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Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati


sullo sviluppo del cimitero dagli inediti scavi del 1969-70

estratto da:

ASSOCIAZIONE DI STUDI TARDOANTICHI

KOINWNIA
39

2015

M. D’AURIA
EDITORE
ˆEn aépa@shj ga#r koinwni@aj dokei^ ti
di@kaion eiùnai, kai# fili@a de@.
Aristotele
KOINWNIA
39
2015
KOINWNIA
Rivista dell’Associazione di Studi Tardoantichi

Comitato scientifico:
Franco Amarelli (Università degli Studi di Napoli Federico II) – Jean-Michel Carrié (École
des Hautes Études en Sciences Sociales, Paris) – Francesco Paolo Casavola (Università
degli Studi di Napoli Federico II, Presidente emerito della Corte Costituzionale) – Fabrizio
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Reg. Trib. Napoli n. 2595 del 22 ottobre 1975 - A. Tuccillo, Responsabile


INDICE DEL VOLUME

Daniela Milo
L’ orazione 10 di Imerio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 11

Chiara Corbo
Migranti di oggi e migranti di ieri. Per una prima lettura di
alcune costituzioni imperiali. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .   » 33

Francesco De Nicola
Annotazioni all’Interpretatio in Genesim di Teodoro di Mopsuestia  » 81

Claudio Moreschini
Massimo il Confessore e l’Africa cristiana dei suoi tempi. . . . . . .  » 93

Antonio Piras
Vt omnis exinde mulierum conuersatio submouatur.
In margine a Greg.M. epist. 1,48. . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 117

Cristian Mondello
Eusebio di Cesarea e la storia di Roma: il caso del Chronicon . . . . .  » 127

Francesco Fasolino
Poena constituitur in emendationem hominum: riflessioni sulla
funzione emendatrice della pena nel tardo antico. . . . . . . . . . .  » 153

Antonella Prenner
L’eredità di Stilicone: l’esordio del II libro dell’In Rufinum di Claudiano  » 211

Cristiano Minuto
Nonnus of Panopolis and technical poetry: astronomic
upheaval in the episode of Phaethon (Dion. 38, 347-434) . . . . . . .   » 223

Francesco Trisoglio
Giovanni Damasceno fra tardoantico e bizantino . . . . . . . . . . .  » 233

Emilio Germino
La Relatio XXVII di Simmaco e l’ordo successionis
del collegium archiatrorum di Roma. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 249
Andrea Lovato
Magisterium vitae e scientia iuris civilis
nell’ottica del Codice Teodosiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 273

Giuseppe Nardiello
Artemide e i barbari: osservazioni sull’or. 5 di Libanio . . . . . . . .   » 289

Loredana Di Pinto
Riflessioni in tema di edictum. Testimonianze ciceroniane
e letteratura edittale del III secolo d.C. . . . . . . . . . . . . . . .  » 303

Maria Vittoria Bramante


Sul formulario giuridico della violenza dai papiri:
la petizione al praepositus pagi in P. Amh. II 141. . . . . . . . . . . .  » 333

Fabio Gasti
La forma breve della prosa nella storiografia latina
d’età imperiale e tarda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 345

Gloria Vannucci
Per una lettura dei Discorsi sacri di Elio Aristide . . . . . . . . . . .  » 367

Salvatore Puliatti
Tutela e reficere. Aspetti della politica edilizia
di Antonino Pio nella riflessione di Callistrato. . . . . . . . . . . .  » 401

Donato Antonio Centola


Alcune osservazioni sui provvedimenti imperiali
di clemenza in occasione della Pasqua. . . . . . . . . . . . . . . .  » 411

Giuseppina Matino
La traduzione greca della costituzione Imperatoriam
nella Parafrasi di Teofilo Antecessore. . . . . . . . . . . . . . . .   » 439

J. Michael Rainer
Ancora sulla nascita del Digesto di Giustiniano. . . . . . . . . . . .  » 457

Carlotta Bandieramonte
Exceptio vitiosae possessionis. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 477
Gualtiero Rota
Le cause dei terremoti in De Ostentis 53.
Le fonti della sismologia di Giovanni Lido. . . . . . . . . . . . . . pag. 493

Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma


La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati
sullo sviluppo del cimitero dagli inediti scavi del 1969-70 . . . . . . .   » 521

Antonio Palma
Note in tema di costruzione dell’identità
nell’esperienza giuridica romana. . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 549

Antonio Palma
Note sulla autonomia e discrezionalità del giudicante:
Non liquet e denegatio actionis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 557

Federica De Iuliis
«Animus remanendi»:
una aporia nel ius postliminii della tarda antichità? . . . . . . . . . .  » 591

Salvatore Calderone
Diritto e religione nella prassi legislativa della
«conversione» costantiniana
con una Premessa di Lietta de Salvo. . . . . . . . . . . . . . . .  » 631

Note e discussioni

Claudio Moreschini
Platonismo ed esoterismo a Bisanzio e nel Rinascimento italiano. . .  » 649
Giuseppe Nardiello
Sull’insegnamento della filosofia nel Tardoantico:
i Prolegomeni alla filosofia di Platone . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 655
Federico Pergami
Sistema giudiziario e funzionari imperiali nel processo
romano della tarda antichità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 664
Maria Carmen De Vita
Giamblico, In Nicomachi Arithmeticam. . . . . . . . . . . . . . . .  » 684
Maria Carmen De Vita
Per un nuovo incontro con i Dialoghi platonici. . . . . . . . . . . .  » 691
Francesco Pelliccio
Nuove ricerche sugli Oracoli Caldaici. . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 696
Valentina Caruso
Sull’epistolografia letteraria fittizia greca d’età imperiale e tardoantica  » 705
Valerio Massimo Minale
Costantino e l’Oriente. Su un recente convegno. . . . . . . . . . .  » 714
Maria Vittoria Bramante
In ricordo di Antonio Guarino. . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 727

Rassegna bibliografica
a cura di Emilio Germino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  » 729
Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati


sullo sviluppo del cimitero dagli inediti scavi del 1969-70*

1. La ripresa delle ricerche: Aldo Caserta e la Pontificia Commissione di Arche-


ologia Sacra

La rilettura dei vecchi scavi nella catacomba di S. Gennaro a Capodimonte


(1830-1994) e l’edizione dei relativi reperti rientra tra le priorità che la Pontifi-
cia Commissione di Archeologia Sacra si è prefissata sin dal 2010. A completa-
mento della disamina sinora effettuata, che ha riguardato gli sterri eseguiti tra il
1830 e il 19541, vengono qui illustrate le inedite scoperte verificatesi nel corso
dei lavori promossi dall’ispettore delle Catacombe di Napoli, Aldo Caserta, tra
il 1969 e il 19702, poco prima che Umberto Maria Fasola desse avvio agli scavi
sistematici che avrebbero portato al rinvenimento della ‘cripta dei vescovi’ (A6)

* 
Per il sostegno e la disponibilità desideriamo ringraziare molto vivamente il card. Cre-
scenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, il card. Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia Com-
missione di Archeologia Sacra, mons. Giovanni Carrù, segretario dello stesso organismo, e il prof.
Fabrizio Bisconti, sovrintendente archeologico delle catacombe. Un sentito ringraziamento va
alla dott.ssa Vittoria Carsana, al prof. Antonio Felle, alla prof.ssa Caterina Laganara, al prof. Car-
mine Matarazzo, all’arch. Rosario Claudio La Fata e ai dott.ri Emiliana Carannante, Antonio Del
Gaudio, Claudia Giordano, Angela Nitto, Maria Grazia Originale, Giandomenico Ponticelli ed
Emanuele Procaccianti.
1 
C. Ebanista, «Domenico Mallardo e l’archeologia cristiana in Campania», in G. Bocca-
damo, A. Illibato (a cura di), Domenico Mallardo. Studi e testimonianze, Napoli 2010, pp. 161-226;
C. Ebanista, «Il piccone del fossore: un secolo di scavi nella catacomba di S. Gennaro a Napoli
(1830-1930)», in Rivista di Archeologia Cristiana 86, 2010, pp. 127-174; C. Ebanista, «Napoli
tardoantica: vecchi scavi e nuovi approcci per lo studio delle catacombe», in C. Ebanista, M.
Rotili (a cura di), La trasformazione del mondo romano e le grandi migrazioni: nuovi popoli dall’Eu-
ropa settentrionale e centro-orientale alle coste del Mediterraneo (Atti del Convegno internazionale
di studi, Cimitile-Santa Maria Capua Vetere 16-17 giugno 2011), Cimitile 2012, pp. 303-338; C.
Ebanista, «Nuove acquisizioni sui vecchi scavi nella catacomba di S. Gennaro a Napoli», in F.
Redi, A. Forgione (a cura di), VI Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (L'Aquila, 12-15
settembre 2012), Firenze 2012, pp. 516-523; C. Ebanista, «La basilica sub divo nel complesso ci-
miteriale di S. Gennaro a Napoli: spazio liturgico, culto martiriale e utilizzo funerario», in Hortus
artium medievalium. Journal of the International Research Center for Late Antiquity and Middle Ages,
20, 2, 2014, pp. 498-512.
2 
Per un’anticipazione dei risultati di queste ricerche cfr. C. Ebanista, I. Donnarumma,
«Gli inediti scavi del 1969-70 nella catacomba di S. Gennaro a Napoli», in Atti VII Congresso Na-
522 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

