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Maharishi Mahesh Yogi

LA SCIENZA DELL' ESSERE


E L'ARTE DI VIVERE

Astrolabio-Ubaldini 1970

« La Scienza dell'Essere e l'Arte del Vivere » presenta una filosofia di vita nel compimento e
offre una pratica adatta agli uomini di ogni parte del mondo per esaltare tutti gli aspetti della loro
vita di ogni giorno.
Essa si occupa dei problemi fondamentali della vita e suggerisce soluzioni per sradicare le
sofferenze.
Questo libro vuole unire la saggezza pratica della vita integrata, messa in luce dai Rishi Vedici
dell'antica India, con il progresso del pensiero scientifico nell'attuale mondo occidentale.
Esso delinea una pratica tesi atta a soddisfare la ricerca della verità da parte dell'uomo attraverso
scienza, religione e pensiero metafisico, e con l'ausilio di una tecnica pratica mette gli uomini in
condizione di armonizzare il loro contenuto spirituale interiore con la vita materiale esteriore.
«La vita — dice Maharishi — non dovrebbe essere una lotta.
Gli uomini sono nati per essere felici, e qui c'è una "via" che non implica austere discipline, non
è in contrasto con la vita normale e la tradizione, e dà più completo e profondo significato alla vita».

Prima pubblicazione: 1963 - Nuova edizione riveduta dall'autore: 1966.


Pubblicato dalla International S R M Publications London - Frankfurt - Oslo - Genève - Toronto
- Los Angeles - Rishikesh (India).
Spiritual Regeneration Movement Foundation of Great Britain 20 Grosvenor Place, London
S.W.l
Spiritual Regeneration Movement Foundation of India Academy of Meditation Shankaracharya
Nagar, Rishikesh, U. P., India.

Traduzione italiana di
G. FIANDRI

© 1966, Maharishi Mahesh Yogi


© 1970, Casa Ed. Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma.

AI PIEDI DI LOTO DEL VENERABILE GURU DEVA SWAMI


BRAHMANANDA SARASWATI, JAGADGURU BHAGWAN
SHANKARACHARYA DI JYOTIR MATH, HIMALAYA; E
COME BENEDIZIONE DA LUI AGLI AMANTI DELLA
VITA DESIDEROSI DI GODERNE TUTTE LE GLORIE TERRENE E DIVINE.
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INDICE

Prefazione Pag. 5
Introduzione » 7

PARTE PRIMA: LA SCIENZA DELL’ESSERE

Capitolo 1° La realtà scientifica pag. 9


Che cosa è l'Essere? » 10
L'Essere, la realtà ultima della creazione » 10
L'onnipresenza dell'Essere » 11
L'Essere, il campo della vita eterna » 12
L'Essere, la base della vita » 12
L'Essere, l'Assoluto e il Relativo » 13
L'Essere, l'eterna ed ultima realtà » 14
L'Essere, il piano della legge cosmica » 15
Il prana e l'Essere » 16
La mente e l'Essere » 17
Il karma e l’Essere » 20

Capitolo 2° Come venire a contatto con l'Essere » 22


La meditazione trascendentale » 23
Il principio fondamentale » 23
La tecnica » 24
Il fascino crescente sul sentiero della trascendenza » 25
L'importanza del pensiero giusto » 25
Necessità di una guida personale » 26

Capitolo 3° Come vivere l'Essere » 27


I vantaggi dell'esperienza dell'Essere » 28

PARTE SECONDA: LA VITA

Capitolo 1° Che cosa è la vita? » 30


Capitolo 2° La vita individuale e la vita cosmica » 32
Capitolo 3° La vita normale » 35
Capitolo 4° Lo scopo della vita » 36

PARTE TERZA: L’ARTE DI VIVERE » 38

Capitolo 1° Il pieno potenziale dell'uomo » 39


Come usare il proprio pieno potenziale » 40
Come trarre pieno vantaggio dal proprio ambiente » 41
Come fare pieno uso dell'illimitato potere della natura » 45

Capitolo 2° L'arte dell'Essere » 49


L'arte dell'Essere e del pensare » 49
Il parlare e l'arte dell'Essere » 50
Il respiro e l'arte dell'Essere » 51
Lo sperimentare e l'arte dell'Essere » 53
3

La salute e l'arte dell'Essere » 54


La mente e l'arte dell'Essere » 55
L'influenza del cibo » 56
L'influsso dell'attività » 57
I sensi e l'arte dell'Essere » 57
Il corpo e l'arte dell'Essere » 59
Il sistema nervoso e l'arte dell'Essere » 60
L'ambiente e l'arte dell'Essere » 61
Il karma e l'arte dell'Essere » 62

Capitolo 3° L'arte di pensare » 67


1. Il pensare giusto » 67
2. Il pensare utile e creativo » 68
3. Il pensare efficace » 68
4. Il pensare che libera il pensatore » 68

Capitolo 4° L'arte di parlare » 69


1. Parlare con un minimo consumo di energia » 70
2. Parlare in modo giusto » 71
3. Parlare armoniosamente » 71
4. Parlare in modo piacevole » 72
5. Parlare efficacemente » 72
6. Parlare in modo utile » 72
7. Parlare in modo tale da rimanere liberi
dall'influsso vincolante della parola » 73

Capitolo 5° L'arte dell'azione » 74


1. L'arte di progettare opportunamente l'azione » 75
2. L'arte di compiere un'azione con il minimo
consumo di energia » 76
3. L'arte di compiere un'azione nel minor tempo possibile » 76
4. L'arte di compiere soltanto azioni utili » 77
5. L'arte di compiere un'azione che produca i risultati
più efficaci e desiderati » 77
6. Stabilità di proposito nel compimento dell'azione » 83
7. L'arte di compiere l'azione senza nuocere ad alcuno » 84
8. L'arte di compiere l'azione che produca i massimi
risultati » 84
9. L'arte di compiere l'azione in modo tale che la
sua esecuzione sia motivo di gioia » 85

Capitolo 6° L'arte del comportamento » 87


Il comportamento e l'ambiente » 88

Capitolo 7° La chiave della buona salute » 90


La salute mentale » 92
La salute fisica » 93
L'influenza della meditazione trascendentale sulla salute » 94
La salute dell'atmosfera individuale » 97

Capitolo 8° L'istruzione » 101


4

L'economia » 103
La cultura umanistica » 103
Le scienze politiche » 104
La sociologia » 104
La psicologia » 105
Le scienze naturali » 105

Capitolo 9° La strada maestra verso la riabilitazione » 107


La ricreazione e il rapido ringiovanimento

Capitolo 10° Il bene e il male » 108

Capitolo 11° La vita in libertà » 113

Capitolo 12° Il problema della pace nel mondo » 117

PARTE QUARTA: IL COMPIMENTO

Capitolo 1° Il compimento della vita » 120

Capitolo 2° L'adempimento della religione » 123

Capitolo 3° L'adempimento della psicologia » 127

Capitolo 4° L'adempimento della filosofia » 130

Capitolo 5° I sentieri che conducono alla realizzazione di Dio » 132


Dio » 132
L'aspetto impersonale di Dio » 132
L'aspetto personale di Dio » 134
La realizzazione del Dio impersonale e personale » 136
I cinque sentieri » 137
Il sentiero intellettuale della realizzazione di Dio » 138
Il sentiero emozionale della realizzazione di Dio: Il sentiero
della devozione » 141
Il metodo fisiologico per la realizzazione di Dio » 143
Il metodo psicofisiologico per la realizzazione di Dio » 146
Il sentiero meccanico della realizzazione di Dio » 147

Capitolo 6° Generazione dopo generazione » 149

CENTRI MERU IN ITALIA (anno 1970) 153

La ciencia Vedica (ESTRATTI DALL’EDIZIONE SPAGNOLA (N.d.R.) 154


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PREFAZIONE di Charles F. Lutes

Questo libro è foriero di rinascita per l'era attuale. Se l'età dell'oro è pronta ad albeggiare sulla
società umana, se pace ed armonia aspettano il loro regno in terra, la Scienza dell'Essere e l'Arte di
Vivere aprirà il cammino necessario perché tutto ciò avvenga.
Ne nascerà un nuovo genere umano, migliore nella sua concezione e più ricco di esperienze e
compimento in tutti i campi. La gioia di vivere apparterrà ad ogni uomo, l'amore guiderà la società,
verità e virtù regneranno nel mondo, la pace sarà stabile sulla terra e tutti vivranno in compimento,
nella pienezza di una vita nella coscienza di Dio.
Questo libro è l'eccezione che conferma la regola espressa nel vecchio detto: l'Occidente è
Occidente e l'Oriente Oriente, e mai i due mondi s'incontreranno. Ciò poiché il libro fornisce non
solo un punto d'incontro — la via di accesso per la reciproca comprensione delle due tradizioni e
culture — ma formula un metodo che dà possibilità a ciascuno dei due di avvicinarsi, completare ed
arricchire l'altro, con immediato e pratico beneficio di entrambi e per l'arricchimento finale di tutta
l'umanità.
Se ciò sa di straordinario, è solo perché l'argomento in sé è straordinario. L'Occidente ha sempre
accettato come uno stato di fatto la saggezza spirituale dell'Oriente, ma quasi per fede e senza
alcuna chiara comprensione del vero significato di questa saggezza. Perfino da parte di quegli
studiosi i quali, tramite i loro studi, hanno ottenuto un certo grado di familiarità, la saggezza
spirituale dell'Oriente è stata diffusamente riconosciuta come di competenza del monaco asceta, del
santo discepolo, che vive appartato ed evita tutti i contatti con il mondo eccetto quelli strettamente
indispensabili.
Così l'Occidente ha sempre considerato l'insegnamento religioso e mistico orientale come
qualcosa che, sebbene indubbiamente profondo, autentico, forse anche vicino alla risposta finale
delle domande poste da tutti gli uomini, è tuttavia essenzialmente un pezzo da museo da guardare
sotto vetro e di poco valore pratico per l'uomo occidentale che ha a che fare con la vita del mondo,
con i suoi problemi e le responsabilità che gli pesano addosso. Per gli occidentali, insegnamenti che
hanno consigliato di ritirarsi dal mondo e dalle sue tentazioni, possono essere guardati come
curiosità, ma non offrono alcuna possibilità reale di applicazione come credo da essere vissuto o
seguito.
Qui sta la differenza ed il significato di quest'opera. Essa contiene l'essenza della cultura
spirituale, degli insegnamenti e della saggezza indiane: l'eredità dell'imperitura tradizione dei
Maestri dell'India. Essa formula un metodo per mezzo del quale ogni uomo può entrare a far parte
di questa eredità. Il metodo non obbliga a staccarsi dal modo di vivere occidentale, ma promette un
aumento della capacità individuale di sapere, capire, vivere e sacrificare sull'altare del proprio
credo. L'insegnamento di questo libro non è ristretto ad una particolare religione; esso si occupa
della verità essenziale che è alla base di tutte le religioni, ed il suo messaggio può essere vissuto da
uomini di ogni fede, perché non è in contrasto con alcuna di esse.
Esso è stato scritto per riempire un vuoto — il bisogno degli uomini di ogni paese — e come
risultato delle sempre più pressanti insistenze da parte di coloro che sono stati a contatto con la
saggezza del Maharishi Mahesh Yogi.
Una rapida immagine della materia trattata si ha già dal titolo del libro: “La Scienza dell'Essere e
l'Arte di Vivere”. La scelta delle parole è deliberata e provocante, perché raramente vengono unite
insieme scienza ed insegnamento spirituale. Tuttavia il sistema sul quale è imperniato
l'insegnamento del Maharishi — una semplice tecnica di meditazione trascendentale (parola questa
sempre travisata in Occidente, ma con la quale si definisce un mezzo di comunicazione con
l'Infinito) — è veramente sistematico e produce risultati misurabili e descrivibili in anticipo, ed è
per questo scientifico.
Ma il prodotto finale di questa scienza è la realizzazione ed il compimento nell'arte di vivere.
La chiave di questa saggezza, da sempre in possesso dei Maestri in India, è stata a lungo
considerata come di loro esclusiva e misteriosa pertinenza. Comunque non è così, naturalmente.
6

Certamente l'insegnamento di Dio è per tutti quelli che vogliono ascoltarlo. Questo dice Maharish
Mahesh Yogi; e il suo libro è indirizzato a quelli che lo leggeranno ed agiranno di conseguenza.
Conoscere Maharishi ed essere in sua presenza è realizzare insieme che c'è un uomo che ha preso
un posto a parte dagli altri, uno che veramente conosce Dio e vive la terrena personificazione del
più alto conseguimento umano. In questo egli è il diretto erede della tradizione dei grandi maestri
indiani. Egli fu il discepolo più vicino di un Maestro in possesso di qualità umane straordinarie,
Swami Brahmananda Saraswati, il più illustre degli Jagadguru Shankaracharya dell'India.

Foto p.9
Swami Brahmananda Saraswati, Jagadguru Bhagwan Shankaracharya
di Jyotir Math

Sarvepalli Rhadakrishan, filosofo di fama mondiale, ora presidente dell'India, lo definisce


Vedanta Incarnato, ed i poeti parlano di lui come di una Divinità in persona. Ai piedi del suo grande
Maestro, Maharishi ha trascorso tredici anni, ottenendo la saggezza che ora liberamente dà al
mondo.
Fu a Madras, nel 1958, che Maharishi fondò il Movimento di Rigenerazione Spirituale con
l'intento di rigenerare spiritualmente ogni uomo al mondo. Da allora, in questi pochi anni, egli è
stato conosciuto e seguito in Asia, Europa e Nord America. Egli scelse Rishikesh, antica meta di
pellegrinaggio sul Gange ai piedi dell'Himalaya, come sede dell'Accademia di Meditazione e
quartier generale del Movimento. Là, ogni primavera per un periodo di tre mesi, Maharishi prepara
persone venute da ogni parte del mondo, che diventeranno le guide del suo sistema di meditazione.
Inoltre, tutti gli anni, in località appartate dell'Europa, Nord America e India, gruppi di meditanti si
raccolgono intorno a lui per una preparazione intensiva nell'arte della meditazione.
Il piano di azione del Maharishi abbraccia tutto il mondo. È suo obiettivo indirizzare di nuovo il
corso dell'umanità per mezzo della più ampia diffusione possibile della conoscenza e della pratica
della meditazione trascendentale.
Per ottenere ciò, centri di meditazione sono stati aperti nelle grandi città di molti paesi del
mondo.
Il mondo ha conosciuto la sua parte di conquistatori con la forza delle armi. Relativamente pochi
hanno conquistato con amore, portando ai vinti la pace e l'abbondanza piuttosto che la sofferenza e
le privazioni che sono al seguito della guerra. Maharishi è un uomo di pace, ma il suo insegnamento
dinamico è molto superiore alla possibilità di conquista ottenibile con la forza fisica. Per questo,
Maharishi mostra a tutti quelli che lo desiderano una via diretta per ottenere la pace che è in tutti gli
uomini; ad ogni uomo un sentiero col quale trovare il regno che è in lui e che Cristo e tutti i grandi
profeti hanno conosciuto e descritto. Un uomo che ha scoperto questo sentiero e lo percorre, irradia
questa pace; essa riempie l'atmosfera circostante e si trasmette a tutti quelli che lo incontrano. Una
nazione o società che abbia trovato questa stessa via e vi s'incammini darà pace al mondo.
Possa realmente l'uomo ritrovare l'età dell'oro che ha a lungo e dolorosamente cercato.
Per quelli che sono abbastanza fortunati da leggere questo libro, raccoglierne la sfida e
sperimentare questa via attraverso la sottile tecnica della meditazione trascendentale, la speranza
fiorirà in una realtà: la sola ed eterna realtà.

CHARLES F. LUTES
7

INTRODUZIONE

"La Scienza dell'Essere e l'Arte di Vivere" vuole porre alla luce del corrente pensiero scientifico
del mondo occidentale l'insieme della pratica saggezza della vita integrale quale ci è presentata dai
Rishi Vedici dell'antica India.
Essa, oltre a delineare una filosofia di vita in compimento e ad offrire una pratica adatta ad ogni
uomo per glorificare tutti gli aspetti della sua vita di ogni giorno, si occupa di ciò che è alla base dei
problemi della vita, e suggerisce il modo per sradicare la sofferenza.
Questo libro presenta una soluzione pratica atta a soddisfare la ricerca che l'uomo fa della verità
attraverso scienza, religione e pensiero metafisico, ed offre il principio di una tecnica pratica che
metta ogni uomo in condizione di armonizzare il suo contenuto spirituale interiore con le glorie
esteriori della vita materiale, e di trovare Dio in sé stesso.
La scienza esplora la realtà delle forme e dei fenomeni. Tutte le branche della scienza sono vari
sistemi per realizzare la verità dell'esistenza. Ognuna di esse parte da quanto è ovviamente
conosciuto e mira ad investigare le cose ancora sconosciute. La realtà ultima della vita comincia ad
essere guardata da tutte le direzioni. Tutte le scienze stanno esplorando i vari strati della creazione,
dal campo grossolano a quello sottile di esistenza.
La scienza dell'essere, come ogni altra scienza, inizia il suo esame della verità dell'esistenza dal
livello grossolano, ovvio, della vita, ed entra nelle regioni sottili dell'esperienza. La scienza
dell'essere, tuttavia, trascende finalmente queste regioni sottili ed arriva alla diretta esperienza del
campo trascendentale dell'eterno Essere.
Essa è una profonda e pratica filosofia di vita, è una sistematica investigazione della vera natura
della realtà ultima. Sebbene, come ogni altra scienza, sia teorica nella sua natura, nondimeno il suo
aspetto applicato raggiunge gli orizzonti più lontani della suprema realtà della vita, a differenza di
quanto accade nelle astratte speculazioni metafisiche.
Questo libro è diviso in quattro parti: "La Scienza dell'Essere", "La Vita", "L'Arte di Vivere", "Il
Compimento". Le ultime tre parti del libro presentano una pratica saggezza di vita giornaliera, e
questa pratica saggezza è basata sul profondo significato filosofico contenuto nella prima sezione
sulla scienza dell'essere.
La scienza dell'essere crea una base profonda per l'arte di vivere. È uno stato di fatto che l'arte di
vivere è l'applicazione della scienza dell'essere.
Per coloro che non hanno mai avuto interesse per gli studi metafisici, la Scienza dell'Essere può a
tutta prima apparire molto astratta. Ma quando avranno letto sia la Vita e l'Arte di Vivere, sia il
Compimento, riconosceranno che, se non ci si fosse soffermati sulle parti astratte della scienza
dell'essere, l'intero insegnamento del libro non avrebbe avuto una base reale.
Il giardiniere deve conoscere la radice dell'albero prima di poter portare un giusto nutrimento nei
differenti stadi della sua crescita. Allo stesso modo, l'uomo dovrebbe avere dapprima una buona
conoscenza della realtà fondamentale che giace nel campo astratto dell'Essere, allo scopo poi di
glorificare interamente la vita a tutti i livelli. Ecco perché la Scienza è posta nella prima parte di
questo libro, e le parti di valore pratico seguono.
La parola 'scienza' viene dalla radice latina 'scire', sapere. Essa implica conoscenza; una
conoscenza sistematica è scienza. La scienza dell'essere significa conoscenza sistematica dell'Essere
— sistematica conoscenza dell'esistenza o la realtà della vita. Il campo dell'Essere, o assoluta
esistenza, è stato per molti secoli considerato in termini di misticismo. L'attuale era scientifica esita
ad assegnare valore a qualsiasi cosa avvolta nel velo del misticismo, ed ecco perché lo studio
dell'Essere, il campo astratto della creazione, non è stato preso in considerazione da nessuna branca
della scienza fino ad oggi.
La crescita del pensare scientifico nella presente generazione ha portato l'Essere a livello dello
studio e dell'investigazione scientifica. Questo lavoro è il primo nel suo genere nella lunga storia del
pensiero umano.
8

È stato elaborato un metodo scientifico che mette l'individuo in condizione di sperimentare


direttamente il puro stato dell'Essere. Ciò avviene venendo a contatto coscientemente con gli strati
sottili del pensiero, finalmente arrivando alla diretta esperienza dello stato più sottile e quindi alla
sorgente del pensiero stesso. A questo punto la mente conscia ottiene il puro stato dell'Essere.
La scienza dell'essere, che dà origine alla pratica arte di vivere, è una scienza che ha molto più
valore per la vita umana di qualsiasi altra scienza conosciuta fino ad ora. Questo perché la base di
tutte le scienze è stata fino ad oggi la mente umana, la quale funziona da un campo limitato di
coscienza, a potenziale limitato — la mente conscia. La scienza dell'essere incorpora il principio
della meditazione trascendentale per allargare fino al suo massimo la capacità della mente conscia,
e per mezzo di ciò procura non solo la base ad una grande espansione della conoscenza in ogni
campo della scienza, ma anche una via diretta al compimento in ogni sfera della vita.
Per questa saggezza tutta la mia gratitudine va al mio Maestro, Swami Brahmananda Saraswati,
Jagadguru Bhagwan Shankaracharya, principale fonte d'ispirazione e luce guida di tutte le mie
attività.
Questo scritto porta con sé piacevoli ricordi. Henry Nyburg, capo del Movimento di
Rigenerazione Spirituale in Europa, molto tempo fa mi espresse l'urgenza di un tale libro. E Charles
F. Lutes, presidente del Movimento negli Stati Uniti, mi ha dato la possibilità di avere alcune
settimane di silenzio, lontano dall'attività incessante della vita pubblica, così io ho potuto finalmente
incidere i miei pensieri su nastro. Le registrazioni sono state trascritte e raccolte in questo libro. Per
questa ragione, alla lettura, può dare più l'impressione di un discorso parlato che di una
composizione scritta.

MAHARISHI MAHESH YOGI

Lake Arrowhead, California


12 gennaio 1963
9

PARTE PRIMA

LA SCIENZA DELL’ESSERE

CAPITOLO PRIMO

LA REALTA' SCIENTIFICA
Le scienze fisiche ci informano che l'intera creazione è costituita da strati(1) di energia, gli uni
dentro gli altri. Il più sottile costituisce lo strato più profondo della creazione.
Vi fu un tempo in cui la fisica era governata da due leggi fondamentali: la conservazione
dell'energia e la conservazione della materia. Né l'energia né la materia potevano essere create o
distrutte: l'ammontare totale era mantenuto costante separatamente. L'atomo era considerato la
particella più piccola di materia, sostanzialmente immutabile e indistruttibile.
La teoria della relatività ha portato un profondo mutamento in queste idee. La materia veniva ad
essere solo un'altra forma di energia e non separatamente conservata. La materia poteva essere
creata dall'energia di radiazioni e poteva di nuovo essere « distrutta » e trasformata in energia di
radiazioni, ma la quantità totale di energia, in tutte le forme, rimaneva sempre la stessa. Così l'intera
creazione era costituita da energia indistruttibile.
Però l'idea degli atomi indivisibili doveva essere ulteriormente riesaminata. I fisici nucleari
trovarono che tutti gli atomi erano composti di alcune particelle elementari stabili: il protone e
l'elettrone, instabile il neutrone. Queste particelle rappresentano un più sottile, elementare livello
dell'atomo.
In questi ultimi anni la nostra conoscenza del numero delle particelle elementari si è rapidamente
accresciuta: molte altre particelle instabili sono state scoperte. La fisica, oggi, non può considerare «
elementari » nemmeno queste particelle. Al contrario i fisici sono alla ricerca di stati di materia
ancora più sottili che, a loro volta, siano i costituenti delle attuali particelle elementari. Così la
ricerca della fisica è diretta verso stati sempre più sottili di materia e di energia.
Nel mondo fisico, che noi chiamiamo relativo, o il campo relativo di esistenza, si conoscono
diverse forme di energia. Queste forme ruotano costantemente l'una nell'altra, in conformità con le
leggi fisiche.
Le ricerche della fisica inducono gli scienziati a pensare che potrebbe esserci qualche forma
fondamentale di energia assolutamente stabile e più sottile di qualsiasi altra. Il campo relativo
dell'esperienza, allora, sorgerebbe quale perturbazione di quell'energia assoluta, e tutte le forme di
energia fisica sarebbero manifestazioni di questo stato assoluto di energia non manifestata. Questa è
la sorgente di tutta la materia e dell'energia. Si potrebbe considerarla come troppo sottile per essere
conosciuta dalla fisica. Persino l'energia-pensiero è troppo sottile per essere misurata dalla fisica
attuale. È chiaro che ogni pensiero ha un processo che coinvolge energia. L'esistenza della
trasmissione del pensiero a lunga distanza, benché non sia un fenomeno comune, conferma il
concetto di energia-pensiero.
La base dell'energia-pensiero noi la chiamiamo lo stato dell'Essere; l'Essere, o l'Assoluto, sono
così sinonimi.
A mano a mano che la nostra conoscenza degli strati sottili della materia e dell'energia aumenta
mediante le scoperte delle scienze fisiche, si verifica un avanzamento delle capacità umane che
sorpassa di molto ciò che, alcuni decenni or sono, si poteva soltanto immaginare.
10

In base a tali scoperte, noi acquistiamo tutti i vantaggi di tale conoscenza. La nostra vita diventa
più vasta, più efficace, più utile; anche le nostre aspirazioni aumentano, e noi diventiamo più
creativi e maggiormente compiuti. Con la conoscenza della base ultima della creazione, l'energia
assoluta, la civiltà dell'uomo sulla terra raggiungerà una gloria impensabile.
A mano a mano che la fisica continuerà ad esplorare gli strati più sottili di queste sottilissime
particelle, essa cozzerà inevitabilmente contro gli aspetti non manifestati dell'esistenza che si
trovano al di là degli aspetti più sottili di ogni singola particella di energia, il campo dell'Essere.
Ecco in che modo la scienza sarà certa di dichiarare che l'Essere è una realtà scientifica. È solo
questione di tempo. Ma, per quanto tempo occorra prima che i fisici di qualche futura generazione
dichiarino che l'Essere si trova all'estremo limite della scienza, l'uomo non dovrebbe rimanere privo
dell'esperienza diretta di quella realtà di esistenza che forma la base stessa della vita e la cui
realizzazione glorifica la vita in tutti i suoi aspetti.

CHE COSA È L'ESSERE?


Al disotto del più sottile strato di tutto ciò che esiste nel campo relativo, vi è il campo astratto,
assoluto del puro Essere, che è non-manifestato e trascendentale. Esso non è né materia né energia.
È puro Essere, lo stato di pura esistenza. Questo stato di pura esistenza si trova alla base di tutto ciò
che esiste. Ogni cosa è l'espressione di quella pura esistenza, o assoluto Essere, che è il costituente
essenziale di tutta la vita relativa. L'Uno eterno, l'Essere assoluto non-manifestato, manifesta sé
stesso in molte forme di vita e di esistenza nella creazione.

L'ESSERE, LA REALTA' ULTIMA DELLA CREAZIONE


Ora sorge questo problema: come possiamo comprendere l'Essere in conformità dei diversi
aspetti della vita che ci sono noti? Come possiamo conoscere l'Essere in conformità del mondo e
quale è il suo rapporto col mondo delle forme e dei fenomeni in cui viviamo?
Come possiamo distinguere l'esistenza da ciò che esiste?
L'esistenza è astratta, ciò che esiste è concreto.
Possiamo dire che l'esistenza è la vita stessa, mentre quello che esiste è la fase fenomenica
sempre mutevole dell'immutabile realtà dell'esistenza. L'esistenza è la base astratta della vita, su cui
è costituita la struttura concreta della vita stessa che comprende tutti gli aspetti dell'individuo: il
corpo, la mente, il pensare, il parlare, l'agire, il comportarsi, lo sperimentare, come pure tutti gli,
aspetti della vita cosmica.
La vita si esprime in differenti modi di vivere.
Ciò che è vissuto è l'espressione della vita; ciò che esiste è l'espressione dell'esistenza. Ciò che è,
è l'espressione dell'Essere.
L'esistenza, la vita o l'Essere, è la realtà non-manifestata di tutto ciò che esiste, vive o è.
L'Essere è la realtà suprema di tutto ciò che fu, è o sarà. Esso è eterno ed illimitato, la base di
tutta l'esistenza fenomenica della vita cosmica; è l'origine di ogni tempo, spazio e causalità. È ogni
inizio e ogni fine dell'esistenza, l'onnipresente eterno campo dell'onnipotente intelligenza creativa. «
Io sono Quell'eterno Essere, tu sei Quello, e tutto questo è, nella sua natura essenziale, Quell'eterno
Essere ».
L'Essere è vita, è esistenza. Essere è vivere, esistere. L'Essere, o l'esistenza, trova espressione nei
diversi aspetti della vita: il pensare, il parlare, l'agire, lo sperimentare, il sentire. Tutti gli aspetti
della vita hanno la loro base nell'Essere.
La conoscenza dell'Essere, come costituente ultimo ed essenziale della creazione, eleva tutti gli
aspetti della vita allo stato illimitato di assoluta esistenza. La vita relativa acquista maggiormente lo
stato assoluto e, quale risultato, la stabilità nel campo relativo aumenta.
L'energia, l'intelligenza e la creatività si elevano al loro valore illimitato, e la limitata vita
individuale acquista lo stato dell'illimitata esistenza cosmica. Questa è la gloria della conoscenza
che l'Essere è la realtà ultima della creazione.
11

L'esperienza dimostra che l'Essere è coscienza di beatitudine, la sorgente di ogni pensiero, di


tutta la creazione esistente. Esso si trova al di là dell'esistenza relativa, dove lo sperimentatore, o la
mente, è lasciato sveglio, in piena consapevolezza di sé, senza la esperienza di alcun oggetto. La
mente cosciente raggiunge lo stato di pura coscienza, che è la fonte di ogni pensiero. L'onnipotente
intelligenza creativa dell'Assoluto è la sorgente di ogni intelligenza. L'Essere è la sorgente del
potere, dell'intera natura e delle leggi naturali che sostengono le diverse forme e fenomeni della
creazione.
La natura essenziale dell'Essere è assoluta coscienza di beatitudine(2).
Senza la conoscenza della sua base, l'assoluta coscienza di beatitudine, la vita è simile a una
costruzione priva di fondamenta. Tutta la vita relativa, senza la base cosciente dell'Essere, è come
una nave senza timone, ognora in balìa di un mare burrascoso. È come una foglia secca caduta in
terra, lasciata in balìa del vento, spinta senza meta in ogni direzione in cui il vento la porta. Anche
la vita dell'individuo, senza la realizzazione dell'Essere, è priva di fondamento, sterile e senza
significato.
L'Essere è la base della vita, ciò che le dà significato e la rende feconda. L'Essere è la presenza
vivente di Dio, la realtà della vita. È l'eterna verità. È l'Assoluto nell'eterna libertà.

L'ONNIPRESENZA DELL'ESSERE
Abbiamo visto che l'Essere è la realtà suprema della creazione e che Esso è presente in ogni
livello della creazione. Esso è presente in tutte le forme, le parole, gli odori, i sapori e gli oggetti del
tatto, in tutto ciò che viene sperimentato, nei sensi di percezione come negli organi di azione, in
ogni fenomeno, in colui che fa e nel lavoro fatto, in tutte le direzioni — nord, sud, est, ovest —; in
tutti i tempi: presente, passato e futuro; Esso è uniformemente presente. Esso è presente davanti
all'uomo, dietro di lui, alla sua destra e alla sua sinistra, sopra, sotto e dietro di lui. In ogni
circostanza e ovunque l'Essere, il costituente essenziale della creazione, permea ogni cosa. Esso è
l'Onnipresente Dio per coloro che lo conoscono e lo capiscono, lo sentono e lo vivono nella loro
vita.
L’intera creazione è il campo della coscienza in differenti forme e fenomeni. La coscienza è
l'irradiazione dal centro del puro Essere. Per esempio, la corrente elettrica raggiunge la lampadina e
si irradia come un fascio di luce; a mano a mano che il fascio di luce si allontana dalla sorgente, la
sua intensità diminuisce finché raggiunge un punto in cui la luce può dirsi nulla. Così
dall'inesauribile batteria dell'Essere, si irradia la coscienza di beatitudine e, mentre si allontana dalla
sorgente, la sua intensità diminuisce. In questo modo la coscienza di beatitudine appare in tutte le
forme di vita sottili e grossolane.
Coloro il cui cuore e la cui mente non sono evoluti, la cui visione è trattenuta da ciò che è
grossolano, vedono soltanto il valore superficiale della vita. Essi provano unicamente qualità di
materia e d'energia. Essi non trovano l'innocente, sempre presente e onnipresente Essere, la cui
presenza soave è al di là di ogni grado relativo di dolcezza. Essi non godono dell'onnipotente Essere
nel suo stato innocente e immutabile, che dimora oltre la fase ovvia delle forme e dei fenomeni,
della materia e dell'energia, della mente e dell'individualità.
Il puro Essere è di natura trascendentale a causa del suo stato di costituente essenziale
dell'universo. È più sottile del più sottile livello della creazione. Per sua natura non è accessibile ai
sensi che furono originariamente formati solo per dare esperienza alla realtà manifestata della vita.
Esso non è ovviamente accessibile alla percezione della mente, perché la mente è, in massima parte,
connessa con i sensi. La costituzione della mente è tale che, per qualsiasi esperienza, essa deve
associarsi con i sensi e venire in contatto col mondo esteriore delle forme e dei fenomeni.
L'esperienza mostra che l'Essere è la natura essenziale, basilare della mente. Ma poiché la mente
rimane comunemente in sintonia con i sensi, proiettandosi all'esterno, verso gli aspetti manifestati
della creazione, essa non si accorge della sua natura essenziale, oppure non riesce a valutarla,
proprio come gli occhi che non sono in grado di vedere sé stessi. Ogni cosa, tranne gli occhi stessi,
può essere veduta con gli occhi. Similmente ogni cosa è basata sulla natura essenziale della mente,
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che è l'Essere onnipresente; tuttavia, mentre la mente è impegnata nel campo proiettato della
diversità manifestata, l'Essere non è da essa riconosciuto benché ne sia la base stessa e il costituente
essenziale. L'Essere è alla radice di ogni cosa, eppure è come se esso sostenesse l'esistenza della
vita e della creazione senza esporre sé stesso. La grande dignità, il grande splendore della sua natura
innocente, onnipotente e onnipresente, è presente nell'uomo quale base dell'ego, dell'intelletto, della
mente e dei sensi, del corpo e dell'ambiente. Ma esso non è ovvio, benché sottenda l'intera
creazione.
È come un potente uomo d'affari che raramente si trova nel luogo in cui si svolge l'attività
esecutiva dei suoi progetti, che rimane sconosciuto ma che, in effetti, controlla ogni operazione. Per
vederlo è necessario incontrarlo in un luogo appartato, lontano dalla scena degli affari. Allo stesso
modo Colui che controlla l'universo, che influisce su ogni cosa, rimanendo alla base dell'attività
universale, e della vita fenomenica, dimora nell'intimità silenziosa del cuore di ognuno e di ogni
cosa.
L'onnipresenza dell'Essere è la causa per cui la Sua natura si nasconde in luoghi appartati,
lontano dal frastuono del mondo. L'onnipresenza dell'Essere è la causa per cui Esso si nasconde
dietro le quinte, la causa che gli conferisce lo stato di Signore onnisciente, onnipotente e supremo
dell'universo.
Il Signore dell'universo dimora amorevolmente nel cuore di ognuno, affinché nessuno soffra. Per
conservare il fluire dell'amore, della felicità e dell'evoluzione di ciascuno, l'onnipresente Signore
dell'universo è così benevolo che dimora naturalmente in ogni cosa. Nessuno può mai allontanarsi
da Lui.
L'onnipresenza dell'Essere è vita eterna, l'essenza della vita eterna.

L'ESSERE, IL CAMPO DELLA VITA ETERNA


In quanto onnipresente, costituente essenziale della creazione, l'Essere dimora alla radice di ogni
cosa, al di là di ogni esistenza relativa, di ogni forma e fenomeno. Poiché Esso ha il Suo puro, pieno
stato nel Trascendente, Esso dimora al di là del regno del tempo, dello spazio e della causalità, fuori
dai limiti del campo sempre mutevole della creazione fenomenica. L'Essere gioisce, ha sempre
gioito e sempre gioirà dello stato della Sua assoluta purezza. Esso gioisce dello stato che non
conosce mutamento, lo stato della vita eterna.
L'Essere assoluto e il Suo rapporto con l'universo relativo, possono essere compresi con un
esempio. L'Essere è come un oceano illimitato, silenzioso e sempre uguale. I differenti aspetti della
creazione, tutte le forme e i fenomeni e gli stati di vita sempre mutevoli nel mondo, sono come le
increspature e le onde che hanno la loro base in questo vasto oceano.
L'eterno oceano dell'Essere si può concepire in questo modo, con la differenza che lo stato puro
dell'oceano dell'Essere dimora al di là di ogni esistenza relativa. L'illimitata vastità della pura
esistenza, o pura coscienza, è il costituente essenziale e il contenuto della vita. È il campo della
illimitata, sconfinata eternità, della pura intelligenza, della pura esistenza: l'Assoluto.
Concludendo che l'Essere è il campo della vita eterna, è significativo accennare, qui, che le fasi
fenomeniche sempre mutevoli della vita quotidiana possono essere integrate dall'illimitato potere
della vita eterna dell'Essere. Questo aspetto pratico verrà trattato nei capitoli seguenti.

L'ESSERE, LA BASE DELLA VITA


Il vivere costituisce la nostra attività quotidiana. L'Essere, che è il costituente essenziale della
creazione alla base di ogni attività, si trova nel campo dell'Assoluto. L'essere forma la sorgente
fondamentale di ogni attività individuale e in Esso, mediante Esso, l'attività è sostenuta in tutti i
complessi e differenti campi della vita quotidiana.
Sappiamo che la nostra vita comincia col respiro e col pensiero e, nei capitoli che seguiranno,
vedremo come l'Essere trascendentale non-manifestato si manifesti prima nella forma di prana e di
mente (respiro e pensiero).
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L'attività è subordinata al pensiero. Noi dobbiamo pensare prima di eseguire qualsiasi cosa. Noi,
però, consideriamo raramente da che cosa procede il nostro pensiero. Il pensare è la base dell'agire;
quale è la base del pensare? Per pensare noi dobbiamo, almeno, essere. L'Essere è la base del
pensare, e il pensare è la base dell'agire. L'Essere è la base del vivere. Proprio come senza la linfa
non ci sarebbero né la radice né l'albero, così senza l'Essere non ci sarebbero né il pensare né l'agire.
Senza l'Essere non ci sarebbe la vita. Se ci prendiamo cura della linfa l'intero albero fiorirà; allo
stesso modo, se ci prendiamo cura dell'Essere, l'intero campo del pensiero e della azione fiorirà.
L'intero campo della vita, prendendo coscientemente cura dell'Essere, sarà glorificato.
Per questo noi troviamo l'Essere alla base di ogni attività, del comportamento e dei vari modi e
forme del vivere. L'Essere è il fondamento più glorioso e lodevole della vita. L'Essere è il piano
della legge cosmica, la base di tutte le leggi della natura, che si trova alla radice dell'intera creazione
e dell'evoluzione.
È possibile glorificare tutti gli aspetti della vita e vivere infondendo coscientemente la natura
dell'Essere nei differenti campi dell'attività e del comportamento.

L'ESSERE, L'ASSOLUTO E IL RELATIVO


Il campo illimitato dell'Essere si estende dal non-manifestato, assoluto, eterno stato, agli stati
grossolani, relativi e sempre mutevoli della vita fenomenica, come l'oceano si estende dall'eterno
silenzio del fondo, alla grande attività sempre mutevole, della superficie. Una estremità è
eternamente silenziosa, immutabile nella sua natura, l'altra è attiva ed in continuo mutamento.
Entrambi questi stati, il relativo e l'assoluto, sono gli stati dell'Essere. L'Essere è eterno,
immutabile nel Suo stato assoluto, ed è eternamente mutevole nei Suoi stati relativi. Pur rimanendo
nel Suo stato assoluto, onnipresente, Esso si trova, tuttavia, nelle fasi sempre mutevoli dell'esistenza
fenomenica e della creazione relativa. L'intero campo della vita, dall'individuo al cosmo, non è che
l'espressione dell'eterno, assoluto, immutabile, onnipresente Essere, nelle fasi relative e sempre
mutevoli dell'esistenza.
Un esempio può illustrare in modo più completo la natura dell'Essere. Un atomo di ossigeno e un
atomo di idrogeno hanno, in uno stato, le proprietà del gas, in un altro si combinano e presentano le
proprietà dell'acqua e in un altro ancora le proprietà del ghiaccio. Il contenuto essenziale del gas,
dell'acqua e del ghiaccio è il medesimo, ma ne cambiano le proprietà. Persino quando le proprietà
del gas, dell'acqua e del ghiaccio sono del tutto dissimili fra di loro, i costituenti essenziali H e O
sono sempre gli stessi.
Come l'ossigeno e l'idrogeno, pur rimanendo nei loro stati immutabili, presentano proprietà
diverse, così anche l’Essere, rimanendo nel suo carattere immutabile, assoluto ed eterno, si esprime
nelle differenti forme e fenomeni della creazione differenziata.
Questa affermazione, per talune mentalità scientifiche di taluni studiosi, può sembrare in
contraddizione con le teorie stabilite dalla scienza fisica. Albert Einstein sostenne la teoria della
relatività e disse che ogni cosa nell'universo è relativa, e che l'esistenza dei differenti mondi, forme
e fenomeni, può solo essere spiegata in termini di relatività. Ma qui noi abbiamo affermato che
l'Assoluto, rimanendo l'immutabile Assoluto, si esprime nei sempre mutevoli stati relativi della
creazione.
Queste due affermazioni sono compatibili? Sì. Quando Einstein dice che tutto ciò che esiste
nell'universo può essere capito solo in termini di relatività, egli ha ragione, perché la sua teoria della
relatività si limita al campo manifestato della creazione, che è il regno della scienza fisica.
Nei suoi tentativi di stabilire scientificamente la teoria del campo unificato, Einstein sembra
essere stato consapevole della possibilità di una base comune, che sottende ogni diversità. Di un
comune denominatore di tutta la creazione molteplice. Egli ha cercato almeno di stabilire una
costante quale base di tutta l'esistenza relativa. Se la scienza fisica arrivasse a questa conclusione
che Einstein ha tentato di localizzare con la sua teoria del campo unificato, verrebbe stabilita una
costante quale base di tutta la creazione relativa. Col rapido sviluppo della scienza nucleare non
sembra lontano il giorno in cui qualche fisico teorico riuscirà a stabilire definitivamente una teoria
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del campo unificato. Potrà avere un nome diverso, ma il contenuto stabilirà il principio dell'unità
nell'ambito della diversità, l'unità basilare dell'esistenza materiale.
La scoperta di questa base ultima dell'esistenza materiale segnerà il conseguimento ultimo nella
storia dello sviluppo della scienza fisica. Questo aiuterà a dirigere il mondo della fisica verso la
scienza dei fenomeni mentali. Le teorie sulla mente e sull'Essere sostituiranno le scoperte della
fisica. All'estremo limite dell'investigazione sulla natura della realtà nel campo della mente, sarà
trovato lo stato di pura coscienza, quel campo di natura trascendentale che dimora al di là di ogni
esistenza relativa dei valori materiali e mentali. L'ultimo campo dell'Essere dimora al di là del
campo dei fenomeni mentali ed è la verità della vita, in tutte le sue fasi relative ed assolute. La
scienza dell'Essere è la scienza trascendentale della mente. La scienza dell'Essere trascende la
scienza della mente che, a sua volta, trascende le scienze naturali che trattano le diversità
dell'esistenza materiale.
L'Essere è la realtà ultima di tutto ciò che esiste; è assoluto nella sua natura. Ogni cosa
nell'universo è di ordine relativo; ma l'eterno Essere, il principio ultimo della vita di natura non-
manifestata, si esprime in differenti forme e mantiene lo status quo di tutto ciò che esiste,
mantenendo allo stesso tempo il processo perpetuo del mutamento e dell'evoluzione nella creazione.
L'esistenza assoluta e relativa sono i due aspetti dell'eterno Essere, che è sia assoluto che relativo.
Le Upanishad lo descrivono come Purnamadah Purnamidam — quell'Assoluto non-manifestato è
pieno, e questo relativo manifestato è pieno.

L'ESSERE, L'ETERNA ED ULTIMA REALTA'


La magnificenza dell'Essere può essere sperimentata direttamente e riconosciuta come realtà
ultima. Sperimentando gli stati sottili di un suono o di un pensiero, la mente può essere condotta
sistematicamente al limite più sottile dell'esperienza e poi, trascendendo questo limite estremo di
ordine relativo, essa può raggiungere il campo Ultimo.
Le Upanishad ci presentano l'Essere come la realtà ultima imperitura ed eterna. Gli inni dei Veda
e la Bhagavad-Gita cantano le glorie del Sé imperituro, l'Essere, la Realtà ultima, il Brahman che è
il supremo, ultimo Assoluto. Essi dicono: « L'acqua non può bagnarLo, né il fuoco può bruciarLo, il
vento non può inaridirLo e le armi non possono ucciderLo. Esso è davanti, Esso è dietro, Esso è
sopra e sotto. Esso è a destra e a sinistra. Esso è l'Essere divino, onnipresente che tutto provvede ».
Le Upanishad spiegano l'Essere in termini di Ananda, o beatitudine, e lo collocano alla sorgente
della creazione, nella regione trascendentale della vita, permeante ogni cosa, ogni tempo, passato,
presente e futuro, tutto lo spazio e tutti gli aspetti della causalità.
Le Upanishad esplorano l'Essere, come Brahman, nelle regioni del prana cosmico e lo collocano
entro l'uomo stesso. Le grandi parole di illuminazione che si trovano nel Veda esprimono l'Essere
come la realtà ultima e Lo trovano entro l'uomo come il suo proprio, inseparabile Sé. Essi rivelano
la verità nell'espressione: « Io sono Quello, tu sei Quello, tutto questo è Quello, soltanto Quello è, e
non c'è nient'altro all'infuori di Quello ».
In queste espressioni, e in molte altre simili a queste, che sono state la fonte d'ispirazione e
d'illuminazione per milioni di uomini da tempi immemorabili, la filosofia indiana spiega l'unicità
della vita come la realtà ultima, l'assoluto Essere.
L'idea dell'Essere come realtà ultima è contenuta nei più antichi documenti del pensiero indiano.
Gli eterni testi del Veda coronati dalla filosofia delle Upanishad, rivelano il relativo e l'Assoluto
come i due aspetti dell'unica realtà, Brahman, l'Essere assoluto che, sebbene non-manifestato nella
Sua natura essenziale, manifesta Sé stesso come creazione relativa.
La vita non è nient'altro che l'Essere in tutte le sue fasi di esistenza assoluta e relativa; l'unità
dell'Essere è la stessa diversità della vita, l'Essere indistruttibile è lo stesso universo mutevole e
perituro.
La tesi dell'Essere, come eterna realtà ultima della vita, è fondata sulla certezza di una via pratica
e diretta che consente ad ogni uomo di sperimentare l'Essere stesso. La Bhagavad-Gita dà
un'esposizione molto chiara del sentiero dell'illuminazione, della meditazione trascendentale, ed
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afferma che non ci sono ostacoli ad essa, che non ci sono barriere sulla via: un po' di pratica libererà
l'uomo dalle grandi paure.
Questo messaggio pratico dell'esperienza dell'Essere come realtà ultima, glorifica tutti gli aspetti
della vita. È unico nello stabilire l'Essere come l'Assoluto ed ultima realtà di tutte le fasi relative
della vita.
L'Essere, in quanto realtà ultima, è di natura trascendentale. Perciò il campo dell'Essere può
solamente dirsi astratto e non concreto. Le parole « astratto » e « concreto » sono relative e nessuna
delle due esprime esattamente la natura dell'Essere. Ma se, per amore di chiarezza, dobbiamo usare
una parola che renda l'idea della natura dell'Essere, possiamo soltanto dire che Esso è astratto e non
concreto, benché la Sua esperienza sia molto più concreta di qualsiasi cosa nella vita relativa.
In ragione della Sua natura astratta, lo studio dell'Essere è stato avvolto nel misticismo e, di
conseguenza, per innumerevoli generazioni l'uomo comune è stato privato dei grandi vantaggi
dell'esperienza dell'Essere.
Ora che un modo sistematico per sperimentare direttamente l'Essere ultimo è a nostra
disposizione, l'Essere non è soltanto spogliato dalle bende del misticismo ma, entrando nel campo
delle scienze moderne, Esso indicherà all'uomo come usare la sua crescente conoscenza per la sua
evoluzione invece che per la sua distruzione.
La rivelazione dell'Essere come eterna ed ultima realtà, rende possibile integrare la vita
individuale con la vita eterna dell'Assoluto. Le fasi sempre mutevoli della vita individuale debbono
fondarsi sulla base dell'Essere immutabile, l'eterna ed ultima realtà. Il prana unisce, con un legame
sottile, il campo immutabile dell'eterno Essere, con le fasi sempre mutevoli della vita relativa.

L'ESSERE, IL PIANO DELLA LEGGE COSMICA


— Legge — significa: una regola di procedura. — Legge cosmica — significa: la regola di
procedura della vita cosmica, la regola che governa il fine dell'esistenza cosmica e dell'evoluzione.
— Legge cosmica — significa: la regola di procedura dell'intelligenza creativa cosmica che
crea, mantiene e dissolve l'universo.
— Cosmico — significa: che include tutto; che appartiene all'intero universo. Tutto quello che
esiste nella natura, sia nel suo aspetto statico di esistenza che nel suo stato dinamico di vita, è
incluso quando diciamo — cosmico —.
Ciò che troviamo nell'universo è il progresso della vita. Qualcosa è creato, cresce, si sviluppa
sino alla massima pienezza poi comincia a decadere. Decade soltanto per trasformarsi di nuovo. Il
fenomeno del mutamento sottostà alla creazione. È questo mutamento nel disegno della vita che dà
all'universo il suo stato e che sostiene l'evoluzione.
Troviamo che le cose cambiano nell'universo. Ma, oltre al mutamento c’è il mantenimento. La
vita mantiene sé stessa e, nello stesso tempo, si evolve.
L'aspetto del mantenimento è la stabilità; l'aspetto dell'evoluzione è il mutamento.
Il mantenimento di qualcosa di creato è la sua fase stabile. Ma quando una cosa cambia in
un'altra, essa si evolve a uno stato più alto, o si degrada a uno più basso: questa è chiamata la fase di
mutamento. Quando pensiamo alla legge cosmica dobbiamo quindi considerare questi due fattori: il
fattore di stabilità e quello di mutamento, nell'universo. E noi li troviamo entrambi
simultaneamente.
Questa è la legge della creazione, la legge del mantenimento e dell'evoluzione. Qualcosa è
creato, è mantenuto; e, mentre è mantenuto, si evolve, raggiunge il massimo dell'evoluzione poi si
dissolve. Il ciclo di creazione, di mantenimento, di evoluzione e di dissoluzione continua e, nella
sua continuità, la vita dell'universo procede.
Quando consideriamo la legge universale, dobbiamo anche considerare tutte le diverse
caratteristiche dell'universo: la creazione della vita e delle cose, il loro mantenimento, la loro
evoluzione e, infine, la loro dissoluzione.
Allo scopo di avere un quadro della natura della legge cosmica, facciamo un esempio: l'idrogeno
è un gas, l'ossigeno è un gas; la loro combinazione produce l'acqua, H2O. Le loro proprietà quale
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gas sono cambiate nelle proprietà del liquido ma H e O, idrogeno e ossigeno, rimangono H e O. Di
nuovo poi l'acqua si congela e si trasforma in ghiaccio. Le proprietà dell'acqua si sono mutate nelle
proprietà del ghiaccio, ma l'idrogeno e l'ossigeno, i costituenti essenziali, rimangono gli stessi. Il
fatto che essi rimangano gli stessi indica che c'è qualche forza, qualche legge o sistema che
mantiene l'integrità dell'idrogeno e dell'ossigeno anche se vi sono certe leggi che mutano le
proprietà del gas in acqua e dell'acqua in ghiaccio.
C'è una legge che non permette alla natura essenziale dell'ossigeno e dell'idrogeno di cambiare.
Persino mentre permette all'idrogeno e all'ossigeno di passare attraverso i diversi stadi della
creazione, essa mantiene la loro integrità come idrogeno e ossigeno.
Questa è la legge che mantiene lo status quo del costituente essenziale; ma, a differenti livelli di
creazione, essa dà origine ad altre leggi che trasformano la qualità di questo piano nella qualità di
quel piano, che trasformano cioè le proprietà del gas in quelle del liquido, e del liquido in quelle del
solido.
Differenti livelli di creazione continuano ad evolvere in differenti forrne. L'apparire di nuove
qualità è dovuto a nuove leggi che entrano in gioco mentre la legge eterna continua nel suo stato
immutabile. Tutti i cambiamenti hanno luogo sull'immutabile piattaforma del costituente essenziale.
C'è una legge nell'universo, che sta alla base delle innumerevoli leggi responsabili di tutti i
mutamenti nella creazione. Questa legge mantiene l'integrità del costituente ultimo essenziale della
creazione e, contemporaneamente, essa continua sempre a produrre nuove leggi nei differenti piani
della natura. Ciò costituisce i diversi stadi della creazione.
Il costituente ultimo ed essenziale della creazione è l'assoluto stato dell'Essere, o lo stato di pura
coscienza. Questo stato assoluto di pura coscienza è di natura non-manifestata, ed è sempre
mantenuto tale dalla legge cosmica. La pura coscienza, il puro Essere, è sempre mantenuto come
pura coscienza e puro Essere, eppure Esso è trasformato in tutte le differenti forme e fenomeni.
Questa è la legge cosmica; una legge che non permette mai all'Essere assoluto di cambiare. L'Essere
assoluto rimane eternamente tale, sebbene Lo si trovi in forme che variano ad ogni livello.
La legge cosmica è quello stato assoluto di pura coscienza che non conosce mutamento. È la
base di tutte le leggi della natura e, attraverso esse, mantiene lo status-quo dei differenti strati della
creazione: al tempo stesso fa evolvere ogni strato e con ciò mantiene il corso dell'evoluzione in
conformità al fine cosmico. Così, sebbene il mantenimento e l'evoluzione della creazione sia
direttamente svolto da diverse leggi, la base di tutte queste leggi è l'eterna legge cosmica al livello
dell'Essere, la base dell'intera creazione. Questo dà un quadro chiaro della legge cosmica.
La legge cosmica svolge la sua funzione da un livello che si trova fra il piano assoluto e il piano
relativo della vita. Essa armonizza fra di loro il non-manifestato eterno Essere e il campo
manifestato dell'esistenza relativa differenziata. È il potere della legge cosmica che mantiene
l'Essere eterno nello stato assoluto e, al tempo stesso, conserva la differenziazione fenomenica
sempre mutevole negli stati relativi della vita. L'unità di vita nell'Essere assoluto e la diversità della
creazione molteplice sono entrambe mantenute nelle loro proprie sfere. Questa è la natura
misteriosa e onnipotente della legge cosmica che ha il suo eterno stato sul piano dell'Essere.

IL PRANA E L'ESSERE
Il prana è l'espressione dell'Essere che si manifesta. È la tendenza del non-manifestato a
manifestarsi. Si può dire che esso sia l'impulso dell'Essere astratto, assoluto. L'Essere è l'esistenza
assoluta di natura non-manifestata. La sua tendenza a vibrare e a manifestarsi è chiamata — prana
—. L'Essere vibra, il prana vibra e la creazione comincia a manifestarsi. Quando l'Essere assume
una natura soggettiva Esso diventa mente; quando assume una natura oggettiva esso diventa
materia. Quando rimane — innocente — serve come legame fra il soggetto e l'oggetto e, creando
una relazione soggetto-oggetto, il divino Essere comincia il suo gioco nella grande varietà della
creazione molteplice.
Troviamo quindi che il prana è il potere dell'Essere latente nel suo stato non-manifestato e che
esso entra in gioco nel processo di manifestazione, quando l'Essere assume il ruolo di creazione
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soggettiva e oggettiva. Allora ci si può domandare: «che cosa fa sì che il prana assuma qualità
soggettive e oggettive? ».
L'intelligenza cosmica, o il potere creativo, che è la natura stessa dell'Essere, genera il prana da
sé medesimo, dall'interno dell'Essere assoluto. Il prana scaturisce dalla sorgente dell'Essere non-
manifestato, l'Essere assoluto assume il ruolo di prana. Ecco come la natura stessa dell'Essere inizia
i processi di creazione e di evoluzione.
Quale ne è la causa?
La stessa natura dell'Essere ne è la causa. È come se l'Assoluto volesse divenire creativo e
relativo.
« Perché? ».
A causa della sua stessa natura; o, forse, per la gioia della varietà.
L'espansione della felicità è lo scopo della creazione.
L'Essere, lo stato dell'eterna unità, senza sottoporsi a nessun cambiamento in sé stesso, assume il
ruolo della molteplicità della creazione, la diversità dell'Essere. L'Assoluto che assume il ruolo del
relativo, o l'unità che appare quale molteplicità, non è altro che la natura stessa dell'Essere assoluto
che appare in diverse manifestazioni. Ecco perché, mentre l'Assoluto è eterno nel suo stato
immutabile, la diversità relativa della creazione è eterna nella sua natura sempre mutevole.
Questo risolve l'enigma della creazione.
L'unità dell'Essere non-manifestato e assoluto è anche la diversità e la varietà della creazione
manifestata in tutte le sue fasi relative di esistenza. L'Assoluto e il relativo formano, insieme,
l'intera verità della vita. Il cento per cento di Assoluto e il cento per cento di esistenza relativa si
uniscono per formare il cento per cento della vita nella creazione.
Dovremmo tener presente che la creazione manifestata e l'Essere non-manifestato, sebbene
appaiano diversi, sono in realtà uno e lo stesso.
La realtà della dualità è l'unità. Sebbene differenti nelle loro caratteristiche. L'Essere assoluto e la
creazione relativa formano insieme una realtà unica. L'intero processo di ciò che noi conosciamo
come creazione ed evoluzione è semplicemente lo stato dell'Essere nel prana, e il mutamento
appartiene alla natura stessa dell'Essere. La creatività dimora nella natura dell'Essere assoluto, la
creazione è il Suo ruolo e l'evoluzione è l'espansione della Sua esistenza. L'Essere rimane l'Essere, e
da questo deriva la creazione.
Il prana è Essere, nella sua natura; è la forza motrice della creazione e la forza fondamentale
della mente.

LA MENTE E L'ESSERE
La mente può essere paragonata a un'onda dell'oceano dell'Essere. Il non-manifestato, assoluto
Essere, stimolato dalla sua stessa natura, il prana, appare come mente; allo stesso modo l'oceano,
stimolato dal vento, appare come onde.
Ciò che agisce come la forza del vento per produrre l'onda della mente nell'oceano dell'Essere
non-manifestato è il karma. Così si può dire che il prana, integrato con l'influsso del karma, è la
mente.
Questa affermazione suggerisce che, se non ci fosse l’influsso del karma, non esisterebbe la
mente. Ci si domanda se il karma debba prima esistere affinché la mente possa esistere.
Quando esaminando il karma troviamo che, senza la mente (l'agente), il karma o azione, non si
può produrre, questo dimostra l'interdipendenza della mente e del karma; sembra quindi difficile
stabilire se il karma è prodotto dalla mente, o la mente dal karma.
La risposta è che la mente nasce dal karma e crea il karma, e che il karma nasce dalla mente e
crea la mente. Il seme produce l'albero e l'albero il seme. Non si può determinare quale dei due
abbia dato origine all'albero, nel principio. Si può dire soltanto che il seme è la causa dell'albero, e
che l'albero è la causa del seme. Ma non è possibile determinare quale dei due abbia dato origine al
ciclo.
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La metafisica tace su questo punto, accetta semplicemente che il ciclo del seme e dell'albero sia
esistito e continui ad esistere. Analogamente non c'è testimonianza che provi se il prana abbia dato
origine alla mente o se la mente abbia dato origine al prana. Noi, praticamente, accettiamo il
principio dell'interdipendenza della mente e del prana.
Questo può essere capito in termini di karma.
Il karma di una vita passata dà origine all'identità della mente nella vita presente; il livello di
evoluzione raggiunto dalla mente in una vita passata le dà il suo stato nella vita presente e, sulla
base del karma passato, la mente inizia la sua vita presente.
Senza la forza vitale del prana, il karma rimane inerte. Questo karma inerte, integrato dalla forza
vitale, cioè dal prana, fa sorgere la mente. Così la mente è una composizione di prana e di karma e,
attraverso il prana, è reintegrata con l'Essere non-manifestato. Troviamo così che la mente è il
secondo stadio nel processo di manifestazione, o di creazione, mentre il prana è il primo.
Questo chiarisce la posizione della mente nel campo della creazione, e la sua relazione con
l'Essere che è il fine Ultimo. Il prana è la prima espressione dell'intelligenza cosmica. Il prana,
riflesso dal karma, realizza l'individualità e appare come mente individuale. Così la mente
individuale è un riflesso limitato della illimitata mente cosmica, o pura intelligenza. Proprio come il
prana è la manifestazione dell'eterno oceano dell'Essere non-manifestato, così la mente è il riflesso
dell'intelligenza cosmica sul karma.
Questo dimostra che, prima della creazione della mente, teoricamente all'inizio esisteva l'azione
del karma. Il che ci porta a concludere che c'era creazione prima della creazione. Esisteva un giorno
prima di questo giorno, e una notte prima di questa notte. Il ciclo di creazione e di dissoluzione è un
ciclo eterno, nell'eternità dell'Essere.
Nel processo di creazione la mente comincia ad esistere perché, prima, c'è stata una mente che
creò un karma. Questa influenza del karma continua ad esistere quale base della mente attuale.
Possiamo così concepire due realtà alla radice della creazione. Una è la realtà eterna dell'Essere
assoluto, e l'altra è la realtà del karma che, sebbene dimori nel campo sempre mutevole
dell'esistenza relativa, trova il suo stato eterno nel ciclo ininterrotto dell'azione, dell'esperienza e
dell'impressione. L'impressione di un'esperienza sulla mente di chi agisce è l'influsso più sottile del
karma. Esso conserva la sua esistenza al livello più sottile della mente, quasi al punto d'incontro
della mente col prana. È proprio su questo piano, dove l'Essere diventa mente, che ha inizio la
creazione e che in virtù di questa sottilissima impressione del karma, il prana assume il ruolo di
mente. Si potrebbe dire in linea di massima che, nella creazione, il gradino successivo sia prodotto
quasi simultaneamente attraverso il meccanicismo dei sensi di percezione che rende la mente
capace di funzionare e di attuare la realtà della mente stessa e dei sensi. La materia viene ad essere
per formare il meccanismo fisico attraverso il quale i cinque sensi di percezione trovano la loro
espressione e per giustificare la validità della loro creazione, al fine di esistere e funzionare, quali
agenti della mente nel processo di evoluzione e di creazione. Mediante questo processo si formano i
sensi, il sistema nervoso e il corpo.
Questo chiarisce il sottile meccanismo della creazione, ed illustra i principi che sono alla base
della creazione stessa della mente, dei sensi, del sistema nervoso, del corpo e la loro relazione con
l'Essere.
L'Essere è l'oceano illimitato, eterno, della vita assoluta. Poiché Esso è di natura trascendentale è
privo di attributi. Esso può essere certamente sperimentato ma questa esperienza avviene sempre nel
suo stesso campo di esistenza trascendentale, o pura coscienza, dove la mente trascende tutti i
campi dell'esperienza relativa e diventa una con l'Essere e, ottenendo lo stato dell'Essere, non è più
mente cosciente. Questo stato di esistenza assoluta, priva di attributi, dimora completamente al di là
dell'immaginazione, al di là di ogni concezione o comprensione intellettuale.
La mente umana cerca naturalmente di capire la realtà ultima e di giungere sulla riva
dell'illimitato oceano di saggezza dell'Assoluto. Nel suo tentativo di scandagliare l'insondabile, e di
capire il Trascendente, essa prende la via che le consente di capire i campi più sottili della
19

creazione, nella speranza che, non appena il livello più sottile venga compreso, sia possibile capire
la reale natura del supremo ultimo.
Per aiutare tali ricerche intellettuali sulla natura dell'Essere e il suo rapporto coi campi più sottili
della creazione soggettiva e oggettiva discuteremo brevemente lo stato dell'Essere e la successiva
creazione del prana, della mente, dei sensi, del sistema nervoso e del corpo.
È stato messo in chiaro che non è l'Essere che si manifesta (perché, a causa della sua natura
trascendentale priva di attributi, Esso non è in grado di manifestarsi o di opporsi alla
manifestazione) ma che è la strumentalità del karma che si riflette sull'Essere, o che accetta il
riflesso dell'Essere, e diventa la tendenza a creare, ottenendo con ciò l'attributo di prana. Da questo
punto, basata su questo riflesso, l'intera creazione comincia a separarsi dall'Essere, che rimane
immutato nel suo eterno stato assoluto. Nulla, perciò, accade all’Essere assoluto, e la creazione
comincia nelle sue molteplici forme e fenomeni, basata sulla strumentalità del karma, spinta dal
prana e realizzata dalla mente, lasciando l'Essere intatto.
Poiché l'Essere è onnipresente, Esso pervade l'intera molteplicità della creazione. Nulla è senza
di Esso. Ogni cosa è Esso. Così lo stato della creazione è separato dall'Essere e, al tempo stesso
l’essere è l'intera creazione. La mente è distinta dall'Essere e, al tempo stesso, la sua natura
essenziale è l'Essere.
La ruota del karma continua a creare, ad evolvere e a dissolvere la creazione fenomenica in cicli
di esistenza e di non esistenza dell'intero cosmo, e l'individuo trova il suo ruolo in esso, come parte
di esso.
Troviamo che, in essenza, la vita è eterna ed assoluta. In realtà non esiste nulla all'infuori
dell'Assoluto. Tutte le forme e i fenomeni relativi e sempre mutevoli, e l'intera esistenza cosmica,
hanno la loro vita nell'eterno Essere mentre, al tempo stesso, la loro fase fenomenica di esistenza è
basata sul piano del karma che non ha, in sé stesso, alcuno stato assoluto. La fase relativa trova uno
stato imperituro nei cicli di creazione e di dissoluzione.
Questo ci suggerisce che ci sono due basi nella vita: l'assoluto Essere e il karma. Ci si domanda:
« Possono esserci due realtà ultime? ».
Se fosse così questo lascerebbe incompiuta la ricerca della realtà ultima e il ricercatore della
verità rimarrebbe nell'incertezza.
Non ci possono essere, di certo, due realtà supreme: l'Essere e il karma. Evidentemente ce ne può
essere una sola. Rimane da scoprire quale è la realtà ultima: l'Essere o il karma,
Abbiamo visto che l'Essere, nella sua natura essenziale, è esistenza assoluta e che Quello solo
può essere accettato come realtà ultima della vita. Ma abbiamo anche visto che questa realtà ultima,
l'Essere, essendo assoluta è priva di attributi e quindi incapace di creare. Abbiamo detto che la
creazione deriva dal seme del karma latente nell'Essere, che tiene insieme la strumentalità del prana,
del karma e della mente. La creazione ha luogo quando il karma, per virtù propria, assume il ruolo
di prana, la forza vitale della vita e della creazione.
Il fatto che il karma assuma il ruolo di prana per dare inizio alla creazione nell'onnipresenza
dell'eterno Essere, porta speranza al ricercatore e giustifica la sua ricerca della realtà ultima, una.
La natura onnipresente dell'Essere non permette al karma di assumere uno stato indipendente
quale realtà ultima. Il karma è latente nella natura stessa dell'Essere, e la creazione trova in Esso la
sua sorgente. Così l'Essere rimane come l'unica suprema realtà ed ha la strumentalità del karma
latente nella sua propria natura, per il fine della creazione.
La consapevolezza che l'Essere eterno è l'unica, ultima suprema realtà dell'esistenza, dimostra
che la causa della creazione, o la creatività onnipotente, è latente nella natura stessa dell'Essere e
che essa si esprime nella creazione. Abbiamo così trovato che l'Assoluto, eterno Essere, privo di
attributi è la realtà ultima dell'esistenza e che, in virtù della Sua stessa natura, il processo della
creazione, dell'evoluzione e della dissoluzione continua eternamente senza influenzare il Suo stato
assoluto.
Questo ci dà un quadro completo dell'assoluto eterno Essere in relazione alla Sua onnipossente
intelligenza creativa, o mente universale, e come pure alla mente individuale.
20

IL KARMA E L'ESSERE
Karma significa azione o attività. Nel paragrafo precedente abbiamo visto la natura del rapporto
che intercorre fra l'Essere e il karma, e abbiamo trovato che il karma, nella sua forma manifestata, è
opposto alla natura essenziale dell'Essere. L'Essere è esistenza assoluta, mentre il karma è lo
strumento attraverso il quale il ciclo della creazione, dell'evoluzione e della dissoluzione è
continuamente tenuto in movimento. Abbiamo veduto così che la natura essenziale del karma non è
certamente in conformità con la natura essenziale dell'Essere il quale è soltanto — essere —.
Nessun karma può mai raggiungere lo stato dell'Essere. Mediante il processo del karma l'intera
creazione deve muoversi continuamente attraverso l'eterno ciclo della nascita e della morte; della
creazione, dell'evoluzione e della dissoluzione. Poiché il karma è opposto allo stato dell'Essere,
qualsiasi processo che porti il karma all'estinzione, si risolverà nello stato dell'Essere.
Abbiamo visto che lo stato dell'Essere è sempre la medesima esistenza onnipresente,
trascendentale, assoluta. Esso è sempre presente. Ma la vita dell'individuo, muovendosi sulla ruota
del karma, rimane sempre nel campo dell'esistenza relativa, per questo perde la gloria dell'Essere.
Come abbiamo già detto, la vita dell'individuo, e quella del cosmo, è creata, mantenuta e dissolta
dalla forza del karma. Ecco perché ogni individuo e tutti gli esseri, nel mondo, sono soggetti alla
sua forza. La forza del karma mantiene la vita nel campo relativo, di conseguenza l'individuo
rimane fuori dal regno del puro Essere.
Se ci fosse un mezzo per evitare la morsa del karma, sarebbe possibile ottenere lo stato
dell'eterno Essere. Nel prossimo capitolo vedremo che, mediante una tecnica che consente di
minimizzare l'attività dell'esperienza e di trascenderne, alla fine, il campo più sottile, si arriva allo
stato dell'Essere, il campo della vita eterna.
Questa verità, che la natura dell'Essere e quella del karma sono incompatibili fra di loro, è stata
sostanzialmente male interpretata da coloro che non conoscono la tecnica che permette di
minimizzare le forze del karma e di elevarsi al di sopra del suo influsso per ottenere lo stato
dell'Essere. Quando tali persone di visione incompleta leggono nei libri di metafisica che l'assoluta
coscienza di beatitudine è opposta alla natura del karma, esse incominciano a sviluppare le loro
personali teorie per sostenere che, secondo la loro convinzione, una vita di attività nel mondo è
opposta allo stato dell'assoluta coscienza di beatitudine. Questa interpretazione sbagliata ha creato
l'abisso che esiste da molti secoli fra i valori spirituali e materiali.
Sebbene la natura dell'Assoluto e quella del relativo, dell'Essere e del karma, siano incompatibili
fra di loro, esiste una tecnica mediante la quale è possibile glorificare il campo del karma con la
luce dell'Essere. Questo è il punto che innumerevoli generazioni hanno perduto di vista, questo
punto di conoscenza per cui è solo necessaria l'abilità nell'azione per compiere la glorificazione del
karma.
Questa interpretazione sbagliata è stata la causa principale che ha fatto crescere la sofferenza,
l'infelicità, le tensioni, ed aumentare la negatività in tutti i campi della vita.
È ormai tempo di correggere questo errore e di rendersi conto che, attraverso il sistema della
profonda meditazione trascendentale, ogni mente può uscire dallo stato relativo dell'esperienza e
raggiungere lo stato dell'Essere. La mente, avendo preso coscienza di questo stato, è permeata dal
valore dell'Essere, perché nel Trascendente essa è fuori dal campo del karma e cessa di essere mente
individuale per diventare una con l'assoluto eterno Essere. Quando la mente è di nuovo portata
fuori, nel campo relativo dell'attività, dalla forza del karma, essa si rende conto che lo stato
dell'Essere trascendentale, nel suo aspetto illimitato di beatitudine assoluta, è assai migliore dello
stato relativo di felicità transitoria nel campo dell'attività.
Lo stato di coscienza di beatitudine del Trascendente esercita una immediata impressione sulla
natura della mente. Ritornando nel campo relativo, dove spazio, tempo e causalità tengono ogni
cosa entro confini ristretti, la mente comincia a trattenere qualcosa di questo stato illimitato. E,
mediante una pratica ripetuta, essa diviene sempre più familiare col Trascendente.
La pratica continua della meditazione trascendentale produce una impressione talmente forte
dell'Essere nella natura della mente, che essa, mentre continua a sperimentare nel campo
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dell'esistenza relativa, incomincia a vivere la natura dell'Essere eterno. Questo è di enorme valore
pratico per la mente impegnata nelle attività quotidiane. Ciò che mancava era la capacità di
armonizzare il valore dell'Essere con quello dell'attività nel campo del karma. Questo non è difficile
capirlo. L'abilità nell'azione sta nel riportare la mente alla sua sorgente e nel cominciare un'attività
cosciente, dalla stessa sorgente del pensiero. Questa è l'abilità nell'azione che infonde il potere
dell'Essere nel campo del karma attraverso la strumentalità della mente. Questo esalta l'attività su
tutti i livelli e, nello stesso tempo, lascia la mente libera dalla schiavitù del karma. La mente deve
questa libertà alla sua stabilizzazione nell'eterna coscienza di beatitudine. Proprio come alla chiara
luce del sole, la luce della candela perde il suo significato relativo, allo stesso modo, nell'eterna luce
della beatitudine assoluta, le gioie relative della vita cessano di tenere la mente nella loro stretta
morsa. In questo modo la mente è liberata dall'influsso vincolante del karma attraverso l'esperienza
della beatitudine assoluta dell'eterno Essere.
L'abilità nell'azione sta nel ridurre, prima, l'attività a zero e, da quel punto, cominciare ad agire.
È come tirare indietro la freccia nell'arco quando vogliamo scoccarla. L'abilità sta nel ritirarla il più
possibile, finché raggiunge lo stato di non attività. Da quel punto la freccia viene scoccata, senza
sforzo, lasciando semplicemente la presa. L'abilità nell'azione sta solo nel tirare indietro la freccia e
nel rilasciarla. Allora essa sarà scoccata in modo naturale, col minimo sforzo e con la massima
forza.
Allo stesso modo, se si porta l'attività della mente ad uno stato di quiete e da quel punto si inizia
l'azione, sarà richiesto un minimo di energia. L'azione sarà compiuta agevolmente e darà i massimi
risultati. Colui che compie l'azione agirà, una volta stabilizzato nell'eterna libertà dell'Essere e, di
conseguenza, non sarà sotto l'influsso limitante del karma.
Questa è l'abilità nell'azione.
Possiamo così concludere che, sebbene la natura del karma e la natura dell'Essere siano
incompatibili fra di loro, è possibile potenziare il karma con la beatitudine dell'Essere. È possibile
per l'uomo vivere nel campo dell'azione e, simultaneamente, vivere anche una vita di eterna libertà
nella coscienza di beatitudine dell'assoluto Essere. L'uomo può agire nel mondo con tutto l'interesse
possibile e può, contemporaneamente, vivere nella coscienza divina, unendo i valori dell'esistenza
assoluta e relativa.
Lo scopo di questo libro è di rivelare ciò all'uomo.
Dobbiamo ricordare che, mentre la scienza dell'Essere è completa nella sua teoria, essa è
essenzialmente una scienza positiva i cui risultati dipendono dalla pratica della meditazione.
Ciascuno di noi può sperimentare questo stato dell'Essere, creare nella sua vita una condizione di
eterna libertà e ottenere, nello stesso tempo, maggiori successi in tutti i campi dell'attività.

1. Nel testo appaiono più volte le espressioni «stati sottili» e «strati sottili». L’una e l’altra
corrispondono al dettato del Maestro, e il lettore attento si accorgerà della differenza che le due
espressioni hanno nel contesto (N.d.T.).
2. «Sat-Chit-Ananda». «Sat», è ciò che non cambia mai; «Chit», è ciò che è coscienza;
«Ananda», è ciò che è beatitudine.
22

Capitolo Secondo

COME VENIRE A CONTATTO CON L'ESSERE


La scienza dell'Essere non si limita a postulare la teoria di un elemento assoluto alla base
dell'intera creazione, ma fornisce anche una via sistematica attraverso la quale qualsiasi uomo può
fare l'esperienza diretta della natura essenziale dell'Essere trascendentale assoluto.
Esaminiamo prima la possibilità dell'esperienza diretta dell'Assoluto dal punto di vista teoretico,
poi ne considereremo i risultati pratici nella vita quotidiana.
Abbiamo visto che l'Essere sta oltre il livello più sottile della creazione, nel campo
trascendentale dell'esistenza assoluta. Al fine di sperimentare questa realtà trascendentale è
necessario che la nostra attenzione sia condotta attraverso tutti gli strati sottili della creazione;
giunta al livello più sottile essa trascenderà quell'esperienza e giungerà nel campo dell'Essere
trascendentale.
Che cosa troviamo sul piano grossolano della creazione? Troviamo cose grossolane da vedere
con gli occhi, parole e suoni grossolani da ascoltare con le orecchie, odori grossolani da odorare col
naso, varietà di sensazioni da percepire attraverso il senso del tatto e varietà di sapori da gustare con
la lingua. Noi pensiamo e normalmente non ci sembra che il processo del pensiero abbia alcun
rapporto coi sensi di percezione. Ma il processo del pensare include uno o molti di questi sensi.
La nostra esperienza nel campo della percezione ci mostra che noi sperimentiamo cose
grossolane e cose sottili. Usiamo gli occhi per vedere, le orecchie per udire, e così via; ma sappiamo
che c'è un limite a quello che gli occhi possono vedere, le orecchie udire e la lingua assaporare.
Questo limite segna il confine dell'esperienza della creazione grossolana.
Gli occhi possono vedere le forme sino a quando queste non diventano sottili oltre un certo
limite. Le orecchie possono udire i suoni entro un certo intervallo di frequenza. Il naso può odorare
differenti odori finché essi sono abbastanza grossolani. Lo stesso accade per tutti i sensi di
percezione. Essi possono sperimentare soltanto gli oggetti grossolani.
38
Comprendiamo così che la nostra esperienza è limitata, normalmente, al campo grossolano della
creazione. I campi sottili sono oltre il nostro comune raggio di esperienza. Sappiamo che ci sono
forme molto più sottili di quanto gli occhi possano vedere, e che queste possono essere osservate
attraverso il microscopio. Sappiamo che ci sono suoni che le orecchie non possono udire, ma che
diventano udibili con l'aiuto di amplificatori. Questo dimostra che esistono livelli sottili di creazione
con cui non siamo familiari, perché la nostra normale capacità di esperienza è limitata alla fase
grossolana. Perciò, allo scopo di sperimentare l'Essere trascendentale, è necessario sviluppare la
facoltà dell'esperienza.
Se potessimo svilupparla attraverso uno qualsiasi dei sensi, o sviluppare la nostra capacità di
sperimentare il pensiero prima che esso giunga al livello cosciente della mente, e se questa abilità di
sperimentare il pensiero potesse essere così sviluppata tanto da raggiungere la sorgente del pensiero
allora, trascendendo questa sorgente, sarebbe possibile raggiungere lo stato trascendentale del puro
Essere. In questo modo, attraverso l'esperienza progressiva degli stati più sottili della creazione
mediante uno qualsiasi dei sensi, finché l'esperienza più sottile è trascesa, lo stato dell'Essere viene
raggiunto.
Poiché l'Essere è di natura trascendentale, Esso non appartiene al raggio di nessun senso di
percezione. Solo quando la percezione sensoriale finisce, può essere raggiunto il campo
trascendentale dell'Essere. Finché noi sperimentiamo attraverso i sensi, siamo nel campo relativo.
Per questo l'Essere non può venir sperimentato attraverso alcuno dei sensi. Questo dimostra che,
procedendo attraverso uno qualsiasi dei sensi di esperienza dobbiamo prima giungere all'estremo
limite dell'esperienza attraverso quel senso poi, trascendendolo, raggiungeremo uno stato di
coscienza in cui lo sperimentatore non sperimenta più.
23

La parola — sperimentatore — implica uno stato relativo; è un termine relativo. Perché lo


sperimentatore possa esistere deve esserci un oggetto di esperienza. Lo sperimentatore e l'oggetto di
esperienza sono entrambi relativi. Quando si trascende l'esperienza dell'oggetto più sottile, lo
sperimentatore è lasciato solo, senza l'esperienza, senza l'oggetto di esperienza, senza il processo
dello sperimentare. Quando il soggetto rimane senza un oggetto di esperienza, avendo trasceso lo
stato più sottile dell'oggetto, egli esce dal processo dello sperimentare e giunge allo stato
dell'Essere. La mente si trova allora nello stato dell'Essere che è al di là del piano relativo.
Lo stato dell'Essere non è né uno stato di esistenza oggettiva né soggettiva perché entrambi
questi stati appartengono al campo relativo della vita. Quando lo stato più sottile dell'esperienza
oggettiva è stato trasceso, allora la soggettività dell'individuo si fonde nel Trascendente.
39
Questo stato di coscienza è conosciuto quale pura coscienza, lo stato dell'Essere assoluto.
Ecco come, portando l'attenzione nel campo del Trascendente, è possibile prendere contatto con
l'Essere e sperimentarlo. Esso non può essere sperimentato sul livello del pensiero perché, fin dove
giunge il pensiero, si rimane ancora nel campo dell'esistenza relativa; l'intero campo della
percezione sensoriale si trova entro l'esistenza relativa.
Lo stato trascendentale dell'Essere si trova oltre il vedere, l'udire, il toccare, l'odorare e il gustare,
oltre il pensare e il sentire. Questo stato di non-manifestata, pura, assoluta coscienza dell'Essere, è
lo stato ultimo della vita. Esso è facilmente sperimentato mediante il sistema della meditazione
trascendentale.

