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ERNST CASSIRER

FILQSOFA
DELLE

*ORME SIMBOLICHE
Traduzonc di

ERALDO ARNAUD

Vol. I

11 linguaggio

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LA NUOVA ITALIA EDITRICE


FIRENZE

PROPRIET LETTERARIA RISERVATA

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la dllioncz agosto 1961

Titolo originalc dellbpera:

1)'0fPF df' ~J^"?Ib01'Jr/efz Forman, I: Die prarbe

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PRINTED IN UALY
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-_,m.gm-,-gun.=

@ C0PYfgh 1913 by Bruno Cassircs, Oxford and 1961 by

*'11-'-'~ NUOW- Italia Editricc, Firenze

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Lo scritto, di cui presento qui il primo volume, si r

' il suo primo disegno alle indagini raccolte nel mio libro
>stanzbegri und Funktonsbegriff (Berlin 1910). Nello

rzo di rendere econdz' per la trattazione dei problerni peremi alle 5-auge dello spirito i risultati cli ali indagirzi, le
ali riguardano essenzialrnente la struttum del pensiero mazatico e scientico, mi si era atto sempre piz clyiaro conze
eoria generale della conoscenza non osse suiciente, nella

corrente accezione e lmitazione, per una ondazione meica d quelle scienze. Se si voleva arrivare a ale ondazio-

il piano di questa teoria della conoscenza apparva alvbinevole di essere amplato nei suoi prncipi. Anzicb inda2 sefnplicemente i presuppost general! della c o n o s c e nscientica del mondo, occorreva passare cz stablire e a cleitare, l'umz rispetto allzltra, le vzzrie forme ondamendell' intelligenza del mondo e cogliere ciascuna di esse
nettaznente possbile nel sao peculiare intento e nella sua
nliare orma spirtuale. Solo quando una tale rnorolo-

dello spirito osse stata ben salda, alrneno nelfambito


erale, si poteva sperare di trovare, anche per le singole
nze dello spirito, una cbiara prospettiva metodologica e
sicuro principio della loro forxdazione. Accanto alla clot'a della orrna del concetto e del _gudz`z0 Sientico, attraro la qnale viene determinara l' " obetto ( Obiekt )
'zz natura nelle sue linee costitutive essenziali, e attraverla gzmle viene cllo, mediante la unzione conoscitva,
oggetto ( Gegenstand ) della conoscenza nella sua
ernzinatezza, doveva porsi unvzaloga ifzdivduazione per

ampo della para subiettivit. Questa Smiettivit non si


irisce nella considerazone conoscitiza della natura e della
f, me si palesa attive dove il cofnplesso enomenico
to sotto una determinata prospettiva spirituale ed da
1 inorfnato. Si aloveva mostrare come cascuna di queorme zzclempia arl un suo cornpto specico nella costra-

Xn

PREFAZIONE

zion@ dello sprito e sia sottoposta ad una legge parfifolam


Dallo studio az questo problema sz' svl
'
_
#2790` ll' plano
dz- una
teoria generale delle forme alt esp;-essone dello spirito qual@
posta pi estesamente nell'Introduzione. Per gueljcbe si
riferisce alla attuazione particolare, questa prima parte che
qm' _ presenta, si limita a zmznalisi della forma linguistlca;
un fecondo volume, che, come spero, vedr la luce ent;-0 un
amo, conterr l"abbozzo di una enomenologa del pe;;e,0
mtico e religioso, mentre nel terzo ed ultimo volume dovr
e:sere HPUIM l WW 9 P0P gnoseologa , e eio la dot.
mm delle forme del pensiero s cie n zi i - 0 _
Lo studio del lllfaggo nel sua signicato pum.
;;,;;e losoco e dal punto d vista d un determinazo f. H-_
_;f-mz certo un'impresa che dopo 1' prim' wo_; ondamem
iq di W'lhel;n von Humloldt orse non p :tata aronta_ Se Humboldt, conzc egl scrtveva a Wolf nel 180;' (_-fe,1,~ di aver scoperto Parte di servirsi del linguaggjo wwe
lg un veicolo per trascorrere per le vette e gli abissi ;;0;1,';,
yuri aspctti del _mondo
'
* sempre
_ _ intero tale pretesa rzsulto
_; fwversata dell mdfrzzzo che la glottologia e la loma de;
ingztaggo hanno preso nel secolo XIX. An zzc
` ly'e vezcolo
^
del eonoscenza losora, zl lmguaggio sembr talora esser ditenuto lo strumento specico e pt valido della scepg' lgggrfl. Mf fbf -W 1`l4P'_f5Cd@ dd queste conclusioni della
naderna critica lngvzstzca, per la quale la lmoa del m_
ugggio giunse pressoch a contestare e a dissolvere il suo
mtenuto spiritnale, si_ aerm sem Pr@ ,Wu
' ' forte la convin:one che una ondazzone losoca eg in guflggio si passa
a!.'enet', fl@ Puff? 1" gefml', Soltanto mediante lndagine
nie o l 0 g z c a. .Uuleale dtzma gram;;;; puramente um-_
sersale, d una grammatzca
' loso /5ea .il qul per diverse
,
:ie era stato persegusto ancora dallem gr'zsmo e
- _
sismo tle secolt XVII e XVIII, risnlf denigijnoij.

muito rlopo la onlazione della lingaistica compamfa; gi


trstt qundi, ormai, soltanto di mostrara l 'unt del linguaggg anzich nel suo contenuto logico, ;;,=E,'a ua gene- e nene
gggi psicologiche di questa genesi_ La gmwie Opera dl- Wundt
ft-'l ll"E0 la Wwle (10170 hmf empo riprese il tentativa
3;' abbracciare la totalit del enomeni nguirtici e di 50110-

1Rn=AzxoN1:

XIII

parla a una determinata interpretazione spirituale, mutua il


ppmeipio di questa interpretazone dal concetto e dalla metodira della psicologia dei popol. Seguendo il medesimo indrizzo di pensero, Steinthal nella sua Einleitung in die Psyclsologie und Spraclnvissenschaft (1871) cerc di porre qualrondamento dello studio del linguaggio il concetto herbartzno di apperrezione. In consapevole e netta contrapposzone alle basi della concezione del lmguaggio sostenuta da
Steinthal e da Wundt, Marty (1908) ritornato di recente
alconcetto dz' una granzmatica e losoa generali del lingz-aggio che gli intende come l'abbozzo dz' una semanticc descrittiva Ma anche qui si ienta di attuare la costruzbne di questa semantca con mezzi puramente pscologici;
efzz' il cornpito della losoa del linguaggio viene espressaente delmtafo in modo che in esso rientrino tutti i prolfem rierentis all'elemento generale costante dei enomeni
lizgnistic, in quanto essi 0 sono di natura psicologica 0 alz-,eno non possono essere risolti senza un aiuto particolare
lla psicologia. Cosi in questo campo, malgrado l'opposi:one che quem concezione ha ncontrato nell'ambto della
:essa indagine linguistica, anztutto per opera dz' Karl Vossie, lo psicologismo e il positivismo senzbrarono non solo s.'ti come idealr metodologco, ma quasi elevati a dogma gerrrale. L'deali:.-wo losoco, certamente, non ha cessato d
nmhattere questo dogma, ma neppure esso ha riconquistato
zlinguaggio laposizlone a u to n o rn a che aveva in Wilhelm
on Humboldt Inatti, anzich intenderlo come sua or-.;4 spirituale autonoma, poggiante su una legge peculiare,
eso ha cercato di ricondurlo alla generale unzione estetica
zflfespressone In questo senso Benedetto Croce ha suboranato il problema tlelfespressone linguistica al problema
nlfespressione estetica, e casi anche il sistema losoco di
Permarm Cohen ha considerato la logica, l'etca e Vestetica
ein ne la loca della relgione come campz' per s stanti,
entre arontt i problemi ondamentalz' del linguaggio solo
fcasionalment: e in connessone con i problemi ondamentli a'ell'estetica
Da queste- :tato di cose discende che la presente espoi7.on
tt
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d
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.z e so o zmguar o losoco non sz e potuta muovere

XIV

"

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PREFAZIONE

PRE FAZIONE

entro un ordine dz' idee sicuramente tracciato, ma ha dovuto

singoli enomeni di qualsiasi genere. Se il ondamentale con-

i Ul U0 Cefmff d pfrsi unsuo cammino metodologico.

cetto cr-itico-gnoseologco, alla cui luce esse sono orientate,


a buena prova, se Vesposizione e caratterizzazione della pu-

Assa p ffhf '0, fwcce, le onti sussidiarie che le si


oflrivano per lo svolgimento del suo tema in conseguenza
dello sviluppo che la scienza del lnguaggig ha ricewfg dm'
tefnpi di Wilhelm von Humboldt. Se il concert@ di mo
studio veramente universale del linguaggjo in Humboldt
pu apparire ancora come un postulato della losoa idea-

listica, questo postulato sembra essersi da allora sempre pi


avvicinato alla sua concreta realizzazione scientica La wn.
siderazione losoca proprio da questa ricchezza di materiale emprico-:cientifico oerto alla ricerca viene certo po.
sta dnanzi a una diicolt a stento superabile. E inatt, essa
non pu rinztnzare a quei particolari, come neppure, se intende rinranere edele alla propria intenzione e al proprio
conzpito, pu asservirsi intcramente ad essi. Di ronte a que.
sto dilemrna metodologico non rimaneva altra decisone che

fornzulare s i p r o bl e rn i con i qualz' qui Ci ; acwsfafj allndagne scientica del linguaggio, in sistematca generalit,
ma ricavare la s ol u zi 0 n e di questz' problwgil in Ogm' Sin.
golo caso, dalla stessa indagine emprica. Si docena tentar di
acquisire una P*059615041 per quanto possibile vasta non soltanto dei enomenz' di una singola sfera linguistjca, ma della
struttura di scre linguistiche diverse e fm Jon; molm 10,1tane nel loro fondamentale tipo ideale_ L'ambit0 della letteratura linguistica, che nelfelaborazone dei problgmj 3,' dovette costantemente consultare per averne consigligi mb; Ce,-_
tamente in questa maniera un allargarnento talmente cospi_

tuo clre l'olettivo, che la ma indagine si era proposto al


pz-irztz`pz`o, si tnd sempre pi allontanando, ed io anzi mi tro.
vai sernpre d ronte alla domanda se questo obiettivo osse
per me raggtmgible. Se ci malgrado, io sono andato avanti
sulla ria che mi ero tracciata, ci accaduto perch quanto
pi mi si schiudeva lo sguardo sulla variet dei enomeni linguistici, tanta pit charamente credevo di 1,-gdere come anche qui tutti E singoli elementi si illuminano vicendevolmente
e come si inseriscona per cos dire spontaneamente in un
nesso generale. Le indagini che seguano mimno a mettere in
luce e a interpretare questo nesso, e non alla trattazione di

xv

ra o r m a linguistica, quali qui sono state tentate, si rivelerarmo ben wtdate, nrolte cose che nei particolari sono state
sotvvlate o arettatamente sbrigate, potranno trovare facilmente, in una successiva elaborazione del tema, la loro integrazione e giustcazione. lo stesso, lavorando per questo libro, mi sono reso troppo chiaramente conto della diicolt
del S0g,getto e dei limiti delle mie orze per non dovere accogliere con piacere ogn critica proveniente dagli specialisti in
malfa; per facilitare qefa critica, ovunque si sia trattato
della interpreta;/ione e delutilizzazione del singolo material@
linguistico, ho esplicitamente nosninato gli autori a cui avevo
falto credito e indicato cosi chiaramente la mia onte da rendere possibile una verica immediata.
Mi rimane soltanto da ringraziare tutti coloro che dufdtil Pelaborazione del presente libro mi hanno sostenuto,
con l'interesse che in generale vi hanno preso o con il loro
pertinente e competente consiglio. Nel tentativa dt formarmi un'z'dea pi precisa della struttura delle cosidette lingue
primitive, fin dallnizio mi son servite da guida, oltre

agl scritti d Boa; e Seler sulle lingue autoctone americane,


le opere di Carl Meinho. Dopo la mia chiamata ad Ambargo, nel 1919, io ho potuto non solo utilizzare la ricca biblioteca del Seminario per le lingue aricane e polnesiane direito dal Meinho, ma mi sono anche potuto avvalere in molti
dijlicli casi parteolari del suo consiglio sempre premuroso
e straordinariamente utile. Devo anche render grazie ai miei
collegbi Prof. Otto Dempwol e Prof. Heinrich Iunker per
il grande govamento avuto dalla loro conversazione. E molto pi che semplici incitamenti deve la presente trattazione
a Ernst Homarzn di Heidelberg e ad Emil Wol_? di Ambargo. Con loro, che pure S0t0 dediti allndagine particolare
llogica e linguistica, io mi riconosco d'accordo nell'idea
ondamentale sulla quale poggia il presente libro: nella convflzone, cio, che il linguaggio, come tutte le ondamentali
funzioni spirituali, pu trovare la sua charicazione loso-

ca Solo in un sistema completo delfidealsmo losoco. Devo

(VI

PREFAZIONE

noltre ringrazare dz' work Ernst H0%:anr perc, malgra0 la rave mole del sao lauoro, xz' asszmt-:I la atica della

rorrezone delle bozze di questo primo volume. Di sfsgole

INTRQDUZIONE

EPOS1 ZIONE DEL PROBLEMA

Wportanti i/zdicazioni e ntegrazionz', che egli casi mi ha for-

-zito, dsgmziatamente non si pat pia' teere intenzmente


ofto zz muxa di dcolt tecfzicbe delia composizione tipofaca; ma mi augura dz' poierle utlizzare in una poslerore
'ieialorazone del mo tema.

m:u1-go, aprile 1923

ERNST CAss11uaR

.L , l M"

:,-afaa cefle _99r.1;e Jiz\::'Eb2. I.

I
Il punto di partenza della speculazione losoca segnato dal concetto di esser e. Nel momento in cui questo coicetto si costituisce come tale, in cui di fronte alla
molteplicit e variet dell'esistente si sveglia la coscienza del-

l'unit clell'essere, sorge per la prima volta Fatteggiamento


specicamente losoco nel modo di considerare il mondo.
Ma an-:ora per lungo tempo questo modo di considerare rimane legato alla sfera dell'esistente che esso si sforza di abbandonare e di superare. Il principio originario, il fondamento ultimo di tutto lessere deve pur essere espresso:
ma per quanto chiaramente questa questione si imposti, la
soluzione che per essa viene trovata non raggiunge, nella sua
particolare e concreta determinatezza, questa suprema e generalissima comprensione cel problema. Ci che si indica come l'essenza, come la sostanza del mondo, non lo trascende

in linea di principio, ma solo un elemento ricavato da questo stesso mondo. Si estrae un esistente singolo, particolare
e limitato, per dedurre e spiegare geneticamente ogni altro in base ad esso. Conseguentemente questa spiegazione,
per quanto essa si conguri variamente per il suo contenuto,

resta pur sempre, riguardo alla forma, entro i medesimi


limiti metodologici. Inizialmente si tratta ancora di una singola esistenza sensibile, di una concreta materia originaria , posta come fondamenzo ultimo della totalit dei fenomeni; poi la spiegazione si volge verso la sfera ideale e al

posto di questa materiasubentra in modo pi determinato


un principio di deduzione e spie_gazi_one_ puramente idea1e1_ Ma anche questolprincipio, a rigore, resta in una zona
intermedia sospesa tra il fisico e lo spirituale. Per
quanto abbia il colore dellessere ideale, d'altra parte put
sempre legato nella maniera pi stretta al mondo dellesisten-

te. In questo senso sia il numero dei pitagorici che 1'atomo

INTRODL'ZIOI\'E. E POSIZIOE DEL. PROBLE-IA

di Democrito, per grande che sia la clistanza che li separa


dalla frlateria originaria degli ionici, dal punto di vista metod010}C0 sono entit intermeclie che non hanna ancora trovato 1n se stesse la propria peculiare natura e che per cos
dire non si sono ancora decise circa la loro patria spirituale.
Questa intima incertezza denitivamante superata solo nella dottrina delle idee di Platone. ll grande apporto sistematico e storico di questa dottrna costtuito dal fatto che in
Cssynzile pre_suppQs_tQ spgituale di ogni comprensione

fl ziope losoca del_morlo apparlsrdla prima VO21 in forma esplicita. Ci che Platone ricerca sotto nome di idea era attivarnente presente come principio immanente anche nei primi tentativi di sp iegazione, negli eleati,

nei pitagorici, in Democrito; ma solo in lui questo principio


djviene cosciente di ci che esso e sigiica. Platone stesso
ha UCSO in questo Senso il suo apports losoco. Nelle opere della vecchiaia, nelle quali raggiunge la massima chiarezza Circa i presupposti logici della sua dottrina, egli fa consiSf1' la dlerenza netta che separa la sua speculazione da
ql-Tena dei presocratic appunto nel fatto che in lui lessere

che in quelli verriva preso come saldo pu n t o di p a r t e n -

3 a sotto forma di un esistente singolo, stato per la prima

volta riconosciuto come p r o ble tn a. Egli non ricerca pi


Semplicemente Particolazione, la costituzione e la s t r u t t u ra dell'essere, ma il suo c oncetto e il sgnicato di que-

sto concetto. Di frente a questa netta mpostazione e a queSta rigurosa esigenza, tutti ptecedenti tentativi di spiegazionc mPallidiscono no a divenire semplici racconti, miti del-

1!SSI1. Al di sopra di questa spiegazione mitico-cosmolo8C dovr ora elevarsi la spiegazione vera e propria, la spicLHZOHE dalettica che non pi aderen te alla semplce s u s SS C112 a dell'essere, ma invero ne Iende evidente il s i-

8 n if ic at 0 ideale, la connessione sistematico-teleologica. E


solo cos anche il pensare, che nella losoa greca a partire

da Parmenide appare come concetto equivalente dell'essere,


Wquista il suo nuovo e profondo signicato. Solo l dove
l'essere assume il signicato nettamente cleterminato di p r o 1 Cfr. particolarmente Soxa, 243 C Sgg.

INTRODUZIONE E POSIZIONE. DEL PROBLENIA

blem a, il pensare assume il signiicato nettamente determinato di p r i n c ip i o . Esso ora non accompagna pi semplicemente l'essere_. non un semplice riflettere su di esso,
ma la sua specica forma interna ci che, da parte sua,
determina la forma interna dell'essere.
Nello sviluppo storico dell'idealismo si ripete poi in diverse fasi il medesimo e caratteristico processo fondamentale.
Mentre la visione realistica del mondo si appaga di una qualsiasi essenza ultima delle cose come fondamento di ogni co-

noscere, Fidealismo trasforma in problema del pensiero precisamente questa stessa essenza. Questo processo riconoscihile non solo nella stora della losoa, ma anche in quella delle scienze singole. Anche qui il carnmino non risale unicamente dai fatti alle leggi e poi da queste agli as-

siomi e ai princpi : ma proprio questi assiomi e questi


princpi, che in una fase determinata della conoscenza sussistono come espressione ultima e compiuta della soluzione, in
una fase successiva tornano necessariamente ad essere problemi. Conseguentemente, ci che la si_e1_rg_a_ indica come suo
essere e suo oggetto non appare pi come un dato

di fatto meramente semplice e indivisibile, ma ogni nuova


specie e ogni nuovo indirizzo della riflessione dischiude in
esso un nuovo elemento. Il rigido concetto di essere sembra

quind risolversi, per cos dire, in un flusso, in un movimento universale; l'unit dell'essere in generale pu venir ancora
pensara solo come termine e non come inzio di questo movimento. A misura che questo punto di vista si svolge e si
afferma nella scienza, viene tolto in essa il terreno all'ingenua t e 0 t i a della conoscenza intesa come ri s p e c c h i a-

m e n t o . I concetti fondamentali di ogni scienza, i mezzi con


i quali essa pone i suoi problemj e formula le loro soluzioni,

appaiono non pi come passivo ri s p e cc hi a m e n t o di


un dato essere, ma come simboli intellettuali liberamente creati. stata in particolare la conoscenza sico-matema-

tica che per prima e nella maniera pi rigorosa si resa consapevole di questo carattere simbolico dei suoi fondamentali
strumentil. Heinrich Hertz nelle considerazioni preliminari
1 Pi ampi particolari su questo argomento si trovano nel mio

INTHODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

che servono da introduzione ai suoi P;-mzipiez der Mec/'aanik


ha espresso nel modo pi significativo il nuovo ideale gnoseo10giC0 verso cui si volge il presente processo evolutivo nel

suo complesso. Egli indica come compito immediato e pi


importante della nostra conoscenza della natura il renderci

capaci di prevedere future esperienze: ma il procedimento di


cui essa si serve per dedurre il futuro dal passato consiste
in questo, che noi ci facciamo degli oggetti esteriori simulacri 0 simboli "` tali che le conseguenze idealmente necessarie delle immagini siano sempre a loro volta le irnmagini delle conseguenze naturalmente necessarie degli oggetti rappresentati. << Se noi dalle esperienze En qui accumulate siamo
finalmente riusciti a dedurre immagini aventi i caratteri richjesti, possiamo far svolgere in esse come in un modello e
in breve tempo le conseguenze che nel mondo esterno si presenteranno in un tempo pi lungo o come conseguenza del
nostro proprio ntervento . . .Le immagini di cui parliamo
sono le nostre rappresentazioni delle cose; esse hanno con le
cose la sola corrispondenza essenziale che consiste nel soddisfare alla gi detta esigenza, ma per il loro ne non necessario che esse abbiano con le cose una qualsiasi altra corrispondenza. Infatti noi non sappiamo, ne abbiamo alcun mezzo di constatare se le nostre rappresentazioni delle cose corrispondano ad esse _in altro, oltre che in quelluni c o rapporto fondamentale 1.
Cos la teoria epistemologica su cui si basa Heinrich
Hertz, la teoria dei simboli _. quale per la prima volta fu
esaurientemente sviluppata da Helmholtz, continua a parlare il lin guag gio della teoria gnoseologica dellmmagine
intesa come copia; ma il concetto di immagine ha subto
adesso in se stesso un'intima trasformazione. lnfatti, al poSt0 di una pretesa s omig l i an za d contenuto tra immagine e cosa, subentrata Pespressione di un rapporto logico
estremamente complesso, una universale condizione instudio Zur Eimteimclwen Relativittstbeore, Berlin 1921; cfr. specialmente la sez. I su Massbegriff und Dingbegri [ll concetto di misura e il concetto di cosa].
1 H. HERIZ, Die Prinzipien der iliecbanik, Leipzig 1894, p. 1

sgg.

IFRODUZIONE E POSIZIONE. DEL PROBLEINIA

tellettuale alla quale devono soddisfare i concetti fondamentali della conoscenza fisica. ll loro valore non risiede nel rispecchiamento di una determinata cosa esistente, ma nel risultato che essi forniscono come strumento della conoscenza,
nell'unit dei fenomeni che essi stessi producono dal loro
seno. La connessione degli oggetti del mondo obiettivo e il
genere della loro interdipcndenza devono essere complessivamente compresi nel sistema dei concetti della fisica, ma
questa comprensione complessiva diviene possibile solo in
quanto questi concetti appartengono gi n dal principio ad
un determinato indirizzo unitario della conoscenza. L'ogget-

to non si pu porre come un mero in s , indipendentemente dalle categorie essenziali della conoscenza scientca,
ma pu rappresentarsi soltanto in queste categorie che ap-

punto ne costituiscono la forma specica. In questo senso per


Hertz i concetti fondamentali della meccanica, e in particolare i c<mcet_t_i di massa e di forza, divengono simulacri i
quali, siccome scmo creati dalla logica della conoscenza scientica, soggiacciono anche alle esigenze generali di questa logica, fra le quali occupa il primo posto l'esigenza, a priori,
di chiarezza, di assenza di contraddizione e di univocit descrittiva.
Certo con questa concezione critica la scienza abbandona la speranza e la pretesa di cogliere e riprodurre direttamente il reale. Essa comprende che ogni obiettivazione che

essa pu realizzare, in verit mediazione e mediazone deve


rimanere. In tale concezione poi racchiusa unaltra conseguenza idealistica gravida di conseguenze. Se la denizione,
la determinazione dell'oggetto del conoscere pu avvenire
solo attraverso la mediazione di una peculiare struttura logico-concettuale, bisogna accettare la conclusione che ad una
diversit di questi mezzi debba corrispondere necessariamen-

te anche una diversa disposizione del1'oggetto, un diverso signicato di nessi oggettivi . Quindi neppure entro la sfera della natura Poggetto della sica coincide semplicemente con Poggetto della chimica, Foggetto della chimica con
quello della biologia, perch la conoscenza sica, la conoscenza chimica, la conoscenza biologica includono in s ciascuna
un punto di vista particolare nella im p o s t a z io n e del

INTRODUZION E POSIZIONE DEL PROBLEMA

pro blema e conformemente a questo punto di vista conferiscono ai fenomeni forma e significato specici. Si pu
quasi avere Pimpressione che con questo risultato dello svi-

luppo idealstico del pensiero venga definitivamente frustrata


Paspettativa con cui esso a\-'eva avuto inizio. Il termine di
questo sviluppo sembra negarne l'inizio, perch l'unit dell'cssere che si cercava e si esigeva minaccia ora di dissolversi
i_ una mera molreplicit dell'esistente. L'essere uni@ a cui
il pensare si tien fermo e da cui sembra non poter pm5;nd senza distruggere la sua propria forma, si ritrae sempre pi dal dminio della c o n o s c e n z a . Esso diviene una

mera X che, quanto pi rigorosamente afferma la sua unit


metasica, come cosa in s __ tanto pi sfugge ad ogni possibilit di conoscenza per essere alla ne sospinta completamente nel ampo dellnconoscibile. Ma a questo rigido asso-

luto metasico si contrappone ora il regno dei fenomeni, lo


specifico dominio di ci che pu essere saputo e conosciuto
nella sua inalienabile molteplicit, nel suo carattere condizio-

nato e relajvo. Ma a rigore, anche in questa irriducibile variet dei metodi e degli oggetti del sapere non viene certamente respinta come cosa di nessun valore lesigenza fonda-

mentale dell'unit; essa, invece, si pone qui in una nuova


forma. Cerro Punit del sapere non potr ora pi essere garantita e assicurata in quanto essa in tutte le sue forme sia
riferita ad un oggetto semplice comune, che stia con que-

ste forme nello stesso rapporto in cui il modello trascendente


si trova con le copie empiriche.}Si presenta invece ora Palrra
esigenza di concepire i diversi indirizzi metodologici del sapere, pur riconoscendone il carattere specico e Pautonomia,

in un sistema i cui singoli membri, proprio nella 10130


necessaria diversit, si condizionino e si postulino a vicenda.>

Il postulato di una siffatta unit puramente funzonale prende ormai il posto del postulato dellunit del sostrato e del-

Punit de11'origine, da cui era essenzialmente dominato Pantico concetto di essere. Da qui risulta il nuovo compito che
si pone alla critica losofica della conoscenza. Essa deve se-

guire nel suo complesso e nel suo complesso dominare idealmente il cammino che le scienze particolari singolarmenre
percorrono. Essa deve i11lP9i'a.questone seisimboli in-

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEINIA

tellettuali, alla ,cui luce le d_sC_ip1__Ile_partico1_I_i C_QI1S__derano


Eicrivono la__re_a_.l_t/, siano da pensars_iMco_me_pp_ir1Vsieme,di
elementi giustapposti oppure si possano intielere come manifestazioni dixersemdi un'unicae medesimiidariiengtale _
funzione sp_irituale.,l\fIa se quest'ultima ipotesi si dovesse av- `i
verare, sorgerebbe poi il compito di stabilire le condizioni

generali di questa funzione e d porte in chiaro il principio


da cui essa dominata. Anzich ricercare con la metafsica
dogmatica l'unit assoluta della sostanza, alla quale si debba
riportare ogni esistenza particolare, si ricerca ora ima regola, l
che domini la concreta molteplicit e diversit delle funzioni
conoscitive e che, senza sopprimerle n distruggerle, le raccolga in un unitario operare, in una attivit spirituale in se
stessa conclusa.
Ma a questo punto l'orizzonte torna ancora ad allargarsi non appena si consideri che la c o n o s c e n z a , per quanto universalmente e comprensivamente possa prendersi il
suo concetto, rappresenta pur sempre, in tutta la comprensione e interpretazione spirituale dell'essere, un singolo genere di attivit formatrice. Essa un'attivit che d forma
al molteplice, ed guid-ata da un principio specico, ma al
tempo stesso chiaramente e nettamente determinata in se
stesso. Ogni conoscenza, per quanto diverse possano essere
le vie e le direzioni che percorre, tende in definitiva a subor-

dinare la molteplicit dei fenomeni all'unit del principio


di ragione . Il sngolo non pu rimanere tale, ma deve in-

serrsi in un nesso in cui si presenti come membro di un


ordine, sia esso logico 0 teleologico o causale. La conoscenza resta fondamentalmente indirizzata a questo ne essenziale: far rientrare il particolare in una forma intesa come
legge e come ordine universale. Ma accanto a questa forma
di sintesi intellettuale che si presenta e opera nel sistema dei
concetti scientici, altre specie di attivit formatrice si trovano nel complesso della vita spirituale. Anch'esse possono
venir indicate come determinati modi di obbiettivazione :
cio come mezzi per conferire a una entit individuale un
valore di universalit; ma esse raggiungono questo scopo delYuniversale validit per una via totalmente diversa da quella `
del concetto logico e della norma logica. Ogni vera funzione

10

n\rR0nUz1o.\'E E Postzroxr D1-:L PJLOBLEMA

fondamentale dello spirito presenta in comune con la conoscenza ununica caratteristica di valore decisivo, costituita
dall`avere in se stessa un'attivit originaria formativa e non
semplicemente riproduttiva. Essa non esprime in maniera
meramente passiva un'entit esistente, ma racchiude in s
unlenergia autonoma dello spirito attraverso la quale la semplice esistenza dei fenomeni acquista un signilicato determinato, un peculiare valore ideale. Ci vale per l'arte come per la conoscenza; per il mito come per la religione.
Essi tutti vivono in peculiari mondj di mmagini nel quali
non semplicemente si rispecchia un dato emprico, ma che
essi, invece, producono secondo un principio autonomo. E
cos ciascuno di essi si crea anche proprie forme simboliche
che, sebbene non siano dello stesso genere dei sirnboli intellettuali, sono ad essi_ eq1ivale1t_i pgrla lpro origine spirituale. Nessuna di queste formesi risolve puramente e semplicemente nell'altra o si lascia dedurre dall'altra, ma ciascuna di
esse designa un modo determinato di concepire spiritualmente, nel quale e mediante il quale costituisce ad un tempo
un aspetto specico del reale"`l EsSLI121?_Sono qundi mo.di diversi in cui una realt esistente in s si riveli allo spirito, ma sono invece le vie che lo spirito segue nella sua obbiettivazione, cio nel suo manifestarsi.``~Se in qu e s to senso si concepiscono l'arte e il linguaggio, il mito e la conoscenza, da essi sorge immediatamente un problema comune
che apre una nuova via di accesso ad una losoa generale
delle scienze dello spirito.

La rivoluzione nella maniera di pensare che Kant


compie nell'ambito della filosofia teoretica, poggia sul pensiero fondamentale seoondo cui il rapporto che prima veniva
generalmente ammesso tra la conoscenza e il suo soggetto
abbisogna di un radicale rovesciamento. Anzich prender le
mosse dall'oggetto come da qualcosa di noto e di dato, bisogna partire dalla legge della conoscenza come da ci che solo
veramente accessibile e che costituisce la prima certezza;

anzich determinare le qualit pi generali dell' e s s er e nel


senso della metafisica ontologica, si deve, con unanalisi dell'intelletto, scoprire e determinare in tutte le sue molteplici
ramicazioni la forma fondamentale del ,.,->-__,____._giudizio, come
-

rN'rRonUz1oNE E Pos121oN1: nt-:L 1>RoBLEM.t

11

condizione, data la quale soltanto p _u_ ___p or si 1'obbiti;vi-__


t?1S<Biques'ta_analsi, scondo Kant, mostra le condizioni _
sulle quali poggia ogni sapere dell'essere e il suo stesso
concetto puro. Ma l'oggetto, che in questa maniera l'analitica trascendentale ci pone dinanzi, , in quanto entit correlativa dell'unit sintetica dell'intelletto, esso stesso un oggetto determinato
in sede p ur a m en t e 1ogica. Es` _
caratterizza ovni
,O obbiettivit , ma solo q uellafo r ma d'1 egge
obbiettiva che si pu cogliere e rappresentare nei concetti
fondamentali della scienza e in particolare nei concetti e nei
princpi della sica matematica. Quindi esso si rivela troppo
augusto gi a Kant allorch questi continua a sviluppare
il verace sistema della ragion pura nel complesso delle ;
tre critiche. Nella sua interpretazione idealistca l'essere delle scienze sico-matematiche non esaurisce ogni realt, perCh in esso benglupgi dal rientrare tutta latpivitaglello spi-_
rito e_d-ella sua gpontaneit. eldomiiolintelligihile della
hert, la cui legge fondamentale sviluppata dalla critica

della ragion pratica, nel dominio dell'arte e delle forme della


natura organica, quale si presenta nella critica del giudizio
estetico e del giudizio teleologico, si rivela, di volta in volta,
un nuovo lato di questa realt. Questo g r a d u ale sviluppo
del concetto idwealistico-critico di realt e del concetto idealistico-critico di spirito uno dei tratti pi caratteristici del
pensiero kantiano ed fondato addirittura su di una specie
di legge stilistica di questo pensiero. La schietta, la concreta

totalit dello spirito non pu n dal principio essere indicara


in una semplice formula ed esser per cos dire fomita gi
bella e pronta, ma si sviluppa, si ritrova solo nel processo

costantemente progrediente de1l'analisi critica. Il conne dell'essere spirituale non pu essere segnato e determinato se
non in quanto lo si segue a passo a passo in questo suo cammino. nella natura d questo processo che il suo inizio e
il suo termine non solo debbano essere separati l'uno dall'al-

tro, ma debbano apparentemente essere in contrasto tra loro;


il contrasto, per, non altro che quello che sussiste tra potenza e atto, tra il semplice schema logico di un concetto
e il suo perfetto sviluppo e compimento. Da quest'ultimo

punto di vista anche la rivoluzione copernicana da cui prese

l2

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

le mosse Kant assume un nuovo e pi vasto significato. Essa


non si riferisce solamente alla funzione logica del giudizio,
ma interviene con eguale ragione e diritto in ogni indirizzo
e in ogni principio dell'attivit formatrice dello spiritof La
questione decisiva sta sempre nell'alternativa se noi cerchiamo di intendere la funzione partendo dal prodotto o il prodotto partendo dalla funzione, se facciamo in modo che quest'ultimo si fondi sulla prima o viceversa. Tale questione
costituisce il legame spirituale che annoda l'uno con l'altro i
diversi ordini di problemi: essa ne rappresenta l'interna unit metodologica senza mai farli coincidere in una effettiva

identit. Infatt il principio fondamentale del pensiero critico, il principio del primato della funzione rispetto all'oggetto, prende in ogni campo particolare una nuova forma ed
esige una nuova fondnzione indipendente. Accanto alla pura
funzione conoscitiva si tratta d`intendere la funzione del pensiero espresso nel linguaggio, la funzione del pensiero mticoreligioso e la funzione dellintuizione estetica in tal maniera
che risulti evidente come in esse si compia non tanto una
ben determinata attivit formatrice avente per oggetto il

mondo quanto piuttosto un'attivit formatrice resa v e r s o il


mondo, verso un oggettivo nesso sensibile, e verso un'oggettiva totalit intuitiva.
_ La crtica della ragione diviene cos critica della civilt.
Essa cerca di intendere e di dimostrare come ogni contenuto

della civilt, in quanto pi di un semplice contenuto singolo, in quanto fondato su di un generale principio formale, ha come presupposto una originaria attivit dello spirito.

Solo qui la tesi fondamentale dellidealismo trova la sua vera


e compiuta conferma. Fino a quando la riflessione losoca
si riferisce solamente all'analisi della pura fo r m a co n o -

scitiva e si limita a questo compito, non pu essere distrutta del tutto neppure la forza della visione ingenuamente
realistica del mondo. L'oggetto della conoscenza pu magari in qualche modo essere determinata e informato in essa
in virt della sua legge originaria, ma deve tuttavia come
sembra, esistere ed esser dato, anche fuori di questa relazio-

ne con le categorie fondamentali della conoscenza, come qualche cosa d per s stante. Se invece si parte non tanto dal

1NntoDUzIoNe I-: Posrzroxve DEL PRQBLEMA

13

concetto generale del mondo, quanto invece dal concetto ge-

nerale di civilt, il problema acquista immediatamente una


forma diversa. Infatti, il contenuto del concetto di civilt
non si pu distaccare dalle forme fondamentali e dagli indirizzi fondamentali del produrre spirituale: l' essere qui

non si pu mai cogliere altrimenti che nell operare . Solamente in quanto vi una linea specica della fantasia estetica e dellntuizione estetica, vi un campo di oggetti estetici, e lo stesso vale per tutte le altre energie spirituali in
virt delle quali si configura per noi la forma e Pambito di
un determinato dominio oggettivo. Anche la coscienza religiosa- in quanto convinta della realt , della verit del
suo oggetto-solo nella fase pi bassa, solo nella fase di un

pensiero puramente mtico, converte questa realt in una


semplice esistenza obbiettiva. In tutte le fasi pi alte
della riflessione, invece, essa pi o meno chiaramente consapevole di avere il suo oggetto solo perch gli si riferisce in una maniera del tutto speciale che ad essa sola appar-

tiene. un particolare atteggiamento, Pindirizzo che lo spirito si d verso un ente obbiettivamente pensato, ci che qui
racchiude lultima riprova di questa stessa obbiettivit. ll
pensiero losofico si pone di fronte a tutte queste direzioni
della vita spirituale non semplicemente con l'intento di seguire ciascuna di esse separatamente, o di abbracciarle com-

plessivamente con lo sguardo, ma con il presupposto che sia


possibile riferirle ad un unico punto focale, admun centro
ideale. F/la questo centfo non pu mai, considerato da un

punto di vista critico, consistere in uI1_essere dato, ma solo


in un co_mpito__com11ne. I diversi prodotti della cultura
spirituale, il ljnguaggio, la conoscenza scientifica, il mito,
Parte, la religione" diventano cos, nonostante la loro interna

diversit, membri di una unica grande connessione problematica, diventano diversi punti di partenza per giungere ad
un unico scopo: trasformare il mondo passivo delle semplici

im p r e s s io ni , nelle quali lo spirito a tutta prima appare


rinchiuso, in un mondo della pura e s p r _e s s io n e spirituale.
lnfatti, come la moderna losoa del linguaggio, allo

scopo di trovare il verompunto di partenza per una considerazione filosoca del linguaggio, ha introdotto il concetto di

L-1

_\-TEO,-,L-ZIQNE E Posrzroxe DEL rlonrrm

.f

_
. .
.
.~.~
' '
"
forma hnguistica
mtenore
, C081/_S1E"1
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Vda-

presu pposta e ncercata


`
un'analoga
_
.. ffm
f- mtfl
'
' Ig P aflche Pcr 1 a rellglone
` `
e Pfl" 11 IHIO, Per - ' art?_ per la cono.
' '
"
enscenza scientica.
E questa forma ron significa
sempnccm
te la somma o la ncapitolazione
postuma
.
. ` -
dei' fenomeni' S in1.
:S01 di questi campi, ma la legge Ch? mi Condlznina Pedici

zione. Senza dubbio non vi in dehnitiua alc1m'altrav1a 1


accertafi di questa legge se non quella di mostrarla ne1feno_
meni stessi e di astrarla da CSS; ma Pmpno quest fstri
zione la dimostra del pari come un momento neceSSI10 1
ci che costituisce
` '
' contenuto del sm
i
il
. olo. La Eloso a nel
corso della sua storia sempre S Pl 0 meno fonscla
` del
.
.
- ' z .
ti0U1P1to che essa ha di una tale anahsi te crltica delle parn
colafi form@ dglla civilt; ma per lo p1u ha posto direttame
2'

IC

mano soltanto a parti_ dl. quem)


compito
' e mm' con un
inter1d`lrnento piu' negativo ch@ POSVQ U suo Sforzo in que. . e, stato sovente volto non tanto
.
sta critica
a presentar@ 2
motiva re 1' risultati
'
' posrtn-1
' ` . ' diI ciascuna
i
forma
ln -ola ica
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Ham@

a respingere false pretese. Dai templ da 50_ Sima 3 __ica


: una critica scettica del linguaggw, COU@ V1 C una ent

_ del mito e una cr1t1ca


- . scettica
- della conoscenza. Q uescettica
Sta
. .
.
poslzione essenztalmentc,_ negativa
' f si' comore
.
nde se si considera ch e ln
` eetti. ciascuna
.
i
dello uare
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O, in quanto si manifesta e s1 sv1lUPP ha Come psc


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Prime connessioni e distinzioni del PH5'_`m che himno t.


vato la loro prima espressione e stabilizzazlone nel liqlgua
e nei concetti generali del liI1gL1'0- Wa put usan O C materi ae
1 e base la- lingua,
'
6552 al temp) ste

sso necessaria-

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

15

mente la trascende. Un nuovo logos , guidato e dominato


da un principio diverso da quello del pensiero espresso nel

linguaggo, si presenta e si sviluppa in modo sempre pi


de-terminato e pi autonomo. E, commisurate con esso, le
formazioni del lnguaggio appaiono ora soltanto pi come
ostacoli e limiti che devono essere superati progressivamente
dalla forza e dalla specica natura del nuovo principio. La
critica del linguaggio e della forma linguistica del pensiero
diviene parte integrante del pensiero scientico e losofico
in fase d progresso. Ed anche negli altri campi si ripete questo tipico processo di sviluppo. Le singole direzioni della vi-

ta spirituale non si afancano pacficamente per integrarsi a


vicenda, ma ciascuna diviene ci che essa solo rivelando la
sua pcculiare virt contro le altre e in lotta con le altre. La
religione e Parte nella loro azione puramente storica sono tanto vicine tra loro e si compenetrano in maniera tale che talora, anche per il loro contenuto e per l'intimo principio della

loro attivit creatrice, sembrano diventare inseparabili.


stato detto degli di della Grecia che essi debbono la loro
genesi ad Omero ed Esiodo. Eppure, daltra parte, proprio
il pensiero religioso dei Greci nel suo ulteriore sviluppo si
allontana sempre pi da questa sua origine estetica. A partire
da Senofane esso si volge sempre pi decisamente contro il
concetto poetico-mtico e immaginativo sensibile del divino,

riconoscendolo e ripudiandolo come antropomorfismo. Nelle


lotte e nei conflitti di tal genere, che si presentano nella storia in misura e in intensit sempre maggiori, sembra che la
sola decisione definitiva debba attendersi dalla losoa, in
quanto Suprema istanza unitaria. Ma i sistemi dogmatici della metasica appagano solo imperfettamente questa aspetta-

zione e questa esigenza. Infatti per lo pi rimangono ancora


nel campo della lotta che qui si svolge invece di porsi al
di sopra di esso: rappresentano, nonostante Puniversalit
concettuale alla quale aspirano, solo un elemento dell'opposizione, anzich cogliere e mediare questa stessa opposizione
in tutta la sua estensione e profondit. Essi medesimi infatti
non sono per lo pi altro che ipotesi metasiche di un determinato principio logico, estetico 0 religioso. Quanto pi
si rnchiudono nell'astratta universalit di questo principio,

16

[l\`T.{ODUZ1C'N. E P(]SlZI(I_\`E DEL PROBLEINIA

tanto pi essi si rendmo estranei a certi aspetti della cultura spirituale e alla corcreta totalit delle sue forme. La riflessione losoca potrebbe sfuggire al pericolo di questo
estraniarsi solo se riusclsse a trovare un punto di vista che
stesse al di sopra di tutte queste forme e purtuttavia
non si trovasse semplicemente al di l di esse: un punto di
viste che permettesse di abhracciare con un colpo d`occhio
il loro complesso e che tuttavia non tentasse di rendere con
questo colpo d'occhio altro che il rapporto puramente immanente che tutte queste forme hanno tra di loro e non il rapporto che esse hanno con un essere o principio esterno trascendente . Sorgerehbe allora una sistematica filosofia dello
spirito nella quale ciascuna fonna particolare acquisterebbe
il suo significato solo in virt della p o s iz io ne , in cui essa
si trova, nella quale il contenuto e il significato di essa sarebbero indicati dalla ricchezza e dalla natura specifica dei rapporti e delle implicazioni in cui essa si trova con altre energie
spirituali e in definitiva con la loro totalit.
Tentativi e spunti verso una siifatta sistematica non sono mancati, fin dallnizio della filosoa moderna e dalla fon-

dazione del moderno idealismo losoco. Gia lo scritto programmatico di Descartes, le Regular ad clirectionem ingefri,
mostra certamente che vano era il tentativo dell`antica metasica, di abbracciare con lo sguardo la totalit delle c o se
e di voler penetrare nei segreti ultimi della n at u r a , ma
tanto pi energicamente insiste sul fatto che deve essere
possibile esaurire e misurare con il pensiero lmziversitas dello sp i r i to . lngeniz' limites defzire, determinare il campo
complessivo e i limiti dello spirito: questo motto di Descartes diviene ormai la parola d'ordine di tutta la losoa moderna. Ma in tal modo il concetto di Spirito pcrman H
se stesso contraddittorio ed ambiguo, poich viene usato ora
in senso pi ristretto ora in senso pi largo. Siccorne la losoa di Descartes parte da un nuovo e pi esteso concetto
della c o s cie n z a , ma poi fa coincidere di nuovo questo
concetto, espresso come cogitato, con il puro p ensiero,
per Descartes e per l'intero razionalismo anche la sistematica
dello spirito coincide con quella del pensiero. Lzmz`1;ersitas
dello spirito, la sua concreta totalit si pu dire veramente

INTRODUZIOE E. POSIZIONE DEL PROBLEMA

1]'

intesa e losocamente penetrata solo quando si riesca a dedurla da una unico principio lo g ic o _ In tal modo la pura
forma della logica di nuovo elevata a prototipo e modello
di ogni essere dello spirito e di ogni forma spirituale. E come
in Descartes, che inizia la serie dei sistemi dell'idealismo
classico, cos in Hegel, che questa serie chiude, tale connessione sisternatica ci si presenta ancora con perfetta chiarezza.
Lesigenza di pensare la totalit dello spirito come c o n cr e ta totalit, e quindi di non fermarsi al semplice concetto di

essa, ma di svilupparlo nella totalit delle sue manifestazioni, stata affermata da Hegel con acutezza non raggiunta da
alcun pensatore prima di lui. E tuttavia, d'altra parte, la fe-

nomenologia dello spirizo, cercando di appagare questa esigenza, non fa che preparate alla logica il terreno e la via

da percorrere. La molteplicit delle forme spirituali quali


sono presentate dalla fenomenologia, in definitiva mette ca-

po, per cos dire, a una suprema vetta logica e in questo suo
termine trova la sua compiuta verit e la sua essenza.

Per ricca e multiforme che sia nel suo contenuto, essa obbedisce tuttavia, nella sua struttura, ad una legge uniea in
certo senso uniforme: alla legge del metodo dialettico che

rappresenta il ritmo sempre eguale del movimento proprio


del concetto.lLo spirito conclude tutto il movimento della
sua attivit formatrice nel sapere assoluto, poich ivi raggiun-

ge il puro elemento della sua esistenza, ossia il concetto. In


questo suo ne supremo, tutti gli stadi precedenti che esso
percorre, sono certo tuttora contenuti come momenti, ma
anche abbassati a puri momenti e superati. Conseguentemente anche qui, tra tutte le forme spirituali, spetta una schietta
e verace a u t o no mia solo alla forma dell'essere logico, alla forma del concetto e della conoscenza. Il concetto non

soltanto il mezzo per r a p p r e s e n t a r e la vita concreta


dello spirito, ma il vero elemento sostanziale dello spirito
stesso. Di conseguenza, ogni essere ed ogni accadimento spi-

rituale, per quanto si tratti dintenderli nella loro specica


individuazione e di riconoscerli in essa, in denitiva vengono
tuttavia riferiti e ridott, per cos dire, ad u.n'unica dimensione e solo in questo riferimento se ne comprendono il pi
profondo valore e il peculiare signicato.
2. - Cassnum, Firafia n"e[lrarn:e1i,1bir.be. I.

18

rNTRonUzIo.\u: 12 Posrziomz DEL PROBLEMA

Ed in effetti questo supremo accentramento di tutte le


forme spirituali nell'unica forma logica sembra essere neces-

sariamente richesto dal concetto stesso di losoa e in particolare dal principio fondamentale dell'idealisrno losofico.
lnfatti, se si rinunzia a questa unit, sembra che in generale
non si possa pi parlare di una rigorosa sistematic a di
queste forme. Di fronte e in contrapposizione al metodo dia-

lettico rimane quindi soltanto un procedimento puramente


emprico. Se non si pu indicate alcuna legge generale in virtu della quale una forma spirituale procede con necessit
dalle altre, fino a quando sia stata percorsa l'intera serie
delle forme spirituali conformemente a questo principio, non
si pu pi, come appare evidente, pensare il complesso di
queste forme come un cosmos concluso in se stesso. Le singole forme si troveranno allora semplicemente giustapposte
tra loro: certo esse si possono abbracciare con lo sguardo nel
loro ambito e descrivere nelle loro particolarit, ma in esse
non si esprime pi un comune contenuto ideale. La losofia
di queste forme dovrebbe in definitiva risolversi, allora, nella loro storia, che, a seconda dei suoi oggetti, si presenterebbe e specificherebbe come storia del linguaggio, storia della
religione e del mito, storia dell'arte e cos di seguito. Di conseguenza a questo punto si presenta un particolare dilemma.
Se ci teniamo fermi all'esigenza dell'unit logica, alla ne l'individuazione di ciascun campo singolo e la peculiarit del suo
principio minaccia di cancellarsi nelluniversalit della forma

logica; se invece ci immergiamo precisamente in questa individualit e ci arrestiamo nel considerarla, corriamo il pericolo
di smarrirci in essa e di non trovare pi alcuna via per ritornare all'universalit. Una via di uscita da questo dilemma

metodologico si potr trovare solo se si riuscir a indicate e


a cogliere un momento che sia presente in ogni fondamentale forma spirituale e che daltra parte non ritorni in forma

puramente eguale in nessuna di esse. In relazione a questo


momento, si potrebbe affermare la connessione ideale
dei singoli campi, la connessione tra le funzioni fondamental del linguaggio e della conoscenza, del mondo estetico e del
religioso, senza che in essa vada perduta Pinconfrontahile
peculiarit di ciascuna di esse. Se si potr trovare un

INTRODUZIONE E POSIZIONE. DEL PROBLEMA

19

meciizmz attraverso cui trascorra ogni forma, quale si realizza compiutamente nelle singole fondamental direzioni della
vita spirituale, e in cui, ci nondmeno, esse mantengan@ la
loro particolare natura, il loro carattere specico, sar dato
il necessario termine medio per una considerazione che estenda alla to t ali t delle forme spirituali i risultati raggiun-

ti dalla critica trascendentale per la pura co n o s c e n z a.


ll problema che ci dovremo immediatamente porre consister dunque nel sapere se in effetti per le molteplici direzioni
della vita dello spirito vi siano un tale terreno di mediazione
e una funzione mediatrice e se questa funzione presenti determinati tratti tipici fondamentali grazie ai quali essa si possa riconoscere e descrivere.

II
Ci rifaremo perci anzitutto al concetto di simbolo
quale introdotto e denito da_ Heinrich Hertz dal punto
di vista della- conoscenza sica. Ci che il fisico cerca nei fenomeni la rappresentazione della loro connessione necessaria. Ma questa rappresentazione pu effettuarsi solo in quanto egli non solo si lascia alle spalle il mondo immediato delle

impressioni sensibili, ma sembra ritrarsi completamente da


esso. I concetti con i quali egli opera, i concetti di spazio e
di tempo, di massa e di forza, di punto materiale e di energia, di atomo o di etere, sono certamente ` simulacri che

la conoscenza abbozza per dominare il mondo de1lesperienza


sensibile e abbracciarlo con lo sguardo come un mondo ordinato secondo leggi; ad essi, per, negli stessi dati immediati

della sensazione non corrisponde nulla. Ma, sebbene non si


verifichi una corrispondenza di tale genere, eforse propr;o
perch essa non si verica, il mondo concettuale della fisica completamente chiuso in se stesso. Ognipconcetto singolo, ogni simulacro e simbolo particolare simile alla parola
articolata di un lin guaggio in se stesso significativo ed
espressivo, articolato secondo regole determinate. Fin dai primordi della sica moderna, fin da Galilei, si trova il parago-

NTRODUZIUNE E PosrzIoNE DEL P1toBLEM;.

ne secondo il quale il "


_
natura "' scritto in linguaggio matematico
ed "libro
1 - della

solo in caratteri matemat1c1. E da allora tutto 10 S eggibile


-1
_
vi uppo delle scienze esatte mostra
comi: effmlameme Ogni progresso della loro problematica
e del loro strumentl
- un crescente affiname0HCettualr sia andato di pari passo con
_ M0 del loro sistema simbolico.
L'esatta
comprensione d ei' concetti della sica galileiana fu
_
raggiunta
solo ouando
111 e d-rante l'algoritmo del calcolo diffe_
- _
fenzlale fu detenf'1m0, per cos dire, il luogo universalmente logico
di questi co ncetti- e fu creato un simbolo matemati_
co universalmente
valid 0 per essi. E partendo da qui, dai pro_
_
bleml Che Si nconegalmlo alla scoperta dell'analisi infinitesi-

0181, Leibriz pot Subito determinare nella maniera pi rigo-

rosa il Pmbkma general@ contenuto nella funzione della sim


__
fe hn valore veramente losofico al piano della
' ff universale.

_ sua _" caratrer'lsnca


La logica delle co

bolizzazione e conferi

Se' * Co da concetti 6 dei rapporti fondamentali, concerinn il '30ntnf Sul quali poggia la costmzione di una
Sue-2a 11011 Pu essere Sfparata, stando ai convincimenti fondamentali
da lui_ ra_PPYffSentat1- e mantenuti, dalla logica di
_
_
simboli. Perch ll simb
\
-

010 non e un rivesnmento meramente

W accidemale del Pensieffk ma il suo organo necessario ed esSemiale- E530 non Sem@ Solamente allo scopo di comunicate
un contenuto cOl1Cettua] gi bello e Pr0ntO_ ma lo Stu_

mento in Vff del qual@ Si costituisce questo stesso contenu-

f0 11 Virt B1 quale esso acquista la sua compiuta determinatezza' Lsfmo della derminazione concettuale di un contenuto Pmfeda di Pati Passo con l'atto del suo ssarsi in UH
qllalhe SIHlD0l0 Cafatteristico. Cos ogni pensiero veramcnff
rigoroso
ed esatto tro_Va il suo punto fermo solo nella s i m_
E11_f "ella 5 C m 1 lc a , sulla quale esso poggia. gl

legge dna natura aSS11me per il nostro pensiero la forma


di una lmmula genfale, ma nessuna formula si pu HIP'
Presentar@ lffimenti Ch@ attraverso una connessione di simboli genefal C Spedcl- Senza quei simboli universali, quali
Seno Oeffi dawaritfneti e dall'algebra, non sarebbe neppu-

re espfmbllff alcuna flzone della fisica, alcuna particolare


legge natufale- Qui Si esprime per cos dire in modo tangbile il Pfindlllo fndaflflale della conoscenza in gener-ale, SC-

INTRODUZIONE E Pos1ztoNE DEL PROBLEMA

21

condo il quale il generale si pu intuire soltanto nel partico- '

lare, e il particolare si pu pensare soltanto avuto riguardo


al generale.
Ma questa relazione recproca non resta lirnitata alla
scienza, ma passa anche attraverso tutte le altre forme fondamentali della creazione spirituale. Per tutte queste forme vale Faiermazione che esse possono conferire validit ai modi
di vedere e di formare ad esse adatti e peculiari solamente
per il fatto che per cos dir creano per queste stesse forme
un determinato sostrato sensibile. Questo sostrato qui talmente essenziale che talora sembra racchiudere in s lintero

contenuto significativo, lo specico senso di queste forme. Il linguaggio sembra potersi compiutamente denire e
pensare come un sistema di simboli costituiti da suoni; il
mondo clell'arte e quello del mito sembrano esaurirsi nel
mondo delle forme particolari sensibilmente intuihili che entramhi ci pongono dinanzi. E cos si ha effettivamente un
medio onnicomprensivo nel quale si incontrano tutte le forme spirituali pur cos diverse. Il contenuto dello spirito si?
dischiude solo nella sua estrinsecazione; la forma ideale si ri- 1
conosce solo dal complesso e nel complesso dei simboli sen-
sihili di cui essa si serve per la sua espressione. Se si riuscis- 7
se a raggiimgere una sistematica visione d'insieme delle die- 3
renti tendenze di questo genere di espressione, se si riuscisse
ad indicarme i tratti tipici e generali, cos come le particolari
gradazioni e le intrinseche differenze, sarebbe realizzato in
tal maniera, per il complesso della creazione spirituale. l'ideale della ` caratteristica universale che Leibniz proponeva
per la conoscenza. Noi possederemmo allora una specie di
gramrnatica della funzione simholica in quanto tale, con cui
sarehbero abbracciate e determinata in generale le loro particolati espressioni e i loro particolari idiomi, quali noi li vediamo nel linguaggio e nell'arte, nel mito e nella religione.
L'idea di una grammatica di questo genere implica un
ampliamente della dottrina storica tradizionale dell'idealismo.

Questa dottrina sempre stata diretta a contrapporre al


mzmdus sensiblr un altro cosmo, il mzmrlus intelligils, ed

a tracciare in modo netto i limiti tra i due mondi. Ma in sostanza il conne era tracciato in modo che il mondo dell'in_

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22

INTRODUZIOE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

telligibile era determnato mediante il momento del puro fare, il mondo del sensibile mediante il momento del patire.
Nel primo dominava la spontaneit della realt spirituale, nel
secondo il determinismo, la passivit della realt sensibile.
Ma per quella caratteristica universale il cui problema e
il cui compito si sono zi noi presentati ora nelle loro linee pi
generali, q u e s t a contrapposizione non pi immediata ed
esclusiva. E difatti tra il sensibile e lo spirituale si allaccia qui
una nuova forma di relazione recproca e di correlazione. Il
dualismo metafisico di spirituale e di sensibile appare supe-

rato in quanto si pu mostrare che proprio la pura f u n zi o J ne dello spirito deve necessariamente cercare nel campo del
sensibile la sua completa attuazione e che in deriitiva solamente qui pu trovarla. Nella siera dello stesso sensibile hiSegna distinguere in modo rigor-2-so ci che mera reazioDt cla ci che pura ` azione, ci che appartiene alla
stera dell' impressione da Ci che appartiene alla sfera dell` espressione. Il sensismo dogmatico ha il difetto non
solamente di sottovalutare lmportanza e Fapporto del fattore puramente intellettuale, ma anche e principalmente di
non cogliere affatto in tutta l'estensione del suo concetto e
nella totalit delle sue funzioni la sensibilit stessa, ancorch
la PTOCGHI quale vera e fondamentale facolt dello spirito.
E anche il quadro che ne traccia insufciente e mutilo poich la limita semplicemente al mondo delle impressioni ,

al dato immediato delle semplici impressioni. In tal modo


nc-n si riconosce che vi anche un'atti\-'it del sensibile stesIso, che, per servirci di un'espressione goethiana, vi anche
1112-1<< vera e propria fantasia sensibile che si palesa attiva

nei vari campi della creativit spirituale. In tutti questi camPi Si appalesa in effetti come vero mezzo del loro immanente
pr-agresso il fatto che essi fanno sorgere accanto al mondo
dela percezione e al di sopra di esso uno specico libero
moxdo di immagini: un mondo che perla sua natura

immtdiata porta tuttavia in s il colore del sensibile, ma che


rappresenta una sensibilit gi formata e quindi dominata
dalle spirito. Qui non si tratta di un sensibile semplicemente
.datoe trovato, ma di un sistema di molteplicit sensihili
prcdntte in una qualche forma del libero irnmaginare.

NTRODUZIONE E PO SIZIONE DEL `PROBLEA

23

Cos pure il processo della formazione del linguaggio


mostra che il caos delle impressioni immediate ci si illumina

ed articola solo per il fatto che noi gli diamo un nome e


che cos lo compenetriamo della funzione del pensiero espresso in linguaggio e dell'espressione linguistica. In questo nuovo mondo dei simboli linguistici anche lo stesso mondo delle
impressioni acquista una consistenza completamente nuova perch acquista una nuova articolazione spirituale. La differenziazione e separazione, la ssazione di certi momenti
concreti per mezzo del suono linguistico non solamente mostrano in essi, ma perno danno loro una determinata quali-

t ideale in virt della quale essi si elevano ormai al di sopra


della mera immediatezza delle cosiddette qualit sensihili. Cos il linguaggio diviene uno dei fondamentali strumenti spi-

rituali grazie al quale si compie per noi il progresso dal mondo della mera sensazione al mondo dellntuizione e della

rappresentazione. Esso gi racchiude in s in germe quel lavoro intellettuale che in seguito si estrinsecher nella formazione del concetto come concetto scientifico, come determinata unit logico-formale. Qui l'inizio primo di quella funzione generalissima del separare e riunire che trova la sua

pi alta espressione coscierite nelle analisi e nelle sintesi del


pensiero scientifico. Cos accanto al mondo dei simboli linguistici e concettuali sta ora, non paragonabile ad esso e purtuttavia ad esso affine per origine spirituale, quel mondo di
forme che creato dal mito o dall'arte. Infatti anche la fan-

tasia mitica, per quanto fortemente radicata nel mondo della


sensibilit, purtuttavia al di sopra della mera passivit del
fatto sensibile. Se si riportano alle ordinarie unit di misura

empiriche, quali ci sono offerte dall'esperienza sensibile, i


suoi prodotti appariranno semplicemente irreali , ma proprio in questa irrealt si manifesta la spontaneit e l'intrinseca libert della funzione mtica. E questa libert non coincide

aatto con un arbitrio ribelle a ogni legge. Il mondo del mito


non un mero prodotto dell'estro o del caso, esso ha invece

le sue proprie leggi fondamentali che ne regolano Fattivit


formatrice e inuscono su tutte le sue particolari manifestazioni. Nel campo dellntuizione artistica diviene subito perfettamente evidente che il cogliere una forma estetica nel

24

mrxonuzroun E Posizroma mar Pxosrnivm

mondo sensibile reso possibile solamente dal fatto che noi

stessi produciamo, creandoii, gli elementi fondamentali della


forma. Ogni comprensione di forme spaziali, ad esempio,
in definitiva legata a questa attivit della loro produzione interna e al fatto che questa produzione obbedisce a una legge.
Cos si dimostra nel modo pi esauriente come proprio la pi
alta e pi pura attivit spirituale sia condizionata e mediata
da modi determinati dell'attivit sensibile. Anche qui noi abhiamo la vera ed essenziale vita dellidea pura sempre e sol-

tanto nel colorito riesso dei fenomeni. Il sistema delle molteplici manifestazioni dello spirito non pu essere da noi colto se non per il fatto che seguiamo le varie tendenze della
sua originaria facolt immagnativa. In quest'ultima noi scorgiamo riflessa l'essenza dello spirito, perch questa si pu

presentare a noi solo in quanto si attua nellelaborazione formale del materiale sensibile.
E che in effetti vi sia un'attivit pura dello spirito che
si rivela nella creazione dei vari sistemi di simboli sensibili,

trova la sua espressione anche nel fatto che tutti questi simboli n dall'inizio si presentano con una determinata pretesa
di obbiettivit e di valore. Essi, nella loro totalit, oltrepas-

sano la sfera dei fenomeni coscienti meramente individuali e


pretendono di porre di fronte a questi ultimi un elemento
universalmente valido. Questa pretesa, dj fronte a un'ulte-

riore considerazione losofico-critica e al suo concetto di verit sviluppato e compiutamente elaborato, potr magari dimostrarsi insostenihile; ma gi il fatto che essa venga eleva-

<

ta appartiene all'essenza e al carattere delle stesse singole


forme fondamentali. Esse stesse, poi, considerano i loro prodotti non solo come obhiettivamente validi in generale, ma

per lo pi addirittura come la vera e propria essenza dell'ohbiettivit e del reale. Pertanto per le prime manifestazioni, per cos dire, ingenue e irriesse del pensiero legato al
linguaggio, e cos pure per il pensiero del mito caratteristico come per essi il contenuto della cosa e quello del simbolo non si distinguano nettamente, ma con perfetta indif-

ferenza siano soliti trapassare Puna nell'a1tr0. Il nome di una


cosa e la cosa stessa sono inseparabilrnente fusi; la mera pa-

rola o immagine cela in se stessa un magico potere grazie

i
i
1

\
ITRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLENIA

25

al quale ci dato cli appropriarci dell'essenza della cosa. E


basta soltanto volgere questa intuizione dal reale all'ideale,
da ci che appartiene alla cosa a ci che appartiene alla funzione, per scoprire efettivamente in essa un fondo di vero.

Perch in effetti, nello sviluppo immanente dello spirito, l'acquisizione del s i m b o lo costituisce sempre un primo e
necessario passo per Facquisizione della conoscenza ohiettiva dell'essenza. Il simbolo costituisce per la conoscenza,
per cos dire, il primo"st`a'di e la prima prova dell'obiettivit perche', grazie ad esso, per la prima volta viene offer-

to un punto fermo al perenne mutare del contenuto della


coscienza, perch in esso viene determinato e messo in rilievo un elemento permanente. Nessuno mero con tenuto
della coscienza ritorna come tale in una determinatezza rivorosamente identica dopo essersi dileguato ed essere stato so-

stituito da altri contenuti. Esso passato per sempre, riguardo a ci che era, una volta svanito dalla coscienza. Ma a questo incessante mutare delle qualit del suo contenuto, la coscrenza contrappone adesso l'unit di se stessa e della sua
forma. La sua identit si dimostra realmente non in ci che

essa o ha, ma solo in ci che essa fa. Per mezzo del simbolo, legato ad un contenuto, questo acquista in se stesso una

nuova consistenza e una nuova durata. Perch al simbolo, in


opposizione al reale mutarsi del contenuto singolo della coscienza, compete un determinato s i g n if i c a t o ideale che
come tale permane. Esso non , al pari della semplice sensazione data, un fatto assolutamente singolo e irrepetihile, ma
si presenta come rappresentante di una totalit, di un complesso di contenuti possihili, di fronte a ciascuno dei quali

esso rappresenta quindi un primo universale . Nella funzione simholjca della coscienza, quale si attua nel linguaggio,
nell'arte, nel mito, si elevano per la prima volta dal flusso
della coscienza determinate forme fondamentali che permangono sempre eguali, in parte di natura concettuale, in parte

di natura puramente intuitiva; al posto del contenuto Huente


sottentra l'u.nit chiusa in s e in s permanente della forma.
Ma qui non si tratta di un mero atto singolo, ma di un

processo costantemente progrediente di determinazione che


d la sua impronta all'intero sviluppo della coscienza. Nella

26

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

prima fase la stabilizzazione che il contenuto viene ad avere


grazie al simbolo linguistico, grazie allmmagine mtica o artistica, non sembra oltrepassare la sua conservazione nel ricordo e quindi la sua semplice riproduzione. ll simbolo
sembra qui non aggiungere nulla al contenuto al quale si riferisce, ma conservarlo e ripeterlo semplicemente secondo la
sua pura natura. Anche nella storia dello sviluppo psicologi-

co dell'arte si creduto di poter mostrare una fase della


mera arte mnemonica , nella quale tutta l'attivit artistica opera ancora nell'unica direzione per cui determinati tratti della cosa percepita sensibilmente vengono posti in rilievo
e presentati in una immagine che il ricordo stesso si creatal. Ma quanto pi chiaramente spiccano nella loro energia
specica le singole tendenze fondamentai, tanto pi diventa

evidente al tempo stesso che anche ogni apparente riproduzione ha sempre come presupposto per la coscienza una
funzione originaria e autonoma. La riproducibilit del contenuto stesso legata alla produzione di un simbolo per esso,
nella quale la coscienza proceda in modo libero e autonomo.
Di conseguenza anche il concetto di ricordo acquista un
significato pi ricco e pi profondo. Per ricordare un conte-

nuto, la coscienza deve esserselo in precedenza interiormente


approprato in una maniera diversa che nella semplice sensazione o percezione. Qui non sufl-iciente la mera ripetizione
del dato in un altro momento, ma in essa dovr farsi valere,
al tempo stesso, im nuovo genere di comprensione e di ela-

borazione formale. Infatti ogni riproduzione del contenuto implica gi una nuova fase della riflessione . La coscien-

za, gi per il solo fatto che non lo coglie pi semplicemente


come presente, ma se lo rappresenta come qualche cosa di
passato e pur tuttavia di non svanito per essa stessa, mediante questo mutato r a p po r to in cui entra con esso, ha dato
a s e ad esso un mutato significato ideale. E questo

signilicato spicca ora in modo sempre pi determinato e pi


ricco, quanto pi si differenzia il peculiare mondo di immagini dell'io. L'io adesso non solamente esercita un'originaria
1 Cfr. W-'UNnT, V'o'Zkerps3c/oologe, vol. III: Die Kzmst, 2" ed.

p. 115 sgg.

28

nvrxonuzroun E 1>osrz1o:r.=. DEL Pnoiuzina

.mmm __,__\_`_\\ [_-mmm

pensiero teoretico e dei suoi specici Strumemi oncetmali-

proprio non solo della scienza, ma anche del linguaggio,


del mito, del1'arte, della religion@ il fflir i Inateriali con
wi si costruisce per- noi sia 1] mondo del reale , che
quello dello spirituale, il mondo dell'i0- Ma neanhe questi

materiali possono da noi essere posti in un mondo determinato Come semplici prodtti, ma d0bbHI`n0 pengayli cO-

me funzioni in virr delle quali si arma ogni Spcica


forma de1l'essere e ogni partiolare division@
'
esso. Come dive '
rsi sono gli strumenti dl_ C111 ciae sclssione ` di
ne si serve a que
'
Slma
sto proposito, come ci _Sono unit
di funziomislla

e criten totalmente diversi, presupP0SU da ciascuna Singola


funzione e da essa applieati, cos anche ii rigit
\ Il concetto che la `
.
ato e diverso.
scienza ha della venta e deila
da quello che
_ ne h amm 1a rehgigne e Parte; tanto
un
reahche altro

particolare e non paragonabile rapporto fondamentale, que110

che iI1 SSi viene non tanto indiCtO, quanto f

1"* interno e 1'

, tra l'essere delliio Ondato, 'Cra


mondo. Prima ch esterno
'
quello OP'
del
e si possa d ecidere tra tuttefr queste

nioni e pretese multiformi, imererenti Ira loro e tra loro in


contraddizione, esse debbono anzitutto SSere d i S tint e con
critica precisione e rigore. Lappor'C0 di CSCuna di essg, singolarmente presa, deve essere misurato con se stesso e 110
con i Criteri e le esigenze di qualsiasi altra: e solo alla E116 di

questa considerazione si pu porre la questione se e com

tune queste diverse forme di eoncezione del mondo e11'i0


siano tra loro conciliabili: se eSS, C0 PUT 11011 riprodL1C'

de una sola e medesima (3053 sussistente in S, Si integrino ruttavia per formare una rotalit e una sistematim unitaria dell'attivit spirituale.

Per la losoa del lin g L1 Hg g 0 questo modo di COU'


sider le cose fu per la prima volta cornpreso e attuato COU
perfetta chiarezza da Wilhelm von Humboldt. Per Humboldt
il Siinbolopfonico che rappresenta la materia di ogni forma'
zion@ iillguistica costituisce, per cos dire, il Ponte tra l'ele-

meHt0 Soggettivo e Felemento 0gS@mV Perch in esso S1


uniSCOf10 gli elelnenti essenziali dlliun e d1l'altr0_ Infatti

il suono da un lato suono pronunzif ff in quanto tale da


mi stessi prodotto e formato; ma da1l'altro lam, wme SHO-

mmonuzronr. E Posmonr-; DEL PROBLEMA

29

no udito, una parte della realt sensibile che ci circonda.


Noi lo comprendiarno e lo conosciamo perci ad un tempo
come qualcosa di interno e come qualcosa di ` esterno ";
come un'energia interiore che si esprime e si ohbiettiva in
una realt estcriore. Nel linguaggio mentre lo sforzo spirituale si apre la strada attraverso le labhra, il prodotto di
esso ritorna al proprio orecchio. La rappresentazione viene
cos trasfcfritn nella rcalt obhiettiva senza perci essere sotttatta alla suhicttivit. Ci pu solo il linguaggio; e senza
questa trasposizione in una obbiettivit che ritorna al soggetto, trasposizione che si compie sempre con la collaborazione del linguaggio e anche silenziosamente, la formazione del
concetto, e con esso di ogni vero pensiero impossibile . . .
Perch il linguaggio non pu per vero essere consderato come un materiale esistente, che nel suo complesso si possa abbracciare con lo sguardo o comunicate a poco a poco, ma deve essere considerato come un rnateriale che eternamente si
produce, ove le leggi della produzione sono determinate, ma
l`ambito e in un certo senso anche il genere della produzione
rimangono completamente indeterrninati. ..Come il singolo
suono si pone tra l'oggetto e l'uomo, cos il linguaggio nel
suo complesso si pone tra l'uorno e la natura che agisce su
lui dall'inter11o e dall'esterno. L`uomo si circonda di un mondo di suoni per accogliere in s ed elaborare il mondo degli
oggetti >1. ln questa conceziofie idealistico-critica del linguaggio ad un tempo indicato un elemento valido per ogni genere e per ogni forma di produzione di simboli. In ogni simbolo da esso liberamente abbozzato, lo spirito coglie 1' oggetto , in quanto in esso coglie ad un tempo se stesso e la
peculiare legge del suo operare. E solo questa peculiare com-

penetrazione prepara il terreno alla pi profonda determinazione sia della subiettivit che dellobiettivit. Nella prima
fase di questa determinazione sembra che questi due momenti antitetici continuino ad essere semplicemente separati
l'uno accanto allaltro, Puno contro l'altro. Il lipguaggio nel-

lesue prime formazioni pu forse essere intesoiiindilferente1 \`-V. v. HUMBOLDT, Einleitzmg zum Kawiwefie, in Gesammelie
Scbrten (Akademie-Ausg.) VII, 55 sgg,

30

mrxonuzlornz 1-: Posrziomz DEL PROBLEMA

mente come pura espressione della vita interiore 0 della realt esteriore, come espressione della mer a soggettivit o della mera oggettivit. Sotto il primo riguardo il suono linguistico sembra signicare nient'altro che la voce delle emozioni
e degli afietti, sotto il secondo rient'altro che il semplice
suono imitativo. Le diverse concezioni speculative che sono
state esposte sull' origine del linguaggio si muovono effettivamente tra questi due estremi, nessuno dei quali, tuttavia, tocca il nucleo e lessenza spiriruale del linguaggio. Infatti da essa non viene indicato ed espresso n un fattore unilateralmente soggettivo, n un fattore unilateralmente oggettivo, ma appare in esse una nuova mediazione, una peculiare determinazione recproca tra i due fattori. N
il semplice sfogo degli affetti, n la ripetizione di stimoli sonori oggettivi rappresentano quindi il significato caratteristico e la forma caratteristca del linguaggio. Questo sorge invece dove i due termini si riuniscono e viene cos prodotta
una nuova sinte si dell' io "" e del mondo la quale
prima non esisteva. Ma una relazione analoga si costituisce
in ogni ditezione veramente autonoma ed originaria della coscienza. Anche l'arte non pu essere determinata e concepita
n come semplice espressione del fatto interiore, n come
riproduzione delle forme di una realt esterna; anche in essa
invece l'elemento decisivo ed eminente risiede nella maniera
in cui grazie ad essa il fattore soggettivo e il fattore
oggettivo, cos come il puro sentimento e la pura forma,
si risolvono l'uno ne1l'altro e anche in questo risolversi acquistano una nuova consistenza e un nuovo contenuto. Ancora pi nettamente di quanto non possa avvenire se ci si
limita alle funzioni puramente intellettuali, risulta da tutti
1
.
.
questi esempi come nell'analisi delle forme spirituali nc-i non
possiamo com i n ci a r e con una dogmatica e rgida delimitazione, dell'elemento soggettivo rispetto all'oggettivo, e come invece il campo di questi due elementi possa esser accertato e delimitato solo mediante queste forme medesime. Ogni
particolare energia spirituale contrihuisce in una particolare
maniera a questa detemiinazione di campi e conseguentemente collabora alla costituzione sia del concetto dell'io che del
concetto del mondo. La conoscenza, come pure il linguaggio,

1N'rRonUztoNE E Posrzroxe DEL PROBLEMA

31

il mito e larte non si comportano come un semplice specchio


che non fa che riflettere le immagini di un dato dell'essere
esteriore 0 dell'essere interiore quali in esso si producono,
ma sono. anzich mezzi indifferenti di tal genere, le vere e
proprio sorgenti luminose, lc condizioni del vedere, cos Come sono le fonti di ogni attivit formatrice.

III
ll primo problema che ci si presenta nell'ana]isi del lingunggio, dell'arte, del mito consiste nella questione del come un determinato contenuto singolo della sensihilit possa
esser reso portatote di un generale significato spirituale.
Se ci si accontenta di concepire tutti questi campi secondo il
loro contenuto puramente materiale, e quindi di descrivere
i simboli di cui essi si servono semplicemente secondo il loro
essere fisico, si ricondotti a un complesso di particolari sensazioni, a semplici qualit visive, uditive, tattili che rappresentano gli ultimi elementi fondamentali. Ma si produce ora
il fatto meraviglioso che questa semplice materia sensibile
acquista, grazie alla maniera in cui viene considerara, una
nuova e multiforme vita spirituale. ll suono sico, che in
quanto tale si distingue solamente per l'altezza, lntensit e
la qualit, trasformandosi in suono linguistico, diventa atto
ad esprimere le pi sottili sfumature del pensiero e del sentimento. Ci che esso nella sua realt immediata passa ora
completamente in seconda linea di fronte alla funzione che
esso indirettamente esplica e di fronte al signicato che esprime . Anche i concreti elementi singoli con i quali si co
struisce l'opera d'arte mostrano chiaramente questo rapporto
fondamentale. Nessun prodotto dell'arte si pu intendere co-

me la semplice somma di questi elementi, ma in ciascuno


opera una legge determinata e un senso specico delle forme
estetiche create. La sintesi in cui la coscienza annoda una sequenza di note nell'unit di una melodia evidentemente del
tutto diversa da quella in virt della quale una varia plura-

lit di suoni linguistici si riunisce per noi nell'unit di una

32

n<'1'1ionUzroN1a E Posrzroma DEL 1=11oBLrMa

proposizione . Ma comune ad esse questunico fatto che


in entrambi i casi le particolarit sensibili non rimangono
isolate, ma si connettono in una totalit cosciente e solo da
essa ricevono il loro significato qualitativo.
Se, con un primo sguardo generale, tentererno di abbracciare la totalit dei rapporti con cui l'unit della coscienza si
determina e si costituisce come tale, saremo condotti anzitutto a una serie di determinate relazioni fondarnentali che stan-

no 1'una di fronte allaltra come modi specici e indipendenti di connessione. L'elemento della contiguit, quale si
presenta nella forma dello s p a z i o , lelemento della successione, quale si presenta nella forma del tem p o : la connes-

sione delle determinazioni dell'essere in modo che Puna venga concepita come c o sa , l'altra come a tt r i b u to , o di
avvenimenti successivi in modo che l'uno venga concepito come causa dell'altro, sono tutti esempi di cali forme originarie
di relazione. ll sensismo tenta vanamente di dedurle e di
spiegarle partendo dal contenuto immediato delle impressioni singole. << Cinque note di un flauto possono, secondo la
nota teoria psicologica di Hume, dare la rappresentazione del tempo; ma questo risultato possibile solamente se
l'elemento caratteristico di relazione e di ordine costituito
dalla successione gi tacitamente assunto nel contenuto
delle note singole e quindi il tempo gi presupposto secondo la sua generale forma di struttura. Per l'analisi psicologica
come per l'analisi critico-gnoseologica le vere forme fondamentali di relazione si dimostrano in denitiva qualit
della coscienza altrettanto semplici e irreducibili Puna all'altra quanto lo sono le semplici qualit sensibili, gli elementi visivi, uditivi o tattili. Eppure d"altra parte il pensiero filosofico non si pu accontentare di ammettere la varia
molteplicit di queste relazioni semplicemente come tali, come un semplice dato di fatto. Per quanto concerne le sensazioni, ci possiamo appagare di enumerarne semplicemente le
classi principali e di rappresentarcele come molteplicit slegata; riguardo alle relazioni, invece, le loro funzioni, in quanto forme singole di connessione, sembrano diventare per noi
afferrabili e intelligibili solo se le ripensiamo a loro volta le-

gate tra loro mediante una sintesi di tipo superiore. Da quan-

imaonuzromz E. Posrzroxe DEL PRoBL1-:MA

33

do Platone nel Sosta pose questo problema della xotvwvet


':I.r w_fev<', della sistematica comunafza delle idee e clei
concetti formali puri, nella storia del pensiero losoco non

c' stata pi pace. La soluzione critica el la soluzione metasico-speculativa di questo problema differiscono per fra
loro in quanto presuppongono un diverso concetto dell' universale e quindi un diverso signicato dello stesso sistema
logico. La prima maniera di considerare si rif al concetto
dell'universale analtico, la seconda mira all'universale sintetico. Nella prima ci accontentiamo di riunire la molteplicit
delle possibili forme di cormessione in un supremo concetto
sistematico e di s ubo r din arle cos a determinate leggi

fondamentali; nella seconda, cerchiamo di comprendere come da un unico principio originario si sviluppa la totalit,
il concreto complesso delle forme particolari. Se la prima maniera di considerare le cose ammette un solo punto di partenza e un a sola meta, entrambi legati e mediati l'un l'altro
mediante la costante applicazione, nel procedimento dimo-

strativo sintetico-deduttivo, di un unico e medesimo principio


metodologico, l'altra non solo tollera, ma perno esige una

pluralit di diverse dimensioni di pensiero. Essa pone il


problema di una unit che fin dal principio rinunzia ad esser
semplice. I modi diversi della formazione spirituale vengono
riconosciuti come tali senza che sia fatto il tentativo di Ordi-

narli in un'unica serie semplicemente progrediente. Tuttavia,


proprio in una tale concezione, non si rinunzia affatto ad una
connessione delle forme singole tra loro, ma anzi il conCett0
di sistema reso ancora pi rigoroso per il fatto che al posto
del concetto di un sistema semplice sottentra il concetto di

un sistema complesso. Ogni forma viene per cos dire attribuita a un piano particolare, entro il quale essa si attua e nel
quale sviluppa in maniera completamente indipendente il suo
carattere specico: ma appunto nella totalit di queste ideali
maniere di agire emergono ora certe analogie, certe tipiche
maniere di procedere che si possono mettere in rilievo e de-

scrivere come tali.


Come primo elemento ci si presenta qui una distinzione
che possiamo indicare come quella della qu alit e della

m odalit delle forrne. Per qualit di una determinata


Cssmu, Fiiamf a'1i'.-_f;m:e rmblirlie. I.

34

IN'rR0DU21oN1a la Posrztoxr DEL PRQBLEMA

relazione si deve intendere qui il particolare modo di connessione grazie al quale essa nelliambito della coscienza produce
delle serie che sottostanno ad una speciale legge di coordinazione dei loro termini. Cos per esempio la coesistenza
rispetto alla successione . la forma del legame simultaneo
rispetto a quella del legame successivo costituiscono una tale
qua li ta` indipendente. Ma d'altra parte ununlca
` ` e medesima
for ma d'1 re l azione
'
puo` subire
` un "intima
`
trasformazione anche per il fatto di trovarsi all'interno di un altro nesso
fo r m a l e . Ogni relazione singola, restando impregiudicata

la sua particolarit, appartiene sempre, nel contempo ad un


Q

co m p l e s s o significativo che a sua volta possieife la propria natura e la sua propria legge formale chiusa in se
stessa. Cos ad esempio quella relazione generale che noi chiaC)

mi

amo

tempo

rappresenta tanto un elemento della co-

7?

n o s c e n z a teoretico-scientica, quanto un momento essenziale per determinati prodotti della coscienza e s t e t i c a . Il


tempo, quale stato interpretato da Newton all`inizio della
meccanica, cio come base permanente di ogni accadimento
e come rnisura rn s eguale di ogni cambiamento, sembra, a

tutta prima, avere poco pi che il nome in comune con il


t
h
.
. _
.
empo c e domina nella composlzlone musicale e nelle sue

misure ritmiche, eppure questa unit di denominazione implica una unit di signicato almeno in quanto in entrambe
posta quella generale ed astratta qualit che noi determinramo mediante l'espressione di successione Ma naturalmente una specie particolare, un peculiare modus di successrone, che domina rispettivamente nella coscienza delle
1
.
.
.

egg1 naturali come leggi della forma temporale dell'accadere,


H

e ne a comprensione delle misure ritmiche di una composizione musicale. Analogamente possiamo concepire certe forme spaziali, certi complessi di linee e di figure in un caso
come ornamenti artistici, nell'altro caso come disegni geometrrci e in virt di questa maniera di concepire dare ad un

unico e medesimo materiale un signicato totalmente diverso. L'unit dello spazio che noi costruiamo nella contemplazione e creazione estetica, nella pittura, nella scultura, nelParchitettura, appartiene ad uno stadio totalmente diverso da
quello che si presenta in determinati teoremi di geometria e

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEI. PROBLEMA

in una forma determinata di assicmatica geometrica. In quest'ul:imo caso vige la modalit del concetto logico-geometrico, nel primo caso invece la modalit della rappresentazione
artistica dello spazio. Nella geometria lo spazio viene considcrato come un complesso di determinazioni interdipendenti,
come un sistema di ragioni " e di conseguenze , nell'arte
invece viene considerato come ur. tutto nella dinamica compenetrazione dei suoi srgoli elementi, come unit fondata
sull'intuizione e sul sentimento. In tal modo per la serie delle forme che la coscienza spaziale percorre non ancora esaurita; infatti anche nel p e n si e r c- m i t i c o appare una visione dello spazio del tutto particolare, una maniera di organiz-

zazione e di orientazione del mondo secondo punti di vista spaziali, nettamente distinta per le sue caratteristiche dalla maniera in cui Porganizzazione spaziale del cosmo si com-

pie nel pensiero empiricol. Cos pure, ad esempio, la forma


generale della cau s a lit appare in una luce completamen-

te diversa a seconda che la consideriamo nello stado del pensiero scientifico o in quello del pensiero mitico. Anche il mito conosce il concetto di causalit: esso lo usa tanto nelle sue
teogonie e cosmogonie generali quanto per Pinterpretazione
di una quantit di fenomeni singoli che spiega miticamente sulla base di questo concetto. Mail motivo ultimo di questa spiegazione totalmente diverso da quello che, me-

diante i concetti teoretico-scientici, domina nella conoscenza


causale. ll pr oblema dell'origine, preso come tale, co-

mune alla scienza e al mito; ma la specie, il carattere, la modalit dell'origine si modicano non appena passiamo da un
campo nell'altro, quando, invece dntenderla come p ot e n -

za mitica, la usiamo come p r incipio scientico e impariamo a intenderla come tale.


Risulta quindi perfettamente che per caratterizzare una

determinata forma di relazione nel suo uso concreto e nel


suo concreto significato necessario addurre non solo la sua
natura qualitativa come tale, ma anche il sistema complessivo in cui essa si trova. Se per esempio noi indichiamo sche-m

1 Cfr. il mio lavoro Die Begrsorm im mytaisc/:ef: Denken


(<< Studien der Bibl. Warbmg > I, Leipzig 1922).

36

r.\r1r_o1Uz1oNE E Posiz1o1\'E DEL PROBLEMA

maticamente i diversi modi di relazione, quali la relazione di


spazio, di tempo, di causalit, ecc., come R1, R2, R3 . _ ., a cia-

scuna di esse appattiene anche un particolare indice della


modalit U1, U-, L1-3 . . ., che indica ne11'ambito di quale nesso
funzionale e signicativo essa va presa. Infatti ciascuno di
questi nessi sgnicativi, il linguaggo come la conoscenza
scientica, Parte come il mito, ha un suo specco principio
costitutivo che, per cos dire, imprime il suo marchio a tutte

le particolari forme presenti in esso. Ne risulta una straordinaria variet di relazion formali, la cui ricchezza e le cui interne implicazioni si possono per domnare con lo sguardo
solo ne]l'analisi precisa d ogni singola forma complessiva.
Ma anche a prescindere da questa particolarizzazione, gi la
pi generale considerazione del complesso cosciente riconduce a certe basilari condizioni unitarie, condizioni di connettibilit, di sintesi spirtuale, di rappresentazione spirituale.
Appartiene a11'essenza stessa della coscienza il fatto che in
essa non pu esser posto alcun contenuto senza che gi mediante questo semplice atto del porre sia posto anche tutto

un complesso di altri contenuti. Kant nel suo studio sulle


grandezze negative ebbe a formulare il problema della causaIit indicando che esso va inteso nel senso che siccome vi
u n a c e r t a c o s a deve perci al tempo stesso esservene
necessariamente un' altra completamente diversa dalla prima. Se, con la metasca dogmatica, si parte dal concetto delPassoluta e s is t e n z a , questa questione apparir in definitiva realmente insolubile. Infatti un essere assoluto esige anche elementi assolut ultimi, ciascuno dei quali dovr essere
concepito in s e per s in una rigidit sostanziale. Ma questo concetto d sostanza non indica affatto un passaggio necessario, e neppure concepbile, alla molteplcit del mondo,
alla variet e dversit dei suoi fenomeni particolari. Anche
in Spinoza il pass-aggio dalla sostanza intesa come Ci che ir:
se ext et per se cofzcptur alla serie dei modi sngoli di-

pendenti e mutabili non tanto viene dedotto quanto introdotto surrertiziamente. In generale la metasica si vede posta, come la sua storia insegna, sempre pi chiaramente di
fronte ad un dilemma del pensiero. Essa o deve prendere in
tutto il suo rigore il concetto fondamentale di esistenza asso-

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL P]_0BLE..\-IA

luta, e allora tutte le relazioni minacciano di svanire e ogni


moltcplicit di spazio, di tempo, di causalit minaccia di dissolversi in mera apparenza, o, riconoscendole, deve aggiungere all'essere queste relazioni come un elemento semplicemente esteriore e contingente, come un semplice elemento accidcntale Ma in tal caso si manifesta subito una particolare
conseguenza: infatti diviene ora sempre pi chiaro che questo ` elemento accidentale '" E: ci che accessibile alla con o s c e n z a e comprensibile nelle sue forme, mentre la pura
essenza ", che doveva essere pensata come la base delle
determinazioni particolari, si perde nel vuoto di una semplice
astrazione. Ci che doveva essere inteso come il tutto,
come la sintesi di ogni realt si dimostra in definitiva come
un qualche cosa che contiene ancora in se' solo il momento
della mera deterrninabilit, ma non contiene pi alcuna determinatezza autonoma e positiva.
A questa dialettica della dottrina metasica dell'essere
si pu sfuggire solo se fin dal principio contenuto e forma , elemento "' e relazione sono concepiti in modo
che entramhi appaiano pensati non come determinazioni tra
loro indipendenti, ma come dati insieme e pensati in rapporto di recproca determinazione. Quanto pi profondamente il
moderno indirizzo subiettivo della speculazione impresse
il suo carattere nella storia del pensiero, tanto pi si afierm
questa gener-ale esigenza metodologica. Infatti la questione

assume subito una nuova forma se viene trasferita da] tene


no dell'essere assoluto a quello della coscienza. Ogni semplice qualt della coscienza ha un contenuto determinata
solo in quanto essa viene intesa ad un tempo come perfettamente unita alle altre e da esse per-Eettamente distinta. La
funzione di questa unit e di questa distinzione non disso
ciabile da] contenuto della coscienza, di cui invece rappresenta una delle condizioni essenziali. Non vi quindi alcuna cosa nella coscienza senza che in tal modo eo pso, senza ultetiore mediazione, sia posta un' altra cosa e una serie di
altre cose. Infatti ogni singolo essere della coscienza ha la

sua determinatezza proprio soltanto per il fatto che in esso


viene nel contempo posta e rappresentata in una forma qualsiasi la totalit della coscienza. Solo in questa r a p p r e s e 11 -

38

1NTR0DUz1oNe r: Posxzroun DEL PROBLEMA

tazione
e mediante essa d'iventa possibile anche ci che
_

nor chiamiamo Fesser at


1
o e a presenza
del contenuto.
utto ci risulta subito ehiaramente
se prendiamo
in considerazione anche soltanto il caso pi semplice di questa
' presenza : la relazione temporale e il presente temPUIHG- Nulla Scmbra esser pi sicuro del fatto che tutt0
Ci Ch' dim) H maniera veramente irnmediata alla

0SCff22 Si fiferisce ad un singolo istante, a un determimfm Um ffd in esso racchiuso. Il passato nella co-

Sflla 11011 c' Pi , il futuro non c' ancora "I


entmmbi quindi Sfimhrano non appartenere afiatto alla sua
concreta realt, alla sua peculiare attualit, ma risolversi in
semplici
astrazioni ideal'1. E tuttavia E: vero, per converso,
_
che 11 contenuto, che mi nd'~h'
iamoche
come
` orail ,
non dal
altro Che il limite eternamente ic
fluente
separa
passato
futuro.
Questo limit e non pu in alcun modo esser posto in_

dipendentemente da

cio che
da esso e non
delimitato:
esso esiste
solo nell'atto della stessa
separazione,
come qualche
COS21

di@ POSSE! SSI` pensato prima di questo atto e avulso da


esso. Il singolo istante temporale, in quanto lo si voglia detefmnfe CUIT@ H-mporale, non pu concepirsi come rgida
esistenza sostanziale
, ma solo"come 1'oscillante trapasso dal
passato
al futuro dal
_
non pru al non ancora. Se 1' ora

viene inteso diversamente, se viene inteso in senso assoluto,


esso in realt non costituisce pi lelemento del tempo, ma la

a HEHZOHQ 11 movimento temporale appare allora fermato


m SS ff Peffi ClStrutto. Per un pensiero che, come il pen-

siero degli eleati, miri solamente all'essere assoluto e si sforzi


dl Permanere in esso, la frecca scoccata in quiet e perCh ad essa in ciascun singolo 'immediato ora compete
Sffmpfff S0lU0 Ulfunica e unvoca posizione determi-

nata e indivsibile. Se invece si vuole pensare il moment@


tfmporale in maniera pertinente al movimento temPorale, se, anzich renderlo estraneo e contrapporlo ad esso,
Sl vuole nserirlo realmente in esso, Ci possibile solo H
quanm 1131 m0ff1Ht0 inteso come momento singolo venga 211

temP0 SESSO Pensato il processo come totalit e in quan0


1m`_9~mb 1TH0II111t0 e processo, si stringano per la coscienza

LH una perfetta unit. La stessa forma del t


empo non pu

rN'rRonuzIoNn E Posrzioxr-: ni-:L Pnosrmm

39

essere " (lata per noi se non a condizione che nell'elemento


temporale la serie temporale si rappresenti diretta verso il
futuro e verso il passato. Se noi immaginiamo una singola
sezione trasversale della coscienza, la possiamo comprendere
come tale solo per il fatto che non semplicemente ci fermiamo ad essa, ma la olt rc p a ss i a m o nelle diverse direzioni
dei suoi rapporti in virt di determinate funzioni ordinatric
spaziali, temporali 0 qualitative. Solamente perch in questa
maniera noi possiamo tener fermo nell'essere attuale della coscienza un non essere, nel dato un non dato, sussiste per noi

quel1'ur.it che indichiamo da una parte come Punit subiertiva della coscienza e dall'altra come l'unit obbiettiva dell'oggetto.
Anche l'analisi psicologica e critico-gnoseologica della
coscienza spaziale riconduce alla medesima funzione originaria della rappresentazione. Infatti anzitutto ogni comprensione di un complesso spazale presuppone la formazione di
intere serie temporali: la sintesi simultanea della coscienza, sebbene costtuisca un tratto essenziale peculiare ed originario di essa, si pu compiere e rappresentare sempre soltanto sulla base delle sintesi successive. Se si vogliono riuni-

re determnati elementi per ormare un complesso spaziale,


essi debbono prima passare attraverso successiv momenti
della coscienza ed essere riferit l'uno all'altro conformemente ad una determinata regola. Certo n la psicologia sensisti-:a
degli Inglesi, n la psicologia metasica di Herbart hanno po-

tuto spiegare come dalla coscienza della connessione temporale s o r g a la coscienza della connessione spaziale, come dal-

la semplice successione di sensazion visive, tattili e muscolari o da un complesso di semplici serie rappresentative si
formi la coscienza dell' insieme . Ma in queste teorie ene

provengono da punti di partenza totalmente diversi un punto tuttavia concordemente riconosciuto: che lo spazio nella
sua concreta forma ed organizzazione non dato come
un possesso gi perfetto dell'anima, ma viene per noi all'esistenza solo nel processo della coscienza e, per cos dire, nel
suo movimento complessivo. Ma proprio questo stesso processo per noi si spezzerebbe in singoli elementi completamen-

te isolati, senza rapporti Era loro, e perci non permettereb-

40

`
INTRODLZIONE
E POSIZIONE DEL PRBLEMA

be in modo alcuno il compendiarsi in


un unico
se anche qui non sussistesse la possibilit
generalerisultato,
di comprendere gi il tutto nell'elemento, cos come l'elemento nel
tutto. L' espressione dei molti nelllno, la mulrorum in
uno expresro, quale usata d L 'h '
a anche
ei mzqui
perdeterminante.
caratterizzareNoi
in
generale la COSCenZa, risulta cos

riusciamo allntuizione di determinati prodorri spazali


solo in quanto da una parte riuniamo in un'une a rappresentazione gruppi cli percezioni sensibili che nellmmediata
esperienza sensibile si esclud

'
ono a vicenda, e, dall'altra, fac-

ciamo in modo Che questa unit si scinda di nuovo nella molteplicit dei suoi componenri singoli. Solo in tale gioco alterno di concentrazione e di analisi si costruisce la coscienza

Splal- Qui la forma si presenta come movimento possibile


tanto quanto il movimento si presenta Come forma possibile-

- Berkeley nelle sue indaginj sulla teoria della visione, che


costituiscono un punto di partenza dell'0ttica siologica II10derna, ha paragonato lo sviluppo della percezione spaziale al-

lo sviluppo del lnguaggio. Secondo lui, solo mediante una


specie di lnguaggio namrale, cio un saldo ordinarsi d segni
e di significati, pu essere acquisita e Consolidata Pintuizione

spaziale. Il mondo dello spazio, inteso come mondo di percezioni sistematicamente collegate l'una all"altra e Puna all'alU?-2

rierre, sorgerebbe per noi non in quanto riprodueiamo nella nostra rappresentazione un modello obiettivo dello SP2zio assoluto gi esistente, ma in quanto irnpariamo a USM@

le diverse impressioni, in s non paragonabilj, dei diversi


campi sensibili, particolarmente della vista e del tatto, 120111@

elementi rappresentativi e simbolici l'una dell'altra. Qui Ber'


keley, conformemente al suo fondamentale presupposto sensistico, ha. tentato di intendere il linguaggio dello spirito, Ch@
egli presenta come una delle eondizioni clell'intuizione Spa'
ziale, esclusivamente come un linguaggio dei sensi - Ma

questo tentativo, considerato pi da vicino, si annulla da sInfatti gi insito nello stesso concetto di linguaggio che CSSO

non possa in alcun caso essere meramente sensibile, ma rappresenti un particolare rapporto di compenetrazione e di dpendenza recproca fra fattori sensibili e concettuali, in quanto in esso viene sempre presupposto che i segni individuali

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLENLA

sensibili vengano compenetrati di un generale contenuto significativo di pensiero. Lo stesso vale anche per ogni altra

specie di rappresentazione , presentazione di un elemento


di coscienza in un altro e mediante un altro. Se noi ci rafhguriamo la base sensibile per la costruzione della rappresentazione spaziale come data in determinate sensazioni visive, cinestetiche e tattili, proprio la somma di queste sensazioni
non contiene nulla di quella forma unitaria che noi chiamiamo spazio . Quesfultima invece si estrinseca soltanto in
un ordinamento tale che in virt di esso si possa passare da

ciascuna di queste qualit singole alla loro totalit. In questa


maniera in ciascun elemento, in quanto lo poniamo come spaziale, noi pensiamo gi posta una infinit di possibili direzioni e solo il complesso di queste ditezionicostituisce la
totalit della intuizione spaziale. L' immagine spaziale che
noi possediamo di un singolo oggetto emprico, ad esempio

di una casa, ha luogo solamente per il fatto che noi ampliamo in questo senso una singola visione prospettica relativamente limitata; per il fatto che noi la utilizziamo come punto di partenza e come stimolo per costruire, in base ad essa, un tutto molto complesso di relazioni spaziali. Inteso in

questo senso, lo spazio non aatto un recipiente, tm inerte


ricettacolo nel quale si vanno a collocare le cose considerate parimenti come belle e pronte: esso invece rappresenta

un complesso d funzioni ideali che si integrano e si determinano a vicenda per formare l'unit d un prodotto. Come nel
semplice ora del tempo troviamo espresso anche il prima
e il dopo, cos in ogni qui poniamo gi un cost e un
col . La posizione singola non data prima del sistema

di posizioni, ma solo con riferimento ad esso e in rapporto di


correlazione con esso.

