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Le lingue agglutinanti

Le loro pi importanti caratteristiche paragonate con quelle di


altre lingue

Le lingue agglutinanti sono diffuse


soprattutto nel continente eurasiatico; i
principali gruppi sono l'ugro-finnico e il
samoiedo (ungherese, finlandese, estone,
carelio, samoiedo, etc.), e il turco-tataro
e l'altaico (turco, chirghiso, mongolo) e vi
sono altre lingue isolate quali il
giapponese e il coreano.
Anticamente esistevano altre lingue
agglutinanti dalle caratteristiche molto
arcaiche (tra le quali le lingue ergative)
come ad esempio il sumerico, il hurritico
e l'urartaico, l'estrusco, la lingua dei Picti
nel nord della Britannia e sicuramente
anche la misteriosa lingua che si cela
dietro il lineare A cretese. Oggi relitti di
queste antiche lingue agglutinanti (alcune
delle quali forse costituirono quel gruppo
detto dai linguisti "mediterraneo") sono il
basco in Spagna e le lingue caucasiche
(georgiano), alcune di queste sono dette
"lingue ergative" (vedi Le lingue
ergative).
Ma cosa distingue una lingua
agglutinante da una flessiva
(indoeuropea o semitica) o da una
isolante (sino-tibetane)? Nelle lingue
monosillabiche o isolanti la funzione della
parola si realizza solo nella sua posizione
nell'ambito di una frase; alcuni esempi: il
nome del possessore precede quello del
posseduto: "padre" "casa", in cinese
fqin fngzi 'la casa del padre'; il plurale
espresso non con una desinenza, ma
mediante la composizione di temi-radici:
"cavallo" + "moltitudine", in cinese m
men 'cavalli'.
Le lingue flessive sono dotate di una loro
tipica struttura fatta di desinenze
variabili, sia nel nome che nel verbo; ma
quello che distingue le lingue agglutinanti
da quelle flessive l'autonomia dei
suffissi e delle desinenze tipica delle
prime. Il suffisso ungherese -ben per
esempio indica lo stato in luogo (hzben
'in casa') e preso singolarmente ha,
appunto, una sua autonomia, infatti
l'avverbio benn 'dentro', ma le desinenze
locative -ae e -i di una lingua flessiva
come il latino prese singolarmente non
hanno alcun valore, ma solo se intese
come parte integrante della parola che
flettono: domi 'in casa'.
La differenza ancora pi marcata dal
fatto che nelle lingue flessive le
desinenze sono morfemi sintetici (cio,

ad esempio, in latino -arum indica o


sintetizza contemporaneamente il
genitivo, il genere femminile e il plurale),
mentre gli affissi delle lingue agglutinanti
sono morfemi analitici avendo ciascuno di
essi un solo ed unico valore; si prenda ad
esempio la desinenza del plurale -ler
della lingua turca e la desinenza del
locativo -de: quindi ev 'casa'; evde 'nella
casa'; evler 'case'; evlerde 'nelle case';
mentre in sanscrito - che una lingua
flessiva - abbiamo grhe 'nella casa' (in
cui -e indica contemporaneamente il
singolare e il locativo) e grhesu (in cui
esu indica contemporaneamente il plurale
e il locativo). Nel verbo il sistema
analogo, infatti abbiamo in turco
seviyorum 'io amo' in cui sev la radice
del verbo "amare", iyor indica il presente
e um la prima persona singolare; mentre
nell'arabo aktubu 'io scrivo' l'a iniziale e
la u finale indicano contemporaneamente
il tempo, la persona e il numero; e
nell'italiano scrivo la semplice o finale
indica pure il tempo, la persona e il
numero.