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Esercitazione istologia 20/03/12

PRIMA PARTE
Oggi studiamo un preparato di cute spessa, il numero uno. Il preparato di cute naturalmente non prevede
solo l’epitelio ma c’è il derma con le ghiandole, dunque è necessario spiegare alcune cose.

La cute è l’organo più grande che abbiamo a disposizione e si compone di due tessuti, un epitelio di
superficie - un epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato (corneificato) - e un tessuto connettivo denso
sottostante detto derma.

La cute spessa è quella cute che riveste solamente delle aree molto limitate del corpo, in particolare la
superficie palmare delle mani e quella plantare del piede. Il termine “spessa” si riferisce al particolare
spessore dello strato corneo dell’epidermide, che comunque è presente sempre in tutta la cute; la cute è
l’unico esempio nell’uomo di epitelio pavimentoso stratificato corneificato, perché in tutte le altre sedi dove
troveremo l’epitelio pavimentoso stratificato non ci sarà lo strato corneo sopra: intendo le mucose (quella
della cavità boccale, dell’esofago, della vagina) che essendo ambienti umidi non necessitano di questo strato
che ha a che fare con la protezione da tutto ciò che proviene dall’ambiente esterno (agenti infettivi,
disidratazione, insulti meccanici ed altre sollecitazioni). Il resto della cute che riveste il corpo si chiama cute
sottile, cioè lo strato corneo e la stessa epidermide hanno uno spessore minore.

Inoltre ci sono annessi cutanei diversi: nella cute spessa l’unico presente è la ghiandola sudoripara perché
questa non presenta peli (si dice glabra); mentre in tutto il resto della cute, quella sottile, troveremo peli, sia
sottili (come quelli che rivestono la maggior parte del corpo), sia terminali (come quelli della regione
ascellare, inguinale, o della barba nel caso di uomini). Oltre ai peli troveremo anche ghiandole sebacee,
muscoli pilo erettori e tutta una serie di altri elementi qui non riscontrabili.

Una tipica caratteristica della cute spessa è la irregolarità dell’interfaccia derma/epidermide (alquanto
frastagliata e non lineare). Ciò ha uno scopo: aumentare fortemente la coesione tra questi due tessuti, dato
che le superfici palmare e plantare sono quelle che più di ogni altra sono sottoposte ad attriti, a frizioni,
specie in senso tangenziale, tanto che i due tessuti si staccherebbero facilmente se non ci fosse questo
andamento.

Le proiezioni del derma verso l’epidermide sono dette papille dermiche; le corrispondenti invaginazioni
dell’epidermide nel derma si chiamano creste epidermiche. Se il preparato è di polpastrello (anche della
superficie del piede) noterete che anche la superficie libera è notevolmente frastagliata: ci sono infatti
sollevamenti alternati a solchi, detti rispettivamente giri cutis e sulci cutis, che creano quei disegni tipici della
cute spessa detti dermatoglifi, che formano la impronte digitali. Essi hanno un andamento tipico in ogni
individuo, stabilito geneticamente, e sono diversi anche nei gemelli omozigoti.

Questo è l’aspetto a piccolo ingrandimento di un preparato di cute spessa:


Lo strato corneo è uno strato acellulare; fino allo strato granulare si vedono i nuclei delle cellule, che sono
ancora vive; a partire da questo strato in poi le cellule perdono nucleo e organuli perché sono totalmente
digerite per azione delle idrolasi acide, e si trasformano in squame, “ex” cellule riempite di una sostanza
amorfa formata da un miscuglio di cheratina e altro materiale di natura lipidica e proteica. La membrana di
queste cellule si ispessisce, diventa una sorta di corazza, e le cellule precedentemente legate tramite
desmosomi progressivamente si modificano fino alla parte alta dello strato corneo in cui le cellule si
distaccano. Il processo che porta un cheratinocita a trasformarsi in una squama corneificata è detto
“citomorfosi cornea” e prevede tutta una serie di modificazioni strutturali e funzionali che portano la cellula a
diventare una squama. Questo processo impiega normalmente nella zone di maggior sollecitazione della
cute spessa 20-30 giorni, in altre zone meno sollecitate 40-50 giorni.

Il derma è il tessuto connettivo sottostante l’epidermide. Parliamo di un tessuto connettivo propriamente


detto, formato da fibroblasti, cellule che vivono in una abbondantissima matrice extracellulare formata da
fibre (elastiche e collagene), che conferiscono delle particolari proprietà:

 le fibre collagene conferiscono resistenza alla tensione perché sono inestensibili, e dunque
impediscono che, sottoposto a trazione, il tessuto si laceri;

 le fibre elastiche conferiscono invece elasticità;

Le fibre collagene si colorano (con ematossilina-eosina assumono colore rosa) e un po’ tutto il derma risulta,
proprio per la loro abbondanza, eosinofilo. Le fibre elastiche (meno abbondanti) richiedono coloranti
particolari (orceina, fucsina-resorcina ed altri) ma si trovano soprattutto intorno alle ghiandole.