Una terza forma del1'unit che si eleva al di sopra dell*unit spaziale e della temporale la forma della co n ne s sionecostituita dall'oggetto. Se noi riuniamo il
complesso di determinate qualit riconducendolo alla totalit
di una cosa permanente avente molteplici e mutevoli note,

quest'unione presuppone il nesso nella giustapposizione e nella successione, senza peraltro esaurirsi in esso. Ci che relativamente costante deve esser distinto da ci che mutevo-

42

INTRODUZIONE E POSIZIONE. DEL PROBLEMA


_

___

~-_--- mm

le, determinate congurazioni spazial devono essere mantenute perch si possa formare il concetto della cosa come
supporto " permanente delle propriet mutevolj. Ma dall'altra parte, il concetto di tale supporto aggiunge all'intuizione della eoesistenza spaziale e della successione temporale un nuovo e peculiare elemento avente un signic t `
o 1ndipendente. L'analisi empiristica della conoscenza haa natu
ralmente sempre cercato di contestare questo carattere d'ind.
.
ipendenza. Nel concetto di cosa essa non vede altro che una
forma di connessione puramente esteriore; essa cerca d dimostrare che contenuto e forma dell' oggetto si esauriff

'Q

scono nella somma delle sue propriet. Ma qui emerge immediatamente lo stesso difetto fondamentale che inerente allempiristica scomposizione del concetto dellio e della co-

scienza dell'io. Se Hume dichiara l'io un << fascio di percezioni, questa dichiarazione (anche a non considerare che in
essa mantenuto solo il fatto della connessione i n ge n e r a l e , ma non si' dice
' assolutamente nulla sulla p a r t i c o -

lare forma e genere della sintesi che porta all' io ),


questa dichiarazione, diciamo, si distrugge da se stessa gi per
il fatto che nel concetto della percezione il concetto dell'io,
che in apparenza doveva essere analizzato e risolto nei suoi
elementi costitutivi, contenuto tuttora completamente nella
sua interezza. Ci che della percezione singola fa una percezione, ci che la distingue come qualit della rappresentazione , ad esempio da una qualsi-asi qualit della cosa, pre-

cisamente la sua appartenenza all'io . Questa non sorge


solamente nella susseguente sintesi di una pluralit di sensazioni, ma gi originariamente propria di ogni singola percezione. Una relazione assolutamente analoga sussiste nella
connessione delle molteplici propriet nell'unit di una
cosa . Se noi riuniamo le sensazioni di esteso, di dolce, di

ruvido, di bianco nella rappresentazione dello zucchero


come un complesso unitario reale, ci possibile solo in
quanto ciascuna di queste singole qualit pensata gi originariamente come determinata in vista di questo complesso.
Il f

atto che 11 blanco, 1l dolce, ecc. siano 1ntes1 non come sem. .
_
p.1c1 statr di coscienza in me, ma come propriet, come quali-

t obiettive, racchiude gi completamente in s la funzione

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

43

ricercata e il punto di vista della cosa . Nell'atto che pone


il singolo domina quindi gi qui un generale schema fondamentale, che poi, nella progrediente esperienza della cosa
e delle sue propriet , viene solo tiempito di un contenuto
concreto sempre nuovo. Come il punto in quanto posizione
semplice e singola possibile sempre e soltanto nello spazio , cio, per esprimerci in termini di logica, presupponen~
do un s is te m a di tutte le determinazioni di posizione, come il concetto di " ora temporale si pu determinare solo
in riferimento ad una s e r i e di momenti e all'ordinamento e
alla sequenza della successione che noi chiamiamo tempo ,

cos avvicne anche per la relazione tra la cosa e le propriet.


In tutte queste relazioni, la cui pi esatta determinazione e
analisi spetta alla teoria speciale della conoscenza, appare lo
stesso carattere fondamentale della coscienza per cui il tutto
qui non raggiunto solo dopo che si partiti dalle parti, ma
ogni singolo atto che pone una parte implica che si ponga il
tutto, non secondo il suo contenuto, ma secondo la sua struttura e forma. Ciascun elemento singolo appartiene qui gi
originariamente ad un c o m p le s so determinato ed esprime in s la regola di questo complesso. Ma solo la totalit

di queste regole costituisce la vera unit della coscienza come


unit del tempo, dello spazio, della connessione oggettiva ecc.
Il tradizionale linguaggio concettuale psicologico ofre

diicilrnente un'espressione del tutto adatta per la caratterizzazione di questo stato di cose, perch la psicologia solo in
epoca recente, solo col suo passaggio alla moderna psicologa della forma si allontanata dai presupposti della sua
concezione fondamentalmente sensistica. Per quest'ultima,

che considera ogni obiettivit come racchiusa nella semplice "' impressione, ogni connessione non in altro consiste che

nella mera asrociation delle impressioni. Questo termine


abbastanza ampio per abbracciare tutte le possibilt di relazione che sussistono nella coscienza; ma in questa sua ampiezza esso rende al tempo stesso inconoscibili la loro particolarit e singolarit. Relazioni della qualit e rnodalit pi
diversa vengono indifferentemente indicate da esso. Association significa riunione di elementi nell'unit del tempo o dello spazio, nell'unit dell'io o dell'oggetto, nella totalit di

l
44

l'NTRUDUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

una cosa o di una successione di avvenimenti in serie i cui

metnbri sono legati tra loro mediante il punto di vista d causa e di effetto e in serie i cui membri sono legati tra loro mediante il punto di vista di mezzo e di ne . Association
vale inoltre come espressione suiciente per designare la legge lo gic a della connessione del singolo nell'unit concettuale della c o n o s c e n z a , come ad esempio, per le forme della creazione che si mostrano operanti nella costruzione della
coscienza e s t etic a . Ma proprio qui emerge chararnente
che questo concetto in ogni caso designa solo il nudo fatto
della connessione in generale senza rivelare assolutamente
nulla sulla natura e la regola specifiche di essa. La diversit
delle vie e delle direzioni attraverso le quali la coscienza perviene alle sue sintesi qui completamente celata. Se chiamiamo gli elementi a, b, c, J, ecc., risulta, come stato
mostrato, un sistema esattamente graduato e in se stesso differenziato di molteplici funzioni F (az, 19), 1|~ (c, J), ecc., nelle quali si esprime la loro connessione, ma che nel preteso
concetto specico di associazione non tanto viene espresso

quanto piuttosto viene annullato in un completo livellamento. Ma un altro difetto essenziale si trova in questo termine.

I contenuti che si fanno intervenire accompagnati lu.no dell'altro nell'assocz'atiorz, per quanto strettamente cornessi e iritimamente fusi tra loro, restano tuttavia contenuti se-

p a r a b i li , per il loro signicato e la loro origine. Nel progresso dell'esperienza essi vengono collegati in ness e gruppi

sempre pi stabili; ma la loro realt in quanto tale non data per la prima volta in virt del gruppo, ma gi prima di
esso. Senonch proprio questa relazione di pa:te e di
tutto ci che in linea di principio viene superato nelle
autentiche sintesi della coscienza. ln queste il tutto non s or-

ge dalle parti, ma il tutto costituisce le parti e d ad


esse il loro signicato essenziale. Quindi, come stato mostrato, in ogni lirnitata sezione dello spazio noi pensiamo Che
sia contemporaneamente posta la tendenza verso lo spazio
nel suo complesso, in ciascun singolo momento del tempo
noi pensiamo che sia contemporaneamente posta la forma generale della successione, e cos pure il porre ciascuna qualit

singola racchiude in s la relazione generale di sostanza

i.

INTRODUZIONE E. POSIZIONE DEL PROBLELIA

ed accidente e quindi la caratteristica forma di cosa. Ma

proprio questa compenetrazione, questo stretto rapporto per


cui i termini si condizionano a vicenda non trovano spiegazione nell'assocz'atz7orz come espressone della semplice giustapposizione delle rappresentazioni. Le regole empiriche sul
mero trascorrere delle rappresentazioni che questa stabilisce,

rendono incomprensibili i prodotti fondamentali e le fondamentali forme speciche a cui si collegano le rappresentazioni e l'unit del senso che si instaura tra di esse.
Salvarc e dimostrare l'autonomia di questo senso "

invece il compito che si impone la teoria razionalistica della conoscenza. Uno degli essenziali meriti storici di questa

teoria costituito dal fatto che da essa, in virt di un unico


e medesimo cambiamento di direzione, vengono fondati un
nuovo e pi profondo modo d'intendere la coscienza in generale e un nuovo concetto dell' oggetto della conoscen-

za. Cos viene confermata la sentenza di-Des_c_ar_tes secondo


la quale l'unit dell'elemento obiettivo, l'unit della sostanza
non pu essere colta nella percezione, ma solo nella riflessio-

ne dello spirito su se stesso, nella nrpecto mentir, In questa dottrina fondamentale del razionalismo ci che si esprime la pi netta opposizione alla teoria empiristica dell'ar-

sociation; e tuttavia neppur qui superata l'intima opposizione tra due elementi essenziali della coscienza fondamentalmente diversi, tra la sua mera materia e la sua pura

forma. Infatti la base per la connes sione dei contenuti di coscienza viene cercata anche qui in una attivit che
in qualche modo si aggiunge dall'esterno ai singoli contenuti. Le idee della percezione esterna, le idee di chiaro e di
oscuro, di scabro e di liscio, di colorato e di sonoro secondo
Descartes sono date per noi in s e per s come immagini
(velut picturae) e in questo senso come stati puramente sog-

gettivi. Ci che ci fa superare questa fase, che ei permette


di progredire dalla molteplicit e mutabilit delle impressoni all'unit e costanza dell'oggetto la funzione del giudizio

e dell' inferenza inconsapevole , assolutamente indipendenti da queste impression. L'unit obiettiva un'unit:`1 puramente formale che come tale non pu essere n udita, n
vista, ma colta solo nel processo logico del pensiero puro. In

46

INTRODUZIONE 1-; Posizioma ni-:L PRUBLEMA


_m
_ `__

__

denitiva il dualismo
m e t a f i s i c 0 di Descartes deriva da
_

questo
suo dualislno
In et o d olo g ico; la dottrina dell'as_
_

soluta separazione
tra Som, nza estesa e sostanza pensante
_
solo Pespressione metasica di una opposizione el-le in lui si
riconosee g Del modo in cui esposta la pura funzione C0sciente. E aHCl1 in Kant, all`inizio della Critica della ragon

pura, questa 0i'>P0Si2`one rra sensibilit e pensiero, rra le due


determinazioni fondamentali, materiale e fm-male , della coscienza 110Stra tuttora con non dimnuita intensit la S112
forza di Un 160190, Sebbene qui appaia ben presto la conce-

zione second@ Cui enrrambe debbono forse essere in rapporto in una raclee Comune anche se a noi sconosciuta. Ma contro questa f0lII1Il1a2ione del problema si pu obiettare anzi-

tu0 Cliff PFOPO 12 Cntrapposizione the qui si istituisce


S010 0P@Ta leniastrzione, delfapprezlamento e valutazine

logica dei singoli


fattori conoscitivi,
' `
_
mentre Punir della materia e della forma presen '
`
ti nella coscienza,
del dal
particolare
e dell'11HVISa1 , dell'elemento
costituito
dato sen-
Sbil 5, C del Puro ii flefnento di ordine "`, forma precisamen-

te quel fenomeno ' '


originariamente certo e originariamente n0t0 da Gli deve prendere le mosse ogni analisi della
coscienza. Se si vuole esprimefe questo stato dj eose, che in

S naturalmente trascende i limiti del campo rnatematico,


COD HHH Sllflltlldi 0 immagine attinta dalla matematica,
si pu Pfndefe H Opposizione alla semplice arrocation,
1,@SPf5S011@ ntgf22ione'*. Lelemento cosciente Sta al
complesso cosciente 11011
come
parte estensiva
sta intewla
somma delle parti, ma come
un una
differenziale
sta al suo
grale. Come H Ulfequazione differenziale di un movimento,
quesultimo viene espresso nel suo attuarsi e nella sua legge
generale, cos noi dobbi
_
amo pensare le generali legg di struttura della coscienza com "
e gia date al tempo stesso in ciascun0 del $1101 lmnfl, in ciascuna sezione di essa; ma tuttavia
non date come conte
'
' '
'

nuti pecuj iari e indipendenti ma come


tendenze e orientam enti' gia
'* presenti' :iel singolo elemento
sensibile. Ogni esiste

'
to, e per tal fatto sussistnza nella coscienza consiste nel fat1

e, che essa immediatamente oltrepassa se stessa in queste dive

rse direzioni
coscienza dell'istante include
" ` ' ' della
' 'sintesi. Come la
gra in se il riferimento alla serie

INTRODUZIONII E. POSIZIONE DEL PROBLENIA

47

temporale, come la coscienza di una singola posizione spaziale


include gi in s il riferimento " allo spazio come complesso e totalit delle possibili determinazioni di posizione,
cos in generale vige un insieme di relazioni attraverso le quali nella coscienza del singolo espressa ad un tempo la forma
del tutto. .\lon partendo dalla somma dei suoi elementi sensibili (a, 17, c, ri . . .l, ma per cos dire dalla totalit dei differenziali delle sue relazoni e delle sue forme si costruisce
1' integrale della coscienza. La compiuta attualit della coscienza non fa che svolgere ci che si ritrova gi racchiuso in
ciascuno dei suoi elementi singoli come potenza e possibilit gencralc. Solamente cos viene raggiunta la pi generale soluzione critica del problema l-zantiano che domanda come mai, per il fatto che una certa cosa , debba di conseguenza esser posta al tempo stesso un' altra cosa totalmente diversa dalla prima. Questo rapporto che, considerato
dal punto di vista dell'essere ass-oluto, doveva apparire tanto
pi paradossale quanto pi profondamente veniva considerato e analizzato, un rapporto necessario, per se stesso intelligibile, se lo si considera dal punto di vista della coscienza.

Ivi nfatti n da principio non vi un astratto uno al


quale si contrapponga, in separazione e scissione parimenti
astratte, un altro , ma 1' uno qui nei molti, come
i molti sono n ell 'uno: nel senso che i due termini si condizionano a vicenda e a vicenda si rappresentano.
_

IV
Le considerazioni fin qui fatte miravano a dare un genere particolare di deduziote critico-gnoseologica, una
fondazione e giusticazione del concetto di rappresentazione
in quanto la rappresentazione, la presentazione di un contenuto in un altro e per mezzo di un altro dovette essere riconosciuta come presupposto essenziale per la costruzione della coscienza stessa e come condizione della sua peculiare unit formale. Le considerazioni che seguono non sono volte a
questo universalissimo signicato logico della funzione rap-

48

ixraonuzronn 1-; Postzioxn ni-:L i>i1oBLrM.t

presentativa. ln esse il problema del simbolo non dovr es-

sere perseguito retrospettivamente nei suoi fondament


ultimi, ma prospetticamente nel concreto dispiegamento e
perfezionamento cui esso va incontro nella variet dei diversi
campi della civilt. Per questo studio si ha ora un nuovo fon-

damento. Se vogliamo pensare la simbolica dell'arte, se vogliamo pensare i simboli arbitrari che la coscienza si crea
nel linguaggio, nell'arte, nel mito, dobbiamo risalire alla sim-

b0lC naturle, a quella rappresentazione del complesso


cosciente che gi necessariamente contenuto o alrneno sta
per costituirsi in ciascun momento e frammento della coscienza. La potenza e i risultati di questi simboli indiretti
rimarrebbero un enigma, se non avessero la loro radice ultima in un procedimento spirituale originario, fondato sull'essenza della coscienza stessa. C-he un singolo elemento sensibile, quale , ad esempio, la parola considerara nel suo aspet-

to fisico, possa divenire portatrice di un significato puramente spirituale, e in definitiva comprensibile solamente per il
fatto che la funzione fondamentale dello stesso signicare

gi presente ed operante prima ancora che venga posto il singolo simbolo, cosicch tale funzione non creara per la prima volta in questo porre, ma solamente fissata, solamente applicata ad un caso particolare. Poich ogni contenuto singolo della coscienza si trova in un tessuto di svariate relazioni,
in virt delle quali esso, nel suo semplice essere e nella sua

rappresentazione d s, implica al tempo stesso il rinvio


ad altri e sempre nuovi contenuti, possono e devono anche

esserci determinati prodotti della coscienza nei quali, per cos


dire, si incarna questa pura forma del rinviare. Da qui discende la peculiare duplicit di natura di questi prodotti: il loro
essere legati allelemento sensibile che tuttavia implica nello

stesso tempo una libert dall'elemento sensibile. In ogni


simbolo linguistico, in ogni mmagine mitologica o arti-

stica appare un contenuto spirituale, che in s e per s rinvia


al di l di ogni elemento sensibile, put essendo convertito in
forma di elemento sensibile, visibile, udibile o tangibile. Interviene una specie indipendente di attivit formatrice, una

specica attivit della coscienza che si distingue da ogni dato


della sensazione o percezione immediata per poi servirsi tut-

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLENIA

tavia di questo stesso dato come veicolo, come mezzo di


espressioneq Cos la simbolica naturale , che noi abbiamo
trovata nel caratterelfondamentale della stessa coscienza, da
una parte viene utilizzata e mantenuta, mentre dall'altra viene superata e raflinata. Infatti in questa simbolica naturale "` viera sempre un certoelemento costitutivo della coscienza che, avulso dal tutto, conservava tuttavia la facolt di sostituire questo tutto ed in certo senso di ricosti-

tuirlo cos sostituendolo. Un contenuto esistente possedeva


la capacita di rendere rappresentabile, oltre se stesso, anche
un altro contenuto, non dato immediatamente, ma solo con
la mediazione di quello. Mai segni simbolici che incontriamo
nel linguaggio, nel mito e nell'arte, non esistono solamente per raggiungere poi, al di l di questa esistenza, un altro
signicato determinato; in essi invece l'esistenza sorge solamente dal significato. Il loro contenuto si risolve semplice-

mente e compiutamente nella funzione del significar-e. Qui


la coscienza non legata, per cogliere il tutto nel singolo, allo stimolo del singolo medesimo, che come tale deve essere
necessariamente dato, ma si crea essa stessa determinati

contenuti concreti e sensibili come espressione di determinati complessi signicativi. Poich questi contenuti, in quanto
da essa stessa creati, sono anche interamente sotto il dominio
della coscienza, questa pu sempre libei-amente evocare ,
per usare l'espressione caratteristica, di nuovo tutti quei significati. Quando noi, per esempio, leghiamo una data intui-

zione o rappresentazione a un arbitrario suono verbale, sembra a tutta prima che non abbiamo aggiunto proprio nulla al
peculiare contenuto di tale intuizione o rappresentazione. E
tuttavia, considerate le cose pi a fondo, in questa pnoduzione del simbolo linguistico anche lo stesso contenuto assume
per la coscienza un nuovo carattere, poich asstune una
nuova determinatezza. La sua netta e chiara riproduzione
spirituale si rivela addirittura legata all'atto della produzione linguistica. E infatti il compito del linguaggio non

quello di riprodurre semplicemente determinazioni e distinzioni che sono gi presenti nella rappresentazione, ma di porle per la prima volta come tali e di renderle conoscibili. E
quindi sempre e ovunque la libert dell*attivit spirituale
1. - Cassmian, Flarza .Mia farm: .r'ml*a:'i:v. I.

50

txnonuzioivr E posizione DEL Paontaixia

ci per cui si illumna per la prima volta il caos delle impressioni sensibili e per cui comin '

a assumereacquista
ai nostri
una salda forma. La fuggevoleciaimpressione
perocchi
noi
forma e durata solamente in quanto nell'attivit formatrice

le ancliamo inconrro in qualche direzione della funzione semantica. Questo passaggio alla forma Si COInpie nella scienza

e nel linguaggio, nell'arte e nel mito, in diversi modi e secondo diversi principi formativi: ma essi coincidono, tutti,
nel fatto che ci che alla ne ci si presenta come prodotto del
loro operare, per nessun carattere pi eguale al mero m a teriale da cui injzial
'
mente essi erano partiti. Quindi nella
fondamentale funzione semantca considerara in generale e

nelle sue diverse direzioni la coscienza spirituale per la prima volta si distingue realmente dalla coscienza sensibile. Qui
per la prima volta, al posto della passiva sottomissione ad
una qualche esistenza

'

'

es erna, compare un impronta indipendente che noi le diamo e attraverso la quale essa esistenza si
divide per noi nei diversi domini e forme della realr. Il mito e Tarte, il lifguaggio e la scienza sono in questo senso impronte che rendono a realizzare l'essere: essi non sono sem-

plici riflessi di una realt esistente, ma rappresenrano le grandi linee direttive del movimento spirituale, del processo ideale nel quale per noi il reale si costituisce come uno e molti,

come una variet di forme che tuttavia in definitiva sono tenute insieme da uii"unit di signilicato.

Solo se prima si sar volto lo sguardo a questa meta, diverranno comprensibili anche la par ticolare determinazione dei diversi sistemi simbolici e l'uSo che la coscienza ne

fa. Se il simbolo non fosse altro che la ripetzione di un determinato contenuto singolo, in se gi l3l10 2 PI011t0 deuiin'

tujzione o rappresentazione, non sarebbe possibile vedere ne


che risultato si ottenga con una tale mera copia del reale
esistente, n come quest'ultima venga raggiunra in modo
realmente rigoroso. , infatti, evidente che Pimitazione non

pu raggiungere Poriginale ne mai sostituirlo ai fini della


vita spirituale. Presupposta una norma di questo genere, si
necessariamente condotti ad una scepsi di principio CICH
il valore del simbolo in generale. Se ad esempio si considera
compito peculiare ed essenziale del lnguaggio Pesprimere

__-

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

]_

ripetendola solo in un mezzo estraneo, quale e la parola,


quella re-.ilt che abbiamo di fronte a noi gi bella e pronta
nelle singole sensazioni e intuizioni, apparir subito quanto innitamente inferiore a questo compito dovr rimanere
ogni li nguaggio. Di fronte all'innita ricchezza e variet della realt intuibile tutti i simboli linguistici dovranno apparirc vuoti e di fronte alla sua determinatezza individuale dovranno apparire astratti e vaghi. Nel momento in cui la lingua tenta di garcggiare sotto q u e s t 0 rispetto con la sensazione o l`intuizione, la sua impotenza dovr quindi apparire
innegabile. Ma il rtprrov Qafo-; della critica scettica del
linguaggio sta precisamente nel fatto che questo criterio dj
giudizio viene presupposto come l'unico valido e l'unico possibile. Ma in verit l'analisi del linguaggio mostra- e in particolare se si parte non dalla parola singola, ma dallunit della p r o p o s i z io n e - che ogni espressione linguistica, lungi
dall'essere una mera copia del mondo della sensazione o del- .-a_,._ _.
lintuizione che ci dato, racchiude, invece, in s un carattere determinato di signficazione . E la stessa cosa accade
nei simboli della specie e origine pi diverse. Di tutti questi
si pu dire in un certo senso che il loro valore risiede non
tanto in ci che essi mantengono del singolo contenuto concretamente sensibile, e dei suoi dati immediati, quanto in ci
che di questi dati sopprimono e lasciano cadere. Anche il dil
segno artistico diviene ci che e, e per cui si distingue da una 1
mera riproduzione meccanica, anzitutto per ci che esso tra- l
lascia dellimpressione data. Esso non la riproduzione di
questultima nella sua totalit sensibile, ma mette in rilievo
in essa determinati elementi signicativi, cio elementi
attraverso i quali il dato viene esteso al di l di se stesso e la
fa n t a si a s p a zi a l e , sintetica e artsticamente costruttice viene guidata in una determinata direzione. Ci che qui,
come in altri campi, costituisce la forza peculiare del simbolo
quindi appunto il fatto che nella misura in cui le immediate determinazioni contenutistiche passano in secondo piano,
gli elementi generali di forma e di relazione acquistano un'in.pronta sempre pi netta e pi pura. Il singolo come tale vie-

ne apparentemenre limitato, ma proprio cos si effettua con


tanta maggiore determinatezza ed energia quelloperazione

52

INTRODUZIONE E. POSIZIONE DEL PROBLENIA

che noi abbiamo chiamato integrazione nel tutto . Il fatto che ogni elemento singolo della coscienza sussiste solo
perch racchiude potenzialmente in s il tutto e per cos dire
va compiendo un continuo passaggio verso il tutto, e cosa
_ che gi stata mostrara. Ma l'uso del simbolo libera questa
potenzialita facendola passare per la prima volta al vero atto.
Ora efettivamente d'un sol colpo si stringono mille legami
che nel porre il simbolo vibrano all'unisono con maggiore o
minore forza e chiarezza. In quest'atto del porre la coscienza si libera sempre pi dal s o s t r ato immediato della sen'
1
' sazione e dell intuizione sensibile: ma proprio in ci essa rivela tanto piii decisamente la facolt originaria di connessione e di unicazione che in essa risiede.
_
Nella maniera pi evidente questa tendenza si rivela forse nella funzione dei sisteini simbolici scie n t i f ic i . L'astratta formula chimica, ad esem p io, ch e viene usata come indicazione di una determinata materi a non contiene
`
''
piu
nulla di ci che l'osservazione diretta e la percezione sensibile ci fanno conoscere di questa materia; ma, in luogo di tutto questo, inserisce il corpo particolare in un complesso di

relazioni straordinariamente ricco e fnemente articolato di


cui la percezione, in quanto tale, non sa ancora assolutamente
nulla. Essa indica il corpo non pi secondo ci che esso
sensibilmente e come esso ci si olfre in maniera immediatamente sensibile, ma lo coglie come un complesso di possibili reazioni , di possibili connessioni causali, determinate da regole generali. La totalit di queste connessioni conformi a leggi nella formula chimica di struttura si fonde con
lespressione del caso singolo e, attraverso questa totalit,
tale espressione riceve un'impronta caratteristica assolutamente nuova. Qui, come in altri casi, il simbolo serve a produrre una mediazione per il passaggio dalla semplice materia della coscienza alla sua forma spirituale. Proprio
perch si presenta senza una propria massa sensibile, perch
si muove, per cos dire, in un puro etere del signicato, esso
possiede in s la capacit di portare a rappresentazione, anzich semplici elementi singoli della coscienza, i suoi complessi movimenti dinsieme. Esso non il rispecchiamento di
un permanente stato della coscienza, ma la linea direttiva di

52

INTRODUZIONE E. POSIZIONE DEL PROBLENIA

che noi abbiamo chiamato integrazione nel tutto . Il fatto che ogni elemento singolo della coscienza sussiste solo
perch racchiude potenzialmente in s il tutto e per cos dire
va compiendo un continuo passaggio verso il tutto, e cosa
_ che gi stata mostrara. Ma l'uso del simbolo libera questa
potenzialita facendola passare per la prima volta al vero atto.
Ora efettivamente d'un sol colpo si stringono mille legami
che nel porre il simbolo vibrano all'unisono con maggiore o
minore forza e chiarezza. In quest'atto del porre la coscienza si libera sempre pi dal s o s t r ato immediato della sen'
1
' sazione e dell intuizione sensibile: ma proprio in ci essa rivela tanto piii decisamente la facolt originaria di connessione e di unicazione che in essa risiede.
_
Nella maniera pi evidente questa tendenza si rivela forse nella funzione dei sisteini simbolici scie n t i f ic i . L'astratta formula chimica, ad esem p io, ch e viene usata come indicazione di una determinata materi a non contiene
`
''
piu
nulla di ci che l'osservazione diretta e la percezione sensibile ci fanno conoscere di questa materia; ma, in luogo di tutto questo, inserisce il corpo particolare in un complesso di

relazioni straordinariamente ricco e fnemente articolato di


cui la percezione, in quanto tale, non sa ancora assolutamente
nulla. Essa indica il corpo non pi secondo ci che esso
sensibilmente e come esso ci si olfre in maniera immediatamente sensibile, ma lo coglie come un complesso di possibili reazioni , di possibili connessioni causali, determinate da regole generali. La totalit di queste connessioni conformi a leggi nella formula chimica di struttura si fonde con
lespressione del caso singolo e, attraverso questa totalit,
tale espressione riceve un'impronta caratteristica assolutamente nuova. Qui, come in altri casi, il simbolo serve a produrre una mediazione per il passaggio dalla semplice materia della coscienza alla sua forma spirituale. Proprio
perch si presenta senza una propria massa sensibile, perch
si muove, per cos dire, in un puro etere del signicato, esso
possiede in s la capacit di portare a rappresentazione, anzich semplici elementi singoli della coscienza, i suoi complessi movimenti dinsieme. Esso non il rispecchiamento di
un permanente stato della coscienza, ma la linea direttiva di

INTRODUZIONE. E POSIZIONE DEL PROBLEIMA

un tale movimento. Cos la parola, secondo la sua sostanza

sica, un semplice atus vocis; ma in questo atus doinina


una forza straordinaria per la dinamica della rappresentazione e del pensiero. Dal simbolo questa dinamica viene in
egual misura promossa c regolata. Gi l'abbozzo leibniziano
della c/.mracterstca ge/-zeralr mette in rilievo come un pregio essenziale e generale del simbolo il fatto che esso serve
non solo alla rappresentazione, ma anzitutto alla s c o p e r t a
di determinati nessi logici, che esso non solamente fornisce
un'abbreviazione di ci che gi noto, ma apre nuove vie
verso ci che ignoto, verso ci che non dato. In ci viene
confermata, da un lato nuovo, la facolt sintetica della coscienza in generale, la quale si estrinseca nel fatto che ogni
concentrazione del suo contenuto da essa raggiunta, diviene
per essa al tempo stesso un movente per allargare i suoi precedenti conlini. La sintesi che data nel simbolo offre sempre perci, oltre al mero sguardo retrospettivo, anche una
nuova visione prospettica. Essa pone una conclusione relativa, la quale contiene, pur sempre, immediatamente l'invito

ad un ulteriore passo avanti, e sgombra la via per questo ulteriore progresso facendone conoscere la regola generale. In
particolare la storia della scienza fornisce le pi diverse testimonianze di questo stato di cose: essa mostra quale importanza abhia per la soluzione di un determinato problema

o di un complesso di problemi, il riuscire a ridurli a una


' formula sicura e chiara. Cos, per esempio, la massima
parte dei problemi che hanno trovato la loro soluzione nel
concetto newtoniano di flussione e nell'algoritmo leibniziano

del calcolo diferenziale, esistevano gi prima di Newton e


Leibniz ed erano stati affrontati dalle direzioni pi diverse,
da parte dell'analisi algebrica, della geometria e della mec-

canica. Ma solo dopo che fu trovata per essi un'espre ssione simbolica unitaria e comprensiva, questi problemi

divennero veramente padroneggiabili: infatti allora essi non


formarono pi una discontinua e accidentale successione di
meri problemi singoli, ma fu indicato il principio comune

della loro genesi in un procedimento determinato universalmente applicabile, in 1m'operazione fondamentale le


cui regole sono ben salde.

I
I

-_,.

54

rsrxonuzioxr iz Posizioivia DEL Pironriaivri

Cos nella funzione simbolica della coscienza

si esprime

e si concilia un'antitesi che gi data e fondata nel semplice


concetto della coscienza stessa. Ogni coscienza ci Si presenta
nella forma di divenire temporale, ma in questo divenim (ievono ora emergere determinati campi di forme _ L'e1mn.
to del continuo mutare e l'elemento del permanere devono
quindi travalicare l'uno nell'altro e risolversi l'unQ n11'a1t~0,
Questa esigenza generale in diverse maniere viene soddigfarra
nei prodotti del linguaggio, del mito, dell'arte e nei simboli

intellettuali della scienza. Tutti questi prodotti risulrano, pe;


cos dire, appartenere ancora direttamente al processo vivente e continuamente rinnovato della coscienza: e tuttavia in
essi' domina al tempo stesso lo sforzo spirituale di conquista.
re determinati punti fermi e stabili in questo process@ Quindi in essi la coscienza mantiene il carattere di perpetuo ui-

re: ma tuttavia non trascorre nellndeterminato, ma si afticola, essa stessa, intorno a centri ben fermi relatix.-1 alla
forma e al signicato. Ognuna di queste forme Seegndo i]
sto puro in s tratta fuori dal flusso della men, corrente delle rappresentazioni come un orr w.u.%'13_-5 nel smso platonico dell'espressione, ma al tempo stesso per pgrersi
in generale manifestare e per acquistare un`esistenza per

noi deve essere in qualche modo rappresentata in questo


scorrere. Nella produzione e nelluso dei diversi gruppi e sistemi di segni simbolici queste due condizioni in ramo sono
realizzate in quanto qui un singolo contenuto sensibile, sen-

za cessare di essere tale, raggiunge effettivamente la capacit


di rappresentare per la coscienza qualcosa di uriiversalmeme

valido. Qui perdono perci il loro valore tanto il principio


fondamentale del sensismo nz'/:il est in intellectu, quod ;; 0 iz
a ri te uerr ir: tensa quanto il suo rovesciamento intellettua-

listico. Infatti non si tratta pi di un precedere o di un seguire del fatto sensibile rispetto al fatto spriruale,

ma della rivelazione e manifestazione di funzioni fondamentali dello spirito nel materiale dello stesso dato sensibile. Da

questo punto di vista, apparir come un carattere di unilateralit sia dell'astratto empirismo che dell'astratto razionalismo il fatto che proprio questo rapporto fonda1 .
menta e in nessuno dei due venga completamente chiarito.

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLEMA

55

Da un 11 parte posto un concetto del dato e del singolo


mentre non si riconosce che ogni concetto siffatto, esplicitamente o implcitamente, deve gi comprendere sempre
in se gli elementi e le determinazioni di qualcosa d univcrsulc, dal|'altra viene aflermata la validit e necessit di queste dcterminazionl mentre non viene indicato il mezzo in virt del quale soltanto essi si possono presentare nei
dati psicologici della coscienza. Se per contro, anzich partire da postulati astratti, si parte dalla concreta forma fondamentule della stessa vita spirituale, quesfopposizone dualistica appare superata. L'apparenza di una originaria scissione tra Pintelligibile e il sensibile, tra 1' idea e il fenomeno scompare. Infatti, certamente restiamo anche qui in- .

trigati in un mondo di immagini , ma non si tratta di irnmagini che riproducano un mondo in s esistente di cose, ;

ma di mondj di immagini, il cui principio e la cui genesi '_


sono da ricercare in un`autonoma creazione dello spirito stes-
so. Grazie ad essi soltanto scorgiamo e in essi possediamo '
ci che chiamiamo realt : infatt la suprema verit oggettiva che si dischiude allo spirito in denitiva la forma
del suo proprio operare. Nella totalit delle sue proprie fun-.
zioni e nella conoscenza della regola specica dalla quale ciascuna di esse determinata, come pure nella coscienza del
nesso che riconduce tutte queste regole particolari allunit
di un u n ic o problema e di un'unica soluzione: in tutto questo lo spirito possiede ormai li11tuizione di se stesso e della
realt. Ma alla domanda che cosa possa essere la realta` asso. .
<
luta al di fuori di questa totalita` delle funzioni. sprrituali,
alla domanda che cosa possa essere in questo senso la
cosa in s, esso certo non riceve pi risposta alcuna, a

meno che non rconosca sempre meglio che si tratta di un


problema mal posto e d un'illusione del pensiero. L'auten- _
tico concetto di realt non si lascia ridurre alla mera forma
astratta dell'essere, ma mette capo alla variet e alla ricchez-V
za delle forme della vita spirituale, ma di una vita spri-i
tuale sulla quale mpressa limpronta dell'ntex-na necessit
e quindi dell'oggett_i\Lt_, In questo senso ogni nuova for-r'

ma simbolica indica non soltanto il mondo concettuale della conoscenza, ma anche il mondo intuitivo dell'arte. cos

D'

56

XI'~TR)DUZIONE E POSIZIOE DEL PROBLENIA

come quello del mito o del linguaggo, secondo Pespressione


di Goethe, una rivelazione che procede dall'interno verso
l'esterno_. una << sintesi di mondo e spirito che c rende
certi dell'originaria unit di entrambi.
I
In tal modo nuova luce viene gettata al tempo stesso
sopra un'ultima antitesi fondamentale con la quale si sempre trovata alle prese la losoa moderna n dal suo inizio
e che questa ha reso sempre pi netta. La svolta in senso
soggettivo che in essa si compiuta l'ha condotta sempre
pi a porre come centro di tutti i suoi problemi anzich
Punit del concetto di essere, il concetto di v i ta. Ma se
cos lantitesi di soggettivit e oggettivit nella forma in cui
si presentava nell'ontologia dogmatica apparsa sopta e in
via desser conciliata, emersa ora, nell'amhto stesso della
vita, unantitesi tanto pi radicale. La verit della vita non
in altro appare data che nella sua pura imrn ediatezza
ed in essa racchiusa: ma ogni concetto e comprensione della

vita sembra minacciare e sopprimere proprio questa immediatezza. Se si parte del concetto dogmatico del1'essere, emerge certamente anche qui il dualismo di essere e pensare con
tanto maggiore evidenza quanto pi la riessione procede,
ma nondimeno sembra rimanere la possibilit e la speranza
che nel quadro abhozzato dalla conoscenza dellessere sia

conservato almeno un residuo della verit dell'essere. come se Pessere, certo non in modo completo e adeguato, ma
pure con una p a rte d se stesso, penetrasse in questa immagine della conoscenza, come se con la sua peculiare so-

stanza nvadesse la sostanza della conoscenza, per produrre


in essa un rispecchiamento di se stesso pi 0 meno fedele.

Ma la pura imrnediatezza della vita non apre Padito ad alcuna divisione e scissione del genere. Come evidente, essa
pu soltanto o essere intuita in modo completo o non es-

serlo affattoz essa non compare nelle rappresentazioni mediate che ne tentiamo, ma resta loro estranea come qualcosa
di fondamentalmente diverso e di opposto. Il contenuto ori-

ginario della vita non si pu cogliere in una qualche forma


della rappresentazione, ma solo nella pura intuizi one. Ogni comprensione del mondo spirtuale deve per-,_
ci, come si vede, scegliere tra questi due estremi. Si tratta

INTRODUZIONE E POSIZIONE DEL PROBLENIA

di decidere se noi vogliamo ricercare Pelemento sostanziale


dello spirito nella sua pura originariet che precede tutte
le form-azioni mediate, 0 vogliamo abbandonarci alla ricchezza e varicr di queste stesse mcdiazioni. Solo nella prima maniera di vedere sembra che noi raggiungiamo il nucleo specico c autentico della vita; esso per appare come un nucleo puramente semplice e chiuso in s, mentre nella seconda
maniera di vedcre, noi ci facciamo certamente passare dinanzi lo spcttacolo completo degli sviluppi dello spirito, questo
per quanto pi profondamente scendiamo in esso, tanto pi
chiaramentc si dissolve in un mero spettacolo, in unfimrnagine rilcssa priva di verit e d essenzialit. Labisso tra questi
due opposti non si pu in alcun modo colmare, a quanto risulta, mediante alcun affaticarsi del pensiero raziocinante che rimane esso stesso, interamente, in uno dei termini dell'antiteSi: quanto pi avanziamo nella tendenza che porta all*elemento simbolico, all'elemento meramente significativo, tanto pi
ci stacchiamo dalla base originaria della pura intuizione.

Non solo la mstica losoca si sempre trovata di


fronte a questo dilemma, ma anche la pura lo gi c a delldealismo lo ha ripetutamente compreso e indicato nel modo pi
netto. Le spiegazioni di Platone, contenute nella sua VII Lettenz, sul rapporto tra idea e simbolo e sulla necessaria
inadeguatezza che sussiste tra questo e quella, intonano un

motivo che pi tardi ritorna nelle pi diverse variazioni. Nella metodologia gnoseologica di Leibniz la conoscenza intuitiva separata con un taglio netto dalla conoscenza me-

ramente simbolica . E di fronte allntuizione come pura


visione, come veta e propria contemplazione dell'idea,
anche per lui, creatore del concetto di caratteristica uni-

versale, ogni conoscenza che si compia mediante puri simboli degradata al livello di conoscenza cieca ' (cogitatio
caeca)1. La conoscenza u mana certo non pu in nessun

caso fare a meno di immagini e simboli, ma appunto per


questo caratterizzata come umana, e cio come limitata e

nita, e ad essa si contrappone l'ideale dell'intel1etto per--L

1 Cfr. Meditationes de cognitorze, vertate et deis, in LEIBNIZ,


Philor. Scbrten (ed. Gerhardt), IV, p. 422 sgg.

58

1r<'rRonL21oNE E Posrzioxre DEL 1=1<oB1_1;M

fetto, originariamente creatore e divino. E perno in_Kant,


che assegn a questo ideale il posto preciso ch@ logicarffme

gli spetta, determinandolo come mero concetto limite della


conoscenza, e credette cos di esserne venuto a capo criticamente in un passo che, sotto l'aspetto puramente metodologico, forma il punto culminante della Crtica del gudirio, la contrapposizione tra lrztellectus arc/Jetypur e l'z`ntellectur ectypus, tra l'intelletto intuitivo, tipico, e l'intelletto discorsivo, hisognoso delle immagini , viene ancora
una volta messa in rilievo nel modo pi netto per quanto

concerne i principi. Dal punto di vista di questa contrappo-

l
4

li

sizione sembra risultare necessariamente che quanto pi ricco diventa il contenuto simholico della conoscenza

o di qualsiasi altra forma spirituale, tanto pi dovr venir


meno il suo puro contenuto essenziale. L'abbon-

danza delle immagini non indica, ma copre e nasconde l'unit priva di immagini che sta dietro di esse e alla quale esse
tendono, sebbene inutilmente. Solo il superamento di ogni
determinatezza immaginativa, solo il ritorno al puro nulla , come si dice nel linguaggio della mstica, ci pu ricondurre al principio originario ed essenziale. Intesa diversamente, proprio questa opposizione si presenta come un conitto,
come una perenne tensione tra civilt e vita. Infatti
il destino necessario della civilt costituito dal fatto che
tutto ci che essa crea nel suo progressivo processo di formazione e di educazione ci allontana progressivamente
dal principio originario della vita. Quanto pi ricco ed energico lo spirito si dimostra nella sua attivit formatrice, tanto

pi questa sua attivit sembra allontanarlo dalla sorgente

I
1

*--s

originaria del suo proprio essere. Esso si mostra sempre pi


avvolto nelle sue creazioni, nelle parole del linguaggio, nelle
immagini del mito o dell'arte, nei simboli intellettuali della
conoscenza che gli si dispongono intorno come un velo leggero e trasparente, ma cionondimeno illacerabile. Il compito
specico, pi profondo di una filosofia della civilt, di
una filosoa del linguaggio, della conoscenza, del mito, ecc.
sembra pertanto consistere precisamente nel togliere questo

velo, nel risalire dalla sfera mediata del semplice signicare


~,._ Q_

e indicare a quella originaria della contemplazione intuitiva.

Ii

1NTRonUz1oNE 1~: Posrzloiwn DEL PROBLEMA

59

Ma dall'a1tra parte l' o r g ano specifico, soltanto del quale


la losoa dispone, in contrasto con la soluzione di questo
compito. Il paradiso della mstica, il paradiso della pura immediatczza, chiuso per essa, che si afferma solamente nella
luminosit e chiarezza del pensiero ' discorsivo. Ad essa
non rimane perci altra via di uscita, a questo punto, che
invertirc la direzionc della trattazione. Anzich percorrere la via a ritroso, essa deve tentare di compierla andando
;Wm_ Sc nm-3 | .givilt si dimostra attiva neLla creazione
di determinati mondi di immagini, di determinate forme

simboliche, lo scopo della losoa non consiste nel ritornare


al di qua di tutte queste creazioni, ma invece nel comprenderle e renderle coscienti nel loro fondamentale principio

creativo. Solo in questa consapevolezza il contenuto della


vita si eleva alla sua forma autentica. La vita emerge dalla
sfera della mera esistenza data da natura: essa non rimane
n un elemento di questa esistenza, n un processo meramente biologico, ma si trasforma e si perfeziona divenendo
forma dello spirito _ Quindi in realt la negazione delle
forme simboliche, anzich aerrare il contenuto della vita,
distruggerehbe invece la forma spirituale alla quale questo
contenuto si dimostra per noi legato necessariamente. Se si
percorre, invece, il cammino inverso, se non si persegue l'ideale di una passiva contemplazione delle realt spirituali, ma
ci si trasferisce al centro della loro attivit, se esse vengono
intese non come inerte contemplazione di un ente, ma come
funzioni di energie formatrici, si potranno alla ne in qugsta stessa attivit formatrice, per quanto diverse e varie le
forme possano essere, rcavarc certi tratti fondamentali
comuni e tipici delfattivit fcrmatrice stessa. Se la
losoa della civilt riuscir a far propri e rendere evidenti
tali tratti fondamentali, essa avr assolto in un senso del tutto nuovo al suo compito dj dimostrare, di fronte alla mol-

teplicit delle m a n if e s t a z i o ni dello spirito, Punit della sua essenza, e infatti quest'ultima si dimostra nella

maniera pi evidente nel fatto che la varet dei suoi prodotti non pregiudica in alcun modo l'unit del suo pro-

durre, ma invece proprio la dimostra e conferma per la


prima volta.

PARTE PRIMA

FENOMENOLOGIA
DELLA FORMA LINGUISTICA

C.\r1'roLo I
IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NEL-LA STORIA
DELLA FILOSOFIA*

I
ll problema losoco dell'origine e dell'essenza del ling uaggio in fondo antico quanto il problema dell'essenza e dellorig1ne dell' e s s e r e . lnfatti la prima consapevole
.H .
ri essione sul mondo nel suo complesso caratterizzata appunto dal fatto che per essa linguaggio ed essere, parola e

signicato non si sono ancora separati tra loro, ma appaiono


d
, _ i
.

a essa come un umta indivisibile. Poich il linguaggio stesso un presupposto e una condizione della riessione, e poich solo in esso e per esso si desta la riessione losoca, anche la prima conoscenza che lo spirito acquista di s
trova il l'inguaggio
' gla
" come una realta` data, come qualcosa

di efettivamente esistente , paragonabile alla realt fisica


e avente un valore pari ad essa. ll mondo del linguaggio circon d a l' uomo, nel momento in cui egli per la prima volta
dirige su di esso lo sguardo, con la stessa determinatezza e
necessit e con obiettivit pari a quella con la quale gli

si presenta il mondo delle cose. Nelluno e nell'altro caso


sta dinanz a lui un tutto che possiede in se stesso la propria essenza e le propria connessioni sottratte ad ogni arbitrio individuale. Come non risalgono ad una libera attivit
dello spirito il modo di essere delle cose o Pimmediato modo
di essere delle sue impressioni sensibili, cos non risalgono
1 Un'esposizione complessiva della storia della losoa del linguaggio rimane tuttora solo un desiderio: il Grundrrs der Gescbicbte
der Pbilosopbie di BI-:RWBG nella sua ultima (undicesima) edizione
(1920) enumera oltre alle esposizioni generali di storia della losoa

64

PARTE PRIMA - FENONIENOLOGIA DELLA FORZVIA LINGUISTICA

ad essa neppure l'essere e il signicato delle parole in questa prima fase della riessione. La parola non designazione
e denominazione, non un simbolo spirituale dell'essere, ma
essa stessa una p arte reale di esso. La vsione mtica del
linguaggio, che ovunque precede la visione losoca, da
cima a fondo contrassegnata da questa equivalenza di pa-

rola e cosa. Per essa nel nome di ciascuna cosa racchiusa


la sua essenza. Alla parola e al suo possesso si legano immediatamente eiletti magici. Chi si rende pacltone del nome e
sa usarlo, acquista cos anche il dominio sullo stesso oggetto
e lo fa proprio con tutte le forze che sono in esso. Tutta la
magia della parola e del nome poggia sul presupposto che
il mondo delle cose e quello dei nomi siano un'unica realt
perch costituenti un unico nesso di azione e in se stesso indiviso. La medesirna forma di sostanzialit e di causalit vige

in ciascuno di essi e li lega tra loro in un tutto in se stesso


chiuso.

Questa caratteristica totalit dellmmagine mtica


del mondo, questo annullare tutte le particolarit individuali
delle cose in ununic a sfera mtico-magica di azioni implica una conseguenza importante anche per la maniera di concepire il linguaggio. Il mito, non appena supera la fase della

pi primitiva prassi magica, che si sforza di ottenere un


efletto p a r t i c ola r e mediante Papplicazione di un mezzo
particolare, e che quindi collega un singolo ad un al-

tro singolo nel.l'immediato operare, non appena cerca di in tender e il proprio operare, sia pure in una forma ancora
cos rozza e imperfetta, gi penetra, cos facendo, in una nuo-

tutta una serie di monograe sulla storia della logica, della gnoseologia,
della metafsica, della losoa della natura, dell'etica, della losofia della religione, delfestetica, ma non cita una sola opera dedicata alla storia della losoa del linguaggio. Solo l'antica losoa del linguaggio ha
avuto una pi diffusa esposizione sia nelle note opere di Lersch e Stein-

thal che nella letteratura riguardante la grarnmatica e la retorica delFanticht. La concisa esposizione introduttiva di carattere storico che
diamo in queste pagine non accampa naturalmente la pretesa di colmare questa lacuna; essa intende solo cogliere i momenti salienti dello sviluppo losoco dell' idea del linguaggio e dare qualche orientamento provvisorio per una futura ampia elaborazione del tema.

.|

ilff
_~.r`

[. - IL PROBLE.l`v'I:\ DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

va sfera delluniversalit. In quanto f o r m a c o n o s c itiva essenziale ad esso, come ad ogni altra conoscenza,

il processo verso lur_it. Se le entit e le forze spirituali


H
_

ne e quali vive il mito debbono essere d 0 m in a b ili dall'a g ire d e ll' uomo, esse debbono gia
" mostrare rn
' se stesse certe d e te rmin azioni permanenti. Quindi gi la prima im-

mediata coazione sensibile e pratica che l'uomo esercita sulle cose circostant della natura, racchiude in se' il primo germe del concetto di una necessit teoretica domin t `
an e ln
esse. Quanto pi il pensiero mtico procede nel suo cammino, tanto pi le singole forze demoniache cessano di essere

mete divinit del momento o divinit particolari ; tanto pi si rivela tra d esse una forma di subordinazione, una
forma di organizzazione gerarchica. La concezione mtica
del linguaggio procede nella stessa direzione poich e
ssa,
dall'intuizione della forza particolare contenuta nella sin og
la parola, nella singola formula magica, si eleva sempre pi
al concetto di una potenza universale che possiede la parola
come ta 1e, il discorso come totalit. L'idea del lin2
.
. c _
.
vuaggio come unita viene per la prima volta conce

pita in questa forma mtica. Fin dalle pi antiche speculazioni religiose questo concetto ricorre sempre con caratteristica uniformit in campi assai lontani l'uno dall'altro. Per
la religione vedica la forza spirituale della parola costituisce
uno dei motivi fondamentali da cui essa si svilup a; la
P fa parola sacra, nell'uso che ne fa Finiziato, il sacerdote,
di
lui il padrone di ogni essere, degli dei e degli uornini. Gi
nel Riga-eda colui che ha in suo potere la parola eguagliato
a ll a f orza che tutto alimenta, al soma, ed indicato come
col ui` c h e con l a sua forza tutto domina
` _ Infattl` a fond amento del discorso umano, che nasce e muore, sta il discorso
eterno e immutabile, il celeste Vc. << Io cammino cos
questo discorso celeste dice di se stesso in un inno con
gi
con quelli di Rudra, con quelli di lditya
1' d ei` d'1 asu,
l
e con tutti gli dei . . .Io sono il re il dispensatore dei beni
Q

_-

gli dei mi hanno fatto il primo degli esseri degni di onore;


in diversi modi ripartito, presente in molti luoghi, permeante di s molte cose. Chi ha intellgenza si nutre di me; chi
respira, respira se ode ci che io dico. . . Simile al vento io
5. ~- Csssmm, Fila;-afi dee jar.-e .i:'moi'z`zf'Je. 1.

PARTE PRINIA -

'
FEBONIENOLOGIA DELIA FGRNIA LINGUISTICA

_
m
cenda: entrarnbi rappresentano, sotto apetti diversi, il mi'-

desimo principio fondamentale della sua losoa, il principio dell@ v wzqzspuevov owftp. Essi richiamano quella armonia invsibile che, secondo le parole di Eraelito, migliore dell'armonia viSibi1
d
essa oggetto
vogliono nel
essere
adeguati. Come Eraclito. pone, ile asingolo
perenne

tluire del divenire ed in esso fa in modo che sia al temp


steSSO SIFUHO e conservato, cos deve avvenire anche pct
la parola singola nel complesso del " discorso, La stessa
intima mbigllif Clic inerente alla parola non costituisce
perci un difetto puro e semplice del lnguaggio, ma un
elemento essenziale e os' 7' d
`
'
'
p itno
ella facolta
espressiva
riposta rn esso. Infatti proprio
nel linguaggio
risulta
che i limiti
della p21f0l8, C0me quelli della realt stessa, non sono rigidi

ma uttuanti. La ricchezza del logos Che d forma all'universo si rispecchia solamente nella parola che, per cos dire, torna sempre a rompere i propri limiti. Tutte le distinzioni che il
linguaggio eettua, e deve effettuare, vanno ricongscute C0me provvisorie e relative dallo stesso linguaggio Che torna
sempre ad abolrle, in quanto colloca l`oggetto sotto un nu0-

vo a n g 010 v i s u a l e . Dio notte giorno, estat@ inverno,


guerra pace, saziet fame: ma esso si muta come il fuoc0,

che, quando si mescc-li con aromi, si de nomin a second0


11 piacere di ciascuno (fr. 62, 67). Cos gli immortali sono
mrtali e i mortali immortali: essi vivono recprocamente la
loro morte e muoiono la loro vita (fr. 62). Chi quindi intende patlare con senno, non deve lasciarsi ingannare
particolarizzazione d 11
' ' '
e e parole, ma deve rtsaltre al di
CSS?, '1111m'1`10 Comune, al uvv md eovl. Solo
the il senso diretto e il gen
so opposto
delle parole
stati in tal modo
`
' '

dalla
l di
d0P0
sono

Compresi e collegati tra loro, la parola pu


diventare guida e norma della conoscenza. Cos si mmprcnde come la maggior parte delle etimologie delle quali ETH-

clito si compiace rahiudano in s questo doppio procedim

1 55" W393 7*"i'-'WT-I; io,(u;i-`1:eo-iran. 7__o') T@ `J`I( T*f_-i~., 57.010-igucp


tro-k.c.E
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-1
v.11P`/-si 7715! 11'- 7`-_1L*'ive:au
tr. P114). . .

I. - IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELL). FILOSOFIA

mento: come esse facciano in modo che parola e cosa siano


collegate e riunite fra loro, anzich mediante una qualche somiglianza, di preferenza per ar:/ipbrasfz. L'arco ha per nome vitu c per opere la mortc (': oiv 't-Zn) vopat Bing,
'p~(ov Se 9-ivxto, fr. 48). Ogni singolo contenuto linguistico sempre :id un tempo rivelazione e velame della verit de1l'cssere; L- sempre ad un tempo puramente signicativo e solamente alIusivo'. ln questa visione del mondo il
linguaggio simile alla Sibilla che, secondo l'espressione di
Eraclito, con hueca delirante dice cose disadorne e prive di
grazia, nm che, ci nondimeno, con la sua voce penetra attraverso i millenni, perch il dio la muove Iffr. 92). Essa ha in
s un signicato che a lei stessa resta nascosto, e che essa
pu chiarire a se stessa solo presentandolo in immagini e
similitudini.
Ma se in questa interpretazione del linguaggio si esprime una concezione complessiva dell'essere e dello spirito certamente indeterminata e non chiarita, ma tuttavia in se stessa completamente conclusa, nei successori immediati di Eraclito, che fecero propria la sua dottrina, questo suo signicato
originario passa sempre pi in seconda linea. Ci che in lui,
nella suprema profondit dell'intuizione metasica, veniva
ancora sentito come immediatamente uno, nella considerazione e trattazione discorsiva del problema del linguaggio si
spezza ora in elementi eterogenei, in singole tesi logiche in
conitto tra loro. I due motivi che la metasica di Eraclito
aveva abbracciato con lo sguardo e costretto insieme in unit, la dottrina dell'identit di parola e di essere e dellopposizione tra parola ed essere, hanno ora un loro sviluppo indipendente. Solo cos il p r oble m a del linguaggio viene posto con vero rigore concettuale, ma al tempo stesso l'idea
centrale di Eraclito, mentre si tenta di farla passare dalla forma dell'allusione simbolica a quella del concetto astratto, viene, per cos dire, spezzata e ridotta in moneta spicciola. Ci
che per lui era un segreto accuratamente custodito al quale

1 Cfr. specialmente fr, 32; v tb crmpv povov Zu-':*(e~:-9011 oz st mai ~97c:r. Z1;v-; voptx.

70

PARTE Panvrs - FENQMENOLOGIA BELLA FORMA LINGUISTIU

egli appena osava accennare da lontano, diviene ora sempre


pi oggetto peculiare delle quotidiane dispute losoche. I
Merfzorablz' di Senofonte abbozzano un quadro evidentissjmo
del modo in cui ad Atene nel V secolo veniva trattato questo tema preferito dell'PfT'I] 'fv '0P--TMV nei simposi e
nei conviril. Tra la forma linguistica e la forma dell`essere__
tra l'essenza della parola e quella del linguaggio sussisrg una
connessione naturale ovvero Solamente nleliata e convenzionaleP Nclle parole si esprime lintima struttura dell'essere ov_
vero in esse non si manifesta altra legge che quella che su di
esse ha impresso larbitrio dei primi creatori del linguaggio?
E se si considera vera quest'ultima alternativa: in quanto si
accetti una qualche connessione esistente tra parola e significato, tra linguaggio e pensiero, l'elememo di arbitrio, che inevitabilmente legato alla parola, non dovr rendere problematica anche la determinatezza oggettiva c la neccssit oggettiva del pensiero e dei suoi contenuti? Per questo ln sosrica,
per propugna@ il suo principio della rclativit di tutta la conoscenza, per mostrare l'uomo come misura di tutte lc cose >, pu, a quanto sembra, ricevere le sue armi migliori dalla
considerazione del linguaggio Essa, infatti, fin dai suoi inizi
primi si trova perfettamente a suo agio in quel dominio intermedio delle parole, che sta tra la realt oggettiva e la
soggettiva , t r a l'uomo e le cose; essa si consolida in que.
sto dominio per condurre da qui la sua lotta contro le pretese
del pensiero puro che si pretende universalmente valido.
Il giuoco accorto che essa conduce con il molteplice significato delle parole le d in mano anche le cose e le permette
di dissolvere la loro determinatezza nel libero movimento
dello spirito. Cos la prima riessione cosciente sul lngunggio
e il primo dorninio consapevole che lo spirito acquista su di
esso porta nel contempo al dominio dell'e r i s t i c a; ma da
qui, dalla riessione sul contenuto e sul fondamento primo del linguaggio, procede, d'altra parte, anche la reazione

1 Mem0mb'l_ III 14, 2; per ulteriori testimonianze su questo

problema cfr. STEINTHAL, Gescb. der Spmc/.1zw`rrenscl;at bw' den Griec/Jen' zz. Rmerrz, Berlin 18902, , p. 76 sgg.

[. - IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

-Fl.

che conduce ad una nuova fondazione e ad una nuova metodica del concetto.
Inatti come la sostica coglic ed elabora nella parola
l'elemc-mo de|1'ambigut c dc-ll`arhitrio, cos Socrate coglie
in essa ln dcterminatez'/.a e univocit di signicato che naturalmente non data in essa come un d a t o di fa t t o, ma
che in essa si trova czune latente e s i genz a . La presupposta unit del signiicato delle parole diviene per lui il punto
di parten'/,a nel quale egli inserisce la sua dornanda caratteristica_ la tlmnumla sul ri ocz., sul sgnicato identico e permanente del concetto. Se la parola non racchiude in s immediatmnentc- questo signicato, essa tuttavia vi fa costantemente richiamo, e il compito dell' induzione socratica consiste nellntendere questa istanza, nell'accoglierla e progressivamente farla diventare verit. Sullo sfondo della mutevole
ed indeterminata forma delle parole deve essere mostrata
l`ider.tica e durevole forma dei concetti, come il vero so
che solo fonda la possibiljt sia del parlare che del pensare.
Platone ha le radici del suo pensiero in questi presupposti
fondamentali dell'indirizzo socratico in virt dei quali viene
determinata la sua posizione rispetto alla parola e al linguaggio. Egli fu nella sua giovinezza scolaro di Cratilo che di
fronte alla sostica rappresentava l'altro lato, il lato positivo
del pensiero eracliteo, poich vedeva nelle parole lo strumento conoscitivo vero e proprio esprimente e cornprendente lessenza delle cose. ljidentit che Eraclito ax-'eva afermato tra
la totalit del linguaggio e la totalit della ragione
viene qui trasferita nella relazione tra la singola parola e il
suo contenuto concettuale. Ma con questo trasferimento, con
questa trasformazione del signicato metafisico del concetto
eracliteo di logos in una etimologa e filologa pedantescamente astrusa, era data ormai certamente quella reductzfo ad
absurdztm che il Craflo platonico compie con perfetta maestria dialettica e stilistica. La tesi secondo la quale per ogni
e qualsiasi essere vi sia una naturale giustezza di denominazione (>vp.f1:ro; p-361-r1:1 ev-su. zcctg 'rpv vrwv qac.-:L

frecpuxuozv) viene distrutta in se stessa nella superiore ironia


di questo dialogo ed elirninata per sempre in questa forma ingenua. Con questa concezione per Platone non pe-

T-'2

PARTE PRIMA - 1=EN0M1aN0Loe1_-\ DELLA FORMA LINGUISTICA

3
4

r spezzata ogni e qualsiasi relazione tra parola e conoscenza, ma subentra una pi profonda relazione indiretta al
posto dellmmediara e insostenibile relazione di somiglianza.

Nella costruzione e nel graduale procedere del sapere dialet-

tico la parola mantiene un posto ed un valore ad essa propr.


Gli incerti conni, la stabilit sempre soltanto relativa del
signicato delle parole diventano per il dialettico uno sprone

.~

per elevarsi in contrapposizione e in lotta con esso, all'esi-

genza dell'assoluta stabilit del contenuto significativo dei


COHCC PUri, alla [sanfr-qq del mondo delle ideel. Ma so-

lo la filosofia platonica delle opere della vecchiaia port, in


senso sia positivo che negativo, a pieno dispiegamento questa intuizione fondamentale. ljautenticit della VII Lettem
platonica probabilmente da nulla dimostrata in maniera pi
evidente che dal fatto che essa, sotto questo riguardo, si ricollega direttamente al risultato del Cratiln, portandolo per
la prima volta ad assoluta chiarezza metodologica e a compiuta fondazione sistematica.
Quattro sono i gradi della conoscenza che la VII Lettera distingue e che nel loro insieme conducono all'intuizione
del vero essere, de]l'oggetto della conoscenza come ,fvoo'-rv
mi <:}cr,3 v. I gradi inferiori sono dati dal nome, dalla
definizione linguistica dellbggetto e dal suo riflesso sensibile, dall'~/opa, kyg ed ewtov. Cos ad esempio Pessenza del cerchio concepita in questa triplice maniera: una

_;

volta in quanto semplicemente pronunziamo il n o m e di cerCIO, Llnilr-2 in quanto determinjamo e circoscriviamo con
maggior rigore quest@ nome attraverso una spiegazione
di ci che con esso s'intende, in quanto, per esempio de-

!
<

p|
l

niamo il cerchio come quella figura che in tutti i sensi ha

la medesima dstanza fra i punti della periferia e il centro,


E 5-Hlll I1 quanto ci poniamo dinanz una qualsiasi gu-

ra sensibile, sia essa tracciata sulla sabbia o preparata dal


tornitore come immagine, modello del cerchio. Nessuna di

queste rappresentazioni date nella parola, nella denzione e


nel modello raggiunge e coglie la vera essenza del cerchio:
infatti esse tutte appartengono non gi al dominio dell'esse-

1 Cir. specialmente Cratlo, 386 A, 438 D Sgg'

<
f

s.

[. - IL PROBLELIA DEL LINGUAGGIO NELL STORIA DELLA FILOSOFIA

re, bens al dominio del divenire. Come il suono mutevole


e fugacc, come esso sorge e svanisce, cos anche Pimrnagine
tracciata del cerchio pu essere obliterata, il modello formato
dal tornitore pu essere distrutto: si tratta, cio, sempre di
detcrminazioni da cui il cerchio in quanto tale (at

xwbxio) non coinvolto in alcun modo. E tuttavia solamente m e d i a n te questi gradi preliminari, di per s insufcien-

ti, vengono raggiunti il quarto e il quinto grado, la conoscenza scientica e il suo oggetto. ln questo senso il nome
e lin1magine, vogiot e smlov, restano separati nella maniera pi netta dalla conoscenza razionale, dall'1tto1n.;

e tuttavia, d'altra parte, sono da annoverare fra i presupposti di essa, fra i veicoli e gli strumenti mediante i quali sola-

mente noi possiamo elevarci con un progresso graduale e continuo alla conoscenza (8t'cw tgv -::'.n-rmv o'c~o'y-/.v 1c:xpc4.yveoaz). La cognizione dell'oggetto e l'oggetto stesso appaiono conseguentemente del pari come qualche cosa che trascende questi tre gradi, e come qualche cosa che in s li comprende; come loro trascendenza e loro sintesil.
ln questi sviluppi della VII Lettem platonica, per la
prima volta nella storia del pensiero, viene fatto il tentativo
di determinare e circoscrivere in senso puramente m e t 0 d o logico il valore conoscitivo del linguaggio. Illin-

guaggio riconosciuto come un primo punto di partenza della conoscenza, ma esso, del pari, non che un semplice punto di partenza. La sua consistenza ancora pi fugace e mutevole di quella della rappresentazione sensibile; la forma fonica della parola o della proposizione che si costruisce con
gli vitatot e i uxfu coglie il contenuto specico dell'ide a ancora meno di quanto non faccia il riesso 0 copia

sensibile. E tuttavia, d'altra parte, rimane conservato un


n e s s 0 determinato tra parola e idea: come stato detto dei
contenuti sensibili che, cio, essi rendono verso le idee,
-mii

1 V. Lettera VII, 342 A sgg.; per Fautenticit della Lettera cfr.


particolarmente WrL.u/io\\1ttz, Platon, 1. 641 sgg., II, 282 sgg., e la
penetrante analisi del passo in JUL. STENZEL, Uer den Asrbau der
Er/eenrzmir im VII. Pfatonircbe Brief, in Iahresbericht des philo1_
Vereins 1921, p. 63 sgg., e E. HOWALD, Die Briee Platons, Zrich
1923, p. 34.

74

PARTE PRIMA - rE_\o:naNoLoG1. r1-:Lis Forma r_.1NGU1s1"1cA

cos un tale richiamo e per cos dire una tale tendenza spirituale verso le idee va riconosciuta anche nei prodotti del linguaggio. Il sistema di Platone era preparate e icloneo ad un
tale riconoscimento anzitutto per il fatto che esso, per la
prima volta, viene riconosciuto nella sua determinatezza basilare e in tutta la sua importanza un elemento fondamentale
che essenziale ad ogni linguaggio. Ogni linguaggio, in quanto tale, e rappresentazione , present-azione di un significato determinato mediante un simbolo sensibile. Fino
a quando la considerazione filosoiica rimane r1ellambito della
Pura e s i s t e n z a , non ha in sostanza la possibilit di trovare alcuna analoga n alcuna espressione adeguata per questo speciale rapporto. Infatti nelle cose stesse, sia che vengano considerate secondo Fesser loto come complessi di elementi , sia che si seguano i nessi di azione tra di esse, non
si trova nulla che corrisponda al rapporto tra la parola
e il signicato , al rapporto mi il simbolo ' e il signicato in esso pensato. Per Platone, per il quale si compiuto il caratteristico rovesciamento della problematica che
egli descrive nel Fedone, risulta per la prima volta accertato
che il corso del pensiero logoo non procede dai vtpoiyuan-ot ai )i~'ot, ma dai )t~'or. ai 1-tp:2p.cu-at, giacch solo nella verit del concetto la realt delle cose pu essere colta e
intuitalz per lui, quindi, il concetto di rappresentazione acquista per la prima volta un signicato sstematico veramente centrale. lnfatti in lui che in denitiva trova la sua sintesi il problema fondamentale della dottrina delle idee, ed
grazie a lui che si esprime il rapporto tra idea e fenomeno '. Le cose della comune visione del mondo, gli
oggetti d esperienza che hanno concretezza sensibile, divenfilto, guardati dal punto d vista delldealisrno, essi stessi

immagini "` il cui contenuto di verit non riposto in ci


che essi sono immediatamente, ma in ci che essi indirettamente esprimono. E questo coneetto di immagine, di eealov
crea ora una nuova mediazione spirituale tra forma linguistica e forma conoscitiva. Per indicate in maniera chiara e rigorosa il rapporto tra l'una e l'altra, per separare con un confi1 Cff. Ffd,

D 5gg_

I. - IL PROBLEIXL DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELL-A FILOSOFIA

ne la ` sfera della parola da quella dei concetti puri e ad


un tempo mantenere questi ultimi in connessione con essa,
Platone non ha che da rifarsi al concetto centrale della dottrina delle idee, al concetto di " partecpazione . L'oscurit,
onde era avvolta la dottrina metasica eraclitea dell'unit di
parola c signilicato e della loro opposizione, viene ora rischiarata d`un sol colpo con questo concetto metodologico della
uai '_ Infatti nella partecipazione sono efiettivamente contenuti sia un elemento di identit che un elemento di
non-identit: in essa sono posti in egual misura sia una connessione necessaria e un'unit degli elementi che una loro
netta e fondamentale divisione e separazione. La pura idea
dell eguale stesso rimane, rispetto alle petre o ai legni
eguali con cui essa rappresentata, un essere altro, un fepov, e tuttavia, proprio questo altro, dal punto di vista della
visione del mondo sensibilmente condizionata, pu esser colto solo in questa rappresentazione. Nel medesimo senso il
contenuto fisico-sensibile della parola diviene per Platone
portatore di un signicato ideale che tuttavia non si pu inserire in quanto tale nei limiti del linguaggio, ma rimane al
di l di esso. Parola e linguaggio mirano all'espressione del
puro essere, ma non lo attingono mai, perch in essi alla designazione cli questo puro essere si mescola sempre la designazione di un'altra qualit accidentale dell'oggetto. Perci quel che costituisce la vera forza del linguaggio ne indica
sempre anche le vera debolezza, che lo rende inadatto alPesposizione del supremo contenuto conoscitivo, del contenuto realmente losoco.
La storia della logica, come la storia del problema gnoseologico in generale, mostra certamente che i netti conni
che Platone aveva tracciato qui tra i due signicati del yo,
1 Pet la posizione metodologica del concetto di ust nel
co m p 1 e s s o della losoa platonica, rimando allfeccellente esposizione dei concetti di usa e ucrx in Platone data da ERNST
HOIFMANN in <<' Jahresbericht des philol. Vereins 1919, p. 48 sgg.
2 Cfr. specialm. Letter.-1 VII_ 342: np -yp fotot -rafx (si1_
~/aux, yo. eoalovi mil -Z-r:~:ov rcr/_e-.ge -r -notv -rr. nep uaotov
vjlov F) 'c v xotou St. to fw lwv o'cc'3ev' N vexot vov xow
osi 1-ol|1.ii,-cet not ec xfrr 1.3~m. mi ve\o,J.v-1 '3r:'oc-rro.

76

PARTE PRIBA - FENOAIENOLOGIA DELLA FORi\-'IA LINGUISTICQ

tra il concetto in s e i suoi rappresentanti verbali, minacciano di dileguarsi di nuovo a poco a poco. Ci vale gi
per la prima fondazione sistematica della logica, sebbene
senza dubbio si esageri quando si dice che Aristotele ha
mutuato dal linguaggio le distinzioni fondamentali ed essenziali sulle quali sono costruite le sue dottrine logiche. Ma
certamente la stessa d e n o m i n az io n e di Categorie indica quanto intimamente in lui siano tra loro legate Panalisi
delle forme logiche e quella delle forme del linguaggio, Le
categorie significano le pi generali relazioni dellessere che,
in quanto tali, ad un tempo indicano i sommi generi della
p r e dic a zi 0 n e (-(v/ ovvero 0-,~'$1.y.^r1 17,; m:1-fi-fopot).
Esse sono, intese ontologicamente, le determinazionj fondamentali del reale, gli ultimi predcati dellessere, ma questi predicati come si possono considerate partendo dalle cose,
cos si possono considerate anche in base alla forma generale
del predicato e da essa possono essere sviluppate. Cos la formazione della p r o p o s i z i 0 n e e la sua scomposizionc in
unit linguistiche e classi di parole per Aristotele risulta cfcttivamente essere stata sotto vari aspetti un modello nella costruzione del suo sistema delle categorie. Nella categoria di
sostanza traluce il signicato grammaticale del sostantivo ,
nella quantit e qualit e nel quando e Clove traluce
ancora chiaramente il significato dellaggettVO C degli avverbi di luogo e di tempo e, in particolare, le Ultimo quattro categorie, il rtotev e 1:-:Zac/_ew, Pzew e il xeo-Sou, risultano chiare solo se messe in rapporto con determinate distinzioni essenziali a cui la lingua greca si attiene nella designazione del
verbo e dellazione verbalel. La speculazione logica e quella
grammaticale sembravano qui corrispondersi vicendevolmente e fondarsi luna sull'altra nel modo pi completo, e cos
pure il Meclioevo si attenuto a questa corrispondenza, seguendo Aristotele2. Quando poi nell`et moderna sopravven1 Maggiori particolari su questo nesso si trovano in TRENDELENBURG, De Arisfotelis categoris (Berlin 1833) e Gercbicbte der Kategorienlebre ( Hist. Beitrge zur Philosophie > I, 1346, P- 23 sgg).

2 Cfr. p. es. DUNS Scorus, Tractazus de modi; :ig-'farni rw


grarrzmatica speculatua.

I. - IL PRoBLE1\-,\ DEL L[N<;im(;<;|i .\1|l.L.-\ STORIA DELLA FILOSOFIA

`.l

ne la lotta contro la logica ;n'i.~atotelica, quando a questa fu


contestato il diritto di dii-si la " sistematica dello spirito,
allora, per converso, lo stretto vincolo che essa aveva stretto con il linguaggio e con la grammatica gnerle rappresent certamente uno dei pi importanti e pericolosi punti di
attacco. Partendo da qui, in Italia Lorenzo Valla, in Spagna Lodovico Vives, in Francia Petrus Ramus tentarono di
scarclinare la filosofia aristotelico-scolastica. All'inizio questa
lotta si tiene entro i limiti della stessa indagine e considerazione linguistica: e proprio la lologia Cl RIMSCHIEHIO,

prendendo lo spunto dalla sua approfondita conoscenza del


linguaggio, esige anche una HUOVH logica. Ci che la scolastica ha colto nel linguaggio costituito, come ora si obietta, solo dalle esteriori relazioni grammaticali, mentre il nucleo specico di esso che va ricercato non nella gfIH111HfC
ma nella s t il i s t i c a , le rimasto celato. Sotto questo punto di vista i grandi stilisti del Rinascimento attaccano la sillogistica e le sue forme ` barbariche non tanto sotto laspetto logico, quanto sotto quello estetico. Ma a poco a poco
anche questa lotta dei retori e degli stilisti contro i meri
"' dialettici , quale ad esempio viene condotta nelle Dalectime drpafatozzes del Valla, assume una forma diversa: quanto pi il Rinaseimenro risale alle vere fonti classiche, tanto pi vivo diviene per esso, in luogo della concezione scolastica della dialettiea, L1 suo originario concetto platonico. In
nome di questo concetto viene ora posta l'esigenza di risalire dalle parole alle cose ; ma tra le scienl Clllf-1 Ilfi
coriformemente alla veduta centrale del Rinascimento, che
gratlualmette si aie1-ma con gempfe maggior ClCSOne, stan-

n0 al primo posto la matematica e la teoria matematica della


natura. Di conseguenza, anche nell`ambito della pura losoa del linguaggio, all'orientamento diretto verso la grammatica si cortrappone sempre pi coscientemente e decisamentelesigenza di un altro orientamentol: la comprensione e
la forma autenticamente sis tem a t i c a del linguaggio sem-

1 Per la dirnostr-azione storica dell'assunto V- il 11110 Stritto Sul


pr-:letna gnoseologico [Das Ererizzizsprobleifll- L PP- 12C-135`'-

78

PARIE. PRINIA - FENOMENOLOGIA DIELLA FORIMA LINGUISTICA.

brano poter essere raggiunte solo se vengono ricondotte alla


sistematica della matematica e se da essa mutuano il criterio
di giudizio.
Nella dottrina di Descartes, che pone le hasi filosofiche
universali del nuovo ideale scientifico del Rinascimento, anche la teoria del linguaggio si viene quindi a trovare sotto
una nuova luce. Descartes, certo, nei suoi scritti sistematici,
non ha fatto del linguaggio l'oggetto di riflessioni filosoche
per s stanti, ma nell'unico passo di una lettera a Mersenne
nel quale egli tocca questo problema, d immediatamente ad
esso un nuovo orientamento assai caratteristico e della massima importanza per Fet successiva. ljideale dell'unit del
sapere, della sapientia lnmzamz, che rimane sempre una e medesima per diversi che siano gli oggetti a cui si estende, viene ora trasferito anche al linguaggio. All'esigenza della mafbess unieuersalis si atfianca Fesigenza di una lingua universalir. Come in tutte le conoscenze che pretendono di essere
chiamate tali ricorre sempre solo l'unica e identica forma fondamentale della conoscenza che quella della ragione um an a,
cos anche alla base di ogni parlare deve stare l'unica forma
razionale del linguaggio in generale, che viene s celata dalla
ricchezza e variet delle forme lessicali, ma non pu da esse
essere resa del tutto irriconoscibile. Infatti, come tra le idee

della matematica, p. es. tra i numeri, sussiste un ordine


determinato, cos in generale il complesso della coscienza

umana, con tutti i contenuti che possono venire a far parte


di essa, forma un tutto rigorosamente ordinato. Come, perci, da simboli numerici relativamente poco numerosi si pu
costruire l'intero sistema dell'aritmetica, alla stessa maniera
anche mediante un numero limitato di simboli linguistici,

solo che vengano collegati tra loro secondo determinate regole universalmente valide, si dovrebbe poter indicate la totalit dei contenuti del pensiero e la sua struttura, Certo,
Descartes rinunzi allo s v i lu p p o di questo piano: infatti,

poich la creazione del linguaggio universale presupporrebbe


l'analisi di tutti i contenuti di coscienza nei loro elementi ultimi, nelle idee semplici costitutive, essa pu essere intrapresa con successo solo dopo che questa analisi giunta
al termine ed stato cos raggiunto lo scopo della vera ii-

I. - IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

losofia "1. Lepoca immediatamente seguente si lasci tuttavia sconcertare poco dalla cautela critica espressa in queste
parole del fondatore della filosofia moderna. In rapida successione vengono ora alla ribalta i pi svariati sistemi di lingua universale artificialmente creata, i quali, se nell'esecuzione si differenziano in alto grado, sono molto afini nella
loro idea fondamentale e nel principio della loro costruzione. Si parte sempre dal principio che vi sia un numero limitato di concetti, che ciascuno di essi si trovi in una relazione reale assolutamente determinata con gli altri, in un rapporto, cioe, di subordinazione e che lo scopo di una lingua
veramente perfetta debba consistere nel portare ad adeguata
espressione in un sistema di simboli questa gerarchia naturale dei concetti. Partendo da questo presupposto, ad esempio, Delgarno nella sua Ars sgrzorzzm fa rientrare tutti i concetti in 17 concetti generici supremi, ciascuno dei quali contrassegnato da una lettera determinata che serve da lettera
iniziale per ciascuna parola che rientra nella categoria di cui
trattasi e alla stessa :naniera vengono rappresentate le classi
subordinate, ciascuna mediante una particolare lettera o suono che si aggiunge alla lettera iniziale. \`-Will-zins, che cerc di
completare e perfezionare questo sistema, al posto dei 17
originari concetti principali, ne pose 40 che come suono erano espressi ciascuno da una particolare sillaba costituita da
una vocale e una cc-nsonantei. Tutti questi sistemi sorvolano
in modo relativamente affrettato sulla diiicolt di trovare
l'ordire " naturale "" dei concetti fondamentali e di determinarne in maniera esacriente cd univoca il rapporto recproco.
ll problema metodolog ico della dcsignazione dei con1 V. DEsc.xRTEs, lettera a Mersennc del 20 nov. 1629; Corresp.
(ed. Adam-Tannery], l, p. 80 sgg.
2 Se, per es., la lettera P designa la categoria generale della

quantit ", i concetti cela grande'/.za in gener:-le, dello spazio e della


misura vengono espresi da Pe, Pa', Po. ecc. Cfr. GEORGE D121.GaRNo,
Ars sig-zorzmr valgo cfaracter wfz,-ei-_mz'r cl lingua pbloroprfitka, Lon-

don 1661, e W1u<:1.\is, Ar: Essay :owrznls cz Rea! Character- ima' a Philosopbical Language, London 1668. Un breve sornmario dei sistemi di

Delgarno e di \l('ilkins stato dato da COUTURAT, La Zoggue de


Leibniz, Paris 1901, Nnze lll e IV, p. 5-44 sgg.

S0

PARTE PRIIA - FENOIMIENOLOGIA DELLA FORt\A LINGUISTICA

cetti si trasforma per essi sempre pi in un problema pura-

mente tec nico ; basta loro porre come base una qualsiasi
classicazione puramente convenzionale dei concetti e, mediante una progressiva differenziazione, renderla utilizzabile
per esprimere i contenuti del pensiero e delle rappresentazioni.
Solamente Leibniz, che torna a porre il problema del
linguaggio ln rapporto con la logica generale e che
concepisce quest'u1tima come presupposto di ogni losoa,
di ogni conoscenza teoretica in generale, coglie con una pmfondit nuova anche il problema della lingua universale. Egli
perfettamente consapevole della cliicolt a cui gi Descartes aveva accennato; :na crede di possedere nei progressi che
nel frattempo ha compiuto la conoscenza losoca e scientica, anche strumenti del tutto nuovi pe: superare questa difcolt. Ogni caratteristica che non intcnda limitarsi ad
un arbitrario linguaggio simbolico, ma rappresentare le vere
relazioni fondamentali delle cose come claaracterxtica rtalz's_
esige un'analisi logica dei contenuti del pensiero. Ma
Pinstaurazione di un tale alfabeto del pensiero "' non appare pi come un compito illimitato e insolubile se invece di
partire da una qualsiasi e pi o meno arbitraria classicazione del materiale concettuale nel suo complesso, si percorre
con rigore logico e fino alla ne il cammirio mostrato dall'arte combinatoria e dall'analisi matematica cli recente istituite.
Come lanalisi algebrica ci insegna che ogni numero si co-

struisce partendo da determinati elementi originari, che esso


in maniera univoca pu essere scomposto in fattori primi
e presentarsi come loro prodotto, cos avviene per ogni contenuto conoscitivo in generale. Alla scomposizione in numeri primi corrisponde la scomposizione in id ee primitive; ed
uno dei pensieri fondamentali della losoa leibniziana e che

entrambe possono e debbono essere compiute sostanzalmente secondo lo stesso principio ed in virt di un solo e medesimo metodo generalel. Il circolo vizioso secondo il quale la
1 Pi ampi particolari su tale argomento si trovano nel mio stu-

dio Lefziz' Systez in semen wssenscra_f.'1c.:ez Grzmdlagefz. pp. 105


sgg. e 487 sgg.. e in CoUTt;1u.1, op. cif., specialmente eapp. 3-5.
;:

L,fx-v-,<.

I. - IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILSOFIA

Sl

forma di una caratteristica veramente universale sembra presupporre il sapere come gi d a to riguardo al suo contenuto
e alla sua struttura, mentre d'altra parte proprio questa caratteristica deve essere ci in virt di cui solamente questa
struttura ci diventa veramente comprensibile e intelligibile,
si risolve secondo Leibniz in quanto per lui in generale non
ci stanno qui dinanz due compiti separati, che possano essere affrontati l'uno dopo l'altro, ma entrambi i compiti
sono da lui pensati in una pura correlazione reale. Il
progress@ dell'analisi e il progresso della caratteristica si implicano e si condizionano a vicenda; irlfatti ogni instaurazione di unit e ogni clistinzione logica che il pensiero eflettua,
s u s s i s tono per il pensiero stesso con reale chiarezza e rigore solamente quando esse si sono fis sat e in un simbolo
determinato. Quindi Leibniz concede a Descartes che l'autentica lingua universale della conoscenza dipende da questa conoscenza stessa e quindi dalla vera losoa , ma aggiunge
che tuttavia essa non ha bisogno di attendere la compiuta
attuazione di quest'ultima, che invece entrambe le operazioni, la.nalisi delle idee e la creazione di simboli, si compiono
l*una accanto allaltra, Puna con l'a1tral. Qui si esprimono solamente quella generalissima convinzione metodologica e per
cos dire quella fondamentale esperienza metodologica che
egli aveva trovato conermate nella scoperta dell'analisi dell'innito: come in questa Palgoritmo del calcolo differenziale si era climostrato non semplicemente un comodo
strumento per esporre ci che e gi stato trovato, ma un autentico organo dcflndaginc matematica, cos in generale il
linguaggio dovr rendere al pensiero questo stesso servizio;
esso non deve solamente scgurnc la via, ma deve perla prima volta preparate questa via e progressivamente spianarla.
Il razionalismo di Leibniz ottiene quindi la sua
suprema conferma e perfezione nella considerazione del linguaggio inteso semplicemente come mezzo di conoscenza,
come strumento dell'analisi logica; ma al tempo stesso que1 V. le osservazoni di Leibniz alla lettera di Descartes a Metsenne, in Opuscules ef mgmefzts dits, ed. Couturat, Paris 1903,
p. 27 sgg.
. _ CASHRER, F'a:a_r'|'a 1'u'i'r_fsrme rmimlrej

82

PARTE PRIMA - rrxoMENoLoG1.t n1aLLA FQRMA LmGU;ST(;,r_

sto razionalismo acquista ora in certo qual modo una for.


ma concreta a paragone con Descartes. Infatti la correlazione, che qui viene affermata tra il P ensi ero e il
' linguaggio,
mette in nuova luce anche il rapporto tra jj pensigm 13
sensibilit. Ancorch la sensibilit abbisogni della progressiva
risoluzione nelle idee distinte dell'intelletto, tuttavia Vjgg
pur sempre, per il punto di vista nel quale si trova 10 Spirit@
finito, il legame inverso. Anche le nostre idee pi astratte "'
contengono pur sempre unaggiunta data dallmrnaginazione
che per noi certo ulteriormente scomponibile, mentre in
essa l'analisi non pu e non deve mai toccare il suo ultimo
limite, ma procedere invece all`infinito1. Qui noi gi tmvjamo
nel punto in cui l'idea fondamentalc della logica leibniziana
s'incontra con l'idea fondamentale della sua m g 3 3 f 15 1 a
ed in essa immediatamente trapassa. Per questa masiga 13
struttura e i radi dell'essere sono determinati dal rocesso
graduale della conoscenza. Le monadi uniche vcrcPesscnzc

sostanzali, non mostrano tra loro alcun'altra distinzionc se


non quella che consiste nel diverso grado di chiarezza ed evidenza clei loro contenuti rappresentativi. Solo allessere supremo, all'essere divino, appartiene la conoscenza perfetta,
che non e pi in alcun senso rappresentativa, ma puramente
intuitiva, cioe non considera pi i suoi ogget md1atamen_
te attraverso simboli, ma li intuisce immediatamente nella
loro pura e originaria essenza. Confrontato con questa an

che 11 grado piu alto al quale si eleva lo spirito fnito ahche


la conoscenza distinta delle figure e dei numeri, appare solamente un sapere inadeguato: infatt essa, anzih egglier

gli stessi contenuti spirituali, si deve per lo pi appagare (lei


loro simboli. In ogni lunga dimostrazione matematica noi ci
vediamo costretti a questa sosttuzione. Chi per esempio pensa un chiliagono regolare, non sempre ha consapevolezza del1 Les plus abstraites penses ont besc-in de quelque iman;1ri0n;
et quand on considere ce que c'est que les penses coniuses (qui ne
manquent jamais d`accompagner les plus diSDCtS que ncus pouissions

avoir) comme sont celles des couleurs, odeurs, saveurs, de Ia chaleur,


du froid etc. on reconnoist qu'elles envelcppent toujour; 1'inni (Rpnme aux re_flex0;zs de Bayle, in Pbilos. .`cr'Jrez ed. Gerhardt, I.,.Y__

p 563.1.

t, - JL rx:o1sLEM.a DEL LINGUAGGIO NELLA sroxm ni-:LLA F1Loso1=1A

83

la natura del lato, dell'eguag1ianza e del numero mille, ma


usa queste parole, il cui senso gli presente solo in maniera
oscura e imperfetta, al posto delle idee stesse, poich si ricorda di conoscere il significato loro, ma non giudica necessaria una pi precisa spiegazione in quel momento. Qui noi
abbiamo dunque da fare non gi con una conoscenza puramente intuitiva, bens con una conoscenza cieca 0 simbolica, che, come domina Falgebra e Paritmetica, domina an-

che quasi tutto il rimanente nostro saperel. Si scorge quindi


come il linguaggio, cercando di abbracciare sempre pi, con
1'abbozzo della caratteristica universale, il complesso della
conoscenza, limiti al tempo stesso questo complesso medesimo e lo coinvolga in quella condjzionatezza che gli propria.
Ma in questa condizionatezza non ha aatto un carattere meramente negativo, ma racchiude in s un elemento assoluta-

mente positivo. Come ogni rappresentazione sensibile, per


oscura e confusa che sia, racchiude in s un contenuto conoscitivo puramente razionale, che abbisogna solo di sviluppatsi e di dispiegarsi, cos anche ogni simbolo sensibile

portatore di un signicato puramente spirituale, che naturalmente in esso dato solo in modo virtuale e implcito.
L'autentico ideale dell' illuminismo consiste non nello
strappare d'un colpo questi velami sensibili, non nel disfarsi
(li questi simboli. ma nell'intenderl sempre pi per quel che
sono c cos tlominarli e penetrarli spiritualmente.
'l`utlavia, per quanto vasta c univcrsale sia la complessiva visione logit';| i- Im-tallsfca nt-lla quale qui Leibniz inserisce il lin_tgu;1ggi<. il particolare contenuto di questo rischia
di perdersi proprio in questa unversalt. Il piano della caratteristica universalc non si limita ad un singolo campo, ma
intende comprendere in s tultc le specie e i gruppi di simboli, dai semplici simboli font-tici e lessicali no ai simboli
numerici dell'algebra come pure ai simboli dell'analisi logica
e matematica. Esso si riferisce tanto :1 quelle forme di espres-

sione che sembrano derivare solo da un istinto naturale


e che si manifestano spontanee, quanto a quelle che hanno
1 V. Afedifatoer de cogf2i.'io:ze_, vertate et :'dez`s (1684), in
Pbilos. Scbrzften, IV, p. 422 sgg.

1
I

PARTE PRI1\1A - FE.\'O1\.IENOLOGIA DELL.\ FOF.1\IA

LINGUISTICA

la loro origine in una libera e consapevole creazione dello


spirito. In tal modo per non viene apprezzata e spiegata la
specica particolarit del linguaggio come linguaggio verbale
e lessicale, ma piuttosto essa in denitiva sernbra eliminata.
Se lo scopo della caratteristica universale fosse raggiunto, se
ogni singola idea semplice fosse espressa mediante un semplice simbolo sensibile ed ogni rapprescntalone complessa fosse espressa mediante una corrispondente cornbinazione di tali simboli, ogni particolarit e accidentalit delle singole lingue si dissolverebbe a sua volta in un'unica e generale lingua
fondamentale. Leibniz non trasferisce questa lingua fondamentale, questa lingua Adamca, come egli la chiama con
un'antica espressione dei mistici e di ]akob Boehmel, in un
passato paradisiaco dell'umanit_. ma la intende come un puro concetto ideale, al quale la nostra conoscenza deve progressivamente avvicinarsi, per raggiungere la meta dell'oggettvit e della universale validit. Solo in questa sua forma
suprema ed ultima, nella sua forma definitiva, il linguaggio,
secondo lui, si rivela come ci che esso in essenza: qui la
parola non sar pi un mero involucro del signicato, ma un
testimonio autentico dell' u n i t del la r a g on e che, co
me postulato necessario, sta alla base di ogni comprensione
losoca di un particolare essere spirituale.

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II

Per una via diversa nel modo di considerate il linguag-

gio sembra essersi messo 1' e m piriS1I1 0 ; P0Cl1 QUCSKO,


conformernente alla sua tendenza fondamentale, si sforza di
comprendere il fatto del linguaggio Hll S112 Smplice e nuda
eettualit, nella sua origine emprica e nel suo emprico line,
anzich riferirlo ad un ideale logico. Il linguaggio dovr essere riconosciuto semplicemente nella SL121 ralt psicologica
e valutato nei suoi risultati psicologici, e non esser ridotto

!`

ll

1 Per 1idea della lingua Adamica cfr. Phlos. Schriten, VII, pp.

198, 204; Nazweaux essas, UI, 2 (ed. Gerli- V, 260) 11lEf0V-

, .

e
~

l. - ll. PR()1LElvI.\ DEL LINGUGGIO i\`ELl'.A STORIA DELLA FILOSOFIA

ad una qualSaS utopia, sia essa logica o metafisica. Anche


in questa maniera di intendere il problema, l'empirismo ac-

cetta certamente un presupposto essenziale dagli avversi sistemi razionalistici, poich considera il linguaggio esclusivamente come un mezzo della c o n o s c e n z a . Locke mette
espressamente in rilievo che il suo piano di una critica delPintelletto originariamente non comprendeva in se 1'idea di
una specica critica del linguaggio: solo a poco a poco gli
risult chiaro che la questione del signicato e dell'origine
dei concetti non pu esser clisgiunta da quella relativa all'origine delle denominazionil. Ma una volta che questa connessione stata riconosciuta, per lui il linguaggio diviene uno
dei testimoni pi importanti della verit della visione empiristica fondamentale. Leibniz dice in un passo che la natura
ama svelare apertamente in qualche punto i suoi supremi misteri e per cos dire metterceli davanti agli occhi in esempi
visibili. Locke vede nel linguaggio uno di tali esempi della
sua visione complessa della realt spirituale. << Ci aiuter un
poco ad intendere Porigine di tutte le nostre nozioni e di
ogni conoscenza , cos egli ini1ia la sua analisi delle parole,
l'osservare quanto sia grande la dipendenza delle nostre parole dalle idee semplici comuni; e come quelle di cui si fa
uso perch rappresentino azioni e nozioni del tutto remote
tlal senso. zlllino da quello il loro nascimento, e da idee sensiliili ovvic si-.mo tmgferire 3 gitmilicati pi astrusi e portate
a r;1pprcst-|n;1rt- itlcc che non cmlono sotto la cognizione dei
nostri sensi: url cscinpio immagimtre , apprendere,
comprendere ;ult-fire
` concepire , instillare,
disgustarc ". turlmmurto `, tranquillit ecc. sono tutte parole tolte dalle <|=t-mxiuiii di cose sensibili e applicate a
certi modi del pensiero. " Spin-iio nel suo senso primario
il respiro; angelo un mcssaggero; e io non dubito che
se potessimo riportarli alle loro fonti, in tutti i linguaggi troveremmo che i norni esprimenti cose che non cadono sotto
i nostri sensi hanno avuto la loro prima origine da idee sensibili. Dal che possiamo in qualche modo congetturare di
quale specie fossero le nozioni, e donde tratte, che riempiro-

1 LOCKE, Effay, III, 9, sez. 21.

86

PARTE PRIIMIA - FENONENOLOGIA DELLA FORIVIA LINGUISTICA

no di s le ment di coloro che furono i primi iniziatori dei


linguaggi, e come inconsapevolmente la natura gi nel nominare delle cose, suggerisse agli uomini le orgini e i principi
di tutta la loro conoscenza . _ . Infatti, come si dimostrato,
noi non abbiamo alcuna idea che non ci sia venuta originalmente dagli oggetti sensibili che sono fuori di noi, o da ci
che sentiamo dentro noi stessi, dallnteriore operare del no-

stro spirito, di cui siamo interiormente consapevoli di fronte a noi stessi 1.


cos indicata la fondamentale tesi sistematica alla qua-

le direttamente 0 indirettamente si riportano tutte le questioni del problema del linguaggio nell'ambito dell'empirismo. L'analisi del linguaggio, anche qui, non ne a se stes-

sa, ma deve solo servre come mezzo e corne preparazione


per lo specico problema principale che lanalisi delle idee.
lnfatti tutte le denominazioni del linguaggio non servono
mai direttamente all'espressione delle cose stesse, ma si riferiscono unicamente alle idee dello spirito, alle speciche rappresentazioni di colui che parla. Tutto ci, come principio
generalissimo della considerazione del linguaggio, gi formulato da Hobbes, che crede cos di avere sottratto definitivamente la losofia del linguaggio all'ambito e al dominio
della metal-isica. Poich i nomi sono segni dei concetti e non
segni degli oggetti stessi, viene eliminata come vuota questione metasica la contesa se essi designino la materia o la
forma delle cose o qualche cosa risultante dalla composizione di entrambeg. Locke si appoggia a questa soluzione alla

quale sempre ritorna e che esamina diffusamente in tutti i


suoi aspetti. Nell'unit della parola, egli mette in rilievo,

non si esprime mai la natura degli oggetti stessi, ma sempre


e soltanto la maniera soggettiva in cui procede lo spirito umano nella combinazione delle sue idee semplici date dai sensi.
In questa combinazione lo spirito non mai vincolato da nessuna reale essenzialit delle cose. Esso pu a suo arbitrio
ILOCKE, Essay, III, 1, sez. 5. [Tn it.:

Saggio sulla ileili-

genw umana, Bari, Laterza, 1951, vol. Il, p. 4 sg.]


