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Pitagora
Article · January 2015
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Kemal Ihsan Kilic
Aalborg University
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PITAGORA
Kemal Ihsan Kilic†
Pontificia Universitas Antonianum, Gerusalemme
VITA
Pitagora di Samo (circa 570 a.c. - circa 495 a.c.) è stato un filosofo,
matematico dell'antica Grecia. Fondatore della «Scuola Pitagorica». È notato da
«teorema di Pitagora»1. Per il suo nome ci sono due ipotesi. Primo che lui è presentato,
nelle numerose biografia come figlio del dio Apollo. Secondo la leggenda, il nome
Pitagora, composta da «Πυθιος» (Pythios, un epiteto di Apollo) e «ἀγορά» (agorà,
«piazza»), che significherebbe «annunciatore del Pizio». Il secondo ipotese è che il
primo elemento del nome Pitagora è associato a «πεἰθω» (pèithō, «persuadere»), quindi
significherebbe «colui che persuade la piazza». Purtroppo lui ha lasciato nessun scritto.
Le biografie di scrittori neoplatonici che riguardano il filosofo, come Diogene
Laerzio, Porfirio e Giamblico, sono ricche di circostanze mitiche e favolose. Alcune
biografie e scritti dei altri filosofi contemporanei come Senofane, Eraclito ed Erodoto
sono fornitori dei suoi lavori. Le sue opere «Tre Libri» e «Versi Aurei» vanno ascritte ad
autori sconosciuti, che li scrissero in epoca cristiana o di poco antecedente. Talete e il suo
studente Anassimandro erano i primi filosofi che abbiano presentato a Pitagora
matematica. Talete ha suggerito a Pitagora di andare Egitto e di studiare astronomia e
matematica.2 La tradizione anche gli attribuisce viaggi di studio a Creta, e a Babilonia.
«Talete indusse Pitagora a far vela per l'Egitto e ad incontrarsi coi sacerdoti di
Menfi e di Diospoli, perché erano stati loro a istruirlo in quelle discipline, per le
quali aveva presso la gente il nome di sapiente.»3
1 Voce Teorema di Pitagora, in Wikipedia, ed. italiana, (URL= [Link]
2 J. J. O'CONNOR – E. F. ROBERTSON, Pythagoras of Samos,
(URL=[Link]
3 PORFIRIO, Vita Pythagorae, 12, in Id., Porfirio, Vita di Pitagora, (trad. it.) A. R. Sodano – G. Girgenti,
Milano 1998.
†: kemalihsan.1@[Link]
1
«Pitagora di Samo, andato in Egitto e fattosi loro discepolo,portò in Grecia per
primo lo studio di ogni genere di filosofia.»4
I PITAGORICI
Pitagora ha fondato una comunità religiosa ascetica. I seguaci di Pitagora sono
conosciuti come Pitagorici.
«Facevano da soli la loro passeggiata mattutina in luoghi dove regnavano
solitudine e adeguata tranquillità. Dopo la passeggiata mattutina si riunivano
preferibilmente nei templi, e impiegavano questo tempo nell’insegnamento,
nell’apprendimento e nell’emendazione del carattere. Dopo tale occupazione si
volgevano alla cura del fisico. A pranzo mangiavano pane con miele o un favo;
per tutta la giornata non bevevano vino. Dedicavano tutto il pomeriggio agli affari
della pubblica amministrazione, alla politica estera, ai rapporti con gli stranieri.
Nel tardo pomeriggio tornavano di nuovo a passeggiare in gruppi di due o di tre,
per richiamare alla memoria le cognizioni apprese e per esercitarsi negli studi
liberali. Dopo il passeggio prendevano il bagno e andavano al banchetto comune.
Al banchetto seguivano le libagioni e infine la lettura. Era consuetudine che
leggesse il più giovane, e che il più anziano stabilisse quello che si doveva
leggere, e come.»5
«Non erano meno di seicento quelli che andavano ad ascoltarlo di notte: e chi era
ammesso a vederlo, scriveva ai familiari di aver ottenuto una concessione
straordinaria. I Metapontini chiamavano la sua casa Tempio di Demetra, e Museo
il vicolo, come racconta Favorino.»6
4 ISOCRATE 11, 28, in Id., The Oratory of Classical Greece IV: Isocrates I, (trad. inglese)
D. C. Mirhardy – Y. L. Too, Austin TX 2000, 56.
5 GIAMBLICO , De Vita Pythagorica, 96-98, in Id., Iamblichus: On the Pythagorean Life,
(trad. inglese) G. Clark, Liverpool 1989.
