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Gorizia

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Gorìzia (/ɡoˈritʦja/[4], , Gorica in sloveno, /ɡoˈriʦa/,[5] Gurize in
Gorizia
friulano standard[6], Guriza in friulano goriziano[7], Gorisia in dialetto
comune
bisiaco, Görz in tedesco) è un comune italiano di 34 453 abitanti[2] del
Friuli-Venezia Giulia.

In base alla legge regionale 26/2014, Riordino del sistema Regione -


Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia, la città Gorizia è sede della
UTI del Collio-Alto Isonzo di cui dovrebbero far parte i comuni di
Capriva del Friuli, Cormòns, Dolegna del Collio, Farra d'Isonzo,
Mariano del Friuli, Medea, Moraro, Mossa, Romans d'Isonzo, San
Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino, Savogna d'Isonzo e Villesse.
Anche a seguito della soppressione della provincia, il comune di
Gorizia (come quello di Trieste, Pordenone e in futuro Udine)
mantiene comunque le prerogative connesse alla qualificazione di
“capoluogo di provincia”[8].

Per la sua posizione e per la sua storia, la città è uno dei punti di
congiunzione fra il mondo latino, slavo e germanico. Come il resto del
Goriziano, la città rientra sia nei confini del Friuli storico sia in quelli
della Venezia Giulia. Veduta della città dal castello di
Gorizia
La città di Gorizia, aggregata con i comuni oltre il confine di Nova
Gorica e San Pietro-Vertoiba e dalla parte della frazione di Lucinico Localizzazione
con Mossa forma un'area urbana di circa 75 mila abitanti. Stato Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia

Provincia Non presente


Indice Amministrazione
Geografia fisica Sindaco Rodolfo Ziberna (Forza
Territorio
Italia) dal 26-06-2017
Clima
Origini del nome Territorio
Storia Coordinate 45°56′06.72″N
Età antica e medioevale 13°37′09.48″E
Età moderna
Altitudine 84 m s.l.m.
Primo e secondo conflitto mondiale
Dopoguerra e ripresa Superficie 41,26 km²
Gorizia europea Abitanti 34 453[2] (31-8-2017)
Onorificenze
Densità 835,02 ab./km²
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Frazioni nessuna[1]; vedi elenco
Piazze quartieri
Architetture civili
Comuni Collio (Brda) (SLO),
Architetture militari
confinanti Farra d'Isonzo, Mossa,
Archeologia industriale del quartiere Straccis
Altri edifici e luoghi di interesse Nova Gorica (SLO),
Aree naturali San Floriano del Collio,
Società Savogna d'Isonzo, San
Evoluzione demografica Pietro-Vertoiba (SLO).
Etnie e minoranze straniere
Lingue e dialetti
Altre informazioni
Le vicissitudini storiche Lingue italiano, dialetto
La situazione linguistica attuale goriziano, sloveno,
Immigrazione friulano
Religione
Cod. 34170
Cultura postale
Media
Stampa Prefisso 0481
Televisione Fuso UTC+1
Musica orario
Cucina Codice 031007
Eventi
ISTAT
Geografia antropica Cod. E098
Circoscrizioni e quartieri
catastale
Infrastrutture e trasporti
Targa GO
Rete stradale e autostradale
Ferrovie Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Mobilità urbana Cl. zona E, 2 333 GG[3]
Aeroporti
climatica
Amministrazione Nome Goriziani
Gemellaggi
abitanti
Sport
Patrono santi Ilario e Taziano
Galleria d'immagini
Giorno 16 marzo
Note
festivo
Bibliografia
Cartografia
Voci correlate
Altri progetti
Gorizia
Collegamenti esterni

Geografia fisica

Territorio
Alla confluenza delle due naturali vie di comunicazione tra oriente e
occidente, le Valli dell'Isonzo e del Vipacco, importante luogo di
transito già in tempi remoti, Gorizia è bagnata dal fiume Isonzo. La
città si affaccia sulla pianura isontina circondata dalle colline del Collio
note per la coltivazione della vite e la produzione di vini di qualità.

Clima
Gorizia è riparata a nord dai monti e non risente dei freddi venti
settentrionali ma, trovandosi quasi allo sbocco dei valichi prealpini e
carsici, è soggetta alla bora che soffia da est. Tale vento, che
generalmente è secco, talvolta può portare abbondanti nevicate. La
bora, però, che soffia dalla valle del Vipacco attraversandola molto
violentemente, incontra prima di Gorizia l'ostacolo delle colline a est
della città, che ne mitigano sensibilmente la furia. Il clima di Gorizia,
relativamente temperato, è tuttavia influenzato dai venti freschi e
umidi provenienti da sud-ovest, che penetrano nella pianura isontina
verso cui si apre la città. In estate sono abbastanza frequenti i
fenomeni temporaleschi e grandinate: non è raro lo scirocco, cui fanno
seguito, di norma, abbondanti precipitazioni.

Mesi
GORIZIA
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago
T. max.
media 7,0 8,8 12,5 17,1 22,0 25,2 27,8 27,8
Posizione del comune di Gorizia nella
(°C) ex provincia omonima
T. min. Sito istituzionale (http://www.comun
media −0,2 0,7 3,3 7,4 10,6 13,9 15,8 15,7 e.gorizia.it)
(°C)

Origini del nome


Il nome italiano Gorizia deriva dal sostantivo slavo gorica (leggi gorìza), diminutivo di gora (monte), e significa
collina.[9] Toponimi di origine slava sono comuni anche ad altre località sud-orientali della Bassa Friulana - es.:
Goricizza (frazione di Codroipo, UD), Gorizzo (frazione di Camino al Tagliamento, UD), ecc. - e stanno ad indicare il
ripopolamento della zona ad opera di genti slave dopo le devastanti incursioni degli Ungari (IX secolo).

Storia

Età antica e medioevale


« MEDIETATEM UNIUS CASTELLI DICTI SYLICANI ET VILLAE QUAE SCLAVONICA LINGUA VOCATUR
GORIZA. »

Più o meno nell'area dove attualmente si trova la città di Gorizia sorgevano, fin dal I secolo a.C., due centri abitati
romani di modesta entità, Castrum Silicanum da cui trasse origine il villaggio di Salcano, oggi Solkan, un sobborgo di
Nova Gorica (Slovenia); e Pons Aesontii o (Pons Sontii), attuale località Mainizza, come indicato sulla Tabula
Peuntingeriana, dove sorgeva una mansio sulla via Gemina, nel punto in cui attraversava il fiume Isonzo e che collegava
l'Italia alla provincia norica. Una teoria degli studiosi è che nella zona era situata, 3400 anni fa, Noreia, capitale del
Norico.

Il nome di Gorizia compare tuttavia per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece
redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva in parti eguali il castello di Salcano e la villa denominata Goriza
(medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli.
La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza). Gli
Eppenstein ressero Gorizia fino al 1090 e, a partire da tale data, la città fu governata prima dai Mosburg, poi dai
Lurngau, una famiglia originaria della Val Pusteria imparentata con i conti palatini di Baviera. Con costoro si accrebbe
la popolazione della città, costituita in massima parte da friulani (artigiani e mercanti), tedeschi (impiegati
nell'Amministrazione) e sloveni (agricoltori), questi ultimi insediati generalmente nelle zone periferiche e nei centri
rurali limitrofi. La bellicosità dei Conti di Gorizia, unitamente a una saggia politica matrimoniale, permise alla contea,
nel suo periodo di massimo splendore (seconda metà del XIII e primi decenni del XIV secolo) di estendersi su gran
parte del nord est italiano (comprese per un breve periodo anche le città di Treviso e Padova in Veneto), sulla parte
occidentale dell'odierna Slovenia, sull'Istria cosiddetta "interna" (Contea di Pisino) e su alcune zone dell'attuale
territorio austriaco (come Tirolo e Carinzia). I conti avevano fissato la propria residenza abituale nella città austriaca di
Lienz, mentre a Merano si trovava la principale zecca dello Stato.

Durante il regno di Enrico II (1304-1323) l'abitato, che ormai aveva acquisito delle connotazioni tipicamente urbane,
ottenne il rango di città. Nei primi decenni del secolo successivo, l'assorbimento del Principato patriarcale di Aquileia
da parte della Repubblica veneta, indusse i conti di Gorizia ad adottare una politica di convivenza cavalcando su due
staffe diametralmente opposte, da un lato quella imperiale degli Asburgo mentre dall'altra dovettero, caduto il
Patriarcato, richiedere al doge l'investitura feudale (1424) per i territori comitali concessi in precedenza al Conte dal
Patriarca. Con tale atto essi si ritrovarono nell'ambigua posizione di vassalli della Serenissima, Stato successore del
Patriarcato, per quanto riguardava alcuni feudi friulani oltre l'Isonzo, e vassalli dell'Imperatore per quanto concerneva i
territori storicamente costituenti la Contea. Nel 1455 vennero incorporati a Gorizia, mediante l'estensione dei privilegi
cittadini, anche i quartieri non murati della zona meridionale (la cosiddetta Città bassa), abitati in parte da sloveni.

Età moderna
Nel 1500 l'ultimo conte, Leonardo, morì senza discendenti nella città di
Lienz, e lasciò in eredità la contea a Massimiliano I d'Asburgo. L'atto,
ritenuto invalido dai veneziani i quali pretendevano che la Contea di
Gorizia fosse unita alla repubblica veneta da vincoli di vassallaggio, fu il
casus belli che spinse la Serenissima a denunciare attraverso tale pretesa
violazione. Ogni tentativo veneziano di impadronirsi della città, anche
mediante la forza, risulterà tuttavia vano. Solo fra l'aprile del 1508 e
l'agosto del 1509 l'esercito di Venezia, allora in guerra anche contro Luigi
XII di Francia, riuscì ad occupare la parte bassa della città, ma non il suo
castello, e pochi mesi dopo, in seguito alla disastrosa sconfitta di

Mappa del 1794 Agnadello ad opera delle armi francesi, la forza d'occupazione veneta fu
costretta ad abbandonare la città.

