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Pitagorismo

Il numero contro l'errore

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Indice
Voci
Premessa Scuola pitagorica Pitagora 1 2 10 15 15 17 19 21 22 23 27 29 32 43 44 46 51 75 75 82 84 85 85 87 91 92 93 93 95 95

Matematica e misticismo
Tetraktys Numero perfetto Numero triangolare Numero pentagonale Numero esagonale Numero poligonale Numero tetraedrico Quadrato perfetto Teorema di Pitagora Ippaso di Metaponto Incommensurabilit Radice quadrata di 2 Sezione aurea

Musica
Rapporto tra musica e matematica Scala pitagorica Temperamento naturale

Astronomia
Filolao Archita Antiterra Iceta di Siracusa (filosofo) Ecfanto di Siracusa Callippo di Cizico

Anatomia
Alcmeone di Crotone

Note
Fonti e autori delle voci Fonti, licenze e autori delle immagini 99 101

Licenze della voce


Licenza 103

Premessa

Premessa
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Scuola pitagorica
La scuola pitagorica, appartenente al periodo presocratico, fu fondata da Pitagora a Crotone intorno al 530 a.C., sull'esempio delle comunit orfiche e delle sette religiose d'Egitto e di Babilonia, terre che, secondo la tradizione, egli avrebbe conosciuto in occasione dei suoi precedenti viaggi di studio. La scuola di Crotone eredit dal suo fondatore la dimensione misterica ma anche l'interesse per la matematica, l'astronomia, la musica e la filosofia.

Setta mistica, scientifica, aristocratica


L'originalit della scuola consisteva infatti nel presentarsi come setta mistica-religiosa, comunit scientifica ed insieme partito politico aristocratico che sotto questa veste govern direttamente in alcune citt dell'Italia meridionale. La coincidenza dei tre diversi aspetti della scuola pitagorica si spiega con il fatto che l'aspetto mistico nasceva Pitagorici celebrano il sorgere del sole di Fyodor Bronnikov (1827-1902) dalla convinzione che la scienza libera dall'errore che era considerato una colpa e quindi, attraverso il sapere, ci si liberava dal peccato dell'ignoranza, ci si purificava e ci avvicinava a Dio, l'unico che possiede tutta intera la verit: infatti l'uomo "filosofo" (da (filin), amare e (sofa), sapienza), pu solo amare il sapere, desiderarlo ma mai possederlo del tutto.[1] Infine la partecipazione alla scuola, riservata a spiriti eletti, implicava che gli iniziati che la frequentavano avessero disponibilit di tempo e denaro per trascurare ogni attivit remunerativa e dedicarsi interamente a complessi studi: da qui il carattere aristocratico del potere politico che i pitagorici ebbero fino a quando non furono sostituiti dai regimi democratici.

Scuola pitagorica

Si dice che Pitagora avesse interpellato a Delfi l'Oracolo del Dio Apollo che gli aveva predestinato la citt di Crotone come sede della sua scuola che quindi nasceva per volont del dio. Crotone si presentava adatta poich era gi una citt dove si era sviluppata una cultura scientifica-medica e dove Pitagora grazie al suo sapere,riusc a guadagnarsi i favori del popolo che govern per molto tempo. La scuola, che poteva essere frequentata anche dalle donne[2], offriva due tipi di lezione: una pubblica e una privata. Durante quella pubblica, seguita dalla gente comune, il maestro spiegava nel modo pi semplice possibile, cos che fosse comprensibile a tutti, la base della sua filosofia basata sui numeri. Quella privata era invece di pi alto livello e veniva seguita prevalentemente da eletti iniziati agli studi matematici. Pitagora infatti aveva diviso i suoi discepoli, in due gruppi: I matematici (mathematikoi), ovvero la cerchia pi stretta dei seguaci, i quali vivevano all'interno della scuola, si erano spogliati di ogni bene materiale e non mangiavano carne ed erano obbligati al celibato. I "matematici" erano gli unici ammessi direttamente alle lezioni di Pitagora con cui potevano interloquire. A loro era imposto l'obbligo del segreto, in modo che gli insegnamenti impartiti all'interno della scuola non diventassero di pubblico dominio; Gli acusmatici (akusmatikoi), ovvero la cerchia pi esterna dei seguaci,ai quali non era richiesto di vivere in comune, o di privarsi delle propriet e di essere vegetariani, avevano l'obbligo di seguire in silenzio le lezioni del maestro. Il carattere religioso dogmatico dell'insegnamento confermato dal fatto che la parola del maestro non poteva essere messa in discussione: a chi obiettava si rispondeva: auts epha (l'ipse dixit latino), l'ha detto proprio lui e quindi era una verit indiscutibile. Nelle sue lezioni, che si tenevano nella "Casa delle Muse", un imponente tempio all'interno delle mura cittadine, in marmo bianco, circondato da giardini e portici, Pitagora ribadiva spesso il concetto che la medicina fosse salute e armonia, invece la malattia disarmonia. Quindi lobiettivo principale della medicina pitagorica era di ristabilire larmonia tra il proprio corpo e luniverso. Poich i pitagorici erano sostenitori delle teorie orfiche dellimmortalit dellanima e della metempsicosi, ritenevano che per mantenerla pura e incontaminata occorresse svolgere delle pratiche ascetiche, sia spirituali che fisiche. Tra queste, solitarie passeggiate mattutine e serali, cura del corpo ed esercizi quali corsa, lotta, ginnastica e diete costituite da cibi semplici e che abolivano anche lassunzione di vino. celeberrima l'idiosincrasia di Pitagora e della sua Scuola per le fave: non solo si guardavano bene dal mangiarne, ma evitavano accuratamente ogni tipo di contatto con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga dagli scherani di Cilone di Crotone, prefer farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo attraverso un campo di fave.[3]

Moneta romana raffigurante Pitagora

Scuola pitagorica

L'aritmogeometria
Tra le pratiche per la purificazione del corpo e dell'anima i pitagorici privilegiavano la musica che li port a scoprire il rapporto numerico alla base dell'altezza dei suoni che, secondo la leggenda, Pitagora trov riempiendo con dellacqua unanfora che percossa emanava una nota, poi togliendo una parte ben definita dell'acqua, otteneva unaltra nota maggiore di un'ottava. probabile che proprio da queste esperienze musicali nacque nei pitagorici l'interesse per l'aritmetica concepita come una teoria dei numeri interi che essi ritenevano non un'entit astratta bens concreta; i numeri venivano visti come grandezze spaziali, aventi una stessa estensione e forma ed erano infatti rappresentati geometricamente e spazialmente (l'uno era il punto, il due la linea, il tre la superficie, il quattro il solido.) Pitagora formul inoltre l'importante teoria della tetraktys.[4] Etimologicamente il termine significherebbe "numero triangolare". Per i Pitagorici la tetraktys consisteva in una disposizione geometrica che esprimeva un numero o un numero espresso da una disposizione geometrica. Essa era rappresentata come un triangolo alla cui base erano quattro punti che decrescevano fino alla punta; la somma di tutti i punti era dieci,il numero perfetto composto dalla somma dei primi 4 numeri (1+2+3+4=10), che combinati tra loro definivano le quattro specie di enti geometrici: il punto, la linea, la superficie, il solido. La tetraktys aveva un carattere sacro e i pitagorici giuravano su di Tetraktys essa. Era inoltre il modello teorico della loro visione dell'universo, cio un mondo non dominato dal caos delle forze oscure, ma da numeri, armonia, rapporti numerici.[5] Questa matematica pitagorica che stata definita un"aritmogeometria" agevol la concezione del numero come arch, principio primo di tutte le cose. Fino ad allora i filosofi naturalisti avevano identificato la sostanza attribuendole delle qualit: queste per, dipendendo dalla sensibilit, erano mutevoli e mettevano in discussione la caratteristica essenziale della sostanza: la sua immutabilit. I pitagorici ritenevano di superare questa difficolt evidenziando che se vero che i principi originari mutano qualitativamente essi per conservano la quantit che misurabile e quindi traducibile in numeri, vero ultimo fondamento della realt. Affermava Filolao: Tutte le cose che si conoscono hanno numero; senza questo nulla sarebbe possibile pensare n conoscere.[6]

Scuola pitagorica

Contributi alla matematica


La chiarificazione della natura dei numeri si pose come domanda imprescindibile a Pitagora e ai suoi seguaci. Essi si interrogarono sulle propriet dei numeri pari e dispari, dei numeri triangolari e dei numeri perfetti e lasciarono un'eredit duratura a coloro che si sarebbero occupati di matematica. Secondo il mito, ai pitagorici si devono le seguenti scoperte: che la somma degli angoli interni di un triangolo pari a due angoli retti. Pi in generale, nel caso di un poligono di n lati la somma degli angoli interni uguale a 2n-4 angoli retti; che in un triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull'ipotenusa equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti, ossia l'enunciato (ma non la dimostrazione) del teorema noto come teorema di Pitagora[7][8]; la soluzione geometrica di alcune equazioni algebriche; la scoperta dei numeri irrazionali; la costruzione dei solidi regolari. Secondo i pitagorici esiste una coppia di principi. LUno, o principio limitante La Diade, o principio di illimitazione Tutti i numeri risultano da questi due principi: dal principio limitante si hanno i numeri dispari, da quello illimitato i numeri pari. Una rappresentazione grafica di questi principi la seguente. I numeri pari, cos disposti, fanno pensare ad un'"apertura": lasciando passare qualcosa che li attraversi danno l'idea dell'illimitatezza, e dunque erano considerati imperfetti, poich solo ci che limitato compiuto, non manca di nulla e quindi perfetto.
Il teorema di Pitagora

- -

Al contrario i numeri dispari sono chiusi, limitati, e dunque perfetti.

