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Ricerca e Professionalita' Educative

Metodi della ricerca educativa (Università Cattolica del Sacro Cuore)

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Scaricato da Tony De Chiara (entonibs93@gmail.com)
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RICERCA E PROFESSIONALITA’ EDUCATIVA

K. Montalbetti, C. Lisimberti
PROFESSIONALITA’ EDUCATIVA E COMPETENZA DI RICERCA

Educare oggi è più difficile che in passato. I professionisti dell’educazione possono scegliere tra
molteplici percorsi formativi. La presenza di profili professionali diversi può rischiare di mettere in
secondo piano la matrice educativa comune. Le professioni educative trovano, infatti, elementi comuni
nell’intenzionalità e nella progettualità.
 Intenzionalità = ciò che distingue l’agire del professionista da tutti gli altri che interagiscono
con il soggetto senza una volontà precisa di formazione o educazione.
 Progettualità = il professionista dà un senso alla sua azione in modo da assicurare
consistenza, efficacia e qualità al suo intervento.
A fianco a questi due elementi troviamo anche la riflessività, intesa come capacità di ragionamento
sull’attività pratica. L’idea di progettare esige un atteggiamento di tipo riflessivo che permette di
lavorare con razionalità e flessibilità per farsi costruttori del significato delle proprie azioni e non
riproduttori, ideatori e non esecutori, attori e non applicatori (Rossi).
Le competenze pedagogiche possono essere definite come competenze pratico-progettuali che si
esercitano sulla realtà in vista di promuovere un cambiamento migliorativo.

La pratica educativa presenta tassi di problematicità molto alti e il professionista in educazione si


trova a doversi interrogare sulla direzione da seguire e a valutare il suo intervento in atto.
Trinchero nota che nelle situazioni educative l’attività conoscitiva deve avvicinarsi il più possibile al
modo di procedere scientifico. A livello teorico è importante che ci sia sinergia tra la ricerca e la pratica
educativa.
L’esigenza è quella di promuovere delle azioni formative a sostegno dell’azione sul campo degli
operatori. Si distingue tra formazione alla ricerca (preparazione iniziale dei futuri protagonisti) e
formazione attraverso la ricerca (formazione continua).
Sono 2 le esigenze formative:
1. Formare gli operatori alla ricerca, cioè offrire loro conoscenze, metodi e strumenti. Ciò si
traduce in percorsi formativi iniziali rivolti ai professionisti dell’educazione. L’obiettivo è
alfabetizzare e guidare l’accesso al mondo della ricerca.
2. Nella formazione attraverso ricerca , invece, l’accento è posto sullo sviluppo di un metodo
bastato sull’oggettività e la capacità critica.
Obiettivo comune è preparare le condizioni affinché la logica della ricerca sia utile nell’agire dei
professionisti, rafforzandone la qualità e l’efficacia. I contenuti tecnici devono essere legati a chiavi
interpretative che guidano la ricerca (insegnare a produrre domande piuttosto che centrare
l’attenzione sugli strumenti che permettono di costruire risposte .
Il rapporto che il professionista instaura con la ricerca si attua lungo diverse direzioni:
 Il professionista agisce da mediatore e fa da filtro poiché gli esiti della ricerca non possono
essere tradotte di ricette pronte all’uso .
 Il professionista può essere un co-costruttore in una ricerca. Può collaborare con il ricercatore
e dialogare con lui in modo produttivo.
 Il professionista può considerare il suo contesto di azione come campo di investigazione; ciò
implica che costui conosca e sappia impiegare in modo corretto i metodi e gli strumenti di
ricerca.
Il radicamento della ricerca nella pratica educativa è dovuto ad un approccio che poggia sulla capacità
di porre domande utili per orientare l’azione e sulla capacità di costruire con metodo risposte
documentate e disponibili per il confronto.

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1. COSTRUIRE UN PERCORSO DI RICERCA EMPIRICA IN CAMPO EDUCATIVO

Bisogna fare una distinzione tra il sapere scientifico e le altre forme di produzione di conoscenza. Ciò
che distingue il lavoro dello scienziato sociale nell’attività di ricerca scientifica e l’attività quotidiana
che ciascuno di noi compie per prendere decisioni e definire i propri comportamenti è il modo in cui si
procede per affrontare i problemi con cui si ha a che fare.
Il senso comune è un sistema di conoscenze condivide da tutti gli appartenenti ad un gruppo sociale,
che sono ritenute vere anche se non se ne ha una consapevolezza formale o razionale. Grazie al senso
comune è possibile vivere attivando automatismi e routine. Tale conoscenza però fornisce
un’immagine semplificata della realtà perché si fonda su schematizzazioni e spesso utilizza
meccanismi di cui non si ha piena consapevolezza.
Impegnarsi invece in un processo di conoscenza scientifica richiede un modo di procede schematico. E’
importante la metodologia cioè la parte logica delle regole e principi che stanno alla base della ricerca
scientifica e che consentono di accrescere le nostre conoscenze.
Metodo = insieme di procedure, regole e principi per impostare una ricerca.
Tecnica = strumenti impiegati sul campo con le relative specifiche di utilizzo.
Vi è comunque circolarità tra senso comune e conoscenza scientifica.

LA RICERCA EMPIRICA IN EDUCAZIONE: ELEMENTI DI QUADRO.


Con l’espressione ricerca educativa si intende una pluralità di pratiche volte a produrre conoscenza
scientifica sull’oggetto educazione, impiegando metodi specifici.
Una indagine può essere condotta seguendo:
➢ Approccio TEORETICO: mira ad elaborare teorie e modelli educativi attraverso il ricorso a
metodi argomentativi.
➢ Approccio STORICO-COMPARATIVO: studiare l’evoluzione nel tempo e nello spazio dei modelli
e pratiche educative.
➢ Approccio EMPIRICO: intenzione di accrescere le conoscenze in virtù della rilevazione di dati
sul campo in contesti concreti.
Quest’ultima ricerca di tipo empirico implica deduzioni e induzioni, parte dall’osservazione dei fatti
della realtà educativa e vuole arrivare alla conoscenza scientifica. Alla definizione del problema
seguono poi la formulazione di ipotesi, la raccolta di dati e l’elaborazione delle conclusioni. Ma nella
realtà sono possibili tante declinazioni del metodo scientifico. Lo studio di una reazione chimica deve
essere ben distinto da quello del comportamento degli esseri viventi. Consegue la necessità di
individuare pratiche di ricerca coerenti e adeguate alla complessità degli oggetti di studio.
Studiare scientificamente i fenomeni educativi richiede di prendere le distanze da una concezione
rigida del metodo scientifico. Nei contesti educativi questo metodo non si può ridurre ad un insieme di
procedure e tecniche lontane rispetto all’educazione, ma vanno piuttosto ricercati modelli e procedure
appropriate alla specificità dell’oggetto di studio.
Per lungo tempo il dibattito sul metodo si è focalizzato sulla contrapposizione tra metodi quantitativi e
qualitativi.
 Approcci quantitativi = si interrogano sulla possibilità di individuare regolarità e fattori
esplicativi, di giungere ad interpretazioni attraverso la rilevazione di dati di tipo numerico.
Impiegano tecniche di misurazione per raccogliere dati ed elaborarli statisticamente facendo
poi inferenze (un'inferenza è la conclusione tratta da un insieme di fatti o circostanze).
 Approcci qualitativi = mirano alla comprensione della realtà studiata nella sua specificità. I
piani sono flessibili e aperti al cambiamento; gli strumenti sono poco strutturati.
Impiegano tecniche di descrizione della situazione e approcci informali per l’elaborazione e
interpretazione dei dati raccolti.

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I metodi quantitativi sono stati accusati di rigidità e riduttivismo e reputati poco adeguati per lo studio
di situazioni educative, in contrapposizione alla flessibilità dei metodi qualitativi.
Quantità e qualità sono due dimensioni di un’unica logica, quella dell’indagine scientifica dice Frudà
– MAI fra di loro opposte MA una legata all’altra .
La qualità di una ricerca è data non dall’adozione di determinate procedure ma dall’impiego razionale
e intelligente di un metodo per affrontare un problema in modo critico.

CARATTERISTICHE DEL PROCESSO.


