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Nemi

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Nemi (Nèmi[4], /ˈnɛmi/) è un comune italiano di 1 931
Nemi
abitanti[2] della città metropolitana di Roma Capitale nel
comune
Lazio.

Posizionato quasi al centro dei Colli Albani, a 521


m s.l.m.,[5] Nemi è il secondo comune più piccolo dell'area
dei Castelli Romani, noto per la coltivazione delle fragole
e per la relativa sagra[6], che si svolge ogni anno la prima
domenica di giugno. Il centro storico è situato in
posizione panoramica sul lago di Nemi, celebre per essere
stato il luogo del ritrovamento nel 1927-1932 di due navi
celebrative romane dell'età dell'imperatore Caligola,
conservate nel Museo delle Navi Romane fino alla loro
distruzione nel 1944.[7]

Nemi è stata fregiata della "bandiera arancione" dal


Touring Club Italiano per l'ottima qualità dell'accoglienza
e del soggiorno del turista.[8] Il comune è interamente
Localizzazione
incluso nel perimetro del parco regionale dei Castelli
Romani.[9] Stato Italia
Regione Lazio
Città Roma
Indice metropolitana
Amministrazione
Geografia fisica
Sindaco Alberto Bertucci (Lista
Territorio
Civica - Uniti Per Nemi)
Idrografia
Orografia dal 26/05/2019

Clima Territorio
Origini del nome Coordinate 41°43′N 12°43′E

Storia Altitudine 521[1] m s.l.m.


Età antica Superficie 7,33 km²
L'età pre-romana
Abitanti 1 931[2] (31-12-2018)
La dominazione romana
Densità 263,44 ab./km²
Medioevo
L'alto Medioevo Frazioni Parco dei Lecci,
Il basso Medioevo Valle delle Colombe,
Valle Petrucola,
Età moderna
Vigna Grande, Ville
Età contemporanea
di Nemi
Simboli
Comuni Ariccia, Genzano di
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose confinanti Roma, Rocca di
La chiesa di San Nicola Papa, Velletri
Il Romitorio di San Michele Arcangelo Altre informazioni
La chiesa di Santa Maria Cod. postale 00074
La parrocchiale di Santa Maria del Pozzo
Prefisso 06
Il santuario del Santissimo Crocifisso
Fuso orario UTC+1
Architetture civili
Palazzo Ruspoli Codice ISTAT 058070
L'osteria della Fajola/Casale dei Corsi Cod. F865
Resti archeologici catastale
Il tempio di Diana Aricina Targa RM
L'emissario del lago di Nemi Cl. sismica zona 2B (sismicità
La villa di Cesare media)
Aree naturali
Cl. climatica zona E, 2 161 GG[3]
Società
Nome abitanti nemorensi o nemesi
Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Patrono santi Filippo e
Giacomo
Lingue e dialetti
Religione Giorno 3 maggio
Tradizioni e folclore festivo
Istituzioni, enti e associazioni Cartografia

Cultura
Istruzione
Biblioteche
Scuole
Musei
Media
Stampa Nemi
Arte
Cinema
Cucina
Geografia antropica
Urbanistica
Suddivisioni amministrative
Economia
Agricoltura
Industria
Servizi
Turismo
Infrastrutture e trasporti
Strade
Mobilità urbana
Amministrazione
Gemellaggi
Sport Posizione del comune di Nemi nella
Impianti sportivi città metropolitana di Roma Capitale
Note Sito istituzionale (http://www.nemi.r
Bibliografia m.gov.it)

Altri progetti
Collegamenti esterni

Geografia fisica

Territorio
Il territorio comunale di Nemi, con un'estensione di 7.31 km², è il
secondo comune più piccolo dei Castelli Romani, seguito solo da
Colonna (3.50 km²), ed uno dei più piccoli della provincia di Roma. I
confini comunali abbracciano l'intero cratere del lago di Nemi, le cui
acque sono invece di competenza provinciale.[10] I confini meridionali
con il comune di Velletri sono stati rivisti nel 1505[11] e nel 1546[11] dal
legato pontificio di Campagna e Marittima in seguito ad una
controversia sorta dopo l'effimera concessione del possesso del feudo
di Nemi ai velletrani decretata nel 1482 da papa Sisto IV per meriti di
guerra degli stessi, distintisi tra le file pontificie nella battaglia di
Campomorto.[11]
Un tratto di costa del lago di
Il territorio nemorense come quello dell'intera area dei Colli Albani, è Nemi.
stata soggetto tra i 600 000 e i 20 000 anni fa circa[12] all'attività
eruttiva del Vulcano Laziale. Il suolo è dunque composto in massima
parte di materiale vulcanico, ed abbondano minerali caratteristici come il peperino ed il tufo.
Secondo la "Carta Geologica d'Italia" realizzata dal Servizio Geologico d'Italia,[13] la parte
meridionale del territorio e le coste del lago di Nemi sono composti da suoli classificati come V2,
ovvero materiale proveniente da "manifestazioni eruttive finali. Brecce piroclastiche d'esplosione
con lapilli, proiettili leucocratici, ultrafemici, pirosseniti biotitiche, più xenoliti di lave leucitiche e
del substrato, facies cineritiche superiormente straterellate, in strati e banchi consolidati
(peperino) rapidamente assottigliatosi allontanandosi dai centri d'emissione (Lago di Nemi)".[13]
La parte settentrionale del territorio invece viene classificata come suolo pn ("Nemi: complessi
superiori ed inferiori con inclusi lavici di notevoli dimensioni").[13] In questo quadro si trovano
piccole aree sparse lungo le coste del lago classificate come zona β4 ("lava in ammassi")[13] immersi
in se ("scorie e lapilli giallastri sciolti, talora agglomerati, scoriette e lapilli stratificati"):[13] su uno
di questi ammassi lavici è sorto il centro storico.
Le coste del lago sono formate da "detriti di falda, conoidi" (zona dt)[13] nella parte più lontana
dalle acque e da un suolo classificato come a ("alluvioni di golena")[13] nella parte più prossima alle
acque, i cosiddetti Orti di San Nicola.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media).[14][15][16]

Idrografia
Come sopra accennato, la superficie del lago di Nemi (1.7 km²) non è inclusa nel territorio
comunale, ma è di proprietà della provincia di Roma:[10] le coste del lago invece sono parte
integrante del comune di Nemi. Dal versante occidentale del lago, ai piedi del centro storico di
Genzano di Roma, parte un emissario artificiale[17] della lunghezza di 1653 metri,[18] scavato
probabilmente in età repubblicana (attorno al IV secolo a.C.)[18] per prosciugare l'area
settentrionale del lago in cui doveva essere costruito il tempio di Diana.[18] Il cunicolo, dell'altezza
all'imbocco verso il lago di 5.50 metri,[18] sbuca a Vallericcia, in comune di Ariccia, ed azionava in
passato una mola oltre ad alimentare alcuni canali di drenaggio delle acque impaludate in quella
zona.[17]

Tra le sorgenti d'acqua che nascono nel comune di Nemi vanno menzionate la fonte situata al
chilometro 2 della strada provinciale 76/d via Nemorense tra Genzano e Nemi,[19] due fonti che
sfruttano acque sorgive nate sul colle dei Corsi (580 m s.l.m.), presso la strada statale 217 Via dei
Laghi in località Mezzaposta,[19] la fontana di Cajano presso monte Alto (621 m s.l.m.)[19] e fontan
Tempesta, che sfrutta acque provenienti dalla Mezzaraga in comune di Rocca di Papa (660
m s.l.m.), e alimenta l'acquedotto comunale di Genzano.[19] Presso Nemi è anche la leggendaria
fonte della ninfa Egeria, compagna di Numa Pompilio che, inconsolabile per la sua morte, si ritirò
presso il "nemus Dianae" (il bosco sacro a Diana) e lì fu trasformata per pietà in una fonte d'acqua
da Diana, individuata sotto al centro storico di Nemi lungo il lago.[20]

Orografia
Il punto più alto del territorio comunale è la sommità del monte Calidrone (612 m s.l.m.),[19] da cui
è possibile avere una buona vista sull'Agro Pontino, che in alcuni giorni si estende anche fino al
Circeo.

