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Aporie, opportunità e periglio del neoparmenidismo

nel confronto tra Emanuele Severino e Mauro Visentin


di Riccardo Berutti*

abstract
This article offers an enquiry into the implications involved in the relationship between ‘being’
and ‘ontic determinations’. We will try to illustrate some aporias that affect this relationship
by distinguishing two different kinds of denial (absolute and relative). Furthermore, following
a critical comparison between Emanuele Severino’s and Mauro Visentin’s ‘Neoparmenidism’,
we will also suggest a solution concerning the critical ‘intersection’ between the necessity of
being and the contingency of plurality.
_ Contributo ricevuto su invito il 27/02/2018. Sottoposto a peer review, accettato il 22/03/2018.

S
e dimorare nel medesimo, im- ferisce l’eterno è, ad ogni modo, un ente
mutabilmente, è prerogativa privilegiato – che, appunto, ‘divino’, si
del Dio, allora ‘divinizzazione’ solleva al di sopra della caotica congerie
è probabilmente il termine più adeguato della molteplicità2 – per Severino, inve-
ad illustrare l’intrepida avventura di ne- ce, ciò che, a rigore, dimora al riparo dal-
oparmenidismo condotta da Emanuele la corruttela del non essere è null’altro
Severino. Una particolare forma di medi- che l’ente medesimo, ossia l’essente che
tazione, questa, che si rivolge al ‘mondo’ sia considerato nello specifico della sua
considerandolo, appunto, sub specie ae- solo apparentemente umbratile e tran-
ternitatis, ma nella verace, ed in certo sen- seunte consistenza.
so inaudita consapevolezza – carmina non In questo senso, proprio la ritrovata
prius audita –, che proprio le vie traverse koinonia tra essere e determinazioni –
e complicate delle ‘differenze’ costituisca- l’«abbracciamento»3 senza subalternità
doi: 10.4399/97888255158485

no questa volta l’occasione, ed il punto di tra ‘essenza’ ed ‘esistenza’– viene siglata


partenza, per guardare finalmente il Dio proprio a partire da ciò che, pur coinvol-
maggio 2018, pp. 63-77

facie ad faciem1. to nello scenario dell’accadimento, non


In questo senso, se per la tradizione può mai sbilanciarsi oltre la propria de-
di concetto cui il pensiero teologico si ri- terminatezza incontrovertibile4. Deter-

* Istituto Italiano per gli Studi Storici.

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minatezza, questa, che, peraltro, proprio gnabile della più piccola determinatezza
perché incontrovertibile, non è neanche semantica5.
avulsa ed impermeabile alla sintassi equi- Anche il termine predicazione, ad
voca della differenza e della ‘negatività’. ogni modo, – come quello che conno-
Anzi. Lasciandosene dialetticamente ta l’ente nella sua ‘divinità’ – risulta già
attraversare, per Severino l’ente non è però sostanzialmente ambiguo e com-
incontrovertibile come astratto ‘A’ – ove promesso. Infatti, proprio collegando, e
si pervenga alla inespugnabilità ma sco- generando il riferimento, continua anche
municando da qualsiasi ‘correlazione’ però, implicitamente, a suggerire il sen-
– quanto piuttosto, e più concretamen- so della disgiunzione e della separazio-
te, come non non-A: come negazione ne. Connette e disconnette a un tempo6.
della negazione della sua determinatez- Si tratta invece di comprendere che, in
za. L’essere si annoda così, nel rimbalzo questo caso, proprio il rapporto d’essere
della duplice negazione, alla cruna di tra ‘essere’ e ‘determinazione’ deve signi-
negazione del mondo, liberandolo da ficare anzitutto l’essere del rapporto tra
ogni contraddizione, e affrancandolo dal essere ‘e’ determinazione – all’insegna di
timore della sua stessa ‘finitudine’. una coalescenza che, a ben vedere, altro
Nella mossa di pensiero condot- non ha da significare se non il mostrarsi
ta quindi dall’autore con provocatoria di una stessa ‘epifania semantica’.
chiarezza viene ora finalmente scrutato Non si tratta, pertanto, a ben vedere,
ed indagato l’immutabile semplicemente di ritornare punto a Parmenide, quanto
fissando il volto di una sua qualsivoglia piuttosto di saper commettere autentica-
‘individuazione’ onto-sintattica. L’esse- mente l’esperienza del suo parricidio. A
re, in questo senso, viene lasciato abitare questo proposito, infatti, come afferma
colà, nell’interstizio di ogni infinitesima il pensatore:
sfumatura, sicché, nella manovra – forse
anche di iperbolico parmenidismo –, il Le differenze debbono venire ricondotte
‘massimo’ diventa predicato indiveltibile nell’essere, perché se ‘rosso’, ‘casa’, ‘mare’
del ‘minimo’, e l’immutabile varca la so- non significano ‘essere’ – e questo deve resta-
glia dell’essente passando, però, dal suo re fermo! –, essi non significano nemmeno
stesso interno. Gli sottentra, certo, gli si ‘nulla’ (cioè non sono l’essere – e in questo
intrinseca, eppure, nondimeno, non ap- senso sono non-essere –, ma non significano
pone in esso una virgola che si aggiun- nemmeno ‘nulla’, bensì ‘casa’, ‘mare’, ecc.);
ga ab extra del corpo semantico della e se ‘rosso’ non significa ‘nulla’ (o anche: se
determinazione. Un ‘accesso’, questo, o questo rosso non è significante come ‘nulla’,
anche, logicamente, una ‘predicazione’, se è significante in modo diverso da come
che addiviene proprio dal ventre inespu- è significante il nulla), allora di esso si deve
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predicare l’essere, si deve dire cioè che è un divergenza? Quale “struttura” presiede
respingere via il nulla, ossia è quell’energia al senso della ‘differenza’ se
che nega il negativo. L’essere diventa il pre-
dicato di ciò che gli è diverso, non di ciò che è necessario che a ogni stato e a ogni istante
gli è opposto: sì che ora l’affermazione che del mondo […] convenga la natura del sole,
il non-essere (cioè la determinazione) è, non che continua a brillare anche quando la sera e
significa più che il negativo è il positivo7. prima dell’alba si sottrae allo sguardo8?

