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Tale brano fa parte della premessa alla Fenomenologia dello Spirito. L͛individuo è un momento dello Spirito e per
questo in sé incompiuto. Per raggiungere l͛autocoscienza deve ripercorrere la storia dello Spirito che gli si presenta
come un processo già compiuto e cristallizzato per cui i diversi momenti, le figure dello spirito già deposte, gli
appariranno statiche. L͛individuo deve ripercorrere momento per momento l͛itinerario dello spirito senza voler
pretendere di intuirlo immediatamente come volevano i Romantici.

L͛individuo percorre il suo passato la cui sostanza è quella dello Spirito ; l͛esistenza passata è proprietà acquisita allo
spirito universale. La cultura consiste nella conquista di ciò che l͛ individuo trova davanti a sé. Meta dell͛itinerario di
questa coscienza è la chiara penetrazione dello spirito in ciò che è sapere. Ciascun momento è necessario e per
ognuno occorre soffermarsi, l͛individuo non potrà arrivare a comprendere la sua sostanza attraverso un cammino più
breve, ma ha davanti a sé una fatica più lieve perché tutto ciò in sé già consummatus est. Essendo il contenuto di già
un pensato esso è proprietà della sostanza, ciò che è in sé deve esser volto in per sé.

I momenti della storia passata nel momento in cui vengono ripercorsi con la memoria perdono la loro consistenza del
momento presente. il percorso della Fenomenologia ha il compito di esplicitare il passato dell͛umanità nell͛individuo.
Percorrendo la storia dello spirito l͛individuo comprende se stesso come parte dello spirito compiuto. Le tappe già
percorse sono divenute conoscenza di fondo, ovvietà che ognuno possiede. Nella ricostruzione fenomenologica il
contenuto non è un divenire ma un pensato, cioè è già determinato si ha quindi un passaggio dalla razionalità già
realizzata alla coscienza della stessa (l͛essere per sè).

 
    
  

Per la coscienza naturale è necessario passare attraverso la negazione delle certezze immediate per riuscire attraverso
il dubbio a problematizzare e a superare i limiti della propria esperienza. Si caratterizza per la drammaticità connessa
alla negazione delle certezze apparentemente più solide, ed emerge il ruolo fondamentale dello scetticismo.

La fenomenologia può essere considerata come itinerario della coscienza naturale come la quale urge verso il vero
sapere. La coscienza astratta e intellettiva conosce le cose come cristallizzate in sé e separate dal soggetto mentre il
sapere reale coglie la dialetticità della cosa. sol tanto lo scetticismo rivolgendosi all͛intero ambito della coscienza
apparente, rende capace lo spirito rende incapace lo spirito di esaminare cosa sia realtà.

Scopo della Fenomenologia è il percorso della coscienza naturale verso il sapere razionale. La coscienza deve prima di
tutto mettere in discussione il sapere apparente attraverso un itinerario di formazione che porti alla liberazione dal
pregiudizio alla visione filosofica della realtà.

 
    

Il rapporto con la divinità non è mediato dalla ragione né è riconciliabile, si basa su una subordinazione della
coscienza, sulla sua nostalgia di un infinito irraggiungibile, intuito dalla coscienza che lo pone come trascendente e
non immanente.

Dio è prodotto della coscienza come suo pensiero, ma con un processo di cui essa è inconsapevole quindi sente il
bisogno di ricongiungersi al suo pensiero ma non riconoscendolo come tale si sente subordinata e prova per esso una
devozione. Sente che Dio è la sua realtà ma o avverte come separato e irraggiungibile.

La coscienza è ͞infelice͟ finchè non raggiunge le dimensioni dello Spirito (J. Hyppolite), figura della coscienza infelice
va riferita al cristianesimo e all͛identificazione dell͛Assoluto con Dio. Il pensare legato alla dev ozione non è concetto
ma qualcosa di indeterminato legato al sentimento (l͛infelicità) piuttosto che alla ragione. La coscienza cerca la propria
essenza nell͛intrasmutabile ma non riesce e diviene consapevole solo della ͞propria separata effettualità͟. La
coscienza più avanti supererà la separazione esistente tra la propria esistenza particolare e l͛universalità separata
procedendo verso il riconoscimento della propria dimensione universale.
     

Al contrario, di Fichte che vedeva nel momento negativo (il Non-io) un ostacolo che serviva al momento positivo per
prendere coscienza di sé, nella dialettica di Hegel il negativo fluidifica la fissità del concetto perché mette in relazione
ogni determinazione particolare della realtà comprendendola nella sua processualità. È appunto l͛ ͞Aufhebung͟
ovvero superamento. Il metodo dialettico per Hegel è quello proprio della filosofia l͛unico che può farne una scienza.

È necessario che il metodo della logica sia tale che essa sia capace di essere sci enza pura. L͛unico punto per ottenere il
progresso scientifico è la conoscenza che il negativo è insieme anche positivo (principio di contraddizione), nel
risultato sono compresi tutti i momenti del processo. La negazione è un nuovo concetto, più ricco e superiore del
concetto che nega, contiene il concetto che nega e di più, è unità di quel concetto e del suo opposto. La dialettica è
vista come unico vero metodo in quanto la realtà stessa è dialettica.

Nella prima parte fa riferimento alle varie scienze sp erimentali. Il processo dialettico si trova anche nella
Fenomenologia in quanto ogni figura viene negata da quella successiva per poi giungere ad una sintesi superiore. Ogni
determinazione parziale della cosa è da intendersi come momento di un processo in cui la negazione è passaggio
fondamentale per raggiungere la totalità.

Esempio della dialettica è quello del bocciolo che diviene fiore e poi frutto. Ogni momento nega il precedente ma
ognuno è necessario per la ͞vita nell͛intero͟.

   

La dialettica è il fondamento dell͛intero sistema, anche la definizione di Assoluto (l͛intero) nel suo rapporto tutto -parti.
Nella prospettiva processuale l͛Assoluto è definito come risultato, insieme dei vari momenti che ne costituiscono lo
sviluppo.

L͛intero è l͛essenza che si completa mediante il suo sviluppo. L͛Assoluto solo alla fine del processo è risultato la sua
natura consiste nell͛essere effettualità, soggetto. Critica poi il Romanticismo che vorrebbe semplicemente intuire
concetti quale il divino.

     
  

Dialettico è anche il rapporto soggetto-oggetto nel lavoro. Il S. modificando l͛Ogg. si proietta in esso e prende
coscienza di sé. Nascono così le figure di signore e servo. Facendo del lavoro del servo il mezzo per interagire con la
natura il signore non interagisce più con le cose, le consuma solo il servo invece le modifica e nella trasformazione il
suo lavoro acquisisce forma oggettiva e diviene autocosciente.

Il signore si rapporta alle cose in modo mediato dal servo; quindi il signore nell͛atto del consumare le cose spinto dal
suo appetito arriva a negarle (non stabilisce un rapporto dialettico con essa), il servo invece non fa che trasformarle.
La coscienza servile appare prima fuori-di-sé ovvero proiettata nella cosa che è indipendente dalla coscienza; ma
attraverso il processo di oggettivazione diviene autocosciente. ͞il lavoro forma͟, mediante il lavoro la soggettività
diventa forma della cosa (quindi oggettività che permane), l͛attività lavorativa, che non nega la cosa può essere
riconosciuta come propria dal soggetto che così prende coscienza di sé.