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Emilio Renzi Il grande amico.

Alberto Mondadori, Remo Cantoni e l'editoria culturale milanese tra gli anni Trenta e il 1976 (da: AA. VV., Remo Cantoni, a cura di Massimiliano Cappuccio e Alessandro Sardi, CUEM, Milano, pp. 149-166. ISBN 978-88-6001138-1)

1. Pi che una vicenda. "Remo Cantoni, l'unico che avrebbe potuto riceverla e capirla". Cos di una propria lettera scrive Alberto Mondadori, il figlio primogenito del maggior editore italiano, Arnoldo Mondadori. La data 10 febbraio 1943. una lettera a quanto sembra non spedita, vergata da un animo turbato, fitta di interrogativi e priva di destinatario preciso (forse uno scritto eis heautn, a se stesso?).1 L'"unico": Remo Cantoni e Alberto Mondadori erano nati ambedue nel 1914 ed erano stati compagni di scuola, negli anni del Liceo, nei giorni febbrili, complicati e felici della formazione giovanile. Alberto non era bravo a scuola e non avrebbe nemmeno lontanamente completato l'Universit; Remo era brillante tra i banchi, alle feste. Sarebbe diventato docente universitario, opinionista in giornali importanti. Remo porta Alberto nel giro dei suoi amici che sono quelli che frequentano all'Universit Statale le lezioni di Antonio Banfi, del germanista Vincenzo Errante. Negli anni Trenta Banfi tenne memorabili corsi su Spinoza, su Nietzsche; Errante parlava di Rilke.2 L'atmosfera alle lezioni di Banfi in quegli anni sar rievocata da Vittorio Sereni: "Banfi si vedeva di fronte un gruppo abbastanza eterogeneo, formato da alcune menti precocemente problematiche e da
1 Alberto Mondadori, Lettere di una vita 1922-1975, a cura e con un saggio introduttivo di Gian Carlo Ferretti, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996, pag. 54. Questa raccolta e il saggio di Gian Carlo Ferretti sono di primaria importanza. 2 Su Remo Cantoni il libro di riferimento : Carlo Montaleone, Cultura a Milano nel dopoguerra. Filosofia e engagement in Remo Cantoni, Bollati Boringhieri, Torino 1996. Si veda anche Remo Cantoni. Filosofia a misura della vita, a cura di Carlo Sini e Carlo Montaleone, Guerini Studio, Milano 1993.

alcune anime sensitive, pi alcuni sbandati 'irregolari'; fossero questi ultimi il giovane pittore Aligi Sassu o il giovane musicologo Luigi Rognoni, oppure Alberto Mondadori col suo allora inseparabile Mario Monicelli".3 Alberto porta Remo nel giro dei suoi amici che sono quelli che vogliono scrivere di letteratura e di cinema e costruire il mondo nuovo che il fascismo degli anni Trenta chiede alla nuova generazione come compito proprio. l'Italia degli anni Trenta; la Milano che spazio e matrice della genesi della "scuola di Milano".4 Questo scritto non esamina gli stretti e diretti rapporti tra Remo Cantoni e Alberto Mondadori e non solo perch le lettere, le carte personali, non sono state tutte pubblicate. Intento di questo scritto invece fornire ai lettori di un libro su Remo Cantoni il profilo di un uomo Alberto Mondadori editore di libri e fondatore di giornali, poeta e musicofilo, uomo che sempre fu inquieto le cui umane e culturali vicende furono a tal punto intrecciate con quelle degli allievi di Banfi (Enzo Paci, Remo Cantoni, Vittorio Sereni, molti altri ancora), da dover essere riconsiderato e apprezzato come figura essenziale di quella corale stagione di voci singole tra il 1930 e la met degli anni Settanta. Un arco di storia delle idee e dell'editoria di idee che ha al centro Milano e come praticabili di drammaturgia Friburgo e Weimar e Pietroburgo e Davos e Lubecca e Roma e Berlino e Parigi e Praga e Budapest. 2 "Camminare". Alberto Mondadori nasce a Ostiglia (Mantova) l'8 dicembre 1914, figlio primogenito di Arnoldo che a Ostiglia ha cominciato dal nulla come tipografo.5
3 Vittorio Sereni, Il buon maestro della crisi, "Il Giorno", 11 maggio 1977. 4 Si vedano di Fulvio Papi: Vita e filosofia. La scuola di Milano: Banfi, Cantoni, Paci, Preti, Guerini e Associati, Milano 1990; Gli amati dintorni. Filosofia, arte, politica negli specchi della memoria, Ghibli, Milano 2001; La memoria ostinata, viennepierre edizioni, Milano 2005. Si veda ora Gabriele Scaramuzza, L'estetica e le arti. La scuola di Milano, CUEM, Milano 2007. Si vedano le annate della rivista "Materiali di estetica", edita dalla CUEM, Milano. - Cfr. Le citt filosofiche, a cura di Pietro Rossi e Carlo Augusto Viano, il Mulino, Bologna 2004, in particolare Massimo Ferrari, La filosofia all'Universit Statale e la cultura milanese, pp. 59103. 5 Su Alberto Mondadori, oltre alla citata raccolta delle Lettere, si vedano: la pubblicazione fuori commercio per il primo anniversario della morte, edita dal Saggiatore, Milano 1977, testimonianze di Vittorio Sereni, Fedele D'Amico,

Le bocciature scolastiche di Alberto e al tempo stesso le letture appassionate ed estese sono parti o epifenomeni di un personale ribellismo giovanile contro i vincoli, la disciplina e l'autorit del padre, che rapidamente diventato grande editore a Milano, con grandi officine grafiche a Verona. Costanza di lavoro, attenzione a ben miscelare capacit industriali, astuzia di mondo e colpi d'ala imprenditoriale (e con pi di un endorsement da parte del fascismo diventato regime a tappe e provvidenze forzate), l'hanno fatto diventare il maggior editore italiano, battendo in campo aperto i grandi vecchi che venivano dall'editoria dell'Ottocento: i Sonzogno i Treves i Vallardi.6 "Il complesso di Don Carlos", scriver Giovanni Arpino:7 il ribellismo in Alberto talmente incavestrato su se stesso, da non dissolversi mai pi vita natural durante, a onta della dichiarata ammirazione per quel "grande padre", del desiderio di lavorare con lui, per lui, come lui, dell'aspirazione infine a calcarne le orme e a superarlo seguendone il cammino. Ora "Camminare" appunto il titolo della rivista che Alberto Mondadori fonda nel 1932. la radunata degli amici di letture comuni e di una condivisa e giovanilmente impaziente volont di rinnovamento culturale e politico.
Gianandrea Gavazzeni e Giulio Einaudi; AA.VV., Gli anni '60: intellettuali e editoria, Atti del Convegno, Milano 7 e 8 maggio 1984, a cura di Franco Brioschi, "Prefazione" di Cesare Segre, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 1987, soprattutto Ricordo di Alberto Mondadori, Enzo Paci, Giacomo Debenedetti, di Giulio Carlo Argan, pp. 25-34; Alberto Mondadori 1976-2006, a cura di Vittore Armanni, in www.fondazionemondadori.it/qb. 6 Su Arnoldo Mondadori il testo di riferimento Enrico Decleva, Arnoldo Mondadori, UTET, Torino 1988 (ora Garzanti, Milano 1998). Si vedano anche le memorie delle figlie: Mimma Mondadori, Una tipografia in paradiso, Mondadori, Milano 1985, e Cristina Mondadori, Le mie famiglie, a cura di Laura Lepri, Bompiani overlook, Milano 2004. Sull'editoria milanese e italiana: Guido Bezzola, "La Milano letteraria e artistica negli anni '20-'40", in Editoria e cultura a Milano tra le due guerre (1920-1940), Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 1983; AA.VV., Milano com'. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi, Feltrinelli, Milano 1962; Enrico Decleva, Un panorama in evoluzione, in Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, a cura di G. Turi e Maria Iolanda Palazzolo, Giunti, Firenze 1997; Enrico Decleva, L'attivit editoriale, in AA.VV., Storia di Milano, vol. XVIII, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1996; Alberto Cadioli, Letterati editori. L'industria editoriale come progetto, il Saggiatore, Milano 2003; Alberto Cadioli e Giuliano Vigini, Storia dell'editoria italiana dall'unit a oggi: un profilo introduttivo, Editrice bibliografica, Milano 2004; Gian Carlo Ferretti, Storia dell'editoria letteraria in Italia 1945-2003, Einaudi, Torino 2004. 7 " La Stampa", 18 febbraio 1976.