Se, pertanto, le determinazioni, e, quin- La questione, in luogo di parmenidi-


di, i ‘significati’ – ad esempio ‘rosso’, ‘casa’, smo, merita dunque di essere ispeziona-
‘mare’ – non significano lo stesso che ‘es- ta con maggiore attenzione speculativa.
sere’, tuttavia essi, pur non significando lo Un primo ordine di problemi, relativo
stesso che essere, non dovrebbero signifi- all’‘intersezione’ tra essere e molteplicità,
care meno dell’essere. La lontananza che in può venire illustrato già a partire dall’a-
qualche misura li distingue è la stessa che li nalisi della ‘protasi’ del ragionamento
raduna nel segno di una medesima, sebbe- esposto nel passaggio di Ritornare a Par-
ne enigmatica, identità-differenza. menide. Infatti, quando Severino osserva
Ad ogni modo, proprio la chiarezza che «le differenze debbono venire ricon-
del passaggio severiniano, nella sua di- dotte nell’essere, perché se ‘rosso’, ‘casa’,
rompente proposta speculativa, tende ‘mare’ non significano ‘essere’ – e questo
anche, in certa misura, ad adombrare, deve restare fermo! –, essi non significa-
esorcizzandola, l’intrinseca criticità del- no nemmeno ‘nulla’»9, non si può fare a
la questione. Infatti dubbia, o, se non meno di notare che, da un certo punto di
altro, equivoca, può risultare l’esatta vista, la validità logica della sua ‘ricondu-
comprensione del fenomeno di ‘co- zione’ è ottenuta solo a patto che si ignori
appropriazione’ tra essere e moltepli- momentaneamente la sostanziale incom-
cità – rispetto a cui, sia pure espresso patibilità logica tra la ‘premessa maggio-
attraverso il rigore e la buona retorica re’ (‘rosso’, ‘casa’, ‘mare’ non significano
dell’‘originario’, sembra che proprio la ‘essere’ ), e la ‘premessa minore’ del suo
logica della ‘sintesi’, disimpegnata nella ragionamento (‘rosso’, ‘casa’, ‘mare’ non
metafora dell’‘abbracciamento’, risulti significano nemmeno nulla). Premessa
tanto efficace quanto anche problema- maggiore e premessa minore che, tuttavia,
tica e controversa. Com’è possibile, in- anche attraverso l’uso strategico e rassicu-
fatti, che, in quanto protagonisti di uno rante del punto di interiezione («e questo
stesso indivisibile spettacolo onto-noe- deve restare fermo!»), sono invece poste
tico, essere e determinazioni non smar- in continuità dal pensatore come elementi
riscano in alcun modo la loro reciproca di uno stesso sillogismo concettuale.
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A ben vedere, però, la costruzione considerazione più ferreamente eleatica


