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POLIDORO

Studi offerti ad Antonio Carile

a cura di
GIORGIO VESPIGNANI

TOMO PRIMO

FONDAZIONE
CENTR O ITALIANO DI STUDI
SULL’ALTO MEDIOE VO
SPOLETO

2013
INDICE

GIORGIO VESPIGNANI, Una premessa: alle « opere ed ai


giorni » .............................................................. pag. XI

I. TARDOANTICO CRISTIANO

CARMELO CRIMI, Nazianzenica XVII. Note al testo del


carme II,1,11 « de vita sua » ................................. » 3
MAR MARCOS, Portrait of a persecutor: the defeat and death
of Maximinus Daia in Christian Historiography ........... » 13
VALERIO NERI, L’imperatore e gli ebrei in età tardoantica:
la testimonianza della storiografia pagana e cristiana ....... » 37
JUANA TORRES, Christiani contra paganos: la retórica de
la persuasión en los discursos polémicos del s. IV ........... » 59
MARGARITA VALLEJO GIRVÉS, El patriarca Macedonio II y
la aristocracia femenina de Constantinopla ................. » 79
RAMÓN TEJA, El milagro como medio de conversión del hereje
en El prado espiritual de Juan Mosco ..................... » 105

II. IMMAGINI E MONUMENTI

JOSÉ M.A ÁLVAREZ MARTÍNEZ, El puente romano de Mérida:


consideraciones generales sobre la fábrica y sus restaura-
ciones ................................................................ » 119
VI INDICE

VINCENZO RUGGIERI, Quale Nicola? Un problematico ciclo


affrescato su Gemile Adasi (Licia) ........................... pag. 133
EUGENIO RUSSO, Due colonnette del ciborio giustinianeo di
S. Sofia di Costantinopoli? .................................... » 147
LETIZIA ERMINI PANI, Ancora sulle torri pentagonali: un
fossile guida per le fortificazioni in Italia nell’età di
transizione ......................................................... » 153
SILVIA PASI †, L’incontro fra Abramo e Melchisedech nella
pittura copta ....................................................... » 167
PAOLA PORTA, Immagini inedite di una pieve scomparsa del
bolognese: S. Giovanni di Monte S. Giovanni .......... » 181
ROBERTA BUDRIESI, Da Ravenna a Mosca. Alcune osser-
vazioni sui mosaici di Ravenna .............................. » 193
SILVANA CASARTELLI NOVELLI, I segni egizi ‘ka’ e ‘ba’; la
memoria ‘storiografica’ di Roma; la “solitudine dell’Occi-
dente”. Qualche riflessione in tema (a passo di gambero) .. » 235

III. LA ROMÀNIA

TOMMASO GNOLI, Metrokomiai e comunità di villaggio


nell’Oriente antico e tardoantico .............................. » 273
MARTIN WALLRAFF, Santa Sofia – Sofia dell’imperatore.
Note su Costantino e la sua nuova capitale sul Bosforo » 291
MARIA CRISTINA CARILE, Il Sacrum Palatium risplenden-
te di luce: immagine e realtà del palazzo imperiale di
Costantinopoli .................................................... » 305
GIORGIO VESPIGNANI, Appunti per lo studio della ideologia
imperiale nel secolo V. Il dittico di Halbertstadt .......... » 329
SALVATORE COSENTINO, La legislazione di Giustiniano sui
banchieri e la carriera di Triboniano ......................... » 347
ENRICO MORINI, « Gratuitamente hanno ricevuto, gratuita-
mente danno la guarigione ». I santi “anargiri” e Co-
stantinopoli ......................................................... » 363
INDICE VII

ADRIANA PIGNANI, La Swfrosúnh e i giudizi della mente.


Ancora in margine alla Catechesi – Epitafio per la
madre di Teodoro Studita ..................................... pag. 387
CONSTANTINOS G. PITSAKIS †, Megas kritès? ............... » 403
TIZIANA CREAZZO, Exempla di taxiv e meritocrazia a Bi-
sanzio fra XI e XII secolo ..................................... » 409
MARIA DORA SPADARO, Giovanni l’Orfanotrofo dominus
della basileia del fratello? ...................................... » 425
GIOACCHINO STRANO, Ideologia, retorica e prassi di governo
nelle Muse di Alessio I ........................................ » 443
RENATA GENTILE MESSINA, Manuele Comneno e l’Italia
(1157-1158) ........................................................ » 461
MARGHERITA ELENA POMERO, Santità militare e rivendica-
zione della « basileia » nel Despotato di Tessalonica
(prima metà del secolo XIII): nuove letture ................ » 493
JOHANNES KODER, Zur unterscheidung von Alter und neuer
zeit aus Byzantinischer sicht .................................. » 507
CHRYSSA MALTEZOU, Il riuso di testi militari bizantini nel
XVI secolo ......................................................... » 523
PEDRO BÁDENAS, De Bagdad a Toledo. Traducción y tran-
sferencia del saber en la edad media ......................... » 537
MIGUEL CORTÉS ARRESE, La primera impresión de Con-
stantinopla ......................................................... » 549

IV. LE ROMÀNIE: VENEZIA, GENOVA


EVANGELOS CHRYSOS, Venice, Byzantium and the Franks.
A note on DAI, chapter 28, 37-43 .......................... » 565
SERGEJ P. KARPOV, Perché Tana? Motivazioni ufficiali per
proteggere e mantenere un lontanissimo insediamento ve-
neziano ............................................................. » 569
SANDRA ORIGONE, Il pregio e la rarità dell’esotismo: le
gemme d’Oriente e il mondo mercantile .................... » 577
M. MARCELLA FERRACCIOLI - GIANFRANCO GIRAUDO,
Un documento veneziano ducentesco chiose secentesche il
mito perenne ....................................................... » 597
VIII INDICE

ANDREA NANETTI, Modern Greek national identity and la-


te Byzantium: new evidence for the ‘Frankish’ tower on
the Acropolis of Athens as a case study .................... pag. 611

V. CAUCASO, IRAN, EUROASIA

GHERARDO GNOLI †, Aspetti antroposofici dello zoroastri-


smo .................................................................. » 629
ANTONIO PANAINO, Il Basileúv stella dei Magi ed altre
nugae bizantino-iraniche ....................................... » 651
ANDREA GARIBOLDI, Un solido bizantino da Pendžikent
(Tagikistan) ........................................................ » 665
ANDREA PIRAS, Fromo Kēsaro. Echi del prestigio di Bisan-
zio in Asia centrale .............................................. » 671
PAOLO OGNIBENE, La battaglia sul fiume Kalka ............. » 691
RUSTAM SHUKUROV, Churches in the citadels of Ispir and
Bayburt: an evidence of ‘Harem Christianity’? .......... » 713
ISABELLE AUGÉ, Le catholicos arménien au regard d’un en-
semble documentaire de la première moitié du XIVe siè-
cle .................................................................... » 725
GAGA SHURGAIA, Antimoz d’Iberia (Antim Ivireanul) e la
cultura letteraria dell’Oriente cristiano tra la fine del
XVII e l’inizio del XVIII secolo ............................ » 741

VI. MEDIOEVO OCCIDENTALE

ROBERTO BERNACCHIA, La Bulgaria del basso Cesano tra


tarda antichità e alto medioevo ................................ » 773
FRANCESCA BOCCHI, Mutamenti e ricomposizione nelle città
sarde ................................................................. » 797
MARIO MARCENARO, La cristianizzazione della maritima
ed i metropliti milanesi a Genova ............................ » 811
LUIGI CANETTI, Dai Templari a Bisanzio o la falsa preisto-
ria della Sindone di Torino .................................... » 827
RAFFAELE SAVIGNI, L’Impero carolingio e i popoli del Nord » 849
INDICE IX

ANNA FALCIONI, La crociata di Sigismondo Pandolfo Mala-


testi in Morea dal carteggio sforzesco ........................ pag. 871
MAURO PERANI, La stele funeraria di Rivqah da Verona e
quella di Yehi’el Otolengo (1517-1567) da Lodi: un
poema ebraico˙perduto e il più antico epitaffio di un Ot-
tolenghi ............................................................. » 893

VII. BIBLIOTECONOMIA, CODICOLOGIA, CRONACHISTICA

DONATELLA RESTANI, Ricerche sulle immagini musicali nel-


le prime edizioni del Commento al sogno di Scipio-
ne di Macrobio ................................................... » 915
ANTONELLA PARMEGGIANI, La Cronica di Venexia della
Famiglia B e la costruzione di un’identità civica nel
XIV secolo. Fra contaminazioni, stereotipi letterari ed
originalità stilistica ............................................... » 929
PAOLA DEGNI, Il ms. 126 della istituzione Biblioteca Clas-
sense: uno Zibaldone del XV secolo ......................... » 945
LORENZO BALDACCHINI, Divagazioni bibliografiche su un
viaggio da Venezia a Gerusalemme ......................... » 959
JOSÉ M. FLORISTÁN, Privilegio de nobleza Otorgado a Ma-
nuel Accidas por Felipe II de España (4.VI.1574) ...... » 965

VIII. STORIA, STORIOGRAFIA, MEMORIA STORICA

ELEONORA CAVALLINI, La ‘spoglia immemore’ dell’eroe: da


Achille a Garibaldi .............................................. » 977
NICOLA CUSUMANO, La morale della storia. Osservazioni
sul terzo libro di Diodoro ...................................... » 987
ENRICO MENESTÒ, « Rileggere e riscrivere il Lanzoni ». Se-
conda puntata: la Colonia Iulia Fida Tuder (Todi) ..... » 1005
ALESSANDRO IANNUCCI, I letterati e il management. Ar-
chetipi, etimologie e tradimenti ................................ » 1047
RENATA GENTILE MESSINA

MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158)

Nell’esaminare, in altra sede 1, come le fonti storico-cronachi-


stiche abbiano trattato le relazioni tra Normanni e Bizantini du-
rante il XII secolo si è constatato, fra l’altro, che i cronisti occi-
dentali mostravano scarsa curiosità per quegli eventi, perché i loro
interessi si limitavano per lo più al livello locale, e prestavano
scarsa o nulla attenzione a quel che avveniva al di fuori del loro
stretto orizzonte.
La considerazione vale anche per la spedizione bizantina in
Italia negli anni 1155-1156 2, la quale viene registrata per lo più

1. R. GENTILE MESSINA, I rapporti tra Sicilia e Bisanzio (XII sec.) nelle fonti bizantine e
occidentali. Relazione presentata al Convegno Sicilia e Bisanzio (secoli XI-XII), Palermo,
27-28 maggio 2011.
2. Progettata da Manuele Comneno come diretta prosecuzione della riconquista di
Corfù dopo l’attacco normanno del 1147, la spedizione dovette essere rimandata più
volte per varie circostanze (IOANNIS CINNAMUS, epitome rerum ab Ioanne et Alexio Comnenis
gestarum, III, 4; 5-6, ed. A. MEINEKE, Bonnae, 1836 [C.S.H.B.], pp. 96, ll. 1-22; 101, l.
15-102, l. 18; NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, III, 8, 2 = NICETA CONIATA, Gran-
dezza e catastrofe di Bisanzio [Narrazione cronologica] [libri I-VIII]. Introduzione di A. P.
KAZHDAN, testo critico e commento a cura di R. MAISANO, traduzione di A. PONTANI,
Milano, 1994, pp. 204, l. 1 - 206, l. 27). Essa si realizzò solo in concomitanza con la di-
scesa del Barbarossa in Italia per l’incoronazione imperiale. Federico, che all’inizio del
regno aveva stipulato con Eugenio III il trattato di Costanza in uno spirito antinorman-
no e antibizantino (M.G.H. Const., I, pp. 201-203; WIBALDUS, epistolae, n. 407, in Ph.
JAFFÉ, Bibliotheca rerum Germanicarum, I. Monumenta Corbeiensia, Berolini, 1864, rist. Aa-
len, 1964, pp. 546-547), era ora legato dallo stesso accordo al nuovo papa Adriano IV, il
quale era apertamente in rotta con Guglielmo I. Ad entrambi si rivolgevano per aiuto i
capi della ribellione che era in atto contro il re in Italia meridionale (OTTO FRISINGENSIS,
gesta Friderici I Imperatoris, II, 7, edd. G. WAITZ, B. DE SIMSON, in M.G.H. SS. R.G. in
usum scholarum, p. 108, ll. 1-6; IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed. cit. sopra, IV, 2, pp. 136,
462 RENATA GENTILE MESSINA

da autori dell’Italia meridionale, che fu teatro delle vicende belli-


che. Sarebbe superfluo, in questa sede, esaminare in dettaglio i lo-
ro resoconti 3, tuttavia pare opportuno rilevare come ben pochi
di quei cronisti sembrino percepire il vero significato della presen-
za dei Greci sul suolo della penisola, cioè la loro volontà di con-
quista. Ciò accade soltanto per coloro che, in virtù della loro po-
sizione, erano in grado di conoscere e valutare i giochi della poli-
tica internazionale, sia pur sempre secondo la propria particolare
prospettiva: se Ottone di Frisinga interpretava la diffidenza del

