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INTRODUZIONE

Karl Otto Apel conosciuto in tutto il mondo per la sua originale proposta di unetica della comunicazione. Tale proposta rappresenta, nel panorama della filosofia contemporanea, una via isolata rispetto alle tendenze dominanti, di natura scettica o, comunque, antifondativa. Il nostro autore intende rispondere in maniera forte al problema della regolazione della prassi - questione urgente nellet della scienza -, ritrovando nel pensiero comunicativo, inteso come trascendentale, lelemento comune ad ogni particolare realt di vita. Sebbene la societ odierna sembri aver imboccato la strada del dialogo e della ricerca del consenso nella risoluzione dei conflitti nazionali ed internazionali - si veda ad esempio la sempre maggiore importanza assunta in questo senso da meetings, summit, vertici e dibattiti ad ogni livello -, permangono ancora, e sembrano addirittura farsi pi minacciose, delle zone di cieca violenza, di scetticismo e di disimpegno. Per questo, infatti, il singolo individuo si chiede con sempre maggiore frequenza quale senso abbia cercare il dialogo con laltro, con il diverso; oppure quale sia lutilit del non fare ricorso alla violenza nella ricerca del consenso; o ancora quale ruolo possa giocare la persona singola in un tentativo di cambiare i rapporti sociali vigenti, quando essa si scopre, invece, vulnerabile e limitata. La risposta di Apel una proposta di impegno ad ampio raggio. Essa trae la linfa vitale da quella che la chiave di volta dellintero discorso del filosofo tedesco: lorizzonte trascendentale. Secondo il nostro

autore, infatti, bisogna ipotizzare lesistenza di un apriori della comunicazione, come garanzia dellautenticit di qualsiasi espressione o comprensione linguistica: senza gli altri - cio senza una potenziale comunit di comunicazione a cui fare riferimento - il mio pensiero non avrebbe senso. La relazionalit comunicativa permea non solo ogni pensiero, ma anche ogni azione umana. Lorizzonte trascendentale allora la base su cui si fonda tutta la problematica etica. Per questo motivo il nostro lavoro dovr partire innanzitutto dallanalisi dellintero itinerario filosofico apeliano, allo scopo di ritrovare in esso le origini della prospettiva trascendentale. Secondo Apel, pragmatica trascendentale ed etica si intrecciano in modo indissolubile nella scoperta della categoria della comunit di comunicazione, alla luce della quale viene fondata la norma etica del discorso e la responsabilit morale del singolo uomo. Apel ha presentato la propria proposta di una fondazione razionale della morale, sostenendo che nello stadio postconvenzionale dello sviluppo morale sussiste la possibilit di realizzare lintesa su norme morali non sulla base di autorit contingenti, bens sul consenso anticipato della comunit ideale di comunicazione di tutti gli uomini. Tale possibilit fondata sulla funzione universale che il linguaggio assume. Con questo, il nostro autore non intende affermare che luso del linguaggio garantisca di per se stesso il conseguimento di un consenso razionale universale in merito a norme e principi morali, ma esso lo rende almeno possibile, in quanto rende possibile regolamentare in maniera vincolante il discorso argomentativo mirante allintesa e alla formazione di un consenso in

merito a norme e principi morali. Per Apel, inoltre, attraverso la riflessione sulle condizioni della possibilit dellargomentare sensato, possibile fissare le norme della reciprocit comunicativa mediante una fondazione ultima dei principi delletica. Tale fondazione si basa sulla considerazione che la partecipazione al linguaggio nella forma dellargomentazione razionale presuppone

necessariamente, pena il cadere in unautocontraddizione performativa, il riconoscimento di norme etiche fondamentali (comprensibilit, verit, veridicit e giustezza normativa), le quali, in quanto regole ideali dellargomentazione, rappresentano le condizioni per la possibilit di una comunit ideale della comunicazione, che chi argomenta nella comunit reale della comunicazione deve sempre necessariamente presupporre come condizione dellargomentare stesso. Fondare in tal modo la comunicazione consensuale significa da parte di Apel manifestare una grande fiducia nelle capacit del pensiero umano. E ci avviene proprio quando, in un epoca di passaggio come la nostra, caratterizzata dal crollo delle ideologie e dalla crisi dei valori tradizionali, una proposta di tal genere rivela una carica utopica non indifferente. Ogni discorso volto al consenso rimane, infatti, pur sempre legato a forme di razionalit strategica. Spesso accade cio che i consensi, di volta in volta ottenuti, non siano espressione reale dei bisogni e delle pretese dellintera umanit: il consenso rischia di divenire ideologico, se non esso stesso il risultato di una comunicazione, idealmente avvenuta, tra tutti i partecipanti al discorso. Tali zone dombra attraversano

pericolosamente il campo della comunicazione, impedendo al pensiero umano di esprimere le sue reali potenzialit e di realizzare la reciproca comprensione nella storia. Il messaggio delletica apeliana allora chiaro: compito delluomo - del singolo uomo - e compito delle istituzioni, di operare per lemancipazione ed il progresso dellintera umanit. Ci si potr ottenere solo facendo in modo che la comunicazione volta alla comprensione venga sentita ed accettata come un valore: un valore da realizzare concretamente nella societ in cui ognuno si trova a vivere. Qui entra in gioco anche il termine ultimo cui la riflessione del filosofo tedesco approdata: la responsabilit. Ogni individuo deve sentire in se stesso la responsabilit per le sue azioni e per le azioni collettive, nel senso di un impegno a realizzare forme di interazione comunicativo-consensuali sempre pi autentiche. Per Apel, dunque, unetica ha valore solo in una prospettiva mondiale. Non a caso egli definisce la propria proposta come quella di una macroetica planetaria. Per evidenziare il carattere innovativo e stimolante di tale visione ci siamo proposti, nellultimo capitolo di questo lavoro, di metterla a confronto con unaltra prospettiva, allapparenza diametralmente opposta nelle conclusioni: quella del neoaristotelismo tedesco contemporaneo, una linea di pensiero non omogenea in se stessa, in quanto ad essa fanno capo autori di diversa estrazione soprattutto per provenienti dal filone dellermeneutica -, ma in certo modo legati al recupero di Aristotele quale stato operato dagli esponenti della

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Rehabilitierung. Ma per maggiori chiarimenti rimandiamo ovviamente al testo. Presentiamo ora brevemente limpianto dellintero lavoro. Come ho precedentemente accennato, il primo capitolo sar dedicato a delineare un profilo della filosofia apeliana. Ci preme soprattutto di collocare letica del discorso nel giusto orizzonte della filosofia trascendentale. Data lampiezza dei riferimenti di Apel alla filosofia contemporanea, ci siamo limitati a presentare, in un modo sintetico e unicamente funzionale al discorso sulla comunicazioneresponsabilit, correnti e autori che, in un altro contesto, avrebbero meritato un approfondimento maggiore. Il secondo capitolo illustrer in maniera approfondita la specifica proposta etica dellautore tedesco, mirando a definirne i caratteri fondamentali ed i possibili interlocutori e critici. Il terzo ed ultimo capitolo sar, invece, dedicato al tentativo di confrontointegrazione con la prospettiva etica incarnata dal neoaristotelismo tedesco contemporaneo. Sar nostro compito, allora, di mettere in luce, in particolar modo, le diverse origini dei due modelli, nonch la comune appartenenza ad un orizzonte speculativo postmetafisico.

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TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI

TdP

K.O. Apel, Transformation der Philosophie K.O. Apel, Comunit e Comunicazione K.O. Apel, Il Logos distintivo della lingua umana K.O. Apel, Etica della Comunicazione K.O. Apel, Diskurs und Verantwortung R. Mancini, Linguaggio e Etica S. Petrucciani, Etica dellargomentazione

CC

Ld

EdC

DV

LE

EdA

Le citazioni da testi in lingua straniera, riportate nella tesi, sono sempre tradotte. Ove non si faccia esplicito riferimento ad alcuna traduzione italiana pubblicata, o quantomeno dattiloscritta, si intende che la traduzione dello scrivente.

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CAPITOLO PRIMO

RADICI STORICHE ED ELEMENTI TEORETICI SIGNIFICATIVI NEL PENSIERO DI KARL-OTTO APEL

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Le origini: la filosofia del linguaggio come prima filosofia


I maggiori interpreti del pensiero di Apel sono per lo pi concordi nel rilevare come la posizione teoretica del filosofo tedesco si ponga alla confluenza di due tradizioni speculative determinanti per il nostro secolo: quella analitica di stampo anglosassone e quella ermeneutica di scuola tedesca1. Non a caso i primi scritti del nostro autore sono dedicati ad Heidegger, da un lato (la dissertazione non pubblicata dal titolo Dasein und Erkennen. Eine erkenntnistheoretische Interpretation der Philosophie Martin Heideggers, Bonn 1950), e, dall'altro, al grandioso tentativo di redazione di una storia dell'idea di lingua. L'idea iniziale di Apel era quella di scrivere una storia della filosofia moderna del linguaggio, pi precisamente: dell'idea di linguaggio nel pensiero moderno2. Il risultato stato quello di pubblicare un ampio volume e un articolo monografico sul tema3. Secondo Roberto Mancini l'interesse dell'itinerario teoretico apeliano consiste proprio nel delineare una proposta che, assumendo la filosofia del

Si vedano soprattutto G. Vattimo, Introduzione a K.O. Apel, Comunit e Comunicazione (CC), Rosenberg & Sellier, Torino 1977, pp. VII-XXXII; R. Mancini, Linguaggio e Etica (LE), Marietti, Genova 1988; S. Petrucciani, Etica dell'argomentazione (EdA), Marietti, Genova 1988. 2 Die Idee der Sprache in der Tradition der Humanismus von Dante bis Vico, Bouvier, Bonn 1963 (trad. it. a cura di L. Tosti, L'idea di lingua nella tradizione dell'Umanesimo da Dante a Vico, Il Mulino, Bologna 1975). La citazione a p. 5 della trad. it. In questopera, che rappresenta sicuramente uno degli esiti pi felici della sua produzione, Apel dimostra una notevole maestria nel districarsi nella selva di autori che cita: da quelli dellUmanesimo italiano ai mistici tedeschi, ai letterati-filosofi del Romanticismo, fino ai rappresentanti della contemporanea filosofia analitica. 3 Per il volume si veda la nota precedente; l'articolo Die Idee der Sprache bei Nikolaus von Cues, Archiv fr Begriffsgeschichte, 1(1955), pp. 200-220. interessante notare come Apel stesso presenti quest'ultimo scritto come un lavoro preparatorio a quella che qui ancora chiama Die Idee der Sprache im Denken der Neuzeit. Egli, infatti, giunto alla pubblicazione di questopera dopo ben dieci anni di lavoro e di ripensamenti.

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linguaggio come prima philosophia, vuole accogliere alcuni elementi ed istanze, rispettivamente, degli approcci analitici di stampo anglosassone e

dell'ermeneutica di derivazione heideggeriana4. Per Apel, cio, ogni enunciato, descrizione o interpretazione sarebbe possibile solo in quanto il mondo gi da sempre aperto e pre-compreso nel linguaggio storico degli uomini, che assume perci il valore di apriori intramontabile di ogni interpretazione del mondo e della realt, di condizione di possibilit di ogni conoscere e pensare5. Ne Lidea di lingua... egli scrive: nel rapporto tra filosofia e lingua si verificato un mutamento fondamentale ... esso consiste nel fatto che la lingua non viene pi trattata esclusivamente come oggetto della filosofia, ma invece per la prima volta viene considerata col massimo impegno dalla filosofia come condizione di possibilit. Per questo, con filosofia del linguaggio non si intende pi una filosofia del o della ... essa subentrata al posto dell'ontologia. Prima di mettersi a discutere dell'ente in quanto tale ci si interroga sulle condizioni linguistiche della possibilit di costruire frasi dotate di senso, e pertanto si tratta la lingua come un'entit trascendentale nel senso inteso da Kant6. Questo apriori semantico trascendentale della comprensione del mondo, sempre gi presupposto nel e col linguaggio d'uso corrente, non , per Apel, fissato una volta per tutte e per tutti gli uomini, ma semplicemente la quintessenza di quella preintelligenza del mondo per cui di volta in volta siamo in anticipo su noi stessi, quali appartenenti ad una determinata comunit
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R. Mancini , LE, p. 14. S. Petrucciani, EdA, p. 12. 6 Lidea di lingua..., pp. 23-24.

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linguistica della storia in ogni attuale comprensione del mondo7. questo il senso del linguistic turn della filosofia del nostro secolo. Ed proprio su questo punto che Apel si ricollega alla tradizione ermeneutica tedesca contemporanea, ed in special modo a Heidegger e a Gadamer. Heidegger rimane come costante punto di riferimento per tutto lo sviluppo del pensiero apeliano8, sia come obiettivo critico che come pura sorgente dispirazione. Ci che spinge il nostro autore al confronto aperto con Heidegger , in un primo momento, il problema della costituzione del senso. Lidea di fondo di Apel che nel gi ogni volta, nello je schon della pre-struttura, analizzata da Heidegger, della comprensione del mondo e del s, sia ideata e progettata una trasformazione ermeneutico-fenomenologica della filosofia trascendentale: una trasformazione, cio, nel senso dellampliamento e della nuova risposta alla domanda sulle condizioni di possibilit della comprensione del mondo e quindi
Cfr. Lidea di lingua..., p. 30. Prendendo le mosse dalla dissertazione gi ricordata del 1950, in seguito Apel si occupato in maniera specifica di Heidegger nei seguenti luoghi: Wittgenstein und Heidegger: Die Frage nach dem Sinn von Sein und der Sinnlosigkeitsverdacht gegen alle Metaphysik, Philosophisches Jahrbuch, 75(1967), pp. 56-94; ora in K.O. Apel, Transformation der Philosophie (TdP), Suhrkamp, Frankfurt am Main 1973 (trad. it. parziale a cura di G. Vattimo, Comunit e Comunicazione (CC), Rosenberg & Sellier, Torino 1977 - su questa traduzione si veda la recensione di P. Tomasi, Archivio di filosofia, (1978), pp. 435-439), vol. I, pp. 225275 (trad. it. Wittgenstein e Heidegger. Il problema del senso dellessere e il sospetto di insensatezza contro ogni metafisica, in CC, pp. 3-46); Heideggers philosophische Radikalisierung der Hermeneutik und die Frage dem Sinnkriterium der Sprache, in O. Loretz-W. Strolz (Hrsg.), Die hermeneutische Frage in der Theologie, Herder, Freiburg i. Br. 1968, pp. 86-152, ora in TdP, vol. I, pp. 276-334; Sinkonstitution und Geltungsrechtfertigung. Heidegger und das Problem der Transzendentalphilosophie, in Forum fr Philosophie Bad Homburg (Hrsg.), Martin Heidegger: Innen- und Auenansichten, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1989, pp. 131-175 (trad. it. Costituzione del senso e giustificazione di validit. Heidegger e il problema della filosofia trascendentale, in F. Bianco (a cura di.), Heidegger in discussione, Angeli, Milano 1992, pp. 131-155); Wittgenstein und Heidegger: kritische Wiederholung und Ergnzung eines Vergleichs, in J. Habermas (Hrsg.), Der Lwe spricht ... und wir knnen ihn nicht verstehen, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1991 (trad. it. parziale Autocritica o autoeliminazione della filosofia?, in G. Vattimo (a cura di), Filosofia 91, Laterza, Bari 1992, pp. 33-50).
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della costituzione di senso del mondo ... Lanalisi heideggeriana mostra, inoltre scrive il nostro autore -, che la relazione soggetto-oggetto della coscienza scientifica delloggetto gi sempre inserita nel nesso strutturale dellessere-nelmondo che comprende lappagativit, ovvero la significativit9. Apel con ci si dimostra attento a cogliere le possibili relazioni di senso tra luomo e il mondo, considerate a seconda del loro darsi entro differenti modalit di esperienza conoscitiva10. Di pi, lanalitica esistenziale heideggeriana sembra fornire al nostro autore una strada originale per stabilire la radice concreta comune alle varie procedure conoscitive. Con Heidegger il Verstehen non pi trattato alla stregua di una delle tante metodologie del conoscere, ma viene a coincidere con il peculiare modo di esistere delluomo. Quello che pi conta, comunque, laffermarsi dellidea che la struttura del comprendere affidata al linguaggio11: alla pre-struttura, storicamente e temporalmente condizionata, di tutto il comprendere che ha luogo nella vita quotidiana e nella scienza, appartiene sostiene, infatti, Apel - una pre-comprensione del mondo che anche linguisticamente articolata gi sempre nel senso dello stato interpretativo pubblico del mondo dellEsserci12. Ispirato da questi risultati della riflessione heideggeriana, Apel si spinge alla