Nei primi mesi la redazione ospitata in casa di Remo Cantoni, in via Visconti Venosta; in seguito nell'abitazione di Alberto ossia dei suoi genitori, in via Livorno. Remo il primo dei collaboratori e per un certo periodo figurer come capo della redazione. Gli altri della brigata sono Alberto Lattuada, Luciano Anceschi, Roberto Ducci futuro ambasciatore, Enzo Paci, Luigi Rognoni, Tullio Cimadori, cugino acquisito, Mario Monicelli, primo cugino per parte di madre. L'approccio alla politica di matrice culturale e secondo i giovani di "Camminare" alla cultura la politica deve riapprodare e chinarsi. La rivista si ingaggia in una polemica contro il Futurismo giudicato non rappresentativo del fascismo per astrattezza di obiettivi. Arnoldo Mondadori che pur sempre l'editore di Filippo Tommaso Martinetti, nel frattempo intronato Accademico d'Italia, si vede obbligato a invitare costui a una cena di riparazione. Un'altra polemica accesa contro una mostra di arte "ufficiale" tedesca a Firenze, giacch "l'iscrizione a un partito, il seguirne le teorie con fede non pu dare un'arte con un'impronta nuova". Si muovono critiche al capitalismo di Stato e al capitalismo tout court. "Nuovismo" o "novismo" - "nuovo a tutti i costi"8 - pu esser definita la proposta di "Camminare" e di altre riviste giovanili dell'epoca, sovente accomunate dalla critica posteriore sotto le etichette di "fascismo di sinistra" o "fronda" o "bottaismo", dal nome del ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai, che attua una sua personale politica di arruolamento della giovane intellettualit in una visione prospettica del fascismo come la forza nuova del panorama europeo contro le "vecchie" ideologie liberali e socialistiche e contro il comunismo trionfato in Russia con Lenin e giudicato materialismo negatore della civilt latina.9 La trama quindi quella del conflitto generazionale programmaticamente portato alla luce, per cos dire "istituzionalizzato". Le riviste di quel genere intrecciano rapporti, registrano collaborazioni multiple. "Il Cantiere" (1934-'35) ospita Paci e Alberto e Remo Cantoni, con brevi contributi; "Orpheus" (1932-34) fondato
8 Carlo Montaleone, Cultura a Milano nel dopoguerra, cit., p. 21. 9 Sulla tematica e sul periodo: Luisa Mangoni, Interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo, Laterza, Roma-Bari 1974; Le riviste giovanili del periodo fascista, a cura di Alberto Folin e Mario Quaranta, Canova, Treviso 1977 (in cui peraltro "Camminare" a malapena ricordato); Luisa Mangoni, Primato 19401943. Antologia a cura di Luisa Mangoni, De Donato, Bari 1977. - Il libro di Ruggero Zangrandi, il primo per il vero a sollevare il velo, pubblicato da Feltrinelli nel 1962 e sar pi volte ristampato (Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Contributo alla storia di una generazione).

da Luciano Anceschi, vi scrive Paci; "Corrente di vita giovanile" (1938-'40) da Ernesto Treccani, e Cantoni vi pubblica saggi importanti. Tra le riviste si intrecciano anche polemiche, talora letterarie pi spesso politiche. "Soviet di formiche", cos nel fiorentino "L'Universale" Berto Ricci definisce "Camminare". Nelle pagine di "Camminare" pi che l'apologia delle "magnifiche sorti e progressive" del fascismo che sta celebrando il decennale della marcia su Roma risuona la parola "crisi": "crisi dell'uomo contemporaneo". Che sappiamo essere parola, visione, di Antonio Banfi e precisamente dell'insegnamento e della ricerca di Banfi in quegli anni. Rivelatrice questa proposizione che proprio di Cantoni: una rivista "deve non tanto risolvere quanto porre dei problemi".10 "Camminare" soppressa dall'autorit tutoria il Ministero della Cultura popolare pi noto come Minculpop nell'autunno del 1935: l'Italia di Mussolini alla vigilia della sfida che lancer all'Impero britannico, alla Francia repubblicana e all'ONU dell'epoca la Societ delle Nazioni andando in Etiopia. Le altre riviste saranno soppresse allora o quando scoppier la guerra mondiale, nel '39. Occorreva serrare i ranghi e Bottai nel 1940 fonder "Primato". Non si va alla guerra contro le grandi potenze sulla scorta di categorie come "problematicismo", "crisi", o di un Pirandello che tanto piaceva ad Alberto. E di attacchi all'unico e grande alleato: la Germania di Hitler. Immagine di quella stagione la fotografia scattata a Pasturo, nella casa di montagna di Antonia Pozzi e spesso riprodotta. l'estate del 1935 dunque poco prima dell'avvio alla catastrofe europea. Mostra disposti alla destra del professor Antonio Banfi una prima fila di studentesse e amiche di Antonia: Clelia Abate, Elisa Buzzoni, Ottavia Abate. Antonia Pozzi dietro e i suoi occhi si vedono appena; tra Vittorio Sereni, all'estrema sinistra di noi che guardiamo, e Remo Cantoni. Alberto Mondadori tra Remo Cantoni ed Enzo Paci, che alla destra di Banfi. Alberto pi alto degli altri, forti i tratti del volto, con un inizio di rughe di carattere, gli occhi neri dallo sguardo caldo, capelli che resteranno scuri sin quasi ai sessant'anni. Il volto di Paci ha
10 Remo Cantoni, Quota 1933, in "Camminare", 5 dicembre 1935, da Gian Carlo Ferretti, Lettere di una vita 1922-1975, cit.., p. XVIII. Sul tema della "crisi" in Banfi restano imprescindibile Guido D. Neri, Crisi e costruzione della storia. Sviluppi del pensiero di Antonio Banfi, Bibliopolis, Napoli 1988, e Gabriele Scaramuzza, Crisi come rinnovamento. Scritti sull'estetica della scuola di Milano, Unicopli, Milano 2000.

