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I CONVEGNI DELLA FONDAZIONE NICCOL CANUSSIO 6

FONDAZIONE NICCOL CANUSSIO

TRA ORIENTE E OCCIDENTE


Indigeni, Greci e Romani in Asia Minore
Atti del convegno internazionale Cividale del Friuli, 28-30 settembre 2006

a cura di GIANPAOLO URSO

Edizioni ETS

La presente pubblicazione stata realizzata con il sostegno di

Ministero dellUniversit e della Ricerca

Ministero per i Beni e le Attivit Culturali

Tra Oriente e Occidente. Indigeni, Greci e Romani in Asia Minore, Cividale del Friuli, 2830 settembre 2006 / a cura di Gianpaolo Urso. Pisa : Edizioni ETS, 2007 - 292 p. : 24 cm. (I convegni della Fondazione Niccol Canussio; 6) In testa al front.: Fondazione Niccol Canussio ISBN 978-884671826-6 CDD 21 - 946 Asia Minore Roma Storia VIII sec. a.C.-III sec. d.C. Congressi Cividale del Friuli 2006 I. Urso, Gianpaolo II. Fondazione Niccol Canussio

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SOMMARIO

Introduzione di Marta Sordi ROBERTO GUSMANI, Continuit, fratture e processi di osmosi nel panorama linguistico dellAsia Minore del I millennio a.C.

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CHRYSANTHE TSITSIOU-CHELIDONI, Kleinasien zwischen Ost und West. Titus Livius Bericht ber den Kampf zwischen Antiochos dem Grossen und den Rmern (192-188 v. Chr.) 23 PAOLO DESIDERI, I Romani visti dallAsia: riflessioni sulla sezione romana della Storia di Eraclea di Memnone 45 EMILIO SUREZ DE LA TORRE, Tradizione profetica, composizione poetica e identit nazionale: Asia ed Europa negli Oracoli Sibillini giudaici RUURD R. NAUTA, Phrygian eunuchs and Roman uirtus: the cult of the Mater Magna and the Trojan origins of Rome in Virgils Aeneid PHILIP HARDIE, Phrygians in Rome / Romans in Phrygia LAURA BOFFO, I centri religiosi dAsia Minore allepoca della conquista romana DOMITILLA CAMPANILE, Lassemblea provinciale dAsia in et repubblicana MARTA SORDI, Paolo e le citt dAsia ALFREDO VALVO, Origine e provenienza delle gentes italiche nella provincia di Galazia in et giulio-claudia HELMUT HALFMANN, Italische Ursprnge bei Rittern und Senatoren aus Kleinasien 61 79 93 105 129 141 151 165

WERNER ECK, Die politisch-administrative Struktur der kleinasiatischen Provinzen whrend der hohen Kaiserzeit 189 ALAIN BRESSON, Les Cariens ou la mauvaise conscience du barbare 209

MAURICE SARTRE, Romanisation en Asie Mineure ? MUSTAFA H. SAYAR, Historical development of urbanization in Cilicia in Hellenistic and Roman periods CONSUELO RUIZ-MONTERO, LAsia Minore nel romanzo greco FRANK KOLB, Akkulturation in der lykischen Provinz unter rmischer Herrschaft

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INTRODUZIONE MARTA SORDI

LAsia Minore di cui questo convegno si occupato soprattutto quella di et romana: non possibile per affrontare il problema della convivenza tra popoli e civilt che si attua in questa regione nellantichit, senza tener conto di ci che lAsia Minore aveva rappresentato allalba del primo millennio e poi in et greca. Per questo la relazione Gusmani costituisce un quadro obbligato per la percezione di una molteplicit di popoli e di una convivenza fra indigeni e conquistatori di volta in volta diversi, che si rinnova nei secoli. Il rapporto fra un Oriente cos complesso sul piano etnico, linguistico e di civilt, ed un Occidente che non sempre ne percepisce con precisione i fenomeni, stato studiato a pi riprese, nella sua vasta produzione in una prospettiva di contatti, da Santo Mazzarino (relazione Giardina)1. I Romani entrano invece in rapporto con questo Oriente in modo conflittuale nella prima guerra siriaca contro Antioco III, che Livio legge, sulla linea di Erodoto, come gi i Greci nelle guerre persiane, come uno scontro di civilt fra Europa e Asia, come uno scontro non solo militare e politico, ma anche culturale, morale e religioso (Tsitsiou-Chelidoni). Su questo scontro si cercato di cogliere il punto di vista asiatico nella storia di Eraclea di Memnone, di cui si esaminato la cronologia e le fonti (Desideri), e negli oracoli sibillini, soprattutto nel terzo di origine giudaica (Surez de la Torre), e il punto di vista romano nella contrapposizione della virtus alla mollezza degli eunuchi frigi, sacerdoti della Magna Mater, che coesiste per con la rivendicazione dellorigine troiana dei Romani, affermata da Virgilio, da Catullo, da Ovidio (Nauta) e con la contrapposizione anche geografica della piccola Frigia, corrispondente alla Troade, alla grande Frigia, simbolo di un Oriente estraneo e barbarico (Hardie). La conquista romana si manifesta non solo come occupazione militare, ma anche come insediamento, attraverso la colonizzazione, di nuovi abitanti. In questo passaggio si pu cogliere la continuit dei centri religiosi indigeni
1 Non stato purtroppo possibile pubblicare qui la relazione di Andrea Giardina (Oriente e Occidente nellopera di Santo Mazzarino) [N.d.C.].

Marta Sordi

sotto il controllo seleucidico, quello attalide e quello romano (Boffo); su questa religiosit si innesta lorganizzazione del koinn dAsia, sviluppatosi, dopo le guerre mitridatiche, dal precedente synedrion, con funzione di mediazione fra le citt e lautorit provinciale romana, e che d inizio, a Nicea e ad Efeso con il culto di Cesare e Roma, a Nicomedia e a Pergamo col culto di Augusto e Roma, al culto imperiale (Campanile). In questo mondo pagano estremamente articolato e caratterizzato da una forte presenza giudaica, si inserisce la predicazione cristiana di Paolo, che, seguita pi tardi da quella di Giovanni, d origine in Asia ad un cristianesimo molto fiorente dal punto di vista religioso e culturale, che giunge con la grande tradizione patristica che rimasta purtroppo al di fuori della nostra analisi fino al tardo antico e alla conquista musulmana (Sordi). Della colonizzazione romana, soprattutto militare, Valvo ha studiato la provenienza italica, cercando di identificare, attraverso lepigrafia legionaria, le regioni di origine dei soldati, e rivelando nel conubium lo strumento essenziale dellintegrazione; Halfmann ha studiato lascesa sociale dei Romani residenti nelle colonie e nelle poleis greche sino al rango senatorio ed equestre: unascesa che vede nelle regioni dellAsia Minore interna (Pisidia, Panfilia, Galazia) e questo ha aperto una problematica interessante una netta prevalenza. Le strutture politiche e amministrative date da Roma allAsia Minore, con listituzione in et imperiale di nuove provincie e con lallargamento di quelle esistenti, stata studiata dallo Eck. La presenza di romani in Asia port ad una romanizzazione? Il problema, che si pone anche per lellenizzazione precedente alla conquista romana, stato affrontato dal Bresson per la Caria, rappresentata da Vitruvio con limmagine della fonte Salmakis e la dolcezza della sua acqua, con cui la Caria barbara si trasforma nella Caria civilizzata, ed stato riproposto dal Sartre per la romanizzazione: lAsia Minore resta linguisticamente e culturalmente ellenofona, ma recepisce sul piano urbanistico e tecnico le novit romane (come risulta per la Cilicia anche dalla relazione Sayar, soprattutto nel III secolo d.C.) ed politicamente romana; questa duplice caratterizzazione, greca sul piano linguistico e culturale, romana sul piano urbanistico e politico, emerge anche dallo studio del romanzo, che vede la sua nascita in Asia Minore, nella tradizione della novellistica ionica e nellambito della seconda sofistica (Ruiz-Montero), e dalla situazione della Licia (Kolb), il cui lealismo politico coesiste con il mantenimento delle tradizioni greche. Il convegno si svolto come sempre in un clima amichevole ed stato caratterizzato, come ormai nelle nostre consuetudini, da una feconda e serena discussione. Sono sorte problematiche nuove e interessanti, che potranno forse essere risolte solo con la scoperta di nuovi dati, ma che gi ora, per il fatto stesso di essere state suscitate, meritano un ripensamento:

Introduzione

come la scelta romana di colonizzare lAsia Minore interna, abitata dagli indigeni e ricca di lana e di cereali. piuttosto che la costa, popolata da secoli dai Greci e frequentata dal loro commercio. Il lavoro stato facilitato dallottima organizzazione e dalla generosa ospitalit, di cui ringrazio a nome di tutti la nostra Presidente, signora Carla Canussio, e la sua famiglia.

CONTINUIT, FRATTURE E PROCESSI DI OSMOSI NEL PANORAMA LINGUISTICO DELLASIA MINORE DEL I MILLENNIO A.C. ROBERTO GUSMANI

Nei limiti molto ristretti del tempo concesso per questa comunicazione si cercher di dare unidea dei complessi rapporti intercorsi tra il greco e alcune lingue indoeuropee dellAsia Minore nella fase precedente lellenizzazione di questarea. Dette lingue vengono oggi comunemente designate come anatoliche secondo una terminologia introdotta da E.H. Sturtevant nella seconda edizione della Comparative Grammar of the Hittite Language (New Haven 1951)1, mentre la denominazione di microasiatico (ted. kleinasiatisch) stata in passato utilizzata in modo ambiguo, ora con generico riferimento alla localizzazione geografica (p. es. da J. Friedrich che nei suoi Kleinasiatische Sprachdenkmler, Berlin 1932, raccoglie documenti delle lingue pi varie, purch presenti sulla penisola), ora piuttosto con valenza etnica (cos P. Kretschmer, che sotto letichetta kleinasiatisch ipotizzava un Volkstum sui generis, n indoeuropeo n semitico, costituente loriginario sostrato affiorante attraverso alcuni tratti linguistici). A differenza di Sturtevant, per, si intende oggi con anatolico uno dei rami della famiglia indoeuropea (al pari del latino, dei dialetti greci, del gruppo germanico ecc.), anche se lidea di un suo precoce distacco dalloriginaria lingua madre (peraltro senza le complesse implicazioni ricostruttive care allo studioso americano) riaffiora di tanto in tanto e sembrerebbe venir suffragata da qualche indizio non privo di consistenza. Al ramo anatolico appartengono littito, il luvio (noto sia in cuneiforme sia in geroglifico) e il palaico, tutti con documentazione nel II millennio a. C. (il luvio geroglifico anche nel I); inoltre il licio, il cosiddetto milaco (o licio B), il lidio, probabilmente il sidetico e il cario2, forse il pisidico, questi
1 In realt Sturtevant considerava le lingue anatoliche non come un ramo dellindoeuropeo, bens come lingue sorelle di questultimo, diventate autonome per differenziazione da un ipotetico ProtoIndo-Hittite. 2 Lo stato di avanzamento della decifrazione di queste due lingue consiglia una formulazione ancora prudente, anche se alcune peculiarit morfologiche sufficientemente assodate (per es. in cario le desinenze s per il nominativo e n per laccusativo) fanno senza dubbio pensare allindoeuropeo. Che lantroponomastica indigena della Caria e di Side sia, come da tempo appurato, anatolica poco significativo ai fini di una classificazione genealogica.

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ultimi con attestazioni che non risalgono oltre il I millennio a.C. Una posizione marginale rispetto al gruppo in questione occupa il frigio, di cui si sono da tempo evidenziati, oltre alla tardiva provenienza balcanica dei Frigi (fine del II millennio a.C.), alcuni importanti punti di contatto col greco: nonostante la diversa collocazione genetica per, questa lingua ha condiviso con quelle anatoliche molte vicende e rientra quindi a pieno titolo nella trama di rapporti oggetto di questa comunicazione. *** Una prima questione da affrontare quella dellestensione temporale dei rapporti tra il greco e le lingue sopra indicate, vale a dire della sopravvivenza di queste lingue dopo la conquista di Alessandro. Ora una consistente documentazione di lidio, licio e milaco cessa alla fine del IV sec. a.C., con attestazioni scarsissime (dal punto di vista qualitativo oltre che quantitativo) in quello successivo; e poco pi avanti in et ellenistica arriva lepigrafia caria. Nella zona sud-orientale della penisola si hanno sopravvivenze pi tarde: il sidetico documentato ancora nel II sec. a.C. e addirittura det imperiale sono le poche iscrizioni pisidiche, che peraltro sembrano contenere esclusivamente nomi propri, di tradizione senza dubbio indigena ma in cui lidioma epicorico affiora solo in alcune terminazioni3. Pi complessa la situazione del frigio, sulla cui vitalit in et tardo-antica si sono manifestate opinioni differenti. A favore dellipotesi di una continuit linguistica sembrano militare le numerose iscrizioni sepolcrali del II e III sec. d.C. provenienti da unarea ristretta della Frigia classica e della Licaonia, che contengono accanto al vero e proprio testo informativo in greco una formula di maledizione contro i violatori della tomba in lingua frigia, nonch alcune notizie (generiche peraltro) fornite dalla letteratura patristica, stando alle quali, per esempio, il vescovo ariano della Galazia, Selinas, di padre goto e madre frigia, ancora nel V sec. d.C. avrebbe predicato in entrambe le lingue. Ora la capacit di esprimersi in pi lingue un topos abbastanza frequente nelle vite encomiastiche di personaggi religiosi e baster ricordare che gi negli Atti degli Apostoli (14.11) si dice, in occasione della predicazione di Paolo in Licaonia, che egli parl alla folla in licaonico senza che si possa stabilire con precisione di quale lingua si trattasse. Quanto alle formule di maledizione, la loro diffusione sar certo da mettersi in relazione con una ripresa di usi sepolcrali locali, ma il modo meccanico con cui vengono ripetute, con evidenti errori di copiatura, la scriptio continua e la circostanza che occasionalmente la formula non accompagnata dal testo
3 Allinizio dellera volgare risalgono anche i pi tardi testi nel dialetto greco di Panfilia, prova di uno spiccato conservatorismo linguistico locale.

Continuit, fratture e processi di osmosi nel panorama linguistico dellAsia Minore

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informativo in greco indizio di mancata utilizzazione di un supporto gi predisposto fanno piuttosto pensare ad un testo stereotipo del cui contenuto si poteva anche non avere precisa nozione4. In effetti la produzione epigrafica frigia sinterrompe, dopo una notevole fioritura soprattutto tra lVIII e il VI sec., alla fine del IV sec. a.C.: a questultima fase appartiene lampia iscrizione trovata a Dokimeion, scritta gi in alfabeto greco e contenente onomastica ormai greca (il promotore delliscrizione si chiama Nikstratoj, il dedicatario Klemacoj) ed significativo che la stele della figlia dello stesso Nikstratoj, Matj, sia non solo in grafia, ma pure in lingua greca. La grecizzazione delle popolazioni frige indubbiamente favorita dalla relativa affinit tra le due lingue, strettamente imparentate dal punto di vista genetico deve dunque esser stata precoce e rapida, tanto che nel nomos di Timotheos, risalente agli anni a cavallo tra il V e il IV sec. a.C., viene presentato un Frigio che riferisce sulla battaglia di Salamina in un greco zoppicante, cosparso di barbarismi, evidente allusione ad una peculiarit linguistica nota allambiente greco e pienamente comprensibile come effetto dellinterferenza tra lingue simili in contatto. Appare allora poco verisimile lipotesi di un bilinguismo durato secoli, addirittura quasi un millennio, che dovrebbe presupporre la sopravvivenza di nuclei monolingui, in grado cio di parlare solo frigio: invece pi realistico pensare alla persistenza di un greco frigizzato, dunque con pi o meno rilevanti affioramenti dellantico sostrato, come succede in analoghe situazioni di contatto. *** Se ora consideriamo il quadro generale dellellenizzazione della penisola, sembra perci di dover concludere, sulla base della documentazione epigrafica, che la coesistenza tra le lingue indigene e il greco si sia risolta in tempi piuttosto rapidi in un radicale cambio di lingua. Certo si potr obiettare che il dato della documentazione scritta non necessariamente rispecchia luso orale e che, a fronte della generale diffusione del greco come lingua di cultura, come Verkehrssprache e come strumento di redazione degli atti ufficiali ed amministrativi, potevano sussistere situazioni di diglossia, cio di bilinguismo socialmente regolato, per cui nel contesto familiare si sarebbe potuta mantenere anche se in posizione marginale la lingua locale, pur non rimanendone traccia documentale.
4 C. Brixhe invece non crede che il frigio fosse stato relegato alluso cimiteriale e menziona al riguardo alcuni esempi di testi non sepolcrali (in realt di assai dubbia interpretazione). Dal fatto che greco e frigio nei testi det volgare siano stati scritti dalla stessa mano e che in un caso ad una protasi in greco segua lapodosi (in realt una formula stereotipa!) in frigio, comunque azzardato dedurre una competenza bilingue dellautore.

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Comunque limpatto del greco sul variegato panorama linguistico dellAsia Minore preellenistica ha creato una situazione del tutto nuova, ben diversa da quella determinatasi a seguito della conquista da parte della Persia attorno alla met del VI sec. a.C. noto che la politica linguistica dellimpero persiano stata assai liberale nei confronti delle popolazioni assoggettate ed ispirata ad un modello di convivenza plurilingue5, mentre nella funzione di Verkehrssprache si favorita la diffusione dellaramaico6. Ora significativo che, mentre in Frigia la tradizione in lingua epicorica era gi diffusa su unarea assai ampia tra lVIII e il VI sec. a.C. e il cario risulta ben documentato sia sporadicamente a Sardi sia soprattutto in Egitto, per la presenza dei mercenari chiamati da Psammetico fin dal VII e VI sec., altre lingue locali (in particolare licio e lidio) conoscono una consistente diffusione solo sotto il dominio persiano, nel V e IV sec. A tal proposito merita di esser ricordato che a Sardi (IV sec.) un personaggio come Mitridastas, figlio di Mitratas, dunque di stirpe chiaramente iranica, stipula in lidio un contratto di natura economica col tempio di Artemis e che pure un satrapo di nome Rasakas7 viene menzionato in un ruolo attivo (seppur non chiaro) in un testo lidio coevo recentemente scoperto a sud di Sardi nella valle del Kaystros. Frequente anche la menzione di Irani in testi lici e speciale significato ha la monetazione col nome del satrapo della Ionia Tissaferne in versione licia (Cizzaprna, Zisaprna). Riprendendo il discorso della sovrapposizione del greco alle parlate locali, va aggiunto che la natura stessa dei fenomeni dinterferenza rilevabili fa pensare ad una sostituzione di lingua pi che ad una prolungata diglossia. In effetti, prestiti nel greco locale det ellenistico-romana, quali domoj confraternita religiosa in Frigia e Lidia, bnnoj congregazione di fedeli, kaeij sacerdotessa (lidio kave) a Sardi (II sec. d.C., ma gi in Ipponatte!), mndij autorit preposta alla salvaguardia dei sepolcri (licio miti) o il gi omerico (come antroponimo) e ipponatteo (appellativo) plmuj re, dal lidio qalmlu8, restano casi piuttosto isolati e rientrano comunque nella
5 Nella Bibbia (Esther 1, 21) si menziona a proposito di un episodio della vita di corte che Serse aveva voluto rendere noto a tutti i sudditi la prassi del re persiano di scrivere lettere a tutte le provincie dellimpero, a ciascuna provincia secondo il proprio modo di scrivere e a ciascun popolo secondo la sua lingua. 6 Baster accennare allepitafio bilingue lidio-aramaico, che servito da punto di avvio per la decifrazione del lidio, e alla trilingue del Letoon, ove laramaico usato come lingua di stato da parte del satrapo che si fa garante degli accordi, espressi in licio e greco, riguardanti lintroduzione di un culto. 7 Si tratta di un personaggio menzionato come `Rwskhj in Diodoro e come `Roiskhj in Plutarco, che govern Lidia e Ionia attorno alla met del IV sec. 8 Si badi che le citazioni di parole lidie (talora piuttosto frigie) in Ipponatte sono riconducibili ad una precisa scelta stilistica, finalizzata spesso ad effetti comici, e non sono certo da considerarsi prestiti di necessit.

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fattispecie, non particolarmente significativa, della terminologia tecnica, non di rado legata a realt locali. Assai modesta pure la presenza di grecismi nelle lingue epicoriche: sttala o trijere (< stla, trirhj) in licio, atraba (iranismo, ma di probabile mediazione greca) in lidio e cos via. Assai pi problematica lindividuazione di interferenze fonologiche e morfologiche. Grafie come qknoij e katsqhsen, frequenti nel greco di Frigia e zone contermini, sono interpretabili come ipercorrettismi dovuti allassenza di tenui aspirate in frigio, mentre la mancata distinzione tra maschile e femminile nelle lingue anatoliche motiva con ogni verisimiglianza la confusione nella terminazione degli antroponimi dei due generi (il cui nominativo pu uscire tanto in aj quanto in a) nel greco asianico. Possibili, ma ovviamente meno riconoscibili, i casi di calco del tipo di kakn prospoien secondo il frigio kakun addaket. Com esperienza comune nei contatti interlinguistici, quanto pi due lingue sono simili, tanto pi frequenti le interferenze, mentre nel caso di idiomi molto diversi il cambio di lingua sar pi radicale e le sovrapposizioni pi rare. E come le parlate neolatine della Toscana (ove il sostrato era etrusco, totalmente diverso) sono molto pi vicine al latino di quelle dellItalia centromeridionale, il cui sostrato osco aveva forti affinit con la loro madrelingua, cos immaginabile che il greco di Frigia (impostosi su una lingua caratterizzata da forti affinit) abbia avuto peculiarit pi spiccate e dialettalmente connotate rispetto a quello di regioni come la Lidia, la Caria e la Licia, il cui sostrato poco aveva in comune con la lingua adottata. Questo d conto, tra laltro, di interferenze sintattiche in frigio come ta mankai con larticolo greco per il dimostrativo sa del frigio, ovvero di sintagmi ibridi quali il relativo generalizzante os ke, os an, tis ke per la genuina forma frigia ios ke. *** Diamo ora uno sguardo sommario a come si configura, in alcune aree, il rapporto tra greco e lingua locale nella fase cruciale precedente lellenizzazione. In Lidia la documentazione in greco prima di Alessandro assai limitata, anche se significativo che sia redatta in greco la dedica, datata con riferimento ad Artaserse (I o II?), di una statua di Zeus da parte di un alto funzionario persiano, di nome Droaphernes. Le bilingui, con la lingua locale significativamente in prima posizione rispetto al greco, sono solo due, delle quali una (del III sec. a.C.?) proveniente da Pergamo, circostanza che d facilmente ragione della doppia versione. Pi indicativa invece la bilingue di Nannas (da Sardi, seconda met del IV sec.), il cui nome presenta una geminata probabilmente influenzata dalla trascrizione greca, mentre il nome del padre (Bakiva), pure tipico dellonomastica indigena, nella versione greca appare radicalmente ellenizzato (a posteriori, dal figlio?) come Dionusiklj.

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A partire dalla stele di Matis (III sec.), anche stilisticamente conforme a modelli attici, inizia una tradizione scrittoria esclusivamente greca. Il prestigio del lidio traspare comunque attraverso alcuni possibili influssi di forma interna sul greco della grande stele di Mnesimachos (probabilmente copia del II sec. a.C. di un originale della fine del IV sec., visto che vi menzionato Antigono), che riguarda unipoteca a favore del tempio di Artemis a Sardi ed stata rinvenuta presso il locale del tesoro: luogo di rinvenimento e verisimilmente anche tipologia della transazione trovano puntuale riscontro nelle due dichiarazioni in lidio del gi ricordato sacerdote iranico Mitridastas, figlio di Mitratas; la formulazione delle clausole contrattuali presenta in alcuni punti delle analogie evidenti e ci sono altres sospetti calchi come newpohj funzionario del tempio, che ricorda da vicino il lidio serlis srmlis autorit del tempio, e okoj tenuta che dal lidio biracasa ha assunto anche quel valore tecnico. Nel caso del frigio le evidenti affinit col greco gi richiamate da Platone nel Cratilo (ove si segnala che molte parole frige differiscono poco dai corrispondenti greci) e confermate in sede storico-comparativa grazie a significative innovazioni in comune (quali il pronome relativo *jo- e laumento temporale) rendono difficile distinguere le convergenze dovute ai contatti secondari di epoca storica dalle comunanze riconducibili ad una stretta parentela genetica: in effetti molte coincidenze nel lessico (cf. frigio autos, kakon, onoma e soprattutto vanaktei e lavagtaei nella titolatura delliscrizione rupestre di Mida, che richiamano nax e lagtaj, miceneo wa-na-ka e ra-wa-ke-ta) saranno da considerarsi verisimilmente eredit comune, che senza dubbio avr contribuito a facilitare il processo di ellenizzazione. In Caria la progressiva diffusione del greco parte dalle citt costiere ed indicativo che Alicarnasso, presto ionizzata per influsso di Mileto, non abbia fornito alcun testo cario, mentre da Iasos provengono solo modesti ritrovamenti di epoca antica (il pi importante un graffito su cratere attico dellultimo quarto del VI sec. a.C.). Con lavvento della dinastia locale degli Hekatomnidi nel IV sec. il greco si afferma come lingua dellamministrazione e luso del cario resta circoscritto a localit dellinterno e ai margini orientali del territorio (Kaunos), forse nel contesto di una reazione nazionalistica che ha portato alla ripresa della tradizione scrittoria locale, peraltro poco documentata in epoca antica sul suolo della madrepatria9. Alcune bilingui greco-carie oggi in parte meglio valutabili sulla scorta di
9 Si gi accennato alle copiose testimonianze del cario su suolo egiziano, in connessione con la presenza di mercenari carii in quellarea nel corso del VII e VI sec. a.C. Testimonianze coeve del cario provengono (peraltro in quantit molto pi modesta) da Sardi, mentre ad Atene stata rinvenuta una bilingue della seconda met del VI sec. a.C., con una riga caria inserita in un testo greco.

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recenti ritrovamenti e fortunati joins meritano di essere richiamate perch gettano nuova luce sulle diverse modalit di convivenza delle due lingue. Va menzionato innanzitutto il decreto del santuario di Sinuri, presso Milas, emesso dai sovrani Ada e Idrieus e di conseguenza databile al breve periodo di reggenza congiunta (351-344), in cui significativamente il greco precede la versione caria, indizio di maggior prestigio del primo e di una prassi amministrativa ormai consolidata. Invece nella bilingue di Kaunos un decreto di prossenia databile alla seconda met del IV sec. che grazie alle corrispondenze onomastiche ha consentito la verifica della decifrazione la versione greca viene dopo il testo cario (evidentemente quello ufficiale) ed motivata dalla circostanza che il provvedimento veniva emesso in onore di due Ateniesi. A riprova della reciproca autonomia delle due versioni si constata che ai termini tecnici prxenoj, dhmiorgoj ed eergthj non fanno riscontro dei prestiti in cario, cos come il testo greco non sembra rivelare interferenze di sorta. Poche sono invece le indicazioni ricavabili dalla bilingue di Hyllarima presso Stratonicea, un monumento particolarmente complesso perch costituito da testi diversi di mani differenti e di epoca varia, comunque relativamente tarda: le sezioni meglio confrontabili sono liste di nomi personali che attestano la persistenza della tradizione onomastica locale nella versione caria e allincontro la sua progressiva sostituzione con lantroponomastica greca nellaltra versione. Quanto al bilinguismo in Licia, esso va inquadrato in una rete di relazioni storiche particolarmente complesse. Gi in Omero i Lici hanno un ruolo importante come alleati dei Troiani e gli episodi di Glauco e Sarpedone documentano rapporti e contatti culturali molto antichi. Anche la produzione artistica locale del V-IV sec. come il cosiddetto Monumento delle Arpie o il fregio del Monumento delle Nereidi a Xanthos o lheroon di Limyra dimostra linfluenza che larte greca aveva gi prima dellellenismo presso laristocrazia locale, che per le opere dintento celebrativo tendeva a prediligere modelli di sicuro prestigio. Di orientamento ellenizzante pare del resto la dinastia indigena che, dopo la conquista ad opera del generale persiano Harpagos e probabilmente fino alla ribellione dei satrapi nella prima met del IV sec., resse con una certa autonomia politica la Licia (o meglio la vallata dello Xanthos), e daltro canto significativo che dopo la battaglia dellEurimedonte la Licia figuri pi volte nella lista ateniese dei tributi e che linflusso di Atene continui almeno fino alla sfortunata spedizione di Melesandro contro i Lici (430-429 a.C.). Le iscrizioni bilingui, col licio per lo pi in prima posizione e il greco in evidente funzione subordinata10, sono piuttosto numerose e comprendono
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Nel caso della dedica ad Artemide di un certo Dhmokledhj di Limyra il greco sta invece in pri-

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una decina di epitafi, alcune dediche, due testi di carattere cultuale, una disposizione fiscale. Di particolare interesse sono per altri casi in cui le due lingue convivono senza un reale rapporto di subordinazione. Cos nel grande documento storico degli inizi del IV sec., iscritto sulle quattro facce del pilastro rinvenuto nellagor di Xanthos, lepigramma greco, inserito tra la sezione licia e quella milaca, ha una sua indubbia autonomia formale e contenutistica, pur richiamando un episodio collegato con gli avvenimenti descritti nelle parti in lingua epicorica. Anche le iscrizioni greco-licie su due basi di statue provenienti dal Leton ed erette dal sovrano Arbina (in licio Erbbina, V-IV sec.) si segnalano per la veste metrica del greco e perch tra le due versioni non pare intercorrere un vero rapporto di bilinguismo: una delle due basi ha su una faccia una breve iscrizione dedicatoria ad Artemis in licio e sullaltra i resti di otto versi greci di un non meglio identificato paidotrbaj; laltra base, pi ampia, presenta due facce scritte in licio e due in greco, quattro testi che, pur avendo in comune il carattere celebrativo e pur riguardando lo stesso sovrano, sembrano del tutto indipendenti luno dallaltro11. Con lassoggettamento della Licia prima alla dinastia caria allepoca di Maussolos e poi al governo del satrapo Pixodaros, pure con sede in Caria, si constata unaccentuazione del ruolo del greco come lingua amministrativa, seppur sempre accanto al licio. Questa fase ben documentata dalla trilingue del Leton (verisimilmente del 337 a.C., inizio del regno di Artaserse IV), un documento che rievoca la fondazione di un culto pubblico: i testi in licio e greco, privi di una precisa formula di datazione, sono la cronaca degli avvenimenti e degli accordi ufficiali sottesi alla decisione di instaurare il culto di due divinit locali, ma non costituiscono la redazione ufficiale della delibera che viene invece presupposta; nel testo aramaico, assai pi stringato ma contenente la datazione in quanto si tratta di atto ufficiale, il satrapo Pixodaros simpegna ad intervenire, ove necessario, a sostegno degli accordi liberamente presi dalle parti in causa. La stesura trilingue risponde probabilmente ad una precisa volont del satrapo, in linea con le consuetudini persiane in materia linguistica. Puntuali corrispondenze si possono dunque ricercare solo tra le sezioni licia e greca di questepigrafe. Ora facile constatare che la versione greca dipende da quella in lingua epicorica, di cui nella parte iniziale una traduzione abbastanza pedissequa (soprattutto per quanto concerne la sintassi),
ma posizione: del resto il nome, approssimativamente adattato nella versione licia (Ntemuxlida), chiaro indizio dellidentit etnico-linguistica del dedicante. 11 Il testo greco meglio conservato un poema di 17 versi di Symmachos di Pellana celebrante i fasti di Arbina; i due testi lici sono solo parzialmente conservati, ma quanto resta ed interpretabile consente di escludere che si tratti di versioni dei corrispondenti greci.

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mentre nella seconda parte presenta una maggiore autonomia e una semplificazione del contenuto. Interferenze del licio sul greco della trilingue sono per esempio luso di d in funzione coordinante nella frase iniziale (= licio me), lestensione della paratassi con lanomala ripetizione di ka, il valore di futuro di ddotai ... tra hmmnaia ` modellato su quello di pibiti, lo scarso uso dellarticolo (che manca in licio), il nome per il satrapo, xadrphj (solo qui!), risalente al licio xssadrapa. Invece un caso di calco greco nella versione licia verisimilmente cumehi- sacro > vittima sacrificale > pecora che riprende la polisemia di ereon. Come gi rilevato a proposito del lessico tecnico della stele cario-greca di Kaunos, non si riscontra alcuna connessione formale tra la terminologia amministrativa licia rappresentata da pddnehmmi , asaxlaza, epewtlmmi designanti rispettivamente dei sovrintendenti regionali, il governatore di Xanthos e gli abitanti del relativo contado e le traduzioni greche (rcontej, pimelhtj, peroikoi), che per la loro genericit semantica fanno pensare a corrispondenze approssimative, nientaffatto istituzionalizzate. Insomma, dalla circostanza che tra i pi antichi documenti greci in Licia vi sono testi poetici relativamente autonomi rispetto a quelli lici incisi sui medesimi supporti e che, se si vuole ricavare una gerarchia tra i due idiomi dalle iscrizioni bilingui, non certo al licio che si pu attribuire una posizione subordinata, sembra doversi dedurre che il successivo trionfo del greco sulla lingua locale non stato lo sbocco naturale di una prolungata situazione diglottica caratterizzata da una supremazia del greco. *** Anche se largomento esula dal discorso fin qui sviluppato e si colloca ad un livello cronologico ben diverso da quello del tema del convegno, non sembra incongruo accennare, in conclusione, alle nuove prospettive che recenti scoperte aprono a proposito dellacquisizione dellalfabeto da parte dei Greci e delle popolazioni dellAsia Minore. In effetti la trasmissione di un sistema di scrittura un aspetto dellacculturazione e costituisce un momento di fondamentale importanza nei contatti interetnici, con inevitabili ricadute anche sul piano linguistico. Pertanto la fase dellalfabetizzazione pu essere considerata come la prima tappa di quelle interrelazioni tra greco e lingue della penisola anatolica di cui abbiamo cercato di illuminare lo sbocco conclusivo. In passato non si avevano in generale dubbi sul fatto che un alfabeto greco avesse svolto il ruolo dintermediario tra il modello fenicio e i diversi sistemi grafici utilizzati per scrivere le lingue epicoriche del I millennio a.C. Leventualit di un adattamento indipendente del modello mal si concilia infatti con le evidenti coincidenze strutturali, funzionali e formali, soprattutto

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a proposito di fondamentali innovazioni quali la creazione di segni vocalici, che con grande originalit trae spunto dalluso semitico delle matres lectionis, e lo sdoppiamento del ww in due segni per /u/ e /w/. Ma riconoscere la non casualit di questi sviluppi convergenti non significa dimenticare che in ogni sistema alfabetico sviluppatosi, direttamente o indirettamente, da quello semitico ci sono state innovazioni consistenti nella reinterpretazione di segni del modello o nel prestito da altri sistemi grafici o anche in creazioni autonome necessarie per adeguare lo strumento a sistemi fonologici assai differenti da quello per cui era stato originariamente creato. E come in area greca si ricicla lantico segno per ht onde rappresentare la nuova /e:/ da /a:/, sintroduce lomega, forse ripreso da uno degli alfabeti in uso in Caria (ove ha un valore non ancora determinato), e sinseriscono alla fine dellordine alfabetico semitico i segni Y, C, pure di probabile ascendenza microasiatica, ma utilizzati con valori discordanti anche allinterno della tradizione scrittoria greca12, analoghi fenomeni si riscontrano anche nei sistemi delle lingue dellAsia Minore (ove per esempio samekh e zajin vengono ripresi in funzioni assai differenti) senza che questo abbia mai rappresentato un ostacolo allipotesi di unintermediazione greca. Tuttavia, alla luce di alcune recenti acquisizioni, questa ipotesi non sembra pi cos pacifica come in passato. Intanto C. Brixhe ha tratto importanti indicazioni sullepoca delladozione dellalfabeto frigio dalle risultanze del test del carbonio 14 sul materiale proveniente dal livello della distruzione di Gordion e dellanalisi dendrocronologica delle travi del Gran Tumulo della stessa localit, che hanno consentito di retrodatare quellevento catastrofico all 830-800 a.C. e al 740 circa la costruzione del tumulo. Ne consegue che i frammenti frigi provenienti dal Gran Tumulo sono in sostanza contemporanei delle pi antiche iscrizioni greche (coppa di Nestore e oinochoe del Dipylon), mentre tre graffiti (marche di propriet?), sempre in grafia frigia, trovati in strati immediatamente successivi a quello della distruzione, ci riportano agli inizi dellVIII sec. a.C., dunque ad un livello cronologico superiore a quello della documentazione greca. Giustamente Brixhe sottolinea tuttavia che queste nuove datazioni non impongono di abbandonare senzaltro lidea tradizionale di una dipendenza dal greco dellalfabeto frigio, anche se questipotesi non ne viene certo confermata13. Daltro canto ci sono indizi che lasciano intravvedere la
12 Riflessi soltanto locali ha invece lintroduzione del sampi nel greco dAsia, che rappresenta un adattamento del segno a freccia, che in lidio e frigio (e forse anche in cario) indicava una fricativa, probabilmente alveolare. 13 Come ha ben visto Brixhe, anche la doppia continuazione di yd in frigio, ove la differenza viene funzionalizzata per distinguere la vocale (I = /i/) dallapprossimante ( = /j /), depone contro la dottrina tradizionale. In greco la distinzione non era fonologica e perci, dopo uniniziale distribuzione su

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possibilit di contatti diretti tra i Frigi e il mondo semitico, come la menzione nelle fonti assire della fine dellVIII sec. a.C. di Mida (Mita di Muski) e le relazioni (piuttosto concorrenziali) tra Assur e la Frigia nellAnatolia sudorientale. Alla stessa epoca risalgono le due (o tre?) iscrizioni frige su pietra lavorata, certamente di carattere pubblico, trovate a Tyana in Cappadocia, sicch non avventato pensare che proprio in questarea di contatti intensi col mondo semitico sia avvenuta, alcuni decenni prima, ladozione dellalfabeto. Peraltro il fatto che il greco abbia adottato il theta, assente in frigio in quanto vi mancava un corrispondente fonema, depone (insieme ad altri fatti) contro leventualit di una mediazione frigia tra fenicio e greco: sembra insomma preferibile ripiegare sullipotesi di una derivazione relativamente autonoma, pur con alcune interrelazioni nella fase delladozione. A conclusioni abbastanza simili induce ora anche unobiettiva considerazione delle peculiarit del sistema grafico cario, la cui decrittazione assicurata dalle corrispondenze onomastiche della bilingue di Kaunos. Tali peculiarit possono infatti spiegarsi anzich come innovazioni (che tra laltro sarebbero nella maggioranza dei casi del tutto incongrue) nei confronti di un sistema greco gi coerentemente assestato piuttosto con lipotesi di unadozione parzialmente indipendente da una fonte comune: per limitarci ai segni vocalici, baster ricordare che, perlomeno nel cario di Kaunos, il valore di O /a/, A vale verisimilmente //, mentre /u/ rappresentato da E. Dunque anche il processo di acquisizione dellalfabeto, prima fondamentale tappa nelle relazioni tra genti di lingua greca e popolazioni della penisola anatolica, che attraverso una fase di osmosi culmineranno secoli pi tardi nellellenizzazione della penisola, si rivela col progredire delle nostre conoscenze meno lineare di quanto non si potesse in passato sospettare.

base geografica (ma con identico valore) dei due segni, si ha leliminazione di uno dei due, circostanza che si spiega meglio se i due percorsi sono stati autonomi ovvero se stato il greco a prendere la coppia di segni dal frigio e non viceversa.

KLEINASIEN ZWISCHEN OST UND WEST. TITUS LIVIUS BERICHT BER DEN KAMPF ZWISCHEN ANTIOCHOS DEM GROSSEN UND DEN RMERN (192-188 V. CHR.)* CHRYSANTHE TSITSIOU-CHELIDONI
Sie glauben nicht den Fakten, sie glauben nur sich. Im Notfall mssen die Fakten dran glauben. B. BRECHT, Lob des Zweifels**

Eine der folgenreichsten militrischen Kollisionen in der Antike steht im Mittelpunkt meiner Betrachtung, so wie sie Titus Livius, der reprsentativste Historiker der augusteischen Zeit, in seinem Werk Ab urbe condita wiedergegeben hat. Es handelt sich um den Krieg zwischen Antiochos dem Groen, dem Knig von Syrien, und den Rmern, dem sogenannten (Rmisch-)Syrischen Krieg, um einen militrischen Konflikt zwischen dem Osten und dem Westen, zwischen Asien und Europa, zu dem der Anspruch des Antiochos auf kleinasiatische Stdte und Lysimacheia (in Thrakien) gefhrt haben soll so jedenfalls gibt uns Livius zu verstehen (Liv. XXXVII 35,2)1. An diesem Krieg waren alle wichtigen Mchte des beginnenden 2. Jh. v.Chr. beteiligt, indem sie einem der beiden Hauptgegner beigestanden haben2. Mich interessiert hier herauszufinden, welche besonderen Akzente Titus Livius in seinem einschlgigen Bericht gesetzt hat, und wie diese zu interpretieren sind, denn gerade die Nuancen seiner Erzhlung bieten uns die Grundlage, auf der wir nachvollziehen knnen, wie er die Ostpolitik Roms
* Mein herzlicher Dank gilt Prof. Dr. Dr. h.c. Michael von Albrecht fr seine Anregung mich mit dem Thema zu befassen, Prof. Dr. A. Chaniotis fr eine hilfreiche Diskussion ber die Kernidee des vorliegenden Aufsatzes, allen Teilnehmern an der Diskussion, die nach dem Vortrag im Rahmen des Canussio-Colloquiums stattgefunden hat, und nicht zuletzt Frau Dr. Helga Khler, die meinen Text von vielen stilistischen und inhaltlichen Schwchen befreit hat. Jeder Mangel, der geblieben ist, muss ausschlielich mir zur Last gelegt werden. ** Zitiert nach PIANEZZOLA (1969), 49. 1 Vgl. jedoch Polyb. XXI 13,3, dem zufolge der Krieg um die Stdte Lampsakos, Smyrna und Alexandreia in der Troas begann. Polybios machte auerdem die toler fr den Ausbruch des Konfliktes zwischen den Rmern und Antiochos III. verantwortlich [siehe Polyb. III 3,3; 6,5; 7,1-3; XVIII 39,1-2 und dazu PFEILSCHIFTER (2005), 162 mit Anm. 82, wo er auch auf zahlreiche jngere einschlgige Studien hinweist]. 2 Zur Bedeutung dieses Krieges s. BADIAN (1959), 97; GRAINGER (2002), 2.

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im genannten Zeitraum verstanden hat bzw. wie sein Text unser Verstndnis fr diese Politik lenkt. I Grenzgebiete von groem wirtschaftlichem und daher politischem Interesse knnen nur schwierig, wenn berhaupt, ihre Autonomie und Sicherheit gegen benachbarte Gromchte zumal wenn diese mit viel Ehrgeiz ausgestattet sind behaupten. Kleinasien, das natrliche Grenzland zwischen Schwarzem Meer, gis und Mittelmeer, dem Osten und dem Westen, Asien und Europa, gibt ein lehrreiches Beispiel fr diese Sentenz. Dieses Land war nmlich der Zankapfel zwischen den Diadochen Alexanders des Groen und nicht nur zwischen diesen: Die Ursachen des (Rmisch-)Syrischen Krieges wurzeln im Grunde gerade in jenen Konflikten. Ein kurzer Abri der Ereignisse, die zum Krieg gefhrt haben, wird diese These begrnden. Unsere Erzhlung fhrt in medias res: Bei den Verhandlungen in Lysimacheia im Jahr 196 forderten die Rmer Antiochos auf3, alle Stdte Kleinasiens, die frher unter der Herrschaft des Knigs von gypten waren, an Ptolemaios zurckzugeben, bzw. sich aus denjenigen Stdten, die frher von Philipp, dem nunmehr besiegten ehemaligen Gegner der Rmer, besetzt waren, zurckzuziehen (Polyb. XVIII 50,5-6; Liv. XXXIII 39,4-6)4. Sie
3 Nach Sueton Claud. 25,3 drfte das Interesse Roms am Osten ziemlich frh entstanden sein: Kaiser Claudius soll nmlich Ilion, die eigentliche Mutterstadt der Rmer, von der ansonsten obligatorischen Steuerzahlung an Rom fr immer frei erklrt haben; er habe vor dieser Entscheidung eine alte auf Griechisch geschriebene Epistel gelesen, die der Senat und das rmische Volk an Knig Seleukos gesandt htten, in welcher sie ihm ihre amicitia und societas nur unter der Voraussetzung versprochen htten, dass er das Volk Ilions, ein mit den Rmern verwandtes Volk, frei von jeder Unterdrckung liee. Es muss entweder Mitte der 240er Jahre, bevor Seleukos II. die Herrschaft in Kleinasien (nachdem sein Bruder Antiochos Hierax gegen ihn rebelliert hatte) verloren hat, oder Mitte der 220er Jahre gewesen sein, als Seleukos II. und nachher Seleukos III. ihre Lager in Kleinasien hatten zuerst gegen Hierax, dann gegen Attalos I. von Pergamon; s. dazu GRAINGER (2002), 11. Zu den ersten militrischen Bewegungen Roms im Osten s. GRUEN (2004), 247. 4 Antiochos III. begann im Winter 220-219 gegen das Ptolemische Reich zu rsten [s. dazu SCHMITT (1964), 158]. 202 hat er den 5. Syrischen Krieg angefangen, der ins ptolemische Syrien hineingetragen wurde in der gleichen Zeit ging Philippos gegen die europischen und kleinasiatischen Besitzungen der Prolemer vor (so AMELING, in: DNP 10, s.v. Ptolemaios [8], P. V. Epiphanes, 539). Ameling bemerkt noch dazu (a.a.O.): Nach wechselnden Erfolgen fiel bis 200-199 Koile Syria an Antiochos, der 199 eben noch am Einmarsch in g[ypten] gehindert wurde; ab 197 brach die ptolemische Herrschaft in Kleinasien zusammen und wurde durch die seleukidische ersetzt, nachdem Philippos schon im Frhjahr/Sommer 200 ptolem[ische] Besitzungen in Thrakien erobert hatte (Liv. XXXI 16,3). Im Jahr 201 sollen die Rmer eine Gesandtschaft nach Osten geschickt haben, um Ptolemaios mitzuteilen, dass Hannibal besiegt worden sei, und ihm den Dank der Stadt auszusprechen, dass er whrend des Krieges mit Karthago Rom treu geblieben sei; sie sollten ihn auerdem darum bitten,

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erklrten ihm auch, dass sein bergang nach Europa mit seiner gesamten Streitmacht nicht weit von einer offenen Kriegserklrung an Rom entfernt sei (Liv. XXXIII 39,7). Nach Polyb. XVIII 50,7 forderte L. Cornelius Antiochos berdies auf, sich von den autonomen Stdten fernzuhalten5 (nach der bersetzung von H. Drexler). Der Knig berief sich dagegen auf den Sieg seines Vorfahren, des Seleukos I. Nikator (358-354 v.Chr. - 281 v.Chr.), eines der Diadochen Alexanders, ber Lysimachos (im Jahr 281). Im Namen dieses Sieges hatte nmlich der Grnder der Seleukiden-Dynastie weite Gebiete in Kleinasien und in Thrakien in Besitz genommen. Er, Antiochos, besitze nur das, was ihm gehre so lautete der Kern der Antwort, die der Knig auf die rmischen Aufforderungen hin erteilte (Liv. XXXIII 40,4-6)6. Die Rmer waren schon seit einiger Zeit mit den militrischen Bewegungen des Antiochos berhaupt nicht glcklich. Gesandtschaften aus dem Osten (aus Pergamon, Smyrna und Lampsakos) kamen nach Rom und baten um Untersttzung gegen den Knig7. Schon vor den Verhandlungen in Lysiwenn sie gezwungen wrden, einen Krieg gegen Philipp zu fhren, an seiner alten Gesinnung gegen das rmische Volk festzuhalten. (Liv. XXXI 2,3-4; in der bersetzung von H.J. HILLEN). GRAINGER (2002), 24 identifiziert diese Gesandtschaft mit jener, von der Polybios in XVI 27,5 spricht und die fr eine freundliche Gesinnung zwischen Antiochos und Ptolemaios arbeiten sollte [s. dazu WALBANK (1967), zu Polyb. XVI 25,2]. In der Erzhlung des Livius ber die Verhandlungen in Lysimacheia (Liv. XXXIII 39) ist es nicht ganz deutlich, ob die Stdte, die Antiochos Ptolemaios zurckzugeben hat, zuerst Philipp dem Knig gyptens abgenommen hatte oder ob es sich um Gemeinden handelt, die Ptolemaios immer besa, bis Antiochos sie an sich brachte. Siehe ACHARD (2001), zu Liv. XXXIII 39 (Anm. 4, S. 101): Et et nam au dbut de la phrase suivante font difficult. On attendrait un autre et introduisant les villes appartenu Philippe. Mais Tite-Live veut sans doute dire que la requte peut mme porter sur les villes de Ptolme, car, pour les villes qui avaient dpendu de Philippe, il tait hors de question de les laisser Antiochus. Die Rmer erklrten jedenfalls, dass sie es nicht hinnehmen knnten, wenn Antiochos Gemeinden, die von Philipp besetzt worden waren, erobert habe, als der makedonische Knig gerade seine ganze Aufmerksamkeit auf den Krieg mit Rom gelenkt htte, wenn also der Knig von dem Gewinn des Krieges profitiere, den die Rmer gegen Philipp unter groen Gefahren und mit viel Mhe gefhrt htten (Liv. XXXIII 39,5-6). Antiochos hatte tatschlich die Stdte Iasos, Euromos, Mylasa, die Philipp gehrten, nach der Niederlage Philipps in Kynoskephalai (197 v.Chr.) annektiert. Diese Stdte haben sich ihm wahrscheinlich freiwillig ausgeliefert [s. GRAINGER (2002), 45-46, 49, 57 (mit Anm. 22)]. 5 Es handelte sich wahrscheinlich um die Stdte Bargylia, Ainos, Maroneia (diese Stdte hatten die Rmer gerade befreit), Lampsakos und Smyrna. Siehe dazu GRAINGER (2002), 95. Livius (XXXIII 38,4-6) erzhlt uns, wie beide zuletzt erwhnten Stdte von Antiochos angegriffen und belagert worden sind, whrend der Knig daneben versuchte, sie durch diplomatische Bewegungen anzulocken und ihnen die Hoffnung zu machen, dass sie die erwnschenswerte Freiheit erreichen knnten, aber nur wenn es ihnen selbst und allen anderen klar wre, dass sie diese Freiheit Antiochos und nicht einer gnstigen Gelegenheit verdankten. Nach Polybios soll sich Antiochos in Lysimacheia auch zu diesem Thema geuert haben (Polyb. XVIII 51,9). 6 Siehe auch Liv. XXXV 16,5-6. Zu den Ansprchen des Antiochos s. CHANIOTIS (2005), 457. 7 Pergamenische und rhodische Gesandte informierten 201 den rmischen Senat von dem Vertrag zwischen dem Antigoniden Philipp V. und dem Seleukiden Antiochus III. ber die Aufteilung der

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macheia, aber noch in demselben Jahr (196), hatte Rom, das sich nach dem Sieg ber Philipp V. in seiner Macht besttigt sah und entschlossen war, sich fr die Befreiung Griechenlands einzusetzen, versucht, den Knig von seiner Expansion nach Westen abzuhalten. Titus Quinctius Flamininus hatte nmlich in Korinth Antiochos bermitteln lassen, dass er sich von den freien Stdten Kleinasiens fernzuhalten habe, denn alle griechischen Stdte sollten berall in Frieden und Freiheit leben (Liv. XXXIII 34,3; in der bersetzung von H.J. Hillen). Auerdem wurde Antiochos damals erklrt, ne in Europam aut ipse transiret aut copias traiceret (Liv. XXXIII 34,4)8; offensichtlich wollte Rom als Gromacht die bedrohliche Expansionspolitik des groen Syrien unter Kontrolle halten. Nichtsdestotrotz plante Antiochos noch im selben Jahr (196 v.Chr.) die Neugrndung von Lysimacheia in der thrakischen Chersones. Die Rmer konnten ihn schlielich nicht von seinem Plan abhalten9. Die Verhandlungen des Jahres 196 in Lysimacheia blieben ergebnislos (Liv. XXXIII 41,1). Die Gesandtschaften, die beide Seiten in demselben und im darauf folgenden Jahr austauschten, sprechen jedenfalls fr eine noch friedliche Beziehung zwischen den Rmern bzw. Flamininus und Antiochos. Der Knig strebte sogar ein Bndnis mit Rom an10. Er setzte jedoch gleichzeitig seine Unternehmungen in Thrakien fort, was die Rmer so darf man aus der Erzhlung des Livius schlieen als eine gegen sie gerichtete, feindliche Handlung empfanden (Liv. XXXIV 33,12-13)11.
Auenbesitzungen des Ptolemerreiches, das seit dem frhen Tod Ptolemaeus IV. (204) durch Vormundschaftsregierung geschwcht war [so BELLEN (1995), 68]. Eine pergamenische Gesandtschaft soll auerdem im Jahr 198 den Senat ber die Offensiven des syrischen Knigs im Osten informiert haben (Liv. XXXII 8,9-10). Die Rmer wollten damals eine Gesandtschaft zu Antiochos schicken und ihn dazu auffordern, sein Heer vom Bereich Pergamons abzuziehen (Liv. XXXII 8,15-16). Antiochos gehorchte (Liv. XXXII 27,1), setzte jedoch seine sonstigen militrischen Expeditionen in Kleinasien fort. Im Winter 197-196 appellierten Smyrna und Lampsakos an Flamininus [App. Syr. 1,2; BADIAN (1959), 85; WALBANK (1967), zu Polyb. XVIII 47,1; GRAINGER (2002), 60]. Mglicherweise hatten sich beide Stdte zu Eumenes zuerst gewandt, der sie jedoch nach Rom verwies. Dieser Appell war etwas unerwartet, denn keine der beiden Stdte hatte frher Kontakt zu Rom (GRAINGER, a.a.O.). Nichtsdestotrotz ist gut vorstellbar, dass es auch Stdte in Kleinasien gab, die ihre Abhngigkeit von Antiochos, dem groen Eroberer Asiens, durchaus favorisierten [Euromos und Iasos bieten entsprechende Beispiele; s. dazu GRAINGER (2002), 56-57]. 8 Siehe auch Polyb. XVIII 47,2. Livius erklrt, dass die Rmer im Grunde dieselben Forderungen an Antiochos nach ihrem Sieg ber Philipp stellten, die sie an ihn auch vor dem Ende des Makedonischen Krieges allerdings nicht so offen und deutlich gestellt hatten (Liv. XXXIII 20,8-9; 34,2-3). 9 Zu der chronologischen Beziehung der Gesandtschaft des Antiochos nach Korinth und den Bewegungen des Knigs am Hellespont s. Polyb. XVIII 47,2; 49,2-3 und BADIAN (1959), 85 und 97, Anm. 27. 10 Siehe Liv. XXXIII 41,5; XXXIV 25,2. Vgl. auch GRAINGER (2002), 101-103, 105-106, der allerdings viel auf rein Hypothesen baut, wie er selbst gesteht. 11 GRAINGER (2002), 106 mit Anm. 27 vertritt allerdings die Meinung, dass weder Flamininus noch die Rmer sich Sorgen um die Bewegungen des Knigs in Thrakien gemacht htten. Deswegen

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Im Jahr 193 nennt Flamininus den Gesandten des Antiochos, die nach Rom gekommen sind, die Voraussetzung dafr, dass Rom einen Freundschaftsvertrag mit Antiochos schlieen und sich nicht mehr mit dem Schicksal der kleinasiatischen Stdte befassen werde: der Knig msse sich von Europa fernhalten. Sollte jedoch Antiochos diese Bedingung nicht erfllen, wre es nur gerecht, wenn die Rmer ihre Freundschaft mit den Stdten Kleinasiens schtzten und neue Bndnisse schlssen (Liv. XXXIV 58,2-3; 59,5). Bei denselben Verhandlungen betont allerdings Flamininus, dass es das Ziel der Rmer sei, die griechischen Stdte Kleinasiens von Antiochos zu befreien, genau wie sie Griechenland von Philipp befreit htten (Liv. XXXIV 58,12-13). Die Siedlungen in Kleinasien soll Flamininus gesagt haben sind nicht gegrndet worden, um in die Knechtschaft eines Knigs zu geraten, sondern damit das lteste Volk seine Nachkommenschaft vergrssert und auf der Erde ausbreitet. Im Frhling desselben Jahres versuchten die toler, ehemalige Verbndete der Rmer und jetzt ihre geschworenen Feinde12, ein antirmisches Bndnis zusammenzubringen. Sie schickten Gesandtschaften an Philipp, Antiochos und Nabis, zu Herrschern also, die mit dem Stand der Dinge ebenfalls unzufrieden waren (Liv. XXXV 12)13. Dennoch war die tolische Unternehmung nicht besonders erfolgreich. Nur Sparta war zu militrischen Unternehmungen bereit14. Philipp dagegen stellte sich auf die rmische Seite. Die toler brachten es jedoch fertig, Antiochos in ihren Konflikt hineinzuziehen15, was dann nach Polybios die Ursache des (Rmisch-) Syrischen Krieges war (Polyb. III 3,3; 6,5; 7,1-3; XVIII 39,1-2)16.
habe Flamininus seine Unternehmungen in Sparta fortgesetzt und der Senat habe sich spter (auf Vorschlag des Flamininus) entschieden, das rmische Heer aus Griechenland zurckzuziehen. 12 WALSH [(1992), 3] erklrt die Einstellung der toler den Rmern gegenber mit folgenden Worten: Meanwhile in Greece, the Aetolians since the settlement after the Second Macedonian War in 197 had become increasingly disillusioned with the Romans, whom they had strongly supported in the war against Philip. Their hopes of recovering the Thessalian cities earlier lost to Philip were blunted by Flamininus clear antipathy towards them. 13 So PFEILSCHIFTER (2005), 161. 14 Nabis wurde allerdings von den Achern besiegt. Die toler brachten den Tyrann in einer Geheimoperation ums Leben. Sparta wurde am Ende dem achischen Bund eingegliedert [s. PFEILSCHIFTER (2005), 161]. 15 Es ist gut mglich, dass Antiochos nach den Verhandlungen in Rom im Winter 194-193, die nicht positiv fr ein Bndnis zwischen ihm und den Rmern verlaufen waren, Freundschaft mit den mchtigsten Griechen der Zeit, den tolern, schlieen wollte [s. GRAINGER (2002), 148]. 16 Siehe Anm. 1. Siehe auch PFEILSCHIFTER (2005), 162 mit Anm. 82: Wegen ihrer Verbitterung gegenber Rom htten die Aitoler Antiochos in ihren Konflikt hineingezogen. Die berlieferung, die paradoxerweise im wesentlichen auf Polybios zurckgehen drfte, legt jedoch ein anderes Erklrungsmuster nahe: Zum Krieg fhrte das Scheitern eines Interessenausgleichs zwischen den Gromchten, die Aitoler traten, wieder einmal, im Nebenprogramm auf. Fr Antiochos wurden sie erst interessant, als der Krieg schon unvermeidlich geworden war.

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Im Sommer 193 finden neue Verhandlungen zwischen Antiochos und den Rmern in Ephesos statt17. Hier, in der Residenz des Antiochos, erheben die Rmer ihren lteren Anspruch auf die Autonomie der kleinasiatischen Stdte (Liv. XXXV 16)18. Livius versumt nicht, in diesem Kontext auf die Rolle des Eumenes, des Knigs von Pergamon, aufmerksam zu machen, der die Rmer hartnckig dazu angespornt haben soll, den Krieg gegen Antiochos zu unternehmen (Liv. XXXV 13,7-10)19. Im belli consilium, im Kriegsrat, der nach der Abreise der rmischen Gesandtschaft in Ephesos stattgefunden haben soll (Liv. XXXV 17,3-18,8)20, sei dann die Entscheidung fr den Krieg gefallen. Im Herbst 192 kommt Antiochos nach Griechenland; Demetrias ist sein Ziel die Stadt war von den Rmern zu den tolern abgefallen (Liv. XXXV 43,2). Der tolische Bund lud Antiochos als Bundesgenossen ein und forderte ihn dazu auf, Griechenland von den Rmern zu befreien (Liv. XXXV 43,7-44,7)21. Antiochos zog danach mit seinem Heer nach Chalkis, als er hrte, dass rmische, pergamenische und achische Truppen zur Untersttzung der Stadt anrckten (Liv. XXXV 50,6-9). Er brachte es sogar durch seine Drohungen fertig, Chalkis zu erobern (Liv. XXXV 51,6). In Delion, einem heiligen Gebiet, attakierte Menippos, der Feldherr des Antiochos (Liv. XXXV 50,7), unerwartet die rmischen Soldaten, und es soll zu einem Massaker gekommen sein. Nach Livius wurden die Rmer anZu den genauen Daten s. BADIAN (1959), 92. ber diese Verhandlungen informiert uns auch Appian (Syr. 3,12), der von dem Vorschlag des Antiochos spricht, drei Stdte, Rhodos, Kyzikos, Byzantion wie die anderen Griechen Asiens abgesehen von den olern und den Ioniern frei und unabhngig zu lassen, wenn die Rmer bereit wren einen Vertrag mit ihm zu schlieen. Siehe auch GRAINGER (2002), 160 und Anm. 61. Die Stdte jedoch, von denen Appian spricht, gehrten nicht Antiochos, er hatte also im Grunde kein Recht, ber sie zu verfgen. Nach GRAINGER (a.a.O., 160) zeigt allerdings Antiochos durch seinen Vorschlag a willingness to bargain. Zu dem Vorschlag von Antiochos s. auch BADIAN (1959), 98, Anm. 78. 19 Zu der Rolle des Eumenes vgl. auch Liv. XXXV 23,10. GRAINGER (2002), 159ff. zweifelt wieder an der Wahrheit des livianischen Berichts. Er behauptet, dass Appian viel konsequenter die historische Wahrheit wiedergebe (161). 20 Nach GRAINGER [(2002), 162] handelte es sich nicht um einen Kriegsrat, denn man habe in diesem consilium nicht ber einen Krieg diskutiert. Die Entscheidung habe nicht gelautet, dass der Krieg zu unternehmen sei, sondern dass weiterhin Frieden gehalten werden sollte. Livius tusche durch seinen (vielleicht nachlssigen) Bericht (GRAINGER, a.a.O., 162, Anm. 67). Siehe auch BADIAN [(1959), 93], der die Information des Livius, dass Antiochos sich gleich nach dem Abschied der rmischen Gesandtschaft fr den Krieg entschieden habe, fr absurd hlt und das auf folgende Weise kommentiert: There are few cases in history of two great powers entering upon war with each other so unprepared and so demonstrably against their own (at least immediate) intentions. 21 Nach WALSH [(1992), 3] wollte Antiochos den griechischen Stdten und den tolern seine Bereitschaft kundtun, sie zu untersttzen. Er habe der tolischen Propaganda Glauben geschenkt, dass die Griechen sich gegen die Rmer erheben wrden, wenn sie ihn in Griechenland sehen wrden.
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gegriffen, als sie ganz in Mue teils zur Besichtigung des Heiligtums und des Haines, teils am Strand waffenlos umherstreiften und ein groer Teil sich ber das offene Land zerstreut hatte, um Holz und Futter zu holen (Liv. XXXV 51,3-4; in der bersetzung von H.J. Hillen). Dieser frevelhafte Angriff lieferte den Rmern den gerechten Grund fr einen Krieg gegen Antiochos und seine Verbndeten (Liv. XXXV 51,5). Von entscheidender Bedeutung fr den Fortgang des Krieges ist dann die Schlacht bei den Thermopylen im Frhling des Jahres 191, die mit einer Niederlage des Knigs endet. Der Krieg gegen Antiochos wird nun von Griechenland weg nach Osten, nach Kleinasien verlagert. Diese Entscheidung beruhte auf der persnlichen Einschtzung des Publius Cornelius Scipio (cos. 205 und 194), der glaubte, dass allein der Sieg ber Antiochos und nicht blo ber die toler, also die Eroberung Kleinasiens, den Konflikt entscheiden knnte (Polyb. XXI 4,3-5; Liv. XXXVII 6,5). Scipio begleitete seinen Bruder L. Cornelius Scipio, der im Winter des Jahres 191 das Amt des Konsuls antrat, als sein legatus auf dem Feldzug gegen Antiochos in Kleinasien. Der Knig Syriens erfhrt weitere wichtige Niederlagen in Myonnesos (im Herbst des Jahres 190) und in Magnesia (im Winter 190/189). Frieden wird im nchsten Jahr (188) geschlossen. Der sogenannte Apameia-Vertrag (Liv. XXXVIII 38-39) sollte letztlich zur Strkung und Ausweitung des Reiches von Pergamon unter seinem Knig Eumenes entscheidend beitragen22. II Livius stellt den Krieg zwischen Antiochos und den Rmern im Anschlu an die ltere historiographische Tradition23 als einen Konflikt zwischen dem Osten und dem Westen, zwischen Asien und Europa dar24. Die Grundlage der Synekdoche leuchtet ein: Der Knig Syriens, der mchtigste Herrscher Asiens, unternimmt militrische Expeditionen im Bereich Griechenlands, in einem Teil Europas. Dieser Konflikt hat jedoch im Verstndnis des Livius nicht nur eine geopolitische Bedeutung, sondern auch eine kulturelle Dimension. Als Leser der livianischen Erzhlung erkennt man nmlich, dass verschiedene Mentalitten, Lebens- und Wertvorstellungen hier miteinan22 Siehe EDER, in: DNP 9, s.v. Pergamon C.2., 559. Die Beziehungen zwischen Rom und Eumenes geraten spter in eine Krise. Im Jahr 133 vermachte Attalos III. das Knigsreich und den Knigsschatz dem rmischen Volk. Wie EDER bemerkt (a.a.O.) Die frmliche Annahme der Erbschaft durch den Senat wies den Weg zur Provinzialisierung des kleinasiatischen Gebiets. 23 Siehe auch Polyb. XVIII 39,3; 40a; 47,2. Vgl. ferner Memnon, FGrHist 434 F 18,5. 24 Siehe z.B. Liv. XXXIII 34,3-4; 39,7; XXXIV 58,2; XXXV 12,2; XXXVI 3,12; 17,7.

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der im Streit liegen; folgende Beispiele sind aufschlureich: Als Antiochos bereits in Griechenland war, hat er sich nach den uns bekannten Quellen in eine schne junge Frau aus Chalkis verliebt25. Livius schildert ausfhrlich die Geschichte dieser Liebe (Liv. XXXVI 11,1-2). Er weist auf die Versuche des Antiochos hin, den Vater des Mdchens zu berreden, die Verbindung seiner Tochter mit ihm zu genehmigen; er erwhnt die Hochzeitsfeier26, die Antiochos veranstaltet habe, als ob Frieden herrschte; er unterstreicht die Nachlssigkeit des Knigs in Bezug auf die Durchfhrung seiner wichtigen Plne das Bellum Romanum und die Befreiung Griechenlands; er schildert seine Hingabe an Gelage, an unersttliche Freuden, die auf den Wein folgen, und an den Schlaf. Antiochos soll erst spter nachvollzogen haben, dass seine Soldaten auf hnliche Art und Weise den Winter in Chalkis verbracht hatten (Liv. XXXVI 11,3-5)27. In diesem hchst moralisierenden Bericht28 erscheint der Knig Syriens als emblematischer Vertreter einer nach der traditionellen rmischen Sicht sndhaften Lebensweise29 man erinnere sich an die augusteische Propaganda gegen Antonius und Kleopatra30; Leidenschaftlichkeit, ppigkeit, Lssigkeit, Malosigkeit, Schwelgerei kennzeichnen das Bild des syrischen Knigs31.
25 Zu den Quellen des Livius s. BRISCOE (1981), zu Liv. XXXVI 11,1-4. Siehe auch den Kommentar von Briscoe (ebenda): The allegations of debauchery are rightly doubted (mit Hinweisen auf die einschlgige ltere Sekundrliteratur). Zu den Quellen, die Livius fr die vierte und fnfte Dekade seines Werkes benutzt hat, s. WALBANK (1971). 26 Siehe auch Diod. XXIX 2; App. Syr. 3,16. 27 Siehe auch Diod. XXIX 2; Appian unterstreicht (Syr. 3,16), dass Antiochos seine Truppen den ganzen Winter hindurch vlliger Unttigkeit und einem schwelgerischen Leben berlie (in der bersetzung von O. Veh). 28 Siehe WALSH (1990), zu Liv. XXXVI 11,1-4, S. 88: This section affords a good example of Livys moralising approach An interesting earlier parallel is the historians claim that Hannibals wintering in Capua in 216-215, with its attendant sloth, feasting and harlotry, seriously impaired his armys efficiency (XXIII 18,11ff.); WALSH (1970), 77: The complementary lesson, that love of luxury is disastrous to communities and individuals, is illustrated (78) especially by the example of Hannibals alleged wintering in Capua in 216-215. Livy claims that this was the main cause of the Carthaginian defeat in the Second Punic War Livys anxiety to bring home a moral lesson has here resulted in a distortion of the truth. 29 Siehe die Bemerkung von LUCE (1977), 253: The kings behavior is typical of the country he rules 30 Siehe Hor. carm. I 37,9-12; Prop. III 11,29-32.41-46.55-56; IV 6,31-36. Siehe NISBET - HUBBARD (1998), zu Hor. carm. I 37, S. 410 (mit Hinweisen auf die frhere Sekundrliteratur) und zu Hor. carm. I 37,12; GALINSKY (2005), 346. Zu der orientalischen Lebensart von Antonius, die den rmischen Sitten nicht entspricht und die harte Kritik Octavians hervorruft, s. ZANKER (1987), 65, 72; BEACHAM (2005), 156-157; EDER (2005), 20-21; vgl. auch Verg. Aen. VIII 685-688. Siehe noch GRAINGER (2002), 99, Anm. 6, der glaubt, dass die Vorstellung des Historikers von Antiochos durch die rmische Vorstellung von Mithridates und Kleopatra beeinflusst sein kann. 31 Livius zeichnet auch an anderen Stellen ein schwarzes Bild vom Knig Antiochos (z.B. Liv. XXXV 15,3-5).

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Auf die Geschichte der schndlichen Liebe des Antiochos weist Acilius Glabrio, der mit der Fhrung des Krieges gegen Antiochos beauftragte rmische Konsul, in seiner Rede an die Soldaten vor der Schlacht an den Thermopylen hin32. Er stellt hier die Makedonen, die Thrakier und die Illyrier den Syriern und asiatischen Griechen gegenber (Liv. XXXVI 17,5-8). Jene seien gentes ferocissimae (kriegslustige und -tchtige Vlker), diese vilissima genera hominum et servituti nata (die wertlosesten Menschen, geborene Knechte)33. Der makedonische Knig sei ein sehr kriegerischer und erfahrener Kmpfer, whrend Antiochos ein seinen Leidenschaften ergebener Mensch sei, der seine Zeit mit der Liebe zu einer unwrdigen Frau verschwendet habe. Typische Vorwrfe gegen einen Strategen, der sich den rmischen Sitten nicht angemessen verhlt, sind hier zu hren. Antiochos und seine Frau erscheinen in dieser Passage wie ein Ebenbild von Antonius und Kleopatra34. Im nchsten Buch erwhnt Livius das Opfer, das die Rmer am Anfang ihrer Expedition nach Osten fr Minerva in Ilion dargebracht haben sollen (Liv. XXXVII 9,7). Man fhlt sich an das Opfer des Alexandros vor seiner Expedition gegen die im griechischen Sinne Barbaren erinnert (Arr. anab. I 11,7)35. An deren Stelle treten allerdings hier Antiochos und sein Heer. Dass die Wertvorstellungen des Seleukiden vollkommen andere als diejenigen Scipios sind, wird allerdings erst im Kommentar des Livius zu dem Vorschlag der Bestechung ganz deutlich36, den der Abgesandte des Antiochos dem rmischen Feldherrn macht ignarus et animi Scipionis et moris Romani (Liv. XXXVII 36,2)37 , damit P. Scipio einen Friedensvertrag mit dem syrischen Knig befrwortet. Scipio versumt nicht, in der Rede, welche Livius ihm zuschreibt, den Gesandten des Antiochos auf diese kulturelle Differenz aufmerksam zu machen (Liv. XXXVII 36,3): Ich wundere mich
Zu dieser Rede s. auch LUCE (1977), 253 mit Anm. 51. Statt vilissima wird auch die Lesart levissima berliefert. Siehe dazu BRISCOE (1981), zu Liv. XXXVI 17,5: For the Romans, levitas was, it seems, a Greek characteristic , but vilissima is more appropriate for Syri et Asiatici Graeci and goes better with servituti. 34 Vgl. Hor. ep. 9,11-16; Cass. Dio L 5; Plut. Demetr. et Ant. 3,3. Siehe auch Anm. 30. 35 Siehe WALSH (1992), zu Liv. XXXVII 9,7. 36 Livius berichtet im Grunde, dass Antiochos bereit war, die Hlfte seines Knigreichs Scipio zu geben, ohne dass dieser den Knigstitel trage (Liv. XXXVII 36,2). Offensichtlich hat Livius hier Polybios miverstanden und falsch bersetzt, denn Polybios berichtet, dass Antiochos bereit war, mit Scipio die kniglichen Einknfte zu teilen. Siehe zu diesem Miverstndnis TRNKLE (1977), 181, Anm. 13 und BRISCOE (1981), zu Liv. XXXVII 36, 2. 37 Vgl. den Kommentar von WALSH (1992), zu Liv. XXXVII 36,2: in his ignorance of both Scipios character and Roman convention: This is Livys own comment, made in defence of Africanus integrity with the later imputations made against him (38.50.4ff.) in mind.
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nicht so sehr darber soll er dem Abgesandten geantwortet haben dass Du alle Rmer, dass Du mich selbst, zu welchem man Dich abgesendet hat, nicht kennst, denn ich sehe, dass Du sogar die Lage dessen nicht kennst, von dem Du kommst38. Interessanterweise scheint Polybios Unterschiede solcher Art zwischen den Hauptgegnern zu ignorieren (Polyb. XXI 15). Kurz darauf macht Livius auf die Einheitlichkeit von Herkunft und Ausrstung des rmischen Heeres aufmerksam, die man im Heer des Antiochos keinesfalls findet39 die einschlgigen Perioden stehen in vollkommenem Gegensatz zueinander40:
Romana acies unius prope formae fuit et hominum et armorum genere. Liv. XXXVII 39, 7 Das rmische Heer war fast einheitlich, was die Mnner und die Waffen betrifft.
Regia acies varia magis multis gentibus, dissimilitudine armorum auxiliorumque erat. Liv. XXXVII 40, 1 Die knigliche Schlachtreihe war eher verschiedenartig wegen der vielen Volksstmme, der Verschiedenheit der Waffen und der Hilfstruppen.

Wie ist nun eigentlich die kulturelle Dimension zu erklren, welche Livius dem Konflikt zwischen den Rmern und Antiochos anscheinend beimit? Handelt es sich nur um eine (anachronistische) Gegenberstellung zwischen Rom und dem Orient, die nach dem Krieg gegen Antonius und Kleopatra typisch wird41?
38 SAGE (1997), 394, Anm. 1 bemerkt zu der Rede Scipios: Livy has been at some pains to portray in this speech the incorruptible Roman 39 Generell stellen die kampflustigen Rmer das genaue Gegenteil der trgen Soldaten des Antiochos dar (Liv. XXXVII 39,3-4). 40 Auf die Erwhnung der jeweiligen Schlachtreihe folgt eine allgemeine Bezeichnung zu dem gerade erwhnten Heer. Die Identitt der Kmpfer und ihre Bewaffnung (in dieser oder in umgekehrter Reihenfolge) kommt zunchst in Betrachtung. 41 Siehe auch Anm. 30 und 34. Vorwiegend in der Zeit des Augustus wird die orientalische Lebensweise in ausdrcklicher oder angedeuteter Gegenberstellung zu der rmischen Kultur und Lebensart als Zeichen des Verfalls eingeschtzt. Die vorangegangenen Kriege gegen Vlker im Orient (Mithridates, die Parther) und hauptschlich der Krieg gegen Antonius und Kleopatra haben entscheidend zu dieser Betrachtungsweise beigetragen; siehe dazu NAUTA (2005), 113 mit Anm. 86. In diesem Kontext muss es fr die rmischen Dichter eine hochinteressante Frage gewesen sein, wie die troianische Herkunft der Rmer zu bewltigen wre. Zum Thema s. die Beitrge von Hardie und Nauta in diesem Band; NAUTA (2005), passim; GALINSKY (2005), 346: Aeneas was a Trojan, and the Trojans could be considered as either Greeks or Asiatics. In the decade before Vergil wrote his epic, Asia had been pilloried by Octavians propaganda as the pit of debauchery, luxury, and effeminacy It was not enough, therefore, for Vergil to describe the mere genetic fusion of Trojans and Latins into a new race but Aeneas had to be de-asianized and Romanized in terms of attitudes and values. Siehe auch die allgemeine Bemerkung von LUCE (1977), 259 zu einigen Bchern aus der vierten Dekade des Livius:

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III Wenn Livius die Rmer als Verteidiger Europas vor der Agressivitt des Antiochos, des Invasoren aus dem Osten, prsentiert, denkt man an die Historiae Herodots42, wo der Konflikt zwischen Griechen und Persern als Konflikt zwischen Europa und Asien erscheint, wobei jeder Gegner sich seiner kulturellen Differenz vom anderen bewut ist43:
'Ap totou ae h ` gsasqai t `Ellhnikn sfsin enai polmion: th \ n ga \r 'Ashn ka ta \ noikonta qnea brbara okeientai o Prsai, th \ n d Erphn ka t `Ellhnikn h ghntai kecwrsqai. Hrd. I 4,4 Seitdem (d.h. seit dem Krieg gegen Troia) dachten immer die Perser, dass alles Griechische ihnen feindlich sei. Denn die Perser sahen Asien mit seinen Vlkern als ihr eigenes Land an. Europa und das Land der Griechen haben sie als etwas Abgetrenntes gesehen44.

The contrast between the warlike barbarian and the enervating civilization of the East is a constant theme in these books 42 Obwohl Livius als der rmische Herodot angesehen wird schon Quintilian erkannte seine erzhlstilistische Affinitt mit Herodot [inst. X 1,101; s. noch WALSCH (1970), 48 mit Anm. 1; LEEMAN (1986), 191-192; ALBRECHT (1994), 664] , gibt es noch keine m.W. umfassende Arbeit zu der Beziehung zwischen den Werken beider Historiker. SCHUBERT [(1991), 82-84 mit Anm. 10 und 11, 86, 89, 93-95], konzentriert sich auf Analogien zwischen der Gyges-Kandaules-Erzhlung bei Herodot und der Lucretia-Erzhlung bei Livius. 43 Zum Promium Herodots s. HUBER, in: LAW s.v. Barbaren, 433: so entdeckten die ion[ischen] Ethnographen zunehmend die Unterschiede in Lebensweise und Sitte; im brigen blieb bei ihnen B[arbaren] eine wertmig neutrale Sammelbezeichnung fr Nichtgriechen (Hekataios FGrHist I F 119; Hrd. Prom. u..) Die Perser werden als Barbaren charakterisiert und den Griechen gegenbergestellt z.B. Hrd. V 97,3; VI 9,1; 31,1; IX 6; 17,4; 102,3. Alle vorher erwhnten Stellen deuten die kulturelle Differenzierung zwischen Griechen und Persern an, die Hrd. I 153,1-2 auf Grund des Hinweises auf konkrete Gewohnheiten der Perser und der Griechen ausdrcklich unterstrichen wird. An einer weiteren Stelle (I 60,3) uert sich Herodot sehr nachteilig ber die Perser, indem er sie von den Griechen intellektuell unterscheidet. Eine Anspielung auf die Grausamkeit der Barbaren, die sie von den Griechen differenziert, s. Hrd. IX 79,1. Siehe auch die Bemerkungen von BERVE [(1966), 474]: Im Hinblick auf ihn (d.h. den persischen Knig, den Reprsentanten Asiens) wird das Griechentum des Mutterlandes, das um die Wende des 6. zum 5. Jh. vornehmlich in Sparta und Athen zum Vollgefhl seines Wesens gelangt, der naturhaften Andersartigkeit des eigenen Wesens inne. Und noch (a.a.O., 475): das Gefhl, dass man nicht nur fr sich, sondern fr eine Asien fremde Welt, fr das Abendland, wie wir gern sagen mchten, gegen den andrngenden persischen Kolo auf Posten stehe, lebt, wenn auch unbewut, in der Abwehrhaltung der magebenden Griechenstaaten im Jahre 480-479. Siehe jedoch auch GOLDAMMER (1962), 15-16: dass es nicht allein und nicht eigentlich um einen grundstzlichen Unterschied des Wesens handelt, sondern um einen solchen der Kulturstufe und der Kultsituation. 44 Vgl. GOLDAMMER (1962), 15.

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Verbindet man nun beide historischen Werke miteinander, tritt die kulturelle Differenzierung zwischen den Rmern und ihren Hauptgegnern in Livius Werk noch deutlicher hervor. Der alten herodoteischen Beziehung zwischen Griechenland und Europa gesellt sich nun noch die Beziehung zwischen Europa und Rom hinzu. Die Rmer erscheinen dadurch als Mitgestalter der europischen kulturellen Identitt45. An die Historiae Herodots denkt jedoch der Leser des Livius auch deswegen, weil der Text zur Assoziation des Krieges zwischen Antiochos und den Rmern mit den Perserzgen gegen Griechenland anregt. Es ist wahr, dass den (Rmisch-)Syrischen Krieg auffllige Analogien mit jenen Kriegen verbinden. Die wichtigste unter ihnen bildet mit Sicherheit die Rolle Kleinasiens in beiden Konflikten. Kleinasiatische Stdte verlangten nmlich auch damals (vor der Zeit der Perserzge) ihre Freiheit46, sie waren sogar bereit, dafr zu kmpfen, und suchten einen mchtigen Verbndeten fr ihren Kampf47. Weiter spielte ein wichtiger Mann Kleinasiens jeweils seine Rolle beim Ausbruch des Konflikts: im 5. Jh. Aristagoras48, der Tyrann von Milet, im 2. Jh.
45 Vgl. die allgemeine Bemerkung von BERVE [(1966), 478], der die Frage stellt, wie weit die Rmer als Trger eines Europabewutseins anzusprechen sind: Die bernahme wesentlicher griechischer Kulturfaktoren und ihre Umformung zu Elementen einer gemeinsamen Zivilisation ist dabei von nicht geringem Gewicht gewesen BERVE meint allerdings (a.a.O., 479), dass Karthago fr die Rmer dasselbe war, wie das persische Reich fr die Griechen, im Vergleich zu dem sie (sc. die Griechen) ein gewisses Europagefhl versprten. Er bemerkt auerdem [(1966), 480-481]: Von europischer Verantwortlichkeit (sc. der Rmer) in dem Sinne, dass man die gemeinsame Aufgabe des griechischen Kulturkreises und der rmischen Macht im Osten erkannt und dementsprechend politisch gehandelt htte, ist frhestens bei Pompeius und Caesar zu reden. Wenn man nicht davon ausgeht, dass die hier vorgeschlagene Interpretation des livianischen Textes die anachronistische Vorstellung des Livius ber die historischen Ereignisse in den ersten Jahrzehnten des 2. Jh. enthllt, knnte man sagen, dass Elemente einer europischen Verantwortlichkeit der Rmer (im Sinne von Berve) in der Ostpolitik Roms bereits in jener Frhperiode der beiden ersten Jahrzehnte des 2. Jh. erkennbar sind [s. Liv. XXXIV 58,12-13: Die Rmer erscheinen hier als die Beschtzer der Freiheit der Griechen Kleinasiens vor der Expansion des Antiochos. Siehe ferner Liv. XXXVII 54,17; siehe jedoch zu dieser Textstelle SAGE (1997), S. 457, Anm. 3, der die These verficht, dass Livius vom Aspekt seiner eigenen Zeit beeinflusst ist]. Zu dem moralischen Einflu der Griechen auf die Rmer s. PETROCHILOS (1974), 113-130. 46 Zur Freiheit als noch geheimem Wunsch der kleinasiatischen Griechen s. Hrd. IV 133, 2; 136,4; 139,2. 47 Siehe Hrd. V 49,2-3 (Aristagoras bittet die Lakedmonier um Untersttzung der ionischen Stdte in ihrem Kampf um die Freiheit); 97, 1-3 (er schafft es, die Athener davon zu berzeugen, dass sie die Ionier untersttzen sollten). 48 Da die Expedition gegen Naxos, zu der Aristagoras, der Tyrann (als Vertreter von Histiaios) von Milet, dem persischen Knig riet, unglcklich fr Aristagoras selbst und seine persischen Verbndeten endete, was ihn seine Herrschaft ber Milet kosten konnte, hat er sich dem Rat von Histiaios folgend entschieden, von Dareios abzufallen. Zu der Rolle des Aristagoras vor seinem Abfall vom persischen Knig s. Hrd. V 30,2-35,2. Aristagoras sucht gleich nach seinem Abfall und der Festnahme und Vertreibung der Tyrannen aus den kleinasiatischen Stdten dieses Unternehmen setzte er selbst in Bewegung , einen mchtigen Bundesgenossen; er wendet sich zuerst zu diesem Zweck an Sparta (Hrd. V 36,4-38,2; 49,2-3) und dann an Athen (Hrd. V 55,1; 97,3). Er schafft es schlielich, die Einmi-

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Eumenes, der Knig von Pergamon49. Beide trieben einen Mchtigen, den einen der beiden groen Gegner, dazu an, eine militrische Expedition zur Untersttzung von kleinasiatischen Griechen zu bernehmen: Eumenes spornt die Rmer an, militrisch aktiv gegen Antiochos zu werden, Aristagoras bittet zuerst die Lakedmonier, dann die Athener darum, den Ioniern bei ihrem Freiheitskampf gegen die Perser beizustehen. Auerdem wird der Krieg jeweils von Griechenland nach Asien hinbergetragen50. Nicht uninteressant ist es schlielich, dass die Seleukiden von Seleukos I. und von Apama abstammten, der Tochter des Spitamenes, eines Baktrers persischer Herkunft (Arr. anab. VII 4,6)51. Livius unterstreicht jedoch nicht diese einleuchtenden Analogien. Vielmehr hlt er durch indirekte, in seine Erzhlung eingestreute Hinweise die Erinnerung seiner Leser an die Perserzge gegen Griechenland wach, wie man an einigen Beispielen erkennen kann. Als Antiochos um die Annektierung von kilikischen Stdten kmpfte, schickten die Rhodier Gesandte zu ihm mit der Warnung, dass er Chelidoniae, das durch den antiken Kallias-Vertrag der Athener mit den Persern (449 v.Chr.) berhmte Vorgebirge Lykiens52, nicht berschreiten drfe: Sollte er seine Flotte und seine militrischen Truppen nicht an dieser Grenze halten, wrden die Rhodier ihm entgegentreten, nicht aus Ha, sondern weil sie es nicht ertragen wrden, dass er sich mit Philipp verbinde und die Rmer, die Griechenland befreiten, an ihrem Werk hindere (Liv. XXXIII 20,2-3). Livius versumt nicht, auf die Geschichte des Ortes, den Vertrag zwischen Athenern und Persern hinzuweisen (Liv. XXXIII 20,2). Die Textstelle bewirkt somit beim Leser die Assoziation des Knigs und seines Heeres mit dem persischen Knig und dessen Heer53.
schung der Athener zu erreichen, was spter von Dareios als Grund der Expedition der Perser gegen Athen vorgeschoben wird (Hrd. VI 43,4-44,1). 49 Zu der Rolle des Eumenes beim Ausbruch des Krieges s. Liv. XXXV 13,7-10; 17,1. Siehe auch GRAINGER (2002), 155 mit Anm. 42 (dort auch Hinweise auf einschlgige Sekundrliteratur), 164 und ADAM (2004), zu Liv. XXXV 17,1, S. 100, Anm. 152. 50 Was die Perserzge betrifft s. Hrd. IX 96,1ff. 51 So MEHL, in: DNP 11, s.v. Seleukos [2], S. I. Nikator, 361. Baktria war durch Kyros den Groen ins Perserreich einbezogen worden, wozu es bis zur Zeit des Alexanderzuges gehrte. Siehe TREIDLER BRENTJES, in: DNP 2, s.v. Baktria, 415. Siehe auch die Bemerkung von BERVE (1966), 479: Zwar war der Seleukide Antiochos III makedonischer Herkunft und Herr eines mit griechischen Stdten bersten Reiches, aber zu seiner Zeit hatte die Seleukidenmacht sich schon so sehr mit Asien und Asiens Vlkern verzahnt, dass unter ihm doch eine fremde Welt anzudringen drohte. 52 Chelidoniae nannten sich eine Gruppe von fnf Inseln wie auch das Vorgebirge, welches ihnen gegenber lag (das Chelidonische Kap und die Chelidonischen Inseln), im Bereich von Lykien. Nach den Siegen Kimons hat Kallias mit Artaxerxes einen Vertrag (den Kallias-Frieden) geschlossen. Die Perser durften diesem Vertrag nach weder an dem Vorgebirge noch an den Chelidonischen Inseln vorbeifahren (Plut. Cimon 13,4). 53 Siehe GRAINGER (2002), 42: The envoys are said to have ordered the king not to pass Cape

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Zwei Bcher spter erzhlt Livius von dem Kriegsrat, der in Ephesos, in der Residenz des Antiochos, im Jahr 193 stattgefunden habe (Liv. XXXV 17,3ff.). Er berichtet u.a., dass einige der Verbndeten des Knigs sie werden nicht prziser benannt dort behauptet htten, dass Smyrna und Lampsakos, auf deren Autonomie die Rmer Anspruch erhoben hatten, unwichtige und nicht mal der Rede werte Kriegsgrnde fr einen so groen Knig darstellten (Liv. XXXV 17,7). Die Allierten des Antiochos sollen sogar folgendes hinzugefgt haben: Aber ungerechte Anordnungen nhmen immer im Kleinen ihren Anfang. Oder glaubten sie etwa, als die Perser von den Spartanern Wasser und Erde forderten, htten sie ein Erdscholle und einen Schluck Wasser ntig gehabt?54 (Liv. XXXV 17,7; bersetzt von H.J. Hillen). Die Stelle ist von Interesse auch wegen der Doppeldeutigkeit, der ironischen Nuance der Worte der Verbndeten, die von diesen nicht intendiert sein kann: Einerseits beziehen sich die Allierten des Antiochos auf die Rmer (Rom verlangt scheinbar etwas Unwichtiges es erhebt Ansprche auf die Autonomie beider Stdte; es bereitet sich folglich, genau wie in der Vergangenheit die Perser, darauf vor, eine ungerechte Gromacht zu errichten), andererseits lassen sich ihre Worte aber auch in Bezug auf Antiochos verstehen, der genau wie die Rmer, selbst Ansprche auf diese Stdte erhob und nicht vorhatte, auf sie zu verzichten55. Die Verbndeten des Antiochos mgen also in ihrer Vorstellung die rmischen Ansprche und Plne mit den persischen verbinden, man assoziiert jedoch gleichzeitig auf Grund derselben Vorstellung Antiochos und seine Allierten selbst mit den Persern, auch deswegen, weil sie die livianische Bhne, wo sich die Ereignisse abspielen, bereits als die Invasoren aus dem Osten betreten haben. Antiochos befindet sich schon auf dem Weg nach Griechenland. In Ilion opfert er der Gttin Minerva (Liv. XXXV 43,3). Da dieses Opfer am Anfang einer Expedition nach Westen geboten wird, lsst es sich viel eher mit dem entsprechenden Opfer des Xerxes am Anfang seiner Expedition gegen Griechenland (Hrd. VII 43,2) als mit jenem Alexanders des Groen vergleichen, als dieser seinen Zug zur Eroberung des Ostens begann (Arr. anab. I 11,7)56.
Chelidoniae, made famous as Livy says, by the ancient treaty between the Athenians and the Persian kings. That is, Antiochos is here being equated with Darius and Xerxes and Oriental despotism, and the Rhodians with the heroic Athenian resistance to that tyranny. 54 Die Geschichte wird von Herodot erzhlt: Hrd. VI 48-49; VII 133. 55 Diese Art von Ironie bringt den Text des Livius nher der Poesie, dem Epos und der Tragdie, wo die dramatische bzw. tragische Ironie par excellence zu Hause ist. Zu einem einleuchtenden Beispiel der Beziehung der Erzhlung des Livius zu der tragischen Kunst s. SEITA (2000), passim und besonders S. 489, Anm. 26 mit Hinweisen auf ltere einschlgige Studien; s. auch zu der Beziehung der Erzhlung des Livius zu der tragischen Historiographie ALBRECHT (1994), 665-666. 56 Siehe auch GRAINGER (2002), 194: Beginning in the Hellespont he went first to Ilion to sacrifice to Athene This, of course, is the same place at which Alexander sacrificed on his way east,

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Die Perserzge ruft Livius auch im 36. Buch seinen Lesern ins Gedchtnis (Liv. XXXVI 15,12): Antiochos entscheidet sich dafr, gegen die Rmer und ihre Verbndeten bei den Thermopylen zu kmpfen. Livius erinnert seine Leser an das historische Gewicht des Ortes: Er ist berhmt durch den Tod der Spartaner beim Widerstand gegen die Perser, der denkwrdiger ist als der Kampf (in der bersetzung von H.J. Hillen). Wenn unser Historiker spter den rmischen Konsul vor den Soldaten seine Rede halten lsst57, wird offensichtlich, dass die Truppen des Antiochos auf keinen Fall mit den Lakedmoniern zu verwechseln sind: Das seleukidische Heer habe im Gegensatz zu den Spartanern sein Lager aus Furcht und Feigheit zwischen den Felsen aufgeschlagen, betont der Konsul M. Acilius Glabrio (Liv. XXXVI 17,10). Am Ende erlebt das Heer des Antiochos die Niederlage und muss vor seinen Verfolgern fliehen (Liv. XXXVI 19,2-6). In diesem Kontext lassen sich die Rmer, die Sieger in der Thermopylen-Schlacht, als unbertreffliche Kmpfer vorstellen, denn dazu fhrt der unausweichliche Vergleich mit den zwar tapferen aber schlielich besiegten Spartanern. Wenn man, angeregt vom Text des Livius, an die Perserzge gegen Griechenland und an Herodot denkt, dann liegt es selbstverstndlich nahe, die Rmer, die Sieger ber Antiochos, mit den Siegern ber die Perser zu vergleichen. Florus, Historiker der rmischen Geschichte wohl in der Zeit Hadrians (117-138), dessen Werk als eine retractatio der Geschichte des Livius gelten darf58, hat den livianischen Bericht ber den (Rmisch-)Syrischen Krieg auf hnliche Weise gelesen, was im Grunde die vorigen Bemerkungen zur Assoziationsdynamik dieses Berichtes validiert59. Die Bedrohung des Krieges erzeugte in den Rmern Furcht, schreibt
and where Xerxes sacrificed on his way west, and the reference to Antiochus sacrifice is presumably designed to remind Livys readers of either or both of these great bringers-of-war It is also designed to be contrasted with the similar sacrifice by Scipio Africanus two years later (Liv. XXXVII 9, 7) und ADAM (2004), zu Liv. XXXV 43,3, S. 123, Anm. 346. 57 SAGE [(1997), zu Liv. XXXVI 17,16, S. 212, Anm. 1] weist darauf hin, dass die Rede nicht von Appian und Plutarch berliefert wird; wahrscheinlich komme sie auch nicht im Werk von Polybios vor. Siehe auch BRISCOE (1973), 18 mit Anm. 4 (wo auf die Studie von R. ULLMANN, tude sur le style des discours de Tite Live, Oslo 1929, 20, 147-148, 157-158, hingewiesen wird); BRISCOE (1981), zu Liv. XXXVI 17,2-16. Anders HARRIS (1985), 109, Anm. 1; WALSH (1990), zu Liv. XXXVI 17,2. 58 Siehe JAL (1965), 367: Loin dtre, comme on le pense gnralement, un ple reflet de loeuvre de Tite-Live, loin de navoir aucune existence propre ou de nexister que par la grce du grand historien quil est cens abrger, le Tableau de Florus a, croyons-nous, sa valeur et son originalit Florus a cherch faire autre chose que son gnial prdcesseur, voire, par endroits, une vritable retractatio de celui-ci. Nach HOSE (1994), 98: So scheint Florus in der von ihm konzipierten Universalgeschichte auf polybianische Wurzeln zurckfhrbar zu sein, wobei freilich einzelne Elemente lter als Polybios sind 59 Vgl. die Bemerkung von HARDIE (1986), 142, Anm. 56: For the exploitation in a Roman context of Athenian victory over Persians as an image of the defeat of the Seleucids see Florus I 24.

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Florus, denn sie dachten an die angsterregenden Zge der Perser gegen Griechenland (Flor. epit. I 24,8,2: non aliud formidolosius fama bellum fuit; quippe cum Persas et orientem, Xerxen atque Darium cogitarent, quando perfossi invii montes, quando velis opertum mare nuntiaretur). Das seleukidische Heer wird als ein persisches Heer angesehen arcus persici werden die Soldaten des Antiochos (synekdochisch und) metonymisch genannt (Flor. epit. I 24,8,17). Der Sieg ber sie stelle Rom auf eine Ebene mit Athen (Flor. epit. I 24,8,13: ne sibi placeant Athenae; in Antiocho vicimus Xerxen, in Aemilio Alcibiaden aequavimus, Epheso Salamina pensavimus). Die Rmer kmpften fr das Schicksal Europas (Flor. epit. I 24,8,7: Europa iam dubio procul iure belli ad Romanos pertinebat). Florus hat den Vergleich Roms, des Siegers ber Antiochos, mit Athen, dem Sieger ber die Perser, tief und deutlich rhetorisch bearbeitet. Der sptere rmische Historiker kommt dadurch zu dem uneingeschrnkten und ausdrcklichen Lob Roms, das allerdings bei Livius nur als ideologischer Hintergrund der historischen Erzhlung wahrgenommen wird. Die folgenden Paragraphen wollen gerade dazu beitragen, diesen Hintergrund noch mehr zu erhellen. IV Die Stdte Kleinasiens stellten sich nach dem Ende des Krieges gegen Antiochos unter den Schutz des Konsuls und die Herrschaft des rmischen Volkes (Liv. XXXVII 45,3; nach der bersetzung von H.J. Hillen). ber ihr Schicksal mute daher der rmische Senat entscheiden. Zur Vorbereitung des Friedensvertrages kamen Gesandte des Antiochos, Eumenes, der Knig von Pergamon, Gesandte der Rhodier und Gesandtschaften aus den kleinasiatischen Gemeinden nach Rom und erschienen vor dem Senat. Livius lsst die zwei grten Mchte Kleinasiens (Pergamon und Rhodes) durch ihre Vertreter (Eumenes und die rhodische Delegation) ihre Interessen vor den rmischen Senatoren in zwei Reden60 verfechten, die erkennbar aus der Sicht des Historikers gestaltet sind. Eumenes soll in seiner Rede die Senatoren aufgefordert haben, sich nicht fr die Befreiung der kleinasiatischen Stdte zu entscheiden, denn das wrde ihn, ihren treuesten Allierten, den Rhodiern gegenber benachteiligen
60 Zu der Beziehung dieser beiden Reden bei Livius zu den entsprechenden Reden bei Polybios s. WALSH (1992), 11: But the supreme example of Livys rhetorical art in this book is to be found in the antithetical speeches of Eumenes and the Rhodians delivered in the Roman senate (53-54); comparison with Polybius allows us to observe in detail the rhetorical transformation. Siehe auch BRISCOE (1981), zu Liv. XXXVII 53-54; SAGE (1997), zu Liv. XXXVII 54,17, S. 457, Anm. 3.

