Sei sulla pagina 1di 11

Libere riflessioni sulla revisione del metodo nella teologia e nelle scienze a partire da uno scritto del Card.

Giacomo Biffi di Alberto Strumia*

Premessa Litinerario culturale che mi sono trovato a percorrere, dapprima per la mia formazione e attivit accademica in ambito strettamente scientifico,1 poi per gli studi filosofico-teologici, seguiti da qualche esperienza di insegnamento in ambito epistemolgico e interdisciplinare,2 mi suggeriscono, con una certa spontaneit, dei confronti tra i fondamenti, i metodi e i risultati conoscitivi delle diverse discipline con le quali mi trovo a venire a contatto. E direi che ci avviene con tanto maggiore interesse e gusto,3 quanto pi tali discipline sono comunemente considerate tra loro distanti e quindi vengono raramente messe in comunicazione, in una prospettiva genuinamente interdisciplinare, nei curricula formativi sia ecclesiastici che civili.4 Questo interesse corrisponde, tra laltro, ad una necessit della nostra cultura contemporanea, che, essendo molto specialistica e frammentata, si trova nella condizione di non possedere, da un lato pi e dallaltro non ancora, una metodologia e una scienza regolativa che viene presupposta, come fondamento, da tutte le altre scienze e garantisce le condizioni per una corretta comunicazione tra loro e un confronto tra i loro risultati. La messa a punto di una tale teoria dei fondamenti, come oggi si ama chiamarla negli ambienti scientifici (soprattutto in quelli che si occupano di logica e di matematica), pare

Scuola di anagogia. Direttore dellIstituto Veritatis Splendor di Bologna e ordinario di Fisica matematica allUniversit di Bari.
1 Prima presso la Facolt di Ingegneira dellUniversit di Bologna e ora presso la Facolt di Scienze matematiche, fisiche e naturali dellUniversit di Bari. 2 3

Presso lo Studio filosofico domenicano di Bologna e la Facolt di lettere e filosofia dellUniversit L.U.M.S.A. di Roma.

Devo citare, a proposito di gusto e soddisfazione due esperienze di lavoro in questa direzione di ricerca e contemporanea messa a punto di strumenti di lavoro e per la didattica, nelle quali mi trovo coinvolto: la prima quella che ha portato alla pubblicazione del Dizionario interdisciplinare di scienza e fede (ed. Citt Nuova e Urbaniana University Press, Roma 2002), in collaborazione con G. Tanzella-Nitti che ne ha ideato il progetto; esperienza che ora prosegue con il portale internet di Documentazione interdisciplinare di scienza e fede (www.disf.org); laltra quella del gruppo di ricerca sui Fondamenti logici e ontologici delle scienze, che iniziata alcuni anni fa nellambito dellIstituto filosofico di studi tomistici di Modena e ora prosegue, in collaborazione con lo stesso, presso lIstituto VeritatisSplendor di Bologna (www.veritatissplendor.it). Un primo frutto di questo secondo lavoro stato il volume Analogia e autoreferenza (a cura di G. Basti e C.A. Testi, ed. Marietti 1820, Genova-Milano 2004).
4 Normalmente un tale confronto presente a livello di divulgazione dei risultati delle scienze e viene condotto secondo una modalit quasi sempre superficiale, con un metodo scorretto, ideologicamente viziato dal concordismo (pi o meno esplicitamente pro o contro la visione cristiana) o, al contrario, sotto la protezione di un parallelismo tra differenti piani della conoscenza che non conosce la possibilit di una qualche comunicazione tra loro, di un alfabeto comune tra le scienze, a livello dei loro fondamenti logici e ontologici.

essere una delle vie maestre per porre, in modo sistematico e con il rigore scientifico che attualmente si richiede, quelle domande di carattere ontologico alle quali anticamente rispondeva la metafisica insieme alla filosofia della natura. Una ricerca, orientata in tal senso, stata, tra laltro, suggerita dallo stesso magistero pontificio5 ed oltre ad essere ormai sentita come unesigenza del mondo scientifico pi maturo6 e non solo dal punto di vista teorico, ma anche in vista delle sue possibili ricadute tecnologiche7 rappresenter, prima o poi, una necessit anche per il mondo filosoficoteologico. In ambito teologico si sente lesigenza di una certa ripresa di sistematicit dimostrativa, venuta gradualmente a ad indebolirsi negli ultimi decenni in conseguenza del parallelo indebolimento dei fondamenti del metodo dimostrativo in filosofia. Una volta che ha dissolto la dignit scientifica della nozione di verit,8 con il mancato riconoscimento del realismo nella conoscenza, la filosofia non stata pi in grado di offrire alla teologia la dimostrazione della verit della premessa di ragione propria del sillogismo teologico e, quindi, di garantire una vera e propria sistematicit alla teologia. Mi sembra, allora, che si siano venute gradualmente ad aprire per la teologia, queste tre vie.9 Luna quella che lha condotta a divenire sempre pi narrativa, potendo contare, di fatto, unicamente sulla verit, riconosciuta in forza della fede, della premessa rivelata del sillogismo teologico e non pi anche sulla verit dimostrata della premessa filosofica, il cui valore rimasto al pi rango di ipotesi o di opzione. In queste condizioni la concatenazione logica delle dimostrazioni non pu portare a delle conclusioni stringenti, ma al massimo a conclusioni ipotetiche, o a delle descrizioni pi

