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Che cosa sono le figure retoriche?

Sono particolari forme espressive, artifici del


discorso volti a dare maggiore incisività e un
particolare effetto sonoro o di significato ad una
descrizione, un'immagine, una sensazione, una
emozione.
Distinguiamo le seguenti categorie di figure:

Figure di contenuto: L’idea viene espressa in maniera più calzante ed
evocativa, usando un’immagine che ha con essa una relazione di
somiglianza.

Tra le più usate: allegoria, antonomasia, catacresi, iperbole, metafora,


metonimia, perifrasi, personificazione, prosopopea, similitudine,
sineddoche, sinestesia.

figure di parola e di pensiero: Le parole vengono disposte nel verso con
una tecnica particolare (figure di parole) riproducendo speciali effetti. Quando
invece le proprie idee vengono arricchite di sfumature personali si hanno le
figure di pensiero.

Tra le più usate: allitterazione, anadiplosi, anafora, anastrofe, asindeto,


chiasmo, climax, enallage, endiadi, epanadiplosi, figura etimologica,
ipallage, iperbato, onomatopea, paronomasia, poliptoto, polisindeto,
raddoppiamento, ripetizione, zeugma (di parola ); e : antitesi,
eufemismo, ironia, ossimoro (di pensiero )

figure di sentimento: L’intensità dello stato d’animo poetico viene
posto in rilievo modificando un suono o trasformando la struttura del
verso.

Le principali sono: apostrofe, epifonema, esclamazione,


interrogazione, ipotiposi.
ACCOMULAZIONE

Consiste nel mettere insieme una serie di termini linguistici accostati in


modo più o meno ordinato o anche in modo caotico e senza un percorso
strutturale o logico predefinito.

Esempio:
“Case di pane, riunioni di rane
vecchie che ballano nelle cadillac
muscoli d'oro, corone d'alloro
canzoni d'amore per bimbi col frack
musica seria, luce che varia”
(Jovanotti, Mi Fido di Te 2005)
AFERESI

Consiste nella caduta di una vocale o di una sillaba all'inizio di parola.


Esempio:
“Ma n'atu sole cchiu' bello, oi ne'
'o sole mio sta nfronte a te!
'o sole o sole mio
sta nfronte a te ... sta nfronte a te.”

(1989, Autori Giovanni Capurro, Eduardo di Capua)


ALLEGORIA

Consiste nel nascondere, dietro il senso letterale delle parole, un contenuto


diverso, per lo più di carattere astratto e ideale.

Esempio:
“Ho… dato la vita e il sangue per il mio paese
e mi ritrovo a non tirare a fine mese,
in mano a Dio le sue preghiere...”
“No, questo no, non è l’inferno,
ma non comprendo com’è possibile
pensare che sia più facile morire...”
(Non e L'Inferno, Emma 2012)
ALLITERAZIONE

Consiste nel ripetere le stesse lettere (vocale, consonante o sillaba)


all’inizio, ma anche all’interno di due o più
parole successive legate dal senso.
Esempio:

“Io lo so che non sono solo anche quando sono solo io lo so che non sono
solo”
(Fango, Jovanotti 2008)
ANACOLUTO

Consiste in una rottura della regolarità sintattica della frase.

Esempio:

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo, si vive afferrandosi a qualunque


sguardo (Canzone per Alda Merini, R. Vecchioni)
ANAFORA

Consiste nel riprendere, ripetendola, una parola o un'espressione all'inizio di


frasi o di versi successivi, per sottolineare un'immagine o un concetto.

Esempio:
A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo...
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi...
A te che sei semplicemente sei ...
(A te; Jovanotti 2008)
ASSONANZA

Consiste nella ripetizione, a partire dalla vocale accentata, di vocali identiche.


Esempio:

“cani randagi, cammelli e re magi”


(Jovanotti, Mi Fido di Te, 2005)
CHIASMO
Consiste nel disporre in modo incrociato, secondo la forma della lettera greca
c (chi), due termini o due frasi.

Esempio:

« UNO PER TUTTI


TUTTI PER UNO »
(Alexandre Dumas. I tre moschettieri)

« la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar. »
(Alessandro Manzoni. Il cinque maggio)
CLIMAX
Consiste nell'ordinare i concetti in modo che dall'uno si passi all'altro come
per gradi.
Può essere ascendente o discendente.
Ascendente: indica il passaggio da un suono a una sensazione più debole a
una più forte.
Discendente: indica il passaggio da un suono a una sensazione più forte a
una più debole.
Esempio:
“usami straziami strappami l'anima...”
(Negramaro, Mentre tutto scorre 2005)
DIALEFE
Consiste nella mancata fusione di una sillaba di fine parola con
un'altra di inizio parola.
Esempio:
“Ma si sveglierà
Il tuo cuore in un giorno
D’estate rovente in cui sole sara’”
“E arriverà
Il sapore del bacio più dolce
E un abbraccio che ti scalderà..”
(Arriverà, Modà 2011)
DIERESI
Consiste nella separazione di due vocali di un dittongo, che
vengono a costituire due sillabe anziché una sola.

Esempio:
'Lui folgorante in solïo' (Alessandro Manzoni, Cinque maggio).

'A te convien tenere altro vïaggio' (Dante, Inferno, I).