Costituzione del senso e giustificazione di validit ..., p. 133. R. Mancini, LE, p. 26. 11 La co-appartenenza tra comprensione del mondo e linguaggio - scrive Apel - si mostra nella sua piena rilevanza anzitutto nella considerazione della temporalit e della storicit dellesserci. In questottica, ci che compreso, in cui luomo gi sempre dimora (ossia il mondo entro cui egli si comprende), si dispiega gi sempre in un linguaggio concreto ... Perci Heidegger pu parlare del linguaggio come del concreto organon del comprendere (Das Verstehen, Archiv fr Begriffsgeschichte, 1(1955), pp. 142-199. La citazione a p. 198). 12 Costituzione del senso e giustificazione di validit..., p. 138.
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ricerca di una possibile trasformazione della teoria kantiana della conoscenza, capace di assumere adeguatamente la duplice consapevolezza che limpresa conoscitiva immersa nella storicit dalle sue stesse fondamenta e, daltro canto, lo proprio in virt dellelemento linguistico. Prende cos corpo nel nostro autore la problematica dello sviluppo organico della coscienza della relazione tra conoscenza, linguaggio e interessi vitali - nel senso pi generale del termine. Prende forma, di conseguenza, una prospettiva tesa al reperimento di quella sorta di apriori che sono le strutture antropologiche necessariamente implicate nella conoscenza13. Si tenga presente che gi il maestro di Apel, E. Rothacker, aveva a suo tempo elaborato il progetto di una antropologia della conoscenza (Erkenntnisanthropologie), intesa ad indagare le condizioni materiali della conoscenza. Quali sono allora per il nostro autore le condizioni universali del conoscere? Possiamo indicarle come strutture apriori? La risposta di Apel consiste qui in un progetto di trasformazione del trascendentalismo di Kant: leresia14apeliana consiste nel non considerare la coscienza come la sola dimensione che svolge una funzione trascendentale nella conoscenza, e nellincludere, invece, anche la nostra posizione vitale e corporea nel mondo, ed il linguaggio. Se Kant riconosce lo status di apriori solo alla coscienza (Bewutseinapriori), Apel ci pone di fronte allassunzione irreversibile di due ulteriori strutture antropologiche: lapriori della corporeit (Leibapriori) e quello del linguaggio (Sprachapriori).

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R. Mancini, LE, p. 29. R. Mancini, LE, p. 30.