e del cubicolo B6, nel quale propose di riconoscere il luogo in cui nella prima
metà del V secolo furono traslate le reliquie di S. Gennaro3. A Fasola si deve la
scelta di indicare gli ambienti del livello superiore della catacomba con la lettera
A (fig. 1) e quelli del livello inferiore con la lettera B (fig. 2), entrambe seguite
da una cifra in caratteri arabi4; in questa sede gli ipogei preesistenti il cimitero
comunitario, cui lo studioso non attribuì una denominazione, vengono citati
utilizzando la sigla alfanumerica dei sottostanti vani del secondo livello della ca-
tacomba seguita dal termine ‘bis’.
Divenuto ispettore il 7 febbraio 1968, in sostituzione di Antonio Bellucci5,
Caserta si diede subito da fare per riaprire al pubblico il complesso ianuariano6
e allestirvi un’esposizione museale d’intesa con la Soprintendenza ai Monu-
menti (infra, par. 2), grazie anche alla collaborazione di Raffaele Calvino7, do-
cente di Archeologia Cristiana alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meri-
dionale8, che fu nominato suo vice il successivo 7 ottobre9. In particolare l’ispet-
tore individuò tre obiettivi primari: creare un nuovo accesso, in sostituzione di
quello esistente lungo il fianco destro della basilica di S. Gennaro extra moenia
che era stato occluso a seguito della costruzione dell’obitorio dell’adiacente
Ospedale, rimuovere i detriti e i resti umani «accumulati qua e là negli ambula-
cri e nelle gallerie laterali»10 e pubblicare una breve guida del cimitero. Reperiti
i fondi e ottenute le necessarie autorizzazioni, l’anno seguente avviò i lavori che
si svolsero in tre fasi, le prime due delle quali furono illustrate nella sessione del
24 aprile 1970 del Convegno internazionale di studi sulle antichità cristiane della

zionale di Archeologia Medievale (Lecce, 9-12 settembre 2015), a cura di P. Arthur, M. L. Imperiale,
Firenze 2015, pp. 100-106.
3 
U. M. Fasola, Le catacombe di S. Gennaro a Capodimonte, Roma 1975, pp. 111-127, 134-
150, figg. 77-80, 90-93, 97.
4 
Ibid., piante II-VI.
5 
Ebanista, «Napoli tardoantica», art. cit. pp. 311-312, nota 52. L’interesse di Caserta per
il complesso ianuariano si era manifestato già prima della nomina ad Ispettore della Pontificia
Commissione di Archeologia Sacra, come attestano due pubblicazioni del 1967 (A. Caserta, «Il
“miracolo” di S. Gennaro e la storia», in Asprenas, 14/2-3, 1967, pp. 247-264; A. Caserta, G. Lam-
bertini, La ricognizione delle ossa di S. Gennaro, ivi, pp. 278-287).
6 
Archivio dell’Ispettorato per le Catacombe della Campania (d’ora in avanti AICC), Ca-
serta 1, fasc. 3/1, Cronaca, passim.
7 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca, 8 marzo 1968.
8 
A. Caserta, «La sistemazione delle catacombe napoletane dal dopoguerra ad oggi», in
Ianuarius, 83/7-8, 2002, pp. 424-440, spec. p. 430.
9 
AICC, Epistolari, ACR 5bis, lettera di Antonio Ferrua a Caserta.
10 
A. Caserta, «Recenti lavori per la catacomba di s. Gennaro a Napoli - problemi vari e
prospettive future, dattiloscritto del testo inedito letto al Convegno internazionale di studi sulle
antichità cristiane della Campania (Napoli, 24 aprile 1970)», in AICC, Caserta 1, fasc. 11/2b, p. 4.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 523

Campania11, i cui Atti, però, non videro mai la luce.


Nella prima fase dei lavori, Caserta provvide a realizzare il nuovo accesso
e a liberare alcuni ipogei dal materiale di risulta degli scavi condotti negli anni
1953-1954 da Bellucci12; i due interventi, previsti dalla perizia del 9 dicembre
196813, furono finanziati rispettivamente dall’Azienda Autonoma di Soggior-
no Cura e Turismo di Napoli e dalla Pontificia Commissione di Archeologia
Sacra14 che il 2 marzo 1969 inviò in sopralluogo a Napoli Fasola e l’ing. Mario
Santa Maria direttore dell’Ufficio Tecnico15. Sin dal 7 ottobre 1968, l’ispettore
aveva trasmesso a Roma il progetto per un nuovo ingresso da Capodimonte16
redatto dal tecnico Giuseppe Di Macco17: a quasi un secolo di distanza dal-
la proposta avanzata nel 1871 da Giovanni Scherillo, Giulio Minervini e Mi-
chele Ruggiero18, si ritornò all’idea di collegare la catacomba a Capodimonte.
Scartata l’ipotesi di costruire un ascensore o una lunga gradinata con accesso
dal vialetto esistente lungo il lato destro della chiesa dell’Incoronata Madre del
Buon Consiglio19, si decise poi di realizzare il nuovo ingresso nel giardino adia-
cente la fiancata sinistra dell’edificio20, sfruttando «un vano, comunicante con
la catacomba»21, che era stato acquistato nel 1923 da Madre Landi, la quale vi
aveva fabbricato una scala in muratura22 terminante con un pianerottolo de-
stinato ad accogliere un altarino in onore dei martiri sepolti nel cimitero; per
volontà testamentaria della Madre (20 aprile 1928) l’intero complesso perven-
ne all’arcivescovo di Napoli, il quale il 24 ottobre 1968 concesse alla Pontificia
Commissione di Archeologia Sacra, in via definitiva, il passaggio attraverso la

11 
A. Caserta, «Convegno internazionale di studi sulle antichità cristiane della Campa-
nia», in Rivista di Storia e letteratura ecclesiastica, 2/2-3, 1970, pp. 183-188, spec. p. 185; Caserta,
«Recenti lavori», art. cit.
12 
Ebanista, «Napoli tardoantica», art. cit. pp. 319-325.
13 
AICC, Epistolari, ACS 10, lettera di Caserta a Ferrua.
14 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 7.
15 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca.
16 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/3, Progetto di nuovo accesso alla catacomba di S. Gennaro in Na-
poli, 5 agosto 1968.
17 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/5i-l.
18 
Ebanista, «Nuove acquisizioni», art. cit. p. 516.
19 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. pp. 4-5.
20 
A. Caserta, «Una reliquia del santo Patrono nella catacomba di S. Gennaro», in Ianua-
rius, 51/1, 1970, pp. 22-24, spec. p. 22; Archivio Storico della Pontificia Commissione di Arche-
ologia Sacra (d’ora in avanti ASPCAS), Giornali 82, Campagna di Scavo 1968/1969. Giornale, 18
novembre 1968-10 novembre 1969, ff. 27r-27v.
21 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/3, Progetto di nuovo accesso alla catacomba di S. Gennaro in Na-
poli, 5 agosto 1968.
22 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 5.
524 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

proprietà annessa alla chiesa.23 Tra il 31 marzo e il 2 aprile 196924 fu demolita


la tamponatura in blocchi di tufo (spessa quasi 2 m) (fig. 3a) che chiudeva il
fondo del vano25, al termine del pianerottolo. Il dislivello tra quest’ultimo e il
calpestio dell’ambulacro A4 fu superato creando alcuni gradini in muratura (fig.
3d-e: 1), un secondo pianerottolo (fig. 3d-e: 2)26, a quota +3,75 m dal calpe-
stio dell’ambulacro A427, e due rampe in ferro disposte ad angolo retto (fig. 3c)
in corrispondenza dell’ipogeo A2528. Per evitare le correnti d’aria e favorire la
conservazione degli affreschi, all’inizio e alla fine della scala in muratura furono
messe in opera due porte a vetro29, così come era stato concordato con i tecnici
della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra30.
Intanto tra il 12 marzo e il 22 aprile 1969, a seguito della demolizione del-
la tamponatura (figg. 3b, 4a), si era verificata un’interessante scoperta31; al di
sopra della galleria A29 erano venuti, infatti, alla luce i resti dell’ipogeo A29bis
(fig. 3d-e) sino ad allora sconosciuto. Nei suoi scritti inediti l’ispettore fornisce
generiche informazioni sulle sepolture e sul materiale archeologico ivi rinvenu-
to: nella relazione letta al Convegno internazionale di studi sulle antichità cristiane
della Campania parla, infatti, di «alcuni arcosoli e loculi, rimasti imprigionati
nel muro»32, mentre nel discorso tenuto in occasione dell’inaugurazione del
nuovo ingresso precisa che «demolito il muro di tompagno […] sono venuti
fuori arcosoli, cubicoli, formae»33. Altrove aggiunge che, a seguito della «de-
molizione di alcuni muretti, allo scopo di esplorare alcuni vani prima inacces-
sibili», erano riemersi «alcuni cubicoli e loculi riempiti di materiale di risulta

