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Roberto Cecchinato

SAN MARCO E IL LEONE DI VENEZIA

Agosto 2007

Parte prima. San Marco e Venezia


Una nave mercantile appena arrivata dallEgitto musulmano accolta in gran festa dalla popolazione di Rivoalto, una cittadina di pescatori e mercanti in mezzo ad una grande laguna. Corre lanno 828 dopo Cristo, e quelle isole di sabbia e fango fra qualche secolo si chiameranno Venezia. Lisola di Rivoalto, o, come si chiama oggi, Rialto, era il nucleo di quel che sarebbe diventata una grande potenza commerciale e militare nel medioevo europeo; nel IX secolo era ancora un possedimento dellImpero Bizantino, che per manifestava sempre pi apertamente la sua indipendenza da Costantinopoli. Nellanno 829 San Teodoro, o Todaro, il santo greco imposto alla citt dal Generale bizantino Narsete, fu messo da parte, rimpiazzato a furor di popolo da San Marco Evangelista come patrono della citt. La storia di come ci avvenne un racconto avventuroso e che nel tempo divenuta una delle leggende fondanti di Venezia. Il doge Andrea Dandolo (1342-1354), prezioso cronista delle vicende della Serenissima, racconta cos le vicende. Correva lanno del Signore 828, era doge Giustiniano Partecipazio (827-829). Due mercanti chiamati Bono tribuno di Malamocco e Rustico di Torcello, erano arrivati ad Alessandria dEgitto con dieci navi cariche di mercanzie. Essi vennero a sapere che il Califfo di Baghdad, volendosi costruire uno splendido palazzo, comand che da tutte le chiese dei cristiani e dagli altri luoghi dei privati cittadini suoi sudditi, si togliessero tutti i marmi, per costruirsi pi splendida la propria reggia. [] Entrati nella chiesa di San Marco in Alessandria, vedono il monaco Staurazio e il prete Teodoro, sacerdoti greci e custodi del tempio, vivamente preoccupati. Alessandria era stata conquistata dagli arabi solo nove anni prima: i due sacerdoti ortodossi erano preoccupati per la devastazione della loro chiesa, perci con gioia acconsentirono alla proposta di Bono e Rustico di portare in salvo le spoglie di San Marco, che erano l custodite. Per trafugarle dalla citt controllata dagli arabi ricorsero ad un astuto stratagemma per ingannare i doganieri:

Mosaico che ritrae il trafugamento delle spoglie di San Marco. Basilica di San Marco, Venezia.

Mentre trasportano il corpo alle navi, coperto di erbe e carni porcine, ai doganieri che chiedono cosa portassero, mostrano quelle; ma i Saraceni, inorriditi, vedendo la carne di maiale, gridano: Ganzir, ganzir [in arabo maiale]...

La leggenda omette per di menzionare alcuni dettagli piuttosto intriganti. Pare che il doge Partecipazio avesse dato precise istruzioni ai mercanti Bono e Rustico di portarsi a casa la salma imbalsamata di San Marco, quindi forse non fu unimpresa nata cos spontaneamente. Pare inoltre che i religiosi che custodivano il Santo siano stati convinti da Bono e Rustico con sagge parole ed adeguata somma di denaro contante. Comunque siano andate le cose, certo che, dopo aver rischiato il naufragio in una tempesta durante la traversata del Mediterraneo, le spoglie del Santo furono accolte trionfalmente a Venezia: la leggenda vuole addirittura che un delicatissimo profumo di rose si fosse sparso per la citt appena il Santo fu portato a terra. Nel 829 San Marco Evangelista divenne patrono della citt per volont popolare, sostituendo San Todaro; il Doge Giustiniano lasci disposizione che i suoi averi fossero utilizzati per costruire una chiesa granda: fu posata cos quindi la prima pietra di quella che divenne la splendida basilica di San Marco, che ancor oggi conserva le reliquie che tanto avventurosamente erano giunte in laguna. Il collegamento di San Marco a Venezia precedente allarrivo in citt delle sue spoglie. Secondo la tradizione, l'evangelista Marco viaggi fino a Roma per visitare San Pietro: qui gli fu chiesto di andare a predicare nella regione di Aquileia. Egli part, e fond la diocesi di Aquileia; durante un viaggio trov rifugio sulle disabitate isole di Rivolto per ripararsi da una minacciosa tempesta in arrivo. Durante la notte gli apparve nel sonno un angelo, che lo salut con le parole pax tibi Marce, evangelista meus, hic requiescet corpus tuum... (pace a te, o Marco, qui un giorno riposer il tuo corto) San Marco pens che langelo gli preannunciasse che di l a poco sarebbe morto su quelle isole sabbiose, invece sarebbe vissuto ancora abbastanza per scrivere un Evangelo e poi terminare la sua vita come martire ad Alessandria dEgitto. Non immaginava affatto in che maniera sarebbe tornato in quei luoghi

