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saggi: autori italiani d'america, nel libro Emigrazione abruzzese - 05:54,

27.3.2008
Lemigrazione abruzzese e la letteratura
di Giacomo DAngelo
La letteratura italiana e lemigrazione.
Gli scrittori abruzzesi e italoamericani e lemigrazione.
Scrittori di prima generazione. Pascal DAngelo, Francesco Ventresca.
La galassia anarchica. Carlo Tresca, Umberto Postiglione, Virgilia DAndrea, Luigi
Meta.
Scrittori di seconda generazione. Pietro Di Donato, John Fante.
Allombra della libert. Edoardo Corsi.
Il giornalista inascoltato. Beniamino De Ritis.
Lidealista della rivoluzione. Severino Di Giovanni.
Bibliografia.
Postilla memore.
1.1 La letteratura italiana e lemigrazione.
Fino agli anni Trenta la grande tragedia dellemigrazione, con anni di fame, di
sforzi, di incertezza, e di morti e sempre di umiliazioni (Giuseppe Prezzolini) non
ha interessato la letteratura italiana se non marginalmente: un fenomeno curioso
anche se imponente, brulicante di suggestioni folkloristiche, con risvolti retorici da
melodramma, ghettizzato nelle Little Italy, ma non pi di tanto, poco o quasi nulla
del suo corredo di drammi sociali, di lutti, di sacrifici, di lotte, di tensione verso
lemancipazione, di partecipazione alla storia dei paesi faticosamente ospitanti.
Sono rari i testi letterari ispirati dallItalian Diaspora. Nel 1880 Antonio Marazzi,
liberale e garibaldino, diplomatico a Malta, Tunisi e Buenos Aires, pubblica il
romanzo-feuilleton, Emigrati, unopera sociologicamente rilevante, quasi un
archetipo che fa di Marazzi un pioniere di tale letteratura. Nel 1883 Mario Rapisardi
compone Emigranti, appena uno scampolo dattenzione del fecondo poeta
catanese, feroce polemista verso Francesco Crispi e Giosue Carducci. Nel 1884
Ferdinando Fontana, esponente della seconda scapigliatura milanese,
collaboratore della Farfalla con Paolo Valera, commediografo dialettale, poeta
bizzarro, librettista dopera e doperetta, giornalista libertario, scrive New-York , un
reportage colorito e spietato verso le contraddizioni e gli aspetti negativi della New
York di fine Ottocento e sul destino degli emigrati: quello dei cenciaioli, degli
spazzaturai, ma anche dei primi commercianti, con notazioni razzistiche quando
scrive della razza pi eletta dellumanit -quella italiana-, costretta a lustrare le
scarpe al negro, appartenente a una delle razze meno atte alle concezioni nobili
e grandi, pi refrattarie, anzi, ad ogni incremento di progresso civile. Nel 1888 il
meridionalista Francesco Saverio Nitti, futuro presidente del Consiglio, scrive il
saggio Lemigrazione italiana ed i suoi avversari. Nel 1892 esce a Milano Un
Italiano in America di Adolfo Rossi, emigrato per scelta di vita a New York,
divenuto redattore de Il Progresso Italo-Americano, poi al rientro in Italia
collaboratore de Il Messaggero e del Corriere della Sera e componente del

Commissariato per lEmigrazione su invito del governo italiano. Nel 1896 il poeta
Berto Barbarani pubblica la poesia in dialetto veronese, I va in Merica. Pi ricco il
taccuino di titoli sullemigrazione di Edmondo De Amicis che, dopo la poesia Gli
emigranti (1881), il racconto Dagli Appennini alle Ande nel libro Cuore, da un
viaggio su una nave carica di 1600 emigranti, diretti in Uruguay e in Argentina,
ricav Sulloceano (1889), In America (1897). Sulloceano, il solo romanzo italiano
che affronti il tema dellemigrazione , fu un successo di ristampe dopo il trionfo di
Cuore (trecento edizioni in diciotto anni), ebbe lettori entusiasti, da Filippo Turati
che in carcere lo alternava ai romanzi di Hugo e di Zola, a Benito Mussolini che lo
defin un libro completo. In quel periodo allestero il De Amicis era conosciuto pi
di Verga e di DAnnunzio, apprezzato da Fogazzaro e Giacosa, mentre Enrico
Nencioni scomodava i nomi di Heine, Coleridge, Hugo, Byron: soltanto Carducci
storceva snobisticamente il naso (Edmondo da i languori/ il capitan cortese) e
Benedetto Croce pi tiepidamente lo considerava laedo delle lettere oneste. La
succitata affermazione di Folco Portinari sar giudicata perentoria e non
accettabile da Francesco De Nicola (introduzione a Sulloceano, Mondadori,
Milano 2004). Nel 1898 va in libreria un ponderoso libro di 438 pagine, LEuropa
alla conquista dellAmerica Latina, piuttosto approssimativo nella geografia e
nellortografia (vi si parla di ciociari dellAbbruzzo), del giornalista veneto
Ferruccio Mcola, che uccise in duello Felice Cavallotti e mor suicida. Nello stesso
anno Giuseppe Giacosa d alle stampe Impressioni dAmerica, che alterna
galanterie ditirambiche per le donne americane e rappresentazioni accascianti
degli italiani: Dal vestire, al cibare, allalloggiare, la plebe italiana di New York e di
Chicago d spettacolo di una cos supina rassegnazione alla miseria, di una
indifferenza cos cinica rispetto ai beni e ai godimenti della vita, che ha solo
riscontro, in peggior grado, diciamolo, nei cinesi. Nel 1899 LAmerica Vittoriosa di
Ugo Ojetti, anchesso critico della civilt americana. Dei grandi artisti di fine 800
soltanto Giovanni Pascoli, in coerenza con il suo giovanile socialismo umanitario,
si occup degli emigrati: dal discorso La grande proletaria si mossa a Italy (Primi
poemetti), a Pietole (Nuovi poemetti). Nel 1911 America vissuta della scrittrice
fiorentina Amy Allemand Bernardy, lettrice di italiano allo Smith College di
Northampton, la sola italiana di quel tempo -secondo Prezzolini- che si accorse
del fenomeno dellemigrazione italiana, di cui non avevano coscienza allora che
pochi giornalisti, pochissimi parlamentari. Sulla scia del Pascoli poesie di
Severino Ferrari, di Ada Negri (la maestrina di Lodi amica di Turati e di Mussolini),
di Dino Campana che era emigrato in Argentina e in Uruguay. Alcune novelle di
Luigi Pirandello, Luigi Capuana con il romanzo Gli americani di Rbbato (1909).
Labruzzese Nicola Moscardelli si ispira per la sua poesia Emigranti ai compaesani
della natia Ofena , che vedeva partire per terre lontane. Nel 28 Emigranti di
Francesco Perri, America primo amore (1935) di Mario Soldati, Peccato originale
(1954) e Biglietto di terza (1958) del molisano Giose Rimanelli, deciso a tornare in
Italia (prima che lottobre finisca e lultima foglia sar caduta dagli alberi, io
riprender il mare per lEuropa lepilogo di Biglietto di terza) ma poi rester,
dividendosi tra Canada e Stati Uniti, Noi lazzaroni di Saverio Strati (1970), I quattro
camminanti. Stampa depoca (1991) di Rodolfo Di Blasio, i racconti Di corno o
doro (1993) e laffresco struggente Quando Dio ballava il tango (2002) di Laura
Pariani, Ninna nanna del lupo (1995) di Silvana Grasso, Parenti lontani (2000) di