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Poich i numeri si dividono in pari e impari, e poich i numeri rappresentano il mondo, l'opposizione tra i numeri si riflette in tutte le cose. La divisione tra i numeri porta quindi ad una visione dualistica del mondo, e la suddivisione della realt in categorie antitetiche. Sono state individuate 10 coppie di opposti, conosciuti come opposti pitagorici: 1. bene e male 2. limite ed illimite 3. dispari e pari 4. rettangolo e quadrangolo 5. retta e curva

Scuola pitagorica 6. luce e tenebre 7. maschio e femmina 8. uno e molteplice 9. movimento e stasi 10. destra e sinistra Numeri importanti 1, o Monade. Indica l'Uno, il principio primo. Considerato un numero n pari n dispari, ma pari-mpari. Geometricamente rappresenta il punto. 2, o Diade. Femminile, indefinito e illimitato. Rappresenta l'opinione (sempre duplice) e, geometricamente, la linea. 3, o Triade. Maschile, definito e limitato. Geometricamente rappresenta il piano. 4, o Tetrade. Rappresenta la giustizia, in quanto divisibile equamente da entrambe le parti. Geometricamente rappresenta una figura solida. 5, o Pentade. Rappresenta vita e potere. La stella iscritta nel pentagono era il simbolo dei pitagorici. 10, o Decade. Numero perfetto. Infatti secondo la loro concezione astronomica 10 erano i pianeti e questo numero veniva rappresentato con il tetraktys: il triangolo equilatero di lato 4 sul quale veniva fatto il giuramento di adesione alla scuola.
Il pentagramma: i pitagorici usarono questo simbolo come un segno segreto per riconoscersi tra di loro. Rappresenta la pentade, il numero cinque

Questo simbolo del triangolo ebbe un influsso importante persino nell'iconografia paleocristiana dove la stessa figura verr rappresentata con un occhio al centro. Inoltre il 10 "contiene" l'intero universo poich dato dalla somma di 1+2+3+4 in cui l'1 rappresenta il punto geometrico, 2 sono i punti necessari per individuare la linea, 3 sono i punti necessari per individuare un piano e 4 per individuare un solido.

Monade

Diade

Triade

Tetrade

Pentade

Decade

Scuola pitagorica Numeri figurati e geometria I Pitagorici basavano anche la geometria sulla teoria dei numeri interi. Le figure geometriche erano infatti da essi concepite come formate da un insieme discreto di punti, indivisibili ma dotati di una certa grandezza. Esistevano quindi strette relazioni tra i numeri e le forme realizzabili con il corrispondente numero di punti. Un residuo delle concezioni pitagoriche ancora nella nostra terminologia quando parliamo di numeri quadrati: il 25, ad esempio era considerato quadrato perch disponendo 25 punti in 5 file di 5 si poteva realizzare la forma di un quadrato. I pitagorici non si limitavano per ai numeri quadrati. Consideravano anche i numeri triangolari (ottenuti sommando interi consecutivi a partire da 1; erano cio triangolari i numeri 1, 3, 6, 10, 15, ...), i numeri gnomoni, ossia i numeri dispari (con i quali si poteva formare una figura costituita da due bracci eguali ortogonali collegati da un punto), numeri poligonali e cos via. Tra i vari numeri e le figure corrispondenti, sussistevano relazioni allo stesso tempo aritmetiche e geometriche: ad esempio sommando due numeri triangolari consecutivi si ottiene un quadrato; sottraendo da un quadrato il quadrato immediatamente minore si ottiene uno gnomone; sommando un certo numero di gnomoni consecutivi a partire da 1 si ottiene un quadrato. Tutta la matematica pitagorica entr in crisi in seguito alla scoperta di grandezze incommensurabili. Tale scoperta, avvenuta all'interno della scuola e attribuita in genere a Ippaso di Metaponto, impediva infatti di considerare tutte le grandezze come multiple della stessa grandezza punto.

La sfera
La scuola aveva una profonda venerazione verso la sfera. Questo solido era la rappresentazione materiale dell'Armonia. Ci era dovuto all'osservazione della caratteristica della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro, che rappresenta il fulcro, e con la stessa "forza" tengono insieme la sfera.

Anatomia
I pitagorici rivoluzionarono la concezione dell'anatomia umana. Introdussero con Alcmeone di Crotone la teoria encefalocentrica che indicava il cervello come organo centrale delle sensazioni. Furono infatti i primi a dare importanza a questo organo poich prima, gi con gli egizi, era diffusa l'idea che attribuiva tutte le funzioni vitali al cuore. Inoltre affermarono che tutte le parti del corpo fossero unite da una sovrannaturale armonia, la quale componeva l'anima.

Astronomia, armonia e misticismo


L'avanzata astronomia pitagorica stata attribuita a Filolao di Crotone e Iceta di Siracusa i quali pensavano che al centro dell'universo vi fosse un immenso fuoco, chiamato Hestia: chiara la similitudine con il sole che i pitagorici si raffiguravano come una enorme lente che rifletteva il fuoco e dava calore a tutti gli altri pianeti che giravano attorno ad esso. Il primo dei pianeti ruotanti l'Anti-Terra, poi la Terra, che non immobile al centro dell'universo ma un semplice pianeta, poi il Sole, la Luna, cinque pianeti e infine il cielo delle stelle fisse. L'idea del'esistenza dell'Anti-Terra probabilmente nasceva con la necessit di spiegare le eclissi ed anche, come sostiene Aristotele[9], per far arrivare a dieci, il numero sacro, segno della tetrakis, dell'armonia universale, i pianeti ruotanti intorno al fuoco centrale. Keplero per il suo eliocentrismo si rifece, e ne diede testimonianza, alla teoria cosmologica pitagorica che per primo concep l'universo come un cosmo[10] un insieme razionalmente ordinato che rispondeva anche ad esigenze mistiche religiose. I pianeti compiono movimenti armonici secondo precisi rapporti matematici e dunque generano un suono sublime e raffinato. L'uomo sente queste armonie celestiali ma non riesce a percepirle chiaramente, in quanto immerso in esse

Scuola pitagorica fin dalla nascita. Secondo Alcmeone anche l'anima umana immortale, poich della stessa natura del Sole, della Luna e degli astri e, come questi si genera dall'armonia musicale di quegli elementi opposti di cui parler Simmia, il discepolo di Filolao, nel Fedone platonico. Il divino l'anima del mondo e l'etica nasce dall'armonia che nella giustizia rappresentata da un quadrato che risulta dal prodotto dell'uguale con l'uguale. L'anima immortale dell'uomo, attraverso successive reincarnazioni, si ricongiunger all'anima del mondo, alla divinit ma per questo fine il pitagorico dovr esercitarsi alla contemplazione misterica, derivata dall'orfismo, basata sulla sublime armonia del numero. La vita contemplativa (bos theoretiks) per la prima volta assumeva nel mondo greco un'importanza primaria.

La crisi della scuola pitagorica


La scoperta, tenuta segreta, delle grandezze incommensurabili, come ad esempio l'incommensurabilit della diagonale con il lato del quadrato, caus la crisi di tutte quelle credenze basate sull'aritmogeometria, sulla convinzione che la geometria trattasse di grandezze discontinue come l'aritmetica. La leggenda narra che Ippaso di Metaponto avesse rivelato questa segreta difficolt, confermata dal fatto che l'aritmogeometria non riusciva a risolvere i paradossi del continuo e dell'infinito che per es. erano alla base delle argomentazioni di Zenone di Elea. La matematica e la geometria si divisero e divennero autonome. La crisi della scuola si originava anche da motivi politici: i pitagorici sostenitori dei regimi aristocratici che governavano in numerose citt della Magna Grecia furono travolti dalla rivoluzione democratica del 450 a.C. e furono costretti a cercare rifugio in Grecia dove fondarono la comunit pitagorica di Fleio o si stabilirono a Taranto dove con Archita rimasero fino alla met del IV secolo a.C. A Siracusa operarono Ecfanto e Iceta, a Tebe Filolao, Simmia e Cebete, a Locri Timeo.[11]

Note
[1] Anche sulla prima definizione di se stesso come filosofo (come stato riferito da Cicerone e Diogene Laerzio) attribuita a Pitagora, cio come "colui che ama il sapere", sono stati recentemente avanzati fondati dubbi da Riedweg Christoph, in Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007 (http:/ / books. google. it/ books?id=eWc6-RU0oh8C& dq=Riedweg+ Christoph+ ,in+ Pitagora. + Vita,+ dottrina+ e+ influenza,& printsec=frontcover& source=bl& ots=SvNzGTi0mr& sig=eWEonq9SDU_-cwffK5J6roQo1fk& hl=it& ei=GJ-rSfi_BZH__QbWptXzDw& sa=X& oi=book_result& resnum=2& ct=result#PPA156,M1) [2] La tradizione vuole che le donne pitagoriche pi famose fossero 17 (in Greek women: Mathematicians and Philosophers. (http:/ / www. mlahanas. de/ Greeks/ WomenPhilosopher. htm) Fonte primaria: Giamblico) Fra queste si ricorda Timica, moglie di Millia di Crotone.

La comunit pitagorica ha in parte innovato le tradizioni del mondo classico greco, affermando che la donna ha il riconoscimento di un proprio mondo interiore. Pitagora, infatti, rendeva edotte le sue allieve sulle questioni filosofiche da lui trattate poich le riteneva dotate di ottima intuizione e di spirito contemplativo. Non ader dunque allo stereotipo della donna incolta e subalterna, relegata alle occupazioni domestiche. Pitagora stesso, narra Aristosseno, apprese gran parte delle dottrine morali ed i segreti dell'ascesi e della theurgia da Temistoclea, sacerdotessa di Delfi. Clemente Alessandrino nelle sue Stromata attesta l'eccellenza delle donne pitagoriche.
[3] A proposito di questo divieto pitagorico di cibarsi di fave, Giovanni Sole nel libro Pitagora e il tab delle fave, Rubettino editore, ne d un'interpretazione fisica e una spirituale. La prima collegata al favismo che secondo studi medici era diffuso proprio nella zona del crotonese (Op.cit. pagg.90 e sgg.), mentre la seconda fa riferimento a credenze antiche, messe in luce da Levi Strauss, secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurit (Op.cit. pagg.142 e sgg.) dalle quali il filosofo si deve tenere lontano. [4] Cfr.Aristotele, Metafisica XIII. [5] Aristotele, Metafisica, 985b-986a.

Scuola pitagorica
[6] Diels-Kranz, 44 B 11; (EN): frammento 4 (http:/ / books. google. ie/ books?id=ASijqFryr5IC& pg=PA104#v=onepage& q=& f=false). [7] Diogene Laerzio ci informa che Pitagora sacrific un'ecatombe quando scopr il celebre teorema geometrico che porta il suo nome. Sembra tuttavia un'informazione non corretta, in quanto Pitagora era vegetariano e amava gli animali. Molti secoli dopo, l'epigrammista Filippo Pananti (q:Filippo Pananti) trasse dal lontano episodio la seguente morale:

Allorquando Pitagora trov Il suo gran teorema, Cento bovi immol. Dopo quel giorno trema De' buoi la razza, se si fa Strada al giorno una nuova verit.
[8] L'enunciato del teorema era tuttavia conosciuto da babilonesi e indiani prima di Pitagora, e si trova descritto anche nel Sulvasutra [9] Commento alla Metafisica di Aristotele e testo integrale di Aristotele di Tommaso d'Aquino, (trad. di Lorenzo Perotto), Edizioni Studio Domenicano, 2004 p.797 [10] La parola ksmos nella lingua greca nasce in ambito militare per designare l'esercito schierato ordinatamente per la battaglia (in Sesto Empirico, Adv. Math. IX 26) [11] Di questi scrive Platone ma alcuni storici della filosofia ne negano l'esistenza.

Bibliografia
Vincenzo Capparelli, Il messaggio di Pitagora: il pitagorismo nel tempo (http://books.google.it/ books?id=10rmhtk9c5wC&printsec=frontcover&vq=aristotele&source=gbs_summary_r&cad=0), Edizioni Studio Tesi, 1990, ISBN 88-272-0588-8 Giorgio Manganelli; Cortellessa A. (cur.), La favola pitagorica, Adelphi 2005, ISBN 88-459-1947-1 Simone Notargiacomo, Mediet e proporzione, Lampi di Stampa, Milano 2009, ISBN 978-88-488-0935-1 (http:// www.lampidistampa.it/index.php?p=catalogo&id=1299) Giamblico, La vita pitagorica, con testo greco a fronte, Rizzoli ISBN 88-17-16825-4 Giamblico, Summa pitagorica, Bompiani 2006, ISBN 88-452-5592-1

Voci correlate
Pitagora Scuola pitagorica reggina Neopitagorismo

Altri progetti
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Pitagora

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Pitagora
Pitagora[1] (Samo, c. 570 a.C. Metaponto, c. 495 a.C.) stato un matematico, legislatore e filosofo greco antico secondo quanto tramandato dalla tradizione.

Dettaglio dalla Scuola d'Atene (1511) di Raffaello Sanzio raffigurante Pitagora

Storia e leggenda
Quanto Pitagora comunicava ai discepoli pi stretti, nessuno in grado di riportare con sicurezza: in effetti presso di loro, il silenzio era osservato con grande cura.
(Porfirio )
[2]

La figura storica di Pitagora, messa in discussione da diversi studiosi, si mescola alla leggenda narrata nelle numerose Vite di Pitagora, composte nel periodo del tardo neoplatonismo e del neopitagorismo dove il filosofo viene presentato come figlio del dio Apollo. Secondo la leggenda, il nome stesso di Pitagora risalirebbe etimologicamente ad una parola che trova il suo significato in "annunciatore del Pizio", e cio di Apollo. Si riteneva infatti che egli, autore di miracoli e profeta, guaritore e mago, fosse figlio del dio stesso. quasi impossibile distinguere, nell'insieme di dottrine e frammenti a noi pervenuti, non solo ci che sicuramente appartiene al pensiero di Pitagora ma neppure, nonostante i tentativi di John Burnet [3], di separare il pensiero del primo pitagorismo da quello successivo. Anche Aristotele, che possiamo considerare il primo storico della filosofia, nella difficolt evidente di identificare la dottrina del maestro, parla genericamente de i cosiddetti pitagorici [4].

Pitagora

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Cenni biografici
La vita di Pitagora avvolta nel mistero. Di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca pi tarda. Alcuni autori antichi o suoi contemporanei come Senofane, Eraclito ed Erodoto ci danno testimonianze tali da far pensare alla effettiva esistenza storica di Pitagora pur se inserita nella tradizione leggendaria[6]. Secondo queste fonti Pitagora nacque nell'isola di Samo nella prima met del VI secolo a.C. dove fu scolaro di Ferecide e Anassimandro subendone l'influenza nel suo pensiero. Da Samo Pitagora si trasfer nella Magna Grecia dove fond a Crotone, all'incirca nel 530 a.C., la sua scuola. Dei suoi presunti viaggi in Egitto e a Babilonia, narrati dalla tradizione dossografica, non vi sono fonti certe e sono ritenuti, almeno in parte, leggendari.
La Testa del Filosofo, parte di una statua bronzea custodita al Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, un probabile [5] ritratto di Pitagora

Sulla sua morte i resoconti dei biografi non coincidono: essendo scoppiata una rivolta dei democratici contro il partito aristocratico pitagorico, la casa dove si erano riuniti gli esponenti pi importanti della setta fu incendiata. Si salvarono solo Archippo e Liside che si rifugi a Tebe. Secondo una versione, Pitagora prima della sommossa si era gi ritirato a Metaponto dove era morto. Secondo altri invece era casualmente assente alla riunione nella casa incendiata e quindi riusc a salvarsi fuggendo prima a Locri, quindi a Taranto e da l a Metaponto dove mor.[7] Quasi sicuramente Pitagora non lasci nulla di scritto e quindi le opere attribuitegli i Tre libri e i Versi aurei vanno ascritte piuttosto ad autori sconosciuti che li scrissero in epoca cristiana o di poco antecedente. Giamblico (Siria, 245 325) fondatore di una nota scuola neoplatonica ad Apamea, in Siria, attesta invece[8] che i primi libri a contenuto pitagorico pubblicati erano opera di Filolao.

Limitazioni alimentari
L'astensione dalle fave
Una versione della morte di Pitagora collegata alla nota idiosincrasia del filosofo e della sua Scuola per le fave: non solo si guardavano bene dal mangiarne, ma evitavano accuratamente ogni tipo di contatto con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga dagli scherani di Cilone di Crotone, prefer farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo attraverso un campo di fave.[9] A proposito di questo divieto pitagorico di cibarsi di fave, Giovanni Sole nel libro Pitagora e il tab delle fave (Rubettino editore) ne d un'interpretazione fisica e una spirituale. La prima collegata al favismo che secondo studi medici era diffuso proprio nella zona del crotonese [10], mentre la seconda fa riferimento a credenze antiche, messe
Busto marmoreo romano di Pitagora

Pitagora in luce da Levi Strauss, secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurit (op. cit., pp. 142 e sgg.) dalle quali il filosofo si deve tenere lontano.

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Il vegetarismo
Pitagora tradizionalmente considerato l'iniziatore del vegetarismo in Occidente grazie ad alcuni versi delle Metamorfosi di Ovidio, che lo descrivono come il primo degli antichi a scagliarsi contro l'abitudine di cibarsi di animali, reputata dal filosofo un'inutile causa di stragi, dato che gi la terra offre piante e frutti sufficienti a nutrirsi senza spargimenti di sangue; Ovidio lega inoltre il vegetarismo di Pitagora alla credenza nella metempsicosi, secondo cui negli animali non vi un'anima diversa da quella degli esseri umani.[11]

Il pensiero
Pochi sono gli elementi certi della dottrina pitagorica, tra questi quello della metempsicosi su cui tutte le fonti sono concordi[12] e tra le prime Senofane che la critica aspramente[13]. Derivato dall'orfismo, nella dottrina pitagorica vi dunque un sicuro aspetto religioso, il quale sosteneva la trasmigrazione delle anime che, per una colpa originaria, erano costrette, come espiazione, ad incarnarsi in corpi umani o bestiali sino alla finale purificazione (catarsi). La novit del pensiero di Pitagora rispetto all'orfismo rappresentato dalla considerazione della scienza come strumento di purificazione nel senso che l'ignoranza ritenuta una colpa da cui ci si libera con il sapere. Questa particolarit della dottrina ritenuta dagli studiosi sicuramente appartenente a Pitagora che viene tradizionalmente definito, a partire da Eraclito, come Euclide e Pitagora, ovvero la Geometria e l'Aritmetica, polymaths (erudito). In che consistesse la sua erudizione per [14] formella del Campanile di Giotto, Luca della Robbia, mancano notizie certe . Si sa che nella sua scuola vigeva una 1437-1439, Firenze distinzione tra i discepoli: vi erano gli acusmatici, gli ascoltatori obbligati a seguire le lezioni in silenzio e i mathematici che potevano interloquire con il maestro e ai quali erano rivelate le parti pi profonde della scienza. Da questa distinzione, dopo la morte di Pitagora ne segu una contesa tra le due fazioni di discepoli che si attribuivano l'eredit filosofica del maestro. quasi certo che l'insegnamento (mthema) pitagorico avesse un aspetto mistico-religioso consistente in un addottrinamento dogmatico, secondo il noto motto della scuola o ipse dixit (lo ha detto lui), e un contenuto che molto probabilmente riguardava gli opposti ed i numeri (in quanto principi cosmologici), da intendersi per, come hanno osservato vari autori, tra cui Edouard Schur e Ren Gunon, in un senso non solo quantitativo, ma anche qualitativo e simbolico.[15] Riguardo alle elaborazioni scientifiche attribuite a Pitagora, gli storici della filosofia non sono in grado di averne certezza. Le dottrine astronomiche sono sicuramente state elaborate dai suoi discepoli nella seconda met del V secolo a.C. Il teorema, per cui il filosofo famoso, era gi noto agli antichi Babilonesi ma alcune testimonianze, tra cui Proclo riferiscono che Pitagora ne avrebbe intuito la validit mentre si deve a lui avere indicato come sostanza primigenia (arch) l'armonia determinata dal rapporto tra i numeri e gli accordi musicali.

Pitagora

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Note
[1] Il nome deriverebbe, secondo una probabile etimologia, dal greco - Pythagras -, da - pith - = persuadere + agor - = piazza, lett.colui che persuade la piazza [2] DK 14 A 8a; in Pitagora, Versi aurei. Seguiti dalle vite di Porfirio e Fazio, da testi pitagorici e da lettere di donne pitagoriche, a cura di S. Fumagalli, Mimesis, Milano, 1996, p. 72. [3] J. Burnet, Antica filosofia greca pp.37 e sgg. [4] Aristotele, Metafisica, 985b [5] Il ritratto bronzeo avrebbe fatto parte parte dell'arredo urbano di Reggio Calabria proprio durante il periodo pitagorico vissuto dalla citt quando, finita la tirannide, il potere politico pass nelle mani dell'aristocrazia che a partire dal 455 a.C. ospit gli esuli pitagorici scacciati da Crotone favorendo la nascita della scuola pitagorica reggina; dunque la statua di Pitagora sarebbe divenuta parte del bottino di guerra che Dionisio I di Siracusa us per pagare i soldati dopo la presa di Reggio avvenuta nel 386 a.C., caricato sulla nave che affond nei mari dello Stretto proprio in quel periodo - "Il ritratto di Pitagora di Samo" a cura del prof. Daniele Castrizio dell'universit di Messina (http:/ / www. youtube. com/ watch?v=k-c_JhvLYRc) [6] Enciclopedia Treccani in voce corrispondente [7] Cfr. Cioffi et alii, I filosofi e le idee, Vol. I, Ed. Bruno Mondadori 2004 p. 46. [8] Christoph Riedweg in Pitagora: vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero, 2007 cita Giamblico in Vita di Pitagora, p. 199 [9] Cfr. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VIII, I. [10] Christoph Riedweg, op. cit., pp. 90 e sgg. [11] Cfr. Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora. Storia del vegetarianismo dall'antica Grecia a Internet, Carocci editore, Roma, 2008, pp. 15-19. Ovidio cita ad esempio queste parole di Pitagora: Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono turgidi grappoli d'uva sulle viti! Ci sono erbe dolci e tenere [...]. La terra nella sua generosit vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue [...]. Che enorme delitto ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali! Ti par possibile che tra tanto ben di dio che produce la terra, ottima tra le madri, a te non piaccia masticare altro coi tuoi denti crudeli che carne ferita, riportando in voga le abitudini dei Ciclopi? (da Le metamorfosi, libro XV, 72-93, citato in Erica Joy Mannucci, op. cit. , p. 16) Diogene Laerzio sostiene inoltre che Pitagora fosse solito mangiare pane e miele al mattino e verdure crude la sera; in pi implorava i pescatori affinch ributtassero in mare quello che avevano appena pescato. (Cfr. AA.VV., La grande cucina | Vegetariana, RCS, Milano, 2005, p. 142. ISSN 1824-5692) [12] Enciclopedia Garzanti di filosofia, Milano 1981 p.705 [13] Diels-Kranz, 21, B, 7 [14] Anche sulla prima definizione di se stesso come filosofo (come stato riferito da Cicerone e Diogene Laerzio) attribuita a Pitagora come "colui che ama il sapere", ma non lo possiede in quanto solo il dio sapiente del tutto, sono stati recentemente avanzate nuove prove a conferma della tradizione da Riedweg Christoph, in Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007 (http:/ / books. google. it/ books?id=eWc6-RU0oh8C& dq=Riedweg+ Christoph+ ,in+ Pitagora. + Vita,+ dottrina+ e+ influenza,& printsec=frontcover& source=bl& ots=SvNzGTi0mr& sig=eWEonq9SDU_-cwffK5J6roQo1fk& hl=it& ei=GJ-rSfi_BZH__QbWptXzDw& sa=X& oi=book_result& resnum=2& ct=result#PPA156,M1) [15] Paolo Scroccaro, Pitagora:la dottrina dei numeri e degli opposti (http:/ / www. filosofiatv. org/ news_files2/ 15_pitagora. doc)

Bibliografia
Lucio Lombardo Radice , La matematica da Pitagora a Newton , Edizione Muzzio, Roma, 2003 Ferguson Kitty, La musica di Pitagora. La nascita del pensiero scientifico, Editore: Longanesi 2009 Riedweg Christoph , Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007 Joost-Gaugier Christiane L., Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte, Editore Arkeios, 2008 Fucarino Carmelo, "Pitagora e il vegetarianesimo", Editore: Giannone A. 1982 Rostagni Augusto, "Il verbo di Pitagora", Editore: Il Basilisco 1982 M. Timpanaro Cardini, "Pitagorici, Testimonianze e frammenti", 3 volumi, Editore: La Nuova Italia, 1969 Centrone Bruno, Introduzione a I pitagorici, Roma-Bari, Laterza, 1996.

Pitagora

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Voci correlate
Teano Terna pitagorica Teorema di Pitagora

Altri progetti
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Matematica e misticismo
Tetraktys
Per i pitagorici, la tetrakts (dal greco antico , pi comunemente translitterato come tetraktys ma anche con tetraktis, tetractys, tetractis) rappresentava la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali (o pi precisamente numeri interi positivi), un quartetto che geometricamente si poteva disporre nella forma di un triangolo equilatero di lato quattro,[1] ossia in modo da formare una piramide che sintetizza il rapporto fondamentale fra le prime quattro cifre e la decade: 1+2+3+4=10.[2] A dimostrazione dell'importanza che il simbolo aveva per Pitagora [c. 575 a.C. - c. 495 a.C.], la scuola portava questo nome e i suoi discepoli prestavano giuramento sulla tetraktys.[2]

Rappresentazione della tetraktys.

