Sei sulla pagina 1di 32

La scrittura e l'interpretazione II

di Domenico Valenza
Riassunto del Volume 6 del testo "La scrittura e l'interpretazione: storia e
antologia della letteratura italiana nel quadro della civilta europea". L'autore
approfondisce lo studio della biografia e della produzione letteraria dei principali
esponenti della letteratura italiana tra cui Elio Vittorini, Vasco Pratolini, Natalia
Ginzburg, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo e Italo Calvino.

Università degli Studi di Catania


Università:
Lettere e Filosofia
Facoltà:
Corso:Lettere
Esame:Letteratura italiana
La scrittura e l'interpretazione: storia e antologia
Titolo del libro:
della letteratura italiana nel quadro della civilta
europea, Volume 6
Autore del libro: Luperini Romano, Cataldi Pietro, Marchiani Lidia
Editore: Palumbo, Palermo
Anno pubblicazione: 1998
Domenico Valenza Sezione Appunti

1. Biografia di Elio Vittorini


Vittorini e Pavese sono i maestri del nuovo realismo degli anni Trenta e poi del Neorealismo. Ma il loro
realismo è sperimentale e non ha una matrice naturalistica, bensì lirica e simbolica: vi operano fermenti di
origine surrealistica (onirica e fantastica) in Vittorini, decadente in Pavese.

Elio Vittorini nasce a Siracusa nel 1908 e vive dapprima a Firenze, nell'ambiente di Solaria e del fascismo di
sinistra, poi a Milano, facendo il traduttore dall'inglese e lavorando poi nell'industria editoriale. Nella sua
attività unisce una indiscussa fiducia nella letteratura a un impegno politico e ideologico. Stanno qui le due
anime di un autore insieme letterato e ideologo.

Può così collaborare sia a Solaria, organo dei letterati puri, sia a L'Universale, organo dei fascisti di sinistra.
La conciliazione dei due aspetti è realizzata dal Vittorini-scrittore, sebbene questi tenda più all'oscillazione
tra letteratura e politica. Il punto più alto di fusione delle due tendenze è Conversazione in Sicilia, uscito su
Letteratura fra il 1937 e il 1939 e poi in volume nel 1941.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 1 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

2. L'avvio della carriera letteraria di Vittorini


Vittorini esordisce con i racconti di Piccola Borghesia (1931), che intreccia istanze ideologiche del
Selvaggio (l'esaltazione dell'istintitività, la critica alla borghesia) e istanze letterarie, come la lezione del
romanzo europeo (Proust, Joyce, Svevo) e il flusso di coscienza. In Il garofano rosso (1934), il primo aspetto
si traduce nell'ammirazione, condivisa dai fascisti di sinistra, per il comunismo e gli aspetti antiborghesi (di
qui la censura fascista) e l'esaltazione dell'adolescenza. Il romanzo ripercorre la vita del giovane Alessio
Mainardi, dalla prima adolescenza all'inizio dell'età adulta, attraverso una serie di esperienze "formative":
l'amicizia, l'amore, la passione politica.

Erica e i suoi fratelli (1936) è la storia di una ragazza del popolo e la più realisticamente impegnata di
Vittorini. Essa non fu mai finita: lo scoppio della guerra di Spagna gettò nello sconforto Vittorini facendo
capire a lui e ai suoi amici il carattere illusorio delle loro posizioni politiche: il fascismo, si schierò dalla
parte di Franco e non della legittima repubblica, come avevano sperato. Ha inizio così per Vittorini una fase
di vuoto e di astratti furori da cui nasce Conversazione in Sicilia.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 2 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

3. Le opere del dopoguerra di Vittorini


La fusione tra i due aspetti, realizzata in Conversazione in Sicilia, torna a scindersi nel dopoguerra: da un
lato, se prevale la storia, abbiamo Uomini e no (1945, che racconta l'esperienza nella Resistenza) e Le donne
di Messina (1949); dall'altro, se prevale il mito Il sempione strizza l'occhio al Frejus (1947), La garibaldina
(1950), Le città del mondo (1965). L'ultimo Vittorini registra, negli anni del miracolo economico (1956-
1963), la crisi della letteratura e dell'umanesimo.

Uomini e no è forse il romanzo più importante nato dalla Resistenza. Protagonista è il Partigiano Enne 2,
intellettuale alla ricerca di un rinnovamento dell'uomo che riscatti gli uomini da tutte le offese della storia. In
L'uomo offensore e l'offeso, un capitano tedesco fa straziare dai suoi cani un giovane partigiano che ne
aveva ucciso uno. Nel finale, Vittorini chiarisce come anche i nemici siano uomini: è necessario combatterli
ma anche capirli, capire perchè fanno il male.

Come Il garofano rosso e Uomini e no, anche Le donne di Messina è un affresco storico, e riguarda il
periodo dopo la guerra, con la trasformazione della società italiana e il boom economico. Le prime pagine
del romanzo raccontano i nuovi viaggi del dopoguerra, per rivedere qualcuno o qualcosa; oppure per
"ristabilire il contatto con l'altro di noi".

Pubblicato nel 1965, Le città del mondo non è stato portato a compimento. Nelle prime pagine, un padre e
un figlio, pastori, percorrono la Sicilia. Nella città intravista il ragazzo sogna la Città perfetta ed è
impaziente di entrarvi. Come l'itinerario dei personaggi, anche quello dell'Autore procede per linee spezzate
convergendo sull'immagine della Città del genere umano. Attualmente della figura di Vittorini è valorizzato
soprattutto il costante e polemico impegno per il rinnovamento culturale italiano, che fu condotto in maniera
non sempre coerente ma efficace. Rispetto alle direttive culturali del Partito Comunista, Vittorini diede
risalto alle voci più spontanee.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 3 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

4. Biografia di Vasco Pratolini


Il Neorealismo nasce dal nuovo realismo degli anni Trenta. A una prima fase di Neorealismo come tendenza
spontanea (1943-48) ne segue una organizzata perchè articolata in una poetica coerente: il romanzo doveva
avere protagonisti popolari positivi e far intravedere la prospettiva socialista.