2 Ho BBES, Elemento;-um pbzloropme
'
` seCtiO Primal Df 0I'P0fPars I, cap. 2, sez. 5.

I. - IL PROBLE_\/IA DEL LINGU.'xGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

mettere in rilievo ora Puno ora 1'altro contenuto rappresentativo, riunire in complessi ora gli uni, ora gli altri gruppi
di elementi semplici. A seconda che le linee di connessione

vengano diversamente tracciate e diversamente posti i punti


di divisione, si separano le diverse classi di concetti e di signicati linguistici che perci possono essere sempre soltanto un riesso di questo stesso procedimento soggettivo

di connessione e di separazione, ma non della oggettiva composizione dell'essere e della sua struttura secondo generi e
specie reali, secondo genera e species logico-metasicil. La
dottrina della denizione prende quindi una nuova direzione
di fronte al razionalismo. Cade la contrapposizione di denizione nominale e denizione reale, di spiegazione delle parole e spiegazione delle cose: poich ogni denizione pu
solo pretendere di essere una parafrasi del nome della cosa,
non una rappresentazione della sua realt ontologica e della
sua ontologica costituzione. Infatti, non solo ci sconosciu-

ta la natura di ciascun essere in particolare, ma noi non possiamo neppure legare alcuna rappresentazione determinata al
concetto generale di ci che una cosa dovrebbe essere in
se stessa. Il solo concetto della natura di una cosa al
quale noi possiamo le-gare un chiaro signicato non ha un
valore assoluto, ma solamente relativo; esso racchiude in s
una relazione con noi stessi, con la nostra organizzazione spiritualc c lc nostre facolt conoscitive. Determinare la natura
di una coszi non altro signica per noi che sviluppare le idee
semplici che in essa sono contenuto c che rientrano come elementi nella sua |;ip|rt-sontazione complessiva.
Questa conce'/.ionc lnndnmcntalc, quanto all' e s p r e s si o n e , sembra certamente ricnndurre alla forma leibniziana
dell'analisi e all'esigenza leibnizirma di un alfabeto gene-

rale del pensiero, ma dietro a questa unit di espressione si


cela una netta opposizione sistematica. Infatti tra le due ma-

niere di concepire il linguaggio e la conoscenza sta ora la demm

1 LOCKE, Ersay, partic. libro III, capp. 2 e 6.


2 Cfr. a questo riguardo particolarmente IYALEMBERT, Ersaz' sur
les lments de p/Jiloscpe ou sur las prncipes des cormommces
bumanes, sez. IV.

38

PARTE 1>R1M.. - 1=eNoM1;:<0L0GIA BELLA FORMA L1N(;U5;A


I

cisiva trasformazone di signicato spirituale che si compiuta nello stesso termine di idea . Da una parte l`idea viene
intesa nel suo signicato logico-oggettivo, da]1a]tfa ng] suo
significato soggettivo-psicologico; da una parte sta il suo originario concetto platonico, dallaltra il suo rnodemo onet-O
empiristico e sensistico. Nel primo caso, la digggluzion di
ogni contenuto della conoscenza nelle sue idee semplici e nella loro caratterizzazione signica risalire ai principi 11111mi e universalmente validi del sapere; nel secondo easo essa
indica la deduzione di tutti i complessi prodotti spirituali

\
\

dai dati immediati del senso interno o del senso esterno,

dagli elementi della sensazione e della riessione . Ma


in tal modo anche Foggettivit del linguaggio, eome
della conoscenza in generale, pass-ata a signieare una pl-0blematicit in un senso completamente nuovo, Per Leibniz e
per tutto il razionalismo l'essere ideale dei concetti e l'essere reale delle cose sono legati da una correlazione indissolubile; ed infatti verit e realt sono una S01@ mm
nel loro fondo e nella loro radicel. Ogni esistenza emprica

ed ogni emprico accadimento sono in s legati grdinati


nella maniera che le verit intelligibili richedono: e precisamente in questo consiste la loro realt, in questo egnsiste
ci che distingue apparenza ed essere, realt e sogno2. Questa relazione recproca, questa armonia prestabilita tra

l'ideale e il reale, tra il dominio delle verit universalmente

valide e necessarie e l'essere particolare e di fatto superata


per l"empirismo. Quanto pi rigurosamente esso intende il
linguaggio non come espressione delle cose, ma come espressione dei concetti, con tanta maggiore determinatezza e
imperiosit dovr porsi per esso la questione se il nuovo medio spirituale che qui viene accettato non falsi, invee di determinare, gli ultimi elementi reali dellessere. Da Bacone
a Hobbes e a Locke si pu progressivamente seguire lo svi-

luppo e il sempre pi netto precisarsi di questo problema,


1 << La vrit tant une mme those avec 1'tre (Dascanrns,

'J

Meclitat. V).

2 Cfr., p. es., LEIBMZ, Hauptschriten (ed. Cassirer-Buchenau),


I, pp. 100, 287, 349; Il, p. 402 sgg.

ii

lim_ ar;-variar"

I. - IL PROBLEN DEL LINGCAGGIO NELLA STGRIA DELLA FILOSOFIA

89

fino a che esso alla fine ci si presenta in tutta la sua chiarezza con Berkeley. Per Locke alla conoscenza, sebbene egli
la fondi Sui dati particolari della percezione dei sensi e
della percezione di se stessi, propria una tendenza verso
l' " universalit : e a questa tendenza della conoscenza verso Puniversalit viene incontro luniversalit della parola. La
parola astratta diviene espressione dell* idea generale astratta , che qui viene ancora riconosciuta, accanto alle sensazioni singole, come una realt psichica di un genere particolare
e avente un signicato proprio. Ma il progresso e le conse-

guenze della concezione sensistica portano necessariamente


anche al di l di questo relativo riconoscimento e di questa
almeno indiretta mmissione dell' universale . I.ur.iversale non ha vera e fondata realt n nel dominio delle idee,

n nel dominio delle cose. Ma in tal modo la parola e il


linguaggio in generale poggiano per cos dire sul vuoto. Per
quello che in esse si esprime non si ritrova modello o archetipo n nell`essere sico, n in quello pSCl1C0 H 116116
cose, n nelle idee. Ogni realt, la realt psichica come quella sica, per sua essenza una realt concreta e individualmente determinata: per raggiungere Fintuizione di essa noi
ci dobbiamo quindi liberare anzitutto dalla falsa e ingan-

natrice generalit, dalla astratta generalit della parola.


Questa conseguenza viene tratta con tutta la possibile decisionc da Berkeley. Ogni riforma della losoa deve in prima
linea essere fondata su di una critica del linguaggio, deve prima di ogni cosa eliminare le illusioni nelle quali da tempo
immemorabile lo spirito umano - rimasto irretito. << Non si

1 A distinct name for every particular thing would no: be of


any great use for the improvement of the knowledge, which, though
0zma'ea' in particular things, enlarge; ixcl by general views; to which

things reduced into general names are properly subservient _ . _ Words


lI>C01D 8@fI1'2 l>Y bffllg made the signs of general ideas: and ideas
become general by separating from them the eircumstances of time
and place, and any other ideas that may determine thcm KO this or
that particular existence. By this way of abstraction thev are made

capable of rcpresenting more individuals than one; each of which,


having in it a conformity to that abstract idea, is (as we call it) of
that sort LOCKE, Essa-_v, III 3, sez. 4-6).

90

PARTE PRIMA - Fznoivtaxoiocra DELLA FORMA

LINGL-S-C

pu negare che le parole servano in modo a eellente a recare entro l'orizzonte di ogni singolo individua e a render pos-

sesso di qcest'u1timo tutto il patrimonio di

'i

conoscenze che

stato procacciato dagli sforzi riuniti di ric:erear0ri di tutti


i tempi e di tutti i popoli. Ma nello stessa tempo bisogna
riconoscere che molte parti della conoscenza Sono Siam, in
modo sorprendente, rese confuse ed oscure daliabuso elle
parole e dei modi generali di dire. . .Sarel:>be desiderabile,
perci, che ciascuno facesse ogni sforzo per- Otmnere una
chiara visione delle idee che vuol consider are, separandole
da tutta quell'incrostatura e ingombro di parole, Che tanto
contribuisce ad offuscare il giudizio e a dsperdere ]'arren_
zione. Invano estendiamo la nostra vista nei cieli e scrutia_
mo le viscere della terra, invano consultiano le opere dei
dotti e seguiamo le oscure tracce dell`antchit; hasta soltanto tirar via la cortina delle parole, per pggsedere il be1_
lissimo albero della conoscenza, il cui frutto eccellcnte e
a portata della nostra mano 1.
Ma questa critica radicale del linguaggio, considerara
pi attentamente, contiene certo anche unndirerra efitiea
dell'ideale sensistico della conogeenza Su]
quale essa si fonda. Da Locke a Berkeley si egmpiuto un

vero e proprio rovesciarnento nella posizione dell'empirismo


relativamente al problema del linguaggio. Se Locke trovava
confermata e accreditata nel linguaggio la sua visione fondamentale della conoscenza, se egli lo chiarnava a testimonio
della sua teni generale secondo la quale nulla pu esseri.-i nell'intelletto che non sia prima stato nei sensi, appare gra irmece che la funzione peculiare ed essenziale della parola non
trova posto nel sistema sensistico. Se si vuol mantenere que-_
sto sistema non rimane altro mezzo che contestare ed esclutle.
re questa funzione. La struttura del linguaggio viene ora usata non come spiegazione della struttura della conoscenza, ma

ne forma l'esatto opposto. Il linguaggio, ben lungi dal me


chiudere in s un contenuto di verit, sia pure condizionino e
relativo, invece lo specchio magico che ci fa egnggeere le
1 BERKELEY, A Treatse concerning the Principles of Hmmziz
Knowledge, lrztr., 21-24.

Ail:i .; -. .

I. - IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA STORL DELL-A FILOSOFIA

vere forme delle cose solo in una peculiare falsificazione e deformazione. Qui all'interno dello stesso empirismo si compiuto uno sviluppo dialettico e un dialettico rovesciamento,
che viene in luce nel modo pi evidente e pi convincente se
si rnettono a confronto i due estremi storici della filosofia

empiristica del linguaggio. Se Berkeley mira a sopprirnere il


contenuto di verit e di conoscenza del linguaggio, se egli

vede in esso la causa di tutti gli errori e d tutte le illusioni


dello spirito umano, in Hobbes al linguaggio veniva attribuita non solo la verit, ma anche o gni v e r i t . ll concetto hobbesiano di verit culmina nella tesi che la verit

non riposta nelle cose, ma unicamente e solamente nelle


parole e nell'impiego delle parole: vertas in dicta, non in
re cofzssttl. Le cose sono e sussistono come singolarit reali

delle quali abbiamo notizia nelle singole e concrete percezioni sensibili. Ma n la cosa singola, n la sensazione sin-

gola possono mai costituire il vero oggetto del s apere: infatti ogni sapere degno di questo nome vuol essere, anzich

conoscenza meramente storica del particolare, conoscenza iilosoca, ossia necessaria, dell'universale. Se perci la sensibilit e il ricordo si limirano al fat to , ogni scienza mette
capo a relazioni e deduzioni generali, a connessioni dedu tt i v e 2. Ma l'organo e lo strumento di cui essa si serve a tal
fine non altro pu essere che la parola. Infatti il nostro spirito pu acquisire la conoscenza deduttiva solamente di quei
contenuti che non gli sono dati tlalll-sterno, come le cose
0 le pcrcezioni sensibili, ma clic esso stesso crea e liberamente produce traendoli da st'-_ Ma una tale libert non gli

appartiene nei confronti degli oir;-,etti reali della natura, ma


solamente nei confronti dei loro mppresentanti ideali, nei
confronti dei segni e delle denominazioni. Quindi la creazione di un sistema di nomi non soltanto un presupposto di
ogni sistema del sapere, ma ogni vero sapere, con una tale
produzione di nomi e con le loro connessioni, mette capo a

pmposizioni e giudizi. Verit e falsit non sono perci attri1 HOBBI-:s, De corpore, P.I.: Computazio .vive logica, cap. Ill,
7.
2 HOBBES, Leviathan, PI.: De homirze, cap. V, 6.

92

PARTE PRIMA - 1=x21\~oM1aNoLo<;1.\ DELL/1 FORMA LINGUISTICA

buti delle cose, ma attributi del discorso, e uno spirito che


fosse privo di attivit discorsiva, mancherebbe anche di questi am-ibuti, non sarebbe capace d distinguere e contrappgrre il vero e il falso 1. Per Hobbes quindi il linguaggio fonte di errore solo in quanto , ad un tempo, conformemente alla sua fondamentale visione nominalistica, la conclizione della conoscenza concettuale in generale e quindi la
fonte di ogni validit universale e di ogni verit.

Invece nella critica berkeleiana del linguaggio e della


conoscenza, al1'universale sembra tolto ormai anche quest'ultimo sostegno e Conseguentemente sembra riutata e stadicata, per la prima volta, in maniera denitiva la metodica
del razionalismo che 'm Hobbes continua ancora a esercitare

ovunque un innegabile Lnusso. Ma d mano in mano che il


sistema d Berkeley procede dopo aver preso le mosse da
questi primi cominciamenti e tende a perfezonars sempre

pi, in esso stesso alla ne si compie un sngolare rtorno

e rivolgimento. come se la forza del logos inizalmente contrastata e violentementa repressa, la quale vivente

nel linguaggio, a poco a poco si lberasse e si opponesse


alla coazione dello schema sensistico nel quale Berkeley aveva tentato d costringere il linguaggio e il pensiero nel loro
complesso. Inavvertitamente ed a gradi Berkeley viene sospinto dalla considerazione e dallanalisi della funzione del
simbolo e dalla nuova valutazione positiva, che il sim-

bolo acquism per lui, ad una mutata concezione fondamentale della conoscenza. Egli stesso, particolarmente nella sua
ultima opera, la Sirs, compie la svolta decisiva: scioglie
1' idea dai suoi viluppi psicologico-sensistici e la riconduce al suo fondamentale significato platonico. E in questa
ultima fase del suo sistema anche il linguaggio riacquista

S
.l

una posizione dominante, una posizione veramente centrale.


Se precedentemente il linguaggio era stato contestato nel
suo valore in base ai principi fondamentali della psicologa
e della metafsica d Berkeley, nella forma denitiva d que1 De homne, I. cit., cap. IV: Ver-um et falsum attributa sunt
non rerum, sed Orations; ubi autem Or-atio non est, ibi neque verum
est neque alxuz .

la
1

I. - IL FROBLEINIA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

sta stessa metasica ci troviarno di fronte al meraviglioso


spettacolo costituito dal fatto che qui ogni realt, sia essa
spirituale 0 sensibile, si trasforma invece in linguaggio.

Ora infatti la visione sensible del mondo si trasforma sempre pi in una visione puramente simbolica. Ci che noi indichiamo come realt delle percezioni e come realt dei cor-

pi, altro non , una volta che sia pi profondamente concepita ed intesa, che il linguaggio sensibile simbolica nel quale
un@ spirito onnicomprensivo ed innito si manifesta al nostro spirito nitol. Nella lotta tra metasica e linguaggio
perci rimasto alla ne vincitore il linguaggio, il quale, se
originariamente era stato respinto dalla soglia della meta-

sica, alla ne non solamente entra nella sua sfera, ma anche ci che determina in maniera decisiva ed essenziale la
forma di questa stessa metasica.

III
Nella storia dell'empirsmo, tuttavia, l'ultima fase del
sistema berkeleiano rimane un episodio isolato. Lo sviluppo
generale procede in direzione diversa; esso tende sempre pi
chiaramente a sostituire i punti di vista logico-metasici, dai
quali precedentemente era stato pet lo pi consderato il
rapporto tra parola e pensiero, con punti di vista puramente psicollici. Per la concreta c<mitlcrazcne del linguaggio ne risulta cos anzitutto un immediato e indubitabile guadagno: infatti, accanto alla consitlcmzione cli ci che il lin-

guaggio come fo r m a c o m p l c ss iv a spirituale, compare sempre pi decisamente Yintercssu all' i n di v d u a li t ,


alla peculiarit spirituale delle s i n go l e lingue. Se la visio-

ne logica, Come per una necessit mctodologica, torna sempre a sfociare nel problema della lingua universale, l'analisi
psicologica, invece, indica la strada opposta. Anche Bacone
nel suo De dgnitate et augmemfis xentiarum esige, accanto
1 Per P approfonditi sviluppi e Ilprove v. il mio scritto sul
problema gnoseologico (Das Er/eer12.'nisproblem cir., II, 315 sgg.).

PARTE PRIMA ~ FENO1\-IENOLOGIA DELLA FOR1\IA LINGUISTICA

alla solita lologia emprica, accanto alla grammatica ltterara, una forma generale di grammaica pfilosopbzfca. Ma quest'ultima non deve giungere ad indicate una qualsiasi connessione necessaria tra le parole e gli oggetti con esse denorninati: inatti, per quanto attraente un'imp1-essa del genere
possa apparire, altrettanto essa si dimostrerebbe pericolosa

e compromettente, data l'elasticit delle parole e Pncertezza


di ogni indagine puramente etimologica. La forma pi nobile di grammatica si avrebbe, invece, se-tutti loro el-le
sono versati in un gran numero di lingue, sia dialetti che

lingue letterarie, si occupassero delle loro diverse peculiarit e di ciascuna indicassero in che cosa consista il pregio
e il difetto. In questo modo non solo si potrebbe abbozzare,

mediante la comparazione delle lingue singole, il quadro ideale di una lingua perfetta, ma al tempo stesso da una tale

maniera di considerare le cose si avrebbero le pi importanti


spiegazoni sullo spirito e i costumi delle singole nazioni.
Nello sviluppo che Bacone d a questa idea e nella sottile
caratterizzazione delle lingue greca, latina ed ebraica, che
tenta da questo punto di vista, egli ha anticipar@ unesigen-

za che verr realmente appagata solo in Wilhelm von Humboldt. Ma nel.l'ambito dell'empirismo losoco l'impuls0 da

lui dato viene continuato solo in quanto si dventa sempre


pi nettamente e chiaramente consapevoli della specica impronta e del carattere particolare dei concetti in ogni singola
lingua. Se i concetti del linguaggio non sono semplicemen-

te simboli di oggetti e fenomeni oggettivi, ma simboli delle


rappresentazioni che di essi ci formiamo, necessariamente
si dovr rispecchiare in essi non tanto la natura delle cose
quanto la maniera e Porientamento individuale del conc epire le cose. Questo s aflermer con forza particolare
dove non si tratta di ssare nel suono semplici impressioni sensibili, ma dove la parola serve come espressione di

una complessa rappresentazione globale. Infatti ogni rappre1 BACONE, De a'ig;;izate et augmefzris scientiaruz, lib. VI, cap.
1: Innumera sunt ejusmodi, quae justutn volumen complete possint.
Non abs te igitur ft.-erit gramrnaticam philosophantem a simplici el
lirteraria distinguere, et desideranzm ponere _

1. - ir. 1>RoBLE:v1A ner. L1Nc;U.~x<;G1o NLLLA sroxm DELLA Hrosolfm

95

sentazione di tal genere e conseguentemente ogni denominazione Che IIO diarno a tali modi misti (mixed morales,
come li chiama Locke) risale in denitiva alla libera attivit dello spirito. Mentre lo spirito riguardo alle sue impressioni semplici puramente passivo e deve semplicemente 1
aCCOg1i1'1 DCUH f0Ima in cui esse gli sono date dall'ester- *s

no, nella connessione di queste idee semplici si rappresenta


assai pi la propria natura che quella degli Oggetti fuori di

lui. N011 0CC0I`r Cercare un modello reale di queste connessioni; invece i generi e le specie dei modi misti e i nomi
Che DO d-21110 10I0 sono creati dall'intelletto senza alcun

legame diretto con le cose eettivamente esistenti. sempre sussistita e continua a sussistere per tutti gli uomini la

stessa libert the possedeva Adamo quando creava le prime


denominazioni di rappresentazioni complesse secondo un modello che altro non era che quello del proprio pensierod
Come si vede, ci troviamo qui nel punto in cui, nell'ambito del sistema dell'empirismo, la spont aneit dello spirito viene per il momento riconosciuta, sia pure in ma-

niera condizionata e indiretta. E questa limitazione essenziale della teoria gnoseologica del rispecchiamento non pu mancare di reagire immediatamente sulla
Concezine generale del linguaggio. Se il linguaggio nei suoi complessi termini concettuali non tanto
un rispecchiamento dell e sis t c n z a scnsibile quanto un riSpeCCl1z1mCHI0 di Op e r a z io n i spirituali, questo rispecchiamento si potr C dovr compicrt- in maniera infinitamente
varia e diversa. Se il contenuto c l`espressione del concetto

non dipendono dalla nmtc-ria delle singole rappresentazoni


sensibili, ma dalla forma della loro connessione, ogni nuovo
concetto nel linguaggio rapprcscnta in denitva una nuova
creazione spirituale. Nessun concetto di una lingua quindi
senz'altro trasferibile in un'altra lignua. Gi Locke insiSte SU ql1<:`Sa C011Sguenza; gi lui fa notare che se si mettono a preciso confronto lingue diverse, non si trovano quasi mai in esse parole che abbiano fra loro una corrispondenmi

1 LOCKE, Efwy, lib. II, cap. 22, sez.


sez. 1-3; cap. 6, sez. 51, _

-K

w UG(Jo .'

lib. III, cap. 5,

9(

PARTE PRIMA - FENOMEXOLOGIA DELLA FORB/IA LINGUISTICA

za perfetta, che coincidano esattamente in tutta la sfera del

loro signicatol. Ma cos 'il problema di una grammatica puramente universale si dimostra da un altro punto di vista

come una chimera. Sorge sempre pi chiara l'esigenza di


cercare, anzich una tale grammatica universale, la stilistica particolare di ciascuna singola lingua e di intenderla

nel suo carattere proprio. Il centro della considerazione del


linguaggio viene spostato cos dalla logica non soltanto verso
il lato della psicologia, ma verso l' e s t e tic a _ Ci risulta
con particolare evidenza nel pensatore che pi di ogni altro
nella cerchia dellfempirismo unisce al rigore e alla chiarezza
dell'analisi logica il pi vivo senso delfindividualit, delle pi
delicate sfumature dell'espressione estetica. Diderot nella
sua Lettre sur les sourds et muets accoglie Posservazone di
Locke; ma ci che in quest'ultlmo era solo un aperu isolato
viene ora suilragato da una grande quantit di esempi tratti
clal campo dell'espressione linguistica e in particolare delFespressione artistico-linguistica e presentati in uno stile
che , esso stesso, la dimostrazione irnmediata del come ogni
forma spirituale veramente originale si crea la forma linguistca ad essa adeguata. Partendo da una questione stilistica
singola assolutamente determinata, dal problema dell' inversione lingustica, Diderot procede metodicamente, e tut-

tavia con il pi libero movimento d pensiero, al problema


della individualit della forma linguistica. Lessing, per caratterizzare Pirrafrontabile peculiarit del genio poetico, ricorda il detto che si pu prendere ad Ercole la sua clava, ma non
si pu prendere ad Omero o a Shakespeare un solo verso.
Dallo stesso detto prende lo spunto anche Diderot. L'opera

di un vero poeta e rimane intraducibile, si pu riprodurre


il pensiero, si pu forse avere la fortuna di trovare qua c l
utfespressione equivalente, ma la rappresentazione complessiva, il tono e il suono del tutto restano sempre un singolare,
sottile e intraducibile geroglifico 2. E un tale geroglico,
una tale legge formale e stilstica non solo realizzata in ogni
1 LOCKE, Esmy, lib. II, cap. 22, sez. 6; lib. III, cap. 5, sez. 8.
2 DIDERO1', Lettre .tur les sourds el wuets lOeuvres, ed. l\/aigeon,
Paris 1798, ll, p. 322 sg.).

__

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r. - IL P1oBLaM.~. mar Lmcuaccio NLLLA sroiua DELL. FILOSOFIA

97

arte particolare, nella musica, nella pittura, nella scultura, ma


domina anche ogni lingua particolare e le imprime il suggello

spirituale, Pimpronta concettuale, come Pimpronta sentimentale.


ln tal modo lo studio del linguaggio viene posto in immediato contatto con il problema centrale che domina il complesso della storia spirituale dei secoli XVII e XVIII. Si compie ora nello stesso concetto della sog ge ttivit quella
medesima caratteristica trasformazione che si presenta con-

temporaneamente nella teoria dell'arte e della creazione artistica. Ci si allontana dalla concezione angustamente empirico-psicologica della soggettivit e si aferma sempre pi
chiaramente la visione pi profonda e pi comprensiva grazie alla quale essa viene tratta fuori dalla sfera dellesistenza

meramente accidentale e dell'operare arbitrario e riconosciuta ne[a sua forma specificamente spirituale e cio nella
sua specica necessit. Nella teoria estetica dei secoli XVII e
XVIII tutto questo movimento si raccoglie a poco a poco
in modo sempre pi determinato e consapevole in un unico
punto centrale. Il concetto di genio diviene il presupposto
linguistico e ideale della nuova visione del mondo spirituale
che infrange i conni della corisiderazone emprico-psicolo
gica meramente riettente. Nella Lettre .tur les rourds et
mueti di Diderot il concetto del genio costituisce, per quanto poco esso vi compaia in maniera esplicita, il principio vivificantc di tutte le questioni singole di teoria dell"arte e il
punto ideale verso il quale esse convcrgono. Ma molto al di
l di questo esempio singolo, si pu osservare Come questo

concetto penetri nella consitlc-ra'/.ionc del linguaggio provenendo dalle parti pi diverse. Gi ncll'Inghilterra tra la ne
del XVII e la line del XVIII sccolo la descrizone e la spiegazione emprico-psicologica dei fcnomeni spirituali, che qui si

cerca di risolvere nei loro singoli fattori sensibili e materiali, non affatto la sola dominante, ma di fronte ad essa vi
un'altra concezione the si indirizza verso la forma di
questi ienomeni e cerca cli concepire questa forma nella sua
originaria ed inscindihile t o t a l i t . Questa concezione trova il suo centro lilosoco sistematico nel platonismo inglese, in Cudworth e nei pensatori della scuola di Cambridge;
7. - CQSULBI, Filaxoa .!r!.'L-r.mc ximbonrbe. I.

98

PARTE. FRIA/IA - FE.\O_\'IENOLOGIA DELL-A FORD/LA LNGUISTICA

e raggiunge la sua compiuta esposizione letteraria in Shaftes-

bury. A fondamento di ogni forma esterna dell'esistenza


sensibile - questo il convincimento centrale comune a Shaftesbury e al platonismo inglese-devono stare determina-

te misure interiori (nterior rzumbers); infatti la forma non


pu in alcun caso essere prodotta dalla materia, ma e sussiste come unit ingenerata e immutabile, come unt pura-

mente ideale che sola conferisce il suo carattere determinato


alla molteplicit, in quanto in questa si imprime. Questa
m isura interiore e spirituale e non Yesistenza accidentale
e Paccidentale situazione delle cose empiriche ci che

l'autentico artista rappresenta nella sua opera- UD tale artista , in elfetti, un secondo creatore, un vero Prometeo, secondo solo a Giove. << Al pari di quel supremo artista o delluniversale natura creatrice, esso forma un tutto che in
se stesso collegato e ben articolato con una giusta subordinazione di tutte le parti che lo Costituiscono . . .L`artista spi-

rituale, che quindi pu imitare il creatore e che conosce la


forma interiore e la costituzione delle sue creature, non misconoscer neppure se stesso e quei numeri e misure che
costtuiscono l'armonia di uno spirito . Ci che gi la considerazione di ogni corpo organic@ naturale ci rivela, diviene
certezza rrefutabile, tosto che noi guardiamo al nostro io,

allunit della nostra coscienza: che cio ogni vero essere in


se stesso sussistente non riceve la sua forma dalle parti, ma
ed agisce come un tutto gi formato prima di ogni distin-

zione in parti. Ciascuno di noi pu immediatamente cogliere un principio formale individuale, pu cogliere il S110 ge-

nio, che poi ritrova nel particolare come nel complesso,


quale potenza informatrice, sempre diversa eppure identica
con se stessa, come il genio dell'universo . Queste due

idee si corrispondono e si condizionano a vicenda: la soggettivit emprica, intesa e mostrata nella sua verit, supera
necessariamente se stessa e sfoca nel concetto dello spirito universale 1.
1 Suartrnsnuiu', Solloquy or Advice to mz Author [in Characterirtics, ed. Robertson, 1900, I, p. 135 sg.). Cfr. partioirmente The
Moralirts, sez. V.

.__

I. - II. PROBLEMA DEL LINGUAGG10 NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

Ci che questo concetto estetico-metasico della forma interiore ha fornito per la visione del linguaggio, potr esser reso evidente in un'c-pera sorta direttamente dalla
sfera del platonismo inglese e che ne rispecchia con chiarezza la visione generale del mondo. Lo Hermes or a Philosopbcal Inquiry cofzcernng Universal Grammar (1751) del
Harris, se ne consideriamo il piano d'insieme, sembra a tut-

ta prima muoversi ancora interamente sulle linee della dottrina razionalistica del linguaggio e perseguire anche lo stesso ideale come per esempio la Grammaire grzrale et rat'sorzne di Port Royal. Anche qui si tratta di creare una
grammatica, che senza riguardo alcuno ai diversi caratteri

idiomatici delle lingue particolari, considera solamente i principi universali dentici per tutte le lingue. Una logica generale e una psicologia generale dovrebbero servire di base
allbrganizzazione del materiale linguistico e fare apparire
necessaria questa organizzazione. Come, ad esempio, le facolt dell'anima mostrano un'originaria bipartizione, come
alla facolt rappresentativa sta di fronte la facolt appetitiva,
cos anche ad ogni proposizione formara mediante il linguaggio deve star di fronte una proposizione asseverativa o volitva (a serztence o arrertion or a sentence of voliton] ed
in generale su questa base risulta che alla questione del perch la lingua comprenda in s queste determinate parti del
discorso e nessun`altra, in questa determinata forma, in questo determinato numero, e non altrimcnti, si deve poter rispondcre in maniera univoca e in linea di principio. Notevole e intcrcssantc in parlicol;u'c il tcntativo di Harris di
trarre da uninalisi logica e ps-imloigicn della rappresentazione temporale uno schema generale per mostrare la formazione dei tempi del verbo'. Ma quanto pi egli va avanti,
tanto pi chiaro diviene che la psicologia sulla quale egli si
fonda per lo studio e la classilicazionc delle forme linguisti:he una psicologia strutturale " che si contrappone nel
modo pi netto alla psicologia degli elementi del sensismo.
1 HARRIS, Hermes, London 1771, vol. I, cap. 6, p. 97 sgg.; per
ci a cui accennizmo precedentemente, vedi in particolare vol. I, cap. 2,
p. 17 sgg.; cap. 3, p. 24 sgg.

100 PARTE Prism - FrNo.\n.\'0LoG1A DLLLA 1=oRM_t LINGUISTICA

Nella sua difesa delle idee generali contro i loro critici


empiristici Harris si riallaccia immediatamente alla scuola di
Cambridgel. Per quel che mi riguarda , egli nota, quando leggo i particolari concernenti la sensazione e la riflessione e quando mi si erudisce in generale su_l processo della genesi delle mie idee, per me sempre come se dovessi considerate l'anima umana come un crogiuolo nel quale
per una specie di chimica logica si producano verit che,
alla stessa stregua di una pillola o di un elisir, devono essere
considerate come nostre proprie creazioni 2. A questa concezione della produzione della forma dalla materia
egli contrappone la sua, che, fondata su Platone e Aristotele,

ia...ct
-. .
1

rappresenta il primato generale della forma. Alla base di


tutte le forme sensibili devono trovarsi pure forme intelligibili che precedono le sensibili3. E a questo riguardo Harris, che, quale nipote di Shaftesbury, fin dal principio era
anche personalmente vicino alle idee di lui, si rifa al concetto centrale di Shaftesbuly, e cio al concetto di genio "'.

Ogni lingua nazionale ha il suo peculiare spirito linguistico;


ciascuna racchiude in s un principio informatore partico-

lare. Noi dobbiamo por mente al fatto che le nazioni, cos


come i singoli individui, hanno le loro idee p a r t ic ola ri ,
che queste particolari idee divengono il genio della loro lingua, poich il simbolo deve corrispondere al suo modello originario, e che perci le nazioni pi colte, poich posseggono

le idee pi numerose e migliori, hanno anche la lingua pi


perfetta e pi ricca >. Come, quindi, vi una natura, un genio del popolo romano, del greco, dell'inglese, cos vi anche un genio della lingua latina, della lingua greca, della
lingua inglese Qui, forse per la prima volta in modo cos
determinato, compare la nuova interpretazione del concetto

di spirito della lingua , che da allora in poi ha sempre


1 Op. cit., vol. Ill, cap. 4, p. 330 sgg., cla mettere a raffronto
con CUDWORTH, Tbe True Intellectual System of the Universe, London 1678, vol. I, cap. 4.
2 Op. fit., vol. III, cap. 5, p. 404 sg.
3 Ibd., vol. III, cap. 4, p. 380 sgg.

4 l. ct., vol. III, cap. 5, p. 409 sgg.

__

- - IL PROBLEIML-\ DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

101

dominato l'intero studio losoco del linguaggio. Come que-

sto concetto pervada la storia spirituale della Germania e


come vi acquisti a poco a poco il suo diritto di cittadinanza
spirituale e linguistica, si pu seguire passo passo nella magistrale esposizione che Rudolf Hildebrand ha dato nelle due
voci Geist e Genie del Dizionario dei fratelli Grirnm. Da
Shaftesbury e Harris a Hamarm e Herder conduce, sotto

questo aspetto, una via diretta. Hamann scriveva n dal 1768


a Herder a Riga di avere ordinato per lui al suo editore una
copia dell'Hemzes: <<un'opera che a me sembra indispensa-

bile per il Suo progetto (la trattazione del linguaggio nei


frammenti sulla moderna letteratura teclesca) >2. E Herder
che nel suo Kritscber Wldchen sul Laocoorzte si richiama
contro Lessing alla teoria es tetica di Harris, si rif costanternente anche alla sua teoria del linguaggio. Nella sua
prefazione alla traduzione tedesca dell'opera di Monboddo
sull'origine e lo sviluppo del linguaggio, dichiara in :nodo

esplicito che grazie a quest'ultimo cos come grazie a Harris


stata indicara una via nuova e sicura nello studio del linguaggio: E ci basta.. .la strada tracciata: i principi

del nostro autore e del suo amico Harris non solo mi sembrano gli unici veri e saldi, ma anche i suoi primi tentativi
di mettere a raffronto tra loro varie lingue in diverse fas
della civilt resteranno sempre opere preparatorie di un maestro. E cos sarebbc possibile (certo non poi cos immediatamente) trarrc finalmente una filosofia dell'umano
in te lle t to dalla sua opera pi cnrattcristica, partendo dalle diverse linguc della terra .
Ci che nella considerazionc lmrrisiana del linguaggio
presentava per Herder un particolare interesse era probabilm

1 Cfr. particolarmente GRIMM, Deutsche; Wrterbucla, IV.1,


2, col. 2727 sg. e 3401 sg.
1' Hamann a Herder, 7 settembrc 1768, in Scbriten, ed. Roth,
III, p. 386.
3 Prefazione alla traduzione del Monboddo (1784) in Geramm.
Werke, ed. Suphan, XV, 183; analogo giudizio su Harris si ha anche
nella Metaleriti/e di Herder (1799), ed. Suphan, XXI, 57. Il desiderio
di un estratto tedesco dello Hermes era stato espresso da Herder nel
1'./llZg_ Deutsche Bz'bl:'otbe. fin dal 1772 (ed. Suph-an, V, 315).

102 PARTE PRIMA - F1-:NoMEN0L0c~m DELLA Foxx-La uNGU1sT1cA


mente lo stesso carattere a cui egli, nel suo giudizio sull'estetica di Harris, diede la massima mportanza. La clistinzione

aristotelica di pyov ed vp-,-su era stata ancora una volta


posta al centro della teoria del1'arte grazie al Dialog ber
die Kz-mit, al quale esplicitamente si richiarnava Herder nella sua prima discussione del problema estetico nei Krtsc/Je
15/tlderl. Da qui essa passa ad esercitare la sua influenza an-

che sulla teoria del linguaggio nella quale nalmente riceve


la sua formulazione pi determinata e la sua forma rgorosamente sistematica per opera di Wilhelm von Humboldt.
Il linguaggio, come Parte, non pu assolutamente essere pensato come una mera opera dello spirito, ma deve, invece,
essere pensato come una forma ed vp~~.-:L1 che dello spirito rappresenti il carattere peculiare. I due motivi: la teoria energetica del linguaggio e la teoria energetica del1's_rte trovarono ancora una volta la loro unicazione ideale
nel concetto di genio e nello sviluppo caratteristico che
esso ebbe nei secoli XVII e XVIII. E infatti il tratto distin-

tivo di questo sviluppo la tendenza generale a ricontlurre


ogni essere spirituale a1l'origi11ario processo creativo nel quale esso ha la sua radice, a ricondurre tutte le produzioni
a forme e tendenze fondamentali dell' ` attivit pmduttrice 2. Per quello che riguarda il linguaggio, questa tendenza appare fin dal primo sguardo operante in quelle teorie
empiristiche e razionalistiche sull'origine del linguaggio che

anzich considerarlo come un'opera divina portata a termine d'un sol colpo, lo vogliono intendere come una libera
creazione della ragione umana. Ma poich la ragione stessa mantiene qui in tutto e per tutto il carattere della riessione soggettiva e arbitraria, il problema della forma-

zione del linguaggio si risolve immediatamente nel problema della sua nvenzione . L'uomo nellnvenzione dei
primi segni linguistici e della loro elaborazione in parole

1 Kritsfbe Wlder, III, 19 [Suphan, vol. III, p. 159 sgg.) in


relazione allbpera di HARRIS, Three Treatres the first concerning AH,
the second concerfzfzg Maris, Painting and Poetry ecc., London 1744.
2 C-fr. il mio scritto Freibeii und Form, Studien zur deufscben
Geistesgeschcrte, specialm. capp. 2 e 4.

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I. - IL PROBLENIA DEL LNGUGG0 NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

I3

e proposizioni compie un procedimento consapevolmente nalistico. La teoria del linguaggio delllluminismo francese
ama paragonare direttamente e mettere in parallelo questo
graduale progresso del linguaggio con la metodica costruzione che lo spirito compie nella scienza e in particolare nella matematica. Per Condillac tutte le scienze singole alle quali petviene lo spirito umano sono solamente prosecuzione
del medesimo processo di analisi delle idee che ha inizio con
la formazione dell'umano linguaggio. Accanto all'originario
linguaggio dei simboli fonici appare un linguaggio che si ser-

ve di simboli general c in particolare aritmetici e algebrici;


accanto al linguaggio delle parole appare il linguaggio del
calcolo ; ma in entrambi vige il medesimo principio della
scomposizione, della composizione e dellbrdinamento delle
rappresentazioni. Come le scienze nella loro totalit non
altro sono che lingue bene ordinate (lafzgues bien fates),
cos sotto altro rispetto il nostro linguaggio verbale e fonico
non altro che la prima scienza dela realt, la prima manifestazione dello sforzo originario della conoscenza che tende
ad andare dal composto al semplice, dal particolare al generalel. Maupertuis nelle sue Rlexons plxloroplagues sur
l'0rz`gz'ze des lafzgues et la sgnzfycatiofz des mot: tenta di seguire nei suoi particolari la va che il linguaggio percorre a
questo proposito; di mostrare come esso, a partire clai suoi
inizi. ci quali disponeva solamente di poche denominazioni
di r;|p|1rcscnmzioni sensibili coniolcssc, mediante un continuo proccsso di comparazionc cosciente c di cosciente distinzione sin riusciro 11 raggiungerc un tesoro sempre pi ricco
cli denomin;1zioni` di forme lcssimli c di parti del discorso?
A questa concezione del li11gi1;1ggii, la quale lo conna nella sfera di un`astrmm intclligbilit, Ilerder contrappone una
nuova concezione della mgimu- linguistica "'. Qui viene di
nuovo in luce con sorprendente chiarezza la profoncla connessione dei fondamentali problemi spirituali; e infatti la

ICONIJILLAC, Ld llgue des caiculf, in Oeuvres, Paris 1798,

vol. XXIII.
2 Rexiom pbilosopbiques sur l'org.sc des lafzguer ei la :ignicaion des mois, in Oezwres, Lyon 1756, I, p. 259 sgg.

104

PARTE PRIl'\-IA - PENOINIENOLOGIA DELIA FORMA LINGUISTICA

polemica che ora si accencle, corrisponde punto per punto


alla polemica che Lessing aveva condotto contro Gottsched
e il classicismo franccsc 1161 Campo de1l*a1-te. Anche le produzioni del linguaggio sono in massimo grado regolari ,
senza che esse possano essere dedotte da una regola concettuale oggettiva e ad essa commisurate. Anch'esse sono for-

mate in modo assolutamente nalistico in virt della corrispondenza dj tutte le parti con un tutto, ma vige in esse
quella nalit priva di un ne che esclude ogni mero
arbitrio e ogni intenzione meramente soggettiva. Nel linguaggio, come nella creazione dell'ope1-a d'arte, gli elementi
che nella riflessione meramente intellettualistica si escluclo110, si compenetrano, passando ad una nuova unit, ad una
unit che anzitutto pone dinanz a noi solo un problema,
solo un c o mpit o _ Le contrapposizioni di libert e necessit, di individualit e universalit, di soggcttivit e oggettivit , di spontaneit e coattivit clovevano subire una

pi profoncla deterrninazione, una nuova fondamentalc chiaricazione, prima di poter essere usate come categoria filo
soche per la spiegazione dell' origine dellopera d`arte
e dell' origine del linguaggio .

IV
Le teorie del linguaggio, le empiristiche e le razionalistiche, le psicologiche e le logiche, nella forma in cui esse ci
si sono presentate n qui, coincidono in un tratto fondamentale, malgrado tutta la loro interna opposizione. Esse
consideran@ il linguaggio essenzialmente secondo il suo contenuto teoretico: secondo la sua posizione nel complesso
della conoscenza e secondo i risultati che esso fornisce per
la costruzione della conoscenza. O che esso sia considerato
come opera diretta della ragione e come suo organo ndispensabile o che la parola venga riguardata come un mero
velame che ci cela contenuti fondamentali della conoscenza, cio le vere percezioni originar-ie dello spirito: lo
scopo del linguaggio, nel quale si determina il suo valore po-

t_

ii

1. - IL PRQBLEMA nEL L;\IGU.\Gcto NELLA srciuii DELLA 1=tLosoF1A 105

sitvo 0 negativo, viene pur sempre riposto nel s ap e r e teoretico e ne]l'espressione di questo sapere. Le parole sono segni delle idee, e allora queste ultime vengono concepite
o come contenuti conoscitivi oggettivi e necessari o come
rappresentazioni soggettive. Tuttavia, quanto pi il concetto di soggettivit , che la losoa moderna progressivamente elabora, si allarga e si approfondisce, quanto pi
chiaramente sorge da esso una nuova e veramente universale concezione della s p o n t a n eit dello spirito, che si di-

mostra in egual misura come spontaneit del sentimento e


della volont c come spontaneit della conoscenza, tanto pi
chiaramente dovr ora essere messo in rilievo anche nella
funzione del linguaggio un altro elemento. ll linguaggio, se
cerchiamo di seguirlo risalendo no ai suoi primi inizi, sem-

bra essere proprio non un semplice segno rappresentativo


della rappresentazione, bens un segno emozionale dell'afFet-

to e dellstinto sensibile. L'antica teoria conosce gi questa


derivazione del linguaggio dall'afletto, dal xo della sensa-

zione del piacere e del dolore. A proposito di questa base


originaria comune agli uomini e agli animali, e quindi veramente naturale, noi dobbiamo risalire ad Epicuro per
intendere l'origne del linguaggio. Esso non l'opera di una
mera eonvenzione, di una posizione e composizione arbitraria, ma tanto necessario e naturale quanto la stessa sensazione immediata. Come il veclere e l'udire, il sentimento del

piacere e del dolore sono propri dell*uomo En dallnizio,


cos anche per la manifestazione che si collega alle nostre
imprcssioni sensibili e ai nostri sentimenti. Quindi nella stessa misura in cui le sensazioni degli uomini erano diverse, e
si mutavano secondo la diversit della loro organizzazione sica e secondo le loro dierenze spirituali ed etniche, sorgevano suoni diversi che solo a poco a poco, al ne di una sem-

plicazione e di una vicendevole comprensione, venivano ricondotte a tipi pi generali lessicali e linguisticil. Nella stessa

1 Cfr. Dicgene Lacrzio, X 24, 75: ev xxi tdt ~.p.omz pyfq gti] cef. *'a\|o3ou, 500.' oct 'r osn 'rw ~.$pom:o., xst zzzo"r1 9\~'q mt ftazrxoc-ws, nn zm?. tot ~.xp.B-xvocz oevrcgiata,
8o 'rv opx <rtg.L1tew, o-re70.`uevo~; 69' xsiofcov ':"~117oc%r.'Zv nai trv

'

108 PARTE PRIMA - re1\'oMENoL0G1A n1:1_u_ FORMA LINGUISTICA

pure radici monosillahiche, poi si sarehbero sviluppati i nomi e solo da questi i verbi come ultima creazione del linguaggio; cos infatti anche oggi nel linguaggio infantile e in

casi di disturbi patologici del linguaggio si pu riconoscere


la precedenza dei nomi rispetto ai v e rbi e Pappartenenza
dei primi ad una straticazione linguistica anteriorel.
Per quanto barocca e strana questa teoria possa apparire quando la si consideri semplicemente nei suoi particolari singoli, essa contiene tuttavia un germe importante

e fecondo per la concezione generale del linguaggio. In luogo del rapporto, per cos dire, statico tra suono e signcat
subentr qui un rapporto dinamico: il linguaggio venne ricondotto alla dinamica del parlare e quest'ultima poi venne
a sua volta ricondotta alla dinamica del sentimento e dell'affetto. Quanto pi decisamente il sec. XVIII mise in evidenza la posizione singolare del sentimento, quanto pi fu
spinto ad ammettere che in esso si trovi la base specica e

Poriginaria potenza creatrice del mondo spirituale, tanto pi


si vide ricondotto, per quanto concerne la teoria dell'origine
del linguaggio, alla dottrina di Vico. Non perci un C880

che Rousseau sia stato colui che per primo accett questa
dottrina e che tent di elaborarla nei suoi particolariz. Ma in

un diverso e pi profondo signiftcato le idee di Vico influirono su un uomo che pi di tutti i pensatori del sec. XVIII
vicino alla sua metasica simbolica e alla sua concezione
simbolica della storia e che, come lui, considera la p o e sia
come la lingua madre del genere umano. Quanto pi questo
pensatore, Joh. Georg Hamann, ripudia ogni forma razionalc

di motivazione per esprimere la sua concezione fondamentale

i
1

e quanto pi la sua dottrina sembra farsi bele di ogni siste-

matica intellettuale, tanto pi d'altra parte, essa gli si costituisce per cos dire in un involontario sistema immanentc,
poich egli torna sempre a riferire tutte le sue parti all' u n i co problema fondamentale del linguaggio. Qui il pensiero
di Hamann, che corre sempre il pericolo di aflidarsi alla via

1 Op. cit., vol. II, p. 73 sg.


1' Rousseau, Essai sur l"o-gine der lenguas (apparso per la prima volta postumo nel 1782).

1. - IL PRoBL1aMA DEL Lmcuaooto NELLA stoam netta Fn_oso1=1.~_ 109

del sentimento immediato e dellmpressone tnomentanea,


e quindi di perdersi nel particolare, nell'accidentale e petiferico, trova fin dal principio un centro ben determinato, che
esso non tanto ssa quanto costantemente circonda. Per
me, fa rilevare egli stesso, non si tratta n di fisica, n
di teologa, ma del lin g u ft gg i o , il padre della ragione e
della rivelazione, il suo alfa ed omega , Se anche io fossi
eloquente come Demostene, dovrei pur sempre tomare a ripetere un'unica pttt-ola: la ragione linguaggio, yo. lo
continuo a rosicchiare quest'osso pieno di midollo e mi ci

strugget sopra lino alla morte. Ma per me rimane pur sempre dell`oscurit in questo abisso; io sono sempre in attesa di
un angelo apocalittico con una chiave per dischiudere questo

baratro '. Qui per Hamann si manifesta la specica essenza


della ragione nella sua unit e nel suo interno contraste.
<< Ci che Demostene chiama acto, Engel mimica, Batteux
imitazione della natura bella, per me 1 i n gu a g g io , come
dice Young, l'organo e il criterio della ragione. Qui risiede
la ragion pura e ad un tempo la sua critica 2. Ma proprio
questo essere, nel quale sembra rivelarsi a noi direttamente

il logos divino, si chiude d'altra parte a tutto ci che noi


nella nostra sfera designiamo con il nome di ragione . Va-

le per il linguaggio, come per la storia, Paffermazione che


esso al pari della natura, un libro suggellato, un testimonio nascosto, un enigma, che non si pu sciogliere senza
usate ben altri mezzi che quelli della ragione >3. E infarti il
linguaggio non un'accolta di simboli discorsivi convenzionali per concetti discorsivi, ma il simbolo e il rispecchiamento della stessa v i t a divina che ovunque ci circonda, visibile-invisihile, misteriosa e rivelata. Come per Eraclito, cos
per Hamann in esso vi tutto ad un tempo: estrinsecazione

e privazione, occultamento e rivelazione. L"intera creazione,


1 Hamatm a Iacobi, Briewecbsel mit Iaeoi, a cura di Gildcmcistcr, Gotha 1868, p. 122; a Herder (6 agosto 1784), in Scbrren,
ed. Roth, VII, p. 151 sg.
2 A Schener, 11 febbraio 1785, in Scbriten, ed. Roth, VII,
p. 216.

5 So/erat. Denkwxirdgkeiien, in Scbrftefz, II, p. 19.

mn@

110 PARTE PRIMA - rrxonmnotocm DELLA ron/tx LINGLISTICA

la natura come la storia, non e altro che un discorso del


creatore alla creacura mediante la creatura. << proprio dell'unit della rivelazione divina che lo spirit 0 di Dio, mediante i santi, da lui ispirati, si sia abhassato e privato della
sua maest, come il fi glio di Dio mediante la forma servile
assunta ed il fatto che l'intera creazione opera della pi sublime umilt. Ammirare Dio, che solo saggio, soltanto nella natura costituisce forse un'oflesa analoga all'insulto di cui
fatto oggetto un uomo ragionevole il cui valore la plehe
giudichi dallabito che egli porta . Le opinioni dei loso
sono maniere di leggere la natura e le tesi dei teologi sono
maniere diverse di leggere la scrittura. L'au t o r e il migliore interprete delle sue parole; egli sa parlare mediante le
creature, mediante gli eventi, o mediante il sangue e il fuoco e il fumo, e in ci consiste il linguaggio del santuario. . .
lunit del creatore si rispecchia n nel dia l e t t o delle sue
opere; in tutte vi un unico tono di incommensurabile al-

tezza e profondit >1.


Ma in questo abisso nel quale per llamann, secondo
la sua stessa confessione, permane sempre delloscurit:`1, da
Herder viene gettata una luce nuova. Per la storia generale
dello spirito del secolo XVIII la dissertazione di Herder,
premiata dalfaccademia di Berlino, concernente l"origine del

linguaggio ha acquistato una decisiva importanza anche per


il fatto che vi le opposte posizioni, che fino allora si erano
trovate di fronte, circa il modo di concepire e di interpre-

tare l'essere e lagire dello spirito, raggiunsero una nuova


conciliazione metodologica.

Herder come si fonda su Hamann, cos nel periodo che


precede la dissertazione premiata era diventato discepolo di
Kant e quindi indirettamente di Leibniz. A proposito dello
scritto Vom Erleemzen and Empmlen dermenscblicben Seele,
che per il modo con cui concepito e condotto molto vici1 Keeblatt bellenisziscber Bfiee, in Schriten, II, p. 207; Aesthetica in nace (Sc/Jr. II 274 sg.). Per la teoria del linguaggio di Hamann
la sua posizione nel complesso della sua << visione simbolica del mondo cfr. paiticolarmente 1'eccellente esposizione di R. UNGER. Hamanns Spracbtseofie im Zusammebange :einer Denkens, Mnchen
1905.

I. - IL PRC-BLENIA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

111

no alla dissertazione premiata, Haym afertna che esso pervaso da un capo allaltro dallo spirito della losoa leibniziana e che anzi non altro che un compendio di questa losoa
nella luce dello spirito di Herderl. Ma come era possibile,
nella concezione del linguaggio, unirc due poli opposti quali erano Leibniz e Hamann? Come si pot collegare la concezione che vede nel linguaggio il pi grande risultato della
facolt analtica del pensiero, il vero e proprio organo per
la formazione di concetti distinti, con quell*-altra concezione per cui la sua origine sottratta a ogni atto di riflessionc dellntellctto e ricondotta all'oscurit del sentimento
e della sua inconscia facolt creatrice e poetica? A questo
punto si inserisce il problema dj Herder e con esso la
nuova soluzione che egli da della questione linguaggio. Se
ogni linguaggio ha la sua radice nel sentimento e nelle sue
manifestazioni dirette e istintive, se trae origine non dal bisogno di comunicazione, ma da grida, da suoni, da selvagge
voci articolate, un simile complesso di suoni non costituisce
mai l'essenza, mai la vera forma spirituale del linguaggio. Questa forma nasce solo quando si dimostra attiva una
nuova facolt fondamentale dell'ar_ima che distingue fin
da principio l'uomo dall'animale. Nel presentare questa fondamentale facolt specicamente umana della riflessione
e nella funzione che le conferisce, Herder evidentemente
prende ovunque le mosse da quel concetto fondarnentale che
fa da collegamento fra la logica di Leibniz e la sua psicologia.
Secondo Leibniz l'unit della coscienza possibile solo in
virt dell'unit dell' a g i r e , solo mediante l'|;ni: del nesso
in cui lo spirito coglie se stesso come monade permanente
e in cui riconosce inoltre un solo e medesimo contenuto,
quando gli si presenta in tempi diversi, come un solo e medesirno essere. Questa forma del riconoscere intesa in
Leibniz come appercezione, in Herder come riilessione,
in Kant come sintesi della ricognizione . << Luomo dimostra riessione quando la potenza della sua anima opera cos
liberamente in tutto il vasto oceano delle sensazioni che la
pervade mediante tutti i sensi; quando sa isolare, se mi
1 HAYM, Herder, I, p. 665.

112 PARTE tRr.\t.~. - F1-:No11E.NoLoGm DELL. Fonixtn

LNGUsTm

lecito dir cos, un'onda, ermarla, volgerc


l'attenzione ad
essa ed aver coscienza di questa attenzione. Egli dimostra
riilessione quando partendo da tutto l'inCe1to sogno d]j
immagini che passano per i suoi sensi si sa raccogliere in
un momento di veglia, si sa fermare volontariamente su di
una immagine, sa farne oggetto di chiara G: pi calma con-

siderazione e sa isolare dei caratteri in modo he Si -mui


proprio di ci, di questo oggetto e di nessun altro. Egli quindi dimostra riilessione quando non sa conoscere semplicemente tutte le caratteristiche in modo chiaro e vivo, ma Sa
r i c o n o s c er e in s una o pi caratteristiche come distintive: il primo atto d questo riconoscimento d un chiaro
concetto; il primo giudizio-e per mezzo di che cosa avviene il riconoscimento? Mediante un cara ttere che quell'atto dovette necessariamente distinguere e Che si venne a trovare chiaramente in esso come carattere della rillessione. Orbenel Lasciateci gridare er'p'rp/.otl Questo priino carattere della riessione era la parola dell'anima! C-OD esso .il linguaggio
umano stato trovato!1 ln tal modo per Ierder il linguag-

gio pu essere inteso completamente come un prodotto della


"sensione immediata al tempo stesso completamente come

opera della riessione: giacch proprio quesfultima non


nulla di esteriore che si aggiunga successvamente al contenuto della sensazione, ma entra in essa come elemento costi-

tutivo. la riessione che per la prima volta fa della fuggevole impressione sensibile qualcosa di determinato e di distinto e quindi un contenuto realmente spirituale. Qui
perci la percezione non , come per Conclillac e per Mauper-

tuis, una realt psichica completa e in s conclusa a cui nel


concetto e nella parola cotrispondente l'esp1-essione venga sol-

tanto aggiunta; si tratta invece di un solo e medesimo atto in


cui si compie la determinazione delle semplici impressioni in
rappresentazioni e insieme si d loro un nome. Al dato

naturale delle percezioni non si contrappone un sistema artificialeidi segni, ma la percezione stessa, in virt della sua natura spirituale, racchiude in s un particlare element@ for1 ber deu Ursprzmg der .Yprache (1772), in Getamm. Werke,
ed. Suphan, V, 34 sg.

t_

1. - 11. PROBLEMA Di-:L Ltucuacoxo NELLA storm DELL.-i F1Loso1=t,-\ 113

male che, cotnpiutamente sviluppato, si presenta in forma


di parola e di linguaggio. Il linguaggio quindi- sebbene Herder continui a parlare della sua invenzione -non mai
per lui qualcosa di semplicemente fa t t o , bens qualcosa di
div enuto interiormente e nccessarianente. Esso un fattore nella costruzione sintetica della coscienza stessa, in virt del quale le percezioni sensibili vengono per la prima
volta a fortnare un mondo dell' i n t u i zi o n e ; non `e quindi
una cosa che venga prodotta, ma un caso speciiico e determinato dell`;1ttivit creatrice e formatrice dello spirito.
I n tal modo il generale concetto fo:male al quale viene

ricondotte il linguaggio ha subito una trasformazione decisiva. La dissertazione di Herder premiata dall'Accademia
traccia in modo rigoroso ed esatto il conne in cui si passa
dal Vecchio concetto razionalistico di forma di riessione , che domina nella losoa dell'Illuminismo, al concetto
romantico di forma organica. Questo concetto viene introdotto chiaramente per la prima volta nello studio del linguaggio dallo scritto di Friedrich Schlegel er die Spmc/oe
amd die Wei:/:ez`t der L-zder. Tuttavia non si renderehbe giu-

stizia ai motivi pi profondi di questa concezione se nellaffermazione che fa della lingua un organismo si vedesse soltanto unitnmagine, soltanto una metafora poetica. Per quanto sbiadita e vaga questa affermazione ci possa semhrare
oggi, si esprimeva in essa in modo pregnante e concreto, per

Friedrich Schlegel e per la sua epoca, la nuova posizione che


veniva assegnata al linguaggio nel complesso del'essere spi-

rituale. Infatti il concetto di organismo, quale il romanticismo lo assume, non serve a indicate un singolo fa tto di na-

tura, un campo particolare e circoscritto di fenomeni oggettivi, ai quali certamente i fenomeni linguistici potrebbero esser patagonati soltanto in modo inesatto e indiretto. Il

concetto viene qui preso non come espressione di una particolare classe di fe n om e ni, ma come espressione di un

generale principio speculativo, di un principio che rappresenta addirittura la meta ultima e il centro sistematico

della speculazione romantica. Il problema dellbrganismo costitu il nucleo spirituale a cui il Romanticismo si vide co-

stantemente indirizzato e ricondotto dai campi e dai probleS_ - Cassmea, F=`.'a.m_'Fa de-'ie jrm sinalire. I.

'!

114

mare Parma - 1=n\10M|=.N0Locr,\ nrrm Forum L1N<;U15nc,\

2. P3oBLE1x-1.4 DEL Lmouaocio NELLA sroiuii netta rnosoem 115

mi pi diversi. La dottrina goethiana della metamorfosi, la


filosofia critica di Kant e il primo ahbozzo dato da Schelling
alla losoa della natura e al sistema del.l'iclealismo trascendentale sembrarono tendere, a questo riguardo, verso una
unica meta. Gi nella Critica del Gzdzo questo problema appariva come il vero e proprio meda: ternznm con
cui si conciliava lbpposizione dualistica delle due parti del
sistema kantiano. Natura e libert, essere e dover essere, che
prima potevano sembrare due mondi non soltanto separati,
ma opposti fra loro in maniera antinomica, venivano ora

Spgayionc dclhcr' ,rm

mn cm stirtodcopiato, her la

`,mHk-.__ C kh i|itt`.|Ht`.it|t1t.t, 1 concetto


Cam" LILII1

t U 4"

questo rapporto si rivelava per entramhi un nuovo signifi-

forma- md|_

tu pt |_ ssoltra stato esteso anche all intcro

- ,Au-1 1.1 .sputtua el era stato trasferito dalla na-

?. i(|t`_.(l.L|.ist::i,:ilit questa alliar e izlallaoncreta considera.

cato. Mentre Kant intende questo signicato anzitutto dal


punto di vista metodologico, mentre denisce i due tcrmini

cb un U2 UmV:1rl1]st1_5i e I Gg

St 1.

vunque viene ora

l ,mmm unir dicrsa e . ma lquesto non viene inteso come

opposti, in senso critico-trascendentale, essenzialmente come


punti di vista per la considerazionc e ll-splicazione del
mondo fenomenico nel suo complesso, Schelling invece fa

del concetto fondarnentale di organico il mc'/.zo per una totale interpretazione speculativa delluniverso. Natura c libert, come natura ed arte, vengono riunite nell'idea di organico. Qui si colma labisso che sembra separare Pnconscio di-

r
J

venire della natura clella cosciente attivit creatrice dello spi-

rito; qui perci sopravviene nell'uomo per la prima volta il


presentimento della vera unit della sua propria natura, in
cui intuizione e concetto, forma e oggetto, ideale e reale
sono originariamente una sola e medesima cosa. Di qui
trae origine la caratteristica illusione che si trova in questi
problemi, un'illusione che la semplice losoa della ritlessione, la quale volta soltanto alla distinzione, non pu mai
eliminare, mentre la pura intuizione, o piuttosto la facolt
creatrice delltnmaginazione ha trovato da lungo tempo il
linguaggio simholico che va interpretato solo per trovare che
la natura ci parla in modo tanto pi comprensibile quanto
meno la pensiamo con la semplice rillessione '.
Solo partendo da questo complessivo signicato sistematico che l'idea di organismo aveva pet la losoa del Ro-

gol.
mapancolarr
come un'un
gnelliei
C' C Sl Comrapimnga
Casi Sml
litdei
unna
c e stilpreseqtalso
tanto al
nellatota-

nohe in essa si 1. Questa to a rra eh a eggs?, 11 nesso inter.


:Om la genuina esprvime.l-e`<:cp:_c`1o c og: viene considerate
gi0s_ .H
unixersa ita: io per a osoa del linguag.
prhlni calchc essa rinuncia una volta per sempre a scotica dellcrsnozrlitzta dei capi stligolt edietrq la iortuita stoEonamentaleo
ngue 'ar s ru itra universa e di una lingua
ven universalifoilriaria, Slgnn plalpllilre che .essa ricerca la
:em asnatti dai ep eslsetaa
e lgvaggio non in con.

sti (asi particohras Parnco .ar ma ne a tdo]tal1ta_d1 que.

l
l

Drgnca e deuidi.
quesltaconnisionel e ideadi forma
Wielm von Hucabolidtota ita e 1nl.cata a via per la quale
:a che racchiude
, ragglunge Na sua concezione loso.
dem losoa dd 1. se a temlpo stesso una nuova fondazione
inguaggio .

cb

Werke, II, p. 47.

<%;vW$uVfWnn*v
_ sc-tu nova om indicara una

rlmva mediajione (txtttx-lnsin

messi in rapporto in virt di questo termine medio, e in

1 SciiE1.I_Nc, Ideen :u einer Phissopbe der Natur (17971, in

getpul valutare in qual senso essa si 'sia dovuta


- _
C dtmostrare feconda per lo studio del linglo. _A`ncora una' volta si prescntavano qui in tutta la
gravita le grandi antttcsl mtomo alle quali questo stu<<_.' si era svolto no allora: mu fm esse, ra '^ cosciente e

_Iumb]01t?<5lZ0H_, Che segue, _della losoa del linguaggiodi W. v.

0 il melo Di aop in parte su di un Prcgcdente lavoro Ptlhblicato sor-_


Ojopk p L a,t1._tcbe1 Elemene m li- zli. 1;. Humbolats Spracbpbz9, 111 FSiII5'1;'t zu Paul Hansel; 66'. Geburfrtag.

11

mivre PRIMA - Fanomtmxotoom msttt FORMA L1:\'<;uIs'rtc,r


:l. - L PR-antlxu mai. LINGUAGGIO NLLLA sronm ELLA F1Loso1=t.4. 117

V
Ca di scoprire questa struttura articolata ci si vede ricondotti
El tre gtandi opposizioni fondamcntali che determinano il
Qensiero di Humboldt e per le quali, studizmdo il linguaggio, egli spera di trovare un coinpminossu critico e una conCiliazione speculativn.

_Gi molto presto l'esame e lo studio del linguaggig gra.


no diventati per Wiuelm von Humboldt il centro dei suoi
interessi spirituali e delle sue aspirazioni. << In fondo-egli
scriveva a \Volf gi nel 1805 -tutto ci di cui mi occupo
studio linguistico. Credo di aver scoperto l'arte di utilizzare
il linguaggio come mezzo pet percorrere quanto vi di pi
alto, di pi profondo e di pi vario nel mondo intero . Hum.
boldt ha esercitato quest'arte in un gran numero di singoli
studi di ljnguistca e di storia del linguaggio, fino a dm ne
diede l'ultimo e pi brillante saggio nella grande introduzione compendiosa all`opera sulla lingua Kaw_ (jam non

anzitutto la clislinzione lt-llo spirito intlividuale e

dello spirito oggcttivn "_ nonch il supcmmcnto di questa distinzione, ci che si presenta dircttamente per Hum
boldt nel quntlro del lirigimggio. Ogni individuo parla la sua
propria lingua, mitivia proprio nella libert con cui di essa
i serve ulivcmu cosciente di un intimo legame spirituale.
os la |in~,||1| C- ovunque mediatrice in primo luogo fra la

in tutte le parti della sua opera di losoa e dj scienza del


linguaggio alla geniale applicazione di quest'arte corrispon~

de la consapevolezza con cui essa gli si presenta. Come crea.


zione spirituale la sua opera non di rado vn nl di l di ci
che egli stesso ne dice in concetti chiati e rigorosi. Tuttavia
anche l`oscurit di alcuni concetti di Humboldt, cos spesso
lamentata, nasconde sempre in s un contenuto produttxio,
che certo per lo piu non si lascia rdurre a una semplice formula, a un'astratta denizione, ma che nel complesso della
concezione linguistica di Humboldt si dimostra eicace e fecondo.
Per ogni esposizione dei pensieri fondamentali di
Humboldt diventa quindi lecito e necessario raggrupparli
nel loro complesso, intorno a determinati centri sistematici,
anche quando questi centri non sono stati da lui indicati e
messi in evidenza come tali. A dire il vero, Humboldt in
fondo uno spirito perfettarnente sistematico, ma nemico di
ogni tecnica semplicemente esteriore della sistemazione. Avviene cos che nello sforzo di presentarci sempre in ogni
singolo punto della sua ricerca anche l'i n t e r a sua concezione del linguaggio, egli restio alla chiara e precisa sud di visione di questo tutto. I suoi concetti non sono mai gli
staccati e puri prodotti dell'analisi logica; vibra invece sempre in essi un tono estetico del sentimento, uno stato d'animo artistico che ravvva l'esposizione, ma al tempo stesso
nasconde Yarticolarsi e il concatenarsi dei pensieri. Se si cer-

i~QJI., t_

i1;1u|r;| infinita e nita, in secondo luogo fra un individuo e


1 un nitro; al tempo stesso e mediante il medesimo atto tende
Dossibile l'unione e da essa stessa nasce. Ci si deve liberaFe completamente dal1'idea che essa si possa separare da ci
Che esprimc. come per es. il nome di un uomo dalla sua
persona, e cos pure che essa, alla stessa guisa di un cifraro
Convenuto, sia un prodotto della riflessione, della convenzione o in genere Popera dell'uomo (come si prende il concetto
1ell'esperienza) o magari del singolo. Come un vero e ineplicabile miracolo essa erompe dalla bocca di una nazione, e
:ome cosa non meno degna d meraviglia, ancorch si ripeta
giornalmente fra noi e venga considerata con indiiferenza, esa erompe dal balbettio di ogni bambino ed l'inizio pi chiaro e la prova pi sicura che l'uomo non possiede un'i_ndivi
:lualit in s separata, che io e t u non solo sono concetti che
Si richiamano recprocamente, ma, come si vedrebbe se si poesse risalire al punto della divisione, sono concetti davvero
dentici, e che in questo senso vi sono cicli di individualit
ial debole, meschino e caduco individuo no al primitivo
reppo dell'umanit, giacch altrimenti ogni comprensione sa'ebbe impossibile per tutta Peternit . Cos anche una na:ione in questo senso una forma spirituale dell'umanit
aratterizzata da una determinata lingua, individualizzata riLpetto alla totalit ideale. << Lndividualit divide, ma in una
maniera cos meravigliosa che proprio mediante la divisione
'isveglia il sentimento dell'unit, anzi appare un mezzo per
rostituire quest'unit alrneno nell'idea . . . Infatti lottando

--<-1-1-11;-g-

Y
118

PARTE PRIIVIA - FENOMENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA


_ IL PROBLEBJ.-X DEL LIBGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

profondamente nel suo intimo per tendere verso quell'unit


e totalit, l'uomo vorrebbe trascendere i limiti della sua ind. .
. i
_ , . .
.
lvidualita, ma polche, simile al gigante che solo riceve la
sua forza d al contatto con la madre terra, ha la sua potenza
soltanto in essa, costretto ad accrescere proprio la sua individualit in questa superiore lotta. Egli fa quindi sempre crescenti progressi in uno sforzo in s impossibile. Qui, in modo
davvero meraviglioso, gli viene ora in aiuto il linguaggio, che
unisce anche quando isola e che, nella veste della pi indivi~
duale espressione, racchiude la possibilit di universale intelligenzai Il singolo, clove, quando e come vive, un frammento staccato di tutta la sua stirpe, e il linguaggio dimostra e
mantiene questo eterno nesso che guida il destino del singolo
e la storia del mondo 1.
Elementi kantiani e schellinqhiani si compenetrano in
modo notevole in questo primo esordio mctasico della filosofia del linguaggio di Humboldt. Mantencntlosi sul terreno
den,
1. . . .
\
..
ana 1s1 critica della facolta conoscitwn, llumlaoltlt cerca
di arrivare al punto in cui Popposizione di soggctlivit c oggettivit, di individualit e universalit si elimina risolvemlosi in pura indierenza. Ma la via che egli prende ncl mostrare
questa unit ultima non e quella dellntuizione int ll
1
che ci deve portate immediatamente al di l di tuttiC iCUH
limitiC
del concetto analtico-discorsivo avente un carattere nito.
Tanto Kant, come critico della conoscenza, quanto Hurn
boldt, come critico del linguaggio, si trovano nel << terribile
Boi 3 og d ell'esperienza . Continuamente egli fa notare che lo
studio di essa, sebbene sia destinato a condurre alle proon
dit ultime dell'ul:nanit, deve necessariamente cominciare,
per non perdersi in chimere, dall'aridissima e perno meccanica suddivisione di quanto vi in essa di materiale. Infatti
quellbriginaria corrispondenza fra il mondo e l'uomo, sulla
quale poggia la possibilit di ogni conoscenza del vero e che
quindi noi siamo costretti a presupporre assolutamente come
postulato generale in ogni ricerca volta a oggetti particolari,

pu essere da noi nuovamente raggiunta in modo frammentario e gtaduale solo sulla via del fe n o m e n o. In questo senS0 l'elemento oggettivo non il dato, ma rimane sempre ci
Che si tratta di taggiungere ri prezzo tii sforzo'. Con questa
precisazione Humboldt trae dalla dottrina critica di K
l
ant e
Conseguenze perla losoin del |im1|n_ggio. In luogo dell'op~
posizione metasica li s<ggt-ttiviti e oggctrivit si viene ora
21 trovare la loro pum correln'/.ionc trascendentale. Come in
Kant l`oggctto, in qu;|nu " oggetto fenornenico , non si conrappone .1ll.| mrmstt- un come qualcosa di estraneo e di traSccntlenlt-, nm vic-inc reso possibile ", condizionato e costituito solo im-tlimitc le categorie proprie di essa conoscenza
cos um inche la soggettivir del linguaggio non si presenta
pi mine un semplice limite che ci separi dalla comprensione
dell'es_ere
-<
'
0 geOettivo,
ma come un mezzo delfelaborazione
formale, dell' oggettivazione delle impressioni sensoriali.
N, . .
.
, _
e il linguaggio ne la conoscenza provengono dall'oggetto come dato, per riprodurlo semplicemente in s, ma celano
in s un modo spirituale di concepire che interviene come
elemento decisivo in ogni nostra r ap p r e s e n t a z io n e di
Ci che oggettivo. Certamente la concezione del realismo
lngenuo, siccome vive, si muove ed opera essa stessa continuamente nellbggetto, attribuisce troppo modesta importanla
. . \_
_
_
a questa soggettivrta, essa perviene solo con difcolt al
Concetto di una soggettivit che elabori Felemento oggettivo
non a caso, a capriccio o in modo arbitrario, ma secondo
unntirna legge, in maniera tale che ci che appariva come
Oggetto diventa esso stesso un modo di vedere sog et-tivo
avente tuttavia una pretesa perfettamente legittima dig validi-
t universale. Per essa quindi la diversit delle lingue solo
una diversit di suoni, che essa, sempre rivolta alle core, conS1'd era come un semplice mezzo per raggiungere queste ultiIne. Ma proprio questa concezione realistica delle cose ci
Che ostacola l'estendersi della conoscenza del linguaggio e che
t

ii

119

L
1 ber die Vt'rsc1'Jea'cm':e!e1

det nxmrcblicben Spracbbazzcr,

studio introduttivo all'op-era sulla lingua Kawi, in Gesammelte Scbriffen (Akademie-Ausgabe), VI 1, p. 125 sg.

1 Uber dar rlrgleicbende Spracbrtudium in Bfzie/Jung auf die


=fen'cf1edene1 Eporiaen der Spmchentruic/eizmg (1820), in Ger. Scim,
V, p. 27 sg.

120

PARTE PRIMA _ 1=E.\'oMENoLoGtA DELLA 1=ox_\/A Limoctsrics.


_ - IL PROBLED/IA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFA

_'

._.__

rende morta e sterile quella che si hal. La vera idea l i t


del linguaggio fondata sulla sua soggettivi t . Per questa ragione fu e sara sempre un tentativo vano il voler sostituire le parole delle diverse lingue con simboli universalmente validi, quali li possiede la matematica nelle linee, nei numeri e nel calcolo letterale. In tal modo infatti sempre soltanto una piccola parte del pensabile pu essere esaurita, e
possono essere indicati soltanto quei concetti che sono suscettibili di essere forrnati mediante la costruzione puramente raZionale, Quando invece si tratta dj foggiare in concetti la materia dellnterna percezione e sensazione, ci dipende dall'individuale facolt rappresentativa de1l'uomo, che inseparabile dalla sua lingua. << La parola. che fa per la prima volta del
concetto un individuo del mondo del pensiero, gli conferisce
molto della sua propria natura, e siccomc l`idea acquista da
-5521 determinatezza, viene al tempo stesso mantenuta in certi
limiti . . .Data la recproca dipendenza del pensiero e della
parola, risulta chiaro che le lingue non sono propriamente
mezzi per presentare la verit gi conosciuta,_ma piuttosto
per scoprire la verit ancora ignora. La loro diversit non e
soltanto di suoni e di segni, ma diversit di modi di vedere
il mondo . Per Humboldt qui si trovano racchiuse la ragione
e la meta ultima di ogni ricerca sul linguaggio. Dal punto di
vista storico, si tnanifesta in ci un processo degno di esser
onsiderato, il quale nuevamente ci insegna come i fondamentali pensieri losoci davvero fecondi si rivelino clurevolmente eicaci anche al di fuori della maniera in cui furono presentati per la prima volta dai loro autori. Qui infatti Hun_
boldt, attraverso la mediazione di Kant e di Herder, e risalito dalla concezione strettamente logica che Leibniz ebbe del
linguaggio alla pi profonda e pi ampia concezione universale-idealistica che fondata sui principi generali della
dottrina leibniziana. Come per Leibniz l'universo dato soltanto nel rispecchiamento da parte delle monadi, come ognuna di esse rappresenta la totalit dei fenomeni sotto un punto di vista individuale-e come d'altro lato proprio la tota-

it di queste vedute prospettiche e l'armonia fra esse forma


Uttavia ci che chiamiamo lbggettivit dei fenomeni, la
'ealt del mondo fenomenico: -cos qui ogni singola lingua
liventa una simile visione individunle del mondo, e solo il
`<)mplesso di questi punti di vista forma il concetto per noi

'aggiungibilc dell'ogt-ltiviln. S`i|1|t-title in tal modo come il


inguaggio, mentre si cunt1';|p|m1e in quanto .soggettivo a ci
*he si tratta di cuiiosu-, si contrapponga d'altra parte in

Luanto oggc-ttivn n||`uo|nu nteso come soggetto emprico-psi


Ologico. (iast-1111.1 Iiiryun infatti una risonanza dell`uniI crsnle imliml dt-ll'uomo: la soggettivit dell'intera
|m;\nit;`1 divt-nin pero in s di nuovo qualcosa di oggettivo '_
(Ton questa concezione dellbggettivit come qualcosa
li non semplicemente dato e tale da doversi descrivere, ma
Omc qualcosa che va r a g g iu n t o mediante un processo del'attivit forrnatrice dello spirito, stato ora affermato e poto anche il s e c o n d o elemento fondamentale del modo in
ui Humboldt considera il linguaggio. Ogni studio del linruaggio deve essere condotto geneticamente "', non gi nel
enso che ne segua la genesi nel tempo e che cerchi di spieiarne il divenire in base a determinate cause emprico\sicologiche, bens nel senso che riconosca la struttura gi
Qmpiuta del linguaggio come qualcosa di derivato e di meliato, struttura che viene compresa solo quando riusciamo a
icostruirla partendo dai suoi fattori e a determinate la naura e la direzione di questi fattori. Lo spezzare la lingua in
'ocaboli e regole rimane soltanto una morta e inutile opera
lell'analisi scientica, giacch l'essenza del linguaggio non si
onda mai su questi elementi che l'astrazione e Panalisi isolaio in esso, bens soltanto sul lavoro continuamente ripetuto
lello spirito, che rende il suono articolato capace di esprimee il pensiero. In ciascuna lingua questo lavoro ha inizio da
articolari centri e si estende, procedendo da essi, in diverse
lirezionj-e tuttavia in definitiva proprio questa variet di
m

1 Uber dar verglechende Sprac/Jsfudium, in Ger. Scbr.. IV, p.


`l sgg.; cfr. particolarmente Grandzge des allgemenen Sprachtypus,
1 G es . Scbr., V, p. 386 sgg., e lintrodcz.
"
i all opera sulla lingua
'
Ka\v1,'
`.d,, VII 1, p. 59 sgg.

1 Uber die Verscbied, BI menscbl. Sprac/abauer, in Ger. Srhr.,


VI 1, p. 119.

3
l

122

PARTE Pluma - FENoM1:1\'or.oGti\. m;LL.\ 1=o|tM.-1 1_tNt:UIs"rrc,\

produzioni si raccoglie non nell'unit oggettiva di un prodotto, ma piuttosto nell'unit ideale di unattivit. Come lesistenza dello spirito in generale pu essere pensata soltanto
in attivit e come tale, cos avviene anche per ogni esistenza
particolare che concepibile e possibile solo in virt di esso.
Ci che noi chiamiamo essenza e forma di una lingua non
quindi nient'altro che l'elemento permanente e uniforme che
noi possiamo mostrare non in una cosa, ma piuttosto nel lavoro con cui lo spirito innalza il suono articolato a espressio~
ne del pensierol. Nel linguaggio perno ci che sembra costituirne il vero e proprio contenuto sostanziale, perno la semplice parola sciolta dal nesso della proposizione, non indica
quindi, come una sostanza, qualcosa di gi prodotto, e neppure contiene un concetto gi concluso, ma semplicemente
un incentivo alla formazione di quest'ultimo mediante una
facolt autonoma e in una maniera determinata. Gli uomini sntendono fra loro non per il fatto che si scambino realmente i simboli delle cose, e neppure per il fatto che si determinino l'un l'altro nel produrre esattamentc c perfettamente lo stesso concetto, ma per il fatto che reciprocnmcn te

toccano l'uno nell'altro lo stesso anello della catenn dt-lle loro rappresentazioni sensibili e delle loro produzioni concettual, battono gli stessi tasti del loro strumento spirituale, e
in onseguenza di ci scaturiscono allora in ciascuno concetti
corrispondenti, ma che non sono gli stessi _ . .Se. _ . in questa
maniera vengono toccati l'anello della catena, il tasto dello
strumento, vibra allora tutto il complesso, e ci che scaturisce
dal.lanima come concetto si trova in accordo con tutto quello che circonda il singolo anello no alla pi remota lontananza *'. L'accordo nellnnitamente varia produzione dei
termini liriguistici e concettuali, e non la semplice riproduzione in esso di qualcosa di esistente, quindi ci che fornisce
una base sicura e la garanzia dellbggettivit. Perci vero
portatore del senso linguistico non mai il singolo vocabolo,
bens soltanto la frase: in essa soltanto infatti si svela l'ori-

1 Introduzione all'opera sulla lingua Kawi, ibid., VU 1, P- 46 Sg.


2 Iid-, \-Il 1, p. 169 sg.

- IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELL.-X FILOSOFI

123

ginaria facolt della sintesi, su cui poggia ogni atto del


Qarlare corne del comprendere. Questa concezione generale
Ltova la sua pi sintetica e precisa espressione nella nota fornula di Humboldt secondo la quale la lingua non oper
ornpiuta fpyov), mn ntli\'il;`1 (vpyau), e quindi la sua de-hi
inizione non pu essere mai nitro che una delnizione gene
tica. Presa cos scn;f.`;|||m nllu lettera, questa L- certamente
la denizione di qu;i|si;|si linguaggio: ma nel signicato vero
ed essenziale, s|t.|nu_ por cos dire, la totalit di questo
parlarc pu csscrc nit-sti come ' la lingua, soltanto la funeionc- t- I`<-st-|cizio generale cli tale linguaggio, governato da
.lctt-riiiiiiiiie Icgzg, pu essere inteso come ci che ne forma la
(st;mxi;1|it e il contenuto idealel.

Nel concetto di s i n t e si viene raggiunta al tempo stes;o la terza grande coppia di termini antitetici con cui HumJoldt considera il linguaggio. Anche questa opposizione an:he la dstinzione dim a t e r i a e fo r m a , che domina tutta
la concezione di Humboldt, ha le sue radici ne1l'ambito delle
idee kantiane. Per Kant la forma una semplice espressione
li rapporti, ma proprio per questo, dato che tutto il nostro
sapere fenomenico in definitiva si risolve in un sapere d rapqorti spazio-temporalj, essa rappresenta il vero principio oggettivizzante della conoscenza. L'unit della forma fonda cone unit della connessione l'unt dell'oggetto. La con n e sai on e di un molteplice non si pu mai eifettuare in noi me:liante i sensi, ma sempre un << atto della spontaneit della
facolt immaginativa . Pertanto noi non ci possiamo rappre
entare nulla come connesso nelloggetto senza averlo prima
:onnesso :ioi stessi, e fra tutte le rappresentazioni la connessione la sola che non venga data dall'oggetto, ma istituita
solo dal soggetto medesimof. Per indicate questa forma d
:onnessione fondata nel soggetto trascendentale e nella sua
Spontaneit e tuttavia rigorosamente oggettiva "` perch
Jniversale e necessaria, Kant si era appoggiato all'unit del
giudizio, e quindi indirettamente all'unit della proposiJ

1 Ibid., VII 1, p.
2 Critica della Ragion pura, Deduzione trascendentale dei con:etti puri dellntelleto, 15 ( ed., p. 12 sgg.),

`\

124

i>.iRr1: iRi1vtA - rruoiviuxotocm maria Forma LINGUIS-

-.tw-na@

_ - ri. iizoBi.EM.i DEL 1.INGUAc<;1o NEi.L\ sroxm DELLA ritosorni 125

z io n e. Per lui il giudjzio non altro che il modo di ricon.


durre determinate conoscenze all'unit oggettiva dell'app.
Cezlone ma dal PUHO d Vista linguistico quest'unit si esprime nella cop u la cel giudizio, nella paroletta Ch@ unigge
soggetto e predicato, Solo mediante questo viene aermata
la validit del giudizo, viene espresso che qui si rana di Sta_
bilire una connessione fra rappresentazioni e non del 101-0
semplice trovarsi insieme secondo contingenti assoiazignj
psicologichel. Il concetto humboldtiano di forma estende ci,
Che (1111 _f;I'_dett0 per una singola determinazione linguistica,
il, fufl dmguaggio. In ogni lingua perfetta e compiuta a1_
atto_ _ . enotare un concetto mediante determinati segni
materiali si deve necessariamente aggiungere una spia at.
tivit e una specica determinazone formale con cui il con_
cetro venga trasferito in una determinata cat egori a d el
pensiero e venga quindi indicato per esempio come so-

stanza, come propriet o attivit. Questo tr.si't-rimenro del


concetto in una determinata categoria del pemit-m Q- un
,
.
.
. .
_
_
Tmvo a_tt deu autSC1_enZ_a_1U1B1115UC1, mediante il quale

1 C550 Sg01Q la P_a{0l lndlvtduale vengono riferiti al com_


plesso dei casi possibili nella lingua 0 nel discorso. Solo mcdiante quesfoperazione, compiuta nel modo pi puro e pi
proforido possibile, e saldamente incorporata nel linguaggio
96550, si riuniscono in esso, nella conveniente fusione e subordinazione, la sua attivit indiperidente che scarurisee dal
pensiero e la sua funzione che in pura ricettivit segue piuttosto le impressioni esterne 2. Anche qui tuttavia materia e

Jma purezza e col massirno rigore nelle lingue flessive, viene


>erci intesa anche da lui come una priorit di valore e non
'Ome una priorit dell'esistenza emprico-temporale. Infatti
l_ell'e sistenza di ogni lingua, anche delle cosiddette lin;I1e isolanti, le due detcrminazioni, la formale e la mateiale sono necessariamente poste insieme, non gi l'una senza
altra, l'una prima (lell'i1lim1_ Con tutto questo certamente
i solo tracciato il prulo esteriore della concezione humoldtiana del lingiiiiggin; ne abbiamo per cos dire indicato
intelaiatura intt-Ilt-ituale. Ci che per unicamente diede a
1uesta conce'/.iunc la sua importanza e la sua feconclit fu la
anieru in cui qiiestntelaiatura fu riempita dalle ricerche
lottologiclie di llumboldt, fu la doppia direzione in cui egli
:ontinuamente pass dal fenomeno all'idea e di nuovo da
[uesra a quella. Il pensiero fondamentale del metodo trascenlentale: il continuo rapporto della losoa con la scienza,
fhe Kant aveva realizzato riguardo alla matematica e alla fiica matematica, risult ora confermato. La nuova fondamenale concezione losoca del linguaggio richiese e rese possiile una forma nuova di glottologia. Bopp nella sua interpreazione generale si rif sempre a Humboldt. Gi le prime proosizioni della sua Grammatica compamta del 1833 prendoio le mosse dal concetto humboldtiano di organismo linguistico al ne di determinar-e in generale per mezzo di esso
l compito della nuova scienza comparata del linguaggoz.

form@ rccettit _@ SP0f_1t9-flef SOHO, 001116 prima avveniva


Per 1 0PP0S1210U1 dl lflvidlll 8 universale , di
tz

,`

S0ggff1V0 C `0gff1V0, 11011 gta pezzi staccati con

cui si formil il processo deldinguaggio, bens momenti neces_


jamelilite egati frlloro di questo processo generico, j quali
_ ne a nostra an isi possono essere separan gli uni dagli
altri. La priorita della forma rispetto alla materia che Humboldt afferma con Kant e che egli trova espressa con la mas-C
7 ,.

_-

<w--

1 Op. cit. 19, p. 141 sg.

_
P 1092 Introd. all , opera sulla lingua
Kawi, in Ges. Salir., VII 1,

i Cfr. particolarmente le osservazioni di Humboldt sulla lingua


inesez Lettre M. Ael Rmusat sur la nature der _for.v:e.r grawmtzfi-

-alex en gnml et mr le gnie de la langue Cbitroire en pmticulier,


H Ger, Scbr., V, pi 254 sgg.; sulla struttura grammaticale della lingua
inese, in Ger. Scbr., V, p. 309 sgg.

2 In questo libro intendo dare una descrizione comparata che


accolga quanto vi di afne nel1'organismo delle lingue nominate nel
itol-J; intendo compiere uno studio delle loro leggi siche e meccanjbc, come pure della origine delle forme che denotann le relazioni
;l'lmmaticali (Born, Verglcicbede Gmmmatik des Szrkrt, Zem',
riechiscken ecc., Berlin 1833, p. 1).

126
i

PARTE mu MA _ Faxosrexorocla
.
ELLA Pou/ra Lmcursrlca

l
i.il

` IL PXOBI.Ei\I.'\ DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFA

127

il

VI
campeg1;1r]S1;gla<_1l concetto di organismo .passa dal
_
ione speculativa del linguaggio al campo della UCTCQ emprica, si avverte perci stesso nuovarnente Com@ Pf_0PITl0 in conseguenza della sua estensione, esso
presenti un lncleterminatezza e una Inolteplicit di signicati
lsgcj rcqderlo iiutlilizzabile per la trattazione di
Visto in Questo conctetet e aslpeculazione losoca ave-a
due estrei Opposti fr essenzia mente una mediazione fra
partecpare in quako H drll), esso appunto per questo sembro
concetto Simile Che sa e a narjira dl questi estrerni. Ma un
tutti
i coloride1pi_1
pei C051
re assum
le sfui-nature
dl
fi Sica
hn an
uaC0I_1
es-sere usatose invece
dr una memetod olog a-'Q gl si tratta di fond-ame la speciale
dere se le molo
leffg del_c0linuan
O'a siano,
questoper
rlgilardo
debba deck
carattere
uaggio
lloro Slfondamentale

1@
leggi 5t0C1.,e.g1 U' Pcfrela le legal :~1t-nnchc o fra
tori sici e dei ftlorfn C? si e a stab1l1ru.l;1 parte del fatgio nonch loro r 1 _sp_ntual1 nella formazione del linguagdetrminare in qual eciproco rapporto, quando mneoccorra
zione del lingua misura cpncorrano nel processo di forma
semplice concettigc; 1I'0Cess1'cosc1e_nt1 e processi lnconscl, 1l

necessariame1_1 t _ rimanere
- 1 Organismo
sembraa dover
debitorehnginsnco
di una risposta
tutte
qllte questioni. Infatti proprio la posizione intermedia e
Per .C9S1_flife 0SCillante che esso assume fra natura e
cOll;1I1t'reif2itrone inonscia e creazione cosciente sembra
to riguarda il modl gira a una parte ora dallaltra Per quan_
1 considerate la cosa. Basta solo un legg@f0 -Sppstamento per allontanarlo dallequ.ilibrio nstabile in
$2 lpssnnlf lljflgll, a seconda della direzione in cui que_
110go, un diverso contenuto e un diverso* anzl opposto Slgcato metodologico.
Sem La storia della scienza glottologica nel secolo XIX ci pre. a rea mente ln concreta determinatezza il processo che
qm abbll Crcato di chiarire in modo generale e schema~
tico. L 3 5061122
'
compie
- qui- lo stesso passaggxo
.
che
del linguaggio
c0f1emP01'11Inente si- ha nella scienza
.
. e in
. gestorica

ll

11

44%*

trale nella sistematica delle scienze dello spirito. Il concetdi organico mantiene la sua posizione centrale; ma il
lo signicato e la sua tendenza subiscono una profonda traQrmazionc da quando al concetto di sviluppo della losoa
Dmantica si contrappone il concetto bi<lop_ico di evoluzione
illa moderna scienza della natura. Nt-llo studio dci fcnomeni
Qlogic lo stesso concetto spcculativo di forma organica per_
2 sempre pi terreno di fronte al concetto puramente scienHco di essa, e ci influisce poi sullo studio dei fenorneni
guistici. Con cl1i;1|^c-mi tipica questo processo spirituale di
asformazinne si nmnifcsta particolarmente nello svolgimen
I scicntiicn li August Schleicher. Questi infatt nella sua
nc-zi<m- It-I linguaggio e della storia del linguaggio non
lo in generale ha completo il passo da Hegel a Darwin,
2 anche passato per tutte le posizioni intermedie che stan) fra i due punti di vista. Possiamo quindi vedere in lui
Dn soltanto il pri.ncipio e la fine, ma anche le singole fasi di
Jel movimento in virt del quale lo studio speculativo del
lguaggio si convert in studio puramente emp1'C0 C in Cui
poco a poco anche il concetto di legge del linguaggio acqui per la prima volta il suo signicato perfettamente rigoso.
Nella sua prima grande opera, Spracbverglec/:ende Un'rsuchzmgen (Ricercl-ie di linguistica comparata) (1848). egli
arte dal presupposto che 1`essenza peculiare del linguaggio,
lteso come espressione della vita spirituale in suoni artico_
lti, vada ricercata nel rapporto in cui si trovano fra loro le_
Dressione del si g n i i c a t o e l'espressione della r e l a _
o n e. Ciascuna lingua verrebbe caratterizzata dalla manie1 in cui essa esprime signicato e relazione: oltre questi due
lementi non ve ne sarebbe un terzo che formi l*essenza del
nguaggio. ln base a questo presupposto le lingue vengono
.assicate in tre grandi tipi principali: lingue solanti (moOsillabiche), agglutinanti e flessive. Il signicato l'eleznen3 materiale, la radice; la relazione Pelemento formale, il
Hmbiamento che si compie nella radice Questi due elementi
ebbono essere contenuti come necessari fattori costitutivi
el linguaggio; ma sebbene nessuno di essi possa mancare del
ltto, il r app o r t 0 in cui si vengono a trovare fra loro pu

128

PARTE PRIMA - FENOMENOLOGIA DELLE. FORMA LINGUISTICA

I. - ri. PRonLEi\-A DEL LINGUAGGIO NELLA sroxnx DELLA rn.0so1=1A 129

essere molto diverso: pu essere un rapporto solamente


.
1. .
rmp icito, oppure un rapporto pi o meno esplicito. Le lingue isolanti esprimono per mezzo di suoni soltanto il si icato, mentre Fespressione della relazione viene lasciata gn
alla
collocazione delle parole e agli accenti; le lingue agglutnanti possiedono, s, oltre ai suoni esprimenti signicati anche
suoni speciali esprirnenti relazioni, ma essi sono uniti fra loro
solo in modo esteriore, giacch ci che indica la relazione viene aggiunto alla radice in modo puramente materiale e superciale senza che questa subisca alcun cambiamento interno.
Solo nelle lingue essive i due elementi fondamentali appaiono non gi semplicemente giustapposti, ma davvero collegati
e recprocamente compenetrati, Se nel primo caso si ha l'identit indifferenziata di relazione e di signicato, il pu.ro in s
della relazione, e nel secondo la dilerenziazione in suoni indicanti relazioni e in suoni indicanti signicati, cio la comparsa della relazione in un suono distinto esistente per s,
il terzo caso e il superamento di quella dierenzn, la sintesi in essa: il ritorno all'unit, ma ad un'unit infinitamente
superiore, la quale, essendo sorta dalla differenza, ha in essa
il suo presupposto e come superata la comprende in s. Se
no a questo punto la considerazione di Schleicher segue rigorosarnente lo schema dialettico di Hegel, che domina tanto
la determinazione dell'essenza del linguaggio come totalit
quanto il modo di concepire la sua interna suddivisione, d'altro lato, gi nelle Spracbvergleclvende Ufztersuc/Sungen, a
questo tentativo di classicazione dialettica si aanca direttamente il tentativo di una classicazione fatta dal punto di
vista della s ci e n z a d ella n a t u r a. La parte sistematica
della glottologia, come viene esplicitameute fatto notare, presenta un'innegabile somiglianza con le scienze della natura.
L'intero /:atus di una famiglia linguistica pu essere ricondotto a certi criteri, come quello di una famiglia di piante 0
di animali. << Come in lnotanica certe caratteristiche (cotiledoni, forma del ore) si dimostrano pi delle altre adatte quale
base per una classicazione proprio per il fatto che queste
caratteristiche di solito coincidono con altre, cos nella classicazione delle lingue nell'ambito di uno stesso gruppo, per
esempio nell'ambito del gruppo semitico, del gruppo indo-

._<

uropeo, le legJG gi fone tiche sembrano assumere questa


unzione . Ma anche qui la ricerca non segue Crfmen 2
:una prima questa via emprica, ma una direzione puramente
;pecu.lat.iv'.\. Lc lingue monosillahiche, siccome non conosco10 alcuna artcoluzione della parola, sono parg0Hf1 al S_m:
l.ice cristnllo, il quale, a differenza dei superiori organismi
lrticolati, appare come una rigurosa unt; auf? lingue agluinanti, in cui si trova l'articolazione in parti, ma.SI1Za C116
lueste parti siano Puse in una vera totalit, corrispondono
lel mondo <i^;i1iico le piante, mentre le lingue flessive, m
ui la parola l'unit entro la molteplicit degli eletnentl,
ori-isponrlnno 11;,-_li organismi animalil. E qui si- tratta per
i-chlcichcr non gi di una semplice analoga, ma di una deteriinnzione obhiettiva di grandissima importanza, la quale, sicome scaturisce dalla essenza dello stesso lI1guHg1Q C def*
:iva anche per il m e t od o della glortologia. Se le llngue S0o entit naturali, anche le leggi secondo cui esse si svilup'ano debbono necessariamente essere non gi lcgg Si0l'Cl'l,
na leggi naturali. Infatti il processo della storia e il processo
li formazione del linguaggio non coincidono alffatto ne per 11
antenuto, n per il tempo. Storia e formazione del linguagio non sono processi che si svolgono parallelamente, ma
mo tendenze divergenti dello spirito umano. La storia rn:
atti l`opera della volont consapevole, mentre la lingua e
opera di una necessit inconsapevole. Se in quella si manies ta la libert che si attua realmente, questa appartiene
:to non libero, al lato naturale dell'uomo. << Certo anche
hguaggio presenta un divenre che, nel senso lato del termie, pu essere chiamato storia, intesa cio come un succederdi momenti; ma questo divenire cos poco una carattestica della libera sfera della vita spirituale che proprio nella
'atura si presenta allo stato di massima purezza . N09 PPe'
s entrato nella storia, lo spirito cessa di dare orlgine alla
ar-ola, ma le si contrappone e si serve di essa come mezzo;
Lingua non si pu pi sviluppare ulteriormcnte, ma s1 affi; sempre pi. La formazione delle lingue si trova quindi
1 Vedi particolarmerite Sprackvergleichende l.7ztefSHf5*2l1g1 I
Bam 1848), p. 7 sgg.; II (Bonn 18501, p. 5 Sgg.
_ cream., i=;m;z mi _fm, ,f,a.;ff, I.

