Sei sulla pagina 1di 3

2.

– LA DISCIPLINA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE IN MATERIA DI RENDICONTO FINANZIARIO


La necessità di accompagnare ed integrare le informazioni di stato patrimoniale e conto economico con
l’elaborazione di un rendiconto finanziario era stata da tempo avvertita dalla prassi professionale e già
nella prima metà del secolo scorso si era iniziata a diffondere l’abitudine di redigere il rendiconto
finanziario . Occorrerà tuttavia attendere gli anni ’60 affinché i rendiconti delle movimentazioni
1

finanziarie facciano la loro prima comparsa all’interno di documenti e/o normative nazionali volti ad
indirizzare e a disciplinare la contabilità aziendale . 2

A livello internazionale, è nel 1977 che lo IASC (International Accounting Standard Committee)
attraverso il Principio contabile IAS n. 7, intitolato “Statement of Changes in Financial Position” – poi
sostituito nel 1992 e reintitolato “Cash Flow Statement” – indica il rendiconto finanziario quale parte
integrante del bilancio d’esercizio.
In Italia, contrariamente a quanto sancito a livello internazionale, ma in linea con le previsioni
comunitarie in materia (IV Direttiva CEE), il legislatore non ha previsto il rendiconto finanziario tra i
prospetti contabili costitutivi del bilancio d’esercizio, né tra i suoi allegati . È stato ritenuto, infatti, che
3

la variazione della posizione finanziaria dell’azienda da un esercizio all’altro potesse essere desunta
compiutamente dall’analisi di alcune poste dell’attivo e del passivo (disponibilità bancarie, crediti,
debiti, …) e dalle informazioni contenute nella nota integrativa, anziché attraverso la redazione
obbligatoria di un apposito documento . 4

