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Figura retorica 1

Figura retorica
Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto.
L'identificazione e la catalogazione delle figure ha creato problemi di base agli studiosi di retorica, dall'antichità al
Settecento.
Tradizionalmente si distinguono le seguenti categorie di figure:
• figure di dizione per le quali avviene una modifica nella forma delle parole;
• figure di elocuzione che riguardano le parole più adatte;
• figure di ritmo che seguono gli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fonemi, sillabe, parole;
• figure di costruzione o di posizione che si riferiscono all'ordine delle parole nella frase;
• figure di significato o tropi che riguardano il cambiamento del significato delle parole;
• figure di pensiero che concernono l'idea o l'immagine che appare in una frase.
Gli studi tradizionali fatti di retorica sono stati oggetto di analisi in diversi settori della linguistica moderna, come la
semantica, la sintassi, la stilistica, la linguistica testuale, la metrica; tuttavia le figure della retorica possono servire
anche come base o come strumenti di lavoro e di interpretazione per varie discipline: la linguistica, la logica, la
psicoanalisi, la critica letteraria.
Ci sono anche delle classificazioni moderne, condotte con analisi differenti da quelle tradizionali: per esempio gli
studiosi del Gruppo μ hanno fatto una distinzione tra le modificazioni di parole o di elementi della parola dal punto
di vista del significato (metaplasmi), tra le modificazioni che riguardano la struttura delle frasi (metatassi), tra
quelle che riguardano il significato delle parole (metasememi) e le modificazioni che riguardano il valore
complessivo della frase (metalogismi).
La retorica classica differenzia le figurae verborum (figure del discorso) dalle figurae sententiae (figure di pensiero).
Il metodo classico di differenziazione delle figure retoriche si basa sulla mutatio (variazione). Questa si suddivide in:
• adiectio: aggiunta di elementi linguistici con conseguente ridondanza dell'espressione
• detractio: eliminazione di elementi linguistici che portano a un cambiamento della sequenza
• transmutatio: cambiamento della posizione di alcuni elementi linguistici che portano a un cambiamento della
sequenza
• immutatio: sostituzione di elementi linguistici tramite sinonimi, accrescitivi, diminutivi
Sono state individuate centinaia di figure retoriche, e tra queste, in ordine alfabetico:

A
• Accumulazione: serie di termini accostati in modo ordinato e/o caotico come ripetizioni parziali del senso di
ognuno. Es.: fior', frondi, herbe, ombre, antri, onde, aure soavi, valli chiuse, alti colli et piagge apriche (Petrarca,
Canzoniere, CCCIII).
• Adynaton: per evidenziare l'improbabilità di un evento, si sostiene la maggior facilità che ne accada un altro
impossibile. Es.: Esule il Parto berrà all'Arari, o il Germano al Tigri prima che scivoli via dal mio cuore la sua
immagine (Virgilio, Bucoliche, Ecloga I, 79).
• Aferesi: caduta di una vocale o sillaba a inizio di parola. Es.: Lo 'ntelletto; - Padron 'Ntoni.
• Allegoria: sostituzione di un oggetto ad un altro, con accostamento basato su qualità e significati non comuni del
termine e spesso di livello filosofico o metafisico.
• Allitterazione: ripetizione di una lettera o sillaba in parole successive. Es.: Il pietoso pastor pianse al suo pianto
(Tasso, Gerusalemme Liberata, VII,16)
• Allusione: consiste nel citare un riferimento più o meno noto, trasformandolo a una realtà che lo chiama per
alcune caratteristiche. Es.: Pensa che babilonia di discorsi; - Vittoria di Pirro
Figura retorica 2

