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Dioniso VS Prometeo

Scritto da MarioEs martedì 01 luglio 2008

"Viviamo in un momento tra i più interessanti in cui l'efflorescenza del vissuto chiama ad una conoscenza plurale, in cui l'analisi disgiuntiva, le tecniche di separazione e l'apriorismo concettuale devono lasciare il posto ad una fenomenologia complessa che sappia integrare la partecipazione, la descrizione, i racconti di vita e le diverse manifestazioni degli immaginari collettivi".

Michel Maffesoli da "Il tempo delle tribù"

La società tecno-digitale è oggi più che mai una sorta di "coincidentia oppositorum" in cui il molteplice ed il diverso coesistono non solo nel tessuto sociale, ma all'interno di ogni individuo, in un processo osmotico diesteriorizzazione dell'anima e di interiorizzazione del mondo raccontato, che ci racconta e "si racconta".

Come osserva Galimberti nel suo "La casa di Psiche", citando Nietsche che nei suoi "Frammenti Postumi" asseriva che non è l'Io che pensa, ma è il pensiero che pone l'Io, "l'anima non è più egologica ma funzionale, non riflette più l'io individuale e soggettivo o l'Io ideale ed intersoggettivo, ma l'organizzazione del mondo tramite un corpo di discipline a cui la scienza dà attuazione con le sue procedure".

E', sembrerebbe, il dominio di Prometeo e la riduzione dell'Uomo a funzionario della Tecnica laddove "mentre gli uomini dipendevano l'uno dall'altro ora dipendono dalle procedure tecniche, che nel loro insieme esprimono la forma generale dei rapporti di dipendenza personale".

Ogni vitalità dell'Io sembrerebbe risolversi in una adesione più o meno condizionata alle funzioni ed ai ruoli imposti dalle procedure dell'apparato tecnico e dalla logica razionalistica nelle sue componenti del pensiero politico, economico, morale e, aggiungerei, tecnocratico.

Tutto questo è senz'altro vero perchè lo viviamo e ce ne rendiamo giornalmente conto, così come è molto probabile - seguendo sempre il Galimberti - che si sia generato in aggiunta all'inconscio pulsionale anche un "inconscio tecnologico" in cui "l'individuo torna a sperimentare entrambi gli opposti di quell'esperienza arcaica di unione con il tutto che Freud accogliendo l'espressione del suo amico poeta Romain Rolland chiama sentimento oceanico".

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Questo (neo) Es tecnologico, artificiale e "burocratico", nella sua manifestazione conscia tenderebbe a voler far risolvere l'identità con "la funzionalità dell'individuo, la sua libertà in competenza tecnica, la sua individuazione in atomizzazione, la sua funzionalità in deindividuazione, la sua specificità in omologazione, in quella cultura di massa in cui, in altra forma, risuona quel sentimento oceanico che Freud aveva indicato nella pressione dell'Es inconscio pre-individuale da cui l'Io proviene e da cui non si libera".

Fin qui fu Prometeo.

Ma, parimenti, è ravvisabile nel nostro tessuto sociale, osservandone con occhio attento le trame, uno spirito dionisiaco emergente ed un processo di rinnovato vitalismo, passionalità e di relazioni prossemiche che si sta manifestando, secondo il sociologo Michel Maffesoli, in una sorta di "neo- tribalismo" e nella relativa de-individualizzazione sostituita da processi di identificazione in micro- gruppi tribali uniti da totem come la tecnologia e le mode che ne conseguono sotto molteplici aspetti.

Gunther Anders parlava di "vergogna prometeica" come conseguenza della coscienza del "gap prometeico", ossia di quel divario conoscitivo che percepiamo tra la Tecnica ed il suo utilizzo e da cui emerge l'inadeguatezza dell'individuo ed il fallimento del suo tentativo di "risolversi oceanicamente" nell'identificazione con l'apparato tecnico.

Questa sensazione di smarrimento identitario e quindi di "alienazione tecnologica" allora forse è oggi in una fase di metabolizzazione e riconfigurazione attraverso l'identificazione dei singoli in gruppi tribali in

cui a prevalere non è più la logica razionale e razionalistica, ma la "logica delle passioni" e della prossemia, come la chiama Maffesoli.

Dioniso (il Bacco romano) come spesso e ciclicamente ha fatto nel corso della storia irrompe nelle relazioni sociali e attraverso un "vento di barbarie", come potrebbe essere in certo senso percepito l'attuale caos tecno-tribale ed i suoi totem (web, metaversi, tecnologie), ridonare "carne e sangue" ad un genere umano imprigionato nella "ideologia della produzione di consumi" e degli individui/ consumatori ad essa funzionali.

Come dice Maffesoli, forse siamo di fronte allo scontro fra "potere istituito, nelle sue diverse forme - culturale, religiosa, sociale ed economica, contro la potenza istituente" della massa popolare mai domata abbastanza e sempre pronta a (ri) esplodere.

Da un lato le elite tecnocratiche e la loro modellizzazione razionale del mondo (Prometeo e la logica del dover essere) e dall'altra il vitalismo e la "centralità sotteranea" (Dioniso e la "potenza della socialità") della massa e del suo tessuto neo-tribale in cui emergono reti di relazioni prossemiche in territori reali, simbolici e digitali.

Da una parte l'albero della Conoscenza (cultura filosofico-razionalistica) e dall'altro l'albero della Vita (cultura popolare-mitologica).

Sarà forse giunto il momento di Dioniso che con la sua azione "freneticamente passionale" favorirà un (auspicabile?) incontro fra i fiori dei due alberi e quindi permetterà la produzione di nuovi frutti?

O altrimenti la Vita si allontanerà per sempre dalla Conoscenza? (e il Popolo dalle Istituzioni)