Il centro storico si situa ad una quota più bassa immediatamente ai piedi del monte, 535 m s.l.m. al
santuario del Santissimo Crocifisso[19] e 521 m s.l.m. alla residenza comunale:[19] la località villa
Ruspoli si trova più in alto, alle pendici di monte Alto (672 m s.l.m.), a 621 m s.l.m..[19]

L'area occupata dai resti archeologici del tempio di Diana sulle sponde del lago di Nemi è situata a
363 m s.l.m.,[19] mentre altrove l'altezza della costa lacustre tocca i 329 m s.l.m. (presso l'imbocco
dell'emissario al di sotto del centro storico di Genzano di Roma)[19] ed i 325 m s.l.m. (località Orti
di San Nicola, sotto al centro storico di Nemi). Le acque del lago si attestano sui 316 m s.l.m. in
prossimità della costa per toccare una profondità massima di 30 metri (il punto alla quota più
bassa del fondale lacustre è a 286 m s.l.m.):[19] una posizione senz'altro più elevata del fondale del
vicino lago Albano (123 m s.l.m.),[19] che contribuisce a dimostrare che i due laghi vulcanici non
sono collegati naturalmente.[17]

Clima
Nell'area dei Castelli romani le temperature minime medie oscillano tra i 9 °C ed i 12 °C, mentre le
massime vanno tra i 15 °C ed i 22 °C:[21] Le escursioni termiche più sensibili si registrano in
autunno ed in primavera, mentre per quanto riguarda la piovosità, i Castelli Romani si collocano
nell'area meso-mediterranea, con un picco nel mese di novembre ed un netto calo tra luglio ed
agosto, per un totale medio di 942 millimetri.[21] Tuttavia la piovosità più alta si registra nell'area
prossima al litorale laziale in direzione S-SO e procede man mano calando verso l'interno, a causa
dell'ostacolo rappresentato dai Colli Albani, in osservanza di un fenomeno chiamato stau.[21]

L'estate è calda e asciutta, l'inverno mite e piovoso senza, in genere, che vengano raggiunte
temperature eccessivamente basse. I rilievi dei Colli Albani sbarrano il passaggio delle correnti
umide e delle nubi foriere di pioggia, provenienti da sud-ovest. A Nemi può capitare che nevichi o
ghiacci. In estate le temperature possono raggiungere i 35 °C, con punte di 37 °C in casi rari. La
temperatura estiva a Nemi non ha mai raggiunto i 40 °C: infatti mediamente si aggira sui 28-
29 °C.
Classificazione climatica: zona E,[22] 2161 GR/G (14 ore di accensione giornaliera dal 15
ottobre al 15 aprile).[22]

Origini del nome


Il toponimo di Nemi è legato al sostantivo della lingua latina "nemus" ("bosco"): con questa
semplice denominazione, spesso accompagnata da aggettivi o complementi di specificazione
("nemus Dianae",[23] "nemus Aricinum",[23] "nemus Artemisium", "Cynthiae fanum"), era
conosciuto il tempio di Diana che sorgeva sulle sponde del lago di Nemi: alla divinità dei boschi e
della caccia era consacrato l'intero bosco circostante, e tale culto rimase vivo fino alla messa al
bando del paganesimo attuata dai decreti teodosiani del 391. Nel Medioevo la zona continuò ad
essere chiamata semplicemente "Nemus"[24] ("massa Nemus",[23] "castrum Nemoris")[23] e con
questo nome il paese è entrato nella lingua italiana. Emanuele Lucidi attesa anche varianti
arcaiche del toponimo, già desuete alla fine del Settecento, in "Nemore", "Neme" e "Nemo".[25]

Storia

Età antica

L'età pre-romana
Il territorio nemese apparteneva in età antica alla città latina di Aricia, per cui la tradizione antica
ha fatto risalire la fondazione al figlio del mitico fondatore di Atene Teseo, Ippolito detto Virbio,[26]
o al comandante siculo Archiloco.[27] Nel territorio di questa città si trovava il tempio di Diana
Aricina o Nemorense, consacrato alla dea Diana, divinità tutelare principalmente dei boschi e della
fertilità: l'ubicazione di questo importante santuario è stata comunemente identificata fin dal
Seicento presso le sponde settentrionali del lago di Nemi.[28] Il tempio nemorense divenne il centro
religioso della Lega Latina dopo la distruzione di Alba Longa alla metà del VII secolo a.C.,[28] e fu
frequentato fino all'inizio del V secolo,[28] con un periodo di grande ampliamento tra il II secolo
a.C. ed il I secolo.[28]

La dominazione romana
In età romana il tempio di Diana continuò ad essere ampiamente frequentato anche come
sanatorio miracoloso, anche se non nacquero insediamenti abitati di particolare rilievo nell'attuale
territorio nemorense. La memoria di età romana più notevole per Nemi consiste nelle due famose
navi celebrative, lunghe rispettivamente 64 e 71 metri:[29] si è congetturato il loro uso festaiolo ed
orgiastico,[30] ma attualmente l'ipotesi più probabile è che si trattasse di navi sacre a Diana o ad
Iside.[31] Anche sul committente si sono elaborate molte ipotesi, restringendo il cerchio agli
imperatori Tiberio o Caligola.[30] Tentativi di recuperare le due navi furono eseguiti a più riprese a
partire dal Quattrocento, e ad un certo punto si arrivò ad ipotizzare l'esistenza di ben tre navi: solo
tra il 1929 ed il 1932 venne messa in piedi un'imponente spedizione archeologica che, grazie allo
svuotamento delle acque del lago per ben 22 metri di profondità,[32] riuscì a tirare a riva le due navi
custodendole nell'apposito museo delle Navi Romane. Tuttavia durante la seconda guerra
mondiale, nella notte tra il 31 maggio ed il 1º giugno 1944 il museo e le due navi andarono a fuoco,
pare per un incendio appiccato da alcuni soldati tedeschi: oggi nel museo sono custoditi dei
modellini in scala.[33]
Medioevo

L'alto Medioevo
Nel Liber Pontificalis risulta una "massa Nemus" donata dall'imperatore Costantino I (306-337)
alla Cattedrale di San Pancrazio in Albano Laziale sotto il pontificato di papa Silvestro I (314-
335).[34] All'epoca dunque Nemi non risultava abitata o comunque non aveva unità di paese, poiché
per "massa" nel Medioevo si intendeva un "podere o insieme (più o meno unitariamente
organizzato) di poderi appartenenti ad un signore feudale, ad un monastero, ad una chiesa o ad
altra istituzione ecclesiastica o comunque ad un magnate"[35] o, al limite, "una tenuta con al più
qualche casupola di contadini".[36]

Il paese cominciò ad esistere solo quando fu edificato il castello, attorno al IX secolo.[37] La potente
famiglia dei Conti di Tuscolo molto probabilmente si impadronì della comunità agricola residente
nella valle del lago, come già controllava gran parte dell'Agro Romano e dei Colli Albani:[20][38][39] i
nuovi padroni fortificarono la zona più elevata, posizione forte e selvaggia[39] che dominava tutto il
lago ed era inattaccabile da tre lati, dando origine a quello che nei testi dell'epoca viene definito
più volte "castrum Nemoris",[23] cioè letteralmente "la cittadella del bosco". La popolazione di
contadini e pescatori che viveva sparsa nella valle del lago trovò più sicuro avvicinarsi al fortilizio
tuscolano, e costruì la parte più antica di Nemi, quella che oggi è detta "Pullarella".