Gorizia farà da allora parte delle terre ereditarie della famiglia Asburgo, prima come capitale dell'omonima contea, e,
successivamente, come capoluogo della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca che, dalla metà dell'Ottocento entrò a
far parte del Litorale Austriaco. Suoi conti saranno gli stessi imperatori asburgici fino al 1918, salvo una breve
interruzione: l'occupazione francese del 1809-1813 con l'inclusione della città nelle Province Illiriche, create da
Napoleone nell'ambito del suo Impero.

L'amministrazione imperiale per tutta la seconda metà dell'800 aumento le ingerenze sulla amministrazione politica del
territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano temendone le correnti irredentiste, arrivando
all'annullamento di votazione pubbliche quali quelle che portarono all'elezione di Carlo Favetti usando delle
motivazioni pretestuose. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etico slavo ritenuto
dall'impero più fedele, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.

Primo e secondo conflitto mondiale


La prima guerra mondiale per Gorizia è iniziata nell'estate 1914, mentre il Regno d'Italia è entrato in guerra nel maggio
1915. La prima vittima goriziana del conflitto fu la contessa Lucy Christalnigg[10], uccisa per errore da guardie
confinarie, mentre transitava nei pressi del confine con il Regno d'Italia, in missione per conto della Croce Rossa
nell'agosto 1914.
Nel corso della prima guerra mondiale, pagando un enorme tributo in
termini di vite umane, soprattutto i cosiddetti Gialli del Calvario (così
chiamati per il colore delle mostrine), le truppe italiane entrarono per la
prima volta a Gorizia nell'agosto 1916.[11]

Nella battaglia di Gorizia (9-10 agosto 1916) persero la vita 1.759 ufficiali e
50.000 soldati circa di parte italiana; dalla parte austriaca morirono 862
ufficiali e 40.000 soldati circa. Uno dei più grandi massacri di una guerra
sanguinosissima. In questo clima venne composta la nota canzone popolare
O, Gorizia, tu sei maledetta, scritta da un anonimo militare ed entrata poi a Il fiume Isonzo e sullo sfondo il
far parte della tradizione anarchica e antimilitarista. Chi fosse sorpreso a ponte ferroviario dei primi del
Novecento.
cantare questa canzone veniva accusato di disfattismo e fucilato. La versione
originale venne trascritta da Cesare Bermani.[12][13]

« ... O, Gorizia, tu sei maledetta


per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu... »

(ritornello della popolare cantata durante la Grande guerra dai militi italiani)
È anche vero, però, che la presa di Gorizia fu decantata dai contemporanei e il poema La Sagra di Santa Gorizia di
Vittorio Locchi (Figline Valdarno, 8 marzo 1889 – capo Matapan, 15 febbraio 1917), pubblicato nel 1918 dall'Eroica,
ebbe numerose ristampe.

Ripresa dagli austriaci a seguito della vittoria di Caporetto (ottobre 1917), la


città venne definitivamente rioccupata dall'esercito italiano solo a guerra
conclusa, il 7 novembre 1918.[14] All'interno del Commissariato generale
della Venezia Giulia, gli italiani preferirono inizialmente non stravolgere un
tessuto amministrativo pluricentenario ed efficiente. La Contea cambiò
nome in Provincia di Gorizia subito dopo l'unione ufficiale al Regno d'Italia
(10 settembre 1919).

Con l'avvento del fascismo Gorizia fu assegnata inizialmente alla provincia


del Friuli (1923), ma già nel 1927, con il riordinamento delle circoscrizioni Gorizia devastata dai
bombardamenti durante la prima
provinciali, divenne capoluogo della nuova Provincia di Gorizia[15];
guerra mondiale
contemporaneamente le furono aggregati i comuni limitrofi di Lucinico,
Piedimonte del Calvario, Salcano, San Pietro di Gorizia e Sant'Andrea di
Gorizia[16] e, nel 1928, il comune limitrofo di San Pietro-Vertoiba[17].

La giurisdizione della nuova provincia comprendeva ancora l'intero Friuli orientale, ma questa volta venne privata della
Bisiacaria e di Grado, unite alla Provincia di Trieste, e del distretto di Cervignano, rimasto alla Provincia del Friuli.

L'opera di ricostruzione fu effettuata soprattutto durante il ventennio fascista furono aperte nuove strade e sviluppata
una modesta area industriale. Vennero edificati un nuovo cimitero, tra Sant'Andrea e Merna, e le prime strutture
funzionanti dell'aeroporto, da cui nel luglio del 1935 decollò la 41.a squadriglia per la conquista dell'Etiopia.

A sud-est del centro cittadino spuntò una cittadella sanitaria, comprendente anche l'ospedale da cui, negli anni
sessanta, il medico Franco Basaglia avrebbe dato avvio alla controversa riforma dell'istituzione psichiatrica italiana.[18]

Tuttavia, come ha messo in evidenza Elio Apih, riferendosi all'intera Venezia Giulia, «...questi investimenti non solo
soddisfacevano solo in parte modesta le esigenze della popolazione, ma erano anche assai poco organicamente
distribuiti, per lo più secondo la logica di interessi cittadini e industriali o comunque politici.»[19]
Per quanto riguarda i rapporti interetnici, fin dalla metà degli anni venti il regime
fascista aveva iniziato ad applicare anche a Gorizia, come nel resto della Venezia
Giulia, la politica di snazionalizzazione degli Sloveni presenti sul territorio. Si diede
prima l'avvio all'italianizzazione dei toponimi, poi, dal 1927 si procedette anche a
quella dei cognomi e, nel 1929, l'insegnamento in sloveno venne definitivamente
bandito da tutte le scuole pubbliche cittadine di ogni ordine e grado. In città la
lingua slovena fu ancora utilizzata per alcuni anni negli Istituti religiosi diocesani,
grazie alla protezione e al prestigio personale dell'arcivescovo di Gorizia Francesco
Borgia Sedej, fautore del dialogo interetnico e massimo punto di riferimento dei
cattolici goriziani. Nel 1931, subito dopo le dimissioni e la morte di Sedej, lo
sloveno fu estromesso, come idioma veicolare, anche dalle scuole diocesane.

Tale politica vessatoria, accompagnata da violenze e sopraffazioni (fra cui


l'assassinio del compositore sloveno Lojze Bratuž in una frazione di Gorizia), ebbe
Monumento ai caduti della
prima guerra mondiale pesanti ripercussioni nei già deteriorati rapporti fra le nazionalità e suscitò la delle
presso il Parco della organizzazioni antifasciste slovene come il TIGR. A partire dal 1941, con l'invasione
Rimembranza. nazifascista della Jugoslavia, le autorità fasciste procedettero all'internamento in
campi di concentramento (Campo di concentramento di Arbe, Campo di
concentramento di Gonars, Visco, Poggio Terza Armata[20]), di un certo numero di
"allogeni" (o "alloglotti") residenti sia in città sia nella sua provincia, molti dei quali non fecero più ritorno, decimati
dalle malattie e dall'inedia.

Nel corso della seconda guerra mondiale, subito dopo la resa italiana dell'8 settembre 1943, il Goriziano fu teatro di
scontri tra i due ex alleati italiani e tedeschi, che dalla città capoluogo prese nome (battaglia di Gorizia). Per un breve
periodo (1943-1945) fu posta sotto l'amministrazione militare tedesca e inclusa nell'Adriatisches Küstenland (Litorale
Adriatico), un Governatorato che a sua volta venne posto sotto il diretto controllo di Friedrich Rainer, Gauleiter della
Carinzia.

Con l'arrivo dei partigiani jugoslavi a Gorizia nel maggio del 1945 iniziarono le epurazioni, che toccarono l'apice fra il 2 e
il 20 maggio, nei confronti degli oppositori, o possibili oppositori, al regime (italiani soprattutto, ma anche sloveni). Si
contarono 332 scomparsi, dei quali 182 civili e 150 militari, nel goriziano.

Secondo le ricerche dello storico Marco Pirina gli italiani furono deportati a Lubiana all'interno di un ex manicomio
riadattato a campo di concentramento.[21][22]

Sulla base delle suddette ricerche storiografiche la responsabilità dell'accaduto viene attribuita da Pirina a Francesco
Pregelj, commissario del popolo del IX Corpus[23][24]. Tuttavia, nel 2010 la Corte di cassazione ha smentito che le
ricerche di Pirina tese a colpevolizzare Pregelj e altri abbiano reale fondamento storico, condannando lo storico a
risarcire per diffamazione i partigiani accusati e i loro eredi[25].

Al termine del conflitto, con il trattato di pace, il comune dovette cedere i tre quinti circa del proprio territorio alla
Jugoslavia con il 15% della popolazione residente. Il centro storico e la massima parte dell'area urbana della città
restarono però in territorio italiano.

Dopoguerra e ripresa
In territorio jugoslavo restò tuttavia parte della periferia situata a settentrione e ad oriente (le frazioni di Salcano, San
Pietro e Vertoiba) come anche gran parte della provincia. Il confine attraversava una zona semicentrale della città
lasciando nella parte slovena, oltre alle frazioni summenzionate, anche molti edifici e strutture di pubblica utilità. Tra
queste ultime la stazione ferroviaria di Gorizia Montesanto che si trovava sulla linea ferroviaria Transalpina collegante
la "Nizza austriaca", come veniva chiamata la città, all'Europa Centrale. La piazza antistante la stazione, suddivisa tra le
due nazioni, fin dal 2004 è stata resa visitabile liberamente su entrambi i lati dopo l'abbattimento di parte della rete
confinaria avvenuto con l'entrata della Slovenia nell'Unione europea. Al
centro di essa sorgono un mosaico e una piastra metallica commemorativa
che segna il tracciato del confine tra i due Stati.