• Anacenosi: consiste nella richiesta di consiglio a coloro cui o contro cui si parla. Es. Che debb'io far? che mi
consigli, Amore? (Petrarca, Canzoniere, CCLXVIII)
• Anacoluto: consiste nella rottura della corretta correlazione grammaticale tra due costrutti di uno stesso periodo.
Es.: Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto (Manzoni, Promessi sposi, cap.IX)
• Anadiplosi: ripetizione di uno o più elementi terminali di un segmento di discorso, all'inizio del segmento
successivo. Es.: È il vento, il vento che fa musiche bizzarre (Vittorio Sereni, Diario d'Algeria).
• Anafora: ripetizione di una o più parole a inizio frase/verso, per sottolineare un'immagine o un concetto. Es.:
Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse (D'Annunzio, La pioggia nel pineto,
vv.8-11).
• Anagogia: È la trasposizione del senso letterale ad un senso sublime e divino, l'interpretazione mistica del testo
letterario. Es.: Ne l'uscita de l'anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate (Dante, Convivio
II, I).
• Anagramma: Metaplasmo ottenuto per la permutazione delle lettere di una singola parola in un'altra parola o in
una frase. Es.: Bibliotecario/Beato coi libri.
• Analessi: consiste nell'evocare un evento precedente al punto della narrazione in cui ci si trova.
• Analogia: consiste nella rappresentazione di un'idea o emozione attraverso parole con significati diversi collegate
tra loro da un concetto astratto.
• Anasinalefe: Figura metrica speculare dell'Episinalefe; si verifica quando la sillaba eccedente è all'inizio di un
verso iniziante per vocale ed entra in Sinalefe con l'ultima sillaba del verso precedente. Es.: Nel cantuccio, zitta,
da brava, / Preparava cercine e telo / Pei bimbi che mamma le andava / a prendere in cielo (Pascoli, Canti di
Castelvecchio, La figlia maggiore).
• Anastrofe: Inversione dell'ordine abituale di un gruppo di termini successivi. Es.: A egregie cose il forte animo
accendono l'urne de' forti, o Pindemonte; (Foscolo, Dei Sepolcri, vv.151-152)
• Anfibologia: Discorso o espressione contenente un'ambiguità sintattica e dunque interpretabile in modi diversi a
seconda del modo di leggerla. Es.: Ibis et redibis non morieris in bello, se si pone la virgola dopo redibis si
tornerà vivi; se la si pone dopo non, si morirà in guerra (responso ambiguo della Sibilla Cumana).
• Annominazione: Ripetizione di una stessa radice etimologica in più vocaboli diversi. È una forma particolare di
paronomasia. Es.: Ch'i fui per ritornar più volte vòlto (Dante, Divina Commedia, Inf.I,36)
• Anticlimax: Elenco di termini o locuzioni con intensità decrescente. Es.: Così tra questa immensità / s'annega il
pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare (Leopardi, Infinito, ultimi versi)
• Antifrasi: Consiste nell'usare un'espressione attribuendole un significato opposto a quello ad essa proprio, per lo
più in senso ironico. Es.: dire Che bella giornata mentre piove a dirotto.
• Antistrofe: Ripetizione delle stesse parole alla fine di più frasi o versi consecutivi. Es.: Ha combinato il guaio lui,
deve rimediare lui.
• Antitesi: contrapposizione di idee espressa mettendo in corrispondenza parole di significato opposto o in
contrasto. Es.Vergine Madre, figlia del tuo figlio, (Dante, Divina Commedia, Par.XXXIII,1).
• Antonomasia: Consiste nel sostituire ad un nome proprio ad un nome comune o ad una cosa una parola o una
perifrasi che ricordi in modo univoco la qualità della persona o cosa stessa, o viceversa un nome comune ad un
nome proprio. Es.: Il flagello di Dio per Attila; - Eroe dei due mondi per Garibaldi; - La regina del pop per
Madonna; - La pantera di Goro per Milva, ma anche "il bignami" per libro di testo sintetico, la "nutella" per
crema di cioccolata e nocciole.
• Apallage: Figura retorica consistente nell'alterazione dell'ordine logico della successione dei concetti. Viene dal
greco ἀπαλλάσσω (io separo). Es.: Ci verrei, ma non farò in tempo, alla tua festa.
• Apocope: Fenomeno fonetico che consiste nella caduta della vocale o della sillaba finale della parola. Es.:
cittade/città; - bello/bel; - frate Giuseppe/fra Giuseppe.
• Aposiopesi: Lo stesso che Reticenza.
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• Apostrofe: È il rivolgersi direttamente ad una persona o cosa personificata, interrompendo il discorso in atto. Es.:
Oh Terra! / A che non t'apri, e ne' tuoi cupi abissi / l'autor non conscio di tanti delitti / al fin non serri? (Foscolo,
Edippo)
• Asemantico: Si dice di frase che, pur seguendo le regole grammaticali, non è spiegabile dal punto di vista
semantico. Es.: Idee verdi senza colore dormono furiosamente (Chomsky).
• Asindeto: È l'accostamento di frasi o costrutti verbali senza l'uso di congiunzioni. Es.: Diverse lingue, orribili
favelle, / parole di dolore, accenti d'ira, / voci alte e fioche (Dante, Divina Commedia, Inf.III,25-27)
• Assonanza: È l'uguaglianza, fra due parole, delle sole vocali, a contare dalla vocale tonica in poi. Es.: Fresche le
mie parole ne la sera / ti sien come il fruscìo che fan le foglie (D'Annunzio, Sera fiesolana).

B
• Baritonesi: Si ha quando l'accento tende a spostarsi sempre più verso l'inizio della parola, tipico della lingua greca
eolica. Es.: πὸταμος al posto di ποταμὸς. Detta anche Baritono.
• Brachilogia: È una forma di ellissi in cui vengono a mancare alcuni componenti della frase, anche se integrabili
dal contesto. Es.: Le mani cessano di afferrare, le braccia di muoversi, le gambe di camminare (La Fontaine).

C
• Catacresi (o abusione): Si verifica quando il senso di una frase da figurato diviene di uso abituale. Es.: Io venni in
loco d'ogne luce muto, / che mugghia come fa mar per tempesta, / se da contrari venti è combattuto (Dante
Alighieri, Divina Commedia, Inf. V, 28-30); più comunemente quando un termine "proprio" non esiste e si è
obbligati a ricorrere a quello figurato (in tal caso si parla anche di metafora assopita): occhio del ciclone; - fare la
coda, letto del fiume, collo della bottiglia.
• Catafora: Consiste nella collocazione a fine frase di una parola che normalmente sarebbe posta all'inizio perché
soggetto.. Es.: Te lo dirò per l'ennesima volta: non ha compiuto quel crimine, dove lo è la catafora di non ha
compiuto quel crimine.
• Chiasmo: consiste nella disposizione incrociata degli elementi costitutivi di una frase, in modo da cambiarne
l'ordine logico. Es.: né il sol più ti rallegra / né ti risveglia amor, (Giosue Carducci, Pianto antico, 15-16), dove è
il sole che risveglia e l'amore che rallegra; Cesare fui e son Iustinïano (Dante Alighieri, Divina Commedia, Par.
VI, 10).
• Circolo: consiste nel terminare un periodo con la stessa parola con cui è cominciato. Vedremo dove ci porterà la
tua sfacciataggine, vedremo!.
• Cleuasmo: È l'atto dell'oratore di sminuirsi per attirarsi le simpatie dell'uditorio. Es.: Certo, signore, io non ho
studiato come voi... ma... (Molière)
• Climax: disposizione di parole e frasi, secondo una gradazione sempre più in crescita. Es.: Ecco sono agli
oltraggi, al grido, all'ire, / al trar dei brandi, al crudel suon de' ferri (Ariosto, Orlando Furioso, XXIV, 785-786).
• Complexio: Consiste in un uso combinato di anafora ed epifora, dove la ripetizione di parole si ha tanto all'inizio
quanto alla fine del verso o della frase. Es.: Libro di Daniele, 3,51-88, dove ogni verso comincia con Benedetto o
Benedite e finisce con in eterno. Sinonimo di Simploche.
• Consonanza: È l'uguaglianza, fra due parole, delle consonanti, a contare dalla vocale tonica in poi
• Costruzione ad sensum: vedi Sillessi
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D
• Deissi: Procedimento linguistico col quale si richiama l'attenzione di chi legge su un oggetto particolare cui ci si
riferisce con elementi linguistici. Es.: in questa è un'automobile, il pronome questo è deittico perché indica
un'auto vicina a chi sta parlando.
• Derivatio: vedi Poliptoto
• Descrizione: Sinonimo di Ipotiposi.
• Diafora: Consiste in una ripetizione con mutamento di senso. Es.: Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non
comprende (B.Pascal).
• Dialefe: Figura metrica che consiste nella mancata fusione, nel computo, di una sillaba di fine parola con un'altra
di inizio parola. Es.: E io Anima trista non son sola (Dante, Divina Commedia, Inf.VI,56).
• Dialisi: Si ha quando si interrompe la continuità di un periodo, di una frase con un inciso. Es.: Dovremmo
giungere in tempo, mezzi pubblici permettendo, per la cerimonia.
• Diallage: Si ha quando una serie di congetture e argomentazioni portano alla stessa conclusione.
• Dialogismo: Consiste nell'esprimere in forma di dialogo opinioni e idee che un autore attribuisce in un'opera
narrativa ai suoi personaggi.
• Dieresi: È la separazione di due vocali di un dittongo, che vengono a costituire due sillabe anziché una sola. Es.:
For-se per-chè del-la fa-tal qui-e-te (Foscolo, Alla sera).
• Dilogia: Consiste nel ripetere le parole, più volte in momenti diversi, per ottenere più efficacia espressiva.
• Disfemismo: Opposta all' eufemismo, consiste nel sostituire una parola normale gradevole con un'altra offensiva o
sgradevole, senza però cambiare il tono dell'espressione. Es.: È un bimbo birbante; - I miei vecchi (riferito ai
genitori anche non anziani).
• Dittologia: Si ha nel ribadire un concetto con parole semanticamente molto simili legate dalla congiunzione e. Es.:
E vissi a Roma sotto 'l buono Augusto, / nel tempo de li dei falsi e bugiardi (Dante, Divina Commedia,
Inf.I,71-72).