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Lepistemologia si trasforma cos in antropologia della conoscenza: non possiamo conoscere alcunch, sostiene Apel, a prescindere da una posizione vitale corporalmente situata, oppure a prescindere dallappartenenza ad una data comunit linguistica. Il nostro autore matura il suo progetto in alcuni articoli pubblicati durante gli anni Sessanta15. In uno di questi ci viene fornita anche una definizione di antropologia della conoscenza: si tratta di un approccio capace di ampliare la questione kantiana circa le condizioni di possibilit della conoscenza, nel senso che trovino unindicazione non soltanto le condizioni duna rappresentazione del mondo unitaria, oggettivamente valida, per una coscienza in generale, bens tutte le condizioni che rendono possibile unimpostazione problematica scientifica come impostazione significativa16. Seguiamo il ragionamento di Apel. Secondo il nostro autore, le condizioni accennate di possibilit e validit della conoscenza non si possono riportare soltanto a funzioni logiche della coscienza, fermandosi cos ad un idealismo astratto. Non si possono per neppure attribuire alloggetto della conoscenza, in

In particolare Kann es ein wissenschaftliches Weltbild berhaupt geben?, Zeitschrift fr philosophische Forschung, 16(1962), pp. 26-57, in cui si dimostra come la scienza in quanto tale non in grado di fornire una significativa immagine del mondo (Weltbild) che renda possibile allumanit una riflessione sulle sue responsabilit per la ricerca e le sue conseguenze, ma sia costretta a presupporla (vedi la These 1 a, p. 28); Das Leibapriori der Erkenntnis, Archiv fr Philosophie, 1-2 (1963), pp. 152-172, in cui si spiega come il Leibapriori della conoscenza sia quella presupposizione che dobbiamo ammettere al livello preriflessivo della costituzione del mondo: se una filosofia teoretica valevole in generale - scrive Apel - dovesse accontentarsi per principio della riflessione formale ... sarebbe cos anche gi dimostrato che essa, accanto alla coscienza in generale, ha riconosciuto come condizione di possibilit della sua riflessione formale, lapriori pre-riflessivo del punto di vista corporeo (Leibsgesichtspunkt) come imprescindibile condizione di possibilit di tutti i contenuti materiali del mondo, p. 163; Szientistik, Hermeneutik, Ideologiekritik, Wiener Jahrbuch fr Philosophie, 1(1968), pp. 1545; ora in TdP, vol. II, pp. 96-127 (trad. it. Scientistica, ermeneutica, critica dellideologia. Abbozzo di una dottrina della scienza in chiave gnoseoantropologica, in CC, pp. 105-131). 16 Scientistica, ermeneutica, critica dellideologia, p. 105.