LA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE
Il processo di portare l'attenzione al livello dell'Essere trascendentale è conosciuto come il
sistema della meditazione trascendentale.
Nella pratica della meditazione trascendentale si sceglie un pensiero adatto, e la tecnica per
sperimentarlo nei suoi stati iniziali di sviluppo rende la mente cosciente capace di giungere,
sistematicamente, alla sorgente del pensiero, il campo dell'Essere.

IL PRINCIPIO FONDAMENTALE
Abbiamo visto che l'Essere è lo stato di eterna assoluta esistenza e che il modo di sperimentare
l'Essere consiste nello sperimentare dagli stati grossolani a quelli sottili della creazione, finché la
mente arriva al Trascendente.
Abbiamo detto che potremmo procedere mediante uno qualsiasi dei sensi della percezione.
Attraverso il senso della vista, per esempio, potremmo gradualmente sperimentare forme sempre
più sottili finché in ultimo i nostri occhi raggiungano un punto oltre il quale siano incapaci di
percepire una forma al di là di un certo grado di sottigliezza. Se chiudiamo gli occhi e addestriamo
l'occhio interiore — l'occhio della mente — a percepire l'oggetto al punto in cui non ci è più
possibile percepirlo ad occhi aperti, avremo una immagine mentale dell'oggetto. Se ci fosse un
modo che ci permettesse di sperimentare i livelli sottili di questa immagine mentale, indi il suo stato
più sottile e di trascenderlo, raggiungeremmo allora lo stato dell'Essere. Analogamente, mediante
qualsiasi senso di percezione, potremmo cominciare a sperimentare l'oggetto e giungere, infine, allo
stato trascendentale dell'Essere.
Attraverso l'esperienza di un pensiero possiamo sperimentare gli stati sottili del pensare e,
trascendendoli, possiamo essere sicuri di giungere allo stato trascendentale dell'Essere.
Il pensare è, in sé stesso, lo stato più sottile del parlare. Quando parliamo, le nostre parole sono
udibili, ma se non parliamo, esse non sono percepibili. Troviamo così che il pensiero è una forma
sottile del suono.
Il processo del pensare ha inizio dal livello più sottile, più profondo della coscienza e diventa, a
mano a mano che si sviluppa, più grossolano. Infine diviene abbastanza grossolano da essere
percepito al livello di superficie della coscienza: il livello comune del pensare. Un'analogia chiarirà
questo principio.
24

Un pensiero parte dal livello più profondo della coscienza, dal livello più profondo dell'oceano
della mente, proprio come una bolla d'aria parte dal fondo del mare. A mano a mano che la bolla
sale essa diventa più grande. Quando essa raggiunge la superfice dell'acqua è percepita come bolla
d'aria.
La mente è come un oceano. Gli strati di superficie della mente funzionano attivamente, mentre i
livelli più profondi rimangono silenziosi. Il livello di superfice, attivo, dell'oceano della mente è
chiamato mente cosciente. Qualsiasi pensiero, sul livello di superficie, è riconosciuto
coscientemente ed è a questo livello che i pensieri sono riconosciuti come tali.
Un pensiero parte dal livello più profondo della coscienza e sale dalla profondità dell'oceano
della mente sino ad apparire alla superficie quale pensiero cosciente. Troviamo così che ogni
pensiero muove l'intero raggio di profondità della coscienza. Ma è consciamente riconosciuto solo
quando raggiunge il livello cosciente; tutti i suoi precedenti stadi di sviluppo non sono riconosciuti.
Ecco perché, ad ogni fine pratico, diciamo che i livelli più profondi dell'oceano della coscienza sono
silenziosi.

Fig. 1 p.41 (p.59 ed. spagnola)

In riferimento al grafico, la bolla del pensiero, sorgendo dal livello A, diventa gradatamente più
grande. Allorché essa raggiunge il livello di superficie B si è sviluppata abbastanza da essere
riconosciuta come pensiero. Questo è il livello della mente cosciente. Gli stati sottili della bolla-
pensiero, al di sotto di questo livello cosciente, non sono riconosciuti.
Se la bolla-pensiero potesse essere riconosciuta consciamente sotto il livello B, e a tutti i livelli
di sottigliezza fra A e B, sarebbe, allora, possibile portare il livello A entro la sfera della mente
cosciente. In questo modo la profondità della mente cosciente (rappresentata da W1) diventerebbe
più vasta (come è rappresentata da W2) e il suo potere aumenterebbe enormemente. Questa
espansione della capacità cosciente della mente avviene automaticamente nel cammino della mente
verso l'Essere. Così le onde, sulla superfice dell'oceano, prendono contatto coi livelli più profondi
dell'acqua in modo tale che ciascuna onda diventa più potente di quella che la precede. L'intero
potenziale mentale è, in questo modo, dispiegato e la capacità cosciente della mente è aumentata al
massimo.

LA TECNICA
Le bolle del pensiero vengono prodotte a getto continuo, una dopo l'altra, e la mente è allenata a
sperimentare la bolla successiva allo stato iniziale del suo sviluppo (vedi grafico). Quando
l'attenzione raggiunge il livello A essa ha attraversato l'intera profondità della mente ed ha
raggiunto la sorgente dell'intelligenza creativa dell'uomo.
Questa sorgente del pensiero entra così nella sfera della mente cosciente. Quando la mente
cosciente trascende lo stato più sottile del pensiero, essa trascende il livello più sottile
dell'esperienza relativa e arriva all'Essere trascendentale, lo stato di pura coscienza o di auto-
consapevolezza.
Ecco come, in modo sistematico, la mente è condotta, passo passo, all'esperienza diretta
dell'Essere trascendentale assoluto.
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IL FASCINO CRESCENTE SUL SENTIERO DELLA TRASCENDENZA


Andare verso un campo di maggiore felicità è la naturale tendenza della mente. Poiché, con la
pratica della meditazione trascendentale, la mente cosciente avanza sulla via che conduce a
sperimentare l'Essere trascendentale assoluto, la cui natura è la coscienza di beatitudine, essa trova
che questa via è sempre più attraente a mano a mano che procede nella direzione della beatitudine.
La luce comincia a impallidire e svanisce quando ci allontaniamo dalla sua sorgente, la sua intensità
aumenta quando, invece, ce ne avviciniamo. Allo stesso modo, quando la mente procede nella
direzione della beatitudine assoluta dell'Essere trascendentale, essa trova un fascino che aumenta ad
ogni passo del suo cammino. La mente è affascinata, perciò è condotta a sperimentare l'Essere
trascendentale.
Questa pratica è piacevole per ogni mente. Qualunque sia lo stato di evoluzione dell'aspirante,
sia egli sviluppato emotivamente o avanzato intellettualmente, la sua mente, a causa della sua stessa
tendenza ad andare verso un campo di maggiore felicità, trova la via per trascendere lo stato più
sottile del pensiero e arrivare alla beatitudine dell'Essere assoluto. Questa pratica non è perciò
soltanto semplice, è anche automatica.

L'IMPORTANZA DEL PENSIERO GIUSTO


Un pensiero giusto è quello la cui natura è armoniosa e utile al pensatore e al suo ambiente.
Ogni pensiero, come ogni parola pronunciata, ha qualche influsso sul pensatore e sul suo proprio
ambiente. Come un sasso scagliato in uno stagno produce onde che ne raggiungono tutte le
estremità, così qualsiasi pensiero, parola ed azione producono onde nell'atmosfera. Queste onde si
muovono in tutte le direzioni e colpiscono ogni cosa nell'atmosfera. Esse influenzano ogni livello
della creazione. L'intero universo è influenzato da ogni pensiero, parola ed azione di ciascun
individuo.
Poiché l'influenza del pensiero è tanto vasta, è necessario esaminare attentamente la qualità di
ogni pensiero che sorge nella mente. Vi può essere un pensiero la cui influenza va a detrimento del
pensatore e dell'universo. Allo stesso modo può esservi un pensiero la cui influenza è favorevole e
utile al pensatore e al mondo intero. Poiché ciascuna personalità ha la sua propria qualità, è
estremamente importante per ciascun uomo che una speciale qualità di pensiero venga scelta, la cui
influenza fisica porti beneficio a lui stesso e al mondo intero. L'influenza di una parola detta, portata
dalle onde vibratorie dell'atmosfera, non dipende dal significato della parola. Essa si trova nella
qualità delle vibrazioni emesse. Quando è necessario produrre vibrazioni di buona qualità, che
creino un influsso di armonia e di felicità, è anche necessario che la qualità della vibrazione
corrisponda a quella dell'individuo.
Gli individui differiscono nella qualità delle loro vibrazioni che costituiscono la loro stessa
personalità individuale. Ecco perché la giusta scelta di un pensiero per un dato individuo è di vitale
importanza per la pratica della meditazione trascendentale.
Poiché la qualità di ciascun uomo è differente, è molto più difficile scegliere il giusto tipo di
vibrazione, o l'adatta qualità del pensiero. Il problema di scegliere un pensiero adatto, la cui qualità
fisica corrisponda alle qualità fisiche del pensatore, diviene sempre più importante quando
consideriamo che il potere del pensiero aumenta quando il pensiero stesso è riconosciuto nei suoi
stadi iniziali di sviluppo.
Sappiamo che il potere è più grande negli strati sottili della creazione, che in quelli grossolani.
Se scagliamo una pietra contro qualcuno, lo feriremo; ma se potessimo entrare negli strati sottili
della pietra ed eccitarne un atomo, una terribile energia verrebbe sprigionata e l'effetto sarebbe
molto più grande. Analogamente, quando entriamo negli stati più sottili di un pensiero, ne
riconosciamo i suoi livelli più sottili, dove il potere diventa più grande che sul livello cosciente
della mente. Tenendo presente questo è essenziale che, prima di iniziare la pratica della meditazione
trascendentale, venga scelta un'adatta qualità di suono.
La scelta di un pensiero adatto per un particolare individuo [mantra individuale. N.d.R.] costi-
tuisce un'enorme problema, quando consideriamo la vasta influenza di un'azione sull'intero
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universo.
Un'azione compiuta da un particolare individuo, in un luogo e in un tempo particolari, può
produrre effetti favorevoli per colui che la compie e per il suo ambiente. La stessa azione può
produrre un'influenza differente sotto differenti circostanze. La valutazione dell'azione e la sua
influenza è molto complicata. È al di là della capacità della mente umana, valutare l'influenza di
un'azione a un qualsiasi livello della creazione. Perciò, il problema di scegliere un pensiero adatto
per questa pratica di meditazione, è qualcosa che non può venir deciso, con successo in base
all'iniziativa personale di nessun individuo.
Per facilitare la scelta della parola adatta per ciascun individuo, degli istruttori sono stati allenati
nell'arte di scegliere un suono, o parola, che corrisponda alle qualità dell'individuo. Questi istruttori
qualificati allo scopo di impartire la meditazione si trovano in quasi tutti i paesi del mondo nei
centri del Movimento di Rigenerazione Spirituale.

NECESSITA’ DI UNA GUIDA PERSONALE


La pratica della meditazione trascendentale deve essere impartita mediante la diretta istruzione
personale. Non può essere impartita attraverso un libro, perché l'istruttore non deve soltanto
indicare all'aspirante come sperimentare gli stati sottili del pensiero, ma deve anche essere
responsabile del controllo delle sue esperienze a mano a mano che procede su quel sentiero.
Le esperienze variano da uomo a uomo. Perciò non è pratico prendere atto di tutte le possibili
esperienze. Non è vantaggioso per il principiante sapere in precedenza tutto ciò che, per lui, è
possibile sperimentare. Prima di tutto perché egli potrebbe anticipare un'esperienza particolare e,
facendo ciò, dividere la sua attenzione eliminando la possibilità di qualsiasi esperienza profonda e
significativa. In secondo luogo perché, anticipando un'esperienza, egli può cadere vittima
dell'autosuggestione e immaginare soltanto quell'esperienza. In entrambi i casi egli rimane privato
del successo. In questa meditazione la mente, in realtà, sperimenta gli stati sottili del pensiero, senza
dover immaginare, anticipare o mirare a qualsiasi esperienza particolare. È un processo
completamente innocente che riesce sotto la guida personale di un istruttore.
Il pensiero stesso è un'esperienza molto astratta per l'uomo comune. Se gli si chiede di
sperimentare gli stati sottili del pensiero, gli si chiede di sperimentare gli stati sottili di
quell'esperienza astratta. Questo sembra impossibile, perché la mente è sempre stata abituata a
sperimentare soltanto oggetti o stati di pensiero grossolano al livello cosciente del pensare.
Il momento in cui si cominciano a sperimentare gli stati sottili del pensiero ci si trova trascinati
verso stati sempre più astratti di esperienza. Ci vuole un po' di tempo prima che il principiante
cominci ad essere capace di determinare con esattezza la sua esperienza degli stati sottili del
pensiero, persino con l'aiuto di una guida personale. Per questa ragione non è di alcun valore pratico
descrivere per iscritto i dettagli della tecnica. La pratica della meditazione trascendentale deve
sempre essere insegnata da esperti maestri di meditazione che sono stati istruiti a impartirla
accuratamente e a controllare le esperienze.
Il controllo delle esperienze è un punto vitale in questa pratica, e non può essere fatto attraverso i
libri. La pratica deve portare ogni bene nella vita, ed essa dipende dall'assistenza personale
dell'istruttore insieme con l'obbedienza e la cooperazione dell'aspirante. È una pratica altamente
specializzata e delicata. È importante che essa venga appresa solo da istruttori autorizzati dal
Movimento di Rigenerazione Spirituale.
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Capitolo Terzo

COME VIVERE L'ESSERE


L'Essere non è qualcosa che esista o che possa essere portato da qualche parte e vissuto. Esso è
l'esistenza stessa, la vita stessa di ogni cosa, è lo stato onnipervadente e onnipresente della
coscienza assoluta. Al fine di viverLo, la mente cosciente deve prima prendere conoscenza di Esso.
Nella meditazione, quando la mente trascende il livello più sottile del pensiero, essa giunge allo
stato dell'Essere. Questo è lo stato di non esperienza perché l'intero campo della relatività è trasceso.
Esso è semplicemente lo stato di trascendenza, di esistenza: pura coscienza, essenza oggettiva e
soggettiva.
Da questa condizione di puro essere la mente ritorna a sperimentare il pensiero nel mondo
relativo. Continuando costantemente ad addentrarsi nel dominio del Trascendente, e a ritornare nel
campo dell'esistenza relativa la familiarità con la natura essenziale dell'Essere si approfondisce e la
mente diventa gradatamente più consapevole della propria natura essenziale. Con una pratica
sempre maggiore, l'abilità della mente di mantenere la sua natura essenziale, mentre sperimenta gli
oggetti attraverso i sensi, aumenta. Quando ciò accade la mente e la sua natura essenziale, lo stato
dell'Essere trascendentale, diventano un'unità e la mente è allora in grado di mantenere la sua natura
essenziale — l'Essere — anche quando è impegnata nel pensiero, nella parola, nella azione.
Affinché la mente possa giungere a tale stato sono necessarie due cose: la prima, come abbiamo
già visto, è la pratica della meditazione trascendentale; e l'altra, ugualmente importante per il rapido
conseguimento del fine desiderato, è che la mente non dovrebbe essere sforzata quando, dopo la
meditazione, s'impegna nel campo dell'attività. L'intero campo dell'attività dovrebbe essere
dovutamente sperimentato, ogni azione necessaria compiuta, ma la mente non dovrebbe essere
sovraccaricata. Ogni cosa dovrebbe essere fatta in modo tranquillo. Prendere la vita in modo
naturale e tranquillo è molto importante per una rapida infusione dell'Essere nella natura della
mente attiva.
Quando la mente cosciente, attraverso la trascendenza, raggiunge lo stato dell'Essere, essa
diventa completamente Essere. Perde la sua individualità e diventa mente cosmica; essa diventa
onnipresente e raggiunge l'eterna pura esistenza. Nello stato del Trascendente la mente non ha più
capacità di esperienza. Essa non esiste in questo stato: diventa esistenza.
Quando la mente ritorna nella vita relativa, essa riprende la sua individualità, ma conserva in sé
qualcosa del grande, universale, illimitato stato che aveva raggiunto. Con la pratica essa diventa
capace di conservare una quantità sempre maggiore di questo stato nell'attività della vita.
Generalmente ogni impegno della mente nel campo dell'attività, è una tensione per la sua natura
essenziale che è puro Essere. Ma se essa si impegna nell'attività in modo tranquillo, disteso e
semplice, l'infusione dell'Essere nella sua natura diventa più facile. Se, al contrario, la mente è
sforzata durante l'attività, l'infusione dell'Essere diventa meno efficace. Per esempio, quando una
stoffa bianca è immersa in una tintura gialla, essa diventa gialla. Quando ne è tolta fuori l'intensità
del colore non è così forte come appariva mentre la stoffa era ancora immersa nella tintura. Se la
stoffa viene stesa all'ombra per qualche tempo, il colore sbiadisce ancora. Se essa, invece, è lasciata
direttamente sotto il sole, il colore sbiadisce ancora più rapidamente.
Allo stesso modo, quando la mente raggiunge lo stato trascendentale dell'Essere, diventa puro
Essere. Se essa, quando emerge dal Trascendente, riprende la sua attività in modo normale e
naturale, mantiene per qualche tempo l'infusione della natura dell'Essere. Ma se la mente è sforzata
nell'attività, allora l'effetto dell'infusione è presto perduto. È perciò importante, quando ci si
impegna nel campo dell'attività, che ciò sia fatto in modo naturale affinché l'attività possa servire
quale mezzo per sviluppare lo stato dell'Essere nella mente.
Troviamo così che la pratica regolare della meditazione trascendentale, insieme con un'attività
naturale e distesa, è la scorciatoia per creare uno stato di coscienza in cui l'Essere assoluto e il
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campo relativo della vita sono vissuti simultaneamente, senza che l'uno diventi una barriera per
l'altro. Questo è lo stato di coscienza cosmica in cui l'Essere assoluto è vissuto insieme con tutti i
valori della vita relativa.
Nel capitolo « L'arte del vivere » abbiamo chiarito che, col sistema della meditazione
trascendentale, non è soltanto possibile ma è persino facile per ognuno coltivare questo stato.
Coloro che iniziano questa pratica di meditazione realizzano maggiore energia, maggiore
chiarezza mentale e godono miglior salute. Essi diventano più efficienti ed energici in tutte le
attività. Dovrebbero tuttavia ricordare che, se anche la loro efficienza fisica e mentale aumenta, essi
non dovrebbero aumentare la loro attività sino ad esserne esausti, e a non trovare più il tempo per la
meditazione. Quando la radice è innaffiata, l'albero diventa verde e maggiormente vitale nella sua
crescita. Se l'attività del crescere fosse così importante per l'albero da non permettergli di trovare il
tempo per trarre acqua dalla radice, allora la stessa base della sua crescita sarebbe perduta.
È importante notare che, mentre l'infusione della natura dell'Essere nella natura della mente si
manifesta come ringiovanimento della personalità, maggiore chiarezza di pensiero e maggiore
energia, il processo è, tuttavia, molto delicato. Questa infusione avviene sul livello dell'Essere,
l'esistenza stessa dell'individuo, e mai sul livello pensante della mente. Perciò mettiamo in guardia
ogni aspirante dall'aspettarsi di sentire l'Essere sul piano pensante della mente cosciente.
È come il processo mediante il quale l'albero riceve acqua alla radice e, di conseguenza tutte le
sue parti ne traggono nutrimento naturalmente, e prosperano. Ma nessuna parte dell'albero è
consapevole o sperimenta il processo della radice che riceve l'acqua. La sua influenza si vede
nell'aumento di freschezza dell'intero albero. Forse una foglia affermerà di sentirsi meglio, ma non
sente di ricevere alcun nutrimento.
La sua costituzione è tale che essa ha sempre ricevuto nutrimento dalla radice e questo processo
continua, semplicemente su scala maggiore. Ecco perché la foglia non si accorge che le sta
accadendo qualcosa di insolito. Ciò che le sta accadendo è tuttavia riconosciuto da tutti coloro che
l'hanno vista appassire e che ora la vedono diventare fresca e prospera.
Allo stesso modo chi medita sperimenta un aumento di energia e di chiarezza mentale, ma non
l'effettivo processo dell'infusione dell'Essere nella natura della mente. L'intero processo è
silenzioso, al livello del puro Essere. Non importa quali siano le esperienze della mente durante la
meditazione, esse sono solamente i differenti stati relativi al mezzo di meditazione. Questi stati
diventano sempre più sottili sino a quando, alla fine, non rimane nulla del mezzo e la mente rimane
sola con sé stessa nello stato di pura coscienza. L'infusione della natura dell'Essere nella natura
della mente ha la sua origine nel campo trascendentale.
Il vivere l'Essere è indescrivibile. La descrizione non può dare una esposizione completa di
questo stato. Esso può soltanto essere vissuto. È come domandare a qualcuno che sta mangiando
qualcosa, di descriverne il sapore; è impossibile rendere esattamente in parole il sapore di un cibo,
per quanto si sia capaci di gustarlo perfettamente. Allo stesso modo l'Essere è vissuto nella vita, è
uno stato di esperienza ma Esso rimane indescrivibile.
L'Essere può essere vissuto mediante la pratica della meditazione. All'inizio l'Essere si imprime
lievemente nella natura della mente ma, a mano a mano che si continua, la sua infusione nella
mente diventa sempre più profonda e, alla fine, diventa così profonda, così significativa e
irremovibile che Esso è continuamente vissuto, attraverso tutte le esperienze degli stati di veglia, di
sogno e di sonno profondo. Allora si vive la libertà eterna sul livello dell'esperienza relativa.

I VANTAGGI DELL'ESPERIENZA DELL'ESSERE


Vi sono innumerevoli vantaggi nello sperimentare l'Essere assoluto mediante la pratica della
meditazione trascendentale. Questa esperienza influisce sulla vita dell'individuo, su tutti i livelli, a
un grado tale che l'intero valore della vita stessa viene trasformato al di là dell'immaginazione della
mente umana.
Come può un essere mortale immaginare i vantaggi che la sua vita individuale ottiene dalla
comunione con la vita cosmica dell'Essere assoluto? Come può la normale intelligenza umana, al
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livello della comprensione intellettuale, capire la grandezza dell'intelligenza cosmica che risiede nel
campo dell'Essere trascendentale? Come può un individuo che opera entro le limitazioni della sua
comune capacità mortale, concepire le enormi possibilità dell'energia creativa del suo pieno
potenziale quando egli è in accordo con l'intelligenza creativa dell'Essere assoluto?
La mente, il corpo e l'ambiente sono i tre campi principali della vita. I vantaggi dell'esperienza
diretta dell'Essere in questi aspetti della vita, saranno trattati in capitoli successivi.
L'esperienza dell'Essere ci permette di vivere la vita nella sua pienezza e significato e ci conduce
a vivere la vita normale, la coscienza cosmica.
Il ringiovanimento del corpo e della mente sono le speciali benedizioni dell'esperienza
dell'Essere la cui influenza trasforma la salute, la cultura, e il comportamento sociale. Esse
eliminano la paura, la tensione, e la sofferenza sul piano sociale e individuale, portando la Pace
nella vita.
Mediante l'esperienza dell'Essere l'uomo può usare il suo pieno potenziale e fare pieno uso del
suo ambiente e dell'immenso potere della natura. I valori materiali e spirituali della vita sono portati
in armonia fra di loro.
Mediante l'arte di sperimentare l'Essere è possibile vivere la vita in eterna libertà, pur
continuando a svolgere la massima attività nel campo materiale. Non è difficile vivere l'Essere in
tutte le fasi della vita: nel corpo, nella mente, nel sistema nervoso, nel linguaggio, nel pensiero, nel
respiro, nel comportamento, e nell'ambiente.
L'Essere, portato sul livello della mente individuale, fornisce all'uomo la chiave per un pensare
chiaro, significativo, fecondo che, nell'azione, lo conduce alla fiducia in sé stesso, e all'aumentata
efficacia in tutte le cose che egli intraprende.
La pratica della meditazione trascendentale porta adempimento alla psicologia, alla filosofia e
alla vita religiosa dell'uomo, ed è la chiave della realizzazione di Dio.
PARTE SECONDA

LA VITA

Capitolo Primo

CHE COSA È LA VITA?


La vita è la luce di Dio, l'espressione della divinità. Essa è divina. È il torrente dell'eterno Essere,
un flusso di esistenza, d'intelligenza, di creatività, di purezza e di beatitudine.
La vita è unità. Sulla base dell'assoluta ed eterna unità della vita, sulla superfice dell'eternità, noi
siamo esseri mortali nell'esistenza fenomenica sempre mutevole.
La vita è unità nella coscienza divina. È molteplicità nella luce di Dio. La vita è assoluta nella
coscienza di beatitudine, è relativa nella varietà della gioia fenomenica.
Nella sua essenza la vita è l'Essere. La vita, nella sua natura essenziale, è l'illimitato, eterno
oceano dell'Essere.
Quando affermiamo che la vita è l'oceano dell'Essere, non intendiamo dire che la vita è soltanto
questo. Essa è anche il torrente, il flusso dell'Essere nei suoi aspetti relativi manifestati.
Consideriamo l'oceano, dato che abbiamo detto che la vita è l'oceano dell'Essere. Nel fondo
dell'oceano l'acqua è fredda. A mano a mano che saliamo verso la superfice, troviamo che essa
diventa sempre più calda ad ogni livello e che, alla superfice dell'oceano la temperatura, è massima.
I vari gradi di temperatura, ai differenti livelli, costituiscono la temperatura dell'oceano. L'acqua è
essenzialmente la stessa a tutti i livelli ma, secondo la temperatura di ciascun livello, essa varia in
densità.
Allo stesso modo l'Essere è il medesimo, eppure è diverso a ciascun livello della creazione. Esso
è composto di differenti livelli di comprensione, d'intelligenza, di creatività, di pace e di felicità.
Tutti questi livelli di pace, di felicità, di creatività, d'intelligenza e di potere non sono che
differenti livelli dell'Essere. Un estremo dell'Essere è assoluto, mentre l'altro è lo stato più
grossolano della esistenza relativa. I differenti stati dell'Essere, fra questi due estremi, costituiscono
i diversi stati dell'Essere manifestato. Pur restando eternamente l'Essere assoluto, Esso si trova nelle
differenti qualità, forme e fenomeni della creazione molteplice. Troviamo così che la vita è l'oceano
dell'Essere.
Un altro esempio servirà a illustrare la natura della vita. Sappiamo che l'idrogeno e l'ossigeno
sono gas, e che quando si combinano in H2O diventano acqua. Sebbene il gas diventi acqua i
costituenti essenziali H e O, rimangono gli stessi,, idrogeno e ossigeno.
Quando l'acqua gela per diventare ghiaccio, le proprietà cambiano di nuovo, ma i costituenti
essenziali rimangono gli stessi. La fluidità dell'acqua si è mutata nella solidità del ghiaccio; la
trasparenza dell'acqua nell'opacità del ghiaccio, ma, attraverso questi mutamenti, i costituenti
essenziali, idrogeno e ossigeno, non sono cambiati. Gli stessi elementi si trovano in tutti i differenti
stati, appaiono con diverse proprietà dando origine a differenti fenomeni.
È come se lo stesso uomo fosse attore sul palcoscenico, giocatore sul campo di gioco, studente
nell'aula universitaria e cliente sul mercato.
Quando un giudice siede nell'aula del tribunale egli indossa abiti adatti alla sua funzione, ma
quando egli va al suo circolo indossa abiti adatti per il circolo. Quando è in casa usa vestiti diversi
da quando esce. E prima di ritirarsi, la notte, egli si cambia ancora una volta. L'abbigliamento
continua a cambiare, ma l'uomo rimane lo stesso. Diverse persone gli si rivolgono in modo diverso,
ma egli rimane sempre il medesimo uomo.
Ugualmente tutte le diverse forme e fenomeni nella creazione differiscono nelle loro qualità.
Neppure due forme, nel mondo, sono uguali, persino la stessa forma cambia col trascorrere del
tempo, perché nulla nella creazione è stabile. Ogni cosa sta cambiando eppure, alla base di tutti
questi fenomeni sempre mutevoli della creazione, la realtà fondamentale è lo stesso Essere
immutabile, assoluto, eterno.
La vita può essere spiegata con l'esempio dell'albero. Tutti i componenti dell'aspetto esteriore
dell'albero — tronco, rami, foglie, fiori e frutti — insieme con quelli della radice che ne è l'aspetto
interiore, costituiscono l'intera vita dell'albero. Quando osserviamo più da vicino troviamo che,
sebbene la radice sia la base dell'albero esteriore, essa non ha uno stato indipendente assoluto. La
radice dipende dal nutrimento, o linfa, che proviene dall'area esterna ad essa. Questa linfa è
l'essenza dell'intero albero. Essa nutre la radice e attraversandola, fa sorgere i vari aspetti
dell'albero. Così l'albero è, essenzialmente, il nutrimento stesso, e la sua base si trova al di là dei
limiti della sua forma esteriore e della radice. Sicché la base della sua vita è di natura
trascendentale, essa trascende i confini dell'albero interiore ed esteriore. Essa è il campo nel quale il
costituente essenziale dell'albero si trova nella sua pura natura.
Allo stesso modo la vita dell'uomo e ogni vita individuale, nella creazione, ha tre aspetti:
esteriore, interiore e trascendentale. L'aspetto esteriore della vita è il corpo; l'aspetto interiore è
l'aspetto soggettivo della personalità che ne regge il processo di esperienza e di azione; e l'aspetto
trascendentale della vita è l'Essere.
I vari aspetti della vita possono essere paragonati a una noce di cocco. La sua parte esteriore è un
guscio duro. Sotto il guscio c'è un aspetto più raffinato del frutto, lo strato solidificato del latte: la
polpa. Oltre la polpa c'è l'essenza, il latte nella sua forma pura. Così il latte, nella sua forma pura, si
è solidificato in un denso strato interno che, a sua volta, si è circondato dello strato più duro e solido
del guscio, allo scopo di proteggere la preziosa parte interna.
Allo stesso modo, nella vita dell'individuo l'essenza, o il latte, è l'Essere assoluto non-
manifestato, l'aspetto trascendentale della vita che si manifesta come ego, intelletto, mente e sensi.
Tutti questi stati sottili della vita formano l'uomo interiore, la polpa, l'aspetto soggettivo della vita,
che differisce dal suo aspetto oggettivo, il corpo coi suoi vari componenti: l'aspetto esteriore della
vita, il guscio.
Per capire la vita nella sua totalità, dobbiamo considerarla nei suoi aspetti, trascendentale,
soggettivo e oggettivo, e se riusciamo ad avere un quadro chiaro dell'esistenza individuale in questi
termini, allora possiamo capire l'intera portata della vita.
Capitolo Secondo

LA VITA INDIVIDUALE E LA VITA COSMICA


Abbiamo visto che la vita ha due aspetti: l'assoluto e il relativo. Abbiamo anche visto che
l'aspetto relativo è semplicemente l'espressione della fase assoluta della vita che è l'onnipresente,
sconfinato oceano della pura coscienza, o esistenza eterna. Questa esistenza eterna è denominata
vita cosmica, e la sua espressione nel campo relativo, vita individuale.
Così, per amore di chiarezza, si può dire che lo stato assoluto della vita corrisponde alla vita
cosmica e che gli stati relativi corrispondono alla vita individuale. La vita individuale è
l'espressione della vita cosmica, proprio come l'onda è l'espressione dell'oceano. L'oceano, pur
rimanendo il medesimo è influenzato da ogni onda e dalla sua attività.
L'universo reagisce all'azione individuale.
Se si getta una pietra in uno stagno essa produce onde che si propagano attraverso lo stagno.
Ciascuna onda produce effetti in ogni parte dello stagno. Allo stesso modo l'onda della vita
individuale, attraverso la sua attività, produce un influsso in ogni parte del cosmo.
La vita è un tutto continuo ed omogeneo. Le onde della vita individuale sorgono sull'oceano
della vita senza interrompere la continuità e lo stato onnipresente dell'eterno Essere assoluto. Tutte
le innumerevoli leggi della natura che svolgono il processo di creazione, di evoluzione e di
dissoluzione nelle differenti parti dell'universo, sono svariate espressioni dell'unica, eterna vita
cosmica. L'intera creazione è l'espressione della vita cosmica.
Quando l'individualità comincia ad esistere nei differenti punti della creazione, la continuità e
l'omogeneità della vita cosmica non sono disturbate. La vita permea l'intero corpo e tutte le sue
differenti parti sono al comando della vita dell'individuo. Ma la mano stessa, per esempio, è
composta di milioni di cellule, ciascuna delle quali ha la sua propria vita e la sua funzione da
svolgere. Sebbene la vita della cellula sia una vita a sé e abbia la sua propria sfera di attività e di
individualità, essa è parte dell'intera vita dell'individuo. La vita di ogni cellula influenza l'intera vita
dell'uomo. Il funzionamento regolare di ogni tessuto, nel corpo, produce un'influenza potente e
armoniosa sulla vita dell'individuo. Ma qualsiasi difetto, inattività o insensibilità in una sola cellula
può produrre un effetto corrispondente nell'intera vita dell'individuo. Nello stesso modo l'universo
reagisce all'azione individuale.
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Attraverso ogni pensiero, parola ed azione noi produciamo influenze che investono tutto
l'ambiente circostante. La fisica ha scoperto che, attraverso ogni cosa che facciamo, produciamo
vibrazioni nell'atmosfera. Onde di attività vengono prodotte dal sistema nervoso e sono emesse dal
corpo per raggiungere tutti gli strati dell'atmosfera. Recentemente abbiamo visto che gli apparecchi
riceventi installati in sonde spaziali, muovendosi a centinaia di miglia al minuto, ricevono comandi
dalla Terra da una distanza di migliaia di miglia. Questi apparecchi eseguono gli ordini ricevuti e, di
rimando, spediscono informazioni. Questo dimostra la continuità della vita e la sua reazione alle
nostre azioni, nell'illimitato campo dello spazio che è molto al di là del nostro ambiente immediato.
Ogni nostro pensiero, parola o azione produce un'influenza nell'atmosfera, la cui qualità dipende da
quella delle vibrazioni che emettiamo. Ogni cosa nell'universo influenza costantemente ogni altra
cosa.
Questo ci dimostra come la vita dell'individuo sia dipendente e potente. Si può non essere
consapevoli dell'influenza che si produce nell'ambiente ma l'influenza è ugualmente prodotta.
Un'espressione di bontà, di dolcezza e di amore rivolta a un bambino produce una influenza
amorevole e di sostegno alla vita in tutto il cosmo. Una parola dura, crudele rivolta a chiunque
produce la stessa influenza di durezza e di crudeltà nell'intera creazione.
Esperimenti fatti con le piante hanno dimostrato che una pianta curata con sentimenti amorevoli
e gentili cresce più rapidamente e diventa più forte di un'altra che è antipatica al giardiniere, anche
se egli la cura coscienziosamente.
Uno sguardo gentile attrae il bambino verso di noi. Uno sguardo duro lo farà piangere e fuggire.
Ecco come, in modo del tutto silenzioso, l'influenza è prodotta nell'intera natura. Si diventa,
innocentemente, vittime delle altrui vibrazioni; si è soggetti e influenzati dalle emozioni e dai
pensieri silenziosi degli altri.
Le creature del regno animale non sanno di produrre una così vasta influenza mediante ogni loro
azione; ma l'uomo, col suo sistema nervoso altamente sviluppato, dovrebbe conoscere la portata
dell'influenza che produce. Quando entriamo nella casa di un amico, spesso ci sentiamo sollevati o
depressi. Se l'amico è un uomo virtuoso, di buone intenzioni, di buoni pensieri e di buone azioni
egli, allora, crea una buona atmosfera. Dovunque egli viva o vada, egli porta con sé quell'influsso di
felicità e di armonia. Qualcuno vi passa accanto, per la strada, e vi sentite attratti verso di lui,
cominciate a sentire amore per lui. Qualcun altro vi passa vicino e voi ne provate repulsione. Questo
è dovuto alle loro qualità e alle reazioni che essi hanno sulle vostre proprie vibrazioni.
È risaputo che molte case attraggono i passanti. Queste case sono invitanti, esse trasmettono un
sentimento di armonia e di pace, dà piacere guardarle. Altre invece danno un'impressione di
tristezza, di aridità e di freddo, ispirano un senso di antipatia. Questo è dovuto alla qualità delle
persone che vivono nella casa, e alla qualità di chi l'ha costruita, o alla qualità della ricchezza con la
quale è stata costruita.
Quando parliamo di qualità di ricchezza, che cosa intendiamo? La qualità della ricchezza è
determinata dai mezzi coi quali è stata acquisita, e anche dagli effetti che essa produce sugli altri.
La ricchezza di buona qualità è quella acquisita con mezzi che hanno aiutato ad elevare la società o
a migliorare la vita altrui. Una casa costruita con questo tipo di ricchezza, o un atto eseguito con
essa, produrrà un buon influsso nell'atmosfera. Una cattiva qualità di ricchezza è quella acquisita
attraverso mezzi illegali o colpevoli o attraverso un tipo di affari che tendono ad abbassare il livello
della società, ad abbassarne la coscienza o che, direttamente o indirettamente, creano una situazione
mediante la quale i valori morali, spirituali e religiosi della popolazione vengono abbassati.
Qualsiasi lavoro fatto con questo tipo di ricchezza o qualsiasi casa con essa costruita ha un effetto
del tutto deprimente.*
La grande ricchezza acquisita attraverso un'attività che abbassa la coscienza, o che danneggia le
vite altrui, non produce un influsso sano per gli eredi. Malattie, un basso stato di coscienza, modi di
vivere degenerati, mente ottenebrata da meschini e bassi pensieri ne sono il risultato. Ma colui
ch'eredita ignora di soffrire a causa dell'influsso demoralizzante dei beni ereditati. Queste persone
innocenti e fondamentalmente bene intenzionate diventano le vittime dei torti che i loro genitori, o i
loro avi, hanno perpetrato contro la società. A parte gli effetti avversi che ricadono sugli eredi,
questa ricchezza non genera in loro alcun sentimento altruistico. La via d'uscita da tale situazione
sta nel dedicare una parte dell'eredità a qualsiasi opera direttamente dedita ad elevare la coscienza
umana. Questo è l'antidoto contro gli effetti avversi prodotti al tempo in cui quelle ricchezze furono
acquisite.

* La ricchezza derivata dal commercio dell'alcol e dal tabacco è un esempio ovvio.

I campi relativi della vita sono così strettamente interdipendenti, e l'influsso di ciascun aspetto
della vita su ogni altro, nel cosmo, è così complesso e svariato che ogni uomo, nel mondo, dovrebbe
diventare un uomo retto. I pensieri di ciascun uomo, allora, sarebbero amorevoli, ispirati al
desiderio di aiutare il prossimo, compassionevoli e produrrebbero buoni influssi sui singoli
individui, sul loro ambiente immediato e sull'intera creazione.
L'unico modo per raggiungere questo è che ciascun individuo trasformi la natura della sua mente
in modo tale da consentirle di accogliere, in modo naturale, solo i pensieri giusti e d'impegnarsi,
spontaneamente, soltanto in discorsi ed azioni giuste.
Ciascun uomo deve elevarsi da sé stesso a questo livello. Nessuno può elevare il livello della
coscienza altrui. Qualche aiuto, certamente, sotto forma di consiglio e di indicazione, può essere
offerto da coloro che conoscono il sentiero, ma la responsabilità di elevare la propria coscienza si
trova soltanto entro noi stessi. Ciascun individuo deve scegliere il proprio sentiero ed elevarsi coi
propri sforzi. Gli altri possono, al massimo, rivelargli la saggezza della vita individuale e cosmica e
ispirarlo a stabilire la coordinazione fra lui stesso e lo stato universale dell'Essere.
Dovrebbe essere fermamente insito nella mente di ogni individuo che egli fa parte dell'intera vita
dell'universo e che il suo rapporto con la vita universale è simile a quello di una cellula nei
confronti dell'intero corpo. Se ogni cellula non è vigile, energica e sana, il corpo comincia a soffrire.
Perciò, per il bene della vita dell'individuo e per la vita di ogni cosa nell'intero universo, è
necessario che l'individuo sia sano, virtuoso e giusto in ogni pensiero, parola, azione. Questa verità
è poco conosciuta, ma è un fatto scientifico che l'intero universo reagisce ad ogni azione
individuale. Poiché esiste un rapporto intimo e inseparabile fra l'individuo e l'universo, nessuno dei
due è indipendente.
I confini della vita individuale non sono limitati ai confini del corpo né a quelli della propria
famiglia e della propria casa; essi si estendono molto al di là di queste sfere, verso gli orizzonti
sconfinati dell'illimitata vita cosmica.
Capitolo Terzo

LA VITA NORMALE
Abbiamo già visto che la vita ha due aspetti, relativo e assoluto. Perciò « vita normale »
dovrebbe significare che i valori di entrambi questi aspetti sono vissuti e goduti in modo naturale
Abbiamo anche visto che la vita relativa ha due aspetti: la vita interiore soggettiva dell'individuo,
che include l'ego, l'intelletto, la mente e i sensi, il prana e l'Essere assoluto presi insieme, e l'aspetto
esteriore oggettivo che include il corpo e l'ambiente.
Il corpo e la mente dovrebbero funzionare in maniera normale, l'Essere dovrebbe permeare tutti i
campi dell'esistenza relativa, e l'ambiente dovrebbe essere utile e armonioso. Quando si usano
spontaneamente tutte le risorse della mente, del corpo e dell'Essere per il processo naturale
dell'evoluzione, la vita può essere considerata normale. Quando tutti i valori della vita relativa,
inerenti al corpo, alla mente e all'ambiente, vengono integrati dai valori divini, la natura beata
dell'Essere assoluto, allora la vita del mondo è la vita normale dell'Essere umano nella pienezza
della libertà eterna — nello stato di coscienza cosmica. È una vita piena di gloria nel mondo
materiale, integrata dalla libertà eterna nella coscienza di Dio. La coscienza cosmica è destinata ad
essere la coscienza normale degli esseri umani.
Il raggio della vita umana non è, come generalmente si pensa, ristretto ai nostri svariati modi di
vivere, di dormire, di svegliarci, di parlare, di giocare o di avere rapporti sociali; questi sono
soltanto i livelli grossolani dei valori umani. Il valore reale, sostanziale della vita umana è la
coscienza di beatitudine che innalza l'uomo allo stato elevato della libertà eterna, anche quando egli
è impegnato nel mondo quotidiano dei valori transitori.
L'uomo che non ha acquisito la coscienza cosmica non ha ancora raggiunto il livello normale
della vita umana; egli è più vicino al livello della vita animale.
In che cosa consiste la differenza fra l'uomo e il regno animale? Il processo che mantiene la vita
è il medesimo in entrambi. Entrambi mangiano, bevono, dormono e sono attivi. L'uomo gode gli
oggetti dei sensi, come pure ne gode l'animale. Quali vantaggi ha l'uomo sugli animali?
L'uomo è superiore alla specie animale in virtù della sua capacità di maggiore comprensione,
della sua abilità di percepire un più vasto raggio di vita e del suo potere di agire indipendentemente.
L'uomo ha libertà di azione, mentre ciascuna specie animale si comporta sulla base di un modello
prestabilito, governato dalle leggi della natura. Nessun animale ha una mente tanto sviluppata da
consentirgli di deviare dai canali di attività che gli sono imposti dalle leggi naturali.
L'uomo ha un sistema nervoso sviluppato mediante il quale egli può sia mantenere la sua attività
in accordo con le leggi della natura che deviare da queste leggi. Differentemente dagli animali egli
ha questa possibilità di scelta.
L'uomo ha un cervello sufficientemente sviluppato per poter distinguere ciò che è giusto e ciò
che è sbagliato, per questa ragione è insita in lui la grande responsabilità di un giusto
comportamento. Egli ha la possibilità di sperimentare direttamente il campo astratto della coscienza
di beatitudine. Il suo sistema nervoso lo mette in grado di sperimentare gli stati sottili del pensiero,
di trascenderne il più sottile e di giungere allo stato trascendentale di pura coscienza,
Lo stato dell'Essere assoluto. Questo è l'inestimabile vantaggio dell'uomo sulle specie animali.
Quando l'uomo non vive una vita normale, una vita in cui usi il proprio pieno potenziale, egli si
sente infelice, teso e soffre in molti modi. Ma la possibilità di vivere nel potere dell'Essere
illimitato, eterno e di glorificare, così, tutti gli aspetti della vita è insita nella sua normale capacità.
Capitolo Quarto

LO SCOPO DELLA VITA


Il fine della vita è l'espansione della felicità, e l'evoluzione è il processo mediante il quale questo
proposito si compie. La vita comincia in modo naturale, essa si evolve e la felicità si espande.
L'espansione della felicità porta con sé l'espansione dell'intelligenza, del potere, della creatività e di
ogni cosa che possa avere significato nella vita.
Il fine della creazione è l'espansione della felicità, esso viene adempiuto mediante il processo di
evoluzione cosmica. Il significato e il fine della vita individuale è il medesimo di quello della vita
del cosmo, la differenza sta nelle proporzioni.
La vita individuale è l'unità di base della vita del cosmo. Se lo scopo della vita è adempiuto,
quello della vita cosmica è spontaneamente e simultaneamente adempiuto, allo stesso grado.
Se un uomo ha adempiuto il fine della sua vita, ha fatto del suo meglio per aiutare il fine
cosmico, poiché l'evoluzione del cosmo è fondamentalmente servita dall'evoluzione della vita
individuale.
Se un uomo è infelice ha perduto l'essenza stessa della vita. Se la sua intelligenza, il suo potere,
la sua creatività, la sua pace, la sua felicità non si sviluppano costantemente, vuol dire che ha
perduto la sua direzione. La vita non è concepita per essere vissuta nell'ottusità, nell'ozio, nella
sofferenza: queste cose non appartengono alla sua natura essenziale.
La vita è dinamica, non statica, essa è energia, progresso, evoluzione, sviluppo mediante l'attività
e la moltiplicazione di sé stessa.
L'attività alimenta il torrente dell'evoluzione, ed il sistema nervoso dell'individuo è il veicolo di
questa attività. Nelle specie inferiori all'uomo il sistema nervoso non è pienamente sviluppato,
perciò l'attività evolutiva è su scala molto minore. A mano a mano che il sistema nervoso evolve, il
ritmo evolutivo aumenta.
Il sistema nervoso dell'uomo, essendo completo, è il più altamente sviluppato, perciò la sua
possibilità evolutiva è illimitata in questa vita.
Quando un bambino nasce, i suoi mezzi di espressione sono limitati e le sue possibilità non sono
sviluppate: ma non appena egli cresce e si applica nel campo dell'attività, non ci sono limiti allo
sviluppo delle sue possibilità, alla sua forza, alla sua intelligenza e alla sua creatività, né al grado di
felicità che egli può sperimentare e irradiare.
Lo scopo di questo libro è di rivelare che, siccome il sistema nervoso dell'uomo è completamente
sviluppato, egli può, mediante una giusta attività, fare uso del suo potenziale illimitato.
L'uomo di mente limitata, affaccendato nel mondo, è incapace di apprezzare il fine della vita. La
sua mente è occupata da piccole cose ed egli può creare soltanto in modo limitato. La mente
cosciente dell'uomo comune è così limitata che egli non può neppure godere la vita. Molti aspetti
della sua vita lo fanno soffrire, ma la sua sofferenza è dovuta soltanto al fatto che egli non usa il suo
pieno potenziale.
Non usando il suo pieno potenziale l'uomo è incapace di adempiere il fine della sua vita. Egli
soffre in molti modi perché non usa la piena capacità cosciente della sua mente, o la grande energia
che è insita in lui. Egli non sperimenta né esprime, nella sua vita, la pienezza dell'assoluta
beatitudine che possiede naturalmente; il campo assoluto della creatività e del potere che si trovano
entro lui stesso. Egli è simile a un milionario che ha dimenticato di possedere una ricchezza, una
posizione, e va chiedendo l'elemosina ai passanti.
Tutta la sofferenza è dovuta all'ignoranza di come sviluppare la gloria divina presente entro noi
stessi.
Poiché possediamo la capacità di sviluppare il divino in noi, ignorare la tecnica che ci consente
di sperimentare l'Essere entro noi stessi è la causa dell'infelicità nella vita. Senza la coscienza divina
l'uomo manca di energia, d'intelligenza e di chiarezza di pensiero. Egli è stanco, teso e ansioso.
L'esistenza e l'intelligenza umana hanno raggiunto un livello talmente deplorevole che nel campo
della psicologia, la grande scienza della mente, si afferma persino che la tensione sia necessaria per
l'intelligenza creativa. È tragico credere che la tensione sia necessaria per migliorare la vita.
Si dice che i poeti e gli artisti abbiano creato le loro opere più ispirate sotto l'impulso della
tensione. Tali affermazioni derivano dall'ignoranza e dalla incapacità di distinguere le tensioni dalle
pressioni del tempo o delle circostanze. Le pressioni del tempo o delle circostanze possono
produrre, talvolta, le opere migliori, ma solo da menti libere e rilassate che non diventano tese a
causa di queste pressioni.
Nella nostra moderna epoca scientifica le comodità materiali sono certamente in aumento,
eppure la vita individuale diventa più tesa. Ciò è solo perché gli individui non sanno in che modo
migliorare la loro abilità e la loro efficienza mediante il contatto col campo di maggiore energia e
intelligenza che è insito in loro stessi. È solo necessario prendere coscientemente contatto con quel
campo di vita interiore per trarne beneficio.
L'uomo, oggi, è cieco nei confronti della vita, incapace di vedere che egli è nato per creare, per
vivere e per godere una vita utile a sé stesso e agli altri. Egli si tuffa in qualsiasi attività gli si
presenti e lavora duramente per compiere il suo migliore sforzo in quel campo. Questo è lodevole
ma, quando l'attività aumenta, l'uomo si trova spesso nell'incapacità di far fronte alle pressioni e alle
responsabilità che ne derivano. Se la sua efficienza non aumenta proporzionalmente, ecco che
intervengono stati di sforzo e di tensione.
Quando l'uomo si impegna in una maggiore attività dovrebbe essere capace di produrre maggior
energia e intelligenza entro sé stesso, per far fronte all'aumento di attività. Quando egli non lo sa
fare, gli sfugge l'intero fine della vita.
La libertà, nella vita, è destinata alla razza umana. Se l'uomo non è capace di vivere in libertà lo
scopo stesso della vita non è adempiuto. L'uomo è nato per vivere una vita perfetta, che accomuni i
valori dell'Assoluto trascendentale — energia, intelligenza, potere, pace, e beatitudine illimitata —
insieme coi valori illimitati del mondo della molteplicità, nell'esistenza relativa.
La vita dell'uomo è destinata ad essere un ponte fra l'intelligenza divina e l'intera creazione. Essa
esiste per coltivare il potere, l'intelligenza, la felicità, la pienezza divina e per dare tutto questo
all'intera creazione. Questo è l'alto fine della vita dell'uomo.
L'uomo ha la fortuna di essere dotato della capacità di raggiungere questo livello mediante il
contatto diretto col campo dell'Assoluto, allargando così la capacità cosciente della sua mente.
Ogni uomo è in grado di diffondere lo splendore divino nella creazione. Egli può proiettare tutti i
valori dell'Assoluto nel mondo dell'esistenza relativa, affinché tutte le creature possano goderne e
glorificare l'intera creazione di Dio. Ciascun uomo è capace di vivere la vita nella pienezza dei suoi
valori. Se non riesce a far questo si copre di vergogna e offende la gloria di Dio onnipotente, in lui
stesso e intorno a lui.
Fate che ogni uomo, sulla Terra, cominci a realizzare la coscienza divina dell'assoluto e,
portandola mediante la sua attività nel mondo delle diversificazioni, ne goda egli stesso e la irradi,
affinché tutti ne godano.
Parte terza

L'ARTE DI VIVERE
La parola « arte » implica un metodo di adempimento abile e pieno di benevolenza. L'arte di
vivere qualsiasi fase della vita sta nel padroneggiare quella fase usando le proprie potenzialità
latenti unitamente a una tecnica corretta.
Quest'arte permette all'uomo di vivere i pieni valori della vita, di compiere il massimo nel
mondo, e allo stesso tempo, di godere una vita di eterna libertà nella coscienza divina.
Come l'arte di disporre i fiori sta nel dar rilievo a ciascun fiore mediante la bellezza e lo
splendore di ogni altro, analogamente l'arte di vivere è tale che ogni aspetto della vita è integrato
dallo splendore di ogni altro.
L'arte di vivere rende possibile all'aspetto trascendentale della vita di nobilitare gli aspetti
soggettivi e oggettivi dell'esistenza, cosicché l'intera sfera dell'oggettività e della soggettività
gioisca della forza, dell'intelligenza, della beatitudine e della creatività assoluta dell'Essere eterno.
Questa arte fa sì che il torrente della vita scorra in modo tale che ogni aspetto del vivere sia
arricchito dalla magnificenza della vita nella sua pienezza.
Quando il potere dell'Assoluto sostiene tutti gli aspetti della soggettività, l'ego è pieno, l'intelletto
è profondo, acuto, ben determinato, la mente è concentrata e potente, la forza del pensiero è grande
e i sensi sono pienamente svegli e attenti. Quando l'ego, l'intelletto, la mente e i sensi sono
pienamente sostenuti dall'Essere assoluto, essi diventano efficienti. Allora l'esperienza diventa più
profonda e l'attività più potente. In questo modo tutte le sfere della vita individuale diventano più
utili per la società e anche per l'intero cosmo.
Abbiamo visto che la linfa è la base della radice e dell'intero albero. In questo esempio troviamo
che la radice si trova fra l'area trascendentale e l'aspetto esteriore dell'albero. Allo stesso modo
l'aspetto soggettivo della vita, l'uomo interiore (ego, mente e sensi) sta fra essere trascendentale (la
base della nostra vita) e il campo esteriore grossolano dell' esistenza oggettiva.
L'arte di vivere richiede una vita buona ed efficace. Richiede un efficace e reale assorbimento
dell'Essere nell'aspetto soggettivo della vita e il suo influsso in tutti i campi dell'aspetto oggettivo.
Richiede che la mente tragga il potere dall'Essere e lo passi al corpo e all'ambiente. Perché un
albero possa crescere sino alla maturità la radice deve essere efficiente affinché il nutrimento,
dall'ambiente circostante, possa venire appropriatamente assorbito dalla radice e trasmesso alle
diverse parti dell'albero esteriore. Questa è la chiave dell'arte di vivere.
L'uomo interiore dovrebbe assorbire i valori dello stato trascendentale assoluto della vita e
trasmetterli agli stati relativi esteriori grossolani, arricchendone ciascun aspetto col potere
dell'Essere assoluto. Mediante questa tecnica, la mente lavora in modo tale che ogni pensiero
individuale gode la forza dell'intelligenza cosmica, ogni azione gode il potere della vita cosmica
illimitata, e l'energia creativa dell'individuo è integrata dall'illimitata energia dell'Essere cosmico.
Concludiamo così che l'arte di vivere richiede alla mente una comunione costante con lo stato
assoluto della vita, affinché qualunque cosa la mente pensi, in qualunque esperienza essa sia
impegnata, non sia mai separata dall'influsso diretto dell'Essere assoluto, eterno.
L'arte di vivere, allora, dimora nella mente che coltiva entro sé stessa lo stato eterno dell'Essere
assoluto. L'infusione continua e costante dell'assoluto nella natura stessa della mente diventa la
verità vivente della vita quotidiana.
Se l'uomo d'affari non investe la sua ricchezza nei suoi affari, non guadagna il massimo profitto.
Se la mente individuale non riflette la beatitudine dell'Essere assoluto e non sperimenta le cose nel
campo esteriore relativo della vita, rimanendo satura di quella beatitudine, niente, allora, di ciò che
sperimenta le porterà soddisfazione duratura. La mente sarà sempre alla ricerca di una felicità più
grande. Ma se la mente è satura di beatitudine, essa trae gioia dalle varietà della creazione
molteplice, pur rimanendo stabile nella sua contentezza. Soltanto allora essa godrà appieno queste
varietà.
Se la mente, entro sé stessa, non è basata sulla beatitudine dell'unità, essa viene lanciata, come
una palla, da un punto all'altro, non avendo alcuna stabilità intrinseca.
La varietà del mondo sarà pienamente goduta solo quando la mente avrà raggiunto uno stato
incrollabile nella beatitudine dell'Essere assoluto. Altrimenti lo stesso fine della molteplicità, della
gioiosa e meravigliosa varietà della creazione sarà minato. Se l'esperienza è solo unilaterale, se la
mente sperimenta soltanto la varietà degli aspetti relativi, grossolani della vita, allora è chiaro che i
valori dell'esistenza relativa non sono stati integrati dallo stato assoluto dell'Essere. Tale vita
unilaterale è dovuta unicamente alla mancanza di conoscenza dell'arte di vivere, la sola che può
rendere l'uomo capace di sviluppare il suo pieno potenziale mentale per glorificare, in modo
naturale, tutti gli aspetti della sua vita.
Al fine di rendere chiaro tutto questo, analizzeremo dapprima il pieno potenziale dell'uomo e
dopo vedremo come il potere dell'Essere possa venire infuso nei differenti livelli della vita, affinché
sia possibile trarre vantaggio da tutti gli aspetti dell'arte di vivere.

Capitolo Primo

IL PIENO POTENZIALE DELL'UOMO


Abbiamo visto che il sistema nervoso dell'uomo, nella creazione, è il più altamente sviluppato.
Con un tale dono l'uomo dovrebbe vivere lo stato supremo della vita: come minimo, una vita priva
di sofferenze; come massimo, una vita di assoluta beatitudine nella coscienza divina. La coscienza
di Dio è consapevolezza della realtà ultima dell'esistenza, della realtà onnipresente onnisciente e
onnipotente dell'Essere assoluto. Con la coscienza di Dio, l'uomo è costantemente in sintonia con
qualsiasi suprema manifestazione dell'Essere assoluto.
Il pieno potenziale dell'uomo significa che, su tutti i livelli della vita, fisici, mentali e spirituali,
l'uomo dovrebbe vivere sino al limite massimo delle proprie capacità.
Il pieno potenziale dell'uomo, sul piano fisico, significa la possibilità di avere un corpo sano nel
quale ogni organo, ogni senso e il sistema nervoso funzionino normalmente e siano coordinati fra di
loro. Sul piano mentale significa l'abilità di fare uso della piena capacità mentale. Sul piano
spirituale significa la capacità di vivere i valori dell'Essere spirituale in tutti i campi della vita.
Il pieno potenziale dell'uomo su questi tre piani di vita include anche la perfetta coordinazione
fra il piano fisico e mentale e fra il piano mentale e spirituale.
Il pieno potenziale implica una perfetta coordinazione del Divino coi livelli materiali della vita
umana; la piena capacità funzionale della mente; una salute perfetta e l'infusione della vita divina, o
coscienza di Dio, nella vita quotidiana dell'uomo.
Generalmente l'uomo non usa la sua piena capacità mentale. La mente cosciente è soltanto una
parte insignificante della mente totale che l'uomo possiede. Finché egli adopera soltanto il livello
comune della sua mente cosciente, non usa il suo pieno potenziale mentale. Si può dire che la mente
dell'uomo funziona normalmente solo quando egli usa la sua totale capacità.
Inoltre, l'uso del pieno potenziale dovrebbe rendere l'uomo capace di pensare, di parlare e di
agire in modo tale che ogni suo pensiero, parola ed azione, non solo realizzi il massimo della vita
materiale, ma diventi anche un mezzo per rimanere in accordo con l'onnipotente Iddio al fine di
portare il suo influsso su tutti i livelli della vita.
Ciascuna mente umana ha la capacità di includere entro la sua coscienza il campo dell'Essere
trascendentale, assoluto, divino. L'intero campo della creazione e dell'Essere si trovano entro il
raggio della coscienza umana. Ciascun individuo può abbracciare l'intera vita cosmica. Sicché il
pieno potenziale dell'uomo è sul livello del potenziale illimitato dell'Essere universale.
Vivere una normale vita umana significa vivere la vita nella coscienza divina, nella coscienza di
Dio. La mente umana normale dovrebbe funzionare sui livelli umani e, nello stesso tempo, avere in
sé lo stato di mente cosmica, universale.
La coscienza cosmica non dovrebbe essere considerata come qualcosa molto al di là della portata
di qualsiasi uomo comune: dovrebbe essere la normale coscienza umana. Qualsiasi stato, al di sotto
della coscienza cosmica, può soltanto essere considerato uno stato di coscienza umana sub-normale.
Il pieno potenziale umano è tale che esso porta ad ogni uomo lo stato di beatitudine e di grazia
della vita divina, in tutte le fasi della vita quotidiana.
La pratica della meditazione trascendentale sviluppa il pieno potenziale del Divino nell'uomo e
porta la coscienza umana al livello della coscienza di Dio.
L'effetto di questa semplice pratica è di permeare la vita con l'illimitata energia creativa e di
armonizzare i valori astratti e assoluti dell'Essere coi valori fisici concreti della vita di ogni giorno,
portando la vita a uno stato di libertà eterna.

COME USARE IL PROPRIO PIENO POTENZIALE


Abbiamo visto che i confini della vita individuale non sono limitati a quelli del corpo, e
nemmeno a quelli della propria famiglia o della propria casa; essi si estendono lontano, nella sfera
illimitata degli orizzonti della vita cosmica.
Abbiamo anche visto che il pieno potenziale dell'uomo lo rende capace di vivere lo stato
supremo della vita.
L'arte di usare il proprio pieno potenziale richiede che la vita, come un tutto, abbia una solida
base. Senza questo la vita sarà instabile, come un edificio con le fondamenta deboli. Il primo
requisito della stabilità sono delle solide fondamenta.
La stabilità è la caratteristica dello stato assoluto della vita, che non cambia mai, che è la verità
della vita, l'Essere eterno.
La vita è stabile soltanto nel suo stato assoluto.
La vita, nei suoi stati relativi, è sempre mutevole, e queste fasi sempre mutevoli la lasciano priva
di stabilità. Perciò, per essere in grado di usare il proprio pieno potenziale, il primo requisito è di
infondere stabilità nelle fasi sempre mutevoli della vita relativa. Quando la mente è sostenuta dal
potere dell'Essere assoluto, immutabile, tutte le fasi dell'esistenza relativa vengono fortificate dal
potere della stabilità. Questo forma la base per usare il proprio pieno potenziale.
Se la vita non è basata sullo stato stabile dell'Essere assoluto, allora, oltre ad avere un carattere
sempre mutevole, essa rimarrà sempre debole.
Per esempio, l'arte di rendere forte un'onda sta nel renderla capace di prendere contatto coi livelli
più profondi dell'acqua. Una piccola onda sulla superfice dell'oceano non è molto potente, ma può
diventarlo quando è collegata coi livelli più profondi dell'acqua. Se l'onda deve innalzarsi
abbastanza da diventare potente, la sua attività verticale dell'innalzarsi deve essere integrata
dall'attività orizzontale del trarre più acqua dalla base. Solo in questo modo l'onda può innalzarsi in
modo completo. Se non riesce a trarre una maggiore quantità d'acqua mentre s'innalza, la sua cresta
diventa debole e persino una lieve brezza la infrange.
L'onda della vita individuale non dovrebbe essere confinata entro i valori di superficie
dell'oceano dell'Essere eterno, assoluto. L'arte di usare il proprio pieno potenziale richiede che il
valore di superficie della vita relativa sia integrato dal potere che dimora nella profondità
dell’oceano dell'Essere assoluto, affinché l'onda della vita individuale possa raggiungere la massima
profondità possibile — l'onda dell'esperienza e dell'esistenza relativa deve essere portata al limite
dell'esperienza e dell'esistenza assoluta.
Quando il proprio pieno potenziale si espande in questo modo, allora ogni fase della vita ne
rinforza ogni altra e la vita diventa forte, potente, più utile e degna di essere vissuta su tutti i livelli,
sia per noi stessi che per gli altri.
Ogni onda del mare ha la possibilità di attingere dalla sua base la quantità d'acqua che vuole e di
acquisire un infinito potere. Allo stesso modo ogni individuo ha la possibilità di ottenere per sé
stesso la forza dell'Essere illimitato, eterno, e di diventare tanto potente quanto è umanamente
possibile esserlo.
Quando è possibile per un'onda di godere la forza illimitata dell'oceano, non è per essa un vano
sciupio lasciarsi infrangere dalla brezza? Quando ogni uomo ha l'opportunità di acquisire un potere,
un'intelligenza, una pace e una felicità illimitata non è forse uno spreco di vita rimanere limitato e
debole?
L'arte di usare il proprio pieno potenziale è simile all'arte di scoccare una freccia: si comincia col
tirare indietro la freccia nell'arco, contemporaneamente essa acquista la massima energia per essere
proiettata in avanti. Ma se la freccia non è tirata indietro completamente il tiro sarà inefficace.
L'arte di usare il proprio pieno potenziale richiede che la mente sia condotta nel campo
dell'Essere assoluto, prima che essa affronti l'aspetto grossolano dei piani relativi della vita.
Fortunatamente quest'arte di vivere è stata sviluppata, allo scopo di portare nella vita i risultati
più concreti, e tutta la sua magnificenza è insita in una tecnica che conduce la mente nel campo
dell'Essere, in modo semplice ed efficace.
L'Essere assoluto, il fattore stabile della vita, è sempre al di là del campo della creazione e
dell'esperienza fenomenica continuamente mutevole.
La fase eternamente mutevole dell'esistenza relativa deve rimanere sempre tale. Essa non può
venir trasformata in una fase immutabile. Questa è la vita relativa. Ma il soggetto, l'uomo interiore,
può simultaneamente ottenere uno stato nell'Essere eterno, assoluto.
Ecco come l'Assoluto immutabile, può integrare le fasi fenomeniche, sempre mutevoli, della vita
e, in questo modo, rendere la vita completa.
L'uomo ha due lati, il sinistro e il destro ed è necessario che entrambi siano usati con pieno
vantaggio. Se viene usato soltanto il lato sinistro esso sarà troppo teso nell'azione e il destro,
rimanendo inattivo, diventerà inerte e si sentirà a sua volta teso per essere rimasto in uno stato di
inattività. Perciò per vivere tutti i valori di una vita piena, è necessario che il lato destro e il sinistro
lavorino insieme, in cooperazione.
L'assoluto e il relativo sono le due fasi dell'esistenza. Se esse non procedono insieme, l'Assoluto
rimane trascendentale, oltre il campo dell'attività, invisibile, e apparentemente privo di alcun valore
pratico; mentre il campo della vita relativa è teso al massimo grado a causa della continua attività e,
nell'instabile suo stato ognora mutevole, rimane debole.
È l'arte di vivere che unisce insieme l'Assoluto immutabile di natura trascendentale e il campo
sempre mutevole dell'esistenza relativa, facendo sì che tutti i valori della vita siano vissuti in
perfetta armonia. Entrambi vengono accomunati dalla mente; proprio come la fertilità della terra e
l'albero vengono accomunati dalla radice che trae il nutrimento dell'una per trasmetterlo all'altro.
Quando la mente procede nello sperimentare gli stati più sottili del pensiero e dell'Essere
trascendentale, essa sviluppa il suo completo potenziale che, automaticamente, diventa disponibile
per l'uso dell'attività quotidiana. Mediante questo processo ha inizio l'uso del proprio pieno
potenziale nel campo dei sensi, del corpo e dell'ambiente e si vive così la vita nella sua
completezza.

COME TRARRE PIENO VANTAGGIO DAL PROPRIO AMBIENTE


Per capire la tecnica che consente di fare pieno uso dell'ambiente è necessario, prima di tutto,
capire come esso è costituito. L'ambiente non è sempre lo stesso. L'ambiente familiare di un uomo è
diverso da quello in cui egli lavora.
L'ambiente è di due tipi: quello creato consciamente e quello creato inconsciamente
dall'individuo. Se, per esempio, un uomo si costruisce una casa, egli lo fa consciamente e
intenzionalmente. Se egli invita a casa sua un amico e questi scopre che c'è un motivo recondito
nell'invito, l'amico può diventare un nemico. L'inimicizia dell’amico è creazione e responsabilità
dell'uomo che lo ha invitato, anche se egli non aveva l'intenzione di farsene un nemico.
Esaminando con maggiore profondità questo argomento, troviamo che la creazione non
intenzionale del proprio ambiente è in accordo con la teoria del karma. Le nostre intenzioni e i
nostri sforzi attuali hanno la loro origine nell'influsso del passato. Ma noi dovremmo ricordare che
il nostro ambiente attuale non è soltanto il risultato del passato, perché i frutti delle nostre azioni
passate debbono essere integrati dalle nostre intenzioni presenti. Perciò il nostro ambiente non è
soltanto il risultato del nostro passato, ma la combinazione del passato e del presente.
Facciamo l'esempio di un uomo i cui rapporti con gli altri sono cattivi. Molte persone che egli
frequenta parlano male di lui e travisano le sue azioni, benché egli sappia di non aver danneggiato
nessuno. Questa situazione deve essere interpretata quale risultato di azioni passate. Non è altro che
la propria creazione che gli ritorna nel presente. L'uomo deve quindi prendere il suo ambiente così
come esso è e accettarlo come sua propria creazione.
Quando siamo felici noi godiamo il risultato della nostra stessa azione, e quando soffriamo anche
questo è dovuto alla nostra azione. Perciò, sia che sperimentiamo gioia o infelicità, il nostro
ambiente in sé stesso non è da biasimare.
Quando costruiamo una casa e possiamo avere anche il giardino, ne godiamo, ma se questo non è
possibile godiamo il tepore intimo della casa senza soffrire per la mancanza del giardino. Ecco
come noi facciamo il miglior uso del nostro ambiente.
Poiché noi creiamo il nostro ambiente, vorremmo che esso ci assista nell'ottenere ciò che
desideriamo. La tecnica per ricevere aiuto dall'ambiente sta nella nostra attitudine a dare. Se
vogliamo ricevere sempre il massimo aiuto dobbiamo essere propensi a dare.
« Se vuoi ricevere devi dare »: è una legge di natura.
Nella vita dell'albero la radice ha il compito di trarre la linfa dal terreno circostante e di passarla
all'albero. Soltanto quando la radice è pronta a fare questo, essa può prendere altra linfa.
Se in una fabbrica si continua a vendere è necessario che la produzione continui. Se il prodotto
non è venduto, anche la produzione ristagna, perché essa dipende dal consumo.
È naturale che ciascuno riceva in proporzione a ciò che è in grado di dare. La madre dà al
bambino, perciò riceve da lui. Il padre dà al figlio tutto il suo amore, la sua ricchezza, la sua forza e
la sua mente e, in cambio, riceve la gioia della fiducia, dell'amore e della felicità del figlio.
Se siete franchi, riceverete franchezza. Se volete essere amati da qualcuno dategli il vostro
amore. Se desiderate un comportamento comprensivo e gentile, siate gentili e comprensivi a vostra
volta. Se volete conforto, provate voi stessi a confortare. Se volete l'ammirazione degli altri fate
qualcosa per dimostrare agli altri la vostra ammirazione. Se siete sinceri nel dare, riceverete molto
più di quanto avete dato. Il maestro impara insegnando; lo studente, con la sua obbedienza, induce il
maestro a rispettarlo. Se vostro figlio è pronto all'obbedienza, egli conquista il vostro cuore, come
risultato naturale della sua obbedienza. Se siete gentili con un bambino, egli lo sarà con voi; se
invece siete duri egli si ribellerà. Questa è azione e reazione.
È una verità scientifica stabilita, che l'azione e la reazione siano uguali. Voi reagite a qualcuno in
un certo modo ed egli, a sua volta, reagirà a voi nello stesso modo. Se egli non reagisce, la natura vi
porterà, allora, la reazione indirettamente. Se fate male a qualcuno, anche se egli stesso non
reagisce, altri agenti della natura porteranno a voi quella reazione. È una legge di natura che si
raccolga ciò che si semina.
In qualsiasi modo vogliamo che l'ambiente reagisca verso di noi, il nostro comportamento verso
l'ambiente deve essere in accordo col nostro desiderio. Questo è il principio fondamentale per fare
l'uso migliore del nostro ambiente.
Le leggi di natura non possono essere ingannate, la reazione verrà. Se qualcuno è invidioso di
voi, cercate profondamente nel vostro cuore e scoprirete che o siete stati invidiosi di lui o di qualcun
altro, in passato. Siate gentili con lui e con gli altri e il vostro ambiente sarà gentile con voi. Siate
amorevoli con lui, e il vostro ambiente lo sarà con voi. Cominciate a dubitare, e l'ambiente
comincerà a dubitare di voi. Se odiate, l'ambiente comincerà a odiarvi. Se l'ambiente comincia a
odiarvi, non biasimatelo, biasimate la vostra stessa coscienza interiore.
È necessario purificare la propria coscienza; siate compassionevoli e sinceri nel vostro
comportamento. Un buon comportamento esteriore è certamente di gran valore nella vita, ma una
coscienza interiore pura ha un valore ancora più grande. Se siete chiari nella vostra coscienza, e
amorevoli, gentili e retti verso i vostri simili, riceverete, naturalmente, un buon comportamento da
ognuno e grande gioia dall'ambiente.
Se avete tutte queste qualità e siete chiari nella vostra coscienza, e ancora sentite che c'è qualcosa
che non va nel vostro ambiente, allora accettatelo così come esso è: è il risultato di qualche azione
del passato.
Se ritorcete un'offesa vi abbassate al livello del torto subito. Lasciate piuttosto che il torto sia
solo una goccia nell'oceano della vostra virtù. È comune modo di dire che non si dovrebbe resistere
al male. Se resistete al male, dovete abbassarvi a quel livello di male e, inoltre, siete responsabili del
cattivo influsso che producete ritorcendolo.
Lasciate che le impurità dell'atmosfera trovino rifugio nell'oceano di purezza del vostro cuore;
nell'insondabile gioia della vostra pura coscienza interiore. Quando perdonate, tutta la natura
gioisce per la vostra luminosità e vi restituisce quella gioia. Il perdono, la tolleranza, la purezza di
cuore, la sincerità, l'amore, la gentilezza, sono le basi della gioia che ci danno la possibilità di fare
pieno uso dell'ambiente. Questo è il principio fondamentale del dare.
L'ambiente è di due tipi: animato e inanimato, ovvero vivente e non vivente. Si può dire che non
vi è nulla di non vivente nell'universo; la fisica ci dice che nulla è inerte, ogni cosa è vibrante e
attiva. Tuttavia, nel campo dell'esistenza relativa, facciamo distinzione fra un uomo e una casa, fra
un cane e un giardino. Una casa e un giardino li consideriamo inerti, un uomo e un cane li
consideriamo viventi. Il nostro scopo è fare il miglior uso di entrambi i tipi di ambiente, e a questo
fine il principio fondamentale è il medesimo: il principio del dare.
Perciò, in ogni condizione di vita, in ogni circostanza, in ogni tipo di ambiente, animato o
inanimato, è necessario avere un cuore amorevole, gentile, comprensivo. Il nostro comportamento
esteriore dovrebbe essere basato su questo.
Se volete che l'ambiente vi sia utile al massimo grado, siategli maggiormente utili. Se volete che
la vostra casa vi dia gioia e conforto siate gioiosi in essa, portatevi delle cose belle. Se amate le
piante del vostro giardino, esse, per rallegrarvi, vi ricompenseranno con una bella fioritura. Se
coltivate entro voi stessi uno stato naturale di gentilezza, di compassione, di amore e di perdono,
riceverete dal vostro ambiente una ricompensa moltiplicata per mille. Sviluppate al massimo queste
qualità entro voi stessi. Se riuscite ad innalzarvi a questo livello, dove la vita umana ha il suo pieno
valore, riceverete il massimo e farete completo uso del vostro ambiente.
Ripetiamo che ci sono due tipi di ambiente a qualsiasi livello: quello immediato e quello lontano
e remoto. L'ambiente immediato viene influenzato dal nostro modo di comportarci, di parlare, e di
agire nei suoi confronti. Se mettiamo un fiore in una coppa d'acqua esso rimarrà fresco, se invece lo
lasciamo appassire in terra, nella polvere, questo rifletterà la nostra negligenza. In questo modo il
nostro ambiente immediato viene direttamente influenzato dal nostro comportamento. Ma anche gli
ambienti che ci sono lontani reagiscono ai nostri sentimenti e ai nostri pensieri. Se, per esempio,
siamo in India e abbiamo un amico in America, i sentimenti del suo cuore e della sua mente
rifletteranno quelli del nostro cuore e della nostra mente.
Le onde del pensiero sono molto più potenti di quelle della parola e dell'azione. Mediante ogni
pensiero parola ed azione creiamo delle onde nell'atmosfera, ma quelle del pensiero sono
particolarmente penetranti. Se siamo gioiosi, pieni di gentilezza e d'amore per il mondo intero,
riceviamo amore da ogni parte.
Abbiamo dettagliatamente veduto come il pensiero e l'azione influiscano sull'intero universo e
come l'universo reagisca al pensiero e all'azione individuale. Noi creiamo nell'atmosfera le qualità
di vita equivalenti a quella del nostro cuore. La tecnica per fare pieno uso di tutti i tipi di ambiente a
nostro migliore vantaggio, siano essi vicini o lontani, consiste nello sviluppare pensieri amorevoli,
di perdono e di simpatia nei loro confronti.
Se siamo guidati dal principio di dare per ricevere, riceveremo naturalmente in rapporto a quanto
avremo dato, e anche di più, da ogni parte del nostro ambiente.
Abbiamo visto che, per sviluppare e fare pieno uso del proprio potenziale umano, è soltanto
necessario essere costanti nella pratica della meditazione trascendentale. Mediante l'esperienza
diretta della coscienza di beatitudine si ottiene quella pienezza di vita a cui ogni tipo di ambiente
reagirà nel modo più favorevole.
Per fare pieno uso del proprio ambiente l'Uomo deve essere normale — un uomo cioè,
pienamente cresciuto, con una personalità perfettamente sviluppata, un uomo che abbia realizzato la
coscienza cosmica. È soltanto in questo stato, che l'uomo trae pieno vantaggio dal proprio ambiente
perché, in questo stato, la sua mente e il suo cuore sono stabilizzati sul livello dell'Essere, dal quale
le leggi della natura sostengono l'evoluzione di tutte le cose. Solo dal livello della coscienza
cosmica si può realmente dare. Quando si vive su questo supremo livello del dare, allora si è in
grado di ricevere proporzionalmente.
La coscienza cosmica è uno stato in cui l'uomo vive al servizio del Divino. Il suo pensiero, la sua
parola, e la sua azione sono guidati in modo naturale dalla volontà divina. L'uomo è un individuo,
ma egli è pure uno strumento vivente di Dio. Qualunque cosa egli faccia, serve alla vita cosmica.
Egli è, per sua natura, il più obbediente servitore del Divino. Una volta raggiunto lo stato di
coscienza cosmica, egli non ha più bisogno di fare nessuna altra cosa per trarre il massimo dal suo
ambiente. Esso sarà naturalmente di pieno uso per lui e per gli altri. Ogni cosa, nel suo ambiente,
trarrà il massimo beneficio da ogni altra.
Mediante la pratica della meditazione trascendentale si fa automaticamente pieno uso del proprio
ambiente. Questo può sembrare un'utopia, ma è un vero principio di vita. In nessun altro modo è
possibile trasformare il proprio ambiente a proprio completo beneficio. La storia ci narra che gli
sforzi di coloro che cercarono di cambiare l'ambiente e di trasformarlo a loro vantaggio con la
prepotenza, ebbero soltanto un successo parziale. Persino i più grandi monarchi e dittatori che il
mondo ha conosciuto non sono riusciti a fare pieno uso del loro ambiente, non sono stati capaci di
sottomettere le circostanze ai loro desideri perché essi stessi non erano sviluppati su tutti i livelli
dell'esistenza, per ottenere il favore delle leggi della natura.
È necessario essere in armonia con la natura; elevare il livello della coscienza, in modo che essa
entri nel regno dell'armonia e della pace completa, che si trova nello stato eterno della pura,
assoluta, coscienza trascendentale. Né con la forza, né con l'impegno morale, né con la suggestione
è possibile cambiare l'ambiente e farne pieno uso per sé stessi.
Il tentativo della psicologia moderna di riconciliare l'uomo col suo ambiente migliorandone i
rapporti mediante la suggestione e l'addestramento psicologico, è condannato al fallimento, perché
questo tentativo non ha nulla a che fare col principio essenziale della vita stessa. È come tentare di
costruire un vero castello sulla spiaggia dove c'è soltanto sabbia. Cercare di strutturare e migliorare
la vita umana mediante suggerimenti psicologici, usando, cioè, soltanto il materiale che si trova
nella mente cosciente è un tentativo superficiale e limitato, che non può servire il fine reale della
vita.
Se i petali di un fiore cominciano ad appassire, un buon giardiniere non innaffierà i petali, ma la
radice. Se i rapporti fra due persone diventano tesi, pochissimo si può ottenere cercando una via di
riconciliazione sul livello della suggestione. I cattivi rapporti possono essere efficacemente
affrontati solo migliorando le qualità del cuore e della mente.
Abbiamo visto quanto rapidamente la capacità conscia della mente può essere migliorata. È
risaputo che se qualcuno è sconvolto a causa di qualche tragedia, difficilmente trae conforto dalle
suggestioni e dalla buona volontà con cui gli altri tentano di consolarlo. Ma se egli inizia la pratica
della meditazione trascendentale la sua mente si calma con rapidità, i dubbi cominciano a
disperdersi dall'interno, la tensione comincia a sciogliersi e la compassione gli illumina il cuore.
Egli è in grado di avere una visione più vasta della situazione, perché la sua coscienza è aumentata
e, immediatamente, si sente capace di perdonare e di essere tollerante nei confronti di una
situazione che, solo pochi minuti prima, costituiva per lui un terribile problema. La tragedia è la
stessa, le circostanze sono le stesse. Mentre prima si sentiva infelice perché non riusciva a trarre
vantaggio dall'ambiente, ora che la sua coscienza si è elevata egli, immediatamente, comincia a
godere dell'ambiente e a riceverne il massimo vantaggio per sé stesso e per gli altri. Per fare pieno
uso dell'ambiente è prima di tutto necessario elevare il proprio livello di coscienza: questo si ottiene
con la regolare pratica della meditazione, trascendentale. Ne consegue che tutti gli ambienti e le
circostanze, per loro natura, diverranno utili e saranno usati pienamente, a miglior vantaggio di tutta
la creazione, vicina e lontana, animata e inanimata.