5 Richiamo, qui, a titolo di esempio un passo del Discorso di Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo degli scienziati, del 25 Maggio 2000: Oggi, una grande sfida ci aspetta quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non possibile fermarsi alla sola esperienza; necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge (Enciclica Fides et ratio, n. 81). La ricerca scientifica si basa anchessa sulle capacit della mente umana di scoprire ci che universale. Questa apertura alla conoscenza introduce al significato ultimo e fondamentale della persona umana nel mondo.

Il problema dei fondamenti nato, in ambito scientifico, principalmente nel quadro della logica-matematica, per la quale si trattava di dare una base priva di contraddizioni alla teoria dei numeri, alla quale si riconduceva, in sostanza tutto il resto. George Cantor (1845-1918) fece compiere un balzo straordinario alla matematica, verso lontologia, ponendo tra i suoi oggetti fondativi gli insiemi, cio delle collezioni di oggetti di qualsiasi natura. Ai nostri giorni si sta, probabilmente, preparando un passo ulteriore volto a prendere in considerazione, come entit fondative (dette primiive dai matematici), non pi semplicemente delle collezioni (logica estensionale), ma delle propriet degli enti irriducibili ad insiemi (logica intensionale). Cos, un po alla volta, le scienze si orientano a prendere in considerazione lente con tutte le sue caratteristiche (non solo quantitative): si tratta di un vero e proprio graduale passaggio dalla matematica alla ontologia e, di conseguenza da una fisica che si serve di una matematica puramente quantitativa, ad una fisica che si servir di una matematica ampliata in senso ontologico. In ambito ingegneristico, limpiego del computer ha richiesto ricerche di logica altrettanto approfondite quanto quelle che si sono sviluppate nellambito teorico della teoria dei fondamenti e lontologia formale (cio una sorta di ontologia trattata mediante luso di simboli come oggi si fa in matematica e logica) ha incominciato a svilupparsi in vista di un tentativo di immettere nel computer delle informazioni non puramente quantitative. Questi sforzi si stanno rivelando, tra laltro, molto interessanti per evidenziare le differenze tra lintelligenza umana e la cosiddetta intelligenza artificiale: il dibattito aperto da tempo tra quegli fisici, matematici, logici, cognitivisti, ecc., che ritengono di poter dimostrare che le operazioni della mente sono riducibili a calcolo (computabili) e quelli che ritengono, la contrario, la loro irriducibilit. Sono discussioni squisitamente filosofiche che pongono problemi antropologico-metafisici che nascono direttamente dalle scienze.
8 Linterrogativo odierno se e come la verit possa tornare ad essere scientifica, cfr. J. Ratzinger, Fede, verit, tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, Cantagalli, Siena 2003, p. 201. 7

Probabilmente se ne potranno indicare anche altre, ma qui mi limito a queste che mi sembrano comunque indicative di una situazione di fatto e sono sufficienti per introdurre le mie successive considerazioni.

