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LUIGI GIUSSANI, All’origine della Pretesa Cristiana

La pretesa cristiana non è semplicemente l'affermazione che il cristianesimo è l'unica risposta, ma


piuttosto l'annuncio che l’incarnazione è un fatto accaduto. Non un problema teorico, ma storico.
«La prima domanda che ci dobbiamo porre non è: È ragionevole o giusto quel che dice l'annuncio
cristiano?, ma È vero che sia accaduto o no? È vero che Dio è intervenuto?».


Luigi Giussani vuole comunicare la ragionevolezza del fatto cristiano.

L’uomo deve essere ragionevole per riconoscere l’avvenimento di Dio.

Per lui la ragione è ciò che cerca di cogliere il significato della realtà, di ciò che percepiamo ed è
ciò che ci definisce come persone.

La realtà non può essere forzata ad entrare nella categoria della ragione, e non può essere
definito irrazionale tutto ciò che non entra in questa categoria.


La vera razionalità e la radice della coscienza umana si possono reperire nel senso religioso dell’io
(coscienza che l’uomo ha della propria esistenza). 

Il Cristianesimo è la risposta al più profondo desiderio umano = capire lo scopo dell’esistenza.


Come possiamo oggi fare questo percorso ragionevole e essere certi su Cristo e aderire alla
pretesa cristiana? 

Tramite la Chiesa, che è la continuazione dell’Avvenimento di Cristo. 

L’uomo per conoscere Cristo deve addentrarsi nella sua realtà.

Capitolo 8 

CONCEZIONE CHE GESÙ HA DELLA VITA

Il valore della persona si rivela attraverso i gesti, ma per comprenderli serve una genialità umana è
caratterizzata da tre fattori: sensibilità, educazione e attenzione.

Questa è genialità morale e religiosa. 



Per moralità si intende apertura dell’animo, atteggiamento di disponibilità e affermazione
dell'essere e non di sé.

Questo sentimento è proprio della creatura umana ed è la radice stessa della religiosità.

Gesù dice spesso che è necessaria questa genialità per poterlo comprendere.

Nel Vangelo di Giovanni si dice che il mondo non lo riconobbe e che non venne compreso il suo
linguaggio. Questo perchè non fu ascoltato.

Anzi sempre nel vangelo secondo Giovanni si parla di atteggiamento legalistico, dato che dopo
la resurrezione di Lazzaro e la guarigione di un cieco dalla nascita, i religiosi del tempo cercarono
di metterlo in difficoltà e non riconobbero il valore dei suoi miracoli.


Per comprendere Gesù è necessaria una corrispondenza con lui. Come noi ci sentiamo capiti da
qualcuno che ci conosce, che ha qualcosa in sé di noi e abbia esperienze in comune con noi,
anche per comprendere Gesù c’è bisogno di un cammino.

È necessaria un’educazione impegnata e continua, c’è bisogno di sforzarsi per comprenderlo. 

Non basta la spontaneità dello spirito, bisogna affiancarsi alla sua realtà e seguire la sua Parola. 


Solo il divino può definire la moralità e il valore di una persona.

Ogni uomo è un’entità superiore a qualsiasi realtà del mondo. Tutto il mondo non vale la più
piccola vita umana.

Perchè la persona gode di un valore in sè che nessuno può attribuirgli o togliergli, valore che
racchiude lo scopo del proprio agire.

Il valore di ognuno è incommensurabile, per questo Gesù si prende cura di ogni singolo e vuole la
felicità di ogni individuo, perchè l’anima vale più di qualsiasi cosa materiale.


L’originale dipendenza:

Ma questo valore che abbiamo in noi stessi è in rapporto diretto con Dio. (collegati)

Da qui: “amerai il Signore e amerai il prossimo tuo come te stesso”

Questo rapporto è religiosità: senza il rapporto con Dio l’uomo non può essere persona e
protagonista del disegno totale.

O l’uomo è libero da tutto e dipendente solo da Dio, o è libero da Dio ma schiavo di ogni
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circostanza.

Il rapporto con dio conviene per salvare la propria persona.

La grandezza e la superiorità dell’uomo si fonda sulla dipendenza da Dio (la religiosità, il
rapporto con lui): questo rapporto è necessario perchè l’uomo realizzi sé stesso.

Primo dovere dell’educatore è insistere sulla religiosità, senza essa resta solo la vanitas vanitatum
(vacuità del tutto).

La religiosità è moralità: è la consapevolezza di dipendenza da Dio.

Ma chi ascolta deve poi mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù.

La moralità deve usare Dio come termine di paragone non l’io/la propria coscienza: Gesù dice
infatti “non posso fare nulla da me stesso, io ascolto Dio e mi baso sulla sua volontà, per questo
agisco correttamente.” 

= libertà di coscienza: ci si libera dalla propria coscienza per affidarsi ad un potere esterno più
grande.


La religiosità e la moralità si esprimono tramite la preghiera. 

Essa rende consapevoli della dipendenza da Dio.

Attraverso la preghiera si crea un rapporto intimo con Dio e porta alla consapevolezza che questo
rapporto è essenziale per la vita umana. Realizza che l’uomo dipende da questo Altro. 

L’esistenza si realizza tramite il dialogo con questa Presenza interiore. Compagno indivisibile.

L’uomo deve pregare più che può per raggiungere piena coscienza delle sue azioni.


Tramite la preghiera l’uomo entra in contatto e diventa cosciente della volontà di Dio. 

La preghiera significa domanda: tramite le domande rivolte a Dio alla ricerca di una sua risposta
su come raggiungere la felicità, l’uomo diventa consapevole della sua dipendenza a lui.

La completezza e la felicità suprema però si raggiungono tramite il soddisfacimento della volontà
di Dio: “sia fatta la tua volontà”

L’uomo per raggiungere questa felicità però deve sacrificarsi. Egli deve donare la propria vita al
mondo, agendo in nome di Dio, per far si che sia fatta la sua volontà e che venga il suo regno. 

Perchè l’uomo è consapevole del rapporto tra lui e l’ordine delle cose (il tutto).

L’uomo è il risultato del sacrificio e dell’amore verso Dio.


L’uomo però spesso si allontana dai suoi doveri di amore e servizio, ma si concentra troppo su
sé stesso: “al posto di darsi prende, al posto di amare sfrutta” = egoismo. 

Questo disordine dell’uomo viene attribuito dalla tradizione cristiana al peccato originale.


Ma Gesù chiarisce che la persona singola non ha energia a sufficienza per realizzare se stessa:
non si può essere se stessi da soli, ma è necessaria la compagnia/ la comunità cristiana per
affrontare questo cammino.

L’uomo per realizzare se stesso ha bisogno di accettare l’amore di un altro (Gesù infatti ha
donato la sua vita per i propri amici, più alta forma di amore).

Questo amore di Gesù deve essere accettato, l’uomo deve collaborare attraverso un amore libero. 

(Libertà = capacità di soddisfazione totale = capacità d’infinito = sete di Dio = capacità dell’uomo
di realizzare completamente se stesso affidandosi a Dio.)

L’uomo però per raggiungere la libertà deve attraversare un percorso (libertà ancora
imperfetta) e in questo cammino ha la possibilità di scelta.

Spesso però è tentato da cose che lo discostano dal suo obiettivo finale. 