colorito scuro, sembra denunciare origini orientali; Cantoni ha un sorriso etrusco affascinante; Sereni, lo sguardo attento, riservato. Anche Banfi sorride: contento, e ironico, di essere tra i "suoi" giovani.11 Antonia Pozzi, lei, la padrona di casa, se ne sta seminascosta: "la Pozzi, che si suicid il 2 dicembre del 1938 a tre anni dall'altro sconvolgente suicidio, quello di Gianluigi Manzi, due duri e indimenticabili profili delle Parche comparsi in mezzo a noi".12 Sono parole di Maria Corti, la studiosa di stilistica letteraria che si laure anche in Filosofia con Banfi dopo aver studiato Storia della lingua italiana con Benvenuto Terracini alla Statale di Milano. La seconda laurea non fu solo per avere uno scadenziario alla propria libido sciendi, fu per un diverso orizzonte culturale: "Ricordo ancora oggi un corso di Estetica su Cos parl Zarathustra di Nietzsche e un altro su Umano, troppo umano. Allora Nietzsche era pochissimo noto in Italia e il suo pensiero agiva su noi studenti come una piccola bomba a orologeria. Era insieme trasgressivo e originalissimo. Mentre nelle universit italiane dominava la linea Croce-Gentile e il modernismo, Banfi ci apriva le porte del mondo d'oltralpe, Husserl, la fenomenologia, Simmel, l'antidogmatismo, il senso problematico dei valori".13 Quanto ad Alberto Mondadori, in quei giorni sta muovendo verso una nuova passione intellettuale, sta cercando e trovando un'altra forma di impegno personale e culturale: il cinema. 3. Cinema arte nuova Negli anni Trenta il cinema in America, in Europa e in Italia uscito dallo stadio di minorit rappresentato dal "muto" e sta diventando industria e spettacolo insieme, cultura e attrazione per le
11 In una poesia giovanile intitolata Remo e scritta nel marzo del '35 Vittorio Sereni descrive lo studente Cantoni che ride e guarda nel pi caldo e simpatetico dei modi (ora nell'Apparato critico di Frontiera, in Vittorio Sereni, Poesie, Edizione critica a cura di Dante Isella, "Prefazione" di Giosue Bonfanti, i Meridiani Mondadori, Milano 1995 e 2004, pp. 398-399. 12 Maria Corti, Dialogo in pubblico. Intervista di Cristina Nesi, Bompiani, Milano 1995, pag. 31. Montaleone, nell'opera citata, pag. 223, ricorda un passo dei Diari di Antonia Pozzi: "Mercoled notte a casa di Alberto c'erano due T.K.: Vittorio ed io", dove T. K. sta per Tonio Krger, l'eroe thomasmanniano cos importante nella formazione di quei giovani. Si veda Antonia Pozzi Vittorio Sereni, La giovinezza che non trova scampo. Poesie e lettere degli anni Trenta, con un saggio di Alessandra Cenni, "Le ragioni della memoria", Libri Scheiweiller, Milano 1995. 13 Maria Corti, Dialogo in pubblico, cit., pag. 29.

masse, divismo e per i regimi politici "l'arma pi potente". Sono parole di Mussolini, che fa varare le leggi e i provvedimenti che daranno vita alla Mostra di Venezia e a Cinecitt, alle scuole dedicate e all'obbligo del doppiaggio della colonna sonora. Milano diverr quindi periferica rispetto a Roma e a Venezia ma questo non impedir che si sviluppino forme di produzione locale e soprattutto una grande attenzione a questa nuova forma espressiva, che si affaccia come una straordinaria mescola di creazione artistica, forza comunicativa e vaste masse di spettatori.14 Con Alberto Mondadori sono nuovamente Alberto Lattuada e Mino Monicelli, essi s destinati come si sa a grandi successi nella regia cinematografica. Chi del gruppo si occupa del cinema con una dedizione destinata a durare Luigi Rognoni: ama il cinema muto e sar tra i fondatori della Cineteca italiana, la cui sede per qualche tempo sar presso la sua abitazione, in corso Plebisciti. Cantoni compie nel '35 un viaggio importante: soggiorna a Berlino, vede il nazismo allo stato nascente. Inizia a lavorare alla tesi di laurea sul pensiero dei primitivi. La scelta per il cinema di Alberto Mondadori alternativamente contrastata e aiutata dal padre. In una lettera dell'estate del '34 Remo manifesta solidariet all'amico. Il passo di debutto dei nostri tre cineasti un film a passo ridotto: Il cuore rivelatore, tratto da un racconto di Poe. Con giovanile baldanza scavalcano molti ostacoli pratici. Seguitano con una prova superiore anche se anch'essa a passo ridotto: I ragazzi di via Pal, dal celebre romanzo di Ferenc Molnr. Il film vince il primo premio internazionale nella sua categoria alla III Mostra d'arte cinematografica di Venezia. La critica se ne accorge e Alberto ritiene di poter allungare il passo. Va a Roma, a Tirrenia. Si mette al fianco di registi provati. Passano cos i mesi del 1936, del '37: ma senza costrutto. Se non tormentate lettere di allentamenti e rincorse tra il figlio, il padre e la madre, la signora Andreina Mondadori, donna forte che vorrebbe il figlio trionfatore: per sul modello del marito. Lattuada dir che Alberto possedeva "fantasia, cultura non ortodossa", ma gli mancava durezza nel dirigere gli altri.15

14 Si vedano gli articolati saggi contenuti nel "Quaderno" n. 3 (gennaio 2006) di "Materiali di estetica" dedicato a Estetica e cinema a Milano. Atti del convegno Universit degli studi di Milano, 15 dicembre 2004, a cura di Elena Dagrada, Raffaele De Berti e Gabriele Scaramuzza. 15 Gian Carlo Ferretti, Alla sinistra del padre, cit., pag. XXIV.

4. Un settimanale nuovo Alberto rientrando a Milano rientra anche nella Mondadori. La Casa editrice decide l'ingresso nella stampa periodica: viene varato nel 1939 il settimanale "Tempo". Alberto ne il fondatore e direttore; sar affiancato da Arturo Tofanelli, direttore editoriale Cesare Zavattini. "Tempo" ha una sua casella nella storia del giornalismo italiano. Il fatto nuovo l'impaginazione, inedita per l'Italia (ma non per gli Stati Uniti, dove si stavano affermando le grandi pagine illustrate da foto di "Life"). "Tempo" d spazio e rilievo ai servizi fotografici: vi si fa un nome il fotoreporter Federico Patellani. Foto e testo devono integrarsi: la grafica anch'essa moderna, si deve nientemeno che a Bruno Munari. La stampa a colori. Anche la formula editoriale punta in alto tramite quella che in gergo si chiama "politica delle grandi firme": Curzio Malaparte, Massimo Bontempelli. A capo della redazione Indro Montanelli, poco dopo Carlo Bernari; tra i collaboratori esterni figura larga parte dei nomi degli "autori della Casa", che ormai sicuramente la prima Casa editrice italiana (anche se Angelo Rizzoli, milanese, anch'egli tipografo venuto dal nulla, sta crescendo assai bene e tallona da vicino il coetaneo Arnoldo).16 Alberto riesce anche a dedicarsi alla letteratura: realizza due numeri del periodico letterario "Tesoretto". Fonda nel 1940, con Tofanelli, la collana di poesia "Lo Specchio", destinata come si sa a durare meritoriamente come la maggior collana italiana di poesia. Giugno 1940, la guerra anche per l'Italia. Remo Cantoni partir per il fronte orientale, da cui riuscir a tornare; Enzo Paci per la Grecia, riuscir a tornare dagli stalag di Beniaminowo e Sandbostel; Vittorio Sereni sar catturato in Sicilia e torner dal campo di concentramento dei francesi in Algeria. Frontiera di Vittorio Sereni forse la sommessa e forte epitome di quella dispersione e raccolta; Diario d'Algeria la completer.17
16 Cfr. Paolo Murialdi, La stampa italiana del dopoguerra, Laterza, Bari-Roma 1973, pp. 205-206. 17 Giosue Bonfanti testimonia che nello stalag di Sandbostel "nel '44 tra i libri che giravano" c'era l'antologia di Anceschi (Lirici nuovi), nella quale "qualcuno, a matita, su una pagina bianca aveva trascritto Terrazza" di Vittorio Sereni (in Per Vittorio Sereni. Convegno di poeti, Luino 25-26 maggio 1991, a cura di Dante Isella, All'insegna del pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, Milano 1992, pag. 180. Si vedano di Stefano Raimondi: La "Frontiera" di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (19351941), Unicopli, Milano 2000, e Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e Ren Char, CUEM, Milano 2007.