Nella parte della città in territorio sloveno fu edificata negli anni cinquanta
Nova Gorica, per volontà della dirigenza politica jugoslava, in quanto i
territori della Provincia di Gorizia annessi alla Jugoslavia, chiusa la frontiera
con l'Occidente considerato nemico, erano rimasti senza un centro
amministrativo ed economico verso il quale potessero gravitare. Corso Giuseppe Verdi nel XX
secolo.
Paragonata a Berlino[26] , tagliata in due dal confine protetto da torri armate
di mitragliatrici, Gorizia ha rappresentato, nella seconda metà degli anni
quaranta e negli anni cinquanta, un valico clandestino per molti cittadini jugoslavi e dei paesi del patto di Varsavia,
integratisi perfettamente nel tessuto economico e sociale della città. In realtà, dopo la rottura di Tito con i paesi del
blocco sovietico nel 1948, Gorizia, pur vivendo diversi momenti di tensione (nel 1953 Tito minacciò di voler prendere
Gorizia e Trieste con le armi, radunando centinaia di migliaia di reduci a Okroglica, a meno di 10 km dalla città), vide i
rapporti normalizzarsi progressivamente, soprattutto grazie agli accordi di Udine con cui venne introdotto il
"lasciapassare" che semplificava le procedure per varcare la frontiera. Nel corso degli anni sessanta, Gorizia ha avviato
un rapporto di buon vicinato con la consorella slovena (all'epoca jugoslava), sorta nel decennio immediatamente
successivo alla definizione del confine del 1947: infatti, incontri culturali e sportivi hanno spesso messo in contatto e
unito le due città. La presenza di una comunità slovena a Gorizia ha giocoforza catalizzato la collaborazione. Gli accordi
di Osimo, sancendo definitivamente lo status quo confinario, contribuirono molto alla rappacificazione definitiva con la
Jugoslavia, e poi con la successiva Repubblica di Slovenia. A tutt'oggi permangono deboli attriti tra le due città, in
particolare su temi quali l'inquinamento, le rivendicazioni degli esuli e dei neo-irredentisti, lo sfruttamento idroelettrico
del fiume Isonzo. Una barriera è rappresentata dalla lingua: pochi giovani goriziani non appartenenti alla minoranza
slovena conoscono lo sloveno, pertanto, benché molti sloveni conoscano l'italiano, potrebbe esserci un problema di
incomunicabilità per il futuro.

Gorizia europea
Il 21 dicembre del 2007 la Slovenia è entrata a tutti gli effetti nel trattato di Schengen e le città di Gorizia e Nova Gorica
sono oggi senza interposti confini. Il legame sempre più forte che le unisce ha permesso alle due città di avviare un
processo di formazione di un polo di sviluppo unico che riveste e rivestirà sempre più una notevole importanza ai fini
della cooperazione e collaborazione fra l'Italia e la Slovenia. A tale proposito sono stati messi a punto recentemente
progetti di mutuo interesse e una serie di incontri bilaterali o multilaterali che interessano non solo i due municipi ma
anche altri centri limitrofi. Fra questi ultimi segnaliamo, a titolo indicativo, gli incontri che si tengono periodicamente
fra le giunte municipali di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba per mettere a punto strategie comuni e creare
nuove sinergie per lo sviluppo economico della regione. Gorizia negli ultimi anni sta conoscendo una lenta ma costante
rinascita sia a livello infrastrutturale sia sociale.

Onorificenze
La città di Gorizia è tra le città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni
"altamente patriottiche" compiute dalla città nel "Risorgimento", dai moti insurrezionali del 1848 alla fine della prima
Guerra Mondiale nel 1918. È tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita
della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici patiti dalle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana
durante la seconda guerra mondiale[1] (http://www.quirinale.it/onorificenze/DettaglioDecorato.asp?idprogressivo=18
830&iddecorato=18377)

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale


«In ricompensa delle benemerenze acquistate nella lotta sostenuta in difesa della
nazionalità italiana e per il lungo martirio di guerra eroicamente sopportato. Impegnata
già dal 1815 nel movimento di liberazione nazionale, Gorizia costituì uno dei centri più
attivi dell'irredentismo italiano fra il 1866 e il 1918. Il 9 agosto 1916, cinque giorni dopo
la VI battaglia dell'Isonzo, costata 20.000 morti, le truppe italiane occuparono la città.»
Medaglia d'oro al valor militare
«Luce di civiltà italiana da secoli lontani; speranza
d'eroi che per lei offrirono la vita congiungendola
alla Patria nel ciclo conclusivo del Risorgimento;
intrepida sempre nella difesa delle sue tradizioni;
dava, anche nelle recenti fortunose vicende, col Gorizia vista dal monte Calvario.
sangue dei suoi figli, la prova del suo indistruttibile
patriottismo, segnando di luce gloriosa l'epopea
partigiana. Sacra agli Italiani, per la sua
incorruttibile fede e per le chiare gesta dei suoi
figli, ormai affidate alla storia. Esempio di quanto
possano l'animo ed il braccio nella difesa dei
vincoli della stirpe e della civiltà, monito alle
generazioni future dell'Italia e del mondo.»
— 1848 - 1870; 1915 - 18; 1943 - 47

Monumenti e luoghi d'interesse

Vista panoramica della zona nord-est della città.