l. 3 - 137, l. 9). Ma anche Manuele aveva ricevuto dal Barbarossa la proposta di un pat-
to antinormanno; i due sovrani, fra l’altro, in qualche modo si potevano ancora conside-
rare legati dagli analoghi accordi che il Comneno aveva stipulato con Corrado III du-
rante la seconda crociata (cfr. l’epistola di Federico a Manuele in WIBALDUS, epistolae, ed.
cit. sopra, n. 410, in part. p. 549, ll. 8-15). Perciò il basileus aveva sperato di poterlo
coinvolgere in una iniziativa comune. Tuttavia, dopo l’incoronazione a Roma, i princi-
pi tedeschi indussero il loro imperatore a tornare indietro, respingendo l’invito degli in-
viati di Manuele che già si trovavano ad Ancona. Costoro, pur non disponendo di mol-
te forze militari, affrontarono ugualmente la lotta finanziando i ribelli normanni ed av-
valendosi della collaborazione loro e di quella del papa. La Puglia e la Terra di Lavoro
erano quasi totalmente conquistate dai Bizantini e dagli insorti, quando Guglielmo sferrò
una controffensiva che si concluse con la piena vittoria su tutti i fronti, anche per il ve-
nir meno dell’intesa tra i Greci e i ribelli. Gli uomini di Manuele furono uccisi o fatti
prigionieri (IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed. cit. sopra, IV, 1-13, pp. 134, l. 13-169, l. 19;
NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. sopra, III, 10; 13, 1-2, pp. 208, l. 1 -
210, l. 23; 216, ll. 1-21; ROMUALDUS SALERNITANUS, annales, in M.G.H. SS., XIX, pp.
427, l. 26 - 429, l. 8; OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici, ed. cit. sopra, II, 36-37; 49, pp.
144, l. 30 - 145, l. 22; 156, l. 30 - 158, l.1; BOSO, Adriani IV vita, in Le ‘Liber Pontificalis’,
ed. L. DUCHESNE, II, Paris, 1892, pp. 389, l.30 - 395, l. 2; WILLELMUS TYRENSIS, chronicon,
in C.C.c.m., XVIII, 2; 7-8, pp. 810, l. 1 - 811, l. 58; 818, l. 1 - 822, l. 3. Per altre fonti
occidentali, vd. infra). Adriano IV fu costretto ad accordarsi col re a Benevento, ricono-
scendogli pieni diritti su tutte le terre in suo possesso (JAFFÉ, Regesta, n. 10193 = Regesta
Pontificum Romanorum ab condita ecclesia ad annum post Christum natum MCXCVIII ed. Ph.
JAFFÉ, II, Lipsiae, 1888; BOSO, Adriani IV vita, ed. cit. sopra, p. 395, ll. 3-16; Annales Ca-
sinenses, in M.G.H. SS., XIX, p. 311, ll. 25-31; ROMUALDUS SALERNITANUS, annales, ed.
cit. sopra, p. 429, ll. 8-18. I testi dei patti e del giuramento del re si leggono in
M.G.H., Const. I, pp. 588-592).
3. Restano fondamentali, per la ricostruzione della campagna e del contesto politico
in cui si collocava, le pagine di F. CHALANDON, Histoire de la domination normande en Italie
et en Sicile, II, Paris, 1907, pp. 185-235; ID., Les Comnène. Études sur l’empire byzantin au
XIe et au XIIe siècles, II. Jean II Comnène (1118-1143) et Manuel I Comnène, Paris, 1912,
pp. 343-371, nonché la magistrale analisi comparativa delle fonti ad opera di P. LAMMA,
Comneni e Staufer. Ricerche sui rapporti fra Bisanzio e l’Occidente nel secolo XII, I, Roma,
1955, pp. 149-242.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 463

Barbarossa circa le pretese bizantine sull’Italia 4, il cardinale Boso-


ne badava a rivendicare i diritti del pontefice sul meridione della
penisola 5; Falcando affermava senza mezzi termini che il basileus
aveva colto l’occasione della rivolta del Bassavilla per rivendicare
la Puglia 6, mentre affatto particolare, e speculare rispetto a quella
di Falcando, è la posizione di Romualdo di Salerno. Egli infatti,
pur collocando giustamente la spedizione nel quadro della rivalità
bizantino-normanna, a prima vista sembra non cogliere appieno le
ambizioni di Manuele, perché si limita a considerarne l’impresa
come una tardiva rappresaglia per l’attacco subito da parte di
Ruggero II nel 1147, senza accennare a rivendicazioni territoria-
li 7. Ma, da parte sua, questa apparente deminutio dell’intervento
bizantino è di certo strumentale, cioè finalizzata ad occultare la
querelle circa l’illegittimità del regno normanno, ed allineata con la
propaganda di Guglielmo quale traspare anche dalla lettera che,
secondo Cinnamo 8, il re avrebbe scritto al basileus.
Fatte salve queste poche eccezioni, gli altri cronisti, pur interessan-
dosi della ribellione dei conti normanni, o ignorano del tutto la presenza
dei Greci 9, o si limitano a menzionare la vittoria di Guglielmo su di essi
senza spiegare i motivi della loro presenza sul suolo italiano 10, oppure

4. OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici, ed. cit. (nota 2), II, 49, pp. 156, l. 26 - 158, l.
2, su cui vd. infra.
5. Egli, infatti, è fonte unica della notizia che il basileus, nel 1155, avrebbe chiesto
ad Adriano IV il permesso di usare tre città pugliesi come basi per invadere il regno
normanno e gli avrebbe offerto aiuto in denaro ed uomini (BOSO, Adriani IV vita, ed.
cit. [nota 2], p. 394, ll. 6-9). In quell’anno, oltre a collaborare con Manuele contro i
Normanni, il papa intrattenne relazioni con la Chiesa greca in una prospettiva unionista,
come testimonia il suo scambio epistolare con Basilio Achrideno, arcivescovo di Tessa-
lonica (P.G., CXIX, coll. 925-933).
6. UGO FALCANDO, La Historia o Liber de Regno Sicilie, III, ed. G. B. SIRAGUSA, Ro-
ma, 1897, p. 14, ll. 14-16. Il cronista ricorda poi la sconfitta dei Bizantini, abbandonati
dal conte di Loritello (ibid., VII, pp. 20, l. 24-21, l. 3).
7. ROMUALDUS SALERNITANUS, annales, ed. cit. (nota 2), p. 428, ll. 26-29.
8. IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed. cit. (nota 2), IV, 15, pp. 173, l. 21 -175, l. 15, su
cui vd. infra.
9. Annales Casinenses, ed. cit. (nota 2), p. 311, ll. 16-32, dove si narrano gli eventi
degli anni 1155-1156.
10. Annales Ceccanenses, in M.G.H. SS., XIX, p. 284, ll. 24-25. Anche se non men-
zionano le lotte interne dei Normanni, registrano la sconfitta bizantina anche alcune
fonti germaniche: segno che la rivalità dell’impero tedesco con quello costantinopolitano
e col regno di Sicilia teneva desto un qualche interesse per i reciproci rapporti di forza
464 RENATA GENTILE MESSINA

considerano il loro intervento in modo riduttivo, come semplice


supporto ai ribelli 11.
Tanto la campagna italiana di Manuele Comneno quanto la
fortunata controffensiva di Guglielmo I ebbero un seguito: segno
che entrambi i sovrani avevano ferma volontà di spuntarla sull’av-
versario, dal momento che la posta in gioco era il controllo del-
l’Adriatico e dell’intero Mediterraneo. I Normanni avevano esteso
la loro sfera d’influenza in Africa e in Medio Oriente negli stati
crociati, e cercavano in ogni modo di espandersi ancora, a spese
di Bisanzio, in Dalmazia, in Grecia e nelle isole; i Bizantini, scac-
ciati dalle coste italiane proprio dai Normanni un secolo prima, in
un periodo di debolezza militare del loro impero, ora che la dina-
stia comnena sembrava rinnovarne la forza bellica ambivano a ri-
conquistare almeno una parte delle posizioni perdute. I trattati
con le repubbliche marinare, che proprio in quegli anni le due
potenze si sforzarono di stipulare, indicano quanta importanza en-
trambe attribuissero al mare, non solo per la loro prosperità ma,
in particolare, per la loro sicurezza 12.
Si ebbero, così, una nuova azione dimostrativa della flotta
normanna nell’Egeo al comando dell’ammiraglio Stefano 13 e l’in-

(cfr. RUDBERTUS SALISBURGENSIS, annales, in M.G.H. SS., IX, p. 776, ll. 5-6; Annales Rei-
cherspergenses, ibid., XVII, p. 466, ll. 11-12).
11. Annales Pisani, ibid., XIX, p. 243, ll. 1-8, in part. 1-2.
12. Già nel 1149 i Bizantini avevano stipulato un patto con Pisa, in vista della spedi-
zione in Italia programmata con Corrado III per cui vd. infra. (DÖLGER, Regesten, n.
1376 = Regesten der Kaiserurkunden des oströmischen Reiches von 565-1204, bearbeitet von
Fr. DÖLGER, 2. Teil: Regesten von 1025-1204. Zweite erweiterte und verbesserte Auflage
bearbeitet von P. WIRTH, mit Nachträgen zu Regesten Faszikel 3., München, 1995
[Corpus der griechischen Urkunden des Mittelalters und der Neueren Zeit, Reihe A:
Regesten, Abt. I: Regesten der Kaiserurkunden des oströmischen Reiches]). Nel 1155
Costantinopoli trattava e concludeva un patto con Genova (ibid., nn. 1401 e 1402),
mentre Palermo si accordava con Venezia, alla quale invece i Bizantini, in quel periodo,
cercavano di contrapporre Ancona quale loro privilegiato porto italiano sull’Adriatico
(cfr. CHALANDON, Histoire cit. [nota 3], p. 192). L’anno seguente anche Guglielmo stipu-
lava un trattato con Genova, che comunque sostanzialmente assicurava la neutralità ver-
so Bisanzio (CAFARUS, annales, in M.G.H. SS., XVIII, p. 25, ll. 10-26).
13. Annales Pisani, ed. cit. (nota 11), pp. 243, l. 47 - 244, l. 5; ROMUALDUS SALERNI-
TANUS, annales, ed. cit. (nota 2), p. 429, ll. 21-25; NICETA CONIATA, Narrazione cronologica,
ed. cit. (nota 2), III, 13,11-12, pp. 224, l. 124 - 226, l. 153. La spedizione, partita a giu-
gno e tornata in Sicilia in settembre, si concluse con la sconfitta della flotta bizantina e il
saccheggio di Negroponte ed altre città. Secondo Coniata, che probabilmente s’ispira al-
la bravata compiuta da Giorgio d’Antiochia nel 1149 (cfr. CHALANDON, Histoire cit. [nota
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 465

vio di nuovi emissari bizantini in Italia, guidati dal protostrator


Alessio Axouch 14. Secondo Niceta Coniata costui, in base agli or-
dini ricevuti, preparava un ulteriore attacco al regno e, nel frat-
tempo, trattava per giungere ad una pace con Palermo. Infatti
Adriano IV, concluso nel giugno 1156 il trattato di Benevento
con Guglielmo ed essendo ormai in rotta col Barbarossa 15, ma
diffidando del nuovo alleato, temeva di restare isolato e privo di
protezione: pertanto, spingeva Manuele a riappacificarsi anche lui
col re normanno. Alla fine le lunghe trattative ebbero successo e
un trattato fu stipulato nel 1158 16.
A differenza della spedizione bizantina del 1155-1156 che, co-
me s’è visto, ha pur avuto una qualche eco nelle cronache occi-
dentali, la missione affidata da Manuele ad Alessio Axouch tra il
1157 e il 1158 ne è stata pressocché ignorata. Mentre i bizantini
Giovanni Cinnamo e Niceta Coniata le dedicano ampio spazio, se
ne trova appena una fugace traccia negli Annales Ceccanenses 17 e,
per converso, Romualdo di Salerno, Falcando e gli Annales Casi-
nenses accennano soltanto alla stipula della pace tra Guglielmo e
Manuele 18. Le uniche fonti occidentali che ne parlino in modo

3], p. 248), le navi normanne giunsero dinanzi al palazzo imperiale per provocare Ma-
nuele. Egli, inoltre, colloca l’episodio nel 1158, dopo la stipula della pace tra i due
sovrani.
14. IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed. cit. (nota 2), IV, 14, pp. 169, l. 20- 172, l. 6; NI-
CETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. (nota 2), III, 13, 7-9, pp. 220, l. 67-224,
108.
15. Vd. sopra, nota 2. Il voltaccia del papa rispetto ai patti di Costanza aveva causato
l’ira del Barbarossa, che accusava Adriano di aver violato l’accordo. Ma a sua volta il pa-
pa, nell’epistola del 20 settembre inviata alla dieta di Besançon, che si aprì alla fine di
ottobre, reclamava la dipendenza della corona imperiale da Roma, provocando la dura
reazione dell’imperatore (RAHEWINUS, gesta Friderici, ed. cit. [nota 2], III, 8-11, pp. 172,
l. 29 - 179, l. 26; JAFFÉ, Regesta, ed. cit. [nota 2], n. 10304).
16. NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. (nota 2), III, 13, 10, p. 224, ll.
109-123. Per il trattato vd. DÖLGER, Regesten, cit. (nota 12), n. 1420.
17. Nel descrivere la ripresa della ribellione di Andrea di Rupecanina, il cronista an-
nota: « Mense novembris venit comes Andreas cum Romanis et Graecis et aliis mul-
tis... » (Annales Ceccanenses, ed. cit. [nota 11], p. 284, l. 35).
18. Il vescovo di Salerno, dopo aver narrato la spedizione dell’ammiraglio Stefano,
dà notizia della pace che Manuele aveva ardentemente cercato « cognoscens multos de
suis a rege Sicilie captos, nec posce cum eo de pari contendere » (ROMUALDUS SALERNI-
TANUS, annales, ed. cit. [nota 2], p. 429, ll. 21-27, in particolare 25-26). Falcando, pur
narrando diffusamente i nuovi disordini avvenuti nel regno, parla dei Bizantini solo
quando menziona la pace stipulata « per idem tempus cum imperatore Grecorum » e la
466 RENATA GENTILE MESSINA

più diffuso sono la relazione di Rainaldo di Dassel, inviato da Fe-


derico Barbarossa in Italia con Ottone di Wittelsbach, nonché
Raevino e gli Annales Colonienses; ma il loro racconto riguarda un
singolo episodio che interessava direttamente l’ambiente germani-
co, cioè la scoperta dei contatti tra Greci e Ravennati ed il conse-
guente incontro fra Axouch e i suddetti legati di Federico ad An-
cona, avvenuto nella primavera del 1158 19.
Dunque, in base a quanto le nostre fonti ci hanno lasciato, ap-
pare evidente che il mondo occidentale guardava ai Bizantini co-
me ad estranei e alla loro presenza in Italia come ad un’intrusione.
Le genti della penisola, pur essendo pronte a trar vantaggio dal
denaro dei Greci o dai trattati commerciali con loro, ne conside-
ravano gli interventi come occasionali e finalizzati ad azioni di di-
sturbo, a sud nei confronti del regno normanno, a nord contro
l’impero occidentale. Quanto a Federico Barbarossa, il suo pensie-
ro sulle conquiste bizantine del 1156 in Italia meridionale emerge
chiaramente dalle parole di Ottone di Frisinga:
« Ipse vero, quamvis Gwilhelmum odiret, nolens tamen impe-
rii sui limites tyrannica Rogerii rabie usurpatos ab exteris eripi,
expeditionem illo iurari fecit ». 20