Gaetano Cappelli, il bellissimo Vita di Melania Mazzucco (2003), Pane amaro di


Elena Giannini Belotti (Rizzoli 2006).
Lelenco fino agli anni trenta il meno possibile lacunoso, poi soltanto indicativo.
Per motivi di spazio rimangono fuori libri importanti di scrittori e giornalisti famosi
(Guido Piovene, Ennio Flaiano, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Goffredo Parise,
Mario Rigoni Stern, Aldo Rosselli, Giuseppe Antonio Borgese, Paolo Milano, Luigi
Barzini jr., Manlio Cancogni, ecc.), che sono tuttora reperibili in libreria.
1.2 Gli scrittori abruzzesi e italoamericani e lemigrazione.
La produzione letteraria degli emigranti italiani in tutto il mondo si concentra in
pochi paesi: pi precisamente, per le conoscenze finora raggiunte, stata
espressa in prevalenza dagli italiani giunti negli Stati Uniti. Ma fino agli anni 40 del
900 le notizie che si avevano degli scrittori italoamericani erano frammentarie,
circoscritte ai lettori di alcune riviste di taglio letterario e frondiste verso il regime
(Omnibus di Leo Longanesi, che vive dal 37 al 39, Oggi di Mario Pannunzio e
di Arrigo Benedetti, dal 37 al 42), diffuse da Elio Vittorini con la sua antologia
Americana e da editori come Bompiani con best sellers doltreoceano (Cristo fra i
muratori di Pietro Di Donato). Soltanto Giuseppe Prezzolini, nelle sue
corrispondenze dallAmerica per vari giornali, poi confluite in libri che resistono al
tempo (ripescati parzialmente da editori meno distratti), aveva fornito con
puntualit certosina e con ricchezza di dati uninformazione molecolare, sia pure
con riserve critiche spesso ingenerose e con venature classiste. Prezzolini ha
svolto un ruolo di apripista, di pioniere, di avvertito mediatore culturale tra gli Stati
Uniti e lItalia e negli anni 30 guider la Casa italiana della Columbia University con
iniziative culturali ed educative che attenuano lattivit di propaganda e di
mobilitazione ideologica, anche se con la preoccupazione costante di evitare
conflitti aperti con il governo americano nei momenti di maggior tensione provocati
dallespansionismo- ad esempio, in occasione della guerra dEtiopia . Laltro
traghettatore della cultura americana in Italia, Emilio Cecchi, pontefice della critica
letteraria con Pietro Pancrazi dalla terza pagina del Corriere della Sera, nel suo
resoconto per molti versi illuminante di America amara (1939) aveva dimenticato i
connazionali e in Scrittori inglesi e americani (nel 35 la prima edizione, nel 62
quella definitiva) era stato severo con scrittori come John Fante e Arturo
Giovannitti.
Anche gli inviati dei grandi quotidiani (Gian Gaspare Napolitano, Luigi Barzini jr,
Guido Piovene, Luigi Barolini, Carlo Linati, labruzzese Ermanno Amicucci, recatosi
a New York per studiare le nuove tecniche del giornalismo, che applic come
direttore della Gazzetta del Popolo di Torino, trasformandolo nel pi moderno
dei quotidiani italiani negli anni 30) avevano ignorato la letteratura italoamericana,
pur scavando coloristicamente nellunderworld e nel folklore delle Little Italy, ma va
ricordato che negli anni del fascismo la politica del regime orientava e
condizionava uninformazione dimidiata e nel secondo dopoguerra i giornali di
sinistra non avevano corrispondenti negli USA per la legge Mc Carran che vietava
lingresso ai filocomunisti o presunti tali: lUnit, quotidiano del Partito Comunista
Italiano, soltanto verso gli anni 80 apr una sede a New York con Alberto
Jacoviello, il primo giornalista comunista occidentale ad avere il visto dingresso.
Nellultimo trentennio il silenzio sulla grandiosa ma non conosciuta epopea

dellemigrazione italiana si diradato per merito di vari studiosi, ma soprattutto per


un grande evento letterario: la pubblicazione dei due volumi di Italoamericana
dellamericanista Francesco Durante , unopera che ha richiesto nove anni di
ricerche nelle sedi pi ufficiali, in una settantina di biblioteche piccole e grandi, in
fondi privati, dove lautore ha dovuto fronteggiare una miniera di materiali di
faticosissima consultabilit, largamente inediti, dispersi qua e l, trascurati e
snobbati dagli studiosi, estremamente vari per livelli, registri, contesti storici e
ambientali, convivendo con la polvere, le muffe, i giornali che si sbriciolavano tra
le mani e i topi, critici rodenti, come sapeva Karl Marx. Quando nel 2001 uscito il
primo volume dellopera di Durante, Robert Viscusi, docente di letteratura
americana allUniversit di New York e presidente dellAssociazione degli scrittori
italoamericani, lo ha salutato come una bomba atomica nel campo degli studi
italoamericani.
La presenza abruzzese nel panorama italoamericano, cospicua per autori e per
testi, attraversa le fasi fatidiche e i passaggi generazionali dellemigrazione dagli
scrittori genericamente etichettati come ethnic writers, e dunque classificati come
autori di sottoprodotti letterari, vicari alla produzione egemonica del paese in cui
furono pensati e scritti agli scrittori che appartengono alla letteratura americana
per scelta linguistica e per modelli o referenti letterari, come scrive Claudio Gorlier
a proposito di John Fante e di Don De Lillo, dorigine molisana. Resta comune agli
scrittori di prima e di seconda generazione il tema dellemarginazione, pi acuto
nei primi, smarriti nel contatto con una civilt che frappone ostacoli linguistici e
sociali, ancorati al ricordo della propria terra e insieme ansiosi di integrarsi alla
nuova in cui vivono, ma non meno lacerante in quelli di seconda generazione, per i
quali questo senso di fedelt accompagnato da un conflittuale desiderio di
americanizzazioneun desiderio di fondersi in quel melting pot che annulla le
differenze e che rende tutti -almeno idealmente- americani allo stesso modo . Ma
il tasso di abruzzesit pi alto caratterizza gli scrittori anarchici, che da soli
restituiscono una temperie di storia e di leggenda, meritevole di un libro a parte (in
gran misura gi delineato con scelte preziose da Francesco Durante). La battaglia
antifascista, negli anni in cui lamministrazione americana accordava una larga
tolleranza alle organizzazioni e alla stampa filofascista (Il Grido della Stirpe, Il
Carroccio, Giovinezza, Il Progresso italo-americano di Generoso Pope, Il
Corriere dAmerica diretto da Luigi Barzini, Il Bollettino della sera), era sostenuta
da giornali socialisti (Il Lavoratore, Il Nuovo Mondo diretto da Vincenzo Vacirca,
La parola del popolo) e anarchici (Germinal, Emancipazione, Il Martello,
LAdunata dei refrattari), in cui Carlo Tresca ha un ruolo di protagonista, insieme
con i corregionali (Postiglione, DAndrea, Meta). certamente arduo riordinare la
sterminata colluvie di articoli e saggi degli scrittori libertari, ma unantologia degli
scritti pi significativi potrebbe costituire uno strumento importante per conoscere
un periodo storico, per lo pi ignorato, rimosso o disperso nella nebbia delle
interpretazioni ideologiche e propagandistiche.
1.3 Scrittori di prima generazione.
Pascal DAngelo.
Slanci e scelte comuni si ravvisano nel percorso artistico, nelleducazione
sentimentale di Pascal DAngelo e di Francesco Ventresca, due nativi di