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(Liv. XXXVII 53,3-19). Auerdem habe er darum gebeten, dass Rom entweder mit seiner militrischen Macht in Asien weiterhin bleiben oder die Stdte, die die Rmer im Krieg unterworfen hatten, Pergamon zum Besitz geben solle (Liv. XXXVII 53,25-27). Mit folgenden Worten habe er seine Rede geschlossen: Es ist aber freilich etwas Groes, unterjochte Gemeinden zu befreien. Das meine ich auch, wenn sie nichts Feindseliges gegen euch unternommen haben. Wenn sie aber auf der Seite des Antiochos gestanden haben, wieviel eher passt es dann zu eurer Klugheit und zu eurem Gerechtigkeitsgefhl, fr eure Bundesgenossen, die sich um euch verdient gemacht haben, zu sorgen als fr eure Feinde. (Liv. XXXVII 53,28; in der bersetzung von H.J. Hillen)61. Die Rhodier, in diesem Kontext die Gegner des Eumenes, haben in ihrer Rede ihrerseits grozgig die Rmer gelobt und aufgefordert, den kleinasiatischen Stdten die Freiheit zu schenken und diese Freiheit zu sichern und zu garantieren (Liv. XXXVII 54,16-17). In der Vergangenheit htten die Griechen selbst, so sagen die Rhodier nach Livius weiter, mit den eigenen Krften die Herrschaft gefhrt man hat hier anscheinend an die Athener zu denken62 , jetzt wnschten die ehemaligen Herrscher, dass die Herrschaft ewig dort bleiben solle, wo sie nunmehr sei. Rom solle, meinen die Rhodier, die Hegemonie ber die kleinasiatischen Stdte im Namen ihrer Sicherheit und Freiheit bernehmen (Liv. XXXVII 54,25). Die Rede der Rhodier entsprach nach Livius der Gre Roms (Liv. XXXVII 54,28). Der Senat entschied sich allerdings im Sinne des Eumenes, dass nmlich die Gebiete diesseits des Tauros, die zu Antiochos Reich gehrten, dem Pergamenischen Reich zufallen mit der Ausnahme von Lykien und Karien bis zum Mander, die an Rhodos gehen sollten (Liv. XXXVII 55,5-6)63. Vor dem Hintergrund der Reden des Eumenes und der Rhodier erscheint dieser senatorische Beschlu als ein Verzicht seitens Roms auf die Macht in Kleinasien und gleichzeitig als eine Wohltat fr seine Allierten, vorwiegend fr Eumenes. Je berzeugender die Rede der rhodischen Delegation wirkt, desto grozgiger wirkt die rmische Entscheidung, denn man
61 Gleich nach dem Knig von Pergamon sollen die Smyrner zum Wort gekommen sein. Von ihrer Rede erfahren wir jedoch fast nichts (Liv. XXXVII 54,2; vgl. auch Polyb. XXI 22,2-4) das Gleiche gilt fr die Reden der Delegationen der sonstigen asiatischen Stdte (Liv. XXXVII 55,4). Livius erzhlt uns nur, dass man sie sehr fr ihren Beitrag im Krieg gelobt habe. 62 Siehe WALSH (1992), zu Liv. XXXVII 54,25. Siehe auch den Kommentar von BRISCOE (1981), zu Liv. XXXVII 54,25: imperium amplectebantur: scarcely applicable to the Asiatic Greeks. 63 Den Bedingungen des Friedensvertrages zufolge mssten die Pergamon tributpflichtigen Stdte weiterhin Abgaben leisten. Gemeinden hingegen, die Antiochos gegenber tributpflichtig waren, wren von diesen Abgaben nun frei (Liv. XXXVII 55,6).

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erhlt den Eindruck, dass das Vertrauen und die Treue Roms gegenber den Allierten jeden Wunsch nach Macht und Herrschaft bertroffen hat64. Die rmische Grozgigkeit und Gutmtigkeit wirkt sogar noch grer, wenn man das Ende des (Rmisch-)Syrischen Krieges dem der Persischen Kriege gegenberstellt, wozu sowohl die Rede der Rhodier wie auch die unterschwellige, zwischen den Zeilen des Livius-Textes schon vom Anfang der einschlgigen Erzhlung an sprbare entsprechende Erzhlung Herodots gengend Anla geben. Herodot spricht nmlich von der Entstehung eines neuen Griechischen Bundes nach dem Ende der Perserzge unter Bedingungen, welche diesen Bund von dem Bund Roms mit Pergamon und Rhodos vollkommen unterscheiden: Die Athener und die Lakedmonier nahmen die Samier, Chier, Lesbier und die brigen Inselbewohner, die den Griechen beigestanden hatten, in ihren Bund auf erzhlt Herodot und lieen sie einen heiligen Treueid schwren, dass sie immer auf ihrer Seite bleiben und nicht abfallen wrden (Hrd. IX 106,4; in der bersetzung von J. Feix)65. Wenn sich also die Bundesgenossen im Griechischen Bund nach dem Willen der mchtigen Athener und Peloponnesier entscheiden muten, behielten die Bundesgenossen im Fall Roms nicht nur ihre Freiheit, sondern sie profitierten auch durch die Annektierung von neuen Lndern. Rom zeigt unter diesem Aspekt das scheint Livius zu vertreten ein anderes moralisches Gesicht in seiner Auenpolitik als das, was die Griechen in der Vergangenheit gezeigt hatten66.
64 Auch BURCK denkt jedoch aus einer anderen Sicht , dass die Rede der Rhodier ein positives Licht auf die Politik der Rmer wirft [(1982), 1168 (zu Liv. XXXVII 54,16.23-25)]: Die rmische Rechtsprechung, die auf dem pantolischen Landtag von 200 als lebens- und freiheitserstickender Druck auf die Bevlkerung hingestellt worden war, wird nun als ideale Lebensordnung fr die neue Einflusphre Roms im Osten, fr das patrocinium, geradezu ersehnt. Zum patriotischen Ton dieser Rede s. auch WALBANK (1971), 63. Im Allgemeinen ist die Bemhung des Livius offensichtlich, die Handlung der Rmer zu rechtfertigen, ganz besonders wenn es um militrische Unternehmungen im Osten geht. Um nur einige Beispiele zu erwhnen: Das rmische Heer plndert oder verwstet, weil es Proviant braucht (Liv. XXXVII 27,3.9). Plndereien scheinen letztendlich gerecht in einer Stadt, die nie ein treuer Bundesgenosse gewesen ist, wie Phokaia (Liv. XXXVII 32,12-13). Livius verschweigt allerdings auch nicht frevelhafte bzw. verbrecherische Taten der Rmer; s. z.B. die Geschichte der Vergewaltigung der Frau von Orgiagontes (Liv. XXXVIII 24). Siehe auerdem die treffende Bemerkung von LUCE (1977), 264 (allerdings erst ber ein spteres Buch): Beginning with Book 42 Livy marks out a second major phase in the decline. A new theme is introduced the mistreatment of non-Romans, whether allies, friends, or enemies 65 Im Grunde handelt es sich hier um die Geburt des Attischen Seebundes. Siehe ferner dazu Thuk. I 75.89.94-95. 66 Vgl. die Bemerkung von TOULOUMAKOS (1971), 26: die romorientierte griechische Historiographie weist eine Idealisierung Roms (namentlich der klassischen Republik) auf und mehr noch: wenn sie auf Gren der griechischen Geschichte zu sprechen kommt, sieht sie diese fters im Vergleich zu parallelen der rmischen; und da erscheinen die Griechen in ihrer Ihnen- und Auenpolitik, aber auch in ihrem Staatsethos den Rmern unterlegen. Touloumakos untersttzt seine These durch

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Nichtsdestotrotz bleibt die pragmatische und realistische Grundlage der rmischen Politik in Kleinasien in der Erzhlung des Livius erkennbar, denn es ist offensichtlich, dass die Rmer im Friedensvertrag mit Antiochos einen Kompromi schliessen: Einerseits geben sie die Freiheit nur wenigen Stdten Kleinasiens trotz ihrer Versprechungen67 , die allerdings nicht in der Lage sein knnten, ihre Autonomie von einem mchtigen potentiellen Eroberer aus eigener Kraft zu schtzen68, andererseits belohnen sie ihre Bundesgenossen fr ihren Beitrag im (Rmisch-)Syrischen Krieg durch die Annektierung von neuen Lndern, so dass gerade diese (besonders Eumenes) voller Dankbarkeit gegen Rom und gestrkt in ihrer Macht den Schutz der Freiheit und des Friedens in Kleinasien bernehmen69. V Erich Burck hat bereits bemerkt70, dass Livius in seinem Werk die bittere Schmhung Roms als eines zutiefst von den Griechen verschiedenen, barbarischen Volkes zu widerlegen versucht hat. Vom Krieg zwischen den Rmern und Antiochos III. erzhlt Livius tatschlich als von einer historischen Gelegenheit, die Rom hatte, sich seiner unterschiedlichen kulturellen Identitt als Vertreter des Westens gegenber dem Osten bewut zu werden und
einen Hinweis auf Polyb. XXXVIII 2,7, wozu er bemerkt (ebenda, 27): Polybios zieht, in einem Vergleich der Unterwerfung der am achischen Aufstand beteiligten Griechen durch die Rmer mit Katastrophen aus der frheren griechischen Geschichte auch die nach dem Zusammenbruch Athens im Jahre 404 v.Chr. erfolgte Schleifung der Mauer der Stadt durch die Spartaner heran und wirft ihnen vor, dass sie barteron crsanto t doqesV sfsi para \ tj tchj xousv. Zu der Beziehung der rmischen Expansionspolitik zu jener Athens s. KLINZ (1960), 39. 67 Zu diesen gehren Ilion und Dardanos; beide Stdte genieen auf Grund ihrer alten Geschichte die Ehre der Rmer (Liv. XXXVIII 39,10). 68 Der (Rmisch-)Syrische Krieg selbst hat bewiesen, dass die kleinasiatischen Gemeinden als einzelne Stdte militrisch schwach waren und den Schutz eines Mchtigeren stndig brauchten. Kolophon, Teios, Phokaia geben entsprechende Beispiele: Nach Liv. XXXVII 26,8-9 bittet Kolophon die Rmer um Beistand bei der Belagerung durch Antiochos; Angst ergreift die Stadt jedesmal, wenn ein Feind vor ihren Mauern erscheint; das Land leidet auerdem unter Verwstungen durch die Piraten (Liv. XXXVII 27,4-5). Teios hat der kniglichen Fltte Proviant und 5000 Gefe Wein versprochen; die Stadt war jedoch auch bereit mit den Rmern zu verhandeln, als sie von ihnen unter Druck gesetzt wurde (Liv. XXXVII 28,9). Phokaia liefert sich den Rmern aus, sobald es den Eindruck bekommt, dass Antiochos die Stadt verlassen hat (Liv. XXXVII 32,10). Siehe auch Liv. XXXVII 37,1-2: Dardanos und Rhoiteion haben den rmischen Konsul anscheinend mit Freude empfangen. 69 Siehe GRUEN (1984), 548: Roman senators could hardly make any plainer their desire to keep Asia Minor at a distance and to leave to others the chore of policing it. Generous awards to Pergamum and Rhodes set them in that role and advertised a stable order in Anatolia Siehe allerdings HARRIS (1985), 223: The war established Rome as the decisive power in the affairs of Asia Minor. 70 BURCK (1982), 1169.

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dann diese Identitt nach auen zu demonstrieren71. Die Vorstellung Herodots von der Bedeutung des Konfliktes zwischen Europa und Asien whrend der Perserzge gegen Griechenland scheint im Denken des Livius als Folie fr den Krieg zwischen den Rmern und Antiochos gedient zu haben72. In den Augen unseres Historikers hat Rom seine Perserzge ebenfalls wegen Kleinasien erlebt; die Rmer sind dadurch zu domini orbis terrarum geworden allerdings im Namen einer Moral, die sie als den Griechen berlegen erscheinen lie bzw. lsst. Diese Beziehungen der Erzhlung des Livius zu der lteren griechischen Historiographie und deren Ideologemen mgen zwar den rein historiographischen Wert des livianischen Werkes einschrnken, sie beweisen jedoch seinen Gedankenreichtum, der es noch zu erforschen gilt73.

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71 Nach der Erzhlung des Livius infizierte der Reichtum des Antiochos letztendlich doch die rmische Integritt. Siehe dazu Liv. XXXVII 57,12-15. 72 Zu anderen Beispielen von Auswertung der mythischen bzw. historischen Vergangenheit im Dienste von politischen Zwecken s. HARDIE (1986), 142, Anm. 56 (gerade zu der Auswertung der Seeschlacht in Salamis zwischen den Griechen und den Persern): Augustus Salamis naumachy of 2 BC (Ov. Ars Am. 1,171f.) advertised Romes assumption of the Athenian role of champion of Hellas against the Orientals: see G. BOWERSOCK in F. MILLAR - E. SEGAL (eds.), Caesar Augustus: Seven Aspects (Oxford, 1984), pp. 174f.; ebenda 153: the new is the result of a reworking of the old ; an analogy to the general method of glossing a victory by allusions to archetypal victories in the past is found in the Attalid dedication on the Acropolis, in which our response to the event commemorated, the defeat of the Galatians, is guided by the simultaneous display of scenes of defeated Giants, Amazons, and Persians. Auch Vergil hat in der Aeneis auf konkrete mythische bzw. historische Ereignisse hingedeutet, die dem Inhalt seiner Erzhlung als Folie dienen sollten [s. dazu HARDIE (1986), 153-154]. 73 Die philosophische Grundlage der Erzhlung des Livius stellt eine immer noch interessante Frage dar. Zum Thema s. MAZZA (1966), 129-151.

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I ROMANI VISTI DALLASIA: RIFLESSIONI SULLA SEZIONE ROMANA DELLA STORIA DI ERACLEA DI MEMNONE* PAOLO DESIDERI

Uno studio recentissimo di Liv Mariah Yarrow1 esamina per cos dire in parallelo sei storici della fine della Repubblica (Posidonio, Diodoro, Pompeo Trogo, Nicolao di Damasco, Memnone di Eraclea e lautore del I libro dei Maccabei), nellipotesi che un elemento comune fra di essi possa essere costituito dal fatto di essere tutti dei provinciali, e che pertanto essi possano offrire, come recita il sottotitolo, Provincial Perspectives on Roman Rule. Personalmente ho qualche dubbio che il puro e semplice fatto che siano dei provinciali sia un elemento adeguato a dare ragione di possibili punti di contatto fra questi storici, e non sono nemmeno sicuro che questi punti di contatto al di l della contemporaneit cronologica, per altro relativa siano in realt cos rilevanti da giustificare una valutazione congiunta dei testi in cui sono contenuti. Tuttavia, per quanto riguarda in particolare Memnone, del quale unicamente ora ci occuperemo, in questo libro senzaltro apprezzabile lo sforzo che stato fatto per collocare questo storico o per meglio dire, come ora vedremo, lultima sua parte in un contesto culturale significativo, identificando alcuni elementi importanti della sua struttura e dei suoi interessi. Mi pare per che dallanalisi dellautrice non emerga tutto quello che pu veramente servire a definire la peculiare prospettiva su Roma, in quanto elaborata originariamente allinizio del II secolo a.C. nel contesto della specifica tradizione politico-culturale della grecit dellAnatolia nord-occidentale; e maturata successivamente alla luce degli sviluppi della politica romana in Asia Minore, fino alla vicenda militare conclusiva delle guerre mitridatiche. Le considerazioni che seguono sono dunque proposte nello spirito di un approfondimento e di unintegrazione rispetto ai risultati di questo libro, che in ogni caso rinnova profondamente lapproccio ad un testo del quale non stata finora tentata una lettura comprensiva. Ricordo brevemente che il testo dello storico Memnone di Eraclea (Pontica), comunemente noto come Storia di Eraclea, si conserva solo nella forma di un riassunto parziale che il patriarca bizantino Fozio ne fece nella sua Bi*
1

Ringrazio pi che mai Emilio Gabba per suggerimenti e consigli. Historiography at the End of the Republic: Provincial Perspectives on Roman Rule, Oxford 2006.

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blioteca (della quale costituisce il cod. 2242). Lopera si componeva di almeno 16 libri, ma il patriarca vide e riassunse solo quelli dal nono al sedicesimo, e ne termina il riassunto dichiarando: dei primi otto libri e di quelli successivi al sedicesimo non sono ancora in grado di parlare, perch non sono pervenuti alla mia vista3. Quello che ci arrivato per questa via dunque una narrazione pi o meno continua di eventi di storia eracleota (o nei quali comunque Eraclea stata coinvolta) che va dalla tirannide di Clearco (dal 364/363 a.C.) alle guerre mitridatiche e allet di Cesare. facile immaginare che nei primi otto libri il racconto coprisse la storia della citt dai miti di fondazione fino a Clearco, mentre difficile fare ipotesi altrettanto sicure circa il punto di arrivo dellopera: si pensato che il testo visto da Fozio fosse il secondo volume di unedizione in tre volumi, ciascuno comprendente otto libri, e che di conseguenza la storia potesse arrivare orientativamente al secondo secolo d.C.4 Allipotesi di tale punto di arrivo ritenni molti anni fa in sede di tesi di laurea di poter addurre come sostegno il fatto che in uniscrizione proveniente dalla colonia eracleota di Chersoneso taurica, e risalente allet di Antonino Pio, menzionato un cittadino eracleota di nome Memnone, che potrebbe essere il nostro storico5; ma in tanto tempo non sono riuscito a trovare argomenti che possano suffragare siffatta identificazione. In ogni caso Memnone non era che lultimo di una catena di storici eracleoti dei quali conosciamo alcuni nomi che in tempi diversi avevano scritto la parte della storia della citt che ciascuno aveva conosciuto direttamente, ma riprendendo e ripercorrendo insieme tutto il pregresso, desunto dagli storici antecedenti: un procedimento che si suppone caratteristico del tipo di storiografia antica che noi chiamiamo storiografia locale.
2 Dalla p. 222b alla p. 239b delledizione di I. BEKKER (Berolini 1824-1825, poi ristampata nella PG, tt. CIII-CIV). Il testo di Memnone fu in seguito compreso nei Fragmenta Historicorum Graecorum (III, 525 sgg.) di C. e T. MLLER (Paris 1841-1873), e infine nei Fragmente der griechischen Historiker (FGrHist) di F. JACOBY (IIIB, Leiden 1950, n. 434, con commento e note in IIIb, Leiden 1955), della cui edizione ci serviamo. Naturalmente si tenuta presente anche ledizione della Bibliotheca, di R. HENRY, nella collezione bizantina de Les Belles Lettres (voll. 9, Paris 1959-1991), dove il cod. 224 di Memnone compare nel vol. IV (1965). Ad unanalisi della sezione classica ed ellenistica dellopera memnoniana ho dedicato Studi di storiografia eracleota, usciti in due puntate in SCO 16 (1967), 366416, e 19-20 (1970-1971), 487-537. Per la sezione romana dellopera si pu consultare il commento di M. JANKE (Historische Untersuchungen zu Memnon von Herakleia, Wrzburg 1963). 3 opw epen ej qan hmn Ta \ j d prtaj h \ j meta \ th \ n ij ` figmnaj comen storaj ka ta (240a 9-11). 4 Dallipotesi delle ottadi R. LAQUEUR deduceva limpossibilit che lopera proseguisse oltre il sedicesimo libro (data la presunta inesistenza di materia da trattare): RE XIII,1 (1926), 1098, 67 (s.v. Lokalchronik); ma vd. le considerazioni di F. JACOBY (FGrHist IIIb cit., 1955, 171-172, n. 5), e di seguito DESIDERI, Studi cit., 1967, 373-374, e infra. 5 IosPE (ed. LATYSCHEV) I2, 1916, 362; nessun elemento di novit offre in proposito il volume della serie IGSK (vol. 47) The Inscriptions of Heraclea Pontica (ed. by L. JONES), Bonn 1994.

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Tra questi storici il primo era forse stato Promathidas6, vissuto probabilmente tra il IV e il III secolo, che naturalmente aveva anzitutto riorganizzato storicamente il patrimonio delle tradizioni mitologiche; il maggiore Nymphis7, noto anche come autore di una Storia universale (da Alessandro agli Epigoni), vissuto fino alla met del III; e quello per noi pi importante (insieme a Memnone stesso), Domizio Callistrato8, forse vissuto nella prima et romana di Eraclea, fino alla met del II9, a cui potrebbe essere attribuito il resoconto dei primi contatti fra Eraclea e i comandanti romani in Asia, e la redazione dellexcursus sulla storia di Roma incorporato in questo resoconto. Nel testo di Memnone visto e riassunto da Fozio confluivano le opere di questi autori, e di altri che non conosciamo: in particolare se Memnone vissuto in et antonina lipotesi che mi pare ancora la pi convincente, come vedremo e Domizio Callistrato alla met del II secolo a.C., ci mancherebbe il nome dellautore al quale risale la stesura originaria del racconto delle guerre mitridatiche; se viceversa Domizio Callistrato fosse come per la verit possibile lautore del racconto delle guerre mitridatiche, non sapremmo a chi attribuire la narrazione originaria dei primi contatti Eraclea-Roma, e lexcursus di storia romana. La sezione romana dellopera iniziava lasciandosi alle spalle un consistente vuoto rispetto alla conclusione della sezione ellenistica (verosimilmente quella scritta originariamente da Nymphis), che a quanto pare terminava con la notizia di una serie di atti di munificenza di Tolomeo (III Evergete) nei confronti di Eraclea, risalenti con tutta probabilit ai decenni centrali del III secolo (c. 17 Jacoby; di seguito si far sempre riferimento alla capitolazione dei Fragmente der griechischen Historiker). Immediatamente dopo (229a 9 sgg.) Fozio dichiara infatti che arrivato a questo punto lo storico passa al dominio romano (mcri totou fqsaj o ` suggrafeu \ j ej th \ n tn `Rwmawn pikrteian th \ n kbolh \n poietai), e fa seguire un excursus sulla storia di Roma, che inizia con le origini del popolo romano e la fondazione della citt (qen te gnouj fusan ka tna trpon tj 'Italaj ntaqa katkhsan sa te ej th \ n tj `Rmhj ktsin prolab te ka prcqh), e si conclude con le sconfitte di Antioco (in Grecia) e la sua cacciata dallEuropa (c. 18,1-5): cio col 191 a.C. C un punto preciso dinserimento dellexcursus, che lo stesso Fozio indica al momento di chiuderlo, quando dichiara che lo storico (Memnone) tratta fin qui del dominio romano (ora il termine usato rc), e aggiunge: ripren6 7 8 9

FGrHist, n. 430. FGrHist, n. 432. FGrHist, n. 433. Vd. DESIDERI, Studi cit., 1970-1971, 495 e n. 30; ed infra.

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dendo il racconto principale (nalabn) scrive che gli Eracleoti mandarono unambasceria ai comandanti romani passati in Asia (c. 18,6). Lexcursus era dunque occasionato dal racconto dellarrivo dellesercito romano in Asia nella primavera del 190, e dellinvio da parte di Eraclea dellambasceria che segna il primo contatto con Roma; non chiaro come questo racconto fosse raccordato nel testo originario con la gi ricordata notizia che Fozio d come immediatamente precedente (gli atti di munificenza di Tolomeo): quello che certo che la spedizione di Antioco in Grecia faceva parte, come si visto, dellexcursus, era cio presentata come un episodio dello sviluppo della potenza romana. Ancora pi interessante il fatto che lexcursus comprendeva, prima di questo episodio, una sezione dedicata alle guerre di Macedonia, che arrivava a trattare della sconfitta finale di Perseo ad opera di Emilio Paolo (c. 18,4), avvenuta notoriamente venti anni dopo la guerra contro Antioco. Le implicazioni di questa situazione testuale sono evidenti: prima di tutto lautore originario dellexcursus (e dellinserimento nel racconto dei primi contatti romano-eracleotici) si tratti o no di Domizio Callistrato ha scritto dopo il 168, e non molto dopo quella data: altrimenti avrebbe verosimilmente riportato altre vicende successive pertinenti ai rapporti di Roma con il mondo greco-ellenistico. In secondo luogo questo autore che continuava con la narrazione degli ultimi decenni la storia eracleota dal punto in cui si era conclusa lopera storica di Nymphis (attorno alla met del III secolo, come si visto) nel filo principale del racconto vedeva laffacciarsi di Roma in Asia Minore nei termini dellinstaurazione di un rapporto bilaterale fra Eraclea e Roma (ambasceria di Eraclea ai comandanti romani, e in prosieguo di tempo stipulazione di un trattato fra i due Stati). Si trattava di uno schema perfettamente compatibile con le caratteristiche della storiografia locale, ma che tradiva un ridimensionamento delle ambizioni politiche della citt rispetto al periodo storico precedente, quale emergeva dal racconto ninfideo: in quella fase infatti Eraclea era stata, come capo di una lega di citt marittime, uno dei protagonisti della politica internazionale. Lo stesso Memnone dichiara, parlando pi avanti di un assalto dei Galati ad Eraclea avvenuto prima del passaggio dei Romani in Asia, che la citt aveva perso molta dellantica forza, ed era decaduta al punto di apparire trascurabile (c. 20,1). La valorizzazione strumentale che la dirigenza romana aveva operato delle potenze minori e minime dellAnatolia occidentale in concomitanza con lo scontro con Antioco, per quanto gratificante, non poteva comunque occultare il fatto che le pleij dellarea non erano ormai pi in grado di giocare un ruolo autonomo nella grande politica del tempo. Certo al momento in cui veniva composto lexcursus la politica romana non aveva ancora evidenziato, almeno in ambito asiano, quegli elementi di durezza imperia-

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le che erano invece ormai anche troppo chiari nellambiente greco-macedone: forse per questo nella costruzione dellexcursus lautore aveva preferito alla pi ovvia sequenza cronologica un approccio geografico con le vicende di Macedonia tenute accuratamente separate da quelle dAsia come se la maggiore distanza dellAsia potesse mettere al riparo questa regione dalla logica espansionistica di Roma. Una ricognizione anche sommaria dei principi ispiratori di questa mini-storia di Roma dovrebbe poter servire a convalidare limpressione che il rapporto con la grande citt dOccidente, in Asia Minore potesse essere ancora a questa data ispirata allidea di una possibile collaborazione paritaria con Roma anzich di una subordinazione clientelare. Dobbiamo tenere presente che, ex hypothesi, siamo pi o meno allepoca in cui lacheo Polibio, deportato a Roma dopo la fine della Macedonia, inizia viceversa a considerare, in modo realistico e rassegnato, linevitabilit, a seguito del dilagare della potenza romana, di un tramonto definitivo della libert politica greca. Lexcursus si apriva con i miti delle origini dei Romani (c. 18,1): vi si narrava di quale stirpe fossero originari, e in che modo si fossero stanziati in questa parte dItalia, e tutto ci che aveva preceduto e reso possibile la fondazione. Si trattava evidentemente di un racconto articolato e completo; il riferimento, in particolare, ad unorigine extra-italica della popolazione (qen te gnouj fusan ka tna trpon tj 'Italaj ntaqa katkhsan) induce a ritenere che lautore facesse propria la tradizione troiana di Roma: e non c bisogno di ricordare che importante ruolo testi Livio e Trogo-Giustino, ma con sicure risalenze fin allepoca degli eventi questo tipo di connessione abbia giocato nella propaganda romana, non meno che delle citt della Troade, prima e durante la guerra con Antioco10, sullo sfondo della linea politica ufficiale romana della tutela della libert delle citt greche, tanto di Grecia quanto dAsia11. Poco c da dire sulle scheletriche notizie successive periodo dei re, guerre di espansione (nellItalia centrale), vicende di politica interna (con il passaggio dalla monarchia al regime consolare) ma non ovvia dal nostro punto di vista la menzione dellepisodio gallico del 390 (c. 18,1), sia perch i Galli (dAsia) rappresentano una presenza importante non sempre negativa nella vita di Eraclea, sia perch si insiste sul pericolo mortale corso a quel tempo dalla citt: mi pare che si possa parlare a questo proposito di una voluta sottolineatura della preca10 Vd. E. GABBA, Sulla valorizzazione politica della leggenda delle origini troiane di Roma (III-II secolo a.C.) (1976), in ID., Aspetti culturali dellimperialismo romano, Firenze 1993, 89-112; A. ERSKINE, Troy between Greece and Rome. Local Tradition and Imperial Power, Oxford 2001; e il mio Cultura della Troade, in stampa negli Atti del Convegno su Geografia e storia ellenistica nellAsia Minore di Strabone (Perugia 22-24 settembre 2005). 11 Su questa politica vd. i miei Studi cit., 1970-1971, 498 sgg.

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riet e anche dei limiti della forza di Roma. Ancora pi rilevante da questo punto di vista la notizia successiva, di cui Memnone testimone unico, quella secondo la quale i Romani avrebbero risposto ad una lettera in cui Alessandro Magno, al momento di passare in Asia, li invitava a usare la forza, se erano in grado di governare, oppure a cedere ai pi forti, con linvio di una corona doro del peso di cento (?) talenti (c. 18,2)12. Si tratta evidentemente di una forte rivendicazione, attraverso il richiamo alla potenza del campione politico della grecit, della superiorit del mondo asiano su quello romano. La vittoria su Pirro e i Tarantini apre la sezione finale dellexcursus, quella pi decisamente finalizzata a riassumere le tappe dellespansione romana nel mondo mediterraneo, da Occidente (guerre contro Cartagine e contro gli Iberi), a Oriente (guerre contro i Macedoni e contro Antioco). Volendo riassumere il senso complessivo di questo profilo storico, si pu forse dire che agli occhi delleracleota che lha scritto Roma appare uno Stato col quale per una citt dAsia minore grazie anche alla suggneia troiana originaria c uno spazio aperto per instaurare un rapporto paritetico; uno Stato tendenzialmente amico, da utilizzare possibilmente come punto di riferimento privilegiato contro le tendenze aggressive dei grandi re interessati allarea degli Stretti visto che molti re, da Pirro a Perseo, avevano dovuto cedere ai suoi eserciti. Questo in ogni caso il messaggio proposto in chiaro nel racconto che lo storico fornisce degli scambi diplomatici di cui Eraclea prende liniziativa al momento dello sbarco in Asia degli eserciti romani che la notizia con la quale riprende il racconto continuo dopo lexcursus. Dal contenuto della lettera di risposta di un comandante romano (c. 18,6) che sar probabilmente Lucio Emilio Scauro piuttosto che linesistente Publio Emilio13 con la quale i legati di Eraclea tornano dal campo romano si pu ricavare che essi gli avevano presentato delle richieste di appoggio e di protezione, da formalizzare in un rapporto di amicizia bilaterale. Il seguito delle trattative (c. 18,7-8) svolte con Lucio Cornelio Scipione mostra che le preoccupazioni degli Eracleoti non erano tanto nei confronti di Antioco, quanto presumibilmente nei confronti dei potentati minori dellarea nord-occidentale dellAnatolia, come i re di Bitinia o i Galati, con i quali Eraclea aveva un contenzioso pressoch ininterrotto da decenni; e che in ogni caso larrivo dei Romani non preoccupava meno di quello dei Siriaci. molto significativo in effetti che nella seconda ambasceria a Scipione Eraclea operi un tentativo di mediazione fra i due contendenti, invitando i Romani a venire a patti con
12 Su questa notizia memnoniana (e altre analoghe relative ai rapporti fra Alessandro e i Romani) vd. L. BRACCESI, Grecit adriatica, Bologna 19772, 250-276. 13 DESIDERI, Studi cit., 1970-1971, 511, n. 113.

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Antioco: mentre al contempo viene inviata anche ad Antioco una lettera allo stesso fine (c. 18,8)14. chiaro che la preoccupazione di Eraclea di tutelare da qualsiasi ingerenza, tanto da Oriente quanto da Occidente, la libert dellarea politica nella quale tradizionalmente la citt si muove. facile immaginare quale accoglienza poteva ricevere presso i Romani una richiesta del genere; tuttavia Scipione si concede il lusso di una risposta garbata (o forse ironica), assicurando Eraclea che i Romani hanno posto fine alla lotta con Antioco, e lo stesso risponde anche il fratello Publio comandante della flotta. Naturalmente lesito del conflitto sar anche per Memnone quello che tutti sappiamo, cio lo scontro decisivo (a Magnesia) fra Romani e Siriaci, e la pace (di Apamea), della quale Memnone riportava le clausole: abbandono da parte di Antioco di tutta lAsia, consegna degli elefanti e della flotta, limitazione del suo dominio alla Commagene e alla Giudea (c. 18,9). Su tutta questa vicenda e sugli aspetti storiografici di questa ricostruzione dei fatti, che si discosta nettamente dalla vulgata polibiano-liviana ho indagato molti anni fa, e non il caso che mi ripeta; ma credo di poter ribadire il carattere originale della narrazione, e la sua adeguatezza alle esigenze e alle prospettive politiche di una citt, la cui ragione di vita era da secoli rappresentata dallagibilit della grande via commerciale degli Stretti15. Il comportamento tenuto coi Romani mirava ad instaurare con essi un rapporto analogo a quello avuto per diverse generazioni con i re dEgitto, che avevano fino ad allora assicurato dintesa con la potente repubblica di Rodi la libert degli scambi commerciali e della navigazione in questarea (vale la pena di ricordare come lo stesso Memnone menzioni un intervento eracleota a favore di Chio alleata di Rodi nel corso della prima guerra mitridatica: c. 23,216). Il seguito della storia mostrer come queste esigenze politico-commerciali di Eraclea si scontrino alla distanza con la logica dellespansione imperiale dei Romani, quella logica imperiale che era di per s incompatibile, come gi Tucidide aveva denunciato, con qualsiasi principio di equilibrio internazionale. In ogni caso il testo di Memnone procede ricordando (c. 18,10) come, nonostante il fallimento del tentativo di mediazione, la linea politica di fondo di Eraclea continui a svilupparsi nello stesso senso anche con i comandanti romani inviati successivamente in Asia si dovr pensare in primo luogo a Manlio Vulsone finch si arriva allesito finale di tutto questo lavorio diplomatico: la stipulazione, in una data imprecisabile, ma certo non troppo lontana da questi eventi, di un trattato, in termini romani presumibilmente un foedus aequum, nel quale si stabilisce che i Romani e gli Era14 15 16

Su questo tentativo di mediazione vd. DESIDERI, Studi cit., 1970-1971, 496-497; 510-512; 526. Vd. i miei Studi cit., 1970-1971, 487-493. Discussione in YARROW, Historiography cit., 2006, 321-322.

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cleoti non siano solo amici, ma anche alleati fra di loro, per quello di cui abbiano reciprocamente bisogno17. Il trattato, le cui condizioni sono definite pari e analoghe (souj ka o ` moaj), e del quale Memnone ricorda solennemente lincisione su tavole bronzee, e laffissione a Roma nel tempio di Giove Capitolino e ad Eraclea nel tempio di Zeus, avrebbe poi costituito il punto di riferimento dei successivi rapporti politici romano-eracleoti, fino al disastro dellultima guerra mitridatica18. appena il caso di ricordare, infatti, che al centro dellinteresse di questa storia sta una problematica politica: e cio il tema della possibilit della sopravvivenza di una polis in un contesto di grandi Stati territoriali in conflitto fra loro, e alla fine nellambito di un impero mondiale (alla scala di quel tempo). Da un punto di vista storiografico questo interesse si traduce in un discorso che cerca di raccordare come si vede specialmente nella sezione relativa alle guerre mitridatiche il racconto della storia interna della citt con quello degli eventi della storia generale; e forse il risultato non dei migliori, dal momento che in realt la storia generale quasi completamente assente per il periodo che va dallimmediato dopoguerra siriaco fino appunto allinizio delle guerre mitridatiche. Su questo aspetto doveroso per trattenere il giudizio, dal momento che quello che abbiamo a disposizione, come si ricordato allinizio, non il testo originale di Memnone bens il riassunto che ne ha fatto Fozio. Il testo di Memnone consente tuttavia anche qualche altra considerazione, in particolare per quanto riguarda i rapporti culturali che vengono a instaurarsi tra Eracleoti e Romani a partire dallarrivo di questi ultimi in Asia; i dati che se ne ricavano tradiscono in effetti interessi specifici, che presentano elementi di differenza rispetto alla storiografia romano-centrica (tanto greca da Polibio a Posidonio a Strabone quanto romana). notevole ad esempio che in sede di excursus, parlando della guerra annibalica, Memnone (c. 18,3) richiami curiosamente quello che si potrebbe considerare un elemento secondario della biografia di Publio Cornelio Scipione, cio il fatto che fu designato re dagli Iberi, ma lui non accett: notizia che compare anche in Polibio, ma nella sede narrativa appropriata, cio nel corso del racconto delle operazioni militari romane in Spagna19. Lautore originario del testo memnoniano che scriveva, lo ricordiamo, subito dopo la fine del regno di Macedonia rivelava qui in realt la tenace persistenza in Asia di una tradizione scipioniana dai tratti fortemente personalistici, capace di riverbe17 P. 229b, 29-31: mh \ flouj enai mnon lla \ ka summcouj llloij, kaq' n te ka pr n dehqeen kteroi. 18 Sulla stipulazione di questo trattato vd. ora YARROW, Historiography cit., 2006, 253-254 e n. 14. 19 Pol. 10,38,3; 40,2-5. Sulla descrizione della personalit di Scipione e sui suoi tratti carismatici nei primi capitoli del libro X di Polibio vd. E. GABBA, P. Cornelio Scipione e la leggenda (1975), in ID., Aspetti cit., 1993, 113-131.

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rarsi sul racconto retrospettivo di episodi di storia di qualche decennio prima20. Si tratta di una tradizione che non poteva che essersi formata al momento delle prime operazioni militari romane in questarea, quando la personalit di Scipione si era evidentemente imposta ai suoi interlocutori asiani come quella di un sovrano, nonostante che dovesse essere noto agli Eracleoti che la direzione della politica estera romana stava saldamente, a questepoca, nelle mani del senato: lo si poteva ricavare gi dalla prima lettera di Lucio Emilio Scauro, di cui il testo di Memnone ci conserva un sunto, dal momento che in essa il comandante prometteva loro lamicizia del senato21. Si sa daltra parte che il senato stesso, dal canto suo, era decisamente preoccupato di questo che in termini moderni si potrebbe definire culto della personalit di Scipione in ambito provinciale, come si vede nelle accuse che Livio fa rivolgere a Scipione stesso dai tribuni in occasione del famoso processo: [Scipione] non era andato l [sc. in Asia] se non perch fosse chiaro alla Grecia e allAsia, nonch a tutti i re e le popolazioni dOriente, quello di cui erano gi prima convinte la Spagna, la Gallia, la Sicilia e lAfrica, cio che un solo uomo era la testa e la colonna dellimpero romano, che la citt dominatrice del mondo stava allombra di Scipione, e che un suo cenno valeva quanto i decreti dei padri e le decisioni del popolo22. tuttavia necessario sottolineare come lultima parte della storia di Memnone alla cui analisi ora ci dedicheremo manifesti un rispetto quasi ostentato per le prerogative del senato, come si vede a una semplice scorsa dei due libri nei quali si raccontano le guerre romano-mitridatiche23. Si potrebbe dunque dire che il richiamo al senato come titolare dellautorit per liniziatiSu questa tradizione vd. anche DESIDERI, Studi cit., 1970-1971, 526. Filan te prj atou \ j tj sugkltou boulj piscneto (c. 18,6). 22 ...nec ad aliam rem eo profectum, quam ut, id quod Hispaniae Galliae Siciliae Africae iam pridem persuasum esset, hoc Graeciae Asiaeque et omnibus ad orientem uersis regibus gentibusque appareret, unum hominem caput columenque imperii Romani esse, sub umbra Scipionis ciuitatem dominam orbis terrarum latere, nutum eius pro decretis patrum, pro populi iussis esse (Liv. 38,51,3-4). 23 il senato che decide dopo la morte di Nicomede III nel 94 lattribuzione a Nicomede (IV) del regno di Bitinia (c. 22,5); che salva la citt di Atene dalla distruzione progettata da Silla dopo la conquista (c. 22,11) una notizia invero di difficile interpretazione (secondo JACOBY, IIIb, 1955, ad l., si tratta di un fraintendimento di Plut., Sul. 14,9: ma nulla prova che Memnone conoscesse Plutarco; secondo JANKE, Historische Untersuchungen cit., 1963, ad l., Memnone allude qui ai senatori presenti nel campo di Silla); che spedisce Flacco e Fimbria a combattere contro Mitridate, ma con lordine di combattere anche contro Silla, nel caso che questi non segua le disposizioni del senato (c. 24,1); che manda in Asia Murena nell83 (c. 26,1), Aurelio Cotta in Bitinia, e Lucullo in Asia nel 74 (c. 27,1), sempre con lincarico di combattere Mitridate (in realt, per quanto riguarda Murena, risulta da Appiano, Mithr. 265, che egli stato lasciato in Asia da Silla: JACOBY, Komm. ad l.). ancora il senato che conferisce a Cotta, dopo la fine delle operazioni di conquista di Eraclea, il titolo di Pontico (c. 39,1), ma che soprattutto delibera subito dopo la consegna degli Eracleoti ridotti in schiavit (ibid.), e infine sottopone a censura Cotta per il trattamento brutale inflitto alla citt (c. 39,2-4). In generale sul ruolo del senato in Memnone vd. YARROW, Historiography cit., 2006, 189-190.
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va e lorganizzazione militare ma pi in generale per la politica estera romana continuo, mentre non trapela nessuna nozione di una dimensione politica dei comandanti romani dopo Scipione (e fino a Cesare), o di una pesante interferenza in questo tipo di scelte da parte dei comizi tributi: certo una valutazione inesatta per lepoca della tarda repubblica, quando ormai il potere decisionale reale sempre pi nelle mani dei capi militari. Il passaggio nel quale forse pi rilevato il ruolo del senato in politica estera quello nel quale il testo di Memnone critica il comportamento della dirigenza eracleota in occasione dellepisodio che determiner il passaggio definitivo di Eraclea dallalleanza romana a quella mitridatica, e in prosieguo di tempo la rovina della citt (c. 27). Siamo nel 74, allinizio di quella che nota come terza guerra mitridatica, con Lucullo e Cotta pronti ad iniziare la spedizione nel Ponto, mentre Mitridate a sua volta avanza dal Ponto verso la Bitinia e lAsia con lesercito di terra e la flotta. La flotta mitridatica costeggia Eraclea: la citt le rifiuta laccesso nel porto, ma accetta di rifornirla, e nel corso delle trattative a ci connesse il comandante mitridatico Archelao cattura Sileno e Satiro, due maggiorenti della citt, e li rilascia solo a condizione che la citt metta a disposizione della flotta pontica cinque triremi per la guerra contro Roma. Con questa azione commenta Memnone il popolo eracleota si procur lostilit dei Romani, i quali a causa di ci costrinsero anche Eraclea alle requisizioni che andavano imponendo nelle altre citt. Ma i cittadini non tollerarono larrivo in citt dei pubblicani romani, che richiedevano denaro contro quelli che erano i costumi della citt, poich videro in ci come linizio di una servit. Avrebbero dovuto inviare unambasceria al senato per ottenere di essere esonerati dalla requisizione; invece, incoraggiati da uno dei politici pi accesi della citt, fecero scomparire i pubblicani, tanto che anche la loro morte rimase nascosta (c. 27,5-624). Qui il senato compare chiaramente non solo come il responsabile finale della politica romana, ma anche come un principio istituzionale di giustizia imperiale; sembra di sentire leco delle parole di Cicerone che esalta limpero dei bei tempi andati, quando il senato era porto e rifugio dei re, dei popoli, delle nazioni25. Ma il caso di ricordare che un analogo, e pi significativo in quanto di provenienza orientale apprezzamento per le qualit politiche ed etiche del popolo romano, e in particolare del senato, figura nel cap. VIII del I libro dei Maccabei, un testo che come si visto anche la Yarrow considera nella sua panoramica di prospettive provinciali sul governo romano26.
24 Non direi che Memnone mostri apprezzamento o vanto per questazione (cos invece YARROW, Historiography cit., 2006, 280; 290). 25 Cic., De off. 2,26. 26 Su questo passaggio vd. A. MOMIGLIANO, Saggezza straniera. LEllenismo e le altre culture (ed. orig. 1975), Torino 1980, 118; E. GABBA, Lo spirito santo, il senato romano e Bossuet (1985), in ID.,

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Di fronte a questo organo presunto imparziale, garante del rispetto dei diritti degli alleati non meno che dei Romani, si consuma il progressivo ulteriore scivolamento verso lorbita mitridatica; un processo nella descrizione del quale Memnone che pure lo depreca come quello che ha portato alla rovina della citt rinuncia quasi completamente ad avvalersi di strumenti dinterpretazione che mirino a configurarlo in termini di conflitto sociale interno ad Eraclea, come viceversa si vede nella ricostruzione posidoniana, straboniana e poi appianea delle vicissitudini delle citt dAsia, di Bitinia, e anche di Grecia specialmente al tempo della prima guerra mitridatica27. Caso mai per Memnone si pu parlare, come vedremo, di singoli comportamenti censurabili o positivamente irresponsabili da parte di singoli elementi della classe dirigente eracleota, ma non di un contrasto politico o sociale nel tessuto della citt. N daltra parte Mitridate compare mai in Memnone neppure nel racconto della prima guerra, che egli ampiamente rievoca anche se Eraclea non vi direttamente coinvolta nella veste di demagogico sovvertitore dellordine sociale che conosciamo da passi famosi degli altri storici appena ricordati. Anzi Mitridate per Memnone colui che ha imposto a Silla, nelle trattative di pace di Dardano, la condizione che i Romani non si vendicassero sulle citt per il fatto che erano passate dalla parte di Mitridate; anche se aggiunge le cose non andarono come era stato concordato: infatti i Romani in seguito asservirono molte delle citt (c. 25,228). Dunque un Mitridate paladino delle citt greche nonostante che i suoi eserciti vengano spesso definiti barbari (c. 24,4; 29,9; 30,2) contro i Romani che invece le riducono in schiavit. E anche a proposito della seconda guerra quella per la verit poco guerreggiata condotta per parte romana da Murena, tra l83 e l81 Mitridate in qualche modo considerato una vittima, piuttosto che un aggressore: Memnone dice infatti che responsabili dei malintesi fra Murena e Mitridate, il quale intendeva semplicemente richiamare il romano al rispetto degli accordi sottoscritti da Silla, furono i suoi ambasciatori, che erano dei filosofi greci, e accusarono Mitridate anzich sostenerlo (c. 26,129). per lappunto nel corso di questa guerra che
Aspetti cit., 1993, 179-202, in part. 196-197; YARROW, Historiography cit., 2006, 134 sgg.; 187 sg.; 264. In generale sui due libri de I Maccabei, e il contesto della loro composizione (negli ultimi decenni del II sec. a.C.), vd. MOMIGLIANO, Saggezza cit., 1980, 107-111. 27 Vd. P. DESIDERI, Posidonio e la guerra mitridatica, Athenaeum n.s. 51 (1973), 3-29; 237-269, in part. 250 sgg.; ID., Mitridate e Roma, in AA.VV., Storia di Roma, II, 1, Torino 1990, 725-736, 735. 28 In generale sui termini del trattato (e le varianti rispetto ad Appiano, Mithr. 222-223) vd. YARROW, Historiography cit., 2006, 249-250 (che non coglie le implicazioni filo-mitridatiche della versione memnoniana). 29 Ka ga \ r ka o prsbeij Ellhnej ntej ka tn bon filsofoi tn Miqridthn mllon disuron sunstwn. Per una valutazione complessiva della rappresentazione di Mitridate in Memnone vd. YARROW, Historiography cit., 2006, 320-329 (327-328 per questo specifico episodio).

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Eraclea inizia ad essere interessata direttamente dagli eventi bellici. Memnone ricorda come entrambi i contendenti abbiano sollecitato laiuto degli Eracleoti, i quali tra la paura della forza romana e quella della vicinanza di Mitridate risposero ai loro ambasciatori che in mezzo a guerre di tale entit potevano a malapena tentare di proteggere il proprio territorio, non che aiutare gli altri30; tuttavia, aggiunge, non pochi dettero a Murena il consiglio di attaccare Sinope, perch se se ne fosse impadronito la vittoria su Mitridate sarebbe stata facile (c. 26,2-3). Certo un atteggiamento ambiguo, nello sforzo tuttavia di mantenere i buoni rapporti con Roma risalenti allantico trattato, ai sensi del quale ancora di recente Eraclea aveva inviato in aiuto ai Romani impegnati nella guerra marsica due triremi catafratte (c. 2131). Il secondo episodio rilevante, che segna linizio ufficioso dellostilit con Roma, quello appena ricordato del sequestro dei due cittadini di riguardo, Sileno e Satiro, allinizio della terza guerra. Il termine pifanej, che Memnone usa per definire lo status sociale di questi personaggi, non lascia dubbio sul fatto che la direzione della citt sia saldamente in mano della migliore societ eracleota: sono questi pifanej che si piegano al ricatto. Finalmente si arriva al passaggio aperto dalla parte di Mitridate con lingresso in citt del re pontico, un ingresso che presentato da Memnone come conseguenza del rapporto personale di amicizia con Lamaco, il capo della citt (frorarcoj32): Mitridate entra in ogni caso in mezzo alle acclamazioni dei cittadini, insedia nella rocca un presidio di quattromila soldati, col pretesto che, se i Romani avessero voluto aggredirla, costoro avrebbero combattuto in difesa della citt, e sarebbero stati i salvatori degli abitanti, e infine se ne va, dopo aver offerto uno splendido banchetto, e distribuito denaro alla popolazione specialmente ai magistrati, precisa Memnone (c. 29,3-4). Secondo il giudizio di Memnone la citt stata in questo modo tradita da Lamaco e dai magistrati corrotti da Mitridate, ma naturalmente per Lucullo si tratta invece di una defezione di tutta la citt, non prodosa, lla \ tj plewj lhj pstasij (c. 29,5): di conseguenza inizia lassedio di Eraclea da parte di Cotta (c. 32,1), poi coadiuvato dal comandante della flotta Triario, il cui esito finale sar due anni dopo (c. 35,9) la presa e la devastazione della citt ad opera dellesercito romano. Bisogna dire per che in tutto il racconto dellassedio Memnone non ha nulla da dire circa dissensi tra i cittadini a proposito della presenza di questa guarnigione, e in generale
30 Non si dice qui (n altrove) che esistesse anche un trattato fra Eraclea e Mitridate, come afferma YARROW, Historiography cit., 2006, 277. 31 Su questo episodio (e le inesattezze dei dati memnoniani) vd. YARROW, Historiography cit., 2006, 219-220. 32 Non detto che si tratti di un termine tecnico: nel sunto di Fozio usato anche (c. 29,4) a proposito del ruolo di Connacorex, il comandante del presidio mitridatico.

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circa la scelta politica di Lamaco. Gli Eracleoti allinizio appaiono fiduciosi di poter resistere, e combattono gagliardamente insieme alla guarnigione mitridatica (c. 32,2); e anche se a un certo punto iniziano i contrasti fra cittadini e soldati per le difficolt alimentari (c. 34,4), la resistenza della citt cessa solo, dopo la morte del frorarcoj Lamaco, per il tradimento del comandante della guarnigione stessa, che si accordato col nuovo frorarcoj Damofeles per consegnare la citt a Triario (c. 35,1). Si capisce qui che ci sono in citt due diversi partiti di questo Damofeles Memnone dice che dello stesso partito (proaresij) di Lamaco, introducendo poi quello che potrebbe essere un esponente dellaltro partito, Brithagoras, con lespressione uomo in vista nel popolo (tn n t dmJ nh \ r pifanj: c. 35,3) ma di questi partiti (e dei rispettivi esponenti) non viene mai fornita una qualificazione di natura economica o sociale, e comunque non appare che essi si diversifichino fra loro per latteggiamento da tenere nei confronti di Roma e di Mitridate. Lo stesso Memnone racconta che quando il comandante mitridatico in mezzo a unassemblea popolare incita la popolazione di Eraclea ipocritamente, secondo la sua ricostruzione a resistere ancora pensando alla libert, lassemblea gli presta fiducia perch si preferisce sempre quello che si ama di pi (e ga \ r aretn t rsmion: c. 35,3): la coesione della citt in difesa della libert sembra totale, e va dato atto a Memnone di non averla rinnegata neppure al momento di scriverne la storia, quando la citt non ormai pi che un anonimo centro amministrativo di un grande impero. Una situazione analoga poi descritta per Sinope (c. 37). Dopo la partecipe descrizione delle drammatiche vicende del saccheggio e della distruzione della citt, nel finale della parte conservata dellopera Memnone riferisce delle ripercussioni a Roma della vicenda eracleota. Neppure in questo contesto c alcun riferimento a contrasti sociali in citt, che avrebbero potuto anche essere appropriati, ad esempio nel discorso tenuto contro Cotta in senato dal cittadino eracleota Trasimede. Anche lui, dopo aver ricordato gli atti che mostravano quale fosse stata in passato la lealt di Eraclea nei confronti di Roma, si limita a dire in perfetta conformit con la ricostruzione offerta degli eventi dal testo di Memnone che se era venuta meno questa buona disposizione, ci non era stato dovuto ad una decisione della citt, ma allinganno di qualcuno di coloro che sovrintendevano ai pubblici affari oltre che alla forza di chi era intenzionato ad aggredirla (c. 39,233): evidentemente i mitridatici. La commovente rievocazione che di seguito Trasimede fa della devastazione della citt da parte delle truppe romane suscita nel senato unindignazione, alla quale d emblematicamente
33 Ka e ti tathj [enoaj] poklnoien, oc gnmV tj plewj toto drn, ll' h tinoj tn festhktwn toj prgmasin xaptV ka bv tn pitiqemnwn.

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espressione il senatore Carbone, il quale alzatosi in piedi grida Cotta, ti avevamo ordinato di prendere la citt, non di distruggerla! (c. 39,3); e alla contestazione di Cotta si associano, conclude Memnone, altri senatori. Questo forse il momento pi alto dellapprezzamento memnoniano della dimensione etico-politica del senato di cui gi abbiamo parlato; anche se poi la censura nei confronti di Cotta non arriva infatti al punto di comminargli lesilio, come molti avrebbero voluto, ma si limita alla sua esclusione dal senato, i senatori restituirono agli Eracleoti la terra, il mare e i porti, e votarono che nessun eracleota fosse schiavo (c. 39,4). La fine della storia come almeno labbiamo nel sunto di Fozio non per esaltante e lascia, come dicevamo, limpressione dellincompiutezza. Memnone parla degli sforzi compiuti da Trasimede stesso, insieme ad un altro cittadino eracleota gi menzionato, Brithagoras, e al figlio di questi Propylos, per ottenere da Cesare ormai padrone dello Stato romano la restituzione ad Eraclea anche della libert politica; sforzi vani, coronati solo da promesse, finch Brithagoras, che insieme al figlio ha seguito il despota per tutta lecumene, dopo dodici anni di peregrinazioni, quando ormai Cesare sta pensando di rientrare a Roma (47 a.C.), consumato dalla vecchiaia e dalle fatiche muore, lasciando un grave lutto ai suoi concittadini (c. 40,1-4). La vicenda penosa di questo vecchio eracleota che si trascina dietro Cesare nella speranza vana di riuscire a strappargli una promessa di libert per la sua citt costituisce indubbiamente unillustrazione di insuperabile efficacia del degrado che avevano subito i rapporti di Eraclea con Roma a seguito dellesito disastroso della scelta operata in senso filo-mitridatico. Ma certo, anche senza questo errore politico, non si pu pensare che gli Eracleoti avrebbero potuto conservare con Roma un rapporto di diritto internazionale, ovvero la libert politica alla quale tanto tenevano: la clientelizzazione sarebbe stata comunque inevitabile. Ci si deve tuttavia domandare se sia realistico pensare che questa potesse essere la vera conclusione dellopera; e francamente sembra che Fozio avesse buoni motivi per dichiarare che la storia proseguiva con libri che non erano ancora pervenuti alla sua vista. La storia doveva finire con un riscatto della citt, con quella paliggenesa che Trasimede auspicava rientrando in Eraclea, e che non si era vista almeno nella prima fase della sua faticosa ricostruzione (c. 40.2); quale interesse ci poteva essere a raccontare una storia che terminava con tale situazione di stallo, e chi poteva avere piacere a leggere una storia come questa? Fra laltro, come ha giustamente sottolineato la Yarrow34, non mancano notizie relative alla storia successiva di Eraclea almeno fino allaltezza di Strabone, che avrebbero ben potuto figurare in una continuazione dellopera memnoniana oltre il sedicesimo libro. La citt
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Historiography cit., 2006, 354-355.

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aveva effettivamente ripreso una sua vita anche se non cos brillante come allepoca ellenistica che poi proseguita fino allet bizantina e oltre. E se come vorrebbe la Yarrow, e come sembra anche a me plausibile sulla base delle osservazioni fin qui svolte Memnone deve essere classificato come uno storico che nonostante tutto considera il dominio romano come la soluzione migliore possibile per il mondo dellepoca, bisognerebbe veramente lasciargli lo spazio per un racconto che mostri una rinascita di Eraclea sotto lamministrazione romana, e la sua stabilizzazione politico-culturale. Come si sa, a partire pi o meno da un secolo dopo gli ultimi eventi qui narrati il mondo greco, e specialmente quello asiano, conosce una fase di grande rilancio, economico e culturale, allinterno delle strutture dellimpero: un rilancio che si gioca soprattutto sulla rifunzionalizzazione delle citt nel nuovo contesto politico ed economico; testimoniano di ci, oltre ai consistenti resti monumentali ed epigrafici, una cospicua serie di autori di quella che viene chiamata la rinascenza greca, da Plutarco e Dione di Prusa a Cassio Dione e Filostrato, passando per Elio Aristide. Considerazioni di natura linguistica sembrano escludere la possibilit di attribuire il nostro testo a questepoca, ma difficile esagerare limportanza di considerazioni del genere, sviluppate sulla base di un riassunto fatto otto-nove secoli pi tardi: mi pare dunque che sia ancora aperta la possibilit di attribuire questo testo a quella temperie culturale. Ci che pi conta in ogni caso che il testo di Memnone, qualunque sia lepoca in cui stato composto, ripropone con grande dignit il modello cittadino come il pi autentico soggetto politico, forse lunico possibile; limpero universale probabilmente necessario, e la sua superiorit militare irresistibile: ma i Romani non devono dimenticare che neppure limpero ha un futuro, se non capace di promuovere e valorizzare la forza morale collettiva che sostiene la citt.

TRADIZIONE PROFETICA, COMPOSIZIONE POETICA E IDENTIT NAZIONALE: ASIA ED EUROPA NEGLI ORACOLI SIBILLINI GIUDAICI EMILIO SUREZ DE LA TORRE

1. La nascita e lo sviluppo della tradizione sibillina


La tradizione profetica e oracolare di per s e sin dalle origini un repertorio ricchissimo di spunti di riflessione sui rapporti tra Oriente e Occidente nel mondo antico. In effetti, uno dei pi importanti cultural patterns che le civilt antiche debbono al mondo orientale quello delle pratiche divinatorie, tanto nella variet tecnica quanto in quella ispirata1. Riguardo a questultima, si deve sottolineare che le prime testimonianze di divinazione tramite la figura di una donna invasata dal dio provengono dalle civilt dellambito mesopotamico sin dal secondo millennio a.C.2. Non meno importante che, fin dagli inizi di queste tradizioni, vi ritroviamo la tendenza alla manipolazione divinatoria del passato in funzione del presente3, tramite il ricorso a vaticinia ex eventu e alla combinazione di rivelazioni e di visioni minacciose o apocalittiche con dati storici. Si ricordi per esempio il caso della profezia accadica di Shulgi (il cui regno si pone tra il 2093 e il 2046 ma la profezia fu composta nella seconda met del II millennio a.C.), che ci tramanda rivelazioni di Ishtar accanto a riferimenti storici ben conosciuti, che hanno una chiara funzione di garanzia dellinsieme profetico. Questo modello ricorrente nella facies profetica delle civilt asiatiche e ci appare presto arricchito da un altro tratto di grande importanza: la menzione della successione sia di generazioni di mortali (quando la profezia ha una intenzione pi moraleggiante), sia di re ovvero imperi (quando lintenzione piuttosto politica), tratto condiviso dalle civilt tanto semitiche come indoiraniche4. Purtroppo, come solitamente accade con tutti i fenomeni dinflusso orientale, la ricerca di questo effetto di acculturazione rivela una doppia difficolt: anzitutto quella di spiegare con precisione il quando e il come del contatto
Cfr. BURKERT (1984; 2004), WEST (1997). Molto importante in questo senso la tradizione profetica della civilt di Mari, i cui documenti provengono dagli archivi di Hammourabi (1723-1689 a.C.). Rimando al riassunto delle tradizioni mesopotamiche, che ho fatto in SUREZ DE LA TORRE (20022, pp. 364-367), con la bibliografia essenziale. 3 Come figura nel titolo dellopera edita da PRATO (1999). 4 Cfr. KERNYI (1936); SWAIN (1940); FLUSSER (1972); ALONSO NEZ (1994).
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culturale; e poi (ancora pi decisiva) quella di separare con nitidezza lelemento antico dallinnovazione locale. Per quanto riguarda la tradizione oracolare con tratti sibillini nel mondo greco, siamo dinnanzi a un caso da collegare a quello pi ampio del rapporto tra tradizione epica e mondo orientale. Come noto, la pi antica poesia orale dei Greci piena di motivi connessi con tradizioni orientali. Tra queste ha un grande rilievo ladozione di miti cosmogonici, con racconti di successioni divine, e anche di miti sullorigine e levoluzione dellumanit (tutti presenti in Esiodo), ma non mancano indizi di conoscenza di motivi profetici, che hanno un rapporto con le culture orientali5. Invece diventa pi delicata la questione sullorigine: (a) della figura della Sibilla; (b) dei testi oracolari sibillini; (c) dei centri con presenza reale di una Sibilla. Bisogna essere molto prudenti nellanalisi di un aspetto ben conosciuto della cultura profetica antica, ma documentato soprattutto in fonti tarde. In altri lavori6 ho sostenuto che, sebbene le predizioni sibilline siano connesse spesso con una Sibilla concreta, non si deve considerare necessario che la predizione abbia origine in un luogo preciso. In altre parole, penso che i testi sibillini abbiano avuto una fase di circolazione che poteva essere indipendente dallesistenza reale di un santuario sibillino di provenienza. La profezia sibillina non nasce da una consultazione, come succede con i santuari mantici. Essa collegata alla libera circolazione, forse orale, ma soprattutto scritta, fuori del controllo dei centri religiosi apollinei pi ufficiali. Dunque una questione importante, legata agli ipotetici inizi della tradizione sibillina nel mondo greco, quella della possibile esistenza di predizioni sibilline nel periodo arcaico e del loro rapporto con la poesia epica contemporanea. In altre parole: possiamo postulare lesistenza di oracoli sibillini incorporati nella tradizione epica, dove appaiono gi i santuari oracolari pi importanti (Delfi, Dodona)? E, cos come i santuari oracolari hanno adottato in una fase, sembra, antica, lesametro epico come veicolo di comunicazione, si pu ipotizzare lesistenza di predizioni sibilline di datazione alta o comunque se non troppo alta, almeno assai arcaica? Al riguardo si ricordato spesso il caso dei frammenti attribuiti ad Eumelo di Corinto7, dove la Sibilla parla in prima persona, si proclama figlia di Lamia e nipote di Posidone e ricorda la fondazione dei giochi Ismici. In realt la datazione di questo frammento problematica8, ma non sarebbe assurdo pensare che es5 Cfr. SUREZ DE LA TORRE (1999; 20022, pp. 374-375); NIETO IBEZ (1992); questultimo ha studiato anche la particolare fusione, negli oracoli, di elementi culturali giudei e greci (NIETO IBEZ 1991; 1998). 6 SUREZ DE LA TORRE (1994; 2001). 7 Fr. 8 Bernab. Cf. SUREZ DE LA TORRE (1994, pp. 195-197). 8 Argomenti in difesa di una datazione tarda (nel IV secolo a.C. od oltre) si trovano in PARKE (1988, pp. 118-119) e AMATO (2002).

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so riprenda una vecchia tradizione locale, forse in connessione con una pi ricca tradizione di predizioni su fondazioni di citt, sul loro futuro ecc. Sono convinto9 (riguardo alla vexata quaestio dellorigine dei Libri Sibyllini romani) dellimportanza del fatto che i primi coloni greci nel territorio italico siano degli Eubei e dei Corinzi, cio, coloni che vengono da citt dove la tradizione epica ha giocato un ruolo sostanziale, cos come la tradizione sibillina. Ad esempio, si pensi al ruolo di Pitecusa (colonia euboica con popolazione semitica importante), da dove provengono i fondatori di Cuma, sede del principale centro sibillino italico10. A mio avviso, la circolazione di versi sibillini riguardanti il destino delle citt ovvero eventi storici diversi forse non cos tarda come di solito si pensa. Anche se escludiamo il problematico frammento di Eumelo, la ben conosciuta citazione di Eraclito, tramandata da Plutarco11, sulla performance e lispirazione della Sibilla, offre una testimonianza assai antica (intorno al 500 a.C.) di una consolidata tradizione intorno a questa figura profetica e i suoi vaticini. Inoltre non sarebbe del tutto assurdo ritenere che la Sibilla di Eraclito fosse quella delfica, perch: (a) Plutarco ne introduce la menzione dopo quella della Pizia, come esempio di modalit di manifestazione esterna nella predizione opposta a quella delle poetesse; (b) Clemente di Alessandria12 (che qui lavora sulla scia di Plutarco) stabilisce ugualmente una connessione contestuale tra la Sibilla di Eraclito e la tradizione delfica (con menzione di due versioni sullorigine della Sibilla delfica: venuta dallElicona ovvero dal paese dei Mali). Dobbiamo domandarci se non abbiamo qui un caso simile a quello degli indovini mitici, rappresentanti di una mantica molto antica e, per cos dire, forse pre- (o almeno para-) delfica, che vengono progressivamente assorbiti dalla religione apollinea (come si vede nei racconti mitici)13. La Sibilla rappresentava anche un modello di mantica alternativo a quello dei centri apollinei in molti aspetti: predizioni spontanee (e non prodotto di consultazione), presentate come risalenti ad una data antichissima e che si dimostravano prodigiosamente compiute; possibilit di mobilit nello spazio; circolazione pronta (legata alla progressiva utilizzazione della scrittura), ecc. Questo spiega un fenomeno che presenta due caratteristiche in apparenza contraddittorie: da un lato, la convergenza della Sibilla con la Pizia, lassimilazione della Sibilla nellambito delfico e lassorbimento dalla religione apollinea; dallaltro, la nascita di leggende che sottolineano lanti9 10 11 12 13

SUREZ DE LA TORRE (20022, pp. 376-379). Cfr. MONACA (2005, pp. 41-49). Heracl. fr. 92 DK = 75 Markovich (Plut., de Pyth. Orac. 397 a-b). Strom. I 70,1-3; cfr. I 108,1-3. Cf. SUREZ DE LA TORRE (2005).

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chit, validit e indipendenza della Sibilla e delle sue predizioni. Si pu ricordare in proposito la testimonianza di Pausania14 nel suo percorso delfico, che contiene elementi che appartengono, a quanto sembra, a livelli cronologici vari. Il periegeta parla di quattro Sibille: una di origine libica (se il testo non corrotto), con la stessa filiazione genealogica che abbiamo visto in Favorino / Eumelo (figlia di Lamia e nipote di Posidone); la seconda sarebbe Erofile; la terza Demo di Cime e la quarta quella Ebrea. ad Erofile che Pausania dedica pi righe, piene di dati interessanti, che possono essere riassunti cos: Erofile era (come la Sibilla libia) anteriore alla guerra di Troia e aveva vaticinato che Elena sarebbe stata la causa della rovina di Asia e di Europa e della caduta di Troia15 (fusione con la figura di Cassandra): appropriazione della tradizione epica; i Deli le attribuivano un inno ad Apollo: assorbimento da parte dalla religione apollinea; invasata dal dio, proclamava la sua relazione di parentela con Apollo in modi diversi (sposa, figlia, sorella) e forniva come proprio nome alternativo quello di Artemis. A questo punto bisogna ricordare di nuovo la testimonianza di Clemente16, quando menziona larrivo a Delfi di una Sibilla chiamata Artemis, che fa una predizione in tono ostile contro Apollo17; poi aggiunge che Eraclide Pontico conosceva unaltra Erofile di Eritre18. Purtroppo, Pausania sembra aver letto gli oracoli (ne cita un paio di brani) ed convinto che si tratti della stessa Sibilla; Pausania tramanda qualche verso, dove si proclama che la citt di origine della Sibilla Marpesso, ma dice che, secondo gli abitanti di Alessandria di Troade, Erofile era una newkroj di Apollo Smintheus, che aveva interpretato il sogno di Ecabe (ancora un legame con la figura di Cassandra); loriginalit della testimonianza di Pausania19 consiste nel fatto che egli fa di Erofile una Sibilla itinerante: essa avrebbe vissuto per lungo tempo a
Paus. X 12. Paus. X 12,2: `H d `Hroflh newtra mn kenhj, fanetai d mwj pr to polmou gegonua ka ath to Trwiko, ka `Elnhn te proedlwsen n toj crhsmoj, j p' o ` lqrJ tj 'Ashj ka Erphj trafsoito n SprtV ka j Ilion lsetai di' ath \ n p `Ellnwn. 16 Strom. I 108,1-3. 17 PARKE (1988, p. 111) osserva giustamente che non sarebbe lecito pensare a una donna che parla come se fosse sorella di Apollo; piuttosto, the reasonable way to interpret the oracle is to suppose that whoever wrote it meant that the goddess Artemis had inspired the Sibyl by taking full possession of her in the manner which Apollo inspired the Pythia. La proposta apre una prospettiva interessante nel confronto tra Pizia e Sibilla nel santuario delfico. 18 Questa la prima menzione della Sibilla di Eritre. 19 Cfr. MONACA (2005, pp. 37-41).
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Samo, ma poi anche a Claro, a Delo e, finalmente, a Delfi. Ma si ricordi che nellepigramma del 162 d.C. (con il motivo della visita di Lucio Vero) la Sibilla locale dice di s stessa che parqnoj os' dmh \ j psan p cqn' bhn (IE 224, 10); infine Pausania commenta lepitafio di Erofile nellalsos di Apollo Smintheus e dice che gli Eritrei affermano che il luogo di nascita della Sibilla (Idea) nel loro territorio: rivalit nella regione. Si osservi lamalgama di elementi antichi e recenti, soppressi e ricreati in momenti diversi, ma che non devono impedire di ammettere un antico incrocio di motivi epico-poetici, religiosi e non di meno politici e di rivalit nelle regioni microasiatiche per appropriarsi della figura della Sibilla20. Ma ritorniamo al periodo arcaico e classico. La rivalit tra citt microasiatiche, che si definivano come luoghi di origine della Sibilla, non nasce da una speculazione tarda. Abbiamo indizi di profezie sibilline antiche legate a questa regione, ma altre possono riguardare territori della Grecia continentale. Riprendo qui tre casi commentati in extenso dal Parke nella sua pregevole opera21. Si tratta di notizie su oracoli sibillini su fatti storici importanti: la menzione fatta da Pausania (10,9,12), nella descrizione di un monumento delfico, della lotta tra Sparta ed Argo per il territorio della Tireatide, sembra messa in rapporto dal periegeta con la battaglia del 545 a.C. Parke ha per argomentato che sembra pi probabilmente riferirsi ad un episodio pi recente (nel 421 o nel 395). Comunque lo stesso Parke osserva che la predizione sibillina menzionata da Pausania pu avere unorigine pi antica ed essere stata ripresa pi tardi; secondo Varrone, Eratostene22 avrebbe trovato negli archivi di Samo dei dati su unantica Sibilla, che potrebbe datarsi intorno al 550 a.C. Parke ha proposto la possibile influenza di questa Sibilla samia rispetto a quella cumana dItalia (ipotesi respinta dalla Valenza Mele)23; Nicola di Damasco24 tramanda un racconto sullepisodio di Creso sulla pira, nel quale interviene la Sibilla. Nel momento decisivo arriva una Sibilla che pronuncia un vaticinio di distruzione, se Creso verr giustiziato. Il Parke considera che la predizione veniva inclusa nellopera di Xanto di Lidia e si serve di questa testimonianza per sostenere lesistenza di una serie di oracoli sibillini sulla fine dei Mermnadi. Sebbene io non creda necessario far risalire il dato a Xanto di Lidia, penso che un personaggio
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Rimando alla mia analisi dettagliata in SUREZ DE LA TORRE (2000). PARKE (1988, pp. 100-124). FGrHist 241 F 26. VALENZA MELE (1991-1992), p. 11 e n. 14. FGrHist 90 F 16.

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come Creso, entusiasta degli oracoli greci, non poteva trascurare le predizioni sibilline (e in questo senso lipotesi del Parke ragionevole). Inoltre non sembra casuale che Eraclide Pontico, nel trattato Sugli oracoli, menzionasse25 la Sibilla Ellespontica26 come coetanea di Ciro e di Creso. Questa ultima osservazione ci conduce alle domande seguenti: lespansione persiana ha potuto provocare la circolazione di oracoli sibillini (come successo con altre predizioni), prima nel territorio microasiatico e poi nella Grecia continentale? Per me la risposta s; ragionevole pensare che i sibillisti fossero estranei alla linea di pensiero espressa in storici come Erodoto e allespansione dello schema logiconarrativo cui appartiene il motivo della successione degli imperi? Io personalmente sono incline a dire di no. A sostegno di questa ipotesi possiamo fornire due argomenti. della Primo: anche se non ammettiamo la possibilit, sopra delineata, conoscenza di oracoli sibillini in Italia in una data antica27, sappiamo per che lo schema della successione di governanti (re, imperatori, ecc.) era familiare agli Ateniesi del V secolo a.C., come traspare nei Cavalieri di Aristofane, dove uno degli schiavi, nella scena introduttiva (129 ss.), fa una parodia di questo motivo28: stuppeioplhj, probatoplhj, bursoplhj o ` Paflagn, bursaetoj gkuloclhj. Il secondo argomento deriva dalle menzioni dei Persiani nella raccolta degli Oracoli Sibillini (cfr. infra in dettaglio). I sibillisti fanno una precisa distinzione tra Medi e Persiani, che sono citati come due popoli diversi. Per esempio, nel libro IV (54-66) si parla della successione Assiri - Medi - Persiani (con calcolo di 10 generazioni) e si include un oracolo che annunzia la loro reciproca rivalit e la vittoria dei Persiani (61-66):
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Apud Lact., div. inst. I 6,12, nel contesto della descrizione delle sibille secondo Varrone. In agro Troiano nata. Marmessus la forma che ci tramanda Lattanzio, secondo cui vicina a

Gergis.
27 Personalmente sono convinto della verisimiglianza di un contatto, in una fase molto antica e di assimilazione fra Etruschi e Romani, non solo della tradizione sibillina (si pensi allimportanza in Etruria delle predizioni di Vegoia), ma anche dello stile oracolare sibillino: la formulazione dei testi sibillini romani simile a quella delle profezie sibilline greche. Non si deve dimenticare il legame, nel suo sviluppo, tra profezia sibillina e circolazione scritta dei testi. Cf. BAUMGARTEN (1998, pp. 52-60). 28 Il fatto che dal contesto si deduca unattribuzione a Bacide non toglie valore alla testimonianza del motivo; inoltre Aristofane parla anche della Sibilla (insieme a Bacide) e ci tramanda il verbo sibulliw che penso voglia dire essere ossessionato dalle profezie sibilline, piuttosto che essere in trance profetica. vero che Erodoto non parla della Sibilla (lui conosce Bacide, Museo, ecc., con predizioni sui Persiani), ma Aristofane la conosce bene: sembra dunque che gli Ateniesi si siano appropriati di Bacide, ma la tipologia sibillina era gi ben conosciuta.

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ll' tan Efrthj mgaj amati plhmmrhtai, ka tte dh \ Mdoij Prsais te flopij an stsetai n polmJ: Persn d' p dorasi Mdoi pptontej fexontai pr mga Tgridoj dwr. Persn d krtoj stai lou ksmoio mgiston, oj geneh \ ma ketqi naktorhj polulbou.

Questa non sembra una semplice creazione ad hoc, ma piuttosto la ripresa di un antico oracolo, composto con la pretesa che venisse accettato anche dai Persiani. Arriviamo cos al periodo ellenistico. Lespansione macedonica provoca una vera esplosione di predizioni sibilline e di nuove Sibille. La dominazione dei territori asiatici scatena un repertorio sibillino, che sottolinea ancora di pi la contrapposizione tra Europa e Asia, nel quadro di uno schema storico (creato da Erodoto) che trova un facile riscontro nellalternanza de facto dei poteri di ambizione universale, sia nella direzione Oriente-Occidente, sia in quella contraria. Non casuale la moltiplicazione sibillina con laggiunta delle Sibille asiatiche: persiana, babilonese, caldea ovvero ebrea, ecc. Ma anche le vecchie Sibille ricuperano la loro importanza (o forse vengono conosciute in questo momento)29, come accade con la Sibilla di Eritre: essa si deduce dallepisodio, raccontato da Callistene di Olinto30, secondo cui una donna di Eritre, Atenaide31, che diceva di essere homoia alla Sibilla di Eritre, aveva confermato lorigine divina di Alessandro (in precedenza rivelata dal sacerdote di Ammone).

2. Lappropriazione del modello e lidentit nazionale: gli Oracoli Sibillini di origine giudaica
Nella seconda parte del mio intervento vorrei analizzare la struttura e alcuni aspetti del libro III dei cosiddetti Oracoli Sibillini di origine giudaica32. Sono convinto che le notizie su oracoli sibillini e/o su Sibille nei secoli anteriori alla composizione del libro III degli Oracoli Sibillini giudaici siano solo la punta delliceberg di una lunga, molteplice e persistente utilizzazione di
Cfr. GRAF (1985, p. 341). Secondo il racconto di Strab. XVII 1,43 (= FGrHist 124 F 14). 31 Callistene (in Strabone) utilizza il verbo neipen, che si riferisce a una proclamazione a viva voce. 32 Sullorigine e lo sviluppo di questo insieme rimando (tra la vasta bibliografia) alle opere di GEFFCKEN (1902); RZACH (1923); PERETTI (1943); KURFESS (1951); COLLINS (1974 [4]; 1983; 1987; 1997); GAUGER (1998); SUREZ DE LA TORRE (20022, con la bibliografia anteriore). Per quel che riguarda il libro III, si veda (oltre alle osservazioni presenti nelle opere precedenti) NIKIPROWETZKI (1970; 1987); MOMIGLIANO (1975); BUITENWERF (2003).
30 29

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questa categoria di predizioni in momenti diversi della storia33. Credo inoltre che, cos come i Romani nel 76 hanno potuto fare una raccolta (peraltro non molto lunga) di versi sibillini, anche gli autori (o, secondo alcuni, i compilatori) di questi oracoli hanno avuto a loro disposizione raccolte precedenti diverse per provenienza e per cronologia, che hanno variamente integrato. Il libro III pu illustrare la vitalit e la potenziale validit permanente dei vecchi motivi sibillini e chiarire anche due punti, che sono in rapporto diretto con la tematica di questo convegno: il confronto Europa/Asia e la visione dellAsia in questi testi. Possiamo inoltre osservare che lutilizzazione di questo insieme di testi oracolari (non solo sibillini) ha avuto sempre una funzione decisiva per acquisire la coscienza di una unit nazionale e di una identit, in opposizione (geistige Widerstand) ai popoli cui gli Ebrei sono stati sottomessi. 2.1. Il libro III degli Oracoli Sibillini34 Si tratta del pi lungo e pi complesso libro della raccolta degli Oracoli Sibillini. Tanto la sua datazione come il carattere pi o meno unitario dellinsieme sono ancora motivo di polemica. Le datazioni pi ragionevoli oscillano tra la met del II secolo a.C. (per esempio, Collins) e la seconda met del I35. In realt penso che si possa accettare la data del II secolo per il nucleo pi antico; daltra parte ha ragione Nikiprowetzki quando difende lesistenza di un compilatore che, intorno al 40 a.C., riorganizz i materiali precedenti (anche con numerose inserzioni), con il risultato che oggi vediamo. Nel pi recente commento di questo libro (Buitenwerf) si conclude che la composizione dellinsieme stata fatta nellanno 80 a.C. Inoltre tutti gli studiosi sono daccordo nellaffermare che i versi 1-96 sono ancora pi recenti (posteriori alla battaglia di Azio). Lautore ha composto un insieme assai complesso, ma certamente non arbitrario. Se togliamo, dunque, la parte aggiunta pi recentemente (1-96), si osservano due grandi parti: luna (pi o meno dal 97 al 544), con una forte accumulazione di oracoli storici diversi (successioni di imperi, minacce, ecc.); e laltra (dal 545 alla fine - 829), di
33 Gli oracoli sibillini che ci sono pervenuti non sono solo quelli di questa raccolta, ma ve ne sono allusioni (e testi) in diversi autori antichi. 34 Si veda lo schema generale alla fine di questa relazione. Dopo la sua realizzazione, ho conosciuto lopera di BUITENWERF (2003), contenente un altro schema (pp. 139-143) che riprende la sua teoria sulla forma originale del libro: il frammento I (di 35 versi) sarebbe linizio, il frammento III e i versi III 93-161 sarebbero la seconda sezione, poi seguirebbe una lacuna e infine il resto (dal verso 93). Ritengo molto importante per la mia argomentazione che lautore abbia proposto come luogo di composizione del libro la provincia romana dAsia during the aftermath of the Mithridatic wars (88-63 BCE) (p. 382). 35 Cfr. supra i riferimenti bibliografici alla n. 32.

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contenuto apocalittico-dottrinale e orientata alla ricerca dellidentit collettiva. Ma unanalisi pi precisa ci permette di vedere una struttura che ha di per s un valore certamente pieno di significato. Allo stesso tempo possiamo valutare tanto la prospettiva diacronico-storica come la concezione dello spazio geografico, il mondo fisico della predizione sibillina nellepoca della dominazione prima egiziana e poi romana. A mio avviso non c dubbio che il sibillista ha organizzato il poema in un modo non privo, per cos dire, di tecnica poetico-retorica. Il contrasto tra lelenco di minacce, lamenti e giudizi negativi sullevoluzione dellumanit e sullempia natura dei diversi popoli, da un lato, e, dallaltro, la presentazione quasi idillica degli Ebrei, eletti da Dio, veramente spettacolare. Il lettore / uditore del poema attraversa una spaventosa serie di disgrazie e calamit, per arrivare alla felicit vissuta dagli Ebrei nellet delloro, e conosce i segni del Giudizio finale. Il compositore ha una notevole abilit nel sintetizzare le tradizioni giudaiche e greche, come si osserva nella congiunzione degli schemi (presenti gi nellAntico Testamento e conosciuti da altre tradizioni orientali) della serie di generazioni di uomini e di imperi, secondo la mentalit storica greca rappresentata da Erodoto (si veda la combinazione di successioni di regni, nella cornice pi generale del confronto Europa / Asia). In questa struttura generale il sibillista inserisce diversi gruppi di oracoli che alludono a popoli di Asia, Europa e Africa. Penso (come ho detto in un altro lavoro, e non sono il primo) che il sibillista conoscesse un corpus di predizioni della Sibilla Eritrea, che includevano il tema della rivalit della Sibilla con Omero, molto adeguato (cfr. Erodoto) per illustrare il confronto tra Europa e Asia dai tempi pi remoti. Possiamo analizzare anche nel dettaglio le particolarit delle diverse parti e il loro rapporto reciproco. Abbiamo dapprima una parte pi generale, che contiene in realt la struttura minima da cui poi si sviluppa il poema. Dal punto di vista storico, il sibillista riassume levoluzione dellumanit, dalle origini alle vicende degli Ebrei. Questo riassunto si articola in tre blocchi (A1, A2 e A3), che in realt sono varianti dello stesso schema sottostante, il quale a sua volta lo schema generale, tanto della parte non dottrinale come dellinsieme del libro schema che consiste, come ho gi detto, nel contrasto tra il popolo giudaico e levoluzione negativa del genere umano. La coscenza dellidentit nazionale si ottiene in realt tramite il contrasto: la mano di Dio pronta alla punizione e a rendere effimeri i pi grandi imperi a causa della loro empiet; solo il popolo eletto, nonostante le umiliazioni storiche, ha la garanzia della propria durata nel tempo, con palesi benefici escatologici, confermati dalla voce della Sibilla, messaggera di Dio. Nella serie di popoli menzionati si osserva una differenza che non sembra casuale. Dap-

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prima appare un elenco pi standard e generale (vv. 156-161: [Titani], Egitto, Persiani, Medi, Etiopi, Babilonia, Macedonia, ancora Egitto [ellenistico] e Roma); poi si riprende la successione con maggiore attenzione ai popoli microasiatici e con una intenzione, per cos dire, pi erudita (vv. 166176: casa di Salomone, Fenici, Panfili, Persiani, Frigi, Cari, Misi, Lidi, Grecia+Macedonia e Roma; probabile che questa parte provenga da un oracolo diverso, posteriore ad Alessandro); infine viene quello dei vv. 199-210 (Titani, Greci con la connotazione epica dellepiteto kleygamoi , Frigi, Persiani, Assiri, Egitto, Libia, Etiopi, Cari, Panfili). una accumulazione (senza dubbio ereditata) senza criterio n geografico n di altro tipo, che ha lunica intenzione di dare una dimensione universale (Asia Minore, Africa, Fenicia, i problematici Etiopi) alla profezia. Dallanalisi dettagliata della parte B si ottengono altri interessanti dati. Il sibillista ha intensificato nella parte centrale le enumerazioni di successioni e, soprattutto, di popoli e citt sottomessi a punizione, e le ha organizzate in modo molto efficace. Dapprima, dopo lintroduzione more epico, si succedono gli oracoli contro Babilonia, Egitto, Gog-Magog (uno di tanti tratti della tradizione biblica, ubicato niente meno che tra i fiumi Etiopi!), Libia, Egitto (zona della Meotide). Il crescendo prosegue con unenumerazione ancora pi dettagliata, questa volta con la distinzione Asia / Europa (341-349). Purtroppo non si pu cercare nessun criterio nella distribuzione: per esempio, nel gruppo asiatico in alcuni casi si osserva la prossimit delle citt a centri oracolari (Iaso vicina a Didima; Colofone, Esmirna ed Efeso vicine a Claro), ma questo non serve per gli altri casi, che si localizzano in regioni molto lontane, dal Ponto (Sinope) alla Fenicia (Gaza). Si osserva piuttosto che quasi tutte le citt sono fondate con lespansione macedonica o ellenizzate in quel momento: un possibile indizio della loro inclusione in cataloghi oracolari di distruzione, su cui il sibillista pu avere lavorato. La distinzione Europa / Asia ritorna in seguito con una sezione36 che illustra la loro reciproca ostilit (350-432). In una sorta di play-back pseudostorico (non bisogna dimenticare che la Sibilla aveva previsto tutto nei tempi pi remoti, con visione pancronica) il sibillista introduce cos alcuni esempi di questa ostilit (350-355):
o ` ppsa dasmofrou 'Ashj pedxato `Rmh, crmat ken trj tssa dedxetai mpalin 'Asj
36 I versi 350-380 sono considerati da alcuni come una inserzione del I secolo a.C. Ma lidentificazione della dspoina del v. 359 con Cleopatra non sembra necessaria. Cf. AUNE (19912, p. 75); COLLINS (1974 [4], pp. 57-64). Questa una visione analitica del libro III, che deve essere precisata. Questo brano ha, in effetti, oracoli di origine diversa, ma quello che interessa lintegrazione nel nuovo complesso.

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k `Rmhj, loh \ n d' potsetai brin j atn. ssoi d' x 'Ashj 'Italn dmon mfepleusan, ekoskij tossotoi n 'Asdi qhtesousin 'Italo n penV, na \ mura d' flsousin.

E poi inizia i lamenti contro Roma, in una sequenza di versi di repertorio oracolare, con giochi di parole (per non trascurare la dimensione universale):
stai ka Smoj mmoj, setai Dloj dhloj, ka `Rmh mh: ta \ d qsfata pnta teletai. Smrnhj d' llumnhj odej lgoj.

Segue la menzione di un periodo di pace per Asia ed Europa, con il recupero del play-back pseudo-storico: la menzione della Macedonia (altra minaccia per lAsia, 381-387) e la misteriosa allusione alluomo dal mantello di porpora (Antioco III e IV, il problema della successione, ecc.), in un vero lavoro di paratassi oracolare. La garanzia di autenticit si aggiunge al play-back citato, in connessione con la menzione della Frigia, con lallusione al tema troiano e con gli oracoli, derivati a mio avviso dalle profezie della Sibilla Eritrea, che includono la polemica contro Omero, lo yeudogrfoj che aveva rubato i versi alla Sibilla. In seguito, per chiudere la serie di concatenazioni oracolari, si ritorna al livello storico pi prossimo e si arriva a un vero culmine nel climax di oracoli contro citt e popoli, ma questa volta con lintenzione di fare un elenco quasi universale: il disordine contribuisce alla sensazione di universalit, cos come il continuo scambio di regioni, citt e popoli dellAsia, dellEuropa, delle isole, ecc. Forse si potrebbe tentare di individuare uno schema ditinerario dallAsia allEuropa e poi ancora allAsia, ma non mancano le incoerenze (come, nella serie europea, linclusione di Laodicea, della Misia o dei Galati). Anche per rafforzare limpressionante catalogo, le citazioni non costituiscono una semplice lista di nomi, ma includono riferimenti (alle volte dettagliati) ad episodi catastrofici. Scelgo ad esempio la menzione del terremoto di Trallis:
Trllij d' h ` getwn Efsou seism katalsei tele t' epoht' ndrn te len baruqmwn: mbrsei d te gaa dwr zestn, pot d' atj gaa barunomnh petai: smh \ d te qeou.

Finalmente il sibillista chiude questa parte centrale con una sezione pi lunga contro la Grecia, colpevole di aver disseminato pratiche religiose empie, che sono discusse come modello contrario rispetto alla vera religione e alle vere credenze del popolo monoteista. Cos questa sezione funge da transizione alla terza parte del libro, di contenuto dottrinale ed escatologico.

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Il libro III, che avr una grande influenza negli oracoli sibillini posteriori (soprattutto nei pi antichi e in particolare nel IV e nel V), stabilisce un modello che sar ripreso, del tutto o in parte, nei libri successivi. Questo modello riflette un atteggiamento da parte della Sibilla (non del sibillista, sia chiaro) di grande coerenza ideologica. La Sibilla non ha una localizzazione: essa parla fuori dal mondo e dalla realt, una voce che arriva dalla pi remota antichit, ispirata da Dio, che difende il popolo amato da Lui e che non ha, in questa visione, una localizzazione precisa. Tutte le nazioni che opprimono questo popolo, ovvero tutte quelle che sono empie, sono sottomesse al pi grande rigore divino. In questo modello si fissano anche due poli geografici di grande dimensione, che accolgono nazioni e popoli protagonisti della storia umana, Europa e Asia. Il ruolo dellAsia viene inoltre determinato come punto darrivo o come punto di partenza (cfr. la frequenza dei sintagmi ej 'Ashn o 'AsV e x 'Ashj) e soprattutto si insiste sulla ostilit dellEuropa (Grecia, Roma) contro lAsia e, di conseguenza, sulla necessit di riscossa dellAsia, dalla quale pu arrivare il sovrano vindice. interessante notare che, sulle 36 menzioni dellAsia negli Oracoli Sibillini, 15 appaiono nel libro III, 6 nel IV e 8 nel V (cio in tre dei libri pi antichi)37. In proporzione, il IV libro quello nel quale la frequenza maggiore38. Questo libro sinizia precisamente con il verso
Klte, lej 'Ashj megalaucej Erphj te,

poi si parla dellEuropa come apportatrice di sventure allAsia (v. 73: barean d' 'Asdi kra frousa); si riprende il motivo del re che viene dallAsia (v. 78: h xei d' x 'Ashj basileu \ j mga gcoj eraj)39, ma che vi ritorner come fuggitivo (v. 81: n fugd' k polmou deilh \ podxetai 'Asj); e si ricorda come lAsia ricever la ricchezza strappata dai Romani (vv. 147-150: h xei d' ej 'Ashn plotoj mgaj, n pote `Rmh ecc.). Ma la peculiarit del libro IV lequilibrio strutturale: la sezione con la serie della successione degli imperi (distribuita nellarco di 10 generazioni) e la serie di oracoli contro diversi popoli costituisce la parte centrale, mentre la prima e lultima sezione hanno un carattere pi ideologico e, alla fine, escatologico. Il libro V preferisce invece la tecnica di accumulazione di minacce catastrofiche, in sette gruppi pi o meno definiti.

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Nessuna menzione nei libri I, II, VI e VII: cio quelli di contenuto prevalentemente cristiano. III = 1:55.2; IV = 1:32; V = 1:66.3. Cfr. AMIOTTI (1982).

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3. Conclusioni
Lanalisi dellorigine e dello sviluppo della tradizione profetica in cui si inseriscono gli Oracoli Sibillini mostra che, da diversi punti di vista, gli antecedenti e gli oracoli stessi appartengono a modelli che uniscono le culture di Asia e di Europa. Riguardo agli oracoli, abbiamo trovato indizi della presenza della loro tradizione in un periodo assai arcaico, comunque senza pi alcun dubbio dal V secolo a.C. Un dato di rilievo che, nel corso della storia, ogni evento storico che aveva come risultato la dominazione violenta di un popolo su un altro scatenava oracoli e profezie in tutte le variet possibili, solitamente impiegati come strumento di opposizione da parte dei sottomessi. Alcuni di questi eventi (linvasione persiana, lespansione macedone ecc.) hanno provocato un aumento delle predizioni sibilline e la proliferazione dei centri sibillini, soprattutto in Asia. Un esempio di ripresa di questa tradizione poetico-oracolare il terzo libro della raccolta conosciuta sotto il titolo di Oracoli Sibillini, che illustra molto bene il consolidarsi della tradizione e nella quale hanno un ruolo notevole le allusioni al confronto Europa / Asia. Questo terzo libro diventa paradigmatico (e se ne percepisce linfluenza negli altri libri di origine giudaica) e dimostra bene come questa tradizione possa essere interpretata come strumento politico-religioso nella difesa dellidentit nazionale e culturale di un popolo. La nostra analisi ci permette di vedere in primo luogo come un antico modello orientale sia stato subito assimilato dallOccidente e incorporato nella sua tradizione poetica. Loracolo sibillino diventa cos uno strumento adoperato da un popolo, i Giudei, che ha conosciuto una continua dislocazione geografica, che ha vissuto spesso in un ambiente ostile (sia in Egitto, sia sotto i Seleucidi, sia in diverse zone dellimpero romano) e che, per questi motivi, ha una forte necessit di affermazione della sua identit come nazione (in grande misura fondata sulla religione). Il libro III degli Oracoli Sibillini ci serve dunque per illustrare tutti questi concetti, per la sua natura di amalgama delle tradizioni anteriori, rielaborate in una precisa situazione storica.

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Appendice: struttura del libro III degli Oracoli Sibillini (esclusi i vv. 1-96)
A. Oracoli sul popolo giudaico (97-294) 1. Torre di Babele e teogonia, a partire da Crono, Titano e Giapeto (97155) + transizione: (Titani), Egitto, Persiani, Medi, Etiopi, Babilonia, Macedonia, Egitto, Roma (156-161). 2. Successione dei regni e minacce contro Roma (162-195): autoriferimento (della Sibilla) e proemio (162-166); successione dei regni fino alla Grecia (167-174): Salomone, Fenici, Panfili, Persiani, Frigi, Cari, Misi, Lidi, Greci; Roma: impero e punizione (175-191); menzione del settimo re dEgitto (192-193); felicit del popolo di Dio (194-195). 3. Autoriferimento e successione dei regni (196-294): autoriferimento e introduzione tematica (196-198); successione dei regni fino al popolo giudaico (198-217): Titani, Greci, Frigi, Persiani, Assiri, Egitto, Libia, Etiopi, Cari, Panfili, Giudei; elogio di Ur di Caldea (218-247); ritorno dei Giudei dallEgitto: annunci e minacce, con la successione fino allimpero persiano, con riferimento al tempio (248-294). B. Profezie contro Roma e altri popoli (295-544) 1. Autoriferimento e proemio (295-302). 2. Oracoli contro Babilonia, Egitto, Gog-Magog, Libia (tratti arcaici). Segnali. Distruzione di citt dAsia (Iaso, Cebrene, Pandonia, Colofone, Efeso, Nicea, Antiochia, Tanagra, Sinope, Smirna, Maro, Gaza, Ierapoli, Astipalea) ed Europa (Ciagra, Meropea, Antigona, Magnesia, Micene) (303-349). 3. Oracoli contro Roma, con il tema dellostilit fra Europa ed Asia: vendetta dellAsia (350-355); minacce e insulti contro Roma (356-362); oracolo contro Samo, Delo e Smirne (di repertorio: 363-366); et delloro in Europa (367-380). 4. La Macedonia, minaccia per Asia (381-387). 5. Possibili profezie della Sibilla Eritrea (388-432): antico oracolo (cf. Dan., Lyc.), forse contro Antioco (IV?) o contro Roma: luomo del mantello purpureo (388-400); la guerra di Troia (401-418) + linganno di Omero (419-432). 6. Oracoli contro diversi territori e popoli (432-534): Licia, Calcedonia, Bisanzio, monte Crago di Licia, Cizico, Patara,

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Rodi, Lidia / Persia, Sidone / Samo, Cipro, Trallis, Samo, Roma (guerra civile di Silla), Laodicea, Tracia, Campania, Corsica, Sardegna, Misia, Cartagine, i Galati, Tenedo, Sicione e Corinto. Fenici (Punici), Creta, Tracia, Gog-Magog, Lici, Misi, Frigi, Panfili, Lidi, Mauri, Etiopi, Cappadoci, Arabi. 7 Oracoli contro la Grecia (537-544): argomenti contro le sue pratiche religiose (transizione). C. Parte apocalittico-dottrinale. Identit della Sibilla (545-829) 1. Critica della religione greca, con possibile influsso evemerista (545572). 2. Lode della religione giudaica + indicazioni cronologiche (573-623): lode della religione dei Giudei e della loro condotta (573-607); il settimo re dEgitto (608-610); il re che viene dallAsia, aquila ardente (o bionda; forse Antioco IV; 611-615); punizione ed et delloro (616-623); ammonimento allumanit e minacce (624-651). 3. Iudicii signa e minacce (652-697): Dio invier un re pacificatore (652-656); prosperit del Tempio: attacchi, per invidia, contro Israele (657668); punizione divina. Segni del Giudizio: distruzione (influsso di Ez., 669-697). 4. Il popolo eletto sar invidiato dai mortali (698-731): autoriferimento: ispirazione divina (698-701); gli altri popoli vogliono i privilegi dei Giudei (702-731). 5. Nuovi avvertimenti, segni del Giudizio ed eta delloro (732-808): oracoli contro la Grecia (732-740); Giudizio ed et delloro (741-761); nuovi consigli di condotta (761-767); nuovi motivi dellet delloro (768-796). nuovi segni del Giudizio (797-808). 6. Autoriferimento della Sibilla e distinzione dalla Eritrea (809-829).

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PHRYGIAN EUNUCHS AND ROMAN VIRTUS: THE CULT OF THE MATER MAGNA AND THE TROJAN ORIGINS OF ROME IN VIRGILS AENEID RUURD R. NAUTA

Asia Minor was present in the City of Rome at its very centre: on the Palatine, next to the house of Augustus and close to many spots connected with the foundation of the city, was the temple of the Mater Deum Magna Idaea, who had been brought from Phrygia to Rome in 204 BC1. Her worship was associated on the one hand with the respectable Roman ludi Megale(n)ses (or Megale(n)sia), on the other hand with the orgiastic rites of her priests, who were Phrygian eunuchs. The goddess home could be situated more specifically in the Troad (as Idaea indicates), and that implied that she shared her origins with Aeneas, the founder of the Roman people. Thus the Oriental elements in her cult might reinforce an Orientalist reading of the Trojan origins of Rome. In an article on Catullus 63 I have briefly suggested that the connection between the Trojan origins of Rome and the cult of the Mater Magna was used by Virgil for a meditation on Roman national identity2. In the present paper I intend to develop that suggestion a little further, without, however, aspiring at offering more than a first exploration of a large and complicated subject. The Mater Magna came to Rome from Phrygia, but it is not always clear from which Phrygia3. The fullest account we have, that of Livy, reports that,
1 On the cult of the Mater Magna, the comprehensive work of H. GRAILLOT, Le culte de Cyble Mre des Dieux Rome et dans lempire romain (Paris 1912) is still valuable, as is the survey by M.J. VERMASEREN, Cybele and Attis. The Myth and the Cult (London 1977). PH. BORGEAUD, La Mre des dieux. De Cyble la Vierge Marie (Paris 1996) studies the Roman goddess in a wider framework, as does L.E. ROLLER, In Search of God the Mother. The Cult of Anatolian Cybele (Berkeley, etc., 1999). A brief modern treatment in M. BEARD - J. NORTH - S. PRICE, Religions of Rome (2 vols., Cambridge 1998), 1.96-98, 164-166 (with translated sources in vol. 2). On Mater Magna rather than Magna Mater see K. ZIEGLER, Mater Magna oder Magna Mater?, in: J. BIBAUW (ed.), Hommages Marcel Renard (3 vols., Brussels 1969), 2.845-855. 2 R.R. NAUTA, Catullus 63 in a Roman context, in: R.R. NAUTA - A. HARDER (eds.), Catullus Poem on Attis. Text and Contexts (Leiden 2005), 87-119, at 111-113 (= Mnemosyne 57 (2004), 596-628, at 620-622). 3 The most important recent discussions are E. GRUEN, Studies in Greek Culture and Roman Policy (Berkeley, etc. 1990), 5-33; BORGEAUD, Mre (n. 1), 89-130; ROLLER, God the Mother (n. 1), 263-285; and A. ERSKINE, Troy between Greece and Rome. Local Tradition and Imperial Power (Oxford 2001), 205-224. On the two Phrygias see also the contribution of Ph. Hardie to this volume.

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through the intermediary of King Attalus I of Pergamum, the cultic image of the goddess was transferred to Rome from Pessinus in Central Phrygia, and all other sources concur (though sometimes omitting Pergamum), with the exception of Varro, who mentions Pergamum only, and Ovid, in whose story the goddess is fetched, again with the assistance of Attalus, from Mt. Ida in the other Phrygia, the Troad4. Scholars often privilege Ovids story, precisely because it introduces the Trojan component, but they then have to explain how the other versions came about. Varro, who derives the name Megalesia from Megalesion, the name of the temple of the Great Mother at Pergamum, whence she was brought to Rome, may merely indulge in etymological conjecture, and in any case the goddess is shipped from Pergamum in the other versions as well5. For the story of Pessinuntine origin an annalistic source is suggested, to be dated to the second or early first century, when Pessinus had become an important shrine, and regularly came into contact with Rome6. However, on this assumption the new story must not only have ousted an original story of Trojan origins (which would imply that at least at the time of the unknown annalist the connection with Troy was no longer highly prized), it must also have influenced the propaganda of the Pessinuntine shrine itself, which according to Strabo, the Romans had made famous by taking thence an fdruma [i.e. something with which to found their own cult] of the goddess7. On the other hand, even in Livys version, and even in his report of the oracle that urged the Romans to summon the goddess from Pessinus, she is called Mater Idaea, and that name unequivocally links her with Mt Ida8. However, this may still be reconciled with the Pessinuntine version, if, as Erskine has recently argued, the epithet Idaea was added to the nomenclature of the goddess not to refer to her
4 Liv. 29.10.4-11.8, 14.5-14; Var. L. 6.15; Ov. F. 4.249-276. Further sources are listed in GRUEN, Studies (n. 3), 206, n. 33. It is sometimes stated that also Herodian derives the goddess from the Troad (thus ROLLER, God the Mother (n. 1), 269), but although the Roman envoys in his account obtain the goddess by adducing suggneian and recounting th \ n p' Aneou to Frugj j atou \ j diadocn (1.11.3), this happens in Pessinus. 5 Var. L. 6.15 Megalesia dicta a Graecis, quod ex Libris Sibyllinis arcessita ab Attalo rege Pergama; ibi prope murum Megalesion, id est templum eius deae, unde aduecta Romam. Etymological conjecture: GRUEN, Studies (n. 3), 17. 6 Thus GRUEN, Studies (n. 3), 19; similarly ROLLER, God the Mother (n. 1), 269. Elaborate speculation about annalistic sources in H. BERNEDER, Magna Mater-Kult und Sibyllinen. Kulttransfer und annalistische Geschichtsfiktion (Innsbruck 2004). 7 Str. 12.5.3; on the meaning of fdruma see RADT ad Str. 4.1.4. 8 Liv. 29.10.5, in reporting the contents of the Sibylline oracle: quandoque hostis alienigena terrae Italiae bellum intulisset, eum pelli Italia uincique posse, si Mater Idaea e Pessinunte Roman aduecta foret; the name Mater Idaea is often used elsewhere in Livy, likewise in one breath with Pessinus at 34.3.8 and 35.10.9. Before the Augustan period, Mater Idaea is to be found in Lucretius (2.611, quoted below) and frequently in Cicero (see n. 13).

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place of origin, but to evoke certain associations with the Troad9. These associations, he further suggests, were important to King Attalus, who in his diplomatic dealings with Rome stressed the shared Trojan ancestry, but they played no role at Rome itself10. Against this, it has often been held that the Mater Magna would not have received a temple on the Palatine, in an area full of associations with the foundation of the city, if she had not herself been associated with that foundation as well11. But the location of the temple may perhaps be explained differently, from its vicinity to the temple of Victory, where the goddess had been provisionally placed in 204, doubtless to underscore the expectation that she would bring about the final victory over Hannibal12. So it seems doubtful, although possible, that when the Mater Magna was introduced to Rome, she was associated in the minds of the Romans with the myth of the citys Trojan origins. Whatever may have been the case in the earliest period, in the Late Republic the association is absent from the literary record, with the possible exception of Catullus 63, which I will leave out for the moment, because it is not explicitly about Rome. Three authors are relevant: Cicero, Varro, and Lucretius. In Cicero, the Mater Magna is frequently mentioned, but never associated with Troy13. In De Haruspicum Responso there is a long passage (22-29), where, although Cicero calls the goddess Mater Idaea (22), he mentions Pessinus as her seat and home (28), and asserts that her cult had been brought from the ends of the earth (24); this fits inland Pessinus better than Troy, which in any case is not mentioned14. In this passage Cicero is intent on amplifying the religious, moral and political importance of the Megalesia for the City of Rome, and he could hardly have failed to bring in Troy, if an association with Troy had been present in the collective consciousness of Romans of his day. Varro, who paid much attention to the Mater Magna, both in a satiric mode in his Menippeae and in a scholarly
Cf. ERSKINE, Troy (n. 3), 213-216. Cf. ERSKINE, Troy (n. 3), 216-223; on Attalus also (with different emphasis) GRUEN, Studies (n. 3), 29-32. 11 Thus S. WEINSTOCK in his review of Lattes Rmische Religionsgeschichte, JRS 51 (1961), 206215, at 213, accepted by GRUEN, Studies (n. 3), 19. It is also often held that foreign cults were excluded from the pomerium, and that the Mater Magna cannot for that reason have been regarded as a foreign deity; but see ERSKINE, Troy (n. 3), 203, with reference to A. ZIOLKOWSKI, The Temples of Mid-Republican Rome and their Historical and Topographical Context (Rome 1992), 268-283, esp. 275-279. 12 See Liv. 29.14.13. Her own temple was dedicated only in 191: Liv. 36.36.3-4. 13 Cic. Ver. 4.97, 5.186, Har. 22-29, Sest. 56, Leg. 2.22, 40, Sen. 45. She is called Mater Idaea in Leg. (and cf. Fin. 5.64: sacra Idaea), Mater Magna in Sest. and Sen., both in Ver. and Har. 14 Har. 28 Pessinuntem ipsum, sedem domiciliumque Matris deorum; 24 ex ultimis terris (27 ex Phrygia). It must be noted, however, that the affair of Brogitarus, to which Cicero alludes at Har. 28 (cf. Dom. 129, Sest. 56), had made Pessinus a topic of current interest.
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mode in his Antiquitates rerum diuinarum, never mentions Troy at least in the fragments of his work that have been preserved15. Lucretius, in his famous passage on the Mater Magna, explains why she has Phrygian comites:
hanc uariae gentes antiquo more sacrorum Idaeam uocitant Matrem Phrygiasque cateruas dant comites, quia primum ex illis finibus edunt per terrarum orbes fruges coepisse creari. (Lucr. 2.610-613) She it is whom different nations in their ancient ritual acclaim as the Idaean Mother, and give her troops of Phrygians to escort her, because men declare that first from that realm came the corn, which then spread over the round world. (tr. Rouse-Smith, Loeb-edn.)

The theory that agriculture first spread from Phrygia is not attested elsewhere, and seems to have been invented for the sake of the paronomasia Phryges ~ fruges (a Latin pun, which cannot be derived from Greek), which apparently was more important to Lucretius than any Trojan connection16. In Virgils Aeneid the picture changes. For Virgil the Phrygian Mater Magna is emphatically a Trojan goddess. The use of Phrygian for Trojan, pioneered by the Greek tragedians, was current in Roman tragedy as well, and is also found in Lucretius and Catullus17, but only in Virgil does it become constitutive for the identity of the Mater Magna. Her role throughout the Aeneid is to support her fellow-Trojan Aeneas. The passages in which she appears as doing so have often been discussed, and I shall limit myself to two episodes18. The first, to which I shall return at the end of my article, concerns Aeneas ships, which are not only decorated with emblems of the
15 Menippeae: Eumenides 132-143 Cbe = 119-121, 130-133, 140, 149-151, 155 B.; Cycnus 79 C. = B.; Onoj lraj 358 C. = 364 B.; perhaps Testamentum 540 C. = B. Ant. rer. div.: fr. 267-269 Cardauns. 16 For the pun see D.A. WEST, The Imagery and Poetry of Lucretius (Edinburgh 1969), 106 (and note that fruges was actually a spelling of Phryges). Commentators compare the story in Herodotus 2.2, in which the Egyptian king Psammetichus believes he has discovered that the Phrygians are the oldest people, because the first word uttered by two children who were raised without ever being spoken to was bekos, the Phrygian for bread but this is not quite the same. 17 For Greek tragedy see E. HALL, Inventing the Barbarian. Greek Self-Definition through Tragedy (Oxford 1989), 38-39; ERSKINE, Troy (n. 3), 73-75, 256-257. Roman tragedy: Enn. 312, 334 J.; Pacuv. 205 R.2; Acc. 177, 489, 560, 665 R.2; inc. 7 R.2; paratragic: Pl. Bacch. 955. Lucretius: 1.474. Catullus: 61.18-19, 64.344 (and cf. poem 63). In Virgil himself already in G. 4.41 (Phrygiae Idae). 18 Further relevant passages include 2.788 (Creusa has been whisked away by the magna deum genetrix); 6.783-787 (Anchises compares Rome to the Berecyntia Mater); 7.137 (Aeneas prays to i.a. Phrygiam Matrem). The role of the Mater Magna in the Aeneid is discussed i.a. by T.P. WISEMAN, Cybele, Virgil and Augustus, in: T. WOODMAN - D. WEST (eds.), Poetry and Politics in the Age of Augustus (Cambridge 1984), 117-128; R.M. WILHELM, Cybele: the Great Mother of Augustan order, Vergilius 34 (1988), 77-101; I. BECHER, Der Kult der Magna Mater in augusteischer Zeit, Klio 73 (1991), 157-170, at 168-169; ROLLER, God the Mother (n. 1), 299-304.

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Mater Magna, but have also been built from the wood of her sacred pines on Mt Ida: when these ships are attacked by the Italians, Jupiter changes them into sea-nymphs, who then inform Aeneas about the dangers threatening him; Aeneas responds with a prayer in which he asks the alma parens Idaea deum a poetical version of the cult title Mater Deum Magna Idaea to protect her Phrygians19. The second episode is the one in Book 3 where Apollo instructs the Trojans in oracular fashion that they should settle in their country of origin:
Dardanidae duri, quae uos a stirpe parentum prima tulit tellus, eadem uos ubere laeto accipiet reduces. antiquam exquirite matrem. (Verg. Aen. 3.94-96) O much-enduring sons of Dardanus, the land which first bore you from your parents stock will be the land that will take you back to her rich breast. Seek out your ancient mother. (tr. West)20

Aeneas father Anchises interprets this wrongly as a reference to Crete, whence came, he alleges, the Mother who dwells on Mt Cybelus an allusion to the Maters mythological name Cybele , the bronze cymbals of the Corybantes mythological servants of Cybele and the grove of Ida (111112 hinc Mater cultrix Cybeli Corybantiaque aera / Idaeumque nemus). He thus explains the syncretism between Cybele, attended by Corybants on Mt Ida in the Troad, and Rhea, attended by Curetes on another Mt Ida in Crete, but he also suggests that the cult of the Mater is bound up with the land of origin of the Trojans, which is also called mater21. Anchises error in identifying this land as Crete is soon corrected by the Penates, who appear to Aeneas in a dream, and tell him he has to go to Italy, whence his ancestor Dardanus had migrated:
hae nobis propriae sedes, hinc Dardanus ortus Iasiusque pater, genus a quo principe nostrum. (167-168) This is our true home. This is where Dardanus sprang from and father Iasius, from whom our race took its beginning. (tr. West, modified)

19 Aen. 9.80-122, 10.219-255. For the decoration of the ships see 10.156-158 (Mt Ida and the Mothers lions). 20 Unless otherwise noted, translations of longer passages from the Aeneid are taken (sometimes with slight modifications) from D.A. WEST, Virgil. The Aeneid. A New Prose Translation (Harmondsworth 1990). 21 The connection is brought out by Ovid, who in his version of the oracle instructing the Romans to fetch the Mater from Asia echoes Apollos words in Virgil: mater abest: matrem iubeo, Romane, requiras (F. 4.259). For the syncretism see HORSFALL ad loc.

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It is difficult to explain why it is Iasius rather than his brother Dardanus to whom the attribute pater is attached and who is called princeps of genus nostrum, but his prominence in the present context must be related to the tradition that he was the father of the Corybants, who have just been mentioned in Anchises mistaken interpretation of the oracle22. According to another variant, reported by Diodorus Siculus, Iasion (as Iasius was also called) married Cybele and begot Corybas, who after Iasions death migrated, together with Cybele and Dardanus, to the Troad, where they instituted the cult of the Great Mother and Corybas named the ecstatic participants in the rites Corybants after himself23. Virgil has Dardanus and Iasius originate from Italy, but Dardanus stay on Samothrace, presumably on the journey from Italy to the Troad, is explicitly mentioned in Book 724. All in all, it seems not unlikely that Virgils readers were familiar with stories such as the one reproduced by Diodorus, and that the name of Iasius is meant to evoke these stories. If that is indeed the case, Virgils readers would recognise that the Penates correct not only Anchises version of the origin of the Trojans and hence ultimately the Romans , but also his version of the origin of the cult of the Mater Magna. The prominence of the Mater Magna and her association with Troy in the Aeneid have generally been explained from the new role the goddess acquired under Augustus25. In this context, T. P. Wiseman has pointed to the topography of Rome: Augustus had built his house on the Palatine, next to the temple of the Mater Magna, and although he had not chosen the spot for that reason rather, he was moved by the vicinity of the temple of Victory and by the various associations of the Palatine with Romulus he had to incorporate the goddess into his self-representation, and to this need, it is
22 For the problems of the passage cf. HORSFALL ad loc., but without reference to the Corybants. That Iasius was their father is noted by DServ. ad 3.111. In view of the opposition between nos and tu in the speech of the Penates (154-157), one would expect that at 167-168 as well nobis and nostrum would refer to them (rather than to the Trojan people, as it is generally taken). Could they possibly be referring in some way to the tradition that Iasius inaugurated the mysteries of the Great Gods (see n. 23), with whom they had been identified by Cassius Hemina and Varro (DServ. ad Aen. 1.378, Serv. and DServ. ad Aen. 3.12, etc.)? 23 D.S. 5.49.2-3 (= FGrH 548 F1). According to the story in Diodorus, Iasion was the first to practice the Samothracian mysteries (5.48.4), whereas the cult of the Great Mother was introduced by his mother Electra (5.49.1), but the tradition about the transfer from Samothrace to the Troad is of course dependent on a perceived similarity between the two cults. In D.H. 1.61.3-4 it is Idaeus (~ Ida), son of Dardanus, who after the death of Iasus (as he is there called) brings the cult of Mother of the Gods from Samothrace to the Troad. 24 Aen. 7.206-208 his ortus ut agris / Dardanus Idaeas penetrarit ad urbes / Threiciamque Samum, quae nunc Samothracia fertur; cf. HORSFALL ad loc. 25 See esp. F. BMER, Kybele in Rom. Die Geschichte ihres Kults als politisches Phnomen, MDAI(R) 71 (1964), 130-151, at 138-144; WISEMAN, Cybele (n. 18); WILHELM, Cybele (n. 18).

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proposed, Virgil responded. Although I do not wish to contest this explanation, I do wish to suggest that there are further resonances to the treatment of the Mater Magna in the Aeneid. To bring these out, it is necessary to look first at those passages where she and her cult are viewed unfavourably. Like the positive passages, the negative ones have often been discussed26, and I shall do no more than mention that both Iarbas in Book 4 and Turnus in Book 12 characterise their enemy Aeneas as a Phrygian eunuch (semiuir), i.e. a gallus, a castrated devotee of the Mater Magna27. But I shall briefly dwell on the famous speech of Numanus Remulus in Book 9, in which he contrasts the life of the sturdy Italian peasant-farmers with that of the Trojans, whom he represents as decadent (590-620)28. The speaker has an almost excessively proto-Roman name, recalling King Numa as well as both Romulus and Remus, and his praise of Italian country life is likewise excessive. Moreover, his disparagement of the Trojans is immediately refuted by Ascanius, Aeneas son, who responds to his speech by killing him with an arrow, thus demonstrating that it is not only the Italian boys for whom the hunt is a preparation for war29. Yet even though Numanus words are in this way corrected, they still demand to be taken seriously. To a certain extent, they are corroborated in the scene of reconciliation between Jupiter and Juno in Book 12, where Jupiter grants that the Italians may keep their dress, their language and their mores, and promises that the Trojans will contribute no more than their blood to the new race, which will be powerful through Italian uirtus (820-840). It is therefore significant that Numanus ends his speech by denying that the Trojans are men, uiri:
uobis picta croco et fulgenti murice uestis, desidiae cordi, iuuat indulgere choreis, et tunicae manicas et habent redimicula mitrae. o uere Phrygiae, neque enim Phryges, ite per alta Dindyma, ubi adsuetis biforem dat tibia cantum.
References as in n. 18. Aen. 4.215-217 (Iarbas) et nunc ille Paris cum semiuiro comitatu, / Maeonia mentum mitra crinemque madentem / subnexus, rapto potitur; 12.97-100 (Turnus) da sternere corpus / loricamque manu ualida lacerare reuulsam / semiuiri Phrygis et foedare in puluere crinis / uibratos calido ferro murraque madentis. Cf. NAUTA, Catullus 63 (n. 2), 112 (= 621). A full review would also have to include the Trojan Chloreus, a former priest of Cybele, described by the narrator (not by a hostile character) at 11.768-777; cf. HORSFALL ad loc. 28 On this speech see N.M. HORSFALL, Numanus Remulus: ethnography and propaganda in Aeneid 9. 598 ff. (1971), reprinted in: S.J. HARRISON (ed.), Oxford Readings in Vergils Aeneid (Oxford 1990), 305-315; M. DICKIE, The speech of Numanus Remulus (Aeneid 9,598-620), PLLS 5 (1985), 165-221; and HARDIE ad 598-620 (p. 188). 29 On the significance of Ascanius bow-shot see HARDIE ad 590-663 (pp. 185-186) and 621-671 (pp. 198-199).
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tympana uos buxusque uocat Berecyntia Matris Idaeae; sinite arma uiris et cedite ferro. (Verg. Aen. 9.614-620) But you like your clothes dyed with yellow saffron and the bright juice of the purple fish. Your delight is in dancing and idleness. You have sleeves to your tunics and ribbons to keep your bonnets on. You are Phrygian women, not Phrygian men! Away with you over the heights of Mount Dindymon, where you can hear your favourite tunes on the double pipe. The tambourines are calling you and the boxwood fifes of the Berecyntian Mother of Mount Ida. Leave weapons to the men and renounce iron. (tr. West, modified)

The verses 617-618 unmistakably evoke Catullus 63:


agite ite ad alta, Gallae, Cybeles nemora simul, simul ite, Dindymenae dominae uaga pecora (Catul. 63.11-12) Come, go together, Gallae, to the lofty groves of Cybele, go together, wandering herds of the lady of Dindymum. (tr. Harrison)30

Until now, I have left Catullus poem out of account, because it is not, on the face of it, about Rome at all. It is about a Greek boy, called Attis, who has abandoned the life of an eromenos in the palaestra and the gymnasium, and has sailed to the wilderness of Phrygia, where in ecstatic devotion to Cybele he unmans himself and, in spite of regrets, becomes a servant of the goddess for the rest of his days. Phrygia here is clearly the Troad Mt Ida is much to the fore , and I have formerly argued that this may have have had a special resonance for Roman readers31. But in the present paper I have attempted to demonstrate that the connection between the cult of the Mater Magna and the Trojan origins of Rome was not activated, although it was in principle available, before Virgil, and I now wish to suggest that it was actually Virgil who brought out the Roman significance of the text. Catullus 63 may have challenged him to employ the cult of the Mater Magna to discuss an ambivalence in Roman national identity. The Romans were very much preoccupied by the dangers of moral corruption, which they conceived of as alien to their own nature, and projected on what was other, both in terms of ethnicity and gender: Roman uirtus was seen to be undermined by foreign, and especially Oriental, effeminacy. What Virgil does, and reads Catullus as doing, is to locate this Oriental effeminacy at the very place of origin of the Romans. But Catullus poem may also have inspired Virgil to develop a vision of
30 Translations of passages from Catullus 63 are taken from the translation by S. HARRISON in NAUTA - HARDER (eds.), Catullus Poem on Attis (n. 2). 31 See n. 2.

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history in which the danger of moral corruption might be overcome. That poem is about a young man who cannot or will not make the transition, sexually and socially, to adult male life. This is symbolised by his self-castration and expressed by the feminine linguistic forms used to refer to him. Numanus Remulus also uses these feminine forms (uere Phrygiae, neque enim Phryges), implying that the Romans have refused to become real men. But his speech is framed by the transition of a Trojan boy, and one might say the Trojan boy, Ascanius / Iulus, to manhood. Before the speech, Virgil announces that this was the first time that Ascanius had proved himself a warrior rather than a hunter (590-594), and afterwards Apollo congratulates him on his new-won manhood: macte noua uirtute, puer. sic itur ad astra (641)32. This suggests that there is also the possibility of successful transition, contrasted with the unsucessful or abortive transition of Attis. And it suggests that the transition from Troy to Rome is parallel to that of boy to man. From this perspective I should like to consider two further passages, both from Book 5, a book in which the continuity between Troy and Rome is a leading theme. The first passage is the ecphrasis of the splendid Greek cloak, embroidered with gold and purple, that Aeneas gives as a prize to the winner of the boat race, Cloanthus:
ipsis praecipuos ductoribus addit honores: uictori chlamydem auratam, quam plurima circum purpura maeandro duplici Meliboea cucurrit, intextusque puer frondosa regius Ida uelocis iaculo ceruos cursuque fatigat acer, anhelanti similis, quem praepes ab Ida sublimem pedibus rapuit Iouis armiger uncis; longaeui palmas nequiquam ad sidera tendunt custodes, saeuitque canum latratus in auras. (Verg. Aen. 5.249-257) In addition the captains were singled out for special honours. The victor received a cloak embroidered with gold round which there ran a broad double meander of Meliboean purple, and woven into it was the royal prince running with his javelin and wearying the swift stags on the leafy slopes of Mount Ida. There he was, eager and breathless, so it seemed, and down from Ida plunged the bird that carries the thunderbolt of Jupiter and carried him off in its hooked talons high into the heavens while the old men who were there as his guards stretched their hands in vain towards the stars and the dogs barked furiously up into the air. (tr. West)

The rape of Ganymede is one of the causes of Junos wrath that sets the
32

See HARDIE ad 590-591 and 641.

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Aeneid in motion (1.27) and that determines the course of the poem, until she gives it up in the end, allowing the Trojans to become Romans; Cloanthus, as Virgil recalls at the beginning of the boat race, will be the ancestor of the Roman Cluentii (5.122-123)33. So the ecphrasis reminds the reader of the entire sweep of the Aeneid and of Roman history beyond it. Moreover, Philip Hardie has brilliantly demonstrated that Ganymedes ascension to heaven foreshadows in various ways the apotheosis of Aeneas, that of Romulus (through allusion to Ennius), and hence that of Julius Caesar and the anticipated apotheosis of Augustus34. Similarly, as Hardie also points out, Ganymedes journey from Mt Ida to the stars anticipates the trajectory of another regius puer, Ascanius / Iulus, who in the words of Apollo quoted above is figuratively raised to the stars at the moment of his transition from boy to man. That transition was connected with a transition from hunting to warfare, and it must be significant in this respect that Ganymede is depicted by Virgil not, as was usual, as a herdsman, but as a hunter35. But there is a crucial difference between Ganymede and Ascanius in that the former does not make the transition from boy to man: even though being elevated to the gods, he remains locked for all eternity in the role of an eromenos. He may remind the reader of another boy running breathlessly on Mt Ida, Catullus Attis36:
uiridem citus adit Idam properante pede chorus. furibunda simul anhelans uaga uadit, animam agens (Catul. 63.30-31) The swift troup came to green Ida with speeding foot. Raving, panting the while, Attis went wandering, pumping her breath (tr. Harrison)

That boys transition to manhood was likewise prevented by the interven33 Here and elsewhere in Book 5, Virgil draws on Varros and Hyginus works De familiis Troianis; cf. Serv. ad 5.389 (Hyginus) and 5.704 (Varro). See PETER, HRR, 2.XXXIII, CVI, and for views on the historical context T.P. WISEMAN, Legendary genealogies in Late-Republican Rome, A&R 21 (1974), 153-164; P. TOOHEY, Politics, prejudice, and Trojan genealogies: Varro, Hyginus, and Horace, Arethusa 17 (1984), 5-28. 34 See Ph. HARDIE, Another look at Virgils Ganymede, in: T.P. WISEMAN (ed.), Classics in Progress. Essays on Ancient Greece and Rome (Oxford 2002), 333-361. Hardie reacted to a pessimistic reading by M.C.J. PUTNAM, Virgils Epic Designs. Ekphrasis in the Aeneid (New Haven - London 1998), 55-74, based on an earlier article, Ganymede and Virgilian ekphrasis, AJPh 116 (1995), 419-440. Hardie was criticised in turn by PUTNAM, Two ways of looking at the Aeneid, CW 96 (2002-2003), 177-184. 35 Cf. F. BELLANDI, Ganimede, Ascanio e la giovent Troiana, in: Studi di filologia classica in onore di Giusto Monaco (4 vols., Palermo s.a. [1991]), 2.919-930 (arguing that by making him a hunter, Virgil virilises Ganymede); HARDIE, Ganymede (n. 34), 338-339. 36 Cf. PUTNAM, Epic Designs (n. 34), 60 for the verbal echo of simul anhelans in anhelanti similis, and 65-66 for his interpretation.

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tion of an imperious deity. If we read the cloak this way, we are bound to realise that it still belongs to the Trojan past37. Somewhat later in Book 5, the Trojan boys perform the equestrian exercise known as the lusus Troiae, the Troy game. They are led by Iulus, the son of Aeneas, by a young Priam, grandson of the Trojan king, and by Atys, who is presented as the ancestor of the Atii, the family of Augustus mother:
alter Atys, genus unde Atii duxere Latini, paruus Atys pueroque puer dilectus Iulo. (Verg. Aen. 5.568-569) The second squadron was led by Atys, the founder of the Atii of Latium. Young Atys was a dear friend of the boy Iulus. (tr. West)

The connection of the Atii with a mythical Atys may derive from the De familiis Troianis of Varro or Hyginus, laid to contribution by Virgil elsewhere in Book 538, and an Atys appears in Livys list of the kings of Alba Longa (1.3.8), but the name is also suggestive of Attis, the name of the mythical consort of Cybele as well as of Catullus human servant of that goddess39. Although Atys is a Lydian, not a Phrygian name, the well-known story of Atys, the son of the Lydian king Croesus, got mixed up with that of Phrygian Attis, and in one of the epigrams of the Greek Anthology a gallus (traveling from Phrygia to Lydia) is called Atys40. A further association with Attis has recently been detected in the golden torques (or twisted necklaces) that the boys are described as wearing:
it pectore summo flexilis obtorti per collum circulus auri. (558-559) with circlets of twisted gold round neck and chest. (tr. West)

The American archaeologist Brian Rose has argued that the golden torques evoked the apparel of the galli, the priests of the Mater Magna, as well as the
37 This is also suggested by its being a non-Roman garment (a chlamys), displaying oriental luxury in its gold and purple; cf. PUTNAM, Epic Designs (n. 34), 222, n. 14; and HARDIE, Ganymede (n. 34), 353-355, for a more positive view. 38 See above, n. 33. 39 The association of Atys with Attis is also posited by PUTNAM, Epic Designs (n. 34), 66 (who in n. 16 credits Raymond Marks). 40 AP 6.220.3 = 1541 HE. In fact Atuj stems from the corrector C, whereas the first hand in the codex has Atij. Although in Phrygia spellings with a single consonant were current (but in the form Ates: see J.N. BREMMER, Attis: A Greek god in Anatolian Pessinous and Catullan Rome, in: NAUTA HARDER (eds.), Catullus Poem on Attis (n. 2), 25-64 (= Mnemosyne 57, 534-573), at 44 (= 553)), Atij looks like an error influenced by Attij, whereas Atuj fits the Lydian context (cf. also the headnote in GOW - PAGE). That the stories of Attis and Atys got mixed up appears from Hermesian. fr. 8 P. (or so it seems to me, but cf. BREMMER, 27-30 (= 536-539)).

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iconography of Attis himself41. He shares the general consensus that Virgil describes the game as it was performed in his own time, but I think that golden torques cannot then have been worn. We have a notice in Suetonius that when Nonius Asprenas was wounded in the lusus Troiae, he was awarded a golden torque by Augustus and gained the right to assume the hereditary cognomen Torquatus42. Now if golden torques were a regular feature of the boys costume, this would surely not have been a meaningful gift. If we identify Suetonius Nonius Asprenas with the first known bearer of that name who carried the cognomen Torquatus (as seems reasonable), the episode is to be dated to after Virgils death43, and it is just conceivable that Augustus gift was made in acknowledgment of the Aeneid. Golden torques, however, were regularly awarded as military decorations to honour extraordinary valour, and this may perhaps suffice as a background to Augustus gesture44. But even if Roman boys did not wear golden torques when performing the lusus Troiae, the Trojan boys in the Aeneid did, and the question remains whether this evoked the galli and Attis himself. Although one of the most widely reproduced pictures of a gallus does indeed show a torque, this representation is not only late, but also highly exceptional45. Likewise there are virtually no depictions of Attis with a torque, and the one that Rose adduces, a bust embossed on a silver bowl from the famous Hildesheim treasure, has a crescent moon fastened to the shoulders and a starry cap, which puts it beyond doubt that the deity represented is not Attis, but the moongod Men46. So the torques of the Trojan boys in Aeneid 5 did not evoke the
41 See C.B. ROSE, Bilingual Trojan iconography, in: R. ASLAN et al. (eds.), Mauerschau. Festschrift fr Manfred Korfmann (Remshalden - Grunbach 2002), 1.329-350, at 334-337; also The Parthians in Augustan Rome, AJA 109 (2005), 21-75, at 43, n. 117; cf. 48. 42 Suet. Aug. 43.2 sed et Troiae lusum edidit frequentissime maiorum minorumque puerorum, prisci decorique moris existimans clarae stirpis indolem sic notescere. in hoc ludicro Nonium Asprenatem lapsu debilitatum aureo torque donauit passusque est ipsum posterosque Torquati ferre cognomen. 43 This Nonius Asprenas Torquatus (PIR2 N 126) was the son of L. Nonius Asprenas suff. 6 AD (N 118). Even if the fathers consulate came late, the son cannot have been old enough to participate in the game during Virgils lifetime. W. ECK identifies the father with the suff. 29 AD (see W. ECK - A. CABALLOS - F. FERNNDEZ, Das senatus consultum de Cn. Pisone patre (Munich 1996), 85-87), but without taking the passage in Suetonius into account. 44 See J. LINDERSKI, The silver and gold of valor: the award of armillae and torques, Latomus 60 (2001), 3-15 (10 on the passage in Suet.). 45 The iconographical material has been collected in the seven volumes of M.J. VERMASEREN, Corpus Cultus Cybelae Attidisque (Leiden 1977-1989) (= CCCA), of which vol. 3 covers Latium. Roses picture is CCCA 3, nr. 250, from the third century; it is also reproduced i.a. on the cover of vol. 2 of BEARD - NORTH - PRICE, Religions of Rome (n. 1). The only parallel I have been able to find in CCCA 3 (or in LIMC), and the only parallel mentioned by Rose (Iconography (n. 41), 334, n. 28; Parthians (n. 41), 48, n. 155) is nr. 466, dated by Vermaseren to the middle of the second century. 46 In the publication of the treasure by E. PERNICE - F. WINTER, Der Hildesheimer Silberfund (Berlin 1901), 26-28, identification with Men was still considered, but rejected because the bowl forms

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cult of the Mater Magna. Yet they did more than recall a military decoration (like the torque given by Augustus to Nonius Asprenas may have done), and must be regarded as Orientalising signs. Although associated also with the Gauls, torques were best known as the insignia of Eastern nobility, and in Horace they are worn by Parthian kings (C. 3.6.12)47. So the torques should be put in the same category as Priams tiaras (7.247), as a reminder of the Trojans Oriental past48. But the tiaras, like the cloak with the Ganymede motif, is given away, whereas the torques are not discarded, at least not in the case of Ascanius. In Book 10, Ascanius is again seen wearing a golden torque:
ipse inter medios, Veneris iustissima cura, Dardanius caput, ecce, puer detectus honestum, qualis gemma micat fuluum quae diuidit aurum, aut collo decus aut capiti, uel quale per artem inclusum buxo aut Oricia terebintho lucet ebur; fusos ceruix cui lactea crinis accipit et molli subnectens circulus auro. (Verg. Aen. 10.132-138) He himself in their midst, Venus most rightful concern, the Trojan boy, his comely head uncovered, glowed like a jewel set in tawny gold, an ornament for neck or head, or as ivory shines set skilfully in box-wood or Orician terebinth; his milky neck and the circlet enclasping it with pliant gold receive his flowing hair. (tr. Harrison)

There is a slight problem of text and interpretation here, but is is likely that circulus auro, which echoes circulus auri from Book 5, points not to a headband, but to a torque49. However that may be, it is striking as how softly effeminate Ascanius is here represented, and with what suggestions of exotic
a pair with a similar bowl depicting Cybele. However, because Men is also coupled with Cybele, this argument should not have carried great weight. Men is no longer mentioned in the subsequent literature on the Hildesheim treasure, and the identification with Attis is taken for granted in the iconographical literature on that god (e.g. CCCA 6, no. 65, or the article by M. J. VERMASEREN - M. DE BOER in LIMC, nr. 345). However, E. LANE, Corpus Monumentorum Religionis Dei Menis (4 vols., Leiden 1971-1978) (= CMRDM) at the last minute included the bowl in his corpus of the religion of Men (2.169; cf. 3.92-93), and hence it found its way to the article Men by R. VOLLKOMMER in LIMC (no. 6). I know of only one other example of Attis with a torques (LIMC, no. 361). 47 The two children in barbarian dress on the Ara Pacis also wear torques. If they represent Gaius and Lucius dressed as Trojans, then the passage from the Aeneid might have inspired the iconography, but it must be noted that the details differ considerably (and that at least the younger child is too young for the lusus Troiae). It is more likely that they are foreign princes raised at the court in Rome, as has been argued most recently by ROSE, Parthians (n. 41), 38-44. In that case the torques in the Aeneid would indeed have been taken as connoting barbarian royalty. 48 Cf. A. BARCHIESI, Learned eyes: poets, viewers, image makers, in: K. GALINSKY (ed.), The Cambridge Companion to the Age of Augustus (Cambridge 2005), 281-305, at 296. 49 See HARRISON ad 138 (rejecting Ms subnectit). For this passage I have used Harrisons translation.

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luxury, as the object of an eroticised gaze (ecce, puer)50. In Book 9, Apollo hailed Ascanius as a man, but he also forbade him to engage further in the war because yet a boy (9.656 parce, puer, bello); and in Book 12 Ascanius, still a boy, has to learn uirtus from Aeneas (12.435 disce, puer, uirtutem ex me)51. This may suggest that the final transition Ascanius has to make lies outside the Aeneid, in the space of history. I should like to conclude this paper by devoting a few words to Ovids description of the Megalesia in the Fasti (4.179-372). The text imitates not only Lucretius description of the procession of the Mater Magna (2.600-660), but also Catullus 63, both in the section on the festive procession in Rome and in the aetiological story of the self-castration of Attis (in this case the mythological Attis)52. I have listed a few of the allusions in the table below.
Ov. F. 4.241-242, 341-342, 365-366
ah pereant dicebat adhuc; onus inguinis aufert, nullaque sunt subito signa relicta uiri. exululant comites, furiosaque tibia flatur, et feriunt molles taurea terga manus. qui bibit inde, furit: procul hinc discedite, quis est cura bonae mentis: qui bibit inde, furit.

Cat. 63.5-6, 10-11, 92-93


deuolsit ili acuto sibi pondera silice, itaque ut relicta sensit sibi membra sine uiro, quatiensque terga tauri teneris caua digitis canere haec suis adortast tremebunda comitibus: (22 tibicen, 24 ululatibus, 28 ululat, etc.) procul a mea tuus sit furor omnis, era, domo: alios age incitatos, alios age rabidos.

But Ovid also imitates Virgil, from whom he takes over the explicit derivation of the cult of the Mater Magna from Troy53. In Ovid, the ship on which the goddess is brought to Rome is constructed from the very same pine trees on Mt Ida that had provided the timber for Aeneas ships in Virgil, and Ovids Cybele is said to follow Aeneas to Latium (273-274, 251254). With this I may return to the beginning of my paper, because it demonstrates that Ovid cannot be used as testimony to an older and more authentic tradition in which the Mater Magna came from Mt Ida rather than from Pessinus54. The role of the Troad in Ovid derives entirely from Virgil. And by combining imitation of Virgil with imitation of Catullus, Ovid acknowledges Virgils move in recuperating Catullus poem for a discourse about national identity.

Cf. BARCHIESI, Learned eyes (n. 48), 302. Cf. HARDIE ad 9.656. 52 Ovids imitation of Catullus (and Lucretius) is discussed by L. LANDOLFI, Attis rescriptus? Su Ov. Fast. 4, 179-246, Pan 18-19 (2001), 287-301. 53 Cf. also n. 21. 54 As is done, e.g. by GRUEN, Studies (n. 3), 15-18.
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PHRYGIANS IN ROME / ROMANS IN PHRYGIA PHILIP HARDIE

In Roman literature of the late Republic and early Empire Phrygian is both a label for the Trojan origins of Rome and a term for the barbarian Other. Attic tragedy appears first to have made the identification between Trojan and Phrygian, as part of what Edith Hall calls inventing the barbarian1. What is curious about the Roman reception is that, so far from suppressing the negative connotations of Phrygian, or dropping the term as a badge of ethnic origin, the non-Roman meanings of the name are allowed, even encouraged, to play within myths of national origin and identity2. This is perhaps less surprising when one reflects on other tensions within the Romans myths of national identity, such as the paradox that the site of Rome, the Capitol, immovable home of the gods, is also a place of exile and immigration, the asylum of Romulus3. It is worth remembering that Catullus 63, the Attis poem, is a central text for the Virgilian and post-Virgilian version of the Roman myth not just because it dramatizes a contrast between the values of Greco-Roman civilization and oriental barbarianism, but because it does so through a narrative of exile: Attis, the hyper-civilized Greek youth, travels into exile in wild Phrygia, the place from which future journeys into exile will be undertaken by the Trojan Aeneas and by the Magna Mater herself, in the service of the creation and preservation of the western civilization of Rome. Attis is not the only paradoxical Phrygian who finds a place in the representation of Roman identity. Another Phrygian who suffered an even greater diminution than Attis through an act of cutting, but who occupies a literally central place in Rome, is Marsyas. Punished for his presumption in challenging Apollo to a contest of music, he was flayed alive4. In the Roman Forum stood a statue of a silenus with a wine-skin, called Marsyas (Hor. Sat. 1.6.120). Copies of this statue were set up in liberae ciuitates in Italy. If, as
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HALL (1989). BEARD (1994); WISEMAN (1984). See EDWARDS (1996) ch. 5; DENCH (2005). Ov. Fasti 6.703-708; Met. 6.382-400.

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Coarelli argues, the early third-century BC bronze statue of Marsyas from Paestum is one of these copies, bondage and liberty were symbolized by, respectively, fetters on his ankles and a royal diadem around his head. A complicated, and perhaps plausible, reconstruction of the story behind this statue sees links between a Phrygian king Marsyas, the gens Marcia, and the struggle of the Roman plebs for freedoms and rights at the end of the fourth and beginning of the third centuries BC5. The satyr humiliated, bound, stripped of his physical identity is at the same time the symbol of Roman and Italian rights and liberties. There is another way in which Phrygian functions as a shifting signifier, through the fluidity of the term as a geographical label6. The geographers distinguish between Great Phrygia, the one-time kingdom of Midas, and Small Phrygia, including the Troad and the region around mount Olympus; they also comment on the difficulty of distinguishing the boundaries of Phrygia, Mysia, and Bithynia (Strabo 12.8.2: rgon diorsai cwrj ta \ Musn ka Frugn o ` rsmata)7. Strabos source Apollodorus appears to have debated the limits of Phrygia at length, underlining the contradictions on the subject8. Catullus, in poem 46.4 in eager anticipation of his homeward journey from Bithynia, is glad to leave the fields of Phrygia: linquantur Phrygii, Catulle, campi. These Phrygii campi are the same as the Bithynian fields which he can scarcely believe that he has left in poem 31.5-6: uix mi ipse credens Thuniam atque Bithunos | liquisse campos. The geography of poem 31 is complicated by the fact that Catullus returns to a place that itself has origins in Asia Minor (13-14): uosque, o Lydiae lacus undae, | ridete quidquid est domi cachinnorum (and you Lydian waters of the lake, laugh with whatever laughter you have in stock). The allusion to the origin of the Etruscans has been found obtrusive in this context of the simple joy of returning home, and editors have attempted to emend it away. One commentator sees here a joke in the fact that the waves of Catullus home are just as much travellers as is Catullus9. But given Catullus interest elsewhere in origins and homes, I would see something rather more than just a joke, a sophisticated awareness of the historical contingencies of what counts as home.
5 COARELLI (1985), 91-119, referring to VEYNE (1961); TORELLI (1982), 102-106; WISEMAN (2000), 273-274; WISEMAN (2004), 68-69. 6 On the difficulty of distinguishing boundaries between Bithynians, Phrygians, Mysians, Doliones, Mygdonians, Trojans, and especially between Phrygians and Mysians see LAMMINGER-PASCHER (1989), 9-11; INNOCENTE (1995); MUNN (2006), 66-68. The PAULY - WISSOWA entry is useful. 7 Cf. also Strabo 10.3.22 (Troad called Phrygia), 12.4.4. 8 LASSERRE (1981), 130 (on Strabo 12.82). 9 GODWIN (1999) ad loc.

Phrygians in Rome / Romans in Phrygia

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Juxtaposition of near and far here dissolves into laughter; elsewhere the location of the familiar in an alien setting takes on a tragic note, in Catullus journey to distant Troy to find the tomb of his brother, in poem 101. In this foreign landscape Catullus will make the offerings traditional at home (7-8): prisco quae more parentum | tradita sunt tristi munere ad inferias (those things which in the ancient custom of our forefathers I have presented, a sad gift, for my offering). In poem 68.97-102 Catullus compares his own unhappy journey to Troy with that of the Greeks, in language that emphasises that for both parties this is a journey of exile: quem nunc tam longe non inter nota sepulcra | nec prope cognatos compositum cineres | sed Troia obscena, Troia infelice sepultum | detinet extremo terra aliena solo. | ad quam tum properans fertur lecta undique pubes | Graeca penetralis deseruisse focos (you who now are laid to rest so far away, not among the tombs you know, nor beside the ashes of your family, but buried in sinister Troy, in ill-omened Troy, a foreign land keeps you in soil at the end of the world; whither they say that a band chosen from all over Greece hurried in those days, abandoning the hearths of their homes). Ruurd Nauta has suggested that Catullus audience may already have made the connection between Troy and the Phrygian Magna Mater that is explicit in Virgils and Ovids allusions to Catullus 6310. If so, poem 63s narrative of exile and alienation in Phrygia will interact both with Catullus own journey to Troy, and with the Roman myth of foundation through exile from Troy, or Phrygia. In connection with the association of Phrgyia, and of Phrygian Troy, with Roman myths of exile and migration, we might also bear in mind that the Phrygians themselves are said originally to have migrated into Asia Minor from Europe. According to Strabo (14.5.29; see also 7.3.2-3), Xanthus the Lydian said that the Phrygians came from Europe after the Trojan War. From this point of view the migration of the Trojan Phrygians to Italy and their transformation into Romans is part of a larger story of wanderings and uncertain boundaries. In the rest of this paper I focus on Ovids handling of the theme of Phrygians in Rome, looking once more at the contradictions and contrasts within the representation of Phrygia and the Phrygians. Before turning to the Metamorphoses, a few words on the role of Phrygia in Ovids account of the Mega10 NAUTA (2004), 622-625. On the question of whether Virgil first associated Cybele with the Trojan legend see AUSTIN (1964) on Aen. 2.788. Does Catullus aue atque uale (101.10) echo behind Creusas iamque uale (Aen. 2.789)? Catullus has come as an Odyssean wanderer to Troy to say his last goodbye to his brother; Creusa, detained in Troy by the Magna Mater, says farewell to her husband as he is on the point of setting off on his Odyssean wanderings. iamque uale is also addressed to Aeneas by the ghost of Anchises at Aen. 5.738; when they next meet in book 6, Anchises will echo Cat. 101.1-2 in his opening words to his son, Aen. 6.692-693.

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lesia in Fasti 4. Nauta has pointed to the ambivalence in the contrasting characters of the two Phrygians in Ovids complex of narratives: the Phryx puer in siluis (223), Attis, whose story is one of furor, madness and self-mutilation, and the Phryx pius (274), Aeneas, the founding-hero of a new civilization11. In Ovids version of the Attis story, Cybele cuts down the tree whose life is coextensive with that of the nymph with whom Attis has been unfaithful to Cybele. This tree-felling leads to Attis delusion that his wedding chamber is collapsing, and his flight to the summit of mount Dindymus. Aeneas journey from Troy to Italy is undertaken with ship-timbers felled in the same sacred mountain-top pine forests that will furnish the ships to transport the Magna Mater to Rome in 204 BC. This contrast between the savage and the civilized is also effected through a juxtaposition of what were for Ovid, as for us, the two chief earlier Latin poetic accounts of the worship of the Magna Mater, by Catullus and Lucretius. Phryx puer in siluis signals the beginning of a version of the story of Attis that is pointedly different in plot from the Catullan, but similar in its focus on the themes of madness, mutilation, and divine anger, in a wild forest setting12. The immediately preceding section in Fasti 4 goes over much of the ground covered in Lucretius description of the cult of the Magna Mater, selecting those parts that present the goddess and her worshippers as the upholders of divine and human order: the original service of the Curetes (and Corybantes) in ensuring that Jupiter could in time establish his rule; the Magna Maters lions as a symbol of feritas mollita, and her turreted crown as a memorial of her role as city-founder. I turn now from the Fasti to the Metamorphoses. The last books of the Metamorphoses chart a large-scale movement from east to west, as the world of Greek myth that occupies the great bulk of the poem is gradually overtaken by Roman legend and history13. A series of literal journeys from east to west shift the readers geographical focus: Glaucus travels from Euboea to the Italian home of Circe, Monte Circeo, even before Aeneas makes his migration. In book 15 Myscelos allusively follows in Aeneas footsteps, when Myscelos journeys from Argos to found Croton in Italy, whither Pythagoras will also make a journey from Samos. The Greek Hippolytus also finds refuge in the Italian countryside. A doublet of the Fastis narrative of the bringing of the Magna Mater to Rome is provided by the account of the bringing of Aesculapius from Epidaurus to Rome in 293 BC. In the last books of the MetaNAUTA (2004), 625. 223 in siluis : Cat. 63.3 adiitque opaca siluis redimita loca deae, 89 illa demens fugit in nemora fera; 233 furit, 243 uenit in exemplum furor hic : Cat. 63.4 furenti rabie, 31 furibunda, 38, 78, 79, 92 furor; 242 nullaque sunt subito signa relicta uiri : Cat. 63.6 ut relicta sensit sibi membra sine uiro. 13 BARCHIESI (1997), 185.
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morphoses Phrygian is used frequently of the Trojans, in contexts both of the Greek attack on and destruction of Troy, and of the Roman future prophesied for the Trojan survivors who migrate from east to west14. At its earlier occurrences in the Metamorphoses Phrygia is already associated with a geographical indeterminacy and shiftiness. It first appears in book 6 at the point of transition from one tale to another of the divine punishment of human presumption (146-147): Lydia tota fremit, Phrygiaeque per oppida facti | rumor it et magnum sermonibus occupat orbem (all Lydia was in uproar, and rumours of what happened went through the towns of Phrygia, and filled the great world with gossip). Lydia is the country of Arachne, whose fate does not deter Niobe from challenging the gods. Franz Bmer in his commentary is puzzled by the mention of Phrygia, which steht, streng genommen, mit der Niobe-Sage sachlich und topographisch in keiner Verbindung15. Two lines later we learn that Niobe had known Arachne when she was a girl, living in Maeonia and Sipylus. If we thought this was Lydia, we might remember that Strabo, talking about changes in territorial boundaries in Asia Minor, says that the ancients used to call the land around Sipylus Phrygia, in the same way that Tantalus (Niobes father) and Pelops and Niobe are called Phrygian (12.8.2)16. However at this point in Ovids chronology Niobe is no longer even in Asia Minor, but has migrated to Thebes as wife of Amphion. The preliminary flagging of Phrygia prepares the reader for the Phrygian character of Niobe, Phrygian here referring to her ostentatious wealth and overweening pride. She sweeps on to the scene (166: uestibus intexto Phrygiis spectabilis auro), boasting of her ancestry, including her father Tantalus, a Phrygian by one account, as we have seen. She is feared by the peoples of Phrygia, and she is mistress of Amphions palace. This is the Phrygia associated with wealth and power, the Phrygia of Midas (although geographically his Phrygia is far to the east of Niobes original home). This attempt to import Phrygian values to a land in the west in the remote mythological past (and long before the enduring migration of Phrygian-Trojan settlers to Italy17) is doomed to failure, and at the end of
14 12.38: Phrygia potiuntur harena (Greek crossing to Troy); 12.70: nec Phryges exiguo quid Achaica dextera posset | sanguine senserunt; 12.148: Phrygios muros; 12.612: timor ille Phrygum; 13.44: Phrygias arces; 13.244: Phrygia de gente Dolona; 13.337; 13.389: saepe Phrygum maduit, domini nunc caede manebit; 13.429: est ubi Troia fuit, Phrygiae contraria tellus | Bistoniis habitata uiris; 13.432; 13.435: ut cecidit fortuna Phrygum; 13.579; 13.721; 14.79: non bene discidium Phrygii latura mariti; 14.547; 14.562: cladis adhuc Phrygiae memores odere Pelasgos; 15.444: (Helenus) urbem etiam cerno Phrygios debere nepotes; 15.452: utiliter Phrygibus uicisse Pelasgos. 15 BMER (1976) on 146. 16 See JONES (1994), 207; Pelops as Phrygian among older writers, Str. 7.7.1 (Hecataeus); Bacch. Epinic. 8.31. 17 For Ovids Thebes as a reflection of Rome see HARDIE (1990).

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the narrative Niobe, stripped of family and pride, is whisked back to her place of origin, there to be fixed for ever (310-312): ualidi circumdata turbine uenti | in patriam rapta est; ibi fixa cacumine montis | liquitur. The Phrygian Midas himself appears in Metamorphoses 11. Here too Phrygia has expanded to include the territory of Lydia: the story of the golden touch is set by the river Pactolus, and the tale of the music contest of Apollo and Pan, and of Midas asss ears, is set on Tmolus, the mountain behind Sardis in which the Pactolus rises. This mythographical expansion of Phrygia perhaps reflects the historical extension of Phrygian power under the real king Midas. This whole area of the Metamorphoses is a textual zone of particularly significant geographical movement. The transition from the story of Orpheus to that of Midas is engineered through Bacchus journey from Thrace, where he has been disgusted by the Thracian womens murder of Orpheus, to his favourite vine-growing mountain Tmolus in Lydia (or Phrygia). At the end of the Midas story another god, Apollo, after punishing Midas for his misguided judgement in the music contest with Pan, flies northwest from Tmolus to the eastern shore of the Hellespont, where he sees a new city being built, Laomedons Troy. Alessandro Barchiesi has brilliantly observed that both the Hellespont here in book 11, the narrow strip of water that separates two continents, and the Corinthian Isthmus in book 6 (419-420), the narrow strip of land that separates two seas, are geographical markers of major points of transition within the narrative economy of the Metamorphoses18. This first appearance of the city of Troy is the beginning of a section of mythological time that will reach forward to the historical narrative of the Trojan descendants, the Romans, and so down to the end of the poem as a whole. The king of Troy is at first introduced by name, Laomedon, at 6.200, as Apollo observes him setting about the great and difficult epic task of building the new walls. When Apollo enters the action to offer his help in this task, Laomedon is labelled Phrygiae tyrannus (203-204): Phrygiaeque tyranno | aedificat muros pactus pro moenibus aurum (he builds walls for the Phrygian tyrant, making a bargain of gold in return for the walls). A.H.F. Griffin notes of aurum at the end of line 204 this prominently placed word contains a lingering echo of the Midas episode19. A king of Phrygia can be expected to have a vested interest in gold: Laomedons perjury in refusing Apollo his reward comes to have the status of a kind of original sin of the Romans in the Augustan poets20. Ovid hints that this primal perjury and perfidy of the Trojan ancestors is a part of the Phrygian inheri18 19 20

BARCHIESI (1997), 183. GRIFFIN on v. 204. Hor. C. 3.3.21-22; Verg. Geo. 1.502-503; Aen. 4.542.

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tance of the Romans. In terms of the narrative structure of the Metamorphoses a Phrygian characteristic bridges a major division in the text. The Romans will go on paying for the sin of Laomedon for ages to come (Geo. 1.501-502: satis iam pridem sanguine nostro Laomedonteae luimus periuria Troiae). In the immediate future Laomedon is punished by Neptune, Apollos fellow-worker on the walls of Troy, with a destructive flood and by the sea-monster for which Hesione is demanded as sacrifice. Flood as punishment is also a key motif in the last Phrygian story in the Metamorphoses that I want to examine, the tale of Philemon and Baucis in book 8. The story is told by Lelex, from Troezen. Lelex had seen the very place where the events that he narrates took place, having been sent there by Pittheus, son of Pelops, to the country once ruled by his father. In fact it was Pelops father Tantalus who was king of Sipylus in Lydia: once again this is that wider Phrygia that includes Lydia to the west. And once again the location of this Phrygia proves still more elusive when, at the end of the narrative, Lelex says that to this day a Bithynian native21 shows the two trees into which Philemon and Baucis were transformed (719-720: Thyneius incola; properly an inhabitant of the island of Thynia off the Black Sea coast of Bithynia)22. As many have seen the paired stories in Metamorphoses 8 of Philemon and Baucis, and of Eryischthon, told at the banquet of Achelous to illustrate the power of the gods to bring about metamorphosis, relate very directly to central Roman virtues and vices, and in particular to the conflict of pietas and furor that is staged in Virgils Aeneid23. Philemon and Baucis live a virtuous and simple rustic life akin to the Augustan fantasy of the life of the primitive Italian or Roman. The gleaming temple into which their humble cottage is transformed foreshadows the gilded temples of the gods in Augustan Rome: the distance between thatched casa and gilded temple is that traced in the history of Rome encapsulated in book 8 of the Aeneid24. Two recent commentators on the episode have drawn attention to the implication of the Phrygian setting for this story with its strong Roman resoBut GRIFFIN (1991), 64 has it that he is a resident alien, a proikoj. Thyneius has been the object of attempted emendation: see HOLLIS (1970) ad loc. For a detailed argument about the location of the story see JONES (1994). 23 Erysichthon chops down a tree; Cybele cuts down the tree of the nymph Sagaritis, with whom Attis had betrayed her, at F. 4.231-232. 24 Among the contrasting parallelisms that connect Baucis and Philemon with the Erisychthon story is the motif of trees: the pious couple are metamorphosed into sacred trees, carefully protected down to the time of the narrative, while Erisychthon is punished for his furious felling of a sacred tree. Note that in Fasti 4 (see above) the paired stories of the Phrygians Attis and Aeneas also share the motif of tree-felling: in the case of Attis as punishment for a religious infringement, and leading to an outburst of furor, in the case of Aeneas for the purpose of building ships, an act repeated later by his Roman descendants for the pious purpose of transporting the Magna Mater to Rome.
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nance: Chrysanthe Tsitsiou-Chelidoni points out the inverse symmetry between the theoxeny offered by the humble Phrygian couple in Ovid, and the reception of the future god, Aeneas, the Phrygian Trojan, by the humble Evander in Aeneid 825. Jacqueline Fabre-Serris, in a forthcoming discussion of the episode, notes: Reste lincongruit quil y a associer ainsi un pays les usages dun autre [primitive Rome]. A moins que le lecteur ne se souvienne et cest probablement ce quOvide attend de lui que lanctre des Romains, Ene, fut un paysan phrygien26. I want to develop these observations by suggesting that here Ovid offers a tale of Phrygian origins that is an alternative to the more common stories, firstly the Trojan legend as a whole (through the equation of Trojan and Phrygian), and secondly the story of the introduction of the Magna Mater with the associated myth of Attis. In contrast to the patently fictional stories of Aeneas and Attis, this story parades its veridical status: Lelex has been to see for himself, ipse locum uidi (622); a Bithynian native shows the trees to tourists, non uani senes (721722) told Lelex the story, and they had no reason to lie (of course)27. There is another way in which this story might be especially genuine: of all the tales in the Metamorphoses this has seemed to modern scholars perhaps the most likely to preserve genuine folklore from a remote part of the Roman empire. Sacred trees and flood-traditions are attested from various parts of Asia Minor, and will have been transmitted to Ovid via Nicander or another source28. Parallels with Biblical story-patterns have even led to the hypothesis that we have here the survival of a story told by Jewish settlers sent by Antiochus III from Mesopotamia to Lydia and Phrygia29. Christopher Jones (1994), developing suggestions of Louis Robert, argues that the Philemon and Baucis story is to be located near Mount Sipylus, in the Lydian Phrygia. But Philemon and Baucis themselves might seem rather to be typical inhabitants of the ancient Phrygia and Galatia that lay between Caria and Pontus, rural Anatolia par excellence as it is described by Stephen Mitchell30. This was a people noted for their piety, whose cults show a preoccupation with a strict morality which was based on clearly defined notions of justice, proper behaviour, piety to the gods, a respect for divine authority, and a well-developed fear of divine vengeance31, and who alTSITSIOU-CHELIDONI (2003), 312. FABRE-SERRIS (forthcoming). 27 Naturally, the authority of Lelex has been repeatedly impugned by modern critics: see recently GREEN (2003). 28 See HOLLIS (1970), 108-111. 29 GRIFFIN (1991), 71-72. 30 MITCHELL (1993), 178. 31 MITCHELL (1993), 189-191.
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so honoured their dead to the point of heroization or even apotheosis32. This might be the Romans, or at least as Augustan ideology would like them to be. At the end of the Ovidian tale Lelex observes (Met. 8.724): cura deum di sunt, et qui coluere coluntur (those whom the gods loved are themselves gods, and those who offered worship are worshipped). Nauta has emphasized the importance of the theme of pietas in the Lucretian account of the Magna Mater33; the castration of the galli can be interpreted as a punishment for their failure to demonstrate due piety towards fatherland and parents. Philemon and Baucis, by contrast, offer a very positive exemplum of pietas and its rewards. In all of these respects the Phrygian piety of Philemon and Baucis offers what the Roman reader might regard as a more suitable model for Roman religiosity than the dubious myths and rituals associated with the worship of the Magna Mater. The aged couple are very different from Catullus frenzied youth, but there is perhaps one point in the narrative where Ovid engages in a detailed dialogue with the Attis story. When Jupiter and Mercury reveal themselves to their hosts, they warn them of the punishment that awaits their neighbours, and issue this command (691-693): modo uestra relinquite tecta | ac nostros comitate gradus et in ardua montis | ite simul (just leave your home, and accompany our footsteps and go with us to the mountain-top). Attis in Catullus 63 leaves his home, in the service of a god, and orders his companions (11: comitibus; 15: comites) to go up with him into a high place (12-13): agite ite ad alta, Gallae, Cybeles nemora simul, | simul ite, Dindymenae dominae uaga pecora34. But for Philemon and Baucis the departure from their home is not a permanent exile; before ever reaching the summit of the mountain, they look back to see that their home (697: tecta) remains35, while all else has been swallowed into a swamp. Their reward is to remain at home, through the momentous changes, first of their lowly cottage into a gilded temple (Phrygian gold in its proper place!), and second of their bodily selves into trees, an oak and a lime, firmly rooted in their native landscape. Ovid locates this story of Roman foreshadowings at the very heart of the Metamorphoses, in the eighth book of fifteen. It is a story that, for a Roman
32 MITCHELL (1993), 189. If JONES (1994) is correct in localizing the story of Philemon and Baucis near Mt Sipylus, once again we find a geographical confusion, here between the Phrygian heartland in central Anatolia and Phrygian Lydia. 33 NAUTA (2004), 616-617. 34 Echoed in the contemptuous words of Numanus Remulus at Aen. 9.617-618: o uere Phrygiae, neque enim Phryges, ite per alta | Dindyma. 35 Contrast Attis permanent flight from a home that he believes has been destroyed, at Fasti 4.234-235: hic furit et credens thalami procumbere tectum | effugit.

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audience, conveniently eliminates the unsettling features of the Phrygian tales of Attis and the Magna Mater. But it does so at the cost of eradicating an essential feature of the other Phrygian stories of Roman origins, the Aeneas legend as well as the story of the Magna Mater, namely the geographical mobility that allows for a physical link between Phrygia and Rome. The oak and lime-tree firmly rooted in the Phrygian hills in fact have nothing to do with Rome.

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I CENTRI RELIGIOSI DASIA MINORE ALLEPOCA DELLA CONQUISTA ROMANA LAURA BOFFO

La posizione e il ruolo dei centri religiosi dAsia Minore nel II-I secolo a.C. non possono naturalmente intendersi senza considerazione sia degli elementi di lunga durata (con tutti i mutamenti e le embricazioni verificatisi nel tempo) sia dei diversi caratteri e gradi di adattamento comportati dalle vicende storiche dellepoca e dai processi di sistemazione dei diversi regimi politico-territoriali. In questa prospettiva risulta di singolare efficacia documentale un insieme epigrafico ricomposto e valorizzato di recente, nella forma pi completa e corretta da Peter Herrmann1. Esso ruota intorno ad un dossier inciso su di una stele nel santuario lidio cd. rurale di Apollo Pleurenos, sito in unarea con una lunga tradizione di plurietnicit e di religiosit topica a N di Sardi e a N-NE del Lago di Koloe, e ritenuto dai primi editori dotato di alcuni possedimenti e villaggi circostanti che gli appartenevano2. Linsie1 Apollon de Pleura: un sanctuaire rural en Lydie entre les poques hellnistique et romaine, in S. FOLLET (Ed.), LHellnisme dpoque romaine: nouveaux documents, nouvelles approches (Ier s. a. C. IIIe s. p. C.), Actes du Colloque international la mmoire de Louis Robert, Paris, 7-8 juillet 2000, Paris 2004, pp. 277-285, (con lAddendum bibliografico-critico di G. PETZL, p. 286; la citazione nel testo da p. 283; Rsum a pp. 420-421). Nellambito di un articolato discorso sullevoluzione dellamministrazione ellenistica dei sacra anatolici vd. infra il dossier era stato considerato indipendentemente da H. MLLER, Der hellenistische Archiereus, Chiron 30 (2000), pp. 519-542 (su cui vd. PH. GAUTHIER, BullEpigr 2001, 127). Per diversi suoi aspetti documentali esso stato preso in considerazione da J. MA, Antiochos III and the Cities of Western Asia Minor, Oxford 20022, pp. 145-147, 371-372, nr. 49, 374-375, da I. SAVALLI-LESTRADE, Amici del re, alti funzionari e gestione del potere principalmente nellAsia Minore ellenistica, Addendum, in Simblos, Scritti di storia antica 3, a cura di L. CRISCUOLO G. GERACI - C. SALVATERRA, Bologna 2001, pp. 293-294, da B. DIGNAS, Economy of the Sacred in Hellenistic and Roman Asia Minor, Oxford 2002, pp. 50-57, da B. VIRGILIO, Lancia, diadema, porpora. Il re e la regalit ellenistica, Pisa-Roma 20032, pp. 120-121, da P. DEBORD, Le culte royal des Sleucides, in F. PROST (Dir.), LOrient mditerranen de la mort dAlexandre aux campagnes de Pompe. Cits et royaumes lpoque hellnistique, Pallas 62 (2003), pp. 294-300. 2 Ed. pr. H. MALAY - C. NALBANTOG LU, The Cult of Apollon Pleurenos in Lydia, ArkDergisi 4 (1996), p. 76, nr. 1 (SEG XLVI (1996), 1519; M. PAZ DE HOZ, Die lydischen Kulte im Lichte der griechischen Inschriften, Bonn 1999, p. 161, nr. 5.26 a). Il testo definitivo, con la punteggiatura e linterpretazione della l. 13 proposte da MA (Antiochos cit., p. 372 con nt. 1), figura in HERRMANN, Apollon cit., pp. 279-280. Il sito esatto del santuario non al momento identificabile con precisione maggiore del-

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me dei documenti pervenuti al santuario riferisce che il sacerdote locale, il lidio Kadoas figlio di Pleri, aveva cominciato col chiedere allarchiereus competente per lintera Anatolia occidentale allepoca di Antioco III, Nicanore, lautorizzazione a erigere nel santuario stesso una stele con lelenco degli iniziati che vi facevano capo, preceduto dal nome dellarchiereus stesso (come peraltro era dobbligo dal 209, per gli atti ufficiali) e dal proprio. Caduto Antioco la pratica burocratico-amministrativa non si era interrotta. Kadoas, verisimilmente poco dopo la sistemazione di Apamea, avendo allora bisogno di sapere in che parte del santuario collocare la stele, aveva ricercato il perfezionamento delloperazione presso il nuovo archiereus di nomina attalide, Eutidemo3. Questi aveva difatti lautorit e il compito di riavviare liter amministrativo composto di almeno altre due istanze che doveva portare alla conclusione della vicenda scendendo sino alloikonomos cui spettava di indicare al hiereus di Pleura il sito richiesto4. Al di l dei dettagli della circostanza che potrebbero aver influito sul comportamento di
larea fra i centri attuali di Yeniky e Kemerdamlar, nella fascia a N-NE del Marmara Gl: vd. http://www.adiyamanli.org/MapofTurkey/c2.htm (Denizli/Usak/Mula). 3 Il personaggio era gi noto da una dedica a Let allAsklepieion di Pergamo, AvP VIII 3, 120 (Euthydemos archiereus kata syntagen): vd. MLLER, Archiereus cit., p. 519 nt. 2. Contrariamente a quel che sostiene lo studioso (p. 522), il tenore del testo induce a credere che Nicanore avesse fatto in tempo ad avviare il procedimento, a quanto sembra composto della fase (preliminare) dellautorizzazione a erigere il manufatto e della sua applicazione mediante indicazione del sito. 4 Linterpretazione generale che liter avviato da Kadoas fosse caduto intorno alle fasi del cambiamento del regime, richiedendo un anno o due (fra 190 ca. e 188, cfr. MLLER, Archiereus cit., pp. 522, 534), sembra preferibile a quella proposta da DIGNAS, Economy cit., p. 52, che, a motivo del rilievo dato alla funzione eponimica anche la domanda a Nicanore fosse stata fatta agli inizi della sua carica, subito dopo la nomina. Pi che ragionevole appare lipotesi di HERRMANN, p. 281, che il passo presso Eutidemo fosse stato originato precisamente dal passaggio di regime, cos come la sua considerazione del fatto che il testo sembra far intendere che le due domande di Kadoas furono diverse e conseguenti (il permesso ad erigere e il luogo, p. 282, nt. 15). Non esclude la permanenza di Nicanore nella carica anche nei primi tempi del nuovo regime VIRGILIO, Lancia cit., p. 212 (vd. anche ID., Epigrafia e culti dei re seleucidi, in P. XELLA - J.A. ZAMORA (Curr.), Epigrafia e storia delle religioni. Dal documento epigrafico al problema storico-religioso, SEL 20 (2003), p. 47). Per una peri Sardeis oikonomia allepoca di Antioco III vd. PH. GAUTHIER, Nouvelles inscriptions de Sardes, II, Genve 1989, p. 129, nr. 7, l. 3 e pp. 132-134 (SEG XXXIX (1989), 1289); MA, Antiochos cit., p. 361, nr. 41 D; cfr. P.J. THORNEMANN, Hellenistic Inscriptions from Lydia, EA 36 (2003), p. 104): loikonomos del nostro dossier secondo MLLER, Archiereus cit., p. 523, nt. 21, ne avrebbe ereditato la competenza; vd. anche nt. seguente. Le altre due istanze senza qualifica espressa coinvolte (ll. 18-21), una delle quali destinataria di una lettera dello stesso Eutidemo, appartengono evidentemente ad un ambito amministrativo e a una linea di trasmissione degli ordini paralleli, con la propria gerarchia interna (vd. MLLER, Archiereus cit., pp. 521, 522 e, con le dovute riserve circa ipotesi di identificazione, HERRMANN, art. laud., p. 282: sorveglianza del santuario, gestione finanziaria, amministrazione locale?; per qualche suo suggerimento vd. tuttavia infra, nt. 5). Per unattenta considerazione delle forme della comunicazione burocratica sia verticale che orizzontale vd. MA, Antiochos cit., pp. 135 ss., con lopportuna segnalazione della violenza simbolica rappresentata dallimposizione delleponimia ufficiale e dalla esibizione epigrafica dei meccanismi del controllo burocratico e istituzionale (pp. 147-148).

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Kadoas facendone un caso non generalizzabile sotto tutti gli aspetti (ad esempio in origine un desiderio di promozione del santuario a hieron riconosciuto nella gerarchia del regno e dellelenco a documento ufficiale, una pressione determinata dalla vicinanza della capitale amministrativa del vice-regno, o dallessere il hieron in unarea di controllo pi diretto del re, come i pi ritengono), e che comunque al momento ci sfuggono, alcuni elementi appaiono certi e assumono per il nostro tema particolare importanza5.
5 Per lavviso alla cautela nellindurre dalla richiesta di Kadoas una situazione istituzionale di pesante controllo sullamministrazione interna di ogni santuario locale vd. MA, Antiochos cit., p. 147, con qualche contraddizione (esso indicherebbe piuttosto una possibilit, ma al contempo attesta un controllo diretto e stretto, un coinvolgimento specifico negli affari di un santuario locale, e la necessit del sottoposto di ottenere un permesso per unoperazione locale; cos precisamente MLLER, Archiereus cit., p. 531; vd. anche infra nt. 8). Le valutazioni di Ma peraltro sono condizionate dallidea in generale condivisa dagli studiosi interessati al testo che il hieron fosse sito in territorio regio (chora basilike) e prescindono dalla valutazione dellintero insieme dei documenti noti per Apollo Pleurenos (su entrambi gli aspetti vd. infra; per una certezza non assoluta circa la collocazione del luogo di culto nel territorio del re da parte dello studioso vd. p. 136, nt. 108 e 147; ipotizza unentit situata sulla terra reale, comprendente un santuario con alcuni possedimenti e villaggi circostanti che gli appartenevano HERRMANN, art. laud., pp. 283-284). Per una rassegna delle attestazioni del personale dellamministrazione finanziaria seleucidica e della problematica di attribuzione delle rispettive competenze, di area e di funzione, vd. MA, pp. 130-147 (il caso specifico a p. 136: dalla attestazione sardiana citata alla nt. precedente conseguirebbe che la Lidia era suddivisa in pi (several) oikonomiai, suddivisioni finanziarie amministrate ciascuna dal proprio oikonomos e il documento di Pleura induce a considerare che tale organizzazione probabilmente (!) continu nello stato attalide, cfr. nt. seguente); vd. anche G.G. APERGHIS, The Seleukid Royal Economy. The Finances and Financial Administration of the Seleukid Empire, Cambridge 2004, pp. 269-288, 295, che vede nelloikonomos il responsabile della oikonomia, una circoscrizione finanziaria coincidente con quella amministrativa definita hyparchia, una sottodivisione della satrapia probabilmente assai piccola e sovente incentrata su di una citt; il funzionario sarebbe stato precipuamente incaricato di amministrare i territori pi direttamente sottoposti al re e, al caso (per evidente induzione dal nostro dossier), collaborava con le autorit religiose del suo distretto (p. 280, con nt. 41 per la rassegna delle diverse opinioni circa competenze e periodizzazione della carica; priva di giustificazione appare lidea dello studioso che il passaggio attraverso loikonomos di Sardi denotasse la autorit limitata dellarchiereus (p. 288); se questi, per una qualunque questione non solo quelle di poco conto era obbligato a scrivere ai diversi funzionari, era per la disponibilit che gli era stata data del sistema amministrativo civile: vd. infra). La continuit e i paralleli nellorganizzazione statuale dellAnatolia di II secolo risultano evidenti dalla sequenza dei funzionari dellamministrazione regale riportata nel regolamento stilato fra 168 e 164 da unassociazione religiosa di ambito pergameno pubblicato di recente (MLLER - M. WRRLE, Ein Verein im Hinterland Pergamons zur Zeit Eumenes II., Chiron 32 (2002), pp. 191-235, SEG LII (2002) 1197): in essa figurano larchiereus eponimico e, successivamente al ministro delle finanze definito hemiolios, i diversi epi tes poleos, dioiketes, archeglogistes, oikonomos, eglogistes: al riguardo vd. il puntuale commento degli editori, pp. 220-232 (loikonomos, di cui esso costituisce la seconda attestazione per il regno attalide dopo quella del dossier di Pleura, a p. 230), con MLLER, Hemiolios. Eumenes II., Toriaion und die Finanzorganisation des Alexanderreiches, Chiron 35 (2005), pp. 355-384 e F. GUIZZI, Uno e mezzo, QUCC 80.2 (2005), pp. 97-101. Circa le loro rispettive competenze, allorientamento di Mller-Wrrle per una posizione gerarchica a scalare che presenta alcune difficolt interpretative, p. 232 preferiremmo pur sempre la cautela di Ma nellistituire rapporti. tuttavia del tutto legittimo richiamare il confronto con il gruppo di funzionari coinvolto nel contenzioso su statuti giuridici e fisca-

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Primo fra tutti si evidenzia con singolare efficacia il mantenersi nel passaggio di dinastia della funzione dichiarativa (il nome nelle sequenze eponimiche degli atti legali) e di controllo del gran sacerdote di tutti i santuari (archiereus tn hiern pantn) della regione cis-taurica istituite nel 209 da Antioco III6. Com noto, si trattava di una funzione originariamente intesa come di amministrazione oltre a le rimanenti cose di quanto atteneva ai sacrifici (sia per laspetto organizzativo-economico che per quello cultuale), con limportante forse inevitabile aggiunta della sovrintendenza dei luoghi di culto di ogni categoria (epi tn hiern) e la responsabilit gestionale delle entrate e di tutte le altre cose, recuperata dallorganizzazione dei tempi del nonno del re, Antioco II (la definizione delle competenze di Nicanore non corrisponde precisamente alla titolatura di epi tn hiern prosodn)7. Naturalmente e luna e laltra funzione da parte di alti personaggi non presupponeva il coinvolgimento diretto dellonorato nei minimi dettagli applicativi per i minimi santuari, bens la funzione di massima istanza di concessione (attraverso un iter di cancelleria), con titolo a intervenire nel sistema amministrativo e finanziario dello stato e a utilizzarne i dispositivi
lit tra le hierai komai e Apollonia della Salbake in Caria, ante 190 a.C., che vede in apparente serie gerarchica un probabile ministro delle finanze per la Cis-Tauride, un dioiketes e un eglogistes di stanza a Sardi, infine il tetagmenos epi tn hiern locale (J. e L. ROBERT, La Carie. Histoire et Gographie historique (avec le recueil des inscriptions antiques), II, Le plateau de Tabai et ses environs, Paris 1954, pp. 285-382, nr. 166; MA, Antiochos cit., pp. 364-366, nr. 44, con pp. 135-137; APERGHIS, Seleukid Economy cit., pp. 274-275, 282, 288, 324-325 e, per il suggestivo riscontro con i funzionari coinvolti dal dossier di Pleura, HERRMANN, art. laud., pp. 283-284; vd. infra). Per la sempre pi documentata capillarit gestionale delle monarchie ellenistiche al di fuori dei territori tolemaici vd. infra, con ntt. 8 e 25. 6 Ed. pr. MALAY, Letter of Antiochos III to Zeuxis with Two Covering Letters (209 B.C.), EA 10 (1987), pp. 7-17 (SEG XXXVII, 1010), ll. 29-41; un testo migliorato in VIRGILIO, Lancia cit., pp. 236238, nr. 9 e pi completo, sulla base di un secondo esemplare da Philomelion di Frigia, in MA, Antiochos III et les cits de lAsie Mineure occidentale, Paris 2004, pp. 326-330, nr. 4 (da H. MALAY, in Ad fontes! Fest. G. Dobesch, Wien 2004, pp. 407-408). 7 Come pure alcuni ritengono (ad esempio SAVALLI-LESTRADE, Amici cit., p. 294; vd. anche infra e nota seguente). Stante la formulazione dei documenti sinora emersi, sembra ancora preferibile lidea che larchiereus in questione sia da distinguere da quello del culto di stato del re, istituito da Antioco III verisimilmente al ritorno dalla sua Anabasi (ca. 204/3) e attestato per il 193 dal noto prostagma relativo alla istituzione di archiereiai della regina sul modello dei gi esistenti omologhi per i Seleucidi defunti e per il sovrano regnante, gli uni e le altre ancora con funzione eponimica, satrapia per satrapia: inclinano alla idea dellattribuzione allo stesso Nicanore della nuova funzione (e dunque allestensione del nesso al periodo attalide), ma con la prudenza dettata da una documentazione non univoca, MLLER - WRRLE, Verein cit., p. 221 e DEBORD, Culte cit., pp. 296 e 308 (deciso invece MLLER, Archiereus cit., pp. 531 ss., su cui GAUTHIER, loc. cit.); non ne invece ancora interamente convinto MA, Antiochos cit., pp. 374-375 (la riconsiderazione della sua opinione contraria espressa nella prima edizione, in pp. 290-291 e locc. citt. alla nt. seguente); dubbi esprime anche P. HAMON, Les prtres du culte royal dans la capitale des Attalides: note sur le dcret de Pergame en lhonneur du roi Attale III (OGIS 332), Chiron 34 (2004), p. 182. La epimeleia tn hiern che Antioco III avrebbe ordinato nel 203 a Zeuxi o ad altro suo incaricato secondo la lettera alle truppe stanziate nellarea di Labraunda in Caria rientrava nelle istruzioni specifiche per la campagna (vd. MA, Antiochos cit., pp. 304-305, nr. 15).

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(mediante i comandati da Antioco III a collaborare con la nuova carica: fra di loro probabilmente da annoverare il Demetrio preposto a[llamministrazione de]i luoghi di culto [tetagmenos epi tn hiern] al tempo della nota affaire dei villaggi sacri in contesa con la citt di Apollonia della Salbake in Caria)8. Che il sistema avesse superato le fasi di successione del regime e che il
8 Nt. 6, ll. 41-46: ci spiegherebbe anche quanto sentito dagli studiosi come unanomalia o un caso particolare, il coinvolgimento dellalto funzionario in una questione allapparenza di poco conto in un santuario rurale (per la Banalitt der Amtsroutine, rappresentata dalle cose non specificate nel prostagma del re, vd. MLLER, Archiereus cit., p. 531). Sembra esasperare la capillarit del ruolo personale dellarchiereus originario (con la contraddizione rilevata supra, nt. 5) MA, Antiochos cit., pp. 27 e 145: high-priest of every shrine in cis-Tauric Asia, with authority over the local priests of these shrines e, nella curatela delle thysiai, incaricato di the regular schedule of offerings in the local shrines, presumably by dispensing royal subsidies and actually performing sacrifice, as a representative of the kings pious zeal (ancora in contraddizione con lidea espressa a p. 28 di un gran-sacerdozio simbolico: cfr. al riguardo HERRMANN, art. laud., p. 281, nt. 14); nella qualit di epi tn hiern egli sarebbe stato amministratore delle entrate del (singolo) santuario; pi pertinente appare linterpretazione del ruolo amministrativo dellarchiereus di Mller: responsabilit per le entrate dei santuari, cio anche del profitto fiscale che si doveva trarre da essi (Archiereus cit., p. 530, cfr. p. 535); per le due componenti della funzione dellarchiereus vd. anche rispettivamente DEBORD, Culte cit., p. 294 (di fatto la sorveglianza, il controllo dei riti e di tutti gli aspetti materiali dei culti) e M. SARTRE, LAnatolie hellnistique de lge au Caucase (334-31 av. J.C.), Paris 20042, p. 47 (que leurs revenus et tout ce qui les concerne soit soumis son administration). Per la vicenda di Apollonia vd. supra, nt. 5. Lipotesi di Demetrio come funzionario con sovrintendenza generale per la cis-Tauride, e dunque come successore di Nicanore per le competenze finanziarie sostenuta ad esempio da MLLER, Archiereus cit., p. 530, con nt. 62, pp. 530-531, e ritenuta probabile da MA, Antiochos cit., pp. 135 e 366 anche a motivo dellarticolazione gerarchica dellamministrazione seleucidica non ci pare condivisibile (vd. in questo senso ROBERT - ROBERT, Carie cit., p. 300; DIGNAS, Economy cit., pp. 67-68; DEBORD, Culte cit., pp. 296-297, con nt. 123; APERGHIS, Seleukid Economy cit., p. 295, con la conclusione generalizzante di un gruppo separato di hoi epi tn hiern che avrebbe sovrinteso ai santuari e alle loro entrate). Linterpretazione si connette con lipotesi della separazione delle competenze attribuite in origine a Nicanore, anticipando cos quella generalmente attribuita al re attalide sulla base della titolatura e del supposto ruolo dellEuxenos onorato a Pleura (vd. infra). Se vero, come pare, che larchiereus coinvolto nel 185 a.C. dal santuario indigeno di Apollo Tarsenos nelloperazione di richiesta dellateleia probatn non fosse altro che Eutidemo (MLLER, Archiereus cit., p. 526, cfr. 531, nt. 64), le competenza sulla fiscalit dei luoghi sacri almeno sino a quellanno verrebbe confermata. Non sembra condivisibile infine lidea di B. DREHER - H. ENGELMANN, Die Inschriften von Metropolis, I, Die Dekrete fr Apollonios: Stdtische Politik unter den Attaliden und im Konflikt zwischen Aristonikos und Rom (IGSK 63), Bonn 2003, p. 26, nt. 65, che leconomo Asclepiade fosse un sottoposto dellarchiereus, responsabile per Pleura (con la conseguente considerazione che Es fehlen die Indizien, diese Funktionre zum administrativen Zentrum einer attalidischen Provinz (etwa Lydiens) zu zuordnen. Vermutlich ist dies berhaupt nicht statthaft; cfr. anche p. 56, nt. 220). Per importanti considerazioni sullarticolazione regionale e locale dellamministrazione fiscale seleucidica e sui suoi diversi livelli vd. L. CAPDETREY, conomie royale et communauts locales dans le royaume sleucide: entre ngotiation et imposition, in R. DESCAT (Ed.), Approches de lconomie hellnistique, Entretiens darchologie et dhistoire 7, Saint-Bertrand-de-Comminges 2006, pp. 359-386. Per un tassomenos pros ti tn hiern epimeleiai nella satrapia di Celesiria e Fenicia nel 178 a.C. vd. H.M. COTTON - M. WRRLE, Seleukos IV to Heliodoros. A New Dossier of Royal Correspondence from Israel, ZPE 159 (2007), pp. 191-203 (spec. p. 201).

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santuario si trovasse sempre pi inserito negli ingranaggi amministrativi del governo centrale confermato da un secondo documento pertinente ad esso, ancora contrassegnato dalla eponimia dellarchiereus, allora Ermogene, e datato a un 9 anno che difficile non ricondurre al regno di Attalo II (bench privo di rimando esplicito al re), piuttosto che a quello di carica del gran sacerdote9. Nel 150/49 dunque, almeno quarantanni dopo, un Apollonio di Kadoas che viene facile pensare figlio del precedente hiereus e titolare di una funzione ereditaria, insieme con i mystai onorava un apprezzato epi tn hiern prosodn, un sovrintendente alle entrate dei luoghi di culto, Euxenos figlio di Menandro, di Sardi (Sardianos). Il santuario, che si trovava al di fuori del territorio di quella che era ormai una polis a tutti gli effetti, per quanto soggetta al re, rientrava ancora nelle competenze formali e sostanziali dellarchiereus di tutti i santuari, il successore di Eutidemo, avendo tratto qualche beneficio a quanto sembra dalla mediazione di un funzionario competente per il capitolo delle entrate dei santuari per larea di Sardi (reclutato dallamministrazione attalide nella citt stessa)10. Quale che fosse il rapporto fra il santuario di Pleura, la gestione amministrativa della polis vicina e quella dello stato alla met del II secolo a.C., le linee di evoluzione del discorso a tre interlocutori appaiono chiare dal documento successivo del hieron, una dedica allApollo locale sottoscritta dal sacerdote Ermogene figlio di Kadoas e dai mystai, databile per la prosopografia e la formula eponimica al passaggio fra II e I secolo a.C.11. Il sacerdozio
9 Ed. pr. in L. ROBERT, Documents dAsie Mineure, BCH 106 (1982), pp. 361-377 (= ID., Documents dAsie Mineure, Paris 1987, pp. 324-329; SEG XXXII (1982), 1237; PAZ DE HOZ, Kulte cit., p. 161, nr. 5.26); HERRMANN, art. laud., pp. 278-279, 282-283. Dalla nitida fotografia prodotta da Robert (p. 364=326) il carattere indicante la cifra appare un G (3) o un E (5), corretto non completamente in Q (9). Tradizionalmente inteso come # (6) sullautorit di L. Robert (che peraltro optava per una data romana, il 26/5 a.C. secondo lera di Azio), e riferito ad Attalo II o III (153/2 o 133/2: MLLER, Archiereus cit., pp. 524-525, 527-528), esso stato bene interpretato da HERRMANN, art. laud., p. 278, cfr. p. 283. Il ritorno alla data di I secolo proposto da Thonemann (Hellenistic cit., p. 103, nt. 42) sulla base dellassenza del nome del re non accettabile (cfr. HERRMANN, art. laud., p. 283 con nt. 18 e G. PETZL, Recensione a DIGNAS, Economy cit., Klio 87.2 (2005), p. 534). 10 Per lesistenza di epi tn hiern prosodn di nomina reale con competenza microregionale al tempo attalide sembra deporre la menzione del titolo nella legge sugli astynomoi di Pergamo (OGIS 483, ll. 165-167): cfr. ROBERT, Documents cit., p. 365 (= 327) e DEBORD, Culte cit., p. 296. Alla competenza circoscritta pensano HERRMANN, art. laud., p. 283 e DIGNAS, Economy cit., p. 53, con nt. 79 (condizionato dalla datazione al I sec. a.C., Robert pensava invece ad un funzionario civico, Documents cit., p. 365 = 327). Non sembra condivisibile lidea che il personaggio avesse titolo su tutti i santuari del regno, avendo il re separato (vd. supra nt. 8) le competenze cultuali e quelle amministrative al livello centrale, a suo tempo riunite solo per Nicanore (cos invece MLLER, Archiereus cit., p. 521 s. e MLLER - WRRLE, Verein cit., pp. 231-232, nt. 194, e, con qualche incertezza, DEBORD, Culte cit., p. 296, cfr. p. 300). Per Sardi attalide, ormai polis fra le poleis, vd. MA, Antiochos cit., p. 250. 11 MALAY - NALBANTOG LU, Cult cit., p. 79, nr. 2 (SEG XLVI (1996), 1520; AE 1996, 1448; PAZ DE HOZ, Kulte cit., p. 161, nr. 5.26b). Fondamentale ancora il commento di HERRMANN, art. laud., pp. 284-285; vd. anche MLLER, Archiereus cit., p. 525.

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ancora appannaggio della famiglia, che conserva in parte unonomastica di tradizione, e si mantiene costante luso della lista, ma leponimia ora diversa: essa data dal sacerdote della dea Roma e da quello dello Zeus Cittadino (Polieus) di Sardi. Il santuario infine stato incorporato dalla polis che lha via via controllato sempre pi da vicino e, ad un ulteriore livello, si trova inserito nel sistema provinciale romano (nel quale peraltro continua a vivere con i suoi iniziati)12. Al di l delle incertezze in una serie di aspetti specifici, la vicenda riflessa dal dossier ricomposto appare condensare i punti salienti della situazione di un centro religioso tipo nellAsia Minore del Basso Ellenismo, non solo del genere del quale un poco si abusa rurale13. Un primo punto, peraltro largamente scontato allo stato delle nostre conoscenze, che laspetto religioso e le forme interne di autogestione di un luogo di culto tradizionale e pi o meno caratterizzato etnicamente avevano ampia possibilit di mantenersi e seguire le linee proprie di vita senza interferenze o pressioni particolari, fatto salvo il rispetto di fondo per le regole del sistema generale di gestione dei territori del momento (di cui precisamente si tratter pi sotto). Del resto le straordinarie capacit additive e di adattamento proprie del paganesimo consentivano anche alle divinit pi caratterizzate e ai gruppi di popolazione che vi facevano capo e vi si identificavano di trovare pi che soddisfacenti e convinte formule di compromesso, accogliendo, adattando, denominando, rifunzionalizzando le forme religiose, che si presentavano insieme di lunga durata (e perci autorevoli) e attuali (e perci utili a nuove relazioni)14. Sul piano sociale e identificativo, a diffe12 Per una dedica di mystai di Apollo allapparenza del I sec. d.C. vd. HERRMANN, Mystenvereine in Sardeis, Chiron 26 (1996), pp. 318-321. Considerando la mobilit di status nellAnatolia ellenistico-romana, sembra forse eccessivo parlare di rottura marcata a proposito dellintegrazione del santuario nel territorio di Sardi e mantenere il dubbio circa un rapporto fra loperazione e lorganizzazione della provincia (HERRMANN, art. laud., p. 285). In fine, se vero che il dossier non illustra nel dettaglio la situazione amministrativa del santuario (ibid.), la sua collocazione in ambiti gestionali altrimenti definibili con buon margine di verisimiglianza serve a garantire alcuni elementi generali di definizione: vd. anche quanto segue. 13 Bench con argomenti non interamente condivisibili e nellambito di una interpretazione generale troppo semplificante, ha ragione DIGNAS, Economy cit., pp. 223-244, a rilevare la inapplicabilit al mondo anatolico del modello della ruralit dei luoghi di culto in contrapposizione assoluta al sistema della organizzazione civica (vd. anche EAD., Urban Centres, Rural Centres, Religious Centres in the Greek East. Worlds apart?, in E. SCHWERTHEIM - E. WINTER, Religion und Region, Gtter und Kulte aus dem stlichen Mittelmeerraum, Bonn 2003, pp. 77-91 e infra, nt. 27 lespressione worlds apart riferita alla omonima sezione del volume di S. MITCHELL, Anatolia, Land, Men, and Gods in Asia Minor, I, The Celts in Anatolia and the Impact of Roman Rule, Oxford 1993, pp. 194-197). 14 Le linee di questa evoluzione per ragioni documentali si colgono meglio per lepoca romana imperiale: vd. ad esempio BOFFO, Senso religioso e senso etnico fra gli Anatolici in epoca ellenistica e romana in O. CASABONNE - M. MAZOYER (Edd.), in Antiquus Oriens, Mlanges offerts au Professeur Ren

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renza di quanto qualcuno portato a credere anche per lepoca romana avanzata sulla base di una documentazione parziale, i centri religiosi potevano continuare ad esercitare le loro forme di controllo e regolazione locale e areale anche allinterno del sistema centralizzato e in coerenza con esso15. Un caso esemplare appare quello di Men Askaenos, il dio asiano venerato in un luogo di culto frigio organizzato ed edificato dagli Attalidi intorno alla met del II secolo a.C. e poi incorporato nella vicina colonia gi seleucidica e dal 25 a.C. romana di Antiochia verso la Pisidia, diventandovi patrios theos. Tra I secolo a.C. e III d.C. esso, con la sua normalizzazione, aveva rappresentato un importante fattore di mediazione fra le componenti indigena, greca, romana della localit, accomunate dalla devozione al dio che rappresentava la nuova identit collettiva (come Artemide ad Efeso), senza contraddizione alcuna con le manifestazioni del culto imperiale16. forse in questa prospettiva che va rilevata lintera vicenda del santuario cario di Panamara (e del koinon che vi si incentrava) a fronte dellinglobamento a doppio livello nella struttura aggregata di Stratonicea e del potere che a sua volta deteneva e gestiva, pi o meno direttamente, la polis e larea, se dobbiamo credere alla ricostruzione da ultimo ribadita da Riet van Bremen in margine al dossier dei tre decreti del 150 ca. a.C. in onore di Leon, sacerdote stratoniceo di Zeus Cario, rispettivamente del koinon dei Panamareis, della polis di Kallipolis e del koinon dei Laodikeis, allora subordinato a Rodi17. Limpressione della coesistenza di identit etnico-religiosa e amministrazione civile nella Caria di II secolo (sulla quale ritorneremo pi oltre) ne esce del tutto confermata18.
Lebrun, I (Kubaba, Antiquit V), Paris 2004, pp. 83-114. Uno studio generale sul people of the sanctuary in Anatolia, dallet ittita al periodo tardo-romano preannunciato da M. RICL, Society and economy of rural sanctuaries in Roman Lydia and Phrygia, EA 35 (2003), p. 80. 15 Com noto, il problema si creato soprattutto in rapporto al complesso documentale delle cd. stele di confessione, diffuse in Lidia e Frigia, tra I e III sec. d.C. (vd. ancora RICL, Society cit., p. 89: the people of the sanctuary in general had a legal status that partly transgressed the schemes of classical law founded on Roman legal science of classical and postclassical periods). Per una valutazione definitiva della situazione attestata dai testi in oggetto vd. ora A. CHANIOTIS, Under the watchful eyes of the gods: divine justice in Hellenistic and Roman Asia Minor, in S. COLVIN (Ed.), The Greco-Roman East, Politics, Culture, Society, YCS 31, Cambridge 2004, pp. 1-43 (con p. 41, a proposito dellappello ai sacerdoti delle vittime di svariati atti di ingiustizia: We will never know how many others turned to the khmarchos, the eirnarches, the magistrates of the nearest urban centre, the governor or the Roman army because no papyri have been preserved from Asia Minor; del resto, le autorit religiose di quei santuari si identificavano, almeno in parte, con quelle civili delle diverse aree). Vd. anche infra. 16 Vd. BOFFO, Sentimento cit., pp. 93, 110, con bibl. 17 Leon son of Chrysaor and the religious identity of Stratonikeia in Caria, in Greco-Roman East cit., pp. 207-244 (spec. pp. 231 ss.; cfr. EAD., Laodikeia in Karia, Chiron 34 (2004), pp. 367 ss.); per i tre documenti epigrafici vd. anche I. Stratonikeia 7 (Panamareis), SEG XLV (1995), 1556 (Kallipolis), SEG XLV, 1557 (Laodikeis). Vd. anche infra. 18 Leon cit.; vd. gi, al medesimo riguardo, A. BRESSON - P. BRUN - E. VARINLIOG LU, in P. DEBORD -

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Che il santuario lidio di Kadoas si fosse trovato a essere dapprima in una chora extra-cittadina (basilike o meno che fosse) e poi in quella di una polis, rientrando insieme a pieno regime nellorganizzazione amministrativo-fiscale dello stato, deve ricondurre piuttosto ad un altro ordine di considerazioni, che sembrano determinanti per comprendere la posizione dei diversi centri religiosi nelle diverse aree dellAsia Minore in unepoca fondamentale per la definizione giuridica e la redistribuzione delle competenze se si vuole della sovranit territoriali19. Tali considerazioni possono aiutare anche a comprendere le linee di sviluppo dei rispettivi culti e a riassorbire il modello proposto di recente da Beate Dignas della tripolarit santuari - polis - autorit civile, dove questultima fungerebbe da elemento di mediazione tra le altre due istanze, (quasi) ovunque in concorrenza e in dialettica sul piano economico-fiscale20. Com stato rilevato anche di recente da una serie di studi convergenti, il concorrere della presenza e delle pretese sui territori anatolici di diverse autorit che se ne contendevano il titolo legale la seleucidica di Antioco il Grande, lattalide di Eumene II e successori, la rodia (almeno per unarea), la romana aveva determinato alla fine una definizione generale delle competenze che riusciva a coniugare con il principio politico dei rapporti di forza quello legale della kyrieia (la titolarit del bene, il diritto a disporne) secondo le regole di un diritto internazionale ancora condiviso. La dichia LU (Dirr.), Les Hautes Terres de Carie, Bordeaux 2001, p. 216 (La solidarit ethnico-culE. VARINLIOG tuelle ntait pas necssairement en contradiction avec la fidelit politique) e, per importanti considerazioni sulla etnicit caria nellet ellenistica, BRESSON, Les intrts rhodiens en Carie lpoque hellnistique jusquen 167 av. J.-C., in LOrient mditerranen cit., pp. 169-177. Vd. anche DIGNAS, Economy cit., p. 243. 19 Sulla problematica in rapporto alla titolarit dei diritti di gestione dei territori vd. BOFFO, Lo statuto di terre, insediamenti e persone nellAnatolia ellenistica. Documenti recenti e problemi antichi, Dike 4 (2001), pp. 233-255; La libert delle citt greche sotto i Romani (in epoca repubblicana), in Dike 6 (2003), pp. 227-249 e, da prospettiva in parte diversa, CHANIOTIS, Justifying Territorial Claims in Classical and Hellenistic Greece: The Beginnings of International Law, in E. HARRIS - L. RUBINSTEIN (Edd.), Law and Courts in Ancient Greece, London 2004, pp. 185-228 (che non tiene conto della distinzione dei livelli comportata dallapplicazione dei principi di controllo territoriale da parte dei sovrani ellenistici e dellautorit di Roma). Importanti considerazioni sono anche in J.K. DAVIES, The interpenetration of hellenistic sovereignties, in D. OGDEN (Ed.), The Hellenistic World. New Perspectives, London 2002, pp. 1-21 e felici puntualizzazioni in Chr. MILETA, The King and his land: some remarks on the royal area (basilike chora) of hellenistic Asia Minor, ibid., spec. pp. 162 ss. Vd. anche infra. 20 Economy cit. passim. Non naturalmente questa la sede per una discussione di dettaglio del modello interpretativo costruito dalla studiosa e per la rassegna sistematica dei contenuti del volume: basti qui rilevare la mancanza della considerazione delle forme plurime di sovrapposizione e integrazione degli ambiti di controllo politico e gestionale nella regione studiata (cfr. ad esempio H.-V. WIEMER, Recensione in Klio 88.1 (2006), pp. 272-274 e le note di H. W. PLEKET, SEG LII (2002, ed. 2006), 1982). Per una attenta considerazione della problematica di cui qui si tratta vd. W.J. SLATER, Recensione al volume in BMCR 2003 (06.41).

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razione pi esplicita e consapevole delle conseguenze di questo processo precisamente quella formulata da Eumene II nello stesso periodo in cui faceva la sua richiesta Kadoas e nel corso dellatto regale di creare e dotare una polis composta da una comunit mista, di greco-macedoni e indigeni (egkorioi): il re riconosceva che la sua concessione toccava aspetti pi rilevanti e numerosi, dal momento che essa veniva garantita legalmente (bebaia) dal fatto che egli disponeva di un territorio e di una capacit su di esso trasferitigli dai Romani, a loro volta legittimamente titolati a disporre di quanto conquistato o contrattato21. Che le situazioni di diritto potessero poi trovare pesanti condizionamenti ad opera di quelle di fatto determinate dai rapporti di forza nulla toglieva al loro valore di principio: quanto in fondo spiegava allAttis galata di Pessinunte poco prima del 156, dopo dieci anni di violazione dellassetto stabilito da Roma, un tenace Attalo II, finalmente convinto che senza i Romani (ovvero senza il loro parere preventivo, gnome) nessuna impresa di rideterminazione degli ambiti di controllo poteva avere successo22. forse su questultimo aspetto cos insistito che occorre orientarsi nel tentativo di spiegare le ragioni per cui il dossier di una corrispondenza segreta e di congiura fu recuperato ed esibito nella seconda met del I secolo a.C., nessuna delle quali si sinora dimostrata del tutto soddisfacente23. Bene proponeva Virgilio la probabilit che allepoca della pubblicazione i territori di pertinenza del santuario venissero sottoposti a regolamentazione giuridica e amministrativa: del resto dal costituirsi della provincia di Galazia, nel 25 a.C., si andava avviando la trasformazione di quel che rimaneva di un supposto tempio-stato in una polis24. Le diverse entit che rientravano nelle varie competenze territoriali cos definite trovavano ai diversi livelli la loro natura e posizione riconosciute e sistematizzate a seconda delle esigenze generali e regionali, sul piano istituzionale, amministrativo, fiscale (quel che emerge sempre pi chiaramente dalla documentazione epigrafica sono lelevato grado di organizzazione gestionale dei territori e delle diverse loro componenti anche in et seleucidica e attalide, tuttaltro che sottodimensionate sotto questo aspetto, e la capacit
21 Per il testo, vd. VIRGILIO, Lancia cit., pp. 295-297, nr. 30, ll. 17-24; per la valorizzazione del documento nel senso indicato nel testo vd. BOFFO, Statuto cit., pp. 233-235. Vd. anche A. BENCIVENNI, Progetti di riforme costituzionali nelle epigrafi greche dei secoli IV-II a.C., Bologna 2003, pp. 333-356 e, per una diversa lettura dellultima parola della l. 44 relativa ai compiti del funzionario attalide in questione, MLLER, Hemiolios cit., p. 357. 22 I. Pessinous (J. STRUBBE, IGSK 66, 2005), 7, ll. 8 ss. 23 Per una rassegna vd. ibid., p. 2; per unaccurata disamina della situazione della regione galatica fra II e I secolo a.C., vd. VIRGILIO, Il Tempio stato di Pessinunte fra Pergamo e Roma nel II-I secolo a.C. (C.B. Welles, Royal Corr., 55-61), Pisa 1981, pp. 119-128. 24 Vd. rispettivamente VIRGILIO, loc. cit.; ID., Lancia cit., pp. 189-190 e STRUBBE, Pessinous cit., pp. X-XI e 2 (con qualche contraddizione).

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di Roma di inserirsi nelle dinamiche locali e di riprenderne i principi e alcuni elementi utili)25. Era in questo ambito di rapporti di controllo e gestione dei territori e nel gioco consentito dai principi del riconoscimento legale che si collocavano ormai i vari centri religiosi. In questa prospettiva occorre riavviare la riflessione su due importanti aspetti della vita di relazione tra fattore religioso, elemento istituzionale e contesto politico nellAnatolia tardo-ellenistica e romana sui quali continuano a pesare fraintendimenti e generalizzazioni e dei quali invece occorre cercare il fondamento giuridico, il margine amministrativo, la operativit sociale: la posizione di quei centri religiosi tradizionalmente qualificati come stati templari, reputati espressione di un indigenismo tanto tenace da rasentare la resistenza e lopposizione, e lo status della asylia limmunit da alcune categorie di intervento esterno per diverse aree cui veniva riconosciuto il carattere di sacre. La categoria degli stati templari (per usare solo una delle numerose varianti formulari impiegate in letteratura) deriva, com noto, dalla ripresa acritica di una serie di passi straboniani relativi a diverse aree dellAnatolia ellenistico-romana interna che descrivevano una forma ricorrente di gestio25 Per il regno seleucidico vd ad esempio DEBORD, Culte cit., p. 302 (cfr. pp. 296-297): precisamente il dossier di Pleura dimostra che lide reue selon laquelle le royaume sleucide srait un tat faible, ingouvernable par nature, doit tre srieusement amende; nello specifico, dal regno di Antioco II e dalla nomina di Dione de srieux efforts dorganisation avaient t faits dans la gestion des cultes la politique royale en relation avec les cultes (contrle, gestion des revenus, utilisation politique, tant pour le culte des rois que les cultes traditionnels) doit se lire comme un tout (vd. gi BOFFO, I re ellenistici e i centri religiosi dellAsia Minore, Firenze 1985, pp. 327 ss.); vd. anche CHR. SCHULER, Landwirtschaft und knigliche Verwaltung im hellenistischen Kleinasien, in V. CHANKOWSKI - F. DUYRAT (Edd.), Le roi et lconomie. Autonomies locales et structures royales dans lconomie de lempire sleucide, Topoi Suppl. 6 (2004), pp. 509-539 (sul significato del dossier di Pleura pp. 512-513); CAPDETREY, conomie cit., (cfr. 368: puissante structure administrative dans les rgions). Per il regno attalide nel II secolo vd. ad esempio SAVALLI-LESTRADE, Les Attalides et les cits grecques dAsie Mineure au IIe sicle a.C., in BRESSON - DESCAT (Edd.), Les cits dAsie Mineure occidentale au IIe sicle a.C., Bordeaux 2001, pp. 77-91 (con la conclusione, pp. 90-91, che essi dopo il 188 avrebbero introdotto, probabilmente in forma sistematica, unorganizzazione amministrativa fondata sulla ripartizione dei territori annessi in diverse strategie regionali). Quanto ai caratteri dellinnesto romano sul territorio e alla precocit della provincializzazione, vd. ad esempio D. CAMPANILE, Linfanzia della provincia dAsia: lorigine dei conventus iuridici nella provincia, in C. BEARZOT - F. LANDUCCI - G. ZECCHINI (Curr.), Gli stati territoriali nel mondo antico, Milano 2003, pp. 277-284 (p. 281: possiamo intravedere nelloperato di Manio Aquillio e dei suoi consiglieri quello schema unitario di dominio e razionalizzazione del territorio riscontrabile anche in altre epoche e in altre regioni, grazie alla straordinaria capacit romana di unimmediata e elevatissima appropriazione di un territorio nel momento in cui diveniva parte dellimpero); una attenta valutazione dei ritmi e delle forme dellappropriazione romana dei territori anatolici ora in S. DMITRIEV, The History and Geography of the Province of Asia during the First Hundred Years and the Provincialization of Asia Minor, Athenaeum 93 (2005), pp. 71-133; vd. anche DREHER - ENGELMANN, Inschriften cit., pp. 22-27 e la sintesi di SARTRE, Anatolie cit., pp. 209-248, con ampia bibliografia, e infra.

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ne-controllo da parte di sacerdoti di rango sociale elevato (talora appartenenti alla famiglia reale) di territori pi o meno estesi, con gruppi numerosi di popolazione dedicata alla divinit locale di turno26. Presupporre una situazione di teocrazia generalizzata risalente ad epoca antica e rivendicare una statualit indipendente di fatto, quando non di diritto per ampie aree, usando con una certa disinvoltura il lessico della dynasteia, parsa la formula pi semplice per interpretare la documentazione letteraria ed epigrafica relativa ai centri religiosi anatolici per cui il sacerdote rivestiva o rivendicava un proprio ruolo nelle dinamiche gestionali e amministrative locali o areali nei confronti di una citt o di unautorit centrale e argomentava sullantichit e sul prestigio del culto. Se invece si valutano il lessico e le espressioni di Strabone nella prospettiva dei rapporti di titolarit e gestione di territori e rendite quali erano determinati dai principi giuridici vigenti nel mondo ellenisticoromano che si sono indicati sopra, risulta evidente che i cosiddetti stati templari/sacerdotali di tradizione orientale sono precisamente collocabili nella categoria dei territori di pertinenza amministrativa specifica, definita nei limiti della organizzazione dello stato di volta in volta detentore della kyrieia pi generale, re ellenistico o potere romano (i quali, se ritenevano, potevano giostrare con le diverse concessioni). Il comportamento di Pompeo a Coma26 I passi straboniani in questione sono XII 2,3 (Comana di Cappadocia), 2,5 (Venasa), 2,7 (Castabala in Cilicia Piana), 3,31 (Cabira nel Ponto), 3,32 (Comana pontica), 3,37 (Zela nel Ponto), 5,3 (Pessinunte in Galazia); XIV 4,2 (Perge in Panfilia), 5,10 (Olba di Cilicia); cfr. XI 4,7 (Selene in Albania). Per il dettaglio di problematica e discussione vd. BOFFO, Centri religiosi e territor nellAnatolia ellenistica, in Gli stati territoriali cit., pp. 253-269 (anche circa la trattazione di EAD., I re ellenistici cit., pi cauta di quanto qualche lettore abbia voluto ritenere). Alle medesime conclusioni, indipendentemente e da altra prospettiva, giunto SARTRE, Anatolie cit., pp. 173-175 (p. 174: Dans tous les cas, la notion de templetat devrat tre abandonne, au profit de domaines sacrs tat sacerdotal, notion des plus contestables. Per una rassegna delle vicende dei luoghi di culto dellinterno anatolico, giustamente ricondotte alla prospettiva dei rapporti con lautorit civile, piuttosto che ad una dialettica culti urbani / culti rurali, vd. DIGNAS, Economy cit., pp. 225-233, 245-246 (con qualche semplificazione e contraddizione dovute al suo assunto di base; vd. per p. 233: religious life was almost always embedded in some kind of societal context that provided its own, however basic, legislative, juridical, and executive authorities). Una vigorosa reazione al modello teocratico applicato alla relazione centri religiosi - potere imperiale achemenide in L.S. FRIED, The Priest and the Great King, Temple-Palace Relations in the Persian Empire, Winona Lake 2004 (per lAsia Minore vd. Cap. 4, pp. 108-154, con qualche necessit di correttivo). Per i rischi di un impiego generico della terminologia e di una mancata considerazione dei diversi piani giuridico-amministrativi, vd. ad esempio W. BURKERT, Die Artemis der Epheser: Wirkungsmacht und Gestalt einer groen Gttin, in H. FRIESINGER - F. KRINZINGER (Edd.), 100 Jahre sterreichische Forschungen in Ephesos, Akten des Symposiums, Wien 1995, p. 64: Sicher ist, da der Tempel reich war, und zwar offenbar seit alter Zeit, reich vor allen an Grundbesitz. Hier kommt ein Phnomen ins Spiel, das wiederum eher in der auengriechischen, als in der griechischen Welt seinem Platz hat: das Heiligtum als selbststndige wirtschaftliche Einheit. Tempel-Wirtschaft, Tempel-Gut, ja Tempel-Staat (il corsivo della sequenza mio; il passo non casualmente ripreso da DIGNAS, Sacred revenues in Roman lands. The economic dimension of sanctuaries in Western Asia Minor, in S. MITCHELL - C. KATSARI (Edd.), Patterns in the Economy of Roman Asia Minor, Swansea 2005, pp. 211, 219, nt. 28); vd. anche infra, nt. 29.

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na pontica, gi retta da un hiereus secondo dopo il re, che comunque lo nominava, con linsediamento a sacerdote di Archelao e la dotazione di una kyrieia limitata dei hierodouloi che abitavano il sito divenuto polis, indicativo della relativit dei rapporti con unautorit che decideva anche dellampliamento della chora di competenza del nuovo sacerdote per un controllo di tipo civile (hegemon)27. Anche per Pessinunte, n il sintetico passo straboniano sui sacerdoti che godevano i frutti (karpoumenoi) di un sacerdozio grande perch connesso con lattivit emporiale del hieron e che perci nella gerarchia dei poteri potevano essere descritti come dynastai, n la situazione espressa dal gi citato dossier del 163-156 a.C., con levidente pressione galatica sul centro, n quella riflessa dalla vicenda del Battakes che nel 102 and a Roma a chiedere la pubblica espiazione del tempio profanato da oltraggi non meglio definiti (li si suole ricondurre allintervento di publicani), n la vicenda di Deiotaro e Brogitaro nel 58-56 a.C. in cui lelemento religioso era subordinato al potere regale conteso riescono a connotare uno status di teocrazia (per la quale difatti si costretti ad applicare lidea di una progressiva decadenza)28. Al contrario, la situazione etnico-religiosa locale era cos compromessa che fu Roma stessa, secondo la proposta di Karl Strobel contemporaneamente alla costituzione della provincia, a ristabilire un equilibrio, aggiungendo allarchiereus dieci Att(e)is a vita, cittadini romani, ripartiti fra cinque frigi, che avevano la precedenza nella gerarchia dopo il gran sacerdote, e cinque galati (dal sesto al decimo)29.
27 Strab. XII 3,34 (vd. anche BOFFO, Centri cit., p. 263 con nt. 23); le medesime considerazioni si possono fare per un altro principato sacerdotale sul quale intervenne Pompeo, quello di Artemide Perasia che sta a Castabala (vd. nt. precedente): cfr. BOFFO, Centri cit., pp. 267-268. 28 Vd. rispettivamente Strab. XII 5,3, I. Pessinous, 1-7; Diod. XXXVI 13,1-3, con Plut. Mar., 17,56 (I. Pessinous, pp. 248-250, T41-42); Cic. har. resp. 13,28-29, Pro Sestio 26,56, ad fam. II 12,2 (I. Pessinous, pp. 250-252 T44-46). In generale, vd. BOFFO, Centri cit, pp. 264-265, con note, DIGNAS, Economy cit., pp. 229-232. Per limportanza della presenza galatica a Pessinunte e per uninfluenza sul culto stesso vd. E.N. LANE, The Name of Cybeles priests the Galloi, in ID. (Ed.), Cybele, Attis, and Related Cults: Essays in Memory of M.J. Vermaseren (RGRW 131), Leiden 1996, pp. 117-138 (cfr. p. 121: we must recognize that we have little idea of what the Gauls found on occupying Pessinus). Per lidea del tempio-stato, perdurante sino alla creazione della provincia nel 25 a.C., vd. ancora J.H.M. STRUBBE, The imperial cult at Pessinous, in L. DE BLOIS - P. FUNKE - J. HAHN (Edd.), The Impact of Imperial Rome on Religions, Ritual and religious Life in the Roman Empire, Proceedings of the Fifth Workshop of the International Network Impact of Empire (Roman Empire, 200 B.C. - A.D. 476), Mnster, June 30 - July 4, 2004, Leiden 2006, pp. 106-107. Se vero che il nome di carica Bat(t)akes di provenienza iranica (O. MASSON, Onomastica Graeca Selecta, III, Genve 2000, p. 219), dovremmo supporre che anche i Persiani, pur nella loro summa religio verso il centro di culto (Cic., loc cit.), fossero intervenuti nel sacerdozio pessinuntino, cos come avevano fatto per il neokoros di Artemide efesina, cui parimenti lasciarono il nome di funzione Megabyxos (cfr. R. SCHMITT, Iranische Anthroponyme in den erhaltenen Resten von Ktesias Werk, Wien 2006, pp. 107-110). 29 I. Pessinous 17, ll. 3-5 (comm. a p. 33) e 18, ll. 2-4; la datazione tradizionale per la distribuzione let claudia (cfr. ibid., p. 86, ad nr. 64: ai Frigi era sempre riservata la funzione di galloi). Sulla gerar-

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Del resto anche lautorit di controllo sociale esercitata da una divinit di prestigio regionale (quella che in altre zone ne faceva il basileus, o il tyrannos) attraverso i suoi rappresentanti poteva coesistere con la definizione giuridica e amministrativa dei limiti del sacerdozio30. Se dobbiamo raccogliere il suggerimento di Angelos Chaniotis, anche alla discussa attivit di Leon di Stratonicea quale conciliatore di quanti avevano controversie relative ai giuramenti tous diapheromenous huper tn horkn syllyn apprezzato in sede regionale si potrebbe applicare il quadro del parallelismo non concorrenziale e legalmente riconosciuto tra autorit civile e autorit religiosa alla fine delineato per lambito lidio-frigio delle stele di confessione, nella risoluzione delle questioni legali sorte nelle aree di competenza doppia o plurima31. E come mostra la lunga querelle fra il sacerdote di Labraunda e la polis di Milasa in Caria il problema di fondo nei rapporti fra le diverse entit politiche che controllavano il territorio non consisteva nella rivendicazione di una teocrazia originaria che determinava lo scattare di atavismi comportamentali risorgenti in un inesauribile conflitto tra il sistema della polis ellenizzata e democratica e il sistema teocratico del tempio, bens in quella della garanzia del mantenimento delle fonti di rendita (prosodos) indispensabili per la sopravvivenza e la gestione del luogo di culto nellambito di un livello di titolarit plurimo (il sacerdote che gode i frutti, la polis che riceve il rendiconto, il potere che di volta in volta controlla larea e ne ha la responsabilit generale, dalla fine dellecatomnide a quello romano imperiale)32. Che la sichia sacerdotale di Pessinunte, a scalare Attis, Battakes, Galli, vd. M.G. LANCELLOTTI, Attis. Between Myth and History: King, Priest and God (RGRW 149), Leiden 2002, pp. 47-49, 96-98, 100-105 (dello studio non si condividono peraltro tutte le considerazioni di ordine storico relative ad una connessione della figura mitica di Attis con una regalit anatolica risalente allepoca ittita, in parte contraddittorie e ancora una volta orientate nel senso dello stato-templare, con la conclusione inevitabile che On the basis of current knowledge it is not possible to determine precisely the various phases through which the sanctuary and priesthood of Pessinous acquired the characteristic of a temple-state governed by a theocracy (p. 61) e la chiosa, semplicistica, che However this was the state of affairs in the Attalid period; vd. in generale L. ROLLER, Recensione in BMCR 2003.08.05). 30 Per una rassegna delle divinit signore, vd. MITCHELL, Anatolia cit., p. 191; per unanalisi della natura del loro potere temporale, vd. gi BOFFO, Re ellenistici cit., pp. 83 ss. 31 Vd. SEG XLV (1995), 1556, ll. 12-13 (Kallipolis) e 1557 (Laodikeis), ll. 7-8. Vd. anche supra, nt. 15 e, per la possibile natura del contenzioso, infra, con nt. 50. 32 Vedi BOFFO, Centri cit., pp. 268-269. Per la storia di Labraunda e dei suoi rapporti con le diverse autorit politiche, vd. DEBORD, Sur quelques Zeus cariens: religion et politique, in VIRGILIO (ed.), Studi Ellenistici XIII (2001), pp. 26-31 (per alcuni aspetti troppo rigida). La citazione da VIRGILIO, Re, citt e tempio nelle iscrizioni di Labraunda, ibid., p. 54 (cfr. ID., Lancia cit., pp. 181-182), dove si rileva anche una resistenza allellenizzazione delle classi sacerdotali indigene. La vicenda di Labraunda naturalmente rappresenta uno degli esempi di sostegno della tesi di DIGNAS (Economy cit., pp. 5969, 95-106, 204-217), la quale peraltro ammette che Philips letter reveals that the revenues from sacred lands were the main issue at stake e, pur non tenendo in conto gli aspetti giuridici di cui si va qui trattando, correttamente respinge il carattere teocratico del sacerdozio di Labraunda.

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tuazione passasse in questi termini a Roma dimostra il caso, singolare nelle proporzioni e nei modi, della reincisione di cinque dei sette documenti del dossier e connessi, uno dei quali (almeno) a Milasa stessa, dal II sec. a.C. allet imperiale, che Virgilio, rievocando la sequenza regolare della documentazione conservata ed esibita da Milasa ai successivi signori dellarea, suggestivamente riconduce a una procedura di routine, richiesta dallesigenza di veder riconosciuti di volta in volta i rispettivi diritti nellambito del sistema generale33. Sar inoltre opportuno ricordare che il ridimensionamento della gestione familiare non comportava lallontanamento dalla funzione di una famiglia che ancora tra II e I secolo risultava appartenere alllite cittadina, con un Korris figlio di Ecatomno sacerdote di Zeus a Labraunda e segretario della boule della polis, coerentemente con la dichiarazione di Strabone che rivestono il sacerdozio i pi illustri dei cittadini (hoi epiphanestatoi tn politn, allora ancora a vita, ma di l a non molto con carica annuale)34. Con gli aspetti della definizione di pertinenze e status e delle capacit giuridiche di interrelazione fra i diversi detentori dei territori ai diversi livelli con il coinvolgimento dei luoghi di culto in epoca ellenistico-romana si collega naturalmente la condizione della asylia, una condizione per lo pi ritenuta non facilmente definibile se non nei termini generali di una inviolabilit areale / territoriale di cui sembrano sfuggire le componenti e, soprattutto, i livelli e i termini giuridici della tutela35. Ancora una volta, non del
33 Lancia cit., p. 184: la copia del tardo II secolo della lettera con cui Olimpico nel 240 ca., tra le altre cose, confermava alla polis i suoi diritti (I.Labraunda 1 b-2 e 3b) messa in relazione con il tempo che vide la citt riconoscere come suo patrono ed evergete Cn. Domizio Enobarbo, I.Labraunda 62, propretore in Asia nel 129 a.C. (p. 183, con nt. 480; vd. per i dubbi circa lintegrazione del testo assai lacunoso in F. CANALI DE ROSSI, Il ruolo dei patroni nelle relazioni politiche fra il mondo greco e Roma in et repubblicana e augustea, Leipzig 2001, p. 93; sul personaggio e sulla tradizione di patronato in Asia presso i suoi discendenti, vd. C. EILERS, Roman Patrons of Greek Cities, Oxford 2002, p. 217 C51); per la copia a Milasa della lettera di Olimpico del 220 ca., vd. I.Mylasa 23 (I sec. d.C.). 34 Vd. rispettivamente I.Mylasa 102, l. 2 e Strab. XIV 2,23. Sui rapporti fra Roma e Milasa vd. DIGNAS, Economy cit., pp. 205 ss. (con qualche contraddizione fra il civic context rilevato per la relazione fra sacerdozio e polis e il rimando del rapporto fra di esso e lautorit romana al modello precostituito della triangolarit; in linea generale merita rilievo losservazione della studiosa a p. 243: The activities of the lites in town and countryside seem to me very important and encourage prosopographical studies). 35 Una formulazione significativa nella (e per la) sua contraddizione, in MA, Antiochos cit., p. 157: Another variation in formal status must have resulted from the grant of asylia (inviolateness) However, the administrative implications for asylia, partly a variation of internal status inside the Seleukid state, partly a matter of international diplomacy, are still obscure (it is not at all clear whether the status was mostly a matter of religion-based honour and distinction, or if it entailed practical privileges in matters of taxation or jurisdiction). Vd. per poco oltre: un santuario o una citt consacrata diventavano immune from violent spoliation in war or as forcible redress; cfr. p. 172: The word asylia designates a state of freedom from spoliation or reprisals, concomitant with the designation of a place as sacred to a deity. Vd. quanto segue.

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tutto casuale che il fenomeno riguardasse in special modo lAsia Minore36. Non naturalmente questa la sede per affrontare sistematicamente le diverse problematiche connesse con listituto nellepoca ellenistica e romana e con le prospettive moderne di indagine37. Si possono tuttavia proporre alcune linee di riflessione in margine alle dinamiche che si sono fin qui rilevate, e in considerazione del fatto che lo status in questione interess entit religiose tanto radicate nel territorio da avere, potenzialmente, la capacit di appropriarsene e di modificarne la natura in rapporto ai diversi enti che gravitavano su di esso, in certa misura sottraendo il titolo a violarla a chi si riservava o si vedeva attribuito il potere politico di appoggiare e riconoscere quella condizione (e di ridimensionarla). Il presupposto in parte giustificato da quanto si dir che listituto avesse un suo preciso valore giuridico e istituzionale e non rientrasse nella categoria degli onori per i quali in et (soprattutto) romana ci si batteva accanitamente: le premesse e le ricadute in termini di prestigio per il santuario/citt erano naturalmente considerate, previste ed esaltate nel lessico ufficiale, ma non costituivano lessenza delloperazione (e neppure il movente)38. Se vero che occorre cautela nel dedurre situazioni e condizioni
36 Per la rassegna sistematica delle attestazioni relative allapplicazione territoriale dellasylia vd. K.J. RIGSBY, Asylia. Territorial inviolability in the Hellenistic World, Berkeley - Los Angeles - London 1996 (lAnatolia alle pp. 95-480, per 41 attestazioni a fronte delle 52 per il resto del mondo ellenico e vicino-orientale); per una rassegna degli interventi di Roma, dal 193 a.C., vd. anche J. DERLIEN, Asyl. Die religise und rechtliche Begrndung der Flucht zu sakralen Orten in der griechisch-rmischen Antike, Marburg 2003, pp. 127-129 e 309-313 (le due sole eccezioni allarea anatolica attestate sono Delfi (citt-hieron) e Oropo (santuario) in Acaia, Amatunte e Pafo (santuari) a Cipro). 37 Una rassegna di documenti e dottrina recente al riguardo prevista da chi scrive in un prossimo studio. Per un breve status quaestionis sino al 2003 vd. M. DREHER, Einleitung: Die Konferenz ber das antike Asyl und der Stand der Forschung, in ID. (Ed.), Das Antike Asyl. Kultische Grundlagen, rechtliche Ausgestaltung und politische Funktion, Kln - Weimar - Wien 2003, pp. 1-13; vd. anche, DERLIEN, Asyl cit., pp. 12-16, 119-120 e, da ultimo, sulle linee di una prospettiva di lungo periodo, CHR. TRAULSEN, Das Sakrale Asyl in der Alten Welt. Zur Schutzfunktion des Heiligen von Knig Salomo bis zur Codex Theodosianus, Tbingen 2004, pp. 6-7. 38 Com noto, tale visione riduttiva (in parte contraddetta da osservazioni riferite ai singoli documenti e casi) dovuta a RIGSBY, Asylia cit. (Introduction, pp. 1-29): per la insostenibilit di tale posizione basti qui rimandare alle puntuali considerazioni di E.A. MEYER, Recensione in AJA 120.3 (1999), pp. 460-464 (spec. 462), alle puntualizzazioni di F. LEFVRE, Recensione in Topoi 8.1 (1998), pp. 325-326, pur convinto in linea generale che les dclarations restent de pure intention et confrent du prestige plus quune efficace protection (325; ma vd. ibid.: une forme de ralisation concrte est toujours escompte), al rilievo di alcuni degli aspetti giuridici dellistituto di K. BRINGMANN, Recensione in GGA 252 (2000), pp. 26-38 (di cui peraltro non si condividono alcune delle considerazioni), alle conclusioni di TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., p. 229 (vd. per infra), alle considerazioni di DIGNAS, Economy cit., p. 291 circa lopportunit di un approccio che treats the term asylia as synthesizing a multi-levelled privileged status, alle note, comunque discutibili, di A. LINTOTT, Sula - Reprisal by Seizure in Greek Inter-Community Relations, CQ 54.2 (2004), spec. pp. 351-353 (through grants of asulia are comparatively well attested in epigraphy, they remain exception to the norm. It was this

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pregresse dalla nota vicenda dellindagine sugli asili greci promossa da Roma nel 22/23 d.C. (sulla quale peraltro molto si speculato), resta innegabile il dato di fondo e costante della tutela del diritto a certe possibilit di intervento su beni e persone allinterno di unarea asylos ad opera dei rappresentanti di quellautorit vicina o lontana che ne aveva consapevolmente esercitato o pi o meno tacitamente conservato il riconoscimento39. Il fatto che le autorit civili con competenza territoriale intervenissero sul riconoscimento, di volta in volta promuovendolo nel contesto internazionale, agendo unilateralmente sulla definizione topografica dellarea tutelata, o, infine, avviando azioni di verifica della legittimit (appunto!) dello stato, rientrava precisamente nelle dinamiche della kyrieia ai diversi livelli di cui si diceva, le quali non avevano rapporto alcuno con situazioni genericamente indicate in dottrina come inviolabilit (da qualsivoglia intervento esterno) o neutralit (in caso di guerra), oppure una non meglio precisata esenzione da controllo economico-fiscale (in quanto tale) o simili40. In questa prospettiva, ad esemvery fact that made them, at least in theory, valuable privileges). Ritiene al contrario convincente linterpretazione di Rigsby A. HELLER, Les Btises des Grecs. Conflits et rivalits entre cits dAsie et de Bithynie lpoque romaine (129 a.C. - 235 p.C.), Bordeaux 2006, pp. 165-169, senza peraltro tenere conto del dibattito al riguardo presso i giuristi (vd. nt. seguente). Una posizione in qualche modo intermedia, che coglie la natura protettiva dellasylia in un contesto di grande incertezza e insicurezza militare-politica, ma ne esaurisce le ragioni nel selbstbewuter Elan delle poleis micrasiatiche, presenta M. FLASHAR, Panhellenische Feste und Asyl - Parameter lokaler Identittsstiftung in Klaros und Kolophon [Klaros-Studien III], Klio 81.2 (1999), pp. 412-436. Alla ricerca di onore e prestigio connessa con quella del maggior numero possibile di riconoscimenti pensa anche TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., p. 265. 39 Tac. ann. III 60-63; IV 14,1-2. Sui passi tacitiani e sulle loro implicazioni di ordine giuridico, vd. A. MAFFI, Risposta a Martin Dreher, in R.W. WALLACE - M. GAGARIN (Edd.), Symposion 2001 (Evanston, Illinois, 5.-8. September 2001), Wien 2005, pp. 283-286 (con il precedente DREHER, Rom und die griechische Asyle zur Zeit des Tiberius, ibid., pp. 263-282); per unanalisi nelle diverse prospettive, DERLIEN, Asyl cit., pp. 288-322 (eine eingehende Untersuchung des Berichtes fehlt bisher, cfr. p. 368); vd. anche G.G. BELLONI, Asylia e santuari greci dellAsia Minore al tempo di Tiberio, in M. SORDI (Ed.), I santuari e la guerra, Milano 1984, pp. 164-180. Alla discussione generale sulla situazione rilevata per let tiberiana dai passi in questione gioverebbe comunque il richiamo del passo straboniano sullArtemision di Efeso, XIV 1,23 (vd. nt. seguente), al riguardo giustamente considerato da DIGNAS, Economy cit., p. 289, DERLIEN, Asylia cit., pp. 305, 309 e HELLER, Btises cit., p. 166, nt. 12. 40 Per una rassegna degli interventi dei diversi sovrani a riconoscimento e appoggio di richieste promosse e diffuse da singole poleis nel mondo greco vd. RIGSBY, Asylia cit., passim; per interventi, ripetuti e calibrati, sullestensione di unarea asylos, esemplare il caso di Efeso e del suo Artemision, quale sintetizzato dal passo straboniano menzionato nella nota precedente: avvenuto che i confini della asylia siano stati cambiati molte volte, Alessandro avendoli estesi a uno stadio, Mitridate avendo lanciato una freccia dallangolo del tetto e avendo reputato che avesse di poco superato lo stadio, Antonio avendolo raddoppiato, e compreso con lo stato di asylia una parte della citt (fino a che Augusto non invalid (ekyrsen) a motivo delle conseguenze che quel tipo di protezione areale aveva sullordine pubblico: vd. infra); un commento topografico in H. ENGELMANN, Beitrge zur ephesischen Topographie, ZPE 89 (1991), pp. 293-295. Che la natura dellasylia ellenistica non sia da ricondurre ad una neutralizzazione dellarea in questione sottolinea correttamente K. BURASELIS, Zur Asy-

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pio, non risulta pi contraddittorio il fatto che lArtemision di Amyzon, riconosciuto asylos da Antioco III, fosse retto da un epistates del re41. E neppure pi necessario ricercare il movente dellaspirazione diffusa allasylia negli ambiti sui quali il riconoscimento aveva i suoi effetti di tutela, ovvero le relazioni internazionali, costituite dagli spostamenti di singoli o gruppi per scopi di predazione o di commercio, e le relazioni interne al territorio in cui era collocata larea sacra, fatte di rapporti fra enti e persone di diversa natura giuridica (compresi i re ellenistici e lautorit romana): non un caso che questo approccio comporti la difficolt di ricondurre le varianti geografiche e storiche allunit e ricorra allidea di categorie diverse di asylia42. Il movente per la richiesta, sollecitata da un insieme di circostanze che comportavano precisamente la violazione di quei determinati aspetti che limmunit prevelie als auenpolitischen Instrument in der hellenistischen Welt, in DREHER, Antike Asyl cit., pp. 143-158 (cfr. RIGSBY, Stellungsnahme zum Beitrag von K.B., ibid., p. 159 e BURASELIS, Antwort auf K.J.R., p. 160), tuttavia ritenendo che essa pertenesse allambito delle good relations internazionali, non solo diffuse, ma anche often effective. Vd. anche DIGNAS, Economy cit., p. 290 e infra, nt. 42 e, per la decisa negazione che inter alia lo status di hieros kai asylos corrispondesse alla Neutralitt im Kriege o alla steuerliche und rechtliche Immunitt, vd. TRAULSEN, Sakrale Asyl cit, pp. 228-229. 41 Per la situazione apparentemente contraddittoria di Amyzon, vd. MA, Antiochos cit., pp. 67, 126-127, 157, nt. 177, 298-300, nr. 10 (il caso di Xanto, accomunato dallo studioso, in realt da distinguere: vd. infra). 42 Per il primo aspetto vd. ad esempio DIGNAS, Economy cit., pp. 290-291: the attempt to identify a universally applicable motive for the declarations has proved impossible (salvo naturalmente ricorrere alla soluzione di Rigsby). Per il secondo, vd. la sintesi in BRINGMANN, Recensione cit., p. 32 (ci sarebbero state una asylia fondata sul diritto internazionale, una effetto del riconoscimento del re e, infine, forme miste) e le svariate considerazioni di RIGSBY, Asylia cit., ad esempio pp. 22, 58, 287, 294, 360, 374, circa la distinzione fra asylia personale (ad esempio per gli Artisti Dionisiaci e, in generale, per mercanti) e asylia territoriale (con linevitabile conseguenza che gli Etoli a proposito della seconda avrebbero importato i connotati della prima, p. 374). Alla variet di significati della asylia nelle fonti antiche pensa anche CHANIOTIS, Conflicting Authorities cit., p. 66 (from the inviolability of every sanctuary and the personal inviolability of an individual guaranted by a foreign city, to the prohibition of reprisals agreed upon by the communities, or the inviolability of certain sanctuaries recognized by kings, cities, and confederations), riconoscendo tuttavia che the problem was seen in a different way due to the different structures of power and the different traditions (p. 70). Per la charakteristische Verschmelzung delle diverse forme dellasilo in et ellenistica, vd. DREHER, Das Asyl in den Antike von seien griechischen Ursprngen bis zum christlichen Sptantike, Tyche 11 (1996), pp. 89-93 (con una certa confusione delle categorie) e, sulla medesima linea evolutiva della Einordnung der sakralen Asylie in das staatliche Rechtssystem, TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., pp. 164 ss. (la confluenza nellet ellenistica della categoria dellasylia sacra in quella secolare), 220 ss. (eine eigentmliche Mischform), con la conclusione che i Romani avrebbero conservato das Griechische Asylwesen in jenem Sptstadium, das es damals erreicht hatte: alte sakralrechtliche Anschauungen, berlagert durch zahlreiche skularrechtliche Gewrleistungen teils vlkerrechtlicher, teils innerstaatlicher Art ein unbersichtliches und disparate Ineinander und Durcheinander. In conformit con il suo approccio giuridico, DERLIEN, Asyl cit., p. 38 offre invece la definizione operativa di base di asylia e asylos per let ellenistico-romana: essi In Inschriften seit dem 3. Jh. v.Chr. bezeichnen die Griechische Institution des >Zugriffentzugs< bei Personen, stdtischen Territorien und Heiligtmern. Vd. anche supra, nt. 40.

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deva, riguardava appunto il significato e gli effetti giuridico-giudiziari della asylia, di principio ben stabili al di l di tutte le pratiche di negoziazione e di riconoscimento applicate dalle diverse autorit del mondo ellenistico-romano, le quali attenevano precisamente a mutamenti di status definiti, dagli effetti concreti e spendibili nelle diverse circostanze che ne potevano prevedere lapplicazione43. Come ha rilevato a suo tempo Benedetto Bravo, in un contributo troppo ignorato44, lo status della asylia in epoca ellenistica ci viene indicato con precisione da una delle dichiarazioni di esso, doppiamente significativa perch coinvolge sia un re, che la definisce topograficamente e la promuove per un santuario nella sua capitale (Eumene II per il temenos di Atena Nikephoros a Pergamo) in occasione della panegiria penteterica da lui istituita nel 182 a.C., sia unorganizzazione politica particolarmente attiva negli aspetti della vita internazionale che necessitavano di tutela, la confederazione etolica (con lallora controllata anfizionia delfica)45. Alla richiesta del re di riconoscere lasylia da lui proclamata per il temenos appositamente delimitato (che sarebbe stato assai frequentato in occasione delle panegirie, Etoli compresi), il koinon acconsentiva, aggiungendo la clausola penale che nessuno dovr sottrarre persona alcuna (libera, per renderla schiava: agein), n sequestrare dei beni (rhysiazein, ad alcuno che sia) allinterno dei confini segnati dal re, n effettuare le azioni connesse dellesercitare violenza (apobiazein) e costringere a fornire cauzioni (dieggyun); alla vittima di un tale reato, o a chiunque volesse avviare unazione di recupero di beni e persone (ad esem43 Del tutto condivisibile la considerazione di MA, Antiochos cit., p. 168: Legal statutes were expected to have legal force, even if they were precarious grants from an autocratic master; cfr. DERLIEN, Asyl cit., p. 77. 44 O al massimo citato senza adeguata considerazione (come in TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., ricordato a pp. 165 ss., ma non nella bibliografia generale, pp. 325-330): Suln. Reprsailles et justice prive contre des trangers dans les cits grecques (Etude du vocabulaire et des institutions), ANSP s.III, X.3 (1980), pp. 675-987 (fra cui spec. pp. 748, 780, 792 ss., 803-808, 888, 962 ss.). Esso non menzionato n da Ma, n da Dignas, o Derlien, e in RIGSBY, Asylia cit., trova solo un riferimento accessorio, precisamente in rapporto con quelle considerazioni sul valore giuridico dellistituto che lo studioso non sfrutta nella valutazione dei documenti (p. 32, nt. 9). Allo stesso modo non appare adeguatamente sfruttato lopus classicum PH. GAUTHIER, Symbola. Les trangers et la justice dans les cits grecques, Nancy 1972 (per i santuari e citt consacrate, pp. 226-284). 45 RIGSBY, Asylia cit., pp. 371-377, nrr. 178-179 (edizione aggiornata del decreto anfizionico in LEFVRE, Documents Amphictioniques, CID IV, Paris 2002, pp. 259-261, nr. 107; ivi anche una rassegna dei documenti anfizionico-etolici e una corretta interpretazione delle articolate formulazioni di riconoscimento di asylia a persone e istituzioni da parte del koinon, pp. 85 ss.; cfr. anche ID., LAmphictionie pylo-delphique: histoire et institutions, Paris 1998, pp. 226-229, spec. p. 227, sul ruolo di autorit e di garanzia religiose internazionali dellorganismo). Lo stesso Rigsby, nel commento al decreto etolico riconosceva che A real legal fact is being established, however, in granting a foreigner access to Aetolian courts (p. 374; i corsivi sono miei), peraltro negando fine legal distinctions alla formulazione nel testo (ibid.; cfr. supra, nt. 42); cfr. anche TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., pp. 227-228.

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pio per liberare dalla schiavit un compatriota), si riconosceva il diritto di adire con piena sicurezza le vie legali presso il koinon stesso46. A perfezionare la definizione, il decreto parallelo con cui lAnfizionia delfica riconosceva lasylia in questione, dotandola della sanzione di unautorit religiosa universalmente riconosciuta, aggiungeva che lastensione dallagein dallarea circoscritta doveva aversi sia in tempo di guerra sia in tempo di pace, e non essere interrotta da nessun genere di accusa47. Il medesimo contenuto era previsto per lasylia di una intera citt consacrata, come spiegavano ancora una volta gli Etoli a Teo: lo stato applicato da parte (para) loro prevedeva che nessuno degli Etoli n di quanti risiedevano in Etolia sequestrasse (agein) i Tei o quanti risiedevano a Teo muovendo da nessun luogo, o dei loro beni dalla citt o dalla chora, e offriva la garanzia della tutela legale ad opera dei magistrati del koinon e il diritto per i Tei alle iniziative legali gi riconosciute ai Technitai dionisiaci48. In questa prospettiva viene facile intendere in che cosa consistesse lo statuto di unarea hiera kai asylos nei confronti dellautorit civile con cui si trovava a contatto diretto: esso tutelava i debitori insolventi anche nei confronti del fisco di riferimento (che vi si rifugiassero o che vi risiedessero a vario titolo, permanentemente o temporaneamente), e comunque garantiva
46 RIGSBY, Asylia cit., pp. 371-374, nr. 178, ll. 20-22; per la presenza di Etoli, vd. l. 17 (la previsione di vittoria nelle diverse gare). Essenziale il commento di BRAVO, Suln cit., pp. 748-749, di contro a quello di RIGSBY, Asylia cit., p. 374: I do not think that fine legal distinctions are intended by the several terms. 47 RIGSBY, Asylia cit., pp. 371-374, nr. 179 (= CID IV, nr. 107), ll. 25-26; cfr. P. SANCHEZ, LAmphictionie des Pyles et de Delphes. Recherches sur le rle historique, des origines au IIe sicle de notre re, Stuttgart 2001, pp. 380-383. 48 Vd. RIGSBY, Asylia cit., nr. 132, ll. 8 ss., con il commento di BRAVO, Suln cit., p. 804 e SANCHEZ, Amphictionie cit., pp. 351-354. Chiara era la formulazione di ambito cretese ricostruita nella sua completezza da BRAVO, Suln cit., p. 749 (i testi in RIGSBY, Asylia cit., pp. 297-314, nrr. 136-152): Se alcuni di quelli che attraccano (a Teo) a partire da (la polis cretese autrice del decreto) hanno fatto subire un torto (adiksosin) a un Teio o a un paroikos, sia per unoperazione pubblica, sia per unoperazione privata, contrariamente al decreto relativo allasylia scritto dalla citt (autrice del decreto del momento), sar consentito a un Teio o a un paroikos residente a Teo, una volta venuto nella citt, di prender possesso (epilambanesthai) delle persone e dei beni, se li si sta sequestrando (ei tis ka agi) (secondo RIGSBY, Asylia cit., p. 303, tali espressioni sono unusually elaborate and somewhat redundant). Che lo stato di sequestro sylon, androlpsion fra poleis fosse una pratica giuridica corrente nel mondo ellenistico-romano indicato ad esempio dalle clausole del trattato di pace fra Mileto e Magnesia sul Meandro del 184-180, con il riferimento tois echousin sylon kata Magnetn kata Milesin (Milet I 3, 148, ll. 47-48, con BRAVO, Suln cit., pp. 737 ss.); che esso ponesse problemi ai diversi livelli dellamministrazione delle entit giuridiche e territoriali coinvolte indicato dallappello di Metropolis allautorit romana da cui dipendeva circa loperazione di androlepsion dal loro territorio condotta dagli archontes di Colofone, citt estranea alla provincia, nellultimo quarto del secolo (il testo in ISE III, nr. 178, I, ll. 50 ss., II, l. 7, nellinterpretazione di G.A. LEHMANN, ANDROLHYION Rom und der Menschenfang-Streit zwischen Kolophon und Metropolis, ZPE 144 (2003), spec. pp. 82-86: le obiezioni al riguardo avanzate da HELLER, Btises cit., p. 61, con nt. 8, non sembrano probanti).

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una extraterritorialit giurisdizionale per quanti avessero pendenze e contenzioso con lamministrazione dello stato di volta in volta implicato, o con privati49. Non sembra essere un caso che i meriti giudiziari del gi ricordato sacerdote stratoniceo di Panamara Leon figurino riferiti a un personaggio che si era impegnato per far confermare lo stato di asylia per Zeus e i Panamareis50. Alla luce della definizione dei caratteri dellasylia ellenistica come sopra indicati viene anche meno il fondamento per lidea corrente che i Romani non avessero compreso in che cosa consistesse quel privilegio e non vi avessero visto altro che un mezzo per accogliere i criminali51. La consapevolezza del significato, delle articolazioni giuridiche e delle potenzialit in termini di organizzazione degli spazi dei diversi istituti da parte dei rappresentanti dellautorit romana che li hanno ripresi e praticati appare al contrario evidente dai documenti ufficiali di riconoscimento. Basti qui ricordare la krisis del 193 a.C. con cui il pretore M. Valerio Messalla, i tribuni e il senato riconoscevano a citt e chora di Teo lo statuto di hiera, asylos e aphorologetos da parte del popolo romano, non a caso inserita da Ma nella dia49 Considerazioni puntuali al riguardo si ritrovano nel pur sempre ottimo E. BICKERMAN, Institutions des Sleucides, Paris 1938, pp. 148-156; cfr. anche DIGNAS, Economy cit., pp. 291-292; TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., p. 221 (si tratta della innerstaatliche Asylie) e, per la presenza di evasori fiscali nei luoghi protetti da asylia in et romana, vd. DREHER, Rom cit., p. 266. 50 Per alcune problematiche di fondo circa la giurisdizione nei regni ellenistici (e le molte incertezze, a fronte di studi non sistematici sul materiale relativo al mondo extra-tolemaico) vd. ora MAFFI, Studi sulla giurisdizione nei regni ellenistici, in H.-A. RUPPRECHT (Ed.), Symposion 2003 (Rauischholtzhausen, 30. September - 3. Oktober 2003), Wien 2006, pp. 301-314 (cfr. p. 302, con una rassegna delle diverse competenze giurisdizionali: a) giurisdizione regia; b) giurisdizioni speciali, tra cui particolare attenzione merita la giurisdizione dei templi; c) giurisdizione delle poleis, in particolare relativa ai rapporti fra cittadini di poleis diverse). Per il rapporto tra lattivit di conciliatore di Leon attestata nei due decreti di Kallipolis e dei Laodikeis (supra, nt. 31) e la sua promozione del santuario di Panamara, con la conferma dellasylia, lodata dai Panamareis stessi (I.Stratonikeia 7, ll. 3-6), vd. CHANIOTIS, Watchful eyes cit., pp. 30-31 (alla considerazione dello studioso che it is certain that people came to a widely respected sanctuary in order to solve legal problems, aggiungeremmo lattrazione della protezione che lo stato dellasylia garantiva a chi entrava nel suo perimetro). 51 Le citazioni da E. COLLAS-HEDDELAND, Dune capitale lautre. Pergame, Ephse et le culte imprial provincial, in H. INGLEBERT (Ed.), Idologies et valeurs civiques dans le Monde Romain, Hommage Claude Lepelley, Paris 2002, p. 111. Per lidea che i Romani avessero unaltra concezione dellasilo e male si fossero adattati al sistema ellenistico, fraintendendolo (a misunderstanding) vd. ad esempio DIGNAS, Economy cit., pp. 288-299, Appendix II (con pi di una contraddizione). La convinzione assegna naturalmente pi peso al giudizio tacitiano sulla popolazione di unarea asylos che alla sua indicazione delle categorie ivi raccolte: servitia (peraltro tutelati dalla categoria del phyximon, vd. infra, nt. 57), obaerati, suspecti capitalium criminum (ann. III 60,1; cfr. la fonte di Strabone, XIV 1,23, per lArtemision di Efeso, divenuto per effetto dellasylia dannoso e in mano ai malfattori, blaberon kai epi tois kakourgois). Una decisa difesa della Rechts- und Verwaltungskompetenz dellamministrazione romana esprime giustamente TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., p. 254. Che la preoccupazione circa la presenza di persone colpevoli di un qualche reato in aree protette fosse ben pi antica dimostra efficacemente CHANIOTIS, Conflicting Authorities cit., pp. 65 ss. (per il caso dellArtemision efesino vd. p. 69).

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lettica sul controllo degli spazi imperiali a dimostrazione dellintrusione romana in quelli seleucidici52. Come appare evidente, la condizione dellasylia costituiva una categoria diversa rispetto agli altri statuti via via detenuti per riconoscimento, come le varie forme di esonero dal controllo centrale significate da ateleia, aphorologesia e, per le poleis, autonomia ed eleutheria. Per la sua natura di diritto riconosciuto allesonero da interventi esterni su persone e beni essa finiva col costituire una pre-condizione e un elemento giustificatore di ulteriori iniziative di concessione assunte dalle diverse entit con titolo (concreto o presunto) di effettuarle53. Di diverso e di speciale essa aveva appunto la relazione con un ambito, quello connesso con luoghi di culto, pi facilmente di altri riconoscibile come immune da intervento esterno, la possibilit di definizione fisica dellarea di applicazione indipendentemente dai limiti dellarea di gestione economica del santuario stesso e di quelli amministrativi della citt o comunit ospite del culto54. Questi aspetti erano lelemento cos connotante dal punto di vista giuridico che, quando si voleva estendere
52 MA, Antiochos cit., pp. 356-358, nr. 38, ll. 19-21. A prescindere dalle difficolt di ordine storico al riguardo (cfr. ibid., pp. 101, 265, 358: Teo era allora sotto controllo seleucidico), resta il fatto della ripresa della articolazione dei titoli, quale era stata presentata nei dettagli dal rappresentante del re e della polis (ll. 4-8). 53 Vd. a questultimo riguardo gi RIGSBY, Asylia cit., p. 17: it is common to treat asylia as a metaphor or charade for some others situation: fiscal autonomy, legal autonomy There are circumstancial approaches, none of them universally applicable to the attested recipients. And kings are perfectly capable of granting autonomy, tax freedom etc., under their proper names. Sulla distinzione fra gli statuti indicati, piuttosto che sul loro (parziale) sovrapporsi, vd. MA, Antiochos cit., pp. 172-173. A side-effects closely associated with the title and presumably the reason why the Greeks were so keen on their asylia and tried to present and extend the right by all means pensa DIGNAS, Economy, p. 292. Si interroga sul rapporto fra stato di asylia delle citt anatoliche e concessione romana della libert dopo Apamea MASTROCINQUE, Citt sacre e asylia alla fine della guerra tra Roma e Antioco III, in SORDI, Santuari cit., pp. 143-163 (senza distinzione tecnica tra i diversi istituti di cui qui si tratta), ripreso da J.-L. FERRARY, Rome et les cits grecques dAsie Mineure au IIe sicle, in BRESSON - DESCAT, Cits cit., p. 95 (col 188, quelques faveurs exceptionnelles pouvant tre accordes des cits qui possdaient des sanctuaires prestigieux, jouissant dun privilge dasylie internationalement reconnu). Per la associazione asylia riconosciuta da un re - privilegio fiscale vd. ad esempio A. BRESSON, Ddicace des Xanthiens Antiochos III, in ID. - DESCAT, Cits cit., pp. 228-229 (vd. anche nt. 42). 54 In questa prospettiva si inserisce anche la vicenda della propaganda effettuata da Leon di Stratonicea nella regione caria per la conferma delle pregresse dichiarazioni di asylia per il santuario dello Zeus di Panamara di cui era sacerdote e per i Panamareis (dunque pi documenti di asylia: I. Stratonikeia 7, ll. 3-6, con linterpretazione di MA, Antiochos cit., p. 261), in un contesto in cui la polis non figura che indirettamente (per un modello flessibile di interpretazione dei rapporti tra Stratonicea e i centri religiosi indigeni preesistenti nel contesto della storia generale dellarea e del controllo eminente di Filippo V e di Rodi, vd. VAN BREMEN, Leon cit., passim). Per unestensione dellarea asylos pertinente ad un santuario indipendentemente dai suoi possedimenti offre un riscontro naturalmente Efeso: Artemide, che possedeva estesi territori nella valle del Caistro (vd. supra, ENGELMANN, art. cit.), aveva unarea asylos ben pi ristretta (vd. supra, nt. 32, con I. Ephesos 1520, un cippo di confine del temenos asylon del II sec. a.C.).

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lasylia ad un territorio non intrinsecamente hieros bisognava appunto renderlo tale mediante unoperazione preliminare, la kathierosis, a sua volta ulteriore elemento della catena dei riconoscimenti, il primo, una sorta di grado zero, che per questo andava menzionato nelle dichiarazioni55. In questa prospettiva, il nesso fra centro religioso di tradizione e centro civile amministrativo vicino finiva per diventare nella dinamica generale di sistemazione e organizzazione degli spazi una componente precisamente definita e regolabile sulla base dei princip giuridici generali riconosciuti (e riconoscibili) anche trasversalmente, nella transizione da un sistema di controllo allaltro. Il passaggio allamministrazione romana non comportava un mutamento significativo in quei princip e nella loro applicazione. Ne esempio precisamente la situazione di Sardi (sacra agli dei ma anche, allora, sede di conventus) quale emerge, nonostante le lacune, dal noto dossier composto sul deltographema con cui Cesare il 4 marzo 44 a.C. dietro richiesta della citt regolamentava lasylia e verisimilmente una gamma di titoli giuridici per una serie di santuari urbani ed extraurbani, ancora una volta a quanto sembra interessati dalle pretese fiscali dei publicani e in una situazione generale che prevedeva una liberazione dai fasci e un qualche provvedimento riguardante promagistrati (ll. 67-69: rabdn leuthersen antarchontas), un episodio ritenuto senza confronti per il numero e il tipo di concessioni56. Diversi luoghi di antica tradizione religiosa e gi di status diffe55 Vd. in questo senso ad esempio A. MASTROCINQUE, Manipolazione della storia in et ellenistica: i Seleucidi e Roma, Roma 1983, p. 88, e DERLIEN, Asylia cit., pp. 124-125, 136; per una posizione pi articolata vd. TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., p. 230 con nt. 581. A differenza di BRESSON, Ddicace cit., p. 238 ss. non ritengo che la kathierosis di unarea ne comportasse eo ipso lasylia (a sua volta identificabile nel privilegio fiscale che finiva per lo pi con lesserne la conseguenza; vd. supra, nt. 53). La vicenda di Xanto e di Antioco III, che dopo il 197 la aphierosen alla triade divina del Letoon, a motivo della propria parentela con essa (TAM II, 266), di grande significato per la definizione dei rapporti del sovrano con la citt e il centro di culto simbolo dellidentit licia, ma in termini non semplicemente di ordine economico-fiscale (che sinora non sono esplicitati): vd. anche le considerazioni a riguardo di MA, Antiochos cit., p. 379 (The case of Amyzon [con epistates seleucide dellArtemision locale dichiarato asylon] shows that asylia does not necessarily entail independence) e, per lidea che i material benefits (ovvero esenzioni fiscali, assegnazioni finanziarie, libert, autonomia) fossero simultaneous with, or subsequent to but probably dependent on, grants of asylia, vd. MEYER, Recensione cit., p. 462. 56 Vd. HERRMANN, Rom und die Asylie griechischer Heiligtmer: Eine Urkunde des Dictator Caesar aus Sardeis, Chiron 19 (1989), pp. 137-156 (AE 1989, 684; SEG XXXIX (1989), 1290); RIGSBY, Asylia cit., pp. 433-437, nr. 214 (con integrazione alle ll. 46-50); DIGNAS, Economy cit., pp. 296-298 (296: In many ways unparalleled); N. EHRHARDT, Strategien rmischer Publicani gegenber griechischen Stdten in der Zeit des Republik, in ID. - L.-M. GNTHER (Edd.), Widerstand - Anpassung - Integration: die griechische Staatenwelt und Rom: Festschrift fr Jorgen Deininger zum 65. Geburtstag, Stuttgart 2002, pp. 146-147 (allo studioso si deve il rilievo del rapporto diretto fra contenzioso suscitato dai publicani e mutamento di status di aree determinate originariamente comprese nella lex locationis, sia civiche sia pertinenti a santuari; la mancata conoscenza del contributo ha condizionato le conclusioni di DIGNAS, Sacred revenues cit., pp. 207-224: il comportamento di Roma nei confronti dei centri religiosi in et repubblicana non si riduceva ad una alternanza desultoria, on the part of Roman generals, sol-

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renziati allinterno del territorio della polis la Sardiane per i meriti dellintera comunit nei confronti di Roma si vedevano confermata o lasylia (forse solo lArtemision, sul modello dellomologo efesino), o uno degli statuti di rispetto e di esonero variamente previsti dalla normativa applicata nellAnatolia ellenistico-romana, nel richiamo cesariano i dikaia applicabili ai diversi santuari (ad esempio, per il naos di Atena Niceforo la condizione di phyximos)57. Al di l delle molte incertezze determinate dalla lacunosit del contenuto un dato emerge con relativa evidenza: la consistenza e lefficacia giuridica degli statuti via via attribuiti, la loro pluralit, gradualit, relativit nellambito di sistemi politici complessi e variamente integrati58. Linterlocuzione che essi rappresentavano andava ben oltre la tripolarit di Dignas e la distinzione fra regimi e organizzazioni statuali. Non sorprende allora di ritrovare tra le divinit della Sardiane contemplate dal provvedimento un Apollo che a Peter Herrmann evocava da subito il tenace dio di Kadoas a Pleura59.

diers, and the publicani, fra greed and lack of piety e gifts and offering, p. 208 [in Economy cit., p. 295, giustamente la studiosa rilevava il ruolo avuto nelle violazioni da parte dei publicani dallignorance as to the status of land]; al riguardo dellamministrazione fiscale romana delle province anatoliche vd. anche CAMPANILE, Provincialis molestia. Note su Cicerone proconsole, in Studi Ellenistici XIII (2001), pp. 260-263); vd. anche DERLIEN, Asyl cit., pp. 141-142. Per la citt come hiera tn then vd. L. ROBERT, Hellenica I (1940), pp. 56-59. 57 Per la definizione del modello dellasylia sullo status dellArtemision efesino, vd. ll. 46-47: asylon einai taut dikai kai to ts Ephesias Artemidos estin. Per il riconoscimento epi tois autois dikaiois hoi[s - - -] cfr. l. 61. Con pi di una contraddizione e qualche incertezza, DIGNAS (Economy cit., p. 297) sembra orientata a ritenere che fossero interessati dalla dichiarazione di asylia tutti i luoghi di culto nominati. Scettico era invece RIGSBY (Asylia cit., p. 436), che proponeva, con cautela forse eccessiva, linterpretazione accettata nel testo; vd. anche DERLIEN, Asyl cit., p. 142; per la categoria di phyximos / phygimon / phyktimon, riservata in particolare alla protezione giuridica degli schiavi fuggitivi e la sua connotazione specifica rispetto a quella dellasylia e della hikesia vd. ID., ibid., pp. 136-137 (zufluchtbar) e 142-143, oltre che HERRMANN, Rom cit., pp. 146-147 (nella conclusione che la relazione reciproca nicht recht deutlich wird); vd. anche GAUTHIER, Symbola cit., pp. 228-229 e, sui connotati della hikesia, TRAULSEN, Sakrale Asyl cit., pp. 131-173. 58 Per una corretta valutazione del significato giuridico dellasylia in rapporto ai tempi e ai modi della transizione politico-istituzionale dal regime ellenistico (seleucidico) a quello romano si vedano le considerazioni di M.H. SAYAR a proposito di Mopsuestia di Cilicia in ID. - P. SIEWERT - H. TRAUBER, Asylie-Erklrungen des Sulla und des Lucullus fr das Isis- und Sarapisheiligtum von Mopsuhestia (Ostkilikien), Tyche 9 (1994), pp. 126-130. 59 Rom cit., p. 148; la proposta, avanzata con grande cautela a motivo dello stato del testo e del riferimento geografico nella linea seguente ad un santuario sul monte Tmolo, dal lato opposto della chora di Sardi, si richiamava allunico documento allora noto al riguardo, il documento relativo allepi tn hiern prosodn ricordato sopra, ancora datato al 26/5 a.C. La nuova datazione al II sec. a.C. meglio concorderebbe con linterpretazione del documento cesariano come conferma di statuti preesistenti.

LASSEMBLEA PROVINCIALE DASIA IN ET REPUBBLICANA* DOMITILLA CAMPANILE

Le testimonianze pertinenti al koinn dAsia databili allepoca repubblicana non sono molto numerose e appartengono a una classe di documenti piuttosto omogenea. Una tale situazione, se non interdice lo studio, costringe tuttavia a un notevole sforzo di induzione e a un forte impegno ricostruttivo nel proporre una sintesi; con la consapevolezza dunque del carattere provvisorio dei risultati, tenter qui di utilizzare questi documenti per ricostruire le prime fasi dellistituzione rappresentativa dei Greci dAsia, denominata dai moderni assemblea provinciale. Fra i testi pi antichi consideriamo ora due epistole di Quinto Mucio Scevola, propretore dAsia nel 99, 98 o 97 a.C. In queste lettere, indirizzate alle citt di Sardi ed Efeso, viene menzionata listituzione di giochi penteterici da parte di [tn n t]i filai kriq[ntwn] dmwn te ka [qnn yhfisam]nwn tiqnai qum[e]likou \ j k[a] [gumnikou \ j g]naj pentaethri[kou \ j]1. A Olimpia lo stesso Scevola viene onorato con una statua da parte di [O n ti 'Asai dmoi ka ta \ qnh ka o kat' ndra kekrimnoi n ti prj `R]wmao[uj] filai ka [tn llwn `Ellnwn o metcei]n lmenoi tj [g]omn[hj pentaethrdoj tn Sw]thrwn ka Moukiewn2. Pi o meno in questo periodo, tra il governatorato di Scevola e la prima guerra mitridatica,
* un piacere poter qui ringraziare gli organizzatori del Convegno e quanti sono intervenuti con suggerimenti e rilievi a questa relazione, tra i quali in particolare il prof. Paolo Desideri. 1 OGIS, nr. 437, IA: lettera alla bul e al demos di Sardi e II B: lettera alla bul e al demos di Efeso; cfr. R.K. SHERK, Roman Documents from the Greek East. Senatus consulta and Epistulae of the Age of Augustus, Baltimore 1969, nr. 47; vedi per K.J. RIGSBY, Provincia Asia, TAPhA 118 (1998), pp. 123-153, part. 141-149. Ancora utile J. DEININGER, Die Provinziallandtage der rmischen Kaiserzeit von Augustus bis zum Ende des dritten Jahrhunderts n.Chr., Mnchen 1965, part. 15; A.N. SHERWIN-WHITE, Roman Foreign Policy in the East. 168 B.C. to A.D. 1, London 1984, part. 236-238; importante J.-L. FERRARY, Rome et la gographie de lhellnisme: rflexions sur hellnes et panhellnes dans les inscriptions dpoque romaine, in O. SALOMIES (ed.), The Greek East in the Roman Context. Proceedings of a Colloquium organised by the Finnish Institute at Athens May 21 and 22, 1999, Helsinki 2001, pp. 19-35. Sulla datazione della propretura dAsia di Scevola vd. ora J.-L. FERRARY, Les gouverneurs des provinces romaines dAsie Mineure (Asie et Cilicie), depuis lorganisation de la province dAsie jusqu la premire guerre de Mithridate (126-88 a.C.), Chiron 30 (2000), pp. 161-193. Per la correttezza delle integrazioni vd. qui nota 3. 2 OGIS, nr. 439.

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lo stesso consesso dedica una statua in onore di Erostrato figlio di Dorcalione, verosimilmente un cittadino di Poimanenon3. Questo documento assai interessante: lassemblea si definisce nelle prime linee come O n ti 'Asai dmoi ka ta \ qnh ka o kat' ndra kekrimnoi n ti prj `Rwmaouj filai ka tn llwn o erhmnoi metcein tn Swthrwn ka Moukiewn, ma nella motivazione degli onori a Erostrato si ricordano le benemerenze di questultimo nei confronti degli affari comuni del sinedrio: toj koinoj to sunedrou prgmasin (ll. 11-12). Possiamo allora escludere, credo, che in questo momento, ovvero in unepoca anteriore alla prima guerra mitridatica, lassemblea dAsia fosse gi denominata koinn, mentre possibile constatare luso del termine sundrion. La presenza del vocabolo koinn in documenti cronologicamente successivi aveva invece ispirato una serie di conclusioni solo apparentemente corrette. La questione delluso e dellalternanza delle due espressioni di autodefinizione dellassemblea provinciale dAsia espressioni che potremmo chiamare luna (quella del tipo o n ti 'Asai dmoi ka ta \ qnh) a forma analitica ed estesa con lindicazione delle sue parti costitutive, laltra sintetica aveva infatti indotto alcuni studiosi a valorizzare le attestazioni nella documentazione epigrafica della forma estesa per le testimonianze relative ai primi anni del I secolo a.C. e a ritenere che proprio queste indicazione di o n ti 'Asai dmoi ka ta \ qnh qualificassero un organismo non ancora del tutto organizzato e non strutturato stabilmente. Cos, si concludeva, non si sarebbe autorizzati a considerare questa realt come una vera e propria assemblea provinciale ma solo come una sua anticipazione embrionale; levoluzione in koinn e una sua forma compiutamente strutturata daterebbero solo agli anni trenta del I secolo a.C.4 Il problema in s era correttamente impostato, ma un nuovo documento proveniente da Afrodisia di Caria ha chiarito questo e altri punti. Nel decreto di Afrodisia i presidenti ed il segretario (predroi ka gramatej) del koinn onorano due fratelli, Dionisio e Ierocle, figli di Giasone figlio di Scimno, di Afrodisia5; in uno dei momenti di massima difficolt della provincia oppressa dai pubblicani Dionisio e Ierocle sono stati scelti e inviati dal
3 F.-M. KAUFMANN - J. STAUBER, Poimanenon bei Eski Manyas? Zeugnisse und Lokalisierung einer kaum bekannten Stadt, in Studien zum antiken Kleinasien II, Bonn 1992, pp. 43-85, nr. 1, part. 58-60; DEININGER, Die Provinziallandtage..., p. 15; FERRARY, Rome..., p. 26. Questa iscrizione ha permesso di integrare correttamente OGIS, nr. 437 e OGIS, nr. 439 nelle parti relative alla menzione dei dedicanti. 4 Discussione e bibliografia in M.D. CAMPANILE, I Sacerdoti del koinn dAsia (I sec. a.C.-III sec. d.C.). Contributo allo studio della romanizzazione delle lites provinciali nellOriente greco, Pisa 1994, p. 14. 5 TH. DREW-BEAR, Deux dcrets hellnistiques dAsie Mineure, BCH 96 (1972), pp. 435-471, part. 443-471; J. REYNOLDS, Aphrodisias and Rome, London 1982, nr. 5, pp. 26-32. In lingua italiana il nome della citt caria sarebbe forse da indicare pi giustamente come Afrodisiade.

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koinn a Roma perch intervenissero presso il senato e i magistrati su questa grave questione. Dionisio e Ierocle sono ritornati in Asia dopo aver svolto con successo la missione e il koinn ha decretato che fossero ufficialmente encomiati, fossero incoronati con una corona doro e nel luogo da essi prescelto fossero elevate statue in bronzo con liscrizione o n t 'Asv dmoi ka ta \ qnh tmhsan Dionsion ka `Ierokln [tou \ j 'Isono]j to Skmnou katorqwsamnouj ta \ m<g>ista retj [[enek]] neken. Il decreto prodotto dal koinn, che compare come tale (koinn tn `Ellnwn / koinn tn p tj 'Asaj `Ellnwn) ben quattro volte (ll. 4, 21, 22, 24), mentre il testo da incidere sulle basi delle statue onorifiche di Dionisio e Ierocle avrebbe dovuto recare la menzione di o n t 'Asv dmoi ka ta \ qnh. Se al contrario di quanto avvenuto possedessimo non il testo integrale del decreto ma solo liscrizione su una statua di Dionisio e Ierocle, saremmo stati autorizzati a credere che i fatti si fossero svolti in unepoca anteriore allesistenza di un koinn gi strutturato, anteriore anche alla stessa definizione di koinn per lassemblea provinciale dAsia6. In effetti le nostre conclusioni devono essere differenti; la presentazione in forma estesa ed analitica o sintetica determinata solamente dal contesto: nelle iscrizioni onorifiche prodotte dallassemblea provinciale dAsia questa si autodefinisce attraverso lenumerazione dei suoi elementi costitutivi, mentre nei decreti ufficiali si denomina come koinn tn `Ellnwn / koinn tn p tj 'Asaj `Ellnwn. Questo decreto, che offre un notevole squarcio sulla situazione della provincia stremata dalle misure punitive imposte da Silla dopo la fine della guerra mitridatica e dallintollerabile pressione fiscale, deve essere datato, inoltre, tra gli anni 80 ed il 71 a.C. circa7. A questo punto occorre aggiungere alcuni passaggi. Come ricordato sopra, possiamo escludere che in epoca anteriore alla prima guerra mitridatica lassemblea provinciale pur gi ben strutturata come appena concluso sopra fosse denominata koinn. La sua denominazione, generica o specifica che fosse, era infatti sundrion. Il decreto di Afrodisia mostra invece come tra gli anni 80 ed il 71 a.C. lassemblea provinciale dAsia avesse assunto il nome che sar poi quello definitivo di koinn tn `Ellnwn / koinn tn p tj 'Asaj `Ellnwn. dunque proprio in questi anni che possiamo notare un mutamento di denominazione, quale che ne sia stata la causa precisa, ma il suggerimento di avvertire in questa modifica una suggestion provinciale ratifie par les autorits romaines mi sembra di indubbio valore e ben condivisibile, cos come la proposta di attribuire a Lucullo
DREW-BEAR, Deux dcrets..., pp. 465-466. DREW-BEAR, Deux dcrets..., pp. 469-471; J. e L. ROBERT, Bull. pigr. 1973, nr. 398; SHERWINWHITE, Roman..., p. 249; da ultimo vd. FERRARY, Rome..., p. 26.
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un ruolo di primo piano nella vicenda8. Se difficile individuare un motivo preciso del mutamento, credo per lecito collegare una tale esigenza con le vicende di quegli anni burrascosi e con la guerra mitridatica, guerra che attravers e segn la provincia dAsia. quindi opportuno domandarsi se ed in quale misura lassemblea provinciale abbia preso posizione durante il conflitto, quale spazio sia riuscita a conservarsi durante legemonia e il controllo del territorio da parte del re pontico, quali benemerenze o al contrario quali giustificazioni i suoi rappresentanti siano stati in grado, infine, di produrre a Efeso di fronte a Silla. Sappiamo, infatti, che nellinverno dell85/84 a.C., a conclusione della prima guerra contro Mitridate, appunto a Efeso Silla aveva convocato i maggiorenti delle citt dAsia per una sorta di resa dei conti9. Sono consapevole del carattere fortemente ricostruttivo di queste ipotesi data la povert della documentazione relativa, e pur tuttavia mi pare ragionevole stimare che il comportamento dellassemblea provinciale non dovette sembrare del tutto inaccettabile ai Romani, almeno non cos inaccettabile da provocare lo scioglimento dellorganismo e la condanna dei suoi rappresentanti. Che unistituzione il cui scopo consisteva nel culto della dea Roma e del Senato, nel decretare onori ai provinciali che avessero ben meritato, nel celebrare i magistrati romani e istituire giochi loro dedicati10 si fosse volta al nemico di Roma senza incontrare resistenze al proprio interno mi sembrerebbe piuttosto difficile, soprattutto se consideriamo che alcuni alti espo8 FERRARY, Rome..., p. 29. Utile ID., Le cration de la province dAsie et la prsence italienne en Asie Mineure, in C. MLLER - C. HASENHOR (eds.), Les Italiens dans le monde grec IIe sicle av. J.-C. - Ier sicle ap. J.-C. Circulation, activits, integration, Paris 2002, pp. 133-146. 9 App., Mithr., 253-260 (62), con il commento di P. GOUKOWSKY: Appien, Histoire romaine. Tome VII. Livre XII. La guerre de Mithridate, Paris 2001, si veda anche la Notice, alle pp. vii-clxxxiv; Granio Liciniano (35, 82 Criniti). Su ci vd. da ultimo D. CAMPANILE, Linfanzia della provincia dAsia: lorigine dei conventus iuridici nella provincia, in C. BEARZOT - F. LANDUCCI - G. ZECCHINI (a cura di), Gli stati territoriali nel mondo antico, Contributi di Storia Antica. 1, Milano 2003, pp. 271-288. Su alcune citt che nella prima guerra mitridatica si erano schierate a fianco dei Romani vd. M.D. CAMPANILE, Citt dAsia Minore tra Mitridate e Roma, in B. VIRGILIO (a cura di), Studi Ellenistici VIII, Pisa 1996, pp. 145-173; per la questione delle cause delladesione a Mitridate vd. ora J. THORNTON, Misos Rhomaion o phobos Mithridatou? Echi storiografici di un dibattito diplomatico, MedAnt 1/1 (1998), pp. 271-309. Importante P. DESIDERI, Posidonio e la guerra mitridatica, Athenaeum 51 (1973), pp. 329 e 237-269; e ID., Mitridate e Roma, in Storia di Roma, 2.1, Torino 1990, pp. 725-736. 10 Sul culto della dea Roma vd. R. MELLOR, QEA `RWMH. The Worship of the Goddess Roma in the Greek Word, Gttingen 1975; ID., The Goddess Roma, in ANRW, II, 17.2, 1981, pp. 950-1030; C. FAYER, Il culto della Dea Roma, Pescara 1976. Per il culto del senato vd. G. FORNI, Il culto del senato di Roma, in Epigrafia e ordine senatorio, I, Roma 1982, pp. 3-35; A. ERSKINE, Greekness and Uniqueness: the Cult of the Senate in the Greek East, Phoenix 51 (1997), pp. 25-37. Sugli onori cultuali ai magistrati vd. ancora L. ROBERT, Hellenica VI, Paris 1948, p. 38 ss.; G. THRIAULT, Rmarques sur le culte des magistrats romains en Orient, CEA 37 (2001), pp. 85-95. Importante DEININGER, Die Provinziallandtage..., p. 15.

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nenti dellassemblea provinciale dovevano aver fruttuosi contatti, se non veri e propri legami, con le massime autorit romane. Se accettiamo questa ipotesi diventa allora possibile inserire le modificazioni dellassemblea provinciale modificazioni tra le quali lintroduzione di una nuova denominazione fu forse una tra le espressioni pi appariscenti allinterno di un quadro coerente. Il processo di riorganizzazione della provincia, iniziato da Silla11, continu e fu perfezionato da Lucullo, di cui ben conosciamo il positivo impegno nei confronti dei provinciali12. Credo che i graduali cambiamenti di cui fu protagonista lassemblea provinciale debbano essere inquadrati tra le misure miranti alla riorganizzazione e alla maggiore funzionalizzazione delle strutture esistenti non ostili a Roma. Guadagnarsi settori importanti delle lites della provincia, assimilare e valorizzare fenomeni esterni purch riconvertibili al lealismo e al consenso verso il potere centrale ha sempre rappresentato un aspetto essenziale della complessa politica di Roma, e a questo proposito mi sembra suggestivo il richiamo di E.W. Gray, che evoca come lopen conspiracy tra Romani e alcuni esponenti delle aristocrazie locali trovasse proprio in questepoca legami comuni e un comune terreno13. Non credo, per, che i mutamenti si siano limitati alla nuova denominazione, penso invece che le modifiche abbiano gradualmente inciso anche sulle funzioni dellassemblea provinciale e sulla sua struttura gerarchica. Appartiene agli anni 51/50 a.C. un documento di estremo interesse a questo riguardo. Liscrizione, troppo frammentaria per consentire una piena comprensione del contenuto, consiste nellepistola di un magistrato romano indirizzata allassemblea provinciale dAsia ed alle nove citt della provincia allora sedi di conventus14. Una serie di elementi inducono a datare lepistola
11 La riorganizzazione sillana divenne per molte citt dAsia il termine di datazione (ra), vd. W. LESCHHORN, Antike ren. Zeitrechnung, Politik und Geschichte im Schwarzmeerraum und in Kleinasien nrdlich des Tauros, Stuttgart 1993, p. 228 ss. Per le riforme fiscali di Silla in Asia vd. D. MAGIE, Roman Rule in Asia Minor to the End of the Third Century after Christ, Princeton 1950, pp. 1116-1121; P.A. BRUNT, Sulla and the Asian Publicans, in Roman Imperial Themes, Oxford 19982, pp. 1-8. Per la divisione sillana dellAsia in 44 regiones (Cassiod., Chron., 484 a.u.c. 670) vd. anche Cic., pro Flacco, 14, 32. Questa discriptio costituiva una divisione, ulteriore e temporanea, dei distretti giudiziari gi esistenti ed era motivata dalle straordinarie condizioni in cui versava la provincia. Importanti rilievi sulla lex data sillana in FERRARY, Rome..., pp. 28-29. 12 Fonti e discussioni in M.D. CAMPANILE, Il mondo greco verso lintegrazione politica nellimpero, in I Greci. Storia, Cultura, Arte, Societ. II: Una Storia Greca. 3: Trasformazioni, Torino 1998, pp. 839856; su Lucullo continuatore di Silla vd. ora FERRARY, Rome..., p. 29. Utile B. VIRGILIO, Gli Attalidi di Pergamo. Fama, eredit, memoria, Pisa 1993, p. 71 ss. 13 Ancora da leggere la sua recensione a Magie: E.W. GRAY, Rec. a D. Magie, Roman Rule in Asia Minor to the End of the Third Century after Christ, Princeton 1950, JRS 42 (1952), pp. 121-125, cit. da p. 123. 14 SHERK, Roman..., nr. 52. Le copie dellepistola provengono da Mileto in the bouleuterion e da

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nel 51/50 a.C. e ad attribuirla al governatore dAsia dellepoca, Q. Minucius Thermus15. Nel documento notevole che tra i destinatari della missiva sia indicato in primo luogo il koinn dAsia, al quale seguono poi le citt sede di distretti giudiziari16: siamo in presenza di un sistema di comunicazione integrato dal centro della provincia alla periferia, un sistema, inoltre, che non uninnovazione del governatore, perch Quinto Minucio Thermo utilizza con naturalezza lassemblea provinciale dAsia e le citt come vettori e diffusori del suo messaggio e dei suoi eventuali ordini (messaggio e ordini a noi quasi ignoti a causa dello stato frammentario del documento) e non giustifica una tale procedura, giustificazione che invece fornisce per la scelta di scrivere in greco17. *** Nel gi ricordato decreto di Afrodisia Dionisio e Ierocle venivano onorati dal koinn dAsia perch avevano svolto con successo presso il senato romano e i magistrati unimportante missione affidata loro dallo stesso koinn, missione relativa al bene comune della provincia. Qui nellepistola di Quinto Minucio Thermo il governatore individua il koinn dAsia come interlocutore privilegiato cui rivolgersi su problemi comuni alla provincia: come si pu notare si tratta di funzioni diverse dallorganizzare giochi e celebrazioni in onore delle autorit romane, ma ovviamente non dobbiamo credere che tali compiti siano stati sottratti alle competenze dellassemblea provinciale, anzi, proprio queste attivit rappresenteranno una costante nella lunga storia del koinn dAsia. Il numero delle feste solenni (koina \ 'Asaj)18 in onore degli imperatori, promosse dallassemblea provinciale e finanziate dai
Priene in the middle room of the North Hall of the agora. Vd. ora P. HERRMANN (ed.), Inschriften von Milet, VI,1. A. Inschriften n. 187-406, Berlin 1997, nr. 3, pp. 155-156. 15 Vd. P. HERRMANN (ed.), Inschriften..., pp. 155-156; R. MERKELBACH, L. Antonius, gladiator Asiaticus, und der Brief des Q. Minucius Thermus an die Dizesen von Asia, EA 25 (1995), pp. 73-76. Diversamente F. CANALI DE ROSSI, Tre epistole di magistrati romani a citt dAsia, EA 32 (2000), pp. 163-181, part. 164-172, il quale ritiene che lautore dellepistola, documento da datare nel 51 a.C. prima della partenza di Cicerone per la Cilicia (pp. 169 e 172), sia da identificare con Pompeo. Su Q. Minucio Thermo vd. ora T. COREY BRENNAN, The Praetorship in the Roman Republic, II, Oxford, 2000, pp. 568-569; J.-L. FERRARY, Les inscriptions du sanctuaire de Claros en lhonneur des Romains, BCH 124/1 (2000), pp. 331-376, part. 349. 16 SHERK, Roman..., nr. 52, pp. 272-276: linn. 43-53: prj te t koinn tn `Ellnwn ggrafa. 17 Ho argomentato tutto questo in D. CAMPANILE, I distretti giudiziari dAsia e la data distituzione del distretto ellespontico, in U. LAFFI - F. PRONTERA - B. VIRGILIO (a cura di), Artissimum memoriae vinculum. Scritti di geografia storica e di antichit in ricordo di Gioia Conta, Firenze 2004, pp. 129-142. 18 Sui quali vd. ancora L. MORETTI, Koina \ 'Asaj, in ID., Tra epigrafia e storia. Scritti scelti e annotati, Roma 1990, pp. 141-154 (ed. or. 1954) e p. 266. Importante B. BURRELL, Neokoroi: Greek Cities and Roman Emperors, Leiden 2004; ora J.-Y. STRASSER, Sur une inscription rhodienne pour un hraut sacr (Suppl. Epig. Rh. 67), Klio 86 (2004), pp. 141-164.

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suoi supremi dignitari, crescer in modo costante e tali celebrazioni diventeranno uno dei massimi momenti di aggregazione e di espressione del koinn. In effetti, per, se il koinn ha acquisito lulteriore funzione di istanza intermedia tra il governatore della provincia e le citt dAsia sede di distretto giudiziario, se cos appare riconosciuto in un documento ufficiale della fine degli anni 50 a.C., se tale funzione risulta gradita alle citt, tutto ci mi sembra una sostanziale valorizzazione delle potenzialit a favore del potere romano dellassemblea provinciale. Lintuizione di tali potenzialit mi pare, anzi, unacquisizione notevole e lungimirante, anche perch conviene anticiparlo subito il koinn cominci gi in questo momento, come mostra bene il decreto di Afrodisia, a sviluppare una forma di tutela degli interessi dei provinciali e di pressione nei confronti delle autorit romane pi efficaci di quanto non avrebbero potuto permettersi le singole citt. La scelta da parte del governatore di rivolgersi al koinn dAsia e alle citt sede di distretto giudiziario costituiva gi mi pare utile notarlo il frutto di una selezione precisa mirante alla maggiore semplificazione possibile della comunicazione tra potere romano nella provincia da un lato e tutte le citt nella provincia dallaltro. A mio parere possibile procedere oltre. Nei documenti prodotti dal koinn anteriori alla prima guerra mitridatica, come pure nel decreto di Afrodisia, non compare il titolo preciso di colui che presiedeva lassemblea provinciale. Se ci potrebbe pur con difficolt essere giustificabile e se ne potrebbe in qualche modo spiegare lassenza richiamandosi alla tipologia di alcuni documenti e alle rispettive intestazioni19, resta ancora da comprendere il motivo per cui nel decreto di Afrodisia compaia al plurale la dizione generica di predroi. Sottolineo nei documenti prodotti dal koinn, perch non rientrano in questa discussione i documenti indirizzati al koinn dalle autorit romane, come la lettera di Quinto Minucio Thermo del 51/50 a.C. o le epistole imperiali, ove il destinatario identificato semplicemente con lassemblea provinciale e non con i suoi supremi dignitari20. Se dunque ancora nel decreto di Afrodisia compare s un segretario del koinn (grama19 Come per i casi della denominazione a forma analitica ed estesa, che ritroviamo ancora nella statua dedicata dal koinn a Giulio Cesare nel 48 a.C. a Efeso, IvEph, nr. 251; vd. FERRARY, Rome..., p. 22. 20 Vd. per esempio, L. ROBERT, Sur des inscriptions dEphse. VI. Lettres impriales Ephse, RPh 41 (1967), pp. 44-64 (= Opera minora selecta, V, Amsterdam, 1989, pp. 384-404) e C.P. JONES, Imperial Letters at Ephesos, EA 33 (2001), pp. 39-44. Possiamo rammentare, per esempio, lepistola di Antonino Pio relativa a privilegi, esenzioni e immunit per grammatiko, sofista, torej indirizzata t koin tj 'Asaj: Dig., 27,1,6,2; su ci importante ora U. LAFFI, Liscrizione di Efeso in onore di insegnanti, sofisti, medici (I. Ephesos, 4101), in B. VIRGILIO (a cura di), Studi Ellenistici XIX, Pisa 2006, pp. 453-522.

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tej) e non un presidente ma pi predroi, si deve considerare la possibilit che sino a quellepoca lassemblea provinciale non prevedesse una figura unica al suo vertice. Desidererei suggerire invece che per quanto riguarda lassemblea provinciale dAsia, anche la struttura gerarchica a noi nota da una documentazione ricchissima per let imperiale possa essere il frutto di uno sviluppo degli anni successivi alla prima guerra mitridatica e non costituire un elemento originario dellorganismo. Che le autorit romane e i membri pi autorevoli del koinn dAsia abbiano convenuto anche sullutilit per lassemblea di scegliere un magistrato supremo unico mi pare ipotesi ragionevole, soprattutto se riflettiamo sullaccrescimento dei compiti dellassemblea stessa e sul nuovo ruolo di mediazione da questa assunto tra citt e governatore della provincia e quindi sullimportanza politica della medesima. La struttura cos funzionalizzata eviterei di proposito di impiegare lespressione riformata perch le maggiori attivit e competenze arricchiscono e valorizzano questo organismo senza modificarne le funzioni originali doveva dotarsi di una carica unica per favorire in modo coerente, incisivo e soprattutto utile per la provincia e affidabile per il potere romano le nuove iniziative ed da unepoca successiva agli anni 80-70 a.C. che incontriamo le prime attestazioni della dignit di asiarca, la massima autorit del koinn dAsia. Cos come le accresciute competenze e le aumentate possibilit di iniziativa, anche la figura dellasiarca del koinn dAsia fu probabilmente lesito di contatti e di accordi tra alti esponenti della struttura e il governo romano. Le notizie che possediamo sui personaggi che ricoprirono la carica di asiarca in questepoca sono piuttosto interessanti e, per un caso singolarmente fortunato, siamo in grado di apprezzare a pieno il loro valore. La nostra fonte, Strabone, ci informa di aver abitato a Nisa quando seguiva le lezioni di grammatica e di retorica del suo maestro Aristodemo; quindi possibile che Strabone stesso, giovanissimo, abbia conosciuto personalmente Pitodoro21; in ogni caso il Geografo descrivendo la citt di Tralle ricorda che22 ben popolata quantaltre mai citt dAsia da uomini facoltosi e di volta in volta alcuni dei suoi abitanti tengono i primi posti nella provincia e sono chiamati asiarchi. Pitodoro era uno di questi, originario di Nisa ma si trasfer qua a causa della rinomanza (della citt) e si distinse con pochi nellamicizia con Pompeo. Era venuto in possesso di possedimenti regi superiori a duemila talenti che, venduti dal divo Cesare a motivo della sua amicizia
Strab., 14,1,48: soggiorno a Nisa di Caria per frequentare le lezioni di Aristodemo. Strab., 14,1,42. Su Pitodoro e la sua famiglia vd. da ultimo D. CAMPANILE, Cheremone, Pitodoro, Pitodoride, in Scritti in onore di Mario Mazza, cds.
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con Pompeo, pot riscattare e lasciare invariati ai figli. Sua figlia Pitodoride attuale regina del Ponto, della quale abbiamo gi trattato. Asiarca, ricchissimo proprietario terriero, amico di Pompeo, questi gli elementi che caratterizzano Pitodoro. La rovina di Pompeo determin anche quella temporanea di Pitodoro: lamicizia con Pompeo cost infatti a Pitodoro la confisca e messa allasta delle sue propriet da parte di Giulio Cesare, ma Strabone ci rassicura che la perdita non fu definitiva; Pitodoro riusc a riscattare i suoi beni e a lasciarli non inferiori, quindi forse addirittura ancora accresciuti, ai figli. I possedimenti regi osa basilik di Pitodoro dovevano poi consistere di terre o di un altro tipo di propriet regia e le sostanze familiari, gi considerevoli, avevano raggiunto dunque un livello straordinario. possibile che almeno una parte delle propriet che Pitodoro aveva ricevuto da Pompeo fosse collocata nelle zone riorganizzate recentemente dal Romano, come possibile che una parte potesse derivare da confische effettuate dallo stesso Pompeo a un regolo o dinasta locale23. Pitodoro era per anche il nipote di Cheremone di Nisa, forte sostenitore della parte romana, il quale in un momento di estrema difficolt durante la prima guerra mitridatica aveva fornito allesercito del governatore Gaio Cassio vettovaglie essenziali provenienti da sue terre o acquistate per loccorrenza24. Passiamo al secondo personaggio. Poco dopo la caratterizzazione di Pitodoro, nella descrizione di Milasa Strabone rievoca le vicende di Eutidemo: le grandi ricchezze e la fama, ereditate dagli antenati, unite alla capacit oratoria lo avevano reso grande non solo in patria ma lo avevano fatto stimare degno nella provincia dAsia tj prthj timj. Il confronto con lanaloga espressione utilizzata poco prima da Strabone per Pitodoro permette di capire che la prth tim sia da intendere proprio come la dignit dellasiarchia25. Eutidemo di Milasa diventerebbe dunque il secondo asiarca noto per il I secolo a.C., insieme, appunto, a Pitodoro; i due rappresenterebbero per ora gli unici presidenti del koinn dAsia noti per let repubblicana. Eutidemo fu attivo intorno alla met del I secolo a.C., e con lui, come ha mostrato Habicht26, nel 51 a.C. si incontr Cicerone a Efeso (Cic., ad Fam., 13,56); quindi possibile che fosse pi o meno coetaneo di Pitodoro di Tralle, ma resta difficile stabilire una eventuale priorit nellesercizio dellasiarchia. I due personaggi, entrambi provenienti da illustri casate e forniti di grandi patrimoni, potevano onorevolmente ricoprire tale funzione.
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Su ci vd. CAMPANILE, Cheremone... SIG3, nr. 741, II, anche in SHERK, Roman..., nr. 48. M.D. CAMPANILE, Un nuovo asiarca da Milasa, ZPE 119 (1997), pp. 243-244. CH. HABICHT, Zur Personenkunde des griechisch-rmischen Altertums, BASP 21 (1984), pp.

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Ricchezza, fama, cultura, capacit oratorie sembrano essere requisiti di chi ambisse alla carica di asiarca, ma chiaro soprattutto, valutando gli scopi e le nuove ragioni dellesistenza stessa dellassemblea provinciale, che requisito primo doveva essere la fedelt verso i nuovi signori meglio se dimostrabile da generazioni e relazioni con le pi alte autorit romane; come abbiamo gi notato, tutto ci non faceva difetto a Pitodoro e a Eutidemo. Una figura unica che fosse il responsabile degli atti del koinn e allo stesso tempo un interlocutore sicuro poteva guidare meglio la nuova struttura; dobbiamo a questo punto ricordare ancora come, alla fine della prima guerra mitridatica, il comportamento di molte tra le citt della provincia dAsia che, insofferenti nei confronti degli abusi e della rapacit dei Romani, erano passate dalla parte del re pontico, fosse stato percepito dai Romani come un tradimento. Secondo la ricostruzione del vincitore Silla, anzi, proprio i notabili delle citt dAsia, approfittando dellimpegno dei Romani nella guerra sociale, avevano chiamato Mitridate, avevano collaborato con lui, e si erano resi colpevoli della morte di Romani e Italici. Il sentimento di essere stati traditi dagli strati superiori delle popolazioni delle citt asiatiche, qui forte, apprezzabile anche in altri testi27. Mi sembra a questo punto piuttosto comprensibile la necessit che lorganismo rappresentativo delle comunit dei Greci dAsia fosse presieduto da un individuo preciso che fosse in un certo senso garante della fedelt e del lealismo del koinn della provincia dAsia nei confronti del potere romano e proprio il nuovo ruolo arricchito delle competenze che abbiamo considerato richiedeva una simile figura. Non fu per questo lultimo mutamento vissuto dal koinn dAsia nel suo primo secolo di vita, anzi lassemblea attravers nel 29 a.C. una fase decisiva e, anticipiamolo subito, dallesito straordinariamente fausto. Il culto del vivente princeps nel mondo provinciale romano nacque appunto nella provincia dAsia proprio allora. Nel 29 a.C. Ottaviano, a fronte di richieste di ambasciatori del koinn dAsia e di Bitinia, permise ai Romani residenti in Asia e in Bitinia di erigere un tempio dedicato a Roma e a Giulio Cesare, rispettivamente nelle citt di Efeso e di Nicea. Ai peregrini, ovvero ai Greci dAsia e di Bitinia, Ottaviano concesse invece di innalzare un tempio dedicato a s e alla dea Roma nelle citt di Pergamo e Nicomedia28.
27 App., Mithr., 253-260 (62), discorso di Silla, cfr. qui nota 9. Cic., pro Flacco, 24 (58) e 25 (61), pur con i limiti di costituire lorazione in difesa dellex governatore dAsia, utile per valutare quanto gli ascoltatori potevano condividere ed erano disposti ad accettare. 28 Cass. Dio, 51,20,6-7; cfr. Tac., Ann., 4,37; rilevante anche Nicola Damasceno, FGrHist 90 F 125 1. Il passo di Dione fondamentale per cogliere lorigine del culto imperiale nella provincia dAsia, ma non sono del tutto certa della veridicit delle affermazioni di Cassio Dione sulla contemporaneit dellorigine del culto imperiale in Asia e in Bitinia e sulle forti analogie genetiche; ho qualche dubbio sulla completa attendibilit dello storico bitinico su questi elementi. Disponiamo di cospicue attesta-

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Unanalisi degli avvenimenti del 29 a.C. permette di comprendere la strategia degli inviati greci e la risposta di Ottaviano, che accett un culto dedicato alla propria persona, accettazione vincolata per subito dallimposizione di limiti e concessioni differenziate per Greci e per Romani. Dagli esiti a noi noti dei colloqui possibile ricostruire le premesse e le prime richieste. Incontri informali con Ottaviano avevano preceduto la missione e una riunione solenne dellassemblea provinciale aveva deliberato il contenuto delle richieste da avanzare al nuovo signore, come rivolgersi a lui, cosa accettare29. Se fu concesso30 il culto e un tempio ai Greci dAsia perch, forse, le richieste espresse dagli ambasciatori erano maggiori. Gli ambasciatori del koinn avrebbero probabilmente gradito un culto del vincitore comune a tutti gli abitanti della provincia, peregrini e cittadini romani. Ci avrebbe comportato tra laltro unimmediata maggiore rilevanza del koinn. Ma Ottaviano non desiderava intimorire troppo lItalia e il senato accettando templi, onori, culto, considerazione pi che umana da parte di concittadini romani; tutto questo avrebbe ricordato troppo apertamente comportamenti tipici dello sconfitto Marco Antonio, comportamenti gi sapientemente biasimati e additati allopinione pubblica romana dallaccorta propaganda di Ottaviano e della sua parte; daltra parte non doveva sfuggire il valore, in termini di consenso, lealismo, fedelt e potere, di un culto tributato alla sua persona. La scelta di concessioni differenziate per Greci e per Romani fu dunque lincontro di una strategia complessa, il cui esito fu una soluzione che non
zioni che confermano quanto scrive per lAsia Cassio Dione, mentre non possediamo ancora per la Bitinia elementi contemporanei alle vicende che attestino invece indipendentemente da Cassio Dione una genesi altrettanto antica del culto imperiale. Si potrebbe sospettare da parte dello storico bitinico luso di fonti e tradizioni locali della Bitinia, naturalmente interessate a collocare nel periodo pi alto possibile lorigine del culto imperiale nella regione. Si veda per, su questo luogo di Cassio Dione, C. LETTA, Documenti darchivio e iscrizioni nellopera di Cassio Dione: un sondaggio sulla narrazione fino ad Augusto, in A.M. BIRASCHI - P. DESIDERI - S. RODA - G. ZECCHINI (a cura di), Luso dei documenti nella storiografia antica, Napoli 2003, pp. 595-622, part. 604-605. 29 Un parallelo pu essere individuato nella procedura che ebbe come esito lemanazione dei decreti prodotti in seguito alla proposta del proconsole dAsia Paullo Fabio Massimo di far iniziare lanno civile della provincia nel giorno anniversario del genetliaco dellimperatore Augusto (23 settembre). Vd. U. LAFFI, Le iscrizioni relative allintroduzione nel 9 a.C. del nuovo calendario della provincia dAsia, SCO 16 (1967), pp. 5-98. 30 infatti concedere il verbo utilizzato da Cassio Dione, pitrpein. Discussione e bibliografia in D. CAMPANILE, Ancora sul culto imperiale in Asia, in Atti del convegno internazionale di studi La provincia romana di Asia: istituzioni e politica, Acerenza-Matera, 27-29 settembre 2001, MedAnt 4/2 (2001), pp. 473-488. Importante C.P. JONES, The Panhellenion, Chiron 26 (1996), 29-56, part. 30 e S. MITCHELL, Ethnicity, Acculturation and Empire in Roman and Late Roman Asia Minor, in S. MITCHELL - G. GREATREX (eds.), Ethnicity and Culture in Late Antiquity, London 2000, pp. 117-150, part. 125 e 142.