liberazione dei prigionieri fatti a Brindisi (UGO FALCANDO, La Historia, ed. cit [nota 6],
X, p. 24, ll. 20-22). Il cronista di Cassino, che non parla affatto della presenza dei Greci
al fianco dei ribelli né negli anni 1155-1156 né negli anni 1157-1158, subito dopo la no-
tizia della sconfitta del conte Andrea nel 1158 soggiunge: « Imperator Constantinopolita-
nus fecit pacem cum rege Siciliae usque ad triginta annos » (Annales Casinenses, ed. cit
[nota 2], p. 311, ll. 39-40).
19. La relazione di Rainaldo di Dassel è pubblicata nel Registrum oder merkwürdige Ur-
kunden für die deutsche Geschichte, gesammelt und herausgegeben von H. SUDENDORF, II,
Berlin, 1851, n. 54, pp. 131-133; vd. anche RAHEWINUS, gesta Friderici ed. cit. (nota 2),
III, 20, pp. 192, l. 4 -194, l. 5; Annales Colonienses, in M.G.H. SS., XVII, pp. 767, l. 16-
768, l. 18. Circa l’episodio, vd. infra. L’importanza stategica e commerciale di Ancona si
accrebbe durante il regno di Manuele Comneno, anche a causa del deterioramento dei
rapporti con Venezia (A. CARILE, S. COSENTINO, Storia della marineria bizantina, Bologna,
2004, pp. 150-157; cfr. A. CARILE, Federico Barbarossa, i Veneziani e l’assedio di Ancona del
1173. Contributo alla storia politica e sociale della città nel XII secolo, in Studi Veneziani, XVI
[1974], pp. 3-31).
20. OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici ed. cit. (nota 2), II, 49, p. 157, ll. 27-29. Pur es-
sendo successiva al racconto dell’ira del Barbarossa per il modo fraudolento con cui, se-
condo le sue accuse, i Bizantini avevano ottenuto il sostegno delle città pugliesi, tale af-
fermazione appare chiaramente sganciata da ogni giudizio circa la correttezza del loro
comportamento. Per l’intero episodio vd. infra, nota 52.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 467

In altri termini, nell’ottica di Federico, se l’usurpatore nor-


manno andava cacciato non era certo per sostituirlo con altri, cui
non si voleva riconoscere alcun diritto sul suolo italiano, ma per
affermarvi invece la legittima autorità dell’impero germanico. Pro-
prio sul presupposto di questa pretesa esclusiva per l’Italia da parte
tedesca si fonda la convincente ipotesi di Kurt Zeillinger che Bar-
barossa nel 1155 avesse effettivamente stipulato patti coi legati Bi-
zantini prima di lasciare l’Italia e che avesse dato loro documenti
che essi poterono, poi, utilizzare per ottenere la collaborazione
delle città costiere pugliesi. Secondo lo studioso, l’imperatore vo-
leva servirsi dei Bizantini come di un tramite per dare ai conti ri-
belli quell’appoggio che egli stesso aveva loro promesso, ma che
non poteva più fornire a causa del rifiuto dei suoi principi a pro-
seguire la spedizione 21. In ogni caso, per quanto si possa legitti-
mamente discutere sulla precisa natura dei suddetti documenti e
sulla reale intenzione – invero assai poco probabile - del sovrano
tedesco di realizzare davvero un compromesso territoriale col
Comneno 22, non si deve dimenticare che era stato proprio Fede-
rico, agli inizi del suo regno, a prospettare nuovamente a Manue-
le quell’intervento congiunto in Italia che era stato concordato
con Corrado III in sua presenza; e, stando alle parole di Ottone di
Frisinga, doveva averlo fatto in termini tali da lasciar presupporre
la sua accettazione dei diritti bizantini su una parte dell’attuale re-
gno normanno 23. Quindi, l’effettiva indisponibiltà del Barbarossa

21. K. ZEILLINGER, Friedrich I. Barbarossa, Manuel I. Komnenos und Süditalien in den


Jahren 1155/1156, in Römische Historische Mitteilungen (Öst. Akad. der Wissenschaften),
XXVII (1985), pp. 53-83, in part. pp. 77-78.
22. Cfr. principalmente O. ENGELS, Zum Konstanzer Vertrag von 1153, in Deus qui mu-
tat tempora. Festschrift für A. Becker, hg. von E. D. HEHL, H. SEIBART und F. STAAB,
Sigmaringen, 1987, pp. 235-258, qui pp. 253-258; R.-J. LILIE, Manuel I. Komnenos und
Friedrich I. Barbarossa, in Jahrbuch der österreichischen Byzantinistik, XLII (1992), pp. 157-
170, qui 162-163; F. OPLL, Federico Barbarossa, Genova, 1994, pp. 60-61; 328-329.
23. « Rex tamen, quia non multo ante haec per apostolicae sedis legatos ab uxore
sua ob vinculum consanguinitatis separatus fuerat, pro ducenda alia pertractans, ad Ma-
nuel Grecorum imperatorem tam pro hoc negotio quam pro Gwilhelmo Siculo, qui pa-
tre suo Rogerio noviter defuncto successerat, utriusque imperii invasore, debellando in
Greciam legatos destinandos ordinat... »: OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici ed. cit. (nota
2), II, 11, pp. 111, l. 31-112, l. 5; cfr. l’epistola di Federico a Manuele in WIBALDUS, epi-
stolae, ed. cit. (nota 2), n. 410, pp. 548-549 ed anche IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed. cit.
[nota 2], IV, 1, pp. 134, l. 13-135, l. 9: Frederíkov [...] Korrádou tò creœn
a’napläsantov au’tòv tæn a’rcæn eºscen. ouƒtov e’peidä pote lógon eu’geneíav péri poioúmenov
468 RENATA GENTILE MESSINA

ad accettare l’eventuale presenza bizantina in Italia, quale risulta


dal passo dei Gesta or ora citato, non poteva comportare il rifiuto
ufficiale di una collaborazione tra i due imperi, mentre invece
rendeva necessario trovare qualche pretesto per mettere fuori gio-
co i Greci: il comportamento tedesco verso i legati del Comneno
a Würzburg nel 1156 è un esempio di siffatta strategia. Ma co-
munque, nel 1155 ad Ancona, mentre si sottraeva all’impegno
preso, Federico non poteva negare agli emissari di Manuele degli
attestati che testimoniassero, in qualche modo, il suo benestare al-
le loro operazioni in Puglia. Oltretutto, quei documenti erano
predisposti anche a suo vantaggio, per poter rivendicare in un se-
condo momento, come poi avvenne, la propria sovranità sui terri-
tori in questione.

***

Se la scarsa attenzione dei cronisti per gli interventi bizantini


nella penisola, come s’è visto, può rispecchiare una generale fred-
dezza delle genti italiche nei confronti dei Greci, non altrettanto
disinteresse per l’Italia mostrava il Comneno. Anzi, finché gli fu
possibile, egli continuò a perseguire con ogni mezzo il progetto di
una riconquista territoriale, che non poteva essere disgiunto dalla
rivendicazione dei propri diritti sui territori che già Giustiniano, a
suo tempo, aveva riconquistato alla basileía tøn ‘Rwmaíwn. Ancora
negli anni ’60 del secolo, consapevole del fatto che un intervento
armato nella penisola era ormai impossibile per lui, egli non di-
sdegnò di sfruttare a tale scopo l’inimicizia tra Federico Barbarossa
e Alessandro III 24, accettando di sostenere quest’ultimo nella pro-

(h¥n gàr au’tøı perì pleístou gunaikì xunoikäsonti tæn eu’genñ málista e’k pasøn e‘lésqai)
Marían tæn ’Isaakíou toû sebastokrátorov qugatéra génei te kaì periousíaı kállouv
diáforon ou¥san e’n Buzantíwı tréfesqai hºkousen, h√lw au’tíka tñv kórhv kaì présbeiv
e’v basiléa pémyav h’ıteîto pròv gámon au’tøı kategguhqñnai taúthn, pánta poiäsein
e’paggellómenov o‘pósa Korrádov te o‘ qeîov kaì au’tóv, o‘phníka Palaistínhv
a’néstrefon, e’pì tñı ’Italíav kataktäsei ‘Rwmaíoiv u‘phretäsein u‘pésconto. h‘ mèn
Frederíkou presbeía e’n toútoiv h¥n. basileùv dè toùv lógouv a’podexámenov présbeiv
kaì au’tòv e’pì Frederíkon eºpemyen e’mpedoûn tà dedogména keleúsav.
24. Sull’attività di Alessandro III fonte principale è la Vita scritta da Bosone (Le ‘Li-
ber Pontificalis’, ed. cit. [nota 2], pp. 397-446). Vastissima la bibliografia, di cui ci limitia-
mo a ricordare: fra i diversi studi che trattano dei contrasti con Federico, la monografia
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 469

spettiva di riceverne il riconoscimento quale unico imperatore le-


gittimo. Certamente non si trattava di una semplice e vana peti-
zione di principio, ma della necessità di dar fondamento alle sue
pretese sulla fascia adriatica delle coste italiane. Pretese che nasce-
vano non soltanto da precise esigenze difensive e commerciali ma
anche, ci sembra, da un’intelligente comprensione del rischio che
l’impero romeo restasse emarginato rispetto al baricentro della po-
litica europea e mediterranea, che ormai si stava decisamente sta-
bilizzando nell’Europa occidentale. Probabilmente, Manuele pen-
sava che una presenza territoriale in Occidente avrebbe permesso
a Bisanzio di conservare un ‘potere contrattuale’ nella compagine
delle grandi potenze. Le simpatie del basileus per i Latini, tanto
rimproverategli da Niceta Coniata dopo che ne furono evidenti le
conseguenze fallimentari, erano il frutto di una visione realistica
del nuovo quadro internazionale in cui Bisanzio, per la sua posi-
zione geopolitica, correva il pericolo di essere schiacciata tra due
forze espansionistiche che si muovevano in senso opposto: quella
europea e quella turca.
Dunque, la pace con Guglielmo conclusa da Manuele nel
1158 non rappresentava una rinuncia ai suoi progetti sull’Italia. Al
contrario. In quel momento, in cui sapeva di non poter sostenere
la lotta armata con successo, l’evoluzione della politica italiana di
Adriano IV lo induceva a sperare che un’opportuna tregua giocas-
se a suo vantaggio, consentendogli di riprendere forza e di con-
quistare un ruolo egemone come protettore del papa. Infatti, per
un verso, egli poteva ragionevolmente presumere che la recente
amicizia tra Adriano e Guglielmo non sarebbe durata molto, per-
ché il primo l’aveva subita piuttosto che accettata e il secondo
non avrebbe resistito a lungo alla tentazione di sconfinare territo-
rialmente nel patrimonium Beati Petri. Per un altro verso, una più
ampia prospettiva si era aperta nel corso del 1157 in seguito alle
tensioni fra il pontefice e Federico, culminate con l’incidente di
Besançon. Dinanzi a tali attriti Manuele non poteva restare insen-

di J. LAUDAGE, Alexander III. und Friedrich Barbarossa, Köln – Weimar - Wien, 1997, con
ricco corredo bibliografico; per i rapporti con Manuele Comneno, i sempre fondamen-
tali lavori di W. OHNSORGE, Die Legaten Alexander III. im ersten Jahrzehnt seines Pontifikats
[1159-1169], Berlin, 1928, rist. Vaduz, 1965, pp. 69-89, di LAMMA, Comneni e Staufer cit.
(nota 3), passim, e di M. PACAUT, Alexander III. Étude sur la conception du pouvoir pontifical
dans sa pensée et dans son oeuvre, Paris, 1956. pp. 233-239.
470 RENATA GENTILE MESSINA

sibile alle sollecitazioni di Adriano circa una convergenza col re


normanno 25. Date queste premesse, e considerata la sua certezza
di essere l’erede di Costantino, il basileus, assecondando il pontefi-
ce, poteva davvero illudersi di rimanerne, alla fine, l’unico paladi-
no e di estendere la propria autorità sull’Italia mediante il suo
favore 26.
Ma fino a che punto si può riconoscere questo torno di tem-
po come decisivo per il cambiamento di rotta, da parte di Ma-
nuele, riguardo al modo di risolvere la questione italiana, cioè
non più con le armi ma con la diplomazia 27? È certo che tale in-
dirizzo si affermò definitivamente dopo lo scisma romano del
1160, attraverso l’intensificarsi del legame del basileus con Alessan-
dro III, ma non ci sembra che si possa retrodatare l’abbandono ir-
revocabile di ogni velleità bellica in Italia al 1158 e pensare che
esso sia stato dovuto alle sconfitte del 1156, sicché l’unico scopo
della missione di Axouch sia stato quello di cercare la pace. È pur
vero che Manuele in quel momento, per l’esperienza fatta nella
spedizione 1155-1156, sapeva bene di non poter affrontare da solo
un’impresa militare contro Guglielmo. E sapeva anche, dopo la
pace di Benevento, che l’unico alleato possibile per tale impresa
era Federico, il quale, però, si era mostrato apertamente ostile ai
Bizantini quando erano venuti in possesso dei territori del Mezzo-
giorno 28. Ma, come di recente ha ricordato Paul Racine, la poli-