Introdacqua, la cui vita inizialmente richiama il Martin Eden di Jack London, anche
se DAngelo visse drammaticamente e mor quando forse poteva assaporare la
sua sofferta integrazione.
Chi rivel agli italiani Pascal DAngelo fu Giuseppe Prezzolini, instancabile
esploratore della italoamericanit, che in una corrispondenza del 34 (raccolta in
America in pantofole , con quelle inviate dal 45, quando divenne collaboratore de
Il Tempo, quotidiano romano fondato e diretto da Renato Angiolillo), si occup di
alcuni scrittori italiani di origine italiana: Emanuel Carnevali, Pascal DAngelo,
Michele Allinari, Antonio Calitri, Angelo Patri, Edoardo Corsi, Silvio Villa, Luigi
Forgione, Garibaldi M. La polla, Pascal DAngelo -scrive Prezzolini- fu scoperto in
un concorso di poesia dal pi famoso dei critici americani, Carlo Van Doren. Era un
semplice manovale, abituato a lavorar col piccone e colla pala, al quale una
biblioteca locale aveva rivelato gusto per la parola (studiava sul dizionario inglese
e si divertiva poi a sbalordire i compagni americani) e per le immagini . proprio
Carlo van Doren, nella prefazione a Son of Italy di DAngelo, a narrare che fu
raggiunto alla redazione di The Nation, di cui era redattore, da una lettera, un
grido disperato che infranse il suo scetticismo e lo spinse a scrivere: Dagli
altipiani abruzzesi non arrivato un altro bracciante, n un altro imprenditore e
nemmeno un ennesimo uomo politico, bens uno di quei figli di Ovidio della cui
fama risplende ancora lantica Sulmona .
Pascal DAngelo emigra sedicenne con il padre pastore e contadino dal suo paese
(il villaggio dove sono nato il 20 gennaio del 1894 un gruzzolo di case di pietra a
poca distanza da Introdacqua e non lontano dalle antiche mura di Sulmona)
perch lAmerica lunica via duscita ai ricchi latifondisti, allincubo della siccit e
alla minaccia della carestia. LAbruzzo magico e povero rester il suo paysage
dme, il centro del suo mondo onirico-sentimentale: Noi gente delle alture
abruzzesi apparteniamo ad unaltra gena. Gli abitanti delle pianeggianti distese di
Lazio e Puglia, mete invernali delle nostre transumanze, ci considerano poeti e
veggenti. Crediamo nei sogni. Le nostre strade sono popolate da esseri strani la
cui esistenza -noi siamo convinti- vacilla tra realt e fantasia. Abbiamo uomini in
grado di predire il futuro e vecchie indovine senza tempo che custodiscono i
segreti della montagna e, salvo il malocchio, sanno curare qualunque male
mormorando versi . Ma lAmerica non una scelta n per i DAngelo di
Introdacqua n per i milioni di italiani, soprattutto delle regioni meridionali, da cui
prendeva avvio lesodo biblico degli emigranti ai primi del 900, che si ripartiva in
due rami: Chi aveva pi denari andava nellAmerica Latina, perch l le
prospettive economiche erano migliori, pi facili la lingua e lambientazione,
maggiore il numero dei compaesaniChi aveva poco denaro andava negli Stati
Uniti, perch il biglietto costava meno, perch era pi facile trovare lavoro
nellindustria- e questo voleva dire denaro subito, paga settimanale .
Nellunico libro lasciatoci (con alcune poesie pubblicate in riviste varie), Pascal
DAngelo snoda la sua autobiografia, dai ricordi dellinfanzia in Abruzzo alle
traversie dei suoi sfortunati e massacranti lavori in America, alla conquista
dellinglese da fantasioso autodidatta (Un giorno mi comprai un piccolo Webster di seconda mano, se non di terza- tutto consunto, per un quarto di dollaro. Tuttavia
per quel prezzo credevo di aver trovato un tesoro. Cominciai a impararmelo a
memoria), alle prime spiritosaggini in inglese con cui si confrontava con altri

operai, alla sua ostinata e dolente odissea di aspirante scrittore, che ha


sorprendenti consonanze con Fiorir laspidistra di George Orwell.
Nello scritto innanzi citato di Luigi Fontanella, docente della State University di
New York e direttore della rivista di poesia Gradiva, il caso letterario di Pascal
DAngelo (e di John Ciardi) rientra in un fenomeno di sociologia, quasi di
letteratura aggiunta, che, piuttosto che essere considerata naturale
componente del plurilinguismo espressivo americano, stata spesso svilita o vista
con occhio discriminante, bench ben camuffato dietro una benevola disposizione
da parte dellestablishment letterario nord-americano. Si sarebbe prodotta
unautoghettizzazione letteraria, perch questi scrittori espatriati hanno fatto quasi
esclusivo oggetto letterario delle loro opere la propria biografia di emigrati
diseredati.
Il libro di Pascal DAngelo viene pubblicato nel 1924, lo recensiscono critici di
importanti giornali (New York Book Review, Saturday Review of Literature,
New York Evening Post) e lautore sar cooptato nelle letture in pubblico di
Sinclair Lewis, premiato col Nobel nel 30: divertir il pubblico con i suoi
blatherskite, giochi di parole nonsensical tra slang e idiomi inventati, alla
maniera dei futuristi o, perch no? della lingua transmentale di Chlbnikov. Son
of Italy nella rappresentazione dellAmerica della grande depressione anticipa di 15
anni Furore di John Steinbeck.
finalmente il successo, ma Pascal DAngelo, mite e idealista com, non sapr
approfittare (L. Fontanella). Morir solo e povero a New York nel 1932, a 38 anni.

Francesco Ventresca.
Il suo compaesano, Francesco Ventresca, sembra posseduto dal demone del
poliglottismo, ansioso di misurarsi con la biblica babele per opporle non un
linguaggio universale, un volapk ecumenico, ma la conoscenza di tutte le lingue
umane. Un cittadino del mondo che tenta non solo metaforicamente di annullare i
confini della comunicazione fra gli uomini. Pur provenendo da una famiglia
numerosa e non benestante, emigr a 19 anni, sbarcando a New York in un
fatidico 1 maggio 1891, spinto non dal bisogno ma dal suo icarismo di ulisside.
Lincipit della sua vita nova americana (la citazione dantesca il titolo del terzo
capitolo delle sue Personal Reminiscences) fu lacquisto di una grammatica
inglese -come Pascal DAngelo per il dizionario-, poi liscrizione alla Northern
Indiana Normal School, il ritorno in Italia, il grand tour per le citt darte, Parigi,
dove visse facendo vari mestieri, la Germania, luniversit di Friburgo per quattro
anni come docente di tedesco, il ritorno in America, la laurea a Chicago. Fu quindi
insegnante di lingue moderne in varie scuole e interprete presso i dipartimenti della
Marina, della Guerra e del Tesoro degli Stati Uniti, a conferma della
considerazione pubblica raggiunta. Intraprese anche studi di filologia romanza e
germanica e fu Professore emerito di Lingue europee. Nel 1937 scrisse la sua
autobiografia, Personal Reminiscences of a Naturalized American, dove si legge:
Da quel momento in poi io non vivevo pi con i miei compatrioti che col corpo, ma
non col cuore e con la mente. Mentre essi chiacchieravano e giocavano e qualche
volta bestemmiavano, io ero intento a legger le mie lezioni dinglese ad alta voce e
a consultare nel dizionario le definizioni delle parole. I miei conterranei mi

guardavano e mi guardavano e alla fine uno disse: Cecco, se tu continui a quel


modo, diventi presto pazzo. La predizione non mi spavent. E continuai a
leggere e leggere (traduzione di Giuseppe Prezzolini). Secondo Marilena
Giammarco e Francesco Durante, forse fu lesempio del compaesano DAngelo ad
indurre Ventresca a scrivere il racconto della sua esistenza.
I due emigranti di Introdacqua, il figlio dItalia e linesausto globe trotter,
rappresentano al di l del valore e della novit delle loro memorie un simbolo di
abruzzesit, la dove sintenda con tale categoria o tipicit una concezione alta,
quasi religiosa dellesistenza, un senso profondo del dovere, un afflato verso la
societ, una proiezione della missione(Bestimmung) del dotto, lo stigma di un
popolo che non entr mai nei libri paga della mafia o di organizzazioni criminali, n
rimase coinvolto in episodi di violenza familista o di clan. Alla domanda sulla forte
presenza abruzzese e molisana nella sua Italoamericana, Francesco Durante, in
unintervista su un quotidiano abruzzese , ha risposto: Come mai non me lo so
spiegare in termini razionali, la mia ipotesi che lAbruzzo e il Molise, pur essendo
due delle regioni pi eccentriche rispetto alla cultura meridionale erano anche
quelle che avevano unidentit pi forte. Non voglio dire che erano pi svegli degli
altri italiani. Ma sono regioni pi serie delle altre del sud. Insomma sono sempre
stati considerati un po i polentoni del sud, gente quadrata, abituata a lavorare
duramente. Laffermazione di Durante richiama quella del famoso scrittore e
giornalista sportivo, Gianni Brera, lombardo di San Zenone Po, secondo cui gli
abruzzesi assomigliano ai lombardi: un po ciula, ma onesti e gran lavoratori.
Escludeva dalla sua classifica il Vate di Pescara, che per infaticabile lo era,
capace di rimanere nella sua officina fino a dodici ore filate, in questo simile ad
abruzzesi illustri, noti anche come infaticabili stakanovisti: Benedetto Croce,
Raffaele Mattioli, il banchiere-umanista di Vasto, don Giovanni Minozzi, fondatore
delle Case del Soldato, Cesare De Lollis, filologo insigne, Edoardo Corsi.