Il principale rappresentante del Neorealismo è Vasco Pratolini. Nato a Firenze nel 1913 da una famiglia
popolare, autodidatta, fa parte con Bilenchi e Vittorini del fascismo di sinistra. Nel 1939 si trasferisce a
Roma, e successivamente partecipa alle lotte partigiane. Si lega nel Dopoguerra al Partito Comunista,
svolgendo attività culturale, e approda al Neorealismo, lavorando a un romanzo che rientri nelle
caratteristiche del romanzo socialista, Metello. Muore a Roma nel 1991.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 4 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

5. Le opere di Vasco Pratolini


La sua prima opera importante è Il quartiere (1944). Vi confluiscono tutti gli elementi della sua formazione:
il populismo (l'adesione sentimentale e idealizzante al semi-proletariato fiorentino), il lirismo dei ricordi, il
realismo storico e ambientale (il quartiere di Santa Croce, a Firenze, durante la guerra in Etiopia). Del
quartiere c'è anche l'ideologia, l'idea di una comunità popolare solidale e autentica. Il quartiere è come la
Sicilia di Vittorini, le Langhe di Pavese: un luogo mitico.

Una continuazione è Cronaca Familiare (1947), in cui il fratello del narratore, Ferruccio, muore perchè
estraneo al quartiere. Un più pesante realismo è presente in altre opere: come Cronache di Poveri Amanti
(1947), Un eroe del nostro tempo (1951), Le ragazze di san Frediano (1951).

In Via del Corno si sveglia (Cronache di Poveri...), Pratolini descrive il risveglio in Via del Corno come in
una panoramica cinematografica. Come Verga, Pratolini usa lessico e stile dei personaggi ma, rispetto a lui,
chiude le espressioni fra virgolette, avvertendo il lettore dello scarto linguistico.

In seguito, Pratolini decide di lasciare il quartiere per dedicarsi alla trilogia Una storia italiana: Metello
(1955), Lo scialo (1960), Allegoria e derisione (1966). Metello racconta la vita di un'operaio nell'ambito di
un'ideologia politica e ottimistica. Le altre due opere sono invece più pessimisti-che: esse denunciano la
mancanza di sentimenti e di autenticità nella borghesia fiorentina negli anni del fascismo (Lo scialo) o
condannano l'ambiguità dell'intellettuale (Allegoria e derisione).

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 5 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

6. Le opere più rappresentative di Pratolini: "Il quartiere" e


"Metello"
Le due opere più rappresentative di Pratolini restano Il quartiere (il migliore) e Metello. Il quartiere è la
storia di un gruppo di giovani fra il 1932 e il 37, narrata da uno di loro, Valerio. Uno di essi, Giorgio, accetta
di sposare Maria; è il più maturo del gruppo e diventa antifascista. Nel 1935 è chiamato in guerra e parte per
l'Africa mentre Carlo, divenuto fascista, si arruola volontario.

Giorgio è arrestato per il suo antifascismo, Carlo è morto in guerra e il quartiere ormai è cambiato: è stato
sventrato per effettuare il risanamento edilizio. Valerio incontra di nuovo una ragazza amata in gioventù e
rimasta vedova di Carlo.. Nei primi due capitoli, Valerio descrive minuziosamente il proprio quartiere e le
sue "creature comuni, ci bastava un gesto per sollevarci collera e amore", racconta l'incontro con Luciana, di
cui è innamorato, e la sua timidezza.

Metello è la storia di un orfano negli ultimi anni dell'Ottocento; divenuto socialista e muratore, partecipa ai
moti del 1898 contro il governo Di Rudin", viene arrestato e condotto al carcere di Firenze. Fra le donne che
gridano solidarietà sotto le mura del carcere c'è Ersilia. In La chiama delle donne, l'amore che nasce in
Metello per Ersilia durante la chiama erompe con spontaneità e semplicità. Nella chiama, Metello è certo di
aver trovato la compagna della sua vita.

Uscito dal carcere, Metello sposa Ersilia. Nel 1902 viene proclamato il grande sciopero degli operai edili.
Dopo qualche settimana, una parte degli scioperanti cede, mentre Metello è distratto da Idina, una donna
sposata. I padroni hanno ceduto e lo sciopero è concluso, ma la polizia arresta i dirigenti sindacali, Metello
compreso. Ersilia, che intanto lo ha perdonato, aspetterà un'altra volta.

Metello è il romanzo di Pratolini più coerente con i principi del Neorealismo come poetica: presenta un eroe
positivo di estrazione popolare, è ispirato all'ideologia socialista, è costruito con la tecnica del tradizionale
realismo ottocentesco (compreso il narratore onnisciente). Il romanzo fu perciò salutato con gioia dai
sostenitori della poetica del realismo socialista, come Salinari.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 6 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

7. La critica di Salinari a Pratolini


Secondo Salinari, lo scopo di Pratolini è mostrare come sotto le spinta di forze diverse si giunga alla
coscienza politica. Pratolini cerca però di sottolineare non tanto gli elementi negativi che contribuiscono a
tale sviluppo (miseria, oppressione), quanto gli elementi positivi: la solidarietà, la fiducia, la speranza. Ciò
lo distingue dalla letteratura di denuncia del verismo ottocentesco e neorealista, in cui la miseria apriva la
strada alla disperazione o alla ribellione.

Pur muovendosi nel mondo triste dei poveri, Pratolini non è il poeta della disperazione, ma il poeta della
speranza. Il suo ottimismo è quello del movimento popolare italiano dopo la sua liberazione.

Di fronte all'accusa di Muscetta di mettere la componente erotica al centro, Salinari osserva che Pratolini è,
al contrario, il poeta degli amori semplici e puliti. Gli amori di Metello hanno un posto importante non per
esaltazione erotica ma per voler presentare un uomo semplice in cui vita pubblica e privata sono intrecciate.
Idina è, in tal senso, la tentazione piccolo-borghese di Metello.

Per Salinari, Metello è il primo romanzo del dopoguerra in cui sono spariti definitivamente alcuni miti del
decadentismo: l'ossessione del sesso, l'esaltazione del primitivo, il mito dell'infanzia, il gusto del torbido.
Quei miti che nella letteratura neorealistica del dopoguerra sono mescolati alle vicende della realtà
nazionale. Metello segna dunque una rottura con la tradizione decadente.

Se si pensa che Pratolini inizia la sua carriera quando escono Conversazione in Sicilia e Paesi tuoi, se si
pensa che a Vittorini e Pavese (forse i maggiori decadenti italiani) ha fatto capo la corrente neorealistica, si
comprende la rottura segnata da Metello nei confronti di quella tradizione.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 7 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

8. Biografia di Natalia Ginzburg


Natalia Ginzburg nasce a Palermo nel 1916 e muore a Roma nel 1991. Nata Levi (di origine ebraica), il
cognome è quello del primo marito, ucciso in carcere dai fascisti nel 1944. La Ginzburg esordisce su Solaria
nel 1933 con il suo primo racconto, I bambini. Ne La strada che va in città (1941), non vuole raccontare un
luogo preciso dell'Italia, ma un mondo che sia insieme nord e sud.

La sua vocazione all'analisi dei rapporti familiari è confermata dalla ricostruzione storica de La famiglia
Manzoni (1983), attenta alle figure femminili che vissero a fianco dello scrittore. Anche i suoi interessi
morali e politici (è stata deputato nella sinistra indipendente, nel 1983) sono filtrati da un'ottica privata. Cos"
è nel suo primo romanzo, Tutti i nostri ieri (1952), pure dedicato agli ultimi anni del fascismo e alla guerra,
le vicende pubbliche passano tramite l'ottica di due gruppi familiari.

Secondo la Rizzarelli, Tutti i nostri ieri compone insieme a Le voci della sera (1961) e Lessico famigliare
(1963) una trilogia della memoria; esso è il primo tratto di quel cammino verso le fonti della memoria, verso
l'autobiografia di Lessico famigliare. Nell'opera, si racconta la storia della quattordicenne Anna, in una
piccola città della provincia torinese durante gli anni della guerra.

Le tappe della guerra scandiscono il cammino di formazione dei protagonisti. Il fascismo e la guerra
determinano il loro destino. Se per gli uomini il confronto con la storia è più diretto, per le donne, il
confronto con la storia è mediato dall'esperienza fisiologica della maternità. L'esperienza della guerra è
vissuta dalle due sorelle come pericolo costante per la prole.

In Autobiografia in terza persona, la Ginzburg presenta se stessa in terza persona, non rinunciando a
tratteggiare alcuni episodi della sua vita con il solito umorismo ebraico, talvolta nero: "I suoi precedenti libri
non avevano molto successo, o anzi non ne avevano affatto"; oppure "L'infermità della figlia le impedisce di
pensare alla propria morte tranquillamente".

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 8 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

9. Il capolavoro di Ginzburg "Lessico famigliare"


Il capolavoro della Ginzburg è Lessico famigliare del 1963. In esso si realizza una svolta: la Ginzburg
sceglie la strada dell'autobiografismo, e aggiunge una buona dose di affettuosa ironia e di distaccato
umorismo a una materia sino ad allora trattata in modo elegiaco-intimistico.

Il romanzo Lessico famigliare deve il titolo al gergo usato nella famiglia dell'autrice, dominata da un padre
simpaticamente dispotico e autoritario e formata dalla madre Lidia e da cinque figli (Natalia era l'ultima
nata). L'ottica narrativa coincide con lo sguardo della bambina, che vede sfilare nella casa ospiti illustri,
come Filippo Turati, senza peraltro degnarli di un'attenzione privilegiata.

Scritto a Roma fra l'ottobre e il novembre del 1962, Lessico famigliare è per la Ginzburg un romanzo di pura
memoria e di "assoluta libertà". L'Avvertenza, contenuta nella prima edizione dell'opera, mette l'accento su
quattro elementi: la sostanza reale del contenuto; l'appartenenza del libro al genere romanzesco;
l'autobiografia in senso stretto; l'antichità del progetto. Come in Le voci della sera, c'è il richiamo
all'ebraismo, nella figura del padre.

Dopo Lessico famigliare, la sua scrittura perde questa carica ironica: sempre più, infatti, il tema familiare si
associa alla solitudine e alla fragilità (come Caro Michele e Famiglia, usciti nel 1977).
Del 1980 è la raccolta di saggi Non possiamo saperlo. In Il sole e la luna, la Ginzburg racconta l'ultima volta
in cui vede Calvino vivo. A differenza dell'aspetto fisico, il Calvino scrittore è mutato negli anni: l'ironia è
rimasta, ma impercettibile e non più felice di esistere, disabitata come la luna.

Calvino, scrivendo delle Voci della sera, e Montale, recensendo Lessico famigliare, hanno messo l'accento
su un fatto fondamentale: la poesia. Per Calvino, "questa voce che dice "io" ha sempre di fronte personaggi
che stima superiori a lei, situazioni che sembrano troppo complesse, e i suoi mezzi linguistici sono sempre
un po' al di sotto delle esigenze. Ed è da questa sproporzione che nasce la tensione poetica. La poesia è
sempre stata questo: far passare il mare in un imbuto".

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 9 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

10. Biografia di Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia presenta molti aspetti in comune con Calvino: il razionalismo, l'interesse per
l'illuminismo; i legami con la cultura francese; il tema del labirinto (che in Sciascia ha però l'aspetto del
complotto politico); uno stile classico. Da Calvino si distacca per una carica morale più urgente, che lo porta
a un confronto più diretto con l'attualità; e per un pessimismo meno capace di gioco, cupo e intriso della
tradizione letteraria siciliana: Verga, De Roberto, Pirandello.

Come Calvino, Sciascia, dopo un avvio con echi del Neorealismo, si avvicina negli anni Sessanta a
tematiche e a forme di scrittura del Postmoderno: il motivo del complotto, la sovrapposizione di generi
diversi; il ricorso alla parodia e all'ironia. E tuttavia, il suo nichilismo non ha niente di morbido, ma resta
intriso di un moralismo polemico che lo distanzia dal Postmoderno.

Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto (Agrigento) nel 1921 e fa il maestro elementare a Caltanissetta.
Esordisce nel 1950 con un'operetta lirico-fantastica, Le favole della dittatura. Ma il suo primo libro
importante, Le parrocchie di Regalpetra (1956) si rifà piuttosto al Neorealismo.

A metà degli anni Cinquanta abita a Roma e lavora al Ministero della Pubblica Istruzione. Poi torna in
Sicilia, dove vive a Caltanissetta, e poi a Palermo sino alla morte nel 1989, con frequenti soggiorni a Parigi.
Sciascia raggiunge il successo nel 1961 con Il giorno della civetta.

Di questo argomento si occuperà anche nei decenni successivi apparendo, in certi momenti, come
l'intellettuale italiano più esposto nella lotta alla mafia, e in altri, come oppositore ambiguo di essa.
Altre polemiche suscitano la sua rottura con il PCI (76-77), la successiva militanza nel Partito Radicale, e le
prese di posizione sulla necessità di trattare con le BR per salvare la vita di Moro.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 10 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

11. La prima fase della produzione narrativa di Sciascia


La produzione narrativa di Sciascia si può dividere in due periodi. Il primo va da Le parrocchie di
Regalpietra (1956) alla fine degli anni Sessanta; il secondo da Il contesto (1971) sino alla morte. In entrambi
Sciascia racconta la stessa vicenda: la sconfitta della ragione e della moralità. Ma il primo è legato alla storia
siciliana, è ricco di spunti realistici e della speranza di cambiare le cose; il secondo si sposta invece sulla
politica nazionale ed è dominato da un pessimismo più amaro.