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quanto esse sono gi sempre presupposte da ogni conoscenza oggettiva. La relazione soggetto-oggetto cartesiana non sufficiente per la fondazione di unantropologia della conoscenza: una coscienza pura delloggetto non pu strappare alcun senso al mondo. Per poterlo fare, la coscienza, per sua natura eccentrica, deve impegnarsi centricamente, vale a dire corporeamente, nel qui e ora. Ogni costituzione di senso, infatti, rimanda sempre ad un impegno corporeo della coscienza che conosce17. E non solo la costituzione di senso individuale volta per volta possibile, bens anche la validit intersoggettiva di ogni costituzione di senso. Cos, soltanto attraverso i segni del linguaggio, le mie intenzioni di senso vengono mediate con le possibili intenzioni di senso degli altri uomini, in maniera tale che io possa realmente voler dire qualcosa. Il linguaggio stesso, dunque, rimanda ad un apriori soggettivo di natura specifica, che sta in rapporto complementare con lapriori della coscienza18. Come ben nota Stefano Petrucciani, la capacit di parlare un linguaggio presuppone non solo lapertura al mondo che ci si mostra attraverso i nostri sensi, ma anche il nostro impegno corporeo nel mondo come possibilit di intervento su di esso, mediato
questo delle condizioni materiali della conoscenza il contesto problematico in cui Apel, che si dichiara in pi parti estraneo alle concezioni dei padri della Scuola di Francoforte (cfr., ad esempio, il saggio The hermeneutic Dimension of social Science, in ... - trad. it. a cura di A. Pagnini, La dimensione ermeneutica delle scienze sociali, Iride, 6(1991), pp. 7.39: ...i miei rapporti con la Scuola di Francoforte, e cio con Horkheimer, Adorno e Marcuse, sono molto remoti, e io non ho mai conosciuto personalmente questi pensatori, p. 24), trova un motivo di affinit con la tradizione marxista. Osservazione analoga troviamo anche in G. Vattimo, Introduzione a CC, p. VII. 18 Per seguire questo ragionamento vedi Scientistica, ermeneutica, critica dellideologia, pp. 107-108. Per la reciproca dipendenza di apriori della coscienza e apriori del linguaggio vedi anche Is Intentionality more basic than Linguistic Meaning?, in E. Lepore-R. van Gulick (Eds), John Searle and his critics, Blackwell, Cambridge-Mass. 1991, pp. 31-55 - soprattutto p. 41. Per unanalisi del rapporto tra le diverse strutture aprioriche vedi Pragmatische Sprachphilosophie in transzendentalsemiotischer Begrndung, in H. Stachowiak (Hrsg.), Pragmatik, Meiner, Hamburg 1993, vol. IV, pp. 38-61 - soprattutto pp. 39-40.
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dalla nostra organizzazione corporea19. Se non esiste, dunque, conoscenza senza impegno corporeo, secondo Apel, non esiste neppure costituzione delloggetto della coscienza e dellautocoscienza che non sia gi sempre percorsa dalla linguisticit. Non si pu escludere il linguaggio dal rango di apriori, ignorando come esso sia fin dallinizio condizione di possibilit della relazione di senso tra luomo e il mondo. Apel riconosce il merito di questo guadagno alla fenomenologia ermeneutica di Heidegger e di Gadamer20. Essa avrebbe scoperto quelle strutture quasitrascendentali21 che non potrebbero essere concepite entro il rigido schema della relazione soggetto-oggetto cartesiano-kantiana. Lheideggeriana pre-struttura esistenziale, invece, in quanto struttura dellessere-nel-mondo, del con-essere, della pre-comprensione, ci mette realmente di fronte ad unelaborazione pi

S. Petrucciani, EdA, p. 41. Su questo scritto di Petrucciani dedicato ad Apel, vedi la recensione di B. Celano, Giornale di metafisica, 3(1989), pp. 501-503. 20 Apel ha recensito lopera maggiore di Gadamer, Wahrheit und Methode (H.G. Gadamer: Wahrheit und Methode, Hegel-Studien, 2 (1963), pp. 314-322), mettendo in luce quelli che, a suo avviso, sono i due limiti fondamentali che la caratterizzano: non affronterebbe a sufficienza la problematica della riflessione, non scoprendo cos le condizioni trascendentali di possibilit del suo procedere filosofico, e rifiuterebbe come puramente scientifica limpostazione di unermeneutica filosofica come quella apeliana, perch in una certa misura essa si collocherebbe ad un livello di riflessione troppo profondo, e perci obliante il Logos. Per una interpretazione di questa recensione, cfr. Elena Agazzi, Dopo Francoforte. Dopo la metafisica, Liguori, Napoli 1990, pp. 68-69. 21 Perch Apel indica come quasi-trascendentali quelle strutture apriori che rendono possibile la nostra conoscenza? Roberto Mancini non ha dubbi: Apel usa spesso trascendentale e quasi-trascendentale come sinonimi (LE, p. 34). Stephen Taylor Holmes (Recensione a K.O. Apel, Transformation der Philosophie, International Philosophical Quarterly, 15(1975), pp. 215-226) propone invece due motivi per questa insolita e discutibile formulazione: facendo lesempio dellapriori corporeo, afferma che esso, diversamente dalla coscienza trascendentale di Kant, pu essere anche esperito concretamente (... sia un principio dellesperienza, che un possibile oggetto per lesperienza, p. 218); in secondo luogo, Apel ammetterebbe che questi apriori che guidano la conoscenza non sono eterni, ma in qualche modo frutto dellevoluzione umana, e dunque, anche contingenti - in questo senso non si possono definire come assolutamente trascendentali.

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