1.4 La galassia libertaria (Carlo Tresca, Umberto Postiglione, Luigi Meta, Virgilia
DAndrea).
Gli italoamericani furono soprattutto grafomani, graforroici, smisurati nelluso della
scrittura come mezzo espressivo. Scrivere fu un necessit di massa, una seconda
natura, un vizio blandito e ostentato, tra le pratiche pi coltivate, le direzioni pi
eclettiche e gli sperimentalismi pi fantasiosi. Lesito non poteva che produrre una
stupefacente fioritura di giornali coloniali (almeno 500 quelli anarchici tra il 1870
e il 1940, di cui 100 quelli italiani, tra i pi attivi, la tiratura era a volte di poche
centinaia di copie, pi spesso di migliaia), centinaia di poeti, veri e propri fenomeni
di fertilit produttiva, come ad es. il lucchese Bernardino Ciambelli, fabbricante di
romanzi popolari -ha scritto Giuseppe Prezzolini- tipo Carolina Invernizio, una
specie di Omero americano , un monstrum di facilit scrittoria alla Orio Vergani e
alla Honor de Balzac messi assieme: era capace di buttar gi in una nottata,
dalla prima allultima scena, un drammone di cinque atti, di scrivere un intero
romanzo dei pi sensazionali o di riempire di materiale freschissimo tutte le
colonne di un giornale di otto pagine, come scrisse Adolfo Bosi nel 1925 in
Cinquantanni di vita italiana in America. Prezzolini inoltre racconta che Ciambelli
lavorava sera per sera, e dimenticandosi talora di aver fatto morire un suo eroe il

mese prima, veniva assalito da epistole dei suoi numerosi lettori, e doveva poi
riparare con qualche straordinaria trovata di colore pseudo scientifico o con
qualche toppa miracolosa . Tra i pi fluviali, perch necessitati da motivi di
militanza ideologica e di attivit politica, gli anarchici, i socialisti, gli antifascisti, i
sostenitori del governo di Mussolini. Francesco Durante nel suo fondamentale
Italoamericana, volume secondo, che ha il merito di aver fatto emergere una
messe sterminata di materiali, li ha raggruppati in una avvincente sezione, la pi
gremita di personalit e di relazioni umane, che rappresenta un libro nel libro, uno
scavo quasi archeologico della storia del movimento anarchico italoamericano
negli USA, particolarmente significativa perch interessava un mondo a parte, una
societ separata e sostanzialmente alternativa al resto delle altre comunit degli
immigrati, con riti e costumi e valori da unique subculture, come ha scritto
Nunzio Pernicone, lo studioso pi agguerrito dellanarchismo italoamericano. Nella
milizia anarchica italoamericana, soprattutto negli anni che vanno dalla fine 800 al
processo di Sacco e Vanzetti del 1927, confluiscono attese millenaristiche, tentativi
di costruzione di una vita diversa, il rifiuto del potere statale e politico e sindacale,
lantiautoritarismo, lateismo, il distacco dai miti marxisti e leninisti, lattesa
rivoluzionaria della palingenesi, la fede nelluomo nuovo. Nellincandescente
laboratorio di pensiero, di operosit, di riflessione critica e di slancio ideale si
distinguevano, secondo Paul Avrich, grande storico dellanarchia (autore anche di
Anarchist voices, 200 interviste ad anarchici di tutto il mondo), quattro filoni
ideologici: gli anarco-comunisti o galleanisti, con esponenti come Luigi Galleani,
la pi importante (con Tresca) personalit del movimento anarchico italiano negli
Stati Uniti , Sacco, Vanzetti, oppositori dellidea statale e della propriet privata;
gli anarco-sindacalisti, disposti a collaborare con il sindacato, con Carlo Tresca
come rappresentante pi seguito; gli anarco-individualisti, nichilisti (un loro giornale
era Nihil), fautori dellimpresa solitaria; gli anarchici che si rifacevano alle idee di
Errico Malatesta, il pi popolare dei cavalieri erranti, per usare le parole di Pietro
Gori nella sua celebre canzone Addio Lugano bella.
Carlo Tresca.
Il personaggio che sovraltri come aquila vola, leroe romantico pi alonato di
mito, la leggenda vivente si incarn in Carlo Tresca. John Dos Passos, il grande
scrittore americano, che nel romanzo Millenovecentodiciannove aveva maltrattato
lItalia, conosciuta da soldato nella Grande Guerra con Hemingway e la gang
letteraria degli ex studenti dellUniversit di Harvard , non solo dichiarer la sua
ammirazione per la nuova spregiudicata mentalit italiana quale la incarnava ai
suoi occhi lanarchico Carlo Tresca, ma, a Glauco Cambon, suo traduttore
italiano, diceva in uno scambio epistolare che nel romanzo, La riscoperta
dellAmerica , si era ispirato a Carlo Tresca per la figura di Nick Pignatelli, cos
come il processo dei due anarchici Sabatini adombrava quello di Sacco e Vanzetti.
Tresca fu una santabarbara di istinti ribelli, un vulcano di passioni libertarie, un
polemista implacabile che non aveva timore di nessuno, nemico del barsottismo
(ossia la difesa dellitalianit e la cura dei propri interessi, secondo la filosofia e la
pratica coloniali di Carlo Barsotti, fondatore del quotidiano Il Progresso ItaloAmericano, un organo di promozione smaccata della persona e degli interessi
economici del proprietario), irridente con i potenti e anticonformista con i compagni

di lotta, avverso a tutte le dittature e ai doppiogiochisti, che si divideva tra uno


