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Citt adriatiche tra memoria e transizione.

Pescara, 13 14 maggio 2009 ______________________________________________________________________________________________________________

Durres, Albania, citt adriatica


Trasformazioni urbane nella transizione e nuove occasioni di rigenerazione. Piero Rovigatti1 1. Prime linee interpretative
La citt di Durazzo si sviluppa, nel corso della sua storia millenaria, tra il promontorio costiero che prende il suo stesso nome e la piana interna, per lungo tempo lasciata al mare come laguna, e definitivamente bonificata solo alla fine degli anni 60. Nei secoli, la citt gioca a nascondino con la sua montagna sul mare (Mali Durresit, m. 185), che la difende tanto dalle possibili incursioni nemiche che dai freddi inverni balcanici. Il promontorio durazzino protegge e determina da sempre lunico approdo sicuro di un lungo tratto di costa; solo la baia di Valona offre, nellantichit, e anche oggi, le medesime opportunit di rifugio. Le condizioni morfologiche naturali determinano dunque, sia pure con forti variazioni nel corso della storia, tanto la posizione della citt, quanto il suo ruolo di meta di arrivo e di partenza di un itinerario che lega Occidente ed Oriente, a proseguimento di un itinerario in parte terrestre in parte marittimo realizzato, gi a partire dal II secolo a. C. su un probabile antico itinerario illirico, che diventa, in et classica, e per tutte le et successive una delle strade principali dellarea balcanica, la via Egnatia, che aveva inizio con due rami proprio a Durazzo e ad Apollonia, (e da qui poi) raggiungeva Lychnis (Ochrida), e dunque Tessalonica e Bisanzio2. Durazzo in origine dunque una citt contenuta, dotata di forma, che intrattiene con le sue tante storie un rapporto costante, senza clamorosi punti di rottura, come tradizione delle citt costiere del Mediterraneo. La citt contemporanea invece una realt affatto complessa, somma senza totale di parti diverse e disgiunte, tenute a malapena assieme da un sistema infrastrutturale per met moderno (lautostrada per Tirana), per met arcaico, dove vivono con forti condizioni di squilibrio di reddito, qualit urbana, condizioni di paesaggio, verde, accesso alle reti e ai servizi pubblici popolazioni urbane tra loro eterogenee per provenienza geografica, stili di vita, assetto familiare e prospettive di occupazione. Non un caso allora che il sistema urbano Durazzo, come forse andrebbe meglio definita questa citt plurima, fatta di tante parti, sia carente ormai da anni di uno strumento di pianificazione generale lultimo Piano Regolatore Generale del 1987 e che gli unici strumenti di pianificazione vigenti si riferiscano a parti urbane consolidate e omogenee: larea centrale, la fascia costiera turistico balneare meridionale. Verificarne lassetto e lorganizzazione spaziale compito arduo, che mette in gioco molti aspetti, molte dimensioni e molte scale di lettura, essendo Durazzo, oggi, anche parte di differenti sistemi urbani, a forte grado di sviluppo e in continua, rapida trasformazione: il sistema urbano che la lega alla citt capitale, Tirana, da molti indicato come vera e propria area metropolitana; ma anche la citt turistico costiera che la lega a Kavaja, allestremo Sud della costa che porta ancora il suo nome. b. Condizioni morfologiche naturali
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Piero Rovigatti (e mail: p.rovigattiunich.it ), ingegnere, dottore di ricerca in pianificazione urbana e territoriale, docente e ricercatore confermato presso il DART, facolt di Architettura di Pescara. Le sue esperienze di ricerca e di pianificazione in Albania sono iniziate nel 2004, come volontario UNV attraverso lassociazione VSP TO, (www.vspto.it), che organizza missioni di volontari esperti in diversi campi di aiuto allo sviluppo, allinterno di un protocollo tra il MAE (Ministero degli Affari Esteri) e lorganismo internazionale UNV (United Nation Volonteer). 2 2000, L. Micara, Leredit del passato, in: P. Rovigatti (a cura di), "Un piano per Durazzo", Quaderni di Piano Progetto Citt, supplemento al n. 17 della rivista PPC del Dipartimento di Architettura e Urbanistica, Umberto Sala Editore, Pescara.

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In principio, nei primi secoli della sua lunga vita, la citt di Durazzo vive e si sviluppa, a volte anche contraendosi come nel periodo bizantino e ottomano, tra il promontorio costiero che la divide e protegge dal mare e la vecchia laguna, la Kneta. Una laguna costiera gi teatro in passato di aspre battaglie, parte anchessa delle difese naturali della citt, e solo recentemente bonificata, ma mai utilizzata come suolo agricolo, a causa del suo livello, quasi sotto quello marino, e della penetrazione delle acque salmastre nel sottosuolo, che la rendono infertile3. Un sistema collinare aspro e con forti pendenze nel suo lato verso mare, da dove appare inaccessibile, ma pi dolce e aperto verso la piana interna, lungo i quasi sette kilometri della sua estensione longitudinale, con una larghezza pressoch costante di 3 km, dunque da sempre baluardo e sistema di appoggio per un insediamento che nel corso del tempo prova a risalire le sue pendici, fino a saturarle, nel versante interno, verso Ovest, per il dilagare delle costruzioni informali, subito dopo la fine del regime comunista4. Si tratta di un rilievo modesto per altezza, pari alle quote presto raggiunte dalle vicine, modeste colline che separano la piana del fiume Erzen, e poi da quelle pi alte, che poi separano dalla piana di Tirana e del fiume omonimo, con i suoi affluenti Lane e Tekuze, eppure importante sia come riferimento dal mare che come orizzonte di riferimento terrestre, per chi cerca lAdriatico venendo dalla capitale, Tirana. Limmagine di questo territorio, in buona parte conteso tra la terra e il mare fino allet contemporanea ben rappresentata dalla bella mappa dellIstituto Cartografico Austriaco Militare, qui allegata, dove la rappresentazione delle forme fisiche, evidenti e perentorie, prende il sopravvento rispetto alle forme di un paesaggio antropico ancora fortemente embrionale.

