T> IL RAPPORTO DELLA FILOSOFIA CON I SAPERI ORIENTALI
Un intero filone di studiosi, tra quanti si sono chiesti perché il pensiero filosofico nacque
proprio in Grecia, proprio in quell’epoca e proprio in quella forma, ha identificato una delle
matrici della filosofia greca nella sapienza orientale. Questa tesi era stata formulata già
I TESTI
nell’antichità, in brani come quello qui presentato, di Porfirio (232/233-305 d.C.), il quale ri-
collega il pitagorismo agli studi scientifici delle civiltà pre-greche.
Quanto all’oggetto del suo [di Pitagora] insegnamento, i più dicono ch’egli apprese le cosiddette
2 scienze matematiche dagli Egizi e dai Caldei e dai Fenici: ché già nei tempi più antichi gli Egizi si
dedicarono allo studio della geometria, i Fenici allo studio dell’aritmetica e della logistica, i Caldei
4 all’osservazione degli astri. I riti intorno agli dei e quanto riguarda i costumi dicono che invece li
apprese dai Magi. Questo, dicono, molti già lo sanno perché ne è stata lasciata memoria in opere
6 scritte; ma per il resto i suoi costumi sono sconosciuti.
(DK 14 A 9, trad. it. di A. Maddalena, ne I Presocratici. Testimonianze e frammenti,
a cura di G. Giannantoni, Laterza, Bari 1969)
Analisi del testo
1-6 Senza affrontare qui il problema delle dipendenze spirito religioso era maggiormente accentuato e coloro
e dell’originalità della filosofia greca e riferendoci sol- che si sentivano invece più propensi a una genuina ri-
tanto a Pitagora, vi è chi lo ritiene davvero scienziato e cerca scientifica.
iniziatore della corrente che da lui prende il nome, e chi Quel che tuttavia sembra certo è che le matematiche
invece, considerando verosimili le testimonianze solo a non avevano conosciuto presso le civiltà antiche pro-
partire dal pitagorismo medio, rigetta nell’oscurità del gressi paragonabili a quelli che conobbero presso i Gre-
mito la figura di Pitagora, facendone uno sciamano. Da ci, forse proprio per il loro carattere “pratico”. Dove il
un lato, la quantità e l’unanimità delle testimonianze in numero era usato con un’immediata finalità concreta, il
proposito ci inducono ad ammettere che Pitagora fu un conseguimento di tale obiettivo esauriva l’interesse nei
filosofo originale e influente; dall’altro lato, non ci con- confronti del numero stesso: così accadeva ad esempio
sentono di ricostruire quale fosse la sua teoria. Impossi- in Egitto, dove le nozioni geometriche servivano so-
bile dunque stabilire non solo il rapporto in lui presen- prattutto a ristabilire i confini dei campi dopo le piene
te tra filosofia e religione, ma ogni dato biografico e del Nilo. In Grecia, per contro, dove la matematica era
scientifico: ad esempio, non è affatto sicuro che sia sua praticata in forma per così dire “disinteressata”, cioè
la paternità del teorema che reca il suo nome. Non pos- senza la spinta di moventi utilitaristici, non c’era un suc-
siamo, dunque, che astenerci dal produrre una distin- cesso pratico che potesse “soddisfare” lo studioso e per-
zione chiara tra antico e medio pitagorismo. Inoltre ap- ciò spegnerne l’interesse; pertanto lo studio poteva
pare possibile, ma ancora una volta non preciso, proseguire anche oltre. Proprio questo carattere poten-
discriminare all’interno della scuola pitagorica tra “acu- zialmente infinito dell’indagine fu la spinta che portò i
smatici” e “matematici”, ovvero tra coloro nei quali lo Greci a esiti di valore assoluto nel campo del sapere.
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Filosofia, Paravia