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individualismo e decadentismo

IL CONTESTO STORICO
COLONIALISMO E DEPRESSIONE
Negli ultimi decenni dell’ottocento si sviluppa l’imperialismo coloniale degli stati più avanzati: le
potenze europee in Asia e Africa e gli Stati Uniti in Sud America.
Pochi industriali monopolizzarono i settori principali, dando origine ad una depressione economica
su scala mondiale. Negli ultimi decenni del secolo però il progresso tecnico e l’incremento
demografico fecero sì che avvenisse un’inversione di rotta, che portò ad un’espansione economica.
CONSEGUENZE SOCIALI
Questo decollo economico così rapido ebbe delle conseguenze sociali:
● si avviò un processo di urbanizzazione, sempre più contadini abbandonarono le campagne
per andare a lavorare nelle fabbriche delle città.
● si diffuse la lavorazione in serie, cioè la produzione di prodotti tutti uguali.
● i sindacati si divisero tra riformisti (che intendevano agire con conquiste sociali graduali) e
rivoluzionari (che istigavano una rivoluzione del proletariato).
● di conseguenza ci furono anche conflitti tra gli operai.
● si affermò una mentalità che guardava solamente al profitto.
LA BELLE ÉPOQUE
Dopo la depressione economica il benessere aumentò e si instaurò una pace tra gli stati europei.
Nacque la Liberty, una nuova corrente artistica che si esprimeva attraverso le arti figurative.
Quest’epoca durò fino allo scoppio del primo conflitto mondiale.
LA CULTURA
IL DISAGIO DEGLI ARTISTI
Tutte queste trasformazioni economiche e sociali crearono tra gli intellettuali un profondo disagio,
motivato da:
● i membri della moderna società industriale non valutavano più la cultura, ma il profitto
economico di una persona.
● gli individui stavano perdendo la loro personalità, influenzati dai comportamenti di massa.
● l’introduzione di un criterio di mercato anche nella letteratura.
Gli artisti manifestarono comportamenti di rifiuto, esprimendo ideali provocatori e anticonformisti.
Inoltre, la società stessa considerava gli artisti elementi non produttivi.
IL DECADENTISMO
Il Decadentismo si sviluppò in Francia verso la fine dell’800 e venne chiamato così da Verlaine, per
evidenziare uno stato d’animo di stanchezza e di attesa della fine. I membri del movimento del
Decadentismo volevano esprimere, tramite i propri mezzi artistici, il loro rifiuto per la società
moderna.
I loro principali contenuti furono:
● la critica alla scienza.
● la presenza di zone oscure e profonde in ogni individuo e l’esistenza di una forza misteriosa
che anima il mondo.
● l’esaltazione della bellezza.
● la superiorità della poesia come strumento per raggiungere gli aspetti più segreti
dell’esistenza umana.
I poeti idearono l’ideale della poesia pura, cioè con fine a se stessa e che tende a svelare la verità
nascosta dietro all’aspetto apparente delle cose. In questo periodo il medico austriaco Freud fondò
la psicoanalisi, cioè la scienza che indaga sulla personalità.
LA LETTERATURA
LA POETICA DECADENTE
Per realizzare l’obiettivo della poesia pura vennero messe in atto dai Decadenti nuove tecniche:
● l’uso di parole suggestive.
● le costruzioni sintattiche dal significato oscuro, volutamente ambiguo.
● l’utilizzo della metafora e dell’analogia.
I maggiori esponenti decadentismo furono i poeti francesi simbolisti o maledetti (per le loro vite
disordinate).
Decadentismo indica inoltre gli intellettuali che in quel periodo espressero un disagio, rivalutando
alcuni aspetti non razionali dell’uomo e della sua esistenza.
Sul fronte italiano i maggiori esponenti furono Pascoli (corrispondenze tra uomo e natura),
D’Annunzio (ideale del superuomo), Svevo (protagonisti inetti) e Pirandello (l’inesistenza della
personalità umana).
giovanni pascoli
Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro in Romagna e morì a Bologna nel 1912.
Suo padre era amministratore di una tenuta dei Torlonia e venne assassinato, lasciando la moglie
con dieci figli. L’anno successivo morirono anche la madre e la sorella maggiore e a poca distanza da
questi eventi lo lasciarono anche i due fratelli. Tutti questi lutti lasciarono un segno indelebile in
Pascoli, che lasciarono in lui sempre un’idea del nido. Pascoli aveva vinto una borsa di studio per
studiare all’università di Bologna Lettere, sotto l’insegnamento di Carducci. Più avanti chiamò con sé
due sorelle e soffrì di gelosia quando una di queste si sposò (idea del nido). In questi anni scrisse
Myricae, Primi poemetti e Canti di Castelvecchio.
Durante gli anni da universitario partecipò a manifestazioni contro il governo e venne arrestato:
dopo aver scontato la pena abbandonò la vita politica, nutrendo però ancora simpatie per i socialisti.