Altre caratteristiche
A sua volta il dieci rimanda all'Unit poich 10=1+0=1.[2] Inoltre nella decade "sono contenuti egualmente il pari (quattro pari: 2, 4, 6, 8) e il dispari (quattro dispari: 3, 5, 7, 9), senza che predomini una parte". Inoltre risultano uguali i numeri primi e non composti (2, 3, 5, 7) e i numeri secondi e composti (4, 6, 8, 9). Ancora essa "possiede uguali i multipli e sottomultipli: infatti ha tre sottomultipli fino al cinque (2, 3, 5) e tre multipli di questi, da sei a dieci (6, 8, 9)". Infine, "nel dieci ci sono tutti i rapporti numerici, quello dell'uguale, del meno-pi e di tutti i tipi di numero, i numeri lineari, i quadrati, i cubi. Infatti l'uno equivale al punto, il due alla linea, il tre al triangolo, il quattro alla piramide".[3] Forse nata cos la teorizzazione del "sistema decimale" (si pensi alla tavola pitagorica),[4] tuttavia per quanto riguarda la Grecia e non per l'intera storia della civilt e della matematica, che attesta la preesistenza di tale intuizione rispetto ai Pitagorici. Secondo Luciano De Crescenzo, in questo modo con la matematica greca pare che anche fra i numeri esistesse un'aristocrazia: c'erano quelli nobili e quelli plebei.[5]

Simbolismo
A ogni livello della tetraktys corrisponde uno dei quattro elementi,[2] i principi cosmogonici identificati secondo i filosofi della natura presocratici.
1 livello. Il punto superiore: l'Unit fondamentale, la compiutezza, la totalit, il Fuoco 2 livello. I due punti: la dualit, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l'Aria 3 livello. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l'Acqua 4 livello. I quattro punti: la materialit, gli elementi strutturali, la Terra

Tetraktys Tale corrispondenza simbolica attribuita a Filolao (470 a.C. - 390 a.C.), un pitagorico della seconda generazione che avrebbe fatto coincidere i quattro elementi con i primi quattro solidi platonici (terra=cubo, fuoco=piramide, aria=ottaedro, acqua=icosaedro).[6][7] In quest'identificazione dovettero giocare un ruolo notevole anche analogie sensibili: il cubo d l'idea della solidit della terra, la piramide delle lingue di fuoco, ecc.

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Ulteriori sviluppi
L'intuizione pitagorica stata recuperata negli ambiti pi svariati: nella cabala,[8] nella filosofia cinese,[9] nella massoneria,[10] nell'esoterismo e nella teosofia.[11]

Note
[1] Piergiorgio Odifreddi, Le menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, Milano, Longanesi, 2004, p. 47. ISBN 8830420441; ISBN 9788830420441. Riedito da: Milano, TEA, 2009. ISBN 8850211910; ISBN 9788850211913. [2] Corinne Morel, Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze, Firenze, Giunti Editore, 2006, p. 836. ISBN 8809040716; ISBN 9788809040717. [3] Stefano Martini, Storia del pensiero filosofico. La filosofia arcaica (http:/ / www. liceotitolivio. it/ adv. php?fp=SOSEZ017& fn=0000000008), 2008, p. 9. URL consultato il 19-11-2011. [4] S. Martini, op. cit., p. 10. [5] L. De Crescenzo, Storia della filosofia greca. I presocratici, Milano, Mondadori, 1983, p. 77. Disponibile online (http:/ / books. google. it/ books?cd=3& id=CM8DAQAAIAAJ& dq=De+ Crescenzo+ "Storia+ della+ filosofia+ greca"& q="pare+ che+ anche+ fra+ i+ numeri+ esistesse+ un'aristocrazia:+ c'erano+ quelli+ nobili+ e+ quelli+ plebei"#search_anchor) su google.books.it. [6] Francesco Attardi, Viaggio intorno al Flauto magico, Lucca, LIM (LibreriaMusicaleItaliana), 2006, p. 336. ISBN 8870964507; ISBN 9788870964509. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=aXh6GNhU0-8C& pg=PT354#v=onepage& q=& f=false) su books.google.it. [7] La fonte principale resta il Diels-Kranz. Su Filolao: (EN) frammenti 1-23 (http:/ / books. google. ie/ books?id=ASijqFryr5IC& pg=PA104#v=onepage& q=& f=false) (pp. 104-8), in particolare il frammento 12. [8] Nicola Ubaldo, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, pp. 60-1, 2000. ISBN 8844009277; ISBN 9788844009274. Nuova ed.: 2005. ISBN 8809041925; ISBN 9788809041929. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=0SmsUO9GS94C& pg=PA60#v=onepage& q=& f=false) su books.google.it. [9] (EN) Youlan Feng, Yu-lan Fung, Derk Bodde, History of Chinese Philosophy. Volume 2: The Period of Classical Learning from the Second Century B.C. to the Twentieth Century A.D, Princeton University Press, 2 ed. 1983, p. 94. ISBN 0691020221; ISBN 9780691020228. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=g9BaYTXCIiYC& pg=PA94#v=onepage& q=& f=false) su books.google.it. [10] Angelo Sebastiani, La luce massonica, Volume 5, Roma, Hermes Edizioni, 1995, p. 78. ISBN 887938015X; ISBN 9788879380157. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=ieE4CHLVJyEC& pg=PA78& #v=onepage& q=& f=false) su books.google.it. [11] (EN)Raghavan Narasimhan Iyer, The dawning of wisdom. Essays on walking the path, Theosophy Trust Books, 2007, p. 23. ISBN 097932050X; ISBN 9780979320507. Anteprima disponibile (http:/ / books. google. it/ books?id=RHttvQpA9rwC& pg=PT41#v=onepage& q=& f=false) su books.google.it.

Voci correlate
Elementi (filosofia) Pitagora Scuola pitagorica

Collegamenti esterni
Il numero 666 e la tetraktis di Pitagora (http://www.esonet.org/articoli/articoli/studi-sullantico-egitto/ il-numero-666-e-la-tetraktis-di-pitagora)

Numero perfetto

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Numero perfetto
Un numero si dice perfetto quando uguale alla somma dei suoi divisori propri. Ad esempio, il numero 28, divisibile per 1, 2, 4, 7, 14 un numero perfetto (28 = 1 + 2 + 4 + 7 + 14): lo stesso per 6 che divisibile per 1, 2 e 3. 6=1+2+3 28 = 1 + 2 + 4 + 7 + 14 I numeri perfetti furono inizialmente studiati dai pitagorici. Un teorema enunciato da Pitagora e dimostrato da Euclide rivel che se 2n+1 - 1 un numero primo, allora 2n (2n+1 - 1) perfetto. Successivamente Eulero dimostr che tutti i numeri perfetti pari devono essere di tale forma. Esempio: 6 = 21 (22 - 1) Da questo risulta che ogni numero perfetto pari necessariamente: un numero triangolare, visto che si pu scrivere

un numero esagonale, visto che si pu scrivere

I primi 10 numeri perfetti sono: 6 28 496 8128 33 550 336 (8 cifre) 8 589 869 056 (10 cifre) 137 438 691 328 (12 cifre) 2 305 843 008 139 952 128 (19 cifre) 2 658 455 991 569 831 744 654 692 615 953 842 176 (37 cifre) 191 561 942 608 236 107 294 793 378 084 303 638 130 997 321 548 169 216 (54 cifre)

L'undicesimo numero perfetto composto da 65 cifre, il dodicesimo da 77 e il tredicesimo da ben 314 cifre. Si conoscono[1] solo 47 primi di Mersenne, e quindi 47 numeri perfetti[2]. Il pi grande tra questi 243,112,608 (243,112,6091), formato in base 10 da 25.956.377 cifre. I primi 39 numeri perfetti sono sicuramente esprimibili come 2n(2n+1 - 1) con: n+1 = 2, 3, 5, 7, 13, 17, 19, 31, 61, 89, 107, 127, 521, 607, 1279, 2203, 2281, 3217, 4253, 4423, 9689, 9941, 11213, 19937, 21701, 23209, 44497, 86243, 110503, 132049, 216091, 756839, 859433, 1257787, 1398269, 2976221, 3021377, 6972593, 13466917 (Sequenza A000043 dell'OEIS). Si conoscono altri 8 numeri perfetti maggiori, con n+1 = 20996011, 24036583, 25964951, 30402457, 32582657, 37156667, 42643801, 43112609. Tuttavia non si ancora verificato se ve ne sono altri in mezzo. Non si sa se i numeri perfetti continuino all'infinito n se esistono numeri perfetti dispari, per tutti i numeri perfetti pari terminano con 6 oppure con 8. Infatti da 2n (2n+1 - 1) si ha che: 2n pari e termina 2, 4, 8, 6;

Numero perfetto (2n+1 - 1) dispari e termina per 3, 7, 5, 1. Il valore '5' va scartato in quanto cadrebbe l'ipotesi di primalit, quindi le coppie che rimangono sono (2,3), (4,7) e (6,1), i cui prodotti danno i numeri 6 ed 8, finali di ogni numero perfetto Se la somma dei divisori maggiore del numero, esso si dice abbondante, se risulta minore, verr chiamato difettivo. Bench esistano infiniti numeri lievemente difettivi, cio difettivi solo per un'unit, ad esempio 4, i cui divisori sono 1 e 2, la cui somma uguale a 3, nessuno ancora riuscito a trovare numeri lievemente abbondanti. Pi in generale, i numeri lievemente difettivi sono uguali a: 2n 2n+1

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Note
[1] Fino a giugno 2009. [2] GIMPS Home (http:/ / www. mersenne. org/ )

Bibliografia
Kevin Hare (2005): New techniques for bounds on the total number of prime factors of an odd perfect number. Preprint disponibile nella pagina web (http://www.math.uwaterloo.ca/~kghare/Preprints/) dell'autore.