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avrebbe intimorito il senato o lItalia, avrebbe valorizzato la presenza dei Romani in Asia e soddisfatto la richiesta essenziale degli inviati del koinn31. Con un risultato simile chiaro che il termine di compromesso potrebbe essere troppo riduttivo; le due parti, il vincitore di Azio (con i suoi successori) e i provinciali dAsia godettero infatti a lungo dellistituzione formale di un culto rivolto al signore di Roma, un culto che stabil su basi pi sicure, vitalizz e, in fondo, giustific lesistenza dellassemblea provinciale per almeno quattro secoli. Lesercizio del culto imperiale divenne un motivo essenziale, ma non lunico, della sua esistenza e mise in grado il koinn dAsia di assolvere funzioni vitali quali quella di rafforzare i legami tra la periferia dellimpero e il centro del potere. Il culto imperiale fu per le lites locali una forte possibilit di inserimento nellamministrazione e nel governo imperiale, permise una capillare diffusione del consenso, costitu un freno per le tendenze centrifughe, anche di tipo religioso, convogli ambizioni ed energie che avrebbero potuto rappresentare altrimenti un pericolo per lunit dellimpero. Lassemblea provinciale riusc a sussistere ancora e in modo pi saldo quale istanza intermedia tra le citt della provincia e il governo di Roma e in questa funzione esercitare anche una tutela degli interessi dei provinciali pi incisiva di quanto non avrebbero potuto permettersi le singole citt. quasi inutile, daltra parte, sottolineare la funzionalit di un koinn per la struttura dellimpero romano: basti ricordare che con il tempo assemblee provinciali furono istituite, questa volta proprio per iniziativa del potere centrale, nelle province occidentali. Lunghi anni di incontri, negoziati, cedimenti, accordi, trasformazioni, hanno segnato la storia dellassemblea provinciale dAsia, hanno modificato e arricchito una struttura nata con finalit forse piuttosto modeste ma che racchiudeva potenzialit notevoli e se il mutamento del 29 a.C. non fu lultimo affrontato dal koinn dAsia, fu senzaltro quello pi significativo per la sua storia. Poche parole di conclusione. Solo le strutture inerti non mutano; credo che adattarsi a situazioni contingenti, attraversare tempi terribili e guerre feroci, ottenere risultati tali da garantire una durata secolare al proprio organismo, superare crisi profonde come quella mitridatica e soprattutto il passaggio da un regime ad un altro, dalla res publica al governo di uno solo, senza snaturare la propria essenza, mostri una vitalit piuttosto fuori dal comune e indichi quanto la dirigenza dellassemblea provinciale fosse ben fornita di individui dotati di capacit e lungimiranza invidiabili.

31 Vd. CAMPANILE, Ancora sul culto..., ove ho cercato di descrivere e schematizzare gli eventi del 29 a.C. secondo uno specifico modello ricavato dalle nozioni della teoria dei giochi.

PAOLO E LE CITT DASIA MARTA SORDI

Sono almeno tre le occasioni in cui Paolo percorse o addirittura soggiorn in Asia Minore: la prima immediatamente successiva alla missione a Cipro e allincontro col proconsole Sergio Paolo, che, come vedremo, fu determinante nella scelta dei luoghi di tale missione, e riguard la provincia romana di Galazia, con levangelizzazione di Antiochia di Pisidia, di Listri, di Iconio e di Derbe in Licaonia (Act. Ap. 13,13-14,28); la seconda successiva al cosiddetto concilio di Gerusalemme (15,1-35) e si risolse in un passaggio dalla Siria e dalla Cilicia per confermare le chiese, in una breve sosta in Licaonia a Derbe e a Listri (dove Paolo prese con s Timoteo) e in un passaggio attraverso la Frigia e la Galazia, senza per che fossero toccate la provincia dAsia e la Bitinia: in seguito ad unimposizione divina afferma lautore degli Atti (16,6-7), che da questo momento, con limbarco a Troade per la Macedonia, comincia ad usare il noi, che ne attesta la presenza1. La terza segue di alcuni giorni (18,18) il mancato processo davanti al proconsole Gallione a Corinto: Paolo, dopo aver toccato Efeso ed aver promesso di ritornare, si rec a Cesarea e ad Antiochia di Siria e di l, traversando di nuovo la Galazia e la Frigia per confermare i discepoli (18,23), si rec ad Efeso, dove, dopo aver predicato per tre mesi nella sinagoga (19,8), ed essere poi passato nella scuola di un certo Tiranno, si ferm due anni (19,10). Dopo il tumulto degli argentieri (19,26-40), Paolo che aveva gi progettato di passare per la Macedonia e lAcaia e di recarsi poi a Gerusalemme (19,2122), and in Grecia e in Macedonia dove si ferm tre mesi, pass da Troade, Asso, Mitilene, si ferm qualche giorno a Mileto, dove incontr gli anziani della Chiesa di Efeso (20,17 sgg.) e ripart per Cesarea e Gerusalemme (dove aveva stabilito di arrivare per Pentecoste: 20,16; 21,15) e dove fu arrestato mentre era ancora procuratore Felice (23,24 sgg.). La cronologia di questi avvenimenti pu essere agevolmente stabilita almeno fino al soggiorno a Corinto, grazie al proconsolato a Cipro di Sergio
1 Sulluso del noi in Luca v. da ultimo A. GIOVANNINI, Il contesto culturale dellevangelista Luca, in AA.VV., La cultura storica nei primi due secoli dellimpero romano, edd. L. TROIANI - G. ZECCHINI, Roma 2005, p. 195. Non credo per che si debba cercare in Omero il modello di questo noi.

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Paolo e al proconsolato in Acaia di Giunio Gallione, fratello di Seneca2, oltre che con la data del concilio di Gerusalemme3: si pu cos stabilire che Paolo fu a Cipro e poi in Galazia fra il 46 e il 48, comp il secondo viaggio dopo il concilio di Gerusalemme del 49 giungendo a Corinto quando da poco (Act. Ap. 18,2: prosftwj) vi erano arrivati Aquila e Priscilla (espulsi da Claudio da Roma appunto nel 49)4, e vi rimase un anno e mezzo dagli inizi del 50 allestate del 51, quando fu denunziato a Gallione e ripart per lAsia. La sosta ad Efeso dovette durare dalla fine del 51 alla primavera del 535 e larresto a Gerusalemme dovette avvenire nel periodo di Pentecoste del 54: questa data condizionata dalla durata della procuratela di Felice e dallinterpretazione di Act. Ap. 24,27 (dietaj d plhrwqeshj laben didocon o ` Flix Prkion Fston). Questo biennio stato inteso (ed tuttora inteso da molti) come il periodo che Paolo trascorse in prigione a Cesarea in attesa dellarrivo di Porzio Festo, successore di Felice nel governo della Giudea: ma soggetto della frase Felice e il biennio trascorso riguarda il periodo biennale della sua procuratela, secondo la norma introdotta da Claudio in Giudea6. Felice arriv infatti a Roma prima che il fratello Pallante cadesse in disgrazia nel 55 e solo grazie a lui riusc a salvarsi dalle accuse dei Giudei7. La primavera del 54 lunica data possibile per larresto di Paolo e conferma la cronologia corta che ho proposto: tutta la missione asiatica di Paolo deve essere cos collocata durante il regno di Claudio fra il 47 e il 54, nel periodo della massima fioritura dellAsia Minore8. Dopo aver collocato cronologicamente la predicazione di Paolo in Asia possiamo ora coglierne la dinamica di sviluppo e i particolari.
2 Per la data fra il 46 e il 48 del proconsolato di Sergio Paolo a Cipro, v. E. GABBA, Iscrizioni greche e latine per lo studio della Bibbia, Torino 1958; L. BOFFO, Iscrizioni greche e latine per lo studio della Bibbia, Brescia 1994, pp. 243-244 e n. 4; per il proconsolato in Acaia di Gallione, dallestate del 51 al 1 luglio v. BOFFO, ibid., pp. 247 sgg. 3 Il concilio di Gerusalemme fissato al 49 da S. GIET, Les trois premiers ouvrages de Saint Paul Jrusalem, in RecSR 41 (1953), pp. 321 sgg.; S. MAZZARINO, in G. GIANNELLI - S. MAZZARINO, Trattato di storia romana, Roma 1956, p. 115; M. SORDI, Sui primi rapporti dellautorit romana col Cristianesimo, in StudRom 8 (1960), pp. 393 sgg. (a cui rimando per tutta la cronologia qui seguita degli Atti). 4 Sullespulsione di Giudei da Roma nel 49 v. M. SORDI, Lespulsione degli Ebrei da Roma nel 49, in AA.VV., Coercizione e mobilit umana nel mondo antico, ed. M. SORDI (Contributi dellIstituto di storia antica. 21), Milano 1995, pp. 259 sgg. 5 Per il calcolo, in base alle indicazioni degli Atti v. SORDI, Lespulsione..., p. 493. 6 Cos il LAMBERZ, Porcius Festus, in RE XXII.1 (1953), cc. 224-225; SORDI, Lespulsione..., p. 402 e n. 29; G. RINALDI, Procurator Felix, in RivBibl 39 (1991), pp. 452 sgg. 7 Flav. Jos. A.J. XX 182; Tac. ann. XIII 14. 8 Sulla floridezza della provincia dAsia al tempo di Paolo v. M.F. BASLEZ, Saint Paul, Paris 1991 n. 131; p. 189 sgg. e note p. 360 sgg.

Paolo e le citt dAsia

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Tutto parte, come ho gi detto, dalla visita di Paolo, ancora indicato dagli Atti come Saulo, a Cipro e con lincontro con t nquptJ SergJ PalJ ndr sunet (Act. Ap. 13,6-7) e col mago giudeo con il quale il proconsole si intratteneva. Saulo, che da questo momento viene indicato con il signum Paulus (13,9: Saloj d, o ` ka Paloj) e poi sempre come Paolo, affronta il mago e lo rende cieco (13,12): tte dn o ` nqpatoj t gegonj psteusen, kplhssmenoj p t didac to Kurou. Il proconsole credette: il termine (psteusen) usato da Luca, indica senza possibilit di dubbio la conversione, che coincide con linizio di un rapporto particolarissimo di Paolo col proconsole, che si manifesta innanzitutto col mutamento del nome, che da questo momento viene usato sempre come cognome dallApostolo9, con la fondazione a Roma, gi col figlio del proconsole L. Sergius Paulus filius e poi con la nipote Sergia Paullina, di un collegio funerario domestico che probabilmente una chiesa cristiana10, e con il suggerimento allo stesso Paolo di predicare il vangelo in Galazia, dove i Sergi Paulli avevano da tempo grandi beni nella zona di Antiochia di Pisidia e da dove, secondo alcuni, erano addirittura originari, come discendenti dei veterani stabiliti nel 25 a.C. nella prima colonia augustea della regione11. Certo che, subito dopo lincontro con il proconsole e la sua conversione, Paolo e Barnaba lasciarono Pafo, sbarcarono a Perge di Panfilia e si recarono ad Antiochia di Pisidia (Act. Ap. 13,13-14). Le citt evangelizzate da Paolo nella sua prima missione (Antiochia di Pisidia, Listri, Iconio, Derbe) sono tutte, salvo Derbe, colonie augustee, collegate dalla via Sebaste costruita per il controllo militare romano nella regione del Tauro: Antiochia di Pisidia (colonia Caesarea il nome che la citt porta ancora nelle monete di Claudio) era stata fondata nel 25 a.C. in Pisidia con 9500 veterani, Listri (Colonia Iulia Augusta Lustrensium) e Iconio (Colonia Iulia Augusta Iconiensis) erano state fondate nel 6 a.C. dopo la
9 Paolo era cittadino romano dalla nascita (Act. Ap. 22,25 e 22,28 g gegnhmai, egli risponde al tribuno Lisia al momento dellarresto), ma aveva fino a quel momento portato come cognomen il suo nome ebraico Saul: si pensato che il suo nome originario fosse C. Iulius Saul (C.B. WELLES, Hellenistic Tarsus, in AA.VV., Mlanges offerts au pre Ren Mouterde pour son 80e anniversaire, Beyrouth 1962, pp. 43 sgg.), ma si tratta solo di unipotesi; per il mutamento del nome, certamente da collegare col proconsole, anche se il significato di Paulus (debole, di poco conto) pu avere influito sulla scelta dellApostolo, attento ai significati simbolici, v. anche BASLEZ, Saint Paul, pp. 123 sg. 10 Cfr. M. SORDI - M.L. CAVIGLIOLO, Unantica chiesa domestica di Roma, in RSCI 25 (1971), pp. 399 sgg.; M. SORDI, Sergia Paullina e il suo collegium, in RIL 113 (1979), pp. 14 sgg., con la risposta alle obiezioni di M. BONFIOLI - S. PANCIERA, Della cristianit del collegium quod est in domo Sergiae Paullinae, in RPAA 44 (1971-1972), pp. 185 sgg. 11 S. MITCHELL, Population in Roman Galatia, in ANRW 7.2 (1973), pp. 1073-1074; H. HALFMANN, Die Senatoren aus dem stlichen Teil des Imperium Romanum bis zum Ende des 2. Jh. n.Chr., Gttingen 1979, p. 101 n. 3. Ad una discendenza dai coloni pensa la BASLEZ, Saint Paul, p. 125.

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vittoria sugli Homonadenses, in Licaonia12. Sulla struttura e la composizione civica di queste e delle altre colonie fondate da Augusto in Asia Minore si discusso a lungo e si continua a discutere: i moderni sono divisi fra coloro che ritengono che gli abitanti locali fossero incorporati con pieni diritti nella nuova comunit, coloro che pensano allesistenza di doppie comunit, ciascuna con i propri organi, coloro, infine, che ritengono gli abitanti precedenti ridotti alla condizione di paroikoi incolae, come stranieri residenti, senza diritto di cittadinanza13. Questa ipotesi sembra oggi quella pi diffusa14, anche se per Iconio alcune emissioni monetali quasi contemporanee della polis e della colonia sembrano rivelare la coesistenza, fra il regno di Claudio e quello di Adriano, quando Iconio assunse il nome di Colonia Aelia Augusta, della greca Claudiconium (o plij tn Ekoniewn) con un demos e un protos archon e della colonia romana15; solo con Adriano sarebbe avvenuta lintegrazione fra le due comunit. Ad Antiochia di Pisidia, che era stata fondata dai Seleucidi (Seleuco Nicatore o Antioco I) nella prima met del III secolo a.C., in una regione abitata dai Frigi e collegata con il culto del dio indigeno Men, il titolo greco di grammateus fa parte del cursus honorum di un magistrato coloniale, edile, questore, duoviro (ILS 7199), L. Cornelius Marcellus, mentre altre iscrizioni rivelano la carica di gimnasiarca portata da un patrono della colonia e da un flamine: se ne dedotto che le cariche di gimnasiarca e di grammateus non appartenevano ad una distinta comunit greca, ma facevano parte del normale cursus honorum della colonia, nella quale le lites greche erano normalmente integrate16. Al tempo in cui Paolo visit la Galazia del sud, le citt erano dunque certamente abitate, oltre che dai discendenti dei coloni romani e dai discendenti dei coloni greci e macedoni insediati dai Seleucidi, da indigeni frigi, pisidi, licaoni pi o meno integrati nella nuova comunit coloniale: della presenza di Licaoni a Listri tra gli ascoltatori di Paolo siamo informati dagli stessi Atti (14,11) che riferiscono le esclamazioni lukaonist di tali ascoltatori. A questi abitanti non greci n romani bisogna aggiungere gli Ebrei, che Paolo incontra sempre per primi nelle loro sinagoghe in tutte e tre le colonie
12 W.M. RAMSAY, Colonia Caesarea, in JRS 6 (1916), pp. 83 sgg. (p. 87 sulla via Sebaste); ID., Studies in Roman province Galatia, in JRS 14 (1924), pp. 172 sgg.; B. LEVICK, Roman colonies in southern Asia Minor, Oxford 1967, pp. 78 sgg. (p. 95 per i 9500 veterani; pp. 37 e 195 sgg. per la data della colonia di Listri e la possibilit che essa appartenga al 25 a.C.). 13 A. SOGLIANO, La composizione civica delle colonie romane dAsia Minore, in Serta antiqua et mediaevalia, VII, Roma 2005, pp. 437 sgg. con ampia bibliografia. 14 A.D. RIZAKIS, Incolae - paroikoi: populations et communauts dpendantes dans les cits et les colonies romaines de lOrient, in REA 100 (1998), pp. 599 sgg.; SOGLIANO, La composizione..., pp. 438 sgg. 15 S. MITCHELL, Iconium and Ninica, in Historia 28 (1979), pp. 437 sgg. 16 LEVICK, Roman..., p. 73; SOGLIANO, La composizione..., pp. 440-441.

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e a cui rivolge per primi il messaggio cristiano. Il primo incontro avviene ad Antiochia di Pisidia, in giorno di sabato: il discorso dellApostolo rivolto agli 'Israhltai e ai fobomenoi tn Qen (Act. Ap. 13,16), cio a quei pagani che avevano accolto il monoteismo giudaico senza peraltro essere circoncisi ed un discorso che, partendo dalla storia ebraica dalla fuga dallEgitto a David e richiamando le promesse dei profeti e di Giovanni Battista di un Messia Salvatore, arriva alla morte di Ges e alla sua risurrezione, gi preannunciata dai Salmi, concludendo con la giustificazione che pu venire solo dalla fede in Ges e non dalla Legge. Il discorso di Antiochia di Pisidia, che ricorda in qualche modo quello di Stefano (7,2 sgg.) rivolto ad un tipico ambiente ebraico ed tutto fondato sul compimento delle Scritture; invitati a presentarsi il sabato successivo (13,42), Paolo e Barnaba sono seguiti da molti tn 'Ioudawn ka tn sebomnwn proshltwn (13,43) e, giunto il sabato, si trovano di fronte scedn psa h ` plij (13,44) desiderosa di ascoltare tn lgon to Qeo. Laccorrere delle folle provoca linvidia dei Giudei, che insultano Paolo e Barnaba, i quali dichiarano che si rivolgeranno ai pagani: mentre questi gioiscono e pspeusan soi san tetagmnoi ej zwh \n anion, i Giudei incitano contro Paolo e Barnaba ta \ j sebomnaj gunakaj ta \ j escmonaj ka tou \ j prtouj tj plewj (13,50) e i missionari cacciati p tn o ` rwn atn si ritirano ad Iconio. Anche ad Iconio il primo incontro avviene nella sinagoga, dove arrivano alla fede 'Ioudawn ka `Ellnwn polu \ plqoj (14,1). Anche qui, per, coloro che non avevano creduto dei Giudei aizzano gli animi contro i missionari mentre shmea ka trata avvengono per opera loro. T plqoj tj plewj diviso, finch Giudei e pagani muovono un attacco su \ n toj rcousin atn e Paolo e Barnaba, dopo aver rischiato la lapidazione, fuggono verso le citt della Licaonia, Derbe17 e Listri, dove Paolo risana uno zoppo e provoca lentusiasmo delle folle che in licaonico acclamano gli apostoli, scambiandoli per Zeus e per Ermes, e vogliono offrire sacrifici. Il discorso che Paolo e Barnaba rivolgono qui alle folle (14,15 sgg.) , in un certo modo, lanticipo di quello dellAreopago e riguarda il Dio vivo, che ha creato il cielo, il mare e la terra, che ha permesso per secoli che gli uomini andassero per le loro vie, ma non ha cessato mai di beneficarli con la pioggia e lavvicendarsi delle stagioni produttrici di frutti ed ha allietato i loro cuori col cibo e con la gioia. A Listri gli ascoltatori sono solo o prevalentemente pagani e, a quel che sembra, di origine indigena; larrivo da Antiochia di Pisidia e da Iconio dei soliti avversari giudaici cambia per latteggiamento delle folle e costringe i missionari a recarsi a Derbe, evangelizzando la citt, e a ritornare poi, attraverso Listri, Iconio, Antiochia di Pisidia, dove vengono lasciati dei presbiteri e fondate delle chiese, in Pan17

Derbe, in Licaonia, Claudioderbe al tempo di Claudio (cfr. LEVICK, Roman..., p. 165).

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filia fino ad Attaleia, per raggiungere di l Antiochia di Siria. Per chi legge, le comunit con le quali Paolo e Barnaba vengono a contatto nelle tre colonie romane, sono formate soprattutto da ebrei, da greci, da indigeni; dei coloni romani non si parla e i capi delle citt sono indicati in modo molto generico come archontes: non escluso che essi potessero essere i duumviri della colonia, ma interessante osservare che a Filippi i duumviri sono indicati pi correttamente come strathgo (Act. Ap. 16,22; 35; 38 e i loro apparitores, i littori, abdocoi), con chiaro riferimento allo ius gladii dei duumviri iure dicundo. Levangelizzazione della Tracia e della Macedonia avviene quando Luca era ormai a fianco di Paolo e questo pu spiegare forse la maggior precisione: non c dubbio per che la rappresentazione negli Atti della vita comunitaria di Antiochia di Pisidia e di Iconio, fa pensare pi a citt greche e indigene, con una forte presenza ebraica, che a colonie romane, mentre a Filippi questo carattere romano fortemente accentuato, con la menzione esplicita della sua qualit di kolwna (16,12). Listri sembra addirittura una citt quasi esclusivamente licaonica. In ogni caso non v traccia, nella descrizione degli Atti, di doppia comunit, quando si parla dellintera citt. Questo non significa, evidentemente, che le tre citt non fossero allora colonie romane, n che lelemento romano fosse stato gi assorbito da quello locale: la sua presenza per, diversamente da Filippi, non era tale da colpire i missionari18. Dopo il cosiddetto concilio di Gerusalemme, nel quale fu sancita la non necessit per i pagani che si convertivano a Cristo della circoncisione (Act. Ap. 15,1-35), Paolo, non pi con Barnaba ma con Sila, torn a Derbe e a Listri informando i discepoli delle decisioni di Gerusalemme e confermando le Chiese della Frigia e della Galazia. A Listri egli prese con s un discepolo, Timoteo, figlio di un Greco e di una Giudea convertita al cristianesimo, e lo fece circoncidere (16,1-3): questo particolare, oltre al problema della colletta per Gerusalemme, ha indotto alcuni studiosi a ritenere il secondo viaggio anteriore e non posteriore al concilio19: io credo per che n la menzione delle lettere ai Corinzi (I Cor. 16,1-4) e ai Galati (Gal. 2,10) delle collette, che erano ricorrenti, n la circoncisione di Timoteo giustifichino questo spostamento, che gli Atti spiegano in modo molto esplicito dia \ tou \ j 'Ioudaouj tou \j ntaj n toj tpoij kenoij (Act. Ap. 16,3). La lettera ai Galati, scritta quando Paolo era ormai a Corinto o addirittura ad Efeso, rivela come fosse forte sui neoconvertiti delle comunit cristiane della Galazia la pressione giudaica e la tentazione di cercare la salvezza attraverso la Legge e non attraver18 Sulla debole presenza, col passare degli anni, dei coloni romani in queste citt, v. LEVICK, Roman..., p. 195. 19 BASLEZ, Saint Paul, pp. 137, 343-344 n. 1 (con bibliografia).

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so la Fede: o Galati insensati egli scrive ib. 3,1 questo solo voglio sapere da voi, se avete ricevuto lo Spirito dalle opere della Legge o dallobbedienza alla Fede. La circoncisione consigliata a Timoteo, che era di origine giudaica per parte di madre, nacque dunque da un tentativo di conciliazione, da un compromesso destinato ad evitare contrasti pi gravi in luoghi in cui la presenza giudaica era forte; Tito che era con Paolo a Gerusalemme al tempo del concilio e che era greco, non fu costretto alla circoncisione (Gal. 2,3) perch spiega pi avanti Paolo coloro che sono stati battezzati in Cristo non sono pi n Giudei n Greci (3,27-28) e sono diventati figli di Dio. Per questo egli dichiara ormai con estrema decisione (5,2): Ecco, io Paolo vi dico che se vi fate circoncidere Cristo non vi giover a nulla ... Voi che cercate la giustificazione nella Legge vi siete separati da Cristo, siete decaduti dalla sua grazia. La spiegazione che gli Atti danno della circoncisione di Timoteo non dunque un espediente per legittimare linvio di Paolo ai pagani, ma corrisponde pienamente alle tensioni presenti nelle comunit galatiche. proprio la consapevolezza del pericolo proveniente per i Cristiani della Galazia da queste tensioni che spinge Paolo, dopo il soggiorno a Corinto e lo sbarco ad Efeso, a lasciare nella capitale della provincia dAsia i fedeli Aquila e Priscilla, dedicandosi invece a confermare (Act. Ap. 18,23: sthrzwn) i discepoli della Galazia e della Frigia. Ad Efeso, intanto, Aquila e Priscilla avevano preso contatto con un colto giudeo di Alessandria, Apollo, che predicava Ges, ma conosceva solo il battesimo di Giovanni, gli avevano esposto th \n o ` dn to Qeo e, poich quello voleva passare in Acaia, gli avevano dato delle credenziali per i discepoli perch lo accogliessero. Laccenno allazione svolta da Apollo ad Efeso prima dellarrivo di Paolo spiega perch questultimo, giunto nella citt, abbia trovato dei discepoli che conoscevano solo il battesimo di Giovanni e che non avevano neppur sentito parlare dello Spirito Santo (19,2). Essi, in numero di dodici, si fecero subito battezzare nel nome di Ges: si tratta, evidentemente, del gruppo che era stato intorno ad Apollo e che aveva gi sentito parlare di Ges dallo stesso Apollo; ottenuta ladesione di questi dodici, Paolo si rivolse come era suo costume alla Sinagoga e parl per tre mesi in essa, convertendo alcuni e provocando lirrigidimento di altri. In seguito a questo irrigidimento, Paolo si trasfer nella scuola di un certo Tiranno e vi rimase per due anni, insegnando apertamente ste pntaj tou \j katoikontaj th \ n 'Asan kosai tn lgon to Kurou, 'Ioudaouj te ka Ellhnaj (19,10). Capitale dellAsia da quando questa, per il testamento del re di Pergamo, era divenuta provincia romana, Efeso era una delle citt pi importanti dellOriente, non solo per il suo passato greco, ma anche per le sue tradizioni indigene, rappresentate dal celebre santuario di Artemide Efesia, antica dea asiatica della fecondit; anche se non era ufficialmente una colonia romana,

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la presenza italica e romana ben attestata con una forte immigrazione, dovuta anche a motivi commerciali20. Il soggiorno di Paolo ad Efeso caratterizzato, negli Atti, da due episodi: quello degli esorcisti giudei (Act. Ap. 19,13-20), la cui impotenza di fronte allassalto dei demoni resa manifesta dal diverso risultato di Paolo provoca timore fra Giudei e Greci, conversioni al cristianesimo e la decisione da parte di molti di bruciare costosissimi libri di magia, e quello degli argentieri di Efeso che, guidati da un certo Demetrio, scatenano un tumulto contro i missionari (19,23-40), accusati di operare contro lArtemide degli Efesini. La diffusione ad Efeso di pratiche magiche, presenti anche in ambienti giudaici o vicini al giudaismo (si pensi, per restare agli Atti, a Simon Mago samaritano e al mago giudeo che agiva presso il proconsole di Cipro), e di trattati di magia nota anche dal romanzo di Senofonte Efesio, non di molto posteriore al soggiorno di Paolo21, e sono noti i rapporti con Efeso di Ti. Claudio Balbillo, astrologo e mago, ma anche cavaliere romano e prefetto dEgitto22: la magia era diffusa ad Efeso anche in ambienti di cultura e non sorprende, nella lettera di Paolo agli Efesini, scritta probabilmente durante la prima prigionia romana, la raccomandazione di non lasciarsi trasportare da ogni vento di dottrina, secondo i raggiri degli uomini e la loro insidiosa astuzia (Eph. 4,14) e, pi ancora, di rivestirsi dellarmatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo ... per combattere contro i principati e le potest... (6,11-12). La vicenda degli esorcisti e il rogo dei libri di magia non sembra avere avuto per conseguenze pericolose per la missione cristiana; pi grave fu invece il tumulto (Act. Ap. 19,23: tracoj ok lgoj) provocato da Demetrio rgurokpoj e dai tecntai della sua corporazione. Dopo le accuse di Filippi23, questo il primo attacco anticristiano proveniente da pagani, senza interferenze, almeno allinizio, dellelemento giudaico locale. Sollevati da Demetrio, gli artigiani organizzano una manifestazione pubblica al grido Grande lArtemide degli Efesini ed aizzano la folla che si rovescia nel teatro mobilitata dallo stesso grido e improvvisa unassembleaprocesso contro i collaboratori di Paolo, i Macedoni Gaio e Aristarco. I Giudei del luogo alimentano leccitazione sospingendo avanti Alessandro, a cui la folla impedisce di parlare quando si accorge che era giudeo; anche Paolo avrebbe voluto parlare, ma gli viene sconsigliato dai discepoli e da alcuni degli Asiarchi che gli erano amici. A questo punto il grammateus con
LEVICK, Roman..., pp. 116 segg. I. RAMELLI, I romanzi antichi e il cristianesimo, Madrid 2001, p. 48. 22 Per Ti. Claudio Balbillo, autore di Balbillea Ephesia, e per i suoi rapporti con Efeso v. BASLEZ, Saint Paul, pp. 196, 216-217, 219, 292 (anche se non credo che Balbillo abbia in qualche modo influito sullazione degli argentieri). 23 Act. Ap. 16,19 sgg.
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sagge parole calma la massa, invitando Demetrio e i suoi colleghi a rivolgersi al proconsole e al suo tribunale se avevano delle accuse serie da fare, e a non provocare sedizioni, delle quali avrebbero dovuto rendere conto. Ci che colpisce in questo episodio laperto favore dellautorit locale (il grammateus e gli Asiarchi), notoriamente vicina al potere romano, nei riguardi di Paolo e dei suoi amici: un favore che rivela la capacit di Paolo di stabilire ottimi rapporti anche con elementi delle classi dirigenti, come era emerso gi dal rapporto stabilito a Cipro con Sergio Paolo e come risulta dai rapporti stabiliti, forse proprio ad Efeso, con un ricco proprietario di Colossi, Filemone, evergete e padrone di schiavi, divenuto patrono di una chiesa domestica e collaboratore di Paolo24. Proprio per questi rapporti non ritengo probabile la notizia di una prigionia di Paolo ad Efeso, affermata dal prologo marcionita della lettera ai Colossesi ed accolta come ipotesi da alcuni studiosi25. Le allusioni di I Cor. 15,32 e di II Cor. 1,8 ad angosce e a lotte con bestie selvagge subite dallApostolo ad Efeso rivelano contrasti gravi e gravi pericoli, non una regolare prigionia, inconcepibile senza lintervento diretto dellautorit romana o locale. La missione asiatica di Paolo si conclude, nei primi mesi del 54, a Mileto, dove lApostolo, in viaggio per Gerusalemme, si congeda con un appassionato e commosso discorso dai presbiteri della Chiesa di Efeso, da lui convocati (Act. Ap. 20,17) e ai quali ricorda come dal primo giorno in cui giunsi in Asia egli serv fedelmente il Signore, resistendo alle insidie dei Giudei e a cui raccomanda di vegliare sul gregge dal quale sono stati costituiti dallo Spirito Santo piskpouj (20,28). Ora egli dice (20,25) io so che tutti voi non vedrete pi il mio volto.... Con gli Efesini, come con i Colossesi, ai quali non aveva predicato di persona, Paolo si intratterr ancora, da Roma, per lettera e in Asia invier a pi riprese messaggeri: non abbiamo notizia per che egli sia tornato fisicamente nella regione26. Concludendo questa breve rassegna dei viaggi missionari di Paolo in Asia, si resta colpiti dalla precedenza data allevangelizzazione delle citt dellinterno, colonizzate da Roma, ma meno grecizzate e ancora caratterizzate dalla presenza dellelemento indigeno, rispetto a quelle della costa, greche da antica data. Per la scelta dellAsia minore interna e delle citt della Pisidia e della Licaonia, incluse nella provincia di Galazia, si deve pensare, come si gi detto, allinfluenza di Sergio Paolo, che aveva grandi propriet e
BASLEZ, Saint Paul, pp. 197, 364 n. 39. M. SORDI, Paolo a Filemone o della schiavit, Milano 1987, p. 14 e n. 4. 26 Nella seconda lettera a Timoteo (4,13) si parla di oggetti e libri lasciati da Paolo a Troade, che gli devono essere riportati a Roma, al tempo della seconda prigionia (circa 10 anni dopo la partenza da Efeso).
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conoscenze nella zona; ma a non recarsi fin dallinizio nella provincia dAsia presso le citt della costa, Paolo fu spinto, secondo la esplicita affermazione degli Atti (16,6-7) da unispirazione divina. Ad Efeso, per, egli rimase poi pi a lungo che in tutte le altre citt e la commozione profonda che pervade il suo discorso di addio rivela la forza dei sentimenti anche umani che lo legavano a quella comunit, dalla quale la predicazione cristiana si era irradiata in tutta la provincia dAsia. Ma la cristianit di Efeso non rimase solo paolina e la tradizione cristiana del II secolo ricorda soprattutto la presenza di Giovanni, che secondo alcuni avrebbe addirittura preceduto Paolo27. Sulla presenza di Giovanni ad Efeso, attestata da coloro che ne erano stati discepoli, non ci sono dubbi: io non credo per che Giovanni abbia preceduto Paolo nella evangelizzazione di Efeso, e non per largumentum e silentio, degli Atti, ma per la notizia su Apollo, che pur annunciando Ges, non conosceva ancora alcun battesimo salvo quello del Battista. Nel suo discorso di addio a Mileto Paolo insiste, come si visto, sulle insidie dei Giudei (Act. Ap. 20,19: n taj piboulaj tn 'Ioudawn): in effetti in Asia che Paolo prende coscienza della sua missione fra i Gentili, del problema della inutilit per la salvezza della circoncisione (Gal. 1,16; 2,7-8; 3,8) e del Mistero, non conosciuto nelle epoche passate e ora rivelato, che i Gentili sono chiamati alla stessa eredit dei Giudei (Eph. 1,9; 3,5-7): di qui la svolta che rende inutile la circoncisione e turba le comunit giudaiche della Diaspora, ponendo come unica condizione per la salvezza la fede in Ges. Una svolta epocale, che gi Pietro aveva compiuto col battesimo di Cornelio (Act. Ap. 10,1 sgg.) e, a mio avviso, a Roma nel 42, ma che solo Paolo, con una predicazione sistematica nelle province di Galazia, di Macedonia, di Acaia, dAsia, rende definitiva. *** La profonda evangelizzazione dellAsia romana, per opera di Paolo e di Giovanni, spiega la grande fioritura teologica e letteraria che il Cristianesimo ebbe nella regione nei secoli successivi, sino alla conquista musulmana: in particolare con gli scritti di Policarpo di Smirne, di Ignazio di Antiochia, di Ireneo, vescovo di Lione, ma originario dellAsia, degli apologisti Melitone e Apollinare, e dellazione potente nel IV secolo di Giovanni Crisostomo e dei padri cappadoci, Basilio di Cesarea, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo. La patristica in gran parte asiatica e rivela, sia in lingua greca che in lingua siriaca, le potenzialit culturali dellAsia Minore nel periodo antico.
27 Su Giovanni ad Efeso v. BASLEZ, Saint Paul, pp. 192 sgg; RAMELLI, I romanzi..., p. 50 (con bibliografia).

ORIGINE E PROVENIENZA DELLE GENTES ITALICHE NELLA PROVINCIA DI GALAZIA IN ET GIULIO-CLAUDIA ALFREDO VALVO

Nellanno 25 a.C., la morte del re cliente Aminta, che aveva regnato a lungo sulla Pisidia settentrionale e la Frigia, sulla Galazia e parte della Licaonia e della Pamfilia, sullIsauria e la Cilicia Tracheia, indusse Augusto ad intervenire e ad assumere direttamente il governo di quel territorio per consolidarvi la presenza romana.1 Venne allora istituita la provincia di Galazia, che controllava un territorio scarsamente popolato ma strategicamente decisivo per il controllo del Mediterraneo meridionale e dei traffici che guardavano a oriente2. La morte aveva colto il re Aminta durante una campagna militare contro la trib degli Homanadenses. Proprio la necessit di fronteggiare queste popolazioni e di stabilire un dispositivo di sicurezza indusse Augusto a dedurre numerose colonie di veterani in localit strategiche che avrebbero costituito anche una linea di difesa per limportante via Sebaste, ultimata nel 6 a.C., lo stesso anno, probabilmente, o un paio di anni prima che il territorio venisse pacificato con la sconfitta degli Homanadenses3. Si discusso se listituzione della provincia di Galazia risalga al 25, come si deduce da Cassio Dione4, oppure agli anni immediatamente successivi, ma tutto considerato, soprattutto lurgenza di Roma di chiudere presto la successione apertasi con la morte di Aminta, il 25 a.C. rimane la data pi probabile5.
1 Sul regno di Aminta e liniziativa di Augusto: B. LEVICK, Roman colonies in Southern Asia Minor, Oxford 1967, pp. 26-33 e passim; R.D. SULLIVAN, Near Eastern Royalty and Rome, 100-30 BC, Toronto Buffalo - London 1990, pp. 171-174. In merito ai problemi connessi con la fondazione della provincia di Galazia, del precedente governo di Aminta e della deduzione delle colonie di Augusto ha scritto ampiamente S. MITCHELL, Anatolia. Land, men and gods in Asia Minor, I, Oxford 1993, pp. 73-91. 2 Sullistituzione della provincia di Galazia: R.K. SHERK, Roman Galatia: the governors from 25 B.C. to A.D. 114, in Aufstieg und Niedergang der Rmischen Welt, II 7,2, Berlin - New York 1980, pp. 954-960; MITCHELL, Anatolia, loc. cit. 3 LEVICK, Roman colonies, pp. 29-41; 203-214 (guerra contro gli Homanadenses); 211 sg. (via Sebaste), e supra nota 1. 4 LIII 26,3: to d' 'Amntou teleutsantoj o toj paisn ato th \ n rch \ n ptreyen, ll' j th \ n pkoon sgage, ka otw ka h ` Galata meta \ tj Lukaonaj `Rwmaon rconta sce... 5 LEVICK, Roman colonies, pp. 29-41, 193 sg. La datazione sostenuta dalla Levick praticamente condivisa da tutti. Ultimamente, sulla data di fondazione della provincia vd. C. HOET-VAN CAUWENBERGE, Statius Anicius, decurion dAntioche, in Actes du IerCongrs International sur Antioche de Piside

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Il 25 il terminus post quem per la fondazione delle colonie di veterani voluta da Augusto, evento senza precedenti secondo il Vittinghoff per la loro collocazione cos allinterno del territorio6, e appare anche la data pi probabile per la fondazione di esse, come suggeriscono alcune emissioni monetarie di Antiochia, Cremna e Lystra probabilmente celebrative del centenario della loro fondazione7. Per analogia, anche le altre colonie pisidie Comama, Olbasa, Parlais potrebbero essere datate ugualmente al 25; in tutti i casi esse dovettero essere fondate entro la fine dellultima decade del I secolo a.C.: lanno 6 a.C. o poco dopo, come si detto, segna la definitiva pacificazione del territorio e linizio di un lungo periodo di benessere grazie anche al sistema efficiente di strade e di difesa, questultimo costituito appunto dalle colonie. La definizione dellanno 25 per listituzione della provincia risulta importante per qualche considerazione sulla provenienza dei veterani legionari dedotti nelle colonie, uno dei tanti aspetti, ma tra i pi significativi, del quadro complessivo gi ricostruito magistralmente, quasi quarantanni or sono, da Barbara Levick8. La composizione antropica delle colonie consente, tra laltro, di conoscere meglio la composizione delle popolazioni dei territori attraversati dallapostolo Paolo nel corso del suo primo viaggio, che lo port a Cipro, dove convert alla fede cristiana il proconsole Sergio Paolo9, e successivamente ad Antiochia di Pisidia, e poi, seguendo probabilmente il suggerimento del proconsole, sempre pi allinterno del territorio fino ai centri di Iconio, Listri e Derbe in Licaonia10.
(infra, nota 10), p. 155 e nota 13, con discussione delle opinioni emerse successivamente al lavoro della Levick. 6 R.G. 28, 1: Colonias in ... Pisidia militum deduxi. F. VITTINGHOFF, Rmische Kolonisation und Brgerrechtspolitik unter Caesar und Augustus (Akademie der Wissenschaften und der Literatur in Mainz; Abhandl. Geistes- und Sozialwiss. Klasse, 1951, nr. 14), Wiesbaden 1952, p. 131 e nota 4. 7 LEVICK, Roman colonies, pp. 35-37. 8 LEVICK, Roman colonies, pp. 56-67. In generale, su popolazione e propriet fondiaria nella provincia di Galazia: S. MITCHELL, Population and the land in Roman Galatia, in Aufstieg und Niedergang der Rmischen Welt, II 7,2, pp. 1053-1081. 9 Su questo verte il contributo di M. Sordi nel presente volume. M. CHRISTOL - T. DREW-BEAR, Les Sergii Paulli et Antioche, in Actes du IerCongrs International sur Antioche de Piside (infra, nota 10), pp. 177-191, riconsiderano lo stemma familiare dei Sergii Paulli e i loro legami con gentes italiche di Antiochia fortemente rappresentative. Senza valide ragioni essi non accettano, o ignorano (pp. 188 sg.), quanto affermato in At. 13, 12 circa la conversione del proconsole Sergio Paolo: tte dn o ` nqpatoj t gegonj psteusen, kplhssmenoj p t didak to Kurou. Vd. anche MITCHELL, Anatolia, II, pp. 6 sg. 10 Ai discorsi di Paolo, ai suoi viaggi, ai destinatari dei suoi discorsi e delle sue lettere, in generale alla sua vita dedicata la I sezione (Epoque palochrtienne) di T. DREW-BEAR - M. TA~LIALAN, C.M. THOMAS (edd.), Actes du IerCongrs International sur Antioche de Piside, Paris 2002. MITCHELL, Anatolia, II, pp. 3-10. Sui possedimenti fondiari dei Sergii Paulli: CHRISTOL - DREW-BEAR, Les Sergii Paulli et Antioche, pp. 181 sg. e nota 21.

Origine e provenienza delle gentes italiche nella provincia di Galazia

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La possibilit di individuare la presenza di gentes italiche naturalmente legata allonomastica presente nellepigrafia del territorio, in modo particolare di Antiochia, che era il centro di maggiore importanza tra quelli interessati dalla colonizzazione. Questa indagine, compiuta a suo tempo dalla Levick con molta prudenza data linsidiosit del procedimento, ha messo in evidenza alcuni gentilizi sufficientemente rari e perci significativi per individuarne la provenienza11. Una breve ricognizione dei dati non sar inutile. noto che alla fondazione delle colonie dedotte nel o dal 25 in poi parteciparono veterani delle legioni augustee che, in particolare, la fondazione di Antiochia attribuibile ai veterani della legione V Gallica e della VII12. La notizia rilevabile dai documenti epigrafici ed ampiamente confermata dai recenti ritrovamenti di nuove iscrizioni13 ben 5 su un totale di 11 tutte relative a veterani della V Gallica, alla quale doveva appartenere la maggior parte dei coloni; le testimonianze relative alla VII provenienti da Antiochia sono soltanto due, quella di un veterano e quella di un miles, forse anchegli veterano. A tutte queste iscrizioni sono da aggiungere altre, comunque riferibili al tempo della rifondazione augustea della citt o di poco posteriori, come liscrizione di St(atius) Anicius, di recente rinvenimento, forse da annoverare fra i primi coloni venuti a installarsi ad Antiochia14, ed altre pertinenti a coloni di seconda generazione ma non pi tarde15. Tra i nuovi documenti provenienti da Antiochia, come si detto, non ci sono attestazioni (di veterani) della VII e ci, pur in un campione epigrafico ridotto, lascia aperta lipotesi che i soldati che militavano in quella legione non avessero partecipato alla deduzione della colonia16. La VII legione si saLEVICK, Roman colonies, pp. 56-67. LEVICK, Roman colonies, p. 58. La storia delle legioni V e VII stata ripercorsa di recente da K. STROBEL, Zur Geschichte der Legiones V (Macedonica) und VII (Claudia pia fidelis) in der frhen Kaiserzeit und zur Stellung der Provinz Galatia in der augusteischen Heeresgeschichte, in Y. LE BOHEC (ed.), Les lgions de Rome sous le Haut-Empire (Actes du Congrs de Lyon, 17-19 septembre 1998), Lyon 2000, pp. 515-528, soprattutto 520-523, 526-528. 13 M. CHRISTOL - T. DREW-BEAR, Vtrans et soldats lgionnaires Antioche en Pisidie, in G. PACI (ed.), Epigrafia romana in area adriatica (Actes de la IXe Rencontre franco-italienne sur lpigraphie du monde romain, Macerata, 10-11 novembre 1995), Macerata 1998, pp. 303-332 (cfr. AE 1998, 1386-1389). 14 HOET-VAN CAUWENBERGE, Statius Anicius, pp. 154 sg. (Anicius est donc ajouter la liste des premiers colons, originaires dItalie et venus sinstaller Antioche, p. 155). Sullorigine degli Anicii conosciuti in et repubblicana, da Praeneste: H.G. GUNDEL, s.v. Anicius, in Kleine Pauly, I, c. 353. 15 E. COLLAS-HEDDELAND, Une famille bilingue dAntioche, in Actes du Ier Congrs International sur Antioche de Piside, pp. 169-175 (cfr. AE 2002, 1455 a-b). Inoltre CHRISTOL - DREW-BEAR, in Anatolia Antiqua, 10, 2002, pp. 277-286 (N. Numisius, praefectus Augusti Caesaris); cfr. AE 2002, 1452. 16 Sullipotesi avanzata da S. MITCHELL, Legio VII and the garrison of Augustan Galatia, in CQ n.s. 26, 1976, pp. 298-308, e prima da R. Syme: CHRISTOL - DREW-BEAR, Vtrans et soldats lgionnaires, pp. 305, 309-311.
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rebbe potuta trovare nei pressi di Antiochia per ragioni di servizio. Infatti, se sono soltanto due le testimonianze di legionari appartenenti alla VII provenienti da Antiochia, sono invece numerose quelle relative a legionari, veterani e non, sempre della VII, non pochi dei quali morti in servizio, rinvenute in altre citt dellAsia Minore. Frequentemente i legionari di questa legione portano nomina di origine italica ma alcuni di loro sono originari della Galazia e della Macedonia17: in molti casi si tratta, probabilmente, di discendenti dei coloni romani. Ma dato che uno o forse entrambi i soldati della VII dei quali stato rinvenuto lepitafio ad Antiochia sono veterani, come la quasi totalit dei soldati della V, fa pensare che anche i veterani della VII abbiano partecipato alla fondazione della colonia. In tutti i casi, entrambe le legioni hanno una storia e unorigine comune: vennero infatti arruolate da Cesare. La V Gallica non da identificare con la V Alaudae, arruolata da Cesare nella Narbonense intorno al 51, ma con la V Macedonica; i veterani avrebbero preferito ricordare lorigine e il nome pi glorioso di Gallica anzich quello di Macedonica18. Questa legione, nel 43, avrebbe fatto parte delle forze di Munazio Planco ed era costituita quasi esclusivamente da elementi italici, compresi quelli provenienti dalla Gallia Cisalpina. possibile che fosse una delle legioni che raggiunsero Antonio in Oriente dopo il trattato di Brindisi (40 a.C.)19. Anche la VII era stata arruolata da Cesare e aveva combattuto nella campagna di Gallia20: era quindi una delle sue legioni storiche. Stanziati i veterani in Campania dopo il congedo, la legione venne ricostituita da Ottaviano e prese parte alla guerra di Modena, alla battaglia di Filippi, alla guerra di Perugia e, infine, allammutinamento in Sicilia. Dopo di che tutti coloro che avevano raggiunto i dieci anni di servizio furono congedati21. Sarebbero stati i veterani di queste due legioni a colonizzare Antiochia. singolare, nota la Levick, che tra le poche testimonianze epigrafiche due una riferentesi alla legio V e una alla VII restituiscano un identico gentilizio, Cissonius, che indica la medesima provenienza, forse anche dalla medesima citt; ma larruolamento dei due Cissonii pu essere avvenuto in un lasso di tempo piuttosto ampio: in pratica, fra linizio delle guerre civili, nel 49, e linizio della campagna di Crasso nei Balcani, verso il 3122.
17 Dati provvisori (nome, origini, et, luoghi di ritrovamento delle iscrizioni ecc.) in MITCHELL, Legio VII, pp. 305 sg. 18 LEVICK, Roman colonies, pp. 200 sg. 19 Ibidem. 20 B.G. VIII 8, 2. Cfr. LEVICK, Roman colonies, loc. cit. 21 LEVICK, Roman colonies, loc. cit. 22 Sui Cissonii LEVICK, Roman colonies, pp. 61 sg., 202 (linizio della campagna di Crasso risale al 31 in base a Luc. IV 177 sgg.).

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A queste considerazioni sono da aggiungere alcune altre sul congedo dei veterani e sulla riforma operata da Augusto, nel 13 a.C., quando la durata del servizio legionario, che ultimamente si era progressivamente allungata, fu stabilita in 16 anni23 (stando alla fonte che lo menziona24, il provvedimento doveva essere, nelle intenzioni, una concessione ai soldati). In precedenza durante il periodo che va dallet post-sillana alle guerre triumvirali la durata del servizio non era fissa; essa, tuttavia, poteva essere anche lunga ma non raggiungeva, per lo pi, i dieci anni25. Da Tacito26, tuttavia, sappiamo che il limite fissato da Augusto venne presto disatteso dallo stesso Principe; lallungamento della ferma militare provoc le proteste e perfino lammutinamento delle legioni dislocate sul Reno e sul Danubio nel 14 d.C. Gli effettivi delle legioni V e VII erano sicuramente di provenienza italica, anche perch entrambe erano state arruolate da Cesare; solo i rincalzi e le reclute avrebbero potuto essere arruolati in altri territori, ma ci in misura limitata e tenendo conto che la V continuava a farsi chiamare Gallica e non Macedonica. Perci i veterani congedati nellanno 25 dovevano avere al loro attivo non pochi anni di servizio, e risalendo gli ultimi arruolamenti in Italia, in et repubblicana, agli anni 44, 43 e 41 a.C., essi dovevano aver maturato dai 16 ai 19 anni di servizio27. Le fonti dalle quali provengono le notizie pi dettagliate sullarruolamento in Italia sono Cicerone, Appiano e Cassio Dione28. Le regioni dellItalia maggiormente interessate dallarruolamento furono in quegli anni la Cisalpina (nel 44-43 e nel 41), lEtruria (44, 43), il Piceno (43), Lazio e Campania (44, 43), Sannio (44) e i territori abitati da Marsi, Peligni e Marrucini (43)29. Non stupisce, quindi, che tra i nomina pi rari individuati dalla Levick, ai quali se ne possono aggiungere alcuni altri di notevole interesse tra quelli che compaiono nelle nuove iscrizioni di militari e veterani venute recentemente alla luce ad Antiochia e nel suo territorio30, compaiano numerosi nomina di certa o assai probabile origine etrusca e cisalpina: soltanto fra i veterani, il gi citato Cissonius per tre volte (i due veterani pi il fratello del
Cass. Dio LIV 25, 6. Cass. Dio, loc. cit.: n d te riqmj tn tn toj mn dorufroij ddeka toj d' lloij kkadeka... 25 P.A. BRUNT, The army and the land in the roman revolution, in JRS 52, 1962, pp. 75, 80-82. 26 Ann. I 17, 2-3, 5: tricena aut quadragena stipendia senes et plerique truncato ex vulneribus corpore tolerarent etc; cfr. 31,1; 36,3. 27 Cfr. BRUNT, The army and the land, p. 85. 28 Ibidem. 29 Ibidem. 30 CHRISTOL - DREW-BEAR, Vtrans et soldats lgionnaires, pp. 321-323 (Carbo), 323-325 (Ceius), 325-329 (Vibius), 329 sg. (Mannaeus). Cfr. AE, 1998, 1386-1389.
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veterano della V)31, e Campusius, che appartiene ad una serie onomastica presente nellEtruria meridionale ma diffusa anche in area gallica italica32; Coelius, di antica origine etrusca (cfr. Caile); Tiberius, rinvenuto come gentilizio soltanto a Clusium33, e tra i nuovi nomina di veterani Mannaeus, anchesso di origine italica centro-meridionale (con molta probabilit etrusca, meno probabilmente laziale o campana)34. A questi nomi molto indicativi per lorigine dei veterani e quindi dellarruolamento il numero dei veterani stanziati nelle colonie sarebbe stato, secondo una stima prudente, di circa 9500: 3000 solo ad Antiochia35 sono da avvicinare i nomi di altri Italici presenti sul territorio, anche se Antiochia la citt che offre maggiori riscontri36. Questi saranno stati probabilmente negotiatores ma forse anche immigrati spontanei alla ricerca di fortuna o di nuove opportunit37. Le citt commerciali erano meta di chiunque volesse intraprendere scambi e cercare fortuna, anche prima della fondazione delle colonie. E quanti fossero gli Italici presenti in Asia pi di mezzo secolo prima della fondazione delle colonie romane e dellistituzione della provincia di Galazia, al tempo della rivolta anti-romana scatenata da Mitridate, suggerito dal numero delle vittime riportato dalle fonti38. Come fosse articolata la popolazione di Antiochia sotto il profilo giuridico in breve, quanti fossero i cittadini romani e quale fosse lo stato giuridico degli altri abitanti impossibile dire39. Su quasi 500 abitanti di Antiochia e
31 Sui Cissonii: supra, nota 22; CHRISTOL - DREW-BEAR, Vtrans et soldats lgionnaires, pp. 307309, 318-321. 32 LEVICK, Roman colonies, p. 61: Campinei, Campasius, Capatine, Campatius; CHRISTOL - DREWBEAR, Vtrans et soldats lgionnaires, p. 312. 33 Nella seconda met del IV secolo si conosce, a Clusium, un L. Tiberius Maefanas Basilius, etrusco, che ricorda un altro personaggio di et tiberiana, C. Terentius Bassus Maefanas Etruscus, bresciano, menzionato in una iscrizione di hospitium rinvenuta a Clunia (CIL II 5792 = ILS 6102) e nellepitafio del suo servo Panthagatus, rinvenuto a Brescia (I.It. X, V 468): A. VALVO, Onomastica e integrazione degli Etruschi nellItalia settentrionale. Due cavalieri di Brixia di et giulio-claudia, in L. AIGNER-FORESTI (ed.), Die Integration der Etrusker und das Weiterwirken etruskischen Kulturgutes im republikanischen und kaiserzeitlichen Rom (Atti del Convegno internazionale, Vienna 29.5-1.6.1995) (SAWW, Bd. 658), Wien 1998, pp. 187-203. 34 Supra, nota 30. 35 LEVICK, Roman colonies, pp. 94 sg. 36 Recentemente stato pubblicato anche il catalogo delle iscrizioni greche e latine conservate nel Museo Archeologico di Konya (Iconium): B.H. MCLEAN, Greek and Latin Inscriptions in the Konya Archaeological Museum (The British Institute of Archaeology at Ankara, Monograph 29), London 2002. 37 In generale A.J.N. WILSON, Emigration from Italy in the Republican Age of Rome, Manchester 1966; LEVICK, Roman colonies, pp. 56 sgg. Il quadro delineato da J. HATZFELD, Les trafiquants italiens dans lOrient hellnique, Paris 1919, parzialmente aggiornato da N.K. RAUH, Senators and business in the Roman Republic, 264-44 B.C., Diss. University of North Carolina, Chapel Hill 1986. 38 Memnon, 22 Jacoby: ka pollo peisqntej tosoton fnon ergsanto j muridaj kt n mi ka t ut hmrv ` tn dia \ xfouj leqron postnai. 39 Lo stato giuridico degli abitanti delle colonie romane dAsia Minore oggetto di uno studio di

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del suo territorio conosciuti circa 300 sono in possesso della cittadinanza romana40; di questi non meno di un quarto sono veterani o probabili discendenti dei coloni originari o dipendenti delle famiglie di questi. naturale che non tutti i residenti della colonia fossero cittadini. In generale laccesso alla cittadinanza romana degli altri abitanti della colonia di Antiochia, forse ridotti a semplici incolae, fu graduale, come sembrano attestare i numerosi Iulii, Flavii e Ulpii nonch i gentilizi risalenti a governatori della provincia anteriori al regno di Adriano41. Fra gli aspetti che meritano una considerazione particolare mi pare ci sia la presenza marcata, pi facilmente individuabile grazie alla rarit dei gentilizi, che indice di appartenenza a strati non elevati della popolazione, di cittadini romani di origine e molto probabilmente anche di provenienza etrusca. Di alcuni veterani conosciuti si gi detto: i Cissonii, i Campusii ed anche i Tiberii e forse i Coelii risaltano allinterno del numero esiguo dei veterani conosciuti, ma numerosi altri gentilizi di origine etrusca sono facilmente individuabili fra i cittadini romani di Antiochia: primi fra tutti i Caristanii, gens alla quale apparteneva il praefectus Caristanius Fronto, che merit la prima statua eretta dalla colonia e del quale rimangono testimonianze del culto prestato allimperatore Claudio ad Antiochia;42 questi apparteneva alla seconda generazione dei coloni e il padre doveva essere stato uno dei fondatori della colonia. Un Caristanius avrebbe sposato una Calpurnia Paulla, e non, come si creduto fino a poco tempo fa, una Sergia Paulla, presunta discendente dei Sergii Paulli, famiglia alla quale apparteneva il governatore di Cipro nel 46-4743. I Caristanii occupano la posizione di maggior rilievo ad Antiochia nel I secolo d.C.44.
A. SUGLIANO, La composizione civica delle colonie romane dAsia Minore, in M.G. ANGELI BERTINELLI A. DONATI (edd.), Il cittadino, lo straniero, il barbaro, fra integrazione ed emarginazione nellantichit (Atti del I Incontro Internazionale di Storia Antica, Genova, 22-24 maggio 2003), Roma 2005, pp. 437452. Per quanto riguarda gli abitanti di Antiochia di Pisidia, lA. accoglie la posizione della Levick (pp. 440 sg.); circa la composizione civica delle colonie romane dAsia Minore conclude che soltanto una minoranza degli antichi cittadini fu rapidamente integrata nel nuovo corpo civico; la maggioranza fu declassata alla condizione di non-cittadini, salvo recuperare nel corso dei secoli successivi i diritti politici come cives Romani (p. 452). 40 LEVICK, Roman colonies, pp. 75, 98. 41 LEVICK, Roman colonies, pp. 75 sg. 42 M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR - M. TA~LIALAN, Lempereur Claude, le chevalier C. Caristanius Fronto Caesianus Iullus et le culte imprial Antioche de Pisidie, in Tyche 16, 2001, pp. 1-20 e tavv. 1, 2. Cfr. AE, 2001, 1918-1920. 43 CHRISTOL - DREW-BEAR, Les Sergii Paulli et Antioche, pp. 180 sg., correggono, sulla base di una nuova iscrizione, il nome della moglie di C. Caristanius Fronto, legatus Augusti pro praetore sotto limperatore Domiziano, in Calpurnia Paulla. I Caristanii, dunque, si sarebbero imparentati non con i Sergii bens con i Calpurnii di Antiochia (riferimenti nel testo e in nota). Cfr. AE 2002, 1456-1458. 44 LEVICK, Roman colonies, pp. 111-113 e passim.

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Anche i Flavonii, che subentrarono ai Caristanii nel primato cittadino45, erano di origine etrusca. Ci forse casuale ma, conoscendo la propensione etrusca per lendogamia, testimoniata dalla tradizione letteraria e dallepigrafia, potrebbe anche suggerire un primato cittadino favorito da una politica familiare e matrimoniale46. Ancora etruschi sono i Visennii: T. Visennius Maximus e suo figlio posero una stele al dio Mn; i Vaternii e i Nerutii, gli Evii, forse i Caesidii. Dalle altre colonie non provengono indicazioni onomastiche di particolare rilievo, ma a Lystra sono presenti il nomen Ancharenus, portato da due donne, Livineius, anchesso di provenienza etrusca, e compare anche un Cillius, sicuramente derivato dal prestigioso nomen etrusco Cilnius, sebbene se ne ignori la storia. Queste tracce residue della generazione dei coloni e di quelle immediatamente seguenti non consentono di generalizzare ma permettono ugualmente di affermare che la presenza etrusca nella colonizzazione di Antiochia fu consistente e che la presenza nella citt lo fu altrettanto se uno dei vici nei quali essa era stata divisa ne conosciamo sette ma potevano essere di pi venne chiamato Tuscus: vicus Tuscus, che richiamava un quartiere di Roma, come alcuni degli altri vici: Venerius, Aedilicius, Velabrus, Patricius, Cermalus, Salutaris. Stupisce la presenza di un vicus Tuscus, che non godeva la miglior fama a Roma47, ma assume un significato assai preciso poich di quelli appena nominati lunico che derivi il nome da un popolo: altre ragioni difficile trovarne. Cosicch la fondazione coloniaria di Antiochia si rivela sempre pi etrusca nelle sue componenti originarie, umane e ideali, sebbene non vi siano riscontri di pratiche religiose e credenze etrusche o italiche nelle dediche a divinit. Nel corso del I secolo a.C., in numerose circostanze, il popolo etrusco sub pesanti espropri con la conseguente diaspora: la militanza mariana era stata la causa prossima dei rovesci politici subti con Silla, e la conclusione del ciclo dei saecula etruschi, che si seguivano a breve distanza uno dallaltro lVIII si concluse nell88, il IX nel 44 e il brevissimo X saeculum nel 40, lo stesso anno della guerra di Perugia sintetizzano il destino di questo popolo. Se per i veterani era abitudine rientrare in patria dopo aver concluso il servizio, per i militari etruschi sarebbe stato difficile rientrare in patria: vi avrebbero trovato i veterani di Silla o i loro discendenti, e la dimissione degli eserciti triumvirali aveva esaurito ci che restava della terra in Italia. possibile che lintenso reclutamento operato in Cisalpina e in Etruria fra 43 e 41
LEVICK, Roman colonies, pp. 113-116 e passim. J. HEURGON, Vita quotidiana degli Etruschi, trad. ital. Milano 1963, p. 120. 47 LEVICK, Roman colonies, p. 77. Cfr. Liv. II 14, 9; Tac. Ann. IV 65; Plaut. Curc. 482 (in Tusco vico, ibi sunt homines qui ipsi sese venditant); Hor. Sat. II 3,228 (Tusci turba impia vici).
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avesse costituito una valvola di sfogo e unopportunit di miglioramento per una parte degli Etruschi: i nomi quasi sempre rari, cio altrimenti sconosciuti perch appartenenti ai bassi strati della societ, forse rappresentati da piccoli proprietari, impoveriti dalle condizioni sempre pi precarie della residua propriet fondiaria la provenienza di alcuni da Clusium richiama i Clusini veteres e i Clusini novi ricordati da Plinio48 inducono a pensare che la fondazione delle colonie augustee abbia rappresentato per molti di loro lopportunit di ricostituire una piccola patria e di rifarsi una vita49. Ci sfuggono, tuttavia, i legami matrimoniali di molti di loro. Delle iscrizioni dei soldati e dei veterani rinvenute ad Antiochia come si detto, 11 in totale una sola restituisce un nome femminile, Vibia, per di pi anchesso ampiamente diffuso in Etruria: L(ucio) Pompo/nio Nigro / vet(erano) / leg(ionis) V Gal(licae) / scribai q(uaestorio) / Urbanus l(ibertus) / et Viviai (pro Vibiae). Le iscrizioni di veterani sono spesso reticenti, piuttosto inspiegabilmente, sulla loro vita privata e soprattutto sulle loro unioni matrimoniali. Questo si riscontra anche altrove: per esempio, a Brescia, che forn come poche altre citt dellItalia un numero elevato di militari. Si ricordano, infatti, circa cinquanta legionari e 4 ausiliari, e quasi 20 pretoriani; quasi tutti i legionari e gli ausiliari prestarono servizio nel I secolo d.C., certamente in et giulioclaudia; dei legionari conosciuti una ventina erano veterani e solo 4 di loro sembra che non siano ritornati in patria50. Considerando le iscrizioni di tutti questi militari abbiamo sicura notizia di un legame, che definiremo matrimoniale per brevit, solo per tre veterani che erano ritornati in patria: uno spos una ingenua, un secondo una liberta, un terzo convisse con una peregrina51. Il fatto, poi, che gli altri legionari dei quali abbiamo notizia, quasi sempre attraverso iscrizioni funerarie, non siano ricordati n ricordino donne con le quali strinsero un vincolo di matrimonio o comunque un legame (pro uxore habere) spiegabile col fatto che siano morti durante il servizio, ma rimane comunque difficile credere che quasi nessuno semplice miles o veteranus avesse un legame affettivo.
N.h. III 5, 52. Della diaspora e dellorgoglio della propria origine etrusca si possono considerare significativi esempi i tular Dardanium di Tunisia (sui quali A. VALVO, Un frammento di mitologia etrusca in Servio? in L. BELLONI - G. MILANESE - A. PORRO [edd.], Studia classica Iohanni Tarditi oblata, Milano 1995, pp. 1198 sgg. e nota 47, ove notizie bibliografiche); il cognomen Tuscus, raro in Etruria e invece diffuso fra gli Etruschi presenti nelle file dei sertoriani (I. KAJANTO, The Latin Cognomina, Helsinki - Helsingfors 1965, p. 188; R. SYME, Laristocrazia augustea, trad. ital. Milano 1993, p. 449); polionimi come C. Terentius Bassus Mefanas Etruscus, di et tiberiana (sul quale supra nota 33). 50 G.L. GREGORI, Brescia romana, II, Roma 1999, pp. 181. 51 Op. cit., p. 182.
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probabile che il divieto fatto ai legionari di contrarre matrimonio in servizio, molto probabilmente voluto da Augusto52, rispondesse a diverse esigenze, tra le quali, principalmente, garantire una maggiore mobilit dellesercito, mantenere bassi i costi e poter dedurre liberamente i veterani come coloni53, ed altrettanto probabile che la rigida disciplina militare applicata da Augusto inducesse i legionari a sorvolare sulla propria vita privata per evitare imbarazzanti ammissioni54, poich risulta poco credibile che lesito del servizio militare legionario, alla scadenza della ferma come veterano, fosse quello di ritornare in patria per condurvi quasi invariabilmente una vita da scapolo. Tornando alle fondazioni coloniarie di Augusto, ritengo che le colonie fondate nella lontana Pisidia e in Licaonia non avrebbero potuto consolidarsi senza una presenza stabile o crescente di cittadini romani. Questo si poteva ottenere richiamando le mogli dei legionari che avessero contratto matrimonio prima dellarruolamento o durante la ferma (prima del 13 a.C. era possibile ma sicuramente non frequente), ma trattandosi di veterani con un numero di anni di servizio che oscillava da 16 a 19, dovremmo ipotizzare, da parte delle loro mogli, una pazienza paragonabile solo a quella di Penelope e la disponibilit a lasciare persone e luoghi dove avevano condotto la loro esistenza fino allora per trasferirsi in luoghi sconosciuti e forse inospitali; oppure concedendo la cittadinanza romana a famiglie locali come pare sia accaduto: per la Levick aggiunge che ci sarebbe avvenuto nel corso di almeno un secolo55 e favorendo le unioni con i veterani romani; oppure ipotesi che ritengo preferibile concedendo il conubium, che rappresentava uno strumento duttile, destinato a singoli individui, che non comportava la concessione della cittadinanza56. La questione stata posta in termini generali da Peter Brunt, il quale, per quanto riguarda Antiochia di Pisidia, condivide le conclusioni della Levick57. Egli, tuttavia, ritiene che la concessione del conubium a veterani e pretoriani sia un uso tardo del Principato58. Io credo, invece, che la con52 Il problema stato affrontato da S.E. PHANG, The marriage of roman soldiers (13 BC - AD 235), Leiden - Boston - Kln 2001, pp. 115-133. Forse il divieto era contenuto in una costituzione titolata disciplina Augusti: pp. 123 sg. 53 PHANG, The marriage of roman soldiers, pp. 345-350. 54 P.A. BRUNT, Italian manpower 225 B.C. - A.D. 14, Oxford 1971, p. 247. 55 LEVICK, Roman colonies, pp. 75 sg. 56 Ulp. 5, 4: Conubium habent cives Romani cum civibus Romanis; cum Latinis et peregrinis ita, si concessum sit. Cfr. Gaius 1, 57: veteranis concedi solet principalibus constitutionibus conubium cum Latinis peregrinisve, quas primas post missionem uxores duxerint. Ci riguarda la concessione del conubium ai veterani ausiliari, contestualmente alla civitas, a partire dal tempo di Claudio. 57 BRUNT, Italian manpower, p. 253. 58 BRUNT, Italian manpower, p. 248.

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cessione, su richiesta, del conubium da parte dellimperatore Claudio, insieme con la civitas, ai veterani ausiliari al momento del congedo (ai pretoriani venne concesso soltanto a partire dallet di Vespasiano), continuasse la prassi corrente nelluso di questo strumento forse avviata, comunque gi impiegata da Augusto uno dei pi antichi iura riconosciuti ai Latini, per la sua applicabilit in molte circostanze nelle quali Roma venne a trovarsi nel corso della sua storia, sempre legata e aperta allintegrazione di nuovi popoli. La concessione del conubium consentiva una parziale e limitata romanizzazione, senza implicare la cittadinanza; in questo modo i beneficiari potevano conservare uno stato giuridico proprio, le proprie tradizioni ed eventualmente anche le forme di diritto preesistenti. Che tutto ci avesse generalmente una rilevanza notevole per le popolazioni con stato giuridico diverso da quello romano, e stesse a cuore anche a Roma, lo dimostrano sia la limitazione del ius migrandi, richiesta a pi riprese (nel 187 e nel 177 a.C.)59 da alcune citt italiche di diritto latino per evitare lo spopolamento: il rischio era che si trasferissero a Roma gli esponenti pi abbienti della comunit per acquisire la cittadinanza e avere maggiori opportunit di sviluppare le proprie iniziative politiche ed economiche; e sia la clausola, presente in alcuni trattati conclusi al principio del II secolo a.C. e ricordata da Cicerone nella pro Balbo (14, 32): nequis eorum a nobis civis recipiatur (quaedam foedera exstant, ut Cenomanorum Insubrium Helvetiorum Iapydum nonnullorum item ex Gallia barbarorum, quorum in foederibus exceptum est, nequis eorum a nobis civis recipiatur): la limitazione nella concessione individuale della cittadinanza contribuiva ad evitare che le comunit alleate venissero depauperate di elementi importanti, in grado di contribuire allo sviluppo economico delle loro civitates. Credo, perci, che nel caso della fondazione della colonia di Antiochia di Pisidia ci troviamo di fronte ad un interessante passo avanti nellintegrazione delle popolazioni pi lontane, geograficamente e culturalmente, dallo spirito e dalle tradizioni romane, che anticipa e costituisce un precedente della concessione della civitas e del conubium ai veterani ausiliari, ai loro figli e, inizialmente, anche ai loro discendenti, della quale ci informano i diplomi militari60. Un processo di integrazione imperniato sulla carriera dei militari, sulle modalit e la durata del loro servizio e sulle norme che regola-

Cfr. A.N. SHERWIN-WHITE, The Roman Citizenship, Oxford 19732, p. 107. Sulla questione: A. VALVO, I diplomi militari e la politica di integrazione dellimperatore Claudio, in G. URSO (ed.), Integrazione mescolanza rifiuto. Incontri di popoli, lingue e culture in Europa dallAntichit allUmanesimo (Atti del Convegno internazionale, Cividale del Friuli, 21-23 settembre 2000), Roma 2001, pp. 151-167; ID., Veterani ex legionibus instrumentum accipere non solent, in Athenaeum 91, 2003, pp. 173-184, entrambi con bibliografia risalente.
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vano la vita militare. Gli esempi di liberalit nella concessione della civitas a veterani, navarchi e civitates ( il caso di Volubilis al tempo di Claudio, nel 44) presentati dal Brunt non costituiscono precedenti n sono in contraddizione con la concessione del conubium poich si tratta di ricompense concesse in circostanze eccezionali. *** Nel corso del suo primo viaggio in Asia Minore lapostolo Paolo incontr certamente una nutrita presenza di Romani, e probabilmente anche di indigeni romanizzati, ad Antiochia e nelle altre citt da lui visitate, sebbene gli Atti non lo dicano esplicitamente e neppure la lettera ai Galati, scritta fra il 53-54 e il 57. Un passo di questa, tuttavia (4, 1-2), sembra rivolto ad un uditorio che avesse consuetudine con le norme del diritto romano, che non riconosce come soggetto giuridico lerede che non abbia raggiunto la maggiore et, il quale viene perci a trovarsi in una condizione analoga a quella servile: coloro che stanno sotto la legge, dice Paolo, sono come lerede che non abbia raggiunto la maggiore et: [dalla Vulgata] Quanto tempore heres parvulus est, nihil differt a servo, cum sit dominus omnium, sed sub tutoribus et actoribus est usque ad praefinitum tempus a patre. Romano fra Romani o romanizzati, Paolo era certo di essere compreso ricorrendo al diritto di Roma per esemplificare il messaggio divino*.

* Ringrazio dei loro interventi, utili al completamento del presente lavoro, i Proff. Laura Boffo, Domitilla Campanile, Helmut Halfmann, Maurice Sartre, Marta Sordi, Chrysanthe Tsitsiou-Chelidoni e Giuseppe Zecchini.

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Da S. MITCHELL, Anatolia, I, Map 5, p. 78.

ITALISCHE URSPRNGE BEI RITTERN UND SENATOREN AUS KLEINASIEN HELMUT HALFMANN

Die Geschichte des Rmischen Reiches ist gekennzeichnet durch die Wechselwirkung von berzeugung und Gewalt in den Beziehungen zwischen Rom auf der einen und seinen Stdten und Provinzen auf der anderen Seite the history of the Roman empire is marked by the interplay of persuasion and force in the relationships between Rome, on the one hand, and its cities and provinces, on the other. Aus diesem hier beispielhaft zitierten, aber prgnant formulierten Satz von Mary Taliaferro Boatwright1 greife ich den Teilbereich der persuasion heraus und hier einen Aspekt der bekannten Tatsache, dass die Integration der ehemals autonomen Oberschichten der unterworfenen Gebiete in die rmische Gesellschaft einen wesentlichen Eckpfeiler der Stabilitt der rmischen Weltherrschaft bildete. Ebenso bekannt ist das Phnomen, dass wir innerhalb der Gruppe der nunmehr provinzialen Oberschicht, aus der sich dann rmische Ritter und Senatoren rekrutierten, zwei Typen unterscheiden mssen: einerseits solche Familien, deren Ursprnge, soweit sie ihren Stammbaum zurckverfolgen konnten, in der betreffenden Region lagen, und andererseits solche, die ursprnglich aus Italien stammten und sich aus welchen Grnden auch immer als rmische Brger und damit als Angehrige der Siegermacht in den unterworfenen aueritalischen Gebieten dauernd niedergelassen hatten. Da wir uns hier mit Kleinasien befassen, so nimmt man in vielen Fllen als sicher oder wahrscheinlich an, dass von dort gebrtige Senatoren aus Familien italischer Einwanderer stammten, sowohl aufgrund der lateinisch-italischen Namensformen der Betroffenen als auch der Herkunftsorte, die sich als rmische Veteranenkolonien oder als griechische Poleis mit einem hohen Anteil italischer Immigrantenfamilien prsentieren. Nun ist es aber keineswegs so, dass alle die genannten Zentren mit italischer Bevlkerung ihre Shne mehr oder weniger in gleich groer Anzahl in den Ritter- oder Senatorenstand htten entsenden knnen. Vielmehr lassen sich eindeutige regionale Schwerpunkte, daneben auch eine zeitliche Staffelung ausmachen. Es geht

M. TALIAFERRO BOATWRIGHT (2000), 4.

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mir hier um einen Versuch, diese Unterschiede festzustellen und sie dann zu erklren, da ihnen ganz offensichtlich ein jeweils spezifisches historisches Umfeld der betreffenden Stdte zugrunde liegt, in dem sich wiederum eine bestimmte Bevlkerungsstruktur ausbildete kurzum, es geht letztlich um eine Stadttypologie, die die unterschiedlichen Chancen ihrer lokalen Oberschicht bestimmte, in den Ritter- oder Senatorenstand aufzusteigen. Wir haben es bei diesen Stadttypologien natrlich mit einem komplexen Phnomen zu tun, am Beispiel von Pergamon und Ephesus habe ich versucht, entlang der architektonischen Entwicklung zwei verschiedene Typen zu vergleichen, denjenigen einer kniglichen Residenzstadt und denjenigen einer Hafenstadt, die sich hinter dem ueren Erscheinungsbild und den einzelnen Phasen der Entwicklung erkennen lassen2. Mit Typologie meine ich auch die Zusammensetzung, das Selbstverstndnis der lokalen Oberschicht, ob und wie die genuin griechische oder eben aus Italien stammende Bevlkerung sich (re-)prsentierte, welchen Anteil eine besondere Aufmerksamkeit und Gunst von Seiten des Kaisers am Profil der Stadt trgt im Gegensatz zu anderen Stdten. Solch eine konkrete Ausgestaltung hngt wiederum ab von allgemeineren Faktoren wie historisch-politische Entwicklungen, wirtschaftliche und naturrumliche Gegebenheiten. Die letztgenannten und vor allem Inneranatolien betreffenden Faktoren zu definieren, dies hat insbesondere Stephen Mitchell in mehreren bedeutenden Studien unternommen; zu ihnen mchte ich einige zustzliche Denkanste geben, wohl bewusst, dass sich durch Neufunde oder -forschungen das Bild verschieben, aber doch wohl nicht grundstzlich ndern kann. *** Die Prsenz und allmhliche Ausbreitung der ersten rmischen Brger im griechischen Osten ist, ausgehend von dem frhen Handelszentrum Delos, vor allem fr die einzelnen Landschaften Griechenlands mittlerweile gut erforscht, weniger gut und umfassend allerdings fr Kleinasien3. Delos bildete im 2. und frhen 1. Jahrhundert v. Chr. den Anziehungspunkt fr negotiatores insbesondere Mittel- und Sditaliens, jedoch waren die Mglichkeiten in Delos, auer Reichtum auch ein steigendes Sozialprestige zu erlangen, sehr begrenzt und reichten in keinem Fall, einer Familie als neue wirtschaftliche und gesellschaftliche Basis fr den Sprung in den rmischen Senat zu dienen. Als Hindernis grundstzlicher Art erwies sich der schlecht beleumdete Reichtum, der mit Handels- und Geldgeschften erworben worden war, wesH. HALFMANN (2001). J. HATZFELD (1919); A.J.N. WILSON (1966); F. CASSOLA (1970-1971); C. MLLER - C. HASENOHR (2002).
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halb reiche negotiatores nicht auf die Untersttzung traditionsbewuter senatorischer Familienclans hoffen durften; dies nderte sich erst seit der Zeit Caesars4. Zweitens blieb namentlich fr die bedeutendsten unter den Handel treibenden Familien ihre italische Heimatstadt der Lebensmittelpunkt; dort investierten sie ihren Reichtum und genossen entsprechende Ehren und Ansehen. Manche schafften, obwohl als obscuro loco nati verachtet, wohlgemerkt von ihrer italischen Basis aus, den Sprung in den Senat, wie das Beispiel des M. Seius lehrt, dil des Jahres 74 v. Chr., dessen Familie, ursprnglich aus dem Plignerland stammend, sich in Kampanien als Stifter ehren lie und umfangreiche Handelsgeschfte ber Delos abwickelte5. Der Sohn des dils zog es brigens vor, den Ambitionen des Vaters auf eine senatorische mterkarriere nicht zu folgen, sondern der Handelstradition der Familie als rmischer Ritter treu zu bleiben. Damals schufen also nur das italische Stdtewesen, die relative Nhe zu Rom und zu seinen fhrenden Familien berhaupt das erforderliche Netzwerk, welches einen Aufstieg in den Senat ermglichte, wohingegen das damalige Ambiente griechischer Stadtkultur diesbezglich nur sehr begrenzte Mglichkeiten bot. Namentlich in Delos selbst, das politisch zu Athen gehrte, existierten weder die rechtlichen noch die landesphysikalischen Voraussetzungen fr Grunderwerb, die hchste Ehre, die auch nur die bedeutendsten Vertreter der italischen Negotiatorengemeinde auf Delos erreichen konnte, bestand in der Mitgliedschaft in einem der Magisterkollegien verschiedener Kultvereine6. Delos verlor seine Funktion als Zentrum italischer Prsenz im griechischen Osten nach den Mithridatischen und den Seeruberkriegen, als sich die negotiatores verstrkt nicht nur in Griechenland sondern auch in kleinasiatischen Stdten neu ansiedelten. Cicero nennt im Jahre 59 v. Chr. beispielhaft Pergamon, Smyrna uns Tralleis (Flacc. 39,71), der von ihm inkriminierte Appuleius Decianus hatte im Gebiet der Stadt Apollonis Grund und Boden erworben, und zweifellos, wie Inschriften belegen, haben zahlreiche Rmer das Brgerrecht griechischer und kleinasiatischer Stdte erhalten, was ihnen lokale Magistraturen ffnete und den Erwerb von Grundbesitz ermglichte. Einen vorlufigen Endpunkt dieser Entwicklung, die mit Caesars Diktatur, der Zeit des Zweiten Triumvirats und dann dem Prinzipat des Augustus mchtig vorangetrieben wurde, markieren sichtbar die zahlreich bezeugten conventus civium Romanorum bzw. die als sympoliteuomenoi Romaioi in den griechischen Poleis organisierten rmischen Brger. Seit Caesar und vor allem Augustus tritt daneben eine zweite Form der Ansiedlung
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T.P. WISEMAN (1971), 77-89. E. DENIAUX (2002). C. HASENOHR (2002).

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rmischer Brger in Kleinasien, die Veteranenkolonien, entweder wie in den meisten Fllen indem sie die Vorgngersiedlungen absorbieren oder aber seltener neben die griechische Polis treten und mit dieser dann spter verschmelzen. Schlielich scheint es, wie Stephen Mitchell im Falle von Attalia in Pamphylien und einige Gemeinden Isauriens vermutet7, geschlossene Veteranenansiedlungen innerhalb von griechischen Poleis gegeben zu haben, die keinen autonomen Koloniestatus erhielten. Damit sind die beiden Typen jener Ansiedlungsform benannt, unter der Rmer italischer Herkunft sich auf Dauer in Kleinasien niedergelassen haben. Aus dieser Gruppe stammt nun bekanntlich die Mehrheit jenes Personenkreises, der bereits in der ersten Phase der Prinzipatszeit, also im 1. Jahrhundert n. Chr., Mnner in den Senat nach Rom schickte. Genauso hat man schon immer beobachtet, dass innerhalb der Gruppe der rmischen Kolonien oder griechischen Poleis mit rmischen Brgern einige wenige eine grere Anzahl an Senatoren als andere hervorgebracht haben8, aus den meisten dieser Gemeinden sogar berhaupt keine ritterlichen oder senatorischen Familien in der frhen Kaiserzeit bekannt sind, was nicht unbedingt heit, dass es sie nicht gegeben hat, aber eine Tendenz zur Schwerpunktbildung ist dennoch unverkennbar. Nach den Grnden, warum die italischstmmigen Bewohner der einen Stadt offenbar bessere Chancen besaen, in die Reichsaristokratie aufzusteigen, als diejenigen einer anderen, ist systematisch allerdings noch nicht gefragt worden. Betrachten wir zunchst die griechischen Poleis, in denen sich rmische Brger italischer Herkunft angesiedelt hatten und das waren fast alle , so hat es offenbar groe Unterschiede gegeben hinsichtlich Zahl, Sozialprestige und Wirkungsmglichkeiten der Italiker innerhalb der einzelnen Poleis. Eine Tendenz, die ich thesenartig formulieren mchte, scheint in die Richtung zu gehen, dass, je lter, stolzer, geschichtstrchtiger eine griechische Polis war, desto weniger Bedeutung ein italisches Element innerhalb ihres Gesamtorganismus besa. Als Beispiel nehme ich drei solcher Stdtetypen: Pergamon, Rhodos und Athen. Bezglich Pergamon konnte ich zeigen9, dass Italiker und Rmer aus der westlichen Reichshlfte in der einstigen Attalidenresidenz innerhalb der der lokalen Oberschicht praktisch keine Rolle spielten. Es haben sich kaum Inschriften in lateinischer Sprache erhalten (ich schtze etwa 0,1%), keinem Italiker, ja berhaupt einem Nicht-Pergamener, war es mglich, mit einem ffentlichen Bauwerk als Wohltter zu glnzen oder in stdtischen mtern
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S. MITCHELL (1978). So R. SYME (1995), 233. H. HALFMANN (2001).

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oder Priesterkollegien Karriere zu machen. Demnach ist es kaum wahrscheinlich, dass wir einen aus Pergamon gebrtigen Ritter oder Senator kennen lernen werden, der seine Vorfahren auf italische Immigranten zurckfhrte; allein aufgrund von Pergamons sozialer Typologie sollte man vermuten, dass sich auch hinter den gut italisch klingenden Namen des Senators L. Cuspius Camerinus und seines Sohnes L. Cuspius Rufinus aus der ersten Hlfte des 2. Jahrhunderts griechische Familien verbergen, die in der frhen Kaiserzeit einer italischen gens Cuspia das rmische Brgerrecht zu verdanken hatte. Den gleichen Konservatismus hinsichtlich stdtebaulicher Formen, religiser Bruche, Sprache und Abneigung gegen fremde Elemente, speziell Italikern gegenber, konnte Alain Bresson fr Rhodos nachweisen10. So unzweifelhaft in Rhodos wie in Pergamon italische negotiatores in der spten Republik bezeugt sind11, so unbedeutend mssen sie im sozialen Gefge der Stadt gewesen sein. Nur drei nichtkaiserliche rmische Gentilizia sind bezeugt, es bestand fr diese Familien in Rhodos keine Chance, nur in die lokale Aristokratie, geschweige ber diese hinaus in die Reichsaristokratie aufzusteigen. Athen12 hat aufgrund seines berragenden Rufes als geistiges und kulturelles Zentrum eine eigene Attraktivitt auf die Rmer des Westens ausgebt, doch haben diese in der groen Mehrzahl keine familiren Wurzeln in der Stadt geschlagen und sind Gste geblieben. Negotiatores sind in Athen im Gegensatz zu den Intellektuellen aus Italien nur wenige bezeugt; das bekannteste Beispiel bietet Ciceros Freund T. Pomponius Atticus, der etwa 20 Jahre lang, von 86/5-65 v. Chr., daselbst residierte, der Stadt auch eine Reihen von materiellen Wohltaten zukommen lie, dann aber nach Italien zurckkehrte. Ebenso wie Atticus gaben auch die Gebildeten der Kaiserzeit, sogar Angehrige des Senatorenstandes, die das eponyme Archontat bernahmen, immer nur eine Gastrolle in der Stadt, die keine wirkliche Integration in das wirtschaftliche und soziale Leben zeitigte. *** Umgekehrt bedeutet diese Feststellung nicht, dass diejenigen Stdte, in denen eine zahlenmig starke Gruppe residierender Rmer anzunehmen ist, automatisch das Reservoir zahlreicher knftiger Senatorenfamilien geworden seien, auch wenn diese sich sogar als Stifter von Bauwerken und als lokale Magistrate als Teil des ffentlich-reprsentativen Lebens der Polis profilieren konnten Ein markantes Beispiel bietet Ephesos, seit Augustus
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A. BRESSON (1996); DERS. (2002), 154. Caes. Civ. 3,102; A. BRESSON (2002), 154. C. HABICHT (1995), 340 ff.; S. FOLLET (2002).

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vielleicht die italischste Stadt Kleinasiens, was ueres Erscheinungsbild und Sozialstruktur angeht. Wie bei anderen kleinasiatischen Kstenstdten, von denen die meisten aufgrund ihrer wirtschaftlichen Attraktivitt ein starkes Kontingent italischer negotiatores beherbergt haben, waren es hier nicht die Nachkommen der italischen Einwanderer sondern die genuin einheimischen Familien, die in den Senat aufstiegen, und dies frhestens in der von mir so genannten zweiten Phase, unter den flavischen Kaisern, in der Mehrzahl erst um die Mitte des 2. Jahrhunderts. Der Titel einer Untersuchung, den Frank Rumscheid fr eine Beschreibung der Situation Prienes whlte, lautet: Den Anschlu verpasst: Priene in der (frhen) Kaiserzeit13; er kann stellvertretend fr viele andere Poleis der Westkste stehen. Leider besitzen wir ber das soziale Niveau, den Reichtum, die familiren Beziehungen der ersten Generation rmischer negotiatores oder Kolonisten fast keine Angaben, die eine genauere Differenzierung erlauben wrden. Einzig und allein im Falle von Korinth kann ich als Vergleichsbeispiel einige Stze sagen, da wir dank einer Notiz Strabons (8,6,23; C 381) wissen, dass die csarische Neugrndung berwiegend auf Neusiedlern mit Freigelassenenstatus beruhte; in der Folgezeit kamen, wie Inschriften belegen, auch Hndler und Kaufleute hinzu, whrend Veteranenfamilien einen nur verschwindend geringen Anteil der Brger der Kolonie ausgemacht haben14. Denn Korinth, dessen Territorium mit seinem kargen, steil abschssigen Gelnde sprichwrtlich war (Strabo a.O.), bot denkbar ungnstige Voraussetzungen, fr sozial hher stehende und wohlhabende Familien die neue Basis eines weiteren gesellschaftlichen Aufstiegs und Reichtums zu bieten. Entweder mussten die Kolonisten, wenn sie nicht ausschlielich in Handel und Handwerk ihr Auskommen finden sollten, anderweitig in Griechenland weitere Einnahmequellen suchen und konnten so zu berregionalem Einflu gelangen, oder die Kolonie wirkte umgekehrt als Magnet fr vornehme Familien aus anderen Stdten Griechenlands. Von beidem profitierte die bedeutendste italische Familie Korinths, die Vibullii, die sich als Fischzchter am kleinen Hylike-See in Botien ein weiteres wirtschaftliches Standbein15, durch Verbindungen mit den Familien des Claudius Herodes in Athen und Iulius Eurycles in Sparta ein zweites starkes politisch-soziales Standbein16 schufen. Von keiner der italischen Familien Korinths oder Griechenlands ist bekannt, ob sie in den Ritter-, geschweige denn in den Senatorenrang aufstiegen, hinter gut lateinisch klingenden Na13 14 15 16

F. RUMSCHEID (2002). A.J.S. SPAWFORTH (1996). A.J.S. SPAWFORTH (1995); DERS. (1996), 171. A.J. S. SPAWFORTH (2002), 103-104.

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men wie P. Caninius Agrippa, procurator Achaiae unter Augustus, oder Cn. Cornelius Pulcher, der unter Trajan und Hadrian eine ritterliche Karriere durchlief, verbergen sich bodenstndige griechische Familien aus Pellene und Epidauros. Die Grundlagen und das Ambiente, die in der frhen Kaiserzeit die Elite des Reiches erzeugten, lagen anderswo. Es waren nicht die geschichtstrchtigen Stdte Griechenlands und sehen wir von Pergamon einmal ab Westkleinasiens sondern die rmischen Kolonien und Poleis mit italischer Bevlkerung in Zentral- und Sdanatolien, aus denen die ersten Senatoren des griechischen Ostens hervorgingen. Wir treffen hier auf ein Netzwerk italischer Familien und ihrer Verzweigungen, die sich auf einer Achse Pamphylien, die Kolonie Antiochia und Nordgalatien konzentrierte. Die pamphylische Ebene war sptestens seit den 70er Jahren des 1. Jahrhunderts v. Chr. Ziel italischer negotiatores, war seit der Attalidenzeit bis hin zur rmischen Provinzialverwaltung des 1. Jahrhunderts n. Chr. politisch-administrativ mit Galatien verbunden, seine Stdte bildeten die Hauptabnehmer und das Exportscharnier der Gter Inneranatoliens. Die Verbindung der anatolischen Hochebene mit Pamphylien hatten deshalb bereits die Attaliden durch Kastelle gesichert17, Rom baute um das Jahr 6 v. Chr. die via Sebaste mit Antiochia als caput viae nach Pamphylien. Es war die Kolonie Antiochia, die nach Pergamon die zweithchste Anzahl senatorischer Familien in ganz Kleinasien aufweist. Sieben ritterliche Offiziere bis zur flavischen Zeit sind bekannt, und es berrascht nicht, dass aus Antiochia die erste Familie italischen Ursprungs aus ganz Kleinasien stammte, die in den Senat aufstieg: zwei Brder, Q. und L. Sergius Paullus haben bereits unter den Tiberius den Senatssitz erhalten18, demnach mssen die Sergii bereits in der ersten Kolonistengeneration eine ganz prominente Rolle in der Kolonie gespielt haben, vielleicht fungierte ein Sergius als deductor der Legionsveteranen und verdankte die Kolonie ihre neue tribus Sergia der gleichnamigen gens. Zwei, vielleicht drei andere Shne der Kolonie wurden unter den flavischen Kaisern in den Senat aufgenommen: Caristanius Fronto19, Anicius Maximus und der noch rtselhafte Iulius Paulus20. Weitere Kolonistenfamilien der ersten Generation schaffen erst im 2. Jahrhundert den Sprung in die Reichsaristokratie, wie die gens Flavonia21 und ein Zweig der auch in Attaleia und Ancyra beheimateten gens Calpurnia22.
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S. MITCHELL (1997). Zur gens Sergia siehe Appendix I. Siehe Appendix II. B. LEVICK (1967), 117. B. LEVICK (1958), 74; DIES. (1967), 113-116. P. VAN MINNEN (1987) mit den Referenzen.

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Letztere ist ein gutes Beispiel fr die mgliche Aufteilung einer Familie auf mehrere typische Stdte der Region typisch, weil sie fr jene schon erwhnte Achse Pamphylien-Antiochia-Galatien stehen , die politischadministrativ und wirtschaftlich eng miteinander verzahnt war und jenes Reservoir an Grundbesitz bot, das fr senatorische Vermgen unabdingbar war. Die gens Calpurnia aus Attalia erhielt nicht viel spter als die Sergii aus Antiochia, vielleicht auch noch unter Tiberius, die Senatorenwrde; wir kennen drei Generationen dieser Familie, bis sie unter Antoninus Pius einen Konsul in Rom stellte23. Ein anderer Zweig der Familie blhte schon in iulisch-claudischer Zeit in Antiochia, wo ein L. Calpurnius Longus als erster Brger der Kolonie ein munus versprach und innerhalb von zwei Monaten ein Amphitheater aus Holz auffhren lie24; ein Spro dieser Familie, Calpurnia Paulla, heiratete den schon erwhnten Senator Caristanius Fronto aus der Kolonie25. Schlielich begegnet ein dritter Ableger der Calpurnii in Ancyra, der um die Mitte des 2. Jahrhunderts die Konsulwrde erreichte: die Calpurnii Proculi26. Eine hnliche Verzweigung auf Attaleia und Antiochia lsst sich fr die aus Italien stammenden Creperei nachweisen: der Ritter, Prokurator und Freund der jngeren Agrippina, C. Crepereius Gallus stammte aus Antiochia, der pamphylische Zweig der gens blhte im 2. Jahrhundert und erlangte auch die Senatorenwrde27. Kehren wir nach Pamphylien zurck, so begegnet uns die zweite senatorische Familie italischer Herkunft, die gens Plancia, in Perge28. M. Plancius Varus fand unter Nero Aufnahme in den Senat, und analog zu den Calpurnii reichten verwandtschaftliche Beziehungen und wirtschaftliche Interessen der Plancii bis nach Nordgalatien. Sptestens der erste Senator besa umfangreichen Grundbesitz nicht nur an der nach Norden fhrenden Verbindungsstrae von Pamphylien nach Pisidien (bei Andeda), sondern auch in Nordgalatien und erhielt in der augusteischen Kolonie Germa eine lateinische Ehreninschrift, die sicher mit der berragenden Stellung des Mannes als Grundbesitzer in der Region zu erklren ist. Der Senator ehelichte die Tochter des armenischen Knigs Tigranes V., dessen Sohn, also der Schwa23 W. ECK (1991), 97-106; der Suffektkonsulat ist jetzt auf das Jahr 144 datiert: ZPE 149 (2004), 275. Zum Grundbesitz der Familie in der Kibyratis siehe jetzt TH. CORSTEN (2005), 17-21. 24 S. MITCHELL (1998), 224-225 Nr. 7. 25 Siehe Appendix II. 26 H. HALFMANN (1979), 176 Nr. 98; 198-199 Nr. 131; die Zeugnisse fr den Grundbesitz der Familie in Ostphrygien und Lykaonien hat M. RICL (2003), 111 mit Anm. 41 (AE 2003, 1693) zusammengestellt. 27 L. Crepereius Fronto; siehe zur Familie B. LEVICK - S. JAMESON (1964). 28 S. MITCHELL (1974). Siehe ferner den ausfhrlichen Kommentar von S. ~AHIN (1999), besonders zu Nr. 40-43.

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ger des Plancius Varus, von Vespasian als Knig der Pamphylien benachbarten Kieten im Rauhen Kilikien eingesetzt wurde. Mit einer noch lteren und ehrwrdigeren Dynastie, derjenigen der galatischen und attalididischen Knige, trat ein Plancius um die Mitte des 2. Jahrhunderts in verwandtschaftliche Beziehung, indem er eine Tochter des Ancyraners C. Iulius Severus und seiner Gattin Claudia Aquillia adoptierte. Mit einer Tochter des Senators, Plancia Magna, schlossen sich die Plancii mit der zweiten bedeutenden Familie Perges, den Iulii Cornuti, verwandtschaftlich zusammen; diese gens stammt sicherlich aus der genuin griechischen Bevlkerung Pamphyliens29 und hat, wie andere Neubrger der iulischen Kaiser, einen Nachkommen unter Domitian in den Senat nach Rom gesandt. Mit dem schon bekannten Muster konform ging allerdings der sich nach Pisidien und Galatien hin erstreckende Grundbesitz der Iulii Cornuti; dasselbe lsst sich auch in Familien unterhalb der senatorischen Rangklasse nachweisen, wie bei der aus Italien stammenden gens Paccia aus Attaleia, deren Freigelassene die Gter der Familie sdlich des Tattasees an der Grenze zu Kappadokien hin verwalteten30. Hinzufgen mchte ich eine Familie italischen Ursprungs aus Aspendos, die im 2. Jahrhundert in den Senat aufstieg: die gens Curtia, schon lange bekannt als Bauherrin im Theater der Stadt, stellte mit A. Curtius Crispinus im Jahre 159 einen Konsul31; wegen des seltenen praenomen A(ulus), das diese gens trug, bin ich sicher, dass zwei in Iconium bezeugte Freigelassene eine wirtschaftliche Verbindung auch dieser pamphylischen Italikerfamilie nach Inneranatolien nachweisen32. Soweit in Krze die prosopographische Evidenz. *** Warum war es nun ausgerechnet die Veteranenkolonie Antiochia, die als Heimat senatorischer Familien Kleinasiens einen Spitzenplatz einnahm? Warum besa sie offenbar eine groe Attraktivitt und besaen die dort siedelnden Italiker von vornherein bessere Startchancen fr einen gesellschaftlichen Aufstieg? Da sich von der hellenistischen Vorgngerpolis so gut wie keine archologischen und epigraphischen Zeugnisse erhalten haben,
29 S. ~AHIN (1999), 30-32. Abgesehen vom kaiserlichen Gentiliz deutet das cognomen Bryonianus eines Bruders des Senators und Konsuls des Jahres 100 auf einheimische Wurzeln der Familie hin. Der in die neronische Zeit gehrende Vater dieser Brder hatte in Cae[sia Tertulla ?] wahrscheinlich den Spro einer italischen Familie geheiratet. 30 SEG 17, 577-78 = AE 1972, 613-14; S. MITCHELL (1993), 152. Zu Paccii in der Kolonie Comama, die das praenomen Lucius fhrten, siehe PIR2 P 17, 21. 31 IGR III 803. P. WEI (1999), 162-165 = AE 1999, 408. 32 RPh 36 (1912), 55 Nr. 10 (A. Curtius Stichius); ebd. 62 Nr. 23 (A. Curtius Hermes); siehe S. MITCHELL (1979), 419.