Architetture religiose
Duomo, dedicato ai santi aquileiesi Ilario e Taziano ed elevato al rango
di cattedrale nel 1752, è il principale edificio ecclesiastico di Gorizia.
Deriva da una chiesetta, anch'essa intitolata ai due santi, eretta
probabilmente a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo e successivamente
incorporata alla vicina cappella di Sant'Acazio.
Chiesa di Sant'Ignazio, è un edificio barocco eretto fra il 1654 e il 1723-
1724, che fu consacrato solo nel 1767. Mentre la facciata è una sintesi
di elementi austriaci e romani l'interno è di derivazione schiettamente
romana e contiene tele e affreschi pregevoli.
Sinagoga di Gorizia, si trova nell'area del vecchio ghetto. Costruita nel
1756, sostituì un oratorio eretto provvisoriamente nel 1699 come luogo
di preghiera comunitaria. La facciata del Duomo di Gorizia.
Chiesa di San Giovanni, ubicata nell’omonima via, la chiesa era stata
fatta erigere nel 1580 per culto privato dalla famiglia Dornberg e fu
dedicata a S. Giovanni Battista ed ai Ss. Vito e Modesto. Il 19 maggio
1593 fu consacrata dal vescovo Francesco Barbaro (come è
testimoniato da una targa sulla parete interna). Nel 1615 la chiesa
venne donata, assieme alla casa annessa, ai Gesuiti che la utilizzarono
come Collegium (molto frequentato da giovani che provenivano dalle
zone limitrofe ed anche dalla Repubblica di Venezia). Quando i Gesuiti,
alla fine del ’600, costruirono un nuovo tempio (S. Ignazio) ed un nuovo
Collegium (il Verdenbergico che sorgeva dove oggi c’è la biblioteca
statale) lasciarono la chiesa di S. Giovanni, che all’epoca era circondata
da un cimitero. Nel corso dell’Ottocento vennero eseguiti dei lavori di
abbellimento. Durante la prima guerra mondiale venne notevolmente
danneggiata. La chiesa ha la pianta a croce e presenta la navata
centrale cui sovrasta un soffitto con volta a crociera (fino al 1979 era
ornata da medaglioni con le effigi dei quattro evangelisti), l’abside con il
presbiterio (che era delimitato da una balaustra in pietra a colonnine),
due cappelle laterali e la cantoria sopra il portale in cui è collocato un
vecchio organo.
Chiesa di San Rocco, eretta alla fine del XV secolo per servire una
piccola comunità agricola sorta poco lontano dalla città antica di Gorizia, Chiesa di Sant'Ignazio, iniziata su
se ne hanno notizie già nel 1497, l'altare maggiore della piccola chiesa
impulso dei Gesuiti a metà del XVII
fu consacrata l'ultima domenica di agosto del 1500 da Pietro Carlo
Vescovo di Caorle. L'edificio di culto mantenne le dimensioni di semplice secolo e conclusa appena nel 1723.
cappella fino ai primi del XVII secolo quando, passata la terribile
pestilenza del 1623, i borghigiani decisero di ampliarla ed abbellirla.
Chiamarono per lo scopo Palma il Giovane, del quale è possibile ammirare la pala posta nell'abside della chiesa,
dove si notano i Ss. Sebastiano e Agostino rispettivamente alla destra e alla sinistra di San Rocco, osservati
benignamente dalla Madonna. La chiesa e l'altare maggiore vennero consacrati dal Vescovo di Trieste Pompeo
Coronini il 23 agosto del 1637 e da quella data si fa risalire la prima sagra di San Rocco che ancora oggi suscita
grande interesse in città e Regione (già nell'agosto del 1500, dopo la consacrazione della cappella, ci fu una festa
da ballo). Altri interventi furono una via Crucis di Antonio Paroli del 1750, e la facciata neoclassica attuale che si
deve a Giovanni Brisco, del 1898. Il contesto è impreziosito da altri due monumenti: il Seminario Teologico
Centrale, progettato dal benedettino Padre Anselmo Werner e oggi sede del corso di laurea in Scienze
Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Trieste, e la fontana con l'obelisco (inaugurata il 25 aprile del 1909)
prospiciente la chiesa, dono di un famoso borghigiano, l'architetto Antonio Lasciac Bey, che fu per molta parte
della sua vita architetto ai palazzi khediviali in Egitto.
Chiesa di Santo Spirito, eretta su commissione dei Rabatta, famiglia
nobile di origini toscane, nel Borgo antico, in prossimità del Castello.
L'edificio, costruito in stile gotico fra il 1398 e il 1414, custodisce una
bella croce lignea del Seicento (in copia, dal momento che l'originale si
può ammirare nei musei provinciali) e un'Assunta, attribuita a Fulvio
Griffoni
Chiesa dell'Immacolata, pregevole edificio di gusto barocco edificato nel
XVII secolo nei pressi dell'odierno Municipio. La chiesa venne edificata
tra il 1647 e il 1685 come esempio del “Barocco Goriziano” tipicamente
espresso da fasto e raffinato senso artistico. Seppure nelle modeste
dimensioni gli interni riecheggiano gli stili delle vicine Venezia e Vienna.
Chiesa di San Giovanni
L’Immacolata Concezione costituita da un’unica navata con solo
un’abside, nel XVII secolo presentava più altari lignei laterali e un soffitto
riccamente decorato con stucchi floreali che incorniciavano dipinti di
forma ovale e rappresentanti La gloria di Santa Maria Assunta.
Chiesa Esaltazione della Croce, La cappella inclusa nell’complesso del palazzo Cobenzl, sede dal 1751
dell’Arcivescovado di Gorizia, è stata edificata nel 1746. L’ingresso principale, sormontato dallo stemma della casa
Codelli, è sovrastato da un balcone con balaustra. La pianta dell’edificio ovale è scandita da paraste che reggono
un cornicione sovrastato da una copertura a volta. L’aula e l’altare, con un tabernacolo in marmo bianco e la
mensa sostenuta da due statue con angeli, sono illuminati da una lanterna centrale, frutto di un rifacimenti risalente
al 1878.
Chiesa del Sacro Cuore, nella chiesa sono presenti una grande pala dietro all’altare realizzata dalla pittrice
goriziana Galli. Questa rappresenta il Sacro Cuore troneggiante sopra all’altare sormontato dall’ostia e il calice
raggianti e con a fianco S. Margherita Maria e San Claudio de la Colombière, sotto il pontefice Pio XI che offre la
corona delle regalità e mons. Margotti che presenta il modello della Chiesa. Diversi validi artigiani impreziosirono
con la loro maestria questa chiesa, tra questi gli argentieri Egidio Lipizer e Giuseppe Leban. Anche i dipinti ivi
racchiusi e rappresentanti S. Giuseppe, S. Francesco Saverio, S. Antonio, e S. Gaetano vennero dipinti dalla
pittrice goriziana Galli.
Chiesa dei Frati Cappuccini, sede del convento dei frati Cappuccini. La fondazione del convento risale, per volere
della Provincia Veneta, al 1591, e diciotto anni più tardi, sotto le pressioni dell’Arciduca Ferdinando, diventa la sede
della curia del Commissariato di Stiria, che soltanto un anno prima, nel 1608, si era staccato dalla provincia Austro-
Boema. Del convento, per come appariva in quegli anni, resta però ben
poco. In gran parte andò distrutto durante la Grande guerra e appena
nel 1926 venne nuovamente edificato, stavolta grazie ai frati Cappuccini
che vi si erano insediati tre anni prima.
Chiesa di San Giusto, le origini della chiesa di San Giusto, consacrata
nel 1926, sono strettamente legati alle sorti di Villa Locatelli, acquistata
dai Fatebenefratelli dalla baronessa Carlotta de Hagenauer nel 1923.
Oggi come allora le due strutture sono posizionate in una posizione
ottimale rispetto al centro cittadino, che dista a poche centinaia di metri,
e anche dalla vicina stazione ferroviaria.
Chiesa dei Ss. Vito e Modesto, la Chiesa nacque per volere del barone
Gian Vito Del Mestri, la prima pietra della Chiesa fu posta dal vescovo
Massimiliano Vaccano il 18 novembre 1656, dedicata a S. Vito, in onore
del suo grande fondatore. Nel 1768-69 la chiesa fu restaurata e
ingrandita, con la facciata e l'interno d'aspetto barocco. La chiesa
distrutta nel 1916, durante la prima guerra mondiale, rimase per
parecchi anni in pieno abbandono; venne ricostruita tra il 1926 ed il
1928, e riconsacrata nel 1929. Negli anni Settanta, con la
ristrutturazione postconciliare, sono stati tolti il pulpito in legno di noce,
la balaustra di marmo, il quadro di S. Barbara (ora nella chiesa di Maria
SS. Regina in Via Montesanto) e le antiche stazioni della Via Crucis. La sinagoga di Gorizia, costruita nel
XVIII secolo.

Piazze
Piazza della Vittoria, la più ampia della città, su cui si affaccia la Chiesa
di Sant'Ignazio. Troviamo anche la Casa Torriana, di origine
cinquecentesca, oggi sede della Prefettura. Fra i molti ospiti illustri che
vi abitarono, ci fu anche Giacomo Casanova, che vi soggiornò nel 1773.
Al centro della Piazza si trova la Fontana del Nettuno, eseguita verso la
metà del 1700 dal padovano Marco Chiereghin su progetto di Nicolò
Pacassi, mentre davanti alla Chiesa di Sant'Ignazio si trova la Colonna
di Sant'Ignazio, donata dal Conte Andrea di Porcia e qui collocata nel
1687.
Piazza Sant'Antonio, delimitata da un arioso colonnato, che un tempo
apparteneva al chiostro di un convento fondato nel XIII secolo - come Vista notturna di Piazza della
vuole la leggenda - da Sant'Antonio da Padova. Sulla piazza si Vittoria
affacciano due fra i più interessanti palazzi della città, il Palazzo dei
Baroni Lantieri e il Palazzo dei Conti di Strassoldo.
Piazza della Transalpina, con un piede in Italia ed uno in Slovenia, la
Piazza che si sviluppa vicino all'omonima stazione, venne inaugurata
alla presenza dell'erede al trono austroungarico l'Arciduca Francesco
Ferdinando il 19 luglio 1906. A seguito della Seconda Guerra Mondiale
venne tracciato il nuovo confine tra Italia e Jugoslavia e la piazza venne
divisa in due parti dal cosiddetto "Muro di Gorizia", ovvero una
recinzione ad altezza d'uomo. La Transalpina divenne uno dei simboli
della separazione politico-ideologica tra l'Europa occidentale e quella
orientale durante gli anni della guerra fredda. La rete divisoria è stata
abbattuta con l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea nel 2004; in
tale occasione, il centro della piazza è stato impreziosito dal mosaico
circolare realizzato dal triestino Franco Vecchiet. Una fila di pietre indica
con un effetto grafico la linea di confine sulla quale sorgeva la rete. Scorcio di Piazza Sant'Antonio
Piazza Cavour, delimitata dalla lineare facciata del Palazzo degli Stati
Provinciali, che ora ospita la Questura. Edificato nel 1200 ed ampliato
nel 1500, il palazzo fu la sede dei "padri della patria goriziana", l'assemblea, di cui facevano parte rappresentanti
della nobiltà, del clero e della contea, che amministrò per sei secoli la città e il suo territorio. Sulla piazza si
affacciano altri antichi palazzi: la cinquecentesca Casa del Comune, con il caratteristico sporto ai piani superiori,
dimora del Gastaldo; la Casa degli Ungrispach, una delle più antiche della città, in stile tardo gotico, sulla cui
facciata spicca una targa con la data MCCCCXLI; le antiche case all'imbocco di via Rastello.
Piazza Edmondo De Amicis, dominata dalla facciata di quello che è probabilmente il più bel palazzo goriziano,
Palazzo Attems Petzenstein, realizzato su progetto di Nicolò Pacassi e terminato intorno al 1754 in stile rococò. La
facciata del palazzo - con un corpo centrale aggettante e due ali laterali - culmina con un'elegante balaustra
decorata con statue. Imponente anche l'interno, sede dei Musei Provinciali. Antistante il Palazzo una volta c'era la
fontana dell'Ercole, tolta in seguito per motivi di viabilità.
Piazza del Municipio, nel pieno centro cittadino, la Piazza ospita il Palazzo Attems-Santa Croce, oggi sede del
Municipio.
Piazza San Rocco, poco distante dal centro storico, la Piazza ospita la
chiesa di San Rocco consacrata nel 1637 dal goriziano Pompeo
Coronini. Antistante la chiesa si trova la fontana-obelisco inaugurata il
25 aprile 1909 progettata dall’architetto Antonio Lasciac, alta 8 metri e
10 centimetri è composta da tre parti principali: il basamento, le vasche
e l’obelisco.
Piazza Cesare Battisti, la Piazza si affaccia sui Giardini Pubblici dove è
stata collocata la statua dedicata al bersagliere Enrico Toti, morto il 6
agosto 1916 durante la Sesta Battaglia dell'Isonzo. Il monumento risale
al 1958 ed è opera dello scultore bersagliere Mario Montemurro. Enrico
Toti è raffigurato privo della gamba sinistra, con il classico cappello
Dettaglio di Piazza della Transalpina
piumato dei bersaglieri in testa e la leggendaria stampella, lanciata poco
prima di morire verso le trincee nemiche. Il basamento posto sotto la
statua riporta un'unica frase, "Al Bersagliere Enrico Toti eroe nazionale
caduto il 6 agosto 1916".
Piazza San Francesco D'Assisi
Piazza Divisione Julia
Piazza Nicolò Tommaseo (Piazzutta)
Piazza Bratuz (Piedimonte del Calvario)
Piazza San Giorgio (Lucinico)
Piazza Sant'Andrea (Sant'Andrea)
Piazzale Umberto Saba
Piazzale della Casa Rossa
Piazzale Medaglie D'oro
Piazzale Martiri della Libertà
Piazzale Seghizzi
Piazzale Divisione Mantova