Il basso Medioevo
Con la decadenza dei Conti di Tuscolo, nella signoria di Nemi
ed altri castelli dei Colli Albani subentrarono nel 1090 i
Frangipane:[20][37][39] tuttavia già nel 1153 papa Anastasio IV
concesse il castello ai monaci cistercensi dell'abbazia delle Tre
Fontane sulla via Laurentina.[37][39] Papa Lucio III nel 1183
confermò ai cistercensi il possesso del castello di Nemi con le
sue dipendenze ed il lago;[20][37][39][40] probabilmente il bisogno
di confermare la donazione fu determinato da una
Il centro storico con la torre di controversia giudiziaria sorta tra l'abbazia delle Tre Fontane
palazzo Ruspoli. ed i tre fratelli Pietro, Nicola ed Angelo Gandolfi, che
avanzavano pretese su una torre edificata dalla loro famiglia in
territorio nemese presso l'attuale Genzano di Roma: la
controversia si risolse nel 1218 con la rinuncia da parte dei Gandolfi ad ogni pretesa sulla torre.[41]

I monaci cistercensi, in considerazione della pessima posizione geografica e climatica in cui si


trovava l'abbazia delle Tre Fontane, situata al centro di una vallata malarica, ottennero fin dal
1225[37][42] la possibilità di trasferirsi in estate nel loro più salubre feudo di Nemi e presso il
convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo sul Lago Albano,[43] loro dipendenza dal 1237.[44]

Durante lo Scisma d'Occidente (1378-1417) l'antipapa Clemente VII, in cerca di appoggi militari
per scalzare il suo rivale papa Urbano VI, concesse a Giordano Orsini, feudatario di Marino, la
signoria di Nemi ed altri castelli e casali dell'Agro Romano:[20][37][39][45] sennonché dopo la battaglia
di Marino (30 aprile 1379), in cui la vittoria arrise all'esercito pontificio, e la fuga dell'antipapa ad
Avignone, non è chiaro se in pratica Giordano Orsini abbia potuto prendere possesso di Nemi e
degli altri possedimenti.
All'inizio del Quattrocento, in considerazione dei servizi resigli come capitano di ventura nella
crociata contro i Caetani ed i Colonna indetta nel 1399, papa Bonifacio IX concesse Nemi ed altri
feudi a Tebaldo Annibaldi:[46] feudi che gli furono tolti dopo la morte del papa, nel 1405,[46] ma che
i suoi eredi riuscirono a riacquistare in forza di una bolla pontificia dell'antipapa Giovanni XXIII
del 1411.[46] Nel 1412 Riccardo Annibaldi restituì diligentemente il feudo ai monaci cistercensi,[46]
salvo rioccuparlo attorno al 1420, per riperderlo di lì a poco.[37] Nel 1423 infatti i cistercensi
pensarono bene di assicurare la tranquillità del loro feudo affittandolo per tre anni al nipote di
papa Martino V, Giordano Colonna.[20][37][39][47] Il feudo venne definitivamente acquistato dai
Colonna nel 1428, per la somma di 15.000 fiorini.[37] Nel 1479 i Colonna vendettero a scopo di
garanzia i feudi di Nemi e Genzano di Roma al cardinale Guillaume d'Estouteville,[20][37][39] il quale
li trasmise nel 1483 ai propri figli naturali Agostino e Girolamo, avuti con Girolama Tosti.[20][37]
Con il famigerato Breve apostolico "Coelestis altitudine potentia" papa Alessandro VI nel 1501
concesse ai propri nipoti Giovanni e Rodrigo Borgia, rispettivamente di tre e due anni di età, una
quarantina di feudi laziali a testa, tra cui Nemi.[20][39][48] Amministratore dei feudi a causa della
minore età dei soggetti interessati fu nominato il cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco
Borgia.[49]

Età moderna
Con la morte di Alessandro VI nel 1503 e la caduta dei Borgia, il feudo di Nemi tornò ai Colonna.
Sotto il dominio di Marcantonio I Colonna la Comunità nemese fece apografare il suo antico
"Statuto" risalente all'epoca dei Cistercensi. La nuova redazione, opera del notaio Bernardino
Paganelli, fu presentata il 31 agosto 1514. (Bibl. C. Mannoni "Comenzano li capituli delli statuti del
castello de Nemo" 2008). Alla metà del Cinquecento iniziò un vortice turbinoso di passaggi di
proprietà per il feudo: nel 1550 Ascanio I Colonna vendette con diritto di retrovendita il feudo per
4000 scudi a Giuliano Cesarini,[20][50][51] il quale nel 1559 rivendé il feudo a Marcantonio II
Colonna[20][39] che già nel 1560 lo rivendé con lo stesso patto di retrovendita a Silverio de Silveriis
Piccolomini per 7300 scudi.[20][39] Dopo che nel 1566 subentrò nella proprietà Francesco Cenci,[20]
nel dicembre 1571 Marcantonio Colonna, fresco ammiraglio vincitore nella celebre battaglia di
Lepanto, rinunciò al diritto di retrovendita su Nemi,[39] perciò nel 1572 il feudo venne venduto
infine a Muzio Frangipane.[20][39]

A Muzio Frangipane successe il figlio Mario Frangipane, a cui si deve la realizzazione delle opere
pubbliche e dei monumenti più importanti del paese, oppure per dirla con Gaetano Moroni "tutto
quello che ha di moderno degno di considerazione".[20] Fece abbellire il castello, edificato a suo
tempo dai cistercensi e fortificato dai Colonna, nel 1637 fece edificare il complesso per i minori
osservanti con la nuova chiesa dedicata nel 1645 alla Vergine di Versacarro, per compensare il
trasferimento dei cappuccini a Genzano,[52][53] nel 1639 la chiesa di Santa Maria del Pozzo,[39]
completata nel 1650.[39]

Alla sua morte nominò erede confidenziale il cardinale Antonio Barberini,[39] che in seguito
rispettò le volontà del defunto donando il feudo ai Frangipane di Croazia:[39] il marchesato di Nemi
pervenne così a Nicola Frangipane, duca di Tersat. Ai croati subentrarono i Frangipane friulani, ed
infine l'ultimo esponente di questa famiglia, Antigono Frangipane, nel 1781 vendette Nemi a Luigi
Braschi Onesti, nipote di papa Pio VI.[39][53] Pio VI non tardò ad elevare il feudo del nipote del titolo
di ducato, riconosciuto nel dicembre 1786.[39][53] I Braschi a Nemi si occuparono dell'abbellimento
del palazzo ducale e al miglioramento dell'uso delle terre ducali, ordinando la piantagione di una
quantità di ulivi in luogo di infruttuoso bosco.[39]
Età contemporanea
Dopo la parentesi della Repubblica Romana (1798-1799) e
dell'occupazione napoleonica (1807-1814), il feudo tornò ai
Braschi: Pio Braschi nel 1835 decise di vendere Nemi a Giulio
Cesare Rospigliosi[39][53] con diritto di retrovendita, per
tornarne in possesso alcuni anni dopo.[53]

Nemi è stato a lungo uno dei paesi più appartati dei Castelli
Romani: l'abbandono della via postale tra Roma e Napoli, che
ricalcava grossomodo il tracciato dell'attuale Strada statale 217
Via dei Laghi, seguito alla riapertura della via Appia Nuova
attorno al 1780 fece sentire le sue ripercussioni anche sul
paese.[54] Tuttavia, la posizione pittoresca del centro abitato
con il suo lago ed i suoi boschi[55] attirò numerosi visitatori
stranieri del "Grand Tour", come Barthold Georg Nieburg,
Charles Gounod, Charles Didier, Massimo d'Azeglio, James
Corso Vittorio Emanuele II.
Frazer.[56]

Il fascismo fece capolino ai Castelli Romani il 27 aprile 1921,


quando alcuni squadristi fecero un giro di propaganda a Frascati, Marino ed Albano Laziale.[57] A
Nemi i fascisti non ebbero vita facile, avversati dal Partito Popolare Italiano: nel luglio 1923 bande
squadriste fecero un'incursione contro i popolari nemesi gridando "fuori i popolari, morte al
papa",[58] e nel marzo 1924 si arrivò addirittura all'arresto del parroco e di alcuni esponenti
cattolici da parte degli squadristi, immediatamente smentito dopo le proteste de L'Osservatore
Romano.[59] Tuttavia il fascio locale non decollò fino all'inizio del 1925, a causa delle divisioni
interne persistenti tra i fascisti nemesi,[60] che del resto provenivano da diversi partiti: nel 1924 dei
21 iscritti al fascio a Nemi 12 erano ex-socialisti, 4 ex-comunisti, 3 ex-popolari, uno ex-
repubblicano ed un ex-anarchico.[61]

Nel 1924-1928 furono portati avanti degli scavi archeologici


sulle sponde del lago per individuare il sito del tempio di
Diana; nel corso degli scavi, vennero scoperti anche altri
edifici circostanti in località Giardino.[18] Tra il 1927 ed il 1932
furono portate a termine le operazioni di recupero delle due
celebri navi romane affondate nel Lago di Nemi, ospitate nel
museo delle Navi Romane appositamente costruito.[7][18] La
seconda guerra mondiale non colpì Nemi se non di striscio,
ferendo il paese con l'incendio al museo delle Navi Romane
avvenuto nella notte tra 31 maggio e 1º giugno 1944, che
distrusse completamente i resti delle due navi: la
responsabilità fu ufficialmente data all'esercito tedesco in Gruppo di fragolare nel 1939
ritirata.[18]

Simboli
Lo stemma comunale di Nemi è stato riconosciuto ufficialmente dal governo il 26 ottobre 1962.[62]
Il gonfalone comunale è stato approvato dal consiglio comunale il 20 novembre 1962.[62]
lo stemma attuale proviene dal manoscritto dello statuto del 1514, nel quale è disegnato sulla
tabula dei capitoli. Si tratta di uno scudo medio, incastonato in una bordura fiammeggiante,
caricato di due crocette e recante la leggenda Diane Nemus. Nello scudo vi sono tre monti
all'italiana in fascia, nascenti dall'acqua, sormontati di spogli alberi.(cfr C. Mannoni Comenzano li
capituli delli statuti del castello de Nemo, pag. 12, 2008) L'iscrizione, in un latino corrotto, (manca
il dittongo ae nella parola Diane), fa riferimento al nome con cui in età antica era conosciuto il
territorio: "bosco di Diana". Rivisitato nel 1962, ha avuto ultimamente, grazie alla saccente opera
di qualcuno, la rettifica della scritta, dimenticando che si tratta di un sigillo di epoca comunale
(probabilmente del 1300) e non di epoca classica.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

La chiesa di San Nicola


Edificata dopo l'editto di Milano (313 d.C.) con cui si liberalizzò il culto cristiano. È completamente
diruta. I ruderi sono ancora visibili nei pressi dell'acquedotto delle Mole, sulla riva est del lago di
Nemi. Accanto si possono osservare i resti di un complesso edilizio con absidi, cunicoli e muri, che
probabilmente era un impianto termale: infatti sopra di esso c'è la leggendaria fonte della ninfa
Egeria, la mitica consigliera di Numa Pompilio, che a furia di piangere per la morte del re fu
tramutata in sorgente dalla dea Diana. Questa struttura è databile fra il I secolo a.C. e il IV secolo,
cioè nel periodo di massimo splendore del tempio di Diana.

Il Romitorio di San Michele Arcangelo

La chiesa di Santa Maria


Anch'essa diruta, fu edificata sulla riva opposta del lago in epoca imprecisata. ospitò fino alla sua
demolizione l'icona di Vesacarro. Fu distrutta nel 1637 quando i frati minori cappuccini lasciarono
il sito, dato loro come abitazione da Ascanio I Colonna nel 1534, per passare nel nuovo convento
appositamente costruito per loro in Genzano di Roma presso la chiesa di San Francesco d'Assisi.
Di questa chiesa non resta nulla ed è difficile anche accertare con esattezza il luogo ove era
edificata.[63]

La parrocchiale di Santa Maria del Pozzo


La parrocchiale di Santa Maria del Pozzo fu costruita in sostituzione della cappella di palazzo
eretta dai cistercensi che sorgeva su un'area oggi occupata dal castello Ruspoli e che venne
demolita per far posto ad un ampliamento dello stesso avvenuto nel Cinquecento.[39][53] La cappella
era intitolata a Maria "de puteo", perché sorgeva vicina ad un pozzo presso il quale, ad alcune
fanciulle del paese, apparve la Vergine Maria (di questo pozzo ne sono state rintracciati i resti
durante i lavori di restauro del castello). La chiesa, intitolata all'Immacolata dai Frangipane che la
edificarono, conserva tuttavia la denominazione di santa Maria del Pozzo, anche se l'iscrizione
posta sulla facciata, aggiunta solo nel 1934, la vorrebbe intitolata all'Assunta.

La chiesa, ad una navata con sei cappelle laterali e transetto, conserva la pala cinquecentesca
dell'antica chiesa con l'effigie della Madonna del pozzo e dei protettori del paese, i santi apostoli
Filippo e Giacomo, e un Trittico ligneo di scuola Antoniazzesca (Antoniazzo Romano): d'epoca
quindi fra la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Rappresenta il Cristo
al centro, con san Giovanni Battista e san Giovanni apostolo ed evangelista ai lati.[64][65]

Il santuario del Santissimo Crocifisso


Il santuario del Santissimo Crocifisso, già di Santa Maria di Versacarro, venne fondato nel 1637 dal
marchese Mario Frangipane per ospitare i padri francescani dopo che i padri Cappuccini si erano
trasferiti a Genzano, nel Convento dei Cappuccini. Nel 1645 arrivarono i religiosi e la nuova chiesa
venne intitolata alla Madonna di Versacarro. Nel 1669 venne esposto un Crocifisso ligneo, opera di
fra Vincenzo da Bassiano. la tradizione vuole che fosse trovato miracolosamente compiuto. Da
allora il luogo di culto prese nome di Santuario del Crocifisso. Nel 1675 padre Felice da Napoli
dipinse alcune opere alle pareti della chiesa. L'antica icona della Vergine di Versacarro venne
rubata nel febbraio 2002 e in seguito ritrovato il 30 marzo 2006 a Messina dalla Polizia.[64][65]

Architetture civili

Palazzo Ruspoli
Palazzo Ruspoli, edificato nel medioevo dai Conti di Tuscolo,
sovrasta il paese di Nemi. Ristrutturato durante il
Rinascimento, ha una torre cilindrica attorno alla quale si
sviluppa il palazzo baronale. Al suo interno conserva antichi
frammenti marmorei e decorazioni a tempera del XVIII secolo
opera del pittore Liborio Coccetti, realizzate in vari ambienti, e
del XIX secolo. Circondato da un giardino pensile è
certamente uno dei palazzi più belli del territorio dei Castelli Panorama di Nemi
Romani. Il palazzo versa attualmente in stato di abbandono,
con porte e soffitti puntellati, mostre di camini e pavimenti
asportati, e le decorazioni parietali nere e cadenti, in contrasto con le pareti esterne restaurate che
darebbero la sensazione di un palazzo in perfette condizioni di conservazione.

L'osteria della Fajola/Casale dei Corsi


Situata sull'attuale strada statale 217 via dei Laghi, antica via corriera tra Roma e Napoli, ai confini
fra i territori dei comuni di Nemi, Rocca di Papa e Velletri, ha segnato per oltre cinquecento anni il
punto di passaggio dei viaggiatori diretti verso Velletri e il napoletano o verso Roma, prima della
riapertura della via Appia alla fine del Settecento. Il luogo, un edificio di non grandi dimensioni,
era adibito a stazione di posta con la tipica osteria per i viaggiatori. Vi fu poi posta anche una
guarnigione di soldati corsi, ivi stanziati a partire dal 1658, là collocati a guardia della strada
perennemente infestata dal brigantaggio (anche lo scrittore francese Stendhal trattò dei briganti
della Fajola nelle Chroniques italiennes). Per la guarnigione si costruì un quartiere e persino una
chiesa, dedicata a sant'Antonio di Padova. I soldati corsi vennero presto sostituiti da altri
gendarmi che continuarono ad essere là presenti fino al 1866. Del complesso non rimangono che le
mura perimetrali, oggi sottoposte ad un incauto ed invasivo lavoro di recupero che ha sventrato
quanto di più significativo rimaneva, ovvero la grande volta a botte dell'osteria.[66]

Resti archeologici

Il tempio di Diana Aricina


Il tempio di Diana Aricina o Nemorense era un enorme
complesso collocato su un'area di 45.000 metri quadrati[67] dal
perimetro di 200 metri per 175, sostenuta a valle da
sostruzioni triangolari e a monte da nicchioni semicircolari in
cui probabilmente c'erano statue e un terrazzamento
superiore.[67] All'interno della piattaforma correvano due
portici di ordine dorico, uno con colonne intonacate in rosso,
l'altro con colonne di peperino grigio scuro; c'erano statue,
ambienti per i sacerdoti, alloggi per i pellegrini, celle donarie,
Il lago di Nemi e sul lato ovest del
un tempio, bagni idroterapici e perfino un teatro; di tutta cratere Genzano di Roma.
questa struttura sono visibili una parete di grandi nicchioni,
una parte del pronao con almeno un altare votivo, e alcune
colonne.

La maggior parte del tempio, che si allargava su una superficie di oltre 5000 metri quadrati, è
tuttora da riportare alla luce. Le parti più alte, come i nicchioni, che affiorano dal suolo per diversi
metri la dicono lunga sulla maestosità che il tempio doveva avere. Il tempio, santuario molto
frequentato fino alla tarda età imperiale, fu abbandonato con l'avvento del cristianesimo e in parte
depredato di marmi e decorazioni; la selva pian piano lo ricoprì quasi completamente. Gli scavi
archeologici iniziarono nel XVII secolo, ad opera soprattutto di amatori e studiosi stranieri, e così
per gran parte i reperti, soprattutto statue di splendida fattura, ora si trovano sparsi nei musei
d'Europa. Altri pezzi si trovano nel museo delle Navi Romane e nei musei romani di Villa Giulia e
delle Terme di Diocleziano.

L'emissario del lago di Nemi


Nella valle del lago c'era anche un'altra costruzione notevolissima: l'emissario artificiale, costruito
nel V secolo a.C., cioè prima della dominazione romana; un cunicolo lungo 1.635 metri e largo
80 cm, scavato nella roccia, che congiungeva il lago a Vallericcia, di là del cratere, col doppio scopo
di mantenere costante il livello del lago e di irrigare la valle. Sulle pareti sono ancora visibili i segni
lasciati dai rudimentali strumenti degli operai, che lavorarono partendo da un capo e dall'altro, e si
incontrarono al centro con un errore di pochissima entità. Ha una camera d'ingresso in opera
quadrata di peperino e un sistema di chiuse sorprendentemente efficace; da Vallericcia prosegue a
cielo aperto passando per Cecchina fino a giungere ad Ardea, dove sfocia nel mare. Fu restaurato
negli anni venti per coadiuvare lo svuotamento del lago quando si recuperarono le due navi
celebrative:[68] oggi è interamente visitabile.

La villa di Cesare
L'esistenza di una villa di Gaio Giulio Cesare nel territorio aricino prossimo al tempio di Diana
Aricina o Nemorense è attestata da Cicerone e Svetonio:[69] la villa fu probabilmente edificata tra il
61 ed il 58 a.C., ma per Svetonio non soddisfece Cesare che la fece radere al suolo:[70] ad ogni modo
ulteriori studi hanno confermato che il definitivo abbandono della villa è da collocarsi tra il III ed il
IV secolo.[69]

Aree naturali
Il comune di Nemi è interamente incluso nel perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani.[9]

Società
Evoluzione demografica
Abitanti censiti[71]

Il comune di Nemi è il settantottesimo comune più popoloso della provincia di Roma:[72] ha una
densità abitativa mediamente oscillante sui 230 abitanti per km²[53] ed un numero di famiglie che
non supera i 600 nuclei familiari.[53]

Etnie e minoranze straniere


Questi sono i numeri riguardanti la presenza di cittadini stranieri a Nemi nell'anno 2007, divisi
per nazionalità:

Romania: 62[73]
Albania: 58[73]
Marocco: 25[73]
La popolazione straniera residente nel comune di Nemi ammontava al 1º gennaio 2007 a 140
persone, di cui 81 maschi e 59 femmine:[73] un anno dopo, il 31 dicembre 2007 gli stranieri
risultavano saliti a 185, di cui 101 maschi ed 84 femmine.[73] Gli iscritti ai registri comunali sono
stati 49, di cui 26 per provenienza da altri comuni italiani, 23 per provenienza dall'estero e
nessuno per nascita.[73] I cancellati per trasferimento in altro comune italiano sono stati 3, mentre
non ci sono stati cancellamenti per morte o per trasferimento all'estero.[73] C'è stata
un'acquisizione di cittadinanza italiana.[73] Sul totale della popolazione straniera, i minorenni
erano 30, e di questi solo 14 nati in Italia.[73] Le famiglie con almeno un componente straniero sono
89, i nuclei familiari con capo-famiglia straniero 70.[73]

Lingue e dialetti
Non esistono minoranze linguistiche tali da meritare il riconoscimento dell'ufficialità della propria
lingua. Il dialetto locale è il nemorense o nemese, raggruppato tra i dialetti dei Castelli Romani
nell'ambito dei dialetti italiani mediani: caratteristiche di queste parlate in linea generale sono le
terminazioni in "-u"[74] ("'stu viculu" per "'sto vicolo")[75] caratteristiche del Lazio meridionale,[76]
l'aferesi di alcune vocali ad inizio parola ("i", "a")[74] ("'n po'
'mpiccione" per "un po' impiccione"),[75] l'apocope del
participio passato e di altre voci verbali[74] ("stèa" per "steva")
e la presenza del dittongo condizionato "io" o "eo"[74] ("senteo"
per "sento"),[75] caratteristico del dialetto ciociaro.[76]

Religione
Nemi è inclusa nel territorio della diocesi suburbicaria di
Albano, vicarìa di Ariccia: tutto il comune fa parte di una sola
parrocchia, quella della chiesa di Santa Maria del Pozzo, con
meno di 2000 abitanti.[77] In questa parrocchia si trovano gli
istituti religiosi delle suore francescane di Santa Chiara sulla
strada provinciale 76/d via Nemorense,[78] dell'Ordine di Santa
Maria della Mercede presso il santuario del Santissimo
Crocifisso,[78] della Società del Verbo Divino e delle Suore della Nemi al tramonto.

carità di Nostra Signora della Mercede sulla Strada statale 217


Via dei Laghi.[78]

Nella seconda metà del Cinquecento Ascanio I Colonna chiamò a Nemi i frati minori cappuccini,
che presero alloggio presso la "chiesa di santa Maria" sul lato settentrionale del Lago di Nemi,
lungo l'antica strada per Genzano di Roma :[52][53] era un luogo sfavorevole, soprattutto a causa
della mancanza d'acqua, sicché nel 1637 i cappuccini abbandonarono il convento e furono accolti
dalla Comunità di Genzano che fondò chiesa e convento dei padri Cappuccini, con il contributo del
cardinale Alessandro Cesarini feudatario di Genzano.[52] Per reazione, il marchese di Nemi Mario
Frangipane fondò nel 1645 la chiesa di santa Maria di Versacarro, l'attuale santuario del Crocifisso,
affidandolo ai minori osservanti:[53] più tardi, nel 1669, incominciò la venerazione per il Santissimo
Crocifisso di Nemi,[53] un crocifisso miracoloso abbastanza noto.

Tradizioni e folclore
Festa patronale dei santi apostoli Filippo e
Giacomo, il primo maggio. Si celebra con una
solenne processione nella quale viene
trasportato, oltre la reliquia dei santi, lo
stendardo dei santi patroni.
Sagra delle fragole. Le prime notizie sulla sagra
documentate negli archivi comunali di Nemi la
datano dal 1922.[6] La fragola, nelle sue due
varietà ("di stagione" e "rifiorenti"), è un prodotto
caratteristico di Nemi da secoli: le fragole
nemorensi furono cantate e rese celebri dalla Il corteo in costume per la Sagra delle fragole
famosa canzone in dialetto romanesco 'Na gita a
li Castelli di Franco Silvestri (1926), portata al
successo da Ettore Petrolini. Da alcuni anni
accanto alla sagra delle fragole si tiene la Mostra dei Fiori, al termine della quale il fioraio
vincitore riceve la Fragola d'Oro, ovvero una fragola ricoperta d'oro tramite bagno galvanico.[6]

Istituzioni, enti e associazioni


Alla metà dell'Ottocento esisteva a Nemi un piccolo ospedale[53] retto dalla confraternita del
Santissimo Sacramento. Il comune è incluso nel distretto H2 della ASL RMH:[79].

Nel comune si trova una casa di cura residenza sanitaria


associata riconosciuta dalla ASL RMH, "Villa delle Querce",[80]
sulla Strada statale 217 Via dei Laghi, retta dalle Suore della
Carità di Nostra Signora della Mercede.

Cultura
Caserma Vigili del fuoco di Nemi

Istruzione

Biblioteche
Nemi ha un proprio punto prestito di libri,[81] facente parte del Sistema bibliotecario dei Castelli
Romani.

Scuole
Nemi dispone di due scuole dell'infanzia, una pubblica ed una privata, di una scuola primaria e di
una scuola secondaria di primo grado, queste ultime due entrambe pubbliche:[82] le scuole
pubbliche sono parte integrante dell'Istituto comprensivo Marianna Dionigi Candidi che ha la sua
sede centrale in Lanuvio.

Musei
Il museo delle Navi Romane è posto sulla riva del lago di
Nemi: costruito negli anni trenta per proteggere i preziosi scafi
appena estratti dalle acque, è una costruzione particolare
perché offre un rarissimo esempio di struttura concepita
appositamente in funzione del contenuto e condizionata da
quest'ultimo nelle soluzioni architettoniche: in effetti il museo
è un doppio hangar di calcestruzzo delle dimensioni esatte per
le due navi, che erano lunghe poco meno di 80 metri. Il
progetto fu realizzato gratuitamente dall'architetto Vittorio Il lago di Nemi, particolare dalla
Ballio Morpurgo, che lo volle con grandi superfici vetrate e sponda nemese con le serre adibite
realizzò al di sopra del tetto una terrazza praticabile da cui si alla coltivazione delle famose
gode un panorama inedito del lago, proprio sulla sponda ma in fragoline
posizione elevata. Il museo fu inaugurato il 21 aprile del 1940.
Dopo il malaugurato incendio delle navi avvenuta nel 1944
rimase chiuso a lungo.[33] È stato in seguito ristrutturato ed ospita un tratto dell'antica via Sacra, i
modelli in scala 1:5 delle navi realizzati nei cantieri navali di Castellammare di Stabia tra il 1950 ed
il 1952[83] sulla base dei molti disegni tecnici eseguiti dagli ingegneri della Marina all'epoca del
recupero, pannelli illustrativi, il materiale scampato all'incendio, reperti del tempio di Diana e,
davanti all'entrata, il profilo di una delle navi, recentemente ricostruita dai maestri d'ascia dei
cantieri navali di Torre del Greco. L'iniziativa è stata voluta da un'associazione di privati, la
"Dianae Lacus", che ha varato il progetto di ricostruire interamente la nave. La ricostruzione sarà
eseguita a dimensione reale e navigante fin dove è consentito dai dati scientifici attualmente in
possesso dagli studiosi. La nave sarà ancorata nel lago, davanti al museo e sarà oggetto di
esperienze scientifiche, di visite guidate, ospiterà spettacoli, mostre e concerti.[84]

Media

Stampa
Il principale organo di stampa locale a pagamento è "Nuovo Oggi Castelli", con sede operativa a
Velletri. L'organo di stampa locale a pagamento per le notizie sportive è "Il Corriere Laziale",
fondato a Roma nel 1973.[85]

Più agevole diffusione ha il quotidiano gratuito "Cinque Giorni", con sede operativa a Colleferro e
diffusione in tutto il quadrante meridionale della provincia di Roma.[86]

Altri periodici locali gratuiti sono "Controluce", mensile dei Castelli Romani e dei Monti Prenestini
con sede a Monte Compatri,[87] "La Voce dei Castelli", mensile con sede a Santa Maria delle
Mole,[88] "Il Tuscolo", mensile dell'area tuscolana con sede a Frascati,[89], "La Città Tuscolana",
altro mensile dell'area tuscolana con sede a Frascati,[90] "Punto a Capo", mensile ora non più in
edicola gestito dall'omonima associazione culturale di Marino.[91] Ultimo nato il quotidiano
indipendente online dei Castelli Romani "Castellinews.it".