Se non resiste alla tentazione sceglie il male. 

È difficile resistere da soli alla tentazione, per questo soccorre Gesù: “rimanendo fedeli alla mia
parola (di Gesù) conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.”


Gesù non è venuto al mondo per sostituirsi all’uomo, ma vuole richiamarlo alla religiosità.

Gesù non risolve tutti problemi, ma indirizza l’uomo per risolverli.

La concezione della vita umana è una lotta, una ricerca di se stessi, tramite l’abbandono a
Gesù, che genera pace. 

Compito della comunità cristiana (che ha già scoperto Gesù) è di cercare di risolvere questi
problemi umani in base al richiamo di Gesù: conoscenza del senso delle cose (verità), l’umana
convivenza (società e politica), problema dell’uso delle cose (lavoro)…

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Capitolo 9

DI FRONTE ALLA PRETESA




- L’incarnazione (Dio che si è fatto uomo) è un mistero in quanto trascende i limiti degli
avvenimenti naturali.

Fatto più significativo della storia dell’umanità in quanto è un fatto contraddittorio con le leggi
della ragione.

Dire che è impossibile significa negare la categoria della possibilità che invece è propria della
ragione.

- Gesù è uomo-Dio: non significa che Dio si è trasformato in uomo, ma significa che la persona
divina (Dio) possiede insieme alla natura divina anche la natura umana, incarnata in Gesù.

Non c'è confusione tra le due nature: l'incarnazione esprime la persona del Verbo, la natura divina
si esprime attraverso la natura umana con l’incarnazione.


- Esigenza di un cambiamento radicale:

Per riconoscere l'intervento di Dio nella nostra vita è necessario riconoscere questo nuovo
metodo, che si riassume attraverso la frase "Dio salva l'uomo attraverso l'uomo".

La differenza tra la Chiesa cattolica e le altre concezioni cristiane nasce soprattutto dal
riconoscimento di questo metodo. 


- Questo metodo continua nella storia, "ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo".

Questo metodo implica che l'uomo è chiamato ad aderire sempre alla salvezza proposta, anche in
tempi nuovi. Gesù è sempre al centro.


- Resistenza istintiva che la ragione può avere di fronte all'annuncio dell’incarnazione:

È il rifiuto dell'uomo a credere che il mistero possa diventare fatto e parole umane.

Se l'incarnazione è vera, se il mistero si fa carne, tutta la vita deve ruotare attorno ad esso.


La resistenza al contenuto supremo del suo linguaggio si è subito verificata intorno a lui. 

Molti credettero in lui. Molti invece, oggi come allora, accusarono l'incredibilità della pretesa di
Cristo. La critica è sempre la stessa: l'intollerabilità della sua umanità.
Questo è un tentativo che la ragione compie per imporre a Dio un'immagine ideale di lui.


- DOGMA:

Contro l'incarnazione, si è fissato nella storia, lungo i secoli, un dogma che dichiara la
impossibilità di Dio di farsi uomo.

Questo è il dogma moderno che deriva dalla cultura illuministica (quella che pensa solo in base
alla ragione): viene dichiarata una divisione fra la fede e la realtà mondana, quindi c'è una
“proibizione a Dio di intervenire nella vita dell'uomo stesso”.

Viene quindi attribuito a Dio ciò che piace alla ragione o ciò che la ragione decide: questo è il
limite estremo a cui si può spingere la pretesa idolatrica.


- Il fatto dell'incarnazione è rimasto immutato nella storia. Il cristianesimo è stato annunciato nei
secoli e ci raggiungi ancora. Il vero problema è che l'uomo lo riconosca.


- Incarnazione costituisce uno spartiacque sia nel campo della storia delle religioni sia nella
comprensione stessa dell’esperienza cristiana.


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LUIGI GIUSSANI, Perché la Chiesa

Parte 1, Cap I: Come introdursi all’intelligenza della Chiesa


La Chiesa non solo è espressione di vita ma è una vita. Per comprenderla occorre adeguata
convivenza.
La Chiesa è una realtà catalogabile tra i fenomeni religiosi. La Chiesa è vita religiosa.
Per il filosofo Lindworsky l'uomo attraverso la Chiesa si connette con quello che in qualche
modo è già presente lui. Una corrispondenza deve esistere perché nasca la comprensione.
L'assenza di educazione al senso religioso ci porta a sentire lontane da noi realtà che invece
sono radicate dentro la nostra carne e dentro il nostro spirito.
La presenza dello spirito religioso rende più facile capire una realtà come la Chiesa.
In questi termini, la prima difficoltà è quella dovuta alla non disposizione del soggetto
verso l'oggetto da giudicare, difficoltà causata da una situazione non evoluta del senso
religioso.

Il senso religioso ha come caratteristica la dimensione ultima inevitabile di ogni gesto, di


ogni azione, di ogni tipo di rapporto. L'educazione del senso religioso dovrebbe favorire da
un lato la presa di coscienza della totale dipendenza tra l'uomo e ciò che dà il senso della
vita, dall'altro a superare l'estraneità nei confronti della sua posizione originale (religiosa).

Il cristianesimo è una soluzione al problema religioso e di questo la Chiesa è lo strumento.


Il problema religioso è risolto solo attraverso una permanente educazione al senso religioso.
Il mistero è diventato fatto storico quando un uomo si è fatto Dio.

Il cuore del problema Chiesa:


Come si fa a comprendere se veramente Gesù di Nazareth è colui che incarna questa
rivelazione? Questo problema è il cuore di ciò che storicamente si chiama Chiesa.
Essa indica un fenomeno storico ed è per l'uomo la possibilità di raggiungere la certezza su
Cristo.
Anche 2000 anni dopo la domanda è: come faccio a sapere se veramente si tratta di qualcosa
che mi interessa?
È quindi importante che oggi possa raggiungere una valutazione certa e ragionevole del
problema. Questo può avvenire solo attraverso la Chiesa, essa si pone come risposta a
questa esigenza di valutazione.

Se invece non ci si impegna consenso religioso e se sul fatto storico di Cristo non si prende
una posizione personale, allora la Chiesa potrà interessare solo in modo riduttivo.

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Parte 1, Cap II: PRIMA PREMESSA
Come raggiungere oggi la certezza sul fatto di Cristo

Con quale metodo ho la possibilità di essere ragionevole nell’aderire alla proposta


cristiana?
In risposta a questa domanda vi sono tre atteggiamenti culturali da cui emergono risposte
diverse. Analizzarli non equivale semplicemente a sfogliare tre capitoli della storia culturale
dell’Occidente, ma significa scovare le pieghe più nascoste della coscienza dell’uomo di
fronte al problema che stiamo trattando e, in definitiva, identificare tre modalità
nell’affrontare le diverse circostanze della nostra vita.

