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Psicologia

TAVOLA ROTONDA
Il “sospetto” sulla coscienza
Partecipanti: Marx, Nietzsche, Freud

Moderatore Per la filosofia moderna, inaugurata nata da illusioni mistificatorie, manipolazioni ideo-


da Cartesio, di tutto si può dubitare e “sospettare” logiche e patologie nevrotiche: «Essi riprendono,
(anche della realtà esterna attestata dai sensi, o ognuno in un diverso registro, il problema del dub-
dell’esistenza di Dio), tranne che della coscienza, la bio cartesiano, ma lo portano nel cuore stesso della
quale, proprio in quanto dubita, è trasparente a se fortezza cartesiana. Il filosofo formato alla scuola di
stessa, autoevidente e fonte di verità. Con Marx, Cartesio sa che le cose sono ambigue, che non sono
Nietzsche e Freud il metodo cartesiano del dubbio così come appaiono, ma non dubita che la coscien-
scettico raggiunge una forza corrosiva tale da inve- za sia tale quale appare a se stessa. […] Di questo
stire non solo l’oggetto della coscienza, cioè i suoi dopo Marx, Nietzsche e Freud, noi dubitiamo. Dopo
prodotti culturali (religione, metafisica, morale), ma il dubbio sulla cosa siamo entrati nel dubbio sulla co-
il soggetto stesso che ne è il produttore. Per questo il scienza» (Il conflitto delle interpretazioni, Jaca Book,
filosofo contemporaneo Paul Ricoeur ha indicato in Milano 1977, p. 163).
questi tre pensatori i «maestri del sospetto»; per essi Il primo a sollevare il “sospetto” sulla coscienza è
non solo e non tanto le “cose”, ma la coscienza stes- Marx, che sotto i cosiddetti “valori”, o “ideali”, di cui
sa, in cui la modernità aveva riposto la sua fiducia, essa è custode scorge la torbida pulsione della mi-
risulta inaffidabile, perché attraversata e condizio- stificazione ideologica.

sentazioni della coscienza» sono «ideologie»:


Marx
servono, cioè, a legittimare e rafforzare l’assetto
A partire dall’Ideologia tedesca ho iniziato a fare i socio-economico di cui costituiscono il riflesso.
conti con la mia «anteriore coscienza filosofica» Il perché è facile da comprendere. Un determi-
maturata alla scuola di Hegel, e sono pervenuto nato modo di «produrre l’esistenza materiale»,
alla formulazione organica di una «concezione ovvero di appropriarsi delle risorse della natura
materialistica della storia» rispetto alla quale le (ad esempio con le macchine e gli operai come
filosofie precedenti mi sono apparse rappre- forze di produzione), determina un corrispon-
sentazioni mistificanti. Nella mia prospettiva dente complesso di rapporti produttivi: rap-
materialistica le idee e, in generale, le «rappre- porti di proprietà (giuridici) e rapporti tra clas-

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Il “sospetto” sulla coscienza

si (politici). Da questa «struttura economica» In altre parole, non esistono idee, diritti o va-
derivano quelle dottrine giuridiche, politiche e lori neutrali, perché non c’è alcun “luogo” del-
filosofiche con cui la classe dominante giustifi- la verità che sia disancorato dalle condizioni
ca la propria posizione di dominio: materiali e dal quale si possano guardare in
modo imparziale le forze che si contendono il
La classe che dispone dei mezzi della produ-