onto-sintattica del passaggio possiede – dove le differenze, non essendo esse-
un’ambiguità di fondo che lo stratagem- re, sono punto assimilate al ‘non esse-
ma anche retorico adottato da Severino re’. ‘Nemmeno’ significa infatti ‘non di
non riesce completamente a risolvere. meno’. Sicché, affermando che ‘rosso’,
Cos’altro potrebbe mai significare, infat- ‘casa’, ‘mare’ non sono nemmeno nulla,
ti, che ‘rosso’, ‘casa’, ‘mare’ non signifi- Severino, a rigore, afferma delle differen-
cano ‘essere’, se non che, eleaticamente, ze che non sono identiche al nulla non
sono identici al non essere? meno del loro esserlo. Ne afferma l’es-
Per cercare di smarcarsi da questa sere senza negare fino in fondo la circo-
terribile conclusione Severino imposta stanza del loro non-essere; dice che esse
la propria argomentazione sul crinale sono, ma accettando comunque, secon-
di una sottigliezza speculativa. Egli, in- do un rispetto differente, di considerare
fatti, afferma che le differenze non sono una loro qualche nullità. Pertanto, anzi-
‘essere’ aggiungendo però anche che le ché negare la premessa in sé stessa, l’au-
differenze non sono nemmeno ‘nulla’, tore fa semplicemente ricorso ad un dato
di modo che, proprio per via di questa di ‘evidenza’ che funga da ‘limitazione’ –
‘aggiunta’, si riesca a far si che il senso non da ‘confutazione’ –; limitazione che
dell’espressione ‘le differenze non signi- impedisca vengano tratte conseguenze,
ficano essere’ subisca una modificazione che, però, a rigore, sono già state tratte.
di significato, costringendo a valutare Un recidivo bifrontismo abita dun-
diversamente il senso che essa avrebbe que la soltanto apparente linearità del
assunto là dove la si fosse invece consi- ragionamento, sicché premessa maggio-
derata senza il lume di questa costatazio- re e premessa minore del procedimento
ne suppletiva. Tuttavia, a ben vedere, è logico di riconduzione, rimangono, a
proprio il ‘lume’ di questa circostanza ben vedere, disiecta membra del parrici-
aggiuntiva ad essere avvolto da una pa- dio severiniano. Da una parte, il ‘logo’,
radossale penombra speculativa. Infatti, e, dall’altra, l’‘esperienza’10. Oppure: da
attraverso l’uso intrinsecamente ambi- una parte, il logo, e dall’altra, un logo
guo dell’avverbio nemmeno (contenuto che, guidato dall’esperienza, può esser
nella premessa minore del suo ragiona- solo parzialmente capace di rettificare il
mento), Severino, affermando che le dif- senso del ‘non esser essere’ delle diffe-
ferenze non sono essere, ma nemmeno renze. Una divinizzazione interrotta, o,
sono nulla, rettifica la prima asserzione, se si vuole, a divinis, ‘sospesa’, a causa
continuando nondimeno ad attribuire dell’incredibile pervicacia e resistenza
parzialmente ad essa quello stesso sen- del logo eleatico. Quando pertanto, dopo
so che avrebbe assunto alla luce di una aver segnalato che le differenze non sono
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essere, si aggiunge che le differenze non sere’ diverso dal ‘non essere’ stesso13. O
sono nemmeno nulla, questa, a ben ve- essere, oppure non essere: tertium non
dere, non può risultare se non come una datur.
semplice addizione speculativa, ossia un Il non essere attribuito alle diffe-
supplemento di ‘costatazione’11, rispet- renze sarebbe dunque assimilabile, in
to a cui, Severino, pur costatando la non fin dei conti, al non essere stesso; e lo
nullità delle differenze, continua anche sarebbe soprattutto perché, puranche
nondimeno a pensare di esse, sebbene ribattendo che l’‘affine’ è anche per
nell’‘inconscio’ della propria argomenta- ciò stesso ‘dissimile’, tuttavia, anche in
zione, tenebra e nullità. questo caso, la dissomiglianza non sa-
Non esser ‘essere’, e, quindi, daccapo, rebbe mai così evidente e così marcata
simpliciter, nullità; la quale, se l’evidenza da impedire a Severino di voler comun-
certamente ripugna, non può esser tutta- que battezzare col nome di ‘non essere’
via ancora deposta ed esautorata per ciò – e non, invece, con quello di ‘essere’
stesso che il nostro sguardo si sconcer- – le differenze che, a suo avviso, sicco-
ta di considerarla. Nullità che, dunque, me non significano essere, «in questo
non si è davvero confutata, ma viene anzi senso» è legittimo asserire che «sono
lasciata sopravvivere nella stessa idea se- non-essere»14. Differenze soprannomi-
condo cui le differenze – perlomeno dal nate dunque col nome di ‘non essere’,
punto di vista dell’essere (che poi è co- sebbene, a rigore, nella plenitudo così
munque quello decisivo) – in certo senso faticosamente conseguita, questo certo
«sono non-essere»12. Peraltro in quale ‘dissidio’ tra essere e differenze dovreb-
altro senso le differenze potrebbero mai be anch’esso cadere interamente sotto
essere ‘non essere’? l’aureo genetliaco dello eînai. Dell’esse-
Le differenze ‘non sono’, si ribatterà, re, dunque, ove, nel sentiero che vi si
come differenze, e quindi ‘non sono’ di- inoltra (che del Giorno, a rigore, pren-
versamente da come ‘non è’ il nihil ab- derebbe sembianza), perfino le ombre
solutum. E tuttavia, che ‘differenza’ po- conoscono ormai la perfetta trasparen-
trebbe mai intercorrere tra l’una e l’altra za della luce. O non è così?
formula del ‘non essere’, che non condu- Benché contrastata, la nullità delle
ca per ciò stesso l’uno, o l’altro ‘non es- differenze non è dunque ancora vinta
sere’, ad ‘essere’ semplicemente? Se d’al- e tramontata, sicché, se nichilista è per
tro canto però si vuole, come Severino Severino addirittura lo stesso Parmeni-
vuole, tener ferma la differenza tra esse- de, allora un minimum di ‘nichilismo’
re e determinazioni, allora sembrerebbe continua a sopravvivere perturbante nel-
difficile continuare ad intendere il ‘non la stessa trasparenza del parricidio seve-
essere’ di quest’ultime come un ‘non es- riniano.
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Un secondo ordine di problemi può che trarrebbe soprattutto spunto ed


essere sollevato considerando che, se, le ispirazione dalla inesplicabile frivolezza
determinazioni, pur non essendo nulla, dell’arbitrio. Una guerra comune, quella
d’altro canto neppure sono essere, allo- di essere e differenze, combattuta contro
ra, per via di questo residuo carattere di il nulla, ma un bottino che le differenze
‘distinzione’, si dovrebbe poter anche finiscono per voler avidamente consu-
obtorto collo attribuire alle differenze mare per sé soltanto.
una certa forza di ‘refutazione’, di ‘op- Peraltro, se tra essere e determinazio-
posizione’, o, quantomeno, di ‘disgiun- ni fosse possibile concepire una qualche
zione’, nei confronti dell’essere stesso. distinzione senza scorgere in essa la hy-
Essere, questo, che, dall’interno, nutre, bris di alcuna separazione, e se la guer-
fonda e alimenta le differenze, ma che, ra dell’uno – dell’essere – fosse davvero
tuttavia, per via della ripulsa esercita- fino in fondo la medesima combattuta
ta da parte delle differenze, in qualche anche dall’altro, – dalla molteplicità –,
modo, siccome non è identico alle diffe- allora, chiediamoci: perché mai dovreb-
renze, allora, in cero senso, ‘non è’. Dal be apparire scandaloso affermare ora
‘non essere’ delle determinazioni (con- anche dell’essere, che esso, non essendo
siderato in precedenza) si perverrebbe le sue differenze, ‘in questo senso è non
dunque ora, considerandolo dal punto essere’? Potrebbe mai esser un oltraggio
di vista delle determinazioni, al ‘non questo ‘non essere’ se, attribuito all’es-
essere’ dell’essere medesimo. Rovescia- sere per le ragioni intrinseche alla na-
mento sconcertante e paradossale, che tura dell’alleanza, significasse anch’esso
bisogna purtuttavia affrontare e risolvere l’«abbracciamento» verace tra essere e
speculativamente. determinazioni? Potrebbe mai esser rite-
A ciò non valga poi comunque con- nuto offensivo se proprio l’aura della sua
trobattere che il modo in cui le differen- penombra occorresse invero a coordina-
ze non sono l’essere è diverso dal modo re gli animi nella guerra contro il nulla?
in cui esse non sono il ‘non essere’ – giac- E tuttavia, a questo proposito – e cioè
ché, si dice, le differenze sono, sì, diver- illustrando le ragioni che conducono
se dall’essere, ma opposte al nulla. A ciò all’accordo tra essere e determinazioni –
non valga ribattere questo perché se le se Severino è disposto ad affermare un
differenze non rivolgessero anche all’es- qualche non essere delle differenze (sic-
sere quella stessa forza di refutazione ché le differenze, non essendo l’essere,
con cui si oppongono al nulla, allora, a «in questo senso» sono non-essere), non
ben vedere, esse divergerebbero dall’es- lo è poi altrettanto – come pure, invece,
sere soltanto per una loro personale vel- avrebbe dovuto –, da sostenere anche il
leità, ossia un capriccio di “distinzione” contrario, e cioè che l’essere, a sua volta,
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non essendo le differenze, in questo sen- ro Visentin, in una radicale professione