Icona di San Marco, Barletta Fonti: Enrico Martignon, Caltana dallanno 829 al 1936. Libropress, 2000 Maria Pia Pedani, Venezia fra mori, turchi e persiani. Vicenza 15/12/2005 Marco Zanetto, ESTO MILES FIDELIS: I Cavalieri di San Marco nella storia, Venezia, 2006 Alvise Zorzi, La repubblica del leone. Bompian,i 2001 www.wikipedia.org - San Marco Evangelista www.cronologia.leonardo.it - Anni 827 1118

Parte seconda. Il Leone di San Marco

San Marco in forma de lion un simbolo potentissimo di Venezia e indissolubilmente legato alla citt. Il logo della Serenissima ancor oggi centrale nei gonfaloni della citt e provincia di Venezia, e della regione Veneto. Ma come nato questo simbolo? Tradizionalmente ciascuno dei quattro Evangelisti era simboleggiato da un animale nobile e maestoso: San Giovanni dal Toro o Vitello, San Luca dallAquila, San Matteo dallAngelo, e San Marco dal Leone. Nel IV secolo San Girolamo consider il Leone simbolo di San Marco perch lapertura del suo Vangelo parla di San Giovanni Battista, la cui voce nel deserto si eleva simile a un ruggito, preannunciando agli uomini la venuta del Cristo, e questa interpretazione divenne quella definitiva. La simbologia dei quattro animali molto antica e fu citata per la prima volta da SantIreneo nel sec. II. Nella bibbia gia presente nelle profezie di Ezechiele, riprese poi da Giovanni Evangelista nellApocalisse: Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola; i quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi. I fantastici animali alati citati prima dal profeta e poi dallEvangelista ricordano i Kribu assiri, (dal cui nome poi i cherubini): si trattava di esseri dalla testa umana, corpo di leone, zampe di toro e ali d'aquila, le cui statue custodivano i palazzi di Babilonia. La tradizione cristiana alto-medioevale raffigurava i Santi in figura umana, e Venezia dal IX al XIII secolo non fu da meno. Gi attorno al 1060 le monete veneziane raffiguravano lEvangelista a mezzo busto, e la prima citazione di una raffigurazione di San Marco sugli stendardi del 24 luglio 1177.
Bianco scodellato, doge Lorenzo Tiepolo (1268-1275)

Solo a partire dal 1261-63 inizi la raffigurazione di San Marco in forma di leone. Cosera cambiato? LImpero Latino dOriente era caduto, e i mercanti bizantini ritornati in patria avevano

cacciato i mercanti veneziani da Costantinopoli. I profughi andarono a cercare nuova fortuna ad Alessandria dEgitto, ove il sovrano Baybars aveva per insegna araldica un leone passante (cio in cammino). La prima testimonianza del Leone di San Marco come simbolo dello Stato veneziano risale agli anni 1262 e 1263, e verso la met del XIV secolo il Leone apparve sul gonfalone di Venezia, per non lasciare mai pi il suo posto. Il Leone di San Marco solitamente raffigurato con una zampa su di una Bibbia. Inizialmente il libro era sempre chiuso, poi inizi ad essere raffigurato aperto con visibile la scritta PAX TIBI MARCE EVANGELISTA. Non si sa con certezza se il libro aperto o chiuso avesse un significato preciso; sta di fatto che sorsero molte leggende e interpretazioni, probabilmente non autentiche, ma sicuramente interessanti. La pi diffusa dice che in tempi di pace il libro fosse aperto, e che fosse chiuso in tempi di guerra (non si leggeva pi la parola PAX). Altri dicevano che il libro chiuso fosse consuetudine dei luoghi di confine o comunque di pericolo; altri ancora pensano che le citt in cui il leone teneva il libro chiuso fossero originariamente esentate dal pagare le tasse, mentre le altre dovessero tirar fuori i soldi In realt probablimente non c un significato preciso, se non cronologico: nelle raffigurazioni pi antiche il leone teneva il libro chiuso, mentre a partire dal Rinascimento inizi a mostrare le pagine aperte della Bibbia. Spesso il Leone brandisce una spada (come per esempio nel gonfalone di Venezia), o in alcuni casi un ramo dulivo o una palma: larma per non allude tanto alla guerra, quanto alla giustizia, virt ritenuta cardine nella Repubblica di Venezia Sovente il leone raffigurato con due zampe sul mare e due sulla terraferma, di cui una su di un monte, a rappresentare il dominio veneziano sullo stato da mar e sullo stato da terra. Fatto piuttosto curioso, la Serenissima Repubblica non fiss mai laspetto del Leone, la cui iconografia ebbe perci nel tempo infinite variazioni di forma e stile, in campo artistico e numismatico si contano oltre 120 varianti! Tale lidentificazione di Venezia (e per estensione del Veneto) con il Leone di San Marco che ancor oggi il Gonfalone rimane simbolo della moderna regione Veneto e, va da s, della citt di Venezia.

