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Glossario Allegoria Secondo la retorica classica, lallegoria una metafora continuata.

. Lallegoria consiste infatti nellesprimere un pensiero attraverso un altro pensiero collegato al primo da un rapporto di somiglianza. Dal greco lle diversamente e agoruo dico. Lallegoria forma nel testo due livelli di significato: quello letterale, pi superficiale, che, pur avendo una sua autonomia, nasconde un secondo senso, pi profondo, quello allegorico appunto, che in genere fa riferimento a valori e principi astratti. Il collegamento tra i due sensi non arbitrario, ma regolato in base a una specie di codice di corrispondenze, comune a pi opere di una stessa epoca o diffuso in tradizioni culturali di lunga durata. Il lettore deve conoscere tale codice per non fermarsi al solo significato letterale. Al contrario del simbolo, lallegoria sistematica, non riguarda solo una piccola porzione, ma pu determinare la stessa struttura del testo: si pensi alla Commedia di Dante. Lallegoria ebbe grande fortuna nella cultura medievale, che la utilizz anche per leggere molte opere pagane dellantichit classica dandovi uninterpretazione "figurale", cio allegorica, che le rendeva compatibili con la fede cristiana. Il viaggio di Enea da Troia alle coste del Lazio fu letto per esempio come figura del percorso dellanima verso la salvezza. Allitterazione Figura retorica, pi propriamente di ritmo, che consiste nella ripetizione di uno stesso suono, o di suoni simili, in parole molto vicine tra loro. Esempi: "Din su la vetta de la torre antica" (Leopardi); "Questa soma, che vien drieto / sopra lasino, Sileno" (Lorenzo de Medici). Allocutivi Sono quegli elementi linguistici con cui ci si rivolge allinterlocutore e che dipendono dai rapporti sociali tra i partecipanti alla conversazione. Sono allocutivi ad esempio i pronomi tu / lei (/ voi) con cui due persone decidono di parlarsi a seconda se sono in confidenza oppure no. Anche i titoli (signore, dottore, eccellenza, Vostro Onore ecc.) rientrano in questa categoria. Anticamente il pronome di cortesia era voi: nella novella VI, 4 del Decameron, il cuoco Chichibio dice al suo padrone: "Messer s, ma voi non gridaste ho, ho! a quella diersera". In seguito, pi o meno a partire dal XVI secolo, il voi fu soppiantato dal lei, in uso oggi; ma il processo fu piuttosto lungo e complicato. Nella scena I, XV della Locandiera di Goldoni, la protagonista Mirandolina esprime il suo ossequio formale al nobile cavaliere ospite del suo albergo chiamandolo illustrissimo e V.S. [Vostra Signoria] illustrissima. La sua condizione sociale inferiore a quella del cavaliere e degli altri due clienti che la corteggiano, il marchese e il conte; perci la donna rivolge loro un rispettoso lei (o ella), ricevendone in cambio un voi che sottolinea la differenza delle posizioni. I tre nobili si danno tra di loro del voi, che per reciproco. Allotropo Dal greco allos altro e tropos modo. Sono allotropi parole che derivano dallo stesso etimo, cio hanno la stessa origine, ma che si distinguono per forma (ad esempio, dal latino PALATIUM si hanno in italiano palagio e palazzo) o per forma e significato (ad esempio, dal latino VITIUM si hanno vizio e vezzo). Nellitaliano letterario si sono formati molti allotropi verbali per una diversa evoluzione fonetica dalla medesima base latina (come vedo e veggio da VIDEO), o per il fenomeno dellanalogia (come veggo, altro allotropo di vedo, modellatosi su leggo, reggo).

Alterativi Si definiscono alterativi quei suffissi, molto produttivi in italiano, che servono a modificare le parole, aggiungendo una sfumatura di significato diminutiva, accrescitiva o dispregiativa. Esempi: lettera / letterone / letterina / letteraccia, rispettivamente una lettera molto lunga, piccola e affettuosa, cattiva e/o sgradevole. Anacoluto la rottura della costruzione regolare di una frase; perci la grammatica normativa considera lanacoluto una scorrettezza sintattica. Eccone un esempio: io i miei figli mi fanno disperare. Nei testi letterari lanacoluto pu essere utilizzato a fini stilistici, cio per imitare il parlato e per caratterizzare i modi espressivi di personaggi umili. Numerosi i casi presenti nei Promessi sposi, come "Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto", dove il sintagma noi altre monache risulta isolato e sospeso rispetto al verbo da cui dovrebbe dipendere sintatticamente e a cui dovrebbe essere collegato dalla preposizione a (a noi monache piace sentire racconti dettagliati). Perci lanacoluto noto anche come tema sospeso o con lespressione latina nominativus pendens. Anafora / catafora Si osservino i pronomi nelle due seguenti frasi: "la minestra non la mangio"; "non la mangio la minestra". Il pronome nella prima frase si dice che anaforico, cio riprende il termine a cui si riferisce e che nellenunciato si trova alla sua sinistra; il pronome nella seconda frase si dice che cataforico, cio anticipa il termine a cui si riferisce e che nellenunciato si trova alla sua destra. Il termine anafora deriva dal greco an indietro / di nuovo e phro porto; significa dunque riferimento allindietro e ripetizione. Come figura retorica, lanafora consiste infatti nella ripetizione di una o pi parole allinizio di versi o di enunciati successivi: "Per me si va nella citt dolente, / per me si va nelleterno dolore, / per me si va tra la perduta gente" (Dante). Come mezzo di coesione del discorso, lanafora pu essere un pronome (vedi gli esempi citati allinizio) oppure un sintagma nominale, a sua volta costituito da una semplice ripetizione dellantecedente o da un sinonimo o comunque da una parola legata allantecedente da un rapporto di coreferenza, in quanto si riferisce alla stessa entit extralinguistica: "Maria venuta a trovarci; la nostra amica ci ha portato dei cioccolatini". Analogia Nella linguistica storica e teorica, si definisce analogia linfluenza che il rapporto tra due o pi forme linguistiche esercita sul rapporto tra altre forme. Apostrofe una figura di pensiero che consiste nel brusco passaggio dalla terza alla seconda persona, cio nel rivolgere la parola, sulla spinta di unemozione, direttamente a persone o cose personificate. Esempio: "Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!" (Dante). Arcaismo Parola, o costruzione, sentita come estranea alla normalit linguistica e appartenente a una fase della lingua lontana nel tempo. Lo scrittore di solito recupera larcaismo da libri del passato per ottenere

effetti stilistici e ideologici particolari, per esempio per apparire raffinato o volutamente inattuale. Gli arcaismi spesso sono connessi alla lingua dei generi letterari: fellone per esempio appartiene al genere epico-cavalleresco di origine medievale (fellonia = tradimento) ed conservato come appellativo di disprezzo; o Numi! esclamazione codificata della lingua poetica aulica, cio di tono colto e ricercato; taffretta, con anteposizione del pronome, un imperativo tipico della lingua della tragedia. Nella tradizione italiana la preferenza per larcaismo una tendenza frequente dovuta alle modalit di formazione della lingua letteraria unitaria, che si ispir ai modelli fiorentini trecenteschi. Lo stesso Vocabolario dellAccademia della Crusca raccolse una grande quantit di arcaismi anche da testi toscani antichi di scarso valore e solo raramente contrassegn queste parole con la sigla V.A. (voce arcaica), rendendo difficile distinguere per i non toscani le voci correnti da quelle uscite dalluso. Articolo (in italiano antico) In italiano contemporaneo luso di il / lo / l dipende dalliniziale della parola che segue: il pane, lo zaino, lalbero; in italiano antico invece lalternarsi delle forme dellarticolo maschile dipendeva dalla finale della parola che precedeva larticolo stesso. Infatti si aveva lo a inizio di frase (a) e dopo parola terminante per consonante (b), mentre dopo parola terminante per vocale (c) si aveva il, come dimostrano i seguenti esempi danteschi: (a) "Lo buon maestro disse: - Figlio, or vedi" (Inferno VII, 115); (b) "si volse a retro a rimirar lo passo" (Inferno I, 26); (c) "poi chei posato un poco il corpo lasso" (Inferno I, 28). Questa regola prende il nome di "norma Grber", dal nome dello studioso tedesco che per primo la individu. Asindeto Figura sintattica caratterizzata da assenza di congiunzioni tra termini o frasi strettamente correlate. Assi di variazione Ogni lingua naturale umana presenta nelle sue manifestazioni concrete una tendenza a diversificarsi nel tempo e nello spazio, ma non solo. I fattori di differenziazione sono normalmente cos definiti: 1) la variabile legata ai mutamenti nel tempo viene chiamata diacrona; 2) quella legata allo spazio, cio alle variet geolinguistiche, si definisce diatopa, e in Italia risulta particolarmente rilevante per la ricchezza dei dialetti e il loro ruolo nella formazione degli attuali italiani regionali, cio delle variet di italiano parlate a livello locale; 3) la variabile legata alla posizione sociale e al livello di istruzione del parlante si definisce diastrata, e italiano popolare viene detta la variet bassa di italiano usata dai semicolti, cio da coloro che hanno frequentato poco e male la scuola; 4) la diafasa la variabile legata alla situazione comunicativa, allargomento, al rapporto con linterlocutore e determina la scelta del registro linguistico, pi o meno formale; appartengono alla variabile diafasica anche i sottocodici, cio prevalentemente le parole specifiche che caratterizzano i linguaggi settoriali e le lingue speciali, come la lingua delle cronache sportive o quella della medicina;

5) infine la diamesa la variabile che dipende dal mezzo attraverso il quale avviene la comunicazione; allo scritto e al parlato oggi si aggiunta la categoria del trasmesso, intermedia tra le prime due, che fa riferimento sia al parlato trasmesso del telefono, della radio, della televisione, del cinema, sia allo scritto trasmesso di Internet, della posta elettronica, dei messaggini telefonici.