o meno appaganti dal punto di vista della loro armonizzazione dinsieme, non prive di valore estetico e, talvolta, magari anche di inflessioni edificanti.10 Unaltra stata quella di cercare di produrre in actu exercito, da parte della teologia stessa, la filosofia che le necessaria per procedere dimostrativamente. Impresa non facile, per non dire quasi impossibile, che richiede grande genialit e corre il rischio di un alto grado di incomunicabilit con gli altri universi disciplinari, in quanto sembra essere costruita troppo ad hoc, ad uso della sola teologia; via che lo stesso san Tommaso dAquino non si avventur a percorrere, se non parzialmente e quando gli era strettamente indispensabile per correggere, completare, riformulare il preesistente impianto aristotelico.11 Questa seconda via certamente interessante e parte, spesso, dalla constatazione-convinzione che la Scrittura stessa contiene una propria metafisica e una propria antropologia che vanno esplicitate e sistematizzate in una forma filosofica, cio in una forma che una sana ragione, pur con fatica e non senza errori, potrebbe cogliere anche senza una rivelazione. La Scrittura pu svolgere, in questo senso, una funzione di guida che anticipa al filosofo alcuni risultati che egli dovr dimostrare con la sola ragione, ma non offre necessariamente quegli strumenti razionali che in qualche modo presuppone per poter essere essa stessa accolta e compresa. 12 Quindi ben difficilmente questo modo di procedere potr portare a dei risultati senza una sintesi filosofica di riferimento previa. La terza strada, infine, quella di mantenere, in via provvisoria, gli impianti filosofici antichi (in sostanza quello agostiniano o quello tomistico, pure con le dovute sfaccettature e varianti, dovute al contributo dei commentatori, dei pensatori successivi, ecc.), facendone vedere la bont attraverso i nuovi frutti che sono ancora in grado di offrire, e rivedendo quando necessario la metodologia con la quale certi risultati sono stati dedotti, l dove essa mostrasse i limiti di una prospettiva riduttiva e particolaristica. Questo modo di procedere, rinvia ad altri il compito della messa a punto di una teoria dei fondamenti, di un recupero scientifico della nozione di verit e del realismo nella conoscenza; dati, questi ultimi, che vengono presupposti come postulati, in quanto ritenuti irrinunciabili per una elaborazione teologica sistematica. E i frutti possono essere importanti per un progresso teologico assolutamente autentico. In fondo il teologo pu anche, in certo qual modo e in via provvisoria,13 accettare per
Non prendo qui neppure in considerazione quelle produzioni che, pur continuando a chiamarsi propriamente teologiche, non possono neppure essere considerate veramente tali nella misura in cui interpretano il dato rivelato in una prospettiva che si contrappone alla Tradizione e al Magistero. Ne sono un esempio gli ampliamenti della metafisica e della cosmologia aristotelica che Tommaso dovette mettere a punto per affrontare le grandi problematiche trinitarie, cristologiche e saramentarie. Come egli part dai risultati pi rilevanti della scienza del suo tempo che provenivano dalla sintesi aristotelica, gi vagliata e analizzata dal suo maestro Alberto Magno, cos, oggi, sembra si possa partire da una messa a confronto della sintesi aristotelico-tomista con le problematiche ontologiche emergenti dalla nostra scienza, ampliandone gli orizzonti e utilizzando gli strumenti migliori che essa offre, quali il linguaggio formalizzato e i suoi metodi di dimostrazione. Questi strumenti offrono il vantaggio di essere in larga misura oggettivi e riconoscibili al di l delle differenze culturali e ideologiche di coloro che se ne servono e di ogni relativismo. Non si tratta, certo, di perseguire una strada in certo senso positivista o neopositivista, quanto di non perdere il momento favorevole che oggi le scienze stanno attraversando, nel quale si sta compiendo in esse una profonda revisione del metodo e dei presupposti. Laver dimostrato linsufficienza a far progredire ulteriormente la scienza, a partire dai presupposti finora accettati, apre la strada a nuovi presupposti, meno riduttivi, e pi significativi in senso ontologico.
12 Questo modo di procedere ricorda un po il metodo che Archimede diceva di aver utilizzato, nella sua ricerca scientifica, servendosi del metodo sperimentale per scoprire alcuni risultati di geometria che avrebbe poi dimostrato per via puramente razionale. Lesperienza aveva per la sua scienza un ruolo analogo a quello che la Scrittura potrebbe avere per scoprire alcune verit metafisiche da dimostrare filosoficamente. 11 10

Quanto lungo possa essere, poi, il tempo di questa feconda provvisoriet non dato di conoscerlo se non dopo che esso sia concluso ad opera di una nuova sintesi del pensiero che ristabilisca lunit del sapere.

13

una fede nella ragione, che a lui, in particolare, deriva dalla fede teologale nella Rivelazione, quei fondamenti razionali che a scienziati e filosofi compete di legittimare.14 Un po come fa il fisico che si serve del lavoro dei matematici assumendolo come valido,15 senza obbligatoriamente, ripercorrerne tutto il cammino fondativo e dimostrativo.16 La terza via in fondo quella del teologo tradizionale, nel senso pi nobile della parola, che sa elaborare risultati propri; una via che il Card. Giacomo Biffi sembra percorrere con la pi appassionata fedelt, che gli consente addirittura di proporre soluzioni nuove assai originali a problemi teologici decisivi finora irrisolti, e non senza la soddisfazione e il giusto compiacimento di chi sa di avere trovato qualcosa di profondamente intelligente e risolutivo, meritevole di essere comunicato anche ad altri, e di averlo saputo dimostrare. Vorrei, allora, cercare di mostrare, in questo breve articolo, lanalogia che ho riscontrato tra il modo di rivedere il metodo della teologia, schematicamente proposto e poi sapientemente applicato dal Card. Biffi per disincagliarla da un paradosso insoluto, e il percorso apertosi nelle scienze odierne in ordine alla revisione del metodo scientifico, dimostratasi necessaria per il proseguimento stesso della ricerca scientifica, in parte bloccatasi su alcune questioni non risolte con conseguenze paradossali. Lidea di questo possibile accostamento mi nata ascoltando le lezioni del ciclo della Scuola di anagogia tenute dal Cardinale presso lIstituto Veritatis Splendornel 2003. Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che una tale somiglianza di modo di procedere si stesse verificando in due ambiti di conoscenza oggi non solo considerati lontani, ma di fatto non comunicanti,17 a partire da problematiche cos diverse. Ma, in realt, almeno un punto in comune c e consiste nel rilevare come su certi problemi si sia giunti, in entrambi i casi, a conclusioni paradossali e contraddittorie. In queste situazioni, se non si disposti a rinunciare alla ricerca,18 occorre ammettere che si sbagliato qualcosa nel modo di impostarla, e si deve rivedere tale modo. Ma quello che pi sorprendente il constatare che i punti di revisione del metodo sono sostanzialmente gli stessi, per la teologia come per le scienze, anche se i linguaggi con i quali ci si esprime nei due ambiti sono diversi. Questo pare una sorta di conferma fattuale che la struttura della ragione e della scienza , nei suoi fondamenti, la stessa per tutti gli ambiti disciplinari e che, quindi, deve esserci ununica teoria dei fondamenti capace di sostanziare lintero sapere, comunque esso venga poi ad articolarsi e sfaccettarsi in numerose discipline e conoscenze. Ed questo fondamento comune a rendere possibile il confronto tra i loro risultati, nel rispetto dei diversi statuti epistemologici e nella complementarit degli oggetti formali delle diverse scienze.

14 In vista di questa nuova costruzione filosofico-scientifica sono oggi particolarmente interessanti, come si detto, le problematiche inerenti i fondamenti delle scienze. Forse saranno proprio queste a discincagliare la filosofia 15 In questo caso si tratta, ovviamente, di una fede umana nelloperato di unaltra disciplina e di quanti lavorano ad elaborarla.

Non dimentichiamo che questa sorta di paragone, qui appena accennato, tra la teologia e la fisica matematica, e che pu meravigliare teologi e scienziati odierni, era del tutto normale per Tommaso che riconosceva ad entrambe queste discipline, pur con le debite differenze, lo statuto epistemologico di scientiae mediae (cfr. I, q. 1, a. 2; In Boeth. De Trin., ps. 3, q. 5, a. 3 ad 6). Apparentemente c anche una certa comunicazione a livello mediatico, ma raramente viene compiuta una sistematica comparazione metodologica e contenutistica corretta.
18 Si deve rilevare come la scelta rinunciataria e ultimamente scettica, rappresenta una tentazione che, almeno ai nostri giorni, attanaglia pi facilmente i filosofi che gli scienziati, se non altro perch questi ultimi vedono delle applicazioni delle loro conoscenze che rispondono nei fatti. 17

16

Una proposta di revisione del metodo Partendo dal saggio del Cardinale, Liberti in Cristo(S. Ambrogio). Saggio di antropologia cristocentrica, 19 vorrei soffermarmi, senza entrare direttamente nella problematica antropologico-cristologica che costituisce loggetto proprio della trattazione, a considerare la riflessione che lautore svolge nel primo capitolo della parte terza, sulla necessit di una riconsiderazione metodologica,20 cio di una vera e propria revisione del metodo teologico, seguendo il quale stato affrontato il problema in oggetto nel saggio, e che ha condotto ad una battuta di arresto causata dalla comparsa di una vera e propria antinomia.21 Sar questa revisione dei fondamenti metodologici della teologia a consentire allautore di disincagliare22 la ricerca teologica rimuovendo la contraddizione altrimenti inevitabile. LATTEGGIAMENTO DI FRONTE AL PROBLEMA: RINUNCIA E CENSURA Lautore inizia il capitolo constatando come, di fronte allapparire di un problema che si presenta come insolubile, in quanto conduce a una contraddizione, latteggiamento che si venuto a consolidare con il tempo stato quello della rinuncia.
venuta a mancare la fiducia in qualche possibile approdo, dopo che si sono esplorate inutilmente tante strade; forse c anche il desiderio di non perdere tempo in unimpresa che si prevede senza esito.23

Poi di fatto, questo atteggiamento divenuto una vera e propria censura del problema (allergia), pi o meno ideologicamente motivata:
certamente c lallergia per ci che astratto e pare non abbia rispondenze esistenziali.24

Come a dire che se, per il resto, una disciplina funziona correttamente si pu rinviare laffronto di una questione che evidenzia un paradosso e una contraddizione e continuare a lavorare come se il problema non ci fosse.25 Il riverbero di questa censura non si limita a rimanere circoscritto al settore della ricerca, ma si fa sentire, di conseguenza anche a livello della didattica, per cui di certi problemi ancora aperti viene a conoscenza solo che riesce a scovarli per conto proprio, rimettendo mano a libri e studi del passato.
Ma giusto che si lasci sussistere entro la dottrina cattolica unantinomia come questa, che ha tutta laria di essere, pi che un mistero da accogliere nella fede, una pura e semplice irragionevolezza? Tanto pi che la questione non si colloca ai margini nel complesso della dottrina rivelata: si annida anzi nel cuore stesso del cristianesimo, dal momento che concerne la natura della salvezza delluomo e il riscatto dalla tirannia del male. s un problema astratto; ma non privo di riverberi sulla nostra vita concreta di creature redente, costituite in una perenne tensione morale.26

19 20 21 22 23 24 25

Ed. Jaca Book, Milano 1996, p. 74. p. 73. Ibidem. Ibidem. Ibidem.