EPITETO
Consiste nell'accostamento, generalmente al nome, di un
elemento che lo caratterizza ma che è completamente
scollegato dal contesto in cui viene menzionato.
Esempio:
“La stessa stanza caldissima,
senti la pioggia che rumore fa,
ancora nel mio letto
tu cosa fai cosi innocentemente
ma innocente non sei come me...”
“Lo stesso sogno dolcissimo,
da sempre sull’orlo sempre in bilico...”
(Tra Passione e Lacrime, Emma 2012)
IPERBOLE
Consiste nell'esagerare o ridurre, oltre i limiti normali, la qualità di una
persona, animale, cosa o un'idea.
Esempio:

“Sei la più bella del mondo


Sei la più bella per me...”
(Raf, 1996)
LITOTE
Consiste nel dare un giudizio o fare un'affermazione adoperando la
negazione di una espressione di senso contrario.

Esempio:
« Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di
leone »
(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi)
METAFORA
METONIMIA
Consiste nella sostituzione di un termine con un altro, con cui è in rapporto:
la causa per l’effetto, l’effetto per la causa, la materia per l’oggetto, il
contenente per il contenuto, lo strumento al posto della persona, l’astratto per
il concreto, il concreto per l’astratto, il simbolo per la cosa simbolizzata.

Esempio:
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)
ONOMATOPEA
Consiste nell’imitare un suono, un rumore, la voce degli animali,
un’azione.

Esempio:
E le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
(G. Pascoli, Valentino, vv 15-16)
OSSIMORO
Consiste nell'accostare due termini che hanno significato opposto.

Esempio:

tal che mi fece, or quand'egli arde 'l cielo,


tutto tremar d'un amoroso gielo.
(F. Petrarca, Non al suo amante più Diana piacque, vv. 7-8)
PARAGONE
Consiste nel chiarire un concetto paragonandolo a qualcuno o a
qualcosa di ben noto, purché i termini di confronto siano
intercambiabili.

Esempio:
“e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre” (D'Annunzio, Pioggia nel
pineto)
PARONIMIA
Consiste nell'incontro di due o più parole di suono simile ma di diverso
senso.

Esempio:
“e non mi si partia dinanzi al volto
anzi 'mpediva tanto il mio cammino
ch'i' fui per ritornar più volte volto."
(Dante nella Divina Commedia Inferno Canto I verso 36)
PERSONIFICAZIONE
Consiste nell’attribuire a cose e ad animali azioni o sentimenti umani.

Esempio:
D’Achille i cavalli intanto, veduto
il loro auriga dalla lancia di Ettore
nella polvere abbattuto, lontano
dalla battaglia erano là piangenti.
(Omero, Iliade, Libro XVII, 540-543; trad. Lorenzo De Ninis)
PLEONASMO
Consiste ad un’aggiunta di parole o elementi grammaticali esplicativi a
un’espressione già compiuta dal punto di vista sintattico.

Esempio:
"A me mi par di sì: potete domandare nel primo paese che troverete
andando a diritta. - E glielo nominò." Alessandro Manzoni nei
Promessi Sposi, capitolo XVI.
PROLESSI
Consiste nell'anticipazione di una parte della proposizione o del
periodo che nella costruzione normale andrebbe dopo, per mettere in
evidenza un concetto o una parola.

Esempio:

La morte è quello
che di cotanta speme oggi m'avanza
(Leopardi, Canti, «Le ricordanze», 91-92)
REITERAZIONE
Consistente nel ripetere uno stesso concetto con altre parole.

Esempio:
Introdotta di frequente con espressioni tipo cioè, - In altre parole, - ovvero
RIPETIZIONE
Consiste nel produrre una successione di membri uguali o solo
leggermente variati nella forma, nella funzione sintattica o nel senso.

Esempio:
Va l'Asia tutta e va l'Europa in guerra:
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, XVI, st. 32, 2)
SIMILITUDINE
Consiste nel paragonare persone, animali, cose, sentimenti per
associazione di idee; è introdotta da come, sembra,
pare, è simile, somiglia, ecc…

Esempio:
Nella destra scotea la spaventosa
peliaca trave; come viva fiamma,
o come disco di nascente Sole
balenava il suo scudo…
(Omero, Iliade, Libro XXII, 171-174; traduzione di V. Monti)
SINALEFE
Consiste nel fondere l' ultima vocale di una parola con la vocale d' inizio della
parola seguente come se appartenessero ad un' unica sillaba.

Esempio:
« mi ritrovai per una selva oscura »
(Dante, Inferno I, 2)
Il suo schema metrico, in cui si evidenzia la sinalefe, è il seguente:
Sill 1 mi, Sill 2 ri , Sill 3 tro, Sill 4 vai, Sill 5 per, Sill 6 u, Sill 7 na, Sill 8 sel, Sill
9 va o, Sill 10 scu, Sill 11 ra.
SINCOPE
Consiste nell’eliminazione di una lettera o di una sillaba all’interno
della parola.

Esempio:
staccio per setaccio; - spirto per spirito; - Gianni per Giovanni.
SINEDDOCHE
Affine alla metonimia (per molti studiosi non esiste differenza tra le due figure
retoriche) consiste nello spostare il significato che abbia col primo un rapporto di
quantità. Si ha quando si usa: la parte per il tutto, il tutto per la parte,
il genere per la specie, la specie per il genere, il singolare per il plurale, il plurale per il
singolare.

Esempio:

E quando la fatal prora d’Enea


per tanto mar la foce tua cercò,…
(G. Carducci, Agli amici della Valle Tiberina, 45-46)
SINERESI
Consiste nel riconoscimento di due vocali vicine all’interno di una
parola, che non formino dittongo e quindi costituiscano due sillabe,
come una sillaba sola.

Esempio:
Questi parea che contra me venisse (··Dante, ··Inferno I, ··46)
SINESTESIA
Consiste nel creare un’immagine associando termini che
appartengono a sfere sensoriali diverse.

Esempio:
Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

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