Autografo Manoscritto di pugno dellautore. Per quanto riguarda la letteratura italiana delle origini raramente gli autografi sono arrivati fino a noi, come nel caso della Commedia, di cui non possediamo nessun codice di mano di Dante. Del Decameron invece esiste un autografo, il codice Hamilton 90 di Berlino, identificato come tale da Vittore Branca e Pier Giorgio Ricci. Su questo codice si basano ledizione critica e alcuni recenti studi sullimpaginazione e gli usi grafici di Boccaccio. Altro famoso autografo il codice Vaticano Latino 3196, di mano del Petrarca, con abbozzi e brutte copie di poesie, alcune incluse poi nel Canzoniere. Lopera completa nella sua versione definitiva tramandata da un altro autografo, il codice Vaticano Latino 3195, scritto in parte dallautore e in parte sotto la sua diretta sorveglianza da un copista. Ballata un metro originariamente destinato al canto e alla danza, caratterizzato dalla ripresa, cio da alcuni versi iniziali che tornano, in funzione di ritornello, a ogni strofa. Si sviluppa in Italia a partire dalla seconda met del Duecento nella poesia religiosa delle laudi e in quella amorosa (fu utilizzata ad esempio dagli stilnovisti). Anche quando il legame con la musica cess, la ballata rimase una forma meno sofisticata della canzone. Esistono diversi tipi di ballate; quella pi tipica detta italiana. In tale forma ogni stanza divisa in due parti; la prima comprende a sua volta due gruppi di versi detti mutazioni o piedi, il cui numero varia da due a quattro. La seconda parte della stanza, detta volta, ha lo stesso numero di versi della ripresa; inoltre lultima rima della volta presenta di solito la stessa rima finale della ripresa; perci tipico della ballata che tutte le stanze finiscano con la stessa rima. Lesempio che riportiamo la prima stanza di una ballata di Angelo Poliziano. RIPRESA I mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino. I MUTAZIONE Erano intorno violette e gigli, fra lerba verde, e vaghi fior novelli, II MUTAZIONE azzurri, gialli, candidi e vermigli: ondio porsi la mano a cr di quelli VOLTA per adornare e mie biondi capelli, A A B C B C C

e cinger di grillanda el vago crino. RIPRESA I mi trovai, fanciulle, un bel mattino

A A

Bilinguismo il fenomeno, costante nelle zone di frontiera, per cui popolazioni o individui usano correntemente due lingue diverse in condizioni di parit, potendosi esprimere senza difficolt in entrambe le lingue con un livello di precisione identico. Si tratta dunque di lingue che hanno uguale status sociale e godono di pari prestigio. Nel caso in cui fra le due una sola lingua sia considerata ufficiale, abbiamo una situazione di diglossia. Canone Elenco di autori, o meglio forme e temi dellopera di uno o pi autori, considerati esemplari e perci oggetto di imitazione, al punto di dare origine a una tradizione dai caratteri costanti e ben riconoscibili. Ladesione a un canone un principio che ha avuto un ruolo assai rilevante nella letteratura italiana dei secoli passati, caratterizzata dalla riproposta frequente dei valori del classicismo. Cantare Narrazione epico-cavalleresca in versi, talora con accompagnamento musicale, prodotta e diffusa per via orale da poeti popolari, i cosiddetti giullari o canterini, tramite recite nelle piazze. Canzone Le origini della canzone risalgono alla cultura provenzale (vedi la scheda 5). Nel De vulgari eloquentia, Dante la considera il pi elevato tra i componimenti poetici: quello a cui si adattano argomenti e stile sublimi. Leccellenza della canzone ribadita da Petrarca, che ne fa oggetto di un raffinato esercizio letterario. Dal Trecento in poi questo metro rimarr la forma pi classica della poesia italiana. Si articola in un numero variabile di stanze (per lo pi intorno a cinque), in cui si alternano endecasillabi e settenari (vedi verso); la conclusione normalmente una stanza ridotta, detta congedo. Lo schema si ripete in tutte le stanze, sia pure con rime diverse, e di solito prevede una scansione in due parti, la fronte e la sirima, talvolta collegate da una chiave. Fronte e sirima sono a loro volta suddivise in due piedi e due volte. Cesura Vedi verso. Classico / Classicismo Per classico si intende un autore o unopera esemplare che costituisce un modello. Il classicismo ladesione a un ideale di perfezione formale che si rispecchia nei modelli del passato e nella continuit della tradizione. Lorigine di queste parole risale al latino e alla suddivisione in classi dei cittadini romani in base alla loro ricchezza, mentre i proletari non appartenevano a nessuna classe. I membri della prima classe erano chiamati senzaltro classici e Aulo Gellio, un autore del II secolo d.C., us per la prima volta questo aggettivo per indicare gli scrittori eccellenti, superiori, di "prima classe". Poich a lungo gli

unici autori non religiosi proposti a modello nelle scuole furono quelli latini e greci, si cre unassociazione tra classico, esemplare e antico (greco o latino). Di qui il significato storico che si aggiunse al termine classico e che si accentu in et romantica, quando agli scrittori classici, cio greco-latini, e agli imitatori di questi, i neoclassici, si contrapposero gli scrittori romantici, cio moderni, che si consideravano interpreti di unarte e di una civilt nuova nata con il cristianesimo. Climax Figura retorica, detta anche gradazione, che consiste nel passaggio da un vocabolo, o da un concetto, allaltro in progressiva intensificazione. Ad esempio, questa descrizione del naso di Cyrano de Bergerac una gradazione ascendente di metafore: una rocca!... Un picco! Un capo affatto. Ma che! l una penisola, in parola donore! (Edmond Rostand) Si parla di anticlimax in caso di gradazione discendente. Codificazione grammaticale I trattati di grammatica e i vocabolari descrivono e fissano, a livello normativo, le strutture e il patrimonio lessicale di una lingua naturale. In questo senso si parla di codificazione grammaticale. Nella tradizione che risale a Bembo, la norma linguistica viene fissata partendo dallannotazione a margine dei codici dei grandi trecentisti presi a modello (Petrarca e Boccaccio); di qui la forma annotata passa nelle scritture dei nuovi autori e viene indicata nelle grammatiche e nei vocabolari come regola da applicare o termine da utilizzare. Coesione e coerenza testuale Sono due dei sette principi costitutivi della testualit: si tratta dei requisiti che fanno di un insieme di parole un testo, ovvero ununit comunicativa coerente e compiuta, a prescindere dallestensione e dal canale scritto o orale. La coesione e la coerenza riguardano specificamente la veste linguistica del testo: la prima si riferisce al corretto collegamento formale tra le varie parti del testo; la seconda riguarda il suo significato e ladeguatezza dello stile. Come gli altri requisiti della testualit, la coerenza legata al contesto extralinguistico, in particolare alla reazione del destinatario che deve valutare se il testo chiaro e appropriato alla circostanza comunicativa (vedi pragmatica). Per quanto riguarda la coesione, bene soffermarsi sugli elementi linguistici che la garantiscono: i coesivi e i connettivi. I coesivi servono a richiamare quanto gi espresso in precedenza, garantendo la continuit tematica, come fanno le semplici ripetizioni, i pronomi, i vari tipi di sinonimi, le riformulazioni ecc.; sfruttano cio dei meccanismi linguistici che sono spiegati, almeno in parte, in questo glossario alle voci anafora ed ellissi. I connettivi invece stabiliscono collegamenti sintattici tra porzioni di testo, che possono essere anche molto distanti tra loro; ne fanno parte in primo luogo le congiunzioni (quando, perch, dunque, ecc.), ma anche altre parti del discorso, complementi e frasi che forniscono informazioni sui seguenti punti: a) sui rapporti di tempo e spazio (prima... poi; di lato... al centro; ecc.); b) sul legame logico tra gli argomenti esposti (in conseguenza di tutto ci; per questo motivo; ipotizziamo che; ecc.);

c) sulle relazioni di numerazione, corrispondenza o contrapposizione (in primo luogo in secondo luogo; per un verso... per laltro; ecc.); d) sul giudizio dellemittente (secondo me; fortunatamente; ecc.); e) sul riferimento a luoghi precedenti o seguenti nel testo (come abbiamo gi detto; come vedremo nel prossimo capitolo; ecc.).

Concordanza a senso Nellenunciato "la maggioranza degli elettori hanno votato per il centro", a un soggetto singolare, la maggioranza, corrisponde un verbo plurale, hanno votato. La spiegazione che il significato collettivo del termine maggioranza ha contato pi del numero grammaticale. Le concordanze a senso sono tipiche della lingua orale, in cui, come si dice, la semantica prevale sulla sintassi, ma sono da evitare nella lingua scritta. Nellenunciato tratto dalla novella di Chichibio (Decameron, VI, 4) "se cos gridato aveste, ella avrebbe cos laltra coscia e laltro pi fuor mandata", a rigore il participio passato, che si riferisce a coscia e a pi, avrebbe dovuto essere concordato al maschile plurale (mandati), ma ha prevalso il genere femminile del referente: coscia, zampa, gamba. un espediente a cui Boccaccio ricorso per simulare la spontaneit del parlato. Connettivi Vedi coesione. Connotazione / denotazione La denotazione lelemento stabile, non soggettivo, del significato di una parola, analizzabile in astratto, al di fuori del discorso. Alla denotazione si oppone la connotazione, che indica un valore ulteriore del segno, per esempio di tipo emotivo, variabile a seconda dei contesti. Cos il termine coniglio ha un significato denotativo, in relazione allanimale a cui rimanda, ma ha anche un valore connotativo quando riferito metaforicamente a una persona timida o vile (sei un coniglio!). La connotazione di un termine varia molto da cultura a cultura e da lingua a lingua. Alla stessa parola italiana coniglio, per esempio, corrisponde sul piano denotativo il francese lapin, voce che per in quella lingua ha una connotazione diversa, indicando scherzosamente un uomo sessualmente molto attivo. Cornice Linsieme degli elementi e delle sezioni che inquadrano e collegano le varie parti di unopera letteraria. Nel Decameron, ad esempio, la cornice costituisce larchitettura razionale dellopera, in quanto unifica e organizza il vario materiale narrativo delle cento novelle, presentate come racconti che dieci giovani, sette donne e tre uomini, si fanno per dieci giorni (come suggerisce il titolo grecizzante), eleggendo a turno un re o una regina che stabiliscono ogni giorno un tema diverso. Boccaccio si finge puro trascrittore di quei racconti, dunque narratore di secondo grado. In prima persona per lautore parla proprio nelle sezioni che costituiscono materialmente la cornice: il proemio e la conclusione generale, lintroduzione e la conclusione delle singole giornate, le parti di raccordo tra una novella e laltra. Nella cornice si trovano alcune delle pagine pi ammirate del Decameron, anche dal punto di vista stilistico, come, nel Proemio, la famosa descrizione della peste