130

PARTE 1iutvr.x - Perros-1ENoLocrA DELLA forma LINGu1sTrc.\


:x.- IL Pnonreixm DEL Lrvcunccro .\r;LLA sroxia DELLA Filosofia

prima della storia, la loro decadenza invece nellepoca storica _


Il linguaggio quindi per lo spirito umano ci che la
natura per lo spirito universale: il momento del suo esser
altro. La sua coincidenza con la storia comincia con la sua
spiritualizzazione, dal momento in cui esso perde sempre pi
il suo essere corporeo e la sua forma. La parte scientica della linguistica quindi, in opposizione alla parte storica, la
parte sistematica . Il fil ol o g o , che si serve della lingua
solo come di un mezzo per penetrare con essa la vita e l'essenza spirituale dei popoli, si deve occupare della storia; oggetto della li n g u i s t i c a invece il linguaggio, il cui carattere e fuori della determinazione volontaria del singolo alla
stessa maniera che, per esempio, all'usignuolo impossibile
carnbiare il suo canto con quello dell`al|odoa. Ma questo
fatto in cui la libera volont de[l'uomo non pu apportare
cambiamenti in maniera organica pi di quanto gli sia concesso di modicare le proprie caratteristiche siche, appartiene non al campo del libero spirito, ma a quello della natura.
Di conseguenza anche il metodo della linguistica completamente diverso da quello delle altre scienze dello spirito e si
ricollega essenzialmente al metodo delle altre scienze della
natura . _ .Come le scienze della natura, ha anch'essa il compito di studiare un campo in cui si riconosce la validit di
immutabili leggi naturali, in cui la volont e l'arbitrio dell'uomo nulla possono mutare 2.
Come si vede, bastava da questo punto un sol passo per
risolvere completamente la ricerca linguistica in ricerca naturale, la legge glottologica in pura legge di natura; questo passo fu compiuto da Schleicher venticinque anni dopo nello
scritto Die Darwinscbe Tbeore und die Sprac/Jwisremt-hut
(La teoria darwiniana e la scienza del linguaggio). In questo
scritto, che ha la forma di una lettera aperta a Ernst
Hckel __ lop p o siz i one di " natura "` e spirito , che
1 Spracbuergleicbende Unterrucbzmgefz, II, p. 10 sgg.; cfr. particolarrneme I, p. 16 sgg.
2 Spmc/:vergleicbende Untersncbzmgez, ll, p. 2 sg.; cfr. II, p.
21 sgg. e I, p. 24 sgg.

:lino allora aveva dominato nella concezione glottologica di


Schleicher e che aveva determinato la posizione del linguaggio nel sistema delle scienze, viene om nbbandonata come non
aituale. Schleicher constata che la tendenza del pensiero moclerno innegabilmente verso il monismo . Il dualismo, intrso ora come opposizione di spirito e natura, di contenuto e
forma, di essenza e fenomeno viene considcrato come del tutto superato per il punto di vista della scienza della natura.
Per questa non vi - una materia senza lo spirito, e neppure
Luo spirito senza ln materia: o piuttosto, non vi sono n materia, n spirito nel signicato usuale, ma solo ununica realt
Ch' insit-me materia e spirito. La linguistica deve trarne la
semplice conclusione che anch'essa tenuta a rinunciare a
1n posizione speciale per le proprie leggi. La teoria dell'evolurionc che Darwin aveva fatto valere per le specie animali
2 vegetali deve essere ora non meno valida per gli organismi
:lelle lingue. Alle specie di un genere corrispondono le lingue
:li uno stesso ceppo, alle sottospeciei dialetti o vernacoli di
Jna lingua, alle variet corrispondono i sottodialetti e i gerglif; finalmente ai singoli individui corrispondono i modi di
aarlare delle singole persone. Anche qui nel campo linguisti:o si aerma il sorgere delle specie mediante una graduale
iierenziazione e la conservazione degli organismi pi sviuppati nella lotta per l'esistenza, con la qual cosa l'idea darviniana sembra essere stata confermata molto al di la del
iuo campo originario ed essere stata dimostrata quale base
lnitaria delle scienze della natura e delle scienze dello spifitol.

I,-_c- . -

Dal punto di vista Inetodologico ci troviamo al polo oposto rispetto alloriginario punto di partenza di Schleicher.
)gni cosa costruita a priori -come esplicitamente si dichia'a -viene considerata, nel caso migliore, come un gioco spitoso, ma anche come inutile ciarpame per la scienza. Una
'olta riconosciuto che << l'osservazione la base dell'odierno
apere , una volta ridati all'esperienza tutti i suoi diritti, ne
onsegue tanto la dissoluzione di ogni losoa dialettica della
_

1 SCHu:Ic1-11511, Die Darwinrche Theorie and die Sprachwisxen::/aft, Weimar 18732,

__/...-_._.__-_ ,

131

PARTE PRIMA - FEIOPJIENOLOGIA DELLA FDRMA LINGUISTICA

1. - n. Pxoisreixn ner. Lrxcunccro .\~ru._a sronm narra 1=iLoso1=r.\ 133


natura, quanto la dissoluzione della precedente losoa del
linguaggio: questa appartiene ormai a una fase superata del
pensiero, della quale non solo le soluzioni, ma i problemi
stessi si trovano denitivamente in una posizione arretrata
rispetto a noi.
Certo Schleicher medesimo, anche nella sua ultima maniera di concepire il problema del linguaggio, solo in piccola
parte ha reso giustizia all 'esigenza ivi da lui afferrnata: facile vedere come nel passare da Hegel a Hckel non abhia
fatto che cambiare una forma di metafisica con un'altra. L'entrare davvero nella terra promessa del positivismo era riservato solo a una nuova generazione di studiosi, i quali, invece
di rendere a una spiegazione totale del reale dal punto di
vista monistico 0 evoluzionistico, ccrcarono di cogliere i problemi metodologici della linguistica nel loro carattere particolare, nel loro chiaro e netto isolamento, c di risolverli in
questsolamento.

VII
Tale limitazione non era certamente possibile nel senso
che dun sol colpo il problema del linguaggio risultasse perci
sciolto da tutti i legami che lo uniscono da un lato alle question metodologiche della scienza storica, e dall'altro lato a
quelle della scienza della natura. Anche il positivismo infatti,
a cui la soluzione di questo problema sembra orrnai una volta per sempre affidata, se nega la possibilit della metasica,
esso stesso ancora filosoa in questa negazione. Ma come
tale esso non pu mai ferrnarsi alla semplice molteplicit dei
fatti particolari 0 delle leggi particolari che si riferiscono al
dato positivo, ma deve necessariamente cercare ununit per
questa rnolteplicit, unjt che non pu essere trovata se non
nel co nce t t o stesso di legge. Che questo concetto debba avere un significato unico e costante nei diversi
campi del sapere viene da principio semplicemente presupposto: ma quanto pi si procede nella determinazione dei
metodi impiegnti, ts-:tto pi questo stesso presupposto de-

.._,. _.3 t.

i
3
3

,v
e diventare un problema. Noi parliamo di leggi glottologiche, storiche, scientiche e ammettiamo che vi sia fra esse
lina comune stmttura logica; ma pi importante di questa
tomunanza di struttura sembra essere, dal punto di vista meIodologico, l'impronti1 spcciiicn e la speciale sfumatura che
l concetto di legge acquista in ogni singolo campo. Se il
Complesso delle scienze deve esser concepito come un tutto
realmente sistematico, hisogncr da un lato mettere in evidenza in tutte lc scienze un compito gnoseologico generale e
mostrare, dall`ultro into, come questo compito in ognuna di
esse, in dctcrminntc condizioni speciali, venga di volta in volta nd avi-rc una soluzione particolare. Da entrambe queste
Lionsidt-r;izio|1i viene determinato nella moderna linguistica lo
fsviluppo del concetto di legge. Se si seguono le trasformazioni di questo concetto dal punto di vista della storia generale
Clella scienza e della critica generale della conoscenza risulta,
in maniera caratteristica e degna di rilievo, come i singoli
Campi del sapere, anche quando non si pu parlare di un in7lusso diretto dell'uno sull'altro, si condizionino fra loro idealmente. Alle diverse fasi per cui passa il concetto di legge
U a t u r a le corrispondono, quasi senza eccezioni, altrettante
toncezioni diverse delle leggi glottologiche. E si tratta
qui non gi di un trasferimento esteriore di concetti, ma di
un pi profondo elemento comune: si tratta dell'azione eser:itata da fondamentali tendenze intellettuali del tempo in or:lini di problemi completamente diversi.
La dottrina sui principi delle scienze esatte, quale dominava verso la met del secolo XIX, ha avuto la sua espressioHe pi significativa in quelle celebri proposizioni che fanno
lla introduzione allopera di Helmholtz ber die Er/.valtufzg
fer Kraft (La conservazione della forza). Siccome Helmholtz
indica quale compito di questo scritto il dimostrare che tutti
gli effetti che si verificano in natura sono riconducibili a forze di attrazione o di repulsiorie, la cui intensit dipende uniIamente dalla distanza dei punti che agiscono l'uno sull'altro,
gli non vuole stabilire questa proposizione come un semplie fa t t 0, ma ne vuole dedurre la valdit e la necessit dala form a della stessa comprensione della natura. Il princiJio fondamentale, secondo cui ogni mutamento nella natura

134

PARTE 1=R1MA - n=.No.\-ENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

deve necessariamente avere una causa sufliciente, trova secon


do lui una realizzazione completa solo quando si riesca a ricondurre ogni accadere a cause ultime che operino secondo
una legge assolutamente im rn u t a bi le e che di conseguenza in ogni istarite, nelle stesse circostanze esterne, producano
il me des i m o elletto. La scoperta di queste ultime cause
immutahili sarebbe la vera meta delle scienze teoriche della
natura. Non questa la sede per decidere se tutti i fenomeni possano realmente essere ricondottl a tali cause, se quindi
la natura debba essere intelligibile in modo completo, oppure
se si diano in essa cambamenti i quali si sottraggano alla leg
ge di una causalit necessarie. e che quindi si vengano a tro
vare nel campo di una spontaneit, di una libert; in ogni
caso chiaro che la scienza, il cui ne intendere la natura,
deve muovere dal presupposto della sua intelligibilit, ragio-

i
1

1 HL1..\mo1.'rz, ber die Erbaltung dfv Kmjf 118471, p 2 sg-

135

si potr paflare di una wmprensione del linguaggio solo


quando si riesca a ricondurne i complessi fenomeni a semplici cambiamenti di elementi ultimi e a stabilire regole universalmente valide per questi camhiamenti. Alla vecchia concezione fondata sul concnq di or;;:1ni~:mo linguistico rimaneva estranea questa illazionc, inmi proprio per il fatto che
per essa l'accadere orglmio si trovava in una posizione in
terrnedia, sernbrava che esso potesse non essere sottopc
sto ad alcuna necessit, sembrava Che potesse sempre rimanere un certo campo libero fra possibilit diverse. Bopp aveva
una volta fatto not-are in modo esplicito che nel linguaggio
non e lecito cercare alcuna legge pi salda e pi resistente di
quanto non siano le rive dei umi e del marel, Domina qui
il concetto goethiano di organismo: il linguaggio Vien 35503'

gettato a una regola la quale, secondo Pespressione di Goe-

nare e ricercare conformemerlte a questo presupposto no a

che non venga, forse da fatti inoppugnabili, costrctta a riconoscere i propri limiti 1. noto come questo principio, secondo il quale la cornprensibilit della natura coincide con
la possibilit d`essere completamente spiegata secondo principi meccanici, sia passato dal campo dell'essere inorganico a quello del divenire org a n ico. come anche la scienza descrittiva della natura ne sia stata conquistata e dominata completamente. I limiti della conoscenza della natura
coincidevano ormai con i limiti della concezione rneccanica
del.l'universo. Conoscere un fenomeno della natura inorganica o della natura organica voleva dire nient'altro che risolverlo in fenomeni elementari e alla ne nella meccanica degli
atomi: ci che non si presta a questa risoluzione sembra dover necessariamente rimanere un problema del tutto trascendente per lo spirito umano e per tutta la scienza umana.
Se si pensa di applicate questa concezione fondamentale _ che nel campo delle scienze della natura fu rappresentata
col massimo tigore nel noto discorso d.i du Bois-Reymond
ber die Greffzen des Naturerkefznens (I limiti della conoscenza della natura, 1872) _- anche allo studio del linguaggio,

1. - 11. ||zon1_1a_\rA DEL 1_n;<;U_\(;C,10 NELLA sronm DELLA 1=1Loso1=m

the, salda ed eterna, ma al tempo stesso viva. Ora per,


dopo che nella scienza della natura lidea di organismo sembrava risolta completamente nel concetto di rneccanismo, non
c'era pi posto per una concezione di tal genere. Il determinismo senza eccezioni delle leggi, il qllal d0mHa Ogni dVe'
lite del linguaggio, pu sembrare ancora molto oscuro nei

fenomeni complessi; ma nei vcr e propri fatti elementari

del linguaggio, cio nei fenomenj di mutamento fonetico,


queste leggi debbono comparire senza velami. Si aerma ora:
Se si ammette che si verichino anomalie fortuite d qual'
siasi genere, tali da non poter essere ricondotte ad alcun nesso recproco, in fondo si dichiara con questo che Poggetto
della ricerca, ei il linguaggio, non accessibile alla ricerca
scientica 2. Come si vede. lfh qui UU PTSUPPOSO '-mi'
versale circa il comprendere e circa lntelligbl H g H e '
r e un ideale gnoseologico in nome del quale si esige una
determinata concezione delle leggi del linguaggio. Questo postulato dellneccepibilit delle leggi Clemfi ha FCBVUO 13
sua formulazione pi netta nell'opera di Brugmann e Osthoil
Morpbologiscbe Unteryudyungenz << Ogni trasformazione fo1 Cir. DELBRECK, Enleitung in da! 5P'<1C1f'H14-'ff- P 21
2 LESKIEN, Die Delelinafjn im Slawircb-Lztauisme.n und Ge-r
marzsc/yen, Leipzig 1876.

fl
l36

PARTE r1zI-en
. - PENOM.nuotoom netta roR_MA L1.\'GUg1-mi

nefifa.- nella misur `


' '
'
'
.
ne secondo le ggr` senza
a ln eccezioni,
cm si ccimple
vale meC.Camcammte
a dire- la direzionWvle'
d 1

movimento fonetco in tutti gli appartenel-ni a un

-f

e C

IU ppo
linguisticoneu
. . . Se mpre. la medesima
.
Compare
e tutte le parolcg m
Cm_
mm , - e stesse circostanze, il suono soggeno al movi.
(gi onetico, subiscono senza eccezlone il camhiamento1
se questa
concezion e d ell
''inlnzzo
' `
co si astabil
in maniera
neogramman.-D

. _
sempre P111 52 2 e Se diede la sua
propria impronta a tutto lo studio glottoloie nella seconda
met del secolo XIX il
d' 1
f1Cf=ff0 1 gge
tuttavia
sub,1 a P oco_ a p 0co leistesse
- - fonetea
H
trasformaziom
che contempora.
camente si possono riconoscere nel modo d'imene 1
certo e n erale di' legge dl- natura La pretesa d^. spie
. con'
are g li e ven 1'1 naturah' ln
'd base alle leggi
i - aenerali. della
`
5
meccanica
" terreno di- mano
` ` in
^ mano eh@ 51. fa
1 P erde
,_ sem pre piu
a ere l ideale puramente positivistico della scienza: in luogo
C

1 qlla pretesa sottentra il compito pi iiiodesm d de

scr1\-'ere gh eventi naturali in tali leggi. La nit-ct-;1niea


SfISSa~secondo la nota denzione di Kirchhof-~ nm nn_
t a tro che la completa e univoca descrizionc dei latti di mo.
Vlmenlto che si vericano nella naruraf. Ci che essa [1 non
ono e cause ultime e assolute dell'accadere, ma S010 1,3
o r meop 1 nf c lll questo accadere si' svolge.
- . se ee valida
_
_
panal
Quindi,
0=,1a ra la scienza del linguaggio e la scienza della na.
tura, non ci si dovr aspettare n si dovr pretendere neppu_
re
' nu 11 a (J ipi che una simile esp;s_
S] dalle Ilevwi
es del
_ lin tu a ggio
Vaot llsl l reialeolarit Sernpiricamcnte ossercampi? di Ci che; ; eetlivamenteglrloamente 'I-umimere nel
di indicate le fo rze ultime della formalzilh l] Filo tmtme
ma solo di stabilire in esso mediante l'osservazl:onenuilgcli),
fronto
d`e termmate
'
- ' mit
- a.
~ In tal modo perot anh
1
uniror

a pretesa

necessna naturale "` delle leggi fonetiehe assume

un altro car attere. << In base a cio


'\ che per la prima
volta e\

.;

Hato scoperto dallndagine dei nostri gorni, diventata piu


Lgorosa dal punto di vista metodologico _ cos nel 1878 Ostm formula il principio secondo il quale le leggi fonetiche
ltbbono essere valide senza eccezioni-risulta sempre pi
flaaramente che le leggi fonetichc delle lingue sono addiritra cicche, che operano con cieca necessit di natura e non
inrnettono assolutamente eccezioni o attenuazion 1. In mola essenzialmente pi sobrio e pi critico la specie di valilit che propria delle leggi fonetiche viene per determilata da uno studioso come Hermann Paul. La legge fonetiiz-egli fa rilcvare in modo esplicito-non dice che cosa, po'Ie certe condizioni, d eh b a sempre necessariamente avveni<-. ma constata soltanto l'uniformit entro un gruppo di de'K-nninati fenomeni storici 2. Per una simile concezione, che
fede nel concetto di legge soltanto Pespressione di determiut f a tti della storia del linguaggio e non Pespressione di
attori ultimi di ogni forrnazione del linguaggio, vi la
wssibilit di attribuire le uniformit csservate a forze del
Utto diverse. Oltre agli elementari pro-:essi sici della proAlzione dei suoni, debbono ora necessariamente rientrare nei
Ito diritti anche le colnplesse condizioni psicologiche del
-arlare. A quelli vengono ora ricondotte le unformit geneli e costanti della traorrnazione fonetica, a queste l'apIarente venir meno di queste regole costanti. Al realizzaxsi
goroso e senza eccezioni delle leggi siologiche che regolano
la trasformazione fonetica si oppone la tendenza alla formaione cli analogie linguistiche, che porta a tenere unite e a
Endere simili anche sotto l'aspetto fonetico le parole del lingua ani sotto l'aspetto formale. Certamente per
=nche questo riconoscimento dei fattori psichjci e spiritual nella formazione del linguaggio si mantiene da principio
1 OSTHOFF, Das Vert'11mz in der Nomnalkomporiliorz im DeutTben, Grecbiscben, Slawiscben und Romarzitcben, Jena 1878. p. 326.
2 H. PAUL, Prnzpien der Spratbgesc/:ic/Jte, Halle 18983, p. 61
la l ed. del 1886). In B. Delbrck lo stesso pensiero viene una
'olta espresso nella formula paradossale secondo cui le leggi fonethe in s sono senza eccezioni, ma non le leggi fonetiche emIriche (Dar Weren der Laulgesetze nelle c Annalen der Naturphi-

Y .
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. . V Llz1zer-;a/mnge-cz. I,
Leipzig1 O_
1;??-rorr e .l.LcG.\1,.\;\:,
Morpbaio-gircbe
' P' xl,

.1L Pizosremn nl-:L Lmcuncero Netu sroxus nr.1_1.A 1=n.osorr,\ 13-7

SKIEX, Op. CII., Llpllg 18/6, p, XXVHL

2
_.
.
.
KIRCHHPR Vorlerfmgen uber malkefzatsrbe Pbys/e, vol. I,
.i' F5;-'f/ P- I, Berlin 1b76,

S0phie di Ostwald, , 1902, p. 294).

im.-Pe~s-.,t._-,

138 rA:are PRIMA - 1=sNoMEN0Lo<;r.\ netta Foiuvra L1NGu1sT1c.\

_ - IL Pnonttxia DEL rmcuaooro ni-:LLA srolm. netta 1=rLoso1=rA

ancora entro limiti relativamente ristretti. Infatti qui il concetto di spirito non ha pi il medesimo signicato che aveva
avuto per Humboldt e per la filosoa idealistica. Esso stesso
reca un'impronta innegabilmente naturalistica: penetrato
del concetto di meocanismo e ne determinato. Ora quindi
come leggi fondamentali dello spirito compaiono le leggi psicologiche che dominano il meccanismo delle rappresentazioni . Se poi queste leggi vengano formulate nel senso della psicologia wundtiana, ovvero, come fa H. Paul, nel senso
della psicologia herbartiana, indillerente dal punto di vista
dei puri principi. In definitiva sempre il tipo della legge
di associazione quello a cui si cerca di ricondurre le leggi
del linguaggio e in base al quale si cerca di intenderlel. In
tal modo per fattori sostanzialmente diversi della formazione del linguaggio si vengono a trovare, sotto l`aspetto metodologico, sulla stessa linea e, per cos dire, appartengono alla
stessa dimensione della ricerca. Mediante il londersi dei diversi meccanismi della produzione dei suoni e del mcccanismo psicologico delle associazioni si costrujsce la lingua nell'anima dellndividuo; essa diventa un tutto, che tuttavia
per noi comprensibile solo in quanto la scomponiamo progressivamente nei processi elementari sici e psichici.
In tal modo il linguaggio rimane ancora inscrito nell'ordjne dell 'accadere naturale: ma alla concezione meccanicistica della natura si sostituiscc un altro concetto, il concetto
della natura psco-sica dell'uomo. Nella pi vasta e pi
coerente esposizione che i fenomeni linguistici hanno avuto
dal punto di vista della psicologia moderna questo cambiamento di indirizzo viene esplicitamente messo in evidenza.
Come Wfundt fa notare, il modo in cui leggi fonetiche e formazioni analogiche si cotnpenetrano continuamente diventa
certo molto pi comprensibile se esse vengono intese non come forze disparate in opposizione fra loro, ma come condi-

i
l

l
l Circa questa posizione dominante del concetto di associazione
e della legge di associazione cfr., oltre all`opera cii Wundt, p. es. H.
PAUL, op. cit., pp. 23 sg., 96 sgg. e passim.
2 Cfr. p. es. OsrHo1=F, Da: pbyxiologircbe und pxycbologixcbe
Moment in der :prat/Slicbea Formenbldung, Berlin 1879.

ioni fondate esclusivamente nell`unitaria organizzazione psiosica dell'uomo. Con ci si accorda il fatto che noi da
ln lato a causa della riproduzione mnemonica di forme foneiche dobbiamo necessariamente presupporre in queste un'aIone concomitante delle stesse associazioni che si invocano
>er spiegare le forrnazioni analogche, e d'altro lato le asso^azioni, come tutti i fatti psichici, diventano mediante l'eserfizio legami automatici in modo che i fenomeni, che inizialnente erano stati posti dalla parte degli elementi psichici, si
*engono a trovare col tempo dalla parte degli elementi sici.
vla in questa maniera, ci che in base a certe caratteristiche
acilmente osservabili era stato da noi denominato fatto sito non ga semplicemente in un momento successivo si conferte in fatto psichico, e recprocamente questo in quello, ma
due ordini di fatti si incrociano variarnente in modo cos
ntimo :1 da principio che non possono alfatto esser sepa'ati; infatti insieme ad ogni elemento dell'uno dovrebbe neIessariamente venir meno anche un elemento dell'altro'.
embra qui presentarsi in una nuova forma l'esigenza ideastica della totalit , l'esigenza cioe di non mettere insiene la lingua partendo da elementi disparati, ma di vedere
iempre in essa l'espressione di tutto luomo e del suo
issere naturale e spirituale al tempo stesso; senonch risulta
inche, a dire il vero, che questa esigenza ha trovato per ora
n ci che viene chiamato l' unit psico-sica della natura
lmana soltanto una vaga clenominazione e unnsufciente
ittuazione. Se ora si volge indietro lo sguardo allo sviluppo
:omplessivo attraverso il quale passata la losoa del linguaggio da Humboldt ai neogrammatici, da Schleicher
1 Wundt, si vede che essa, dal punto di vista puramente metodologico, nonostante l'estendersi delle cognizioni e delle coioscenze particolari, ha compiuto il suo movimento in un
:erchio chiuso. La linguistica dovette essere messa in rapporto con la scienza della natura, dovette essere orientata se:ondo la sua struttura per trovare in se stessa la medesima
sicurezza di questa, per formarsi lo stesso patrimonio di leg-

1 WUNDT, Vlkerprycbologieg, I, p. 369.

i
1

fi

139

140 PARTE PRIMA - .=ENoMENoLoGr. ELLA Poem L1N<;urs1'1cA


_ II. PROBLENIA DEL LINGUAGGIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

gi esatte e inviolabilj. Ma il concetto di natura a cui cer-

141

:eazione e sviluppo] (1905) si ricollcga a Hegel; ma non


Leno chiara di questi rapporti la linea che lo unisce a
lhelm von Humboldt. Qui, in condizioni storiche diverse,
ene rinnovato il pensiero di quest'ultimo, secondo cui il
nguaggio non va mai inteso come semplice opera (;0~;),
la Come attivit (/pjfstot), e tutto ci che in esso fat) diviene pienamente comprensibile solo se lo si riporta
gli am spirituali da cui scaturisce. Gi secondo Hurn
Oldt, mediante questo principio deve essere indicata non
anto 1' origine psicologica del linguaggio, quanto piut_
:sto la forma permanente di esso, che esplica la sua
z ione attraverso tutte le fasi della sua costruzione spiriuale. Questa costruzione non e simile al semplice sviluppo
i un dato germe naturale, ma reca tutto il carattere di sponaneit spirituale che ad ogni nuovo grado si rnanifesta in
maniera nuova. Nello stesso senso anche da Vossler al conetto, in se stesso vago, di evoluzione del linguaggio vieie contrapposto il concetto del linguaggio come creazione.
Ii che in esso suscettibile di essere ssato in forma di
egole come dato costante di una certa situazione e sempliemente qualcosa di pietricato; ma solo dietro questo semliCe prodotto del clivenire stanno i veri atti costitutivi di es:o, cio gli atti della produzione spirituale che continuamente
si rinnovano. E in essi, su cui fonclato il linguaggio nel suo
:o m ple s s o , deve ora essere trovata anche la vera spiegazione del singolo particolare dei fenomeni linguistici. La ten~
ienza positivistica, che cercava di risalire dai singoli elementi
11 tutto, dai suoni alle parole e alle proposizioni, e d qui al
'SigI1icato peculiare del linguaggio, ora si converte per:i nel suo opposto. In base al presupposto del primato del
signicato e clell'un.iversa1it della struttura significativa,
;i tratta di intendere i singoli fenomeni dello sviluppo linguistico e della storia del linguaggio. Lo spirito che vive nel`umano discorso costituisce la frase, la proposizione, la parola e il suono. Se si applica seriamente questo principio
dealistico della causalt , tutti quei fenomeni, che vengono
iescritti dalle discipline particolari quali la fonetica, la morologia, Petirnologia e la sintassi, debbono trovare la loro
ultima e vera spiegazione nella clisciplina pi generale, cio

cava di appoggiarsi apparve sempre pi come un'unt soltanto apparente. Quanto pi venne analzzato in modo rigoroso, tanto pi rsult charo che esso celava ancora in s
elementi del tutto diversi per il signcato e per liorigine.
Fino a che il signicato di questi elementi non sar stato
colto e determinato in maniera univoca, idiversi concetti
relativi al linguaggio, aventi un colorito naturalistico, rischieranno sempre di convertirsi dialetticamente nel loro opposto.
Qsta trasforrnazione pu essere seguira nel concetto di
legge fonetiea; infztti se inzialmente esso era destinato a
incicare la necessit rigorosa e senza eccezione che domina in tutti i cambiamenti linguistici, alla ne si allontana
sempre pi da questa determinazionc. Le trasformazioni e
i inutgmemi fonetici sembrano cos poco Vespressione di
una neessit " cieca che vengono piultosto ricondotti a
semplici Ieggi statistiche della probnhiliil ". Lc pretese leggi della natura, in questa concezione, divcnumo semplici leggi delluso che vengono create da qualche :nro li arbitrio
indivicluale, si stabiliscono per ahtudinc c si tliilnntlono ulteriormente per irnitazionel. Cos proprio quel concetto che
avrehhe dovuto dare alla linguistico un fundamento saldo e
unitario cela in S ovunque opposizioni non conciliate, per
cui la considerazione losoca del linguaggio viene posta di
fronte a nuovi problemi.
Come in tal maniera lo schema positivistico dello studio
del linguaggio sia stato dapprima disarticolato e poi fatto
croare del tutto risulta in modo parti-:olarmente chiaro dagli scritti di Karl Vossler. Questi nelle due opere: Positusmus :md Idealismus in der Spzuzr/;z'is;ensc,\at (Positivismo
e idealismo nella scienza del linguaggio) (190-1] e Dic .S`pnzc/9 alr Sclaptmg and Entwcklmzg (11 linguaggio come
fm

1 Questa sosanaialmente la concezione delle lcggi fonetiche


rappresemam da B_ Dxzusncx nelfopern dtata; v. Annalen der Naturphilosophie I, p. 277 sgg_, particolarmente 297 sgg. Per la conC20f1 delle leggj fonetrhe come " leggi dell'uso v. anche Fr. Ml.LER: Sind die Lasztgfxetze Naturgexetze? in Techmers Zeitschrift >
(1334), p. 211 sgg.

KI
?

1-'2

man-: PRIMA - 1=n\'o1~.xeNoL0GIA DELLA 1=0R\-IA LI.\'GUIsIIcA


<

nella stilistica. In base allo stile che domina nella


struttura di ciascuna lingua vanno spiegate in essa le norme
grammaticali, le regole come le eccezioni nella morfologa e nella sintassi. L'uso linguistico in quanto convenzione, cio in quanto regola gi irrigidita, viene ptesentato
dalla sintassi, mentre la stilistica considera l'uso linguistico
in quanto viva creazione e formazione; il catnmino deve quindi procedere da questa a quella, e non da quella a questa,
giacch in ogni realt spirituale la forma del divenire che
sola ci pu rendere possibile la comprensione della forma
del divenutol.
Finch si tratta della semplice ricerca dei fatti ella storia del linguaggio, cio della conoscenza del dato, il positivismo pu essere certamente ammesso come principio di ricerca, come positivismo metodologico . Ci che viene respinto soltanto quella metasica positvistica che con la
conoscenza dei fatti crede di aver anche assolto al compito
della loro interpretazione spirituale. Essa sostituita da una
metasica delllidealismo in cui come elemento centrale compare 1'estetica. Conclude Vossler: Se la denizione idealistica: linguaggio=espressione spirituale giusta, la storia
dello sviluppo linguistico non pu essere altro che la storia
delle forme spirituali dell'espressione e quindi s t oria del1' a r t e nel signicato pi ampio del termine2. Ma in questa conseguenza, per la quale Vossler aderisce al pensiero di
Benedetto Croce, si trovano per lo studio del linguaggio un
nuovo problema e un nuovo pericolo. Esso e ora nuevamente accolto nella totalit di un sistema filosoco, ma questo
accoglimento sembra implicare al tempo stesso la condizione
che il linguaggio si identichi con una delle parti di questo
sistema. Come nel pensiero della gramrnatica universale e
razionale il carattere specico del linguaggio si risolveva alla
ne nella logica, cos ora minaccia di risolversi nell'estetica
come scienza generale dell'espressione. Ma davvero l'estetica, come Vossler e Cruce ammettono, la scienza de1l'espres1 Cfr. specialmente Vosslfix, Postvismu; md Idealiwzux in
der Spracbwinenxcbat, Heidelberg 1904, p. S sgg,
2 Op. cit., p. 10 sg.; cr. specialmente p. 24 sgg. e paxsim.

- IL PROBLELIA DEL LINGUAGGIO NELLA SIOKIA BELLA FILOSOFIA

143

Due in senso assoluto, oppure rappresenta soltanto un a


ienza dell'espressione, una forma simbolica the ne amette altre accanto a s? Rapporti analoghi a quelli che vi
no fra la forma del linguaggio e la forma dell'arte non susStono anche fra essa c quelle altre forme che, come il mito,
ediante un proprio mondo immaginativo si costruiscono
1 proprio mondo spirituale di signcati? Con tale qUeSti0: ci troviamo di nuovo di fronte al fondamentalc problema
stematico da cui cr-.wnmo partiti. Il linguaggio si trova in
1 punto focalc (lc-lll-ssere spirituale in cui convergono raggi
provenienza del tutto diversa e da cui si dipartono linee
Iettrici verso tutti i campi dello spirito. Da ci consegue
:r che la losoia del linguaggio pu essere indicata come
1 caso particolare dell'estetica solo quando qucstlliln

ba sciolto tutti i rapporti specifici con Fespressione


tistica, quando-in altre parole-il compito clell`estetica
rnga inteso in maniera da allargarsi no a comprendere in
- tutto ci che qui abbiamo cercato di determinare Come
mpito di una universale losoa delle forme simbolixe . Se il linguaggio deve essere mostrato come un'ene1-ga
:llo spirito realmente indipendente e originaria, non pu
.re a meno di inserirsi nel complesso di queste forme senza
i.ncidere con alcun altro degli elementi singoli gi esistenti;
1 esso, nonostante il nesso sistematico in cui si viene a
'ox-'are con la logica e con 1'estetica, deve essere assegnata
1 questo complesso una posizione spec i ale e deve esser,i cos assicurata la sua " autonomia.

CAPITOLO II
L LINGUAGGIO NELLA FASE DELLESPRESSIONE
SENSIBILE
I
Per determinate in modo sicuro il carattere specico
una ccrta forma di attivit spirituale necessario anziJtto Che la Si valuti con la sua propria unit di misura.
Pllnti di vista dai quali essa viene giucicata e in virt dei
Uali vengono stimati i suoi risultati non debbono provenire
a1l'esterno, ma esser tolti dalle stesse leggi fondamentali
ll sua attivit formatrice. Nessuna salda categoria measica , nessuna determinazione e suddivisione dell'essere,
Cr quanto ci possa semhrare sicura e ben fondata, ci pu
ermettere di sottrarci alla necessit di un simile comjncialento puramente immanente. Il diritto di applicate questa
ategoria assicurato soltanto quando non la poniamo come

n dato sicuro anterior m ente al caratteristico principio


Drmale, ma quando la possiamo dedurre da questo prinPO stesso e intenderla in base ad esso. In questo senso,
'SU nuova forma rappresenta una costruzione nuova del
iondo, che si compie secondo una misura specica, valida
oltanto per essa. La maniera dogrnatica di considerate, la
1121 prende le mosse dall'essere del mondo come da un
unto dato e ben sso nella sua unit, e certamente incline

risolvere e a far svanire tutte queste intrinseche distinzioi della spontaneit spirituale in qualche concetto geerale dell'<-:ssenza del mondo. Essa crea rigide suddiviioni dell'essere: lo divide, per esempio, in realt interna
Cl esterna , in realt psichica e sica "', in un mon,o delle cose e in un mondo delle rappresentazion ;
anche nellambito dei singoli campi in tal modo delimitati
- -' C-Assmsn, Fz'ia;a_fia eexlfe farm.- .r'yEdic.e. I.

PARTE PRINIA - lENO_\ENOLOGIA DELLA FORIVXA LINGUISTICA

fra loro si ripetono le stesse suddivisioni. Anche la coscienza, anche l'essere dell'anima si suddividono a loro volta
in una serie di f a c ol r separate, indipendenti l'una rispetto
al.l'altra. Solo il progredire della critica della conoscenza c'insegna a considerare queste partizioni e separazioni non come
poste nelle cose una volta per sempre, come cleterminazioni
assolute, bens come m ed i a t e dalla stessa conoscenza. Esso
ci mostra che in particolare l'opposizione di soggetto e
oggetto "`, di io "' e mondo non va semplicemente accolta dalla conoscenza, ma deve innanzi tutto essere motivata nei suoi presupposti e precsata nel suo signiiicato.
E come nella costruzione del mondo del sapere, ci valido in qualche senso anche per tutte le funzioni fondarnentali dello spirito davvero indipendenti. Anche la considerazione dell'espressione artistica, come di quella mtica o
linguistica, rischia d fallire lo scopo sc, nvcce di approfondire senza preconcetti le singole forme e lc singole lcggi di
espressione, parte fin da principio da presupposti tlt_tm;1tici
sul rapporto fra modello e copia , fra rcnl1"` e
apparenza , fra mondo interno e mondo esterno
La questione deve essere piuttosto se tutte queste distinzioni
non siano richieste proprio d al l`atte, d al linguaggio e d a l
mito e se ciascuna di queste forme non sia costretta, nel porre
queste distinzioni, a procedere secondo punti di vista differenti e quindi a tracciare linee dierenti di demarcazione. La
concezione di una rgida e sostanziale distinzione, di un dual.ismo netto fra mondo interno e mondo esterno perde in tal modo sempre pi terreno. Lo spirito coglie se stesso
e la propria opposione al mondo oggettivo solo in quanto determinate differenze poste in esso medesimo come differenze del mododi considerate vengono da esso applicate ai fenomeni e per cos dire inserite in questi ultimi.
Percanto il lin guag g io inizialmente, di fronte alla
separazione del mondo in due sfere chiaramente distinte, in
un essere interno e in un essere esterno , non solo in
generale permane in unndifferenza degna di esser notata,
ma sembra perno che questa indierenza appartenga necessariamente alla sua essenza. Il contenuto dell'anima e la
sua e s p re s s i o n e sensibile formano un `unit tale che quel-

11. - IL L11\^<;uA(;Gto NELLA FASE ni-:LL'Es1>R1-tsslone SENSIBILB 147

lu non esiste prima di questa come qualcosa di indipendente


tdi autosufhciente, ma solo in essa e con essa arriva a comgiere se stesso. Entrambi, contenuto cd espressione, solo
tompenetrandosi recprocamente divcntnno ci che sono; il
signicato che acquistano nella loro relazione recproca non
si aggiunge al loro csscrc semplicemente dall'esterno, ma
<i che costituisce per la prima volta questo essere. Non de
<ui un risultato ottt-nulo in virt di altro, bens c'e proprio
quella sintesi iomlmncntale da cui il linguaggio scaturisce
come totalit c pur cui tutte le sue parti, dalla pi elementare espressione sensibile no alla pi alta espressione spirituale, vt-ngono tcnute insieme. E non solo il linguaggio parlito. fonnato c articolato, ma anche la pi semplice espressione m i m i c a di ci che avviene nellntimo dellanimo mostra questo inestricabile intreccio, mostra che questi fatti in.
teriori non formano una sfera in se stessa perfetta e conclusa
muovendo dalla quale la coscienza, per cos dire in modo soltanto contingente, pervenga allo scopo della comunicazione
2-nnvenzionale con altre; invece proprio questo appareme
s:raniarsi da s forma un fattore essenziale della sua propria
formazione e del suo proprio perfezionamento. Giugtameme
quindi la moderna psicologia del linguaggio ha inscrito il pl-0_
liema del linguaggio nel problema di una p s ic o lo gi a g e Het-ale dei movimenti espressivil. Dal punto di
vista metodologico si qui compiuto un importante passo in
Hvanti per il fatto che si prende lo spunto dal movimento e
dal senso del movimento e si cos fondamentalmente gi
usciti dalla cerchia dei mezzi concettuali di cui dispone la
Iradizionale psicologia s e n s i s t i c a . Dal punto dj vista della concezione sensistica lo stato di coscienza sso e rigido
l dato primo, anzi, in un certo senso, il dato unico: i p ro Se s si della coscienza, per quel tanto che in genere vengono
rlconosciuti e valutati nella loro propria natura, sono riconL
1 Gi J. J, ENGEL aveva cercato di costruire un sistema comple0 dei movmenti espressivi sulla base delle ricerche psicologiche ed
:_stetiche del secolo Xt-'ln nelle sue ldeen zur Mmila l in Scbriten, Bel-_
l_D 1801, parti VII e VIII; per la concezione del linguaggio come moflmeuto espressivo si veda poi particolarmente WUNDT, Die Sprac/;e2,
M p. 37 sgg.

_ .,-_.4

ik

PARTE PRIMA - FENOMENOLOGIA DELIA FORMA LINGUISIICA

II. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELESPRESSIOXE SENSIBILE

149

WI
..-.

dotti a una semplice somma, a una connessione di stati.


Se invece il movimento e il senso del movimento vengono
considerati essi stessi come un fattore fondamentale nella
struttura della coscienzal, viene con ci stesso riconosciuto
che anche qui la dinamica non va fondata sulla statica, ma
questa su quella, e che ogni realt della vita psichica consiste
in processi e in cambiamenti, mentre la ssazione in stati
rappresenta solo un'opera successiva dell'analisi e dcll'astrazione. Cos anche il movimento mimico e un'unit immediata
dell' interno e dell' " esterno , dello spirituale e del
corporeo , giacch proprio in ci che esso direttamente
e sensibilmente significa ed esprime qualcosa di altro, ma
di presente in esso medesimo. Qui non ha luogo alcun sem-

24.-Uf*L_.

tenuata e shiatlita tl un originario movimento aggrcssivo, le-

fi

plice " passaggio , alcuna semplice aggiunm arbitraria del

segno mimico all'affetto da esso indicato; al contrario, Paifetto e la sua esteriorizzazione, l'interna tensione 0 il SUO SOgarsi sono dati in un solo e medesimo atto che non pu essere
distinto in momenti successivi. Ogni eccitazione tlt-ll`intcrno,
in virt di un nesso che pu essere descritto e intcrprctuto
dal punto di vista puramente siologico, si espfim Originariamente in un movimento del corpo, e il corso successivo
dello sviluppo consiste soltanto nel sopravvenire di una sempre pi netta differenziazione di questo rapporto, in quanto
con una d e t e r m i n a t a eccitazione si collegano d e t e r mi n a ti movimenti in un ordine sempre pi esatto. Certamente questa forma d'espressione non sembra inizialmente
andare oltre la semplice riproduzione all'esterno di ci
the interno. Un eccitamento esterno passa dal fatto sensitivo al fatto motorio, ma questultimo resta in tal C280, 21 qllrlto sembra, completamente nell`ambito del semplice riflesso
meccanico, senza che ancora si annunci in esso una superiore
spontaneit spirituale. Tuttavia gi questo riesso il
primo segno di una attivit in cui comincia a costituirsi una
nuova forma della coscienza concreta delllio e della coscienza

.t-._I-.,..
I
1
1

-i.m-.-

1
e

1 Questa idea del " primato del movimento " stata raplfesr
tata con particolare energia ed acutezza nel campo della psicologia da
HERMANN Conan: cfr, specialmente la sua rtbetik de-Y fmff G0fbls, , p. 143 sgg.

concreta dell'oggetto. Darwin nella sua opera sull' espressione delle emozioni ha cercato di creare una teoria biologica dei moti espressivi interprerandoli come residuo di azioni originariamente rivolte ad un ne. L'csprcssione di un determinato moto affettivo non sarchc quindi nicnte altro che
l`attenuarsi di una primitiva us/ione linalistica concreta; l'espressione della collt-ra, per esempio, surebbc Fimmagine at-

spressione della puunn sarebbe Pimmagine di un movimento


di difcsa, c cos tli suguito. Questo modo di pensare suscettibilc li un`in1<-rprctazione che conduce al di l della ristretun mrliin lt-lla problematica biologica di Darwin e che fa
consitlcmrc la questione sotto un aspetto pi generale. Ogni
movimento espressivo elementare rappresenta realmente una
prima linea di dernarcazione dello sviluppo spirituale in quanto si trova ancora completamente nellmmediatezza della
vita sensibile, mentre da un altro lato la trascende. Esso implica il fatto che l'impulso sensibile invece di tendere direttamente al suo oggetto, di appagarsi e perdersi in questo, subisce una specie di inibizione e di ritorno, in cui sorge una
nuova consapevolezza di questo stesso impulso. In questo
senso, proprio la reazione che contenuta nel movimento
espressivo prepara un grado superiore di attivit spirituale.
L'a1ione ritraendosi, per cos dire, dalla forma diretta dell'operare, procura a se stessa un nuovo campo e una nuova
libert; essa si trova quindi gi al punto di passaggio dal
semplice campo prammatico al campo teoretico , dal
fare sico al fare ideale.
Nella teoria psicologica del linguaggio mimico si
e soliti distinguere due forme principal di gesti. Da un lato
si trovano i gesti indicativi, dall'altro i gesti imi tat ivi, come classi che possono essere distinte l'una dall'altra
chiaramente e per il contenuto e per la loro genesi psicologica. Pertanto il gesto indicativo viene fatto derivare, sotto
l'aspetto biologico e dal punto di vista della storia dell'evoluzione, dal movimento prensile. Aerma Wlundtz Le braccia e le mani n dalla pi primitiva fase dell`evoluzione umana servono come organi con cui l'uomo afferra e padroneggia
gli cggetti. Da questuso manifestamente originario degli or-

l
150

PARTE Parma - 1=1:No.\u:NoLoc.rA DELLA roiuvm Lnvousrrca


Ir, - L LINGUAGGIO NELLA msn m-:LL'1:s1>r.Ess10Ne sr:Nsrs1r.1z 151

gani prensili, in cui l'uomo ha, rispetto alle analoghe attivit


degli animali che gli stanno accanto, una superiorit soltanto
di grado e non cl essenza, si progressivamente condotti alla
prima e pi rozza forma di movimenti mimici. Ci avviene
in virt di uno di quei cambiamenti graduali che all`inizio
hanno un vero e proprio carattere regressivo, mentre per i
loro efletti forrnano un importante elemento di un'evoluzione progressiva. Tale forma di movimento mimico, considerata dal punto di vista generico, non altro che il movimento
prensile attenuato fino a diventare un gesto. Essa ci si presenta tuttora nel bambino in tutte le possibili fasi di transizione, dalla fase originaria a quella successiva. Il bambino
cerca di aflerrare anche oggetti che non sono alla sua portata
perch troppo lontani. In tal modo pero il movimento dell'afferrare si converte direttamentc in movimento indicativo.
Solo dopo ripetuti tentativi di afferrarc gl oggctti, il movimento indicativo si rende autonomo come tale '. F. questo
passo verso l'autonomia, in apparenza cos semplio_-, rnprcsenta una delle tappe pi importanti sulla via chc conduce
dall'evoluzione animale a quella propriamente umana. lnfatt:i nessun animale arriva no al punto in cui si compie la
caratteristica trasformazione del movimento prensile in gesto indcativo. L' afierrare a distanza, come viene denominato l'accennare con la mano, anche negli animali pi evoluti non andato oltre il primo e imperfetto abbozzo iniziale. Gi da questo fatto della storia dell'evoluzione risulta
che in questo aiferrare a distanza si trova nascosto un
tratto di tipico e universale signicato spirituale. questo
uno del primi passi con cui l'io che sente e che desidera allontana da s il contenuto rappresentato facendone in tal modo per la prima volta un oggetto , un contenuto oggettivo . Nel grado primitivo dell'emozione e dell'istinto l'atto
che coglie Poggetto consiste solamente nell'afferrarlo in
modo diretto e sensibile o nel prenderne possesso. Ci che
estraneo deve essere ridotto in proprio potere; in senso
puramente materiale e secondo la sua realt corporea deve

essere tratto nell'ambito dell'o. Perfino le prime fasi iniziali


della cono sc enza sensibile rientrano ancora in questo caso: in esse si crede, secondo la significativa e caratteristica
espressione platonica, di poter ailcrrarc l'o;1gctto addirittura
con le mani (zii-:PEZ e-:Iv 7_epu,'v)1. Ogni progrcsso del concetto e della pura " teoria " consiste pero proprio nel superare progressivarrcmc questa prima immcdiatezza sensibile.

Uoggetto della conoscenza si allontana sempre pi, tanto


the la consapevolcz'/.zi critica che il sapere acquista di se stesso pu sembmrc alla ne addirittura il punto innitamenle lonmno
il conipto innito del sapere. Al tempo stesso,
:it-r, solo in questo apparente allontanamento esso acquista
ln sim \-'cm determinatezza ideale. Nel concetto logico, nel
iudi^/.io e nel sillogismo si svolge quella comprensione indiretta che forma il vero carattere della ragione. Dal punto
:li vista generico e obbiettivo risulta quindi eliettivamente
:he si compie un continuo passagmo che porta dall' afferrate (green) al comprendere (egreifen). L'afferrare
lisico-sensibile diventa interpretazione sensibile, ma in questulti:na vi gi il primo spunto per una superiore funzione
significativa quale si manifesta nel linguaggio e nel pensiero.
Per misurare tutta la portata di questa opposizione, si pu
lire che all'estrerno sensibile del semplice mostrare si
:ontrappone Pestrcmo logico del dimostrare . Dal semplire indicare con cui viene denominato un essere assolutamen:e singolo (un 'rs -r-. nel senso aristotelico) il cammino pro:ede verso una sempre pi spinta deerminazione generale:
a funzione inizialmente soltanto indicativa diventa funzioie apodittica . Il linguaggio stesso sembra conservare an:ora questo nesso in quanto collega le espressioni che signiicano parlare e dire con quelle che signicano indicare e
nostrare. Nelle lingue indoeuropee i verbi che significant)
' dire risalgono cos in gran parte a quelli che signicano
indicare : dicefe deriva dalla stessa radice che si trova nel
reco aizvuut (gotico *rei/Jan, ga-teimz; antico alto tedesco
tgn), come i verbi grecicpq
:ion/.oi risalgono a una radi-

'E_ -o

1 WUNDT, Vll:erpf_t=cIa:'0g:c5, I, p. 129 sg.

1 Cfr. Platone, Teeteto, 155 E.

152 PARTE PR11\1A - r1:.\>cMENoLoGL-1 nizpm 1=c1iM,\ Lmcurs-rica


Ir, _ L LINGUAGGIO NELLA 1=As1: nELL'zsP1uss1onz sENs1mLE 153

ce cpu (sanscrito bh), che in origine indica Pilluminare, PapPanre 11 fare aPPa1' (Cf- '1_D1`}0>, <_2, cpozivm, izlt. fari,

aterz' ecc.)1.
`
eramente il giudizio sulla mimica sembra doversi necessalanente congurare in modo diverso se, invece di partire a a consider-azione del gestl lndlcativi, si parte dalla
seconda classe fondamentale, cio dalla classe dei esti
.
.
.
4
. ,. .
.
.
'
ini r a t ivi.. Iniam l xmitazlone ln quanto tale rappresenta
gra 11 contrario dx ogn1 libera forma di attivit spirituale. In
essa 11o rimane legato a]l'irnpressione esteriore e alla natura
dl 'lusf quanto pi esattamente essa ripete questa impresS10H, SC113_1<_ndo ogni spontaneit propria, tanto pi prf_
tamente _1In_-tazione ragglunge 11 suo stopo. Proprio 1 111-_

guagg1 mlmici piu ricchi e differenziat quanto al contenuto,


1 1198113321 Itlmici dei popoli selv;|gg_ presentano pi forte
questo legame. Di solito 1.1 linguaggio mimico dei popoli selvaggi, oltre ai segni imitativi aventi un cnratu-|'c immediato,
0I11:_ nfle una grande quantlta dx cosiddctli `^ gt-sti simo ici 1 qua 1 non nproducono dncttamcmc 1`o,g;c-tm U Pmtivrta che deve essere espressa, ma la ntlicano solo in modo
mchretto. Ma qui-come per esempio nel linguaggio mimico
dei Cisterccnsi o nella mirnica napolctana studiata a fondo
da. Anrirea de Jorio -_ non si tratta evidentemente di forme
PFIIIHUVC, m C11 formazioni molto compiesse su cui ha gi
nuito ln maniera durevole e determinante il linguaggio par0- 1`1V< quanto piu si risale al vero e autonomo contenuto riel 1Lng_uagg1o mimico, tanto pi sembrano scomparire

tutti 1 << segni indicanci concetti ed essere sostimti da semplici segni lndicann cose. L'idea1e di un linguaggio puramente " naturale ", in cui sia escluso ogni arbitrio convenZ10D2\1. Slllbra
quudi
essere
stato qui
raggiunto
Cos P er
_
_
. .
_
._
'
@S11P10 E1 linguaggio mimico degli Incuani del Nord-An1e-

rica stato detto the soltanto pochi gesti sono ' convenzionali per la loro origine; la rnassima parte di essi invece
consisterebbe nella semplice imitazione di chiari fenomeni
naturalil. Se si mette in evidenza soltanto questo carattere
della riproduzione pantomimica di determinati oggetti sensibili, un procedimento di tal natura non sembra aifatto essere sulla via che conduce al lingua ggio inteso come manifestazione libera e originaie dello spirito. Qui per va considerato che tanto la funzione imitativa che la funzione
" indicativa non mppresentano attivit semplici e omogenee della coscienza, ma sia nel1'una che ne1l'altra si fondono
cc-mcm di diversa origine e di diverso signicato spirituale.
Anche in Aristotele le parole del linguaggio vengono indicate come imitazioni , e della voce umana si afferma che
l`organo pi di ogni altro adatto e fatto per Fimitazione.
Ma questo carattere mimico della parola non per lui in
contrasta col suo puro carattere simbolico; anzi quest'ulti
mo viene messo in evidenza con non rninore energia poich
si fa notare che Finarticolato suono provocato da una sensazione, quale si trova gi nei regno anirnaie, diventa parola
articolata solo in quanto viene usato come simbolos. Questi
due aspetti si conciliano per il fatto che 1' imitazione viene qui presa in quel senso pi vasto e in quei signicato pi
profondo per cui essa appare ad Aristoteie non solo come
1'origine del linguaggio, ma anche come origine delI'attivit
artistica. La ;..uqm;,intesa in questo modo, appartiene essa
stessa al campo dellarco-qcn, cio de1l'attivit creatrice e forrnatrice. Qui non si tratta pi della semplice riproduzione

1 Cir. MALLERY, Sign Language: among North American Indians, in Report: of the Bureau uf Etlmology in Washington, I, p. 334.

2 Cfr. Aristorele, Rezorica, III 1, 1404 -.a 20; -ri Yp vgmr-rx pu-

d
S11
questo punto KLUGE Etymologircber Wrterbuch der
Ceutsc en Gprasbei Strassburg i894", p. 415 [sono la voce zeigen);
Z92.mdzuge der grzecbzrcben Etymulogie, Leipzig 18785, pp.

rpLwro' crrw, fnrps S xa ; omv rrivrmv .up.'r'r|.v_dn:mnv 'ribv p.0-

2 A. DE ]0RIO, La .vzimica degli anfic/vi fwestigata nel gertre naPf1l-'00= N2p01i 1332; sul linguaggio (ici Cistercensi v. WL'r~'n1r op.

L]J6fpoL, oov 9-qpmv, v ofv cfw vopa. La precisa disnzione fra

ciz., I, p. 151 sgg.

pluw L'Ev.
5 Cfr, 1r; pmvsiae, 2, 16 a 27: epuea -r3v -aourwv ov c'rw o`O.7t`-razv ~'w-ra.-. o5;[3o7.ov, .-.s nloc -f 1:. xxi oi pziy.;m:oz
" imitazione e simbolo (uowuz e 1Su_Bo1ov) si trova, per esempio, anche nel commeuto di Ammonio al De nterpretatione di Arisrotele, lb (Sc/olia in /lrrt. ed. Acad. reg. Boruss., p. 100).

154

PARTE PRIMA - FENOLEXOLOGIA DELIA FORSJA LINGUISTICA

II. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLTSPRESSIONE SENSIBILE

di un oggetto esterno, :na di una libera produzione: l'apparente imitazione presuppone in realt un'interiore pregurazione . Ed effettivamente, se si considera la cosa con
rigore, risulta che questo elemento, il quale si manifesta in
modo puro e ndipendente nella forma della creazione artistica, interviene n nei cominciamenti elementari di ogni imitazione in apparenza puramente passiva. Giacch anche questa non consiste mai nel rendere solo tratta per tratto un
determinato contenuto reale, ma nel far risaltare in esso un
elemento signicativo e nell'ottenere in tal modo uno schizzo caratteristico della sua forma. In tal modo per la stessa
irnitazione si trova gi sulla via della espre ssione, in
cui gli oggetti non vengono semplicemente accolti nella loro
forma compiuta, ma vengono costruiti dalla coscienza secondo i loro fondamentali caratteri costitutivi. In questo senso
imitare un oggetto vuol dire non gi contputlo mediante le
sue singole caratteristiche sensibili, ma coglicrlo nei suoi mpporti strutturali, che possono venire intcsi rcalmcntc- solo in
quanto la coscienza li genera costruttivamente. (i il linguaggio mimico offre lo spunto per una tale forinn superioredi imitazione, poich nelle sue forme evolute presenta ovunque il passaggio clal gesto semplicemente itnitativo al gesto
espressivo, che, secondo lllfundt, caratterizzato dal
fatto che in questo << l'i_'nmagine di un oggetto viene formata pi liberarnente, come fa l'arta gurativa rispetto alla semplice tecnica dellmitazione '.
Ma questa funzione dell'espressione ci si presenta in
una libert e in una profondit del tutto nuove, nonch in
una nuova attualit spirituale, quando essa invece del gesto
utilizza il suono come mezzo e come sostrato sensibile.
Nell'evoluzione storica del linguaggio questo processo di liberazione non si compie in modo diretto. Nelle lingue dei
popoli prirnitivi si pu riconoscere chiaramente ancor oggi
come non solo il linguaggio mimico permanga accanto al linguaggio parlato, ma anche come proprio quest`u1tirno suhisca nella sua formazione l'inusso decisivo di quello. Si
trova qui ovunque la caratteristica compenetrazione per cui

l
\
l

155

concetti-parole di queste lingue possono essere colti e


Iompresi in modo completo solo quando li si intenda al temDo stesso come " concetti manuali (manual concepts) e miIici. Il gesto legato alla parola e le mani allntelletto in
nodo tale da sembrate che ne rapprescntino davvero una
Darte integrantcl. Anche nel linguaggio infantile solo a poco
- poco il suono si separa dal complesso dei movimenti miUici: anche ad un grado relativamente elevato esso appare
-Ilcora completamente avvolto da tutto questo linguaggio
mimico? Ma non nppena la separazione compiuta, il lin:I1aggio, con il nuovo elemento in cui ormai si muove, ha
Cquistato anche un nuovo principio fondamenrale del suo
Qstituirsi. Solo nel mezzo sico del suono il linguaggio sviLlppa la sua propria spontaneit spirituale. I due fatti si conlizionano a vicenda: Farticolarsi dei suoni diventa un mezzo
'er Farticolarsi del pensiero, e questo si crea nel.l'elaboraione e nella formazione dei suoni un organo sempre pi diferenziato e pi sensibile. Rispetto a tutti gli altri mezzi miici di espressione il suono ha il vantaggio di essere in miura molto maggiore suscettibile di " articolazione. Prorio Ia sua fugacit, che lo distingue dalla determinatezza
ltuitivo-sensibile del gesto, gli conferisce una capacit forlatrice del tutto nuova e lo rende atto ad esprimere non
310 rigide determinazioni del contenuto rappresentativo, ma
nche le pi clelicatc sfumature e le pi tenui oscillazioni del
rocesso rappresentativo. Se in apparenza il gesto nella
'Ja plastica natura imitativa sembra adattarsi al carattere del cose meglio che non l'elemento per cos dire incorporeo
el suono, quest'ultimo acquista la sua intrnseca libert prorio per il fatto di essere incompleto sotto questo aspetto e
non riuscire a rendere, in quanto semplice divenire, l'esre degli oggetti. Ora dal lato oggettivo esso diventa caL

V
1 Sui manual concepts degli Indiani Zui v. CUSHING, Manual
oncepr, in The American Anthropologist > V, p. 291 sg.; circa i
'Fporti fra linguaggio mimico e linguaggio parlato nei popoli primitivi
veda specialmente Tabbondante materiale contenuto in LVY-BRUHL,
ff ozzcrious mentales dan: le: sociis inrieures, Paris 1910.
2 Cfr. CLARA e WILLIAM STERN, Die Kzzderspmcbe, Leipzig
302, p, 144 sgg.

1 \\(7UNnr, op. cit,, I, p. 156.

156

marc Para-A - rr-;NoM2xot.oc1,x DELLA r=o1tM\ Lrivoursrlcr

pace di esprimere non soltanto un contenuto qualitativo, ma


anzitutto rapporti e ceterminazioni formali di relazione; dal
lato soggettivo si imprime in esso la dinamica del sentimento
e del pensiero. Per questa dinamica il linguaggio mimico, che
si mantiene sempre in quel mezzo che lo spazio e che quindi pu rendere il movimento solo dividendolo in singole forme spaziali separate. non possiede ancora un organo suiciente. Nel linguaggio parlato tuttavia il singolo elemento
distinto si viene ora a trovare col complesso della produzione dei suoni in un rapporto del tutto nuovo. Qui l'elemento
sussiste solo in quanto nasce e si 1-innova continuamente: il
suo contenuto si risolve nell`atto della sua produzione. Ma
questo atto della produzione dei suoni si articola in maniera
sempre pi netta in particolari determinazioni distintive. Alla distinzione qualitativa e alla gr-.tdazione dei suoni si aggiunge, in particolare, la gradazionc dinamica mediante l'accento, come pure la gradazione rtmica. Si L- cercato di mostrare i.n questa articolazione rtmica, quale si presenta specialmente nei primitivi canti di lavoro, un elemento essenziale de1l'evoluzione artistica e lingustica'. Qui il suono ha
la sua radice ancora direttamente nella pura sfera sensibile;
siccome per l'elemento da cui scaturisce e a cui serve di
espressione non una sensazione semplicemente passiva, ma
un semplice agire sensibile, esso d'altro lato gi in procinto di superare questa sfera. La semplice nteriezione, il suono di emozione e di eccitazione provocato da una soverchiante e tnomentanea impressione si converte ora in una serie
continua e ordinata di suoni in cui si rispecchano il nesso e
l'ordine dellazione. ll dispiegarsi ordinato dei suoni -si
aerma nel saggio di Jakob Grimm sull'origine del linguaggio- significa per noi dividere, articolare. e il linguaggio umano si presenta come un linguaggio articolato; con la qual
cosa si accorda l'appellativo dato da Omero agli uomini:
ol. uporcs, uponsc vpwrrot ovvero fjpoco, derivante da

1 Cir. KARL Bcnnx, Arbeit :md Rhyfwrur; circa Finusso escrcitato dal lavoro e dai ritmi del lavoro "' sul divenire del linguaggio
cfr. gli scrini di L. Nolm, Der Ursprung der Sprache, Mainz 1877;
Logos-[,'r.tprzmg and Wexen der Begrie, Leipzig 1885.

tt, - tt t1NGU.\Gcro Ni-:1.r.A msn ni-:L1.'csrRcsstoNE SENSIBILE 157


.slpopm ovvero uepilw, in quanto gli uomini dividono,
tticolano la loro voce >'.
Soltanto ora la materia del linguaggio e tale che si pu
Hprimere in essa una forma nuova. Lo stato aflettivo visito sensibilmente, convertendosi senz`altro nell'espressione
iitnica, si annulla por cos dire in essa; si scarica in essa e
ruva cos la sua line. Col progrcdire del1'evoluzione, sicco1e questa immciliatez'/,a viene impedita, il suo contenuto
iene perci nel contempo per la prima volta ssato e forlato in se stesso. Vi ora bisogno di un maggior grado di
onsapevolezzn, di una pi precisa nozione delle sue intime
ierenzc se esso si deve esternare, se si deve convertire in
eterminata c chizira espressione mediante suoni articolati.
Ion l`inibizione delllespressione diretta nel gesto e nel grilo inarticolato vengono raggiunti un'interna misura e un moimento ne1l'ambito stesso del desiderio e della rappresentaone sensibili. Dal semplice riflesso si passa in maniera semre rneglio determinata ai diversi gradi della riessione.
lel nascere del suono articolato, nel processo per cui- seconlo quanto dice Goethe- il suono si determina in voce , ci
ipresenta un fenomeno generalissimo che incontreremo nel: forme pi diverse in tutti i campi dello spirito. Qui meliante la particolarit della funzione linguistica si manifesta
aicora la funzione simbolica universale quale si svolge,
econdo una sua legge immanente, ncll'arte, nella coscienza
nidcoreligiosa, nel linguaggio e nella conoscenza.

II
Come avviene per la teoria de1l'e_rte e per la teoria dela conoscenza, anche la teoria del linguaggio si libera soltanto
1 poco a poco dalla soggezione al concetto di imitazione e
1 ber den Urrprung der Spracbe 1851) in Jano Giumiu,
(lene Scbriten, p. 255 sgg. ll nesso etimolt-gico accolto qui da Grimm
f del resto dubbio e contestato: per maggiori particolari v. GEORG CURl'1Us, Gmndziige der griechrcben Etyrfzolqgie 3, pp. 110 e 330.

-1

158 F.-xxra PRIMA - FENOMENOLOGIA I-ELLA Foiuvm LiNGUrs1'1c1i

11. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE 1ELx.13s1>1uass1oNE sransmluz 159

alla teoria della riproduzione. La questione della zupir-11; Tw


vo.Lwv si trova al centro del.l'antica filosofia del linguaggio. Anche il problema se il linguaggio vada considerato come un gooe; v oppure come un v.1. v non conceme il
sorgere di esso. bens il suo contenuto di verit e di re-altl.
ll linguaggio e la parola rimangono connati totalmente nellamlito delle rappresentazioni e delle opinioni soggettive,
oppure esiste un nesso pi profondo fra il campo delle denominazioni e il campo dell'essere reale? Vi un'intera esattezza e verit ' obbiettiva" nelle denominazioni stesse? La
sostica nega, mentre lo stoicismo aerma tale validit obbiettiva della parola. Ma tanto nella soluzione aermativa,
quanto in quella negativa, il p roble ma in se stesso rimane il medesimo. Che la conoscenza abhia il compito di rispecchiare e riprodurre Pessenza delle cose, e che il linguaggio abbia il compito di rispecchiarc L- riprodurre l'essenza
della conoscenza costituisce il presupposto fml;1nu-nmlc da
cui si parte per difendere o contestare il loro valore. 1.11 so~
stica cerca di dirnostrare Pimpossibilit di nssnlvr-rc nll`|mn
e al1`altro compito: se vi fosse un essere-dice Gm-gin -esso
non potrebbe essere colto e conosciuro dall`uomo; e anche
se potesse essere conosciuto, non potrebbe essere espresso
e comunicato. Come i sensi della vista e dell'udito, a seconda della loro natura, rimangono connati a un determinato
campo di qualit-tanto che uno pu percepire soltanto luce
e eolori e l'altro soltanto suoni-, cos anche la parola non
pu mai trascendere se stessa per cogliere l' altra cosa
che le sta di fronte, per cogliere l' ` essere e la verit2. Inutilmente lo stoicismo cerca di sfuggire a questa conseguenza
affermando una naturale ainit fra lessere e la conoscenza,

cos pure un nesso naturale, una corrispondenza 201151 Lqcw fra la parola e il signicato. La concezione secondo
:quale la parola rende l'essere in tutto o in parte e ne rapiesenta il vero '~:uov si riduce da se stessa allassurdo in
ianto nel corso del suo sviluppo si converte nel suo conario. Oltre al rapporto di somiglianza viene ora amIesso come ragionc di spiegazione etimologica anche il suo
Wesciamcnto: non solo l'va)m~(a. e ynr-r'r, V211@ C0fI1
rincipo di formazione del linguaggio, ma anche l'*rfppw:L;
:v:xvrucf.c. La xi/mlitudo diventa conirarum; 1' analoa divenni " nnonmlia "`. noto quale fatale eetto ehbe
nesta famigcriua < spiegazione mediante il contraste nel: studio de-l|`erimologia1: ma in complesso in essa si rivela
el modo pi rigoroso soltanto il fatto che ogni spiegazione
el linguaggio fondata sul postulato della somiglianza nsce
ecessariamente per arrvare al polo opposto e quindi per
egarsi. Anche quando le parole vengono intese come imiizione non di cose, ma di stati d'animo soggettivi, e quano-come in Epicuro-debbono rendere non tanto la natuI degli oggetti quanto gli 'uz nv; di colui che parlaz, il
:odo di considerare il linguaggio, quantunque abbia cambia0 la sua norma, rientra ancor sempre essenzialmente nello
:esso principio. Se viene mantenuta Yesigenza della riproduione come tale, in denitiva la stessa cosa se ci che riIrodotro interno o esterno , se un complesso di
ose 0 un complesso di sentimenti e di rappresentazioni. An~
i proprio in virt di quest'ultimo presupposto la scepsi conto il linguaggio non solo si deve necessariamente ripresenare, ma deve assumere la sua forma pi radicale. Il linguagio infatti pu pretendere ancor molto meno d cogliere l'imnedjatezza della vita che non Fimmediatezza delle cose.
gni temativo di esprimere questmmediatezza 1'l1a invece
,i soppressa: Se Panirna parla, ahim, l a n i m a non parla
,i pi . In tal modo il linguaggio gi nella sua pura for

1 Indicazioni pi precise su quesio signicato originario de1l'opposizione di zpsst c v6u.q_\, la quale solo pi tai-di. nell'et alessandrina, viene sostituita dllbpposizione di -at e Baan. si trovano
in STEINTI-L.L, Gescbicbte der Spracbwfsezxcbal ci den Griec/7er;

:md Rmern, I, pp. T6 sgg., 114 sgg., 319 sgg.


2 Cfr. Sesto Ernpirico, Adv. ma:bea!icos, VII 83 sgg. (Diels,

1 Si vedano alcuni esempi caraneristici in Geono CURTIUS,


zz/dziige der griecbiscberz Etymologes, p. 5 sg.; STEINTHAL, op. cir.,
_. p. 353 sgg.; Lelzsci-r, Sprachplailosopbe der Alle/1, III, p. 47' sgg,
2 Cir. sopra, p. 1054

Fmgfn. der Vorxokr., 76 B, 554):


*a p'rvcJ.s, frri ryo, .\r
ml?. trfi 'r -Bmzaigieux xoii. vru' 057. a-1 'tdi vfx Wvop.:-:v 'ro Tr`
i
7.1; 17013: ._'ov, tzpg cn rw fircozs-:zJ.v<v.

ir

lu

PARTE PHIIVIA - FENOIVIENOLOGIA DELLA I-`OF.2vIA LINGUISTICA

ma rappresenta l'antitesi della pienezza e concretezza del


mondo dei sensi e delle emozioni. ljobiezione di Gorgia:
Parla colui che parla, ma non il colore o la cosa1, ancora pi valida se alla realt oggettiva sostituiamo la realt soggettiva. In quest'ultima domina l'assoluta individualir e la massima determinatezza; nel mondo delle parole
invece domina la genericit, vale a dire Findetermnatezza e
Fambiguit di simboli semplicemente schematici. Siccome il
signicato ' generale delle parole cancella tutte le differenze che caratterizzano l'accadere psichico reale, la via del linguaggio, anzich innalzarci al1universalit spirituale, sembra
piuttosto degradarci nel generico: giacch soltanto questo,
soltanto ci che non carattere proprio di un'intuzione 0
sensazione individuale, ma e un elemento in comune con altri pu esser colto mediante il linguaggio. Questo dunque
rimane soltanto un valore apparente, soltanto una regola del
gioco, che diventa pi ohbligante quanto pi i gocatori si
sottomettono ad essa, ma che non appena si intenrln criticamente, deve rinunciare immediatamente u ogni pre-lesa di
rappresentare o magari conoscere e intendere qimlmsn di
reale, appartenga esso al mondo " interno " o al mondo " csterno 2.
Certo per in fondo nella critica della conoscenza, come
nella critica del linguaggio, proprio questa concezione scettica pi radicale contiene in s il superamento dello scetticismo. La scepsi cerca d mostrare il nessun valore della conoscenza e del linguaggio, ma ci che in denitiva dimostra
piuttosto il nessun valore dell`u n i t di mi s u r a di cui
ci si serve per giudicare conoscenza e linguaggio. Ci che in
modo rnetodico e conseguente si compie nell'evoluzione della scepsi piuttosto l'intima dissoluzione, Fautodistruzione

*gti
II

. was

J!

l6l

lei presupposti fondamentali della teoria del rispecchianento ". Perci quanto pi la neg-azione viene spinta innan:i su questo punto, tanto pi ne risulta chiara e determinata
na nuova concezione positiva. L`ultima illusione di una
|ualche diretta 0 indiretta identit fra realt e simbolo
leve necessariatnente essere climinata; la discrepanza fra
luesti due termini deve essere portata a1l'estremo, afnch
tropro in essa possa diventur visibile la funzione peculiare
lell'esprc-ssionc simbolica e il signicato di ogni singola forna silnlxiczi. Questo infatti non potr essere dimostrato fino
che si cnntnuai n eredere che noi possediamo la realt
ome un dato e come un essere autosuficiente, Come un tut-

o, sia di cose, sia di semplici sensazioni, e ci anteriormente


ogni citlivit formatrice dello spirito. Se questo presupporo fosse esatto, alla forma come tale non rimarrebbe certamente altro compito se non quello di una semplice riproduione, che per sarehbe necessariamente costretta a restare
-idietro rispetto al suo originale. In realr per il senso di
iascuna forma non pu essere cercato in ci che essa espr1e, ma solo nella maniera e nell'interna legge dellespressioe stessa. In questa legge dell'attivit formatrice, e quindi
on gi nella v icinanza al dato immediato, ma nel proressvo allo n t a n a m ent o da esso risiedono il valore e
1 natura specica del linguaggio come dellattivit artistica.
Questa di s t anza dall'esistenza immediata e dall'esperiena immediatamente vissuta la condizione della sua perspiuit e della sua consapevolezza. Anche il linguaggio quindi
< minci a soltanto l dove c e s s a il rapporto diretto con
impressione sensibile e con l'af{erto sensibile. Il suono non
ancora parola no a che si presenta semplicemente come
petizione, no a che con la volont di signicare gli
manca anche lo specico elemento significativo. Il ne della

petizione consiste nelldenrit, il ne della designazione

1 De Melissa, Xenap/vane et Gorga, cap. 6, 980 a 20: p sle,


m`z; v Tic, qxvp, 'roru sfmz 7\'~_fq; ` vcib-; tv xei-up knv zwfrwrlrt
~'vo|:ro, ul; vtt; lofrap 'fp o 'ii z;L<; 'rc 09''\_'o'_:.', ya-vzst,

- IL LINGUAGGIO NELLA PASE. DELIESPRESSIONE SENSIBILE

mguistica consiste nella differenza, La sintesi che qui si comie si pu realizzare solo come sintesi del diverso e non
elluguale o del simile sotto qualsivogla aspetto. Quanto
i il suono somiglia a ci che vuole esprirnere, quanto pi
sso stesso ancora questo altro, tanto meno riesce a
signicarlo. Non solo sotto Paspetto del contenuto spi-

orw o '71 .m 'r )(po'ag1.az-1 zimet, -:'O.)\ <p9*_f*'ou' xai )_~(eL 1',
tymv )J.'o\ Xpauoc o npyua.
2 Cfr. FR. MAUTHNER, Betrge zz; einer Krifik der Spracbe, specialmente I, pp. 25 sgg., 70, 175, 193 e parsim.
1

l_. ~ Casual, Fi1m_;".1 dellzme 1:'na!i-Efe I.

I2

PARTE PRINIA - FEXONIENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA


II. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLYESPRESSIONE SENSIBILE

rituale, ma anche sotto quello biologico e generico il conne


qui nettamente rracciato. Gi negli anirnali inferiori ci si
presenta una grande quantit di suoni originari suscitati da
emozioni e da sensazioni, i quali poi, quando si procede verso le specie superiori, si differenziano sempre pi e si sviluppano no a diventare manifestazioni linguistiche articolate_ in un certo modo e distinte fra loro, richiarni di paura
o dr avvertimento, di allettamento o di accoppiamento. Ma
fra questi suoni di richiamo e i suoni indicativ e signicativi
del linguaggio umano permane, prima e dopo l`avvenuta distinzione, un abisso ', il quale stato di nuovo confermato dai pi rigorosi metodi di osservazione della moderna psicologia animalel. Come Arisrotele ha fatto notare per la prima volta, il passo che conduce al linguaggio urnano stato
compiuto per la prima volta quando il suono signicativo ha
acquistato il primato rispetto al suono emotivo: un primato
che dal punto di vista della storia del ling|m_ig;gio si esprime
anche nel fatto che molte parole delle Iingue pi cvnlutc,
che a prima vista sembrano semplici interie'/.ioni, si dimostrano ad un'analisi pi attenta formazioni regressivr- derivate da strutture linguistiche pi complcsse, da parole o proposizioni aventi un determinato signicato concettuale.

1 Riguardo al linguaggio delle scirnmie pi evolute cfr per


es, \X. Kuuzx. Zur Prycbologe du `r/mpa::crz: Prycbologscbe ForSfklmg, vol. I (1921), p. 27: In qual maniera gli animali si comPrendano questione non facile da trattare nei particolari. Che le loro
manifestazion fo n e t i c h e esprimano senza eccezione tendenze e stati soggettivi e che quindi i cosidderti suoni emorivi non siano mai la
determinazone o la descrizione di una realt oggertiva cosa assolutamente accertata. Sotto questo rispcco. nella furetica dello scimpanze
v1_sono tanti elementi fonerici " del linguaggio umano, che questo
aitimale non certo per ragioni margimli rimasto privo di un linguaggio nel senso nostro. Per quanto concerne a mimica e i gesti degli
animali la s:essa cosa: nulla in essi indica qualcosa di obbiettivo ov-

vero ha una funzione espressiva " .


2 Esempi di ci si trovano in SAYCE, Introduction to the Scienre of Language, London 1880, I, p. 109 sg.; per il campo delle lingue
mdoeuropee si veda particularmente K. BRUGI.-IANN, Versckiedezbeir
der Satzgesfaltung nach Marrgabe der reelircben Grzandunfcane/1 rn
en ndogermamlrcben Spmcben, Leipzig 1918, p. 24 sgg.

163

ln generale si possono indicare tre fasi successive in cui


si compie lo sviluppo del linguaggio verso la sua forma propria, verso questa sua autoliberazione interna. Se indichiamo questi tre gradi come quelli dcll`espressione mimica, delPespressione analogica c della vera c propria espressione simbolica, questa tripartizione non contiene altro inizialmente
:he uno schema astratto; ma questo schema si riempir ab-

bondantemente di com@-mno concreto quando si sar mostrato che pu scrvire non soltanto come principio di classiicazione per determinati fenorneni linguistici, ma anche ad
esprimere una legge funzionale della formazione del linguaggio, la quale ha il suo ben determinato e caratteristico corrispondciile in altri campi, come in quello dell'arte o della
:onoscn-imi. Quanto pi ci possiamo avvicinare ai veri comin:iamenri del linguaggio parlato, tanto pi sembra di restare
ancora completamente in quel campo dell`espressione e della desgnazione mimica in cui ha le sue radici il linguaggio

del gesto. Ci che il suono cerca di raggiungere la vicnanza immediata allmpressione sensibile, la riproduzione, il pi
possibile fedele, dei molteplici aspetti di questa impressione.
Questa tendenza non solo domina per un grande tratto l'evoluzione del linguaggio infantile, ma si manifesta ovunque in
forte misura nel linguaggio dei primitivi. Il linguaggio
si appoggia qui ancora strettamente al singolo fatto concreto
2 alla sua immagine sensibile, tanto che cerca di darne per
:os dire unmmagine esauriente col suono e non si acconlzenta di una designazione generale, ma accompagna ogni particolare sfumatura del fatto con una particolare sfumatura
:li voce appropriata ad esso. Cos, per esempio, nella lingua
Ewe e in alcuni idiomi aini vi sono avverbi che esprimono
soltanto una singola attivit, un solo modo di essere 0 una
sola caratteristica e quindi possono essere uniti soltanto a un
verbo. Molti verbi possiedono una grande quanrit di siffatti
lvverbi qualicativi ad essi pertinenti, la maggior parte dei
quali sono imitazioni fonetiche di impressioni sensibili. Nella sua grammatica della lingua Ewe, Westerrnann enumera,
;~er il solo verbo camminare, non meno c'i 35 gure foneti:he di tal genere, ciascuna delle quali esprime una particolare maniera e qualit del camminare, come il camminar bar-

164

P.'iR`I`E PRIMA - FENONIENCLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

collando, procedendo con lenta andatura zoppicand


,
strascicando, ciondolando, trimpellando, in modo
forte o,
e energico o in modo neghittoso e incerto. Ma con questo, come
egli nota, non ancora esaurita la serie degli avverbi che
descrivono l'atto del camminare, giacch la maggior parte di
essi si possono presentare in duplice forma, cio in quella ordinaria oppure i.n quella dimnutiva, a seconda che il soggetto grande o piccolol. Sehhene nella successiva evoluzione
del linguaggio questo modo diretto di riprodurre mediante
il suono perda terreno, non vi ancora alcuna lingua dei
popoli civili cos evoluta da non averne conservato svariati
esempi. Con sorprendente uniformit determinate espressioni onomatopeichc si trovano difluse in tutte le lingue della
terra. Esse mostrano la loro forza non solo nel fatto che resistono al camhiamento determinato dalla mutazione foiietica e dalle leggi per il resto univcrsalniciite valide della fonologia, ma anche in quanto compaiono come creiizioni nuove che si vericano direttamente nella luce cliiiirn della storia del linguaggio? In conslderazione di questo fatto L- coinprensihile che proprio gli studiosi empirici del liiigungigio siiino stati in vario modo inchni ad accogliere il principio, cos
aspramente avversato nella losoa del linguaggio, dell'onomatopea e a tentarne, almeno in modo condizionato, una
difesa. La filosofia dei secoli XVI e XVII credeva ancora
variam ente d'i aiere
"

senz ' altro trmato


nellbnornatopea la

1 \\(-'i=,sTisr<ivi..>i>1, Grammaiile der Ewe-Sitmche, Berlin 1907, pp.


83 sg., 130; fenomeni del tutto analoglu a quelli qui ricordati si risconttano negli idic-mi degli indgeni americani; cos, pet esempio, si
confronti il passaggio dai suoni puramente onomatopeici alle espressioni verhali o avverbiali quale viene esposto da Bons a proposito della
lingua Chiriook {H1.fzdz'ook 0) American Indian Language, P. lt,
Washington 1911 {< Srnithson lnsr_ Bullet. 40), pp. 575, 655 sg.
2 Per la lingua redesca tura lista di tali formazioni onomatopeiche
relativamente reeenj stata dara, per esempio, da HERMANN PAUL,
Prinzpien der Spfacbgerclicbte 3, p. 160 sg.; si vecano gli esempi
entro l'ambito delle lingue rotnanze in MrYER-LBKE, Einiihrung in
das Stadium der rc-mrc/ren Spraclswirrevzrcat 2, p. 91 sgg.
3 V. per es. SCHERER, Zur Gercichte der deutscisen Sprache,
Berlin 1868, p. 33.

II. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLSPRESSIOXE SEXSIBILE

'hiave della lingua fondamentale ed originaria dell'umanit,


;|eua linma alamia, Oggi certo, in seguito ai progressi

ieiio Studio meo dei unguiggio, 11 sgfq di qustf

Jriginaria sempre PIU $Vmf0; Utf`~W1 1 mn@ m_ _ _ _


trovano ancora tentativi per dimostrrire come DCI Pflmlsmfl
mfigdi della formfiyionc del linguaggio fra le classi dei sinicati e le classi dei suoni -vi fossc tinalclorrispondenzzi,
tome il tutto della parola originaria fosse diviso in_det_errni:ati gruppi ciascuno dei quali era legato a deterinimati ma. _
_ _ '1
non si
:eriali fonetici e tostruito con essi _ E anche quan o
_
fiutre pi ln spcmnza di arrivare in- tal tI10Cl0_ 3 Ifa Yff f_1*
ostruzione del linguaggio originario, di solito il principio
` _
`~
' virt
rlcllonoinntoperi viene riconosciuto corne,l1n fI}ZZ0 111 Ono
\
na
Jel quale si puo raggiungere nel modo piu rapi 0 tu hi cdana- - relat1vamente_p1uGanC ictt; S 05
scenza
_
_ indiretta _ degli strati
.
_
_
_u
_
:ormazione del lmguaggio. Cos, per esqilplf
doeum
.
n
serva, per quanto concerne il campo _ ` _11gUe 1_b
1_
pee; Nonostante tutti i carnbiamenti, e riconoci iel frie.e lingue anche una tendenza alla conservazionc- OI!
'
` sta tutti i P oP oli del _ nostro ceppo
iesimo
gruppo onetico
ial Ganue lino allOceano Atlantico indicano l'idea dello stafonfffco
-e-i presso tutti questi pop01 al gl`\1PP0
_
. Pl On,- aP`
Jena qualche mutamento di poca importan-za, scl-leted
'
-~
~
rn r
iello scorrere. Cio non puo essere fclituito. lert S_ suoni
stessa idea
rimane
legata per tutti' i' m ' ennt g_1 S s 1
_
.n quanto per il modo di sentire dei popoli eisteva fra ess
. .
'
nza a
in mtirrio legame, vale a dire questi ave ano a ten e
fsprimere quest'idea con gli stessi suoni. Latfermazionel ie:ondo cui i popoli pi antichi presuppoiiev-ano un quac e
rapporto dei suoni con lidea designata e Stata SPESSO og'
_ e` dilcile
. . spiegzire
.
, _
getto di riso e d.i scherrio. Tuttavia
10
1 Cos TUBER, Die Urrpracbe zmd bre Enttacklug (P << G1_'

l
'l

bus 91 [191-3], p. 277 age), disfmgie Sei gf}1PP* P?F'E]1(f:'


nento
liquido, nutrirnento
solido, PFHCIPW-21 amos eflc * `gn
.
.
cerc a
01-gsm, luogo del mangime e della ahbeverata mondo arrinscl Sanli dimostrare che nelle l1ng1l_ Pl'-1 Cl1\'f5_d_e a t_r_m' lcdjalte suoni
tcrito e nell'ebra1co, essi veriivano indican in origine
1
cale-in (M, + vm1e labial@ _i_ Vgale; n -1- vocale; denta e -I- Y

oppure r; gutturale -i- vocale).

166 PARTE Pxlimx - 1-ENo_\n:xcLocIA DELL. rrirr-ia Lmcursrrcs.

rigine del linguaggio senza questo presupposto. In ogni caso


vi anche nelle parole appartenenti a periodi molto recenri
come unanima >1. Il tentativo di cogliere quest' anima "
dei singoli suoni e delle classi di suoni ha sempre avuto un
fascino per i loso e gli studiosi del linguaggio. Non soitanto lo stoicisrno ha seguito questa via; anche Leibniz ha
cercato in casi particolari di andare in traccia di questo signicato originario di singoli suoni e di gruppi di suonig. E dopo
di lui proprio i pi acuti e pi profoitdi glottologi hanno
creduto di poter chiaramente indicare il valore simbolica di
determinati suoni non solo ne1l'espressone materiale di singoli concetti, ma anche neil'esposizione formale di certi
rapporti grammaticali. Cos Humboldt non solo trova
confermato questo nesso nella scclta di determinati suoni
per rendere determinate impressioni _ come, per esempio, il
gruppo fonetico at per esprimere l`iinprcssionc di ci che
stabiie e permanente, il suono l di ci che ei scioglio e scorre,
il suono 1; di un movimento incerto e discontinuo , ma crede di incontrarlo anche in tutti i mezzi della forma'/.ione
morfologica del linguaggio e rivolge particolare atten'/.ione a
questo elemento simboiico nei suoni grammaticali. Anche
Jakob Grimm cerc di mostrare come, per esempio, i suoni
che nelle lingue indoeuropee vengono usati per la formazione delle parole esprimenti risposta o interrogazione siano
legati da un nesso molto preciso al significato spirituale dell'interrogazione e della risposmf Il fatto che deter

1 CIIRTIUS, Grmdzge der griecbischef Etj,'io[ogze"', p. 96,

2 i\'om.'eaux erraix .fur l'en-Endement humain, III 3.


3 Cfr. Fintroduzione ail'opera sulla lingua Kawi lin Ger. Scbr.,
VII 1- P- 76 SEE-i, Clne pure quesfoperzl stessa: /Jer die Kawi-Spr@

che auf der Inrel jaw, Berlin 1838, II, pp. 111, 153 e pasrim.
4 Dezitrcbe Gravnmati/e, III, p. 1: << Fra tutti i suoni della voce
umana nessuno capace di esprimere Yessenza dell' i n t e r r o g ai z i o ne _, che va sentita subito all'inizio della parola, come il k, la consu-

nante pi piena che la gola pu pronunci-are, Una semplice vocale


avrebbe un suono troppo indererminato, e Forgano labiale non ugua.
glia Forgano gutturale in forza. vero che il I pu esser pronunciato
con forza uguale 1 quella del k, ma viene piuttosto en-iesso che pronunciato ed ha qualche cosa di pi saldo; quindi atto ad esprimere

11. - rr LINGUAGGIO maru Ffxsr-; nELL'r:si>1u=.ssoNr~: srusislu; 167

minate difierenze e sfumature vocaliche vengano usate per


esprimere determinate gradazioni obbiettive, specialmente
per indicare la maggiore o minor d i stan z a di un oggetto
dalla persona che parla, un fenomeno che si ritrova in m0
do uniforme nei pi diversi idiomi e nei pi diversi campi
linguistici. A questo rigunrdo, quasi sempre .-1, n, u indicano la maggiore, cd i la minor lontananza'. Anche la cliversa Iontananza nei tempo viene in ral modo signicata mediante la di\=ersitz`1 duilc vocali o de1laltezza vocalicaz. Alla
stessa maniera certe consonanti e gruppi di consonanti hanno la funzione cli naturali metafore fonetiche le quali, in
quasi tuni i campi lnguistici, hanno un signicato uniforme
o simile; cos, per esempio, con sorprendente regolarit i
suoni labiaii di risonanza indicano la direzione verso colui
che parla, mentre i suoni lingual esplosivi indicano la direzione contraria; di conseguenza i primi si presentano come
naturale espressione dell' io , i secondi come espressione naturale del tu 3.
Ma in questi ultimi fenomeni, per quanto essi rechino
ancora per cos dire il colore dellmmediata espressione sensibile, gi stato fondamentalmente superato il campo del
mezzo linguistico semplicemente mimico e imitati\~'o. Ora infatti non si tratta pi di conserx-'are in un suono imitativo un
singolo oggetro sensibile o una singola impressione sensibile;
invece la gradazione qualitativa di tutta una serie di suoni
la risposta sicura, ferma che rinvia innanzi a s. ll k ricerca, chiede
notizie, chiama; il t indica, signica, replica.
1 Si vedano su questo punto le prove ricavate da diversi gruppi
di lingue per es. nel Grzmdrss der Spracbwixxefischat di FR. MLLER,
Wien 1876 sgg., I 2, p. 94 sg., III 1, p. 194 e parsm; e in
I-IUi\moL11', Kawi-Werk, II, 153. Cfr. anche pi oltre, cap. III.
2 V, per es. FR. vILr.1-111, op. cit., I 2, p. 94; STEINTHAL, Die
Manda Neger Spracben, Berlin 1867, p. 117.
3 In sorprendente analoga con le lingue indoeuropee, gli elementi foneiici .V/za, mi, mn e ta, to, Ii, ri servono, per es., nelle lngue

uraloaltaiche. come elementi fondzmentali per i due prnnomi personali: cfr. H. WINILLER, Das L'ra1-altaircbe zm./3 :eine Grupperr. Berlin
1885, p. 26; pet gli altri gruppi di lingua si veda Fesposizione del

VYUNDT (op. cit., I, p. 3-15) sulla base del materiale fornito dai Grund~
r.-Ir.: er Spracbwisxenrcbzzt di FR. _\'ILi.ER.

IS

PARTE PRINA - FENOIVIENOLCGIA BELLA FORM_\ LINGUISTICA

che serve ad esprimere un puro rapporto, Fm la forma e la


natura di questo rapporto e i suoni in mi esso si espi-im@
non vi pi alcuna relazione di sotniglianza dir-etta, giacch
in generale la semplice materia del suono come tale non
capace di rendere pure determinazioni di rapporti. ll nesso
invece vi in quanto nel rapporto dei suoni, da una parte,
e in quello dei contenuti espressi, dall'altra, viene colca un'anaiogia di forma, in virt della quale si compie una determinata c o o r d i ri a zi o n e di serie completamente diverse
quanto al contenuto. In tal modo stato raggiunto quel seCondo stadio che, rispetto all'espressione semplicemente mitnica, possiamo indicare come lo stadio dell' e s p r e s s io ne
a n alo g ic a . Il passaggio daliuno all`altro si presenta forse nel modo pi chiaro in quelle linguc che us-.mo il tono musicale della sillaba per distinguere il signicnto dci termini o
per esprimere determinazioni formali e gmmmiitical, Qui
sembra che ci si trovi ancora molto vicini alla sfera miinica
in quanto la tunzione significativa ancora Iegatzl complete
mente al suono sensibile e non pu essere sciolln du -.:~.<;|.
Delle lingue indocinesi Humboldt dice che in esse pet la differenziazione deli'altezza tonale delle singole sillabc e per la
variet degli accenti il discorso diventa una specie di canto 0
recitativo e che, per esempio, i gradi tonaii del siamese possono essere perfettatnente paragonati a una scala musicalel.
Sono poi particolamente le lingue sudanesi quelle che mediante i diversi toni delle sillabe, mediante il tono alto, ii
tono medio 0 ii tono basso, oppure mediante complesse sfumature tonali quali il tono profondo-alto-ascendente 0 altoprofondo-discendente, possono esprimere le diverse sfuma
ture d significato. Sono in parte diferenze etimologiche ad
essere indicate in tal maniera, vale a dire, la stessa siliaba a
seconda del suo tono serve a indicare cose o avvenimenti del
tutto diversi; in parte sono determinate diiferenze di luogo
e di quantit che si esprirnono nella diversit del tono sillabico, in quanto, per esempio, parole con tono alto vengono

it. - IL LINGUAGGIO NELLA msn 1ELL'Es1REss1oNE s|zNsnau_i1 169

1 HUMBOLDT, Enleitzmg zum Kaw-Werle, in Ger. Scbr., VII 1,


p. 300.

M.-_-.-u_.:\

usate per esprjmere grandi distanze e parole di tono basso


per esprimere picole distanze; quelle rendono l'idea della
rapidit, queste della lentezza, e cos di seguitol. Oltre a ci
vi sono per deterrninazioni e opposizioni puramente formali
:he per questa via possono trovare la loro espressione lingui
stica. Cos per esempio, mediante il semplice cambiarnento
:l.i tono la forma affermativa del verbo si pu convertire in
legativa', e inoltre la stessa detcrxninazione delle categorie
gramziaticali di una certa parola pu aver luogo mediante
luesto stesso principio, giacch sillabe, per il resto omofone,
i seconda del modo con cui vengono pronunciate vengono
ndicate come verbi o come nomi. Se facciamo ancora un
asso, veniamo condotti al fenomeno dell' ar m on i a voc ai c a , che come noto domina l`intera struttura di determixate lingua e di determinati gruppi linguistici, in primo luogo la struttura delle lingue uralo-altaiche. Ivi il complesso
lelle vocali si divide in due classi nettamente distinte, la clase delle vocali dure e la classe delle vocali dolci, e vige ovun|ue la regola secondo cui, nelle parole derivate da una radice
mediante suiissi, alla vocale della siljaba radicale deve cor~
ispondere sempre nel sufsso una vocale appartenente alla
tessa ciassetl. In questo caso la corrispondenza fonetica dei
ingoli elementi di una parola, e quindi un mezzo puramente
ensibile, serve a collegare questi elementi anche dal punto
j vista fm-mal@ e a compiere il passaggio da una loro "' ag-

1 Per maggiori particolari su questo punto cfr. W-'iasriaiutt-aN:\',


'ie Srxdanrpracben, Hamburg 1921, p. 76 sgg,; Die Gola-Spracbe in
iberia, Hamburg 1921, p. 19 sgg.
1 WESTERMANN, Golapracbe, p. 66 sgg.
3 Cos per esempio nella Lingua etiopica (secondo la Gmmmalik
er ibopircben Sprac/Je di DILL1-1AN.\', Leipzig 1857, p. 115 sg.] tutla distinzione fra verbi e nomi legata inizialmente soltanto alla
romgncia delle vocali. Anche la distinzione dei verbi intransitivi - che
tvece di un pum agire indicano uno stato o un'azione subira-da
_elli attivi in senso stretto, ha qui luogo mediante lo stesso mezzo.
* Maggiori particolari sul principio dell'armonia vocalica nelle
ngue ui-alo-altaiche si trovano per esempio in BOETHLINGK, Die Spra-e der Ja/euten, Petersburg 1851, pp. xxvt, 103, e in H. \\Z-'1Ni<LER,
ar Ural-alzaiyfbg und :eine Gruppen, p. 77 sgg. Il Grunzel fa nota-

170 rzuma mz1M.~x - F1~;xoMENo1.oGt.~\ DLLLA FORMA LINGUts'ncA


II. - 11. LINGUAGGIO NELLA FASE nE1_L'Es1>xu:ss10N1-: sENs1B11.1=. 171

glutinazione relativamente non molto stretta a una totalit


linguistica, a una struttura in se stessa conclusa come parola
0 come frase. La parola 0 la frase, costituendosi come unit
fonetica in virt del principio dell'armonia vocalica, acquista
anche per la prima volta l'unit di signicatoz un nesso che
inizialmente concerneva la pura qualit dei singoli suoni e la
loro produzione siologica diventa un mezzo per raccoglierli
nellunit di un tutto spirituale, nell'unit di un signifi-

caro.
In' modo encora pi chiaro e pi netto questa corrispondenza ` analogica 'fra il suono e il signicato si rivela in certi tipici e molto diusi mezzi di formazione linguistica per
esempio nell'uso che viene fatto del mezzo fonetico della redu p lic az i 0_n e per la formazione dei vocaboli e delle forme. La reduphcazione sembra a tutta prima tlorninara ancora
interamente dal principio dell`imitazionc: la riperizione del
suono 0 della slllaba sembra servire semplicemente a riprodurre nel modo pi Eedele possibile determinate qualit obbiettive de1l'oggetto o dell'e\=ento signicnti La ripeti'/ione
del suono si adatta directamente a quella che dura ncll'esistenza o nell'impressione sensibili. Laddove una cosa si presenta ai sensi pi volte con la stessa qualit, laddove un evento si compie nel tempo in una successione di fasi uguali o simili, la ripetizione fonetica ha il suo proprio posto. Ma su
questa base del tutto elementare si costruisce ora un sistema
di sorprendente variet e capace delle pi delicate sfurnature
di signicato. Uimpressione sensibile della semplice molteplicit si suddivide inizialmente, dal punto di vista concettuale, nel1'espressi<ne della molteplicit collettiva e
.

re che la disposizione allarmonia vocalica come tale comune a tutte


le llngue, sebbene soltanto nelle lingue uralo-altaiche abhia raggiumo
uno sviluppo cosl regolare. Ivi del resto 1'arrnonia vocalica ha avuto
come conseguenza, in un certo senso, anche un` " armorja consonanti,,
. .
,
_
.
,
ca _ Per maggiori parncolari v. GRUNZEL. Entwur einer 1;ergle1che.1'
I
.
.
den Gmmfnahk,
der alat;c1ert
Spraclvenf Leipzig
1895, pp. 20 sg., 28
sg. Esempi dellarmoma vocalica in altri campi Iinguistic si trovano.
per quanto conceme gh idiorni american_ in Bmxs, Handbook of Awefff- Lidia" Lnges, I, p. 569 (Chinook); per le lngue africane cfr.
PCI' 68- MEINHGF. Le.-rt:.:b der .'\':mz-Spmcbe, Berlin 1909, p. 114 sg.

della molteplicit distributiva . Certe lingue che mancano


del plurale nel senso nostro hanno, in luogo di esso, afnato
al massimo l'idea della molteplicit distributiva distinguendo
con la pi grande cura se un certo atto si presenta come un
tutto indivisibile 0 se si spezza in una pluralit di singole
azioni distinte. Se si verifica il secondo caso, e quindi prendono contemporaneamente parte all'azione diversi soggetti.
oppure se questa azione viene compiuta dallo stesso soggetto
a diverse riprese, in singoli stadi , interviene, come espressione di questa suddivisione distributiva, la reduplicazione
fonetica. Gatschet nel suo trattato sulla lingua Klamath ha
rnostrato come questa distinzione fondamentale sia ivi diventata addirrtura la categoria predominante che penetra tutte
le parti e determina l'intera forma della lingual. Anche in altri campi linguistici si pu vedere come la ripetizione di una
parola, che all'inizio della storia della lingua era un semplice
mezzo per indicare la grande quantit, venga poco per volta
ad esprimere inriitivarnente quelle quantit che non sono
date come un tutto chiuso, ma si suddividono in singoli gruppi o individuig. Ma la funzione concettuale di questo mezzo
linguistico E lungi da_ll'essere in tal modo esaurita. Come
serve ad esprimere molteplicit e ripetizione, la reduplicazione pu intervenire anche per indicare altri svariati rapporti,
specialmente rapporti di spazio e di grandezza. Scherer la
denisce come una forma grammaticale primitiva che serve
essenzialmente ad esprimere tre intuizioni fondamentali: l'intuizione della forza, dello spazio e del ternpo. Dal signicato
iterativo si svolge in tm passaggio assai chiaro il signicato
puramente intensivo quale si presenta per Paggettivo nella
Formazione del comparativo di maggioranza e per il verbo
nella formazione delle forme intensive, che poi spesso si con1 GATSCHET. Grammar of the Klamatb Language (in Contributions to North American Etbnology, vol. II, parte I, Washington 1890,
. 259 sgg,). Per il signicato della idea of severalty or distribution,
come Gatschet la chiama, v. anche oltre, cap. III.
2 Cfr. particclarmente gli esempi attinti dalle lingue semitiche
in BROCKELMANN, Grzmdr. der vergl. Gramm. der xemirist-ben Spra-

eben, Benin 1908-1913, 11, p. 457 sgg.

3 SCHEBER, Zur Gesch. der dezatxcben Sprace, p. 354 sg.

172

PARTF PRl1\/IA - EE.\)D1\.'iE.\lOLOGIA BELLA FORIVIA LINGUISTICA

II. - IL 1.moU.\c-sto NELLA FASE 1Et1.'Es1iu:ss1oNE senslntmz 175

vertono a loro volta in forma causatival. Anche certe distinzioni mod a li molto sottili di un'azi0ne o di un evento possono essere espresse col mezzo molto semplice della ripetizione fonetica: cos, per esempio, in diverse lingue degli indigeni americani la forma reduplicata del verbo viene usata
per indicare una specie di irrealt de1l'azone , per signicare che essa consiste soltanto nellintenzione o rappresentazione, ma non ancora giunta al compimento reale? In
tutto questo la reduplicazione ha evidentemente superato di
gran lunga la fase della semplice clescrizionc sensibile o delPindicazione di un essere oggettivo. Ci risulta anche dalla
carattcristica pol ar i t del suo uso, in virt della quale essa diventa Pespressione e la portatrice di modalit signicative diverse e perno opposte, Accanto alla forma rafiorzativa, appartlene ad essa anche la forma esattamente opposta
cioe quella attenuativa; cosicch nelluggctlix-o essa viene usata per le forme diminutive e nel verbo per le forme limitatives. Anche nella determinazione del tempo tli unrzionc essa puo servire tanto per esprimere il presente o il futuro, come per esprimere il passatof Da ci appare in modo cliarissimo come la recluplicazione non tanto sia il rispecchiamento
di un determinato c o nt e n u to rappresentativo, quanto
piuttosto si manifesi in essa una determinata di rezione
5

1 Conferme di ci si trovano sopraitutto nello scritto di F. A.


POTT, Doppelung (Redwplikation, Gcminaton) als erzes der wicbti_
rien Bxldungsmzttel der Spracbe 1862]; v. anche il ricco materiale che
si trova in Brmnnsrcrren, Die Reduplikction in den imlianircben, indozzerircben :md mogsrmanrcken Sprarbm, Luzern 1917.
2
_ ,
_
Reduplicanon is also used to express the diminutive o
nouns, the idea of a playful performance of an activity, and the end eator
. . to perform an action.
- all these forms
It would seem that 1n
We have the fundamental idea of an approach to a certain concept
w ithout re ali zauon
'
(FR. BoAs, Kwakiutl in Hzmdb. of Amer. Ind.
Lang., I, p. 444 sg.; cfr. specialmente p. 526 sg.).
3 Testimonianze al riguardo ricavate dal campo delle lingue dei
mari del Sud si trovano in Conn1NGToN, The Melaesian Laguager,
Oxford 1885, p. 147; RAY, op. cit., pp. 356, 446; per le lingua indigene americane v. per es. BOAS, Handwoo, I, p. 526 e passm.
-\ Cos per esempio nella formazione dei tempi del verbo nella
lingua tagalica (I-lu1~.11a~)Ln'r, Kawi-Werk, II, p. 125 sgg.].

lel modo di concepire e di considerare e, per cos dire, un


:erto m o vi m e n t o della rappresentazione. Ancora pi chiara appare la funzione puramente formale della reduplcazione quando questa passa dalla sfera del1'espressione quantiicatrice al campo della pura dcterminazione di relazioni. Es;a determina allora non tanto il signicato che forma il con:enuto della parola quanto la sua generale categoria grammazicale. Nelle lingue che non fanno conoscere questa categoria
iella semplice forma della parola spesso un termine viene
:rasferito da una classe grammaticale all'altra mediante il radloppiamento del suono 0 della sillaba, per esempio, da nome
Jiene convcrtito in verbol. Da tutti questi fenomeni, a cui
iltri se ne potrebbero aggiungere dello stesso genere, risul:a chiaramente come il linguaggio, anche quando parte dal'espressione puramente imitativa o analogica, tenda semre ad allargarne la ccrchia ed inne a spezzarla. Della ne:essit di attribuire signicati molteplici allo stesso suono
:sso fa la propria peculiare virt. Infatti proprio questa moleplicit di signicati non permette che il simbolo rimanga
ze.-nplice simbolo individuale; proprio essa costringe lo spirio a compiere il passo decisivo dalla concreta funzione del indicare "` alla generale e universalmente valida funzione
lel signicare. In essa il linguaggio esce per cos dire
1all'involucro sensibile in cui prima si presentava: Pespresione mitica o analogica lascia il posto all'espressione puranente simbolica, la quale nella sua diversa natura e in virt
li essa diventa portatrice di un nuovo e pi profondo conenuto spirituale.

1 Esempi attinti dalla lingua giavanese si trovano in HU_\rBoLnr,


:mui-W't'rk, ll, p. S6 sg.

lu

CA1>ToL0 III
IL LINGUAGGIO NELLA FASE
DELUESPRESSIONE INTIJITIVA

._ L"ESPRl"SSI()\'E DELLO SPAZIO E DELLE RELAZIONI SPAZIALI

N nella gnoseologia, n nello studio del linguaggio


ossib1e tracciare una netta linea d conne tra il campo senibile e Fintellettuale tale che questi vengano determinati cone sfere separate Puna dallaltra a ciascuna delle quali apartenga uno specico e autosuiciente ordine di realt.
,a critica della conoscenza mostra che la semplice sensazioie, nella quale vien posta solo una determinazione sensibile

li carattere qualitativo, mentre si prescinde da ogni forma


Li o rdinamento, non in alcun modo un fatto del-

'esperienza immediata, bens soltanto il risultato di un'astraione. La materia della sensazione non mai data puramente

' in s e anteriormente ad ogni attivit formatrice, ma


in da] primo atto onde posta implica una relazione con la
orma spazio-temporale. Ma questo primo e soltanto indeterninato accenno riceve la sua ulteriore determinazione nel
ontinuo procedere della conoscenza: la semplice possibil-

della coesstenza e la semplice possibilit della succesione si sviluppano nella totalit dello spazio e del tempo
'ome in un ordinamento di posizioni ad un tempo concreto e
iniversale. Ci si potr attendere che il linguaggio, come im-

nagine riessa dello spirito, rietta in qualche maniera anhe questo processo fondamentale. Ed in eetti il detto kaniano secondo cui i concetti senza intuizioni sono vuoti, vale
er la determinazione lmguistica non meno che per la deterninazione logica dei concetti. Anche le forme pi astratte

__

1.76

Pzix-rr 1iuM_=i - Faxoxrnoroera DELLA roxxn Lmcursrlcs

nt. - n. L1NGU..c<;1o NELLA F.-\s1-: nEu.'r:sP1u-:ssIoNE mrurrxvix 177

lel 1_nf1f1%g10 1'0_StrI}o pur sempre chiaramente il nesso con


e priminve basi 1nru1t1ve nelle quali hanno originariamemg
la loro radice. Anche qui la sfera del senso , anzich se.
pararsi puramente e semplicemente da quella della sensibilit `, rimane con essa intrecciata nella maniera pi imim
_
a.
Il passaggio dal mondo della sensazione a quello dell' intuizione pura, chela critica della conoscenza mostra com
momento necessario nella struttura del conoscere come co e
. .

ndizione del concetto puro dell'io, e del concetto puro dell'og_


getto, ha perci il suo esatto corrispondente nel linguaggio
Anche qui 511SSS0HO 1 forme dell'ir_tuizione' nella cui
struttura si manifestano immediatamente la natura e la di
.
.
_ _ _
r zione della sintesi spirituale operante nel linguaggio, 1; S012
attraverso l'1ntermediario di queste forme, solo attraverso la
mediazione
delle
intuizioni
di
s p a 7' i o 1 te m p o e n u rn e_
_
_
_
`
_
ro, il linguaggio puo compiere la sua opera cssenzialmemg
logica e cio Pelaborazione formale delle impressioni in rap_
presentazioni.
E anzitutto Fintuizione sp azale che mostr-1 compiu
tamente questa compenetrazione del.l'espressione sensibile
deu;
.
. .
_
_
_espressione
spirituale
nel. linguaggio.
Proprio
nelle Q-C
spressiorn pin generali, che la lingua crea per indicare processi spirituali, appare nella maniera pi evidente la cooperazio
ne decisiva della rappresentazione spaziale. Anche nelle hn
gue pi evolute si incontra questo modo di esprimere me.
taforcamente determinazioni spirituali mediante determi
nazioni sensibili. Come in tedesco questo nesso si dimostra
evidente in parole quali uorstellen e uerste/sen, bggreifm,
begrunden, erortern, ecc?, cos esso ricorre quasi alla stessa maniera non solo nelle lingue aini del gruppo indo
euro
.
_ .
. . .
.
d_ PGC, 1.112 anche in campi linguistici completamente m_
ipendenti e assai remott. In partlcolare le lingue dei pg.

1 << Begreifen, come il semplice grez'/en, in origine soltanto l`ar

to di toocare con le mani, con i piedi e con le dira (Gltlvuvr


Deutxclses Wi-rerbrach, I, col. 1307). Sullbriginario signicato s ai' ll
d errtem cfr. LEIBNIZ, Unvergreiliclve Gezinken betr die Aufibla C
and Vf"b'*?-'u ff fff5`f3' SPM@/ve, 54' v. anche Nolveng
Esraix, III, cap. 1.
l
H "X

poli allo stato di natura sono in generale caratterizzate dalla precisione con la quale esprimono per cos dire con imme:liatezza pittorica e mimica tutte le determinazioni e le differenze spaziali di eventi e di azioni. Cos, ad esempio, le lingue indigene del1'America solo raramente posseggono indi:azioni generali dell'andare, ma al loro posto posseggono
espressioni specillche per l`andare avanti e Pzmdarc indietro,
:os come per tutte lc altre molteplici sfumature del movimento, e analogamentc nello stato di quiere viene accuratamente distinto c scpziratamente indicato lo stare al di sotto
3 al dj sopra, all'interno 0 all'esterno di un determinato limite, lo stare zittorno a qualche cosa, lo stare nell'acqua, nel
bosco, e via dicendo. Mentre qui la lingua lascia completamente indeterminate un gran numero di distinzioni che noi
esprimiamo nel verbo, o attribuisce loro solo scarso valore,
tutte le determinazioni di luogo, di posizione, di lontananza
sono indicate sempre nella maniera pi accurata mediante
particelle di signicato originariamente locativo. ll rigore e
'esattezza con cui questa deterrninazione sviluppata vengo
10 spesso consderati dagli specialisti di queste lingue addi:ittura come il loro principio fondamentale e il loro peculiare contrassegno caratteristico.1 Crawfurd dice delle lingue
nalesi-polinesiane che in esse le dilferenti posizioni del corpo
.nnano sono cos rigurosamente distinte che un anatornista,
rn pittore 0 uno scultore se ne potrebhe senz'altro servire;
nel giavanese, ad esempio, sono espressi, ciascuno attraverso una particolare parola, dieci diversi modi di stare in piedi
e venti diversi modi di star sedutiz. Una proposizione come

el

1 V. p. es. Boris a proposito del Kwzikiutl: < The rigidity with


.vhich location in relation to the speaker is expressed, both in nouns
and verbs, is one of the fundamental features of the language (Hand
ff /lmer, Ind. Lmg. I, 445). In maniera assolutamente identica giudiea
GATSCHET, Gramm. of the Klamat/J Language, v. panioolarmente pp.
996 sgg.. 433 sg., 460.

2 CRAWFURIL History of the Indian Arciapelaga, II, p. 9; cfr.


CODRINGTQN, Melanerian Languages, p. 164 sg.: << Everything Hfl
:verybody spoken of are viewed as coming or going or in some relaon of place, in a way Which to the European is by no means ac:Jstomed or natural .
IZ. - Cuslmzn, Fi,'a;aji d."'f_.v'rme .rir:b/isbe. I.

178 mart. Pnmia - FE1<o_\naNoLoGrA netti Forma _1N<;U1s~r

l'uomo arnmalato nelle diverse lingue americane pu essere espressa solamente in modo che in essa sia contempora. d.
_
neamente in icato se il soggetto al quale Fenuncazione si
riferisce si trova a grande o piccola distanza da chi parla o
da chi ascolta, e se per entramhi sia visibile o non visibile;
del pari vengono sovente indicate la localit, la giacitura e la
posizione _d_ell'ammalato, e tutto ci mediante la for
d l
ma ela proposizionel. Tutte le altre determinazioni passano
in
seconda linea di fronte a questo rigore della caratteristica
spaziale 0 vengono espresse lndlrettalnente solo attraverso la

mediazione di determinazioni locative. Ci vale egualniente


sia per le distinzioni temporali che per le qua1iai_
v e e le mo d ali _ Cos ad esempio la nalit di un'azione
per la concreta intuizione sta sempre in strertissima tela.
zione con la meta spaziale che essa si pone e con la direzione nella quale questa meta viene pcrseguimg cnfol-m@_
mente a ci, l'aspetto nale o intenzionrile " U1 Verbo
viene spesso formato con Taggiunta di una p;m||;\ ch@
funge propriamente da determinazione locativa.
.

. ln tutto cio st rivela un tratto comune_ g ;|l;m-me

significativo dal punto di vista della critica della conoscenza


_ del pensiero espresso col linguaggio. Kant postula, per rendere possibile l'appl1:azione dei concetti intellettuali alle intuizioni sensibili, un termine medio, nel quale entramhi seb
.
.
. .
_
1
_
bene in
sef completamente dtsslmili,
debbano corrispondersi;
e trova questa mediazione nello schema trascendentale
che da una parte. intellettuale e dall'altra sensibile. Per lui
lo schema si disting ue dallam erairnmaginesottoilse`
'
'
guente punto di vista: L' i rn rn a g i n e un prodotto della
facolt emprica dellmmaginazione produttiva; lo s c he In a
di concetti sensibili (come delle gure nello spazio) un prodotto e. per cos dire, un monogramma dellmmaginazione
pura a priori, per il quale e secondo il quale cgminciano ad
essere possibili le immagini, le quali, per, debbono essere
1 Ctr. a_questo proposito BDAS, Handbook, pp. 43 sgg., 446.
2 Esempi a questo riguardo si trovcranno in WESTEMIANN, Die
.S`uda.=1rprcbe.1, p. 72; Die Gala-Sprache in Liberia, Hamburg 1921,
p. 62 e altrove,
`

rn. - It. LINGUAGGIO NELLA rasa naLL'ssPREss1oNr INTUIIWA 179

egate al concetto solamente e sempre mediante lo schema


che esse indicano, e in s non coincidono esattamente con tale
concetto 1. Un tale schema al quale debbano esser ri-

ferite tutte le rappresentazioni intellettuali atnch siano


rese sensibilmente afferrabili e rappresentabili, posseduto
dal linguaggio nelle denominazioni che esso d ai contenuti e
alle relazioni spaziali. E come sc tutte le relazioni concettuali
Et ideali potessero esser colte dalla coscienza linguistica solo
ln quanto il linguaggio le proietta nello spazio e in esso analogamente le rahgura . Nelle relazioni di coesistenza, di
gustapposizionc cd esclusione la coscienza acquisisce per la
prima volta il mezzo per la rappresentazione dei rapporti
qualitativamente diversissimi di connessione, di dipendenza
2 di contrapposizione.
Questo nesso si potr riconoscere e chiarire gi nella
nrmazione dei vocaboli spaziali pi primitivi che il linguaggio conosce. Essi sono ancora interamente radicati nella sfe`a dellmmediata impressione sensibile; ma daltra parte conengono il primo germe da cui si svilupperanno le pure
spressioni di rapporti. Risalgono quindi sia allelemento seniibile che all elemento intellettuale: infatti, se all'inizio
iono ancora completamente materiali, in essi d'altra parte si
nanfesta davvero per la prima volta il peculiare mondo dele forme del linguaggio. Per quel che riguarda il primo monento, esso appare gi chiaramente nella forma fonetica dei
focaboli espriment rapporti spaziali. Prescinclendo dalle me'e interiezioni, che per ancora non sono signicative di qualIhe cosa, che ancora non racchiudono in s alcun contenuto
Iignicativo obbiettivo, difcile che vi sia una classe dj pa'ole in cui il carattere di fonemi naturali sia cos fortemente impresso come lo nei vocaboli usati per indicare il
lui e il l, il vicino e il lontano. Le particelle indicative, che
ervono ad indicare queste distinzion, nella forma che ac|uistano nella maggior parte delle lirigue, si possono quasi
empre riconoscere come risultati di irette metafore fone-

l Krit, d. r. Vern.2, p. 177 sgg, [cfr. uad. Gemile e Lombardo


iadicc, I, p. 163].

180 PARTE Pluma - i=nNot\-rENo1_oGIA DELLA FORMA 1.1N<;u1s'r1c.\

tiche Come la voce nelle diverse forme del mostrare e dell`indicare serve solamente quale rafforzatnento dei gesti, cos
qui, anche nel suo complessivo carattere, non esorbita dal
campo del ge s to vocalico. Si comprende quindi che quasi
ovunque sono sempre gli stessi suoni che nelle lingue pi diverse vengono usati per la designazione di certe determinazioni locali. Prescindendo dal fatto che ad esprimere la lontananza spaziale servono vocali aventi diverse sfumature di qualit e di chiarezza, vi sono certe consonanti e certi gruppi di
consonanti a cui insita una tendenza sensibile assolutamente
determinata. Fin dai primi halbettamenti del linguaggio infantile si distinguono nettamente i gruppi fonetici aventi tendenza essenziah-nente centripeta da quelli aventi tendenza
centrfuga. L'm e l`fz rec-ano la tendenza verso l'interno
cos chiaramente come i suoni occlusivi, che esplodono verso
l'esterno, il p e il b, il t e il ci, indicano la tentlen'/.zi opposta.
Nel primo caso il suono indica uno sforzo che ripiegn sul sog-

getto; nel secondo, invece, esso racchiude in s un rferimento al mondo esterno, un indicare, un allontanarc, un respingere. Mentre nel primo caso il suono corrispondc ai gr-sti
che denotano il volere aferrare, abhracciare, trarre a s, nel
secondo corrisponde ai gest che si usano per indicare, allontanare e cacciar via. Partendo da questa primitiva distinzione
si spiega la meravigliosa uniforrnit con cui sono diffuse su
tutta la terra le prime parole del linguaggio infantilel. E
gli stessi gruppi fonetici si ritrovano in funzione sostanzialmente analoga o simile se si cerca di seguire con un cammino
a ritroso le particelle e i pronomi dimostrativi delle varie lingue fino alla loro origine e alla loro pi antica forma fonetica.
Per i primi stadi delfindoeuropeo Brugmann distingue una
triplice forma dell'indica.re. Alla << deixir dell'io sta qui in
contrapposto, dal punto di vista del contenuto e da quello
della lingua, la deixis del tu , la quale poi si converte a
sua volta nella forma generale della dexis del lui. Qui
la deixis del tu indicara dalla sua direzione e dal fonema

1 Per maggiori particolari v. \l(-'L'NDI, Vlleerprycnogie 2, I, p.


333 sgg. e CLARA e \`'11.1.1.\1t SIERN, Die Knderspmcke, P- 300 Sgg-

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELL'EsPRE,550NE, 1NTU11'1v\

181

caratteristico corrispondente a tale direzione, il quale si presenta nella radice dimostrativa to della primitiva lingua indoeuropea, mentre il riferimento alla vicinanza e lontananza
non ha qui ancora parte alcuna. In essa viene mantenuta solo
la contrapposizione " al1'io, solo il riferimento generale all,f1g@U0 COIHG ci che sta di contro (Ge_qezxtm;d; in essa
viene messa in evidenza e denim per la prima volta solo la
sfera che all'esterno del proprio corpo. L'ulteriore sviluppo
porta a delimitare l'uno rispetto ail'altro i singoli campi par.
ticolari all'interno di questo campo complessiv0'. Si distinguono il questo e il quello, il qui e il l, il vicino e il lonIano. Vicne cos, con il pi semplice mezzo linguistico pensah1_e, raggiunta una organizzazione del mondo dellintuizione,
organizzazione di inestimabile valore nelle sue conseguenze
spirituali. E creata la prima intelaiatura nella quale si inseriranno tutte le ulteriori distinzioni. Che una tale opera possa
toccare ad un semplice gruppo di fonerni naturali ", riesce
veramente comprensibile solo se si tiene ben presente che lo
Stesso atto del mostrare che in questi suoni viene mantenuto,
oltre al suo aspetto sensibile, possiede anche un aspetto puramente spirituale e che gi in esso si esprime una nuova
energia indipendente della coscienza, la quale oltrepassa il
campo della semplice sensazione di cui anche lanimale capacez.
Si comprende allora come proprio la congurazione dei
pronomi dimostrativi appartenga a quelle originarie idee
elementari della formazione del linguaggio che ricorrono in
modo uniforme nei pi diversi territori linguistici. Ovunque
Si ritrova l'uso cli esprirnere mediante il semplice cambiamento del suono vocalico o consonantico determinate diflerenze
di posizione o di lontananza dell'oggetto indicato. La vocale
pi sorda esprime per lo pi il luogo della persona a cui si
Parla, il l , mentre il luogo di colui che parla indicato
1 BKUGMANN, Die Demomtrativpronomina der indogermaniroben Sp;-acben ( Abh. der Kgl. Gesellsch. der Wissensch. , Philol.histor. Klasse XXII), Leipzig 1904; cfr. anche Bnuc.MANN, Gmndrisr,
Il 2, P. 302 sgg.

2 Vedi qui sopra, p. 150 sg.

i
182

PARTE PRIMA - FENUMENOLGGIA DELLA Forma LINGUISIICA

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLSPRESSIONE INTUITIVA

dalla vocale pi sonoraf Per quel che concerne la formazione


dei pronomi dimostrativi mediante elementi consonantici,
quasi sempre al gruppo del cl e del t, o anche a quelli del k
e del g o del b e del p che tocca la funzione dellndicare
cose lontane. Le lingue indoeuropee, le sernitche e le uraloaltaiche mostrano in quest`uso unnnegabile corrispondenza?
ln certe lingue un dimostrativo serve ad indicare ci che si
trova nel campo percettivo di chi parla, un altro a indicare
ci che si trova nel campo percettivo di chi ascolta; OSSG
una forma usata per ci che sta vicino a chi prl, Uffltra
per ci che egualmente lontano da chi parla e da chi ascolta e una terza per un oggetto assentei.
Cos anche per il linguaggio 1'esatta distinzione delle
posizioni e delle distanze spaziali forma il prim@ PUNO di
partenza da cui esso procede alla costruzione dclla fl 0l>~
hiettiva, alla determinazione degli oggctti. Sulla dierenziazione dei luoghi si fonda anche la diilerenzinzinc dci COHICnuti, dell`io, del tu e del lui, da una parte, C lvll CL'fCl1

rappresentazione all'oggetto>. E questo il pensiero centrale


da cui Kant prese le mosse per la sua confutazione dell`idealismo inteso come idealismo emprico-psicologico. Gi la
semplice forma dell'intuizione spaziale reca in s il necessario riferimento ad un'eSistenza obietriva, ad un reale
che " nello " spazio. La contrapposizione di un interno ""
e di un esterno , su cui poggia la rappresentazione dell'io
emprico, essa stessa possibile solamente per il fatto che
con questo viene posto al tempo stesso un oggetto emprico:
infatti Pio pu divenire cosciente della modificazione del suo
stato solo perch si riferisce ad alcunch di permanente allo
spazio e ad una realt che continua a esistere nello spazio.
Non soltanto noi possiamo percepire ogni determinazione
temporale solo mediante la modicazione nei rapporti estern
(il movimento), in relazione, cio, a ci che permane nello
spazio (p. es. il movimento del sole rispetto agli oggetti che
si trovano sulla Terra), ma addirittura non abbiamo nulla di
permanente che possiamo sussumere come intuizione nel con-

degli oggetti materiali dall'altra. La critica gcncralc

cetto di sostanza, se non la sola materia . . . La coscienza che

d ella co n 0 s c e n z a insegna che l`atto del COUOCHFC C Cl


separare nello spazio e il presupposto necessario per l`;itto
delfoggettivazione in generale, per il << riferimento della

1 Cos nella lingua di Tahiti, v. HL'.\nsouT, Kw-Wiffk, U.


p. 153; per le lingue africaae dr. ad esempio la lingua Nama e le lingue negre dei Mandi, v. I\lErN1~tn1=, Lebrb. der Navia-Spracte, p, 61;
Srnnsri-u\L, Mande-Negerrpracberz, p. 82: per le lingue Orginric americane cfr. il Klarnath (Gatscmar, Klamatb Ltmgugf, P- 538)2 Questa coincidenza si rileva chiaramente se S IIICHOHO 2 affronto i dati di Bxucmfmv per Findoeuropeo (cir. qui sopra p. 181
n. 1) con i dati di Brockelmann e Dillrnann per le lingue semitiche
(cfr. B11oci<eLMANN, Grutzdrisr, I, p. 316 sgg. e DILLMANN, Ac!/i0_D
Gramm., p. 94 sgg.); per le lingue uralo-altaiche cfr. specialmcnte H.
WINKLER, Dar Ural-almische :md :eine Gruppen, p. 26 Sgg La dierenza nella designazione di un oggetto visibile G
di uno invisibile espressa con particolare chiarezza in molte
lingue indigene americane (cfr. specialrnente i dati S111 Kwkll, 14
Lingua Ponca e la lingua Eskimo in BOAS. Handbook, PP- 41 S8- 445
sgg., 945 sgg., e GATSCHET. Klamtzriz Language, p, 538). Le lingue bant posseggono i dimostrativi in tre diverse forme: la Prima fa fislff
che Foggetto indicato vicino a chi parla; la seconda, che chi parla ne

133

io ho di me stesso nella rappresentazione io non affatto unntuizione, ma una mera rappresentazione intellettu ale dell'autonorna attivit di un soggetto pensante. Per:i questo io non ha neppure il minimo predicato delliintuizione che, in quanto pe r m a n e n te , possa fungere da correlativo alla determinazione del tempo nel senso interno 1, Il
principio fondamcntale di questo argomento kantiano sta nel

fatto che qui la funzione particolare dello spazio pu essere


indicata come un mezzo e un veicolo necessario per la funzione generale della sostanza e per la sua applicazione emprica

aggettiva. Solo dalla vicendevole cornpenetrazione delle due


funzioni si forma per noi Pintuizione di una natura , di

un complesso per s stante di oggetti. Un contenuto riceve


ma sua propria forma di essere solo in quanto viene spazial4
3

: gi a conoscenza, e che quindi Yoggetto nella $1111 Sfra visiv e


toncettuale; la terza, che esso molto lontano da COU Ch@ Parla 0
:he non assolutamente possibile vederlo IMEINHOF. Egfmmf.,
. 39 sg.). Per le lingue dei mari australi cfr. ad esempio i dati sul
agalico di HUNEBOLDT (Ger. Scbr., VI 1, p. 3l2]

1 Krit. d. r. Vermm, p. 277 sg.

184 mima 1Rn\m - r=1zNoMENo1.ocrA DELLA Fomvm 1.mc;U1s'rrcA


mente determinato, n quanto viene, mediante salde delimitazoni, isolato dalla totalit indistinta dello spazio. Solo l'atto dell' esti-arre e del separare, delfexsistere, gli d la
forma di esistenza indipendente. Nella formazione del linguaggio questo nesso logico si rnanifesta nel fatto che anche
qui la concrezione delle relazioni spaziali e temporaii serve di
mezzo per elaborare in modo linguisticamente sempre pi
preciso la categoria di oggetto . Questo processo pu esser seguito in varie direzioni dello sviluppo della lingua. Se
esatto che le desinenze del nominativo nei maschil e nei
neutri delle lingue incloeuropee sono derivate da certe particelle clmostrativel, in tal caso un mezzo fatto per indicare
posizioni spaziali servito per esprimere la caratteristica funzione del nominativo, il suo ufcio di caso del soggetto .
Esso pot diventare portatore dell'azone solo in quanto
gli si attribu un determinato segno localizzante, una determinazione spaziaie. Ma questa compenetmzionc rlci due momenti, questa spirituale azione recproca tra la categoria di
spazio e quella di sostanza si manifesta con chiarezza ancora
pi grande in una caratteristica formazione linguistica, la quale sembra esser sorta proprio da questa determnazione reciproca. Ovunque il linguaggio ha sviluppato l'uso dell`articolo determinativo, risulta che lo scopo di questo articolo
consiste nella pi determinata elaborazione della rappresentazione della sostanza, mentre la sua genesi appartiene senza
possibilit di equivoco al campo della rappresentazione dello
spazio. Poich l'articolo determinativo una ormazione linguistica relativamente tardiva, tale passaggio si potr cogliere molte volte in esso ancora con chiarezza immediata. Nel
gruppo indoeuropeo l'or-igine e la djffusione dell'articolo si
possono seguire ancora storicamente nei particolari. Esso
manca ancora non solo nellantico indiano, ne1l'antico iranico
e nel latino, ma anche nel greco pi antico, particolarmente
nella lingua omerica: solo la prosa attica lo usa regolarmenI 1 fr. Br:U\fuu\'N, _Gr:mdri.vs, II 2, 475, secondo cui la .r del
nommatrvo sarehoe identica alipronome dimostrativo * ro (ai. sa) e l'm
delheutro nsalirebbe probabilmente anch'essa ad una partcella che
mdicava lontananza.

ln. - n. Lmcomclo NELLA nsr-: 1ELr.'rasPRr:ss1oNf. rurumvfx 185


:e. Anche nel germanico 1'uso dell'articolo determinativo si
issato solo nel medio alto tedesco come regola. Le lingue sla.'e non hanno in generale sviluppato un articolo astratto con
ipplicazione assolutamente conseguentel. Situazioni analoghe
ippaiono nel gruppo delle lingue semitiche, nel quale Partitolo viene, vero, generalmente usato, ma vi sono singole
ingue, quali l`etiopico, rimaste ad una fase evolutiva alquanto arretrata, che non ne fanno uso. Ma ovunque questo uso
ai diifonde, esso si pu chiaramente riconoscere come una
aemplice derivazione dal campo dei pronomi dimostrativi.
Dalia forma della dexis del'z`lle > nasce l'articolo determiiativoz l'oggetto a cui esso si rierisce viene indicato grazie
id esso come l' esterno e ii col, separato dall' io
2 dal " qui 3.
In base a questa genesi del1'articolo si pu facilmente
:omprendere come esso non raggiunga immediatamente la
sua funzione linguistica pi generale, che 2-: di esprimere la
rappresentazione della sostanza, ma solo attraverso una serie
li termini intermecli. La facolt di sostantivizzazione che
gli propria si viene a costituire solo gradatamente. Nelle
ingue dei popoli allo stato di natura si trovano certi prononi dimostrativi che vengono usati proprio nel signicato di
zrticoli detenninativi; ma quest'uso non resta riferito in moio univoco alla classe dei vocaboli aventi valore di sostantivi.
Nella lingua Ewe, in cui l'artcolo viene posposto alla parola
a cui si riferisce, esso si trova non solo dopo sostantivi. ma
anche dopo il pronome assoluto, dopo avverbi e congiunzioni*. Ed anche laddove esso si mantiene nella sfera della designazione delle cose, della rappresentazione propriamente
oggettiva, si pu ancora osservare con chiarezza come
1 Cfr. a questo proposito particularmente la parte sull'articolo
nella Deutrcbe Gnzmmalik di GHIMM (I, p. 366 sgg.); per lo slavo, v.
MIKLOSIG-, Vergleicbende Grmm. der xiawircben Spracbe 2, IV,
p. 125.

2 V. Dumrfom, Grammafik der tbiopiscben Spracbe, p. 333


sgg.; BRoc1uaLMANN, Grundrirs, I, p. 466.

3 Cfr. BRUGIWANN, Grrndrm-2, II 2, p. 315.


4 Per maggiori particolari v. WESTERMANN, Gramm. der Ewe
prache, p, 61.

186

PARTE PRIMA _ 1=ENoMcNoLoGI.x nEu_,\ 1=01_M_.\ L1yr;U15~1


Ill. - II. LINGUAGGICI NELLA FASE DELLSESPRESSIONE L\"I'U['['I\'A

1'_SPISSi0ne generale dell oggertivzzazione che esso rac-

187

Iche anche efettivamente cla lui vista; 1'articolo che terilina in -a si riferisce ad una persona o cosa pi o meno lonItna, la quale per nella rnaggior parte dei casi visibile a
ini parla, mentre i'articolo che termina in -z' indica un conteluto che in qualche modo noto al soggetto, ma che non gli
visibilmente presente'. Qui si pu, per cos dire, toccare
ion mano che la forma generale della sostantivizzazione ,
ella trasformazione in " cosa, che si esprime nell'articolo,
Iome sorge dalla funzione dellndicazione spaziale, cos anche
Tmane completamente ad essa legata: essa cio si adatta in
nassimo grado alle diverse specie di funzione dimostrativa
2 alle loro modicazioni no a che, in uno stadio relativamenIe tardivo, si compie la separazione della pura categoria di
iostanza dalle forme particolari dellntuizione spaziale.
Se si cerca di seguire ulteriormente le vie che il linguago percorre per giungere dalle prime nette distinzioni di
uogo alle determinazioni e designazioni spaziali generali,
embra ccnfermato che la direzione di questo processo va
lall'interno verso l'esterno. La << distinzione delle regioni nelo spazio > ha origine da quel punto nel quale si trova colui
lle parla, e da qui secondo circoli che si allargano in modo
Tncentrico perviene alla struttura del complesso oggettivo,
lel sistema e della totalit delle determinazioni di posizione.
le distinzioni di luogo sono inizialmente legare nella manie-

chiude in s, solo a poco a poco si sviluppi dai signicati SPC.

Cll- Quanto pi indietro possiamo risalire per quanto riguarda l'uso dell'articolo, tanto pi Concreto qfjesfuso
sembra divenire: anzich una forma universale dellymicoloy
ne troviamo qui clivl'S SPCC, che cambiano secondo la qualrt dei particolari oggetti e categorie di oggett. La f unz i 0.

ne generale a cui esso serve sia dal punto di vista linguistico


che concettuale, non si qui ancora distaccata dalla particolarrt dei c o n t e n uti ai quali si applica. Le lingue dell'Indonesia conoscono, accanto all'articolo vero e proprio, un par.
ticolare arricolo personale che si premetfe al nome degli indi.
Vidui 0 fille famiglic O <mCl1B al nome della stirpe parentale,
non Per 'lualicare meglio, sotto un aspetto qualsiasi, questi
HOIHI, ma semplicemente per indicarli come nomi di persona,
come nomi propri1_ La lingua degli Inrlinni Ponca distingue
nettamente gli articol che vengono usati per oggctt inani-

fmfi dagli articoli che vengono usati per oggcni animari:


mohfe Primi ricevono CQSCUDO un particolare articolo a
50Cla Che si tratti di oggetti orizzontali o rotondi, di ogglf SPfSi o collettivi; mentre nell'applicazione dell'articoIo
ad un essere animato si bada a mantenere ben distinto se si
tratta di un essere che sta seduto o che sta in piecli o che si
muovei. In maniera particolarmenre degna di attenzione ed
istruttiva certi fenorneni della lingua somala mostrano il si_
gnicato fondamentale concreto-intuitivo che in origine
proprio dell`a1-ticolo. La lingua somala possiede tre forme di
articolo, che si distnguono per la vocale nale (-a, -z' ed -0
[0vvero u]]. L'elemento determinante per lus0 delluna 0
dell'altra forma qui la situazione spaziale della persona
o cosa di cui si parla rispetto al soggetto che parla. L`azticolo che termina in -a indica una persona o cosa che si troW1 Hell@ immediate vicinanze del soggem), Che gli visibile

ra pi stretta a determinate distinzioni materiali e tra queste

`1
1

1 Cc-1xn\'c.roN, Ah-laf:_.4 Languages, p. 108 sgg.; cfr. specia]m_-_


te BRANDSIETIER, Der Arrzkel des Indoserrcbm verglcben mii dem
der Indogermanircben, Leipzig 1913.

specialmente la distinzione delle memhra del proprio corpo


lie serve come punto di partenza di tutte le altre ulteriori
leterminazioni cli luoghi. Una volta che luomo si rafurata con precisione Fimmagine del proprio corpo, una vol che lo ha sentito come un organismo in s chiuso ed in s
Kticolato, questo organismo gli serve, per cos dire, di molello per costruirsi il mondo nella sua rotalit. Qui egli possiede un originario piano di coordinate al quale nell'ulteriore
Irogresso egli torna sempre a riferirsi e che analogamente
L

2 Boris e Swaxrox, Sifw-'I (in Handb. of. American Ind. Lang.,

1 Per maggiori particolari vedi MAMA voN TILING, Die Voleale


fr bestmr/:ten Arikels im Somali, in <- Zeitschr. fr Kolonialspralen IX, p. 132 sgg.

1, p. 939 sgg_)_

J
i

188 PARTE PRHIA


- 1=eNoMENoLoGr A DELLA Fo1iM.x Lrxicuig-1-CA

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLYESPRESSIONE INTUITIVA

gli fornisce le denominazioni che ser-V.


re linguisticamente questo processo Lranno a contrassegna.
ln ver-t `
Per cui
ovimque
lmervabile quello
_, 1'esPres:ioIhte llitit llzils
ronrs
azia`

.on si limita certo ad applicate soltanto i termini esprimenti


2 mernbra e gli organi del corpo umano come sostantivi
ndicanti spazio; ma, pur mantenendo il principio di queta denorninazione, passa a un'applicazione generale di esso.
.a designazione del ` dietro pu essere espressa, anzich
la un vocabolo come spalle , anche da un vocabolo come
lorma, la denominazione del sotto anche da un vocaolo come suolo o terra "`, quella del sopra anche
la un vocabolo come aria 1. La denominazione quindi non
'iene pi tratta esclusivamente dalla sfera del proprio coro; ma il procedimento seguito dalla lingua nella sua rappreentazione delle relazioni locative rimane il medesimo. L'idea
li un oggetto spaziale concreto domina Pespressione delle
elazioni spaziali. In modo particularmente chiaro tutto ci
i rileva nella forma che le parole indicanti relazioni spaziali
zcquistano nella maggoranza delle lingue uralo-altaiche: an'he qui vi sono sempre espressioni nominali, come parte sueriore o vetta, parte inferiore, orma, mezzo, cerchia, che
Iengono usate per indicare sopra e sotto , davan e dietro , intorno , ecc?
Ed anche laddove la lingua nell'espressione di rapporti
luramente concettuali ha raggiunto grande libert e astratta
ihiarezza, spesso traspare ancora chiaramente l'antco signiato fundamentalmente spaziale e di conseguenza il signicato fondamentalmente sensibile e materiale, da cui originarianente la denominazione procede.

do piu stretto a determinati vocabpoli ch1gatadr.le1m`


cose materiali mi
.
e rn rcano
mo pasto i Vocaboli the lelgnltlro \]fol1 occupano 11 Pri.
er a eesrgnizroneoiele
i
'
singole
parti. del corpo umano Lmerno
vanti 8 11 dietro il S0

'

es erno, 1

3.

_
ra e 1 Csiotto rrcvono le loro denomi..
nazmn
pet il faftto dsser

nato sostrato s
'bil
alcuno egato ad un detem1i`
Mentre le lingtdlils vo
dlutcorpo umano
nel suo COIDPISSO' usare
. _ . o
postposzion per esprimere
e son solrte
PrePos1z1on1
.
_
rapporti s az` l'
11 '
der popoll Pflrnrtivi
- - . . si_ incontran
_
' P 1211, ne e lingue
mente, espressioni nominali che 2 Sllsi ovunque, analoga.
-

0 esse

'

'

pam del -COTPO 0_ chiaramente a tali nomi risal $oeSSeLn(l{m


dl
negre der Mandi secondo Steinthal esprimoni niO . e _1n8ue
'
- . molto materialmente
Cem_Pfi>0S121onah
- '1nostn
f conesse Lmplegano per = dietro

Si

ica 1

gn]

PCI 1

atto Che

Ufl SOStant|vo per s smnte che

e S.pa1,1 0 la parte dl det'0 PCI' " d'1v-mti una

paro a che srgnrca l'occhio, mgntre .t SO r ,, ,


'
una parola gme nuca tt in ,, da una P Pla he esp;-esso da
tre. In
analo
funzrone
'del
, Smdaltre
'
am
a- C E emcost
ca, Pure
venga Mari
nene
lingue
dei
lingue
afrrcarie
L
.
e Spanc testa C bocca Yoml). venno tate parole come viso

~
1
e
anc
en
se
tutto
ci
`
vista puo forse a arir
apnma
Particolarme

.e. come
a
mamen dl denom-Hare
nte appPmmtlva
risulta
tuttavia che e
h 'l
suo perfetto analo o e
'
sia a 1
cl3
C1'f15P0dnte anche in fasi molto
progre me del 11g'1a03
C ' D'a.ltra parte la lingua di so lit o

er il fatto che esse sono legate con suissi possessivi; Ytinaiisi di que-te preposizioni riconduce anche qui per molte vie direttamente
ui nomi di parti del corpo (cfr. ERMAN, Aegypt. Grammar., Berlin
S113, pp. 231, 238 sg.; STE1N|o_1=F, Koptrcbe Gmmmatik, Berlin
'-90-12, p. 173 sgg. Per il carattere originariamente nominale delle preJosiziorii semitiche cfr. particularmente Bnocm-:LN1ANx, Grundrisr, I,
1. 494 sgg.).
1 Una grande quantit di simili sostantivi locativi in parte generali e in parte speciali si trova ad esempio nella lingua Ewe; cfr.
VESTERMANN, EweGr1wmati/e, p. 52 sgg.
2 Esempi tratti dal ,akuto in BQETHLINGK, op. cit., p. 391; dal
giapponese in I-Io1=rMA.\'N, Iapmzirclae Spmcblehre, Leiden 1877, pp.
L88 sgg., 197 sgg.; v. anche I-Irsmucn \\"1xl<LER, Der ural-altaisrbe
pmchstamm, Berlin 1909, p. 147 sgg

1 5TEINm.L
Manda Ne e
^ > ~ U \ '- E rrprac ben , P _ 245 Sgg.
2 \,. WEST
p. $6 Sg-; RemIscuillilellizvztillz-rrlhlllield fgg-; la-Spmche'

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Porres.
p_ 352 Sgg

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e Americ. Anthropologisr QU,

3 Nslsgiz'
li Iprmsx
' wllpjlto vere e- proprre
. preposiziorli, il
carattere
Dginaretee
ma e

189

esse PP\re ancora chiaramente

190 mare PRIMA - rENoMaNo1.oGIA DELLA Forum; 1.n\'<;U1s'rrcA


Che anche nel gruppo indoeuropeo le preposzioni
inizialrnente debbano essere state parole per s stanti, fra
l'altro gi dimostrato dal fatto che esse nella loro connessione con radici verbali appaiono legate con queste ultime solo
in modo molto dehole, cosicch, ad esempio, 1'aurnento e la
reduplicazione in siatti composti si inseriscono tra le preposizioni e la forma verbalel. Anche lo sviluppo di singole
lingue indoeuropee, ad esempio delle lingue slave, mostra
come qui possono continuare a sorgere nuove preposizioni
'* impure nelle quali il signicato materiale o rimane vivo
nella coscienza linguistica o immediatamente dimostrabile
attraverso uno studio di storia della lingua? In generale risulta che le f o r m e de i c a s i delle lingue indogerrnaniche
fin dai tempi pi rernoti sono servite a presentare determinazoni spaziotemporali o altre determinazioni intuitive, e
che solo gradualmente hanno assunto il loro succesivo signicato astratto. Cos lo strumentale originnrimnente il
caso che indica compagnia, i.l quale poi, poich Fintuzione
dell* ac c 0 rn p a g n a rn e n t o nello spazio si converte in
quella della circostanza concomitante e modicante, viene a
signicare mezzo e causa di un'azionc-. Dallo spaziale " <l`onde? si sviluppa il causale per cui, dal verso dove?
il concetto generale di ne e di scopo.Certo la t e or i a loc a li s tic a d ei c a si stata contestata non solo per ragioni storico-linguistiche, ma anche per consiclerazioni gnoseologiche di carattere generale e ci con la stessa frequenza con
la quale si tentato di giustificarla e di appoggiarla con considerazioni di questo genere. Se nel senso della concezione lo

1 V. in proposito G. CURTIUS, Dar Verlmm in der griec/aircben


Spfarbe 2, I, p. 136.
2 Maggiori particolari in MxKLos1cH, Verglecbende Gramm. der
xlrzw. Sprzzvben 2, IV, p. 196. Anche in altre lingue essive, per esempio
nelle lingue semitiche, sono frequenti tali neoformazioni; cfr. l'elenco
delle nuove preposizioni sviluppatesi nel semitico partendo dai nomi delle p arti del corpo in BRocKEL1\.1_\*N, Grundriss, H, p.

421 sgg.

3 Maggori particolari in proposito in BRUGMANN, Grurzdriss, II,


pp. 464 sgg., 473, 518 ecc. e in DE1.BRcK, Vergl. Sjmtax der indo
germmz, Spr., I, p. 188.

Ill. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELESPRESSIONE INTLITVA

l
s

alstica si qui fatto osservare che tutto lo sviluppo del linuaggio, come del pensiero in generale, procede necessariaJente dal concreto-vivente al concettuale, e che perci il caittere originariamente locativo di tutte le detenninazioni
ausali in certo modo e provato a priori', a questo argomento
stato obiettato che qui il concetto di intuizione a torto viee ristrerto ad un singolo campo determinato, al campo, cio,
ellntuizione s p 11 2 i 11 1 e . Non solo il movimento nello spa.o, ma anche molte altre relazioni dinamiche, come il vince e Fesser vimi, llgire e i.l subire, sarebbero date direttalente per via intuitiva, sarebbero qualcosa che viene visto
nn gli occhi. l\/la questa ohiezione, che stata formulata da
i. Delbrck, almeno nella forma in cui stata qui presenlta, non certamente sostenibile. Infatti dopo l'-analisi huliana del concetto di causa, certo che non vi alcuna mressione sensibile e alcuna intuizione immediata di ci che
uiamiarno il fatto dell' agire. Tutto ci che del rapporto
causa ed effctto ci dato di volta in volta si riduce
la constatazione di determinati rapporti di spazio e di temo, rapporti cio, di coesistenza e di successione. Anche
7undt, il quale interviene contro la concezione localistica,
Sietrando che Felernento spaziale non esaurisce affatto tutte
1 qualit sensibili degli oggetti, toglie tuttavia ogni vigore
la sua argomentazione per il fatto che immediatamente riJnosce come le qualit spaziali abbiamo rispetto alle altre un
articolare vantaggio: infatti tutte le altre relazioni sono semre al tempo stesso spaziali, mentre solo i rapporti spaziali
Jtrebbero anche per se stessi costituire il contenuto d un'nlizione. Diviene cos n da principio verosimile che anche
lingua possa procedere verso Pespressione delle relazioni
nrarnente intelleztuali solamente in quanto le svincola
11 loro legame con le spaziali e per cos dire le isola da

1 Cfr. su ci WHIHEY, General Cozxz`den1r'ionx on the Eurofan Care-Syxtem, in <<, Transact. of the American Philol. Assoc. > XIII
888). p 130 sgg.
2 DELBRCK, Grrmdjmgen der Spracborxcbllg, Sttassburg 1901,
130 sgg.

3 WUNDT, op. cif., II, p. T9 sgg.


r

192 PARTE rimas - Fmomenotocri DELLA Form 1.rNcUrsT1c.x

rn. - n. Lixctmscio NELLA Fase m:t.L'Es1>1u:ss1oNc 1NTuir1vi 195

queste ultime. Nella compiuta struttura delle nostre lingue


essive
'
si` puo` certamente e sempre riconoscere
'
in
' ciascuna
delle principali forme dei casi anche una funzione logicogrammaticale alla quale esse essenzialmente servono. Mediante il nominativo viene indicato il soggetto dell':-izione, mediante il genitivo 0 Faccusativo Poggetto, in quanto esso viene toccato da.ll'azione del soggetto, e anche i casi in senso
stretto locatlvi si possono far rientrare in questo schema in
quanto ln essi, oltre al loro specico signicato locativo,, si
esprime anche un rapporto generae in cui il concetto di sostantivo si trova col concetto di verbol. Ma se da questo punto di vista il signicato logico-grammaticale pu facilmente
apparire rispetto al signicato spaziale-intuitivo come il r9
repov 'rn ovoet, d`altra parte considerazionr critico-conoscrtr
ve e storico-lineuistiche portano necessariamente a riconoscere in quest'ultimo lo specico ftprspov rrg ~}p.;, La pre.
minenza del signicato spaziale rispetto al signicato logico-grarnmaticale in realt tanto pi valida quanto pi si
prendono in considerazione le lingue che nella formazione
delle forme dei casi hanno sviluppato la massima iccondit. Oltre alle lingue indigene dell'America2 sono anzitutto
le lingue del territorio uralo-altaico quelle che sotto questo
riguardo hanno il primato su tutte le altre. Ma proprio esse
non presentano la formazione dei tre casi specicamente
grammatlcali "', cosicch le relazioni che nel gruppo indoeuropeo sono espresse dal nominativo, dal genitivo e dall'accusativo, qui vengono indicate solo dal nesso complessvo.
Manca un vero e proprio nominativo come caso del soggetto
e anche il geriitivo o non ha alcuna espressione formale o
N

1 Cfr. in proposito Yesposizione della dottrina dei casi nel gruppo indoeuropeo in DELB1zcK, Vergl. Syrztax, I, p. 181 sgg.
2 Per la formazione dei casi nelle lingue americane v. ad esem-

fiene rappresentato da una pura forma adessiva che altro


on indica che presenza locale. Ma tanto pi numerose si sviuppano qui le espressioni per le determinazioni puramente
paziali. Oltre alle dcsignazioni del luogo come tale si trova
a pi grande variet e precisione nelle particolari designaioni della posizione di una cosa o della direzione di un mofimento. Sorgono in questa maniera casi allativi e adessivi,
nessivi e illativi, rraslativi, delativi e sublativi, mediante i
[nali vengono espressi la quiete all'interno del.l'oggetto, l'esere accanto ad esso, l'entrare in esso, il provenire da esso,
cc.1 Queste lingue-cos Fr. Mller descrive il processo
pirituale che qui sta a fundamento del fenomeno-non si
errnano semplicemente allbggetto, ma penetrano, si potrebIe dire, nell'interno dell`oggetto e mettono in formale oppoizione l"interno e Yesterno, il sopra e il sotto di esso. Meiante la comhinazione delle tre relazioni: quiete, movimeno verso Poggetro e movimento di allontanamento dall'ogget3 con le categorie dell'interno e del.l'esterno e, in alcune linue, anche con il di sopra, sorge una grande quantit di forte csprimenti casi, le quali nor. sono aflatto sentite dalle notre lingue e che quindi non siamo in grado di rendere adeuatamente Per la vicinanza in cui questa espressione puamente in t ui t i v a dei casi si mantiene ancora con l'espresione puramente sensibile, qui significativo come, malgrado
1 grande finezza di dierenziazione dei rapporti spaziali, queti vengono ancora interamente resi mediante << sostantivi inicanti cose materiali .
Certo l'espressione della d i r e z io ne e delle distinzioi di direzione, per quanto sensibilmente possa essere confiurata nel linguaggio, di fronte alla semplice espressione delessere, del rimanere in un luogo, racchiude sempre in s un
novo elemento spirituale. In modo simile a quanto avviene

pio la sintesi data della Lingua eskimo da Tmtnlrzrn in Bo,\s,


Handbook, I, p. 1017 sgg.: qui tra l'a]tro vengono disrinti un allativo, un locativo, un ablativo, un prosecutivo. La Grammaiik der
Kiamat-Sprache di GATSCHET distingue un inessivo e un adessivo , un direttive e un prosecutivo , rmnch una notevole quantita di altre determinazioni ciascuna delle quali espressa attraverso
una particolare desinenza locativa (opi cit., pp. 479 sgg., 489).

1 V. a questo riguardo il ricchissimo materiale raccolto da WINKn, Dar Uralwltaxche und reina Gruppe (SPGCHIIHCH P- 10 58-l
la sezione Indogermanitcbe und ural-almscbe Kasur in Ural-aliaiscbe
Biker :md Spmc/sen, Berlin 1884, p. 171 sgg.; cfr. anche GRUNZEL,
ergl. Grammat. der altaiscben Sprac/sen, ;>. 49 sgg.
2 FR. MLLER, G`rzmdr_r_f, II 2, p. 204.
. ~ Caxssuuzx, Filamru die farm: :.~`m-a.'|`:e I.

194 PARTE PRIMA. - .=nNo1\-n2No;o<;1\ DELLA Forum Ln1ou1s'r1cA

per i sostantivi indicanti spazio, in molte lingue anche i verbi


che indicano spazio servono alla clesignazione dei rapporti
che noi siamo soliti rendere mediante preposizioni. Humboldt, che nell'opera sulla lingua Kavvi ha illustrato questo
uso con esempi tratti dal giavanese, aggiunge che ivi, rispetto
allhpplicazione dei sostantivi indicanti spazio, si rivela un
pi ne senso linguistico, poich Fespressione di un'azione
si mantiene gi pi libera da ogni mescolanza materiale, di
quanto non avvenga nella denominazione compiuta mediante
un semplice vocabolo indiczmte cosal. In realt qui le relazioni indicanti spazio cominciano per cos dire a diventare
uide, contrariamente all'espressione sostantivistica che presenta sempre qualche cosa di rigido. L'espressione ancora
interamente intuitiva di una pura azione prepara la futura
espressione concettuale delle pure relazioni. Qui per lo pi
la determinazione torna a legarsi al corpo di colui che parla;
ma ora non sono pi le singole parti di esso, ma i suoi movimenti, in certo qual modo non pi il suo semplice essere
materiale, ma il suo agire ci a cui il linguaggio si :\poggia_
Anche ragioni storico-linguistiche parlano a favore del fatto
che in singole lingue nelle quali i verbi indicanti spazio compajono a fianco dei sostantivi indicanti spazio, i primi rappresentano una tormazione pi antica, i secondi una formazione rece.nte2. Mediante la scelta del verbo e il suo signicato contenutistico viene cos anzitutto resa la distinzione
dei senso del movimento, la distinzione fra moto da luogo e moto a luogo. In forma inclebolita questi verbi si presentano poi sotto forma di sufssi con i quali viene indicata
la specie e la direzione del movimento. le lingue indigene
americane esprimono mediante tali sufssi se il movimento
avviene all'interno o all'esterno di uno spazio determinato, in
particolare se all'interno o all'esterno della casa, se sul mare o
su una striscia di terraferma, se attraverso l'aria o attraverso
l'a.cqua, se dall'nterno verso la tiva o dalla riva verso l'in-

1 Hnlvmotnr, Kaw-Werk, II, p. 164 sgg., 341 e parsim.


2 Per le lingue della Melanesia cfr. CODRINGTGZJ, Melaner. Languages, p. 158.

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELL'I-ISPRESSIONE INTUITIVA

erno, dal fuoco verso la casa o da questa verso quellol. Da


11:te queste distinzioni che sono date mediante il punto di
partenza e il punto di arrivo del movimento, mediante il genere e il mer/.o della sua attuazonc, emerge anzitutto una
deterniilmtzx opposizione che seniprc pif tende verso il puno centrale della ilcsip_n;|zionc. ll sistclna rli coordinate na-

iurnlc, in certo .~:t-uso nssoluto " per ogni rappresentazione


(li movimr-nti per il linguaggio dato chiaramente nel luogo

li colui che parla e nel luogo di colui che ascolta. Cos viene
.';1rameme distinto con grande precisione e rigore se un parzicolare movimento si compie da colui che parla verso colui
a quale si parla o da quest'ultimo al primo o nalmente se
da colui che parla ad una terza persona 0 cosaz. Su distinzioni concrete di questa sorta, quali sono date mediante il legame ad una qualche cosa sensibile o mediante il legame al1'* io e al ' tu , si fonda il linguaggio per poi sviluppare,
lzaendole da esse, le designazioni pi generali ed astratte .
Possono ora sorgere determinate classi e determinati schemi
Cl_ sufssi di direzione che esprimono il complesso dei movirrenti possibili verso certi punti notevoli dello spazio, parti:olarmente secondo le direzioni dei punti cardinali-3. In generale sembra che le diverse lingue possano percorrere cammiti molto diversi riguardo alla maniera in cui esse delimitano
recprocamente l'espressione della quiete e quella della direzione. Gli accent possono essere ripartiti tra i due campi in
maniera diversissima: se tipi linguistici di tipo puramente
"oggettivo, cli esplicita forma nominale, daranno la pre-

1 V. in proposito particularmente gli esempi tratti dall'Athapaskco da Gonnmm, dal Haida da Svcffxvron, dal Tsitnseiano da Bons,
in Handbook of Americ, Ind. Languages, 1, pp. 112 sgg., 244 sgg.,
300 sgg.

2 Esempi in proposito si trovano specialmeme in HUMBOLDI',


Ihe ha fatto notare per primo questa distinzione di forme di espres-one (Uber die Verwandlschaf der Ortmduerbier: mit dem Pronovzen, in Ger. Scbr. VI 1, p. 311 sgg.); cfr. anche Fx, Mtuax, Reise
er sterr, Fregatte Nouara, lll, p. 312.
3 V. p. es. un elenco di tali suissi nel Nikobar in P. W.
CHMID'', Die Mon-Kbmer-Vlker ein Bndeglied zwirchen Vllcem
etralayienr und Austronesimx, Braunschweig 1906, p. 57.

196

PARTE PRIMA - FENUMENOLOGIA DELIA FORMA L[NGU13'1'[(;_\

minenza all'espressione della quiete su quella dglla direzio-

ne, nei tipi Iingujstici verbali in generale si avr il rapporto


inverso. Una posizione intermedia assumono qui probabilmente quelle lingue che mentre si
al primato
delPespressione della quiete su quellaattengono
della direzione,
conferiscono poi forma di verbo anche alla prima. Cos ad esempio
le lingue del Sudan per esprimere rapporti spaziali quali quel-

li del sopra e del sotto, del dentro e del fuori, si servono


sempre di sostantivi indicanti s azio `
'
` '
P 'l .- 1 quali pero includono
in se anche un verbo che indica
,
1 permanere in un luogo.
Questo verbo locativo viene sempre usato per esprimere
urattivit che avviene in un determinato lii0go1_ come se
lntuizione della stessa att i vit non potesse separarsi dalla semplice es i ste nza locale, come se la prima continuasse ad essere in certo modo ancora implicata in essaz, ma
d`altra parte anche questo essere determinato, anche la mera
esistenza in un luogo si manifesta tuttora come una specie di
attivo comportamento del soggetto che in tale luogo si trova.

Anche qui appare in che grande misura Poriginaria intuizione del linguaggio permanga nel dato dello spazio c come

essa cionondimeno venga spinta necessariamente al d l di


esso non appena passa alla rappresentazione del movimento

e della pura attivit. Quanto pi si prende a 0151d-are


quesfultima e quanto pi esattarnente essa viene colta nel
suo carattere proprio, tanto pi 1'unit puramente oggettiv
e sostanziale dello spazio dovr alla ne essere trasformata

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLSPRESSIONE NT-

i mm 197

n unit dinamica-funzionale, e l0 SPQZO SCSSN Pef Cos? dni@


essere congurato come il complesso delle direttive di azgne, delle lince di direzione e di forza del movimento. _ 1
Conseguenza qui interviene un nuovo fattore nella costruzione del mondo rappresentativo che n qui abbiamo segult
essenzialmcnte nel suo aspetto oggettivo. [ri qucstocttr
singolo della formazione del linguaggio e confermata unqie
la lgggg generale di ogni forma spirituale secondo lalqua c
il contenuto e la funzione di essa non consistono ne semPlice rispecchiamento di un ente obbiettivamente esistente,
Ina nella creazione di una nuova r ela zi o n e , di una pamolare correlazione tra io e realtf', tra lfl $_fefa_ of
gettiva e l' oggettiva . Anche nel linguagglf Vlfm
luesta correlazione il " cammino verso l'esterno diverta a
un tempo cammino verso l'interno . Nella creseent eltfp
ninatezza che in essa assume l'intuizione esterna, anche 111.'
Ierna raggiurige per la prima volta ilsuolvero .sviluppoproprio la formazione dei vocaboli indicantl SPZ10 d1_V1n
per il linguaggio il mezzo per indicare l*io e la sua delimitazione rispetto ad altri soggetti.
_
_ _
_ _
Gi lo strato pi antico delle deSigMZl0H1_5PaZ1all Per'
nette di riconoscere chiaramente questa connessione. In quaii tutte le lingue sono stati i dimostrativi SiJ2121_11

the hanno formato il punto di partfrrll PU' la deslgnazone.


lei pronomipersonali,Illegamcf ques@ duecssl

1 Una proposizione come egli lavora sul campo riceve quindi in queste lingue mediante Fapplicazione del "verbo loaiivo e di
quiere " che esprime l"'essere in un luogo, a]1'i-ici;-ga la foi-ma;
egli lavora, all'interno del c
'
'
21111190 , trad
HHH proposizione come
barnbuli giuocano sulla strada equivale
otta letteralmente,
a i
batnbini giuocano, sono sul suolo della , strada;
i;f_ Wgsq-1;R_\~i,iNN,
Die Sudaspracbm, p. 51 sgg.
2 I\elle lingue del Sudan e nelle lingue Bant, come nella maggior parte delle lingue hamitiche, un movimento ehe noi ,;0mms5_
gniarno secondo la me ta e il r' l
"
isu parte
tato viene contrassegnato secondo
il suo inizio e il suo punto di
n z a locale: v gli esempi
dati in Mcivi-:or
d ff Hfff.
= Die Spmc-en

p. 2D n. Sii fenomeni
analoghi nelle lingue dei Mari del Sud
C
v. oniuxoron, iielanex. Languages, p, 159 sg.

li parole cos stretto dal punto di vista_pu1'am-Df@ $ff1'


nguistico che diicile decidere quale di esse si debba cip:iderare come antecedente e quale come suSSgUI1 <`-111 ff
tome fondamentale e quale come derivata. Mentre Ilurn-

o1dt, nel suo fondamentale studio sulla parentel <l_8 fvv'


ferbi di luogo col pronome in alcune llnlle (Ubf`_ dlff _ er'
uandtrcbft der Ortszidverben nzit dem Proifomen m emgefi
ilracbe), ha cercato di dare la dimostraz-ione che la eS1nazione dei pronomi personali riconduce 111 gffaleda Pa'
ole di signicato e di origine spaziale, la moderna tn agine
nguistica tende in varie maniere a invertire 1_1 fPPf_m _P1`
h essa riconduce la caratteristica tripartizione dei diurnotrativi, che si trova nella maggior parte delle lilgv, 2116 Ofi;
ginaria e naturale tripartizione delle persone, 10 , U1

198 PARTE r1uMA - r=|:No1\n=;NoLoGrA DBLLA i=oxMA Lmclnsmm

ed egli . Ma comunque tale questione genetica possa alla


ne essere risolta, in ogni caso risulta che i pronomi perS0H21li B i dimostrativi, le originarie designazion personali
e le originarie designazioni spaziali, per la loro complessiva struttura sono apparentate nella maniera pi intima e
C_l1 per cos dire appartengono allo stesso strato del pensiero
linguistico. il medesimo atto a met mimico e a met linguistico dell'indicare, sono le medesime forme fondamentali
della deixs in generale l'elernento da cui deriva Fopposizione
C1 qui, del li e del cost, come l'0pposizione dell'io, del tu
e del lui. << Q u i_ rileva G. v. d. Gabelentz _ ovunque io
sono, e ci che qui io lo chiamo q ue s t o, in opposizio~
ne a ci e a quello che l e cost. Cos si spiega l'uso latino di hit, iste, lle 2 meus, Iuus, cuf; cos anche nel cinese la coincidenza dei pronomi di seconda persona con le coniunzioni per la vicinanza locale e temporale e per la somi~
glianza >1. Nello studio citato il medesimo rapporto stato
mostrato da Humboldt nelle lingue mnlesi, nel giapponese
e nellarrneno. In tutto lo sviluppo delle lingue indoeuropee
risulta inoltre che i.l pronome di rerza persona non pu distinguersi per la sua forma dal corrispondente pronome diInostrativo. Come il francese il risale al latino lle, cos il go_
UC0 S 2 nuovo alto tedesco er) corrisponde al latino is; e
anche nei pronomi io e tu delle lingue indoeuropee il nesso
etirnologico con i pronomi dimostrativi sotto van' aspetti
innegabilei. Rapporti esattamente corrispondenti si trovano
nel gruppo linguistico semitico e altaico', cos come nelle
lingue indigene dellAmerca e del1'Australia*. Queste ultim per mostrano un'ulteriore caratteristica altamente signi1 G. v. d. GABELLNI2, Die Spracfrwimfmchat, p. 230 ag.
2 Maggiori particolari in BRUG:\.~\NN, Demamtraliupronomen,
PP- 30 Sgg-, 7l sg., 129 sgi e Grufzdrirr', II 2, pp. 307 sgg., 381 sgg.
3 Per le lingue semitiche vedi BROCl~:ELMANN, Grundriss, I,
P- 296 Sgg., 1: Kurzgeame vergl. Grammar. der xemit. Spracre, Berlin

190, p. 142 sgg.; DrLLM,\N.\', Aethiop. Gmmnmt., p. 98; per le lingue

altaiche v. p. es. GRUNZEL, Vergl. Gmmmat. der altaischen Spracben,

p. 55 sgg.
_4 Cfr. Gnscmar, Klanzath Language, p. 536 sg.: Mtrrmaws,
op. cit., p, 151,

in. - rr. Ltxccacsro N:LL.\ FASE nisrxsspiuassxoun rsTun'wA 199


cativa. A proposito di alcune lingue indigene dell'Australia
rneridionale si sa che esse, se esprimono un'azione in terza
persona, aggiungono sia al soggetto che all'oggetto di questa
azione un contrasscgno qunlicantc sotto l`:1spetto spaziale.
Se, per es.. si deve rlirc che un uomo ha colpito un cane con
un /wr.r/.'< m.f.'g, la proposizione leve essere concepita in modo

cnc essa dicn invece che |`uomo " l dzlvanti lia colpito con
quell'zu'1n-a il Cane " l dietro _ ln altre parole qui non si ha
alcuna designazione generale e astratta del *` lui o del
" questo "`, ma la parola che qui serve a tale uso ancora
fusa con un determinato gesto vocalico deittico dal quale non
si pu sciogliere. Questa anche la ragione per cui certe lingue posseggono espressioni che contrassegnano Pindividuo
di cui si parla indicando con la pi grande precsione la sua
positura, cio se seduto, sdraiato, in piedi, se va o viene,
mentre manca un'espressione unica per il pronome di terza
persona. La lingua dei cerokes, nella quale tali distinzioni
sono particolarmente sviluppate, possiede invece di uno, nove pronomi personali di terza persona? Altre lingue distinguono, sia nella prima che nella seconda e nella terza persona,
se tali persone sono visibili 0 invisibili, ed usano per ciascun
Caso un particolare pronomea. Oltre alle distinzioni spaziali di
posizione e di distanza viene spesso espresso mediante la forma particolare del pronome il presente 0 il non presente nel
tempo; ai contrassegni locativi e ternporali possono aggiungersi anche altri contrassegni qualicativi'*. In tutti questi
casi, come si vede, alle espressioni che la lingua possiede per
la distinzione puramente spirituale delle tre persone si
aggiunge in un primo momento una intonazione ancora immediatamente sensibile, soprattutto spaziale. Il giapponese,

1 MATTHEWS, Languages of the Bzmgandily Tribe in South Ausrraia ( J. and Proc. of the Roy. Soc. of. N. S. Wales XXXVII

[1905] p. 61).
1 HUMBOLDT, Uber den Dualis (Gas. Scbr. VI 1, p. 23); FR.
MLLER, Grundrixx, II 1. p. 224).
3 Boss, Kwakiuzl (Handbook, I, p. 527 sgg.).

4 Gonnmzn, Hupa (Handb. I, p. 117); Boss, Chinook (Handb.


, pp. 574, 617 sgg.).

200

PARTE PRIIMIA - FLNOMENOLOGIA DELLA FORI.-\ Ll'.\'GUIS'I'ICA

nt. - 11. 1.tzGL'AGG1o nuca FASE netti:-:srxssstona rxruxrrva 201

secondo Hoffmann, ha coniato, partendo da un avverbio locativo che esprime il centro, una parola gh@ se;-V@ ad
esprirnere Pio, partendo da un altro avverbio che significa
l 0 cos ha coniato una parola che indica il lui 1.
In fenomeni di questo genere appare immediatamente come
la lingua, per cos dire, tracci un circolo sensibile-spirituale
'mtorno a colui che parla e come il centro di questo circolo
sia 1 io , la periferia il tu e il lui . Lo specico
schematismo dello spazio si verica qui in direzione invertita, e solo in questa duplice funzione anche la rappresentazione dello spazio raggiunge nel linguaggio stesso il suo
completo sviluppo.

II. LA RAPPRESENTAZIONE DEL TEMPO


Un compito essenzialrnente pi diflicilc c pi complesso di quanto non :ia Felaborazione delle determimt'/.ioni e
delle clesignazioni spaziali il linguaggio clevc allrontare per
raggiungere una precisa distinzione e caratterizzazione dei
rapporti temporali. La semplice coordinazione della forma
spazia l e e della forma temporale, che per molte vie si E: cercato di etlettuare nella trattazione della gnoseologia non trova
alcuna conferma da parte del linguaggio. Qui, invece appare
,
chiaro che una det-erminazione dl altro genere e, per
cos
dire, di dimensione ben pi alta, quella che il pensiero in
genere e specialmente il pensiero espresso in linguaggio deve
attuare nella costruzione della rappresentazione del tempo e
nella distinzione delle direzioni e delle fasi temporali. E infatti il qui e il col possono essere raccolti in una
unit intuitiva in maniera assai pi semplice ed immediata
di quanto non avvenga per i momenti singoli del tem o
p , per
l'ora, pet il prima e dopo. Ci che caratterizza questi momenti, come momenti temporali, proprio il fatto che essi
non possono mai essere dati alla coscienza Come contenuti

l211'intuizione oggettiva nel medesimo tempo e tutti in una


Dlta , Le unit, le parti, che nell'intuizione spaziale sembraj
to le garsi spontaneamente in un tutto, qui, invece, S1
Sludono; l'cssere di una determinazione signica 11 non escre delle altre e viceversa. ll contenuto della rappresentanoI di tempo non perci mai racchiuso nell'intuizione Imfleliata; qui invece si aerma in misura ancora maggiorebche
Illa rappresentazione di spazio la parte decisiva del pens1r0
,ncante e distinguente, analtico e sintetico. Poiche ph ele-

menti del tempo in quanto tali esistono solamente per 11 fait@


he la coscienza li percorre D questo Pefcors 11 Sepa?
uno dallaltro, questo stesso atto del percorrere, questo dzs:urms passa nella forma caratteristica del concetto di temPfl tal modo per l'essere che noi indichiamo come eSS1"f=
lella successione, come essere del tempo, appare elevato ad
tn livello assolutamente diverso da quello delfesistenza defffninata solo spazialmente. Il linguaggio non pu immediaHmente raggiungere questo livello, ma anche qui obl:edlSC
lla stessa legge interna che domina la sua complessiva fornazone e il suo progresso. Esso non crea, pI Ogm n_uVa
sfera di signicati che gli si apre, nuovi mezzi di espressione
H Sua facolt invece consiste nel fatto che esso C2l_pC dl
0I1gurare in diverse maniere un determinato materiale che
li dato, che esso, senza in un primo tempo cambiarlo dal
unto di vista del contenuto, capace di porlo al servizio dl
111 compito diverso e quindi dj imprimergli una nuova forUa spirituale.
_
A
Lo studio del processo che il linguaggl0 PP_11Ca nena
'01'mazione delle originarie parole esprirnenti spaalo ha
itrato come esso si serva a tal fine dei mezzi piu sempllLH trasformazione de1l'elernento sensibile in elemento 1dea~
f qui avviene sempre in maniera cos gradual@ Che essa
I Stento a tutta prima pu esser notata come tale', come una
volta decisiva di tutto Patteggiamento dello spirito. Parten30 da una materia sensibile rigidamente limitata, dalla diffe-

*enza nella tonalit delle vocali e dalla particolare struttura


1 HQFFMANN, Japanxcbe Spracblebre, p, 85 sgg_

onetica e sensibile di singole consonanti e di gl'11PP}


_nj
Hmanti, vengono formate le designazioni di opposizioni dl
`U0go e di opposizioni di direzione nello spazio. Lo steSSO

202 PARTE r1uM\ - rex oMENoLoo1A DELLA FORMA


1.rNGU1sr1c.i
P0CSS0 si rnanifesta

'

III. - IL LINGUGGIO NELLA PASE DE.LI.'ESPRE$SIONE INTUITIVA

203

..

nu.O`_'o, S_ consideriamgiiondiitpnciiiiaerimgua'da un lam


onginarie particelle t e m p o r ali C0II1e il ariva alle que
llfonemi sensibili di carattere na-tural
mite che divide
Pl semplici vocaboli indicanti Spazio 'e C Smlmentale dai
lutamente mutevole e incerto cos lO
era mostrata ass0_
nuo e nsensibile si manifestalanche tr ssof paSSaggi0.com`
abbmccia le determinazioni locati ' a a s era sensibile che
le determinazion temporali Anchgleqlg che bbracia
gue civili ueste d
l - e mo eme nnt msciibe: cfeluostiltgiggo per molti versi un'u_
che _uf1'unica e medesima parola sia usieno moho. frequent@
zioni sia spaziali che tmporah prove a Per esprimere re1a_
di questa connessione sono fomite d ncra pm nllmerose
pm-mimi Che in mohissimi casi Sembar e ingue der popoli
possedere altro mezzo per crear@ IESS 1_n generale non

presentazione temporale se non questo! [ lonel-dna MP:


dl luogo Ven'0n0 usati indistintamente -ulhmcp ml mlvel
cato tem orale. cos'
'
1
1 gm `
1 qui pcoincide ddhhulaetplo la larqla Che spfime
quella usata per esprmere I ;. CO'1,l>er erimcre 1' -. Om ,
ta per esprimere il prima o il dopol lgcecpn luella usa.
tutto ci dicendo che obbiettivametite la vicia?]za10s;|e<i_are
tananza s aziale e
'. .
a On'
da; Che Che .l11I1ugr;1po1r1_s[r` condizionano a vicen_
,-1j solito anche dal punto di vista oi Slpatiarmente lontane
tn cui se ne parla, una cosa passam e 3 ogico, nl momento
Ma, come evidente, si tratta ui
6 nor mo to 1ontana_
id eettivi quanto di nessi purariientoirdeliindichlnnefsS1 raij
a c o s c 1 e n z a relativamente ancora indi)
_ H ase e _
tale non ancora capace di cggherel di
erenziata e come

forma spazale e di quella tem el


Crema Spelcbe della
lo Ch relati 7
Pora e. Ancherelazioni crono_
him Great; lrccroimplese per le quali le lingue civili

primtivi vengono spesso espresse con i pi primitivi mezzi


spaziali di espressionel.
Fino a quando sussiste questo legame materiale, non si
pu neppure manifestare nel linguaggio il puro carattere spe:ico della forma temporale come tale. Anche le relazioni
strutturali del tempo si trasformano ora naturalmente in ana,oghe relazioni strutturali dello spazio. Per il qui e il
col nello spazio sussiste solo una semplice relazione di
istanza; ivi vige semplicemente Yestraneit, la separazione
:li due punti dello spazio, mentre nel passaggio da.lluno alaltro in generale non vi alcuna direzione prestabilita. Cone momenti dello spazio entramhi i punti hanno la possi:ilit di coesistere e per cos dire riescono a stare l'uno
ii fronte a1laltro; il col pu essere trasformato in un
qui mediante un semplice movimento, e il qui, dopo che
ha cessa:o di essere tale, pu grazie ad un movimento opposto essere riportato di nuovo nella sua primitiva forma.
[l tempo invece, oltre alla separazione e alla vicendevole lontananza dei suoi singoli elementi, mostra un determinato
senso specico e non teversibile nel quale esso scorre,
La direzione dal passato al futuro e quella dal futuro al passato costituiscono ognuna una peculiarit immodicabile.
Finch pero la coscienza rimane prevalentemente nella sfera
zlellntuizione spaziale e coglie le cleterminazioni ternporal
solo in quanto le pu comprendere e indicare mediante analogie spaziali, necessariamente questa particolarit delle direzioni temporali rimarr in un primo momento oscura. Come
nello spazio, anche qui la semplice distinzione di lontano
e vicino ci a cui tutto il resto viene ricondotto. L'unica differenza essenziale che viene colta e rigorosamente espressa
quella tra 1' ora e il non-ora, tra Pimrnediato istante
presente e ci che si trova fuori di esso. Naturalmente

Speci che, nelle lingue del popgl

1 Cfr' a (quam)
in GATSCHET
p_ . `Pfposito g ]_i 652111121' tratti- dalla lingua Klamagh
CUDRINGTON (og.
fglj)
6 dalle lingue della Melanesia in

1 Le lingue sudanesi esprimono in generale la circostanza che


un soggetto sta compiendo un'azione mediante una circonlocuzone
che proprarnente significa che esso si trova all'interno d questa azione. Ma poich anche questo interno per lo pi E: indicato
in maniera del tutto materiale, ne risultano modi di dire come: io
sono del-.tro l'andare , io sono ventre dell'andare (cfr. Wi-:sTEx
MANN, Sudanspmclaen, p. 65; Gala-Sprache, pp. 37, 43, 61).

204

PARTE PRIMA - FENOIUEXOLOGIA DELLA FORNIA LINGUISTICA

.
iii. - ii iixcuaooio
marta
PASE D eLL'EsPiu-;ssioN|a iNrUir1v.\ 205

questo momento non dovr esser pensato come un punto `


_ certa estenrigurosamente matematico, perch invece ha una
sione. Lora, non come astrazione matematica ma come ora
psichico, comprende la totalit del contenuti che possono
essere intuiti contemporaneamente in un'in1mediata unit
temporale, essere raccolti nella totalit di un istante inteso
come un , unit elementare di esperienza. Non un punto
limite meramente pensato quello che separa il passato dal
futuro, ma possiede in se stesso una certa durata che si estend
_ .
.
_
e tanto quanto la teminiscenza immediata, il concreto ricordo. Per questa forma della primitiva intuizione temporale la totalit della coscienza e dei suoi contenuti si spezza,
per cos dire, in due sfere: una chiara, colpita e illuminata
a a uce del pre>ente ' e un altra oscura; ma tra questi
due gradi fondamentali marica ancora ogni mediazione ed
ogni passaggio, ogni sfumatura ed ogni gradazione.
La coscienza completamente sviluppata, in particolare
la coscienza della c on o s c e n z a scientica contrassegnata
cl a 1 f atto c h e essa non permane in
' questa semplice
' contra P
posizione dell' ora e non-ora , ma la porta al pi ricco
dispiegamento logico. Per essa si produce una grande quantit di sfumature temporali che tuttavia sono tutte comprese
in un ordine unitario nel quale ad ogni momento tocca
una sua posizione assolutamente determinata. L'analisi critico-gnoseologica mostra che quest'ordi.ne n dato dalla
sensazione, n pu essere tratto dallntuizione immediata.
Esso invece soltanto opera dell`intelletto, e in particolare
opera d e ll inferenza e della deduzione causali. La cate oria
g
di causa ed effetto ci che trasforma la semplice intuizione
della successione nel concetto di un ordine unitario dell'accadete. La semplice distinzione delle singole posizioni temporali deve appena essere trasformata nel concetto di una interdipendenza dinamica tra esse, il tempo come forma puta
del.1'ii1tuizione deve essere compenetrato della funzione del
giudizio causaie prima che questo concetto possa svilupparsi
e consolidarsi, prima che Fimmediato sentimento del tem o
P
si trasformi nel concetto del tempo inteso sistematicamente
come una condizione ed un contenuto della conoscenza. Lo
sviluppo della sica moderna ci ha mostrato nella maniera
d

Li

l
i

., Chlara
.
~ lungo il' cammino
'
u
quanto sia
dall ' uno a ll'altro e at1
E
uali diicolt e paradossi esso passi. Kant vede ne aziniirjtolggie dell 'espeflz DC ff Pf"CP1Si"te`
. .
' '
reci roca a con-

dd
dcna
Z0T1 intellettuale C la
.

"

diu Wlene Z me diversi

2.56 pEr1 a posfzloi ne della perma;-ossibili rapporti f_mPfa11 Per a cosm-uz _ ` 11 to res_
enza, della successione e della contemporaneita.
; _
d ll fisica nel suo passaggio alla teoria della relativita ge
me ae Ialtrasformazione che in quesvultima haltq subitolil
.

'

sc ema re a-

:mcetto dl tempo hamlo mostlltof che qileddmentale della


:vamente scmphce', nm cath Sliia omia gi vista gnoseolo-`J1CCHCa newtomana' anc .C .
uiho l sel In linea
gm, Va Sostituito da determinazioni piu comp es .
al
ssolutamente generale nel Pf081"e5S0 dal Senso del tempo
nc tto del tempo si possono distinguere tre diverse tPPe
:He :ono di importanza decisiva anche per il iflesso C11; 12
' .
'
` . N a rima as
Dsclenza dal temp? trova iel hngdullglo ntfa sizione di
a coscienza e dornmata so tanto

a a co

PP

a Su-

..- Ora e if non*-,fa , la quale in se stessa non ha ancor _


. nessun >altra difierenztaione
' '
nella' sepondaforme
cominciano
ym)
2, teml

1 Por-si Puna dl ff0f1f@_ au 3 tra .ete-rmma eararsi dall' inaorali, Fazone c 0 m p i u t a comincia_ a sep
mpiuta l'azione che d u r a dall'az1one m o m e n t a ne a,
_
, S1. viene
.
' '
n determi;.,sh
ad elaborare una distinzione
_
_
ma di Speie di azioni temporali, nche in ultimo si
.
.
'
'
t
o come astra acquista il puro concetto di relazione del 11'1P_
1_ _
'o
concetto
d
ordine
ele
diverse
fasi
teI1_1P0f91d1
'
- roca presentano nella loro opposizione e nella loro recip
nendenza.
.
,
i
Infatti come per le relazioni dello spazio costed =1_C0f
_,
*
~
rrivano
im-O
yiu pm; quelle del tempo e vero che esse non ai 1
nediatamente alla coscienza com e relazioni, ma il 0r0 Pl?
.
- - lta.nto mesco a:arattere di relazioni si presen? 5mP_'re e_S
.
'o e confuso con altre determmazioni ed in piarticollare con
';-atten_ dl. oggetti- e caratteri' di.' qualitabe
` ^`. 1e diante
eterminaziom
le quaC,Cave rispetto alle altre qualita sensi ii me
J

. .
- '
.
' , ' /11
1 Per maggiori particolari vedi 1.1 mio latoro Z.r Erelff E
elativitlstbeorie, Berlin 1921-

.1

PARTE PRIMA - PENOINIENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

li si distinguono le cose, posseggono determinati


COHIEIS Se gni caracteristici, tuttavia come qualit esse si trovano ad
un unico e medesimo livello con le altre qualit sensibili.
Il qui e il col ineriscono allbggetto del quale sono
predicati non diversamente che un qualsiasi altro questo
ed esso . Quindi tutte le designazioni della forma spaziale devono traire il loro inizio da determinate designazioni materiali. Poiche' questo modo di concepire si trasferisce
dallo spazio al tempo, anche qui le distinzioni dl signicati
temporali appariranno a tutta prima come pure distinzioni
di qualit. qui particolarrnente caratteristico il fatto che
esse non si presentano soltanto nel verbo ma anche nel nome. Per il modo di vedere che si attuato nelle nostre evolute lingue civili la determinazione temporale tocca essenzialmente quelle parti del discorso che esprimono accadimento o attivit. Il senso del tempo e la molteplicit delle relazioni che esso comprende non possono essere concepiti e
ssati se non nel fenomeno del carnbiamento. Il verbo, come espressione di una determinata condizione, dalla quale
prende l'abbrivio il cambiamento, ovvero come designazione
dello stesso atto del passaggio, appare perci come il vero ed
unico portatore delle determinazioni temporali: esso appare
come lo Zeitwortl <w:'Eo/_v. Humboldt cerc di dimostrare il carattere necessario d questo nesso in base alla natura e alla caratteristica specica della rappresentazione temporale da una parte e della rappresentazione verbale da1l'altra. Il verbo secondo lui la sintesi di un attributivo energico (non semplicemente qualitativo) compiuta mediante l'essere. Nell'attributivo energico risieclono gli stadi de1l'azione,
nel'essere quelli del tempo?. Ma oltre a questa considerazione generale che si trova nell'introduzione all'opera sulla lingua Kawi, in questa stessa opera c', a dire il vero, anche l'asserzione che non tutte le lingue esprimono questa relazione
con eguale chiarezza. Mentre noi siamo abituati a pensare la

111. - ii. Lmcuiccio NELLA Fist-: nELi.'i2si>i1EsstoNE mruiriifs 207


lazione temporale solo in connessione con il verbo come
Iarte della coniugazione, le lingue maleS1,_ad @SfHP10 vetf'
Zero sviluppato un uso che non si puo spiegare se non per il
:atto che questa relazione viene legata al nomel. Q'-1SUS0 51
ivela con nmggote chiarezza laddovc la lingua applica gli
llessi mezzi clic ha formato per la distinzione (li relazioni
ipaziali
mniedi-itcimente
anche per la distinzione
di deter(
'
I K
.
.`
inazioni tcmpomli. La lingua somala si serve della gra ri.
'
1
'
'
_
Jnrdata differcnziazione delle vocali dell articolo determmati
-o non solo per rappresentare distinzioni di posizione e situaione spazialc, ma anche distinzioni temporali. Lo svilupp
la designazionc delle idee di tempo procedono qui paralleamente a quelli della rappresentazionedel luogo: Mediante
re vgcali delkarriolo, puri e semplici sostantlvi che per il
`r:stro modo di rappresentare non hanno m se la minimaidea
li determinaziotu temporali, ad SI1'1P10 Pafol Cfme 11
`i0 0 guerra vengono provviste di un certo index tem;~orale. La vocale -a serve a indicare il presente, la vocale
0 designa ci che assente nel temp0, PET fl tra 11 fun*
rr; ed un passato ancora poco lontano non viene fatta aliina distinzione. Sulla base di questa separazione viene pol
olo in modo indiretto introdotta una netta distinzione an.
- `
\
`
-ie nell'espress1one dell'az 1 o n c , SC, CIP?, ss ff 0 On E
incora conclusa, se implica una durata piu o meno lunga 0
se inveg momentanea. Una tale impronta di caratteri putamente temporali nel nome potrebbe facilmente essere conIepita come prova di un senso del tempo -particolarniente
`

icuto e raffinato, se d'altra parte non apparisse che pt0pr10


Pui il senso del tempo e il senso del luogo si risolvono comPletamente l'uno nell'altro in quanto non ancoa per nulla
viluppata la coscienza della specicita delle
1`rezi,on1
lemporal Come il conte nut o del qui e del cola, cosi anChe il cont enu to dell'ora e del non-ora si separano chia-

1 Kawi-Werk, II, p. 286.


1 [Zeilwort in ted. = verbo; il termine composto da Zeit =
= tempo e \l7ort : parola.-N.d.T.]

2 Huxinotnr, Introd. al Kawi-Werle (Ger. Scbr. VII 1, p. 223).

2 Maggior particolari si trovano in M. v. TILING, op. cit., p. 145


Sg. Tali indici temporali nel nom e si trovano anche frequentemente
nelle lingue indigene americane, vedi ad es. Boss, _HandbD< Of

,im-,-C_ 1n_ Lang, I, p, 39; Gonnaim, Athapamm ibzd., I, p. 110)-

208 i=.~.i<"rra vxiiuri - _=ENoiviiNoi.oci,i maria Foiuxia Lmcuisrica

ramente l'uno dallaltro, ma Popposizione di passato e futuro passa assolutamente in seconda linea di fronte a questa
distitizione e quindi proprio l'elemento decisivo per la coscienza della pura fo rm a temporale e della sua natura specica arrestato nel suo sviluppo.
Lo sviluppo del linguaggio infantile mostra da
una parte che la formazione degli avverl:i di tempo avviene
solo molto pi tatdi di quella degli avverbi di spazio e che
d'altra parte espressioni come oggi , ieri e domani
da principio non hanno alcun signicato temporale nettamente distinto. L` oggi l'espressione del presente in
generale, il domani e 1' ieri Pespressione del futuro o del passato in generale: vengono quindi, vero, distinte cos determinate qualit temporali, ma una misura quan.
titativa, una misura di distanze temporali non viene raggiuntal. Ancora un passo indietro sembra doversi fire se si considerano singole lingue nelle quali anche le distinzioni qualitative del passato e del futuro spesso si cancellano completamente. Nella lingua Ewe un unico e medesimo zivverbio
serve sia per designare ieri che domani " Nella lingua
Sciambala la medesiina parola viene usata sia per indicare un
lontano passato come per indicare un lontano futuro. < Questo fenomeno per noi stupefacente-rileva in modo molto
significativo uno stzidioso di questa lingua-trova 13 sua spie.
gazione naturale nel fatto che i negri Ntu vedono il tempo
come una cosa, perci pet loro vi solo un oggi e un nonoggi; se quest'ultiino sar ieri o domani per questa gente
assolutamente indiferente e non se ne preoccupano afiatto,
inatti qui non si tratta soltanto di una intuizione ma d un
pensiero e di una rappresentazione intellettuale dell'essenza

1Dati pi panicolareggiati sono in CL. e W. Sri-11m, Die


Kinderiprache, p. 231 sggr
2 Witsreimuivn, Ewe-Gmmmatik, p. 129; lo stesso fenomeno
si ha in molte lingue amercane, vedi p. es. vox 1:. STHNEN, Die Ba/eairi-Spracbe, Leipzig 1892, p. 355. Nel Tlingit viene usato un unico
e medesimo presso ga- o ga- per indicare il futuro e il passato (BOAS,
Handb., I, p. 176), e cos anche il lar. olim (da ille) designa sia il
passato remoto che il futuro lontano [cfr. il tedesco einrf),

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELLSPRESSIONE INTUITIVA 209

el tempo . . . Il concetto di tempo estraneo agli SciamJala, essi conoscono solo l*intuizione del tempo. Quanto sia
:tato dicile per noi missionari emanciparci dal nostro connetto di tempo e comprendere Fintuizione di tempo degli
ciambala risulter dal fatto che per anni siamo stati a cerare una forma che designasse soltanto il futuro; fummo pi
:olte felici di avere trovato questa forma, per poi riconosce'e, in qualche caso magari solo dopo mesi, che la gioia era
nrematura perch si vide che la forma che avevamo trovato
irenjva usata anche per il passato >1. Questa intuizione del
:empo come di una cosa si esprirue tra l'altro anche nel
fatto che le relazioni di tempo vengono rese mediante soitanrivi che originariamente avevano un signicato spazialez.
E come del complesso del tempo viene assunto nella coscienLa solamente l'intervallo di tempo di volta in volta
Jresente e contrapposto agli altri non presenti, la stessa franumazione si fa valere anche nella concezione dell'azione e
iellattvit. Linit dell'azione si spezza letteralmente
n questi singoli frammenti aventi il carattere di cose. Un'aiione, nello stadio in cui ci troviamo, pu essere rappresenata solo in quanto il linguaggio la divide in tutti i suoi elementi e presenta ognuno di questi separatamente. E in tale
iivisione non si tratta di un'an alisi concettuale, dato che
1uest'ultima procede di conserva con la sintesi, con la comptensione della forma del tutto e ne costituisce il correlaIivo, bens, per cos dire, di una scissione materiale dell'azioie nelle sue parti costitutive, ciascuna delle quali viene inIuita come un'esistenza obiettiva per se stessa sussistente.
Cos ad esempio viene indicato come particolarit di un gran
numero di lingue africane il fatto che esse scindono ogni
:vento e ogni attivit nelle sue parti e presentano ciascuna
parte in una proposizione separata. L'azione viene presentaIa in tutte le sue particolarit ed ognuna di queste azioni singole viene espressa mediante un verbo particolare. Un accaliimento che noi designiamo con una singola proposizione,
1 Rom-ir., Verrucb einer iystemat. Gmmmafi/c der Scham`a'apracbe, Hamburg 1911, p. 108 sg.
2 Cir. CODRINGTON, Melanesiwz Languages, p. 164 sg.
4. _ c.o;|m_ .=-mana a-.f/, ,rrmi-f~;i1t=. i.

210

PARTE PRIMA - FEN0l\IENOLOGI.\ DELLA FORMA LINGUISTICA

Ill. - IL Ll`_\'GUAGGlO NELLA FASE DELLESPRESSIO.\'E INTUITIVA

211

come << egli annegato , deve qui essere reso mediante le


proposizioni: << Egli ha bevuto acqua ed morro ; l'attivit
che noi diciamo ' recidere viene resa mediante tagliare
e cadere , l'attivit del portate mediante prendere e
andare . Steinthal ha cercato di spiegare dal punto di vista
psicologico questo fenomeno, che egli ha suragato con molti esempi tratti dalle lingue negre dei Mandi, riconducendolo
ad una << deficiente determinazione delle rappresentazioni 2.
Ma proprio questa decienza deriva da una particolarit fondamentale della rappresentazione del tempo in quelle lingue.
Poich qui c solo la semplice distinzione dell'ora e del nonora, per la coscienza esiste propriamente solo quel settore
relativamente piccolo di essa che direttamente illuminato
dalla luce del.l'ora. Il complesso di una azione non pu perci essere appercepito e colto concettualmente e linguisticamente se non per il fatto che la coscienza, in tutti i suoi singoli stadi, letteralmente se lo rende presente e per cos
dire introduce uno dopo l'altro nella luce dcll'ora tutti questi stadi. Sorge cos tutta una quantit di designazion; una
tessera da mosaico viene giustapposta allaltra ma il rsulta
to non l'unit, bens la policromia dellmmagine. Infatti
ogni unit singola presa per se stessa ed determinata solo
isolatarnente: da un tale aggregato di semplici punti del presente non pu per nascere la rappresentazione del puro continuo temporale.
Per la forma che queste lingue posseggono per l'espressione del movimento e de1l'azione vale perci effettvamente
Pobiezione zenoniana: la freccia scoccata fondamentalmente in riposo perch in ciascun momento del suo movimento
occupa solo una posizione fissa. La coscienza del tempo
compiutamente sviluppata si libera da queste dcolt e paradossi creandosi mezzi assolutamente nuovi per la comprensione di totalit temporali. Essa non compone pi in uni-

I la totalit del tempo come una totalit sostanziale partenClo da singoli momenti, ma la concepisce come una totalit
funzionale e dinamica: come un'unit della relazione e come ununit dellefletto. Lntuizione dell'unit temporale
lell'azione da una parte procede dal soggetto che in esso
lmpegnato, dall'altra procede dal nc verso cui essa diretta.
I due elementi giacciono su piani completamente diversi;
Ina la facolt sintetica del concetto di tempo si Conferma precisamente nel fatto che esso trasforrna lanttesi implcita nel
tempo in una recproca relazione. Ora il processo dell'azione
flfln pu pi scindersi in semplici fasi singole perch dietro
C11 esso c' sin dal principio l'energia unitaria del soggetto
agente e dinanz ad esso il ne unitario dellzione. Siccome
111 questa maniera i momenti clell'azione si raccolgono in una
S e r 1 e co m ple s s i v a causale e teleologica, nellunit di
un collegarnento dinamico e di un sgnicato teleologiC0 iChrettamente ne risulta per la prima volta l'unit della rappresentazione temporale. Nella coscienza linguistica pienamente sviluppata questa nuova veduta d'insieIne si esprime
Del fatto che il linguaggio ormai, pet indicare la totalit
dl un accadimento o di un'azione, non ha pi bisogno dell'in'Euizione dei singoli particolari del suo c or s O , ma si acconIenta di fissare il punto iniziale e il punto nale, il soggetto
la cui 1'azione procede e la nalit obbiettiva a cui essa e
ndirizzata. La sua forza si dimostra ora nel fatto che esso
B_capace di superare tutta la grande dstanza di questa oppo
Slzione dopo averla abbracciata con un solo colpo d'occhio:
la tensione tra i due estremi si acuita, ma al tempo stesso
Scocca ora, per cos dire, la scintilla spirituale che stabilisce
Vequilibrio tra di essi.
Certo questa concezione del carattere relativamente comPlcsso e mediato del puro concetto di tempo sembra a priIla vista contraddetta dai dati che si ritrovaH0 nella gram-

1 V. per questo gli esempi tralti dalla lingua Ewe e da altre lingue suclanesi in WESTERMANN, Ewc-Grammatik, p. 95 e Sudanspracben, p. 48 sgg e dalle lingue nubiane in REINISCH, Die Nuba-Spmclze, Wfien 1879, p. 52.
2 V. STEIXTHAL, Die Manda-l\'eger:pmcbe, p, 222.

mporali del verbo . Proprio nelle lingue dei prirnitivi viele \-'antata una sorprendente ricchezza di " forme tempoli che noi a stento tiusciarno a cogliere. Nel S0l`10 WHono citate da Endernann trentotto forme temporali alernative, inoltre ventidue con sfumatura potenziale, quattro

narica delle lingue primitve a proposito delle forme

212 PARTE 1=1utrA - vimos-ENOLOGIA rr~:u.A Form/A LINGUIsrrcA


forme ottative, altrettante nali, una grande quantit di fo
me participiali, quaranta forme condizionali, ecc.; nell
Sciambala, secondo la Grammatica di Roehl, si debbono d
stinguere solamente nellindicativo dell'attivo circa mille fu
me verbali'. La difcolt che qui sembra sussistere si risolt
tuttavia se si considera che in tali distinzioni, secondo i da
degli stessi grammatici, si tratta di tutt'altro che della dete
minazione di sfumature speeicamente t e m p o r a li . Il fa
to che nello Sciambala proprio le distinzioni temporali foncl
mentali, la contrapposizione di passato e futuro, non sianoi
alcun modo sviluppate e gi stato mostrato; e per quantot
guarda i cosiddetti " tempi del verbo nelle lingue bant
stato espressamentc messn in rilievo che essi non varmo co:
siclemti come vere e proprio categotie temporali nel sen:
che siano cumttet-izzati solo da un rapporto di prima
" dopo ". Questa ricchezza di forme verlmli non esprin
quindi i puri caratteri temporali dcll'nzione, ma certe c
stinzioni qualitative e modali. Una diferenzu di tempo
mette in rilievo per esempio Seler a proposito del verl
nelle lingue ind -si realizza mediante diverse particelle
attraverso un legame con altri verbi, ma ben lontana dz
l'avere nella lingua la funzione che si dovrebbe supporre
base agli schemi di coniugazione addotti dai diversi missi
nari che hanno studiato quella grammatica. E poich la d
ferenza temporale costituisce qualche cosa di non essenzia
e di accessorio, proprio anche nella formazione dei tempi
trovano le maggiori diversit tra lingue per il resto strett
mente aini >2. Ma anche laddove la lingua comincia ad esp

1 ROEHL, Sc/Jam'alagra.mr2at., p. lll sgg.; l\fIEINHOF, Vergfei


Gnmmzat. der Batutpracben, pp. 68, 75.
1' Suiza, Das Kon,iu_gationssystenz der Maya-Spmcben, Bet

1887, p. 31). Cos pure K. v. n. STEINEN dice a pr0p0SI0 della ling


Bal-:aix (op. cit., p. 371 sg.) che essa non possiede :empi distinti
nostro senso, ma che per contro usa per le sue flessioni verbali espt
sion motlali il cui esatto valore non pu naturalmente essere del
minato da] materiale esistente e forse rimane in generale inaccessi
ad un europeo. Di questa grande quantit di graduioni modali ci
pu format-e un'idea chiara considerando la rassegna fatra da R01
(op. cit., p. 111 sgg] delle forme verbali dello Sciambala.

UL _ L LINGUAGGIO NELLA rasta 1r:u_r:sPP.Ess1o:<c tsrutrrm 213

mere le determinazioni temporali in maniera p chiara, ci


non avviene nel senso che essa costruisca un sistema ben
netto e conseguente di gradazioni temporali. Le prime distinzioni che essa fa non hanno tale carattere relativo, ma un
carattere in certo modo assoluto. Ci che in un primo tempo viene colto e costituito, parlando dal punto di vista psicologico, da certe ` qualitt di forma ` temporali che si ritrovano in un accadimento o in una azione. Si distingue se una
azione si manifesta '^ improvvisamente o se si sviluppa gra
dualmente, se essa si compie d scatto o con continuit, se essa costituisce un tutto unitario e indiviso o se, per cos dire,
si articola in fasi organiche, ripetentisi ritmicamente. Ma tut-

te queste distinzioni per il concreto modo di vedere che la


lingua segue sono clifferenze non tanto concettuali quanto intuitive, non tanto quantitatve quanto qualitative. La lingua
le esprime in quanto essa, prima d passare ad una netta distinzione dei tempi come specici stadi relativi, esprime con
precisione la diversit delle specie di azioni. Qui non si
tratta ancora aff-atto della concezione del tempo come forma
generale di relazione e di ordine che alabraccia ogni accadimento, come complesso di momenti, ciascuno dei quali
possiede rispetto all'altro un determinato e un.voco rapporto
di ` prima e poi ", di antecedente o successivo '.
Qui invece ogni singolo accaclimento, che viene rappresentato mediante una specie determinata di azione, ha per cos
dire il proprio tempo, un tempo per s , nel quale vengono messe in rilievo certe peculiarit di forma, certe determinate maniere della sua forrnazione e del suo trascorrere.
Nel rilievo che le singole lingue danno ora alle distinzioni
degli stadi temporali relativ, ora alle distinzioni dei puri
aspetti delle azioni, esse, come noto, divergono notevolrnente 1`una dall'altra. Le lingue sernitiche partono, anzich
dalla tripartizione in passato, presente e futuro, da una semplice bipartizione, poich esse considerano solamente Popposizione tra azione compiuta e azione incornpiuta. Il tempo dell'azione compiuta, il perfetto , pu essere usato
perci sia come espressione del passato che come espressione
del presente, quando cioe si vuole indicare un'a2ione che si
era gi iniziata nel passato, ma che si continua nel presente

214 PARTE 1=itLM.i - i=t-:Nom-:NoLoGn DELLA FORMA _NGUS.


^
CA
ed in esso immediatamente si esaurisce' lin-iperfgrro in
.
7
"
che esprime un'azione gi in corso ma non ancora cdmect
t
_
iuta
puo essere usato in questo senso per un'azione di ogni -3
dazione temporale, per un'azione futura come per u1*aZn_

presente o per una passatal. Ma anche in quel ceppo di ngui


in_ cui il concetto 'puramente relativo
-'
del tempo e l'ep1-es.
sione delle pure distinzioni temporali dell'azione ra i
_ _
un
no una pertezione relativamente altissima tale Pegrieziq
non _. stata ottenuta senza molteplici fasi,di transizioneni
gradi interniedi. L'evoluzione delle lingue indoeuropee me
stra che in esse la distinzione delfaspetto delle azioni pr
d
_
_
_
_
eee quella dei tempi veri e propr|_ Nella fase primitiva di questi
'
. .
_
lingue,
mette -|n rilievo
per esempio
Streitberg, non vi sontK

mm 'n_ ilemmlc
"_ 'CWUP _",_ cio non vi sono
state care ori'
_
~
forinali la cui funzione originaria fossc di servir@ ana degn;
zione. delle fasi temporali relative. Le classi di foi-me 1-1
noi siamo ahituati a chiamare tempi " non hmno in se r
_
S esselassolutarnente niente a che vedere con la fase tcmpora`
re_ ativa_ Son o prive.di
W ` determinazioni
' _ ~ - temporali- tutte le clas.^
si del presentei tutti gli aoristi, tutti i perfetti in tutti i lor
modi, ed essi si distinguono tra loro solo mediante Faspem
dell azione che carattcrizzano Rispetto a tutta questa quant`
ta di forme che servivano alla distinzione degli aspett dell*a
zione , i dmezz'
"
. '
den@
I i_che lindoeuropeo
usavla per la eslgnazlon
P fra azioni temporali appaiono limitati, anzi assai poveri
' generale una particolare
_ _
_ er p res ente nonivi' era in
indica.
zione, bastava Findicazione delliazione senza alcun tempo I
passato invece era espresso mediante un avverbio tempor-alf
accostato alla forma verbale~
_
- l'autnento _ . _ Il futuro , inn e
a quanto sembra, nellndoeuropeo originario non era espr;.

rn. - IL i.u~xGvAco1o NELLA FASE nizLi_'i-:sinuassiouia Lurmrivs 215


so in una maniera unitaria. Uno di questi mezzi, probabilmente Yotiginario, era una forma modale di signicato volontativo 1. Questa preminenza dellndicazione dell'aspetto
dell'azione rispetto alla gradazione temporale appare chiaramente anche nello sviluppo delle singole lingue indoeuropee,
sia pure in diversa misuraz. Per la distinzione clell'azione momentanca e dell'azione durativa molte di queste lingue hanno elaborato un particolare mezzo fonetico, in quanto le forme che servono allespressione dell'azione momentanea ven-

gono formate dal tema verbale con vocale radicale semplice,


le espressioni per l'azione perdurante invece vengono formate dal tema verbale con vocale radicale rinforzatait In generale nella grammatica delle lingue indoeuropee si soliti, a
partire da G. Curtius, distinguere l'azi0ne puntuativa
dalla continuativa, e a questa distinzione si aggiungono
inoltre le differenze dell'azione perfettiva, iterativa, inten-

siva, terminativa e via dicendo Le singole lingue indoeuropee differiscono a questo riguardo per il rgore con cui esprimono queste differenze come pure per il grado di perfezione
che di fronte ad esse acquistano le determnazioni puramente

1 STREITBERG, Perekfive und irnpere/etve Aktionmri, in PaulBraune-Beitrge XV (1891) p. 117 sg.


3 Per il greco cfr. per es. BRUGM-\_\'N, Griecb Gmmm_i, p. 469:
Fin dal tempo della primitiva lingua greca ogni concetto verbale
dovette esprimere in qualche modo l'aspt-:tto dell'azione, ma non la
categoria della gradazione temporale. Fin dal tempo della primitiva
lingua indoeuropea vi furono molte formazioni verbali prive di gradazione temporale, ma nessuna che non indicasse Faspetto dell'azione . Un confronta fra il dialetto omerico e l'attico antico mostra che

solo a poco a poco nella lingua greca diverita sempre pi una regola
1 Per
_
_ maggiori particolari sull'uso d ei' tem i'
Il l '
'
tiche
vedi B1zoci<i:1.M_-\Nu_
Gmndris: , II , p _ 14-ii sg; _ ezkrirue
semi'
_
_
.w
e ser ,
lingue uralo-altaiche H. \\'I_\1<Li=.R (Dax Ural-alzairc/ae p 159)A

in rilievo come nel nome ver-bale " uralo altaito di fronte ll mew
.t di. sfumature determinative e ` modali- che esso acone
a r
cie quantita
1 cam o
b
'
' ~
-
_
' .
'
_=
_
ln COD a linea e si' riveli
secondarto
1
quasi accessono_

Fesprimere in maniera univoca mediante il verbo il rapporto di tempo (ibid_).


5 Cos in gi-eco tem verbali come m, M9, C_>\^( vengono usati
nella prima funzione, temi come 7\ot_i_3, :siii qJ'J'( nella seconda: pet

maggiori particolari efr_ G. Cvitrius, Zur Cbronologie der indogerm.


Spracborscbung, in Abhandl. der Kgl. Schs. Ges_ d. Wiss_ , Phil.hist. Klasse, V (1870) p. 229 sgg.
4 Vedi G. CURIIUS, Die Bildung der Tempo;-.z und Modi im
Griechircben und Lafeinrcben, in << Sprachve:gl_ Beitrge I (1846)
p. 150 sgg.

216

PARTE PRIMA - 1=ExoMi:No_nc,i,i i>i=_i.1.A i=o1m.i L1Nc,urs'r1c,\

HI. f IL LINGUAGGIO NELLA PASE DELL'ESPRESSION'E. 1.\"l'LT`[VA

temporalig ma sempre chiaio che la rigorosa indicazione


della relativa gradazione dei tempi un prodotto relativamente tarclivo, mentre l'indicazione della generale forma temporale di un accadimento o di un'azione sembra appartenere
ad uno su-ato pi antico del pensiero e della lingua.
Le pi lontane dalla fase primitiva dell'irituizione temporale sono nalmente quelle espressioni linguistiche che

21/

arde sempre pi terreno il mondo delle forme che p0S- - a oco


sino cogliersi sensibilmente, e al loro .posto a 1-10-0_ tlnet
yrge un nuovo mondo: un mondo di principi lrldeter
v
mah. In questo senso 1 7 ii essere Y del numerpluee
me4

- - came

innato gia dai pitagorici, che sono coloro chc i 0?)

lo

t scienticamente lo hanno davxicro _SC0P- foco e


tia Pitagora per essere stato egli il primo ad elevnre la geoiietria a libera scienza poiche ne esP05@ dedV'"'me?t
. . - e ne presento~ senza rtferimenti
- '
' materNiaP
|5\,mv9av)i. principi
Iin maniera puramente concettuale (utm zw. voEP'~H)
.
,
'
odo fu im resiteoremil, La tendenza generale. Chl 111 fl
_
P_ _
si` alla matematica come
Sl
_, scienza dai suoi primi
ita,fondatori,
Essa attrada allora sempre piu raorzta e apprfofrld
na Hiatema
. .
i
ne
_
iei-so Platone, Descartes e Leibnlz, S1 THS US la concezio
-'
ica
'
tca moderna._ Ancor piu della . matematica
Q ant 6ma C Pana _
ne moderna, in quanto tenta di _lal_>0_ff~_ H m_ d
al
Iisi partendo da un unico prLncip10 Si Vd _nCn dona
ncetto di numero come al suo verovcentro. in mo 0 seat?
Pr@ pi determinato tutto il lavoro di fondazicie concettic
t _ . .
a matem
51 indirizza verso questo punto_centrale. Ne _'
le lo
del secolo XIX si rivela in maniera sf1Pf_C Pla'-Lr del
5E0rzo di ai-rivare ad una formazione ogica
pta Per Vie
~
rse
wncetto dl numero' Questa meta ene PeH'lgllrt Russell
diverse da Dedekind e Russell, da Ffffff ed 1 ii su mi
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men a
renta di ricondurre tutti gli elementi on ya
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ia il numero a costanti puramen "10g1Che 1 Pre'
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nel numero una ProP1`@
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- , V
t
a anc11e un co ntesiccome e essa stessa non.sensibil,_Y1-Ward ro ret di una
Ufo non sensibile, e quindi non e tanto p P

presuppongono per la loro formazione una forma di mis u -

r az i on e del tempo, che quindi colgono il tempo come una


grandezza rigorosatnente determinata. Qui certo ci troviamo, a rigore, gi di fronte ad un compito che oltrepassa
la sfera della lingua e che pu raggiungere la sua soluzione
solo nei sistemi simbolici articiali sorti dalla rflessione
cosciente, quali sono elaborati dalla scienza. Tuttavia il lin-

guaggio anche per questa nuova funzione contiene un presupposto essenziale: infatti lo sviluppo del sistema dei simboli numcrici, che forma la base di ogni esatta misurazione

matematica ed astronomica, legato alla prelminare formazione delle parole esprimenti numeri. La lingua sviluppa le
tre intuizioni fondamentali di spazio, tempo e numero in tre
fasi diverse, ma strettarnente legate l'una all'altra e Puna al
Faltra vicendevolmente riferite, e crea solo cos la condizione
a cui rimangono legati ogni tentativo di dominare i fenomeni con 1'intelletto ed ogni sintesi dei medesimi riell`unit di
un concetto universale "`.

III. Lo sv1LUi>io 1.1NGUis'r1co DEL coNcETro Di NUMERO


Quando si passa dall'dea di spazio alI'idea di tempo,
e poi da queste due idee aIl'idea di numero, sembra che con
ci il campo dellntuizione sia finalmente giunto a compimento; al tempo stesso per ci si vede ad ogni passo rinviati sempre pi oltre questa sfera. Infatti in questo passaggio

mi

hiai-amente riconoschili [cfi-_ p. es. H."PAL'L, Pje_Uf:1SC_'I-fiflf


pg;-ektums im Deufichm mit bnbefi una' tem ., inca Se si

t, baya. Akai. a. wie. , i Ku XXII, p. 161 Seg-L 3" mcolm

niantengono molto chare nelle _1I_I1U l}f'1tP'S1aV Ch tlv e qm.


sviluppano ulteriormente Fopposizione di aione fi verbi in due
Peffeniva C ccnfofmemlte ad essa lvl ono,-214' ,- gl/b;'zri:cben
classi. Maggioii particolari tu Li-:siii-LN, GW-'*'~1
6215'
(rzltkirchenslawiscben) Spracbe, Heidelberg 1909, Ps5='

1 Nel sistema Eessivo delle lingue germaniche le distinzioni delPaspetto delfazione perdono ga in epoca remota il loro s' nicat
lg restino

sebbaie anche qui esse in molti sin 8oli fenomeni lin gl-\ istici

1 Pmcio, in E1.-cm., p. 64, is Pm-11. (DIM, Ffm- d' VW'

yokr., p. 279)-

218 PARTE iiu.i. _ 1=i=.NoMizNoi_oct.\


. netta roima 1.iNsUis1-icfi
ra

CO5gualllgrngecfecpopriegi

in. - ii. Lixeuacoio NELLA Fase neLt.'i=.si=i1iassioNi=: ii\"rUiTiv.i 219

.ur
conn cfetto.Puro.

nella deduzione del clincettond' e e ln -=ne'a ondaflqne


mento_ _a relazioni
1'n'umero
rhsplpge
Ogm nferi_ intuitive , 0ogni
iritervento
di grandezze
miSiirabili. La serie dei numeri non deve essere costtuita sullflzlon dl' SPHZIO e tempo, ma invece il concetto di nu_ C0I_HC < emanazione diretta delle pure leggi del pen.
51@ , C1 deve mettere per la prima volta in grado di acCl_1$11' COIlCetI dai/*vero rigorosi ed esatti di ci che spaziale e temporale. Poich lo spirito senza una qualsasi rap
presentazione di grandezze misurabili, attraverso un sistema
fllto di gradi logici si eleva alla creazione della pura serie
continua dei numeri, con questo auslio soltanto gli sar pos.
sibile rare dell`idea dello spazio continuo un'idea chiaral. La
logica critica non fa che tirare le somme da tutti questi sfor~
zi che hanno le loro rad.ici_ nella scienza esatta, in quam@
essa parte dal concettoche il pruno presupposto per 1'intelligenza del numero risieda nella concezione secondo cui in
esso-non si ha a che fare con cose date, ma con pure leggi del
pensiero. Dedurre il numero delle cose-essa rileva~se
i11,i1ZS)I0%{dedurre si intende fondare, un evidente circo_
' ._ atti 1 concetti delle cose sono concetti complessi
nei quali il numero rientra come uno dei pi ineliminahili
concetti costitutivi . . .Invero per il pensiero non pu esgefei
nulla che sia pi. primitivo di esso pensiero medesimo, vale
a_d1re dell atto di porre una relazione. Ci che si pretendesse
di assumere anche in altro modo come fondamento del nu
mero, includerebbe precisamente questo: Pistituzione di una
relazione e potrebbe quindi apparire come fondamento del
numero solo perch contiene il fondamento vero, Pistituzione
di una relazione, come suo presupposto
_
Ma qU_|1t0 pi saldamente il pensiero puro ", scien1C0 P0gg1a qui su se stesso e quanto pi coscientemente

i
I

f Fl DEDEK{ND, Was :ind und mar wollen die Zablen (1887);


cr. _iu2Gi:, Das Gnmdlagen der Arztbmetzk (1SB4); Russi:t.i., The
Prmczples of Matbematicr. I (1903).
(1910: lARD:`e logifchen Gmmlagen der cxakten Wirerzrcbatcfz

:sso riuta ogni appoggio ed ogni aiuto della sensazione o


:lell`intuizone, tanto pi esso appare, come prima, costretto
nella sfera del linguaggio e della formazione linguistica dei
:oncetti. Il legame recproco del linguaggio e del pensiero
risulta di nuovo evidente nello sviluppo logico e nello svi
uppo linguistico del concetto di numero ; e tale legame riceve qui la sua espressione probabilmente pi chiara e
:i precisa. Solo attraverso il conguraisi del numero in
lumerale si apre la via per concepire la sua pura natura
:oncettuale Pertanto i simboli numerici che la lingua crea
*appresentano da una parte l'i.nelimi.nabile presupposto
:er quelle foi-mazioni che la matematica pura determina cone numeri"; dall'altra parte per sussiste senza dubbio
:ra i simboli lingustici e i simboli puramente intellettuali
in'i.nevitabile tensione e un'o pp 0 s izione mai interamene superabile. Se il linguaggio prepara per la prima volta la
nada a questi ultimi, da parte sua non pu percorrere que~ta via no in fondo. Quella forma del pensare mediante
-apporti, sulla quale poggia la possibilit di porre ipuri
:oncetti di numero, forma per il linguaggio una meta surema alla quale esso si pu progressivamente avvicinare nel
tuo sviluppo, ma che non pu pi compiutamente raggiungete nei limiti del suo campo specicol. Infatti il linguaggio non
xu compiere proprio quel passo decisivo che il pensiero ma:ematico esige dai concetti di numero, proprio quella peculiare liberazione ed emancipazione dalle basi dellntuizione
2 della rappresentazione intuitiva delle cose. Il linguaggio
5 fatto per indicare oggetti concreti e concreti accadmenti
3 rimane ad essi legato anche quando cerca di rendersi adatto
ill'espressione di relazioni pure. l\/Ia qui si conferma ancora
ma volta il medesimo principio dialettico del progressoc
;uanto pi profondamente il linguaggio, nel suo sviluppo,
tembra scendere nell'espressione dell*elemento sensibile, tan.a pi esso diviene cos mezzo del processo spirituale di liierazione per lo stesso elemento sensibile. Applicandosi alla
nateria di ci che numerabile, per quanto questa inizialnente venga presa in un significato sensibile concreto e limi1 Cfr. a questo proposito pi oltre, cap. V.

'

220

PARTE PRIMA - PESO)/[ENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

tato, si svolge tuttavia la nuova forma, la nuova potenza di


pensiero che racchiusa nel numero.
Ma questa forma non si manifesta subito come un tutto in s concluso, essa per converso deve costuirsi solo successivamente movendo dai suoi singoli elementi. Ma proprio
in questo consiste il servizio che lo studio dellorigine e della formazione ljnguistica dei concetti di numero pu rendere allanalisi logica. Per il suo contenuto logico e la sua origine il numero risale ad una compenetrazione, ad una implicazione recproca di metodi di pensiero e di postulati ideali assolutamente diversi. Il momento della molteplicit tra~
passa qui riel momento dell'unit, quello della separazione
in quello della connessione, quello della compiuta distinzione in quello della pura afnit, Tutte queste opposizioni si
debbono comporte l'una con l'altra in un puto equilibrio spirituale perch si possa formate il concetto esatto del numero. Questa meta rimane irraggiungibile per il linguaggio;
tuttavia in esso si pu vedere chiaramente come i li che
alla ne si intrecciano per costituire Fingegnoso tessuto del
numero si annodano singolarmente e, prima di riunirsi in un
complesso logico, singolarmente si formano. In questa formazione le varie lingue procedono in modo diverso. Ora
l'iino, ora l'altro motivo della formazione del numero e della
molteplicit che esse isolano dal resto e a cui conferiscono
un valore privilegiato e maggiore, ma il complesso di tutti
questi aspetti particolari e sotto un certo punto di vista unilaterali, che il linguaggio ricava dal concetto di numero, costituisce tuttavia in denitiva una totalit ed una relativa
unit. Pertanto il linguaggio non pu compiutamente penetrare ed esaurire la sfera spirituale-intellettuale nella quale
si trova il concetto di numero, ma pu percorrerne la periferia e quindi prepararne indirettamente la determinazione
del contenuto e dei limiti.
In tal modo inizialmente si verica ancora una volta
quel nesso che ci si presentato nel modo in cui il linguaggio coglie i pi semplici rapporti spaziali. La distinzione dei
rapporti numerici parte, come quella dei rapporti spaziali,
dal corpo umano e dalle sue membra per estendersi da qui
progressivamente al complesso del mondo sensibilmente in-

Ill. - ii. i.iNGUAGGio NELLA FASE DEi.i_`Esi=iii:ssioxE INTUTIWA 21-1

. .
' '
il modello fonuibile. ll proprio corpo costituisce 0Y1ll_1_flU
H _ _
lamentale delle primitive numerazioni: " numerare sign zi 1'n u n primo tempo null'altro che _ indicare_ determflf
*J-Eerenze Che Si trovano negli oggetti estcrni, col traspor, , .
'
'
mera e col ren
arli, per cosi dire, sul corpo di colui qhe enu
Ono canse
lerli visioili in esso. Tutti i concetti t i n_umer
_
_
'uentemente., prima
di diventare
concetti ` espfessl 3 Pam
e*
' _
. . .
ue col
iuri concetti mimici espressi con le mani o coiiunqm uce
orpo. I gesti- usati- per numerare non servono _ a se P _
.cco mpfgnamento
a
_ . ll resto a Se
del vocabolo numerale PC1'
- infusi
'
' nl S18nicato
tante, ma sono per cosif dire
un elenella
dim
-ostanza di esso. Gli Ewi, ad esempio, numerano
_
ese , cominciando dal dito mignolo della mano
. . sinistra e pie- - della mano destra 08m _dito enumerato:
ando con Pindice
d
_
.
Jla mano snistra in maniera simile fa segulm la Sff PO1
. .
. .
'
cciandosi a terda capo
oppure
S1'co`ni-lalaclloilalin
io della
'a1 ncomma
e continuando
con le
dira dei
pie i ._ e
g ualagmmera
- in re
lubia la mimica che acconipagrlf qflas S lpnumero uno
:ione consiste in questo, che, comincian o ad tm ma ii
.
.
'
.i piegano, facendo pressione con la_ mano _
,ni __anu_
lito mignolo della mano simstra, P01_5CCeSS1Vame _ .
are il medio > 1'indi`ce e inne il pollice
della mano s1nistra
.
'
'
0 esto
viene
ri modo da formate il- pugn0,. qumdldlo
SCSM
mero
20
_
- ,
u
Dmplum C0" la Smmra sun? mimo eiiiia te l'uno contro
.

-1

. .

'

'

due pugni vengono premuti o_rizzonta

en

__

dei

'faltro Siinilmente von den Steinen afietm i P(_7__Sr1a_o__e


Bakairi che anche il pin semplice tentativo
0 ___ mreni
.

n
L
fallisce se cio che viene contato, pel' BS- Un Pllg ___ n Che li
_
.
a a
ii mais, non viene direttamente preI`1'f__0_a Onmva San
:occa. La rnano destra toccava . _. a_sinis ra c _ _ no. S010za l'uso delle dita della mano destra, 11 Comeggw 2 __
.
' itra era ia as
Ionsiderando i granelli sulla mano s_in__s__ _ teni Or___
solutamente impossibile quando si era glu
_ _
le
nello * Come si vede qui non sufiiciente che i singo i Og1 \C'Ls'rEizMANN, E-we-Grammatik, P- 802 Reimscu Nuba-Sprfhf, P- 36 5%' _,
~
3 \__ D_ S1_;mEN_ Um" en Ndmfyolkern Zentral-Brizszlzens,
;i. 84 sgg.

222 i>,\R'rE Pniw. - i=F,i<o.\,1iaN0Loc.i,\ DELLA Fonivia Li.\iGUisTicA

ni. - 11. Liirouicsio NELLA rise ni:i.L'esi=iziss1(~NE iuruirivii 223


getti contat vengano riferiti in qualche modo alle parti
del corpo; essi debbono invece, per cos dire tradursi diret, che a questo
tamente nelle parti del corpo e nelle sensazioni
sono legate, aflinch si possa procedere nel contarli. I numerali quindi non tanto indicano determinazioni obbiettive 0
rapporti d egli oggetti, quanto piuttosto racchiudono in se
certe direttive del movimento che i.l corpo compie con l'atto
del contare. Sono espressioni e segni per indicare la posizione della mano e delle dira di volta in volta assunta, che spesso si presentano nella forma imperativa del verbo. Co '
si per
es. nella lingua Sotho la parola che indica il numero cinque
si nifica ro riamente nisci la mano > e la arola corrispondente al sei vuol dire << salta, cio salta all'altra manol. Questo carattere attivo dei cosiddetti numerali si
man ifesta con particolare chiarezza in quelle lingue che formano l e 1 oro espressioni numerali indicando specialmente la
maniera in cui gli oggetti contati sono aggruppati, collocati,
__
.
,
.
.
isposti. Cosi per esempio la lingua Klamath dispone di una
grande quantit di siffatte indicazioni formate mediante i
ver h'i c h e vogliono dire porre, collocare, disporre; lc
ali
qu in
a seconda degli oggetti da contare, esprimono di volta
volta una particolare specie di ordina.mento. Un certo
gruppo di oggetti, per esempio, per essere contato deve essere sparso a terra, un altro deve esser disposto a strat sovrapposti, un altro diviso in mucchi, un altro ancora ordinato in le. A ognuna di queste collocazioni degli oggetti corrisponde, a seconda della sua natura, una diversa
espressione verbale indicante numero, un diverso numeral
clar.vz'cr2. ln virt di questo procedimento i movimenti con
cui si ordinano gli oggetti vengono coordinati a determinati
movimenti del corpo i quali sono pensati come svolgentisi

..a-_m-is_-.a-.- ui

n un dato ordine di successione. Questi movimenti n_011 SOHO


ecessarianiente limitati alle mani e ai Pcdl' me dim dcud

mi e 211 ita dei piedi, ma sit<SSf1<fS*<1f'= 11,h'f_.

lltre parti del corpo. Nella Nuova Guinea inglese or inq


el contare procede dalle dita della mano sinistra al capo, i
mito, alla spalla, alla nuca, alla parte sinistra del pett, ii a
Iissa toracica, alla parte destra del petto, __l121 Daft@ astra
ella nuca ecc.; in altre regioni vengono_uU1ZZ'~1U auf' stessa
Ylaniera gli omeri, le clavicole, Pombelico, il collo, OPPUIC
lnaso, gli occhi c le orecchiel.
_ _ _ _ _
d. d.
Si sono spcsso disprezzati questi primitivi meto i_ 1
lumerazione nel loro valore spirituale. <'- E 1Uta S13 _C'5
Ihe grava sullo spirito dei negri -. dice adesempio _tein d _
Della sua esposizione del procedimento I f1f1m_ef;Z1ne 6
Hegri Mandi_, che, cio, arrivato alle dita dei piedi esso qon
Yuoltiplic con libera attivit creatrice queste dita PU SF Sbes'
Se, abbandonando il sostegno sensibile On ne estesa a rei
Ve serie facendola diventare lunga, m_a rimanendo_legato a

x
i
1

proprio corpo, ana mano che il pi nobile deg i_0tga_i_iii

Strumerito dello spirito, scese al piede, che _e lo schillvq 6


Corpo. In questa maniera il numero rimase in ge{1efa e ea:
Io al corpo e non diveime astratta rappresentazione nu 3
fica. Il negro non conosce il numero, ma solo una ceff qua .I
t di dita, dita della mano e dita del piede; I10_u ff $_3t0
Suo spirito che, mosso da1l'aspirazione _verso lii-iI11to__._____;
fronte a ogni quantit determinata _l'abbia superata ela ____
Hggiunto un'unit di propria iniziativ; erano m"'ec_c e Si _
ole unit esistenti, le cose della natura, che lo face\._2_m0 PHS
Sare da un'unit all'altra, dal mgnolo al p0111C da a nfn
Sinistra alla destra, dalla mano al Plede* da .ui-1 iumo .aeIro; mai egli intervenne con la sua libera attivita or_f_H__1'1_
fria rimase asservito alla natura...NOX1 G questa 2 aMii il
esplicata dal nostro spirito quando esso nllmef -

1 Cfr. Mi:iNHOF, Banzugramnzati/e, p. 58; esempi simili ricavati


dal gruppo delle lingue papuasiche si trovano in RAY, Torre:-Exped
tion, p. 373 e ptusim. Nella lingua eschimese il numerale corris onP
dente a 20 vierte reso con la frase <f un uomo terininato (vale
a dire se ne sono contate le dita
` delle mani` e dei' piedi): vedi W.
Tiiu.ni'rzisx, Esfimo, in Bons, Handbook. I. p. 104`.

1 RAY, Torres-Straits-Expedf- P- 3643 tft' lampllgownn


Zione rziccolta dal LVY-Bnui-ii., Das Denken der Naturvo 6', C Clesczi, Wien 1921, p. 159 sgg.
___
2 Sriziuniai., Manda-Negerrpracbf, P- '> 53'

2 Powiau., Evolution of Language, bid., I, p,I 21; Gxrsci-iE'r,

Klamat/J Language, p. 532 sgg.

224 PARTE Pxnxu - r-rroMENoLoci.i DELLA FORMA LINGu5T


III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE. DELL'ESPRESS10l\'E INTUITIVA

pathos per met poetico e per met teolo ico di


_ . . _
_
8
questa requisitoria dimentica che, anzich commisurare il proedmem
to primitivo con il nostro concetto di numero compiutarnen.
5V1\1PP90 amb@ qui Pi g11S0 C pi fecondo indagare
e riconoscere il contenuto intellettuale che esso in ogni caso
1a$C0f1d H S, Per quanto esiguo possa essere Qui n 1 31.
mente non si pu ancora parlare di sistematica dei cnldtti
di numero, della loro ordinata collocazione in un nesso gene.
rale. Ma una cosa raggiunta, e cio che nel peycori-ere una
molteplicit, ancorch essa sia determinata in maniera pura.
mente sensibile quanto al suo contenuto, mplicito un ordine assolutamente determinato, una successione del passaggio da11'uno all'altro elemento. Nell'atto del numerai- 110;;
i passa :rbitrariarnene da una parte del corpo all'altra, ma
amano estra viene 0 0 la sinistra il ied
la nuca, il petto, le spal, seguono le mzihi eeidtilddileghlnlli
uno schema di successione certo scelto convenzionalmente.
ma mantenuto conformemente a questa scelta. L'impostazione di questo schema, per quanto sia lontana dn|l`esaurire il
contenuto di ci che un pensiero sviluppato intende con la
parola numero, forma cionondmeno per esso l'j1lmnab1
pretnessa. Infatti anche il puro numero rnatematco si risolve in definitiva nel concetto di un sistema, nel concetto di
un " ordine nella successione, order in progrgyrign, cgme
si espresso a questo proposito \Y/'illiam Hamilton. Ora certamente il difetto decisivo del procedimento primitivo i
numerazione sembra risiedere nel fatto che esso non produce tale ordinamento liberamente secondo un principio spii_
tuale, ma lo mutua soltanto dalle cose esistenti e particolarmente dall'articolazione delle parti quale si presenta nel pm.
prio corpo. Ma anche nella innegable passivit di questo procedimento si pu notare una particolare spontaneit, che qui
naturalmente e visibile solo in germe. Lo spirito, cogliendo
gli oggetti sensibili non gi semplicemente secondo ci che
sono direttamente e singolarmente, bens secondo la maniera in cui si o rdi n a n o , comincia a passare dalla determinatezza degli oggetti alla determinatezza degli atti: e in
questi ultimi, negli atti del collegare e del separare, che esso
comp xe in se medesimo, gh' si' tnamfestera
'
* finalmente il nuo-

-'0 e vero principio intellettuale " della formazione dei


lurneri.
Tutzavia in un primo tempo la capacit di tener fermo,
el passnggio da un oggetto all'aln-o, l'ordine di successione
1011 cui questo passaggio avviene, rimane solamente un eleIlento isolato che non si ancora legato e armonizzato con
li altri elementi necessari per la formazione del puro conetto di numero. Tra gli oggetti numerati e le parti del corDO umano, che fungono da espressioni numeriche, ha luogo
rto una coordinazione ben determinata: ma essa mantiene
ln carattere del tutto vago, rimane per cos dire una suborlnazione itllngrosso, no a quando non sar riuscita a orlnare in se stesse le serie poste a raronto e a dividerle in
" unit rigorosamente determinate. La premessa essenziale
Jer una tale formazione dellunit consistereblne per nel con=derare gli elementi numer-ati come rigorosamente 0 m o g e ei , di guisa che ogni elemento non si distinguesse dagli
Iltri per nuil`altro che per la p o s izi one che gli conviene
llla numerazione e non per a1cun'altra propriet o caratte'stica sensibile pertinente alle cose. Ma noi siamo per il moHento ancora molto lontani dal1'astrazione di una tale omoeneit . Non solo le cose numerate debbono essere presen in tutta la loro manifesta determinatezza in modo da esIere direttamente toccate e sentite, ma anche le u.n.it stesse,
Lille quali la nurnerazione procede, presentano distinzioni asIlutamente concrete e sensibili e solo per esse si delimitano
eciprocamente. In luogo di omogenee unit di p 0 siziole concepite i.n maniera puramente ideale vi sono qui solaHente quelle unit naturali pertinenti alle cose che sono forlite dalla naturale organizzazione del corpo umano. L' aritHetica primitiva non riconosce altri elementi se non siffatti
fuppi naturali. I suoi sistemi si distinguono secondo questi
friteri dati dalle cose. DaH'uso della mano come modello per
21 numerazione sorge il sistema quinario, dall'uso delle due
Hani il sistema decimale, dalla riunione delle mani e dei
>edi il sistema vigesimalel. Vi sono poi sistemi di numera1 Una vasta raccoita di esempi si trova in POTT, Die quinare und
ff vigesimzle Zblmetbode bei Vlkern aller Weltlele, Halle 1874.
5. _ emm, 1=;'1,-,,= .4/1! fm.-ff .-format. 1.

226

PARTE PRIMA - FENOILENOLDGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

zione che rimangono anche al di sotto di questi primi passi


verso la formazione in gruppi e sistemi. Tuttavia tali ll ' `
'miti
della numerazione non possono essere intesi anche come limiti nella concezione di concrete molteplicit e delle loro distinzioni. Anzi, anche lacldove la numerazione vera e propria
non ha oltrepassato i primi miserevoli inizi, la distinzione di
1.
r
r
tar molteplicita puo essere attuata nella maniera pi rigorosa: infatti per essa si richiede solo che ciascuna delle particolari molteplicit sia contrassegnata da una caratteristica
qualitativa di totalit per cui essa venga riconosciuta e concepita nel suo particolare carattere, ma non che essa sia in
s articolata e perci determinata quantitativamente come
un insieme di unit. Sappiamo a proposito degli Abiponi, nei quali la capacit di ` numerare " sviluppata in maniera assolutamente irrpetfetta, che in essi tuttavia la capacit di distinguere concrete totalit svilu pp ata nel mo d 0
piu tine. Se della numerosa muta oi cani chc essi si portano
alla caccia ne manca soltanto uno, questo fatto viene immediatamente notato, e del pari il padrone di un armcnto di
quattro o cinquecento capi di bovini riconosce da lontano,
quando l'arrnento rientra, se ne nianca qualcuno, ed anche
qual e d'1 essi` marica 1 . Qui si tratta di molteplicit singole
che vengono riconosciute e distinte secondo un particolare
contrassegno individuale: il numero dell`insieme, per
quel tanto che 'tn generale di esso si pu parlare, si manifesta non nella forma di una g randezza numerica determinata e contata, ma come una specie di concreta forma
numerica, come una qualit intuitiva che si riferisce all'impressione complessiva, inizialmente ancora del tutto indistinta, dell'insieme 2
Nel linguaggio questa concezione fondatnentale si rispecchia nel modo pi chiaro nel ratto che esso originaria-

1 DUBRITZHOFFER, Hifioria de Alziponibus; dr. Porr, op, dt.,


pp. 5, 17, ecc.
2 Per questo carattere delle primitive nnrnerazioni cfr
'
_ particolarmeme l'eccellente esposizione suffraguta da abbondante materiale
esemplicativo data da X-'E|i'rHE1MER, Da: Denken der Naturvlleer,
in <- Zeitschr. fr Psycholzxgie LX (1912) p. 321 sgg.

_
m. - LL L1t\'GUAGGro NELLA
FASE nELL ' ESPRESSION E INTUITIVA 227
renfe non conosce alcuna espressione numericaplllrmf
1niv ers a l e che sia applicabile ad Ogni C _qa151aS_1 oggtto
Umembile) ma usa pel. par01ari classrdi oggetti partrco.
lari inrlicazioni numerichc ad esse corrrSP0denU' Fmo a
luando il numero inteso ancora csclusivamente coe numero riferentesi ad una cosa, ci dovrfmno essere f0I1 amen'
talmente tanti diversi numeri c RWPP1 numeflcl qflzmle 501:;
le diverse classi delle cose. Se il numero dr un lrnsrcrne h
oggetti viene pensato solo come un attributo qua lt21f1\0 _C
si adatta alle cose nella stessa maniera rn cui una determrqata forma spaziale o una qualSiaS PfP_f1ta Scnslbe Va n tta ad esse, anche per il lin11a8g0_ Vfene ff mal-'care la poS_
sbilit di separarlo da altre PIOPUEW1 e dl Farc PEI SO
una forma di espressione universalment \'9~l1d_a' E elnltlmente nelle fasi primitive della forI=1Zf0I1` Clel lmgflagglo n'
sulta ovunque che Findicazione numerica e unmediatamfll
(usa con l'indic:1zione delle cose 8 lll l01j0 quahta' La mai
desima indicazione contenutistica Seze qm ad un tempo co
me espressione della costituzionc dll f>8gtt e Come espressione della sua determinazione numerica e del suo caratf
numerico. Vi sono parole che esprirnono contempoanearneqte una particolare specie di oggettlle una partico are cai-11_
teristica dei gruppi di q11S 088m' C051 ad eselnlo nreolg
lingua delle sole Pigi usata Ognf V_l_* una Spla npa
per indicare il gmppo di due, di dreci, dr cento
mi e noc]
di cocco o anche un gr-uppo di diecl canoe,
Clll PSC1 WiEd anche dopo che e stata introdotta la d1visione,,_ 020 C. C
Pinclicazione numerica divenuta illdilendem dan mdlcazlone delle cose e delle loro qualit,_Ssa tuttavia cecadrn
per quanto possibile di adattarsl alla varieta e a a ne 1
t delle cose e delle loro quallt' Non ogni lnlmero Vas
per ogni cosa: infatti il signicato Cll nllmfo flslede ancora

1 H. C. v. D. GABELENTZ, Die ffl-?Iiff'f_ _P"Cb'f'


:fr. CQDRINGTON, _Melanerarz Lfgwlgff- P- 241' S31. nonlecobet ES'
si trovano nelle lingue rnelanesrche della Nuova. _U1l'l@ er ildicue
usano uno speciale vocabolo, rn se Slcsso inclistmto, lhmghi ecc.
4 banane o 4 noci di cocco, 10 llfelll-' 10 Oggem 0
Cfr. RAY, Torres-Exped., III, P- 4/5-

228

P.-txrla PRIMA - Feuomerroeosm netta roma Lm<;u1s'r1cA

nell'espressione del modo, del genere e della forma della molteplicit e non nell'espressi0ne della molteplicit astratta. Cos ad esempio nelle lingue indiane si usano diverse serie di
numerali a seconda che vengano contare persone 0 cose, oggetti animati o inanimati. Ed anche particolari serie diverse di
espressioni numeriche si hanno a seconda che si tratti di contare pesci o pelli di animali e a seconda che l'atto del contare
si applichi ad oggetti eretti, giacenti o poggiati, Gli abitanti
delle isole Moanu hanno diversi numeri, da uno a nove, a
seconda che si tratti di contare noci di cocco o uomini, animali o alberi, villaggi o case o piantagionil. Nella lingua tsimsciana della Columbia britannica vi sono particolari serie numeriche per la nurnerazione di oggetti animali e piatti, e cos
pure per la numerazione di oggetti sferici e di suddivisioni
del tempo, di uomini, di canotti, di oggetti allungatiz; e in
altre lingue afni la differenziazione delle diverse serie numeriche pu andare ancora pi in l e praticamcnte essere
quasi illimitataa. Come si vede, qui lo sforzo della mune:azione indirizzato a tutt'altro che all' omogcncit. La
tendenza della lingua portata invece a suborrlinare la distinzione quantitativa alla distinzione di genere che si esprime nella clivisione in classi ed a modicare la prima in conformit della seconda. Questa tendenza si manifesta chiaramente anche dove la lingua gi progredita nelfapplicazione
di espressioni nurneriche generali, ma cionondimeno mantiene l'uso di far seguire ad ogni espressione di tal genere un
d e t e r m i n a t iv o ben individuato che contrassegna la specie particolare del complesso collettivo come espressione specica di un insieme. Considerato il fatto dal punto di vista
intuitivo e concreto, evidentemente cosa del tutto diversa
1 Cir. P: Jos. l\/Ienn in <: Anthropos I, p. 228 (cit. da WrxrHEI_\LER, op. cit., p, 342),
2 Cir. POWELL, Introduction to lbs Sludy of Indian Languages,
p. 25, c Fesposizione complessiva delle diverse classi di nutnerali (numerali per oggetti piatti. per oggetti rotondi, per oggetti lunghi, per
fSS6'1m)f1 Per unit di misura) in Bo/.s, Tsmshian (Handbook, I,
P-

-_.

3 Cir. in proposito particolarmente gli esempi raccolti dalla letteratura linguistica ed emologica i.n LW-BRUHL, op. cit., p. 169 sgg.

in. - rx. Lrxouaccio NELLA ras: rr;u.'rsr1uass1oN1a rm'U1TtvA 229


se degli uomini vengono riuniti in un gruppo o delle pietre
in un mucchio , se ci si presenta una serie di oggetti in
quiete o uno stormo di oggetti in movimento, ecc. Tutte
queste divisioni e sfumature il linguaggio cerca di mantenere
nella scelta dei suoi norni collettivi e nella rcgolnrt con la
quale esso lega tali nomi con spcciche espressioni numerirhe. Cos ad esempio nelle lingue mnlnico-polinesiche le espressioni numeriche non sono immediatamente unite con i
sostantivi a cui si riferiscono, ma debbono essere aggiunti a
questi ultimi certi vocaboli determinanti, ciascuno dei quali,
per cos dire, esprime una distinzione nella collettivizza
zione . ljespressione usata per dire << cinque cavalli suona
letteralmente: cavalli cinque code , Pespressione usata per
quattro pietre suona letteralmente: pietre quattro corpi rotondi , e cos vial. Analogamente nelle lingue del Messico all'espressione del numero e dellbggetto contato segue un'indicazione che fa conoscere la specie e la forma
della serie 0 del mucchio, e che ad esempio diversa se
si tratta della riunione di oggetti rotondi o cilindriforrn come uova o fagiuoli, o se si tratta di costituire serie di persone o cose, di mura o di solchi. Anche il giapponese e il cinese hanno sviluppato con particolare rainatezza l'uso di
tali numerativi che si diflerenziano l'uno dall'altro a seconda della classe degli oggetti contati. ln queste lingue, nelle quali manca la generale distinzione grammaticale di singolare e plurale, si hada per con particolare rigore che la sintesi collettiva come tale sia indicata con precisione nella sua
specica direzione e nella sua specica natura. Se nell'astratto processo del contare le unit, prima che possano essere
legate l'una all'altra, debbono necessariamente essere svuotate del loro contenuto proprio, qui un tale contenuto continua ad esserci, ed esige anche, per ciascun caso, una particolare maniera di riunire gli oggetti in grupp, in complessi,
1 Per maggiori particolari FR. MLLER, Novara-Rerre, pp. 275,
303; CODRINGTON, MeIa.1e:_ Languages, p. l-18; v. 1. G,\BEu:N'rz, Melaner. Spracben, pp. 23, 255.
2 Maggiori particolari sono forniti da BUSCHMANN nelle sue
note al Kawi-Wer/e di HUMBOLDT, II, p. 269 sgg.

233 PARTE PRIMA - FENDMENOLOGIA DELLA 1=oRM.\ LIN<;u1s'r1c1.

in espression collettivel. La detenninazione linguistico-con


cettuale qui diretta molto di pi a mettere in rilievo certe
forme di 1-aggrupparnento e a distinguerle in maniera rigoIosa, che non a spezzare nuovamente questi gruppi in unit
e enti singoli: la caratteristica della molteplicit come ta l e
consegue dal fatto che essa viene concepita e separata dalle
altre per il suo intuitivo contenuto complessivo e non per
il fatto che essa sia costruita logicamente e matematicamente partendo dai suoi singoli elementi costirutivi.
La Inedesima concezione fonclarnentale si incontra se
consideriamo, anzich il procedimento seguito dal linguaggio nella formazione dei numerali, i mezzi con i quali esso
attua la distinzione formale e generale del " singolare e del
plurale "`. Se nell'idea del plurale si pensa racchiusa la categoria logica e matematica della pluralit , e quin
' cl't 1 a
categoria della rnolteplicit, che si costruisce oartendo da
unita omogenee separate i.n maniera chiara, risulter che il
plui-ale, inteso in questo senso, manca completamente in molte lingue. Un gran numero di lingue tralascia completamente
di indicare l'o osizione di sin olare e lurale. Il sostantivo
qui pu essere usato secondo la sua forma tondamentale sia
per indicare il genere, che come tale abbraccia subordinandola un'indeterminata pluralit cli esemplari, sia per esprimcre un singolo esernplare di quel genere. Esso sostantivo
si trova quindi in una posizione intermedia fra sngolare e
plurale e, per cos dire, rimane ancora indeciso fra i clue.
Solo in singoli casi, nei quali questa distinzione appare essenziale, essa espressa da particolari mezzi linguistici, nei quali tuttavia spcsso non tanto il signicato plurale quanto piuttosto il signicato singolare viene ad avere in tal modo la sua
espressione. Cos ad esempio le lingue malaico-polinesiche,
secondo Fr. Mller, non si sono mai elevate al concetto del
numero come categoria che raccoglie la pluralit in una vivente unit , di guisa che i loro sostantivi non sono n specicamente concreti, n specicamente astratti, ma qualcosa
1 intermedio tra 1 due. Uomo per il malese non signifig

d'

'

'

'

ff

'

1 Cfr. il sistema dei numerativi giapponesi e cinesi in HorrMANN, Iapanirche Spmcklehre, p. 149 sgg.

111. - 11. LmGUAGo1o NELLA msn nELL'EsPnEss10NE INTUITIVA 231


ca n un uomo in concreto, n uomo come umanit in astratto, ma serve per indicare gli uomini che si vedono e si conoscono. La parola (ran), tuttavia, corrisponde pi al nostro
plurale che al singolare, il quale ultimo dovrl esere ownue indicate i recisamente con una paro a c e signi ca
iq* uno 1. Qi inpun primo tempo non viene dunque concepita la mera singolarit, la quale poi, mediante un processo
linguistico, venga convertita in un signicato di molteplicit,
bens dalla molteplicit indifiereniata si potr sviluppare da
una arte mediante Faggiunta di eterminati nomi aventi signiato generale collettivo il senso del plurale, dall'altra
parte, mediante Fapplicazione di determinate particelle individualizzanti, il significato di singolarez. Un'egua1e intuizione del rapporto unit~pluralit si trova anche alla base di
molte lingue altaiche, nelle quali del pari un unico e medesimo vocabolo grammaticalmente ior meglio difeienziato
u essere usato per Yespressione e 'unit e per espresione della pluralit, Ivi pertanto il meddesmo ap1ellativo
pu da una parte indicare il singo o in ivi uo e i genere
nella sua totalit, dal1'altra parte pu indicare un numero
indeterminato cli individuif Ma anche quei gruppi linguistici
che hanno sviluppato in modo formalmente chiaro la distinzione tra il singolare e il plurale presentano tuttavia diversi
ienomeni che mostrano con evidenza come questa rigorosa
separazione sia stata preceduta da uno stadio di relativa indierenza. Spesso qui si trova che una parola, che reca gi
il segno esteriore del plurale, viene usara in senso opposto
per ci che riguarda la sua costruzione grammaticale, viene
quindi unita al singolate del verbo, perch essa, secondo il
1 FR. MLLER, Nowra-Rexe, p. 274 sg.; cfr. per le lingue
australiana bd., p. 246 sg.; v. anche FR. MJLLER, Grwm`rs.v, II 2,
p. 114 sgg.
2 M-aggiori particolari sull'a:gornento si trovano in Conn1N;1oi\',
Melaner. Languager, p. 148 sg.; H. C. v. D. GABELENTZ, Die Melaner.
Sprachen, pp. 23, 255.
3 Cir. BOETHLINGK, Sprache der Iakuten, p. 340 sg.; H. \Vn\1<LER, Der uml-altairche Spracbrtamm, p. 137; per la forma pluralef'
nelle lingue altaiche v. anche GRUNZEL, Vergl. Gramnzaf. der altarrcben Spracben, p. 47 sgg.

232 PART!-1 PRIMA - i=i=_i\'oMiaNoi_oG1A DLLLA PORMA Lnicuisricii

suo sigrtcato fondamentale, non sentita tanto come plural_it distinta, quanto piuttosto come totalit collettiva e quindi come collettiva seniplicitl. Per quanto riguarda le lingue
indoeuropee, il fatto che nel sanscrito e nel greco il plurale
dei neutri unito al singolare del verbo si spiega, come
noto, in questa maniera: la nale -a di questi neutri non ha
originariamente alcun signcato plurale, ma risale alla terminazione -a del femrrtinile singolare, la quale viene usara
come indicazione di astratti collettivi. Le forme in -a non
erano originariamente ri plurali n singolari, ma semplicemente collettive, e a seconda del bisogno potevano essere
usate ora in una maniera, ora ne1laltra2.
D'altra parte risulta come il linguaggio, analogamente
a ci che si potuto osservare nel procedimento del contare,
anche nel modo in cui forma il plurale, non contrapponga
immediatamente all'astratta categoria dell'unit un'astratta
categoria della tnolteplicit, ma che tra di esse sussistano
molteplici gradazioni e passaggi. Le prime molteplicit che
dalla lingua vengono distinte non sono molteplicit pure e
semplici, ma moltepiicit. speciche che recano in s un carattere qualitativo particolare e determinante. Prescindendo
dalliso del d u ale e d el t I: i a l e , molte lingue distinguono
un doppio plurale: uno pi ristretto per due o pi oggetti,
ma sempre in quantit modesta, ed uno pi largo per indicare molti oggetti. Quest'uso, di cui ci informa Dobritzhof-

1 Nell'egiziano, secondo ERMAN (Aegypt. Grammat., p. 108 sg.,


molti concetti che per il loro signicato sono puramente plurali vengono trasformati nel singolare mediante astratti collettivi e la forma
del predicato verbale viene modicata in conforniit a questa maniera di concepire. Cos pure, secondo Bitoci<rLM.u~m (Gnmdrisr, I, p. 437
sgg., cfri II, p. 77 sggl, nelle lingue semitiche meridionali i limiti tra
sirigolate, collettivo e plurale sono ancora uidi, di guisa che i collettivi fadlinenre possono ritornare al singolare e poi formate un nuovo
plurale. Per le lingue indoeuropee v. gli esempi tratti dalle lingue rornanze in M1~:YER-L'Bi~fi1, Grammar. der roman. Spracben, H, p. 69
sgg.; III, p. 26 sgg.
2 Secondo il BRUGMANN, n da1l'epoea pi antica del.l'indoeuropeo un nome si usava al singolare se si rappresentava il suo contenu
to concettuale come qualche cosa di unitario e che etettivamente in

` _ L _1-NGUAGGIQ N;1___\ FASE iEL1.'iasPREssioNE rN'ru1"riv_i 233

lar a proposito della lingua degli Abiponil, ha i.l_suo corriipondgmg esatto nelle lingue semitiche, ad esempio nell'aral.02_ Humbldr Lleva _ne1l'esposizione delle forme plurali
1]'afab0, gh@ 011;@ ad un duale conosce il plurale limitato
riferentesi a 3-9 oggetti e il pluralc di molteplicit per 10 0
pi oggetti o per un numero indcterminato di oggett-1_ co
ne 13 omeziom C1-1 qui appare basilare, cioil considerate
l concetto generico come estraneo alla categoria. del numero
11 distingue@ da gsso mediante flessione il singolare -e il
Plumle dbba essere hiamata << innegabilmente u-na visione
molto losow ,,_ In verit qui il concetto generico. appare
mtmvia wn mntg gneepito secondo la sua determinatezza
eneria, e in forza dj questa determinatezza separatoldalla
.stinzione el numero, quanto invece non ancora intro:lotto in tale forma di distinzione. La dierenza che il linguaggio esprime mediante il singolare e il plurale non e soppressa nel genere, ma invece in essa non si e ancora realiziata in tutto il possibile rigore; Fopposizione quantitativa di
Jnit e molteplicit non superata mediante unimt qua'

litatva che ne trascende i limiti, perch essa in un primo mo:


mento non mmm posta in maniera determinata. L'un1ta
-:lel genere significa uifunit distinta di fronte alla non meno
distinta molteplicit delle specie: nell1ndeterm1riato-si_gni:ato collettivo in base al qL12\1 UH gad 1`1\1mCf0 dl 1111811?
si estrinseea per la prima volta il signicato di sirigolare cosi
:ome quello di plurale, Pelemento decisivo e costituito, pero,
Pl-opi-10 d]1*n15ti_nZi0ne, La molteplicit viene colta. come
5emP1i@ mucchio, eome moltitudirie o massa, e quindi come
_
.
.
certo modo non meva gm-to della sussistente articolazione dell unit; d'a1tr8 parte il plurale non era usato soltanto dove si distingiievano pi emp1a-1 ,ji un unico genere, piu accaclrmenti ed azionx separate, ma ancha ave in un concetto doveva essere espressa una sua
essenza in certo modf, molteplce (BRucMAN.\1, Kuvze vergr- Gfmfl-
p. 413; cfr. Griecbxcbe Gramml-3, P- _369 _S-_
1 Doiaiurzi-ici-*FER, Historia de AlzP'bf; H, P 166 Sg- (C11
in HUMBOLDT, Uer den Dualir, fl GES- sfbf- W li P' 19 59)'

2 Lqaggiori paftiwiafi sono in Bizoci<rui,\N1, Grundrirr, I,

p. 436 sg.

3 ber den Dualis, in Ger. Scr. VI 1, P- 20-

PARTE PRIMA - FEN01\/[ENOLOGIA DELLA FORNA LINGUISTICA

un complesso sensibile e non come un complesso logico. La


sua universalit e quella di un'irnpressione che non si ancora scissa nei suoi singoli elementi e componenti, non quella di un concetto sovraordinato che comprenda in s il particolare come un elemento separato ed isolato.
Precisamente questo elemento fondamentale della separazione per quello in forza del quale solamente dal mero concetto di insieme e di molteplicit nasce il rigoroso concetto di uu m e ro. Le considerazioni n qua fatte ci hanno
fatto conoscere due vie e due direzioni in cui la lingua si avvicina a questo concetto, che essa conformemente alla sua
natura specifica non pu naturalmente cogliere se non in un
involucro sensibile. Da un lato il pensiero espresso in linguaggio gi nelle pi primitivo numerazioni orientate sulle
ntembra del corpo umano si attenne all`elemento costituito
da11'ordine nella successione. Se queste numerazioni volevano portare ad un qualche risultato, nell'enurnerazione
delle singole rnembra non si doveva passare dall`una all'a.ltra
di esse in modo arbitrario, ma essere mantenutti una certa
regola della successione. Dall`a.ltro lato l'impress`ione della
molteplicit pura e semplice, la coscienza di un complesso in
un primo tempo non ancora determinato, che in qualche maniera si scincle in parti ci da cui scmbr guidato il linguaggio nella formazione delle sue generali espressioni collettivet In entramhi i casi il concetto di numero e la sua cspressione linguistica appaiono legati alle forme fondamentali dellintuizione, alla concezione dellessere spaziale e temporale. ljanalisi critico-gnoseologica mostra che le due forme debhono collaborare per mettere in chiaro il contenuto
essenziale del concetto di numero. Se il numero per comprendere la collettiva coesistenza si appoggia all'intuizione dello spazio, esso ha bisogno dellntuizione del tempo
per formare il caratteristico elemento correlativo di questa
determinazione, il concetto cio dell' u n i t e della s i n g ola rit in senso distributivo. Infatti il compito ideale di cui
esso deve venire a capo consiste non solamente nell'adem~
piere per s alle due esigenze, ma anche nel concepirle come
una sola esigenza. Ogni molteplicit veramente determinata
nuinericamente proprio cos viene pensata e concepita come

In. - IL i.i.\icuAoGIo NELLA FASE iiaLt.'Es1>iuas sIoNi INTUITIVA 235

unit e al tempo stesso ogni unit viene pensata e concepita


Come molteplicit. Certo questa corrclativa unicazione di
elementi opposti si ritrova in ogni atto fondamentale della
coscienza. Si tratta sempre di non lasciare nella loro sempliEe giustapposizione gli elementi che entrano nella sintesi della coscienza, ma di concepirli come espressione e risultato di
un unico e medesimo atto fondamentale: di fare cio appa:ire la connessione come separazione e la separazione come
Eonnessione. Ma per quanto necessaria sia questa duplice determinazione, prevarr nella sintesi complessiva, a seconda
della speciale natura del problema, ora luno ora l'altro dei
due fattori. Se nell'esatto concetto matematico di numero
embra raggiunto il puro equilibrio tra la funzione della connessione c quella della separazione, se qui sono rispettati
con ideale rigore l'imperativo della connessione unitaria i.n
l1.n tutto e l'imperativo della compiuta separazione degli elementi, nella coscienza rispettivamente dello spazio e del tempo uno di questi momenti prevale sull'altro ed arferma la
sua supremazia rispetto al.l'a1tro. Infatti nello spazio si rap
presenta prcvalentemente i.l momento della coesistenza e
della compenetrazione degli elementi, nel tempo il momento della loro successione e della loro recproca esclusione.
essuria forma spaziale singola pu essere intuita 0 pensata senza che venga pensato ad un tempo lo spazio come il
tu t t o nel quale essa deve essere contenuta: la particolatit della forma qui possibile solamente come litnitazione
rlello spazio unico che tutto abbraccia. D'altra parte l'istante temporale, a sua volta, ci che certamente solo in
quanto appare come momento di una successione, come
membro di una serie; ma proprio questa successione pu
tssere costituita solo perch ogni singolo momento esclude
Lla s tutti gli altri, percli viene posto un semplice e indi'\-'isibile ora , un puro punto di presenza, il quale si distingue da tutto il passato e da tutto il futuro in maniera
issoluta. Il concreto pensiero del numero quale trova la sua
espressione nel linguaggio si serve di entrambe le funzioni:
quella della coscienza spaziale e quella della coscienza temporale; ed esso le utilizza per elaborare grazie ad esse riel
numero due elementi diversi. Partendo dalla distinzione de-

236 Pure 1>1uMA - 1=n1oM1zNoLoGIA BELLA roluvm Ln~xf~L-S1-QA


_,

gh Ogg SP9-Ziah il ligllggio mette capo al suo concetto


ed alla sua espressione della molteplicit collettiva- panendg
dalla distinzione degll em temporali esso mette capo alla sua
espressione di separazione e singolarizzazione. Questo dop_
pio tipo dl concezione spirituale della pluralit appare chiaramente espresso nel modo di formazione del plural@ La
formazione del plurale risulta in un caso guidata dall'intuizione di complessi oggettivi, nell'altro dal1'intuizione del ri
torno periodico-rtmico delle fasi di un processo temporale
d e t er mimi t o,- nell_u_n
caso essa e* molta
.
preva1mmme a
complessi oggettlvi che constano di una molteplieit di
parti, nell'altro alla riperizione di accadimenti o di attivit
che si legano tra loro in una ininterrotta successione
Cos quelle lingue che nel loro complesso rivelano una
struttura prevalentemente verbale hanno erlettivamente Wi
l uppat anche una peculiare
'
concezione
puramente ' i (11511-1_
. ._
hutiva ' della pluralita, che si discosta nettamente dalla gol
lettiva: L_a rigurosa elaborazione e caratterizzazione degli atti
verbalt diventa qui lo specico veicolo della maniera di con
cepire la pluralt. La lingua degli incliani Klamat, ad esem.
pio, non ha formato alcun mezzo particolare per distinguere
tra la designazione di singoli oggetti e la designazione di
una pluralit di oggetti. bla con la massirna precisione
e consequenziariet viene invece considerara e stabim la di
stinzione che sussiste tra un fare che si esaurisce in un atto
temporale momentaneo ed un atto che comprende in s una
molteplicit di fasi temooralmente
diverse ma ornoognee
^
quanto al contenuto. << Per lo spirito degli indigni Kamat
_.
_ ice Gatschet _-11 fatto che ima enga dwersa
Venga fatta
ripetutamente Ln tempi diversi o che la stessa cosa venga
fatta pi volte da persone diverse apparso molto pi importante che la pura idea della molteplicit, quale da noi
posseduta nelle nostre lingue. Questa categoria della separazione produsse sul loro spirito un'impre5i01e talmeme forte
dle la lingua la CSPIIUC Sffrnpre con un particolare mezzo sim
lpolico-fon,et1co, la reduplicazione . Tutte le espressioni d1
plurale nel nostro senso sono perci nella lingua Klamat
evidentemente di origine recente, mentre 1'idea della separazione di un atto nella pluralit di processi omogenei con
.

in. - 11. L1r\'GL'1rGG1o NELLA FASE D:LL'Esvru:ssxoNE mTuI11vA 237

l citato mezzo della redupliczione, che domina in tutta la


lingua fino alle posposizioni ed a certe particelle avverbiali,
viene costantemente indicato in maniera netta ed univo:a1. Lo Hupa, lingua del gruppo linguistico atapascico, usa
.n molti casi il singolare, laddove noi ci aspettcrcmmo il p1u
rale: per esempio, quando ad urfazione pnrtccipn una pluralit di individui, l'azione stessa appare tuttavia sempre cone ununit. Per converso anche qui la relazione distributiva indicara sempre con la massima precisione mediante
la scelta di un particolare presso Nella medesima funzione viene usata in particolare la reduplicazione anche al
di fuori della sfera delle lingue incligene a_mericane3. Anche qui una forma concettuale del modo dintendere si
creara nel linguaggio la sua diretta espressione sensibile. La
semplice ripetiz-ione del suono e il mezzo ad un tempo pi
primitivo e pi eicienre per indicare il rtmico ritorno e il
rtmico arricolarsi di un atto e in particolare di unattivit
umana. Probabilmente qui ci troviamo su un piano nel quale,
pi che altrove, possiamo dare ancora uno sguardo sui primi
motivi della formazione del linguaggio e sulla forma di connessione tra linguaggio e arte. Si tentato di rintracciare gli
inizi della poesia risalendo a quei primi canti di lavoro
dell'umanit nei quali per la prima volta si volge per cos di
re verso Pesterno la ritmica sentita nei propri movimenti si
ci. La vasta indagne di Bcher sul lavoro e il ritmo ha mostrato come questi canti ancor oggi siano diusi su tutta ]a
terra e come essi si mantengano ovunque invariati nella loro

1 GATSCHET, KL-1matb4Language, pp, 419, 464, 611.

2 Gonnmzn. Atbapasctm (Hupa), in Boas, Handbook, I, p. 104;


cfr, Boss, Kwaklul (ii-d,, I, p. 444); The idea of plurality is not
clearly developed. Reduplication of a noun expresses rather the occurrence of an object here and there, or of different kinds of a particular object, than plurality. It is therefore rather 2 distributive than a
true plural. It seems that this form is gradually assuming a purely
plural signicance .
3 Cfr. Yuso della reduplicazone per Findicazione del pluxale
" distriburivo " nelle lingue hamite: I\.ien<Ho1=, Die Spracben der Hamten, pp. 25, 171.

238 mima PRIMA - 1=1=.No1\rEN0Lot-:ir DELLA FORMA LrN<;U1s'rIcA

forma fondamentale. Ogni forma di lavoro sico determina


gi nellndividuo, ma ancor pi se il lavoro viene compiuto
in comune, una nalistica coordinazione di movimenti, la quale per suo conto mette capo alla rtmica connessione ed alla
ritmica divisione delle singole fasi del lavoro. Per la coscienza questo ritmo si presenta in duplice forma, poich esso si
esprime da un lato nella p ura sensazione
`
del movimento, nel1'a1ternarsi della tensione e del rilassamento dei muscoli, dall'altro lato in forma oggettiva nella percezione del1'udito, nel

regolare succedersi dei suoni e delle voci che accompagnano


il lavoro. La coscienza dell'agire e della sua dierenziazione
si lega a queste dierenze s _'b`l'- `
`
ensi 11. il macinare e lo sfregare, 1l battere e il tirare, si dierenziano precisamente nel

fatto che essi, cos come il loro particolare scopo, posseggono


anche ciascuno una peculiare cadenza e uno specco tono.
Nel gran numero e nella variet dei canti di lavoro, nei canti dei latori e dei tessitori, nei canti dei trebbiatori e dei rernator, nei canti dei mugnai e d ` f
`
`
el ornal ecc., si puo per cos

dire ancora immediatamente percepire come una sensazione


rtmica specica, che determinata dalla particolare direzione del lavoro, pu sussistere e trasferirsi nel lavoro solo per
il fatto che essa ad un tempo si oggettiva nel suonol. Proba-

bilmente anche alcune forme di reduplieazione sorgono nel


verbo come espressione di un atto che racchiude in s una
pluralit d fasi ritmicamente ripetentisi di una sonorizzazione che originariamente prendeva il suo spunto dallo specico
agire de11'uomo. In ogni caso la lingua non poteva acquisire
la coscienza della forma pura de l tempo e della forma pura
dal numero se non per il fatto che essa la legava a determina-

ti contenuti, a certe esperienze ritmiche fondamentali nelle


quali le due forme erano date come in immediata concrezio-

ne e fusione. Che qui fosse non tanto la dierenziazione delle cose quanto invece la diff

` '
erenzlazlone degli atti, quella da

cui la divisione e distribuzion "


e ', e quindi uno degli elementi fondamentali della numerazione, prendeva le mosse,

1 Maggiori particolari si trovano in KARL BCHER, Arbeit und

Rbytmzus, Leipzig 19094.

111. - rr LINGU.-tc-310 NELLA FASE DE1.1.'1asPR1~:s sIoN1-: IXTUITIVA 239

,ppare confermato anche dal fatto che in molte lingue l'epressione del plurale del verbo non viene usata solo dove
ussiste un'eIlettiva molteplicit di agenti, ma anche dove un
oggetto singolo rivolge un'unica e medesimzt azione ad ogetti diversil. Per una intuizione della pluralit che si indiriza essenzialmcntc alla pura forma dcll'atto stesso infatti
l'importanza secondaria se ad esso partecipa solamente un
ndividuo o pi individui, mentre la divisione in singole fasi
lell'atto sempre di importanza decisiva.
Se fin qui abbiamo considerato le forme fondarnentali
.ellntuizione pura, le forme dello spazio e del tempo come

1 punto di partenza della formazione del numero e della plualit, lo strato probabilmente pi originario e pi profonlo, nel quale l'atto numerico radicato, non per ancora
tato toccato. Infatti anche qui la considerazione non pu
1 Questo il caso inverso, ma esattamente cotrispondente a
uello che stato or ora considerate (p. 237) ne11'esempio della linua Hupa. Mentre in questa il singolare del verbo viene usato anche
er una pluralit di soggetti, se Pazione in se stessa (per esempio il
nmpiere una danza) viene considerara come urfunit indivisibile, nell maggior parte delle lingue indigene americane, invece, un verbo
:ansitivo si presenta al plurale se il suo oggetto diretto al plurale
Pazione appare quindi rivolta verso oggetti diversi e perci in se
tessa divisa. Anche in altre lingue Yespressione del plurale nel verbo
ipende non tanto dalla molteplicit dei soggetti quanto piuttosto da

nella deglj oggetti a cui 1'azione diretta, oppure dipende dall'una


dall'altra al temp-: stesso. Esempi ricavati dal Kiwai, una lingua
Iapuasica, sono oerti da RAY, in Torres-Expedit., III, p. 311 sg.; fra
2 lingue africane il nubiano, per esempio, distingue se Poggetro a
ui Pattivit rivola un essere singolo oppure formato da una
luralit (REINISCH, Nzna-Sprac/ae, pp. 56 sgg., 69 sg.). La lingua taalica, che stata descritta a fondo da Humboldt nel Kawi-Werk, agiunge spcsso al verbo un determinato presso di plurale per indicare
into la pluralit di coloro che compiono ]'azione, quanto specialmen: una pluralit 0 molteplicjt riferentesi alfazione stessa. In questo
aso il concetto di pluralit viene riferito ora agli agemri, ora all'azio-

,e, ora al fatto che questa viene compiuta pi o meno spcsso. Cos
:ag-slat (da sulat scriver-e) signca tanto << molti scrivono , nel
:nso solito del plurale, quanto egli sciive molto, in senso cio
requentativo; oppure esprme un modo abituale (<< la sua occupaione di scrivere >). Maggiori particolari si trovano in HUMBOLM,
Ip. cit., II, pp. 317, 376 sgg.

240 PARTE PRIMA - 1=Er\'oM1-:xo;oci,\ DELLA 1=o|e\~,r ;_NGU5TC

partire dall'oggetto soltanto e dalle dfferenze che sono nell'ambito delle sfere oggettive, spazio-temporali, ma deve rirll alle Opposizioni fondarn-entali sorgenti dalla pura soggettivita. Tutta una serie di indizi induce a crcdere che an.
che la hnglqa abbia tratto da questo campo le prime distinzioFi nimeric e da essa cornpiute, che non tanto la Coesistenza e
esc usione Ieciproca degli oggetti o degli accadimenti quanto mvece la SCPGFQZOIW dell' io e del tu sia ci in mii
per la prima volta si sviluppata la coscienza del numero.
come se in questo campo regnasse una molto maggiore nezza di distinzione, una pi acuta sensibilit anche per l'oppo' '
sizione
dell ss uno -1 e-dei- niolti- 1; che non nella sfera delle
snplici appresentazioni riferentesi alle cose. Molte lingue
c e non anno sviluppato una vera e propria fofma di p]u_
rale nlel nome, la esprimono cionondimeno nei pronomi personah; altre usano due diversi segni del plurale, l`uno dei
quali usato esclusivarnente per i pronomi? Spc-sso il plurale
nel nome viene espresso in un modo particolare solo quando
si tratta di esseri ragionevoli e animali e non vignc invece
esplicitamente espresso quando si tratta di oggetri pfivi di
1'
3 , Q
'
;
vita
. Nel linguaggo
degli- Iakuti- le parti. del corpo, com@ pu.

l PU le 11.112-1 amercane cir. per es. quanto stato esposto da


ROLAND B. Dixon' riguardo al Maidu [in Bons, Hmdbook, I. p. 683
Sgg-): Ideas of number are unequally developed in I\f1adu_ In mmm
thedexac expression of number seems to have been fh as 3 minm
nee , i ereas, in the case of pronomiiia. forms, number is clearly and
acc-Eat
fX_Pf@$SCl_>>
P- 793)- Anche nelle lingue melanesiane, come
De - pop esiane e indonesiane solo il pronome pervenuto alla rigurosa distinzione del numero. Per maggiori particolari vedi CoDiu_\'(;TUN, lel- Lfft P- l10 C H.
V. D. GABLLENTZ, Die Me'1f'f{- Pmfeffi P- 37. La lingua Bahim, che non conosce n la distinzione de singolare e del duale, ne un segno generale per indicare
il plurale, ha sviluppato 1:1 tendenza verso un tale segno per la prima
e la seconda persona del pronome; cfr. V. D. STlaINa\i, Ba/eair-Spmche,

pp. 324, 349 sg.


2 Questo awiene, pet esempio, nella lingua tibetana; cfr. J. J.
Scrmunr, Grammzt. er tbei. Sprache, Petersburg 1839 p. 63 sg.
_ I3 Svariati esempi di quesfuso si trovano in Fr. MLLER, Grzmd'fs' [_ 1* Pp' 261 314 53 [H 2
50; per le lingue melancsiane si veda v. D. Gasetexrz, op. cit., p. 87. Nella lingua Hupa

iii. - L Liwctmecxo NELLA FASE Ii-:Li.'iasrnEss1oNia iN'rUi'rrv.-i 241

te i capi di vestiario stanno solitamente al singolare, anche se


un individuo ne ha due o pi, invece si presentano di solito
al plurale quando appartengono a pi personelz la distinzione del numero quindi anche qui sviluppata con maggiore
precisione per l'i.ntuizione delle persone che non nella sfera
della mera intuizione delle cose.
Ma anche qui nelle indicazioni numeriche si esprime
quella relazione recproca che in generale sussiste tra il numero e il numerato. Si gi mostrato in generale che le prime designazioni numeriche che la lingua crea hanno origine da numerazioni concrete assolutamente determinate e
per cos dire ne recano in s il colore, Questo peculiare e spe:ifico colore diviene riconoscibile nel modo pi chiaro dove
la determinazione numerica parte non dalla distinzione delle
cose, ma da quella delle persone. Infatri il numero si presenta qui a tutta prima non come un principio concettuale universalmente valido, non come un procedimento illimitatamente proseguibile, ma si conna n da principio entro una
sfera determinata i cui limiti sono segnati non solo dallntuizione oggettiva, ma ancora con maggiore rigore e chiarezza
dalla pura soggettivit del sentimento. ln forza di quest'ullima l' io viene separato dal tu e il tu dal lui ;
ma a tutta prima non vi alcun motivo e alcuna necessit di
procedere al di l di questa triade rigorosamente determinata, che data nella distinzione delle tre persone, verso
Finruizione di una ulteriore molteplicit. Finch una tale
.nolteplicit viene concepita e indicata linguisticamente, essa
non reca tuttavia ancora in s lo stesso carattere di distinzione che si esprime nella recproca separazione delle sfere
gersonali. A] di l dei tre comincia invece, per cos dire, il

solo pochi nomi hanno una forma di plurale: sono quei nomi che
indicano l'et o la condizione sociale di un uomo o esprimono un
-apporto di parentela (GODDARD, Atlmparcan, in Bons, Handbook, I,
1. 104). Nel linguaggio aleutino vi sono due diverse espressioni per
,idicare il plurale, delle quali una viene usara per gli esseri viventi,
'altra per gli oggetti inanimati; v. VICTOR HENRY, Erquirse dme
gmmmare raisonne de la Langue aloute, Paris 1879, p. 13.
1 V. Buisn-ILINGK, Spracae der Jakuzen, p. 340.
it. _ cierres, fftfmji., M1, fm Jsmalffaf. 1.

i| nm

"

242 PARTE PMMA - rsnounuorocu DELLA roimm LINGUISTIGA

11!

nt. - ti. LINGUAGGIO NELLA msn 1ELL'1zs1>11Ess1oN1=: rN'rn'r'.t'IvA 243

pensiero di tutti i popolil sembra trovare qui la sua spiegazione ultima. Se della concezione del numero nei popoli primitivi stato detto in generale che ivi ogni numero ha ancoIa la propria sionomia individuale, che esso possiede una
Specie di essere mistico ed una mstica particolarit, ci vale

regno della pluralit indeterminata, della mera C0lltt}V1'f


che non viene in s ulteriormente articolata. Infatn noiivecliamo ovunque, nello sviluppo del linguaggio, che le prime
formazioni numeriche sono legate a tali limiti. Le lLf18U_d1
molti popoli primirivi mostrano che l`attivit della separaz1o~
ne, quale si sviluppa nellbpposizione dell'io e del tu, Pffxe'
de dall* uno al due , e che vien comPiut un_ ulterforc
e importante passo in avant, quando in quesffl sfera We??
introdotto il tre , ma che, oltre questi limiti, la capacita
di separazone, l'opera di discriminazione "_, che conduce alla formazione del numero, per cos dire viene meno. Per 1 Boscimani le espressioni numeriche raggiungono p_I0I?1'1mente
soltanto il due: gi Pespressione per il tre non sinfca ahfo
che molto e viene usata in connessione con il lrlrufggll
delle dita per tutti i numeri sino a diecil. Anche gh mdlgem
del Victoria non hanno sviluppato alcun numeral@ super10r
al due. Nella lingua Binandele della Nuova.Gumca \t1 SOHO
solo tre numerali per 1, 2, 3, mentre numeri sL_IP_? al tre
debbono essere rappresentati mediante una perifrasi-. Inn tulti questi esempi, ai quali molti altri se ne POSSOUQ gflllflge'
rei, emerge con chiarezza quanto strettamente l'atto cl1 numerazione fosse legato, in origine, all'intuizione clell 10, clel tu 6
del lui e come solo gradualmente si liberi da essa..La funzio]
ne particolare che al numero 3 appartiene nella lmgua C ne

anzitutto per il due e il tre. Entrambe sono forme d un genere particolare, esse posseggono per cos dire singolarmente
una specica tonalit spirituale in virt della quale esse emergono dalla uniforme ed omogenea serie dei numeri. Anche
nelle lingue che posseggono un sistema numerico omogeneo altamente evoluto e perfezionato, questa posizione speciale dei numeri 1 e 2, e talvolta dei numeri dall'1 al 3 ov'tero dall'1 al 4, ancora chiaramente riconoscibile da certe
rleterminazioni forrnali. Nel semitico i numerali per l'l e il
2 sono aggettivi, gli altri invece sono nomi astratti che subordinano a s il numerato ponendolo nel genitivo plurale e posSeggono cos il genere ben distinto rispetto al nun1erato2.
Nelle prirnitivc lingue indoeuropee i numerali clall'1 al 4 erano soggetti a essione, secondo la Concorde testimonianza delPindoiranico, del balto-slavo e del greco, mentre i numerali
Ilal 5 sino al 19 erano formati mediante aggettivi nvariabili
2 i numeri superiori erano formati da sostantivi con il genitivo della cosa numerataa. Anche una forma gramrnaticale
quale quella del duale sopravvive molto pi a lungo nei

pronomi personali di quanto non si conservi nelle altre classi


ii parole. Nel pronome teclesco tli prima e seconda persona
Si mantiene ancora per un certo tempo il duale che scompare
in tutta la declinazione per le altre parti del discorsc; del
pari nello sviluppo delle lingue slave il duale oggettivo

1 Cfr. FR. MLu=.rt, Grundritr, I 2, p. 26 Sg12


2 Cir. S_tYc1:, Introduction to the Science 01' _Lf"3f'= I>_P' 4 _'
H Tali esempi, ricm-'ati specialmente dalle lmg\1 PPf51che= 51
trovano in RAY, Torres-Expedit. III, pp. 46, 288, 331, 345, V3 ;
che FR. l\-ILLE11, Die Papuarpradien, in G1obus LXXI ( _ di;
p. 140. Nella lingua Kiwai la stessa pwl (P00_0l _Cl`1 sf'_"'E erdln ei
care il triale, viene usara anche per il 41 il suo siglmcato 6 qflln 1 V_
rosimilmente pochi , mentre ogni numero su_Pf1fe al 'Ire Vlenelreso

1 Vedi in proposito il materiale in UsENt:R, Dreizahl, in Rheinisches Museum N. F. LVII.

2 Cfr. Bnocxermmm, Grsmdriss, I, p, 484 sgg.; II, p. 273 sgg.


5 Cfr. MEILLET, Introd. a` Ptue comparative de: languer indofuropennes, Paris 19151 p. 398 sgg.; BRUGMAYN, Kurze vgl. Gramvmt., p. 369 sgg.
4 Tra i dialetti tedeschi, come noto, hanno conservato come
oprawivenza quest'uso del duale ancora oggi il westfaliano e l'au=t1-obavaresc; rnaggiori particolari per es. in JAKOB GRIMM, Deutsche
-
,
arammatzle, I, p. 339 sgg.

mediante sirio molti (RAY, op. dt-. P 306)- Pa le l'{'geke.am:_


sizme vedi H. C. v. D. GABELENTZ, op. cit-_, _P- 258- Ne* Ba am' ie
condo K. v. D, STEINEN, vi sono chiari indizi che_armo ritenrealt
il 2 sia stato il limite delI'a.ritmetica, l'es`p1-ess1one_della_p u im
pura e semplice; la parola che ivi per esso e usara vlfle Econ ie.,
da lui a una parola composta che PYOPFQWCNE W101 dm con
(Die Bakairi-Sprache, p. 352 sg.)-

244 PARTE Prism - ifnuoixrrnotoon netta rozzxm LINcUts'r1cA


andato perduto molto pi presto del soggettivo 1. Ancl
Yorigine etimologica dei primi numerali in molte lingue sen

bra ancora indicare questo nesso con le parole fondamentt


che erano state formate per la distinzione delle tre persone
in particolare per lndoeuropeo sembra climostrata una o
mune radice etimologica della espressione per il tu "' e dtl'espressione per il due 2. Scherer si richiama a questo ntso per dedurne che qui ci troviamo ad un comune luogoi
origine linguistico della psicologia, della grammatica e del

matematica; che qui la radice della dualit riconduce al du


lismo originario che sta a hase di ogni possibilit di parla:
e di pensare. Infatti la possibilit di parlare dipende, seccdo Humboldt, dal fatto del ri\-'olger la parola e del riceve-4_
risposta, poggia quindi su di una tensiore ed una scissior
che si stabilisce tra lio e il tu per poi ricomporsi nell'atto d
parlare, in guisa che quest'atto appare come la specica e t.ra mediazione tra una capacita di pensare e l'altra .
Basandosi su questa fondamentale concezione speculaiva della lingua, W. v. Humboldt, nel suo lavoro sul duale, ii
potuto spiegare dall'interno l'uso di questa fornlfiino il
lora era stata spcsso considerara dai grammatici come un te
so morto, come un'inuti.le ranatezza della lingua. Egli attbuisce al duale un'origine da una parte soggettiva e dalll_
tra oggettiva, e quindi un signcato originario in parte smsibile, in parte spirituale. Secondo Humboldt la prima drezione, che intende la dualit come un fatto dato nella nato;
e tale da poter esser colto sensibilmente, seguita dalla 111gua ovunque essa usa il duale prevalentetnente come espressione di una pura intuizione oggettiva. Quest'uso diffug

ni. - IL LINGUAGGIQ NELLA FASE D1~:LL'1asPi11:sst-:N12 1NrU1'r1v.\ 245


in quasi tutti i gruppi linguistici. Le cose che esistono doppie
si presentano per la sensibilit della lingua come un tutto
particolare, genericamente otnogeneo. Nelle lingue bant, ad
esempio, tali cose, doppie nella loro esistenza, come
occhi, le orecchie, le spalle, le ginocchia e i piedi, costituiscono
una classe speciale che viene contrassegnata da un particola-

re presso nominalel. Oltre a queste dualit naturali si presentano poi le articiali: come le coppie delle membra del
corpo, cos dal linguaggio vengono individuate anche quelle
di particolari apparecchi e strumenti. Ma quest'uso del duale
entro la sfera dei puri concetti nominali appare in fase di
continuo regresso nello sviluppo della maggior parte delle
lingue. Nel semitico esso appartiene alla lingua di base, ma
comincia sempre pi a scomparire nelle lingue singole. In
greco il duale scomparso in alcuni dialetti n da.ll'epoca
preistorica, e anche in Omero si trova gi in stato di dissoluzione. Solo nel dialetto attico esso persiste pi a lungo, per
scomparire per anche qui a poco a poco nel IV sec. a.C.3
In questa situazione, non legata ad un singolo territorio n a
condizioni particolari4, si esprime evidentemente un generale
nesso logico-linguistico. Il regresso del duale coincide con il
passaggio graduale e continuo dal numero inclividuale e con-

creto al numero in serie. Quanto pi si afterma il concetto


della serie numerica come un tutto costruito secondo un principio rigorosamente unitario, tanto pi ogni numero singolo,
anzich rappresentare un particolare contenuto, diventa una
semplice posizione equivalente ad ogni altra. Ueterogeneit
comincia a perder terreno di fronte alla pura omogeneit. Ma
facilmente comprensibile come questo nuovo punto di vista si aermi assai pi lentamente nel campo delle persone

1 Mn<Los1c|-r, Vergl. Grammw. der rlaw_ Spmchen, IV, p. 111);


per quanto riguarda enomeni del tutto analoghi nel campo delle 11-s

gue ugionniche v. per es. SZINNYLI, Finnirclsagrircbe Sprachwsim.


rcbaft, Leipzig 1910, p. 60.
2 Cfr. su tale questione BENFEY, Dar ndogermascc Tbem
der Zablworts "zwe xt du, Gttingen 1876; che l'inc'oeuro;
originario *duq << risalga in denitiva a un`intui2ior1e personale 5
ammesso anche da BRUGL.-UNN, Grzmdrrs, II 2, p. 8 sgg.
3 SCHLRER, Zur Gercbicbte der deutscben Spracbe, pp. 308 sgg,
355.

1 MEINHOF, Bantugmmmatle, p. 8 sg,

2 Cir. BROCKELMANN, Kurzge. 1,-gl. Gmmvzatk, p. 222,


3 B1tUGM.\NN, Griechische Gra1mzatz'}z, p. 571; Mt~;ILLi~:T, op.
cit., p. 167. Cir. anche FR. MLUER, Der Dual im indogermaniscberz
:md remitiscben Sprachgebiet, in Sitzungsberichte der Wiener
.^\cad., Philos.-hist. KL, XXXV.
4 Nel1'ant_ica lingua egizia il duale ancora molto diffuso, mentre nel copto del tutto scomparso (ERMAN, gypr', Gmmmat., p. 106).

~1
t

246

PARTE PRIAL - FENOMENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

U . ir LINGUAGGIQ NELLA Fase Dr:1.L'Esriu:ss1uNE n\*rutr1v.~\ 247


\

che non nel campo delle semplici cose; il primo infatti, per;
sua origine e la sua essenza, poggia sulla forma dell'cterog,
neit. Il tu non omogeneo rispetto all' io , ma gli;
contrappone come suo opposto. come non-io: il secondo'
qui non sorge dalla semplice ripetizione dell'unit, ma
rapporto con essa come l' altro in senso qualitativo. Ce
to anche l' io e il tu possono riunirsi nella comunang
del noi , ma in questa forma di unione nel noi si tra
ta di qualche cosa di diverso da una connessione collettiy
oggettiva. Gi Jakob Grimm aveva occasionalmente messo 1
evidenza la dilierenza tra i concetti di plurale rieriti alle ct.
se e i concetti di plurale rifcriti alle persone, concetti chef
linguaggio ha formato; egli nveva gi rnostrato che ment;
un plurale ogucttivo pu essere considerato come la somn-1
di elementi omogcnci (gli uomini, ad esempio, come uom
c uomo), il noi non pu in alcun modo rappresentarsi c
me una simile somma, poich deve essere inteso non tant
come io e io , ma invece come ` io e tu ", o come io.
lui _ Il motivo puramente distributivo " dcllu formazion
del numero, il motivo della pura s e p ar azione delle um
t si sviluppa qui in modo ancora pi netto che non nell
forma di 1".-umerazione che parte dall'intuizione del tempo.
degli accadimenti temporali?
Il medesimo sforzo di non lasciare che gli elementi
quali vengono riuniti insieme nellzunit del" noi , scompai
I

1 Cfr. ]. GR1:\fM, Kleinere Scbritefz, III, p. 239 sgg.


2 Cfr. MLLER, Grundru, II 1, p. 76 sg. \-'. anche Yossetv
zione di G. v. D. GABELENTZ, Die Spracbwrrensckar, p. 296 sg.: << [_
vita fatniljare concretizza, per parlate in termini grammaticali,
complesso dei pronomi personali, nel singolare, duale e plurale; 1
famiglia o stirpe si sente come unit permanente di fronte ad aln,
farnjglie; il " noi si viene a trovare in opposizione al " voi e al
1"' essi ". Credo che questo non sia un semplice giuoco di parole. D
ve pottebbe il pronome personale esser meglio radicato che nella con
suetudine di una vita fatmiliare che si perpetuata? Talvolta avvien
perno oome se le lingue racchiudessero il ricordo del nesso interco_
ente fra l'idea della donna e l'idea del tu. La lingua cinese le indie
entrambe con uno stesso vo<:aholo..tQualcosa di simile si veri
nelle lingue del gtuppo Thai, in cui la sillaba re unisce in s i. 3
grcati tu e ma<Le".

m licemente in questa unit, e di conservarli nella loro


no olrit e specica determinatezza, si rivela anche nelo he la lingua fa del triale e del plurale inclusivo
d
lu s i v o _ Si tratta di fenomeni strettamente ainr. In
C e'S C
' l
ente ri orosa l'uso del duale e del triale
lnamera pamo irm dell Melanesiai le quali, in ogni caso
regqlatg njrl dilgdle o di tre persone, hadano accurataln CE; aslch sia usata una cotrispondente determinazione del
gro; e qui anche la forma della prima persona' del pro-

nome acquista una forma diversa a seconda me COU1 Ch@ Pa'

la si includa nella desgnazione del noi ' o se ne escludar.

Anche le lingue indigene dell'Australia usarlo msenre tra 11

singola@ e il plurale la forma del duale e del triale, e Iquej


st'ultima presenta una forma che 1nclude_colu1 al qua e_S1
1
d una forma che lo esclude. Il "' noi due ' puo quin-

pgr eicare ora tu ecl io , ora lui ed io ; 1 `i mi UC


dl Pg? nicare ora io e tu e lui , ora io e lui e lui , e

puq Slge In alcun@ ngue questa dierenza si esprirne gi


Coll vfltrrna fonetica che indica il plurale, come ad ese_IHP0
ne
a
linvua
del Delaware
il plurale
inclusecondo
Hufmbold t ng lla na
eriunone
delle voci
Pmnominah
im? vleikif 'miinaufjf au il lurale esclusivo invece, da 11112
lldlciiritl doll e. tu ronoinale indcante l' io "3. La fornpeilzm 11 a oce p erica omogenea e dell'intuizione ornomazlone a Sena num nalrnente un limite a questo rn0i0
gneaddel liuniiniigr individualizzante. Al POSO degli in'
dividuiraitifolari sottentra -l genere che H mmptende com'

1 Cir. CODRINGTON, feltmes. Languages, p. 111 S8-1 R-`Y Tor'


gd. lll, p. 428 e HOW. .

le-Y EJ? Magiori particolari si trovano in Ivlxrrtlevs, Alvffgmvl LM'


Viemria [ J. and Proceed. of the R. Soc. of N. S. \Xales
guge of -7
of Some Native Tribe: of Queensland ecc.,
XX/ I. P. ) e Laruagerh forme di plurale del pmnome personale

ii-id.,pp.1)> sg., 1 Lil I? e unda e nel Nkobar (cf,_ p_ \\y_


si trovano ancle nike mxlr P 50 Sg_)_ Per le lingue indigei-te
ScHr\_11m", Dre r _ on- I mer- dulso- deu, A inclusive ,, E deu ~ esdu.

3ie1$SPPP.S73 sg., 161sg..81S = zwfm m=


ltlife vi n. SrE,tNn\', Bakairi-Spfrlf-'fi P- 349 S8-

3 Huixmotnr, Kawi-Wer/e, II, P- 39-

248

PARTE PRI_\'l.-1 - FENONIENOLOGIA DILLA FORNIA LINGUISTICA

plessivamente e nella stessa maniera, al posto dellsolamento


qualicativo degli elementi sottentra lbmogeneit del proce
dimento e delle regole secondo le quali essi vengono raccolt
in complessi quantitativi.
Se ora si d uno sguatdo d`insieme al complesso del procedimento che la lingua segue nella formazione della nozio
ne di numero e delle parole esprirnenti numeri, i singoli mo
menti di esso si possono dedurre addirittura per tmtp/Jrasiff
dall'esatta metodica della formazione del numero che viene usata nella matematica pura. Risulta qui con particolare tigore come il concetto logicomatematico di numero,
prima di diventare ci che csso , si debba necessariamente formare partendo dal suo opposto e dal suo contrario.
Quali essenzizili propriet logichc della serie numerica matematica si sono indicate la sua necessit e universale validit,
la sua singolarit, la sua indenita proseguibilit e l'assolut:|
cquivnlenza ed omogeneit dei suoi terminil. Ma nessuno
di questi contrassegni coglie quel processo di formazione del
numero che nel linguaggio trova la sua prima espressione e
determinazione concreta. Qui non vi alcun principio neces
sario e universalmente valido che permetta di abbracciare
con uno sguardo tutte le posizioni numeriche e di dominarle
mediante una sola regola. Qui r_on vi alcuna ' unicit della serie numerica in senso assoluto, ma ogni nuova classe ch
oggecti numerabili richiede, come abbiamo visto, fondamentalmente un nuovo punto d'attecco e nuovi mezzi di numerazione. E neppure si pu parlare dell*in.nitezza del numero;
il bisogno, cos come la possihilit del numerare non oltrepassa la capacit della connessione intuitiva e rappresentati
va degli oggerti in gruppi aventi caratteri intuitivi di gruppo
assolutamente determinati? E cos pure l'oggetto numerato
non interviene nell'atto del contare come un ente privo di
caratteristiche qualtative, come unt priva di determinazione, ma conserva invece il suo particolare carattere di cosa o
1 Vedi p. es. G. F, LIPPS; U.'1zers1;t#mngeI1 ber die Grzmdlagen
der Matbemat, in Wundts Philos. Siudien IX-XI, XIV.
2 Cfr. in proposito le esatte osservazioni di WERI11 EIMER, op,
cit., in particolare p. 365 sgg.

111, - 11. Lrivsu.-melo NELLA FASE nELL'1zsi=1u:ssioxx: INTUITIVA 249


di pfopriet. Nei concetti esprimenti qualit ci_Si.II12H.S2
nel fatto che in essa la forma di gradazione e di sintesi confgfrne a una serie si sviluppa solo. a poco a poco. Se si_c0n
sidera la comparazione dell'HggmV0 le form@ del P51UV
del comparativo e del supcrlativo, che le nostre lingue civili
hanno formato, troviamo sempre alla .base di esse un concettg generale, un contrassegno generico che nella compa.

.. '.
_ Ma
azione dell aggettivo varia solo per la sua grandezea ' d_
di fronte a questa diflerenza delle pure deterniinazsoni 1
raneZZa nella maggior parte d queste lingue si trova
)

ncora chiaramente riconoscibile un altro proC<11mI1fO Chf


intende la dierenza di grandezza stessa come una difierenZa di specie dal punto di vista del contenuto. [ fenomeni supPletivi che cornpaiono nel semitico e nell'indoeuroP WL
1;; gradazione degli aggettivi, sono le testimonianze linguiStiche di questo modo di vedere. Se, ad esemp10 l fUPP0
indoeuropee determinati concetti cli qualit, c0rn EUOIIO C
cattivo , malvagio perdo, grande e molto, piccolo e p0C0,
non sono formati da un'unica radice fondamentale ma da radifi
c completamente diverse come per esempio_ X161 IIOSUO
.
.. buon@ " e " migliore , nel latino bonur, zelzor, optzmus,
I

-.
1
- PW"7C
'- l5E7~'fl*"
`
.
nel greco ,'s<-9*,
,W-">\'e BEMLGTOC-1
yes--rw.-mv e xpezs-reg, questo fenomeno e stato ricondotto
li fatto che qui traspare ancora chiaramente una remota v1One jndividualizzante dietro la posterlore concezione ragkg ruppame e Che Foriginaria
<< formazione linguistica quali_
., .
2

'

tativa resiste ancora di fronte alla tendenza sempre 91:1 IIIcalzame vers@ la forrnazione linguistica quantitativa _ In
luogo dell'astrazione di un concetto di propriet unitariamente concepito e foneticamente determinato in maniera unita
ria, che si clilferenzia solo nella sua gradazione, qul 1r,l_C0I-f-1'12*
mo unntuizione fondarnentale che ad ogni grado ' di una
ualit lascia ancora la sua peculiare ed immutabile esisten
ga, che in esso non vede dunque un semplice pi no meno ma un ente separato e alIr0 - QUCSO modo dl dera

1 Os-n-1o1fi=, Vom Suppletiuwesen der irzdagerman. Spracbem


Heidelberg 1899, p. 49 sgg.

250 mima iRi_wi.\ - rmoMENoi.oci.s narra FORMA Lme


' ursricii
si rivela anche nelle lingue che in ganemle non h
~
anno Sluppata una propria forma di coinparazione dell`ag ett'
Nella straerande maggioranza delle Lingue mmm cg In
-U
. .
__
_
:comp etnente pio! che, nor siamo soliti chiamare comparativo ,
' super ativo ' _ La distinzione di fd0 puo* qui- essere
pe
sempre resa in modo indiretto con circonl ocuzioni
' ' poich
'
p
queysto o vengono usate espressini verbaii Come .- eccel
ff? , Sllpfre
' , oltrepassare "I, o le due determina `
.
tra le quali viene istituito il paragone compaiono Funm
canto all'altra in maniera semplicemente parataztieaz Anciparticelle avverbiali che esprimono che una cosa gand .
bella a paragone di t;n'altra 0 di fronte ,w a una1n_a 0:
no essere usate in questo senso Ir molte di
,tp S
.
r _ .
, _
`
- ues
f
ticclle c insito originariamente un signicato Sqa . le P'
,
.
.
~
zia
sicclic- qui la graclazione qualit;1iV smbm pougi
E_: Q
.
. . _
_
e sui rr
porti spauali di alto e basso, di sopra e sottoce da essi Q
Ccdcrci'
Anche_ qui il_ pensiero hg11SC0 Pone unntuizior,
_
spaziale dove il pensiero astrattamente logico sembra rich'
dere un puro concetto di relazione Cos ancora una
1 I
_
. _
~
vo
chiude il ciclo delle nostre considerazioni Di nuowo r' ta]
.
. _
.
' i
che i concetti di spazio, tempo e numero
_ costituiscono lsu
a Y
ra struttura fondarnentale dell'intuizio ne oggettiva
'
quale
1 Esempi in proposito particolarme t t
'
si trovano in MEINHUF, Bantugramffzafzbg En gi
Igiafnca
EweGr'mn'atk, .102, GZ
i if'
_'
RMA"
Grammtri, p. 25.p
0 mpmche' pp' J9' 47 REHL, fcbamba.
2 Esempi in ROEHL op - eig P 25., CODRIN G'roN XII
guages, p, 274; GATSGET, Klamat/'J-Language p_ 52015: ganes' La

a V, ad es. Micron, The Manda Lanamgge London. 1908

e altrove. Delle lingue semitiche solo Farzbo hla una fn

PZ'

lar@ per i srdi d1l=as=iv<, un eesiddene ei ,-Illia pam

BROCKELMANN (Grundrix, I, p. 372~ II p 210 S llo ' sccoln


forme, particularmente quelle arabe molto recentigg- si tratta qm
4 Nella lingua nubiana (cfr - RhiNIscii , .31 'I '
'

ne espresso mediante una postposizione cl-ie ppriqlml-rftnjarillvotim


pra , nel Fidschi usato con la stessa funzione un gfverbmhca . S
m H vmi " (Cfr. H. C. v. D. GABi:Li-:N12 Melanie: S O C E slg:
Anche i sussi comparativi delle lingue ii-dogermaniceuea. 60 sg
dervano, secondo BHUGMANN (Kur
ll
V mi' .tw
da avverbi di luogo.
Ze vergi Gmmmm P' 321 SEE

in. - ic LiN<;i:AGc;io NELLA FASE nEi.i.'issi1n=.ssIoiJa rxruirrva 251


costruisce nel linguaggio. Ma essi possono assolvere al loro
compito solamente perch per la loro struttura si tengono
fermi in un peculiare medio ideale; perch essi proprio per
il fatto che interamente si attengono alla forma del.l'espressione sensibile forniscono progressivamente leleniento sensibile di un contenuto spirituale e lo trasforrnano in simbolo
del mondo spirituale.

IV. LA LINGUA E iL CAMPO DELL' iN'rUizroNE iNrERNA LE


Fasi DEL CONCETTO DEi.i.'io
._,_...
1. L"analisi del linguaggio stata fin qui essenzialmente indirizzata ad indicare le categorie secondo le quali esso
procede nella costruzione del mondo oggettivo dell`intuizione. Ma gi qui apparso che questi limiti, posti dal punto di
vista metodologico, non potevano in realt esser mantenuti
in modo davvero rigoroso. Ovunque ci siamo visti invece rinviati, nell`esposizione di quelle categorie oggettive , alla
sfera soggettva; ovunque risultato che ogni nuova determinazione che il mondo degli oggetti riceve nel linguaggio
reagisce anche sulla determinazione del mondo dell'io. Giac
ch in verit si trattava qui di sfere correlative dellintuizione che vicendevolniente s determinano i loro limiti. Ogni
nuova forma del mondo oggettivo, ad esempio la sua concezione e individuazione spazio-temporale e numerica, produceva perci ad un tempo un quadro modicato della realt
soggettiva e rivelava nuovi tratti anche in questo mondo pu
ramente interno .
Ma il linguaggio dispone inoltre di mezzi propri e indipendenti che servono solo a dischiudere e formare quest'altra
esistenza soggettiva . Questi mezzi non sono meno radicati nel linguaggio n meno originari delle forme nelle quali esso concepisce e rappresenta il mondo oggettivo. Ancor oggi,
certo, si incontra assai spesso l'idea secondo la quale le
espressioni con cui il linguaggio rende 1'essere personale e la
siruazione d.i esso avrebbero un valore derivato e secondario
di fronte alle altre espressioni concernenti la determinazione

252 PARTE Prima - rEN0\

fmuorocia ni-:iii i=oit\i,i L1;\-sms


~
rica

iii. - n. Lmeviscio NELLA PASE riaLL'i;siiuassioNi~:1NiUi'rrvA 253

cli cose
ed oggetti. Nei tentativ C] i suddivisione l `
_
matica delle diverse classi di parole si trova Sp@ Ogm mi
dea secondo cui il pronome non e* una classe
I
disso WO ta

stante e con un proprio contenuto spirituale m parole a1


.
. ^,
a .

semplice sostituzione fonica del nome del,


uni pum
. _
_
_.
sos antivo.
so quindi non rientrerebbe fra le iclee propriarnente
i e

me della formazione del linguaggio ma mp res t aitgni


succedaneo di. un'altra cosa* Ma vi' Humboildt ere e
'
D
_
Sl era
sto a uesta conc '
opp
'
ioni
ecisive. g i insisteva nell' afferma:
~
che un'idea assolutamente
inesatta considerare il pr

come la parte del discorso pi tardiva


nel lin ua i - onom
'nf
nellatto del parlare l'elemento primo la psog 0. i at
colui che parla, il quale, trovandosi in immediato ae Sctessa
contatto con la natura, non pu fare a meno di contraostanl
a quesfultima anche nel linguaggio Pespressione del pporf
Ma nel1'io, come ovvio, dato anche il tu e miiio K
unanuova contrapposizione sorge la terza persona la ini
pero, poich ora la sfera di colui che sente e parla ivienq ai
ban?-Dii, si allarga a comprendere anche le cose inaneinaq
f >> a base di uest
'
E
tale, anche lo studioqempirnlliilnziiilill fondimer

preso il tentatvo di fare apparire i pronomi pefsgliintra


cos dire, come una << roccia primitiva della creazione del lle
g'_1f1g80 , come la struttura pi antica ed oscura, ma ane
lhdsalda e permanent-e 1n_tutte le lingues: Se tuttavia Hum

0 3 CIWSO Pf0P0S1t0 rileifa


' '
' che il sentimento pi origina
_

1 Questa concezione del pronome come semplice " '1

te " rappresentata, per es. da Raoui. DE LA G

1 ce Suplean

Du vefbe comme
' '

RASSERIE
ne- mm
. gei1er.1leurdesau'res
ar!`
'
'
ll termine stesso Dranomeiz (v-<i~.wu.) 1l1EeagI-dUCou^H}Parlsh91'
~,

^
,
.
ammatici
antic
risa ca questa concezione- cfr er e
'
-` d E
Cap. 5'

P
S. Apollonio, De ryntaxz, II

1' I-Iuivinorirr introduzione al Kmi Werk '


N

'
_
"
GesSJ.,V`
31203) sg.)ucf-iarticolannente
i saggi
sul (in
duale
(:`bi.,rV[
sgs) a
ta degli avverbi di luogo co pronomi (ibid., V]

J^'P.'* pm?

rio, l*io, non pu essere un concetto discorsivo generale scoperto solo tardivamente, d`altra parte si deve per considerate che questo sentimento originario non pu essere cercato
esclusivamente nella esplicita d e s i g n a z i o ne dell'io come pronorne di prima persona. La losoa del linguaggio rimarrebbe essa stessa nellangusta concezione logico-gramrnaticale da essa combattuta se intendesse misurnre la forma e
la struttura della c 0 s c i c ii za d ell ' i o solamente sullo sviluppo di questa denominazione. Nell'analisi psicologica del
linguaggio infantile e nella sua valutazone si spesso incorsi nellerrore di vedere nella prima apparizione della p a r ola
io anche la fase primitiva e pi remota del sentimento
dell'io. Ma qui non si pensa che il contenuto spirituale interno e psichico e la sua forma di espressione linguistica non
coincidono mai puramente e semplicemente e che, in particolare, l'unit di questo contenuto non ha affatto bisogno di rispecchiarsi nella s e m plicit delfespressione. La lingua,
invece, per mediar@ e presentare una determinata intuizione
fondamentale dispone di molti dierenti mezzi di espressione
e solo partendo dalla totalit e dalla comune azione di essi si
pu chiaramente riconoscere il senso della detemiinazione che
essa contiene in s. La forrnazione del concetto dello non
perci legata al proriome, ma essa ha luogo ugualmente attraverso altre sfere linguistiche, come ad esempio mediante
il nome e mediante il verbo. In particolare in quest'ultimo si
possono esprimere le pi sottili particolarit e sfurnature del
sentimento dell'io, poich nel verbo la concezione oggettiva
di ci che avviene si cornpenetra in un modo tutto speciale
con la concezione del1'azione, e poich in questo senso i verbi, per usare l'espressione dei grammatici cinesi, si distinguono in modo caratteristico come parole vive dai nomi,
' parole morte 1.
In un primo tempo naturalmente anche l'espressione
dell'io sembra aver bisogno di appoggiarsi all'intuzione sostanziale-oggettiva e potersene staccare solo con diffcolt.
Nelle pi diverse sfere lingiiistiche incontriamo determinazio-

3 Iiicois
GRIMM,derD ;;t5En_,g:,,a;,Ff,
t b G
'
Rm ZM
Gmbidm
5335 seg-; W. Sci-ir
1 Cfr. G. v. D. GABELENTZ, Ciinesircbe Grammatik, p. 112 sg.

254 PARTE Pktr-1;. - 1=E_\1o1\.-ieuoroc-IA DELLA "omnia


.- . . LWGUI
_
nm
ni de1l'io derivate da determinazioni oggettive E in
-`
lare _il _ lin
' pamw
_ uaggio mostra come LI' concreto sentimento
di ff
stessi iniziaimente nmanga ancora legato alla concr t `
.
e
1
zione del proprio corpo e delle sue singole rnembra S? mm
mina qui la stessa situazione che abbiamo visto nell? ete?
sione delle determinazion di <~
'
'
- espres_
192210 . di tempo e di numef 0.
che parimente
totale orientazione
'
'
_
_ mostrano cuesta
.
verso les

sere sico e in particolare verso il corpo urnano. Anzitutr


sono le lingue altaiche quelle nelle quali assai chiaram
(I
.
' _
ente
espnme
questo sistema
di_ determinazione
dellio Tutti
i mls'
mi tii questo ceppo linguistico mostrano una tendenza ;espnmere mediante nomi forrcati di desnenze per i casi
Q
anche di sufssi possessivi ci che noi` ' ' '
' - per 1' 1-nfhchlamo
p ron Ornl' persona I'1. Le espressioni
"10 0 11 =< medlamf
me H (0
1'nc. 1.erci
Q . sostituite
dir@
' ' cia altre che pressa
poco voghono
.

.1 mia esistenza, ll mio essere o anche, in << maniera drastica.


mente materiale, 11 mio corpo, il mio petto Anghe
_.
,
- parola unf
cspressione
puramente spaziale,
ad esempio una
ch;
per il suo sigrcato fondamentale si dovrebbe rendere 1
l'incirca con -'- centro = , puoc essere usata in
_ questo sensol
2
Analogamente ne1lebraico, ad esempio il promme r-H . '
.

In. - IL 1.1NGUA<;G1o NELLA rasa nELL'1B1=1uass1oNE 1N1:U1nvA 255


al quale viene aggiunto il sufsso possessivol. Anche negli
idiomi indonesiani Foggctto riessivo viene indicato mediante una parola che significa tanto persona e spirito che corpo2.
E nne quest'uso si estende anche alle lingue indoeuropee,
dove per esempio nel sanscrito vedico e classico il se stesso
e Pio ora vengono espressi dalla parola che indica Panima
(atmarz), ora da quella che indica il corpo [tanu)3. Appare
quindi da tutto questo che 1'int11izione del se stesso, del1'anima, della persona, quando comincia a rivelnrsi nella lingua, in un primo tempo rimane ancora Iegata al corpo, proprio alla stessa maniera che ne11'intuizione mitica lo spirito, il se stesso de11'uomo da principio viene pensato come
semplice ripetizione, come "' doppio ` del corpo. Anche sotto
Paspetto formale, le esptcssioni pronominali e le nominali in
molte lingue rimangono a lungo non separate, poich vengono Hesse mediante gli stessi elementi formal e accordate tra
loro nel numero, genere e caso*.
Certamente se si cerca, anzich a forma di cui la lingua
rivcste la rappresentazione del1'o, piuttosto il contenuto spirituale di questa stessa rappresentazione, apparir che que-

viene reso non solo mediante parole come anima 0 p SSW


ersona,

ma'anche mediante parole come viso, come carne o cuor;


cosi come originariamente il vocabolo latino perxon ' ' I
.
a si ni
11 volto o la maschera deH'attore e in tedesco conting cg
U8 E1lungo tempo ad essere usato per indicare Faspetto esterio
la figura e la statura d'1 un lndividuoa.
' ' '
'
Nel cg
dl`e I' espressione
'
se stesso 9 ci- si- serv-3 del nome
ptO_,per
~- corpo
1-en`

1 Per maggiori
particolari
vpHH . \Y/'I1\^1:LER ,_ Der ur!
7 ' A
Sp-vacbxafmy
pp. 59 sgg.
160
tz ~a_tazI(..e

91 S29- B I- I- Scmmnr, Granzsa.


1831, p_ 44 sg_

~ "

a_!;an'pmfblebre'p'
Pmf,

etersburg

la maniera usara in generale dalle lingue


'
, 2 Circa
_
semitiche
esprimere il pronome riflessivo vedi 3Roci<1LM.\NN Gmndrx: II pex
223 327; nella maggior parte dei casi il riessixlfo Q

' pp
, .
'e essere res n
indirettarnent
,
_ _ di_ essa
H
Y, _ e con la parola .. anima
o sutonimi
( uomo..
testa , essere ).

3 P
` . _
,
_
__
col. 1561-22 vmaggiori particolari GRIMM, Deutxches Warterbucb, VII,

1 Srcmnonef, Kopt. Gramm., S8; analogamente nelfegiziano


antico: cfr. ERMAN, op. cit., p. 85.
2 Cfr. Bn.NDs'rE"rT12R, Indones. 11. Indogemz, im Sarzbau, Luzern 1914, p. 18.
3 \\l'H1TN;Y, Indsc/ae Grammar., p. 190; DELBRCK, Vergl. Syntax, I, p. 477.
4 Cfr. \\(-'UN1'r, Die Sprache, II, p. 47 sg. e gli esempi ivi citati
dal Grwfdrisf. _ Non appartengono allo stesso stadio dei fenomeni
qui considerati quelle circonlocuzioni sostantivali 0 aggettivali in sosti
tuzione dei pronomi personali le quali sono determinate da considerazioni di etichetta 0 di cerimoniale. Esse appartengono inveoe, secondo
Humboldt, a uno stato di semicvilt . In questa Caso per la seconda persona, alla quale si parla, vengono usate espressioni di esaltazione
quali padrone_ signoria) c per il proprio io espression di avvilimento
(come servitore, schiavo eccjl. Pi lontano di tutte per questa via
andata la lingua giapponese, in cui tali formule di cortesia, graduate
nel modo pi preciso a seconda del rango di chi parla e di chi ascolta,
hanno fatto scomparire completamente 1'uso dei pronomi personali.
La distinzione delle tre persone grammaticali (io, tu, egli)-dice
a questo proposito Hoffmann, Inpan. Spracblebre, p. 75- rimasta

256 PARTE 1>R11-ira - FEXOMENOLOGIA BELLA Forum


~' LNGU51~,; A

st'ultimo , an
.
_ c h e restando nel campo dell'espreS510ne
pu
ff111f 110111111216 0 verhale, pu arrivare ad una precisa de'
gnazione e ad una chiara determinazione. In quasi run@
lmgu Ch@ af'fUf11l0 una distinzione dei nomi secondo ^lassi -l

terrninate
- maniera
- Fopposizicl
. .
_
si tr Pva S1f'1lUPPata 1n
precisa
di una classe di persone e di una classe di cose E qui nm
tratta di una delimitazione semplice e per cos .dire biolo A'
tra il campo del vivente e del non vivente , la qual@ gmg l=
apparterrebbe ancora all'intuizione della na t ura ma
fta d finezze spesso sorprendenti nel modo di cogliere e

espnmere le sfumature dell'esistenza personale. Nelle ljn


bu una classe narlticolare, contrassegnata da uno specia

SSO, Cmprcn e uomo come personalit agente indipe


ente , m entre un ' altra classe comprende gli- esser;. nu-m1
_
HH 11011 PCYSOHHI. In quest'ultima classe viene collocato l'1'

mo Pufch S0 Si Pfffsffnti non come un essere agente in'

pcndente, ma come strumento e come rapprgscnmme di ,


altro esser
' come il
' suo inviato,
- _ @ *d e5111P10
il- suo ambasa1
tore o il suo incaricato d'aHari. La lingua quindi divide ql-_
generi e 1 gi-adi della personalit a seconda della fun7ione cl
essa esplica ed a seconda della forma e della direzione in'

Pdt 0 non indipendente della volont che ivi si est


1

'

me- Un gfm dl questa concezione fondamentale si pr


trovare anche nelle 1111811@ Che distingue-no la denominazic
scar- personali- dalle semplici
. . designazioru
.
. . delle cose pt
m 6 en 09 _un Pa1`1C0la_1<! <= articolo
. l\elle
.
personale".
ll.
gue tnelanesiane tale artlcolo di regola viene premsso a D
mi degli individuie delle stirpi; ma esso si trova anche pl
meO
s _a cose manlmafr Come alben- o canotti,- imbarcazio
.
.
o im SB CSS@ vengono

- non come semplici


- . ra
concepite

111. - IL uxcuacsin NELLA Fase nei.L`EsP1u~:ssIoNe mrcrriva 257


presentanti del loro genere ma come individui aventi un loro
nome particolare. Alcune lingue hanno formato due diversi
articoli personali i quali vengono aggiunti a diverse classi di
esseri animati, nel che appare evidente che vi in fondo una
specie di gradazione di valori entro la sfera del concetto di
personalitl. Un senso di tale distinzione appartenente alla
sfera della pura soggettivit denunciano anche alcune lingue
indigene australiane che scclgono una forma diversa di nominativo, espressione del soggetto, quando si tratta di indicare un essere semplicemente come e s i s t e n t e e quando si
tratta di indicnrlo come a t t i v o, come agente in modo autonomoz. Analoghe distinzioni la lingua pu indicare nel verbo, in quanto ad esempio mediante un particolare presso si
esprime se nelfaccadimento, signicato dalla voce verbale,
si tratti di un semplice naturale accadere o dell'azione di
un soggetto agente o di un'azione comune di pi soggetti agenti. In complesso qui apparentemente non abbiamo
da fare con dierenze che dalla lingua siano poste nel p ron o m e , ma si pu scorgere che cionondimeno il puro c o n -

1 Per maggiori particolari vedi CODRINGTON, Melanes. Languages,


p, 108 sgg, e BMNDSTETTER, Der /lrrileel des Ivzdonerrclmz, pp. 6,
36, 46. Fra le lingue indigene americane il Hupa, per esempio, possiede
un particolare pronome di terza persona che viene usato per gli adulti
rnaschi appartenenti a quella stirpe, e un altro pronome che viene usato per i hambini, per i vecchi, per gli appartenenti ad alcra stirpe e

per gli animali; cfr. Gonnakn, Atbapascan, in Boas, Handbook, I, p.


117.

ltra aula lmg'-la EWOHSC. Tutte le persone. tanto quella di I


.
P ara c 0111 ql-1 2 cui' o di' cui- si- parla vengono consider;
come contenuto della rappresentazione e quindi messe alla te rz a p
sona. dal unto d' '
- , _

2 Il semplice nominativo, che serve solo per indicare una persona o un oggctto, si distingue qui dal mminati1.'ux agetix, che si usa
quando un verbo transitivo si aggiunge al soggetto. Quando, per
esempio, si vede una persona in lontnnanza e si domanda: Chi ? ",
si riceve la risposta; /core (un uomo); ma se si vuol dire: 1'uorno ha
ucciso il canguro , ci si serve di un`aln-a forma, cio del cominativo
soggettivo, che deve inrervenire tutte le volte che il nome va presentato come agente, operante (FR. MLLER, Novara-Reire, p. 247; cfr.
specialmente l\'L\'r'rHs\\75, Aborignal Languages of Victoria, pp. 78,
86, 94).

persona Smtende Parla con fl'-16510 0 con cuel termine L'etic1-re


soltanto di :'
'
. '
'
1
S mgue fm 1
C Un _10, dpnrne
luno,
esalta l'altro
.

un idioma indonesiano, conosce per il verbo due diversi pressi del


passivo dei quali uno ha una sfumatura di signicato att-a a esprimere
ci che non e azione voluta , ed indica quindi un avvenmento che

ai' decider,.' ponehifthgfienoiitfo


idioma' 6 degli
le-bm
1?.1'*fP
H lmponanza
aggemv.,
dr qu
Cfr. 1\/lEn\'Ho1, Banlzzgrammati- p 6 gg

3 Cir. CODRINGTON, Melanes. Languages, p. 183 sgg. Il Bugico,

17. - Cassnrex, FIa.fafa a`e!|';_f;rme _n`mb-/rbr. I.

258 PARTE PRIMA - i=1aNoivi'iz1oLociA DELLA FORMA Lixcuisrica


iii. - ir Liucvascao i~riaLL.a casi-1 i)ELL'Esiizisssioi\i: i.\"rciT1v\ 259
cet to dell'esistenza e dellagire personali viene espresso r
gorosamente e sviluppato in una molteplicit di gradazivi
spirituali.
La straordinaria quantit di queste gradazioni viene cl]
luce particularmente nelle vaste possibilit che la lingua po;
siede per la distinzione delle cosiddette differenze di gent
re nel verbo. Dal punto di vista clell`analisi puramente lt
gica dell'agire sembra che in esso si possa concepire a prim
vista solo una singola dierenza rigorosamente espressa: 1';
gire indipendente si contrappone al semplice patire, la form
attiva alla forma passiva. Gi la tavola aristotelica delle cf
tegorie nveva cercato di elevare a signicato universalmem
logico c ineinlisro la <lill`c-rc-nz.. grammaticale che noi siain
soliti csmiiicrc con ln con1r:ipirsizione di attivo e pi:
sivo "_ Ma non e ailalto uiusto zillurmnrc che Aristotele, po
clic- in qucsln niunicra pone l'opposi'/.ione lontlamentale de
l`;i;;ire e del patire, del Tcotsv e del vr-}.~17_eLv nel punto cei
ti-ale, si sia lasciato in ci guidare solamente da ic-nclenze ch
gli erano date immediatamente ed in un certo senso impoir
dalla forma e dalla natura della lingua greca. La lingu;
considerara di per se stessa, gli avrebbe piuttosto indicar
un'altra via: infatti proprio nel greco la distinzione del pt:
sivo dagli altri generi del verbo non e rigorosamente sv
luppata n dal punto di vista rnorfologico n da quello sf
masiologico. Il passivo si qui sviluppato anche dal punt
di vista funzionale solo gradatamente in parte dall'attivo.j
parte dal medio. Se si d uno sguardo complessivo alle altr
sfere linguistiche, apparir chiaramente che la semplice Cc-r

si vericato da s , senza alcuna partecipazione arriva del sogge


to: vedi BRANDs'ri~:'rTizii, Spraclwergleicb. Cbaraklerrtik einer indone
Idioms, Luzern 1911, p. 37 sg. Secondo R12iNisCH (,\.'us-Sprac/ae,
63 sgg.) la lingua nubiana fa una netta diferenza fra la forma passi\
e la forma incoativa del verbo: la prima viene usara se un derermin;
to stato d cose viene provocato dall`intervento attivo di un soggetti
la seconda se esso deriva da semplici fattori natui-ali in conseguen;
del corso regolare degli eventi.
1 fiaggiori particolari in BRL'e1\-IANN, Grecf'Jrcf'ae Grammatik,
458 sgg.

trapposizione dell'agire e del patire non il solo elemento


determinante o decisivo, ma si incontra qui continuamente
con una grande quantit di altri motivi di opposizione. Anche laddove le lingue lhanno chiaramente sviluppata come
tale, laddove esse distinguono rigorosamente tra la forma
attiva e la ' passiva , questa distinzione e pur sempre
solo una tra molte: essa appartiene ad una t 0 t al i t di graduali Serie concettu-ali clellrespressione verbale e per mezzo
di esse viene attuata. In altre lingue questa opposizione pu
completamente mancare, cosicch qui, almeno formalmente,
non sussiste alcun particolare uso passvo del verbo. Determinazioni per le quali noi siamo abituati ad introdurre unespressione passiva vengono qui rese mediante forme verhal
attive, ed in particolare con la terza persona plurale del verbo attivo, e da esse sostituitel. Nelle lingue malesi, secondo
Humboldt, la formazione del passivo data propriamente
dal passaggio ad una forma nominale: un vero e proprio passivo non v", perch il verbo stesso non viene pensato come
attivo, ma ha piuttosto un carattere nominale. [vi la designazione dell'accadimento .n un primo tempo non implica il ri
ferirnento n ad un essere agente n ad un essere paziente:
il verbo constata semplicemente il vericarsi dell'accadirnento stesso senza esplicitamente collegarlo all'energia di un sog-

1 Esempi in proposito, ricavari dalle lingue melmesiane, si trovano in Cc-nniNc,To.\-_ op. cit.. p. 191 sg.; e dalle lingue africane in

\,1j-'esrER.\iA_\ui, Sudamprizcben, p. 70; Miceon, Me,-zde Lmgua_ge, p. 82.


Per sopperire al passivo che manca servono spcsso 1n<i1e modi di dire
impersonali o forme attive in cui si trova una sfumatura di signicato
passivo. Una frase come << egli viene battuto pu essere resa all'incirca con espressioni come: _ egli riceve (o subisce) il battere ovvero,
in modo del tutto materiale, con Fespressione egli inangia colpi
(esempi si trovano in Fra. i\'lLLEi=., Nrwam-Reire, p. 98). La lingua
giapponeSe mediante un verbo ausiliare, il cui signicaio fondamenttile
" ricevere, appropriarsi , forma dei verbi derivati che indicano l'ap~
propriarsi di un`azione proveniente dzillrsterno e che in questo senso
possono essere usati come verbi passivi <'Hoi=i=M.xNN, Iapafzircbe SpracbIchre, p. 242). Anche nel cinese la formazione del passivo mediante verbi ausiliari come vedere , " tro-:are ", ricevere (per es.
_ vedere odio nel senso di essere odiato ) frequcnte: cfr, G. \'.
D. GABELENTZ, C/viner. Gmmmatir, pp. 113, 428 sg.

PARTE PRIMA - FENOMENOLGIA DELLA FORBTA LINGUISTICA

getto e senza rendere noto nella stessa forma verbale il rif


rimento all'oggetto che ne subisce l`effetto'.
Ma che questo deciente sviluppo dell/astratta contra
posizione di agire e patire non abhia forse il suo fondameni
nel fatto che qui manta ancora la concreta intuizione df
1'agire stesso e delle sue sfumature, appare d'altra parte n
fatto che proprio questa intuizione spesso pu essere svilui
pata con stupcfacente cornplessit in quelle stesse lingue al
quali manca la distinzione formale dell'attivo e del passiv.
Spesso in essei generi del verbo non soltanto sono singola
mente determinati nella maniera pi rigorosa, ma possoi
anche sovruppors nella maniera pi svariata e siritetizzai
in cspressoni sempre pi complesso. Predominano qui in 1

primo tempo le forme clic ilulicmio nt-ll'nzione un c a r a t ti


rc teni p o rule , nelle quali tuttrivin, secondo ci che si
detto, si tratta non tanto dell'espressirnt~ dt-lla loro successi
ne temporale, quanto invece dellesprcssonc lc-ll`a spcti
dell'azione. Si presenta una netta disiinxirme fm " pt
fettivo e irnperfettivo , fra azione monienranea c con
nuativa, singola e iterativa: si distingue se l'azione nel m
mento in cui si parla concepita come un'azione coinpiu
e conclusa o se essa pensata come ancora in fase di svilu
po, se essa limitata ad un determinato momento o si este
de per una durara maggiore, se si compie in un singolo at
o mediante atti ripetuti. Per la designazione di tali detern
nazioni, oltre ai mezzi precedentemente ricordati di espn
sione dell' aspetto dell'azione "Z, pu essere usato volta
volta un genere particolare del verbo. Per indicare il mo
di essere in quanto tale pu essere usato uno stativo , p
esprimere un cambiamento graduale un incoativo , peri
dicare la conclusione che un'azione ha avuto pu essere uf
to un " cessativo 0 ' conclusivo "_ Se l'azione deve essa
contrassegnata come permanente e regolare, come un'al:ii

1 HUMBULDT, Kazui-War/e, II, pp. 80, 85; dr. i fenomeni pa;


leli tratri dalle lingue australiana in FR. l\Li_Ei1, Nowra-Reire, p. 2
sg. Vedi anche CODRINGION, op. cit., p. 192.
2 Vedi sopra, p. 213 sgg.

iii. - ii. LINGUAGGIO NELLA FASE nEi.L'izsi>iu2ssioNe inruiriva 261


dne o una durevole consuetudine, si pi-esenter allora la forma dellhabz'tuali.r'. Altre lingue hanno sviluppato in misura
particolarmente cospicua la distinzione tra verbi moinentanei e frequentativi2. Oltre a queste distinzioni, che concernono sostanzalmente l'azione considerara nel suo carattere
oggettivo, pu essere anche espressa nella for.-na verbale anzitutto la specica posizione interna assunta dall'io di fronte
ad essa. Questa poi potr essere o di specie teoretca o di
specie pratica, potr derivare dalla sfera della pura volont
o anche dalla sfera del giudizio. Sotto il primo riguardo l'azione pu essere indicara come desiderata o richiesta, sotto
il secondo pu essere indicata come assertoria o come problematica. Su questa linea si formano ora, come prima era
avvenuto per le distinzioni nella denominazione del genere
di azione, le distinzioni propriamente modali . Si sviluppa il congiuntivo, il quale ha ad un tempo signicato volitivo , deliberativo " e prospettivo ; l'ottativo, il quale
viene usato in parte nel senso della volont, in parte come
espressione di una prescrizione o di una semplice possibilitl. Anche la forma esprimente una richiesta, dal semplice desiderio fino all'imperativo, in se stessa suscettibile di diverse gradazioni, che si possono a un dipresso esprimere
nella distirizione di uri semplice precativo dall' imperativo *. Molte lingue indiane conoscono accanto ad un modo
imperativo, implorativo, cesiderativo e obbligativo che esprime che l'azione deve essere fatta, i modi puramente teoretic

1 Per quest'uso dello stativo e dell incoativo , cos come


dell'babitualir, cfr. ad es. gli esempi in REINISCH, Nuba-Spracze, pp.
53 sg., 58 sgt, e HANOTEAU, Grammaire Kabyle, p. 122 sgg.
2 Cos in particolare le lingue ugronniche, v. SZINXYEI, Finfzrch-ugriscbe Sprac/zzulvserzscat, p. 120 sgg. L'ungherese ha otto
diversi sufssi frequentativi: cfr. SIMONYI, Die zmgarirche Spmche,
p. 284 sgg.
3 Cos nell'indoeuropec, cfr. BRUGMANN, Kurze vergleicbende
Gramnzatk, p. 578 sgg,
4 Una tale distinzione presenta ad esempio il Mongolo, cfr. ]. J.
SCHMIDT, Grammar. der mangol. Spracbe, p. 74. Sul precativo dell'antico ind cfr. Ti-IUMB, Handuc/9 der Sanrkrit, Heidelberg 1905,
p. 385 sg.

it.:

ll

262

PARTE PRINIA - FE..\|0\-IEXLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

che sono indicati dai grammatici come dubitativi 0 quotativi , e signicano che Pazione incerta o che viene resa
nota solo in base alla testimonianza di un'a1tra persona'.
Spesso in queste lingue mediante un particolare suisso apposto al verbo si fa sapere se il soggetto ha visto di persona
il fatto di cui parla, o se ne ha sentito pariare, o se lo conosce, anzich per una diretta percezione sensibile, solo per via
di supposizione e di illazione; viene talvolta anche distinta
la conoscenza di un avvenimento raggiunta in sogno da quella raggiunta nella vegliaf.
Se Pio si pone qui di fronte alla realt oggettiva in una
condizione di voiont o desderio, di dubbio o di domanda,
questa contrapposizione raggiunge la sua pi rigurosa precisione quando si tratta deU'a zio n e de11'io suilbggetto e delle sue diverse forme possibili. I\f1oite lingue che sono re1ati~

vamente indiferenti di fronte alla distinzione di attivo e


passivo, distinguono invece nella maniera pi precisa i gradi
di quesfazione e ii suo carattere pi o meno indirelto. Me-

diante un semplice mezzo fonetco (come sarebbe il raddoppiamento del radicaie nelle Lingue sernitiche) si pu ad esempio ricavare una seconda radice dalla radice fondamentaie del
verbo, la quale seconda radice possiede in un primo tempo
un signic-ato intensivo, che per diventa in seguito genericamente causativo; oltre a queste due compare anche una
terza radice alla quale spetta in modo speciale quest'u1tima
funzione. Ai causativi di primo grado si possono poi aggiungere causativi di secondo e terzo grado, mediante i quali una
radice verbale originariamente intransitiva viene trasfortnata
fino ad assumere un duplice 0 triplice significato transitivo.
Si pu vedere come in tali fenomeni linguistici si rispecchi

1 POWELL, The EL'al1!mz oy' Langzmgu [ Rep' of the Smithson.

Inst. of Washington I), p. 12.


2 Esempi in Gonmkn, Affsapascan, in S\x-'A.\I'roN, Haida e in
Boas, Kwazutl (Bons, Handbook, I, pp. 105, 124, 247 sgg., 443).
3 Cir. per es. AUG. MLLER, Tzklzische Grammatik, p. 71 sgg.;
per le lingue semitche BR0c<EL.\-1.u<N, Gruvzdrxr, I, p. 504 sgg. La
lingua etiopica, secondo DILLMANN (tlsiopixc/Je Grammat., p. 116
sgg.), possiede oltre alla radice ondamemale una radice intensiva

XII. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELUESPRESSIOXE INTUITIVA

263

il potenziamento sempre tnaggiore che viene ad avere 1'i.ntuizione de11'azione personalez in luogo della semplice separazione del soggetto e deil'oggetto de11'azione, dell'attivo e del
passivo si introducono qui rnembri imermedi in numero sempre rnaggiore i quali, essendo essi stessi di natura personale,
servono per cos dire a far procedere Fazionedalla sua prima
Qfjgine, gh@ si trova ir. un io volente, ed alratla passare nei
mmpo delessere oggettivol. Questa intuizione della pluralir dei soggetti che cooperano in un'azione pu ulteriormente trovare una diversa espressione a seconda che sra 1ndicato semplicemente il fa t to di quest'azione comune.0vvero si rietta sulle dierenze della sua forma. Nel primo
caso la lingua usa la forma di cooperazione del verbo ovvero costruisce una specica "radice di co0PfaZ0f1e 0
radice di socialit che significa che una persona collabora
in qualche maniera a11`attivit o alla situaz1on_e.d1 un'aitra2.
Alcune lingue usano particolari inssi colletnvr per signi:are cos che una azione non intrapresa_da un individuo,
ma in societ. Per quello che riguarda ia torma di cooperazione di pi individui, importante anznutto vedere se queita cooperazione si volge unicamente verso lesterno 0 se est
ia si volge verso Imerno, co se una plurahta di soggettl
ara di fronte ad un oggetto esteriore o se gil md1v1du1 HC1
.nro agire sono vicendevolrnente soggettoed oggetto luno
1ie1l'a1tro. Da quest'ultirna concezione si sviluppa la forma dr

funa radice causatva; da tutte e tre, medranteuu solo e mede=m0 mgzzg ma con la perdra delle loro altre parncolarrra, vengono
ancora ricavate tre radici causative.
_
_
_ V b_
1 Cos per esempio la lingua tagahca per la formazxone der \-e 1
'ausali si serve di un doppio prefisso: uno esprxme ia Cffmfflf JIO 11;
ione _ di una
cosa. 11 semplice aglr, mffe fait 1" im 1 at _ e
|1'2Z0ne er pi-ovocata da un altra, eosrcche rntervengono qui 11

mggeni agenti. Cfr. I-Iurmaotnr, Kawz-z_er2. U P- 143-_


2 Cfr. gli esempi ricavati dalla lingua Beda11)f ID REI-NI_SCH,
ifdduj.--_ II, p. 130 sgg,; una forma del verbo rndicante C00PmZ1n
- anche nella lingua
'
-1 trova,' per esempio,
degil' lakun (Boenumax,
;-racbe der Ia/euten, p. 364 Sgg-)-

3 C051 13 Ungua di Taoripi, cfr. RAY, Torres-Szrair-Exped., IU,

-340.

/if
/

264

PARTE PRIMA - FENOL/EE..\'0LOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

espressione che il linguaggio crea per l'azione recproca.


Anche le lingue primitive distinguono a volte nettamente se
1'azione dei soggetti si indirizza ad una cosa esterna o se essi
si indirizzano nella loro azione l'uno verso laltro1. E qui
gi manifesta la preparazione per un nuovo passo gravido di
conseguenze. Gi ne1l'azione recproca Pagente e ci su cui
egli agisce in un certo senso coincidono: entramhi appartengono qui alla sfera personale e dipende unicamente dalla drezione verso cui si indirizza la considerazione se noi li consideriamo come soggetto o come oggetto dell'agire. Questo
rapporto diviene ancora pi profondo se in luogo della pluralit dei soggetti ne sottentra uno solo e se conseguentemcnte il punto di partenza dell'azione e il suo punto di artivo,
dopo essersi separati riguardo al contenuto, tornano a coinCidcrc in un pum. questo il carattere de1l'azione riessa,
nella quale l'io non tanto determina unnltr-.1 cosa o persona,
quanto invece determina se stesso, volgendo il suo operare
in se stesso. In molte lingue proprio questa forma riflessiva che sostituisce il passivo mancantez. Nella maniera pi
pura questo riferire e riportare Pazione a1l'io. nonch l'cnergica coscienza di soggettivit che in ci si rivela, compaiono
nelluso che la lingua greca fa della forma media. Non senza
ragione si visto nei possesso e ne1l'applicazione del medio
un carattere essenziale e distintivo della lingua greca, un carattere che d ad essa Pimpronta di lingua schiettamente losocaa, I grammatici indiani harmo creato un'espressione
signicativa per la distinzione della forma verbale media dalla forma verbale attiva, poich essi chiamano quest'u1tima
<< una parola per un altro , la prima una parola per se stes1 Per es. la lingua Bungandity del1'Australia meridionale illustra-

ta da MAT'rH1a\vs, << 1. and Proc. of the Royal Soc. of. N. S. Wales >
XXXVII (1903), p. 96.
2 Cos, fra le lingue del gruppo semirico, avviene nell'etiopiC0

(DI1L_\--ww, pp. 115, 123) e nel siriaco |jNLm=.i<c, Syr. Gmmmat., p,


95 Sg-); 311611@ H lingua turca compare spcsso (secondo AUG. ML-EF Tiir/e. Grammatk, p. 76) in luogo del passivo il riessivo.
3 Cfr. I. STENZEL, Uber den Ein/iux: der grechiscben Spracvf

auf die philosophiscbe Begrzibildzmg, in Neue Jahrbcher f. cl. klaesAItertum' 1921, p. 152 sgg.

11 r . - IL LINGUAGGIO NELLA FASE m;r.L'x-:s11zEss1oNE r_\nUr'r1vA 265


01_ Effettivamente il sgnicato fondamentale del medio
1 fatto che esso considera 1'accad1mento come posto
S11;especifica sfera del soggetto e mette in_rilievo in esso
.- artecipazione del soggetto all'accad1mento. << In 0uinmapice attivo _dice Jakob Grimm _ resta in s dubbio
fu sem
_
. .
.
. . Y
- C550 domini il concetto intransitivo o L1 transita-o, ad
im O =< O vedo pu signicare due cose: io vedo con
,EIPP chi 0 O guardo qualche cosa; xtotm pu signicare
IIUCI UC

ntimo piangere del soggetto o 11 compiangere un altro.


~ mglie questo dubbio e riferisce il sigmcato necesirgnangte al soggetto della proposizione, per esempio 10.01w (io mi compiango, io piango per me) .. . il vero -e pro'dio in generale creato per indicare ci che rn mano
' mi
1 wa accade ne11'interno de1l'anirno e nel corpo,
_ perci
Jem mile ]_1gue con sorprendente accordo esso si adatta a
ltutte'1 uali rallegrarsi, lamentarsi,
. . . meravigliarsi,
. r annoiarinsjfgi, vestirsi, lavarsi e sirn1l12. Se si da .01'a_u110
do dnsieme alla rnolteplicit delle distinzioni dei genar
' vpossono
erbi e si lcgare
considera
parte
di questi
31
_ . che la
. maggior
. r complesse,
r nei
i Si
insieme
in
nuove unita
T , d esempio dal passivo e causativo si pu formare un
mc'
si pu formate
~ 6 a ca usativo dal causativo e riessivo
.
'
.
.
hslvo tivo
riflessivo 1 ed inoltre un reciproco del causativo
H calisaiconoscer
.c.
S1 f
.che la forza che la lingua mostra in tali'
-Irrhazioni sta precisamente nel fatto
. che essa
, non - concepi_
ygpposizione dellessere soggettivo e dell oggettivo. come
ie osizi
' 'one astratta e rigida
d due campi
escludentisi
vi_
, . nelle
. a piu
-
fPd ma li pensa dinamicamente
mediati
maniere

.n a,E a non Si 1-appresenta le due sfere in s. ma la loro

'
s
.
. '
mc' Strazione e la loro recproca determinazione, essa crea
mpen,edi,e un campo intermedio attraverso il quale le for cosi .
. .
Ire de11'esistenza vengono riferite alle forme dell'az1one, le
P-f-J

1 Il medio come tmanepadam in Pn1.n`', 1 3, 72:74; C001@ PaS 1,-wbi jj medio e considetato per la prima volta, per
:olare gfm dai rammatici eur0pe_ in Dionisio Trace: cfr. BBNFEY,
ana? n,u;, Sparlru-sxenscbaf. pp. 73 e 144;scI:;cI3,eGRmm
Deuziche Gmmmat., I, p. 598 sg.

266 PARH: Pnnvm - r1:NoMENo1oGrA DELLA 1=on_v1A Lmors-1-1C,i_

forme dell'azione a quelle del.l'esistenza ed entrambe vengono fuse in Lufunica unit di espressione spirituale
2. Se inoltre, partendo dalla forma implcita Ch@ 13 mp.
presentazione dell`io subisce nella sfera dellgpressone no.
minale e verbale, si d uno sguardo alla sua espressione esplicitamente linguistica, allo sviluppo graduale dei pronomi veri
e propri, vediamo che Humboldt aveva gi rilevato che proprio il sentimento dell'io va considerate come una fgalt mi.
ginara e non ulteriormente deducibile in ogni fofmzigno
del linguaggio, ma che cionondimeno la comparsa del pronome nel lingiaggio reale accompagnata da grandi diolt. Infatti l'essenza dell'io consiste nell'essere un soggetto,
mentre, (l'altro parte, nel pensiero e nel linguaggio ogni
concetto per il soggetto realmente pensante deve divemare
oggettol. Questa antinomia pu essere spie;;;1r1 e rigolra
unicamente in quanto quella stessa situazione, dm mi ab.
hiamo gi osservato entro l'amhito (|cll`csprc-ssionc nominale e verbale, si ripresenta ora in an grado pi ;Im_ Anhe
nella sfera dell'espressione pronominale pu esg-fc 1mv;1m
una precisa designazione dellio solo in quanto essa! gg L1 una
parte si contrappone - vero _ a quella del mondo oggettivo, dal1altra parte per la penetra. Anche quando il linuaggio esprime gi in maniera determinata l'idea dr-;11'iQ, dovr
pertanto da principio darle ancora una forma oggetriva; solo
nella denominazione di ci che oggettivo dovr, per cos
dire, trovare quella dell'io.
Questo assunto trova la sua conferma se si considera
il procedimento di cui il linguaggio si sen-'e por esprimere
rapporti personali, non gi immediatamente di veri e propri
pronomi personali_ bens di pronomi possessivi. Elfettivamente l'idea del possesso espressa in questi ultimi ha una particolare posizione intermedia fra il campo dellbggettivit e quello della soggettivit. Ci che viene posseduto ufemit 0
un oggetto: un alcunch il quale gi per il fatto di di\-enmre

`
sg.).

1 Cfr. Humsotor, Orrsadverben (in Ger. Scbr., VI 1, p. 306

111. - IL LINGUAGGLO NELLA FASE 1:r-;1.L'1;sPRl-LSSIUNE 1N'rU1'rrv_x 267

11 possesso si fa riconoscere come semplice cosa. Senonch


ra questa cosa, proprio per il fatto di essere dichiarata proriet, assume un carattere nuovo, passando dalla sfera delesistenza semplicemente naturale a quella dell'esistenza perpnale e spirituale. per cos dire una prima vivicazione,
na conversione della forma dell'essere nella forma de1l'io,
he qui si annuncia. D'altro lato lio non coglie ancora se
zesso in un atto libero e primitivo di vita autonoma, in un
to di spontaneit spirituale e conforme alla volont, ma si
torge, direi quasi, nellmmagine dell'oggetto che egli attriiisce a se stesso come suo . Il fatto che Fespressione purnente personale venga raggiunta tramite Pespressione
ossessiva si manifesta, per quanto riguarda il suo aspetto psilogico, nello sviluppo del linguaggio infantile in cui il procio io viene indicato molto prima mediante pronomi posessivi che non mediante pronomi personali. Ma pi chiaranente di quanto non facciano siffatte osservazioni unilateali e non del tutto sicure', parlano anche qui determinati
enomeni della storia generale del linguaggio. Essi mostrano
he la formazione compiuta e precisa del concetto di io nel
hguaggio suole essere preceduta da uno stadio di indtinzione in cui le espressioni dell' " io e del mio,
lel tu e del tuo ecc. non si sono ancora separate. La
listinzione dei due casi-osserva Humboldt-Viene s perceita, ma non con la determinatezza e il rigore formale che
:cor-rono ainch essa si ritletta nella denominazione lingui-icaz. Come la maggior parte delle lingue indigene americale, anche le lingue uralo-altaiche formano quasi sempre la
.miugazione del verbo aggiungendo alla forma indeterminaa dell'innito u_u afilisso possessivo, cosicch, per esempio,

'espressione che indica io vado signca propriamente il


1 Su tale questione cfr. C. e W. STERN, op. cit., pp. 41 e 245 sgg.
2 HUMBOLDT, Introduzione al Kazui-Were (Ger. Scln-., VII 1,
. 231). L' identit che ancora sussiste fra il pronome possessivo e il
:ronome personale viene fatta notare anche da K. v. n. STEINEN per
alingua Bakairi. Una sola e modesirna parola fura) signica non solmnto io ma anche mio , questo mio , questo mi appartie
lg, e cos pure unaltra parola indica al tempo stesso tu e " tuo ,
ira terza " egli e suo (Bakairi-Sprac/ye, pp. 343 sg., 380),

l
268

PARTE PRIMA - FENOIUENDLOGA DELLA PORINA LINGUISTICA

mio andare ; cos pure le espressioni che vogliono dire io


costruisco , << tu costruisci , egli costruisce hanno una
struttura esatcamente uguale a quelle che signicano la mia
casa , la tua casa , la sua casa 1. Che alla base di questo particolare carattere delfespressione vi sia una particol are
maniera di cogliere il rapporto fra 1' io e la realt,
innegabile. Secondo \Y"undt la causa psicologica di questo
perdurare delle forme nominali nel campo di concetti verbali
transitivi risiede nel fatto che nel verbo transitivo l'oggett0
a cui l'azione si riferisce sempre dato direttamente nella
coscienza e tende quindi ad essere espresso prima di ogni
altra cosa, cosicch qui il concetto nominale pu assumere la
funzione di rappresentare l`intcra proposizione che esprime
l'azione2. Ma in tal modo lo stato di cose di cui si tratta non
spiegato dal punto di vista psicologico, ma soltanto descritto. Sono due diverse maniere d'intuire spiritualmente lagire:
quella che si esprime indicando il puro atto come actas pu-

1
1

rn. - n. uNGUAG<:ro ,\*E1.1..a msn neL1.'i=.s1iusssroN1 1Nrm1'iv. 269

nrrne quella realt in cui questo passaggio si compie per


oi con innegabile evidenza. Cos secondo Schopenhauef Pio
:il corpo non sono due fatti oggettivarnente conosciuti, leati fra loro dal nesso causale _; non si trovano in un rapporJ d.i causa e di effetto, ma sono una sola e medesima realt,
alo presentata in due maniere completamente diverse. L'aione del corpo non altro che 1'atto della volont oggetivato, vale a dire pervenuto alli.ntuizione-il corpo non
.he Poggettivit della volont stessal. Da questo
iunto di vista diventa comprensibile come anche il linguag;io, nelle denominazioni che crea per il corpo umano e per
e sue singole parti, faccia compenetrare direttamenze fra lolo Pespressione oggettiva e Pespressione soggettiva; como
lespressione del rapporto personale si fonda spesso con la
ienominazione puramente oggettiva in modo da formare
un tutto inseparabile. Come noto le lingue dei primitivi
presentano spcsso questo carattere in forma molto accentuata. Nella maggior parte delle lingue indigene americane una
Jarte del corpo non pu mai essere indicara con un'espresaione generale, ma deve sempre essere ulteriormente determinata da un pronome possessivo: non vi quindi alcuna
espressione per denominare semplicemente il braccio o la
mano, ma sempre soltanto un`espressione per il braccio o la
mano in quanto appartengono a una determinata persona?
K. v. d. Steinen riferisce a proposito della lingua Bakairi che
nello stabilire il nome delle singole parti del corpo bisogna
considerate se la parte del corpo di cui si vuol conoscere la
denominazione viene indicara nella persona che rivolge la
domanda, oppure nella persona a cui la domanda rivolta
o ancora in una terza persona, giacch in ognuno di questi
rre casi la risposta diversa. La parola indicante la lingua ,
per esempio, pu essere resa soltanto nella forma: la mia lin-

ru: e quella che ne indica la meta oggettiva c il risultato og-

gettivo. Nel primo caso l'espressione dell`agire risale, come


alla sua origine e fonte, all'intimo della soggettivit; nel sccondo caso si concentra sulleffetto di esso per riportarlo,
mediante il pronome possessivo, di nuovo nella sfera dell'io. II rapporto del1'io con il contenuto oggettivo sussiste
in entramhi i casi, ma-per cos dire-con segno opposto:
la direzione del movimento in un caso dal centro alla periferia; nell'altro caso dalla periferia al centro.
In modo particularmente stretto si configura questo rapporto dell'io e del non-io, espresso nel pronome possessivo,
e quindi indirettamente mediante l'idea di possesso, quando
il non-io non un oggetto qualsiasi del mondo esterno,
ma appartiene al campo in cui 1' interiore e 1' esteriore
sembrano toccarsi e passare direttarnente l'uno nell'altro.
Perno loso speculativi hanno indicato il co rp o u ma no

i
l
l

l
1 H. \\(-HNKLER, Der ural-alaiscbe Spracbstamm, pp. 76 sg.,
171; esempi ricavati da altri gruppi linguistici si trovano in FR. ML
Lnx, Grundrrr, per es. I, pp. 2, 12; 1 2, pp. 116 sg., 142, 153; II,
pp. 1, 188; III 2, p. 278 e pasrim.

2 WUNDT, op. cit., II, pl 143.

1 SCHOPENHAUER, Die Welt al: Ville und Varsteilung, ed. Grisfbach, I, p. 151 sg.; II, p. 289 sg.
2 Cfr. BUscHMf\N.\', Der atbaparkscbe Spracbrtamm (in << Abhindl. Berl. Akad, d. Wissensch. > 1854), pp. 163, 231; POWELL, Intsadftclion to the Study of Indian Languages, p. 18; Gonmgm A;}_1a_
pasean nel Handook di BO,-as, I, p. 103.

270

III, - H. LINGUAGGIO NELLA FASE DELLSPRESSIONE INTUITIVA

PARTE PRIMA - FENOIVIENOLOGIA DELLA FORMA LINGUSTICA

nd-amentale del puro io consiste in questo che, a diferenza

gua, la tua lingua, la sua lingua o magari la lingua di tuttl


noi che siamo qui. Lo stesso fenomeno viene riferito da

tutto Ci che si presenta come oggetto 0 Come cosa, esso

assoluta unit. L'io concepito come forma pura della coienza non ha in s alcuna possibilit di interne distinzioni,
acch tali distinzioni appartengono solo al mondo dei connuti. Tutte le volte che l`io viene preso in senso rigoroso
me espressione di ci che non cosa, deve necessariamen-

Humboldt per la lingua rnessicana e da Boethlingk per la lin-

gua degli _Iakut`~". Nelle lingue melanesiane, per la denominazione delle parti del corpo viene scelta un'espressione diversa
a seconda che s tratti della denorninazione generale o di
quella relativa a un determinato individuo: nel primo caso
all`esp1-essione ordinaria avente signicato indvidualizzante,
in quanto vuol dire la mia mano, la tua mano ecc., si deve
aggiungcre un suisso generalizzante'. Questa fusione delFespressione nominale col pronome possessivo si estende poi
oltre la denominazione delle membra del corpo umano e si
riferisce anche ad altri contenuti in quanto vengono pensati
come appartenenti all`io in modo particolare e, per cos dire,
come parti del suo essere spirituale e naturale. Sono in
particolare le espressioni indie-anti grudi natumli di parentela, le espressioni indicanti il padre e la madre ccc. quelle che compaiono solo in salda connessione col pronome
possessi\-'o4. Si verica qui lo stesso fatto che alnlwiumo prima incontrato nella formazione dell`espressione ver-bale: per
Fintuizione del linguaggio la realt oggettiva non forma
un`unica massa omogenea che semplicemente si contrapponga con un tutto al mondo dell'io, ma vi sono diversi piani
di questa realt; non vi semplicemente un rapporto generale e astratto fra oggetto e soggetto, ma si distinguono chiaramente diversi gracli di oggettivit a seconda della maggiore o minor-e vicinanza all'io.
Da questa concrezione in cui qui dato il rapporto soggetto-oggetto consegue ancora un altro elemento. Il carattere

essere concepito come pura identit con se stesso . Nel

0 scritto Vom Ich als Prifzzp der P/losopbie Schelling ha


atto queste conseguenze col massimo rigore. Se l'io non
;uale a se stesso, se la sua forma primitiva non quella delclentit-egli osserva-subito si cancella di nuovo il limite

goroso che lo separa da ogni realt fatta di contenuti ogget.ii e che ne fa qualcosa di realmente indipendente e di speile. L'io quindi 0 non si pensa affatto, 0 va pensato soltan.in questa forma primitiva delldentit pura'. Ma il linua ggi 0 non pu giungere direttarnente a quest'intuizi0-

1 K. V. D. -STEINI-N, Unler den Naturvl/eern Zentrai-Brasilierrs,


p. 22.

2 Cfr. BOETHUNGK, Die Spmche der jakuten, p. 347; anche nelFungherese, secondo SIMNYI (op. cit., p. 260), i nomi di parentela
e di parti del corpo son-3 usati piuttosto di rado senza suissi personali di carattere possssivo.
3 Conxmcron, op. cit., p. 140 sg.
4 Cfr, per es. Reiursc. Nma-Spracbe, p. 45; per le lingue americane vedi lo Handbook d BUAS, per es. I, p. 103.

271

5 del puro io trascendentale e della sua unit. Infatti,


:come per esso la sfera personale si sviluppa poco per volta
lla sfera possessiva, siccome l'intuizione della persona
gata a quella del possessivo oggettivo, la rnolteplicit che si
ova nel semplice rapporto possessivo deve reagire anche
1ll'espressione della relazione con l'io. Effettivamente il mio
necio, che legato in modo organico alla totalit del mio
rpo, mi appartiene in maniera diversa rispetto alla mia ar|a 0 al mio utensile; i miei genitori e mio glio mi sono lezti in maniera diversa, pi diretta e pi naturale rispetto al
lo cavallo 0 al mio cane; e anche nel campo delle semplici
se inanimate che si possiedono vi una sensibile difierenafra i beni mobili e i beni immobili di un individuo. La
sa in cui egli abita gli appartiene in una maniera diversa
Ji stabile che non, per esempio, l'abto che indossa. Il linLaggio da principio si adatter a tutte queste dierenze:
rece di un'espressione unitaria e generale del rapporto di
ussesso cercher di sviluppare per esso tante diverse denojnazioni quante sono le classi chiaramente distinte di ap-

'l

1 SCI-|U_1.n\(;, Vom Ich, 7 (Smtlic/:e Wene, I, p. 177].

.-.=.-_. .

272

PARTE P RIMA
. - rz.voMt-.NoI.o<;m
_
m-:LLA rontxa.-\ LINGU1s11c.\

III. - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELL,ESPRESSIONE INTUITIVA

273

versit ne1l'espressione del rapporto possessivo, giacch


:lla scelta del pronorne possessivo si distingue se si tratta
iuno o di pi possessori, se l'oggetto posseduto semplice,
oppio o molteplice. Nelle lingue aleutine, per esempio, dalla
xnsiderazione e dalla combinazione di tutte queste circostan: risultano nove diverse espressioni del pronome possessiJl. Da tutto questo appare chiaro come Fespressione omo:nea del possesso, alla stessa maniera dell'espressione omo:nea del numero, sia un prodotto relativamente tardo della
:rmazione del linguaggio e come anch'essa si debba in pri.o luogo sciogliere clal.l'intuizione dell'eterogeneo. Come il
mero acquista il carattere dell ' omogeneit solo in quan si converte progressivarnente da espressione di cose in
spressione di rapporti, cos anche la sernplicit e l'uniformiide] rapporto con l`io predorninano a poco a poco sulla mol:plicit dei contenuti che possono entrare in questo rappor. Il linguaggio sembra trovarsi sulla via di questa espresone puramente formale del rapporto di possesso, e quindi
Illa via che conduce a concepire indirettamente l'unit forale dell'io, tutte le volte che invece del pronome possesto usa per esprimere il possesso il genitivo. Questo infatti,
:bbene abbia anch`esso le sue radici in certe intuizioni conete, specialmente spaziali, nel suo progressivo trasformarsi
venta sempre pi un caso puramente grarnmaticale , eressione dell' appartenenza in generale, non limitata a
'_ caso particolare di possesso. Una fase d transizione fra
due intuizioni si pu forse riconoscere nel fatto che talJlta Fespressione del genitivo sembra avere ancora un par:olare carattere possessivo, in quanto uno speciale suisso

Eifilegl oncreta. Ne risulta lo stesso fenomeno che


della dgnlgnzeulff nella nascita e nel graduale sviluppo
gmppi di O
t ote ei numeri. Come 1 diversi oggetti c
hanno anchggfl ml 111 >r1g1'ne"' numeri. diversi, cost
__, Sostamivi univeew -nonlnazioni del- <- mio e tu@ _ Ai
ti nel Come io el 1
1 aciune l1nguc,_1 quali vengono usaumlmloga retl fetti nfierenti, si accqnxpagna quindi
mdanesiane e in n llt lsostantivi. possessivi _ l\elle lingue
Porto di possesso VP; mgfl polmesiane per rendere 11 rapetto possedut
1u agglunto alla denominazione dell og d d U
0 un s _ sso possessivo, che pero cambia a seon a e a classe a cu-1 l'0ggetto appartiene. ln origine tutte
qlfesf d1\'f_S espressioni del rapporto di possesso sono nomi, il che si manifesta formalmente nel fatto che possono
tfgctli da preposizioni. _Questi' nomi presentano
` _
e dlstinguono le differcnti specie di propueIff, dl possesso, di appartenenza. Un siffatto nome possessivo
gl ggiunto ai nomi di parentela, a quelli inaltro Viene in ra e 'corpo umano,_le part1_d1 una cosa; un
_ Yece aggiunto ai nomi indicanti cose possedutc
lsgjfnl (11 cui si fa uso; uno serve per le cose destinate
,
ciare, un altro per le cose destinate al bei-el. Spesso
un eSPfSS10r1e diversa viene usata a seconda che si tratti di
UD possesso proveniente dal1'esterno 0 di un oggetto che deve la sua esistenza all"attivit personale del possessorez. Siulmem le hngu dgenp arnericane distinguono per lo pi
Ue specie -fondamentali dl possesso: un possesso naturale e
grtrfeffbllff 8 un possesso articiale e trasferibile Anche
azioni puramente numeriche possono provocare una

m-

_1 Ch; R-^\Y The Mclanesiarz Pasrexsiver, in American Anthr0^


pologist > XXI (1919) p. 349 sgg.
9
; %1fRU_\`G_f0tf, leruzer. Lang., P, 129 gg,
, ah dlmnzml I 5\1H'SSl pssessivi per il possesso trasferibile
IPFI ll possesso non trasferibile si trovano, per esempio, nella lingua
trlalnell l1I1gL:a 'lsirnshiana,_d0ve inoltre si distingue il possesso
s eri -1 e dx esseri animan (11 mio cane) e di esseri iuanimat (la mia

1 Cir. Vlcron HENRY, Langue aloute, p. 22. La stessa cosa


-,verifica nella lingua eschimese, cfr. THALB1TzER nel Handbook di
lx S, I, p. 1021 sgg. A proposito delle lingue ugro-nniche SZINNYEI
-9. cit., p. 115) osserva che in esse erano esistiti originariamente due
:adigmi con suissi possessivi, uno per i_1 possesso singolare, l'altro
1 il possesso plurale. Nella maggior parte delle singole lingue questa
Eerenza scomparsa; stata conservata meglio che altrove nel volco.

$30* S1 imvano PO flh UCC lingue degli Indiani Sioux; cfr. BOAS.

Wbve. I, pp. 258, sas, 946 sg.

.- Cassrnnn, F|'an;' del|':jomre fimbaimhe. I.

il
274 PARTE Pluma - favomnnorocra

ni-LLLA Forum- Lrucursn ca

[IL - IL LINGUAGGIO NELLA FASE DELESPRESSIONE INTUITIVA

possessivo ha la ben denita funzione da non traseufarsj in


.
_
9
nessulr paso, di. integrare
il
rapporto del
genitivor
nguaggio si avvicina per urfaltra via allespressione
della F ura
' quando, invece
_ unit`2 formale dell'io
di. caratterizzare azion e essenzialmente
'
_
secondo la sua meta oggernva
e il suo risultato, risale all'origine dellagii'e, al soggetto operante. Q uesta d'lrczione
'
- da tutte quelle lingue
.
e` seguira
che
considerano il verbo come una parola mdicante
' '
la pum ali@
ne e adano l
- - .
di determinarealapmnome
11 complto
dl. mdlcare
persona Iisorlale
io, il tuo,
l , egli- si. sciol
ono dal.e
la s E era d ell * oggettit-ita
'.-\ in
-` modo hen piu
_, deciso
. che
g non il
sem_P lice mio , ru 0, suo: Il soggetto dellagire
- non puot piu
., ap.
parire come una semplice cosa fra le cose come un contenu
1

'

`.

Y-

-vA:_

tf) fra ahn Comeflul, ma il vivo centro dj forza da cui l'azione


comincia
.' '
. _
tp della
forme r'ice\edd1Ir:_21one.
Si- e~ rentato di- distinguere
Y b_ 1 _
_ QIUHC C inguaggio a seconda che l`evento
\er a e viene indicato essenzialmente dal punto di vista d'_
i; 915 a 1 O n e 0 dal PUDO d vista dell'azione. Dove doi rimourpunto ' vista'
'
.
dvemerbbe
anche lespressione
dcll'agire
us

nal_ il secondo
appare a 7 trasforrnare
mentre doveildomi_ _vi Smpbe
re ie 1 a Im
tendenza
semp ice apparire in un ag1re2. Ma in siffatta espressione inren
v' ` anche l'espressione
- acquista
.
fsicata d ell' a tr'ivita
dell'io
una
orma nuova. L
zione dell'io si es-piesslone dlimm Ica della mpPfeSema`
di esso di ua V\1C1IlfmO1t0,di piu alla pura unit formale
n_ 0 non accia
' lespressione
_
nominale
e oggettjva. Ora lio si converte effettivamente con sempre maggior

275

5;-one verbale e appare unicata in esso, questo stesso io alla


ie non pi altro che questo stesso centro ideale. Non
no speciale contenuto rappresentabile o intuibile, ma~per
:lrla con Kant-unicamente ci in rapporto a cui le rapEresentazioni hanno l'unit sintetica. In questo senso la
mppresentazione dell'io << la pi povera di tutte perch
gambra esser vuota di ogni contenuto concreto, senonch in
questa rnancanza di contenuto essa ha in s al tempo stesso
ya funzione del tutto nuova e un nuovo signicato. Per que;o sigriicato il linguaggio non ha pi certamente alcuna e;pressione adeguata, giacch esso, anche nella sua pi alta
;piritualit, rimane legato alla sfera dell'intuizione sensibile
quindi non pu pi raggiungere quella pura rappresentazione intellettuale dellio, dellio dell' appercezione traioendentale "_ Pu per almeno prepararle indirettarnente il
erreno esprimendo, col suo progredire, in maniera sempre
:iii esatta e rigorosa Yopposizione fra l`essere oggettivo delecose e l`essere soggettivo della persona e determinando per
liiferse vie e con diversi mezzi il rapporto di entramhi.
3. La polemica sulla questione se le parole primitive da
ui il linguaggio prese le mosse avessero una natura nomiiule 0 v e r bale , se fossero denominazioni di cose o deromnazioni di attivit ha tenuto per lungo tempo in agitaione la scienza e la losoa del linguaggio. Le opinioni si
rovarono in netta e inconciliata opposizione e per ciascuna
.elle due alternative furono portate in campo ragioni non
alo di carattere storico-linguistico, ma anche di carattere geerale e speculativo. A dire il vero, per un certo tempo semr che la contesa tacesse, da quando il concetto per il qua: -:i si agitava fu diventato esso stesso problematico. La moerna glottologia ha sempre pi abbandonato il tentativo di
yjngersi nella prestoria e di scoprire ivi direttamente il sereto della creazione del linguaggio. Per essa il concetto di
radice linguistica non fu pi il concetto di una reale esienza storica, bens-come del resto gi aveva visto Humgldt con la sua solita prudenza critica- soltanto il risultato
3]lanalisi grammaticale. ln tal modo le pretese forme priitive del linguaggio shiadirono diventando semplici for-

araola Pura SPressione della relazione. Se non soU _


v aglf, Im anche ogni patire, se non solamente
=m PfI_ ma anche ogni determinazione di situazione vie
ne colle8ata all"io mediante
'
la forma personale dell'espfe5__
.m

1 Cos nel
`
_ turco ,- dm,-e mfcs pressione
come .. la casa del adr "
e con
- .=
P C
casa,_g_1fl;_at;1J':;1%l the Pfppriamente vuol due del padre la sua
vieneinelle lingue u1g_riEfi,
Tzlarkl cfmmaflii
- nnic
, ,
-pi 64; la stessa _ Cosa- av-,,
und fiin; Gfuppw)-ph :J sgg. e, r
\ IAKLER, Das Ural almzsch,
Spmcbbmf, 1;1'f11,10Sr;parncolari cfr. F. N. FINCK, Die Hauptypen der

276 PARTE 1>iu_\-ia - rnnomzivotooni ni-:Lu FORMA Liusuisrrca


me del pensiero, prodotti dell'astrazi0ne. Fino a che si credette a un vero e proprio " periodo delle radici , si pot
compiere il tentativo di ricondurre il complesso delle formazioni linguistiche a un numero limitato di matrici e di tipi ; e siccome questo punto di vista veniva collegato con
l'idea che ogni lingiaggio avesse la sua origine in attivit
umane organizzare socialmente, si giunse fino a indicare nella forma linguistico fondamentale di questi tipi le tracce
di tali attivit. In questo senso Max Mller, per esempio,
ponendosi sulla via segnata da Ludwig Noir, cominci a
ricondurre le radici del sanscrito a un certo numero di concetti linguistici primitivi, alle espressioni che indicano le
pi semplici attivit umane: l'intrecciare, il tessere, il cucire, il legare, il tagliare, il dividere, lo scavare, lo scolpire,

il rompere, il hatterel. Siarti tentativi sembrarono per aver


perduto il loro senso da quando il concetto di radice stato
inteso non pi dal punto di vista del contenuto, ma dal punto di vista della forma, da quando si visto in esso non tanto Felemento oggettivo di ogni formazione linguistica, quanto piuttosto un elemento metodologico della scienza del linguaggio. E anche quando non si arrivava a questa totale dissoluzione metodologica del concetto di radice-quando si
credeva di avere il dirirto di ammettere che, per esempio,
nelle lingue indoeuropee le radici avessero un'esistenza reale in un'epoca anteriore alla essione_semhr ci si dovesse astenere da ogni aermazione circa la loro forma reale2. Tuttavia oggi anche nello studio emprico del linguaggio
molti segni mostrano che il problema del carattere e della
struttura delle 1-adici primitive comincia di nuovo a dar segno di vita. Ed di nuovo la tesi dellorigine verhale e del
carattere verbale di queste radici ad afermarsi con particolare vigore. Un glottologo francese, che ha cercato di rinno-

1 Cfr. LUDWIG NOIR, Der Urrprung der Spracbe, pp. 511 sgg.,
3-11 sgg. e Max MLLER, Dar Denken im Lcble der Sprachc, Leipzig

isss, pp. 371 Sgg., 571 sgg

A 2 E questo, per esempio, il punto di vista accolto da B. DELBRCK [Gm'I1'dff'rlg2n der .S`pmc10r.rchug, Srassburg 1901, P- 115

Seg.)-

U1 - ii Li_\ir;UAGGro NELLA msn iELL'i=.sPiu:ssioNi=. mrurrrva 277


1- questa antica tesi, gi sostenuta da Pnini, si fonda, per
v
1-mine Pimpresa, oltre che su osservazioni di sto'rtare 'a te
io anche esplicitamente su considerazioni che
1 del hnguag tin'altra sfera la sfera della metasica genelpartengoo lui il linguaggio) deve aver preso le mosse dalla
ie' Scon' 0 dei concetti verbali ed aver progredito verso
mommaziiildicanti cose, perch solo le attivit e i cambiacon-Cem 1 0 essere percepiti in modo evidente per i sensi,
enu pusson che sta alla base di queste attivit e di questi
antic la Cqsau essere colta sempre soltanto indirettamenlmljllanslsedlr ihterpretata solo come il loro elemento porta; ome la via del pensiero, anche la via del linguaggip
Q. ecessariamente procedere dal noto all'ignoto, da cio
N e` n ce ito sensibilmente a ci che semplicemente penie e ei fenomeno al '* noumeno : la denominazione
tloiverho e dei concetti verhali esprimenti propriet deve
rindi essere stata necessariamente anteriore alle denormnaOni linguistiche sostantive 1. Ma proprio questa P-5'f*p'
*f mio ~'vo, questo sorprendente passaggio alla metaL mi '
I scere la debolezza metodologica della problemaica, fa ncomil base dj tutto questo. Da un lato tutta la dica che'Sta 3 a ia su di unnnegabile qzmtemio terminolosuiloneiigdi sostanza, che qui viene usato come teriirefii del sillogismo. si presenta in due signicati com-

l``f
d1"fi;f1Ji reltlLr Q
ictdlcfsrouparla della sostanza come soggetro metasico
Fi S Oamend e delle note, come la ` cosa in s che si
tel fadietro a tutte le qualit e agli accidenti; la conclu-rova
rla dei concetti nominali del linguaggio, i quali, in
ione pa
0 a es rimere degli oggetti li possono cogliere
'manto Servon "' o tti fenomenici. La, sostanza nel primo
Dltano fome sioge di una essenza assoluta, mentre nel se'tngo e lesprssenpre soltanto Pespressione di una permaondo
161129.

rslraiiiifzf ed emprica. Ma quando si intenda il proble-

ff' A

1 Vedi RAOUL DE LA Giussciun, Ds; :-crbe comme `gefergl{f

' ' -. `-.a f Yuoumene


,; autres parties du discoxrr (du Pf.ef1afrzf-fc ax i

914.

a1'1S

273 Puvrn
*
PRIMA - FENOML 1~oLoGI,\

D ELLA FURMA Lrusms-r1cA

main quest'ultimo senso 1

agnl-F fl (13ragioni

3 C

cuattrleclcileogl qu Yiene nat

nmmwememmsxee
1 ea

V*

l
?'

lutelstato sia neccssariameiil Pijhotflleit rmutevole o del

nente- essa; '30ns1de'1-ma come ununit relativ-e a quella delto I oncettH0fra invece che tanto il concett agente permav

ano stesso o dl proprier o di stato sono gil? t_:cos_a, quan.

l
s

mondo em
o condizioni necessarie nella CS 1 catl e Sono
d realt dlrico. Essi non Si disfinguono
ostruzioneidel
_ ff 6 Secondo Pordinc in cu'1 queste
comerealt
Cspressioni
si sus_
sguono, sia in s. sia in ya
Sl. om forme della conosregrto ana nostra conoscenib bllg:1('lC;"fCCnrocamente. Il htirifxfiigrl the Si com

mmemmmmwmmmt
memem$$%e-
-`

1 e

contro 121880 _val1de. :inche in senso invc,-5;. Mm Considecetti verbalienta Orlgmariet necessaria del iverlwm nwnf) Che
con mi si , anche contro le ragioni di carattg. 0 Crit-| con.
tuizione ur cercato dl dimostrare invece il lic P~'Ul0.L!,I_C0
nali- Cos? amente oggeujva e dei Semphcipc m21to.clcll|n_
immagina; Peli esempm, Wrundt osserva N oneetti norhl.
Cetti verbi cLe luomo abhia mai pensato son e possibile
be
- aermazione inversa S
t2into_1n congettive
si avfeb'
otreb.
Pensato
soltanto
in
fPPresentazioneiCgd0
gm
egh
be intende

I@ molto me lio

lolglchel
fatti
troviao
nel in cie-Condo
_ le amefSf11
d1ta
generee non
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lar@. tracce
di un a su-uazione
'
' PSCOgl-121
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m erose 1 1118116
_ 88 lo_ infantile,
ma anche m
real
.
.
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esistenti
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stato primitivo di evoluzic-ne cone hrm? mantenuto uno
Sto caso per 1* arnmettere Che 1,
ec ua e_ > . A nc h e in
- que_
e
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_
._
uomo
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_
P mato 111 semPl1ci " concetti nomin l`ml1m qlalche epoca
3 1 21 in s lo stesso
difeno foml amen@-le della tesi
.
0 or
.
Cetlto
frbale
come
Pelemento
Piii)1(
l,
lhe
considera
ll
no Ogico e dal punto di v;a Sostarl zia
. lae. pn_0'Cl1
vista com
croQui ci troviarno
di
e

1 \\-'uxnr ' Die S Pfac/se 3, I, p_ 594

el

in. - 11. LINGCAGGIO NELLA FASE nELL`EsP1u-:ssio.\ ns'-ru11'1v,x 279


-nte a u_no di quei problemi che non possono essere risolti
1 un semplice aut aut, ma possono venir chiariti solo ruente una fondarnentale rettifica critica del modo di porre
questione. Il dilernma che per molto tempo ha diviso i
ntologi in campi opposti in definitiva un dilemma d
nodo. Se si rimane sul terreno della teoria del r i spe c ia m e n t o , se si ammette cio che il ne del linguaggio
n possa essere altro che di indicare esteriormence deternate dierenze date nella rappresentazione, ha un senso
questione se siano state cose, attivit, propriet o situalni ad esser state messe per la prima volta in eviclenza in
o. In fondo per, in questo modo di porre il problema si
aconde 1'antico errore di unbggettivazione immediata delcategorie fondamentali del linguaggio e dello spirito. Una
Ainzione che ha luogo solo nello spirito, vale a dire
:diante la totalit delle sue funzioni, viene presupposta al
nplesso di queste funzioni stesse come una distinzione esiV,
_,sunte in senso sostanziale. Il problema acquista invece
:o un senso diverso se si riette sul fatto che ' cose' e
aituazioni , propriet e attivit non sono contet dati nella coscienza, ma maniere e direzioni della sua
ivit forrnatrice. Risulta allora che n le une, n le altre
ssono essere percepite directamente ed essere espresse dal
guaggio conformemente a questa percezione e che solo la
alteplicit inizialmente indifferenziata delle impressioni seniili pu essere determinata nella direzione verso Puna 0
ltra forma del pensiero e del linguaggio. questa deternazione v e r s o Poggetto o v e r s o Yattivit, e non la semce denominazione dell'oggetto e de1l'attivit, ci che
esprirne ne11'oper.re logico della conoscenza, come pure
ll'operare spirituale del linguaggio. Non si tratta quindi
stabilire se 1'atto della denominazione colga prima le cose
le attivit, considerate come determinazioni in s della
nlt, bens se si trovi sotto il segno dell'una 0 dell'altra ca'
goria linguistico-spirituale,
se, per cosi' d'ue, avveng a sub
ece nominis oppure sub specie verbi.
Fin da principio ci si pu aspettare che una decisions
nplicemente aprioristica di fronte a questo problema
n sar possibile. Se il linguaggio viene concepito non piu

280 man: PRIMA - riaNoMr_NoLoG1A DELH


1=o1uvi._ LINGU
_
rsricii

come riproduzione univoca d'i una realt un'


'
1
mia cine un mezzo in Quel grande Pro
voc-amente data,
zione ' che si compie fra io e non;
CSSO
chiaricavolta si determinano i limiti di C10 g m'cui Per la prima
questo compito Cela in S un granirarnbl, evidente che

luz1f)ni possibili. Infatti il mezzo in cuinumero d1.diVerSe S0vvlcne non esiste fin da principio in uiguesta Cinmcazlofle
natezza' ma ed Pera solo in quant a Complma determimedesimo. Di un sistema delle cat
9 Sso d forma a se
ordine o serie di queste categora eoidel lngwgio o di

sta cronologico o logio non Si 1]_ 11 1 to dal punto di v_

:11. - ri Lmcmccio NELLA visa n1:LL'i.sPREssioNe r:'-ruirivs 281


tinazione non si svolge nell'oggetto gi compu'0 ma
*
ti
.
- O_
fogresso del simbolo e della distinzione' dei conttl
oscienza, in tal modo raggiunta con sempre maggior rig

:i per cui risultano a noi sempre pi chiare le linee, del


ido, come complesso di oggetti e di propriet' , dl

rnbiamenti e d attivt ,di persone e d cose "`,


elazioni spaziali e temporali.
_
Se pertanto la via percorsa dal linguaggio la via verso
eierminazione, ci si deve attendere che esso in I110d0 fa'
le e continuo si elabori e si formi partendo da i11fl0 Sm-

si intende stabilire un certo numell-ooarlar 5 in tal modo

di relativa indeterminatezza. La storia del lingggm con'

1Zn E1 linguaggio proceda

forme. sse " C111 Ogni

ia perfettamente questa supposizione; essa nfatti m0Stl'


quanto pi Lndietro risaliamo nel.l'evoluziorie del lguagf

Scnza' anche qui Ogni Sintzola cate orie a crm della conoStmguiamo dan a1tfe Puo essere ncipifjf Sefiaamo C di*
mine un motivo sin olo c
U
K e gm Cata 5010
cui entra con gli altri inotivih a Sffouida dci rappgi in
f0.rm2on concrete moho divrse Il sviluppato in singole

discorso da noi distinte nelle lingue completamente svi-

stabilito una volta per sempre. Qooene u dinn binario pi-e_

sti motivi e dal diverso IaPPOrto


'co'mpcnem"S *ll C111@
fra loro risulta la f0ma,, del lingclii si vengono :1 trovareintesa non tanto come forma dellessefglo' la quale pm-(1 Va
forma del movimento, non come fo

ei m.a pmttsm C0I1le

ma
dlnamiw-relative:
Qui non
ci sono erlia oPPosizioni
Statlczl' ma Com
f0rma soltanto
Opposizionilleluo
assolute,
n e del modo di concepire. Di

ue 'Selwo e rieua d 1" 9 Z 0-

17a1tf0 PU SScre messo in ev-idnz-1 el'emcnt1.0r.a 1,un Om


sono essere distribuiti nella marier g.1,ac.ce[m dmamici P05-

ti di cSa d Pr0Priet, di simazio1ufli'Iver.Sa.ha Conca'


questo andare e venire, in questo . @_ 1 attivrt, e solo in
mO0 Osciuame consiste il Camttermovirnento in certo qual
ma linguistica in quanto forma creafpamcolaf di ogni fo1~_

di foglfff con esattezza questo ro Ice- Quamf) Pf si cerca

tanto pi veniamo riportati a una fase in cui le Paft_1


iate non si sono ancora separate fra loro n pet la forma,
cr il contenuto. Una sola e medesima parola pu C0II1P1e'
ui funzioni grammaticali molto diverse: pu, a seconda
2 particolari condizioni in cui si presenta, essere USHI8

c preposzione o come nome indiperidente, come Vfb0


me sostantivo. In particolare la mancata distinzonefra

ome e il ve rbo rappresenta la regola che carfllza


:ruttura della maggior parte delle lingue. E stato dtf
alta che l'intero linguaggio si risolve s nelle. du@
. Ci0*6
iel nome e del verbo, ma d'altro lato pochissimf flgul

iscono un verbo nel senso nostro. A una distirizioneiffa - iunte

te netta delle due classi di forme sembrano essere 8


;i esclusivamente le lingue del gruppo indoeur0P0 del
:po semitico, e anche in esse si trovano ancora, nella forione della proposizione, stati fluidi di transizione fra la

ia della proposizione nominale e della proposizione vbifHumboldt indica quale caratteristica del grupp0 hngm'

ne che esso subisce nelle singo E5550 nella diversi-icazio~

mente
Che qui Sud
le singole
moche
Pila chiara~
analisi risulta
grammmcale
distin classpl-le'
ue i. parole
nostra
tivo, il pronome e il verbo, n sisnllostantillo' llafsi comportano fra loro come salde unit? H da PHHPO, D
cos dire, si richiarnano e si lirnitario 1-iffcanziali, ma, per
1nente_ La de_

1 Cfr. per es. NLDEKE, Syriscbe Gmzmatle, p. 215: << I-_P9'


icne nominale, vale a dire la proposizione che ha come Pre a
Jstantivo, un aggettivo 0 una determinazione avverbiale,
51
' 1 QOI1
io, molto
ue molto in siriaco dalla proposizione verbale. Il partlC P
nma.
- come predicato, sta diventando una vera forma verbal@ fr
- ' passaggo
' dalla proicsrra la sua origine
r_ominale...,
esso segna il

mi

T
282 PART1: PRIMA - 1=ENo_\-ENOLOGIA 1) ELLA

[1 _ _ L LI.\|GL'Ar;Gro NELLA FASE ni=.r.1.'Esr=-ru;ss1or\1a 1NTUtT1vA 235

FORIVI.-\ LINGUI STICA

stico malese il fatto che in esso limiti fra Pespressione nominale e Pespressione verbale si sono cancellati no al punto
che si ha quasi la sensazione della mancanza del verbo. Similmente, per una lingua come la barrnanica egli fa notare
come essa manchi completamente di tutte le indicazioni formali che servono per la funzione verbale, cos;-Ch in eoloro
che la parlano non vi evidentemente il senso vivo della vera forza del verbol. Ci che qui sembra ancora essere considerato come una specie di anomala della formazione del linguaggio si dimostrato, grazie all'estcndersi delle ricerche di
linguistica cornparata, un fenomeno universalmente diffuso.
Molto spcsso sncontra, invece della netta distinzione del
verbo dal nome, una forma intermedia e, per cos dire, amorfai, Questo risulta anche chiaramente dal fatto che i limiti
del modo di trattare sotto l'aspetto grammaticale-formale le
espressioni indicanti cose e le espressioni indicnmi attivit
solo a poco a poco si sono recprocamente disrimi. " Coniugazione e declnazione nella loro formazione lingustw
da principio si confondono ancora variamente fm loro. Ovunque il linguaggio seg-ue il tipo della coniugazione posscssiva , vi gi per questo un perfetto parallelismo fra ]'esprcssione nominale e Pespressione vcrbaleg. Rapporri simili si
trovano fra le espressioni indcanti attivt e le espressioni
indicanti propriet: un solo e medesimo sistema di declinazione pu abbracciare tanto i verbi che gli aggettivi Perno

. - 1- uistichg complesse, perno intere proposiziomazlom m1g,01m essere coniugate in questa manieral.
P055090 ta lnclini a considerare questi fenomeni come p10mcre Slamo
` informe di una lingua, piuttosto li dodel Glrattere
e testimonianze del caratterstico zmmo intendere orgorma Infatti proprio nell'indetermiaire Who Velslo 1? ua res-enta ancora nella difettosa formzzal Che
fl mgdellje sue singole caregorie risiede in*zione e dlstlnzln
a 5t<sa capacit di assumere forma
te un Blerflellto ed aelenziale facolt formatrice. L'espresdella sua mu'ma ch ancora in s tutte le possibilit di deme. ind-etermllataia a er cos dire decidere all'ulteriore svijmmzllnligcpdricolari la scelta fra queste possibilit.
Ppovoerssare uno Schema generale di questa evoluzione

`\
l

na vana fatica, giacch proprio nel tatto che


mbra Certo U d ' modo dive r so nella costruzione
ni linglla proc' C ln oria si trova racchiusa la rcchezza di
1 Suo s15tem'a 1 Cledimeno questa concreta ricchezza di
esta
ricondurre,
chepare
ad CSSB
S
rme dllolpmdgsrine
.i es I
jii lascia
_ .
1- senza ru
interda violenza, a certi tipi fondamenta 1 e rgg P
--fi

'
farla recedcrc dall`a1-ticolo
|tmta_con1e un nomeLmI;l;e'ln1;r'ekc(Y pp. 8P1_ 348 Sgg-1. In como
crmmamf-0 .'HUM10 fno Yindicaeiorie del genere come l'har10
Verbo .allm-no- apun nome per la sua forma pu essere maQstannw 1'm'n nformemente a questo suo carattere nominale,
111@ fe_mm1m14 0
1 n 0 eno ma un genitivo, che, come

lo
in Onglpc
non rgge cauikp
iuge direttamenre
al lingua
nome reggent
viene
per il ,sostanvosr
91 S21 Nena
JensSe_

posizione nominale alla proposizione verbale. Anche l'nri_ma struttura


della proposizione nominale e della prc-posizione verbale non molto
diversa in siriaco .

FEISDORFF' Lapmerlilgile dravidiche, 'le forme verbalj possono


jakxca, come pipreasi E vengono parc@ declinate ; e d'al_ro lato,

1 HUMBOLDI, introduzione al Ktzwz'-Wer/e, in Ga, Sfhr., V11

:were Sussl il C o'ne pu essere fornito di un determinato segni)


lame lmgue
D l',d wniu am (cfr. FR. MLLER, Grundrisx, II
11901315 ed essere ql 1
fg Nella lingua Annatom secondo
pp. 115, 180 sg.; D p. h 'zJ-Sen-WM pi 160 sg`] on g il

1, pp. 222, 280 sgg., 305; cfr_ particularmente lo stesso Kawi-Werk.


Il, pp. 81, 129 sgg., 287.
2 Degli esempi si trovano per es. nel Grundrirs di FR. M1_L1;n:
1-icavati dalla lingua otrenrctta (I 2, p. 174) e dalla lingua Jenissciostjal-:ica (Il 1, p. 115).
3 V. sopra, p. 267 sg.
4 Divers esempi di questa coniugazione aggettix-ale si trovano in
mz La GRASSERIE, up. cif, p. 32 sgg. La lingua malese permette di trasformare senza eccrzione ogni parola in verbo mediante l'a unta di
gg essere
qualche elemento. Reciprocamente ogni espressione verbale pu

. v. D. GABELENTZ -. le pnlc iene coniuato. Questo si trova alrbo ma il pwnoln persqnlicca se si tratta della prima, della seconniZe1d1:Uta I;-rogllrll lsringolare. del du@-le, del "mc 0 del Plum0
er I
ato o futuro di 1111
5 inoltre se sl tratta di un fatto Pfseflf 11255
1

O mf ia lingua delle Aleutinc. cff. v. rlnm, Up- fit- Pl 58%

1
l

284 PARTE mi im.

1=n\ioiui-:Noi.ocra ni-:Lux roiuuix L1NGu-isrics

22 ln egenliae a certi grulftpi di lingue, che .han_

6 in cui perci mera Stmtpureal e ngore il f,1_P0 nominale


sulta dominata e guidata dalii ,mondo dell intuizione 1-1.
Commppongono altre in cu_ l_ntuiz1one 0 g g e t t i. v a , se rie

mttica determinata 6 dirltta ztrpttura grarmnatieale e sinSecondo caso Si presemanoed a a verbo. lnolt-re in questo
linguistical a seconda Che 1) ue SP@_cie diverse di formazione
come semplice e s P 1. E S si esprssione verbale venga intesa
ra espressione d unone -1 un\ evento ocompu.
Si perda nel processo den, at ivi t a , a seconda che essa
denza C conochi in Osiz' arca ere ggettivo 0 metta in evila sua energia. H tti? 0 rlone centra e il s0g_getto 0Perante e
una Chiara 2 rigoms esiorosamente nominale ha trovato
gr-Jppo u_ra10_a1taCo Ivplfsione anzitutto nelle lingue del
Colata in moda Che -uma intera struttura della frase e arti_
1,
P
a spressione oggettiva si dispone semCWUO 211 altra e si collega ad essa in maniera
auatl ilaflsrlssciloequesto principio sintattico, che viene

una rappresentazione chm maniera rigurosa.. puo rendere in


de quamit di determina@ _ 111 se stessa conclusa una grannon eSitO_aerma per eszilolnilstrnarnente complesse. Io

sto Principio rferendosi .H .Y in er_,ilqua1e chiarisee quemeravighosa tale Struttu; aL1HgU3_ gfaPPC'>nese-a chiamare
genere, delle pi delicate . va varietaf dei raPPOrti di ogni

ne esptessa Per mezzo defflinuziose s`u_rnature_, che qui vie-

mi nelle nome hn C
inguaggio, e inesauribilez cio che
con proposzioni Snzspriniamo con numerose _Per1rasi,
Congmtive viene ui r arre 1 olgnihgenere, relative come
gola espressone 0 edi GS? in mo o c iaro mediante una smaccompacnato da ug ahn e sin vero Proprio nome reggente
un simile nome verbal O nome ver ale da esso dlperideme;
secondo la nostra conce; fappresema COI? erfett?chiarezza'

due o tre
proposizioni
principale
quattro
termini
pu abbSlonegina
econ arie,proposizione
inpltre ,ognuno
dei trecono
E le pi sottili distinzi racare in se e_piu diverse relazioni

passivo, di senso cau olni i te_mP0,_ di sigincato attivo o


Pi lo
diverse
nindalit
ialtl an1one...E'
onnnuatwol
C106,
ln breve',
le
per
pi mentre
Si rie
tutto
questo
avviene
uncla a quelli che per noi sono gli

i. - ri. i.mGU,\c<;1o NELLA FASE iizLL'i-:s1=i;i=.sstot~.'i=. 1.\'1'Ui^rivA 285


li e apparentemente indispensabili elementi forrnali. Peril giapponese , nel senso nostro, una lingua per ecceliinforme, con la qual cosa non si vuole aflatto pregiudiil valore di essa, ma piuttosto metterne in evidenza la
rsit di struttura >1. Tale diversit consiste essenzialmeniquesto, che ivi non manca certo il senso della sfumatura
rettuale dell'azione, ma si pu esprimere nel linguaggio
in quanto si avviticchia, per cos dire, intorno all'esprese dell`oggetto e penetra in essa come ulteriore determinne. Il centro di ci che si dice costituito dall'esistenza
a cosa, e a questa esistenza continua ad appoggiarsi ogni
-essione di pi-opriet, di relazioni e d attivit. quindi
vera e propria concezione sostanzialistica quella che
intriarno 'rn questa foi-mazione linguistica. Nel verbo giapese si trova molto spcsso una pura espressione esistene laddove secondo le nostre abitudini mentali ci attendeirno urfespressione pi-edicativa. Invece di una connessione
soggetto e predicato, viene notata e messa in evidenza
istenza o la non-esistenza del soggetto o del predicato, la
realt o rrealt. Da questa prima affermazione dell'essere
lel non-essere prendono lo spunto tutte le altre ulteriori
errninazioni del quid, dellagire, del patire ecc?. Ci si maesta nella maniera pi signicativa nella frase negativa in
perno il non-essere viene, per cos dire, concepito in sensostanzialistico. La negazione di un'azione viene espressa
adiante Yaermazione positiva del suo non-essere, non vi
non-venire nel senso nostro, bens un non essere. un
n esistere del venire. Qui l`espressione di questo non-esse fatta in modo che propriatnente significa l'essere del
-ri. E come qui il rapporto di negazione si converte in
espressione sostanzialistica, cos avviene pure per le altre
pressioni d relazione, Nella lingua degli Jakuti il rapporto
possesso viene reso in quanto si aflertna l'esistenza o la

1 H. WINKLER, Der ural-al1ai-cie Spraclsitamm, p. 166 sg.


2 Una proposizione come nevica resa in giapponese in mo. :he propriamente vuol dire caduta di neve () , una proposizione
ini: il giotno nito, diventato scuro diventa l'esser divenu. miro del giorno () . Cir. Hoi=F.\iANN, Iapan. Spmcblebre, p. 66 sg,


.__..
ZS

NELLA Msi; ni21.L'EsPREssio.\'r ixruiriva 287


in. - U- '- iwcuccio
^ '

PARTE PRIIJA - FENOAIENOLOGIA DELLA FORMA LINGUISTICA

non esistenza della cosa posseduta. Frasi come la mia casa


esiste o la mia casa non esiste vogliono dire che io possiedo o non possiedo la casal. Anche le espressioni numeriche
sono formate in modo che la determinazione del numero si
presenta come un essere indipendente e oggettivo, cosicch
invece di dire molti uomini 0 tutti gli uomini si dice uomo
della molteplicit o della totalit , invece di cin ue uoq
mini si dice propriarnente uomo della cinquina > ecc?.
Le
determinazioni niodali e temporali del nome verbale vengono
espresse alla stessa maniera. Unespressione sostantivale come Pimminenza indica, quando venga collegata attributiva
mente al nome verbale, che l'azione in esso designata viene
considerara come futura e che quindi il verbo va preso in senso futuro Un'espressione sostantivale come ' desiderio
serve a formate le forme cosiddette desiderative del verbo.
Anche altre sfumature modali. come quelle del condizionale
del concessivo vengono indicate secondo lo stesso principio
Sono semplicemente singole determinazioni del.l'essere, sono
indipendenti connessioni oggettive quelle che la lingua cona
per rappresentare indirettamente mediante la loro sem lice
P
giustapposizione una grande quantit di possibili connessioni
concettuali.
1

. .
"
ci si resen~
Una concezione spirituale dll-itctioaoleu,Ormaria

.t

.ove la lingua S1 mantiene par sa e accenrua la forma fon-

efenza dtil nomevv-erbo) miuposto. Se nei casi test conient-l fldlgerenie Sensfin P istica Partiva dall' og g e t tati ogni determinazione _ guodo ahrctmmo rigomso C

1t

vi sono altre lingue che in 2 di partenza la dcsignazim


iificativo prendono comerpunc a d C I el Cmc l il nome,
e la determinazione de tressione delraccadere) risulta
il verbo, in quanto pural-cap a- come l tutti i IHPPOI,
,re 11 vero centro della dir Si Convertono in rapporti
,e quelli de1laccadere e eh lcsti ummi Si Convemmo
:sse1` qui al contrario-ar? gnesi all'accadere. Nel Pfim

appofti e in espressioni rldfamico Viene ridotta per cos


.1 la ue
follnad
21 Clllinliribil esistenza
.
statica,
- nel secondo
'
ant
'Fegstenza viene coltafsolo iikqlupxtgnsetrrog/2
lr

divenire. Ma questa for dario e possiede perci, pur

penetrata della P-_JI`a o ra un carattere oggettivo e im.


tutta la sua vitalita, an-co ancora nena sfera oggettiva,
ionale. Pertanto ci troviamo Uaccemo della deSgnaZio_
11 eentro di essa si e Spstouuyesistenza quanto sui mu_
iflguistica posto n'On mn `derati risultava che il sostanento. Se nei casi Prima coruyoggetto, domina Pintera
,s in quant0_ SPfe5f1n3
ta attendersi di trovare come
ittura della lingua, e lecito_o amo espressione del mum
3 centro di forza il verbo,
qua Si Sfmzava di rcondune
ito. Come in quel caso la lgssi essi fossero, ana forma
fappom Per uanto(fhelf di ridurre tutti questi rap'
:antivale, coS1 quhessa Ce' e \-'erbale dell'accadere e, Per
fi alla forma eu es-pesslon Una siffatta concezione geneidire, di costringerl1i1mbea.deua maggior Parte ene 11,1.
Smbra trovarsi a a g cercato di Spiegarla psicologi.

1 \\'f'n<i<i.rR, op. cit,, p. 199 sgg.; Boi=:rHi.11\'ci<, Sprac/se der


Ittkutefz, p. 543.
2 WINKLER, op. cit., pp. 152, 157 sgg.
3 Nella lingua degli Jakuti [BoIaTH1.iNt;i<, p. 299 sg.) << il mio
imminente tagliai-e vuol dire Foggetto che subir la mia futura
azione del tagliare ma anche: io taglier ecc. Cfr. la determina.
d .
,
zione ei tempi nel verbo giapponese in cui le forme che servono ad
esprimere il futuro o i_l passato, il compimento o il perdurare consistono nell'unio.1e di un nome verbale dipendeme, che indica il co tit e nu to dell'azione, con un secondo nome verbale reggente che invedered'ica 1 a carattertstica
i ' temporale di' essa. Cos vedere-desiderare,
'
volere, \-'edere-divet:ta_re indicano il futuro del verbo vedere; vederepassare vuol dire aver visto ecc. Cfr. H. WINKLER o . it. . 16
, P C P
/ Sgge HOFFMANN, Iaparzircbe Spmcblehre, pp. 214 227
4 Per maggiori particolari cfr. WINKLER op. icit., pp. 125 sgg.,
208sg.ecir`
" particularmente
'
g
ca i popoli' e gli idiomi' ui-alo-altaici
p. 90
sgg.

indigena
dello sPft0
diufei
po'
te COD lrinl-giti strutturali
^
ma
i ronte
i$.nTuttavia, Clualunque attegglamento S1 assu
___

. D_ G.umLi:.\'rz Die
` Spracbwisien-

i V, le osservazicni C11 G- W
.|-I p_ 402 sg.

'

288 P,\x-rr. rRn\m - Fa1\'oMEN0L0G1A BELLA FORMA LINGUISTICA

III. - IL LINGUGGIO NELL FASE DELL ESPR

a questo tentativo, gi la semplice esistenza di queste lin


_ gue
rivela una m e t 0 dic a tutta particolare di ormazione del lin-

guaggio. Le linee generali di essa sono state tracciate con la


massirna precisione da Humboldt quando espone il procedimento di incorporazione quale si trova nella lingua messicana.
Il nocciolo di questo procedimento consiste, come noto,
nel fatto che i rapporti, i quali da altre lingue sono espressi
nella proposizione e nell'articolarsi analitico della proposizione, vengono qui raccolti sinteticamente in una singola struttura linguistica, in una complessa parola-proposizione . Il
centro di questa parola-proposizione costituito dall'espressione dell'azione verbale, a cui per si aggiungono in gran numero le pi diverse determinazioni modicanti. Le parti reggenti e le parti rette del verbo e in particolare le indicazioni
riferentesi al suo oggetto diretto o indiretto vengono inserite
nell'espressione verbale stessa come complemento necessario.
<< La proposizione -osserva Humboldt - deve, secondo la sua
forma, risultare conclusa gi nel verbo e viene poi ulteriormente determinata, per cos dire, mediante apposizione. Secondo il modo di rappresentazione della lingua messicana il
verbo non pu assolutamente essere pensato senza queste determinazioni secondarie che lo integrano. Se quindi non vi
alcun oggetto determinato, la lingua collega al verbo uno s e2

una

www-,rr
-~'_-u
1-*"f

ulciente: ci che non ancora efermlnat mte un proiduale da essa esplicitamente idlcato meh nm rimasto
nc come alcunch dndenito, !Il_ fluesflo C C e
enito viene poi colorito nei particolari . hi no modi@
Successive ricerche sulle lingue meflcan aga che qui

El

in qualche particolare 1'irnm1ne cemp cssrazione. es.


nboldt abbozza del procedimentodell mcor0 in O1e'1n_
amo mostrato che questo Procedrmento HC lato Con.

si pu congurare in modi rn01l<_> d1VetS111',.per q omZ0n2_


ne la maniera, il grado e l'estenS10f de morpdi P e n _
la caratteristica generale del peculiare rn 3.5 om in modo

e che sta alla base di esso n0f1 \'1c,ne.I-modi camatematca


nziale da tali risultanze. COU una Slmlhtu lmelingua in tal
:trebbe paragonare il p1'0Cdmm0 Ch.e ati rapporti
0 segue a una formula in cui ver1g0nf) m .CC01mi di esse

rali delle grandezze, mentre 1 V-lfl.p-ar-U1 ente soltanlasciati indeterminati. La formulada 1n1z1a mfunzionalel
modo generale di connessione, il ra_PPortocOmp1eSSiva
;ussiste fra certe specie di grandezze,- ln fina al Caso Sim
:ssione unitaria: ma per la sua. apphcazione fesenti in
necessario che le grandezze LI1dtefm"attrpmmate_ In
x. _v, Z, vengano sostituite con fanfizze erbale la forrodo anche qui, nella parola-Pfoposlzlonelxto En a prinella frase viene abbozzata in modo C_II1P Cda la materia,

fl

persone e per le cose: ni-tlwqua, io rnangio qualcosa, m-te3

'

mte un'impronta unitaria. La lingua ponealmztpleta


alit collegata, che dal punto di vista form e_ senso im

ciale pronome indeterminato usato in duplice torma perPle


l

r
ESSIONE prrurrrxt

la-maca, io db a uno qualacosa _ _ . . Il metodo dell'incorporazione, quindi, o raccoglie in una singola espressione verbale
il contenuto essenziale della frase o, se ci non possibile
data l'eccessiva complessit della frase, fa uscire dal centro
verbale della proposizione certi segni simili, per cos dire, a
punte, per indicare le direzioni in cui le singole parti, conformemente al loro rapporto con la proposizione, debbono venire cercate Anche l dove il verbo non abbraccia il c o n enu to completo della frase, esso per contiene sempre lo
s che m a generale della proposizione: questa non va costruita poco per volta, non va rnessa insieme con elementi etero-

e viene poi integrata, pel' qlfant nguartrano nella pain quanto i pronomi indeterrfflnatl he 6?10ro signicw
roposizione vengono precisan megho ne

_ ,

_, in GEL Schr.,

I Cfr. HUMnoLrr, Introduzione al awrlveik (

1. _

, p. 144 sg.).
_
J
sul po ism2 Cfr. particularmente le ricerche 1 LL-TC}ENeAr\I?l~1 (:ud5 W

nelle lingue Nahuatl, Kechua,_QU1 RINTO 0,, polysyffgue; czmricainer, Paris 1878). \.'_.1noltr<A:Aerican LM guagex, 31'*
and Incorporation ar Cbaracterzxtzcr 05 dfl ma XXIII (135)),
sa-:t. of the Americ. Philos. SOC- of Ph 4 5 g (C1-1inook) 1002
ureil Handbook di B0-\S, , PP- 573'
g '
slfimo) e parxm.

genei, ma deve essere clara in una sola volta come una forma

Assxul, Filasa n'sll1_/brm: Jfuolirbe. I.

'

290

PARTE PRIMA - FENOIVIENDLCGIA DELLA FI]Rl\A LINGUISTICA

ni. _ ii. |.i:cu.mcio NELLA Fase 1i:r.L'i:s1=in2ss:c|Nia iurun-iva 291


mediante determinazioni linguistiche successivamente aggiunte. Il verbo, come designazione di eventi, tende a riunire e
a concentrare in s la totalit viva del senso che si esprime
nella proposizione; ma quanto pi procede nell'esplica.re questa sua funzione, tanto pi sussiste il pericolo che esso stesso
venga sopraffatto dalla massa sempre crescente di questo materiale e che per cos dire vi si perda, invece di dominarlo
come dovrebbe. Intorno al nucleo verbae della frase si intesse ora una rete cos tta di determinazioni modicanti, relative alla natura e al modo dellazione, alle sue circostanze di
luogo e di tempo, al suo oggetto diretto 0 indiretto, che riesce diicile dstricare da questo intreccio il contenuto della
frase e coglierlo nel suo signicato indipendente. L'espressione de1l'azione qui non risulta mai in modo generico, ma co
me determinata in senso individuale; essa si presenta come
urfespressone caratterizzata da particolari particelle e a queste inseparabilmente legatal. Se da un lato, in virt del grande numero di queste particelle, l'atto o l'evento colto come
un tutto intuitivo e concreto, d'altro lato l' un it de1l'accadere, e in particolare l'unit del s o ggetto delfazione non
giunge ad essere espressa dal linguaggio in modo preciso e
ad essere rnessa in evidenzaz. Tutta la luce del linguaggio viene per cos dire proiettata soltanto sul contenuto dello stesso accadere, e non sull'io che vi prende parte attiva. Ci si
manifesta anche nel fatto che, per esempio, nella maggior parte delle lingue indigene americane la flessione del verbo vie-

Jl

ll"

i
_
1

i , ,
=l
l

r
i
i

1 Cfr. per es. su questo punto le carattesriche osservazioni che


K. V. D. STEI.\'}:N fa a proposito della lingua Basajri: Unler den Naturvlrern Zentral-Brasilienx, p. 78 sgg., Ba/eair-Spmc/ae, p. IX sg.
2 Circa il verbo della lingua Klamath, GATSCHET fa notare (op.
cit., p. 572 sg.) come essa esprima latto o la stato verbale sempre
soltanto nella forma Lmpersonale e indenita, pzragonabile al nostro infinito. ln una frase come: tu rompere bastone Pespressione verbale
indica quindi soltanto il semplice ron:pere, senza che venga consideraro il suo soggetto. Similmente le lingue l\/aya non hanno alcun verbo
transitivo attivo nel nostro senso: esse conoscono soltanto nomi e
verbi assoluti i quali indicano uno stato dell'essere, una proprier <
un'attivit che si costruiscono come predicati di un pronome perso
nale o di una teiza persona posti come soggetto, ma che non possono

'l

e dominata non gi dal soggetto, bens dallbggetto dell'az1oe. Il verbo transitivo viene determinato nel numero non dal
Jggetto, ma dal.l'oggetto diretto: deve stare
plurale se sl
ferisce a una pluralit di oggetti sui quali viene esercitata
azione. In tal modo Poggerto gi-ammaticale della proposizioe diventa il soggetto logico di essa, che regge il verbol. Il
irmarsi della proposizione e l'intero formarsi della lingua
rendono le mosse dal verbo, ma questo continua a rlmallr
:lla sfera dellntuizione obbiettiva: il sopravvenure e
'olgersi dell'avvenimento, e non lenergia del soggIt0, C C10
ie la lingua mette in evidenza ed esprime come elemento es:nziale.
,
Un carnbiamento di questa intuizione fondarnentale ci
presenta solo in quelle lingue che sono gll fl fla ffffma
iramente personale dell'azione del verbo e in cm perC10 12
Iniugazione, secondo il suo tipo fondamentale, consiste non
in una connessione del nome verbale col sufsso possessi, ma in una connessione sintetica dell'espressione del ver con Pespressione del pronome personale. i che distine questa sintesi dal procedimento delle cosiddette lingue
volisintetiche che essa si fonda su di una Pfecffdfte
alisi. La connessione che qui avviene non una_sempl1ce
sione, non un compenetrarsi di elementi opp0Stl, ma Pre'
ppone questi stessi elementi opposti e la loro netta separame e distinzione. Con lo sviluppo dei pronoml P1'5_na11g
ll*espressione lingustica il campo dell`essere s0g8mV S1

riderc su di s alcun oggetto diretto. Le esptessioni Ch? S1'\'0 a


dere 1.ln`azione transitiva sono nomi primitivi 0 derivatb Che fome
vengono uniti a pressi possessivi. Una frase maya fome: fu
ucciso mio padre, << tu hai scritto un lbro vuol ll P1'0Pf1a'
nte: << il tuo ucciso mio padre , il tuo scritto libro (mag
ri particolari si trovano in ED. Seu-:iz, Das Koiug!l0"ff}`ff'"_de'

,=.spm, Berlin rss?, pp. 9, 17 seg-L Amb@ 1?'=11_l?fS}'?


bale della lingua malese sono frequenri questi modi di dire imsonali; in essa si dice: il mio vedere (era) la stella por Slicare io vedevo la stella , ccc.; cfr_ HLMBOLDT, Kawz-Werk, Il,
80, 350 sg., 397.

1 Cfr. GATSCHET, op. cit., p. 434 e particularmente En. Setiax,


it.

292 imzre
Pm. :A _ FE"
oiviizNoLoc1A narra, Foiuvii 1_1N;US1-CA
III. - IL LINGIIAGGIO NELLA FASE DELESPRESSIONE INTUITIVA

chiaramente di'
.
_
via nella essione idmlo dalbcampo cien essere Oggemvo tutta*
e \-er o proprio le esptessioni dell'es5e1-e
S0ggEttivo si racol gono in
- una nuova unit
. con
_ qusavrimone
_
que 11 e dell'accade
' la
namee>el;i;t;tg(t:.SSec
si trovacspressa

11-dente dell*io1. Il simbolismo fonetico serve qui ad esprife quel fondamemale processo spirituale che si manfesta
n chiarezza sempre maggiore nella formazione del linguag1; esso mostra come l'io Colga se stesso specchiandosi nelzione verbale e come solo nella sempre pi precisa elabogione e diffefenziazione di questa trovi realmente anche se

condudere che questa atura henver o, bisogna logicamente


connession dulemento veralegfoi lomplmeno $910 ilena
ti l'essere personale Dice Humb 1 . C cPress,ion1 mdican_
le) Che il verbo car I
o t. In atti l essere attua1
atrerizza nella rappresentazione grarnmati_
ca e, non si lascia f '
.
acil mente esprimere in
' se stesso,
Q
mfesta
1 _
ma si- maSO O 1I'1
uan
temp D e in Inga ti e un essere determinato ln un cei-to
ce 3 P 6 1' S 0 n a c in
' quemo Pespressione
di questi ea;atterr_ f1115
para b-ilmente intrecciata
nella paro1 a
fondanent
'
ale ln modo da mostrare che essa pu essere pensata solo con qucst
- '
. esSi. La sua (del ver caratteri e va, per cost dire,
risolta
in

-sso e si intenda nella sua posizione speciale.

consiste nell'i
9). iltua C propno questa moblitih (3553
_
mP0ssibilita di venir ssata altrimenti che in un
caso singolo
1_ Tuttavia
,- tanto Pespressione
_
temporale quanto l'e
'
luzione del linguggi vienn rarjn e una neta che nell evo.
per quanto guarda la detemnlulita drelativamente t`ard_i`.
risultato chiaro2; pm- quanto ri unl e tem_PO> C10 f lfl
passaggio graduale che qui ha lo 0a<1 ratppiqcon 119' 11
1-ando la maniera in mi alcune Jin g :TP10 c iarire cor1side_
811 1StLI'1guono l espressio transitiva d
- .
_
Puratnente fonetiea guapa lntrangtlva L, anche con mezzi
tiche il verbo int-cansitivo
L .C351 per
esmplq ln diverse
lmguenon
Semi'
amv
o semipassivo,
che esprime
un

0 operare, ma uno stato e un patire mdieato mdmme

una diversa ronu -,


. .
P
ncia vocalica l\ella lineua etiopica secondo Dill mmm- questa
'
'
.
distinzione dei verbi*r intransitivi 1 espressa mediante la rg
- ~ .
. _
bi che indicamlc Huncia e rimasta del tutto viva: tutti i ver. t siche
.
. .
_ passkmi 0 azioni no ariatteri, particolarita
o spirituali,
so da quem _

Il_ lbere vengono pronunciati in modo diver-

ln cu 1 Si' vuole
.
.
.
indicare
unattixitat libera
e indi-

1_ HUi\-uaoinr 2 FH? '.'-'.'


-vr

. Cfr. sopra) p_ 225 S; `/2,

p _ \0 sg.
1 Di1.LM,iNN, tlsiop. Grammar., p. 116 sg.

_1

CA1>1ToLo IV
LA LINGUA CO_\iE ESPRESSIONE DEL PENSIERO.
LA FORMA DELLA COSTRUZIONE DEI CONCETTI
E DEL-LE CLASSI NEL LINGUAGGIO
l. LA FORLIAZIONE DEL CONCETTO QUALTFICANTE

Il problema della formazione del concetto segna il punto in cui logica e losoa del linguaggio si toccano nella maniera pi intima, anzi il punto in cui esse sembrano onders
in un'unt inscndibile. Ogni analisi logica del concetto sembra in denitiva condutre ad un punto nel quale la considerazione dei concetti si converte in quella delle parole e dei nomi. Il nomnalsmo conseguente riduce i due problemi ad uno
solo: il contenuto del concetto si risolve nel contenuto e nella funzione della parola. Cos per esso la verit stessa diviene una determinazione non tanto logica, quanto invece lnguistica: vertax zz dicta, non in re corzsirtt. Essa concerne
una coincdenza che pu trovarsi non g nelle cose n nelle
idee, ma si 1-'Lferisce esclusivatnente alla connessione dei simboli ed in particolare dei simboli lingustici. Un pensiero

assolutamente puro , un pensiero senza parole non conoscerebbe la contrapposizione di vero e falso che si produce

solo nel parlare e mediante il parlare. Cos la questione del


valore e dell'origine del concetto conduce qui necessariamente alla questione dellbrigine della parola: Pindagine della genesi dei signicati delle parole e delle classi d parole appare
come lunico mezzo per renderci intelligbile il signcato irn-

manente del concetto e la sua funzione nella costruzione della conoscenzal.


1 Cfr. sopra, p. 91 sg.

N \O\

Pure 11 INIA
. _ FLNONNOLOGIA
E

BELLA FORMA UNUISTICA

Una Considerazione i 1-1


questa soluzione, che il nminagafgiira cenimeme Che
del concetto: rimane una soluzione mus ice P 11, P0_b1EIna
un circolo vizioso. Infatti se il linguaggi porche .firusce in

_SPZ10ne` ultima ed in un certo seus?? iomm qm la


zione concettuale, esso d'altra parte nella Suamica della funzir-ne non Puo mai fare a meno di questa funziidiinui
co 0 vizioso in mi u' - tirnei particolari. La otrlglaurprle, ritorna anche
concetto tf mediante rastrazione ' essaizionale Ea sorgere il
le raflrontando cose o fappresenzi _Cl insegna costruir_
e astraendo da esse le i; note Comunffl Cicidenti tra loro
noi rarontati p 0 5 S 6 g g an O g dem:-m_ e icontenuti da
essi portmo in s determinazioni quamit Qte. note el che
delle quali mi possiamo divderli in C] all*-'e in conformit
sfera an:il(g|~,_ in specie e generi tuttssp analogiche ed in

qui accoho come un presupposto Ec! Se cio Per lo piu viene


abhisognevole di alcuna particolare analiegso chiaro e non
in questa apparente evidenza racchiush Tumuila pmpncf
pi diicili che la forrnazione del concetto u0 del _Prol:lemi
zitutt-o _si.r1nnova la quesfigm 5,316 _@ not
presenti. Qui an:
noi nqdmmo te cose in classi Ci Siam ,secondo le quali
forrnazione del linguaggio 0 S invece- e date P r rn a della
laznente mediante questa medesima form C|_=iano fornite s9_
dell'astraz1cne~fa notare giusmmeme sezione. << La teoria
che per risolvere un Qggetto rappresentatIgwtrt-dirnentica
note son necessari gi giudizi i cui prediccatilialolosiigole
sariarnen e essere ra r 5
' '
cms'
la comune maniera ippfitlnnerall (concetti, secondo
nitiva debbono essere Ottenud in q 1 e sti concetti in de-

una tale amaz0ne, poich essi Socpa he modo_d.i-,verso da


cesso di tale astrazione. Essa dirnenticg _0n0 Possibtle il pro.
processo si presuppone che la sfera de olne die U questo
raironto sia in qualche modo determint Uetti da porre a

ne tacitpalente un motivo per mccogher cespresuppocercare e ememo com


_
.
C PCI?
dominare l'assoluto arbLii]riioQ;:et n_g1V_O se non si vuol far
te che quegli ogget previlente gi;-L muva essere solamenmili perch essi mm hanno un d k no riconosciuti come si_
e L er fllnato
- contenuto in
. co-

1\-'_ - LA LINGUA come Esvknssroue DEL Prusrmo

297

*ii

mne, e cio vi gi una rappresentazione generale mediante


quale questi oggetti vengono separati da tutti gli altri. L'in:ra dottrina della formazione dei concetti mediante la comarazione e Fastrazione ha un significato solo se, come freuenternente accade, il compito risiede nell'indicare1elemeno comune delle cose eettivamente indicate con la stessa paola dal generale u s o l in g u is tic 0 , chiarendo cos a se
tessi il vero signicato della parola. Se si vuole dare il conmo di anmale, di gas, di furto ecc., si pu tentare di pro:edere cetcando le note cornuni di tutti gli esseri che per conune accordo vengono chiarnati animali, di tutti i corpi che
:engono chiamati gas, di tutte lc azioni che vengono chiamate
irti. Se ci riesca, se questa indicazione per la ormazione
:lei concetti sia attuabile, un'altra questione; essa potrebbe
accettarsi se si potesse presupporre che non mai soggetto a
ubbio alcuno che cosa debba clamarsi anim-ale, gas, furto,
se cio realmente si possedesse gi il concetto che si cerca.
Voler ormare un concetto mediante Pastrazione signica cercare gli occhiali che si hanno sul naso servendosi di questi
stessi occhiali 1. Eettivarnente la teoria dell'asttazione risolve la questione della forma concettuale solamente per il fatto
che tacitarneute o esplicitamente ricorre alla forma linguistica, cor. la qual cosa tuttavia il problema non tanto risolto
quanto piuttosto ricondotte in un campo diverso, Il processo dell'ast1'azione pu effettuarsi solo su contenuti che in s
sono in certo modo determinati e indicati, che cio sono strutturati linguisticamente e concettualmente. Ma come, ci si deve chiedere ora, si perviene a questa stessa strutturazione?
Quali sono le condizioni di quella fo r rn a zi o n e p ri m it iv a che si compie nel linguaggio e che costituisce la base di
tutte le altre e pi complesse sintesi del pensiero logico? Per
quale via il linguaggio riesce a sfuggire a quel usso eracliteo
del divenire nel quale nessun contenuto si ripete in modo
veramente uguale, a conttapporsi per cos dire ad esso e a
trarre da esso determinaziorti ben salde? Sta qui il segreto
della `* predicazione come problema logico e linguistico al
tempo stesso. Linizio del pensiero e della lingua non sta
1 S1G\v.xM, Logi/ez, I, p. 320 sgg.

PARTE PRXAJA FENOA-IENOLOGIA DELLA FORt\1A LINGUISTICA

nel fatto che vengano semplicemente concepire e nornin


te certe distinzioni date nella sensazione o nell'intuizion.
ma nel fatto che vengano tracciate in modo autonomo cl.
terminate linee di conne, che vengano intraprese determim
te divisioni e riunioni in virt delle quali dal Huire sempi
uguale della coscienza si mettono in evidenza contenuti sir
goli ben distinti. La logica suole trovare il vero e proprio att
di nascita del concetto l dove mediante determinate open
zioni intellettuali, e in particolare mediante il procediment
della denizione per genur proxif/zum e dferenta speci
ca venga raggiunta una rigorosa delimitazione del contenut
signicatvo della parola ed un'univoca ssazione di essa. M
per arrivare all'origine prima del concetto, il pensiero dev
risalire ad uno strato ancora pi profondo, deve ricercare
motivi della riunione e della separazione che si dirnostrant
Operanti nel processo della formazione delle parole e che sc
no decisive per la subordinazione di tutto il materiale rappre
sentativo sotto determinati concetti linguistici di classe.
Infatti il compito primario della forrnazionc concettual.
non , come la logica sotto la coazione di una secolare tradi
zione per lo pi ha ammesso, di innalzare la rapprcscntazio
ne ad una g en er ali t sempre maggiore, bens ad una cre
scente d e t e r m i n a t e z z a. Se dal concetto si richiede ge
neralit , questa daltra parte non poi ne a se stessa
ma serve solamente da mezzo per raggiungere il vero ns
del concetto ossia lo scopo della determinatezza. Prima ch<
certi contenuti possano essere fra loro paragonati ed ordinat
in classi a seconda del grado della loro somglianza, class
delle quali l'una sussuma le altre, essi debbono necessariamente essere determinati in se stessi come contenuti. Me
per questo si richiede un atto logico del porre e del distinguere mediante il quale soltanto nel Husso continue
della coscienza si producono certe cesure e il perenne presentarsi e svanire delle impressioni sensibili per cos dire viene
arrestato e raggiunge determinati punti di quiete. Non dunque il paragone delle rappresentazioni e la loro riunione se
condo specie e generi, ma il dare alle impressioni forma di
rappresentazioni costituisce la funzione originaria e deci_
Siva del concetto. Tra i logici moderni stato prima di Ogni

Iv. - LA Ln\'<;UA com: Esvknssiorm DEL Pmsreno

299

altro Lotze colui che col maggiore rigore ha compreso questo


stato di cose, sebbene egli nella spiegazione e nella esposizione che ne ha dato non abhia saputo liberarsi del tutto dai
ceppi che la tradizione logica gli aveva imposto. La sua dottrina del C0r1Ctto procede dalfasserzione che la pi originaria attivt del pensiero non possa consistere nella riunione
di due rappresentazioni date, ma che la teoria logica debba
qui compiere ancora un passo indietro. Ainch le rappresentazioni siano collegabili nella forma di un pe nsiero esse
abbisognano ciascuna di una preliminare formazione mediante la quale soltanto in generale divengono materiale di
costruzione logica, A questa prima operazione del pensare
si soliti rivolgere scarsa attenzione unicamente per il fatto
che essa gi compiuta nella formazione del lin g uaggi o
a noi tramandato e perch essa di conseguenza sembrerebbe
appartenere ai presupposti per se stessi evidenti e non gi
alla specica funzione del pensiero. In verit per precisa
mente la creazione delle parole, se si prescinde da semplici
interiezioni ed esclamazioni irtformi, contiene gi in s, dice
Lotze, la forma fonclamentale del pensare, la forma dell o g g C t t i V 2 Z i 0 n c . Questa forma non pu qui ancora essere
diretta ad instaurare rapporti del molteplice che sottostiano
ad una regola universalmente valida; ma assolve anzitutto il
compito preliminare di dare ad ogni singola impressione il Sgnicato di un elemento in s valido. Della trasposizione del
contenuto in una realt assolutamente indipendente dalla conoscenza questa specie di oggettivazione non sa ancora nulla,
per essa invece si tratta soltanto di ssare p e r la conoscenza
il contenuto in Cui essa si esplica e di caratterizzarlo, nel succedersi e nel mutare delle impressioni vissute dalla coscienza, come qualcosa che uguale a se stesso e si ripete. << Mediante Foggettivazione logica che si manifesta nella creazione
del nome il contenuto cui si d un nome non viene quindi
proiettato in una realt esterna; il mondo comune nel quale
altri dovranno ritrovare queste contenuto a cui rimandiatno,
in generale solamente il mondo del pensabile; ad esso viene
qui ascritto il primo segno di urfesistenza propria e di uninteriore conformit a leggi, che eguale per tutti gli esseri
pensanti e da essi indipenden11`.

300

PARTE iRiMA - i=1aNoMt-:Nor_o(;iA ni-:i.i.,\ form-ia Lmouisrica

Ma ora a questa prima ssazione di certe qualit, che


possono esser colte dal pensiero e dal linguaggio, si ricollegano ulteriori determinazioni nelle quali esse si riuniscono
entrando in certi rapporti e si connettono formando ordini e serie. La qualit singola non possiede soltanto in se
stessa un identico qud, una peculiare natura, ma in virt di
questa riferita ad altre. Ed anche questo riferimento non
arbitrario, ma indica una peculiare forma oggettiva. Ma anche quest'ultima, sebbene la conosciamo e la riconosciamo come ta_le,- non pu tuttavia esser da noi contrapposta ai contenuti singoli come un ente per s stante e isolabile, ma la
dohbianio indicare solo in essi e per essi. Se noi raccogliamo
piu contenuti, dopo averli ssati e denominati come tali, nella forma di una serie, con ci appare posto al tempo stesso
un elemento comune che si specifica nei singoli termini
della serie, e che in essi tutti si presenta, pur essendo dotato
in ciascuno d essi di una peculiare dierenza. Questo p riH30 univer s ale tuttavia, come mette in rilievo Lotze,
U} Specie essenzialinente diversa dai comuni concetti generici della logica. Noi comunichiamo ad un altro il concetto
generale di ur. anirnale 0 di una gura geometrica prescrindogl di compiere una serie di azioni ideali di connes-

sione,_separazione o riferimento in un insieme di rappre-

sentazioni singole presupposte come note; alla ne di questo lavoro logico star dinanz alla sua coscienza quello stesso contenuto che noi volevamo comunicargli. ln che cosa invece conisista l'azzurro in generale che noi pensiamo nellazzurro chiaro e nell`azzurro scuro o in che cosa il colore in generale che noi pensiamo nel rosso e nel giallo non si pu certocriiarire per questa via. ..Ci in cui il rosso e il giallo
coincidonp e per cui entramhi sono colori non si pu separ'are da cio per cui il rosso rosso e il giallo giallo; vogliam
uire che non si possono separare in guisa che questo elemento comune costituisca il contenuto di una terza rappresentazione che sarebbe di genere e di grado eguale alle due messe a ralironto. Si percepisce, come noi sappiamo, sempre e
solo una determinata gradazione singola di un colore, solamente un suono di determinata altezza, intensit e timbro. . .
Chi cerca l'elemento universale del colore o del suono 0 si

Iv. - LA Lmcur coiur issvnessioius DEL i>ENsiEito

301

cger sempre di avere davanti alla sua facolt di intuizioin determinato colore e un determinato suono, solamente
.mpagnato dall'idea secondaria che ogni altro suono e
altro colore ha lo stesso diritto di servire da esempio invo dello stesso elemento universale che rimane non inile, o la sua reminscenza evocher molti colori e suoni
dopo l'altro con lo stesso pensiero secondario che non
ati elementi singoli in se stessi sono pensati, ma l'elemeni essi comune che per s non pu esser colto in una inone. . .Parole come colore e suono sono in verit solo
azioni abhreviate di compiti logici che non si possono
vere nella forma di una compiuta rappresentazione. Con
noi prescriviamo alla nostra coscienza di rappresentare i
ili suoni e colori rappresentabilj e di porli a rafironto, di
ere per in questo rafironto Felemento comune che selo la testimonianza della nostra sensazione contenuto
isi, ma che tuttavia con nessuno sforzo di pensiero pu
e realmente sciolto da ci per cui essi sono diversi, n
essere elaborato in modo da formate il contenuto di una
fa rappresentazione ugualmente itituibile 1.
Abbiamo qui esposto in maniera particolareggiata que-

ottrina di Lotze concernente 1' universal@ primo perassa, rettamente intesa e interpretata, pu diventare la
fe per la comprensione della forma originaria della forone concettuale che domina nel linguaggio. Di fronte a
to problema. la tradizione logica, come appunto mostrariararnente le osservazioni di Lotze, si trova in un partie dilemma. Che lo sforzo del concetto sia rivolto sempli-rite verso Puniversale e che la sua funzione debba conte riel raggiungere rappresentazioni universali resta ptr
saldamente acquisito; senonch risulta ora che questa
azione, la quale in se stessa la inedesima dappertutto,
pu essere ovunque appagata nella stessa manierai Debpertanto necessariamente venir distinte due forme del:ersale: Puna in cui esso dato soltanto, per cos dire,
citamente, nella forma di un rapporto che i singoli COHi presentano; l'altra in cui esso si presenta anche espli1 Lorze, Logik, Leipzig 18805, pp. 14 sgg., 29 sgg.

302 mari; i>Rii\A


- - FEWMEN
oi.o<;i.i netta FORMA ,_ t:~iGUis'r1c,\

citamente come un'indi end


.
Ma di
. b
P
sms 1'aPPresentazione intuitiva
_ qui asta fate un passo per rovesciare il
i
considerare la realt della relazione com -1 rapporto: Pef
e come il vero fondamento logico del co 1 vero contenuto
della rappresentazione universale un Cettofe fare invece
_
semP iee .acclqefne
'
psicologico
per nulla necessario e per nun
Lotze non ha eompiuto questo
_ .
a rflgglungibile.
.
_ ,
_ _
112880, invece di dstn
con rigore e in linea di principio Fesigenza ' (1
- guere

che il concetto pone, da1l'esgenza di uni Y 1 ftrmmazlone,


.

dera nuovamente le determinazioni prittilrrsa ita; ll 001181conduce come se fossero esse stesse univ lel? Sul ll concetto
.
,
.
er
'
siccbe per lui ora vi sono non gi due f Sa -ita primane, e0_
unziom caratt ' '_
che del
conc etto,,_ berisi' due forme di- universale:
un tt I.BUSU,,
e un secondo ' unwe,-sale . Ma ana su a se
P .1m
.
risulta che queste due specie di universal h ssa esposizione
ben poco oltre il nome, mentre invtce menea lanno m comune
logica sono distinte in modo rigorosissirng fr?
t tu 1' a
to di sussunzione, che la logica tradizon
H atti 1 mppor'
la relazione costitutiva mediante la quale if C_0nsidera` come
O al particolare, ilgenere alla specie e a Lu C 1382:
applicabile ai concetti che Lotze indica 1 mlgldlil' non .C
vefsale . LazZun_0 B

non Sono SGI

dprlm -11111.

me casi particolari al genere del colore = in or ina,t,i co-

golore non presente se non in es _ generale , ma

complesso delle altre possibil sfumature dsjlicome mir? nel


tanto esso pensabile come questo complessoore ivi sol.
condo una serie. In tal rnodo, per, da parte dellzrt natc se.ca siamo rinviati a una distinzione che domina O 5 essa 0gi_
che nella formazione dei concetti del lin
' vun'que am
il linguaggio possa passare alla formazi023g81o.a1rima che
sussumente del concetto, gli occorre un altnerd Zzailte C
cedere puramente q ua l if ic a n te nella form filo O dl pmceito. Nel linguaggio la denominazione non paogeldel con_

re a cui una certa cosa appartiene, ma prende lea genqualche carattere singolare che viene colto nel coinmlosse dai
un contenuto intuitivo. Il lavoro dello spirito nonp essi? 1
net subordinare un contenuto a un
consiste
lfm, ma- nel- fatto .Che
questo contenuto come totalit`
subi sce un u 1 teriore
- ' specicazione
.
_ a Cffncret,
in quantomamindifferenziata
esso un deter.

iv. - LA ti.\'c'J.-\ coivii-: espressione DEL Prssieno

305

nato elemento caratteristico viene messo in evidenza e por-

t
l

o al centro dell'attenzione. Su questa concentrazione della


ione spirituale poggia la possibilit della denominazio": la nuova impronta che il contenuto riceve da parte del
isiero la condizione necessaria per la sua espressione da
-te del linguaggio.
La losoa del linguaggio ha creato per il complesso di
este questiorti un concetto caratteristico che certo nel suo
te cos equivoco e ambiguo che anzich fornire una solune determinata sembra appartenere ai suoi problemi pi
licili e pi controversi. Dopo Humboldt si usa parlare del" forma interna delle singole lingue per contrassegnare
legge specica onde ciascuna lingua si distingue dalle altre
,modo di formate i concetti. Humboldt con questo conto intende quanto vi di permanente e di uniforme nel
oro che lo spirito compie con l'irinalzare ad espressione di
iscro il suono articolato, in quanto questo elemento pernente e uniforme viene il pi completamente possibile colnei suoi rapporti e sistematicamente esposto. Ma gi in lui
:sta cleterminazione non univoca: irifatti ora la forma
,fe rappresentarsi ed esprimersi nelle leggi del n e s so linstico, ora nella formazione stessa delle p a r o le f o ri d a; n t ali . Essa quindi, come talvolta a ragione si obiettaa Humboldt, ora viene presa in senso moriologico, ora in
,so semasiologco; essa concerne da una parte il rapporto in
determinate categorie fondamentali della gramrnatica, coad esempio le categorie del nome e del verbo, si trovano
loro nella foi-rnazione della lingua, dall'altra risale all'orie dei significati delle parole. Certo, se si considera il comsso delle deterrninazioni concettuali di Humboldt, emerge
quivocabilrnente che quest'ultimo punto di vista per lui
revalente e decisivo. Che ogni particolare lingua abbia una
ticolare forma interna significa per lui anzitutto che essa
la scelta delle sue denominazioni non esprime mai sempli1 Huimsotnr, Introd. al Kaw-War/'e (in Ger. Scbr. VII 1, p. 47
,; cfr. a questo proposito le ossetvazioni di B. Di=.i.BR:K, Verialsende Synlax der irzdogermanisaben Sprachen, I, Strassburg

3, p. 42.

304

PARTE PRIMA .II

.___/-
cernente gli 0gget:
terminata prexfalqplessivo, dalla (lijpife

(jggttl.

lhggetto I1 S, mnFanimal. 111 quest;


sono mal esseregmente e rigorosrluna defnizione chia
gettivi dellbggengparticolare di siga

tesi e nei coordinconcetti linguistfei


" colei che misi-lle
luce F" (f.'.ff;m, !t-:Lrzione senibil rigl-

si c detcrntinatulfmmazion S1 Vr1ftc, e proprio penlnaltissima COI11plc: di


suscettiblf? di al&re
resti :1ltI0 Ch trlon

gole lingue 6, spin-

procedmento ch@ il
singoli fenomennei
pu mai pretennlglon
si esprme nelleehe
la soggettivit gzdire
fatti come le lir_ Inpunto di vistzglare
parte una conc-Pitra

della quale ess-virt


tual.
,_,__
1 Cir. Inu~.;.
sg., 89 sg., 190 s;p_ 5;

2 Un tenta;.
sta impresa e Sta@ qm,
zioni straordmar;1_S,._,_

Structure Of Lmz,_0 the

Iv. - LA Lrxem cos-IB Esmuassroxs DEL Pexsnzrio

505

nella quale in parte ha dei punti in comune con la con:zione del mondo della conoscenza scientica, dell'arte e del
lito, in parte se ne distingue.
Dalla forma stretramente logica della formazione con:ttuale si distingue la formazione concettuale lingustica anitutto per il fatto che in essa non mai decisiva esclusiva1ente la tranquilla considerazone e comparazione dei conanuti, ma invece la semplice forma della riessione qui
fsempre compenetrata di determinati motivi d i n a mici ;
ssa non trae la sua tendenza essenziale mai solamente dal
mondo del1'essere, ma sempre ad un tempo da quello del'azione. I concetti linguistici si trovano ovunque sul lmite
:a l'azione e la riessione, tra il fare e il contemplare. Qui
ton vi semplice class-:azione e ordinamento delle intuiion secondo determinati contrassegni oggettivi, ma si estrinirca, proprio in questa oggettiva comprensione, sempre ad
n tempo un interesse attvo al mondo e alla sua formazione.
Herder ha detto che per l'uomo la lingua originariamente era
k stessa cosa che per lui era la natura: un Pantheon, un re;1o di esseri animati in azione. Il rispecchiamento non di un
mondo circostante oggettivo, ma della propria vita e del proprio agire ci da cui eettivamente la visione del mondo
gropria della lingua E: determinata nei suoi specici tratti fon-lamentali ed essenzal come la primitiva visione mtica del; natura. Poich la volont e l'azione dell'uomo si indirizza1:- ad un unico punto, poich la coscienza mira e si concenra su di esso, l'uomo diventa per cos dire mature per tale
IOCGSSO. Nella corrente della coscienza, che altrimenti semlra trascorrere in maniera uniforme, sorgono ora gli ahi C
lrassi di un moto ondoso: si costruiscono singoli contenuti dinamici intorno ai quali i rimanenti si raggruppano. E con ci
nlarnente preparato il terreno per quelle coordinazioni su
:1i poggia Pacquiszione delle note logico-linguistiche di
igni genere e la connessione di esse in determinati gruppi;
pasta cio la base sulla quale si pu costruite la formazione
nguistica qualicante del concetto.
Gi nel passaggio dai semplici grcli, che ritlettono dell: sensazioni, alla esclamazione si rivela questa tendenza E3'
terale della formazione linguistica. Uesclamazione pu an,' _ c^55m*1H Filnra delle fc-rr:e smblrbe. I.

506 PARTE 1>1u.\r,-r ~ nsnorxreuoroern nr-;Lr. 1=oRMA msursrrca

Iv. - LA LINGUA COMr: rzsmzssslone mar Pessreko

cora apparten-ere interamente, ad esempio come esclarn-azione


di paura 0 di dolore, alla sfera della pura e semplice im
riezione; ma significa gi qualche cosa di pi poich mn solg.

ne di una rappresentazione indivduale prodotta nella coscien-

za singola, esso rimrrebbe per cos dire prigioniero entro i

in essa urfimpressione sensibile appena percepita si \-012


verso l'esterno con un riesso immediato, ma costituisce li-

spressione di un volgersi determinato e cosciente della volon


t verso un ne. Infatti allora la coscienza non si trova i:
SOHO il 56800 della semplice riproduzione, ma sotto ullu
de1l'anticip-azione; essa non persiste nel dato e nellqulo
ma si spinge verso la rappresentazione di un futuro Di cn
seguenza la voce adesso non soltanto accompagna uno stato

di sentimento e di eccitazione interna gi sussistente ma

307

sce ancll * come un movente che si inserisce in ci che ac a _


Le mouicazioni di questo accadere non venono Semc. e'
mente indicate, ma in senso proprio prvctte _ Poicc
voce un questa maniera agisce come o r g a n o (1.311 3 V 0 _
lo n t , definitivamente uscita dallo stadio della m r
" imitazone . Nello sviluppo del bambino si pu ossen. e 3
n dalliepoca che precede la vera e propria fmnazione delalihi
guaggio, come il carattere del grido infantile gradualmente
sempre piu si converta in quello delfesclamazione. Col differenziarsi del grido ln se stesso, col sopravvenire di espl-eSSi0_
ni vocali particolari, sebbene ancora inarticolate pe; diversi
affetti e diverse tendenze del desiderio, la voce viene
'

dire ad appoggiarsi a determinati contenuti, Q diger ct?


ad altri, e Conseguentemente viene preparata la prima farc e
della sua oggettivazione . Essenzialmente sulla stes 0 riia
sarebbe progredita Furnanit tutta nel suo sviluppo
n
linguaggio, se vera la teoria instaurata da Lazarus Geigr e
sviluppata ulteriormente da Ludwig Noir secondo la quale
tutti i tenomeni originari della lingua non hanno tratto Slow
punto di partenza dallintuizione oggettiva de1lessere ma da
quella Soggttiva dellagire. Secondo questa teoria il fonerna
divenne atto alla rappresentazione del mondo Oggettivo S010
nella misura in cui questo mondo oggettivo si gradua1men_
te formato uscendo dalle sfere dell'agire e del crear@ Per
Noir particolarrnente la forma Sociale dell'azione ch ha
$50 P0$Sb1 la funzione sociale del linguaggio come meezzo
di comprensione. Se il fonema non fosse altro che
Pespressio-

limiti di questa COSCGHZH G non avrebbe alcuna capacit di superarli. Dal mondo rappresentativo e fonetico d un soggetto
a quello dell'altro non sarehbe stato mai possibile gettare un
ponte. Ma poich il fonema non sorge nel'att.ivit isolata dell'uomo ma nella sua attivit sociale, esso di conseguenza possiede n dal principio un signicato veramente sociale, un signicato universale . La lingua come sensorizmz commune

ha poruto originarsi solo dalla simpata de11'atf.ivit. E stata Yattivit comune indirizmta ad un ne comune, stato il
lavoro dei tempi primitivi, dei nostri primi proge xitori ci
Kia CU SOHO SOII 1 liguaggo e la vita della ragione.. . . Il fonema nella sua genesi Pespressione che accompagna l'attivit sociale, Pespressione vogliarn dire di un pi accentuato
sentimento comune . . .Per tutto il resto, per il sole, la luna,
l'albr0 6 1'Hma1, 1U0mo e il bambino, il dolore e la gioia,
il cibo e la bevanda, mancava assolutamente ogni possibilit
di una concezione comune e quindi anche di una comune deHOITIJIGZOQ; S012I'f1HI Yattivit sociale e non Pindividuale

lu il terreno saldo e irnmutabile sul quale la comune comprensione pot sorgere . _ .Tutte le cose enti-ano nell'orizzonte

nmano, cio diventano per la prima volta cose nella misura


in cui esse subiscono l'attivit umana e ricevono conseguenternente la loro denominazione 1,
L'argomento emprico sul quale Noir ha tentato di poggare questa sua tesi speculativa pu certamente dirsi denitivamente fa-l-l'f0I Ci C116 egli adduce sulla forma iniziale delle radici linguistiche e delle primitive parole umane rimane
altrettanto ipotetico e duboio quanto la tesi generale d un
originario periodo delle radici del linguaggio. Ma anche
se non si pu sperare di penetrare partendo da questo punto l'ultimo mistero merasico del1'origine del linguagg.

;:ben

1 Cfr- I-AZARUS GEIGER, Urrprung und Entwic/elung der menxcbSprache und Vemmxt,
- voll. 2, Frankfurt am Mein
' 1868;

Lunwrc Nonu, Der Ursprrmg der Spmcbe. 1\-'Iainz 1877 (in par-tico
lare p, 323 sgg.); Logos-Usrpnmg und Weserz der Begrie, Leipzig
l885, in particolare p. 296 sgg,

308

PARTE PRI1\'[r\ - FENOIVLEXOLDGIA DELLA FQRIN-lA LINGCISTICA

tuttavia la considerazione della f 0 r m a e m p i r ic a delle lingue mostra quanto esse siano profondamente radicate
nel campo dellagire e del fare come nei terreno che le ha
nutrite e generate. In particolare questa connessione appare ovunque chiara nelle lingue dei popoli primitivil, e le
lingue civili la mostrano tanto pi chiaramente quanto pi,
trascendendo la sfera delle loro parole esprimenti concetti
generali, si guardi allo sviluppo che esse subiscono come particolari linguaggi tecnici nei diversi campi dell'attivit
umana. L`Usener ha indicato che nella peculiare struttura di
questi linguaggi tecnici si esprime un elemento comune che
significativo sia per la tendenza mostrata dalla formazione
dei concetti lirrguistici, sia per quella mostrata dalla ormazone dei concetti mtico-religiosi. La sfera degli di singoli
della mitologia cos come la sfera dei nomi singoli individuali e particolari sarebbe solo gradualmente superata in
quanto luorno passerebbe da attivit particolari ad attivit
pi generali e ad un tempo con questa crescente generalit
del suo agire si sarebbe acquisita anche una coscienza sempre
pi generale di essa. Dall`estensione dell'agire sorgerebbe la
elevazione a concetti linguistici e religiosi veramente universalia.
Il contenuto di questi concetti ed il principio che determina la loro costruzione diviene perci completamente evidente solo quando accanto al loro astratto signicato lo gic o
e a base di esso viene compreso il loro signicato t e l e o 1 o g i c o . Le parole del linguaggio non tanto sono la riproduzione di determinazioni permanenti della natura e del mondo
rappresentativo quanto piuttosto caratterizzano le direzioni e
le linee direttive dell`atto del determinate. Qui la coscienza
non sta passivamente di fronte al complesso delle impressioni
sensibili, ma le compenetra della sua propria vita interiore.
Solo ci che tocca in qualche maniera l'attivit interiore, ci
che per essa appare significativo , riceve anche nel linguag1 Cfr. specialmente un articolo di Mt-IINHOF, ber die Eimuirkung der Bexcbftigung au die Spracbe bei die Bantrzstmme Afrikaf, in Globus LXXV (1899) p. 361 sgg.
2 USENER, Gtterfzamen, Bonn 1896, specialmente p. 317 sgg.

iv, - La LINGU.-i comi-: Espressroxa nm. PE.\'sn-:ro

309

gio Fimpronta del signicato. Se perci stato detto a proposito dei concetti che il principio della loro formazione va
indicato non come un principio di astrazione, ma come un
principio di s el e z io n e , ci vale anzitutto per la forma della gsrmzione dei concetti nel linguaggio. Qui non vengono
semplicemente ssati e provvisti di un contrassegno fonetico
che serva per cos dire da marchio, distinzioni gi presenti
nella coscienza e date dalla sensazione o dalla rappresentazione, ma vengono tracciate per la prima volta le linee di separazione all'interno del complesso della coscienza. In virt della determinazione che 1'agire subisce in se stesso sorgono gli
elementi deterrninanti e gli elementi dorninanti dell'espressione linguistica. La luce non penetra semplicemente, provenendo dagli oggetti, nella sfera dello spirito, ma si eonde progressivarnente dal centro dell'agire stesso] e solo cos trasforma il mondo della sensazione immediata in un mondo illuminato dallnterno, in un mondo avente una forma per l'intuizion@ e per il linguaggio. In questo processo la iormazione del
linguaggio risulta affine al pensiero mtico ed alla rappresentazione mtica pur conservando d'altra parte di fronte ad eSSl
una tendenza indipendente, una linea direttiva spirituale ad
essa peculiare. Come il mito, anche il linguaggio parte dall'esperien2a fondamentale e dalla forrna fondamentale dell'operare personale. Ma esso non tiene legato il mondo a quesunico punto centrale, in modi infinitamente Vfi COIHC fa
il mito, ma gli d una nuova forma nella quale esso si contrappone alla semplice soggettivit della sensazione e del sentimento. Cos in esso il processo del vivicare e del determinare si compenetrano sempre tra loro sviluppandosi in un'u1 Come esempio di questo processo si prenda ci che BRUGSCH
rfefise a proposito dc]l'antica lingua egizia in Religion' tmd Mytho-

iogie der allen gypter, p. 53: Ne1l'antiea lingua eglll la P'f1f01


lead indica di volta in volta i concetti pi disparati quali? fabbflcafe
vasi, essere un vasaio, foi-mare, create, costruire, disegnare, navigare,
viaggiare, dormire, e inolne in senso di sostantivoz ritratto, 1II_111'lg1'
ne. sirnilitudine, somiglianza, cerchio, anelio, Alla base di tutti 'que'
sti e altri simili derivati si trova l'idea originaria di " girarel, "volgere in cerchio . Il girare del tornio del vasaio richiamava l'1dea delFattivit forrnatrice di quest'u1timo, dal che nacque il senso generale
del forrnare, create, costruite, lavorar-e>.

iv, _ LA LINGUA cone i-:sriiiassioma mai. Priisiiaiio

310 PARTE Piu MA _ FF.NoMF.NoLo<;iA i>i~:i_L.x Foiuvri iitccuisricr.


ni

- c
. .
.
'
l
ca unita
spirituale'.
Solo in
questa duplice
tendenza da1l*in-

311

ierenti qualit dell'oggetto, tiitte le concrete particolarit


el fatto, tutte le modicazioni e le sfumature dell'agire. Sot3 questo riguardo esse posseggono una ricchezza di espresione che le nostre lingue civili non riescono mai neppure
ontanarnente a raggiungere. In particolare sono le determiiazioni e i rapporti spaziali quelli che qui, come si E: gi
lostrato, trovano la loro pi accurata espressionel. Ma acIanto alla particolarit spaziale delle espressioni verbali compare inoltre il loro particolarizzarsi secondo i pi diversi punti di vista. Ogni circostanza rnodificatrice di un'azione che rigiardi il suo soggetto o il suo oggetto, il suo fine o lo strumento con cui essa viene compiuta, agisce direttamente sulla
Siclta dell'espressione. In alcune lingue nordamericane l'attivit del lavare viene indicata con tredici verbi diversi, a seronda che si tratti di lavarsi le mani o il viso, di lavare le stoiiglie, i panni o la carne, ecc?. Un equivalente per la nostra
espressione generale mangiare non si ritrova, secondo
quanto 1-iferisce Trumbull, in nessuna delle lingue indigene
americana; per contro vi una grande quantit di verbi diversi uno dei quali ad esempio viene adoperato per lalimentazione anirnale, l'altro per Falimentazione vegetale, uno esprime il pasto di una singola persona, l'altro il pasto in comune ecc. Nel verbo che indica b a t te re importante diStinguere se si tratta di un colpo dato con un pugno, o col
palmo della mano, o con una verga, o con una frusta; per il
verbo che signica rompere si usano denomitiazioni diver-se a seconda della natura di quest`atto e dello strumento
con cui viene compiuto. E come per i concetti esprimenti
attivit, la stessa difierenziazione quasi illimitata vale anche
per i concetti esprimenti cose. Anche qui lo sforzo del linguaggio prima dj giungere alla creazione di determinate deno
iriinazioni di classi e di concetti generici volto special-

terno Verso
~
'
,-in questo isso e riusso
.
ISUHO
c viceversa,
d ll0 SPITIO
' ' Sl stabiliscono
- . la forma che la deli-.
per esso sia
m1taZ10I1 della realt interna ed esterna.
C0" tutto QUSIO pero E: stato inizialmente costruito
solo, df10
u
.
Sfhma astratto della formazione
de.. concetto, per
cosi f
i 11' C Stata soltanto disegnata
. senza che
siano
la comice
H gm aPP3fSl 1 tratti singoli del quadta. Per arrivare
ad 11112 piu esatta concezione
.
_ si. deve
di. questi. tratti. singoli
SC 811 it@ la maniera
`
' cui- la hngua
in
a poco a poco procede da
una concezione P uf amente qualicante ad una concezione generali
- - alluniversale
.
.
be
_
zante, dal concreto sensibile
generico
si con
- . deilconcetti
.
. nelle nostre
evolutefflgl
fcoifliiiiazione
lingluistica
pcpoh primitivi S icconquel 3. che avvienelnelle lingue dei
denmuizione fzmanqa irnlme iatamente .chiaro il contrasto
contrassegnate dal fatt enga? Queste ultime sono ovunque
tezza intuitiva ogni coo c e ssano nella magglore determina.
Sa, ogni evento, ogni attivita che designan@ C CCFCHIIO di esprimere nel modo pi chiaro tutte le
du 1'
'
\
. 1 Questa
orse seguira
' con la. rnassima
`
chiarezza
n H f P1C@ Via _P un essere
_
cio; il
C E Ofme che lespressione linguistica :lel1'altivita stessa,
\

.
.
.
penetran'flfe=1CfqU1S_ta nelle lingue essive. Ivi si uniscotio e si comU _
`
f nel
verb
_
unzioni' in
apparenza del tutto diverse,
giacche
zione? ; Ipllnp nf mqdp evidentissitno' la facolt di oflva'
elemento acccnna, i Hacobt di personicazione, dall altro. A1 Primo
immediata ddr ito
dt, il quale vede nel verbo lespressione
S010 E medesimo mo pirituale del porre sinteticameiite . _Con up
Cam al Soggeno Senonteco esso unisce mediante lacssere il PrediConvene in un gire vi c esserex che con un energlco predicato si

Ci Che em smc peglsatene attribuito al soggetto stesso; in tal modp


venta Ci che esiste E cio lqome semplice elemento di connessione dipcememe il cadera del si vericamella realta. Non si pensasem.
de I . -Se ci Si pomsse e u_mine,_ma e
fnlmine stesso che dlsceri.
pensiero abbandom meprimere in maniera figurata diremmo che il
nena realt (immduzdiante il verbo lp sua .intima dimora eyilassa
P' 214)- D,ahm lam E1011@ al Kawz-il erk, in Ger. Scbr. \1I _1`,
la forma Che il verb [Z 1' esempio, Iirivimni Paul. fa notare che gia
elemento di mimazin on] tale ha nel lmguaggioracchiude iii se un
animistim den,unVr<_ B ., natura, ane alla mitica interpretazione
gi un Certo grado H.. ne uso del verbo in generale si-troverebbe
Spmcbgehwje 3
1 Personicazione del soggetto (Prmzipien der
-
, p. S9)

1 Cfr. sopra, p. 176 sgg.


2 SAYCE, Introduction to the Science of Language, l, p. 120.
3 Tiiuifcsuri in Trarrsactions of the Anieric. Philol. Assoc.
1869/70; Cir- PCIWELL, lfdlfclin to the Study of Indian Languages,
Washington 1880, p. 61, Per i particolari vedi gli esempi ricavati dalle
lingue algonkiane e dalle lingue degli indiani Sioux in BOAS, Handimok, I, pp. 807 sgg., 902 sgg. e par-sim.

._.-~

312

1=_-unx-1 PRIMA _ r1:Nc-1-,n:xo1.o<;I,\ DELLA Form-r.\ LINC-Ursnca

meme ad indicare variet. Gli indigeni della Tasmania


non avevano alcun termine per indicate ii concetto di albero,
mentre disponevano di nomi specali per ciascuna variet del1'acacia, dell'albero della gamma ecc? A proposito dei Bakairi, rifersce K. v. d. Steinen che ogni varet di pappagalli 0
di palme viene da loro distinta e denominata con la massima
precisione, mentre i concetti esprimenti la specie pappagallo
c la specie palma non hanno, Come tali, alcun termine corrispondente nel linguaggioz. lo stesso fenomeno si ritrova anche in lingue per il resto molto evolute. L`arabo ha, per esempio, sviluppato per le singoe variet di animali e di piante
una cos sorprendente ricchezza di denornnazioni da poter
esser addotto quale prova per dimostrare come dalla semplice
loiogia e dallo studio dei vocaboli possano direttamente ricevere aiuto le scienze naturali e la fisiologa. Hammer in un
suo studio ha raccolto non meno di 5744 denominazioni che
in arabe servono a indicare il cammeilo e che varano a seconda dei sesso, deH'et o secondo diverse caratteristiche individuali de11`anima1e. Non solo vi sono denominazioni speciali per il cammello maschio e per il cammelio femmina, per
il carnmeilo giovane e per il cammeilo adulto, ma anche nelFambito di queste classi sussistono le pi sottili distinzioni.
Portano nomi dierenti il giovane cammello che non ha ancora i denti larerali, il giovane cammello che comincia a camIninare, il cammello dal primo al decimo anno di et. Altre
distinzioni vengono fatte in base al1'accoppiamento, alla gestazione, alla nascita e altre ancora in base a speciali caratteristiche fisiche: una speciale denominazione indica, per esempio, un cammello con le orecchie grandi oppure con le orecchie piccole, con le orecchie tagliate o con le orecchie penzo
lanti, con la mascella grande o con la mandibola fortemente
volta in basso ecc?.

1 Cfr. Snycr.. op. cit., II, p. 5.


2 K. v. n. STLINEN, Umer den Naturulleem Zentral~Bra:ilen:,
Berln 1897, p. 84.
3 HA1rMER-PUxGs"r.~\Lr, Dar Kamel, in Denkschriften der Kas
Akad. d. Wissenschaften zu Wien, Philos.-histor. K1., VI-VI
(1855/56).

.' nino
v_ _ U Lmgu comi; |:srREss1o.\1E DEL P1:\S

313

Nel complesso, come evidente, non si tratta dellfoccasionale ed esuberante sviluppo di una Sifgff' tendenza Mm;fia, ma qui si esprime una forma originaria ed una ten el?za fonciamentaie della formazione concettuale la quaef ar.lC e
dopo che la lingua in generale 1'ha oltrepassate, contmuca
spesgo ad essere chiaramente riconosc1b11e_1n Cefff Sue su
:essive conseguenze. Come consgueflze dl talgnre 5011.0
mui interpretati particolarmente quei fenomeniea stolriita
:lel linguaggio che a partire da Hermann O5fh S1 el SP I

:hiamare fenomeni suppletivi. Vi , Pmcolafmeme nc 1.518 E'


m ella essone e della formazione delle par01_e deu@ mue
ndoeuropee, un noto fenomeno per cui deterrrnnate [aroe e
'orme di parole che si legano tra loro in un Slffema $551* 0'
:ome ad esempio i singoli casi di un sostantivo ge VHS@
orme temporali di un verbo e le forme del gfadx lycofnpa'
'azione di un aggettivo, non vengono format@ f Ifnlnlcaf
nedesima radice lingustica, ma da due 0 Pm ra lc' 11 ccan O
,Ha formazione regolare della essione ver_ba1_ e _ (m`
arazione aggettvale vi sono dei C5 f-111311 _"ed1.mo m $2
ulz`,latzm1, fppm, ofcm, "7``(Y~0" Che a_pnn_1a.`Esta.aE2 del
lo come semplici eccezioni ", come arbitrarie lnrazr che
,rindpio i indieafe mediante parole di- radice . nle U Che
connesso per la forma e Per 11.51%!-ncato' bag ge an_
fonna queste emezigni stata indrcata da Ost o , inttixore
0 in generale egli le ha attribuite ad uno Sf1'0_al_ MuaVella formazione lingustica nel quale la concezione ir n\;a SeZzante prevaleva sulla raggruppante. Questa preva e
i
ondo lui si potuta aermare tant_0 P11- 3 11-11_0 qualxto 5 Si
: singole sfere concettuali e semaslologlche . 1 unumlldsl
ano mantenute vicine alla sfera rap_presentar_1va m t. COuomo e alle sue sfere di attivit e mteressl 1111111@ 1? 1- red1e Fuomo con gli occhi del cor-po_sco'rg'e con 11iI\21gg10f Pcos
ione di particolari ci che gli Pl }'1_C1n_ ne O.Sp1Z1lo'S eo
nche con Pocchio della mente, di cui 11 11ng1:\2,1g_g1o ertccofliare
qjo, gn mma maggior precisione e tanto piu m
diremk
3D801'10 COM gli oggetti rappfeseltinjl qumto
ro di chi
ente essi si presentano alla sensxblhta C-2 PnS1eS<i0nare
alla, C quanm P di conseguenzalsoghtio Imp hsichico
1 modo intenso e vivo Yanimo, suscitare ilmfesse P

314 mare Parma - 1=r:NoMr~:xoLoc1.t nr;L;\ x=oRMA 1.rNGu15n,\


del singolo, vale a dire dell'indviduo inteso come uomo e eome popolo . Da questo punto di vista appare eenivamente
significativo che proprio quelle sfere concettuali per le quali
le lingue dei popoli primtivi mostrano la maggiore diversit
e variet d denominazione siano anche quelle per le quali,
nell`ambito delle lingue indoeuropee, i fenomeni suppletivi
si sono sviluppati maggiormente e si affermano pi a lungo,
Tra le parole indicanti attivit sono in particolare i verbi di
movimento come andare e venire, trascorrere e
correre , poi i verbi che indicano mangiare, golpire , vedere , parlare, ecc, quelli nei quali si trova la

pi svariata particolarizzazione. Che nella lingua indoeuropea


fondamentale ad esempio le variet dell' andare fossero state distinte prima che fosse stato trovato il loro generale concetto linguistico stato mostrato da G. Curtius in
particolare, ed egli ha inoltre mostrato che le rappresentazioni del vedere e del sogguardare, dello scorgere, del fare attenzione, del hadare ecc,, nell'indoeuropeo dovevano essere
state distinte prima che si formassero le designazioni delle diverse attivit sensoriali come tali, del vedere, delludire e del
sentire. E solamente allo sviluppo pi tardivo appaftengono
i verbi che, come il postornerico 1lG5'WG3U, designano in
generale la percezione sensibilel. Se si considera che ai fenomeni del suppletivo nell'indoeuropeo corrispondono analoghe
formazioni in altri gruppi linguistici, ad esempio nelle lin-

gue semitiche, risulta che qui il modo di formazione delle parole ellettivamente rispecchia una tendenza generale della formazione lingustica dei concetti. Certo di una tendenza individualizzante "` originaria dfcihnente si pott par-lare in
senso rigoroso: infatti ogni d e n o mi n a 2 io n e , ancoreh
concretamente concepita, di una singola intuizione oltrepassa la sua concezione puramente individuale ed , in certo senso, volta in senso opposto. Ma comunque una gener-alit di

diverse clmensioni che si pu esprimere nei concetti del linguaggio. Se si immagina il complesso del mondo dellntuizio1 CURTIUS, Grumz. der Griccb. Egfmologie 5, p. 98 sg.; per Fargomento nel suo complesso v. OST1-|o1=r, Vom Suppletivwesen der indogerman. Spracben, Heidelberg 1899.

iv. - LA LINGUA com: Esmussrouz DEL Pmsreno

315

come un piano uniforme dal quale mediante l'atto della


Jorninazione progressivamente vengono tratte determinate
une singole e separate dal resto, questo processo di deternazione concerne in un primo tempo sempre soltanto una
:te strettamente limitata di questo piano. Cionondimeno
: questa via, dato che tutte queste singole sfere sono poste
1 accanto all`altra, progressivatnente possibile cogliere a
:o a poco l'intero piano e per cos dire avvilupparlo con
1 rete sempre pi tta di denominazioni. Per quanto sottili
ssano essere le singole maglie di questa rete, essa pur
npre in se stessa intrecciata solo in maniera alquanto rada.
fatti ogni parola ha solo un suo proprio raggio d'azione reivamente limitato oltre il quale la sua capacita vien meno.
manca la possibilit di riunite nuovamente essa stessa una
-lteplicit e una variet di campi signicativi in una nuova
alit lingustica indicara mediante una forma unitaria. La
olt di formazione e di distinzione, che racchiusa in ogni
gola parola, viene impiegata, ma hen presto giunge alla
2 e allora deve di necessit essere aperto un nuovo campo
ll'intuizione'in una fase di sviluppo nuova e indipendente.
:diante la somma di tutti questi diversi impulsi singoli,
scuno dei quali opera per s solo e in maniera indipenden
si perviene in ogni caso a unit collettive, ma non verante generiche. La totalit dell'espressione lingustica, in
1nto viene raggiunta, forma essa stessa soltanto un aggreIo, ma non un sistema organico; la facolt di organizzaziosi esaurita nelle singole denominazioni e non arriva alla
rnazione di unit capaci di andare oltre i propri limiti.
Un passo ulteriore sulla via della generalizzazione in:e compiuto quando il linguaggio, invece di accontentarsi
create determinate denominazioni per determinati campi
intuizione, passa a collegare questi ultimi in maniera tale
:Fafnit dei contenuti si manifest chiaramente anche nelorma linguistica. Lo sforzo di porre in tal modo il fonema
significato in un rapporto pi rigoroso, coordinando a deninate serie di signicati concettuali determinate serie corpondenti di fonemi, caratteriua il passaggio dalla formane semplicemente qualicante dei concetti espressi dal linrggio alla formazione classicante. Nella sua forma pi

_ .

-llh

PARTE PRLMA - FENOMENOLOGIA DELLA FORM.- LINGUISTICA

_ nar ii=.NsiEizo
iv. ~ LA i.NcU.=i comia Esi>REssio_\i=.

semplice questa si trova dove gruppi di parole diverse sono


indicati come un*unit in quanto mediante un comune presso 0 suisso ricevono una cotrispondente caratterizzazione
llguistica. ll particolare signicato, che a ciascuna parola come ta l e appartiene, viene integrato dal fatto che le si aggiunge un generale elemento di determinazione per cui vien reso
noto il rapporto di essa con altre formazioni linguistiche. Un
gi-uppo di tal genere tenuto unito da un determinato suisso
classicatorio si presenta, per es., nelle denominazioni che
nelle lingue indoeuropee indicano pareiitela, cio nei nomi
che significado: padre, madre, fratello, sorella e glia. La comune terminazione -tar (-ter), che in esse compare (pit, m4
,
. , mi-.-lp, iq_._nrlp, gp1..wp,
_ _
_.
ta,@ _, b/.-1-atar,
warar,
duziar,
9i<_1.1-r|p
CC-L COllCga questi nomi in una serie in se stessa chiusa,
facendone cos l'espressione di un solo e medesimo concetto , il quale per non sussiste fu o ri della serie come un'unita indipendente e separabile, ma ha un signicato che si riI
. .
so ve proprio in questa funzione di riunite i singoli elementi
della serie. Ma si sbaglierebhe se per questo motivo si volesse considerate la funzione che la lingua ha qui compiuto non
come una funzione dj pensiero, non come una funzione logica in senso stretto. Infatti la teoria logica del concetto mostra
h.
c iaramente che il concetto-serie non inferiore per valore e sgniicato al concetto-genere, anzi rappresenta un
elemento essenziale, una parte integrante dello stesso concetto-generel. Se si tiene presente ci, apparir in tutta la sua
importanza e la sua fecondit il principio che vale iii queste
orrnazioni del linguaggio. Non si apprezza interamente il vaore spirituale di questo principio se si crede di aver spiegato tali formazioni riconducendole alla legge psicologica della
semplce associazione per somiglianza. Il processo contingente del le associazioni, che diverso da caso a caso e da individuo a individuo, non basta per far comprendere il fondamento e l'origine dei concetti del linguaggio, come non hasta per
far comprendere il fondamento e l'origine dei concetti puramente logici della conoscenza. << L'unic0 modo possibile d'in1 Per maggicri particolari vedi il mio scritto Subrianzbegriif
:md Fzm/etiombegri, specialmente i capitoli 1 e IV.

317

eridere da un punto di vista PSCOIOECO 11 fe1_1men_ della


crmazione dei nomi indicanti parentela nelle lingue 1ndeu`
'cpee-osserva \Vundt-consiste ne11'aminettere che nel pas:
taggio dalla formazione di un nome di Pafentela afm altro S1
-ia determinata un'associazione delle due idee e dei sentimenche le accompagriano, la quale avrebbe P1'0_VCm ul? assillilazione degli elementi fonetici non necessari Pff E5Pf1_m
lcontenuto particolare della idea. Pertanto. se si e segult 1
'a della successiva assimilazione associativa e non la via e H formazione simultanea di organiche des11}aZ1'Cn_Cett}
, potuto sorgere soltanto un segno fonetico de-term1n21Il\0
li tal genere, comune a una classe d idee. Quindi il conceto
lell'ainit degli oggetti non ha Pfecedufo la formazloml .I
iiesti elementi determinativi, ma si sviluPPat COP s?
nodo oerfettamente simultaneo. Questo concetto e in attl
llanifestamente Pespressione di atnit che compar@
P:
taggio da un oggetto a un altro; if! 655 falc ainlta S1 .On 0
>iuttosto su un certo concomitante sentimento di corrisponlenza di colorito che non su di un vero e PYOPHO CnEtn`
o 1. Si deve tuttavia obiettare che qualunque; Pssa eS_SeIe
itato Poriginario mo tiv0 PSCOIOECO d11a unione dl un
leterminato gruppo d nomi, questa riunione stessa rappr
lenta un atto logico indipendente, con .una f or m a logh 2
rsso propria. Una determinazione che rimang 'escluswameme
lella sfera del sentimento non pu di PCT S Cfea alcma
luova determinazione oggettiva. Infatti associazioni food H
ul sentimento possono sussistere fra tutti 1 contenuti aeda
Ioscienza, anche fra quelli pi t108en1 Ccfslcche partmn
la essi non si pu trovare nessuna via Per glungra quie]
'omogeneit che viene raggiunta 0- almeno rrchiesa te
oricetto logico e linguistico. Il sentimento puo CC_> ega,
ntto con tutto; esso non ha in S Pfcfo akuna fijxeazlol
le del fatto Che collega d e t e r m i n a ti contenuti in ete
ninate unit. Per questo si richiede Pluttostg
purto _e_
rista logico di comparazione, che riconoscibiie De e 3 _
'ie formate dal linguaggio 211011@ (1119- OVQ lafua esprs
ione solo nella forma di un suisso classicatorio e non ln

1 wum, ifi1iff~p.<m<10@ff2, II- P- 15 sg-

318 Para
~ muiM

- 1=ENo_\m~io1_oc1A

DELLA FORIVIA LINGUISTICA

Ci'-lella cli una parola indi pendente es rim


concetto] Se il linsua '
P
eme una Cosa 0 UH
_ '
e ggio fa con
- tenuti sono connessi fra lor@ uanosce che determinati con_
do serve gi gme un mezzo qe _1t0 genere, esso in tal ing.
.
1penemementedal
f
P r _1 Progresso intellettuale,
in.
Care in che cosa Consistaettouchf riesca o no a cogliere e a indi_
. _
es 0
A
. .
gugio dim Osff ' affrontare
q
.nessa
And ln CIUCSIO
in
anticipo
b] 61118 1lla lin~
un
PIO
soluzione vera
'
\
scenza scientic:PzirillixfdnlilOpovaledoltanto nella fono*
E0 del concetto logico. Questilti C051 F un presemlmen'
fermare semplicemente una coord-Po lion Sl accomema di a
di contenuti, ma ricerca il "Per-chj13al'one e una corinessione
ne vuol comprendere la legge C la .I questa lcoordinazionez

Msi dE nessi commual rconduceragoiqle. Qiii alla tine l'ana_

netica=*; ad affermare un princi _2 cro denizione ge_


e da cui possono essere dedotti C P10 a cui essi derivano
questo modo di considerate il progfn SL llecicazione.
innalzare n nei suoi concetti qualiidaniiurglao ln S1
1 ', ne nei suoi
- ri. . _
551 Callgli prelpara per tliiliiitd il Slgrl Zrilnlng stretto..1Esso
mo sc ema d ella coordinazione.
el
priPer quanto questo
schema
conten a ancor

.
_
[ Stes in 6552 sqlpgtnlrconiiesione dei contenu.
tivo del concetto; in esso inoltre Si nSif ire, i_l`lato svoggep
cetto rappresenta come problema Inf atf Csta cio che il con_
la scoperta del problema del Coc a ti anche storicamente
etto e consistita nel fatto
che, invece
di accogli ere le es
_
' ' - cetto in modo definitivo Si impressioni linguistiche del con_
le come q U e S t oni 1,0 g i carolaxwalutarle e ad intender_
concetto: 'ri crt ha qui la S
e' . .esprsslone socmtlca del
ua origine: 'induzione
'
'
te la quale Socrate __ co
med.iari_
nduce al concetto consiste
- questo,
in
del resto m olti' di' tali
_ 1 C-he
_
.
_
_ _
agh alt* SfSS risalgano a Parolesussl dasslcamfl, Srmilmente
cose innegable (f _o
Concrete esprimenti concetti o

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0SServazioni nel Grumirss del Birnlv pamcolgnl V' 1" POPOSO le
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MN* H .~ PP- 184, 582 sgg. e

'1

- La LINGUA ooiviia Espxcssios DEL Piaissmiio

319

2 si parte dalla provvisoria e presunta unit della forma delparola per raggiungere in base ad essa la determinata e deitiva forma dei concetti logicil. In questo senso anche le
ardinazioni e le classicazioni del linguaggio racchiudono
s, proprio nella soggettivit che inevitabilmente loro
rrente, al tempo stesso una certa ide alit, una certa
idenza verso l'unit oggettiva dell' idea .

, DIREZIONI

FONDAMENTALI DELLA FOR.\lAZIONE DELLE

CLASSI NEL LINGUAGGIO

Il compito di descrivere e di intendere nelle sue ultime


gioni spirituali la formazione dei concetti e delle classi nelsingole lingue esorhita dal campo e dalle possibilir metologiche della losoa del linguaggio. Questo problema, per
el tanto che in generale suscettibile di soluzione, pu es'e aftrontato soltanto dalla lingustica generale e dalle scienparticolari del linguaggio. Le vie che qui il linguaggio imc:a sono cos varamente intrecciate e cos oscure che solo
l pi rigoroso approfondimento dei particolari delle singolingue e con la pi ne sensibilit di fronte ad essi si pu
ingere poco per volta a chiarirle. Infatti proprio il modo
lla formazione delle classi rappresenta un elemento essenle di quella forma interna mediante la quale le lingue
distinguono in modo specico le une dalle altre. Ma per
anto poco la ricca e varia formazione spirituale, che la lina qui realizza, si lasci rinchiudere una volta per sempre in
o schema astratto e denire per mezzo di esso, emergono
:tavia anche qui, nel paragone dei fenomeni particolari,
'ti punti di vista universali secondo i quali la lingua prole nelle sue classicaziorii e coordinazioni. Si pu tentare
ordinare questi punti di vista in maniera da utilizzare co: principio direttivo quel continuo passaggio dal concre all' astratto, che in genere determina la direzione
lo sviluppo del linguaggio. Certamente qui si deve tener
1 Cir. sopra, p. 71.

320

PARTE PRINIA - FE.\'()I\/ENOLOGIA DELLA FORINA LINGUSTICA

Iv. - L.-. LINGUA cow: Esnassioma mar. i>1a1srt-:no

presente che si tratta non gi di una straticazione tem o


rale, ma metodologica e che quindi in una data forma storica
della lingua gli strati, che qui cerchiamo di separare col pensiero sussistono l'uno accanto a.ll*altro 1'uno insieme all'altro e si possono dspotre nella maniera pi divers
a.
Al g rad o piu
"b asso della Scala spirituale
"
sembra che ci
troviamo l dove il conronto e la coordinazione degli og etg
ti prende lo spunto soltanto da qualche somiglianza dell'impressione sensibile che essi provocano. Le lingue dei primitivi offrono svariati esempi di questo modo di procedere nel
riunite gli oggetti, dominato interamente da motivi sensibili.
Ci che estremamente eterogeneo nel suo contenuto pu
essere qui runito in una classe non appena presenti soltanto una qualche analoga della forma sensibile. Nelle lingue melanesiane, come pure in molte lingue indigene americane v1- e` l a tendenza ad usare particolari pressi per quegli
oggetti che sono caratterizzati dalla loro forma allungata o
tonda. In virt di questa tendenza, per esempio, le espressioni che indicano il sole e la luna vengono riunite in un solo
e medesimo gruppo con quelle che indicano Forecchio umano, certi pesci di forma determinata, imharcazioni ecc. mentre dal1'altro lato si trovano i nomi del naso e della lin a
su
come denoninazioni d oggetti aventi forma allungatal. Gi a
una fase completamente diversa del mondo di consider-are
sembrano appartenere quelle distinzioni classicatorie che invece di prender lo spunto da una semplice somiglianza relativa a 1 c 0 n __ e n u to dei singoli oggetti della percezione sono
,
fondate su qualche detetminazione di rapporti e distinguono
gli oggetti gli uni dagli altri a seconda della loro grandezza, del loro numero, della loro posizione e della loro disposizione. Dal primo punto di vista le lingue Bant, per esempio, usano un particolare presso per indicare cose 0rand`
mentre altri pressu servono da diminutivi; ivi inoltre vengoP

2]

, dismj oggetti che si presentano regolarmente come ele; ' d'


luralit collettiva, come uno fra molti , doJm lluia P . ,' ne er gli occhi per le orecchle
ioggett; 1 dua11,,c<me axtleresnano appaiti, Come cose

-Per 1- glam
S>l1pPer
ci ingen
che concerne
lubicazioistenti
ln Podn
o omo
lpfllnokelingue
americane,
per

1 la positura, 1
d. una M01a a una dass@ te.
emilio. lappartcnenzl 1 tm na wa designam E pensam
inatadal fatto ched ogge me C(;ricato2- Mentre qui ha
'me mm* Cog: S? o ooggetti secondo certi caratteri
8_ una Class. cazlo dirm e intuitivo, 1m'altra se ne preie si colgono in me
ioso rncipio indte I t O di
nm l.a.quale- un [zm un wd-ina ilpcomplesso delle cose alle
zdclivision, in quaxlnarin virt delyappartenenza a da.
embm' de coql liaccoglie nei diversi gruppi che la lingua
mia dl qusle
~
ui lo stesso motivo che abbiamo gi
Sll-la S1 ncn_S q- nf tujzione spazale mediante il
comraio ne] custiwlrsl' C
certe rimarie denominazioJguagglo e-nella iormazione li distinone delle sue singole
.spaziahz 11 corpo unano e' ai 6 necessar fondamenti deL

irti serve conte Enlongsln genere; Cos n pafeehie

i Onlmtcll'nl:?nzine delle Pam del CUYPO Viene utilizala per'


a Ilsouichema universale secondo il_ quale- 51- dlspone
tnguecome
Visione del mondo intero e del`suo articolyrieitockgf

mi s'ms1a S a mi la finig Z lirnlnpio ana bom,


lizialmente a una Partl 6

ctm ecc" C confOrme_

te gamba,
Ve
ente
2 que darrto_ fiiientzile
. . i Slgfl
- .-Oggetti
e 1amme
mo 1-ipartiti in deterrnmate classi, in generi ba
mi

I7

1 Co1R:NG'IoN, Melam-sim: Languages, p. 146 sg. Per ci che


concerne le lingue americane, la lingua Haida, per es., distingue tutti
i nomi in diversi gruppi indicati da diversi segni, separando nettamente i gruppi degli oggetti allungati, dei "sottili", dei ton-ii "_
dei piatti , degli " angolosi e dei " liforrni . Cfr. SWANTON, Haidrz nel Hand/Book di BoAs, I, pp. 216, 227 sgg.

fpa

,al

ul

.-

1\. la tmttazione sui pressi di classe 1n MBNHOF, Vffgl-_


.z 'nrzzcben
82%- of
16 Indian
Sgg' Languagex, p. -18.
flammat.
del; Big:
mmd mpp.
the3Stwg;
z_Cfr. ow ,1
1. fa distnzionc ha gli Oggetti animan e
[ella 11ngua_Ponca,
3331;press serve nelyambim ana Prima
l - if-amath
- te e un altro per 111
' d'lc are 3 li
. . un pan
' '
lassc PU' mdlcale gh oggem ln quie
' cf lo essere
- xno\}mntI
.'
fi o sedum
viene usato
PET Boss
un sm*-~
ggetu- m
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em. ff_
e SW.x1\'1o_\,_
1
se e nt: =
'
'ronel Handbook di Bos, L P- 9403 Cfr. sopra, P- 155 SSEC saul, mima- ..'.> mn 1.:-,;@f;1.

32~ MR-rr;
P Rt.\,1.i _ 1: __
ENONIENOLOGM DELLA Fomxm L1N<:u1s'ncA

stabilitil.
In '
~ - - . .
me
distnziorriaocilloplia
tiolltlo chiaro. che le pri.
cora completamente legate a sostt-ati ma

to fra i diver emi appanen


debba esser

u?%L'mgg1O'sono an-

tena 1, che 11 rappop

entl alla stessa classe, quando

lizzarsi epenS'a tomonpu farea meno di materiastemi classiczliiii


moflo
S.mbO.1iCamente' Nel S'
particolari, quali Si tmvgn nei? lqpi e gm pet-fezionati nei
tamente essere stata ra ium
,_ 3"? antu, semhra cer.

a un intuizione complegglva che


Va decisamen
.
_
_
ghere la totaht deuyessere gi;

lostra gta la facolta di co.

fado sofgere in certo ual modnpsso dl lelazloni e di


0t2lit delyessere Viese con Pd@ a esse, m quanto questa
ziale. Quando 1261 Com less S1 erata come una totalit spa.
5351 10CatVi di mi lellin 0 ettamente graduate dei .. pre.
dicate con predsine da uulet alti-si sen-Orio, vengono in.
ggni da chi parla e poi ancheaiol a versadistanzaldcgliI0g_
cio l'essere Puno nel1'a1tr0 i Ofll' Wars! mppofl SPQZIHH,
.. Puna est

uno accanto all'altro e


erno all'altro
.
. _
ne spaziale comincia qui adla forma immediata denimtumoi
ter@ Si S temtico ui assumere Pr cost dire un caratteplicit variamente -detg ome Sfe lo Sazloi m quanto mol
_
rminata .- osse orm al mente costrui-'
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guagl come s c partendo dalle singole
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distinzioni
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suddivsioiellgictgisielllgrd Spccialmenie la curosissna

descfim Q fondo da 11. H MNHL sudad"f.1h de 'f me

he Adamarz Islands will; R


+ H the Abomgmml I"hb'~-' Of
of _,, Soub Adam Islad 302 of Researc/ser mm :be Languae
zione di Man stata com let 3 d
EH, London 1883); la descriIfmguagf'-Y Of Somo/1 Ana'<i'jmaamG` a i ll
P(.)RT^'L^N in Notes 0 550
sistema classicatorio della li: aygf 0" Tribe*-_' Calcfma 1398- Nel
no anzitutto una classe pamcor
anfamfa _1l_ esseri umani formamoltre per le singole Pai-ti del C e viene distinta dagli altri nomi;
Sl Sudvidono n~ gmppi rigotsnporxe pure 1 nomi di parentela,
maite cosicch per esempio Per
'C' mmm fra loro linguisticaPmcuiari pronomi possessivi 3 qgn Smgl g1'_UP>o vengono usati
tuo, suo, ecc. Pno fra le Snp lmco ari espressiom indican@ mio:
lemela
gq dr
P-mu
del cor_po,e analogiche
1 gruppi die Pa'
id _ Vi
` ,, PO ancora una serie
coordinazioru
di

Sgglemm*

-I

(cfr. iVia N. op. cit., P. 51 sgg. e Po1i'r.\.1.\N, op. cit., p. 37

tv. - LA LINGUA come 1astREssIoNr nar prxstl-:R0

323

luogo e di direzione venisse trasformato in 1n'unit chiue tuttavia in s difierenziatal. In queste sufldivisioni di
ssi sembra quindi che si dimostri gi un impulso, una ca:it per Yorganizzazione, che anche dove l'0ggetto
sso si mantiene ancora del tutto nell'arnbito dell'esse1-e intivo, conformemente al proprio p rineipio si spinge g
tii l di esso e rinvia a nuove e peculiari forme di sintedel diverso, di cui il linguaggio dispone.
Si verca qui il fatto, certamente fondato ne11`essenza
ssa del linguaggio, che ognuna di siffatte SHICS Clom:a non gi esclusivamente da punti di vista teorici, ma da
nti d vista immaginativi e che quindi anche la formane di concetti che ha luogo nel linguaggio " risulta essere
gran parte non tanto una funzione di confronto e di conssione di contenuti della percezione, quanto PUIIOSIO una
tzione della fantasia del linguaggio. La forma in
i vengono prodotte le serie non mai determinata soltandallbggettiva ` somiglianza" dei singoli contenuti, ma
:ue il carattere delltnmaginazione soggettiva. I motivi
de il linguaggio viene guidato nella forrnazione delle sue
issi sembrano quindi ancora molto aflni. per quel tanto
e ci e consentito di farcene un'idca, alle primitive e mic h e forme concettual e suddivision di classi? Anche qui
dimostra che il linguaggio come forma spirituale e com:ssiva si trova al limite fra il mito e il logos e che (l'altro
:o rappresenta il punto intermedio e la mediazione fra la
nsderazione teoretica e la considet-azione estetica del mon|. Che anche la pi nota e pi frequente forma di classifizione opetata dal linguaggio, e cio la distinzione dei noi in tre generi , maschile, femminle e neutro, sia com:netrata di siifatti motivi per met mitici e per met este:i si rnanifesta ancora spcsso, in modo irmegb1e mill@ SH-W
ile applicazioni di questo principio. Proprio quegli studio-

1 Cir. ir. proposito Yesposizione del sistema dei pressi loca- delle lingue Bant in MEINHOF, Bmaiugramfzftik, P- 19 sgg.
2 Maggiori particolari su questo punto si trovano nel mio scritDie Begrifform im ;y:;z`:cben Denken ( Studien der Bibliothek
ai-bm-g. I), Leipzig 1922.

3-24 'mire
ram A - FENoMENox.oGm n
^
:rra rom-A rmcursnm
si che al vigor-e e aIl'auteZ2a del',L
1. . 1 .
univano la massirna pr-0f0,1t\ aga [S1 0g.1c9_grff]matcale
stica hanno perci Creduq; di a e Ilezza di intuizione arti.
pi-are qui nella sua vera fontepilrrihlimrllefr cos 'dim
er oncetti nel .
_
ormazrone
stinzione dei genl;iliglr1:e%:l(l.nJ2koi) lnmm fa defivaf la dimento del sesso naturale Irafln Ouropee da un trasferi.
cato gi nel pi primitivo Stadilmnl ehe si sarebbe verr.
maschile e il femminile ma a lu) il a hnguaI Non, 501 il
a siatto cominciamerito natllcta ,, xielmo ene nPa
origin? viene cercata nel concetto l lomt quanto la su? vera

gire vrventi. Grimm cerca poi di mostraerelie!:`il(,l1e,1SSc.1Cr'Za`


rca Sem re Ci

_`

C I C 111-

doj pi apmg piaitegre cio che e pi grande, pi sal.


t, che esplica urfattiviti genrlleteattiilrr?, heen n:|ovimen_
che vien
do
r _, rccolo,
_
_;, debole,
emmrni
invece ci
passivgo
ltei
pf
Pie quieto,
ci
conseguenza i un,aziO'ne nellro cro che eproclotto, ci che
lettivo) non sviluppato Stcio
-e materiale, generale, col.
moderna g1001oga lo-ha SOU G rn oueete alermazioni la
ilccola parte. G nel campurl
ero sltanto in
a teoria esteti
_
_
_
burs rca rn oeuropea
el genere a tutti nomi ri gil

stensrone .della distinzione

ed essenziale tendenza dellortan 91a 9 81? 11 una generale


determinate analogie formallntllagmazlone lmgmsnca' ma a
Invece che da una ' '
Al e m un cen? Selwo accdemall'
il linguaggio nd fovrsriectexslente all'anr11razione delle cose,
Stlt0 guidato Piuttosto da sordirliquesti? dlslllmqne Sarcbbe

prive d importanza; Cos perelnioonlegrfcntse stesle


crti 4*

emrnini-

_,;

S alflla C C

seri femminili, 'tlerhii1Li1r\z:`2ll10,110e($1;re denommazioni di eg.


co a poco, per via di sempliCe ~l lvrebbe condotto a pomilla stessa glass@ gi ff mmuulr
.a_S_S<C1az1one,
far rrentrare
tutte le a parole
aventi
questa terminazone' . S gn o >tate

. teorie
.
anche remate varie
1 BRUGMAM: m

* ~--Y F77.f
`
.
nrfchm Spmchfz. in << Tclhriyalmbre Gel@-lfffbt ln den zndogerm-

sdmfr IV) D_ mg GH
T5 ertschr. tur allgem. Sprachwissen~
Se- ' C * I. an Ch@ hne
- ~ vgl. Grazmat., p, 36]. sgg.

__,_

IV. - LA LINGUA COLIE ESPRESSIONE DEL PEXSIERO

ui|~. un

armedie che riportano la formazione del genere grammarle in parte al contenuto intuitivo e in parte all'elemento
male, cercando inoltre di delimitare recprocamente il
npo dellnuenza dei due fattoril. Certo per il problema
sta alla base cli tutto questo poteva essere colto in tutta
sua importanza e la sua portata solo dopo che, in seguire
'estendersi della ricerca glottologica oltre la cerchia delle
gue indoeuropee e semitiche, risult sempre pi che la <i
zione del genere, quale si verica nelle lingue indoeuro; e semitiche, solo un caso particolare e forse un residuo
distinzioni classicatorie molto pi ricche, molto pi rigoe e perfetre. Se si parte da distinzioni come quelle che
ro offerte particolarmente dalle lingue Bant, appare cerche la distinzione del genere nel senso di sexus rap:senta una parte relativamente modesta fra tutti i mezzi
cui il linguaggio si serve per esprimere distinzioni ge-iche e che quindi in questo campo pu essere considea soltanto come una direzione singola della fantasia linguira, ma non come il suo principio universale e unico.
'atti un numero notevole di lingue non conosce assolutante la distinzione dei nomi secondo il genere naturale 0
ondo qualsiasi analoga riferentesi ad esso. Ivi il genere
schile e il iemminile non vengono di solito distinti negli
eri inanimati, mentre negli animali vengono indicati o mente parole particolari o in quanto ala denominazione ge~
ale della specie animale si aggiunge una parola che conne la particolare indicazione del sesso. Anche nel campo
.ano compare questa indicazione, poich per esempio un`eessione generale come fanciullo o servitore mediante agnte di tal genere viene trasformato in modo da significaglio e glia, servo e serva ecc?.
1 Cfr. per es. B. WILL4ANNs, Deztxcba Grammatik, III, p. 725
2 Questo procedimento che si trova anzitutto nelle lingue ugroiiche e nelle lingue altaiche, delle quali nessuna conosce un'in~zione del genere nel senso delle lingue indoeuropee, molto dit
anche altrove. Per le lingue altaiche v. per es. BOETHLINGK, Die
:che der Ialeuten, p. 343 e ]. _l. Scm/nr'r, Grammar. der mongol.
ache, p. 22 sgg.; per altri gruppi lingnistici v. H. C. v. D. GA

326

PAiu'E1R1\_\
_._

FENONIENODGIA DELLA F

OR LINGUISTICA

Humboldt, che come lakob Grimm


.
n-ova Peri d 1la_ suddivisione in
' classi.' o ` er t
'
- . gnc 9
sione fondamentale della pfacaoldilr1rii1ling1.1agS10, ui una fun.
mtgnde Po n da
. , _
_
principio

glnativava di quam
\ .
_, - ,

uesta

sto in quanto, invece di parlire d act(il1_ta_in.senso pm va_


naturale, Parte dalla generale di<inn 1t.mZ1_ne del W550
mato. Egli si fonda
'
.`
E 1 animato e inarii_
. .
_
qui essenzialmen
.
nl Cuca le lingue fldigene americane le Sun@ Sue osservazioparte o non indicano affatto la distif _c quali Pci' la maggigf
3 solo occasionalmente e in modo inZc10ne iel sesso naturale
1 ci rivelano la "
- . _
mP f0, ma in luo o
.
_
Plu ne se1isibilit`
'
- g

gem anlmm e nanima Neue li; Per l10PPosizione fra og.


.

'

PP051Z101 che domina l`intera strttira lollchlane e questa


particolare sufsso I'-a) indica un oggetta chla lirlglla. Ivi un
caratteri della V112 del
,
0 C e unisce in s i
. . _
_
moviment ' '
H]
nf-llca
li
oggetti
che
iiiancano
cdilldlpeldcnti
un O
altro
verbo O nome due rie
uesti attri uti.
ni
_
'
ntrare nell'un
.
g
due dass nena qual cosa certament ala neulalira dl queste
viene aflatto soltanto secondo le carfta 5_uSI1nzione non av_
pura o sservazione emprica m ` lrlsnch Oate dalla
decisivo anche dalla fantasia e dallaa _ Eterminata in modo
' lmllone
. della
naturaCos, Per
'_ queste 1ingu
fm
uestel
__ esem
_
P i o , in
mon@mtica
p1ame_
_1 1%
e piu importanti specie vegetali come .J
e
I 21lato
accoSe_allchiliioailllallasse
rien r
1 grano
tm
degli_ esseri animati1_
Dal.e
.
~
ono
'
. .
gfammaticale, nella stessa clase de Iljfbsn
Punto di vista
li, Humboldt vede in quest@ la prgo1 uomini; degli anima_
che essi, nel pensiero
'
dei- o oli. h Va
' P111 C lara . del fatto
nan0, vengono consiclerati, eseric din 'nilmodo 11 accomuin quanto mossi da una propria forzt fi una Pcrsonalit
dl guldare dalpaho gh uman des_ini2 Se q oise ache capaci
~
uesta i azione fos.
BELENTZ, Die mela

_ S

__

spmcbe" P- 39 Sgg.,:wllI.iri"irLi:C\?-stlri