E
• Ellissi: All'interno di una frase, consiste nell'eliminazione di alcuni elementi al fine di dare al periodo concisione e
coesione. Es.: Chiara frequenta il liceo classico, Mara lo scientifico.
• Enallage: Consiste nell'usare una parte del discorso con la funzione di un'altra. Es.: ...perch'io sia giunto forse
alquanto tardo, / non t'incresca restare a parlar meco (Dante, Divina Commedia, Inf.XXVII,22-23), al posto
dell'avverbio tardi.
• Enantiosemia: Qualità di una frase o di una parola a cui possono essere attribuiti due significati diversi. Es.: alta
montagna e alto mare, nella prima alto significa proprio altezza, nella seconda assume il significato opposto di
profondità.
• Endiadi: Nell'esprimere un concetto è l'uso di due termini complementari in sostituzione di un unico sostantivo.
Chi è fermato di menar sua vita / su per l'onde fallaci e per gli scogli (Petrarca, Canzoniere, LXXX,1-2).
e il grande impero / di quella Roma, e l'armi, e il fragorio (G. Leopardi La sera del dì di festa, vv.35-36) [il
fragorio delle armi]
• Enfasi: Consiste nel mettere in rilievo una parola o una frase con una particolare pregnanza, affinché non passi
inosservato. Es. Lui sì che è un vero amico.
• Enjambement: In poesia, frattura a fine verso della sintassi o di una parola causata dall'andare a capo verso. Es.:
sol con un legno e con quella compagna / picciola da la qual non fui diserto (Dante, Divina Commedia,
Inf.XXVI,101-102).
• Entimema: Argomentazione in forma di sillogismo in cui almeno una delle premesse è solamente probabile. Es.:
È svizzero, quindi è preciso, in cui è taciuta la premessa Tutti gli svizzeri sono precisi.
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• Enumerazione: Consiste nell'elencare in serie dei termini che possono essere coordinati tra loro per asindeto o per
polisindeto.
• Epanadiplosi: Detta anche Epanastrofe, consiste nell'iniziare e concludere un verso o una frase con la stessa
parola. Es.: È giunto il fin dei lunghi dubbi, è giunto, / nobiluomini, il dì che statuito / fu a risolver da voi
(Manzoni, Il conte di Carmagnola, Atto I, Scena I).
• Epanalessi: Detta anche Geminatio, consiste nel raddoppiamento di un'espressione all'inizio di un verso, al suo
interno o alla fine. Es.: In verità, in verità vi dico...; - ma passavam la selva tuttavia, / la selva, dico, di spiriti
spessi (Dante, Divina Commedia, Inf.IV,65-66).
• Epanastrofe: sinonimo di Epanadiplosi.
• Epanodo: Consiste nell'approfondire, con aggiunta di particolari, una parola o una frase detta precedentemente.
Es.: Sabrina è fantastica, anzi meravigliosamente fantastica!.
• Epanortosi: Si ha quando si ritorna su una determinata frase, per attenuarla, per migliorarla o per correggerla. Es.:
Questo governo governa male, anzi questo governo non governa!.
• Epifonema: È una figura di stile posta di solito in fondo al testo, a suggello di rendere solenne ciò che precede.
Es.: Noi andavam con li dieci demoni. / Ahi fiera compagnia! ma nella Chiesa / coi Santi e in taverna co'
ghiottoni (Dante, Divina Commedia, Inf.XXII.13-15).
• Epifora: Figura speculare dell'Anafora, consiste nella ripetizione di una o più parole di un enunciato o di un suo
membro alla fine di enunciati o di membri successivi. Es.: Più sordo e più fioco / s'allenta, si spegne. / Sola una
nota / ancor trema, si spegne, / risorge, trema, si spegne (D'Annunzio, La pioggia nel pineto, 75-79).
• Epifrasi: Affine all' iperbato, consiste nell'aggiunta per coordinazione di una parola o di un enunciato ad una frase
che ha già un suo senso, quindi è un di più, non strettamente necessario. Es.: Io gli studi leggiadri / talor
lasciando, e le sudate carte (Leopardi, A Silvia).
• Episinalefe: Si verifica quando la sillaba eccedente di un verso, che dovrebbe essere piano e invece è sdrucciolo,
entra in sinalefe con la prima sillaba del verso seguente che inizia per vocale. Es.: E’ l’alba,: si chiudono i petali /
Un poco gualciti; si cova / Dentro l’urna molle e segreta, / Non so che felicità nuova (Pascoli, Il gelsomino
notturno); il li di petali con Un del verso successivo.
• Epistrofe: Sinonimo di Epifora.
• Epitesi: Aggiunta di una vocale, alla fine di una parola, in appoggio. Es.: fu, diviene fue; - alcool diventa alcoole.
Detta anche Paragoge.
• Epiteto: Figura che consiste nell'addizione di alcuni elementi a singole parole o nomi. Es.: piè veloce Achille, -
Pallade occhio azzurro.
• Epizeusi: sinonimo di Epanalessi.
• Esclamazione: Consiste nell'esprimere con enfasi uno stato d'animo in forma esclamativa. Es.: Allor fui preso, e
non mi spiacque poi, / sì dolce lume uscia dagli occhi suoi (Petrarca, Nova angeletta sovra l'ale accorta, 7-8).
• Eufemismo: Consiste nell'attenuare frasi o espressioni irriguardose e indecenti. Es.: è passato a miglior vita al
posto di morire; - colui che non si nomina, al posto di iettatore.
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F
• Figura etimologica: si ha quando vengono utilizzati nell'ambito dello stesso verso o frase due o più parole che
hanno la stessa etimologia. Es.: esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura! (Dante,
Divina Commedia, Inf.I,5-6)
• Figura (concetto).

G
• Geminatio: Sinonimo di Epanalessi.

H
• Hysteron proteron: Riguarda il sovvertimento dell'ordine logico e cronologico nel disporre gli eventi in un testo.
Es.: Moriamo, e gettiamoci nella mischia (Virgilio, Eneide, libro II), dove alla morte eroica è posposta la causa,
cioè il combattimento gagliardo.

I
• Iato: scontro di due vocali. Es:Tanto gentile e tanto onesta pare (Dante, Vita Nuova).
• Incapsulatore: Forma di anafora attuata attraverso un sintagma definito e introdotto da un dimostrativo (questo,
codesto, siffatto). Es.: Questo mercato allargato, di cultura medio-bassa, ha imposto un drastico cambiamento
nella tradizione lessicografica italiana.
• Interrogazione retorica: Consiste in una domanda in cui è insita la risposta, quindi fatta in senso ironico,
sarcastico. Es.: Chi è più scellerato che colui / che al giudicio divin passion porta? (Dante, Divina Commedia,
Inf.XX,29-30).
• Inversione sintattica: Consiste nello spostamento degli elementi di una frase in modo tale da stravolgerne la
sintassi, per dare più risalto all'elemento anteposto. Es.: Dolce e chiara è la notte e senza vento (Leopardi, La sera
del dì di festa)
• Invettiva: È il rivolgersi improvvisamente a persona o cosa con rimproveri o accuse. Es.: Ahi Pisa, vituperio delle
genti / del bel paese la dove 'l si suona (Dante, Divina Commedia, Inf.XXXIII,79-80).
• Ipallage: Consiste, all'interno di uno o due versi, nell'inserimento di una parte del discorso in una posizione della
frase diversa da quella logica. Es. del pian silenzio
• Iperbato: metatassi che indica l'inversione di due parole nell'ambito di un verso o di una frase, con l'inserimento di
altre parole. Es.: Me ad evocar gli eroi chiamin le Muse / del mortal pensiero animatrici (Foscolo, I Sepolcri)
• Iperbole: consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino. Es. Ti
amo da morire!.
• Ipocoristico: È un modo di accorciare nomi propri e comuni, seguendo un principio di minimo sforzo. Es.: prof
per professore/professoressa; - Peppe per Giuseppe; - Lella per Gabriella.
• Ipostasi: Indica la personificazione di un concetto astratto. Es.: Una forma smisurata di donna....col busto ritto, di
volto... (Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese), concretizzazione della Natura.
• Ipotiposi: Detta anche Descrizione, consiste nel descrivere qualcuno o qualcosa con particolare vivacità e
chiarezza. Es.: Vedi là Farinata, che s'è dritto: / dalla cintola in su tutto il vedrai / I' aveva già 'l mio viso nel suo
fitto; / ed ei s'ergea col petto e con la fronte, / com'avesse l'Inferno in gran dispitto (Dante, Divina Commedia,
Inf.X,31-36).
• Ironia: Consiste nell'affermare qualcosa che è esattamente il contrario di ciò che si vuole intendere, ma in modo
da renderlo percepibile a chi ascolta. La consigli di venirsi a mettere sotto la mia protezione (Manzoni, Promessi
Sposi), frase ironica proferita da don Rodrigo a Fra Cristoforo riferita a Lucia.
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• Isocolon: Perfetta corrispondenza per numero e disposizioni di parole fra due o più periodi di un costrutto. Es.:
Veni, vidi, vici (Plutarco, Vita di Cesare, 50,6).
• Isterologia: Inversione dell'ordine logico delle frasi, anticipando ciò che dovrebbe essere detto dopo. Sinonimo di
Hysteron proteron.
• Iterazione: sinonimo di Anafora.

L
• Litote: dare un giudizio negandone il contrario. Es.: Quell'uomo non è un genio; - Don Abbondio non era nato
con un cuor di leone (Manzoni, Promessi Sposi).

M
• Meronimia: È una relazione semantica fra un nome che indica il tutto e una delle sue parti. Es.:Il cinturino è un
meronimo dell'orologio
• Metafora: È la sostituzione di un termine proprio con uno figurato. Es.: Non ho voglia / di tuffarmi / in un
gomitolo di strade (Ungaretti, Natale,1-4)
• Metalessi: Particolare tipo di Metonimia in cui il termine proprio è sostituito non con il suo traslato immediato,
ma con una o più metafore intermedie. Es.: Guadagnarsi il pane col sudore della fronte.
• Metalogismo: È una figura retorica moderna che riguarda il livello di contenuto e dei valori di verità. Es.: È bello
da morire.
• Metonimia: Evocare un'idea citando al suo posto un concetto ad essa relativo. Es. "bere un bicchiere", cioè "bere
un bicchiere d'acqua"; - Lingua mortal non dice / quel ch'io sentiva in seno (Leopardi, A Silvia, 26-27). Es. "Via
XX Settembre" per indicare il Ministero dell'Economia. Se si tratta di paragoni quantificativi la metonimia prende
il nome di sineddoche.