23 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/21, Per un accesso alle catacombe di San Gennaro dal tempio
dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte; ASPCAS, 112, fasc. 5, decreto del cardi-
nale Corrado Ursi, 24 ottobre 1968.
24 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca.
25 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 5.
26 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/5b, Lavori già eseguiti, 7 maggio 1969; fasc. 5/5f, Computo me-
trico finale dei lavori di sistemazione e costruzione opere per accesso catacomba di S. Gennaro dal tem-
pio dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, senza data.
27 
AICC, Epistolari, ACS 2, lettera di Caserta al card. Corrado Ursi, 3 luglio 1968.
28 
ASPCAS, Giornali 82, Campagna di Scavo 1968/1969. Giornale, 18 novembre 1968 - 10
novembre 1969, ff. 38r-39v; Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 6; Fasola, op. cit. pp. 13, 46, fig. 27.
29 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. pp. 6-7.
30 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca, 19 giugno 1969.
31 
AICC, Epistolari, ACS 14-16, lettere di Caserta a Carlo Leone, presidente dell’Ammini-
strazione dell’Ospedale di S. Gennaro dei poveri, 12 marzo e 22 aprile 1969.
32 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 6.
33 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/8b, Inaugurazione nuovo ingresso della Catac. di S. Gennaro, 3
luglio 1969.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 525

(frammisto a suppellettile archeologica)»34; sebbene il riferimento allo svuota-


mento dei «loculi ritrovati» sia molto generico35, è probabile - come si dirà -
che vi furono scoperte delle lucerne.
Tre inedite fotografie d’epoca (figg. 3a-b, 4a) documentano le fasi della
scoperta dei resti dell’ipogeo A29bis (fig. 3d-e): la tamponatura in blocchi di
tufo (fig. 3a) ostruiva la tomba a loculo ricavata nella parete sud di A29bis e l’ar-
cosolio esistente su quella nord (fig. 4a). Il loculo (lungh. max. rilev. 175 cm;
alt. 40 cm; prof. 55 cm) (fig. 3d-e: 4), che presenta lungo i bordi superiore e
laterali una risega (largh. 8 cm; alt. 8 cm; prof. 15 cm) destinata alle lastre di
chiusura36, è tuttora ostruito ad est da un paramento murario (spesso 54 cm)
(fig. 3d-e: 5) riconducibile forse ai lavori commissionati da Madre Landi nel
1923. La nicchia dell’arcosolio (larga 209 cm, alta 156 cm e profonda 159 cm),
anch’essa in parte tamponata ad est da un analogo muro in tufelli (spesso 60
cm) (fig. 3d-e: 15), ospita due arche, a pianta rettangolare e sezione trapezoi-
dale, separate da un diaframma spesso 15-35 cm. L’arca interna (lungh. 2 m;
largh. 37-55 cm; prof. max. rilevabile 53 cm) (fig. 3d-e: 9) conserva le impron-
te lasciate nella malta dai sostegni (fig. 3d-e: 11-12), disposti ortogonalmente
alle spallette37, sui quali poggiava la copertura, i cui resti si riconoscono sul la-
to ovest (figg. 3d-e: 10; 4d). Si tratta di un frammento di transenna marmorea
(spessore 6 cm) conservato per un’altezza di 16 cm e visibile per una lunghezza
massima di 87 cm, poiché è murato nello spigolo tra la parete sinistra e quella
di fondo dell’arcosolio; l’elemento, pertinente all’angolo del manufatto, è inqua-
drato da un listello alto 10 cm che due gradini (alti ciascuno 3 cm) collegavano
allo scomparso campo decorato che, stando alle tracce che s’intravedono nella
malta, doveva avere la partizione a losanga. Puntuali analogie si rinvengono con
i frammenti di transenne reimpiegati come chiusura delle sepolture in diversi
settori della catacomba38. La porzione ovest dell’arca esterna (lungh. 193 cm;
largh. 50-65 cm; prof. max. rilev. 57 cm) dell’ipogeo A29bis (fig. 3d-e: 8) e la
corrispondente parete a sinistra della nicchia furono tagliate allorquando l’ipo-
geo venne trasformato in lucernario della sottostante galleria A4 (infra, par. 3).
Alla necessità di ricavare nuovi spazi sepolcrali è, invece, dovuta l’escavazione di

34 
AICC, Epistolari, ACS 16, lettera di Caserta a Leone, 22 aprile 1969.
35 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/5b, Lavori già eseguiti, 7 maggio 1969.
36 
Cfr. D. Nuzzo, Tipologia sepolcrale delle catacombe romane. I cimiteri ipogei delle vie Ostien-
se, Ardeatina e Appia, Oxford 2000, p. 173.
37 
Cfr. Ead. pp. 68-69, figg. 96-97.
38 
C. Ebanista-E. Procaccianti, «Elementi di recinzione marmorea di età tardoantica dalla
catacomba di S. Gennaro a Napoli», in Rivista di Archeologia Cristiana, 89, 2013, pp. 85-116, spec.
pp. 96,103-104, fig. 6.
526 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

un loculo (178×35 cm; prof. 90 cm) (fig. 3d-e: 13) sulla parete di fondo della
nicchia a +30 cm dal margine dell’arca interna; ai lati dell’imboccatura del lo-
culo, inquadrato lungo i bordi superiore e laterali dalla risega (alt. 16 cm; largh.
10 cm; prof. 15 cm) destinata all’alloggio delle lastre di chiusura, si conservano
tracce della malta (spessore 7-8 cm) che le sigillava. Di difficile interpretazione
appaiono, infine, l’incavo rettangolare (largh. 30 cm; alt. 25 cm; prof. 30 cm)
(fig. 3d-e: 14) presente sulla parete di fondo della nicchia, a +40 cm dalla risega
del loculo, e la cavità pressappoco circolare (diametro 17 cm; prof. 20 cm) (fig.
3e: 5) esistente sul piedritto ovest, a +58 cm dall’alloggiamento della copertura
dell’arca esterna.
In concomitanza con la costruzione del nuovo ingresso, che venne inau-
gurato il 3 luglio 196939, Caserta fece eseguire «anche i primi urgenti lavori
di sistemazione interna dell’area cimiteriale»40. Innanzitutto procedette allo
smantellamento di «una massicciata in cemento su battuto di pietre e terreno
che copriva varie «formae» e attraversava l’ambulacro A4, nascondendo l’ori-
ginario calpestio41. La massicciata, che copriva una fogna costruita nel 194342
allorché in catacomba fu realizzato un reparto di pronto soccorso per incursioni
aeree43, non era stata completamente rimossa da Bellucci per consentire il pas-
saggio delle carriole durante i lavori (fig. 4c); al fine di non danneggiare «i bor-
di affioranti di molte “formae” sottostanti, che erano state colmate», particolare
cura venne posta nella demolizione della massicciata, ultimata entro il 7 maggio
196944, e nel ripristino del calpestio, operato mediante un livellamento della pa-
vimentazione e la creazione di due gradini45 tra i cubicoli A37 e A22 (fig. 3c).
«Molte tombe terragne […] furono riempite di terra battuta per consentire il
passaggio ai visitatori», mentre i resti umani furono «sistemati in loculi coperti
con uno strato di terra»46.
Nel corso dei lavori l’ispettore ricorda che «sono state ritrovate alcune
tombe ancora intatte e vari oggetti (lucerne, piccoli vasi ecc.) di notevole inte-
resse archeologico, che saranno illustrati in una pubblicazione»47. Diversamen-

39 
R. Calvino, «La catacomba di San Gennaro extra moenia», in Ianuarius, 50/8-9, 1969,
pp. 384-390, spec. p. 384; cfr. AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca.
40 
Caserta, «Una reliquia», art. cit. p. 22.
41 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. pp. 7-7bis; cfr. Fasola, op. cit. fig. 108.
42 
ASPCAS, Giornali 82, Campagna di Scavo 1968/1969. Giornale, 18 novembre 1968 - 10
novembre 1969, f. 58v.
43 
Ebanista, «Napoli tardoantica», art. cit. p. 325, nota 126.
44 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/5b, Lavori già eseguiti.
45 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. pp. 7-8.
46 
Caserta, «La sistemazione delle catacombe», art. cit.
47 
Caserta, «Una reliquia», art. cit. p. 22.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 527

te da quanto previsto, i materiali non furono, però, editi, sicché non siamo infor-
mati sulla loro provenienza, se si eccettuano tre lucerne (fig. 4e-1) recuperate
nell’ipogeo B57, ubicato sul versante sud dell’ambulacro centrale (B9) del li-
vello inferiore della catacomba, dove Caserta rinvenne «lucerne di tipo africa-
no, piccoli vasi, tegoloni di chiusura dei loculi, ed una tomba ancora intatta»48
che evidentemente non era stata aperta durante gli sterri del 183949. Incorag-
giato dalle scoperte e dall’affluenza di circa 4000 visitatori tra luglio e dicembre
196950, l’ispettore si proponeva di restaurare «circa 10 affreschi e 2 mosaici», di
far eseguire l’«eventuale esame con raggi infrarossi dell’affresco di S. Gennaro»
nel cubicolo A43 «per una più sicura datazione»51 e di «continuare la esplora-
zione delle due zone dove sono state ritrovate le lucerne»52. Il riferimento alle
«due zone» sembra indicare - come già anticipato - che anche nel vano A29bis,
oltre che in B57, riemersero delle lucerne; mancano, però, purtroppo elementi
che consentano di identificare questi manufatti tra quelli conservati nei depositi
della catacomba.
Tra marzo e aprile 1970 si svolse la seconda fase dei lavori53 che compor-
tò in primo luogo interventi tesi alla salvaguardia degli affreschi del ‘vestibolo
superiore’ (A1), grazie alla costruzione di un solaio per bloccare le infiltrazio-
ni dal sopratterra54 e al consolidamento degli intonaci con un legante costitu-
to da una parte di cemento, ½ di «farina fossile» (calcare silicifero del Monte
Amiata) e ½ di polvere di pomice55. Furono, inoltre, ripuliti alcuni ipogei: al li-
vello inferiore della catacomba venne «livellato il piano di calpestio» della ba-
silichetta di S. Agrippino (B11-12) e vennero liberate dal materiale di risulta la
galleria (B10) parallela all’ambulacro centrale e «il terzo ambulacro di destra
di detta galleria» (B59), dove tornarono in luce «altre lucerne, vasetti e fram-

48 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 8.
49 
Ebanista, «Il piccone del fossore», art. cit. p. 141, fig. 5: E.
50 
AICC, Epistolari, ACS 51, Relazione sulla catacomba di S. Gennaro, 11 gennaio 1970.
51 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/11a, Altri lavori da eseguirsi nelle catacombe napoletane, 5 dicem-
bre 1969.
52 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/8b, Inaugurazione nuovo ingresso della Catac. di S. Gennaro, 3
luglio 1969.
53 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca.
54 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 8.
55 
Ibid., pp. 8-9, 18, nota 10; cfr. AICC, Epistolari, ACS 47, lettera di Caserta a Santa Maria,
5 dicembre 1969: «Attendo da lei la formula dell’impasto per il fissaggio degli intonaci»; Caserta
1, fasc. 5/10, Catacombe. Lavori; ASPCAS, Cronaca 124, Cronaca IX, 2 marzo 1970 - 30 maggio
1971, f. 8: il legante, che serviva per le iniezioni, venne impropriamente usato per «contornare i
margini scoperti, con brutto effetto»)
528 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

menti di tegoloni»56. I resti umani raccolti nel corso dei lavori, che non interes-
sarono ampi settori del livello inferiore e la zona retrostante l’abside della basi-
lica subdiale, furono sepolti in un luogo non specificato57; sappiamo solo che
l’intervento, realizzato dalla Ditta Raiano nell’arco di 25 giornate, comportò la
sistemazione dei resti umani «in loculi a terra appositamente scavati» che furo-
no poi interrati58.
Nell’aprile 1970 l’ispettore, che aveva intanto coinvolto nei lavori Nicola
Ciavolino59, si riproponeva di esaminare i «reperti ritrovati recentemente»60, di
ricostruire la scala61 tra la ‘basilica dei vescovi’ (A69) e l’ambulacro B8, di ria-
prire le gallerie B8 e B10 che erano «ripiene di materiali di risulta e chiuse da
muri di tompagno»62 e di sgomberare i detriti accumulati al di sotto della pas-
serella che aveva fatto costruire a scavalco dell’ipogeo G163, al fine di consen-
tire il passaggio alla zona cimiteriale retrostante l’abside della basilica subdia-
le64. Caserta era, inoltre, intenzionato a rimuovere i materiali accumulatisi nel-
la «parte terminale» della ‘basilica dei vescovi’ (ossia la retrostante ‘cripta dei
vescovi’), dove s’intravedeva un arcosolio mosaicato65 «fortunatamente non
raggiunto dai detriti» che erano caduti «da un foro che comunica con l’orto
sovrastante»66. Come attesta un’inedita foto del 1969 (fig. 4b), sebbene la por-
zione inferiore dell’arcosolio fosse ostruita da terreno, si riconoscevano bene
l’immagine del defunto nella lunetta, parte della decorazione dell’intradosso e
i resti - sinora mai segnalati - della formula incipitaria dell’iscrizione (hic requie-
sci)t in p(ace) in alto a sinistra sullo spazio estradossale67 (fig. 5). L’infiltrazione
di materiali in catacomba si verificava almeno da un secolo, dal momento che
nel 1871 i commissari Gennaro Aspreno Galante e Gennaro Gaudiosi chiesero

56 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. pp. 8-9.
57 
Ibid., 10-11.
58 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/5g, Lavori eseguiti nell’interno della catacomba di S. Gennaro in
Napoli, senza data.
59 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/1, Cronaca, 26 aprile 1970.
60 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. pp. 10-11.
61 
Cfr. Ebanista, «Napoli tardoantica», art. cit. p. 319, figg. 6, 8.
62 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/11c, Prospettive future, 27 aprile 1970.
63 
Cfr. Ebanista, «Nuove acquisizioni», art. cit. pp. 520-522, figg. 3, 6, 9-10.
64 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 8; AICC, Caserta 1, fasc. 5/11c, Altri lavori nella
cat. di S. Gennaro, 27 aprile 1970.
65 
E. Moscarella, La catacomba di S. Gennaro, Napoli 1969, n. 21; E. Moscarella, La cata-
comba di S. Gennaro e notizie circa le altre catacombe di Napoli, Napoli 1969, nota 21; R. Calvino, La
catacomba di San Gennaro in Napoli: guida illustrata, Napoli 1970, pp. 21, 23, nota 21.
66 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 11.
67 
L’iscrizione è in corso di studio da parte di Antonio Felle che sta preparando il volume
delle Inscriptiones Christianae Italiae relativo a Napoli.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 529

di far svuotare i lucernari ostruiti dal terreno proveniente dal sopratterra, dov’e-
ra necessario creare dei pozzetti in muratura68.
Un altro obiettivo dell’ispettore Caserta era quello di restaurare gli affre-
schi dei due ‘vestiboli’, della ‘basilica dei vescovi’ (orante raffigurato nell’arco-
solio e presuli sulla volta), della ‘edicola della croce’ (A68), dei cubicoli A22
(Pietro e Paolo), A23 (famiglia di Theotecnus, Proculus) e A43 (S. Gennaro tra
Cominia e Nicatiola), delle gallerie A41 (Eleusinio) e A50 (Pietro e Paolo, Bi-
talia), nonché il mosaico con la «figura di vescovo (da staccare)» (corrispon-
dente quasi certamente all’arcosolio nella ‘cripta dei vescovi’) (fig. 4b) e quello
«sulla tomba del bambino» nel cubicolo B1669. Allora in catacomba si regi-
stravano frequenti infiltrazioni d’acqua secondo un percorso regolare che dagli
edifici annessi alla chiesa dell’Incoronata perveniva sino alla basilichetta rupe-
stre di S. Agrippino, attraversando i due ‘vestiboli’; diversamente da quanto era
stato proposto70, fu escluso di effettuare dei saggi di scavo nel sopratterra fino a
raggiugere il banco di tufo, al fine di accertare le cause dello stillicidio71. L’ispet-
tore era determinato a risolvere i problemi di distacco del tufo, molto evidenti
soprattutto in corrispondenza dell’ipogeo E, com’era emerso in occasione di un
recente studio72.
La terza fase dei lavori promossi da Caserta, meno impegnativa delle pre-
cedenti, si svolse tra la fine del 1970 e i primi mesi dell’anno successivo. Allo
scopo di individuare il collegamento del cimitero con via Capodimonte73, nel
dicembre 1970 chiese a Ciavolino di introdursi in una breccia aperta nella tam-
ponatura del varco esistente nella parete di fondo del cubicolo A6474: fu, così,
possibile esplorare uno sconosciuto ipogeo con arcosoli che era collegato all’e-
sterno mediante una porta; avendo appurato che la porta conduceva nel mobi-
lificio Matacena situato in corso Amedeo di Savoia n. 231, l’ispettore riuscì ad
ottenere dal proprietario del negozio la cessione del cubicolo, provvedendo a
«far costruire un nuovo solido muro»75. Il varco sul fondo dell’ipogeo A64 (fig.

68 
Ebanista, «Nuove acquisizioni», art. cit. p. 516.
69 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/11b, Lavori da eseguirsi nelle catacombe napoletane, dattiloscritto
senza data, ma risalente al 27 aprile 1970 come attesta la minuta, ivi, fasc. 5/11c, Lavori di restauro
nelle catacombe napoletane.
70 
AICC, Epistolari, ACS 49, relazione del geom. Attilio Pane, 1° giugno 1970.
71 
AICC, Epistolari, ACS 53, lettera di Santa Maria a Caserta, 24 giugno 1970.
72 
R. Di Stefano, S. Casiello, G. Innocenzi, Le catacombe di S. Gennaro. Problemi di restauro,
Napoli s.d. (ma 1969), p. 18, figg. 11-12.
73 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 12.
74 
Cfr. Ebanista, «Il piccone del fossore», art. cit. p. 132, nota 10.
75 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/2, Cronaca, 9, 14 gennaio, 23, 27 febbraio 1971; cfr. ASPCAS,
Cronaca 124, Cronaca IX, 2 marzo 1970-30 maggio 1971, f. 43; Caserta, «La sistemazione delle
530 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

6) era stato creato nel 1832, per agevolare l’accesso agli ospiti di riguardo; l’in-
gresso, che immetteva su quella che allora era chiamata via Nuova Capodimon-
te, venne chiuso entro l’anno successivo, grazie alla tamponatura della porta di
A6476.
Nel luglio 1969, in concomitanza con la riapertura della catacomba al pub-
blico e grazie al contributo dell’Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turi-
smo di Napoli, Caserta aveva fatto stampare un opuscoletto77, di cui poco dopo
uscì una seconda edizione, riveduta e ampliata, nella quale furono inseriti anche
interessanti riferimenti ai materiali emersi nei recenti scavi78; l’opuscolo rap-
presentava «l’abbozzo di una guida più ampia»79 che venne pubblicata l’anno
seguente dal viceispettore Calvino80, al termine della seconda fase dei lavori81.
Inediti rimasero, invece, la relazione presentata da Caserta al già citato Convegno
internazionale di studi sulle antichità cristiane della Campania82 e il testo di una
conferenza che egli tenne il 23 maggio 1971 all’Associazione napoletana per i
monumenti e il paesaggio83; in entrambi i casi illustrò gli interventi effettuati e
quelli che aveva in animo di realizzare senza soffermarsi, però, sui dettagli delle
scoperte archeologiche.
Pur avendo ceduto nel giugno 1971 il coordinamento delle indagini a
Fasola84, da poco divenuto segretario della Pontificia Commissione di Archeo-
logia Sacra85, Caserta non si disinteressò affatto della catacomba, dal momen-
to che, oltre ad affidare a Ciavolino il riordino dei reperti 86 e ad Ennio Mosca-
rella la sistemazione dell’Archivio Fotografico dell’Ispettorato, programmò
l’«esplorazione dei loculi alti con scale adatte per cercare lucerne ecc.» e l’ese-
cuzione di uno sterro nell’ipogeo G1 «per rimettere in luce quello che aveva già
scavato e illustrato il Lavagnino» negli anni Venti87. L’interessamento di Caser-

catacombe», art. cit. p. 433.


76 
Ebanista, «Il piccone del fossore», art. cit. p. 132 nota 10.
77 
Moscarella, La catacomba di S. Gennaro, op. cit.
78 
Moscarella, La catacomba di S. Gennaro e notizie, op. cit.; cfr. AICC, Caserta 1, fasc. 5/4d,
lettera di Caserta a Massimiliano Vayro, 4 luglio 1969.
79 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 17, nota 8.
80 
Calvino, La catacomba di San Gennaro in Napoli, op. cit.; cfr. AICC, Caserta 1, fasc. 3/1,
Cronaca, 2 settembre 1970.
81 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 10.
82 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit.
83 
AICC, Caserta 1, fasc. 12/5b.
84 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/3, Cronaca, 2 giugno 1971.
85 
U. M. Fasola, «Le recenti scoperte nella catacomba di S. Gennaro a Napoli», in Ren-
diconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, 46, 1973-74, p. 188; Id., op. cit. p. 134.
86 
AICC, Caserta 1, fasc. 2/9.
87 
AICC, Caserta 1, fasc. 2/5, Catacomba S. Gennaro pro-memoria.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 531

ta per la catacomba non si fermò neanche con l’avvicendamento delle cariche


avvenuto il 2 dicembre 1974, allorché, a seguito delle sue dimissioni, Calvino
divenne ispettore e Ciavolino viceispettore88; lo dimostra, tra l’altro, il materiale
bibliografico donato all’Archivio dell’Ispettorato nei primi anni Novanta89 e al-
cune recenti pubblicazioni90.
Carlo Ebanista

2. I materiali archeologici

Tra gli obiettivi che Caserta si propose sin dal suo insediamento come
ispettore rientrava l’allestimento di un antiquarium91 che prendesse il posto
della ‘vecchia sacrestia’ della basilica subdiale (fig. 7) adibita a tale scopo sin
dall’Ottocento, ma demolita da Bellucci nel 1953-5492. In attesa di trovare le ri-
sorse e gli spazi adatti per l’allestimento, l’ispettore collocò i reperti scoperti en-
tro il 3 luglio 1969 (supra, par. 1) «in una vetrinetta, nella speranza di creare un
piccolo museo col poco materiale archeologico preesistente e altro che si spera
di trovare»; sino ad allora aveva recuperato, tra l’altro, «varie lucerne in ottimo
stato di conservazione e frammenti di altre lucerne e tegoloni»93. Un inedito in-
ventario, stilato da Calvino il 9 luglio 1969, attesta che nella teca erano custoditi
20 reperti siglati con un numero arabo progressivo seguito da un acronimo: set-
te lucerne integre («l. i.») e quattro frammentarie («l. r.»), un lacerto «d’into-
naco con pittura» («x»), due conchiglie («c.»), tre «piccoli “vasi”» («v.»),
tre «avanzi di “anfore” […] con altri piccoli pezzi» («v.a.»); a questi manufatti
si aggiunsero tre «avanzi di anfore» («v.b.») scoperti nel successivo mese di

88 
AICC, Epistolari, RCR 20bis; Ciavolino 1, fasc. 1; cfr. C. Ebanista, «Rilievo grafico e
topografia cimiteriale: il caso della catacomba di S. Gennaro a Napoli», in R. Fiorillo, C. Lambert
(a cura di), Medioevo letto, scavato, rivalutato. Studi in onore di Paolo Peduto, Firenze 2012, pp. 281-
314, spec. p. 297.
89 
AICC, Epistolari, NCR 239, lettera di Caserta a Ciavolino, 10 gennaio 1993.
90 
A. Caserta, «La catacomba di San Gennaro durante la guerra e la resistenza», in Ianuari-
us, 81/11-12, 2000, pp. 658-660; Caserta, «La sistemazione delle catacombe», art. cit.
91 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/1, manoscritto di Ennio Moscarella, 26 aprile 1968; fasc. 3/1,
Cronaca, 7 ottobre 1968; fasc. 5/4a, lettera di Caserta all’Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e
Turismo di Napoli, 3 dicembre 1968.
92 
Ebanista, «Napoli tardoantica», art. cit. pp. 321-322, figg. 3, 9; Id., «Nuove acquisizio-
ni», art. cit. p. 517.
93 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/8b, Inaugurazione nuovo ingresso della Catac. di S. Gennaro, 3
luglio 1969.
532 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

agosto da Claudio Guarino94, una delle guide turistiche operanti in catacom-


ba d’intesa con l’ispettore95. L’11 gennaio 1970 Caserta chiese ad Enzo Fiore,
presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo, un finanziamento per allestire
un antiquarium con vetrine adatte all’esposizione «di vari reperti archeologici
(lucerne, vasellame, lastre marmoree, iscrizioni, tegolami, ecc.)»96. L’accenno
alle lastre e alle epigrafi attesta che l’ispettore aveva in animo di riordinare gli
elementi marmorei che nel 1961 la Soprintendenza ai Monumenti della Cam-
pania aveva fatto sistemare nelle due stanze ai lati dell’ingresso alla basilica sub-
diale97. Tra marzo e aprile 1970 vi ritrovò due frammenti combacianti dell’iscri-
zione mutila con il nome del martire Gennaro (gnn0062) che fece restaurare
(fig. 8) e ricollocare nella basilichetta di S. Agrippino98, dov’erano stati sistemati
alcuni anni prima del 1939 per poi esserne rimossi99. Nel febbraio del 1971 Ca-
serta spostò «alcune lapidi» dalla stanza sul lato sinistro della basilica al vano
opposto per consentire di «esaminarle e continuare la ricerca di altri eventuali
frammenti»100.
Rimasto inattuato il progetto di allestire un antiquarium, i reperti esposti
nella vetrinetta sono andati dispersi o si sono mescolati con quelli rinvenuti
nelle successive campagne di scavo. Fanno eccezione la lucerna in sigillata afri-
cana gnn0143 (fig. 4e, g), l’esemplare di produzione napoletana tardoantica
gnn0180 (fig. 4f, h) e la lucerna invetriata di età bassomedievale gnn0238 (fig.
4i-l) che abbiamo potuto identificare tra i materiali tuttora conservati nei ma-
gazzini della catacomba, grazie ad un’inedita fotografia del 1970 che, come at-
testano le annotazioni presenti sull’immagine e sul retro, riproduce le «lucerne
trovate da mons. Caserta nell’anno 1969»101. Allora la lucerna gnn0238 (fig. 4i-
l) recava all’interno un’etichetta adesiva con la sigla «1.v.», a testimonianza che
era stata catalogata tra i «vasi» conservati nella vetrinetta; non a caso la foto-
grafia doveva corredare, con la didascalia «Catacomba di S. Gennaro, lucerne e
vasetto trovati nel piano inferiore (zona della colonnina priapea)» (=B57) (fig.

94 
AICC, Caserta 1, fasc. 4, Inventario degli oggetti archeologici posti nella vetrinetta ed affidati
al Signor Pennacchioni Osvaldo, custode della Catacomba di san Gennaro “extra moenia”.
95 
AICC, Caserta 1, fasc. 2/1, Pro-memoria. Convenzione con l’Amministrazione ospedaliera
S. Gennaro-Ascalesi.
96 
AICC, Epistolari, ACS 51, Relazione sulla catacomba di S. Gennaro.
97 
Ebanista, «Napoli tardoantica», art. cit. pp. 327-328.
98 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. p. 9.
99 
Ebanista, «Domenico Mallardo», art. cit. pp. 188-189, fig. 18.
100 
AICC, Caserta 1, fasc. 3/2, Cronaca, febbraio 1971; cfr. Caserta 1, fasc. 2/5, Catacomba
S. Gennaro pro-memoria: «Completare ricerche lapidi nel deposito in stanza basilica S. Gennaro
extra moenia. Sistemare lapidi già trovate».
101 
AICC, foto n. 104.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 533

2), il testo a stampa (poi rimasto inedito) della relazione letta da Caserta al Con-
vegno Internazionale di studi sulle antichità cristiane della Campania102. Gli esem-
plari tardoantichi gnn0143 e gnn0180, decorati rispettivamente con il chrismon
(fig. 4e, g) e con due colombe affrontate (fig. 4f, h), sono menzionati anche
nella seconda edizione dell’opuscoletto finanziata nel 1969 dall’Azienda Auto-
noma di Soggiorno Cura e Turismo di Napoli103; la lucerna gnn0143 compare,
inoltre, sulla quarta di copertina della Guida della catacomba pubblicata l’anno
successivo104. In un’inedita fotografia d’archivio105 la lucerna gnn0238 (fig. 9c) è
riprodotta insieme ad un esemplare a vasca aperta (fig. 9d), anch’esso invetriato
in verde (gnn0237), proveniente dalla ‘basilica dei vescovi’, a due piccole forme
aperte in ceramica acroma depurata (siglate, successivamente ai lavori di Caser-
ta, «C.Ge.C. 7» e «C.Ge.C. 10») (fig. 9a-b) e a due valve di ostriche (ostrea
edulis) (fig. 9e-f); la circostanza, se non è casuale, potrebbe attestare che si tratta
delle «conchiglie» e di due dei tre «piccoli “vasi”» esposti nella vetrinetta do-
po gli scavi del 1969.
La lucerna gnn0143 (fig. 4e, g) in sigillata africana chiara106 appartiene
al tipo Hayes IIA (= forma Atlante X AI a) attestato dal V secolo alla secon-
da metà del VI107. Il manufatto (argilla 2.5YR 6/8 light red) presenta un corpo
oblungo con serbatoio rotondeggiante distinto dal becco (spessore 0,4 cm), con
canale aperto e allungato; l’ansa a presa triangolare (spessore 0,9 cm) è piena e
collegata, mediante una nervatura, al fondo ad anello. Sulla spalla tre triangoli
con duplice cornice a contorni gemmati si alternano a tre cerchi concentrici; la
decorazione del disco, distribuita tra i due infundibula, mostra il cristogramma
con tratti obliqui entro i bracci. Notevoli sono i segni d’uso, come dimostra-
no le incrostature presenti su gran parte della superficie inferiore e le tracce di
combustione sul beccuccio e sul canale. La decorazione a rilievo delle lucerne
della Forma Atlante X, residuo stilizzato del repertorio figurativo della sigillata
C, trova riscontro nella decorazione a stampo della produzione D1-D2 utilizzata
come modello per le matrici delle lucerne108. Per la forma e la decorazione la

102 
Caserta, «Recenti lavori», art. cit. fig. 14.
103 
Moscarella, La catacomba di S. Gennaro e notizie, op. cit.
104 
Calvino, La catacomba di San Gennaro in Napoli, op. cit.
105 
AICC, foto DP4/113.
106 
N. Ciavolino, Avvolti dalla tua luce: lucerne fittili e iconografia petrina a Napoli, a cura di
G. Falanga, Torre del Greco 1999, pp. 24-25.
107 
J. W. Hayes, Late Roman Pottery, London 1972, pp. 313-314, tav. XXIa; L. Anselmino,
C. Pavolini, «Terra sigillata: lucerne», in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, Atlante
delle forme ceramiche, I, Roma 1981, pp. 184-207, spec. pp. 199-200, tav. XCIX n. 6.
108 
Hayes, op. cit. p. 372; Anselmino, Pavolini, «Terra sigillata», art. cit. p. 199.
534 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

lucerna gnn0143 ricorda, tanto per citare qualche esempio, manufatti attestati a
Lampedusa in un contesto della seconda metà del V secolo109.
La lucerna gnn0180 (fig. 4f, h) rientra nella Forma Garcea II, che costi-
tuisce un’imitazione della Forma Atlante X, la più attestata tra quelle prodot-
te nell’area del Golfo di Napoli tra la metà inoltrata del V secolo e gli inizi del
VII110. Il reperto111, lavorato con un impasto depurato (argilla 7.5YR 7/6 red-
dish yellow), rientra nel tipo B, in quanto ha il corpo e il serbatoio ovali, il becco
a canale aperto distinto dal corpo (spessore 0,5 cm), l’ansa a presa triangolare
piena (spessore 1 cm) collegata al fondo ad anello e nettamente sporgente dal-
la spalla. Quest’ultima è decorata da un motivo geometrico formato da quattro
cerchi concentrici; sul disco, invece, è visibile un ornato zoomorfo costituito da
due colombe affrontate raffigurate tra i due infundibula. Non mancano anche in
questo caso tracce di combustione, visibili perlopiù intorno al becco. L’ornato
fortemente stilizzato, peculiare della produzione del Golfo di Napoli, è docu-
mentato, tanto per citare alcuni esemplari rinvenuti nel capoluogo campano, a
S. Lorenzo Maggiore (metà V secolo), a S. Patrizia (metà del V e VI secolo) e
nella catacomba di S. Severo112.
La lucerna gnn0238 (diametro 8 cm; altezza 2,9 cm) (fig. 4i-l), con vasca
aperta e fondo apodo leggermente concavo, è lavorata al tornio con un impa-
sto depurato (argilla 5YR 7/6 reddish yellow); l’interno è interamente rivestito
da una vetrina verde, caratterizzata da piccoli addensamenti e microfessurazio-
ni, che è sgocciolata sulla superficie esterna. Sebbene le lucerne a vasca aperta
in argilla grezza, talvolta con ingubbiatura, siano documentate sin dalla tarda
antichità, come attestano, ad esempio, i materiali trovati a Roma113, una gran-
de diffusione ebbero soprattutto i manufatti invetriati prodotti a partire dal XII
secolo114. La lucerna gnn0238, in opposizione al consueto beccuccio trilobato

109 
A. De Miro, A. Polito, «Lucerne in sigillata africana, ceramica fine e da fuoco dalla ne-
cropoli paleocristiana di Lampedusa (Sicilia)», in Rei Cretariae Fautorum Acta, 42, 2012, pp. 267-
272, spec. p. 271, fig. 10.
110 
F. Garcea, «Lucerne fittili», in P. Arthur (a cura di), Il complesso archeologico di Carmi-
niello ai Mannesi, Napoli (scavi 1983-1984), Lecce 1994, pp. 303-327, spec. pp. 316-318.
111 
Ciavolino, op. cit. pp. 30-31.
112 
Garcea, «Lucerne fittili», art. cit. p. 456; C. Ebanista, «Gli spazi funerari a Napoli nella
tarda antichità: la catacomba di S. Severo», in C. Ebanista, M. Rotili (a cura di), Territorio e insedia-
menti fra tarda antichità e alto medioevo (Atti del Convegno internazionale di studi, Cimitile-Santa
Maria Capua Vetere 13-14 giugno 2013), in stampa.
113 
M. S. Arena et alii (a cura di), Roma dall’antichità al Medioevo. Archeologia e storia nel
Museo Nazionale Romano-Crypta Balbi, Milano 2001, pp. 191, 282, 571-572.
114 
C. Ebanista, F. Fusaro, «La ceramica invetriata del castello di Montella. Nota prelimi-
nare», in S. Patitucci Uggeri (a cura di), La ceramica invetriata tardomedievale dell’Italia centro-
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 535

(altezza 2,35 cm), presenta un analogo elemento leggermente rivolto verso l’al-
to (altezza 2,5 cm) che forse costituisce una presa, come suggerisce la migliore
aderenza dei polpastrelli alla superficie. Si tratta di una tipologia poco diffusa,
dal momento che le lucerne a vasca aperta hanno una piccola ansa a nastro o
una presa piatta complanare all’orlo; quest’ultima è documentata, tanto per ci-
tare alcuni casi, negli esemplari di XI-XII secolo rinvenuti a Palermo nel quar-
tiere Castello-S. Pietro115, nello scarico di fornaci di Palazzo Lungarni116 o pres-
so quelle riemerse in occasione del restauro del teatro di S. Cecilia117. Un gene-
rico confronto può essere istituito con un’inedita lucerna a piedistallo rinvenuta
a Napoli, in piazza Nicola Amore, in un contesto databile tra il XIV secolo e gli
inizi del XV (Museo Nazionale di Napoli, Scavi Metropolitana, n. inv. 29).

Iolanda Donnarumma

3. Qualche considerazione sull’origine del cimitero: dagli ipogei primitivi alla


catacomba comunitaria

Il cimitero di S. Gennaro, ubicato a circa 1,2 km a nord-ovest delle mura


tardoantiche di Napoli118, è un complesso a gallerie divergenti da un vestibolo,
condizionato dai preesistenti ipogei famigliari o collettivi scavati, a quote diffe-
renti, sui versanti est ed ovest del costone tufaceo di Capodimonte119, a testimo-
nianza dell’esistenza in quest’area di diverse strade120. Molti degli innumerevoli
ipogei segnalati da Carlo Celano alla fine del Seicento121 scomparvero entro gli

meridionale (Quaderni di Archeologia Medievale, III), Firenze 2000, pp. 113-134, spec. p. 116.
115 
L. Arcifa, «Ceramiche città e commercio in Sicilia: il caso di Palermo», in S. Gelichi (a
cura di), Ceramiche città e commerci nell’Italia tardo medievale, Ravello 3-4 maggio 1993, Mantova
1998, pp. 89-107, spec. p. 95.
116 
F. D’Angelo, «Lo scarico di fornaci di ceramiche della fine dell’XI secolo-inizi del XII
nel Palazzo Lungarni di Palermo», in Archeologia Medievale, 32, 2005, pp. 389-400, spec. p. 392,
fig. 2.3.
117 
F. Spatafora, E. Canzonieri, L. Di Leonardo, «Ceramica da mensa nella Palermo di XI
secolo: dalla fornace al butto», in Archeologia Postmedievale, 16, 2012, pp. 23-33, spec. p. 27, tav.
2b.
118 
D. Mallardo, Il Calendario Lotteriano del sec. XIII, Napoli 1940, p. 113.
119 
U. M. Fasola, V. Fiocchi Nicolai, «Le necropoli durante la formazione della città cristia-
na», in Actes du XIe Congrès International d’Archéologie Chrétienne (Lyon-Vienne-Grenoble-Genève
et Aoste, 21-28 septembre 1986), II, Città del Vaticano 1989, p. 1188.
120 
U. M. Fasola, P. Testini, «I cimiteri cristiani», in Atti del IX Congresso internazionale di
Archeologia Cristiana (Roma, 21-27 settembre 1975), I, Città del Vaticano 1978, p. 131.
121 
Fasola, op. cit. p. 22.
536 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