so ‘non è’. Questo, il filosofo, non è mai di eleatismo, cerca infatti di distanziarsi
disposto a considerarlo, né, tantomeno, con estrema sobrietà critica dagli ‘en-
a pronunciarlo in senso lato, sicché, a tusiasmi’ dell’‘eterodossia’ severiniana.
ben vedere, un oscuro riserbo cala silen- Critico pertinace della logica dell’‘in-
ziosamente sul sipario delle differenze, tersezione’ tra l’orizzonte dell’ ‘essere’
impedendo di attribuire all’essere – sia e quello della ‘molteplicità’, Visentin è
pure solo, appunto, lato sensu – quello quindi soprattutto critico della circo-
stesso ‘non essere’ che, attribuito invece stanza di fraintendimento, indebitamen-
alle differenze, dovrebbe valere per loro te operata da Severino, tra due diversi
come segno di salvezza. L’uno non è l’al- ed irriducibili sensi della ‘negazione’.
tro (e viceversa) per via di quello che è Quello con cui l’essere nega irreversibil-
voluto come uno stesso ‘non’, ma, come mente il nulla (‘negazione assoluta’), e
sovente, sono solo le differenze a sconta- quello con cui gli essenti si contrastano
re il peso della loro ‘distinzione’. opponendosi tra di loro all’insegna della
Là dove, invece, all’interno dell’inti- pariglia e della reciprocità15 (‘negazione
ma e reciproca coappartenenza, il ‘non’ relativa’). Se la prima forma di negazione
pronunciato da parte delle differenze è univoca, ‘irreversibile’, e possiede una
deve poter anche in qualche modo es- traiettoria «vettoriale»16 ed incontrover-
sere ereditato dall’essere stesso, allora tibile, la seconda forma di negazione,
bisogna inevitabilmente concludere che invece, trascrivendo la grammatica delle
l’‘essere’ sia ‘non essere’, perlomeno nel- differenze sulla falsariga del contraccam-
la misura in cui esso, appunto, non è le bio e della ‘polifonia’, è una negazione
sue differenze. Occorrerebbe dunque, ‘reversibile’, che risulterebbe del tutto
in questo caso, e paradossalmente, ‘sal- inadeguata ad illustrare il rapporto (se
vare’ l’essere, salvarlo dall’ombra che le di ‘rapporto’ si intende ancora parlare)
differenze, appena salvate dal parricidio tra ‘essere’ e ‘nulla’ – del tutto inadegua-
severiniano, proiettano inevitabilmente ta, se non a patto di volersi mettere in
sovra di esso. ascolto di una ‘voce’ e, appunto, di una
Un parricida di parricidio, o, più sem- phonè, che proverrebbe direttamente
plicemente, un eleata meno infedele a dalla bocca del non essere17.
Parmenide di quanto non lo sia stato Se- Si può forse compulsare più in profon-
verino, potrebbe forse, a questo punto, dità la questione richiamando però l’at-
esser chiamato più esplicitamente a pro- tenzione su alcune notazioni critiche con-
scenio della discussione del rapporto, o, tenute nel testo Tra struttura e problema.
a rigore, del ‘non-rapporto’, che sempre In esso, sfruttando il senso della distinzio-
intercorre tra essere e molteplicità. Mau- ne tra le due forme di negazione, Visentin
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mette infatti in mostra il carattere paten- “casa”, “mare”, negherebbero il nulla


temente paradossale della “cotangenza”, senza venire a coincidere, puramente e
tra essere e molteplicità. A questo riguar- semplicemente, con l’essere?»21.
do, riflettendo sullo stesso passaggio men- In questo senso, anche attribuendo
zionato in precedenza di Ritornare a Par- alle differenze la forza integerrima di re-
menide, Visentin rileva che, se: «“‘rosso’, futazione del nulla verrebbe a ripresen-
‘casa’, ‘mare’ non significano ‘essere’”»18, tarsi il drammatico e insuperabile pro-
e se d’altronde sembrerebbe corretto as- blema della loro ‘indistinzione’22. Risulta
serire che «“essi non significano nemme- difficile, pertanto, cercare di interseca-
no ‘nulla’”», tuttavia, a ben vedere: «che re ed intrecciare adeguatamente il filo
“rosso”, “casa”, “mare” non significhino dell’essere a quello della molteplicità – il
“nulla” è appunto ciò che bisognerebbe logos dell’‘uno’ (della tautótes) a quello
dimostrare»19. È, infatti, dell’‘altro’ (della heterótes) – senza gene-
rare una sovrapposizione del tutto inde-
solo se “rosso”, “casa”, “mare” sono qualcosa bita ed arbitraria tra ‘negazione assoluta’
che, come l’essere nega il nulla (il nulla che e ‘negazione relativa’.
essendo nulla, non potrebbe a sua volta ne- Anche in Onto-Logica, in un conte-
garli) è solo in questo caso che essi possono sto speculativo più ampio e dettagliato,
risultare innegabili20. Visentin ripropone con perspicua chia-
rezza le ragioni del distinguo tra le due
Il passaggio si articola con chiarez- forme di negazione:
za. Infatti, mentre l’essere, per via della
sua capacità di estinguere l’(inesistente) la negazione relativa, proprio perché ha un
obiezione del suo (inesistente) antagoni- oggetto, è una relazione ed è reciproca (ciò
sta, è innegabile proprio perché al ripa- che nega è anche negato, negato precisamente
ro da qualsiasi contesa, non altrettanto da quello che esso nega e che non potrebbe
si può dire invece delle differenze, alle essere l’oggetto di questa negazione se non
quali questa forza di negazione non può fosse, a sua volta, qualcosa che nega, e che
esser corriferita senza smarrire il sen- nega, in particolare, ciò che lo nega: A non è
so della specifica concretezza polemica, B, ma allo stesso tempo, e reciprocamente, B
che, appunto, le determina nella loro non è A). Essendo reciproca, non può essere
‘reciprocità’. Peraltro, là dove anche si univoca […], e dunque non è una negazione.
riuscisse a mostrare che le differenze ne- In altre parole, la negazione relativa non è
gano così come l’essere nega il non esse- una negazione (nel senso che non è autenti-
re – e cioè senza esser a loro volta contra- camente una negazione, non è una vera nega-
state –, occorrerebbe invero domandarsi zione), perché non delinea un senso univoco
ancora con Visentin: «come mai “rosso”, […], un che di incontrovertibile: delinea il
Riccardo Berutti  _  71