Una simile lacuna normativa viene in parte compensata da quanto previsto dal Principio contabile n. 12
del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e del Consiglio Nazionale dei Ragionieri
(CNDCeR), il quale ha sostituito il precedente Principio contabile n. 2, emanato nel 1977, che per la
prima volta nel nostro Paese aveva fornito una disciplina in tema di rendiconto finanziario. Il Principio
1 “In questo senso i primi esempi di rendiconti delle movimentazioni finanziarie risalgono, nei Paesi di lingua Inglese,
addirittura alla seconda metà del secolo scorso [L. Rosen, Don T. De Coster (1969)]. Sino alla crisi dei mercati
mobiliari del 1929, però, lo strumento in questione non ebbe una particolare diffusione, dal momento che gli operatori
ponevano la loro attenzione principalmente alle analisi di tipo statico, fondate sul current ratio. Solo a partire dal 1929,
infatti, si prese coscienza della necessità di servirsi di strumenti di analisi finanziaria di tipo dinamico” (A.
MECHELLI, 2001: 563).
2 “Per quanto attiene alle esperienze oltreoceano, occorre attendere il 1963 per avere uno standard contabile di
riferimento, quando l’APB (Accounting Principles Board) emanò l’Opinion che invitava le imprese americane ad
accompagnare il bilancio di esercizio con un “Statement of suorce and application of founds” [La denominazione del
documento è stata poi mutata nel 1971 dalla stessa APB che nell’Opinion n. 19 parla di “Statement of changes in
financial position”]. Per quanto attiene, invece, al panorama europeo, in Gran Bretagna il primo documento contabile
che si è occupato dell’argomento è lo SSAP 10 emanato nel 1975 che richiedeva la presentazione di un flusso dei fondi
di capitale circolante netto, anche se, a livello legislativo, il successivo Companies Act del 1985 non prevedeva alcun
obbligo al riguardo per le imprese d’oltremanica. In Francia, è solo a partire dagli anni ’60 che i banchieri hanno
utilizzato il concetto di “Besoin en fonds de roulement” la cui esperienza applicativa ha trovato pieno compimento nelle
previsioni del Plan comptable général del 1982 [ASSONIME (1986:2)]” (A. MECHELLI, 2001: 563).
3 Malgrado ciò, alcuni autori ritengono che da una lettura sistematica delle norme del Codice Civile possa essere
comunque desunta l’obbligatorietà della redazione del rendiconto finanziario. Più in particolare, una parte della dottrina
(G. BRUNETTI, U. SOSTERO, 1994; C. CARAMIELLO, 1993) rileva un obbligo implicito alla redazione del
rendiconto da un’interpretazione estensiva delle disposizioni di cui all’art. 2423, commi 2 e 3, secondo cui, laddove le
informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge siano insufficienti a dare una rappresentazione veritiera e
corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della società e del risultato economico dell’esercizio, si debbano
fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo. Secondo altri, invece (I. F ACCHINETTI, 1997;
CNDCeR, 1994: 62), l’obbligo di redigere il rendiconto finanziario sarebbe desumibile dalle disposizioni sulla nota
integrativa contenute nell’art. 2427, comma 4, in cui si richiede conto delle variazioni intervenute nelle voci dell’attivo
e del passivo.
4 “L’indicazione contenuta in nota integrativa dei movimenti di ciascuna voce attinente alle immobilizzazioni nonché
delle variazioni nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo dello stato patrimoniale, se interpretata in
chiave finanziaria, permette già di per sé l’espressione di un primo giudizio in ordine alla situazione finanziaria
dell’impresa. Tali variazioni consentono di interpretare i caratteri essenziali della dinamica finanziaria dell’impresa nel
periodo considerato (o meglio, la sua evoluzione rispetto all’esercizio precedente) mettendo in grado il lettore
sufficientemente esperto di redigere una sorta di rendiconto finanziario «di prima approssimazione». Vi è da precisare
che, comunque, la situazione finanziaria dell’impresa ben difficilmente può essere «compiutamente» da uno strumento
informativo con le caratteristiche del bilancio di esercizio” (F. DALLA SEGA, 1999: 464-465). Sull’insufficienza del
bilancio di esercizio ai fini della conoscenza della situazione finanziaria dell’impresa, si veda: P. O NIDA (1951: 13 e ss.).
contabile nazionale n. 12 richiede esplicitamente la predisposizione di un rendiconto finanziario da
inserire nella nota integrativa, non considerando la sua mancata inclusione, però, come una violazione
della clausola generale della rappresentazione veritiera e corretta, purché le informazioni sulla
situazione finanziaria siano desumibili da altre aree della nota integrativa. Tuttavia, sempre secondo lo
stesso documento, data la rilevanza delle informazioni fornite con il rendiconto finanziario e l’ampia
diffusione di tale strumento su base nazionale ed internazionale, l’omissione dello stesso è concepibile
solo per le aziende che non possiedono un’adeguata struttura amministrativa a causa delle loro limitate
dimensioni . 5

Il rendiconto finanziario permane, quindi, un adempimento facoltativo per la generalità delle aziende
italiane, le quali, tuttavia, sempre più spesso optano in maniera autonoma di fare un uso sistematico di
tale strumento13. Esso, dunque, costituisce ad oggi parte dell’analisi di bilancio di molte aziende.
Una così ampia diffusione, il costante aumento del numero di modelli proposti in letteratura ed adottati
nella pratica e la crescente articolazione degli stessi rappresentano una testimonianza tangibile del
sempre maggiore interesse a riguardo dell’aspetto finanziario della gestione . 6

3. – LE FINALITÀ ED I CONTENUTI DEL RENDICONTO FINANZIARIO


Il rendiconto finanziario è un prospetto volto a fornire delle informazioni rilevanti in merito alla
dinamica finanziaria dell’azienda. All’interno di questo obiettivo che potremmo definire principale (o
generico), è possibile individuare, inoltre, tutta una serie di finalità conoscitive di carattere minore, o
comunque particolare15.
Molte, infatti, sono le esigenze conoscitive che possono essere soddisfatte mediante le informazioni
desumibili dalla lettura del rendiconto finanziario. In particolare, tale strumento può essere variamente
impiegato al fine di dare risposta a quesiti quali:

􀂂 a quanto è ammontato il fabbisogno finanziario dell’azienda?