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scheint mit der Koloniegrndung in den 20er Jahren des 1. Jahrhunderts v. Chr. eine vllig neue ra der Stadtgeschichte begonnen zu haben doch teilte es diesen historischen Einschnitt auch mit anderen Kolonien, etwa Korinth. Antiochia wurde aber nicht mit Freigelassenen, sondern mit Veteranen der 5. und 7. Legion besiedelt, die, wie Strabo berichtet (12,8,14; C 577), zunchst mit dem Land ausgestattet wurden, das vormals zum nahe der Stadt gelegenen Tempel des Men Askanos gehrt hatte und zu dessen Verteilung Augustus eigens Kommissare in die Region schickte. Dieses Land, als ehemaliger Tempelbesitz sicher nicht das schlechteste, stellte zwar einen nicht selbstverstndlichen Anreiz dar, kann aber nicht ausgereicht haben, den neuen Familien das Ma an wirtschaftlicher Prosperitt zu verschaffen, mit dem sie alle anderen Stdte Zentralanatoliens in den Schatten stellten. Zustzlich muten dem senatorischen Census angemessene, und das heit auf entsprechend ausgedehntem Grundbesitz basierende Vermgen gebildet werden knnen; diesbezglich boten die weiten, riesigen Ebenen und Hgellandschaften Zentralanatoliens, die sich vom Sangarios im Norden bis an den Rand des Tauros im Sden erstreckten, ideale Voraussetzungen. Der Reichtum des Landes bestand einmal in seiner schieren Ausdehnung und damit der Menge der Produkte, konkret Getreide in den wasserreicheren Gebieten, der Schafzucht auf den wasserrmeren, steppenartigen und baumlosen Hochflchen; in normalen Zeiten wurde Getreide exportiert, grtenteils in Richtung Sden in das bevlkerungsreiche Pamphylien und ber die pamphylischen Hfen in den stlichen Mittelmeerraum. Das eigentlich exklusive und gewinnbringende Erzeugnis bildete die aus der Schafzucht gewonnene Wolle33, Strabon (12,6,1) nennt 300 Herden des letzten Knigs Amyntas als das Significum seines Reichtums schlechthin. Die Wolle und die daraus gewonnene Kleidung besaen eine solche Qualitt, deren Besitz ein solches Prestige, dass Brger von Pessinus eben solche dem Kaiser Trajan zum Geschenk machen konnten34. Das bis auf die Zeiten des Amyntas stdtearme Inneranatolien lag nach der Einverleibung Galatiens als rmische Provinz fr Groinvestoren geradezu bereit. Ein solcher grundbesitzorientierter Personenkreis fand sich einmal unter den schon lnger in Pamphylien siedelnden italischen negotiatores, die dort oder bereits nach Norden ausgreifend Lndereien erworben hatten, zum anderen fand er sich unter den bereits wohlhabenden Veteranen der neuen Kolonien, also den Offizieren, die schon in Italien ber ansehnlicheren Grundbesitz verfgt hatten, in Anatolien aber neue Dimensionen an Flchen und Ertrag erschlieen wollten.
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S. MITCHELL (1980), 1068-1071; DERS. (1993), 144-145. J. STRUBBE (2005), Nr. 8, 11.

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Die geschilderten naturrumlichen Bedingungen galten freilich nicht nur fr Antiochia sondern mehr oder weniger auch fr die anderen von Augustus in der Region neu gegrndeten Kolonien, sechs an der Zahl, Iconium, Olbasa, Cremna, Comama, Parlais und Lystra, aber Antiochia berflgelte sofort alle anderen, und man fragt sich wieder: warum? Die Unterschiede sind evident: Iconium, an Bedeutung und Geschichte mit Antiochia mindestens ebenbrtig, erhielt wie Antiochia augusteische Veteranen. So lassen sich auch dort viele italische Namen nachweisen, jedoch hat neben der Kolonie die alte Polis weiterbestanden und haben die Italiker nicht jenen exklusiven sozialen Rang erreicht wie die in Antiochia siedelnden Landsleute; erst fr das 2. Jahrhundert ist uns das erste Beispiel einer in Iconium beheimateten ritterlichen Familie bekannt, die Arruntii35. Im relativ gut erforschten Cremna stagnierte im ganzen 1. Jahrhundert trotz der Veteranendeduktion die stdtebauliche Entwicklung, bislang konnte kein ffentliches Gebude gefunden werden, das der frhen Kaiserzeit angehrt36. Dagegen erlebte Sagalassos, welches den Titel erste Pisidiens fhrte, unter Augustus dank seiner Lage an der neuen via Sebaste einen wirtschaftlichen Aufschwung, der sich in einem grtenteils in hellenistischer Tradition stehenden, aber auch rmische Elemente beinhaltenden umfangreichen Bauprogramm manifestierte. Dennoch der erste bekannte civis Romanus verdankte Kaiser Claudius das Brgerrecht, der erste Ritter lebte gegen Ende des 1. Jahrhunderts, die ersten Senatoren aus den genannten Stdten finden sich erst am Ende des 2. Jahrhunderts37. Es lsst sich also kein Schema von ueren Bedingungen und Erscheinungsformen konstruieren, mit dessen Hilfe sich die Heimatstdte von Senatoren, auch wenn die italische Herkunft ihrer Familien ihnen gemeinsam war, leichter bestimmen liee. Antiochias berlegenheit ber die Nachbarkolonien offenbart sich aufgrund einer Reihe von ueren Kriterien, die wiederum bereits Stephen Mitchell zusammengestellt hat. Antiochia war die stlichste der seleukidisch-attalidischen Neugrndungen in Inneranatolien, verkehrsgnstig gelegen, jedenfalls ausersehen als Ort einer neuen italisch-rmischen Architektur und Bevlkerung, die die Vorgngerpolis vollkommen aufsog; deren Bewohner sind vielleicht in Nachbarpoleis umgesiedelt worden, wie nach Iconium, wo neben der rmischen Kolonie die griechische Polis als eigenes Rechtsgebilde bestehen blieb. Antiochias neues Aussehen trug durch und
M. Arruntius Frugi; siehe S. MITCHELL (1979), 423. S. MITCHELL (1995), 53-56; M. WAELKENS (2002). Erst unter Hadrian setzte in Cremna eine rege Bauttigkeit ein, mglicherweise stammte ein Konsul des Jahres 125, L. Rutilius Propinquus, aus der Kolonie, siehe S. MITCHELL (1995), 99-100. 37 Ti. Claudius Neon, Sohn des Ilagoas; erster Ritter: T. Flavius Attalianus Quadratus, siehe M. WAELKENS (2002 a). Senatoren: H. HALFMANN (1982), 641.
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durch rmisch-italischen Charakter, beherrscht von einem dem Augustus geweihten erhhten Temenos mit Tempel und Propylon, das im Jahre 2/1 v. Chr. fertig gestellt wurde38. Die Bezirke der Kolonie (vici) trugen stadtrmische Bezeichnungen39, und in noch grerer Zahl, als es etwa in dem durchaus rmisch geprgten Ephesos der Fall war, finden sich in Antiochia Inschriften in lateinischer Sprache, die diejenigen in griechischer Sprache an Zahl und vor allem Bedeutung bertreffen. Die Kolonie pflegte beste persnliche Beziehungen zum Kaiserhaus und Reichsaristokratie, in augusteisch-tiberischer Zeit sind sechs Ehrenduumvirate bekannt, angefangen mit den Kaisern Augustus und Tiberius selbst, dem lteren Drusus (sogar fr zwei Jahre), Domitius Ahenobarbus (consul 30), Cornelius Sulla (consul 33), beide Schwiegershne des Germanicus, Sulpicius Quirinius (consul 12 v. Chr.) und M. Servilius (consul 3), die als Feldherrn und Statthalter in Anatolien ttig waren40. Diejenigen Brger der Kolonie, die die mchtigen Patrone als Prfekten vertraten, gehrten smtlich dem Ritterstand an, die Enkel von zweien stiegen unter den flavischen Kaisern in den Senat auf. Dies waren die Voraussetzungen, welche die Elite des Reiches erzeugten und die Antiochia von anderen Stdten unterschieden. So unbestritten die frhe zeitliche und zahlenmige Dominanz der italischen Familien Pamphyliens und Antiochias hervorsticht, so wenig waren dies natrlich die einzigen Regionen Kleinasiens, die im 1. Jahrhundert ihre Shne in den Senat nach Rom schickten. Allerdings beeindrucken auch in diesen Fllen einige der bekannten Muster, obwohl wir viel zu wenig ber die Stdte selbst, ihre fhrenden Familien und ihr Territorium wissen. Es waren jedenfalls zwei andere rmische Kolonien, aus denen je ein Familienmitglied den latus clavus von Vespasian erhielt, also in der von mir so bezeichneten zweiten Phase: T. Iunius Montanus aus Alexandria Troas, woher bereits in iulisch-claudischer Zeit wie in Antiochia mehrere ritterliche Familien stammten41, und wo die laufenden Ausgrabungen die Zahl der in der Kolonie beheimateten Ritter und Senatoren weiter vermehren. Ferner ist zu nennen die csarische Kolonie Apamea in Bithynien und ihre gens Catilia, die sptestens unter Claudius den Ritterrang besa und in derselben Generation von Vespasian in den Senat adlegiert wurde42; ihr Grundbesitz er38 S. MITCHELL (1998), 146-147, 160-164. Der Friesschmuck des Propylon erinnert an die Siege des Augustus im Dienste des Friedens; an den Innenseiten wurde eine Kopie der res gestae eingemeielt. 39 S. MITCHELL (1998), 8. 40 M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR (2002). 41 Mindestens vier ritterliche Familien gehen auf die ersten Kolonistengeneration zurck, siehe H. DEVIJVER (1989), 293-294. 42 W. ECK (1981), 242-244 = IvApamea 2.

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streckte sich im westlichen Teil Bithyniens und entlang der Fernstrae Richtung Ancyra bis an die galatische Provinzgrenze hin43. Mit Sicherheit werden sich in Zukunft hinter manchen senatorischen gentes mit italischer Nomenklatur solche zeigen, die einer kleinasiatischen Polis mit starkem italischen Bevlkerungsanteil wie in Pamphylien entstammten. Im Norden Galatiens, dicht an der Grenze zu Bithynien befinden sich die choria Considiana44, also Grundbesitz einer gens Considia; ich mchte unbedingt eine von Stephen Mitchell vorgetragene These untersttzen, dass dieser Landstrich, der sptestens Anfang des 2. Jahrhunderts in kaiserlichen Besitz bergegangen war, jenen Considii gehrte, die unter Tiberius, der eine ein eques Romanus, der andere ein praetorius vir, wegen maiestas verurteilt wurden45 als Heimat bieten sich nach bekanntem Muster die Kolonien Germa, Antiochia oder eine pamphylische Stadt an. Neben die Kolonien knnen als Heimat der frhen kleinasiatischen Senatoren vereinzelt auch griechische Poleis treten, die ber besondere Rahmenbedingungen fr die Kreierung senatorischer Geschlechter verfgten. Von den genannten pamphylischen Stdten abgesehen kennen wir bislang aber nur eine einzige weitere Stadt dieser Kategorie, Akmonia in Phrygien. Akmonia beherbergte schon zu Zeiten Ciceros so wohlhabende Brger, dass der Statthalter von Asia, Valerius Flaccus, sich von ihnen die Summe von ber 200.000 Sesterzen lieh (die er im brigen nicht zurckzahlte), dass ferner eine senatorische gens aus Italien, die Sestullii, dort wirtschaftliche Interessen verfolgte, darber hinaus auch andere rmische negotiatores angelockt wurden, da in der frhen Kaiserzeit eine stattliche Zahl italischer Gentilizia in dieser phrygischen Polis nachzuweisen sind46. Mehrere Inschriften wurden dem dort gebrtigen ritterlichen Offizier L. Egnatius L.f. Ter. Rufus gesetzt47, mglicherweise stammte auch M. Clodius Postumus, Epistratege der Thebais unter Augustus, aus Akmonia48. Es war eine gens Servenia, ein seltenes, fast nur in Etrurien bezeugtes Gentiliz, die bereits unter Nero einen rmischen Senator stellte. Wie den Plancii aus Perge gelang es ihr unter uns unbekannten Umstnden, in verwandtschaftliche Beziehun43 H. HALFMANN (1979), 133-135 Nr. 38; S. ~AHIN (1979-1982), Nr. 278, 756, 1204-1205, 1445; IvApamea 21; Fouilles des Delphes III 2,102. 44 RECAM II 34, 36. 45 Tac. Ann. 3,37; 5,8; 6,18. Vgl. PIR2 C 1278-1281. S. MITCHELL (1980), 1074-1075; DERS. (1993), 153. 46 L. ROBERT (1975); S. MITCHELL (1979 a); T. DREW-BEAR (1978), 86 erwhnt mehrere unpublizierte Inschriften fr rmische Soldaten und Offiziere; DERS. (1980), 179-182; E. VARINLIOG LU (2006), 363-365 Nr. 4-5: ein archon und dogmatographus M. Iunius M.f. Sab. Lupus in neronischer Zeit. 47 Siehe jetzt E. VARINLIOG LU (2006), 362-63 Nr. 3 48 PIR2 C 1187. In Akmonia ist ein gleichnamiger Mann als Vater der Clodia Rufilla bezeugt, die unter Domitian ein zum Markt fhrendes Propylon stiftete (MAMA VI 251).

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gen zu direkten Nachfahren der attalidisch-galatischen Knigsdynastie zu treten: die aus dieser Dynastie stammenden Iulii Severi haben mglicherweise Akmonia als stdtisches Zentrum ihres Lebens nach der Eingliederung der vterlichen Frstentmer in das rmische Reich gewhlt, auf jeden Fall lsst sich in Phrygien Grundbesitz der verwandten Iulii Quadrati nachweisen, die sehr wahrscheinlich aus eben dieser Region in iulisch-claudischer Zeit nach Pergamon bersiedelten49. Es trafen sich also in Akmonia eine groe Anzahl italischer Immigrantenfamilien und eine Frstendynastie, die bald nach Ancyra50 bersiedelte, wo wir im 2. Jahrhundert eine Servenia Cornuta, die sich noch immer kniglicher Vorfahren rhmt, als Gattin des Senators P. Calpurnius Proculus aus dem ancyranischen Zweig der gens Calpurnia bezeugt finden51. In Zentralgalatien hat erst Augustus eine stdtische Organisation eingefhrt. Neben der neuen Kolonie Germa entstanden mit Pessinus, Ancyra und Tavium neue stdtische Zentren und Organisationseinheiten mit wie im Falle von Ancyra und Tavium riesigen Territorien. Ancyra als Statthaltersitz machte das Rennen unter den genannten Stdten, vor allem scheint es sehr bald die einheimische Oberschicht und italische Familien aus anderen Teilen Anatoliens angelockt zu haben. Man hat den Eindruck, dass zumindest in der frhen Kaiserzeit die nordgalatischen Poleis als Zweigstellen, Ableger der groen pamphylischen und Antiochener Familien fungierten, vor allem wenn die wirtschaftlichen Interessen in dieser Region durch verwandtschaftliche Bindungen zu den kniglichen Nachkommen der letzten einheimischen Dynastien verstrkt wurden. Sofern neue Funde eines Tages eine aus Italien stammende senatorische gens des frhen 1. Jahrhunderts auch in Germa oder Ancyra bekannt machen sollten, wrde das dem hier entworfenen Bild, wie das Beispiel der Servenii in Akmonia zeigt, nicht widersprechen; aber es wrden Einzelflle bleiben, und diese wrden sich einfgen in das Schema von Grundbesitz und Verwandtschaft, wie ich es an dieser Stelle entworfen habe. Aus diesen Regionen und aus dem beschriebenen sozialen Milieu Kleinasiens kam die Mehrzahl der stlichen Senatoren der iulisch-claudischen Dynastie und der frhen Flavier, daneben und in einer Minderheit treten andere Kolonien wie Alexandria Troas oder Apamea, deren bedeutende Familien noch zu wenig bekannt sind, und es mag sich in Zukunft noch der eine oder andere Name dazu gesellen. Den genuin einheiH. HALFMANN (2001), 46. Ancyra bildete ursprnglich einen burghnlichen Frstensitz der Tectosagen und wurde erst nach der Provinzialisierung Galatiens als Polis mit groem Territorium konstituiert, siehe S. MITCHELL (1993), 86-89. 51 H. HALFMANN (1979), 176 Nr. 98.
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mischen Familien von Rang, sofern sie unter den iulisch-claudischen Kaisern das rmische Brgerrecht erhalten hatten, ffneten erst die flavischen Kaiser die Tren zum Eintritt in die senatorische Rangklasse Roms52. *** Ich ziehe ein Fazit: Der bekannten Tatsache, dass die ersten senatorischen Familien Kleinasiens aus Familien italischer Einwanderer stammten, sei es aus den rmischen Kolonien oder den conventus civium Romanorum der griechischen Poleis, lsst sich ein noch schrferes Profil abgewinnen, wenn wir uns die Typologie der jeweiligen Heimatorte vor Augen fhren. Nicht jede Stadt der genannten Kategorien bot die gleichen gnstigen Rahmenbedingungen fr den sozialen Aufstieg. Italische Herkunft war sicher eine wichtige Bedingung, im 1. Jahrhundert den Weg zum Senat nach Rom beschreiten zu drfen, aber keine ausreichende. Entscheidend hierfr waren weiterhin eine bereits in der Frhphase der italischen Ansiedlung herausgehobene soziale Stellung einzelner Familien; Kolonien, in denen liberti angesiedelt wurden, treten deutlich zurck hinter Veteranenkolonien; die Mglichkeit einer grandiosen stdtebaulichen Selbstdarstellung dieser Familien, durchweg nach rmischen Grundmustern mit der entsprechenden politischen Aussage ausgefhrt, worin sich diese herausgehobene Stellung manifestiert; die entsprechende Wahrnehmung und Frderung seitens des Kaisers oder bereits angesehener Senatoren in Rom, die die unabdingbare Patronage gewhrten; die Mglichkeit als Ausdruck einer besonderen Attraktivitt der Stdte, Grundbesitz in solchem Umfang zu erwerben, dass ein dem senatorischen Zensus entsprechender Vermgensstatus erreicht werden konnte; die zustzliche, offensichtlich unverzichtbare Gelegenheit, dass die Italiker in die Spitzen der genuin griechischen Gesellschaft, konkret in Kleinasien in die kniglichen Dynastien bzw. deren Nachkommen einheirateten. Die meisten dieser Bedingungen erfllten nicht ausschlielich, aber in idealster Weise die Regionen und Stdte Pamphyliens und Inneranatoliens mit den Landschaften Pisidien, Lykaonien, Galatien, so dass nicht zufllig von dorther die ersten und die meisten Familien Kleinasiens, und diese mit italischem Hintergrund, stammten, die ihre Shne in den Senat nach Rom, ihre alte Heimat, schickten.
52 Ein neues Beispiel bietet die offenbar aus Milet stammende Senatorenfamilie des Ti. Iulius [Ap?]pianus Marcellus und seiner Vorfahren, siehe Milet VI 3 (2006), Nr. 1135.

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Appendix I: Die Sergii aus Antiochia


1. Q. SER[GIVS PAVLLVS] IGR III 935 = (verb.) T.B. MITFORD, ANRW II 7,2 1300 (SEG 30,1605) (Chytroi, Cyprus) [1] proconsul prov. Cypri, 37/41 [1]; mglicherweise identisch mit dem proconsul Sergius Paullus in den acta apost. 13,7

Zur Herkunft der Sergii aus Antiochia siehe jetzt M. CHRISTOL - TH. DREWBEAR (2002 a) 177-189, mit einer neuen Inschrift (S. 185 = AE 2002, 1458). Zum ausgedehnten Grundbesitz im nrdlichen Lykaonien siehe S. MITCHELL (1993) 151: Sergius Carpus, procurator des (Sergius) Paullus (MAMA VII 321, Sinanl); Sergii/Sergiani: MAMA I 108; VII 14 (Laodicea), VII 330 = RECAM II Nr. 358; VII 331 (Emirler); VII 320 = RECAM II Nr. 357 (Yaciolu), und unten Nr. 3 (Sergia Paullina). 2. L. SERGIVS PAVLLVS CIL VI 31545 = ILS 5926 (Roma) [1] Curator riparum et alvei Tiberis, 42/47 [1] Wohl jngerer Bruder des Vorigen. 3. L. SERGIVS L.F. PAVLLVS (filius) JRS 3,1913,265 = M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR (2002 a) 182 f. (AE 2002, 1457) (Antiochia) [1] IVvir viarum curandarum trib. mil. leg. VI ferratae quaestor [- - -] [1] Wenn er ein Sohn von Nr. 2 war, gehrt er in die flavische Zeit und knnte patronus des L. Sergius Corinthus gewesen sein, der dem Men im Jahre 89 einen Tempel errichtete (MAMA VII 486 = E.N. LANE, EPRO 19 [1971], 73 Nr. 111, Be`kavak).

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- Sergia L.f. Paullina MAMA VII 319 = S. MITCHELL, RECAM II 273 f. Nr. 355 ( Yaciolu, bei Vetissos) [1] Wahrscheinlich Tochter von Nr. 3, Gattin des Cn. (Pinarius) Cornelius Severus, cos. suff. 112 [1], siehe E. GROAG PIR2 C 1453, S. MITCHELL (1993) 151. Eine sac[erdos] Paullina in Antiochia: CIL III 6842. Ihr Land- und Ziegeleibesitz bei Rom: P. SETL, Private domini in Roman Brick Stamps of the Empire (1977), 181 f. (aus den Jahren 123 und 134); ihr collegium familiae in Rom: CIL VI 9148-49, 10260-64; AE 1972, 62-65, 1973, 24-27. 4. L. SERGIVS PAVLLVS ZPE 152,2005,250-254 (mittlerer Donauraum ?) [1] CIL VI 1803 (Roma) [2] consul (suffectus), in den letzen Jahren Hadrians (?) leg. Aug. pr. pr. prov. Pannoniae [1]: [sub Sergio Pau]llo, siehe W. ECK superioris (?), 140 A. PANGERL, ZPE a.O. consul II (ordinarius), 168 G. ALFLDY, Konsulat und Senatorenstand (1977) 185. praefectus urbi, um 168 [2] Wahrscheinlich Neffe der Sergia Paullina.

Appendix II: Die Caristanii aus Antiochia


1. C. CARISTANIVS C.F. SER. FRONTO JRS 3,1913,260 Nr. 4 = ILS 9485 (Antiochia) [1] STERRET, Epigr. Journey 134 Nr. 108 = IGR III 300 = JRS 3,1913,262 Nr. 5 = M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR (2002 a) 178 f. = AE 2002, 1456 (Antiochia) [2] IGR III 511 = TAM II 659 (Kadyanda) [3] IGR III 512 = TAM II 658 (Kadyanda) [4] IGR III 555 = TAM II 565 (Tlos) [6] IGR III 729 = EA 17,1991,118 (verb.) = AE 1991, 1531 (Limyra) [7] Ist. Mitt. 39,1989, 237 ff = EA 17,1991,115 f. Nr. 2 = AE 1991, 1531 (Perge) [8]

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C. MAREK, Die Inschriften von Kaunos (2006), 307 Nr. 126 (Kaunos) [9] tribunus militum (angusticl.) praef. alae Bosporanorum (in Syrien) adlectus in senatum inter tribunicios, ca. 70 (?) promotus inter praetorios, ca. 73-74 (?) leg. pr. pr. prov. Ponti et Bithyniae, um 75 leg. Aug. legionis IX Hispanae, A.R. BIRLEY, The Roman Government ca. 76-79 of Britain (2005) 239 leg. Aug. pr. pr. prov. Lyciae et Pamphyliae, ca. 81-84 [2]-[9] consul (suffectus), Mai-Juni 90 DEGRASSI, Fasti 27 patronus coloniae [1] Seine Gattin war Calpurnia L.Calpurni Longi f. Paulla [2], [9], wahrscheinlich eine Tochter des L. Calpurnius L. Calpurni Pauli f. Ser. Longus aus Antiochia: CIL III 6832 = JRS 14,1924, 178 Nr. 5 = AE 1926, 78 = S. MITCHELL - M. WAELKENS (1998) 224 f. Nr. 7. Unbekannt bleibt vorerst, ob und wie der Dedikant von [1], T. Caristanius Calpurnianus Rufus, mit der Familie verwandt war. Dasselbe gilt fr [- C]aristan[ius I]ustianu[s], praefectus coh. I Hamiorum in Britannien (H. DEVIJVER, Prosopogr. mil. equ. C 83). Grundbesitz bei Kinnaborion, nordwestlich von Antiochia: JHS 18,1898,345 = CIL III 14192, 4 [10]. Freigelassene der Caristanii in Antiochia: STERRET, Epigraphical Journey 134 Nr. 107 = CIL III 6852 [11] 1a. [ - Caristanius] Pau[llinus] (?) JRS 2,1912 192 Nr. 34 = AE 1914, 131 (Antiochia) [1] trib. mil. (angusticl.) leg. XII fulminatae sacerdos Imp. Caes. Vespasiani Aug., IIvir quinquennalis IIII [1] Falls das Gentiliz richtig ergnzt ist, knnte es sich um den Vater von Nr. 1 handeln. 1b. C. Caristanius Fronto C.f. Ser. Caesianus Iullus ILS 9502 = M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR - M. TA~LIALAN, Tyche 16,2001,6 ff. = AE 2001, 1919 (Antiochia) [1]

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ILS 9503 = M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR - M. TA~LIALAN, Tyche 16,2001,8 ff. = AE 2001, 1920 (Antiochia) [2] M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR - M. TA~LIALAN, Tyche 16,2201, 1 ff. = AE 2001,1918 (Antiochia) [3] praefectus fabrum VI trib. mil. leg. XII fulminatae praef. coh. Bosporanorum pontifex, praefectus P. Sulpici Qurini IIviri, praefectus M. Servili, [1], [2], duumviralis III [3]. Wahrscheinlich Grovater von Nr. 1. Statuam, ludos iuvenales, hostias, venationem dedit anllich des Britanniensieges des Claudius im Jahre 45 [3]. Mglicherweise ein ehemaliger Sklave, dann kaiserlicher Freigelassener, Ti. Claudius Epinicius, VIvir Augustalis in Antiochia, in JRS 3,1913,258 f. Nr. 3 = ILS 9504, siehe CHRISTOL - DREW-BEAR - TA~LIALAN a.O. 13 Anm. 53. 2. C. CARISTANIVS IVLIANVS BCH 51,1927,271 Nr. 38 = IG II/III2 4206 (Athen) [1] Corinth VIII 2, 55 = AE 1932 (Korinth) [2] Fouilles de Delphes III 4, 70 ff. Nr. 47 (Delphi) [3] trib. mil. (angusticl.) leg. XII fulminatae praefectus alae [ - - - ] [- - - ] praetor peregrinus leg. pr. pr. prov [- - - ] proconsul prov. Achaiae [1]-[3], [1] datiert zwischen 98 und 101 [2] Zweifellos eng verwandt mit Nr. 1, es ist aber kaum zu entscheiden, ob er der gleichen Generation angehrte oder eine Generation jnger als Nr. 1 war. 3. [C. CARISTANIVS FRO]NTO Sohn von Nr. 1 (Nr. 1 [2]). Amphorenstempel mit seinem (oder seines Vaters ?) Namen in der westlichen Reichshlfte: PIR2 C 424.

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4. C. CARISTANIVS PAVLLINVS Sohn von Nr. 1 (Nr. 1 [3]). legatus legionis in Britannien (?), siehe A.R. BIRLEY, in: E. DABROWA (ed.), Roman Military Studies (2001), 24 und DERS., The Roman Government of Britain (2005), 241 f. Ob der Inschriftblock aus Antiochia mit Paullin[us ?] auf ihn oder Nr. 1 a zu beziehen ist, bleibt unsicher: Anat. Stud. 17,1967, 111 Nr. 22 = AE 1967, 513.

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Senatorischer Grundbesitz im I. Jahrhundert n. Chr..

DIE POLITISCH-ADMINISTRATIVE STRUKTUR DER KLEINASIATISCHEN PROVINZEN WHREND DER HOHEN KAISERZEIT WERNER ECK

Das Thema, das im Rahmen dieses Kolloquiums behandelt werden soll, erscheint auf den ersten Blick nicht allzu komplex. Denn wir kennen alle die sechs Provinzen, in die der Raum Kleinasiens vom spteren 1. bis in den Anfang des 3. Jahrhundert n. Chr. bzw. partiell sogar noch weit lnger geteilt war: Asia1, Pontus-Bithynia, Lycia-Pamphylia, Galatia, Cappadocia und Cilicia. Doch diese Aufzhlung ist eine nur sehr generelle Momentaufnahme und auch nur eine auf der hchsten politischen Ebene, nmlich der der Statthalter als den politisch-administrativen Vertretern Roms in den Provinzen. Damit ist jedoch nichts ber die anderen staatlichen Funktionstrger und ihre administrativen Bezirke gesagt, die unterhalb der politischen Fhrung insbesondere die gesamten fiskalisch-konomischen Interessen Roms und seiner Kaiser vertraten. Mit einer solchen Momentaufnahme ist auch nichts ber die nicht wenigen Vernderungen gesagt, die im Laufe der Zeit in der politisch-administrativen Gesamtstruktur eingetreten sind, nachdem diese sechs Provinzen seit dem spteren 1. Jahrhundert als Grundelement festgelegt waren. Betrachtet man die Thematik nher, dann ist sie eher uerst komplex und vielgestaltig, so vielgestaltig, da sie im Rahmen eines Beitrags zu einem Kolloquium kaum adquat behandelt werden kann. Was somit hier vorgelegt werden kann, sind eher Beschreibungen, die versuchen, zentrale Aspekte zu errtern oder wenigstens anzudeuten, ohne jedoch alle vollstndig zu erfassen und die damit verbundenen Probleme mit einer fertigen Lsung zu prsentieren2. Roms direkte Herrschaft in Kleinasien begann mit dem Ende des Attalidenreiches 133 v. Chr. Manius Aquilius, Konsul des Jahres 129 v. Chr., beendete den Krieg gegen Aristonicus in den Jahren 129/128 v. Chr.3 Mit ihm
1 Die groen Inseln vor der Westkste, aber auch die Inselgruppe der Kyladen sind stets ein Teil der Provinz Asia gewesen. Vgl. fr die letzteren AE 1920, 45 = ILAfr 281 und AE 1969-1970, 601 = AE 1971, 462. Michael Alexander Speidel danke ich fr seine weiterfhrenden und kritischen Bemerkungen zu diesem Beitrag. 2 Zu allen Provinzen ist die umfassende Behandlung durch R. HAENSCH, Capita provinciarum. Statthaltersitze und Provinzialverwaltung in der rmischen Kaiserzeit, Mainz 1997 heranzuziehen. 3 Siehe zu ihm jetzt im Zusammenhang B. DREYER - H. ENGELMANN, Die Inschriften von Metro-

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als erstem Statthalter der neuen Provinz Asia begann die direkte Herrschaft Roms im Bereich der heutigen Trkei. Erst mehr als 200 Jahre spter, unter Nero im Jahr 64 und Vespasian im Jahr 72, wurden die letzten Territorien in Asia minor, die bis dahin noch einem Klientelfrsten, nicht aber einem rmischen Reprsentanten unterstellt waren, in die unmittelbare administrative Abhngigkeit des Imperiums berfhrt4. Der vollstndige Einschlu dieses Raumes, d.h. bis zur dauerhaften Provinzialisierung, dauerte damit sogar lnger als die Eroberung der iberischen Halbinsel, die 218 begonnen und 19 v. Chr. abgeschlossen war. Der Unterschied zwischen diesen beiden Groregionen besteht allerdings darin, da, aufs Ganze gesehen, Kleinasien mit geringerem, vor allem kurzfristigerem Einsatz an militrischer Gewalt rmischer Besitz geworden ist, als dies auf der iberischen Halbinsel mit den fter jahrzehntelangen Kmpfen der Fall war. Dies besagt freilich nicht, da nicht auch die kleinasiatischen Regionen Roms Militrpotential in massiver Form erlebt htten; man braucht nur an die Kriege mit Mithradates zu denken. Wenn der jdische Historiker Flavius Iosephus dem jdischen Knig Agrippa II. im Jahr 66 n. Chr. in einer Rede an seine Landsleute in den Mund legt, die 500 Stdte Asiens beugten sich, obwohl sie keine Besatzung htten, ehrfurchtsvoll vor den Rutenbndeln des Prokonsuls5, dann vergisst er nur zu erwhnen, da auch diese Provinzen wussten, welche militrischen Machtmittel Rom im Konfliktfall einsetzen konnte. Whrend der Republik war nur der kleinere Teil des riesigen Territoriums rmischen Vertretern unterstellt worden: Asia seit 133 v. Chr., freilich noch lange nicht in seiner spteren Ausdehnung, Bithynia seit 74, seit der Neuregelung durch Pompeius im Jahr 64/63 als Pontus-Bithynia6, und schlielich zeitweise Cilicia im Sdwesten. Die anderen Gebiete waren in verschiedenen politischen Formen von Rom abhngig. Es sei nur auf den Vertrag hingewiesen, der durch Caesar am 24. Juli 46 v. Chr. mit dem Koinon der Lykier geschlossen wurde7. Lycia war, wie gerade aus diesem Text
polis. Teil I: Die Dekrete fr Apollonios: Stdtische Politik unter den Attaliden und im Konflikt zwischen Aristonikos und Rom, Bonn 2003, passim. 4 Da sie schon vorher als Teil des rmischen imperium im Sinn der politischen Herrschaft angesehen wurden, ist klar. Vgl. etwa Strabo 17,3,25; I. SHATZMAN, The Integration of Judaea into the Roman Empire, SCI 18, 1999, 49ff. 5 Iosephus, bell. Iud. 2,366; die wenigen Auxiliareinheiten, die in all den kleinasiatischen Provinzen lagen, sind dabei ohne Belang; Iosephus geht zu recht nicht weiter darauf ein. Siehe W. ECK, Prokonsuln und militrisches Kommando. Folgerungen aus Diplomen fr prokonsulare Provinzen, in: Heer und Integrationspolitik. Die rmischen Militrdiplome als historische Quelle, hg. W. ECK - H. WOLFF, Kln 1986, 518ff. 6 Siehe dazu jetzt CHR. MAREK, Pontus et Bithynia. Die rmischen Provinzen im Norden Kleinasiens, Mainz 2003, 36ff. 7 ST. MITCHELL, in: Papyrologica Florentina, Bd. 35, hg. ROSARIO PINTAUDI, Manuscripts in the

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deutlich wird, Teil des politischen Herrschaftsbereichs Roms, freilich noch nicht einem Statthalter unterstellt. Antonius gab sodann whrend der Triumviratszeit und seiner Dominanz im Osten zwischen 41 und 31 v. Chr. manche Gebiete wieder an einheimische Dynasten zurck. Das betraf insbesondere die stlichen Teile von Pontus-Bithynia8. Lngerfristig bedeutsam wurde vor allem die Einsetzung des Polemon, eines Griechen aus Laodiceia. Er berlebte Antonius Herrschaft im kleinasiatischen Bereich und konnte auch unter Augustus seine Stellung behalten9. Das wurde auch dadurch erleichtert, da Augustus, trotz seiner Polemik gegen Antonius tatschliche oder angebliche Verschleuderung rmischen Provinzialbesitzes, im Grunde an dessen Entscheidung festhielt, in nicht wenigen Fllen einheimischen Dynasten die Herrschaft zu belassen oder sogar erneut zu bertragen10. Das betraf nicht nur Herodes in Iudaea, sondern auch Polemon und andere Klientelfrsten in Kleinasien, wie etwa Amyntas von Galatien oder Deiotarus von Paphlagonien. Manchen Frsten wurde der eigene Herrschaftsraum sogar erweitert, wie beispielsweise Amyntas, der wie auch Deiotarus in der Auseinandersetzung Octavians mit Antonius rechtzeitig die Seiten gewechselt hatte11. Durch diese Klientelfrsten war Rom zumindest fr einige Jahrzehnte bei der Sicherung der Auengrenzen gegenber den Parthern wesentlich entlastet. Das Festhalten an ihrer Herrschaft durch Augustus war aber auch eine Konsequenz politischer Klugheit, da rechtzeitige Loyalitt, die viele von ihnen bewiesen hatten, nicht mit dem Verlust der Herrschaft beantwortet werden konnte. Das htte bse Folgen zeigen knnen. Dieses Festhalten an der Herrschaft mancher Dynasten bedeutete aber keineswegs, da Augustus nicht auch von dieser Politik abwich, wenn es ihm notwendig erschien. Dies war offensichtlich nach dem Tod des Amyntas der Fall. Denn obwohl dieser Shne hinterlie, ordnete Augustus im Jahr 25 v. Chr. die Umwandlung seines Herrschaftsbereichs zur Provinz Galatia an12. Diese Provinz umfasste nicht nur das eigentliche Galatien, sondern auch Lycaonia und Teile von Pisidia. Ob Pamphylien von Anfang an dazu gehrte, ist nicht ganz sicher, doch recht wahrscheinlich13. Das raue
Schyen Collection V: Greek papyri, vol. I, Florenz 2005, 163-243; vgl. auch http://www.nb.no/ baser/schoyen/5/5.4/index.html#2070. 8 MAREK, Pontus et Bithynia (Anm. 6) 41. 9 PIR2 P 531. 10 G. BOWERSOCK, Augustus and the Greek World, Oxford 1965, 42ff. 11 Strabo 12,5,1; 14,5,6. R. SYME, Anatolica, hg. A. BIRLEY, Oxford 1995, 299; W. HOBEN, Untersuchungen zur Stellung kleinasiatischer Dynasten in den Machtkmpfen der ausgehenden Republik, Diss. Mainz 1969, 132ff. 12 R.K. SHERK, The Legates of Galatia from Augustus to Diocletian, Baltimore 1951, 12ff. 13 SHERK, Legates (Anm.12) 15f; H. BRANDT - F. KOLB, Lycia et Pamphylia. Eine rmische Provinz im Sdwesten Kleinasiens, Mainz 2005, 24.

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Kilikien, das ursprnglich Teil der neuen Provinz Galatia war, wurde im Jahr 20 v. Chr. davon abgetrennt und dem Knig von Kappadokien, Archaelaus, anvertraut14. Auch beim Tod eines weiteren Dynasten, Deiotarus Philadelphus, im Jahr 6 v. Chr. wurde dessen Herrschaftsbereich Paphlagonien, der sich insbesondere um die Stdte Gangra und Pompeiopolis erstreckte, provinzialisiert15, allerdings nicht als eine eigene provinzielle Einheit. Es wurde vielmehr an die noch junge Provinz Galatia angeschlossen, nicht, wie es unter Pompeius gewesen war, der Provinz Pontus-Bithynia16. Wie die Anbindung an Augustus und seine domus nicht nur ber die direkte statthalterliche Herrschaft, sondern auch durch die eidliche Verpflichtung der gesamten Bevlkerung erfolgte, ist durch den Eid bekannt, der im Jahr 3/2 v. Chr. in Gangra geleistet wurde und der auf epigraphischem Weg erhalten geblieben ist17. Angeschlossen an Galatien wurde im Jahr 2 v. Chr. auch das Pontus Galaticus genannte Gebiet, das aus groen Tempelstaaten um Zela und Amaseia bestand und in irgendeiner Form dem Herrschaftsbereich des Polemon angehrt hatte. Freilich war Polemon bereits 8/7 v. Chr. am kimmerischen Bosporus umgekommen; seine Frau Antonia Pythodoris war ihm als Dynastin im Pontus nachgefolgt18. Befremdend wirkt die Aussage bei Strabo 12,3,37, dieses Gebiet, das klein sei, wrde eparcheia genannt. Denn dieser Begriff ist blicherweise den Territorien vorbehalten, die eine eigene politisch-administrative Einheit unter einem eigenen Statthalter bildeten. Hier ist der Begriff auf einen Teil angewandt, was sich bei Strabo auch anderswo findet19. Pythodoris berlebte lange; erst nach 30/33 n. Chr., in der Sptzeit des Tiberius, ist sie gestorben. Ihren Herrschaftsbereich, erweitert um einige Stdte an der Schwarzmeerkste, bergab Caligula an
14 Strabo 14,5,6; HOBEN, Untersuchungen (Anm. 11) 136. 184; D. KIENAST, Augustus. Prinzeps und Monarch, Darmstadt3 1999, 339. 15 Strabo 12,3,41. 16 MAREK, Pontus et Bithynia (Anm. 6) 44. 17 OGIS 532 = DESSAU 8781, vgl. P. HERRMANN, Der rmische Kaisereid. Untersuchungen zu seiner Herkunft und Entwicklung, Gttingen 1968, 96ff. 123f. 18 Zu beiden PIR2 P 531. 1114. 19 Z. B. Strabo 12,3,6.37.40; vgl. 16,2,3 fr Commagene. Daraus und aus den Benennungen einzelner Teile einer Provinz in der Titulatur von Statthaltern ist aber m.E. nicht zu schlieen, die unter rmische Verwaltung gezogenen pontischen Gebiete htten separate administrative Einheiten gebildet (so aber MAREK, Pontus et Bithynia [Anm. 6] 45f.). Zumindest msste man dann klren, wodurch diese Gebiete einerseits administrativ von einander getrennt und andererseits sich dann als je eigene Einheiten etabliert htten. Sie unterstanden alle dem einen Statthalter von Galatia, administrativ waren die einzelnen Teile in sich selbst durch nichts zusammengebunden. Die lange Reihe der Namen kam wohl nur dadurch zustande, weil es keinen einheitlichen historisch-geographischen Begriff fr das gesamte Gebiet gab, das die eine Provinz bisher umfasste. Die zusammengefgten Namen beschrieben dann, auch fr die Bevlkerung erkennbar, wer zu der einen Provinz gehrte. Auch ein administratives Personal hat es fr die einzelnen Regionen nicht gegeben. Worin htte es auch auf der statthalterlichen Ebene bestehen sollen?

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Cotys, der aus thrakischer Knigsfamilie kam, einen Enkel von Polemon und Pythodoris, und der auch den Knigstitel erhielt20. Mehr als 20 Jahre spter, im Jahr 64, wurde mit Cotys Zustimmung sein Knigreich von Nero mit der Provinz Cappadocia zu einem administrativem Komplex vereint21. Mit Galatia hatte Augustus eine fast vom Schwarzen Meer bis an die Sdkste der heutigen Trkei reichende Groprovinz geschaffen, die wohl auch der Sicherung der Ostgrenze des Reiches dienen sollte. Wie lange dort noch rmische Brgertruppen standen, ist nicht genau zu erkennen; vielleicht stand die legio VII Macedonica dort noch fr einige Zeit; man vermutete das Ende der augusteischen Herrschaft. Doch Sicherheit kann man nicht erreichen. Die sptere legio XXII Deiotariana, die aus den Truppen des Amyntas gebildet wurde, ist jedenfalls schon in augusteischer Zeit in gypten bezeugt22. Wenn Brgertruppen gefehlt haben sollten, wre das deshalb bemerkenswert, weil Galatia immerhin die Grenzprovinz des Reiches nach dem Osten war, so da man dort grundstzlich eine Legionsbesatzung erwarten sollte. Doch war es unter strategischen Gesichtspunkt bedeutsam, da unter Augustus die Knigreiche Kappadokien und Armenien noch als Puffer zwischen Galatia und dem Partherreich lagen, somit eine Sicherung durch eine Legionsbesatzung in Galatia vielleicht nicht ntig erschien. Zudem standen in Syrien vier Legionen, die damals das eigentliche Rckgrat der Militrmacht Roms im Osten bildeten, stets bereit, auch in den kleinasiatischen Regionen einzugreifen. Solange Augustus herrschte, blieb das kappadokische Klientelknigreich, das der erste Princeps sogar um Cilicia Trachea und Armenia minor erweitert hatte, unangetastet23. Doch als der alte Knig Archelaus im Jahr 17 n. Chr. in Rom, wohin er sich auf Anordnung des Tiberius hatte begeben mssen, verstarb, wurde das Knigreich zur Provinz Cappadocia gemacht, in der auch sogleich ein Provinziallandtag eingerichtet wurde24. Die konkrete
PIR2 C 1555. Sueton, Nero 18; Tacitus, hist. 3,47,1. 22 E. RITTERLING, Legio, RE XII 1791ff.; nichts Neues zur Frhzeit der Legion bei S. DARIS, Legio XXII Deiotariana, in: Les Lgions romaines sous le Haute-Empire, Actes du Congrs de Lyon (17 - 19 septembre 1998), hg. Y. LE BOHEC, Lyon 2000, I 365ff. Zur Frage einer Legionsbesatzung in Galatia siehe zuletzt K. STROBEL, Die Legionen des Augustus. Probleme der rmischen Heeresgeschichte nach dem Ende des Brgerkrieges: Die Truppengeschichte Galatiens und Moesiens bis in Tiberische Zeit und das Problem der Legiones Quintae, in: Limes XVIII. Proceedings of the XVIIIth Int. Congress of Roman Frontier Studies, hg. PH. FREEMAN - J. BENNETT - Z.T. FIEMA - B. HOFFMANN, Oxford 2002, 51 ff. 23 Zum Proze der Provinzialisierung Kappadokiens siehe in Krze M.A. SPEIDEL, Kappadokien Vom Knigreich zur Provinz, in: Die rmischen Provinzen. Begriff und Grndung. Kolloquium Cluj September 2006, hg. I. PISO (im Druck). 24 SEG 41, 1117; J. DEININGER, Die Provinziallandtage der rmischen Kaiserzeit, Mnchen 1965, 82; HAENSCH, Capita provinciarum (Anm. 2) 276 Anm. 77.
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Umwandlung wurde von dem Senator Q. Veranius durchgefhrt, dem Vater des Veranius, der schlielich unter Claudius im Jahr 43 n. Chr. Lycia zur Provinz machte. Der ltere Q. Veranius, der von Germanicus, whrend sie sich beide in Syrien aufhielten, mit dieser Aufgabe in Cappadocia betraut wurde und damit auch erster Statthalter der Provinz war, gehrte in prtorischem Rang dem Senat an25. Das ist deshalb bemerkenswert, weil nach Cassius Dio 57,17,7 das Land unmittelbar einem Ritter unterstellt wurde, was zumindest im Kontrast mit dem steht, was Tacitus ber das Jahr 17/18 und Q. Veranius berichtet. Allgemein geht man davon aus, Cappadocia sei sogleich einem Ritter mit der Amtsbezeichnung procurator bertragen wurde. Dies wird auer aus Dio auch aus Tacitus, ann. 12,49 zum Jahr 51 entnommen. Denn dort erscheint ein Iulius Paelignus, den der Historiker Cappadociae procurator nennt, den man freilich, htte man allein dieses Zeugnis, auch als Finanzprokurator und nicht als Prsidialprokurator ansehen knnte. Doch da auch Sueton in seiner vita Vespasiani 8,4 schreibt, durch Vespasian sei der bisherige eques Romanus als Statthalter in Cappadocia durch einen senatorischen Legaten konsularen Ranges ersetzt worden, wird Iulius Paelignus allgemein fr einen Prsidialprokurator gehalten, was, jedenfalls was die zentrale Funktion betrifft, kaum zu bezweifeln ist: er war der primre Vertreter Roms in der gesamten kappadokischen Region26. Freilich wird von Tacitus auch vermerkt, Ummidius Quadratus, der damalige Statthalter Syriens, habe unmittelbar, nachdem Paelignus in militrische Schwierigkeiten geraten war, eine Legion unter dem Kommando des Legionslegaten Helvidius Priscus nach Cappadocia abgesandt, die Quadratus dann wiederum aus Besorgnis, es knnte schnell zu Problemen mit den Parthern kommen, zurckzog. Es ist immerhin bemerkenswert, da der Statthalter der Provinz Syrien offensichtlich unmittelbar in Cappadocia eingriff, nicht anders als dies ber mehrere Jahrzehnte hin in Iudaea geschah, das keine eigene Provinz, sondern nur ein Annex der Provinz Syrien war und einem ritterlichen praefectus unterstand. Man mu zumindest fragen, wie konkret der Status von Cappadocia damals gestaltet war, speziell unter dem Aspekt von Abhngigkeit oder Selbststndigkeit des ritterlichen Funktionstrgers. Denn im Jahr 17 n. Chr. kann Tiberius, soweit wir die allgemeine administrative Entwicklung der Reiches kennen, noch keinen Prsidialprokurator nach Cappadocia entsandt haben, da es diesen Typ von Funktionstrger damals noch nicht gegeben hat; erst Claudius hat PrsidialprokuTacitus, ann. 2, 56, 4. Siehe z. B. H.-G. PFLAUM, Les carrires procuratoriennes questres sous le Haut-Empire romain, Paris 1960, I 49ff.; B.E. THOMASSON, Laterculi praesidum I, Gteborg 1984, 263; B. RMY, Les carrires snatoriales dans les provinces romaines dAnatolie au Haut-Empire (31 av. J.-C. - 284 ap. J.-C.), Istanbul Paris 1989, 180f.
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ratoren ernannt. Die Sache wird dadurch noch komplizierter, weil ein Gaius Iulius Proculus unter Nero inschriftlich als procurator provinciae Cappadociae et Ciliciae bezeichnet wird27. Dieser wird zwar auch allgemein als Prsidialprokurator angesehen28. Gerade der Zusammenschlu von Cappadocia und Cilicia im Zustndigkeitsbereich des Prokurators knnte aber darauf hindeuten, da dieser Iulius Proculus nicht die Funktion eines Statthalters innehatte, sondern in beiden Provinzen nur fr die Steuererhebung verantwortlich war. Das knnte er natrlich auch in der Zeit gewesen sein, als Cn. Domitius Corbulo und L. Iunius Caesennius Paetus u.a. von Cappadocia aus den Krieg gegen die Parther fhrten. Damit aber schiede er als Beleg fr einen ritterlichen Statthalter aus. Somit kann man beim gegenwrtigen Kenntnisstand eigentlich nur festhalten, da nicht ganz klar ist, wie die Leitung der Provinz Cappadocia seit der Eingliederung ins Imperium gestaltet war. Die bisherige einfache Antwort, da von 17 bis zu Vespasian ein Prsidialprokurator die Leitung hatte, ist in dieser Form sicher nicht aufrecht zu erhalten. Mglich wre auch, da die Region nach der Einrichtung der Provinz durch einen Senator bald einem praefectus bergeben wurde, der vom Statthalter Syriens abhngig war wie der praefectus Iudaeae und der praefectus, der fr das zwischen Syrien und Cappadocia liegende Commagene zustndig war29. Denn auch dieses Knigreich wurde wie Kappadokien im Jahr 18 n. Chr. fr eine kurze Zeit provinzialisiert, aber ohne Zweifel nicht als eine eigene Provinz, es wurde vielmehr einem ritterlichen praefectus als Unterstatthalter bergeben30. Als gewichtigen Einwand knnte man freilich anbringen, da Cappadocia ein auerordentlich groes Territorium umfasste, das vielleicht doch eines direkt verantwortlichen Gouverneurs bedurfte31. Doch angesichts der Quellenlage scheint es zumindest unwahrscheinlich, da sogleich von Beginn an ein ritterlicher Prsidialprokurator Cappadocia bernahm, und auch der sptere Status ist keineswegs so eindeutig, wie man bisher annahm. Man sollte also die Frage des Status der Gesamtregion offen lassen32. Auf die Provinzialisierung von Lycia unter Claudius im Jahr 43 wurde be27 AE 1966, 472; AE 1914, 128 kann auf Grund der erstgenannten Inschrift vollstndig ergnzt werden. 28 PFLAUM, Carrires procuratoriennes (Anm. 26) I 65f.; THOMASSON, Laterculi (Anm. 26) 263. 29 Da Tacitus, wie oben schon erwhnt, Iulius Paelignus procurator nennt, besagt nicht sehr viel; denn er gibt auch Pontius Pilatus in ann. 15,44,3 diese Bezeichnung, obwohl klar ist, da dieser den Titel praefectus fhrte; dazu zuletzt G. ALFLDY, SCI 18, 1999, 85 ff. 30 Siehe zuletzt M.A. SPEIDEL, Early Roman Rule in Commagene, SCI 24, 2005, 85 ff. 31 Dabei ist freilich zu bedenken, da das Land wenig urbanisiert war. 32 Die oben zitierte Aussage bei Sueton, Vesp. 8,4 kann eine Teilwahrheit sein; vgl. dazu im Folgenden die Ausfhrungen zu Lycia.

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reits hingewiesen. Sie ist inzwischen durch ganz verschiedene Quellen bezeugt, zuletzt durch das Denkmal fr Claudius aus Patara mit dem Verzeichnis des neu gestalteten Wegesystems und durch einen Altar, der zwischen Myra und Limyra aufgestellt war33. In beiden neuen Dokumenten wird dem Kaiser und inklusiv seinem Legaten Q. Veranius fr die Wiederherstellung von Friede und Gesetz nach einer Periode innerer Anarchie gedankt. Auch in seiner stadtrmischen Grabinschrift hat Veranius auf diese Unruhen noch Bezug genommen34. Da das kaiserliche Eingreifen notwendig war, scheint zumindest die berzeugung des Teils der Lykier gewesen zu sein, die sich vermutlich auch an den Kaiser in Rom gewandt und ihn zum Eingreifen veranlat hatten. Umstritten ist, ob Lycia damals allein eine Provinz gebildet hat, oder ob es sogleich mit dem schon lange provinzialisierten Pamphylia zusammengeschlossen wurde und damit eine administrative Einheit darstellte, so wie dies ab vespasianischer Zeit sicher der Fall war. Die Argumente fr die eine oder die andere Ansicht waren lange Zeit nicht so eindeutig, da sich eine klare, nicht bezweifelbare Antwort geben lie. Da diese Argumente jngst von Hartwin Brandt und Frank Kolb ausfhrlich, freilich in dem Sinn, es habe von Beginn an eine vereinigte Provinz Lycia-Pamphylia gegeben, dargelegt wurden35, sollen sie hier nicht im Detail wiederholt werden. Doch lassen neue Dokumente nun eine klare und eindeutige Aussage zu. Sicher ist zunchst, da Pamphylia unter Galba nicht mit Lycia, sondern mit Galatia vereinigt war, wie Tacitus, hist. 2,9,1 ganz eindeutig aussagt: Galatiam ac Pamphyliam provincias Calpurnio Asprenati regendas Galba permiserat. Da dieser Zusammenschlu erst in diesem Augenblick erfolgt sei, lt sich dem Text in keiner Weise entnehmen. Zu Galatia hatte Pamphylia schon in augusteischer Zeit und vermutlich auch spter gehrt. Anderseits ist es nun sicher, da Lycia unter Nero nicht wieder aus der Oberhoheit eines rmischen Statthalters entlassen wurde. Das wurde zwar fast immer so gesehen, weil Sueton in seiner vita Vespasiani 8,4 erklrt, Vespasian habe Lycia wie z.B. auch Achaia, Rhodus oder Samus die Freiheit, die libertas, wieder weggenommen und sie erneut in einen provinzialen Status berfhrt36.
33 F. IS IK - H. I S KAN - N. EVIK, Miliarium Lyciae. Vorbericht, Antalya 2001, 52 ff.; vgl. C.P. JONES, The Claudian Monument at Patara, ZPE 137, 2001, 161 ff.; TH. MARKSTEINER - M. WRRLE, Ein Altar fr Kaiser Claudius auf dem Bonda tepesi zwischen Myra und Limyra, Chiron 32, 2002, 545 ff.; jetzt aber vor allem M. ADAK - S. ~AHIN, Stadiasmus Patarensis, 2006. 34 CIL VI 41075. 35 BRANDT - KOLB, Lycia et Pamphylia (Anm. 13) 22 ff.; in diesem Sinn auch M. SARTRE, LAsie mineure et lAnatolie dAlexandre Diocletien, Paris 1995, 172ff.; M. WAELKENS, Romanization in the East. A Case Study: Sagalassos and Pisidia, Istanbuler Mitteilungen 52, 2002, 311ff. 36 Sueton, Vesp. 8,4: Achaiam, Lyciam, Rhodum, Byzantium, Samum, libertate adempta, item Thra-

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Denn ein Sextus Marcius Priscus war schon vor Vespasian Statthalter in Lycia, wie es eine Inschrift aus Patara zeigt, auf der der eradierte Name Neros durch den Vespasians ersetzt wurde, whrend gleichzeitig der Name des Statthalters Marcius Priscus, der von Anfang an Teil des Inschrifttextes war, unversehrt stehen blieb37. Da dieser Priscus noch unter Vespasian im Amt war, zeigen zustzlich eine ganze Reihe anderer epigraphischer Zeugnisse aus Lycia38. Vor allem aber verweist jetzt ein noch unpublizierter Text aus Patara, dessen Kenntnis ich der Freundlichkeit von Helmut Engelmann verdanke, speziell darauf, da Marcius Priscus bereits im Jahr 65, als ein Leuchtturm in Patara unter seiner Leitung vollendet wurde, in Lycia als Statthalter ttig gewesen. Sieht man diese Dokumente zusammen, dann ergibt sich klar, da Marcius Priscus mindestens von 65 bis 71/72 diese Provinz geleitet hat, also mindestens sieben Jahre. Es war also allein wegen der Lnge seiner Amtszeit etwas nicht Alltgliches mit seiner Statthalterschaft in Lycia verbunden gewesen. Dessen war sich sowohl die Provinzbevlkerung, vor allem aber der Senator selbst bewusst, der dies auch deutlich formuliert hat. Seinen ffentlichen Ausdruck fand dies in einer Inschrift aus Lyda, die die Stadt unter einer Statue des Marcius Priscus setzte. Er wird dort presbeut[h \ j A]tokrtoroj Kasaroj Oespasiano Seb[a]sto ka pntwn [a]tokratrwn p T[i]berou Kasaroj genannt, also Legat von Vespasian und aller Kaiser seit Tiberius Caesar genannt39. Wer mit Tiberius Caesar gemeint ist, lie sich bisher nicht direkt beweisen; man konnte nur mit guten Grnden vermuten, da damit Nero bezeichnet werden sollte, dessen Namen man nach dem Urteil des Senats nicht mehr direkt nennen durfte40. Doch Marcius Priscus legte Wert auf die Tatsache, da er Legat aller Kaiser von Nero bis Vespasian gewesen war, also insgesamt von fnf Kaisern in einer politisch hchst prekren Zeit. Genau diese Formulierung erscheint nun nochmals in einer weiteren neuen Inschrift aus Patara41, die auerdem von Marcius Priscus
ciam, Ciliciam et Commagenen, ditionis regiae usque ad id tempus, in provinciarum formam redegit. Cappadociae propter adsiduos barbarorum incursus legiones addidit, consularemque rectorem imposuit pro eq. R. 37 IGR III 659 = TAM II 396. 38 Siehe die Zusammenstellung der Zeugnisse bei RMY (Anm. 26) 286. Allein der Hinweis des Sklaven Paederos, der sich in der Grabinschrift fr seine Tochter a manu Sex. Marci Prisci leg. pro pr. Lyciae nennt, also ohne Pamphyliae (CIL III 14181 = TAM II 461), ist ein deutlicher Hinweis darauf, wo Priscus Statthalter war. Denn wenn einer es wissen mute, dann war es der a manu dieses Statthalters. 39 IGR III 522 = TAM II 131. 40 So bei W. ECK, Die Legaten von Lykien und Pamphylien unter Vespasian, ZPE 6, 1970, 65 ff. formuliert. Gegen den damaligen Vorschlag hat man verschiedene Einwnde vorgebracht, die schon als solche haltlos waren (vgl. W. ECK, Chiron 12, 1982, 284 mit Anm. 16). Die neue Inschrift, auf die im Folgenden verwiesen wird, zeigt, da die vorgeschlagene Interpretation richtig gewesen war. 41 Auch diesen Text verdanke ich der Freundlichkeit von Dieter Engelmann: presbeuth \ n Ato-

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sagt, er habe das Ethnos (sc. der Lykier) fr einen Zeitraum von acht Jahren: ktetan geleitet. Mit dieser Formulierung besttigt sich das, was man schon auf Grund des Verweises auf die Statthalterschaft seit Tiberius Caesar und der partiell eradierten Inschrift aus Patara vermuten konnte. Da der Leuchtturm bereits im Jahr 65 fertig gestellt war, Marcius Priscus aber offensichtlich bereits bei Beginn des Baues anwesend war, kommt man von 64 bis 71 genau auf die in der Inschrift hervorgehobenen acht Jahre Statthalterschaft, aber eben in Lycia, wie der Hinweis auf das Ethnos sehr klar zeigt. Damit ist klar, da Lycia nie ohne Statthalter war; die libertas, die Vespasian der Provinz nahm, mu, wenn die Aussage bei Sueton nicht einfachhin erfunden sein soll, einen anderen Sinn gehabt haben42. Vermutlich ging es dabei um eine partielle Befreiung von einer Steuer, wie ich anderswo bereits vermutet hatte. Mustafa Adak wies mich dankenswerterweise auf eine weitere Inschrift aus Lykien hin, nach der Vespasian einer Stadt die Kopfsteuer zum Bau eines Bades zur Verfgung stellte. Das aber wrde besten Sinn ergeben, wenn Vespasian einerseits die Freiheit vom tributum capitis in Lykien beseitigte, andererseits aber manchen Stdten das so eingenommene Geld fr Bauten in der Provinz wieder zukommen lie. Die Kopfsteuer symbolisierte wie nichts sonst den Verlust der Freiheit unter rmischer Herrschaft. So kann man vermuten, da entweder Claudius bei der Provinzialisierung Lykiens von vorneherein die Kopfsteuer dort nicht hat einfhren lassen oder da Nero dies veranlat haben knnte. Die Erhebung der Kopfsteuer durch Vespasian aber konnte Sueton dann durchaus als Verlust der Freiheit verstanden haben, wie es wohl auch in Lykien selbst gesehen wurde. Lycia hatte also, obwohl ohne Unterbrechung seit 43 n. Chr. einem Statthalter unterstellt, einen besonderen Status, der sich nicht damit vertragen wrde, wenn es bereits seit Claudius mit Pamphylia eine einzige administrative Einheit gebildet htte; denn dann wre der eine Teil der Provinz privilegiert gewesen, whrend der andere den Reichssteuern voll unterworfen war. In dem Augenblick, als der Sonderstatus von Lycia nicht mehr existierte, konnte Vespasian beide Teile zusammenschlieen und eine Provinz kreieren, die auch von der Gre her eher denen entsprach, die sonst in diesem Raum vorhanden waren. Lycia allein war eine relativ kleine Provinz. Das hatte mit Vespasian ein Ende. Sptestens um 73/74 war Lycia und Pamphylia zu einer Provinz vereinigt, und zwar zum ersten Mal. Die fr das Reich weit wichtigere nderung im Provinzsystem verfgte
krtoroj Oespasiano Kasaroj Sebasto ntistrathgn ka pntwn Atokratrwn p Tiberou Kasaroj. 42 Da Sueton freilich auch sachliche Fehler begangen hat (siehe dazu D. FLACH, Zum Quellenwert der Kaiserbiographien Suetons, Gymnasium 79, 1972, 273ff.), sollte man nicht vllig vergessen.

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Vespasian jedoch ganz im Osten Kleinasiens. Zum einen schuf er erneut eine Provinz Cilicia, die von Pamphylien bis zur Grenze Syriens reichte. Wichtiger war jedoch die Neuregelung, die die Ostgrenze gegenber den Parthern betraf. Schon unter Nero war Galatia-Cappadocia fr etwa ein Jahrzehnt vereinigt und einem konsularen Legaten unterstellt worden; Domitius Corbulo und Caesennius Paetus sind als Kommandeure bekannt. Freilich geschah dies im Zeichen der militrischen Krise gegenber den Parthern und war nicht als bleibende Vernderung fixiert worden. Wenn die schon angefhrte Aussage Suetons ber die Manahmen Vespasians in Cappadocia zutreffen, dann mu nach der endgltigen Abberufung Corbulos im Jahr 65/66 der alte Verwaltungszustand mit einem ritterstndischen Funktionstrgers fr wenige Jahre wiederhergestellt worden sein. Die Abhngigkeit von Syrien wurde kaum gendert. Dieser Zustand endete unter Vespasian. Denn er verlegte zwei Legionen nach Cappadocia, die XII Fulminata nach Melitene und die XVI Flavia nach Satala, propter adsiduos barbarorum incursus, wie Sueton es formuliert43. Umstritten ist freilich, wann genau diese Verlegung der Truppen durchgefhrt wurde, ob in einer einzigen Aktion oder in zwei Etappen. Der erste sichere konsulare vespasianische Legat Cn. Pompeius Collega ist nicht vor dem Jahr 76 bezeugt44. Die legio XII Fulminata aber wurde, jedenfalls nach Iosephus, bereits im Jahr 70/71 dorthin verlegt45. Sptestens 75/76 hatte ferner die legio XVI Flavia Firma ihr Lager in Satala bezogen46. Vespasian hielt es aber offensichtlich auch fr ntig, den unter Nero zeitweilig bestehenden Grokomplex Galatia-Cappadocia wiederherzustellen. Die spezifischen Grnde dafr sind nicht berliefert; doch ist es vermutlich auch von Bedeutung gewesen, da einige der Legionslegaten, die ehemals unter Corbulo an den militrischen Unternehmungen gegen die Parther teilgenommen hatten, zu den engsten Beratern und Funktionstrgern um Vespasian gehrten. Auf sie knnte der Ratschlag zurckgehen, alle regionalen Teile des stlichen Kleinasiens unter einem Statthalter zusammenzufassen; ihre Erfahrungen, die sie whrend der Kmpfe gegen die Parther auch im Konnex von Logistik und Versorgung des Heeres gemacht hatten, knnten dabei eine Rolle gespielt haben. Der Grokomplex fand seinen AusSueton, Vesp. 8,4. W. ECK, Chiron 12, 1982, 293; PIR2 P 600. 45 Iosephus, bell. Iud. 7,1,2; L. KEPPIE, Legions and Veterans, in: Roman Army Papers 1971 - 2000, Stuttgart 2000, 192. 46 T.B. MITFORD, The Inscriptions of Satala (Armenia Minor), ZPE 115, 1997, 137ff., bes. 140ff.; KEPPIE, Legions and Veterans (Anm. 45) 192f.; zur Ersetzung durch die legio XV Apollinaris wahrscheinlich unter Hadrian siehe MITFORD, The Inscriptions 142ff. und E. WHEELER, Legio XV Apollinaris: from Carnuntum to Satala - and beyond, in: Les lgions de Rome (Anm. 22) 259ff., bes. 293ff.
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druck in einer langen Namensfolge bei der Provinzbezeichnung. Caesennius Gallus, Legat der neuen Groprovinz unter Titus und Domitian in den Jahren 80-82, nennt sich selbst: legatus pro praetore in der provincia Galatia, Cappadocia, Pontus, Pisidia, Paphlagonia, Lycaonia, Armenia minor47. Mit kleinen Varianten finden sich diese Namen auch bei anderen Amtstrgern48. Warum diese Teile separat genannt wurden, ist nicht zu erkennen. Da sie sachliche Unterabteilungen gebildet htten, die sich in den administrativen Prozessen unterschieden htten, ist auszuschlieen49. Ein noch unpubliziertes Militrdiplom fr Cappadocia aus dem Jahr 101, d.h. also die Abschrift eines offiziellen Dokuments, einer kaiserlichen Konstitution, fhrt den Namen der Provinz sowie den Namen des fr die Provinz zustndigen Statthalters in folgender Form an: et sunt in Galatia et Cappadocia sub Q. Aufidio Umbro50. In einem weiteren Diplom aus dem Jahr 100 hiet es sogar lediglich: quae sunt in Cappado[cia sub Pomponio Basso]51. Hier wird also auf die Nennung der einzelnen Territorien verzichtet, nur Cappadocia bzw. die beiden Hauptnamen: Galatia et Cappadocia erscheinen, in dieser Reihenfolge. Auch wenn in der Titulatur einzelner Statthalter somit viele Namen angefhrt werden, besagt dies nichts ber eine administrative Untergliederung. Vielleicht sollte mit der Anfhrung der einzelnen Namen schlicht den verschiedenen Regionen gezeigt werden, da sie als individuelle Teile noch bestanden und wahrgenommen und sie nicht einem einheitlichen Namen einverleibt wurden, wodurch sie auch ihre Identitt verloren htten. Eine einzige administrative Untergliederung ist innerhalb des gesamten groen galatisch-kappadokischen Komplexes zu erkennen. Schon unter Corbulo ist nach 55 n. Chr. ein C. Rutilius Gallicus als legatus provinciae Galaticae bezeugt52. Da bei legatus der Zusatz pro praetore fehlt, hat man ihn mit Recht als einen prtorischen Legaten unter dem Gesamtkommando des Corbulo angesehen, der in Galatia administrative Aufgaben erfllte53. In
Z. B. DESSAU 268. Siehe die Dokumente bei RMY, Carrires snatoriales (Anm. 26) 187ff. 49 So freilich MAREK, Pontus et Bithynia (Anm. 6) 45, der von kleineren separaten Provinzen spricht. Siehe dazu auch S. 192. 50 Siehe vorerst W. ECK - A. PANGERL, Eine Brgerrechtskonstitution fr zwei Veteranen des kappadokischen Heeres. Zur Hufigkeit von Brgerrechtskonstitutionen fr Auxiliarsoldaten, ZPE 150, 2004, 233ff. In RGZM Nr. 7 ist der Provinzname nicht erhalten; ergnzt wird dort der Provinzname in Analogie zu dem noch unpublizierten Diplom [Galatia et Cappadocia]. 51 ECK - PANGERL, Eine Brgerrechtskonstitution (Anm. 50) 239. Aus Platzgrnden ist es sicher, da in diesem Diplom nur Cappadocia stand. 52 AE 1920, 55 = I. Eph. III 715. 53 Siehe zuletzt PIR2 R 248. Wegen der Aufstellung der Statue des Rutilius Gallicus in Ephesus hat man manche Spekulationen angestellt. Der Grund liegt aber schlicht darin, da der Dedikant, Aemilius Pius, aus dieser Stadt stammt (vgl. I. Eph. VII 2, 4118).
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gleicher Weise finden sich dann von der sptvespasianischen Zeit bis in die mitteltraianische Zeit insgesamt fnf solcher prtorischer Legaten, mit wechselnden Beschreibungen fr ihren Zustndigkeitsbereich, doch alle dem konsularen Statthalter untergeordnet54. Die Benennung dieses prtorischen Legaten, der keine Legion kommandierte, sondern neben den zwei Legionslegaten dem Statthalter zugeordnet war, hnelt zunchst dem System, das aus der Hispania citerior (Tarraconensis) oder seit vespasianischer Zeit auch in Britannien bekannt ist, wo jeweils unter dem ebenfalls konsularen kaiserlichen Statthalter ein iuridicus ttig war. Dieser war, wie die Amtsbezeichnung deutlich macht, wohl vor allem oder sogar ausschlielich in der Rechtsprechung ttig55. In den, allerdings ausschlielich griechisch formulierten Zeugnissen fr den galatisch-kappadokischen Provinzkomplex findet sich kein Hinweis, da sich die Ttigkeit dieser prtorischen Legaten darauf beschrnkt htte. Es knnte also sein, da diese Legaten eine umfassendere Aufgabe hatten und den Statthalter innerhalb des ihnen zugewiesenen Bezirks umfassend vertreten haben, also als eine Art Unterstatthalter wirkten. Dieses System endet, wenn die Zeugnisse richtig interpretiert werden, unter Traian, in dem Augenblick, als der Kaiser die beiden groen Teile der Gesamtprovinz wieder von einander trennte. Wann dies genau geschah, lt sich nicht sagen, aber vermutlich unmittelbar vor Beginn des Krieges gegen die Parther. Denn sptestens im Jahr 114/115 hat ein Cn. Catilius Severus als konsularer Legat eine Provinz geleitet, die den Namen Cappadocia, Armenia maior et minor trgt, whrend gleichzeitig ein L. Cossonius Gallus sptestens 114-115/116 als leg(atus) Aug(usti) pro pr(aetore) provinci(arum) Galatiae, Pisid(iae), [P]aphlagoniae amtierte56. Das Gebiet des Pontus Galaticus und des Pontus Polemoniacus wurden wohl aus strategischen Grnden an Cappadocia angeschlossen, ebenso wie auch das bisherige Knigreich Armenia maior, das freilich ab 117 nach dem Rckzug der rmischen Truppen aus dem parthischen Gebiet, wieder aus dem Provinzstatus entlassen werden mute57. Die Zahl der Provinzen, wie sie unter Traian erreicht wurde, blieb dann, soweit wir bisher sehen knnen, bis weit ins dritte Jahrhundert hinein erhalten. Erst in der Sptzeit des Severus Alexander wurde der Ostteil der ProRMY, Carrires snatoriales (Anm. 26) 250ff. Siehe G. ALFLDY, Fasti Hispanienses, Wiesbaden 1969, 67ff. 56 DESSAU 1038. Er wird im Jahr 116 Suffektkonsul und unmittelbar danach Legat in der nunmehr konsularen Provinz Iudaea, H. M. COTTON - W. ECK, Governors and Their Personnel on Latin Inscriptions from Caesarea Maritima, in: The Israel Academy of Sciences and Humanities, Proceedings Vol. VII, No. 7, Jerusalem 2001, 215ff. = DIES., in: Cathedra 122, 2006, 31ff. (hebrisch). 57 Es erscheint nur in der Laufbahn des Catilius Severus, PIR2 C 558; RMY, Carrires snatoriales (Anm. 26) 206.
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vinz Pontus-Bithynia als eigene Provinz organisiert, als provincia Pontus, und zwar, ohne da man einen spezifischen Grund erkennen kann, unter einem ritterlichen praeses58. Die Reihe der inzwischen bekannten ritterlichen praesides ist lang, bezeugt vor allem durch die zahlreichen Meilensteine, auf denen ihre Namen erscheinen59. Eine weitere Abtrennung erfolgte wohl unter Decius, da Phrygia und Caria aus Asia herausgelst und einem eigenen Statthalter unterstellt wurde, diesmal jedoch keinem Ritter, sondern zunchst einem offensichtlich konsularen kaiserlichen Legaten60. Weitere Verkleinerungen der Provinzen traten jedoch zunchst nicht ein, erst Diocletian entschlo sich dann zu einer solchen Politik, die im Verein mit den Manahmen, die Gallienus im Jahr 261/262 ergriffen hatte, zu einem wesentlichen Wandel im gesamten Provinzsystem gefhrt hat. Das aber ist nicht mehr Thema dieses Beitrags. Nachzutragen sind auf der Ebene der Statthalter noch zwei Erscheinungen. Zum einen kommt es sptestens im Jahr 159 zu einer Vernderung des Status der Provinz Pontus-Bithynia. Seit Beginn war dieser Provinzkomplex eine provincia populi Romani, die von einem senatorischen Prokonsul im prtorischen Rang geleitet wurde. An dieser grundstzlichen Zustndigkeit des Senats nderte sich auch nichts, als unter Traian fr einige Jahre mit dem jngeren Plinius und seinem Konsulatskollegen C. Iulius Cornutus Tertullus konsulare Amtstrger dorthin gesandt wurden und die Auswahl der Statthalter durch den Kaiser selbst erfolgte, der sie dem Senat namentlich vorgeschlagen hatte61. Plinius hat dies in seiner berhmten Inschrift aus Comum folgendermaen formuliert, vermutlich eine bernahme aus dem kaiserlichen Ernennungsschreiben: legat(us) pro pr(aetore) provinciae Pon[ti et Bithyniae pro]consulari potesta[te] in eam provinciam e[x senatus consulto ab] Imp(eratore) Caesar(e) Nerva Traiano Aug(usto) German[ico Dacico p(atre) p(atriae) missus]62. Da dies noch nicht als eine grundstzliche Um58 MAREK, Pontus et Bithynia (Anm. 6) 46 u. 51f. Ebenfalls in den allerletzten Jahren des Severus Alexander war allerdings auch noch Sallustius Sempronius Victor in der Gesamtprovinz Pontus-Bithynia als Finanzprokurator ttig, PIR2 S 99; wenn Faltonius Restitutianus nach AE 1986, 653 kurz vor dem Jahr 235 bereits als ritterlicher praeses der Provinz Pontus fungierte, dann mssen beide unmittelbar hintereinander amtiert haben, in unterschiedlichen territorialen Bereichen. 59 Siehe THOMASSON, Laterculi praesidum I (Anm. 26) 251f.; DERS., Laterculi praesidum III, Gteborg 1990, 38; DERS., Laterculi praesidum Addenda IV unter der Adresse: http://www.radius.nu/ LP.Addenda.IV.html 60 CH. ROUECHE, Aphrodisias in Late Antiquity, London 1989, 103ff.; der Artikel von S. DMITRIEV, The end of provincia Asia, Historia 50, 2001, 468ff., bietet S. 486ff. eine breite Materialsammlung; doch den analytischen Errterungen kann man nicht folgen; seine Kriterien fr die Bestimmung der verschiedenen Statthaltertypen sind mehr oder minder willkrlich. 61 THOMASSON, Laterculi I (Anm. 26) 247. 62 G. ALFLDY, Die Inschriften des Jngeren Plinius und seine Mission in Pontus et Bithynia, Fest-

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wandlung von einer provincia populi Romani zu einer kaiserlichen Provinz angesehen wurde, ersieht man daran, da Plinius auch einen Legaten unter sich hatte63, so wie vor ihm die normalen Prokonsuln auch. Seit Anfang der hadrianischen Zeit ist jedenfalls die Provinz wieder von prokonsularen Amtstrgern geleitet worden. Das fand ein Ende sptestens im Jahr 159, als Antoninus Pius, vielleicht wegen der drohenden Parthergefahr, die Provinz in seine direkte Zustndigkeit bernahm, weshalb nun stetig ein kaiserlicher Legat und zwar sogar konsularen Ranges in die Provinz abgeordnet wurde64. Doch wie schon unter Traian als Ersatz fr den Ausfall eines proconsul in Pontus-Bithynia fr eine begrenzte Zeit ein solcher Amtstrger in die Provinz Sardinia gesandt wurde65, so geschah Analoges auch unter Pius, als Pontus-Bithynia den Status wechselte. Jedenfalls finden wir schon zu Beginn der Regierungszeit des Marcus in Lycia-Pamphylia einen proconsul in dieser Provinz, die bisher von einem prtorischen legatus Augusti pro praetore geleitet wurde66. Warum diese Regelung kurzfristig in den spten Jahren des Marcus nochmals zurckgedreht wurde, wie wir zwei Militrdiplomen aus einem unbekannten Jahr unter Marcus und des Jahres 178 entnehmen mssen, bleibt unsicher67. Vielleicht waren die Wirren wegen des Aufstandes des Avidius Cassius der Anla. Die zweite Erscheinung, die die statthalterliche Provinzadministration betraf, waren Vernderungen in der Ausdehnung des Territoriums, das jeweils einer Provinz zugehrte. So wurde unter Marcus offensichtlich das Gebiet um Amisos, Sinope und Abounoteichos aus der Zustndigkeit des Legaten von Pontus-Bithynia ausgegliedert und dem Legaten von Galatia zugewiesen68. Solche nderungen waren eine nicht seltene Erscheinung, vermutlich weit hufiger, als wir dies feststellen knnen, vor allem, wenn es sich nur um die Verschiebung einzelner Gemeinden aus dem Zustndigkeitsbereich eines Statthalters in den eines anderen handelte. Denn dabei sind die Aussagen der Quellen manchmal vieldeutig. Ein Beispiel mge
schrift fr St. Borzsk, AAntHung 39, 1999 [2000], 21ff. = in: DERS., Stdte, Eliten und Gesellschaft in der Gallia Cisalpina, Stuttgart 1999, 221ff. Vgl. schon W. ECK, Provinz Ihre Definition unter politischadministrativem Aspekt, in: W. ECK, Die Verwaltung des rmischen Reiches in der Hohen Kaiserzeit, Band 2, Basel 1997, 168ff., 182 mit Anm. 49. 63 Plinius, ep. 10,25. 64 CHR. MAREK, Das Datum einer Statthalterschaft in Pontus-Bithynia. L. Hedius Rufus Lollianus Avitus, Epigraph. Anat. 23, 1994, 83ff.; DERS., Pontus et Bithynia (Anm. 6) 50f. 65 W. ECK, Zum Rechtsstatus von Sardinien im 2. Jh. n. Chr., Historia 20, 1971, 510ff. 66 S. ~AHIN, Die Inschriften von Arykanda, Bonn 1994, Nr. 25a-e; P. WEI, Ein neuer Prokonsul von Lycia-Pamphylia auf einem Militrdiplom, Epigraphica Anatolica 31, 1999,77ff. = RMD V 438. 67 CIL XVI 128; RMD I 67; W. ECK, Bemerkungen zum Militrkommando in den Senatsprovinzen der Kaiserzeit, Chiron 2, 1972, 429ff. 68 MAREK, Pontus et Bithynia (Anm. 6) 46.

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dafr gengen. Sagalassos, eine pisidische Stadt, gehrte in tiberischer Zeit zum Bereich des Statthalters von Galatia-Pamphylia unter Einschlu von Pisidien, wie es der Erla des Sex. Sotidius Strabo Libuscidianus zum cursus publicus zeigt; der Text wurde nicht weit von Sagalassos entfernt gefunden; den Bewohnern dieser Stadt bertrgt der Legat auch bestimmte Aufgaben69. Im zweiten Jahrhundert aber war die Gemeinde dem Legaten von Lycia-Pamphylia unterstellt, wie es einige Inschriften zeigen, die einen prtorischen Statthalter dieser Provinz nennen70. Doch ist zu fragen, wann die Stadt der Provinz Lycia-Pamphylia angeschlossen wurde. Das wahrscheinlichste Datum ist die vespasianische Zeit, als Pamphylien mit Lykien vereinigt wurde71. Allerdings wurde in Sagalassos auch eine gewaltige Statuenbasis gefunden, auf der einst eine Kolossalstatue des Sextus Iulius Frontinus gestanden hatte72. Es ist die grte Basis, die in dieser Stadt fr eine Person errichtet wurde, die nicht dem Kaiserhaus angehrte; Entsprechendes drfte damit auch fr die Gre der Statue gelten. Das Erstaunliche an dem epigraphischen Text ist jedoch, da als Grund der so auergewhnlichen Ehrung Frontins nur gesagt wird, er sei nqpatoj = proconsul gewesen. Die Amtsbezeichnung erscheint in der Inschrift ohne Hinweis darauf, in welcher Provinz er dieses Amt ausbte. Das aber ist die bliche Form, wenn man einen Amtstrger der eigenen Provinz ehrte. Frontin aber war Prokonsul von Asia, wohl im Jahr 84/8573. Das lt durchaus die Vermutung zu, Sagalassos knnte in der frhdomitianischen Zeit noch Teil der Provinz Asia gewesen sein. Das sei hier freilich nur als Hypothese formuliert, auch jedoch als ein Exemplum, wie unsicher wir in vielen Fllen bei der Bestimmung der jeweiligen Ausdehnung der statthalterlichen Territorien sind, vor allem in Detailfragen. Der grere Teil der Provinzen, die Rom in Kleinasien eingerichtet hat, wurde erst nach dem Ende der Republik geschaffen, und zwar erst nach der grundstzlichen Regelung der politischen Machtverteilung im Januar 27 v. Chr. Folglich sind auch nur zwei Provinzen als provinciae populi Romani unter einem proconsul eingerichtet worden: Asia mit konsularem Rang des Statthalters und Pontus-Bithynia mit prtorischem Rang. Alle anderen Pro69 ST. MITCHELL, Requisitioned Transport in the Roman Empire: a new inscription from Pisidia, JRS 66, 1976, 106ff. = AE 1976, 653 = AE 1978, 789 = AE 1989, 727. 70 IGR III 342. Ferner gibt es im unpublizierten Material von Sagalassos einen Text, der ebenfalls einen prtorischen kaiserlichen Legaten nennt. 71 Siehe oben zu Anm. 38-42. 72 Der Text wird in Krze publiziert werden. Siehe bisher auch die kurzen Hinweise bei WAELKENS (Anm. 35) 324ff. 73 W. ECK, Chiron 12, 1982, 310; ibid. 13, 1983, 208; vgl. jetzt auch AE 1999, 1539 = SEG 49, 1524; AE 2002, 1412a.

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vinzen fielen, da nach 27 erworben, in die Zustndigkeit des Princeps als provinciae Caesaris. Dabei wurde nur Cappadocia, wenn die entsprechenden Quellenaussagen entsprechend interpretiert werden mssen, bald nach dem Jahr 17 n. Chr. einem ritterlichen Funktionstrger bertragen74, der allerdings, nach allem, was zu erkennen ist, wohl der Oberaufsicht des senatorischen Legaten von Syrien unterstellt war. Alle kaiserlichen Provinzen im kleinasiatischen Raum wurden senatorischen legati Augusti pro praetore anvertraut, die zunchst ohne Ausnahme lediglich prtorischen Ranges waren, was angesichts des Fehlens grerer Heeresverbnde auch nicht berrascht. Denn trotz dieser berzahl der kaiserlichen Provinzen war die gesamte Region bis zur Regierungszeit Vespasians fast ohne militrische Besatzung geblieben. Nur wenige Auxiliareinheiten sind dort stationiert worden, zumeist nur eine einzige in einer Provinz, dies allerdings in jeder75. Insoweit hatte Agrippa II. nach Iosephus in seiner Rede in Jerusalem, auf die bereits angespielt wurde, durchaus zu Recht auf diese erstaunliche Tatsache verwiesen76. Ein hnliches Bild zeichnet Aelius Aristides in seiner Romrede77. Und auch die vespasianische Neuordnung der Ostfront mit den zwei Legionen in Cappadocia vernderte die Situation im Gesamtraum von Asia minor nicht wesentlich. Unter dem Aspekt der Gesamtkonomie des Reiches war deshalb dieser riesige Raum eine Quelle enormer Einnahmen, dem gegenber die Ausgaben, jedenfalls die, die in diesen Provinzen selbst zwingend gettig werden muten, insgesamt gesehen verschwindend gering waren, vllig anders als an der Rhein- und Donaufront oder auch in Syrien und Iudaea/Syria Palaestina, ganz zu schweigen von Britannien oder spter von Mesopotamia, worauf Strabo, Appian und Cassius Dio verweisen78. Umso wichtiger ist zu sehen, wie Rom und seine Kaiser auf der administrativen Ebene sicherstellten, da die entsprechenden Summen auch eingenommen werden konnten. Diese Thematik kann hier, auch aus Grnden des Umfangs, nicht mehr im Detail behandelt werden, vielmehr knnen nur einige grundstzliche strukturelle Hinweise gegeben werden. In den prokonsularen Provinzen war, wenn man Cassius Dio vertrauen darf, bis ins 3. Jahrhundert hinein der jeweilige Qustor fr die Kontrolle des Steuereingangs zustndig, whrend der konkrete Einzug durch die Gemeinden oder Steuerpchter erfolgte79. In allen anderen Provinzen, also den provinciae Caesaris, wurde diese
Siehe oben zu Anm. 24-32. ECK, Prokonsuln (Anm. 5) 518ff. 76 Oben Anm. 5. 77 Aelius Aristides, orat. 26, 64. 78 Strabo 2,5,8; 4,5,3; Appian, praef. 5; Cassius Dio 75,3,3. 79 Cassius Dio 53,15,3. Vgl. W. ECK, Die Verwaltung des rmischen Reiches in der Hohen Kaiserzeit. Ausgewhlte und erweiterte Beitrge, Bd. 2, hg. R. FREI-STOLBA - M.A. SPEIDEL, Basel 1998, 199f.
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Kontrolle, und zwar auch nur die Kontrolle, nicht etwa die konkrete Steuererhebung, durch kaiserliche Prokuratoren ausgebt. Auffllig ist nun jedoch, da sich deren territoriale Zustndigkeit gerade in Kleinasien sehr oft nicht mit den Provinzen der Statthalter deckte, vielmehr Bereiche mehrerer statthalterlicher Bezirke zusammenschlo. So findet wir unter Hadrian einen Valerius Eudaimon als procurator Lyc. Pamp. Galat. Paphl. Pisid. Pont80. Er amtierte also gleichzeitig im Gebiet der Legaten der Provinz Galatia und der Provinz Lycia Pamphylia. Unsicher ist dabei nur, welches Gebiet genau mit Pont(us) gemeint ist; vermutlich war es jedoch der Pontus Galaticus. Doch in einer griechischen Inschrift wird unter den Territorien, die Eudaimon unterstanden, auch noch Lycaonia angefhrt81. Um 132, also ebenfalls unter Hadrian, aber ist ein Valerius Proculus als procurator provinc. Cap[p. Pafl]ag(oniae) Gal(atiae) bezeugt82. Hier ist also im Verlauf nur weniger Jahre ein massiver Wechsel im Zustndigkeitsbereich eingetreten. In beiden Fllen aber umfat der jeweilige prokuratorische Amtsbezirk die Provinzen zweier Statthalter. Noch strker wird die berschneidung bei der vicesima hereditatium bemerkbar. Ein C. Valerius Fuscus umschreibt seinen Amtsbezirk zu Beginn der Regierungszeit des Commodus mit per Asiam, Lyciam, Pamphyliam83. Bald darauf nennt sich Q. Petronius Novatus proc(urator) Aug(usti) XX her(editatium) per Asiam, Phrygiam, Lyciam, Galatiam, also ein deutlich anders zusammengesetztes Gebiet84. Und rund zwei Jahrzehnte spter trgt ein M. Cosconius Fronto die Bezeichnung procurator ad vectig(al) XX her(edidatium) per Asiam, Lyciam, Phrygiam, Galatiam, insulas Cycladas, wiederum nicht identisch mit der vorausgegangenen Gliederung85. Heit dies, da Valerius Fuscus die Erbschaftssteuer nur in den beiden Provinzen Asia und Lycia-Pamphylia einzog, Petronius Novatus Zustndigkeit dann auch Galatia umfasste, aber nicht mehr Pamphylia, hnlich wie das auch bei Cosconius Fronto gesagt wird, bei dem freilich auch noch die insulae Cycladae erscheinen? Und was besagt dann Phrygia, das auf der Ebene der Statthalter stets unter der Bezeichnung Asia miterfasst ist86? Eine klare Antwort ist darauf nicht zu geben.
80 DESSAU 1449. In AE 1965, 348 wird dagegen, anders als BRANDT - KOLB, Lycia et Pamphylia (Anm. 13) 24 meinen, nur ein [proc. Im]p. Nervae [Traiani Cae]s. Aug. Ger[m. Dac. --- a]e et Paph[lagoniae] genannt; [Galatia]e wurde zwar ergnzt, doch hat dies keine Beweiskraft. 81 PFLAUM, Carrires procuratoriennes (Anm. 26) I 265. 82 DESSAU 1341. 83 DESSAU 1426. Noch im Jahr 179 war er als proc(urator) ad annon(am) [O]stiae ttig; AE 1973, 126 und ECK, RE Suppl. XV 651. 84 AE 1967, 644; die Bezeichnung stammt sicher vom Prokurator selbst; es ist eine Selbstbezeichnung, da es sich um eine Dedikation handelt, entweder fr die Stadt oder fr eine Gottheit (d.d. am Ende der Inschrift ist nicht als decreto decurionum zu verstehen, sondern als dono dedit bzw. dedit dedicavit). 85 DESSAU 1359. 86 Wenn Phrygia nur bei einem der beiden Prokuratoren erschiene, knnte man erwgen, es sei

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Die wenigen Beispiele zeigen zudem, da die Zustndigkeitsbezirke auch zwischen den Prokuratoren fr verschiedene Steuerarten nicht miteinander harmonierten, sondern sich berkreuzten, nicht unhnlich dem, was man etwa auch bei den gallischen Provinzen beobachten kann. Die angefhrten Beispiele, die man leicht vermehren knnte, lassen ferner erkennen, da partiell recht groe Bezirke von einem einzelnen Funktionstrger betreut wurden. Doch gibt es auch gegenteilige Flle. So ist die relativ kleine Provinz Cilicia, jedenfalls nach der Benennung, allein einem Finanzprokurator unterstellt87; und Gleiches zeigt sich fr den Einzug der res privata in Cilicia: ein Prokurator kmmert sich alleine um den kaiserlichen Privatbesitz in dieser Provinz88. Beispiele fr hnliche Flle lieen sich anfhren. Fr die Struktur der prokuratorischen Verwaltung in den kleinasiatischen Provinzen lt sich auf Grund der bisherigen Aufbereitung des Materials kein klares Fazit ziehen. Es bedrfte einer umfassenden Bearbeitung des Phnomens, wobei auch alle Zeugnisse fr servi und liberti der Kaiser einzubeziehen wren89. Klar ist aber auch, da dieser Zweig der Verwaltung in der Kaiserzeit deutlich anders geordnet war als die statthalterliche Organisation der Provinzen, vermutlich wesentlich flexibler und auf Notwendigkeiten verschiedenster Art schneller reagierend. Rcksichten auf traditionelle Vorstellungen, wie sie bei den Vertretern des Senats angebracht waren90, gab es in diesem Verwaltungsbereich gegenber den ritterlichen Prokuratoren kaum. Andererseits zeigt gerade auch die Organisation der Provinzen auf der Ebene der Statthalter, wie relativ beweglich das System auch auf dieser Ebene war, keineswegs so statisch, wie es uns hufig erscheint91. Der relative Reichtum vor allem an epigraphischen Quellen fr die kleinasiatischen Provinzen lt das deutlich hervortreten. Man mu fragen, ob dies in quellenarmen Provinzen so wesentlich anders gewesen ist.

eine Verschreibung fr Pamphylia; doch bei zwei vllig verschiedenen Personen ist dies auszuschlieen; Phrygia war als Teil des Zustndigkeitsgebiets in den Ernennungsschreiben der beiden genannt. 87 AE 1947, 89; vgl. I. Ephesus III 696a; AE 1995, 1557; PFLAUM, Carrires procuratoriennes (Anm. 26) III 1079; Suppl. 129f. 88 PFLAUM, Carrires procuratoriennes (Anm. 26) III 1079. 89 Von besonderer Bedeutung sind dabei auch die groen kaiserlichen Gutsbezirke, zu denen nicht wenig Inschriftenmaterial vorliegt. 90 Man vgl. nur die Bemhungen der Kaiser, bei der bernahme einer prokonsularen Provinz in die eigene Verantwortung dafr zum Ausgleich eine andere Provinz mit einem Prokonsul zu besetzen, damit die Zahl dieser Amtstrger gleich blieb. 91 Willkommen wre deshalb eine Abfolge von Karten, in denen die wechselnde Zugehrigkeit einzelner grerer Landschaften oder Territorien zu den jeweiligen Provinzen deutlich herausgearbeitet und dadurch sichtbar wrde. Einige sehr gute Karten bei MAREK, Pontus et Bithynia (Anm. 6) 182f.

LES CARIENS OU LA MAUVAISE CONSCIENCE DU BARBARE* ALAIN BRESSON

On sait que, dans son rcit de la vie dAgricola, Tacite montre comment les Bretons et les Gaulois avaient perdu leurs murs sauvages au contact des Romains1. Il souligne quAgricola avait fait le choix dlibr dencourager les enfants des notables bretons adopter la culture romaine, soit la langue, lhabillement et tous les aspects du mode de vie des vainqueurs. Les jeunes Bretons avaient cru ainsi embrasser la civilisation. En ralit, ils avaient perdu leur ferocia initiale, leur valeur combative, ce qui dsormais les rendait inaptes dfendre leur libert2. Cette analyse dune lucidit presque cynique est une forme de critique de la romanisation, mais aussi de la civilisation tout court. Car Tacite montre de la sorte qu Rome aussi la vertu tendait disparatre au profit dune lche soumission un tyran comme Domitien. La passivit des Romains face cet empereur excrable avait rvl la servitude dans laquelle ils taient tombs. La critique de la romanisation des barbares tait donc aussi une critique de la civilisation en tant que telle. En renonant porter les armes et en abandonnant leurs traditions guerrires, les peuples perdent aussi toute aptitude dfendre leur libert. Tacite nous offre donc une sombre mais profonde mditation sur la notion mme de culture civilise. Cependant, il ne fait aucun doute que sa vision de lacculturation du barbare, qui tait conue comme un passage de la ferocia la suauitas propre la civilisation et qui constituait le point de dpart de sa rflexion, tait largement partage par toute la pense grecque et romaine. Loin de la Gaule et de la Bretagne, en Asie Mineure cette fois, dautres barbares auraient suivi le mme chemin. Cest du moins ce quaffirme un curieux passage de Vitruve (II, 8, 12) relatif la fontaine Salmakis,
* Nos vifs remerciements vont aux participants du colloque de Cividale pour leurs remarques et suggestions, particulirement Paolo Desideri, Frank Kolb et Maurice Sartre. 1 Tacite, Agricola, 21, cf. 11. 2 Sur la perte de la ferocia et sa signification, cf. W. LIEBESCHTZ, The Theme of Liberty in the Agricola of Tacitus, CQ, 16 (1966), pp. 126-139, part. p. 135; sur Agricola en gnral, voir les tudes rassembles dans ANRW, II, 33.3 (1991); pour K. CLARKE, An Island Nation: Re-Reading Tacitus Agricola, JRS, 91 (2001), pp. 94-112, linsularit et la position extrme de la Bretagne, lextrmit du monde connu, aurait constitu le cadre idal pour situer laction dAgricola, tout en en montrant les limites.

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Halicarnasse, en Carie. Une tradition attribuait une sorte de pouvoir malfique son eau. Or, Vitruve donne un autre contenu cette tradition: Une fausse croyance veut que ceux qui boivent cette fontaine deviennent la proie damours morbides. Pourquoi cependant cette croyance, faussement colporte, sest-elle rpandue dans le monde entier? Je ne serais pas fch de lexpliquer. Que cette eau en effet rende, comme on le dit, alangui et impudique, est impossible, mais la proprit de cette fontaine est dtre claire et dun got exquis. Or, lorsque Mlas et Arevanias vinrent dArgos et de Troezne fonder ensemble une colonie cet endroit mme, ils en chassrent les barbares cariens et llges. Ceux-ci stant rfugis dans les montagnes et stant runis en bandes faisaient des incursions dans le pays et le dvastaient cruellement par leurs brigandages. Il advint quun colon, en qute de profit, installa prs de cette fontaine, cause de la qualit de son eau, une boutique bien approvisionne, et que son commerce attira les barbares. Cest ainsi que, descendant individuellement et se mlant aux personnes runies l, ils se transformrent, tant amens, de leur propre gr, perdre leurs murs dures et sauvages et adopter les usages polics des Grecs. La croyance attache cette eau ne vient donc pas de son effet nocif et pervers en amour, mais de ce que des curs barbares ont t pacifis par la douceur de la civilisation3. Vitruve faisait en quelque sorte le portrait dune contre barbare transforme en pays grec et civilis. Il est bien exact que, lpoque de Vitruve, la Carie tait entre dans lunivers commun de lhellnisme4. Cependant, mme
3 Trad. CUF (d. 1997, avec comm. pp. 137-139): in cornu autem summo dextro Veneris et Mercuri fanum ad ipsum Salmacidis fontem. Is autem falsa opinione putatur uenerio morbo inplicare eos qui ex eo biberint. Sed haec opinio quare per orbem terrae falso rumore sit peruagata, non pigebit exponere. Non enim quod dicitur molles et inpudicos ex ea aqua fieri, id potest esse, sed est eius fontis potestas perlucida saporque egregius. Cum autem Melas et Areuanias ab Argis et Troezene coloniam communem eo loci deduxerunt, barbaros Caras et Lelegas eiecerunt. Hi autem, ad montes fugati, inter se congregantes discurrebant et ibi latrocinia facientes crudeliter eos uastabant. Postea de colonis unus ad eum fontem propter bonitatem aquae quaestus causa tabernam omnibus copiis instruxit eamque exercendo eos barbaros allectabat. Ita singillatim decurrentes et ad coetus conuenientes e duro feroque more commutati in Graecorum consuetudinem et suauitatem sua uoluntate reducebantur. Ergo ea aqua non inpudici morbi uitio, sed humanitatis dulcedine mollitis animis barbarorum eam famam est adepta. Strabon (XIV, 2, 16) est sceptique devant les accusations se rapportant leau de Salmakis (ce nest pas lair ou leau qui peut tre cause dune dviance, mais la richesse ou lintemprance). La version de la lgende refuse par Vitruve voulait que les hommes buvant de leau de Salmakis devinssent des homosexuels passifs. Ce sont les amours honteuses auxquelles fait allusion Vitruve. La version ngative est en revanche reprise son compte par Ovide, Mtamorphoses, 4,287-289 et 15,319; cf. Martial X, 30, 11 pour une transposition sur les bords du lac Lucrin. 4 Sur les rapports entre les peuples du monde antique en gnral, il est toujours utile de revenir au volume Modes de contacts et processus de transformation dans les socits anciennes. Forme di contatto e processi di trasformazione nelle societ antiche, Actes du colloque de Cortone, 24-30 mai 1981, Pise - Rome, 1983. Cependant, la situation spcifique de la Carie ny est pas voque.