significato di qualcosa di controvertibile, che un tempo, le differenze tumulerebbero


nega, nell’atto stesso in cui viene negato, qual- paradossalmente l’essere nel non essere,
cos’altro, ovvero qualcosa che, al suo stesso proprio così come l’essere, essendo, tu-
modo, è un negante/negato, vale a dire un mula il nulla nell’esercizio della propria
identico, che non può essere negato da sé negazione incontrovertibile.
stesso o dalla sua identità»23. Accrescendo ed esagerando ulterior-
mente il senso di smarrimento cui con-
L’impasse della proposta severiniana duce la notazione critica di Visentin, si
viene dunque acclarata da quello che, potrebbe infine considerare che, se, le
nel sottofondo del suo impulso e del suo determinazioni, negando, negano il nul-
ritmo speculativo, si presenta indubbia- la, allora, nel negarsi a vicenda, le diffe-
mente come «un ritorno a Parmenide renze si negherebbero nel contesto di
più radicale ed estremo di quanto sia e una polemica combattuta senza possibili
potrebbe mai essere quello proposto da superstiti di sorta, ed in cui infatti non
Severino»24. si potrebbe avere come ‘esito’ se non il
Inoltre, sulla falsariga di questo ri- reciproco ed originario annichilimento
torno sine glossa al pensiero di Parme- di tutte le determinazioni25. Come cercar
nide, si potrebbe aggiungere peraltro dunque di far fronte a queste difficoltà?
che, proprio l’attribuzione, alle deter- Come coniugare tautótes ed heterótes in
minazioni, della stessa forza ontologi- modo tale che il ‘non’ molteplicemente
co-vettoriale dell’essere, comportereb- pronunciato dalle differenze – ora nei
be il sorgere di una conseguenza ancor confronti dell’essere, ora nei confronti
più paradossale ed aporetica di quanto delle stesse differenze – non si converta
già non fosse quella dell’‘indistinzione’ per ciò stesso in una annihilatio? come
tra essere e differenze. Infatti, là dove evitare peraltro che le differenze, ne-
si accordasse alle differenze sia la for- gando della stessa forza di refutazione
za di refutazione del nulla, sia quella di dell’essere, non precipitino nell’indistin-
distinzione dall’essere – giacché le de- to? La saggezza, a questo punto, esor-
terminazioni, dopotutto, non sono esse- terebbe forse soprattutto a trattenere
re –, allora, in questa circostanza, non l’intemperanza d’animo di una qualsiasi
si potrebbe escludere che le differenze risposta speculativa.
si rivolgano nei confronti dell’essere, E tuttavia è forse possibile rendere
esplicando il proprio ‘divverbio’, con praticabile un alternativo sentiero teori-
quella stessa forza di refutazione con cui co. Infatti, nonostante il carattere inag-
– appunto, poiché comunque congene- girabile delle aporie considerate, pro-
rica a quella dell’essere – negano il nul- vando a rimanere ermeneuticamente in
la. Sicché, essendolo e non essendolo a bilico tra ‘ortodossia’ ed ‘eterodossia’,
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tra tautotes ed eterotes, e, quindi, tra ciò un altro ente – ad esempio ‘A’ è negazione
che effettivamente è nuovo (Severino) e di ‘B’ –, tuttavia il gesto di refutazione che
ciò che invece è più propriamente par- sta alla base di questo differire (ovvero la
menideo del neoparmenidismo (Visen- negazione che l’esser A sembrerebbe eser-
tin), si può sollecitare la stessa distinzio- citare sull’esser B) si realizza solo passan-
ne tra le due forme di negazione ad un do attraverso la preliminare negazione, da
risvolto speculativo più problematico e, parte del determinato, di quella ‘xnx’ che è
in qualche misura, inaspettato. la “coincidenza” tra A e B. La ratione del-
Si potrebbe anzitutto evidenziare, a la negazione ‘relativa’ si innesca pertanto
questo riguardo, che, se le ragioni addot- solo se viene in qualche misura istanziata
te da Visentin impediscono di decifrare ed inscenata al suo interno una certa forma
la ‘determinatezza’ delle differenze alla di negazione ‘assoluta’. In questo senso, se
luce della ratio essendi che qualifica in- è vero che ‘A’ non è negazione univoca ed
vece l’essere nella sua incontrovertibilità, incontrovertibile di ‘B’ (di cui anzi dev’es-
tuttavia, esaminandola con più attenzio- sere affermazione), tuttavia ‘A’ è senz’altro
ne, la “determinatezza” delle differenze negazione univoca ed incontrovertibile del
presenta anche, d’altro canto, una nota proprio coincidere a ‘B’. Sicché, essendo
ontologica caratterizzante, che rende negazione di ‘B’, ‘A’ è, soprattutto, a rigo-
le differenze comunque irriducibili al re, negazione di ‘A è B’26.
ristretto dominio concettuale della ‘ne- Si può dire, ad esempio, che la ‘casa’
gazione relativa’ – particolarità, questa, non è il ‘mare’, e si può pertanto cer-
che, a ben vedere, distanzia e ad un tem- tamente asserire che la ‘casa’ nega il
po approssima l’essente al senso di ‘de- ‘mare’. E tuttavia, come segnalato in
terminatezza’ che proviene invece dalla precedenza, questa negazione (relativa)
‘negazione assoluta’. si esplica come tale solo se la ‘casa’ è,
La ‘determinatezza’, in effetti, anche anzitutto – sebbene in un sostrato impli-
là dove venga considerata nel ginepraio cito della sua opposizione –, negazione
di mondo dell’orizzonte doxastico, pur (assoluta) della propria coincidenza col
essendo certamente negazione di un de- ‘mare’ – in cui il ‘mare’ assolutamente
terminato ‘qualcos’altro’, non si riduce negato è, a rigore, non il mare, ma quel
mai semplicemente ad esser negazione di ‘mare’ (se si vuole ancora chiamarlo
un’altra differenza, la qual poi, simmetri- tale) che è l’impossibile identificazione
camente, abbia ad avversarla costituendosi di ‘casa-e-mare’, e dove la coincidenza
a sua volta all’insegna di una raddoppia- tra ‘A’ e ‘B’ è appunto il contenuto ‘con-
ta negatività. Non è scorretto, da questo traddittorio’ (assolutamente nullo) di
punto di vista, asserire piuttosto che, se cui la determinatezza del determinato è
la determinatezza dell’ente è negazione di autenticamente negazione assoluta.
Riccardo Berutti  _  73

Si consideri peraltro che, proprio il nulla, si potrebbe peraltro procedere


perché la negazione relativa è, sì, inter- sulla falsariga del dispositivo speculativo
secata, ma non già interamente consu- precedente per evitare anche che ‘esse-
mata o risolta in quella assoluta, allora re’ e ‘determinazioni’ precipitino ora
il carattere di reversibilità che la carat- nuovamente nel gorgo dell’indistinto. Si
terizza, deve, in qualche modo, poter potrebbe cioè provare a rendere meno
essere conservato. Ed infatti il ‘mare’ è contraddittoria l’incompatibilità che
a sua volta negazione della ‘casa’, ma – intercorre tra il ‘distinguersi’ e l’‘assi-
seguendo ora la proposta articolata in milarsi’ di essere e differenze. Quest’ul-
precedenza – esso non sarà più nega- time, infatti, pur godendo della stessa
zione della casa in quanto tale, quanto forza di negazione dell’essere, non sono
piuttosto della coincidenza di sé stesso comunque l’essere, e se ne distinguono
con l’esser ‘casa’. Il ‘mare’ non nega la per via del loro semplice ‘non’ esserlo.
‘casa’ simpliciter, ma nega simpliciter il Cosa significa, però, arrivati a questo
proprio coincidervi, sicché, ciò che qui punto, non-essere-l’essere-che-pur-si-è?
viene più propriamente negato (negan- Cosa significa che ‘rosso’, ‘casa’, ‘mare’
do l’altra determinazione), non è ‘qual- non sono essere, se esse negano all’inse-
cosa’ che sia definibile come un «negan- gna della medesima forza refutativa di
te/negato»; anzi, a ben vedere esso non quest’ultimo?
è proprio punto un ‘qualcosa’, sicché La risposta, ancora una volta, potreb-
perfino all’atto di negazione espresso be essere indovinata cercando di andare
nella negazione relativa è impossibile soprattutto in-contro alla proposta seve-
sottrarre definitivamente – come invece riniana. Andando verso la sua intuizione,
ritiene Visentin – univocità ed incontro- ma rinnovandola dall’interno per il tra-
vertibilità. mite delle riflessioni critiche condotte da
In questo modo, seppur problemati- Mauro Visentin.
camente, è possibile dunque conclude- Da un certo punto di vista, infatti,
re che, così come l’essere si oppone al come vuole Severino, che le differenze
nulla, allo stesso modo anche gli essenti non sono essere deve rimanere fermo, e
(opponendosi tra di loro) si oppongono tuttavia, come mostrato da Visentin, là
irreversibilmente al nulla della loro im- dove si attribuisca alle differenze la stes-
possibile coincidenza – sicché la deter- sa forza di refutazione del nulla, sembra
minatezza dell’ente finisce per collocarsi impossibile concepire sensatamente una
esattamente al ‘bivio’ tra ‘negazione rela- qualsiasi distinzione tra essere e molte-
tiva’ e ‘negazione assoluta’. plicità. Si può tuttavia nondimeno cer-
Una volta dimostrato dunque che le care di far rimanere veramente ferma
differenze negano così come l’essere nega questa ‘distinzione’ solo se, questa volta,
74  _  Aporie, opportunità e periglio del neoparmenidismo […]