COME FARE PIENO USO DELL’ILLIMITATO POTERE DELLA NATURA


Nel determinare il pieno potenziale dell'uomo abbiamo trovato che la sua personalità individuale
sembra, apparentemente, vincolata dal tempo, dallo spazio, dalla causalità mentre, in realtà, i limiti
della vita individuale raggiungono l'orizzonte illimitato della vita eterna. Abbiamo detto che l'uomo
non è soltanto parte dell'intelligenza divina, che la sua vita individuale non è soltanto un'onda sulla
superfice della vita eterna, ma che egli possiede anche la possibilità di scandagliare il campo
illimitato della vita cosmica e di trarre il massimo beneficio dal potere assoluto dell'Essere.
Abbiamo visto che non soltanto è insita in ciascun uomo la capacità di venire a contatto con
l'Essere assoluto e di viverlo nella sua vita quotidiana, ma che questo è semplice e facile. Abbiamo
visto che è facile per ogni uomo essere in grado di controllare tutte le leggi della natura e di usarne
il potere illimitato a seconda dei suoi desideri, delle sue necessità, delle sue convenienze.
Dato che è possibile infondere il valore dell'Essere trascendentale nella stessa natura della mente
dell'uomo, sia nello stato di veglia che di sogno e di sonno profondo, egli può raggiungere il livello
dell'Essere che è la sorgente d'ispirazione di tutte le leggi della natura; egli può mettersi nella
condizione di usare, in modo naturale, la forza onnipossente della natura.
Questo può sembrare strano a coloro che hanno una scarsa conoscenza della legge cosmica, o
dell'esperienza dell'Essere. Poiché, per un uomo che è preso nella morsa delle tensioni della vita
quotidiana, alle prese con tanti problemi complicati e non risolti, il sapere che egli potrà usare il
potere illimitato della natura va al di là della sua immaginazione. Molto probabilmente egli lo
considererà un volo della fantasia privo di alcun rapporto con la vita pratica. Ma l'esperienza di
molte persone in tutto il mondo dimostra che, malgrado abbiano subito nella vita molte sofferenze,
hanno potuto elevarsi al di sopra di tutte le difficoltà, delle tensioni, e rendere le circostanze
favorevoli ai loro intenti.
Per usufruire del potere assoluto della natura è necessario mettersi nelle mani di quell'assoluto
potere. Il figlio di un milionario per poter avvantaggiarsi nella vita della posizione paterna, deve
solo mostrarsi volonteroso e obbediente verso suo padre. L'amore e la simpatia del figlio per il
padre, e il rispetto per ciò che egli rappresenta, porteranno al figlio l'influsso e la forza del padre.
Nello stesso modo si può essere capaci di usare l'immenso potere della natura.
Se l'uomo è capace di sottomettersi alla natura essa, allora, reagirà alle sue necessità. La natura
onnipossente è piena d'amore verso tutti poiché tutte le sue leggi sono in virtù del fine della
creazione e dell'evoluzione di tutti gli esseri e di tutte le creature dell'intero cosmo. Non esiste
maggiore benevolenza di quella della natura.
Quando un uomo, a causa di qualche misfatto, sembra essere punito dalla natura e ne soffre,
anche questa è una manifestazione della benevolenza della natura sempre pronta ad aiutare. Se un
bambino si è insudiciato, sua madre lo ripulirà. Anche se questo non è gradito al bambino, sarà
ugualmente un bene per lui perché lo sporco potrebbe nuocergli. Il bambino però non capisce il
male che lo sporco potrebbe causargli e si ribella agli sforzi che fa la madre per ripulirlo.
Quando il chirurgo opera, egli usa il bisturi con tutta la sua perizia, ma può iniziare l'operazione
solo dopo che il paziente si è affidato completamente alle sue cure. Se ci si sottomette totalmente
alla volontà della natura, essa ci aiuta e in questo modo cominciamo ad usare il suo infinito potere.
Non è certamente possibile all'uomo capire intellettualmente tutte le leggi della natura né
conoscerne le intenzioni quando opera in un certo luogo, in un certo momento, per un individuo
specifico. Perciò una comprensione intellettuale delle leggi della natura, nel tentativo di metterci in
accordo col fluire naturale dell'evoluzione è del tutto impossibile. Il processo eterno della creazione
e dell'evoluzione della molteplice varietà della vita è così complesso e diversificato che soltanto una
intelligenza onnipotente può concepire l'universo illimitato, metterlo in moto e conservarlo.
Ma c'è un fattore, nella creazione, che mette qualsiasi uomo in grado di vivere in totale accordo
con la natura. Questo fattore è determinato dal fatto che tutte le leggi della natura agiscono secondo
il fine dell'evoluzione.
L'individuo può, consapevolmente, affidarsi a questa corrente in eterna evoluzione e permettere a
sé stesso di essere portato avanti dal naturale fluire dell'evoluzione cosmica. In questo inevitabile
fluire della natura l'individuo può immettersi consciamente, e lasciare che la natura agisca su di lui
per la sua evoluzione, in accordo col fluire spontaneo dell'evoluzione cosmica.
Grazie alla grande tradizione degli Yogi dell'India e alle benedizioni di Shri Guru Deva abbiamo
questa possibilità. Un semplice sistema di meditazione trascendentale offre all'umanità una tecnica
mediante la quale la coscienza individuale può essere naturalmente mantenuta entro il fluire
dell'evoluzione e l'evoluzione dell'individuo può persino venire accelerata.
Questo il semplice sistema per fare uso dell'infinito potere della natura. Nel perdere sé stessi e
nel conquistare il potere dell'Onnipossente la propria vita trova il suo compimento. Da questo
concetto nasce l'ideologia della devozione e dell'arrendersi. La base di tutto questo è che la vita
dell'individuo è relativa ed assoluta nello stesso tempo. L'individuo è già in contatto con l'Essere
assoluto, soltanto questo contatto deve essere portato al livello cosciente.
Abbiamo detto che la pratica della meditazione trascendentale richiede all'individuo unicamente
innocenza e semplicità. Egli deve essere privo di qualsiasi gioco intellettuale o contorcimento
emotivo. La semplicità e l'innocenza sono già profondamente radicate nella natura stessa di ciascun
individuo. Questa meditazione è una tecnica per arrendersi al potere illimitato della natura e per
giungere al campo assoluto ed eterno dell'intelligenza divina. Quando l'individuo raggiunge questo
piano comincia a godere, automaticamente, del potere della natura per il suo proprio bene. Questo è
soltanto possibile sul livello della legge cosmica, non su quello della conoscenza umana.
Il campo dell'arrendevolezza non si trova mai al livello del pensiero, ma solo su quello
dell'Essere. Molti di coloro che vogliono arrendersi a Dio o alla natura, cercano di farlo a livello
intellettuale. In questo modo essi creano uno stato d'animo di arrendevolezza a Dio e, il creare uno
stato d'animo significa rimanere al livello cosciente del pensiero.
Se la mente cosciente non si eleva al livello dell'Essere, l'individuo non gode del potere
dell'Onnipossente. Il pensare: « Io mi sono arreso a Dio » e il rimanere in questo stato d'animo di
arrendevolezza, conducono soltanto a creare inerzia mentale nell'individuo e a privarlo
dell'opportunità di avanzare. Il vero arrendersi a Dio non può avvenire al livello del pensiero. Esso
avviene sempre al livello dell'Essere e se questo livello non è coscientemente raggiunto dalla mente,
qualsiasi tentativo di creare uno stato d'animo di arrendevolezza si risolverà soltanto in una
fantasiosa passività e non sarà genuinamente in accordo col potere illimitato della natura.
Se la mente cosciente non trascende il pensiero, il sentimento non può arrivare al piano
dell'Essere. Se la coscienza individuale non è permeata dallo stato dell'Essere divino, non nasce lo
stato di arrendevolezza.
L'ideologia dell'arrendevolezza non è facile da capire intellettualmente. L'arrendersi
all'onnipotente volere di Dio e della natura è, nella vita, l'ideologia più avanzata. Se ci si arrende
realmente, si perde la meschina individualità della mente limitata dal tempo, dallo spazio e dalla
causalità, e si ottiene lo stato illimitato ed eterno dell’Essere Assoluto. Questo è possibile solo nello
stato di coscienza trascendentale.
Le parole « arrendersi alla volontà di Dio » sono molto significative e offrono all'individuo una
via diretta per raggiungere l'onnipotenza.
Ma siccome mancava la tecnica che permette di trascendere agevolmente i limiti dell'esperienza
relativa, questa espressione non ha avuto, in realtà, alcun significato pratico negli ultimi secoli. Si è
ridotta ad esprimere soltanto un punto di vista astratto, metafisico o mistico. Ma, con la pratica della
meditazione trascendentale, queste parole cominciano ad avere un significato pratico. Esse non sono
più avvolte nel sudario del misticismo. Sono, ora, la verità dell'esperienza quotidiana, mediante la
quale subentra la capacità di fare pieno uso del potere dell'Onnipotente.
Per coloro che ignorano la pratica della meditazione trascendentale l'idea di fare uso
dell'onnipotenza della natura, rimane soltanto un pensiero affascinante e fantasioso. Invece,
mediante questa meditazione, l'idea di fare pieno uso di questa onnipotenza diventa attuabile. Per il
figlio di un milionario, l'uso del potere e della ricchezza del padre dovrebbe essere naturale e
normale. Allo stesso modo per l'uomo, figlio di Dio onnipotente, dovrebbe essere naturale e
normale far uso del Suo potere nell'ambito della natura, e questo rientra nella possibilità di ciascun
uomo.
Soltanto la regolare pratica della meditazione trascendentale dà all'uomo la possibilità di porsi
nella condizione in cui l'onnipotenza della natura agisca su di lui. Non gli viene richiesto di farne
uso, ma gliene viene dato il pieno vantaggio. Senza elevarsi allo stato di coscienza cosmica o,
almeno, mettersi sul suo sentiero, è semplicemente impossibile fare uso persino parzialmente della
forza della natura, e tanto meno del suo infinito potere.
Fortunato è colui che ha stabilizzato entro sé stesso un'armonia naturale con l'Essere cosmico.
Tutta la natura si muove secondo le sue necessità; tutti i suoi desideri sono in accordo col fine
cosmico e la sua vita serve la causa dell'evoluzione cosmica. Egli è nelle mani di Dio per le
intenzioni di Dio e Dio è per lui e le sue intenzioni. Egli usa l'onnipotenza della natura, e la natura
usa la sua vita per il fine glorioso della creazione e dell'evoluzione.
Alcuni cercano di usare il potere soprannaturale della creazione venendo a contatto col mondo
degli spiriti attraverso un medium, o invocandoli. Questo è un livello di forza molto limitato, perché
nessuno spirito possiede il potere totale della natura. Ci possono essere degli spiriti più potenti
dell'uomo, ma invocarli o fare loro da medium, è una pratica che non deve essere incoraggiata. E
questo per due ragioni: prima, il potere ottenuto mediante l'aiuto di questi spiriti è insignificante e
infinitesimale rispetto a quello della natura onnipotente; secondo, per ottenere quella frazione di
potere è necessario darsi completamente all'influsso di quello spirito. Diventare il medium di uno
spirito significa darsi a lui completamente, altrimenti lo spirito non coopera. Invece di darsi
completamente a un'entità per ottenere soltanto un piccolo ammontare di potere, ci si dovrebbe dare
completamente all'Essere divino, mediante la meditazione trascendentale, e ottenere l'illimitato
potere della natura.
Quando investite il vostro danaro in un affare, perché non investirlo in un'impresa che renda il
massimo profitto in un minimo lasso di tempo? Mettersi in contatto con gli spiriti nella speranza di
prendere contatto con Dio è una tecnica sbagliata. Nessuno può arrendersi a Dio per mezzo degli
spiriti. Coloro che cercano di ottenere in questo modo poteri soprannaturali o psichici sono
fuorviati. Non è colpa loro. Essi cercano qualcosa di più alto di quello che, apparentemente, la vita
dell'uomo offre; l'errore sta nella mancanza di una autentica guida. L'aspirazione dell'uomo di
prendere contatto coi poteri più alti e di compiere cose grandi nella vita, è legittima, ma prendere
contatto con gli spiriti è un tentativo a bassissimo livello che renderà molto poco.
Non ci sono mai stati abbastanza maestri di meditazione trascendentale, ecco perché gli spiritisti,
e simili, sono piuttosto diffusi, specialmente nei paesi occidentali.
Il desiderio di conquistare poteri più alti ha indotto molta gente mancante di una guida adatta a
sperimentare qualsiasi cosa che fosse fuori del comune. Affinché la gente possa ricevere la tecnica
giusta per fare pieno uso dell'infinito potere della natura è necessario che un gran numero di maestri
di meditazione venga istituito ovunque. Questo consentirà che la vita di tutti possa essere posta, in
modo naturale, su basi sane.
Ci sono inoltre altre persone che, nell'entusiasmo di sviluppare poteri più alti, si dedicano a
pratiche di concentrazione e di controllo della mente. Dopo molto tempo di queste pratiche esse
sembrano aver raggiunto qualcosa di adeguato alle loro aspirazioni, ma il grande sforzo compiuto
non è proporzionato al piccolo vantaggio realizzato. Tutto questo porta, come risultato, ad uno
spreco delle aspirazioni umane e delle grandi possibilità che l'uomo possiede per raggiungere un
maggior potere.
Se c'è una fortezza che comanda un intero territorio, è saggio dirigersi in quella direzione ed
espugnarla. Allora tutto quello che si trova nel territorio, miniere d'oro, di diamanti e altre
ricchezze, verrà naturalmente in nostro possesso. Ma, se ci metteremo a conquistare ogni miniera
separatamente, esauriremo tutto il nostro tempo e le nostre forze persino per assicurarcene una.
Tutti i poteri psichici appartengono naturalmente al campo dell'Essere. Poiché c'è un modo per
venire a contatto diretto e per familiarizzare col campo dell'Essere, tutti i poteri psichici e quelli
della natura, che appartengono all'Essere onnipotente ed eterno, sono a nostra disposizione. Perciò,
essendoci per ciascuno di noi l'opportunità di venire a contatto con l'Essere in modo facile, sarebbe
una mancanza di saggezza e uno sciupio di tempo praticare qualsiasi tecnica di concentrazione o di
controllo della mente.
Non è questo forse un invito diretto a tutti i cercatori di potere, ad iniziare la pratica della
meditazione trascendentale e ad elevare il loro livello di coscienza a quello della coscienza
cosmica? Essi otterranno il vantaggio di essere posti in una posizione nella quale, senza intenzione
o sforzo, l'onnipotenza della natura sarà a loro disposizione e servirà naturalmente il fine della loro
vita. Tutte le loro necessità, e quelle di coloro coi quali sono legati nei diversi ambienti verranno
esaudite nel modo più generoso e glorioso.
Ci sono altre persone ancora alle quali è stato fatto credere che il potere del pensare positivo è il
più grande nella natura. È stato detto loro di basare la vita sul pensare positivo. È sciocco basare la
propria vita sul livello del pensiero. Il pensare non può essere mai la base profonda del vivere.
L'Essere ne è la base naturale. Invece di sciupare il proprio tempo nel pensare positivamente
aspettando che il pensiero positivo si concretizzi in qualcosa, è meglio « essere ».
Lo stato dell'Essere che si può realizzare mediante la pratica della meditazione trascendentale, dà
la massima condizione di vita portando la possibilità di usufruire dell'onnipotenza della natura nella
vita pratica di ogni giorno. Il pensare, d'altro canto, è soltanto immaginario. Vedremo che è
necessario essere per rendere il pensare potente. La tecnica per raggiungere lo stato dell'Essere, è
quella stessa che rende il pensiero potente.
Sebbene i pensieri positivi siano migliori di quelli negativi, se noi basiamo la nostra vita sul
pensare positivo, questa non sarà che una base immaginaria. Il pensare positivo può avere il suo
valore rispetto al pensare negativo, ma ha poco valore quando lo si confronta col potere dell'Essere.
Cercare di attingere i poteri della natura dalla base del pensare, è illusorio. Se si comincia a pensare:
« Io sono un re » ci si può illudere, con questa convinzione, sino al punto da cominciare a sentirsi
re, ma questo sentimento di regalità sarà ben lungi dalla realtà di essere re.
La filosofia del pensare positivo deve essere sostituita da quella dell'Essere. La scienza della
mente, nella vita, non è la più alta né la più utile; è la scienza dell'Essere che detiene lo stato
supremo fra le scienze della vita e del vivere. Vivere nella speranza di ottenere pienezza e
adempimento di vita mediante il pensare positivo, non è altro che rincorrere miraggi e costruire
castelli in aria.
La mente deve essere integrata dal potere dell'Essere; il potere dell'Essere, non la mente, è la
base della vita.
Tutte le scienze positive sono sul piano relativo. Allo stesso modo anche il campo della mente è
sul piano relativo dell'esistenza. La scienza della mente, come qualsiasi altra, è soltanto la scienza
dei campi relativi della vita. La scienza dell'Essere, invece, è quella della assoluta esistenza eterna.
È la scienza dell'Essere che può portare la stabilità, l'intelligenza, l'infinito potere della natura e la
beatitudine eterna dell'Assoluto nei campi relativi della vita quotidiana. È necessario acquisire il
potere dell'Essere, ed è facile per tutti gli uomini del mondo, persino in mezzo al trambusto della
vita moderna.
Troviamo così che il principio di fare pieno uso dell'onnipotenza della natura sta nella scienza
dell'Essere, e la tecnica consiste nella regolare pratica della meditazione trascendentale.
Capitolo Secondo

L'ARTE DELL'ESSERE
Ogni campo di vita deve essere vissuto e usato in maniera tale che l'individuo e l'universo ne
abbiano il massimo risultato. Tratteremo di questi differenti campi di vita e troveremo la tecnica che
ne rende possibile l'uso col maggiore vantaggio.
L'Essere, come abbiamo visto, è l'elemento fondamentale della vita. Esso è di natura
trascendentale e, normalmente, il suo valore risiede in un campo che sta al di là delle caratteristiche
ovvie della vita quotidiana. L'arte dell'Essere implica che i valori dell'Essere siano pienamente
utilizzati per il bene dell'individuo e dell'universo.
L'arte dell'Essere presuppone che non soltanto i valori dell'Essere non vengano perduti nelle
diverse sfere della vita, ma che vengano trattenuti naturalmente e pienamente in tutti i campi, in
ogni circostanza, in tutti gli stati di coscienza e che siano utilizzati per glorificare tutti gli aspetti
della vita e condurli all'adempimento.
I diversi aspetti della vita sono: il sistema nervoso, il corpo, la mente, i sensi, l'ambiente, il
karma, il respiro, il pensiero, la parola, lo sperimentare e il comportarsi. I tre stati di coscienza sono:
lo stato di veglia, di sogno e di sonno profondo.
Anche senza l'arte di vivere l'Essere, l'Essere è presente, perché niente può esistere senza di Esso.
Che cosa potrebbe esistere senza l'Essere? L'Essere è la base dell'esistenza di ogni cosa, benché essa
sia nascosta dietro ciò che è ovvio.
La natura dell'Essere è coscienza di beatitudine; è felicità concentrata, di natura assoluta e di
condizione permanente. Perciò la natura dell'Essere significa che lo stato concentrato di felicità
dovrebbe essere vissuto costantemente in tutte le circostanze. L'arte dell'Essere richiede che Esso
non venga perduto e che, normalmente, domini la vita.
Questo significa che, per sua natura, la vita è beata, libera dalla sofferenza, dall'infelicità, dalla
tensione, dalla confusione e dalla disarmonia. Tutte le sfere di vita: il pensare, il parlare, l'agire, il
comportarsi, debbono diventare e rimanere permeate dalla consapevolezza dell'Essere, affinché la
vita sia vissuta nel pieno valore dell'Essere.
L'arte dell'Essere è necessariamente la tecnica per scandagliare l'Essere nei livelli più profondi
della propria vita e quindi riportarlo fuori dal campo trascendentale di natura non-manifestata,
nell'esistenza relativa.
Così l'arte dell'Essere consiste in una tecnica che ha due aspetti: il primo esplora la regione
dell'Essere distogliendo la mente cosciente dal campo grossolano dell'esperienza relativa e
portandola nel campo dell'Essere non-manifestato; il secondo riporta fuori la mente permeata dal
valore dell'Essere. Perciò l'arte dell'Essere, o la tecnica per raggiungere lo stato dell'Essere, consiste
nel prendere contatto con Esso e nel viverlo naturalmente. Una tecnica o un'arte implica
necessariamente un processo e un compimento privi di sforzo. La meditazione trascendentale è una
tecnica pratica per apprendere l'arte dell'Essere.
Considerando il fine dell'arte dell'Essere prenderemo in esame i diversi aspetti della vita e li
tratteremo dettagliatamente.

L'arte dell'essere e del pensare


Abbiamo visto che quando l'Essere è naturalmente mantenuto nella mente, tutti i pensieri sono
sul piano dell'Essere. Questa è l'arte di essere e di pensare contemporaneamente, in essa il pensare e
l'Essere coesistono.
Quando il pensare è stabilizzato al livello dell'Essere, l'Essere è naturalmente mantenuto
mediante il processo del pensiero. Così l'arte dell'Essere, nei confronti del pensare rende necessaria
l'infusione del valore dell'Essere trascendentale nella natura della mente.
L'Essere è la sorgente del pensare. Il processo del pensare allontana la mente dalla sua natura
essenziale: l'Essere. Troviamo così che il processo del pensiero è opposto allo stato dell'Essere. Per
questa ragione la mente può arrivare allo stato dell'Essere soltanto quando trascende gli stadi più
sottili del pensare durante la meditazione trascendentale. Quando essa ricomincia a pensare deve
riemergere dal campo trascendentale dell'Essere.
Così la mente cosciente è impegnata o nel processo del pensare o nello stato trascendentale del
puro Essere. Il pensiero è perciò come una sfida all'Essere. Questo perché la mente non è stata
educata a mantenere simultaneamente il suo stato di Essere e il processo del pensare. Si può dire
che l'abitudine radicata della mente di rimanere nel campo del pensare è la ragione che spiega come
il processo del pensare sembri essere opposto allo stato dell'Essere. Quando, mediante la pratica
della meditazione trascendentale, la mente cosciente aggiunge la sorgente del pensiero e diventa
familiare con lo stato dell'Essere, allora lo stato del puro Essere è così beato e armonioso che la
mente non se ne separerà in nessuna circostanza. Solo allora la natura della mente viene trasformata
nella natura stessa dell'Essere, cosicché, mentre essa continua a rimanere una mente pensante, è
naturalmente stabilizzata nell'Essere. Questa è l'arte dell'Essere nel campo del pensiero.
Se la mente non è stabilizzata nello stato dell'Essere, il processo del pensare è come privo di vita,
e quando la mente non è familiare con l'Essere la forza del pensiero è molto debole. La risultante
attività di conseguenza sarà debole, i risultati insoddisfacenti e il compimento della vita non verrà
realizzato. Così l'arte di essere e di pensare contemporaneamente, è la base di ogni realizzazione e
compimento nella vita.
Quando consideriamo l'arte di essere e di pensare contemporaneamente dobbiamo chiarire che
l'arte di essere consiste nel creare la condizione dell'Essere nella mente e questo viene fatto quando
l'attenzione è portata nel campo trascendentale dell'Essere. A questo non si può arrivare in nessun
altro modo.
Qualsiasi tentativo per diventare consapevoli dell'Essere senza portare la mente cosciente nel
campo dell'Essere trascendentale può soltanto condurre la mente cosciente a vagheggiare il pensiero
dell'Essere. E quando la mente cosciente vagheggia il pensiero dell'Essere essa è priva dello stato
dell'Essere, perché il pensiero dell'Essere non è lo stato dell'Essere. Qualsiasi tentativo di trattenere
il pensiero dell'Essere nella speranza di mantenere la consapevolezza dell'Essere a livello cosciente,
avrà come risultato la divisione della mente fra il pensiero dell'Essere e un altro pensiero. La pratica
di vagheggiare il pensiero dell'Essere, non coltiverà né l'Essere nella mente, né permetterà alla
mente di essere completamente occupata in nessun altro pensiero. Questo significa che l'influenza
dell'Essere non sarà profonda, né il pensare sarà efficace.
Ci sono delle scuole di pensiero fuorviate che incoraggiano i cercatori della verità a mantenere
l'Essere sul livello cosciente, mentre essi sono impegnati nel pensare, nel parlare o nell'agire.
Qualsiasi tentativo di mantenere l'Essere, o di cercare di mantenere l’autoconsapevolezza sul livello
cosciente del pensare, senza prima permettere alla mente di trascenderlo, è un vano tentativo di
vivere l'Essere nella vita. Esso non crea che un'illusione della realizzazione dell'Essere durante
l'attività e il pensiero. Coloro che aspirano alla verità e coloro che desiderano rendere il pensiero
potente mediante la forza dell'Essere, dovrebbero prendere coscienza degli effetti mentali che
produce il solo pensare all'Essere. L'Essere è vissuto naturalmente senza che vi si debba pensare. La
ragione che non ci permette di riuscire a vivere questo stato naturale dell'Essere è che non abbiamo
sufficiente familiarità col campo trascendentale della vita. L'unico modo per diventarlo sta nel
trasferire l'attenzione dagli stati grossolani del pensiero a quelli sottili affinché il campo dell'Essere
venga raggiunto coscientemente. Mediante questa pratica regolare, l'arte dell'Essere nel campo del
pensare è conseguita.

Il parlare e l'arte dell'essere


Il parlare è l'aspetto grossolano, o manifestato, del pensare. Il parlare richiede più energia del
pensare, perciò il processo del parlare impegna la mente più di quello del pensare. Così l'arte
dell'Essere, al livello del parlare, è necessariamente più grande che al livello del pensare.
Mentre trattavamo del principio fondamentale per allargare la capacità cosciente della mente,
abbiamo visto che il pensiero sorge dai livelli più sottili della coscienza e diventa a mano a mano
più grande sino a che, alla fine, viene riconosciuto sul livello cosciente come un pensiero completo.
Lo stesso processo della bolla-pensiero, che continua a crescere fino a quando il pensiero è
riconosciuto come tale sul livello cosciente, si verifica nei confronti della parola.
Il processo del parlare non è fondamentalmente diverso da quello del pensare. La sola differenza
è quantitativa; perché l'energia che si consuma nel parlare è maggiore che nel pensare. L'arte di
mantenere l'Essere al livello del parlare è più impegnativa di quella che Lo mantiene al livello del
pensare.
Così è chiaro che l'arte di mantenere l'Essere al livello del parlare è, fondamentalmente, l'arte di
mantenere l'Essere al livello del pensare. La differenza sta nell'intensità della pratica: un maggiore
uso della pratica della meditazione trascendentale è necessario per mantenere l'Essere al livello del
parlare.
Quando, con la continua pratica, lo stato dell'Essere viene mantenuto sul livello del parlare, la
parola scorre dall'Essere ed è, perciò, naturalmente in armonia con la legge cosmica. La parola,
allora, produce un'influenza congeniale a tutte le leggi della natura. Ecco come l'Essere comincia a
venir mantenuto al livello della parola, e quando la parola integra e corrobora il funzionamento
delle leggi naturali essa diventa un aiuto, non soltanto per il benessere e l'evoluzione della vita
individuale, ma anche per la vita cosmica mantenendo l'armonia e il ritmo nella natura. In questo
modo l'arte dell'Essere, sul livello del parlare, porta dovunque una grande armonia.
Dobbiamo di nuovo ricordare che qualsiasi tentativo cosciente di trattenere il pensiero
dell'Essere mentre siamo occupati nel processo del parlare, si risolve nel dividere la mente fra il
pensiero dell'Essere e il processo del parlare. Una parte della mente è impegnata nel mantenere il
pensiero dell'Essere, mentre l'altra è impegnata nel parlare; questa divisione produce un indugio nel
parlare.
Taluni insegnanti insegnano ai loro allievi a sorvegliarsi interiormente mentre parlano.
Nello sforzo di mantenere sul livello cosciente della mente la consapevolezza interiore
dell'Essere mentre si parla, il processo stesso del pensiero e della parola è impedito. Ne deriva un
ritardo nell'attività e un senso di inerzia nella vita. Questa non è l'arte di essere e di pensare
contemporaneamente. L'arte dell'Essere sul livello della parola sta nella pratica regolare della
meditazione trascendentale che mantiene sempre, naturalmente, l'Essere nella Sua pienezza al
livello della mente.

Il respiro e l'arte dell'essere


Il respiro si trova fra l'esistenza individuale e la vita cosmica, fra il flusso della vita individuale e
l'eterna esistenza cosmica. È come se il respiro desse inizio, dall'oceano cosmico dell'Essere, a un
torrente individuale. Il respiro, nel suo aspetto più sottile, viene definito come prana (1). Il prana è
la natura vibratoria dell'Essere che crea il flusso della vita individuale manifestata, dall'oceano non-
manifestato dell'Essere. Quando l'Essere cosmico trascendentale, onnipresente, assoluto, vibra nei
torrenti manifestati della vita, in virtù del prana che è la Sua propria natura, il prana assume il ruolo
di respiro e mantiene, alla sua sorgente, la connessione fra il flusso individuale della vita e la vita
cosmica dell'Assoluto.
Ad ogni inspirazione il prana cosmico assume l'identità della forza vitale individuale, e ad ogni
espirazione il flusso della vita individuale prende contatto con l'Essere cosmico. Cosicché il respiro
da un lato dà origine alla vita individuale dalla vita cosmica e dall'altro mantiene l'armonia fra
l'individuo e l'Essere cosmico. L'arte dell'Essere applicata al respiro significa che, persino durante il
processo del respiro, il contatto del flusso di vita individuale con la vita eterna dell'Essere cosmico
non viene interrotto.
Come avviene questo?
Per sapere come sia possibile mantenere lo stato dell'Essere durante il processo del respiro è

1La parola sanscrita « prana » è usata perché non ne esiste una corrispondente in italiano.
prima di tutto necessario vedere come il respiro, o il prana, abbia inizio e che cosa lo faccia
emergere dall'Essere, Abbiamo detto che il prana è la natura vibratoria dell'Essere. Ma come e
perché la natura vibratoria dell'Essere adotta un particolare tipo di modello facendo sorgere un
torrente specifico di vita individuale in virtù del respiro?
Qualcosa di più del prana è necessario, tuttavia, per creare la vita di un particolare individuo.
Quale è l'origine, all'infuori del prana, di un determinato tipo di respiro?
Sappiamo che la vita dell'albero è mantenuta dalla fecondità della terra. Ma, per quanto la terra
sia feconda, essa non può produrre alcun albero senza il seme. Il tipo dell'albero è determinato dal
suo proprio seme, senza il quale la fertilità della terra non possiede alcun mezzo mediante il quale
esprimersi.
Pensiamo alla fecondità della terra come all'Essere trascendentale, e all'albero come al flusso di
vita individuale. L'Essere è eternamente presente, ma, per produrre un tipo specifico di vita
individuale, ha bisogno di quel seme specifico. Senza un seme specifico, nessuna vita individuale
determinata può manifestarsi dall'Essere onnipresente non-manifestato. Che cosa è il seme
dell'individuo mediante il quale l'Onnipresente in virtù della sua propria natura, il prana, si
manifesta in un flusso di vita individuale?
Il seme della vita individuale è simile a quello dell'albero: esso non è altro che la fecondità
manifestata nella sua espressione più sottilmente evoluta. Passando attraverso tutti i cicli evolutivi,
questa fecondità raggiunge il suo stato più alto di evoluzione in un albero pienamente sviluppato
dove appare come seme. Così il seme rappresenta l'albero nel suo stato più sottile di sviluppo e la
fertilità nel suo stato più concentrato. Allora il seme attrae nuova fertilità e si sviluppa in un nuovo
albero.
L'Essere esprime Sé stesso come prana, e sul prana si basa il sorgere di un pensiero che, a sua
volta, si sviluppa in un desiderio che determina l'azione. E quando l'azione è compiuta il frutto della
azione indica la piena crescita dell'albero, del pensiero o del desiderio. L'esperienza del frutto
dell'azione lascia un'impronta che, come il seme concentrato, può far sorgere futuri desideri ed
azioni. Troviamo, così che il ciclo del seme e dell'albero è simile al ciclo del pensiero, del desiderio,
dell'azione e al frutto dell'azione e della sua impronta. Ora il seme è come un pensiero, e il terreno
da cui trae nutrimento è l'Essere che si trova alla base del pensiero. Si potrebbe benissimo dire, per
amore di chiarezza, che l'Essere si sviluppa o si manifesta come un pensiero, evolve poi nell'azione,
ed essendosi ulteriormente evoluto come frutto dell'azione, si concentra in un'impronta e ritrova lo
stato dal quale aveva cominciato a manifestarsi. Questa analogia ci aiuta a visualizzare il torrente
della vita individuale che emerge dalla vita universale in virtù del prana.
L'Essere onnipresente non-manifestato, dopo essersi manifestato come un pensiero, e dopo
essere passato attraverso tutti gli stadi della sua evoluzione, raggiunge il suo apice nel frutto
dell'azione che, a sua volta, diventa il seme del pensiero futuro. In virtù del seme-pensiero l'Essere
comincia ad esprimere sé stesso nel torrente della vita individuale.
Così vediamo come l'Essere esprime Sé stesso nei diversi gradi di manifestazione e passa
attraverso i diversi stadi di evoluzione per arrivare a un punto dove Esso può diventare il seme della
vita futura.
Abbiamo visto che il prana è la natura vibratoria dell'Essere. L'Essere non-manifestato non ha
bisogno di alcuna strumentalità esteriore per vibrare. Lo fa in virtù della Sua stessa natura. Infatti
mantenere Sé stesso quale Essere eterno, assoluto, mentre vibra e sostenere i livelli transitori
dell'esistenza, vita dopo vita, è la sua vera natura. La vera natura dell'Essere è conservare il Suo
stato eterno quale Essere assoluto e, a causa dell'unicità della vita, di essere la base degli aspetti
sempre mutevoli dell'esistenza relativa manifestata. Così, quando il prana si manifesta, l'Essere
vibra e, vibrando, assume il ruolo di un tipo particolare di respiro, per produrre un tipo specifico di
vita individuale.
Il seme individuale della vita è il karma incompiuto della vita passata dell'uomo. La somma
totale di tutti i desideri non realizzati nella vita precedente è il seme che plasma l'Essere vibrante nel
flusso specifico di vita di un individuo. Così il prana, congiunto al desiderio, forma la mente. E il
prana, privo della sua associazione con la mente, forma la materia. Ecco come gli aspetti soggettivi
e oggettivi della vita individuale vengono in esistenza. La vita individuale è essenzialmente l'Essere.
Come nella vita di un albero è la linfa che si esprime nei diversi aspetti dell'albero, così nella vita
dell'individuo, è l'Essere che esprime Sé stesso nei diversi aspetti della vita e del vivere. Allo stesso
modo, come è il seme che modella il tipo dell'albero, così, nella vita individuale, è l'impronta
dell'esperienza di una vita passata che plasma l'Essere in un tipo specifico di forza-vita individuale o
prana.
Così troviamo che il prana, o il respiro che ne è l'aspetto grossolano, è l'aspetto fondamentale
della vita dell'individuo, ed è il legame fra il flusso vitale dell'individuo e l'oceano dell'energia vitale
cosmica. In virtù della congiunzione della mente col prana, l'intera vita individuale è posta entro
uno schema specifico.
L'arte dell'Essere applicata al respiro consiste nel mantenere il valore dell'Essere nella natura
della mente, perché il respiro è il risultato di una combinazione di prana e di mente, e il prana e la
mente non sono due cose completamente diverse.
La mente include in sé stessa la presenza del prana; senza il prana essa non potrebbe esistere, e
senza la mente il prana è semplicemente la natura dell'Essere, qualcosa di valore assoluto al di là
della vita relativa. Perciò, per mantenere l'Essere a livello del respiro, è prima necessario portare
l'Essere al livello della mente. Quando, mediante la tecnica della meditazione trascendentale, la
mente diventa satura dell'Essere, il respiro è al livello dell'Essere. Sappiamo che il respiro è in
armonia col ritmo della natura, e quando la vita individuale lo trasforma al livello dell'Essere, essa
respira secondo l'armonia e il ritmo della vita cosmica. Il respiro, allora, realizza lo stato sottile di
prana vibrante.
Il respiro dell'individuo è così in armonia con la natura dell'Essere cosmico, il livello del prana.
L'arte dell'Essere applicata al respiro è l'arte di elevare lo stato dell'individuo al livello dell'eterno
Essere cosmico.

Lo sperimentare e l'arte dell'essere


Lo sperimentatore esperisce l'oggetto quando esso è connesso, mediante i sensi, con la sua
mente. L'oggetto, venendo a contatto coi sensi dell'esperienza, lascia un'impronta nella mente e la
natura essenziale della mente ne è adombrata.
Così il processo di esperienza è tale che adombra l'Essere. Questo si chiama identificazione
dell'Essere con l'oggetto. È come se l'« io » cominciasse a identificarsi con gli oggetti esterni e
smarrisse la sua natura essenziale. Così troviamo che l'esperienza allontana lo sperimentatore dal
suo proprio stato dell'Essere. L'arte dell'Essere, sul livello dell'esperienza, significa che l'esperienza
dell'oggetto non deve capovolgere lo stato dell'Essere nella mente; la mente dovrebbe, cioè, essere
in grado di mantenere lo stato dell'Essere mentre essa sperimenta l'oggetto.
Abbiamo visto come la mente comincia a mantenere il puro stato dell'Essere insieme con
l'esperienza dell'oggetto. Abbiamo anche visto come l'Essere comincia ad essere mantenuto al
livello dell'esperienza o della percezione, mentre lo sperimentatore rimane libero dall'urto
dell'esperienza. Lo sperimentatore vive in completa libertà la pienezza dell'Essere e, nello stesso
tempo, sperimenta il mondo esterno intorno a lui. In uno stato dove l'Essere viene completamente
mantenuto, il processo dell'esperienza diventa potente e l'esperienza dell'oggetto molto più profonda
e completa di prima. Quest'arte dell'Essere al livello dell'esperienza è naturale in una vita
pienamente integrata dove si possono vivere tutti i valori dell'assoluta trascendentale coscienza di
beatitudine dell'Essere insieme con l'esperienza dei vari aspetti della creazione relativa.
È l'arte dell'Essere al livello dell'esperienza che mantiene la vita dell'individuo integrata con la
vita cosmica. Lo scopo della vita individuale si adempie nell'arte dell'Essere al livello
dell'esperienza. Senza di questo, quando il processo dell'esperienza porta il soggetto a contatto
dell'oggetto, il soggetto si identifica talmente con l'oggetto che l'impronta del suo valore diventa
molto forte nella mente. Questa impressione dell'esperienza è saldamente trattenuta dalla mente,
come il seme dei desideri futuri che produrranno la medesima esperienza. Ecco come il ciclo
dell'esperienza, dell'impressione e del desiderio continua, concludendosi nel ciclo della nascita e
della morte.
Per capire il ciclo della nascita e della morte causato dalle impronte dell'esperienza, si dovrebbe
prima capire che la causa della rinascita è costituita dai desideri insoddisfatti della vita passata. Se
un uomo vuole compiere determinate cose e non vi riesce prima che il corpo cessi di funzionare,
egli muore insoddisfatto. Per questa ragione l'uomo interiore, la mente, si accinge a creare un altro
corpo mediante il quale il desiderio insoddisfatto della vita passata possa venire soddisfatto.
I nostri propri desideri sono così la causa della rinascita. Quando un uomo nasce porta con sé
l'impronta delle esperienze del passato profondamente radicate nella sua mente. Queste impronte
sono il seme dei desideri. Il ciclo dell'esperienza, dell'impressione e del desiderio porta l'uomo da
nascita a nascita, e il ciclo della nascita e della morte continua sino a quando il ciclo dell'esperienza
e dell'impressione è rotto.
Il mantenere l'Essere al livello dell'esperienza non permette all'oggetto di segnare un'impronta
profonda nella mente; l'impronta è appena sufficiente a dare l'esperienza e a permettere la
percezione. Poiché la mente è piena del valore dell'Essere, e l'Essere è per sua natura coscienza di
beatitudine, le impronte dell'esperienza di natura transitoria, non riescono naturalmente a causare
un'impronta profonda nella mente. L'impronta non è abbastanza profonda da agire come seme per
un'azione futura. Come la lingua che, satura del sapore concentrato del miele, non riesce a percepire
l'impressione di altre varietà di dolce perché il loro sapore non è inteso come quello del miele, così
la mente, saziata dalla beatitudine dell'Essere, è così soddisfatta che, benché essa sperimenti gli
oggetti, il loro valore non riesce a segnare un'impronta profonda.
Quando l'Essere è mantenuto, l'impronta dell'oggetto nella mente è appena sufficiente a dare
l'esperienza. Essa è come l'impronta di una linea segnata sull'acqua e simultaneamente cancellata.
Quando invece l'Essere non è stabilizzato nella mente, l'impronta dell'oggetto è simile a quella di
una linea incisa sulla pietra, difficile da cancellare.
La mente priva del valore dell'Essere è sempre schiava dell'esperienza, del ciclo, dell'impronta,
del desiderio e dell'azione. È la tecnica della meditazione trascendentale che stabilizza l'Essere nella
mente e porta compimento all'arte dell'Essere al livello dell'esperienza.

La salute e l'arte dell'essere


La buona salute è il risultato dell'esistenza in armonia con la evoluzione.
Il semplice fatto che l'Essere è la fase eterna, senza mutamento, dell'esistenza, e che Esso
pervade le diverse forme della creazione fenomenica, ci dà la speranza di portare le più svariate fasi
della nostra vita in armonia mediante la coordinazione dei loro valori con quelli dell'Essere
assoluto.
Tutte le sofferenze della vita sarebbero alleviate se l'Essere fosse stabilizzato al livello cosciente
della vita, dove prevalgono la discordia e la discussione. Siccome c'è un modo per stabilizzare
l'Essere al livello della mente, del corpo e dell'ambiente, dovrebbe essere possibile godere di una
perfetta salute a tutti i livelli.
L'esistenza eterna dell'Essere che tutto pervade è la base del corpo, della mente e dell'ambiente
dell'individuo, come la base del tronco, dei rami, delle foglie e dei frutti dell'albero. Ma quando la
linfa non riesce a raggiungere i livelli di superficie dell'albero, allora questi cominciano a soffrire e
ad appassire. Allo stesso modo, quando l'Essere non viene portato al livello di superficie della vita,
gli aspetti esterni della vita cominciano a soffrirne.
Se si vuole godere della salute e dell'armonia, il valore trascendentale dell'Essere deve essere
esteriorizzato e infuso in tutti gli aspetti della vita: corpo, mente e ambiente. È anche necessario
stabilire una sana coordinazione fra di loro.
L'unica cosa comune a tutti questi aspetti della vita è l'Essere. Così dobbiamo studiare come il
valore dell'Essere può venire portato al livello di superficie della mente, del corpo e dell'ambiente,
affinché la loro coordinazione sia stabilita mediante il collegamento con l'Essere; o come,
alternativamente, i valori della mente, del corpo e dell'ambiente possono essere portati al livello
dell'Essere. In entrambi i casi lo stato della salute sarà agevolato e l'armonia sarà stabilita su tutti i
livelli e condurrà all'integrazione della vita.

La mente e l'arte dell'essere


L'arte dell'Essere nei confronti della mente significa che il valore dell'Essere è trattenuto dalla
mente in tutte le circostanze. Quando la mente pensa o sperimenta, né il pensiero né l'esperienza
possono adombrare la sua natura essenziale. La mente trattiene l'Essere spontaneamente anche
quando è occupata a pensare o a sperimentare. L'arte dell'Essere, al livello della mente, consiste nel
non permettere alla mente di venire adombrata da nessun pensiero o esperienza.
Persino quando l'intera mente è in azione, l'influsso adombrante del pensiero e dell'esperienza è
al minimo; persino quando la mente è profondamente impegnata nel pensare e nello sperimentare,
l'esperienza o il pensiero non ne adombrano la sua natura essenziale. Questo stato della mente porta
eterna libertà nella vita.
C'è anche un altro fattore importante nei confronti dell'Essere e della mente. Quando l'Essere è al
livello della mente, il fluire della mente nel pensare e nello sperimentare è in accordo con le leggi
della natura. Abbiamo detto come il naturale fluire della mente nel pensare e nello sperimentare
possa essere in accordo con le leggi della natura. Così, mentre il pensiero è potente e l'esperienza è
completa e profonda, l'influsso del pensiero e dell'esperienza sull'individuo e sul suo ambiente è nel
flusso naturale dell'evoluzione e tanto l'individuo quanto l'universo ne traggono beneficio.
L'arte dell'Essere al livello della mente significa che l'Essere è mantenuto dalla mente in ogni
stato di coscienza.
Se la mente è nello stato di veglia, l'Essere è vissuto insieme con tutte le esperienze; se la mente
è nello stato di sogno, l'Essere non è adombrato; se la mente è nello stato di sonno profondo,
l'Essere non è perduto. L'Essere permea la mente in ogni stato. Questo si realizza portando l'Essere
al livello della mente.
Per mantenere l'Essere durante le attività quotidiane, è prima necessario che la mente cominci ad
avere coscienza del puro stato dell'Essere. L'Essere è di natura trascendentale; Esso è assoluta
coscienza. Con la pratica della meditazione trascendentale, la mente scandaglia i livelli più profondi
del processo del pensiero e, infine, trascende il pensiero più sottile per arrivare a raggiungere lo
stato dell'Essere.
Ecco come la meditazione trascendentale è l'arte di portare la mente cosciente al livello
dell'Essere o di portare l'Essere entro il raggio della mente cosciente. Quando, con la pratica
continuata, la mente diventa sempre più familiare con l'Essere ed Esso è, infine, radicato nella sua
vera natura, allora anche quando la mente è impegnata nell'ambiente esterno, l'Essere rimane
permanentemente al livello di coscienza della mente.
Quest'arte di portare l'Essere al livello della mente ne amplia la capacità cosciente e la rende
capace di funzionare nella sua totalità. Offre inoltre il vantaggio di portare nell'azione il pieno
potenziale della mente; nulla rimane nascosto, nulla rimane al livello subcosciente, tutto diventa
cosciente. Questo rende ogni pensiero molto potente. Mentre trattavamo della legge cosmica
abbiamo ripetuto che quando la mente perviene al campo dell'Essere, essa viene inserita
naturalmente nel ritmo di tutte le leggi di natura e in accordo col processo dell'evoluzione cosmica.
Poiché la natura dell'Essere è assoluta coscienza di beatitudine, la mente diviene satura di Esso e
una felicità eterna pervade il livello cosciente della mente. L'Essere è eterno e permanente,
imperituro e immutabile. Perciò l'aspetto imperituro, eterno, immutabile dell'Essere viene infuso
nella stessa natura della mente. Una tale mente è stabile, ferma, disciplinata e, nello steso tempo,
beata, paga, autosufficiente e vigilante.
Dato che l'Essere assoluto è la sorgente di ogni pensiero e dell'intera creazione, quando la mente
cosciente raggiunge quel livello, essa viene a contatto con l'illimitata intelligenza creativa della vita
cosmica.
Quando la mente si armonizza col campo dell'Essere, essa raggiunge la sorgente dell'energia
illimitata. Una mente così potente e vitale ha naturalmente pensieri molto potenti. Ogni pensiero
stimola il sistema nervoso con vitalità e vigore, ed esso è in grado di sostenere una potente attività e
di stimolare il suo organo fisico, il corpo, con una forza così grande, con una tale intensità di
proposito che immediatamente e senza sforzo il pensiero è tradotto in azione positiva. La possibilità
di realizzare il pensiero è così grande che l'azione diventa potente. È così che l'arte di portare
l'Essere al livello della mente influenza la vita pratica quotidiana dell'individuo.
È necessario sapere che l'intero processo della meditazione trascendentale consiste nello
sperimentare gli stati sottili del pensare e che, siccome il pensare dipende in primo luogo dallo stato
fisico del sistema nervoso, ogni fattore che influenza la condizione fisica del sistema nervoso
influenza direttamente la meditazione.
Lo stato fisico del sistema nervoso è nutrito e mantenuto dal processo del mangiare, del bere e
del respirare. L'attività e il riposo hanno anche la loro influenza. Perciò è ovvio che se questi fattori
vengono adeguatamente usati per mantenere lo stato fisico ottimale del sistema nervoso, la pratica
della meditazione trascendentale sarà virtualmente coronata dalla massima riuscita.
Se si mangia cibo inadatto e si respira aria inadatta (2) creando inerzia nel sistema nervoso, se ci
si impegna in attività faticose e tese, la mente, di certo, non riuscirà a sondare i livelli profondi del
processo del pensiero e la meditazione sarà meno efficace, l'infusione dell'Essere nella natura della
mente sarà ancor più ritardato. Perciò è molto importante curare la scelta del cibo, delle bevande e
dell'aria.
Per quanto riguarda la discriminazione in materia di cibo e di bevande è ovvio a coloro che
hanno studiato questo soggetto, che cibo sbagliato o bevande alcoliche vanno a detrimento del
benessere complessivo dell'uomo. Questo non significa però che si debbano fare cambiamenti
radicali nelle proprie abitudini dietetiche. È sufficiente che si cambi gradatamente.

L'influenza del cibo


Il cibo ha una grande influenza sulla mente perché ciò che mangiamo e che beviamo è messo in
circolo dal sangue che sostiene il sistema nervoso. Perciò la qualità del cibo ha molto a che fare con
la qualità della nostra mente.
A parte la qualità del cibo è importante come esso viene guadagnato. Quando un uomo si
guadagna la vita con mezzi onesti, allora il cibo ha un buon influsso sulla sua mente, ma il cibo
acquistato con guadagni disonesti produrrà disonestà nella mente.
Le tendenze del cuoco che prepara i pasti, influiscono sul cibo, e anche la tendenza della mente o
la qualità dei pensieri nel momento in cui si mangia. Così l'atteggiamento della mente durante i
pasti, la compagnia e la conversazione sono molto importanti. Questo è il vero modo di chiedere
grazia e di ringraziare prima dei pasti:
Nella Tua pienezza, mio Signore,
Pieno della Tua grazia,
Al fine di unirci con Te
E di soddisfare e glorificare la Tua creazione,
Ti ringraziamo con tutto il nostro cuore
E con tutto il nostro amore per Te,
Con tutta l'adorazione per le Tue benedizioni
Noi accettiamo il Tuo dono come ci è venuto.
Il cibo è la Tua benedizione, e nel Tuo servizio
Noi l'accettiamo con gratitudine, mio Signore.

Questo atteggiamento della mente ispirata dal pensiero di Dio e dal Suo servizio, e da un
sentimento di gratitudine produce, certamente, un buon effetto.

2Per esempio respirando lo smog in alcune grandi città.


L'influsso dell'attività
L'attività e l'inattività hanno un effetto importante sullo stato del sistema nervoso. L'eccessiva
attività lo stanca, la mancanza di attività lo rende inerte. L'equilibrio fra l'attività e l'inattività
mantiene il sistema nervoso in uno stato di vigilanza che è essenziale per il successo dell'arte
dell'Essere al livello della mente. Quando il corpo è affaticato il sistema nervoso è inerte e la mente
diventa sonnolenta, perde ogni capacità di esperienza; in tale condizione l'abilità di sperimentare i
livelli sottili del pensiero e di raggiungere lo stato dell'Essere non è possibile.
Lo stato dell'Essere è lo stato più normale e autosufficiente della mente. Quando, durante la
meditazione, la mente trascende lo stato più sottile del pensare è lasciata sola con sé stessa, e questo
è lo stato di autocoscienza o del puro Essere. Quindi per ottenere lo stato dell'Essere, la mente deve
essere priva di ogni esperienza dell'oggetto, tuttavia essa non deve perdere la sua capacità di
sperimentare, come avviene nel sonno profondo.
Per far sorgere questo stato dell'Essere il sistema nervoso deve trovarsi in una condizione
particolare di sospensione dove non sia soggetto né all'attività né alla inattività. Questo è lo stato
dell'Essere.
Quando il sistema nervoso funziona, esso comunica l'esperienza degli oggetti mediante i sensi di
percezione ed impegna sé stesso nella attività mediante gli organi d'azione. Questo modo di
funzionare lo affatica. Se la fatica è lieve la percezione diventa meno acuta e l'uomo comincia a
sentirsi sonnolento. Se la fatica è forte la percezione diventa nulla e la mente non riesce a
sperimentare. Questo dimostra che lo stato della mente dipende dalla condizione fisica del sistema
nervoso, e noi troviamo che la fatica diminuisce la capacità di sperimentare. Questo ci porta a
concludere che se il sistema nervoso è affaticato è impossibile per la mente raggiungere lo stato
dell'Essere. La fatica, è, perciò, un importante fattore quando consideriamo l'arte dell'Essere.
L'attività, durante il giorno, dovrebbe essere tale da non lasciare il corpo stanco e il sistema nervoso
eccessivamente affaticato.
Insieme con l'eccessiva attività, il cibo e le bevande sbagliate causeranno molta inerzia al sistema
nervoso. Questo è nocivo allo stato dell'Essere. È perciò consigliabile prendere delle abitudini
regolari di alimentazione e di attività appropriata.
Quando la mente raggiunge l'Essere trascendentale essa è naturalmente in armonia con le leggi
della natura e in accordo con la sorgente dell'energia illimitata. Questo mantiene il campo di attività
armonioso e il sistema nervoso non forzato. Ma è necessario essere cauti affinché l'energia
conquistata non venga totalmente consumata, altrimenti il sistema nervoso perderà la sua efficienza
e diventerà teso ed affaticato.
Per provvedere al sistema nervoso la giusta condizione di attività, di riposo e di nutrimento è
necessario coltivare uno stato mentale equilibrato. Questo può essere creato soltanto dall'esperienza
della coscienza di beatitudine che si acquista automaticamente col sistema della meditazione
trascendentale.

I sensi e l'arte dell'essere


Ci sono cinque sensi di percezione e cinque organi di azione. 1 sensi di percezione sono: la vista,
l'odorato, l'udito, il tatto e il gusto. Gli organi d'azione sono: le mani, i piedi, la lingua e i due organi
di eliminazione. Mediante i cinque sensi la mente percepisce e mediante i cinque organi essa agisce.
Per percepire la mente viene portata a contatto col mondo esterno mediante i sensi; per agire essa
viene portata a contatto col mondo mediante gli organi d'azione.
L'arte dell'Essere al livello dei sensi esiste quando i sensi e gli organi trattengono l'Essere in tutte
le circostanze. Per chiarire questo punto possiamo dire che i sensi dovrebbero rimanere sensi e gli
organi dovrebbero rimanere organi nella pienezza dei loro rispettivi valori. Questo significa che essi
dovrebbero sempre essere pronti a funzionare nella pienezza delle loro capacità.
L'arte dell'Essere al livello dei sensi sarà raggiunta quando il pieno valore dei sensi e degli organi
sarà usato in modo tale da produrre la totale percezione dell'oggetto e il totale compimento
dell'azione.
I sensi di percezione dovrebbero essere sempre forti, vigili e liberi da tensione, da illusione, da
malizia e da ristrettezza di visione, tanto da produrre naturalmente la piena percezione dell'oggetto.
Gli organi di azione dovrebbero essere vitali, forti e coordinati coi sensi di percezione allo scopo di
agire con esattezza e con successo e di portare a compimento ogni azione.
L'arte dell'Essere relativamente ai sensi è tale che, mentre i sensi rimangono saturi della natura
essenziale dell'Essere, la beatitudine dell'Essere, essi sperimentano l'oggetto. Ne risulta che l'oggetto
è pienamente percepito, ma non riesce a soggiogare i sensi sino a farli diventare i suoi schiavi.
Quando l'intenso sapore dolce del miele è sulla lingua, il sapore di altre cose dolci non fa
impressione. Allo stesso modo, quando i sensi sono saturi della beatitudine dell'Essere, le piccole
gioie transitorie non riescono a legarli e non lasciano un'impressione durevole.
Portare l'Essere al livello dei sensi significa che i sensi ricevono la loro piena soddisfazione nella
coscienza di beatitudine; mentre sperimentano i varii tipi di gioia negli oggetti, essi non ne
rimangono legati, perché sono nell'eterno valore della beatitudine illimitata dell'Assoluto.
Godendo questo stato di appagamento i sensi non inducono la mente a vagare alla ricerca di una
maggiore felicità. Questo perché la beatitudine dell'Essere sta già permeando il livello dei sensi in
virtù della saturazione della mente mediante l'Essere. Quando i sensi sperimentano un oggetto
esteriore, il risultato è la completa armonia fra il corpo e la mente dell'individuo e il suo ambiente.
Quando gli occhi vedono un bel panorama, la vista è pura, la visione completa, libera da qualsiasi
malizia o percezione corrotta. Sul livello della percezione tutto è giusto, morale e scorre nel flusso
naturale dell'evoluzione.
Se la beatitudine dell'Essere non ha permeato il livello dei sensi, essi non possono essere in uno
stato di appagamento. È nella loro natura il desiderio di godere il più possibile. Questo è un
desiderio legittimo. Ma solo quando la beatitudine dell'Essere è portata al livello dei sensi riescono
a stabilizzarsi in quell'appagamento che è incrollabile e irresistibile. Rimanendo nell'appagamento
essi non subiscono a lungo la servitù delle impronte dell'esperienza. Questo è il risultato della
pratica dell'arte dell'Essere al livello dei sensi.
Come si raggiunge questa infusione dell'Essere al livello dei sensi?
Prima di tutto è necessario conoscere l'intera portata dei sensi. Normalmente, quando noi
vediamo, i nostri occhi sono aperti, la mente si associa con gli occhi aperti e viene a contatto con
l'oggetto che ha davanti. Ecco come avviene la percezione. Ma sappiamo che il senso della vista
non è limitato a vedere solo mediante gli occhi aperti. Persino ad occhi chiusi è possibile percepire
un oggetto. Anche questa percezione mentale, o conoscenza di un oggetto avviene mediante il senso
della vista. Questo ci fa capire che il senso della vista estende la sua capacità di conoscenza dai
livelli grossolani ai livelli sottili della percezione; dai livelli sensoriali esteriori a quelli interiori.
Per esempio, nel diagramma che segue, A, A1 e A2 rappresentano i livelli grossolani e sottili dei
sensi e degli oggetti.

Fig. 2 p.101
La mente, associandosi coi livelli grossolani dei sensi (A), percepisce i livelli grossolani
corrispondenti all'oggetto A; associandosi coi livelli sottili dei sensi A1, percepisce i livelli sottili
corrispondenti all’oggetto A1; associandosi coi livelli più sottili dei sensi A2, percepisce i livelli più
sottili corrispondenti all'oggetto A2.
Gli occhi aperti rappresentano il livello grossolano del senso della vista. Allo stesso modo,
quando una parola diventa udibile, il suono grossolano è percepito quale risultato della mente
associata col livello grossolano dell'udito.
Quando parliamo entro noi stessi e la mente ode, è perché la mente si associa col livello sottile
del senso dell'udito. Quando, durante il processo della meditazione trascendentale, la mente
percepisce stati particolarmente sottili di pensiero, questo è dovuto al fatto che essa si associa coi
sottilissimi stati del senso dell'udito.
Così troviamo che, durante la meditazione trascendentale, viene usato il senso più sottile di
percezione mentre, nella vita quotidiana, usiamo comunemente soltanto i livelli grossolani dei sensi.
Quando la mente fa uso dei livelli più sottili dei sensi, l'intera sfera dei sensi si rianima. In questo
modo, durante la meditazione, quando la mente raggiunge la trascendenza, essa vivifica tutti i livelli
dei sensi mediante i quali avviene la meditazione. Quando l'intera sfera dei sensi è vivificata,
l'Essere viene portato al livello dei sensi. Ne consegue un aumento di capacità dei sensi di
percezione. Essi diventano maggiormente capaci di sperimentare una felicità più grande. Finché
soltanto una piccola parte dei sensi viene utilizzata per sperimentare il mondo oggettivo, la facoltà
dei sensi d'esperienza non viene usata appieno. In questo stato i sensi vengono imprigionati dalla
piccola gioia dell'oggetto.
Sul livello grossolano della creazione il contatto dei sensi con l'oggetto non produce grande
gioia. Il grado di gioia aumenta a mano a mano che i sensi apprezzano i livelli più sottili della
creazione. Durante il processo della meditazione trascendentale la mente, mediante l'organo della
parola, sperimenta gli stati sottili del pensiero e il fascino aumenta ad ogni livello di sottigliezza.
Mentre il fascino aumenta, l'organo diventa maggiormente capace di sperimentare gli stati sottili; in
questo modo la felicità della mente aumenta fino a che, mediante il primo aspetto dell'organo della
parola, avviene la percezione diretta dello stato più sottile del pensiero e la mente è in grado di
sperimentare il livello più alto di felicità nel campo relativo.
Quando la mente trascende questa felicità e va oltre il dominio della percezione sensoria, la
beatitudine dell'Assoluto è un'esperienza diretta e la mente vi si identifica completamente. E quando
la mente pienamente permeata dall'Essere ritorna nel campo dell'esperienza oggettiva, l'Essere si
riflette al livello dei sensi.
L'arte di portare l'Essere al livello dei sensi è l'arte della meditazione trascendentale. Questa è
l'arte di rendere i sensi capaci di sperimentare l'oggetto in tutti i suoi stati sottili e grossolani.
Anche i sensi, come la mente, sono simili a un oceano profondo. Con la meditazione
trascendentale la mente comincia ad attivare il livello più profondo dei sensi. In questo modo
l'intera portata dei sensi viene vivificata. Alla fine i sensi raggiungono la loro sorgente e sono
nutriti, per così dire, dal valore dell'Essere trascendentale assoluto.
Ecco come l'Essere è portato entro il campo dei sensi al fine di renderli atti a lavorare nella
pienezza della loro possibilità, e a rimanere liberi dall'influsso limitatore dell'esperienza. Questa è
l'arte dell'Essere al livello dei sensi.

Il corpo e l'arte dell'essere


Il corpo è l'organo che rappresenta l'espressione esteriore del sistema nervoso. Perciò l'arte
dell'Essere, relativamente al corpo, significa che essa è applicata al sistema nervoso sino alla sua
estremità periferica, il corpo, affinché il corpo possa funzionare nella massima pienezza delle sue
capacità senza perdere il livello dell'Essere.
L'arte dell'Essere, relativamente al corpo, include la capacità di conservarlo affinché la natura
dell'Essere venga infusa nella Sua propria natura: la natura permanente, immutabile, immortale
dell'Essere, infusa nella natura non permanente, mutevole e mortale del corpo.
Abbiamo visto che, mediante la pratica della meditazione trascendentale, si crea una condizione
che porta l'intero sistema nervoso a uno stato di non attività e di non passività. Quando il sistema
nervoso è portato a questo stato, l'Essere viene al livello del corpo. L'intero sistema nervoso e il
corpo si elevano a questo stato di sospensione* che non conosce mutamento e che permette al corpo
di « essere », semplicemente, nella pienezza della vita. Lo studio dell’Essere, per quanto riguarda il
corpo, sarà completo quando avremo trattato l'arte dell'Essere in relazione al sistema nervoso, ai
sensi e al prana, che sono parti essenziali del corpo.
* Sarebbe di grande interesse per i fisiologi studiare la fisiologia dell'evoluzione dell'uomo.
Questo può essere fatto usando come soggetti le persone che praticano la tecnica della meditazione
trascendentale.

Quando entreremo nei dettagli di questo studio dovremo aver compreso chiaramente che l'Essere
è, nella sua natura essenziale, pura coscienza di beatitudine, l'Assoluto non-manifestato. Guardando
l'Essere da un punto di vista assoluto, vediamo che Esso non può venire qualificato da nessun
attributo, Esso è privo di attributi. D'altro canto, da un punto di vista relativo, tutti gli attributi della
vita relativa, come pure gli attributi dei diversi fenomeni nel campo relativo della esistenza hanno la
loro base nell'Essere.
Quando consideriamo l'arte dell'Essere nei confronti dei diversi aspetti del corpo, dobbiamo
capire chiaramente che quest'arte, connessa con ogni aspetto del corpo, porta maggiore permanenza,
stabilità, salute, gioia, creatività, ed energia vitale. L'arte dell'Essere deve avere la sua base su di un
maggiore accordo con le leggi della natura affinché l'influsso della vita individuale sull'ambiente
fortifichi il fine delle leggi naturali e crei una maggiore armonia nell'universo. L'arte dell'Essere
quindi, sotto ogni aspetto particolare del corpo, significa che questo aspetto viene fortificato nel suo
valore per l'individuo e per l'universo come un tutto.
Mediante l'arte dell'Essere le diverse parti del corpo funzionano in coordinazione l'una con
l'altra, e la coordinazione del corpo con la mente, mediante il sistema nervoso, è sempre forte; il suo
rapporto con l'ambiente esterno è stabile e utile tanto al corpo che all'ambiente.
Per creare al corpo tale condizione è necessario che la mente sia portata al livello dell'Essere,
affinché il sistema nervoso e il suo organo periferico, il corpo, siano simultaneamente stabilizzati ai
livello dell'Essere. Abbiamo visto che, mediante la meditazione trascendentale, il corpo viene
portato a uno stato intermedio di non attività e di non passività: il livello dell'Essere.

Il sistema nervoso e l'arte dell'essere


L'arte dell'Essere per quanto riguarda il sistema nervoso significa che il sistema nervoso funziona
nella pienezza delle sue capacità, in tutte le condizioni, senza perdere il contatto con l'Essere.
Prima di procedere oltre è importante notare che, affinché ogni esperienza sia possibile, il
sistema nervoso deve essere in una condizione particolare. Qualsiasi esperienza in ogni stato di
coscienza — stato di veglia, di sogno e di sonno profondo — è possibile solo in virtù di una
condizione corrispondente del sistema nervoso. La vista di un fiore è possibile solo perché il
sistema nervoso si trova in uno stato specifico che dà agli occhi la possibilità di rimanere aperti e
all'immagine del fiore di impressionare la retina, emettendo così gli impulsi necessari in grado di
raggiungere la corteccia cerebrale. Se il sistema nervoso non si condiziona nel modo richiesto,
l'esperienza del fiore non avviene. Questo condizionamento del sistema nervoso è valido per tutte le
esperienze.
L'arte dell'Essere relativamente al sistema nervoso è tale che, sebbene il sistema nervoso sia
soggetto alle condizioni di veglia, di sogno e di sonno profondo, esso non dovrebbe privarsi dello
stato che raggiunge durante l'esperienza del puro Essere.
A prima vista la possibilità di trattenere il puro Essere sembra impossibile. L'esperienza dimostra
che il sistema nervoso non può essere simultaneamente soggetto a due differenti condizioni che
sostengono due diversi stati di coscienza. Esso può essere soggetto, volta per volta, a un solo stato:
o di veglia o di sogno o di sonno profondo, o di coscienza trascendentale.
Un attento esame, però, dimostrerà che è nella possibilità interiore dell'uomo sottoporre il
sistema nervoso ad uno stato che manterrà permanentemente il livello dell'Essere quale base di tutte
le condizioni che determinano l'esperienza di uno qualsiasi dei tre stati: di veglia, di sogno o di
sonno profondo. Il sistema nervoso dell'uomo è il più completo, nell'intera creazione.
La capacità di creare tale stato permanente del sistema nervoso, lo stato che mantiene il livello
dell'Essere e che permette nello stesso tempo che avvengano le esperienze, è l'arte dell'Essere nei
confronti del sistema nervoso.
Che cosa è, in pratica quest'arte?
Per produrre un'esperienza nello stato di veglia, la mente è portata a prendere contatto col mondo
esterno mediante il meccanismo del sistema nervoso che stimola i sensi ed il corpo e che porta la
mente a contatto col mondo circostante, producendo esperienze specifiche. Quando, a causa di
questa continua attività, i sensi e l'intero sistema nervoso ad essi collegati vengono affaticati, la
mente perde il suo contatto con i sensi e col mondo esterno e cessa così l'esperienza dello stato di
veglia.
Finché la mente è inappagata essa continua ad essere attiva. Quando il sistema nervoso, al livello
dei sensi, è stanco, non riesce più a sperimentare il mondo esterno dello stato di veglia. Ma, siccome
la mente desidera ancora di essere attiva, qualche altra parte del sistema nervoso riceve i suoi ordini.
Quest'altra parte del sistema nervoso, allora, diventa attiva e stimola le regioni sottili dei sensi che
di solito non vengono usate nelle esperienze dello stato di veglia; questo dà origine alle esperienze
illusorie dello stato di sogno. Dopo aver funzionato per qualche tempo su questo livello, le regioni
sottili del sistema nervoso si stancano a loro volta, e la capacità di percepire le esperienze illusorie
viene perduta. Questo fa sorgere uno stato di non esperienza, lo stato di sonno profondo.
Durante la meditazione trascendentale, tuttavia, il sistema nervoso è soggetto naturalmente a una
condizione dissimile a quella che produce le esperienze degli stati di veglia, di sogno e di sonno
profondo. In questa condizione esso è capace di sperimentare il puro Essere — l'esperienza della
coscienza trascendentale, lo stesso stato di coscienza trascendentale.
Ecco come, mediante la pratica della meditazione trascendentale, il sistema nervoso, che
normalmente funziona solo nelle condizioni di veglia, di sogno e di sonno profondo, riceve un
nuovo stato. Questo stato può essere localizzato al punto di congiunzione di due qualsiasi dei tre
stati di coscienza (3). A questo punto si trova il conseguimento dell'arte dell'Essere sul livello del
sistema nervoso.
Siccome lo stato del sistema nervoso che fa sorgere l'esperienza dell'Essere è diverso da quello
che fa sorgere gli stati di veglia, di sogno e di sonno; siccome esso è localizzato fra due qualsiasi
dei tre stati; siccome è lo stato in cui l'intero sistema nervoso è sospeso fra l'attività e la non attività;
e siccome in nessuno dei tre stati l'intero sistema nervoso è soggetto ad alcun tipo di
condizionamento, è possibile mantenere permanentemente la condizione necessaria per lo stato
dell'Essere pur consentendo l'attività e la non attività di certe parti del sistema nervoso allo scopo di
far sorgere l'esperienza dei consueti stati di veglia, di sogno e di sonno profondo, uno dopo l'altro.
Questa è l'arte dell'Essere per quanto riguarda il sistema nervoso, arte che trova il suo
adempimento nella pratica continuata della meditazione trascendentale.

L'ambiente e l'arte dell'essere


Quando abbiamo trattato l'argomento di come fare uso del proprio ambiente abbiamo visto che,
mediante la meditazione trascendentale, la mente è portata al livello dell'Essere e che quando ritorna
ad adempiere le sue funzioni nel mondo esterno, l'atmosfera irradia il valore dell'Essere.
L'arte dell'Essere nei confronti dell'ambiente significa che l'Essere è mantenuto in qualsiasi
ambiente e circostanza. La pienezza della vita è mantenuta indipendentemente dalla qualità
dell'ambiente, sia esso buono o cattivo, favorevole o sfavorevole, utile o nocivo, virtuoso o corrotto.

3 Ci riferiamo al principio fondamentale della meditazione trascendentale, Pag. 40 (20), dove è


spiegato dettagliatamente come, seguendo il pensiero nei suoi stati iniziali, la mente cosciente
arrivi alla coscienza trascendentale; e come lo stato dell'Essere trascendentale sia localizzato,
nella sua purezza, fra il sorgere di due Pensieri. Seguendo questa via è facile capire che
all'estremità dell'aspetto più sottile dello stato di veglia, prima dell'inizio dell'aspetto più
sottile dello stato di sogno, si trova lo stato trascendentale del puro Essere; o che fra la coscienza
dello stato di veglia e quella dello stato di sogno, si trova lo stato di pura coscienza.
In tutte le circostanze l'Essere — la pienezza della vita, dell'intelligenza, dell'amore, della gioiosità,
e dell'energia — viene mantenuto, e questo si risolve nel miglioramento dell'ambiente, comunque
esso sia. L'ambiente diventa utile per l'individuo, per il fine della evoluzione cosmica e per
l'universo.
Ecco come, mediante l'arte dell'Essere, vengono migliorate le qualità e lo stato dell'ambiente.
Se l'individuo mantiene l'Essere in ogni circostanza e in ogni ambiente, le sue azioni certamente
migliorano l'ambiente se esso, in qualche modo, ne ha bisogno, poiché la stabilizzazione nell'Essere
significa stabilità nell'appagamento, nell'intelligenza, nella creatività e in armonia con le leggi della
natura.

Il karma e l'arte dell'essere


La filosofia del karma (4) è una semplice filosofia di azione e reazione: come semini così
raccoglierai. La legge della conservazione dell'energia sostiene la teoria del karma. Ogni azione
produce i suoi effetti, o la sua reazione, nei confronti di colui che la compie e del suo ambiente.
Quando si pensa, il processo del pensare è l'esecuzione dell'azione del pensare. Allo stesso modo
il parlare, l'agire, il comportarsi o lo sperimentare, sono tutti differenti livelli dell'esecuzione
dell'azione.
Quando gettiamo una pietra in uno stagno, essa affonda, ma lascia delle onde in moto sulla
superficie. Le onde si allargano finché raggiungono la riva, s'infrangono contro le particelle di
sabbia e producono un influsso su di esse: o le spingono via, o le portano entro lo stagno. L'influsso
è ovunque, in tutto lo stagno e sulla riva. È così che un'azione influenza colui che agisce e il suo
ambiente.
Mediante ogni pensiero, parola e azione l'uomo produce onde che influenzano l'atmosfera
circostante. La qualità dell'influsso dipende dalla qualità dell'azione eseguita; il grado di reazione
diffuso nell'ambiente dipende dalla forza dell'azione eseguita. In tal modo troviamo che ogni attimo
di vita produce qualche influenza nell'atmosfera con l'azione del respirare, del pensare, del parlare e
del comportarsi.
Ora vedremo sino a che punto si diffonde l'influsso dell'azione. Nel caso dello stagno l'influsso
di un'onda, per quanto piccola, si estende sull'intero stagno. Così le vibrazioni provocate
dall'esecuzione di un'azione investono ogni cosa nell'ambiente, sia esso vicino o lontano. Esse
investono qualsiasi cosa esistente sulla terra, sulla luna, sul sole, sulle stelle e continuano a
viaggiare da un capo all'altro dell'universo influenzando tutto quello che incontrano. L'influsso
dipende dalla qualità e dalla forza dell'azione.
La reazione creata dall'urto di queste vibrazioni contro ogni cosa esistente nell'universo, ritorna a
colui che ha eseguito l'azione, come una palla di gomma, gettata contro una parete rimbalza verso
chi l'ha lanciata. Ovviamente la reazione ritorna a chi ne è responsabile con maggiore rapidità dagli
ambienti vicini e assai più lentamente da quelli lontani. Per esempio, un uomo pronuncia una
parola. Pronunciandola egli produce delle vibrazioni. Queste vibrazioni, diffondendosi, investono
un albero, provocano su di esso qualche effetto e rimbalzano di nuovo contro chi ha pronunciato
quella parola. Poi si diffondono ulteriormente e urtano contro una montagna. Per ritornare, dalla
montagna, a colui che ha parlato ci vorrà più tempo. Poi raggiungono la luna e, per ritornare, ci
vorrà ancora più tempo; allo stesso modo raggiungono il sole, il viaggio di ritorno sarà quindi
proporzionalmente assai più lungo. Ci sono delle stelle, nei cieli, la cui luce impiega milioni di anni
a raggiungere la Terra; ci vorranno quindi milioni di anni affinché l'influsso di un'azione le
raggiunga e ritorni a chi ne è responsabile.

4 « karma » è un termine che ha vari significati secondo il contesto: come azione, forza
dell'azione, frutto dell'azione, impronte dell'esperienza dell'azione. Generalmente, in occidente,
il karma è associato con la cattiva azione e i suoi risultati. Ma la parola karma non fa distinzione
fra buono e cattivo; è soltanto pertinente all'azione. Buon karma significa buona azione, cattivo
karma cattiva azione. Però il karma stesso significa semplicemente azione.
Questo dimostra come un'azione, dopo aver influenzato il cosmo da un capo all'altro, alla fine
ritorni e reagisca contro chi l'ha compiuta.
A questo punto sorge una domanda: «Come può il frutto della azione raggiungere chi l'ha
compiuta, dopo migliaia o milioni di anni?»
Un uomo spedisce una lettera a suo padre che vive lontano da lui. Quando la lettera giunge, se il
padre è andato in un'altra città, essa gli viene rispedita. Se è necessario la lettera continua ad essere
rispedita sino a quando il padre è rintracciato. Le conseguenze di una azione che sono destinate a
ritornare in un migliaio d'anni raggiungeranno l'anima nell'universo, dovunque essa si trovi.
Coloro che non capiscono la filosofia della rinascita e della continuità della vita dopo la morte,
troveranno difficoltà a capire la filosofia del karma. Come può un uomo continuare a ricevere i
frutti delle sue azioni per milioni di anni?
Finché l'anima non sarà liberata, sino a quando l'anima individuale non si immergerà
nell'esistenza cosmica, essa conserverà la sua individualità in qualsiasi mondo o corpo essa si trovi.
L'individuo continuerà ad esistere come tale e a ricevere i frutti del karma passato.
Quando l'uomo sarà liberato e la sua individualità si sarà immersa nell'esistenza cosmica, allora
l'influsso del suo karma passato verrà ricevuto da suo figlio o da suo nipote, o da coloro che hanno
affinità di sangue con lui. La reazione continuerà, e se non rimarrà nessun membro della sua
famiglia, l'influsso raggiungerà coloro che sono più vicini ai suoi consanguinei: i suoi amici e
conoscenti.
Il karma, la reazione o il frutto dell'azione, raggiungerà infallibilmente chi lo ha determinato.
Proprio come un vitello troverà la sua propria madre in una grossa mandria di vacche. Come una
lettera intestata a un uomo raggiungerà lui e nessun altro, così il frutto della azione raggiungerà solo
chi ne è responsabile.
Secondo la filosofia del karma, se un uomo è felice questo è il risultato delle sue azioni nel
passato: azioni virtuose che hanno prodotto nell'atmosfera vibrazioni buone, felici, armoniose. Se
invece egli soffre questo è conseguenza delle sue azioni passate che hanno diffuso nell'atmosfera un
influsso di infelicità, di cattiva salute e di sofferenza.
Nessuno, all'infuori di sé stesso, è responsabile della sua propria felicità o sofferenza. Sia che un
uomo gioisca o che soffra, la sua gioia e la sua sofferenza sono il risultato delle sue proprie azioni.
Se un uomo viene da noi e ci colma di gioia, noi pensiamo che egli sia, per sua natura, un
portatore di felicità. Ma la filosofia del karma ci dice che egli è un portatore di felicità solo per noi
perché, in quel momento, ci restituisce la felicità che nel passato noi diffondemmo nel mondo. La
reazione del nostro buon karma ci ritorna attraverso di lui. Egli non fa che consegnarcela, proprio
come il postino ci consegna la nostra lettera. Se fosse realmente un portatore di felicità egli, allora,
non potrebbe portare infelicità a nessuno.
Se un uomo è buono verso alcuni e cattivo verso altri, non può essere completamente buono; se
lo fosse lo sarebbe con tutti. Se egli fosse completamente cattivo lo sarebbe, allo stesso modo, con
tutti. Ma nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo. Tutti sono talvolta buoni e talvolta
cattivi. Perciò l'uomo diventa il portatore del karma buono o cattivo dei suoi simili. Egli ci reca
infelicità quando diventa il portatore delle nostre azioni cattive. Ci reca gioia quando diventa il
portatore delle nostre azioni buone. Perciò, quando viene l'infelicità non dobbiamo biasimare gli
altri; e quando viene la felicità dobbiamo mantenerci equanimi: l'equanimità è lo stato d'armonia
nella natura divina.
Conoscendo la filosofia del karma dovremmo sempre essere intenti a fare del bene. Ma come
possiamo stabilire ciò che è bene e ciò che è male? Le leggi sociali ci danno un'idea approssimativa
del bene e del male; c'è un'intesa comune rispetto a ciò che la gente considera buono o cattivo. Le
leggi che governano i paesi ne forniscono un criterio; si dovrebbe, almeno, obbedire alle leggi del
proprio paese.
Se desideriamo approfondirci nei criteri di bene e di male, dobbiamo studiare le Scritture. Se
siamo Induisti, Cristiani o Buddisti le nostre rispettive Scritture ci dicono ciò che è giusto e ciò che
è sbagliato.
Non dovremmo analizzare come queste Scritture differiscano l’una dall'altra, ma trovare
appagamento nella religione a cui apparteniamo. La verità è presente nelle Scritture di tutte le
religioni, perciò i seguaci di ciascuna di esse possono leggere le scritture delle altre, ma è preferibile
non creare confusione mediante lo studio comparato delle religioni. È meglio seguire le Scritture
del proprio credo.
Così le Scritture dovrebbero essere prese come criterio di ciò che è buono e di ciò che è cattivo.
Qualche volta si può trovare che certe affermazioni, nelle Scritture, appaiono contradditorie. Questo
accade perché, nel campo relativo della vita, i valori cambiano secondo l'epoca, le circostanze e
l'ambiente. Quando parliamo in termini di bene e di male, ciò che viene considerato come bene in
una certa circostanza può essere considerato come male in un'altra. Perciò l'interpretazione di ciò
che è bene e di ciò che è male può essere diversa persino nelle Scritture a seconda dei tempi, delle
circostanze e dell’ambiente. Ma un gran numero di errori potrebbe essere evitato se noi seguissimo
le Scritture entro i limiti delle nostre possibilità conoscitive. Questo è meglio che non seguirle
affatto.
Noi potremmo vivere il bene assoluto nella vita. Ma come possiamo sapere quale è il bene
assoluto? Chi ci dirà come potremo plasmare noi stessi e il nostro ambiente per vivere una vita di
bene assoluto?
Se desideriamo avere un criterio assoluto di bene e di male, esso è a nostra disposizione.
Vedremo ora come il karma, o l'azione, possa essere basato sul bene assoluto, secondo la filosofia
del karma. Ma prima cercheremo di capire che cosa intendiamo coi termini « bene e male, virtù e
malvagità ».
Un'azione è buona quando produce, nel presente, un buon influsso per chi la compie e gli
assicura il suo bene futuro e produce anche una buona influenza a tutti i livelli dell'ambiente.
Qualsiasi azione che produca un influsso sostenitore di vita per chi la compie e per il suo
ambiente, sarà un'azione buona e virtuosa.
Qualsiasi azione che produca un influsso nocivo alla vita di chi la compie e del suo ambiente, a
qualsiasi livello di vita, nel presente o nel futuro, sarà considerata cattiva, sbagliata, corrotta o
immorale.
Così abbiamo la misura dell'azione giusta e sbagliata. L'azione dovrebbe risolversi nel bene
completo di chi la compie e dell'universo, nel presente e per sempre. Questa è la definizione di bene
assoluto.
Ma chi può sapere quale influsso viene prodotto dall'azione di un uomo in una particolare epoca?
Chi può sapere come essa influenzerà un particolare strato dell'universo nel presente o nel futuro? Il
raggio d'influenza di un'azione non è calcolabile; esso si estende nel tempo, nello spazio e nella
causalità; esso va oltre la portata della mente umana.
Poiché è così, chi può decidere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, e se un'azione deve
essere compiuta o rifiutata?
Non sembra possibile stabilire intellettualmente ciò che è bene e ciò che è male; se anche
potessimo farlo, sarebbe complicatissimo. Ma è possibile incanalare l'intero flusso della vita in
modo tale che ogni azione eseguita sia naturalmente buona e giusta. Analizzeremo questa possibilità
e scopriremo come ogni pensiero, parola e azione possano essere guidati verso il bene dell'individuo
e della vita dell'intero universo.
La vita dell'universo significa la sua conservazione e la sua evoluzione. La conservazione e
l'evoluzione di innumerevoli esseri a tutti i livelli della creazione sono sostenute da un processo
naturale e automatico, governato dalle leggi della natura. Abbiamo visto che sulla base della legge
cosmica eterna e immutabile, tutte le leggi di natura, inflessibili nel loro carattere, continuano a
funzionare su diversi piani e sostengono ed evolvono la vita. L'intero processo cosmico
dell'evoluzione è governato dalle leggi di natura che sono a loro volta fondate sulla legge cosmica.
Siccome c'è un modo per dirigere il torrente di vita dell'individuo sino al piano della legge
cosmica, l'intero processo di mantenimento della vita individuale e il suo completo progresso
evolutivo si svolgeranno in maniera naturale ed automatica. E poiché c'è un modo di regolare la
nostra propria vita secondo le leggi della natura, allora ogni nostro pensiero, parola ed azione
produrrà un influsso adeguato alle stesse leggi della natura che agiscono per la conservazione e
l'evoluzione di tutte le cose.
Abbiamo visto, parlando della legge cosmica, che la mente dell’individuo può essere portata ad
armonizzarsi con la coscienza trascendentale assoluta, mediante un semplice processo che potrebbe
venir praticato da chiunque, ovunque e in ogni momento.
Questo dovrebbe incoraggiare ogni individuo ad accordare la propria vita con le leggi naturali
che mantengono la vita stessa e l'evoluzione. In questo modo egli potrebbe, mediante il pensiero, la
parola e l'azione, produrre un influsso benefico per sé stesso e per gli altri, nel momento presente e
per l'eternità.
Questa è la filosofia del karma, essa ci rivela il fine illimitato del karma, il suo influsso sempre
crescente per chi lo produce. Ci rivela inoltre che, benché il raggio d'influenza dell'azione sia molto
al di là della portata della comprensione umana, compiendo l'azione (o il karma) della meditazione
trascendentale possiamo raggiungere un piano di vita nel quale qualsiasi cosa da noi eseguita sarà
naturalmente in armonia e nel ritmo della vita cosmica e aiuterà il mantenimento e l'evoluzione di
tutti gli esseri da un capo all'altro dell'intero universo, in questo modo potremo fare il bene nella sua
totalità essendo noi totalmente buoni.
Quando l'Essere è infuso nel campo dell'esistenza relativa, nella natura stessa della mente,
l'intero karma diventa un karma di assoluta rettitudine.
Questa è una via diretta e pratica per fare il bene nella sua totalità, sempre, per tutti gli esseri e
per vivere, nello stesso tempo, una vita assolutamente libera dall'influsso limitatore del karma.
Come si può, compiendo l'azione, essere liberi dall'influsso limitante del karma?
Prima però di trattare questo argomento dobbiamo capire che cosa intendiamo per schiavitù e
libertà.
L'Essere, nella sua natura, è non-manifestato. È il karma che Lo tende manifestato. Il karma è
temporaneo, perituro; l'Essere è eterno, assoluto. L'Essere è pura coscienza di natura assoluta; il
karma è basato sulla mente cosciente. In virtù del karma la pura coscienza dell'Essere viene
trasformata in mente cosciente. L'Essere, nella Sua natura, è unità eterna; il karma crea la
molteplicità nell'ambito dell'unità. Troviamo così che la natura del karma è opposta a quella
dell'Essere, sebbene l'Essere sia la sorgente del karma. Questo è il rapporto fondamentale fra
l'Essere e il karma.
Abbiamo visto che la natura della mente viene adombrata da ogni esperienza; che chi compie
l'azione viene adombrato dalla sua azione; che il pensatore viene adombrato dal pensiero. Questo
adombramento della natura essenziale della mente è chiamato l'influsso limitante della mente o il
karma.
Con la pratica della meditazione trascendentale, tuttavia, il valore dell'Essere è totalmente infuso
nella mente di chi compie l'azione, e l'azione non riesce ad adombrarla. La sua natura essenziale,
l'Essere, è allora mantenuta e l'azione è compiuta in modo tale che non riesce ad adombrarla. Essa
rimane libera dall'azione. In questo modo, quando l'Essere è mantenuto, il karma non riesce a
vincolare.
Non è possibile eliminare il karma. L'azione deve continuare perché la vita è attività, la sua
stessa natura è dinamica. Perciò non è fisicamente possibile sottrarsi al karma e sfuggire all'azione.
Così vediamo che sino a quando l'Essere non si è sviluppato nella natura della mente è impossibile
sfuggire alla schiavitù dell'azione.
La libertà dal karma si ottiene raggiungendo lo stato dell'eterno Essere. Permettendo alla mente
di raggiungere l'Essere è possibile creare una situazione interiore mediante la quale potremo sempre
produrre buoni influssi per noi stessi e per l'intero universo. Nello stesso tempo ci eleviamo al di
sopra dell'influsso vincolante dell'azione e viviamo una vita di eterna libertà.
Questa è la filosofia del karma. Essa non tratta soltanto il problema del bene e del male e della
sconfinata influenza dell'azione, ma suggerisce anche una tecnica per elevarsi al disopra
dell'influsso vincolante del karma. Inoltre essa analizza la struttura del karma e provvede una
tecnica che rende l'azione più forte e assicura risultati potenti e soddisfacenti. Ora tratteremo
quest'argomento.
Un'azione debole produrrà naturalmente un effetto debole, e un'azione forte produrrà un effetto
forte. La forza dell'azione dipende principalmente dalla forza del pensiero che la precede. L'azione
basata sul pieno potere del pensiero produrrà influssi e risultati potenti. Conseguentemente per
produrre un risultato potente e godere del frutto dell'azione è necessario portare la mente nel campo
dell'Essere, infondere l'Essere nella natura della mente, affinché la mente cosciente sia sempre
colma dei Suoi valori. Quando essa è permeata dal potere dell'Essere, la sua creatività è
infinitamente grande e, col minimo consumo di energia, può eseguire azioni potenti e realizzare i
risultati desiderati.
Il karma, o azione, al livello dell'Essere ha un valore infinito. La sua esecuzione avviene col
minimo consumo d'energia e reca il massimo risultato a chi la compie e al mondo. Chi compie
l'azione ne gode i risultati e, vivendo sul piano dell'Essere, rimane libero dall'influsso vincolante del
karma. La filosofia del karma ci insegna questa abilità nell'azione. Essa si sviluppa naturalmente
nell'individuo mediante la semplice pratica della meditazione trascendentale, che porta la nostra
attenzione cosciente nel campo dell'Essere. Così, quando l'azione è compiuta al livello dell'Essere, il
karma aiuta ad adempiere il fine della vita che è evoluzione al più alto grado.
Il fine della vita è di godere della coscienza di beatitudine, di evolvere allo stato eterno di
liberazione e, contemporaneamente, di realizzare e godere pienamente nella vita, facendo il
massimo bene a sé stessi e agli altri. La filosofia del karma ci insegna come, compiendo l'azione
specifica di portare la nostra attenzione nel campo dell'Essere trascendentale, noi possiamo
adempiere il fine della nostra vita e contribuire all'evoluzione cosmica.
L'azione compiuta da una mente che non agisce al livello dell'Essere, può essere giusta o
sbagliata per chi la compie e per l'intero universo. Ogni azione sbagliata produce una tensione nel
funzionamento delle leggi naturali che governano il processo evolutivo di tutti gli esseri.
Quest'azione è debole; essa deve sostenere, per essere compiuta, un enorme sforzo che reca grande
tensione nella vita individuale e negli ambienti. Essa, soprattutto, vincola la mente.
Perciò, qualunque possa essere il fine del karma, soltanto una tecnica può favorirlo e consentirgli
di produrre il meglio, i risultati più efficienti e più forti. Questa tecnica consiste nel ritirare la mente
all'interno, nel permetterle di raggiungere il campo dell'Essere trascendentale e di ritornare a
impegnarsi nelle azioni che saranno forti e soddisfacenti a tutti i livelli.
Qualsiasi attività, qualsiasi azione sia compiuta dalla mente, dai sensi, dal corpo e dall'ambiente,
l'Essere deve essere mantenuto eternamente. Mediante l'arte dell'Essere nel campo del karma,
sebbene il karma per sua natura sia opposto all'Essere, esso stesso viene portato al livello
dell'Essere. L'Essere viene mantenuto nel Suo stato e il karma non riesce a sfidarne la validità.
Allorché tanto il karma, quanto l'Essere vengono mantenuti al livello della mente, si realizza
simultaneamente, l'arte dell'Essere e del karma.
Capitolo Terzo

L'ARTE DI PENSARE
L'arte di pensare consiste nel produrre i pensieri più potenti col minimo consumo di energia
mentale. Il pensiero dovrebbe venire espresso senza sforzo o tensione. Questa è l'arte del pensare:
compiere il minimo sforzo per ottenere il massimo risultato.
Il pensiero non dovrebbe soltanto essere forte, ma anche giusto. L'arte di pensare non permette
alla mente di ospitare pensieri inutili e sbagliati. Soltanto pensieri virtuosi e morali occupano in
modo naturale la mente, pensieri che aiutano l'evoluzione.
Un altro aspetto dell'arte di pensare è che i pensieri vengono in modo tale da produrre il bene
maggiore per il pensatore e diffondere l'armonia nel suo ambiente.
Senza l'arte di pensare verranno continuamente pensieri vaganti.
I pensieri inutili, sbagliati, deboli, ingannevoli o degeneri sono una barriera all'evoluzione.
L'evoluzione sarà assicurata solo quando il pensare vagante sarà sostituito dall'arte di pensare. Il
pensare sarà, allora, in armonia con la legge cosmica, con le leggi della natura e col fine
dell'evoluzione.
L'arte di pensare significa che il pensiero, mentre mette la mente in azione nel campo relativo, la
lascia contemporaneamente libera dalla schiavitù o dall'attaccamento.
La mente dovrebbe rimanere libera mentre è occupata nell'attività del pensiero, e dovrebbe
essere usata quale mezzo per raggiungere la libertà eterna nella coscienza di Dio.
L'arte di pensare si coltiva portando la mente alla sorgente del pensiero affinché raccolga il seme
stesso del pensiero, coscientemente, e lo porti fuori insieme con l'illimitata energia del campo
dell'Essere trascendentale. Il pensiero, permeato dall'Essere, diventa un mezzo per portare l'Essere
trascendentale nel campo relativo della molteplice creazione fenomenica.
L'arte di tirare l'arco consiste nel ritrarre prima la freccia nell'arco, il più possibile, poi nel
lasciarla affinché colpisca il bersaglio con grande forza. Allo stesso modo l'arte di pensare consiste
nel ritrarre la mente sino alla sorgente del pensiero e nel rilasciarla, da quel punto, per produrre un
pensiero forte, integrato dal potere dell'Essere. Questo porterà maggiore efficienza nel campo del
pensiero e dell'azione. Darà potere e successo alla vita, porterà l'infusione dell'Essere nella attività
esteriore e diventerà un mezzo mediante il quale l'autocoscienza trascendentale si svilupperà nella
coscienza cosmica, lo stato più altamente evoluto della coscienza umana. Perciò l'arte di pensare è
l'aspetto più vitale della vita.
L'arte di pensare include un pensare chiaro. La chiarezza di pensiero dipende dallo stato della
mente e del sistema nervoso. Il sistema nervoso non dovrebbe essere affaticato, e la mente dovrebbe
essere capace di agire pienamente su di esso e di esprimersi nel mondo esteriore. Il pensare chiaro è
il risultato di una mente completa, coordinata con un forte sistema nervoso; allora i pensieri sono
chiari e il pensare è efficace.
L'efficienza in qualsiasi azione dipende dall'efficienza del pensiero che, a sua volta, dipende
dall'abilità della mente di cogliere il pensiero al suo livello più sottile. Se il pensiero viene colto alla
sua sorgente esso è più forte e maggiormente vitale.
Così l'arte di pensare consiste nell'avere: 1) pensieri giusti; 2) pensieri utili e creativi; 3) pensieri
potenti; 4) pensieri il cui influsso non vincoli il pensatore e lo lasci stabilizzato nella libertà,
nell'Essere. Tratteremo questi quattro punti separatamente.

1. Il pensare giusto
È indispensabile che la mente ospiti soltanto pensieri giusti. Il pensiero giusto è quello che
produce un influsso buono, armonioso, utile e sostenitore di vita, per il pensatore e per l'intero
universo, ora e sempre. Il pensiero giusto è in accordo col processo naturale dell'evoluzione e non
produce alcun effetto nocivo né al pensatore, né a chiunque altro.
Come può la mente ospitare soltanto pensieri costruttivi?
Abbiamo visto mentre parlavamo della legge cosmica che quando la mente è nello stato
dell'Essere trascendentale essa acquista quel livello di coscienza che è la base di tutte le leggi della
natura. In questo stato la mente ospita soltanto pensieri costruttivi. Non è possibile ospitare pensieri
giusti soltanto cercando di pensare in modo giusto. I tentativi coscienti di avere soltanto pensieri
giusti sforzeranno la mente. Affinché essa riesca ad avere soltanto pensieri giusti, deve essere così
coltivata da cogliere spontaneamente soltanto pensieri giusti. Se la mente non è stabilizzata sul
piano della legge cosmica essa è insoddisfatta e non riesce ad ospitare soltanto pensieri giusti.
Non esiste un modo per affermare intellettualmente quale pensiero sia assolutamente giusto.
Anche se il valore di giustizia di un pensiero potesse essere giudicato intellettualmente, questo
avverrebbe soltanto quando il pensiero fosse già sorto e fosse stato esaminato per scoprire se esso
sia giusto o no. Ma allora il pensatore e l'atmosfera sarebbero già stati influenzati dalla qualità del
pensiero.
Così non è possibile assicurarsi soltanto di avere pensieri giusti, finché la mente non sviluppa
entro sé stessa uno stato in cui non sia possibile avere pensieri sbagliati. Abbiamo già visto che è
facile per chiunque raggiungere questo stato mentale.

2. Il pensare utile e creativo


Ogni pensiero consuma energia vitale nel processo del suo sviluppo. Se un pensiero non è utile
l'energia consumata è stata sciupata. La sua ripercussione sull'ambiente, nel migliore dei casi, sarà
inutile e nel peggiore decisamente nociva. Perciò è essenziale che la mente coltivi soltanto pensieri
utili e creativi.
Coloro che costruiscono castelli in aria esauriscono la mente in fantasie. Questo pensare
irrealizzabile è causa di un grande sciupio di energia vitale e toglie al pensatore la capacità di
pensare con esattezza e di prendere decisioni.
Un pensiero utile deve essere creativo e avere un fine costruttivo nella vita. Un pensiero è
accolto dalla mente per poter essere sviluppato e usato per l'adempimento di qualche desiderio. Il
pensiero è la base dell'azione. Se esso è utile e creativo, l'azione sarà utile e produttiva. È meglio
avere un pensiero utile che dissipare la propria energia mentale in una catena di pensieri inutili.
L'arte di pensare in modo utile e creativo si realizza con la regolare pratica della meditazione
trascendentale, che coltiva lo stato dell'Essere nella natura stessa della mente: in tal modo essa è
sempre soddisfatta nella coscienza di beatitudine dell'Essere assoluto. Essendo appagata, la mente
ospita soltanto pensieri utili che sorgono per risolvere le necessità del momento sia del pensatore
che dell'ambiente, pensieri che adempiranno al fine dell'evoluzione dell'individuo e della intera vita
cosmica.

3. Il pensare efficace
Affinché il pensiero sia efficace sono necessarie due condizioni. Prima: il pieno potere della
mente dovrebbe essere usato per creare e sviluppare questo tipo di pensiero. Seconda: esso
dovrebbe essere sostenuto dalle forze della natura. Il pensiero sarà efficace al massimo grado solo
se, tanto il pensatore quanto il mondo circostante, gli forniranno la massima forza. Se il pieno
potenziale della mente sostiene un pensiero, ma il pensiero non è gradito all'ambiente, né gode la
benevolenza della natura, esso non riuscirà a mantenere la forza necessaria al suo adempimento
finale.
La meditazione trascendentale può creare uno stato nel quale ogni pensiero viene sostenuto dal
pieno potenziale della mente e gode della benevolenza di tutte le leggi della natura.

4. Il pensare che libera il pensatore


L'arte del pensare non richiede soltanto che i pensieri non producano un influsso vincolante sul
pensatore, ma anche che essi servano come mezzi di liberazione dalla schiavitù.
Quando la mente pensa, essa si identifica col pensiero. Questa identificazione della mente col
pensiero vince la validità dell'Essere. Una mente la cui natura essenziale, l'Essere, è adombrata,
rimane sotto la schiavitù del pensiero. Perciò l'arte di liberare la mente dall'influsso vincolante del
pensiero sta nell'abilità di mantenere lo stato dell'Essere contemporaneamente al processo del
pensare.
Quando il pensatore riesce a cogliere un pensiero alla sua origine, il pensiero si sviluppa sotto la
custodia della mente e non riesce a vincolarla, e in questo modo esso diventa un mezzo di
liberazione. Ma quando il pensatore ignora il pensiero sino al momento del suo sviluppo, sino al
punto, cioè, in cui non può più essere ignorato, allora il pensiero imprigiona la mente, la influenza e
la vincola.
Un bambino che ha ricevuto, nella sua infanzia le cure della propria madre, crescerà
naturalmente per servirla e rispettarla. Ma se il bambino, durante l'infanzia, è stato ignorato,
diventerà arrogante e sarà vincolo di schiavitù per la propria madre. Per ottenere abilità nell'arte di
pensare bisogna addestrare la mente a mantenere continuamente l'Essere. Questo è possibile per
chiunque mediante la pratica che insegna a sperimentare l'Essere.
Capitolo Quarto

L'ARTE DI PARLARE
L'arte di parlare presenta questi quattro aspetti:
1. Parlare con un minimo consumo di energia.
2. Parlare in modo giusto.
3. Parlare armoniosamente.
4. Parlare in modo piacevole.
5. Parlare efficacemente.
6. Parlare in modo utile.
7. Parlare in modo tale da rimanere liberi dall'influsso vincolante delle parole.

1. Parlare con un minimo consumo di energia


Questo è possibile quando la mente è chiara, ed è in grado di usare il suo pieno potenziale in
modo naturale. Questo, a sua volta, è possibile soltanto quando esiste una efficace coordinazione fra
la mente e l'organo della parola e allorché l'ambiente e le circostanze sono favorevoli alla natura del
pensiero.
Quando il pensare è chiaro ed efficace il pensiero fluisce spontaneo nella parola, senza incontrare
resistenza. Se, d'altro canto, il pensiero è debole esso necessita di maggiore energia per essere
rinforzato e trasformato in parola.
La chiarezza mentale, ovviamente, si risolve in un pensare chiaro e preciso che, a sua volta, si
concreta in chiarezza e precisione di parola.
Questo tipo di linguaggio non solo consuma minore energia, ma crea una buona impressione
sull'uditore e realizza il fine di chi parla.
Il parlare vago e prolisso, d'altro canto, esaurisce ed è estremamente irritante tanto per chi parla
che per l'atmosfera.
La coordinazione fra la mente e l'organo della parola richiede una mente chiara e potente, e un
sistema nervoso forte, che funzioni normalmente e sia in grado di portare il pieno potenziale della
mente a contatto col mondo esterno. Parlando della mente e dell'arte di essere e poi del sistema
nervoso e dell'arte di essere, abbiamo visto come questo possa essere raggiunto.
L'influsso dell'ambiente è pure un fattore d'importanza vitale. Se l'ambiente e le circostanze non
sono favorevoli alla natura del pensiero, sarà necessario uno sforzo considerevole per trasformare il
pensiero in parola e uno sforzo ancora più grande sarà indispensabile per impedirgli di prorompere
in parola. Se un bambino desidera prendere un fiore da un vaso, contro la volontà di sua madre, egli
avverte un senso di tensione nell'esprimere questo suo pensiero, e sente una tensione ancora più
forte nel reprimerlo.
Se, invece, l'ambiente e le circostanze sono favorevoli al pensiero, il processo che lo trasferisce
nella parola è portatore di una rinascita di energia vitale, di gioia e di intelligenza creativa e diventa
un mezzo per accumulare energia, anziché consumarla.
Perciò l'arte di parlare col minimo consumo di energia consiste nel dare espressione a pensieri
che siano in armonia con l'ambiente e le circostanze.
Il sistema pratico sarà:
Parla secondo le necessità del momento.
Parla secondo l'ambiente, al livello della ricettività.
Parla secondo l'ambiente, al livello della ricettività cosciente del tuo ambiente.
Parla secondo le tue proprie circostanze. Non parlare impulsivamente.
Se l'ambiente e le circostanze, sin dal principio, non sono in accordo con un particolare pensiero,
o se le proprie circostanze personali non lo favoriscono, l'arte della parola sta, prima di tutto,
nell'usare termini tali che soddisfino l'ambiente e le circostanze, poi nell'esprimere, gradatamente, il
proprio scopo.
In questo modo, senza ricorrere a un particolare apporto di energia, la parola potrà ottenere il suo
fine in maniera gradevole.
Questo modo di parlare, però, non può essere coltivato su una base intellettuale.
Se ci sforzeremo per migliorare la nostra maniera di parlare soppesando ogni parola, cadremo
sotto una continua tensione e perderemo la nostra spontaneità. Così facendo sciuperemo una grande
quantità di energia e annulleremo il fine stesso del parlare.
Questo fine viene realizzato con la pratica regolare della meditazione trascendentale che porta il
valore dell'Essere nella mente e, nello stesso tempo, rende favorevoli l'ambiente e le circostanze.

2. Parlare in modo giusto


Abbiamo visto che una corretta valutazione di ciò che è giusto e sbagliato è possibile soltanto sul
piano dell'Essere.
Perciò l'arte di parlare in modo giusto è necessariamente basata sullo stato dell'Essere.
La parola è semplicemente una proiezione del pensiero. Cosicché tutto ciò che è valido per l'arte
del pensare lo è anche per l'arte del parlare. La parola giusta ha la sua base nel pensare giusto.
La parola è l'espressione del cuore e della mente. Perciò, affinché il parlare sia giusto, è
necessario che il cuore e la mente siano giusti.
L'uomo, con una parola detta, rivela le sue qualità interiori. La dolcezza di parola esprime la
natura del cuore e il grado di logica, d'immaginazione o di creatività nell'espressione rivelano la
cultura della mente. Il grado di evoluzione di un uomo può essere giudicato da una sola parola da
lui pronunciata.
La parola è un delicato mezzo di espressione fra l'uomo e il suo ambiente. È importantissimo per
il benessere dell'individuo e del suo ambiente che tutti siano in grado di usare l'arte della parola,
perché una parola sbagliata produce un influsso sbagliato nell'atmosfera. L'uomo può cambiare il
suo atteggiamento o il suo modo di comportarsi, ma la parola che egli ha pronunciato non può mai
essere ritirata. L'impressione che egli ha creato nel suo uditorio e nell'atmosfera circostante non può
essere mai annullata. Perciò è importantissimo possedere l'arte del linguaggio giusto.
Benché la parola sia una proiezione del pensiero, noi dobbiamo essere più selettivi nell'arte di
parlare che nell'arte di pensare perché non tutti i pensieri che sorgono nella mente debbono
necessariamente essere espressi mediante la parola.
Prendiamo, per esempio, un uomo d'affari che sta conversando la sera con un amico,
improvvisamente egli pensa a qualcosa che deve dire al suo amministratore il giorno successivo.
Sarebbe inopportuno se egli esprimesse, lì per lì, questo pensiero. Questo è ciò che s'intende quando
si dice che l'arte di parlare è più selettiva e, di conseguenza, superiore all'arte di pensare.
La parola deve essere in armonia con l'atmosfera. Un pensiero e la sua espressione quale parola,
dovrebbero essere tali da venir accolti con benevolenza dall'ambiente circostante. Centinaia di
parole inadatte all'atmosfera si dimostreranno futili, mentre una sola parola giusta raggiungerà il suo
proposito.
Così l'arte di parlare in modo giusto non include soltanto quella di pensare in modo giusto, ma
anche la capacità di usare espressioni che siano in armonia con l'atmosfera.

3. Parlare armoniosamente
Affinché il discorso sia armonioso e appropriato, il pensiero deve essere chiaro e acuto: come
minimo, non deve essere offensivo e nella sua miglior espressione deve corroborare la vita del suo
ambiente.
L'arte di parlare sta nel pensare con chiarezza, e nel modo di esprimersi semplice e innocente.
Dobbiamo esprimere ciò che sentiamo purché il nostro pensiero sia adatto all'occasione. Se
sentiamo in un certo modo che l'ambiente può essere danneggiato dalla manifestazione di questo
sentimento, sarà meglio non parlare. Sebbene si ritenga che sia meglio non sopprimere i propri
sentimenti, l'arte di parlare richiede che non vengano pronunciate parole che possano dispiacere a
qualcuno o produrre disarmonia nell'atmosfera.
Anche se qualche volta si deve dire di no a qualcuno, l'arte di parlare richiede che ciò venga fatto
con parole che non suonino offensive e dure. L'arte di parlare consiste nel dire la verità, ma nello
stesso tempo, dicendo la verità non dovremmo far male a nessuno.
Molte persone pensano sinceramente per natura e credono che la sincerità consista nell'esprimere
esattamente quello che pensano. Può darsi che questo modo di parlare sia sincero, ma può anche
essere privo di tatto e dispiacere all'ascoltatore provocando una disarmonia che danneggia il
proposito stesso di chi parla.
Anche se dovete dare un ordine perentorio fatelo con parole accettabili. Queste qualità di
gentilezza e di delicatezza di cuore si sviluppano quando il cuore comincia a intenerirsi mediante
l'esperienza di beatitudine e la felicità grande dell'Essere trascendentale. Il cuore si raddolcisce e
l'uomo, allora, non può più essere aspro o spiacevole verso nessuno. La parola, allora, fluirà
naturalmente in tutta la sua armonia.

4. Parlare in modo piacevole


La tecnica dell'arte di parlare richiede che, pur pensando e parlando sinceramente, le parole che
pronunciamo siano piacevoli, dolci e buone.
L'abitudine di parlare piacevolmente si acquisisce nel coltivare la natura della cortesia, della
dolcezza, della gentilezza di cuore, che non produrrà mai durezza di parola. La parola deve essere
spontaneamente sincera e piacevole per coloro che ascoltano, per questo debbono essere sviluppate
la semplicità e una natura affettuosa. Cercare soltanto di essere cortesi e piacevoli è inutile. Nessuno
sforzo renderà l'uomo capace di padroneggiare l'arte di parlare affabilmente.
Qualsiasi tentativo forzato per far sembrare la parola piacevole la rende artificiosa e non produce
un effetto rasserenante e armonioso nell'ascoltatore. L'affettazione, nel parlare, produrrà tensione
interiore a lui stesso e ai suoi ascoltatori.
Ci sono insegnanti di dizione che istruiscono nell'arte di parlare. I loro metodi producono
l'effetto di migliorare la qualità della voce, ma essi sanno che non è possibile migliorare la facoltà
oratoria finché le tensioni mentali e muscolari non siano rilassate.
L'arte di parlare affabilmente non consiste nel parlare molto o poco, ma nel parlare in modo
semplice e naturale. Benché sia in uso fra i politici di parlare più o meno per ragioni puramente
politiche tuttavia persino in questo campo la tecnica di parlare in modo piacevole sta nelle
espressioni semplici e ispirate alla sincerità che producono gli effetti desiderati. La lunghezza del
discorso ha poco a che fare con la determinazione di suscitare una data impressione sull'uditorio; è
la verità, è la sincerità di parola sostenuta dall'intelligenza che produce un'impressione favorevole e
realizza il suo fine. L'arte di parlare sta proprio nel fare un discorso che sia nello stesso tempo
gradevole e convincente. L'amabilità della parola può indurre persino un nemico a collaborare con
noi. Beati coloro che parlano amabilmente!
L'arte di parlare gradevolmente consiste nel colmare d'amore la mente ed il cuore. L'amore è la
qualità naturale di un cuore felice, essa viene spontaneamente mantenuta nella coscienza di
beatitudine. L'esperienza dell'Essere è la via diretta per realizzarla.

5. Parlare efficacemente
L'efficacia della parola dipende dalla forza del pensiero, dalla completa conoscenza
dell'argomento che si deve trattare e dalla purezza del cuore e della mente. Abbiamo visto che la
purezza del cuore e della mente si realizza aumentando la purezza della coscienza mediante la
pratica regolare della meditazione trascendentale. Questo aiuta anche ad aumentare l'intelligenza, e
rende l'uomo maggiormente capace della totale conoscenza dell'argomento che deve trattare.

6. Parlare in modo utile


L'arte di parlare in modo utile concerne naturalmente lo stato di appagamento della mente e del
cuore; è facile realizzarlo mediante lo sviluppo della coscienza di beatitudine.

7. Parlare in modo tale da rimanere liberi dall'influsso vincolante della parola


L'arte di rimanere liberi dall'influsso vincolante della parola consiste nel realizzare
l'autocoscienza e nell'elevarsi allo stato di coscienza cosmica.
74 l'arte di vivere

Capitolo Quinto

L'ARTE DELL'AZIONE
C'è un proverbio sanscrito, in India, che dice che il successo delle azioni dei grandi uomini
dipende più dalla purezza dei loro cuori che dai mezzi dell'azione. Questo proverbio ci suggerisce
come il potere della natura possa essere influenzato a vantaggio delle nostre imprese.
Mentre trattavamo della legge cosmica abbiamo chiarito che, quando la mente acquista una
purezza assoluta nel campo dell'Essere, essa attua una piena coordinazione con le leggi della natura
e ottiene l'influsso favorevole dell'ambiente. Così l'arte dell'azione risiede fondamentalmente
nell'arte della meditazione trascendentale che libera la mente da tutte le impurità e la lascia nella
purezza, in conformità alle leggi della natura.
Spiegando la filosofia dell'azione abbiamo dimostrato che l'arte dell'Essere sottende l'arte
dell'azione. Un'azione più efficace richiede un pensare più efficace e un pensare più efficace
richiede una maggiore stabilizzazione dell'Essere nella natura della mente. Così la base dell'arte
dell'azione è l'arte dell'Essere.
La qualità di qualsiasi azione dipende dalle qualità di chi la compie, dalle circostanze e
dall'influsso dell'ambiente.
Le qualità di chi compie l'azione possono essere buone, le sue abitudini ordinate, la sua vita pura,
la sua mente forte e il suo pensare chiaro, ma se le circostanze e l'ambiente non gli sono favorevoli,
l'azione non darà buoni frutti.
Abbiamo dettagliatamente veduto come mediante la pratica della meditazione trascendentale,
l'ambiente e le circostanze vengano rese armoniose e conducano all'adempimento del desiderio e
dell'azione.
Un altro aspetto dell'arte dell'azione è costituito dall'esecuzione dell'azione col minimo consumo
di energia e col massimo ammontare del lavoro eseguito; nello stesso tempo la qualità del lavoro è
migliore, sicché l'arte dell'azione produce un minimo di tensione e il massimo risultato; l'individuo
e l'universo vengono, entrambi ampiamente ricompensati.
L'abilità nell'azione è ancora un altro aspetto dell'arte dell'azione. L'abilità nell'azione significa
che chi la compie ne trae grande piacere e, nello stesso tempo, rimane libero dal suo influsso
vincolante e da quello del suo frutto.
L'abilità nell'azione è tale che chi la compie si identifica pienamente col pensiero del lavoro, col
processo dell'azione, col godimento dei frutti che ne derivano e, nello stesso tempo, rimane in uno
stato di libertà eterna, permeato dalla coscienza di beatitudine dell'Essere assoluto. L'arte dell'azione
richiede che la mente sia permeata dall'Essere, affinché esso possa esprimersi liberamente nel
mondo esteriore delle forme e dei fenomeni.
L'arte dell'azione consiste nel sondare, dapprima, i livelli più profondi dell'oceano della mente
poi nel portare la mente alla sorgente del pensiero: il campo dell'Essere. Questo processo porta alla
fruizione del pieno potenziale della mente.
In questo modo l'intero campo del pensiero e dell'azione diventano un mezzo che consente
all'Essere trascendentale assoluto di penetrare nel campo relativo e di vibrare mediante ogni attività.
L'intero campo del pensiero e dell'azione e il suo frutto diventano un piacere perché le leggi della
natura e l'ambiente conducono all'adempimento del desiderio. È come se l'intera creazione si fosse
presa l'incarico di adempiere il pensiero e l'azione. Il pensiero diventa un pensiero del Divino.
L'azione, allora, diventa un mezzo per adempiere il proposito divino mentre, al tempo stesso, il fine
dell'individuo viene completamente realizzato. Lo scopo della vita individuale raggiunge una fase
gloriosa nell'adempimento del fine divino.
Questa è l'arte dell'azione: dobbiamo soltanto tuffarci profondamente entro noi stessi prima di
cominciare un'azione. In seguito l'intero processo del pensiero e dell'azione modella
automaticamente l'arte dell'azione.
75 l'arte di vivere

L'azione deve essere compiuta per il bene maggiore di chi la esegue. A questo proposito la
maggiore preoccupazione di chi agisce dovrebbe essere quella della sua salvezza, e questo significa
che egli non dovrebbe essere vincolato dalle sue azioni. Né l'influsso vincolante dell'azione, o del
suo frutto, dovrebbe toccare chi la compie. Si sa molto poco dell'influsso vincolante dell'azione nel
mondo di oggi. L'azione si compie semplicemente per soddisfare il livello sensorio della vita.
Questo perché il concetto dell'Essere è stato, in gran parte, dimenticato. L'azione non viene mai
considerata in conformità al livello dell'Essere, si pensa che essa interessi soltanto il livello della
mente, dei sensi, del corpo e dell'ambiente. L'intero raggio della vita, oggi, si esprime ad un livello
molto superficiale.
Quando riflettiamo sull'arte di vivere dobbiamo prendere in considerazione l'intero campo della
vita: l'Essere, il pensare, l'agire e l'intero universo. Così l'azione deve essere considerata non solo in
termini di adempimento e di fruttuosità, ma anche in funzione dell'impressione e dell'influsso che
essa crea su chi la compie e sul suo ambiente.
I punti principali dell'arte dell'azione sono i seguenti:

1. L'arte di progettare opportunamente l'azione.


2. L'arte di compiere un'azione col minimo consumo di energia.
3. L'arte di compiere un'azione nel minor tempo possibile.
4. L'arte di compiere soltanto azioni utili.
5. L'arte di compiere un'azione che produca i risultati più efficaci e desiderati.
6. Stabilità di proposito nel compimento dell'azione.
7. L'arte di compiere l'azione senza nuocere ad alcuno.
8. L'arte di compiere l'azione che dia i massimi risultati.
9. L'arte di compiere l'azione in modo tale che la sua esecuzione rimanga una gioia.
È necessario trattare esaurientemente ognuno di questi punti, perché l'arte dell'azione è il primo
costituente dell'arte di vivere.

1. L'arte di progettare opportunamente l'azione


Una valida economia della vita in ogni campo è il fine principale della progettazione. La
progettazione appropriata dell'azione dipende dalla chiarezza della mente. Se un'azione non è
precedentemente pensata in modo giusto e le sue fasi non sono ben progettate, ogni stadio della sua
esecuzione probabilmente rimarrà indeterminato, e perciò non soddisferà chi la compie né coloro
che ne erano interessati.
Una progettazione efficace dipende prima di tutto dallo stato della nostra mente e,
secondariamente, dalle circostanze e dalle risorse che abbiamo a portata di mano. La valutazione
delle proprie risorse e della possibilità di ottenerne altre, o di portare a compimento l'opera con
quelle già esistenti è una fase necessaria della progettazione.
Se un'impresa è iniziata da una coscienza pura e aperta le risorse giungeranno secondo la
necessità. Un uomo che possieda una coscienza altamente sviluppata non ha quasi bisogno di
progettare. Quello che gli affiora alla mente guida il corso dell'azione e la natura provvede le risorse
necessarie alla realizzazione. Le anime evolute parlano come sentono, spontaneamente, senza
premeditazione. I loro sentimenti trovano espressione concreta nei risultati e il successo segue le
loro aspirazioni. La natura provvede ai loro desideri. Non vi è alcun piano. È soltanto necessario,
per esse, cominciare il lavoro e il lavoro prenderà cura di sé stesso. L'intera forza della natura è
dietro a una simile impresa.
Il modo per raggiungere questa progettazione automatica sta nell'elevare la propria coscienza al
livello della coscienza cosmica, mediante la quale tutte le forze della natura onnipossente
conducono al compimento di ciò che si desidera. Ma ad ogni fine pratico, sino a quando la
coscienza non è stata elevata a un grado sufficientemente alto, è necessario, prima di cominciare
un'attività, esaminare l'ambiente e le circostanze, e valutare la possibilità di successo tenendo conto
76 l'arte di vivere

delle risorse che abbiamo a disposizione per la realizzazione del nostro lavoro. È necessario essere
realistici, conoscere il proprio livello di coscienza, e vivere entro i limiti dei propri mezzi.
Nel considerare l'importanza della progettazione dovremmo tener presente che l'organizzazione
automatica produce risultati perfetti, esenti da irregolarità e imperfezioni; se il meccanismo non è
automatico il risultato può essere imperfetto. Se potessimo adottare un sistema di progettazione
automatica elevando la nostra coscienza a uno stato dove la progettazione e l'esecuzione del lavoro
avvengono simultaneamente, le probabilità di variazioni e di errori sarebbero naturalmente assai
minori. Ma sino a quando non avremo realizzato tale stato mentale è vantaggioso dedicare un po' di
tempo a un'appropriata progettazione.
Se la progettazione è efficiente, l'azione esigerà un impiego minore di tempo, sarà eseguita col
minimo di energia e darà i massimi risultati possibili in conformità alle circostanze. È però
necessario rivedere di tanto in tanto i progetti alla luce del progresso.
La progettazione dovrebbe essere fatta in maniera appropriata, ma entro un certo limite. Il fattore
tempo, che è il più prezioso nella vita, non dovrebbe essere perso di vista.
Una coscienza più elevata dovrebbe essere coltivata per sviluppare una visione più ampia, la
capacità di previsione, la chiarezza e la precisione di pensiero, l'intuizione, il potere
d'immaginazione. Tutto questo costituisce la base di un'appropriata progettazione e la chiave di una
valida economia in tutti i campi della vita, che rappresenta lo scopo principale della progettazione
stessa.
Una volta che l'azione sia stata progettata è molto importante che essa venga eseguita nel modo
più efficace.

2. L'arte di compiere un'azione col minimo consumo di energia


Per realizzare questo è prima di tutto necessario che il pensiero che determina l'azione sia forte.
Un pensiero debole richiederà un grande sforzo per produrre il risultato desiderato, mentre un
pensiero forte raggiungerà il suo scopo agevolmente. Un potere di pensiero altamente sviluppato
viene raggiunto mediante il processo della meditazione trascendentale.
Anche l'ambiente e le circostanze dovrebbero essere favorevoli all'esecuzione dell'azione. Se
l'ambiente sente la necessità di un'azione e spera di riceverne qualche beneficio, allora l'atmosfera
circostante sarà favorevole e il compimento dell'azione diventerà facile e armonioso.
L'azione dovrebbe essere innocua. Se essa invece intende nuocere a qualcuno, troverà
opposizione alla sua realizzazione e avrà bisogno di maggiore energia per far fronte alla resistenza.
Chi compie l'azione dovrebbe essere costruttivo ed energico. Se non lo è, gli manca la fiducia
nell'esecuzione dell'azione ed è continuamente timoroso nel fare ogni passo. Nello stato dell'Essere
la mente cosciente è armonizzata col campo dell'illimitata energia di vita, e realizza una tale vitalità
che ogni azione viene eseguita agevolmente e rapidamente col minimo consumo di energia.

3. L'arte di compiere un'azione nel minor tempo possibile


Per lavorare rapidamente è necessario avere fiducia in sé stessi e pensare in modo fermo. Si
perde molto tempo nel dare inizio ad azioni sconsiderate e nel cercare ripetutamente di disfarle nella
speranza di migliorarle. Questa mancanza di fiducia oppone una barriera all'esecuzione delle azioni
nel minor tempo possibile.
Il ritmo sempre più veloce della vita moderna esige una grande presenza di spirito, un intelletto
sviluppato e una personalità energica e vitale. L'azione indolente non si accorda con la natura delle
cose di oggigiorno. La velocità è la tendenza di questa epoca. Coloro che non riescono a tenere il
passo col ritmo veloce della vita moderna creano tensione in loro stessi. La rapidità nell'azione è
essenziale per una vita gioiosa nel mondo di oggi.
L'aspirazione dell'uomo moderno è di vivere sulla terra quando il sole splende, durante il giorno,
e di volare verso la luna di notte. Il successo nell'azione richiede che l'uomo sia energico,
intelligente, rapido e fiducioso di sé. Se non possiede queste qualità non appartiene all'epoca
moderna.
77 l'arte di vivere

Il fattore tempo è d'importanza vitale nella nostra vita. Quelli che hanno compiuto cose grandi
nel mondo, hanno ben valutato il fattore tempo. Il tempo è limitato in questa vita e una lunga
evoluzione deve essere compiuta per la nostra realizzazione. Perciò il fattore tempo deve essere
valutato sopra ogni cosa. Si dice che il tempo e la marea non aspettano nessuno. Però l'esperienza ci
mostra che se noi guadagnarne terreno nell'eternità senza tempo dell'Essere assoluto, il tempo allora
ci serve maggiormente perché l'esistenza assoluta dell'eternità illimitata è la sorgente e la base di
tutti i tempi; passato, presente e futuro.
La vita dell'individuo, integrata dall'Essere diviene libera da ogni tipo di resistenza interiore ed
esteriore. Grande fiducia in sé stesso, chiarezza e vigore di mente sorgono nell'individuo, e la totale
armonia unita all'influsso favorevole del suo ambiente creano naturalmente un'atmosfera propizia a
un'azione da compiere nel minimo lasso di tempo.

4. L'arte di compiere soltanto azioni utili


È necessario acquisire l'abilità di scegliere la giusta azione.
L'utilità di un'azione differisce da uomo a uomo e dipende dallo stato della sua coscienza.
Nessuna azione nella vita può essere definita assolutamente utile a meno che essa non sia eseguita
al livello della coscienza assoluta. Ogni azione nel mondo può essere considerata come utile sotto
qualche aspetto ma, da altri punti di vista può risultare completamente inutile.
Una considerazione più profonda dell'utilità dell'azione per chi la compie e per il suo ambiente ci
porta a concludere che questa stessa azione a lui gradita e da lui vagheggiata in virtù dei suoi frutti
potrebbe, tuttavia, essere nociva ad altre persone vicine o lontane. Quando un'azione è utile solo
parzialmente non può esser veramente chiamata un'azione utile.
Per esempio, un ladro accumula rapidamente grandi ricchezze. Questa è un'azione i cui risultati
sono goduti dal ladro. Ma l'azione non è certo apprezzata dall'ambiente. Un tale atto è definito
sbagliato e corrotto; esso è utile a chi lo compie solo da un punto di vista molto grossolano, in realtà
non è veramente utile neanche a lui.
Se un individuo ha la possibilità di distruggere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e di
prevedere i risultati della sua azione, questo soltanto lo guiderà nella scelta delle azioni che sono
utili a lui e agli altri. Questa abilità deriva dall'alto livello di coscienza dell'individuo.
Abbiamo visto che è impossibile determinare in modo assoluto l'utilità di un'azione sul livello
intellettuale. Quando la mente individuale entra in sintonia con la legge cosmica, allora l'azione e il
comportamento sono in armonia con il flusso dell'evoluzione. Solo allora l'individuo può compiere
realmente l'azione utile.

5. L'arte di compiere un'azione che produca i risultati più efficaci e desiderati


Per compiere un'azione che produca i risultati più efficaci e desiderati, l'uomo deve avere le
seguenti qualità:
A — Grande forza di pensiero
B — Grande energia
C — Ambiente e circostanze favorevoli
D — Abilità di compiere la giusta azione
E — Fiducia in sé stesso

A — Grande forza di pensiero


Il potere del pensiero dipende da quattro fattori: a) l'abilità di usare il proprio pieno potenziale
mentale; b) l'abilità di concentrarsi; c) la capacità di conservare l'energia mentale; d) dall'effettiva
coordinazione della mente e del sistema nervoso.

a) Il pieno potenziale mentale


Nel capitolo « Come vivere l'Essere » abbiamo visto che mediante la meditazione trascendentale
è facile per ognuno usare il proprio pieno potenziale mentale.
78 l'arte di vivere

b)L'abilità di concentrarsi
Si crede, generalmente, che l'abilità di concentrarsi dipenda dalla qualità e dalla forza della
mente. Invece l'abilità di concentrarsi dipende, in realtà, dal grado di gioia o di felicità suscitato
dall'oggetto della nostra attenzione. Se una rosa è bella la mente si concentrerà naturalmente sulla
sua bellezza. Se la rosa, per qualche motivo, non è bella o attraente la mente non rimarrà
concentrata su di essa.
Ogni cosa incantevole attrae la mente. Quanto più grandi saranno l'incanto e la felicità offerte dal
punto su cui è focalizzata l'attenzione, tanto più a lungo la mente si concentrerà su di esso.
Ogni mente ha un potere illimitato di concentrazione. La mente non ha bisogno di acquistare
questa abilità perché essa già la possiede. Nessuna mente si sofferma su qualcosa di brutto o su
qualcosa che non offra alcuna felicità. Ogni mente è attratta da tutto quello che è affascinante e
gioioso. Perciò ognuno possiede l'abilità di concentrarsi illimitatamente.
È tuttavia frutto di esperienza comune che la mente è incapace di rimanere concentrata su di un
punto particolare. La ragione di questo sta nel fatto che ovunque l'attenzione si volga non riesce a
trovare una felicità sufficiente, e la mente vuole dirigersi verso un campo di maggiore felicità.
Siccome non sembra esserci, nel mondo, un centro di gioia così grande da soddisfare la sete di
felicità della mente, essa non può rimanere concentrata su alcun punto, ed è sempre alla ricerca di
una felicità maggiore nell'ambito della varietà. In questa situazione è possibile alla mente rimanere
fissa su un punto determinato? Sì, ma solo quando essa è basata sulla massima felicità di natura
permanente. Sin dalla nascita la mente ha vagato fra le gioie transitorie della vita. Per questa
ragione si ritiene che il vagare sia nella natura della mente.
Si pensa, di solito che la mente sia come una scimmia che salta da un ramo all'altro. Per
cambiare la natura vagante della mente e farla diventare stabile si pensa che la mente e i desideri
debbano essere controllati. Ma siccome il vagare non è nella natura della mente non è necessario
controllarla né costringerla alla stabilità. La sua natura è, effettivamente, di rimanere stabile.
Sebbene l'ape voli qua e là alla ricerca di un fiore dal quale trarre il nettare, il volare non
dovrebbe essere considerato la natura essenziale dell'ape. Essa vola col proposito di trarre il nettare
dal fiore; sino a quando essa non troverà un fiore che contenga nettare, continuerà a volare. Ma
quando l'ape troverà il fiore immediatamente vi si poserà sopra.
Allo stesso modo la mente vaga, ma non per sua natura. Essa vaga perché non trova un luogo
dove riposare o un mezzo di felicità. La mente non è simile a una scimmia; essa rassomiglia
piuttosto ad un re. Ogni mente rassomiglia al re dei re. Essa andrà nel luogo che le piacerà e vi si
fermerà; farà il lavoro che le piacerà. Se un re vaga per il suo paese, è sbagliato concludere che il
vagare sia nella sua natura, egli vaga soltanto in mancanza di un trono su cui sedersi. In assenza di
un posto degno di lui egli continuerà a vagare.
Nessun uomo che si rispetti siederà in un luogo sciatto indegno di lui. Così, sebbene non sia nella
natura di un re continuare a vagare, egli lo farà nonostante si senta stanco. Non si fermerà sino
quando non avrà trovato una dimora degna di lui.
Così la mente, come un re vagante, non vorrà riposare in alcun luogo indegno di lei e non vorrà
spostarsi da un luogo degno di lei che le offra attrazione e felicità. In un luogo simile la mente potrà
riposare, soffermarsi, gioire e rimanere nel godimento. È quindi sbagliato concludere che il vagare
sia nella natura della mente.
Il lavoro fatto in accordo con la nostra natura ci piace. Ogni cosa fatta contro la nostra natura ci
dispiace. Se è nella nostra natura di correre in giro ci sentiamo meglio quando possiamo farlo. Se
invece preferiamo stare quieti siamo più felici quando ci è permesso di farlo. Se è nella nostra
natura stare quieti e ci viene chiesto di correre in giro, diventiamo infelici e tesi.
Una mente che non ha un luogo dove riposare, né un mezzo di godimento ed è costretta a vagare
qua e là comincia a sentirsi infelice e tesa. Se il vagare fosse nella natura della mente essa si
sentirebbe sempre più felice se le fosse permesso di vagare senza posa. Ma al contrario troviamo
che, quando la mente non ha un luogo dove posarsi, i suoi desideri rimangono inappagati ed essa
comincia a sentirsi irrequieta. Affinché la mente rimanga stabile in un luogo è soltanto necessario
79 l'arte di vivere

offrirle qualcosa che le piaccia. Quando le viene offerto qualcosa di attraente essa rimane stabile.
Questa stabilità è lo stato di concentrazione.
Troviamo che, di solito, la mente è capace di concentrarsi su qualcosa di piacevole e di gioioso,
mentre è incapace di concentrarsi su qualcosa di brutto. Questo perché la bruttezza è contraria alla
natura della mente. Non si tratta quindi di far acquisire alla mente la capacità di concentrarsi; essa
ha bisogno soltanto di essere condotta verso un luogo pieno di gioia e di felicità dove rimarrà
naturalmente.
Nulla, nel campo della creazione grossolana è così gioioso da appagare continuamente la sete di
felicità della mente. L'esperienza mostra che le cose sottili della creazione sono più affascinanti di
quelle grossolane. Così se l'attenzione può essere condotta nei campi sottili della creazione e se essi
possono venire sperimentati dalla mente l'attrarranno naturalmente perché sono più affascinanti
degli strati grossolani della creazione. Quando l'attenzione è portata dagli strati grossolani a quelli
progressivamente più sottili della creazione, la mente troverà un fascino che aumenta ad ogni passo.
Trascendendo tutti gli stati relativi della creazione e raggiungendo la coscienza di beatitudine
trascendentale, la mente troverà quella grande gioia che trascende le più grandi gioie dell'esistenza
relativa, l'eterna beatitudine assoluta. Avendo conquistato l'assoluta, eterna beatitudine la mente non
la smarrisce più. Essa la trattiene sino a un punto tale che la coscienza di beatitudine si infonde nella
natura stessa della mente che diventa coscienza di beatitudine. Quando la mente è stabilizzata sino a
questo punto essa rimane ferma e non ha più bisogno di nient'altro, perché non esiste nulla nel
campo dell'esistenza relativa che possa rivaleggiare con la validità dell'assoluta coscienza di
beatitudine. Perciò, quando la mente è radicata nella coscienza di beatitudine lo stato di eterno
appagamento diviene la natura stessa della mente ed essa rimane stabile anche quando si associa
con le esperienze e le attività esteriori.
La mente può rimanere concentrata soltanto nello stato di coscienza beatifica. Qualsiasi altro
tentativo per coltivare la concentrazione si risolve solo in un lavoro duro privo di risultati. La
pratica della meditazione trascendentale, che è così semplice e che porta la coscienza di beatitudine
nella stessa natura della mente, è il sistema più pratico per acquisire la concentrazione. Come
abbiamo visto non è che si debba acquisire la capacità di concentrarsi; si deve creare nella mente
uno stato di coscienza beatifica affinché essa rimanga, per sua natura, stabile e concentrata.
Taluni scelgono la via ascetica pensando che in questo mondo indaffarato o nella vita del capo-
famiglia i sensi siano troppo attratti dal piacere degli oggetti esteriori. Essi credono che, per
controllare la mente, le gioie dei sensi debbano essere sacrificate e che non si debba permettere ai
sensi di venire a contatto con queste gioie. Questa convinzione ha portato a praticare il controllo
della mente e ha fatto sorgere nei cercatori della verità che desiderano aumentare le proprie capacità
mentali, un inutile ascetismo. La necessità di controllare e quindi di forzare la mente è basata sul
principio erroneo che il vagare sia nella natura stessa della mente. Lo sforzo del controllo non è
necessario.
Ci sono due modi per far rimanere un cane davanti alla nostra porta. Il primo consiste nel
rincorrerlo, nel portarvelo a viva forza e nel metterlo alla catena. Ma questa è una impresa difficile.
Anche se il cane è legato tenterà di strappare la catena e di fuggire. Sarà difficile tenerlo quieto alla
porta. Il secondo consiste nell'evitare di rincorrerlo e di legarlo mettendo invece, per lui, del buon
cibo davanti alla porta. Il cane mangerà il suo cibo e rimarrà volontariamente alla nostra porta.
Allo stesso modo non è necessario cercare di controllare la mente. Il modo migliore, il più facile
e il più pratico per consentirle di rimanere naturalmente concentrata è di abituarla alla pratica della
meditazione trascendentale affinché possa acquisire la coscienza di beatitudine. Quando la mente
rimane concentrata cessa di vagare e, dovunque la portiamo, rimane stabile.

c) La conservazione dell'energia mentale


Una grande quantità di energia mentale viene consumata quando la mente pensa e vaga
continuamente. Ogni pensiero consuma energia mentale, e se i pensieri sorgono uno dopo l'altro
l'energia mentale è continuamente consumata. Se i pensieri diminuiscono si consuma una quantità
80 l'arte di vivere

minore di energia mentale; cosicché, se la mente è stabilizzata nella coscienza di beatitudine, essa
rimane appagata in sé stessa e non vaga qua e là pensando inutilmente. Se mille pensieri venissero
pensati ogni ora, prima che la mente fosse stabilizzata nella beatitudine, e se dopo essersi
stabilizzata ne venissero soltanto dieci ogni ora, ogni pensiero sarebbe cento volte più efficace.
Perciò l'unico modo naturale per conservare l'energia mentale a un fine costruttivo, sta nella pratica
della meditazione trascendentale.

d)Coordinazione della mente col sistema nervoso


Per avere una vigorosa forza di pensiero è necessario che la coordinazione fra la mente ed il
sistema nervoso sia ben mantenuta. Questo richiede che il sistema nervoso e la mente siano forti. Il
sistema nervoso è di natura fisica; la mente non è tangibile. Per avere una vigorosa forza di
pensiero, tanto l'aspetto fisico quanto l'aspetto mentale dovrebbero essere forti. La mente diventa
naturalmente forte quando l'intero sub-conscio diventa conscio.
Il sano funzionamento del sistema nervoso dipende soprattutto, dalla sua condizione fisica, che è
controllata dal cibo che mangiamo e dall'uso che ne facciamo. Se il cibo è appropriato esso
mantiene il sistema nervoso vigoroso e vitale, in condizioni normali di funzionamento. Se esso non
viene forzato funzionerà normalmente. Ma se il corpo è soggetto a sforzo dall'ondeggiamento o
dall'indecisione della mente il sistema nervoso si esaurisce e cessa di funzionare.
Se mangiamo cibo vecchio e alterato, il sistema nervoso si indebolisce. Se beviamo alcoolici
esso diventa inattivo e ottuso. Se lavoriamo troppo il sistema nervoso si stanca e non funziona più
normalmente. Questa mancanza di funzionamento normale indebolisce la coordinazione fra la
mente e il corpo.
Il sistema nervoso dovrebbe essere intatto; cibi e bevande adeguate, abitudini regolari nel modo
di nutrirsi, di riposare e di lavorare lo renderanno tale. La vita dovrebbe essere regolata da abitudini
confortevoli e ordinate nei confronti del sonno, del cibo e del riposo. L'attività dovrebbe essere
moderata, tanto da non esaurire l'organismo. Se il corpo è esaurito il sistema nervoso non funziona
più bene e quando la coordinazione fra il corpo, il sistema nervoso e la mente si spezza, la mente è
separata dal corpo e dal sistema nervoso e l'intero incanto della vita è perduto nel sonno profondo.
La pratica della meditazione trascendentale aiuta a rafforzare le condizioni fisiche tanto del
sistema nervoso quanto della mente; essa dona alla mente la possibilità di usare il suo pieno
potenziale, di rimanere concentrata, di conservare la sua energia e di stabilire una buona
coordinazione col corpo al fine di coltivare una vigorosa forza di pensiero mediante la quale le
azioni compiute producano i risultati più efficaci e desiderabili.

B — Grande energia
Per compiere un'azione efficace che produca risultati soddisfacenti è necessario che l'aumentata
forza-pensiero sia integrata da una maggiore energia fisica.
Abbiamo visto che la vita individuale è simile a un'onda dell'oceano della vita cosmica, e che
ogni onda ha la possibilità di attingere qualsiasi quantità d'acqua dall'oceano; l'intero oceano
potrebbe sollevarsi in un'unica onda. Allo stesso modo ogni individuo ha la possibilità di
comunicare con l'oceano illimitato dell'energia cosmica allo scopo di acquistare la forza che gli
necessita per compiere un'azione che produca i risultati più positivi e soddisfacenti.
L'energia che ci deriva da ciò che mangiamo, beviamo e respiriamo è limitata. Ecco perché, dopo
qualche ora di lavoro, l'energia prodotta dal cibo è esaurita e, verso sera, cominciamo ad aver fame
e a sentirci esausti. Questo dimostra che per eseguire un'azione che produca risultati maggiormente
effettivi e soddisfacenti, dovremmo avere qualche ulteriore sorgente di energia vitale.
Dovremmo sapere che l'energia vitale si manifesta come forza di pensiero, di intelligenza, di
creatività e di gioia. La medesima energia vitale è usata per diverse funzioni.
Se vogliamo un quantitativo di energia vitale maggiore di quello che comunemente attingiamo
dal cibo e dalle bevande, sarà necessario trovare un mezzo per attingerlo dall'atmosfera. Inoltre
dobbiamo sapere in che modo attingere maggiore energia vitale mediante il potere del pensiero e
81 l'arte di vivere

dell'Essere.
Sappiamo che la sorgente dell'intera creazione, dell'atmosfera, del cibo, delle bevande e dell'aria,
del pensiero e dell'abilità del pensare è l'Essere. Perciò il contatto fra la mente cosciente e l'oceano
dell'Essere sarà la via per attingere a questa illimitata sorgente di energia.
Ci sono molti metodi per attingere maggiore energia dall'aria. Ci sono dei santi, nell'Himalaya,
che vivono dell'energia vitale che attingono dall'atmosfera; ma essi sono degli yogi compiuti, che
possono, nelle prime ore del mattino, captare abbastanza energia per sostenersi durante l'intera
giornata. Questi metodi non sono adatti per la gente attiva che vive nel mondo.
Il sistema della meditazione trascendentale, però, è il metodo più efficace per portare la mente
nel campo dell'Essere trascendentale, dove essa attinge naturalmente energia vitale per l'esecuzione
di qualsiasi ammontare di duro lavoro e per ottenere risultati effettivi e soddisfacenti. L'attingere
energia dal campo dell'Essere è l'aspetto più straordinario dell'arte di vivere, poiché esso porta la
vita attiva di ogni giorno in comunione con la sorgente illimitata dell'energia vitale, del potere,
dell'intelligenza, della creatività e della beatitudine.
Se questo messaggio, che l'illimitata energia vitale può essere attinta dal campo dell'Essere
eterno, potesse raggiungere tutti i popoli del mondo, e se essi potessero avvantaggiarsene, la vita
diventerebbe libera, gioiosa, piena di creatività, di intelligenza, di pace e di felicità. E se tutti i
popoli del mondo si elevassero a questo alto livello di coscienza, il mondo sarebbe un paradiso.
Fortunatamente l'epoca presente è la più adatta per la propagazione dell'ideologia della
meditazione trascendentale; la necessità di una tale formula è sentita ora più che mai, poiché l'uomo
ha virtualmente perduto l'ancoraggio che, nel passato, gli offrivano gli studi religiosi e metafisici.
Le menti vigilanti dell'epoca scientifica sembra che vedano solo delle futilità nelle promesse
della religione e delle diverse scuole filosofiche e psicologiche. Le tensioni stanno aumentando
rapidamente a tutti i livelli di vita, in tutto il mondo. Da un lato l'individuo avverte una mancanza di
energia e un aumento di tensione e dall'altro il ritmo troppo rapido della vita moderna non gli
concede un attimo di vero silenzio. L'individuo è combattuto fra il bisogno di maggiore attività e la
mancanza di energia sufficiente per svolgerla. Il risultato è un aumento delle malattie di cuore e di
altre sofferenze varie.
Ogni uomo sta cercando qualcosa che lo aiuti ad affrontare positivamente l'aumentata velocità
del ritmo di vita che la civiltà moderna richiede.
La meditazione trascendentale armonizza direttamente l'energia dell'individuo con quella della
vita cosmica. E, in quest'ora pericolosa per la civiltà umana, questo è un dono del cielo.

C — L'ambiente e le circostanze favorevoli


L'ambiente contribuisce fortemente al successo dell'azione. Esso deve essere favorevole, oppure
colui che compie l'azione deve avere una grande forza mentale per persistere efficacemente in
qualsiasi circostanza.
Mantenere l'armonia nel proprio ambiente dovrebbe essere inerente all'azione.
La forza più grande che l'uomo può avere affinché il suo ambiente sia sempre armonioso e
favorevole alle sue azioni proviene dalla purezza della sua mente. La fermezza di propositi e la
dedizione all'azione aumentano questa forza.
Mediante la pratica della meditazione trascendentale l'individuo conserva la purezza dell'Essere
nella vera natura stessa della sua mente e realizza l'armonia reciproca fra lui e il suo ambiente.
Altri tentativi per mantenere l'armonia nell'ambiente non sono così efficaci come questa pratica.
Un buon comportamento verso gli altri, la gentilezza, la compassione, la prontezza nell'aiutare gli
altri, sono cose che hanno il loro valore, e noi dobbiamo essere guidati da questi alti principi di vita.
Dobbiamo essere pronti ad aiutare i nostri vicini, dobbiamo essere gentili verso i nostri amici e
compassionevoli verso tutto quello che ci circonda; ma questa gentilezza, questa compassione,
questo aiuto che prodighiamo ai nostri simili saranno maggiormente fruttuosi se la nostra vita
interiore sarà pura.
Per la nostra generazione, fortunatamente, la purezza di vita non è tanto difficile da conseguire,
82 l'arte di vivere

perché l'esperienza diretta dell'Essere è facile.

D — Abilità nel compiere la giusta azione


La giusta azione proviene dalla contentezza e dal naturale bisogno di agire dell'uomo. Dovrebbe
essere naturale per l'uomo compiere soltanto azioni giuste. La giusta azione è quella che soddisfa le
necessità legittime dell'uomo. Per « legittime » intendiamo quelle azioni dell'uomo che siano
giustificate dalle sue necessità e dal modo che egli usa per compierle.
Come abbiamo visto, il problema del giusto e dell'errato, nel campo relativo della vita, è molto
complesso. Abbiamo visto che la retta azione può essere soltanto determinata sul livello delle leggi
di natura, e che l'uomo naturalmente stabilizzato nello stato dell'Essere agisce in accordo con queste
leggi. Soltanto a questo livello di elevata pura coscienza, la mente può essere retta. L'azione retta è
sempre basata su leggi morali. Qualsiasi mancanza di moralità, qualsiasi deviazione dall'integrità
del fine della vita si risolve in una deviazione dalla rettitudine.
Generalmente è difficile che l'uomo sappia quale è l'azione giusta. Le leggi del proprio paese gli
offrono un criterio informativo: in questo senso l'azione giusta è quella che, almeno, non è contro
queste leggi, l'azione legale è la giusta azione. In linea generale si può dire che le leggi del paese
sono basate sulle leggi di natura. Nei paesi di antica civiltà, dove la tradizione ha valore, le leggi
sono fondamentalmente derivate dalle leggi della natura.
Le leggi di un paese e le sue tradizioni costituiscono orientamenti generali per stabilire ciò che è
giusto e ciò che è sbagliato. Perciò, nel criterio di scelta della giusta azione, è necessario tener
presente che l'azione non deve essere contraria alle leggi del paese e che, se possibile, deve essere in
accordo diretto con le leggi di natura. È richiesta molta sensibilità per formulare qualsiasi
considerazione significativa sulle leggi di natura poiché esse governano il processo evolutivo a tutti
i livelli della creazione. Esse si integrano o si contraddicono l'una con l'altra, questo dipende dallo
strato di creazione sul quale agiscono. La spina e la rosa sono prodotte dalla stessa linfa sottoposta a
leggi diverse.
Soltanto una mente permeata dall'Essere può adempiere la sua funzione, naturalmente, in
accordo con le leggi della natura. A questo livello, però, non esiste più il problema di determinare se
un'azione è giusta o sbagliata, ma piuttosto quello che la mente, per la sua propria natura, conosce
soltanto la retta azione. Perciò lo stato di coscienza cosmica offre la base assoluta per la giusta
azione. Abbiamo detto, prima, che le leggi del proprio paese provvedono un criterio circa il giusto e
l'errato. Questi sono criteri che appartengono al piano relativo e che non costituiscono una guida
perfetta. Soltanto la coscienza cosmica può ispirare sempre la retta azione.
Molte persone hanno la capacità di scegliere la giusta azione in modo naturale, perché la
struttura della società è tale da permettere che, sin dall'infanzia, siano educate a distinguere, in linea
di massima, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Criteri più profondi di ciò che è giusto o
sbagliato si stabiliscono a mano a mano che l'individuo cresce ed acquista maggiore conoscenza
delle leggi e della tradizione del proprio paese. Un senso di giudizio sempre più esatto subentra
naturalmente quando la propria coscienza aumenta; ma allorché essa raggiunge il suo massimo
potenziale, e l'Essere permea la natura della mente nel modo più completo, essa conosce senza
possibilità di dubbio ciò che è giusto o sbagliato. Per attitudine naturale, e per gusto naturale, le
azioni e i pensieri errati non vengono presi in considerazione. Così la vera arte di compiere azioni
giuste sta nell'avere una mente che sia sempre retta. Per essere retta essa deve trovarsi nella
condizione di continua contentezza e di purezza che appartiene soltanto allo stato di pura coscienza.
Perciò l'acquisizione della massima purezza di coscienza è essenziale per inculcare e mantenere la
tendenza naturale alla retta azione.

E — Fiducia in sé stessi
La fiducia in sé stessi è un elemento necessario per compiere un'azione che produca i risultati più
efficaci e soddisfacenti. Abbiamo visto che la fiducia in sé stessi dipende dallo stato della mente.
Per avere fiducia in sé, il Sé deve, almeno, essere conosciuto e portato al livello cosciente.
83 l'arte di vivere

Colui che non è consapevole del proprio Sé, non può avere fiducia in sé. Qualsiasi tentativo per
migliorare la fiducia in sé, senza acquistare familiarità col Sé, risulterà sempre inefficace.
Ottenere familiarità con la natura del Sé è il primo passo per avere fiducia in sé. Quando la
familiarità con la natura essenziale del Sé è stata acquisita così profondamente che essa non
abbandona mai il livello della consapevolezza, allora lo stato di intima fiducia in sé è acquisito.
A meno che non si sia fermamente stabilizzati nello stato irremovibile di coscienza di beatitudine
dell'Essere eterno; a meno che non si sia realizzata la coscienza cosmica che, sola, è in grado di
stabilire l'Assoluto nel campo relativo della vita di ogni giorno, non è possibile avere uno stato
naturale di incrollabile fiducia in sé.
Nessun uomo d'affari ispira mai fiducia nel campo finanziario se non ha grandi ricchezze
investite nei suoi affari. Solo quando la mente individuale si sarà tanto ampliata da conquistare lo
stato di mente cosmica, solo allora essa potrà avere sempre fiducia in sé stessa.

6. Stabilità di proposito nell'esecuzione dell'azione


Prima che qualsiasi azione possa avere inizio è necessario che la mente abbia un fine da servire
mediante quell'azione. Se un'azione viene iniziata e il suo fine dimenticato, essa non verrà
continuata.
Affinché l'azione abbia successo, è necessario che il suo processo sia sostenuto e, per questo, la
fermezza di proposito deve essere mantenuta da colui che la compie. Se la mente desidera condurre
l'azione nel modo più efficace, e giungere ai risultati più soddisfacenti, è assolutamente necessario
che essa non devii dal suo scopo. Questa fermezza di proposito è la spina dorsale del successo di
ogni azione e serve anche quale forza motrice nel processo dell'azione.
Come può essere acquisita questa capacità?
La risposta sta nel coltivare uno stato mentale in cui l'attenzione non divaghi, ma rimanga ferma
e concentrata sull'azione. Il divagare della mente rappresenta una continua minaccia alla continuità
dell'azione come pure alla fermezza di proposito.
Per mantenere una inalterabile fermezza di proposito è necessario che la mente si abitui ad
iniziare un'azione soltanto dopo aver ponderato tutti i punti vantaggiosi e contrari ai risultati che ne
derivano. Per questo è indispensabile possedere la capacità di mettersi su di una linea d'azione e di
mantenerla sino a quando questa non sia compiuta.
L'uomo, nella vita, non deve fare sempre e soltanto un'unica cosa; né vivere un'unica condizione
di vita; né prediligere una particolare aspirazione, sempre e soltanto quella. Dall'inizio alla fine
della giornata ci sono centinaia di campi di attività da sperimentare e tutti hanno il loro valore nella
vita.
Perciò non dobbiamo dimenticare che, insieme con la fermezza di proposito bisogna coltivare la
capacità di passare da un tipo di azione all'altro, da un campo di attività all'altro. La mente non deve
essere costantemente ferma su di una cosa sola. Questo passare da un piano di attività ad un altro
dovrebbe essere tanto naturale per la mente quanto il rimanere ferma nell'esecuzione di un'azione.
Sicché la mente deve avere questa duplice abilità, affinché l'uomo possa essere in grado di
partecipare alle molteplici attività ed esperienze inerenti alle diverse sfere di vita.
Se un uomo desidera costruire una casa, la fermezza di proposito che egli impegna nel realizzare
questo desiderio non deve arrivare a un punto tale da fargli dimenticare ogni altra cosa nella vita.
Egli deve continuare a condurre una vita normale, deve mangiare, dormire, accendere un lume,
eseguire, quali che siano, le sue consuete attività. Tutte queste attività e i vari interessi della vita
dovrebbero coesistere col fermo proposito di costruire la casa.
Perciò, quando proponiamo di coltivare una precisa fermezza di proposito, dovremmo ricordare
che non è opportuno venire assorbiti dall'esecuzione dell'azione sino al punto da perdere di vista gli
altri aspetti della vita. Spesso, quando un artista, un musicista o uno scienziato è occupato
nell'attività congeniale alla sua natura, egli è talmente assorto nel suo lavoro da escludere ogni altra
attività. È bene essere polarizzati sulle azioni che ci sono congeniali e di cui godiamo, ma questo
non deve andare a discapito degli altri aspetti della vita.
84 l'arte di vivere

Se, per esempio, uno scienziato che ha famiglia è talmente devoto al suo lavoro da trascorrere
tutto il suo tempo in laboratorio, sia la moglie che i figli non riceveranno sufficientemente il suo
affetto, e ne soffriranno e la casa verrà trascurata. La mente dovrebbe essere ampiamente coltivata
su di una base globale e la sua abilità dovrebbe essere migliorata su tutti i livelli.
Abbiamo visto che la pratica della meditazione trascendentale amplia la capacità cosciente della
mente e la rende più profonda e costruttiva a tutti i livelli. Solo mediante questa tecnica è possibile
coltivare l'abilità di impiegare nell'azione una particolare attitudine, senza permettere che essa ci
leghi al punto da toglierci il piacere degli altri aspetti della vita.

7. L'arte di compiere un'azione senza nuocere ad alcuno


L'arte di compiere un'azione senza nuocere ad alcuno, sta prima di tutto nella scelta di un'azione
che rechi beneficio a sé stessi e agli altri nel proprio ambiente; secondariamente nell'adottare vie e
mezzi legali per realizzarla.
Se il risultato di un'azione è utile per chi la compie e per il suo ambiente, ma se i mezzi scelti per
l'esecuzione dell'azione non sono legali, si creerà tensione nell'ambiente. Perciò è necessario che
tanto la scelta dell'azione utile, quanto quella dei mezzi per realizzarla siano innocui.
Senza avere realizzato lo stato di coscienza cosmica, nessuno può essere sicuro di compiere
un'azione che non rechi danno ad altri, perché il problema di quale influenza l'azione abbia sui
diversi strati della creazione in epoche diverse, non può essere risolto né giudicato dall'intelletto
umano. Gli effetti dell'azione nell'universo sono così complessi e diffusi, che è al di là della portata
dell'intelligenza umana il definire un'azione in termini di bene e di male nei confronti della
creazione.
Perciò l'unico modo di compiere un'azione senza nuocere ad alcuno, sta nell'elevare l'intelligenza
e la coscienza al livello dell'assoluta coscienza divina. Quando chi compie l'azione è stabilizzato a
questo livello, ogni sua iniziativa sarà in accordo col flusso ascendente dell'evoluzione,
naturalmente, senza nuocere a sé stesso e all'intera creazione.