scoppiata nel 1348 a Firenze, da cui la brigata dei novellatori fugge ritirandosi in campagna. NellIntroduzione alla IV giornata, Boccaccio trova anche il modo di esprimere le sue idee letterarie, rispondendo alle critiche che gli venivano rivolte. Elementi della cornice si possono considerare per anche le corrispondenze e le opposizioni geometriche nella scelta dei temi e nella disposizione dei racconti, per cui se il libro si apre con lassoluta mancanza di onest di Ser Ciappelletto, protagonista della prima novella della prima giornata, esso si chiude con le azioni "liberali" e "magnifiche" della decima giornata, fino alleroica dimostrazione di fedelt della Griselda, protagonista dellultima novella. Il tema libero della prima giornata riproposto nella nona; nella terza giornata viene ripreso un aspetto particolare del tema generale della fortuna, introdotto nella seconda; gli amori infelici della quarta giornata sono bilanciati da quelli felici della quinta; la prospettiva delle beffe fatte dalle donne ai loro mariti, cui dedicata la settima giornata, si allarga nellottava includendo anche le beffe fatte da uomini a donne e da uomini ad altri uomini. stato osservato che, tra le molte funzioni della cornice, c quella di fornire un modello di organizzazione razionale alternativo al caos sociale e al disordine di valori causato dalla peste. In ogni caso, il Decameron ha costituito il testo di partenza di gran parte della novellistica posteriore e il modello di organizzazione narrativa offerto dalla cornice stato molto imitato sia in Italia sia in Europa; basti pensare ai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer, allEptameron di Margherita di Navarra e alle raccolte di novellieri italiani del Cinquecento. Cursus Disposizione ritmica del periodo, specie nelle sue parti finali (le cosiddette clausole), ottenuta tramite particolari regole di alternanza tra sillabe accentate e sillabe non accentate. Tali regole erano prescritte dai trattati di retorica medievali per la prosa pi alta ed elegante e si basavano sul precedente della prosa ritmica classica. Deissi la funzione linguistica che collega lenunciato al contesto spazio-temporale e ai partecipanti alla comunicazione. Sono deittici avverbi come qui, l, adesso, domani; pronomi e aggettivi dimostrativi e possessivi come questo, quello, mio, tuo, nostro, vostro; pronomi come io, tu, noi, voi (lui, lei, loro solo se la terza o le terze persone a cui si riferiscono sono materialmente presenti e vengono indicate dal parlante). Le lingue naturali sono nate per linterazione faccia a faccia e la loro organizzazione egocentrica, cio esse si ancorano al contesto esterno a partire da chi dice io; perci i deittici non hanno sempre lo stesso referente, cio il loro significato cambia in base alla situazione in cui avviene la comunicazione. Cos per esempio la frase "anche domani far lezione qui" pronunciata dal prof. Caio il 10 ottobre 2005 nellaula XII dellUniversit per stranieri di Perugia rimander a un altro docente, a un altro luogo e a unaltra data se sar pronunciata in un giorno diverso dal prof. Tizio dellUniversit di Pisa. Il termine deissi deriva dal greco deixis indicazione che discende dalla stessa radice indoeuropea del latino index indice. Diegesi Vedi mimesi / diegesi. Diglossia "Coesistenza, nella stessa comunit o in uno stesso parlante, di due sistemi linguistici di diverso prestigio" (Tullio De Mauro, Il dizionario della lingua italiana, Torino, Paravia, 2000). il caso di

tutte le comunit dialettofone, dove due sistemi linguistici coesistono in un certo territorio e uno dei due ha, spesso per ragioni storiche, uno statuto socio-politico inferiore. Dunque la diglossia pu anche rappresentare una situazione di conflitto. "Nella sua accezione pi diffusa, diglossia vale oggi soprattutto in riferimento alluso funzionalmente differenziato di diversi codici linguistici o di diverse variet di un codice linguistico allinterno di una stessa comunit" (Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, a cura di G.L. Beccaria, Torino, Einaudi, 2004: 239). Dislocazioni La dislocazione la trasformazione dellordine sintattico normale della frase, che in italiano prevede SVO (soggetto, verbo, oggetto), e ha la funzione di evidenziare il "centro dinteresse" del parlante. La dislocazione si ottiene spostando un componente allinizio o alla fine della frase e riprendendolo con un pronome rispettivamente anaforico o cataforico. Un enunciato come "la minestra non la mangio" rappresenta un esempio di dislocazione a sinistra; lenunciato "non la mangio la minestra" un esempio di dislocazione a destra. Dittologia In retorica lunione di due vocaboli simili nel significato e complementari (per esempio: a immagine e somiglianza; vivo e vegeto). La dittologia sinonimica, che unisce cio due sinonimi, produce ridondanza e risponde alla tecnica dellamplificazione. Dittongamento Due vocali entro una stessa sillaba si definiscono un dittongo. Avviene un dittongamento o dittongazione quando una vocale singola si trasforma in un dittongo. Nel processo di evoluzione dal latino alle lingue romanze si sono verificati spesso dei dittongamenti, diversi da lingua a lingua. Viceversa dei dittonghi presenti in latino si sono chiusi in ununica vocale (monottongamento). Litaliano caratterizzato dal dittongamento toscano o spontaneo, fenomeno per cui le e toniche del latino dittongano in i e u se la sillaba in cui si trovano termina in vocale. Perci, ad esempio, da FRU(M) si ha fie-ro, da TNET tie-ne, da LCU(M) luo-go, da CR cuo-re; mentre da FRRU(M) si ha fer-ro e da CTO si ha ot-to. Questo tipo di dittongamento specifico del fiorentino e dei dialetti della Toscana, ma non si verifica negli altri dialetti italiani, che presentano tipi diversi di dittongamento. Si spiegano cos alcune forme della lingua poetica, come core, foco, fero, che si sono conservate fino allOttocento. Il volgare siciliano, infatti, non presentava il dittongamento spontaneo e il siciliano fu la lingua della prima scuola poetica italiana, che poi ebbe prosecutori in Toscana e influenz per alcuni aspetti anche Dante e Petrarca. Edizione critica un particolare tipo di edizione, frutto di un accurato lavoro filologico, che riguarda principalmente le opere di cui possediamo pi copie manoscritte ma nessun autografo. Dopo avere ricercato, esaminato e comparato tutti i codici, cio i manoscritti che tramandano lopera, stabilendo in base agli errori le loro relazioni reciproche, leditore sceglie le lezioni che giudica pi vicine alloriginale e ricostruisce il testo migliore possibile. In genere sotto il testo si colloca lapparato critico, cio delle note dove sono riportate le lezioni scartate, affinch il lettore possa rendersi conto della tradizione e delle scelte fatte dal curatore.

Ellissi Fenomeno che si verifica quando in un enunciato si tacciono elementi che risultano facilmente recuperabili dal contesto o dal cotesto, ossia dalla situazione comunicativa oppure dal testo che precede o segue lelemento soppresso. Un esempio molto chiaro quello delle risposte secche: chi ha rubato la marmellata? Giovanni (lo ha fatto). Il caso pi frequente in italiano contemporaneo lellissi del pronome personale soggetto, la cui espressione invece obbligatoria in altre lingue: (Egli) era un grande scrittore; (noi) ci vediamo luned. Enclisi pronominale Nellitaliano contemporaneo i pronomi personali atoni precedono il verbo di modo finito e si appoggiano a esso per quanto riguarda laccento (si dice che sono proclitici): lo vedo, gli hanno parlato, ce li daranno. Invece in italiano antico in alcuni casi i pronomi sono enclitici, cio sono posposti e uniti al verbo, a cui naturalmente si appoggiano per laccento. Le citazioni dantesche fornite tra parentesi esemplificano le regole del fenomeno: lenclisi era obbligatoria (a) allinizio di un periodo ("Rispuosemi: non omo, omo gi fui"); si verificava con frequenza decrescente (b) dopo la congiunzione e ("e menommi al caspuglio che piangea"), (c) dopo la congiunzione ma ("ma sforzami la tua chiara favella"), (d) allinizio di una proposizione principale che seguisse una proposizione subordinata ("Ma quando tu sarai nel dolce mondo, priegoti che alla mente altrui mi rechi"). In tutti gli altri casi era facoltativa. Si parla comunemente di "legge ToblerMussafia", dal nome dei filologi che hanno per primi individuato le regole del fenomeno. Dopo il Quattrocento lenclisi obbligatoria decadde, ma lenclisi libera sopravvisse nella lingua letteraria in prosa e in verso fino allOttocento. Un relitto delluso antico rappresentato nella lingua doggi da formule cristallizzate come vendesi, dicasi, volevasi (come volevasi dimostrare). Endecasillabo Vedi verso. Enjambement Vedi verso. Enumerazione Figura retorica che consiste nellelencazione di pi elementi coordinati per asindeto, cio per semplice accostamento, o per polisindeto, cio attraverso la ripetizione di una congiunzione. Ecco un esempio tratto dal romanzo Il piacere di Gabriele DAnnunzio (1863-1938): "Roma era il suo grande amore []; non la Roma degli archi, delle Terme, dei Fori, ma la Roma delle Ville, delle Fontane, delle Chiese". Epiteto Attribuito o apposizione che qualifica il nome (ad esempio: Lorenzo il Magnifico) e, per estensione, appellativo o titolo ingiurioso. Mirandolina, la protagonista della Locandiera di Goldoni, si rivolge ai suoi clienti rispettando le formule convenzionali, ma parlando da sola chiama il nobile decaduto che la corteggia con lepiteto "leccellentissimo signor Marchese Arsura" (I, 9), riferendosi alla sua avarizia e alla sua mancanza di denaro. Espressionismo / espressivismo Sfruttamento espressivo o decisamente comico dei contrasti tra lingue, dialetti, variet sociali e