Architetture civili
Teatro "Verdi", il Teatro di Società fu costruito nel 1740 su iniziativa di
Giacomo Bandeu, appaltatore dei dazi per la Contea di Gorizia, i cui
metodi avevano fatto esplodere la cruenta rivolta dei Tolminotti.
L'edificio andò a fuoco per un incendio il 26 marzo 1779 (è ironia della
sorte, o forse anche coincidenza non casuale, che sempre il 26 marzo
ma del 1713, fosse scoppiata la detta rivolta). L'attuale teatro, riedificato
a cura del figlio di Bandeu, Filippo, che affidò il progetto all'udinese
Ulderico Moro e l'affrescatura al cividalese Francesco Chiarottini, risale
al 1782. La struttura conobbe diverse difficoltà di ordine finanziario:
chiuse già nel 1797, per riaprire nel 1799, finché nel 1810 fu ceduto a
una società di nobili che negli anni seguenti lo modificarono
profondamente: nel 1856, furono ridipinti gli interni, nel 1861 rifatta la Palazzo Coronini Cronberg dove il 6
facciata. Fu luogo di numerose azioni irredentiste, tra cui quella per il
novembre 1836 morì Carlo X
carnevale del 1867 che costò 6 anni di carcere duro a Carlo Favetti.
Alla fine dell'Ottocento fu dedicato a Giuseppe Verdi. Dopo recenti
restauri, è tornato il principale edificio culturale della città, cui si sono
affiancati nel corso del secondo dopoguerra l'Auditorium della Cultura Friulana e i due centri cultuali della comunità
slovena, il Kulturni Dom (casa della cultura) ed il Kulturni Center Lojze Bratuž (Centro culturale Lojze Bratuž).

Architetture militari
Castello di Gorizia, forse il più noto monumento della città, sorge sul punto più alto di un ripido colle. Il maniero
accoglie i visitatori con un leone veneziano, che però non è quello che fu apposto dalla Repubblica Veneta durante
la breve occupazione della città (1508-1509) bensì dal governo fascista, al termine di un radicale restauro,
conclusosi nel 1937. Con tale restauro, resosi necessario a seguito dei gravi danni subiti dall'edificio durante la
Grande Guerra, non venne però ripristinato il palazzo rinascimentale precedente, intonacato di bianco, bensì le
sembianze che aveva probabilmente il Castello nel Trecento, al tempo del massimo splendore dei Conti, con la
pietra a vista, prestando particolarmente attenzione però a ricostruirlo con una merlatura guelfa, per
simboleggiarne la pretesa italianità, al posto di quella originale ghibellina, simbolo di fedeltà all'Impero. Ad
occidente del castello sorge il centro storico della città con la Cappella del Santo Spirito e il borgo medievale.
Archeologia industriale del quartiere Straccis
A partire dal Settecento, su impulso di Maria Teresa, il Goriziano conobbe
l'industria. Ciò si deve soprattutto allo spirito imprenditoriale della famiglia
Ritter de Zahony, che in seguito a fortunate speculazioni si arricchì e poté
investire, aprendo a Gorizia nel 1819 uno stabilimento per la raffinazione
dello zucchero di canna, nel 1839 un mulino moderno, nel 1854 uno
stabilimento per la lavorazione della seta, nel 1861 una cartiera, nel 1868
una tintoria e nel 1880 una fabbrica di cellulosa. Non molto è visibile ormai,
ad eccezione del villaggio operaio del 1871, conservatosi pressoché intatto, In palazzo Strassoldo, sito nella
benché si tratti di case private, tuttora abitate e vissute. In tale villaggio zona del Duomo, vi stabilì
ancora si riconoscono due tipi di abitazione, quelle per 1-2 famiglie, e quelle l'entourage di Carlo X. Vi soggiornò
anche il famoso matematico
per così dire con scopi sociali, ospitanti lavanderie comuni, una scuola, sale
Cauchy.
riunioni. Un altro edificio degno di nota è villa Ritter, appartenuta alla stessa
famiglia, oggi in corso di ristrutturazione.

Altri edifici e luoghi di interesse


Museo di storia e arte
Museo della Grande Guerra
Piazza della Transalpina
Palazzo Attems Santa Croce
Palazzo Attems Petzenstein
Palazzo Coronini Cronberg
Palazzo Lantieri Il castello di Gorizia
Sacrario Militare di Oslavia
Palazzo ex GIL
Palazzo Alvarez, sede distaccata dell'Università di Udine a Gorizia e
dell'Università di Nova Gorica a Gorizia
Seminario Minore, sede distaccata dell'Università di Trieste a Gorizia
Villa Ritter

Aree naturali
« Un ornamento particolare della città sono i numerosi giardini, in
parte assai estesi, che nell'interno circondano i palazzi e le case.
Gorizia vecchia
Qui soprattutto si notano chiaramente gli effetti del mite clima
goriziano. »

(Carl von Czoernig-Czernhausen)


Gorizia, già definita la Nizza austriaca, colpisce per l'abbondante quantità di
verde che non solo la circonda, ma la compenetra.

Vi sono numerosi parchi e giardini pubblici all'interno della città, oltre quelli
che circondano le molte ville ottocentesche. Vi sono poi spazi verdi restati
allo stato naturale, quali il Parco del Castello e la Valletta del Corno, che si
estende tra il rione di Straccis ed il centro cittadino, lungo il corso del
Costruito nel 1938 su progetto di
torrente Corno, dove sono presenti anche appezzamenti di terreno a
Ghino Venturi, il Sacrario militare di
destinazione agricola.
Oslavia custodisce le spoglie di
57.740 soldati, morti nelle battaglie
di Gorizia.
Lungo il corso del fiume Isonzo si snodano alcuni parchi di notevole valore
paesaggistico, fra cui quello di Piuma-Isonzo, costituito da una parte fluviale
e una collinare boscosa, e quello della Campagnuzza, che presenta un
ambiente di bosco golenale. Tra le superfici non protette, è particolarmente
suggestivo il primo tratto del fiume Isonzo in territorio comunale, incassato
in una gola dalle cui pareti sgorgano acque sorgive, con copertura vegetale
estremamente varia, e l'ultimo tratto tra le frazioni di Sant'Andrea e
Lucinico, contraddistinto da una vasta distesa di pioppi e salici.

Altro complesso boschivo è quello del monte Calvario, che saldandosi a Il parco del Comune di Gorizia.
quello del monte di Piuma del già citato Parco Piuma-Isonzo forma un corpo
unico di svariate centinaia di ettari e, infine, la zona del monte Sabotino,
rilievo prealpino di natura carsica.

Appena oltre confine l'"assedio" dei boschi continua, con l'esuberante


vegetazione del Monte Mark (San Marco) e della Kostanjevica-Panovec
(Castagnevizza-Panovizza). Inoltre, la grande Selva di Tarnova (Trnovski
gozd, diverse migliaia di ettari) dista da Gorizia meno di quindici chilometri.
Da citare inoltre il Parco dell'Isonzo, Campagnuzza, i giardini pubblici di
Gorizia e le Rovine di Villa Frommer con il parco.
Il monte Sabotino visto da Gorizia.

Vista panoramica della zona ovest della città.

Società

Evoluzione demografica
Abitanti censiti[27]
Etnie e minoranze straniere
« Per i triestini Gorizia è Venezia Giulia, per i friulani è Friuli, per gli sloveni semplicemente roba loro. Gorizia,
di chi sia nessun lo sa. »

(Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti)


La città si trova, fin da epoca medievale, al crocevia tra il mondo latino e quello slavo ed è attualmente punto d'incontro
e di confronto tra due grandi realtà nazionali che condividono lo stesso destino europeo: quella slovena e quella italiana.
Quest'ultima si articola in massima parte, a Gorizia e nella sua regione di appartenenza, in due aree linguistico-
culturali: la friulana e la bisiaco-triestina. Fino alla Grande guerra erano anche presenti in città due componenti
minoritarie, ma socialmente e politicamente influente: quella israelita e quella austro-tedesca (i germanofoni
costituivano l'11% circa della popolazione urbana totale secondo i dati del censimento del 1910). La complessità etnica
della città e della sua zona di influenza ha provocato, negli ultimi due secoli, una serie di attriti, frizioni e talvolta anche
di scontri interetnici. Nella seconda metà del XIX secolo, e nei primi decenni del secolo successivo, si erano andate
sviluppando tensioni politiche e sociali tra la componente romanza (friulana, venetofona e regnicola[28]) e quella slava
(slovena, croata, serba) della città, a causa del diffondersi dei rispettivi nazionalismi. Fu all'epoca che nacque il Partito
Cattolico Popolare Friulano, guidato da Luigi Faidutti e Giuseppe Bugatto, che aveva però il suo punto di forza non a
Gorizia, ma nelle campagne del goriziano e nei piccoli centri del Friuli orientale.