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mondo.
zione materiale dispone con ciò, in pari tempo,
dei mezzi della produzione intellettuale […]. Il modo di produzione della vita materiale
Le idee dominanti non sono altro che l’espres- condiziona, in generale, il processo sociale, po-
sione ideale dei rapporti materiali dominanti, litico e spirituale della vita. Non è la coscienza
sono i rapporti materiali dominanti presi come degli uomini che determina il loro essere, ma è,
idee: sono dunque l’espressione dei rapporti al contrario, il loro essere sociale che determina
che appunto fanno di una classe la classe domi- la loro coscienza.
nante, e dunque sono le idee del suo dominio. (“Prefazione” a Per la critica dell’economia politica)
 (L’ideologia tedesca, pp. 35-36)
Prendiamo il caso dell’idealismo hegeliano, che
a mio avviso è l’apparato ideologico dei «rap-
Moderatore Questo vuol dire che gli «ideologi» porti di produzione» che caratterizzano la socie-
sono intellettuali truffaldini e menzogneri? tà moderna, nonché la più elaborata e poderosa
tra le forme di «falsa coscienza». L’«ideologo»
Marx Hegel indica nell’«Idea», separata dalle condizio-
ni materiali degli uomini, l’essenza della realtà e
No, perché per lo più credono di proclamare la il motore della storia, ma la fonte di questa con-
verità. In un certo senso sono anch’essi vittime vinzione sta nella divisione tra lavoro intellet-
di un’«illusione ottica della coscienza», la qua- tuale e lavoro manuale che caratterizza l’ordina-
le, «come in una camera oscura», capovolge il mento socio-economico della società borghese
rapporto tra le idee e la realtà, come se fossero e capitalistica. In virtù di questa separazione, gli
le prime a condizionare la seconda e, quindi, per intellettuali borghesi non scorgono il condizio-
migliorare il mondo fossero sufficienti idee mi- namento che la vita materiale opera sulle idee, le
gliori, o “più vere”. Il limite maggiore di questa quali appaiono loro come un prodotto autono-
«falsa coscienza» sta nel fatto che essa spaccia mo e “puro” dello Spirito:
per universalmente validi idee e valori che rap-
da questo momento la coscienza è in grado di
presentano il rivestimento speculativo di interes-
emanciparsi dal mondo e di passare a formare
si di parte e di conflitti storicamente determinati.
la pura teoria, teologia, filosofia, morale ecc.
Perfino la Rivoluzione francese, nell’altisonante
(L’ideologia tedesca, p. 28)
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino,
ha cercato di propagandare come diritti univer- Una volta concepite le idee come realtà auto-
sali e «naturali» (cioè validi per l’uomo in quanto nome e disincarnate, è facile, con un’ulteriore
tale) quelli che, di fatto, erano i diritti dell’uomo astrazione, passare dalle varie idee all’«Idea»
«borghese» (proprietario e produttore). come realtà in sé, soggetto assoluto che plasma
e muove la storia. L’illusione di una coscienza
Nessuno dei cosiddetti diritti dell’uomo si spin- che, ingannandosi, si crede capace di scorgere
ge al di là dell’uomo egoista, dell’uomo in quan- la verità è completa.
to è membro della società civile, ossia dell’indi-
viduo ripiegato in sé, nel suo interesse privato e Moderatore  Il “sospetto” gettato da Marx sulla co-
nel suo privato arbitrio, e separato dalla comu- scienza diventa in Nietzsche vera e propria regola di
nità.(Sulla questione ebraica, pp. 143-145) indagine.

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Il “sospetto” sulla coscienza

Nietzsche Nietzsche
In Umano, troppo umano ho utilizzato un me- Il primo consiste nel credere che si possano
todo di ricerca che ho chiamato «genealogico», comprendere, e dunque valutare, le intime ra-
in quanto vuole ricostruire la genesi delle nostre gioni del nostro agire. In realtà, «tutte le azioni

