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La storia del primo inizio (la storia della metafisica)


La storia del primo inizio la storia della metafisica. Non saranno i singoli tentativi di metafisica in
forma di dottrine a dirci adesso, alla fine di tutta la metafisica, ancora qualcosa, bens solo la
storia della metafisica. Questo solo, per, non una limitazione, bens l'esigenza di qualcosa pi
originario. (Ancor meno dobbiamo fraintendere le singole metafisiche come meri giochi tesi alla
finalit del trascendere). Ora, alla fine, la metafisica deve piuttosto essere presa sul serio in una
maniera che supera essenzialmente la ripresa e la continuazione di dottrine, ogni rinnovamento dei
punti di vista, ogni combinazione e concertazione di molti di essi.
La metafisica si rende visibile nella sua storia solo se sono capite le sue domande guida e se la loro
trattazione stata svolta. In che senso la storia insegna? Che cosa si intende con ci?
L'accadere della domanda sull'ente come tale, l'accadere del domandare che investe l'enticit in s
un determinato aprire l'ente come tale in modo che l'uomo esperisca cos la sua determinazione
essenziale, la quale scaturisce da questa apertura (homo animal rationale). Ma che cosa apre questa
apertura dell'ente a proposito dell'enticit e, dunque, dell'Essere? C' bisogno di una storia, vale a
dire di un inizio, delle sue derivazioni e dei suoi progressi per fare esperire (a coloro che iniziano e
domandano) che all'essenza dell'Essere appartiene il rifiuto. Questo sapere, poich pensa in termini
ancor pi originari il nichilismo fino nell'abbandono dell'essere, l'autentico superamento del
nichilismo, e la storia del primo inizio in tal modo del tutto sottratta alla sembianza di inutilit e di
mera erranza; solo adesso ogni opera del pensiero invalso finora lumeggiata in grande.
88. Nell'orizzonte di questo compito rientrano le lezioni storiche
Nell'orizzonte di questo compito rientrano le lezioni storiche.
Rendere visibile l'insondabile polimorfia di Leibniz nell'impostazione del suo problema, ma,
al posto della monade, pensare il Da Sein,
seguire i passi capitali di Kant e tuttavia superare, tramite il Da Sein, l'impostazione
trascendentale
domandare a fondo la domanda della libert di Schelling e portare tuttavia la questione delle
modalit su di un altro fondamento,
guardare la sistematica di Hegel da una prospettiva che la domini, e pensarla per in maniera
del tutto opposta,
azzardare il confronto con Nietzsche come colui che pi vicino, e riconoscere tuttavia che
egli lontanissimo dalla domanda dell'essere.
Queste sono alcune vie, in s indipendenti eppure connesse, per mettere in gioco nel sapere una
sola e unica cosa: che l'essenziale permanenza dell'Essere ha bisogno della fondazione della verit
dell'Essere e che questa fondazione deve compiersi in quanto esser-ci (Da Sein). Ci implica il
superamento di ogni idealismo, dunque della metafisica invalsa finora e della metafisica in
generale, la quale un necessario sviluppo del primo inizio, che entra cos nuovamente nell'oscurit
per essere capito come tale solo dall'altro inizio.
133. L'essenza dell'Essere
L'Essere ha bisogno dell'uomo per essere essenzialmente e l'uomo appartiene all'Essere per
compiere la sua estrema determinazione in quanto esser-ci (Da Sein).
Ma allora l'Essere non viene a dipendere da un altro, se tale aver-bisogno costituisce addirittura la
sua essenza e non ne solo una conseguenza essenziale?
Ma come possiamo parlare di di-pendenza se questo aver bisogno trasforma appunto ci di cui ha
bisogno nel suo fondamento e soltanto cos lo costringe a diventare s stesso.
E, viceversa, come pu l'uomo sottomettere l'Essere se deve appunto lasciare la sua perdizione
nell'ente per diventare colui che fatto proprio dall'Essere e che gli appartiene? Questo rimbalzo
(Gegenschwung) di aver bisogno e appartenere costituisce l'Essere come evento, e il primo compito
speculativo che ci spetta quello di elevare l'oscillazione (Schwingung) di questo rimbalzo nella
semplicit del sapere e di fondarlo nella sua verit.
Dobbiamo d'altra parte rinunciare all'abitudine di voler assicurare questa essenziale permanenza

dell'Essere come qualcosa che pu essere rappresentato in un modo qualsiasi per chiunque e in ogni
tempo.
Raggiungiamo piuttosto l'unicit dell'oscillazione nel suo puro velarsi sempre solo saltandovi
dentro, consapevoli di non ottenere in tal modo ci che ultimo, bens l'essenziale permanenza
del silenzio, ci che pi di tutto finito e unico in quanto sito dell'attimo della grande decisione
sulla mancanza e sull'avvento degli di e di conquistare solo in ci il silenzio della guardia per il
passar via dell'ultimo Dio.
L'unicit dell'Essere (in quanto evento), l'irrappresentabilit (nessun oggetto), la somma stranezza
e l'essenziale velarsi: non sono che indicazioni, seguendo le quali dobbiamo prima di tutto
prepararci per presagire, di fronte all'ovviet dell'Essere, ci che pi di tutto raro, nella cui
apertura noi stiamo, anche se il nostro esser uomini il pi delle volte opera nel senso del
distogliercene.
Quelle indicazioni ci parlano solo se noi per di pi sopportiamo la necessit dell'abbandono
dell'essere e se affrontiamo la decisione sulla mancanza e l'avvento degli di.
In che senso quelle indicazioni provocano lo stato d'animo fondamentale del ritegno e in che senso
il ritegno dispone alla docilit rispetto a quelle indicazioni.
135. Il presentarsi dell'Essere come evento (il riferimento di esser-ci ed Essere)
Il presentarsi dell'Essere come evento include in s l'evento-appropriazione dell'esser-ci (Da Sein).
Di conseguenza il discorso sul riferimento dell'esser-ci (Da Sein) all'Essere , a rigore, fuorviante
poich fa credere che l'Essere si presenti per s e che l'esser-ci assuma la relazione all'Essere.
Il riferimento dell'esser-ci all'Essere rientra nel presentarsi dell'Essere stesso, e ci pu esser detto
anche nel modo seguente: l'Essere ha bisogno dell'esser-ci, senza questo evento-appropriazione non
si presenta affatto.
L'evento-appropriazione (Er-eignis) talmente strano che sembra completarsi solo tramite il
riferimento all'altro, laddove tuttavia esso fondamentalmente non si presenta in modo diverso.
Il discorso sul riferimento dell'esser-ci all'Essere rende quest'ultimo ambiguo, ne fa quel di fronte
che esso non , perch sempre l'Essere stesso che fa avvenire e fa proprio ci rispetto a cui deve
presentarsi come il di fronte. Nemmeno tale riferimento, dunque, si pu assolutamente
paragonare alla relazione soggetto-oggetto.