Le tensioni fra la componente slava e quella romanza transitarono irrisolte negli ultimi anni di governo asburgico e nel
primo dopoguerra, dopo l'annessione della città all'Italia. L'avvento del fascismo e la politica di italianizzazione messa
in atto dal regime mussoliniano determinarono, dopo il 1922, un ulteriore inasprimento dei rapporti interetnici,
costellati da violenze e soprusi di ogni tipo nei confronti della minoranza slovena presente in città.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'invasione italo-tedesca del regno di Jugoslavia, Gorizia si trovò
coinvolta in una crudele guerra che coinvolse le varie etnie, talvolta combattuta all'interno delle stesse mura cittadine,
che raggiunse il suo culmine negli ultimi anni del conflitto e subito dopo la seconda guerra mondiale, prima durante
l'annessione alla Germania nazista (1943-1945) e successivamente durante l'occupazione jugoslava (1945), durante i
quali la popolazione goriziana subì eccidi, sopraffazioni e deportazioni che colpirono alternativamente i diversi gruppi
etnici.
Da ricordare la componente ebraica della città, in prevalenza ashkenazita, proveniente cioè dall'Europa centrale
germanofona e da quella orientale, che ha lasciato numerosi segni e donato a Gorizia personaggi illustri:
Michelstaedter, e altri ancora. Essa era pienamente integrata nella città e alcuni ebrei furono ferventi patrioti italiani
(ad es. Carolina Luzzatto e Graziadio Isaia Ascoli, il quale era però di origine livornese). La vitale comunità ebraica di
Gorizia fu praticamente cancellata con la deportazione e lo sterminio nei lager tra il 1943 e il 1944. Al deportato più
giovane, Bruno Farber, è stato dedicato il giardino adiacente la sinagoga: aveva tre mesi. Il 23 aprile 2009[29] si è svolto,
dopo oltre sessant'anni, il primo matrimonio con rito ebraico nella locale sinagoga, tra due cittadini israeliani di cui uno
originario però di Gorizia.

Secondo i dati ISTAT al 1º gennaio 2015 la popolazione straniera residente era di 3 273[30] persone. Le nazionalità
maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

1. Kosovo, 557
2. Bosnia ed Erzegovina, 412
3. Slovenia, 344
4. Romania, 203
5. Cina, 188
6. Serbia, 179
7. Croazia, 167
8. Marocco, 149
9. Macedonia, 138
10. Ucraina, 122

Lingue e dialetti

Le vicissitudini storiche

« Loquitur hic illyrice, italice et germanice »

(Hugo Blotius, resoconto di un suo viaggio del 1571)


Gorizia è una città tradizionalmente multilingue. Originariamente le lingue
parlate erano tre: il friulano (maggioritario), il tedesco e lo sloveno
(minoritario in città, ma molto diffuso nelle campagne e nei villaggi
limitrofi). Alle soglie dell'era moderna iniziò a propagarsi a Gorizia anche il
veneto, portato prima dalle truppe di occupazione della Serenissima (1508-
1509), poi dagli immigrati. Principali lingue amministrative, in età
bassomedievale, furono invece il tedesco e il latino (in tale idioma venivano
redatti tutti gli atti giudiziari). Il latino fu anche la più importante lingua
scritta e di cultura nell'Europa medievale, cui si affiancarono
successivamente (dal XVI secolo), sia il tedesco, sia l'italiano, quest'ultimo
con chiare influenze venete, in particolare durante il regno di Maria Teresa.

Porta Leopoldina, costruita nel XVII


L'italiano sembrò prevalere sul tedesco nel Seicento, perché utilizzato come
secolo in onore della visita di
lingua d'insegnamento, insieme al latino, in alcune prestigiose scuole
Leopoldo I d'Asburgo.
appartenenti all'ordine dei gesuiti. Nel secolo successivo si assistette invece
a una ripresa del tedesco, determinata non solo dalla chiusura delle scuole
gesuite (1773), ma anche dallo sviluppo di una burocrazia statale centralizzata, in massima parte germanofona. In età
napoleonica (che a Gorizia durerà meno di un quinquennio, dal 1809 al 1813) l'italiano farà la sua ricomparsa nelle
scuole e nei pubblici uffici, per essere nuovamente sostituito dal tedesco durante la Restaurazione. Negli anni sessanta
dell'Ottocento si ebbe un processo di ampliamento e consolidamento del plurilinguismo, che sembrò divenire
inarrestabile nei tre decenni successivi e che coinvolse anche il gruppo etnico sloveno e quello tedesco[31].
Una frangia della borghesia goriziana, che aveva l'italiano come lingua di cultura e d'uso (insieme al veneto e/o al
friulano), fece in parte sue le dottrine nazionaliste che in quegli anni si stavano diffondendo nel vicino Regno d'Italia,
rivendicando l'impiego ufficiale di tale idioma. Tuttavia nel 1869 un censimento austriaco della città di Gorizia
conteggiava i friulanofoni in 10.000 unità, gli slovenofoni in 3.500, i tedescofoni in 1.800 e gli italofoni in sole 1.000
unità (da notare il fatto che in detto censimento la componente friulana viene distinta da quella italiana). A partire dagli
ultimi anni dell'Ottocento, anche il gruppo sloveno (e alcune frange minoritarie di quello friulanofono), che fino ad
allora era stato propenso ad integrarsi nelle altre due componenti etniche della popolazione cittadina, iniziò a prendere
sempre più coscienza delle proprie specificità etniche e linguistiche.

Se nel censimento del 1900 furono conteggiati solo 4.754 goriziani di lingua slovena, nel censimento successivo (1910
considerato da alcuni pilotato e quindi poco attendibile) se ne contarono 10.790, pari a circa un terzo della popolazione
urbana totale (compresi quindi i regnicoli e gli altri stranieri residenti)[32]. A questi vanno aggiunti altri 5.679 locutori
sloveni dei tre comuni limitrofi (Sant'Andrea, Piedimonte del Calvario e Lucinico) che fanno oggi parte del comune di
Gorizia. I parlanti sloveni del territorio attualmente compreso nel comune di Gorizia, arrivavano, secondo il censimento
del 1910, al 40% della popolazione totale, contro un 45% di italianofoni (ai quali però vennero arbitrariamente ascritti
anche i friulanofoni e i venetofoni) e un 9% di germanofoni.[33] Nell'intero territorio urbano e semi-urbano di Gorizia
(comprendente, quindi anche i comuni di San Pietro di Gorizia, Vertoiba, e Salcano, che verranno annessi alla città negli
anni venti), nel 1910 i parlanti sloveni erano il 51% contro un 39% di parlanti italiano (esclusi i cittadini del Regno
d'Italia, quindi considerando italofoni anche friulanofoni e venetofoni).[33]

Con la guerra e la successiva annessione al Regno d'Italia, il gruppo slovenofono iniziò a decrescere mentre la
componente italofona tornò ad incrementarsi (secondo il censimento del 1921, anche questo considerato da taluni
scarsamente attendibile) divenendo, durante il ventennio fascista, l'unica ad essere ufficialmente riconosciuta e censita.

La situazione linguistica attuale


Dopo la fine del secondo conflitto mondiale la lingua tedesca, già fortemente
regredita fin dagli anni dell'immediato primo dopoguerra (1918-1920), è
scomparsa quasi completamente dalla città e attualmente il numero di
germanofoni autoctoni è minimo.

Sopravvivono e sono vitali, oltre all'italiano standard, parlato dalla quasi


totalità della popolazione (spesso insieme ad altri idiomi), la varietà
goriziana della lingua friulana (particolarmente a Lucinico), lo sloveno
(parlata quasi esclusivamente dalla comunità slovena presente in città e
Un cartello trilingue posto ad
provincia; oltre alla variante standard, sono presenti sul territorio goriziano
indicare una scuola della città in
il dialetto carsolino, tradizionalmente parlato a Sant'Andrea, e il dialetto del
italiano, friulano e sloveno
Collio, tradizionalmente parlato a Piedimonte del Calvario), e il veneto nelle
sue varietà coloniali. Quest'ultimo, la cui presenza è documentata in città fin
dal XVI secolo, si andò imponendo sempre più nei secoli successivi (soprattutto nel Novecento) ed attualmente è
ampiamente diffuso a Gorizia, grazie anche alla notevole immigrazione istriana (in particolare) prodottasi nel secondo
dopoguerra. Spesso è utilizzato come lingua franca nei contesti sociali informali.

Immigrazione
Secondo i dati del censimento del 2001, a Gorizia risiedevano 1.475 cittadini stranieri, per oltre tre quarti provenienti
dall'Europa (con una netta prevalenza di immigrati dell'area balcanica: sloveni, serbi, macedoni, croati, albanesi ecc.),
seguiti a una certa distanza dagli africani di area magrebina (marocchini soprattutto). Sette anni più tardi, nel 2008
(ultime stime disponibili), gli stranieri residenti, per lo più di origine balcanica (come nelle precedenti rilevazioni
censuali), erano passati a 2.610 con un aumento del 77% circa. Gorizia raccoglie attualmente circa la terza parte della
comunità di nazionalità non italiana residente in provincia.
Religione
I goriziani, siano essi appartenenti al gruppo etnico italiano o sloveno, sono in massima parte di religione cattolica
romana. Va ricordato a tale proposito che Gorizia è sede arcivescovile fin dal 1751, anno in cui cessò di esistere il
patriarcato di Aquileia e vennero erette appunto l'arcidiocesi di Gorizia e l'arcidiocesi di Udine. È presente fin dalla
prima metà dell '800 una piccola comunità protestante originariamente luterana e divenuta, dopo la Prima Guerra
mondiale, di culto evangelico metodista. La comunità ebraica, un tempo fiorente, si è invece praticamente estinta, come
si è già avuto modo di sottolineare. Nel 1969 è stata definitivamente chiusa la sinagoga per mancanza di fedeli.[34] Fra
gli immigrati sono diffuse anche altre confessioni cristiane e le religioni musulmana, induista e buddhista, che contano
in città un numero limitato di aderenti.