La Guida dItalia della CTI, Albania, ricorda, a segnalazione delle difficolt delle ricerche archeologiche urbane, un fenomeno di bradisismo negativo, comune a molta parte della costa albanese, peri il quale il livello della citt antica inferiore a quello dellacqua di infiltrazione marina. (Cfr. CTI, Albania, 1940, pag, 144. 4 La citt si estende sopra un promontorio gi isolato, con lo sfondo del Mali Durresit m. 185, nellestremit N della sua baia. Ha aspetto in parte di citt orientale con i suoi bianchi minareti, le vie strette e le finestre con le grate di legno (meridji), in parte di citt occidentale con alcuni edifici moderni. Verso S la citt si prolunga lungo la costa sabbiosa in una distesa di moderni villini, che formeranno la Durazzo balneare, cfr: CTI, Albania. Guida dItalia, Milano, 1940.
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LA regione di Durazzo e Tirana rappresentata nella cartografia dellImperoAustro Ungarico. Austria- Hungary. '3rd Military Mapping Survey of Austria-Hungary' (fairly high res. images (apparently at the original size) of the 267 sheets of the general map of Central Europe (1:200 000), published (?) in the period 1889-1915; Etvs Lornd University, Department of Cartography and Geoinformatics), available to: http://lazarus.elte.hu/hun/digkonyv/topo/3felmeres.htm .

Per quel che riguarda il territorio durazzino, tale immagine mostra chiaramente nella vasta piana alluvionale formata dal fiume maggiore della regione, il gi citato fiume Erzen, quanto sia netto il limite morfologico verso Est, rappresentato dal promontorio di Durazzo, e quanto sia invece indefinito il limite e la morfologia dei luoghi verso Ovest. Ancora oggi questa differenza di contorno appare evidente, considerando la vista delle foto satellitari pi recenti. Qui la discontinuit pi visibile del paesaggio tranne che per i modesti rilievi collinari su cui sorge il piccolo abitato di Arapaj e poi di Rashbull data soprattutto dalla vairiazione nella coloritura dei campi, che danno conto della differente tipologia delle colture agrarie, le quali acquistano valore e consistenza avvicinandosi al fiume, proprio per leffetto della diversa composizione geologica e litografica dei terreni. La Citt Vecchia La citt vecchia di Durazzo - terminologia sapiente, gi adottata nel primo Piano Regolatore dellet moderna della citt, quello italiano del 1942 - dopo i fasti dello sviluppo in et classica5,
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Per una estesa trattazione dellassetto urbanistico della citt in et greca e romana, tema ancora oggi poco esplorato e di grande fascino scientifico, si veda: S. Santoro, Lo stato degli studi sullurbanistica di Epidamnos Dyrrachium, in: Maurizio Buora e Sara Santoro (a cura di) Progetto Durres Lindagine sui beni culturali albanesi dellAntichit e del Medioevo: tradizioni di studio a confronto, Antichit
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non pi rinverditi nei periodi successivi, quando sembra che la citt avesse preso dimora ben oltre il modesto limite delle mura bizantine poi ottomane, si adagia dunque allinterno delle sacche interne del promontorio pi prossime al mare e al suo approdo sicuro, risalendo poi sul suo primo crinale col suo castello, gi veneziano, ma non fino alla probabile acropoli ellenistica, cos come appare evidente in una famosa rappresentazione di alcuni cartografi francesi, cui si deve la prima rappresentazione a rilievo topografico della citt6.

Altoadriatiche LIII, Editreg Srl , 2003, Trieste. Nuovi studi di questa autrice sullargomento, in corso dopera, saranno disponibili sulle pagine del sito del Progetto Durres, Missione archeologica italiana a Durazzo: http://www.progettodurres.unipr.it/albania.htm .

1876, L.Heuzey, H Daumet, Mission Archeologique de Macedoine, Paris.


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Per tutti gli anni della stagnante dominazione ottomana, la citt mantiene questa fisionomia, sviluppandosi, al pi, verso linterno, peraltro ancora occupato dalle acque lagunari, attorno al crescente bazar che ne consacra il ruolo di citt commerciale e di scambio. 4. La trasformazione della citt tra le due guerre. Poco cambia nellassetto della citt a questa scala, fino a ben oltre il primo dopo guerra, nonostante incendi, bombardamenti poco noto quello ad opera dellAviazione Italiana verso la fine della I guerra mondiale, quando lAlbania ancora sotto il giogo della Sacra Porta, alleata degli Imperi Centrali e ospita una guarnigione austriaca, e da cui si ricavano i primi rilievi aerei della citt e soprattutto terremoti, che continuano una triste tradizione della citt, un rituale luttuoso e di povert, da cui per la citt sempre riuscita a risalire. Devastante, per il terremoto del 1926, di cui pure rimangono molte testimonianze fotografiche, ma anche fondamentale per lassetto moderno della citt. Sar alla base della definitiva trasformazione della citt ottomana, e occasione principale della razionalizzazione dellimpianto urbano e degli sventramenti del tessuto originario che troveranno poi conferma, con ritardo, nel Piano Regolatore Generale dellarchitetto Leone Carmignani, nel 1942, destinato a lasciare traccia indelebile su tutta lorganizzazione urbana dellarea centrale.