Il tessuto connettivo si suddivide in:


 connettivo lasso;

 connettivo denso;

Questi termini si riferiscono alla densità e dimensione dei fasci di fibre collagene. Nel denso essi sono
particolarmente spessi e voluminosi, nel lasso essi formano invece una sorta di rete a maglie larghe.

Inoltre il lasso contiene più cellule, mentre il denso presenta più fibre di grosse dimensioni e meno cellule. In
tutto il connettivo in generale troviamo fibroblasti, le cellule “autoctone” del tessuto che producono la matrice
cellulare e i suoi componenti. Infatti la ECM si compone di elementi fibrosi (fibre elastiche e collagene), e di
sostanza amorfa, una soluzione acquosa che viene continuamente scambiata col sangue, il cosiddetto
liquido tissutale, in cui sono sciolte glicoproteine e proteoglicani (che creano una sorta di setaccio
richiamando acqua e controllando il transito di molecole nella matrice). L’acqua, sempre presente nella
matrice, serve invece e creare correnti che favoriscono il trasporto di nutrienti e sostanze di rifiuto da un sito
all’altro del tessuto o anche da un tessuto all’altro (l’epitelio non è vascolarizzato, dunque la fonte di nutrienti
è rappresentata dai vasi del connettivo da cui le molecole sono trasferite appunto tramite queste correnti
acquose attraverso la membrana basale).

Il derma è dunque un connettivo denso, in particolare a fasci intrecciati (ci sono anche connettivi densi in cui
i fasci di fibre collagene sono tutti orientati parallelamente tra loro) perché la pelle è sottoposta a trazione in
ogni direzione; anche i tendini sono formati da connettivo denso ma sono sottoposti solo a stiramento in una
direzione e per questo le fibre collagene sono tutte parallele tra loro. Se i fasci di fibre collagene sono
intrecciati (come nel derma) il connettivo si dice irregolare; se essi sono disposti parallelamente il tessuto si
dice regolare.

Nel derma si distingue una porzione immediatamente a ridosso dell’epidermide, che forma le papille
dermiche: esso è leggermente più lasso di quello sottostante ed è detto derma papillare, un po’ più lasso. Il
rimanente derma è invece definito reticolare ed è effettivamente un connettivo denso. Nel derma papillare (e
generalmente in tutti i connettivi propriamente detti) si trovano più cellule: non solo i fibroblasti ma anche
cellule che provengono dal sangue, sostanzialmente cellule della serie bianca (macrofagi, granulociti,
linfociti, plasmacellule) ma mai globuli rossi o piastrine che non escono mai dal circolo. I globuli bianchi,
invece, spesso migrano attraversando la parete del vaso, e svolgono la loro funzione immunitaria nei
connettivi dove muoiono senza tornare in circolo. Dunque:

 derma papillare – lasso;

 derma reticolare – denso;

L’ipoderma è invece connettivo assolutamente lasso posto sotto il derma, e in alcune superfici è occupato
quasi completamente da cellule adipose (adipociti) che formano un vero e proprio tessuto in seno al tessuto.

Osservando il preparato a piccolo ingrandimento si nota che nella parte bassa, sotto il derma, si trova un
tessuto completamente bianco, uno spazio otticamente vuoto; in realtà lì è presente tessuto adiposo, del
connettivo lasso – l’ipoderma – che in queste sedi (palmo della mano e pianta del piede) è completamente
occupato da adipociti, cellule grosse. Se nel connettivo vedete nuclei ovali allungati sono invece fibroblasti,
perché il citoplasma non si nota. Altre cellule come premesso sono globuli bianchi, e poi si trovano appunto
adipociti, cellule di grosse dimensioni con diametro anche di 100 μm, che appaiono nei preparati (specie
quelli colorati con ematossilina-eosina) come delle “palle” bianche con il nucleo schiacciato alla periferia,
perché il citoplasma è totalmente occupato da un’unica goccia lipidica. Nel nostro caso in realtà questa
goccia è assente, poiché nei passaggi in alcol durante l’allestimento del preparato i grassi si sciolgono.
Rimane dunque un’ “impronta” ma i lipidi non ci sono più; se volessimo colorarli con tecniche istochimiche
specifiche (sudan black, sudan III… ) non vedremmo nulla. Quando gli adipociti sono molto vicini fra loro
danno l’idea di un reticolo vuoto. Questi in particolare sono adipociti bianchi o uniloculari, mentre in altre sedi
del nostro corpo possediamo grasso bruno, in cui gli adipociti hanno varie gocce lipidiche e il tessuto in sé
ha una colorazione non biancastra/giallastra ma rosso mattone (serve sostanzialmente per il calore).

In queste sedi (nel preparato di cute spessa) tutto questo grasso nel sottocute non ha funzioni metaboliche
come in altre sedi del corpo dove serve a produrre energia, ma ha funzione meccanica: è una specie di
cuscinetto ammortizzatore. La morbidezza dei polpastrelli o delle dita del piede è legata sostanzialmente a
questo pannicolo adiposo del sottocute. In molte altre sedi abbiamo questo strato di adipociti nell’ipoderma,
come in tutte le zone più grasse (sottocute delle cosce, della pancia …); in altre zone come mani e palpebre
nel sottocute saranno presenti pochi adipociti sparpagliati.

Osserviamo ora l’epidermide. Lo strato più profondo (basale o germinativo) è formato da uno strato di cellule
più o meno colonnari – cubico-alte – disposte a palizzata, ovvero con l’asse maggiore perpendicolare alla
superficie dell’epidermide. Questo strato contiene le cellule staminali dell’epidermide, che dividendosi
producono un’altra cellula staminale (con capacità di riproduzione illimitata) e un cheratinocita che inizia un
suo percorso differenziativo che la porterà a diventare una squama morta. Superiormente le cellule appaiono
con nucleo più o meno ovale (trattandosi di una cellula allungata) e citoplasma basofilo, perché sono cellule
che producono tante proteine, in particolare citocheratine, proteine marker delle cellule epiteliali in generale
e non solamente dei cheratinociti dell’epidermide. Se ad esempio si vuole stabilire se un tessuto di cui non si
conosce la derivazione è epiteliale piuttosto che connettivo o altro, un marker tipico che si studia sono le
cheratine, perché sono sintetizzate solo nelle cellule epiteliali. In particolare nella epidermide sono
sintetizzati quattro tipi di cheratine ( filamenti intermedi o tonofilamenti) ciascuna formata dall’unione di una
cheratina acida e di una basica. Nello strato basale sono sintetizzate la cheratina V e la cheratina XIV, che
unendosi formano filamenti intermedi.

SECONDA PARTE

Più in alto rispetto allo strato germinativo basale c'è lo strato spinoso formato da almeno 3 o 4 file, massimo
5, di cellule (nella cute spessa, invece nella cute sottile ce ne sono di meno) che non sono più di una forma
definita ma sono poliedriche, cioè hanno una forma sempre più irregolare, e man mano che si sale hanno
l'asse maggiore sempre più allungato parallelo alla superficie dell'epidermide. Tale strato si chiama spinoso
perchè, sebbene non si noti al microscopio ottico, si potrebbe notare invece con il microscopio elettronico
che le cellule sono dotate di specie di spine, prolungamenti a livello dei quali questi cheratinociti si uniscono
tra loro tramite dei desmosomi e si uniscono con la membrana basale tramite emidesmosomi, che sarebbero
dei mezzi desmosomi.

Tutte le cellule che voi vedete fanno parte dello strato spinoso, fino a che non si arriva allo strato granuloso
(o granulare) che si riconosce bene in quanto le cellule assumono questa forma tipicamente schiacciata;
nella cute spessa si possono vedere anche tre file di cellule (nelle parti più sottili se ne possono vedere
invece al massimo due). Sono presenti cellule allungate, decisamente schiacciate; queste sono le vere
cellule pavimentose (quelle degli strati precedenti non lo sono affatto). Tale strato è chiamato in questo
modo in quanto il suo citoplasma contiene dei granuli, decisamente basofili, che si chiamano granuli di
cheratoialina. Tale cheratoialina è una sostanza formata da varie proteine che aggregandosi con i
tonofilamenti di cheratina, che in questo strato possono già essere chiamati tonofibrille (in quanto qui i
tonofilamenti più sottili di 10 nm si uniscono tra loro per formare delle strutture più voluminose, che prendono
il nome appunto di tonofibrille o fibrille); queste sono sempre filamenti intermedi legati tra loro. Quindi se
nello strato basale avevamo i tonofilamenti, filamenti intermedi normali, qui abbiamo le tonofibrille perchè
dalle cellule dello strato spinoso vengono sintetizzate proteine, in particolare la filagrina, che favoriscono
l'aggregazione di questi tonofilamenti a formare le fibrille. Le tonofibrille attraversano quindi proprio i granuli
di cheratoialina, in cui sono presenti proteine come ad esempio la loricrina e l'involucrina (sintetizzate dalle
cellule dello strato spinoso), che contribuiranno a formare quella specie di corazza che si forma sulla
membrana plasmatica che è tipica poi delle squame.