25. Al riguardo si vd. le considerazioni sul pericolo che un’espansione tedesca in Ita-
lia meridionale avrebbe rappresentato per i Bizantini, non meno che per il papa e per i
Normanni, espresse in R.-J. LILIE, Handel und Politik zwischen dem byzantinischen Reich
und dem italienischen Kommunen Venedig, Pisa und Genua in der Epoche der Komnenen und
der Angeloi [1081-1204], Amsterdam, 1984, pp. 445-448.
26. Se appaiono ineccepibili le suddette riflessioni di Lilie, meno persuasiva sembra la
sua opinione che Manuele non abbia concepito alcuna politica imperialistica sull’Italia se
non correlata ad una collaborazione con Federico (ibid., p. 447).
27. P. CLASSEN, La politica di Manuele Comneno tra Federico Barbarossa e le città italiane,
in Popolo e Stato in Italia nell’età di Federico Barbarossa: Alessandria e la Lega Lombarda. Re-
lazioni e comunicazioni al XXXIII Congresso storico Subalpino per la celebrazione del-
l’VIII centenario della fondazione di Alessandria, Torino, 1970, pp. 263-279, qui p. 267;
M. GALLINA, Il Mezzogiorno normanno-svevo visto da Bisanzio, in Il Mezzogiorno normanno-
svevo visto dall’Europa e dal mondo mediterraneo. Atti delle tredicesime giornate normanno-
sveve (Bari, 21-24 ottobre 1997), a cura di G. MUSCA, Bari, 1999, pp. 197-223, qui p.
221, ora in ID., Conflitti e coesistenza nel Mediterraneo medievale: mondo bizantino e Occidente
latino, Spoleto, 2003, pp. 89-116, qui pp. 114-115.
28. Vd. sopra, nota 20 e contesto.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 471

tica italiana del Comneno è stata spesso compromessa da frainten-


dimenti ed incomprensioni 29. Può darsi, dunque, che il basileus
non abbia valutato bene la profondità con cui l’imperatore occi-
dentale aveva interiorizzato l’idea stessa d’imperium; può darsi che
ritenesse davvero possibile giungere ad una spartizione territoriale
di una parte, almeno, della penisola. Questa soluzione poteva ap-
parirgli praticabile sulla base dei precedenti accordi presi con Cor-
rado III, secondo i quali i territori italiani che sarebbero stati con-
quistati nella campagna progettata contro i Normanni erano consi-
derati come dote nuziale di sua moglie, l’imperatrice Berta/Irene,
cognata e figlia adottiva di Corrado 30. Non è detto, del resto, che
egli pensasse ad una vera e propria annessione all’impero, quanto
piuttosto a forme di fedeltà vassallatica, che Bisanzio aveva già
cercato di sperimentare nell’Oriente latino e tentava ora di realiz-
zare anche con le città adriatiche. Perciò ci sembra poco probabile
che il basileus, quando negoziava e poi stipulava la pace con Gu-
glielmo, fosse veramente convinto d’invertire la tendenza della
propria politica italiana. È più verosimile che si sia adattato ad una
battuta d’arresto 31, che egli considerava temporanea sebbene fosse
collegata alla speranza di poter sfruttare in futuro l’amicizia del pa-
pa. Infatti, occorre osservare che la prospettiva di ottenere il rico-
noscimento pontificio non escludeva necessariamente l’idea della
conquista armata: Manuele poteva pensare di ottenerlo lo stesso
anche dopo un’occupazione territoriale, forse perfino più facil-
mente e con minori pretese da parte della sede romana.

***

29. P. RACINE, La politica italiana di Manuele Comneno, in Bisanzio e le periferie dell’im-


pero. Atti del Convegno Internazionale (Catania, 26-28 novembre 2007), a cura di R.
GENTILE MESSINA, Acireale-Roma, 2011, pp. 219-237.
30. I patti erano stati conclusi a Tessalonica durante la seconda crociata (IOANNIS CIN-
NAMUS, epitome, ed. cit. [nota 2], II, 19, p. 87, ll. 1-11. DÖLGER, Regesten, cit. [nota 12],
n. 1374), anche se, probabilmente, tra Corrado e Manuele un accordo in tal senso era
già stato raggiunto prima (per questa ipotesi cfr. H. VOLLRATH, Konrad III. und Byzanz,
in Archiv für Kulturgeschichte, LIX [1977], pp. 321-365; LILIE, Handel und Politik cit. [nota
25], pp. 401-402).
31. Un ritiro dal fronte italiano era reso opportuno, forse, anche dalla necessità dell’in-
tervento in Siria (1158-1159): cfr. LILIE, Manuel I. Komnenos cit. (nota 22), in part. p. 163; P.
MAGDALINO, The Empire of Manuel I Komnenos, 1143-1180, Cambridge, 1993, p. 61.
472 RENATA GENTILE MESSINA

Un indizio del fatto che il basileus non aveva abbandonato


completamente l’idea di un intervento bellico in Italia si ricava
dalla notizia di Raevino secondo cui, subito dopo il concilio di
Pavia (febbraio 1160), il Barbarossa
« ... missis quoque legatis, ut supra dictum est, ad reges Hyspa-
niae, Angliae, Franciae, Datiae, Boemiae et Ungariae, ad impera-
torem quoque Grecorum Manuel nuncios dirigit, ... responsa por-
tantes, ut dicebatur, super petitione Constantinopolitani principis
de Pentapoleos et maritimis in Apulia et quibusdam secretioribus
consultationibus contra Wilhelmum, Rogerii Siculi filium et in
regno successorem » 32.
Appare chiaro che la petitio cui accenna il cronista dovesse esser
collegata ad una nuova proposta di alleanza contro Guglielmo 33, ma
non ci sembra che essa possa essere interpretata tout court come una
richiesta di ‘concessioni’, quasi a significare un tacito riconoscimento
dei diritti di Federico sul suolo italiano da parte di Manuele 34. Infat-
ti, la definizione dell’area geografica lascia pensare che si trattasse, al-
meno in parte, di una rivendicazione dei diritti di Bisanzio sulle con-

32. RAHEWINUS, gesta Friderici, IV, 84, ed. cit. (nota 2), p. 341, ll. 2-14. La partenza di
quest’ambasceria tedesca sarebbe da porre nel mese di aprile (cfr. H. von KAP-HERR, Die
abendländische Politik Kaiser Manuels mit besonderer Rücksicht auf Deutschland, Strasbourg,
1881, p. 70 nota 3). Invece, la legazione bizantina che aveva formulato la richiesta – e la
cui esistenza si deduce solo da questo passo di Raevino – sarebbe partita nell’autunno
del 1159 (cfr. DÖLGER, Regesten cit. [nota 12], n. 1433a). È stato anche ipotizzato che la
petitio di Manuele sia stata portata da quegli ambasciatori bizantini i quali erano arrivati
in Germania nel gennaio 1159 (RAHEWINUS, gesta Friderici, ed. cit. [nota 2], IV, 24, p.
267, ll. 6-10), e che erano partiti da Costantinopoli intorno all’autunno del 1158 (DÖL-
GER, Regesten cit. [nota 12], n. 1422a): cfr. Kl. P. TODT, Kaiser Friedrich I. Barbarossa und
Byzanz, in Hellenika (Jahrbuch der Vereinigung der Deutsch-Griechischen Gesellschaften
e. V.), 1993, pp. 132-172, qui p. 139. In verità, questa congettura presenta l’inconve-
niente di comportare un intervallo di più di un anno tra la domanda di Manuele e la ri-
sposta di Federico. Inoltre, la situazione politica del 1160 sembra giustificare meglio le
richieste bizantine. Tuttavia a nostro avviso, come si dirà più oltre, non si può del tutto
escludere che Bisanzio abbia avanzato richieste dello stesso tenore in due diverse occa-
sioni, sia pur in forma differente.
33. Cfr. ibid..; F. TINNEFELD, Byzanz und die Herrscher des Hauses Hohenstaufen (1138-
1259), in Archiv für Diplomatik, XVI (1995), pp. 105-127, qui p. 115.
34. Di richiesta di concessione territoriale parla ZEILLINGER, Friedrich I. Barbarossa cit.
(nota 21), pp. 70-71, in relazione sia al 1155 sia a questa ambasceria. Lo stesso orienta-
mento sembra di poter cogliere anche in LILIE, Handel und Politik cit. (nota 25), pp. 446-
447 e nota 159.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 473

quiste fatte durante le campagne del 1155-1156 e del 1157-1158 35, sia
che fossero state ottenute con le armi, sia con la diplomazia. Questa
ipotesi, a nostro avviso, trova un’ulteriore giustificazione se si consi-
dera il quadro dei rapporti che intercorrevano in quel periodo fra le
potenze interessate all’Italia.
Adriano IV era morto il primo settembre del 1159 ed alla fine
del mese lo scisma romano era già in atto per la presenza di due
pontefici eletti: Alessandro III, appoggiato da Guglielmo I, e Vit-
tore IV, sostenuto dal Barbarossa. Subito dopo la scomparsa di
Adriano, che era stato il fautore dell’alleanza bizantino-normanna,
questa certamente non era più apparsa molto conveniente al
Comneno. Infatti fra Guglielmo e Manuele, dati i reciproci tra-
scorsi, senza la garanzia papale non poteva esserci fiducia circa il
rispetto dei patti 36. Inoltre, gli esiti dello scisma erano ancora in-
certi. Se avesse prevalso Vittore i Bizantini si sarebbero trovati da
un canto vincolati ai Normanni e, dall’altro, in opposizione a un
fronte romano-tedesco, perdendo così ogni possibile spazio di ma-
novra per una rivendicazione territoriale in Italia. Per di più, nel
1158 Federico aveva ottenuto la resa di Milano e celebrato la die-
ta di Roncaglia, in cui aveva ricevuto l’omaggio di molte città
italiane e definito le basi giuridiche dei suoi diritti imperiali 37.

35. In base alle fonti citate suo loco, durante gli anni 1155-1156 erano state conquistate le
città costiere della Puglia, mentre invece Axouch aveva stipulato un patto con Ancona e ne
aveva appena concluso uno anche col podestà di Ravenna, quando Rainaldo di Dassel e
Ottone di Wittelsbach avevano scoperto e mandato a monte questi accordi. Non è dato di
sapere fino a che punto si fossero spinti i rapporti dei Bizantini con le altre città della Penta-
poli, ma non è da escludere che pure Pesaro, Fermo e Senigallia fossero per lo meno in
trattative coi Greci, se si considera l’enfasi con cui Rainaldo racconta che esse furono inti-
morite dalla sorte toccata ai Ravennati e che i legati di Federico vi affermarono l’honor im-
perii: « Videretis totam terram tremere. Tantus enim terror omnibus a minimo usque ad
maximum invasit, quod etiam illi, qui in munitissimis civitatibus et castris erant, capti et liga-
ti esse videbantur. Tota enim terra clamabat dicens: Ex quo Ravennates, qui domini terrae
dicuntur, capti sunt, quis de caetero poterit evadere de manibus tantorum ligatorum? Tran-
sivimus per omnes illas maritimas civitates, scilicet Pisaurum, Fermum, Senogellum, hono-
rem nostrum promouendo sicut et loci et temporis opportunitas expetebat » (cfr. SUDEN-
DORF, Registrum cit. [nota 19], n. 54, p. 132, ll. 8-16).
36. Sulla fragilità dell’alleanza tra i due sovrani cfr. NICETA CONIATA, Narrazione crono-
logica, ed. cit. (nota 2), III, 13, 10, p. 224, ll. 111-112: ... hª ta’lhqèv ei’peîn, ou’ kaqarøv
o‘monohsántwn, lukofilían dè schmatisaménwn.
37. RAHEWINUS, gesta Friderici, ed. cit. (nota 2), III, 45-49, pp. 218-226; IV, 1-10, pp.
233-245.
474 RENATA GENTILE MESSINA

Sicché il Comneno poteva davvero temere che l’impero tedesco


si stesse affermando con forza nel Norditalia e che, in avvenire,
sarebbe stato in grado di tentare l’avventura antinormanna da solo.
In sostanza, c’erano tutti i presupposti perché Manuele paventasse
il crollo definitivo delle sue speranze di realizzare una restauratio
imperii – sia pur relativa – nella penisola 38. Pertanto è certamente
possibile che egli, appena avuta notizia della morte di Adriano IV
e della doppia elezione pontificale, si sia affrettato ad inviare a Fe-
derico una nuova proposta di alleanza, nella prospettiva di ripristi-
nare la coalizione fra i due imperi e il papato contro Guglielmo I,
che si era già profilata nel 1155. Ma perché il basileus, trovandosi
in siffatta posizione di debolezza, nell’autunno del 1159 avrebbe
formulato non una richiesta di concessioni, bensì una rivendica-
zione territoriale, come abbiamo prospettato? Se è vero che egli si
trovava in svantaggio, è anche vero che in quel periodo neppure
Federico godeva di una completa sicurezza. In realtà i suoi recenti
successi italiani dovevano ancora essere consolidati, infatti già a
partire dal gennaio del 1159 Milano aveva iniziato a mostrare se-
gni d’insofferenza 39 e ben presto l’imperatore era stato costretto
ad intervenire in Lombardia. Per di più egli, proprio in funzione
delle sue pretese sull’Italia, non poteva certamente desiderare che
l’alleanza tra i suoi antagonisti riguardo al possesso della penisola -
Normanni, Bizantini e papato- sopravvivesse ad Adriano IV. Ma-
nuele era certamente consapevole di tutto questo, e dunque do-
veva pensare, a buon diritto, che un’offerta d’amicizia da parte bi-
zantina sarebbe stata bene accolta dall’altro impero. Perciò, a no-
stro parere, è verosimile che egli si sentisse abbastanza sicuro di
poter ‘alzare il prezzo’ dei negoziati, affermando i propri diritti sui
territori italiani già conquistati, o guadagnati alla propria amicizia,
tra il 1155 e il 1158.
Ma ci sono ancora ulteriori considerazioni che possono suffra-
gare l’ipotesi di una sostanziale continuità della politica interventi-
sta di Manuele Comneno riguardo all’Italia fino al 1160. Esse si
riferiscono alla natura della spedizione di Alessio Axouch, appa-
rentemente controversa, e al fondamento delle pretese che il basi-
leus cercava di far valere nei confronti dell’impero tedesco.