Durazzo, gli effetti del terremoto del 1926 sul centro urbano. Il PRG del 1942 (in basso)

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Durres, il PRG del 1942 (arch. L. Carmignani)

5. Il dopoguerra e la citt comunista Dopo gli anni della breve occupazione militare italiana (1939 1943), e della seconda guerra mondiale, con lavvento del regime comunista, la citt segue il destino di molte citt socialiste. La citt diventa macchina dellabitare e si accompagna alla consacrazione di una sua parte importante, ad Est della citt vecchia, al piede della vecchia laguna, in perenne tentativo di bonifica, come luogo di produzione, anche in relazione al porto, gi allora linfrastruttura pi importante del paese, punto fondamentale di approdo e di partenza di merci e di persone in un circuito dapprima internazionale, seppure relegato alla sfera socialista, poi sempre pi autarchico e interno, in ragione dellisolamento autoimposto al paese dal governo centrale. La citt, assieme al processo di militarizzazione che ne affligge i contorni marini, e che spesso assume contorni caricaturali anche Durazzo si riempie dei bunker con cui il sempre pi vecchio dittatore comunista d corpo pi alla rappresentazione delle proprie fobie interiori che alle contromisure realmente efficaci verso una invasione gi allora del tutto improbabile prende laspetto consueto di una citt industriale, ben evidenziato dalla rappresentazione prodotta poco dopo la fine del regime comunista, in uno dei primi tentativi di costruzione di un nuovo piano regolatore generale, grazie alla collaborazione di una universit italiana7. La residenza del cittadino socialista era costruita intorno ai luoghi di lavoro; gli agglomerati urbani integravano il settore produttivo, abitativo, commerciale, culturale del tempo libero. (..) Fino allultimo, il regime albanese controlla rigidamente gli spostamenti della popolazione e limita la crescita di Tirana che al massimo del suo sviluppo raggiunge i 350.000 abitanti. Sono note le immagini della capitale senza auto private n traffico, con una pianificazione urbana che lasciava grande spazio a parchi, alberi e giardini, tanto celebrata dai filo Enveristi europei che le assegnarono il titolo di capitale verde dEuropa. Se la citt era il simbolo della modernizzazione e del progresso, in Albania la campagna era il luogo dellarretratezza ma anche la destinazione
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P. Rovigatti, op. cit., 2000.


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punitiva per chi era inviso al sistema.8 Un quadro non dissimile pu essere tracciato anche per Durazzo, sulla scorta anche di un repertorio fotografico del periodo che mantiene al riguardo grande interesse.