culturali, registri stilistici, gerghi. Si tratta di un filone della tradizione letteraria italiana individuato dal nostro pi famoso filologo, Gianfranco Contini, che per primo ha studiato la "linea FolengoGadda", caratterizzata anche dal gusto per linvenzione verbale e per il gioco di parole. Di espressivismo linguistico Vittore Branca ha parlato anche per il Decameron, dando particolare rilievo a quel "plurilinguismo programmatico" con cui Boccaccio rappresenta differenze sociali, culturali, cronologiche e geografiche. Fabula / Intreccio In narratologia si definisce fabula la ricostruzione delle sequenze narrative secondo lordine logico e cronologico degli eventi; lintreccio invece il racconto vero e proprio, cos come lo scrittore ce lo presenta, deformando a fini artistici la pura riproduzione dellordine naturale dei fatti. Lautore pu anticipare o posticipare la narrazione di alcuni episodi; pu mescolare punti di vista diversi; pu riferire pi storie, intrecciandole tra loro e cos via. Fatismi Vedi interiezione. Fatti fonologici generali Sotto questa definizione si raccolgono fenomeni di mutamento della parola che determinano la diminuzione o laumento del numero dei suoi fonemi. Fenomeni di cancellazione, e quindi di diminuzione, sono laferesi (esempio: verno per inverno), la sincope (esempio: dritto per diritto), lapocope o troncamento (esempio: signor mio), lelisione (esempio: allamore), che si verificano rispettivamente in posizione iniziale, allinterno e a fine di parola. Lelisione in particolare riguarda solo la caduta della vocale finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola successiva e si segnala graficamente con lapostrofo. Fenomeni di inserimento, e quindi di aumento dei fonemi, sono la prostesi (esempio: in Isvizzera), lepentesi (esempio: latino BAPTISMUM > italiano battesimo) e lepitesi (esempio: none no e fue fu), relativi allaggiunta di uno o pi suoni allinizio, allinterno o alla fine di parola. Comune in molte lingue, specie in presenza delle consonanti laterali r e l, la metatesi, ovvero lo scambio tra due fonemi vicini o il semplice spostamento di un fonema allinterno della parola, come nel francese fromage (dal latino volgare *FORMATICUM > italiano formaggio) e nei tipi dialettali italiani preta per pietra e crapa per capra. Fiorentino aureo / argenteo stato definito fiorentino argenteo (Castellani 1980) il fiorentino usato nella lingua orale e scritta tra Quattro e Cinquecento, cio in un periodo precedente allaffermazione delle teorie di Pietro Bembo e posteriore allepoca di Dante, Petrarca e Boccaccio, detta invece del fiorentino aureo. Fonema I fonemi sono i suoni che costituiscono le unit minime del codice linguistico. La parola cane, per esempio, contiene quattro fonemi: /k a n e/. Ogni singolo fonema ha valore distintivo, perch, in una data lingua, sufficiente a differenziare significati diversi; cos il primo fonema dellesempio distingue la parola cane dalle parole pane, tane, sane. Forestierismo Parola straniera utilizzata in una lingua diversa da quella di origine. In italiano il linguaggio settoriale

dellinformatica, per esempio, ricco di forestierismi provenienti dallinglese: computer, bit, file, hard disk, back up, ecc. I forestierismi si possono distinguere in prestiti e calchi. I prestiti sono parole straniere non adattate, come gli esempi appena citati, o adattate solo in superficie, come tramvai, dallinglese tramway (car); i calchi invece sono termini stranieri introdotti tramite parole gi esistenti nella lingua nazionale, le quali assumono cos un significato nuovo (calco semantico), come il verbo realizzare usato nel senso di comprendere a pieno, dallinglese to realize. Ladattamento pu avvenire anche mediante parole composte o derivate che riproducono il modello straniero (calco traduzione), cos litaliano ferrovia che deriva dal tedesco Eisenbahn. Da lingue straniere si possono assumere anche intere locuzioni (calchi sintattici), come il francesismo amare alla follia. Le lingue che storicamente hanno influenzato di pi litaliano sono state lo spagnolo, il francese e linglese, in coincidenza con legemonia culturale e/o politica esercitata in Europa dalle rispettive nazioni. Da diversi decenni litaliano fortemente esposto allanglo-americano, da cui deriva la maggior parte dei neologismi. Funzione Gi nelle Tesi del Circolo Linguistico di Praga (1929) la lingua viene concepita come sistema funzionale, in quanto prodotto dellattivit umana al fine di esprimere e comunicare. Roman Jakobson su questa strada ha identificato sei diverse funzioni in rapporto allorientamento dellatto linguistico, ciascuna associata a uno dei possibili fattori del processo di comunicazione: contesto, emittente, destinatario, canale, codice, messaggio. La funzione referenziale, relativa al contesto, pu manifestarsi negli enunciati dichiarativi, o con luso della terza persona; la funzione emotiva, relativa allemittente, si manifesta pi specificamente attraverso le interiezioni; la funzione conativa, orientata verso lascoltatore, ha come tipiche espressioni grammaticali il vocativo e limperativo; la funzione ftica, orientata sul canale, assicura e mantiene il contatto tra emittente e destinatario (Pronto, mi senti?; Mi segui?); nella funzione metalinguistica il discorso si orienta verso il codice di riferimento; la funzione poetica centrata sul messaggio e sulla sua elaborazione. Genere letterario Il testo, salvo rare eccezioni, non vive isolato nella letteratura, ma appartiene a un genere, cio a una "famiglia" di testi, con cui entra in relazione in base a una fitta rete di corrispondenze. Tali corrispondenze possono riguardare i temi (per esempio il rapporto amore-nobilt nella lirica delle origini), le scelte formali (per esempio lo schema metrico dellottava nel poema cavalleresco), il tipo di destinatari (per esempio un gruppo ristretto di intellettuali e aristocratici o un pubblico di massa, come per il romanzo dappendice), ecc. I generi presuppongono un orizzonte di attesa, cio un insieme di regole preesistenti e aventi la funzione di orientare i lettori. Cos chi inizia un romanzo giallo si predispone alla lettura di un testo con certi schemi generali (il cadavere, il poliziotto, la ricerca dellassassino, gli indizi), in base a una competenza acquisita attraverso letture precedenti e allassimilazione delle "regole del gioco". Le opere di alto valore letterario presentano spesso scarti rispetto al genere a cui appartengono e possono provocarne una ricodificazione retorica, cio limporsi di nuove regole. Gergale Da gergo (molto in uso anche linglese slang), un termine usato comunemente per definire un qualsiasi sotto-linguaggio utilizzato da specifici gruppi di persone. Generalmente ogni generazione o gruppo etnico sviluppa un suo gergo, per il semplice fatto che i suoi componenti parlano pi spesso "tra loro" che "con gli altri", oppure deliberatamente per non farsi capire da chi non fa parte del

gruppo. Molte parole gergali entrano lo stesso, alla fine, a far parte della lingua "corretta". Un esempio tipico il fatto che spesso gli anziani non comprendono molte delle parole usate dai giovani e al contrario questi ultimi o non comprendono o considerano "allantica" molte parole usate dai primi. Inferenza Vedi pragmatica. Interiezione Le interiezioni sono parole che si usano nella comunicazione orale ed esprimono da sole il significato di unintera frase. Per esempio un "Ahi!" rivolto a qualcuno che ci ha appena pestato un piede sul tram equivale a "Faccia attenzione! Mi ha fatto male!". Le interiezioni possono essere di tre tipi: a) primarie o proprie, quelle che hanno solo valore di interiezione; b) secondarie o improprie, quelle costituite da nomi, aggettivi, avverbi o verbi; c) fraseologiche, quelle composte da locuzioni interiettive o esclamative. Sono interiezioni primarie, per esempio, bah, ehm, mah, ohi, uffa, caspita, perdiana. Le interiezioni secondarie sono ampliabili allinfinito; molte sono nomi di animali: porco!, asino!, bestia!; altre hanno funzione conativa, cio hanno lo scopo di far fare qualcosa al destinatario: zitto!, fuori!, basta!, andiamo!, bene!, bravo!, vergogna!. Alcune interiezioni sono usate in funzione fatica, cio per attivare, mantenere e verificare il funzionamento della comunicazione (si parla anche di fatismi): pronto? senta, scusi, per favore, capito?, no?, oppure servono ad articolare il discorso: vedi, guarda, ecco, insomma. Infine, ecco qualche esempio di locuzione interiettiva: santo cielo!, povero me!, Dio ce ne scampi e liberi!. Interlocutore Persona con cui si parla. Ipercorrettismo Forma o pronuncia che stata corretta per errore, cio a causa di una scarsa conoscenza o per uninterferenza linguistica. Un esempio pu essere la restituzione sbagliata di vocali finali o di doppie fatta da scriventi settentrionali, i cui dialetti non hanno n vocali finali n consonanti allungate: tipo altaro altare e gentille gentile. Lipercorrettismo un indizio molto utile per risalire allarea geografica di antichi testi manoscritti. Ipotassi / paratassi Essenzialmente i due termini sono sinonimi di subordinazione e coordinazione. Derivano dal greco hyp sotto e par vicino + txis ordine. La paratassi si ha quando due o pi proposizioni si succedono in un periodo senza che sintatticamente luna dipenda dallaltra. Al contrario si ha ipotassi quando una proposizione, detta subordinata o dipendente, retta sintatticamente da unaltra, chiamata principale o reggente. Si confrontino i due periodi: (a) "Piove e Maria ha preso la macchina"; (b) "Maria ha preso la macchina perch piove"; (a) un esempio di paratassi, (b) un esempio di ipotassi. Lipotassi considerata tipica delle lingue classiche, che presentano un sistema molto ricco di strutture ipotattiche a vari gradi di gerarchia. Infatti i legami di subordinazione tra le frasi di un periodo possono essere di primo, di secondo, di terzo grado, ecc. Si veda il seguente esempio: "Il

generale ordin ai suoi soldati [R] di scalare le mura della fortezza [S1], dove i nemici si erano rinchiusi [S2], per sottrarsi allo scontro diretto [S3], temendo [S4] di essere sconfitti [S5]". Nelle lingue moderne lipotassi viene impiegata soprattutto nello scritto e nei registri pi elevati, mentre la lingua parlata, specie nei registri pi informali, preferisce la paratassi, spesso ottenuta anche per asindeto, cio per semplice accostamento di due frasi: "Piove, Maria ha preso la macchina". Ironia Figura retorica che consiste nellaffermare una cosa intendendo dire lopposto. Esempio: Che divertimento andare al cimitero!. Al destinatario lasciato il compito di decifrare correttamente il messaggio, aiutato in ci dal contesto e dalla particolare intonazione del discorso. Un esempio di narrazione ironica lavventura di Renzo allosteria della Luna piena nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni (vedi la scheda 13). Il giovane, dopo essersi fatto coinvolgere in una rivolta popolare a Milano, viene avvicinato da un falso artigiano, in realt un poliziotto, che gli consiglia una locanda per la notte. Le parole che questo personaggio pronuncia suonano ironiche al lettore: "Conosco appunto unosteria che far al caso vostro; e vi raccomander al padrone, che mio amico, e galantuomo" (cap. XIV). Losteria evidentemente la prigione, dove luomo intendeva condurre lingenuo montanaro, "come alla locanda pi sicura della citt" (cap. XV), commenta ironicamente il narratore. Isotopia Con questo termine si indica un "filo rosso" semantico che percorre un testo garantendone la coerenza. Lisotopia una struttura semantica inerente al testo e designa literativit di unit minime di significazione, che garantiscono al discorso la sua omogeneit. "In Tutti erano vestiti magnificamente. Giovanni e Maria furono guidati fino alla sontuosa tavola al centro di una sala decorata sfarzosamente e fu offerto loro dello champagne, linsieme dei termini vestiti magnificamente, sontuosa, decorata sfarzosamente, champagne - pu costituire unisotopia della nozione di lusso. Nella sua accezione pi ristretta, il termine designa la ripetizione delle unit semantiche di un testo (o di una sua parte), mentre nel suo significato pi ampio indica la ripetizione di unit a uno e a tutti i livelli testuali (fonetico, stilistico, retorico, sintattico, prosodico, ecc.)" (Gerald Prince, Dizionario di narratologia, Firenze, Sansoni, 1990: 68). Italofona Indica la competenza attiva e passiva dellitaliano, cio la capacit di parlare e capire la lingua italiana. Italofono chi possiede questa competenza. Latino volgare Variet che non corrisponde al latino classico, quello che siamo abituati a studiare a scuola. Questultimo il latino scritto, utilizzato dalle classi colte e socialmente pi elevate, cos come si legge nelle opere letterarie dellet aurea (dal 50 a.C. al 50 d.C). Il latino volgare era la lingua parlata dal popolo, meno controllata sul piano grammaticale e piena di espressioni e riferimenti materiali. Si tratta di una realt complessa e variegata al suo interno sia sul piano diacronico sia su quello diatopico (vedi assi di variazione). Infatti non solo fu soggetta a sensibili trasformazioni nel tempo, specie dopo la caduta dellImpero romano; ma si differenzi anche geograficamente in relazione a molti fattori, tra cui le lingue parlate - prima della conquista e della latinizzazione - nelle varie zone sottoposte al dominio di Roma.

Legge Tobler-Mussafia Vedi enclisi pronominale. Lingua di koin La parola koin deriva dallespressione koin dilektos. Essa indicava nel mondo ellenistico il greco comune che si diffuse a partire dallepoca di Alessandro Magno e si sovrappose ai quattro precedenti dialetti greci: ionico, dorico, eolico, attico. Per analogia, gli storici della lingua italiana chiamano lingue di koin quelle forme di scrittura superdialettale che ebbero ampia circolazione nellambiente delle corti signorili del Nord e del Sud Italia nella fase precedente allaffermazione delle teorie di Pietro Bembo (1470-1547). Nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, infatti, gli scriventi delle varie regioni italiane, sebbene la norma comune non si fosse ancora stabilizzata, cercavano di elevare il proprio volgare, accogliendo latinismi ed eliminando almeno una parte dei tratti locali, quelli pi evidenti e popolari, sulla base di modelli letterari che gi dalla seconda met del Trecento godevano di un riconosciuto prestigio linguistico, come la poesia di Petrarca. Il processo, libero e spontaneo, si svilupp anche grazie alladozione del volgare nelle cancellerie dei principati italiani, dando origine a forme di lingua scritta dalle caratteristiche analoghe, ma non omogenee, in quanto determinate dalla mescolanza di tre componenti fondamentali: il volgare locale, il toscano e il latino. Lingua veicolare e lingua franca Si dice veicolare una lingua di grande diffusione, che permette la comunicazione tra parlanti di nazionalit diversa, come oggi linglese. Un tipo particolare di lingua veicolare la lingua franca, cio quel misto, molto semplificato, di elementi romanzi (prevalentemente italiani e spagnoli), greci e arabi che fu utilizzato, in epoca medievale e oltre, nei rapporti commerciali nellambito del Mediterraneo orientale. Va chiarito per che litaliano veicolare attestato nel Bacino del Mediterraneo tra XVI e XIX secolo non deve essere confuso n con la lingua franca (o lingua sabir) n con il veneziano de l da mar, cio con il "veneziano coloniale"; si tratta infatti di un italiano di base fondamentalmente toscana e di piena complessit morfo-sintattica. Locutore Chi parla. Metafora forse la figura retorica pi importante. Gli antichi la definivano un paragone abbreviato. Lesempio "quel generale una volpe" equivale infatti a " astuto come una volpe". In realt la metafora si basa su un meccanismo pi complesso della semplice soppressione degli elementi che renderebbero esplicita la similitudine. Il termine metafora deriva dal greco metaphrein trasportare, a cui corrisponde il latino TRANSFERRE, con il suo participio TRASLATUM. Il sostantivo traslato in italiano infatti indica un termine "trasportato", cio usato in modo figurato. La metafora dunque un trasferimento di significati, cio la sostituzione di una parola con unaltra o laccostamento di due parole i cui significati hanno dei tratti semantici in comune. Spieghiamoci meglio con lesempio che fa lo stesso Aristotele: la metafora "La vecchiaia la sera della vita" presuppone lanalogia esplicita "la vecchiaia la fine della vita (A) come la sera la fine del giorno (B)". La fusione tra A e B resa possibile dal fatto che i campi semantici vecchiaia e sera hanno in comune il tratto fine. Questo meccanismo dinamico e intuitivo spiega anche la catacresi, termine con cui si indicano le metafore di uso corrente, cio quei traslati che colmano la mancanza di una parola specifica, come per esempio la locuzione collo della bottiglia, dove il collo sta alla testa (o alle

spalle) come un oggetto senza nome sta al tappo (o al corpo) della bottiglia. Metonimia Come la metafora, una figura di significato o tropo. Consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto di vicinanza logica e/o materiale. Per esempio una metonimia del contenente al posto del contenuto lespressione "bere un bicchiere". Altri tipi di contiguit sfruttati dalla metonimia sono: 1) leffetto per la causa: "talor lasciando le sudate carte" (Leopardi), dove le carte sono sudate perch impegnano in uno studio faticoso, che fa sudare; 2) la causa per leffetto: "Ma negli orecchi mi percosse un duolo [= dolore]" (Dante), dove il poeta sente in realt dei lamenti causati dal dolore; 3) lastratto per il concreto: " vittima della malavita", cio dei delinquenti; 4) il concreto per lastratto: "quella donna non ha cuore", ovvero sentimenti; 5) lautore al posto dellopera: "il museo ha comprato un Raffaello"; 6) il produttore per il prodotto: "gradisce un Martini?"; 7) il patrono per la chiesa: "ci vediamo allingresso di San Pietro"; 8) la divinit mitologica per la sua sfera dinfluenza: "gli uomini hanno tre debolezze: Bacco, tabacco e Venere", cio il bere, il fumo e il sesso. Metro Per metro si intende il discorso in versi, lunit poetica superiore al verso e alla strofa, la cui organizzazione segue regole stabilite dalla tradizione letteraria. Tra i metri pi diffusi e pi significativi della poesia italiana segnaliamo la canzone, il sonetto e la ballata. Mimesi / diegesi La mimesi la riproduzione o imitazione della realt, come avviene sulla scena teatrale o nei dialoghi in discorso diretto riportati nei romanzi. La diegesi lo sviluppo narrativo, lequivalente verbale dellazione realizzato dal racconto dello scrittore. La distinzione risale ad Aristotele, ma stata ripresa dagli studiosi moderni di narratologia. Monolinguismo / plurilinguismo Categorie definite dal filologo Gianfranco Contini in relazione a due fondamentali filoni, nati a partire dallopera di Dante e di Petrarca, che percorrono la tradizione poetica italiana. La lingua di Dante nella Commedia caratterizzata dallimpiego di un lessico molto vario, in coerenza con la variet della materia, che va dallinferno alla visione di Dio; tale lingua utilizza tutti i registri possibili, dal termine scurrile a quello pi sublime, senza escludere nessuno dei livelli espressivi intermedi. La miscela linguistica di Dante stata perci definita mistilinguismo o plurilinguismo. Per la lirica di Petrarca si parla invece di monolinguismo, in quanto essa utilizza un lessico volutamente limitato, un repertorio di vocaboli dal significato ampio, emblematici di una situazione interiore legata allesperienza amorosa e a un paesaggio ideale, entrambi "sottratt[i] alla mutabilit della storia". Di qui lanti-realismo e lanti-espressionismo che si traducono in uno stile musicalmente armonico e privo di scarti; in un linguaggio vago e immateriale, che evoca e non dipinge. La linea del plurilinguismo dantesco e quella del monolinguismo petrarchesco perdurano

costanti, secondo Contini, nella storia letteraria italiana, giungendo fino al Novecento (vedi la scheda 5). Morfema Indica lunit minima di analisi morfologica. Le parole portano in s informazioni diverse che si ricavano dalla loro scomposizione in una componente lessicale e in una componente grammaticale: per esempio nellitaliano can-i si distinguono un morfema lessicale (can-), detto anche lessema, e un morfema grammaticale (-i), che coincide con la desinenza del plurale. Narratologia Settore della semiotica che studia gli elementi e i modi della narrazione, allo scopo di individuarne le costanti. Neologismo Dal greco nos nuovo e lgos parola. un termine creato di recente, per esigenze tecniche o espressive, proveniente da unaltra lingua o formato allinterno della stessa lingua mediante prefisso (esempio: inter-faccia), suffisso (esempio: ameb-oide) o composizione (esempio: fanta-calcio). Il neologismo una delle principali fonti di innovazione della lingua, ma in genere avversato dai puristi. Se si afferma diventa naturale e non pi distinguibile; altrimenti cade dalluso e scompare. Se proviene da una lingua straniera si preferisce parlare di prestito. Nella terminologia delle scienze moderne hanno avuto un ruolo importante le lingue classiche, oggi per lo pi soppiantate dallinglese nel processo di formazione di neologismi (vedi www.radio.rai.it/radio3/scienze/parole.htm). Norma Grber Vedi articolo (in italiano antico). Onomatopea Imitazione dei suoni naturali in parole ed espressioni del linguaggio articolato. Il lessico italiano ha numerosi vocaboli onomatopeici: miagolare, ululare, tintinnare, sussurro, gorgoglo, ecc. Dal greco noma nome e poio faccio. Ordine Caratteristica del racconto quella di strutturarsi come una sequenza doppiamente temporale, in quanto in esso presente il tempo della cosa raccontata (ovvero tempo della storia) e il tempo del racconto (ovvero tempo del discorso). "Studiare lordine temporale di un racconto significa operare un confronto fra lordine di disposizione degli avvenimenti o segmenti temporali nel discorso narrativo e lordine di successione che gli stessi avvenimenti o segmenti temporali hanno nella storia" (Grard Genette, Figure III. Discorso del racconto, Torino, Einaudi, 1976: 83). Se gli eventi si possono anche raccontare rispettandone lordine cronologico, sono pi frequenti le discordanze (che chiameremo anacronie) fra lordine della storia e quello del racconto. Parleremo di analessi (o retrospezione o flashback) quando si fa riferimento ad avvenimenti avvenuti prima del tempo della storia; allopposto, avremo una prolessi (o anticipazione o flashforward) quando si anticipano eventi o situazioni che appartengono al seguito della storia.