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avec sa rationalisation de la lgende relative la fontaine Salmakis, le schma de Vitruve nest lui aussi quun mythe: tout simplement parce que les Cariens ne furent jamais les barbares quil dcrit et que leur rapport lhellnisme fut beaucoup complexe que son rcit ne le laisse supposer. La Carie a rcemment fait lobjet de deux confrences, runies lune Berlin, lautre Oxford (la seconde centre sur la priode hellnistique)5. Une srie de communications ont trait de manire dtaille des diverses facettes de la civilisation matrielle, de la langue, de lcriture, des cultes ou de la vie politique des populations habitant la Carie. Notre objet ici sera autre. Il sagira, certes aprs dautres, mais en prenant comme rfrence une rgion qui avait eu une personnalit culturelle marque, de tenter de rpondre une interrogation fondamentale: pourquoi et comment lidentit ethnique carienne finit-elle par seffacer? La rponse est moins simple quil ny parat et elle est mme sans doute paradoxale. Dfinir une identit culturelle par des critres objectifs est une tche impossible, comme la montr J. Hall6. Lidentit est dabord une dfinition de soi. Mais et ce sera laxe essentiel quon retiendra ici , il sagit dune dfinition par opposition avec dautres cultures, et cest en ce sens que lopposition avec les barbares tait constitutive de lidentit grecque. *** Aux yeux des Grecs de lpoque classique, les Cariens taient certes des barbares, car leur langue nationale ntait pas le grec. Mais taient-ils les sauvages quen faisait Vitruve? Il importe tout dabord de dfinir lespace gographique concern. On prendra comme dfinition de base de la Carie quil sagit de la rgion de lAsie Mineure situe au sud du Mandre, dlimite lest par la chane montagneuse forme par le Kadmos, la Salbak et le Tarble. Cette dfinition nest cependant pas sans quivoque. Elle correspond certainement une dfinition gographique dj ancienne, puisquon sait que, en 189/188, Rome donna aux Rhodiens la Carie jusquau Mandre7.
5 Die Karer und die Anderen, curante Fr. RUMSCHEID, Berlin, 13-15 octobre 2005, actes paratre; Hellenistic Karia, curantibus R. VAN BREMEN - J.-M. CARBON, Oxford, 29 juin-2 juillet 2006, actes paratre. 6 J.M. HALL, Ethnic Identity in Greek Antiquity, Cambridge, 1997; ID., Hellenicity. Between Ethnicity and Culture, Chicago, 2002. 7 Polybe XXI, 24, 7-8 et XXII, 5, 2; Tite Live XXXVII, 55, 3-6 et 56, 6; Appien, Syr., 39, 44. Sur la question de la donation de la Carie et de la Lycie aux Rhodiens, voir A. BRESSON, Rhodes, Cnide et les Lyciens au dbut du IIe sicle av. J.-C., REA, 100 (1998), pp. 65-88, part. pp. 65-77. Sur la Carie rhodienne, cf. G. REGER, The Relations between Rhodes and Caria from 246 to 167 B.C., in Hellenistic Rhodes: Politics, Culture and Society, curantibus V. GABRIELSEN - P. BILDE - TR. ENGBERG-PEDERSEN L. HANNESTAD - J. ZAHLE, Aarhus, 1999, pp. 76-97. Une nouvelle inscription dAphrodisias, qui doit tre publie par A. Chaniotis dans le volume Hellenistic Karia (supra n. 5), montre que le contrle rhodien sur la Carie stendait aussi sur la rgion dAphrodisias.

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En outre, une inscription encore indite de Xystis du dbut du IIIe sicle montre que, ds cette poque aussi, on considrait que la Carie stendait jusquaux parages de lHarpasos et du Mandre8. La province de Carie du Bas-Empire eut les frontires de cette Carie gographique. Mais la Carie archaque, classique et hellnistique tait-elle entirement peuple de Cariens? Pour faire court, une poque ancienne les tmoignages relatifs au peuple carien se concentrent dans la partie ouest et dans la partie mridionale. Avant lpoque impriale, on ne sait que peu de choses des populations situes dans la haute valle du Mandre ou dans les parties montagneuses de lest du pays9. lexception de la partie la plus occidentale autour de Mylasa, la Carie forme un paysage de collines et de montagnes. Au sud, sur le golfe Cramique, une haute falaise qui par endroits dpasse 1 000 mtres domine la mer10. En fait, la Carie tait plus facilement pntrable par le nord, depuis le grand axe naturel que constitue la valle du Mandre et ses affluents de la rive gauche. Lydiens et Perses purent ainsi aisment se rendre matres de la Carie. Venus de la mer, au Ve sicle, les Athniens ne russirent jamais qu en contrler brivement les franges maritimes, sans jamais vraiment pntrer dans lintrieur des terres. Quand, en 430/429, leur stratge Mlsandros voulut sengager lintrieur des terres pour assurer la leve du tribut, qui rentrait mal, ses forces furent battues dans un engagement et lui-mme fut tu11. Belliqueux et en rivalit les uns avec les autres, les Cariens taient avant tout des agriculteurs recherchant les troites terres de plaine et des bergers faisant patre leurs troupeaux sur les pentes des montagnes. Selon Aristophane (Oiseaux, 292-293), les Cariens habitent sur des hauteurs, par souci de scurit. De mme, Xnophon (Cyropdie, VII, 4, 1) souligne quils vivaient dans des places fortes. Larchologie confirme cette vision des choses. En dehors de rares sites, comme Mylasa ou Caunos, qui prirent un caractre urbain, les Cariens vivaient en effet dans le cadre dun systme de villages ou bourgs fortifis. Ces derniers taient situs sur de hautes collines. Certains sites pourtant proches de la cte taient mme volontairement invisibles depuis la mer: voir sans tre vu parat cet gard avoir t la rgle dor12.
Cette inscription sera prochainement publie. Sur ces questions, les pages de L. et J. ROBERT, La Carie, II, Paris, 1954, pp. 17-22, sont toujours essentielles. Ils insistaient sur le caractre mixte des populations de ces rgions, o dominaient les lments phrygiens et pisidiens (ibid. p. 17). 10 Sur ces rgions, cf. P. DEBORD, Prsentation gographique, in Les hautes terres de Carie, curantibus P. DEBORD - E. VARINLIOG LU, Bordeaux, 2001, part. pp. 11-19. 11 Thucydide II, 69. 12 Pour ce type de sites cariens, cf. P. BRUN et alii, Les sites, in Les hautes terres de Carie, op. cit., pp. 23-75, part. pp. 66-68.
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Les surveys mens par W. Radt dans la pninsule dHalicarnasse ont permis dtablir des plans de plusieurs de ces bourgs fortifis13. Lun des plus caractristiques est celui dAlazeytin Kalesi, une dizaine de kilomtres lest dHalicarnasse. Situ au sommet dune colline en forte pente environ 300 m daltitude, le site a t occup au moins depuis environ 700 jusquau IVe sicle a.C. Il sest dvelopp de manire continue, autour dun noyau central, sans rupture notable mme aprs une possible destruction par les Perses en 545 et sans quun plan orthogonal ait jamais t appliqu. La fortification extrieure a la forme dun ovale. Il sagit dune courtine autonome renforce par des tours, sauf dans la partie est o le mur extrieur des maisons se confond avec le mur de dfense. La porte principale, au sud de la ville, tait puissamment dfendue. Lhabitat est form de maisons qui sagglutinent les unes sur les autres dans le secteur est et dune imposante citadelle centrale, probable rsidence dun dynaste local. Une agora, un btiment public et un sanctuaire en appareil trs soign ainsi quune vaste citerne constituaient les quipements publics14. Ce type de localisation et de structures se retrouve sur dautres sites spectaculaires, comme celui de Kodapa, rcemment identifi15. Le site de Kodapa est double, avec un site dpoque archaque et classique sur la hauteur, et un autre au pied de la colline, avec un changement de site caractristique lpoque hellnistique. Mais lon ne doit pas considrer quune descente vers la mer partir de la fin de lpoque classique et lpoque hellnistique serait propre aux barbares. Le phnomne peut tre observ dans dautres rgions authentiquement grecques: ainsi Tnos, dans les Cyclades, ou en Crte16. Toutefois, lapparence du site de lacropole de Kodapa, comme celle de nombre de sites de hauteur que lon rencontre en Carie, peut donner limpression que lon a affaire un type de construction propre aux barbares. Dans le pass, on a souvent dfini ce type de construction en pierre sche de type polygonal irrgulier comme mur llge (en voulant en outre diffrencier entre Cariens et Llges). Outre que la diffrenciation entre Cariens et Llges nest quun mythe (mme si ce mythe remonte lAntiquit), il faut remettre en cause lide quil aurait exist un type de construction typiquement carien, i.e. barbare donc implicitement infrieur , par opposition des techniques de construction
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W. RADT, Siedlungen und Bauten auf der Halbinsel von Halikarnassos, Tbingen, 1970, pp. 17-74. Sur ce site, on verra prochainement la nouvelle interprtation de K. Konuk et R. Descat, pa-

ratre.
15 Sur Kodapa, cf. A. BRESSON - P. BRUN - R. DESCAT - K. KONUK, Un dcret honorifique des Kodapeis, REA, 107, 2005, pp. 69-81. 16 Pour Tnos, cf. R. TIENNE, Tnos, II, BEFAR, Paris, 1990, pp. 15-24; pour la Crte, P. BRUL, La piraterie crtoise hellnistique, Besanon - Paris, 1977, pp. 148-156.

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plus sophistiques, donc grecques: ainsi, le type de construction de la pninsule dHalicarnasse identifie un type de socit, un peuple de pasteurs et dagriculteurs, mais pas un ethnos spcifique (le suppos ethnos llge)17. Il est donc vident quil existait en Carie une tradition de construction particulire, en particulier pour le type de plan des btiments ou pour lurbanisme. Mais le type de bti doit tre analys en fonction de la chronologie du site, du matriau (schiste, calcaire ou granit) et des moyens financiers disponibles pour une construction donne. Pour ce qui est du moins de son type de fortification, on voit quun site carien comme celui de Tepecik, un bel ensemble fortifi louest de Mylasa, ne se distingue gure par son type dappareil des murs (de fortification ou de terrasse) quon peut observer sur la partie insulaire de la ville de Triopion-Cnide18. Tepecik est un site carien, Triopion un site grec. Pourtant le type de construction est pratiquement identique. Donc, du moins ds la fin de larchasme et le dbut de lpoque classique, le niveau technique des Cariens en matire de construction monumentale ne se distinguait gure de celui des Grecs. II existait en Carie un style original, de mme que chaque rgion du monde grec pouvait la mme poque dvelopper des traditions propres, adaptes son milieu et son environnement. En outre, comme le montre aussi ds la fin de larchasme le site dAlazeytin, les Cariens ne restaient nullement ferms aux influences extrieures, puisquils avaient recours au style olique pour leurs chapiteaux. Pour ce qui est de la cramique, comme il a t montr au Congrs de Berlin, les Cariens occidentaux (ceux de la rgion de Mylasa) avaient une production qui ne se distinguait pratiquement pas de celle des Milsiens. Pour lquipement militaire, il faut bien sr rappeler quHrodote (I, 171) signale que les Cariens ont transmis trois inventions aux Grecs, le cimier, les parasmes et les courroies des boucliers. Les Cariens taient de redoutables guerriers, qui navaient rien envier aux Grecs. En outre, les Cariens de la frange maritime ont trs tt dispos dun monnayage (du moins pour ce qui est des cits de Carie occidentale), cest--dire ds la fin du VIe sicle et le Ve sicle. Certes, les Cariens ne furent pas les initiateurs du monnayage. Ce sont leurs voisins, les Ioniens dAsie Mineure et les Lydiens, qui furent lorigine des premiers monnayages dlectrum, autour de 600 a.C. Mais, ds les envi17 Sur Cariens et Llges, cf. R. DESCAT, Les traditions grecques sur les Llges, in Origines Gentium, curantibus V. FROMENTIN - S. GOTTELAND, Bordeaux, 2001, pp. 169-177; sur le type de construction, A.M. CARSTENS - P. FLENSTED-JENSEN, Halikarnassos and the Lelegians, in The Salmakis Inscription and Hellenistic Halikarnassos, curantibus S. ISAGER - P. PEDERSEN, pp. 109-123. 18 Le site de Tepecik fera lobjet dune publication des missions de survey archologique du centre Ausonius en Carie Occidentale. Sur Cnide et Triopion, voir A. BRESSON, Cnide lpoque classique: La cit et ses villes, REA, 101, 1999, pp. 83-114.

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rons de 500 a.C., Mylasa disposa dun monnayage delectrum19. Dans les premires dcennies du Ve sicle, une srie de cits cariennes (toutes ne sont pas identifies, loin sen faut on peut citer au moins Mylasa et Caunos) commencrent frapper un monnayage dargent20. Vers 400 a.C., Kramos fait partie de la premire srie des cits (y compris grecques) qui eurent un monnayage de bronze (ici lgende carienne)21. On peut mme ajouter un document tout rcent (issu de la campagne 2006 du centre Ausonius en Carie): un poids talon en plomb, pesant 455 g, de 5,5 cm de ct, provenant dune acropole carienne situe non loin de la cte, environ une trentaine de kilomtres louest de Kramos (et louest dOuranion et de Kodapa). Une face porte un dauphin. Le style parat tre dpoque classique. Il sagit manifestement dun poids dune mine, ce qui atteste dune standardisation des changes marchands. Le dauphin suggre un rapprochement avec le type des monnaies de Kramos et il se pourrait (mais on ne saurait tre trop affirmatif) que lon ait affaire une lgende en carien, dont il ne resterait que la dernire lettre, O. Malheureusement, la surface est partiellement efface gauche et empche de vrifier lhypothse dune lecture KBO, qui identifierait Kramos. Quoi quil en soit, il est clair que la rgion a connu trs tt, soit ds le Ve sicle, un systme dchanges la fois standardiss et montariss, qui navait rien envier celui des Grecs. Il nexistait donc pas de diffrence technologique cruciale cet gard entre les Grecs et les Cariens: non videmment que les Cariens aient t suprieurs aux Grecs, mais plus simplement parce que leur dveloppement sopra au contact permanent des Grecs et, grosso modo, au mme pas. On doit aussi souligner que les Cariens ntaient pas confins dans leur province. Ds le VIIe et le VIe sicle, on les trouve en gypte, o, au ct des Grecs et des Phniciens, ils formaient des communauts nombreuses, bien attestes par Hrodote, qui les mentionne diverses reprises (II, 61, 152, 154, 163 et III, 11). Mais ces communauts sont galement connues grce la dcouverte de textes pigraphiques cariens, qui ont mme jou un rle dcisif dans le dchiffrement de lcriture carienne grce aux travaux de John Ray22. Moins connue est la participation des Cariens au mouvement
19 Cf. K. KONUK, SNG Turkey 1, The Muharrem Kayhan Collection. Ausonius Numismatica Anatolica 1, Istanbul - Bordeaux, 2002, n 925-928; ID., Karundan Kariaya, Muharrem Kayhan Koleksiyonundan Erken Anadolu Sikkeleri. From Kroisos to Karia, Early Anatolian Coins from the Muharrem Kayhan Collection, Istanbul, 2003, p. 89, n 66. 20 Pour Caunos, cf. K. KONUK, The Early Coinage of Kaunos, in Studies in Greek Numismatics in Memory of Martin Jessop Price, curantibus R. ASHTON - S. HURTER, Londres, 1998, pp. 197-223, pl. 4750. Pour Mylasa, cf. ID., SNG Turkey 1, n 929-933 et Karundan Kariaya, p. 90, n 67. 21 K. KONUK, Coin Evidence for the Carian Name of Keramos, Kadmos, 39 (2000), pp. 159-164. 22 FR. KAMMERZELL, Studien zu Sprache und Geschichte der Karer in gypten, Wiesbaden, 1993;

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de colonisation du Pont-Euxin. On sait que les fondations milsiennes sont trs nombreuses tout autour du Pont. Mais le toponyme Karn Limn, attest par Arrien, Priple pontique 35 (cf. Mela II, 2; Anonyme, Peripl. 101 [75]) laisse penser lexistence dune fondation carienne sur la cte ouest du Pont, au sud de Callatis23. Pline, Histoire Naturelle, VI, 20, signale aussi que les premiers occupants de Tanas, lembouchure du Don, auraient t des Cariens, bientt remplacs par des Clazomniens. Cette squence est vraisemblable, mme sil est difficile de savoir quel tablissement Pline faisait allusion. Il nest au fond pas tonnant que des Cariens aient suivi le mme chemin que leurs voisins immdiats, les Ioniens de Milet et des cits voisines. Il ne serait pas non plus surprenant que leurs implantations aient t rapidement supplantes ou assimiles par les Grecs, plus nombreux et dominants dans la rgion. Certes, il existait une diffrence essentielle: les Cariens ntaient pas hellnophones. Hritiers des civilisations du Bronze anatolien, les Cariens parlaient une langue dite asianique, parente du hittite et surtout du louvite, et donc aussi proche parente de la langue de leurs voisins ciliciens, pamphyliens, lyciens et lydiens24. Faute dun corpus suffisant de textes, cette langue reste encore mal connue. On ne dispose en effet que dun corpus limit de textes en carien, provenant soit dgypte (et datant de la fin de larchasme), soit de Carie mme (datant alors pour lessentiel des Ve et IVe sicle), avec quelques rares textes provenant dautres rgions. Cependant, des progrs trs importants ont t faits ces dernires annes grce au vritable dchiffrement du systme dcriture carien, sur la base, tout particulirement, des travaux de J. Ray, D. Schrr et I.-J. Adiego. Les Cariens dvelopprent trs tt, soit ds le VIIe sicle certainement, un systme dcriture qui leur tait propre. Ce systme partage certaines valeurs avec le grec, pour les sons /a/, /o/, /u/. Pour le reste, il sagit dun systme indpendant, mais manifestement bien adapt la langue carienne. On doit relever que, en parallle avec les Cariens, les Lyciens aussi avaient leur propre systme dcriture. Voici
J.D. RAY, Soldiers to Pharaoh: The Carians of Southwest Anatolia, in Civilizations of the Ancient Near East, II, curante J.M. SASSON, New York, 1995, pp. 1185-1194; ID., Aegypto-Carica, Kadmos, 37 (1998), pp. 125-136. 23 Voir en dtail RE, X.2 (1919), col. 1995, s. v.; pour une possible localisation, cf. Barrington Atlas of the Greek and Roman World, curante A.J.A. TALBERT, Princeton, 2000, f. 22. 24 Sur ltat de dchiffrement du carien et sur la langue carienne, cf. I. ADIEGO, Studia Carica. Investigaciones sobre la escritura y la lingua carias, Barcelone, 1993; La decifrazione del cario, curantibus N.E. GIANOTTA et aliis, Rome, 1994; le volume 37 (1998) de la revue Kadmos, et en dernier lieu la contribution dI.-J. ADIEGO, in I.-J. ADIEGO - P. DEBORD - E. VARINLIOG LU, La stle caro-grecque dHyllaryma, REA, 107, 2005, pp. 601-653, part. pp. 640-653. Le volume synthtique dI.-J. ADIEGO, The Carian Language, Amsterdam, dcembre 2006, ne nous a pas t accessible avant la fin de la rdaction de cette tude.

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donc des barbares qui, une date prcoce, navaient rien envier aux Grecs pour lusage de lcrit. Cet alphabet tait dj largement utilis par les communauts cariennes dgypte au VIe sicle. Il disparat en gypte au dbut du Ve sicle et cette disparition pourrait tre lie aux difficults des communauts cariennes du pays avec le pouvoir perse lpoque de la rvolte de lIonie, puis des Guerres Mdiques. En Carie mme, lalphabet pichorique est utilis dans les lgendes montaires au Ve sicle et sur un certain nombre dinscriptions des Ve et IVe sicles, voire du dbut du IIIe sicle a.C. (toutes cependant provenant de sites de Carie occidentale, jusqu Hyllarima, et Caunos, aucune ne provenant des profondeurs du pays et en tout cas de la rgion nordest de la Carie gographique). Le peu que nous savons de la langue carienne suffit nous laisser deviner quelques traits de leur culture, et en particulier de leur panthon. Linscription dHyllarima rcemment publie a rvl lexistence dune prtrise (commune?) dArma-Tarhunt. Arma tait le dieu lune, Tarhunt le grand dieu de lorage du panthon louvite25. *** Les Cariens navaient donc nullement t les barbares incultes de Vitruve26. Mais la disparition de lethno-culture carienne peut ds lors paratre dautant plus surprenante. Pour essayer den dterminer les raisons, on doit tout dabord cerner les phases du recul du carien, la langue tant un vecteur important (certains diront: dcisif, mais la question est comme on le sait fort dbattue) dune identit culturelle. quelle date doit-on faire remonter la concurrence du grec en Carie? Avec la prsence de colonies grecques parmi les plus actives du monde hellnique (ioniennes plus que doriennes en fait, comme on a essay de le montrer au congrs de Berlin27) dans la proximit immdiate des cits cariennes, depuis le dbut du Ier millnaire (et mme depuis le milieu du second si lon remonte au del des Ages sombres), le grec a toujours t prsent en Carie28. Les Cariens de la fin de larchasme ne dcouvraient pas le grec, qui devait leur tre une langue familire, mme si sans doute la plus grande part dentre eux ne le pratiquaient pas encore. Le bilin25 Cf. ADIEGO et alii, art. cit. Sur la culture et les cultes louvites, cf. CR. MELCHERT, The Luwians, Boston - Leyde, 2003. 26 Il sagit naturellement de la vision des Grecs et des Romains sur leurs voisins, non de la ralit dune sauvagerie des peuples priphriques; pour la Gaule, cf. CHR. GOUDINEAU, Panorama: les Gaulois ntaient pas des barbares, dans ID., Regard sur la Gaule, Paris, 1998, pp. 35-52. 27 Sur la prsence ancienne du grec en Carie, A. BRESSON, Karien und die dorische Kolonisation, in Die Karer und die Anderen, op. cit., paratre. 28 Sur le grec utilis en Carie et en Lycie, cf. CL. BRIXHE, Le grec en Carie et en Lycie au IVe sicle: des situations contrastes, in La koin grecque antique, curante CL. BRIXHE, Nancy, 1993, pp. 59-82.

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guisme caractrise donc la Carie de lpoque classique. L. Robert avait attir lattention sur un Carien dEurmos-Eurpos, Mys, mentionn par Hrodote (VIII, 135), et qui tait bilingue, grec-carien29. Diodore (XI, 60, 4) souligne quau moment de lexpdition de Cimon en Carie vers 470, les cits grecques ctires se rangrent sans difficult son ct, tandis que celles de lintrieur, qui taient bilingues (diglttoi: entendre bien sr quon y parlait grec et carien) et qui avaient une garnison perse ne se soumirent quaprs un sige. Pour justifier le massacre ou la rduction en esclavage de la population de Kedreai en 406 par les troupes de Lysandre, Xnophon prcise que sa population tait forme de mixobarbaroi30. En ralit, mme certaines cits officiellement grecques taient pntres dlments cariens. Ctait le cas dHalicarnasse, comme le montrent les inscriptions de la cit de la fin du Ve ou du dbut du IVe sicle31. Il en allait de mme Iasos, o une partie de la population parlait le carien32. Mais les facteurs politiques eurent une influence dcisive sur la situation linguistique. Ds la fin du VIe sicle et au dbut du Ve sicle, la principale cit grecque installe en Carie, Halicarnasse, commena exercer une influence majeure sur lvolution de lethnos carien. Elle tait le centre du pouvoir dArtmise, lhrone dHrodote, lui-mme originaire dHalicarnasse, comme on le sait. Le leadership dHalicarnasse reparat au IVe sicle avec les Hcatomnides, les satrapes-tyrans de Mylasa33. On sait en effet que Mausole fixa sa capitale Halicarnasse. Or, depuis Hcatomnos, comme le montrent les lgendes des monnaies de ce dynaste, la langue officielle des dynastes de Carie tait le grec. Le passage au grec comme langue du pouvoir na pas t le fait denvahisseurs trangers. Il a t pleinement assum par les dynastes cariens eux-mmes. Paralllement, malgr cette domination du grec, le carien apparat pour la premire fois en Carie mme sur des inscriptions sur pierre. Le dcret civique bilingue de Caunos, o le carien est en premire position sur la stle, est certes pour le moment un
29 L. ROBERT, Le Carien Mys et loracle du Pton (Hrodote, VIII, 135), in Hellenica, VIII, Paris, 1950, pp. 23-38, qui rappelle aussi (p. 38) la mention par Thucydide (VIII, 85) dun Carien bilingue, et mme trilingue puisque, envoy de Tissapherne, il savait aussi le perse. 30 Xnophon, Hellniques, II, 1, 15-16 (cf. A. BRESSON, Grecs et Cariens dans la Chersonse de Rhodes, in Origines Gentium, curantibus V. FROMENTIN - S. GOTTELAND, Bordeaux, 2001, pp. 147-160, part. p. 152). 31 Cf. W. BLMEL, SGDI 5727 (Halikarnassos): Eine Revision, Kadmos, 32 (1993), pp. 1-18. 32 Cf. G. PUGLIESE CARRATELLI, Cari in Iasos, RAL, 40 (1986), pp. 149-151; R. GUSMANI, Karische Beitrge, Kadmos, 27 (1988), pp. 139-149; F. BERTI - L. INNOCENTE, Due nuovi graffiti in alfabeto cario di Iasos, Kadmos, 37 (1998), pp. 137-142. 33 Cf. S. HORNBLOWER, Mausolus, Oxford, 1982, qui offre une synthse globale sur la Carie prhcatomnide et sur les transformations que lui imposent les Hcatomnides, non sans rsistance ventuellement.

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unicum34. Mais les textes sacrs dHyllarima montrent que le carien occupait cependant encore au IVe sicle une place importante non seulement comme langue vhiculaire, mais aussi comme langue de ladministration des cultes cariens traditionnels35. Lpoque classique est donc marque en Carie par une situation de bilinguisme assum, mme si, pour lcriture affiche, le grec tait ds le IVe sicle numriquement majoritaire. Mais la situation change rapidement avec la conqute dAlexandre. En quelques dcennies, on passe dune situation de bilinguisme assum laffirmation du grec comme langue dominante. cet gard, linscription dHyllarima fournit un point dancrage intressant: quelle que soit la chronologie relative des premiers lments du texte (i.e. des parties en carien ont ventuellement pu tre rdiges aprs des textes en grec), il reste assur que, aprs 263/262 (au plus tard), la 49e anne de lre sleucide, il ny eut plus de texte en carien Hyllarima, cit qui fournit sans doute le texte en carien le plus tardif qui nous soit parvenu. On peut donc considrer que ce fut dans les premires dcennies du IIIe sicle, voire ds la fin du IVe sicle, que lcriture et la langue cariennes sortirent de lusage officiel. Un fameux dcret bilingue rcemment publi prouve que le carien y avait eu lpoque classique le statut de langue officielle36. Pourtant, dans la correspondance du fameux Znon de Caunos, au service du dicte Apollonios dans les annes 260 et 250 a.C., on ne trouve nulle trace de langue carienne, ni mme aucune allusion langue carienne, alors mme que Znon tait rest en troit contact avec sa famille et sa cit, Caunos37. Znon crivait et pensait en grec. Sil avait appris une autre langue dans sa jeunesse, il ny fait jamais rfrence. Sagit-il dun phnomne li au dpart dans le monde colonial? Ou bien dun trait rvlant la disparition rapide du carien Caunos? En tout tat de cause, Caunos, il ne semble pas quil demeure aucune inscription carienne au IIIe sicle. De manire gnrale, dans lensemble de la Carie, on assiste un basculement rapide et gnral en faveur du grec, mme au plan de lonomastique personnelle. Ds la premire moiti du IIIe sicle, lessentiel du stock onomastique est grec. On observe seulement certaines spcificits rgionales, comme la frquence du nom Agrophn Caunos et dans la zone proche de
34 Bilingue de Caunos: P. FREI - C. MAREK, Die karisch-griechische Bilingue von Kaunos: eine zweisprachige Staatsurkunde des 4. Jhdts. v. Chr., Kadmos, 36 (1997), pp. 1-89, le volume 1998 de la revue Kadmos dj cit, et maintenant CHR. MAREK, Die Inschriften von Kaunos, Munich, 2006, pp. 119-121, n K1, qui rassemble la bibliographie complmentaire. Nous revenons prochainement sur cette inscription. 35 Textes sacrs dHyllarima, cf. ADIEGO et alii, art. cit. 36 Cf. W. BLMEL, Karien, die Karer und ihre Nachbarn in Kleinasien, Kadmos, 37 (1998), pp. 163-173, part. p. 173.Voir supra et n. 34 pour la bilingue de Caunos. 37 CL. ORRIEUX, Znon de Kaunos, parpidmos, et le destin grec, Paris - Besanon, 1985.

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cette ville38. Il est vrai pourtant quun certain nombre de noms pichoriques se maintiennent encore longtemps aprs cette date et que ce tableau doit donc tre nuanc. Si lonomastique non seulement dHalicarnasse mais aussi de Caunos devient trs vite presque purement grecque, les noms cariens rsistent mieux Mylasa, jusqu la fin de lpoque hellnistique, voire lpoque impriale39. En dehors de quelques noms personnels, labsence de tmoignage pigraphique signifie-t-elle une disparition rapide, brutale, de la langue carienne? Il serait pourtant bien tonnant que tel ait t le cas quand on connat parfois la capacit de rsistance des langues indignes. La disparition des inscriptions ne signifie pas la disparition dune langue. Ainsi, en Gaule, on ne possde aucun tmoignage pigraphique de la survie de la langue gauloise et lpigraphie impriale est entirement en langue latine. Pourtant, travers les inscriptions latines, on voit que lonomastique et les cultes indignes se sont maintenus, ce qui est un fort indice en faveur du maintien de la langue celtique et de la culture gauloise40. Cest donc la question de la survie du carien comme langue domine quil faut tenter dvaluer. Strabon constitue cet gard une source prcieuse, bien que trop limite. Dans son excursus sur les Cariens barbarophnoi dHomre (cf. supra), le gographe soppose au grammairien du IIe sicle a.C. Apollodros. Selon ce dernier, la langue carienne tait trs rude, trachytat41. Or, selon Strabon, qui cite alors les Karika ou Histoires cariennes de lhistorien (carien) Philippe de Thangla, tel ntait pas le cas, puisque cette langue tait mle de nombreux mots grecs42. Selon Strabon, la rudesse ou la douceur devait donc tre juge non pas leffet produit loreille
38 L. ROBERT, Documents dAsie Mineure, BCH, 108 (1984), pp. 457-532, part. p. 528, n. 176 (repris dans L. ROBERT, Documents dAsie Mineure, Paris, 1987). Le fameux Znon de Caunos, qui tait lintendant de la drea dApollnios au Fayoum, tait lui-mme fils dun Agrophn. Cf. maintenant lindex des Inschriften von Kaunos, pp. 375-381: Agrophn est avec Dmtrios et Mnodros lun des trois noms les plus frquents de lonomastique de Caunos. Mais la frquence du nom Mnodros Caunos et en Carie pourrait bien tre une rfrence hellnise Arma, le grand dieu Lune des Louvites. 39 W. BLMEL, ber die chronologische und geographische Verteilung einheimischer Personennamen in griechischen Inschriften aus Karien, in La decifrazione del Cario, op. cit., pp. 65-86, avec tableau synthtique p. 84. 40 On verra par exemple en pays santon (Saintes), le maintien dune forte onomastique celtique, cf. L. MAURIN, Inscriptions latines dAquitaine, Santons, Bordeaux, 1994, index onomastique, pp. 481-486. 41 Cf. M. JANSE, Aspects of Bilingualism in the History of the Greek Language, in Bilingualism in Ancient Society: Language Contact and the Written Text, curantibus J.N. ADAMS M. JANSE S. SWAIN, Oxford, 2002, pp. 332-390, p. 351 sur le carien. 42 Sur Philippe de Thangla, cf. F. JACOBY, FGrHist, 741. La date de cet auteur reste incertaine: IIIe sicle peut-tre pour F. JACOBY, IIIe, IIe ou mme Ier sicle a.C. selon S. HORNBLOWER (op. cit., pp. 88-89, n. 75).

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dun Grec, mais au nombre de mots grecs qui staient introduits dans le vocabulaire. Lindication est prcieuse car elle permet de prciser la situation de bilinguisme voque prcdemment. Pour une autre langue indigne dAsie Mineure, le phrygien, on a la chance de possder la fois un corpus de textes dpoque archaque et un autre de la basse poque impriale43. On peut y observer ce phnomne de pntration du grec dans le lexique phrygien, qui conforte pleinement lobservation de Philippe de Thangla44. En outre, les propos de Philippe de Thangla dune part, ceux du grammairien Apollodore dautre part, suggrent que le carien tait encore une langue parle aux IIIe et IIe sicles a.C. au moins. Quant Strabon, qui avait suivi Nysa les leons du philosophe et grammairien Aristodmos (cf. XIV, 1, 48), il devait connatre la situation linguistique relle de la Carie. Cependant, lorsquil fait rfrence la langue carienne, il ne fait pas tat de sa propre exprience mais se contente de citer Philippe de Thangla et Aristodmos. En revanche, lorsquil distingue llment macdonien de Stratonice de llment carien (XIV, 2, 25) ou voque la situation des cultes cariens (ibid., 23 et 25), il montre indirectement quon avait encore clairement conscience cette poque dune spcificit carienne, malheureusement sans quil prcise si la conscience de cette spcificit tait encore ancre dans lusage de la langue indigne. Pour le dbut de lempire, on sait que les rcits des vanglistes peuvent ponctuellement apporter un tmoignage prcieux du maintien des langues indignes. Cest le cas en Asie Mineure avec la Lycaonie45. Saint-Paul et ses compagnons sadressaient la masse, et non seulement aux lites, ce qui est beaucoup plus rvlateur dune situation linguistique relle. Malheureusement, nous navons aucun tmoignage de cette nature en Carie. notre connaissance, le seul tmoignage, bien tnu il est vrai, est celui de Pausanias (VIII, 10, 4), qui signale, au prsent, que les Cariens de Mylasa ont un sanc43 Pour le corpus palo-phrygien, voir CL. BRIXHE - G. NEUMANN, Corpus des inscriptions palophrygiennes, Paris, 1984, avec ses supplments, Corpus des inscriptions palo-phrygiennes. Supplment I, Kadmos, 41 (2002), pp. 1-102 et Corpus des inscriptions palo-phrygiennes. Supplment II, Kadmos, 43 (2004), pp. 1-130; pour le no-phrygien, ID., Prolgomnes au corpus no-phrygien, BSL, 94 (1999), pp. 285-316. 44 CL. BRIXHE, Interactions between Greek and Phrygian under the Roman Empire, in Bilingualism in Ancient Society: Language Contact and the Written Text, curantibus J.N. ADAMS - M. JANSE - S. SWAIN, Oxford, 2002, pp. 247-266. 45 Actes des Aptres, 14, 11. Sur la situation linguistique gnrale de lAsie Mineure sous lempire, voir R. SCHMITT, Sprachverhltnisse in den stlichen Provinzen des rmischen Reiches, ANRW, 29.2, 1983, pp. 554-586, part. pp. 565-570 sur lAsie Mineure, qui, p. 569, n. 64, considre toutefois que lindication Lykaonisti ne ferait pas ncessairement allusion la langue indigne mais pourrait faire allusion au grec parl localement. La question est laisse ouverte quand seule la premire option peut tre retenue.

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tuaire de Zeus, quils appellent Osogoa dans la langue indigne (phn epichria). Le tmoignage de Pausanias est tardif. Il est bien possible quil ait copi une source ancienne. Cependant, comme Strabon, Pausanias tait originaire dAsie Mineure et il a certainement connu la Carie, ce qui peut ventuellement donner plus de crdibilit son tmoignage. Encore faudrait-il savoir dans quels milieux le carien tait encore parl et sil ne constituait pas purement et simplement cette poque une langue relique. En tout cas, la diffrence de ce que lon observe en Phrygie, il ny a pas de tmoignage dun retour la langue carienne dans les inscriptions de lpoque tardo-impriale, ce qui laisse supposer que, si le carien tait encore parl dans certaines zones isoles et dans des milieux populaires de la Carie tardo-hellnistique, le passage dfinitif au grec seffectua au plus tard dans les deux derniers sicles de lempire. En tout cas, avec le changement de langue, ce fut naturellement lidentit carienne qui finit de se transformer compltement. Au del de laspect linguistique, il faudrait aussi souligner que des facteurs politiques trs importants ont jou, qui ont largement contribu dissoudre lidentit carienne. Par comparaison avec la Lycie, la Carie na jamais constitu lpoque hellnistique une confdration religieuse unifie qui aurait pu ventuellement servir de base un regroupement politique. cet gard, le parallle avec la Lycie est loquent. Le koinon lycien, qui se reconstitua la fin du IIIe sicle a.C., sous Ptolme IV, permit la constitution ultrieure dun vritable tat fdral lycien aprs 167, avec la disparition de la domination tablie par Rhodes en 188. Rien de tel en Carie. Trois facteurs de division jouent plein: les rivalits entre les royaumes (au IIIe sicle, la Carie est partage entre la cte tenue par les Ptolmes, et lintrieur tenu par les Sleucides); le poids de Rhodes, qui parvint mme un temps, entre 188 et 166, prendre le contrle de la totalit du pays; non moins les rivalits entre Mylasa, la grande cit de louest carien, et Stratonice, la grande cit de lest carien46. En 166, les Cariens purent en tant que tels clbrer leur libration du joug rhodien: une inscription dAmyzon lvoque comme lanne o les Cariens furent librs47. Le nouveau koinon des Chrysaoriens, qui mergea au IIIe sicle et qui aurait pu permettre de forger une nouvelle identit carienne, religieuse mais ventuellement aussi politique, vit son dveloppement entrav par les facteurs voqus prcdemment48.
46 Sur la division politique prvalant en Carie lpoque hellnistique, sur laquelle on ne peut revenir ici en dtail, cf. A. BRESSON, Les intrts rhodiens en Carie lpoque hellnistique jusquen 167 a.C., in LOrient mditerranen de la mort dAlexandre aux campagnes de Pompe. Cits et royaumes lpoque hellnistique, curante F. PROST, Rennes, 2003 (= Pallas, 62 [2003]), pp. 169-192. 47 J. et L. ROBERT, Fouilles dAmyzon en Carie, I, Exploration, Monnaies, histoire et inscriptions, Paris, 1983, pp. 244-250. 48 M.. S AHIN, A Hellenistic Decree of the Chrysaoric Confederation from Lagina, Epigraphica

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Le facteur politique fut sans doute fondamental dans lassimilation lhellnisme des Cariens, comme des Lyciens, des Ciliciens et des autres peuples de tradition louvite. Un lment fondamental dans la faiblesse de la rsistance lhellnisme, malgr la personnalit affirme de chacune des cultures indignes dAsie Mineure, fut labsence dunit politique des cultures asianiques. Il ny eut jamais, en tout cas au premier millnaire, un tat louvite, ou loukka, englobant et transcendant les diffrentes cultures anatoliennes, tat qui aurait pu jouer un rle de bastion face lhellnisme, linstar de Rome qui unifiant la pninsule et transcendant les particularismes des peuples italiques put sopposer victorieusement au monde grec. Ltat lydien des Mermnades, qui a proprement parler ntait pas un tat louvite, nengloba la partie ouest de lAsie Mineure (mais sans la plus grande partie des territoires de tradition louvite, de la Lycie la Cilicie) que pour une trs brve priode et il fut balay par lempire perse ds 546. Paradoxalement, dune part le fort particularisme de chacune des cultures de tradition louvite, particularisme qui les isolait les unes des autres, et dautre part leur dveloppement homogne celui des Grecs (surtout en Carie et en Lycie) constiturent en fait un facteur dcisif en faveur de leur rapide assimilation. Chacun de ces ethn ntait nullement un peuple barbare inculte et isol. Mais comme ils ne pouvaient opposer au rseau mondial de lhellnisme le dynamisme dune culture commune, qui aurait atteint une masse critique suffisante pour lui permettre dtre autonome, leur dveloppement mme fut au contraire le meilleur gage de leur assimilation plus ou moins rapide. Pourtant, une disparition aussi prompte des manifestations les plus visibles de la culture carienne traditionnelle ne laisse pas dtonner. Elle pose aussi la question de lidentit, cest--dire du regard des autres et du regard sur soi-mme. Pour une part, la rapide volution de la culture carienne sexplique par lattrait de lhellnisme, bien rel. Mais il faut aussi tenir compte du regard que portaient les Grecs sur leurs voisins cariens, de limage deuxmmes quen tant que culture dominante ils imposaient aux Cariens. Or, une srie de tmoignages montre sans ambigut quaux yeux des Grecs les Cariens ntaient que des barbares. LIliade (II, 867) affirmait dj que les Cariens taient barbarophnoi. Certes, Strabon (XIV, 2, 28) pouvait considrer que, pour Homre, il sagissait seulement daffirmer que les Cariens parlaient mal le grec. Mais il est clair quil ne sagit l au contraire que dun anachronisme du gographe, projetant dans le temps lointain des hros de la guerre de Troie ce qui tait la situation de son poque49. En effet, les Cariens taient
Anatolica, 35 (2003), pp. 1-7, apporte un intressant tmoignage sur limportance religieuse, mais aussi politique, de la ligue des Chrysaoriens au IIe sicle a.C. 49 G. SALMERI, I greci e le lingue indigene dAsia Minore: il caso del cario, in La decifrazione del ca-

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accuss de mal connatre le grec. Selon Strabon (XIV, 2, 28), la drivation du mot karizein, parler le grec la manire dfectueuse des Cariens, puis mal imiter des coutumes grecques, fut le modle de la drivation parallle du mot barbarizein (sens linguistique, puis extension aux coutumes grecques en gnral). Ce sont clairement des accusations de barbarie qui sous-tendent le mpris de Denys dHalicarnasse lgard de la rhtorique asiatique, quil oppose la puret toute grecque de la rhtorique attique. Cette rhtorique corrompue est sortie de ses repaires dAsie, quelle soit phrygienne, mysienne ou autre poison Carien50. De la part de Denys, originaire dHalicarnasse, il y a donc une volont de marquer une coupure absolue avec lenvironnement carien de sa cit dorigine et de revendiquer une vritable puret grecque. Cest une revendication analogue quon retrouve dj dans le pome grav sur pierre Halicarnasse et qui clbre Aphrodite et la fontaine Salmakis: la fondation de la cit est prsente sous un jour purement grec51. La Carie est presque absente du pome. Cette volont des Halicarnassiens de se couper de la barbarie ne manque pas de saveur quand on sait ce quavait t la part de llment carien au sein de la cit quelques sicles plus tt. Mais, lpoque hellnistique et lpoque impriale, il sagit bien dune attitude collectivement assume, puisque, ds le IIIe sicle, les noms dorigine carienne disparaissent de lonomastique de la cit. lpoque hellnistique, il y avait donc encore de la part des Grecs une vraie attitude de rejet lgard des Cariens. Lorsque Polybe (XXX, 24) tourne en ridicule les habitants de la Pre rhodienne qui au lendemain de leur libration de la domination rhodienne se comportent comme des esclaves librs de leurs chanes, on peut se demander sil ne sagit pas l de moquer des barbares qui ne savent pas se comporter avec dignit52. Si, lorsquils commencrent leur pntration sur les plateaux de la Carie du Sud, les Rhodiens nassimilrent pas immdiatement les territoires cariens leur propre territoire, cest certainement parce quils considraient que ces barbares encore superficiellement hellnophones ne pouvaient entrer de plain-pied dans le corps civique rhodien53. Cest l a
rio, op. cit., pp. 87-99, part. pp. 87-88 retient lhypothse de Strabon, mais qui nest en fait quun argument controuv contre ses prdcesseurs. Le propos de Strabon suppose que les Cariens des Ages sombres aient t majoritairement hellnophones, ce qui, compte tenu de ce que lon peut savoir de la pratique ultrieure de la langue carienne lpoque archaque et classique, est une hypothse plus quaventure. Lhypothse de Strabon est en revanche rvlatrice de sa vision du pass carien. Sur ce passage, cf. aussi J.M. HALL, Hellenicity, op. cit., pp. 111-112, qui rappelle aussi les diverses interprtations qui ont t donnes. 50 Denys dHalicarnasse, Sur les anciens rhteurs, I, p. 4 l. 17 Teubner. Sur le passage, cf. E.H. GOMBRICH, The Debate on Primitivism in Ancient Rhetoric, JWI, 29 (1966), pp. 24-38, part. pp. 26-27. 51 Pour cette inscription, voir les rfrences infra, n. 63. 52 Sur cette libration, cf. dj supra et n. 47. 53 A. BRESSON, Les intrts rhodiens en Carie lpoque hellnistique, in LOrient mditerranen de

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contrario un indice en faveur dun maintien dune spcificit carienne encore dans la deuxime moiti du IIIe s. a.C. Comment les Cariens purent-ils se forger une nouvelle place au sein de lunivers hellnique? On a vu la rapidit avec laquelle leur langue et les formes les plus caractristiques de leur culture furent submerges par lhellnisme. Or, on doit souligner avec W. Blmel que la disparition des inscriptions en langue carienne, cest--dire dun usage officiel, visible, affich ne signifie nullement que la langue carienne se soit efface aussi vite54. Au contraire, les parallles anthropologiques de situations similaires invitent considrer que le carien dut devenir une langue cache, une langue rserve lusage interne, au cercle des familles ou des villages, jamais utilise en public, et naturellement jamais inscrite. La langue carienne tait la marque de barbarie quil fallait semployer faire oublier. Mme sil est vrai aussi que la grande majorit des toponymes traditionnels ne fut pas modifie, le travestissement de certains toponymes indignes en toponymes grecs tmoigne dune volont de sassimiler lhellnisme et de dissimuler ses origines barbares. Cest ainsi quHyrmos devint Eurmos ou Eurpos et que Syangla/Souangla devint Thangla55. Cela ne signifie pas que toute conscience ou mme toute revendication identitaire carienne ait disparu. Cest sans doute dans la vie des sanctuaires que le souvenir de lidentit carienne se maintint le mieux: ainsi, par la prservation des traditions et des rites dans les anciens sanctuaires de Zeus Labraunda et Mylasa (Zeus Osogoa), dHcate Lagina ou de Zeus et Hra Panamara, de Zeus Chrysaoreus Stratonice56. Le sentiment de spcificit carienne se retrouve encore explicitement lpoque impriale, puisque le sanctuaire de Panamara souligne quil invite ses ftes les Rhodiens de lle mais aussi les Rhodiens de Carie qui sont nos voisins57. Mais le paradoxe est que la conscience carienne de lpoque hellnistique et impriale ne pouvait exister que dans lhellnisme, cest--dire non seulement en utilila mort dAlexandre aux campagnes de Pompe, Rennes, 2003 (= Pallas, 62 [2003]), pp. 169-192, part. pp. 173-174 (avec les tmoignages relatifs une prsence authentiquement indigne en Carie intrieure aux IIIe et IIe sicles a.C.). 54 W. BLMEL, ber die chronologische und geographische Verteilung, art. cit., p. 86. 55 Eurmos / Eurpos est dj la dsignation quon trouve dj chez Hrodote (cf. L. ROBERT, Le Carien Mys, art. cit.), mais les listes du tribut attique ont encore Hyromos. Euhipp, proche dAlabanda, devait certainement son nom cette dernire, propos de laquelle tienne de Byzance, s.v., signale que ala signifiait cheval et banda victoire. 56 Sur les cultes de Zeus de Labraunda et Mylasa et de Stratonice dautre part, cf. Strabon XIV, 2, 23 et 25. Sur les cultes de Zeus en Carie en gnral, cf. P. DEBORD, Sur quelques Zeus cariens: religion et politique, in Studi Ellenistici, curante B. VIRGILIO, 13 (2001), pp. 19-37. 57 IK, 21-Stratonikeia, 22, l. 8-9, cf. dj notre commentaire dans A. BRESSON - P. BRUN - E. VARINGLIOLU, Les inscriptions, in Les hautes terres de Carie, op. cit., pp. 81-329, part. p. 216.

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sant la langue grecque, mais aussi en acceptant la place qui lui tait dvolue par la culture dominante. Il fallait ainsi produire une nouvelle conscience carienne qui ft acceptable pour lhellnisme global, tche dautant plus difficile que ce dernier fondait sa propre identit sur le rejet du barbare. Il fallait donc dabord conserver le souvenir de la grandeur de la Carie, qui sexprima en particulier par la continuit de la rfrence lonomastique des Hcatomnides dans la Carie hellnistique et romaine. Par leurs succs exceptionnels, par le renom des artistes quils avaient fait venir leur cour, par la splendeur des monuments quil avaient fait construire, les Hcatomnides avaient intgr leur famille et leur pouvoir au sein de lhellnisme ternel: aprs eux, nul naurait song considrer que le Mausole tait un monument barbare. Du reste, Strabon (XIV, 2, 16) ne manque pas den faire mention comme lune des Sept merveilles du monde. Il fallait aussi affirmer la grandeur du pass. Comme dans les autres rgions de lAsie Mineure, on observe la production duvres traitant de lhistoire du pays, comme les Karika de Philippe de Thangla ou autres titres similaires. Cest le cas avec une srie dautres auteurs comme au Ier sicle a.C. Alexandre le Polyhistr (originaire de Milet), lpoque hellnistique ou impriale Lon dAlabanda, lpoque impriale peut-tre Apollonios dAphrodisias58. cette liste doivent sajouter des auteurs dont lexistence est incertaine ou discute, comme Alexandre le Chersonsien ou Thagns59. Il fallait enfin fondre la Carie dans lhellnisme triomphant et pour cela avoir recours un oprateur mythique: les gnalogies et les rcits des origines. Cest ainsi que lorigine crtoise des Cariens, affirme par Hrodote (I, 171-172), pouvait servir de trait dunion et donner aux Cariens une place dans lunivers mythologique de la Grce60. On sait que, la mme poque, certains milieux juifs semployaient forger des liens mythologiques avec Sparte, ce qui tait pour eux un brevet dhellnisme61. On doit revenir la fontaine Salmakis, qui a t le point de dpart de notre itinraire. Dans le schma vitruvien, on doit relever que ce nest pas leau elle-mme qui a des vertus miraculeuses: cest par la vertu de lchange que les barbares se civilisent. Le propos aurait pu tre tenu par un Grec quelques sicles plus tt. Mais il sied parfaitement Vitruve. On sait comment dans les provinces danubiennes ou en Gaule, et plus gnralement dans toutes les provinces du monde mditerranen occidental, les commerCf. respectivement FGrHist, 273, 278, 740. FGrHist 739 et 741 F5. Sur Alexandre le Chersonsien, auteur moins fantomatique quon ne la cru, cf. A. BRESSON, Grecs et Cariens dans la Chersonse de Rhodes, in Origines Gentium, curantibus V. FROMENTIN - S. GOTTELAND, Bordeaux, 2001, pp. 147-160, part. p. 150, n. 11. 60 Voir sur ce point aussi le pome de Salmakis, infra, n. 63. 61 Cf. M. SARTRE, DAlexandre Znobie, Paris, 2001, p. 344 et n. 23 et p. 386.
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ants ont prcd les conqurants. Csar rencontre partout des marchands romains lors de sa conqute de la Gaule62. Cest ce schma que Vitruve applique aux supposs barbares cariens. Le propos de Vitruve est donc paradoxal. Dun ct, il dfend les Cariens de laccusation visant le caractre dgradant de la fontaine Salmakis. Mais de lautre, en faisant des Cariens des sauvages descendus de leurs collines pour commercer, qui de la sorte se seraient progressivement adoucis au contact des Grecs, il les rduit au rang de vrais et authentiques barbares, qui nauraient eu aucune civilisation propre. Les Cariens eux-mmes adhraient-ils ce schma? Cette vision non seulement caricaturale mais parfaitement fausse de leur pass leur convenait-elle? Ou bien leur tait-elle indiffrente parce quils se considraient alors comme des Grecs dAsie, et non plus proprement parler comme des Cariens? En tout cas, les citoyens dHalicarnasse nacceptaient pas lide que leur belle source aient pu avoir des proprits menant des comportements scandaleux. Lun des plus beaux documents pigraphiques publis ces dernires annes est la nouvelle inscription de Salmakis63. Linscription chante la gloire dAphrodite et de sa protge, la cit dHalicarnasse. Or, ses vers 15-22 constituent un vigoureux plaidoyer contre la version courante de la lgende. Non seulement Hermaphroditos ne rendait pas les hommes effmins, mais ctait lui qui avait cr les liens du mariage. Ce pome, grav sur pierre dans la deuxime moiti du IIe s. a.C. (mais peut-tre rdig une date antrieure) constitue une rponse aux propos malveillants sur Salmakis. Il nous montre une cit dont les lites participent aux jeux savants et rudits de lhellnisme. Mais on tait bien loin de ce quavait pu tre la tradition carienne indigne. *** Lidentit carienne tait donc une identit ambigu: la revendication de la gloire des Hcatomnides allait nanmoins de pair avec la ngation de tout un pass authentiquement indigne, quon semployait faire disparatre pour donner une image prsentable et acceptable au sein de lhellnisme global. Une anecdote illustre bien limage que des membres de llite carienne pouvaient avoir deux-mmes. Lors de la catastrophique incursion de larme parthe en 39 a.C., lhomme politique mylasien Hybras, qui exerait
62 CHR. GOUDINEAU, Csar et la Guerre des Gaules, in Regard sur la Gaule, op. cit., pp. 141-164, part. p. 153. 63 Elle a t dite S. ISAGER, The Pride of Halikarnassos, ZPE, 123 (1998), pp. 1-23, et reprise dans le volume The Salmakis Inscription and Hellenistic Halikarnassos, curantibus S. ISAGER - P. PEDERSEN, Odense, 2004. Cf. R. GAGN, What is the Pride of Halicarnassus?, ClAnt, 25 (2006), pp. 1-33, part. pp. 19-25 sur les aspects pseudo-indignes du pome et sur larrire-plan de rejet du barbare.

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Alain Bresson

alors un pouvoir de fait dans la ville, refusa absolument que sa cit ft sa soumission (elle dut en souffrir les terribles consquences des mains de lenvahisseur). Or, le gnral romain Labienus, qui tait la tte de larme dinvasion, se proclamait gnralissime des Parthes (Parthikos autokratr). Par provocation, Hybras lui fit savoir quil pourrait quant lui se proclamer gnralissime des Cariens (Karikos autokratr)64. Laffirmation dune conscience carienne tait bien toujours prsente. Mais, en mme temps, Hybras lui-mme assumait par ces propos ce quil y aurait eu de drisoire se proclamer gnralissime des Cariens. Lonomastique tmoigne encore lpoque impriale de la fiert du pass carien: on affectionnait les noms comme Hkatomns, Mauslos, Artemisia. Mais il sagit-l dune identit reconstruite, plutt que dune vritable forme de continuit avec lancienne onomastique pichorique. La Carie ntait plus alors quun morceau de lOrient hellnis. Sur les ruines dune conscience ethnique, fonde sur le sentiment dappartenir une culture spcifique par sa langue et ses cultes, on assiste lmergence dune conscience rgionale au sein de lhellnisme et de lempire de Rome. Au passage, cest le souvenir dun pass authentiquement carien qui avait disparu.

64 Strabon XIV, 2, 24. Sur Hybras et sur cet pisode, cf. F. DELRIEUX - M.-CL. FERRIS, Euthydme, Hybras et Mylasa: une cit grecque de Caire dans les conflits romains de la fin du Ier sicle a.C., REA, 106 (2004), pp. 49-71, part. pp. 68-69.

ROMANISATION EN ASIE MINEURE ? MAURICE SARTRE

Comme tous les concepts abstraits qui ont trop servi, la romanisation suscite depuis longtemps la mfiance des historiens les plus lucides. Un article rcent de Patrick Le Roux la partiellement rhabilite en montrant que, bien utilise, elle pouvait rester un concept oprationnel1. Encore fautil prciser ce que lon entend par l et tre sr que, lorsquon parle de romanisation, chacun parle bien de la mme chose. Sans me lancer dans une dfinition thorique du terme de romanisation qui pourrait tre (et a dj t) le sujet dun colloque entier, je me bornerai une dfinition simple et dpourvue dambigut du terme. Car, chacun peut constater au fil de ses lectures, combien lusage du mot varie selon les langues, ou selon les spcialits des auteurs. Pour ne prendre quun seul exemple, nombre dauteurs anglo-saxons, souvent peu historiens mais davantage philologues, emploient le terme comme un synonyme de domination politique de Rome. Ce nest videmment pas ma conception du concept, ni lusage habituel des historiens francophones. Dautres considrent comme romanise toute personne ayant reu la citoyennet romaine, ce qui me parat pour le moins abusif. La question se trouve complique encore par le fait que dans le monde grec qui sera seul en cause ici nous ne pouvons pas ne pas tablir un parallle entre les deux termes forms de la mme manire: hellnisation et romanisation. Or, il est vident que hellnisation a acquis chez presque tous les savants une forte connotation culturelle, bien davantage que politique. Dans ces conditions, romaniser les Grecs ne peut gure avoir le mme sens et la mme porte que romaniser les Gaulois ou les Bretons! Pour ma part, jentends par romanisation ladoption, volontaire ou non, impose par Rome ou librement choisie, par des groupes ou par des individus, de traits culturels je reviendrai sur le sens de ce terme emprunts la civilisation romaine. Il faut comprendre culturels au sens le plus large, quil sagisse de la culture matrielle (vtement, cuisine, outils et instruments de toutes sortes), de la culture politique, juridique et sociale
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P. LE ROUX, La romanisation en question, Annales HSS, 2004, pp. 287-311.

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(institutions, comportements sociaux, pratiques juridiques et judiciaires), ou de la culture intellectuelle (langue, arts, divertissements, cultes). Je ne cherche pas tre exhaustif et jaurai sans doute prendre des exemples en dehors du champ numr ici. En dautres termes, je prends le terme de romanisation comme lexacte contrepartie de hellnisation, dont jobserve quelle na jamais vhicul les mmes ambiguts que romanisation. Naturellement, lorsque je rcuse lquivalence entre romanisation et domination politique de Rome, je ne prtends pas que la puissance de Rome ne joue aucun rle dans ce phnomne! Mais je veux seulement dire que la romanisation peut, ventuellement, tre lune des consquences de la domination politique, elle nest pas cette domination elle-mme. Jai choisi une dfinition large, dont je nignore pas quelle peut poser problme, mais je crois que lenqute ne doit pas se donner de bornes trop troites au dpart. Cela signifie que nombre de questions subsidiaires doivent tre prises en compte. La premire est de savoir sil y a adquation entre le fait dtre romanis, notion passive, et le fait de se sentir Romain, notion active; en dautres termes, la romanisation aboutit-elle ncessairement la construction dune relle identit romaine? Question fondamentale, laquelle on tentera de rpondre la fin de cette communication. Car il existe une question pralable, celle de savoir si lon peut tablir un inventaire dlments constitutifs indispensables de la romanisation ou de lidentit romaine: dans la foule des traits culturels ou autres quoffre Rome, suffit-il den retenir quelques uns, faut-il les adopter tous, certains sontils des marqueurs plus puissants que dautres, dautres sont-ils en contradiction manifeste avec des habitudes hellniques puissamment inscrites dans les mentalits? Cest, en quelque sorte sinterroger sur les limites en de desquelles on dnie une individu le fait dtre Romain, et celles quil faut franchir pour avoir droit ce titre. On devine demble que la question nappelle pas une rponse simple. Jai dit plus haut que je plaais a priori les termes hellnisation et romanisation sur un mme plan. Je ne men ddis pas, mais je dois tout de mme souligner demble une difficult rcurrente qui obscurcit souvent lenqute: Rome elle-mme a subi trs fortement linfluence de la Grce dans sa culture, sa religion civique, ses comportements artistiques. Pour paraphraser Paul Veyne, la culture romaine nest souvent quune extension latine de la paidea grecque. Ce que Philon dAlexandrie exprimait curieusement en crditant Auguste davoir ouvert nombre de nouvelles Hellades en hellnisant le monde barbare dans les secteurs o il fallait le faire2, allusion la diffusion de cette paidea en Gaule, dans les Espagnes ou en Afrique.
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Philon, Legatio ad Caium, 147.

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Comment, dans ces conditions, mesurer limpact sur le monde grec dune paidea revisite par Rome? Car il nest pas question de limiter lenqute aux seuls aspects culturels propres au gnie romain, comme le droit. On sait quen grec, llhnzein cest dabord parler grec. Comme si le premier signe visible de lhellnisation rsidait dans lusage de la langue. Il faut donc aussi commencer par l pour la romanisation. On sait bien quen Occident, la langue latine a supplant totalement les langues indignes dans lcrit, de rares exceptions prs, et cest bien le signe le plus visible de la romanisation de lOccident. En Orient (je veux dire lensemble des provinces romaines de langue grecque), rien de comparable ne sest produit. Le grec reste la langue de communication et de culture du plus grand nombre, mme sil subsiste en de nombreuses rgions des langues indignes parfois majoritaires. Le latin noccupe en tout tat de cause quune place restreinte: ladministration, larme, les colonies romaines; or, en Asie Mineure, on sait que larme noccupe quune place modeste. Mais mme ces espaces subissent la concurrence du grec. Ladministration fait traduire systmatiquement ses dits en grec pour laffichage dans les cits; il y a donc au mieux bilinguisme administratif. Dans larme, il est vrai que les actes officiels sont tenus en latin (cf. les textes du fortin dAulutrene3), mais des pitaphes sont bilingues4, voire exclusivement en grec5. Dans les colonies, nombre dinscriptions officielles ou prives (funraires, ddicaces) sont rdiges en latin, mais la concurrence du grec existe aussi6. Un exemple suffira: lorsque L. Fabricius Longus consacre la construction du forum, de la basilique, de lexdre et des statues de marbre Cremna au temps dHadrien ou plutt que sa femme Vibia Tatia et sa fille Fabricia Lucilla les consacrent en son nom car il semble tre mort avant la fin du programme , la ddicace monumentale est videmment en latin (I. Cremna, 4); mais la mme famille, sans aucun doute membre de laristocratie coloniale issue des premiers colons de Cremna, fait riger au pied des marches du forum, louest, une grande st3 M. CHRISTOL - TH. DREW-BEAR, Un castellum romain prs dApame de Phrygie, Denkschriften der sterreichischen Akademie der Wissenschaften, phil.-hist. Kl. 189 = Ergnzungsband zu den Tituli Asiae Minoris, 12, 1987; ID., Inscriptions militaires dAulutrene et dApame de Phrygie, Actes du Congrs Hirarchie-Rangordnung de larme romaine sous le Haut-Empire, Lyon 1994 (1995), pp. 58-91. 4 CIL III, 363 = IGR IV, 733, Eumeneia de Phrygie, parmi dautres. 5 TAM V, 1, 474, corrig par TH. DREW-BEAR, Studies presented to Sterling Dow on his Eightieth Birthday, Durham (NC) 1984, pp. 61-63 = AE 1984, 841, Ephse. 6 Cf. les statistiques tablies nagure par B. LEVICK, Roman Colonies in Southern Asia Minor, Oxford 1967; dans ces colonies, le latin apparat comme une langue aristocratique: CL. BRIXHE, Essai sur le grec anatolien au dbut de notre re, Nancy 1987, pp. 7-8. Pour Corinthe, M. SARTRE, LOrient romain, Paris 1991, pp. 230-231; voir aussi, sur un corpus limit mais nanmoins reprsentatif, lexemple de Sinope, tudi par Claire BARAT, Sinope dans son environnement pontique, thse Universit de Bordeaux III, dcembre 2006, qui confirme la place trs marginale du latin, y compris dans les textes officiels.

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le portant en grec un oracle (I. Cremna, 5) du mme type que ceux que lon observe dans toutes les cits voisines de Pisidie, Pamphylie ou Lycie7. Ainsi, bien quil existe des lots de latinit dans les villes de Pisidie et de Phrygie Parore, cela reste limit, et on ne peut en faire des centres de diffusion de la langue, et, bien au contraire, les colonies romaines de peuplement, celles que lon vient de nommer et qui furent peuples de Romains et dItaliens, finirent peu peu par se laisser gagner par le grec. Certes, il y a continuit demploi du latin dans les textes officiels et sur les monnaies jusquau IIIe sicle au moins. On peut le constater Cremna comme Antioche de Pisidie, mais le grec nen fut jamais absent, bien au contraire, et ne cessa de regagner du terrain dans les textes privs et une grande partie des textes publics. Cest dire que les colonies furent bien loin dtre des ples de diffusion de la langue. Tout au plus, on doit remarquer que le grec sut adopter des mots latins tels quels, en translittration: ptrwn, kolwna, klwn, tribounj, pratwr, de plus en plus nombreux lorsquon avance vers le IVe sicle, alors quon avait adopt ds la fin de lpoque hellnistique des traductions grecques pour la plupart de ces mots. Le seul domaine o le latin fit une perce relative est celui de lonomastique. Nombre de prgrins, notamment dans les milieux indignes dAsie Mineure, comme en Syrie ou en gypte, adoptrent comme nom unique des praenomina ou des cognomina romains: les Marci, Lucii, Maximi, Seueri, Aurelii, Antonini, Valentes, etc. fleurirent partout. Le phnomne commence tt, comme on le voit dans une famille pisidienne de Cremna, fondatrice dun culte de lArtmis phsienne dans la ville. Peu aprs que Cremna soit devenue colonie romaine, la prtresse Artemeis et son mari Herpias nomment lune de leur filles Pia8. Concession, peut-tre, au nouveau statut de la cit, o un groupe de colons italiens venait de sinstaller. Dans certains secteurs frachement hellniss, les noms latins font presque jeu gal avec les noms dorigine grecque, cependant loin derrire les noms indignes (Lycaonie, Galatie). Mais dune part on manque denqutes prcises et exhaustives, dautre part il faut reconnatre que ces rgions sont celles qui ont fourni le moins de textes. Quoi quil en soit, il faut aussitt introduire une remarque qui rduit singulirement la porte de cette observation: en Asie comme en Syrie, tous ces noms romains sont adopts sous leur forme grecque: Mrkoj, Lokioj, Mximoj, Seouroj, Arlioj, 'Antnioj, Olhj. Dcidment, le latin ne prend pas dans le monde grec. Et comment pourrait-il en tre autrement alors que les Romains eux-mmes, quel que soit leur mpris parfois pour les Graeculi considrent le grec comme la
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ST. MITCHELL, Cremna in Pisidia, Londres 1995, pp. 66. MITCHELL, Cremna..., p. 55.

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langue de la culture par excellence? Et que les Grecs ne cessent dafficher leur supriorit linguistique et culturelle: a-t-on assez remarqu que lorsque les Grecs sinterrogent sur les origines de la philosophie, des sciences ou des dieux, ils invoquent des parallles ou des antcdants en Egypte, Babylone, en Perse, en Inde, voire en Gaule (avec les druides), jamais Rome! Ce premier lment de lenqute me parat tre dcisif par son caractre ngatif: parler de romanisation dans les provinces hellnophones de lEmpire implique que lon admette que celle-ci se fait en labsence de ce qui en forme le cur en Occident, la langue. Car je ne crois pas que lon doive tout de suite renoncer lemploi du terme, mme en Orient. Aprs tout, pourquoi ny aurait-il pas une romanisation en langue grecque? Le grec nest-il pas lautre langue de lEmpire, et celle de toutes les lites romaines? Ny a-til pas une foule dautres lments qui permettent de parler de romanisation? Cest ce quil faut voir en poursuivant et en tendant lenqute. Mais nous savons dj que la romanisation en Asie Mineure aura un tout autre visage que ce que lon nomme ainsi en Occident. Mais avant de continuer, il convient de souligner la ncessit de distinguer entre les comportements officiels et les comportements privs, entre les actes collectifs et les dcisions individuelles. En dautres termes, il est des traits romains adopts par la communaut entire (une institution, un culte, un mythe), dautres qui le sont par les individus titre individuel (le dcor dune maison, le got pour tel ou tel spectacle) mme si la plupart des individus effectuent la mme dmarche. Il faut prendre en compte cette dimension de la romanisation si lon ne veut pas tomber dans le schmatisme. Les identits sont la fois collectives et personnelles, et les identits individuelles peuvent diffrer de lidentit collective sans quil y ait contradiction. Pour tre plus clair, le choix pour les individus nest pas de savoir sils doivent tre Grecs ou Romains, mais plutt de savoir comment rester Grecs tout en devenant Romains. On doit encore ajouter quen nombre de rgions de Mditerrane orientale sajoute une troisime identit locale, et les individus sont, en plus, Juifs, Syriens, gyptiens, Lyciens, Cariens, Phrygiens, Galates, Cappadociens, Pontiques, etc. Les identits ne sont pas exclusives, mais combinatoires9. On ne doit jamais loublier et ne pas tirer de conclusions htives des constats que lon peut faire. Dautant plus que tous les lments romains que lon va essayer de mettre en vidence nont pas la mme porte culturelle. ***
9 Dj les travaux prcurseurs de G. WOOLF, Becoming Roman, staying Greek: culture, identity and the civilising process in the Roman East, Proceeding of the Cambridge Philological Society, 40, 1994, pp. 116-143; ID., The Formation of Roman Provincial Cultures, dans The integration of the early Roman Empire, eds. J. METZLER - M. MILLETT - J. SLOSTRA - N. ROYMANS, Dossiers dArchologie du Muse National dHistoire et dArt, IV, Luxembourg 1995, pp. 9-18.

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Un premier domaine o les apports proprement romains furent remarquables me semble tre celui des institutions. Cela peut surprendre car cest a priori plutt Rome qui doit beaucoup la Grce. Mais il sagit l dun de ces retours que jvoquais plus haut. On a not depuis longtemps que Rome navait pas cherch imposer dans la partie grecque de lEmpire les formes politiques qui taient les siennes (municipes ou colonies), mais quelle avait soigneusement continu diffuser le modle de la polis, dans la tradition des rois hellnistiques. Certes, les diffrences ne sont pas trs importantes sur le plan structurel, mais cela importe peu. Je me demande si ce choix navait pas un double avantage, du moins la fin de la Rpublique et au tout dbut de lEmpire: dune part ne pas heurter les Grecs et les indignes hellniss qui taient familiers de cette forme juge suprieure de lorganisation politique; dautre part permettre aux imperatores dimiter les rois hellnistiques en se posant en archgtes des nouvelles cits et en leur donnant ainsi leur nom (Pompeiopolis, Magnopolis, etc.). Quelles quen soient les raisons, cette politique tranche avec celle qui fut mene en Occident. Mais Rome imposa quelques modifications qui contribuent changer en partie la nature des rgimes politiques des cits10. La plus importante fut la cration de conseils (boulai) viagers alors que la tradition grecque les voulait annuels, voire semestriels. En prenant modle sur le Snat et les conseils de dcurions des municipes dItalie, les conseils civiques devenaient le lieu par excellence de reconnaissance des lites municipales. Le caractre oligarchique des rgimes en sortait renforc, et stabilis. Peu importe dailleurs les consquences, ce qui compte, cest lemprunt dune forme politique romaine. cela sajoute la pratique de la summa honoraria, sajoutant aux pratiques vergtiques grecques. En revanche, malgr des tudes soignes sur des cits richement documentes (comme Ephse), il reste impossible de mettre en vidence la mise en place dun vrai cursus honorum11. Certes, tous les gens riches finissent pas remplir toutes les magistratures, mais il ny a pas de parcours type obligatoire. Beaucoup plus significative fut lintgration prcoce (ds la fin de la Rpublique) des notables grecs dans la citoyennet romaine. La situation varie beaucoup dune rgion lautre, et la veille de la constitutio antoniniana de 212, les contrastes sont saisissants: pratiquement tous les notables dAsie et de Bithynie, une partie importante de ceux de Lycie-Pamphylie sont dj citoyens romains, alors quils le sont en moins grand nombre en Pisidie, en
10 Sur lintervention de Pompe, cf. W. AMELING, Das Archontat in Bithynien und die Lex Provinciae des Pompeius, EA, 3, 1984, pp. 19-31. 11 Travail fondamental de F. KIRBIHLER, Les notables dphse, Thse Universit de Tours, 2003.

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Galatie, et moins encore dans les rgions situes plus lEst. Mais comment interprter le phnomne en terme de romanisation? cartons demble lide que deviennent citoyens romains des individus qui sont culturellement romaniss, cest--dire qui parleraient latin, vnreraient des dieux romains, auraient adopt divers comportements individuels, sociaux et conomiques propres aux Romains de souche: non seulement cest indmontrable, mais ce serait juger le problme rsolu sans la moindre vrification12. Il faut au contraire considrer que lacquisition de la citoyennet romaine est lun des lments de la romanisation des individus, mais quelle ne garantit en rien elle seule leur romanisation. En fait, pratiquement partout, avant la constitutio de 212, la citoyennet vient honorer des citoyens ayant rempli des charges civiques. On peut se demander si dans laccumulation des honneurs la grecque (timai) qui distinguent les lites de leurs concitoyens, la citoyennet romaine nest pas un titre de plus, sans aucune connotation culturelle particulire. Tout au plus, cest la marque de la satisfaction des autorits romaines, qui honorent ainsi leurs plus fidles auxiliaires locaux. Mais on ne peut en exagrer la porte ni culturelle ni politique. Paul Veyne a bien montr lhostilit non dissimule de nombre dintellectuels grecs et de Grecs de haut rang lgard de Rome malgr leur loyalisme personnel envers lempereur13, y compris chez des gens qui passent pour tre amis des Romains comme Dion de Pruse ou Plutarque. Larrogance culturelle de lun comme de lautre vis vis de Rome exclut toute romanisation au sens o on la entendu. Il nempche que le port des tria nomina donne aux individus une identit romaine bien visible, et que les privilges de la citoyennet romaine, mme rduits, permettent une fraction de la population de sagrger au groupe dominant des matres. dfaut dune romanisation des lites civiques, on peut sans aucun doute parler ce propos de la mise en vidence dune identit romaine. Cette appartenance est assez prestigieuse pour que les citoyens romains se regroupent en association, manire de se distinguer de la masse des Grecs. Il faudrait mener une enqute systmatique pour savoir jusqu quelle poque on repre de telles associations en Asie Mineure, et si
12 Je reste perplexe devant la signification dune affirmation de M.-FR. BASLEZ, Recherches sur les associations dAthnes lpoque romaine, dans S. FOLLET d., Lhellnisme dpoque romaine. Nouveaux documents, nouvelles approches (Ier s. a.C.-IIIe s. p.C.), Paris 2004, pp. 105-120, au sujet des membres des associations en question: Les citoyens athniens romaniss [cest moi qui souligne] sont rares et ne reprsentent quentre 10 et 20% des responsables ou des membres dassociations. Encore nest-on pas assur quils aient tous le statut de citoyens romains (p. 107). Comment peut-on reconnatre quun Athnien est romanis lorsque lon ne possde que son nom et son rle dans une association? Sagirait-il dAthniens portant un nom romain unique, sans les tria nomina? En quoi consiste leur romanisation? 13 P. VEYNE, Lidentit grecque devant Rome et lempereur, REG, 1999, pp. 510-567.

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elles souvrent aux indignes promus la citoyennet. Il est assez frappant de constater quen Asie Mineure un groupe distinct des Romains est nomm dans certains dcrets honorifiques: il sagit probablement des Romains trangers, lexclusion des indignes promus qui demeurent dans la masse des citoyens. La citoyennet constitue un lment important dune identit qui permet de participer la vie de lEmpire comme lgionnaire pour les uns, comme administrateur de haut niveau pour quelques autres, peut-tre tout simplement comme membre dune communaut universelle qui dpasse la cit ou la province. Mais Paul Veyne a fait remarquer que seuls les Grecs entrs au service de lEmpire comme Arrien ou Dion Cassius pouvaient gommer totalement leur identit grecque et parler de nos armes ou de nos conqutes en parlant de celles de Rome, sans que lon puisse en tirer dautre conclusion quune telle formulation devait simposer ces hommes dont la seule citoyennet tait impriale14. Il nen reste pas moins que loctroi de la citoyennet tous les hommes libres en 212, quelles quen soient les raisons profondes (et peut-tre sordides), constitue un pas important dans la formation dune identit romaine des habitants de la pars graeca de lEmpire. Le souci queurent les nouveaux citoyens de faire apparatre la mention de leur gentilice, mme sous forme abrge, tmoigne de leur fiert et de leur sentiment dappartenance au peuple romain. On ne peut en rduire la porte puisquil ne sagit plus, dsormais, de se distinguer des autres. Si la citoyennet ne concerne longtemps quune frange de la population mais significativement la fois les lites et les lments les plus populaires, affranchis ou soldats , en revanche nombre de traits culturels emprunts Rome touchent de larges secteurs de la population. Il faudra nanmoins sinterroger, en conclusion, sur ce quils rvlent en matire de romanisation. *** Le cadre de vie peut constituer un second volet de cette enqute en romanisation. On sait que les villes dAsie Mineure changrent profondment daspect, pour la plupart, sous le Haut Empire. Elles eurent en effet assez tt au dbut du Haut Empire le souci de se moderniser et dadopter un certain nombre de traits emprunts lOccident15. Certes, lurbanisme
VEYNE, p. 516. On trouvera des bases solides pour des comparaisons entre quelques grandes cits dans D. PARRISH ed., Urbanism in Western Asia Minor. New studies on Aphrodisias, Ephesos, Hierapolis, Pergamon, Perge and Xanthos, JRA Suppl. 45, Portsmouth (RI) 2001.
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ne sen trouve pas boulevers, mais quelques monuments trangers aux traditions grecques font leur apparition ou se dveloppent de faon extraordinaire. De plus, il sagit l dun domaine que les plus hautes autorits romaines pourraient utiliser pour imprimer leur marque puisque lon sait que les empereurs furent nombreux financer constructions nouvelles et reconstructions dans les cits dAsie Mineure16. On est en droit de se demander sil nont pas profit de ces occasions pour imposer des difices de type romain en remplacement des constructions de tradition hellnistique. En ralit, lenqute est peu prs impossible dans la mesure o il est rare que lon possde ldifice quune inscription annonce comme finance par un empereur. On doit donc se contenter de vrifier si lurbanisme et le paysage urbain se modifient dans un sens romain, je veux dire occidental, au dtriment des traditions locales. Quelques plans se modifient. Ainsi, phse, on a not que lorientation du nouveau quartier implant au sud-est de la cit (secteur haut de la ville) lpoque dAuguste avait servi de trame pour orienter dautres difices construits ultrieurement dans dautres secteurs de la ville. Pergame, on retrouve de mme des correspondances entre lorientation du temple de Trajan dans la ville haute et le nouveau quartier implant lpoque romaine dans la ville basse. On fonctionne donc en partie avec dautres modules, mais il manque nos tudes un examen systmatique des cadastres qui permettrait de voir si ces remaniements urbains saccompagnent de transformations aussi dans les campagnes. Il nen reste pas moins que des difices nouveaux font leur apparition dans le paysage urbain. Il nest pas question den faire ici linventaire puisque chaque cit ou presque peut fournir des exemples. Des difices inconnus dans la tradition architecturale grecque comme le macellum, march-clos la romaine (Sagalassos); lamphithtre dont on a longtemps dout quil ait pu exister en Asie Mineure, mais qui est bien attest en Syrie (Csare, Bostra, Grasa, leuthropolis) et qui a sans doute exist en Asie Mineure. On peut y ajouter la basilique judiciaire (Cremna, Antioche de Pisidie, Xanthos, Hirapolis), les arcs de triomphe (Antioche de Pisidie), les portes la romaine (Attaleia, phse), les aqueducs (phse ds 4-14 AD aqueduc de Sextilius Pollio , Aspendos, Sid, Pergame, Oinoanda, etc.)17, les nymphes (Ephse18, Sid, Sagalassos, Antioche de Pi16 Cf. ST. MITCHELL, Imperial Building in the Eastern Roman Provinces, dans S. MACREADY F.H. THOMPSON, Roman Architecture in the Greek World, Londres 1987, pp. 18-25. 17 J. J. COULTON, Roman Aqueducts in Asia Minor, dans S. MACREADY - F.H. THOMPSON, Roman Architecture in the Greek World, Londres 1987, pp. 72-84. 18 Ephesus, the new guide, 2000, p. 76, pour le nymphe construit au temps de P. Calvisius Ruso en 92-93.

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sidie)19, les cryptoportiques (phse20, Smyrne), les thermes, sans oublier les latrines publiques (phse). Mais, sauf exception, cela consiste en lrection de monuments isols qui sinsrent dans le tissu urbain prexistant. Il existait dans la plupart des cas une cit hellnistique antrieure que lon ne pouvait bouleverser de fond en comble. Cela pourrait la rigueur tre le cas dans des villes nouvelles, des colonies fondes presque ex nihilo, mais il en est peu dexemples. Ce phnomne naffecte gure les monuments de tradition grecque, comme les sanctuaires. On trouve en Asie Mineure quelques exemples de temples copis sur les modles romains (temples sur podium), mais beaucoup moins que ce qui est attest par exemple dans la montagne libanaise. M. Lyttleton a bien montr que ce type ddifice ntait pas li spcifiquement au culte imprial mme si on le trouve employ Antioche de Pisidie pour le temple dAuguste ou le Traianum de Pergame (mais aussi pour le sanctuaire de Zeus Aizanoi ou le sanctuaire de Srapis phse), alors que dautres sanctuaires du culte imprial restent conformes au modle grec du temple sur stylobate (temple de Domitien et temple dHadrien phse21). Au total, les modifications de plan et dorganisation se firent de manire cosmtique et lentement. Cremna, St. Mitchell note que la promotion au rang de colonie ne se traduit par aucune modification urbanistique lpoque dAuguste; il faut attendre lpoque dHadrien pour observer la mise en place dun forum associ une basilique22. Encore ce forum na-t-il pas grand chose voir avec les forums africains, hispaniques ou gaulois raliss sur le modle romain, avec les sanctuaires dominant lesplanade. Pourtant, il sagit dune colonie implante en une cit trs modeste, o lhritage hellnistique ne devait pas tre considrable. On devine ce quil en tait dans des cits plus importantes. On ne peut minimiser pour autant lampleur des changements. Dans une grande et ancienne cit comme phse, il nest que trop visible pour le visiteur daujourdhui que le paysage urbain porte fortement la marque de lpoque impriale: nombre ddifices sont inconcevables lpoque hellnistique, comme ces lourdes portes monumentales qui donnent accs
19 S. WALKER, Roman Nymphaea in the Greek World, dans S. MACREADY - F.H. THOMPSON, Roman Architecture in the Greek World, Londres 1987, pp. 60-71. 20 ID., p. 94. 21 M. LYTTLETON, The Design and Planning of Temples and Sanctuaries in Asie Minor in the Roman Imperial Period, dans S. MACREADY - F.H. THOMPSON, Roman Architecture in the Greek World, Londres 1987, pp. 38-49. Lauteur considre que le dveloppement des cours fermes de protiques autour du temple est aussi un trait romain, limitation du temple de Mars Ultor, notamment, mais on pourrait aussi bien invoquer les traditions syriennes du tmnos clos. 22 MITCHELL, Cremna...

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lagora ttragone et bien dautres monuments. Mais je me demande sil est lgitime de porter toutes ces modifications au compte de la romanisation! Certes, limplantation dune basilique et dun forum vise clairement faire dune colonie une petite Rome. Mais la colonie est prcisment un cas particulier. Pour ce qui est des autres cits, je me demande sil ne faut pas considrer simplement lintroduction dun arc, de thermes, dun aqueduc, dune porte monumentale comme les signes dune modernisation au mme titre que llargissement de la rue nord-sud dApame en Syrie ou la multiplication des rues colonnades ou des faades colonnes tages. Il se met en place un modle grco-romain de ville, qui emprunte Rome comme la Grce, et o il serait absurde de traduire en termes strictement culturels les innovations architecturales. Jaurais tendance dire de larchitecture ce que je crois tre vrai, du moins la longue, pour lonomastique: le philologue et le linguiste ont parfaitement raison de classer les noms sous les rubriques noms grecs, noms romains, noms indignes, mais je ne suis pas sr que lhistorien ait le droit den tirer des conclusions culturelles et historiques23. Si lon passe de lespace public lespace priv, le problme reste largement identique. Dans les maisons fouilles Zeugma sur lEuphrate comme dans les belles maisons des terrasses dEphse, on reste bloui par un dcor peint que les spcialistes savent parfaitement identifier, dater et classer, mais qui ne me parat pas davantage reflter un got romain. Lensemble de ces maisons, difies entre le Ier s. a.C et le Ier p.C., reste absolument fidle un modle grec dorganisation. Si les peintures et mosaques sinscrivent dans le got du temps, celui que lon retrouve la mme poque Pomp et Rome, les thmes en sont proprement grecs et je ne pense pas que lon puisse conclure une romanisation des propritaires de ces maisons. Dautant quil est probable que plusieurs dentre elles appartiennent en fait des familles romaines ou dorigine romaine (unit 6 dphse, proprit de C. Flavius Furius Aptus vers la fin du IIe s. p.C.): on est donc plutt frapp par lengouement de ces Romains transplants pour un dcor grec! Il faut aussi faire une place lomniprsence des images du pouvoir, statues, ddicaces, milliaires. Car, en dpit de tout ce qui vient dtre dit, on ne peut oublier un instant, lorsque lon parcourt les rues dphse ou celles de nimporte quelle cit grecque dAsie Mineure sous lEmpire, que Rome est l! Mais ce nest pas tant la forme des monuments, encore moins certains procds de construction, qui le rappellent, mais lomniprsence des images du pouvoir. Certes, phse est un cas limite puisquelle est la premire cit
23 Cf. mes observations au colloque Old and New Worlds in Greek Onomastics, Oxford mars 2003, paratre (septembre 2007).

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de la province, le sige du proconsul, mais portraits et monuments la gloire ou la mmoire des Romains ornent chaque coin de rue: temples en lhonneur des empereurs (Domitien, Hadrien), ddicaces (nymphe de Trajan, fontaine de Domitien), monuments commmoratifs de proconsuls (monument de C. Memmius, celui de C. Sextilius Pollio pour son gendre), sans compter les nombreux difices offerts par des Romains (stoa basilikos, bain de Vedius, etc.). Cela contribue certes romaniser le paysage dune certaine faon, y inscrire la marque du pouvoir imprial bien plus qu imposer une culture romaine: nombre de ces difices sinscrivent dans une tradition architecturale indigne, cest--dire grecque (stoa par exemple). *** Jai paru jusquici minimiser au maximum les tmoins dune possible romanisation de lAsie. On pourrait objecter que plusieurs des difices que je viens de mentionner impliquent des comportements nouveaux. Ce qui est vrai, et sil faut chercher une romanisation, cest mon avis dans ce domaine quil faut tenter de la trouver, dans le domaine des loisirs, des spectacles, des comportements collectifs! Satisfaire aux impratifs de la Nature en prenant place au milieu dune cinquantaine de personnes dans une latrine publique traduit un comportement social minemment rvlateur! Le got des thermes sest dvelopp ds lpoque hellnistique au dtriment du gymnase, mais leur foisonnement lpoque impriale dpasse tout ce que lon peut imaginer, au point quon se demande parfois sil y avait vraiment assez de clients pour les occuper tous. Toutes les villes en comptent plusieurs, occupant une place considrable dans la cit. Cela implique des adductions deau importantes. Plus que les thermes, je crois que la prsence de leau en ville, sous forme de fontaines, bassins, nymphes, thermes porte la marque de Rome bien plus que des traditions grecques en la matire. Mais surtout le temps pass aux bains plutt quau gymnase ft-ce en spectateur trahit une volution certaine des mentalits et des comportements sociaux. Comme le notait J. J. Coulton propos des aqueducs24, leur dveloppement nest pas tant la consquence du savoir-faire romain ou de la volont grecque dimiter les occupants, que dune modification des habitudes et dune adhsion relle la pratique romaine du bain. Il en va de mme pour le got des Grecs pour les gladiateurs et les jeux de lamphithtre. On sait que longtemps on crdita les Grecs dun certain mpris pour les cruauts romaines. Cest une pure vue de lesprit, dj dnonce par Louis Robert25 et lon a trop souvent pris la position affirme
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COULTON, p. 82. L. ROBERT, Les gladiateurs dans lOrient grec, Paris 1940.

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par Apollonios de Tyane pour reprsentative des Grecs tous ensemble; or, lvidence, il reprochait ses contemporains leur got pour ces spectacles. Tout montre en effet lengouement des Grecs pour les ludi romains, y compris dans leurs formes les plus cruelles nos yeux, combats de gladiateurs, chasses, luttes contre les btes sauvages. Les condamns ad bestias ne meurent pas sous les yeux de moins de spectateurs Smyrne (martyre de Polycarpe) qu Rome, Lyon ou Carthage. Mais, semble-t-il, les ludi romains restrent strictement confins la clbration du culte imprial. Jamais les magistrats des cits grecques nadoptrent lhabitude romaine de fter leur entre en charge par des ludi, alors que la pratique de la summa honoraria aurait pu les y inciter. On offre dautres cadeaux, mme sans rapport avec la charge remplir, jamais des combats de gladiateurs, des uenationes ou autres spectacles de ce genre. On y reviendra propos du culte imprial. Notons que jamais les concours la grecque ne parurent souffrir de la concurrence des ludi romains, et que mme les colonies romaines organisrent des concours (Cremna). Il faudrait faire une place aux comportements, aux modes, vestimentaires ou autres. On se contentera dune anecdote rvlatrice. Dans un discours, Dion rapporte explicitement le fait de se couper la barbe et la moustache la volont dimiter les Romains26, ou, plus exactement, au souci de flatter les Romains. Et dajouter quel point cest ridicule! Le port de la barbe est clairement un marqueur identitaire, au point que le philhellne Hadrien adopte la barbe grecque! Et sa suite, nombre de Romains limitent. *** On ne peut exclure dune enqute en romanisation les aspects religieux. On a montr rcemment de manire dcisive comment, en Gaule, la romanisation des notables et la promotion des peuples au rang de ciuitas passait par linstallation au cur de lagglomration urbaine des dieux de Rome, et non dune interprtation romaine des dieux indignes27. Or, il en va tout autrement dans le monde grec, pour des raisons diverses, mme si ce modle nest pas sans exemple: on la montr rcemment propos du culte
26 Dion XXXVI, 17: le rhteur sapprte prononcer un discours Borysthne devant le peuple assembl devant le temple de Zeus; un philosophe aurait t heureux cette vue, car tous ressemblaient aux anciens Grecs dcrits par Homre, avec les cheveux longs et la barbe flottante, et parmi eux un seul tait ras, et il tait ridicule et lobjet du ressentiment de tous. On disait quil se rasait non par fantaisie propre, mais par flatterie lgard des Romains et pour montrer son amiti pour eux. On pouvait voir ainsi combien cette pratique tait disgracieuse et inconvenante pour des hommes vritables. 27 W. VAN ANDRINGA, La religion en Gaule romaine: pit et politique: Ier-IIIe sicle apr. J.-C., Paris 2002.

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de Leucotha en Phnicie28. En premier lieu, dieux grecs et dieux romains sont trop proches les uns des autres pour que des dieux romains aient pu tre considrs comme des dieux nouveaux et sduisants. Depuis longtemps avaient t tablies des quivalences entre la plupart des dieux grecs et ceux de Rome, quand ils ne portaient pas le mme nom (Apollon). Et de fait, aucun Grec na jamais jug ncessaire de nommer Jupiter son Zeus, ou Minerve son Athna. Jnonce l une banalit, mais les Grecs seuls dans lEmpire ont adopt une position aussi radicale. L o tous les peuples dOccident ont donn des signes dune romanisation, les Grecs sen abstiennent. En second lieu, on pourrait imaginer que les Grecs aient adopt nanmoins quelques divinits romaines auxquelles nauraient pas correspondu exactement des divinits grecques pour marquer leur appartenance au monde de Rome. Or, sauf erreur de ma part, aucun dieu romain ne fait nulle part lobjet dun culte public dans le monde grec, sauf ventuellement titre priv dans les familles dorigine italienne et videmment dans les colonies romaines (exemple de Brytus par exemple avec Juno Regina, Mater Matuta, Venus) ou dans les milieux militaires. Le seul dieu romain honor dans la partie orientale de lEmpire reste lEmpereur! La clbration du culte imprial, n prcisment en Asie et en Bithynie en 29 a.C., sest rapidement rpandue dans toute lAsie et il nest pas la peine dinsister sur lintense comptition qui opposa les cits pour abriter un sanctuaire provincial du culte imprial29. Mais, en terme de romanisation, cest le type mme dinstitution ambigu. Le culte imprial est en effet une invention grecque puisque cest ladaptation Auguste (et mme dj Octave) du culte des souverains, aprs quen aient bnfici avant lui nombre de magistrats romains et le Snat. Les Grecs lui conservrent une dimension quil ne connut pas en Occident (par exemple en refusant la distinction entre divus/deus), et multiplirent les formes dhommage, parfois extravagantes. Malgr le caractre profondment grec du culte imprial, on ne peut chapper la conclusion que Rome sut en faire un instrument efficace de son autorit, un moyen de mesurer ladhsion des communauts lhgmonie de lempereur. Cest lexistence du culte imprial qui explique, au moins en partie, lomniprsence des images du pouvoir dans les cits, en Orient comme ailleurs. Mais peut-on voir un phnomne de romanisation
28 Article dcisif de J. ALIQUOT, Cultes locaux et traditions hellnisantes du Proche-Orient: propos de Leucotha et de Mlicerte, Topoi, 14, 2006. 29 Dune immense bibliographie, on peut extraire S. PRICE, Rituals and power: the Roman imperial cult in Asia Minor, Cambridge 1984; K. HARL, Civic coins and civic politics in the Roman East A. D. 180-275, Berkeley 1987; S.J. FRIESEN, Twice Neokoros Ephesus, Asia and the cult of the Flavian imperial family, Leyde - New York - Kln 1993.

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dans ladaptation par les Grecs eux-mmes dune invention grecque aux empereurs romains? Dans le domaine du mythe, la domination romaine en Asie Mineure ne pouvait pas ne pas avoir dinfluence sur lun des plus importants mythes locaux, lui-mme en troite relation avec les origines de Rome, le mythe troyen. Andrew Erskine30 sest livr a une tude minutieuse pour montrer comment les Grecs ont ragi la double prtention des Romains dune part, des Iulii dautre part de descendre des Troyens. Le choix de Csar, amplifi par Virgile pour le compte dAuguste, donnait en effet la tradition lgendaire des origines de Rome une ampleur inattendue. Mais, y regarder de prs, on saperoit que les efforts des Grecs ont depuis longtemps consist intgrer Rome leurs modes de fonctionnement diplomatique. La guerre de Troie na jamais t un conflit entre Grecs et Barbares mais une guerre de hros. Il ny avait donc nul discrdit se prsenter comme descendants de hros troyens plutt que de hros grecs. Ds lpoque hellnistique, les cits grecques se sont plu souligner leur parent avec les Romains par le biais dune commune ascendance troyenne, notamment les cits de Troade (Lampsaque par exemple). Mais cest une manire dintgrer Rome une pratique grecque, non une basse flatterie, une sorte de servilit envers les prtentions romaines une origine troyenne. En quelque sorte, les Grecs de lpoque hellnistique considrent que les Romains sont aprs tout des Grecs comme les autres, avant que Denys dHalicarnasse nen entreprenne la dmonstration raisonne. La fortune des mythes lis au cycle troyen relve sans aucun doute de laffichage idologique dAuguste et de Rome en gnral, mais les Grecs ont su le dtourner de manire lutiliser sans que lon puisse parler dun effet de romanisation. Tout au plus, cest un concession faite ces barbares, car le monde reste divis entre les Grecs et les autres31. *** Il est temps de conclure: peut-on ou doit-on parler de romanisation? A lvidence, les paysages urbains se sont largement transforms, les images du pouvoir sont partout, et des habitudes, des comportements, des gots venus de Rome ont pntr en Asie Mineure comme ailleurs dans lEmpire. Et pourtant, je suis plus que rticent parler de romanisation, tant ce terme me parat charg de connotation culturelle. Il me semble manquer cet lment essentiel quest la langue, vhicule premier de la culture. Je partage sur ce point lopinion exprime par Paul Veyne que les Grecs furent, avec les Juifs, ceux qui opposrent la plus forte rsistance Rome, les premiers en
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A. ERSKINE, Troy between Greece and Rome, Oxford 2001. VEYNE, p. 533.