Le Parrocchie di Regalpietra è un'inchiesta documentaria su un paese siciliano, in cui si avverte l'esperienza


autobiografica e l'esigenza di studiare la realtà siciliana. I successivi racconti Gli zii di Sicilia (1958)
ricostruiscono il passato dell'isola in tre momenti storici: il dopoguerra, il periodo del Risorgimento, e la
morte di Stalin (1953), con le conseguenze nel mondo popolare.

In questi racconti come nei romanzi successivi resiste ancora il personaggio positivo, portatore dei valori di
razionalità e onesta: il capitano Bellodi ne Il giorno della civetta (1961, sulla lotta alla mafia); l'avvocato Di
Blasi ne Il Consiglio d'Egitto (1963, ambientato nella Sicilia settecentesca); il professore Laurana in A
ciascuno il suo (1966, su un delitto di mafia).

A questi romanzi segue la ricostruzione di un fatto avvenuto in Sicilia nel Seicento: l'uccisione di un
inquisitore da parte di un inquisito (Morte dell'inquisitore, 1967). L'opera è ibrida fra storia, saggio e
narrazione, e risente del pamphlet illuministico e di Storia della colonna infame di Manzoni.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 11 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

12. Il giorno della civetta


Ne Il giorno della civetta, il capitano Bellodi, partigiano e settentrionale, conduce in Sicilia una inchiesta su
un delitto di mafia, di cui è stato vittima il presidente di una cooperativa. Tramite un confidente, Bellodi
risale ad Arena, capomafia locale, e lo incrimina. Ma appena il capitano ha una licenza scattano le
connivenze politiche: gli imputati vengono forniti di alibi perfetti e scarcerati. Bellodi potrebbe lasciare
l'inchiesta, ma torna in Sicilia e prosegue ("Mi ci romperò la testa").

Nel romanzo si fronteggiano due personaggi ideologici: il capitano, portatore di valori riformatori e
democratici, e il capomafia che espone invece una visione radicata nella realtà siciliana: contano due cose,
la bocca per mangiare e la forza individuale. In Il capitano Bellodi e il capomafia, il capitano interroga
Mariano Arena. Il capomafia riconosce che il capitano è un uomo, e viceversa.

Questo mutuo riconoscimento ha suscitato numerose polemiche, rinfocolate quando Sciascia, negli anni
Ottanta, ha criticato l'antimafia di stato, cioè l'utilizzo della lotta alla mafia per ragioni di affermazione
personale. Non c'è dubbio che Sciascia condanni la mafia, ma egli pare disposto a riconoscere più valore
umano al capomafia che a certi ministri democristiani degli anni Cinquanta.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 12 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

13. La seconda fase della produzione narrativa di Sciascia


Il secondo periodo inizia con Il Contesto (1971). Di qui in avanti prevalgono un lucido e disilluso
pessimismo e un'analisi dell'Italia contemporanea. Sciascia si divide fra romanzi e pamphlet: tra i primi Il
contesto, Todo Modo, Candido e Una storia semplice. Tra i pamphlet, fra saggio e ricostruzione storica, I
pugnalatori (1975), La scomparsa di Majorana (1976), L'affaire Moro (1978).

Il contesto ha come sottotitolo Una parodia. In effetti il romanzo vuole essere una parodia e una allegoria:
vuole cioè portare alle estreme conseguenze, quindi alla parodia, alcuni tratti del pano-rama politico di un
paese sudamericano che rappresenta allegoricamente l'Italia d'inizio anni '70.

Il protagonista, l'ispettore di polizia Rogas, conduce un'inchiesta sugli assassini di quattro magistrati. Scopre
cos" un intreccio di interessi pubblici e privati. Alla fine, viene a conoscenza di un complotto contro lo
Stato, ma è ucciso dalla polizia segreta e sulla sua morte è steso il silenzio grazie all'accordo raggiunto fra
governo e Partito Rivoluzionario Internazionale, all'opposizione.

Nella Conclusione, Cusan capisce di essere in pericolo, dato che Rogas, che è stato ucciso, gli ha rivelato i
propri sospetti. Chiede cos" un colloquio al vice segretario del Partito Rivoluzionario, ma il vice segretario
gli fornisce la spiegazione delle autorità: Rogas avrebbe ucciso Amar e sarebbe stato poi ucciso da un
agente. Cusan è disorientato, tutto risulta sottosopra: menzogna e verità sono ormai irriconoscibili. La sfida
al labirinto è persa, e la ragione sconfitta.

Il Contesto, del 1971, è ancora distante dall'inchiesta giudiziaria Mani pulite. Oltre dunque a essere
lungimirante, l'opera tocca anche un tema ancora più attuale: l'estraneità della politica rispetto alla vita dei
cittadini. Da una parte la trasparenza della democrazia sembra assicurata; dall'altra l'uomo comune avverte
un senso di estraneità. Essendo una caratteristica delle le società dell'Occidente, il tema della politica come
complotto è ricorrente: ad esempio, negli USA, in Libra di Don De Lillo.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 13 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

14. Da Todo Modo a Candido


Sulla stessa linea si colloca Todo Modo (1974). Il titolo viene da una frase degli Esercizi spirituali di Ignazio
de Loyola, fondatore dell'ordine dei Gesuiti. La narrazione è ambientata in un albergo di lusso in cui gli
esponenti del partito cattolico di governo si ritirano a fare gli esercizi spirituali e in realtà a concertare le
trame del potere. Improvvisamente ha inizio però una serie di delitti che colpiscono i diversi partecipanti. La
struttura del giallo resta aperta, gli assassini non sono scoperti.

E' una riscrittura Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia (1977). Come in altre opere postmoderne,
Sciascia riscrive un romanzo altrui, il Candide di Voltaire. Candido incarna la rivolta contro le ideologie
delle due Chiese opposte: quella della religione cattolica e del suo partito, la DC, e quella della religione
laica del comunismo del PCI. Candido è espulso dal PCI e vi è una presa di distanza da Voltaire: Candido
non vuole padri cui obbedire e non lo riconosce come maestro.

Sciascia è già un intellettuale nuovo. A differenza degli intellettuali del dopoguerra, tende a non avere
rapporti organici dai partiti, e a esprimere un dissenso all'americana, tutto individuale. La forza della sua
attualità sta in una razionalità analitica e in una denuncia spesso lungimirante.