Fonti:
Giorgio Aldrighetti, Araldica Ecclesiastica Sacra Bibbia, Vangelo di Giovanni, Apocalisse Maria Pia Pedani, Venezia fra mori, turchi e persiani. Vicenza 15/12/2005 Silvano Furegon, Il leone sulle monete di Venezia, Circolo Numismatico di Monticello Conte Otto La Padania, 19 gennaio 2003

Parte terza. San Marco e le monete di Venezia


In tempi medioevali le monete circolavano ben aldil dei confini nazionali, essendo valutate essenzialmente per il peso di metallo nobile che contenevano: succedeva quindi normalmente di far la spesa al mercato di Rialto con monete di Verona, Ravenna, Ancona, Lucca e Pavia mescolate a denari della zecca veneziana. Ogni Stato ha perci sempre considerato le monete un veicolo di propaganda per mostrare al mondo la sua forza e presenza, e Venezia non fu da meno. Ci sono state diverse maniere di raffigurare San Marco, tutte le quali sono poi apparse sulle monete della Serenissima: 1. In forma umana Fino al XIII secolo San Marco fu raffigurato sempre in forma umana. Le prime monete veneziane recanti la sua effigie raffiguravano il Santo a mezzobusto: si tratta di denari emessi a nome dellimperatore Enrico IV di Franconia (1056-1106), e lidentica iconografia mantenuta per i mezzi denari o bianchi scodellati (a forma di scodella) successivi.

Bianco scodellato,doge Ranieri Zeno (1253-1268)

Attorno al 1202, visto laccrescimento della sua potenza mercantile, militare e politica, Venezia inizi a coniare monete di maggiore valore: il grosso matapan in argento, che per quasi due secoli fu lequivalente del dollaro doggi. Nel 1284 fu emesso il primo ducato doro, poi chiamato zecchino: su entrambe le monete San Marco raffigurato in piedi accanto al doge.

Grosso matapan, doge Pietro Ziani, 1205-1229

Zecchino, doge Marcantonio Giustinian, 1684-1688

2. In forma di Leone San Marco in forma di Leone appare per la prima volta nel XIV secolo, ed un simbolo talmente popolare e potente della Serenissima da diventare una presenza permanente su quasi tutta la monetazione successiva. Il leone sulle monete di Venezia in tre forme diverse, cronologicamente successive luna allaltra: rampante, in maest o in moleca, e infine andante o in marcia. Leone rampante: introdotto sotto il dogado di Francesco Dandolo (1328-1339) con lavvento del soldino dargento. Si trattava di una raffigurazione prossima al classico leone araldico comune ad altri Paesi (ancor oggi lInghilterra e la Finlandia). Il leone rampante si

vide sul soldino per pochi anni, e fu successivamente utilizzato solo raramente, soprattutto per emissioni destinate alle colonie di Levante.

Soldino, Ag, Doge Marin Faliero (1354-1355)

Leone per il Levante di I tipo, Ag, doge Francesco Morosini (1688-1694)

leone in maest o in moleca (detto anche in soldo o in gazzetta): sotto il doge Andrea Contarini nel 1369, dopo solo 40 anni dalla prima raffigurazione in modulo rampante, il leone sul soldino diventa in maest, cio visto frontalmente e seduto. La definizione in moleca in lingua veneziana: la moleca il nome che prende il granchio comune Cancer Moenas nel periodo in cui cambia la corazza e si presenta con il dorso molle. Lespressione el leon in moleca quindi vuol dire letteralmente il leone a forma di granchietto: descrizione fantasiosa ed irriverente, ma tanto efficace e popolare da diventare praticamente ufficiale.

Soldino, Argento, doge Antonio Venier (1382-1400)

Gazzetta per Armata e Morea, rame, emissione anonima (1688-1692)

Leone andante o in marcia (detto anche passante o gradiente): la raffigurazione pi classica e conosciuta del Leone Marciano, quella di pi recente introduzione. La sua prima apparizione risale al dogado di Girolamo Priuli (1559-1567) con una nuova serie di ducati dargento, ma questa raffigurazione fu usata con successo anche per i soldi ed i bezzi in mistura di rame e argento, che nel XVIII sec. erano gli spiccioli di pi basso valore nel sistema monetario veneziano. Lultima emissione di monete recanti il Leone di San Marco fu quella del Governo Provvisorio di Venezia, che nel 1848 coni monete da 1, 3, 5 e 15 centesimi, da 5 lire in argento, e 20 lire in oro. A 520 anni dalla prima emissione, termin definitivamente luso del simbolo evocativo e potente del pi longevo Stato preunitario italiano.