38. Cfr. le considerazioni di LILIE, Handel und Politik cit. (nota 25), pp. 447-448.
39. RAHEWINUS, gesta Friderici, ed. cit. (nota 2), IV, 23, pp. 266, l. 6 - 267, l. 5.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 475

***

Lo stesso Raevino ci parla di un’altra legazione bizantina, pre-


cedente a quella che aveva portato la petitio del basileus nel 1159.
Partita da Costantinopoli circa a luglio del 1157, essa era stata ri-
cevuta dal Barbarossa a Würzburg alla fine di settembre, quando
di certo Alessio Axouch si trovava già in Italia 40. In quell’occasio-
ne Federico e la sua corte erano rimasti tanto indignati dalla sup-
ponenza dei messi bizantini, da essere stati sul punto di reagire
violentemente. Ai legati fu ridata la parola solo dopo che ebbero
dimostrato al sovrano la dovuta reverentia e soltanto allora fu ot-
temperato uno degli scopi della loro visita, l’unico che ci sia rife-
rito dalla nostra fonte: l’investitura del giovane figlio di Corrado
III, caldamente patrocinata dalla zia materna, moglie di Manuele:
« ... Quia tamen verba eorum in quibusdam fastum regalem et Grecum in su-
bornato sermone videbantur sapere tumorem, imperator eos despexit, et nisi in
melius commutata sententia commodius sibi prospexissent, si fieri poterat salvo
nunciorum privilegio, dissimulationem agente principe, prope fuit , ut a quibu-
sdam ignominiosum et erumpnosum accepissent responsum. Placatus tamen
multis eorum precibus et lacrimis imperator veniam super his donavit, accepta
sponsione, quod deinceps spernentes ampullosa, nonnisi eam quam deceret
Romanum principem et orbis ac Urbis dominatorem, reverentiam suis saluta-
tionibus apportarent. Indulgentiam et gratiam consecuti Fridericum ducem
Sueviae, filium Conradi regis, adhuc adolescentulum, in presentia sua gladio ac-
cingi et militem profiteri postulant et impetrant. Amita siquidem sua imperatrix
Constantinopolitana et antea et nunc multis et magnificis eundem puerum visi-
taverat largitionum muneribus idque legatis in mandatis dedisse traditur, ne
quando nisi completo hoc negotio in Greciam reverterentur, astipulante sibi
cum magno favore proprio marito ob gratiam et antiquam amiciciam cum pa-
tre pueri rege Conrado habitam » 41.

40. DÖLGER, Regesten cit. (nota 12), n. 1414. Non sappiamo esattamente quando sia-
no avvenuti la partenza del protostrator da Costantinopoli ed il suo arrivo ad Ancona, ma
possiamo basarci sulle indicazioni cronologiche fornite dagli Annales Ceccanenses, secondo
i quali i mercenari arruolati dai Bizantini sul suolo italiano combattevano al fianco di
Andrea di Rupecanina già in novembre (vd. sopra, nota 17). Pertanto, Alessio dovette
giungere in Italia in estate (cfr. DÖLGER, Regesten cit. [nota 12], n. 1413).
41. RAHEWINUS, gesta Friderici, ed. cit. (nota 2), III, 6, pp. 170, l. 33-171, l. 23. La
presenza dei legati bizantini a Würzburg nel 1157 e l’investitura di Federico, figlio di
Corrado III, sono ricordate anche negli Annales Marbacenses, in M.G.H. SS., XVII, pp.
160-161.
476 RENATA GENTILE MESSINA

Riguardo a quest’ambasceria possiamo fare una considerazione


e porci una domanda: la considerazione è che non sappiamo quali
altre finalità essa avesse, oltre alla richiesta dell’investitura per Fe-
derico di Svevia; la domanda riguarda il motivo che causò l’inci-
dente diplomatico.
Quanto a quest’ultimo, si è tradizionalmente ritenuto che si
sia trattato di un problema di etichetta, relativo alla pretesa del ti-
tolo imperiale universale 42. Tuttavia, già Hans von Kap-Herr 43
osservava acutamente che l’interesse mostrato da Bisanzio per il fi-
glio di Corrado potesse avere lo scopo di profilare una minaccia
circa la stabilità del Barbarossa sul trono. Questa ipotesi fu in se-
guito ripresa da Paolo Lamma, il quale, però, interpretava il ri-
chiamo all’antica amicizia con Corrado come un indizio della vo-
lontà dei Bizantini di non spingersi fino a rompere i rapporti con
l’altro impero 44. In realtà, la spiegazione dell’incidente diplomati-
co come semplice infrazione del protocollo appare riduttiva, ma
neppure ci sembra che una minaccia sottintesa e, per di più, na-
scosta sotto una richiesta giustificata da un rapporto amicale -pa-
rentale addirittura- potesse suscitare la reazione descritta dal croni-
sta. Si potrebbe pensare, invece, che l’offesa ai diritti imperiali e
‘romani’ di Federico sia avvenuta per la presentazione di qualche
istanza che i Tedeschi abbiano reputato inopportuna e tracotante.
Circa la vera finalità dell’ambasceria bizantina giunta a Würz-
burg nel 1157, Odilo Engels 45 ha avanzato l’ipotesi che il basileus
intendesse proseguire la politica matrimoniale tra Staufer e Com-
neni, al fine di mantenere l’amicizia formale tra i due imperi no-
nostante la rivalità ormai evidente. L’anno prima, per le improv-
vise nozze di Federico con Beatrice di Borgogna, era sfumato un
progetto matrimoniale tra Barbarossa e una nipote di Manuele,
circa il quale le due corti trattavano da tempo 46. Perciò, secondo

42. KAP-HERR, Die abendländische Politik cit. (nota 32), pp. 63-64; CHALANDON, Les
Comnène cit. (nota 3), pp. 374-375.
43. KAP-HERR, Die abendländische Politik cit. (nota 32), p. 63, nota 3.
44. LAMMA, Comneni e Staufer cit. (nota 3), pp. 250-253.
45. O. ENGELS, Beiträge zur Geschichte der Staufer im 12. Jahrhundert (II), in Von sacerdo-
tium und regnum: geistliche und weltliche Gewalt im frühen und hohen Mittelalter. Festschrift
für Egon Boshof zum 65. Geburtstag, hrsg. F. R. ERKENS und H. WOLFF, Köln, 2002
(Passener historische Forschungen, Bd. 12.), pp. 423-460, in part. pp. 430-436.
46. OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici ed. cit. (nota 2), II, 48, p. 155, ll. 8-11. Sulle
trattative per il matrimonio tra Federico e la nipote di Manuele, oltre alle fonti già cit.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 477

lo studioso, i Bizantini nel 1157 avrebbero proposto come nuovo


candidato al fidanzamento il figlio di Corrado III. La richiesta del-
la sua investitura, al di là dell’interessamento dei basileis per il be-
nessere del giovane, sarebbe da riferire direttamente a questo pro-
getto nuziale 47 che, dati i precedenti 48, Engels a ragione collega
con l’alleanza antinormanna tra i due imperi. Tuttavia, egli non
ne chiarisce appieno il rapporto con la situazione esistente nel
momento preciso in cui la proposta sarebbe stata avanzata, cioè
primavera/estate 1157. Inoltre, pur se si ammette che un siffatto
progetto di nozze possa essere stato concepito 49, resta il fatto che
le parole dei legati bizantini, nell’immediato, avevano suscitato nei
Tedeschi una reazione così violenta, che difficilmente può essere
correlata ad una proposta matrimoniale accompagnata dal ricordo
di un’antica amicizia. Né ci sembra esaustiva l’ipotesi che l’inci-
dente fosse stato montato ad arte dal Barbarossa per intimorire i
legati ancor prima che compissero il loro ufficio 50. L’ira di Fede-
rico e dei suoi principi può ben essere stata autentica e, se tale,
dev’essere stata provocata da qualcosa di grave che, come s’è det-
to, con scarsa probabilità si può riconoscere in una gaffe protocol-
lare. Ci sembra più verosimile che questo ‘qualcosa’ fosse anche il

alla nota 23, vd. Ibid., II, 53, p. 159, ll. 28-30 e WIBALDUS, epistolae ed. cit. (nota 2), nn.
411 e 424, pp. 550 e 561.
47. Secondo Engels, a Costantinopoli si sospettava la volontà del Barbarossa di dila-
zionare l’investitura, che avrebbe sancito la maggiore età del ragazzo, per mantenerlo
sotto tutela e impedirgli di assumere il ducato di Svevia. L’emancipazione, per di più,
oltre a garantire i diritti del giovane Federico, l’avrebbe reso idoneo al prospettato ma-
trimonio con la nipote del basileus.
48. Non solo le nozze di Manuele e Berta erano collegate a trattative contro i Nor-
manni, ma anche quelle previste per Barbarossa e la nipote di Manuele, come risulta
dalle fonti citate alla nota 23.
49. Appare certamente accettabile l’idea che la corte bizantina abbia nutrito dubbi
circa le buone intenzioni del Barbarossa riguardo al futuro del cugino e che Manuele
abbia ritenuto opportuno far proprie le preoccupazioni di Irene per il nipote. Però l’in-
terpretazione delle motivazioni del basileus può essere leggermente diversa, e tale da non
comportare necessariamente il rapporto tra l’investitura del giovane Federico e questo
fidanzamento, di cui non si hanno testimonianze dirette. L’interesse bizantino a favore
del figlio di Corrado III può essere spiegato semplicemente con la citata intuizione di
Kap-Herr, cioè che il Comneno cercasse di far pressione sul Barbarossa anche mostran-
dosi attento alle sorti del suo potenziale rivale al trono, pur continuando ad affettare la
tradizionale amicizia secondo il doppio gioco che caratterizzava, come è noto, i rapporti
tra i due imperi in quel periodo.
50. ENGELS, Beiträge cit. (nota 45), p. 430.
478 RENATA GENTILE MESSINA

principale scopo della legazione e che riguardasse direttamente i


fatti che si svolgevano allora in Italia.
In effetti, in quell’estate del 1157 i legati di Manuele erano
stati attesi da Federico con preoccupazione, tanto che il sovrano,
dovendo partire per la spedizione in Polonia, aveva scritto a Vi-
baldo di Stavelot di farli aspettare fino al suo ritorno senza intavo-
lare discorsi in sua assenza, ma di tenersi pronto a partecipare al-
l’incontro quando egli sarebbe tornato. Evidentemente Barbarossa
giudicava tanto importante il colloquio coi Bizantini da volervi
presenziare personalmente; però, in ogni caso, non voleva parlare
con loro senza il consueto ed esperto intermediario 51, alla cui
abilità si dovette poi, di certo, anche la composizione pacifica del-
l’incidente diplomatico.
La preoccupazione di Federico poteva certamente esser moti-
vata dal ricordo del momento critico che il dialogo tra le due
corti aveva subito l’estate precedente, quando la campagna bizan-
tina in Italia era ancora in atto 52. Ma più probabilmente, poiché
la lettera a Vibaldo è del mese di agosto, essa era determinata dalla
consapevolezza che il nuovo inviato di Manuele, come s’è detto,

51. WIBALDUS, epistolae, n. 465, ed. cit. (nota 2), p. 598. Vibaldo aveva mediato le re-
lazioni coi Bizantini sin dai tempi di Corrado III.
52. Sui fatti in questione vd. OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici, ed. cit. (nota 2), II,
49, pp. 156, l. 26-158, l. 1. In quell’occasione il Barbarossa s’era rifiutato di ricevere i
Greci a Würzburg, accusandoli di aver conquistato il favore delle città italiane con la
frode. Inoltre, impensierito anche dai loro successi militari, aveva progettato una spedi-
zione per cacciarli dalla penisola. Alla fine l’incontro con i messi di Manuele era avve-
nuto, anche se certamente non cordiale, a Norimberga, ed il cappellano palatino Stefano
era stato inviato a Costantinopoli con la legazione bizantina che vi ritornava (ibid,, II,
52-53, pp. 159, l. 20-160, l. 8); sicché, di fatto, i rapporti diplomatici non si potevano
considerare interrotti, pur se la tensione tra le due corti era forte. Contribuiva ad ina-
sprire la situazione il matrimonio di Federico, celebrato proprio mentre l’ambasceria
giungeva in Germania. Infatti, esso rappresentava il tradimento dei negoziati per le noz-
ze dell’imperatore con la nipote di Manuele, i quali, stando alla notizia di Ottone, erano
ancora in corso, poiché i legati erano venuti anche « ob firmandum conubium » (ibid.,
II, 53, p. 159, l. 29). Dunque, non c’è da stupirsi se i contatti intercorsi nell’estate del
1156 erano stati così difficili per il Barbarossa che egli, nell’estate del 1157, scriveva a
Vibaldo per assicurarsene la presenza ai prossimi colloqui con i Greci (WIBALDUS, episto-
lae, n. 465, ed. cit. [nota 2], pp. 598-599). Come è stato osservato, è molto probabile
che la sua difficoltà ad incontrare la legazione a Würzburg nel 1156 fosse stata dovuta
proprio all’imbarazzo causato dal recente matrimonio, e non è da escludere che egli
avesse enfatizzato ad arte il risentimento per gli avvenimenti italiani, onde affrontare più
facilmente i Bizantini mettendoli dalla parte del torto.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 479

doveva già trovarsi ad Ancona e che l’anno seguente si sarebbe ef-


fettuata la spedizione tedesca contro Milano 53.
Date queste circostanze appare più che mai valida l’ipotesi, avan-
zata da R.-J. Lilie 54, che nel settembre 1157 gli emissari del basileus
abbiano proposto al Barbarossa di fiancheggiare la ripresa delle azioni
in Italia da parte di Bisanzio. In tal caso, sembra legittimo chiedersi se
l’indignazione dei Tedeschi non sia stata causata da un’incauta riven-
dicazione dei diritti bizantini sui territori conquistati nella campagna
del 1155-1156 e/o da una proposta di spartizione del suolo italiano 55.
Infatti, era ormai noto che Federico si apprestava a tornare nella pe-
nisola 56 e la notizia era giunta sicuramente anche a Costantinopoli.
Pertanto, appare verosimile che il basileus avesse tentato di coinvolge-
re Federico in una nuova azione combinata. In tal caso sarebbero an-
cor meglio comprensibili gli ordini in apparenza contraddittori che
erano stati impartiti ad Axouch; quelli, cioè, di perseguire nello stesso
tempo la preparazione di un attacco e le trattative per una pace 57,
come afferma Niceta Coniata:
o‘røn dè tòn dià polémwn au¥qiv trópon dúsergon kaì a’xúmforon kaì tò tøn
a’nalwmátwn a‘dròn kaì e’pállhlon u‘peidómenov oiƒá tina nóson gággrainan