A proposito dell'opera di Sciascia, un interessante lettura critica è di Schulz-Buschhaus. Secondo l'autore,


nei suoi romanzi l'investigatore fallisce sempre. Se nel Giorno della civetta salva almeno la pelle, in A
ciascuno il suo è ucciso. L'investigatore, di regola immortale, ritorna tra i mortali. Se i detective di Hammett
combattono già solo per interessi particolari, i suoi investigatori sono ormai degli outsider. Il loro impegno
non è ricompensato nè tollerato. Quando in A ciascuno il suo, la società riacquista un equilibrio, ciò non
accade perchè essa ha espulso il crimine, ma perchè ha eliminato l'investigatore, colui che avverte il crimine
dove tutti ravvisano normalità.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 14 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

15. Biografia di Vincenzo Consolo


Vincenzo Consolo, nasce a Sant'Agata di Militello (Messina) nel 1933 e vivrà poi a Milano. Egli si ispira
costantemente alla Sicilia nella forma del romanzo storico, Ma l'uso che fa del genere è anomalo: i suoi
romanzi sono storici per contenuto, non per struttura. La vicenda infatti non è esposta in ordine cronologico,
ma alternando piani diversi di narrazione.

Dopo La ferita d'aprile (1963), prima opera e ambientata nel dopoguerra in Sicilia, Consolo scrive Il sorriso
dell'ignoto marinaio (1976), L'opera racconta la Sicilia delle rivolte contadine a metà Ottocento; presenta un
vibrante impegno civile, e la coscienza della letteratura come menzogna.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 15 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

16. "Il sorriso dell'ignoto marinaio" di Consolo


Protagonista dell'opera è il barone Enrico Pirajno di Mandralisca, possessore del quadro di Antonello da
Messina Il sorriso dell'ignoto marinaio. Egli ritrova il medesimo sorriso in un clandestino, l'avvocato
Interdonato, tornato in Sicilia per organizzare un movimento antiborbonico. Il barone, d'idee liberali e
illuministe, è testimone delle rivolte contadine e della loro repressione.

Sulla base di documenti storici reinterpretati narrativamente, Consolo rievoca il tema del risorgi-mento
mancato, con una riflessione sulla storia e le sue storture, tipica di tanta letteratura siciliana, sino al
Gattopardo. Come Salina anche il barone è un nobile: entrambi sono testimoni degli stessi avvenimenti e
considerano il Risorgimento come rivoluzione fallita. Ma mentre Tomasi crea un personaggio malinconico,
Consolo presenta invece un intellettuale illuminista.

Se la differenza tra i due è netta, netta è anche quella fra Consolo e Verga che descrive una rivolta avvenuta
a Bronte (1860) simile a quella di Alcàra. Allo scetticismo di Verga, per cui l'immobilità della storia soffoca
il cambiamento, si oppongono l'impegno e la speranza nel futuro di Consolo.

Nella Lettera all'avvocato Interdonato, conosciuto quattro anni prima, Pjraino è consapevole
dell'impossibilità per la lingua e la letteratura borghese di rappresentare, senza alterarlo il punto di vista dei
contadini: "Noi diciamo Rivoluzione, Libertà, Democrazia. E gli altri, che mai hanno raggiunto i diritti più
sacri e elementari, perchè devono intender quelle parole a modo nostro?"

Il brano presenta un linguaggio d'epoca che esalta la bravura manieristica dell'autore. A ciò, si aggiunge
l'elemento barocco tipico della scrittura di Consolo ed evidente nel cumulo delle enumerazioni. Tuttavia, la
spinta conoscitiva e politica, tende a smorzarsi nelle opere successive, nelle quali la raffinata costruzione
linguistica di Consolo prevale sulla trama stessa.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 16 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

17. Le opere successive di Vincenzo Consolo


Nel 1987 Consolo scrive Retablo, ambientato nel Settecento e composto per quadri staccati. Protagonista è
un pittore milanese che viaggia per la Sicilia e invia il proprio diario alla donna amata Teresa Blasco. Nel
Primo capitolo, frate Isidoro, racconta la passione per Rosalia. Il linguaggio di Consolo presenta una sintassi
e un lessico dall'impronta dialettale: frequenti le dislocazioni.

Il degrado della Sicilia di oggi è al centro sia dei racconti di Le pietre di Pantalica (1988), sia del recente
L'olivo e l'olivastro (1994). Nella prima la ricerca di esiti musicali e ritmici (la scrittura in prosa è intessuta
di versi regolari) finisce per annullare i valori narrativi. Invece, in L'olivo e l'olivastro lo sfondo mitico della
Sicilia è confrontato con lo sfacelo attuale: tornano i tratti polemici.

Il romanzo d'argomento storico Nottetempo, casa per casa (1992) è ambientato in Sicilia all'inizio del
fascismo. Protagonista è Petro, maestro elementare che dopo un attentato compiuto contro gli oppressori
(proprietari e fascisti), fugge dalla Sicilia aiutato dagli anarchici per andare in Tunisia.

Nella conclusione, Petro è in nave; un capo degli anarchici, Schicci, gli dà un libro sulla rivoluzione. Ma ora
per Petro l'unica consolazione sarà la scrittura: per questo lascia cadere il libro in mare. Per certi versi la
conclusione è opposta a quella del Sorriso dell'ignoto marinaio: la scrittura e la letteratura riacquistano i loro
diritti: "Avrebbe dato nome a tutto quel dolore", una spiegazione.
L'opera è la più postmoderna di Consolo, fondata com'è sulla citazione letteraria, sull'alternarsi di lingue
diverse. Alla fine la letteratura si pone come difesa e consolazione dalla degradazione. Non più impostura,
come in Sorriso dell'ignoto marinaio, ma salvezza: si attesta un cambiamento.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 17 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

18. La vita di Italo Calvino


Italo Calvino è forse il narratore più importante del secondo Novecento. Egli ha frequentato tutte le
principali tendenze letterarie, dal Neorealismo al Postmoderno, ma sempre restando a una certa distanza da
esse e svolgendo un proprio percorso di ricerca.

In questa varietà va cercato il significato più profondo della sua ricerca: egli ha cercato per tutta la vita una
risposta, in termini razionali e morali, al senso di un mondo sempre più labirintico e incomprensibile, e ha
seguito a questo scopo strade diverse: dall'impegno post-bellico alla fiducia nella scienza negli anni Settanta;
sino ad approdare infine a una pessimistica impotenza.