Durres, anni 70, fonte: Sokol Kokomani, archivio personale

6. La citt della transizione. E alla fine del regime comunista, nei primi anni 90, che Durazzo cambia, ancor prima che la sua fisionomia e il suo assetto urbano, la sua stessa regola di costruzione, il suo principio insediativo, da sempre condotto, in forma gentile, tra il porto e il suo promontorio. Larrivo di nuove popolazioni, attratte dapprima dalla ritrovata mobilit interna e dalla incoraggiante prospettiva dellesodo internazionale, sempre negato durante il regime, poi dalle occasioni urbane delle economie marginali, e successivamente, dallo sviluppo stesso del mercato edilizio, cui si accompagna una crescente domanda di mano dopera a buon mercato e a bassa specializzazione, comincia a dare vita ad una trasformazione insediativa dai caratteri epocali. Poche altre citt nei Balcani, forse solo Tirana, e le sue periferie, come a Kamza, nel paese, conoscono lo stesso stravolgimento degli assetti precedenti, lo stesso furore costruttivo. Nel volgere di pochi lustri quasi ogni luogo urbanizzabile diventa insediamento, ricovero, casa, spesso senza neanche godere di una banale viabilit di accesso. Al processo di edificazione informale, che secondo il modello interpretativo dello sviluppo urbano albanese proposto da WB9 anticipa lo sviluppo del mercato formale, si sovrappone presto, in particolare nelle aree di maggiore pregio ambientale e paesaggistico, un processo di invasione edilizia delle aree libere sostanzialmente speculativo investire in abitazioni per ottenere rendite immediate e lucrose, spesso utilizzando capitali di incerta provenienza - tendente a colmare ogni vuoto urbano, e spesso a occupare addirittura gli spazi pubblici, gli slarghi urbani, le piazze, i giardini, i parchi, sulla base della messa in discussione di ogni diritto di propriet, a cominciare da quelli comuni. E anche lesito di un processo che coinvolge ogni strato sociale, ogni gruppo, ogni famiglia; la ricerca affannosa di precedenti diritti individuali di possesso, inseguendo linee ereditarie spesso difficili da dimostrare a causa delle cattive condizioni del catasto dopo gli anni della collettivizzazione forzata, dove ogni spazio pubblico era stato realizzato senza alcuna procedura di esproprio e senza soprattutto nessuna forma di indennizzo. Cos vale a Durazzo il paradosso, cos come in tutti gli altri centri urbani del paese, che gli unici spazi pubblici che possono rimanere tali sono quelli espropriati prima del regime della
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S.A., Le metamorfosi delle citt in transizione, source: Osservatorio sui Balcani, sito web, 2009. Cfr.: ALBANIA URBAN SECTOR REVIEW, January 19, 2007, Sustainable Development Department Europe and Central Asia Region, World Bank, January 2007.
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collettivizzazione forzata, perch per quelli erano stati pagati gli indennizzi, e ci li garantiva e tuttora li garantisce come spazi pubblici da un punto di vista strettamente giuridico. Ancora, soprattutto nei primi anni della transizione, Durazzo subisce in modo ancora pi duro che altrove un processo che sta trasformando in modo pi o meno radicale quasi tutte le citt del paese. Qui, linteresse speculativo, le alte rendite urbane che si ricavano da un pluralit di fattori la centralit data dalla presenza del porto, la vicinanza con la citt capitale con cui presto Durazzo comincia a sperimentare forme di relazione metropolitane, la presenza del mare e la scoperta di un suo uso turistico e balneare, sia per il mercato interno sia, soprattutto, per quello esterno, caratterizzato dai turisti vicini del Kossovo10 e degli altri paesi a presenza etnica albanese danno adito ad una domanda di nuove case pressocch inesauribile, cui risponde un sistema di offerta che si appoggia sia sulle rimesse, cospicue, degli immigrati, sia su risorse di pi eterogenea e meno lecita provenienza, e che intravede nelluso turistico, stagionale, un occasione di lucroso investimento. Se il fenomeno della produzione di habitat informale si attenua, soprattutto dal 2005, per la sostanziale attenuazione dei fenomeni migratori interni11, la produzione cosiddetta legale delle seconde case e delle case turistiche sembra non avere sosta, anche se segnali in controtendenza cominciano a manifestarsi, proprio in questi ultimi anni, forse anche per il riverbero della bolla speculativa edilizia mondiale, o forse meglio per linizio di una crisi locale del settore dovuta forse anche a fattori locali e non solo congiunturali. Tra questi, soprattutto la cattiva qualit media del prodotto edilizio finale, la crescente qualificazione verso lalto della domanda di nuove case, lo scadimento generale del paesaggio e della qualit urbana e ambientale, lassenza di servizi di base (mancano spesso acqua e luce nelle nuove case sul mare), opere di urbanizzazione, per non parlare dei servizi dedicati al turismo. Tutti fattori che tendono a prospettare un futuro almeno incerto per il vasto patrimonio edilizio ancora non collocato sul mercato (come dimostrano le molte abitazioni invendute o ancora in corso dopera nella citt e nei suoi dintorni). 7. Citt pubblica e citt privata Se il mercato, legale o informale che sia, continua a fare la sua parte, colmando nel breve volgere di pochi lustri (1991 2009) il divario con quanto nelle economie di mercato occidentali stato prodotto in un periodo assai pi lungo (almeno dal dopo guerra ad oggi, con forti accelerazioni, ad esempio sulla costa italiana, soprattutto negli anni 70 e 80, e nei terribili anni 0, appena passati), invece la citt pubblica a rimanere paralizzata. Cresce il numero degli abitanti e il numero delle case, aumentano vorticosamente, in quasi tutta la citt, le densit abitative (con punte anche di 700 abitanti per ettaro nelle aree centrali e in alcune regioni costiere). Si riducono gli spazi e le attrezzature pubbliche: lo standard urbanistico relativamente accettabile della citt comunista scende a livelli da terzo mondo. I nuovi quartieri informali sono poi del tutto privi di questo genere di servizio pubblico. Intere aree, che nella precedente organizzazione urbana erano state, anche come investimento simbolico da parte del regime, dedicate alla funzione di servizio pubblico il caso dellintera zona costiera tra la spiaggia di Zurila e la torre Veneziana, dove vengono localizzate, beneficiando anche della splendida esposizione a Sud, la maggior parte dei nuovi edifici scolastici, la piscina comunale, finanche il nuovo grande Museo Archeologico, collocato sotto il
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Negli anni della crisi del Kossovo molte famiglie sono ospitate dai cugini albanesi, anche a Durazzo, nelle nuove case degli emigranti. E in quel periodo che si rinsalda il legame tra gli appartenenti alla grande famiglia albanese. I parenti ricchi del Kossovo, prenderanno da allora a considerare la vacanza estiva in Albania un fattore irrinunciabile del loro programma di vita annuale, a testimonianza di un legame col paese irrinunciabile, che tuttavia si riduce ad una presenza stagionale, senza mai mettere in discussione il proprio attaccamento alla terra di residenza, dove evidentemente le cose continuano a funzionare un po meglio che nella turbinosa nuova democrazia albanese. 11 Si veda al riguardo il paragrafo dedicato alle previsioni di sviluppo demografico.
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grande parco pubblico Riina, che protegge e valorizza il percorso di crinale tra lantico castello veneziano e la villa novecentesca di Re Zog (precedente acropoli greca) 12 diventano il primo territorio di conquista di una pervasiva invasione edilizia, indifferente ad ogni valore di paesaggio. Alte torri per civile abitazione, spesso realizzate, almeno nei primi anni di questo fenomeno con materiali scadenti, senza rispetto per le pi elementari norme edilizie distacchi tra i lotti e tra i fronti edificati, rapporti di esposizione e di luce, accessibilit e norme di sicurezza interna prendono il posto di giardini, aree verdi, slarghi, accompagnando il fenomeno questo si, per fortuna, effimero, oggetto poi di contrasto e anche di demolizioni da parte pubblica della realizzazione dei kiosky, piccole e meno piccole costruzioni abusive dedite per lo pi ad attivit commerciali e di ristorazione, che si sviluppano anche nelle piazze, nel parco costiero urbano del Partigiano, e addirittura lungo le mura bizantine13. 8. Il rapporto della citt col mare. In tutto ci, in questi suoi ultimi anni di storia urbana - in questo con una buona dose di continuit anche con la fase di regime, e col periodo delloccupazione italiana - la citt dimostra ancora un rapporto irrisolto col mare. In fondo, gi la realizzazione della grande banchina portuale realizza dagli italiani negli anni 30 inizio lavori 1928, conclusione 1934, pi ponte di sbarco di un imminente esercito di invasione che infrastruttura civile aveva alterato per sempre il rapporto tra la piccola, graziosa cittadella murata, tramandata dalle rappresentazioni grafiche di Heuzet, e il suo mare, che ne arrivava, fino ad allora a bagnare le sue torri. Merito degli architetti italiani e albanesi di quel periodo, semmai quello di aver sperimentato il tema della villa e della palazzina sulla costa meridionale, secondo le direttive di un Piano Regolatore che progettava gi allora la splendida spiaggia durazzina come sede di un insediamento rado, fatto di piccole costruzioni su lotto, rispettando tanto la morfologia costiera che leccezionale pineta, allora ancora integra. A partire gi dal 1991, la costruzione di un nuovo Waterfront di cemento, svolge, sviluppandosi stavolta in verticale, la stesso compito di separazione, realizzato nella costruzione della grande banchina portuale degli anni 30, operando stavolta tra lintero promontorio (o meglio ci che ne rimane, sotto la pressione pure edilizia che lo avvolge) e il suo fronte a mare meglio esposto, degradandone inevitabilmente le pendici, ridotte ora a vera e propria periferia interna.

Forse Durazzo non , non vuole essere una citt affacciata sul mare. Almeno nelle forme delle citt mediterranee. Le sue vicende urbane pi recenti dimostrano oggi tutto limbarazzo di un rapporto

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Sulla spiaggia di Zurila, ancora oggi tra le pi belle spiagge del promontorio durazzino, il regime costruisce anche alcune case vacanze per operai modello, novelli Stakanov che ottengono come premio una vacanza al mare, allinterno di abitazioni confortevoli e curate, che ancora oggi sono occupate da alcune famiglie rom fanno bella mostra di se e del loro stile funzionalista. 13 Testimonianza di ci si trova ancora in alcune delle cartoline turistiche prodotte in quelli anni, che forse inconsapevolmente documentano ancora, assieme alla bellezza, spesso ritrovata, di quei luoghi, anche la loro momentanea e inconsulta alterazione in un periodo comunque eccezionale nella storia della citt.
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che pure in passato, proprio qui, solo qui, tra le tutte le (poche) citt costiere albanesi, aveva trovato una sua specifica, felice affermazione. Lidea di citt che si afferma e si percepisce, soprattutto venendo a Durazzo da mare, ma anche da terra, sia da Kavaja, sulla strada nazionale che risale da Sud, sia da Tirana, percorrendo la nuova autostrada, forse quella della citt di costa americana, Toronto, o forse fatte le debite proporzioni New York, piuttosto che Bari o Pescara. Toronto, New York: citt dotate di waterfront potenti, fatti di costruzioni alte, con alte densit edilizie e forti valori economici in gioco, e per dotate di attrezzature di servizi, aree libere, infrastrutture e sistemi di mobilit pubblica che Durazzo, avendo superato ogni spazio libero tra la collina e la spiaggia, sembra non essere pi in grado di garantire A meno che di non strappare, stavolta, nuovo suolo urbano al mare. Prospettiva, dati i costi in gioco, per molto tempo improbabile, o addirittura impossibile, se ancora si ha a cuore il rispetto della fisionomia iniziale della citt e del suo paesaggio, o di quel che ancora ne rimane. 9. Assetto territoriale attuale e antecedente. Tra tendenze alla dispersione insediativa e partecipazione alla costruzione di sistemi urbani complessi. Per quanto appaia di difficile definizione, la citt attuale di Durazzo, a meno di appoggiarsi allapparentemente confortante e in realt inutile confine amministrativo, pu essere riferita rispetto a due fondamentali sistemi urbani territoriali, entrambi in costruzione e forte trasformazione, e tuttavia gi abbastanza netti nelle loro fenomenologie. Il primo, costruito attorno al potente asse infrastrutturale integrato autostrada, ferrovia, rete stradale di servizio e complanare vede Durazzo come terminale e punto di partenza di una citt delle infrastrutture e dei servizi che trova appunto nel porto il suo vertice occidentale, nel centro di Tirana quello orientale, e nellaeroporto internazionale di Riina, pi o meno a met strada tra le due citt maggiori il suo terzo vertice, porta di ingresso aereo e internazionale ad un sistema urbano dove vive e lavora circa un albanese su tre, e viene prodotta la quota maggiore del PIL del paese14.

Il secondo sistema urbano quello che vede ancora Durazzo, e in particolare il suo centro urbano, lunica area dotata di un livello accettabile di servizi, come polo settentrionale di una incipiente
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Durres is now in its third millenium as the second most important city of Albania (second to Tirana). More than 1 milion of people live in the Durres Kruja Tirana urban triangle, wich is about one third of Albanias total population. (Source: Durres Region, Brochure informative, 2007.) .
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citt turistica una citt, come detto prima, senza attrezzature, strade e servizi, e tuttavia in forte crescita e dinamismo che ha di fatto occupato tutto larco di costa,congiungendosi alla citt agricola di Kavaja, che ne costituisce il polo meridionale. In ci Durazzo segue il destino di molte citt costiere adriatiche si pensi ad esempio a Pescara, e al suo ruolo ambivalente di parte della conurbazione costiera abruzzese e al tempo stesso polo orientale del sistema urbano che la lega a Chieti. Qui come nelle conurbazioni adriatiche italiane, convivono tendenze diverse. Da una parte, laffermarsi della dispersione insediativa, propria delle pratiche di nuove popolazioni urbane che tendono per qui a riproporre, a Durazzo, nel pieno della costituenda area metropolitana, le loro pratiche di vita rurale proprie dei loro territori di origine, con ancora maggiore indifferenza che nel caso italiano alla presenza di una ben che minima infrastrutturazione di base (strade, reti urbane e servizi)15. Dallaltra, la partecipazione del sistema citt con le sue infrastrutture di scala nazionale (il porto, la ferrovia, le prime aree di servizio alla logistica) alla costruzione di sistemi urbani complessi, che risentono delle centralit (laeroporto, la citt capitale) e di fenomeni peculiari (primo tra tutti il turismo) che interessano questa regione geografica, centrale e strategica, dellAlbania.

Comparazioni. Estensione della conurbazione turistico balneare abruzzese da Pineto ad Ortona (40 km), a confronto con lestensione costiera di Durazzo, da Porto Romano a Kavaja (30 km).