Nel 1907 ottenne la cattedra di Lettere a Bologna, subentrando a Carducci e nel 1912, in seguito alla
pubblicazione di alcune poesie celebrative sull’Italia, venne nominato “poeta del regno”.
Pascoli rappresenta l’intermediario tra la poesia tradizionale e quella moderna. È stato un grande
studioso dei grandi classici della letteratura e subì una forte influenza di Carducci.
Le sue descrizioni degli ambienti rivelano suggestioni tipiche del decadentismo (senso incombente di
fine e sgomento).
Nel saggio teorico Il fanciullino Pascoli sostiene la sua teoria secondo la quale in ognuno di noi è
nascosta una parte infantile e ingenua, messa a tacere dall’età adulta. Nelle composizioni di Pascoli i
dati concreti sono indicati con precisione, anche tramite l’utilizzo di termini scientifici precisi e anche
all’uso delle analogie. Tutti questi dati, secondo Pascoli, mettono l’uomo davanti ad un universo
misterioso che lo fa sentire smarrito.
LAVANDARE
Myricae, il titolo della raccolta dalla quale è tratta Lavandare, esprime due concetti fondamentali per
Pascoli: il riferimento alla classicità (Myricae è il nome latino delle tamerici) e l’attenzione alla
natura. La poesia, nei suoi versi carichi di significati simbolici, descrive i campi e il lavoro delle
lavandaie.
X AGOSTO
X Agosto è una poesia in cui Pascoli racconta l’assassinio del padre Ruggiero e quello che fu per lui.
Nella poesia il dramma diventa il simbolo del male che domina il mondo.
gabriele d’annunzio
Gabriele D’Annunzio nacque nel 1863 a Pescara e dopo il collegio studiò a Roma, dove acquistò
notorietà per i suoi scritti scandalistici.
Si indebitò per il suo tenore di vita principesco e ad un certo, per sfuggire ai creditori, fu costretto a
fuggire in Francia.
Aveva il culto del bello (estetismo) e diede vita ad una corrente letteraria: il “dannunzianesimo”.
Fu un uomo egocentrico, vanitoso e cercatore di fama. Ebbe una vita molto intensa, caratterizzata da
molti amori e tante imprese, come il volo su Vienna del 1918 e la marcia su Fiume del 1919.
Interpretò la vita come un’opera d’arte ed abbracciò la teoria del “superuomo” di F. Nietzsche. Il
superuomo è un uomo forte, vitale, unico, superiore alla massa e svincolato dai doveri morali.
Fu un’interventista e dopo la “vittoria mutilata” (termine coniato da lui) dell’Italia nella I guerra
mondiale, occupò la città croata di Fiume (che sarebbe dovuta essere sotto il dominio italiano) alla
guida di un suo piccolo esercito personale, instaurandovi un governo indipendente. Venne però
sgomberato dallo stesso governo italiano, che voleva evitare una crisi internazionale, nel Natale
1920.
Fu confuso con la sua posizione nell’era fascista, celebrativa ma alcun tempo diffidente.
Dal 1921 si stabilì al Vittoriale degli Italiani, una villa-museo dedicata a se stesso a Gardone. Rimase
qui fino alla morte, avvenuta nel ’38.
Subì l’influenza della poesia francese e dei modelli letterali decadenti. Nei suoi contenuti creò
personaggi sdegnosi, che soddisfacevano i suoi gusti estetici.
LA PIOGGIA NEL PINETO
La pioggia nel pineto è un componimento in cui l’autore esprime l’ideale decadente del panismo, la
fusione totale tra uomo e natura. La poesia è ambientata in un pineto bagnato da una leggera
pioggia estiva, in cui l’autore si trova in compagnia di una donna, Ermione, assieme alla quale viene
coinvolto in una sinfonia di suoni ed effetti acustici.
PASTORI
Questa poesia di Pascoli descrive la migrazione stagionale dei pastori (dalla montagna alla valle) che
avviene nei primi d’autunno nella sua terra d’origine, l’Abruzzo.
italo svevo
Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, è nato a Trieste (città di confine) nel 1861, quando la città
era ancora austro-ungarica. Ha scelto questo nome per simboleggiare sia la sua italianità, sia la sua
educazione tedesca.
Dopo aver terminato gli studi in Germania, si impiegò in una banca a causa del fallimento dell’attività
paterna e scrisse il suo primo romanzo, Una vita, che però fu un fiasco.
Nel 1896 si sposò con la cugina ed abbandonò la letteratura in seguito all’insuccesso anche del
secondo romanzo, Senilità.
Dopo 20 anni in cui non pubblicò nulla, abbracciò le teorie psicanalitiche di Freud e, sulla base di
queste, scrisse La coscienza di Zeno, un romanzo che ebbe molto successo in particolare all’estero.
Morì nel 1928 in un incidente stradale, durante la stesura del suo quarto romanzo.
L’INETTO, UN EROE NEGATIVO
Svevo, dal punto di vista letterario, rappresenta il passaggio tra la narrativa dell’800 e quella
contemporanea. L’autore, nei suoi scritti, ha rappresentato i drammi interiori dell’uomo moderno.
I suoi personaggi sono uomini “inetti”, cioè di carattere debole e alla ricerca di giustificazioni per i
propri fallimenti. Svevo non formula giudizi, ma mette in mostra il rapporto tra le debolezze umane e
la vita.
LA COSCIENZA DI ZENO
Il romanzo racconta di Zeno Cosini, che per smettere di fumare si sottopose ad una terapia
psicoanalitica del dottor S. Questa terapia consisteva nello scrivere un diario riguardo ai propri
pensieri, che, però, il dottor S. pubblica per vendetta quando Zeno decide di abbandonare la terapia.
Zeno è un uomo molto indulgente con se stesso e con le proprie debolezze (una relazione
extraconiugale). Il racconto adotta spesso un tono ironico che rivela come Zeno sia consapevole della
sua falsa coscienza (alibi adottati in passato). La terapia diventa uno strumento per riconoscere i
meccanismi inconsci con cui l’uomo tende a mascherare menzogne e viltà.
Con questo romanzo, Svevo introduce scelte stilistiche innovative:
1. L’uomo contemporaneo è inetto, perché il progresso tecnologico ha logorato i rapporti
sociali.
2. L’uso del monologo interiore, perché i pensieri di Zeno sono presentati in modo diretto.
Nel suo stile personale, di stampo verista, Svevo fa prendere forma al racconto in base al vissuto
interiore del protagonista, facendo cadere così gli elementi tipici del racconto tradizionale.
La narrazione, invece, segue l’andamento irregolare della coscienza e dei ricordi del protagonista: il
ricordo di una cosa banale può occupare moltissimo spazio all’interno del romanzo.
LA PSICOANALISI
Sigmund Freud (1856-1939) è stato il fondatore della psicoanalisi, l’analisi della mente. Essa si basa
sull’esame dei contenuti psichici inconsci, attraverso l’interpretazione dei sogni e l’analisi delle libere
associazioni prodotte dal paziente. Secondo Freud, la psiche è strutturata su due livelli: quello
conscio (che ci rende consapevoli dei nostri pensieri) e quello inconscio (sensazioni delle quali non
siamo consapevoli). Se i due livelli entrano in conflitto ne possono derivare disturbi psicologici, che si
curano con una terapia psicanalitica, che consiste in una serie di colloqui paziente-psicologo.
luigi pirandello
Luigi Pirandello è nato ad Agrigento nel 1867, da una famiglia borghese proprietaria di miniere di
zolfo. Dopo il liceo si iscrisse all’università, alla facoltà di lettere, che frequentò dapprima a Palermo,
poi a Roma e infine a Bonn. Più avanti, Pirandello sposò la figlia di un uomo d’affari ed insieme si
trasferirono a Roma, dove cominciò ad insegnare e a scrivere commedie teatrali e il suo primo
romanzo, L’esclusa.
Nel 1903, l’azienda paterna fallì e la moglie, profondamente turbata da ciò, cadde in depressione.
Questa condizione economica disagiata costrinse Pirandello ad intensificare le collaborazioni con i
giornali per riuscire a mantenere i tre figli, anche se però non abbandonò mai la stesura di romanzi e
opere teatrali, scrivendo intanto il Fu Mattia Pascal.
Sei personaggi in cerca d’autore, una sua opera teatrale, gli valse il successo internazionale.
Motivato da questo trionfo, Pirandello si dedicò totalmente a scrivere opere teatrali, curando
personalmente gli spettacoli.
Venne insignito del titolo di Accademico d’Italia nel 1929 e nel 1934 vinse il Premio Nobel per la
Letteratura.
Intanto, Pirandello scrisse il suo ultimo romanzo: Uno, nessuno e centomila. Inoltre, l’autore volle
che tutte le novelle e la produzione teatrale fossero raccolte in Novelle per un anno e Maschere
nude.
Luigi Pirandello morì nel 1936, durante le riprese del film tratto dal Fu Mattia Pascal.
L’UMORISMO PIRANDELLIANO
Nel 1908 Pirandello scrive L’umorismo un saggio dove confluiscono idee, brani di scritti e appunti
precedenti.
Nel saggio l’autore distingue il comico dall’umoristico. Il primo, definito come “avvertimento del
contrario”, nasce dal contrasto tra l’apparenza e la realtà. L’umorismo, il “sentimento del contrario”,
invece nasce da una considerazione meno superficiale della situazione. Quindi, mentre il comico
genera quasi immediatamente la risata perché mostra subito la situazione evidentemente contraria
a quella che dovrebbe normalmente essere, l’umorismo nasce da una più ponderata riflessione che
genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione.