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G.W.F.

Hegel, La logica dellessere


1. Essere - non essere - divenire. 1.1 Il cominciamento: lessere puro Il puro essere forma il cominciamento, perch esso cos pensiero puro, come , insieme, lelemento semplice e indeterminato; e il primo cominciamento non pu essere niente di mediato e di pi particolarmente determinato, [ 86] 1.2 Lessere coincide con il nulla e il nulla con lessere Ora, questo puro essere la pura astrazione, e, per conseguenza, lassolutamente negativo, il quale, preso anche immediatamente, il niente. [ 87] Reciprocamente, il niente, considerato come codesto immediato eguale a se stesso, il medesimo che lessere. [ 88] Non ci vuole una gran spesa di spirito per volgere in ridicolo la proposizione che lessere e il nulla sono il medesimo, o per accampare una serie di assurdit, asserendo falsamente che sieno conseguenze e applicazioni di quel detto: per es. che, secondo esso, tuttuno che la mia casa, le mie sostanze, laria da respirare, questa citt, il sole, il diritto, lo spirito, Dio, siano o non siano. [] Tali oggetti concreti sono qualcosa di ben diverso che non un semplice essere e non essere. Povere astrazioni, come lessere e il niente, - le pi povere che possano mai darsi, dacch sono soltanto le determinazioni iniziali, - si mostrano del tutto inadeguate alla natura di quegli oggetti: il contenuto vero assai di l da codeste astrazioni e dalla loro antitesi. [ 88,a] E facile dire che non si riesce a comprendere lunit dellessere e del niente. Ma il concetto di questa unit stato esposto nei paragrafi precedenti, e altro non se non ci che si esposto: comprenderlo non significa altro che concepire il gi detto. Se non che, per comprendere, si suole intendere qualcosa di pi di ci che propriamente il concetto: si richiede una conoscenza pi varia e pi ricca, una rappresentazione, per modo che quel concetto sia messo innanzi come un fatto concreto, con cui il pensiero, nel suo esercizio ordinario, abbia maggior familiarit. In quanto il non poter comprendere esprime soltanto la mancanza dabitudine a fissare concetti astratti, senzalcun miscuglio sensibile, e a cogliere proposizioni speculative, non c altro da dire se non che il modo del saper filosofico certamente diverso dal modo del sapere al quale si abituati nella vita ordinaria; come diverso anche da quello che domina in altre scienze. [ 88,a] 1.3 II divenire la sintesi di essere e nulla La verit dellessere come del niente perci lunit dentrambi. Questa unit il divenire. [ 88] [Analizzando la rappresentazione del divenire ognuno vorr ammettere che] vi appare contenuta non solo la determinazione dellessere, ma anche quella di ci che laltro di esso, del niente; inoltre ancora, che queste due rappresentazioni si trovano indivise in quellunica rappresentazione: cosicch il divenire lunit dellessere e del niente. - Un esempio, parimente alla portata di tutti, quello del cominciamento: la cosa nel suo cominciamento non ancora, ma questo non solo il niente della cosa; vi gi col dentro in suo essere. [ 88,a] 1.4 Passaggio allessere determinato Nel divenire, lessere come tuttuno col niente, il niente tuttuno con lessere, sono soltanto evanescenti; il divenire coincide, mediante la sua contraddizione con s, con lunit nella quale entrambi sono tolti: il suo risultato quindi lessere determinato. [89] [...] Lessere determinato lunit dellessere e del niente, nella quale sparita limmediatezza di queste determinazioni, e nella loro relazione, la loro contraddizione, []; poich il risultato la contraddizione superata, esso si trova nella forma di semplice unit con s; o anche come un essere, ma un essere con la negazione o la determinatezza [...]. [ 89,a] 2. Essere determinato - finito - infinito 2.1 Lessere determinato 1alcunch Lessere determinato lessere con un determinato carattere, che immediato, ossia , semplicemente: la qualit, [...] qualche-cosa-che--l, lalcunch, [ 90] 2.2 Lessere determinato il finito Nellessere determinato, la determinazione una con lessere, ed insieme, posta come negazione, limite, barriera. Perci lessere altro non un momento indifferente fuori di esso, ma un suo proprio momento. Alcunch , mediante la sua qualit, in primo luogo, finito, in secondo luogo mutevole; cosicch la finitezza e la mutevolezza appartengono al suo essere, [ 92],