O
• Olofrastico: Termine che compie da solo il contenuto di una frase, tipico del linguaggio infantile. Es.: Dai!; - Si!;
- Mai!.
• Omeottoto: Concerne parole di una frase aventi lo stesso caso o caso simile. Es.: Hominem laudem egentem
virtutis, abundantem felicitatis? Devo lodare un uomo di buona fortuna abbondante, ma di virtù carente?
(Cicerone, Rhetorica ad Erennium, 4,28).
• Omoioteleuto: vedi Omoteleuto
• Omoteleuto: In una frase o in un verso è l'utilizzo di termini successivi che hanno lo stesso fonema finale. Es.:
Mesto orto (Carducci). Detta anche Omoioteleuto.
• Onomatopea: È l'insieme di trascrizioni fonetiche e riproduzioni di rumori, voci di animali e suoni. Es.: Il tuo
trillo sembra la brina / che sgrigiola, il vetro che incrina... / trr trr trr terit tirit (Pascoli, L'uccellino del
freddo).
• Ossimoro: Antitesi di parole differenti fra loro che vengono accostate per dare un senso paradossale. Es.: Dotta
ignoranza; - Sentia nell'inno la dolcezza amara / de' canti uditi da fanciullo (G.Giusti, Sant'Ambrogio, 65-66).
• Ostensivo: Una definizione data mostrando ciò che l'espressione stessa denota. Es.: Da Vocabolo deriva
Vocabolario, che è questo libro (Vocabolario degli Accademici della Crusca, I° edizione, 1612).
Figura retorica 8

P
• Palindromo: È detta così l'espressione, di senso compiuto, leggibile da sinistra verso destra e viceversa. Es.: recai
piacer;- ai lati d'Italia;- Roma tibi subito motibus ibit amor.
• Paradosso: Quando in una frase o concetto da premesse plausibili derivano assurdità illogiche. Es.: Io sto
mentendo, se è vera, non sto dicendo la verità quindi è falsa; se è falsa, sto dicendo la verità, quindi sto mentendo.
• Paragoge: vedi Epitesi.
• Paragone: Consiste nel chiarire un concetto paragonandolo a qualcuno o a qualcosa di ben noto, purché i termini
di confronto siano intercambiabili. Es.: e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre (D'Annunzio, Pioggia
nel pineto)
• Paralessi: vedi Preterizione.
• Paralipsi: vedi Preterizione.
• Paralissi: vedi Preterizione.
• Parallelismo: consiste nello sviluppare un’idea attraverso la disposizione simmetrica di brevi enunciati. Es.:
Mandò le tenebre e fece buio (Salmi, 104, 28)
• Paraprosdokian: Consiste in una frase con finale inaspettato o troncamento.
• Paretimologia: Si ha quando una parola viene interpretata nelle sue origini storiche tramite associazioni su
similitudini di forma e significato. Es.: lucus a non lucendo, dove il bosco (lucus) sarebbe così chiamato perché
non vi filtra la luce.
• Paromeosi: Consiste in una combinazione di Omoteleuto e Omeottoto con Paronomasia o Polittoto. Es.:
Straziami, ma di baci saziami.
• Paronimia: Incontro di due o più parole di suono simile ma di diverso senso. Es.: Traduttore traditore. Simile se
non uguale a Paronomasia.
• Paronomasia: Accostamento di due parole con sonorità simile. È detto anche bisticcio di parole. Es.: Chi dice
donna, dice danno; - trema un ricordo nel ricolmo secchio, / nel puro cerchio un'immagine ride (Montale, Cigola
la carrucola del pozzo, 3-4)
• Perifrasi: "giro di parole", sequenza di parole per indicare una persona o una cosa. Es.: il ghibellin fuggiasco per
Dante.
• Personificazione: vedi Prosopopea.
• Pleonasmo: Espressione che non aggiunge niente, qualitativamente, nella frase in cui è inserita. Es.:A me mi piace
la marmellata; - Che ce ne importa a noi? Dici sempre la stessa tiritera (Tozzi).
• Poliptoto: Consiste nel ricorrere di un vocabolo con funzioni sintattiche diverse. Forma spesso espressioni
idiomatiche. Es.: Starsene con le mani in mano; - E li 'nfiammati infiammar sì Augusto / che' lieti onor tornaro in
tristi lutti (Dante, Divina Commedia, Inf.XIII,68-69).
• Polisindeto: È una sequenza marcata di congiunzioni fra due o più parole. Es.: Avea in ogni sua parte un laccio
teso / o parli o rida o canti o passo muova (Petrarca, Canzoniere CCLXXVIII,4-5).
• Premunizione: Consiste nel controbattere, anticipandone il contenuto, le obiezioni del nostro interlocutore. Es.:
Chi si è preso la penna che stava qui?.
• Preterizione: È il dire che si tacerà qualcosa. Es.: Il resto nol dico / già ognuno lo sa (Mozart, Le nozze di Figaro).
Detta anche Paralessi, Paralipsi e Paralissi.
• Prolessi: Anticipa un elemento dell'enunciato o della frase rispetto alla sua posizione nel logico ordine. Es.:
Questo vorrei che facessi, che tu non aprissi la porta a nessuno.
• Prosopopea: Detta anche Personificazione, si ha quando si attribuiscono qualità o azioni umane ad animali,
oggetti, o concetti astratti. Es.: Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea / tornare ancora per uso a contemplarvi
(Leopardi, Le ricordanze, 1-2).
• Prostesi o Protesi: Consonante, vocale o sillaba, aggiunta davanti ad una parola per motivi eufonici. Oggi di raro
uso. Es.: In iscuola; - In Ispagna; - addimandare.
Figura retorica 9

R
• Raddoppiamento: vedi Reduplicazione; vedi anche Anafora.
• Reduplicazione: Consiste nella ripetizione di un'intera parola nell'ambito di una frase al fine di sostituirsi al
superlativo, nel caso di aggettivi e per intensificarne il significato, nel caso di verbi. Es.: piano piano al posto di
pianissimo e corri corri per aumentarne l'efficacia.
• Reiterazione: Consiste nel ripetere lo stesso concetto con altre parole. Introdotta di frequente con espressioni tipo
cioè, - In altre parole, - ovvero.
• Reticenza: Consiste nel sospendere una frase senza ultimarla, lasciando intendere al lettore la parte finale,
normalmente reso in grafica con i tre puntini sospensivi. Es.: E questo padre Cristoforo so da certi ragguagli che
è un uomo che non ha tutta quella prudenza, tutti quei riguardi... (A. Manzoni).
• Ripetizione: È l'insieme delle figure retoriche in cui ricorrono una o più ripetizioni di lettere, parole e simili. Es.:
Climax, Epanalessi, Epifora, Diafora, Epanadiplosi, Paronomasia, ecc.

S
• Sarcasmo: Il sarcasmo è una figura retorica usata per mostrare la presa in giro, la canzonatura o la burla di una
persona o di un'idea.
• Sermocinatio: durante una discussione, fingere di inserire un terzo estraneo imitandone lo stile invece di riportarlo
indirettamente.
• Sillessi: Figura sintattica in cui vi è un accordo di tipo logico, ma non grammaticale fra due termini di una frase,
in pratica una forma di paronomasia, nota tradizionalmente come concordanza a senso. Es.: E cielo e terra si
mostrò qual era (Pascoli, Il lampo).
• Similitudine: è una figura retorica con la quale si chiarisce un concetto paragonandolo a qualcuno o a qualcosa di
ben noto. È simile al paragone, ma i termini del confronto non sono intercambiabili. Es.: Qual è colui che
sognando vede, che dopo 'l sogno la passione impressa rimane, e l'altro a la mente non riede, cotal son'io (Dante,
Divina Commedia, Par.XXXIII,58-61).
• Simploche: Consiste nella combinazione di un'anafora con un'epifora. Es.: Oh! Solo nell'ombra che porta / quei
gridi...(chi passa laggiù?) / Oh! Solo nell'ombra già morta / per sempre...(chi batte alla porta?) (Pascoli,
Myricae, Notte di vento). Sinonimo di Complexio, Conexio e Communio latini.
• Sinafia: Indica quei fenomeni metrici, di computo di sillabe, che si verificano fra la fine di un verso e l'inizio di
quello successivo. Ne sono esempi la Dialefe, la Sinalefe, l'Episinalefe e l'Anasinalefe.
• Sinalefe: Si ha quando la sillaba finale di una parola si fonde, nel computo, con l'iniziale della parola che segue.
Es.: Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono (F.Petrarca, Canzoniere, I). Se le sillabe, nel computo, non si
fondono si ha la Dialefe.
• Sinchisi: Consiste in una modifica dell'ordine sintattico di una frase, combinando insieme Anastrofi e Iperbati.
Es.: le dal sol percosse del suo fiotto inegual spume d'argento (S. Bettinelli).
• Sincope: Indica la soppressione di uno o più fonemi all'interno di una parola. Es.: staccio per setaccio; - spirto per
spirito; - Gianni per Giovanni. Figure simili sono l'Apocope e l'Aferesi.
• Sineddoche: Consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, si distingue dalla metonimia in
quanto si basa su relazioni quantitative secondo le seguenti regole:
• la parte per il tutto (tetto per casa);
• il tutto per la parte (America per USA);
• il genere per la specie (i mortali per gli uomini);
• la specie per il genere (il piatto a tavola non ci manca - il piatto a tavola per il cibo);
• il singolare per il plurale (onde non tacque / le tue limpide nubi e le tue fronde / l’inclito verso di colui che
l’acque (U. Foscolo, A Zacinto, 6-8); verso per versi)
Figura retorica 10

• il plurale per il singolare (O sacrosante Vergini, se fami, / freddi o vigilie mai per voi soffersi, / cagion mi
sprona ch’io mercé vi chiami. (Dante, Divina Commedia, Purg.XXIX,37-39); fami, freddi per fame, freddo).
• Sineresi: Consiste nel riconoscimento di due vocali vicine all’interno di una parola, che non formino dittongo e
quindi costituiscano due sillabe, come una sillaba sola. Es.: Ed er-ra l’ar-mo-nia per ques-ta val-le. (Leopardi, Il
passero solitario)
• Sinestesia: Consiste nel trasferire un tipo di sensazione ad un altro appartenente ad altro dominio sensoriale. Es.:
Ma per le vie del borgo / dal ribollir de’ tini / va l’ aspro odor de i vini / l’anime a rallegrar.(G. Carducci, San
Martino, 5-8), dove la sensazione gustativa (aspro) si fonde con quella olfattiva (odor).
• Sospensione: Si ha in pratica quando, nel corso di una narrazione si lascia volutamente sospeso il discorso.
• Sostantivizzazione: Slittamento di parti del discorso diverse dal nome in funzioni sintattiche riservate al nome
stesso senza che intervengano variazioni formali. Fenomeno presente in molte locuzioni proverbiali. Es.: Tra il
dire e il fare c'è di mezzo il mare (verbi sostantivizzati); - Con i se e con i ma la storia non si fa (congiunzioni
sostantivizzate).

T
• Tautologia: Proposizione logica in cui il predicato ha lo stesso significato del soggetto. Es.: I quadrupedi hanno
quattro zampe.
• Tmesi: Si ha quando alla fine di un verso l'ultima parola viene scissa in due e una parte è trasposta al verso
successivo. Es.: septem subiecta trioni (Virgilio, Georgiche,III), dove septem e trioni sono due parti della parola
settentrione con cui Virgilio identificava l'Orsa Maggiore.
• Traslato: Si ha ogni volta che una parola viene usata con senso diverso da quello normalmente attribuito alla
parola stessa. Varie figure retoriche rientrano in questa definizione allargata, fra le quali la Sineddoche, la
Metonimia, la Catacresi, la Metafora.
• Tropo: Si ha quando un'espressione viene trasferita dal contenuto che le è proprio, applicandola per estensione ad
altri oggetti o contesti. Non facilmente differenziabile dal Traslato. Es.: mi piaci da vivere al posto di mi piaci da
morire.

U
• Umorismo: È un metalogismo di comicità, raffinato da intelligenza e cultura, senza sarcasmo, affine all'ironia.
• Understatement: Ricorso a parole per difetto, oltre i limiti della verosimiglianza e fino alla deformazione del
reale. Ne sono esempio varie situazioni che l'umorismo inglese rende paradossali.

V
• Variatio: Procedimento che consiste nel modificare a livello fonetico, grammaticale, sintattico-morfologico o
semantico i meccanismi della ripetizione, soprattutto quando non sono retoricamente motivati. Sue forme sono il
Polittoto, la Paronomasia e la Sinonimia.
Figura retorica 11

Z
• Zeugma: collegamento di un verbo a due o più elementi della frase che invece richiederebbero ognuno
rispettivamente un verbo specifico.
• Fuori sgorgando lagrime e sospiri (Purgatorio XXXI, v.20)
• Ma se a conoscer la prima radice / del nostro amor tu hai cotanto affetto, / farò come colui che piange e dice.
(Dante, Divina Commedia, Inf.V,124-126).

Bibliografia
• Angelo Marchese, Dizionario di retorica e di stilistica, 4a ed. Milano, Mondadori [1978], 1984. ISBN
8804146648
• Felice Brogna, Guida all'analisi testuale, Napoli, Marimar editrice, 1991.
• Giorgio Barberi Squarotti (a cura di) Dizionario di retorica e stilistica, Torino, TEA, 1995. ISBN 8878197947
• Roberto Berardi, Dizionario di termini della critica letteraria, 2ª edizione, ottava ristampa, Firenze, Le Monnier,
1989. ISBN 8800610137
• Gruppo μ, Retorica generale. Le figure della comunicazione, 3a ed. traduzione di Mario Wolf, Milano, Bompiani
[1970], 1991. ISBN 8845200760
• Annalisa Cattani, Pubblicità e Retorica, Milano, Lupetti, 2009.

Voci correlate
• Linguistica
• Retorica
• Stilistica
• Metrica
• Asse paradigmatico
• Asse sintagmatico
Fonti e autori delle voci 12

Fonti e autori delle voci


Figura retorica  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=38171166  Autori:: 2diPikke, Ainival, Alec, Alfreddo, Amarvudol, Amicuseius, Andrea.gf, AnjaManix, Archenzo, Atti,
BMF81, Basilero, Basilicofresco, Caleb, Cruccone, Daniele Forsi, Demart81, Domyinik, Dustbunnyprophet, EnricoCentenaro, Erinaceus, Eumolpo, Feedbach, Fescarr, Filos96, Franz Liszt, Ft1,
Gabryell, Gacio, Giancarlodessi, Govoch, Guam, Guidomac, Gwenaeth, L'alchimista, L736E, Lollodr, Luisa, Mahmud, Margherita, Meirut, Mickey83, No2, OrbiliusMagister, Osk, Padanda,
Paolo Steffan, PersOnLine, Phantomas, Phyk, Piero, Pracchia-78, Rollopack, Salvatore Ingala, Sardur, Senza nome.txt, Singrid, Slg, Sound, StefanoIT, Svante, Taueres, Tomi, Torav,
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