Italo Calvino nasce nel 1923 a Santiago de las Vegas (Cuba) da genitori dediti alle scienze; cresce a
Sanremo, dove la famiglia era andata ad abitare nel 1925. Educato in un ambiente antifascista, laico e colto,
Calvino partecipa alla Resistenza e milita nel PCI. Laureatosi in Lettere nel 1945 con una tesi su Conrad,
frequenta il gruppo di intellettuali che collabora con la Einaudi e con il Politecnico, stabilendo una relazione
d'amicizia soprattutto con Pavese e Vittorini.

Nel periodo del neorealismo, Calvino dà il proprio contributo con i racconti riuniti in Ultimo viene il corvo
(1949) e con il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947). In questo periodo lo scrittore collabora al
giornale del PCI L'Unità e lavora presso la casa editrice Einaudi.

La presa di distanza dal Neorealismo è già chiara nel saggio del 1955 Il midollo del leone. Entra in crisi, nel
1956-57, anche il rapporto con il PCI. Calvino si avvicina a Officina e nel 1959 dà avvio con Vittorini alla
rivista Il menabò di Letteratura. Nel frattempo scrive il ciclo fantastico-allegorico de I nostri antenati. Nel
1963 esce anche il racconto lungo (o romanzo breve, misura preferita da Calvino) La giornata di uno
scrutatore, che pone fine al primo periodo di Calvino.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 18 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

19. Il trasferimento a Parigi di Calvino


Nel 1964 Calvino si sposa con l'argentina Ester Judith Singer e va ad abitare a Parigi, dove entra in contatto
con il gruppo di Ouvroir de littèrature potentielle, Queneau e Barthes. I suoi interessi scientifici, connaturati
all'educazione di figlio di scienziati ed ex studente di Agraria (poi abbando-nata) riemergono; da qui i
racconti fantascientifici Le cosmicomiche (1965) e Ti con zero (1967).

Dalla frequentazione degli strutturalisti e dei semiologi francesi nasce in lui l'idea della letteratura come
gioco combinatorio: esso rivela il nulla che gli sottosta. E' questo il percorso che va da Il castello dei destini
incrociati (1969) a Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979).

Il cambiamento si manifesta in Una pietra sopra (1980), che riunisce i saggi principali: il titolo pone una
pietra sopra i tentativi di sfidare il labirinto del non senso. Egli prende le distanze dall'impegno e dalla
fiducia nella scienza; la letteratura diventa così un gioco elegante sull'orlo dell'abisso.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 19 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

20. La cultura e la poetica di Calvino


La cultura di Calvino presenta come elementi costanti di fondo il gusto cosmopolita, l'interesse per le
scienze, la tendenza illuministica alla chiarezza e all'esattezza. L'illuminismo di Calvino non è un'ideologia
o una visione del mondo che spiega la realtà, ma un metodo che ricorre alla analisi razionale per
circoscrivere una complessità che all'intelletto appare sempre più insondabile. Proprio per influenza della
tradizione illuministica, Calvino ama una scrittura chiara e precisa.

La poetica di Calvino è affidata a una serie di saggi che ne definiscono la parabola dal 1945 al 1985. Il modo
in cui Calvino visse il Neorealismo è esposto nella Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno scritta nel 1964.
Egli afferma il carattere collettivo e spontaneo del movimento e l'esigenza sperimentale di creare un nuovo
linguaggio; mostra i modelli (Il Malavoglia di Verga, Paesi tuoi di Pavese e Conversazione in Sicilia di
Vittorini) e sostiene, per quanto lo riguarda, di aver negato ogni intento documentario: la Resistenza del
protagonista è picaresca e fiabesca.

La crisi e il superamento del Neorealismo sono testimoniati dal saggio Il midollo del leone (1955) in cui
Calvino, pur accettando ancora l'ipotesi di una letteratura come educazione e impegno morale, respinge la
sua subordinazione a compiti documentari e a poetiche di partito.

Ne I saggi Il mare dell'oggettività (1959) e La sfida al labirinto (1962) Calvino crede ancora alla possibilità
di studiare la complessità senza farsene travolgere. In La sfida al labirinto, Calvino mette a fuoco
l'incapacità dell'uomo di tener testa alla nuova civiltà dell'industrializzazione: egli non ha "nè strumenti
sociali di direzione pubblica nè strumenti individuali di direzione privata".

Di fronte a tale difficoltà, secondo Calvino ciò che occorre è una "mappa del labirinto più partico-lareggiata
possibile", e il compito della letteratura sarà "trovare una via d'uscita: è una letteratura della sfida al labirinto
che vogliamo enucleare e distinguere dalla letteratura della resa al labirinto".

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 20 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

21. L'avvicinamento al postmoderno di Calvino


Nell'articolo Il romanzo come spettacolo (1970) questa posizione è già superata. Approdato alla semiologia,
ha sposato l'idea che l'universo linguistico abbia soppiantato e sostituito la realtà, e concepisce il romanzo
come un meccanismo chiuso in sè, che gioca artificialmente con le combinazioni possibili delle parole,
senza rimandare più a un esterno da riprodurre.

Nel corso degli anni Settanta la sfida al labirinto risulta ormai perduta, come dimostra l'Appendice a Una
pietra sopra (1980), in cui Calvino fa un bilancio della propria ricerca artistica prendendo le distanze dalla
fiducia del passato. Calvino non nasconde la sproporzione tra "la complessità del mondo e i miei mezzi
d'interpretazione". La frase "non darò più fiato alle trombe", di uno scritto del 1965, ora mi sembra che
possa servire a definire una tappa del mio percorso".

Calvino si avvicina qui al Postmoderno. I suoi temi sono: la sostituzione delle parole alle cose, a causa
dell'onnipervasività del linguaggio; il motivo del labirinto e della complessità; il nichilismo vissuto senza
drammi; la tendenza al gioco e all'ironia; la riscrittura; l'esaltazione della leggerezza.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 21 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

22. Le fasi del percorso letterario di Calvino


Per dare conto della varietà del percorso di Calvino è utile suddividere la sua attività in due periodi: dal 1945
e il 1964, e dal 1964 al 1985. D'altra parte ciascuno dei due periodi è divisibile in due diversi momenti: nel
primo si passa da una fase neorealistica a una ricerca aperta, in direzione realistica o fantastico-allegorica.
Anche il secondo periodo presenta due fasi diverse; una prima con un vivo interesse per le scienze; una
seconda con tendenze postmoderne.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 22 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

23. La fase neorealistica di Calvino


La fase neorealistica di Calvino comprende due libri, il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947) e Ultimo
viene il corvo (1949), trenta racconti comico-picareschi scritti fra il 1945 e il 1948, di argomento
resistenziale e sociale. Essi presentano insieme l'aspetto fantastico e realistico.

Nel romanzo Calvino sceglie come protagonista un ragazzo, Pin, e avvicinandosi al mito di Pavese. Pin, che
proviene dal sottoproletariato ed è fratello di prostituta, ha rubato una pistola a un tedesco e l'ha nascosta in
un luogo favoloso noto a lui solo, un sentiero dove fanno il nido i ragni.

Acciuffato dai tedeschi, riesce a evadere aiutato da un partigiano comunista, Lupo Rosso, e a congiungersi
con una banda di partigiani. Intanto la pistola è stata sottratta da un traditore, Pelle, che sta dalla parte dei
tedeschi e distrugge il luogo dei nidi di ragno. Quando Pin ritrova l'arma nella camera della sorella, capisce
che lei è diventata amante di Pelle e la rimprovera. Allo scrittore preme più il ritmo fantastico che la
documentazione di episodi della lotta resistenziale.

Per Scarpa, Calvino trasforma in fiaba il genere più grezzo degli anni quaranta: la testimonianza di guerra.
L'opera è un libro ruvido, acre di alcol e nicotina, che mostra il debito del primo Calvino verso Pavese. E
non è un caso che uno degli aggettivi più ricorrenti sia incomprensibile, parola destinata a futura memoria in
Calvino. Ma qui l'ambiguità dell'universo è priva di schemi e sfumature. Calvino non ha ancora imparato a
nascondere e filtrare parole e immagini-chiave.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 23 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

24. Le sperimentazioni di Calvino degli anni Cinquanta


Negli anni Cinquanta Calvino sperimenta strade nuove. Pur fedele a un impegno etico-politico, abbandona il
Neorealismo e tenta un Neosperimentalismo sulla strada di Officina. Gli elementi realistico e fantastico si
scindono: uno è quello fantastico-allegorico, ispirato ad Ariosto e Voltaire, l'altro quello sociale. Nel primo
rientra I nostri antenati, nel secondo La giornata di uno scrutatore.
I nostri antenati raccoglie i tre romanzi brevi Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il
cavaliere inesistente (1959), ambientati in epoche remote: rispettivamente, alla fine del Seicento, fra
Settecento e inizio Ottocento, nell'età di Carlo Magno.

Protagonisti sono creature bizzarre e irreali, con cui Calvino rappresenta allegoricamente certi aspetti della
condizione umana; la scissione dell'uomo contemporaneo (Il visconte dimezzato); la situazione
dell'intellettuale che si allontana dal mondo e che tuttavia non rinuncia a volerlo mi-gliorare (Il Barone
Rampante); la vita vuota e artificiale dell'uomo d'oggi (Il cavaliere inesistente).

Ne Il visconte dimezzato, il protagonista Medaldo di Terralba viene tagliato in due da una palla di cannone,
le due parti (quella buona, Buono e quella cattiva, Gramo) conducono un'esistenza indipendente e si
ricompongono solo in virtù dell'amore comune per la pastorella Pamela.

Ne Il Barone rampante, il barone Cosimo Piovasco di Rondò decide, a dodici anni, di salire sugli alberi e
non scendere più sulla terra: vive così dalla Rivoluzione francese alla Restaurazione in una posizione
estraniata che gli consente un atteggiamento critico. Ne Il cavaliere inesistente Agilulfo è amato da
Bradamante, amata a sua volta da Rambaldo, e si congiunge infine a lei.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 24 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

25. L'importanza de "Il barone rampante"


Il più riuscito dei tre è Il barone rampante, che affronta uno dei nodi della riflessione di Calvino: la
condizione intellettuale. Vivendo fra terra e cielo, il protagonista interpreta la vocazione elitaria: da un lato è
garanzia di conoscenza pura, dall'altro è l'alienazione per l'individuo che la vive.

In Viola e Cosimo, il barone rampante, ancora adolescente incontra Viola, la bambina bionda. L'idillio con
Viola ha una delicata cadenza poetica; il protagonista vive il suo primo intenso senti-mento dell'amore. In
Un'alba al campo, il Cavaliere inesistente, guerriero che ha anima ma non corpo e visibile solo in una
armatura, è avvicinato da Rambaldo. Quando Rambaldo domanda, con la sua logica di uomo, com'è quella
vita, egli ribatte domandando come sia l'esistenza umana.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 25 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

26. Il secondo filone narrativo di Calvino


L'altro filone narrativo ha un'ambientazione realistico-sociale. Tuttavia anche qui il vero tema centrale è
quello dell'intellettuale che osserva su di sè gli effetti del proprio incontro con la realtà. In La giornata di uno
scrutatore (1963), il protagonista, l'intellettuale Amerigo Ormea è scrutatore in un seggio elettorale di
Cottolengo, un istituto religioso dove sono ricoverati minorati fisici e mentali.

Durante la giornata al Cottolengo, Amerigo deve fare i conti con l'insensatezza della natura. Prima
dell'esperienza, infatti, Amerigo aveva cercato di sfidare la complessità del reale attraverso l'ideologia
marxista. Il drammatico impatto con il Cottolengo lo costringe a riflettere, fino alla "resa al labirinto" del
reale, che fa s" che lo scrutatore non cerchi di opporsi alle numerose irregolarità.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 26 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

27. L'approdo al fantastico


Il secondo periodo dell'attività letteraria di Calvino prende avvio da due libri di racconti, Le cosmicomiche
(1965) e Ti con zero (1967). E' un periodo di interesse per la teorie scientifiche relative alla nascita e alla
costituzione del cosmo. Mentre la fantascienza sviluppa le proprie storie nel futuro, Calvino le ambienta nel
passato e trasforma il normale in fantastico nell'intento di vivere anche il quotidiano nei termini più lontani
dalla nostra esperienza.

Le Cosmicomiche sono dodici racconti unificati dalla voce di un narratore, Qfwfq, che ha attraversato tutte
le fasi della vita del cosmo assumendo sempre forme diverse di vita. Ti con zero contiene ancora quattro
cosmicomiche e altri testi sulla riflessione scientifica. I due libri, con altri racconti, per un totale di 29, sono
stati pubblicati nel 1984 in Cosmicomiche vecchie e nuove.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 27 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

28. L'interesse di Calvino per la scrittura combinatoria


Mentre Calvino continua la sua interpretazione razionale di quella che si definisce genericamente realtà,
sempre più si accorge che la realtà stessa è segmentata in segni e codici, dipendenti dal linguaggio e sempre
ridefinibili, tanto che la sostanza ultima può sfuggire a ogni accertamento.

Calvino si avvicina cos" alla scrittura combinatoria, appresa a Parigi grazie a Queneau e il gruppo di letterati
dell'Oulipo. Per Calvino l'universo linguistico ha soppiantato la realtà: il romanzo è allora un meccanismo
che gioca artificialmente con le possibili combinazioni delle parole.

Il gioco combinatorio è al centro di Le città invisibili (1972), che si ispira al Milione di Marco Polo. In esso
resta aperto il confronto tra letteratura e realtà, fra la descrizione di città ipotetiche costruite da fantasia e
linguaggio e la consapevolezza che nondimeno esiste una società, un inferno che bisogna conoscere, giacchè
la menzogna non è nel discorso, è nelle cose. Si riapre così la possibilità di un discorso morale che sembra
annullata in Il castello dei destini incrociati (1973).

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 28 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

29. "Se una notte d'inverno un viaggiatore" e le ultime opere di


Calvino
L'ultima opera metanarrativa è il romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979). Più che di vero
romanzo si tratta di un metaromanzo, di un racconto che intende mettere in discussione i meccanismi stessi
della narrazione, affrontando la questione dei rapporti fra scrittore e lettore e, più in generale, il senso stesso
della scrittura. Il libro è formato da dodici capitoli e comprende dieci inizi di altrettanti romanzi. I loro titoli,
letti di seguito, formano poi un altro incipit romanzesco.

Sin dall'inizio si rivolge con il tu a un interlocutore, il lettore, immaginando che questi, comprata una copia
del romanzo di Calvino Se una notte d'inverno un viaggiatore, scopra, dopo le prime pagine, che il libro è
difettoso e si metta alla ricerca di una edizione integra dell'opera. In questa ricerca incontra in libreria una
lettrice, Ludmilla; ma i loro tentativi falliscono: s'imbattono solo in inizi di romanzi appartenenti a ogni
genere. Alla fine lettore e lettrice, tradizionalmente, si sposano.

Questa conclusione ironicamente divertita, l'apertura al romanzo di consumo e d'intrattenimento, mentre


spiegano il successo del romanzo, sono anche aspetti tipici del romanzo postmoderno. Calvino ci pone
dinanzi un mondo in cui le storie cominciano e non finiscono. La ricerca del romanzo compiuto fallisce, e
fallisce la ricerca di un significato da dare alla vita e al mondo.

Le ultime opere narrative di Calvino sono i racconti di Palomar (1983) e di Sotto il sole giaguaro. Palomar è
un'opera strutturata in tre parti di nove raccontini ciascuno, scritti in terza persona e uniti dal personaggio del
signor Palomar. Ogni volta Palomar osserva aspetti diversi della natura e della società, ora minutissimi (le
erbe di un prato), ora vastissimi e infiniti (il cielo stellato).

Palomar cerca la chiave per capire la realtà, per padroneggiare la complessità del mondo senza ricorrere a
schemi precostituiti di tipo ideologico o scientifico. Ma ogni osservazione è condizionata dai suoi strumenti
di percezione e dal sistema di segni di cui dispone, cosicchè nel mondo ritroviamo solo ciò che abbiamo
imparato a conoscere in noi. La conseguenza è radicale: bisognerebbe annullare l'io e, paradossalmente,
l'uomo dovrebbe imparare a essere morto.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 29 di 30


Domenico Valenza Sezione Appunti

30. Il conflitto delle interpretazioni su Calvino


Calvino è uno degli autori del nostro secolo più studiati e conosciuti all'estero, sia perchè la sua produzione
degli anni Sessanta si collega alla ricerche dell'avanguardia internazionale, sia perchè quella successiva
presenta aspetti tematici significativi della cultura postmoderna.

Controversa è la la discussione intorno al carattere postmodernista dell'ultimo Calvino: c'è chi vede in esso il
limite di Calvino (come fa Berardinelli) e chi invece vi scorge la sua attualità (come Ceserani, che peraltro
restringe il postmodernismo dello scrittore agli aspetti tematici).

C'è poi il problema di stabilire il valore artistico complessivo dell'opera calviniana. Asor Rosa tende a
trovare il punto di forza di Calvino nella funzione morale della sua scrittura, mentre Garboli, in un giudizio
più limitativo, vede una sostanziale immobilità della ricerca calviniana sempre caratterizzata dal gioco e dal
gusto di ordinare il reale in superficie, senza drammaticità.

Secondo Garboli, la scrittura di Calvino non è mai sprofondata nella realtà e non fa camminare il mondo: è
una scrittura che non si muove, indifferente all'evolversi della realtà. Questa scrittura può essere felice solo
del suo pulviscolo: dentro la sua custodia di cristallo, immune da quei batteri patogeni che sono gli odori e i
sapori del mondo.

La scrittura e l'interpretazione II Pagina 30 di 30


Indice
1. Biografia di Elio Vittorini 1
2. L'avvio della carriera letteraria di Vittorini 2
3. Le opere del dopoguerra di Vittorini 3
4. Biografia di Vasco Pratolini 4
5. Le opere di Vasco Pratolini 5
6. Le opere più rappresentative di Pratolini: "Il quartiere" e "Metello" 6
7. La critica di Salinari a Pratolini 7
8. Biografia di Natalia Ginzburg 8
9. Il capolavoro di Ginzburg "Lessico famigliare" 9
10. Biografia di Leonardo Sciascia 10
11. La prima fase della produzione narrativa di Sciascia 11
12. Il giorno della civetta 12
13. La seconda fase della produzione narrativa di Sciascia 13
14. Da Todo Modo a Candido 14
15. Biografia di Vincenzo Consolo 15
16. "Il sorriso dell'ignoto marinaio" di Consolo 16
17. Le opere successive di Vincenzo Consolo 17
18. La vita di Italo Calvino 18
19. Il trasferimento a Parigi di Calvino 19
20. La cultura e la poetica di Calvino 20
21. L'avvicinamento al postmoderno di Calvino 21
22. Le fasi del percorso letterario di Calvino 22
23. La fase neorealistica di Calvino 23
24. Le sperimentazioni di Calvino degli anni Cinquanta 24
25. L'importanza de "Il barone rampante" 25
26. Il secondo filone narrativo di Calvino 26
27. L'approdo al fantastico 27
28. L'interesse di Calvino per la scrittura combinatoria 28
29. "Se una notte d'inverno un viaggiatore" e le ultime opere di Calvino 29
30. Il conflitto delle interpretazioni su Calvino 30