8. L'arte di compiere un'azione che produca i massimi risultati


L'arte di compiere un'azione che produca i massimi risultati si basa unicamente su chi la esegue,
sulla sua intelligenza, energia, fermezza di propositi, esattezza di pensiero e d'azione, potere di
concentrazione e sulla sua abilità di controllare l'ambiente a favore dell'azione.
Per ottenere i massimi risultati è necessario che l'azione sia compiuta con la massima
competenza. La massima competenza richiede, da chi la compie, un'intelligenza e un'energia
altamente sviluppate.
L'energia e l'intelligenza portate al massimo si acquisiscono quando la coscienza individuale è
portata al livello della coscienza cosmica, e quando, contemporaneamente, l'energia individuale è
portata al livello dell'energia cosmica. Quando ciò avviene la mente sviluppa naturalmente la
capacità di concentrarsi, di perseverare e un grande senso di appagamento. Con queste qualità
l'uomo è in grado di agire con molta esattezza realizzando i massimi risultati col minimo spreco di
energia.
Però è necessario qualcosa di più dell'abilità interiore e dell'efficienza, perché l'azione renda i
massimi risultati. È necessario possedere la capacità di controllare le circostanze e l'ambiente. I
risultati vengono limitati dalla resistenza dell'ambiente e delle circostanze. Se si ha l'abilità di
compiere un'azione in modo tale da rendere l'ambiente e le circostanze automaticamente congeniali
e favorevoli al successo, allora sarà possibile ottenere i risultati massimi. Se è possibile rendere
l'ambiente favorevole al compimento di un'azione, non ci sono limiti ai risultati che essa può
produrre.
Accingersi semplicemente e innocentemente all'azione, in accordo con le leggi di natura porta al
successo in modo naturale.
La gente crede, generalmente, che il successo delle sue azioni dipenda dalla sua abilità, dalla sua
intelligenza, dalla sua mente creativa e dalla sua energia. Ma tutti questi fattori hanno un'importanza
85 l'arte di vivere

secondaria. Il fattore principale per il successo nell'azione è la purezza d'intenti di chi la compie.
Se la mente è pura al 100%, se cioè l'uomo ha realizzato la coscienza cosmica, allora il risultato
che otterrà sarà del 100%. Se la mente è pura al 50%, se cioè l'uomo è evoluto al cinquanta per
cento, il risultato delle sue azioni ammonterà al 50% del possibile risultato finale.
È la purezza del cuore e della mente dell'uomo, il suo leale e innocente accostamento all'azione
col fine di recare benefìcio a tutti, che realmente riescono a produrre massimi risultati col minimo
sforzo.
Un altro fattore ha una parte importante nel determinare i risultati dell'azione. Esso è il karma, il
frutto delle azioni compiute nel passato. Un uomo buono e virtuoso ha compiuto, nel suo passato,
atti buoni e virtuosi, in accordo col processo evolutivo. I risultati di quelle buone azioni vengono
sommati, ora, coi successi delle sue azioni presenti. Così troviamo che le sue attuali possibilità
fisiche e mentali, la sua intelligenza e la sua energia portano successo alle sue azioni in proporzione
all'influsso buono o cattivo del karma passato.
L'influenza del buon karma passato gli dona più energia, maggiore chiarezza di pensiero e la
capacità di prendere decisioni, e produce anche una buona influenza sull'ambiente che lo favorisce
nell'adempimento dell'azione che è in procinto di compiere.
L'influenza del cattivo karma passato gli porta apatia, inefficienza, perdita di energie e persino
continue tensioni e sofferenze; gli porta anche influenze avverse nel suo ambiente che comincia ad
ostacolare l'esecuzione delle sue azioni e ad impedire il progresso verso ogni risultato positivo.
Questo aspetto del karma passato è al di là del controllo di chi compie l'azione. Il meglio che si
possa fare per neutralizzarne l'influenza è di impegnarsi nella pratica della meditazione
trascendentale che eleverà il livello di coscienza e produrrà influssi favorevoli nell'ambiente.
Quando la coscienza si sarà elevata, l'energia e l'intelligenza aumenteranno. Allora, qualunque sia
l'influsso del passato, esso non riuscirà ad annullare l'azione presente. Certamente l'influsso del
karma passato rimarrà, ma esso non potrà guidare completamente il destino dell'azione presente.
Se un uomo d'affari perde cinquecento sterline, questa perdita è definitiva. Ma, benché questa
perdita rimanga per sempre tale, se il giorno dopo egli guadagna duemila sterline, il guadagno
eclissa la perdita.
Il sistema per ottenere i massimi risultati sta nell'ignorare gli ostacoli e gli influssi negativi che
oppongono resistenza all'esecuzione dell'azione. Chi compie l'azione dovrebbe impegnarsi e
insistere nel suo conseguimento finché i risultati desiderati non siano ottenuti. Quando il livello di
coscienza si è elevato mediante il processo della meditazione, le azioni compiute da questo alto
livello di energia vitale e di intelligenza avranno un forte influsso sul karma passato e produrranno i
massimi risultati.
Ecco come, con la regolare pratica della meditazione trascendentale, integrata dal potere della
carità e da atti virtuosi, le influenze negative del karma passato possono essere neutralizzate c il
sentiero del karma presente appianato. Allora l'azione sarà compiuta senza resistenze ed ostacoli e
produrrà i massimi risultati.
Ecco come, col potere dell'azione attuale sul karma, il destino è controllato. Questo spiega il
significato della massima: « L'uomo è padrone del proprio destino ».

9. L'arte di compiere un'azione in modo tale che la sua esecuzione sia motivo di gioia
Ogni azione avrà un andamento gioioso, dal principio alla fine, per colui che la compie e per il
suo ambiente, solo quando egli abbia grande energia e intelligenza, non incontri resistenza sul
cammino e riceva, da ogni parte, la completa cooperazione. L'azione non deve diventare faticosa
per le sue possibilità, egli deve avere fiducia in sé stesso, efficienza e l'abilità di concentrarsi in
modo tale da non ritenere mai che l'azione sia al di là delle sue capacità.
Quando un uomo d'affari è molto ricco, non si preoccupa di ciò che spende. Il mondo degli affari
rimane per lui motivo di grande soddisfazione, perché non dà molta importanza alla perdita o al
guadagno; egli possiede già più del necessario per i suoi fini. Allo stesso modo quando chi agisce
ha più energia di quanta ne serva per eseguire qualsiasi azione, l'agire è facile e rimane un motivo di
86 l'arte di vivere

gioia.
Qualsiasi cosa fatta in accordo con la natura della mente, piace alla mente, mentre ogni cosa
contraria alla sua natura le dispiace. Sicché, se l'uomo intraprende un'azione che sia in accordo con
la natura della propria mente e rientri nelle sue possibilità, questa azione non può risultare né
faticosa né noiosa. Solo un'azione adeguata al temperamento dell'uomo può essere goduta.
Per esempio, si dice a un bambino di portare un pallone in una casa a due miglia di distanza. Se
egli, durante il percorso, può continuare a dare calci al pallone, lo porterà in modo piacevole e
gioioso. La consegna del pallone non gli diventerà un peso perché, strada facendo, ci ha giocato. Se,
invece, gli si chiede di portare il pallone sulle spalle o in braccio anziché permettergli di servirsene
come di un giuoco, la consegna sarà per lui un compito pesante.
Se ci fosse un sistema per portare, nella vita, tutte le azioni al livello della gioia, potrebbe essere
usato per conseguire l'abilità di compierle gioiosamente e impedire che esse diventino pesanti e
noiose.
Se una madre è amorevole verso il suo bambino, egli è traboccante di gioia. Se gli affida un
incarico, la richiesta della madre diventa un nuovo motivo di soddisfazione per il bambino che
obbedisce immediatamente, con uno stato d'animo scherzoso e gioioso. Ma se la mamma,
picchiandolo, lo fa piangere e lo rende infelice, poi gli ordina di fare qualcosa, il suo ordine diventa
un ulteriore motivo di infelicità per il bambino che esegue l'incarico con uno stato d'animo depresso
e appesantito.
Così, se il nostro umore è gioioso, l'esecuzione di qualsiasi azione sarà gioiosa; se invece il
nostro stato d'animo è infelice, teso e preoccupato, qualsiasi azione ci procurerà nuove tensioni.
Se la mente non è in uno stato naturale di felicità, qualsiasi nostro tentativo di essere soddisfatti e
felici durante l'esecuzione dell'azione fallirà. Solo quando la natura stessa della mente è satura di
gioia, qualunque azione può essere gioiosa. Questo è possibile soltanto quando la mente ha
raggiunto lo stato di pura coscienza. Solo quando la mente cosciente è diventata tanto familiare con
la beatitudine dell'Essere trascendentale, da esserne sempre pervasa, è possibile compiere ogni
azione in uno stato di gioia.
Altrimenti qualsiasi nostro tentativo di essere felici mentre compiamo un'azione servirà soltanto
ad aumentare la tensione perché l'energia sarà divisa fra l'esecuzione dell'azione e il bisogno di
sentirci gioiosi.
Il sistema attuale di introdurre la musica nelle fabbriche per rallegrare gli operai ha l'effetto di
dividere la loro attenzione: benché la necessità di compiere il lavoro sia pressante, è naturale per la
mente di prestare attenzione alla musica. L'esecuzione del lavoro diventa quindi contraria alla
normale tendenza della mente che è di godere la musica. Perciò, non solo si crea tensione nella
mente degli operai, ma anche una diminuzione nella qualità del lavoro. Il datore di lavoro introduce
la musica nella fabbrica per rallegrare lo stato d'animo dei lavoratori, ma il risultato globale si
risolve in un aumento di tensione e in una graduale diminuzione di efficienza degli operai.
Qualsiasi tentativo artificiale di rallegrare il campo dell'attività porta risultati negativi. L'unico
modo per rendere gioioso l'intero campo dell'azione è di colmare la mente di gioia e questo può
essere raggiunto soltanto mediante l'esperienza dell'Essere.
87 l'arte di vivere

Capitolo Sesto

L'ARTE DEL COMPORTAMENTO


L'arte del comportamento non influenza soltanto i valori di superficie della vita, rendendo l'uomo
migliore e più felice in ogni campo, ma tocca anche il nucleo interiore della vita e lo fa avanzare
verso livelli più alti di evoluzione.
Il fine del comportamento sociale è di dare e di ricevere a reciproco beneficio. Ci si dovrebbe
incontrare l'uno con l'altro per dare o per ricevere; o, principalmente, per dare.
Quando due si incontrano e si danno scambievolmente il meglio di loro stessi, entrambi allora
riceveranno il meglio. Se, al contrario, s'incontrano per ottenere il massimo l'uno dall'altro, essi si
chiuderanno alla possibilità di dare; in questo modo il loro rapporto sarà improduttivo, e la
conseguente delusione porterà tensione ad entrambi.
La regola fondamentale del comportamento dovrebbe essere il dare. Quando andate a incontrare
qualcuno pensate a ciò che gli potete dare, sia il dono concreto di un bell'oggetto; siano parole di
saluto, di calda simpatia, di lode, di adorazione, di amore; siano consigli elevati o notizie edificanti
per il corpo, per la mente, per l'anima, o qualsiasi altra cosa siate capaci di dare. Ci deve essere
qualcosa che potete dare quando incontrate qualcuno. Soltanto un « Ciao » o un « come stai? » è
insufficiente a dare all'incontro un impulso di amore e di gioia. L'arte del comportamento richiede
che il primo momento di un incontro abbia qualcosa di reale valore per l'incontro dei due cuori.
La base fondamentale dell'arte del comportamento è questa: incontrarsi con calore e dare. Il
comportamento dovrebbe essere al livello del dare. Date e vi sarà dato. Se tutti i componenti di una
società si comportassero a questo livello del dare, il comportamento sociale si risolverebbe nel
progresso e nel potenziamento della vita di ciascuno. Soltanto allora verrebbe adempiuto il fine
della società.
Un sincero senso del dare può sorgere soltanto al livello della contentezza. Soltanto i cuori e le
menti contente possono pensare in termini di dare. La contentezza eterna può sorgere solo mediante
lo sviluppo della coscienza di beatitudine.
Come comportarsi è diventato un problema nella società di oggigiorno, perché non diamo alle
qualità del cuore e della mente la giusta opportunità di evolvere. Le relazioni sociali dovrebbero
essere sempre un motivo di gioia. Esse diventano un problema solo quando le fondamenta stesse
della vita non sono comprese. Per comportarsi in modo giusto verso gli altri si deve pensare con
chiarezza ed avere intenzioni limpide e buone; si deve vivere in modo dignitoso. Si debbono posse-
dere le qualità della tolleranza, dell'amore, della gentilezza e della gioia.
La gioia è una qualità che coltiva e diffonde l'amore; essa deriva dall'esuberanza dell'amore nel
cuore e sta alla base dei buoni rapporti umani.
Se non vi è tolleranza nascono sentimenti ostili e disarmonia. Prendiamo l'esempio di qualcuno
che ci fa un'osservazione sgarbata; se non riusciamo a tollerarla senza reagire sorgono, dalla
ripercussione che ne segue, sentimenti ostili; se non abbiamo la qualità dell'amore, se il nostro cuore
è duro cominciamo a odiare chi ci ha offeso.
L'amore della madre per il suo bambino le fa considerare amorevolmente i suoi errori. Infatti una
madre gode anche degli errori del bambino perché, allora, ella è capace di prodigargli un amore
anche più grande. In quell'amore il bambino è maggiormente capace di vincere la debolezza di
commettere errori. Ecco come, mediante la tolleranza e l'amore della madre, il bambino migliora e
l'arte del comportamento viene infusa in lui in modo naturale.
Qual è il sentiero più breve per apprendere l'arte del comportamento?
Il linguaggio è un'espressione del comportamento; dovremmo avere cura del nostro linguaggio.
Le buone maniere fanno parte dell'arte del comportamento, ma si apprendono soltanto dal metodo
di educazione che si è ricevuto. I figli di buone famiglie vengono educati al miglior comportamento.
Ma la radice del comportamento sta nello stato coltivato della propria mente. Questo stato raffinato
88 l'arte di vivere

della mente si ottiene solo entrando in comunione con la beatitudine dell'Essere assoluto. Sicché la
base dell'arte del comportamento è una tecnica che consente di portare la mente alla coscienza di
beatitudine dell'Essere trascendentale. Questo porta ad entrambe le parti, in qualsiasi rapporto, un
aumento di gioia, di energia e d'amore e, nello stesso tempo, un influsso di pace, d'armonia e di
spontaneità si crea nell'atmosfera.
Un vero buon comportamento fra gli uomini sarà possibile soltanto quando la loro mente si
amplierà, quando essi riusciranno a vedere globalmente le situazioni, a comprendersi
reciprocamente in profondità, per potersi aiutare a risolvere le loro rispettive necessità.
Per attuare questo è necessaria, naturalmente, una coscienza più vasta, un giusto senso di
giudizio e tutte le qualità che soltanto una mente chiara e forte può avere.
Le menti piccole non riescono a percepire globalmente le situazioni e, nella loro visione ristretta,
creano ostacoli immaginari e restrizioni che non sono di utilità né a loro stessi né agli altri. Di
conseguenza il loro comportamento con gli altri crea solo malintesi e aumento di tensione. Un buon
comportamento sociale è basato sulla mente chiara, forte e contenta.
In ogni rapporto sociale, la mente di entrambe le parti dovrebbe essere stabilizzata al livello
dell'Essere, o l'Essere dovrebbe essere stabilizzato al livello della loro mente affinché la beatitudine,
la contentezza e la gioiosità dell'Essere siano profondamente radicate nel cuore di ognuno. In questo
modo il loro comportamento produrrebbe influssi di pace e di armonia nell'ambiente. L'arte del
comportamento è tale che non soltanto gli uomini ne traggono vantaggio, ma l'intera atmosfera
vibra col loro influsso di amore, di benevolenza e di pace.

Il comportamento e l'ambiente
Non appena l'uomo si è stabilizzato nell'Essere, può fare il miglior uso del proprio ambiente;
come esso è non ha importanza, esso rappresenta il mezzo per condurre all'adempimento dei
desideri dell'individuo.
Nessun ambiente può essere considerato assolutamente cattivo e totalmente inutile o nocivo. Se
la mente non riesce a trarne vantaggio, questo dipende dalla sua debolezza. Per esempio, un uomo
vive in una stanza piena di polvere e di sudiciume. Se la sua mente è basata nella gioiosità e nella
pace egli irradia queste qualità intorno a sé e non si preoccupa della polvere e del sudiciume.
Oppure egli comincia a spazzare la stanza, a spolverare e, facendo questo, non si sente infelice
perché persino le particelle di polvere riflettono la gioiosità del suo cuore. Se invece egli è triste e
teso diventa ancora più teso e infelice. L'infelicità della sua mente viene così moltiplicata e si
riflette su di lui persino dalle particelle di polvere della sua stanza. È lo stato interiore della mente
che rende l'uomo gioioso o infelice in ogni ambiente.
Una mente forte è tollerante; una mente debole è facilmente sopraffatta dall'ambiente.
Se si dubita di un uomo, si continuerà a dubitare di lui anche quando, incontrandolo, ci rivolgerà
espressioni di lode e di gioia, perché il dubbio era presente in noi prima ancora che la conversazione
cominciasse. Così una mente dubbiosa e priva di benevolenza non riesce a godere neppure della
gioiosità e della sincerità che prevale nell'ambiente.
L'influsso dell'atmosfera sull'individuo dipende dallo stato della sua mente. Secondo lo stato
della sua mente la natura dell'atmosfera cambia. Se egli si mette un vetro rosso davanti agli occhi
vede ogni cosa rossa, se guarda attraverso un vetro verde, vede ogni cosa verde. Qualunque sia lo
stato della mente dell'individuo, l'atmosfera viene percepita secondo tale stato d'animo.
L'individuo è responsabile dell'atmosfera. Egli la crea e, a sua volta, ne è influenzato. Quando la
sua mente è forte, e usa il suo pieno potenziale egli, allora, riesce a fare migliore uso dell'ambiente e
delle circostanze. L'arte dell'azione e del comportamento sta nel rendere l'ambiente favorevole a noi
stessi, anziché sfavorevole. L'atmosfera è a nostra disposizione per farne uso, non per renderci
infelici. Se qualcuno dice qualcosa, il risultato di questa azione è suo, la responsabilità è sua. Se
quello che ha detto ci è utile ne godiamo, l'accettiamo, vi pensiamo, lo traduciamo in atto e ne
ricaviamo beneficio. Ma se non ci è utile, allora evitiamo di pensarci su, e non vi poniamo
attenzione, altrimenti contaminiamo la nostra mente con un pensiero cattivo.
89 l'arte di vivere

Perciò dobbiamo coltivare la nostra mente in modo tale da consentirci di pensare e di agire
naturalmente, in modo elevato e benefico. Così facendo gioviamo a noi stessi e agli altri. Non
dobbiamo incoraggiare pensieri dannosi o maliziosi, né rifiutandoli né accettandoli; l'indifferenza è
l'arma da usare, nella vita, contro qualsiasi situazione negativa.
Questa è l'arte del comportamento. Se qualcuno ci ha fatto una ingiustizia, non dobbiamo
accoglierla, né pensare ad essa: forse ci è stata fatta solo per errore. Se permettiamo a chi ci ha
offeso di influenzare le nostre azioni future nei suoi confronti, non gli diamo l'occasione di
migliorare il rapporto che ha con noi, e anche noi ne soffriamo. Anche se egli coltiva sentimenti
ostili verso di noi, noi beneficiamo tanto lui quanto noi stessi se, nonostante questo, siamo
amorevoli e tolleranti verso di lui. In questo modo aiutiamo l'atmosfera a migliorare e ne riceviamo
un beneficio maggiore.
Abbiamo visto che, quando la mente è portata al livello dell'Essere, anche il corpo è portato allo
stesso livello. Così coi nostri pensieri, con le nostre parole, con le nostre azioni e persino con la
nostra presenza, irradiamo un buon influsso di vita, di pace, di armonia e di gioiosità.
Per migliorare i nostri rapporti umani dobbiamo prima migliorare la nostra mente; allora
cominceremo a comportarci bene. L'ambiente ci risponde meglio se siamo stabilizzati nell'arte
dell'Essere; quest'arte è la tecnica che pone la nostra vita su di un alto livello, cosicché noi,
naturalmente e innocentemente, ci comportiamo bene, in modo armonioso e gioioso. Non dobbiamo
mai, in nessun modo, essere innaturali nel nostro ambiente.
Se dovunque, tutti cominciassero a meditare per qualche minuto la mattina e la sera, il
comportamento sociale raggiungerebbe uno stato ideale, perché il contatto con l'Essere non solo
migliora e soddisfa la vita individuale ma rende migliore l'atmosfera, aumenta l'armonia e riduce la
paura, l'odio, la tensione, la crudeltà e l'antagonismo.
L'assenza dell'arte del comportamento produce effetti del tutto opposti. Nella famiglia, nella
società e nei rapporti internazionali le tensioni si sviluppano.
Quando l'Essere è infuso nella mente degli individui, i rapporti sociali migliorano nel modo più
automatico e naturale, una grande armonia si produce nell'atmosfera, la tensione si rilascia e il
mondo è reso migliore per chi lo abita.
90 l'arte di vivere

Capitolo Settimo

LA CHIAVE DELLA BUONA SALUTE


Il problema della salute è il più importante nella vita. Ogni cosa dipende dalla salute: la pace
interiore e la felicità dell'uomo; il suo atteggiamento e il suo comportamento verso gli altri;
l'adempimento delle sue capacità nella vita; soprattutto la vita stessa dipende dalla salute.
Per esaminare appieno il problema della salute dobbiamo tener conto, contemporaneamente, dei
seguenti fattori: la salute dell'individuo e quella del cosmo; l'uomo e la sua atmosfera.
Guardiamo il seguente grafico:

VITA

ASSOLUTO (Essere) RELATIVO

MENTALE FISICO AMBIENTALE


(Mente) (Corpo) (Ambiente)

Fig. 3 p.149

I due aspetti principali della vita dell'uomo sono: l'aspetto relativo e l'aspetto assoluto. L'aspetto
relativo è perituro, l'aspetto assoluto è imperituro. La vita relativa ha tre aspetti: mentale, fisico e
ambientale, cioè mente, corpo e ambiente.
Così troviamo che l'intera vita dell'uomo ha quattro diverse componenti: l'Essere, la mente, il
corpo e il suo ambiente.
L'Essere sano, la mente sana, il corpo e l'ambiente sani, insieme con una sana coordinazione fra
l'Essere e la mente, fra la mente e il corpo e fra il corpo e l'ambiente costituiscono la salute perfetta
dell'individuo. Per determinare la natura della buona salute dobbiamo considerare:
1. L'Essere
2. La mente
3. Il corpo
4. L'ambiente
5. La coordinazione fra l'Essere e la mente
6. La coordinazione fra la mente e il corpo
7. La coordinazione fra il corpo e l'ambiente.

Bisogna tener conto di questi sette punti per esaminare il problema della salute, altrimenti
l'esame sarà parziale e, per risolvere il problema della cattiva salute, può essere utilizzata una
soluzione non completamente idonea.
Invitiamo le organizzazioni sanitarie del mondo a considerare questi principi affinché possano
fare ciò che è necessario per risolvere il problema della cattiva salute e alleviare le sofferenze
umane.
È triste che nei secoli passati il problema della salute sia stato considerato principalmente al
livello fisico. Grazie ai recenti progressi della medicina, l'investigazione delle cause delle malattie
ha rivelato che, per una grande maggioranza di disturbi, la malattia può essere di natura fisica
benché la sua causa non sia fisica. Tali scoperte hanno sottolineato la validità del problema mentale
come causa dei disordini del corpo fisico.
91 l'arte di vivere

La psicologia e la psichiatria sono sorte per eliminare la tensione mentale e, con ciò, sradicare le
cause mentali della malattia, mentre la professione medica continua a curare le parti ammalate del
corpo fisico.
Sino a che punto la medicina aiuta a ristabilire la salute fisica e sino a che punto la psicanalisi e
la psichiatria riescono ad aiutare l'uomo a superare le cause mentali della malattia psicosomatica,
sono problemi che debbono essere risolti dagli esperti che guidano il destino della scienza medica,
della psichiatria e della psicologia.
Il meno che si possa dire sul problema della salute, oggi, nel mondo è che le misure adottate sino
ad ora sono insufficienti per conservare la salute dell'uomo. Persino nei paesi dove la scienza
medica è maggiormente progredita, dove psichiatri e psicanalisti sono alla moda del giorno, le
statistiche dimostrano che un gran numero di persone ammalate di cuore muoiono di questa
malattia, e che il numero dei pazienti mentali sta rapidamente aumentando.
Questa è una situazione grave, che può solo essere risolta dalle autorità sanitarie di tutto il
mondo. Ma prima che questo possa venire raggiunto è necessario che esse aumentino la loro attuale
conoscenza. Questo richiede da parte delle associazioni mediche un atteggiamento favorevole verso
nuovi suggerimenti e prontezza nel sottoporli ad esperimento.
Se una foglia comincia ad appassire e a seccarsi, due possono essere le cause: o essa è stata
esposta a un calore eccessivo, o la quantità di nutrimento proveniente dalla radice è diminuita. Se la
causa è dipesa dal calore eccessivo sarà opportuno curare quella foglia particolare e proteggerla dal
calore; allontanando così la causa del male si impedirà alla foglia di morire. Ma persino quando le
foglie vengono curate una per una dall'esterno, è necessario che una giusta quantità di nutrimento
venga loro provveduto dalla radice. Ogni qualvolta una foglia mostra segni di appassimento è
essenziale provvedere e mantenere un'adeguata provvista di nutrimento da parte della radice a tutte
le parti dell'albero.
Quando una bolla appare su un dito un buon medico esaminerà il sangue e ne ricercherà la causa
anche se cura la bolla al livello di superficie.
Perciò arriviamo al principio che coloro che sono interessati a prevenire e a curare le malattie
dovrebbero avere la conoscenza di tutti gli aspetti grossolani e sottili del corpo. Questi aspetti vanno
dal corpo, che è l'organo periferico del sistema nervoso, alla mente che, a sua volta, si estende dai
livelli grossolani a quelli sottili del pensiero e tocca il campo dell'Essere.
È necessario, perciò, che i medici abbiano la conoscenza della intera sfera della vita, dal cosmo
esteriore al corpo e, attraverso tutte le regioni sottili della mente, fino allo stato di pura coscienza,
l'Essere. Sarebbe anche estremamente importante che le autorità sanitarie possedessero la formula
per venire a contatto col campo dell'Essere ultimo, che è la base stessa di tutti i diversi livelli della
vita individuale.
Un giardiniere che sa come curare la radice, e che si preoccupa di darle il nutrimento di cui essa
ha bisogno riuscirà a mantenere la salute di tutte le parti dell'albero. Un medico che possieda la
conoscenza di tutti i diversi aspetti della salute individuale, sapendo come curare lo strato
fondamentale della vita — il campo dell'Essere — riuscirà a ristabilire e a mantenere la salute a tutti
i livelli.
Esiste una formula che consente di prendere cura della radice stessa della vita individuale, di
ristabilire e mantenere la salute a tutti i livelli della mente, del corpo e dell'ambiente. Noi offriamo
questa formula, non con uno spirito di concorrenza e tanto meno di sfida, spinti soltanto dall'amore
per l'uomo, e dalla buona volontà nei confronti di tutti coloro che, nel mondo, cercano di alleviare le
sofferenze con qualsiasi mezzo che risulti utile a questo fine.
Costruire altri ospedali per alleviare le sofferenze e curare le malattie di coloro che già ne sono
vittime è un notevole atto di carità. Ma è infinitamente più importante trovare vie e mezzi per
aiutare l'uomo a non ammalarsi, prendere le misure precauzionali affinché esso goda sempre di una
buona salute. Poiché esiste un modo per impedire all'uomo di ammalarsi, mettere questo metodo a
disposizione dell'uomo, in tutto il mondo, sarebbe un atto di carità ancora maggiore.
Vedremo come questa nuova meta, che si propone di portare la buona salute, possa essere
92 l'arte di vivere

raggiunta.
La medicina preventiva costituisce già una parte stabile e importante del programma sanitario di
ogni paese. Ma il vero progresso, in questo campo, dipende dall'applicazione di nuove scoperte a
mano a mano che vengono alla luce.
Qualcosa di nuovo che è risultato valido per la preservazione e il miglioramento della salute del
corpo, della mente e dell'ambiente viene spiegato nelle pagine che seguono.
La salute mentale dipende dallo stato della mente che è un fattore astratto, e dallo stato del
sistema nervoso che è concreto.
Il sistema nervoso è il veicolo che consente il funzionamento della mente poiché serve a
collegare la natura soggettiva dell'uomo, la mente, col mondo oggettivo che lo circonda.
Così, considerando la salute mentale, dobbiamo tener conto tanto dello stato della mente quanto
dello stato del sistema nervoso.
Ma prima dobbiamo farci un concetto chiaro di ciò che è l'aspetto mentale della personalità, di
ciò che la mente è in relazione al corpo e all'intera personalità.
La mente si trova fra l'Essere e il corpo. Essa è semplicemente un legame per collegare l'Essere
di natura non-manifestata al corpo e agli aspetti manifestati del mondo relativo. È un legame per
coordinare gli aspetti assoluti e relativi della vita. A un'estremità la mente, nel suo aspetto più
sottile, tocca il centro dell'esistenza assoluta, l'Essere; dall'altra tocca i livelli grossolani
dell'esistenza relativa. In termini di Essere la mente può venire definita come coscienza vibrante, e
per quanto riguarda il corpo fisico la mente può essere definita come la sorgente del sistema
nervoso e, come tale, la sorgente stessa del corpo.
Così la mente, nei confronti dell'uomo, sta nello stesso rapporto della radice nei confronti
dell'albero, e la funzione della mente è simile a quella della radice. La radice adempie una funzione
duplice. Deve trarre nutrimento dal terreno e passarlo all'albero esterno. La mente, in virtù della sua
posizione fra l'Essere e il corpo, ha simultaneamente una duplice funzione. Essa deve trarre energia
vitale dallo Essere e passarla al corpo e agli altri campi dell'esistenza relativa. Se la radice riesce a
mantenere il processo del trarre e del dare il nutrimento necessario, allora la salute dell'albero è
idealmente mantenuta. Qualsiasi errore nell'esecuzione di questo processo, si risolve in cattiva
salute per l'albero. Allo stesso modo, se la mente non trae sufficiente energia vitale dall'Essere, la
cosa si risolverà conseguentemente nella debolezza e nella cattiva salute del corpo e della
personalità. Così troviamo che la coordinazione della mente con l'Essere e col corpo è la chiave
della buona salute.
Ora tratteremo i diversi aspetti della salute: mentale, fisica e ambientale.

La salute mentale
La salute mentale dipende dal funzionamento normale del sistema nervoso, cosicché l'intera
mente è portata a sostenere il mondo esterno. Il normale funzionamento del sistema nervoso
produce uno stato di buona salute fisica che permette all'organismo di eseguire gli ordini della
mente, di adempierne i desideri e di realizzare il fine dell'esistenza.
Finché la coordinazione fra la mente e il sistema nervoso è intatta, la salute mentale è mantenuta.
Quando questa coordinazione manca a causa di qualche difetto, o della mente o del sistema
nervoso, ne risulta cattiva salute. Tale inefficienza della mente è il risultato della sua costante
incapacità di realizzare i suoi desideri.
La ragione principale di questo, sta nella mancanza di chiarezza e di forza di pensiero che
impedisce la stimolazione del sistema nervoso sino al punto di svolgere l'attività necessaria per
adempiere il desiderio. La completa coordinazione e il perfetto funzionamento richiede una
profonda efficacia di pensiero, da parte della mente, insieme con una corrispondente abilità
esecutiva del sistema nervoso.
L'integrità della natura organica del sistema nervoso è altrettanto essenziale quanto il potere della
mente poiché le due cose sono interdipendenti nelle loro funzioni. Abbiamo trovato che, mentre il
sistema nervoso rimane immutato, un miglioramento dello stato mentale si risolve in una migliore
93 l'arte di vivere

capacità di pensare e in una migliore coordinazione fra la mente e il mondo circostante. Quando la
mente, nella sua pienezza, riesce ad esprimersi nel mondo esteriore, il soggetto entra in un rapporto
più perfetto, e più soddisfacente con l'oggetto. La felicità è chiaramente il risultato
dell'adempimento delle necessità della mente, e questo crea la base di una salute normale.
Si è anche trovato che se lo stato fisico del sistema nervoso viene migliorato mediante le
medicine, mentre lo stato mentale rimane il medesimo, il pensare diventa più profondo e la mente
funziona più intensamente e più efficacemente. Così affermiamo che la mente e il sistema nervoso
sono interdipendenti. Ma poiché la mente è ovviamente di natura più sottile del suo organo, il
sistema nervoso, sembra più saggio dare maggiore importanza alla mente, particolarmente quando
consideriamo la salute mentale.
Un indeterminato numero di fattori può interferire con la crescita di un albero, ma la debolezza
del seme stesso sarà certamente il fattore determinante. Allo stesso modo un qualsiasi numero di
fattori può ostacolare il soddisfacimento di un bisogno, ma certamente la debolezza nel potere del
pensiero supererà tutti gli altri fattori. Un seme forte produrrà un albero persino in un deserto,
mentre nessuna quantità di nutrimento aiuterà un seme debole. Se il potere fondamentale del
pensiero è forte esso troverà la strada verso l'adempimento.
Se, a causa della sua incapacità di soddisfare le proprie necessità e i propri desideri, la mente si
sente inappagata e, per questa ragione, cominciano a sorgere delle tensioni, il modo per eliminarle
sta nel rafforzare la mente aumentando la sua efficacia di pensiero. Questo si ottiene con
l'ampliamento della mente cosciente mediante la meditazione.
Quando le tensioni sorgono nella mente esse si riflettono sul corpo attraverso il sistema nervoso.
La mente ansiosa, dibattendosi costantemente nei suoi problemi in uno stato di insoddisfazione,
esaurisce ed irrita il sistema nervoso e l'organismo. Proprio come un domestico che riceve
costantemente ordini indecisi e confusi dal suo padrone si stanca, si irrita e non riesce più a far
niente, così il sistema nervoso ed il corpo, quando la mente è in uno stato di tensione, si esauriscono
e, alla fine, non riescono a funzionare efficacemente.
In questo modo la tensione mentale produce malattia e persino un cambiamento organico
nell'organismo. Ovviamente la cura di tali sofferenze sta nel creare uno stato mentale mediante il
quale la mente diventi e rimanga stabile. Questo si raggiunge provvedendo all'estensione dell'area
cosciente della mente che, in questo modo è resa più forte.
Quale risultato di questo aumento di forza della mente cosciente, si stabilisce una migliore
coordinazione fra la mente e il sistema nervoso e un sereno e regolare funzionamento del corpo.
Mediante questa coordinazione della mente col sistema nervoso e il suo organo periferico, il corpo,
un'ottima salute mentale viene mantenuta.
Molte persone, in molti paesi di tutto il mondo, realizzano questo mediante la regolare pratica
della meditazione trascendentale.

La salute fisica
Le ricerche mediche hanno dimostrato che gran parte dei disturbi fisici sorgono principalmente
dalla tensione mentale come risultato delle ansie e dei fallimenti nella vita.
Quando abbiamo esaminato la salute mentale, abbiamo visto che il processo della meditazione
trascendentale rinforza la mente e rilascia le tensioni e che, in questo modo, tutte le malattie
psicosomatiche possono essere risolte alla loro sorgente. Vi sono tuttavia malattie puramente
organiche per le quali non c'è un'evidente causa mentale. Ma è ben noto che l'uomo ammalato
assume un atteggiamento mentale ed emotivo verso la sua malattia, che, pur non causando la
malattia stessa, può tuttavia avere effetti profondi sul suo corso. La meditazione certamente elimina
queste ansietà. Essa svilupperà la forza mentale, per resistere alla sofferenza e superarla. Anche
sotto questo aspetto il contributo della meditazione è di reale valore.
Ma consideriamo ora quali effetti può avere la meditazione sulla struttura fisica del corpo al fine
di scoprire i suoi effetti sulle malattie puramente organiche.
94 l'arte di vivere

L'influenza della meditazione trascendentale sulla salute


Quando, durante la meditazione trascendentale, l'attenzione è portata a sperimentare
coscientemente gli stati più sottili di un pensiero, si constata che la respirazione si riduce
notevolmente in ampiezza; il respiro diviene leggero e sottile.
Fisiologicamente è chiaro che, affinché ciò possa accadere, deve esserci una caduta nel livello
del biossido di carbonio nel plasma. Questo può accadere soltanto come risultato o di una forzata
intensificazione del respiro che elimina il biossido di carbonio attraverso i polmoni, o di una caduta
nella produzione del biossido di carbonio mediante un processo metabolico. Poiché durante la
meditazione non c'è una respirazione eccessiva, possiamo solo concludere che la riduzione del
respiro è dovuta a un calo nella produzione del biossido di carbonio.
La produzione di maggiore energia per l'attività del corpo, infine, comporta l'ossidazione del
carbonio e la sua eliminazione come biossido di carbonio.
Maggiore attività richiede maggiore energia, questa è prodotta dall'aumentata ossidazione del
carbonio e dalla sua eliminazione quale biossido di carbonio. Minore attività richiede una quantità
minore di energia che deriva da una minore ossidazione ed eliminazione di biossido di carbonio.
Questo mostra che, quando durante la meditazione trascendentale meno biossido di carbonio è
eliminato da una respirazione più leggera, il processo di ossidazione deve essere minore e questo,
naturalmente, produce una minore quantità di energia.
Per questo motivo l'attività del corpo e del sistema nervoso si riduce durante la meditazione
trascendentale. Questo spiega perché l'intero corpo diviene calmo e tranquillo mentre la mente
procede a sperimentare gli stati più sottili del pensiero.
L'acquietarsi del corpo consente naturalmente un grado insolito di riposo che conserva l'energia
in modo notevole. È certo che l'attività della mente e del sistema nervoso è minima in questo stato e
la mente diviene quieta e tranquilla *.
In questo stato di quiete, sia la mente che il sistema nervoso sono bilanciati, vigilanti, come la
freccia completamente tirata indietro nell'arco; essi sono privi di attività, ma l'intero sistema è vigile
nel silenzio. Al tempo stesso tutti i meccanismi del corpo sono acutamente equilibrati e stabili.
Questo stato di tranquilla vigilanza del sistema nervoso, che rappresenta la sua condizione più sana,
è la base di tutta l'energia e dell'azione.
Questa tranquilla vigilanza è uno stato di sospensione in cui il sistema nervoso non è né attivo né
passivo. Questo stato di non attività e di non passività è lo stato dell'Essere. Per questo motivo il
sistema nervoso è portato al livello dell'Essere e, sintonizzandosi con l'Essere, raggiunge un livello
di energia illimitata. Così il sistema nervoso raggiunge il suo stato più normale e più sano. Questa è
la chiave della buona salute.
La diminuita produzione del biossido di carbonio ha anche un altro effetto: quello di causare una
tendenza per cui la reazione del sangue da acida diventa alcalina. Questo, a sua volta, ha effetti
diffusi sulla composizione chimica del sangue, effetti che sono tutti benefici all'intero sistema.
L'esistenza del corpo dipende dall'attività del processo metabolico. L'attività appartiene al campo
relativo, mentre l'Essere è di natura trascendentale, assoluta. La conservazione del corpo dipende sia
dai campi sottili che da quelli grossolani di attività. Se il corpo potesse essere portato in uno stato in
cui la sua attività si arresta, senza che il sistema nervoso diventasse passivo, se esso potesse essere
in uno stato né attivo né passivo, l'attività del corpo sarebbe allora sul livello dell'Essere. Se il
processo metabolico potesse semplicemente rimanere quieto, senza rendere il corpo passivo, esso
porterebbe l'attività del corpo al livello dell'Essere.

* A meno che non si realizzi questo stato per alcuni minuti al giorno mediante la meditazione
trascendentale non esiste la possibilità di provvedere alcun riposo per il meccanismo interno del corpo
che, altrimenti, funziona ventiquattro ore al giorno per l'intera durata della vita, sino all'ultimo
respiro. È quindi ovvio il vantaggio, ai fini della salute e della longevità, che il meccanismo interno del
corpo, costretto a funzionare continuamente, può avere con qualche momento di riposo e di silenzio
quotidiano mediante questa regolare pratica.
95 l'arte di vivere

Quando parliamo del livello dell'Essere, vediamo prima chiaramente cosa intendiamo. L'Essere è
il costituente essenziale dell'individuo. Esso semplicemente esiste, nel Suo stato non-manifestato
che costituisce la base di ogni cosa e di ogni fenomeno. Esso è la base dell'intera mente e di tutta la
materia, la base dell'intera creazione manifestata. Questo stato dell'Essere è al di là di ogni esistenza
relativa; per questo esso è definito trascendentale e assoluto. Trascendentale perché Esso è al di
fuori di tutta la creazione relativa; assoluto perché Esso non appartiene all'esistenza relativa. Esso è
l'immutabile eterna esistenza. Come la linfa nell'albero, l'Essere è onnipresente nella creazione. È la
sorgente ultima di tutta l'energia, l'intelligenza, la creatività e l'attività. Esso, in sé stesso, non è né
attivo né passivo, Esso è la sorgente unica di ogni attività e di ogni passività.
Nel campo relativo della vita esistono o l'attività o la passività. L'Assoluto Essere, nella sua
natura essenziale, non appartiene né al campo dell'attività, né a quello della passività. Ogni stato di
vita che non appartenga né all'attività, né alla passività, dimora al di fuori dell'esistenza relativa e
naturalmente appartiene al campo dell'Essere assoluto, e ciò che appartiene al campo dell'Essere
assoluto raggiunge, Esso stesso, lo stato di Essere assoluto. Poiché null'altro che Esso stesso, può
essere Esso.
Il significato delle parole « Essere Assoluto », dovrebbe ora essere chiaro. Alla luce di questa
tesi, « Esso » significa lo stato di vita che non è né attivo né passivo.
Così è chiaro che se il processo metabolico che mantiene vivo il corpo e mantiene la sua
coordinazione con la mente, nel campo relativo dell'esistenza, potesse essere portato
fisiologicamente a uno stato di tranquilla vigilanza, la vita potrebbe essere posta sul livello dello
Essere.
Si potrebbe dire che la consapevolezza dipende dallo stato del sistema nervoso. Quando il
sistema nervoso è attivo nello stato di veglia, la mente non ha la possibilità di dissociarsi dal mondo
circostante; quando il sistema nervoso è stanco la mente non può usare la sua capacità cosciente e la
consapevolezza è perduta nel sonno profondo.
Se il sistema nervoso potesse essere portato a uno stato che consenta alla mente di non perdere
completamente la sua consapevolezza — cioè se la mente potesse semplicemente rimanere
cosciente, senza però essere cosciente di nulla nei confronti del mondo esterno — essa
raggiungerebbe uno stato di pura consapevolezza, in cui non sarebbe né attiva né passiva. Questa
pura consapevolezza è lo stato dell'Essere. Simultaneamente il sistema nervoso raggiunge lo stato di
tranquilla vigilanza che diventa il punto d'incontro per lo stato relativo e lo stato assoluto della vita.
Il sistema nervoso, per quanto riguarda la sua capacità di produrre la consapevolezza è, allora, sul
piano dell'Essere, sul piano dell'esistenza eterna. Questo sarebbe lo stato di perfetta salute fisica e
mentale.
Come è possibile questo? Quale mezzo potrebbe essere adottato per produrre un tale stato
fisiologico del sistema nervoso?
Fisiologicamente il funzionamento del sistema nervoso dipende dal processo metabolico. Il
processo metabolico dipende principalmente dal respiro. Se con qualche mezzo il respiro potesse
essere rallentato o reso più lieve, e ridotto in ampiezza, il processo metabolico verrebbe ridotto. Se
il respiro potesse essere portato in uno stato né attivo né passivo, quello stato di estrema tenuità del
respiro in cui esso fluisce e non fluisce, allora il metabolismo si stabilizzerebbe in uno stato di
sospensione fra l'attività e la non attività, cioè al livello dell'Essere. Questo armonizzerebbe il corpo
con l'Essere. La vita sarebbe mantenuta ma la sua espressione sarebbe silenziosa nell'esistenza
relativa. Questo è lo stato del sistema nervoso che mantiene la mente sveglia in sé stessa e mediante
questo stato di autoconsapevolezza della mente, l'intero corpo sarebbe integrato in sé stesso.
Uno stato di non cambiamento fisico esisterà nel corpo, l'intera struttura fisica del corpo sarà
sospesa al livello del puro stato della vita. Questo sarà uno stato in cui il processo di evoluzione o il
processo di mutamento avranno cessato di aumentare o di decadere; il cambiamento avrà cessato di
essere. Sia il corpo che la mente saranno interamente posti sul livello dell'Essere.
Sia la mente che la materia, che costituiscono l'aspetto sottile e quello grossolano dell'individuo,
saranno elevate a un unico livello di esistenza immutabile, il livello dell'eterno, assoluto Essere. Qui
96 l'arte di vivere

esse si trovano insieme, in unità, perché entrambe avranno raggiunto lo stesso livello di vita.
I risultati desiderati possono essere raggiunti in uno qualsiasi dei seguenti modi:
1. Psicologico: in cui la mente soltanto è coinvolta.
Questo, in pratica, è il sistema della meditazione trascendentale.
2. Fisiologico: nel quale il processo metabolico viene ridotto, lavorando sul corpo e sul respiro.
Questa pratica si raggiunge mediante la cultura fisica dello yoga e appropriati esercizi respiratori.
3. Psicofisiologico: nel quale sia la mente che il respiro vengono fatti funzionare ai loro livelli, al
fine di portare sia la mente che il corpo a quello stato di sospensione al livello dell'Essere.
Vedremo ora come il respiro possa venire portato a uno stato né attivo né passivo.
Questo stato del respiro deve essere creato in modo molto naturale, perché un metodo innaturale
provocherebbe tensione. Esso non può essere raggiunto tentando di rallentare il respiro perché ciò
forzerebbe il processo del respiro. Il problema è come creare uno stato naturale di respirazione
estremamente tenue, in cui il respiro quasi trascenda l'attività. Una via possibile per rallentare il
respiro è data dalla pratica prolungata del controllo del respiro, cosicché il corpo si abituerà a
mantenere sé stesso quando il respiro è emesso o immesso. Questa pratica consiste nel mantenere il
corpo con una respirazione molto tenue e, infine, nel creare uno stato fisiologico in cui il respiro
viene portato in condizioni di non essere più né attivo né passivo.
Lo scopo di portare il corpo al livello dell'Essere si raggiunge come risultato di tale pratica della
respirazione controllata. Ma poiché il successo di questo metodo richiede una lunga pratica di
grande controllo, sotto l'esperta vigilanza di un maestro competente, esso è del tutto inadatto per il
tipo di vita di chi vive nel mondo, specialmente nei tempi moderni.
Tuttavia vi è il sentiero psicologico per raggiungere questo stato del respiro. Consideriamo il
principio che governa questa via. L'esperienza dimostra che il respiro diventa più rapido quando
corriamo e più lento quando ci fermiamo. Il respiro è più rapido dopo che abbiamo mangiato perché
è richiesta una maggiore quantità di ossigeno per la digestione del cibo. Il respiro è lento o veloce
rispetto al lavoro che il corpo deve fare. Il lavoro che il corpo deve fare dipende da come la mente
vuole che il corpo funzioni. Questo significa che l'attività della mente, cioè il pensiero, è alla base
dell'attività del corpo. Così troviamo che l'attività del corpo, il quale controlla direttamente il
processo del respiro, è governata dal processo del pensiero.
Come abbiamo visto il processo del pensiero, sul livello della mente cosciente, è il risultato di
un'attività molto più grande che non al suo punto di partenza. Una maggiore attività naturalmente
richiede una maggiore liberazione di energia nell'organismo e questo ha bisogno di una respirazione
corrispondentemente più pesante. Ma, al contrario, se il pensiero può essere coscientemente
riconosciuto come tale, alla sua sorgente, allora l'energia richiesta per portarlo all'ordinario livello
cosciente della mente, sarà naturalmente risparmiata, e il risultato sarà una minore produzione di
energia nel sistema. Questo provocherà una grande riduzione nel processo di ossidazione che, a sua
volta, attenuerà il respiro. Il fine di portare il respiro a uno stato in cui non sia né attivo né passivo,
sarà raggiunto.
Questo mostra che appena la mente comincia a sperimentare gli stati più sottili del pensiero
durante la meditazione trascendentale, essa si impegna in un'attività proporzionatamente minore e,
come risultato, il respiro comincia, simultaneamente, ad essere più leggero, più tenue e ridotto in
ampiezza. Quando la mente raggiunge l'esperienza dello stato più sottile del pensiero, il respiro
raggiunge il livello più tenue del suo fluire e, finalmente, quando la mente trascende il pensiero più
sottile e raggiunge il livello della pura coscienza, il respiro realizza quello stato che non è né attivo
né passivo: il livello del puro Essere.
Così vediamo che la pratica di portare la mente al livello dell'Essere porta, simultaneamente il
respiro allo stesso livello e stabilizza il sistema nervoso e il corpo sul piano dell'esistenza assoluta.
In questo stato non c'è liberazione di energia mediante il processo metabolico, nessun mutamento o
decadenza nello stato del corpo.
Questo è lo stato di perfetta salute della mente, del sistema nervoso e del corpo.
Il corpo è dunque un mezzo adatto attraverso il quale l'onnipresente Essere assoluto può
97 l'arte di vivere

splendere e irradiarsi nel campo relativo dell'esistenza. Quando uno specchio d'acqua è posto al
sole, il sole vi si riflette. Il sole brilla sempre, ma il suo riflesso non appare se non trova un mezzo
adatto nel quale possa riflettersi. Allo stesso modo l'Essere è sempre ovunque ma non ha
l'opportunità di manifestarsi direttamente nell'esistenza relativa se non viene creato uno stato adatto
del sistema nervoso mediante il quale Esso possa farlo.
Quando il sistema nervoso è portato in questa condizione, sia mediante la pratica del controllo
del respiro e del pensiero, sia mediante entrambe le pratiche, allora il corpo può essere portato al
livello dell'Essere per godere della vita e di una buona salute. Tale è la benedizione della
meditazione trascendentale.

La salute dell'atmosfera individuale


L'atmosfera dell'individuo è costituita dalle radiazioni della sua mente e del suo corpo, e la sua
qualità dipende dall'influenza emanata dai pensieri e dalle azioni dell'individuo stesso.
L'atmosfera creata da un uomo pigro è inerte e deprimente, mentre un uomo energico è portatore
di un influsso dinamico. Per creare un'atmosfera edificante e sana dobbiamo essere sani.
Ogni uomo crea la sua propria atmosfera e l'atmosfera di ogni uomo viene influenzata da quella
creata da ogni altro uomo.
Abbiamo visto che la salute dipende dallo stato dell'Essere. Perciò la formula per la buona salute
del nostro ambiente deve essere basata in modo tale che l'Essere possa venire portato al livellò della
atmosfera, o che l'ambiente possa venire portato al livello dell'Essere.
Per creare l'influsso dell'Essere nell'atmosfera è necessario che la mente ed il corpo siano
stabilizzati nell'Essere. Quando essi saranno stabilizzati su questo piano, l'ambiente riceverà, in
modo naturale, il corrispondente influsso di armonia, di felicità, di pace e di purezza. Portando la
mente e il corpo al livello dell'Essere, l'atmosfera viene naturalmente permeata dal valore
dell'Essere.
Dopo la meditazione, quando la mente emerge dallo stato dell'Essere trascendentale, e s'impegna
nel campo del pensare, l'intero processo del pensiero viene influenzato dall'Essere. Le vibrazioni
emesse dal processo del pensiero hanno le qualità dell'Essere; mediante la esperienza dell'Essere la
mente irradia continuamente l'influsso dell'Essere nell'atmosfera.
Quando la mente è portata al livello dell'Essere essa è stabilizzata al livello della legge cosmica.
Quando, mediante la pratica della meditazione, l'Essere continua a venire mantenuto al livello della
mente cosciente persino quando la mente s'impegna nell'attività esteriore, essa rimane in comunione
costante con la legge cosmica.
Quando la mente funziona al livello della legge cosmica, tutte le leggi della natura sono in
completa armonia con essa, e l'intera natura che circonda l'individuo viene liberata da qualsiasi
tensione e disarmonia.
La disarmonia nella natura è dovuta al fatto che la mente non è in accordo con la legge cosmica.
Quando il corpo e la mente sono in accordo con la legge cosmica tutti i pensieri, le azioni e le
parole fanno vibrare l'Essere trascendentale e Lo portano al livello dell'ambiente, e l'atmosfera che
circonda l'individuo è in sintonia con le finalità cosmiche.
Tutti i diversi strati della creazione non sono altro che diversi stadi dell'Essere vibrante. Ma
quando la mente dell'uomo non è in unione diretta con l'Essere, le vibrazioni della mente possono
non essere in accordo con le leggi naturali. Quando l'uomo è stabilizzato nell'Essere cosmico, le sue
vibrazioni sono le vibrazioni dell'Essere. L'Essere che è già presente in tutti i diversi strati della
natura, diventa vivente e vibra in perfetta unione con tutti i livelli della creazione. I diversi livelli
della creazione vengono allora messi in rapporto l'uno con l'altro secondo le loro naturali affinità e
con le leggi della natura funzionanti ai loro rispettivi livelli. Questo elimina nell'atmosfera
dell'individuo, la disarmonia che può esistere fra i diversi piani della creazione quando la mente non
è in accordo con la legge cosmica. Questa è una considerazione molto sottile, ma è la verità della
natura.
Quando la mente non è in armonia con la legge cosmica, con l'Essere, essa non funziona in
98 l'arte di vivere

completo accordo con le leggi della natura. Una tale mente, può emanare un influsso disarmonico
inconsapevolmente e senza intenzione.
O la mente funziona naturalmente in modo tale che tutte le leggi della natura siano in perfetto
accordo con la legge cosmica, e una atmosfera vibrante del valore dell'Essere venga creata intorno
all'individuo, oppure l'armonia viene disturbata perché la mente non è stabilizzata in modo naturale
al livello dell'Essere.
L'atmosfera dell'individuo non può essere tanto quieta e calma come lo è il suo corpo quando la
mente raggiunge il trascendentale e l'Essere viene stabilizzato. Il sistema nervoso viene portato a
uno stato di attività e di non attività, uno stato che non è né statico né dinamico, e così il livello
dell'Essere viene acquisito. Non è possibile creare questo stato di perfetto equilibrio nell'ambiente
perché esso è eternamente tenuto in attività dalle leggi della natura operanti in accordo col fine
cosmico dell'evoluzione.
La natura procede sempre in avanti tacendo evolvere eternamente l'intera creazione. Perciò non è
possibile portare la natura al livello dell'Essere trascendentale. Ma poiché il campo eterno, sempre
mutevole della natura è eternamente permeato dallo stato dell'Essere, è possibile fare in modo che
l'Essere trascendentale vibri nell'ambiente eliminando la disarmonia che potrebbe essere emanata
dall'individuo non evoluto cosmicamente. Questa disarmonia dovrebbe essere compresa in modo
giusto. Prendiamo il caso di un uomo che non è cosmicamente evoluto e che agisce e pensa secondo
il suo livello di coscienza.
I suoi desideri non possono accordarsi col fine cosmico, perché essi non hanno basi cosmiche,
perciò tutto quello che egli fa non può essere in armonia col fine cosmico.
Qualsiasi attività o pensiero svolto da un individuo che è in accordo con l'evoluzione naturale e
col fine cosmico, crea un influsso che è in armonia con le leggi naturali. Ma se l'attività o il pensiero
non sono in armonia col fine cosmico, sono contro il corso naturale dell'evoluzione e l'intera
atmosfera diviene tesa; tutte le leggi della natura soggette a quell'influsso vengono turbate. Correnti
contrarie alla condizione naturale dell'evoluzione sono messe in moto nella atmosfera e il flusso
naturale dell'evoluzione individuale e cosmica viene deviato.
Qui noi troviamo la ragione per vivere una vita virtuosa. Tutto ciò che è morale, virtuoso e
veritiero nella vita è in accordo con le leggi della natura. Tutto quello che è immorale, corrotto e
nocivo è contro l'evoluzione.
Quando l'uomo pensa in modo sbagliato, parla e agisce in modo sbagliato egli forza le leggi della
natura che operano intorno a lui e causa discordia in esse. Questo può essere sentito. Se si entra
nella stanza di un uomo cattivo si comincia a sentire il suo influsso nocivo. Se si entra nella stanza
di un uomo buono si sente immediatamente un influsso di armonia. Il suo influsso è trattenuto dalle
pareti intorno a lui; egli è, per così dire, nelle pareti, nel soffitto e nel pavimento della sua stanza.
Questo influsso di armonia è a sua volta sentito dagli altri come un piacere interiore. Quando si è
contenti il senso di armonia e di buona volontà che si crea nella stanza di un amico è in accordo col
processo dell'evoluzione.
Quando l'individuo si è elevato alla coscienza cosmica tutti i suoi pensieri e le sue azioni
rientrano nella finalità cosmica. Qualsiasi cosa egli faccia, dica o pensi aiuta il processo
dell'evoluzione, e aiuta a neutralizzare l'influsso innaturale creato nell'atmosfera da menti non
ancora integrate.
Elevando la nostra coscienza al livello della pura coscienza, poniamo naturalmente l'ambiente e
le circostanze in armonia col fine cosmico in accordo, cioè, con l'Essere cosmico.
Questo significa diffondere il valore dell'Essere nell'ambiente o portare l'ambiente al livello
dell'Essere.
Che cosa intendiamo dicendo che portiamo l'ambiente al livello dell'Essere? Intendiamo che
l'individuo non deve emanare vibrazioni o influssi che possano in qualsiasi modo essere opposti al
processo naturale dell'evoluzione o che possano creare disarmonia nel funzionamento naturale della
creazione a tutti i suoi diversi livelli. Perciò, affinché l'Essere possa rimanere in perfetto accordo
con tutti i diversi strati della natura, nell'atmosfera dell'individuo, è solo necessario che l'individuo
99 l'arte di vivere

si elevi allo stato di pura coscienza. In questo modo egli porta il suo ambiente e l'atmosfera nella
grazia dell'Essere ed evita di creare delle resistenze fra la legge cosmica e le innumerevoli leggi
della natura che funzionano nei diversi strati dell'esistenza.
Quando il respiro dell'individuo diventa impulso di vita eterna, la sua salute è portata al livello
della salute eterna della vita cosmica. Quando l'Essere è stabilizzato al livello cosciente della mente,
allora il corpo serve il fine dell'evoluzione cosmica. Una tale mente e un tale corpo emanano
nell'atmosfera un influsso perfettamente sano.
Sicché soltanto quanto l'Essere è stabilizzato a tutti i livelli della vita individuale è possibile
realizzare uno stato di perfetta salute a tutti i livelli della vita individuale. Quando tutti i diversi
aspetti dell'albero sono saturi di linfa, solo allora l'intero albero respira una salute perfetta; se una
parte qualsiasi dell'albero perde il suo contatto diretto con la linfa, essa comincia ad avvizzire. Allo
stesso modo, quando un aspetto qualsiasi della vita individuale perde la coordinazione con l'Essere,
essa comincia a soffrire della mancanza dell'Essere. Quando l'atmosfera non riesce a ricevere
l'influsso dell'Essere attraverso l'individuo, essa perde la salute e diventa tesa.
Questo, come abbiamo detto, viene sentito dall'individuo e non gli porta un senso di armonia e di
pace, ma piuttosto un senso di sforzo e di agitazione, di paura e di tensione.
Quando il corpo non ha la possibilità di elevarsi al livello dell'Essere, perde la forza della vita.
Quando il sistema nervoso non viene portato a quello stato di tranquilla vigilanza da noi descritto, il
corpo diventa teso, così come una macchina che funziona continuamente, senza mai fermarsi, è
soggetta a grande logorio. Ma se alla macchina vengono concessi intervalli di riposo, il logorio è
minore e la sua vita di maggiore durata. Allo stesso modo quando il corpo viene portato a quello
stato di tranquilla vigilanza, nel quale il sistema nervoso rende possibile alla mente di sperimentare
l'Essere trascendentale, esso è riposato e non è continuamente soggetto alle tensioni; esso comincia
a mantenere il suo livello normale di vita, libero da sforzo e da tensione. Quando la mente vaga
senza sosta nel campo del desiderio oscillando fra diversi sentieri, e diverse mete della vita relativa,
essa non raggiunge la grande meta della beatitudine eterna. Niente, nel mondo, può dare alla mente
un appagamento durevole perché ogni cosa è peritura e soggetta a continuo mutamento. Per questo
la mente, nella sua ricerca inappagata di felicità, vaga continuamente cercando nel campo della
varietà un punto dove essa possa riposare in eterna beatitudine. Un uomo che possieda una tale
mente trova soddisfazione e appagamento durevoli solo quando egli realizza l'armonia con la
coscienza di beatitudine dell'Essere.
È questo stato che porta appagamento eterno alla mente e le dà stabilità. Esso porta la mente al
compimento e ne costituisce lo stato più sano, mediante il quale essa ha acquisito il fine della vita,
l'eterna coscienza di beatitudine.
Così troviamo che armonizzando la mente con l'Essere mediante il processo della meditazione
trascendentale, è possibile rimanere in uno stato di perfetta salute fisica e mentale e mantenere la
salute dell'atmosfera. Questo è il modo che consente di conseguire una salute perfetta su tutti i
livelli della vita individuale.
Il problema della salute non verrà risolto se non lo consideriamo da ogni aspetto della vita
individuale: mente, corpo, ambiente ed Essere. Se non teniamo conto dell'Essere, il fine della salute
fisica e mentale non verrà realizzato; proprio come, non tenendo conto della importanza della linfa,
la salute dell'albero, dei suoi rami, dei suoi fiori e dei suoi frutti non potrà essere mantenuta. Un
abile giardiniere, vedendo una foglia avvizzita, non si preoccupa di curare la foglia stessa. Egli la
considera come un segnale d'allarme per l'intero albero. Così egli dirige la sua attenzione alla
radice, la innaffia e, facendo questo, dà alla linfa la possibilità di raggiungere tutte le parti
dell'albero.
Allo stesso modo, quando un uomo trova che la sua atmosfera è tesa, la sua mente è tesa, o il suo
corpo sofferente di qualche malattia, egli sa che questi sono sintomi di allarme della sua vita intera.
Un uomo saggio andrà alla radice del problema.
Un cattivo influsso, di qualunque genere, emesso dalla mente e dal corpo di un individuo, crea
tensione nell'atmosfera. La tensione mentale è prodotta da un errato tipo di attività. Quando il
100 l'arte di vivere

processo del pensare non è in accordo col fine cosmico delle leggi della natura esso crea tensione e
sofferenza nel corpo e nella mente e produce influssi negativi nell'atmosfera.
L'insuccesso nell'adempimento dei desideri umani sorge quando il flusso della vita individuale
non è in armonia con le leggi della natura. Come si può rimediare a questo? La fisica, la chimica, la
biologia, la fisiologia, l'anatomia e tutti i diversi rami del sapere studiano le diverse leggi della
natura. Gli strati della creazione e le leggi della natura sono innumerevoli, e sono pure svariati i
modi delle loro interdipendenze. Non è umanamente possibile conoscere tutte le leggi della natura.
Ma, portando la mente al livello della legge cosmica, essa può venire sintonizzata con ogni legge
della natura. Se la vita individuale non è in armonia con la natura essa porterà sempre tensione nel
corso naturale dell'evoluzione. La tensione prodotta nell'atmosfera porta la sua massima reazione
sull'individuo stesso. Ecco perché esistono discordie, malattie e la sofferenza.
Se la salute dell'individuo viene considerata in modo adeguato essa non può venire esaminata in
modo settoriale. La salute di una mano può soltanto essere compresa tenendo conto della salute
dello intero corpo, e la salute dell'intero corpo può soltanto essere compresa tenendo conto
dell'intero sistema nervoso che, a sua volta può essere compreso solo tenendo conto della mente. La
mente può soltanto essere capita tenendo conto dell'Essere, poiché, alla fine, l'Essere è l'essenza
della vita individuale e la sua stessa base. Soltanto se esiste la coordinazione fra la mente e l'Essere,
fra il corpo e la mente, fra l'atmosfera e il corpo il problema della salute può essere risolto.
Non è sufficiente esaminare la salute dell'uomo tenendo conto, soltanto, della fisiologia o della
psicologia. Il problema della salute verrà risolto soltanto quando verrà risolto il problema della vita
nella sua totalità.
Ma si dovrebbe ricordare che la considerazione settoriale di questi diversi aspetti della vita
individuale non è sufficiente. L'esame della coordinazione fra di essi è anche di vitale importanza.
Il risultato delle ricerche nel campo delle scienze mediche porta a teorie psicologiche e a
scoperte nel campo della fisiologia che affrontano il problema della salute secondo un'angolazione
molto limitata. In questo modo solo aspetti parziali della salute possono essere esaminati. Ecco
perché la sofferenza continua ad esistere.
Non è nostra intenzione mettere in evidenza il danno causato all'intera personalità affrontando il
problema della salute in modo parziale; medici e psicologi sono essi stessi consapevoli delle
limitazioni alle quali sono soggetti.
Quando il problema della sofferenza, fisica o mentale, deve essere affrontato, esso va affrontato
alla radice per conseguire risultati durevoli. La causa di tutte le cause nella vita, è l'Essere. E tutte le
cause della sofferenza sorgono da una coordinazione inadeguata fra l'Essere e i diversi piani della
vita individuale. Così, se la perfetta salute è la meta, c'è una formula per ottenere una salute buona
in tutte le sfere di vita. Questa formula è basata sulla coordinazione fra l'Essere e la mente, fra la
mente e il corpo, fra il corpo e l'ambiente.
La causa della sofferenza fisica e mentale nel mondo dipende dall'ignorare l'Essere, dall'ignorare
che, infondendo il valore dell'Essere nella mente, nel corpo e nell'ambiente la causa prima di ogni
malattia e sofferenza può essere eliminata.
È tempo che la professione medica, nei diversi paesi, consideri il valore dell'Essere e sottoponga
a controlli scientifici gli effetti fisiologici e psicologici della meditazione trascendentale cosicché la
salute fisica e mentale di tutti possa trarre beneficio dall'Essere. Oggigiorno, in quasi tutti i paesi del
mondo ci sono persone che praticano la meditazione trascendentale e che sarebbero dei buoni
soggetti per esperimenti atti a determinare i cambiamenti fisiologici e psicologici dovuti
all'influenza dell'Essere. Molte migliaia di queste persone hanno constatato che la loro salute
migliora, che anche il loro comportamento verso gli altri migliora e che l'armonia nell'atmosfera è
mantenuta a tutti i livelli.
Capitolo Ottavo

L'ISTRUZIONE
Lo scopo dell'istruzione è di coltivare la mente dell'uomo affinché egli possa adempiere tutti i
propositi della sua vita. L'istruzione, per giustificare sé stessa, dovrebbe mettere l'uomo in grado di
usare il pieno potenziale del suo corpo, della sua mente e del suo spirito. Dovrebbe pure sviluppare
in lui l'abilità di fare il miglior uso della sua personalità, del suo ambiente e delle circostanze
cosicché egli possa compiere il massimo nella vita, per sé stesso e per gli altri. Ci sono delle
straordinarie possibilità latenti che non vengono mai sviluppate dai giovani durante la loro vita
studentesca, che costituisce il periodo più prezioso per porre le fondamenta del loro avvenire.
Quando si viaggia e s'incontrano persone di diversi paesi, si trova che l'opinione pubblica, in
quasi tutti i paesi, è insoddisfatta del prevalente sistema d'istruzione. In nessun paese del mondo la
gente è veramente soddisfatta delle proprie istituzioni scolastiche. Non sono molti coloro che
potrebbero indicare esattamente ciò di cui ha bisogno il sistema scolastico e suggerire che cosa
manca nel programma attuale delle scuole, delle università. Eppure è evidente che c'è ovunque
insoddisfazione riguardo ai programmi esistenti. Non soltanto le masse sono insoddisfatte, ma
anche talune eminenti autorità nel campo dell'istruzione parlano di queste deficienze.
Ciò che manca è un sistema completo di istruzione che dia profondità al programma di studio e
renda possibile agli studenti di diventare dei cittadini responsabili, pienamente adulti in tutti i valori
della vita, radicati nella coscienza e nella comprensione più elevata.
Le materie dovrebbero essere insegnate in modo tale da far capire agli studenti l'intera portata
della vita. Qualsiasi materia essi scelgano dovrebbe essere presentata in maniera tale da offrire loro
un completo panorama dei pieni valori del vivere. Attualmente, con l'avvento di nuove idee in tutti i
campi della cultura, un numero sempre maggiore di materie viene aggiunto ai programmi, e ogni
materia specializzata diventa un nuovo ramo di studio in sé stessa.
Ovviamente ciascun argomento di studio va dai suoi aspetti più elementari a quelli più elevati,
ma nessun ramo dello scibile ha mai raggiunto l'apice del sapere nel suo proprio campo. Ciascun
ramo di studio presenta grandi scoperte, ma scoperte ancora maggiori aspettano le generazioni
future. La più alta conoscenza di qualsiasi materia di studio è al di là delle attuari possibilità di
ricerca. Sicché ogni branca del sapere è in uno stato molto incompleto.
È necessario che la saggezza dell'Assoluto integri ogni argomento di studio.
Lo studio dell'Assoluto rivelerà agli studenti i grandi e nascosti valori della vita che si trovano al
di là della fase ovvia, fenomenica dell'esistenza. Tale studio darà loro un senso più profondo
dell'esistenza, una più vasta visione della vita e l'intuizione dell'insondabile oceano della saggezza.
Esso, inoltre, rivelerà loro le possibilità di acquisire, nella vita, valori molto più grandi ed elevati di
quelli ottenuti al livello dell'esistenza relativa. Se la tecnica della meditazione trascendentale fosse
praticata insieme con lo studio dell'Assoluto, il fine dell'istruzione, nel senso reale della parola,
sarebbe veramente realizzato.
Degli studenti intraprendenti, in molti paesi, stanno già scoprendo tutto questo da loro stessi
mediante la pratica della meditazione trascendentale. Ma essi e i loro colleghi, che li superano di
molto nel numero e che ancora non conoscono questa tecnica, verrebbero enormemente aiutati se le
autorità, nel campo dell'istruzione, introducessero nei programmi delle scuole e delle università
questo studio pratico dell'Assoluto.
Gli attuali sistemi di istruzione offrono agli studenti soltanto nozioni superficiali. Non c'è nulla,
oggi, nell'istruzione, che sviluppi i valori interiori della mente, del corpo e dello spirito. Qualsiasi
istruzione viene ricevuta semplicemente a livello di superficie. Su ciascuna materia vengono
impartite certe spiegazioni e se lo studente riesce a ricordarle è promosso. L'attuale sistema
d'istruzione prepara lo studente soltanto per una carriera intesa principalmente a guadagnarsi la vita.
Gli insegnamenti relativi al mondo interiore della mente e dello spirito sono difficilmente
ottenibili. È sorprendente come gli aspetti interiori della vita che costituiscono la base stessa di ogni
vita ed esistenza esteriore siano stati ignorati per tanto tempo in tutto il mondo. Ora è giunto il
momento in cui, insieme con gli aspetti esteriori dei diversi rami di studio, si può offrire agli
studenti la conoscenza delle sfere interiori della vita. Senza la conoscenza dell'Assoluto e senza la
pratica della meditazione trascendentale, per sviluppare le facoltà mentali, la istruzione rimane
incompleta. Questa generazione di studenti è priva del contatto coi valori interiori della vita e con la
base permanente dell'esistenza, solo perché questo sistema della meditazione trascendentale è
ignorato da coloro che organizzano gli attuali programmi di studio in ciascun paese.
Quando allo studente viene data soltanto una cultura superficiale nel suo ramo di studio, egli non
ha una base da cui scandagliare quella materia nella sua vera profondità. Quanta parte del mondo «
potrebbe » essere investigata fisicamente e conosciuta mediante lo studio dei fenomeni? L'universo
è così vasto e la creazione così illimitata, che non è possibile analizzare e sviscerare ogni cosa
nell'intera creazione. Ecco perché il presente sistema d'istruzione non riesce a soddisfare la sete di
conoscenza. Esso suscita la sete ma non ha i mezzi per soddisfarla.
È pressoché sempre vero che quando si studia, in qualsiasi campo dello scibile, ci si trova di
fronte un più grande campo sconosciuto. Anche quando si possiede un'ampia conoscenza su di un
particolare soggetto, un ulteriore studio più avanzato può, alla fine, rivelare allo studioso un più
vasto campo del sapere che è per lui ignoto e inaccessibile. Gli attuali sistemi di istruzione aiutano
più a palesare ciò che si ignora di un soggetto che ad offrirne la conoscenza. Questo stato di cose
rimarrà tale fino a quando gli attuali programmi saranno soltanto basati su di un insegnamento
informativo.
L'unico modo per migliorare questo deplorevole stato è di trovare i mezzi per coltivare la mente
dall'interno, per renderla forte cosicché quando un ramo della conoscenza viene studiato a livello
informativo, sia anche possibile indagare gli aspetti più profondi.
Se questa cultura interiore fosse offerta allo studente di qualsiasi ramo di studio, insieme col suo
normale corso di istruzione, questo verrebbe integrato da uno sviluppo della mente e di tutte le
facoltà mentali, dall'interno.
Un uomo veramente colto sarebbe il prodotto di tale sistema. Questa sarebbe una cultura che non
lascia nessuna porta della conoscenza chiusa alla mente, e che mette ogni studente in grado di
realizzare una totale conoscenza del proprio ramo. Allora i cittadini del mondo trarrebbero
veramente beneficio da ciò che noi chiamiamo « istruzione ».
Un tale sistema non creerebbe soltanto la capacità di provvedere alle necessità della vita per
mezzo di un impiego, ma rivelerebbe all'uomo in fase di sviluppo il vero significato della sua vita
interiore. Egli svilupperebbe un carattere ardito e brillante nella sua carriera. Ogni uomo sarebbe
ben preparato per ricevere una grande conoscenza in qualsiasi disciplina.
Dare allo studente un vasto numero di materie di studio non fa che metterlo in grado di
sceglierne una fra le tante, ma ogni uomo ha dentro di sé tali straordinarie facoltà mentali latenti
che, se egli potesse svilupparle bene durante la sua vita di studente, ogni cittadino del mondo
sarebbe una personalità altamente sviluppata che userebbe le sue piene potenzialità per il suo
proprio bene e per quello degli altri.
Senza una tecnica per lo sviluppo delle facoltà mentali il genio presente entro l'uomo viene
soltanto sciupato. Abbiamo visto che, quando ci si rivolge all'interno durante la meditazione, la
capacità cosciente della mente viene sviluppata appieno.
Uscendo dalla meditazione, le potenzialità interiori dell'uomo, la natura spirituale della coscienza
trascendentale, emergono per essere vissute insieme con tutti i valori relativi delle forme e dei
fenomeni del mondo.
Questo sistema, che costituisce una facile via d'accesso allo sviluppo mentale, allo schiudersi di
tutte le potenzialità latenti, e anche a una via diretta per scandagliare i valori spirituali della vita
interiore, e per illuminare i valori materiali con la luce del sé interiore, è una tecnica semplice e
diretta di formazione realizzata dall'interno. Essa dovrebbe essere inclusa fra i programmi per gli
studenti, almeno nelle università, affinché una nuova umanità possa sorgere, sviluppata nella
pienezza della personalità, libera da manchevolezze e dall'ignoranza dei valori interiori della vita.
Questa è la necessità di ogni paese. Ogni paese nel quale questo sistema venga introdotto, otterrà
presto grandi benefici rispetto alle altre nazioni. I suoi cittadini saranno molto più capaci in tutti i
campi del pensiero, della parola e dell'azione perché essi faranno uso del loro pieno potenziale. Un
tale paese avrà migliori uomini d'affari, migliori tecnici, statisti, scienziati, sociologi, gente migliore
in ogni campo della vita. La sua popolazione sarà più integrata nella propria personalità, più felice e
pacifica.
Il sistema esiste; esso è stato provato e il suo valore è stato dimostrato in ogni parte del mondo.
Se esso verrà adottato o meno, non dipende solo dalle autorità preposte all'istruzione. È più
probabile che una richiesta a questo fine verrà dagli studenti stessi, dato che molti di essi lo
praticano già con notevole successo.
Analizziamo ora i diversi argomenti di studio alla luce della meditazione e vediamo come questa
pratica e lo studio dell'Assoluto, possano arricchire ogni ramo della cultura e glorificare l'intero
campo dell'istruzione realizzandone il significato globale.

L'economia
L'economia è la scienza della produzione, della distribuzione, e del consumo delle risorse per
soddisfare le necessità umane. Lo scopo dell'economia sarebbe raggiunto se e quando essa potesse
creare nella vita, uno stato di abbondanza tale da soddisfare pienamente tutte le necessità di tutti i
popoli. Un tale stato di abbondanza materiale potrebbe essere creato, ma è difficile dire se esso
potrebbe soddisfare l'uomo e se lo appagherebbe. Anche oggi, coloro che godono di un benessere
materiale nella loro vita individuale, non sono completamente soddisfatti. Se l'appagamento
dell'uomo non viene raggiunto il fine stesso dell'economia viene annullato.
Si può decisamente affermare che, finché l'uomo non raggiungerà una felicità permanente, egli
non sarà appagato né soddisfatto nella vita. Il fine ultimo dell'economia è di diffondere questo
appagamento permanente. Perciò appare chiaro che il campo dell'economia non dovrebbe soltanto
essere ristretto alla produzione e al consumo in senso materiale, ma dovrebbe essere esteso sino a
portare la più grande felicità di natura permanente alla portata di tutto il genere umano.
L'esperienza dell'Assoluto è un mezzo diretto per raggiungere la felicità interiore, la grande
felicità che potrebbe divenire parte integrante della natura di ognuno. Così troviamo che la
meditazione porta a compimento il più alto fine dell'economia. I più grandi economisti dovrebbero
solo introdurre la meditazione trascendentale nei loro studi. La meditazione aumenta anche l'abilità
e l'efficienza in tutte le attività umane e arricchirà direttamente il campo dell'economia sul piano
materiale, sul quale essa è, attualmente, molto impegnata. Così troviamo che la meditazione è
necessaria all'economia persino nell'ambito delle sue attuali finalità.
Gli studenti che si dedicano alla ricerca troveranno, in questo, un argomento degno di studio e di
sviluppo. La realizzazione che l'Assoluto è indispensabile al compimento dell'economia porterebbe
questa scienza al di là delle limitazioni delle sue attuali teorie, estendendo il suo campo d'indagine
ai suoi veri limiti.
Se il campo dell'economia è limitato a creare soltanto abbondanza materiale, è chiaro che esso
verrà meno al suo proprio fine.

La cultura umanistica
La cultura umanistica: — filosofia, teologia, letteratura, storia —, consiste nel documentare ciò
che gli uomini hanno ritenuto importante, e ciò che dovrebbe esserlo, nei diversi campi della vita
umana. La base di ogni valore relativo della vita è l'Assoluto, che è la sorgente e il fine di ogni cosa.
Senza una appropriata conoscenza dell'Assoluto, perciò, i progressi nella cultura umanistica
rimarranno incompleti.
Lo scopo della cultura umanistica dovrebbe essere esteso al di là del suo limite presente, e
includere l'esperienza diretta dell'Assoluto. Sembra essenziale che lo studio dell'Assoluto sia
introdotto come parte della cultura umanistica.
104 l'arte di vivere

La filosofia tende infatti allo studio dell'Assoluto. Ma senza una diretta esperienza dell'Assoluto,
la Sua natura rimane inconcepibile nel campo della logica e dell'analisi.
Senza la meditazione la mente non può mai sperimentare i domini più sottili dell'esperienza
relativa, né conoscere la natura dell'Assoluto, e così gli studi umanistici rimarranno incompleti. La
cultura umanistica, come è insegnata oggi, non aiuta nessuno ad avere forti convinzioni sulla vita e
sui suoi più alti fini.
Gli studi umanistici saranno completi solo con la pratica della meditazione trascendentale. Essa
soltanto può soddisfare la necessità urgente di espandere il dominio della cultura umanistica oltre il
suo limite attuale, rendendola capace di adempiere al suo fine.

Le scienze politiche
Lo scopo dello studio delle scienze politiche è di imparare come meglio organizzare gli esseri
umani per aumentare la pace e la felicità della loro vita. Questa visione del ruolo delle scienze
politiche è stata accettata sin dal tempo di Confucio.
Per migliorare il mondo occorre migliorare le nazioni; per migliorare le nazioni occorre
migliorare le comunità; per migliorare le comunità occorre migliorare gli individui. Appena
l'individuo migliora sé stesso, la famiglia tende verso la perfezione; l'effetto si riflette dalla famiglia
alla comunità, che ne è influenzata; l'effetto passa poi dalla comunità, alla nazione e al mondo.
Limitarsi a studiare le istituzioni politiche dei diversi paesi, i loro partiti e costumi politici non
aiuta minimamente l'uomo a migliorare come « uomo ». Perciò, se lo scopo delle scienze politiche
si limita a questo genere di studi, il loro fine rimarrà irrealizzato. La meditazione trascendentale
scopre le facoltà latenti e migliora le capacità umane in tutti i campi della vita. Perciò sembra
essenziale che la pratica della meditazione sia inclusa nello studio delle scienze politiche.
Quando la conoscenza delle organizzazioni è basata sulle facoltà interiori pienamente sviluppate,
così da poter migliorare le qualità e le capacità umane, lo studio delle scienze politiche avrà
raggiunto il suo pieno scopo e avrà individuato il suo vero oggetto di studio.

La sociologia
La sociologia studia il comportamento dei gruppi e delle comunità. Essa tende a migliorare le
condizioni di vita dell'uomo perfezionando le sue istituzioni sociali. I mutui rapporti fra i membri di
una comunità stabiliscono il grado di evoluzione di una società. Il comportamento sociale dei
membri dipende dallo stato delle loro menti individuali. Quando un individuo soffre di
insoddisfazione interiore il suo comportamento verso gli altri è spinto da motivi nascosti a
raggiungere i suoi propri fini. Questo porta artificiosità nelle sue relazioni e, alla lunga, le
corrompe, così l'armonia della vita della comunità è rotta.
Se la sociologia non tende ad aumentare la soddisfazione interiore degli individui e il loro amore
per gli altri, il suo fine rimane incompiuto.
Lo studioso di sociologia la cui propria personalità non sia adeguatamente integrata, non può
studiare soddisfacentemente i rapporti fra gli uomini, o applicare le sue conoscenze sociologiche per
migliorarli. La meditazione trascendentale conduce la mente alla felicità interiore, portando
appagamento interiore che si traduce in un giusto modo di pensare e in un vero senso dei valori. La
soddisfazione interiore conduce naturalmente ad aumentare la tolleranza e la capacità di
armonizzare i rapporti in conflitto. L'amore spontaneo per gli altri porta armonia reciproca.
Il miglioramento dei rapporti sociali dipende dalla buona volontà e dall'abilità di adattarsi alle
diverse nature e alle mutevoli circostanze che si verificano entro la società. I rapporti sociali
migliorano sviluppando le qualità della mente e del cuore degli individui.
Colui che non ha il cuore e la mente in armonia, non riuscirà ad avere una completa visione della
vita, del suo ambiente, e dei suoi rapporti con gli altri.
L'intelletto di uno studioso di problemi sociali deve essere così acuto e comprensivo da
accomunare l'innocenza del fanciullo con la saggezza di un padre anziano. Solo allora egli può
comprendere la pienezza e la completezza dei rapporti fra padre e figlio. Uno studioso di problemi
105 l'arte di vivere

sociali dovrebbe inoltre essere capace di capire e di migliorare il comportamento fra un tiranno
privo di scrupoli e le popolazioni oppresse, innocenti e prive di aiuto.

La psicologia
La psicologia comprende come area di studio, le possibilità della mente umana. La psicologia
fisiologica studia come la funzione della mente venga influenzata dalla natura del corpo, mentre la
psicologia della personalità mette a fuoco le differenze individuali nel campo del pensiero. Lo
scopo di entrambi questi rami della psicologia è di capire il comportamento umano normale e
anormale e di usare questa conoscenza per aiutare gli individui ad integrare la loro personalità. Il
processo di integrazione prima promuove la normalità della mente cosciente, poi tende a rivelare la
mente subcosciente.
Lo scopo della psicologia è di porre in relazione gli stati consci e subconsci della mente. Questo
è un ideale meraviglioso e, per quanto riguarda la sua realizzazione pratica, le tecniche per portare
una mente anormale a uno stato normale, possono essere pienamente giustificate. Ma i tentativi
delle attuali analisi per mettere in correlazione il conscio col subconscio sono molto deludenti nei
loro risultati.
I tentativi di mettere in luce i ricordi repressi di esperienze traumatiche, arrivano soltanto ai
livelli più profondi della mente cosciente che possono essere considerati i livelli superiori del
subconscio, chiamati da Freud il preconscio. La mente, ai più profondi livelli del subconscio,
possiede la capacità di sperimentare i campi più sottili della creazione, che sono al di là delle
percezioni ordinarie.
L'insoddisfazione interiore sentita dalla grande maggioranza delle persone che non sono né
nevrotiche né psicopatiche, indica certamente la necessità di una tecnica per raggiungere la felicità
interiore. Se la psicologia moderna potesse soddisfare questo bisogno, allora lo studio della mente,
secondo gli schemi moderni, potrebbe essere considerato utile e fruttuoso. Ma qual è l'utilità di uno
studio della mente che non riesce né a svelare le facoltà mentali latenti, né ad estinguere la sete di
felicità?
II sistema della meditazione trascendentale è un metodo per sensibilizzare la mente sino al suo
punto massimo di affinamento. È un processo che rende attivi i livelli latenti della mente subconscia
e che sviluppa le facoltà nascoste e realizza, nella vita, la felicità interiore dell'anima, migliorando
ogni aspetto del pensiero, della parola e dell'azione dell'uomo, per il suo stesso bene e per quello
dell'intera società.
La psicologia avrà un valore solo se la meditazione diventerà parte integrale del suo studio e
verrà adottata dagli psicoanalisti e dagli psichiatri. In verità molti psicologi di avanguardia, capaci
di giudicare la validità della loro scienza, trovano qualcosa di deludente nella psicologia moderna,
perché essi hanno riscontrato, in pratica, di non essere in grado di ottenere quei notevoli risultati che
desidererebbero.
Gli effetti della meditazione trascendentale vanno al di là dei limiti posti dalla psicoanalisi, che si
sforza di portare a uno stato cosciente solo il materiale represso nell'area preconscia della psiche,
ma che non riesce a mettere in correlazione la mente cosciente coi livelli più profondi del
subconscio.
La psicoanalisi non riesce a svelare le facoltà latenti e nemmeno a raggiungere lo stato di pura
coscienza, al di là del subconscio.
I ricercatori nel campo della psicologia potrebbero facilmente sperimentare, loro stessi, la
validità di questo metodo e sarebbero, allora, in grado di sviluppare le loro teorie oltre i limiti
dell'attuale psicologia.

Le scienze naturali
Le scienze naturali studiano il cosmo a vari livelli di organizzazione: al livello subatomico,
atomico, molecolare, cellulare e ai livelli degli organismi biologici della creazione oggettiva. Esse si
occupano del modo in cui la materia e l'energia operano per produrre i diversi aspetti della
106 l'arte di vivere

creazione. Il loro scopo è di dare all'uomo un certo controllo su queste forze, tale da migliorare il
suo benessere materiale. Sforzandosi di raggiungere gli aspetti più sottili della creazione e,
finalmente, di trovare la causa ultima della creazione, le scienze naturali aspirano ad usare la
conoscenza della causa ultima della creazione, per controllare i fenomeni e rendere, così, l'uomo
padrone del cosmo.
Tutto questo è campo di dominio della mente. Se la mente dello scienziato è libera dalle
preoccupazioni e dalle difficoltà della vita, se è pacifica, felice e appagata, se il suo intelletto è
acuto e la sua capacità discriminante è sottile, se egli ha un'intuizione e una preveggenza sviluppate,
allora certamente sarà capace di scoprire molto di più di quanto non sia stato scoperto in molti
secoli di ricerche scientifiche.
Tutte queste qualità della mente vengono facilmente sviluppate col sistema della meditazione
trascendentale. In sua assenza le scoperte degli scienziati moderni sono più che altro accidentali, e
dovute al caso, nel corso di ciò che è chiamato un metodo sistematico di ricerca. Tali scoperte
fortuite fatte da menti incomplete nel campo delle forze naturali, hanno prodotto i mezzi di
distruzione per l'umanità. Come un bambino che gioca con tutto quello che trova, persino con un
pezzo di carbone rovente, le menti incomplete degli scienziati di oggigiorno in tutto il mondo
giocano con tutto ciò che esse trovano, per caso, durante i loro esperimenti, includendo le forze
atomiche e nucleari.
Un serio modo di pensare deve mostrare che, senza lo studio dell'Assoluto, la cultura è priva di
significato. Speriamo che coloro che dirigono il corso dell'istruzione in tutte le parti del mondo
comprendano questa opportunità di preparare il terreno per la completa cultura della presente e delle
future generazioni.
107 il compimento

Capitolo Nono

LA STRADA MAESTRA VERSO LA RIABILITAZIONE

La necessità di riabilitare coloro che violano la legge e i criminali, è un vecchio problema che ha
afflitto molte civiltà. Finora nessuna soluzione efficace è stata trovata al problema di trasformare i
delinquenti e i criminali in individui utili.
Il crimine è una scorciatoia per soddisfare una brama insaziabile — una scorciatoia che va al di
là dei mezzi normali e legali. Il crimine, la delinquenza e le diverse modalità di comportamento
antisociale, esprimono le tensioni che sorgono da una profonda insoddisfazione della mente, da una
mente debole e da emozioni squilibrate. Una mente debole manca di equilibrio e di senso delle
proporzioni.
Nessun modo di affrontare il problema della delinquenza e della criminalità può essere
veramente efficace, se non si pone rimedio alla debolezza della mente che ne è alla base. La
soluzione sta nell'ampliare la capacità cosciente della mente e nel rafforzarla.
Ci sono molte persone di talento tra coloro che, a causa del loro comportamento mal diretto,
sono rinchiuse dietro le sbarre. Se esse potessero essere riabilitate con successo, invece di costituire
un peso, potrebbero diventare dei cittadini utili, capaci di portare un reale contributo genuino al
progresso della società.
La pratica della meditazione trascendentale ha dimostrato di essere in grado di risolvere ogni
genere di tensioni e di trasformare una natura dura e crudele, in una tollerante e compassionevole.
Perciò è solo necessario introdurre questa pratica per assicurare la rapida ed efficace
riabilitazione di coloro che offendono la legge e dei criminali.

La ricreazione e il rapido ringiovanimento


La continua attività provoca un logorio nel meccanismo del corpo. Il riposo è un mezzo per
controllare questo processo.
L'uomo lavora durante il giorno, e la sera è stanco. Egli riposa durante la notte e al mattino si
sente rinvigorito. Poi è di nuovo stanco la sera. Ma se si impegna in un'attività che gli procura un
crescente interesse, a mano a mano che egli procede non si sente più stanco.
L'esperienza della felicità è un mezzo diretto per ricaricare l'energia vitale e per ravvivare la
mente. Se si sperimenta una grande felicità, la ricarica di energia vitale del corpo e della mente sarà
proporzionale al grado di felicità sperimentato.
Il vero scopo della ricreazione non è solo quello di distrarre la mente portandola da un tipo di
attività ad un altro, né quello di procurarsi un divertimento al livello fisico o mentale ma,
effettivamente di ri-crearsi. Il suo vero scopo è la ri-creazione del corpo e della mente. Ri-creazione
di un corpo e di una mente freschi, ri-creazione di un corpo e di una mente sani. Essa dovrebbe
servire a ri-creare una sana coordinazione fra il corpo e la mente e, inoltre una sana coordinazione
col proprio ambiente, con le proprie circostanze di vita e coi propri simili.
Lo stato dell'Essere assoluto è il campo dell'Assoluta coscienza di beatitudine, perciò lo scopo
della ricreazione è adempiuto nel modo migliore dallo stato dell'Essere che procura una diretta
esperienza della beatitudine assoluta.
Abbiamo visto che il corpo, la mente, l'ambiente e le circostanze sono tutti arricchiti dalla diretta
influenza dell'Essere. Così lo scopo della ricreazione e del ringiovanimento è realizzato nel modo
migliore ottenendo la diretta esperienza della beatitudine dell'Essere.
La ricreazione oggigiorno — i giochi, gli sports, certi lavori artigianali, i ricevimenti — serve
solo a consumare energie vitali invece di conservarle per la rigenerazione del corpo e della mente.
I metodi di ringiovanimento usati comunemente consistono esclusivamente in trattamenti fisici,
diete, e cosmetici. L'esperienza dimostra che nessuno di questi provvedimenti produce risultati
108 il compimento

profondi. D'altro canto abbiamo visto che la pratica regolare della meditazione trascendentale
produce risultati meravigliosi e pienamente soddisfacenti nel ri-creare e nel ringiovanire il corpo e
la mente.

Capitolo Decimo

IL BENE E IL MALE
Ogni cosa, nella creazione, è così intimamente connessa con ogni altra, che non è possibile
distinguere completamente l'esistenza di una cosa dall'altra. E l'influsso di una cosa su ogni altra, è
così universale che nulla può essere considerato isolatamente. Abbiamo già spiegato come
l'universo reagisca all'azione individuale e abbiamo visto che la questione del bene e del male è un
problema molto complesso. Solo chi sapesse tutto sull'intera creazione e fosse capace di
determinare l'influsso di un'azione individuale a ogni livello dell'esistenza, sarebbe capace di dire
con certezza se un'azione è buona o cattiva.
Il bene è ciò che produce una influenza buona ovunque. Certo, il bene e il male sono termini
relativi e perciò nulla, nell'esistenza relativa, può essere definito assoluto bene o assoluto male. Ma,
tuttavia, il bene e il male possono solo essere giudicati per il loro influsso buono e cattivo. Se
qualcosa produce un buon influsso dovunque, si può veramente dire che è giusto.
L'intelletto umano non ha un criterio adeguato del bene e del male, perché la ragione è limitata e
la visione della mente umana è piccola, se confrontata al vasto e illimitato campo dell'influsso
prodotto da un'azione nell'intero universo.
Nello stato di coscienza cosmica, tuttavia, quando la mente individuale raggiunge lo stato di
mente cosmica, allora l'intelletto può venire considerato atto a giudicare il bene e il male; ma questo
giudizio proviene dal livello dell'Essere e non dalla comprensione intellettuale, dal pensiero, dalla
discriminazione o dalla ragione. La coscienza di coloro che hanno raggiunto il livello di coscienza
cosmica, agisce al livello elevato di una vita giusta ed è, naturalmente, libera dall'influsso del male.
Per essi il problema di individuare un criterio adatto con cui giudicare il bene ed il male non si pone
neppure.
Noi dobbiamo trovare un adeguato criterio di bene e di male per quelle persone la cui coscienza
non si è ancora elevata al livello di coscienza cosmica.
L'autorità delle Scritture è il supremo criterio per distinguere il bene dal male nella vita relativa.
Tutto quello che le Scritture dicono, quando sono correttamente capite, dovrebbe essere considerato
fonte di norma per quanto riguarda il bene e il male.
Poiché vi sono Scritture di diverse religioni, potrebbe sorgere la domanda: « A quale di esse
spetta l'autorità? ».
Sebbene il linguaggio delle Scritture differisca, e sebbene ci siano stati diversi esponenti delle
Scritture in tempi diversi nella lunga storia del mondo, la verità essenziale è sempre la stessa. Non è
necessario entrare nei dettagli della storia delle Scritture. Ma è documentato che le più antiche di
esse sono i Veda. La stessa verità essenziale della vita promossa dai Veda può essere facilmente
scoperta in tutte le Scritture che sono sorte di tempo in tempo nelle diverse parti del mondo, per
guidare il destino dell'uomo e per fornire una misura autorevole del bene e del male per il benessere
di tutti gli uomini. I seguaci di ogni religione, perciò, troveranno un criterio per distinguere il bene
109 il compimento

dal male nella corretta comprensione delle proprie Scritture.


Un uomo che conduca la propria vita in armonia con le regole delle Scritture della propria
religione, troverà la verità della vita senza confondersi nello studio comparato delle diverse
religioni. Le persone non ben fondate nella verità della propria religione, e che cercano di capire le
verità delle altre religioni, diventano solo più confuse.
Se un uomo stabilisce il proprio livello e misura le diverse altezze delle montagne, gli è possibile
calcolare con precisione le diverse altezze delle montagne. Ma se egli non stabilisce prima il proprio
livello e misura le varie altezze, può essere sicuro di confondersi non avendo fissato un punto di
riferimento.
Se l'uomo non vive la verità di una religione, allora gli è impossibile scandagliare la profondità
della saggezza delle altre religioni, perché la religione deve essere vissuta. Essa non è un'ipotesi da
comprendere intellettualmente. Non è come la metafisica che scruta la natura della verità e giunge a
certe conclusioni comprensibili intellettualmente. La religione è qualcosa di pratico che deve essere
vissuto e seguito e la cui verità deve essere realizzata vivendo i principi contenuti nelle Scritture. La
realtà della vita è compresa intellettualmente mediante la metafisica, ed è vissuta quotidianamente
mettendo in pratica la propria religione. Quando la verità di una religione è stata realizzata nella vita
di ogni giorno, allora non è pericoloso leggere i testi delle altre religioni. Si troverà, allora, che la
verità della propria religione è, essenzialmente, la verità delle altre religioni. Queste verità sono i
criteri adeguati per distinguere il bene ed il male.
Il campo del karma, o azione, è così vasto, illimitato e complesso che non è possibile capire
intellettualmente i giusti criteri per distinguere il bene dal male. In questo campo d'incertezza le
Scritture sono i principali criteri per distinguere il bene dal male. Molta gente parla, comunemente,
di sentimento interiore. Si dice: « Io sento di dover fare questo e lo faccio ». Ma il « mio » modo di
sentire e il « mio » modo di agire possono essere giusti o sbagliati solo in rapporto alla « mia »
coscienza; e chi può sapere se la « mia » coscienza è o no assolutamente pura?
Solo lo stato di pura coscienza può essere imparzialmente e assolutamente giusto nella sua
ispirazione, e questa coscienza appartiene solo al campo della coscienza cosmica. La coscienza
comune dell'uomo è motivata da molti fini egoistici. Una coscienza adombrata da motivi egoistici
non può produrre azioni, sentimenti o pensieri che possano essere ritenuti come realmente giusti o
sbagliati. Ma se un giudizio è basato sull'autorità delle Scritture, abbiamo ogni diritto di sentire
entro noi stessi che stiamo agendo rettamente.
È vero che bisogna sentire entro sé stessi il bene o il male di una situazione. Ma è sempre più
sicuro controllare questo sentire alla luce dell'autorità delle Scritture. Il proprio sentimento interiore
non può essere preso, da solo, come criterio per distinguere il bene dal male.
Se qualcuno privo della conoscenza delle Scritture è incapace di decidere da solo se qualcosa sia
bene o male, il problema dovrebbe essere risolto dalle persone più sagge e anziane della comunità.
Esse hanno una maggiore esperienza della vita, sono passate attraverso lo sforzo dell'esistenza
umana, hanno avuto a che fare con svariati tipi di uomini e hanno vissuto tutte le fasi della vita
umana. Esse conoscono e comprendono, per esperienza, il giuoco della natura e l'influenza e
l'effetto delle azioni buone o cattive molto più dei giovani. Esse hanno veduto persone che,
mediante le buone azioni, hanno prosperato e sono state utili a loro stesse e agli altri; hanno anche
veduto persone che, avendo preso il sentiero di un comportamento errato, danno prova di malizia, di
crudeltà, di tendenza all'inganno e alla disonestà. Hanno visto che questa gente finisce per subire le
conseguenze dei loro misfatti, facendo così soffrire anche le loro famiglie. I saggi e gli anziani
parlano con autorità e il loro parere può aiutare a decidere ciò che è bene o male in certe situazioni.
Anche l'esempio dei grandi uomini può costituire un criterio. La storia documenta le azioni i
successi e i fallimenti dei grandi uomini, sia buoni che cattivi, in tempi e paesi diversi. I sentieri che
essi hanno percorso e i frutti che hanno raccolto da un particolare modo di agire, sono un altro
criterio col quale discernere il bene ed il male nella vita.
A parte questi criteri, è conoscenza comune che è bene ciò che non nuoce ad alcuno, e male ciò
che nuoce. È bene vedere il bene negli altri, è male vedere il male in chiunque. È bene amare il
110 il compimento

prossimo, è male odiarlo. È bene ammirare gli uomini per quello che c'è di buono in loro, è male
biasimarli per le loro limitazioni e il loro cattivo comportamento. È bene consigliare un uomo se
egli sta agendo male, è male non consigliarlo ad agire bene; è bene fare ciò che sarà di aiuto a sé
stessi e agli altri, ed è male fare ciò che nuocerà agli altri. È bene dire la verità, ma è male dire
parole che offendono gli altri, anche se esse costituiscono la verità. È bene essere buoni con gli altri,
è male essere aspri con chiunque. Questa distinzione fra il bene e il male serve ad aiutare l'individuo
e l'intera creazione perché, come abbiamo visto, l'intero universo reagisce all'azione di ogni
individuo. Perciò la grande responsabilità del bene e del male sta nell'individuo medesimo,
qualunque sia il suo livello di coscienza.
Sarà bene esaminare i seguenti punti: abbiamo detto che è bene non nuocere ad alcuno. Noi
vediamo che l'azione e la reazione si equivalgono. Se una madre, in preda all'ira, schiaffeggia il suo
bambino, essa ha schiaffeggiato, o bastonato, l'intero universo e ha prodotto un'atmosfera di pianto,
di odio, di sofferenza e di discordia non solo nel bambino, ma in ogni cosa circostante e nell'intero
universo. Probabilmente questo influsso è molto maggiore nel bambino e a mano a mano più debole
nell'ambiente ma, tuttavia, esso c'è. Se, ogni giorno, la maggioranza delle persone schiaffeggiasse
qualcuno, e creasse questa stessa atmosfera, l'influsso di discordia, di sofferenza, di dolore e di astio
sarebbe certamente abbastanza intensa da provocare un effetto sul mondo intero. Perciò è
indispensabile non recare danno ad alcuno. Questo è il meno che un uomo possa fare; il meglio che
egli possa fare è di produrre un influsso amorevole, buono, gentile ed utile.
Abbiamo visto che l'azione di un uomo ritorna su di lui da tutti i punti della creazione, cosicché
se egli ha recato danno a qualcuno, questo danno gli ritornerà dagli innumerevoli strati della
creazione e per un incalcolabile periodo di tempo. Perciò la migliore linea di condotta è di non
nuocere ad alcuno, affinché nessun danno mai possa raggiungerci, e di fare agli altri tutto il bene
possibile affinché l'intera creazione ci restituisca il massimo bene.
Abbiamo detto che dovremmo amare gli altri per quello che di buono c'è in loro, e che sarebbe
sbagliato biasimare qualcuno per la sua debolezza e per il suo cattivo comportamento. È altamente
benefico vedere il bene negli altri. Nessuno può, infatti, essere completamente buono o
completamente cattivo, perché la vita umana è il risultato di una mescolanza di bene e di male. Se
essa fosse soltanto buona noi saremmo nel mondo degli angeli, dove non c'è sofferenza e dove
esiste soltanto la felicità e la gioia. Nella vita, tuttavia, troviamo la felicità e la sofferenza mescolate
insieme e questo dimostra che l’esistenza umana è il risultato di azioni, sia buone che cattive. Prima
di poter ammirare un uomo per le sue buone qualità, dobbiamo aver visto il bene che è in lui.
Quando vediamo il bene che è in lui, noi riceviamo un riflesso di questo suo bene. Se cerchiamo di
vedere il male in qualcuno, noi riceviamo un riflesso di quel male che finisce poi per contaminare la
nostra mente e il nostro cuore. Se noi vediamo del bene in qualcuno, allora naturalmente, un po' di
bene si riflette anche su di lui. L'azione stessa di vedere il bene in qualcuno, riflette quel bene su
colui che sta vedendolo e che, di conseguenza, acquisisce quello stesso bene che egli vede negli
altri. Nella vita è una grande arte vedere il bene negli altri. Ognuno ha qualcosa di bene in sé.
Si racconta, in India, la storia di un uomo saggio che viveva a Benares, la sede della cultura
dell'India settentrionale. Egli ammirava sempre gli altri e nessuno l'aveva mai sentito parlare male
di qualcuno. La gente era stupita dal fatto che quell'uomo potesse vedere il bene di ogni cosa, nella
creazione. Egli sapeva soltanto ammirare e non permetteva mai alla sua mente e al suo cuore di
diventare impuri vedendo il male in qualcosa o in qualcuno. Un giorno un uomo dispettoso pensò di
trovare una cosa che fosse completamente brutta e di mostrarla al saggio affinché egli non potesse
vedere in essa niente di buono. Egli trovò un cane morto e putrefatto che giaceva a un lato della
strada. E, avendo invitato il saggio a pranzare con lui, lo condusse lungo la strada dove giaceva la
carogna del cane. Da essa emanava cattivo odore, ed era sgradevole alla vista. Quando essi lo rag-
giunsero l'uomo la indicò al saggio dicendo: « Che cosa orribile da incontrare per strada! ». Ma il
saggio esclamò: « Guarda quei denti bianchi e puliti, splendono come perle ». Appena egli lodò la
splendente bianchezza dei denti del cane, quell'uomo dispettoso cadde ai suoi piedi e il saggio disse:
« Se non vogliamo ignorarlo troveremo qualcosa di buono in ogni cosa nel regno di Dio ».
111 il compimento

Questo mondo è il giardino del Dio onnipotente, ed Egli ha creato i fiori in tutta la loro varietà.
Voi potete cogliere quello che vi piace, ma non avete il diritto di dire che un altro è brutto. Anche se
non amate quel fiore, Dio lo ha creato per qualcuno che può ammirarlo e che sarà felice vedendolo.
Non procedete smarriti, sempre, nel vostro gusto personale; ammirate la grande varietà del giardino
di Dio.
Abbiamo detto che è bene consigliare un uomo a fare ciò che è giusto e buono e che questo
aiuterà lui stesso e gli altri. Abbiamo anche detto che sarebbe sbagliato non consigliarlo su ciò che è
giusto e sbagliato se ne conosciamo la differenza. Questo è un punto altamente significativo per il
mondo di oggi.
Si è sviluppato, nelle società civili, un sentimento generale per cui non dovremmo intrometterci
nei sentimenti e nei gusti altrui. Questo modo di pensare è andato così in là da creare la diffusa
opinione che neppure ai bambini bisognerebbe dire che cosa si deve fare. Si dice che non
bisognerebbe dir loro ciò che è giusto o sbagliato e che non dovrebbero essere guidati a fare il bene
e ad evitare il male. Questo deriva da quelle idee sostenute dalla psicologia in base al principio della
crescita in libertà. Ma non è bene permettere che questo criterio di libertà adombri i fondamentali
principi della crescita e dello sviluppo nella vita. Se qualcuno non sa che quello che sta facendo gli
nuocerà, ora o più tardi, allora coloro che lo sanno debbono dirglielo con uno spirito di amore, di
gentilezza e di simpatia.
Se un bambino sta per prendere un pezzo di carbone rovente, pensando che sia un bel giocattolo
luminoso con cui divertirsi, è solo giusto che i genitori glielo impediscano, anche se al bambino
dispiace la proibizione di giocare col fuoco. Una tale libertà è ridicola e dannosa allo sviluppo
dell'uomo, allo sviluppo degli innocenti e degli ignoranti che non hanno né saggezza né esperienza
di vita. È responsabilità degli adulti consigliare i giovani. Anche se i giovani si risentono e non
obbediscono ai consigli, è giusto consigliarli. Essi scopriranno da soli il risultato della
disobbedienza agli anziani; ma se gli anziani non parlano affatto e lasciano che il giovane scopra da
sé ciò che è sbagliato essi, allora, gli hanno lasciato perdere il suo tempo e, di conseguenza, sono
stati ingiusti con lui. Evitando di parlare, pur sapendo ciò che è utile e giusto alla vita del giovane,
gli anziani non lo hanno educato nel modo giusto.
Oggigiorno è una riprovevole tendenza dei genitori — anche se convinti che qualunque cosa essi
dicano dovrebbe essere eseguita — quella di smettere tranquillamente di dare consigli ai loro figli
non appena essi avvertono la possibilità che i figli se ne risentano. Non è gentilezza o amore, e non
è giusto da parte dei genitori assumere questo atteggiamento. Il figlio è giovane ed inesperto e non
ha una vasta visione, o l'esperienza della vita. I genitori dovrebbero dire liberamente ai figli, con
amore e gentilezza, che questo è giusto e quello sbagliato. Se i figli si risentono, i genitori non
insistano perché la disobbedienza dei figli si risolverà naturalmente in una esperienza che proverà
loro quanto i genitori avessero ragione. Questo è il modo di coltivare nei bambini la tendenza a
obbedire e ad agire secondo i sentimenti e i desideri dei genitori. Se il bambino si risente e non
obbedisce, i genitori hanno almeno fatto il loro dovere consigliandolo. È anche loro dovere fare in
modo che il bambino sia informato su ciò che è giusto dai loro amici, dai maestri e dai vicini — da
qualcuno che il bambino ama veramente e al quale obbedisce —, perché è responsabilità dei
genitori fare in modo che il bambino cresca in bontà e in saggezza.
I bambini sono i fiori nel giardino di Dio, essi debbono essere nutriti. Essi non sanno, da soli, ciò
che è meglio per loro; è compito dei genitori condurli su di un sentiero libero dalla sofferenza. Fa
parte del ruolo di genitori punire un bambino se egli non obbedisce e fa del male. Ma i figli
dovrebbero sempre essere puniti con amore.
La tendenza moderna di mettere il destino dei bambini completamente nelle loro stesse mani è
molto pericolosa. Essa conduce solo alla crescita disordinata delle giovani generazioni.
C'è una corrente di pensiero, accettata da molte istituzioni culturali, in alcuni dei più importanti
paesi che influenzano il pensiero contemporaneo, che auspica una tale indipendenza degli studenti.
Gli insegnanti non sono autorizzati a punirli per il loro cattivo comportamento. Questo metodo è
sostenuto dall'idea che il genio cresce meglio in libertà e quando non è represso dall'autorità. Un
112 il compimento

tale ideale deve essere stato ideato da un cuore compassionevole, pieno solo di buone intenzioni; ma
poche decadi di esperienza hanno dimostrato che esso è privo di merito. L'aumento della
delinquenza giovanile e infantile e delle tendenze criminali nella società ha allarmato le autorità in
quasi tutti i paesi nei quali, solo qualche anno fa, il principio della crescita in libertà era approvato
nelle scuole e nelle università. Questo è un principio molto sbagliato. È crudele e molto dannoso
agli interessi della società non guidare e dirigere il pensiero e il comportamento delle giovani
generazioni mediante l'amore e la disciplina unite insieme. I giovani, oggi, non capiscono né
rispettano il tipo di comportamento tradizionale e decoroso del loro stesso paese. L'aumento della
delinquenza è il prodotto della crescita indisciplinata di menti non sviluppate, prive della base di
ogni natura tradizionale.
È responsabilità degli uomini di stato, dei depositari del patrimonio culturale, delle persone
intelligenti, rendersi conto dei disastrosi risultati di un tale sistema educativo, perpetrati nel nome
della psicologia infantile, e di emendarlo, evitando ai bambini la conseguenza di questo errore. I
bambini debbono essere nutriti dall'amore e debbono essere puniti se sbagliano, allo scopo di
aiutarli a riuscire nella vita, a tutti i livelli. Ogni nazione ha una propria tradizione e il suo popolo la
propria religione e la propria fede. Ai bambini dovrebbe essere data la conoscenza della propria
tradizione, della propria religione, della propria fede.
Gli educatori, oggi, sbagliano profondamente quando, in nome della democrazia, non danno più
ai bambini la conoscenza della tradizione. Queste idee privano i popoli delle loro tradizioni
nazionali e della dignità del loro retaggio; ciò indebolisce la nazione. Sradicare le tradizioni in una
società è il danno più grande che possa essere recato al benessere di una nazione. Una società priva
di tradizioni non ha stabilità e forza alla sua base. Essa è come una foglia alla mercé del vento,
portata in ogni direzione, senza stabilità o basi sue proprie.
Nel nome dell'educazione moderna la cultura di molti paesi si sta allontanando dalle vecchie
tradizioni. Il risultato è una crescita cancerosa di gente senza fede, senza tradizione, che vive solo
sui livelli superficiali grossolani della vita.
È molto importante che il fluire della saggezza sia mantenuto fra le generazioni mature e le
giovani. Ed è soltanto giusto dire alla gente ciò che è bene e astenersi dal dir loro di fare qualcosa di
male. È necessario parlare in modo giusto ed esprimere sentimenti giusti su di un livello dignitoso e
in modo moderato. Se un uomo che ha la capacità di distinguere il bene dal male non parla, egli è
colpevole di non condividere la sua conoscenza con gli altri.
Abbiamo detto che è giusto dire la verità, ma che è sbagliato dire parole tali, o in modo tale che
offendano gli altri. Le parole offensive dette da un individuo avranno, certamente, ripercussioni su
di lui. L'offesa si diffonde nell'intero universo e ritornerà, da molte parti, a chi l'ha provocata. La
parola dovrebbe sempre essere pronunciata da un alto livello d'amore, d'ammirazione e di perdono
per gli altri.
Se dire la verità danneggia l'ambiente e l'atmosfera essa non dovrebbe essere detta. La verità
consiste nel glorificare la creazione di Dio e la sua espressione deve perciò essere, necessariamente,
a quell'alto livello. Non è bene offendere neppure nell'esprimere la verità, perché la verità è la luce
di Dio; essa è preziosa e pura e non dovrebbe essere portata in basso, sul livello dell'offesa e
dell'odio, nella vita. Essa dovrebbe essere mantenuta all'alto livello della purezza di coscienza,
dell'altezza dell'amore e della devozione.
L'intera vita dell'individuo consiste nel dare e nel ricevere. È sempre la reciprocità del
comportamento che aiuta a sostenere la vita dell'uomo e la sua evoluzione. Perciò coloro che
conoscono la verità si comportano sempre in modo corretto. Non esiste più grande atto di carità che
dare all'uomo qualche cosa che lo elevi direttamente e che aiuti la sua evoluzione.
Non potrebbe esserci maggiore virtù che offrire una formula con la quale gli uomini giungano
naturalmente a uno stato di vita dove la loro energia fluisca solo nei giusti canali. Tutte le virtù
debbono venire assimilate nella stessa natura della mente affinché esse possano esser vissute
correttamente nella vita, e il bene possa essere vissuto in modo naturale.
Abbiamo visto che la sola via diretta per ottenere questo è di mettere a disposizione della gente
113 il compimento

la tecnica della meditazione trascendentale.


Un grande sforzo dovrebbe essere fatto dovunque, dalle persone responsabili, per fare in modo
che questa tecnica sia data a tutti i giovani affinché la loro coscienza si elevi. Una maggiore
chiarezza, energia e purezza della mente e la scoperta delle facoltà mentali sono a disposizione di
tutti. Se ogni studente avesse questa tecnica, la prossima generazione crescerebbe nel senso dei
giusti valori. I cittadini di ogni paese avrebbero, allora, un'ampia visione della vita e un vero senso
del bene e del male.

Capitolo Undicesimo

LA VITA NELLA LIBERTA'


La vita è vissuta nella libertà quando tutti i suoi diversi aspetti sono armonizzati e funzionano in
piena coordinazione gli uni con gli altri, compiendo il loro fine ultimo che è il raggiungimento della
libertà eterna, assoluta nella divina coscienza di beatitudine.
La libertà nella vita significa che la vita, su tutti i suoi piani — fisico, mentale e spirituale —
dovrebbe essere piena, priva di restrizioni, illimitata e completa.
La consapevolezza della vita sul piano fisico significa che l'ambiente dovrebbe condurre alla
completezza della vita. Il corpo dovrebbe essere perfettamente sano, affinché tutti i suoi componenti
funzionino in perfetta coordinazione in modo da non togliere nulla ai valori della vita e da non
ostruire il corso dell'evoluzione. La vita individuale godrà uno stato di eterna libertà e rimarrà nella
pienezza dei suoi valori a tutti i livelli, se la vita sarà libera da ogni resistenza sia entro il corpo che
fuori, nell'ambiente.
Quando un uomo produce un cattivo influsso nell'atmosfera, il funzionamento normale delle
leggi della natura che sostiene il processo naturale dell'evoluzione ne è disturbato. Questa resistenza
al processo naturale dell'evoluzione limita la crescita delle cose e le tiene come vincolate in stati
meno evoluti. Questa è l'influenza vincolante di una cattiva azione sull'ambiente. Chi commette una
cattiva azione vincola sé stesso e il suo ambiente a uno stato più basso di evoluzione.
La libertà sul livello della mente dovrebbe significare che la mente individuale è capace di fare
ciò che ama, di realizzare i suoi desideri senza incontrare difficoltà od ostacoli.
Questo conferirebbe libertà alla mente e arricchirebbe la vita a tutti i livelli, perché tutto ciò che
riguarda la vita è collegato al piano mentale.
Sino a che la mente non funziona col suo pieno potenziale e non è in grado di usare tutte le sue
facoltà, la sua libertà è limitata. Perciò il primo passo importante per rendere la mente veramente
libera è la totale scoperta delle sue potenzialità.
Un altro punto importante che riguarda la libertà della mente è la liberazione dalla schiavitù
dell'esperienza. L'intera filosofia della libertà nella vita si basa su questo punto.
La questione della liberazione dalla schiavitù dell'esperienza è stata ampiamente incompresa per
molti secoli, e questa incomprensione è responsabile della perdita di un sentiero diretto verso la
libertà. Il fenomeno dell'esperienza è il campo principale degli studi metafisici, ed è la corretta
interpretazione di questo fenomeno che fornisce una via diretta verso la liberazione eterna. Un
piccolo errore di comprensione in questo campo rinforza la schiavitù della vita nel nome della
ricerca di libertà. A causa delle incomprensioni, che durano da molto tempo, gli studiosi di
114 il compimento

metafisica non sono riusciti a scoprire la natura essenziale dell'Essere divino e a liberare, così, loro
stessi dalla schiavitù. Noi dobbiamo occuparci dettagliatamente del fenomeno dell'esperienza e
vedere in che cosa consiste la chiave della liberazione. Dobbiamo anche scoprire la strada diretta, la
cui conoscenza è stata perduta da parecchie scuole metafisiche nei secoli passati.
Analizziamo ora il fenomeno dello sperimentare un fiore. Il processo di esperienza comincia
quando apriamo gli occhi e vediamo il fiore. In questo processo l'immagine del fiore va verso la
retina dell'occhio e raggiunge la mente. L'immagine del fiore, impressa nella mente, dà l'esperienza
del fiore. Il risultato è che la mente, appena riceve l'impressione del fiore, ne è adombrata. La natura
essenziale della mente è adombrata; l'immagine del fiore rimane impressa su di essa. L'osservatore,
cioè la mente, è come perduto nell'esperienza.
La natura essenziale del soggetto, o lo sperimentatore, è perduto nello sperimentare l'oggetto; è
come se l'oggetto avesse annientato il soggetto, e il soggetto perdesse il valore della sua natura
essenziale mentre è impegnato nell'esperienza. Solo l'oggetto rimane nella coscienza: questa è la
comune esperienza di ciascuno.
Quando l'oggetto predomina e il soggetto è come perduto nell'oggetto, si può dire che il soggetto
è in schiavitù. Il valore dell'oggetto ha legato o adombrato la natura del soggetto ed è diventato
predominante, non lasciando traccia della natura essenziale del soggetto. Questa è chiamata la
schiavitù del soggetto. In campo metafisico essa è chiamata l'identificazione del soggetto con
l'oggetto.
Logicamente sembra corretto concludere che l'identificazione è la natura della schiavitù. Ma
questa conclusione è errata e molto dannosa. Condotti da questa conclusione erronea pensatori e
filosofi che hanno guidato i destini del pensiero metafisico per molti secoli, hanno suggerito
pratiche per ottenere le libertà che si sono dimostrate dannose alla vita dei ricercatori della verità.
La loro conclusione era che l'identificazione è la natura della schiavitù. Questa conclusione è
sbagliata ma, per investigare il male fatto da essa, noi la prenderemo, per ora, come vera e
l'analizzeremo attentamente.
Quando fu stabilito che l'identificazione era una schiavitù, la libertà venne naturalmente pensata
in termine di non-identificazione. Si riteneva che, se non ci si identifica con l'oggetto sperimentato,
si è, allora, in uno stato di libertà. Questa comprensione metafisica, che è realmente una
incomprensione, ha dato origine a varie pratiche per ottenere la liberazione. Si suggeriva di
mantenere l'autoconsapevolezza, come una tecnica per evitare di cadere nella schiavitù
dell'identificazione. Coloro che tentavano di raggiungere la libertà cercando di mantenere l’auto-
consapevolezza usavano delle pratiche che comportavano il ricordo di Dio, mentre erano impegnati
nel processo dell'esperienza nel mondo, o durante l'attività della vita quotidiana.
Un altro metodo consisteva nel tentare di rimanere coscienti del proprio Sé durante l'esperienza e
l'attività. Cercando di mantenere la consapevolezza del Sé, guardando un fiore, l'aspirante
cominciava a pensare: « Io sto guardando il fiore ». Il senso di questo pensiero era posto su: « Io sto
». Coloro che cercavano di mantenere la consapevolezza di Dio, conservavano nella loro mente
l'idea di Dio, ricordavano Dio mentre erano impegnati nell'azione. Si pensava che, se ci si identifica
con l'idea di Dio, la nostra mente, allora, impegnata in Dio, sarebbe rimasta libera
dall'identificazione con l'oggetto dell'esperienza.
Tali pratiche di cercare di mantenere l'autoconsapevolezza, o la coscienza di Dio, erano
intraprese in tutta sincerità. Il risultato, tuttavia, è stato fatale. Cercando di mantenere
l'autoconsapevolezza, o la coscienza di Dio al livello del pensiero impegnandosi
contemporaneamente nell'attività, essi riuscivano solo a dividere la mente. Mentre una parte della
mente era impegnata nel mantenere l'autoconsapevolezza, o il ricordo di Dio, l'altra era impegnata
nell'attività esteriore. Questa pratica di dividere la mente rendeva semplicemente debole la mente
stessa. Il lavoro ne soffriva perché non poteva usufruire della piena concentrazione della mente, e
l'autoconsapevolezza, o la coscienza di Dio, rimaneva solo un atto al livello grossolano del pensiero
cosciente. L'aspirante si trovava a non essere pienamente né nel campo dell'attività, né nello stato di
coscienza di Dio.
115 il compimento

La pratica prolungata di dividere la mente in questo modo poteva solo provocare un


indebolimento della personalità. Coloro che la praticavano non coltivavano l'autoconsapevolezza,
né la coscienza di Dio, e neppure avevano successo nel mondo. La ragione è ovvia. Quando le
persone pratiche constatavano che la vita di coloro che erano devoti a Dio o alla metafisica, era
metà dentro e metà fuori del mondo, si verificava uno strano atteggiamento: esse cominciavano a
non aver fiducia nelle tecniche di sviluppo spirituale perché, dicevano che coloro che vi si dedicano
sono poco pratici nella vita, deboli, e non dinamici.
Il pensiero della libertà, sebbene sembri buono, è solo un pensiero e non uno stato. Il pensiero
della libertà è vincolante come ogni altro pensiero. Il pensiero, per la sua stessa natura, porta l'uomo
fuori dal suo proprio Sé. Quando la mente comincia a intrattenere un pensiero, essa entra nel campo
della dualità, e il pensiero adombra la natura essenziale della mente. Perciò ogni pensiero è causa
d'identificazione.
Così il problema dell'identificazione non è stato affatto risolto pensando al Sé, o al Divino, o a
Dio. Per questo motivo tali pratiche non riuscivano a liberare l'individuo e il desiderio di libertà
restava insoddisfatto, mentre l'idea del Sé divino, o di Dio, al livello del pensiero, veniva
ulteriormente confusa da quelle pratiche.
L'errore fondamentale era di pensare all'identificazione in sé stessa come a una schiavitù. Sta di
fatto che l'identificazione non è una schiavitù. Ciò che costituisce la schiavitù è l'incapacità di
mantenere l'Essere insieme con l'identificazione. La schiavitù è l'incapacità di mantenere l'Essere
mentre ci si dedica all'esperienza e all'attività.
Se l'identificazione fosse una schiavitù, la libertà sarebbe possibile solo in uno stato successivo
alla morte, quando si cessa di sperimentare e di essere attivi. Finché l'uomo vive egli continua a
sperimentare e ad agire e così gli è impossibile evitare l'identificazione durante il tempo della sua
vita.
L'identificazione non è una schiavitù, perché la libertà deve essere vissuta nel mondo e vivere nel
mondo comporta l'identificazione con ogni cosa esistente in esso, ai fini dell'esperienza e
dell'attività.
L'identificazione non dovrebbe spaventare i cercatori della verità, occorrerebbe semplicemente
coltivare uno stato della mente tale che essa, pur essendo impegnata nelle cose del mondo esteriore,
non permetta l'adombramento dello stato del puro Essere.
Non è possibile acquisire la possibilità di mantenere l'Essere, pensando semplicemente
all'Essere. L'Essere può essere sperimentato e vissuto al livello del pensiero, solo quando la natura
stessa della mente venga trasformata nella natura dell'Essere. Allora tutte le esperienze saranno al
livello dell'Essere. Solo allora sarà possibile che l'esperienza non adombri e non annienti la validità
dell'Essere. L'Essere sarà vissuto insieme con l'identificazione.
Se si pensa all'Essere, si realizza solo il pensiero dell'Essere, e non lo stato dell'Essere. Perché
l'Essere sia stabilizzato nella natura stessa della mente durante gli stati di veglia, di sogno e di sonno
profondo, e attraverso ogni attività e inattività della vita senza venire ostacolato o adombrato, è
necessario che la mente sia trasformata nella natura stessa dell'Essere.
Perciò è necessario che la mente divenga familiare con lo stato dell'Essere attraverso tutte le
condizioni e le situazioni della vita. Questo è possibile facendo in modo che la mente cosciente
sperimenti gli stati sottili del pensiero, che ne trascenda infine il più sottile e arrivi allo stato
trascendentale dell'Essere. Mediante la pratica regolare della meditazione trascendentale, la natura
dell'Essere diviene stabile nella natura della mente a un punto tale che essa non può mai venire
adombrata da alcuna esperienza.
Questa infusione permanente dell'Assoluta coscienza di beatitudine stabilizza la mente in uno
stato di libertà permanente e, anche quando la mente si identifica con gli oggetti dell'esperienza o
dell'attività, l'Essere è mantenuto. Questo è lo stato della libertà eterna che non può venire
ostacolato o adombrato da alcuno stato di esperienza, di attività o di passività nell'esistenza relativa.
Così la libertà, nella vita, appartiene al campo dell'Essere. Questa libertà eterna non può mai essere
stabilizzata mantenendo il pensiero dell'Essere o il pensiero di Dio.
116 il compimento

L'Essere, o il Divino, o Dio, è qualcosa che deve essere vissuto; un pensiero illusorio dell'Essere
non aiuta molto nella vita pratica. Il pensiero di Dio può essere vagheggiato nella mente ma,
sebbene possa dare una soddisfazione psicologica, esso non fornisce i vantaggi dell'effettivo
contatto col Dio onnipotente. Un tale pensiero è solo un'immaginazione astratta, non è uno stato
concreto. Questa è la differenza fondamentale fra il riuscire effettivamente a realizzare la libertà
eterna nella vita e il rimanere ondeggianti nel pensiero della libertà.
Un tale errore di comprensione nel campo metafisico ha solo contribuito, per molti secoli, a
sviare i veri cercatori della verità, ed ha creato un baratro profondo fra il campo spirituale e
materiale.
La totale concezione della libertà e la via per realizzarla nella vita sono così delicate e sottili, che
è facile che esse vadano perdute col passare del tempo. Una volta che questo tenue filo sia perduto,
l'intero campo della conoscenza e dell'esperienza della realtà diventa confuso.
La libertà nella coscienza di Dio si ottiene portando la mente nel campo della coscienza di
beatitudine, e non pensando alla coscienza di beatitudine e facendo di essa uno stato d'animo.
Sfortunatamente la realizzazione di Dio, ovvero la libertà eterna sulla terra, è rimasta solo al livello
del pensiero comune. Questo è il motivo per cui le pratiche mistiche, nel nome dell'illuminazione e
della realizzazione di Dio, hanno lasciato la maggior parte degli aspiranti sospesi nel mero pensiero
del Divino e nella speranza di realizzarlo un giorno.
Col pensiero di Dio la mente si può immergere nell'astrazione. Il pensiero di Dio ravvolge la
mente, e l'aspirante può perdere la chiara concezione dell'ambiente esterno e credere di avere
sperimentato la coscienza cosmica. Questa è una mera illusione. Essendo intento nell'idea di essere
un re, un uomo non può mai raggiungere lo stato di re. Pensando continuamente di essere un re,
nessuno può mai realizzare la condizione di re. Per essere un re è necessario essere posti sul trono e,
così, godere dello stato di re. Per raggiungere la coscienza di Dio, e per vivere la coscienza di Dio
nella vita è necessario mettere sé stessi nel campo del Divino.
Dio è onnipresente, il Divino è presente ovunque. Questa è conoscenza comune. Ma se la mente
non è portata al livello dell'Essere onnipresente, l'onnipresenza di Dio non può essere apprezzata.
La pratica di pensare a Dio e al Divino ha creato un grande scoglio alla realizzazione nel campo
della metafisica e della religione e ha fatto sì che la gente sia rimasta irrealizzata.
La realizzazione di Dio è un'esperienza positiva, concreta, al livello della pura esistenza. Essa è
più reale, più sostanziale e sublime dell'esistenza di qualsiasi cosa sulla terra. La natura dell'Essere
divino e assoluto può essere facilmente vissuta se la mente viene condotta dal campo della relatività
al campo trascendentale. È solo necessario che la mente raggiunga lo stato trascendentale e ritorni
nel campo relativo. Questa è la via diretta per coltivare la vera libertà nella vita.
Abbiamo visto che, durante il processo del trascendere, la capacità cosciente della mente
aumenta, perciò, quando si esce dalla meditazione e ci si impegna nell'esperienza e nell'attività,
l'esperienza degli oggetti diventa più profonda, più piena e sostanziale. Ci si impegna nell'attività
con maggiore energia, intelligenza, e con una migliorata efficienza.
Questa è la gloria della realizzazione divina. Da un lato lo stato dell'Essere rimane infuso per
sempre nella nostra stessa natura e, dall'altro, il campo dell'attività diventa più sostanziale e
gratificante a tutti i livelli. Questo reca armonia fra le glorie interiori spirituali della vita e quelle
esteriori materiali.
Questo stato ha costituito l'oggetto del grande desiderio dell'uomo da tempo immemorabile,
perché esso glorifica tutti gli aspetti della vita. La vita materiale dell'uomo è illuminata dalla luce
del Sé interiore. Tutte le Scritture di tutte le religioni e l'intero campo della metafisica sottolineano
l'importanza di ottenere l'auto realizzazione e la realizzazione di Dio, perché questo è il fine proprio
dell'uomo. Sulla strada di questa meta l'uomo naturalmente rende il suo mondo migliore. Egli gode
di più del mondo, a tutti i livelli, mentre gode il Divino. L'individuo gode il mondo al massimo,
perché la natura della sua mente è, ora, la coscienza di beatitudine, e la coscienza di beatitudine è la
base di tutta la sua esperienza e la sua attività. Questo è lo stato dell'uomo che ha realizzato Dio.
Questo è lo stato dell'uomo che ha successo nel mondo. Questi stati procedono insieme nel mondo
117 il compimento

portando nella vita la libertà eterna.


Questa libertà eterna, nella vita, glorifica tutti i campi del pensiero, della parola, dell'azione e del
comportamento insieme con l'intero campo del karma passato e presente. La via della libertà eterna
è anche la via del successo nel mondo e la sua chiave è la pratica regolare della meditazione
trascendentale.

Capitolo Dodicesimo

IL PROBLEMA DELLA PACE NEL MONDO


Il problema della pace sarà risolto pienamente e definitivamente solo mediante uno stato di
coscienza divina o di coscienza di Dio, nella libertà eterna. La strada della pace, in tutti i suoi
aspetti, è sempre stata un grande problema nel mondo; la pace dell'individuo, la pace della famiglia,
la pace della società e la pace del mondo.
La base della pace è la beatitudine. Se non si è felici, non si può essere in pace. La pace senza
felicità durevole è soltanto passività. Quando si dorme, durante la notte, c'è assenza di attività.
Questo stato è chiamato pace. Ma quando ci si sveglia la mattina e, ancora una volta, si entra nel
campo del pensiero, della parola e dell'azione, si constata che la pace sentita per l'assenza di attività
non è durevole.
La pace ottenuta svuotando la mente di ogni pensiero e tenendola sospesa è dovuta soltanto alla
mancanza di pressione del pensiero. Quando questa mente ritorna a pensare e ad agire comincia a
sentire, di nuovo, la pressione del pensiero e dell'azione. Allora l'individuo comincia a sentire la
mancanza di pace. Tutte queste pratiche per rendere silenziosa la mente sono sbagliate e, se
continuate per un certo lasso di tempo, renderanno la mente come spenta.
Ci sono molti gruppi in cui le persone si siedono in silenzio e cercano di sentire la propria voce
interiore o la voce di Dio, come essi la chiamano. Tutte queste pratiche rendono la mente passiva e
oscura. Coloro che praticano il silenzio della mente cominciano a mancare di vivacità. I loro volti
sono spenti ed essi mancano di energia. Sembrano tranquilli ma sono soltanto passivi, nella vita.
Una tale esperienza di « pace » è ottenuta a scapito dell'efficienza nella vita, a scapito della vita
stessa.
Ogni tentativo di rendere silenziosa la mente nella speranza di sperimentare la pura coscienza, è
semplicemente l'inseguimento di un miraggio. Quando i pensieri sono tenuti fuori dalla mente, essa
diventa passiva perché rimane al livello di coscienza del pensiero ma senza il pensiero. Non è
necessario fare il tentativo di svuotare la mente dal pensiero, ma condurre la mente cosciente agli
stati sottili del pensiero e infine, trascenderne lo stato più sottile e arrivare allo stato effettivo
dell'Essere. Tenere la mente vuota al livello cosciente vuol dire soltanto portarla fuori dal campo
dell'attività e renderla passiva e inattiva.
Le persone che praticano il silenzio della mente possono provare un senso di pace nella vita,
perché praticano la negazione del pensiero. Quando una mente, che è diventata oscura e pigra
mediante queste pratiche, non è più dinamica nel campo dell'esperienza e dell'attività, ottiene
dall'inattività un senso di pace. Ma, appena sorge un problema serio, o l'individuo deve essere
attento e vigile, la mente avverte un senso di sforzo perché è caduta nell'abitudine dell'inattività.
Queste pratiche sono dannose al progresso dell'individuo e della società.
La pace può essere durevole solo se la natura stessa della mente viene trasformata in coscienza di
118 il compimento

beatitudine. La ricerca della pace dovrebbe essere perseguita portando la mente nel campo del
Trascendente, la sorgente di ogni felicità, mediante la pratica della meditazione trascendentale.
Quando non si è in pace, la paura, la mancanza di sicurezza in sé stessi e tutte le miserie della
vita insorgono a renderci così infelici che non siamo più capaci di pensare o di realizzare alcunché
di utile. La paura è semplicemente mancanza di sicurezza di sé, e la base della sicurezza è
l'appagamento che può derivare solo dall'esperienza della beatitudine. Non c'è nulla nel mondo che
possa veramente portare un durevole appagamento alla mente, perché nulla nel mondo può dare una
felicità abbastanza intensa da soddisfare la grande sete della mente. Il solo campo di appagamento è
quello trascendentale della coscienza di beatitudine. Se non si giunge a questo stato la propria pace
sarà sempre minacciata da qualunque fatto interiore.
La porta d'oro che conduce alla pace nella vita è l'esperienza della beatitudine, ed è facile per
ognuno acquisire questa grande gloria e viverla nella vita.
Ogni individuo influenza l'intero cosmo con ogni pensiero, parola ed azione.
Perciò chi ha la pace nel cuore, naturalmente, irradia pace e armonia e influenza l'intero
universo. Coloro che sono irrequieti, preoccupati o turbati e che non hanno l'esperienza della
coscienza di beatitudine, producono continuamente influssi sfavorevoli nel loro ambiente. Ogni
attività ingiusta, immorale e corrotta produce un influsso degeneratore nell'atmosfera. Quando un
grande numero di persone sono infelici, tese ed ingiuste, l'atmosfera del mondo è satura di questi
influssi. Quando le tensioni nel mondo aumentano oltre un certo limite, l'atmosfera esplode in
calamità collettive.
I grandi esponenti della scienza medica dell'antica India, Charak e Shrushut, hanno dimostrato
che, finché gli uomini si comportano giustamente, l'atmosfera rimane colma di vibrazioni
armoniose. I raccolti sono buoni, il sole risplende, piove quando è utile e l'intera creazione gode di
ogni cosa nell'atmosfera. Ma quando gli uomini perdono il senso della giustizia e agiscono contro le
leggi della morale della vita, l'equilibrio della natura è disturbato, e l'atmosfera esplode in calamità
collettive come le carestie, le inondazioni, i disastri di vario genere e tutto ciò che danneggia la vita
nel mondo. Questo ci dà la misura per valutare la salute del mondo.
Così per produrre un'atmosfera armoniosa e salutare per il bene di tutte le creature nel mondo, è
necessario che l'uomo viva nella felicità e nella pace. Ogni uomo ha la possibilità di vivere in
questo modo.
Il problema della pace nel mondo può essere risolto solo risolvendo il problema della pace
dell'individuo che, a sua volta, può venire risolto solamente creando nell'individuo uno stato di
felicità. Perciò il problema della pace dell'individuo, della famiglia, delle comunità, delle nazioni e
del mondo intero sarebbe risolto dalla meditazione trascendentale che è la via diretta per stabilire la
coscienza di beatitudine nella vita.
Dove vi sono disaccordi e dissensi nelle famiglie o nei gruppi di amici, sembra che la disarmonia
ne colpisca solo una piccola parte, ma gli individui non si rendono conto che, mediante i cattivi
sentimenti, la malizia, il cattivo comportamento, le parole dure e la sofferenza, essi contribuiscono
alla distruzione della pace del mondo.
Tutti i conflitti internazionali sono causati dall'effetto collettivo delle tensioni che gli individui
hanno liberato nell'atmosfera. L'individuo non comprende che mediante il pensiero, la parola e
l'azione egli emette costantemente influssi di odio creando uno stato di tensione che, a un certo
punto, esploderà, e farà ricadere su di lui gli effetti che egli stesso ha determinato.
È tempo, ormai, che coloro che sono interessati alla pace del mondo si dedichino alla pace
dell'individuo. Cercare di risolvere il problema dei conflitti internazionali ignorando il problema
dell'individuo è un tentativo del tutto inadeguato a stabilire la pace mondiale.
Se si crea una crisi a Berlino, la mente di tutti gli uomini di stato si volge verso quella città. Se
qualcosa accade nel Congo la loro totale attenzione si volge verso il Congo. Se c'è un conflitto
nell'Himalaya la loro attenzione vi si dirige. Cercare di risolvere questi problemi singolarmente è
esattamente come cercare di dare la salute ad una foglia spruzzandola d'acqua, invece di innaffiare
la radice. Ormai l'« uomo » dovrebbe essere abbastanza saggio da capire che, solo innaffiando la
119 il compimento

radice, si può veramente aiutare la foglia. Nel loro tentativo di creare la pace mondiale, gli uomini
di stato di tutto il mondo dovrebbero ormai essere anche abbastanza saggi da utilizzare i modi atti a
portare felicità e pace alla vita degli uomini.
Tutti gli sforzi lodevoli delle Nazioni Unite sfiorano appena il problema della pace mondiale. Se
le menti e le risorse degli statisti potessero essere usate per diffondere e portare efficacemente agli
individui la pratica della meditazione trascendentale, l'aspetto del mondo potrebbe essere cambiato
da un momento all'altro.
È tragico che con tutta l'intelligenza e la sincerità che vengono impegnate nel tentativo di aiutare
gli uomini, non si faccia quasi nulla per migliorare la vita dell'individuo dall'interno. Sino a che gli
uomini di stato ignoreranno le possibilità di migliorare la vita degli individui dall'interno e di
portare loro pienezza di pace, di felicità e di intelligenza creativa, il problema della pace nel mondo
sarà sempre affrontato solo alla superficie, e il mondo continuerà a soffrire le sue guerre calde e
fredde.
La storia documenta i tentativi degli statisti di stabilire una pace mondiale duratura. Ma poiché
tutti i tentativi sono fatti alla superficie della vita internazionale e non al livello della vita
dell'individuo, il problema della pace mondiale continua ad essere un problema per ogni
generazione.
L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura cerca di migliorare
gli individui in massa, ma di nuovo tutti questi tentativi riguardano solo i valori di superficie della
vita. Tentare di sviluppare le relazioni culturali fra le nazioni e di portare la cultura alle aree meno
sviluppate del mondo, significa solo sfiorare la superfice del problema della pace nel mondo.
Le menti capaci impegnate nei lavori dell'Unesco hanno ora la opportunità di usare le loro vaste
risorse per portare questo semplice sistema della meditazione trascendentale ad ogni individuo,
dovunque. Se esse si incaricassero di questo, uno stato naturale di pace mondiale durevole si
stabilirebbe. Ci sarebbe amore, simpatia, gentilezza, gratitudine e stima reciproca, a tutti i livelli
della vita nazionale e internazionale. Questo è qualcosa di valore pratico che può veramente
cambiare la faccia del mondo e portarlo da una condizione di sofferenza, di infelicità, di dubbio, di
odio e di paura, a uno stato di felicità, di pace, di creatività, di gentilezza e di amore.
Una generazione, i cui capi cercheranno sinceramente di dare larga applicazione a questo
principio, riuscirà a creare una pace mondiale duratura. Se gli attuali uomini di Stato e i capi politici
lo facessero, il merito sarebbe loro, ed essi avrebbero la soddisfazione di lasciare un mondo
migliore alle generazioni future.
Una solida base per la pace permanente e per la felicità nel mondo può essere posta ora. Il
successo dipende da coloro che hanno la capacità, le risorse e la volontà di fare qualcosa di valore
pratico. Se l'attuale generazione cogliesse l'opportunità di porre una solida base, e se i fortunati capi
delle generazioni future mantenessero la pratica regolare della meditazione trascendentale nella vita
dei loro popoli, la gloria della vita sarebbe goduta da tutte le generazioni.
Che sia così è la nostra sincera preghiera all'Onnipotente ed è il nostro umile appello a tutti i
Capi e a tutti coloro che desiderano il bene dell'umanità.
120 il compimento

PARTE QUARTA

IL COMPIMENTO

Capitolo Primo

IL COMPIMENTO DELLA VITA


Il compimento della vita sta nell'acquisire lo stato della vita divina e nel vivere la vita di eterna
libertà nella pienezza di tutti i valori dell'esistenza umana.
Il compimento della coscienza umana si trova nell'ottenimento della coscienza divina, coscienza
di Dio, che unifica i valori assoluti e relativi della vita.
La coscienza di beatitudine dell'Essere assoluto e le gioie relative della creazione molteplice
dovrebbero essere vissute simultaneamente. Questo significa il compimento della vita nella
coscienza cosmica.
Per amore di chiarezza cercheremo di spiegare che cosa è la coscienza cosmica.
Abbiamo visto che durante la meditazione trascendentale la mente cosciente arriva al campo
trascendentale dell'Essere assoluto di natura non-manifestata. Qui, in questo campo, la mente
trascende tutto quello che è relativo, e si trova nello stato dell'Essere assoluto. La mente ha trasceso
tutti i limiti dell'esperienza del pensiero e viene lasciata con sé stessa in uno stato di pura coscienza.
Questo stato di pura coscienza, o lo stato dell'assoluto, puro Essere, è chiamato coscienza del Sé.
Quando questa autocoscienza è continuamente mantenuta, anche quando la mente emerge dal
Trascendente e s'impegna nel campo dell'attività, allora l'autocoscienza ottiene lo stato di coscienza
cosmica. L'autocoscienza è, allora, stabilita eternamente nella natura della mente. Persino quando la
mente è nello stato di veglia, di sogno o di sonno profondo, l'autocoscienza è mantenuta in modo
naturale: questo stato si chiama coscienza cosmica.
« Coscienza cosmica » significa quella coscienza che include la esperienza del campo relativo
insieme con lo stato dell'Essere assoluto. Nello stato di coscienza cosmica la mente vive in libertà
eterna, e non è vincolata da qualsiasi cosa possa sperimentare durante tutte le attività nel mondo
relativo. Questa libertà dalla schiavitù dell'esperienza dà alla mente lo stato di coscienza cosmica,
una condizione di eterna libertà in tutti gli stati relativi della vita: veglia, sogno e sonno.
La perfetta salute mentale e fisica è naturale in questo stato di compimento della vita, nel quale
l'intelligenza divina parla in tutte le fasi della vita; in cui la coscienza di Dio permea tutte le
esperienze e le attività quotidiane; in cui l'amore universale fluisce e trabocca dal cuore e
l'intelligenza divina colma la mente. In tale stato di vita integrata in cui il comportamento è
armonioso, e tutti i piani della vita sono permeati dalla coscienza divina, l'amore universale inonda
ogni cosa e si concentra nella devozione di Dio, e la vita trova compimento nello sconfinato oceano
della saggezza divina.
Il mondo è il Divino in attività, ogni cosa s'innalza come un'onda sull'eterno oceano della
121 il compimento

coscienza di beatitudine. Ogni percezione, il suono di ogni parola, il tocco di ogni minima
particella, l'odore di qualsiasi cosa, attingono all'oceano della beatitudine eterna.
Il sorgere di ogni pensiero, parola o azione è come l'avanzare della marea della beatitudine.
In ogni stato di esistenza, statico o dinamico, la gloria divina del non-manifestato aleggia nei
campi manifestati della vita. L'Assoluto opera nel relativo. L'Eternità pervade ogni attimo
dell'esistenza transitoria. La vita è compiuta definitivamente solo quando la coscienza cosmica è
polarizzata nella devozione a Dio. La definitiva perfezione, nella vita, innalza l'uomo cosmicamente
evoluto alle altezze della devozione.
Fortunati sono quegli uomini evoluti, che hanno raggiunto la coscienza cosmica poiché essi
hanno la possibilità della devozione che porta o che eleva, il valore dell'infinita coscienza di
beatitudine a uno stato di concentrazione. Rispetto allo stato di devozione, lo stato di coscienza
cosmica può essere descritto come « di mera coscienza cosmica ». Come se l'acquisire la coscienza
cosmica non fosse, in realtà la conquista dell'adempimento finale della vita, ma soltanto il mezzo
per ottenere la capacità di acquisire il compimento reale e definitivo.
Se non si è cosmicamente evoluti, se non si vive l'eternità nei campi transitori della vita
quotidiana, non è possibile espandersi al livello dell'amore universale. Se non ci si espande al livello
dell'amore universale come si può acquisire l'amore universale in uno stato concentrato?
L'amore personale per la madre o per il padre, per il marito o per la moglie è il simbolo semplice
dello stato concentrato dell'amore universale che un'anima cosmicamente evoluta ottiene nello stato
di devozione a Dio. Nel cuore del bambino l'amore per i suoi giocattoli, per i suoi divertimenti e per
i suoi studi è diffuso, mentre l'amore concentrato è per sua madre. Questa è un'analogia che serve a
spiegare il grado d'amore possibile quando, avendo ottenuto lo stato di coscienza cosmica, ci si
dedica a Dio. L'innocente fantasia del bambino racchiude una certa quantità di amore che si
concentra nell'amore per sua madre. Lo studente ha nel suo cuore una certa quantità di amore per
svariati rami del sapere, ma esso si concentra nell'amore per il suo maestro. Il marito ha una certa
quantità di amore che fluisce dal suo cuore verso molte cose, nella vita, ma egli realizza lo stato
concentrato di tutto il suo amore, nell'amore per la moglie.
Allo stesso modo un uomo che ha realizzato la coscienza cosmica possiede uno sconfinato,
illimitato amore che si espande in tutte le direzioni e che include ogni cosa. Quando questo amore
straripante, sconfinato, illimitato, cosmico, universale si concentra nella devozione a Dio, allora
quello stato concentrato di amore universale raggiunge un grado tale che conduce al compimento
finale della vita.
Lo stato di coscienza cosmica è molto più concentrato nella devozione a Dio, che in qualsiasi
forma di amore che possa mai esistere in qualsiasi sfera d'esistenza. Vivere questo stato di amore
concentrato, universale è l'ultimo compimento della vita. È uno sconfinato fluire d'amore alla vista,
al suono, al gusto, al tatto di qualsiasi cosa: l'intera vita nella sua multiforme diversità non è altro
che pienezza d'amore, beatitudine e appagamento eterno e assoluto.
La capacità di giungere al compimento sorge nell'individuo quando, mediante la pratica costante
nella meditazione trascendentale egli acquisisce la coscienza cosmica e si abbandona, in devozione
ai piedi di Dio. Se lo stato di coscienza cosmica non è raggiunto la devozione nel senso vero della
parola non ha alcun significato. Se il cuore dell'uomo non fluisce nell'amore universale non ottiene
molto dalla devozione perché la devozione vera sta nell'arrendevolezza e arrendersi significa
perdere la propria identità e acquisire quella dell'Amato. Il sentiero dell'amore e della devozione è
percorso con successo solo dalle anime cosmicamente evolute.
L'uomo che non si è elevato alla coscienza cosmica, che è ravvolto entro i limiti della propria
individualità, che è sveglio soltanto nell'identità della sua stessa individualità, non può avere un
concetto chiaro e significativo dell'amore e della devozione. Benché gli esseri umani, a tutti i livelli
di coscienza, sentano amore nei loro cuori, devozione verso Dio e pratichino tale devozione, la
sublimità della devozione nello stato di coscienza cosmica ha un fascino che oltrepassa i limiti
dell'immaginazione.
La devozione e l'amore appartengono, nel loro pieno valore, solo alla vita della coscienza
122 il compimento

cosmica. Sotto questo livello la devozione e l'amore non hanno molto significato o valore. La
devozione dell'uomo che non ha realizzato sé stesso è soltanto un tentativo, uno sforzo, una
tensione. Nel migliore dei casi essa porta ad immaginare stati di amore più grandi, più intensi. Ma
l'amore e la devozione dell'uomo cosmicamente evoluto ha un valore significativo e sostanziale che
abbraccia l'eternità, e questo amore, questa devozione legano l'eternità in un'unica individualità
universale. Questo è il potere dell'amore e della devozione.
Sotto il livello della coscienza cosmica il potere dell'amore e della devozione è limitato e
insignificante. Perciò tutti coloro che desiderano seguire il sentiero della devozione sono invitati a
cominciare la pratica della meditazione trascendentale, che rende l'individuo capace di elevarsi allo
stato di coscienza cosmica senza sforzo o conflitti, senza mortificazione e austerità.
Quando l'individuo acquisisce la coscienza cosmica si muove in armonia con moti dell'intero
cosmo, il suo fine si trova in quello dell'intero cosmo, la sua vita è stabilita nella vita cosmica. La
volontà dell'uomo, allora, è la volontà di Dio, l'attività dell'uomo è il desiderio di Dio e l'uomo
adempie il proposito di Dio. Quando l'uomo adempie il proposito di Dio, quando respira il desiderio
di Dio, allora il figlio di Dio diventa la parola di Dio. Allora il Padre nei cieli e l'uomo sulla terra
sono uniti nello stesso ideale del bene eterno. L'uomo, mediante tutti i suoi pensieri, le sue parole e
le sue azioni, produce influssi che servono il fine della creazione, e a tutti i livelli della sua vita
individuale egli ottiene l'adempimento del fine della vita cosmica.
Allora l'interesse dell'uomo è l'interesse finale di Dio, la mente individuale dell'uomo è la mente
cosmica di Dio; il respiro individuale dell'uomo è il respiro cosmico di Dio; la parola individuale
dell'uomo è l'espressione del silenzio cosmico.
Il Signore parla attraverso di lui; la vita cosmica, onnipresente si esprime nella sua attività,
l'onnisciente si esprime nei limiti della sua personalità individuale; l'intelligenza cosmica trova
espressione nella sua mente individuale; il pensiero della vita cosmica si realizza nel suo processo
del pensare; il silenzio immutabile dell'Essere eterno trova espressione nel pensiero, nella parola e
nell'azione di tale uomo. Gli occhi dell'uomo scorgono il fine di Dio, le sue orecchie odono la
musica della vita cosmica, egli tiene nelle sue mani le intenzioni cosmiche, i suoi piedi mettono in
moto la vita cosmica, egli cammina sulla terra pur camminando nel destino dei cieli, egli guarda il
mondo e vede la gloria di Dio, ascoltando egli ode il silenzio, egli parla ed esprime la parola di Dio,
egli parla e manifesta l'intenzione di Dio, egli parla e fa conoscere il fine della vita cosmica, egli
parla e le sue parole dicono dell'Essere eterno. L'uomo è l'espressione vivente dell'onnipresente e
onnisciente esistenza cosmica.
Ecco chi può parlare nel nome di Dio e della legge cosmica, agire nel nome di Dio, ecco chi
rappresenta l'immagine di Dio sulla terra. La sua vita è il torrente dell'Essere cosmico. Il torrente
della sua vita individuale è l'onda possente dell'oceano eterno dell'Essere cosmico, un'onda che
racchiude in sé stessa l'intero oceano della vita cosmica. Egli è l'espressione dell'inesprimibile
Essere eterno. Egli si muove nello stato immobile dell'Assoluto. La sua attività nell'esistenza
relativa esprime il silenzio eterno dell'Assoluto. Nella radiosità della sua vita relativa l'Assoluto
trova l'espressione del suo Essere. Gli angeli e gli dei godono la sua esistenza sulla terra; la terra e i
cieli godono l'esistenza della beatitudine dell'Essere eterno incarnato nell'uomo.
L'informe appare nella forma, il silenzio diventa vibrante, l'inesprimibile si esprime nella
personalità, la vita cosmica viene emanata dall'individuo.
Ecco come, quando il respiro dell'individuo diventa l'impulso della vita eterna, la sua
individualità irradia l'esistenza universale e ottiene così l'adempimento della vita.
123 il compimento

Capitolo Secondo

L'ADEMPIMENTO DELLA RELIGIONE


L'adempimento della religione consiste nel dare all'uomo una via diretta per la realizzazione di
Dio; questo è quanto occorre per rendere l'uomo completo, in una vita pienamente integrata, capace
di grande intelligenza, creatività, saggezza, pace e felicità.
L'adempimento della religione consiste nel dare all'uomo ciò che la parola stessa "religione"
significa. La parola "religione" deriva dall'infinito del verbo latino religare: "re" significa "di
nuovo", "ligare" significa "legare"; o, ciò che lega di nuovo. Lo scopo della religione è di legare
l'uomo di nuovo, alla sorgente, alla sua origine.
Se la religione riesce a riportare la vita dell'uomo alla sua sorgente, riportando la mente, il corpo
e l'attività stessa della mente alla sorgente di ogni attività, la religione riesce ad adempiere il suo
fine. La mente è il perno della vita. Se la mente potesse essere riportata alla sua origine, l'intera vita
sarebbe riportata alla sua sorgente e il fine della religione sarebbe adempiuto.
La religione è una via, o almeno dovrebbe essere una via per elevare la coscienza dell'uomo al
livello della coscienza di Dio e la mente umana al livello dell'intelligenza divina e della mente
universale cosmica.
Il fine della religione è di armonizzare la vita dell'individuo con le leggi della natura in modo tale
che essa fluisca naturalmente nel flusso dell'evoluzione.
La religione dovrebbe coordinare la vita individuale con la vita cosmica e in tal modo integrare
tutti i valori dell'esistenza umana. La religione offre una via pratica alla realizzazione della realtà
suprema messa in luce dalla filosofia. La filosofia è descrittiva, la religione invece ha un valore
pratico e offre un mezzo diretto verso la realizzazione di Dio affinché gli esseri umani evolvano al
livello del Divino. La religione prescrive ciò che si deve e ciò che non si deve fare nella vita allo
scopo di dirigere l'attività dell'individuo verso il fine più alto dell'esistenza umana. Tutti questi
imperativi della religione sono destinati ad offrire un sentiero diretto verso la realizzazione della
realtà ultima, o della libertà nella coscienza di Dio. La religione serve un fine pratico.
Non è necessario descrivere dettagliatamente lo stato deplorevole della religione nel mondo
attuale, è sufficiente dire che oggi riconosciamo soltanto le strutture, e che esse mancano dello
spirito. Solo i rituali e il dogma esistono; lo spirito se ne è andato. Ecco perché i seguaci delle
religioni non realizzano l'adempimento.
Questo non significa che i riti delle religioni non abbiano valore. I riti e gli aspetti dogmatici
della religione sono certamente necessari perché, affinché l'anima esista, ci deve essere il corpo.
Essi sono validi perché costituiscono il corpo della religione quale strumentalità affinché lo spirito
della religione possa guidare il destino dei popoli.
I riti delle varie religioni ne rappresentano il corpo e la pratica dell'esperienza diretta dell'Essere
ne rappresenta lo spirito. Entrambi sono necessari e dovrebbero proseguire di pari passo. L'uno non
può sopravvivere senza l'altro.
Quando lo spirito lascia il corpo, questo comincia a disintegrarsi. Altrettanto accade alle religioni
oggigiorno. Esse sembrano essere in uno stato di disintegrazione perché sono prive dello spirito. La
religione, oggi, è simile al cadavere di un uomo privo dell'uomo stesso. I riti rimangono privi del
potere di elevare la coscienza dei popoli.
Lo spirito interiore delle religioni sembra non esistere più. Se esso esiste ancora non riesce a
interessare l'umanità. A causa della sua inefficacia esso ha praticamente cessato di avvincere
l'immaginazione dell'uomo moderno. Difficilmente, nel momento attuale, si trova una religione i
cui custodi e predicatori siano a conoscenza del metodo diretto per sperimentare l'Essere ultimo,
assoluto, sebbene le Scritture di tutte le religioni contengano questa pratica come perno centrale dei
loro insegnamenti. Ecco perché in tutto il mondo la religione ha perduto la sua efficacia e non riesce
ad adempiere il suo fine.
124 il compimento