Cultura

Media

Stampa
Quotidiani, edizioni di Gorizia:

Messaggero Veneto - Giornale del Friuli


Il Piccolo
Primorski dnevnik
Periodici:

Voce Isontina
Isonzo Soča
Iniziativa Isontina
Novi Glas

Televisione

Canale 6 - TVM
Telemare
Redazioni di Gorizia:

Rai Friuli-Venezia Giulia


Telefriuli
Telequattro

Musica
Ogni anno si svolgono in questa città numerosi concorsi musicali internazionali. Tra questi bisogna citare in particolar
modo quello riguardante il canto corale "C.A. Seghizzi", in cui decine di cori di altissimo livello e provenienti da ogni
parte del mondo, si confrontano suddivisi in varie categorie. Il concorso Seghizzi rientra nel circuito del Gran Premio
Europeo di Canto Corale, l'ultimo Gran Premio è stato ospitato a Gorizia nel 2004.

Di rilievo internazionale vi sono anche il concorso pianistico "Pecar" e il Concorso Internazionale di Violino "Premio
Rodolfo Lipizer" organizzato dall'omonima Associazione, che svolge un'intensa attività culturale-artistica, regionale,
nazionale e internazionale, promuovendo varie iniziative: Concorso Internazionale di Violino "Premio Rodolfo Lipizer",
a cadenza annuale, giunto alla venticinquesima edizione, a cui finora hanno partecipato virtuosi violinisti di alto livello
tecnico-interpretativo, provenienti da Nazioni dei cinque Continenti; l Convegno Internazionale sul Violino,
concomitante al Concorso, su tematiche inerenti all'arte violinistica, e il Convegno Triennale Internazionale di Liuteria
parallelo alla Mostra di Liuteria. Annualmente organizza "Concerti della
Sera", "Concerti della Domenica", "Concerti di Grandi Interpreti", Concerti
per le scuole medie inferiori e superiori denominati "I giovani e la musica".

Inoltre, negli ultimi anni, si sta affermando il Concorso Europeo di chitarra


classica "Enrico Mercatali", la cui prima edizione risale al 2004, anno
dell'ultimo allargamento dell'Unione Europea e che è organizzato dal Centro
Chitarristico Mauro Giuliani sotto la direzione artistica del Maestro Claudio
Pio Liviero. Oltretutto, durante tutto l'anno, si svolgono anche festival
musicali, teatrali, di carattere storico e culturale di ogni genere che Coro polifonico al concorso
"C.A.Seghizzi"
raccolgono artisti e relatori di carattere internazionale.

L'Ensemble Dramsam è un ensemble musicale vocale e strumentale,


specializzato nell'esecuzione di musica antica, attivo nella città di Gorizia.

Cucina
Dal punto di vista gastronomico, a Gorizia c'è un incontro della cucina tipica mitteleuropea, friulana e anche triestina
che influenzano la cucina goriziana rendendola abbastanza ricca e varia.

Eventi
filmforum / Convegno Internazionale di Studi sul Cinema e MAGIS Gorizia International Film Studies Spring School
Dies Domini (aprile), rievocazione medioevale in borgo Castello
Concorso Europeo di Chitarra Classica "Enrico Mercatali" (maggio), festival e concorso internazionale di chitarra
classica
èStoria (maggio), festival internazionale della storia
Premio "Sergio Amidei" (luglio), concorso per la miglior sceneggiatura cinematografica
Musica Cortese (estate), festival internazionale di Musica Antica
Festival mondiale del Folklore e parata (agosto), festival che richiama e raggruppa molti dei migliori gruppi
folkloristici del mondo, organizzato a cura della Pro Loco Gorizia
Mittelmoda - The fashion award (settembre), concorso internazionale per giovani stilisti, si svolge dal 1993
Gusti di frontiera (fine settembre), festival della cucina internazionale
Festival Vegetariano (luglio) festival nazionale del vegetarismo
Vinum Loci (ottobre), rassegna nazionale dei vini antichi e autoctoni
Pixxelmusic (dicembre) festival di arte e musica elettronica
Fiera di Sant'Andrea (dicembre) giostre e mercatini natalizi
Dolci di frontiera (dicembre) kermesse del gusto dedicata alle tipicità dolciarie della Mitteleuropa
Generazioni Elettroniche (novembre) incontro/concerto transfrontaliero sulla musica elettronica, organizzato dal
DAMS dell'Università di Udine

Geografia antropica

Circoscrizioni e quartieri
Gorizia è una città molto varia che costituisce diversi quartieri, in particolare quelli di maggioranza friulana (borgo San
Rocco, Lucinico e Piazzutta), slovena (Sant'Andrea) e giuliana (Campagnuzza). Gli altri quartieri sono riportati
nell'elenco sottostante. Fra parentesi le denominazioni in friulano e sloveno.

Borgo Castello
Campagnuzza
Centro
Lucinico (Lucinîs o Luzinîs, Ločnik)
Madonnina del Fante
Montesanto-Piazzutta (Plaçuta, Placuta)
Piedimonte del Calvario (Pudigori, Podgora)
Piuma (Peume o Plume, Pevma)
Oslavia (Oslavie, Oslavje)
San Mauro (San Maur, Šmaver)
Sant'Andrea (Sant Andrât o Sant Andrea, Štandrež)
San Rocco - Sant'Anna (San Roc - Santa Ana, Podturn - Sv. Ana)
Straccis (Stracis o Strazis, Stražce')
[35]

Infrastrutture e trasporti

Rete stradale e autostradale


Le principali infrastrutture stradali interessanti Gorizia sono l'autostrada
A34 Villesse - Gorizia, che origina dal casello autostradale di Villesse-Gorizia
sull'autostrada A4, la strada statale 55 dell'Isonzo che la collega a Duino, la
strada regionale 351 di Cervignano che la collega alla Bassa Friulana e la
strada regionale 56 di Gorizia che la collega a Udine.

La stazione ferroviaria "Gorizia


Ferrovie Centrale"
La stazione di Gorizia Centrale, posta lungo la ferrovia Udine-Trieste, è
servita da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di
servizio con la Regione Friuli-Venezia Giulia e da collegamenti nazionali. Da tale impianto si diparte la Gorizia-
Aidussina, mediante la quale è possibile raggiungere le altre stazioni urbane, quelle di Vertoiba (già "Gorizia San
Marco") e di Nova Gorica, quest'ultima posta in territorio sloveno lungo la ferrovia Transalpina e servita da corse
effettuate dalla Slovenske železnice.

Mobilità urbana
Il sistema dei trasporti di Gorizia è gestito dalla APT Gorizia, la quale gestisce nove linee urbane e diverse linee
suburbane compresi i collegamenti da e per l'aeroporto regionale Pietro Savorgnan di Brazzà di Ronchi dei Legionari.

La città di Gorizia è collegata anche con Nova Gorica per mezzo di un servizio di linea giornaliero di autobus, gestito
congiuntamente da APT Gorizia e dalla omologa Avrigo di Nova Gorica[36].

Fra il 1909 e il 1935 la città fu servita da una rete tranviaria urbana realizzata dalla Società Goriziana Trenovie e in
seguito gestita direttamente dal comune. Tale rete si componeva fondamentalmente di 2 linee per il collegamento del
centro con le due stazioni cittadine e con il sobborgo di San Pietro di Gorizia.

Aeroporti

Amministrazione

Gemellaggi
Gorizia è gemellata con:
Klagenfurt
Lienz
Sassari
Venlo
Kielce
Zalaegerszeg

Sport
La squadra di pallacanestro maschile della Unione Ginnastica Goriziana è stata per anni protagonista nella massima
serie del campionato italiano arrivando nella stagione 1982/83 ai quarti di finale dei play off. Il 21 marzo 1999 con una
vittoria 65-63 sulla Benetton Treviso ha disputato l'ultima partita cessando poi l'attività nei campionati maggiori per
motivi economici[37].

Nel calcio è attiva la società Associazione Sportiva Pro Gorizia, la quale negli anni '40 partecipò alla Serie B.

Il 30 maggio 2001 l'11ª tappa del Giro d'Italia 2001 si è conclusa a Gorizia con la vittoria dello spagnolo Pablo Lastras
Garcia.

L'11 giugno 2005 il goriziano Paolo Vidoz vince il titolo di Campione europeo dei pesi massimi.

Il 26 giugno 2006 Paolo Bettini ha vinto il Campionato Italiano su strada di Ciclismo su un percorso di km 233,4 in 5
ore, 59 minuti e 40 secondi alla media di km/h 38,936

Il 23 settembre 2007 il goriziano Stefano Panterotto ha vinto il Campionato Mondiale di Karate WSKA e il 25 novembre
2007 il Campionato Europeo di Karate ESKA, ambedue nel kata a squadre categoria juniores.

Il 26 ottobre 2009 Giorgio Petrosyan vince il k-1 MAX.

