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SCIENZA E TEOLOGIA A CONFRONTO ALLE SOGLIE DEL DUEMILA

DI

A LBERTO STRUMIA

1. Una premessa sul rapporto scienzateologia


Il rapido approssimarsi della scadenza storica dellavvento del terzo millennio cristiano sta suscitando numerose riflessioni sul tema del destino delluniverso e, quindi congiuntamente, anche sulla sua origine. Spesso si tratta di riflessioni dal tenore escatologico, quando non addirittura apocalittico, volte a scoprire e a mettere in luce, insieme alle questioni riguardanti luniverso, quelle riguardanti luomo, che delluniverso elemento intelligente e in certa misura responsabile. Domandarsi qual il destino delluniverso equivale, in larga parte, a chiedersi qual il destino delluomo e, analogamente, per quanto riguarda la domanda sullorigine. E oggi, a chi si possono rivolgere queste domande fondamentali se non alla scienza e insieme ad essa alla teologia? Alla scienza in quanto detentrice del potere di conoscere e manipolare proprio della modernit; alla teologia come privilegiato interlocutore che da sempre detiene il primato dellindagine sul Mistero. Ma su quale base scienza e teologia possono e devono confrontarsi e collaborare? Il semplice confronto pi o meno antagonisticamente concepito tra scienza e teologia, sui loro rispettivi e ben distinti terreni, sembra poter, oggi, essere superato verso una vera e propria collaborazione su un terreno di lavoro comune, atto ad offrire alcuni fondamenti metodologici alla scienza come alla teologia sistematica. 1.1. Il concordismo Tra i diversi metodi del confronto tra la scienza e la teologia, che sono ora di superare perch inadeguati, un primo modo quello pi ingenuo che, pur essendo spesso criticato, ancora viene, di fatto, seguito come fosse del tutto corretto, sia da coloro che si schierano a favore della fede e della teologia che da quanti ne vogliono dimostrare linconsistenza quello del concordismo. Il concordismo pu assumere diverse forme, pi o meno sofisticate, ma nella sua sostanza consiste nel tentativo di stabilire delle corrispondenze tra 1 le affermazioni di alcune teorie scientifiche e le affermazioni contenute nella rivelazione biblica, o in altre

Si pu vedere come esempio emblematico di concordismo radicale G.L. Schroeder, Genesi e big bang. Uno straordinario parallelo fra cosmologia moderna e Bibbia, tr. it. Interni, Milano 1991. Si tratta di uno studio che si serve addirittura della dilatazione del tempo einsteiniana per accordare la creazione del mondo in sette giorni con i tempi cosmologici stimati dalle cosmologie recenti.

tradizioni, o anche, allopposto, nelle tesi ateistiche. ormai classico laccostamentoidentificazione tra il bigbang della cosmologia scientifica e il fiat lux biblico, per citare solo un esempio. certamente suggestivo, spontaneo, e in un certo senso pu essere anche legittimo tentare degli accostamenti di questo tipo, ma non si pu sostenere di averne dimostrato la correttezza, se non altro perch non disponiamo di una metascienza sul terreno della quale condurre una tale dimostrazione. Purtroppo, oltre alle questioni di principio, si aggiungono spesso, anche ulteriori complicazioni dovute ad una inadeguata non conoscenza delle teorie scientifiche da parte di filosofi e teologi, da una parte, come ad un uso assolutamente erroneo della terminologia teologica da parte di taluni scienziati. Per fare solo un esempio si equivoca sul termine creazione intendendo, meccanicisticamente, la creazione come un semplice avvio della macchina delluniverso, pensando che se luniverso fosse ab aeterno non occorrerebbe alcuna creazione e quindi sarebbe inutile lazione di un Dio. Inoltre si identifica spesso ci che i fisici chiamo vuoto con ci che filosofi e teologi chiamano nulla. Tutto ci ha portato anche scienziati di fama internazionale a sostenere la tesi ridicola secondo cui se luniverso ha avuto origine da una fluttuazione quantistica del vuoto esso venuto dal 4 nulla e quindi non occorre un Creatore. Probabilmente solo quando saremo nello stato della visione ultraterrena la concordanza e lintegrazione tra le diverse forme di conoscenza sar totale e perfettamente chiarita, perch le diverse forme di conoscenza saranno tutte vere e certe, mentre ora, molte delle nostre conoscenze, comprese quelle scientifiche, sono solamente ipotesi, anche se talvolta fortemente corroborate dal controllo sperimentale. In ogni caso, nel corso della storia, questo tentativo concordista, di fatto, non ha mai dato dei buoni risultati: anzitutto perch quasi sempre viziato metodologicamente, in quanto guidato troppo spesso da una pregiudiziale ideologica: quella di voler provare una tesi teista o ateista gi assunta aprioristicamente, strumentalizzando in qualche modo sia la scienza che il contenuto della rivelazione; secondariamente perch sia le teorie scientifiche che i metodi dellermeneutica scritturistica, essendo ipotetici, evolvono, lasciando le tesi concordiste, quindi, sempre nella precariet. Sembra, dunque, necessario un terreno pi rigoroso per un confronto, che non dia troppo spazio ai preconcetti, ma si fondi su di una razionalit dimostrativa. Pare, a questo proposito, di poter rinvenire, in alcune delle problematiche epistemologiche emergenti dalle ricerche scientifiche pi recenti, alcune linee sulla base delle quali scienza, filosofia e teologia, pi che cercare punti di accordo, possano e debbano collaborare alla costruzione di unepistemologia, di una logica, e di unassiomatica ampliate, che sia scienza che teologia possano utilizzare come base per le loro dimostrazioni. Per quanto riguarda il mondo della scienza, anzitutto muovendosi sul terreno del problema dei fondamenti delle sue teorie; per quanto riguarda il mondo della filosofia e della teologia, muovendosi alla ricerca di una rinnovata sistematicit, basata su metodi dimostrativi, per quanto possibile, oltre che descrittivi.

Oggi non mancano forme di concordismo tra scienza e induismo o scienza e buddismo. Esemplare in questo senso, e forse il pi noto, lo studio ormai classico di F. Capra, Il Tao della fisica, tr. it.. Adelphi, Milano 1982. Considerazioni concordiste in senso atesita si trovano un po in tutto il diffusissimo libro di S. Hawking, Dal big bang ai buchi neri, Rizzoli, Milano, 1988. Unanalisi pi dettagliata di questi equivoci terminologici e interpretativi si pu trovare in A. Strumia, Il problema della creazione e le cosmologie scientifiche, Divus Thomas 1 (1992), 94, relazione tenuta al Convegno Internazionale Le origini delluniverso, Venezia, 5 settembre 1994.
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Una dilatazione della razionalit scientifica, dunque, che superi in certo modo lo schema univoco delle matematiche e delle scienze galileiane senza ben inteso escludere queste ultime aprendosi a quellapproccio analogico che per unautentica filosofia e una teologia sistematica sempre stato fondamentale. Oggi questo modo di procedere sembra meno remoto di qualche decina di anni fa, soprattutto da parte di alcuni settori delle scienze che, mi pare, stiano rivedendo profondamente il loro modo di procedere, spinte da unesigenza intrinseca di maturazione. Ma riprenderemo questo argomento tra poco. 1.2. Il parallelismo Abbiamo dunque accennato al concordismo come ad una delle piste, che potremmo definire insidiose, sulle quali troppo spesso si avviato il confronto tra le scienze e la teologia. Ora vorrei spendere una parola su una seconda via, che del concordismo non che il rovescio della medaglia, e che quella che istituisce un assoluto parallelismo tra scienza e teologia, considerate come due binari senza possibilit alcuna di incontro e quindi di accordo, o di conflitto. la scelta, in apparenza, pi comoda per evitare il ripetersi di spiacevoli incidenti che segnino ulteriormente la storia dopo la questione galileiana. Si afferma che le discipline hanno metodi diversi e tra loro incommensurabili, quindi le loro conclusioni non devono essere raffrontate. giusta, a mio parere, laffermazione di unautonomia di metodo, ma non forse eccessiva laffermazione della totale incommensurabilit? Non si rischia di appoggiarsi alla dottrina della doppia verit e quindi di nessuna verit? La conseguenza necessariamente la negazione di ogni 5 valore conoscitivo sia alla conoscenza scientifica che a quella teologica, lo strumentalismo assoluto. In questo caso il confronto escluso a priori. Anche questo risulta essere un atteggiamento insufficiente e, alla fine, controproducente. 1.3. Unepistemologia organica Una breve nota storica che pu essere utile, a questo punto, almeno per informazione, ma certamente non solo per informazione. Nel quadro delle scienze pregalileiane delle quali alcune oggi non sono pi considerate scienze, come la metafisica e la filosofia della natura, mentre altre lo sono tuttora come la logica e la matematica il problema del rapporto fra le diverse discipline veniva chiarito fin dallinizio, in quanto alcune di esse costituivano per altre, qualcosa di simile a quelle che noi oggi chiamiamo metascienze in quanto ad esse 6 fornivano i fondamenti e almeno alcune regole di metodo. Oggi non pi cos: le scienze galileiane e logicomatematiche non ricevono i fondamenti dalle discipline filosofiche e tantomeno teologiche. Tuttavia il problema dei fondamenti rimasto ed sempre pi forte. La novit che oggi quando dico oggi mi riferisco principalmente a questi ultimi trenta, quaranta anni di ricerca scientifica appare con maggiore evidenza, sembra risiedere nel fatto che le stesse scienze logiche, matematiche, informatiche, fisiche e chimiche, per non parlare di quelle biologiche e ancor pi le scienze umane, sembrano richiedere dei fondamenti pi ampi, ma non per questo meno rigorosi, per poter affrontare i loro stessi oggetti, via via pi complessi e strutturati. In particolare appare del tutto insufficiente

Intendo qui parlare di strumentalismo nel senso in cui ne parla abitualmente K.R. Popper. Si pu vedere a questo proposito K.R. Popper, Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica, tr. it. Il Mulino, Bologna 1972, p.186 e sgg. Una presentazione di questo quadro epistemologico medioevale si pu trovare in J. Maritain, Distinguere per unire. I gradi del sapere, tr. it. Morcelliana, Brescia 1974, capp.I, II.
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quellepistemologia riduzionistica che, nella linea delle scienze sperimentali, vuole la biologia ricondotta ultimamente alla chimica, la chimica alla fisica. Nella linea delle scienze formali gi con la pubblicazione dei 7 teoremi di Gdel questa insufficienza era stata dimostrata in ordine al progetto di Russell e Whitehead di 8 ridurre laritmetica alla logica. Forse proprio le ricerca dei fondamenti di teorie matematiche, fisicochimiche e biologiche pi ampie di quelle passate ci potr portare verso una nuova epistemologia di tipo organico, per certi aspetti simile a quella antica, oltre il rigido schema riduzionistico, ma capace di ospitare le scienze pi moderne e avanzate, dotate ciascuna di un suo propium irriducibile, ed insieme di ospitare una teologia scientifica che procede, secondo regole proprie, ma dimostrativamente. Sembra allora che anche il confronto tra le scienze, la filosofia e la teologia potr avvalersi di tale epistemologia e di tali scienze ampliate. Il problema principale, allora, non appare pi essere tanto quello della conquista di un predominio delle scienze sulla teologia, o viceversa, n quello della difesa del proprio terreno, quanto quello dellidentificazione di un terreno comune sul quale costruire insieme una metascienza comune, fondante sia per le scienze che per la teologia.

2. Origine e destino
2.1. Lapproccio cosmologico Ma prima di accostare queste problematiche epistemologiche recenti e che sono molto interessanti anche per il filosofo della scienza e il teologo, e sembrano poter fare parte del metodo stesso presupposto a un serio dialogo tra scienza e teologia, cos come tra scienza e filosofia vorrei evidenziare un altro versante che riguarda in maniera diretta il problema dellorigine e del destino delluniverso e delluomo. Entrambi i problemi sono antichi quanto luomo, e si sono riproposti regolarmente alla scienza e alla filosofia di tutte le epoche storiche. Ci che interessante notare il fatto che alcuni periodi della storia del pensiero hanno visto privilegiare lapproccio cosmologico, mentre in altre epoche si privilegiato quello antropologico, e questo in conseguenza delle alterne vicende della razionalit. Tendenzialmente lapproccio cosmologico ha avuto la sua maggiore fortuna in quelle epoche della storia del pensiero in cui si guardata con fiducia la conoscenza sperimentale, come fonte primaria di informazione per luomo. In queste epoche si sostenuto che la conoscenza nasce primariamente dallesterno delluomo e viene alla mente umana attraverso i sensi. Lintelletto ne ricava, poi, mediante astrazione, dei concetti universali ed elabora delle teorie che possono essere anche molto lontane dalla primitiva esperienza. Successivamente luomo riflette sulla propria esperienza e da tale riflessione ricava una teoria sul suo stesso modo di pensare ed elaborare le conoscenze, e infine su se stesso ( quella che oggi chiameremmo una conoscenza di tipo esistenziale). Dunque un cammino che va dal mondo verso luomo e verso Dio. indicativo il fatto che tra le prove classiche dellesistenza di Dio vi fossero le prove cosmologiche. Alcuni storici della scienza, a cominciare da Alexandre Koyr schematizzando un po drasticamente, ma assai significativamente, la storia del pensiero, hanno qualificato come risalente alla tradizione aristotelica questo tipo di approccio

Una presentazione dei teoremi di Gdel con il relativo inquadramento storico e testi originali si pu trovare in S.G. Shanker, Il teorema di Gdel. Una messa a fuoco, tr. it. Muzzio ed., Padova 1988. Una lettura notevolmente ponderosa, ma estremamente gustosa offerta da D.R. Hofstadter, Gdel, Escher e Bach: uneterna ghirlanda brillante, Adelphi, Milano 1984.
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B. Russell, A.N. Whitehead, Principia Mathematica, Cambridge 1925.

fondato sullesperienza sensibile, mentre hanno qualificato come platonico quello opposto, che proprio del 9 pensiero filosofico moderno. 2.2. Lapproccio antropologico La filosofia moderna intendo con questo termine la storia del pensiero che va allincirca da Cartesio in poi connotata, al contrario, da una progressiva perdita di fiducia nella conoscenza empirica, con un forte accento sulla conoscenza interiore dellio. Se la conoscenza delloggetto possibile, essa deve essere fondata sulla conoscenza del soggetto. Si parte allora dalluomo per arrivare a dimostrare lesistenza del mondo e di Dio. Lepoca contemporanea ha visto poi sgretolarsi anche la possibilit di una conoscenza intellettuale, lasciando aperta solo la strada della volont, degli imperativi, dei sentimenti per accostare quelle realt che la vita impone, in qualche modo, allevidenza e non possono essere escluse dalla riflessione, come se non esistessero. In questo senso, si deve parlare di una protestantizzazione propria del pensiero moderno. E non a caso il fideismo costituisce una tentazione sempre forte per lo scienziato credente: la razionalit solo quella della scienza matematizzata, dicono alcuni, la fede una questione di sentimento, di volont, non di intelligenza. La Chiesa cattolica, al contrario, ha sempre difeso il valore della ragione, dellintelligenza che giudica e riconosce come atto ragionevole ladesione della fede. Se la filosofia ha seguito questa strada che lha portata allidealismo prima e al nichilismo poi e la teologia ne ha risentito di conseguenza le scienze, per loro fortuna, hanno camminato in maniera abbastanza indipendente, a parte gli influssi idealisti della Scuola di Copenaghen sullinterpretazione della meccanica quantistica, che oggi comincia forse per la prima volta ad essere messa seriamente in discussione. Ecco che con lavvento della cosmologia scientifica, resa possibile dalla relativit generale di Einstein, l dove la filosofia aveva abbandonato da parecchio tempo la cosmologia, intesa come teoria delle origini delluniverso la scienza, oggi, a riproporla soprattutto in questi ultimi anni, dopo la scoperta della radiazione cosmica di fondo da parte di Penzias e Wilson negli anni sessanta. Il molitplicarsi delleditoria 10 divulgativa e semidivulgativa sullargomento ne una conferma. La recentissima collaborazione, poi, tra cosmologia e teoria delle particelle elementari, nellintento di dare una descrizione dei primi istanti delluniverso, segnata inevitabilmente da estrapolazioni e ipotesi molto coraggiose, ha spinto verso interpretazioni dei modelli cosmologici delle origini che sono interamente metafisiche e teologiche. Le varie forme di concordismo con le pi diverse tradizioni religiose e gnostiche, sono sempre dietro langolo e si fondano quasi sempre su equivoci anche nelluso di termini come creazione, vuoto, nulla, ecc. che nel contesto metafisico e teologico hanno un significato ben preciso quasi mai rispettato nelle interpretazioni spontanee dei divulgatori delle cosmologie scientifiche.

3. Le nuove problematiche della scienza recente


Ma che cosa c di veramente nuovo, dal punto di vista epistemologico, nelle ricerche di questi ultimi venti o trentanni e che colpisce anche chi non direttamente coinvolto nellattivit scientifica, ma osserva attentamente, come filosofo e teologo, quanto sta avvenendo nel mondo delle scienze?

Cfr. A. Koyr, tudes d Histoire de la pense scientifique, ed. Gallimard, Paris 1972, p.83.

Una buona esposizione dello svilupparsi della cosmologia recente si trova in M. Hack, L'universo alle soglie del duemila. Dalle particelle elementari alle galassie, ed. Rizzoli, Milano 1992. Per chi vooesse accostare, invece, un bel corso di cosmologia scientifica, didattico e al contempo rigorosamente matematico, suggerirei F. Lucchin, Introduzione alla cosmologia, ed. Zanichelli, Bologna 1994.

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La prima cosa che colpisce consiste nel fatto che, proprio l dove la filosofia sembra essersi spenta riguardo ad alcune questioni fondamentali di logica e metafisica, sembra che siano proprio le scienze a riproporre tali questioni, certamente con un linguaggio e una formulazione diversa da quella antica, ma pur sempre ben riconoscibili. Dunque non si tratta di questioni , o peggio ancora di raccomandazioni, proposte dal filosofo, dal teologo e dal moralista allo scienziato dallesterno della scienza, come una sorta di predica, ma di domande che nascono dallinterno, come condizione per sviluppare nuove teorie e nuove metodologie. Mi limiter a prendere in considerazione i due filoni pi emergenti di queste grosse questioni: il filone che va sotto il nome generico di problema della complessit e quello riguardante il problema del finalismo nelle teorie scientifiche. 3.1. La complessit e la crisi dellepistemologia riduzionista Il termine complessit molto generico e non ancora facilmente definibile: con esso si intende, genericamente identificare quelle problematiche o quei fenomeni, emergenti in qualunque ambito scientifico, che si presentano come non riducibili, cio non scomponibili in problemi o fenomeni pi elementari e gi risolti. Per questo si afferma che la complessit ha messo in crisi lo schema riduzionistico. Sembra che un po in tutte le scienze si stia manifestando uno strano comportamento della natura che rivela come dei livelli gerarchizzati differenziati di organizzazione. Una sorta di stratificazione dellessere secondo gradi differenziati. Non credo valga la pena, n di mia competenza il farlo, entrare qui nel dettaglio tecnico di questioni che agli specialisti sono bene note e ai non addetti ai lavori risulterebbero comunque ostiche, quanto il mettere in evidenza alcune questioni epistemologiche che sono di comune interesse sia per lo scienziato che per il filosofo e il teologo e che emergono da questo filone scientifico. E questo perch anche il filosofo e il teologo riconoscono gradi differenziati e irriducibili tra loro nella realt delle cose. Ci che interessante che questa ipotesi dellesistenza di livelli differenziati di organizzazione sembra emergere proprio dalle scienze come necessaria per spiegare scientificamente ci che si osserva. Mi limiter qui a degli accenni. Le scienze biologiche, ad esempio, si trovano da sempre di fronte al vivente che mostra delle propriet che, anche dal punto di vista chimicofisico appaiono nuove rispetto a quelle del non vivente. Il vivente, anche il pi semplice, non descrivibile interamente mediante la sola analisi delle sue parti componenti. Unaffermazione del genere, vista nellottica riduzionistica era considerata, fino a non molto tempo fa, con sospetto e tacciata di vitalismo perch sembrava introdurre un fattore animistico nella scienza della vita, e forse in quel momento poteva essere cos. Oggi si scoperto e riconosciuto che, nellorganizzazione stessa della materia, una volta raggiunto un certo grado di strutturazione organica (complessit), la materia stessa, se opportunamente sollecitata, tende a manifestare un livello nuovo di ordine 11 non presente, di per s, nei componenti presi separatamente A questo livello non basta pi lanalisi delle parti componenti che stata comunque utile e necessaria fino a tal punto ma occorre unindagine del nuovo livello dinsieme, del nuovo tutto complesso. La chimica. Anche a per la chimica mi limito ad un accenno. Fino a quando sono stati solo i biologi ad avvertire il problema del tutto, che non riducibile alla somma delle sue parti, non solo le altre scienze naturali e matematiche non si sono sentite pi di tanto interpellate sulla questione, ma addirittura il problema ha giocato a scapito della dignit scientifica della biologia stessa che sembrava faticare a lasciarsi integrare nello schema chimicofisico. Ma ad un certo punto lo studio approfondito della molecola, pi o meno complessa, cos come quello dei reticoli cristallini nei solidi, o del ruolo delle impurezze ai fini delle propriet elettriche di

Si noti come gli stessi medioevali non negavano il fatto che la stessa vita risiedesse nelle potenzialit della materia, tanto vero che credevano addirittura nella possibilit della generazione spontanea che avveniva quando la materia veniva sollecitata da una causa adeguata, come il calore del sole.

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un intero semiconduttore (per citare solo alcuni esempi) hanno messo in evidenza come anche nella chimica del non vivente le propriet dinsieme di una struttura composta complessa non siano del tutto deducibili dalle propriet degli atomi componenti. Lesistenza di orbitali molecolari con elettroni completamente condivisi non permette di pensare pi ad elettroni che appartengono ad un solo atomo. In un conduttore elettrico gli elettroni di conduzione vengono condivisi addirittura tra tutti gli atomi del reticolo. Esistono, dunque, anche a livello chimico delle propriet dinsieme che il progredire delle ricerche rivela essere sempre pi significative. La fisica. Nellambito della fisica la questione della complessit ha certamente un aggancio diretto con limpiego di tecniche matematiche non lineari, a causa delle quali si affacciato prepotentemente 12 allorizzonte il problema del cosiddetto caos deterministico, gi scoperto da Henri Poincar, e oggi ripreso finalmente in seria considerazione grazie anche allimpiego del computer. Ma non mancano altri aspetti come quello della non separabilit in meccanica quantistica. La matematica. Nellambito della matematica il problema della complessit, si presenta con molta chiarezza sotto almeno due aspetti.
PRIMO ASPETTO . La non riducibilit del tutto alla somma delle sue parti. Per un fisico questo significa, di conseguenza, il venir meno del principio di sovrapposizione a causa della non linearit. SECONDO ASPETTO. Lndistinguibilit delle parti dal tutto: il tutto si ritrova in ogni sua parte, in quanto ogni parte ha lo stesso grado di complessit del tutto. Un esempio tipico di questo secondo aspetto ci offerto 13 dalla geometria frattale

La logica. Nellambito della logica il problema del rapporto tra il tutto e le parti si presenta principalmente quando il tutto rinvenibile, in qualche modo, come parte di se stesso, come accade nelle collezioni di oggetti che contengono se stesse, o negli enunciati che parlano di se stessi (o autoreferenziali). Gi da qualche tempo si sta studiando la possibilit di costruire delle assiomatiche che rendano possibile 14 lautoreferenzialit senza contraddizione. interessante rilevare come gli Scolastici medioevali come del resto gi i Greci conoscessero molto bene le nozioni che includono se stesse in quanto includono le loro differenze, come ente, uno, vero, buono, i cosiddetti trascendentali, e avessero proprio su questa autoinclusivit fondato la loro dottrina dellanalogia nel campo della logica e del linguaggio teologico, e della partecipazione nel campo della metafisica e della teologia dogmatica e morale. Dottrina che stata basilare per tutta la loro teologia e, lo ancora. veramente interessante il fatto che proprio la scienza, oggi, pi che la

Le opere scientifiche di H. Poincar sono state raccolte in traduzione italiana nel volume Geometria e caso. Scritti di matematica e fisica, ed; Boringhieri, Torino 1995. Un volume dalle tavole in un certo senso artistiche, con relativa trattazione matematica, sulla geometria frattale, ormai divenuto un classico, quello di H.O. Peitgen e P.H. Richter, La bellezza dei frattali, Bollati Boringhieri, Torino 1987. In Internet si veda anche il sito WWW allindirizzo http://eulero.ing.unibo.it/~strumia/Menu.html che oltre a mostrare delle immagini offre anche una serie di spiegazioni didattiche e tecniche. davvero rilevante per le sue implicazioni filosofiche questo filone di ricerca, aperto da alcuni decenni da Ennio de Giorgi e dai suoi collaboratori alla Normale di Pisa a proposito della possibilit di costruire unassiomatica ampia che ospiti senza contraddizione lautoreferenzialit, le qualit le relazioni di diversi tipi, comprese le relazioni unidirezionali (come in teologia la relazioni dalla creatura al Creatore che non ha reciproca). Tutta questa indagine nata dallesigenza, sorta con limpiego del computer, di sviluppare unassiomatica che non escluda lautoreferenzialit, in quanto le operazioni iterative, tipiche dellinformatica, sono autoreferenziali. Si veda, ad esempio: E. De Giorgi, M. Forti e G. Lenzi, Una proposta di teorie di base dei Fondamenti della Matematica, Rend. Mat. Acc. Lincei, ser.9, 5 (1994) 11-22; 5 (1994) 117-128; 6 (1995) 79-92; E. De Giorgi e G. Lenzi, La Teoria 95, una proposta di teoria aperta e non riduzionista dei Fondamenti della Matematica, memoria presentata da E. De Giorgi, Pisa 13-11-1995 E. DE Giorgi, Dal superamento del riduzionismo insiemistico alla ricerca di una pi ampia e profonda comprensione tra matematici e studiosi di altre discipline scientifiche ed umanistiche, memoria presentata da E. De Giorgi, Pisa, 25-3-1996.
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filosofia; sembri scoprire, con tecniche modernissime, risultati che sembrano potersi raffrontare con conoscenze antiche, e che questi risultati siano necessari alla scienza per accrescersi. Informatica. Sembra essere stata proprio linformatica a rendere attuali le ormai classiche problematiche di logica matematica, come quelle legate ai teoremi di Gdel sulla coerenza e la completezza dei sistemi assiomatici. Le indagini sulla cosiddetta intelligenza artificiale hanno permesso di comprendere che linformazione si pu annidare a vari livelli e che esistono delle gerarchie di informazione: il livello inferiore risiede nella struttura hardware della macchina, i livelli superiori nel software; il linguaggio di programmazione, a sua volta, contiene informazioni significative per il programmatore che ricadono in istruzioni di livello inferiore eseguibili meccanicamente dai circuiti senza percepirle come significative; il programma stesso nel suo insieme contiene uninformazione di livello superiore legata allo scopo per cui stato scritto, che risiede nella mente del programmatore e in quella dellutente, e cos via. In tutte le scienze sembra comparire una struttura gerarchizzata di informazioni legate al grado di complessit e quindi di unitariet della struttura chiamata in causa. 3.2. Il problema del finalismo nelle teorie scientifiche Laltro grande problema accuratamente escluso dalla scienza moderna per evitare contaminazioni teologiche che si sta, invece riaffacciando dallinterno della scienza stessa, la questione del finalismo. Anche in questo caso, per, e questo lelemento nuovo e pi importante, il problema nasce dallinterno della scienza e non come elemento teologico imposto dallesterno per ragioni ideologiche. In fondo anche la sua esclusione stata una scelta ideologica e quindi non scientifica. Comincia ad affacciarsi lidea che una corretta scientificit, dovendo tenere conto di tutti i fattori in gioco nella natura, non possa escludere quel dato osservativo che mostra un orientamento verso un fine di certi comportamenti sia nel mondo vivente, come in quello non vivente e nel cosmo intero. Ci particolarmente evidente in biologia, ma non mancano anche nella fisica e nella chimica comportamenti finalizzati. A dire il vero, un certo criptofinalismo stato sempre presente nelle scienze, anche se opportunamente occultato. Il meccanicismo ha preteso illusoriamente di spiegare il mondo fisico in termini di sole cause efficienti, mentre in realt le scienze si servono, per esprimersi con il linguaggio antico, simultaneamente: della causalit materiale quando ricercano la spiegazione degli elementi costitutivi del mondo fisico; della causalit formale, e soprattutto di questa, quando utilizzano la matematica come strumento di spiegazione teorica e strumento deduttivo. La causalit finale entrata in scena, nella fisica, gi con la termodinamica che, essendo una teoria macroscopica, formula le sue leggi in termini finalistici non potendo offrire direttamente una descrizione dei meccanismi intimi dei processi. I processi che la natura realizza sono quelli che raggiungono due fini: i) la conservazione dellenergia (primo principio) ii) laumento di entropia (secondo principio). Per questo la termodinamica non piaceva ai meccanicisti che hanno cercato una spiegazione in termini di cause efficienti, cio meccaniche, alla termodinamica attraverso la teoria cinetica e la meccanica statistica. Ma anche nella meccanica stessa tutte le leggi di conservazione possono essere lette in chiave finalistica: il moto tende a mantenere costante una certa quantit (quantit di moto, energia meccanica, momento angolare, o altro).

Anche la formulazione matematicamente pi potente delle leggi meccaniche e fisiche in genere, offerta dai principivariazionali, acquista un sapore finalistico. I principi variazionali, infatti, affermano che la natura si comporta in maniera tale da raggiungere lo scopo di rendere minimo un certo integrale dazione. Nellambito della meccanica non lineare, poi, sono spesso presenti delle soluzioni delle equazioni che governano il sistema, che non dipendono dalle condizioni iniziali (cicli limite stabili), venendo raggiunte come approdo finale del sistema da qualunque stato esso parta. Se certe considerazioni sul finalismo cominciano ad essere prese in considerazione anche dai fisici, non sembra pi cos scandaloso che i biologi si stiano ponendo seriamente il problema di accogliere il finalismo come prospettiva adeguata di spiegazione dellevoluzione, almeno a livello globale e macroscopico, in una maniera somigliante alle leggi della termodinamica. 3.3. Il principio antropico In questo contesto si sta facendo strada, da diversi anni, anche il cosiddetto principioantropico, con le diverse varianti spesso denominate forma debole e forma forte. Si tratta di un principio finalistico vero e proprio che appare a molti troppo filosofico per poter essere considerato interno alla scienza. Tuttavia, anchesso coinvolge quantit fisicamente misurabili come le costanti fondamentali della fisica e la stessa struttura delle leggi fisiche. Esso tanto pi significativo quanto pi levoluzione delluniverso appare un fenomeno altamente sensibile ai valori di tali costanti e alla struttura delle leggi.
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4. Conclusioni
Tirando le somme di questa esposizione che cosa si deve dire, dunque? Tenterei di fissare alcune conclusioni nei seguenti punti: lantica inimicizia tra scienza e teologia superata almeno per quanto riguarda i principi Esistono aperture nello sviluppo delle teorie scientifiche a tutti i livelli, dovute allaffronto della complessit, che richiedono la messa a punto di unepistemologia e di unassiomatica ampliate oltre il riduzionismo; la logica-matematica sta dilatandosi in modo da poter formulare in maniera rigorosa una teoria dellautoreferenzialit che sembra comprendere, in qualche modo almeno alcuni aspetti dellantica teoria dellanalogia. Anche se, sul piano della metafisica, in ogni caso, lanalogia non pu essere che la descrizione della partecipazione e questo la scienza, ovviamente, non lo dice; la comparsa di approcci di tipo finalistico avvicina ulteriormente limpostazione scientifica e quella teologica; la teologia necessit per di un metodo pi dimostrativo di quello che ha attualmente, prevalentemente descrittivo. Il campo di ricerca vasto, aperto ed entusiasmante.

Si pu vedere a proposito del principio antropico N. Dallaporta, Scienza, metascienza e metafisica, ed. Cedam, Padova 1994, cap.II, 2.1.

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Ma intanto che noi facciamo queste riflessioni che cosa ne sar delluniverso? Avremo il tempo di portarle avanti? Ci che la scienza dice sulle origini e il destino delluniverso in realt molto di meno di quello che i divulgatori le fanno dire: in ogni caso, allo stato attuale la teoria pi accreditata che luniverso abbia avuto unorigine nel tempo e che il tempo sia nato con luniverso; quanto al destino sembra che luniverso sia soggetto ad una espansione continua e la sua energia si trovi al limite per salvarsi dalla ricaduta per contrazione. Tutte le stime della curvatura delluniverso sembrano garantire che la sua curvatura riemanniana perfettamente nulla e quindi nulla la sua energia totale: un perfetto equilibrio tra energia di espansione e di attrazione gravitazionale. Dunque niente cicli cosmologici, ma origine nel tempo e morte termodinamica delluniverso. Ma fino a che punto le stime in cosmologia sono attendibili? E le estrapolazioni non sono troppo grandi per essere vendute come certezze? Comunque, accettando questi risultati, bisogna ammettere che anche il buon vecchio concordismo pu dirsi soddisfatto.

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