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La figura che forse meglio pu spiegare, per analogia, questo inedito paesaggio urbano quella di un albero ridosso alle sole foglie (le case), sospese nellaria in assenza di gravit, per lassenza di tronchi, rami e fuscelli (strade e infrastrutture), e che nonostante ci rimane in piedi e vitale,
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Si tratta, per Durazzo, di due condizioni distinte, che presentano molti problemi, ma anche molte opportunit, e risultano quanto mai decisive, nello stato attuale del nostro studio, per orientare la costruzione di scenari, anche fisici, di sviluppo, attorno ai quali definire una visione urbana condivisa e un accurato e realistico programma di sviluppo. Occorre anche notare come un approccio alle relazioni sovra locali sia del tutto necessario, pur non essendo stato affrontato, o almeno solo in parte, in sede di formazione dello studio di programmazione economica della citt (SPLED)16. Compare invece, ed necessario un confronto al riguardo, in altri atti di programmazione e studio di livello territoriale, che tuttavia si sono fermati alla definizione di quadri di assetto e di scenari ad una scala quasi geografica. Proprio per questo, appare opportuno aggiungere a questo genere di analisi un approccio pi analitico che provi a rileggere un paesaggio urbano inedito - il sistema Durazzo - come insieme di parti eterogenee e vicine, che intrattengono tra loro rapporti plurimi, fisici, funzionali, simbolici, ancora tutti da indagare. Dove, come gi indicato allinizio: vivono con forti condizioni di squilibrio - di reddito, qualit urbana, condizioni di paesaggio, verde, accesso alle reti e ai servizi pubblici - popolazioni urbane tra loro eterogenee per provenienza geografica, stili di vita, assetto familiare e prospettive di occupazione. Tale approccio costituisce un aggiornamento della metodologia messa a punto e utilizzata in uno dei primi studi urbani della citt in transizione, gi citato nelle note precedenti: il Master Plan redatto dallUniversit di Pescara alla met degli anni 9017. 11. Gli strumenti di pianificazione della citt di Durres. La citt di Durres presenta un quadro decisamente problematico riguardo alla strumentazione urbanistica esistente. Aldil di alcuni importanti studi riguardanti la dimensione metropolitana, manca lo strumento urbanistico regionale (nella legge quadro nazionale: "Regional urban study"). Le regioni che possiedono questo genere di strumento urbanistico in Albania sono peraltro molto poche (tra queste la regione di Shkoder). Nel caso di Durazzo, lassenza del Piano Regionale forse anche la conseguenza dellarbitrariet dei confini regionali, che legano la citt a Kruja, piuttosto che a Tirana, con cui da tempo sta contribuendo a formare una vera e propria area metropolitana. Anche la vicina Kavaja, la citt costiera con cui Durres condivide buona parte dello sviluppo turistico costiero, appartiene amministrativamente alla regione di Tirana, e non a quella di Durres. Lunico atto di programmazione riconducibile alla dimensione regionale il Programma strategico regionale finanziato dalla cooperazione internazionale, promosso dallUNDP, in relazione ai Millenium Development Goals delle Nazioni Unite18 . Lassenza pi clamorosa riguarda tuttavia il livello comunale, pur essendo stata, Durazzo, una delle prime citt, in Albania - addirittura in pieno periodo bellico, nel 1942 - ad essere dotata di un Piano Regolatore Generale. Lultimo Piano Regolatore Generale della citt , infatti, del 1987, nonostante alcuni tentativi di riedizione avviati proprio nei primi anni della transizione 19. Tale Piano, di fatto messo da parte dalle stesse amministrazioni locali e nazionali, stato travolto dai fenomeni pi
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Municipality of Durres, Strategic Plan for Local Development, 2005. P. Rovigatti, op. cit., 2000. UNDP, Promoting Local Developmet through the MDGs, avilable on UNDP web page.

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Tra questi, la collaborazione dellUniversit di Pescara, sotto la direzione di Alberto Clementi e Rosario Pavia, alla formazione di un nuovo Master Plan, mai approdata ad atto amministrativo, e rimasto solo a livello di studio di indirizzo generale: su questo si veda: P. Rovigatti (a cura di), Un Piano per Durazzo/Durres Master Plan, Ed. R. Sala, Pescara, 2000).
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recenti, e non stato pi aggiornato. Solo recentemente, lamministrazione comunale si data uno strumento di dettaglio per la sua area centrale lo Studio Urbanistico per larea centrale, passando dapprima attraverso la procedura di un Concorso internazionale, poi per la sofferta gestazione di un Piano approdato allapprovazione finale da parte della Commissione Nazionale per la Regolazione del Territorio il 27 ottobre 200720. Tale Piano ha dovuto anche tenere conto delle forti restrizioni edilizie introdotte per buona parte dellarea centrale della citt da una legge del 1961, che aveva riconosciuto Durazzo come citt museo21. Il riconoscimento di una norma di tutela esistente, di cui tutti conoscevano lesistenza, avviene dopo circa due decenni di grandi trasformazioni edilizie, che hanno fortemente alterato limmagine del centro storico e compromesso molte delle aree di maggiore interesse ambientale, culturale, archeologico e paesaggistico della citt.