Il fine della religione non dovrebbe essere soltanto quello di indicare ciò è giusto o sbagliato; per
adempiere il suo fine dovrebbe elevare l'uomo a uno stato di vita nel quale egli sceglierà soltanto
quello che è giusto ed eviterà spontaneamente ciò che è sbagliato. Il vero spirito della religione
manca se esso è polarizzato solo su ciò che è giusto o ingiusto e suscita la paura della punizione e
dell'inferno e la paura di Dio nella mente dell'uomo. Il fine della religione dovrebbe essere di
togliere ogni paura all'uomo. Non dovrebbe cercare di raggiungere il suo scopo instillando la paura
dell'Onnipotente.
La religione dovrebbe suggerire un modo di vivere tale che consenta alla vita di stabilizzarsi
naturalmente in armonia col fine cosmico dell'evoluzione affinché ogni pensiero, parola e azione
dell'individuo siano guidati, spontaneamente dal più alto proposito di vita. Non è richiesto all'uomo
di sforzarsi per fare il bene e per aspirare ai più elevati valori della vita, ma si richiede che tutti i
suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni siano, spontaneamente, posti al livello che consente il
raggiungimento del più alto fine di vita.
La religione dovrebbe essere abbastanza forte da portare l'individuo, in modo naturale, ad uno
stato di compimento nella vita senza pratiche faticose o lunghi anni di allenamento. Se una religione
è pienamente integrata in sé stessa, dovrebbe rendere l'uomo capace di vivere tale adempimento in
modo naturale.
Una religione realmente viva e integrata dovrebbe essere in grado di indurre nell'uomo lo spirito
di compimento. Da quando l'uomo ha raggiunto l'età adulta il suo sistema nervoso è completamente
sviluppato. A quell'età egli avrebbe dovuto ottenere, seguendo la sua fede, lo stato di adempimento
della vita. Il resto dei suoi giorni dovrebbe essere vissuto nel compimento.
Una religione pienamente viva e integrata sarà quella mediante la quale ogni uomo avrà
realizzato la coscienza di Dio, e sarà un uomo che gode del pieno valore della vita, un uomo di Dio,
il Divino manifestato in forma umana sulla terra.
Mediante la pratica della meditazione trascendentale è ora possibile per gli uomini di tutte le
religioni acquisire entro loro stessi uno stato di vita integrata e realizzare l'assoluta pura coscienza,
lo stato dell'Essere divino.
Una religione che affida al suo popolo il messaggio di fare del bene, ma che non riesce a
sviluppare la coscienza o ad elevarlo a vivere in modo naturale una vita di bontà, è una religione di
mere parole. Una religione degna di questo nome dovrebbe avere valore pratico. Dovrebbe porre
direttamente l'uomo sul sentiero di una vita piena di bene e libera dal male.
È responsabilità della religione vedere che il bene si irradi dal viso dei suoi seguaci. Se gli
insegnamenti religiosi non riescono ad ispirare i popoli a vivere una vita di bene nella coscienza di
Dio, i predicatori di queste religioni dovrebbero rinnovare la loro forza e capire a fondo i loro stessi
insegnamenti. La luce interiore della religione manca negli insegnamenti religiosi, in tutto il mondo,
col risultato che la pace e la felicità sono assenti dalla vita dei popoli e le tensioni aumentano
dovunque. Quelle persone religiose che sembrano aver pace nella loro vita, hanno spesso
un'attitudine passiva, priva di forza dinamica, ma questa non è una caratteristica della vera vita
religiosa. La passività sorge dall'applicazione fuorviata degli ideali religiosi.
La vita dell'uomo religioso dovrebbe essere buona e dinamica alla superficie, e nella profondità
dovrebbe avere quella pace inalterabile ed eterna che si trova nel fondo dell'oceano.
La vita dovrebbe essere tale da consentirci di vivere la religione in modo naturale e di assolverne
il fine ultimo. Non dovrebbe essere una lotta il vivere e l'ottenere il compimento. La vita dovrebbe
essere vissuta nell'adempimento di tutti i suoi valori. L'uomo sulla terra, un uomo di religione reale,
viva e integrata dovrebbe essere un dio vivente, il Divino che parla, non un uomo in lotta con la
fede in Dio alla ricerca del significato del divino. La sostanza di Dio, lo stato di Dio, l'esistenza di
Dio, la coscienza di Dio, tutto ciò dovrebbe essere la vita naturale dell'uomo.
La fede in Dio e nella religione debbono avere uno scopo nella vita. Qualsiasi fede che sia
soltanto fine a sé stessa non serve che a svuotare l'uomo della sua energia. Se la fede non riesce a
liberare l'uomo dalla sofferenza e a portargli il bene, allora quella fede abbisogna di qualche altra
cosa per renderla più produttiva. Gli uomini che appartengono alle diverse religioni hanno fede
125 il compimento

nella propria religione e perseverano in essa attraverso le tensioni della vita. Sta ai predicatori delle
singole religioni di offrir loro qualcosa di valore pratico mediante il quale la fede li guidi verso la
meta della vita.
I sacerdoti sono i ministri di Dio, stanno fra l'uomo e Dio. La loro responsabilità è quella di
costituire un legame fra l'umanità e la divinità.
Inoltre i sacerdoti nei templi fanno da mediatori fra l'uomo e Dio e, come tali, la loro
responsabilità è grande. La loro vita deve essere integrata nella coscienza di Dio e se non riescono a
vivere la vita nella coscienza di Dio essi cessano di essere un legame fra l'uomo e Dio.
È tempo che i custodi della religione vengano risvegliati. Questa meditazione è offerta loro con
tutto l'amore di Dio e con tutto l'amore per quello che essi rappresentano. È tempo che la
meditazione trascendentale sia adottata nelle chiese, nei templi, nelle moschee e nelle pagode. Fate
che tutti coloro che sono orgogliosi della loro religione, che vivono il loro proprio modo di vita
secondo la loro fede, gioiscano dell'adempimento della loro vita, la vita divina nella vita umana,
mediante i precetti della loro propria religione.
In una semplice pratica è racchiuso il compimento di ogni religione. Essa appartiene allo spirito
di ogni religione; è esistita nella fase iniziale di ogni fede, ed è stata perduta. Il principio ne è ancora
contenuto nelle Scritture. È stato soltanto perduto nella pratica. Sfortunatamente gli istruttori
religiosi sembrano aver messo il carro davanti ai buoi. Essi consigliano all'uomo di comportarsi
rettamente, insegnandogli che mediante la giusta azione otterrà la purezza e potrà realizzare Dio. Il
giusto aiuto sarebbe di offrire un modo diretto per realizzare la coscienza di Dio. L'uomo,
stabilizzato in una coscienza più elevata, si comporterebbe rettamente in modo naturale. L'uomo si
comporta dal suo livello di coscienza, perciò qualsiasi insegnamento, nei confronti della retta
azione, senza un mezzo idoneo per elevare la coscienza, rimane inefficace. È molto più facile
elevare la coscienza dell'uomo che farlo agire rettamente. La vita religiosa è il risultato della
coscienza di Dio; la realizzazione di Dio non è il risultato della vita religiosa. Se questo non viene
compreso la meta non verrà mai raggiunta e rimarrà sempre un sogno irrealizzabile nei domini delle
speranze inadempiute. Per molte generazioni l'uomo è stato privato della coscienza di Dio e di una
vita buona. È penoso constatare che molte generazioni sono trascorse senza ottenere il vero dono
della vita. Certamente nessuno può esserne ritenuto responsabile. La responsabilità della perdita
dello spirito di religione dipende dall'eternità del tempo. Ma ora è il momento della rinascita dello
spirito.
Fortunatamente questa tecnica è ritornata alla luce nella generazione presente. Fate che venga
adottata da tutti i popoli di tutte le religioni e fate sì che essi ne godano mentre sono fieri della loro
fede. Fate che le menti intelligenti di tutte le religioni, i custodi delle varie fedi scandaglino nella
più profonda essenza delle loro scritture e trovino la meditazione trascendentale; fate che essi
imparino tale pratica e che l'adottino alla luce dei loro stessi insegnamenti religiosi.
La premessa fondamentale di ogni religione dovrebbe essere che non è necessario che l'uomo
soffra nella vita. Nella vita dell'uomo appartenente a qualsiasi religione non dovrebbero trovare
posto la sofferenza, la tensione, l'immoralità, il vizio, i pensieri, le parole e le azioni corrotte.
Nessuno di questi aspetti negativi della vita dovrebbe esistere per l'uomo che segue la religione.
Non è necessario indugiare sull'attuale stato deplorevole dei seguaci delle religioni,
sull'aumentata tensione nella vita, sulle sofferenze, sulla malattia e sul declino dei valori umani in
tutte le fedi. Queste mancanze da parte delle religioni sono la causa per cui la vita moderna sta
allontanandosi dalla religione. Anche se la gente dichiara formalmente di appartenere a una
religione o a un'altra, non riesce a vivere i valori di una vita religiosa.
La vita religiosa dovrebbe essere colma di beatitudine, di gioia, di pace, di armonia, di creatività
e d'intelligenza. Il flusso della vita religiosa dovrebbe almeno fluire al livello del senso comune.
Dovrebbe essere una vita di amore, di gentilezza, di tolleranza verso gli altri, viva nel desiderio di
aiutare gli altri. La natura della mente dell'uomo religioso dovrebbe possedere tutte queste qualità.
Se queste qualità insieme con lo stato di coscienza di Dio non sono naturalmente presenti in un
uomo religioso allora il nome della sua religione è soltanto un peso per lui.
126 il compimento

Le religioni non dovrebbero soltanto offrire solide fondamenta, ma essere in grado di costruire
un alto edificio di vita divina nella vita dell'uomo, e questo può essere realizzato soltanto
trasformando la natura dell'uomo nella natura divina. Sarà difficile che il rituale religioso trasformi
le tendenze interiori dell'uomo nelle qualità essenziali della natura divina. Ma se questo non verrà
fatto, la vita sulla terra non sarà mai virtuosa, morale e dignitosa.
Gli insegnamenti che raggiungono soltanto la superfice della mente cosciente producono un
effetto minimo sulla trasformazione della mente interiore. Insegnando la verità, la cortesia, l'amore
per il prossimo e il timor di Dio, le religioni non sono riuscite a promuovere alcun significativo
grado di evoluzione della vita umana, perché esse non hanno usato nessuna tecnica pratica per
elevare direttamente la mente umana ai valori divini.
Se la mente non si eleva ad alti valori e non ottiene un reale grado di intelligenza divina, l'uomo
continuerà ad errare. Finché l'uomo rimane nel campo dell'umanità è soggetto ad errare. È
necessario, perciò, portarlo al di sopra del campo dell'errore, portare l'intelligenza divina entro il
raggio della mente cosciente e, in questo modo, infondere la vita divina nella natura umana. Si elevi
l'umanità alla divinità e allora non avrà più importanza quali riti saranno celebrati al livello esteriore
della religione e della vita.
Quando lo spirito di religione domina la vita dei popoli, non importa quale nome essi diano alla
loro religione e quali riti essi seguano nelle loro chiese, nei loro templi, nelle loro moschee, nelle
loro sinagoghe o nelle loro pagode. Quando essi sono stabilizzati nello spirito di religione e si sono
elevati allo stato di coscienza di Dio, quando il flusso di vita è in armonia col flusso cosmico
dell'evoluzione, non importa più se essi si chiamano cristiani, maomettani, indù, ebrei o buddisti,
qualsiasi nome avrà significato. Sul livello grossolano della vita questi nomi hanno significato, ma
sul livello dell'Essere hanno lo stesso valore. Ciò che importa è che l'uomo possa vivere una vita
nella coscienza di Dio, in eterna libertà, una vita completamente integrata. La chiave
dell'adempimento di ogni religione si trova nella pratica regolare della meditazione trascendentale.
Invitiamo i custodi di tutte le religioni, i filosofi, i capi dei movimenti metafisici di tutto il
mondo a sperimentare per loro stessi la validità della meditazione trascendentale e a portare ai loro
seguaci il dono del compimento della vita.
Questa meditazione non è in nessun modo una minaccia all'autorità dei sacerdoti o pastori. Essa
è qualcosa che appartiene alla loro religione ma che, per molti secoli, è stata dimenticata. Essi
debbono sapere che questa tecnica ridarà loro i loro seguaci, che ristabilirà nella società il valore dei
templi, delle chiese, e restituirà ai sacerdoti lo stato che loro spetta.
La religione, in molti paesi, sembra essere screditata o ignorata dal governo la cui costituzione ha
una base secolare. Il governo, indubbiamente, ha a cuore il benessere della nazione, ma non è
sufficiente permettere agli uomini di professare e praticare la loro religione liberamente. È
necessario che le autorità siano vigili affinché la religione seguita dal popolo produca in esso il
giusto spirito di vita e di condotta, e che esso non diventi indolente, come accadrebbe seguendo
soltanto gli aspetti superficiali della religione. Se la religione non riesce a produrre gli effetti che
promette, essa, allora, ha bisogno di aiuto e le autorità nazionali dovrebbero essere in grado di
provvedere quell'aiuto. Altrimenti ogni sforzo per migliorare la nazione sarà minato, sempre, dalla
stessa vita del popolo indebolita dall'inefficace insegnamento religioso.
La meditazione trascendentale è la pratica che rende l'uomo capace di vivere tutto ciò che le
religioni hanno insegnato attraverso i secoli. Mediante questa pratica egli raggiunge facilmente il
livello dell'Essere divino e questo porta l'adempimento di tutte le religioni.
127 il compimento

Capitolo Terzo

L'ADEMPIMENTO DELLA PSICOLOGIA


L'adempimento della psicologia si basa sui seguenti punti:
1. Rendere la mente forte.
2. Allargare la capacità cosciente della mente.
3. Rendere possibile all'uomo l'uso del proprio pieno potenziale mentale.
4. Sviluppare quelle tecniche mediante le quali tutte le facoltà latenti della mente possono essere
realizzate.
5. Portare maggiore appagamento, pace e felicità interiore a ogni individuo aumentandone
l'efficienza e la creatività.
6. Sviluppare il potere di concentrazione insieme con l'aumentata forza di volontà mediante la
capacità di mantenere l'equilibrio interiore e la pace anche quando si è impegnati nell'attività
esteriore.
7. Sviluppare la fiducia in sé stessi, la tolleranza, il pensare chiaro e una maggiore forza di
pensiero.
8. Stabilizzare la mente nella libertà eterna, nella pace e nella coscienza di Dio, in tutte le
circostanze, nel fervore dell'attività e nel silenzio dell'esistenza relativa.
Lo scopo ultimo della psicologia sta nel rendere la mente individuale capace di armonizzarsi con
la mente cosmica e di rimanere in questa armonia; questo avviene creando una duratura
coordinazione della mente individuale con la mente cosmica cosicché la totale attività della mente
individuale sia in accordo con l'evoluzione cosmica e col fine della vita cosmica.
La psicologia non dovrebbe soltanto rendere l'uomo capace di vincere la tensione prodotta dagli
insuccessi e dalle pressioni del lavoro nella vita quotidiana, ma dovrebbe anche dare tanta forza alla
mente da non farla mai cadere vittima del logorio della tensione e delle malattie psicosomatiche.
Lo scopo della ricerca psicologica dovrebbe rendere l'uomo capace di vincere gli ostacoli nella
vita e di vivere senza sofferenza. Dovrebbe offrirgli quella forza e chiarezza di pensiero che gli
consentano di soddisfare i suoi desideri e di vivere una vita di adempimento.
Il fine della psicologia, cioè lo studio della mente, dovrebbe proporsi di rendere l'uomo capace di
vivere tutti i valori della vita, di godere tutte le fasi dell'esistenza, di essere più creativo e
comprensivo e di vivere la vita totalmente, nella libertà eterna, nella coscienza di Dio.
Quando consideriamo le immense possibilità che offre il campo della psicologia, ed esaminiamo
i risultati sino ad ora ottenuti da questa scienza ci sentiamo scoraggiati. Questo però non ci
sorprende poiché la psicologia è tutt'ora nel suo stadio infantile di sviluppo.
Non dovrebbe essere compito della psicologia rammentare all'uomo che il suo passato è stato
infelice, o che il suo ambiente e le circostanze sono stati sfavorevoli, o che i suoi rapporti con gli
altri deprimenti o scoraggianti, o che ha sofferto per mancanza di amore o di armonia coi suoi
congiunti.
Rammentare all'uomo simili cose significa provocare un abbassamento della sua coscienza
personale.
Dovrebbe essere considerato un crimine dire all'uomo che la sua vita individuale è basata
sull'influsso inefficiente e degenerato subito, nel passato, a causa del suo ambiente più prossimo.
L'influsso psicologico di queste constatazioni deprimenti è demoralizzante, e comincia ad alterare il
cuore nella sua profondità interiore. Mentre invece il ricordare l'importanza delle tradizioni della
propria famiglia, il valore dei propri genitori, degli amici e delle proprie condizioni ambientali aiuta
la coscienza e incoraggia direttamente a superare le proprie debolezze.
Analizzare il modo di pensare dell'individuo e portare al livello cosciente l'infelicità sepolta del
suo passato, anche al fine di metterlo in grado di conoscere la causa della sua tensione e sofferenza,
è deplorevole perché lo aiuta direttamente a rafforzare le impressioni dell'infelicità passata e serve a
128 il compimento

deprimere la sua coscienza nel presente.


È la benedizione di Dio il fatto che noi generalmente dimentichiamo il passato. Certamente il
presente è nato dal passato ma bisogna constatare che il passato rappresenta stati di coscienza meno
sviluppati e che il presente invece appartiene a uno stato di vita maggiormente sviluppato. Perciò è
soltanto una perdita adombrare il presente più evoluto coi ricordi di un passato meno evoluto.
Guardando indietro nel passato la nostra visione si espande, ma solo per portare al livello
cosciente stati di vita meno sviluppati. La nostra visione è quindi ampliata ma, nello stesso tempo, il
nostro ingegno e la luminosità della nostra intelligenza vengono adombrate.
Se ci fosse modo di ampliare la mente verso stati di coscienza più evoluti e si potesse, alla fine,
realizzare la coscienza cosmica, allora persino i pazienti sottoposti alla psicoanalisi si salverebbero
dalle conseguenze sfortunate dello scavare nella melma di un passato infelice.
Gli uomini di stato di tutte le nazioni dovrebbero rendersi conto degli aspetti nocivi della
moderna psicoanalisi e sostituirla con la pratica della meditazione trascendentale. Quest'ultima
eleva direttamente la coscienza perciò non solo rinforza la mente dell'individuo, ma lo rende anche
capace di usare il suo pieno potenziale, rendendolo più efficiente e più forte, pacifico, felice e
creativo.
La tecnica per realizzare la coscienza trascendentale porta al livello cosciente i livelli sottili del
pensiero. In questo modo l'intero processo del pensiero è portato nell'ambito della mente cosciente.
La capacità cosciente della mente aumenta sino alla sua massima portata. Ecco come è possibile
rendere l'uomo capace di elevarsi al suo pieno potenziale mentale, nel pensiero e nell'azione.
Quando la mente diventa familiare coi livelli più profondi del processo del pensiero essa diventa
consapevole dei livelli sottili della creazione. E quando la mente diventa familiare con le regioni
sottili della creazione, la sua capacità di stimolare con ogni vantaggio queste regioni è acquisita.
Questo porta a sviluppare le facoltà latenti della mente.
Questo sviluppo delle facoltà latenti può essere chiarito con un esempio: quando un uomo si
tuffa in un lago egli passa dal livello di superficie dell'acqua, ai livelli più profondi, sino a
raggiungere il fondo, poi ritorna in superficie. Un secondo e un terzo tuffo lo porteranno attraverso
tutti i livelli dell'acqua nello stesso modo. La pratica del tuffarsi rende l'uomo familiare con tutti i
livelli dell'acqua e, mentre la familiarità coi livelli più profondi si sviluppa, il tuffatore può rimanere
più a lungo nel fondo del lago. Quando egli riesce a rimanere nel fondo per qualche tempo, con una
pratica sempre maggiore, egli acquista l'abilità di muoversi a volontà entro qualsiasi livello del lago.
Questo è il risultato che si ottiene familiarizzando coi livelli più profondi dell'acqua.
Con un'ulteriore pratica il tuffatore può trovarsi a suo agio a qualsiasi livello dell'acqua ed ivi
svolgere un'attività tale da produrre l'effetto desiderato alla superficie del lago. Alla fine gli sarà
possibile stare comodamente a qualsiasi livello e svolgere l'attività desiderata scegliendo, a suo
piacimento, ogni livello del lago. Quando quest'abilità è acquisita, il tuffatore diventa padrone del
lago.
Quando la mente diventa familiare coi livelli profondi della coscienza essa acquisisce l'abilità di
agire da qualsiasi livello di coscienza, sottile o grossolano. Allora è capace di stimolare qualsiasi
strato della creazione per ottenerne il beneficio desiderato. Questo rende l'uomo padrone della
creazione.
Gli studenti di filosofia e di psicologia dovrebbero considerare attentamente la psicologia come
essa viene esemplificata nella Bhagavad-Gita5. Essa presenta lo studio dello sviluppo della mente,
da uno stato profondo di indecisione a quello stato altamente sviluppato in cui l'intelligenza viene
stabilizzata nell'Essere eterno, lo stato più evoluto dell'evoluzione umana.
La Bhagavad-Gita descrive la psicologia della mente individuale e della mente cosmica e
consegue meravigliosamente la loro correlazione, dove la vita eterna è infusa nell'esistenza
temporale fenomenica dell'uomo. Se questo non accade, l'individuo rimane per sempre soggetto
all'aspetto provvisorio della sua natura, ed è conseguentemente soggetto alla sofferenza.

5 Vedi: Commentario dell'autore sulla Bhagavad-Gita.


129 il compimento

Il modo in cui l'ambiente e le circostanze influenzano la mente individuale è dimostrato proprio


all'inizio del testo. Arjuna, l'uomo più altamente evoluto, il più grande arciere del suo tempo, l'eroe
del Mahabharata, benché aperto alla più completa conoscenza del giusto e dell'errato, non riesce a
risolvere il dilemma che gli sta di fronte. L'ambiente ha un effetto così forte sulla sua mente che
ogni persuasione e suggerimento sono impotenti ad aiutarlo.
La Bhagavad-Gita insegna che l'effetto dell'ambiente e delle circostanze sulla mente è
proporzionale alla forza della mente; che l'intensità dell'effetto di un'impressione è in rapporto
inverso alla forza della mente. Arjuna si trova, prima, in uno stato pericoloso di indecisione ma,
dopo aver messo in pratica l'insegnamento psicologico della Gita, è in breve tempo permeato dallo
spirito dell'azione anche se le circostanze rimangono immutate. Uno studio attento del discorso del
signore Krishna rivela una profondissima intuizione psicologica: esso mostra che la mente
individuale, per quanto intelligente possa essere al livello di superficie della coscienza, può venire
sopraffatta dalla sua incapacità di capire e di dominare una situazione che è ovviamente al di là del
suo controllo, a meno che essa non sia in armonia con l'illimitata mente cosmica. L'unico modo per
assicurare all'individuo di potersi liberare completamente dalla possibilità di non riuscire a capire
una situazione minacciosa e di potersi elevare con successo al di sopra dei suoi effetti avversi, sta
soltanto nella coordinazione cosciente fra la mente individuale e la mente cosmica. Uno stagno può
asciugarsi al forte calore dell'estate, ma per l'oceano questo problema non esiste. La psicologia della
Bhagavad-Gita presenta una tecnica sovrana per determinare la coordinazione della mente
individuale con la mente cosmica: l'attenzione è portata nel campo dell'Assoluto. Questo trasforma
la debolezza e la limitazione della mente individuale nella forza illimitata dell'intelligenza cosmica.
Questo enorme conseguimento è così semplice che ogni individuo sulla terra può ottenerlo e
rendere inutili tutte le meschine complicazioni e le innumerevoli sofferenze della vita.
La tecnica della meditazione trascendentale è la chiave della saggezza psicologica; essa ha una
base scientifica che può soddisfare ogni intelletto. In essa sta il compimento della moderna
psicologia.
130 il compimento

Capitolo Quarto

L'ADEMPIMENTO DELLA FILOSOFIA


L'adempimento della filosofia si basa sui seguenti punti:
1. Svelare il mistero della natura.
2. Rivelare all'uomo la realtà della vita.
3. Soddisfare la ricerca della mente umana.
4. Offrire l'esperienza diretta della realtà ultima della vita e, in virtù di questo, portare al livello
dell'esperienza diretta tutti i vari livelli della vita e della creazione.
L'adempimento della filosofia sta nel rivelare all'uomo che i valori transitori della vita quotidiana
coesistono coi valori permanenti e imperituri della vita eterna.
La filosofia dovrebbe condurre l'uomo a diventare il conoscitore della realtà, stabilizzato nella
verità della vita, libero da ogni dubbio nei confronti di qualsiasi cosa nella creazione. Egli non
dovrebbe soltanto essere il conoscitore della realtà, ma dovrebbe anche vivere la realtà coi valori
pienamente integrati della vita. Egli dovrebbe essere un uomo eternamente appagato nella coscienza
divina, che vive l'adempimento nella vita. Dovrebbe essere padrone dell'arte di vivere, mediante la
conoscenza della scienza dell'Essere.
Lo studio moderno della filosofia non rende piena giustizia al fine di questo tema. Negli anni
passati esso ha semplicemente sfiorato la superficie di questo glorioso campo di saggezza. Ciò che
necessita, ora, è la chiara visione dell'adempimento della filosofia e un sistema per portare i grandi
valori di questa conoscenza al livello dell'intelligenza comune e dell'esperienza, nella vita pratica
quotidiana.
Fortunatamente, per la presente generazione, l'adempimento della filosofia si trova in una tecnica
che consente di esplorare le regioni invisibili e la realtà ultima della vita. Questa tecnica rende
l'Essere trascendentale e assoluto accessibile alla reale esperienza di chiunque.
L'Essere assoluto è la meta ultima della creazione, la realtà ultima, la verità della vita. Per «
verità » intendiamo ciò che non cambia mai. L'Essere trascendentale assoluto è eterno per Sua
natura; Esso rimane sempre il medesimo. Esso è il costituente ultimo della creazione, è immutabile,
perché il mutamento appartiene al campo relativo.
I diversi strati della creazione sono costituiti di quella sostanza che si chiama « l'Essere assoluto
». Noi la chiamiamo « sostanza » al fine di capire più chiaramente che l'intera creazione proviene
dalla pura coscienza o « Essere assoluto ». L'Essere assoluto è la « materia » di cui è costituita tutta
la creazione che, in sé stessa, non cambia mai e, tuttavia, fa sorgere la varietà sempre mutevole e la
molteplicità di forme e fenomeni nella creazione.
L'esperienza dell'Assoluto non lascia alcun dubbio sul costituente essenziale dell'intera struttura
della creazione. Immergendo la mente nella profondità interiore, l'attenzione attraversa tutti gli
strati sottili della coscienza cioè i diversi strati della creazione. Ecco perché, mediante la pratica
della meditazione trascendentale, non soltanto la sfera interiore della coscienza è svelata, ma l'intero
campo della creazione sottile è attraversato. Fra gli strati grossolani e quelli trascendentali della
coscienza, risiedono tutti i diversi strati della creazione. Quando la mente svela e attiva i livelli
profondi della coscienza essa passa attraverso tutti questi strati della creazione. Ecco come la mente
acquisisce un'aumentata capacità di capire l'intero universo.
Questa meditazione svela i misteri della natura, rivela all'uomo la verità della creazione e l'intero
campo della vita. Nulla rimane nascosto, ogni cosa diviene chiara alla mente, a mano a mano che
essa progredisce verso lo stato trascendentale di pura coscienza.
Ecco l'adempimento dell'antichissima ricerca dell'esperienza della realtà, dell'antichissimo
impegno dei cercatori della verità. La filosofia è adempiuta in questo semplice sistema che è ora a
disposizione di ogni uomo nel mondo: questa semplice tecnica per svelare i segni interiori della vita
e conoscere la natura essenziale della realtà ultima. Ogni uomo può così conoscere, per esperienza
131 il compimento

personale, la verità che sottende la creazione. L'esperienza e la conoscenza della realtà eterna
rendono l'uomo libero dalla schiavitù e dall'autorità dei suoi propri pensieri e desideri interiori e
dall'influsso delle idee esteriori, dell'ambiente e delle circostanze.
Tutti i grandi messaggi della saggezza Vedica racchiusi nelle Upanishad, che affermano l'unicità
ultima della vita nella frase: « Io sono Quello, tu sei Quello e tutto questo è Quello » rimangono una
fantasiosa immaginazione o, nel migliore dei casi, uno stato d'animo intellettuale, senza la reale
conoscenza dell'Essere ultimo. Senza l'esperienza diretta dell'Essere trascendentale lo studio della
filosofia lascia l'uomo nell'incertezza sulla natura della Realtà suprema. È la reale esperienza che
riesce ad eliminare la confusione intellettuale causata dallo studio delle diverse scuole filosofiche.
Dobbiamo ringraziare la grande gloria del maestro Swami Brahmananda Saraswati, Bhagwan
Shankaracharya, la cui devozione ha rivelato la chiave dell'adempimento della filosofia e ha reso di
facile realizzazione, per i cercatori, la via della verità. Questa via è stata ridotta pressoché a nulla, è
stata ridotta al raggiungimento della meta. Mediante l'apprendimento della tecnica della
meditazione trascendentale e la sua pratica quotidiana si arriva alla meta stessa, molte volte nel
corso della pratica quotidiana. In questo risiede l'adempimento della filosofia.
132 IL COMPIMENTO

Capitolo Quinto

I SENTIERI CHE CONDUCONO ALLA REALIZZAZIONE DI DIO


La parola « sentiero » indica una distanza che ha inizio da un punto e finisce in un altro. Con i
sentieri per la realizzazione di Dio s'intende l'insieme dei metodi e delle pratiche adottate dall'uomo
per raggiungere Dio. Per capire chiaramente i sentieri è prima necessario chiarire che cosa
intendiamo col termine « Dio » e quanto Egli è distante da noi.

Dio
« Dio » è la parola più ambita da centinaia di milioni di uomini, dovunque. L'idea di Dio è, per
coloro che la comprendono, la più altamente amata nella vita umana. Il concetto di Dio è la più
grande delle realtà che la mente umana abbia mai concepito. L'idea di Dio non è un pensiero
fantasioso, né un pensiero da nascondere, né un pensiero che serva da riparo o da rifugio. Dio è una
realtà più concreta di qualunque altra nell'intero cosmo. L'esistenza di Dio è più permanente e
sostanziale di quella sempre mutevole e temporanea delle forme e dei fenomeni della creazione. Dio
è presente in due fasi della realtà: quale Essere supremo o assoluto di natura eterna, e quale Dio
personale al più alto livello della creazione fenomenica, il livello celeste della creazione. Così Dio
ha due aspetti: il personale e l'impersonale. Essi costituiscono le due realtà della parola Dio.

L'aspetto impersonale di Dio


L'aspetto impersonale di Dio è privo di forma, supremo; è l'Essere eterno, assoluto. Esso è privo
di attributi, qualità o caratteristiche perché tutti gli attributi, le qualità e le caratteristiche
appartengono al campo relativo della vita e il Dio impersonale è di natura assoluta. Esso è assoluto,
impersonale e privo di attributi ma è la sorgente di ogni esistenza relativa. È la sorgente di tutte le
diverse forme e fenomeni della creazione. Tutti gli attributi dell'esistenza relativa hanno la loro
sorgente nell'Essere privo di attributi, assoluto. Questo Assoluto è di natura non-manifesta; Esso si
manifesta in diversi gradi e forme nei vari strati della creazione. Ogni cosa nella creazione è la
manifestazione dell'Essere impersonale, non-manifestato assoluto: il Dio onnipresente.
Il Dio assoluto, impersonale, onnipresente è, per la sua stessa natura, progressivo. Si manifesta
nei differenti aspetti della creazione, ma anche quando si trova nella varietà delle forme e dei
fenomeni della creazione manifestata, Esso mantiene il Suo stato di Assoluto non-manifestato. Così
il Dio onnipresente, impersonale, rimanendo sempre onnipresente e impersonale appare nel campo
relativo, sotto forma di creazione guidata dalla Sua stessa natura.
Per capire come il non-manifestato impersonale assuma la forma dei fenomeni manifestati della
creazione prendiamo di nuovo l'esempio dell'idrogeno e dell'ossigeno. Pur rimanendo quali
idrogeno ed ossigeno essi assumono diverse qualità ed appaiono come vapore, acqua e ghiaccio.
Allo stesso modo l'Essere onnipotente, onnipresente e impersonale, pur rimanendo quale Assoluto,
si manifesta nelle differenti qualità di forme e di fenomeni della creazione. L'Assoluto è la realtà
ultima della vita. Esso è vita eterna, e non conosce cambiamento nella sua natura. Esso è la realtà
ultima della creazione, la sorgente, l'inizio e la fine dell'intera creazione. È a causa del potere di Dio
impersonale che il mondo fu, è e sarà. Proprio come c'è un unico costituente essenziale, H2O, nel
vapore, acqua e ghiaccio, così il costituente ultimo dell'intera creazione, il Dio assoluto,
impersonale, è unico; Esso appare come molti. L'apparire dell'uno come molti è solo fenomenico.
La realtà dell'unico Dio impersonale è eterna ed assoluta.
Tutte le forme e i fenomeni ognora mutevoli hanno la loro base nell'Essere assoluto, eterno,
immutabile che crea, mantiene e sostiene il mondo, Esso è chiamato il creatore perché è la base
dell'intera creazione che proviene da Esso. Creare è la Sua natura, esistere è la Sua natura,
espandersi è la Sua natura. Così il creare, l'esistere e l'espandersi sono i differenti aspetti della
natura di Dio onnipossente, impersonale.
133 IL COMPIMENTO

Esso mantiene la creazione nel senso che è il costituente essenziale della creazione. Poiché Esso
è la base stessa di tutta la creazione tutti gli Esseri naturalmente dimorano in Esso; la loro esistenza
sempre mutevole ha la sua base nell'immutato e immutabile Essere eterno. Così troviamo che il
mondo è la creazione del Dio assoluto impersonale. Il mondo è sostenuto da Esso e, infine, si
dissolve in Esso. Per capire come il mondo si dissolve nella sua sorgente, consideriamo di nuovo
l'esempio dell'idrogeno e dell'ossigeno che assumono le diverse forme di acqua e di ghiaccio. Come
le qualità dell'acqua, del ghiaccio e del vapore si dissolvono nell'ossigeno e nell'idrogeno, così tutte
le forme e i fenomeni dell'esistenza relativa si dissolvono nel loro costituente essenziale che è
l'Essere, il Dio eterno, assoluto, impersonale, l'Onnipotente.
Si dice che l'Assoluto è onnipotente, ma non nel senso che Esso può fare ogni cosa. Nel senso
che, essendo ogni cosa, Esso non può fare nulla né sapere nulla. Esso è al di là del fare e del sapere.
Esso è onnipotente nel senso che, senza di Esso, non ci sarebbe nulla. Tutto quello che esiste « è »
nello stato assoluto dell'Essere. In questo senso il Dio impersonale è l'Ente che crea, mantiene e
sostiene il mondo, rimanendo eternamente nello stato non-manifestato, e soltanto in questo senso è
onnipotente.
Abbiamo visto come l'Essere assoluto, trascendentale, impersonale vibri ed appaia nelle fasi
relative dell'esistenza quale pensiero, pensatore e prana. Abbiamo visto che, mentre il processo di
evoluzione di un pensiero si sviluppa, il suo stato sottile diventa lo stato grossolano, e il pensiero,
allora, si trasforma in parola e in azione. Così l'Essere, la pura coscienza, il Dio onnipotente,
impersonale appare quale soggetto e oggetto.
L'individuo, in tutti i suoi vari aspetti, è la luce di Dio, dell'Essere impersonale assoluto. Ecco
perché la vita è definita come la luce di Dio, la radiazione dell'Essere assoluto, eterno.
L'Essere assoluto impersonale, o Dio, pervade tutti i campi dell'esistenza quale costituente
essenziale della creazione. Esso è onnipresente, di natura trascendentale, al di là di ogni cosa
dell'esistenza relativa. Esso è al di là di ogni credenza, pensiero, fede, dogma e rito. Al di là del
campo della comprensione, della mente, dell'intelletto. Essendo trascendentale non può essere
compreso dal pensiero; è al di là della contemplazione, come pure è al di là di ogni decisione e
discriminazione intellettuale. È lo stato dell'Essere. L'Essere di tutto è il Dio impersonale
onnipresente.
Esso è al di là della conoscenza, è la conoscenza stessa. Poiché è l'Essere di tutto, realizzarLo
significa semplicemente « essere » ciò che si « è ». La realizzazione dell'Essere è la realizzazione
del Dio onnipresente impersonale. Nessun sentiero verso il proprio « Essere » può venire
immaginato come esistente; nessun sentiero per la realizzazione del Dio impersonale, l'Essere
onnipresente, può essere indicato perché la concezione stessa di sentiero, rimuove il Sé dal proprio
stesso Essere. L'idea stessa di un sentiero introduce il concetto di qualcosa di molto lontano mentre
l'Essere è il Sé essenziale. Un sentiero significa un collegamento fra due punti. Ma nell'Essere
cosmico onnipresente non possono esistere due diversi punti o stati. Onnipresente significa «
presente ovunque pervadente ogni cosa »; perciò non si tratta assolutamente di « un sentiero ». Si
tratta appunto di « essere »; persino quando si è stabilizzati nei diversi stati della creazione
manifestata, si è stabilizzati nello stato dell'Essere, ma in forma diversa. Perciò l'Essere non può mai
differire da ciò che già si « è », e questo ci porta a concludere che il problema di un sentiero per
realizzare l'Assoluto semplicemente non sussiste.
Quindi la realizzazione del Dio impersonale onnipotente e onnipresente è la realizzazione dello
stato naturale del proprio Essere. Se una via per realizzare l'Onnipresente impersonale potesse
essere definita, si potrebbe dire soltanto che si tratta di una via per uscire da ciò che non si è. Essere
significa entrare nel regno di natura impersonale; così, per essere sé stessi, è solo necessario uscire
dalla natura personale, dal campo dell'azione e del pensiero e stabilizzarsi nel campo dell'Essere. Lo
stato dell'Essere è lo stato impersonale della vita. Abbiamo visto che è soltanto necessario prendere
l'abitudine di raggiungere l'Essere uscendo dai livelli grossolani, per entrare nei livelli sottili del
pensiero e, alla fine, trascenderli.
È chiaro così, che la realizzazione del Dio impersonale consiste semplicemente nell'arrivare al
134 IL COMPIMENTO

proprio Essere. E questo dimostra che non esiste un sentiero fra lo sperimentatore e il Dio
impersonale. Ciò che esiste è l'esistenza eterna dell'Impersonale onnipresente. L'Impersonale
permea l'intero campo della creazione come il burro sta nel latte, e l'olio nel seme. Un modo pratico
per raggiungere il livello dell'olio nel seme, è di entrare negli strati sottili del seme e raggiungere il
campo dell'olio. Allo stesso modo, se il livello del burro deve essere raggiunto nel latte, è necessario
entrare negli strati sottili del latte.
L'unico modo per realizzare il Dio impersonale onnipotente è di entrare negli strati sottili di ogni
cosa e di trascendere l'esperienza più sottile. Così si troverà il campo dell'Impersonale, il campo del
puro Essere, lo stato di pura coscienza che dimora nel campo trascendentale di ogni cosa.
Il mondo, oggi, ha un concetto molto vago di Dio. Ci sono coloro a cui piace credere in Dio,
coloro che amano Dio e coloro che vogliono realizzare Dio, ma che però non hanno un concetto
chiaro di che cosa sia Dio. Dio è rimasto, per la maggior parte degli uomini, un piacevole e
fantasioso pensiero e un rifugio, durante le sofferenze e le infelicità della vita. Per i custodi di certe
religioni la parola « Dio » è una parola magica per controllare la conoscenza e il destino religioso di
molte anime semplici. Dio, l'onnipotente essenza della vita, viene presentato come qualcosa da
temere.
Dio non è il potere della paura; non è nulla da cui può emanare la paura, Dio è l'esistenza della
coscienza di beatitudine, della vita assoluta ed eterna. La paura del nome di Dio non avrebbe dovuto
essere insinuata nella vita dei popoli; nessuna religione dovrebbe essere basata sulla paura di Dio.
Sfortunatamente esistono religioni nel mondo, oggi, che basano i loro insegnamenti soprattutto
sulla paura di Dio, e questa paura viene insinuata nei figli di Dio. È crudele ed è nocivo alla vita
spargere la paura nel nome di Dio. Dio è vita eterna, purezza e beatitudine. Il regno di Dio è il
campo di ogni bene per l'uomo. Dio deve essere amato, non temuto.
Il Dio impersonale è l'Essere che dimora nel cuore di ognuno. Ogni individuo è, nella sua vera
natura, il Dio impersonale. Ecco perché la filosofia vedica delle Upanishad dichiara: « Io sono
Quello, tu sei Quello, e tutto questo è Quello ». Nessuno ha bisogno di temere il proprio Sé, né la
coscienza di beatitudine, né il Regno dei cieli dove non c'è che beatitudine e adempimento.
Dio, l'Essere, l'onnipotente, impersonale, non-manifestato, è l'eterna realtà della vita. Esso è
imperituro. Esso è generosità, vita, compimento. Esso può essere realizzato da chiunque. È soltanto
necessario « essere » e la tecnica per « essere » si trova nella meditazione trascendentale.

L'aspetto personale di Dio


Dio, nella forma personale, è l'Essere supremo di natura onnipotente. Non è « Esso », può essere
soltanto « Egli » o « Ella ». « Egli » o «Ella» hanno una forma specifica, una natura specifica, certi
attributi e qualità. Per alcuni il Dio personale è « Egli » per altri è « Ella ». Alcuni dicono che «
Esso » è entrambi, « Egli » ed « Ella », ma certamente non è « Esso » a causa del carattere
personale di « Egli » e di « Ella ». « Esso », come abbiamo visto, appartiene soltanto all'aspetto
impersonale di Dio.
L'aspetto personale di Dio ha necessariamente forma, qualità, caratteristiche, simpatia e
antipatia; e, avendo la capacità di comandare l'intera esistenza del cosmo, il processo di evoluzione
e tutto ciò che esiste nella creazione, il Dio personale è onnipotente.
Dio, l'Essere supremo e onnipotente nella cui persona il processo di evoluzione trova il suo
compimento, è al livello più alto della creazione. Per capire come i processi di evoluzione e di
creazione trovino adempimento nel Dio personale dobbiamo rivedere l'intera sfera della creazione.
Troviamo che vi sono diversi gradi nella creazione. Alcune forme, alcuni esseri sono meno forti,
meno intelligenti e creativi, meno gioiosi; altri hanno questi attributi elevati a un più alto grado.
L'intera creazione è composta da differenti strati d'intelligenza, di pace, di energia.
Al livello più basso dell'evoluzione troviamo gli stati inerti della creazione. Da questo livello
cominciano le specie e la creazione registra un aumento di intelligenza, di potere e di gioia. La scala
progressiva dell'evoluzione continua attraverso le differenti specie del regno vegetale e animale e
s'innalza sino al mondo degli angeli. Infine, al più alto livello dell'evoluzione è Colui il cui potere,
135 IL COMPIMENTO

la cui pienezza di gioia, d'intelligenza e di energia sono illimitate. « Egli » è l'onnipotente, « Egli » è
l'onnisciente, « Egli » è pieno di beatitudine, « Egli » è l'onnipotente che dimora al più alto livello
dell'evoluzione.
Che cosa intendiamo dicendo che Egli è di natura onnipotente? Onnipotente significa che ha il
potere di fare, di essere e di capire ogni cosa. Questo Essere personale supremo, dovrà avere un
sistema nervoso così altamente sviluppato che la Sua abilità su ogni livello della vita sarà illimitata.
I Suoi sensi saranno i sensi più potenti, la Sua mente sarà la mente più potente, il Suo intelletto
l'intelletto più potente, il Suo ego l'ego più potente.
Quando noi consideriamo i differenti livelli di evoluzione negli strati di vita al di sotto della
specie umana sino alla specie inerte possiamo intellettualmente concepire qualche strato di
evoluzione sul livello più alto della creazione dove la vita è perfetta. La perfezione della vita
significa che i sensi, la mente, l'intelletto, l'ego e la personalità sono perfetti. Fra questo stato più
alto di evoluzione dove la vita è perfetta e lo stato più basso di evoluzione dove la vita comincia si
trova l'intera sfera della creazione. Così è come se questo supremo, onnipotente, Dio controllasse
l'intera creazione. Tutte le leggi della natura sono controllate dalla sua volontà. Egli, essendo
onnipotente, ha impostato l'intera creazione e l'intero campo evolutivo in modo che procedano
automaticamente o, potremmo dire, in completa armonia e in conformità con le leggi della
creazione. Quando la creazione si dissolve, anche il Dio personale, onnipotente si immerge nello
stato impersonale assoluto del Supremo e, con la creazione, Egli ritorna a dimorare al più alto
livello della creazione stessa. Ecco come il Dio personale mantiene eternamente il ciclo della
creazione, dell'evoluzione e della distruzione.
L'intero campo dell'esistenza relativa è governato dalle leggi della natura che agiscono
automaticamente in un ritmo perfetto. Questo ritmo e questa armonia di vita vengono mantenuti
dalla volontà suprema del Dio onnipotente, al più alto livello della creazione, che controlla e
governa l'intero processo. « Egli » è Dio, l'onnipotente « Egli ». Almeno intellettualmente noi
possiamo considerarLo quale Essere supremo. Così troviamo che possiamo capire intellettualmente
la possibilità dell'esistenza di qualche Essere supremo nella forma di un Dio personale onnipotente.
Per avere un concetto chiaro della natura onnipotente di un Dio personale dobbiamo capire che la
natura onnipotente sta nella perfezione dei sensi, della mente, dell'intelletto, dell'ego. Quando
diciamo perfezione dei sensi intendiamo che se Egli ha gli occhi i Suoi occhi saranno perfetti nel
senso che potranno vedere tutte le cose contemporaneamente. Se Egli ha un naso, il Suo naso sarà
capace di percepire tutte le varietà degli odori contemporaneamente, se Egli ha le orecchie, le Sue
orecchie dovrebbero essere in grado di udire contemporaneamente tutti i suoni dell'intero cosmo. La
Sua mente onnipotente, sarà naturalmente a conoscenza di ogni cosa, a ogni livello, continuamente.
Il Suo intelletto onnipotente sarà in grado di decidere ogni cosa in qualsiasi momento. Tutte le
innumerevoli decisioni che sono apparentemente il risultato delle leggi della natura nel processo
dell'evoluzione, sono prese dal Dio supremo, personale, onnipotente che governa e mantiene l'intero
campo dell'evoluzione e le diverse vite degli innumerevoli esseri dell'intero cosmo.
Tutto quello che abbiamo detto del Dio personale possiamo comprenderlo intellettualmente e
vedere la possibilità di un tale Essere onnipotente e supremo quale capo della creazione. Se
possiamo concepire questo dovremmo essere capaci di accertare intellettualmente se possa esistere
un mezzo di comunione con questo potere supremo onnipotente, poiché la vita dell'individuo
potrebbe essere grandemente beneficata dalle benedizioni di tale comunione. Possiamo capire
intellettualmente che Egli o Ella avranno una loro natura particolare e che il modo per ottenere le
Loro benedizioni consisterà nell'armonizzare la vita individuale con la loro reciproca natura. Questo
tentativo potrebbe integrare la vita a ogni livello della creazione, questo potrebbe affrettare il
progresso dell'evoluzione e permettere alla vita individuale di raggiungere, il più presto possibile, il
più alto livello di evoluzione. Se l'individuo riesce a mettersi in armonia con "Lui" o con "Lei",
plasmando il suo pensiero, la sua parola e la sua azione in accordo con la natura del Dio supremo,
allora certamente la sua vita non evoluta e insignificante sarà benedetta dalla natura onnipotente e
pietosa di Dio. Così il culmine dell'evoluzione potrà essere raggiunto da qualsiasi uomo.
136 IL COMPIMENTO

Se l'esistenza del Dio personale, onnipotente e supremo non potesse essere concepita
intellettualmente, sarebbe indice di scarsa comprensione. Chiunque possa vedere la creazione inerte,
e la meno evoluta, a un estremo dell'esistenza e possa riconoscere i diversi gradi della creazione,
potrà essere capace di concepire intellettualmente un Essere onnipotente e supremo al più alto
livello dell'esistenza relativa e, avendo fatto questo, di aspirare alla grande realizzazione.
L'incapacità di afferrare il concetto del Dio personale e di realizzarlo sono comprensibili, però
negare l'esistenza del Dio personale può essere soltanto il risultato di uno stato mentale non
sviluppato.
« Dio » è la più santa delle parole sante perché porta alla coscienza lo stato supremo
dell'esistenza, lo stato onnipotente dell'Essere supremo.
Abbiamo detto che la realizzazione di Dio è la meta della vita.
L'individuo, a qualsiasi livello dell'evoluzione, ha come traguardo finale la realizzazione di Dio,
perché se, e quando, egli si armonizzerà con l'Essere supremo e onnipotente, questo sarà lo stato di
adempimento e di abbondanza, d'illimitata energia, creatività, intelligenza e beatitudine.
Ora vedremo la possibilità della realizzazione di Dio e analizzeremo i diversi modi per realizzare
il Dio impersonale e personale.

LA REALIZZAZIONE DEL DlO IMPERSONALE E PERSONALE


Nel considerare i due aspetti di Dio: l'Essere assoluto, onnipresente impersonale e l'Essere
supremo personale, abbiamo visto che la realizzazione di Dio può significare la realizzazione del
Dio impersonale o del Dio personale. Tratteremo la realizzazione di questi due aspetti di Dio
separatamente perché la realizzazione del Dio impersonale sarà naturalmente sul livello
trascendentale della coscienza. Niente nel campo relativo può essere onnipresente; relativo significa
limitato dal tempo, dallo spazio e dalla causalità, mentre l'onnipresente è illimitato.
La realizzazione del Dio personale, d'altra parte, deve avvenire nel campo relativo della vita, al
livello della percezione umana e dell'esperienza sensoriale. La realizzazione del Dio personale
significa che gli occhi dovrebbero essere in grado di vedere quella persona suprema e il cuore di
sentirne le qualità. Sicché la realizzazione del Dio impersonale è nella coscienza trascendentale e la
realizzazione del Dio personale è al livello dell'esperienza sensoriale dello stato di veglia.
Abbiamo visto che la natura del Dio impersonale è trascendentale, è assoluta coscienza di
beatitudine. Per realizzarLo la nostra mente cosciente deve trascendere tutti i limiti dell'esperienza
relativa ed entrare in un campo che sta oltre l'esperienza relativa, dove la mente cosciente rimane
sola con sé stessa. Questo necessita della realizzazione del campo trascendentale. È necessario che
la mente cosciente sia portata dal livello dell'esperienza presente, all'esperienza dei livelli sottili e a
trascendere, alla fine, il livello più sottile per giungere coscientemente nel campo dell'esistenza
trascendentale. Consideriamo ora quante vie possono portare la mente cosciente nel campo
dell'Essere trascendentale.
La mente astratta sperimenta mediante il meccanismo fisico del corpo, cioè il sistema nervoso.
Ad ogni esperienza il sistema nervoso deve adattarsi a certe condizioni specifiche. Quando l'uomo
vede, un settore particolare del suo cervello funziona in un modo particolare. Quando egli ascolta,
pensa o odora, diversi settori del suo cervello sono impegnati in ciascuna di queste attività. Così, a
seconda di ogni attività della mente, ha inizio nel sistema nervoso un'attività equivalente. Quindi,
per produrre un'esperienza particolare nella mente, il sistema nervoso deve essere portato a uno
stato specifico di attività.
Supponiamo che la mente stia pensando al sole. Il pensiero del sole può essere sperimentato
soltanto quando un particolare settore del cervello funziona in un modo particolare. Questo ci porta
a concludere che un pensiero può essere sperimentato dalla mente in due modi. O la mente inizia il
processo del pensare e stimola il sistema nervoso sino a portare il settore corrispondente del
cervello al livello di attività che le consente di sperimentare il pensiero del sole; oppure, quando tale
attività viene prodotta nel cervello fisiologicamente, la mente può sperimentare il pensiero del sole.
Poiché un pensiero può essere sperimentato in due modi, anche un'esperienza può essere fatta in
137 IL COMPIMENTO

due modi. O la mente inizia il processo e stimola il sistema nervoso allo scopo di determinare una
particolare esperienza, oppure il sistema nervoso viene stimolato in modo tale da creare un'attività
che renda la mente capace di sperimentare spontaneamente l'oggetto desiderato.
La realizzazione dell'Essere trascendentale è un'esperienza; perciò la realizzazione del Dio
impersonale deve essere un'esperienza positiva della realtà trascendentale. Realizzazione significa
esperienza. L'esperienza della realtà trascendentale stabilizza il sistema nervoso in uno stato
particolare. L'esperienza del Dio impersonale, trascendentale, necessita di una particolare
condizione del sistema nervoso. Se questa può essere prodotta nel sistema nervoso da mezzi
fisiologici questo, allora, sarebbe l'accostamento fisiologico alla realizzazione del Dio impersonale.
Vedremo nei dettagli come ciò potrebbe essere ottenuto.

I CINQUE SENTIERI
Avendo stabilito la possibilità di un sentiero fisiologico per la realizzazione di Dio, noi la
raggiungeremo mediante: 1) il processo della comprensione; 2) il processo del sentimento; 3) il
processo dell'azione o percezione.
Anche la percezione è un'azione della mente e può essere denominata un processo meccanico.
Per poter vedere qualsiasi cosa, dobbiamo semplicemente aprire gli occhi e guardare. Per vedere
non è necessario stimolare l'intelletto, né eccitare le emozioni. Così il processo della percezione è
un semplice processo meccanico che non include nella sua sfera nessuna qualità di emozione o di
intelletto.
Così enumeriamo cinque metodi principali per la realizzazione del Dio impersonale:
1. Metodo psicologico o intellettuale.
2. Metodo emotivo.
3. Metodo fisiologico.
4. Metodo meccanico.
5. Metodo psicofisiologico.
Uno qualsiasi di questi sentieri per la realizzazione di Dio può essere sufficiente per qualunque
uomo. Il metodo intellettuale si adatterà soltanto a coloro che sono intellettualmente preparati e che
hanno un'alta capacità intellettuale. Il metodo emozionale sarà generalmente seguito da coloro che
hanno qualità di cuore altamente sviluppate. Coloro che non sono preparati né emotivamente né
intellettualmente, possono pervenire alla realizzazione mediante due metodi: fisiologico e
meccanico.
Il metodo psicofisiologico è, come vedremo in seguito, una combinazione del metodo fisico e
mentale.
Il metodo fisiologico richiede che si porti il corpo e il sistema nervoso a uno stato che stabilizzi
la mente al livello conoscitivo della natura trascendentale dell'esistenza. La via fisiologica si
adatterà a coloro che sono fisiologicamente normali e che hanno un sistema nervoso normale o
quasi. Se il loro sistema nervoso è normale, il metodo fisiologico eleverà il loro livello di coscienza
indipendentemente dalla loro maturità intellettuale ed emozionale. Per realizzare questo stato
particolare del sistema nervoso senza l'addestramento della mente e del cuore, è richiesto un
continuo ed enorme addestramento fisico o fisiologico.
L'addestramento psicofisiologico si adatterà a coloro che preferiscono avvicinarsi al problema
della realizzazione di Dio da entrambe le estremità: fisica e mentale, addestrando la mente e il corpo
simultaneamente. Il sentiero meccanico, invece, si adatterà a chiunque, e non ha importanza se la
mente, il cuore e il sistema nervoso sono poco sviluppati.
138 IL COMPIMENTO

IL SENTIERO INTELLETTUALE (6) DELLA REALIZZAZIONE DI DlO

La discriminazione, ovvero il potere dell'intelletto, è il veicolo che consente all'uomo di avanzare


sul sentiero della conoscenza. Il metodo intellettuale della realizzazione di Dio è quello della
conoscenza. Su questo sentiero è principalmente l'intelletto che agisce; qui non hanno posto i
metodi usati sul sentiero emozionale, sul sentiero della percezione meccanica o su quello fisiologico
della realizzazione. Su questo sentiero ogni cosa deve essere analizzata e compresa mediante la
discriminazione basata sulla logica; ogni cosa deve essere esatta e precisa; l'intelletto deve essere
estremamente sveglio. Questo è un sentiero di realizzazione molto delicato.
Su questo sentiero è necessario percorrere tre tappe. La prima consiste nell'ascoltare ciò che un
uomo realizzato, che ha percorso questo sentiero, dice sulla natura della vita. Si deve scavare
profondamente nella natura dell'esperienza del mondo. Ciò che un'anima realizzata ci dice è che la
creazione è peritura, che ogni cosa è in continuo mutamento; che la creazione manifestata delle
forme e dei fenomeni è vincolata dal tempo, dallo spazio, dalla causalità ed è l'aspetto perituro della
vita. Avendo saputo questo si deve poi distinguere l'aspetto perituro da quello imperituro. Questa
discriminazione rappresenta la seconda tappa. La terza tappa consiste nell'assimilare questo
principio e nel portarlo nella vita pratica.
La discriminazione fra le diverse fasi della vita porta alla conclusione che la Realtà ultima
imperitura sta alla base dell'intero campo perituro della vita relativa. Questa conoscenza è
significativa sul sentiero intellettuale dell'illuminazione. Bisogna prima sapere che il mondo non è
reale, anche se sembra esserlo. La mente giunge alla conclusione che le forme e i fenomeni sono in
continuo mutamento e che, perciò, non hanno un loro proprio stato durevole.
Sul livello sensoriale, tuttavia, il mondo sembra essere reale. Ma, mediante l'intelletto, noi
realizziamo che il mondo, essendo in continuo mutamento, non può essere reale; è reale quello che
è sempre uguale a sé stesso. Ma il mondo non può semplicemente venire respinto come irreale
perché di fatto ne abbiamo esperienza.
Noi sperimentiamo che un muro è qui, che un albero è là. Non possiamo dire che l'albero non c'è.
Se diciamo che l'albero è irreale, dobbiamo dire che esso non esiste, e non siamo nella condizione di
fare tale affermazione. Sappiamo che l'albero è là, ma dobbiamo anche dire che esso è soggetto a un
continuo mutamento. Poiché è soggetto a un continuo mutamento esso non è reale. Ma, poiché esso
è là, dal punto di vista pratico dobbiamo attribuirgli lo stato di esistenza.
Che cosa è questo stato fra la realtà e la non realtà? Noi lo chiamiamo esistenza fenomenica. Il
fenomeno dell'albero è là, pur non essendo reale. Così l'albero ha una realtà fenomenica. In
sanscrito essa è chiamata mithya, fenomenico, non realmente esistente. La conclusione è che il
mondo non è né reale né irreale.
Un uomo che possiede una mente forte e sviluppata, analizza la sua vita nel mondo con
discernimento e, alla fine, giunge alla conclusione che il mondo è Mithya, o soltanto un fenomeno.
Il cercatore della verità, usando la discriminazione nello stabilire i valori del mondo, si renderà
conto alla fine della natura caduca dell'intera creazione. La contemplazione sulla natura mortale
della creazione comincerà a portare la sua mente a una realtà più profonda che sottende la fase

6 Quando abbiamo esaminato lo stato onnipresente del Dio impersonale abbiamo detto che il
Divino onnipotente trascendentale è, in virtù della sua onnipresenza, l'Essere essenziale in ognuno
di noi. Esso è la base di ogni vita: Esso non è altro che il nostro proprio Sé, o Essere. Perciò
nessun sentiero per realizzarlo può venire concepito. Quindi, parlare di un sentiero di realizzazione
del proprio stesso Essere sembra cosa priva di giustificazione. Ma, poiché la nostra vita e la nostra
attenzione sono continuamente dirette verso il campo esteriore grossolano e relativo
dell'esperienza, siamo come privati dell'esperienza diretta della natura essenziale del nostro stesso
Sé, o dell'Essere trascendentale. Ecco perché è necessario elevare l'attenzione al livello
trascendentale del nostro Essere. Questo elevarsi dell'attenzione può essere definito il sentiero
della realizzazione. Così troviamo che l'idea del sentiero della realizzazione è metafisicamente
assurda, ma che al livello pratico, essa è altamente significativa.
139 IL COMPIMENTO

sempre mutevole dell'esistenza.


Quando egli realizza una certa capacità di vedere la realtà interiore della vita diventerà capace di
contemplare la realtà metafisica astratta di natura perenne e di realizzare i segreti più profondi
dell'esistenza che giacciono oltre la fase fenomenica sempre mutevole della vita.
Egli vede che l'albero ha molti aspetti: tronco, rami, fiori e frutti. L'albero cambia ogni giorno;
foglie nuove spuntano, le vecchie avvizziscono. I rami cadono, e ne nascono altri. L'intera esistenza
dell'albero sembra essere regolata su di una legge di continuo mutamento. Ma, dietro queste fasi
fenomeniche sempre mutevoli, ce n'è una che non cambia: il nutrimento o linfa, che è tratto dalla
radice ed è sempre il medesimo. È la linfa che si manifesta come tronco, rami, foglie, fiori e frutti. I
diversi aspetti dell'albero mutano, ma la linfa rimane linfa. La trasformazione della linfa nei diversi
aspetti dell'albero rivela il profondo mistero della natura.
Al di là delle fasi sempre mutevoli dell'esistenza fenomenica sembra esserci una realtà di
carattere immutabile che dà origine a tutti gli aspetti mutevoli della creazione fenomenica. Quando
il potere della discriminazione rivela al ricercatore la possibilità che esista una realtà immutabile
quale base della creazione fenomenica sempre mutevole, egli entra nella seconda fase del sentiero
della conoscenza. Egli è in grado di contemplare la fase immutabile permanente della vita,
l'immutabile aspetto dell'esistenza che è la realtà.
Quando egli ha assimilato completamente l'idea dell'impermanenza della creazione e la natura
fenomenica del mondo, quando il suo intelletto è fermamente stabilizzato nell'idea che il mondo è
perituro, sempre mutevole e fenomenico, allora egli comincia a contemplare il livello permanente e
immutabile della vita. Analogie tratte dal mondo della creazione fisica, come l'esempio della linfa
nell'albero, aiutano il ricercatore a scoprire la verità metafisica che giace al di là della fase
fenomenica dell'esistenza. La chimica si dice che al di sotto dell'esistenza fenomenica dell'acqua c'è
la realtà dell'ossigeno e dell'idrogeno. L'acqua muta nella sua forma, diventa vapore, neve e
ghiaccio, ma i costituenti essenziali non sono sottoposti a nessun cambiamento.
Il valore permanente dell'ossigeno e dell'idrogeno dà origine ai valori perituri dell'acqua, della
neve e del ghiaccio, ai valori sempre mutevoli delle diverse forme e fenomeni. Questo è un
semplice esempio per indicare che, al di sotto dei differenti livelli della creazione, c'è qualcosa che
rimane costante nel suo valore anche quando, alla superficie, esso continua a dare origine a qualità
di natura sempre mutevole.
La contemplazione del valore interiore della vita rivela infine al ricercatore che il mondo sempre
mutevole è basato su uno stato di vita immutabile privo di forme e fenomeni. Ogni forma e
fenomeno appartiene al campo relativo dell'esistenza, e ciò che si trova al di là delle forme e dei
fenomeni appartiene necessariamente a un campo che è fuori dalla relatività.
La discriminazione intellettuale trova che il mondo ha soltanto un'esistenza fenomenica ma che
un elemento permanente sta alla base delle fasi fenomeniche della vita. È così che il cercatore di
Dio, proseguendo sul sentiero intellettuale dell'illuminazione, trova che la sua mente è fermamente
stabilizzata nell'impermanenza della creazione e scopre la permanenza della sua natura
trascendentale.
L'intelletto è, così, capace di giungere al punto in cui esso può valutare l'idea che la natura
essenziale della realtà trascendentale è permanente, immutabile, eterna ed assoluta. Ciò che ora
rimane è di intraprenderne la realizzazione.
Poiché egli è sul sentiero intellettuale della realizzazione egli cerca di conoscere sempre più la
realtà di natura assoluta trascendentale che sta alla base dell'esistenza fenomenica della creazione.
A mano a mano che la pratica della contemplazione continua, la sua mente si stabilizza con
maggiore intensità nell'Essere eterno che gli diventa sempre più familiare. Egli comincia a
contemplare in conformità a: « Io sono Quello, tu sei Quello e tutto questo è Quello ». Questa idea
diventa così profondamente radicata nella sua coscienza che, con la pratica prolungata, diventa
parte di lui ed egli comincia a vivere questa conoscenza attraverso tutte le esperienze della vita
quotidiana.
Quando egli può fissare la sua conoscenza sull'unicità della vita, la sua mente comincia ad essere
140 IL COMPIMENTO

contenuta in questa unicità anche in mezzo alle svariate esperienze della vita quotidiana. Nella sua
mente si crea un tale stato che egli è come profondamente preso dall'idea: « Io sono Quello, tu sei
Quello, tutto questo è Quello ». La sua coscienza è vinta dall'idea dell'unicità della vita e le diversità
ovvie dell'esistenza e della creazione fenomenica cominciano a coesistere con questa unicità.
Questo è l'inizio dell'esperienza della realtà trascendentale al livello intellettuale della conoscenza.
Così troviamo che la prima tappa sul sentiero intellettuale della realizzazione di Dio è la
discriminazione fra il reale e l'irreale, e la contemplazione sulla natura transitoria, futile, sempre
mutevole e peritura del mondo. La seconda tappa consiste nel contemplare l'unicità e le
caratteristiche dell'esistenza immutabile che sta alla base di tutte le fasi sempre mutevoli della vita.
La terza tappa sta nel vivere questo principio nella vita quotidiana mediante la pratica di
stabilizzare nel profondo della coscienza l'unicità della vita eterna in termini di prima, seconda e
terza persona, cioè: « Io sono Quello, tu sei Quello e tutto questo è Quello ».
Questo sentiero di illuminazione è, potremmo dire, di autoipnosi. La discriminazione nella
valutazione dell'esistenza fenomenica sempre mutevole, nel tentativo di individuare un carattere
immutabile di fondo è una cosa, e il tentativo di associare il proprio Essere con l'Essere cosmico è
un'altra. Questo è il sentiero intellettuale dell'illuminazione dove solo l'intelletto agisce. Se la
conoscenza dell'unicità della vita non penetra nel profondo della coscienza e non comincia ad essere
vissuta in mezzo alle molteplici e diverse esperienze e attività della vita non si tratterà di uno stato
di realizzazione. Perciò l'aspirante sul sentiero intellettuale della realizzazione conosce, assimila e
cerca di vivere l'unicità immutabile e imperitura dell'Essere assoluto in termini del suo stesso
Essere.
L'idea dell'unicità della vita raggiunge una tale profondità nella coscienza dell'aspirante che
l'associazione della sua mente con le esperienze degli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo,
non indebolisce la convinzione che è egli stesso l'Essere imperituro, immutabile, eterno, assoluto.
Quando questo è impresso nella sua coscienza egli comincia a vivere quell'unicità di vita attraverso
tutte le diversità degli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo. Quando egli si eleva allo stato
dell'eterno Essere, pur rimanendo nel campo dell'esperienza relativa, allora la sua coscienza è
completa, allora la sua vita è completamente realizzata. Questa è la realizzazione del Dio
onnipresente impersonale mediante il sentiero intellettuale.
La natura di questo sentiero è tale che essa coltiva la mente in modo da farle perdere
gradualmente l'interesse alle esperienze della vita pratica quotidiana. Tale mente è contemplativa
per sua natura. La mente s'impegna dapprima a pensare in conformità di negazione: negazione della
creazione data la futilità e l'evanescente natura caduca dell'esistenza fenomenica e, in un secondo
tempo, nel contemplare la natura immortale che sta al di là della fase ovvia della vita. La mente è
sempre impegnata nel pensare, nel contemplare, nel cercare di distinguere la realtà trascendentale
dal mondo esteriore perituro e, cercando di vivere questa realtà, non sente più il fascino del mondo
esteriore. Tale mente si distacca, necessariamente, dalla vita pratica; perciò il sentiero intellettuale
della realizzazione di Dio mediante la contemplazione non è adatto per gli uomini d'azione. Non è il
sentiero per i padri di famiglia. Nessun uomo che rimanga attivo nel mondo, che abbia
responsabilità familiari e sociali, che sia preso dagli affari, può avere possibilità di successo
nell'infondere la natura divina nella sua propria mente mediante questo metodo di contemplazione.
Il sentiero intellettuale della rivelazione divina si adatta a coloro che non hanno niente a che fare
con la vita pratica, che si sono distaccati dalle responsabilità della vita, che hanno rinunciato a ogni
attività negli affari e hanno scelto la via dell'isolamento. Il silenzio di cui gode colui che si isola dal
mondo è tale che lo distoglie dall'attività. Egli trascorre la maggior parte del suo tempo nel silenzio,
nella contemplazione, nella discriminazione e nell'assimilazione della natura divina, come della sua
propria natura. Solo l'aspirante che conduce questo tipo di vita solitaria e contemplativa può avere
successo nella realizzazione mediante il sentiero della contemplazione.
Prendiamo come esempio un uomo che ripeta continuamente: « Io sono un re, io sono un re ».
Concentrandosi sull'idea di essere un re egli potrà, alla fine, produrre entro sé stesso uno stato
mentale in cui, anche quando egli camminerà per la strada, continuerà a sentirsi un re. Egli potrà
141 IL COMPIMENTO

creare uno stato mentale così fermo e convinto che persino se dovrà chiedere l'elemosina per la
strada, si sentirà entro sé stesso un re. Così, indipendentemente dalle circostanze o dall'ambiente,
egli potrà creare un tale stato mentale da sentirsi sempre un re.
Tale è lo stato mentale di colui che cerca la verità mediante la via contemplativa e che percorre il
sentiero intellettuale della realizzazione. È importante notare che il successo in questo tipo di
contemplazione dipende da una prolungata devozione a questo sentiero. Se un uomo ha molto
tempo a sua disposizione per entrare nell'idea di essere un re, allora gli sarà possibile stabilizzare
nel profondo della sua coscienza la sensazione di essere un re. Ma se egli non ha il tempo per fare
lunghe contemplazioni sull'idea di essere un re, quest'idea non si radicherà profondamente nella sua
mente.
Allo scopo di stabilizzare sé stessi nell'unicità della vita mediante la contemplazione, è
necessario essere contemplativi durante la maggior parte della propria vita. Molto tempo è
necessario all'aspirante per entrare nell'idea dell'unicità e della permanenza della vita. Questo non è
certamente il sentiero per il padre di famiglia che ha responsabilità a molti livelli della vita. Questo
tipo di contemplazione porterebbe il padre di famiglia o ad abbandonare le proprie responsabilità o
a renderlo irresponsabile. L'adempimento delle proprie responsabilità richiede attenzione e
devozione al lavoro, mentre questo tipo di contemplazione richiede negazione e astinenza dal
lavoro.
La pratica del Raja Yoga (7), essendo compiuta mediante la contemplazione, appartiene a questo
tipo di metodo intellettuale per la realizzazione di Dio. Questa non è certamente la via adatta per un
normale padre di famiglia. Per la realizzazione di Dio il padre di famiglia ha bisogno di un sentiero
da percorrere mediante l'azione e non mediante la contemplazione. Non è pratico per un uomo che
vive nel mondo, che ha responsabilità familiari e obblighi sociali pensare ad ogni cosa in termini di
evanescenza, di futilità e di impermanenza. Il metodo intellettuale di discriminazione, praticato
nella vita attiva del mondo, si risolve in uno stato che divide la mente, che disturba la coordinazione
fra la mente e il sistema nervoso e che impedisce quindi la possibilità di sviluppare una coscienza
più elevata.
Sfortunatamente molti ricercatori dell'illuminazione sono stati per secoli, nel passato, le vittime
di questo stato che produce sia un fallimento nella vita del mondo, sia un fallimento nella ricerca di
Dio. La vera illuminazione mediante il sentiero intellettuale significa elevarsi intellettualmente oltre
il campo dell'intelletto e arrivare al campo della divina coscienza trascendentale. Ciò richiede di
portare la mente cosciente alla realtà trascendentale dell'Essere. Nessun tipo di creazione
intellettuale di stati d'animo può riuscire a portare nessuno a questo livello di coscienza.
Così è chiaro che la completa realizzazione di Dio non è possibile mediante il solo processo della
discriminazione intellettuale e della conoscenza, senza la reale esperienza dell'Essere
trascendentale.
L'esperienza diretta dell'Assoluto non solo rivela la natura della realtà suprema, o di Dio, ma
illumina anche l'intelletto rendendolo capace di ritenere un'indubbia, chiara conoscenza di Esso. Per
questa ragione quelli che sono tradizionalmente iniziati al sentiero della conoscenza intellettuale,
che vivono una vita di isolamento, sono necessariamente iniziati alla pratica della meditazione
trascendentale. Quelli che tentano di seguire il sentiero della realizzazione intellettuale mediante la
lettura di libri, rimangono nel campo della creazione artificiosa di uno stato d'animo, senza la gioia
della coscienza di beatitudine, la più grande benedizione della realizzazione di Dio.

IL SENTIERO EMOZIONALE DELLA REALIZZAZIONE DI DlO: IL SENTIERO


DELLA DEVOZIONE
Il sentiero della devozione procede dalle qualità del cuore. Tutti i sentieri della devozione, sono
sentieri emozionali verso la realizzazione di Dio. Le qualità del cuore rendono l'uomo capace di
sentire. Esse sono diverse dalle qualità della mente che rendono l'uomo capace di pensare e di

7 Il Raja Yoga è un sentiero della realizzazione di Dio mediante la contemplazione.


142 IL COMPIMENTO

conoscere.
Sul sentiero intellettuale della realizzazione di Dio il fattore predominante sta nel conoscere e nel
capire. Qui, sul sentiero della devozione, il fattore principale è il sentire. Il sentimento dell'amore è
il veicolo che rende l'uomo capace di avanzare su questo sentiero. Amore, emozione, felicità,
gentilezza e arrendevolezza sono le qualità del cuore che sostengono il sentiero della devozione.
L'amore aumenta e, aumentando, lascia dietro di sé i campi di minore felicità, per stabilirsi su piani
più sicuri e più validi di felicità. Il sentiero della devozione è un sentiero di felicità, di amore che si
realizza mediante le qualità del cuore.
L'amore di Dio è la più grande virtù che l'uomo possa mai coltivare; mediante essa l'uomo
sviluppa l'amore per la creazione di Dio, per i figli di Dio. La gentilezza, la compassione, la
tolleranza, l'impulso ad aiutare gli altri emanano dal cuore in cui cresce l'amore di Dio.
Fortunati coloro il cui cuore si intenerisce nell'amore di Dio, che sentono la pienezza dell'amore
e della devozione a Dio, il cui cuore trabocca della sua presenza e del suo nome. Fortunati coloro la
cui vita è dedicata all'onnipotente Dio e al bene della Sua creazione. Maggiore devozione significa
maggiore amore, e questo si risolve in una maggiore felicità, soddisfazione, gloria e grazia.
Sul sentiero della devozione l'uomo diviene sempre più consapevole di un grado di felicità
sempre maggiore. Il sentiero dell'amore è simile al rapporto fra il bambino e il cuore materno.
Appena il bambino fa il suo primo passo verso la madre, il cuore della madre si dilata. La sua
felicità si irradia e si riflette sul bambino che, ad ogni passo, gode di una maggiore felicità e questa
felicità si riflette di nuovo nel cuore della madre. La gioia della madre aumenta e raggiunge il suo
massimo. Quando il bambino arriva fra le sue braccia si ritrova unito al cuore della madre.
A mano a mano che l'amore aumenta nel cuore del devoto, egli raggiunge un più alto grado di
felicità. Il suo cuore trova la meta quando il suo amore riposa nell'esistenza eterna di Dio. Il devoto
e Dio diventano uno. La goccia d'acqua trova sé stessa nella pienezza dell'oceano e i due si
uniscono. L'unità è completa e, nella sua pienezza, l'unità soltanto, « è ». Qui l'uno non lascia
traccia dell'altro. I due non ci sono più; il sentiero dell'unione è estinto e soltanto l'unione rimane.
L'amante di Dio annega nell'oceano del Suo amore e anche Dio annega nell'oceano dell'amore di
chi lo ama. Questa è la grande unione in tutta la sua semplicità. Non c'è discriminazione, non c'è
eliminazione, né negazione; non c'è conoscenza. Il sentiero dell'amore, è il sentiero della beatitudine
accecante. Sul sentiero dell'amore c'è un'unica direzione: da un campo di minore felicità a un campo
di maggiore felicità.
Il fiume dell'amore fluisce verso il ripido pendio della coscienza di Dio. Esso scorre
rapidamente, rapidamente perde sé stesso e, perdendo sé stesso, raggiunge lo stato illimitato
dell'oceano dell'amore. Perdere è una vittoria sul sentiero dell'amore. È una sconfitta benedetta che
segna il compimento nella vita. Benedetti sono coloro che perdono sé stessi in questo sentiero
d'amore, e ancor più benedetti sono coloro che, perdendo anche il sentiero, raggiungono la meta e la
vivono.
La bellezza di questo sentiero è che la perdita di sé stesso è dovuta all'amore. L'amante sa solo
come perdere e questo processo del perdere non ha motivi di guadagno. Egli sa soltanto di essere
egli stesso, senza alcun scopo. L'amore comincia ed egli lo accoglie così come viene e, come viene,
esso aumenta. Egli continua a perdersi ma non sa che sta perdendo sé stesso e non lo sa neppure
quando si è completamente perduto. Quando si è perduto egli è Dio; o, piuttosto, non sa che egli è
Dio, ma che Dio è Dio. Unicità della coscienza divina, esistenza eterna unica, unicità della vita
eterna, unicità dell'Essere assoluto: solo l'Uno rimane. Allora le varietà della vita sono come la
varietà delle onde nell'oceano eterno dell'amore di Dio.
La molteplicità della vita trova sé stessa nell'unicità della coscienza di Dio. Le molte forme e
fenomeni del mondo sono come le increspature e le onde, un miraggio che sembra esistere solo
nella illimitata esistenza di Dio. Le onde dell'amore sorgono alla superficie della vita
semplicemente perché la vita possa essere sentita, conosciuta e vissuta nella sua varietà; così che il
sentiero dell'amore possa continuare a trovarsi alla superficie della vita e l'amore possa continuare
per ognuno che viene nella vita. È così che gli amanti della vita possono trovare la vita perdendola,
143 IL COMPIMENTO

e trovare Dio perdendo loro stessi nella coscienza divina.


Lo scopo di tutto questo è che i devoti possano in eterno continuare ad avere bisogno di Dio e a
trovarlo, e che Dio possa continuare a scendere su di loro e a riposare in loro e che i devoti possano
continuare a riposare e a vivere in Dio. Il sentiero di Dio, il sentiero dell'amore, procede in un'unica
direzione; da gradi di minore felicità a gradi di maggiore beatitudine e di beatitudine eterna; da
gradi di minore intelligenza all'intelligenza assoluta ed eterna.
Parlare di aumento dell'intelligenza sul sentiero dell'amore sembra essere cosa inconsistente,
perché l'amore è una qualità del cuore e ha poco a che fare con l'intelligenza. Non sembra
ragionevole dire che l'intelligenza aumenta col crescere dell'amore. Col crescere dell'amore la luce
di Dio aumenta e diviene la luce dell'amore. La luce di Dio aumenta e, con essa, l'intelligenza e
tutto quello che in essa riposa viene alimentato. Pure non rimane posto per l'intelligenza perché ogni
cosa è conquistata dal grande influsso dell'amore. Non che l'intelligenza sia annientata; è soltanto
come se la luce dell'intelligenza fosse assorbita nella luce dell'amore, nella luce della vita. Come i
diversi colori dello spettro sono fusi insieme per dar luogo a un potente raggio di luce bianca, così
la luce dell'intelligenza, della felicità e della creatività si fondono insieme per produrre una potente
corrente di amore.
La luce dell'amore è un'accecante luce di solo amore, e la grandezza dell'intelligenza, del potere
e di ogni altra cosa vi è presente, ma in forma latente. Tutte queste cose sono perdute nella luce
dell'amore; non propriamente perdute; è come se la loro identità fosse dimenticata nell'amore di
Dio. L'amore e l'intelligenza, il potere e l'intelligenza e tutte le varietà e le vanità della vita sono
assorbite nell'unicità di Dio, restando Dio nell'amore del devoto e il devoto nell'oceano dell'amore
di Dio. Tutte le qualità di vita e le molteplici forme dell'esistenza fenomenica affondano per lasciare
le fresche acque della vita eterna nell'oceano della coscienza di Dio.
Sul sentiero dell'amore la varietà dell'universo trova compimento nell'unità di Dio. Nell'amore,
Dio si trova nel mondo e il mondo si trova in Dio. E, affinché la gloria di Dio sia sperimentata, la
felicità deve aumentare. Cosa c'è alla superficie della vita che possa aumentare la felicità?
L'attenzione deve andare nei campi più sottili della vita, ai livelli più sottili della creazione, ai livelli
più profondi della coscienza. Portare l'attenzione ai livelli più profondi della coscienza è la chiave
per sperimentare una maggiore felicità. Questo è il principio della meditazione trascendentale.
Questo è ciò che porta il compimento del sentiero dell'amore. Il sentiero della devozione senza la
pratica della meditazione trascendentale, senza una maggiore esperienza della più grande felicità,
rimane impraticabile.
La meditazione trascendentale riempie il cuore dell'uomo di grande felicità; il cuore si sente
completamente colmo. La pratica di questa meditazione aumenta la capacità di sperimentare
maggiore felicità, e così il devoto capace di continuare anche quando sente la pienezza della
beatitudine eterna, e di non desistere finché l'oceano dell'amore sia colmato dalla grazia della gloria
assoluta, e si riversi su ogni cosa nella creazione. La meditazione rende l'amore assoluto
un'esperienza personale, significante e reale, in qualsiasi cosa venga sperimentata in quello stato
eterno di coscienza di Dio.