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convinzioni metafisiche e morali. Tale metodo ci sono essenzialmente ignote» (Aurora, 116) e
è simile a una «chimica delle idee e dei senti- non è un caso che Kant, e in generale le morali
menti», vale a dire a un’opera di “scomposi- religiose, affermino che solo Dio riesce a «scru-
zione” della coscienza dell’Occidente e dei suoi tare i cuori» e a valutare la bontà o meno dell’in-
presunti o pretesi valori trascendenti, spirituali tenzione morale.
o “sovraumani”, che mostra come in realtà essi Non solo. La stessa possibilità di una valutazio-
nascondano null’altro che qualcosa di «umano, ne morale presuppone che chi agisce sia libero.
troppo umano»: Ma nei miei scritti ho ripetutamente negato la
Il contenuto della nostra coscienza è tutto ciò libertà del volere. Ogni azione umana è deter-
che negli anni dell’infanzia ci fu regolarmen- minata da quello che Spinoza chiama conatus,
te richiesto senza motivo da parte di persone vale a dire «dall’istinto di conservazione o, an-
che veneravamo o temevamo. […] La credenza cor più esattamente, dall’intenzione di procu-
nell’autorità è la fonte della coscienza; questa rarsi il piacere e di evitare il dolore» (Umano,
non è dunque la voce di Dio nel petto dell’uo- troppo umano, I, 99). È questa naturale tenden-
mo, bensì la voce di alcuni uomini nell’uomo. za al piacere che, attraverso meccanismi e di-
(Umano troppo umano, II, 52) namiche inconsapevoli, genera la credenza il-
Sono dunque d’accordo con Marx nel ritenere lusoria nell’esistenza di pretesi valori “morali” a
che le idee e i valori siano in realtà il prodotto cui l’uomo tenderebbe in modo disinteressato.
dei rapporti di potere esistenti tra gli uomini. Il primo, e forse più importante, di tali mecca-
Ma, a mio avviso, il “gioco di potere” sotteso nismi inconsapevoli che ho cercato di smasche-
alla morale non si delinea solo come condi- rare è quello che Freud definirebbe «sublima-
zionamento del più forte (l’autorità, o le classi zione», ovvero il processo per cui, ad esempio,
dominanti) sul più debole, ma anche nella dire- un individuo che sceglie (o “crede” di scegliere)
zione inversa. Ad esempio, la morale giudaico- di fare il chirurgo in realtà non sta facendo altro
cristiana trova la sua origine nel risentimento che dislocare verso una forma socialmente ac-
dei più deboli e impotenti verso i più forti: es- cettata una propria pulsione aggressiva.
sendo incapaci di competere con questi ultimi, Con un tenace e corrosivo lavoro di smaschera-
i più deboli vietano ciò che vorrebbero fare, ma mento ho svelato come la coscienza non sia, in
non possono fare. realtà, che un pullulare di oscuri eventi di cui
Questo non significa che le prescrizioni mora- non padroneggia le dinamiche: scissioni, su-
li siano imposture volontarie, forme di abuso blimazioni, rimozioni, risentimenti. L’io, a ben
della credulità altrui. Si tratta per lo più di erro- guardare, non è che l’«invenzione grammatica-
ri inconsapevoli, concepiti in buona fede. In tal le del soggetto»: è solo un pronome di cui ci ser-
senso la mia analisi genealogica si avvicina alla viamo per attribuire unità a un multiforme pal-
critica marxista dell’ideologia e può essere assi- coscenico sul quale si combattono forze ignote
milata al metodo psicoanalitico con cui Freud e in cui crediamo maturino le nostre scelte. Lo
smaschera gli auto-inganni della coscienza. smascheramento di questo auto-inganno è

Moderatore  Ma quali sono questi “auto-inganni” la goccia più amara che chi persegue la cono-
della coscienza? scenza deve inghiottire, se era abituato a vedere

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nella responsabilità e nel dovere il titolo di no- consci o rimossi, che risulta penoso e difficile
biltà della sua umanità. esplorare e far affiorare alla coscienza.
 (Umano, troppo umano, I, 83)
Moderatore  Più che addentrarci negli aspetti tec-
In Al di là del bene e del male, nell’aforisma 17, nici della riflessione di Freud, può essere interessan-
ho elaborato una critica del cogito cartesiano te chiarire in che modo la “logica del sospetto” abbia

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che, a mio avviso, ha aperto la strada alla rivo- favorito il sorgere della pratica psicoanalitica, la qua-
luzione psicoanalitica: le non a caso ha sollecitato resistenze e dure avver-
sioni nella scienza medica ufficiale.
un pensiero viene quando è “lui” a volerlo, e
non quando “io” lo voglio; cosicché è una fal-
sificazione dello stato dei fatti dire: il soggetto Freud
“io” è la condizione del predicato “penso”. Esso
pensa: ma che questo “esso” sia proprio quel fa- Per comprendere questo punto bisogna tener
moso vecchio “io” è, per dirlo in maniera blan- presente che, all’inizio dello sviluppo indivi-
da, soltanto una supposizione, un’afferma- duale, nella fase del cosiddetto “narcisismo”,
zione, soprattutto non è affatto una “certezza tutta la libido (e cioè ogni impulso erotico,
immediata”. (Al di là del bene e del male, 17) ogni capacità di amore) è «collegata alla pro-
pria persona»: il bambino vive una sorta di
sentimento di onnipotenza e si sente al centro
Moderatore  In queste affermazioni di Nietzsche è
del mondo, come se tutto fosse finalizzato al
facile scorgere, in un certo senso, la scoperta dell’in-
conscio, vale a dire di quel nuovo “continente” della
suo benessere. Solo successivamente la libido
psiche, già intravisto da Schopenhauer, che viene è «indirizzata su oggetti esterni»: l’individuo
esplorato con rigore scientifico da Freud. matura allora il bisogno degli altri e il senso
del proprio limite.
Quello che accade nel corso dello sviluppo
Freud dell’individuo, il quale per crescere deve fron-
In effetti sono stato un attento lettore non solo di teggiare i colpi che la durezza dell’esistenza in-
Schopenhauer, la cui volontà inconscia può esse- fligge alla sua infantile illusione di onnipotenza,
re equiparata alle pulsioni psichiche di cui parla nel corso dei secoli è accaduto anche all’uma-
la psicoanalisi, ma anche di Nietzsche, dal quale nità, alla quale la scienza e la filosofia hanno
(attraverso l’opera di Georg Groddek) ho attinto inflitto «tre gravi umiliazioni», tre cocenti «fe-
il termine “Es” (“Esso”) per designare l’inconscio, rite narcisistiche»: quella cosmologica (per cui,
poiché «questo pronome impersonale sembra con la rivoluzione copernicana, la terra, sede
particolarmente adatto a esprimere il carattere dell’uomo, ha perduto la sua posizione centra-
precipuo di questa provincia psichica e la sua le nell’universo); quella biologica (per cui, con
estraneità all’Io» (Introduzione alla psicoanalisi. la rivoluzione darwiniana, l’uomo ha perso la
Nuova serie di lezioni, p. 184). propria centralità nel mondo dei viventi); e ora
quella psicologica, per cui, con la rivoluzio-
Se Cartesio poteva proclamare con fermez-
ne psicoanalitica, l’uomo viene privato anche
za e fiducia: «Io penso, io voglio», celebrando
dell’illusione di essere al centro di se stesso e di
la moderna fiducia nella libertà del soggetto,
essere «padrone in casa propria»:
la psicoanalisi ci insegna che la coscienza e la
volontà dell’uomo sono fragili, depotenziate, L’Io si sente a disagio, incontra limiti al proprio
perché a pensare e volere è “Esso”: ogni atteg- potere nella sua stessa casa, nella psiche. […].
giamento consapevole è la manifestazione di Questi ospiti stranieri sembrano addirittu-
desideri, pulsioni e conflitti intra-psichici in- ra più potenti dei pensieri sottomessi all’Io, e

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tengono testa a tutti quei mezzi, pur già tante Nietzsche, tende a «resistere» al tentativo di sma-
volte collaudati, di cui dispone la volontà. scheramento (o di guarigione). Le obiezioni ri-
(Una difficoltà nella psicoanalisi, pp. 661-662) volte alle “filosofie del sospetto” sono in questo
Si comprende pertanto la ragione per cui «l’Io senso delle indirette e involontarie conferme,
non concede la propria benevolenza alla psico- dal momento che sono in grado di spiegare an-

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analisi e continua ostinatamente a non creder- che le ragioni per cui la coscienza trovi penoso,
le». E si comprende, altresì, la ragione per cui la rischioso e comunque dispendioso liberarsi da
coscienza, anche di fronte alla critica marxista un auto-inganno che, in un certo senso, è essa
dell’ideologia, oppure al metodo genealogico di stessa a produrre.