􀂂 come si è finanziata l’impresa? ovvero, quali sono state le fonti a medio e lungo termine che hanno
alimentato i flussi finanziari dell’azienda?

􀂂 quale è stato il contributo della gestione corrente alla creazione delle risorse finanziarie?

􀂂 quali classi di attività hanno assorbito le risorse finanziarie generate dalla gestione?

􀂂 esiste un’adeguata correlazione tra fonti ed impieghi?

􀂂 le risorse finanziarie sono state investite ed utilizzate in modo ottimale?

􀂂 qual è il fabbisogno finanziario per l’attività presente e futura dell’impresa?

􀂂 quali sono le fonti di finanziamento più convenienti?

􀂂 ………

Onde soddisfare le precedenti finalità conoscitive, il rendiconto finanziario accerta ed illustra i


movimenti in entrata ed in uscita (flussi) che nell’arco di un determinato periodo di tempo hanno
interessato una definita risorsa – finanziariamente rilevante – e che ne hanno causato la variazione.

5 Cfr. CNCeR (1994: 63).


6 L’analisi della dinamica finanziaria aziendale risulta di interesse sia per i soggetti interni all’azienda, sia per coloro
che operano all’esterno, come banche, fornitori e analisti finanziari. Tale studio consente loro di valutare le condizioni
di equilibrio finanziario dinamico e di conoscere le relazioni fra capacità dell’impresa di produrre reddito e di generare
cassa. In particolare, per i finanziatori esterni l’utilità dell’analisi finanziaria discende dalla necessità di valutare la
capacità di credito dell’azienda. Per quanto concerne gli operatori interni, invece, l’importanza di disporre di strumenti
per il controllo finanziario della gestione deriva dalle condizioni di scarsità e di onerosità del capitale, che impongono
un attento controllo sul livello di indebitamento. F. IELASI (2002: 204-205).
Tipicamente, il rendiconto prende a riferimento un arco temporale corrispondente al periodo
amministrativo a cui si rapporta l’esercizio. Esso offre, cioè, una rappresentazione della performance
finanziaria passata dell’azienda. È opportuno sottolineare, tuttavia, come lo studio dei flussi finanziari e
monetari risulti importante anche – e soprattutto – in chiave prospettica. Quest’ultima tipologia di
analisi può consentire, infatti, di:

􀂂 verificare l’esistenza di condizioni di equilibrio finanziario prospettico;

􀂂 stimare il fabbisogno o il surplus di risorse finanziarie derivante dai programmi futuri;

􀂂 determinare l’ammontare delle componenti finanziarie del reddito 17.

Le informazioni necessarie per lo svolgimento di una simile analisi sono riprese dagli schemi di bilancio
(stato patrimoniale e conto economico), anche se elaborate con criteri difformi ed integrate con quelle
contenute nella nota integrativa e, eventualmente, nella relazione sulla gestione 18.
Si tratta, in altri termini, di leggere in modo differente il bilancio ordinario di esercizio, ovvero, di fare
un utilizzo in chiave finanziaria del suo potenziale informativo.
Tuttavia, la lettura congiunta ed integrata delle tavole di sintesi (stato patrimoniale di inizio e di fine
periodo e conto economico) e della nota integrativa per l’individuazione dei flussi finanziari, non è
succedanea al rendiconto, poiché mancano la sistematicità e la visione d’insieme in esso presenti 19.
Al contrario, il rendiconto finanziario è un prospetto essenziale per la completa rappresentazione e
comprensione della struttura e della gestione aziendale, al pari dello stato patrimoniale e del conto
economico20. Tale documento risulta, dunque, complementare agli schemi di bilancio di cui integra il
potenziale informativo: ognuno fornisce specifiche informazioni che devono essere, però, interpretate a
sistema.