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PERIODO 1925/1956

Il liberalismo è una concezione politica fondata sul riconoscimento dell’importanza della libertà individuale.
Il liberismo è un sistema economico basato sulla libertà di produzione e di commercio.

Il “realismo magico”(Bontempelli): rivela connessioni con proposte Surrealismo(l’irruzione dell’assurdo


nella realtà quotidiana); ma l’elemento inconscio e onirico del surrealismo viene subordinato alle regole
razionali dell’intreccio. Manca inoltre carattere di rottura e ribellione del Surrealismo.

Riviste e poetiche degli anni ’30:fascismo di sinistra,letteratura come vita di Bo e l’Ermetismo la


tendenze della rivista “Strapaese” influenzano i giovani “fascisti di sinistra” negli anni ’30. Gruppo di giovani
fiorentini tra i quali milita Elio Vittorini. Sostengono necessità che fascismo si avvicinasse a socialismo e
URSS con il progetto utopico di abolire differenza tra lavoro manuale e intellettuale. Rivendicano il diritto
dell’intellettuale di dissentire all’interno del fascismo. Proponevano la sostituzione del letterato-ideologo a
quella del letterato-letterato. Puntavano ad avvalersi della diretta protezione di Mussolini. Delusi
dall’entrata in guerra e nel biennio 39/40 aderiscono al PC clandestino e partecipano alla resistenza. Nel
triennio 36/39, dopo appoggio fascismo a Franco, si avvicinano anche loro ai letterati-letterati. L’Ermetismo
recupera ed estremizza la tendenza alla “poesia-pura” esclusivamente lirica ed estranea al discorso logico
ed ideologico praticata(poesia pura) dai poeti “moderni” nel periodo ‘25/35 (Solmi ad esempio). Nasce nel
1932 quando escono Isola di Alfonso Gatto e Oboe sommerso di Salvatore Quasimodo. Si sviluppa
soprattutto a Firenze del periodo 1935/1943 a Firenze per prolungarsi fino agli anni ’50. Principali
esponenti sono Luzi e Quasimodo ma influenzano all’inizio Sereni e Zanzotto. La vita è concepita come
esperienza tutta interiore e spirituale e come tensione a un originario umano astorico e atemporale.La
letteratura è elevata a religione o a teologia. Di qui saggio del 1938 del critico Carlo Bo La letteratura come
vita manifesto dell’ermetismo. Ai letterati-ideologi(fascisti di sinistra) Bo ricorda che la letteratura non è
una professione ma una “condizione” che esclude interesse per le cure pratiche e quotidiane. Per poetica:
si qualifica per il suo estremismo simbolista. Uso elisse analogica e trapassi bruschi e immotivati di
derivazione surrealistica. I maestri sono Mallarmè, il Campana orfico e l’Ungaretti di “sentimento del
tempo”. Il gruppo degli ermetici forma una scuola con una precisa “grammatica”: 1.uso prevalente
endecasillabo; 2. Astrazione e rarefazione delle immagini per potenziarne il valore evocativo; 3. Impiego di
accostamenti analogici; 3. Riduzione del lessico a poche parole-chiave; 4.tendenziale riduzione a zero nessi
grammaticali e sintattici(o articoli determinativi per rendere assolute le parole).

Da “Solaria” a “Letteratura”: l’europeizzazione della cultura letteraria e il rilancio della narrativa


Solaria è una rivista che esce a Firenze tra 1926 e 1934. Riprende dalla Ronda la tendenza
all’autosufficienza della letteratura, la decenza dello stile, il senso d’equilibrio e della classicità ma vuole
unirli all’inquietudine della cultura europea, al gusto lacerbiano del divertimento e del sogno svagato e al
moralismo di derivazione vociana e gobettiana. Pur essendo rivista di letterati-letterati non manca nel
nome riferimento ad utopica città del sole e civiltà fondata sulla letteratura. La scissione del gruppo Solaria
porta alla formazione di due riviste: “Letteratura”(nata nel 1937) e “la riforma letteraria”(1936/39).
Collaborarono a Solaria intellettuali come Gadda, Montale, Vittorini ecc. Furono pubblicati numeri speciali
su Svevo, Tozzi e Saba. Vengono fatte traduzioni, viene rilanciata la narrativa e c’è ostilità al regime.
Importante proposta poetica per il romanzo. Attraverso proposte nuove viene meno l’egemonia della
prosa d’arte. Attraverso la loro mediazione è dato accesso agli intellettuali italiani ad autori come
Kafka,Joyce,Proust e Svevo.

Le riviste politico-culturali nel dopoguerra. “Il politecnico” di Vittorini e la polemica Vittorini-Togliatti


Immediato dopoguerra: esigenza ricostruzione nazionale e impegno intellettuali. Il periodico più
importante fu il “Politecnico” che uscì fra il settembre 1945 e il dicembre 1947. La rivista fu diretta da Elio
Vittorini. Nacque come settimanale di cultura( ispirato a “I tempi moderni” di Sartre) divenne mensile nel
maggio 1946. Tentativo di divenire giornale per le masse fallì nel giro di pochi mesi … Lo scopo era di
unificare gli intellettuali italiani al di là delle loro ideologie per creare una “nuova cultura” per eliminare lo
sfruttamento della schiavitù. Per raggiungere tale obiettivo si serviva dei seguenti strumenti: 1. Soluzione
grafica d’avanguardia; 2. Inchieste giornalistiche che impegnavano gli intellettuali nella conoscenza diretta
della realtà; 3.l’apertura ai giovani e attenzione alle avanguardie culturali europee e americane. Attraverso
le inchieste gli intellettuali potevano arrivare a posizioni divergenti con il partito comunista(era necessario
conquistare ceto medio ostile alle novità e alle avanguardie). Nel dibattito intervenne Palmiro Togliatti che
sostenne l’impossibilità di negare ai politici il diritto di intervenire nelle questioni culturali. Vittorini
rivendicò la superiorità della cultura sulla politica:era sbagliato chiedere la subordinazione degli intellettuali
alle esigenze politiche.

Neorealismo da “corrente involontaria” a scuola e poetica organica il periodo che va dal 1943 al
1948/49 il Neorealismo è una tendenza e non è scuola o poetica omogenea. Nasce dai giornali clandestini
durante la guerra partigiana, da un bisogno di comunicare le esperienze concrete di anni drammatici.
Risente filone “nuovo realismo” affiorato già negli anni ‘30( Moravia ma anche Vittorini e Pavese). Ha
qualcosa di antiletterario, fresco e immediato. Prevale il tema dell’impegno sentito prima come esigenza
morale che come progetto politico. Nella fase ‘43/49 sono considerati maestri Pavese e Vittorini,il Verga dei
Malavoglia ed Hemingway tra gli americani. Dopo la vittoria della DC alle elezioni del 1948 la situazione
cambia. Nel periodo 48/53 ci si batte per il principio della partiticità dell’arte(zdanovismo) e per il “realismo
socialista”. Viene considerata necessaria l’adesione dello scrittore al partito e non solo l’impegno politico.
La discussione sul romanzo Metello di Vasco Pratolini mette fine all’unità del movimento e crea due
schieramenti a sinistra: “marxismo ufficiale o dogmatico” e “marxismo critico”. I primi sostengono il
neorealismo; i secondi sono favorevoli a sperimentazioni e soluzioni letterarie nuove diverse tanto dal
neorealismo tanto della “poesia pura” novecentistaRiviste “officina” e “Il Verri” letteratura di tipo
sperimentale.

Linea antinovecentista poesia Nel corso del ‘900 da una poesia lirica,fondata sul gusto analogico-
simbolista, fondata su un linguaggio alto e sull’aspirazione di essenzialità e di purezza, si distingue una
poesia di impronta impressionistica talvolta con inclinazioni popolaresche e realistiche o prosastiche e
diaristiche. Questa tendenza ha come riferimento Saba ed alcune delle sue radici nei crepuscolari e in
Pascoli. Questa linea venne definita da Pasolini “antinovecentista” in opposizione ai lirici del ‘900 e della
poesia pura rappresentato soprattutto dal secondo Ungaretti e dal Quasimodo di Ed è subito sera(1942). Il
filone antinovecentista non è però omogeneo. Vi è una linea “realistica” rappresentata da Pavese; una
“impressionistica” in cui rientra Penna con Caproni; altri si rifanno a modelli ‘800 o alla deformazione
grottesca alla Gogol. Capostipite dell’antinovecentismo è Saba. La sua polemica è cosciente(Storia e
cronistoria): gusto ottocentesco per gusto e linguaggio, radicalmente antisimbolista e aspirante ad una
misura classica e popolare insieme. Anche il realismo di Pavese fu una scelta di poetica assunta in chiave
polemica(il suo realismo poi influenzerà molto il neorealismo). Non è polemico l’impressionismo di Caproni.
Peculiare e unica è la posizione di Montale: egli documenta la crisi della poesia e cerca perciò percorsi
alternativi al Simbolismo, vive la crisi cercando nuove soluzioni e non polemizzando con quelle presenti.

L’oggettivazione narrativa di Pavese nasce il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe,
provincia di Cuneo. Determinante per la sua formazione e il professore antifascista Augusto Monti. 1932 si
laurea in lettere a Torino con tesi su Whitman. Traduttore impegnato culturalmente e politicamente viene
confinato in Calabria nel 1935 e graziato nel 1936. Si suicida il 26 agosto 1950 a Torino. A fine 1936
pubblica la sua raccolta poetica Lavorare stanca opera significativa ma che passerà inosservata all’esordio.
L’opera è un esempio di poesia narrativa o di poesia-racconto che niente ha dell’Ermetismo allora in voga.
Evita lo sfogo lirico-soggettivo e rifiuta musicalità e retorica letteraria. Evidente è la volontà di costruire una
struttura poetica in grado di rappresentare precise situazioni individuali realistiche e oggettive esterne alla
soggettività del poeta. L’attenzione di Pavese si concentra sulla civiltà contadina o su gruppi da poco
inurbati ma la ricerca di un fondo mitico nella cultura del popolo non esclude una tensione verso la storia. Il
senso di repressione e chiusura che traspare da alcune liriche va ricondotto alla cultura repressiva e senza
speranza di cambiamento della civiltà contadina e dall’oppressione del regime fascista. I personaggi
preferiti sono quelli che con difficoltà si inseriscono nella collettività sociale(vecchi e ragazzi) e in grado di
rivelare la condizione di solitudine dell’uomo. Presente anche il tema del fallimento: l’impegno politico è un
gesto di ribellione che conferma il senso di impotenza e frustrazione; l’amore risulta inappagante o
impossibile e incapace di dare una risposta al senso di solitudine ed emarginazione. Il rapporto con gli altri
appare segnato da un’atmosfera di incomprensione e ostilità oppure di torbida sensualità e violenza. I
personaggi che si salvano sono riusciti ad evadere dai legami sociali e dall’ambiente opprimente ma sono
degli sradicati. Nella seconda edizione del 1943 sono aggiunte nuove composizioni: dalla semplice
costruzione narrativa dei personaggi e di situazioni si passa alla valorizzazione di alcuni particolari in vista di
un loro significato simbolico più ampio. Pavese adopera un verso lungo narrativo e anti-lirico costituito da
un decasillabo a cui si aggiungono uno o più piedi( impressione di tono epico). Raccolte successive sono La
terra e la morte(1945) e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi(titolo e pubblicazione postumi). Qui si accentua
l’aspetto lirico-simbolico e c’è un ritorno a modi più tradizionali, legati all’espansione sentimentale del
poeta e alle sue soggettive associazioni analogiche. Pavese narratore cultura caratterizzata dal
vagheggiamento per la campagna( contrapposta città), per il “selvaggio”( America come luogo del
primitivo), per Vico e Kerenyi(studioso ungherese delle religioni), per gli studi di etnologia e il simbolismo
junghiano, per il mondo dei miti e l’antropologia. La campagna è colta dal punto di vista dell’uomo idi città
e dell’intellettuale che vuole recuperare il senso vero dell’esistenza e finisce per riscoprire ogni volta la sua
solitudine. Nella città invece l’adolescente o l’intellettuale scopre il proprio sradicamento dalle radici
primordiali e la propria estraneità alla società. Il mondo dei miti si pone come alterità e verità profonda,
come scoperta di una scissione della modernità dalla radice e dall’essenza dell’uomo, ma anche come
scoperta di un “destino” ineluttabile che ha la forza delle pulsioni primitive: quello che però resta nel
moderno delle radici antropologiche non appare come salvezza ma come maledizione a cui è impossibile
sottrarsi. La sua ricerca artistica oscilla su due poli: 1.estraneità alla società e impotenza dell’intellettuale 2.
progetto di sprofondamento nell’arcaico o di rivelazione del “destino” umano nei miti del passato. Prima
fase narrativa pavesiana(1938/1941) si muove fra temi decadenti e naturalisti. Il carcere è un resoconto
del periodo passato al confino in una condizione di estraneità e solitudine come dato esistenziale e
universale. In paesi tuoi(1941) il naturalismo dell’ambientazione contadina raggiunge maggiore intensità.
Essenzialità dei gesti e dialoghi mostrano l’influenza di Faulkner. Il romanzo divenne riferimento
fondamentale della giovane narrativa neorealista. Il romanzo racconta storia cupa e violenta di passioni
primitive: racconta in prima persona Berto un cittadino operaio uscito di galera che va a vivere in campagna
con suo compagno di prigionia il contadino Talino dove rapporto incestuoso con sorella Gisella diviene
lecito. Quando tra Berto e Gisella nasce idillio Talino geloso la uccide e fugge tra i campi:la morte per
dissanguamento ha più valore mitico di un rito arcaico che quello realistico di un documento sociale.
All’indomani della guerra ha inizio la seconda fase della narrativa pavesiana più impegnata in senso
etico e politico. Pavese scrive le sue due opere più durature: La casa in collina e La luna e i falò. Tenta la
strada neorealista con il romanzo il compagno(operaio che diventa comunista e partecipa alla lotta
clandestina negli anni del fascismo) e affronta te,a dell’assurdità dell’esistenza negli ambienti dell’alta
borghesia nei quali autodistruzione è vista come estrema conseguenza dello sfacelo della classe. La casa in
collina si distingue per il coraggio dell’autoanalisi: l’intellettuale rivela la sua ambiguità … il tema è sempre
la solitudine come condizione esistenziale ma anche come frutto di una condizione storica: non solo segno
del destino ma anche prodotto della società in cui vive. Corrado durante la guerra fugge dalla città e si
rifugia a vivere in collina. La sua impotenza ad agire è insieme privilegio di casta e vizio sociale e si tramuta
nell’abitudine alla maschera. In collina incontra Cate(donna amata 10 anni prima) con un figlio( piace a
Corrado credere che sia suo). Corrado mette in moto bisogno di sentimenti umani e tradisce esigenza
frustrata di paternità. Termine di confronto è Fonso, operaio comunista che diventa partigiano e con scelte
mette in discussione alibi intellettualistici di Corrado. Cate e amici antifascisti vengono arrestati e Corrado si
salva ma individua la propria inutilità sociale. Scampato arresto si rifugia in un convento e attraverso
campagne torna al suo paese natale. Le ultime pagine sono segnate da una riflessione dolorosa sul senso
della guerra e della realtà stessa. Guerra è orrore e morte ma anche simbolo dell’assurdità della vita stessa.
Qualunque forma d’impegno sembra impossibile, di fronte alla realtà e possibile solo la fuga. “E dei caduti
che facciamo?perché sono morti? L’estraneità alla guerra diventa estraneità alla storia. Incapacità di
attribuirle senso e valore. In La luna e i falò l’autoanalisi assume l’aspetto di una dolorosa e vana ricerca
d’identità. Solitudine ed estraneità d’Anguilla sono palesate già dal fatto che è nato “bastardo” e a vissuto
una vita da espatriato in America. Ritorna al paese natale dopo anni nella speranza di trovare un nuovo
radicamento e una sicura identità. Situazione simile a Conversazioni in Sicilia di Vittorini. Lì manca però
l’elegia del paesaggio e dei ricordi d’infanzia come anche le dure note realistiche e satiriche. Impossibile è
trovare un’ identità e un paese: Anguilla riparte dopo aver dolorosamente sperimentato il crollo di ogni
speranza di radicamento e d’identità.