53. Si trattava della discesa in Italia già progettata nel 1156 per combattere i Bizantini
nel Sud. Ovviamente Federico abbandonò il progetto dopo la vittoria di Guglielmo I e
decise, invece, di dirigersi contro Milano nel 1158. (OTTO FRISINGENSIS, gesta Friderici ed.
cit. [nota 2], II, 49-50, pp. 157, l 24-158, l. 27; WIBALDUS, epistolae, n. 465, ed. cit. [nota
2], pp. 588-589).
54. LILIE, Handel und Politik cit. (nota 25), p. 445.
55. Come s’è accennato sopra è probabile che Federico, agli inizi del regno, avesse
lasciato intendere di essere disponibile ad una spartizione dell’Italia normanna.
56. La decisione era stata presa in marzo, alla dieta di Fulda. Le epistole inviate al ri-
guardo ai principi tedeschi risalgono alla primavera del 1157 (cfr. WIBALDUS, epistolae, n.
456, ed. cit. [nota 2], pp. 588-589 e, per la datazione, la nota di Jaffé a p. 588). Circa la
diffusione della notizia appare significativo, ad esempio, che i Genovesi, i quali nel 1156
avevano concluso un trattato con Guglielmo I, durante il 1157 si affrettassero a rafforza-
re le fortificazioni e ad inviare ambascerie a Roma, in Sicilia e in Oriente e che appro-
fittassero anche per insistere con Costantinopoli « pro exigendis scalis et embolo promis-
sis », vale a dire quelli previsti nell’accordo del 1155 e non ancora ottenuti (CAFARUS, an-
nales, in M.G.H. SS., XVIII, pp. 23, ll. 27-31 e 25, ll. 10-26 e 37-41).
57. Lilie, invece, pensa che il rifiuto opposto dai Tedeschi a Würzburg abbia indotto
subito Manuele a seguire in pieno il suggerimento del papa, cercando la pace coi Nor-
manni e rinunciando, almeno per il momento, alla conquista. Axouch avrebbe cercato
di stabilire alcune basi d’appoggio, ma solo per la futura eventualità di una nuova intesa
col Barbarossa (LILIE, Handel und Politik cit. [nota 25], pp. 445-447).
480 RENATA GENTILE MESSINA

tà tøn qhsaurøn katà bracù tamieîa nemómenon (e’ggùv gár pou triakosíwn
kenthnaríwn crusíon a’nálwke) déon ei¥nai dienoäqh speísasqai tøı r‘hgí. toínun
dexámenov ou’k a’hdøv tæn toûto e’piskäptousan presbeían toû tñv presbutérav
‘Råmhv proédrou kaì w ‘ v aºggelon eu’xúmbolon a’spasámenov stéllei katà tòn
’Agkøna tòn prwtostrátora ’Aléxion, o¡ v presbúterov h¥n tøn ui‘éwn toû
megálou domestíkou, pròv a’mfótera merísav tò skémma te kaì tò boúleuma,
dhladæ kaì pròv e‘toimasían o√ plwn kaì xenikoû strateúmatov xullogæn a’pò tøn
’Italiwtídwn cwrøn, ei’ toútou deäseie, kaì pròv tæn toû h‘hgòv filían, ei’
procwroûn o‘råıh tò tñv xumbásewv 58.

La supposizione che nel 1157 Manuele abbia rinnovato la pro-


posta dell’alleanza antinormanna non appare in contrasto col fatto
che il basileus, seguendo il suggerimento di Adriano IV, contem-
poraneamente cercasse una riappacificazione con Guglielmo 59.
Anzi, l’audacia che, come attesta Raevino, aveva caratterizzato le
parole dei legati bizantini a Würzburg potrebbe significare che il
basileus si sentisse abbastanza sicuro di sé per avanzare non solo
l’invito alla collaborazione armata 60, ma anche un’ipotesi di spar-
tizione territoriale che tenesse conto delle conquiste bizantine del
1156. E tale sicurezza poteva venirgli proprio dal fatto che egli
contava sulla possibilità di sfruttare il favore papale a sostegno del-
le proprie pretese, nell’eventualità di un rifiuto da parte del Bar-
barossa. In ogni caso, malgrado le affermazioni di Coniata, tutto
ciò significherebbe che il primo desiderio del basileus fosse, ancora
una volta, l’intervento armato, mentre la pace suggerita dal papa
sarebbe stata una soluzione alternativa. Manuele, infatti, era desi-
deroso di rivalersi della sconfitta dell’anno precedente e di rispon-
dere all’attacco normanno a Negroponte 61, ma era anche consa-
pevole del rischio che un’altra campagna italiana, condotta senza il
supporto tedesco, si risolvesse in un fallimento come la preceden-
te. La proposta di Adriano IV, fornendogli una possibile soluzione
di ripiego, molto probabilmente era servita a dargli il coraggio di

58. NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. (nota 2), III, 13, 7, pp. 220, l. 68-
222, l. 81.
59. È ben nota la consueta disinvoltura con cui il Comneno s’impegnava in trattative
parallele su fronti diversi, al fine di poter scegliere il partito migliore.
60. Forse anche sostenuto da una nuova proposta matrimoniale tra rappresentanti
delle due casate imperiali, come suppone Engels.
61. L’invio di Axouch dovette essere pressocché contemporaneo all’azione dell’ammira-
glio Stefano, che sappiamo esser partito dalla Sicilia in giugno (vd. sopra alla nota 13).
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 481

tentare l’impresa. In ogni caso, comunque, la prevista discesa del


Barbarossa nella penisola rendeva necessario per il basileus cercare
di assicurarsi, se non la collaborazione, almeno l’amicizia dell’altro
impero, al fine di evitare interferenze e conflitti circa le recipro-
che zone d’azione.
Giova ricordare che l’ambasceria di Vibaldo a Costantinopoli,
durante il ritorno dalla quale egli morì, doveva esser partita dalla
Germania proprio in compagnia di quei legati bizantini che ave-
vano irritato Federico nel settembre del 1157 62. Ciò conferme-
rebbe che il messaggio a noi ignoto di cui essi erano latori fosse di
portata rilevante, tanto da meritare ulteriori trattative 63.

***

In siffatto contesto dev’essere considerato anche il comporta-


mento di Alessio Axouch. La decisione e l’efficacia con cui il pro-
tostrator mise in atto la parte ‘aggressiva’ del proprio mandato, co-
me si deduce dal racconto di Cinnamo e dai riscontri nelle fonti
occidentali, autorizza a supporre che egli si riproponesse qualcosa
di più che incutere timore a Guglielmo per indurlo alla pace. In-
fatti, non solo si era subito procurato il sostegno di Ancona - già
in buoni rapporti col Barbarossa 64- ed aveva reclutato mercenari,
i quali effettuavano notevoli conquiste territoriali al fianco dei
conti che si opponevano a Guglielmo I, ma ancora nella primave-

62. Cfr. CHALANDON, Les Comnène cit. (nota 3), p. 375; ENGELS, Beiträge cit. (nota 45),
p. 432.
63. Non sappiamo con quali messaggi Vibaldo fosse partito e con quali stesse tornan-
do in Germania, ma in ogni caso sarebbe stato naturale che il basileus non rinunciasse a
proseguire i negoziati. Pertanto, non è da escludere del tutto l’ipotesi (cfr. sopra alla no-
ta 32) che già la legazione bizantina giunta in Germania nel gennaio 1159 - la quale, se-
condo Raevino, si premurò di discolpare Manuele da ogni responsabilità circa la morte
dell’abate e della quale pure ignoriamo gli ulteriori scopi - abbia effettivamente avanzato
una rivendicazione della Pentapoli e delle città costiere pugliesi. Per la data della parten-
za di questa ambasceria vd. DÖLGER, Regesten, cit. (nota 12), n. 1422a. Vibaldo era morto
in Macedonia il 19 luglio 1158 (cfr. JAFFÉ, Bibliotheca rerum Germanicarum cit. [nota 2],
pp. 607-608).
64. Così, verosimilmente, si può desumere da Cinnamo (IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed.
cit. [nota 2], IV, 13, p. 170, ll. 7-11; cfr. D. ABULAFIA, Ancona, Byzantium and the Adriatic,
1155-1173, in Paper of the British School at Rome, LII [1984], pp. 195-216, qui p. 200).
482 RENATA GENTILE MESSINA

ra del 1158, quando Rainaldo di Dassel e Ottone di Wittelsbach


erano in Italia, egli stipulava un patto col podestà di Ravenna. Ed
infatti Raevino mostra di ritenere che Alessio mirasse all’occupa-
zione territoriale ed all’estensione dell’autorità bizantina tramite la
diplomazia, così come era avvenuto nel 1155 65.
L’impresa, stando alle nostre fonti, sembrava procedere bene,
tuttavia venne interrotta all’improvviso, quasi contemporaneamen-
te, sia da Axouch sia dai ribelli normanni. Sappiamo, infatti, che
Andrea di Rupecanina, dopo una bella vittoria presso San Germa-
no in gennaio, continuava a mantenere il controllo dei territori
occupati, ma ai primi di marzo si ritirò inspiegabilmente e poi,
dopo una sosta ad Ancona, raggiunse il Barbarossa in Lombar-
dia 66. Più o meno nello stesso tempo Axouch lasciava frettolosa-
mente la città adriatica per far ritorno in patria. Coniata asserisce
che egli era stato informato circa la conclusione dell’accordo tra
Manuele e Guglielmo e che, dunque, doveva scomparire alla svel-
ta prima che gl’Italiani scoprissero di essere stati usati, per essere
poi abbandonati al rischio di ritorsioni da parte tedesca 67. In base
alla coincidenza cronologica si deve ritenere che i ribelli, perduta
la collaborazione delle truppe assoldate dai Greci, abbiano deciso
di sospendere la lotta e di tornare a cercare la protezione di
Federico.

***

Certo è significativo che Cinnamo, abbastanza ben informato


sull’attività di Axouch in Italia, non accenni affatto alle circostanze
del suo rientro a Costantinopoli. Ciò autorizza a pensare che egli
si trovasse in imbarazzo a doverne riferire la causa. Il racconto
dello storico riguardo alle operazioni belliche si chiude con la
conquista di circa trecento città da parte dei Bizantini e con la

65. « ... quo adversus Wilhelmum Siculum largitione pecuniae milites qui solidarii
vocantur colligerent, re autem vera, [sicut tunc fama fuit], ut civitates maritimas, quod
sepius antehac attemptatum novimus, seu vi seu dolo sub Grecorum redigerent ditio-
nem » (RAHEWINUS, gesta Friderici ed. cit. [nota 2], III, 20, p. 192, ll. 10-15).
66. Annales Ceccanenses, ed. cit. (nota 11), p. 284, ll. 39-44.
67. NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. (nota 2), III, 13, 9, pp. 222, l. 92-
224, l. 108.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 483

constatazione che essi erano stati sul punto di riconquistare tutti i


territori che un tempo erano loro appartenuti 68. Da questo punto
in avanti Cinnamo dimentica del tutto Axouch e passa, invece, a
descrivere le trattative intercorse per la pace. Inoltre, è notevole
che egli, a differenza di Coniata, attribuisca l’iniziativa dei nego-
ziati ai Normanni. Questi, con ricatti o maltrattamenti, avrebbero
indotto gli illustri Bizantini catturati nei precedenti scontri 69 a far-
si tramite di una proposta che, per Costantinopoli, equivaleva ad
una resa, poiché comportava la rinuncia a tutte le conquiste fatte.
Manuele l’avrebbe subito respinta, ma alla fine l’avrebbe accettata
tal quale 70. Se crediamo al racconto di Cinnamo, dobbiamo de-
durre che il Comneno fosse stato convinto dalle argomentazioni
della diplomazia palermitana, la quale aveva saputo conciliare l’in-
flessibilità di Guglielmo col rispetto formale della dignità del basi-
leus. Non è questa la sede opportuna per soffermarsi sulla questio-

68. pólin te ou¥n h¡ a’pò Germanoû toû e’n a‘gíoiv tæn proshgorían eºcei, polémwı
parestäsanto, kaì aºllav a’mfì tàv triakosíav u‘pò basileî eºqento, [...]. ou√ tw kaì pálin
o’lígou deîn h‘ cåra ’Italøn a√ pasa u‘pò ‘Rwmaíouv e’géneto aº n (IOANNIS CINNAMUS, epito-
me, ed. cit. [nota 2], IV, 14-15, pp. 171, l. 19-172, l., 8). Cinnamo ripete il dato della
conquista di circa trecento città anche nel testo dell’epistola che attribuisce a Guglielmo
(ibid., IV, 15, p. 174, ll. 2-3).
69. I personaggi a noi noti sono i due capi superstiti della spedizione del 1155-1156,
Giovanni Duca e Alessio Comneno (cugino di Manuele), nonché Costantino Angelo,
catturato per essersi incautamente scontrato con navi normanne mentre attendeva l’ordi-
ne di partire per la Sicilia (NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. [nota 2], III,
13, 5-6, pp. 218, l. 46 – 220, l. 66).
70. Secondo lo storico, la prima reazione di Manuele rispetto alle condizioni di pace
negoziate dai prigionieri bizantini a Palermo era stata di profondo sdegno. Egli aveva
rimproverato aspramente i suoi per le concessioni fatte ed aveva orgogliosamente rispo-
sto a Guglielmo che non si sarebbe fermato finché non avesse conquistato l’intero suo
regno. Ma la posizione del re era stata così inflessibile che il Comneno, alla fine, aveva
dovuto accettarne le condizioni, cioè cedere tutti i territori occupati, accontentandosi
soltanto della restituzione dei prigionieri fatti dai Normanni. Cinnamo riferisce anche
che Guglielmo promise di appoggiarlo in un’eventuale, e non meglio specificata, spedi-
zione in Occidente (IOANNIS CINNAMUS, epitome, ed. cit. [nota 2], IV, 15, pp. 172, l.17-
175, l.19). È assai probabile che lo storico cerchi di far passare per un successo del basi-
leus un’altra imposizione del Normanno, funzionale alla difesa dell’Italia meridionale ri-
spetto all’impero tedesco, le cui mire di conquista impensierivano certamente entrambi i
sovrani (cfr. sopra, nota 25). Niceta, dal canto suo, sottolinea che non furono restituiti a
Bisanzio i tessitori di seta, catturati al tempo di Ruggero II (NICETA CONIATA, Narrazione
cronologica, ed. cit. [nota 2], III, 13, 10, p. 224, ll. 115-123).
484 RENATA GENTILE MESSINA

ne delle epistole fittizie che ricorrono nell’Epitome 71, ma nel no-


stro caso non si può fare a meno di notare come la tesi sostenuta
nella lettera del re coincida, in sostanza, con quella presentata da
Romualdo di Salerno a proposito della spedizione bizantina del
1155-1156 72. In entrambi i casi si pretende di considerare gli at-
tacchi di Manuele al regno come semplici ritorsioni per le prece-
denti aggressioni normanne all’impero. Non si tratta certamente
di una banalizzazione, bensì di un ridimensionamento sul piano
politico, perché quegli attacchi, interpretati così, potevano essere
ragionevolmente spiegati ma non potevano dare adito a pretese
territoriali, dal momento che non presupponevano di per sé la ri-
vendicazione di diritti imperiali sul suolo italico. Inoltre, poiché la
questione posta in tal modo non evocava la polemica sulla sovra-
nità di Guglielmo, questi poteva atteggiarsi nei confronti del basi-
leus con la dignità di un re legittimo. Pertanto, poteva pretendere
che il risarcimento reclamato da Costantinopoli non eccedesse il
danno ricevuto, cioè si limitasse alle distruzioni e al saccheggio,
senza includere conquiste territoriali 73.
Di certo non sfuggiva a Cinnamo, mentre scriveva anni dopo,

71. Riguardo alla lettera in oggetto si vd. in particolare le considerazioni di M. GAL-


LINA, Consenso e opposizione durante il regno di Manuele Comneno. Orientamenti ideologici e
sviluppi politico-sociali, in Quaderni Medievali, IX,2 (1980), pp. 23-54; X,1 (1980), pp. 71-
99, ora in ID., Conflitti e coesistenza cit. (nota 27), qui p. 170, nota 232; ID., Il Mezzogior-
no normanno-svevo cit. (nota 27), p. 114 e nota 132.
72. « Interea Emanuel Constantinopolitanus imperator, inventa oportunitate, quod de
iniuriis sibi a rege Rogerio illatis vindicaret in filium, Paliologo virum quendam nobi-
lem cum multa pecunia ad comitem Robbertum et barones Apulie transmisit, ut de ea
milites retinerent, et Guillelmo regi guerram inferrent » (ROMUALDUS SALERNITANUS, an-
nales, ed. cit. [nota 2], p. 428, ll. 26-29).
73. taûta oi‘ perì Gilíelmon dexámenoi tà grámmata a’meíbontai w ƒ de. “ei’ mèn tøn hºdh
próteron e’v tò krátov h‘marthménwn tò sòn díkav h‘mîn e’pitiqénai boúlei, krátiste
basileû, eºceiv hºdh kaì u‘pèr o¡ e’crñn ’Italían metelqån. [...] a’xioûmen gàr a’ntíqev a’gnóhma
tò h‘møn (légw dæ o‘phníka Kórinqón te kaì Euºboian katetrécomen tæn sæn) kaì tàv
‘Rwmaíwn e’n ’Italíaı níkav, oi¡ dæ tosoûton hºdh crónon aºgousí te kaì férousi tà
e’ntaûqa, ai‘mátwn trìv tosoútwn mâllon dè pleonákiv tosoútwn tæn tñıde plhråsantev gñn,
kaì póleiv ou’ diaskuleusámenoi mónon tosaútav, a’ll’ hºdh kaì u‘poceiríouv qémenoi.
póterá soi dokeî megaleiótera; [...] ... kaì ‘Rompértov e’keînov o‘ ’Italíaqen e’v
’Epídamnon diabàv megálav tñıde páppwı tøı søı sundihgånisto mácav. a’llà mógiv kaì
a’gaphtøv e’k tñv ‘Rwmaíwn e’keînov ‘Rompérton diåsato, sù dè kaì tñv h‘metérav scedón ti
perigégonav a‘páshv. eiº ti ou¥n soi toû a’ntamúnasqai h‘mâv e√neka taûta e’pikeceírhtai,
a√liv soi tøn tropaíwn. [...] a’ndrì gàr polemouménwı ou’demía némesiv a’ntipráttein
e’cqroîv. w√ ste leípetai e‘nòv e’keínou e√neka toû perì Euºboian h‘mîn h‘marthménou díkaion
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 485

che le condizioni imposte ai Bizantini nel 1158 erano state, in so-


stanza, dure ed umilianti. Egli stesso ricorda che o’lígwı dè u√steron
kaì r‘ñga tetímhken ou’ próteron oºnta, tosoûtón te e’p’ au’tøı tetärhke tò
eu’menév, w
‘ v Giliélmou tòn bíon summetrhsaménou prosiónta au’tøı tòn
’adelfòn ai’toúmenón te sulläyesqai au’tòn ef’ w ƒ ı Sikeløn aºrxei
74
prosdéxasqai ou’damøv , e ciò non può significare altro che un ri-
conoscimento ufficiale di Guglielmo quale re di Sicilia. Pertanto,
in questo contesto, dobbiamo pensare che lo storico -sia pur per
motivi ben diversi da quelli dell’arcivescovo di Salerno- abbia tro-
vato utile narrare i fatti riferendo, senza smentirla, la tesi ufficiale
della corte palermitana, vale a dire quella che passava sotto silen-
zio la questione dei diritti bizantini sull’Italia. In tal modo, forse,
si augurava che l’offesa all’impero sarebbe apparsa meno grave agli
occhi dei suoi lettori.

***

Tornando ai fatti della primavera 1158, sostanzialmente possiamo


prestar fede a Coniata allorché ci racconta che Axouch aveva trattato
con Palermo, che quando i negoziati erano giunti alla fase finale li
aveva conferiti direttamente a Manuele e che, non appena informato
della conclusione dei patti, era partito facendo credere agli Anconeta-
ni di lasciar loro il denaro in custodia perché presto sarebbe torna-
to 75. Il silenzio di Cinnamo su questo punto, così come il suo attri-
buire l’iniziativa dei negoziati alla controparte, appare strettamente le-
gato alla determinazione d’ignorare ogni coinvolgimento dell’impera-
tore nelle trattative preliminari per la pace, sia pur in forma indiretta.
È palese che lo storico mira a sottrarre Manuele alla responsabilità

ei¥naí se polemeîn, ouƒper hºdh kaì u‘perébhv tàv tíseiv, w


√ sper e’légomen...” (IOANNIS CIN-
NAMUS, epitome, ed. cit. [nota 2], IV, 15, pp. 173, l. 20-175, l. 7).
74. Ibid., IV, 15, p. 175, ll. 19-23. La precisazione o’lígwı dè u√steron lascia intendere
che il riconoscimento della legittimità di Guglielmo non avvenne nello stesso 1158. In-
vece, sarebbe ben compatibile con una data intorno agli anni 1160/61, quando davvero
avvenne il cambiamento di fronte da parte di Manuele Comneno. L’altro episodio cui si
riferisce Cinnamo riguarda, verosimilmente, un figlio illegittimo di Ruggero II (cfr. Ch.
M. BRAND, Deeds of John and Manuels Comnenus by John Kinnamos, New York, 1976, p.
249, nota 27).
75. NICETA CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. (nota 2), III, 13, 8-9, pp. 222, l.
82 – 224, l. 108.
486 RENATA GENTILE MESSINA

d’aver cercato lui l’accordo, a dimostrare che il basileus ne aveva ac-


cettato le pesanti condizioni soltanto obtorto collo ed a giustificare co-
me non voluto, ma inevitabile, il precipitoso ritiro da un’impresa
bellica che sembrava ben avviata. La volontà di negare perfino i pre-
supposti di un’inclinazione accomodante del Comneno ha ispirato,
sicuramente, anche il racconto di Cinnamo su come Adriano IV
avesse reagito in modo ostile al reclutamento di mercenari da parte
dei Bizantini nel territorio romano ed avesse incitato i cittadini del-
l’Urbe a difendere Guglielmo, loro alleato, piuttosto che sostenere i
Bizantini, ormai da tempo separati da Roma 76.
Non c’è motivo di dubitare della sostanziale veridicità degli
eventi romani narrati da Cinnamo, pur se egli ne è l’unico testi-
mone. Infatti, essi trovano qualche possibile riscontro 77 e, peral-
tro, appare naturale che il comportamento di Axouch abbia susci-
tato imbarazzo e collera nel pontefice, il quale a buon diritto po-
teva temere che Manuele volesse disattendere il suo consiglio, per
di più compromettendolo nei confronti del re normanno. Tutta-
via, indipendentemente da ciò, resta il fatto che il resoconto del-
l’Epitome appare viziato dalle intenzioni dell’autore anche in que-
sto caso, perché è chiaro il tentativo di misconoscere il ruolo
d’intermediario avuto dal papa nella vicenda. Invece il racconto di
Coniata, assai ben circostanziato, appare molto più verosimile.
E tuttavia, per una migliore comprensione della rapida fine
dell’avventura di Axouch in Italia, sarà utile considerare pure altre
fonti, come la relazione di Rainaldo di Dassel, il quale incontrò il
protostrator poco prima del suo ritorno in patria 78.
I legati di Federico avevano appena punito il podestà di Ra-
venna, che tornava in città dopo aver fatto l’accordo coi Bizanti-
ni, ed avevano posto sotto assedio Ancona, dove risiedeva Axouch.

76. Dinanzi alla pervicacia dei senatori romani amici di Bisanzio, il papa sarebbe
giunto a scomunicare i cittadini, mhdèn metòn ei¥nai légwn ‘Råmhı tñı newtéraı pròv tæn
presbutéran, pálai a’porrageisøn. “cræ dè mâllon tøı Sikeløn a’múnein dunásthı. mélei gàr
au’tøn oºnti, ei¥ta kakøv peponqóti tñı pròv polløı au’toû kreíttona diagwnísei mæ
bebohqhkénai a’nósion”. I gravi disordini che seguirono costrinsero Adriano a ritirare la
scomunica e i Bizantini continuarono ad agire indisturbati (IOANNIS CINNAMUS, epitome,
ed. cit. [nota 2], IV, 14, pp. 170, l. 20 -171, l. 19, in particolare p. 171, ll. 6-10).
77. Secondo CHALANDON, Histoire cit. (nota 3), p. 250, l’assenza del pontefice da Ro-
ma, documentata per i mesi di agosto e settembre 1158 (cfr. JAFFÉ, Regesta cit. [nota 2],
nn. 1031-1036), sarebbe compatibile con le suddette agitazioni.
78. Cfr. sopra alla nota 19 e contesto.
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 487

Gli Anconetani, impauriti, proposero un abboccamento tra gli


emissari tedeschi e il protostrator, nella speranza che quest’ultimo
riuscisse a scagionarli dall’accusa di tradimento nei confronti del
Barbarossa. Rainaldo e il suo collega ritenevano certamente che
Alessio avesse estorto ai cittadini un giuramento di fedeltà in cam-
bio di denaro, come aveva fatto coi Ravennati. Ma il protostrator
seppe giustificare delle accuse se stesso e gli abitanti di Ancona e
si mise a disposizione di Federico con tutto l’oro del basileus. Così
l’incidente si chiuse e fu tolto l’assedio, dopo che gli Anconetani
ebbero prestato giuramento all’imperatore tedesco:
« ... eum suscepimus, multa, quae de ipso nobis fuerint relata 79, ei obijcientes.
De quibus ipse satis competenter et manifeste se excusavit, asserens se et totam
pecuniam domini sui ad beneplacitum nostrum expositurum. Consulibus vero
Anconensibus et populo offensam nostram distulimus petitione Greci, recepto
tamen ab eis juramento, quod vobis viva voce cum aliis multis, quae scribere
longum foret, dicemus. His omnibus compositis ab expeditione et armis ma-
num continuimus » 80.

Il medesimo episodio è narrato da Raevino, il quale, come s’è


detto, mostra di credere alle intenzioni di conquista da parte dei
Bizantini. Egli enuncia con chiarezza che l’accusa mossa a costoro
dai legati imperiali fu quella di lesa maestà, perché avevano agito
all’insaputa di Federico e con l’inganno 81, ma che essi, molto in-
timoriti, si scagionarono protestando di riconoscere i diritti sovra-
ni del Barbarossa e di essere vittime di calunnie 82. Conclude di-