Arte
Nemi è raffigurata in diverse opere d'arte: dalle acqueforti di Romeyn de Hooge (1671),[92] Albert
Christoph Dies (1792),[92] Luigi Canina (1856) ai dipinti di Jean-Baptiste Camille Corot (1855)[92] e
William Turner (1844).[92][93] Una mostra di queste opere è stata organizzata tra il novembre 2006
ed il gennaio 2007 presso Palazzo Chigi ad Ariccia, con il nome "Speculum Dianae
magnificentiae".[92]

Nel centro storico sono state collocate diverse sculture di Luciano Mastrolorenzi,[94] tutte collegate
alla dea Diana ed alla storia delle navi romane del lago.[95]

Cinema
A Nemi è stato girato La patente, episodio del film Questa è la vita (1954): l'episodio, con la
partecipazione di Totò, è girato da Luigi Zampa per la sceneggiatura di Vitaliano Brancati traendo
ispirazione dall'omonima novella di Luigi Pirandello.[96]

A proposito del "mistero" delle navi romane di Nemi il regista Massimo My ha girato un
documentario dal titolo Nemi: il mistero sommerso del lago.[97]

Cucina
I piatti tipici di Nemi sono le fettuccine ai funghi porcini,[98] polenta e salsicce,[98] minestra di
"gialloni" (fagioli borlotti) con la santoreggia,[98] baccalà "in guazzetto" (ammollito per cinque
giorni), la "coratella" (l'intestino) dell'abbacchio con le fave,[98] la pizza ripiena.[98]

Geografia antropica
Urbanistica
Attorno al IX secolo, con la costruzione del primo nucleo
fortificato sull'altura ad opera probabilmente dei Conti di
Tuscolo,[20][37][39] la popolazione di contadini e pescatori che
viveva sparsa nella valle del lago trovò più sicuro avvicinarsi al
fortilizio tuscolano, e costruì la parte più antica di Nemi,
quella che oggi è detta "Pullarella", e che era un poco più
estesa del rione oggi esistente: un settore infatti fu demolito
all'inizio del Novecento per far posto ad un giardino, in parte Nemi, le tipiche fragoline ed i frutti di
pensile, voluto dal principe Enrico Ruspoli per l'omonimo bosco
palazzo. L'antico ingresso del castello era tutt'uno con l'unica
porta del paesello, il quale per altro si riduceva proprio al
piccolo quartiere della "Pullarella"; esso da tre lati è delimitato da un profondo dirupo a picco,
mentre il quarto lato era occupato dal castello, quindi la posizione era per quei tempi pressoché
inespugnabile. I monaci cistercensi non apportarono sostanziali modifiche all'assetto urbanistico,
limitandosi ad edificare una cappella di palazzo presso il castello.

Solo verso la metà del Seicento Nemi cominciò a prendere l'aspetto attuale, espandendosi verso il
monte: si costruirono l'attuale chiesa di Santa Maria del Pozzo, nel luogo dell'antica cappella
cistercense,[39][53] il rione intorno ad essa, ed il santuario del Santissimo Crocifisso con l'attiguo
convento dei minori osservanti, oggi occupato dai padri mercedari. Contemporaneamente si
ampliò anche il palazzo (l'imponente "ala Frangipane", che si estende fra la "Braccarìa" e il
belvedere Dante Alighieri). Sotto la signorìa dei Braschi, a partire dalla fine del Settecento, il
palazzo fu ulteriormente ampliato con l'intervento dell'architetto Giuseppe Valadier con l'ala
prospiciente piazza Umberto I, ed abbellito con affreschi di Liborio Coccetti.[39][53] L'espansione
urbanistica non è andata molto oltre nel Novecento, a parte qualche villino residenziale costruito
nella campagna.

Suddivisioni amministrative
Pur non riconoscendo circoscrizioni di decentramento comunale, il Comune di Nemi riconosce
ufficialmente come agglomerati urbani le località di Valle delle Colombe, Ville di Nemi, Parco dei
Lecci, Vigna Grande, Valle Petrucola.[99]

Economia

Agricoltura
L'economia nemese è basata prevalentemente sul settore primario: fin dal Medioevo, agricoltura
nella valle del lago e pesca nelle acque del lago stesso sono stati i mezzi di sussistenza del paese.
Nel Lago di Nemi era possibile trovare buone anguille, tinche, barbi, lattarini:[100] peraltro la pesca
nel lago non era esercitata solo dai nemesi, ma anche da genzanesi e ricciaroli. La valle
circumlacuale invece era rinomata per la produzione di rinomate cipolle e mele:[101] il resto del
territorio, boscoso, non era adatto alla coltivazione.[101] Solo dopo il 1781 il nuovo proprietario del
feudo Luigi Braschi pensò di convertire alcune zone boschive in uliveto per trarne un vantaggio
economico.[101]

I fianchi del cratere del lago furono coltivati tramite la costruzione di terrazzamenti, tanto che
papa Pio II durante la sua visita del 1462 sui Colli Albani ebbe a notare nei "Commentarii":
(LA) (IT)
«Omnis planities et «Ogni piana e ogni rupe
omnis rupes ad fino al ciglio del monte è
supercilium montis coperta di alberi da frutta:
arboribus fructiferis in parte di castagni
tegitur: partim castaneae bellissimi e vigorosi, in
tegunt pulcherrimae parte di noci posti in filari
virentes, partes maiores [...] quando l’annata è
Prodotti tipici di Nemi.
nuces in ordinem positae buona, da qui si portano
[...] cum ferax est annus in città frutti da bastare al
hinc poma in urbem, popolo.»
quae plebi sufficiunt,
efferuntur.»

(Papa Pio II, Commentarii.)


Anche Leon Battista Alberti, quando frequentò Nemi per tentare il recupero delle navi romane,
così descrive il luogo:

«[...] fruttiferi alberi d’ogni maniera, essendo il paese coltivato che non si ritrova paese
tanto dilettevole e fruttifero che lo superi nell’amenità e fertilità.»

(Leon Battista Alberti.)


Oggi la valle del lago è adibita alla coltivazione delle famose fragole all'interno di serre.

Industria
Il settore secondario non ha attecchito molto a Nemi e nel territorio, a differenza di quanto
accaduto nella maggior parte dei vicini centri dell'area dei Castelli romani. L'assenza di uno forte
sviluppo industriale, di contro, ha avuto benefici effetti sul turismo, che non è stato penalizzato da
forme di degrado ambientale collegate all'industrializzazione. Del resto, proprio l'inglobamento
totale del territorio comunale all'interno del perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani nel
1984[9] ha determinato questa situazione.