Galleria d'immagini

Il castello di Gorizia L'Isonzo Piazza della Vittoria Statue al parco Coronini

Porta del
ghetto di
Gorizia

Note
1. ^ Comune di Gorizia - Statuto (http://www3.comune.gorizia.it/sites/default/files/statuto_comunale.pdf)
2. ^ a b Dato Istat (http://demo.istat.it/bilmens2017gen/index.html) - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993,
n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1
marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
4. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 20 marzo 2013.
5. ^ Ministero dell'interno, servizi legislazioni minoranze etniche; DPR 12/09/2007 - Comuni slovenofoni del Friuli-
Venezia Giulia, Ministero dell'Interno. URL consultato l'8 novembre 2011 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2011).
6. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996,
p. 312.
7. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana (http://www.arlef.it/it/documenti/#/toponomastica)
8. ^ art. 46 della legge regionale n. 20 del 9 dicembre 2016
9. ^ "Il castello di Gorizia", Sergio Tavano, Libreria Adamo, 1978
10. ^ Nello Cristianini, L'ultima estate: Storia di Lucy Christalnigg e della fine di un mondo ,2014. ISBN 978-1-4953-
6392-4
11. ^ Presa di Gorizia (http://www.camillopavan.it/Grande_guerra/Gorizia.htm)
12. ^ Canzoni contro la guerra - O Gorizia, tu sei maledetta, su www.antiwarsongs.org. URL consultato il 23 febbraio 2016.
13. ^ O Gorizia, tu sei maledetta », su www.centoannidiguerre.org. URL consultato il 23 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale
il 9 marzo 2016).
14. ^ Cfr. la cronologia in Gorizia giorno per giorno, su goriziagrandeguerra.beniculturali.it. URL consultato il 7 agosto 2017.
15. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1
16. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 4
17. ^ R.D. 25 ottobre 1928, n. 2520
18. ^ Storia di Gorizia (http://www.estoria.it/storia_di_gorizia.htm) Archiviato (https://web.archive.org/web/20110722032
941/http://www.estoria.it/storia_di_gorizia.htm) il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
19. ^ Elio Apih, Italia, Fascismo e Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), Bari, Editori Laterza, 1966, p. 335
20. ^ http://www.istitutogasparini.it/prefazioni/Prefazione_cronache_ordinaria_persecuzione.pdf
21. ^ "Epurazione di frontiera Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948" Roberto
Spazzali, Collana: "LEGuerre", Libreria Editrice Goriziana 2000 rif. pag. 58-63
22. ^ Riporta Pirina che l'ultima registrazione del campo di Lubiana è del 30 dicembre 1945. Una annotazione
documenta l'annullamento di forniture alimentari perché, spiega la nota con una sinistra frase «il problema italiano
(i prigionieri italiani) è stato eliminato». cfr. "Scomparsi" Marco Pirina, Annamaria D'Antonio Adria Storia, Silentes
Loquimur 1995 rif. pag. 206-220
23. ^ Atti Parlamentari Camera dei deputati, XVI Legislatura — Allegato B Ai Resoconti — Seduta Del 30 aprile 2009
Interrogazione Ascierto
24. ^ Una sentenza emessa nel 2007 dalla magistratura di Bologna, poi ribaltata in Cassazione nel 2010, con la
condanna definitiva di Pirina per diffamazione ai danni di Pregelj, infatti, pur ammettendo che il comandante
sloveno potesse non essere a conoscenza del piano di eliminazione dei prigionieri afferma che «è tuttavia pacifico
che egli fu il maggiore protagonista a Gorizia dei rastrellamenti di cittadini che venivano poi condotti in luoghi di
prigionia jugoslavi». Luigi Ferrarella, Uno storico può usare il termine «boia di Gorizia». Il caso: Franc Pregelj ha
citato in tribunale chi lo ha definito così. Ma ha perso, Corriere della Sera, 18 marzo 2007. URL consultato il 9 ottobre
2009 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2011).
25. ^ Il Gazzettino (http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=88340&sez=NORDEST&ctc=0&ordine=desc): Pordenone.
Partigiani titini e foibe, la Cassazione: "Un'opinione personale" - I giudici: nessuna prova del collaborazionismo con
gli jugoslavi negli omicidi della valle del Natisone, Pirina dovrà risarcire.
26. ^ in maniera per certi versi inopportuna:Gorizia ebbe il confine all'estrema periferia orientale, poche case agricole e
qualche villa di campagna rimase oltreconfine. Perse tuttavia oltre il 60% del territorio comunale e più del 90% di
quello provinciale
27. ^ Statistiche I.Stat (http://dati.istat.it/Index.aspx) - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
28. ^ Erano definiti regnicoli, fino alla prima guerra mondiale, tutti i cittadini provenienti dal Regno d'Italia e residenti nei
territori veneto-giuliani e del Friuli orientale (all'epoca sotto la sovranità austriaca)
29. ^ Dopo settant'anni celebrato un matrimonio in sinagoga - il Piccolo dal 2003.it » Ricerca (http://ricerca.gelocal.it/ilpi
ccolo/archivio/ilpiccolo/2009/04/24/GO_16_PIED.html)
30. ^ demo.istat, su demo.istat.it. URL consultato il 28 febbraio 2016.
31. ^ «I tedeschi che restano a Gorizia abbastanza a lungo finiscono per assimilarsi agli Italiani, e comunque ne
imparano la lingua» Cit. tratta da Liliana Ferrari, Gorizia ottocentesca, fallimento del progetto della Nizza austriaca,
sta in: AA.VV., Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie
Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, vol. I, p. 316
32. ^ «...l'aumento non si deve tanto a immigrazione, quanto a diversa dichiarazione della propria lingua...chi usava lo
sloveno soltanto in famiglia e l'italiano al lavoro, ora si dichiara sloveno...». La citazione e i dati censuali sono
estratti da: Liliana Ferrari, AA.VV. e Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), op. cit., p. 372
33. ^ a b Spezialortsrepertorium der Österreichischen Länder. Spezialortsrepertorium für das Österreichisch-Illyrische
Küstenland. Bearbeitet auf Grund der Ergebnisse der Volkszählung vom 31. Dezember 1910. Herausgegeben von
der Statistischen Zentralkommission (Wien: Verlag der Deutschösterreichischen Staatsdruckerei, 1918), p. 8-11
34. ^ Ceduta al Comune di Gorizia in uno stato di semiabbandono, la Sinagoga è stata restaurata e riaperta negli anni
ottanta. Non più adibita al culto, ospita attualmente un museo e un centro di cultura ebraica. Cfr. il sito ufficiale del
Comune di Gorizia (http://www.comune.gorizia.it/ufficinew/apcg/sinagoga.html) Archiviato (https://web.archive.org/w
eb/20080703224329/http://www.comune.gorizia.it/ufficinew/apcg/sinagoga.html) il 3 luglio 2008 in Internet Archive.
35. ^ Per il borgo san Rocco www.borcsanroc.it/, per gli altri quartieri www3.comune.gorizia.it/it/le-circoscrizioni-
cittadine
36. ^ Articolo sulla rivista Onda verde, n.90, 2004
37. ^ Piero Tallandini, Quando Gorizia era La città del basket, su messaggeroveneto.gelocal.it, 4 marzo 2014. URL
consultato il 5 settembre 2016 (archiviato il 5 settembre 2016).

Bibliografia
Alessandro Arbo, Musicisti di frontiera. Le attività musicali a Gorizia dal Medioevo al Novecento, Monfalcone,
Edizioni della Laguna, 1998
Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-12166-0
Lucio Fabi, Storia di Gorizia, Padova, Il Poligrafo, 1991, ISBN 88-7115-010-4
Liliana Ferrari, Gorizia ottocentesca, fallimento del progetto della Nizza austriaca, sta in: AA.VV., Roberto Finzi,
Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità
ad oggi, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, vol. I, p. 313-375, ISBN 88-06-14977-6
Marco Grusovin (a cura di), Cultura ebraica nel Goriziano, Udine-Gorizia, Forum, 2007, ISBN 978-88-8420-400-4
Carlo Morelli di Schönfeld, Istoria della Contea di Gorizia, vol. I, Gorizia, Premiata Tipografia Paternolli, 1855
(esiste in rete un'edizione digitalizzata di tale opera: Google Books (http://books.google.it/books?id=kGs5AAAAcA
AJ&dq=Istoria+della+Contea+di+Gorizia+Morelli&printsec=frontcover&source=bl&ots=N0SeXdvaqV&sig=4yvzkrpp
c-qAIqLQCtebkNE2xZc&hl=it&ei=rVe-Svr3LdSb_AaCv8lg&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2#v=onepage
&q=&f=false))
Tea Di Marco, "Pai borcs di Guriza", Guriza 2013
Lucia Pillon, Emanuela Uccello e Sergio Zilli, Gorizia e dintorni, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2000, ISBN 88-
8692-843-4
Barbara Sturmar, Gorizia Nascosta, raccolta illustrata di curiosità di Gorizia e della sua provincia, Lint Editoriale
Trieste 2010, ISBN 978-88-8190-266-8
Luigi Tavano, La diocesi di Gorizia, 1750-1947, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2004, ISBN 88-8345-169-
4
Gianni Nazzi, "Defriulanizzazione di Gorizia", Clape cultural Aquilee, Gorizia - Pordenone - Udine 1993
Autori vari, "Cultura friulana nel Goriziano", Istituto di storia sociale e religiosa, Gorizia 1988
"L'attività del Partito cattolico popolare negli ultimi venticinque anni (1894-1919)", Gorizia 1990
C. Vignoli, "Il parlare di Gorizia e l'italiano", Società filologica romana, Roma 1917
Claudia Carraro d'Amore, Gli ospedali di Gorizia e Monfalcone, Storia per Immagini, Saonara (Pd), Tipografia
Bertaggia, 2005.
Giorgio Faggin (a cura di) Prose friulane del Goriziano, Udine-Trieste 1973
Autori vari, "Guriza", Società filologica friulana, Udine 1969

Voci correlate
Storia di Gorizia
Gorizia e Gradisca
Gorizia (famiglia)
Provincia di Gorizia
Friuli
Venezia Giulia
Bisiacaria
Muro di Gorizia
Friulano goriziano
Diffusione dello sloveno in Italia
Comunità Montana del Torre, Natisone e Collio
Parco della Rimembranza (Gorizia)
Stazione di Gorizia Centrale
Renato Serra
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(https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Gorizia?uselang=it)
Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Gorizia

Collegamenti esterni
Parchi, storia e turismo sul sito del Comune, su www3.comune.gorizia.it.
Mappa Gorizia e Nova Gorica, su inslovenia.it.
Consorzio turistico Gorizia e Isontino, su gois.it.
VIAF (EN) 312805365 (https://viaf.org/viaf/312805365) · GND (DE) 4071921-2 (https://d
Controllo di
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120872219) (data) (http://data.bnf.fr/ark:/12148/cb120872219)

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