I granuli di cheratoialina, insieme alle tonofibrille, formeranno, nello strato spinoso per liberazione degli
enzimi contenuti nei lisosomi (idrolasi acide), una sostanza amorfa che va a riempire tutta la cellula, quindi
nucleo e tutti gli organuli scompaiono, vengono digeriti da queste idrolasi acide, e quello che permane
all'interno di queste cellule dallo strato spinoso in poi è questo materiale amorfo formato dal contenuto di
questi granuli di chetatoianina e queste tonofibrille che si impacchettano appunto insieme per formare tale
sostanza amorfa, non più filamentosa ma granulare.

Le cellule nello stato granuloso sono ancora tenute insieme da desmosomi e addirittura anche da fasci
occludenti, per aumentare lo stato di impermeabilizzazione degli strati più superficiali. Sia nello strato
spinoso che in quello granuloso, le cellule contengono anche degli organelli rivestiti da membrana che sono
tipici della pelle, dell'epidermide, dei cheratinociti chiamati corpi di Odland o corpi lamellari o lipidici, strutture
rivestite da membrana, che sono anche già presenti nello strato spugnoso e permangono fino allo stato
granuloso, che contengono una serie di lipidi complessi, ad esempio ceramidi e colesterolo, che nello strato
granuloso vengono rilasciati nello spazio intercellulare, creando una specie di colla impermeabilizzante tra le
cellule, che contribuirà così a creare la barriera impermeabile che soprattutto serve a proteggere la pelle
dalla disidratazione.

In più tali corpi non permettono ai nutrienti di raggiungere le cellule di questi strati più superficiali, azione che
quindi favorisce anche la morte di queste cellule stesse.

Dallo strato granuloso in poi c'è quindi questa degenerazione delle cellule, senza più nucleo, senza più
organuli; i desmosomi mano a mano si alternano e quindi si forma lo strato corneo.

Nella cute spessa, anche se non si vede quasi mai, è presente uno strato tra lo strato granuloso e quello
corneo che prende il nome di strato lucido (perchè quando si stacca lo strato corneo tale straterello appare
trasparente), che è tipico solo della cute spessa, non si vede nella cute sottile; dovrebbe apparire in alcuni
preparati come uno strato fortemente eosinofilo. Infatti le cellule, che qui sono già squame (non sono
nucleate), sono particolarmente tingibili con eosina perchè contengono un lipide particolare che si chiama
eleidina che le rende particolarmente acidofile.

Nei preparati tinti con ematossilina potrebbe essere identificato come uno strato un po' più chiaro, molto
sottile, dove inizia lo strato corneo.

Oltre ai cheratinociti, che costituiscono il 90% delle cellule dell'epidermide, altre cellule presenti, non
epiteliali, sono ad esempio i melanociti, cellule dendritiche che si trovano nello strato basale (qualcuna anche
nel derma) e che nei preparati colorati con ematossilina/eosina appaiono come cellule con un nucleo
fortemente basofilo tondeggiante e un alone bianco intorno (perchè il citoplasma non si colora affatto). Sono
cellule responsabili della produzione di melanina; precisamente la melanina viene prodotta all'interno di
corpuscoli rivestiti da membrana, i melanosomi, nei quali l'enzima tirosinasi trasforma la tirosina in melanina.
La melanina viene poi trasferita ai cheratinociti attraverso un processo chiamato citocrinia che prevede la
fagocitosi della porzione terminale del prolungamento del melanocita contenente i melanosomi (poi il
pezzettino fagocitato ricrescerà, ma intanto in questo modo il cheratinocita si trasporta dentro i melanosomi
con la melanina). La melanina verrà così assunta dai cheratinociti, e andrà in particolare a posizionarsi
intorno al nucleo di tali cellule, in quanto essa ha fondamentalmente una funzione protettiva nei confronti del
materiale genetico contenuto nel nucleo rispetto alla componente ultravioletta della luce solare, proteggendo
così il DNA dalle mutazioni. La quantità di melanociti che sono responsabili della pigmentazione cutanea non
è sostanzialmente differente tra un individuo di pelle scura e uno di pelle chiara; ciò che cambia tra i due è la
quantità di melanosomi e di tirosinasi, molto maggiore negli individui di pelle scura; inoltre tali melanosomi
vanno a distribuirsi un po' in tutto il citoplasma del cheratinocita negli individui di pelle scura, mentre negli
individui di pelle chiara si concentra tutta intorno al nucleo.

La quantità di melanociti può comunque variare a seconda delle diverse aree corporee della stessa persona,
dando luogo così a zone più pigmentate e zone meno pigmentate.A seconda delle diverse aree del corpo il
rapporto melanociti/cheratinociti varia da 1:5 a 1:10

Nello strato spinoso si possono poi osservare le cellule di Langerhans, cellule dendritiche i cui prolungamenti
potrebbero essere efficacemente colorati tramite sali di metalli pesanti, come i prolungamenti delle cellule
nervose. Appaiono in parte come i melanociti dello strato basale, cioè con un nucleo irregolare intensamente
basofilo e un alone chiaro intorno.

Sono cellule che fanno parte del sistema immunitario, e in particolare fanno parte del gruppo di cellule che si
dice “presentano l'antigene”. Questo vuol dire che in presenza di una molecola estranea all'organismo, tali
cellule la fagocitano, la rielaborano e la riespongono sulla loro superficie in modo da presentare epitopi di
questa molecola ai linfociti T in particolare (questo accade nei linfonodi, non proprio nella cute).

Sempre nello stato basale invece sono presenti anche delle cellule che sono dei recettori sensoriali, la pelle
è infatti un organo di senso importantissimo, che prendono il nome di cellule di Merkel (non si vedono mai
però nei preparati colorati con ematossilina/eosina). Anche queste sono cellule alternate ai cheratinociti dello
strato basale e formano insieme alla terminazione nervosa di un neurone un recettore tattile molto comune
che è sensibile alle pressioni prolungate (è in grado quindi di registrare stimoli pressori). Sulla loro origine si
pensa addirittura che siano dei cheratinociti modificati in quanto sono legate da desmosomi e sintetizzano
citocheratine (la 8, la 18, la 19), anche se diverse da quello dello strato basale e anche dello stato spinoso.

I recettori di senso nella cute in generale sono molti e diversi tra loro; ci sono le cosiddette terminazioni
nervose libere e terminazioni nervose incapsulate. Una terminazione nervosa è la parte finale dell'assone di
un neurone. Si definisce “libera”, quando si vuole indicare un semplice assone che termina tra le cellule
dell'epidermide e i neuroni sensitivi recepiscono stimoli; sono essenzialmente recettori per il dolore e
recettori termici.Si definisce invece “incapsulata” una terminazione in cui intorno all'assone ci sono delle
capsule connettivali o formate da cellule specializzate (recettori incapsulati).

Nel preparato sono presenti nelle papille dermiche cellule disposte trasversalmente come i pioli di una scala
che sono cellule specializzate del tessuto nervoso; all'interno della capsula visibile c'è un assone che sale a
spirale e termina a livello dell'epidermide. Questa struttura è chiamata corpuscolo di Meissner

Nel corpuscolo di Meissner gli assoni non si vedono mai nelle colorazioni con ematossilina/eosina (della
cellula nervosa colorata con ematossilina/eosina si vedono infatti solo i corpi cellulari, mai i prolungamenti).
Questi corpuscoli sono piuttosto abbondanti: ce ne sono circa un centinaio ogni centimetro quadrato. Sono
dei recettori di pressione come i corpuscoli di Merkel (le cellule di Merkel prendono contatto con un assone a
formare un corpuscolo detto disco di Merkel, funzionando da recettori tattili di pressione, che registrano una
pressione stabile, continuativa), ma i corpuscoli di Meissner recepiscono una pressione alternata, quindi non
con stimoli continui.

I corpuscoli di Pacini invece sono corpuscoli molto voluminosi, costituiti da strutture ovali o circolari con un
diametro che va da 1 a 4 mm, che si trovano al confine tra derma e ipoderma o addirittura nell'ipoderma.
Assomigliano a cipolle affettate in quanto formano una serie di strati concentrici cellulari (gli strati possono
arrivare fino a 60) con cellule appiattite (sempre cellule specializzate del tessuto nervoso, probabilmente
cellule di Schwann); al centro c'è una sorta di spazio tubulare all'interno del quale decorre l'assone (anche in
questo caso ovviamente non è visibile perchè non si colora). Spesso hanno una forma allungata, ovale con
l'asse maggiore parallelo alla superficie dell'epidermide. Anche i corpuscoli di Pacini sono recettori di
pressione alternata e di vibrazioni. Si trovano nel derma profondo o nell'ipoderma.

Esistono anche altri corpuscoli, come ad esempio i corpuscoli di Krause, di Ruffini che sono sensibili alla
pressione, ma non si vedono nei preparati a nostra disposizione.

GHIANDOLE
Le ghiandole sono organi epiteliali (le loro porzioni secernenti sono costituite da cellule epiteliali). Gli epiteli
infatti si dividono in epiteli di rivestimento e epiteli ghiandolari; in questi ultimi infatti le cellule si organizzano
in modo diverso, quindi non a formare delle lamine più o meno spesse, ma a formare degli organi, le
ghiandole appunto.

Le ghiandole si differenziano in ghiandole esocrine e endocrine: le ghiandole endocrine sono quelle che
producono gli ormoni e li secernono e li immettono nel sangue, dove vanno a bersagliare organi anche
lontani rispetto alla ghiandola che li ha prodotti; le ghiandole esocrine, come la ghiandola del sudore, sono
invece ghiandole dotate di un condotto escretore rivestito da cellule epiteliali monostratificate o
pluristratificate, che porta il secreto alla superficie dell'epitelio (la superficie può essere sia quella della cute,
quindi la superficie esterna del corpo, sia la superficie delle cavità interne del corpo). La porzione secernente
delle ghiandole prende il nome di adenomero, dalla cui forma dipende una classificazione delle ghiandole
(come gli epiteli di rivestimento che si classificavano in base alla forma delle cellule e alla stratificazione).
Possono essere alveoli, sferette con una cavità abbastanza ampia, tubuli, oppure degli acini, sferette con
una cavità molto piccola: di conseguenza le ghiandole assumono la denominazione di alveolari, tubulari,
acinose.

Se poi il dotto è unico la ghiandola si definisce semplice, se il dotto si ramifica invece la ghiandola si dice
composta. Le ghiandole composte sono quelle di maggiori dimensioni, come la ghiandola mammaria e la
prostata.
La ghiandola che verrà presa in considerazione ora è la ghiandola sudoripara, che è una ghiandola tubulare
(l'adenomero è un tubulo) che sta nella pelle, particolare perchè chiamata “a gomitolo” o glomerulari: la parte
più vistale che contiene le cellule secernenti è tutta raggomitolata perchè sono tubuli molto lunghi.

La porzione secernente, l'adenomero, è formata da un epitelio cilindrico, o cubico-alto, semplice; in realtà ci


sarebbero cellule di due tipi, ma appare in microscopia come un epitelio semplice, con cellule piuttosto alte e
citoplasma chiaro.I due tipi di cellule diverse sarebbero le cellule chiare e le cellule scure: la cellula chiara è
quella che produce in realtà la componente liquida del sudore, la cellula scura è invece quella che produce
glicogeno, cioè la porzione un po' più densa del sudore.

Il dotto escretore di queste ghiandole ha invece un epitelio cubico bistratificato, con due strati di cellule
piuttosto bassine e nuclei molto vicini quindi appare densamente colorato.Il dotto risale in maniera più o
meno spiraliforme nel derma e il sudore si fa spazio tra i cheratinociti e esce alla superficie dell'epidermide,
con lo scopo di abbassare la temperatura corporea (funzione termo-regolatrice).

Nei preparati bisognerà andare a cercare le porzioni di ghiandole nel derma, nella parte bassa, perchè sono
costituite da dei tubuli molto lunghi; la parte raggomitolata dove si vedono l'adenomero e parti del dotto si
trova al confine tra derma e ipoderma. Nel derma più superficiale si troveranno invece delle altre sezioni di
dotti che risalendo si dovranno poi aprire a livello dell'epidermide.

Già a piccolo ingrandimento si può dire quale è un dotto e quale un adenomero basandosi sulla colorazione:
nei dotti, essendo essi formati da un epitelio bistratificato, i nuclei sono molto vicini e il citoplasma è poco,
quindi essi appaiono come strutture intensamente colorate.
Gli adenomeri invece, essendo formati da un epitelio semplice con citoplasma piuttosto abbondante e chiaro,
appaiono più chiari dei dotti.

In alcune zone, ma per effetto del taglio, potrà sembrare che l'epitelio dell'adenomero sia stratificato, ma in
realtà è semplice: se c'è una zona con una sola fila di nuclei infatti si può affermare con certezza che
l'epitelio è semplice.

Molto spesso, la forma delle cellule, cubica, squamosa o colonnare, bisogna ricavarla non dai margini delle
cellule, ma dalla forma del nucleo: il nucleo tondo indica una cellula cubica, un nucleo allungato una cellula
colonnare, e un nucleo schiacciato una cellula squamosa.

Le ghiandole sudoripare eccrine/merocrine secernono solo per esocitosi (secrezione tipica della maggior
parte delle ghiandole esocrine): le ghiandole apocrine invece sono sono ghiandole in cui il secreto si
accumula nella parte apicale della cellula e poi la parte apicale si stacca proprio, rivestita da membrana
(riguarda ad esempio la componente lipidica del latte secreto dalla mammella).

Le ghiandole del sudore della cute ascellare sono definite a secrezione apocrina; anche se in realtà si ritiene
che secernano anche loro per esocitosi infatti è rimasta questa denominazione.

La secrezione olocrina invece è esclusiva delle ghiandole sebacee: in tale secrezione la stessa cellula si
riempie totalmente di secreto, muore e si stacca, diventando lei stessa il secreto.
TERZA PARTE

Passando all’analisi del preparato, a partire dall’ipoderma si constata la presenza di tessuto adiposo. I loculi
di tessuto adiposo illustrati sembrano un reticolato vuoto; difatti sono tutte grosse cellule, il cui nucleo è
schiacciato alla periferia, e dove si riscontra la presenza di una grande goccia lipidica, che sembra bianca e
il cui grasso non è più presente nel preparato, e che così, bianca o giallastra, apparirebbe anche dal vivo.

Tessuto

In figura è osservabile una ghiandola ed è possibile distinguere tra dotti e adenomeri, perché analizzando la
colorazione, i primi sono molto basofili il ché significa forte addensamento di nuclei quindi epitelio cubico con
due strati tipico dei dotti, i secondi, invece, sono le porzioni raggomitolate delle ghiandole con epitelio
monostratificato e un citoplasma più chiaro. Un altro aspetto distintivo è che le sezioni dei dotti sono
riscontrabili fino al derma papillare, a differenza degli adenomeri, solo presenti nell’ipoderma. Nella seconda
figura in basso sono presenti, a sinistra adenomeri e a destra dotti. Vicino ad essi nella figura è riscontrabile
la presenza di tessuto adiposo, reticolo bianco con tralci di tessuto connettivo in quanto si trovano
nell’ipoderma. Sezionando il dotto quando fa una curva a U la sezione apparirà una sorta di mascherina.
dotto

in figura è riscontrabile la presenza di sei dotti

Sezione
longitudinale
di un dotto

adenomero
Questa porzione mostra solo nuclei pur essendo un dotto perché è una sezione longitudinale

Soffermandosi sul derma, formato da fibre elastiche e fibre collagene, si noterà essere intensamente
eosinofilo, perché le fibre collagene si colorano in rosa, quindi l’eosinofilia nella matrice extracellulare del
tessuto è l’eosinofilia delle fibre collagene. Le fibre elastiche sono presenti, ma, per vederle occorrono altri
tipi di colorazione. La maggior parte delle cellule del derma sono i fibroblasti con nuclei allungati, le cellule
con nucleo regolare sono cellule provenienti dal sangue.
Colorazione eosinofila del derma

L’eosinofilia delle cellule muscolari (ipoderma) è dovuta alla presenza di molti mitocondri, numerosi e ampi in
cellule che devono lavorare e necessitano energia.

Zone di tessuto muscolare scheletrico nell’ipoderma.

Nel derma si distinguono il derma papillare, con più cellule e quello reticolare, con meno cellule. Si possono
trovare vasi, lumi otticamente vuoti, differenti rispetto alla ghiandola, ad esempio, per il tipo di cellule che
rivestono il lume. Nella figura l’epitelio è pavimentoso, per le cellule del lume non per le più interne, quindi si
tratta di un vaso. I vasi, dai capillari alle arterie, sono tutti rivestiti da endotelio, tessuto epiteliale pavimentoso
semplice. In alcuni casi gli epiteli hanno nomi specifici a secondo della specificità dell’organo rivestito dal
tessuto. Il riconoscimento di un vaso potrebbe essere aiutato dal ritrovamento di sangue, un materiale rosa
eosinofilo o più chiaro perché a volte i globuli rossi si colorano con eosina, oppure possono ossidarsi
generando, un colore che è tra beige chiaro e rosso mattone. Nel caso di colorazione eosinofila, si acquista
una colorazione “rosa shocking”. Aumentando l’ingrandimento si noterà che il materiale rosa non è
omogeneo; infatti, sono piccole cellule senza nucleo, globuli rossi. Qualche volta si possono trovare nuclei
basofili, i globuli bianchi, numericamente inferiori di gran lunga rispetto ai globuli rossi che, sono le cellule
più piccole con diametro di 7 micron e tutte ammassate facendo pensare che siano un materiale omogeneo.

Globuli rossi

Vaso sanguigno

Nei capillari la parete è data solo dall’endotelio, per vene e arterie la parete sarà più spessa, per la presenza,
oltre dell’endotelio, di connettivo, fibre elastiche e tessuto muscolare. Si distinguerà un triplice rivestimento
formato da: tonaca intima, rappresentata dall’endotelio, tonaca media e tonaca avventizia. I vasi arteriosi
hanno generalmente un lume più regolare ad esempio circolare e accompagnata da una parete spessa e
molto eosinofila per presenza di fibre muscolari lisce con cellule con nucleo affusolato; se il lume è un po’ più
irregolare e la parete è meno spessa si tratta di un vaso venoso. Nei vasi contratti è possibile che il nucleo si
allunghi nel nucleo ma si tratta sempre di epiteli piatti.

Strutture grosse 1-4 mm sono i corpuscoli di Pacini, nell’ipoderma, che ricordano la forma di una cipolla, e
che sono caratterizzati da lamelle cellulari appiattite con al centro uno spazio in cui decorre il terminale
assonico, sono recettori di pressione e vibrazione.