Voci correlate
Numero semi-perfetto Numero primo di Mersenne Numeri amicabili Numero abbondante Numero lievemente abbondante Numero lievemente difettivo

Collegamenti esterni
Perfect, amicable and sociable numbers (http://djm.cc/amicable.html) di David Moews Perfect numbers - History and Theory (http://www-history.mcs.st-andrews.ac.uk/HistTopics/ Perfect_numbers.html) in MacTutor Perfect Number (http://mathworld.wolfram.com/PerfectNumber.html) in MathWorld Sequence A000396 (http://www.research.att.com/cgi-bin/access.cgi/as/njas/sequences/eisA. cgi?Anum=A000396) della On-Line Encyclopedia of Integer Sequences

Numero triangolare

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Numero triangolare
In matematica, un numero triangolare un numero poligonale rappresentabile in forma di triangolo, ovvero, preso un insieme con una cardinalit (quantit di elementi) pari al numero in oggetto, possibile disporre i suoi elementi su una griglia regolare, in modo da formare un triangolo rettangolo isoscele o un triangolo equilatero, come nella figura sotto.
1 3 6 10

Formula di Gauss
L'n-esimo numero triangolare si pu ottenere con la formula di Gauss

Osservando che ciascuna riga del triangolo costituita da un numero di elementi pari all'indice della riga, e contiene quindi un elemento in pi della riga precedente, si verifica facilmente che la formula corrisponde a quella della somma dei primi termini della progressione aritmetica di ragione 1. possibile ottenere anche una giustificazione geometrica della formula: avvicinando all'n-esimo triangolo un triangolo uguale, si ottiene un rettangolo di lati e , che formato da punti, il doppio di quelli del triangolo. L'n-esimo numero triangolare corrisponde al numero di possibili coppie non ordinate estratte da un insieme di elementi.

Elenco di numeri triangolari


I primi numeri triangolari sono: 1, 3, 6, 10, 15, 21, 28, 36, 45, 55, 66, 78, 91, 105, 120, 136, 153, 171, 190, 210, 231, 253, 276, 300, 325, 351, 378, 406, 435, 465, 496, 528, 561, 595, 630, 666, 703, 741, 780, 820, 861, 903, 946, 990, 1035, 1081, 1128, 1176, 1225, 1275, 1326, 1378, 1431, 1485, 1540, 1596, 1653, 1711, 1770, 1830, 1891, 1953, 2016, 2080, 2145, 2211, 2278, 2346, 2415, 2485, 2556, 2628, 2701, 2775, 2850, 2926, 3003, 3081, 3160, 3240 ecc.

Relazioni con altri numeri figurati


La somma di due numeri triangolari successivi un numero quadrato: ; esistono infiniti numeri triangolari che sono anche numeri quadrati; ogni numero naturale si pu scrivere come somma di al massimo tre numeri triangolari (eventualmente ripetuti, come in ; questa propriet fu scoperta da Gauss nel 1796, ed un caso particolare del teorema di Fermat sui numeri poligonali; la somma dei primi numeri triangolari pari all'n-esimo numero tetraedrico; l'n-esimo numero pentagonale un terzo del numero triangolare per ; ogni altro numero triangolare un numero esagonale;

Numero triangolare la differenza tra l'n-esimo numero m-gonale e l'n-esimo numero (m+1)-gonale uguale all'(n-1)-esimo numero triangolare.

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Altre propriet
(somma di numeri triangolari); (prodotto di numeri triangolari); tutti i numeri perfetti sono triangolari; i reciproci dei numeri triangolari formano la serie di Mengoli moltiplicata per 2; la loro somma vale pertanto 2; il quadrato dell'n-esimo numero triangolare uguale alla somma dei primi cubi: .

Test per i numeri triangolari


Per stabilire se il numero triangolare si pu calcolare l'espressione:

Se,

intero, allora

l'm-esimo numero triangolare, altrimenti

non triangolare.

Voci correlate
Numero poligonale Numero triangolare centrato

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Collegamenti esterni
I numeri triangolari [1] in OEIS, l'enciclopedia delle successioni numeriche

Note
[1] http:/ / www. research. att. com/ ~njas/ sequences/ A000217

Numero pentagonale

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Numero pentagonale
Un numero pentagonale un numero poligonale che rappresenta un pentagono. Il numero pentagonale per n pu essere calcolato con la formula:

L'n-esimo numero pentagonale un terzo del (3n - 1)-esimo numero triangolare. I primi numeri pentagonali sono: 1, 5, 12, 22, 35, 51, 70, 92, 117, 145, 176, 210, 247, 287, 330, 376, 425, 477, 532, 590, 651, 715, 782, 852, 925, 1001 (sequenza A000326 [1] dell'OEIS) I numeri pentagonali hanno un ruolo importante nella teoria delle partizioni di Eulero, come mostrato nel suo teorema dei numeri pentagonali.

Una rappresentazione visiva dei primi sei numeri pentagonali

I numeri pentagonali generalizzati si possono ottenere dalla stessa formula inserendo valori di n nella sequenza 0, 1, -1, 2, -2, 3, -3, 4, ... ottenendo: 0, 1, 2, 5, 7, 12, 15, 22, 26, 35, 40, 51, 57, 70, 77, 92, 100, 117, 126, 145, 155, 176, 187, 210, 222, 247, 260, 287, 301, 330, 345, 376, 392, 425, 442, 477, 495, 532, 551, 590, 610, 651, 672, 715, 737, 782, 805, 852, 876, 925, 950, 1001, 1027, 1080, 1107, 1162, 1190, 1247, 1276, ... (sequenza A001318 [2] dell'OEIS) Se di questa sequenza di numeri si calcolano le differenze avremo la seguente sequenza: 1, 3, 2, 5, 3, 7, 4, 9, 5, 11, 6, 13, 7, 15, 8, 17, 9, 19, 10, 21, 11, 23, 12, 25, 13, 27, 14, 29, 15, 31, 16, 33, 17, 35, 18, 37, 19, 39, 20, 41, 21, 43, 22, 45, 23, 47, 24, 49, 25, 51, 26, ... (sequenza A026741 [3] dell'OEIS) Quest'ultima sequenza composta alternativamente dalle differenze dei numeri naturali 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, ... e dalle differenze dei numeri dispari 1, 3, 5, 7, 9, 11 ,13, 15, 17, ...

Test per i numeri pentagonali


possibile controllare se un intero positivo x sia o meno un numero pentagonale (non generalizzato) calcolando

Se n un numero naturale, allora x l'n-esimo numero pentagonale. Viceversa, se n non un numero naturale, allora x non pentagonale.

Numero pentagonale

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Collegamenti esterni
Leonard Euler: On the remarkable properties of the pentagonal numbers [4]

Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / oeis. org/ A000326 http:/ / oeis. org/ A001318 http:/ / oeis. org/ A026741 http:/ / arxiv. org/ abs/ math/ 0505373

Numero esagonale
Un numero esagonale un numero poligonale che rappresenta un esagono. Il numero esagonale per n pu essere calcolato con la formula

I primi 30 numeri esagonali sono: 1, 6, 15, 28, 45, 66, 91, 120, 153, 190, 231, 276, 325, 378, 435, 496, 561, 630, 703, 780, 861, 946, 1035, 1128, 1225, 1326, 1431, 1540, 1653, 1770 Ogni numero esagonale anche un numero triangolare, ma non tutti i numeri triangolari sono anche esagonali. Come nel caso dei numeri triangolari, la radice digitale in base dieci di un numero esagonale pu essere solo 1, 3, 6 o 9. Ogni intero maggiore di 1791 pu essere espresso come somma di non pi di quattro numeri esagonali, come provato da Adrien-Marie Legendre nel 1830. I numeri esagonali non devono essere confusi con i numeri esagonali centrati.

Numero poligonale

23

Numero poligonale
In matematica, un numero poligonale un numero figurato che pu essere disposto a raffigurare un poligono regolare.

Introduzione
Gli antichi matematici scoprirono che alcuni numeri potevano essere raffigurati in determinati modi quando rappresentati da semi o sassolini. Il numero 10, ad esempio, pu formare un triangolo:

ed quindi un numero triangolare, ma non pu formare un quadrato, al contrario del numero 9, che per l'appunto un numero quadrato (o quadrato perfetto)

Alcuni numeri, come 36, che possono essere rappresentati sia come quadrati che come triangoli, prendono il nome di numeri quadrati triangolari:

In modo analogo sono definiti i numeri pentagonali, esagonali, e, in generale, s-gonali. In questi casi, per, il diagramma che si ottiene non pi altamente compatto, come nei casi di poligoni con tre o quattro lati. Indicando con ln-esimo numero s-gonale, si definisce in generale e qualunque sia s, ovvero il secondo numero della serie dei numeri s-gonali pari al numero dei vertici (o dei lati) del poligono. I successivi numeri s-gonali si ottengono prolungando di un punto due lati consecutivi del poligono e aggiungendo poi i restanti lati (tutti delle stessa lunghezza) fra questi. Nei seguenti schemi, il passaggio da un numero al successivo, indicato con pallini rossi.

Numeri triangolari

Ln-esimo numero triangolare T(n) si ottiene sommando fra loro i primi n numeri naturali:

Numero poligonale

24

(formula di Gauss). I numeri triangolari possono essere ottenuti in modo ricorsivo: per (ricordando che

Numeri quadrati

Ln-esimo numero quadrato Q(n) si ottiene sommando fra loro i primi n numeri dispari: . I numeri quadrati possono essere ottenuti in modo ricorsivo: per Vale lidentit ( )

ovvero ogni quadrato perfetto pu essere ottenuto sommando due numeri triangolari consecutivi. Luguaglianza pu essere facilmente dimostrata tramite la formula di Gauss. Lo stesso risultato pu essere dedotto dalla figura seguente in cui il quadrato stato diviso in due triangoli, uno di lato pari a quello del quadrato (contiene la diagonale), e laltro col lato pi corto di uno.