Piano per larea centrale di Durazzo. Condizioni di tutela e di valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale Tale piano si aggiunge dunque anche ad uno specifico strumento di tutela del centro storico, denominato Zooning Historical Center and protected Area, promosso dall Institute of Cultural Monuments, Ministry of Tourism, Culture, Youth and Sport), approvato quasi in contemporanea al nuovo piano per larea centrale. Il Piano proposto per larea centrale della citt di Durazzo affida la sua efficacia a tre idee guida. a. La terapia dello spazio. Sviluppare e recuperare gli spazi pubblici della citt (aree verdi, servizi collettivi, aree archeologiche).
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Prof. Ing. Piero Rovigatti (capogruppo), prof. Arch. Carlo Pozzi, prof. Ing. EnricoSpacone, archh. Edmond Hali, Olta Brace, Ing.. Enida Bitri. Hanno inoltre collaborato alla redazione del Piano gli arch. A. Buongiovanni, M. Di Francesco, M. Palermo, T. Percoco, T. Pretara, I. Ran, M. Solazzo, con T. Dano.
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Berat, Gjirokastra, la zona archeologica di Durazzo, Kora e Kruja sono dichiarate citt museo tra il 1959 e il 1961, A. Giusti, La cura del tempo, in: Portolano Adriatico, rivista di storia e cultura balcanica, anno II, n. 2, settembre 2005. Sempre secondo la stessa fonte, nel 1973 erano stati censiti dallIMK a Durazzo ben 17 monumenti.
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Lobiettivo principale di ristabilire limportanza dello spazio pubblico e di una giusta misura della dotazione di verde e di attrezzature collettive nei nuovi equilibri urbani, ritrovando in tale scelta il carattere e la qualit che la citt di Durazzo ha sempre posseduto, fin dal Piano del 1942, e che lattuale incontrollato e disordinato sviluppo sta progressivamente cancellando. I caratteri propri di citt mediterranea, verde ed ombrosa, a dimensione conforme, devono riemergere assieme alla valorizzazione e alla tutela dei suoi luoghi di maggior valore storico e identitario. b. La cura della mobilit sostenibile. Riorganizzare i sistemi di mobilit, a vantaggio dei sistemi di trasporto collettivo e delle altre forme di mobilit alternativa sostenibile. Il prevedibile, rapido sviluppo della motorizzazione privata presso la gran parte della popolazione urbana, deve essere fronteggiata attraverso politiche di settore e integrate che avvalorino forme alternative di mobilit, privilegiando ladozione di strutture e modi sostenibili e a basso impatto ambientale. Si tratta di una misura in grado, da sola, di ridurre limpatto, oggi gi particolarmente pesante, legato alluso intensivo del mezzo privato, in termini di inquinamento dellaria, rumore e congestione urbana. Il Piano intende favorire misure di limitazione nelluso delle automobili private a vantaggio del trasporto pubblico, delle percorrenze pedonali e dei percorsi ciclabili, soprattutto nelle parti della citt di maggior valore ambientale (waterfront meridionale) e storico archeologico. c .Liniezione di nuove centralit Lobiettivo di dare avvio ad una politica di sviluppo di nuove funzioni centrali, in grado di intercettare la forte spinta trasformativa indirizzata oggi prevalentemente verso la produzione di edilizia residenziale privata. Le energie produttive e la notevole mole di risorse finanziare oggi attive nello sviluppo edilizio - residenziale della citt possono e devono trovare sfogo e utilizzo nella realizzazione di opere pubbliche, nuove attrezzature collettive ma anche di nuove centralit urbane e metropolitane. Il ruolo e la funzione geografica della citt terminale del corridoio VIII, parte ormai come pi volte ripetuto - di una estesa area metropolitana, assieme alla citt capitale, Tirana - rendono opportuna e necessaria la localizzazione, nellarea comunale ma anche nella sua area centrale, di nuove funzioni ad elevato valore strategico e simbolico, come unarea fieristica, un centro direzionale di livello superiore, un parco tematico legato alle funzioni scientifiche e tecnologiche, nuovi poli turistici alberghieri di qualit, un campus universitario e dellistruzione superiore. A ci si accompagna un testo normativo che articola norme specifiche per le singole parti urbane elementari assieme a norme di carattere generale. Tali norme sono peraltro orientate da un criterio e da una filosofia comune, che tende a riconoscere le densit residenziali esistenti come densit massime ammissibili, al fine di contenere lo sviluppo edilizio e di indirizzare il mercato verso operazioni di rinnovo urbano di qualit, sostenibili, a saldo zero, in termini volumetrici, ma a saldo positivo per quanto riguarda la nuova realizzazione di spazi pubblici e di servizi collettivi. Si tratta di un principio generale, che si assomma ad un limite generale teso a contenere laltezza degli edifici, con poche limitate deroghe, che vengono affidate alla definizione di programmi integrati di intervento , in forma concertata tra amministrazione pubblica e promotori privati, in cui siano chiari i maggiori vantaggi collettivi (quote di edilizia pubblica o convenzionata, realizzazione e cessione di opere pubbliche, recupero e salvaguardia di aree archeologiche e di interesse culturale, produzione di spazi verdi, parcheggi, servizi pubblici). Si tratta in sostanza di una condizione normativa che dovrebbe permette alla pubblica amministrazione una maggiore capacit di governo nei programmi di rinnovo urbano della citt, aprendo alla sperimentazione sul campo di procedure di urbanistica consensuale e concertata, caratterizzate peraltro dallevidenza pubblica delle relazioni pubblico privato e dalla discussione alla luce del sole degli interessi pubblici e collettivi della citt. I progetti del Piano
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Il Piano contiene ed illustra anche alcuni progetti a valenza strategica, di valore esemplificativo, definiti come ambiti di progettazione strategica, attraverso i quali lAmministrazione Locale pu qualificare e orientare la sua promozione di investimenti e interventi ordinari e straordinari di natura pubblica e privata: il progetto per la ridefinizione del nuovo waterfront orientale, il nuovo affaccio della citt sul Porto; il Progetto del nuovo porto turistico e della risistemazione del molo meridionale; il Progetto del nuovo Waterfront meridionale, inteso come grande parco collettivo per il turismo e il tempo libero; il Progetto del Parco territoriale delle Mura Bizantine e del Palazzo di Re Zog, a recupero e integrazione dei maggiori monumenti culturali della citt (Anfiteatro, torrione veneziano, mura, crinale urbano); il Progetto dellasse urbano corso Epidamnos, in continuit tra la nuova Porta Adriatica (ingresso alla citt dal Porto) e la piazza centrale del Comune e del Palazzo della Cultura, principale corso urbano, turistico e commerciale della citt; il Progetto dellasse urbano Stazione Ferroviaria Parco dei Martiri della Resistenza, principale asse dingresso urbano alla citt e sede di nuove polarit culturali e collettive.

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Piano dellarea centrale. I progetti del Piano

Un ulteriore strumento di pianificazione, recentemente approvato a livello nazionale, riguarda la fascia costiera meridionale della citt (2008). Tale piano ha tentato di dare un minimo di regole urbanistiche ad una delle altre aree della citt a maggiore sviluppo edilizio, un tempo caratterizzata dalla presenza di una estesa pineta costiera. Va ancora menzionata lattivit svolta dallAgenzia Governativa ALUIZNI, in materia di legalizzazione dei quartieri informali, che nel caso del territorio di Durazzo, oltre ad interessare una porzione assolutamente rilevante del territorio comunale, riguardano anche tutte le municipalit confinanti, come il comune di Rashbull, di Katund i Ri e di Kavaja. Infine, si ricordano le attivit di pianificazione che hanno interessato il vicino comune di Kruja, e alcuni piani e studi parziali che riguardano comuni vicini alla regione urbana di Durazzo, come il Piano per larea costiera nel Golfo di Lalzit e Capo Rodonit, delega del Ministero del Territorio). Si tratta in questo caso di programmi edilizi che, sia pure esterni allarea di studio, meritano di essere
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analizzati come espressione della tendenza attuale del settore legale delle costruzioni a sviluppare massivi complessi turistici residenziali a ridosso o addirittura allinterno di aree protette in senso ambientale (Lalzy Bay), iniziando la colonizzazione di regioni ancora integre, appena sfiorate dai processi di insediamento informale, e di grande potenziale turistico. Unico tra i territori costieri dellAlbania, larea di costa di Durazzo stata in ultimo interessata da un importante studio sulle mutazioni del paesaggio, allinterno del programma transfronaliero INTERREG IIIA, denominato ANCONAPACO, teso a confrontare le dinamiche insediative della costa albanese con quella adriatica italiana (regione Marche) e a suggerire prime indicazioni per una comune politica di riqualificazione di tali territori. Ma Durazzo non solo citt di terra, bens anche citt di mare, e il suo porto rappresenta un importante tema di pianificazione. Recentemente stato redatto il nuovo Master Plan del Porto (Update of the Master Plan for the Port of Durres, 2007, client: European Commission for the Port Authority of Durres, Consultant: Royal Haskoning, Postbus, The Netherlands), senza tuttavia coinvolgere in modo sostanziale lamministrazione municipale. Come stato gi pi volte rilevato, la separatezza tra pratiche di governo della citt e del porto uno dei maggiori elementi di debolezza riscontrati nel caso di studio. A tali piani vanno aggiunti alcuni progetti di rilevante interesse urbano, che tendono a prospettare futuri complessi per la citt e i suoi abitanti, svolgendosi fuori dei processi di pianificazione in corso. Tra questi, un poderoso programma di parco industriale, esteso a tutta larea della ex laguna (Kneta), e appena allesterno di questo, la discutibile localizzazione di una nuova centrale a carbone, promossa da ENEL e dal governo italiano, cui si oppone buona parte della societ civile della citt (associazioni cittadine e ambientaliste, intellettuali e studiosi anche universitari), assieme agli amministratori locali. 12.Il nuovo Piano Regolatore Generale Allinterno di queste complesse vicende urbane e urbanistiche, si pone il processo in corso della formazione del nuovo Piano Regolatore Generale, allinterno del gi citato programma LAMP, promosso da Banca Mondiale e diretto dal Ministero dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle Comunicazioni. Aldil delle attese generate, e della solidit apparente dellimpianto programmatorio e metodologico dellintero programma di Banca Mondiale, i primi risultati operativi di tale strumento appaiono modesti e inferiori alle aspettative generali, e sembrano voler sfuggire ad una presa in conto delle questioni pi pressanti, a cominciare dal che fare delle aree informali, del centro storico e delle aree costiere, ancora sotto attacco dalla speculazione edilizia, o degli inquietanti programmi di sviluppo industriale ed energetico test citati. Un giudizio sullo strumento in corso dopera appare oggi prematuro ed esula dagli obiettivi del presente scritto22. La speranza, dura a morire, che il nuovo piano possa contribuire a rinsaldare, e non a contraddire, gli spiragli di una nuova stagione urbana per la citt che alcuni recenti atti amministrativi, qui velocemente ricordati, avevano lasciato intravvedere.

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Lautore di questo studio ha partecipato come esperto di Land Use planning alle fasi iniziali di questo studio (Analisi SWOT; City Vision, attivit di training e public consultation). E attualmente allopera come responsabile di un progetto che mira a costituire, in sinergia con le altre equipe universitarie italiane attive in programmi di cooperazione nella citt, un museo di storia urbana e di cultura del progetto, federato ad altre citt adriatiche, sotto legida del Forum delle Citt dellAdriatico e dello Ionio.
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Durres, progetti del recente concorso per la rivitalizzazione della piazza centrale della citt. In basso, esposizione pubblica dei progetti, 28 gennaio 2009. Buona parte dei materiali prodotti in occasione di questo concorso,realizzato anche grazie alla collaborazione di INARCH e del Forum delle Citt dellAdriatico e dello Ionio sono disponibili on line sul sito: www.iliriasquarecompetition.org .

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