Una scelta pragmatica che, se pu essere accettabile in via provvisoria, a lungo andare tende a svuotare di valore probativo e conoscitivo la disciplina entro la quale viene compiuta, destinandola gradualmente a divenire una semplice narrazione.
26

Ivi, pp. 73-74.

Un simile atteggiamento di resistenza al cambiamento di paradigma stato riscontrato pi volte anche nel corso della storia del pensiero scientifico, ed motivabile sia per ragioni di ordine psicologico (abitudine ad un metodo di ragionamento ormai acquisito come forma mentis), che per ragioni di ordine pratico (un certo pragmatismo che suggerisce di non interrogarsi troppo sui presupposti teorici di qualcosa che, comunque, alla prova dei fatti funziona bene, anche se non si comprende del tutto il perch). Come ha osservato Thomas Kuhn nel saggio che pi lo ha reso famoso:
Fintanto che gli strumenti forniti dal paradigma27 continuano a dimostrarsi capaci di risolvere i problemi che questo definisce, la scienza si muove molto velocemente e penetra assai profondamente usando con fiducia quegli strumenti. Come nel processo di fabbricazione cos anche nella scienza il cambiamento di strumenti una stravaganza che va riservata per loccasione che lo richiede. Il significato della crisi sta nellindicazione, da esse fornita, che loccasione per cambiare strumenti arrivata.28

LA

MESSA IN QUESTIONE CONTRADDIZIONE

DEL

METODO

LINDIVIDUAZIONE

DELLORIGINE

DELLA

rigoroso metodo scientifico, quando ci si imbatte in una contraddizione logica, procedere ad una serie di controlli, seguendo un ordine crescente di radicalit della diagnosi e, quindi, della terapia da adottare per sanare la teoria: in primo luogo si procede a controllare che non siano stati compiuti banali errori formali nella catena delle deduzioni; superato questo primo ovvio esame si controlla che non vi siano delle contraddizioni gi nelle premesse che siano sfuggiti in prima istanza; questa unanalisi a volte pi difficile. In caso ve ne siano si cerca di correggere le premesse rimuovendo i conflitti interni ad esse o tra di esse; se, superato anche questo stadio, la contraddizione finale rimane insoluta, allora il caso di procedere ad una revisione del metodo procedurale dellintera disciplina. Questo latteggiamento pi difficile da istituire, soprattutto per ragioni di abitudine mentale ad un metodo ormai consolidato, sia perch richiede anche una certa genialit inventiva e, magari, anche una conoscenza del metodo di altri ambiti disciplinari, che pu offrire un utile suggerimento. Come osserva il Cardinale, a questultimo livello ci si dispone dopo aver superato e ripetutamente verificato lesito dei test precedenti, cio quando
ogni attivit speculativa nel merito diventata infeconda e praticamente senza speranza. In questi casi naturale il sospetto che il problema sia stato dal principio mal impostato e risulti viziato alla radice da un errore metodologico.29

Lerrore principale dal quale originano tutte le conseguenze individuato nelleccessiva scomposizione e conseguente separazione dei singoli elementi in questione nel problema, che vengono trattati come a se stanti, quasi potessero sussistere come parti isolate e autonome rispetto al tutto, perdendo di vista lunit di questultimo.

27 28

Cio da una certa visione teorico-scientifica e da un certo metodo sperimentale.

T.S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee nella scienza, Einaudi, Milano 1978, pp. 101-102.
29

G. Biffi, op. cit., p. 74.

Lerrore metodologico non difficile da individuare: sta nellanalisi e nellaffronto di due stati isolati, senza alcun inquadramento dentro il disegno di Dio. Questo il punto di capitale rilievo del nostro discorso: ci che divelto dallunitotalit della divina economia non pi reale; e anzi si altera nella sua stessa essenza perch il vincolo che lega ogni essere, ogni atto, ogni concetto al progetto eterno appartiene esso stesso alla ricchezza propria di quellessere, di quellatto, di quel concetto. Nessun tema teologico pu essere affrontato senza un esplicito riferimento a quel propositum () del Padre, che lunico argomento vero, diretto, esauriente di ogni nostra non oziosa contemplazione. Se lo si fa, si rischia di cadere nellerrore o addirittura nellassurdit.30

Si potrebbe, a questo punto, anche legittimamente pensare che la questione posta qui in campo riguardi direttamente solo la teologia, in quanto disciplina che, pur considerata tomisticamente come scientia media, ha comunque uno statuto epistemologico, in qualche modo unico, dato il suo debito di contenuto alla Rivelazione. Ma a questo proposito lautore ci fa capire esplicitamente che i principi epistemologici che sta introducendo non sono specifici della teologia, ma sono indispensabili e comuni ad ogni scienza, anzi, connotano ogni forma di conoscenza umana.
Anche se pu sembrare un avvio un po alla lontana, pu essere utile allapprofondimento del discorso partire dal rilievo di qualche caratteristica della conoscenza umana in quanto tale.31

E che questi principi stiano alla base della conoscenza umana e quindi anche di ogni scienza, cos vero che possiamo riscontrarlo anche nellambito delle problematiche pi recenti delle nostre scienze fisiche32 e matematiche. In fondo essi sono riconducibili addirittura al senso comune, allesperienza comune, ad un uso non manipolato della ragione naturale in quanto tale. Ma, allora, non potranno sembrare un po banali e scontati al filosofo, allo scienziato e perfino al teologo stesso? Il punto che se, talvolta quando si fa ricorso per presentarli al senso comune, al linguaggio comune, allesperienza comune essi sembrano banali o, come si dice nel linguaggio della filosofia moderna, ingenui, essi non lo sono affatto nel loro contenuto metodologico. Il problema delle scienze, allora, in qualunque settore esse operino, sar quello di darne una formulazione non ingenua, cio adeguata al proprio linguaggio, al proprio sistema formale, sar quello i fondarli scientificamente. Questo il compito di una teoria dei fondamenti, che persegue, oggi, il compito antico della metafisica. Giustamente, perci, nel testo che stiamo esaminando questi principi vengono richiamati in un breve excursus epistemologico, al quale lautore dedica un paragrafo sintetico ma estremamente importante, che potrebbe perfino passare inosservato al lettore concentrato sul tema principale della trattazione teologica. LA
RICERCA DI UNA CORRETTA METODOLOGIA E LINDIVIDUAZIONE DEI PRINCIPI CHE LA REGOLANO

Ma passiamo allesame di ciascuno di questi principi ai quali il testo in esame fa riferimento.

30 31 32

Ibidem. Ivi, p. 75. E pi in generale naturali e non solo.

Primo principio: conoscere unificare Lautore rileva come la conoscenza umana, per sua natura, unificante. Infatti conoscere e in particolare conoscere scientificamente, cio spiegare in termini di causa-effetto significa ricondurre una molteplicit di dati ad un numero molto minore di principi esplicativi, riconducibili ad un unico principio ontologico causale.33
Linterno impulso di ogni autentica intelligenza tende a superare la molteplicit per arrivare alluno. Ci che conosciuto frammentariamente non adeguatamente conosciuto. Il nostro spirito sempre a disagio quando si vede quasi smarrito entro una congerie di creature, di fatti, di esperienze, di idee; e perci nellattivit che gli propria si sforza di mettere ordine, di collegare, e in definitiva di risalire verso ci che singolare, semplice, onnicomprensivo. Senza per mai raggiungere il traguardo cercato, perch la realt unica e la radice unificante di tutta la variet delle cose non alla sua portata; ma questa aspirazione in lui non si spegne, e anzi alimenta instancabilmente la dinamica intrinseca del suo indagare.34

Le scienze, in ogni epoca procedono allo stesso modo. Se c un elemento certamente comune tra la scienza dellantichit e quella moderna e contemporanea certamente questa ricerca dellunificazione. Sono ben note le grandi sintesi scientifiche che hanno operato in tal senso fin dalla nascita della fisica moderna: la prima sintesi galileiano-newtoniana ha unificato la meccanica dei corpi terrestri e celesti, riconducendola ai pochi principi della dinamica che oggi chiamiamo classica; la seconda grande sintesi stata quella maxwelliana che ha unificato la comprensione dei fenomeni elettrici, di quelli magnetici e ottici; poi lunificazione della teoria del calore (termodinamica) con la meccanica newtoniana, da parte della teoria cinetica e della meccanica statistica; lunificazione della meccanica con la teoria della gravitazione avvenuta con la sintesi einsteiniana; lunificazione ancora in corso delle teorie dei campi, frutto della meccanica quantistica e della relativit, prima con lelettromagnetismo e per ora, non ancora compiuta, con la gravitazione. A questultimo gradino, nel XX secolo, si sono cominciati a riscontrare diversi paradossi, soprattutto nellinterpretazione della meccanica quantistica, ma anche nellambito della meccanica classica, della chimica e della biologia. Questi hanno favorito un certo incagliarsi al livello del riconoscimento del valore conoscitivo della scienza che ha continuato a lavorare, un po pi pragmaticamente, per la fiducia accordata ai suoi risultati, che per il suo chiaro valore conoscitivo.35 Ad un certo punto, per, si incominciato a parlare di crisi e la revisione del metodo scientifico, almeno in alcuni dei suoi aspetti, fino a quel momento non profondamente analizzati, ha incominciato ad essere necessaria ai fini della prosecuzione dellintera opera
33 A livello della nostra conoscenza umana discorsiva la nostra mente non in grado di cogliere la realt con un solo principio, ma in grado di riconoscere come tutto si riconduce ad unum, ad un solo essere che causa di tutte le cose. 34 35

Ibidem.

Non entrer qui nel merito, come non lho fatto per la problematica teologica. Per unintroduzione ai problemi e alle questioni filosofico-teologiche connesse e per unampia bibliografia di carattere interdisciplinare rimando alle voci attinenti a questi temi del Dizionario interdisciplinare gi citato.

scientifica. Certamente questa revisione non viene attuata da tutti indistintamente. Molti settori della ricerca sembrano proseguire indisturbati in quanto, al livello dei loro problemi, il metodo usuale ancora in grado di dare buoni risultati. Un secondo esempio di ambito scientifico nel quale si cercata lunificazione quello della matematica. Ed interessante osservare come questa disciplina abbia sempre cercato un certo contenuto metafisico. la prima unificazione di aritmetica e geometria, com noto, risale ai pitagorici; con Cartesio si avr molto pi tardi una unificazione di geometria e algebra con la geometria analitica; Cantor, con la teoria degli insiemi, far un primo passo di unificazione tra la matematica ed alcuni aspetti dellontologia; con il programma di Hilbert si cercher lunificazione di matematica e logica (in senso estensionale). E proprio in queste ricerche emergeranno paradossi36 inaspettati che stanno chiedendo, anche qui, una certa revisione del metodo. Corollario: ogni elemento va esaminato in rapporto al tutto Da questo principio emerge come un corollario che ne precisa i termini di comprensione. Ed un corollario cos importante che costituisce, a mio parere, un principio esso stesso. Esso precisa il modo secondo il quale si deve cercare lunificazione: non tanto come somma di conoscenze parziali di frammenti di conoscenza isolati, ma come tentativo di cogliere il tutto come un tutto e le parti come inseparabili dal tutto. Certamente questo approccio globale impossibile in senso stretto alla mente umana, a causa dei suoi limiti, ma va tenuto sempre presente almeno in prospettiva. Da quanto gi stato citato:
Lerrore metodologico non difficile da individuare: sta nellanalisi e nellaffronto di due stati isolati, senza alcun inquadramento dentro il disegno di Dio. [] ci che divelto dallunitotalit della divina economia non pi reale.

Emerge qui, nel testo, il corollario-principio, che pu essere ritradotto in un principio generale, valido non solo per la teologia. Possiamo formularlo cos: ogni elemento va esaminato in rapporto al tutto. Potremmo parafrasare il testo del Cardinale, per quanto riguarda le scienze di oggi, in questo modo: Lerrore metodologico sta nellanalisi e nellaffronto di due stati isolati, esaminandoli come se fossero a se stanti, separati, e non come parte di un tutto unitario complesso. Ovvero: non sempre possibile scomporre il tutto nelle sue parti; analizzare le parti come se fossero isolate dal tutto; cercare di ricostruire una comprensione del tutto come somma delle parti.

frequente, ormai, anche per i non addetti ai lavori, imbattersi in letture che citano il paradosso di Russell o il teorema di Gdel.

36

Se si segue il metodo di isolare la parte dal tutto, che lepistemologia chiama riduzionistico, spingendolo fino allestremo, si giunge a dei paradossi, sia dal punto di vista logico che osservativo. La scienza ha sempre adottato questo approccio riduzionistico e, per certi aspetti non pu farne a meno, perch la mente procede discorsivamente, astraendo da troppi particolari che non pu dominare. Tuttavia questo modo di procedere non pu essere assolutizzato e non pu andare oltre un certo grado di comprensione, per cui deve essere sempre tenuto sotto il controllo della consapevolezza dei suoi limiti. Oggi si parla molto della crisi del riduzionismo che ha investito un po tutti gli ambiti scientifici. Per uscirne, si sta cercando una metodologia che tenta di cogliere ed esaminare le propriet del tutto nel suo complesso (propriet che vengono chiamate globali): in questo senso si usa oggi spesso il termine complessit. Questa rappresenta, certamente, la prospettiva di revisione metodologica delle scienze pi rilevante, emersa con chiarezza nella seconda met del XX secolo. Secondo principio: cercare ci che permane oltre la provvisoriet Un altro principio che il nostro testo mette in evidenza sinteticamente riguarda la ricerca di ci che permane nelle cose al di l del loro divenire e anche durante il loro divenire e che costituisce, almeno come un riverbero delleterno.
In terzo luogo, conoscere ricercare leterno. Immerso com in un mondo che passa, lo spirito che considerato in se stesso non ha la volubilit della materia, ed naturale che desideri entrare in rapporto con ci che gli omogeneo vuol trovare in ogni cosa effimera che incontra ci che la aggancia al mondo di ci che immutabile e definitivo.37