Ottava Vedi strofa. Ottonario Vedi verso. Parafrasi La parafrasi la riscrittura di un testo in termini pi chiari ed espliciti, in modo che non cambino i contenuti e linformazione. Cos ad esempio il primo verso della Commedia "Nel mezzo del cammin di nostra vita" pu essere parafrasato "a 35 anni, cio nel 1300". Naturalmente sul piano della connotazione il verso di Dante ben pi ricco di questa prima informazione; infatti la parafrasi riesce a rendere in genere solo il valore denotativo del testo di partenza. Paraipotassi Parola con la quale si usa indicare la compresenza di coordinazione (paratassi) e di subordinazione (ipotassi). Si tratta di un costrutto, molto diffuso nella poesia e nella prosa antica (dal Duecento al Quattrocento), che si verificava se la proposizione principale era collegata alla subordinata precedente da e o da s. Ecco qualche esempio: "Sio dissi falso, e tu falsasti il conio" (Dante); "Quando egli sar tornato, s saremo a lui" (lettera senese del 1260); "Uscito il marito duna parte della casa, e ella usc dallaltra" (Boccaccio). Paralinguistico Si dice paralinguistico (dal prefisso greco para- simile / collocato a fianco di) ogni fenomeno che accompagna i fatti linguistici veri e propri nella produzione di un enunciato, come ad esempio il volume, i gesti o le manifestazioni vocali (pianto, riso, tono della voce). Poich la maggior parte di questi fenomeni non si manifestano al livello dei singoli fonemi, ma al livello delle loro sequenze (parole, sintagmi, enunciati), i fenomeni paralinguistici vengono talora classificati - non del tutto correttamente - come tratti sovrasegmentali. Parlato / scritto Loralit e la scrittura differiscono a tutti i livelli della lingua: basti pensare che la grafia non una semplice trasposizione dei suoni; ma la distanza tra i due canali evidente soprattutto al livello testuale, cio nellorganizzazione complessiva della comunicazione. La comunicazione orale tende alla vicinanza, nel senso che si svolge di solito in un contesto in cui autore e destinatario condividono lo stesso luogo e interagiscono nello stesso momento; perci forte la presenza dellimplicito e dei deittici. Inoltre alle parole si accompagnano il tono della voce, le pause, i gesti, le espressioni del volto. Chi parla pu anche verificare se il suo messaggio andato a segno grazie al feedback, cio la reazione dellinterlocutore, e pu eventualmente decidere di riformulare quanto non stato compreso. Per contro chi parla non ha molto tempo per pensare, a causa del gioco dei turni di parola, e non pu cancellare quanto ha detto. Proprio per questo la comunicazione orale accetta che i discorsi siano meno accurati. Sul piano morfologico i paradigmi grammaticali risultano di solito semplificati: i tempi verbali per esempio si riducono in italiano sostanzialmente a tre: presente, imperfetto e passato prossimo. Sul piano sintattico prevalgono la frammentazione e la coordinazione (vedi ipotassi / paratassi), come pure la scansione psicologica degli enunciati (vedi dislocazioni); si ammettono false partenze o cambi di progetto, sospensioni, anacoluti. Sul piano lessicale il registro risulta pi basso: il parlato ricorre molto alle ripetizioni;

utilizza espressioni colloquiali e termini generici di alta frequenza (cosa, roba, fatto, tipo, ecc.); si serve di riempitivi e prenditempo (i vari cio, praticamente, insomma, come dire, ecc.) e di molti altri segnali discorsivi (vedi interiezioni). La comunicazione scritta nasce invece proprio dallesigenza di superare una lontananza nello spazio e nel tempo. In assenza del destinatario, costretta a prevederne in anticipo le reazioni e le strategie interpretative. Nella scrittura perci sono molto importanti le fasi della progettazione e della revisione. La strutturazione logica deve risultare chiara, grazie a una gerarchia sintattica e a unorganizzazione testuale pi rigorose e profonde; anche il lessico deve essere preciso e appropriato, contribuendo alla densit informativa e alla mancanza di ambiguit. Infine, proprio perch chi scrive ha il tempo di programmare e di correggere tutto il testo, non sono tollerate sgrammaticature. Parodia Si fa parodia quando si imita un personaggio, un motivo, un testo con intenzioni ironiche, per rovesciarne il modello e suscitare divertimento. Vedi anche la scheda 3 sulla "satira". Paronomasia Dal greco par vicino e noma nome, una figura retorica consistente nellaccostamento di parole simili nei suoni, ma differenti nei significati, che risultano per questo evidenziate e pi memorabili. Ricorre spesso nei proverbi ("dalle stelle alle stalle", "chi non risica non rosica", "chi dice donna dice danno"), ma pu creare anche effetti molto raffinati, come le paronomasie sul nome di Laura esemplificate dal verso petrarchesco: "laura che l verde lauro e laureo crine". Laccostamento pu essere anche in assenza per richiamo implicito, come nelle deformazioni comiche (esempi: "guerre intestinali" per intestine, "completo di inferiorit" per complesso, "pillola anticongestionale" per anticoncezionale). Pastiche Parola francese derivata dallitaliano pasticcio, che nel Settecento significava opera teatrale (soprattutto musicale) messa in piedi con pezzi di autori o di composizioni differenti. Si passati poi al significato di opera letteraria, artistica o musicale in cui lautore ha deliberatamente imitato lo stile di un altro o di altri autori. Nel corso del Novecento la parola si affermata per designare in campo letterario la contaminazione di sottocodici e registri, trovando il massimo esempio nellopera di Carlo Emilio Gadda, scrittore "che ha accostato parole di diverso livello o registro o anche codice, con effetti espressionistici, parodistici, satirici" (Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, a cura di G.L. Beccaria, Torino, Einaudi, 2004: 580). Perifrasi una figura retorica che consiste nellindicare una persona o una cosa indirettamente attraverso un giro di parole. Esempio: "il bel paese l dove il s suona" (Dante), cio lItalia. Plastismo Si intende per plastismo la formula - singola voce o sintagma pi o meno complesso - che, dopo essersi presentata con un marchio di novit, per esempio perch assunta da un particolare linguaggio settoriale, mette in moto un meccanismo di mimesi. Il termine prolifera e ben presto si trasforma in un

clich, ovvero si finisce per usarlo anche a scapito di altre soluzioni lessicali pi adeguate. Polimorfia Dal greco pols molteplice e morf forma. Si parla di polimorfia nel caso di una molteplicit di forme equivalenti disponibili in una lingua; tali forme possono essere compresenti in uno stesso testo, anche a breve distanza tra loro. Un esempio di polimorfia, fenomeno molto diffuso in italiano antico, rappresentato dalle varie desinenze che tra Quattro e Cinquecento poteva assumere la terza persona plurale del passato remoto della prima coniugazione: -onno, -orno, -orono, arno, arono. Cos per il passato remoto andarono si potevano avere tutte queste varianti diverse: andonno, andorno, andorono, andarno e andarono. Polirematica Gruppo di parole che ha un significato unitario, non desumibile da quello delle parole che lo compongono, sia nelluso corrente sia in linguaggi tecnico-specialistici, come in italiano vedere rosso "adirarsi" o scala mobile "crescita dei salari al crescere dellinflazione". Polisindeto Figura sintattica caratterizzata dalla presenza di congiunzioni tra termini o frasi strettamente correlate. Pragmatica Branca della linguistica, sviluppatasi soprattutto negli ultimi decenni, che si occupa delluso del linguaggio allinterno di una data situazione comunicativa, ovvero dei rapporti tra la lingua e i contesti in cui gli atti comunicativi si realizzano. La linguistica pragmatica pone in secondo piano il sistema della lingua considerato nella sua autonomia e in astratto per concentrarsi sul suo concreto realizzarsi, cio sullinterazione tra individui in circostanze ben determinate. Alla pragmatica interessa, per esempio, lo studio dei dialoghi (analisi conversazionale), che include la gestione dei rapporti sociali e gerarchici; i codici non verbali che accompagnano il codice lingua (si pensi ai gesti, alle espressioni del volto, ai movimenti e alle posizioni reciproche assunte dai parlanti); le intenzioni esplicite e i fini nascosti o impliciti della comunicazione (atti linguistici indiretti). La pragmatica infatti mette in evidenza come il processo della costruzione del senso sia legato al contesto e alle relazioni tra gli interlocutori, specie quando la struttura informativa degli enunciati presenta delle lacune o il significato letterale non corrisponde alle reali intenzioni dellemittente. Nel primo caso, il riferimento allenciclopedia, cio il richiamo nella mente delle esperienze e delle conoscenze memorizzate (e condivise dagli interlocutori), permette facilmente di colmare i vuoti, grazie a un processo di deduzione o supposizione che si definisce inferenza. Dal seguente brano di conversazione: "A: Sei qui spesso? B: Abbastanza spesso + circa una volta al mese + in effetti ++ vengo a trovare i miei figli", se chi risponde un donna tra i trenta e i quarantanni, possiamo inferire che i suoi bambini siano affidati a qualche istituzione educativa, dal momento che nella nostra societ, in caso di separazione dei genitori, in genere i figli pi piccoli vivono con la madre. Nel secondo caso, cio quando non vi corrispondenza tra la lettera di un enunciato e il suo reale significato, linferenza che porta il destinatario a comprendere limplicito si definisce implicatura conversazionale. Spesso, come nellironia, molto importante il tono con cui lenunciato viene pronunciato. Proclisi