a differenza di Severino, non si tralascia metaxý, pur rimanendo tale, sia situa-
di considerare che le differenze ‘non to all’interno dell’essere ac-cadendogli
sono essere’, nel senso che, negando, dentro – e che anzi, esso sia questo stes-
esse negano anzitutto quel ‘non essere’ so arithmos del cadervi dentro –, ci ri-
(assoluto) che consisterebbe, appunto, consegna l’immagine di un ‘essere’, ov-
nella coincidenza tra essere e differenze. verosia di un logo, che, ad ogni modo,
Quest’ultime non sono essere (ma non nel chiaroscuro del mondo oramai inte-
sono nemmeno non essere), non perché ramente coinvolto ed abbracciato, con-
neghino simpliciter l’essere, ma perché tinua però perlomeno ad increspare e
negano quell’assurdo che sarebbe il loro lo specchio della propria medesimezza.
coincidergli. Sicché, in una iperbole ed in Un essere, questo, che indubbiamente
un capogiro di pensiero che all’aporesi cammina e procede di ‘tautologia’ in
integra e sostituisce immediatamente il ‘tautologia’, ma che, a ben vedere, può
diaporeîn27, quanto più le determinazio- sopravvivere solo nel sobbalzo sinistra-
ni, negando il non essere, si identifica- mente offertogli dall’occasione minima
no all’essere (da cui appunto traggono della divergenza, ovvero, dopotutto,
la forza), tanto maggiormente invero se della nullità – la quale, considerata dav-
ne distinguono, e quanto più se ne di- vero fino in fondo: «mai non è stata»28.
stinguono, tanto più, allora, esse sono Un essere, che riuscirà perfino ad essere
mosse ad essere dall’ininterrotta melodia fino in fondo il proprio non essere (nel
dell’essere medesimo – di cui ‘non sono’ senso che recupera dal naufragio le pro-
che membra. prie membra), ma che in nessun modo
Non sono essere, certo, ma ades- riesce per davvero ad esaudire il senso,
so è proprio il ‘non’, ritraendosi, ad ed il mistero, della propria «immota ir-
aver compiuto il primo passo nel segno requietezza»29.
dell’intersezione tra essere e moltepli- Alla formulazione di questo díl-
cità: è il ‘non’ ad aver già conchiuso il emma, nel labirinto risolto-irrisolto
cerchio della loro – questa sì, perfetta – dell’ontologia, può dunque contribuire
identità-differenza. la presente riflessione critica, a patto,
E tuttavia, un’ombra – o, se voglia- tuttavia, che, nell’agone – ovvero, nel-
mo, una trasparenza ambigua – può la contesa tra l’uno e l’altro parmenidi-
tornare a ripresentarsi anche in questa smo, tra ortodossia ed eterodossia – si
ulteriore tribuna speculativa. Un’om- sappia anche per ciò stesso cogliere l’in-
bra che, in qualche misura, la sua stes- visibile sfumatura della philía che sot-
sa trasparenza non può più risolvere se terraneamente governa il pólemos della
non ripresentandola, nuovamente, per controversia eleatica. La philía, che fa
speculum et aenigmate. Infatti, che il succedere Eracle in aiuto di Atlante, e
Riccardo Berutti  _  75

che poi nuovamente fa soccorrere At- proprio in quanto essa è determinazione; sì che il
lante in ausilio di Eracle, e la quale, sia non essere un nulla conviene alla determinazione
pure certamente intramata d’astuzia in quanto tale».
e di tranello, può forse ciononostante 5 _ Un ‘minimo’, questo, in cui il ‘massimo’
rimanere intatta, e può quindi mostra- deve già poter essere proferito; come all’interno
re per un istante – nel frattempo che il del procedimento elenchico, dove al confutatore
cielo passa dalle une alle altre braccia – del primo principio vien richiesto che esso dica
perfino la levità30 che una simile impre- e significhi semplicemente ‘qualcosa’ (σημαίνειν
sa necessariamente porta con sé. τι), cfr. Aristot. Metaph. IV, 1006 a21. Sulla
particella di questo elementare ‘significato’ ha
espresso acute e suggestive riflessioni L. Scara-
_ note velli, Critica del capire e altri scritti, La Nuova

1 _ Cfr. E. Severino, Ritornare a Parmeni- Italia, Firenze 1968, cap. I, L’identità.


de, ora in Essenza del nichilismo, Adelphi, Mi- 6  _  Il predicato è infatti prae-dicatum, la cosa
lano 20052, p. 58: «Nell’opposizione originaria, ‘detta innanzi’, la cosa posta davanti; sicché, se
ogni essere […] si volge verso più direzioni – si l’‘essere’ fosse soltanto, sia pure originariamen-
trova cioè in una pluralità di rapporti. Ad esem- te, la cosa detta innanzi, allora, nella distanza
pio, l’albero non è il monte, o questo positivo onto-noetica sottolineata dall’avverbio, almeno
non è questo suo negativo; l’albero non è il una parte dell’ente (di cui appunto si predica
monte, la casa e tutto ciò che è altro dall’albe- l’essere), verrebbe paradossalmente tumulata
ro. Ma quando l’essere, ogni essere, si rivolge nel non-essere proprio predicandone l’entità.
verso quella direzione, lungo la quale si lega Cfr., più in generale E. Severino, La struttura
al suo “è” […] allora ogni essere prende volto originaria, Adelphi, Milano 20073, cap. VII.
divino. In quanto questo albero […] è e non 7 _ E. Severino, Ritornare a Parmenide, cit.,
può accadere che non sia, già questo albero è pp. 23-24.
ϑεῖον, se ὁ ϑεός è l’essere nella sua immutabile 8 _ E. Severino, Nascere e altri problemi
pienezza». della coscienza religiosa, Rizzoli, Milano 2005, p.
2 _ Cfr. E. Severino, Il Giogo, Adelphi, Mi- 270.
lano 1989. 9 _ E Severino, Ritornare a Parmenide, cit.,
3 _ Cfr. E. Severino, Poscritto, ora in Essen- p. 23.
za del nichilismo, cit., p. 73. 10  _  Il richiamo è alla cadenza speculativa
4  _  Ivi, p. 75: «qui è il crinale dell’essere: […] che caratterizza la riflessione di Gennaro Sasso.
la determinazione non è nulla o è nulla? ‘homo’, Cfr., su tutti, La verità, l’opinione, Il Mulino, Bo-
‘Phoenix’, ‘Socrates’, ‘hoc os vel haec caro’ sono logna 1999, e Il principio, le cose, Aragno Edito-
o non sono nulla? Se ripetiamo nella verità il re, Torino 2004.
gran passo oltre Parmenide […] dobbiamo dire 11  _  Al carattere soltanto esperienziale (o
che la determinazione rifiuta di essere un nulla, ‘fattuale’) dell’accertamento della non nullità
76  _  Aporie, opportunità e periglio del neoparmenidismo […]

delle differenze ha guardato con acume M. Di questa capacità di sopportazione è frutto il


Visentin, Tra struttura e problema, in Il neo- suo ‘risolvimento’ dell’aporetica del non-essere,
parmenidismo italiano II. Dal neoidealismo al nel quale, anziché smarcarsi dal carattere apo-
neoparmenidismo, Bibliopolis, Napoli 2010, retico dell’aporetica, Severino impiega tutta la
pp. 410-413. Visentin rovescia infatti comple- paradossalità del nulla contraddittoriamente si-
tamente i presupposti dell’impostazione seve- gnificante proprio come ‘chiave’ del suo stesso
riniana, secondo la quale, se decrittato alla luce risolvimento. Cfr., a questo riguardo, La struttu-
del logo, il divenire del molteplice si dovrebbe ra originaria, cit., pp. 209-233. Critico di questa
poter presentare aionicamente. In questo caso, pur marginale esperibilità del nulla, ovvero di
invece, la considerazione del divenire come questa «contraddizione concreta», M. Visentin,
respiro dell’immutabile sarebbe concepibile, a Tra struttura e problema, cit., pp. 310-346.
ben vedere, soltanto a partire da una ‘disubbi- 18  _  Ivi. p. 412.
dienza’ (e non tanto da un ascolto) della voce 19 _ Ibidem.
del logo: un’interdizione del logo che accade 20  _  Ivi, p. 413.
in vece dell’‘evidenza’, soltanto doxastica, ri- 21 _ Ibidem.
spetto a cui le differenze, d’altronde, non sono 22  _  Sulla questione cfr. anche E. Severino,
nulla. Risposta a Mauro Visentin, «La filosofia futura»,
12 _ E. Severino, Ritornare a Parmenide, 7 (2016) 2, dove l’autore cerca di reagire polemi-
cit., p. 24. camente alla sollecitazione critica del pensiero di
13  _  Può forse questo altro non-essere – che Visentin, secondo il quale, se si scruta il concet-
del non-essere eredita il nome, ma non la sostan- to di differenza con attenzione, non si può non
za – esser traccia «l’aroma del non essere» di cui considerare la contraddittoria identificazione
parla G. Gentile, La filosofia dell’arte, Sansoni, dei distinti perlomeno quanto al loro identico e
Firenze 1975, p. 298? Peraltro, sulla possibilità reciproco differire.
di concepire un non-essere ‘proprio’ delle dif- 23 _ M. Visentin, Onto-Logica. Scritti
ferenze cfr. D. Spanio, Il precipizio del divenire. sull’essere e il senso della verità, Bibliopolis, Na-
Mondo e creazione nel “Sistema di logica” genti- poli 2015, p. 394.
liano, «Giornale critico della filosofia italiana», 24 _ M. Visentin, Tra struttura e problema,
13 (2015) 1, pp. 63-76. cit., p. 413.
14 _ E. Severino, Ritornare a Parmenide, 25 _ Questa apokatástasis delle determina-
cit., p. 24. zioni è in qualche misura registrata anche dallo
15  _  Il distinguo compare già in M. Visen- stesso Severino allorquando questi descrive il
tin, Il significato della negazione in Kant, Il Mu- rapporto di opposizione tra gli essenti all’in-
lino, Bologna 1992. segna della negazione assoluta. Cfr. E. Severi-
16  _  Ivi, vol. II, pp. 454-455. no, Dike, Adelphi, Milano 2015, Ogni essente

17 _ È un ‘canto’, quello del nulla, che Seve- è nulla nel proprio altro, in cui esso è peraltro
rino ritiene, ad ogni modo, di poter ‘sopportare’. presente come negato, pp. 142-147. Severino,
Riccardo Berutti  _  77

però, non avverte come drammatico e para- caso, infatti, la ‘contraddizione’, relativa alla
dossale lo scenario di questo bellum omnium differenza tra essere e molteplicità, viene da
contra omnes; non avverte, cioè, che si potreb- noi strategicamente adottata come struttura
be dire della sua ‘casa dell’essere’ quel che lui stessa dell’originario, ossia come ‘concreto’
stesso già rimproverava a quella della metafi- dispiegamento della tautótes tra essere e diffe-
sica classica, ossia di esser «un ricettacolo di renze. L’incomponibile è qui dunque impiega-
sopravvissuti, una dimora di fantasmi». Cfr. to contraddittoriamente come chiave della sua
Ritornare a Parmenide, cit., p. 30. stessa risoluzione. All’obiezione non è possi-
26 _ M. Visentin, Ontolo-Logica, cit., pp. bile fornire una risposta; se non accennando
249-253, è ad ogni modo consapevole di questo al fatto che essa, mettendo il dito esattamente
ulteriore risvolto speculativo. Nel nostro caso, nella piaga del problema, non potrebbe che
tuttavia, tendiamo a valorizzare la ‘cotangen- considerare come ‘croce’ proprio ciò che noi
za’ (tra negazione assoluta e relativa) nel segno percepiamo invece come via e come ‘segno’ di
di un riscatto ontologico delle determinazioni; salvezza.
riscatto che Visentin però rifiuta radicalmen- 28 _ Ripetiamo, interpretandole, le parole
te, sia perché qualifica la stessa ‘intersezione’ di G. Gentile, L’immortalità, in Teoria genera-
da un punto di vista unicamente doxastico, sia le dello spirito come atto puro, Firenze, Sanso-
perché mostra che proprio sulla falsariga della ni 1944 (19161), pp. 146-147. Sulla questione
irriducibilità tra le due forme di negazione, non dell’‘astratto’, nonché sulla «materialità che
è in alcun modo concesso alle determinazioni mai non è stata», risulta suggestiva la lettura di
di sollevarsi e affrancarsi dall’orizzonte dossi- M. Pisano, La «meditatio mortis» nella filosofia
co dell’esperienza, assimilandosi finalmente a di Giovanni Gentile: commento al X cap. della
quello dell’essere e della verità assoluta. «Teoria generale dello spirito come atto puro»,
27  _  Si potrebbe ancora tuttavia obiettare «Giornale critico della filosofia italiana», 13
alla ‘soluzione’ proposta quel che giustamen- (2017) 2, pp. 328-344.
te M. Visentin, Tra struttura e problema, cit., 29  _  L’espressione è di E. Severino, La terra
p. 344, osserva del risolvimento severiniano e l’essenza dell’uomo, ora in Essenza del nichili-
dell’aporetica del non-essere, ossia che essa smo, cit., p. 225.
pretende «che la soluzione del problema coin- 30  _  Che dal latino levitas può indicare tanto
cida con il problema stesso». Anche in questo l’esiguità di peso quanto la leggerezza d’animo.