79. Si riferisce sicuramente, fra l’altro, a quanto ha detto prima riguardo ai Ravenna-
ti: « ... Wylhelmus Trauersarius, eiusdem potestas siue prefectus, totaque eiusdem ciuita-
tis nobilitas et militia Anconam profecti sunt, pecuniam a Greco recepturi et iuramen-
tum, quod ab eis expostulabatur, prestaturi. Iuratum est enim ab eis eidem Greco, qui
Ancone moratur, quod ipsi personam eius et res contra omnem hominem tueri debeant
ac manutenere » (SUDENDORF, Registrum cit. [nota 19], n. 54, p. 131, ll. 12-17 del testo).
80. Ibid., p. 132, ll. 27-35.
81. « ...adorsi sunt, qua temeritate sine principis conscientia talia presumpsissent...
Cumque manifestis indiciis hostes Romani imperii convincantur, non aliud superesse,
quam ut pro crimine lesae maiestatis de ipsis omnibus supplicium sumatur » (RAHEWINUS,
gesta Friderici, ed. cit. [nota 2], III, 20, p. 193, ll. 10-17).
82. « Talibus invectionibus perterriti Greci... multa supplicatione verba excusationis
depromunt... Nequaquam se ignorare legem Iuliam maiestatis, quae in eos, qui contra
imperatorem vel rem publicam aliquid moliti sunt, suum vigorem extendit. Verum ab
hoc suam ipsorum conscientiam sese beatos facere, ficta pro veris non recipienda. Magis
488 RENATA GENTILE MESSINA

cendo che, non essendo possibile provare la colpevolezza dei Bi-


zantini, gli emissari imperiali, dopo aver ricevuto da loro ricchi
doni, « in Greciam eos pacifice remigare concedunt ipsique Muti-
num revertuntur » 83. Pur se è probabile che il cronista abbia esa-
gerato polemicamente il tenore delle accuse mosse ad Axouch e
le attestazioni di ossequio da lui fatte nei confronti dei diritti im-
periali di Federico 84, nella sostanza il suo racconto coincide con
la relazione di Rainaldo di Dassel. Peraltro, risulta particolarmente
interessante l’accostamento di alcune affermazioni delle suddette
fonti. Rainaldo dice che Alessio si offrì di mettere a disposizione
dei Tedeschi « se et totam pecuniam domini sui », e dice pure che
racconterà a voce all’imperatore molte altre cose circa tali even-
ti 85. Ciò autorizza il sospetto che in realtà il protostrator, in vista
dell’imminente campagna del Barbarossa, abbia prospettato di
nuovo un accordo per un’azione combinata 86. Inoltre, la conclu-
sione del racconto di Raevino poc’anzi citata sembra suggerire
che i legati tedeschi, prima di riprendere il loro viaggio, abbiano
atteso che i Greci s’imbarcassero, sicchè si potrebbe desumere che
l’affrettata partenza di questi da Ancona sia avvenuta in seguito al
rifiuto ed alle intimidazioni di Dassel e Wittelsbach.
Sappiamo, inoltre, che il basileus aveva tergiversato a lungo

eos credere debere benignitatibus et obsequiis sepissime a Grecis in nostros experimento


probatis. Testis horum sit Alemannia tota, testis pietatis sit ipse imperator, nunc princeps
orbis terrarum, qui haec aliquando viderit et re ipsa expertus fuerit. Equitas in vivos,
misericordia in mortuos, honor in principem, munificentia in optimates, haec esse affec-
tus sui erga nostros probationes certissimas fictisque criminationibus veriores » (ibid., p.
193, ll. 18-33).
83. Ibid., p. 194, ll. 2-5.
84. Vd. al riguardo le osservazioni di LAMMA, Comneni e Staufer cit. (nota 3), pp.
300-303.
85. In base al testo della relazione, già citato, ci sembra che le parole « cum aliis
multis » non debbano essere riferite solo al giuramento degli Anconetani, ma possano
ben riguardare altre informazioni, che Rainaldo non ritenne opportuno mettere per
iscritto.
86. Al riguardo, appare interessante che David Abulafia, pur accettando la tesi di
Coniata sulla missione di Axouch, ipotizzi che costui, nel tentativo di fornire una giusti-
ficazione al suo operato, abbia giocato d’astuzia, facendo intendere che la propria attività
s’inquadrava nel piano strategico a suo tempo definito dal Comneno con Corrado III.
In tal modo sarebbe riuscito a convincere i legati tedeschi della buona fede propria e
degli Anconetani, e ne avrebbe evitato le rappresaglie (ABULAFIA, Ancona cit. [nota 64],
p. 202).
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 489

prima di accettare le condizioni di pace imposte dal re 87. Pertan-


to, è naturale chiederci che cosa l’abbia indotto ad accoglierle
proprio in quel momento. Se ammettiamo che il basileus doveva
conoscere l’intenzione di Barbarossa di ritornare nella penisola,
che sin dall’inizio egli aveva cercato di coinvolgere Federico nella
nuova impresa italiana e che la missione di Vibaldo era ancora di
fatto incompiuta, allora possiamo anche pensare che Axouch aves-
se ricevuto l’ordine di cogliere eventuali occasioni favorevoli ad
un’intesa, qualora si fossero presentate, e che in seguito, dinanzi ai
primi successi della missione, Manuele non si risolvesse a conclu-
dere la pace perché sperava in un’evoluzione ancor più felice del-
l’impresa, che inducesse Federico a cambiare opinione: forse s’il-
ludeva che il timore della crescente influenza bizantina nel nord-
est d’Italia avrebbe potuto convincere Barbarossa circa l’opportu-
nità di un accordo, per definire le reciproche aree d’azione.
Se tale lettura degli eventi può essere accettata, si dovrà de-
durre che l’esito negativo dell’incontro fra Axouch e gli emissari
tedeschi abbia posto fine all’aspettativa di una convergenza con
l’impero occidentale e, per di più, abbia dato al basileus la certezza
che presto sul fronte italiano sarebbe sopraggiunto un altro eserci-
to ostile. A quel punto, sarebbe risultato necessario concludere re-
pentinamente la campagna del protostrator e ricorrere al piano al-
ternativo, cioè la pace coi Normanni suggerita da Adriano IV. In
tal caso, l’informazione di Coniata sarebbe da correggere su un
punto: la stipula del trattato non avrebbe provocato l’abbandono
dell’impresa, ma, al contrario, sarebbe stata determinata proprio da
esso.

***

87. taúthn o‘ basileùv pollákiv a’polexámenov tæn e’pistolæn e’péneuse toîv


ei’rhménoiv, ... (IOANNIS CINNAMI epitome, ed. cit. [nota 2], IV, 14, p. 175, ll. 15-16). An-
che dal racconto di Coniata si deduce la lunghezza delle trattative sia tra Axouch e
Maione, sia tra Costantinopoli e Palermo: e’n dè tøı mérei kaì toû tøn spondøn e’pemeleîto
kaqäkontov kaì w‘ v a’lläloiv läxwsi polemoûntev o√ te basileùv kaì o‘ r‘æx grammátiá te
pémpwn e’v Máïon kaì decómenov, o¡ v e’nauárcei tóte toû stólou tøn Sikeløn (NICETA
CONIATA, Narrazione cronologica, ed. cit. [nota 2], III, 13, 8, p. 222, ll. 88-90); kaì
’Aléxiov mèn ou√twv e’k toû ’Agkønov a’penósthse, basiléwv dè kaì r‘hgòv ei’rhnikà
fronhsántwn kaì bleyántwn pròv tàv spondáv (ibid., 10, p. 224, ll. 109-111).
490 RENATA GENTILE MESSINA

L’obiettivo finale del Comneno era riappropriarsi almeno delle


principali città italiane affacciate sull’Adriatico e non c’è dubbio
che egli ritenesse di avere antichi diritti su tutta la fascia costiera
della penisola, a settentrione come nel meridione. Una collabora-
zione con l’impero occidentale sarebbe potuta essere proficua
qualora le due parti, sulla base dei patti tra Manuele e Corrado, si
fossero accordate per una spartizione territoriale, che noi potrem-
mo immaginare, ipoteticamente e almeno per il centro-nord d’I-
talia, analoga a quella bizantino-longobarda 88.
A tal proposito, qualche altra considerazione può esser fatta
circa la natura delle pretese territoriali sulla penisola che il basileus
cercava di far valere presso la corte tedesca.
Come già si è notato in altra sede, il coinvogimento personale
della moglie di Manuele a proposito dell’ambasceria del 1157 e
l’insistenza bizantina sul ricordo dell’amicizia con Corrado adom-
bravano un invito a non disconoscere l’alleanza tra i due imperi,
della quale Irene era stata garante sin dall’inizio, col suo stesso ma-
trimonio e mantenendo rapporti di familiarità con gli Staufer 89.
Ma, se si ammette che l’obiettivo principale di tale missione di-
plomatica fosse quello di rinnovare l’accordo per un’azione con-
giunta in Italia, allora l’intervento dell’imperatrice appare ancor
più significativo: non solo per la diretta connessione delle sue
nozze con l’alleanza antinormanna dei due imperi, bensì soprat-
tutto perché, come s’è visto, negli accordi tra Manuele e Corrado
i territori italiani che sarebbero venuti in possesso dei Bizantini
avrebbero costituito la sua dote 90; e ciò stabiliva su di essi un di-

88. Riguardo alla definizione delle aree ambite dai Bizantini negli anni ’50 del XII
secolo, appaiono significative le considerazioni di David Abulafia, che individua nella fa-
scia costiera adriatica le zone in cui gli emissari di Manuele cercarono di ripristinare l’in-
fluenza bizantina (ABULAFIA, Ancona cit. [nota 64], passim, in part. pp. 199-202).
89. R. GENTILE MESSINA, Introduzione, in BASILIO ACHRIDENO, Epitafio per l’imperatrice
alamanna, ed. R. GENTILE MESSINA, Catania, 2008 (Pubblicazioni del Centro Studi sul-
l’Antico Cristianesimo, 3), pp. 17-20.
90. Circa l’importanza della dote di Berta/Irene per le pretese bizantine sull’Italia vd.
sopra, nota 30 e contesto. Più di recente l’argomento è stato ripreso da E. TOUNTA,
Westliche politische Kanzleipropaganda und die byzantinische höfische Literatur im Dienst der
Weltherrschaftsideologie: die feierliche Ankunft Berthas von Sulzbach (1142) und ihr Ableben in
Konstantinopel (1160), in Byzantina, XXVIII (2008), pp. 137-158. Osserviamo incidental-
mente che non ci sembra di poter condividere l’opinione della studiosa quando ritiene
che Basilio di Achrida, nel suo discorso funebre per l’imperatrice, faccia mostra di lodare
MANUELE COMNENO E L’ITALIA (1157-1158) 491

ritto indiscutibile del marito. Questa circostanza potrebbe spiegare


l’insistenza del basileus nel pretendere da Federico il rispetto del-
l’antico patto interventista e il riconoscimento a Bisanzio del le-
gittimo possesso dei territori occupati in Italia tra il 1155 e il
1158. Infatti, tali rivendicazioni del Comneno si potrebbero rite-
nere fondate non solo sulla petizione di principio dei suoi diritti
‘romani’ sulla penisola, che ben difficilmente Barbarossa avrebbe
ammesso – e meno che mai dopo Roncaglia –, ma anche, e in
special modo, su un diritto più concreto e potenzialmente accet-
tabile da parte germanica, cioè quello riguardante la dote della
moglie. Se così fosse, forse non sarebbe un caso che proprio dopo
la morte di Berta/Irene Manuele abbia deciso di abbandonare del
tutto l’alleanza con Federico, che pure si era sempre sforzato di
mantenere nonostante l’annosa tensione. È possibile che il defini-
tivo venir meno di quel supporto, che poteva validamente legitti-
mare le sue pretese sull’Italia di fronte all’altro impero, abbia con-
tribuito non poco a spingere il Comneno verso la decisione di
non rinviare più il passaggio definitivo all’opposto fronte franco-
normanno-pontificio e per conseguenza, riguardo alla questione
italiana, di puntare tutto sulla speranza del riconoscimento papale,
onde reclamare i propri diritti sulla penisola in qualità di impera-
tore ‘romano’ 91.

il popolo tedesco e quasi di accettarne il dominio sull’Italia soltanto per rispetto verso la
basilissa (ibid., pp. 155 e 157). Infatti, come abbiamo rilevato in altra sede in base all’esa-
me dell’intera orazione, in quel formale riconoscimento della potenza tedesca in Occi-
dente prevale, in realtà, un atteggiamento polemico contro le pretese di Barbarossa, il
quale non si mostrava amico di Bisanzio quanto lo era stato Corrado III, sicché infine il
retore propone a Manuele di abbandonare la politica amichevole verso l’altro impero e
di passare all’ostilità (GENTILE MESSINA, Introduzione e Commento, in BASILIO ACHRIDENO,
Epitafio per l’imperatrice alamanna cit. [nota 89], in part. pp. 58-63; 160-161; 165-166).
91. Non può sfuggire la contiguità cronologica, nel 1160, tra la dipartita dell’impera-
trice e i colloqui che il basileus ebbe con gli ambasciatori tedeschi e pontifici, giunti a
Costantinopoli a poca distanza di tempo gli uni dagli altri (cfr. ibid., pp. 50-51). Federi-
co, come s’è visto sopra, rispondeva a Manuele sulla questione delle città costiere italia-
ne e sull’alleanza antinormanna e, nello stesso tempo, scriveva « ad reges Hyspaniae, An-
gliae, Franciae, Datiae, Boemiae et Ungariae ». Alessandro III, a sua volta, dopo il con-
cilio di Pavia cercava appoggio in tutta la cristianità e si rivolgeva direttamente anche al
basileus (per quest’ambasceria vd. OHNSORGE, Die Legaten Alexander III. cit. [nota 24], pp.
69-71). Ciascuno di loro era alla ricerca di una composizione a sé favorevole dello sci-
sma romano, ma era chiaro per tutti che fosse in gioco anche un nuovo assetto degli
schieramenti. Ed infatti non tardò a verificarsi, a Beauvais, la decisa presa di posizione
492 RENATA GENTILE MESSINA

***

In conclusione, sulla base delle diverse considerazioni sopra


esposte, ci sembra possibile avanzare l’ipotesi che la missione di
Alessio Axouch in Italia non fosse stata concepita sin dall’inizio
come una battuta d’arresto della politica interventista di Manuele
Comneno in Italia. Può darsi, infatti, che i Bizantini nel 1157 ab-
biano cercato di fare un accordo col Barbarossa e che, una volta
iniziata la nuova impresa in Italia, volessero davvero trovarsi pron-
ti a cogliere l’occasione di agire accanto ai ribelli normanni in ac-
cordo con i Tedeschi, se Federico si fosse deciso. Le segrete trat-
tative di pace con Palermo, condotte su suggerimento di Adriano
IV, avrebbero costituito solo un piano alternativo, che poi fu por-
tato a termine a causa della mancata intesa con i Tedeschi. Soltan-
to dopo il 1160 Manuele avrebbe maturato davvero la volontà di
rinunciare all’azione armata in Italia, contemporaneamente all’ab-
bandono dell’alleanza con l’altro impero. Infatti, la morte di Ber-
ta/Irene vanificava ogni ulteriore tentativo di giungere ad un ac-
cordo con Federico riguardo ai diritti bizantini sulla penisola,
mentre invece le offerte del neopapa Alessandro III sembravano
aprire nuove prospettive in questo ed in altri campi.

dei re di Francia e d’Inghilterra in favore di Alessandro; peraltro, non va dimenticato


che papa Bandinelli aveva scomunicato il Barbarossa già il 24 marzo (su questi eventi vd.
LAUDAGE, Alexander III. cit. [nota 24], pp. 125-126) e di certo ciò favoriva il Comneno
nelle sue pretese di restauratio imperii.