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Barletta

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Barletta (AFI: /barˈletta/, Varrétte o Barlétte[6] in barlettano[7]) è un comune
Barletta
italiano di 94 410 abitanti[4], capoluogo insieme ad Andria e Trani della
comune
provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia.

Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell'Ofanto e, oltre a


essere bagnato dall'omonimo fiume, che funge amministrativamente come
confine territoriale tra Barletta e Margherita di Savoia , ne ospita anche la
foce.

Il comune di Barletta, che comprende la frazione di Canne, sito archeologico


ricordato per la storica battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato
riconosciuto come città d'arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue
bellezze architettoniche.[8][9]

Indice
Geografia fisica
Territorio
Clima
La Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Origini del nome
vista dal bastione Santa Maria del
Storia
Castello
Storia antica
Storia medioevale Localizzazione
Storia moderna Stato Italia
Storia contemporanea
Regione Puglia
Simboli
Onorificenze
Provincia Barletta-Andria-Trani
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Amministrazione
Chiese principali
Chiese di Barletta Sindaco Cosimo Cannito
Ossario commemorativo dei caduti slavi (Indipendente di centro-
Architetture civili destra) dal 15-6-2018 [1][2][3]
Palazzi
Territorio
Teatro Curci
Architetture militari Coordinate 41°19′N 16°17′E
Le mura della città Altitudine 15 m s.l.m.
Il castello
Superficie 149,35 km²
Porta Marina
Altro Abitanti 94 410[4] (31-3-2018)
Il Colosso
Densità 632,14 ab./km²
La cantina della Sfida
Strade storiche Frazioni Canne, Fiumara,
Parchi e giardini Montaltino
Monumenti e statue Comuni Andria, Canosa di
Siti archeologici confinanti Puglia, Margherita di
Canne
Savoia, San Ferdinando
Aree naturali
di Puglia, Trani,
Società Trinitapoli
Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Altre informazioni
Lingue e dialetti Cod. 76121
Religione postale 70051 fino al 30 aprile 2011
Tradizioni e folclore
Prefisso 0883
Istituzioni, enti e associazioni
Cultura
Fuso UTC+1
Istruzione orario
Biblioteche Codice 110002
Scuole ISTAT
Università
Cod. A669
Musei
catastale
Media
Stampa Targa BT
Radio Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Televisione
Cl. zona C, 1 306 GG[5]
Cucina
climatica
Geografia antropica
Urbanistica
Nome barlettani
Suddivisioni storiche abitanti
Suddivisioni amministrative Patrono san Ruggero
Frazioni Giorno 30 dicembre
Economia festivo
Agricoltura
Cartografia
Industria
Servizi
Turismo
Infrastrutture e trasporti
Strade
Ferrovie
Porti
Mobilità urbana
Amministrazione Barletta
Consolati
Gemellaggi
Sport
Impianti sportivi
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Geografia fisica
Territorio
Il territorio di Barletta, esteso su oltre 14.691 ettari[10] e con circa 13,5 km di
costa, si affaccia sul mare Adriatico all'imboccatura sud-est del golfo di
Manfredonia nell'area costiera in cui il litorale roccioso della Terra di Bari
modifica le sue caratteristiche giungendo alle sabbie della foce del fiume
Ofanto. La città è situata sulla costa 5 km a sud-est dalla foce dell'Ofanto ed è
ubicata su di un bassopiano che varia dai 10 ai 30 metri sul livello del mare
mentre il territorio comunale risulta compreso tra i 0 e i 158 metri sul livello
del mare determinando così un'escursione altimetrica pari a 158 metri.[11][12]
Il centro abitato si estende per una lunghezza da est ad ovest di circa 6 km, da
[13]
nord a sud per circa 2 km ed un perimetro di circa 13 km.

Il terreno su cui insiste il territorio di Barletta è caratterizzatodalla presenza di Posizione del comune di Barletta nella
arenarie, calcareniti, sabbia, argilla e tufo.[14] Le trasformazioni antropiche provincia di Barletta-Andria-Trani
del suolo hanno però modificato il suo paesaggio soprattutto nel periodo Sito istituzionale
compreso tra il XIX e il XXI secolo. L'area protesa verso Canosa,
calcarenitica, precedentemente adibita a prato per il pascolo, a vigneti e ad
alberi da frutta oggi denota la totale scomparsa del verde a pascolo a vantaggio di vigneti e oliveti. Stessa sorte è toccata alla zona
verso Canne che non mostra più cerealicoltura e vegetazione spontanea, tipica delle sponde dell'Ofanto, caratterizzate da un terreno
argilloso, ma vigneti e oliveti, con la costruzione di argini che hanno permesso di evitare i danni delle inondazioni avvenute fino al
XIX secolo.[15] Il territorio verso Trani, in precedenza paludoso, è stato bonificato con una conseguente scomparsa delle specie
faunistiche fino ad allora presenti nei pressi delle acque stagnanti. La zona compresa tra Barletta e Andria non mostra invece segni di
[16]
sostanziali modifiche, mantenendo la sua tipica vegetazione ricca di oliveti.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM n. 3274 del 20 marzo2003

Clima
Il clima del territorio barlettano è riconducibile a quello mediterraneo, tipico della fascia costiera adriatica meridionale, caratterizzato
da inverni non troppo freddi e da estati calde e secche, con scarse precipitazioni. La neve cade poche volte l'anno e raramente con
accumuli considerevoli. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, si registrano alcuni episodi nevosi di un certo rilievo: 15 dicembre 2007
[17], il 6-7 febbraio 2012 ed il 30-31 dicembre 2014. Lapiovosità è bassa: la media
quando 20 centimetri di neve ammantarono la città
pluviometrica si aggira sui 550 millimetri annui ed è distribuita in circa settanta giorni, con maggiori afflussi di pioggia in autunno ed
[18]
inverno e minimi tra la seconda metà del mese di giugno e la prima metà del mese di agosto.

Barletta - Mesi Stagioni


Valle
dell'Ofanto Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri

T. max. media
11,4 12,4 14,9 18,5 23,3 27,7 30,7 30,7 26,8 21,4 16,5 12,9 12,2 18,9
(°C)
T. min. media
4,1 4,3 6,0 8,4 12,3 16,2 18,8 19,0 16,2 12,3 8,5 5,6 4,7 8,9
(°C)
Precipitazioni
52 58 46 43 39 30 22 26 49 61 62 60 170 128
(mm)
Umidità
relativa 76,6 75,1 73,5 71,1 68,7 64,2 60,2 61,3 68,3 74,4 76,5 77,0 76,2 71,1
media (%)

Classificazione climaticadi Barletta:[19]

Zona climatica: C
Gradi giorno: 1306
Origini del nome
Il primo nome della città è stato Barduli, che appare nella Tavola Peutingeriana
nella forma dell'accusativo Bardulos. Il toponimo, secondo un'ipotesi
ottocentesca,[20] sarebbe derivato dal nome della popolazione transadriatica che,
intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: iBardei.

Durante l'Alto Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando


Baruli (pl.) o Barulum (sing.). In volgare pugliese latinizzato, la città era detta
Varolum o Varletum, forma che ricorda il nome della città in dialetto barlettano, ossia
Varrètt' (femm. sing.). Solo a partire dall'XI secolo la città è stata chiamata con Bardulos nella Tabula Peutingeriana
l'attuale denominazione di Barletta.[21] Tuttavia, nel Decameron di Giovanni
Boccaccio (metà del XIV secolo), la città è ancora detta Bàrolo (Giornata nona,
Novella decima).[22]

Storia

Storia antica
Le prime testimonianze su Barletta, citata come Bardulos nella Tavola Peutingeriana, risalgono al IV secolo a.C. Tra il IV e il III
secolo a.C. fu lo scalo marittimo di Canusium,[23] centro di maggior rilievo perché nell'entroterra, oltre alle risorse naturali, vi era
anche un clima salubre, poiché lontano dalle acque stagnanti e paludose dei fiumi che scendevano a valle.[24] Nel 216 a.C. nei pressi
della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne l'omonima battaglia che determinò la pesante sconfitta dei Romani da
parte dell'esercito di Annibale. Prima di finire nell'orbita di Roma l'antica Bardulos si trovava in un crocevia tra la strada che
conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il
Gargano con Barium e Brundisium.

La città, fino ad allora vissuta all'ombra della vicina Canosa, dopo la distruzione di Canne, nel 547, ricevette una prima ondata
migratoria di superstiti cannesi; in seguito all'arrivo dei Longobardi, nel 586 accolse un secondo esodo, questa volta degli stessi
canosini, che si stabilirono lungo le principali direttrici di traffico verso i paesi limitrofi.[25] L'incursione saracena dell'848 e la
devastazione dell'875 decretarono la fine della supremazia di Canusium e la definitiva fuga dei suoi abitanti presso la vicina Baruli,
che, così, poneva le basi per diventare una vera e propriacivitas.[26]

Storia medioevale
La città fiorì di fatto però solo nel Basso Medioevo come fortezza dei Normanni, diventando una delle tappe importanti per i crociati
e per tutto il traffico commerciale verso la Terra santa. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla
figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano,
allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni.[27] L'importanza attribuita alla città dal sovrano
svevo è testimoniata dall'annuncio, nel 1228, della sesta crociata durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana.[28] Agli
svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni,
tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani.[29] La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella
angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nellacattedrale di Barletta.[30]

Storia moderna
All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italianache vide coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende,
quale la celebre Disfida di Barletta. Lo scontro tra cavalieri italiani e francesi, avvenuto a seguito di provocazioni di parte francese, si
tenne il 13 febbraio 1503 nell'agro tra Andria e Corato, nel territorio della città di Trani e si concluse con la vittoria della compagine
[31]
italiana, guidata dal capitanoEttore Fieramosca.[31] La città divenne roccaforte degli
spagnoli, che ne ampliarono le mura ed il castello. Nel 1528, già lacerata da
divisioni interne, fu devastata dai francesi, che perpetrarono saccheggi e incendi tali
da portare alla distruzione chiese ed edifici conventuali.[32] Da quel momento
cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità
naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo: nel 1656 la peste colpì la città e il
numero dei suoi abitanti passò dai ventimila di quell'anno agli ottomila del marzo
1657;[33] nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione.

Storia contemporanea
Segnali di rinascita si registrarono
soltanto alla fine del XVIII secolo,
in particolar modo durante i regni
di Giuseppe Bonaparte e di
Monumento alla Disfida di Barletta Gioacchino Murat. Proprio durante
il periodo murattiano, nel 1809, gli
ordini religiosi presenti in città
furono soppressi, con la conseguente confisca di tutti i loro beni. Tuttavia Barletta
La lapide commemorativa dell'eccidio
restò un attivo centro culturale e religioso e, nel 1860, fu elevata ad arcidiocesi da
tedesco del 12 settembre 1943
papa Pio IX col nome di arcidiocesi di Barletta.[34] Negli anni del risorgimento presso il Palazzo delle Poste. Sul
innumerevoli furono le gesta del concittadino Angelo Raffaele Lacerenza, tanto che muro sono visibili i fori dei proiettili.
le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dei
movimenti unitari nel sud Italia e alla formazione dell'esercito meridionale con la
Brigata "Barletta".

Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi che videro coinvolto il cerignolano Giuseppe Di Vittorio.[35] Il 24 maggio 1915 fu
colpita dalla nave austriaca S.M.S. Helgoland, che centrò, con sei colpi di cannone, il fronte settentrionale del castello, la ferrovia
marittima ed alcune abitazioni nei pressi della Cattedrale. La città non subì ulteriori colpi grazie all'intervento del cacciatorpediniere
Turbine.[36][37] Alla vigilia della guerra fu ricostituita la Brigata "Barletta" e impiegata dal 1915 al 1918 in varie battaglie, tra cui la
nona battaglia dell'Isonzo.

Durante la seconda guerra mondiale, l'8 settembre 1943 e nei giorni successivi la città fu teatro di diversi episodi di Resistenza. Dopo
aver ricevuto il fonogramma in cui si chiedeva di considerare le truppe tedesche come nemiche, il colonnello Francesco Grasso,
posizionò le truppe del presidio barlettano a difesa delle vie d'accesso alla città, e solo dopo due giorni di attacchi da parte nazista la
città fu costretta alla resa per evitare che fosse rasa al suolo. Da quel momento si ebbero numerosi episodi di rappresaglia che
produssero trentadue vittime civili, oltre a decine di feriti.[38] L'episodio più grave avvenne il 12 settembre, quando undici vigili
urbani e due netturbini furono fucilati per rappresaglia presso il Palazzo delle Poste, erroneamente incolpati dell'uccisione di un
tedesco, avvenuta il giorno precedente. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, con la medaglia
d'oro al valor militare ed al merito civile.[39]

Il 16 settembre 1959, 59 persone morirono nel crollo di un edificio in via Canosa.[40] Per il triste evento la città fu visitata dal
presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.[41][42] Gli anni sessanta anche per Barletta costituirono un periodo florido per la
ripresa economica, con l'insediamento di nuove industrie, la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'inaugurazione del museo di
Canne e il completamento del Palazzo di Città. Dal 1976 al 1996 la città andò incontro a vent'anni di incertezze governative e al
susseguirsi di sedici giunte,[43] trovando nell'amministrazione del sindaco Francesco Salerno[44] un periodo di stabilità politica, tanto
[45]
da confermare il suo mandato per la seconda volta consecutiva.

Nel secondo dopoguerra, una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è stata la costituzione di una provincia
autonoma da quella di Bari. Dopo una lunga mobilitazione popolare, con la legge 148/2004 dell'11 giugno 2004 è stata istituita la
provincia di Barletta-Andria-Trani,[46] in seguito identificata tramite Decreto del presidente della Repubblica n. 133 del 15 febbraio
2006, con la sigla "BT". Le prime elezioni provinciali si sono tenute il 6 e 7 giugno 2009 ed hanno eletto Francesco Ventola primo
Presidente della provincia.[47]

Simboli
Lo Statuto comunale della Città di Barletta[48] afferma che

«Il Comune ha diritto di fregiarsi del proprio stemma e gonfalone, approvati con le
procedure di legge. Il Comune, per le sue tradizioni storiche e per i meriti acquisiti
dalla sua comunità, è stato insignito del titolo di Città con decreto di riconoscimento
del 9 marzo 1935 e successive modifiche ed integrazioni. Il Comune di Barletta
assume il titolo di Città della Disfida a ricordo della storica Sfida del 13 febbraio
1503.»

Il medesimo statuto[49] a proposito dello stemma e del gonfalone cittadino li descrive in questo modo:

Gonfalone del
«Lo stemma è su fondo bianco d'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da
comune di
una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un
Barletta
nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città. Il gonfalone è rappresentato
da un "drappo rettangolare a forma di bandiera, di colore bianco, frangiato d'oro,
caricato dello stemma comunale sopra descritto; il drappo attaccato ad un'asta di
metallo sormontata da una freccia dorata con lo stemma del Comune. Nel drappo
l'iscrizione centrata in oro: "Città di Barletta". Nastri e cravatta, tricolorati dai colori
nazionali, frangiati d'oro". D'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una
corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro
dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città»

Lo stemma attuale è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dell'8 settembre 2000, che ha
modificato anche la forma della corona, prescrivendo quella prevista dal regolamento araldico.

Particolare è l'aneddoto sull'origine dello stemma cittadino. La leggenda racconta che il signore dell'antica Bardulos accompagnato
dalle milizie cittadine, avesse ucciso in battaglia il capo dei pirati saraceni che avevano attaccato la città. Al ritorno in città, giunto nei
pressi delle mura, pulì quattro delle sue dita ancora sporche di sangue, su una delle porte urbiche. Il sangue delle dita sarebbe
rappresentato, nell'attuale stemma, dalle quattro striature orizzontali di colore rosso.[50] Curioso è notare che la città adriatica
dirimpettaia, Dubrovnik (già Ragusa), ha uno stemma identico, mentre Ravello in Costiera amalfitana, i cui nobili controllarono a
lungo le Puglie, ha stemma identico ma con una fascia in meno.[51]

Onorificenze
La città è stata insignita della medaglia d'oro al merito civile, l'8 maggio 1998, e della medaglia d'oro al valor militare, il 7 luglio
2003.

Medaglia d'oro al valor militare


«L'8 settembre 1943, il presidio di Barletta, modestamente armato, ma sorretto dallo
spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, volle proseguire sulla via dell'onore e della
fedeltà alla patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite unità tedesche e
infliggendo loro notevoli perdite. Soltanto il 12 settembre, dopo l'arrivo di soverchianti
rinforzi tedeschi, il presidio, provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della
distruzione della città, fu costretto alla resa. Le truppe nemiche, occupata Barletta,
per ritorsione trucidarono barbaramente 13 inermi cittadini che unirono così il loro
sacrificio al valore dei militari in un comune anelito di libertà. La città di Barletta,
fulgido esempio delle virtù delle genti del meridione d'Italia, consegna alle
generazioni future il testimone dei valori scaturiti dalla rinascita della patria e dalla
conquista della democrazia e della pace.[52]»
— Barletta 8-13 settembre 1943
Medaglia d'oro al merito civile
«Occupata dalle truppe tedesche all'indomani dell'armistizio, la città si rese
protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce e
sanguinosa rappresaglia, contò numerose vittime tra i militari del locale presidio e i
civili che, inermi e stremati dalle privazioni, furono in molti casi passati per le armi sul
luogo ove attendevano alle quotidiane occupazioni. Splendido esempio di nobile
spirito di sacrificio ed amor patrio.[53]»
— 12 - 24 settembre 1943.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiese principali

Cattedrale di Santa Maria Maggiore


Situata nei pressi del castello, a cui volge le absidi
gotiche, risulta posta al termine del tracciato direttore
originario del primo nucleo cittadino. Si distingue in una
parte sotterranea ed una al livello stradale e risulta
essere il frutto di stratificazioni millenarie,[54] che hanno
visto il sovrapporsi di tombe "a grotticella" del III secolo
a.C., una basilica paleocristiana del VI secolo, una
seconda basilica altomedievale risalente al IX-X secolo,
e infine l'edificio superiore, composto da due parti
nettamente distinte: quella anteriore tipicamente
romanica (XII secolo), e quella posteriore realizzata in
forme gotiche (XIV secolo). Il campanile risale invece al
XII secolo.
La chiesa ha raggiunto il suo massimo splendore
durante le crociate, fungendo da punto di transito per i
pellegrini che si recavano in Terra santa.[55] Disposta La facciata principale delduomo
secondo un orientamento est-ovest, con absidi rivolte ad
oriente, è caratterizzata da un impianto basilicale, divisa
in tre navate con cappelle laterali nell'ala meridionale; presenta nell'area presbiterale un
ciborio dietro cui si apre il coro. L'edificio è tornato al suo antico fasto dopo i lavori di
restauro durati prima dal 1955 al 1981 e in seguito dal 1981 al 1996. Fu elevata a cattedrale
metropolitana dal beato Pio IX con bolla del 21 aprile 1860 ed insignita della dignità di
Basilica minore da san Giovanni XXIII il 17 marzo 1961.[56]

Basilica del Santo Sepolcro


Situata in una posizione strategica, nei pressi della quale si leva il Colosso di Barletta, tra
due antichi ed importanti assi di comunicazione viaria, l'adriatica e la via Traiana che
conduce a Roma, la basilica conserva uno stretto legame con la Terra santa e il Sepolcro di
Gesù.[57] È stata infatti meta di transito per i pellegrini diretti in Terra santa e per i crociati in
viaggio, dal porto di Barletta, verso Gerusalemme.[58] L'edificio fu eretto in forme gotico-
borgognone alla fine del XII secolo.[58] La chiesa presenta un impianto basilicale a tre
navate, scandite da sette campate, il braccio trasversale del transetto e un'abside terminante
per navata; peculiari sono il nartece sormontato da una tribuna, che precede le tre navate su
pilastri, con archi e volte ad ogiva risalenti alla fine del
XIV secolo, una cupola all'incrocio dei bracci. Nella
cappella sovrastante il nartece è posto il tesoro, che
comprende una croce patriarcale binata, un tabernacolo
con il Cristo in Maestà in mandorla, una colomba
eucaristica in rame dorato, un ostensorio risalente al XII
secolo nonché degli affreschi del XIII secolo.[59]

Chiesa di San Gaetano


Fondata nel XVII secolo, dall'Ordine dei chierici regolari La basilica del Santo Sepolcro
teatini, giunti a Barletta nei primi anni del secolo,
conserva al suo interno una reliquia della Sacra Spina. Il
complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già
presente al momento della fondazione ed era sede di
una piccola chiesa intitolata a san Giuseppe. Chiesa e
convento furono poi trasformati, prendendo la
denominazione che ancora conserva, nel 1667.[60]. Nella
primavera del 1656 iniziarono i lavori per l'edificazione
della chiesa dedicata a san Gaetano, sospesi per due
anni a causa della peste sopraggiunta e terminati nel
1667. Quando l'ordine dei Teatini fu soppresso la chiesa
fu affidata ai confratelli della Santissima Trinità,[61].
La chiesa di San Gaetano
Chiesa di San Giacomo
Ubicata lungo corso Vittorio Emanuele e risalente all'XI
secolo, si erge dove in antichità vi sarebbe stato un
luogo di culto pagano.[61] Risulta disposta lungo l'asse
est-ovest, parallelamente al corso, con altare ad oriente.
L'accesso principale in origine era posto sul fronte
occidentale, in seguito però la saturazione degli spazi
mediante occupazione del suolo con edifici di carattere
residenziale, indusse a spostare l'accesso sul lato nord,
dando luogo al portale che prende il nome di "Porta
maggiore". Il fronte principale vede la presenza nel
La chiesa di San Giacomo
mezzo di un obelisco con orologio. Nel 2001 la chiesa
subì ingenti lavori di restauro, che ne riportarono in luce
le linee architettoniche originarie. Furono ripristinate
monofore di varie epoche, il soffitto a capriate del XVIII secolo, nonché la cappella del
Santissimo Salvatore con la duecentesca volta a crociera. La chiesa possiede un ricco
patrimonio di tavole, tele, oggetti liturgici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al periodo
compreso tra il XIII e il XX secolo. La parrocchia è gestita dal rinomato parroco barlettano
don Sabino Lattanzio.[62]

Chiesa di Sant'Andrea
Le prime testimonianze documentate dell'edificio ecclesiastico risalgono al XII secolo ed
individuano nell'area un tempio dedicato al santo Salvatore. Nel XVI secolo i Della Marra,
che erano proprietari dell'edificio religioso (e avevano in feudo anche la cittadina di Barletta),
lo donarono ai frati Minori Osservanti, la cui chiesa di Sant'Andrea fuori le Mura era stata
distrutta durante il sacco del 1528.[63] La distruzione portò gli osservanti con il loro
complesso conventuale all'interno delle mura. La chiesa ha subito più fasi di costruzione e
successivi ampliamenti, che si susseguirono fino al Novecento, quanto fu realizzata
l'apertura di una nuova strada a levante della fabbrica, denominata via Bruno Marino,
anticamente detta vicoletto Sant'Andrea.[64] È stata sottoposta a restauro conservativo e
riaperta nel 2010.

Chiese di Barletta
La città di Barletta, dal punto di vista ecclesiastico ha avuto una rilevanza notevole, essa oltre ad essere sede, prima del vescovo di
Canne e dell'arcivescovo di Nazareth, poi dell'arcidiocesi di Barletta, è stata alimentata da una vita religiosa intensa a causa di tanti
ordini religiosi che col clero secolare hanno assicurato un tessuto profondamente religioso alla città. Attualmente in città sono
esistenti 45 chiese di cui 21 sono sede di parrocchie.

Le elenchiamo:

Decanato Santa Maria

Basilica Cattedrale di Santa Maria Maggiore


Basilica Collegiale parrocchiale del Santo Sepolcro
Basilica di San Domenico
Chiesa Concattedrale di Santa Maria di Nazareth
Chiesa parrocchiale di Sant'Andrea
Chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Vittorie o San Pasquale
Chiesa del Real Monte di Pietà
Chiesa di San Cataldo
Chiesa di San Ruggero
Chiesa di Santa Maria del Carmine
Santuario parrocchiale di Santa Lucia
Chiesa di Santa Maria degli Angeli odei Greci
Chiesa parrocchiale del Buon Pastore
Santuario parrocchiale della Madonna dello Sterpeto
Decanato San Giacomo-Settefrati

Prepositura parrocchiale di San Giacomo Maggiore


Chiesa di San Gaetano
Chiesa di San Giovanni di Dio
Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino
Santuario parrocchiale della Immacolata (padri Cappuccini)
Chiesa parrocchiale di San Benedetto
Chiesa parrocchiale dello Spirito Santo
Chiesa parrocchiale di San Filippo Neri (padri Giuseppini)
Chiesa parrocchiale di San Nicola
Decanato Borgovilla-Patalini

Chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia


Chiesa dell'Annunziata in Montaltino
Cappella di S. Teresa di Gesù Bambino (Suore dell'Immacolata di Ivrea)
Santuario parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria
Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli
Chiesa parrocchiale di San Paolo apostolo
Chiesa parrocchiale del SS. Crocifisso
Chiesa parrocchiale di S. Giovanni apostolo
Chiesa parrocchiale della SS. Trinità
Santuario parrocchiale di San Ruggero in Canne della Battaglia

Ossario commemorativo dei caduti slavi


L'Ossario commemorativo dei caduti slavi della seconda guerra mondiale è un monumento funebre eretto all'interno del cimitero di
Barletta. La sua costruzione iniziò nel 1968, in occasione del gemellaggio tra Barletta e la città montenegrina di Herceg Novi.[65]
Progettato dallo scultore Dušan Džamonja, il monumentale Sacrario di Barletta venne inaugurato il 4 luglio 1970 e custodisce i resti
[66][67]
di 825 morti e di altri 463 combattenti dei quali non erano state reperite le spoglie, per un totale di 1288 caduti.
Architetture civili

Palazzi

Palazzo della Marra


Palazzo della Marra è uno dei più prestigiosi esempi di
architettura barocca in Puglia. Sin dalla metà del
Cinquecento, è stato dimora d'importanti famiglie
aristocratiche.[68] Costruito su tre livelli, l'edificio è
caratterizzato, sul fronte principale, da un balcone la cui
facciata risulta riccamente ornata, sorretto da cinque
mensole ornate da mostri, cani e grifi. La corte centrale
presenta un loggiato e colonne che sorreggono archi. È
sede al secondo piano, in maniera permanente, della
Pinacoteca De Nittis.

Palazzo Santacroce Ossario commemorativo dei caduti


È ubicato esattamente di fronte alla facciata principale slavi della prima e della seconda
del duomo, tanto da occuparne un'ampia area del guerra mondiale
sagrato che in precedenza era di dimensioni maggiori.[69]
La facciata principale presenta il piano terra bugnato e
quello superiore caratterizzato da una perfetta simmetria
delle bucature. Il portale d'accesso è dotato di un arco a
sesto acuto, inquadrato da una cornice. In asse si
trovano poi il balcone di rappresentanza e infine un
timpano triangolare.

Palazzo de Leone Pandolfelli


Si trova in via Cavour, lungo l'antica "Strada del cambio".
Le prime notizie su questo palazzo risalgono al 1418;
sono attestati ulteriori rifacimenti durante la metà del XVI
secolo.[70] La facciata principale è scandita ai livelli
superiori da lesene che intervallano aperture su un
balcone che corre lungo l'intero fronte.

Villa Bonelli
Villa Bonelli costituisce un esempio unico nel territorio
barlettano di villa extra moenia, circondata da giardini
che custodiscono specie arboree tipiche della regione.
Villa Bonelli conobbe il suo massimo splendore nei primi
decenni del XIX secolo, quando i lavori di restauro e di Palazzo della Marra
ampliamento voluti dal conte Raffaele e da suo figlio
Giuseppe ne fecero una delle più belle ville di Puglia.[71]
È costituita da un salone delle feste, da una cappella, scuderie e un "giardino eclettico"
corredato da fontane, serra e un campo di minigolf. Ai primi del Novecento l'edificio e il parco
cominciarono a conoscere un declino che avrebbe portato alla chiusura del complesso. La
villa è stata restituita ai cittadini nel corso del 2008 in seguito a lavori di riqualificazione che
ne hanno permesso il ritorno al suo antico splendore.[72]

Tra gli altri palazzi presenti in città si ricordano:

Palazzo Bonelli
Palazzo Bruotschy
Palazzo de Martino
Palazzo degli Arcivescovi Nazareni
Palazzo dell'arco
Palazzo della Corte
Palazzo Esperti
Palazzo Gentile
Palazzo Gran Priore
Palazzo Marulli
Palazzo Cafiero

Teatro Curci
Il teatro comunale di Barletta, intitolato al compositore Giuseppe Curci, è situato nel pieno centro cittadino, di fronte al Palazzo di
Città. L'odierno teatro fu progettato nel 1866 e inaugurato nel 1872.[73] Il primo spettacolo vide l'esecuzione della sinfonia L'Italia
redenta, opera del compositore e direttore d'orchestra barlettano Giuseppe Curci. Nel 1960 il teatro fu chiuso perché in precarie
condizioni e fu riaperto solo dopo una lunga serie di restauri terminati nel1977.

Architetture militari

Le mura della città


Le mura di Barletta costituiscono l'antico strumento difensivo della città. Le prime mura urbiche furono edificate dai Normanni, che
occuparono il territorio barlettano tra l'XI ed il XII secolo. Le mura cingevano allora l'originario nucleo di Santa Maria. Durante la
dominazione sveva l'imperatore Federico II ampliò il fortino normanno edificando la sua domus, individuabile nell'attuale sede della
Biblioteca Comunale. Con l'arrivo degli Angioini vi furono nuovi lavori sulla cinta muraria, per proteggere l'area più a sud, un
ampliamento del castello con la costruzione del palatium sul lato nord, abbattuto in seguito dagli Aragonesi, e lo scavo del fossato
intorno al castello.[74]

Il periodo aragonese modificò significativamente il tracciato delle mura, fino a cingere un'ampia parte dell'edificato attualmente
appartenente al quartiere San Giacomo-Settefrati. Fu in questo periodo che il castello assume la definitiva ed attuale conformazione
architettonica. Nel 1860 ebbe inizio l'abbattimento della cinta muraria che ostacolava l'espansione edilizia, il commercio con le città
limitrofe e la costruzione della ferrovia con la relativastazione e degli stabilimenti industriali.[75] Dell'antica cinta muraria restano:

il castello;
tutte le mura "a mare" (mura del Carmine, dal nome dell'omonima chiesa) che partono da porta Marina per arrivare
al Paraticchio.
un frammento (più propriamente, una paratia) a chiudere a nord-ovest il fossato del castello dal mare aperto (cui il
fossato era congiunto prima dell'interramento)
il bastione, localmente conosciuto come il "Paraticchio", che si af
faccia sugli arenili della litoranea di ponente;
Porta Marina nell'omonima piazza
un piccolo bastione in via Galliano (sormontato da abitazioni civili), nel suo punto di intersezione con via Magenta.

Il castello
Il Castello di Barletta è una costruzione a forma quadrangolare con, agli spigoli,
le caratteristiche torri-bastioni lanceolate. L'edificio è il risultato di una
sovrapposizione di edificazioni e demolizioni susseguitesi nei secoli operate dalle
varie dominazioni. Il nucleo originario, risalente all'XI secolo, è normanno, come
testimonia la Torre maggiore inglobata nell'area meridionale dell'attuale
edificio.[76] Durante le crociate divenne abituale ricovero per i cavalieri in
partenza e in arrivo dalla Terra santa. Evidente è il lascito di Federico II di Svevia,
testimoniato nel lato sud da finestre ogivali che presentano l'aquila imperiale
Il castello
scolpita nelle lunette, motivo ricorrente dell'iconografia sveva.

Il castello così come lo vediamo è stato realizzato a partire dal 1532, per volere
del re spagnolo Carlo V. Nel 1867 fu acquistato dal Comune di Barletta, divenendo in seguito un deposito d'armi ed un carcere.
Nel 1973 è stato sottoposto ad un lungo restauro, terminato nel 1988 e nel 2001 sono stati effettuati lavori di riqualificazione, durati
circa un anno. È sede della biblioteca comunale, del museo civico e pinacoteca e del lapidarium. Tra i pezzi più importanti qui
conservati vi sono il Sarcofago degli Apostoli, prima testimonianza cristiana a Barletta,[77] e un busto di Federico II del XIII
secolo.[78]

Porta Marina
Porta Marina costituisce l'unico esempio rimanente delle antiche porte che
cingevano la città di Barletta.[75] È situata nella piazza omonima e verso essa
confluiscono via Mura San Cataldo, via Mura del Carmine e via Marina, che
porta e prosegue, attraversando la piazza, fino alla Cantina della Disfida.

Porta Marina non è sempre stata situata nel medesimo punto: quella originaria si
trovava al termine meridionale di via Sant'Andrea e al suo fianco trovava posto
Porta Marina
l'antico Palazzo della Dogana. Nel 1751 fu costruita la nuova porta, come
testimonia l'iscrizione lapidea presente sulla parte superiore della porta, che si
affaccia verso il mare, affiancata dalle armi della città e dallo stemma borbonico. Attualmente nei pressi della porta sono in corso
indagini archeologiche al fine di accertare la presenza, sotto il livello stradale attuale, di un pozzo in corrispondenza della rotonda
posta al centro della piazza.[79]

Altro

Il Colosso
Il Colosso di Barletta è una gigantesca statua in bronzo che si erge in corso Vittorio
Emanuele, nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro, sopra un basamento alto
circa un metro. Restaurata durante il Medioevo, è caratterizzata da un uomo in vesti
imperiali tardo-romane e bizantine, come mostrano il diadema e l'indumento
circolare tipico dei militari di alto rango, presenti sul capo. La statua, nota a livello
cittadino come "Eraclio",[80] in realtà è di incerta identificazione. Le indagini
storiche effettuate fanno risalire le sue origini allaprima metà del V secolo[81].

La cantina della Sfida


Nota anche come Osteria o Casa di Veleno, risalente al periodo compreso tra il XIV
e il XV secolo,[82] è il luogo in cui secondo la tradizione cavalleresca, durante un
banchetto allestito in onore dei francesi, sconfitti durante uno scontro con gli
spagnoli, avvenne lo scontro verbale tra Charles de La Motte e il capitano spagnolo
don Diego di Mendoza.[83] Il diverbio sfociò nell'offesa, fatta da quest'ultimo nei
confronti del condottiero francese, che paragonava il loro valore a quello degli
italiani, suoi alleati e condusse alla battaglia meglio nota come la Disfida di Barletta,
fra tredici italiani e altrettanti francesi.[82]
Il Colosso di Barletta, chiamato
Eraclio
Strade storiche

Via Duomo
Via Duomo è una delle vie più antiche della città, con una sezione stradale ridotta, di soli
cinque metri e una lunghezza di cento metri. Si snoda dalla cattedrale di Santa Maria
Maggiore sino alla "Piazzetta", ossia sino al nodo viario in cui confluiscono via Cialdini, via
San Giorgio, via Sant'Andrea, corso Garibaldi e la stessa via Duomo. Lungo via Duomo si
aprono numerosi vicoli ad essa ortogonali, che portano a nord verso le antiche mura, mentre
a sud verso via Ettore Fieramosca. Studi tipologici effettuati sull'area la ricondurrebbero al
borgo primordiale cittadino e questa via al tracciato più antico, lungo il quale si sarebbe
formato il primo aggregato urbano.[84] Con il recupero architettonico e funzionale del centro
storico via Duomo è oggi una delle vie più frequentate, grazie anche alla presenza di
numerosi locali e alla funzione di collegamento tra corso Vittorio Emanuele e il castello.

Corso Giuseppe Garibaldi


Costituisce uno dei più antichi tracciati che collegavano la città di Barletta con l'importante
città di Canosa di Puglia. La strada va dalla Piazzetta, ossia dall'ingresso di via Duomo fino
all'incrocio con le odierne viale Giannone e via Baccarini, da cui ha inizio via Imbriani. Lungo
i suoi lati si trovano molti dei negozi più eleganti della città, nonché numerosi palazzi storici,
tra cui Palazzo Marulli, ed è divisa pressoché in due tronchi da piazza Caduti di Guerra con
l'omonimo monumento.

Corso Vittorio Emanuele


È una delle vie più rappresentative della città, sia dal punto di vista storico che da quello
commerciale.[85] Anticamente divisa in due parti da Porta Croce, da sempre meta costante di
un intenso traffico pedonale, su di essa vi sono numerosi monumenti nonché edifici di
notevole importanza, quali la Torre dell'Orologio di San Giacomo con l'omonima chiesa, il
Palazzo di Città, il Teatro Curci, la basilica del Santo Sepolcro e la statua del Colosso.

Via Cavour
Anticamente era conosciuta come "Strada del cambio", in quanto proprio lungo questo tratto
viario si concentravano le attività bancarie per effettuare il cambio di valuta.[86] Questa via si
è nel tempo specializzata con la presenza di numerosi palazzi storici come Palazzo de
Leone Pandolfelli, Palazzo Esperti, Palazzo Gran Priore. Via Cavour si snoda dal palazzo in
cui vi era la Banca d'Italia sino all'incrocio che conduce al castello, dove fino al 1925 si
erigeva l'antica Porta San Leonardo, che apriva la via per Trani.

Via Ettore Fieramosca


Anticamente conosciuta come "Strada del forno" per la presenza di un forno costruito dai
Greci per i bisogni della propria comunità,[87] si tratta di una strada che fungeva da cerniera
di chiusura intorno al nucleo urbano più antico, detto "di santa Maria". Via Fieramosca è
caratterizzata da un andamento curvilineo che, proseguendo lungo via San Giorgio e via
Sant'Andrea, scendendo di quota, giunge fino a Porta Marina. Su questa via si affacciano
Palazzo Pignatelli e Palazzo Esperti.

Parchi e giardini

Giardini del castello


Intitolati ai Fratelli Cervi, si estendono intorno al castello
e fanno da cornice alla fortezza e alla Concattedrale di
Santa Maria Maggiore. In seguito ai restauri, conclusisi
nel 2002 e che hanno visto la riqualificazione dei
giardini, trasformati in parco con aree attrezzate, l'intera
area è stata restituita alla cittadinanza barlettana, che ne
ha fatto un punto nevralgico del centro storico.[88][89] I Giardini del castello

Monumenti e statue

Monumento ai caduti in guerra


Inaugurato il 18 marzo 1929,[90] si erge nell'omonima piazza Caduti in Guerra nei pressi
dell'antico Palazzo delle Poste, su un'aiuola circolare e costituito da un basamento
marmoreo sul quale si imposta un ampio blocco di forma pressoché quadrangolare,
terminante con una stele di colore bianco, a memoria dei compatrioti venuti a mancare
durante la prima guerra mondiale. Sulla parte superiore del blocco di colore bianco è incisa
la scritta Barletta ai suoi prodi figli caduti in guerra seguita dalle due date MCMXV (1915) e
MCMXVIII (1918). Al momento della costruzione la stele era sovrapposta ad una fascia
bronzea raffigurante dei soldati colti nell'attimo dell'ultimo sacrificio per la patria. Durante la
seconda guerra mondiale questa fu però asportata e donata allo Stato per farne delle
munizioni.[91] A memoria di questo ulteriore sacrificio è stata posta in seguito una lastra
commemorativa su cui è incisa la significativa frase Demmo anche il bronzo che eternava il
nostro sacrificio. Nei suoi pressi, precisamente dinanzi alla parete laterale del Palazzo delle
Poste il 12 settembre 1943 avvenne l'eccidio compiuto dai tedeschi ai danni di dieci vigili
urbani e due netturbini.[92]

Monumento a Massimo d'Azeglio


Nel 1880 l'amministrazione comunale, per volere del sindaco Francesco Paolo De Leone,
eresse, nella piazza omonima, un monumento dedicato a Massimo d'Azeglio ad opera dello
scultore locale Giuseppe Manuti, in segno di riconoscenza per aver reso celebre, mediante il
suo romanzo dal titolo Ettore Fieramosca l'epica Disfida. La statua è stata recentemente
restaurata e la conclusione dei lavori è stata onorata con l'inaugurazione da parte del
sindaco Nicola Maffei, preceduta da un ritratto del politico e scrittore barlettano nel Teatro
Curci.[93]

Siti archeologici

Canne
Nel territorio barlettano è presente il sito archeologico di Canne, ossia il luogo in cui
nel 216 a.C. si svolse l'omonima battaglia che vide i cartaginesi di Annibale
prevalere sui romani. Il sito archeologico è caratterizzato dalla duplice presenza
dell'Antiquarium e del Parco Archeologico con le rovine della cittadella medievale,
distrutta definitivamente nel 1083. Nei dintorni della cittadella sono stati ritrovati i
resti di un villaggio apulo, quelli di una necropoli ed un menhir alto circa tre metri,
scoperto nel 1938.[94]

Tra il 2002 e il 2005 sono state condotte indagini archeologiche nell'area del
complesso termale di San Mercurio, che hanno messo in luce una cisterna con il
relativo impianto idrico. Nell'estate del 2008 l'Amministrazione comunale, d'intesa
con l'Archeoclub, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la
Direzione dell'Antiquarium di Canne della Battaglia, ha promosso un campo di
ricerca didattico di scavo archeologico, al fine di recuperare e valorizzare il territorio
[95]
cannese e in particolar modo il complesso termale.
Menhir di Canne

Aree naturali
Il Parco naturale regionale Fiume Ofanto è un'area naturale protetta istituita nel 2003 dalla Regione Puglia[96] di cui fa parte la città
di Barletta, insieme ai comuni di Canosa di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Candela, Ascoli Satriano, Cerignola e Margherita di
Savoia.

Società

Evoluzione demografica
Abitanti censiti[97]
Etnie e minoranze straniere
I cittadini stranieri residenti a Barletta sono 2 180,[98] così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 100 unità):

Romania 839;
Albania 304;
Cina 201;
Marocco 169;
Algeria 148;
Tunisia 117.

Lingue e dialetti
Il dialetto barlettano è una varietà linguistica facente parte dei dialetti pugliesi
centro-settentrionali. In particolare, con quello di Margherita di Savoia e San
Ferdinando di Puglia, esso costituisce una varietà del dialetto barese che si distingue
da quella dauna. A causa della sua posizione geografica a cavallo tra l'area barese e
quella foggiana, il dialetto locale risulta notevolmente influenzato da entrambi i
dialetti.[6]

Si tratta di un idioma sviluppatosi gradualmente su di una base latino volgare e


modificatosi nel tempo grazie agli apporti linguistici ricevuti dalle popolazioni che si
sono avvicendate nell'area geografica interessata, dai Normanni agli Svevi (portatori
di elementi germanici), dagli spagnoli ai francesi, portatori di ulteriori elementi I dialetti della Puglia.
romanzi.[99]

Nei primi del XX secolo ha avuto inizio un processo di logoramento e scolorimento del dialetto barlettano. Confrontando infatti il
registro dialettale della fine del XIX con quello del XXI secolo è possibile notare numerose differenze dei suoni vocalici
utilizzati.[100] Tra i fenomeni in atto vi sono il turbamento vocalico (ä, ö, ü); i frangimenti vocalici, consistenti nell'alterazione delle
vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a dittonghi e palatalizzazioni. I frangimenti riguardano tutte le
vocali toniche per esempio u: fóusë corrisponde a 'fuso'; ó: nëpóutë corrisponde 'nipoti'; la neutralizzazione delle vocali toniche (ə́),
per esempio chə́sə che corrisponde a casa, pane che corrisponde a pə́nə; la degeminazione della doppia occlusiva alveodentale
sonora postonica come nei casi di carbonella che diventa carvunédə anziché carvunéddә, fenomeno particolarmente in uso tra i più
giovani.[100]

Religione
Barletta, con le città di Trani e Bisceglie è sede dell'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie (Archidioecesis Tranensis-Barolensis-
Vigiliensis-Nazarensis in latino), sede arcivescovile della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto e appartenente
alla regione ecclesiastica Puglia.[101] La diocesi è nominalmente "titolare di Nazaret" in quanto gli Arcivescovi Nazareni presero
stabile dimora a Barletta dal 1327 e la successione si è mantenuta fino al 1818. Nel 1860 fu Barletta stessa ad essere elevata ad
arcidiocesi autonoma, mantenendo il titolo di Nazareth. L'arcidiocesi, oltre alle tre città titolari, annovera anche i centri di Corato,
Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia eTrinitapoli.

La città di Barletta venera come suoi santi patroni Ruggero e la Madonna dello Sterpeto. La figura del santo, in precedenza vescovo
di Canne, è associata ai suoi trent'anni di episcopato, durante i quali si oppose con ogni mezzo al declino della cittadella da cui
avrebbe avuto vita proprio la città di Barletta.[102] Il culto della Madonna dello Sterpeto è legato, secondo la tradizione barlettana,
alla peste del 1656. Si ritiene infatti che il morbo abbia inspiegabilmente rallentato il suo corso dopo aver ritrovato in un monastero
diroccato il quadro della Vergine.[103] La forte devozione alla Madonna è stata legittimata dalla proclamazione della città a Civitas
Mariae,[104] titolo conferitole con decreto vescovile l'8 maggio 2009.
[105]

Il rapporto che la città di Barletta ha avuto, fin dai tempi delle crociate, con la cultura orientale fa di essa uno dei centri direttamente
collegati al mondo religioso dell'Oriente. Manca tuttavia un edificio di culto in cui possa essere praticata la fede musulmana, ma da
tempo la comunità politica e religiosa si adoperano per la coesistenza della religione di Allah con quella cristiana e, a tal proposito,
proprio una scuola di estrazione cattolica, la scuola delle suore di Santa Chiara, ospita alcune ragazze sordomute musulmane. Nel
2004 è partito inoltre un progetto che prevedeva la costruzione di una "chiesa-moschea", un centro che potesse fungere non solo da
richiamo religioso ma anche da centro culturale.[106]

Un movimento particolarmente sviluppato è quello dei Testimoni di Geova. La comunità è presente sul territorio fin dagli anni
[107]
cinquanta, Barletta è una delle città con il maggior numero di aderenti.

A ridosso del centro storico è presente anche una chiesa evangelica battista, appartenente all'Unione cristiana evangelica battista
d'Italia e alla famiglia di Chiese evangeliche sorte dallariforma protestante.[108]

Tradizioni e folclore
Nella seconda domenica del mese di luglio, ogni anno, dal 1732, si svolge la festa dei santi patroni della città: la Madonna dello
Sterpeto e San Ruggero.[109]

La processione eucaristica penitenziale dell'ora nona si svolge nel giorno del venerdì santo. Celebrata a partire dal 1504, si svolse per
la prima volta nella notte tra il giovedì e il venerdì santo, in segno di voto attraverso la quale i canonici di santa Maria, conducendo
scalzi per le vie della città l'eucaristia, chiedevano la cessazione della peste che dall'anno precedente aveva decimato la città di
Barletta.[110][111]

Il 13 febbraio di ogni anno e durante tutta la prima settimana di settembre, si tiene la rievocazione storica della Disfida di Barletta,
promossa dal comune, con una piccola rievocazione del Certame cavalleresco del 1503, che vide il suo epilogo nella scena simbolica
[112]
della resa del cavaliere francese Guy de la Motte al cavaliere italiano Ettore Fieramosca.

Tra gli altri riti, la Commemorazione dell'anniversario della Battaglia di Canne; si tiene il due agosto presso il sito archeologico di
Canne.[113]

Istituzioni, enti e associazioni


Tra le istituzioni di cui Barletta è sede vi sono: la Caserma "Ruggiero Stella" presso
cui ha sede l'82º Reggimento fanteria "Torino"[114]; il Comando provinciale della
Guardia di Finanza[115] e la Prefettura - UTG[116].

La struttura sanitaria principale è l'Ospedale civile "Monsignor Raf


faele Dimiccoli".

Cultura
Con 11 medaglie d'oro al valor militare 1 medaglia d'oro al valor civile e 215
medaglie d'argento e circa 250 medaglie di bronzo attribuite a militari barlettani
partecipanti alla prima e alla seconda guerra mondiale, la città è la più decorata
d'Italia.[117]

Istruzione

Biblioteche
La processione del venerdì santo
Barletta dispone di diverse biblioteche. La Biblioteca Comunale Sabino Loffredo,
con sede nell'ala sud-est del castello di Barletta, l'antica domus federiciana, si
estende su una superficie totale di 1.400 m² e conta un patrimonio librario di oltre 80.000 volumi. Sono ivi conservati inoltre il Fondo
Apulia, il Fondo musicale Curci, Gallo e Cafiero, il Legato De Nittis e i Fondi antichi ed è possibile consultare oltre 150 riviste in
abbonamento. Ottanta sono i posti a sedere.[118]

La Biblioteca e archivio diocesano Pio IX, è situata nel Palazzo Arcivescovile. Qui sono conservati circa 11.000 volumi ed opuscoli
sciolti e 2.000 pergamene (in gran parte pubblicate nel Codice Diplomatico Barlettano a cura del sacerdote paleografo Salvatore
Santeramo), nonché 70 riviste correnti.[119] Infine la Biblioteca dei Ragazzi, che raccoglie oltre 4.500 volumi per lettori di età
compresa tra i tre e i quindici anni.[120]

Altre biblioteche presenti in città sono:

Biblioteca dell'Archivio di Stato di Bari;[121]


[122]
Biblioteca dell'Istituto sperimentale per l'enologia di Asti.

Scuole

Scuole secondarie di I grado: 6 scuole


Scuole secondarie di II grado: 10 scuole (3 istituti professionali, 5 istituti tecnici, 2 licei + 1 istituto tecnico economico
privato + 1 liceo linguistico privato[123]

Università

Barletta è sede distaccata dell'Università degli Studi di Foggia; infatti presso l'Ospedale monsignor Dimiccoli è attivo
il corso di laurea in infermieristica.[124]

Musei
I principali musei della città sono:

Pinacoteca De Nittis la cui sede è il Palazzo della Marra, che comprende permanentemente la collezioneDe Nittis e
periodicamente mostre temporanee;
Museo civico e pinacoteca di Barletta la cui sede è ilcastello di Barletta all'interno delle cui sale sono conservate le
collezioni Immesi, Gabbiani e Ricci;
Museo della Cattedrale, che oltre ai numerosi reperti cristiani di notevole pregio e valore custodisce un archivio di
oltre duemila pergamene e manoscritti, alcuni dei quali risalenti alIX secolo;
Casa-Museo Cafiero, ossia la residenza dell'anarchicoCarlo Cafiero,
nato a Barletta;
Antiquarium di Canne, il museo presente nel sito archeologico diCanne,
che documenta gli insediamenti umani nel territorio di epoca preistorica,
classica, apulo-greca e medievale. Presenta inoltre una ricca collezione
di vasi dauno-peucezi dipinti a disegni geometrici risalenti alIV-III secolo
a.C., provenienti dai sepolcreti di Canne;
Tesoro della basilica del Santo Sepolcro, custodito nella omonima
basilica e che comprende diverse oreficerie sacre, alcune delle quali
provenienti dalla Palestina;
Chiesa Greca di Santa Maria degli Angeliche al suo interno conserva
l'antica iconostasi, che occupa l'intera parete minore della chiesa.

Media

Stampa
A Barletta sono presenti le sedi della Editrice Rotas[125] e della Penna Blu Edizioni
Busto di Federico II di Svevia,
nonché di alcune testate giornalistiche di quotidiani e periodici quali: conservato nel Castello di Barletta

La Gazzetta del Mezzogiorno, redazione provinciale che pubblica


l'inserto Gazzetta del Nordbarese
Il Fieramosca

Radio
[126]
Le principali emittenti radiofoniche presenti in città sono:

Antenna 1
Radio Centro Puglia
Radio Gamma
Radio Studio 5

Televisione
Le principali stazioni televisive a copertura regionale situate nel comune sono:

Teleregione (Puglia, Basilicata, Molise, Lazio)


Amica 9 TV (Puglia)
Teleradio Studio 5 (Puglia)
TV Ofanto (Puglia)
Telenorba - Redazione provinciale (Puglia, Basilicata, Molise)

Cucina
La gastronomia barlettana annovera numerosi prodotti profondamente legati ad antiche tradizioni contadine e marinare.[127] Oltre
alle cartellate,[128], tipica ricetta pugliese che anche nella tradizione barlettana sono impregnate di vincotto o miele,[129] tipicamente
barlettani sono i calzoncelli[130] farciti di mostarda: la loro preparazione è solitamente parallela a quella delle cartellate ed infatti se
ne utilizza la stessa sfoglia di pasta, tagliata però creando una forma rettangolare sulla quale viene spalmata della mostarda. Il ritaglio
di pasta viene poi ripiegato in due, in modo da contenere la marmellata al suo interno. Dopo la frittura in olio abbondante si
impregnano i calzoncelli di vincotto.[131]

Le campagne barlettane sono ricche di vigneti e di oliveti. La produzione vinicola barlettana è assistita anche da numerose cantine
presenti a Barletta,[132] nonché in tutto il territorio circostante,presso le quali è possibile produrre il Rosso Barletta[133] e Rosso
Barletta Invecchiato, due vini DOC ottenuti da vitigni di uva di Troia.
Geografia antropica

Urbanistica
L'intero centro antico sorge a ridosso del mare e delle antiche mura e si articola intorno a via Duomo. Su questo percorso, che
prosegue idealmente ad ovest verso Canosa di Puglia e termina ad est nel sagrato della Cattedrale di Santa Maria Maggiore, si
snodano numerosi vicoli ad essa ortogonali. Il nucleo urbano più antico della città, di origine medievale, si rapporta a quello
cronologicamente successivo attraverso tre strade di primaria importanza sia per il centro storico che per i collegamenti con le città
limitrofe:

corso Garibaldi diventa asse di collegamento per Canosa di Puglia;


corso Vittorio Emanuele diventa asse di collegamento per Margherita di Savoia e per ilGargano;
via Cavour diventa asse di collegamento per T rani e per Andria.
I principali assi di collegamento con le vicine città, fungono da assi direttori su cui si attestano i tipici isolati ottocenteschi a
scacchiera, peculiari della città di Trani e del murattiano diBari.

L'avvento della ferrovia e la sua costruzione costituisce una linea di divisione precisa con la parte novecentesca della città, che non
assume una conformazione morfologica ben restituibile e che trova il suo limite fisico attuale a sud nell'area destinata all'edilizia dei
Piani di Edilizia Economica e Popolare, la cosiddetta zona 167. L'ultimo piano regolatore generale approvato a Barletta risale al
1971. Importante è la realizzazione della variante al PRG per l'adeguamento alla legge regionale n. 56/1980, adottata nel 2000 ed
approvata nel 2003.[134] Un più recente contributo è costituito dalla pubblicazione nel 2005 del Piano strategico territoriale di
Barletta. In accordo con le linee guida della Regione Puglia in materia urbanistica, è in fase di redazione il Piano Urbanistico
Generale,[135][136] che sostituirà il desueto strumento del PRG.

Suddivisioni storiche
Nel Cinquecento Barletta era suddivisa in tre quartieri che prendevano il nome dalle principali chiese in essi presenti e cioè di Santa
Maria o Marsicano, del Santo Sepolcro o delle Sette Rue e di San Giacomo o Borgo novo.[137][138] Ai tempi della dinastia
borbonica, tra il 1815 e il 1859, la città era divisa in sei quartieri, ossia quello di sant'Andrea, dei Teatini, dell'ex convento dei
Celestini, del convento di San Giovanni di Dio e dei Minori Conventuali e il Gran Quartiere del Carmine, con altrettante porte
d'accesso, e cioè Porta san Leonardo, provenendo da Trani, Porta Croce, nei pressi della basilica del Santo Sepolcro, Porta Nuova,
all'incrocio con l'attuale piazza Aldo Moro, Porta Napoli, su corso Vittorio Emanuele verso Margherita di Savoia, Porta Reale, che
costituiva con Porta Marina l'accesso dal mare.[139]

Suddivisioni amministrative
Il Comune si riparte attualmente in tre circoscrizioni di decentramento:

Queste sono:[140][141]

Circoscrizione Denominazione
I Santa Maria
II San Giacomo - Settefrati
Suddivisione in circoscrizioni
III Borgovilla - Patalini amministrative

Le circoscrizioni amministrative corrispondono ai tre quartieri di Santa Maria, che


comprende il centro storico, San Giacomo-Settefrati, in cui è compresa la parte occidentale della città situata tra la ferrovia e il mare e
Borgovilla-Patalini, che in precedenza costituivano due quartieri distinti e che comprende tutta la parte meridionale della città posta a
sud della ferrovia, che si spinge verso Andria e Canosa. La città in questi ultimi anni ha subito una notevole espansione urbana, che
[142]
ha portato alla creazione di un nuovo quartiere, la zona 167.
Frazioni
Canne era un'antica città dellaPuglia. Dista 7 km dal centro cittadino e
si trova a 54 metri sul livello del mare, su un'altura nei pressi del fiume
Ofanto, distante 9 km dalle coste delmare Adriatico. Celebre per la
famosa battaglia tra Romani e Cartaginesi, oggi nella località chiamata
Canne della Battaglia sono conservati resti archeologici di grande
interesse risalenti alla sua distruzione.[143] In località Canne della
Battaglia si trova il santuario di san Ruggero e la Stazione di Canne
della Battaglia, a servizio del sito archeologico.
Fiumara o La Fiumara, secondo l'uso locale, si trova 10 km a nord-ovest
della centro cittadino, sulla riva destra alla foce del fiumeOfanto. Il
complesso residenziale costruito neglianni sessanta conta 29
abitanti.[144] La località ospita l'antica torre costiera d'avvistamentoTorre Torre Ofanto, in località Fiumara
Ofanto, edificata nel 1568. [145]

Montaltino è una contrada situata su una collina nelle campagne


barlettane a 5 km dal centro cittadino.[146] In precedenza apparteneva ai cosiddetti "Sei casali di Barletta".
[147] Oggi
è un modesto villaggio in cui risiedono 65 abitanti. [148]

Economia
L'economia barlettana è legata soprattutto alla produzione agricola e industriale. Le coltivazioni più diffuse risultano quelle derivanti
da vigneti e oliveti, risultando centro vinicolo d'importanza nazionale, grazie anche alla presenza della cantina sociale e di diversi
stabilimenti enologici.[149][150] L'apparato manifatturiero risulta ben sviluppato, con una numerosa presenza di imprese appartenenti
al settore tessile, abbigliamento e calzaturiero, che negli ultimi quarant'anni, hanno determinato la formazione di un distretto
produttivo esteso su scala provinciale.[151] Il settore chimico riveste un ruolo rilevante grazie alla presenza del cementificio della
Buzzi Unicem, che opera a livello nazionale, e della Timac Agro, appartenente al Gruppo Roullier, specializzata nella produzione di
fertilizzanti agricoli.

Agricoltura
All'interno dell'economia barlettana un ruolo di spicco è da sempre rivestito
dall'agricoltura, sia per quel che riguarda la produzione diretta sia per le attività ad
essa legate. Tale forma di economia e di lavoro supera i confini strettamente
cittadini: è infatti frequente trovare numerosi terreni di proprietà degli agricoltori
barlettani nelle campagne di Trinitapoli, di San Ferdinando e in comuni della
Capitanata. L'agricoltura barlettana è fondata sul binomio costituito da grandi
proprietari terrieri e manodopera di braccianti agricoli che, a Barletta come nel resto
della Puglia, dalla fine del XX secolo sempre più frequentemente è caratterizzata da
Vigneto a tendone in agro di Barletta
cittadini extracomunitari.[152]

Uno dei momenti topici per l'agricoltura barlettana è quello della determinazione dei
salari e dell'ingaggio dei braccianti, che si tengono ancora oggi in piazza Aldo Moro. Resta tuttavia frequente l'uso locale dell'antica
[153]
denominazione della piazza, precedentemente chiamata piazza Roma.

Le coltivazioni più diffuse nel territorio barlettano sono la vite, con i tipici tendoni,[154] dalla quale si producono vini DOC
pregiati;[155], l'olivo, da cui si produce il tipicoolio extravergine d'oliva, e gli alberi da frutto.

Industria
A partire dal XX secolo l'industria ha rivestito un importante quanto contraddittorio ruolo nell'evoluzione economica della città. Se da
una parte è stata infatti sede di numerose fabbriche attive in settori diversificati a livello nazionale, dall'altra proprio alcune di esse
hanno subito un vero e proprio tracollo finanziario che le ha indotte al fallimento. Risultano insistere sul territorio comunale 2.148
[12]
attività industriali con 9.747 addetti pari al 41,06% della forza lavoro occupata.
Tra i più importanti stabilimenti industriali del XX secolo in seguito falliti figurano:

Montecatini, azienda chimica che a seguito di una profonda crisi nel


1966 entrò a far parte del gruppoMontecatini Edison;
Distillerie Italiane, la cui area territoriale è sottoposta a progetto di
riqualificazione, con la creazione di un orto botanico e un centro per
anziani;[156]
[157]
Cartiera Mediterranea, ormai fallita e in stato di avanzato degrado.
Le più grandi industrie attive in città interessano il settore chimico e dei materiali da
costruzione, costituendo un'importante funzione occupazionale e produttiva: Un'immagine dall'alto della
Cementeria di Barletta
la Cementeria di Barletta, appartenente al gruppo Buzzi Unicem,
fondata il 17 febbraio 1912;[158]
la Timac Agro Italia, operante nel settore deiconcimi e dei fertilizzanti.
[159][160]
Negli ultimi anni, entrambe le aziende sono al centro di un caso riguardante le presunte emissioni inquinanti in atmosfera.

Dopo la crisi del settore tessile-calzaturiero, che daglianni ottanta interessa in modo sempre più marcato l'economia locale,[161] dagli
[162]
anni duemila quello dell'abbigliamento sta vivendo un momento di forte crescita, con marchi noti in tutta Italia.

Servizi
I servizi sono garantiti da 2.006 attività che dichiarano 3.939 addetti pari al 16,59%
della forza lavoro occupata, altre 1.348 attività di servizio con 5.111 addetti pari al
21,53% della forza lavoro occupata e 167 attività amministrative con 4.943 addetti
pari al 20,82% della forza lavoro occupata.[12]

Turismo Colazione in giardino di Giuseppe De


Nittis, conservato presso la
Nel 2005 Barletta ha ricevuto il riconoscimento di "città d'arte".[163] Dagli anni
Pinacoteca De Nittis
duemila il turismo culturale ha rappresentato un settore in forte espansione sul
territorio,[164][165][166] anche grazie all'apertura della mostra permanente della
[167].
collezione De Nittis conservata presso l'omonima Pinacoteca.

Infrastrutture e trasporti

Strade
Barletta è crocevia tra le strade del litorale adriatico e quelle che conducono verso
l'entroterra appulo-lucano, inoltre si trova nei pressi di uno dei più importanti nodi
autostradali del Mezzogiorno: l'intersezione tra l'Autostrada A14 Bologna-Taranto e
l'Autostrada A16 Napoli-Canosa. A sud della città corre la Strada statale 16
Adriatica, che nel tratto territoriale di Barletta funge da tangenziale della città,
collegandola con Bari e Foggia. Da Barletta inoltre ha inizio la Strada statale 93
Appulo Lucana che, correndo quasi parallelamente al fiume Ofanto, giunge fino a
Potenza.[168] Planimetria stradale del territorio nei
pressi di Barletta

Ferrovie
La stazione di Barletta è un nodo ferroviario della Puglia, posto lungo la linea Adriatica, nella quale confluiscono la Ferrovia Bari-
Barletta, gestita da Ferrotramviaria che ricalca il percorso della precedente tranvia a vapore,[169] e la Ferrovia Barletta-Spinazzola.
La città è servita altresì dallastazione di Barletta Scalo, appartenente anch'essa alla linea di Ferrotramviaria.
La stazione di Canne della Battagliaè una fermata a servizio del sito archeologico di
Canne della Battaglia situata sempre sulla lineaBarletta-Spinazzola.

In passato la stazione centrale era collegata con la stazione di Barletta Marittima,


attraverso un raccordo soppresso nel1982.[170]

Porti
Linee ferroviarie passanti per il nodo
Il porto di Barletta ospita traffico industriale e traghettuale per servizio
di Barletta. In evidenza le principali
passeggeri.[171][172] Si tratta di un porto con bacino artificiale, delimitato da due stazioni
moli asimmetrici, uno di levante non operativo, che ospita il trabucco e la darsena
dei pescatori, e l'altro di ponente articolato in quattro ulteriori bracci, sui quali si
svolgono tutte le attività portuali.[173]

Le attività commerciali sono strettamente legate all'industria del sale della limitrofa
Margherita di Savoia, nella seconda meta del XX secolo hanno portato alla
realizzazione di un impianto di trasporto terra-mare a fune,[174] che riducesse i
tempi di spedizione evitando il trasporto su gomma. Nel 1955 è stata inaugurata la
teleferica di Barletta, lunga circa 13 km,[175] ma gli eccessivi costi di manutenzione
hanno fatto sì che nel 1981 questa fosse dismessa[176] e demolita negli anni
Il Porto di Barletta: la "darsena dei
2000[177].
pescatori"

Mobilità urbana
La città è dotata di una rete urbana di trasporto pubblico gestita dalla società "Autolinee Scoppio"[178][179]. I collegamenti
interurbani sono garantiti della locale azienda di trasporti provinciale STP; inoltre in città vi è il capolinea di una delle linee su
gomma delle Ferrovie del Gargano. Il trasporto pubblico locale si compone anche di un serviziotaxi.

Amministrazione

Consolati
Malta[180]

Gemellaggi
Barletta è gemellata con:

Castelnuovo di Cattaro, dal 1969[181][182][183][184]

Sport
La principale squadra di calcio del comune è il Barletta, fondata nel 1922, che nella sua storia ha cambiato diverse denominazioni.
Disputa gli incontri interni presso loStadio Cosimo Puttilli.

A Barletta hanno sede le società di atletica leggera A.S.D. Athletic eam


T Barletta e Atletica SprintBarletta, che ha organizzato tredici
[185][186]
edizioni del meeting internazionale "Certame Atletico Disfida di Barletta".

Nella storia dell'atletica leggera barlettana spicca il nome di Pietro Mennea, detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal
1979 al 1996, con il tempo di 19"72.[187] Di Barletta sono ancheDomenico Ricatti e Angela Gargano.
La pallacanestro a Barletta negli
anni ottanta è stata rappresentata
dalla società Barletta Basket in
Serie A femminile e nella Serie B2
maschile. Dopo un lungo periodo di
inattività, l'A.S.D. Barletta Basket è
rinata e partecipa al campionato di
Promozione. La Nuova
L'arrivo vittorioso di Mennea nei 100 Formazione Barletta 1986-1987.
metri agli Europei di Roma 1974 Pallacanestro Sidis Barletta,
fondata negli anni novanta, ha
raggiunto il campionato diSerie C1 e cessato l'attività sportiva nel 2007. Dal 2015, è
presente la A.S.D. Cestistica Barletta.

Nel tennis, dal 1997 al 2013 (fermo fino al 2015) poi successivamente nel 2016, la città è sede del torneo professionistico Open Città
della Disfida, primo ATP Challenger in Europa su terra rossa. Il Circolo Tennis Barletta è stato fondato nel 1965. Ha ospitato
numerose competizioni fin dal 1969, tra le quali un incontro di Coppa Davis tra Italia e Austria.[188] Nel 1995 l'impianto è stato
intitolato al suo fondatore Hugo Simmen.

Il rugby in città è rappresentato dalla società Draghi BA


T Rugby, gioca le sue partite alloStadio Lello Simone.

Ha sede nel comune la società diFootball americano Madbulls Barletta, che disputa gli incontri allo stadio Manzi Chapulin.

È legata a Barletta Pia Carmen Lionetti, arciere.

Impianti sportivi
Lo Stadio Cosimo Puttilli è il principale impianto sportivo della città. Viene principalmente utilizzato per le partite di calcio
casalinghe del Barletta Calcio. L'impianto è fornito di manto da gioco in erba naturale e di una pista d'atletica regolamentare a più
corsie. In seguito alla chiusura di alcuni settori degli spalti la capienza massima è ridotta a circa quattromila posti. È stato ristrutturato
nel 2015[189].

Altri impianti siti nel comune sono: il palazzetto dello sport "Marchisella", il PalaDisfida "Mario Borgia", lo Stadio Velodromo
"Lello Simeone" e gli impianti del circolo tennis Hugo Simmen: sei campi da tennis, di cui cinque in terra rossa, un campo di calcio e
una piscina[188].

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Voci correlate
Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
Arcivescovi Nazareni
Madonna dello Sterpeto
Mura di Barletta
Sacra Spina di Barletta
Tesoro della basilica del Santo Sepolcro
Battaglia di Canne
Disfida di Barletta
Eccidio di Barletta
Tavola Peutingeriana

Altri progetti
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Collegamenti esterni
Sito ufficiale del Comune di Barletta, su comune.barletta.bt.it. URL consultato l'8 settembre 2015.
Teatro Curci, su comune.barletta.bt.it. URL consultato l'8 settembre 2015.
Pinacoteca Giuseppe De Nittis, su barlettamusei.it. URL consultato l'8 settembre 2015.
La Disfida di Barletta, su disfidadibarletta.net. URL consultato l'8 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 settembre
2015).
Parco Letterario Ettore Fieramosca, su parcoletterariofieramosca.it. URL consultato l'8 settembre 2015.
Barletta portale della città in versione mobile
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