La ricerca empirica è guidata da una logica circolare fondata su feedback e non sempre è possibile fare
affidamento su regole certe e sicure. E’ importante che il ricercatore adotti la giusta strategia per far
fronte ad un problema (CHE COSA), ma anche rendere conto delle procedure seguite (COME) e delle
motivazioni alle sue scelte PERCHE’ . La ricerca esige infatti trasparenza in ogni singolo passaggio.
Per condurre bene una ricerca è necessario conoscere tanti aspetti, per questo è utile sempre
confrontarsi con ricercatori più esperti. Durante il percorso di ricerca, il ricercatore ha a disposizione 3
criteri generali a cui far riferimento per ordinare le sue decisioni:
1) PERTINENZA: necessità di giustificare ogni decisione su una conoscenza precisa della
situazione. Significa interrogarsi circa la corrispondenza tra obiettivo della ricerca e oggetti sui
quali si intende raccogliere informazioni. E’ indispensabile che il ricercatore si interroghi di
continuo sul senso delle scelte compiute.
2) VALIDITA’: riguarda la decisione e la scelta degli strumenti di rilevazione. E’ capire se si sta
facendo ciò che ci si è proposti di fare e se le informazioni raccolte corrispondono alle
informazioni cercate.
3) FATTIBILITA’: elemento per misurare la sostenibilità delle azioni alla luce del contesto, delle
risorse disponibili e delle competenze del ricercatore.

 La ricerca ha anche un COSTO, relativo al compenso dei ricercatori e figure coinvolte. Ulteriori costi
sono per i materiali utilizzati. CI sono anche spese indirette come per esempio le spese per gli spostamenti
e i viaggi. 

❖ Ricerca OSSERVATIVA = quando il ricercatore è mosso dalla volontà di studiare eventi o


situazioni senza alterarne lo svolgimento naturale. Ci si fa ricorso quando è impossibile
intervenire sulla realtà in oggetto.

❖ Ricerca CON INTERVENTO = quando il ricercatore decide di intervenire nella situazione per
rilevare gli effetti della sua azione. Ci si fa ricorso quando il ricercatore vuole innescare un
cambiamento migliorativo.

COMPITI DEL RICERCATORE.


7 sono i compiti con i quali il ricercatore si confronta:
1) Scegliere il TEMA e definire l’oggetto di ricerca
2) Precisare le DOMANDE di ricerca
3) Scegliere e rendere misurabili le VARIABILI
4) Formulare IPOTESI
5) Strutturare il piano per la rilevazione dei DATI
6) Impostare l’ANALISI dei dati e interpretare i RISULTATI
7) Pianificare la DIFFUSIONE

1) TEMA. A proposito del tema della ricerca, il ricercatore potrebbe essere orientato da interessi
conoscitivi oppure può essere sollecitato da richieste esterne. Un ricercatore può essere chi frequenta

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l’università e vuole approfondire delle conoscenze, un insegnante che vuole studiare una
problematicità riscontrata nella pratica professionale…
Per individuare il tema è possibile far riferimento ad alcuni criteri come l’interesse e la rilevanza per
sé e per la propria comunità d’appartenenza, la significatività per quanti operano in ambito educativo
e la coerenza con il proprio profilo professionale.
Una volta individuato il tema bisogna documentarsi facendo riferimento a studi e riflessioni di chi
prima di noi ha affrontato il problema.
Avere consapevolezza del proprio livello di conoscenza del tema è essenziale per valutare come
impostare la ricerca delle informazioni.

DOMANDE. Dal tema generale bisogna arrivare alla formulazione degli interrogativi di ricerca. E’
importante il ruolo che il ricercatore ha all’interno della realtà educativa studiata: se è esterno occorre
la massima attenzione per fare in modo che si pongano interrogativi significativi sul terreno della
prassi; se invece il ricercatore è interno gli interrogativi di ricerca vanno formulati secondo un codice
linguistico il più possibile oggettivo e condivisibile. Per esempio ci si può chiedere quale relazione c’è
tra più fattori, quale frequenza ha un fenomeno osservato, come è possibile intervenire per modificare
una certa realtà…
Occorre che le questioni-problema siano circoscritte, espresse in modo chiaro e formulate come vere
e proprie domande.

3) VARIABILI. Al ricercatore spetta di definire in modo rilevabile gli aspetti che ha individuato come
significativi rispetto ai suoi interrogativi. Non esistono delle ricette già pronte a cui fare riferimento!
Spesso gli aspetti da studiare sono difficili da misurare (es: la motivazione allo studio negli alunni, il
benessere scolastico degli alunni). Il ricercatore deve ricorrere a concetti più vicini alla realtà
osservabile. Tali concetti, più vicini alla realtà empirica, sono detti indicatori perché indicano un
concetto più generale e possono essere trasformati in variabili misurabili concretamente. Dato che non
esistono regole per definire gli indicatori, il ricercatore deve esplicitare e giustificare le decisioni che
prende, in modo tale che altri ricercatori possano controllare analisi e conclusioni cui è giunto il
ricercatore ed eventualmente replicare la sua ricerca.
La qualità dell’indicatore è data da:
VALIDITA’: riguarda il rapporto tra indicatore e il concetto generale
ATTENDIBILITA’: rapporto tra indicatore e modalità di misurazione scelte
Questi due aspetti sono molto importanti. Commettere errori scegliendo indicatori non idonei,
pregiudica l’esito della ricerca.
Gli indicatori devono essere poi convertiti in variabili che indicano la quantità o la qualità o grandezza
che può assumere valori diversi nelle situazioni prese in esame.
Una variabile presenta sempre almeno due valori, detti modalità.

 DEFINIRE LE MODALITA’ DI UNA VARIABILE: Es. la variabile età potrebbe essere definita in termini
quantitativi , , , anni… oppure in termini qualitativi bambino, adulto, anziano . La variabile
sessuale invece si può definire solo in termini qualitativi (maschio o femmina). 

La misurazione di una variabile varia a 4 livelli:


a) Scala NOMINALE (qualitativa), la misurazione si fa guardando presenza/assenza di una
proprietà. maschio/femmina, capelli neri, castani, biondi…
b) Scala ORDINALE qualitativa , possibile misurare l’intensità grado di soddisfazione su scala
prestabilita)
c) Scala ad INTERVALLI (quantitativa), misura livelli in senso crescente o decrescente
(temperatura).

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d) Scala a RAPPORTI quantitativa è quella che misura l’età o il numero di anni di


scolarizzazione.
4 IPOTESI. E’ quanto si prevede il ricercatore. E’ necessario però che tale ipotesi teorica venga
tradotta e si arrivi a una ipotesi operativa.
Le ipotesi si dividono in:
- CORRELAZIONALI: sono formulate quando il ricercatore pensa che ci sia una variazione in
concomitanza con le proprietà osservate. (es. si vuole verificare se esiste una relazione tra
capacità dei genitori di gestire comportamenti inadeguati dei figli in situazioni di insuccesso
scolastico E il loro livello socio-culturale).
- SPERIMENTALI: sono formulate quando il ricercatore pensa che ci sia invece un legame di
causa-effetto. (es. se a seguito della partecipazione del genitore e figlio a un percorso di
formazione, i genitori hanno maggiore capacità di gestire i comportamenti inadeguati.).
- ESPLORATIVE: l’analisi e le informazioni di cui si dispone non consentono di anticipare delle
risposte rispetto agli interrogativi. (es. rilevare informazioni circa le difficoltà dei genitori nel
gestire comportamenti inadeguati dei figli in situazioni di insuccesso scolastico).
Nelle ipotesi comunque è sempre possibile stabilire una variabile dipendente e una indipendente.
Variabile INDIPENDENTE  caratteristica presente nella situazione di studio che assume valori
diversi in seguito all’intervento del ricercatore che intende studiarne l’effetto su alcune caratteristiche
del contesto.
Variabile DIPENDENTE  caratteristica della situazione o dei soggetti sulla quale si osservano gli
effetti causati dalla variabile indipendente.

5) RILEVAZIONE DEI DATI. Il ricercatore deve cercare di procedere alla rilevazione dei dati sul campo,
orientandosi verso i modi più sicuri
Una ricerca ha una buona:
• Validità INTERNA quando il grado di controllo sull’ambiente è alto e la ricerca è in grado di
sottoporre a verifica l’ipotesi in funzione della quale essa è stata concepita.
• Validità ESTERNA quando si possono generalizzare i risultati a individui e contesti diversi da
quelli direttamente coinvolti nella ricerca.
Nella strutturazione del piano il ricercatore deve specificare come, dove, quando e in che modo andrà a
rilevare i dati per misurare le variabili della ricerca.

Situazione: la scelta della situazione nella quale rilevare le informazioni va in base alla natura delle
domande di ricerca. Si può optare per ambienti naturali o artificiali. La ricerca educativa si svolge in
contesti reali poiché è difficile riprodurre artificialmente le dinamiche educative.