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sappuyant sur leur supriorit culturelle, les seconds en saccrochant cote que cote leurs traditions religieuses32. Et lavantage politique pris par les Romains sur les Grecs incita sans aucun doute ceux-ci mettre davantage encore en relief lexcellence de leur culture; dfaut de pouvoir rivaliser politiquement avec ces barbares, il convenait daffirmer leur dpendance culturelle lgard des vaincus33. Ce faisant, je ne nie pas la forte influence exerce par Rome dans nombre de domaines, comme celui du droit (il faudra bien un jour dintresser de prs la question des affranchissements), ou le remodelage du paysage urbain (avec labondance des thermes, les rues colonnades, les aqueducs, les latrines ou les arcs), mais cela ne me semble pas tre une romanisation, plutt une modernisation dans de nombreux cas, parfois le simple effet de la prsence politique romaine. Mais sur le fond, la culture grecque, les habitudes grecques de vie, les comportements sociaux, religieux, intellectuels, ne me semblent tre influencs que marginalement par des pratiques venues dOccident. On ne peut srement pas parler dune culture grecque romanise, encore moins dune socit romanise sous prtexte quon se rend de temps en temps aux combats de gladiateurs, quon frquentent des thermes construits selon une technique romaine ou que lon utilise les latrines publiques! En revanche, je ne doute pas que la domination romaine a oblig les Grecs et autres habitants de la partie orientale de lEmpire se doter dune identit nouvelle, supplmentaire, sajoutant aux identits dj constitues et les modifiant34. Dune manire ou dune autre, Rome devait inciter les habitants des provinces se sentir Romains sans ltre, faute de quoi elle aurait d affronter des rvoltes sans fin. Elle y aida en sappuyant sur les notables, en les favorisant de toutes les manires pour quils adhrent trs tt lhgemona ` tn `Rwmawn. Cest plutt en terme didentit quil faut sinterroger, plutt que de se borner des catalogues de faits romains rarement pertinents. On ne peut oublier que pour les populations grecques ou hellnises de nombreuses provinces dAsie Mineure, lidentit grecque se double depuis longtemps dune autre identit locale, plus ou moins affirme: Lycien, Carien, Pisidien, Phrygien, Lydien, Bithynien, etc. En adoptant ces noms pour ses provinces, ou en crant lintrieur des provinces des koina qui reprVEYNE, pp. 529-530. Cf. dans ce sens S. SWAIN, Hellenisme and Empire. Language, Classicism, and Power in the Greek World AD 50-250, Oxford 1996, notamment p. 89. 34 Sur la question des identits, du moins dans les milieux de notables, cf. E. STEPHAN, Honoratioren, Griechen, Polisbrger. Kollektive Identitten innerhalb der Oberschicht des kaiserzeitlichen Kleinasien, Gttingen 2002.
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sentaient chaque peuple, Rome a fix les limites des peuples (bien que Strabon lui reproche juste titre davoir ajout la confusion en ne respectant pas les limites tablies). Au fil du temps, comme le souligne Stephen Mitchell35, lethnique qui accompagne le nom des individus se rapporte clairement la province, puisque les noms qui ne correspondent pas des provinces finissent par disparatre comme ethnique. Les identits culturelles sadaptent donc la nouvelle gographie administrative mise en place par Rome. Lidentit grecque des individus se modifie donc peu peu, et sans doute des rythmes trs diffrents selon les lieux et les milieux. Laffichage du banal gentilice Aurelius aprs 212 montre la fiert que ressentent les gens modestes tre devenus citoyens romains. Quel que soit lorgueil des Grecs souligner leur identit civique par le port de leur ethnique, en savouant Aurelii, ils se reconnaissaient aussi Romains! Et les notables ont depuis longtemps ce sentiment dappartenance. En les intgrant de faon prcoce dans la citoyennet, voire dans les deux ordres suprieurs de ltat, snateurs et chevaliers, Rome a su faire comprendre aux notables grecs ou hellniss quils ntaient pas seulement les vaincus dun monde disparu ce que des hommes comme Plutarque ou Aelius Aristide ressentent nanmoins vivement , mais ainsi les lites dun monde nouveau, o ils avaient toute leur place. Nest-ce pas cela qui explique lintrt des historiens grecs pour Rome? Lorsque Appien, Dion Cassius, Hrodien crivent lhistoire romaine, ils crivent leur histoire, non celle dun monde tranger. Cest peut-tre parce que Rome na jamais cherch imposer quoi que ce soit de sa culture, de ses habitudes, de ses murs, que les Grecs ont aussi facilement support une domination qui ne remettait jamais en cause les fondements de lidentit grecque, le patriotisme local, la notion dagn, les dieux et mythes de chacun. Cest ce prix, que les Grecs et les autres habitants des provinces de Mditerrane orientale purent se sentir Romains sans ltre culturellement. Et ils le sentirent de faon particulirement nette lorsque la nouvelle Rome vint sinstaller sur leurs rives. Mais il nest pas sr que la fondation de Constantinople ait fait autre chose quancrer davantage une conscience romaine dj acquise. En fait, le terrain tait prt pour que les Grecs soient les derniers des `Rwmaoi! Lhritage de la romanit passait entre les mains de ceux qui avaient t, en terme de culture, ses plus farouches opposants.

35 ST. MITCHELL, Ethnicity, acculturation and Empire in Roman and late Roman Asie Minor, dans ST. MITCHELL - G. GREATREX d., Ethnicity and Culture in Late Antiquity, Londres - Swansea 2000, pp. 117-150.

HISTORICAL DEVELOPMENT OF URBANIZATION IN CILICIA IN HELLENISTIC AND ROMAN PERIODS MUSTAFA H. SAYAR

The papers presented have made it very clear that Cilicia was located at a crossroads between Anatolia and Mesopotamia, and was a place of cultural interaction for thousands of years. The results of excavations and other research conducted in the area demonstrate that the historical development of Cilicia was very active. Here I would like to present some information with regard to the urbanization of the area between the Hellenistic period, which began in the second half of the 4th century BC, and the Roman period, which commenced in the mid 1st century BC and ended in the second half of the 3rd century AD. However, within the limited time available to me, it will only be possible to present an outline of the subject. Within the time span under consideration, approximately six hundred years, the major activity in the area was urbanization, a process which reached its peak between the 1st century BC and the end of the 1st century AD. To understand this process better, we need to talk briefly about the pre-Hellenistic settlements. Cilicia can be subdivided into two regions according to differences in the topography: the western part is termed Rough (Mountainous) Cilicia (called Kilikia Tracheia or Cilicia Aspera in the ancient written sources), whilst the eastern part is called Plain Cilicia (or, as the ancient authors called it, Kilikia Pedias or Cilicia Campestris). In examining the urbanization process, we can distinguish four basic groups of settlements: 1) cities founded on or adjacent to older settlements; 2) cities that were the continuation of colonies; 3) cities either founded or renamed by the Seleucid and Ptolemaic kings; 4) cities re-founded when Seleucid domination ended and Roman domination began.

1. Settlements founded on or adjacent to older settlements


Plain Cilicia (called Qedi in Hittite, and Que in Assyrian texts) had been intensively inhabited since prehistoric times. Zephyrion was located on the

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hill where the Mersin Opera House and the Museum stand today. This place is a few kilometres south of Mersin-Ymktepe, one of the most ancient settlements in the region. Tarsus (or Tarsa as in the Hittite texts) is one of the oldest cities of this group. Although the known archaeological finds do not provide us with a precise foundation date for Tarsus, Gzlkule, the mound within the city borders, dates back to the 2nd millennium BC. In the future, we hope to find out more about the chronological sequence of Tarsus-Gzlkule (from Hittite to Roman times) from the excavation project which has been proposed and planned by Professor Dr. Asl zyar. Adana is likewise one of the oldest settlements of Plain Cilicia. The citys antiquity is demonstrated not only by the Hittite origin of the word Adana, but also by the identification of the People of Danuna as the inhabitants of Adana, on a bilingual (Hittite hieroglyphic and Phoenicean) seal dated to the 8th century BC. Another old settlement in Plain Cilicia is ancient Mopsuhestia, located at Misis (modern Yakapnar). The name means the Hearth of Mopsos and refers to Mopsos the Oracle, the son of Apollo in mythology. According to the tradition, Mopsos founded numerous cities in Pamphylia and Cilicia, two of which were given his own name: Mopsuhestia and Mopsukrene. A proposed location for Mopsukrene is the vicinity of Krt village, north of Tarsus. Muksas, the founder of the Adana dynasty according to the Karatepe inscriptions, was most probably Mopsos. The excavations at the Misis mound have proved that this site had been inhabited since the Chalcolithic period. Although the name of Mopsuhestia in the Hittite period is unknown, some scholars suggest that a settlement called Pahri must be located somewhere here. The earliest ancient source to mention the name of Mopsuhestia is Theopompos of Chios, a writer from the 4th century BC. Kirhu, the capital city of the Kingdom of Pirindu, is one of the earliest settlements of Rough Cilicia. Pirindu is identified with Meydanckkale, which lies near modern Glnar. Ancient Kelenderis, which has been identified with modern Aydnck (previously Gilinderes), is one of the most ancient settlements of Rough Cilicia. Although in some ancient sources Kelenderis is defined as a colony of the island of Samos, it is now suggested that there were already native inhabitants here before the arrival of the Samians. Selinus, called Sallune in the year 557/556, was one of the cities at the western end of Rough Cilica, the region then known as Pirindu.

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2. Cities that were the continuation of colonies


From the mid 8th century BC onwards, once peace was restored in Hellas, the Greek colonization movements took place. The first waves were directed towards the Mediterranean area. These reached the coastline of Plain Cilicia at the beginning of the 7th century, as we learn from the ancient sources (Thucydides I 12). Furthermore, the ancient sources state that the Assyrian king Sennacherib (704-681 BC) won a victory over the colonists both at sea and on land, and he erected a victory monument at a city near Anchialos, the location of which is not yet known (Arrian, Anabasis II 5,2 ff). This event indicates that the coastline of Plain Cilicia remained largely free of colonization movements. Unlike in Plain Cilicia, the colonists in Rough Cilicia founded a number of apoikia without meeting any resistance from the locals. Apoikia means a colony-settlement which is entirely independent of the mother-city. One of these was Nagidos, located at modern Bozyaz (near Aydnck), which was claimed to have been established by Samian colonists (Pomponius Mela 77: Celenderis et Nagido Samiorum Coloniae). This land must have been inhabited by indigenous people before the Samians set foot here. As we have mentioned earlier, this must also have been true of other Samian colonies on the coast of Rough Cilicia. There was a settlement called Holmoi, at modern Tasucu, to the east of Aphrodisias (Skylax 102; Anonymi stadiasmus sive periplus maris magni 180 vd.; Strabo XIV 5,4). When we consider the locations of the apoikiai, it is clear that the sites chosen were not only natural ports with good defensive positions, essential for sea trade, but also they had cultivable land. This may indicate that the newcomers had an agricultural background rather than a mercantile one. According to Strabo, there was a colony called Soloi at the border between Rough and Plain Cilicia. The founders of this site were from the city of Lindos, on Rhodes. Soloi is identified with modern Viransehir near Mezitli, a few kilometres east of Mersin (Skylax 102; Strabo XIV 5,8; Pomponius Mela I 71; Eusthathios; Dionysios Per. 875). Mallos, suggested to have been a colony of Argos, is one of the most ancient settlements of Plain Cilicia (Arrian, Anabasis II 5,9). It is situated at the Kzltahta village of Karatah in the Adana district. Tradition has it that the founders of Mallos were Amphilochos and Mopsos from Troy (Strabo XIV 5,16,676).

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3. Cities either founded or renamed by the Seleucid and Ptolemaic Kings


The Hellenistic period began in the region with the Battle of Issus in 333 BC, when the Persian army was defeated and driven out of Cilicia by Alexander the Great. During this period not only were the existing cities restored but also new ones were founded. The Persian satrapal borderline of Cilicia remained unchanged throughout Hellenistic times. The region was a focal point in the serious power struggles between the commanders of Alexander the Great following his death in 323 BC. The first winner was Perdikkas. He captured Cilicia in 323. In 321, after the Treaty of Triparadeisos, Antipatros took over control of the region. For the two years following the Battle of Ipsus in 301 BC, Cilicia was ruled by Pleistarchos, the son of Perdikkas, and then from 299 BC by Demetrios Poliorketes. Demetrios went back to Greece in 296 BC. Thereafter began the domination of Seleukos Nikator, the founder of the Seleucid dynasty. In the 3rd century BC, most probably immediately after capturing the region, Seleukos founded the city of Rhossos, which was located at modern Arsuz, at the south end of the Gulf of Iskenderun. The mound and the man-made water channels of the city are still visible. Seleucid Rhossos became part of Roman Cilicia in 64 BC. During the reign of Augustus, the settlement was given not only the status of a free city, but also that of a sacred city, with a temple which had the right to shelter refugees. Rhossos lay outside the borders of the province of Cilicia when the regional administration was rearranged in Vespasians reign. Seleukos founded the city of Alexandreia kat Isson in order to immortalize the name of Alexander the Great. This city, of which no remains are extant, was located in the Esentepe district of modern Iskenderun, near Hatay. It is believed that Seleukos founded the city of Aigeai in order to secure his control over the northern part of the Gulf of Issus. It was situated at the site of the modern town of Yumurtalk, Adana. The remains of some Roman buildings have survived. Seleukos also founded Seleukeia, named after himself and located on the Kalykadnos (Gksu) river in central Cilicia. The settlement gave him control over the strategically and economically important Kalykadnos valley. The Holmoi (Tahucu) people were forced to move into the newly-founded city. During this period, most of Rough Cilicia was under the control of the priests of the Temple of Zeus in Olba. Within their lands they were independent of the Seleucid Empire. It is believed that the construction of the temple of Zeus Olbios, which was the most important sanctuary in the area,

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was initiated during the reign of Seleukos Nikator. After the assassination of Seleukos Nikator in September 281, his son Antiochos I succeeded him. Whilst Antiochos was busy eliminating a revolt in North Syria, Ptolemaios II Philadelphos, the king of Egypt and one of Alexanders successors, occupied the Cilician coast. Cilicia remained in the hands of the Ptolemaic dynasty from 280 until 271 BC. It is very likely that the Rough Cilician cities of Berenike and Arsinoe were founded during the reign of Ptolemaios II Philadelphos (285-246). The exact location of these sites is unknown, but it is suggested that they lay in the area of modern Bozyaz, to the east of Anamur. Anemurium, another important city of Rough Cilicia, was located 5 kilometres west of Anamur. Its history goes back to the 4th century BC. Livius mentions its name in his account of the campaign of Antiochos III against the Ptolemaic army. Anemurium began to flourish in the early 1st century BC. Before that, it had remained in the shadow of Nagidos. In the year 260 BC, following the death of Antiochos I, his son and successor Antiochos II Theos took control over the east coast of Cilicia, with the support of the Rhodians. However a year later, after his death in 246 BC, Ptolemaios III Euergetes re-captured the Cilician coast. Thereafter, by the treaty settlement of Eurgetes and Seleukos II in 241 BC, it was agreed that the entire coastal region of Cilicia would remain under the control of the Ptolemaic Empire. However, in 223 BC, with Antiochos IIIs accession to the throne, a new era began for the Seleucid Empire. In 197 BC he organized a great military campaign against the Ptolemaic Empire and marched into Cilicia to expel them from Asia Minor. In the early stages of his campaign he conquered the cities of Korakesion, Zephyrion, Soloi, Aphrodisias, Korykos, and Selinus. However, he lost all his gains when he was defeated by the Romans in 189. By the Treaty of Apamea of 188 BC, he was compelled to relinquish his claims over Anatolia, as far as the Taurus Mountains, and also Rough Cilicia up to the Kalykadnos valley. According to this same treaty, no Seleucid navy was allowed to pass west of the Sarpedon Cape (at modern Tahucu). In 187, a year after the Treaty of Apamea, Antiochos died and his son Seleukos IV succeeded to the throne, followed, after his death in 175, by Antiochos IV Epiphanes (175-164 BC). Antiochos restored some of the old cities, and renamed them as had many of his predecessors in Hellenistic Cilicia. The aim of this practice was to make these cities appear as if they had been newly founded. We are aware of such cases from the evidence of coinage and inscriptions. For example, during the reign of Antiochos IV, Tarsus was renamed as ANTIOCHEIA PROS TO KUDNO, meaning Antiocheia on the Kydnos (=

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the modern Tarsos river), as proved by the coinage known from this period. Another city renamed at that time was Adana. On the coins issued during the reign of Antiochos IV Epiphanes, the name of the city was A meaning ANTIOCHEIA PROS TO SARO, Antiocheia on the Saros (= modern Seyhan river). Another city renamed by Antiochos IV Epiphanes was Mallos. On inscriptions, the name of the city is recorded as Antiocheia on the Pyramos (= modern Ceyhan): ANTIOCHEIA PROS TO PYRAMO, The name of Mopsuhestia was also changed by Antiochos IV Epiphanes. The coinage shows that it became SELEUKEIA PROS TO PYRAMO Seleukeia on the Pyramos. Here is another settlement renamed by Antiochos IV. On both the coins and inscriptions connected with the city of Kastabala, the name of the city appears as IEROPOLITON PROS TO PYRAMO which means the sacred city on the Pyramos. The city of Oenoandos, the suggested location of which is at modern Gzene, approximately 8 km southwest of Erzin in the Hatay, was renamed Epiphaneia. The coinage of the city attests that this renaming took place during the reign of Antiochos IV Epiphanes. The location of Seleukeia on the Gulf of Issos has not yet been identified. The name of SELEUKEIA PROS TOS ISSIKO KOLPO appears only on two bronze coins issued in the 2nd century BC. It is very likely that this is just the renaming of an old city situated on the Gulf of Iskenderun, as in the cases mentioned above.

4. Cities, which re-founded when Seleucid domination ended and Roman domination began
This fourth group can be subdivided into two: a) settlements either founded or renamed by various local kings who were the allies of Rome before the Roman domination in Cilicia; b) cities founded as a result of the resettlement policy of the Romans. When the Romans established their provincial system in Cilicia, those people who were formerly either nomads or pirates were compelled to settle down. The historical events of the 1st century BC to 1st century AD were especially bound up with this policy, which shaped the fate of the cities. The very first event involving Rome and Cilicia was the military campaign required against the pirates of the region. From the mid 2nd century BC onwards, piracy had not only brought an end to Rhodian domination of the

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Mediterranean, but had also became a serious threat for maritime activity in general. In 102 BC, the Roman Senate appointed Marcus Antonius to command the mission. The aim was to destroy the pirate bases, especially those in the coastal area of Rough Cilicia. Whether or not he achieved his aim is uncertain, though the subsequent reappearance of piracy indicates that he was not entirely successful. The subsequent Roman efforts made against the pirates, first by Sulla in 97-96 BC, then in 84 BC by L. Licinius Murena, the propraetor of Anatolia, and finally by Cn. Cornelius Dolabella, propraetor of Cilicia between 80 and 79 BC, were unable to defeat them. But in 78 BC the Roman Senate elected P. Servilius Vatia as commanding officer in Cilicia for five years, and he ultimately overwhelmed the pirates, on land as well as at sea. In honour of this achievement he was given the name Isauricus. While this was happening in Rough Cilicia, the Seleucid domination over Plain Cilicia, which had existed since the 4th century BC, was beginning to weaken as a result of internal power struggles over the kingship, which caused confusion and a power vacuum in both Plain Cilicia and other Seleucid lands. During this chaotic situation, an event that can be considered a turning point in the history of the area took place. In 83 BC, Tigranes, the king of Armenia, who was trying to gain access to the Mediterranean, defeated the Seleucid king Antiochos X, and occupied the cities of Plain Cilicia. The ancient sources claim that the inhabitants of the conquered cities were forced to resettle in Tigranokerta (modern Silvan-Diyarbakr), the new capital city which he founded. Some of these people died on the road, a journey of hundreds of kilometres. In 69, L. Licinius Lucullus, the Roman commander, marched to Anatolia in order to make war against Mithridates VI, the king of Pontus. In the course of this campaign, he captured Tigranokerta, the capital of Tigranes, who was allied with Mithridates. At the beginning of the year 68 he sent the Cilicians back to their homes from where they had been drafted 15 years previously. Lucullus entitled Antiochos XIII Asiatikos as king of the Seleucid kingdom of Syria and Cilicia. However, as a result of his opponents complaints, Lucullus was withdrawn from his position by the Roman Senate. He was charged with being unsuccessful in his war against Mithridates. In his place, the Senate appointed Cn. Pompeius Magnus. His task was to deal with the pirates who were allied with Mithridates. He was authorised with exceptional powers throughout the Mediterranean area, within a territorial limit of 50 miles. Finally, in the summer of 67, Pompeius defeated the pirates at Coracesium (Alanya). As a result of his victory, the piracy which for centuries had been a

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great threat in the Mediterranean area, was effectively eliminated. Most of the pirate population were, in fact, formerly farmers. However, when the power vacuum brought anarchy and terror to the region, these people were left with virtually no choice but to become pirates in order to survive. Following the victory of Pompeius, they were settled down in the partially abandoned cities of eastern Cilicia, such as Adana, Mallos and Epiphaneia. Ancient authors state that Pompeius settled most of the ex-pirates at Soli and, following the practice of the Hellenistic kings, he renamed the city after himself, as Pompeiopolis. This was the first step towards Roman domination of the strategically very important Plain Cilicia, an importance fully apparent to Pompeius in relation to his plans to make war against Mithridates and his allies. The cities of Plain Cilicia were brought under the direct protection of Rome. Since the citizens of these places considered this event the beginning of a new era, they adopted the year 67 as the initial date for their calendars. The dates on the Mallos, Epiphaneia, Mopsuhestia and Alexandreia katIsson coins and inscriptions were given according to this new regulation. Pompeius had bestowed the status of free city (civitas libera) on Mopsuhestia. In either 66 or 65 BC, he assigned the same status to Pompeiopolis (formerly Soloi), where he established a community of veterans together with re-settled ex-pirates, and here too the new calendar was adopted. The second step taken by Pompeius to secure Roman control in Cilicia was the dethroning of Antiochos XIII, the Seleucid king who had been recognized by Lucullus. By this action it was being indicated that Rome was a more reliable protector than the Seleucids, who had by now been effectively eliminated in the region. Pompeius, based on his status of imperium proconsulare maius, given to him by the Roman Senate, reorganized the Cilician province with the annexation of Plain and Rough Cilicia, Lycia, Pamphylia, Pisidia and Cyprus. Tarsus became the provincial capital. However, this Cilician province established by Pompeius in 64 BC had vanished by 40 BC, when it was given as a wedding present to Cleopatra, the Ptolemaic queen, by her husband Marcus Antonius. Later, the mountainous part of western Cilicia was handed over to Archelaos I, the Cappadocian king, by Octavianus Augustus, the sole authority in the Roman Empire after defeating Marcus Antonius at Actium in 31 BC. In the meantime, some parts of Plain Cilicia were left with Tarkondimotos II Philopator, the son of an ex-pirate called Tarkondimotos. In AD 17 Tiberius, the successor of Octavianus Augustus, took the opportunity afforded by Tarkondimotos IIs death, and annexed his territory, together with some areas of Plain Cilicia, to the Roman province of Syria. Thereafter, Antiocheia replaced Tarsus as the new official capital of the ter-

Historical development of urbanization in Cilicia in Hellenistic and Roman periods 255

ritory. In AD 20, Tiberius founded the city of Augusta on the Saros (modern Seyhan), located to the north of Adana. The calendar of Augusta, the remains of which have been covered by the modern Seyhan Dam Lake, starts with the year 20. The land of Zeus Olbioss sanctuary at Olba, which had been the property of the Teukron, the dynasty of priest-kings, also became a Roman possession. Here, Tiberius founded the city of Diokaisareia in AD 17. In later centuries, the southern parts of this temple-state were included in the growing lands of the cities of Elaiussa-Sebaste and Korykos. In AD 38, Caligula took from the Syrian province the lands of Cilicia and Commagene and gave them to his friend since childhood, Antiochos IV, the Commagenenian king (AD 37-38). In either AD 51 or 52, to demonstrate his loyalty, Antiochos IV founded Neronias in Plain Cilicia in honour of the Imperial family. The city was named after Nero, who had been adopted by Claudius in AD 50. Neronias was located at Dzii, in the Adana district. It was renamed Eirenepolis in the reign of Vespasian. Later, in the AD 72, Vespasian reorganized the eastern provinces. As part of this rearrangement he dethroned Antiochos IV, accused of disloyalty, and he took over his lands. The Commagenian part of those lands was united with the Syrian province, but from the lands of eastern and western Cilicia he created a new provincial territory, namely the province of Cilicia. Tarsus was the capital of this new province, which extended from Kodrigai, near Sarseki Castle (north of Iskenderun), in the east, to the Sedre ay in the west. A governor (legatus Augusti pro praetore) was appointed as the imperial administrator, but no legion was assigned to the province. The last Roman city in the lands of Cilicia was Flaviopolis, founded by Vespasian in 73 in the northeast of Plain Cilicia. Although we have no firm evidence, it is commonly believed to be located at Kadirli in the Adana district. The concomitant processes of Roman urbanization and Romanization had begun in the region in the 1st century BC and lasted until the third quarter of the 1st century AD, with the foundation of the new city of Flaviopolis. However, in the period extending from the 1st century AD, until AD 260 when the campaign of the Sassanid king Shapur I took place, changes occurred in the social and political structures of the Cilician cities, according to the nature of various historical events. During the Sassanid campaign, not only was the Roman emperor Valerian captured by Shapur I but also almost all the Cilician cities as far as Selinus were sacked. This event is considered the end of Roman domination over Cilicia. The changes in the cities also affected urban building activities, which were especially concentrated in the 2nd and 3rd centuries AD. The purpose of these activities was to create city centres based on a standard construction plan.

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When we look at the historical development of urbanization in Cilicia, it is clear that from prehistoric times until the end of the Hellenstic Age inhabitation was concentrated in the coastal areas and adjacent parts, since maritime transportation was more practical and faster than overland movement. However, when the whole of Cilicia became a Roman province in AD 72, not only were transportation facilities built between the coastal and inner Anatolian lands, but also peace was secured in the mountainous areas. Thereafter, inland settlements also began to appear. In particular, those in the inland parts of Plain Cilicia enjoyed large-scale progress as a result of the eastern campaigns at the beginning of the 3rd century AD leaving the old coastal cities in their shadow. The development of urbanization in the first three centuries of the Roman Empire can be comprehended, to a certain degree, with the help of various sources of evidence: ancient written sources, archaeological, epigraphic, and numismatic. However, current and future archaeological and historical-geographic investigations in the region will surely provide an opportunity to obtain more detailed information on the matter.

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LASIA MINORE NEL ROMANZO GRECO CONSUELO RUIZ-MONTERO

Come tutti ben sanno, le cronache dei viaggi dei logografi ionici contengono la prima narrativa in prosa e le Storie di Erodoto di Alicarnasso sono la prima grande opera in prosa della grecit: in esse ritroviamo molti esempi di leggende e racconti popolari lgoi con una forte impronta tradizionale e locale. Questi racconti, chiamati novelle, saranno fondamentali per la nascita del romanzo come genere letterario da imitare, sia per quanto riguarda la struttura compositiva, sia per lo stile. Tuttavia, questi racconti, akoa, paragonabili a quelli presenti nella Descrizione della Grecia di Pausania, si ispirano ancora a una tradizione di tipo orale (ma di Pausania parleremo piu avanti). Le prime vere e proprie narrazioni di finzione in prosa, nel senso di racconti totalmente inventati, sono per le Tetralogie del sofista Antifonte di Ramnunte. Viene a crearsi, perci, uno stretto legame tra finzione e retorica, che si protrarr durante tutto lImpero. Questo trasferimento della retorica antica in Asia Minore render possibile cos la nascita di un genere di finzione in prosa, di una certa estensione e con lo scopo principale di intrattenere, che denominato romanzo. Ebbene, la mia intenzione di vedere fino a che punto lAsia Minore abbia influito sugli inizi del genere romanzesco e, inoltre, in che modo questa zona geografica venga descritta nei romanzi greci. 1. Il primo romanzo di cui si hanno notizie intitolato Milesiak, cio Racconti milesi, del II sec. a.C., purtroppo per perduto. Questi racconti sono stati attribuiti ad Aristide di Mileto, un autore sconosciuto, e furono tradotti in latino dallerudito Cornelio Sisenna nell80 a.C.; anche di questa traduzione resta ben poco. Nasce cos un tipo di romanzo denominato fabula Milesia, a cui si rifaranno il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio. Grazie alle citazioni di molti autori sappiamo che questo romanzo ebbe un notevole successo e che fu adottato dalle scuole di retorica1. La caratteristica principale di questi racconti , forse, lidentit tra autore
1 Sulla Milesia si veda S. HARRISON, The Milesian Tales and the Roman Novel, in GCN IX (1988-1998), pp. 63-73; L. GRAVERINI - W. KEUHLEN - A. BARCHIESI, Il romanzo antico. Forme, testi, problemi, Roma 2006.

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e protagonista. Dal suffisso del titolo possiamo dedurre che essi appartenevano alla tradizione locale, ma non sappiano se il nesso con Mileto dipende dal narratore/autore o dal fatto che lazione si svolge in questa citt. I racconti sono formati da diverse storie intrecciate, e la tematica solitamente giocosa oppure licenziosa; a volte, per, vi ritroviamo anche una tematica diciamo idealista, come nella favola di Amore e Psiche. La prima persona garantiva la verisimiglianza del racconto, per cui lelemento thaumastn, citato da Aristotele nella Poetica e nella Retorica2, probabilmente era fondamentale anche nei Racconti milesi, cos come era fondamentale nelle opere di Apuleio, che isto sermone Milesio voleva provocare la admiratio del lettore. Ci sarebbe un nesso con la paradossografia, thaumasia: in uno di questi racconti fantastici si narrava la trasformazione di un uomo in asino, argomento ampiamente documentato nelliconografia e nella narrativa greco-latina, e nel folklore internazionale, come Scobie ha evidenziato3, e come ora conferma un papiro di Ossirinco pubblicato da D. Obbink. Perci grazie alle Milesie di Aristide nasce un tipo di romanzo che in Grecia rappresentato dallAsino, un romanzo attribuito a Luciano, i cui confini geografici sono stati spostati nella Grecia continentale, anche se lautore pur sempre un sofista. Ebbene non si sa fino a che punto Aristide abbia potuto influire sul romanzo damore, considerato tradizionalmente il romanzo greco per eccellenza, anche se poi il loro sviluppo fu parallelo. La retorica sar sempre presente in questo tipo di romanzo damore e c da aggiungere, inoltre, che una parte fondamentale della trama amorosa della Calliroe di Caritone si svolge a Mileto. Tradizionalmente infatti la Ionia, e in particolare Mileto, erano famosi per la loro tryph e venivano considerati il luogo perfetto per la dolce vita e quindi per lamore4. Non per niente i rettori consigliavano il dialetto ionico per le narrazioni amene, mitiche ed erotiche. 2. I papiri di Nino sono stati considerati anteriori alla met del I sec. d.C., per cui probabilmente appartengono al romanzo damore pi antico che conosciamo5. Potrebbero addirittura essere associati alle Assyriak di un certo Senofonte di Antiochia, citato dalla Suda. Bowie, dopo che furono trovati dei
Po 1460b; Rh 1370b25; 1371b10-12. Apuleius and Folklore, London 1983. 4 Cfr. D.S. 8,20,1; Plut., Lyc. 4,3,1; Athen. 12,26,27; Schol. ad Ranas 542 (cf. Theocr. 15, 125); Schol. ad Eccles. 883. 5 Per la cronologia dei papiri del romanzo si veda S.A. STEPHENS - J.J. WINKLER, Ancient Greek Novels. The Fragments, Princeton 1995; M PAZ LPEZ MARTNEZ, Fragmentos papirceos de novela griega, Alicante 1998; J.R. MORGAN, On the Fringes of the Canon: Work on the Fragments of Ancient Greek Fiction (1936-1994), in ANRW II.34.4, pp. 3293-3390.
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rilievi di Nino e Semiramide ad Afrodisia, giunto alla conclusione che il romanzo damore era nato l; e ha dedotto la stessa cosa dopo aver trovato nelle iscrizioni di questa citt lantroponimo di Antonio Diogene6: infatti proprio quello il nome dellautore di Le incredibili avventure al di l di Tule. Recentemente Bowie ha associato Nino e Ninoe, lantico nome di Afrodisia, per avanzare lipotesi che Caritone o un altro autore di Afrodisia avrebbe potuto scrivere il romanzo di Nino: questa ipotesi difficilmente compatibile con la cronologia di Caritone, che esamineremo dopo. vero che Afrodisia fu un centro culturale e intellettuale molto rinomato nei primi secoli dellimpero e che il dato iconografico citato da Bowie potrebbe supportare lidea della diffusione del romanzo di Nino; ma non possiamo certo affermare che Afrodisia fu la culla di questo romanzo o di tutto il genere letterario. I confini geografici di Nino, dellAssiria e dellArmenia, vanno oltre lAsia Minore, anche se il suo tasso di retoricit lo rapporta alla zona geografica che ci riguarda. Infatti la retorica asiatica, asianista, di Egesia di Magnesia, criticata da Cicerone, fior in Asia minore e si diffuse anche in epoche successive. Nino e Semiramide sono personaggi provenienti dallOriente e introdotti poi nella tradizione storiografica e retorica greca. Eppure fino ad allora non c pervenuta nessuna testimonianza riguardante la loro storia damore: ci troviamo forse di fronte a una leggenda locale? Non si sa, ma quasi sicuramente ci troviamo di fronte a una storia di tradizione orale, elaborata retoricamente: il testo infatti pieno di paideia greca. Si addirittura pensato che si potesse trattare di propaganda nazionalista seleucide. Comunque, ad Antiochia e Alessandretta di Siria sono stati ritrovati due mosaici, datati allincirca nel 200 d.C., in cui Nino appare come figura centrale. Luciano (Pseudol. 25) dice che Nino, Metioco o Achille erano dei personaggi rappresentati nel teatro, inteso sia come mimo, sia come declamazione retorica7: ecco qui unaltra prova della diffusione di questi primi romanzi. Effettivamente, Metioco anche il protagonista, insieme a Partenope, di un romanzo damore che si conservato solo in frammenti papiracei del IIIII sec. d.C., anche se un strakon, datato da Cavallo agli inizi del I sec. d.C., riporta loriginale a una data anteriore8. Lazione si svolge nel VI sec. a.C. e c confusione di date e di personaggi, il che era tipico della tradizione orale e delle declamazioni retoriche. Leroina la figlia di Policrate di Samo e Metioco tracio o frigio, come dicono altre fonti pi tarde , e sono
Cfr. MORGAN, On the Fringes... Pseudol. 25: g se, w criste, pnhta ka poron paralabosa ka bou demenon, ta \ mn prta n toj qetroij edokimen pohsa, nn mn Nnon, nn d Mhtocon, eta meta \ mikrn 'Acilla tiqesa. 8 Per lo studio di questo romanzo fondamentale T. HGG - B. UTAS, The Virgin and her Lover. Fragments of an Ancient Greek Novel and a Persian Epic Poem, Leiden 2003.
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personaggi che risalgono a Erodoto. Anche il filosofo Anassimene viene citato nei frammenti. Luciano (De salt. 54) narra le peripezie (plne) di Partenope fino al suo arrivo in Persia e aggiunge che si tratta di un argomento molto rappresentato in Asia9. Pu darsi quindi che lAsia Minore abbia avuto un ruolo preciso nella trama, un ruolo che comunque contribu alla sua diffusione e alla sua popolarit, che si estese cos fino in Oriente. Effettivamente, oltre ai mosaici ritrovati nella citt di Antiochia, ci restano circa 400 versi di un poema epico persiano dellXI secolo, Lamante e la vergine, che si rif a questo romanzo e rappresenta un valido aiuto per la sua ricostruzione, il cui epilogo molto discusso. In altri papiri c invece uno scenario egiziano o fenicio, come per esempio nelle Storie fenicie di Lolliano, dalla tematica oscena e comico-parodistica, datate al II-III sec. d.C. Particolarmente interessante al riguardo lipotesi che lautore possa essere Lolliano di Efeso: tale ipotesi negata dagli studisosi proprio perch questa tematica sarebbe estranea al famoso sofista del II secolo. Ma il nesso tra gli autori del romanzo e la sofistica fuor di dubbio. Vedremo infatti che la seconda sofistica fa da cornice a tutti i romanzi integralmente conservati; e quando parliamo della seconda sofistica ci riferiamo soprattutto allAsia Minore, anche se in Siria ci furono molto probabilmente delle manifestazioni simili. Hgg e Bowie avevano infatti gi individuato nellAsia Minore le origini del romanzo damore, ma anche vero che pi volte stato detto che lEgitto la patria dorigine del romanzo greco: sarebbe dunque opportuno soffermarci, anche se brevemente, su questa questione. 3. In primo luogo, perch lEgitto presente in quasi tutti i romanzi greci, sia per quanto riguarda la struttura, sia come spazio geografico? Questo fatto ha a che vedere con le origini del genere o con i suoi sviluppi o con tutti e due gli aspetti? La tesi di Kernyi, esagerata e ingrandita da Merkelbach (secondo cui ogni episodio dei romanzi damore avrebbe un valore misterico e questi Mysterientexte devono essere spiegati da un aretalogo), oggi non pi accettata dagli specialisti, anche se effettivamente ci sarebbe un elemento aretalogico in quasi tutti i romanzi, il che suppone una sfumatura misterica molto importante. Per vi sono altre possibilit che riguardano lEgitto10.
9 De salt. 54: kn ej th \ n 'Asan plin diabj, polla \ kke drmata: h ` ga \ r Smoj equ \ j ka t Polukrtouj pqoj ka tj qugatrj ato mcri Persn plnh... Cf. ibid. 2: o ` rn sqsi malakaj ka smasin kolstoij nabrunmenon ka mimomenon rwtika \ gnaia, tn plai ta \ j maclottaj, Fadraj ka Parqenpaj ka `Rodpaj tinj... 10 Per la questione delle origini del romanzo greco rinvio al mio articolo The Rise of the Greek Novel, in G. SCHMELING (ed.), The Novel in Antiquity, Leiden 1996, pp. 29-85, con abbondante bibliografia.

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Barns sugger che i testi simili al Sogno di Nectanebo, tradotti dal demotico, fossero molto probabilmente serviti da modello per la nascita del romanzo come genere: tale nascita sarebbe avvenuta ad Alessandria. Per Nectanebo non assomiglia ai frammenti di Nino: non usa la stessa struttura, n la stessa lingua, non si rif alla sua ideologia e, probabilmente, non ha nemmeno la stessa estensione: si tratta di un tipo di novella molto comune e frequente in Egitto. La paideia greca, inoltre, non presente in questo racconto demotico e i papiri del romanzo che hanno uno scenario egiziano, come Tinufi, Amenofi o Sesoncosi, sembra proprio che non risalgano a una versione originale demotica. Esiste comunque ancora unaltra possibilit per quanto riguarda lEgitto, se prendiamo in considerazione un romanzo pi ampio, senza associarlo solo al romanzo damore. Abbiamo detto sopra che la Milesia un tipo di romanzo: ebbene, esiste anche un altro romanzo molto importante, o forse pi importante: il romanzo biografico. Ne sono esempi la Vita di Alessandro, la Vita di Esopo, la Vita di Secondo o la Vita di Omero attribuita a Erodoto e scritta in uno ionico mimetico e artificioso del II sec. d.C. La Vita di Alessandro di Macedonia ritenuta il lascito forse pi importante di tutta lantichit. Il testo pi antico conservato, la recensione A, del III-IV sec. d.C. e fu scritto ad Alessandria11. Le diverse recensioni su questa vita romanzata hanno foggiato una tradizione aperta, nella quale la tradizione orale occupa un posto decisivo. Purtroppo non possiamo qui entrare nel merito della complessa tradizione del testo: resta comunque chiaro che di biografie romanzate su Alessandro se ne scrissero gi a partire dalla sua morte o anche prima , e che fin dallepoca ellenistica ve nerano tantissime, talvolta perfino drammatiche e sensazionaliste. Alcune lettere e alcuni episodi sono stati conservati nei papiri del II e I sec. a.C. In queste Vite, lEgitto era un argomento inevitabile: i circoli sacerdotali egizi da una parte e i Tolomei dallaltra ebbero molto a che vedere con la formazione e lideologia di questi testi. Ebbene, se le Vite di Alessandro sono anteriori al romanzo damore, questa la ragione per cui in questultimo, per lo meno agli inizi, si trovano delle figure storiche: infatti anche Nino e Sesoncosi sono dei grandi conquistatori. In questo senso, possiamo dire che lEgitto ha avuto una certa influenza sul romanzo damore. 4. Anche la Calliroe di Caritone di Afrodisia, il primo romanzo damore a noi giunto integralmente, stato considerato una novella storica. La cronologia di questo romanzo si colloca tra la met del I e i primi decenni del
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Si veda C. JOUANNO, Naissance et Mtamorphoses du Roman dAlexandre, Domaine grec, Paris

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II sec. d.C.12. Lassenza di atticismi in questo romanzo, sostenuta da Papanikolaou, non appare pi una tesi accettabile, perch Hernndez Lara ha dimostrato che esiste una proporzione di atticismi del 9,5%. Che il verso di Persio (I 134), his mane edictum, post prandia Callirroen do, scritto nel 62 d.C., si riferisca alla stessa Calliroe protagonista del nostro romanzo, non affatto dimostrato. Dal contesto della satira deduciamo che potrebbe essere una mima o una meretrice, come suggerisce Kissel nel suo commento13, anche se non la pensano cos n Reardon, nella sua recente edizione14, n Bowie, secondo cui la Calliroe era anteriore a Persio ed anche a Nino (ma i dati papirologici rendono difficile lipotesi)15. Studiandone il lessico, potremmo collocare lautore intorno al 100 d.C. Inoltre ci sarebbe da dire che Caritone fornisce molti pi dati, rispetto ad altri romanzieri. Partendo dai dati dei realia, ho proposto la suddetta data, mentre alcuni storici come Baslez e Jones pensano che possa appartenere addirittura ai primi decenni del II secolo Se cos fosse, Caritone rientrerebbe nella seconda sofistica, e sembra proprio che sia cos: questa almeno limpressione che si evince dal romanzo da tutti i punti di vista. In seguito faremo una sintesi dei dati pi significativi che fornisce la sua opera sullAsia Minore16. Su Caritone abbiamo comunque pochi dati. Allinizio del romanzo, leggiamo: Cartwn 'Afrodisiej. 'Aqhnagrou to toroj pografej, pqoj rwtikn n Surakosaij genmenon dihgsomai. Inoltre a un certo Caritone cos scrive Filostrato (Epist. 66): A Caritone. Tu credi che quando morirai i Greci si recorderanno della tua opera. Quelli che in vita non sono nessuno, che importanza potrebbero avere dopo la morte?17. Ma il disprezzo di Filostrato sta a testimoniare la popolarit di Caritone, se si tratta davvero del nostro romanziere. Stramaglia ha del resto osservato che il nome di Caritone appare in una lista di autori letterari conservata in un papiro scolastico18. Se ci basiamo sulla sfrags del suo romanzo, di origine ionica, osserviamo che si parla di una professione che ha a che vedere con la retorica e si fa menzione del retore Atenagora, che sicuramente era famoso e conosciuto dal
RUIZ-MONTERO, Chariton von Aphrodisias: ein berblick, in ANRW II.34.2, pp. 1006-1054. W. KISSEL, Aules Persius Flaccus. Satiren, Heidelberg 1990, pp. 285-287. 14 De Callirhoe narrationes amatoriae, ed. B.P. REARDON, Monachii - Lipsiae 2004. 15 BOWIE, The Chronology of the Earlier Greek Novels, in Ancient Narrative 2 (2002), pp. 47-63. 16 Cf. MAMA VIII; L. ROBERT, Hellenica, XIII, Paris 1965; J. REYNOLDS, Aphrodisias and Rome, London 1982; C. RUIZ-MONTERO, Caritn de Afrodisias y el mundo real, in P. LIVIABELLA - A.M. SCARCELLA (edd.), Piccolo mondo antico, Perugia 1989, pp. 107-149 (cfr. ANRW II.34.2). 17 Cartwni. Memnsesqai tn sn lgwn oei tou \ j Ellhnaj, peida \ n teleutsVj: o d mhdn ntej, o ` pte esn, tnej n een, o ` pte ok esn; 18 Fra consumo e impegno: usi didattici della narrativa nel mondo antico, in O. PECERE - A. STRAMAGLIA, La letteratura di consumo nel mondo greco-latino, Cassino 1996, pp. 97-166.
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pubblico, visto che viene citato da Caritone: Ammiano, un poeta della Antologia degli inizi del II sec. d.C., attacca un certo retore Atenagora, di cui non abbiamo altre notizie, ma che potrebbe essere lo stesso personaggio19. La citt di Afrodisia non compare esplicitamente nel romanzo, anche se poi in esso tutto ruota attorno ad Afrodite, cos come ad Afrodisia tutto ruotava attorno alla dea patria, e le iscrizioni lo mostrano chiaramente. Infatti Afrodite non un mero espediente retorico. La storia un pthos erotikn che si svolge a Siracusa: la tradizionale formula dinizio introduce una storia damore, la cui protagonista la figlia del famoso Ermocrate di Siracusa, anche se non sappiamo il suo nome e non abbiamo nemmeno altri dati storici. La tematica siciliana comunque molto sfruttata nelle declamazioni dellimpero, per cui il nostro romanzo associato con la seconda sofistica. Lo scenario geografico del romanzo si colloca tra Siracusa, Mileto e Babilonia; ma, mentre Siracusa e Babilonia sono descritte in un modo piuttosto convenzionale, Mileto (dove si svolge la storia damore tra Calliroe e Dionisio, il signore della Ionia) invece no. Forse Caritone aveva scelto questa citt per rimanere fedele alla tradizione letteraria e milesia: fatto sta che la citt viene presentata come se fosse un luogo familiare. Viene citato il nome del porto Dkimos e del tempio alla Homnoia, che protrebbe essere paragonato ad altri templi simili e altrettanto familiari, dato che un analogo tempio testimoniato anche ad Afrodisia. Le nozze di Cherea e Calliroe, celebrate proprio l, rappresentano la concordia civica, ampiamente documentata in epoca imperiale, perch, effettivamente, i padri dei nostri eroi erano nemici politici: si tratta delle nozze tra i rappresentanti della lite locale. Nelle iscrizioni di Afrodisia ci sono anche i nomi di Atenagora, Cherea, Dionisio e Adrasto esperto in leggi, nel romanzo come nella vita reale , e probabilmente anche il nome di Foca. Ma vediamo adesso il personaggio di Dionisio di Mileto. Egli il primo cittadino della Ionia grazie alla sua ricchezza e al suo lignaggio, e viene definito pi volte euergtes e sotr: nelle iscrizioni di Afrodisia, nei decreti onorifici e nei testi letterari dellepoca. Colto e di spirito umanitario, Dionisio stato paragonato ad alcuni personaggi storici come Polemone, Scopeliano ad Erode Attico. In effetti Dionisio di Mileto il nome di un famoso sofista asianista contemporaneo di Polemone (88-145 d.C.). Persino Baslez ha affermato che una villa ritrovata recentemente in alcuni scavi nei dintorni di Mileto potrebbe essere la stessa
19

AAG XI 150: 'Arkadikn plon kat npnion 'Arkdi dron `ErmeV twr qken 'Aqhnagraj. e mn ka twr kat npnion, osomen `Erm: e d' par, rketw: Qken 'Aqhnagraj.

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villa che nel romanzo apparteneva a Dionisio: ma potrebbe essere anche trattarsi di una coincidenza. La designazione di Dionisio come satrpes del Gran Re persiano, Artaserse, quella che ricevono i governatori provinciali secondo Plutarco e Arriano, e perci, come ha osservato Schwartz, si potrebbe stabilire una sorta di equazione tra la corte persiana del romanzo e la corte romana imperiale. In questo modo i Greci potevano riaffermare la propria identit nei confronti di un conquistatore che reputavano inferiore culturalmente, ma con cui collaboravano nellamministrazione dellimpero. Riprendendo il nostro discorso sugli usi dellarcaismo nella seconda sofistica, dobbiamo dire che a Caritone non interessa fornire dei dati precisi sulle magistrature, sui ceti sociali o sulleconomia della sua epoca, anche se i dati che egli ci fornisce sui mezzi di produzione dellepoca imperiale coincidono con quelli che conosciamo da altre fonti. Sarebbe interessante soffermarci sulla polivalenza del termine strategs, che veniva usato per indicare anche una specie di capo della polizia, simile al nocturnae custodiae prefectus citato da Apuleio (Met. I 14-25) e identificato da Millar con il nuktostrategs delle iscrizioni. Altrettanto significativa la denominazione tymbory khos data ai briganti della tomba di Calliroe a Siracusa: si tratta di un termine usato nelle iscrizioni di Afrodisia per descrivere questi malfattori, che vengono chiamati anche con alcuni aggettivi usati nel romanzo per il pirata Terone: epratos, miars. Passiamo adesso agli aspetti pi noti della sua ideologia. Cominciamo dalla religione. Quando Caritone parla delle epifanie di Afrodite e della fede dei milesi nei confronti della dea, sembra proprio che trasferisca a Mileto il culto vivo che esisteva nella sua citt natale. Lo stesso succede con il culto alla Afrodite di Siracusa, anche se questultimo apparterrebbe a un culto reale. Inoltre Afrodite di Siracusa viene equiparata alla Ty che: vengono infatti usati gli stessi epiteti per ambedue, come nelle rappresentazioni artistiche e sulle monete di Afrodisia. Insomma Caritone fa della propaganda sulla dea locale. Non siamo comunque in grado di affermare se egli sia stato un innovatore in questo senso o se si sia attenuto a dei modelli precedenti: Filodemo (de poematis 9) cita gli aretalogi insieme ad altri syngraphes, ma non abbiamo notizie sulla loro funzione e i frammenti papiracei non sono qui di grande aiuto. Per quanto riguarda la morale sociale sostenuta nel romanzo, possiamo dire che gli eroi sono idealizzati. Il loro idealismo sentimentale comporta la difesa della castit e della fedelt coniugale, e pertanto la difesa del matrimonio e della famiglia. I termini usati per definire Calliroe (sophrosy ne, philandra, philotekna) li ritroviamo sia nei testi letterari di Plinio, Tacito, Seneca e Plu-

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tarco, sia negli epitafi imperiali greci e latini. Particolarmente significativa al riguardo la presenza dellemblema di pudicitia, cio sophrosy ne, sulle monete di Adriano. Il moralismo e la continenza sessuale sono difesi anche dallo stoico Musonio Rufo e da Plutarco. Ma la novit consiste nellattribuire questi valori a Cherea, il protagonista maschile che si vanta di essere fedele e casto, e che condivide con la sua amata Calliroe la paideia: uno dei valori greci pi importanti in questepoca, quando la cultura era tenuta in gran considerazione e costituiva un segno di identit nazionale. Questo ideale tuttuno con quello della philantropa. Effettivamente entrambi i termini sono programmatici nel romanzo, mediante la formula philntropos ka pepaideumnos. Comunque, il personaggio che vive pi intensamente questi ideali tipicamente ellenici Dionisio di Mileto. Leducazione e la civilizzazione ci spingono ad essere umanitari con il prossimo: questa la dottrina che difendono soprattutto i cinici e gli stoici, e che risale a Isocrate. La capacit di riconoscere nellaltro un fratello e un amico, come dice Mitridate a Cherea (IV 3,6), e tutti gli ideali di cui sopra, diffusi dalla seconda sofistica, fanno s che questo romanzo vada ben oltre la sua epoca. Non ci troviamo dunque di fronte a un genere marginale: nemmeno il pubblico di Caritone lo era, perche Caritone era un pepaideumnos. 5. Un altro romanzo che rientra nella seconda sofistica e la cui azione si svolge in Asia Minore sono le Efesiache di Senofonte di Efeso, scritte verosimilmente nel II sec. d.C., sia perch lautore conosce Caritone, sia perch imitato dai romanzieri successivi20. Daltro canto, sia lambito sociale di questo romanzo, sia quello letterario seguono questo percorso: non ha perci alcun senso anticipare la cronologia al I secolo, come ha proposto OSullivan, adducendo che la trama di questo romanzo si rif al folklore pi di quella di Caritone21. Secondo me, questa interpretazione sbagliata, come vedremo in seguito. Su Senofonte abbiamo alcune notizie che provengono dalla Suda:
(XI 49) <Xenofn> 'Antiocej, storikj. Babulwniak: sti d rwtik. (XI 50) <Xenofn> 'Efsioj, storikj. 'Efesiak: sti d rwtik bibla i per 'Abrokmou ka 'Anqaj: ka Per tj plewj 'Efeswn: ka lla. (XI 51) <Xenofn> Kprioj, storikj. Kupriak: sti d ka ata \ rwtikn poqsewn stora per te Kinran ka Mrran ka Adwnin.

Non possiamo affermare con sicurezza che si tratta del suo vero nome,
20 Si veda C. RUIZ-MONTERO, Xenophon von Ephesos: ein berblick, in ANRW II.34.2, pp. 1088-1138. 21 J.N. OSULLIVAN, Xenophon of Ephesus. His compositional Technique and the Birth of the Novel, Berlin - New York 1995.

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perch la Suda cita altri Senofonte autori di romanzi; e nemmeno che venga da Efeso, perch gli altri Senofonte a volte vengono associati al titolo delle proprie opere, come nel caso delle Milesiak di Aristide di Mileto. In questo caso Senofonte narra la storia damore tra Anzia ed Abrocome, due giovani oriundi di Efeso: il tempio di Artemide sar testimone del loro amore, come quello di Afrodite nel romanzo di Caritone. Da molti anni non si del tutto sicuri che la descrizione della processione iniziale, in cui sfila leroina nelle vesti di Artemide cacciatrice, corrisponda alla realt: comunque anche vero che questa Artemide compare nelliconografia di Efeso del II sec. d.C. La distanza, tracciata dallautore, tra il tempio di Efeso e loracolo di Apollo presso Colofone letteraria, e proviene da Erodoto (I 26). Senofonte probabilmente scrisse altre opere, come dice la Suda. Esichio di Mileto gli attribuisce anche unopera periegetica su Efeso. Ma uno dei temi di maggiore discussione riguardava soprattutto il numero di libri che costituivano il romanzo: secondo la Suda erano dieci, mentre nellunico manoscritto conservato del testo (di cui non rimane nessun papiro), sarebbero cinque. Lipotesi di unepitome stata sostenuta dalla maggior parte degli studiosi, a cominciare da Rohde e Brger, ma oggi si pi propensi ad ammettere che si tratta della tecnica narrativa di Senofonte, veloce e scorrevole, e del suo stile ripetitivo e formulare, che rende questo romanzo particolare22: effettivamente la storia del romanzo si avvicina molto al racconto popolare di origine orale e che il modo di esprimersi imita la logografia ionica. Senofonte utilizza gli arcaismi di quellepoca, quando il massimo esponente della letteratura era Pausania, un magnifico testimone delle leggende orali, dei culti, dei rituali e dei costumi locali nel II secolo. Senofonte , come Pausania, un testimone di primissimo ordine della sopravvivenza della narrativa orale nellimpero, per cui anche un pepaideumnos. Erodoto e Senofonte di Atene, i due grandi modelli stilistici della aphleia retorica, sono utilizzati anche dal nostro autore23. La descrizione dellitinerario geografico seguito dagli eroi durante i loro viaggi e dal bandito Ipotoo, che percorre tutto limpero, in effetti un tema molto sviluppato in questo autore: non esiste infatti nessun altro romanzo cos turistico e nessun altro romanzo in cui si citino tanti nomi propri, nomi di persone e nomi geografici. Hgg ha contato circa 50 nomi di citt, isole e regioni nelle 70 pagine della Teubner. Inoltre Senofonte cos diligente nelluso dellarcaismo che non parla di Cesarea, ma di Mazacon, lantico nome di questa citt. Un altro aspetto significativo che la maggior parte degli
Per altri autori si veda OSULLIVAN (cfr. n. 21); RUIZ-MONTERO (cfr. n. 20). Cfr. C. RUIZ-MONTERO, Xenophon of Ephesus and Orality in the Roman Empire, in Ancient Narrative 3 (2003), pp. 43-62.
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antroponimi provengono da Erodoto oppure si ritrovano nei mitografi, come Apollodoro o Igino. Si pensato che Senofonte fosse egiziano o, tuttal pi, che fosse nato o fosse oriundo di Efeso, pur vivendo ad Alessandria, proprio perch conosceva cos bene il delta del Nilo e il Basso Egitto (cita alcuni luoghi sconociuti, come Areia) e perch in questo romanzo dava molta importanza al culto di Iside. Ci sono alcune testimonianze di homnoia tra le due citt ai tempi di Gordiano III (238-244), ma gi sotto la dinastia degli Antonini Iside compare, insieme ad Artemide, sulle monete di Efeso. Gli autori dellepoca di Senofonte, e lo stesso Senofonte, evitavano i termini tecnici quando si riferivano alle cariche pubbliche. Per esempio, lirenarca di Cilicia (II 13,3; III 9,5), una carica molto importante, non veniva mai chiamato eirenrches o eirenarchs: il termine attestato nelle iscrizioni a partire dal 116-117 d.C., ma esisteva probabilmente anche prima di questa data e ci non ci aiuta a precisare la cronologia. Questi aveva il compito di perseguire i banditi e veniva aiutato, sempre secondo le iscrizioni, da una truppa, i diogmtai, a quanto pare oi dikontes citati nel romanzo, in questo caso a Tarso. Senofonte era al corrente dellesistenza di una lingua speciale in Cappadocia, una lingua che il bandito Ipotoo conosceva. Questo personaggio era ammirato dagli abitanti del posto, per cui non aveva nessuna remora a comportarsi come un bandito: ci era abbastanza normale anche anni addietro, secondo Tucidide. Sappiamo dalle iscrizioni che i banditi erano abbastanza comuni in queste regioni. Essi venivano spesso e volontieri citati nelle declamazioni retoriche. I personaggi che pullulano nel romanzo, la cui trama scorre velocissima, appartengono a tutti i ceti sociali, e ci offrono un mosaico ricco e selettivo della vita reale del II sec. d.C., nonostante lidealizzazione e i tratti arcaici. Bisogna anche sottolineare che nellautobiografia di Ipotoo lautore cita una professione molto alla moda in quellepoca: un techntes lgon, un sofista. Come dicevamo riguardo al romanzo di Caritone, le Efesiache difendono degli ideali ben precisi. La castit, sophrosy ne, veniva qui difesa in un modo esorbitante: per essa si pu uccidere o morire. Ed effettivamente tutti gli episodi confermano questo aspetto: Anzia ed Abrocome da questo punto di vista sono dei veri e propri eroi. Oltre alla castit, c anche lesaltazione religiosa di Iside, che durante limpero salva gli eroi dalla morte o da un legame indesiderato. infatti vero che Artemide apre e chiude il romanzo, ma durante la trama viene sostituita da Iside, aiutata da altri dei come Apollo, Elio e loracolo di Api. Per questo motivo stato detto che in questo romanzo, come nella Villa Adriana, sono presenti tutti i culti. Senofonte ci trasmette inoltre un culto vivo: egli cio cita una sfilza di templi di Iside, presenti in Asia Minore, nelle isole orientali del Mediterraneo e in Egitto, che

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esistono veramente. Molto probabilmente Senofonte era legato a questo culto e forse lo era anche il suo pubblico. Una ricerca sistematica e dettagliata dei collegamenti fra questo romanzo e le iscrizioni, o le altre manifestazioni del suo ambito sociale e culturale, protrebbe chiarirci alcuni aspetti della societ del II sec. d.C., e forse ci aiuterebbe a stabilire con precisione anche lambito cronologico e geografico in cui visse questo autore. Caritone e Senofonte sono dunque due rappresentanti della seconda sofistica e costituiscono inoltre la prova dello stretto legame esistente tra questultima e lAsia Minore, per motivi patriottici, per esigenze letterarie o per entrambe le cose. 6. Questi romanzi non sono certo dei documenti storici, ma sono comunque utili, anzi indispensabili, sia per i filologi sia per gli storici, perch grazie ad essi possibile ricostruire quel mondo greco-romano ancora cos presente e cos vicino a noi. Per concludere, possiamo dire che questa zona asiatica, privilegiata fin dal VI sec. a.C., ritorn al suo splendore durante lepoca ellenistica e soprattutto nei primi secoli dellimpero, quando era ancora e soprattutto greca, e quando, cercando di ricongiungere passato e presente, proiett la sua paideia nel futuro e ci lasci un monumento perenne, che ci consente adesso di coniugare lutile con il dilettevole, cos che ringraziamo Afrodite, Iside e la Fondazione Canussio.

AKKULTURATION IN DER LYKISCHEN PROVINZ UNTER RMISCHER HERRSCHAFT FRANK KOLB

Im Rahmen der Feldforschungen der Universitt Tbingen auf dem Gebiet der Polis Kyaneai in der im Sdwesten der Trkei gelegenen antiken Landschaft Lykien1 wurde ein groer kaiserzeitlicher Gutshof des 2. Jhs.n.Chr. am Fu des Siedlungshgels der zentrallykischen Stadt Kyaneai gefunden2 (Abb. 1.2). Seine Lage und Architektur unterscheiden sich grundlegend von dem wehrhaften Charakter der bis in den Spthellenismus hinein von der Elite jener Polis errichteten, von griechischer Architektur beeinfluten Turmgehfte (Abb. 3.4). In der Pax Romana bentigte man keine fortifikatorisch gesicherten Gehfte mehr. Andererseits ist der kaiserzeitliche Gutshof in der traditionellen lykischen Bauweise mit groen Steinblcken ohne Kalkmrtel und Ziegelsteine und erst recht ohne rmisches opus caementicium errichtet worden. Erst in der byzantinischen Zeit wurde ber dem Raum IX ein Gebude in gemrteltem Mauerwerk aufgesetzt. Bemerkenswert und fr die Gegend ungewhnlich ist die Konstruktion des in der ersten Bauphase noch nicht unterteilten Raumes II/III (Abb. 5). Hier trugen vier im Quadrat angeordnete Pfeiler mit Kapitellen ein Dach. Zu vermuten ist ein Atrium mit quadratischer Dachffnung (compluvium), eine im Osten des Imperium Romanum sehr seltene Erscheinung. Dies entspricht nicht der in der zentrallykischen Region blichen Bauweise von Husern und Gehften. Sowohl im lndlichen als auch im stdtischen Kontext bleibt von der archaischen Epoche bis in die Kaiserzeit hinein das parataktisch angeordnete Reihenraumhaus prgend. Es hat einen vorgelagerten Korridor oder Auenhof, aber keinen Innenhof. Die Architektur des Gutshofes bei
1 Die Ergebnisse dieser Feldforschungen sind bisher verffentlicht worden in: Lykische Studien Bd. 1-6 (Asia Minor Studien 9.18.24.29.41.48) und Lykische Studien Bd. 7 (Tbinger Althistorische Studien, Bd. 2, 2007): Zu einzelnen Siedlungen und Fundkategorien sind Monographien (Dissertationen und Habilitationsschriften) erschienen. Eine zusammenfassende historische Auswertung ist im Druck: F. KOLB, Burg - Polis - Bischofssitz. Geschichte einer Siedlungskammer in der Sdwesttrkei. 2 Vgl. zu diesem Gutshof M. MILLER, Gehfte auf dem Gebiet von Kyaneai, in: F. KOLB (Hrsg.), Lykische Studien 2. Forschungen auf dem Gebiet der Polis Kyaneai in Zentrallykien. Bericht ber die Kampagne 1991 (Asia Minor Studien 18), 1995, 69-83; U. HAILER, Gehfte und Gehftwirtschaft auf dem Gebiet der Polis Kyaneai in Zentrallykien (Yavu-Bergland) (Antiquitas Reihe 3), 2007 (im Druck).

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1. Karte des antiken Lykien.

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2. Karte des antiken Yavu-Berglandes.

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3. Blick auf den kaiserzeitlichen Gutshof des Alkimos (Gesamtansicht).

4. Alkimos-Hof: Blick auf das Mauerwerk.

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Kyaneai zeigt hingegen anscheinend eine Mischung von lykischen und rmischen Elementen. Was wissen wir ber die Eigentmer des Gehftes? Vom Eingang kann man eine gerade Linie genau in die Mitte einer exedrafrmigen Monumentgruppe ziehen, die dem Gutshof gegenberliegt. Auf einem hohen Podium sind U-frmig drei Sarkophage aufgestellt (Abb. 5.6.8). Der groe Sarkophag in der Mitte verfgt ber einen spitzbogigen Deckel mit Giebelfirst. Diese Deckelform ist charakteristisch fr den lykischen Sarkophag vom 5. Jh.v.Chr. bis in die Sptantike. Wie andere lykische Grabtypen, z.B. die Felsgrber, imitiert diese Dachform in Holz errichtete Hausarchitektur. In der klassischen Zeit zeigte auch noch der Sarkophagkasten Elemente der Holzarchitektur. In der hellenistischen Epoche bernahm man jedoch vom griechischen Sarkophagtyp die schlichte Truhenform. Das wird in der Folgezeit der dominierende Grabtyp in Lykien, wie ihn auch die Sarkophage unseres Gehftes zeigen. Diese nivellierende Tendenz drfte eine Folge der Einfhrung der Polis-Verfassung in Lykien um die Mitte des 4. Jhs.v.Chr. sein. Der bergang von der fr das archaisch-klassische Lykien charakteristischen Dynastenherrschaft, die sich auf eine kleine aristokratische Oberschicht sttzte, zu einem mit gleichen politischen Rechten ausgestatteten Polis-Brgertum3 brachte auch im Grabwesen Gleichheit durch begrenzte Monumentalitt. In der hellenistischen Zeit gibt es in Lykien keine wirklich herausragenden Grber mehr. Dies ndert sich wieder in der Kaiserzeit. Diese bildet zwar einerseits den Hhepunkt der Sarkophagproduktion. So konnten wir in den Nekropolen von Kyaneai mehr als 300 Sarkophage registrieren. Daneben erscheinen aber groe Mausoleen, z.T. mit Substruktionen aus opus caementicium, und Tempelgrber, wie wir sie z.B. in den Nekropolen Roms finden. Auch die lykische Kleinstadt Kyaneai hat ein Exemplar aus der Zeit um 200 n.Chr. aufzuweisen, das einer der herausragenden Familien der Stadt gehrte4 (Abb. 7). Der Eigentmer unseres Gutshofes hat hingegen auf diese aristokratische Grabform verzichtet, aber nicht auf andere rmische Elemente. Der Sarkophagdeckel weist an den Schmalseiten die an lykischen Sarkophagen seit der klassischen Zeit gngigen Bossen in Form von Lwenprotomen auf. An den Langseiten haben die Bossen jedoch die Gestalt von Adlern (Abb. 8). Dieses Motiv taucht erst in der rmischen Kaiserzeit auf. Der Adler ist bekanntlich in Rom das Symbol der Apotheose. Die zum Gutshof
3 Vgl. dazu F. KOLB, Von der Burg zur Polis. Akkulturation in einer lykischen Provinz, Jahrbuch des Historischen Kollegs 2000 (2001), 39-83. 4 C. GERNER-HANSEN, Der Grabtempel des Xanthippos und seines Sohnes Neikostratos, in: F. KOLB (Hrsg.), Lykische Studien 4. Feldforschungen auf dem Gebiet von Kyaneai (Yavu-Bergland). Ergebnisse der Kampagnen 1993/94 (Asia Minor Studien 29), 1998, 25-41.

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5. Grundriplan des Alkimos-Hofes mit Monumentgruppe.

6. Blick auf die Monumentgruppe (Gesamtansicht).

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7. Tempelgrab der Xanthippoi und Neikostratoi in Kyaneai.

hin gerichtete Schauseite des Kastens trgt ferner eine gerahmte Inschrifttabula mit Henkeln in Rundschildform. Sie wird von zwei mit Peplos bzw. Chiton bekleideten weiblichen Figuren gehalten; sie tragen die in Lykien eingebrgerte griechische Frauentracht. Kaiserzeitlich sind jedoch die Verzierung der tabula als solche und ihre Beschrnkung auf die Frontseite des Sarkophags. In der hellenistischen Epoche befanden sich solche tabulae zumindest auf zwei, bisweilen auf allen vier Seiten des Sarkophags. Die Betonung der Schauseite erklrt sich aus der systematischen Aufreihung von Grbern an Straen im suburbanen Bereich. Dies lt sich in Lykien erst fr die Kaiserzeit feststellen und scheint rmische Grberstraen nachzuahmen. Zwischen unserem Gehft und der 6.50 m entfernt stehenden Sarkophaggruppe fhrte eine Strae zur Westnekropole von Kyaneai empor. Die Nekropolen Kyaneais waren in der Kaiserzeit systematisch entlang den Ausfallstraen geordnet (Abb. 9), und die Zahl der kaiserzeitlichen Familiengrber bietet Bestattungsraum fr wesentlich mehr Personen als im stdtischen Zentrum gelebt haben knnen. Gleichzeitig lt sich eine starke Reduktion der Grberzahl im Landgebiet feststellen. Offensichtlich haben einigermaen wohlhabende Familien Wert darauf gelegt, ihr Grab an den Straen aufzustellen, die auf das Zentrum der Polis zufhrten, auch wenn

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8. Nahaufnahme des mittleren Sarkophags der Monumentgruppe des Alkimos-Hofes.

sie nicht in der Stadt wohnten. Man wollte im zentralen Ort der Polis als Brgerfamilie prsent sein. Auch an der Ausstattung Kyaneais mit ffentlichen Bauten vor allem im 2. Jh.n.Chr. lt sich feststellen, da die Elite der Polis sich nunmehr strker als zuvor mit dem Zentralort identifizierte. Dies drfte u.a. damit zusammenhngen, da frhestens im 1. Jh.v.Chr., vielleicht gar erst im Zusammenhang mit der Umwandlung Lykiens in eine rmische Provinz im Jahr 43 n.Chr. flchendeckend in den lykischen Poleis eine Ratsversammlung, eine boule, eingerichtet wurde. Nunmehr war die Fhrungsschicht in einem politischen Gremium vertreten, welches im Polis-Zentrum tagte. Eine in Patara, der Provinzhauptstadt Lykiens, gefundene Inschrift zeigt, da der Kaiser Claudius anllich der Umwandlung Lykiens in eine Provinz eine Aristokratisierung der politischen Verhltnisse in Lykien in

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9. Gesamtplan von Kyaneai einschlielich Nekropolen.

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Gestalt einer bertragung der Macht vom Volk auf die Ratsherren verfgt hat5. Der mittlere Sarkophag an unserem Gutshof wird auf beiden Seiten flankiert von zwei kastenfrmigen Sarkophagen mit flachem Deckel. Eintiefungen in der Oberflche lassen in einem Fall auf die Aufstellung einer bronzenen Menschenstatue, im anderen Fall auf einen bronzenen Grablwen schlieen. Der Lwe war in Lykien seit frher Zeit der Grabwchter. Auergewhnlich bei einem lykischen Grberkomplex ist der hier getriebene Aufwand mit Bronzestatuen, von denen eine vielleicht den Inhaber des Gutshofes darstellte. Zu einem spteren Zeitpunkt wurden an die U-frmige Grabanlage rechts und links zwei Annexe mit Ehrendenkmlern angebaut. Whrend von dem nordwestlichen nur ein profilierter, unbeschrifteter Block erhalten ist, schliet im Sdwesten ein Pfeiler an (Abb. 5.6). Pfeiler im Kontext mit Grabanlagen haben in Lykien eine bis ins 6. Jh.v.Chr. zurckverfolgbare Tradition. Neben gewaltigen Pfeilergrbern taucht die Pfeilerform auch in kleineren Dimensionen als Begleiter von Sarkophagen auf, so bei einem klassischen Sarkophag in der Sdostnekropole von Kyaneai. Am kaiserzeitlichen Pfeiler des Gutshofes weist eine Eintiefung mit Dbellchern wohl auf die Anbringung einer bronzenen Inschrift hin; der lykische Pfeiler hat hier die Funktion einer griechischen Stele angenommen. Daneben erhob sich auf dem Podium ein jetzt nach hinten verstrztes Monument mit einer Ehreninschrift fr die Frau des Gutshofbesitzers. Diese Inschrift ist ebenso auf griechisch abgefat wie die Inschriften auf den Sarkophagen. Die Lykier haben zwar ursprnglich ber eine eigene Sprache verfgt, welche zur sogenannten luwischen Sprachgruppe gehrte, die mit dem Hethitischen verwandt war. Aber sptestens seit etwa 300 v.Chr. ist die griechische Sprache das einzige Medium ffentlicher schriftlicher Kommunikation, und wir wissen nicht, ob das Lykische als Sprache berhaupt weitergelebt hat. Diese linguistische Assimilation an die hellenistische Zivilisation ist das beeindruckendste Element eines seit dem 6. Jh.v.Chr. zu beobachtenden Akkulturationsprozesses6. In dessen Verlauf hat sich der sdliche, kstennahe Teil des seit der zweiten Hlfte des 2. Jts. bezeugten anatolischen Volkes
5 S. SAHIN - M. ADAK, Stadiasmus Patarensis - Ein zweiter Vorbericht ber das claudische Straenbauprogramm in Lykien, in: R. FREI-STOLBA (Hrsg.), Siedlung und Verkehr im rmischen Reich. Akten des Kolloquiums zu Ehren von H.E.Herzig, Bern 28.-29.6.2001 (2004), 227-262; C.P. JONES, The Claudian Monument at Patara, Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik 137, 2001, 161-168. Boule im 1. Jh.v.Chr.: TAM II 168 (Hippoukome); 548b (Tlos). 6 Vgl. dazu F. KOLB, Aspekte der Akkulturation in Lykien in archaischer und klassischer Zeit, in: Licia e Lidia prima dellellenizzazione. Atti del convegno internazionale, Roma 11-12 ottobre 1999, a cura di M. GIORGIERI u.a., 2003, 207-237.

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der Termilen bzw. Lukka, wie sie in der anatolisch-vorderorientalischen Auenbezeichnung hieen, als Trger einer lykischen Kultur berhaupt erst formiert. Anatolische, orientalische und vor allem griechische Einflsse fhrten im 6. und 5. Jh.v.Chr. zur Herausbildung einer lykischen Schrift, einer Steinarchitektur, einer Mnzprgung, einer Reprsentationskunst und zur Umsetzung lykischer Holzbauweise in steinerne Grabarchitektur. Als Cicero im Jahr 51/50 v.Chr. als Statthalter von Kilikien Lykier in seine Auxiliartruppen rekrutiert, bezeichnet er sie als Graeci homines7. In der Tat war der Hellenisierungsprozess bis in die Selbstbezeichnung fortgeschritten: Die Lykier nannten sich nicht mehr Termilen, sondern bernahmen die griechische Bezeichnung Lykioi. Es gab jedoch weiterhin eine lykische Identitt. Gestrkt wurde sie durch die Grndung eines Lykischen Bundes zu Beginn des 2. Jhs.v.Chr. Wann beginnt der Einflu Roms? Nach dem rmischen Sieg ber den Seleukidenknig Antiochos III. im Jahr 190 wurde Lykien Teil des rmischen Hegemonialbereiches8. Diese Verbindung mit Rom fand ihren Ausdruck in der Einrichtung eines Kultes der Gttin Roma. Vielleicht in Verbindung mit ihren Festspielen wurden bereits in spthellenistischer Zeit Spiele rmischen Typs eingefhrt, Gladiatorenkmpfe und Tierhetzen, und zwar anscheinend auch im kleinen Kyaneai. Dominierend blieben freilich Spiele griechischen Typs, die mit dem Gymnasium und kultischen Festen verbunden waren. Mit der Umwandlung Lykiens in eine rmische Provinz im Jahr 43 n.Chr. verstrkt sich rmischer Einflu in vielen Bereichen, insbesondere in der Gestaltung des Lykischen Bundes als Landtag der Provinz sowie in Institutionen und mtern der lykischen Poleis9. Die lateinische Sprache spielt freilich im kaiserzeitlichen Lykien so gut wie keine Rolle. Die wenigen lateinischen Inschriften betreffen ausnahmslos rmische Kaiser oder Verwaltungstrger bzw. Militrs. Dies weist auf eine schwache Prsenz lateinisch sprechender Personen in Lykien hin. Zwar gab es in der Provinzhauptstadt Patara einen Statthalter mit seinem officium sowie kaiserliche Prokuratoren. Aber Lykien war eine provincia inermis mit einer einzigen Reiterkohorte. In Kyaneai fanden wir nur eine einzige lateinische Inschrift, die einem centurio von seiner Frau gesetzt worden ist10. Da dieser Quintus Caelius, Sohn des
Cic. Verr. II 4,10 (21); Att. 5,6. Vgl. F. KOLB, Lykiens Weg in die rmische Provinzordnung, in: N. EHRHARDT - L.-M. GNTHER (Hrsgg.), Widerstand - Anpassung - Integration. Die griechische Staatenwelt und Rom. Festschrift fr J. Deininger zum 65. Geburtstag, 2002, 207-221. 9 Vgl. R. BEHRWALD, Der Lykische Bund. Untersuchungen zu Geschichte und Verfassung (Antiquitas R. 1, Bd. 48), 2000, bes. 117ff. 10 Die Inschrift wird im Faszikel Tituli Asiae Minoris II 4 publiziert werden.
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Marcus, aus der Tribus Claudia das Cognomen Lysimachos trgt, das auf dem Gebiet von Kyaneai des fteren vorkommt, knnte er aus dieser lykischen Kleinstadt stammen. Doch zurck zu unserem Gutshof. Die Namen in den Inschriften der Sarkophage und Ehrenmonumente des Gutshofes bei Kyaneai sind nicht rmisch. Der Besitzer des Gutshofes trgt den griechischen Namen Alkimos. Er hat die Grber fr sich selbst, seine Shne Neikostratos und Alkimos, ferner fr des letztgenannten Ehefrau Lykia sowie fr seinen Freund Aristarchos, Sohn des Iason, und dessen Frau errichten lassen. Seine Ehefrau heit Seisadla, ein lykischer Name. Die ihr gewidmete Ehreninschrift verweist jedoch auch auf rmischen Einflu11. Es wird gesagt, da sie aus glanzvoller und berhmter Familie stamme, und die Bezeichnung ihrer Herkunft mit lamprotatos verwendet die bliche griechische bersetzung des lateinischen clarissimus. Dies deutet auf Verwandtschaft mit Mitgliedern der senatorischen Reichsaristokratie hin. Dafr spricht auch der unmittelbar neben ihrer Ehreninschrift liegende skulptierte Block, der die Reihe der Ehrenmonumente komplettierte (Abb. 10). Er imitiert eine sella castrensis, die militrische Form der sella curulis. Eine sella castrensis steht fr das proprtorische Imperium oder die Statthalterschaft einer kaiserlichen Provinz12. Als selbstndiges Monument erinnert sie an ffentlich aufgestellte Memorialsessel, z.B. fr vergttlichte Kaiser. Die sella castrensis bezeichnet mithin einen Anspruch auf eine Privatapotheose und schliet somit an die Adlerprotomen des Sarkophags an. Hinzu kommt, da zwischen dem Gutshof und der Sarkophaggruppe die obere Hlfte eines kleinen runden Grabaltars gefunden wurde, der anscheinend Mann und Frau abbildet, wohl den Gutsbesitzer Alkimos und seine Ehefrau Seisadla als Empfnger von Opfergaben im Grabkult. Festzuhalten ist jedenfalls, da sich hier ein Eindringen rmischer religiser Einflsse in die lykische Privatsphre feststellen lt. Nicht zufllig erfolgt dabei eine Anknpfung an den Kaiserkult, der in Lykien vielleicht schon unter Caesar, jedenfalls aber in der augusteischen Epoche eingefhrt wurde. Der sdliche Teil der Agora von Kyaneai scheint dem Kaiserkult gewidmet zu sein: Dort fanden sich auf engstem Raum vier Statuenbasen, von denen zwei noch lesbare Inschriften hinterlassen haben: Eine ist einem Kaiser namens Marcus Aurelius Antoninus gewidmet, die zweite Antoninus Pius13. Die Statuenbasis fr Antoninus Pius ist integriert
11 Zur Ehreninschrift fr Seisadla siehe F. KOLB - M. ZIMMERMANN, Epigraphica Anatolica 16, 1990, 130f. Nr. 7, mit der Korrektur durch M. ZIMMERMANN, in: Lykische Studien 2 (siehe Anm. 2), 54f. 12 Vgl. Th. SCHFER, Imperii Insignia: Sella Curulis und Fasces. Zur Reprsentation rmischer Magistrate, 1989, 101ff. 13 M. ZIMMERMANN, in: Lykische Studien 1. Die Siedlungskammer von Kyaneai, hrsg. v. F. KOLB (Asia Minor Studien 9), 1993, 139. Die Inschrift fr Antoninus Pius wird in TAM II 4 publiziert.

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10. Skulptierter Block mit Darstellung einer sella castrensis.

in einen nur 6x5 m messenden Tempel; es drfte sich um den Kaiserkulttempel von Kyaneai handeln. Mehrere Inschriften bezeugen ein entsprechendes Priestertum in Kyaneai. Die politische Bedeutung des Kaiserkultes wird auch daran deutlich, da sich in den lykischen Poleis eine Datierung des Jahres nach Kaiserkultpriestern des Lykischen Bundes statt nach lokalen Priestern durchsetzt14. Dies war freilich der einzige nennenswerte Beitrag Roms zur Religion in Lykien. Hingegen werden die ab der sptklassisch-frhhellenistischen Zeit oft mit griechischen Namen versehenen alten einheimischen Gottheiten nicht nur weiterhin verehrt, sondern erleben im 2./3. Jh.n.Chr. eine neue Blte. Pausanias erwhnt in der zweiten Hlfte des 2. Jhs.n.Chr. ein WasserOrakel des Apollon Thyrxeus ganz nahe bei Kyaneai. Thyrxeus ist die Grzisierung des lykischen Wortes thuraxxi. Wir haben dieses Orakel wahrscheinlich am Fu des Siedlungshgels von Kyaneai gefunden15 (Abb. 11). berbaut mit einer modernen Betoneinfassung, lt sich noch die groe Freitreppe eines Stufenbrunnens erkennen, der mit einer sorgfltig gebau14 15

Vgl. R. BEHRWALD u.a., in: Lykische Studien 4 (siehe Anm. 4), 191. Pausanias VII 21,13. Vgl. A. THOMSEN, in: Lykische Studien 2 (siehe Anm. 2), 43-48.

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11. Apollon-ThyrxeusOrakelsttte bei Kyaneai: Blick in den Brunnen mit Freitreppe und antiken Mauern.

ten kaiserzeitlichen Mauer restauriert worden ist. Als Kyaneai um 240 n.Chr. noch einmal Mnzen prgt, wird der Orakelgott Apollon beim Opfer an einem Felsaltar abgebildet (Abb. 12). Solche Felsaltre sind seit dem 6. Jh.v.Chr. auf dem Gebiet von Kyaneai bezeugt und werden offensichtlich noch in der Kaiserzeit fr Opferhandlungen genutzt (Abb. 13). Auf einer parallelen Mnzemission erscheint die mit einem grzisierten Namen ausgestattete altlykische Gttin Eleuthera, welche Hauptgottheit nicht nur von Kyaneai, sondern auch des benachbarten Myra war. Sie wird mit Artemis gleichgesetzt in Gestalt der anatolischen Muttergttin. Auf den Mnzen von Myra erscheint ihr Bildnis in der Baumkrone einer Zypresse (Abb. 14). Wohl ausschlielich ins 3. Jh.n.Chr. gehren die Zwlf-Gtter-Reliefs, die

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12. Mnzprgung Kyaneais unter Gordian III. mit dem Orakelgott Apollon beim Opfer an einem Felsaltar.

13. Felsaltar auf dem Gebiet von Kyaneai.

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14. Mnzprgung Myras unter Gordian III. mit Darstellung der Gttin Eleuthera.

vor allem in Zentrallykien gefunden wurden (Abb. 15), auch eines auf dem Gebiet von Kyaneai16. Sie zeigen in einem oberen Register zwlf mit der Tunika bekleidete, in der rechten Hand eine Lanze tragende Gestalten. In ihrer Mitte steht, durch Umrahmung hervorgehoben, eine dreizehnte Figur, die bisweilen Artemis mit einem altanatolischen Handgestus, bisweilen eine mit Lanze bewaffnete mnnliche Gestalt darstellt, die gelegentlich als Vater bezeichnet wird. Sie mag mit dem altlykischen Wettergott Trqqas identisch sein. Das untere Relief zeigt zwlf Hunde, zwischen denen exakt unterhalb der dreizehnten Gestalt des oberen Reliefs eine unbewaffnete Figur steht, die ebenfalls eine Gottheit sein mu. Es ist anzunehmen, da die zwlf Gtter dieser kaiserzeitlichen Reliefs in Kontinuitt zu jenen altlykischen Zwlf Gttern stehen, die auf einem Inschriftenpfeiler von Xanthos und auf einem klassischen Sarkophag von Kyaneai um 400 v.Chr. als Gtter der Agora benannt werden. Vielleicht sind sie sogar im Zusammenhang zu sehen mit den hethitischen zwlf Gttern17.
B. FREYER-SCHAUENBURG, Die lykischen Zwlf-Gtter-Reliefs (Asia Minor Studien 13) 1994. Vgl. G. NEUMANN - M. ZIMMERMANN, Die lykischen Gtter der Agora. Neulesung der griechischlykischen Bilingue TL 72a-b in Kyaneai, in: Lykische Studien 6. Feldforschungen auf dem Gebiet der Polis Kyaneai in Zentrallykien. Bericht ber die Ergebnisse der Kampagnen 1996 und 1997, hrsg. v. F. KOLB (Asia Minor Studien 48), 2003, 187-192. Zu Xanthos siehe TAM I 44c, Z. 22 (= CEG I 177).
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15. Relief mit Darstellung der lykischen Zwlf Gtter.

Nochmals zu unserem Gutshof: In spterer Zeit wurde sdwestlich an das Podium fr die Ehrenmonumente des Gutshofes ein weiterer lykischer Sarkophag angereiht, der laut Inschrift einem Lysandros, Brger von Kyaneai und Aperlai, gehrte (Abb. 6). Lysandros hat offensichtlich den Alkimos-Hof gekauft. Der Mann stammte aus einer renommierten Familie des Hafenortes Aperlai, welche verwandtschaftliche Beziehungen zu einem rmischen Brger aus Kyaneai hatte. Dieser hie Sextus Marcius Hegelochianus Eutribos. Das Brgerrecht mu ein Vorfahr von dem um die Mitte des 1. Jhs.n.Chr. amtierenden Statthalter Lykiens, Sextus Marcius, erhalten haben. Sextus Marcius Hegelochianus war verheiratet mit der Tochter einer gewissen Erpidase, welche in Aperlai als Reprsentantin ihrer Familie eine fhrende Rolle spielte. Entweder sie selbst oder ihre Tochter in einer weiteren Ehe war verheiratet mit einem Tiberius Claudius Ptolemaios. Auch die Schwester der Erpidase, namens Ptolemais, war mit Inhabern des rmischen Brgerrechtes verwandt, nmlich mit Tiberius und Aurelius Claudius Fortunatus. Deren lateinisches Cognomen scheint darauf hinzudeuten, da sie nicht aus Lykien stammten18. In dem Hafenort Aperlai gab es eine umfangreiche Purpurproduktion aus
18

Vgl. F. KOLB, in: Mitteilungen des Deutschen Archologischen Instituts Istanbul 41, 1991, 243-

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Purpurschnecken. Daran war vor allem der rmische Kaiserhof interessiert, und in Aperlai wurde das Fragment einer Sule mit einer Ehreninschrift fr die Kaiser der Tetrarchie gefunden19. Die erwhnten rmischen Brger mgen in diesem Purpurgeschft engagiert gewesen sein. Im benachbarten Hafenort Timiussa betrieb ein Veturius Fronto offensichtlich Geschfte in groem Mastab und verfgte ber zahlreiche Sklaven. Sptestens im 2. Jh.n.Chr. gibt es mithin in der zentrallykischen Region rmische Brger, von denen manche wohl aus Italien stammen, Veturius vielleicht aus Etrurien20. Aber schon recht frh gab es auch Brgerrechtsverleihungen an Lykier. Im westlykischen Lydai und im nordlykischen Oinoanda treffen wir z.B. auf Lykier, welche Gaius Iulius heien und folglich das rmische Brgerrecht entweder von Caesar oder von Augustus erhalten haben. Mitglieder ihrer Familien stiegen in die ritterliche und senatorische Reichsaristokratie auf. Dies gilt auch fr andere Lykier, vor allem fr solche, die das Gentilnomen Claudius tragen, deren Familien mithin das rmische Brgerrecht um die Mitte des 1. Jhs.n.Chr. erhalten hatten21. Insgesamt war das rmische Brgerrecht in der lykischen Elite vor der Constitutio Antoniniana von 212 n.Chr. jedoch nicht sonderlich verbreitet, dementsprechend auch nicht die lateinische Namengebung. Im kaiserzeitlichen Lykien trgt man vor allem griechische Namen, z.T. auch noch lykische. Bei Frauen finden sich lykische Namen freilich kaum noch. Dies war in der hellenistischen Zeit noch ganz anders, als sie fast ausschlielich lykische Namen trugen. Zu jener Zeit war die griechische Namengebung fast gnzlich auf Mnner beschrnkt. Dies deutet darauf hin, da in der hellenistischen Epoche griechische Namen mit der Teilnahme am ffentlichen Leben verbunden waren. Zentrallykien und insbesondere Kyaneai waren in der Namengebung jedoch konservativer als etwa die Orte des Xanthostals und des westlichen Lykien. Whrend es dort schon im 2. und 1. Jh.v.Chr. fast nur griechische Personennamen gibt, zeigt eine spthellenistische Namenliste aus Kyaneai, da etwa die Hlfte der Mnner lykische Namen trgt. In der Kaiserzeit hingegen beschleunigt sich auch hier der Hellenisierungsproze. Nun reduziert sich das lykische Namenmaterial in Kyaneai auf maximal ein Drittel. Whrend der Kaiserzeit versuchen ferner fhrende Lykier, mit prestigetrchtigen Namen ihre gesellschaftliche Position zu definieren. So konstruieren z.B. die Licinnii von Oinoanda, die ihr rmisches Brgerrecht und ihr Gentilnomen von dem zur Zeit Neros amtierenden rmi19 R.L. HOHLFELDER - R.L. VANN, Uncovering the Maritime Secrets of Aperlae, a Coastal Settlement of Ancient Lycia, Journal of Near Eastern Studies 61, 1998, 26-37; B. LEADBETTER, Diocletian and the Purple Mile of Aperlae, Epigraphica Anatolica 36, 2003, 127-136; IGR III 691. 20 Veturius Fronto: CIG 4303h8. 21 Vgl. M. WRRLE, Stadt und Fest im kaiserzeitlichen Kleinasien, 1988, 56-76.

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schen Statthalter C. Licinnius Mucianus erhalten hatten, einen fiktiven Stammbaum, der ihre Abstammung von spartanischen Vorfahren beweisen sollte. Der Rckgriff auf Heroen und andere groe Persnlichkeiten der griechischen Literatur erklrt auch aus Homers Ilias entlehnte Personennamen wie Sarpedon und Tlepolemos22. Noch im 2. Jh.n.Chr. haben fhrende Lykier nicht nur keine mter in der rmischen Reichsverwaltung bekleidet23, sondern nicht einmal nach dem rmischen Brgerrecht gestrebt. Opramoas aus der ostlykischen Polis Rhodiapolis hat zwar auf seinem mitten in der Stadt errichteten Heroon die lngste uns erhaltene griechische Inschrift hinterlassen; er hat ferner hchste mter im Lykischen Bund bekleidet, Geld an zahlreiche lykische Poleis im Wert von mehr als 1 Million Denaren gespendet und das Brgerrecht aller lykischen Poleis erhalten. Aber er erstrebte nicht das rmische Brgerrecht24. Entsprechendes gilt fr Iason von Kyaneai, dem die grte Felsinschrift der griechisch-rmischen Antike gewidmet wurde; in ihr werden seine Verdienste und Ehrungen aufgefhrt. Diese hat der Kaiser Antoninus Pius persnlich besttigt, aber das rmische Brgerrecht besitzt Iason nicht25. Die Inhaber des bereits erwhnten Tempelgrabes von Kyaneai nehmen erst um 200 n.Chr. das rmische Brgerrecht an, und auch eine Frau namens Lykia Sthenele, die an der Hauptstrae von Kyaneai einen Memorialbau erhielt, in welchem ihre Statue aufgestellt war, besa nicht das rmische Brgerrecht26. Andererseits ist die Errichtung von Memorialbauten im Stadtzentrum, wie sie Opramoas und Lykia Sthenele zugestanden wurde, typisch fr die rmische Kaiserzeit. Mit Opramoas und Iason taucht ein neuer Aristokraten-Typus in Lykien auf, der ber ganz andere Dimensionen von Reichtum und sozialem Prestige in ganz Lykien verfgt, als wir dies fr die hellenistische Epoche kennen. Die von der Reichsverwaltung forcierte Aristokratisierung der lykischen Gesellschaft hatte anscheinend konomische Folgen. Diese fhrten z.B. auf dem Gebiet von Kyaneai offensichtlich zu gravierenden Vernderungen in der lndlichen Siedlungsstruktur. So trat das Einzelgehft allmhlich zurck zugunsten buerlicher Weiler, deren Zahl in dem von uns erforschten Gebiet von etwa zehn in hellenistischer Zeit auf 55 im 3. Jh. und sogar auf 67 in der Sptantike anwuchs. Dies nderte zwar, wie zahlreiche Pressanlagen in die22 S. COLVIN, Names in Hellenistic and Roman Lycia, in: S. COLVIN (Hrsg.), The Graeco-Roman East. Politics, Culture, Society, 2004, 44-84. 23 H. HALFMANN, Die Senatoren aus dem westlichen Teil des Imperium Romanum bis zum Ende des 2. Jhs.n.Chr., 1979, bes. 34ff., 93ff. 24 CHR. KOKKINIA, Die Opramoas-Inschrift von Rhodiapolis. Euergetismus und soziale Elite in Lykien (Antiquitas R. 3, Bd. 40), 2000, bes. 245f. 25 M. ZIMMERMANN, Untersuchungen zur historischen Landeskunde Zentrallykiens (Antiquitas R. 1, Bd. 42), 1992, 252-270; KOKKINIA, a.O., 229-231. 26 R.BEHRWALD u.a., in: Lykische Studien 4 (siehe Anm. 4), 176-182.

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sen Weilern zeigen, nichts an der in hellenistischer Zeit eingefhrten marktund exportorientierten Agrarproduktion. Man mu aber fragen, ob der Wandel im Siedlungsbild nicht eine Akkumulation von Grundbesitz in den Hnden herausragender Persnlichkeiten, wie Opramoas und Iason, und damit verbunden eine Umwandlung freier Bauern in Pachtbauern anzeigt27. Das lykische Identittsbewutsein von Aristokraten wie Opramoas und Iason konnte sich aufgrund der kaiserzeitlichen Aristokratisierung der lykischen Gesellschaft und Politik erst voll entfalten. Die Bezeichnung fhrender Mitglieder der lykischen Elite als Vter, Mtter, Shne oder Tchter der Polis bertrgt Titulaturen des Kaiserhauses auf die Provinzgesellschaft. Philanthropische Wohltaten eines Opramoas in Gestalt von Alimentarstiftungen und berhaupt sein geradezu monarchischer Euergetismus imitieren kaiserliche Vorbilder28. Auf der Ebene unterhalb der Aristokratie fhrte rmischer Einflu zu einer Differenzierung der Brgerschaft. Es gab mter, die nur von Mitgliedern des Rates bekleidet werden durften, und die Brgerschaft wurde unterteilt in solche, die zum Empfang kostenloser Getreidespenden berechtigt waren, und die brigen poleitai. In Tlos umfate die privilegierte Gruppe z.B. 1100, in Oinoanda 500 Brger. Auch erst in der Kaiserzeit erscheint die Gerusia als Honoratioren-Club lykischer Gymnasien und spielt im ffentlichen Leben eine gewichtige Rolle29. Ferner machen sich rmische Rechtsinstitute im Lykien der Hohen Kaiserzeit bemerkbar, selbst in der eher rckstndigen zentrallykischen Region. Ein Einwohner von Kyaneai bezeichnet sich mit dem lateinischen Terminus inquilinus. Mehrfach taucht der Begriff patronus in Inschriften auf, obwohl weder der Freilasser noch der Freigelassene das rmische Brgerrecht besitzen und auch keineswegs sicher ist, da die betreffenden Freilassungen wirklich nach rmischem Recht erfolgt sind. Dem entspricht, da die zuvor restriktiv gehandhabte Sitte der Freilassung sich unter rmischem Einflu erheblich lockerte und Freigelassene das Brgerrecht der jeweiligen Polis, in der sie lebten, erhielten, wie dies im rmischen Westen blich war. Rmische Rechtsprinzipien beeinflussen ferner den Status der lykischen Frau: Sie geniet das Privileg des ius trium liberorum, und erst kaiserzeitlich ist auch das Institut der Eheschlieung kata phernimaian, welche die in die Ehe mitgebrachte Mitgift der Ehefrau rechtlich absichert30.
27 Vgl. A. SANLI-ERLER, Bauern in der Polis. Lndliche Siedlungen und agrarische Wirtschaftsformen im zentrallykischen Yavu-Bergland (Tbinger Althistorische Studien 1) 2006. 28 Vgl. z.B. L. u. J. ROBERT, Revue des tudes Grecques 96, 1983, 130. Vgl. zusammenfassend zur lykischen Elite der Kaiserzeit H. BRANDT - F. KOLB, Lycia et Pamphylia. Eine rmische Provinz im Sdwesten Kleinasiens, 20052, 105-108. 29 Vgl. BRANDT - KOLB, a.O., 37-39. 30 Die inschriftliche Dokumentation findet sich in Tituli Asiae Minoris II 4 (noch unpubliziert).

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Alle Schichten der Bevlkerung bewegen sich ab der zweiten Hlfte des 1. Jhs.n.Chr. zunehmend in einem von rmischer bzw. Reichsarchitektur geprgten Ambiente. Rmische Thermen, Aqudukte, Ehrenbgen und Brcken, in den bedeutenden Stdten auch Theaterbauten rmischen Typs, ferner Basiliken, im Einzelfall ein italischer Podiumstempel, ferner prunkvolle Nymphen, barocke Architekturformen und Anstze zu einer orthogonalen Stadtanlage mit Imitation sogenannter syrischer Kolonnadenstraen sind die Paraphernalia imperialer Architektur in Lykien. Einige dieser Elemente dringen bis in provinzielle Kleinstdte wie Kyaneai ein. Hafenorte bzw. kstennahe Stdte waren offensichtlich bei diesem Proze bevorteilt31. Die Begegnung lykischer, griechischer und rmischer Zivilisation hat mithin in der Kaiserzeit zu einer komplexen Synthese gefhrt, wie sie sich z.B. am Mikrokosmos des Alkimos-Hofes beobachten lt. Sie brachte eine lykisch-hellenistische, mit rmischen Einsprengseln versehene kulturelle Identitt hervor, die sich in einem weitgehend rmisch-imperial gestalteten politischen, gesellschaftlichen, wirtschaftlichen und archtektonischen Rahmen entfaltete. Dabei lassen sich regionale und lokale Unterschiede, etwa zwischen West- und Zentrallykien, zwischen bedeutenderen Zentren wie Patara, Xanthos, Tlos und Myra einerseits und provinziellen Landstdtchen wie Kyaneai andererseits feststellen. Akkulturationsprozesse unterschiedlicher Intensitt spielten sich auf allen aus unseren Quellen rekonstruierbaren Ebenen menschlichen Lebens ab. Lykische religise Traditionen z.B. wurden hufig nur terminologisch berlagert. Private Architektur hielt trotz gewisser uerer Beeinflussung im wesentlichen an einheimischen Formen fest. Hingegen wurden der politische, gesellschaftliche und wirtschaftliche Bereich sowie die ffentlichen Bauten weitestgehend griechisch und rmisch geprgt. Insgesamt konnten sich die Lykier dem Modernisierungsdruck der antiken Hochkulturen nicht entziehen. Die Eingliederung der Landschaft in das Imperium Romanum fhrte nicht zuletzt zu einer verstrkten Hellenisierung. Dennoch darf man weder den rmischen Einflu noch das Beharrungsvermgen einheimischer Traditionen unterschtzen. Wenn der heutige Besucher Lykiens den Eindruck einer unverkennbaren Eigenart dieser Landschaft empfngt, so beruht dies auf dem offenkundigen Respekt, den die antike und auch noch die byzantinische Bevlkerung den Monumenten ihrer Vergangenheit entgegenbrachte. Diese Erinnerungskultur ist nicht als Widerstand gegen Fremdeinflsse zu deuten. Lykischer Patriotismus war ohne weiteres vereinbar mit der Integration der Landschaft in die hellenistisch-rmische Koine des Imperium Romanum.

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Vgl. BRANDT - KOLB, a.O., 40-65.

Finito di stampare nel mese di settembre 2007 in Pisa dalle


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