Antonio Banfi continua l'insegnamento dalla cattedra. Prima del 25 luglio e dopo l'8 settembre prende contatto con i comunisti, con il socialista Eugenio Curiel; dopo l'armistizio Luigi Rognoni, Dino Formaggio, Luigi Preti sono nella clandestinit. Anche Remo Cantoni. Alberto Mondadori fa il direttore e il corrispondente di guerra di un settimanale che fa la sua parte nello sforzo bellico nazionale. "Tempo" raggiunge tirature da primato; pubblica edizioni nelle lingue dei paesi occupati dall'Asse. L'Italia, scrive Alberto Mondadori nell'editoriale all'indomani del 10 giugno 1940, entra in una guerra "pi che mai rivoluzionaria, dei popoli poveri e giovani contro classi dirigenti che hanno scatenato la tormenta per i loro avidi interessi egoistici", guerra "per la nascita della nuova Europa, che il capitalismo internazionale ha sempre, ferocemente, cercato di soffocare col ricatto e l'oro".18 Alberto manda corrispondenze da vari fronti, da imbarchi su naviglio militare.19 Si sposato con Virginia Barella, nascono i figli: Fabrizio, Marco, Nicoletta. Le sconfitte militari di El Alamein e di Stalingrado, i bombardamenti alleati su Roma, Milano, le citt del Nord, inducono Arnoldo Mondadori a un realismo assoluto. Gli uffici della Casa editrice sono sfollati a Meina, sul lago Maggiore; il passaggio in Svizzera di tutta la famiglia, dopo l'8 settembre, la naturale conseguenza. La lettera del 10 febbraio 1943 che abbiamo citato all'inizio forse indirizzata a Remo Cantoni, forse memoria a se stesso per fissare idee che corrono ansiose, convulse per quel che se ne sa l'inizio della resipiscenza di Alberto. Alberto descrive Palermo in fiamme: Monte Pellegrino vomitava fuoco, il porto era fuoco. Lungo viaggio verso il Nord, disseminato di rovine, donne immobili sui mucchi di macerie". I pensieri cercano di oggettivarsi nelle movenze della palinodia: "Ho scritto al mio ignoto corrispondente la storia dei miei trentanni, pochi e troppi"; ma nel seguito si affida al patetismo di immagini di dissolvenza di s nel fanciullo che era stato. "Gli ho parlato di quando ero bambino, delle sere d'estate a Verona, che si estenuavano verso il fiume, in rossi e azzurri ineffabili gli ho detto della nebbia di Milano, ragazzo appena, di quel colore e di quei caldo cos buoni che ha la nebbia a Milano". Alberto chiosa se stesso: "la mia memoria involontaria sembrer nutrirsi di queste radici profonde
18 Citato in Enrico Decleva, Arnoldo Mondadori, cit., pag. 246. 19 Tracce nella raccolta poetica Il conto della vita, cfr. infra.

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che si abbarbicano al mistero dell'uomo".20 Sono accenti che ritroveremo quando Alberto compir il passo dalla prosa poetizzante rivolta a se stesso (o a pochi sceltissimi amici) alla poesia a stampa, rivolta quindi al giudizio del pubblico pi vasto. In Svizzera Alberto collabora col padre e col fratello nel cercare di tenere i rapporti con gli autori stranieri e col fratello di Arnoldo, Bruno, al cui spirito pratico stato affidato quel che rimasto in Italia della Casa editrice (che sar comunque socializzata dal nuovo potere della Repubblica di Sal). Di suo, prende contatto con i fuorusciti antifascisti, soprattutto con i socialisti Lucio Luzzatto, Rodolfo Morandi e Fernando Santi. Chiede l'iscrizione al Partito socialista (allora Psiup), che gli verr concessa dopo molto tempo e previe laboriose verifiche. Avr del resto breve seguito effettivo: Alberto dimissioner per la posizione "frontista" tenuta dalla maggioranza del Partito a proposito del colpo di stato comunista di Praga (25 febbraio 1948). Prepara piani per la ripresa postbellica, si impegna in progetti di collane, periodici. Cerca di ridisegnare ruolo, funzioni e responsabilit della Casa editrice, tornata peraltro quasi subito nel pieno possesso di Arnoldo. Piani per una Casa editrice meno industriale e meno irrigidita su una lotta politica da Guerra fredda ossia condotta su contrapposizioni elettoralistiche; una Enciclopedia della cultura in senso antistoricista e illuminista; diffusione della cultura contro i vecchi schemi e l'accademia, per la quale appoggiarsi a Banfi e ai "banfiani". Nei memorandum e nelle lettere sono continuamente richiamati Paci e Cantoni, Preti e la Lavinia Mazzucchetti, Anceschi ed Ervino Pocar grande traduttore dal tedesco, Giorgio Monicelli. 5. Due collane di idee: "Orientamenti" e "Pensiero critico" I progetti di Alberto presentano una duplice caratteristica. Sono tutti interni alla Casa editrice: Alberto si sforza ora di stare al suo posto. Puntano a sviluppare una editoria di saggistica orientata a una concezione della cultura come "nuova cultura" emersa nel, e richiesta dal, dopoguerra. Una cultura come militanza "progressista", nel lessico dell'epoca: nell'ambito e negli obiettivi della sinistra, anche comunista. La Casa editrice non ne entusiasta; tuttavia alcune collane saranno varate. Il giudizio su questa e su tutte le vicende di Alberto Mondadori
20 In Gian Carlo Ferretti, Alla destra del padre, cit., p. 55.

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nella AME (Arnoldo Mondadori Editore) e nell'editoria deve passare attraverso la comprensione del fatto che la tradizione, ormai pi che decennale e dai risultati straordinariamente efficaci, della Mondadori di Arnoldo e dei principali tra i suoi collaboratori volgeva assai di pi alla letteratura, allo svago e alla "varia" (per tacere della gloriosa scoperta dei "gialli Mondadori"); insomma, come si dice professionalmente, assai pi fiction che non-fiction. E in ogni caso la Mondadori era anche editrice di stampa periodica, libri per ragazzi, cartiere, industria grafica anche per conto terzi e su scala europea. Alla direzione di queste rilevanti e impegnative attivit provvede in misura crescente Giorgio, di tre anni pi giovane del fratello Alberto. I suoi successi ne trasmettono l'immagine come del figlio pi prossimo al ct di imprenditore industriale del padre. Alberto tra i consiglieri della Casa della Cultura di Milano, fondata il 16 marzo 1946 da Ferruccio Parri e Antonio Banfi, che in questo modo prosegue il lavoro politico del "Fronte della Cultura" e d inizio alla militanza nel Partito comunista italiano, per il quale diventer senatore nel 1948.21 Iniziano trattative tra Alberto Mondadori ed Elio Vittorini perch la Mondadori assuma la pubblicazione de "Il Politecnico" dopo la scomunica comminata da Palmiro Togliatti.22 Sono redatti piani di riviste mensili che vedrebbero alla guida Antonio Banfi, Tofanelli e Giorgio Monicelli, e tutti o quasi i"banfiani". Tra i nomi esteri, Orwell e Sartre. In altro progetto Alberto rispondendo a G. B. Angioletti che aveva proposto una rivista "modello Nouvelle Revue Franaise" precisa: "con l'aggiunta di un critico per la parte filosofica che io ti suggerirei in un giovane di grande talento, di sicuro gusto, di forte cultura: Remo Cantoni, che conosco dagli anni della comune Universit e che preferirei nel caso specifico a un grande nome Banfi, Baratono".23 Il nome nuovo Giacomo Debenedetti, che per la sua conformazione minuta sar chiamato da tutti Giacomino. Piemontese trapiantato a Roma, critico letterario finissimo per metodo di analisi che ricorre alle scienze, alla filosofia e alla psicoanalisi; rivelatore di Proust ai critici italiani, studioso delle letterature europee dell'Ottocento e Novecento. La sua collaborazione e il suo scambio
21 Cfr. Milano com', cit., pag. 703. 22 Cfr. E. Vittorini, Politica e cultura. Lettera a Togliatti, in "Il Politecnico", 35 (genn.-marzo 1947), pp. 2-5 e 105-6 (ristampa parziale in ID., Diario in pubblico. Autobiografia di un militante della cultura, Bompiani Milano 1957 e 1976, pp. 294305. - Cfr. Il Politecnico. Antologia critica a cura di Marco Forti e Sergio Pautasso, Lerici, Milano 1960. 23 In Lettere di una vita 1922-1975, cit., pag. 156 (7 gennaio 1946).

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con Alberto saranno destinati a crescere negli anni sino a far diventare Giacomino Debenedetti la figura forse pi importante per Alberto nelle sue attivit di editore e nelle sue pubblicazioni di poeta.24 Sono conoscenze e in pi di un caso amicizie che accompagnano da tempo il faticato itinerario di Alberto e che soprattutto ne costituiranno il nucleo con cui dieci e dodici anni dopo sar forgiata la Casa editrice infine sua Il Saggiatore. Dei progetti uno sar realizzato molto pi tardi, tra il 1959 e il '63: i l Dizionario universale della letteratura contemporanea, in 5 volumi. Alberto direttore, Cantoni e Debenedetti nel Comitato di consulenza, Paci tra i collaboratori. Dalle molte lettere e memorandum del periodo scaturisce invece quasi subito nell'ottobre del 1945 - la collana di saggistica politica "Orientamenti", dedicata significativamente "ai caduti per la libert". Alcuni titoli sono di valore e di interesse non momentaneo: Golia, romanzo sulla nascita del fascismo, di Giuseppe Antonio Borghese, Moniti all'Europa di Thomas Mann, Disegno preliminare di Costituzione mondiale di Piero Calamandrei. Alberto stesso presenta Dal diario di un borghese di Ranuccio Bianchi Bandinelli. In anticipo sui tempi: La rivoluzione dei tecnici di James Burnham, La Repubblica presidenziale americana di Harold Laski. Di presa duratura: Omaggio alla Catalogna di George Orwell, Quelli di Barcellona di H. E. Kaminski. La "Biblioteca storica" affidata ad Adolfo Omodeo e si apre con il suo volume postumo (ch Omodeo scompare nel 1946) Cultura francese nell'et della Restaurazione. "Arianna - Diari e memorie", per le cure di Alberto stesso e di Giansiro Ferrata, pubblica un capolavoro sulla "battaglia d'Inghilterra" - L'ultimo avversario di Richard Hillary e altre testimonianze sulla guerra recente; ma sar presto riassorbita. "Orientamenti" e "Biblioteca storica" illanguidiscono, la prima termina nel 1951. che nel frattempo "Orientamenti" superata da una collana in cui una concezione pi immediata della politica abbia minor peso rispetto a una concezione pi ampia culturalmente. Meno a ridosso degli eventi della Seconda guerra mondiale appena conclusa,
24 Bibliografia vasta. Cfr. AA.VV. Il Novecento di Debenedetti. Atti del convegno, Roma, 1-2-3 dicembre 1988, a cura di Rosita Tordi, Milano, Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori, 1991, e le testimonianze raccolte nel numero de "L'immaginazione" (Manni editore) per i quarant'anni della scomparsa. Cfr. il capitolo "L'esercizio critico di un 'direttore editoriale': Giacomo Debenedetti", in Alberto Cadioli, Letterati editori, cit., pp. 133- 163, che corregge le lacune del citato Il Novecento di Debenedetti. noto che Debenedetti fu bocciato in due (altre fonti: tre) distinti concorsi a cattedra.

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maggiormente problematica sul presente e pi aperta sul futuro. A essa Alberto pone mano assieme a Remo Cantoni. I rapporti tra i due amici erano ripresi dopo che Alberto aveva scritto a Remo una lunga lettera, datata 15 novembre 1945. una sorta di bilancio, come le circostanze imponevano: " non saprei se il bilancio attivo o meno. Per te forse s per me, non so, ancora presto: di una cosa sono certo, di avere molto imparato e di avere definitivamente compreso come 'ogni posizione morale sia una successiva conquista'. Tu me lo scrivesti tanti anni fa".25 Il progetto iniziale della collana dice "Saggi e critiche", si chiamer invece "Il pensiero critico". La collana nasce nel febbraio del 1947; in carteggi successivi Cantoni sar chiamato direttore di collana. Che vuole essere di "cultura moderna argomenti vivi e attuali, testi problematici", per "rompere il quadro dell'umanesimo tradizionale"26. evidente l'influsso di Cantoni, che a quell'epoca sta lavorando su Kierkegaard (La coscienza inquieta, 1949) e su Dostoevskij (Crisi dell'uomo. Il pensiero di Dostoevskij, 1948). Due titoli della collana sono presentati da Cantoni stesso: Da Bergson a Tommaso d'Aquino di Jacques Maritain, il Baudelaire di Sartre. in questa collana che appaiono Ingens sylva e d Esistenzialismo e storicismo di Enzo Paci, L'uomo copernicano di Banfi, Problemi di tutti di John Dewey a cura di Giulio Preti, la prima serie dei Saggi critici di Giacomino Debenedetti. Vi anche Eupalinos. L'anima e la danza, di Paul Valry: traduzione di Vittorio Sereni e prefazione di Enzo Paci che su Valry aveva scritto un saggio che figura in Esistenza ed Immagine (1947) significativamente dedicato "agli amici delle 'sere' di Beniaminowo" perch erano le lezioni che aveva tenuto nello stalag.27 Altro titolo che colpisce perch riguarda la sociologia Diagnosi del nostro tempo di Karl Mannheim: allora di sociologia si occupava solo la Casa editrice Comunit fondata da Adriano Olivetti.28 Sono titoli e autori che in parte ritroveremo nella pi grande collana "la Cultura" del Saggiatore. In ogni caso configurano una delle maggiori aperture saggistiche di quegli anni: filosofia, critica letteraria, antropologia si incontrano e si fecondano. "Il pensiero critico" lo stesso nome che Cantoni d alla
25 In Lettere di una vita 1922-1975, cit., pp. 136-139. 26 Cfr. Enrico Decleva, Arnoldo Mondadori, cit., pp. 374-375. 27 Cfr. Emilio Renzi, Caro Ricoeur, mon cher Paci, CUEM, Milano 2006. 28 Cfr. Emilio Renzi, Olivetti editore, in "Abitare" n. 406 (maggio 2001), pp. 208209.

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propria rivista, che fonda nel 1950.29 Banfi aveva infatti chiuso la propria rivista "Studi filosofici" nel 1949; Cantoni ne era il redattore capo. L'anno prima il Comitato centrale del Partito comunista italiano aveva attaccato Cantoni per aver pubblicato su "Studi filosofici" una recensione negativa di un libello del comunista francese Jean Kanapa contro l'esistenzialismo. Cantoni era uscito dal Partito.30 I "banfiani" fanno sempre pi fatica a seguire il maestro e senatore. Paci nel 1951 fonda "aut aut", "Il Verri" di Luciano Anceschi vedr la luce nel 1956.31 Alberto fonda entro la Mondadori il settimanale "Epoca" nel 1950, nuovamente con Zavattini e Munari e Mino Monicelli e il "sodale" Cantoni.32 Lo dirige per un anno; ne verr esautorato per aver tentato di fare un settimanale che guardava a sinistra; dopo la sua estromissione Epoca virer sul centrodestra. In "Epoca" Cantoni tiene la rubrica "Ragguagli dell'epoca", sino al 1956: dagli articoli scaturir La vita quotidiana. Alberto esce dall'Associazione Italia-Urss in seguito all'intervento dei carri armati sovietici a Budapest, nel novembre del 1956. Quelli che per molto tempo saranno pudicamente chiamati "i fatti d'Ungheria" provocano com' noto il pi acceso dibattito in seno alle sinistre nel mondo. In Italia il dibattito ha toni forti e conseguenze importanti sia nelle dinamiche politiche Pietro Nenni ne trarr spunto per avviare l'"apertura a sinistra" che porter alla nascita del centro-sinistra "organico e riformatore" - sia nel ceto intellettuale (questo anche in Francia).33 Banfi in Senato segue la linea di arroccamento di Togliatti; Cantoni si discosta nettamente da Banfi34. Alberto traduce in versi i
29 Cfr. Carlo Montaleone, Cultura a Milano nel dopoguerra, cit., pp. 119, 118-125. 30 Si veda la lettera a Banfi riprodotta in Appendice a Carlo Montaleone, Cultura a Milano nel dopoguerra, cit., pp. 163-168, datata 4 settembre 1949. 31 Cfr. a cura di Piero De Giovanni, La cultura filosofica italiana attraverso le riviste 1945-2000, FrancoAngeli editore, Milano 2006. 32 "Sodale": Gian Carlo Ferretti, Alla destra del padre, cit. pag. LXXXIII. 33 Densa la bibliografia, di allora e rievocativa. Si vedano Il revisionismo socialista. Antologia di testi 1955-1962, a cura di Giampiero Muggini, "Prefazione" di Federico Coen, Quaderni di "Mondoperaio", 1975; Gli intellettuali di sinistra e la crisi del 1956, Un'antologia di scritti del "Contemporaneo", a cura di Giuseppe Vacca, Rinascita-Editori Riuniti, Roma 1978; Nello Ajello, Intellettuali e P.C.I. ! 944-1958, Laterza, Roma-Bari 1979; L'indimenticabile '56, numero speciale di "MicroMega", 9/2006. Vicende e persone a Milano: Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, Torino 2005, pag. 174 sgg.. 34 Si vedano tuttavia per quanto riguarda Banfi i chiaroscuri colti e ricordati da Fulvio Papi in "Banfi, gennaio 1957 e le tre immagini", ne La memoria ostinata, cit.,

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suoi sentimenti: compone una raccolta di poesie che intitola Canto d'ira e d'amore per l'Ungheria. Apparir semiprivatamente nel 1959. Alle elezioni politiche del 25-26 maggio 1958 in cui la posta in gioco erano propriamente le precondizioni di nascita del centrosinistra Alberto si candida nelle liste del Movimento di Comunit di Adriano Olivetti.35 La qute di Alberto anche in questo quadrante senza quiete e sia pure con rotta costante a sinistra (del resto cos era stato durante il fascismo): a met degli anni Sessanta si accoster al Partito repubblicano di Ugo La Malfa, a met dei Settanta al Partito comunista egemonizzato dal carisma di Enrico Berlinguer. Nel 1962, a Barcellona, Alberto presenta al Congresso internazionale degli editori una risoluzione contro la censura del regime franchista;36 l'anno di poi scrive la Prefazione a un dossier sulla persecuzione degli intellettuali nel Portogallo salazarista.37 Importante per Alberto la versificazione: "la mia scrive Alberto al padre una 'vocazione' e non un hobby'".38 In queste invero un po' supplichevoli parole sta uno dei nodi del groviglio. Alberto parl sempre, e oper spesso, in termini di sua "necessit di scrivere"; ebbe un laudatore certo eccessivo Giacomino Debenedetti e persino il riconoscimento del Premio Viareggio 1957 per la poesia (ex aequo con Pier Paolo Pasolini e Sandro Penna); ma con un senso di sollievo per l'equit che si rilegge il giudizio editoriale interno (pro veritate) di Sergio Antonielli: "al generoso dei suoi sentimenti" politici, corrispondono "eccessi di letteratura".39 Quasi una vicenda, del 1957, appunto l'opera prefata da Debenedetti e premiata; seguono Canto d'ira e d'amore per l'Ungheria, nel 1963 Figure nel tempo; nel 1965 Il conto della vita. L'insieme si presenta a un tempo come una tetralogia e un'opera unica scandita in quattro tempi. Le lunghe note ne Il conto della vita sono in parte spiegazioni delle cause scatenanti, delle cornici e dei rimandi delle poesie, in parte una sorta di "diario in pubblico". Non meno importante per Alberto il sentimento dell'amicizia: una poesia - "Ho conosciuto il tacere" (1957-1964)- dedicata a Remo
pp. 43-59. Banfi morir nel successivo luglio. 35 Alberto Mondadori scrive una lettera a vari intellettuali per chiedere il voto. Quella a Remo Cantoni in Lettere di una vita 1922-1975, cit., pp. 612-614. 36 Cfr. E.R., Il sedicesimo congresso dell'Unione Internazionale degli editori e la censura in Spagna, in "aut aut" n. 69 (maggio 1962), pp. 272-273. 37 Dossier sul Portogallo, a cura di Dante Bellamio, Prefazione di Alberto Mondadori, edizioni Avanti!, Milano 1963. 38 Lettera datata 25 agosto 1965, cfr. Gian Carlo Ferretti, Alla destra del padre, cit., pag. CXXX. 39 Ibid.

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Cantoni; a Enzo Paci "Due nuovi commiati provvisori ma pi brevi", e sono "Tlos" (1963) e "Entropatia" (1963), che si conclude con un'immagine che a sua volta viene da una citazione che sappiamo esser stata cara a Husserl: "Andiamo e con la voce ferma dei fiumi al mare, parliamo che ridente si avvoltola sulle orme e a ricalcarle verr il cavallo che Drer sprona verso la fonte dove la nostra origine si smaga: l il ponte percuoteremo con le piante dell'io posso." 6. Il Saggiatore. Una Casa editrice nuova Lettera di Alberto Mondadori a M. Jean-Paul Sartre, 26 marzo 1958: "Desidero mettervi a parte di una mia iniziativa: col prossimo mese di aprile nascer una nuova Casa editrice, una casa cui ho dato il mio nome, e che avr come suo principale impegno quello di diffondere libri di grande importanza nella storia della cultura, delle arti, delle dottrine e del costume".40 " I l mio nome": la formula per chi abbia seguito le fila distinte e intrecciate insieme della storia umana e culturale di Alberto Mondadori ha una forza non inferiore a quella impiegata per definire le linee programmatiche del nascente Saggiatore. A quarantaquattro anni Alberto traccia la linea pi volte tentata, spesso sfiorata, pi d'una volta mancata. I "sodali" sono con lui - con qualche arruolamento in pi. Il Saggiatore non per il vero il primo nome scelto, sostituisce dopo qualche mese il primo battesimo: Il Sagittario. "Saggiatore" ossia l'appello a Galileo Galilei sar stato ancora una volta il frutto dell'incrocio tra le prensilit di letture di Alberto e l'ambiente del neoilluminismo banfiano.41 Il quadro dei consulenti si consolida presto e sar ridistribuito in organigrammi per responsabilit di competenze: Remo Cantoni per l'antropologia, Enzo Paci per la filosofia, Ernesto de Martino per l'etnologia, Ranuccio Bianchi Bandinelli per l'antichit classica, Giulio Carlo Argan per l'arte moderna, Bruno Maffi studioso della sinistra
40 In Alberto Cadioli, Sono un esploratore, mi piace navigare nel tempo. Breve storia del Saggiatore dal 1958 a oggi, il Saggiatore, Milano 1993, pag. 11. Opera imprescindibile per il tema. 41 Ferretti, Alla sinistra, pp. CII-CIV

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estrema per la storia, Guido Aristarco per il cinema, Fedele D'Amico per la musica. Le personalit di maggior influsso sono Enzo Paci e Giacomino Debenedetti, il quale per essere formalmente il direttore letterario a tutti gli effetti il primo dei collaboratori di Alberto. Non entrer invece a lavorare nel Saggiatore Vittorio Sereni, all'epoca direttore letterario della Mondadori, pur dopo un iniziale assenso.42 La prima sede in via Locatelli, subito dopo sar via Crivelli. Anche per una singolare iniziativa la nuova Casa editrice spicca subito tra le altre di cultura Bompiani e Garzanti a Milano, le fiorentine La Nuova Italia e Sansoni, la bolognese il Mulino, la torinese Einaudi, la vicentina Neri Pozza, la pi antica barese-romana Laterza ed la particolare formula con cui essa presenta il proprio Catalogo. I cataloghi del Saggiatore non sono il semplice ancorch indispensabile "listino titoli e prezzi" che il lettore trova in libreria (e il libraio di una volta consultava nell'ignara attesa che qualcuno inventasse il terminale elettronico), ausilii insomma del lavoro e dello scambio commerciale. Sono veri e propri volumetti in cui i titoli pubblicati sono corredati di schede sul libro e sull'autore, le collane sono presentate in testi di alta tenuta letteraria. Non sono paragonabili giornali volanti come "Tempi nuovi" di Einaudi perch riproduzioni ex post di lunghe recensioni; n "Pesci rossi" di Bompiani, piccoli ed eleganti pieghevolini di matrice zavattiniana ossia extravaganti. Quei cataloghi restano il miglior plot del Saggiatore. E del gusto sicuro di Giacomino Debenedetti, che se non li scriveva da capo a fondo ne era certo il maggior fabbro. nel Catalogo n. 3 (autunno-inverno 1959-60) che si trova uno scritto di Paci spesso citato: "Nulla di nuovo tutto di nuovo". Illustra la Collana principe, "la Cultura". La parola cultura "non pi soltanto scienza o storia o filosofia: tutto questo ma anche qualcosa di pi della pura e semplice somma delle varie discipline. la vita organica di una civilt che da un lato si apre ad orizzonti sempre pi vasti e dall'altro si specializza in campi sempre pi particolari. Per la Collana de Il Saggiatore la parola cultura indica, nello stesso tempo, la relazione dei vari campi e la specializzazione la cultura ripresa della vita del passato e rinnovamento del presente per il futuro". Paci coglie e sviscera i nessi tra i Saggi critici di Debenedetti e La bomba atomica e il destino dell'umanit di Jaspers, La grande festa di Lanternari e L'enigma dei manoscritti del Mar Morto di Del Medico,
42 Cfr. Gian Carlo Ferretti, Poeta e di poeti funzionario, il Saggiatore Fondazione Mondadori, Milano 1999.

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l a Storia della letteratura tedesca di Martini e la Crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale di Husserl, preannunciato. Tra il secondo e il quarto Catalogo appare una rubrica crediamo sempre precedenti n susseguenti: le "Lettere all'editore". Nel catalogo n. 5 (primavera 1961 primavera 1962) Ernesto de Martino inserisce il proprio La terra del rimorso in uno scritto complessivo intitolato "Attualit dell'etnologia". Paci collega il Galilei di Banfi con Parole e cose di Gellner e con le traduzioni, realizzate e in corso, di Merleau-Ponty. Il catalogo generale 1958-1962 sistematizza i libri stampati entro le collane, che figurano essere La Cultura, la Biblioteca delle Silerchie, Uomo e mito, Il Marcopolo, Il Portolano, Specchio del mondo e Libri d'arte. La Biblioteca delle Silerchie merita un allargamento del discorso, a cominciare dal nome. Silerchie, dal latino silercula, ossia "rametto di vetrice con cui si facevano bastoncelli magici per cacciare le malattie e gli spiriti maligni".43 Piccoli volumi cartonati di sobria eleganza, in cui Giacomino Debenedetti mise il meglio di s nella scelta e nella stesura dei "risvolti" editoriali di presentazione dell'autore e dell'opera, quasi tutti di sua mano talch sono stati raccolti e ripubblicati. 44 Non vi erano distinzioni di genere e i classici si alternavano con i moderni, l'arte con la letteratura, il Diario fenomenologica di Paci con Lettera sul matrimonio di Thomas Mann, Esuli di James Joyce con lo straordinario resoconto del rastrellamento dei nazisti al Portico di Ottavia a Roma steso con rigore di stile dallo stesso Debenedetti: 16 ottobre 1943. Il Catalogo generale 1958-1965 preceduto da una "Inchiesta" su Strutturalismo e critica, a cura di Cesare Segre; tra i contributori di quello che un autentico libro di 70 pagine vi sono Roland Barthes, Maria Corti, Claude Lvi-Strauss, Enzo Paci e Jean Starobinski. Quasi quattrocento pagine costituiscono il Catalogo generale 1958-1965 (con aggiornamenti al giugno 1968). La collana principale La Cultura si internamente articolata per specializzazioni; altre collane sono nate, le pi significative sono la "economica" I Gabbiani e la raffinata "Scritture", affidata a Cesare Garbali e inaugurata da Divisone cancro di Solgenitsin, allora sconosciuto. Altri consulenti si sono aggiunti: lo storico Giuseppe Galasso, Felice Ippolito con il
43 Cfr. Gian Carlo Ferretti, Alla sinistra del padre, cit., pag. CV (da Catalogo n. 2 -primavera-estate 1959). Di questa vegetazione erano ricche le ripe della strada per la villa di Alberto a Camaiore, in Versilia. 44 Michele Gulinucci, Preludi. Le note editoriali alla Biblioteca delle Silerchie, Introduzione di Edoardo Sanguineti, Teoria, Roma 1991.

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quale nasce l'intrapresa dell'edizione italiana di "Scientific American", Giancarlo De Carlo per una fortunata collana di architettura. Folti i collaboratori interni: Glauco Arneri, Giampaolo Dossena, Cesare Salmaggi, Edmondo Aroldi, Maria Laura Boselli, Mario Andreose, Settimio Paolo Cavalli, Aldo Devizzi. Tra i pi giovani, Evaldo Violo, Franco Grassi, lo scrivente. Alcuni di loro ascenderanno ai vertici della Rizzoli, della Bompiani. Negli uffici grafici, Anita Klinz, Bruno Binosi, Daniele Baroni. L'Avvertenza informa che il Saggiatore di Alberto Mondadori editore tornato autonomo dalla Casa madre cui si era riaccostato nel 1960. La sede non pi quindi via Bianca di Savoia (con ingresso da via San Martino) bens corso Europa. "Non in una fase di crisi ci troviamo, bens di lisi, di disciogliersi di un precedente ordinamento esterno e interno, in una fase cio di ristrutturazione dell'organizzazione, scelta dei programmi, ampliamenti". Invece fu crisi non lisi. La quantit dei programmi iniziati, l'abbondanza dei progetti abbozzati e l'ipertrofia dei contratti firmati, l'onerosit degli anticipi e dei costi interni, tutto inclusa la morte improvvisa nel 1967 di Giacomino Debenedetti, and a incrociarsi con i rivolgimenti politici e le tensioni sindacali del 1968, innescando una deflagrazione mortale. La Casa madre alla cui presidenza era ancora Arnoldo se ne stette sulle sue e il risultato finale fu la messa in liquidazione della Casa editrice.45 Quasi tutto il personale accolse varie formule di buonuscita; lettere di risoluzione dell'accordo di collaborazione ricevettero anche Enzo Paci e Remo Cantoni.46 difficile esser completi nell'indicazione dei titoli di pregio del Saggiatore di Alberto Mondadori quarant'anni dopo e forse non ha neanche tanto senso: molti sono tuttora in catalogo. Importa di pi cogliere alcuni nodi del discorso culturale e accennare sviluppi e inviluppi. stato notato che il Saggiatore nasce appena un po' prima della Casa editrice dai pi brillanti esiti dell'ultimo quarto di secolo del Novecento - la Adelphi di Bobi Bazlen, Roberto Olivetti, Luciano Fo, Roberto Calasso. ma non ne affatto il fratello maggiore, al
45 Sulla vicenda del Saggiatore Gaetano Tumiati, Si chiude il Saggiatore, La Stampa 2 e 19 luglio 1969; Gian Carlo Ferretti, "Il lavoratore separato (sulla crisi del Saggiatore)", in Pubblico 1979, a cura di Vittorio Spinazzola, il Saggiatore, Milano 1980, pag. 271; Nicoletta Mondadori, in "Paragone", n. 468, 1989; Mario Andreose, in "Italia oggi", 10 agosto 1989. Cfr. Claudia Patuzzi, Mondadori, Liguori, Napoli 1978, cap. IV. 46 In Lettere di una vita 1922-1975, cit., pp. 963-964 (a Remo Cantoni, 25 marzo 1969), pp. 966-967 (18 aprile 1969), per Enzo Paci.

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contrario.47 Il Saggiatore persegue un "disegno neoilluministico di elaborazione e diffusione di una nuova cultura" e in questo senso ha ragione Ferretti quando sottolinea la valenza a fianco di Alberto Mondadori di Remo Cantoni e di Enzo Paci e la lunga gittata del miglior Antonio Banfi.48 Adelphi non ha pedagogie da assolvere; ha saputo invece crearsi il proprio mercato al punto che si pu affermare che esiste un lettore "adelphiano tipico". La letteratura, la scrittura, sono valori a s: la calma elevazione della vera Grande Destra moderna. Che Adelphi con la stampa di tutto il Nietzsche filologicamente ricostruito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari e rifiutato dalla Einaudi si sia costituita a perno del cambio di paradigma filosofico alla svolta degli anni Ottanta non le ha impedito tra le altre cose di varare la ristampa di tutto Benedetto Croce. Il Saggiatore per alcuni anni ha dato disturbo a Einaudi e se si considera che la Casa editrice Einaudi stata per quasi mezzo secolo la salda e sabauda fortezza del pensiero di "sinistra" in Italia non particolare da poco.49. Forse l'impresa fu resa paradossalmente possibile proprio dalla personalit inquieta di Alberto, dalle sue umane debolezze e dalla sua nessuna superbia. "Io guardo agli anni Ottanta", aveva detto in anticipo sulla crisi; e cos riprese in solitario a fare l'editore, cosa che con fatica, coerenza e costanza di passione fece sino alla morte, il 14 febbraio del 1976. Nello stesso breve giro d'anni sia l'editoria milanese sia la "scuola di Milano" ebbero falcidiate le loro fila fu un autentico cambio generazionale. Arnoldo era morto nel 1971, un anno dopo Angelo Rizzoli. Gian Giacomo Feltrinelli, tragicamente nel 1972, a 46 anni. Paci scomparve in quello stesso 1976, Giulio Preti se ne era andato nel 1972, nel 1978 sarebbe stata la volta di Remo Cantoni, "l'amico di sempre" l'avrebbe definito la vedova di Alberto.50 Alberto Mondadori mor da solo a Venezia, il 14 febbraio 1976; ai funerali sventolava una bandiera rossa. I figli avevano iniziato a lavorare nella redazione del Saggiatore. Fabrizio sarebbe partito per Stati Uniti, a studiare e insegnare filosofia; Marco aveva
47 Bruno Pischedda, "Editoria a Milano: 1945-1970. Gli anni dell'entusiasmo", in La citt dell'editoria. Dal libro tipografico all'opera digitale (1880-2000), catalogo della mostra tenuta al Castello Sforzesco di Milano, 2 febbraio 16 aprile 2001, a cura di Giorgio Montecchi, Skira, Milano 2001, pp. 125-140. 48 Gian Carlo Ferretti, Alla sinistra del padre, cit., pag. CII. 49 Cfr. Gabriele Turi, Casa Einaudi. Libri uomini idee oltre il fascismo, il Mulino, Bologna 1990; Luisa Mangoni, Pensare i libri: la casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, Bollati Boringhieri Torino 1999. 50 In Gian Carlo Ferretti, Alla sinistra del padre, cit., pag. CIII.

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continuato il mestiere di famiglia, sodali Salvatore Veca e Giulio Giorello, era diventato studioso e docente di epistemologia e di logica ed morto prematuramente; e fu a Nicoletta che nel dicembre del '75 Alberto "leg" i suoi libri pi cari.51 Naturalmente trasmutato e altrettanto naturalmente intriso della consapevolezza che "profondo il pozzo del passato",52 il Gruppo editoriale Il Saggiatore alla cui guida ora Luca Formenton figlio di Cristina, sorella di Alberto - fa "politica di catalogo" e fa nuovi titoli: filosofia, romanzi, storia, problemi contemporanei.53

51 Luca Formenton e Aurelio Pino, "Marco Mondadori intellettuale editore", in Logica e politica. Per Marco Mondadori, a cura di M. D'Agostino, G. Giorello, S. Veca, il Saggiatore, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2001, pp. 513-518 52 l'incipit di Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann. Parole riprese a epigrafe della collana "Uomo e mito", danno il titolo alla Silerchie che nel 1960 riproduce quel Prologo e costituiscono lo spunto per uno scambio epistolare tra Alberto Mondadori ed Enzo Paci (devo questi dati di "rilevante significativit" a un passo di Alberto Cadioli, Sono un esploratore, cit., pp. 23-24). 53 Cfr. il Catalogo 1958-1998 che ha per titolo Scrittura e libert, a cura di Alberto Cadioli, Giulio Giorello, Alessandro Nova, saggi (secondo la tradizione) di Roger Charter, Stefan Germer, Klaus Herding, Gian Carlo Rota e Carlo Sini.