20 Lire, oro, Governo Provvisorio, 1848-1849

Fonti:
www.wikipedia.org, Leone araldico. Raffaele Paolucci, Le monete dei dogi di Venezia. Padova, 1990 Vittorio Rosso, I leoni di San Marco

Parte quarta. San Marco e Santa Maria di Sala


La tradizione vuole che sia stato San Marco a fondare la diocesi di Aquileia; ancora la tradizione vuole che il Santo incaricasse il greco Prosdocimo (divenuto poi vescovo di Padova e fatto santo) di evangelizzare la zona fra Altino, Padova e Treviso: la prima cristianizzazione della zona di centuriazione romana, fu quindi almeno opera indiretta di San Marco. Se le prime invasioni barbariche dei Visigoti nel 401 crearono scompiglio, ogni successiva ondata di invasori era sempre pi estranea al mondo romano: il colpo mortale fu inferto dallarrivo dei Longobardi nel 568 d.C. Ci che restava della civilt romana fu definitivamente distrutto: leconomia devastata, le popolazioni delle pianure decimate. Ad una cinquantina danni dal loro arrivo la regina Regina Teodolinda convert i longobardi al cristianesimo, ma a questo punto la provincia romana di Venetia et Histria era ormai definitivamente divisa in terraferma di dominio longobardo e laguna di dominio bizantino. In tempi medioevali il territorio di Santa Maria di Sala fu a lungo terra di confine fra Padova e Treviso, soggetta ora ora alluna, ora allaltra. Dopo la dominazione di Ezzelino da Romano si stabilizz la presenza di Padova e dei suoi signori, la dinastia dei Carraresi. Venezia apparve sulla scena come forza politica e militare durante il 300, ingerendo sempre pi pesantemente nelle Medaglia murale in bronzo di Francesco II Carrara con leffige del carro, simbolo araldico dei Carraresi vicende di Terraferma. Nel 1339 Treviso, trovandosi minacciata su tutti i fronti, fra si diede spontaneamente alla Serenissima ritenendo che fosse il minore dei mali possibili; la dinastia dei Carraresi invece durante tutto il XIV secolo tent di trasformare Padova in una signoria dominante nellItalia del nord, in continua concorrenza e guerra con gli Scaligeri di Verona e i Visconti di Milano. Venezia non aveva alcun interesse ad avere un vicino potente e quindi ingombrante, e quindi appoggi a turno un po tutti i coinvolti. Non riuscendo a controllare e manovrare Padova dallesterno, ritenuti i Carraresi inaffidabili, nel 1405 Venezia decise di intervenire direttamente e in maniera finale conquistando e annettendo la Terraferma veneta. La zona di Santa Maria di Sala vide quindi il ritorno di San Marco con larrivo del dominio della Serenissima. I veneziani naturalmente misero nelle posizioni politiche e religiose pi importanti memebri fidati delle famiglie nobiliari della Laguna, concertando spesso le loro azioni con il vescovo di Padova ed il Papa. Dopo la guerra del 1405 e la peste dello stesso anno Padova perse quasi met della sua popolazione a poco meno di 17.000 anime, e nella citt e nelle campagne circostanti cera una povert diffusa. Ci permise al patriziato veneziano di accaparrarsi le terre e le case che furono dei Carraresi, e si stima che nel 1446 circa un terzo dellintera provincia fosse in mani veneziane. Quali sono i segni lasciati dalla Dominante sul territorio salese? Nonostante il lunghissimo dominio non rimangono oggi molti segni esteriori della presenza della Serenissima: certo esistono numerose ville e fra queste spicca Villa Farsetti, ma non esiste un leone come quello che, per esempio domina le piazze di Mirano, Padova e le altre citt venete. Il territorio di Santa Maria di Sala rimase sempre fermamente nellorbita di Padova, non diventando mai veramente veneziana. Piuttosto interessante a questo proposito lo spartiacque linguistico che si pone fra Santa Maria di Sala e Mirano; mentre questultima parla in veneto daccento venezianomestrino, pochi chilometri pi a overst, fra Zianigo e Veternigo passa un confine oltre al quale si inizia a parlare con accento prevalentemente padovano.

Fonti:
Pierantonio Gios, Il graticolato romano nel quattrocento. Biblioteca di Santa Maria di Sala, marzo 2005 Clauco Benito Tiozzo, Le chiese nella centuriazione romana del comune di Santa Maria di Sala. 2006 Il Veneto paese per paese - Le Regioni del Nord Est", Bonechi Ed., 1999 Quatrociacole, anno XVII n12 dicembre 1999. www.wikipedia.org, Veneto.