sciopero e un arresto, duro anche con gli ex compagni come Domenico Trombetta,
ex anarchico, fondatore di un giornale filofascista, Il Grido della Stirpe (che
Tresca ribattezz in Grido della Trippa). Un personaggio di straordinaria forza
morale, dotato di una incontenibile carica vitale, disinteressato e battagliero come
pochi, a rischio dellisolamento, libero dai ceppi delle ideologie e delle religioni,
immune da settarismi, un ribelle senza uniforme (Max Nomad), un leader
naturale capace di mobilitare masse di operai, un giornalista radical che con Il
Martello -da lui fondato- seppe indirizzare i lavoratori italoamericani verso la
militanza sindacale. Una straordinaria figura che ha trovato una biografa
splendida (Martino Marazzi) in Dorothy Gallagher, che nel 1988 ha scritto All the
Right Enemies. The Life and Murder of CarloTresca, non ancora tradotta in
italiano, e la storica Elisabetta Vezzosi con la relazione, Carlo Tresca tra mito e
realt a 50 anni dalla morte, tenuta a Sulmona nella Giornata della memoria, il 20
maggio 1994. Oltre che nel romanzo succitato di John Dos Passos, Tresca entra in
altri due romanzi: in Night Search (Ricerca nella notte, 1965) del suo amico Jerre
Mangione, dove Paolo Polizzi, il protagonista, e in The Grand Street Collector di
Joseph Arleo (1975).
Lautobiografia di Carlo Tresca, a lungo inedita, ha avuto un itinerario
rocambolesco come la vita del suo autore, anche se era possibile consultarla come
dattiloscritto (il manoscritto fu sequestrato dalla polizia) nella New York Public
Library, poi stata pubblicata nel 2003 a New York e nel 2006 in Italia, con
introduzione e note di Nunzio Pernicone, in una costosa e scadente edizione, la cui
stupefacente sciatteria grafica e tipografica ha lasciato di stucco qualche
studioso come Martino Marazzi . Ispirata o dettata da Tresca, che non aveva una
padronanza dellinglese (fluente ed efficace nei comizi, risentiva della mancanza di
basi nello scritto), lautobiografia fu scritta da Max Nomad, che per suo conto ha
abbozzato una biografia (Carlo Tresca. Rebel without Uniform, 1951), il cui
dattiloscritto giace per ora nel buio di un sottoscala della Facolt di Magistero
dellUniversit di Firenze.
Lautobiografia si limita alla prima parte della vita di Tresca: linfanzia e
ladolescenza a Sulmona (dove era nato il 9 marzo 1879), il suo tentativo di
seguire le Camicie Rosse di Ricciotti Garibaldi in Grecia, ostacolato dalla madre
(che era solita dire: Carluccio! Che ragazzo scaltro e discolo! Non so se gli voglio
tanto bene perch cos discolo o perch cos scaltro!), il seme della rivolta
verso la severit del padre, gli scherzi a scuola da enfant terrible (cos intitola un
capitolo), il precoce dongiovannismo sperimentato con la baronessina
Alessandrina Sardi, la rovina finanziaria del padre, la Scuola Tecnica e la rinuncia
alluniversit, il sindacato dei ferrovieri, liscrizione al Partito Socialista, le prime
battaglie politiche a favore dei contadini, la rivalit con Filippo Corsi, deputato
repubblicano, padre di Edoardo, che Tresca conoscer in America. I primi discorsi,
la bocciatura per motivi politici al concorso truccato, la direzione del giornale
socialista Il Germe, in cui non risparmia critiche ai notabili politici e al clero
sulmonesi, il primo arresto, le prime condanne per diffamazione continua e
aggravata a mezzo stampa. Poi Milano, la Svizzera, dove conosce Mussolini a
quel tempo ancora socialista e ateo, che lo accusa di non essere sufficientemente
pervaso di spirito rivoluzionario. Emigra negli Stati Uniti dove raggiunge il fratello

Ettore, dirige lorgano socialista Il Proletario, decide di affiliarsi agli Industrial


Workers Of The World (I.W.W.), fonda due giornali (La Voce del Popolo, La
Plebe), sui quali attacca le agenzie di collocamento, trappole per lavoratori
ignoranti. I suoi articoli polemici inducono il Governo Italiano a istituire a New
York una libera agenzia di collocamento, sotto la supervisione e la guida di un
funzionario molto abile e coscienzioso. Altro suo bersaglio la tratta delle
bianche, traffico rivoltante e criminale in cui interessato Carlo Barsotti, direttore
del Progresso Italo-Americano e banchiere, proprietario di un bordello situato
nella parte pi bassa della Bowery a New York, naturalmente egli era anche
membro della chiesa locale, attivo e intraprendente promotore di missioni religiose
e di opere di carit. La sua bestia nera erano i prominenti, la camorra
coloniale, il clero cattolico e i Reali Consoli Italiani, rappresentanti del governo
italiano, di norma sanguisughe sempre a caccia di sangue fresco, esigendo tasse
esorbitanti, vendendo a vario prezzo le esenzioni dal servizio militare in Italia e
divorando qualunque somma fosse depositata presso di loro quale risarcimento
per la morte di un parente nellesplosione di una miniera e per incidenti in genere.
Non erano diversi dalle iene. Ma ai grandi scioperi che dedica tempo, passione
e impegno politico. Nel 1912, a Lawrence, nel Massachussets, sciopero generale
(una pietra angolare nella storia sindacale americana) gestito dagli I.W.W. e
guidato da due agitatori italiani: Joseph J. Ettor e Arturo Giovannitti, molisano,
poeta. In quelloccasione viene sfregiato al volto e conosce Elizabeth Gurley Flynn,
organizzatrice dellI.W.W., la Giovanna dArco dAmerica, con cui intesse una
storia damore, leggendo Le vergini delle rocce di DAnnunzio, che con Silone era
tra gli autori prediletti da Tresca (andrebbe analizzata linfluenza su Tresca e altri
agitatori di DAnnunzio, stimato da Lenin come rivoluzionario e rappresentato dalla
studiosa del futurismo, Claudia Salaris, quale anticipatore di tutte le avanguardie
del secolo breve ). Ma delle sue esperienze sentimentali nemmeno un cenno:
Tresca nel suo memoir non parla nemmeno della moglie Helga, della figlia
Beatrice, di Margaret De Silver, la compagna dei suoi ultimi anni. Nel 1913
sciopero dei tessili a Paterson, nel New Jersey. Nel 1916 sciopero nelle miniere di
ferro del Mesata Range, nel Minnesota. Tresca sempre in prima fila, ubiquo e
instancabile, preso di mira dalla violenza sistematica della polizia (arrestato e
condannato 36 volte) e dalle fucilate dei Black Cossacks della Pennsylvania.
Nellautobiografia ricorda lincontro con John Reed, che sar famoso per il
resoconto della Rivoluzione bolscevica, I Dieci Giorni che sconvolsero il Mondo
(1917), e con John Terraciano, un contadino di Sulmona, un tempo con lui a sfilare
con le bandiere rosse, ora, benestante in America, con idee politiche diverse,
desideroso solo di rivedere il suo Carluccio.
Lautobiografia di Tresca sinterrompe al 17. Nello stesso anno fonda Il Martello,
su cui sostiene la causa di liberazione di Sacco e Vanzetti, dividendo con
LAdunata dei Refrattari di Luigi Galleani il favore degli anarchici italoamericani:
ha come collaboratori il disegnatore Giuseppe Scalarini dellAvanti!, Upton
Sinclair, Paolo Valera, Ignazio Silone, Mario Mariani, Ernesto Valentini. Sul
giornale attacca i Savoia, il Vaticano, ma soprattutto il fascismo: le camicie nere
spesso visitavano con delicatezza squadristica la redazione, ricambiate dalle
azioni di disturbo di Tresca e altri militanti dellantifascismo nelle adunate della
Fascist League of North America.

Un pittoresco ritratto di Tresca lo ha schizzato Giuseppe Fiori : Le sue grandi


passioni erano: stuzzicare i preti, deridere i fascisti, ingurgitare spaghetti,
tracannare vino e cambiare spesso lamante. Si avvicina al Communist Party of
America ma la politica di Stalin e il tradimento comunista verso gli anarchici nella
guerra di Spagna ne fanno un accanito antistalinista. Entra nella Mazzini Society,
chiede lespulsione di fascisti e comunisti, segretario dellAlleanza Antifascista
del Nord-America.
Nella notte dell11 gennaio 1943, Carlo Tresca viene ucciso da un colpo di pistola
mentre esce dal suo ufficio di New York. Un delitto misterioso, attribuito ai
comunisti, ai fascisti, alla mafia, a Generoso Pope, editore del Progresso ItaloAmericano, che Tresca aveva pi volte attaccato, definendolo Re della Sabbia e
Ghiaia e poi racketeer e gangster, quadrupede anafalbetavanitoso ignorante e
presuntuososomaro indorato (Il Martello, 14 novembre 1934). Una
commissione di amici di Tresca e di intellettuali americani, tra cui John Dos
Passos, indaga per dieci anni, rivolgendo una petizione a Fiorello La Guardia,
sindaco democratico di New York, ma invano, anche per lindifferenza del
Dipartimento di Giustizia. Il giudice istruttore Louis Pagnucco mirava a incriminare
Vittorio Vidali, il leggendario Comandante Carlos delle Brigate Internazionali, il
comunista triestino indicato anche come assassino di Trotzkji, versione ripresa
anche in questi ultimi anni da Oreste Del Buono e Giorgio Boatti sulla Stampa,
Antonio Monda sulla Repubblica, Francesco Durante sul Centro, dimenticando
o ignorando che un amico di Tresca, lo scrittore Ezio Taddei, collaboratore del
Martello, emigrato negli USA per sottrarsi alle persecuzioni fasciste, gi il 14
febbraio 1943 -un mese dopo la morte violenta di Tresca- aveva tenuto un discorso
di denuncia in un meeting (uscito in libro, Il caso Tresca, ristampato nel testo
inglese e in quello italiano da Il Grappolo nel 2006), in cui indicava chiaramente la
responsabilit della mafia. Martino Marazzi, autore di un penetrante saggio sulla
vicenda singolare e atipica dello scrittore Ezio Taddei , evita forzature
meccaniche sul salto di campo che pochi mesi dopo port Taddei a collaborare
con Lunit del popolo, giornale comunista di New York e poi, al suo rientro in
Italia, con lUnit, stringendo amicizie con i comunisti Guglielmo Peirce (finito a
destra, autore di libri come Piet per i nostri carnefici e Libert provvisoria,
collaboratore graffiante del Borghese di Leo Longanesi e critico impietoso di
Gramsci, feroce di Togliatti e del realismo socialista e non benevolo anche con
Benedetto Croce) e Davide Lajolo, ex fascista, direttore dellUnit, futuro autore de
Il voltagabbana. Ma suoi amici erano anche Domenico Javarone e Giancarlo
Vigorelli, tuttaltro che comunisti, che mantennero con Taddei rapporti di stima e di
amicizia, senza considerarlo un propagandista bambocciante. Gi nel 1962,
Gian Carlo Fusco, in uno dei suoi libri narrativamente pi smaglianti, Gli
indesiderabili (ristampato nel 2005 da Sellerio, con una nota di Andrea Camilleri),
aveva riportato laccusa di Taddei verso il mafioso Carmine Galante, confermata
da Alfio Caruso nel suo Da cosa nasce cosa. Storia della mafia dal 1943 a oggi
(Longanesi 2000), una sorta di bibbia della mafia. Mentre tutti gli storici hanno
accertato lidentit dellassassino di Trotzkij nel comunista catalano, Ramon
Mercader, alias Jacques Mornard (vedi Il Corriere della Sera del 30 luglio 1978 in
cui Leo Valiani conferma il fatto con una testimonianza mai smentita), per Vittorio
Vidali continua il sospetto, nonostante nuovi contributi a suo discarico. Gi pi di

venti anni fa, il giornalista Furio Morroni, allora redattore del Progresso ItaloAmericano annunci di aver compiuto ricerche pazienti negli archivi e nelle
biblioteche di New York e tra i dossier del Federal bureau of investigation,
esaminando i carteggi tra le autorit americane e il governo fascista e le indagini
sul caso Vidali e dichiarava: Sono riuscito a trovare le prove che non solo Vidali
non centra nulla nel delitto Tresca, ma che lomicida, killer prezzolato, fu proprio
Carmine Galante (Panorama, 6 aprile 1981). Secondo Morroni, Vidali non era a
New York al tempo dellassassinio di Tresca e una lettera con documentazione
fotografica che sosteneva il suo alibi era stata fatta sparire dallistruttoria, ma
Edgar Hoover, il potente capo del FBI aveva indirizzato le indagini su Vidali,
utilizzando il sindacato dei sarti, in particolare un certo Vanni Montana, segretario
di Luigi Antonini. Pi recentemente lo storico Mauro Canali (Liberal, febbraiomarzo 2001), dopo aver frugato negli archivi dellOffice of strategic service, ha
confermato che Vittorio Vidali risulta estraneo alluccisione di Tresca, eseguita
invece da Carmine Galante, uomo del clan mafioso di Vito Genovese, incaricato da
alcuni gerarchi fascisti. Genovese, ricercato in America, era riparato in Italia, nel
Nolano, dove operava con i traffici di droga, daccordo con la mafia newyorchese di
Lucky Luciano, non infastidito dal fascismo campano cui dirottava ricche
elargizioni di denaro.
Tresca scrisse anche drammi antifascisti, tra cui LAttentato a Mussolini ovvero Il
Segreto di Pulcinella (Il Martello, 1925), ma la sua produzione maggiore sono gli
scritti giornalistici, sparsi qua e l, di cui auspicabile unantologia. NellArchivio
Berneri di Reggio Emilia si pu consultare la collezione del Martello dal 1916 al
1946.
Efrem Bartoletti, minatore, sindacalista e poeta, che aveva conosciuto e lottato con
Tresca durante lo sciopero dei minatori del Mesabi Range, collaboratore del
Martello, gli dedic una poesia: Piangere i morti non fu mai vergogna, / specie
se il morto merit il compianto/ di quellambiente popolar che agogna/ dogni
oppressor lo schiantoRiposa, o grande Apostolo! Sfuggire/ non potr di Giustizia
alloperato/ chi tuccise e chi spinse ad eseguire/ lignobile mandato (la poesia
riportata per intero da Francesco Durante ). Ma la speranza del poeta si infranta
nei suoi versi troppo fiduciosi.

Umberto Postiglione.
Breve ma felice la vita di Umberto Postiglione? Di sicuro vissuta intensamente,
senza risparmio di energie, con ansia di conoscenza da ulisside dantesco (io
viaggio per saziare la sempre pi riarsa sete di sapere, di imparare, si legge in
una lettera allo zio Alfonso), alla ricerca di altro che non fossero la piattezza
borghese di unesistenza protetta e legoismo cieco in un mondo ingiusto, diviso tra
il privilegio di pochi e il bisogno degli umili, degli sfruttati, dei dannati della terra.
Militante rivoluzionario, apostolo anarchico (Francesco Codello), redattore di
giornali libertari, oratore irresistibile, poeta dialettale di timbro virgiliano, educatore,
viaggiatore errante in tutto il Centro e Sud America, trafitto dalla nostalgia della
propria terra, spentosi trentenne per i postumi di una malattia contratta nella sua
anabasi sudamericana.
Era nato a Raiano il 25 aprile 1893, si era diplomato ragioniere allAquila, aveva

appreso dallo zio Alfonso, maestro elementare e pioniere delle scuole rurali in
Abruzzo il valore delleducazione popolare, in una regione con un elevatissimo
tasso di analfabetismo. Nel 1910, lanno in cui lAbruzzo subisce una forte ondata
migratoria (solo dallAquila sono 15.003 i partenti), Postiglione arriva a Chicago.
Per vivere simpiega in banca, ma la morte in banca, per usare un titolo di
Giuseppe Pontiggia, lo spinge verso lavori di fabbrica, pi vicini alla realt sociale e
politica in cui simmerge, da frequentatore del circolo anarchico. Collabora al
giornale diretto da Luigi Galleani, Cronaca Sovversiva, come con diligenza
schedatoria annota la questura che lo registra gi noto per la sua attiva
propaganda sovversiva. Sulla scia del Galleani e affascinato dalle idee
delleducazionismo di Francisco Ferrer, contro ogni forma di organizzazione, per
una autentica istruzione libera dai dogmi e dagli influssi religiosi, per levoluzione
dellindividuo allinsegna della libert e della responsabilit. Leducazione popolare
rimane il pensiero dominante della sua mente, il tarlo dellanima e il centro della
sua azione. Importanti per il rafforzamento delle sue concezioni pedagogiche e
politiche sono la lettura delle opere del filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson
e lincontro con il filosofo indiano Rabindranath Tagore, futuro premio Nobel per la
letteratura. Dal primo attinge le sue critiche ai partiti politici, allo Stato e alla Chiesa
quali istituzioni oppressive della libert e della conoscenza degli uomini (la nera
legione dei dilaniatori delle coscienze, dei masturbatori dei cervelli che si leva in
armi, a bandir la santa crociata contro i nemici di ogni dio, scrive su Cronaca
Sovversivacon accenti del Carducci barbaroe ancora anticlericale) e il valore
fondamentale delleducazione. Da Tagore, critico verso la dominazione inglese
dellIndia e dei sistemi educativi usati, il giovane abruzzese, appena ventitreenne,
approfondisce la riflessione sulleducazione popolare e sul diritto allo studio
dellindividuo, rafforzando convinzioni e corredo teorico-speculativo. Fonda due
riviste: Germinal e il bilingue LAllarme, distribuito gratuitamente. Si dedica
quindi al teatro sociale, utile per la propaganda e per il contatto con i proletari, gli
emigranti fuggiti alla miseria e alla repressione politica, che accorrono nei circoli
operai, nelle case del popolo, in polverose sale da ballo prese in affitto per pochi
soldi. Postiglione scrive il dramma Come i falchi, recitato tante volte da tutte le
filodrammatiche degli Stati Uniti, come scrive Venanzio Vallera. Lo scoppio della
Grande Guerra semina scompiglio anche tra gli emigrati in America, perseguitati
dal governo degli Stati Uniti che impone agli stranieri lobbligo della coscrizione
militare, pena la condanna ad un anno di carcere e la deportazione al paese
dorigine . Ai parenti che dallItalia lo invitano a tornare, Postiglione, in coerenza
con le sue idee pacifiste a antimilitariste, risponde con una lettera al padre Franco
(leggibile per intero nel libro di Puglielli), bruciante del suo sentimento damore
verso lumanit: Qui io dovrei dirti le ragioni che inducono la mia coscienza a
ribellarsi non soltanto al comando di un re, ma al richiamo di un padre. Le ragioni
sono molte, e a dirtele io farei opera vana. Tu non mi comprenderesti. Non perch
voi siate inferiori a me, e io superiore a voi. Io, pur essendo carne della vostra
carne, sangue del vostro sangue, sono diverso da voi. Vedo il mondo e concepisco
la vita in un modo diverso dal vostro. Noi parliamo due lingue differenti. Ecco tutto.
Voi chiamate eroi coloro che vanno in guerra, io li chiamo assassini. Non crediate
che io non torno perch ho paura di lasciare la vita sui campi di battaglia. No. Vi
una ragione pi nobile che mi spinge al rifiuto di obbedienza, a non macchiarmi la

mano col sangue di miei fratelli. Perch sono miei fratelli, anche se figli di un altro
padre, e nati sotto un altro tetto, i soldati dellAustria. Non sono essi nostro
prossimo? E non disse il vostro Cristo che dite di amare e adorare e ubbidire:
Ama il prossimo tuo come te stesso? Non comand dio di non uccidere? Per me
dio la mia coscienza, e la ubbidisco perch mi condannerebbe a pene pi crudeli
di quelle dellinferno.
Poi vive due anni di peregrinazione nei paesi sudamericani, a San Jos di Costa
Rica insegna italiano e inglese, con lassillante problema delleducazione libera per
i bambini e i poveri. Rientra in Italia, lavora a Genova, torna in Abruzzo e si dedica
allinsegnamento, partecipando al concorso magistrale, saldo nei suoi principi
messi in pratica dalle sue esperienze. Si fa promotore a Raiano di una scuola
popolare e gratuita e della costituzione della Casa del Popolo, la prima in Abruzzo
(penseranno poi i fascisti a distruggerla). E vive con lo slancio di sempre lultima
passione: il dialetto. Ha il tempo di finire il sussidiario, La terra dAbruzzo e la sua
gente per leditore Paravia, prima che una fulminante polmonite arresti la sua vita,
il 28 marzo 1924, a 31 anni.
Nella poesia A na rinnele (A una rondine) il poeta intreccia immagini che mettono a
nudo il cuore, fanno emergere lintima dolcezza di sentimenti inafferrabili: pure
la tienghe sa passieuna teje, / jaffanne de ne neite, / sa seite de nameure, / sa
smanie de vul/ appriesse a na vularella/ ca ne use po acchiapp (pur io ce lho
codesta tua passione, / laffanno di un nido, / codesta sete di un amore, / codesta
smania di volare/ dietro ad una farfalla/ che non si pu prendere) .
Antonella Del Ciotto, in un bel saggio ha ricostruito finemente attraverso le lettere
che Postiglione inviava ai parenti dallAmerica il suo itinerario politico di atleta del
pensiero anarchico, nella cui protesta si accavallano comunismo e religione,
spinte libertarie e profetismo evangelico, impazienza anarchica e visionariet
utopica.
Nel libro innanzi citato di Edoardo Puglielli, a pag. 84 (V.6 La memoria), al lettore
viene narrato un malinconico, quasi incredibile episodio. Nel 1960, il Circolo di
Cultura di Raiano allest una ristampa del testo di Vincenzo Marchesani del 1925
(In memoria di Umberto Postiglione), a cura del prof. Ottaviano Giannangeli,
italianista rigoroso, poeta in vernacolo, autore di testi dialettali per canzoni, nativo
anchegli di Raiano. Ma questa meritoria riedizione appariva diversa dal testo
originario di Marchesani, ripulita di alcuni accenni ideologici, censurata di
riferimenti alla storia dellanarchia, depurata della parola sovversivo (ad es. il
giornale Cronaca Sovversiva, su cui Postiglione aveva scritto i suoi pezzi pi
politicamente impegnati, perdeva laggettivo e diveniva Cronaca, tout court): un
testo incomprensibilmente purgato. I buchi neri, i passi emendati, le soppressioni di
parole vicine allanarchia, furono notati da un critico aquilano, Antonio Gasbarrini,
che nel 1979 pubblic un testo spiritoso in cui mise in piedi un ironico processo
per lattribuzione della qualifica di anarchico al maestro di prima elementare
Umberto Postiglione.
Virgilia DAndrea.
Scrittrice delicata e ardente, oratrice appassionata, onnipresente nei luoghi dove si
accendeva la lotta politica contro la guerra e contro il fascismo, pasionaria nota
alle polizie di tutto il mondo, amica di rivoluzionari come Errico Malatesta,

compagna di Armando Borghi, anarchico romagnolo: ecco in rapidi tratti


limmagine di Virgilia DAndrea di Sulmona, dove era nata l11 febbraio 1888.
Orfana di entrambi genitori, finisce a sei anni in un collegio di religiose, insofferente
delle regole severe dellistituzione e gi ribelle allautoritarismo. Legge Ada Negri e
sinfiamma per il suo lirismo anarchico (e il vivere col pi spaventoso furore
immaginabile la vita, come scriveva G. A. Borgese per la poetessa di Lodi, con
parole calzanti anche per Virgilia DAndrea). in collegio quando nel luglio del
1900 il re dItalia Umberto I viene assassinato dallanarchico Gaetano Bresci e la
DAndrea, che viene catturata intimamente dalla parola anarchia, per lei
misteriosa, chiede alle monache chi era il re e perch era stato ucciso, ottenendo
la risposta dalla direttrice: Perch Bresci un pazzo ed un criminale, figliuola.
Qualche anno dopo, una lirica della poetessa Ada Negri, dal titolo Il regicida
(espunta dal brillante curatore delle sue poesie ), d una risposta a molte delle
domande che la DAndrea si era posta allepoca dellassassinio del sovrano
italiano . Si diploma maestra e insegna in piccoli paesi del sulmonese. Scriver
Armando Borghi nelle sue memorie: La maestrina del popolo entr in classe con i
capelli a coda di cavallo, e il cuore amareggiato dalla ribellione e dal bisogno di
giustizia.
Poi prende i voti per la rivoluzione. Guida le donne socialiste abruzzesi, insegna a
Terni e frequenta gli anarchici, conosce Borghi, che cos la ricorda nella sua
autobiografia: Ci intendemmo, e presto fummo marito e moglie. Amore libero,
dicono alcuni, come se potesse esistere lamore schiavo. Restammo uniti quindici
anni di lavoro, di lotte, di ansie, ostracismi, persecuzioni, carcerazioni, esilii,
immutati e legati sempre luno allaltra dallaffetto e dalla stima.
ad Avezzano come insegnante quando la citt e lintera piana del Fucino
vengono sconvolte dal terremoto e lindignazione della DAndrea si legger negli
scritti di Torce nella notte, dove scrive che nessuno si ricorder dei rozzi contadini
quando saranno chiamati alla cruenta difesa della patria in pericolo e, dinanzi
allindifferenza dello Stato, prorompe: Non lombra di un re, dun duca, o duna
principessa reale, pass, per qualche ora, fra quelle rovine.
attivista sindacale in tempi in cui il sindacalismo era fortemente popolare, ma si
lega sempre pi allanarchismo, sotto linfluenza di Borghi e di Malatesta, con cui
collabora al giornale Umanit Nova, fondato nel febbraio 1920. Nel 20 a
Milano, non a suo agio per le nebbie del cielo e della vita, vive con Borghi e
Malatesta, tiene con loro o da sola affollati comizi. Il primo arresto, poi con Borghi
per il congresso sindacale internazionale a Berlino, la patria dei profughi politici,
nel 1925 ad Amsterdam e a Parigi: siscrive alla Sorbona, fonda la rivista Veglia,
pubblica Lora di Maramaldo, raccolta di saggi e articoli. In un rapporto della polizia
che non la perde docchio si legge: Tra gli anarchici si parla con insistenza del
ritorno in Italia della compagna di Borghi cio Virgilia DAndrea che sorella al
DAndrea Ugo scrittore del Giornale dItalia. La DAndrea pericolosissima e
quindi non credo sia in condizioni di fare ritrattazioni o atti di pentimento. Nel 1928
raggiunge Borghi in America, gi colpita da unulcera cancerosa allintestino retto.
sempre attiva nella sua militanza rivoluzionaria, conosce altri anarchici, come
Michele Schirru, il mancato attentatore di Mussolini, che rievocher in commosse e
roventi pagine di Torce nella notte : Sono le primavere radiose che di tratto in
tratto sbocciano da quel manipolo di anticipatori e di temerari, accusati dagli

idealisti della frode, del mercato, dellusura, del truogolo nel battistero, di
materialismo funesto alla elevazione del genere umano .
Viene operata durgenza dalla figlia dellanarchico Luigi Galleani in un ospedale di
Boston. Tornata a New York, si dedica alla scrittura di Torce nella notte. Rifiuta
lassistenza del prete e subisce un altro intervento, ma, dopo pochi giorni, l11
maggio del 1933, muore. Nel suo libro autobiografico Borghi annota: Negli Stati
Uniti avevo pianto la morte di mia madre prima del 1932, di mio padre nel 1930 e
di Malatesta poco prima del 1932. In questi lutti avevo sempre avuto a fianco lei
per assistermi. Ora ero solo.
Il 20 giugno 1933 la questura cancella dallo schedario e dallelenco degli attentatori
la pericolosa propagandista anarchica, tallonata e controllata dalle occhiute
premure poliziesche per lintera esistenza.
Il giornalista e scrittore, Vittorio Emiliani, in un asciutto e partecipe libro , cita
spesso e con simpatia Virgilia DAndrea, ma solo perch compagna di Armando
Borghi, quasi che fosse priva di una sua dignit di militante anarchica e di una sua
autonomia intellettuale di essere pensante. Infatti nel titolo del libro figurano solo
maschi. Eppure lo stesso Borghi ed Errico Malatesta stimavano alla pari la
coraggiosa Virgilia.
Francesca Piccioli nella sua densa e puntuale biografia scrive: Ritengo che i pregi
di Virgilia DAndrea come poetessa, editorialista e propagandista della causa
anarchica siano molti, anche se la gran parte della sua opera appare oggi molto
datata. Rimane indubbiamente vitale il modo con cui si dedicata al suo ideale e
la passione che vi ha messo. Una passione che ha lasciato indifferenti gli
organizzatori del convegno Nei paesi dellutopia, preparato per iniziativa della
Regione Abruzzo, dellAssessorato alla Cultura della Provincia di Chieti, dellASAM
e dellUniversit di Chieti. Poteva essere compresa sotto la voce utopia la
maestrina di Sulmona? Unanarchica compagna di un anarchico? La poetessa
dellAnarchia come la chiamava lamico Errico Malatesta? Nel dubbio lhanno
cancellata. Gli studiosi o gli sponsores?
Luigi Meta.
Nel 1913 Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sardegna figuravano tra le regioni
totalmente estranee ad ogni organizzazione sindacale ma, tra il secondo semestre
del 13 ed il primo del 14, nella provincia aquilana le forze dellordine registrarono
la nascita di cinque associazioni sindacaliste riformiste (composte da 285
aderenti)e di una sindacalista rivoluzionaria (con 53 aderenti) e altre
associazioni, circoli giovanili.
Lassenza di organizzazioni operaie era la conseguenza di pi cause: da una parte
lisolamento degli anarchici per via del terrorismo individualista (Bresci,
Passanante), allaltra il clima di repressione suscitato dalle tre leggi eccezionali del
governo Crispi nel luglio 1894, definite leggi contro i malfattori, contro il
movimento anarchico e quello sindacale, che istituivano tra laltro misure di
sicurezza quali il domicilio coatto, gli arresti preventivi, il divieto di riunioni e lo
scioglimento di tali organizzazioni.
Nasce nel 1901 la Federazione dei Socialisti Anarchici dItalia e le idee nuove
circolano anche in Abruzzo per limpegno di agitatori come Filippo Corsi, padre di
Edoardo (non cugino come erroneamente scrive Ego Spartaco Meta, figlio di Luigi,

autore di una biografia del padre, ancora inedita), Giuseppe Ortensi, Carlo Tresca,
Nicola Trevisonno, Mario Trozzi e di giornali come Il Germe, unico organo di
stampa socialista rivoluzionario della Val Peligna . Tra chi aderisce al clima di
simpatia e di interesse verso il sindacalismo rivoluzionario il diciannovenne Luigi
Meta di Prtola Peligna, dove era nato il 23 luglio 1883, negoziante di calzature,
che diviene segretario della Lega di Resistenza fra gli Artigiani, di cui era stato
maieuta ventritreenne Carlo Tresca.
Nel 1913 Luigi Meta raggiunge il fratello Francesco in America. In quegli anni, dal
1901 al 1920 lAbruzzo fu la regione italiana con la percentuale medie di espatri
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pascal d'angelo - 12:21, 12.4.2008


Da anni studiamo Pascal D'Angelo ed in generale l'emigrazione abruzzese.
Saremo grati di sapere da quale fonte ha preso la notizia della frequentazione di Pascal
D'Angelo con Sinclair Lewis.
Grazie
Massimo Tardio
pres. Fondazione Pascal D'Angelo
Via Leop. Susi 2
67030 Introdacqua AQ
pascaldangelo@libero.it
tel 0864.47445 --- 3296276225

Posted by Anonymous

Emigrazione - 04:17, 24.4.2008


credo che lei ci possa essere di grande aiuto per arricchire di particolari storici il nostro
show, il quale potrebbe essere esteso non solo alla conosciuta napoli ma anche a territori
pi popolari e forse meno fortunati nel corso degli anni.
Italian Love Dream uno spettacolo che ritrae e mette in scena il tessuto sociale ed
economico dellItalia e della citt di Napoli tra la fine dell800 e la prima met del 900,
una storia .... tra la borghesia e le classi sociali pi povere... storia di emigrazioni... e di vita
spassosa....
Ci sar unorchestra che suoner i grandi classici della canzone napoletana, sottofondi
musicali del periodo storico faranno da accompagnamento alle danze, ci saranno spartiti
inediti di fine '800 del grande Maestro Costa ed ampio spazio a performance recitative e
narrate.

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