TRE ATTEGGIAMENTI

• Atteggiamento razionalistico: Gesù Cristo è un fatto del passato. Per trovare una
soluzione la ragione dell’uomo si sente spinta dapprima a raccogliere tutti i possibili
dati provenienti dal passato, i documenti, le fonti, dunque a vedere ciò che quel
“fatto” ha lasciato nella storia. Si passa dunque al paragone, al confronto, al giudizio
che sarà di certezza su alcuni fattori, di incertezza su altri. Questo metodo si può
chiamare della “ragion storica”. Questo metodo produce molte perplessità, ci si trova
di fronte a centinaia di interpretazioni differenti (come succede per molti “fatti
storici”) e porta verso una atteggiamento razionalistico.
Ricordiamo che il razionalismo come posizione mentale nasce da quel concetto di
ragione per cui essa è la misura di tutte le cose, e quindi la consistenza di tutte le cose
è quella data dalla ragione. Questo atteggiamento aprioristico porta la proiezione sul
reale di dimensioni già fissate e riconosciute dalla ragione. Questa posizione
contraddice, come abbiamo visto, la legge suprema del realismo, per cui è l’oggetto a
dettare il metodo.
“Il razionalismo è l’abolizione della categoria della possibilità: se infatti è possibile
solo quanto è misurabile, cioè dominabile da misure già possedute, in realtà viene
negata la vera categoria del possibile, dell’eventuale esistenza di qualcosa la cui
natura sconfini al di là dei limitati orizzonti cui giunge l’uomo, per quanto
dilatabili”
! L’atteggiamento razionalistico riduce il contenuto del messaggio cristiano prima
di averlo preso in considerazione. Si ha la tentazione di ridurre Dio, presente sempre,
alle immagini che noi abbiamo della presenza e dell’assenza.

• Atteggiamento protestante: (rapporto interiore con lo Spirito Santo)


Si tratta di una posizione che è profondamente religiosa e che quindi percepisce una
profonda distanza che tra l’uomo e Dio, cioè l’Altro, il Mistero.
Essa vive quindi intensamente la categoria “della possibilità”.
Questo atteggiamento crede che Dio, tramite suo figlio Cristo, si è reso presenza nella
storia, ma l’uomo per raggiungere la certezza della presenza e percepirla come verità,
deve fare un’esperienza interiore: Dio ha voluto che l’uomo, attraverso la Bibbia e
frammenti generati da una certa tradizione di fede, vedesse il suo cuore accendersi e
così capire ciò che è giusto e ciò che non è giusto tramite Gesù.
Si tratta dunque di un rapporto interiore e diretto con lo Spirito.
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Tecnicamente questa è l’esperienza che fecero i profeti, ed è per questo che il
protestantesimo ha sempre valorizzato queste figure.
Da un certo punto di vista l’atteggiamento protestante è l’opposto di quello
razionalistico, poiché l’Essere è totalmente altro da qualunque umana misura, ma da
un altro lato esiste un denominatore comune: un ultimo soggettivismo.
Il soggettivismo protestante presenta due interrogativi:

1. Come si può distinguere se ciò che l’uomo “sente” deriva dallo Spirito o è
l’idealizzazione dei suoi pensieri? Come si può liberare questa metodologia
dall’ambiguità?

2. Di fatto anche l’atteggiamento protestante dà luogo ad una infinità di interpretazioni,


di soluzioni diverse, ad una inevitabile confusione di teorie.

La vera obiezione è che questo atteggiamento non rispetta i dati dell’annuncio


cristiano, i connotati originali di questo annuncio: l’annuncio cristiano è un fatto
integralmente umano secondo tutti i fattori della realtà umani, interiori ed esteriori,
soggettivi ed oggettivi.
L’atteggiamento protestante annulla questa umanità, riduce l’esperienza
cristiana a esperienza meramente interiore.

• Atteggiamento ortodosso-cattolico: è il modo più ragionevole, per raggiungere certezza


in merito all’annuncio di Gesù. È quello della tradizione cristiana (ortodosso - cristiana
perchè hanno la stessa concezione).
L’atteggiamento ortodosso-cattolico riconosce l’avvenimento cristiano come fatto storico,
cioè Dio che è Mistero che si è fatto “carne”, presenza integralmente umana.
Ciò implica il metodo dell’incontro con una realtà esterna oggettiva che educa la
soggettività dell’uomo = imbattersi con una realtà esterna a sé, che percuote il cuore, ma
che si trova “fuori” di sé.
Mentre 2000 anni fa l’incontro avveniva direttamente con Cristo, oggi viene
utilizzato il metodo della testimonianza. Tramite la Chiesa, comunità umana,
possiamo ragionevolmente affermare l’avvenimento cristiano.
I 12 apostoli e 70 discepoli di Gesù testimoniavano il suo messaggio ed era come se fosse
lui stesso. “Chi ascolta voi ascolta me”.
Metodo di testimonianza per raggiungere Gesù significa imbattersi in una realtà formata
da coloro che credono in lui.
Cristo è ancora presente nell’unità dei credenti, nella realtà che si chiama “Chiesa”, cioè il
“popolo di Dio”, e permane nella storia.
L’atteggiamento ortodosso-cattolico concepisce l’annuncio cristiano come l’invito ad una
esperienza presente integralmente umana, ad un incontro oggettivo con una realtà umana
oggettiva, oggi come duemila anni fa.

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Uno sguardo valorizzatore

L’atteggiamento ortodosso-cristiano è una sintesi dei primi due.


I primi due atteggiamenti affrontati sottolineano valori che sono riconosciuti e recuperati in
quello che abbiamo indicato come terzo atteggiamento.

Per quanto riguarda l’atteggiamento razionalistico, il terzo metodo non censura l’indagine
storica, ma colloca la persona nella possibilità di utilizzare tale indagine in un modo più
adeguato. La approfondisce.
Con questo metodo l’uomo può partecipare a quell’esperienza che è riportata nei documenti,
sperimentando una relazione con Cristo attraverso l’incontro con lui e, perciò, si può
comprendere a fondo ciò che la ricerca storica ci può dire.

Per quanto riguarda il valore sottolineato dall’atteggiamento protestante, cioè l’esperienza


“mistica” interiore: come per l’uomo è più potente l’impeto di ammirazione per la donna
che ama quando l’ha d’innanzi e non quando se la immagina, così è più potente il “senso
mistico” di contemplazione quando si è il presenza di Cristo, oggetto d’amore, presenza
reale, piuttosto che con una “ispirazione del cuore in lontananza”.
Per questo ci sono stati molti grandi mistici cattolici, ma ciò che contemplavano era ed è
reale presenza.

Il divino è un incontro esistenziale, un’esperienza integralmente umana nella sua fattispecie.

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Parte 1, Cap III: SECONDA PREMESSA
Difficoltà odierna nel capire il significato delle parole Cristiane

MEDIOEVO E UMANESIMO

1) Accorgersi di una difficoltà (Pag 35)


Nel mondo contemporaneo si fa difficoltà a comprendere una realtà di tipo “religioso”.
Nietzsche diceva che l’intelligenza degli uomini dei tempi moderni è tanto ottusa da non
capire più il senso del linguaggio cristiano.
La difficoltà a capire il messaggio cristiano sta nel fatto che esso dipende dalla Chiesa.
Perplessità a riconoscere una religiosità della vita, dipendente da Dio.

2) Il Medioevo dal punto di vista della diffusione di una mentalità.


La cultura del Medioevo favoriva la formazione di una mentalità religiosa autentica,
Dio era percepito come immagine totalizzante di ogni azione umana, presente in ogni
esperienza umana, elemento unificante: “non nasca foglia che Dio non voglia”.
Il Vangelo, parlando di Gesù, dice “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”.

L’invadenza di Dio nella vita è l’inevitabile conseguenza di un Dio concepito in modo


adeguato.
Per l’uomo medievale la realtà divina era in grado di determinare la personalità
dell’uomo.

Con la religione venivano spiegati fenomeni opposti:


—> il francescanesimo: annuncio di pace VS crociate: guerre di religione.

[Non bisogna esaltare l’aspetto negativo come spesso accade nella cultura moderna.
L’esistenza di una diffusa mentalità religiosa dava l’educazione necessaria per assimilare
un criterio che poteva essere applicato bene ma anche male. Nei moderni del XXI secolo,
siamo chiamati a capire che il principio, pur  alterato nella applicazione, rispondeva alla
esigenza di giustizia sviluppato dall’educazione ecclesiale. Nel Medioevo una mentalità
religiosa autentica facilitava l’adesione e la convinzione religiosa stessa.
Dio era visto come la sorgente  di ogni cosa, presenza suprema di ogni aspetto della vita.
Dio non era accanto alla vita concreta ma presente in qualunque cosa.
Ne deriva quindi  la potente concezione di una familiarità con il Dio vivente.
Lo storico Gianni Villani diceva: “Pochissimi sono gli atei e condannati da tutti”]

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3) L’Umanesimo dal punto di vista della disarticolazione di una mentalità

a) L’adeguata posizione di un problema (pag. 43)


L’atteggiamento degli uomini moderni manca di problematicità.
Nel Medioevo si sono verificate condizioni che facilitavano l’atteggiamento problematico
(di apertura e curiosità ai problemi della vita) nei confronti del cristianesimo.
Vi era una mentalità che aiutava i singoli a percepire Dio come radice di ogni cosa.
Se manca la dinamica di un problema o non si avvia in modo adeguato, il problema di
presenterà male e il soggetto sarà handicappato al suo riguardo.

b) L’avvio di un processo di disarticolazione (Pag. 44)


All’origine della difficoltà moderna a capire il linguaggio cristiano sta questo handicap.
Una mentalità che non proponga Dio come presenza totale nella vita farà porre il
problema in termini più faticosi da decifrare.
L’inizio di un processo di disarticolazione si può collocare nel corso del XIV secolo.
E’ in questo secolo che comincia ad affievolirsi una mentalità organica: troviamo
mancanza di ingegno autentico e di curiosità al reale totale.
Cosa interrompe l’abitudine di pensare (l’atteggiamento critico della mentalità
unitaria)? L’aumentato benessere grazie all’evolversi della società comunali, ma non è
sufficiente. In un clima di maggiore ricchezza si favorisce e si fa strada un’aria di
disimpegno.
Nel 1300 l’Europa, segnata da carestia, peste, lotte, vide svanire la carità, l’amicizia e i
sentimenti più profondi.
Differenza scandalosa tra ricchi e miseria dei poveri. Contrasto che non ha nulla di
cristiano. Si delinea una disgregazione sociale che intacca l’unità.
Durante l’umanesimo. Francesco Petrarca darà un supporto culturale a questa sofferenza
umana. (il tipo umano di Petrarca che soffre ormai una lacerazione fra la morale cristiana
e l’atteggiamento umanistico frivolo)

c) L’uomo frammentato in una molteplicità di ideali (Pag 47)


L’uomo del XIV non avendo più un riferimento più grande di sé che dia un senso alla sua
vita, lo sostituisce.
Egli sostituisce dunque l’unità di Dio con una molteplicità di ideali (politici, culturali
ecc…) che catturano la sua energia.
Quindi l’uomo si interessa a vari aspetti della vita in modo particolare, dunque la
parzialità subentra alla sintesi (Dio).
L’umanista non è contro Dio, ma gli interessi che sviluppa non sono incentrati su Dio,
perchè i desideri e giudizi non dipendono più esclusivamente da Dio.
Dio viene allontanato dalla realtà.
Uomo nuovo con nuovi valori: la ricerca della Fama e della Fortuna
Dunque con l’Umanesimo si è dissolta la mentalità unitaria sostituita da quella
particolaristica.

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Parte 2, Cap I: La continuità di Gesù Cristo, radice della coscienza che la Chiesa ha di

La Chiesa è la continuazione dell’Avvenimento di Cristo tramite il quale possiamo oggi fare un


percorso ragionevole e essere certi su Cristo e aderire alla pretesa cristiana. 

L’uomo per conoscere Cristo deve addentrarsi nella sua realtà e questo può farlo solo tramite la
vita comunitaria della Chiesa.

La Chiesa è un fenomeno storico, che inizia con il rapporto di Cristo vivo con l’insieme di
discepoli e che, dopo la morte di Cristo, continua a stare insieme ugualmente, perché Cristo
si rende presente in mezzo a loro.
Per la Chiesa Gesù non è una cosa da ricordare, ma qualcuno da testimoniare, ancora
presente ed operante.
La coscienza della Chiesa sta nel fatto che essa è in continuità con Cristo nella storia.

Parte 2, Cap. II:

TRE FATTORI COSTITUTIVI DEL FENOMENO CRISTIANO NELLA STORIA

1. FATTORE COMUNITARIO
= ecclesia Dei = la comunità di Dio = i raccolti da Dio
Una realtà comunitaria sociologicamente identificabile

Il fatto cristiano innanzitutto si pone nella storia come comunità (Atti degli Apostoli).
Il primo fattore, dunque, con cui la Chiesa ha dimostrato di porsi come realtà è stato quello
di essere un gruppo individuabile, un insieme di persone che si sono legate tra di loro, con al
centro il loro seguire Cristo ed essere suoi testimoni.

Già dalla tradizione ebraica il popolo ebraico erano “il popolo di Dio”.
Nelle prime comunità cristiane però questo essere popolo in virtù del fatto che si è
testimoni di Cristo rappresentò una vera rivoluzione culturale (= popolo basato e unito dal
CREDO/FEDE).
L’essere parte di un popolo non era infatti più una questione etnica o di costume, né
geografica, ma questo popolo è formato da coloro che Dio mette insieme nella accettazione
della venuta di suo Figlio.
Si superava così radicalmente qualunque tipo di qualificazione nativa o “carnale” che può
distanziare gli esseri umani (non ci sono più differenze tra gli uomini).

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2. FATTORE CONSAPEVOLEZZA DI SÈ
= consapevolezza di essere dotati del dono dello Spirito
La comunità investita da una “Forza dall’alto”

Per la comunità cristiana stare assieme non vuol dire solo fisicamente, ma condividere uno
stesso valore, una stessa Fede. Già nelle prime comunità cristiane, l’idea dominante di chi
ve ne faceva parte era che la loro vita era stata mossa e trasformata dal “dono dello Spirito”,
e quindi erano consapevoli di essere stati vestiti del ruolo di testimoni fedeli di Cristo.
Vi era la consapevolezza di una “Forza dall’alto” che li spingeva ad agire e a
testimoniare. Essi erano anche coscienti che questo dono, questa cosa che accadeva era di
natura del tutto nuova ed eccezionale. (Nuova personalità di chi incontra Dio).
Essi sono scelti per servire Dio. Cristiano sperimenta un mondo nuovo. Aderisce ad una
nuova realtà.
Questa forza agiva sul loro cuore, cambiandolo nel profondo, facendolo ardere.

Lo Spirito dava a capacità di pronunciarsi di fronte al mondo, forza di testimonianza e di


missione. Il Profeta è colui che annuncia il senso del mondo e il valore della vita.
Conoscenza del reale che viene dall’Alto.
[Ricorda: i discepoli ricevono lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste]

Un nuovo tipo di vita

Chi conosce Cristo sperimenta una nuova maniera di rapportarsi a Dio e agli uomini.
La rivoluzione delle prima comunità cristiane non sta nel fatto del vivere in comunità, ma
nel “come” questa vita di comunità veniva vissuta.
Il libro parla di comunione = koinomia, cioè condividere un amore, come quello per Cristo.
Communio = condivisione vissuta nella dipendenza da Cristo.
I primi cristiani, seguendo il messaggio di amore di Cristo, tendevano a mettere comune le
loro risorse materiali e spirituali. Si preservava la libertà individuale.
Si costruiva però una unità sociale organica bene definita = nuovo fenomeno sociale.

3. FATTORE GESTO EUCARISTICO


Un’espressione rituale

La vera comunione si realizza nel gesto eucaristico = rendimento di grazia.


La vita comunitaria cristiana è sempre stata caratterizzata dalla ritualità.
L’Eucarestia, con lo spezzare del pane, è il segno più caratteristico dell’unione comunitaria.
Nell’eucarestia si realizza il Mistero del pane e del vino che diventano corpo e sangue di
Cristo.
Esso è il punto più alto della presenza di Dio, il fulcro della celebrazione e del suo
insegnamento. L’eucaristica è sentita dalla coscienza cristiana immediatamente fin dalle
origini. Gesù stesso ha chiesto di essere ricordato tramite quei gesti.

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FATTORE GERARCHICO

La comunità dei cristiani non nasce fatto spontaneo, cioè affidato alla soggettività di
ciascuno, ma nasce dalla volontà di Gesù stesso.
Infatti nel Vangelo secondo Matteo c’è una dichiarazione esplicita di Gesù: ''Tu sei Pietro
e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di
essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli''
Con questa frase Gesù ha voluto dare alla comunità cristiana un principio gerarchico.
Egli ha designato a capo della gerarchia, come pietra sulla quale avrebbe edificato la
Chiesa, Pietro, uomo saggio, la vecchia “roccia”.
La Chiesa quindi è fondata su Pietro e sugli apostoli.
Quasi subito però, come ci trasmettono gli scritti, gli apostoli ebbero bisogno di
collaboratori che avessero il ruolo di “pastori”, i vescovi, a capo delle loro comunità, cui
perno era il vescovo di Roma.

IDEALE MISSIONARIO
Un fervore di comunicazione, un ideale missionario

Nonostante la definizione del principio gerarchico, la comunità cristiana non è mai stata una
societas chiusa in se stessa, ma sempre aperta e comunicativa del messaggio cristiano. La
chiesa ha infatti una essenziale funzione missionaria. Infatti Gesù ha chiesto a coloro che
lo seguono di proclamare la sua Parola e di testimoniare agli altri il suo Messaggio.
Quello di comunicare agli altri è stato e rimane il dovere determinante dei fedeli
cristiani.

La moralità come dinamismo di un cammino

San Paolo: “Santo” era usato nelle prime comunità per indicare qualcuno che apparteneva
all’Alleanza di Dio con l’uomo e per questo si protendeva in un cammino secondo il volere
di Dio. Quindi non stava ad indicare l’idea di un uomo perfetto, ma sta ad indicare la
volontà di seguire i precetti di Cristo.
La santità è possibile poiché v’è la certezza che Gesù Cristo può vittoriosamente
attraversare le nostre impotenze con la sua forza e mutarle in una energia operosa per il
bene.
Chi desidera applicare gli insegnamenti cristiani inizia la strada per realizzare se stesso.
Chi ha speranza in Cristo purifica se stesso, come lui è puro.

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Parte 3 “Come la Chiesa ha definito se stessa”, Cap I:

FATTORE UMANO

1. Attraverso l’umano

La Chiesa è la continuazione dell’Avvenimento di Cristo tramite il quale possiamo oggi fare un


percorso ragionevole e essere certi su Cristo e aderire alla pretesa cristiana. 

L’uomo per conoscere Cristo deve addentrarsi nella sua realtà e questo può farlo solo tramite la
vita comunitaria della Chiesa. 

MA La pretesa della Chiesa, infatti, non è semplicemente di essere veicolo del divino, ma di
esserlo attraverso l’umano. E’ questa, del resto, la pretesa di Cristo.
Ciò che caratterizza il mistero cristiano è che Dio si rivela all’umanità attraverso l’uomo,
attraverso la vita umana.

Tra il Messaggio (il “cosa”) ed il mezzo (l’uomo), c’è una grande sproporzione, come ne
era perfettamente consapevole già S. Paolo.
Vi è la coscienza della nostra umanità fatta di limiti.
Questo non deve però indurre l’uomo verso una rassegnazione poiché l’uomo è il mezzo
che Dio ha scelto per entrare (e restare) nella storia dell’umanità.
Esso deve protendere sempre verso l’Infinito e diffondere la Parola testimoniandola.

In poche parole: il fenomeno Chiesa è caratterizzato dal divino, il quale come metodo di
comunicazione di sé ha scelto di utilizzare l’umano.
Sebbene la Chiesa è realtà umana, dove si possono trovare anche persone negative, non si
può comunque negare la presenza del divino, indipendentemente dalla miseria dei suoi
componenti, nessuna miseria potrà annullare la paradossalità dello strumento scelto da Dio.

2. Implicazioni

FATTORI CONTINGENTI

A) Particolari temperamenti e mentalità


Se il divino sceglie l’umano come modo di comunicazione di sé, l’uomo che accoglie tale
metodo, il cristiano, diventa strumento del divino, mantenendo il proprio temperamento
particolare = rimanendo quindi una mera realtà umana.
Ci sono 2 libri del Vecchio Testamento che riflettono sulla condizione umana e sulla vanità.
(simile alle Operette morali di Leopardi e al suo negativismo)
Nel Siracide invece troviamo un’atteggiamento opposto, benevolo, sereno e positivo sul
creato e su Dio.
Questo contrasto spiega il fatto che Dio, avendo scelto il veicolo umano per comunicarsi,
utilizza entrambi gli atteggiamenti, sebbene opposti. Ogni atteggiamento esprime un proprio
valore.
Il diverso temperamento dell’uomo costituisce condizione che Dio accetta e trasforma in
“strumento” del suo disegno di salvezza.
Tutto quello che l’uomo ha, sia in positivo che in negativo, Dio lo trasforma in strumento di
salvezza. In questo modo il Messaggio è comunque efficace.

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Se la Chiesa si definisce come il divino che si comunica attraverso l’umano, la singola
persona si esprimerà attraverso il suo temperamento e la sua mentalità.

B) Attraverso la libertà
Dio non solo deve tenere conto del particolare temperamento umano (carattere), ma anche
della sua particolare libertà.
Il messaggio cristiano è quindi legato alla serietà e moralità dell’uomo: un uomo potrà
benissimo trasmetterlo ma non non seguirlo.
Il metodo che Dio ha seguito gioca tutto sulla libertà. Il messaggio del divino deve passare
per forza attraverso la libertà delle persone, attraverso il veicolo umano, ma la libertà
umana non realizzerà mai integralmente l’ideale, sarà sempre inadeguato a
dimostrarlo. Questo perchè l’uomo è limitato e finito.

Se la Chiesa è una realtà fatta di uomini, che veicola il divino (paradosso), di fronte alla
debolezza degli uomini che la compongono non deve ritirarsi, ma deve cercare di
impegnarsi per limitare il difetto altrui.

Ogni giudizio sulla Chiesa non si può basare sul comportamento degli uomini, poiché tale
metodo è inadeguato, dato che la Chiesa include nella definizione di sé la possibile ed
inevitabile miseria umana. = la Chiesa è umana e divina.
Se la Chiesa fosse perfetta non potrebbe accogliere uomini “limitati”.
E’ vero però che la Chiesa chiama comunque noi uomini a una chiarezza morale.

Nei secoli la Chiesa è stata salvata da chi, perseguendo il vero e il reale, non si è
scandalizzato del veicolo umano limitato, ma ha mantenuto lo sguardo ed il cuore fisso sul
compito di testimoniare autenticamente il Messaggio.
(es. San Francesco e Santa Caterina da Siena)
La Chiesa è cosciente dei limiti che l’umanità, con tutte le sue debolezze, porta con sé.
La Messa, infatti, inizia ogni giorno con un “confesso”: atteggiamento di umiltà.

C) Attraverso l’ambiente e il momento storico-culturale


Dio non solo deve tenere conto del particolare temperamento umano (carattere) e della sua
libertà, ma anche del fatto che l’uomo è condizionato dal momento storico-culturale e
dall’ambiente in cui è iscritto, perciò, egli vive il suo cristianesimo in un particolare
contesto, formato sia da fatti positivi che negativi.

I valori che la Chiesa presenta, perciò, varieranno a seconda dell’epoca; avranno cioè dei
limiti legati al periodo storico in cui sono affermati.
Il vero cristiano però è capace di affermare Dio anche nelle peggiori circostanze.

Anche la struttura della Chiesa rispecchia sempre la mentalità e la cultura dell’epoca in cui
opera, infatti nella storia della Chiesa sono emerse esperienze cristiane diversissime.

In conclusione possiamo dire che il divino si incarna veramente, usa veramente l’umano
come strumento, MA usa anche i fattori contingenti come strumenti di salvezza.

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Parte 3, Cap II: Una missione della Chiesa verso l’uomo terreno

PROBLEMI UMANI

L’ultima parola sull’uomo e la storia

Questa parola definitiva può essere ricondotta a due espressioni “persona”, o anima, per
usare un termine evangelico, e “regno di Dio”.
La prima indica l’irriducibilità dell’ “io” a qualunque schema o categoria: la persona è
sorgente di valori, non è soggetta ad alcune dipendenza, se non quella originale, costituita da
Dio; l’uomo immortale, irriducibile, intangibile.
La seconda coincide con l’affermazione di un significato cui tutto tende, il luogo del
significato di tutti quei segmenti di cui non comprendiamo neppure l’orientamento, l’ordine
segreto delle cose.

Una sollecitazione continua

In che cosa consiste l’educazione religiosa dell’umanità?


È lo scopo della Chiesa. La funzione della Chiesa nella storia è richiamarci alla realtà
delle cose, alla dipendenza dell’uomo da Dio misericordioso.
Per questo motivo la Chiesa si definisce come prolungamento di Cristo.

E’ un richiamo continuo per condurre l’uomo a vivere questa coscienza di dipendenza totale
dal Mistero che ci parla. Perché questa è la legge della vita: la dipendenza dal Padre che in
ogni istante formula la nostra vita, sorgente continua del nostro esistere.

Come affrontare i problemi umani

La Chiesa quindi ci indica la maniera ottimale per affrontare i problemi umani.


Ma ci dà solo gli strumenti per risolvere i problemi, non direttamente la soluzione dei
problemi umani.
Se si è coscienti della dipendenza da Dio, la soluzione di tutti i problemi sarà più facile.
Non sono risolti, ma sarà più facile risolverli.
La funzione della Chiesa è l’educazione al senso religioso, cioè richiamare l’uomo ad un
giusto atteggiamento di fronte al reale e ai suoi interrogativi, affinché sia nella condizione
ideale per trovare adeguate risposte a quegli interrogativi.

Categorie di problemi: cultura (ricerca della verità e del senso della realtà), amore (ricerca
di completezza personale), lavoro (esigenza di esprimere la sua personalità), politica
(problema della convivenza umana).

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Il lavoro di ogni uomo

La soluzione dei singoli problemi deve essere cercata dall’uomo, deve sforzarsi nelle 4
categorie di problemi.
La Chiesa non si occupa di risolvere i problemi dell’uomo, ma di indicargli la strada per
poterli risolvere.
La possibilità di trovare una soluzione è affidata alla libertà dell’uomo. Dio non obbliga
l’uomo, ma lo incita ad attuare l’atteggiamento religioso che facilita il raggiungimento del
risultato.
Per risolvere i problemi dell’uomo viene preso come punto di riferimento il Vangelo.

INADEGUATEZZA E TENSIONE

La religiosità non sarà mai integralmente vissuta nella storia

La Chiesa è cosciente che nella storia l’uomo spesso non accetterà di vivere
quell’atteggiamento religioso e, anche quando lo accettasse, non sempre riuscirà a
mantenersi in tale atteggiamento.
La religiosità quindi non è sempre vissuta in modo adeguato.
Per questo la messa inizia con il Confiteor = confesso, segno della inadeguatezza
dell’uomo al divino, sproporzione che seguirà fino all’ultimo dal storia dell’uomo.
I problemi umani avranno sempre degli aspetti irrisolti proprio perché il giusto
atteggiamento di fronte al reale da parte dell’uomo non sarà adeguatamente rispettato.

La tensione morale del cristiano

Sebbene la religiosità non sarà mai vissuta dall’umanità in modo adeguato la Chiesa dice
che l’uomo deve porsi con un atteggiamento di tensione/continuo vigilare.
Ognuno si deve continuamente sforzare di applicare ai problemi umani la religiosità
autentica. L’uomo deve agire ad immagine e somiglianza di Dio e dell’amore divino.

L’uomo cristiano può essere visto come l’“homo viator”, il viandante, consapevole del
fatto che la vita è un cammino, e che la soluzione è opera di Dio.
Solo la potenza di Dio ci può completare.
È un impegno senza tregua perchè è la ricerca di una completezza sempre maggiore.
Tensione sempre al meglio, l’uomo non deve essere mai soddisfatto.

Fariseo (leggi divine) VS Pubblicano (leggi statali): Pubblicano prova un disagio doloroso e
esprime tensione. Fariseo invece è soddisfatto di sé (impossibile per la Chiesa).

Nel concetto di pace troviamo l’idea della tensione morale (continua ricerca della verità di
se stesso, quindi della verità del mondo).
Non ci può essere una pace duratura se non ci si appoggia a Dio.

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Parte 3, Cap III: Il divino nella Chiesa

[Dio si rivela attraverso il fattore umano. La Chiesa è consapevole di essere il


prolungamento di Gesù Cristo, cioè la comunità umana che rivela il divino: è il veicolo
umano portatrice di una realtà divina.]

Il comunicarsi della verità: comunità, tradizione, magistero

MAGISTERI E DOGMA

La vita umana è caratterizzata da un continuo porsi domande sulla propria esistenza, sul suo
scopo e sul come raggiungere la pienezza di vita. Cioè L’uomo vuole cioè conoscere la
verità. Dio, tramite la Chiesa, e tramite l’educazione religiosa richiamarci alla realtà delle
cose, alla dipendenza dell’uomo da Dio misericordioso, aiuta l’uomo a raggiungere la
verità.

La comunicazione di verità divina avviene in due modi:

1. Il magistero ordinario: il cristiano arriva alla verità divina tramite la Chiesa per una
via ordinaria, che tramite la vita stessa della comunità (Chiesa).
La condizione è che essa sia veramente ecclesiale, cioè unita al vescovo, a sua volta
unito al papa.
(Tradizione: la continuità è lo strumento più grande della comunicazione.
La memoria/tradizione è importante perchè quanto adesso insegna non può essere in
contrasto con quanto insegnava mille anni fa e non può presentare contrasti o
decadenze dal suo primo messaggio.
Il miracolo della Chiesa è quello di non essersi mai contraddetta.)

2. Il magistero straordinario: è la seconda modalità con cui la fede viene trasmessa:


- può avvenire in modo solenne con la convocazione straordinaria di un Concilio
ecumenico, che è l’assemblea di tutti i vescovi sotto la guida del vescovo di Roma,
- oppure con intervento personale del pontefice, un’iniziativa che viene chiamata
“definizione ex cathedra”.
Si tratta di un evento eccezionale in risposta a contingenze storiche.
In questo modo il Papa chiarisce dei valori.

1) La verità che viene definita con uno di questi due interventi eccezionali riguarda
sempre qualcosa che fa già parte della vita della Chiesa.
Chiarisce quello che risulta da sempre, almeno implicitamente. Non v’è niente di
nuovo.
Quando nella Chiesa viene proclamato un dogma (da dokeo = credere/ritenere,
significa decreto/massima/convinzioni dottrinali) non è mai frutto di una nuova
convinzione, ma una presa di coscienza in maniera chiara conseguente a una
fondata convinzione, NON IMPOSIZIONE.
Per questo l’autorità della Chiesa, quando proclama un dogma, è molto attenta a
sondare la coscienza della comunità.
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Il dogma è “necessario” quando vi è una particolare questione che richiede chiarezza,
per evitare la possibilità di dubbio interpretativo.
(Es. Dogma: l’Immacolata Concezione)
La parola dogma non ha affatto quel senso dittatoriale che tanti commentatori le
attribuiscono, indica semplicemente il formularsi definitivo di una presa di coscienza
della verità di cui la Chiesa è già depositaria.

2) Nella Chiesa non tutto è dogma.


L’autorità della Chiesa non ricorre frequentemente alla proclamazione di un dogma
per comunicare la verità.
Infatti nell'ultimo secolo e mezzo sono stati proclamati tre dogmi:
1. L'immacolata concezione nel 1854;
2. L'infallibilità pontificia nel 1870;
3. L’assunzione della Vergine nel 1940.
La proclamazione di un dogma ha in primo luogo una funzione pedagogica. Infatti
perché ad un certo punto la Chiesa proclama il dogma e non lascia il dubbio nella
coscienza del popolo di Dio? Perché ciò si rende necessario all'interno del cammino
di fede dell'uomo verso Cristo, che la Chiesa ha come missione di compiere.
La spiegazione di una verità attraverso un dogma si rende necessaria quando la
cultura dominante neghi con violenza quella verità.
Ad esempio l'infallibilità del Papa è dovuta al fatto che Dio comunica se stesso
attraverso la Chiesa. Non è dunque una capacità dell'uomo ma è frutto della potenza
di Dio assistere la Chiesa guidata dal successore di Pietro.
Questo dogma avrebbe anche potuto non essere promulgato, ma la Chiesa, trovandosi
in un periodo storico in cui prevaleva la concezione razionalistica, decise di
affermare che l'uomo non è l'unica misura del reale e non è guidato solo dalla sua
ragione.
La salvezza dell'uomo deve passare attraverso un'autorità guidata da Dio.

Era emersa dunque la necessità di una chiarezza. Questo dogma non ha carattere
dittatoriale (impositivo), ma indica la formulazione definitiva di una verità di cui la
Chiesa è già depositaria. (es. bambino che più cresce più prende coscienza di sé).
Così nella Chiesa, quando si prende coscienza di una verità, si può affermare che è
una sicurezza definitiva.
Infatti la Chiesa nel tempo prende sempre più coscienza di sé.

SACRAMENTI E LIBERTÀ

Il comunicarsi di una realtà divina: Vivere nella Chiesa


a) La grazia soprannaturale o santificante
La parola grazia è indicativa della assoluta gratuità del fenomeno divino (soprannaturale).
“Santificante” è perchè coloro che entrano in contatto con Dio, entrano nel rapporto più
profondo con l'essere, tanto che diventano membra del corpo di Cristo.

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b) La grazia santificante attraverso segni efficaci: i sacramenti
Sacramentum deriva da mysterion = i culti greci e orientali.
Da un lato indica la comunicazione del divino tramite la figura di Cristo, dall’altro indica un
patto di fedeltà (alleanza di Dio con l’uomo).
La Chiesa è il luogo dove cristo continua nel tempo, e dove anche i gesti di Cristo hanno
una continuità.
La grazia soprannaturale è il dono che Cristo dà agli uomini, cioè la partecipazione
profonda al mistero dell’Essere. Questa è una realtà che viene da Dio e che si comunica,
nella comunità ecclesiale, attraverso gesti chiamati “sacramenti”. = modo del comunicarsi
del divino, sono gli stessi segni con cui Cristo comunicava la salvezza, cioè se stesso.

c) Nella partecipazione libera dell’individuo


Il sacramento indica la struttura ideale dell’uomo, esprime l’uomo nuovo; quindi accostarsi
ad esso continuamente fa penetrare lentamente nell’uomo connotazioni soprannaturali,
facendo avvenire una “metamorfosi”. Tale trasformazione, però, non avviene
meccanicamente, bensì attraverso la libertà dell’uomo.
Vale a dire che si verifica solo se l’uomo vive quel gesto consapevolmente, accogliendo ed
ospitando il suo significato e lasciandosene investire. La partecipazione dell’uomo al
sacramento deve essere compiuta come persona libera, come coscienza piena.
La libertà dell’uomo è condizione essenziale alla salvezza operata dal mistero cristiano.
Anche perché niente è promesso nella Chiesa come esito automatico di una formula o di una
procedura, ogni passo dell’itinerario cristiano implica il cambiamento della volontà
dell’uomo.

“L’uomo è composto di esperienza sensibile e di atteggiamenti interiori, e tutti e due questi


fattori devono essere presenti perché l’umanità si realizzi appieno. Il cristianesimo risponde
con la sua improrogabile istanza di libertà di coscienza e con la sua attenzione al sensibile,
a entrambi i fattori.” cit. Don Luigi Giussani

Se Dio è libero, e non può non esserlo, e ha voluto comunicare all’uomo la sua realtà divina,
gli comunicherà anche la dimensione della libertà.

d) Risposta a un’obiezione
- Obiezione: se si insiste tanto sulla libertà, allora perché viene impartito il battesimo ai
bambini, che non hanno libertà di scelta?
- Risposta: La capacità di agire e di scegliere si forma in un contesto educativo, quindi il
battesimo è giustificato perchè tramite esso entrerà a far parte di una comunità in cui verrà
educato e in cui svilupperà il suo senso di libertà.
L’uomo è infatti profondamente legato agli altri uomini, e il bambino dipende dai genitori.
E’ vero che esso non ha ancora esplicita la sua capacità di libertà, tuttavia egli non è
estraibile dall’unità in cui nasce e di cui è parte.
In particolare, nel battesimo, il bambino è concepito dalla Chiesa come appartenente alla
comunità cristiana. In questo modo il piccolo realizzerà la grazia di conoscenza, di
sensibilità, di coscienza morale che Dio fa alla sua persona.

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Conclusione

Attraverso ogni sacramento l’uomo riconosce quello che è Cristo, afferma la sua gloria e la
testimonia al mondo.

Parte 4: “La verifica della presenza del divino nella vita della Chiesa”,
Cap I - Il luogo della verifica: L’ESPERIENZA UMANA

PIENEZZA E IMPEGNO

Ciò che la Chiesa reclama come fattore giudicante

La Chiesa si rivolge alla nostra umanità, a quella capacità dell’uomo che abbiamo chiamato
esperienza elementare, vale a dire quel complesso di evidenze ed esigenze originali con
cui l’essere umano si protende sulla realtà cercando di immedesimarsi con essa.

La sfida della Chiesa si può riassumere in questo modo: essa scommette sull’uomo,
ipotizzando che il messaggio di cui essa è strumento, vagliato dall’esperienza elementare,
rivelerà la presenza prodigiosa.
Essa non chiede di adempiere meccanicamente, ma si affida al giudizio della nostra
esperienza, anzi, continuamente la sollecita a precorrere il suo cammino in completezza.

La ricerca di pienezza come criterio di giudizio

La Chiesa dice all’uomo: “Con me otterrai una esperienza di pienezza di vita che non
troveresti altrove”.

Del resto ognuno di noi, anche nella più semplice contingenza quotidiana, cerca proprio
quella maggiore pienezza. E’ questo il criterio che ci guida, anche nelle minime scelte: gli
uomini aderiscono a quello o all’altro invito, scelgono di stare con quella o quell’altra
persona perché da queste scelte sperano maggior soddisfazione, più intensa corrispondenza
del proprio desiderio. Essendo la libertà una forza di adesione all’oggetto cui si ispira,
l’uomo fatto per la felicità muove il suo libero dinamismo alla ricerca del “fascino più
grande”, diceva sant’Agostino, vale a dire una sempre maggiore pienezza di vita, un sempre
più totale processo dell’essere.

La disponibilità del cuore

L’uomo però non può accingersi alla verifica della portata del Messaggio di verità di cui la
Chiesa è portatrice senza un impegno che coinvolga la sua vita.
L’uomo deve infatti impegnarsi ad accettare la sfida della Chiesa.
Per iniziare questo cammino, ci deve essere da parte dell’uomo una disponibilità
all’impegno che la tradizione cristiana chiama “povertà di spirito”/ricerca di maggiore
ricchezza.
Essa si traduce in un atteggiamento di accettazione di un desiderio più profondo che
costituisce il vero tesoro dell’uomo.
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Parte 4, Cap II: “Dal frutto si conosce l’albero”

FRUTTI = CARATTERISTICHE DELLA CHIESA

Possiamo ravvisare, traendole dal patrimonio della tradizione cristiana, quattro categorie
di “frutti” degli insegnamenti di Cristo nella vita della Chiesa, attraverso i quali Egli
continua la sua azione nella storia.

1. Unità

- Unità di coscienza: la chiesa ha un atteggiamento unitario. Gesù dice “io sono la via, la
verità e la vita”. Possibilità di pace.
- Unità come spiegazione della realtà: l’unità di coscienza viene a contatto con le cose, gli
avvenimenti, gli uomini, organicamente tende a comprenderli in modo aperto a tutte le
possibilità e adeguato ad ogni incontro.
- Unità di impostazione di vita

2. Santità

Il santo è l’uomo vero, poiché aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui vive.
N.B. La santità cristiana è agli antipodi del concetto di santità proprio a tutte le religioni,
cioè intesa come separazione dal “quotidiano”, dal “normale”.
La santità cristiana ha luogo infatti in tutta la realtà, poiché tutta la realtà è tempio di Dio.
Quindi non stava ad indicare l’idea di un uomo perfetto, ma sta ad indicare la volontà di
seguire i precetti di Cristo.

- Il miracolo: Il miracolo è un modo in cui Cristo attesta la sua potenza e dominio sulla
storia.
Si può definire come un avvenimento umano attraverso cui Dio costringe l’uomo a badare a
lui, ai valori di cui vuole renderlo partecipe, attraverso cui Dio richiama l’uomo perché
questi si accorga della sua realtà.
1. Da questo punto di vista tutte le cose sono miracolo, anche se non ce ne rendiamo conto.
2. Poi ci sono momenti particolari in cui Dio richiama il singolo (es. situazioni di gioia o
dolore)
3. Ma lo è specialmente là dove Dio interviene sulla sua creazione con un fatto
oggettivamente inspiegabile dalla ragione. E’ il caso in cui Dio vuole richiamare non solo il
singolo, ma la collettività alla sua presenza, offrendo fattori oggettivi documentabili per
tutti.

3. Cattolicità

Il Cattolicesimo dichiara semplicemente di corrispondere a ciò a cui è destinato l’uomo.


Cattolica significa che la verità della Chiesa e il suo credo può essere assimilato da tutti.

4. Apostolicità = resistenza nel tempo e capacità di affrontare il tempo

L’apostolicità è la caratteristica della Chiesa che indica la sua capacità di affrontare in modo
unitario il tempo. E’ la dimensione storica: la Chiesa afferma la sua autorità nella storia.
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Come cristo ha voluto legare la sua opera e la sua presenza nel mondo agli apostoli,
indicando uno di essi come punto di riferimento autorevole, così la chiesa è legata ai
successori di Pietro e degli apostoli, il papa e i vescovi. Tale successione, storicamente
documentabile per il vescovo di Roma, è unitaria e ininterrotta proprio attraverso l’azione
del vescovo di Roma.

CONCLUSIONI

Parte 4, Cap III: Se’ di speranza fontana vivace. Conclusioni.

Il cristianesimo è l’annuncio dell’avvenimento di Cristo, di Dio che si è fatto uomo.


Il mistero non è più inconoscibile.
A Nazareth c’è scritto: “Verbum caro hic factum est”. Il Verbo si è fatto carne, reale
presenza nelle storia.
Dio ha mandato suo figlio Gesù Cristo, Dio che si è fatto uomo come noi.
La Chiesa procede da Cristo, essa è depositaria della verità per cui l’uomo è da essa stessa
costantemente invitato a proseguire la sua ricerca autentica nel reale, col suo
atteggiamento religioso, per soddisfare la sua sete di completezza e di infinito.
La grandezza dell’uomo sta nella Fede, nel riconoscimento della grande Presenza nella sua
vita. In Cristo e solo in Cristo l’uomo realizza pienamente la sua natura, la sua umanità.

Punto di riferimento per il cristiano è la Madonna, Vergine e madre di Dio, splendore del
mattino.

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