Moderatore  Sarebbe sbagliato considerare Marx, chiamato a dare «disdetta alla morale […] per mora-
Nietzsche e Freud – che pure, come abbiamo visto, lità»; gli sforzi terapeutici della psicoanalisi tendono
sono grandi distruttori di certezze – come degli a rafforzare l’Io («dove era l’Es, deve subentrare l’Io»).
scettici radicali, o dei nichilisti: essi sono in realtà In fondo, se i tre «maestri del sospetto» smaschera-
“maestri”, poiché indicano la strada per un nuovo no come errori le realtà ultime della morale e della
sapere fondato non sulla verità (parola che sottende metafisica (Dio, la Verità ecc.), è proprio perché
l’autoinganno della coscienza), ma sull’arte dell’in- anch’essi credono ancora nel valore della verità ri-
terpretazione. Il materialista storico che demistifica cercata dal platonismo e dal cristianesimo: «anche
le ideologie, il “chimico delle idee” che smaschera i noi, uomini della conoscenza di oggi, noi atei e anti-
falsi valori, lo psicoanalista che indaga le zone oscu- metafisici, continuiamo a prendere anche il nostro
re e inconsapevoli della coscienza: Marx, Nietzsche fuoco dall’incendio che una fede millenaria ha acce-
e Freud sono capaci di scorgere, al di là dell’appa- so, quella fede cristiana che era anche la fede di Pla-
renza, la verità di un senso spesso occultato, ma che tone, per cui Dio è verità e la verità è divina. Ma che
va recuperato nell’intento di restituire autenticità e succede, se proprio questo diventa sempre più in-
forza all’essere umano. La critica marxista dell’ideo- credibile, se niente più si rivela divino, salvo l’errore,
logia è ansia di verità; la distruzione nietzscheana la cecità, la menzogna – se Dio stesso si rivela come
della vecchia metafisica platonico-cristiana è la con- la nostra più lunga menzogna?» (F.W. Nietzsche, La
dizione per una rinnovata responsabilità dell’uomo, gaia scienza, 344).

Note bibliografiche
Marx Karl • La gaia scienza, trad. it. di F. Masini, Adelphi,
• L’ideologia tedesca, trad. it.di F. Codino, Edito- Milano 2001
ri Riuniti, Roma 2000 • Umano troppo umano, trad. it. di S. Giametta,
• Per la critica dell’economia politica, trad. it. di in Opere complete, a cura di G. Colli e M. Mon-
G. Backhaus ed E. Cantimori Mezzomonti, tinari, Adelphi, Milano 1967, vol. 5, tomo II
in Opere di Marx-Engels, a cura di N. Merker,
Editori Riuniti, Roma 1986, vol. 30 Freud Sigmund
• Sulla questione ebraica, trad. it. di R. Panzieri, • Introduzione alla psicoanalisi. Nuova serie di
in Opere di Marx-Engels, a cura di N. Merker, lezioni, a cura di C.L. Musatti, in Opere, Bolla-
Editori Riuniti, Roma 1976, vol. 3 ti Boringhieri, Torino 1989, vol. 11
• Una difficoltà nella psicoanalisi, trad. it. di C.L.
Nietzsche Friedrich Wilhelm Musatti, in Opere, cit., vol. 8
• Al di là del bene e del male, trad. it. di F. Masi-
ni, Adelphi, Milano 2000

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