6 D. LAERZIO , Vitae Philosophorum, VIII, 15, in Id., Diogene Laerzio Vite Dei Filosofi II,
M. Gigante, ed., Roma-Bari 19983, 326.
2
«Quello ch’egli diceva ai suoi compagni, nessuno può dire con certezza, perché
serbavano su questo un grande segreto. Ma le sue opinioni più conosciute sono
queste. Diceva che l’anima è immortale, poi ch’essa passa in esseri animati d’altra
specie, poi che quello che è stato si ripete a intervalli regolari, e che nulla c’è che
sia veramente nuovo, infine che bisogna considerare come appartenenti allo stesso
genere tutti gli esseri animati.»7
Per i Pitagorici i numeri erano il principio originario delle cose ed il modello
sul quale esse erano formate; solo questi potevano fornire degli elementi certi di
conoscenza, e l'analogia era il vero metodo per pervenirvi. Pitagora diceva che «i numeri
sono la sola cosa che non inganna, ed in cui risiede la verità; essi sono il principio e
l'essenza di tutte le cose, e la ragion prima della loro esistenza». L'idea della giustizia
dominava tutti gli atti di coloro che seguivano la sua dottrina; «la giustizia», egli diceva,
«è la madre ed il principio di ogni virtù». È facile comprendere che un tale insegnamento
morale era capace di formare degli uomini (e delle donne) di una virtù esemplare. Dallo
studio della musica, che i Pitagorici consideravano come la massima forma di armonia,
dedussero che dietro essa ci fossero delle proporzioni numeriche. Allo steso modo esse
dovevano essere dietro la natura, che appariva come un cosmo, cioè un universo ordinato.
Si dice che sia stato Pitagora il primo ad introdurre il concetto di cosmo. Quindi l'archè
per i Pitagorici era nei numeri.
I Pitagorici credevano nella metempsicosi, cioè nella reincarnazione
dell’anima. Essi molto probabilmente avevano ereditato questa convinzione dai culti
orfici, che a loro volta la avevano ripresa dall’induismo. I Pitagorici ritenevano che
l’anima fosse di origine divina e che quindi il corpo fosse una sorta di prigione, dalla
quale essa si poteva liberare dopo aver passato alcune vite via via sempre migliori, fino
alla purificazione (catarsi). Quindi ci si poteva anche reincarnare in animali, la cui carne
7 PORFIRIO, Vita Pythagorae, 18, in Id., Porfirio, Vita di Pitagora, (trad. it.)
A. R. Sodano – G. Girgenti, Milano 1998.
3
per questo motivo non si poteva mangiare. Mentre nei culti orfici la purificazione si
raggiungeva attraverso alcuni riti e una vita vissuta per questo scopo, i Pitagorici
ritenevano che la vita del matematico fosse quella più vicina alla purificazione, e alla sua
fine l’anima sarebbe ritornata di origine divina e libera. Questo perché essi ritenevano che
l'archè fosse nei numeri. Un’altra teoria sull’anima venne elaborata dalla seconda
generazione dei Pitagorici, che riteneva che l’anima fosse in equilibrio con il corpo, e una
volta rotto questo stato di armonia essa sarebbe morta.
I «Versi Aurei» costituiscono l'essenza dell'insegnamento Pitagorico; essi non
sono direttamente riferibili al filosofo, ma costituiscono una «summa» dei dogmi della
«scuola italica», messa per iscritto dai Pitagorici che seguirono la via del Maestro dopo
la morte di quest'ultimo, per istruire coloro che sarebbero venuti dopo di loro. Questi
principi (i trentadue precetti della regola di armonia) erano l'unico strumento che
consentiva agli adepti di seguire la via divina e di elevare lo spirito, essenza suprema di
ciascun individuo, fino al raggiungimento «dell’estinzione delle sofferenze terrene» per
mezzo dell'unione tra lo spirito «individuale» dell'iniziato e Dio, concepito come unica
fonte creatrice del tutto. Alcuni precetti dal «Versi Aurei»:
«I. PREPARAZIONE:
Anzitutto venera gli Dei immortali a seconda che dalla. Legge divina sono
disposti; ma rispetta il giuramento della tua fede. Poi onora gli incliti eroi e gli
spiriti illuminati, operando in conformità della Legge.
II. PURIFICAZIONE:
Sii buon figlio, giusto fratello, tenero sposo e buon padre. Scegli per amico chi, fra
tutti, sia ottimo per virtù; cedi ai suoi dolci consigli, imita le sue utili azioni.
...
Sappi ciò dunque, ed abituati a frenare queste cose: Sopratutto il ventre ed il
sonno, la lussuria e la collera.
...
Non agire mai senza riflettere. Considera che un potere invincibile ordina di
morire. Le ricchezze e gli onori ora affluiscono, ora si perdono facilmente. Ben
gravi dolori soffrono gli uomini per volontà divina; giudicali per quello che sono,
sopportali e taci; leniscili per quanto ti è possibile e ricordati che agli uomini
buoni il destino non arreca i più forti dolori.
…
4
Prendi consiglio prima di agire affinché non ne conseguano cose funeste.
…
Ciò che non conosci non fare, ma impara ciò che e necessario; in tal
modo ti formerai una lietissima vita.
…
III. PERFEZIONE:
...
Ciò sforzati di fare, in ciò esercitati; in seguito abbine compiacimento. Questo ti
condurrà sulle orme della vita divina. Te lo giuro per Colui che rivelò alla nostra
anima la sacra Tetrade, fonte perenne della Natura. Inizia il tuo lavoro ma invoca
prima gli Dei onde sia condotto a buon fine.
…
Considera ciascuna cosa dando il primo posto alla ragione, ottima direttrice. Che
se, abbandonato il corpo, salirai all'Etere radioso, sarai immortale iddio,
incorruttibile, né più soggetto alla morte.
»8
FILOSOFIA
I primi filosofi greci in Ionia, conosciuti come gli Ionici, tra di loro possiamo
ricordare Thales, Anassimandro e Anassimene, hanno esplorato l'origine degli esseri
esistenti e hanno sviluppato teorie della natura per spiegare i processi naturali della
formazione del mondo. Pitagora, che è nato su un'isola al largo della costa della Ionia,
dopo è trasferito a Sud Italia. Lui ha esplorato la questione della salvezza degli uomini,
chiarendo l'essenza di esseri esistenti, e lo sviluppo di una filosofia religiosa mistica.
Secondo Diogene Laerzio lui era primo che ha usato il termine «filosofo»:
«Per primo Pitagora usò il termine filosofia e per primo si chiamò filosofo;
nessuno è infatti saggio, eccetto la divinità.»9
Pitagora ha affrontato la questione di essere da un angolo che era diverso da
quello dei primi filosofi ionici. Mentre gli Ionici hanno cercato di trovare la materia
originale da cui il mondo è fatto, Pitagora è occupato coi principi che danno ordine e
8 F. D'OLIVET, Pitagora, I Versi D'oro, (trad. it.) F. Diaz De Palma, Bari 1931, 1-4.
9 D. LAERZIO , Vitae Philosophorum, I, 12, in Id., Diogene Laerzio Vite Dei Filosofi I, M. Gigante, ed.,
Roma-Bari 19983.
5
armonia agli elementi del mondo. In altre parole, Pitagora ha trovato l'essenza dell'essere
non in «ciò che deve essere determinato», ma in «ciò che determina». Dal punto di vista
di Pitagora, gli elementi principali dei primi Ionici, (come «acqua» di Talete e come
«aperion» di Anassimandro), erano esseri che sono stati ugualmente determinati.
Secondo Pitagora, i primi Ionici con questi elementi non potevano spiegare come e
perché il mondo era ordinata strutturato e mantenuto il suo ritmo e l'armonia, ma il
«numero» o principio matematico era quello che dava ordine, armonia, ritmo, e la
bellezza al mondo. Questa armonia mantiene un equilibrio sia nel cosmo e sia nell'anima.
Per Pitagora, i «numeri» non sono concetti astratti, ma sono entità incarnate che sono
manifestato come norme, cosmo, e gli oggetti naturali sensibili. L'ordine matematico di
esseri è percepibile non con sensi fisici, ma con sensi dell'anima. Alla base della sua
concezione filosofica si trova la nozione di «cosmo» intesa come una sostanza divina,
universale ed eterna, e un frammento della quale costituisce l’anima dell’uomo, destinata
a liberarsi dal corpo mortale e a riunirsi alla sua origine universale. A differenza del
moderno concetto di esercizi di matematica, Pitagora ha concepito la matematica come
metodo per liberare l'anima dalle schiavitù dei sensi corporei ed essenzialmente come la
formazione religiosa. Per Pitagora, l'anima è immortale e la coltivazione dell'anima si
ottiene dagli studi di verità e di vita ascetica. Aristotele ha notato che Pitagora è stata la
prima persona che ha presentato la questione di «virtù» in filosofia. Pitagora ha aperto
una nuova strada ai primi ontologia greca con la sua attenzione per l'anima, la virtù, e la
vita ascetica. Ha presentato un nuovo integrale modello di pensiero in cui la mistica e la
matematica o la religiosa e scientifica (così come l'estetica) sono univocamente integrato.
Come altri saggi dell'antichità, Il suo pensiero ha fatto un forte impatto sulla
Platone che è possibile di vedere nelle sue opere. 10 Platone eredita da Pitagora l'idea
10 Voce Pythagoras and Pythagoreans, in New World Encyclopedia,
(URL=[Link]
6
dell'importanza della matematica come linguaggio per descrivere il mondo, pur
mantenendola nell'ambito metafisico ma ripulendola dal pesante bagaglio misticheggiante
in cui era immersa. L'astronomia della scuola pitagorica, che continua nella visione del
cosmo di Platone, sarà destinata a diventare un modello di scienza, che, attraverso
Copernico, sarà alla base della scienza moderna. L'influenza del progetto pitagorico-
platonico è esplicita sugli scienziati della rivoluzione scientifica moderna, come Galileo e
Keplero.
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