chiaro che se andiamo a ricercare ci che nelle scienze odierne, come ad esempio in quelle fisiche, permane durante e oltre il cambiamento dello stato di un sistema, andiamo alla ricerca di propriet di livello molto basso se confrontate con i caratteri permanenti propri dello spirito. Tuttavia, pur nella differenza del piano materiale e di quello spirituale nei quali si collocano i diversi oggetti delle scienze e della teologia, rimane il fatto che la conoscenza cerca, comunque, di individuare i caratteri permanenti delle cose. In ambito scientifico queste informazioni che non mutano durante i processi sono ricercate e trovate a livello: degli invarianti, cio di quelle grandezze che rimangono inalterate durante un processo o una cera operazione di cambiamento. A queste grandezze, proprio per la loro indipendenza, dalle condizioni osservative, viene riconosciuto dallo scienziato un valore di oggettivit; delle leggi che governano il processo, che spesso vengono formulate come leggi di conservazione di qualcosa. Lo scienziato ritiene di avere individuato una legge quando pu formularla e controllarla nella maniera pi oggettiva possibile; delle strutture che si ritrovano identiche o molto simili nei pi diversi ambiti dindagine. Terzo principio: cercare il fondamento oltre il limite Il principio ulteriore della conoscenza che tende ad andare oltre i limiti che la definiscono.

37

Ibidem.

10

Ma c una terza propriet del conoscere, ed il suo non rassegnarsi al limite. E la sua perenne propensione ad oltrepassarsi.38

Il principio di andare oltre il limite, per le scienze di oggi si chiama ricerca dei fondamenti e mostra che un sistema non pu essere chiuso, ma deve essere aperto ad un fondamento ad esso ulteriore, pena la propria inconsistenza. Il fondamento non pu essere un elemento interno e omogeneo al sistema stesso, ma qualcosa che, in certa misura, caratterizzato da una diversa natura. Questo , ormai, oggetto di indagine a livello di dimostrazione, se non altro perch se lo si nega, si incappa in paradossi e contraddizioni per lintero sistema.39 Certo, da qui ad attingere nellamore quel fondamento che Dio, c molta strada. Tuttavia la problematica emergente dalle scienze pi che sufficiente a dimostrare che la realt che conosciamo, e il modo in cui la consociamo, non si spiegano da se stessi, ma ricevono la loro consistenza da un fondamento irriducibile ad essi.

Osservazioni conclusive A conclusione vale la pena rilevare almeno due cose. La prima, a partire dal testo che abbiamo sommariamente esaminato e commentato, che se i testi dellexcursus del Card. Biffi sulla conoscenza, che sono stati citati, possono sembrare, a prima vista, caratterizzati pi da un accento antropologico, psicologico ed esistenziale che scientifico, essi rivelano, invece, con chiarezza una questione strettamente epistemologica e metodologica che nasce dallinterno della ricerca, teologica. E tale questione, che riguarda la revisione del metodo, nella sua sostanza assai simile, per non dire identica, a quella che sorta come esigenza interna della ricerca delle altre scienze nel corso del XX secolo ed tuttora assolutamente aperta. come una conferma che ci che viene percepito a livello di esperienza comune possiede, almeno in questo caso, un valore oggettivo cos inseparabile dalla natura dellesperienza e della ragione umana, da resistere allanalisi pi rigorosa, alle formulazioni pi tecniche delle pi diverse scienze, che anzi, aiutano a chiarirne i termini e mostrarne lassoluta fondatezza. La seconda si muove, piuttosto, nella prospettiva dellunit del sapere e riguarda la possibilit che ai nostri giorni sembra riemergere, di un incontro tra le differenti discipline che sia, finalmente, non estrinseco, come una sorta di accordo politico che le vede impegnate in una sorta di contratto epistemologico che stabilisce confini pi o meno rigidi entro i quali ciascuna si pu muovere senza entrare in conflitto con le altre. Al contrario, lunit data in partenza, al fondamento, che tutte le accomuna in quanto alla base di ogni forma di conoscenza umana, della natura stessa delle facolt umane e della realt delle cose. Un fondamento che sta emergendo, un po alla volta come un dato logico e ontologico oggettivo, scientifico, che si impone da se stesso e che neppure il soggettivismo e il relativismo del pensiero moderno e contemporaneo hanno potuto cancellare. su questo terreno sul quale ogni disciplina sistematica, qualunque sia il suo oggetto, scopre un po alla volta di poggiare i piedi che linterdisciplinariet e lunit del sapere potranno fondarsi. Ora il lavoro da fare quello di far emergere questo fondamento, dimostrandone lirrinunciabilit, e formulandone i termini nella maniera pi precisa possibile con gli strumenti teoretici dei quali oggi disponiamo. In questo modo faremo un servizio sia alla scienza che alla teologia.
38 39

Ivi, p. 76.

Una introduzione elementare a queste problematiche, oltre che una lettura sintetica del cammino della razionalit scientifica proposta in A. Strumia, Le scienze e la pienezza della razionalit, Cantagalli, Siena 2003.

11