2.3.1 Passaggio allinfinito: la falsa infinit di Fichte Lalcunch diventa un altro; ma laltro anche un alcunch; dunque diventa parimente un altro: e cos allinfinito. [ 93] Questa infinit la infinit falsa o negativa, giacch essa non se non la negazione del finito, il quale per nasce di nuovo e per conseguenza non ancor superato: - vale a dire, questa infinit esprime solo il dover essere del superamento del finito. [ 94] 2.3.2 Passaggio allinfinito: lerrore del dualismo Il dualismo, che rende insuperabile lantitesi di finito ed infinito, non fa la semplice considerazione, che per tal modo linfinito solo uno dei due; che con ci vien reso un qualcosa di soltanto particolare, rispetto al quale il finito laltro particolare. Un tale infinito, che soltanto un particolare, accanto al finito; ha in questo appunto la sua barriera e il suo limite; non ci che deve essere; non linfinito, ma solamente finito. - In tal relazione, dove il finito da un lato, linfinito dallaltro, il primo di qua, laltro di l, al finito viene attribuita la stessa dignit di sussistenza e indipendenza, che si attribuisce allinfinito: lesser del finito fatto un essere assoluto: esso, in codesto dualismo, sta saldo per s. Se, per cos dire, fosse toccato dallinfinito, sarebbe annientato; ma non pu essere toccato dallinfinito: un abisso, un baratro invalicabile deve aprirsi fra i due; linfinito persiste di l, il finito di qua. Laffermazione del fermo persistere del finito di fronte allinfinito crede di essere al di sopra di ogni metafisica; ma, invece sta interamente sul terreno dellordinaria metafisica intellettualistica. Accade qui il medesimo di ci che esprime il progresso infinito: una volta si ammette che il finito non sia a s e per s, che non gli spetti una realt indipendente, non lessere assoluto; che esso sia solo qualcosa di transitorio; laltra volta, tutto ci

vien dimenticato, e si rappresenta il finito come soltanto posto di fronte allinfinito, affatto separato da questo, e sottratto allannientamento, indipendente e persistente per s, - Il pensiero crede per tal modo di elevarsi allinfinito, e gli accade il contrario: - di giungere cio a un infinito che solo un finito, e, per contro, il finito, che era stato scacciato, ritenerlo sempre e farne un assoluto. [ 95,a] 2.3.3 Passaggio allinfinito: superamento del finito Ci che in realt si ha innanzi, che lalcunch diventa altro, e laltro altro ancora. Lalcunch in relazione a un altro, gi anche un altro verso lo stesso [altro]; e, poich ci nel quale trapassa [laltro], del tutto il medesimo di ci che trapassa (entrambi non hanno alcuna ulteriore determinazione se non questuna e medesima, di essere unaltro [lalcunch anchesso altro rispetto allaltro]), cos 1 alcunch nel suo trapasso in altro si accompagna solo con se stesso: e questo riferimento a se stesso, nel trapasso e nellaltro, la vera infinit, o, considerato negativamente: ci che viene cangiato, laltro, diventa laltro dellaltro. Cos lessere, ma restaurato come negazione della negazione: ed essere per s. [95] Nellesser per s introdotta la determinazione dellidealit. Lessere determinato, concepito dapprima solo secondo il suo essere e la affermazione, ha realt; e, per conseguenza, anche la finit dapprima nella determinazione della realt, Ma la verit del finito invece la sua idealit. Egualmente linfinito dellintelletto, che, posto accanto al finito, anche sol uno dei due finiti, qualcosa di non vero, d ideale. Questa idealit del finito la proposizione fondamentale della filosofia, e ogni vera filosofia perci idealismo. [ 95,a] [dalla Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio]