferente e vuoto in cui ogni punto
po Heidegger riconosce che l'unica via di acces- equivale all'altro ed e misurabile sulla base degli
so all'essere e temp orale, mentre 10 spazio nella assi cartesiani. Quindi per avere un'esperienza li-
stessa opera e considerato come prodotto, pura turgica del tempo, e per avere un'idea di tempo
immagine delIa temporalita dell' esserci, come se che permetta la sua traduzione in spazio, occorre
ethos ed ethnos, ebraismo. E nella polemica di Ro-
senzwieg nei confronti del cristianesimo si affer-
ma appunto che i cristiani hanno uno spazio litur-
gico apparente, poiche per essi la civitas peregrina,
pur essendo scandita, non ha radici etniche, non ua1cuno si chiedera se in tutta questa pro-
ha un ethos: cristiani si diventa, ebrei si nasce, dice
Rosenzweig a ragione.
Q blematica urbanistica sia ancora presente
l'esigenza di bellezza che sembra avere da sempre
caratterizzato l'idea e la pratica dell'abitare.
Se questa prospettiva per noi minaccia 1'" infarto", Rispondo che bisogna intendersi suI termine
come possiamo rimediare? L'inserimento di un tem- 'bellezza',intorno ai suoi significati. Le bellezze
po liturgico forte, certo che e una via d'uscita. Pero sono tante, come tante sono Ie forme della citta.
se abbiamo in mente 10 schema di Rosenzweig, e Oggi siamo alla ricerca di un bello che si colloca in
bene ricordare che quello schema si afferma come una dimensione puramente estetica (bello e cia che
proprio dell' ebraismo, non anche del cristianesimo. piace, che e gradevole), ma la bellezza non ha solo
E su questa punto, e su pochi altri fondamentali, questa significato fenomenico-estetico. Nella clas-
che Rosenzweig, dopo vari approcci al cristianesi- sicita non era COSl: ka16n aveva tutt'altro significato
mo, se ne distacca, vedendo 1'incompatibilita fra Ie per il greco antico. Ka16n significava 'guarda come
due vie. Puo allora la liturgia trattenere 1'infarto? e costruito forte', 'guarda come sta eretto', 'guarda
Che il cristianesimo veda la terra come spazio di come e ben radicato': questo esprimeva il termi-
missione, per usare un' espressione di Rosenzweig, ne. Qua1cosa che e formato, articolato, costruito
e che quindi sia davvero nel senso della globalizza- in modo perfetto, e percio puo durare. E non era
zione, pare indubitabile. Ci sono vari modi e forme un giudizio soggettivo, doveva invece emergere
di intendere questa terra come terra di missione, obiettivamente. Allora cosa vogliamo dalla nostra
ma non esiste la possibilita da parte di un cristiano citta? che sia bella in questa secondo significato?
d'intendere la terra come ethnos. (Era questa l'eter- Perche possa emergere un bello in questa accezio-
na polemica con 1'amico Sergio Quinzio). ne, bisognerebbe che i nostri edifici esprimessero
-72 -
pienamente la nostra vita, Ie sue ragioni, altrimen- 11 c1assicoe anche varieta di forme, e puo essere
ti il bello e una cosa incatturabile e indefinibile. concinnitas, un canto sinfonico (cum cano: canto in-
Nel significato c1assicodel kal6n c'erano dei metri, sieme). L'idea del bello come concinnitas emerge
delle misure, dei canoni, un solido fondamento nel'400-'SOO.Dobbiamo and are in quella direzio-
oggettivo, non una soggettiva adesione estetica. ne. Sperimentarla di nuovo.
Quell' edificio rientra 0 non rientra in quel grande
l6gos? Rispetta quell6gos che trascende ogni opera
particolare oppure no? Una statua, un tempio era
bello se corrispondeva a quei canoni che trascen-
devano la posizione estetica soggettiva.