inizi del XIX secolo, come c’informa Andrea De Jorio che nel 1839 non vede-
va più alcune camere sepolcrali che aveva esaminato di persona «tempo indie-
tro», mentre annotava con dispiacere le pesanti trasformazioni subite da altri
spazi funerari122.
Le scoperte fortuite avvenute nel 1969-70, in occasione dell’apertura del
nuovo ingresso alla catacomba dal versante orientale della collina di Capodi-
monte, consentono di soffermarsi sulle fasi di escavazione dell’ipogeo A29bis
(fig. 3d-e), sorto come ambiente funerario autonomo e successivamente inglo-
bato nel livello superiore del cimitero comunitario; in quella circostanza ven-
ne distrutto il settore ovest che ricadeva nell’area ora occupata dalla galleria A4,
mentre la porzione superstite della scala (larga circa 2 m) (fig. 3a-b) fu trasfor-
mata in lucernario123, com’è attestato per l’ipogeo A68bis, anch’esso scavato nel
versante orientale della collina più o meno alla stessa quota, del quale si conser-
vano tracce del descenso al di sopra della ‘edicola della croce’ (A68)124. Tracce
della prosecuzione di A29bis verso ovest si riconoscono sulla parete sud della
galleria A4, dove due loculi semidistrutti con un orientamento divergente ri-
spetto agli altri risultano allineati con la corrispondente parete dello scomparso
ipogeo, ma anche nella volta di A4 nella quale, appena a nord della ‘edicola della
croce’, compare un rigonfiamento verso il basso (fig. 4c) pertinente ad una pre-
cedente fase di escavazione125. L’ingresso di A29bis è scomparso nel 1923 (se
non già prima), a seguito della costruzione della volta e della scala in muratura
reimpiegata nel 1969 per il nuovo accesso alla catacomba. Le pesanti trasforma-
zioni impediscono di ricostruire la configurazione originaria di A29bis, ma non
le diverse fasi di utilizzo funerario (supra, par. 1) dell’ipogeo, nel quale, in consi-
derazione della lontananza dalle tombe venerate, non si riscontra l’affollamento
delle sepolture. Al momento l’unico elemento datante è fornito dal listello di
transenna reimpiegato nella chiusura dell’arca interna dell’arcosolio (figg. 3d-e:
10; 4d); considerato che gli altri analoghi manufatti presenti nel complesso ia-
nuariano si datano tra il secondo venticinquennio del V secolo e il VI126, la de-
posizione nell’arca va collocata in un momento successivo. Qualora poi fosse
possibile identificare nei magazzini i materiali trovati da Caserta nel 1969 du-
rante la demolizione della tamponatura (figg. 3b, 4a) che separava A29bis dalla

122 
A. De Jorio Guida per le catacombe di S. Gennaro de’ Poveri [...], Napoli 1839, pp. 6, 19.
123 
Fasola, op. cit. pp. 46, 49, figg. 24, 27; Caserta, «La sistemazione delle catacombe», art.
cit. p. 431; cfr. AICC, Caserta 1, fasc. 5/8b, Inaugurazione nuovo ingresso della Catac. di S. Gennaro,
3 luglio 1969.
124 
Fasola, op. cit. p. 46, figg. 24-26.
125 
Ibid., p. 46, figg. 25, 27.
126 
Ebanista, Procaccianti, «Elementi di recinzione marmorea», art. cit. p. 109.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 537

galleria A4, avremmo ulteriori elementi per la datazione delle inumazioni e del-
la loro manomissione.
Meglio noto è, invece, l’assetto originario degli ipogei primitivi sul ver-
sante occidentale della collina, dove un primo e più antico nucleo sepolcrale è
rappresentato dal ‘vestibolo inferiore’ (B1) che, insieme alle tre adiacenti came-
re funerarie B2, B3 e B4, venne predisposto per una ricca famiglia o un colle-
gio funeraticio. Sebbene la decorazione a fresco del soffitto e delle pareti non
fornisca elementi per accertare la religione dei committenti, è quasi certo che i
proprietari ben presto divennero cristiani127; la cronologia delle pitture non tro-
va, però, concorde la critica che si è orientata tra la fine del II secolo d.C. e gli
inizi del successivo128 ovvero intorno alla metà del III secolo d.C.129, anche se
di recente è stata proposta una datazione non oltre il II secolo130. Pressappoco
contemporanea, se non anteriore, è l’escavazione della camera sepolcrale B11
(fig. 2) ubicata a sud del ‘vestibolo inferiore’: qui, verosimilmente nella secon-
da metà del III secolo, fu sepolto S. Agrippino, vescovo di Napoli131. Nella pri-
ma metà dello stesso secolo, sempre sul versante occidentale della collina ma
ad una quota più alta di circa 3 m, era stato intanto creato il ‘vestibolo superio-
re’ (A1) (fig. 1) preceduto da un’altra camera funeraria (A0); gli affreschi che
decorano il soffitto di A1 denunciano l’appartenenza dei committenti alla reli-
gione cristiana132. Nel corso del III secolo133, intorno alla metà134 ovvero nella
seconda metà135, piuttosto che nel IV secolo136, a nord del ‘vestibolo superiore’,
si procedette all’escavazione delle camere sepolcrali D1, D2 e D3 che, per la

127 
Fasola, op. cit., p. 18.
128 
Ibid., pp. 17-18, figg. 6-7, tav. I; Fasola, Testini, «I cimiteri cristiani», art. cit. p. 132.
129 
V. Fiocchi Nicolai, s.v. «Katakombe (Hypogaeum)», in Reallexicon für Antike und Chri-
stentum, XX, Stuttgart 2003, coll. 377-414, spec. col. 401.
130 
M. Amodio, Le sepolture a Neapolis dall’età imperiale al tardo-antico. Scelte insediative,
tipologie sepolcrali e usi funerari tra III e VI secolo, Napoli 2014, p. 57.
131 
Fasola, op. cit. pp. 18-22, fig. 8.
132 
Ibid., pp. 22-29, figg. 13-15, tav. II; Fasola, Testini, «I cimiteri cristiani», art. cit p. 132;
F. Bisconti, «Introduzione», in F. Bisconti (a cura di), Temi di iconografia paleocristiana, Città del
Vaticano 2000, pp. 11-86, spec. p. 42, fig. 36; Fiocchi Nicolai, art. cit. col. 401; Amodio, op. cit. p.
58.
133 
Fiocchi Nicolai, «Katakombe», art. cit. col. 401.
134 
C. Carletti, Epigrafia dei cristiani in Occidente dal III al VII secolo. Ideologia e prassi, Bari
2008, p. 42.
135 
Fasola, Testini, «I cimiteri cristiani», art. cit. p. 132; G. Liccardo, Redemptor meus vi-
vit. Iscrizioni cristiane antiche dell’area napoletana, Trapani 2008, p. 40.
136 
M. Amodio, «La componente africana nella civiltà napoletana tardo-antica. Fonti let-
terarie ed evidenze archeologiche», in Memorie della Pontificia Accademia Romana di Archeologia,
serie III, 6, 2005, pp. 1-257, spec. p. 141.
538 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

presenza di iscrizioni dipinte in caratteri greci137 (fig. 7), vengono definite ‘re-
gione greca’138. Altri due ipogei funerari, tra loro pressappoco paralleli, furono
realizzati ad est del ‘vestibolo superiore’: a quello ubicato più a nord (A2bis) si
accedeva grazie ad un descenso scavato nel tufo circa 7 m più in alto139 (fig. 10);
l’altro (A6bis), i cui resti sono riconoscibili nella parte alta della ‘cripta dei ve-
scovi’, venne forse creato nella seconda metà del III secolo140. La trasformazione
di questi nuclei funerari autonomi a carattere familiare o collettivo in un unico
cimitero comunitario cristiano è connessa alla presenza in B11 della tomba del
vescovo Agrippino e soprattutto alla traslazione nell’area sepolcrale dei resti del
martire Gennaro, in un anno prossimo al 431141. Ebbe così origine un vasto ci-
mitero articolato su due livelli, cui si accedeva dai due ‘vestiboli’, dai quali si di-
ramavano le gallerie occupate dalle consuete tipologie tombali: loculi e arcosoli
scavati nelle pareti e tombe a fossa nel piano pavimentale. Poiché il complesso
cimiteriale fu concepito come un ‘sistema aperto’ per un utilizzo intensivo ed
estensivo, le gallerie furono progressivamente prolungate (dimezzandone, però,
l’altezza) e arricchite con diramazioni laterali: ciò fu dovuto anche alla notevole
lavorabilità del tufo litoide. Un esempio è costituito dall’ipogeo B57, dove Ca-
serta rinvenne le due lucerne tardoantiche (gnn0143, gnn0180) (fig. 4e-h) e l’e-
semplare invetriato di età bassomedievale (gnn0238) (fig. 4i-l), a testimonianza
della frequentazione della catacomba ben oltre la tarda antichità. D’altra parte è
noto che il vano B57, ove alla fine del Settecento venne sistemata una colonnina
con iscrizione ebraica142, fu scavato dall’alto verso il basso, distruggendo parte
delle gallerie cimiteriali143. Non mancano altre testimonianze della frequenta-
zione bassomedievale della catacomba: è il caso, tra l’altro, del denaro di Cor-
radino di Svevia (1254-58) trovato nella ‘cripta dei vescovi’144 e della lucerna a
vasca aperta (gnn0237) (fig. 9) rinvenuta nell’antistante ‘basilica dei vescovi’.
Caserta prestò maggiore attenzione ai reperti rispetto a Galante e Belluc-

137 
E. Miranda (a cura di), Iscrizioni greche d’Italia: Napoli, II, Roma 1995, pp. 119-139,
nn. 217-266.
138 
Fasola, op. cit. pp. 29-33, figg. 16-17.
139 
Ibid., pp. 33, 35, figg. 13, 18, 20.
140 
Fasola, Testini, «I cimiteri cristiani», art. cit. p. 132.
141 
Fasola, Fiocchi Nicolai, «Le necropoli», art. cit. pp. 1157-1158.
142 
G. Lacerenza, «Il “cippo ebraico” nelle catacombe di San Gennaro (Napoli)», in Annali
dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Rivista del Dipartimento di Studi Asiatici e del Di-
partimento di Studi e Ricerche su Africa e Paesi Arabi, 57/3-4, 1997, pp. 484-508.
143 
Fasola, op. cit. pp. 224, 226, figg. 142-143.
144 
Ibid., p. 224; N. Ciavolino, «La tomba di S. Gennaro nelle Catacombe di Capodimon-
te», in D. Ambrasi, R. Calvino, A. Caserta, N. Ciavolino, S. Gennaro vescovo e martire. Memorie
letterarie e monumentali, Napoli 1982, pp. 29-42, spec. p. 41.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 539

ci145: lo attestano l’allestimento della vetrinetta con i reperti dei recenti scavi,
la stesura del relativo inventario, l’avvio della catalogazione, della riproduzio-
ne fotografica146 e dell’edizione dei manufatti. L’ispettore affidò lo studio delle
lucerne tardoantiche a Ciavolino147 che nell’ambito di «un’esercitazione in ar-
cheologia cristiana», svolta presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Me-
ridionale sotto la guida di Calvino, analizzò 13 esemplari in parte provenienti
dagli scavi del 1969-70, tra cui gnn0143 e gnn0180 (fig. 4e-h)148. A seguito della
prematura scomparsa dello studioso, il testo fu pubblicato nel 1999 senza tener
conto dei contesti di provenienza, cosicché al momento non è possibile distin-
guere le altre lucerne venute alla luce nel 1969-70 da quelle trovate durante gli
scavi condotti tra il 1971 e il 1994 da Fasola, Calvino e Ciavolino. Anche per
queste ragioni ci auguriamo che l’edizione dettagliata di queste ultime indagini
archeologiche, che è stata da poco avviata149, consentirà di identificare anche gli
altri manufatti scoperti da Caserta e di integrare le conoscenze sul culto marti-
riale e sulle sepolture ad sanctos150, soprattutto in considerazione del fatto che
molte tombe allora scavate non sono ora più ispezionabili perché interrate o co-
perte da passerelle.
Carlo Ebanista

145 
Ebanista, «Nuove acquisizioni», art. cit. pp. 522-523.
146 
AICC, Caserta 1, fasc. 5/4d, lettera di Caserta al dott. Massimiliano Vayro, 4 luglio
1969: «Riprodurre in foto qualche lucerna scoperta nei recenti lavori: una è stata già fotografata».
147 
AICC, Caserta 1, fasc. 2/5, Catacomba S. Gennaro pro-memoria: «Sistemare lucerne
con relativo inventario (cfr. Ciavolino Nicola)».
148 
Ciavolino, op. cit. pp. 7, 24-25, 30-31.
149 
C. Ebanista, «Lastre con decorazione incisa dalla catacomba di S. Gennaro a Napoli»,
in F. Bisconti, M. Braconi (a cura di), Incisioni figurate della Tarda Antichità, Atti del Convegno di
Studi (Roma, 22-23 marzo 2012), Città del Vaticano 2013, pp. 527-545; Ebanista, Procaccianti,
«Elementi di recinzione marmorea», art. cit. pp. 85-116; C. Ebanista, I. Donnarumma, «Le deco-
razioni parietali in opus sectile della catacomba di S. Gennaro a Napoli: tratti inediti e contesti», in
C. Angelelli (a cura di), Atti del XIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conserva-
zione del Mosaico (Isernia, 13-16 marzo 2013), Tivoli 2014, pp. 87-107; C. Ebanista, C. Giordano,
A. Del Gaudio, «Le lucerne di età tardoantica e altomedievale dalla catacomba di S. Gennaro a
Napoli», in Atti XI Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Cagliari, 23-27 settembre 2014),
in corso di stampa; C. Ebanista, «Il contributo di Nicola Ciavolino alla conoscenza della cata-
comba di S. Gennaro: le indagini archeologiche dal 1971 al 1994», in Nicola Ciavolino a vent’anni
dalla scomparsa: il presbitero, lo studioso, l’archeologo (Atti del Convegno di studi, Napoli 8 maggio
2015), in corso di stampa.
150 
Cfr. C. Ebanista, «Le sepolture vescovili ad sanctos: i casi di Cimitile e Napoli», in C.
Ebanista, M. Rotili (a cura di), Aristocrazie e società fra transizione romano-germanica e alto medio­
evo (Atti del Convegno internazionale di studi, Cimitile-Santa Maria Capua Vetere 14-15 giugno
2012), Cimitile 2015, pp. 47-80.
540 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

Fig. 1. Napoli, catacomba di S. Gennaro. Planimetria livello superiore.


La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 541

Fig. 2. Planimetria del livello inferiore della catacomba di S. Gennaro.


542 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma






 


 
 



   d

  

  






  

 

 
 

  






 

Fig. 3. Livello superiore della catacomba di S. Gennaro: a-b, demolizione della tamponatura
tra l’ipogeo A29bis e la galleria A4; c, galleria A4 con la scala discendente da A29bis; d-e, sezione
e pianta dell’ipogeo A29bis.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 543

a c


b

 
g
  

e f h
  

 

 
l

i

Fig. 4. Livello superiore della catacomba di S. Gennaro: a, l’ipogeo A29bis al termine della
demolizione della tamponatura; b, arcosolio mosaicato nella parte alta della ‘cripta dei vescovi’; c,
galleria A4 durante la rimozione del calpestio in cemento; d, frammento di transenna reimpiegato
nell’arca interna dell’arcosolio di A29bis; e, g, lucerna gnn0143; f, h, lucerna gnn0180; i-l, lucerna
gnn0238.
544 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

Fig. 5. Livello superiore della catacomba di S. Gennaro, ‘cripta dei vescovi’ (A6). Arcosolio
superiore della parete destra, particolare dell’iscrizione estradossale.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 545

Fig. 6. Pianta del piano superiore delle catacombe a S. Gennaro de’ Poveri (1839), particolare; i
numeri 17 e 18 indicano il cubicolo A64.
546 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

Fig. 7. Catacomba di S. Gennaro, planimetria dell’area cimiteriale alle spalle della basilica
subdiale.
La catacomba di S. Gennaro a Napoli: nuovi dati ... 547

Fig. 8. Epigrafe con il nome del martire Gennaro.

Fig. 9. Le lucerne invetriate gnn0237 e gnn0238 (c-d) insieme a due piccole forme aperte in
ceramica acroma depurata (a-b) e a due valve di ostriche (e-f).
548 Carlo Ebanista - Iolanda Donnarumma

Fig. 10. Livello superiore della catacomba di S. Gennaro, il cubicolo A2bis visto dalla ‘cripta
dei vescovi’ (A6).

Referenze delle illustrazioni


Figg. 1-2 (Ebanista, «Il piccone del fossore», art. cit. figg. 1-2); 3a-3c (AICC, foto nn. 743l, 743i,
131); 3d-e (Giandomenico Ponticelli); 4a-4c (AICC, foto nn. 743m, 743a, 743g); 4d (Iolanda
Donnarumma); 4e-f, 4i-l (Antonio Del Gaudio); 4g-h (Claudia Giordano); 5 (Carlo Ebanista); 6
(De Jorio, op. cit. tav. II); 7 (Ebanista, «Il piccone del fossore», art. cit. fig. 3); 8-9 (AICC, foto nn.
107, DP4/113); 10 (Carlo Ebanista).

Abstract

The Pontifical Commission of Sacred Archaeology in 2010 began publishing


the old excavations of St. Januarius’s catacomb in Naples (1830-1994) and
the archaeological finds. Since we have already examined the excavations
from 1830 to 1954, we describe here the unpublished discoveries made by
Aldo Caserta, Inspector of Naples’s Catacombs, between 1969 and 1970. To
create a new access to the catacomb and make visible the cemetery galleries, he
discovered a new hypogeum (A29bis) and made some excavations in different
areas recovering, among other, two late antique oil lamps and a medieval one.
Finito di stampare
nel mese di Novembre
dell'anno XXXV
nell'officina tipografica
della M.d'Auria Editore
Palazzo Pignatelli - Napoli