Nel derma e nell’ipoderma c’è la possibilità di trovare nervi e gangli. I neuroni sono formati da un corpo
cellulare e da dendriti, si potrebbe paragonare a un fiore, ed immaginando di avere mazzo di fiori rivestiti
dalla guaina collettivale si ottiene un nervo che trasporta il segnale da e verso il sistema nervoso centrale
nella cute ci sono nervi normalmente sensitivi per la recezione di stimoli. Il ganglio invece è l’insieme dei
corpi cellulari. A seconda della sezione hanno un aspetto diverso, di solito trasversalmente ricordano il
“salame milano” (cito letteralmente… era anche ora di pranzo), perché hanno una capsula con connettivo
intorno e all’interno i piccoli nuclei, che sono i nuclei del connettivo che, oltre a rivestire, si insinua tra i singoli
assoni, oppure i nuclei di cellule particolari cioè quelle della guaina mielinica. Una sezione obliqua è
riconoscibile dal fatto che i nuclei sembrano essere ondulati, e ciò vale anche per la sezione longitudinale.
Nel ganglio invece vediamo i corpi cellulari dei neuroni con citoplasma basofilo e nucleo con cromatina
dispersa e di colore più chiaro, di conseguenza. Sono strutture del sistema nervoso periferico. Strutture
come quelle in figura sono gangli.

Ganglio
Più in alto tra derma ed epidermide ci sono le creste epidermiche, approfondimenti dell’epidermide verso il
derma, e le papille dermiche del derma papillare protuberanze verso l’epidermide. Al di sotto è riscontrabile il
derma reticolare fino ad arrivare all’ipoderma.Nella papilla dermica cellule disposte trasversalmente sono
sintomo del corpuscolo di Meissner.

Passando all’analisi dell’epidermide, si osservano, nello strato basale germinativo, le cellule a palizzata, che,
sono cellule disposte perpendicolarmente alla superficie con l’alternanza dei melanociti, come riscontrabile in
figura. Con un ulteriore ingrandimento si possono riconoscere i melanociti, decisamente diversi rispetto alle
cellule dello strato basale, quasi colonnari e con il nucleo allungato, perché il nucleo è tondeggiante
intensamente basofilo e con un alone bianco attorno.

Risalendo dallo strato spinoso, è evidente la gradualità di formazione di granuli a partire dallo strato spinoso
che poi diventano abbondanti nello strato granuloso vero e proprio. È riscontrabile nella figura la presenza di
due presunte cellule di Langerhans nello strato spinoso. Le cellule di Langerhans possono essere
riconosciute da un nucleo irregolare e più intensamente basofilo, e, ancora una volta, un alone chiaro
attorno, non sono molto numerose.
Cellule di Langerhans

La presenza di zone chiare segnala che ci sono papille dermiche rimaste incluse nell’epidermide; a causa
dell’andamento frastagliato dell’epidermide,infatti, può succedere che due creste epidermiche si uniscano nel
taglio ed in mezzo ci sia il derma, quindi queste sorte di isolotti nell’epidermide altro non sono che derma. È
opportuno ricordare che si parla di strutture tridimensionali tagliate, e può accadere che un pezzo di derma
resti incluso nell’epidermide a causa dell’andamento non lineare tra i due tessuti.

derma

Lo strato granuloso, formato da due tre strati si nota molto bene anche grazie alla colorazione delle cellule
dovute alla presenza di granuli di cheratoialina. Aumentando l’ingrandimento (x40) verso
l’epidermide,diventano molto visibili i granuli delle cellule dello strato granuloso, le cellule cheratoialine, cioè
le cellule pavimentose dell’epidermide. Lo strato granuloso è caratterizzato da cellule cheratoialiniche, in
superficie, così fitte da non far vedere il nucleo e la cellula diventa completamente basofila. Via via che si
avvicina alla zona più superficiale si trasformano in squame, quindi i nuclei vanno a scomparire, così come
tutti gli organuli, per il processo di lisi cellulare, che dà vita allo strato corneo.

Le cellule dello strato


granuloso divengono via via
più basofile
Passando alla zona più superficiale dell’epidermide, essendo il preparato di un polpastrello, sono molto
evidenti sollevamenti e avvallamenti della superficie, giri cutis e sulci cutis, nello strato corneo, molto spesso
come da caratteristica peculiare della cute spessa.

Giri cutis

Sulci cutis

Papille dermiche

Creste epidermiche

Un aspetto da sottolineare nello strato più superficiale, è la presenza del solco lasciato dal sudore che sta
uscendo, una sorta di nuvoletta chiara di forma spirali forme che evidenzia il percorso del sudore dopo che
lascia il dotto escretore e che lascia questa traccia nello strato corneo.