Servizi
Le dimensioni del comune non gli permettono di avere tutti i servizi possibili: come già accennato
sopra, le scuole del primo ciclo nemesi sono accorpate all'istituto comprensivo "Marianna Dionigi"
di Lanuvio, mentre non esistono scuole del secondo ciclo; l'ospedale, il cinema e la pretura più
vicini sono a Genzano di Roma, la ferrovia più vicina è a Velletri o Albano Laziale, lo sportello
dell'Acea Ato 2, società gestore dell'acqua dal 2006, è addirittura a Frascati.[102] I nemesi vengono
ricompensati con una maggiore qualità della vita in termini ambientali, oltre che economici.

Turismo
Il turismo è la principale risorsa economica di Nemi. Il paese è stato luogo di villeggiatura fin dal
Duecento, quando vi si ritiravano i monaci cistercensi dell'abbazia delle Tre Fontane:[37] il
riconoscimento della bandiera arancione da parte del Touring Club Italiano conferma la validità
turistica della località.[8] I due eventi di maggior richiamo sono la sagra delle fragole la prima
domenica di giugno, celebrata fin dal 1922,[6] e la mostra dei fiori, che si svolge contestualmente
alla sagra.

Infrastrutture e trasporti

Strade
In origine la strada principale per arrivare a Nemi scendeva dai cappuccini di Genzano e
raggiungeva il Lago di Nemi ricalcando il tracciato romano (nel primo tratto è ancora visibile il
basolato) di collegamento con il tempio di Diana.[55] Un'altra strada, l'attuale strada provinciale
76/d via Nemorense, anch'essa di origine antica, parte dalla Strada statale 7 Via Appia all'altezza
del bivio per Lanuvio poco dopo il centro storico di Genzano di Roma e, seguendo il crinale
meridionale del lago, arriva a Nemi.[55]

La Strada statale 217 Via dei Laghi, fino alla cessione fatta dall'ANAS alla Regione Lazio e da
questa alla Provincia di Roma nel 2001, era l'unica strada statale ad attraversare il territorio e la
più importante delle strade provinciali nemesi.

Mobilità urbana
I trasporti urbani di Nemi vengono svolti con autoservizi di linea gestiti da Schiaffini Travel.[103] Il
comune, è servito da alcune corse interurbane della società COTRAL per Velletri.[104]

Amministrazione
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Vairo Canterani Alleanza dei Progressisti Sindaco
13 giugno 1999 14 giugno 2004 Alessandro Biaggi lista civica (centro-destra) Sindaco
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Alessandro Biaggi lista civica (centro-destra) Sindaco
7 giugno 2009 23 giugno 2011 Cinzia Cocchi lista civica (centro-destra) Sindaco
23 giugno 2011 7 maggio 2012 Commissario straordinario ... ...
7 maggio 2012 12 giugno 2017 Alberto Bertucci lista civica (Uniti per Nemi) Sindaco
12 giugno 2017 in carica Alberto Bertucci lista civica (Uniti per Nemi) Sindaco

Gemellaggi
Ceyrat, dal 1993[105]
Intepé, dal 2004[106]

Sport
La principale società calcistica del comune era l'Associazione Sportiva Diana Nemi, fondata nel
1956 sotto il nome di Radiosa. Disputava le sue partite interne allo stadio comunale Luciano Iorio.
Nel 2012 la Diana Nemi si fonde con la società Canarini Rocca Di Papa dando vita all'A.S.D. Rocca
di Papa Nemi[107].
La principale società di calcio a 5 nemese era il Real Nemi, che ha disputato il suo ultimo
campionato nel 2009/2010 in serie D regionale per poi dichiarare la cessazione dell'attività.

Nipoti di Caligola, è un'associazione sportiva senza scopo di lucro[108] che si occupa di


canoa/kayak, e gestisce il centro sportivo CONI in riva al Lago di Nemi.

Impianti sportivi
Stadio Comunale Luciano Iorio.[109]

Note
Castelli Romani, pp. 3-8.
1. ^ Tuttitalia, https://www.tuttitalia.it/lazio/24-
nemi/. URL consultato il 13 ottobre 2018. 13. Servizio Geologico d'Italia - Carta Geologica
d'Italia, foglio n° 150 (Roma), su apat.gov.it.
2. Dato Istat (http://demo.istat.it/bilmens2018g URL consultato il 23 agosto 2009 (archiviato dall'url
en/index.html) - Popolazione residente al 31 originale il 22 luglio 2011).
dicembre 2018.
14. ^ Protezione Civile - Classificazione
3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani sismicità comuni in ordine alfabetico (2006)
raggruppati per Regione e Provincia (PDF), (PDF), su protezionecivile.it. URL consultato il 22
in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 18 aprile
Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, 2009).
l'energia e lo sviluppo economico
15. ^ Riclassificazione sismica del territorio della
sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL
consultato il 25 aprile 2012.
Regione Lazio (2003) (PDF), su ateservizi.it.
URL consultato il 22 giugno 2009.
4. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma
"Nemi", in Dizionario d'ortografia e di 16. ^ Anche secondo le categorie sisimiche
stabilite dal D.M. LL.PP. 1984 e dalla
pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-
1478-7. successiva ordinanza P.C.M. nº 3274 20
marzo 2003 Nemi era in zona sismica 2:
5. ^ Nemi: Clima e Dati Geografici, Sono nella stessa zona tutti i Colli Albani.
Riscaldamento, su www.comuni-italiani.it.
17. Emanuele Lucidi, parte I cap. VII pp. 74-75.
URL consultato il 9 settembre 2018.
6. Sagra delle Fragole di Nemi (http://www.com 18. Filippo Coarelli, p. 104.
unedinemi.it/jframe.html?frag.html) URL 19. Istituto Geografico Militare, Carta d'Italia,
consultato il 25-10-2014 foglio 150 (Velletri II SO), rilievo 1873 (3ª
7. Comune di Nemi - Marina Medici e Massimo edizione).
Medici, Le navi di Nemi, in Controluce (htt 20. Gaetano Moroni, vol. XXIX p. 32.
p://www.comunedinemi.it/jvframe_turismo.ht 21. Comunità Montana dei Castelli Romani e
ml?museo.html) URL consultato il 21-06- Prenestini - Aspetti ambientali , su
2009 cmcastelli.it. URL consultato il 15 settembre 2009.
8. Touring Club Italiano - I comuni bandiera 22. Nonsolocap.it - Nemi (http://www.nonsoloca
arancione - Nemi, su touringclub.it. URL p.it/lazio/24-nemi/) URL consultato il 27-06-
consultato il 21 giugno 2009. 2009
9. Parco Regionale dei Castelli Romani - Carta 23. Lucidi, parte I cap. XXXIV pp. 312-213.
tecnica del parco (1:10.000) - tavola 9, su 24. ^ Moroni, vol. XXIX p. 32.
parcocastelliromani.it. URL consultato il 25
25. ^ Lucidi, parte I cap. XXXIV p. 311.
ottobre 2014.
26. ^ Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi,
10. Provincia di Roma - Tutela delle acque, del XV, su la.wikisource.org. URL consultato il 26-
suolo e delle risorse idriche, su 08-2009.
provincia.roma.it. URL consultato il 21 giugno
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Bibliografia
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Armando Editore, 2002, pp. 405, ISBN 88-8358-337-X.

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Foto del Paese di Nemi, su prontocastelli.it.
Parco dei Castelli Romani, su parcocastelliromani.it.
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