IL METODO FISIOLOGICO PER LA REALIZZAZIONE DI DlO


Può sembrare strano parlare di un metodo fisiologico per la realizzazione di Dio. Ma noi
apparteniamo a un'epoca scientifica e per esplorare i sentieri della realizzazione di Dio, dobbiamo
esaminarli da ogni lato.
L'universo fisico delle esperienze molteplici è davanti a noi. Può esserci un mezzo fisico per la
realizzazione di Dio? Può il piano fisico provvedere un mezzo per elevarsi alla coscienza cosmica?
Può il piano fisico provvedere un mezzo per realizzare l'adempimento della vita? Come possiamo
ottenere uno stato di completa tranquillità mentre siamo nel pieno dell'attività? Come possiamo
raggiungere questo vertice dello sviluppo umano, dal piano fisico della vita?
Per capire come questo sia possibile dobbiamo sapere che lo stato di esistenza divina, vita divina,
o di realizzazione di Dio, è uno stato di esperienza positiva. È un'esperienza, non un pensiero
144 IL COMPIMENTO

fantasioso; né un'immaginazione, e non è al livello del pensare. È un'esperienza positiva di vita. È


uno stato di vita, è l'Essere.
Per ogni esperienza deve crearsi una specifica attività nel sistema nervoso. Il sistema nervoso
deve essere posto in una condizione specifica. Il meccanismo del sistema nervoso deve giungere a
uno stato specifico per dar luogo a un'esperienza specifica. Se ascoltiamo una parola, l'ascoltarla è il
risultato di qualche attività del sistema nervoso, e queste attività presiedono all'esperienza della
parola. Se vediamo un fiore e se la sua immagine passa, mediante la retina, alla mente, ha luogo
un'attività estremamente complessa nel sistema nervoso che fa sorgere la percezione del fiore. Se
annusiamo qualcosa, qualche attività in una parte specifica del sistema nervoso produce la
particolare esperienza dell'odorato. Se tocchiamo qualcosa, l'esperienza del tatto produce una
determinata attività in quella parte del sistema nervoso che ne dà l'esperienza. Così, qualsiasi
esperienza avvenga, essa è basata su una particolare attività del sistema nervoso.
Coloro che meditano sanno che, durante la meditazione, sperimentano gli stati sottili del
pensiero. Per sperimentare uno stato molto sottile del pensiero deve esserci un'attività ugualmente
sottile nella regione più sensibile del sistema nervoso. Quando il pensiero è stato trasceso e la mente
ha raggiunto lo stato trascendentale, essa giunge a uno stato di sospensione e di silenzio e acquisisce
la piena consapevolezza della pura coscienza. Questa è un'esperienza positiva. Sebbene non sia
l'esperienza di alcun oggetto esterno, è una esperienza di tipo particolare, dove lo sperimentatore è
lasciato a sé stesso. Questo è lo stato di pura coscienza, l'esperienza del puro Essere. L'esperienza
del puro Essere e lo stato dell'Essere significano la stessa cosa.
Affinché questa esperienza sia possibile deve crearsi una particolare condizione nel sistema
nervoso, un particolare stato di equilibrata vigilanza in cui il sistema nervoso non sia passivo. Esso
è attivo ma non ha attività, perché non c'è l'esperienza di alcun oggetto. Questa non è la condizione
abituale del cervello durante gli stati di veglia, di sogno e di sonno.
Quando il pensiero è sperimentato durante la meditazione, si crea una particolare condizione nel
funzionamento del meccanismo cerebrale. Ad ogni livello di esperienza sottile del pensiero il
cervello funziona a un corrispondente livello di attività. Nello stato trascendentale si crea uno stato
specifico del meccanismo cerebrale che dà luogo all'esperienza della pura coscienza trascendentale.
Questo stato particolare del meccanismo cerebrale viene raggiunto mediante il processo dello
sperimentare progressivamente gli stati sottili del pensiero cioè per mezzo della mente.
Questo è il metodo mentale per la realizzazione di Dio. La mente è portata da un'esperienza
all'altra; progredendo da un'esperienza di natura grossolana a un'esperienza di natura sottile, allo
scopo di raggiungere l'esperienza particolare dello stato trascendentale.
Quando il corpo lavora troppo a lungo il sistema nervoso si stanca e sopraggiunge il sonno.
Questa stanchezza è uno stato fisico del sistema nervoso determinato da un'attività continua e da
mancanza di riposo protratta sino a quando si crea uno stato nel quale non è più possibile avere
alcuna esperienza.
In qualche modo dovrebbe essere possibile creare, fisicamente, un particolare stato del sistema
nervoso che corrisponda a quello stato che determina il raggiungimento della coscienza
trascendentale.
Come quando il sistema nervoso è stanco si determina uno stato per cui il cervello non
sperimenta più niente, così dovrebbe essere possibile creare uno stato di coscienza trascendentale
mediante una stimolazione fisica del sistema nervoso.
Se questo è possibile, questo sarà il metodo fisiologico per la realizzazione di Dio.
Nell'Hatha Yoga (8) troviamo un sistema che è esistito in India sin dai tempi antichi; un metodo
fisiologico per la realizzazione di Dio per mezzo del quale il sistema nervoso è portato a uno stato
che induce il cervello a funzionare in un modo particolare. In questa condizione il cervello rende la
mente capace di acquisire la coscienza trascendentale.

8 L'Hatha Yoga è un sentiero di illuminazione mediante il controllo forzato del corpo e del respiro
allo scopo di stimolare il sistema nervoso per realizzare la coscienza trascendentale, o la
coscienza di Dio.
145 IL COMPIMENTO

Durante il sonno, il sogno e lo stato di veglia e attraverso tutte le esperienze, continuano sia il
respiro che il funzionamento del cervello; questo è causa dell'incessante attività del corpo. Abbiamo
visto che, per raggiungere la coscienza trascendentale, l'attività del cervello deve cessare, ma non
bisogna consentire al cervello di diventare statico. Il cervello è tenuto in uno stato di sospensione
dell'attività, ma non è passivo. È vigilante ma privo di attività. Se il cervello deve essere in questo
stato di sospensione, allora il totale funzionamento del sistema nervoso bisogna che sia in uno stato
particolare, né di attività né di passività, e affinché ciò sia possibile il respiro deve essere mantenuto
in uno stato né di espirazione né di inspirazione. Il respiro cioè deve rimanere tra il fluire e il non
fluire, come in uno stato di sospensione.
Per portare il funzionamento del sistema nervoso a quello stato di sospensione, il corpo deve
essere allenato perché esso è abituato ad essere attivo durante lo stato di veglia e passivo durante lo
stato di sonno. Queste sono le condizioni normali del corpo. Esso deve, perciò, essere allenato a
rimanere quieto senza entrare in uno stato passivo.
Quando il corpo funziona normalmente la sua esperienza comune è di essere sveglio o di
dormire. Noi siamo, sino a un certo punto, consapevoli dell'avvicinarsi del sonno per via di un certo
attutirsi dei sensi e della mente. L'abilità di sperimentare diventa gradatamente minore e non
sappiamo quando veramente comincia il sonno.
Sentiamo quando stiamo per addormentarci, sentiamo che la nostra coscienza s'indebolisce
gradatamente, poi non sentiamo più nulla. La coscienza scompare totalmente, ma noi non
sperimentiamo il momento in cui essa scompare definitivamente. Questo mostra che il corpo e la
mente non sono del tutto normali. Se l'intero sistema nervoso fosse normale, saremmo capaci di
sperimentare la pura consapevolezza, quello stato di consapevolezza che è quasi uno col sonno
profondo e, nello stesso tempo, quasi uno col più sottile stato di veglia. Poiché siamo costantemente
soggetti alle esperienze esteriori, quest'abitudine ha fissato come un'impronta nel sistema nervoso.
Noi dovremmo, normalmente, sperimentare il punto iniziale del pensiero. Questa dovrebbe essere la
nostra esperienza normale se il corpo fosse perfettamente puro; se, cioè, il cervello fosse
perfettamente puro fisicamente. "Fisicamente puro" significa "libero da oscurità e tensione".
Nel nostro stato mentale comune, quando sorge un pensiero, la mente ne è adombrata. Essa è,
allora, impegnata in quel pensiero. Quando il pensiero si è trasformato in azione e il suo fine si è
realizzato, il desiderio è appagato. Se vogliamo odorare un fiore, prima ne sorge il pensiero e
quando, più tardi, esso ha raggiunto il livello cosciente della nostra mente, essa induce la mano a
raccoglierlo, ad accostarlo al naso e a odorarlo. Ora il desiderio di odorare il fiore è appagato, è
giunto, cioè, al suo fine.
Se il cervello funziona normalmente, una volta che il desiderio è appagato e prima che un altro
ne sorga, la mente sperimenta lo stato di puro Essere o di pura coscienza. Questo è ciò che accade
all'uomo realizzato quando egli sperimenta un desiderio. Appena un desiderio è appagato, e prima
che ne sorga un altro, egli gode dello stato naturale dell'Essere. Questo perché non c'è attività nel
suo cervello. Essendo libero dall'attività, il cervello non cade in uno stato di passività. Esso gode lo
stato dell'Essere o di pura coscienza.
Lo stato del puro Essere sta fra due pensieri. Ogni pensiero sorge dallo stato del puro Essere, e
fra due pensieri c'è una pausa. La pausa non dovrebbe essere una pausa priva di esperienza. Se il
cervello funziona normalmente, se la mente e il sistema nervoso sono puri, allora fra due pensieri
sarà sperimentato lo stato dell'Essere. Di solito, tuttavia, non accade così.
Quando siamo stanchi la mente diventa oscura e cessa di funzionare. L'incapacità di funzionare
del cervello deriva dalla impurità. Questo può essere attribuito a ragioni fisiche. L'alcool, per
esempio, agisce sul cervello e provoca oscurità nella mente. Anche l'attività stanca la mente e
l'oscura, esaurisce il sistema nervoso al punto da rendere la mente persino incapace di sperimentare
gli stati grossolani, per non parlare di quelli sottili.
La capacità del sistema nervoso di conoscere stati di esperienza molto sottili è perduta quando la
sostanza cerebrale è contaminata da impurità fisiche, dalla stanchezza, o da un pensare errato, tutte
cose, queste, che esauriscono l'energia mentale. La fatica è il fattore principale. Essa impedisce alla
146 IL COMPIMENTO

mente di sperimentare i piani sottili. Anche il cibo inadatto rende la mente oscura, provoca
sonnolenza e irritabilità. Noi mangiamo e beviamo, e qualunque cibo o bevanda può contenere
qualche elemento impuro che influenza la mente.
Se un fattore materiale può influenzare la mente e renderla oscura, un fattore materiale può
anche renderla acuta. Se l'esaurimento può oscurare la mente e determinare il sonno, la freschezza e
l'energia possono ravvivarla e renderla vigilante.
Il metodo fisiologico tende a eliminare dal sistema nervoso le condizioni fisiche che causano
oscurità. Esso, perciò, combatte le impurità del corpo e i motivi di fatica. Noi vogliamo purificare il
sistema nervoso a un tale grado che esso, finalmente, sia nelle condizioni di elevarsi allo stato di
coscienza trascendentale. Noi creiamo, perciò, uno stato fisico nel sistema nervoso tale da
permettere al corpo di essere nella sua condizione più normale.
Il sistema nervoso umano è perfetto perché ha in sé la capacità di raggiungere la coscienza
trascendentale. Ma i cibi e le bevande inadatte che si consumano, l'aria viziata che si respira
rendono il sistema nervoso fisicamente inadatto a conseguire la coscienza trascendentale. Così
troviamo che il metodo fisiologico per raggiungere la coscienza divina consiste: 1) nella scelta di
adatte qualità di cibo, 2) nella scelta di un giusto tipo di attività, 3) nell'eliminare dall'organismo
l'influenza del cibo e delle attività inadatte.
Tutto questo, naturalmente, richiede molta disciplina a tutti i livelli della vita. Perciò tale metodo
può essere adatto solo per coloro che scelgono una vita di eremitaggio. Essi soltanto possono
permettersi di dedicare il tempo richiesto sotto la sorveglianza personale di un maestro. Questo non
è certamente il sentiero del capofamiglia il cui sistema di vita è tale che egli non può occuparsi di
pratiche laboriose che richiedono molto tempo. Ci sono tuttavia altre vie di illuminazione più adatte
al moderno uomo d'azione.

IL METODO PSICOFISIOLOGICO DELLA REALIZZAZIONE DI DlO


Il metodo psicofisiologico della realizzazione di Dio, come implica il nome stesso, richiede l'uso
simultaneo del corpo e della mente.
Abbiamo visto come il corpo e la mente siano strettamente interdipendenti. Lo stato della mente
influenza direttamente il corpo e lo stato del corpo influenza la mente.
Nel descrivere il metodo fisiologico della realizzazione di Dio, abbiamo visto che, coltivando il
corpo e il respiro, può venir creato nel sistema nervoso uno stato di tranquilla vigilanza affinché
l'individuo possa sperimentare l'Essere. Questo ci fa sperare nella possibilità di accelerare il
progresso su qualsiasi sentiero verso la realizzazione di Dio; intellettuale o emozionale,
integrandolo col metodo fisiologico.
Questa combinazione del sentiero fisiologico con quello intellettuale e emozionale, costituisce il
sentiero psicofisiologico della realizzazione di Dio.
Si può dire che la caratteristica principale del sentiero psicofisiologico sia l'educazione del corpo
e della mente per determinare, simultaneamente, lo stato di coscienza trascendentale nella mente e
uno stato di tranquilla vigilanza nel corpo.
Lo scopo è di portare aiuto dal piano fisico per potenziare la mente, e dal piano mentale per
rendere migliore il corpo. L'unica intenzione è di giungere alla meta con maggiore facilità e nel
tempo più breve.
Da questo punto di vista il metodo psicofisiologico appare affascinante perché non c'è amante di
Dio, o cercatore della verità che non sia attirato a seguire il sentiero che offre maggiori possibilità di
più rapida e facile realizzazione. Ma, come è stato precedentemente chiarito, il sentiero fisiologico
richiede pratiche rigorose di controllo fisico e di controllo del respiro, e non è adatto al modo di
vivere dell'uomo d'azione. Così, nonostante i suoi fini, il sentiero psicofisiologico non può essere un
sentiero universale.
Come abbiamo visto, l'educazione del corpo e del respiro, richiede la stretta vigilanza personale
da parte di un maestro, affinché la salute dell'aspirante sia salvaguardata. Ci sono però alcuni
leggeri esercizi di respirazione e alcuni esercizi per il corpo che possono essere praticati come
147 IL COMPIMENTO

accompagnamento nel sentiero intellettuale o emozionale e che non richiedono stretto controllo
personale. Essi certamente aiutano ad accelerare il progresso su questi sentieri.
Il sentiero psicofisiologico della realizzazione di Dio, però, trova adempimento nella pratica
della meditazione trascendentale che, simultaneamente, influisce sul corpo e sulla mente. Senza
controlli di nessuna specie essa, automaticamente, porta la mente nello stato di coscienza
trascendentale, e il corpo e il sistema nervoso a quello stato di tranquilla vigilanza che è essenziale
allo stato di illuminazione.

IL SENTIERO MECCANICO DELLA REALIZZAZIONE DI DlO


È insolito concepire un sentiero verso la realizzazione di Dio che proceda e si concluda in modo
meccanico. Ma un attento esame del processo di percezione rivelerà che la realizzazione di Dio è
veramente possibile mediante un sistema meccanico.
La percezione è il risultato della radiazione naturale della coscienza, dal centro del puro Essere
nell'uomo, all'oggetto percepito. Un esempio illustrerà questo.
La corrente elettrica, da un accumulatore, raggiunge la lampadina e proietta come un fascio di
luce. A mano a mano che la luce procede la forza diminuisce e, alla fine, raggiunge un limite nel
quale la luce può dirsi nulla. Allo stesso modo, dall'energia inesauribile dell'Essere, la coscienza
irradiata mediante il sistema nervoso, raggiunge i sensi di percezione e passa all'oggetto di
esperienza. Mentre il contenuto della coscienza irradia all'esterno, il grado di beatitudine
diminuisce. L'intero processo è automatico e meccanico.
Il sistema nervoso è il mezzo mediante il quale la coscienza si manifesta e si proietta nel mondo
esteriore determinando il fenomeno della percezione.
Il processo di percezione è tanto meccanico che automatico. Per vedere un oggetto non abbiamo
che da aprire gli occhi e l'immagine dell'oggetto appare automaticamente senza l'intervento
dell'intelletto o dell'emozione. Affinché la percezione abbia luogo non è necessario implicare
l'intelletto o le emozioni; ecco che cosa s'intende affermando che la percezione è meccanica.
La radiazione della coscienza ha inizio dallo stato di beatitudine puro, assoluto, astratto e porta la
beatitudine a un grado sempre minore, a mano a mano che procede verso l'esterno. L'unicità
dell'Essere, che appare nella sua infinita varietà di creazione, è una proiezione automatica della
coscienza.
Così la percezione del mondo esterno deriva meccanicamente dal processo divergente della
coscienza. Il grado di beatitudine diminuisce mentre procediamo verso i livelli esterni grossolani
dell'esperienza, e aumenta mentre ci muoviamo verso l'interno, verso i livelli più sottili che si
avvicinano alla sorgente, all'Essere. Così, sia che noi sperimentiamo ai livelli della coscienza
proiettata all'esterno, che su quelli della coscienza proiettata verso l'interno, il processo di
proiezione rimane sia meccanico che automatico. La percezione rimane automatica sia che essa sia
diretta verso l'esterno, che verso l'interno; sia che si tratti della percezione dei campi grossolani o
sottili della vita, o della percezione trascendentale dell'Essere. Ecco come la realizzazione
dell'Essere è possibile sul piano della percezione meccanica. Questo giustifica il processo
meccanico della percezione quale mezzo per la realizzazione di Dio.
Ora analizziamo il processo di percezione che determina questa realizzazione.
Il processo di percezione del mondo esteriore ha inizio nel campo non-manifestato della pura
coscienza e viene portato, mediante la strumentalità della mente e del sistema nervoso, nel campo
manifestato della creazione grossolana. Questo significa che il processo di percezione è il risultato
della coscienza interiore che si proietta all'esterno. Se però lo stato di pura coscienza verrà ricercato,
sarà necessario capovolgere il processo di percezione. La coscienza deve essere presa dal campo
esteriore grossolano e diretta verso l'interno. La percezione del puro Essere, perciò, rende
necessario l'arresto dell'attività grossolana, e il riconoscimento invece del valore di stadi successivi
di attività decrescenti sino a quando la minima attività possa essere riconosciuta e trascesa. Questo
fa sorgere lo stato di pura coscienza, o la percezione dell'Essere trascendentale.
L'apprezzamento dell'attività dai livelli grossolani esteriori ai livelli sottili interiori di percezione
148 IL COMPIMENTO

è, ovviamente, il sentiero nella direzione interiore. Sia la percezione esterna che interna, sono
automatiche e meccaniche. La percezione, nella direzione esterna, deriva dall'aumento progressivo
di attività del sistema nervoso. La percezione nella direzione interna deriva dalla graduale
diminuzione dell'attività portata sino al punto in cui il sistema nervoso cessa di funzionare e
raggiunge uno stato di calma, di tranquilla vigilanza. Questo è lo stato descritto dalle parole: "Sii
calmo e sappi che io sono Dio".
Questa calma viene idealmente raggiunta quando l'attività del sistema nervoso viene portata a
quello stato di tranquilla vigilanza dove persino l'attività della mente viene ridotta a nulla, dove il
processo del pensare è stato ridotto a un punto, o alla sorgente del pensiero. A questo punto la
percezione rimane nello stato di assoluta coscienza, lo stato di illuminazione è raggiunto e l'Essere
assoluto trascendentale viene a trovarsi al livello cosciente della vita; o il livello cosciente della
mente raggiunge il livello trascendentale dell'Essere.
Il moto interiore della mente la porta meccanicamente a uno stato di piena illuminazione. Questo
processo meccanico di percezione nella direzione interiore consente al sistema nervoso di arrivare
naturalmente a uno stato di tranquilla vigilanza, ed è il sentiero meccanico della realizzazione di
Dio. Nella sua forma pratica esso è conosciuto come meditazione trascendentale. Viene chiamato
"sentiero meccanico" per indicare che il processo di percezione interiore è innocente e non ha
bisogno dell'aiuto intellettuale o emozionale. Esso non procede mediante la discriminazione o il
sentimento. Questo sentiero meccanico di percezione ha successo, indipendentemente dalle
interferenze intellettuali o emotive.
L'attività della mente nella direzione interiore la porta nel campo dell'Essere assoluto
trascendentale e la colma del potere dell'Essere eterno. Poi, quando la mente si muove di nuovo
verso l'esterno, la sua attività porta la luce dell'Essere trascendentale assoluto nel mondo esterno
aumentando, con ciò, l'intensità della beatitudine nella percezione dei campi grossolani, manifesti
della creazione.
Ecco come il sentiero innocente della percezione meccanica quietamente serve a portare la mente
all'Essere trascendentale assoluto, o a portare l'uomo nel campo di Dio affinché possa illuminare
tutti i campi della sua vita, nel mondo.
Questo spiega l'alto significato dell'azione e giustifica il suo stato, quale sentiero di
illuminazione. Questo innocente, naturale, semplice processo di percezione e di esperienza dal
grossolano esteriore al sottile interiore, e via via al trascendente, e il cammino a ritroso verso il
grossolano esteriore, costituisce il sentiero dell'azione (9) per realizzare l'illuminazione.
Il sentiero meccanico di percezione riesce ad armonizzare i valori dell'Essere eterno, col campo
dell'attività nel mondo. Poiché la realizzazione dell'Essere implica la percezione interiore, e poiché
l'infusione dell'Essere nell'attività esteriore implica la percezione esteriore, troviamo che la gloria
della percezione meccanica colma l'intero campo della vita con la gloria dell'Essere divino e porta la
vita individuale allo stato di coscienza cosmica. Ecco come troviamo che il sentiero meccanico
della realizzazione di Dio sta in un semplice processo di percezione interiore ed esteriore.
Perciò qualsiasi uomo è capace di realizzare Dio mediante questo sentiero, indipendentemente
dal suo grado di sviluppo intellettuale o emozionale. È soltanto necessario sapere come fare uso
della propria capacità di sperimentare, e questa conoscenza aprirà la strada maestra della
realizzazione di Dio.
Il sentiero meccanico per la realizzazione di Dio, come si trova nella meditazione trascendentale,
è così semplice e di portata così vasta nei suoi risultati che attrae tutti gli innamorati di Dio e i
cercatori della verità che procedono su qualsiasi altro sentiero di realizzazione di Dio: intellettuale,
emozionale, fisiologico e psicofisiologico. Esso è così attraente che chiunque procede su qualunque
sentiero di vita lo troverà confortante ed edificante. Esso sostiene e rafforza, qualsiasi sentiero di
compimento, qualsiasi sentiero verso la grande meta della realizzazione di Dio.

9 La Bhagavad Gita lo chiama il sentiero dell'azione o Karma yoga.


149 IL COMPIMENTO

Capitolo Sesto

GENERAZIONE DOPO GENERAZIONE


Generazione dopo generazione l'uomo continua a nascere. Ogni generazione fa sorgere nuove
aspirazioni nella vita, nuovi tipi di pensiero e di azione e porta nuove richieste di compimento. Può
essere che ogni uomo, nella sua generazione abbia aspirazioni in comune con quelli che lo
circondano. Ma sono le sue proprie aspirazioni a portare il compimento della sua vita.
Ogni uomo ha bisogno di una perfetta salute fisica e mentale, di una maggiore capacità d'azione,
di una più grande capacità di pensare chiaramente, di una maggiore efficienza nel lavoro e di un
rapporto con gli altri più amorevole e gratificante.
L'uomo ha bisogno di essere libero dalla sofferenza e dalle calamità della vita quotidiana. Egli ha
bisogno di tanta intelligenza e vitalità da poter soddisfare i desideri della sua mente e da portare
appagamento nella sua vita. Oltre a questo, l'uomo dovrebbe avere una vita di libertà permanente
nella coscienza di Dio.
Abbiamo visto che tutto ciò può essere ottenuto con la pratica regolare della meditazione
trascendentale. La regolarità nella pratica, la semplicità e un comportamento naturale e innocente
verso gli altri porteranno tutto questo nella vita individuale. Perciò si dovrebbe creare un sistema
valido e funzionale in modo che ogni uomo nel mondo possa ricevere la tecnica della meditazione
trascendentale. Egli realizzerà, allora, il suo proprio fine e creerà un'atmosfera favorevole al
compimento delle vite altrui.
Una solida fondazione dovrebbe essere costituita affinché tutte le generazioni, presenti e future,
ottengano il compimento nella vita, a tutti i livelli. La responsabilità grava sulle spalle dei capi della
presente generazione, dotati di cuore e d'intelligenza.
Allo scopo di formulare un piano efficace per l'emancipazione dell'intero genere umano,
generazione dopo generazione, dobbiamo, innanzi tutto, dare importanza al fattore della purezza. La
purezza è vita. L'Assoluta purezza è vita eterna.
La sopravvivenza dipende dalla purezza. Alla radice del piano dovrebbe esserci purezza.
Quando parliamo di purezza intendiamo chiarire che nello stato più elevato di evoluzione, nel
campo della coscienza cosmica, quando la mente riceve la completa infusione dell'Essere assoluto,
essa funziona naturalmente sul piano della purezza, in armonia con tutte le leggi della natura che
governano l'eterno processo dell'evoluzione nella creazione.
Ogni sistema di vita che si basi sulla naturale evoluzione della creazione sopravvivrà certamente
attraverso i secoli perché l'evoluzione è il processo che dirige il trascorrere del tempo attraverso le
mutevoli condizioni della vita.
L'unico fine del piano dovrebbe essere quello di mantenere la continuità e la purezza
nell'insegnamento della meditazione trascendentale.
In vista di queste considerazioni, tale piano dovrebbe contenere i seguenti punti:
1. Affinché l'insegnamento della meditazione trascendentale possa venire impartito al livello
delle leggi naturali che governano il processo di evoluzione, è necessario che i maestri che
impartiscono questa conoscenza, siano stabilizzati sul piano della legge cosmica o che, almeno,
lavorino sinceramente nella propria vita in vista di questo fine.
Per questo è necessario provvedere speciali facilitazioni che consentano ai maestri di
150 IL COMPIMENTO

meditazione di venire pienamente addestrati nella pratica e nella conoscenza dei suoi principi.
Un'accademia di meditazione è stata costruita ai piedi dell'Himalaya sulle rive del Gange, dove
gente di tutto il mondo può essere preparata in condizioni ideali per la meditazione. Il piano
dovrebbe includere la costruzione di analoghe accademie in ogni paese.
2. Affinché l'insegnamento sia impartito ad ogni uomo al livello della sua evoluzione, esso deve
venire impartito secondo le sue tendenze naturali. Le inclinazioni naturali non dovrebbero essere
disturbate perché esse sono il sentiero dell'evoluzione dell'uomo. L'insegnamento dovrebbe
permettere a ciascuno di essere ciò che egli è, permettendogli di fare ciò che ama e di non fare ciò
che non ama. Se l'insegnamento è tale da portare compimento ai desideri dell'uomo, allora non solo
sarà prontamente accettato, ma porterà maggiore forza al suo sentiero evolutivo. La tecnica per
impartire l'insegnamento della meditazione trascendentale sta nello scoprire quali sono le
aspirazioni dell'uomo, ciò che egli vuole compiere, e quali sono i suoi desideri, e nel parlargli dei
benefici della meditazione trascendentale in conformità dei suoi desideri, delle sue necessità, e delle
sue aspirazioni.
Se la meditazione trascendentale è insegnata tenendo conto delle aspirazioni individuali di
ciascuno, allora essa sarà in armonia col livello della sua evoluzione e regolerà la sua vita in
conformità con le leggi naturali. L'intera corrente della sua vita comincia a fluire in accordo con il
ritmo eternamente progressivo della natura. L'armonia della sua vita diventerà l'eterna armonia della
natura.
3. La purezza del sistema deve essere mantenuta ad ogni costo da una generazione all'altra
perché l'efficacia dell'insegnamento dipende dalla sua purezza. Perciò è necessario addestrare
completamente i maestri nella pratica e nella teoria della meditazione trascendentale affinché la
purezza del sistema penetri profondamente nei loro cuori e l'insegnamento passi agli altri nel suo
stato puro.
Per mantenere la purezza del sistema è estremamente necessario per le organizzazioni avere
edifici propri. Centri di meditazione trascendentale, templi dell'evoluzione umana, dovrebbero
essere costruiti ovunque nel mondo, affinché i maestri dedicati a questo insegnamento, possano
lavorare con facilità e mantenere la purezza dell'insegnamento.
Inoltre la storia delle diverse religioni dimostra che sono proprio i templi, le chiese, le moschee e
le pagode che hanno costituito i centri per insegnare la saggezza delle singole religioni. Se non
fosse stato per questi grandi edifici, il messaggio si sarebbe perduto molto tempo fa. Certamente le
strutture in sé stesse non hanno alcun significato al fine di mantenere la purezza della tradizione, ma
esse sono una forte salvaguardia. Non sono gli edifici che portano avanti il messaggio, ma essi sono
punti fissi dai quali il messaggio è dato a tutte le generazioni.
4. Per mantenere l'insegnamento per tutti i tempi, è anche necessario che la pratica della
meditazione divenga una parte integrante della vita quotidiana. Dovrebbe entrare nelle proprie
abitudini di vita, dovrebbe essere un modo di vivere affinché ogni uomo viva in armonia e il mondo
ne sia glorificato. Per portare una tale gioia alla vita è solo necessario provvedere che ognuno, nelle
future generazioni, sia educato nella scienza dell'Essere, e nell'arte di vivere. La sola via diretta è di
introdurre questo insegnamento nel campo dell'istruzione cosicché nessun uomo entri nel mondo
delle responsabilità senza la tecnica della vita integrata.
Ogni istituzione scolastica dovrebbe avere un centro di meditazione. Ma costruire centri di
meditazione solo nelle scuole e nelle università, non sarebbe sufficiente: santuari del silenzio
dovrebbero essere costruiti nel mezzo dei centri rumorosi delle grandi città cosicché, prima di
andare al lavoro, e dopo aver lasciato il lavoro, la gente possa passare un breve periodo in silenziose
stanze di meditazione e, immergendosi profondamente in sé stessa, usufruire di meditazioni regolari
e indisturbate.
Tali centri dovrebbero anche essere costruiti nei luoghi di villeggiatura, dove la gente si reca a
fine settimana. La gente potrebbe avere lunghe ore di meditazione e ritornare a casa rinnovata nello
spirito, nell'intelligenza e nell'energia.
La realizzazione pratica di questo piano per l'emancipazione di tutto il genere umano,
151 IL COMPIMENTO

generazione dopo generazione, richiede la costruzione di un centro mondiale per addestrare i


maestri spirituali, e la costruzione di silenziose stanze di meditazione nelle scuole, nelle università,
nei centri urbani e nei luoghi di villeggiatura.
Si spera che gli amanti della vita e coloro che vogliono il bene dell'umanità, si facciano avanti
per cominciare la costruzione di questi centri di meditazione. Se e quando, col trascorrere del
tempo, la giusta conoscenza dell'insegnamento venisse oscurata, essendosi mischiata con altre
ideologie, e i maestri fallissero nel compito di portare benefici effetti nella società, allora questi
edifici permanenti rimarrebbero come simboli del messaggio. Sebbene incapaci di portare
efficacemente il messaggio, essi parlerebbero silenziosamente, di generazione in generazione,
dell'esistenza di una semplice via per liberare il genere umano.
Un edificio è come il focolare di un'idea. Entrambi, corpo e spirito, sono necessari per formare
una vera personalità. Senza il corpo lo spirito non sarà trovato, e senza lo spirito il corpo non può
funzionare. Così lo spirito del messaggio si troverà nello stato di coscienza evoluto dei maestri e
nella purezza del sistema; il corpo del messaggio sarà costituito da quegli edifici e da quei libri che
dureranno e aiuteranno a preservarne lo spirito.
5. Se l'insegnamento deve essere mantenuto da una generazione all'altra, dovrà accordarsi con le
tendenze generali di ciascuna generazione. Il livello di conoscenza e le tendenze cambiano col
passare del tempo. L'insegnamento deve mantenere la sua integrità in ogni tempo pur adattandosi a
tutti i cambiamenti.
C'è stato un tempo in cui la religione ha guidato il destino dell'uomo, ma quando il suo
messaggio non è riuscito a fornire un mezzo di pace e di armonia interiore, o una via diretta alla
realizzazione di Dio, l'uomo ha perduto la fede. La storia mostra che, quando la religione si riduce
soltanto al rituale e al dogma, la mente umana, nel suo tentativo di trovare una vera comprensione
della vita, si rivolge alla filosofia per cercare la verità su basi intellettuali. Le religioni dogmatiche
perdono la loro importanza e, naturalmente, cadono in secondo piano nella vita dell'uomo.
Fino a circa cinquanta o cento anni or sono la religione ha mantenuto il suo dominio sulla
coscienza dell'uomo in generale. Quando la religione perde la sua influenza cominciano a prevalere
i movimenti metafisici o gli studi comparati delle diverse religioni. Quando, malgrado tutti i suoi
tentativi di descrivere la realtà, la metafisica non ha potuto offrire una formula pratica per la
realizzazione della verità astratta metafisica, la mente ha avuto bisogno di qualche altra cosa.
Lo studio della filosofia costituisce l'interesse di qualcuno, ma la coscienza delle masse è rivolta
a un risveglio politico. Col diffondersi dell'ideologia democratica la coscienza delle masse è stata
presa dagli avvenimenti politici quotidiani in tutto il mondo. In una democrazia ogni uomo ha una
responsabilità politica e questo porta il determinarsi di una coscienza politica nella sua vita. Col
diffondersi sempre maggiore dei governi democratici, la coscienza politica ha cominciato a
dominare la vita. L'uomo si è orientato verso la politica per il compimento della vita. Ma la politica
non può mai fornire una formula adeguata per il compimento della vita individuale. Oggigiorno la
politica sembra dominare la coscienza delle masse. Ogni cosa che accade nel campo della politica
riceve larga pubblicità, se ne parla e si attrae l'attenzione di tutte le nazioni. Ma i tempi stanno
rapidamente cambiando e non è lontano il giorno in cui la coscienza politica sarà sostituita dalla
coscienza economica. Gli economisti già influenzano, in molti paesi, le direttive politiche.
L'insegnamento della meditazione trascendentale dovrebbe accordarsi con la coscienza delle
masse in ogni particolare momento. In vista delle fasi mutevoli della coscienza di massa ne
consegue che il livello dell'insegnamento della meditazione trascendentale non dovrebbe essere né
rigido né ristretto. Il sistema per la sua diffusione dovrebbe accettare i cambiamenti dei livelli di
coscienza in ogni tempo, cosicché essa possa venire impartita facilmente ad ogni uomo, in ogni
generazione.
Quando la religione domina la coscienza delle masse, la meditazione trascendentale dovrebbe
essere insegnata in conformità della religione. Quando il pensiero metafisico domina la coscienza
della società, la meditazione trascendentale dovrebbe essere insegnata secondo l'orientamento
metafisico, quale meta al compimento del corrente pensiero metafisico. Quando la politica domina
152 IL COMPIMENTO

la coscienza delle masse la meditazione trascendentale dovrebbe essere insegnata secondo


l'orientamento politico, al fine di portare a compimento le aspirazioni politiche di quel momento.
Quando l'economia domina la coscienza delle masse la meditazione trascendentale dovrebbe essere
insegnata secondo l'ordinamento economico, con lo scopo di portare a compimento le aspirazioni e i
fini economici di quel momento.
Oggi che la politica guida il destino dell'uomo, l'insegnamento dovrebbe essere rivolto
principalmente al campo politico e, secondariamente, a quello economico. Sarà facile, allora,
diffonderlo in tutti i paesi e renderlo non solo popolare, ma praticamente accessibile a tutti gli
uomini, ovunque. Quando, fra qualche anno, l'economia avrà il predominio, l'insegnamento dovrà
essere orientato soprattutto secondo le aspirazioni di questo campo. L'insegnamento della
meditazione trascendentale dovrebbe essere basato sulle influenze che guidano il destino della
coscienza umana in un dato particolare periodo.
Al momento presente sembra che la meditazione trascendentale dovrebbe essere resa accessibile
a tutti per opera dei governi. Questo è un periodo nel quale ogni sforzo per perpetuare una nuova ed
utile idea può avere successo solo con l'aiuto dei governi. Solo i governi dei paesi democratici che
hanno l'appoggio e l'adesione dei loro popoli. I capi e i rappresentanti dei popoli naturalmente
desiderano fare qualcosa di buono per coloro che essi rappresentano. Se i capi politici coscienziosi
capiscono che questa meditazione serve al bene di ogni individuo, e l'accettano per la sua verità e
per il suo valore, essa raggiungerà facilmente ed efficacemente ogni cosa sulla terra.
In vista dei grandi benefici che la meditazione trascendentale può portare alla salute,
all'educazione, al benessere sociale, alla vita dei detenuti nelle prigioni, alle vite traviate dei
delinquenti, è essenziale che essa sia impartita mediante le organizzazioni governative che si
occupano della sanità, dell'istruzione, dell'assistenza sociale e della giustizia. Questa pratica
dovrebbe essere adottata dai membri della professione medica, dagli insegnanti, dai professori, nelle
scuole e nelle università, dagli assistenti sociali che cercano di elevare il livello del comportamento
sociale e da tutti coloro che desiderano il bene nella vita, in ogni campo.
Così il piano per l'emancipazione di tutto il genere umano, in ogni epoca, consiste nel preparare i
maestri della meditazione trascendentale, nel costruire centri di meditazione, nel portare la pratica a
ogni individuo, a livello delle sue esigenze e della sua natura e nel trovare vie o mezzi per la sua
diffusione secondo il livello di coscienza predominante in ogni tempo.
La meditazione trascendentale, nella sua forma pura, aiuta l'uomo in tutti i tempi ad alleviare le
sue sofferenze e a eliminare le sue imperfezioni e la sua ignoranza; essa introdurrà una nuova era
per una nuova umanità sviluppata in tutti i valori della vita fisica, mentale, materiale e spirituale, e
renderà l'uomo capace di vivere una vita di compimento stabilizzata nella eterna libertà della
coscienza di Dio. La pace e la prosperità dei popoli, ovunque, saranno assicurate. Una più alta
coscienza guiderà il destino dell'uomo. Tutto sarà fondato sui veri valori della vita. Il risultati
saranno grandi nella famiglia, nella società, nella nazione e nel mondo.
L'uomo vivrà in modo naturale nel compimento, generazione dopo generazione.

Jai Guru Dev


CENTRI MERU IN ITALIA (anno 1970)

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Maharishi Mahesh Yogi - La ciencia del ser y el arte de vivir


1980
La Ciencia Védica ofrece seis sistemas de ganar conocimiento - dos dedicados al camino y la
estructura del conocimiento, dos a las cualidades y dinàmica interna de la constitución de los
objetos y dos al entendimiento pieno y experiencia del conocedor. Asì, estos sistemas de la Ciencia
Védica llamados colectivamente "Upangas", conducen a la realización piena de la Ciencia Védica,
todo acerca del sujeto, objeto y su realización en la estructura del conocimiento puro, el Veda.

LOS UPANGAS

NYAYA: Reglas de investigación -El camino para ganar conocimiento completo.


VAISHESHIKA: Conocimiento de todos los valores bàsicos de la creación objetiva (todo el
campo de lo conocido).
SANKHYA: Conocimiento completo del sujeto (todo el campo del conocedor).
YOGA: Union de Nyaya, Vaisheshika y Sankhya. Union de los diversos valores del
sujeto y objeto, y su relación – todo en la integridad de onesta propia
conciencia - Kaivalya de Patànjali.
KAKNIA MIMANSA: Anàlisis de todo el campo de la creación - Descubrimiento del dinamismo
infinito en el silencio eterno de Kaivalya - Conociendo el Veda, la
estructura del Conocimiento Puro, y realizando su infinito poder
organizador.
VEDANTA: En el estado de totalidad, el Ser cosmico, que es la continuidad eterna de la
forma mas simple de mi propia conciencia, se encuentran simultàneamente
los estados autoreferentes de la singularidad de Kaivalya descripta por
Patànjali y el dinamismo de Karma descrito por Jaimini.

LOS UPAVEDAS

AYURYEDA: Para prevenir y eliminar impurezas y mantener la pureza en todo el sistema:


cuerpo, mente y medio ambiente.
DHANURYEDA: Para prevenir y eliminar impurezas y mantener la pureza en todo el campo
del comportamiento.
GANDHARYA VEDA: Para prevenir y eliminar impurezas y mantener la pureza en todo el campo
del lenguaje.
STHAPATYA VEDA: Para prevenir y eliminar impurezas y mantener la pureza en el campo del
silencio.
LOS SMRITIS

18 SMRITIS: Los Smritis evalùan el grado de conciencia pura desarrolIado por los
Upangas, y eomprueban si todas las impurezas han sido eliminadas en las
àreas de la salud, el lenguaje, la actividad y el silencio. La cognición del Veda
en la conciencia pura es la plenitud de los Smritis. Yo - Jagara tamrichah
kamayante- los himnos del Veda se abren a la conciencia pura.

VEDA MANTRA (Descubierto en la forma màs simple de nuestra propia conciencia):


Los mantras son las leyes de inmanifiesto y no cambiante en la base de la creación. Son
auto-expresados, no creados y auto-perpetuantes. La conciencia humana en su fonna màs simple,
silenciosa, sosegada y pienamente despierta en si misma tiene cognición dentro de su propia
nafuraleza, de està estructura eterna de la ley natural en su estado puro. Los mantras son el
lenguaje de la nafuraleza en los cuales la inteligencia cosmica reverbera como "Leyes de la
Naturaleza". Todos los mantras juntos forman la estructura del conocimiento puro, un campo
avivado del potencial total del poder organizador de la naturaleza. Los mantras siendo las
estructuras del campo inmanifiesto e inmortal del conocimiento puro, son eternos e
indestructibles. La indestructibilidad de los mantras se extiende incluso a la secuencia en la que
estàn disponibles para nosotros en el Samhita. Està estructura del conocimiento puro tiene un
orden tan perfecto que cada verso sucesivo es un comentario del previo. Està organización natural
y autodesenvolvente de los mantras establece el potencial total del Veda en su forma màs
compacta desde su primera expresión. Està expresión-semilla del Veda, inmanifiesta y eterna,
bendice cada particula del la creación con el potencial total del conocimiento puro que reside en
su base inmanifiesta. desde donde la inteligencia còsmica como la "naturaleza del conocimiento
puro" despliega su poder organizador infinito. Esto es traìdo a la luz en el aspecto de Brahmanas
del Veda.
BRAHMANAS: Los Brahmanas son las expresiones del poder organizador infinito inherente
en la estructura del conocimiento puro, los Mantras. Los Brahmanas, como
los Mantras, estàn estructurados en el campo trascendental, inmamfiesto y
no-cambiante en la base de la creación y son auto-expresados, no creados y
autoperpetuantes. El aspecto Brahmanas del Veda expresa el eterno
dinamismo presente en la estructura inmanifiesta del conocimiento puro,
que es responsable de la creación de la estructura del conocimiento puro,
los Mantras.

LOS VEDANGAS

SHIKSHA: Shiksha estudia todos los niveles de la fonética y las bases fisiológicas del
lenguaje. Este estudio del Veda lleva sistematicamente a la conciencia desde
el nivel del lenguaje humano al lenguaje eterno de la naturaleza en su
estado puro, el veda.
KALPA: Kalpa estudia el poder organizador inherente en el Veda. Trae a la luz
procedimientos para utilizar el lenguaje de la naturaleza con el propòsito de
dar plenitud a las intenciones humanas.
VYAKARANA; Vyakarana desarrolla la amplitud total de la estructura del Veda, trayendo a
la luz la gramàtica del lenguaje de la naturaleza.
NIRUKTA: Nirukta trae a la luz las riquezas ocultas del lenguaje de la naruraleza,
revelando los impulsos de la inteligencia creativa que estructura la
semantica de este lenguaje Védico. Su plenitud yace en desarrollar el valor
del Ser còsmico en el Veda.
CHHANDAS: Chhandas estudia el flujo y provee la medida del poder organizador avivado
en cada expresión del Veda.
JYOTISH: Jyotish despliega el pieno potencial del poder organizador de la naturaleza
inherente en el Veda, permitiendo a cada uno disponer de la piena
autoridad de la ley natural con una precisión matemàtica. Jyotish proclama
todas las posibilidades en la vida diaria.

LOS ITIHASA

RAMAYANA Y MAHABARATA: Los Itihasa despliegan el valor supremo de la estructura del


conocimiento puro, el Veda, personificando en el mvel pràctico de la vida
humana.

LOS PURANAS

18 PURANAS: Los Puranas despliegan la amplitud total de todas las posibilidades


contenidas en el infinito poder organizador de la naturaleza inherente en el
Veda, la estructura del conocimiento puro. Proveen los ùltimos pasos de
avivamiento y estabilización de todos los impulsos fundamentales de la
inteligencia creativa en la conciencia humana para la plena iluminación.
INAUGURACIÓN DEL ANO DE LA CIENCIA VÉDICA

El 12 de enero de 19S1, Maharishi Mahesh Yogui, junto con 1000 gobernadores de la Era de la
Iluminación asistentes a la sesión de invierno de la Era de la Iluminación en el Indian Express
Building de Delhi, inauguro 1981 como el ano de la Ciencia Védica.
En dicha asamblea, que contaba con la presencia de cientificos expertos de cada campo, se
analizaron los principios fundamentales de las àreas de la ciencia moderna—tales corno la fisica,
quimica, biologia, neurociencias, psicologia, economia, astronomia, etc. — y su relación con los
principios bàsicos que estructuran la Ciencia Védica. En cada caso se ha encontrado una
correspondencia muy pròxima, particularmente cuando se consideraron los descubrimientos mas
recientes de la ciencia moderna.
A continuación ofrecemos un articulo publicado en el Sunday Standard Magazine del 25 de
enero de 1981, por el Dr. Geoffrey Clements. Vice-rector de la universidad Europea de
Investigación Maharishi (Suiza), sobre Ciencia Védica: la sintesis màs profunda del Veda eterno y la
ciencia moderna.

A LA LUZ DE LA CIENCLA VEDICA LA FÌSICA OFRECE SOLUCIÓN A TODOS LOS PROBLEMS


Por el Dr. Geoffrey Clements, Vice-rector y profesor de fìsica de la Universidad Europea de
Investigación Maharishi, Seelisberg, Suiza.

Desde el 6 de noviembre de 1980, una conferencia intemacional sobre Ciencia Védica ha tenido
lugar en Delhi, bajo la guia de Maharishi Mahesh Yogui. En esa conferencia, a la que asistieron mas
de 3.000 participantes de todo el mundo, Maharishi reveló la gran profundidad y la profunda
sabiduria contenida en la estructura eterna del Veda.
Al definir la Ciencia Védica Maharishi expuso que, siendo la ciencia eterna del conocimiento,
contiene una comprensión clara y completa del conocedor, del objeto y del proceso de ganar
conocimiento.
Al igual que cualquier otra ciencia, la Ciencia Védica incluye un acercamiento teorico y otro
pràctico. Los principios de la Ciencia Védica estàn sostenidos por una gran amplitud de
procedimientos pràcticos para avivar el pieno potencial de la conciencia, el pieno potencial del
Veda. Este florecer de la vida, el regalo de la Ciencia Védica, trae el nivel supremo de plenitud para
el individuo y produce coherencia y armonia en la sociedad. La esencia de esta tecnologia pràctica
ha sido introducida en el mundo por Maharishi en la forma de la Meditación Trascendental y el
programa Sidhis-MT, practicado actualmente por màs de dos millones de personas en el mundo.
La naturaleza abarcante de la Ciencia Védica, abarcando la totalidad de la vida y la piena
amplitud del conocimiento, nos permite examinar el significado verdadero del conocimiento
contenido en los diferentes campos de la ciencia moderna, que trata de los aspectos parciales del
conocimiento. Este examen realmente tiene dos valores, debido a que también revela la totalidad
y la belleza de la Ciencia Védica en términos del lenguaje cientifìco de nuestro tiempo. Entre los
participantes en la conferencia internacional sobre Ciencia Védica se incluyen un cierto nùmero de
expertos en los diferentes campos de la ciencia incluyendo fisica, matemàticas, quimica, biologia,
psicologia y astronomia. Durante la conferencia, estos cientificos exploraron sus respectivos
campos a la luz de la Ciencia Védica y examinaron la correspondencia cercana que existe entre los
principios de la Ciencia Védica y los principios de sus propios campos.
Un àrea de la ciencia en la cual està correspondencia puede ser vista de una forma
particularmente clara es la fisica, en la cual el conocimiento se ha expandido con gran velocidad y
precisión, especialmente durante los ùltimos cien anos. En este articulo seràn consideradas dos
ramas de la fìsica moderna: la mecànica cuàntica y la teoria cuàntica de campos. Durante la
conferencia internacional sobre Ciencia Védica otras àreas de la fisica, incluyendo relatividad, la
teoria de la interacción fuerte (que describe el comportamiento en el interior del nùcleo del
àtomo) y acercamientos hacia una teoria de campo unificado —tal como la teoria de la super-
gravedad— fueron también investigadas.

El rápido progreso de la física hacia La estructura última del conocimiento puro —el Veda.

Desde el comienzo del siglo XX, la fisica ha tenido un gran éxito al profundizar en la naturaleza
absoluta de la realidad del universo. Albert Einstein, Max Planck y sus colegas descubrieron, al
principio de este siglo, que los principios de la fisica clàsica — que se habian mantenido firmes
hasta ese momento — eran inadecuados para explicar todos los fenómenos. Sus descubrimientos
llevaron a la formaciòn de la teoria cuàntica, que màs tarde se convirtió en la mecànica cuàntica y
condujo a muchas teorias avanzadas que se han desarrollado en fisica durante los ùltimos 80 anos.
La mecànica cuàntica, a los ojos de un fisico clàsico, podria parecer a primera vista que està màs
allà del campo de la interpretaciòn fisica y que produce predicciones teóricas que contradicen
nuestra experiencia usual de la realidad. Sin embargo, la comprensión que ha surgido de la
mecànica cuàntica, nos permite comprender que describe un nivel trascendental de la realidad.
Este nivel trascendental, con sus estructuras inmanifìestas, provee el conocimiento de las leyes
de la naturaleza que controlan y guian todos los fenómenos relativos manifiestos y que
determinan la naturaleza de los fenómenos observables en la creación fisica.
El anàlisis continuo de los principios de la mecànica cuàntica nos ha ensenado que describe un
nivel de la realidad que tiene una riqueza de estructura mucho mayor que la fisica clàsica, y que
està también mucho màs cerca de nuestra propia experiencia personal de la naturaleza de la
creación y de la estructura de la conciencia.
Los principios de la mecànica cuàntica, aunque pueden ser aplicados a sistemas fisicos de gran
complejidad y de un gran nùmero de componentes, son notablemente simples y a la vez
profùndos.
Toda la amplitud de la estructura y fùncionamiento de un sistema cuàntico està determinado
por un ùnico operador matemàtico llamado el "Hamiltoniano", en honor del matemàtico escocés
del siglo XIX, Hamilton. Este operador, el Hamiltoniano, es aplicado en una ecuación llamada la
ecuación de Schròedinger, en honor al fisico austriaco Erwin Schròedinger, que formulò uno de los
màs importantes acercamientos a la mecànica cuàntica en los anos 20. La ecuación independiente
del tiempo de Schròedinger, en su forma màs general se encuentra en la ilustraciòn que sigue.
El hamiltoniano deseinpena el papel fundamental al determinar la evolución de un sistema en
el tiempo. Permaneciendo constante en si mismo, genera todo el cambio y el dinamismo del
sistema, y también define todos los estados eternos, no cambiantes del sistema — a través de su
aplicación en la ecuación de Schròedinger. Los estados de un sistema corresponden a funciones
matemàticas llamadas funciones de onda. Los estados no-cambiantes son descriptos por funciones
de onda especificas como funciones propias. De està forma, todo conocimiento del sistema es
generado a partir de una entidad universale, el Hamiltoniano.

La ecuación de Schròedinger. La base de todo el conocimiento de un sistema, mecànico


cuàntico.

H= E
H Es el Hamiltoniano, el operador que corresponde a la energia total del sistema.
 Representa los estados en los cuales el sistema puede existir. Estos estados son eternos y no
cambiantes y se llaman las funciones propias del Hamiltoniano.
E Representa los niveles de energia del sistema cuando està en los estados representados por
las diferentes funciones propias. Estos niveles de energia se llaman los valores propios de energia.
• El conjunto completo de estas funciones propias provee una base natural en términos de la
cual cualquier estado fisico del sistema puede ser representado.
• El Hamiltoniano, que tiene una forma especifica para cada sistema, genera toda la
información acerca del sistema cuando es aplicado en la ecuación de Schròedinger.

Los principios de la ciencia Védica vistos en los principios de la mecànica cuàntica.

Cuando éstos y otros principios de la mecànica cuàntica son examinados, se encuentra un


parecido muy estrecho con los principios de la Ciencia Védica, tal y como ha sido traida a la luz por
Maharishi. Los conceptos de mayor interés en la mecànica cuàntica aparecen en la tabla
"Principios de la mecànica cuàntica".

Principios de la mecànica cuàntica


• Los sistemas fisicos son descriptos en términos de cantidades mensurables — observables
(por ejemplo la energia total, el momento, el spin).
• El conocimiento completo de un sistema es dado por los valores de los observables en
estados particulares y su evolución a través del tiempo.
• En la mecànica cuàntica cualquier estado de un sistema es representado por una función
matemàtica — llamada función de onda.
• En la mecànica cuàntica cada observable corresponde a un operador. El valor de un
observable para un estado particular se halla permitiendo que el operador correspondiente actùe
en la función de onda para ese estado.
• El operador màs importante para un sistema cuàntico es el Hamiltoniano, el operador de la
energia total.
• El Hamiltoniano gobierna la evolución de sistema a través del tiempo, gracias a la ecuación de
Schròedinger dependiente del tiempo.
• El Hamiltoniano determina también los estados no-cambiantes del sistema, a través de la
ecuación de Schròedinger independiente del tiempo (tal como figura en la prmiera ilustración).
Estos datos no cambiantes son representados por funciones de onda especificas, que son las
funciones propias del Hamiltoniano.
• Un operador que conmuta con el Hamiltoniano también es no-cambiante. El observable
correspondiente tiene un valor preciso o exactamente definido. en un estado no cambiarne del
sistema descrito por una función propia del Hamiltoniano.
• Inversamente, un operador que no conmuta con el Hamiltoniano carece de la propiedad de
no cambio. El observable correspondiente no tendrà un valor precisamente definido en uno de los
estados no-cambiantes del sistema. Su valor sera incierto y estarà caracterizado por una
distribución de probabilidad.

En la ciencia Védica. Maharishi ha provisto una descripciòn completa y sistemàtica del proceso
de la cognición Védica. El Veda tomado como un todo, representa la totalidad de la estructura de
la ley natural — el conoscimiento puro que yace en la base de la creación y su poder organizador
en todos los procesos de la naturaleza. Esta totalidad de ley natural està contenida dentro de la
estructura de la conciencia de Brahmàn, y està disponible para cualquiera permitiendo
simplemenle que su conciencia se asiente hasta su estado màs simple — el estado de conciencia
trascendental.
Cada cognición Védica representa algùn aspecto del valor pieno de la ley natural, un valor
parcial de la naturaleza completa de la conciencia de Brahman.
El nombre del Rishi contiene en este caso, dentro de su estructura, todo el valor de la cognición
(y todas las cogniciones de este rishi), y la cognición està caracterizada por el devata y chhandas
especificos, la forma especifica de la inteligencia creativa — o energia— y el flujo gracias al cual se
expresa este aspecto particular de la ley natural.
La misma situación se observa en la fisica cuàntica: el Hamiltoniano contiene dentro de su
estructura todo el valor de todos los estados diferentes de un sistema. El Hamiltoniano, para un
sistema particular, es como el rishil mientras el devata y chhandas estàn representados por el
valor propio de la energia y la función propia de un estado particular, el grado de energia y el
patron ritmico de su flujo.
El Hamiltoniano abstracto, universa! — no restringido a un sistema particular — asume
entonces el valor de Brahman, la totalidad de la conciencia pura, a partir de la cual pueden ser
derivados todos los valores especificos.

Estar en armonia con Brahman —la clave para la plenitud de la vida individual.

En la Ciencia Védica, la clave para todos los problemas està contenida en una filosofia y pràctica
de la vida: si la conciencia està totalmente en armonia con la totalidad de la ley natural, entonces
todo el pensamiento y acción estàn espontàneamente de acuerdo con las leyes de la naturaleza.
Los problemas, que son causados por la inhabilidad de actuar de acuerdo con la ley natural, se
disuelven automàticamente y la vida se vive en el nivel de la plenitud.
Una comprensión de los mecanismos de este proceso puede ganarse mirando a una situación
equivalente en la mecànica cuàntica. Mientras el Hamiltoniano provee una descripción de la
totalidad de un sistema cuàntico, los valores de aspectos especificos del sistema, tales como su
momento o la posición de diferentes componentes, son previstos por otros operadores, uno para
cada variable que puede ser medida. Asi hay un operador para el momento, un operador de
posición. etc. Cuando estos operadores operan sobre la función de onda, en ecuaciones similares a
la ecuación de Schròedinger, los valores de estas cantidades son obtenidos.
Aquì aparece un rasgo muy importante de la mecànica cuàntica, que no es observado en la
fisica clàsica, para un sistema cuàntico se encuentra que ciertas cantidades tienen valores exactos,
mientras otros estàn caracterizados por la incertidumbre y su medida està representada por una
distribución de probabilidad, en vez de un valor exacto.
El que una cantidad particular tenga un caràcter preciso o indefinido viene dado por las
cualidades del operador correspondiente y su relación con el Hamiltoniano. Si el operador està "en
armonia" con Hamiltoniano (el termino tècnico es que conmuta con el Hamiltoniano) entonces la
cantidad observable correspondiente tiene un valor preciso, definido. Si el operador no conmuta
con el Hamiltoniano. la cantidad observable tendrà una naturaleza incierta, imprecisa, cambiante
en el mismo estado del sistema.
Asi, en la mecànica cuàntica la ausencia de incertidumbre y de cambio aleatorio en cualquier
valor individual especifico ocurre cuando este valor individual està en armonia con la totalidad,
representado por el Hamiltoniano. Para esto, la propiedad individual debe compartir algunas de
las cualidades universales del Hamiltoniano.
Este principio se refleja en la vida pràctica, en el principio de la Ciencia Védica segùn el cual
estar en armonia con la totalidad de la vida —Brahman— capacita al individuo para elevarse por
encima de las incertidumbres y problemas, y vivir la vida en la estabilidad de la iluminación.
...tarati shokam atmavid...
Establecido en el ser uno supera el dolor y el sufrimiento...

Chhandogya upanishad Vil. 1.3

Coherencia entre el individuo y la sociedad


La Ciencia Védica no termina sus consideraciones tan sólo con la iluminación del individuo, sino
que se extiende a la plenitud de la sociedad como un todo —el "Samitih Samani" o "la asamblea
de la totalidad, igualdad" mencionada en los ùltimos versos del Rig Veda. También en fisica los
principios de la mecànica cuàntica se han extendido desde sistemas simples que incorporan sólo
una o dos particulas a sistemas de muchas particulas en el cual el nùmero de particulas puede
hacerse infinito, y hasta campos que tienen que ver con toda la amplitud del espacio. En estas
teorias se considera la relación entre el componente individual y toda la colectividad, asì como las
propiedades colectivas del sistema o del campo como un todo.
Por ejemplo, en la rama de la fisica conocida como fìsica del estado sòlido, la mecànica cuàntica
se usa para explicar las propiedades colectivas de redes cristalinas de àtomos y el comportamiento
de los electrones dentro de la estructura cristalina. Al describir el comportamiento del electron en
una red cristalina de àtomos, si se tomaran en consideración separadamente las interacciones
entre el electron y cada àtomo, la descripcìón del sistema (usando el Hamiltoniano tal y como se
hace en la mecànica cuàntica elemental) seria incòmoda y complicada. Sin embargo, si la
descripción se transforma de tal modo que exprese las propiedades colectivas de la estructura de
los àtomos —su periodicidad— entonces la descripción se hace simple y un cierto nùmero de
resultados generales puede ser obtenido facilmente.
El electron, en su comportamiento, es como si fuera sensible a la estructura total de los àtomos
y despliega patrones de movimiento ondulatorio que toman en consideración toda la estructura.
El electron se mueve en un campo cuàntico, cuyas propiedades estàn determinadas por el efecto
colectivo de la red de àtomos. Aqui vemos el efecto reciproco entre el individuo y la colectividad
de constituyentes individuales: el individuo estructura un efecto colectivo, que a su vez es
experimentado por cada unidad individuai. Debido a que el Hamiltoniano que describe un ùnico
electron en una red cristalina, considera la totalidad del sistema, el comportamiento del electron
està en armonia automàticamente con esa totalidad.
Se hallan principios similares en la relación entre el individuo y la sociedad en la vida humana.
Todos los individuos juntos producen la conciencia colectiva de la sociedad —que a su vez
influencia las cualidades de la experiencia y la actividad individual. El comportamiento del
individuo està determinado por el nivel global de su conciencia y cuando su conciencia se
expande, es capaz de actuar en una forma tal que no es sólo beneficiosa para sus propias
necesidades, sino que también incorpora las necesidades de la sociedad.
Un principio aforfunado que se ha hallado en fisica y que sirve de guia, es que es màs fàcil
descubrir el comportamiento de un electron en una red coherente que en una desordenada. Para
que el individuo produzca una influencia que sea evolutiva para sì mismo y para la sociedad, es
altamente deseable que la coherencia se estructure en la conciencia colectiva de la sociedad.

Coherencia en la sociedad
La mecànica cuàntica elemental, tal y como fue formulada por Schròedinger y Heinssenberg, es
no relativista — ignora las consecuencias y efectos de la relatividad especial, la teoria desarrollada
por Einstein. Para reflejar màs plenamente la naturaleza, la mecànica cuàntica debe incorporar la
relatividad especial y entonces se llama mecànica cuàntica relativista. Afortunadamente no es
posible desarrollar una teoria cuàntica relativista adecuada de una ùnica particula aislada: se
deben considerar campos en los cuales cualquier nùmero de particulas (incluyendo el nùmero
cero — el estado de vacìo) pueden estar presentes. Las teorias cuànticas de campo, por tanto,
pueden proveer un modelo ùtil para describir el comportamiento de la sociedad, un conjunto de
individuos en el campo de la conciencia colectiva.
En la teoria cuàntica de campos, los valores de los campos son en sì mismos operadores (esto
corresponde con el fenòmeno de la cognición védica, en la cual el rishi actùa como operador al
conocer los valores de lo absoluto, del campo inmanifiesto, el Veda). El estado de vacìo en la
teoria cuàntica de campos asume el papel de la conciencia pura inmanifiesta. Matemàticamente,
los operadores de campo pueden crear y aniquilar particulas, y todos los estados posibles del
campo pueden ser generados a partir del estado de vacìo a través de las acciones de los
operadores de campo. Asì los operadores de campo representan el poder organizador en el campo
cuàntico, a través del cual cualquier estado manifiesto deseado puede ser creado a partir del
inmanifiesto. (En la Ciencia Védica, este papel es representado por los Brahmanas, a través de los
cuales el papel organizador del Veda se hace aparente).
La sede de la Ciencia Védica yace en la relación entre los dos constituyentes del Veda — Mantra
y Brahmana. La Ciencia Védica es la ciencia que constituye la fuente de toda la vida, el
Conoscimiento Puro, los mantras del Veda y lo que surge de ello, el poder organizador, los
Brahmanas.
VEDA

CIENCIA
VEDICA
Janmadyasya yatah
"Todo nace de Brahman" Brahma Sutra 1.1.2

Atta characharagrahanat
"Brahman es el devorador de todo" Brahma Sutra 1.2.9

La habilidad de los operadores de campo para generar todos los estados posibles del campo a
partir de su estado fundamental — el estado de vacìo — està relacionada con el teorema de
rceonstrucción. Este teorema afirma que si el estado de vacìo es conocido completamente (en
tèrminos de lo que se llaman teoricamente "los valores esperados del vacìo de todos los productos
posibles de los operadores de campo") entonces puede ser reconstruido un conocimiento
completo de todos los estados excitados del campo, todas las configuraciones de la materia y la
energia. (Este principio se expresa perfectamente en el Rig Veda, el cual dice que aquellos que
estàn completamente familiarizados con el campo trascendental efe Akshara estàn establecidos
en la uniformidad, en la cual el poder organizador pieno de la naturaleza està siempre a mano —
Ya ittadvìdusta ime samasate).
En la teoria de campo unificado del electromagnetisnio y la interacción débil —una teoria
avanzada que se ha desarrollado en los ùltimos quince anos— no hay tan sólo un estado de vacìo,
sino muchos. El comportamiento de todos los estados excitados del campo estàn determinados
por la configuración del estado inmanifiesto del campo —el estado de vacìo. En la Ciencia Védica.
esto halla su equivalente en el Karma Mimansa de Jaimini, en el cual el poder organizador de la ley
naturai se despliega actuando desde dentro de Io absoluto, dentro del campo inmanifiesto de la
conciencia pura.

El secreto de una sociedad iluminada — Un contado avivado con la conciencia trascendental,


el campo de todas las posibilidades.

Estas caracteristicas de las teorias cuànticas de campos presentan principios guìa para la
creación de coherencia en la sociedad. La comprension y la operaciòn con éxito en estas àreas de
la fisica se crea gracias a una comprension plena y completa del absoluto en el nivel inmanifiesto
del campo — el estado de vacìo. De hecho, cualquier proceso en fisica, una vez entendido
plenamente, implica una referencia constante y perpetua al estado de vacìo.
Ademàs, se sabe que el estado de vacìo tiene la caracteristica de correlaciòn infinita producida
en cualquier punto del campo se propaga suavemente y sin restricción a todos los lugares del
campo.
La ciencia Védica revela mecanismos similares para la creación de coherencia en la sociedad. La
coherencia colectiva de la sociedad debe resonar en la totalidad de su valor fundamental: el nivel
inmanifiesto, absoluto — la conciencia pura. En la misma forma que un conocimiento completo
del estado de vacìo provee una comprension plena de las leyes de la naturaleza que gobiernan
todos los procesos fisicos, la activación de la conciencia pura en la conciencia colectiva asegura
que el flujo de la actividad en la sociedad està de acuerdo con las leyes de la naturaleza.
Al igual que el estado de vacìo, la conciencia pura posee la propiedad de correiaciòn infinita, lo
cual significa que las cualidades de la conciencia pura pueden activarse en la sociedad incluso
cuando una pequena fracción de la sociedad experimenta regularmente la conciencia pura. Este
fenòmeno que ha sido llamado el Efecto Maharishi, se ha observado en la investigación cientifica
sobre el programa de Meditación Trascendental.
En un cierto numero de estudios separados, se ha observado aumento de la coherencia en la
sociedad (en términos de reducción del nivel de delincuencia, disminución de accidentes, etc.)
donde aproximadamente un 1 % o màs de la población practica la tecnica de la Meditaciòn
Trascendental y aviva regularmente la conciencia pura en su conciencia.

Hayam dunkham anagatam


"Evita el peligro que todavia no ha venido" (Yoga Sutra, 11.16)

Recìenteniente, en 1977, Maharishi introdujo el programa Sidhis-MT a través del cual el


crecimiento de la conciencia se acelera y la experiencia de la conciencia pura se hace màs estable
y màs viva. Estudios sociológicos han indicado que el efecto del programa Sidhis-MT en producir
coherencia en la conciencia colectiva es incluso màs poderoso que el de sólo la Meditaciòn
Trascendental. La pràctica en grupo del programa Sidhis-MIT por un grupo de individuos igual en
nùmero a la raiz cuadrada del 1 % de una población ha mostrado producir coherencia y armonia
en toda la población. Puesto que este efecto se asemeja a un fenòmeno conocido como "super-
irradiación" en la fisica de los lasers ha sido llamado el Efecto Super-irradiación.
La influencia mundial del Efecto Maharishi y del Efecto Super-irradiación ha mostrado que el
crecimiento de la conciencia del individuo està ligada intimamente al crecimiento de la conciencia
de la sociedad, de igual modo que el comportamiento de una ùnica particula no puede ser
separado de todo el campo en la teoria cuàntica de campos. El regalo de la Ciencia Védica a la
conciencia mundial es que el crecimiento de la iluminación en el individuo —el pieno potencial de
la conciencia— enriquece simultàneamente la conciencia colectiva y trae plenitud a toda la
sociedad.
El conocimiento de la ley natural, si es completo, es una realidad permanente, y no cambia en
contenido ya sea entendido en sànscrito, inglés o castellano, o ya sea conocido por la gente en el
ano 2000 ó 10.000 anos antes de Cristo. La solución a los problemas està en elevarse por encima
de los limites y las restricciones, ya sea logrado a través del lenguaje de la ciencia moderna o de
los himnos de la Ciencia Védica. Que digamos "Hamiltoniano" o "Brahman" no es importante,
mientras ambos signifiquen totalidad. El estilo de la descripción no es importante, lo que es
importante es que en esta era cientifica cada nación se eleve por encima de los problemas a través
de los impulsos de este conocimiento hermoso de la ley natural.
Esle conocimiento representa un desafio para el pueblo de cada nación: o bien continuar con
los problemas, o bien elevarse en conocimiento y navegar en las olas de la bienaventuranza y
plenitud.
En la teoria cuàntica de campos todos los estados fìsicos son representados como diferentes
excitaciones de un campo cuàntico ilimitado. El estado fundamental del campo cuàntico es
conocido corno el estado de vacìo, que es el estado de minima excitatión del campo. El estado de
vacìo no es inerte, sino que tiene una estructura dinàmica de las llamadas fluctuaciones virtuales.
que son expresiones de todas las excitaciones posibles del campo, y que representan todos los
modos posibles de comportamiento. Asì, un conocimiento completo del vacìo, incluyendo su valor
silencioso y el dinamismo de sus fluctuaciones virtuales, provee la base para una comprensión
completa de la nafuraleza, de todos los estados de la materia y energia, tina comparación entre los
principios de la Ciencia Védica y los de la teoria cuàntica de campos revela una notable similifud,
reflejando una unidad fundarnental en su estructura.

APÉNDICE II

EI siguiente discurso fùe pronunciado ante la ASOCIACIÓN DEL PARLAMENTO MUNDIAL en


Paris, en Octubre de 1962 por el Principe Giovanni Alliata de Montereale, miembro del Parlamento
de Italia

Queridos colegas:
En mi relación con parlamentarios durante los últimos quince años, desde el nacimiento de esta
Asociación del Parlamento Mundial, he llegado a la conclusión de que es necesario que hagamos
algo para mejorar a los ciudadanos de nuestros países.
A escala internacional, nuestra aspiración es establecer la armonía entre las naciones, y, para
este alto fin, hemos estado trabajando y nuestros esfuerzos continuarán.
A escala nacional, todos nosotros estamos directamente interesados en la integridad de
nuestras propias naciones. Queremos que crezca nuestra industria y comercio; queremos que
nuestra tecnología se desarrolle; deseamos a nuestros científicos un gran éxito en sus empresas;
queremos que nuestra agricultura sea mejor; queremos que nuestra nación esté más integrada y
sea más poderosa en todos los aspectos.
Con el fin de alcanzar todos estos objetivos, tenemos que conseguir que nuestras gentes
disfruten de mejor salud, sean más inteligentes y más creativas. Esto puede lograrse desarrollando
la energía que cada hombre tiene dentro de sí, y desplegando las facultades que hay latentes en
su mente.
El estudio de la psicología ha revelado que, sea lo que sea lo que un hombre pueda expresar de
sí mismo, es sólo una parte de su totalidad.
La mayor parte del potencial del hombre no encuentra expresión en su comportamiento y
actividad en la vida; porque la mente consciente es sólo una parte de la mente. Así que, lo que
necesitamos, es poner al alcance de toda persona en nuestro país, una técnica para aumentar su
mente consciente, una técnica que le capacite para utilizar la totalidad de su mente.
Por ejemplo, si un hombre está utilizando sólo una fracción de su mente, al capacitarle para
utilizarla en su totalidad, se convertirá en un hombre infinitamente más desarrollado. Pensará en
forma más profunda y con mayor visión global.
Supongamos que la mente consciente de una persona es sólo una cuarta parte de la totalidad
de la mente; si es así, cualquier cosa que piense y haga será sólo un cuarto de su posibilidad real.
Si queremos que haga uso de su pleno potencial, tenemos que hacer consciente a la totalidad de
su mente, y, sólo entonces la energía de su pensamiento será cuatro veces más potente, y él será
cuatro veces más fuerte y cuatro veces más sensato y más feliz que antes.
Su amor por sus semejantes, la armonía en su casa y en su medio ambiente aumentará cuatro
veces. En el campo de la ciencia, en el campo de la industria y el comercio, en el nivel de la
civilización como un todo, se conseguirá un gran avance.
Con el fin de lograr todos estos objetivos, proponemos que se adopte un simple método que
expandirá la mente consciente, y por ese medio perfeccionará al hombre en todos los niveles —
físico, mental y espiritual—, y también aumentará su inteligencia creativa y mejorará las relaciones
con sus semejantes.
Este método simple, único, de perfeccionar a cada hombre como un todo, está hoy disponible
en el mundo. Sólo tenemos que incorporarlo a nuestro sistema de educación, sanidad y bienestar
social.
Para llevar esto a cabo, propongo que nosotros, los miembros de los parlamentos reunidos aquí
de todas partes del mundo nos unamos para presentar a nuestros respectivos gobiernos los
proyectos que incorporarán estas ideas cuyos detalles están a su disposición para ser examinados.
Propongo que presentemos cuatro proyectos en nuestros Parlamentos, que cubran los ámbitos
de los Ministerios de Educación, Bienestar Social, Justicia y Sanidad.
Confío en que desde luego ustedes examinarán este estudio cuidadosamente, y en que ustedes
serán uno de los que introducirán este proyecto en su Parlamento.
Como antes hice notar, existe hoy en el mundo un método simple para mejorar al hombre
como un todo. Por mi propia experiencia, puedo decir algo con confianza sobre él.
El método se conoce como Meditación Trascendental. Su práctica ha sido presentada a
personas de todo el mundo por Maharishi Mahesh Yogi.
Yo, personalmente, he practicado el sistema simple de la Meditación Trascendental de
Maharishi Mahesh Yogi para expandir la mente consciente.
Sobre la base de mi experiencia personal y sobre la base de las observaciones que he hecho en
algunos cientos de personas de Inglaterra, Alemania e Italia, que asimismo están siguiendo esta
práctica, les recomiendo a ustedes, con la mayor seriedad, que también la practiquen.
En el nombre de la paz y la felicidad del individuo, en el nombre de la solidaridad de nuestras
naciones y en el nombre de la paz del mundo, yo os insto, amigos míos, a presentar este método,
ensayado y comprobado, a todas las personas de vuestros países, por mediación de vuestros
Parlamentos, en una forma sistemática y efectiva.
Todos nuestros hombres disfrutarán de mejor salud, serán más felices, más inteligentes y más
creativos.
Mejorando a nuestras gentes, mejoraremos nuestra civilización en todos los niveles.
Nuestra generación actual será mejor, y dejará un mundo más habitable para las generaciones
venideras. Esto, estoy seguro, es una manera eficaz de crear una situación natural para una paz
duradera en el mundo.
Aprovecho al mismo tiempo la ocasión para proponer el tema de nuestra siguiente conferencia.
Como el propósito de nuestra Asociación del Parlamento Mundial, ha sido siempre la paz y el
progreso del género humano, y, en nuestras pasadas reuniones, hemos venido discutiendo los
temas legislativo, económico y otros de importancia nacional e internacional, para el año
venidero, propongo que nos reunamos con el fin de discutir:

EL DESARROLLO DEL HOMBRE COMO MEDIO


PARA CONSEGUIR LA ARMONIA NACIONAL Y LA PAZ INTERNACIONAL."

EL PRINCIPIO BÀSICO DEL


SISTEMA SIMPLE DE MEDITACIÒN TRASCENDENTAL DE MAHARISHI MAHESH YOGI PARA
LA EXPANSIÓN DE LA MENTE CONSCIENTE

Maharishi explica su principio de la expansión de la mente consciente, por medio de la analogía


de la ola en el mar.
Cuando la ola se pone en contacto con los niveles más profundos de agua, se hace más
poderosa. Del mismo modo, cuando la mente consciente se expande hasta abarcar los niveles más
profundos del subconsciente, se hace también más poderosa.
Para lograr esto, Maharishi utiliza una técnica, por medio de la cual, el área subconsciente de la
mente se hace consciente. Esto se realiza experimentando conscientemente el pensamiento en las
primeras etapas de su desarrollo en el subconsciente.
La corrección del proceso se verifica directamente por los resultados: el hombre empieza a
sentir la eliminación instantánea de la fatiga y la tensión. El aumento de la compasión, el
sentimiento de que aumenta su energía, la claridad de pensamiento, junto con el aumento de la
autoconfianza, son algunas de las experiencias obvias que justifican la expansión de la mente
consciente.
Para describir este principio más a fondo, vamos a ver más en detalle el proceso de pensar.

PROCESO DEL PENSAMIENTO

El origen de un pensamiento està en el nivel mas profondo del subconsciente, desde el cual se
eleva, para pasar a través de todos los niveles del subconsciente y alcanzar el nivel consciente de
la mente. Es aqui, en el nivel consciente, donde el pensamiento es apreciado comò tal
pensamiento.

Un pensamiento arranca desde el nivel más profundo del subconsciente, lo mismo que una
burbuja arranca desde el fondo de un estanque. A medida que la burbuja se eleva, se va haciendo
mayor. Sólo cuando alcanza la superficie, llega a ser lo suficientemente grande para que se la
perciba.
La burbuja del pensamiento subiendo desde el nivel Z, se hace mayor (ver diagrama). Cuando
alcanza el nivel A de la superficie, se ha desarrollado lo suficiente para ser apreciada como
pensamiento. Este es el nivel de la mente consciente.
Los estados sutiles de la burbuja de pensamiento, por debajo del nivel del estado consciente,
no son apreciados conscientemente. Si pudiera haber una forma de apreciación consciente de la
burbuja de pensamiento, en todos los niveles de su desarrollo, y en su origen Z, la pequeña área
de la mente consciente representada por Wl, se convertirá en el área mayor representada por W2.
Si la burbuja de pensamiento pudiera ser apreciada conscientemente en el nivel inferior a A y
en todos los niveles de su desarrollo más fino, de A a Z, sería posible incluir el nivel Z dentro de la
amplitud de la mente consciente. De esta forma, el fondo de la mente consciente representado
por Wl llegaría a ser mayor, como se representa en W2 y el poder de la mente consciente se
acrecentaría muchas veces.

APLICACIÓN DEL PRINCIPIO

Las burbujas de pensamiento se producen en oleadas, una tras otra, y a la mente se la enseña a
experimentar la burbuja que se aproxima en un estadio anterior de su desarrollo, desde A a Z, en
secuencia (ver diagrama) personas en 25 países diferentes.3
Esta simple técnica para aumentar la mente consciente se ha comprobado que beneficia los
diversos campos de:
1. La educación
2. El bienestar social
3. La delincuencia y el crimen
4. La salud mental
Està es la razón por la que se pretende que està tecnica se ponga al alcance de todo el mundo
en una forma sistemàtica y efectiva, a través de los departamentos gubernamentales que se
ocupan de la educación, bienestar social, justicia y salud.

3. Este dato es muy antiguo. En la actualidad mas de dos millones de personas pratican la
Meditaciòn Trascendental en màs de 140 paises en todo el mundo (N. del T.).