Fenomeno per cui un monosillabo o un bisillabo atono si appoggiano sulla parola seguente, con la quale costituiscono ununica unit accentuativa, per esempio: per te, ti dico, me lo darai. Si definisce proclitica una parola che si appoggia per quanto riguarda laccento a quella successiva. Proclisi si oppone a enclisi. Prosodia Con questo termine si indicano fenomeni fonologici sovrasegmentali, cio che non riguardano singoli fonemi, bens loro sequenze (gruppi di sillabe, parole, frasi), cos come vengono pronunciate dai parlanti. La prosodia dunque ha a che fare con laccento, lintonazione, la durata, lintensit, il ritmo degli enunciati. Punto di vista Attraverso lanalisi del punto di vista si osserva in quale posizione si colloca lautore rispetto alla vicenda narrata, a chi la fa raccontare, che cosa si permette di sapere in pi (o in meno) rispetto ai personaggi. Il punto di vista onnisciente "il caso pi classico, tipico della narrativa dellOttocento; lautore si colloca in una posizione superiore rispetto alla vicenda, della quale sa tutto: pu descrivere avvenimenti che si svolgono simultaneamente in luoghi diversi, conosce pensieri e sentimenti di diversi personaggi. Pu anche permettersi di giudicare le cose che racconta". La narrazione in prima persona " il tipo pi nettamente opposto allonniscienza; lautore si colloca allinterno di un protagonista, parla con la sua voce, vede coi suoi occhi; non pu quindi permettersi di conoscere niente che non conosca il personaggio che dice io; giudizi e commenti sono espressi, ma sono esclusivamente quelli dellio narrante. Un caso un po diverso quello in cui lautore introduce un io narrante che non il protagonista, una specie di testimone che racconta ci che ha visto e sa. Ancora, lautore, pur raccontando con la propria voce (senza usare quindi la prima persona verbale), pu assumere un punto di vista interno a un personaggio, portando il lettore a identificarsi con esso; al contrario, lautore pu assumere un punto di vista esterno a tutti i personaggi, ma autolimitato: pu cio comportarsi come un osservatore che vede svolgersi dei fatti, delle azioni, ma non conosce i moventi interiori, i pensieri e sentimenti di coloro che li compiono, anche se pu intuirli" (Guido Armellini e Adriano Colombo, Dalla parte del lettore, Bologna, Zanichelli, 1989: 561-562). Questione della lingua Con questa espressione si fa riferimento al dibattito culturale sviluppatosi nel primo Cinquecento per definire la norma dellitaliano e le caratteristiche ideali della lingua letteraria. Pi in generale, si parla di "questione della lingua" in relazione alle discussioni che hanno accompagnato ogni fase di crescita e di espansione dellitaliano lungo lintero arco della sua storia, raggiungendo il culmine nel XVI e nel XIX secolo. A partire dallOttocento e fino ad anni a noi vicini, la "questione della lingua" stata oggetto tra gli intellettuali di analisi e prese di posizione polemiche dai risvolti non soltanto culturali, ma anche sociali e politici. Referente In linguistica il referente il contesto a cui rinvia un messaggio o pi specificamente loggetto extralinguistico a cui un segno linguistico fa riferimento; il referente della parola cane, per esempio, il mammifero domestico che abbaia. Registro Termine che la linguistica ha attinto come metafora dalla terminologia musicale. "In linguistica si

chiamano registri quelle variet di codice che offrono la possibilit di scegliere tra vari livelli del codice stesso. Si pu parlare infatti dei seguenti livelli propri delluso linguistico, in successione nelle diverse situazioni, dallalto verso il basso: registro aulico, colto, formale (o ufficiale), medio, colloquiale, informale, familiare, popolare" (Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, a cura di G.L. Beccaria, Torino, Einaudi, 2004: 639). Reticenza o aposiopesi Figura di pensiero che consiste nella soppressione di una parte del messaggio: chi parla interrompe pi o meno bruscamente lenunciato, lasciando allascoltatore il compito di completarne il senso; la parte taciuta acquista cos rilievo proprio in quanto non viene detta. Si leggano i seguenti versi di Giovanni Pascoli: La parte, s piccola, i nidi / nel giorno non lebbero intera. / N io Qui la reticenza del poeta attenua per pudore la manifestazione del dolore (nemmeno io ho avuto la mia parte nella vita). In altri casi laposiopesi serve a esprimere insinuazioni, allusioni o minacce. Retorica Si pu sinteticamente definire larte del dire e della persuasione. una disciplina le cui origini risalgono allantica Grecia, ma che ebbe molto successo anche a Roma. In entrambe queste civilt, infatti, avevano grande importanza gli oratori, cio gli uomini in grado di parlare nelle riunioni e nelle assemblee pubbliche. Nelle varie epoche in cui stata coltivata, la retorica ha sviluppato sostanzialmente due orientamenti, di volta in volta prevalenti luno sullaltro. Da una parte, quello rivolto a studiare le tecniche dellargomentazione, cio le strategie grazie alle quali i discorsi riescono a influenzare le idee e i comportamenti dei destinatari, persuadendoli ad accogliere determinate tesi. Dallaltra, lindirizzo che concentra lattenzione sugli aspetti formali del discorso, con particolare riferimento alla lingua letteraria e alle tecniche del bello scrivere. Tale orientamento si spesso ridotto storicamente allo studio delle figure retoriche e alla prescrizione di regole rigide per i vari generi letterari. Oggi la retorica torna di attualit come strumento per comprendere a fondo i meccanismi del linguaggio in una prospettiva comunicativa; in questo senso la retorica ha anticipato parecchi sviluppi recenti della pragmatica e della linguistica testuale. La letteratura non il suo solo campo di azione, ma la retorica pu e deve trasformarsi in una moderna educazione alla parola "detta" e "scritta", che ci aiuti ad affrontare le sempre pi complesse sfide comunicative imposte dai mass media e dalle nuove tecnologie. Rima la perfetta identit di suoni tra due o pi versi a partire dallultimo accento tonico; cos, se si trovano a fine verso, le parole cuORE: amORE si dice che rimano tra loro. La rima serve a collegare singoli versi vicini o distanziati allinterno del testo. Se non tutti i suoni sono uguali si parla di rima imperfetta: il caso pi rilevante quello dellassonanza, che comporta lidentit delle sole vocali, come per esempio spEssO: lEttO. Si dicono facili le rime per cui sono disponibili molte parole, come quelle che presentano uguale desinenza o suffisso: per esempio mentIRE: dIRE e tutti gli avverbi in -mente. segno invece di unattenta ricerca stilistica la rima difficile o rara, per cui complicato trovare parole; si consideri ad esempio lunica serie in -oppio della Commedia dantesca: scoppio: doppio: accoppio. Oltre che a fine verso, esistono anche rime interne, come la rima al mezzo, cio a met verso, dove cade la cesura; esempio: "Donna me prega, - per cheo voglio dire / dun accidente - che sovente fERO / ed s altERO - ch chiamato amore" (Cavalcanti). La posizione in rima fa assumere alle parole che vi si trovano e che vengono collegate tra di loro un particolare rilievo semantico e stilistico. La disposizione delle rime fondamentale poi nella costruzione della struttura delle strofe. Questi i principali tipi di rima:

Rima baciata (AA BB): i versi rimano a coppie

Dagli antri muscosi, dai Fori cadENTI, Dai boschi, dallarse fucine stridENTI, [] Un volgo disperso repente si dESTA Intende lorecchio, solleva la tESTA (Manzoni, Adelchi)

Rima alternata (ABAB): il primo verso rima con il terzo, il secondo con il quarto

Vede perfettamente ogne salUTE chi la mia donna tra le donne vEDE; quelle che vanno con lei son tenUTE di bella grazia a Dio render merzEDE (Dante, Vita nuova)

Rima incrociata (ABBA): il primo verso rima con il quarto, il secondo con il terzo

Voi chascoltate in rime sparse il suONO di quei sospiri ondio nudriva l cORE in sul mio primo giovenile errORE quandera in parte altruom da quel chi sONO (Petrarca, Canzoniere)

Rima incatenata (ABA BCB):

La gloria di colui che tutto mOVE

la rima della terzina dantesca, con cui scritta la per luniverso penetra, e risplENDE Commedia; il secondo verso di ogni strofa rima con il primo e il terzo della successiva in una parte pi e meno altrOVE. Nel ciel che pi de la sua luce prENDE fu io, e vidi cose che ridIRE n sa n pu chi di l s discENDE (Dante, Paradiso)

Segnali discorsivi I segnali discorsivi svolgono funzioni essenziali dal punto di vista discorsivo e interazionale. Basti

pensare a: sai, ecco, praticamente, cio, beh, insomma, voglio dire, eh, niente, esatto, che costellano il discorso quotidiano. Caratteristica dei segnali discorsivi , tra laltro, la parziale perdita di valore semantico, la polifunzionalit e la posizione relativamente libera allinterno dellenunciato. Una delle funzioni pi diffuse e pi significative dei segnali discorsivi quella, di tipo interazionale, volta a sottolineare laspetto ftico, cio di "coesione sociale" della comunicazione intesa come strumento per creare, consolidare o evidenziare lappartenenza di un individuo a un gruppo. "Pensiamo soprattutto a segnali discorsivi come sai / sapete / come sai, che classificheremo come fatismi, che rimandano a una conoscenza condivisa [] e che sottolineano il legame tra gli interlocutori" (Carla Bazzanella, Le facce del parlare. Un approccio pragmatico allitaliano parlato, Firenze, La Nuova Italia, 1994: 148). Semantica Dal greco semnein significare, la disciplina che studia il significato delle parole e dei testi. Laggettivo semantico indica ci che relativo al significato. Semiotica Dal greco semeon segno, disciplina che studia le caratteristiche generali della comunicazione e il funzionamento dei singoli codici, tra cui quello linguistico, anche nella loro interazione reciproca. Significante / significato Nella linguistica che si ispira allo strutturalismo di Ferdinad de Saussure, significante e significato rappresentano le due facce inscindibili della stessa medaglia: il segno linguistico. Il significato il contenuto semantico del segno, il significante la faccia espressiva, la componente fonetica del segno. Cos linsieme di fonemi /k a n e/ il significante cui corrisponde, nel codice lingua italiana, il significato cane, a sua volta collegato al referente mammifero domestico che abbaia. Similitudine La similitudine un paragone, cio un confronto tra due o pi entit, introdotto da come, simile a, sembra, ecc. Esempio: "Il regno dei cieli simile a", struttura tipica delle parabole evangeliche. Si tratta di una figura retorica di significato, frutto del ragionamento analogico. La costruzione si pu basare su un solo operatore: "LIsonzo / scorrendo / mi levigava / come un suo sasso" (Ungaretti), oppure su due operatori: "Qual colui che sognando vede [] / cotal son io" (Dante). Nel primo esempio la persona paragonata, chi dice "io", precede la cosa a cui paragonabile, un sasso. Nel secondo esempio la persona paragonata, lio-Dante, segue la persona a cui paragonabile, un uomo che sogna. Sinalfe Vedi verso. Sineddoche una figura di significato simile alla metonimia. Nella sineddoche per il legame semantico tra il termine sostituito e quello che lo sostituisce consiste in una relazione di quantit e di estensione, come quando si nominano:

- la parte per il tutto (tetto per casa) e viceversa; - il singolare per il plurale (luomo per gli uomini) e viceversa; - la specie per il genere (pane per cibo) e viceversa; - la materia di cui fatto un oggetto per loggetto stesso (ferro per spada). Sintagmatico / paradigmatico Nella linguistica moderna il paradigma linsieme di unit tra loro potenzialmente sostituibili, come ad esempio i sinonimi o le forme verbali equivalenti. I rapporti paradigmatici sono "in assenza", mentre i rapporti "in presenza" tra le unit che formano un enunciato sono definiti sintagmatici. Lasse sintagmatico orizzontale e lungo di esso si allineano le parole del testo, dopo essere state selezionate sullasse verticale del paradigma. Il noto linguista Roman Jakobson ha analizzato le relazioni tra i due assi nella scrittura poetica. Sociolinguistica Settore della linguistica che ha per oggetto di studio la relazione fra la struttura sociale e i fenomeni della lingua. Sociolinguistico laggettivo che si attribuisce a tutto quanto riguarda tale relazione. Sonetto il metro pi diffuso della tradizione poetica italiana. formato da quattordici endecasillabi (vedi verso), raggruppati in due quartine e due terzine (vedi strofa). Fu inventato probabilmente da Giacomo da Lentini, poeta della Scuola siciliana. Dal Duecento a oggi ha conosciuto una fortuna ininterrotta e la sua struttura stata imitata anche in altre letterature europee. Nelle terzine sono possibili svariate combinazioni. Nelle quartine lo schema pi frequente ABBA, nettamente prevalente in Petrarca; il pi antico ABAB. Questo schema presente nelle quartine del sonetto di Ugo Foscolo (1778-1827) intitolato Alla sera, che riportiamo come esempio. Standard / Neostandard Lo standard il modello di lingua, sia parlata sia scritta, che viene proposto nelle grammatiche e nei vocabolari e che viene riconosciuto da tutti, in particolare dalle persone istruite, come corretto. Il problema per litaliano rappresentato dal fatto che la stragrande maggioranza degli italiani, anche quelli che padroneggiano perfettamente lo standard scritto, quando parlano lasciano percepire in varia misura la loro provenienza regionale se non altro a causa della pronuncia; si pensi, ad esempio, alle e e alle o toniche, di cui solo i toscani sanno correttamente distinguere il timbro aperto o chiuso, che la scrittura non registra. Dunque parla lo standard solo chi abbia seguito dei corsi di dizione, come fanno gli attori di teatro, ai quali viene insegnato il cosiddetto fiorentino emendato, cio la pronuncia colta di Firenze ripulita da alcuni tratti locali . Diffusione nazionale, o come si dice panitaliana (dal greco pan tutto), ha anche una nuova variet di italiano che stata definita "italiano delluso medio" (Sabatini 1985) o neostandard. Questa variet caratterizzata da fatti morfo-sintattici e lessicali gi documentati in testi del passato, ma censurati o ignorati dalle grammatiche e perci considerati non corretti, anche se frequenti nelluso comune. Basti citare il pronome personale gli a lui utilizzato sia per la terza persona plurale, al posto di loro / a loro, sia al posto del femminile singolare le a lei. Tali fenomeni si sono progressivamente diffusi, tanto da apparire ormai del tutto normali non solo nel parlato, ma anche nei testi scritti meno formali. In pratica i tratti del neostandard costituiscono delle linee di tendenza e rappresentano possibili

evoluzioni della nostra lingua in un prossimo futuro. Stile nominale Si parla di frase nominale quando ci si riferisce a enunciati privi del verbo: ne abbiamo un esempio costante nei titoli dei giornali (Allarme in Adriatico per la nave dei veleni, Ultime spese di Natale: tutti allassalto del cotechino). Quando le frasi nominali sono ricorrenti allinterno di un testo parliamo di stile nominale: esso "consente di accelerare il ritmo delle narrazioni, concentrando lattenzione sui risultati delle azioni, piuttosto che sul loro svolgimento []. Accade che anche gli scrittori abbiano la necessit di descrivere per primi piani, ricorrendo a immagini significative, un paesaggio, una stanza, uno stato danimo e cos via. In questi casi lo stile nominale diventa un efficace mezzo espressivo" (Maria Corti e Claudia Caffi, Per filo e per segno, Milano, Bompiani, 1989: 546). Lo stile nominale, oltre che nei testi letterari e nei titoli dei giornali, presente nel parlato come effetto di riduzione sintattica, con il verbo a volte sottinteso in quanto facilmente recuperabile dal contesto. peraltro improprio parlare di ellissi del verbo per la generalit dei fenomeni che riguardano lo stile nominale, "perch solo in alcuni casi possibile integrare lenunciato con la copula o trasferire la funzione predicativa ad un sintagma verbale finito" (Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, a cura di G.L. Beccaria, Torino, Einaudi, 2004: 733). Infine, definiamo nominalizzazione il procedimento che permette la trasformazione di un sintagma verbale in un sintagma nominale: Anna arrivata e sono molto contento / Sono molto contento per larrivo di Anna. Strofa / Stanza La strofa, detta anche stanza, lunit superiore al verso in cui una poesia si articola. Consiste in un gruppo di versi che formano un "periodo ritmico unitario" ripetibile pi volte. Nella poesia tradizionale le strofe sono composte da un numero fisso di versi e hanno una struttura fissa allinterno del singolo componimento. Ci dovuto al legame originario della poesia con la musica, che ha naturalmente bisogno di schemi ripetitivi cui adattare le proprie "frasi", come accade ancora oggi per le canzoni della musica leggera. Un elemento essenziale della strofa la rima, che serve a collegare i singoli versi tra loro. Tema / rema In un enunciato il tema ci di cui si parla, il rema ci che si dice a proposito del tema. In inglese a tema / rema corrispondono i termini topic / comment, traducibili con argomento e commento; il topic infatti largomento del discorso, ci che noto o presupposto nel contesto generale, mentre il comment la parte dellenunciato che comunica informazione nuova al ricevente. Nellordine non marcato, cio normale, della frase il tema coincide con il soggetto e il rema con il predicato: "Mario (= soggetto grammaticale e tema) canta (= predicato e rema)". Ma in risposta alla domanda "chi canta?", cio se il noto lazione del cantare e linformazione nuova che si richiede "chi compie quellazione?", si dir "canta Mario", cio il soggetto verr posposto al verbo, perch ha valore di rema. Le lingue naturali si servono di diversi mezzi per segnalare il tema dellenunciato. Litaliano ne utilizza due: uno fonologico e laltro sintattico. Il tema infatti pu essere evidenziato tramite lintonazione e le pause, oppure tramite un ordine particolare delle parole, che si definisce marcato, come ad esempio quello delle dislocazioni. Terzina Vedi strofa.

Tmesi o iperbato Dal greco tmno divido. una figura retorica che riguarda la disposizione delle parole. Si verifica quando gli elementi di una parola composta o due parole in stretto legame sintattico vengono separati attraverso linserimento tra loro di altri membri della frase. In questo secondo senso si parla pi spesso di iperbato. Ecco come il nome femminile Fiordiligi viene separato da una tmesi in un verso di Ariosto (vedi la scheda 6): "N men ti raccomando la mia Fiordi/ Ma dir non pot ligi, e qui finio". Tropo Figura retorica che implica un trasferimento di significato. Velocit della narrazione Caratteristica del racconto quella di strutturarsi come una sequenza doppiamente temporale, in quanto in esso presente il tempo della cosa raccontata (o tempo della storia) e il tempo del racconto (o tempo del discorso). Nella finzione narrativa i fatti raccontati durano un certo tempo; daltra parte per raccontarli lautore impiega uno spazio, misurabile in righe o pagine che richiedono un certo tempo per essere lette: dal rapporto fra i due tempi nasce la velocit (o durata) della narrazione. Avremo una descrizione nel caso in cui lautore si sofferma a descrivere un paesaggio, un personaggio, una situazione: possiamo allora dire che la velocit narrativa uguale a zero, il tempo si fermato, per alcune righe o pagine non accade niente. Avremo poi una scena che, a teatro o al cinema, dura nella finzione esattamente il tempo che ci vuole a vederla; la narrativa presenta qualcosa di simile nelle scene dialogate (il tempo che occorre a leggerle paragonabile alla loro durata nella finzione); oppure nella rappresentazione di azioni di breve durata, la cui esecuzione possa essere raccontata in tempo reale. Di sommario si parla quando il narratore riassume in poche righe gli avvenimenti di giorni, mesi o anni: il tempo della storia massimo, mentre minimo quello del racconto. Il tempo del racconto si riduce a zero nel caso dellellissi narrativa, quando uno scrittore "salta" interi periodi della storia, per concentrare lattenzione su alcune fasi e non annoiare il lettore con fatti che considera secondari. In questo caso, allopposto della descrizione, potremmo dire che la velocit della storia infinita: in un attimo siamo portati a un momento della vicenda pi o meno lontano dal precedente. "Le definizioni che abbiamo dato a proposito della velocit narrativa sono approssimative; nel concreto accadr a volte di non saper come definire la velocit di un certo passo, sia perch sono possibili infinite sfumature intermedie, sia perch spesso lo scrittore fa variare la velocit narrativa: una scena pu rallentare impercettibilmente fino a diventare descrizione, o viceversa; un sommario pu essere intercalato da brevi accenni di scene. Limportante non tanto classificare, quanto percepire il gioco di questa variabile, che d a una narrazione il suo ritmo" (Guido Armellini e Adriano Colombo, Dalla parte del lettore, Bologna, Zanichelli, 1989: 565). Verso lunit basilare della poesia, dopo la quale si va a capo: la parola deriva infatti dal latino VERTERE girare. I vari tipi di verso si distinguono per il numero delle sillabe da cui sono formati e per landamento ritmico, a sua volta imposto dagli accenti. Il verso di gran lunga pi importante della tradizione poetica italiana lendecasillabo, spesso usato in unione con il settenario. Nella poesia italiana si possono avere molte possibilit. I versi riportati che esemplificano il settenario e il decasillabo hanno un numero di sillabe apparentemente superiore a quello previsto; in realt, quando sincontrano nel verso la vocale finale di una parola e la vocale iniziale della parola seguente, normale la sinalfe, cio le due vocali valgono

per una sola sillaba. Nei versi lunghi, la voce tende naturalmente a una breve pausa; per esempio, nellendecasillabo di Giacomo Leopardi (1798-1837) "Vaghe stelle dellOrsa + io non credea", necessaria uninterruzione dopo la settima sillaba: tale pausa si definisce cesura e divide il verso in due parti dette emistichi. La cesura spesso coincide con una pausa sintattica segnalata dalla punteggiatura oppure ha un valore semantico, cio serve a mettere in risalto una parola o un gruppo di parole. Tornando al verso, quando la sua fine non coincide con la fine della frase (o di un suo sintagma) e lenunciato continua nel verso seguente, si ha un enjambement, come in questo altro esempio leopardiano: "E come il vento / odo stormir tra queste piante, io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando" (Linfinito, vv. 811). Volgari / dialetti Si definiscono volgari le diverse lingue, derivate dal latino volgare, parlate e scritte a livello locale in Italia prima della formazione e della codificazione di un modello linguistico unitario, esteso a tutta la penisola; infatti si parla di dialetti solo in relazione o in contrapposizione a una lingua nazionale unitaria, il che possibile per la realt linguistica italiana solo a partire dalla seconda met del XVI secolo.