Lanostracitta da questopunto di vistae,invece,la


patria della varietas. Cia nei grandi trattati archi-
tettonici del'SOO(e poi nella costruzione della cit-
ta barocca) viene menD il canone e ogni norma e
artificiale, convenzionale. Nella citta intesa come
territorio il nostro bello e affidato alla varietas.
Non possiamo assolutamente pensare di restau-
rare delle misure, dei l6goi, delle relazioni, che ab-
biano valore canonico. Le nostre norme, misure,
metriche, non possono avere che un carattere ar-
tificiale, convenzionale. E impossibile rimontare
la corrente e costruire monumenti. Ma la varietas
puo essere una varietas che piace. L'Alberti stesso,
nell' opera De re aedficatoria, dice: "guardate che il
c1assiconon e quello che pensano gli antiquari".
POLIS E CIVITAS: LA RADICE ETNICA E LA CONCEZIONE
MOBILE DELLA CITTA . . . . . . . . . . . . . 7

LA ClTrA EUROPEA: TRA DIMORA E SPAZIO DI


NEGOTIUM . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21

II corpo e illuogo . . . . . 37
Spazi chiusi e spazi aperti. 44
II territorio indefinito . . . 48
Spazio e tempo . . . . . . 53
Un'indicazione: la polivalenza degli edifici. 57

LA PROSPETTIVA GNOSTICA: L' ABITARE UMANa TRA


TERRA E ClEW . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 63
22. MAURIZIO ALIOTTA - ANGELA LIA,

10 Paolo scrivo a voi ragazzi.


1. CARMINE DI SANTE, Parola che parla (2004) Una lettera di Saulo di Tarso (2007-2008)
2. CARMINE DI SANTE, Francesco e la musica (2004) 23. MAClE) BIELAWSKI,

3. ARMIOO RIZZI, Laicita. Un'idea da ripensare (2004, II ed. 2006) La luce divina nel cuore. 1ntroduzione alIa Filocalia (2007)
4. MAsSIMO CACCIARI, La cittil (2004, II ed. 2006, III ed. 2008) 24. CARMINE DI SANTE, Dio si racconta. L' amore trinitario (2008)
5. CARMINE DJ SANTE, Gesu come incontrarlo nei vangeli 25. SALVATORE CURRO,

(2004, II ed. 2007) Dire Dio deponendo Ie pietre. Sullinguaggio religioso (2008)
6. ALBERTO GALLAS, Bonhoeffer. L'uomo, il teologo, il profeta (2005) 26. DARIO VIVIAN, Non nominare il nome di Dio (2008)

7. CARMINE DI SANTE, Eucarestia. L'amore estremo (2005) 27. ARMIDO RIZZI, Giobbe. Un libro Polifonico (2008)

8. CARMINE DI SANTE, 28. ROBERTO MANCINI, Desiderare il futuro (2008)


Parole di luce. Segnavia dello Spirito (2005) 29. ANDREA GRILLO - MATTEO FERRARI,

9. THOMAS MICHEL, Un cristiano incontra I'Islam (2005) La riforma liturgica e il Vaticano II. Quale futuro? (2009)
10. ROBERTO MANCINI, II senso del tempo e il suo mistero (2005) 30. ARMIDO RIZZI, Teologia del Novecento (2009)
11. SALVATORE CURRO, Decidersi per il dono (2006) 31. ANDREA GAGLIARDUCCI,

12. CARMINE DI SANTE, Coppia e gratuitil (2006) La musica dell'altro, sinfonia delle differenze (2009)
13. ARMIDO RIZZI, Cuomo di fronte alIa morte (2006) 32. VINCENZO ALTOMARE la parala liberatrice.
14. LUIGI ACCATTOLl- JISO FORZANI, La pedagogia di Paulo Freire (2009)
La compassione Buddhista, il perdono cristiano (2006)
15. GIUSEPPE BARBAGLlO, Amore e violenza, il Dio Bifronte (2006)
16. ANNA ROSSI-DORIA, Le donne nella modernitil (2007)
17. ADRIANA CAVARERO,

II Femminile negato. La radice delIa violenza Occidentale (2007)


18. FABRIZIO FABRlZI, Liberare Dio (2007)
19. MARCO DAL CORSO, Per un cristianesimo altra (2007)
20. LILIA SEBASTIANl,

Nella notte mi istruisci. II sogno nelle Scritture sacre (2007)


21. GIANNINO PlANA, La sessualitil umana. Una proposta etica (2007)
QUESlD VOLUMETIO E STAlD
IMPAGINATO E STAMPAlD IN
VILLA VERUCCHIO (RJMINl) DA
PAZZINI STAMPATORE EDlTORE
LUGU02009

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