Soggetti: La scelta dei soggetti per la ricerca deve essere coerente con le questioni-problema, con le
informazioni ricercate e gli strumenti di rilevazione. In genere è frequente individuare un sottogruppo
nella popolazione per rendere più facile lo svolgersi della ricerca. Si dice allora che la ricerca è
condotta su un gruppo campione. Scegliere i soggetti per la ricerca è una operazione che richiede
riflessione: bisogna valutare se condurre lo studio sull’intera popolazione o prendere solo un
campione. Spesso in ambito educativo è consigliabile coinvolgere l’intera popolazione, per non
coinvolgere soltanto alcuni individui ed escluderne altri. Scegliendo le caratteristiche della
popolazione di riferimento, il ricercatore fa un campionamento.

 CAMPIONE RAPPRESENTATIVO: quando le unità che lo compongono sono il più vicino possibile alle
caratteristiche della popolazione di riferimento. 

Le procedure di campionamento si possono distinguere in:

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 Procedure di campionamento PROBABILISTICHE: tutti i soggetti della popolazione hanno


probabilità uguale di far parte del campione poiché la selezione avviene in maniera casuale.
Strategie di campionamento PROBABILISTICO:
o Campionamento casuale semplice: a partire da una lista i soggetti sono selezionati in
modo da dare a ciascuno probabilità uguale di far parte del campione.
o Campionamento a grappoli: gli elementi della popolazione sono organizzati a grappoli
in funzione di un determinato criterio. Dai grappoli se ne estrae un numero stabilito
tramite un campionamento casuale. I soggetti appartenenti al grappolo saranno il
campione (es. classi, scuole).
o Campionamento stratificato: la popolazione è suddivisa in sottogruppi e da ogni strato
sono selezionate le unità in modo casuale; l’insieme delle unità selezionate da ogni
strato costituisce il campione (es. titolo di studio).
 Procedure di campionamento NON PROBABILISTICHE: non si fondano su una selezione
casuale del campione. In alcuni casi è bene misurare l’ampiezza del campione e avere una
buona numerosità affinché i risultati sia significativi rispetto alla popolazione di riferimento. In
altri casi si preferisce l’autenticità. In ogni caso, la numerosità minima è pari a 30.
Strategie di campionamento NON PROBABILISTICO:
 Campionamento accidentale: il campione è ottenuto sulla base dell’accessibilità dei soggetti in
un dato momento/luogo.
 Campionamento per volontari: il campione è ottenuto sulla base della diponibilità dei soggetti.
 Campionamento intenzionale: il campione è ottenuto sulla base di una scelta da parte del
ricercatore che decide di includere soggetti con caratteristiche particolari e significative per la
ricerca.

Azioni: una volta scelta la situazione e a chi rivolgersi, bisogna precisare le azioni da mettere in campo
per misurare le variabili.
I disegni osservativi griglie per l’osservazione sono strettamente legati alla specificità della
situazione che si vuole studiare e non ne esistono delle tipologie prestabilite (es. osservazione in classe
delle relazioni in lavori di gruppo). In essi il ricercatore deve esplicitare i tempi e i modi per la raccolta
dei dati.
Nei disegni di ricerca sono esplicitati tempi e modi per manipolare la variabile indipendente e
rilevare gli effetti su quella dipendente cercando di ridurre la possibilità che altre variabili perturbino
la situazione. In ambito educativo, come già detto, è impossibile ottenere un controllo totale di tutti i
fattori che interagiscono nella situazione di ricerca. I diversi tipi di disegno consentono di avere più
controllo sulla situazione.
I disegni sperimentali si fondano sulla comparazione tra due situazioni, una sperimentale e l’altra di
controllo. Il ricercatore agisce sulla variabile indipendente nella situazione sperimentale e osserva gli
effetti a essa connessi. La differenza rilevata nei due gruppi dopo questa manipolazione è
un’indicazione circa l’effetto della variabile indipendente.
Gli effetti osservati sulla variabile dipendente possono essere ricondotti a quella indipendente solo se
c’è un totale controllo sull’ambiente e i due gruppi sono equivalenti. Questa situazione in educazione
non è possibile. Nei contesti educativi si ricorre spesso a disegni quasi-sperimentali che garantiscono
minor validità. Quando il disegno di ricerca include più gruppi, è compito del ricercatore cercare di
ottenere 2 insiemi simili.
Quando il gruppo di controllo del ricercatore è ancora minore si ricorre ai disegni pre-sperimentali, i
quali risultano più deboli sul piano della validità poiché non considerano diverse fonti di errore. Gli
effetti osservati sulla variabile dipendente potrebbero spiegarsi non solo in base all’azione della
variabile indipendente, ma anche da fattori che il ricercatore non è riuscito a controllare.

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Strumenti: mirano a rilevare evidenze empiriche delle variabili incluse nella ricerca per conoscerle in
profondità.
Sapere con chiarezza che cosa interessa e precisare con esattezza quali informazioni si vogliono
raccogliere sono requisiti per poter scegliere, elaborare ed impiegare correttamente gli strumenti.
Questi ultimi sono infatti strumenti a servizio degli obiettivi posti per una ricerca . Non esistono
strumenti con validità universale. Piuttosto ci sono strumenti che risultano più adeguati in certe
situazioni piuttosto che in altre. Spesso si ricorre all’utilizzo di più strumenti e si parla di
triangolazione per evidenziare la messa in relazione di evidenze ottenute da fonti e con strumenti
diversi.
Importanti da considerare sono le competenze del ricercatore. Somministrare un questionario, una
intervista in profondità, un’analisti testuale sono tutte operazioni che implicano diverse capacità.
Condurre interviste in profondità con un campione ampio esige una disponibilità di tempo, risorse
umane ed economiche notevoli. All’opposto somministrare un questionario on-line consente di
abbattere costi e tempo.
In ambito educativo il ricercatore ha a disposizione una vasta varietà di strumenti: questionario e
intervista (ricerca sociale), test e colloqui diagnostici (ambito psicologico), strumenti mirati alla
valutazione dei processi di apprendimento, metodi osservativi…

6) ANALISI dei dati e interpretazione dei RISULTATI. Gli esiti dell’analisi vanno messi in relazione con
il quadro teorico elaborato con le ipotesi formulate. C’è una interazione fra le operazioni di analisi e di
interpretazione: l’una arricchisce l’altra e viceversa. L’interpretazione ha lo scopo di dare un senso a
ciò che è stato osservato, a confrontare i risultati delle elaborazioni con le ipotesi. Con
l’interpretazione il dato è trasformato in risultato . La qualità di una ricerca non è data dalla
complessità delle analisi svolte, ma sulla capacità del ricercatore di formulare interpretazioni coerenti
rispetto ai suoi obiettivi.

7) DIFFUSIONE. La ricerca ha lo scopo di essere resa nota e conosciuta e di rendere accessibile ad altri
il lavoro e i risultati ottenuti. Il processo di ricerca quindi non è concluso con la fase di analisi e
interpretazione dei dati! La diffusione è una tappa molto importante. Una ricerca si può considerare
conclusa quindi quando processo e risultati sono condivisi con quanti potrebbero trarne benefici.
Il ricercatore è quindi tenuto a fare una presentazione della sua ricerca che ne illustri l’impianto
fondamentale e ne descriva le fasi, commentando anche i risultati ottenuti. Presentare la ricerca
significa anche rendere fruibili i risultati in un tempo utile e non troppo lontano dal momento in cui si
è conclusa la ricerca. La diffusione non è adeguata se circoscritta alle rispettive comunità di
appartenenza escludendo quanti, pur inseriti in ambiti diversi, rappresentano interlocutori
significativi. Il modo in cui la ricerca è diffusa concorre a definire la validità e l’utilità complessiva dello
studio, in sintesi la sua qualità.
La costruzione di un piano di diffusione richiede l’individuazione di soggetti, l’identificazione di
strategie da impiegare e la definizione dei tempi. Per ciascuna tipologia di soggetti occorre definire gli
scopi attribuiti alla diffusione, individuare i vantaggi per i destinatari, adottare modalità e linguaggio
comprensibili.
Molto spesso, per diffondere una ricerca si redige un rapporto di ricerca . In maniera schematica si
può suddividere il rapporto in alcune parti principali:
- Informazioni e contenuti che precedono il testo titolo, abstract…
- Descrizione della ricerca  cuore del documento. Bisogna ricostruire brevemente il contesto,
gli obiettivi e l’oggetto di indagine. Descrivere il metodo utilizzato e argomentare le scelte
compiute, presentare i dati con tabelle e grafici se necessari, discutere i risultati ponendoli in
relazione con l’ipotesi di partenza.
- Materiali di supporto al testo tabelle, figure, grafici…

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Dentro la fase di diffusione trova parte anche quella di restituzione intesa come comunicazione e
condivisione dei risultati della ricerca con chi vi ha preso parte. L’obiettivo d’azione è quello di agire
come stimolo per innescare un cambiamento o apprendimento nel contesto in cui si è svolta la ricerca.
Partecipare a una ricerca per alcuni attiva aspettative di ricompensa: per alcuni può essere sufficiente
avervi preso parte, per altri può essere necessario un ritorno spendibile a livello operativo (consigli),
per altri invece possono essere previste ricompense economiche. La restituzione implica una
condivisione con i partecipanti e gli stakeholder (ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente
coinvolti in un progetto o nell'attività di un'azienda) delle interpretazioni secondo una logica
collaborativa.

L’esperienza della ricerca empirica si pone come un’occasione per promuovere movimenti formativi.
Per quanti vi prendono parte è utile per l’acquisizione di un metodo di lavoro che resta patrimonio del
singolo ed è spendibile nella sua attività quotidiana e trasferibile alla comunità di cui fa parte. Anche
per il ricercatore stesso può rappresentare una occasione formativa, a patto che utilizzi un
atteggiamento critico e riflessivo verso il proprio operato.
La ricerca, pur non essendo un sistema di formazione può fungere da dispositivo di formazione in
quanto avvia un processo di apprendimento .

2. CONOSCERE GLI STRUMENTI DI RILEVAZIONE

Non esistono strumenti migliori di altri, ma è necessario scegliere, di volta in volta in base alla ricerca
che si vuole condurre, quello o quelli che meglio corrispondono ai criteri individuati. La scelta dipende
dall’oggetto di studio e dagli obiettivi di ricerca. Spesso è necessario utilizzare più strumenti di
rilevazione (mixed methods) che contribuiscono a una comprensione più integrata e articolata dei
fenomeni complessi, soprattutto quelli educativi. Le tecniche di rilevazione devono essere
padroneggiate e applicate in modo corretto dal ricercatore.
Importante è il punto di vista assunto per la rilevazione dei dati: in questa prospettiva si distinguono:
• Strumenti INTROSPETTIVI: il soggetto osserva se stesso.
• Strumenti ALLOSPETTIVI: l’osservazione dei comportamenti è affidata a un osservatore
esterno.
E’ possibile differenziare gli strumenti considerando il rapporto fra DATO, RICERCATORE e
SOGGETTO. Questo criterio porta ad individuare:
- Strumenti nei quali i dati sono forniti direttamente dal soggetto  come per esempio
questionario e intervista mirano a raccogliere informazioni valide, accurate e complete sulle
opinioni delle persone. Fanno riferimento alle rappresentazioni fornite dal soggetto al
ricercatore direttamente e in maniera consapevole. Il SOGGETTO è l’elemento della triade a
cui bisogna dare maggior attenzione poiché costui decide se e come fornire al ricercatore gli
elementi informativi richiesti. Non si possono in questo modo raccogliere dati che siano certi, il
che impone di usare cautela nella loro interpretazione.
- Strumenti nei quali i dati sono forniti in maniera indiretta dal soggetto  caso dei metodi
osservativi. Il ruolo dell’intenzionalità del soggetto è ridotto. L’attenzione in questo caso è sul
RICERCATORE poiché è lui il mezzo attraverso cui viene realizzata la rilevazione dei dati .
- Strumenti nei quali i dati sono inferiti dal ricercatore a partire da fonti esterne all’indagine 
sono caratterizzati dall’impossibilità di esercitare controllo sui dati e dall’assenza di contatto
tra ricercatore e soggetto. I dati possono arrivare da altre ricerche o non sono stati predisposti
ai fini della ricerca. Ci può essere quindi una distanza di tempo tra il momento in cui il dato è
prodotto e il momento in cui si analizza. Attenzione in questo caso va data ai DATI che devono
essere trattati con la massima cautela.

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La scelta, la costruzione e la realizzazione degli strumenti di rilevazione, impone al ricercatore di


seguire queste fasi:
 Scegliere lo strumento più indicato
 Individuare o costruire ciò che lo compone (es. le domande nel caso di questionario o
intervista o la griglia nel caso dell’osservazione
 Definire la struttura complessiva
 Definire la modalità di somministrazione
 Effettuare un pretest
 Prendere contatto con il target
 Individuare le modalità per la codifica e l’organizzazione dei dati

Riportati qui di seguito ci sono i principali strumenti di rilevazione in uso nella ricerca educativa. Di
ciascuno strumento sono descritte le caratteristiche. Le indicazioni operative sono nel prossimo
capitolo.

1) IL QUESTIONARIO
Consiste in una serie di domande scritte e delle relative risposte predisposte dal ricercatore e
sottoposte ai soggetti che sono chiamati a rispondere in autonomia. Il questionario ha lo scopo di
raccogliere informazioni e si diversifica da strumenti simili test, prove attitudinali… che hanno però
scopi diversi come la valutazione di capacità, competenze o attitudini.
Per descrivere il questionario, e orientare la scelta del ricercatore, è possibile far riferimento a 2
aspetti principali:
1. Grado di STRUTTURAZIONE
Il questionario strutturato è composto solo da domande chiuse e può essere somministrato a
popolazioni ampie. Richiede tempi rapidi sia per la compilazione, sia per la codifica. La strutturazione
delle domande non lascia spazio alla libertà del soggetto e approfondimento nella risposta.
Presuppone una conoscenza approfondita dell’argomento, necessaria per definire a priori le possibili
risposte.
Nel questionario semi-strutturato, sono inserite un numero limitato di domande aperte per
approfondire questioni specifiche che offrono al soggetto la possibilità di esprimere in maniera più
compiuta il proprio punto di vista.
Nei questionari non strutturati (poco diffusi) le domande sono esclusivamente aperte.
2. Canale di SOMMINISTRAZIONE
Può essere somministrato secondo diverse modalità (in presenza, postale e online). La compilazione in
presenza permette al ricercatore di mantenere un buon livello di controllo sulla situazione, sui
rispondenti e sulla loro identità. Garantisce disponibilità immediata dei risultati ma richiede la
presenza fisica del ricercatore, per questo motivo è utilizzato soprattutto nei gruppi naturali e
concentrati dal punto di vista geografico (partecipanti a un corso, utenti di un servizio, classe… .
La compilazione postale permette di raggiungere un numero elevato di soggetti. I tempi però sono
lunghi e i costi elevati. Il tasso di non risposta è elevato (indirizzi sbagliati, disguidi postali,
smarrimenti). Un modo pe evitare questo è che il ricercatore consegni di persona i questionari c’è un
incontro quindi tra ricercatore e rispondenti, diretto o indiretto). Questo riduce i costi di consegna ma
non di rischi di smarrimento o non compilazione dello strumento.
La compilazione tramite formato digitale sta acquisendo sempre più importanza. I costi sono
contenuti, si può raggiungere una parte di popolazione ampia che può essere raggiunta in tempi ridotti
e si possono ottenere dati codificati in maniera automatica. Il ricercatore però qui perde ogni tipo di
controllo sul contesto e sull’identità del rispondente. Il tasso di non risposta può essere elevato a causa
della diffidenza verso comunicazioni inviate via mail e scambiate per spam.

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2) L’INTERVISTA
Consiste in una serie di domande poste da un ricercatore o intervistatore ad un intervistato.
L’intervista deve essere ben preparata e progettata Chi intervista? Chi è intervistato? Cosa chiedere?
Dove intervistare? Quando?), anche per quanto riguarda il sistema di registrazione dei dati.
L’intervista NON è un colloquio. Quest’ultimo rimanda a situazioni per esempio con finalità
terapeutica.
L’intervista è ETEROCOMPILATA cioè c’è un intervistatore che pone delle domande e registra le
risposte.
Per descrivere l’intervista è possibile fare riferimento a 3 aspetti:
1) Grado di strutturazione.
E’ una proprietà dell’intervista che chiarifica il livello di articolazione dello schema di interrogazione.
Strutturazione fa riferimento alla presenza di domande predefinite poste in una sequenza preordinata.
Tale concetto è spesso affiancato a quello di direttività cioè la possibilità da parte del ricercatore di
stabilire i contenuti dell’intervista.
L’intervista STRUTTURATA o direttiva è composta da domande predefinite e non modificabili né
nella forma né nella sequenza. L’intervistatore ha un modulo di intervista da seguire fedelmente e deve
ridurre al minimo i propri interventi. La formulazione degli item è identica a quella di un questionario
strutturato. Sono indicate per indagare e approfondire fenomeni già in parte noti e per i quali può
interessare conoscere come si distribuisce l’opinione della popolazione di riferimento.
L’intervista SEMI-STRUTTURATA è composta da un numero variabile di domande chiuse e aperte. La
sequenza di queste non è rigida e l’intervistatore può riformularle per renderle meglio comprensibili
al soggetto.
L’intervista NON STRUTTURATA o non direttiva non ha domande da seguire ma è definito solo
l’argomento che si intende affrontare. Si è liberi di seguire il flusso spontaneo della conversazione.
Richiede tempi molto più lunghi delle altre due perché impone di rispettare i ritmi della
conversazione. Anche la codifica e la comparazione dei dati è molto lunga e complessa. Può essere utile
per far emergere dei punti di vista diversi; in genere è utilizzata affiancata con altri strumenti.
Coinvolge numeri limitati di soggetti.
Bassi livelli di strutturazione offrono all’intervistatore possibilità crescenti di intervento. Crescono la
complessità e l’impegno richiesto al rispondente che deve pensare ed esporre immediatamente il
proprio pensiero.
2) Tipo di contatto tra intervistatore e intervistato
L’intervista è una relazione interpersonale. Ciò rende importanti: atteggiamento dell’intervistatore,
caratteristiche dei rispondenti e canale comunicativo utilizzato.
❖ INTERVISTATORE: deve essere in grado di mettere a suo agio l’intervistato, assumendo un
atteggiamento gentile, deve essere in grado di ascoltare attivamente ed essere aperto a tutti i
punti di vista.
In base al grado di strutturazione dell’intervista, chi la conduce deve possedere delle abilità
specifiche: atteggiamento neutro e distaccato, cortese e volto a mettere a proprio agio
l’intervistato, instaurare una buona relazione con l’intervistato.
In generale l’intervistatore deve esercitare un ascolto attivo, interessato e non giudicante e
nello stesso tempo avere un atteggiamento neutrale. Nell’intervista strutturata l’intervistatore
deve essere invisibile e in quella non strutturata è chiamato ad interagire senza però
esprimere considerazioni personali.
❖ INTERVISTATO: l’intervista può essere un importante strumento che permette di dare voce a
categorie di soggetti che tendono generalmente ad essere escluse o il cui punto di vista non è
generalmente preso in considerazione (bambini, disabili) e assume così un ruolo molto
importante sia dal punto di vista sociale sia in una prospettiva pedagogica.

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CANALE COMUNICATIVO:
• Intervista diretta o faccia a faccia: intervistatore e intervistato si trovano nello stesso luogo. Il
legame interpersonale è molto forte e determinante. Il ricercatore ha molto controllo della
situazione e può leggere anche la comunicazione non verbale. Per l’intervistato è più facile
sentirsi coinvolto direttamente e quindi prestare la dovuta attenzione alle domande. Può
essere però difficile comunicare dati particolarmente sensibili. I tempi sono lunghi, c’è
necessità di spostamento, i costi sono elevati.
• Intervista telefonica: l’intervistato è raggiunto per telefono in giorno e ora prestabiliti. Si
riducono i costi di spostamento e i costi. Viene meno l’interazione diretta. Il livello di
coinvolgimento dell’intervistato e la possibilità di controllo della situazione da parte
dell’intervistatore sono limitati. Risulta adatta per raggiungere soggetti lontani
geograficamente.
4) Il contesto e le modalità di somministrazione
Lo spazio fisico in cui si svolge l’intervista setting deve essere tranquillo, senza distrazioni e consono
allo svolgimento dell’intervista. Per sceglierlo bisogna tenere conto del target e delle caratteristiche
del ricercatore. Bisogna pensare se è più utile svolgerla in uno spazio conosciuto dall’intervistato
oppure no. In uno spazio familiare si può essere maggiormente a proprio agio, ma questo può anche
essere elemento di distrazione.
Ultimo elemento da considerare è il numero dei soggetti coinvolti nello stesso tempo nell’intervista. In
genere il rapporto è uno a uno. Ci sono però alcuni tipi di intervista che coinvolgono piccolo gruppo
(tra le quali brainstorming, Tecnica del Gruppo Nominale, tecnica Delphi e il focus group . L’unica vera
intervista di gruppo è il focus group in cui l’obiettivo è far discutere e interagire partecipanti in modo
che così emergano nuove considerazioni.
Nel metodo Delphi sono interpellati soggetti di vario titolo, esperti con l’obiettivo di giungere ad un
parere condiviso da tutti i partecipanti circa le tematiche in oggetto. I soggetti non sono riuniti nello
stesso posto, non si conoscono e non sanno chi ha formulato i diversi interventi. L’interazione è
totalmente mediata dall’équipe di ricerca. Il ricercatore fa alcune domande, raccoglie risposte e le fa
circolare nel gruppo in forma anonima. La procedura si ripete 3 volte (turni) ma il tema si può esaurire
prima ed eventualmente richiederne ulteriori.

3) I METODI OSSERVATIVI
L’osservazione de comportamenti è una pratica compiuta quotidianamente per chi lavora in contesti
educativi. Osservare un fenomeno in senso scientifico, però, richiede di descriverlo nel modo più
fedele possibile per poterlo comprendere. Ciò implica di dover predisporre delle procedure rigorose di
registrazione dei fenomeni osservati.
I metodi osservativi offrono la possibilità di osservare, registrare, trascrivere e codificare il
comportamento umano. L’osservazione è una tecnica flessibile e si presta ad applicazioni diversificate.
Nella ricerca di tipo educativo l’impostazione è in genere ecologica poiché considera
l’interdipendenza tra organismo, comportamento e ambiente  si tende a osservare i soggetti nei
propri contesti naturali.
Per descrivere le diverse tipologie di osservazione e orientare la scelta verso la tipologia migliore, si
può fare riferimento ad alcuni aspetti principali:
• Coinvolgimento del ricercatore: l’atteggiamento e la presenza del ricercatore nell’osservazione
sono elementi importanti poiché possono avere un grande impatto sui soggetti osservati,
attivandone la reattività  la presenza dell’osservatore può indurre i soggetti ad alterare il
proprio comportamento. Le reazioni potrebbero essere di fastidio e inibizione oppure
potrebbero sfociare in un comportamento esibizionistico.
In base al ruolo assunto dall’osservatore si distingue:

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 l’osservazione PARTECIPANTE  il ricercatore è inserito per un periodo di tempo in


un gruppo sociale preso nel suo ambiente naturale, instaurando un rapporto di
interazione con i soggetti allo scopo di descriverne le azioni e comprenderne le
motivazioni. Egli è parte del contesto osservato e può intervenire direttamente nella
situazione. Il vantaggio è la ricchezza di informazioni, fenomeni e dati impliciti che il
ricercatore partecipante è in grado di cogliere. Lo svantaggio è il ridotto grado di
oggettività, al quale potrebbero sfuggire aspetti di routine
 l’osservazione NON PARTECIPANTE  detta anche distaccata, il ricercatore non deve
intervenire nella situazione osservata. E’ un soggetto esterno ed estraneo al contento.
La posizione assunta permette di osservare in maniera distaccata i fenomeni ma ne
rende più complessa la comprensione.
Nella pratica, scegliere tra una osservazione o l’altra è una azione obbligata e dipende dal profilo
dell’osservatore. Il ricercatore dovrà ragionare così: a partire dal ruolo che può realisticamente
assumere in un contesto, dovrà calibrare l’interno impianto della sua ricerca.
Un’altra distinzione potrebbe essere tra l’osservazione palese cioè dichiarata dall’osservatore e
osservazione dissimulata in cui il ricercatore non dichiara la propria identità e i motivi della propria
presenza in un contesto.
La distinzione tra osservazione partecipante e non, non deve essere confusa con la modalità con cui
viene effettuata cioè in diretta o in differita. Un materiale registrato può essere rivisto e riascoltato
tante volte, mentre questo non può avvenire con un comportamento a cui si assiste in maniera diretta.
• Setting: l’osservazione può avvenire in un contesto naturale oppure costruito ad hoc. Il
contesto naturale favorisce la spontaneità e permette di considerare la natura sistemica
dell’azione o dell’interazione nella sua connessione con il contesto di riferimento. Si può
svolgere in maniera prolungata nel tempo, senza stravolgere la quotidianità. Per contro, il
ricercatore ha scarse possibilità di manipolare la situazione. Un contesto artificiale garantisce
al ricercatore un buon controllo della situazione e bel si presta ad essere usato in ricerche con
intervento. Il contesto artificiale e le modifiche introdotte, possono tuttavia portare i soggetti
osservati ad essere meno spontanei. Nella ricerca educativa questo tipo di osservazione è
meno utilizzata. Può durare inoltre solo poco tempo.
Una soluzione intermedia tra le due è l’osservazione in condizioni controllate nell’ambito della
quale l’osservatore non interviene direttamente sui comportamenti ma crea delle condizioni
che possano facilitare la produzione di un determinato fenomeno.
• Unità di analisi: l’osservazione in campo educativo tende a privilegiare la lettura integrata del
contesto e l’attenzione è rivolta al carattere molare (dove è in gioco la globalità del
comportamento, della personalità, del fenomeno psicosociale, rispetto alle piccole
unità sottostanti) del comportamento.
Ulteriore elemento da considerare è il numero di soggetti che si intendono osservare. E’
possibile considerare come unità di riferimento il singolo, una diade o piccoli gruppi. Più è alto
il numero di soggetti presi in considerazione nello stesso tempo, più aumenta la complessità
della registrazione delle osservazioni.
• Grado di strutturazione dell’osservazione e strumenti di rilevazione utilizzati: i comportamenti
possono essere rilevati con strumenti molti diversi e con differenti gradi di strutturazione. La
trascrizione e registrazione può avvenire in 2 modi: rilevando la presenza di singole unità di
analisi sorrisi, interazioni verbali, comportamenti… oppure esprimendo in prodotto
dell’osservazione in termini discorsivi e descrittivi.
Esistono 3 tipologie di strumenti:
1) Le descrizioni narrative: consistono in una descrizione ampia e dettagliata dei fenomeni.
In un testo scritto il ricercatore deve riprodurre in maniera il più fedele possibile quando ha
osservato. Questa modalità permette di conservare gran parte dei dettagli della situazione ma

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è piuttosto lunga. Per ridurre la complessità e rendere più agevole la registrazione è necessario
impostare l’osservazione in maniera rigorosa e condivisibile.

 Le descrizioni narrative possono essere raccolte così:


- DIARIO: tecnica che consiste nel descrivere le proprie abilità o quelle degli altri.
- DIARIO DI BORDO: più dettagliato del diario descrittivo.
- TECNICA DEGLI EPISODI CRITICI: annotazione rapida e precisa di eventi particolarmente
significativi verificatesi in una determinata situazione. Anche in questo caso i comportamenti
possono essere i propri o quelli degli altri. 

2) Le check-list: sistema semplice di raccolta dei dati osservati. E’ una lista ordinata di
comportamenti o altri elementi predefiniti dal ricercatore rispetto ai quali si registra la
presenza o assenza. Possono essere fatte in maniera rapida, e vanno bene anche quando si
devono osservare più soggetti nello stesso tempo. Lo svantaggio è la rigidità. L’uso di questa
tecnica è particolarmente diffuso nelle ricerche educative.

3) Le griglie di valutazione: offrono la possibilità di registrare intensità e frequenza con cui si


presenta un fenomeno osservato. A partire da una lista predefinita di comportamenti o
fenomeni, l’osservatore è chiamato ad attribuire un punteggio o a scegliere tra un gruppo di
descrittori quello che si avvicina di più alla situazione osservata. Le scale offrono informazioni
più ricche e dettagliate ma sono più complesse da usare e richiedono un lavoro preliminare.

4) L’ANALISI DEI DOCUMENTI E L’ANALISI DI SECONDO LIVELLO

L’analisi dei documenti consiste nell’analizzare materiali documentali che non sono stati predisposti
per l’indagine e che non sono stati costruiti con finalità di ricerca. Per documento si intende ogni
fonte di informazione già esistente alla quale il ricercatore può accedere.
Le CARATTERISTICHE del MATERIALE DOCUMENTALE: si possono distinguere documenti personali,
prodotti per finalità individuali e generalmente private e documenti pubblici. I documenti possono
essere conservati su diversi supporti: cartacei e digitali (testi, diari personali e professionali, editi o
inediti), multimediali (siti internet, forum), iconici e filmici (documentari, film e filmati), audio-
registrazioni.
L’analisi dei documenti può essere effettuata a diversi livelli con diverse modalità. Le tecniche più
diffuse sono l’analisi del contenuto, analisi semiotica e analisi del discorso.
➢ L’analisi del CONTENUTO presta attenzione ai contenuti dei documenti a livello tematico,
semantico o sintattico. L’analisi del contenuto viene oggi semplificata grazie all’utilizzo di
software specifici che rendono abbastanza rapido ed agevole il trattamento di tanti dati.
Secondo alcuni si può distinguere tra l’analisi di contenuto di tipo quantitativo descrivere documenti,
analizzare relazione tra fenomeni e testare ipotesi) e analisi di contenuto di tipo qualitativo (si
concentra su alcuni aspetti al fine di coglierne la complessità e varietà).
➢ L’analisi SEMIOTICA pone in luce i significati presenti in un documento in virtù dello studio dei
segni che lo compongono. Il significato è dunque dato dall’interazione delle parti che lo
compongono.
➢ L’ANALISI del DISCORSO prende in considerazione il linguaggio e le forme di strutturazione del
discorso allo scopo di comprendere modelli, logiche dell’azione e organizzazione sociale.

In alcuni casi il ricercatore si avvale di dati raccolti da altri (analisi di secondo livello) o può effettuare
una meta-analysis cioè un approccio quantitativo complesso finalizzato ad integrare i risultati di
numerose ricerche condotte su uno stesso tema.

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L’analisi dei dati di SECONDO LIVELLO, offre possibilità anche nell’ambito della ricerca educativa
perché consente al ricercatore di sfruttare il potenziale informativo di dati raccolti da altri ai fini di
ricerca. Per effettuare una analisi di questo tipo è necessario avere accesso integrale ai dati, conoscere
il modo in cui sono stati trattati, i passaggi effettuati… Il principale vantaggio di ciò è l’immediata
disponibilità dei dati, potenzialmente molto ricchi e ampi e generalmente con costi nulli. Al contrario,
le scelte effettuate per raccogliere quei dati potrebbero non risultare pienamente alle nuove esigenze.
Il ricercatore deve quindi accertarsi della qualità dei dati e prestare attenzione a non forzare i dati
deformandoli o modificandoli. Le principali fonti di dati per le ricerche educative sono: dati
ministeriali del MIUR, ISTAT, OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico),
INVALSI.

3) IMPIEGARE GLI STRUMENTI DI RILEVAZIONE: APPROFONDIMENTI OPERATIVI

1) Elaborare e somministrare questionari


1) Costruire gli ITEM
Per la costruzione degli item è necessario considerare:
• Lo SCOPO con cui sono inseriti.
In base allo scopo si possono distinguere:
- Domande sostanziali che raccolgono le informazioni interessanti per il ricercatore e
chiariscono le questioni per le quali è avviata la ricerca.
- Domande introduttive e con scopi interattivi finalizzate a mettere chi risponde a proprio agio.
- Domande filtro che servono a selezionare i rispondenti indirizzandoli a specifiche domande
successive o alla fine del questionario. Le domande alle quali sono chiamati a rispondere solo
una parte dei rispondenti sono dette domande filtrate.
- Domande buffer il cui contenuto è irrilevante per l’indagine e servono per distogliere
l’attenzione dai contenuti precedenti in modo che possa concentrarsi sulle successive.
In base allo scopo delle domande si può anche distinguere tra domande che raccolgono dati in modo
diretto o indiretto. Ci soffermiamo ora sulle domande di tipo indiretto, tipiche dell’ambito psicologico o
clinico. Nella ricerca educativa sono spesso usate come integrazione di altre domande.
Tra le diverse tipologie di domande e tecniche ci sono:
- L’uso delle IMMAGINI STIMOLO: si utilizzano immagini per provocare ragionamenti
del soggetto.
- La descrizione di MOTIVAZIONI o ATTEGGIAMENTI di ALTRE persone: quando si
descrivono i propri comportamenti, la tendenza è censurare i comportamenti
socialmente non accettabili, allo stesso tempo si è portati ad attribuire i propri
comportamenti alle altre persone. Chiedere di descrivere cosa farebbero gli altri può
essere un modo per esplorare il punto di vista dei soggetti su temi circa i quali
potrebbero essere portati a non rispondere con sincerità.
- La descrizione del TIPO di persona che farebbe una determinata cosa o il
COMPLETAMENTO di FRASI o STORIE: Secondo voi cosa spinge una persona a
impegnarsi in attività di volontariato? Come si immagina una persona che svolge tali
attività?
- Il GIOCO delle BAMBOLE: questa tecnica richiede attenzione al momento di
rilevazione dei dati. Dopo aver consegnato delle bambole a dei bambini, in un setting
predefinito, si pongono loro degli stimoli per attivare il gioco. L’attività ludica fa da
facilitatore per l’intervista.
• Il FORMATO.
- Domande APERTE: il ricercatore formula la domanda senza definire alternative di risposta.
Sono utili soprattutto per sondare temi e aspetti poco noti e permettono di raccogliere dati

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molto ricchi e approfonditi. La loro analisi è complessa e lunga. In alcuni casi il ricercatore può
indicare o meno la lunghezza della risposta.
Molto simili sono le domande di COMPLETAMENTO nelle quali è richiesto di rispondere e
inserire una parola o frase per completare il testo inserito dal ricercatore.
- Domande CHIUSE (o strutturate): risposte predefinite dal ricercatore. La compilazione è rapida
e semplice e le operazioni di codifica sono anch’esse semplici e veloci. Il ricercatore deve
conoscere bene il fenomeno ed essere in grado di costruire risposte che comprendano le
diverse opinioni e caratteristiche dei rispondenti.

 Nella formulazione delle modalità di risposta bisogna attenersi ad alcuni criteri:


- ESAUSTIVITA’: tutti i rispondenti devono potersi ritrovare almeno in una delle proposte.
- ESCLUSIVITA’: non ci deve essere sovrapposizione tra le diverse modalità di risposta.
- OMOGENEITA’: le modalità di risposta devono essere confrontabili tra loro e afferire alla stessa
dimensione. 

Di seguito sono presentate le principali tipologie di domande chiuse:


• Domanda a SCELTA MULTIPLA. Il ricercatore formula una domanda e due o più alternative di
risposta e il rispondente è chiamato a sceglierne una (domanda a scelta multipla semplice) 
forniscono una informazione netta che però potrebbe non corrispondere del tutto all’opinione
del rispondente. Altrimenti si può far scegliere al rispondente più alternative (domanda a
scelta multipla composta)  per ottenere informazioni più articolate.
In tutte le domande chiuse si può mettere la tipologia altro , accompagnata dalla richiesta di
specificare la propria alternativa.
• ORDERING. Il soggetto deve ordinare in base a un criterio indicato dal ricercatore, una serie di
elementi. Richiede un buon livello di attenzione e porta un rischio di errore nella compilazione.
Potrebbe avere anche una certa complessità la successiva decodifica dei dati.
• MATCHING: il soggetto deve collegare elementi appartenenti a due elenchi diversi con delle
frecce. La possibilità di errore è alta, soprattutto se si fanno frecce non troppo chiare.
• SCALE. Si chiede di rispondere indicando il proprio grado di accordo o disaccordo rispetto a
un’affermazione. Le più diffuse sono: la scala di Likert  nella formulazione bisogna stare
attenti al numero di modalità di risposte inserite e alla definizione delle modalità di risposta.
La scala di Osgood  detta anche differenziale semantico, serve per misurare il significato
assunto da un elemento per il soggetto interpellato. In genere è costituita utilizzando coppie di
aggettivi bipolari rispetto ai quali il soggetto deve posizionarsi.
Per la formulazione degli ITEM ecco alcune indicazioni:
- Utilizzare sempre la formulazione più breve.
- Scegliere un registro linguistico adatto al target di riferimento, privilegiando in ogni caso la
formulazione più chiara e semplice possibile.
- Non utilizzare sigle o parole il cui significato sia ambiguo.
- Non utilizzare parole offensive, gergali.
- Non porre domande retoriche ossia suggerendo in qualche modo la risposta.
- Evitare sempre/mai perché possono rendere imprecisa la risposta.
- Evitare le citazioni di nomi o espressioni di personaggi famosi.

2) Progettare la STRUTTURA
Nel caso del questionario, il ricercatore deve considerare diversi aspetti:
➢ La tipologia di domande inserite. Una discreta variabilità (blocchi di ¾ domande per formato)
aiuta a mantenere alta l’attenzione del rispondente.

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➢ La sequenza delle domande. In apertura è consigliato porre domande semplici (dati anagrafici)
per familiarizzare con lo strumento. Nella parte centrale vanno collocate le domande che il
ricercatore ritiene utili per la propria indagine, mentre in chiusura non vanno messe domande
significative perché il tasso di attenzione è diminuito.
➢ La lunghezza complessiva: non deve essere eccessiva per garantire attenzione costante da parte
del rispondente. Per la compilazione non dovrebbero essere necessari più di 15/20 minuti.
➢ Cura della veste grafica: una presentazione ordinata e piacevole è più semplice da compilare e
riduce il rischio di errori e il tasso di non risposta.

3) Effettuare il PRETEST
Bisogna, prima di utilizzarlo in maniera definitiva, provare a somministrarlo a persone esperte del
tema o con buone competenze metodologiche per avere un parere, oppure ad alcune persone che
abbiano un profilo il più possibile simile a quello del target coinvolto nell’indagine per verificare
l’adeguatezza dei contenuti e la procedura di rilevazione.
Durante il pretest, il ricercatore raccoglierà informazioni circa la chiarezza delle domande, possibili
alternative di risposta, tempistiche ecc… Successivamente il ricercatore si confronterà con il soggetto
rispondente per fargli delle domande (Come ti è sembrato il questionario? Hai osservazioni? Ci sono
domande non chiare?...). Il ricercatore deve valutar attentamente le sollecitazioni e apporre i correttivi
necessari.

4) Prendere contatto con il TARGET e SOMMINISTRARE lo strumento


La somministrazione è un momento importantissimo. In base alle scelte fatte dal ricercatore si
potranno prendere contatti con il target. In generale la somministrazione deve avere luogo in un
contesto tranquillo. Se la compilazione non avviene in presenza e non c’è contatto con il ricercatore, è
necessario mandare una lettera di presentazione che fornisca le informazioni generali per la
compilazione. Lo scopo è motivare i soggetti a spendere del tempo per rispondere al questionario,
fornendo garanzie anche per quanto riguarda il trattamento dei dati personali.

5) CODIFICARE e organizzare i DATI


Dopo la somministrazione, si apre la fase di analisi e interpretazione dei dati. L’obiettivo è quello di
ordinare i dati e le informazioni. Nel caso ci si avvalga di strumenti online, la tabulazione avviene
automaticamente.

a) La codifica delle risposte a DOMANDE CHIUSE


Dopo aver raccolto i questionari compilati, il ricercatore deve:
- Predisporre una griglia di codifica
- Effettuare lo spoglio dei questionari
- Attribuire un codice numerico a ciascun questionario
- Verificare la correttezza della compilazione
- Assegnare un codice numerico alle domande
- Assegnare un codice numerico a ciascuna modalità di risposta, predisponendo una legenda
- Tabulare i dati
b) La categorizzazione delle DOMANDE APERTE
Il processo di categorizzazione delle domande aperte è più lungo e complesso. E’ necessario effettuare
a posteriori il lavoro di costruzione delle alternative di riposta, che per le domande chiuse è stato
effettuato prima. Se le risposte sono molto complesse però, si procede con una presentazione più
narrativa dei dati.

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Il ricercatore deve:
- Decodificare e trascrivere le risposte nella griglia di codifica. E’ opportuno riportare il
testo con una semplificazione, ma avendo cura di non tralasciare informazioni.
- Aggregare risposte simili in categorie più ampie.
- Codificare e tabulare i dati attribuendo codici numerici e inserendoli in una griglia di
codifica.

2) Condurre focus group


Il focus group è un tipo di intervista di gruppo in uso nella ricerca educativa nell’ambito del quale, un
piccolo gruppo di persone è chiamato a confrontarsi su un tema specifico a partire da stimoli da parte
del ricercatore.
E’ necessaria la presenza di un moderatore, un osservatore e di un piccolo gruppo di persone chiamato
a interagire su un tema specifico in una discussione non spontanea, innescata e stimolata dal
moderatore attraverso domande aperte.
Dopo aver individuato nel focus group lo strumento più idoneo per la propria indagine, il ricercatore
deve:
1) Individuare moderatore e osservatore
Il MODERATORE ha il compito di condurre la discussione. Egli deve raccogliere informazioni
pertinenti rispetto agli obiettivi di indagine e gestire e moderare le interazioni dei partecipanti.
Egli ha un ruolo di regia importante; introduce l’incontro, fornisce le informazioni e le regole per lo
svolgimento della discussione, pone domande, motiva la partecipazione, garantisce il diritto di parola,
modera la discussione evitando le degenerazioni, riporta la discussione sui temi individuati, gestisce il
silenzio e rilancia la discussione e conclude l’incontro congedando il gruppo.
L’OSSERVATORE ha il compito di registrare le informazioni sia con appunti che con registratore. Non
interviene nella discussione. Se la conversazione ha dei momenti di fermo allora può intervenire in
aiuto del moderatore per rilanciarla e farla ripartire. Può intervenire anche in caso di conflitti. In
alcuni casi può fare l’elemento dissonante rispetto a un punto di vista condiviso da tutto il gruppo.

2) Definire la COMPOSIZIONE del gruppo


Numero variabile di persone, da 6 a 10/12. Il ricercatore, di volta in volta, sceglie quali caratteristiche
devono avere i soggetti e quale composizione dovrà avere il gruppo. In particolare considera:
- Gruppo naturale o artificiale. In genere è un gruppo costituito apposta, ma in alcuni casi se l’interesse
è studiare il gruppo ci si avvale di un gruppo naturale preesistente (famiglia, classe, collegio, équipe… .
- Partecipanti che si conoscono o sconosciuti. In genere il gruppo è comporto da persone sconosciute
così che si possa favorire la spontaneità della conversazione. Non è consigliabile inserire persone
sconosciuto e che si conoscono nello stesso gruppo.
- Eterogeneità o omogeneità. L’omogeneità favorisce il clima di conversazione serena, mentre
l’eterogeneità può portare a far emergere una gamma più ampia di punti di vista diversi, ma non può
far sentire a proprio agio i partecipanti.

3) Predisporre una TRACCIA GUIDA e gli eventuali materiali di supporto


La discussione non è spontanea ma dipende dagli stimoli del moderatore. Un focus group non può
essere improvvisato ma deve essere progettato. Il moderatore in particolare dovrà avere a
disposizione una traccia orientativa che utilizzerà come guida nella discussione. In alcuni casi anticipa
ai partecipanti i contenuti dell’incontro per dare il tempo di ragionare e/o prendere visione di
materiali forniti dal ricercatore. In altri casi invece è preferibile accennare solo in termini generali i
contenuti in modo da non pregiudicare la spontaneità dei rispondenti.

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4) Organizzare la LOGISTICA per lo svolgimento dell’incontro


Il focus group si svolge in presenza, in un unico luogo che deve essere tranquillo, neutro e atto a
mettere i partecipanti a proprio agio. Dovranno esserci sedie mobili in cerchio per fornire la
discussione. L’ambiente deve essere confortevole per consentire di concentrarsi. In alcuni sai si
possono poi mettere a disposizione caffè, acqua…per favorire la socializzazione e incrementare il
benessere generale e allo stesso tempo come forma di ringraziamento per il tempo dedicato alla
ricerca. Solitamente il tutto dura circa 2 ore.

5) ORGANIZZARE e INTEGRARE i dati


Il ricercatore può scegliere come procedere per la trascrizione del testo della conversazione. In alcuni
casi serve la trascrizione letterale e integrale della discussione, in altri è meglio riportare solo il senso
del discorso, in altri casi solo riportare i contenuti pertinenti.
Subito dopo il focus group, è necessario che osservatore e moderatore si confrontino per mettere in
comune le proprie annotazioni. Dopo aver riascoltato il tutto dovranno predisporre un resoconto
unitario del focus group.

3) Costruire griglie di osservazione


Il processo di costruzione della griglia di valutazione e delle check list consiste in un’attività di
composizione dell’oggetto che si intende osservare sino ad arrivare ad unità di riferimento
dell’ampiezza desiderata e reputata idonea per descrivere il comportamento individuato.
Il ricercatore dovrà:
➢ Familiarizzare con il contesto di riferimento e con l’oggetto dell’osservazione.
I contesti devono essere conosciuti prima di intraprendere l’osservazione. Il contesto ha infatti
un’importanza fondamentale per collocare ed interpretare correttamente i comportamenti
osservati. Per questo motivo è necessario familiarizzare con l’ambiente specifico di
riferimento. Lo stesso comportamento messo in atto dallo stesso soggetto assumerà significati
diversi sia in base al contesto in cui si svolge, sia in base alle condizioni specifiche in cui si
svolge l’osservazione in classe durante una spiegazione/lavoro individuale/di
gruppo/durante lo spostamento d’aula… . E’ necessario chiarire le condizioni specifiche nelle
quali si intende effettuare l’osservazione in modo da favorire la coerenza dei dati registrati e
favorire la confrontabilità.
Per assumere familiarità con il contesto, oggetto e condizioni, il ricercatore deve procedere con
una prima fase di osservazione non strutturata in cui deve registrare tutti gli aspetti rilevanti
per la ricerca: specifica del contesto in esame, individuare le condizioni in cui è più opportuno
condurre l’osservazione, inventario degli elementi da considerare e registrare.
➢ Selezionare e dare un formato standard agli elementi individuati e definire le modalità concrete
di svolgimento dell’osservazione.
Il ricercatore deve ora individuare gli elementi da considerare e inserire nella griglia. La
definizione degli item da inserire nella griglia è proporzionale alla modalità con cui
l’osservazione viene condotta. Il ricercatore deve considerare:
- Cosa intende rilevare del fenomeno (presenza/assenza, intensità)
- L’unità temporale in cui si effettua l’osservazione
- Periodicità dell’osservazione
Per misurare un fenomeno, il ricercatore deve tenere conto della frequenza, durata e intensità.
➢ Individuare e formare lo/gli osservatori.
L’osservazione mantiene una componente di soggettività molto elevata. Per ovviare a questo è
essenziale prestare attenzione nella costruzione dello strumento e della guida in modo da
ridurre al minimo il rischio di errori. E’ necessario anche fare un addestramento per gli

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osservatori in modo da allenare gli sguardi e registrare i medesimi comportamenti in maniera


il più possibile identica.
In alcuni contesti, come nella ricerca educativa, la soggettività dell’osservatore può essere
considerata un elemento di ricchezza se apre al confronto. L’osservatore deve essere aperto
ad ascoltare e mediare gli elementi raccolti da altri.

4) Strutturare l’analisi del contenuto


L’analisi del documento prevede dei passaggi fondamentali:
- Condurre un’analisi preliminare del documento.
L’analisi preliminare del documento è fondamentale per cogliere gli elementi principali.
Tra gli elementi da considerare ci sono l’autore, i destinatari e lo scopo per cui è stato
prodotto il documento.
- Individuare le unità di analisi e renderle utilizzabili.
Nei testi scritti è in generale la singola parola o insieme di parole che hanno rilevanza.
In altri casi l’unità di analisi può essere più ampia, per esempio nello studio di una
rivista scientifica si potrebbero utilizzare come unità di riferimento gli articoli o gli
autori.

5) Oltre lo strumento.: lo studio di caso


Lo studio di caso è una strategia di ricerca empirica la cui prerogativa è quella di analizzare uno
specifico contesto di vita reale attraversi il contributo delle rappresentazioni e delle riflessioni di chi in
esso vive e agisce.
Si caratterizza per essere:
- Particolaristico: ossia centrato su un caso specifico
- Descrittivo: mira a fornire una presentazione ricca e discorsiva del caso analizzato
- Euristico: mira alla comprensione del fenomeno indagato
E’ indicato quando è impossibile o controproducente separare il fenomeno indagato dal contesto in cui
avviene.
La condizione dello studio di caso si articola in 4 fasi:
1) Selezione del caso: in alcuni casi il ricercatore si deve anche guadagnare l’accesso al contesto che
intende considerare.
2) Lavoro sul campo per la raccolta di dati e documenti e loro analisi: il ricercatore si avvale di più
strumenti per avere una comprensione articolata e integrata del caso studiato.
3) Organizzazione e integrazione del materiale raccolto: la necessità è di gestire una grande mole di
materiali informativi diversi. Bisogna quindi individuare le priorità e i criteri di analisi in modo da non
rischiare di lasciarsi confondere dalla quantità dei dati raccolti.
4) Predisposizione e stesura del report finale: è importante la triangolazione dei dati, cioè la
comparazione e l’integrazione tra dati provenienti da fonti diverse che devono essere interpretati in
maniera sinergica per giungere a una comprensione il più possibile completa e ordinata del caso in
esame.

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