Numeri pentagonali

Ln-esimo numero pentagonale

si ottiene costruendo un nuovo pentagono partendo dal precedente,

aggiungendo un punto a due lati adiacenti e costruendo ex novo gli altri tre lati, e contando tutti i punti, vecchi e nuovi. In pratica si ottiene sommando a i tre nuovi lati di punti per un totale di punti:

Numero poligonale

25

Sviluppando allindietro, sostituendo ogni numero pentagonale in funzione del precedente:

Che equivalente alla:

Dalla

con semplici passaggi si ottiene:

Ovvero qualunque numero pentagonale si pu esprimere in funzione di numeri triangolari.

Numeri esagonali

Con ragionamenti analoghi a quelli effettuati sopra si ottengono le identit:

Formule generali
Se s il numero di lati di un poligono, la formula per l'n-esimo numero s-gonale si ottiene aggiungendo al precedente numero s-gonale lati lunghi , per un totale di punti, ovvero

Si dimostra facilmente che ci equivale a

Generalizzando le formule ottenute per i numeri pentagonali ed esagonali, si ottengono anche le seguenti identit

e quindi

Numero poligonale

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Siccome , allora

Tabella dei primi numeri s-gonali


Quando possibile, nella tabella, le formule generatrici sono state semplificate.
Nome Triangolare Quadrato Pentagonale Esagonale Ettagonale Ottagonale Ennagonale Decagonale 11-gonale 12-gonale 13-gonale 14-gonale 15-gonale 16-gonale 17-gonale 18-gonale 19-gonale 20-gonale 21-gonale 22-gonale 23-gonale 24-gonale 25-gonale 26-gonale 27-gonale 28-gonale 29-gonale 30-gonale Formula n(n + 1) n2 n(3n - 1) n(2n - 1) n(5n - 3) n(3n - 2) n(7n - 5) n(4n - 3) n(9n - 7) n(5n - 4) n(11n - 9) n(6n - 5) n(13n - 11) n(7n - 6) n(15n - 13) n(8n - 7) n(17n - 15) n(9n - 8) n(19n - 17) n(10n - 9) n(21n - 19) n(11n - 10) n(23n - 21) n(12n - 11) n(25n - 23) n(13n - 12) n(27n - 25) n(14n - 13) n=1 1 1 1 1 1 1 1 2 3 4 3 6 9 4 10 16 22 28 34 40 46 52 58 5 15 25 35 45 55 65 6 21 36 51 66 7 28 49 70 8 36 64 92 9 45 81 117 153 189 225 261 297 333 369 405 441 477 513 549 585 621 657 693 729 765 10 55 100 145 190 235 280 325 370 415 460 505 550 595 640 685 730 775 11 66 121 176 231 286 341 396 451 506 561 616 671 726 781 12 78 144 210 276 342 408 474 540 606 672 738 804 13 91 169 247 325 403 481 559 637 715 793 871 949

5 12 6 15 7 18 8 21 9 24

91 120

81 112 148 96 133 176

75 111 154 204 85 126 175 232 95 141 196 260

1 10 27 1 11 30 1 12 33 1 13 36 1 14 39 1 15 42 1 16 45 1 17 48

64 105 156 217 288 70 115 171 238 316 76 125 186 259 344 82 135 201 280 372 88 145 216 301 400 94 155 231 322 428

870 1027 936 1105

836 1002 1183 891 1068 1261 946 1134 1339

1 18 51 100 165 246 343 456 1 19 54 106 175 261 364 484 1 20 57 112 185 276 385 512 1 21 60 118 195 291 406 540 1 22 63 124 205 306 427 568 1 23 66 130 215 321 448 596 1 24 69 136 225 336 469 624 1 25 72 142 235 351 490 652 1 26 75 148 245 366 511 680 1 27 78 154 255 381 532 708 1 28 81 160 265 396 553 736 1 29 84 166 275 411 574 764

820 1001 1200 1417 865 1056 1266 1495 910 1111 1332 1573 955 1166 1398 1651

801 1000 1221 1464 1729 837 1045 1276 1530 1807 873 1090 1331 1596 1885 909 1135 1386 1662 1963 945 1180 1441 1728 2041 981 1225 1496 1794 2119

1 30 87 172 285 426 595 792 1017 1270 1551 1860 2197

Numero poligonale

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Formula inversa
Per un dato numero s-gonale x, possibile trovare n mediante la formula:

Bibliografia
I numeri poligonali su MathWorld [1]

Voci correlate
Numero figurato Numero poligonale centrato Numero poligonale centrale Numero piramidale Numero tetraedrico Quadrato perfetto

Note
[1] http:/ / mathworld. wolfram. com/ PolygonalNumber. html

Numero tetraedrico
Un numero tetraedrico, o numero piramidale triangolare, un numero figurato che rappresenta una piramide con una base triangolare (un tetraedro). L'n-esimo numero tetraedrico la somma dei primi n numeri triangolari. I primi numeri tetraedrici sono: 1, 4, 10, 20, 35, 56, 84, 120, 165, 286, 364, 455, 560, 680, 816, 969 (Sequenza A000292 dell'OEIS) La formula per calcolare l'n-esimo numero tetraedrico
Piramide di spigolo 5 contenente 35 sfere. Ogni livello rappresenta uno dei primi cinque numeri triangolari.

I numeri tetraedrici sono presenti anche nel triangolo di Tartaglia: sono la quarta diagonale da sinistra (o da destra: il triangolo simmetrico). Tutti i numeri tetraedrici sono pari, eccetto i Tn per i quali (vedi aritmetica modulare).

La somma dei reciproci dei numeri tetraedrici 3/2: il risultato pu essere trovato usando le serie telescopiche.

Inoltre la somma dei primi quattro numeri tetraedrici il quinto di questi numeri. La congettura di Pollock asserisce che ogni numero naturale pu essere rappresentato come la somma di cinque numeri tetraedrici.

Numero tetraedrico

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Rapporti con gli altri numeri figurati


A.J. Meyl dimostr nel 1878 che esistono solo tre numeri tetraedrici che sono anche quadrati perfetti:

L'unico numero tetraedrico che anche un numero piramidale quadrato 1 (dimostrato da Beukers nel 1988); 1 anche l'unico tetraedrico che un cubo perfetto. Esistono solo cinque numeri che sono contemporaneamente tetraedrici e triangolari:

(dove Tn rappresenta l'n-esimo numero tetraedrico e tn rappresenta l'n-esimo numero triangolare)

Collegamenti esterni
(EN) Eric W. Weisstein, I numeri tetraedrici [1] su MathWorld. (EN) M. Rip, Sulla relazione tra sommatorie doppie e numeri tetraedrici [2]

Note
[1] http:/ / mathworld. wolfram. com/ http:/ / mathworld. wolfram. com/ TetrahedralNumber. html. html [2] http:/ / vixra. org/ abs/ 1103. 0031|

Quadrato perfetto

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Quadrato perfetto
In matematica un quadrato perfetto o numero quadrato un numero intero che pu essere espresso come il quadrato di un altro numero intero, ovvero un numero la cui radice quadrata principale anch'essa un numero intero. Ad esempio, 9 un quadrato perfetto in quanto pu essere scritto come 3 3. Un numero un quadrato perfetto, quando, scomposto, presenta tutti esponenti pari. Talora da questi numeri si esclude lo zero, cio per quadrato perfetto si intende un intero positivo che il quadrato di un altro intero positivo.

Esempi
I primi 50 quadrati perfetti[1] sono: 02 = 0 12 = 1 22 = 4 32 = 9 42 = 16 52 = 25 62 = 36 72 = 49 82 = 64 92 = 81 102 = 100 112 = 121 122 = 144 132 = 169 142 = 196 152 = 225 162 = 256 172 = 289 182 = 324 192 = 361 202 = 400 212 = 441 222 = 484 232 = 529 242 = 576 252 = 625 262 = 676 272 = 729 282 = 784

Quadrato perfetto 292 = 841 302 = 900 312 = 961 322 = 1024 332 = 1089 342 = 1156 352 = 1225 362 = 1296 372 = 1369 382 = 1444 392 = 1521 402 = 1600 412 = 1681 422 = 1764 432 = 1849 442 = 1936 452 = 2025 462 = 2116 472 = 2209 482 = 2304 492 = 2401 502 = 2500

30

Propriet
Un numero m un quadrato perfetto se e solo se possibile disporre m punti a formare un quadrato, per questo l'elevamento alla seconda potenza chiamato anche elevamento al quadrato.
1 4 9

16

25

La formula dell'n-esimo quadrato perfetto n2. Si osserva inoltre che la successione delle differenze fra due quadrati perfetti consecutivi la successione dei numeri dispari positivi: 1, 3, 5, 7, 9, 11, 13, 15, 17, 19, 21, 23, 25, 27, 29, ..., 2n - 1 ,2n + 1 , ...

Quadrato perfetto L'n-esimo quadrato perfetto perci equivalente alla somma dei primi n numeri dispari, come si pu vedere dalle figure sopra, dove un quadrato viene ottenuto dal precedente aggiungendo un numero dispari di punti. Ad esempio: 52 = 25 = 1 + 3 + 5 + 7 + 9. L'n-esimo quadrato perfetto pu essere calcolato dai precedenti due nel seguente modo: n2 = 2 (n-1)2 - (n-2)2 + 2 Ad esempio: 62 = 252 - 42 + 2 = 225 - 16 + 2 = 50 - 16 + 2 = 36 Un quadrato perfetto equivale anche alla somma di due numeri triangolari consecutivi. La somma di due numeri quadrati consecutivi un numero quadrato centrato. Ogni numero quadrato dispari anche un numero ottagonale centrato. Il teorema dei quattro quadrati dice che ogni intero positivo pu essere scritto come somma di 4 quadrati perfetti o meno. 3 quadrati perfetti non sono sufficienti per i numeri nella forma 4m(8h + 7). Un intero positivo pu essere scritto come somma di due quadrati se e solo se la sua fattorizzazione non contiene potenze dispari di numeri primi nella forma 4k+3. Questo risultato generalizzato nel problema di Waring. Un intero positivo che non ha come divisore nessun quadrato perfetto ad eccezione di 1 si chiama privo di quadrati. Poich il prodotto di due numeri negativi positivo, cos come quello di due numeri positivi, nessun numero quadrato negativo. Ci ha conseguenze importanti. Ne deriva, in particolare, che non si possa estrarre la radice quadrata di un numero negativo all'interno dei numeri reali. Questo lascia una lacuna nell'insieme dei reali che i matematici hanno riempito creando i numeri immaginari, a cominciare da i, che per convenzione la radice quadrata di -1. L'elevamento a quadrato utile in statistica nella determinazione della deviazione standard di un campione dalla sua media. Per ogni dato viene fatta la differenza con la media ed il risultato elevato al quadrato. La media della serie di numeri trovata (ognuno dei quali positivo o nullo) la varianza, e la sua radice quadrata la deviazione standard in finanza, la volatilit. Un modo per trovare il quadrato di un numero n quello di prendere due numeri che abbiano n per media, moltiplicarli fra loro e sommare il quadrato dello scostamento dalla media. Ad esempio: 212 = 20 22 + 12 = 441 Questo funziona come conseguenza dell'identit: (x-y)(x+y)=x2y2 conosciuta come differenza di quadrati.

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Quadrati perfetti razionali


La definizione di quadrato perfetto pu essere estesa all'ambito dei numeri razionali. Si introduce cos il concetto di quadrato perfetto razionale, cio un numero razionale non negativo esprimibile come frazione che in forma ridotta ha come numeratore e come denominatore due quadrati perfetti, il secondo dei quali diverso da 0. Per esempio 4/9 = 2/3 2/3. I quadrati perfetti razionali sono i soli numeri razionali non negativi la cui radice quadratica principale anch'essa un numero razionale (non negativo); le radici quadrate di tutti gli altri numeri razionali sono numeri irrazionali, cio non si possono esprimere come frazioni.

Quadrato perfetto

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Voci correlate
Numero triangolare Numero poligonale Numero quadrato triangolare Identit dei quattro quadrati di Eulero Numero automorfo Quadrato (algebra)

Note
[1] (Sequenza A00290 dell'OEIS)

Altri progetti
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Teorema di Pitagora
Il teorema di Pitagora un teorema della geometria euclidea che stabilisce una relazione fondamentale tra i lati di un triangolo rettangolo ed una versione limitata ad essi del Teorema di Carnot.

In un triangolo rettangolo la somma delle aree dei due quadrati costruiti sui cateti (blu e rosso) equivalente all'area del quadrato costruito sull'ipotenusa (viola).

Teorema di Pitagora

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Origine
Quello che modernamente conosciamo come teorema di Pitagora viene solitamente attribuito al filosofo e matematico Pitagora. In realt il suo enunciato (ma non la sua dimostrazione) era gi noto[1] ai babilonesi, ed era conosciuto anche in Cina e forse in India. La dimostrazione del teorema invece con ogni probabilit successiva a Pitagora.

Enunciato
In un triangolo rettangolo, l'area del quadrato costruito sull'ipotenusa equivalente alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui due cateti.

Visualizzazione del caso del triangolo (3,4,5) contenuta nel testo cinese Chou Pei Suan Ching (scritto tra il 200 a.C. e il 200 d.C.)

Dato un triangolo rettangolo di lati a, b e c, ed indicando con c la sua ipotenusa e con a e b i suoi cateti, il teorema espresso dall'equazione:

o, in alternativa, risolvendolo per c:

Da cui si ricavano i rispettivi cateti:

Teorema di Pitagora

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Se la terna

costituita da numeri interi essa si chiama terna pitagorica.

Inversamente, ogni triangolo in cui i tre lati verificano questa propriet rettangolo: questo teorema, con la sua dimostrazione, appare negli Elementi immediatamente dopo il teorema di Pitagora stesso.

Dimostrazioni
La dimostrazione classica del teorema di Pitagora completa il primo libro degli Elementi di Euclide, e ne costituisce il filo conduttore. Dato che richiede il postulato delle parallele, esso non vale nelle geometrie non-euclidee e nella geometria neutrale. Nel testo di Euclide la dimostrazione del teorema immediatamente preceduta dalla dimostrazione della costruibilit dei quadrati. L'esistenza stessa dei quadrati dipende infatti dal postulato delle parallele e viene meno nelle geometrie non euclidee. Questo aspetto del problema in genere trascurato nella didattica contemporanea, che tende spesso ad assumere come ovvia l'esistenza dei quadrati. La dimostrazione del teorema di Pitagora consiste nel riempire uno stesso quadrato di lato uguale alla somma dei cateti prima con Animazione di una dimostrazione quattro copie del triangolo rettangolo pi il quadrato costruito sull'ipotenusa e poi con quattro copie del triangolo rettangolo pi i quadrati costruiti sui cateti, come in figura. Essendo il teorema uno dei pi noti della storia della matematica, ne esistono moltissime dimostrazioni, in totale alcune centinaia, opera di matematici, astronomi, agenti di cambio, per esempio un presidente americano James A. Garfield e Leonardo da Vinci. Questo numero cos alto accomuna il teorema di Pitagora a quello della reciprocit quadratica, per questo teorema sono state classificate dallo scienziato americano Elisha Scott Loomis 371 differenti dimostrazioni, che sono state pubblicate nel 1927 nel suo libro The Pythagorean Proposition.

Teorema di Pitagora

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Dimostrazione di Abu'l-Wafa
La dimostrazione attribuita al matematico e astronomo persiano Abu'l-Wafa verso la fine del X secolo d.C.[2][3] e riscoperta dall'agente di cambio Henry Perigal (trovata nel 1835-1840[4], pubblicata nel 1872 e successivamente nel 1891[5]) si basa sulla scomposizione del quadrato costruito sul cateto maggiore, in giallo nell'immagine: tagliandolo infatti con due rette passanti per il suo centro, una perpendicolare ed una parallela all'ipotenusa, si pu ricomporre in maniera da incorporare l'altro quadrato, e formando il quadrato sull'ipotenusa, come nella figura. Questo procedimento legato al problema della trisezione del quadrato.

Dimostrazione di Abu'l-Wafa' i Perigal

Dimostrazione di Airy
Esiste anche una dimostrazione in forma poetica, dell'astronomo Sir George Airy, in inglese: "I am, as you can see, a + b - ab When two triangles on me stand, Square of hypothenuse is plann'd But if I stand on them instead The squares of both sides are read." di cui una traduzione letterale "Come potete vedere, sono a + b - ab Quando ci sono due triangoli sopra di me rappresentato il quadrato dell'ipotenusa Ma se invece sto io sopra di loro Si leggono i quadrati dei due lati"

Dimostrazione di Airy

I versi si riferiscono alla parte bianca: i primi due triangoli sono quelli rossi, i secondi quelli blu. Sia quella di Perigal che quest'ultima sono interessanti, in quanto sono puramente geometriche, ossia non richiedono alcuna definizione di operazioni aritmetiche, ma solo congruenze di aree e di segmenti.

Teorema di Pitagora

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Quadrati concentrici di Pomi


Dimostrazione geometrica basata su due quadrati concentrici, di lati rispettivamente pari all'ipotenusa (c) e alla somma dei due cateti (a+b). Come si vede dalla figura, tolti i 4 triangoli rettangoli (in giallo di area ) al quadrato pi grande, che corrisponde all'area , si ottiene il quadrato pi piccolo, rappresentato in bianco, che equivale invece all'area . Quindi da cui risolvendo si ottiene : Questa dimostrazione ha il vantaggio di avere una rappresentazione visiva semplice e diretta, che non richiede lo spostamento e sovrapposizione di forme come le altre dimostrazioni geometriche formulate.
Dimostrazione con quadrati concentrici

Dimostrazione di Garfield
Un'altra dimostrazione geometrica particolarmente significativa, in quanto nella costruzione non compare alcun quadrato, fu trovata nel 1876 da Garfield, che in seguito divenne il ventesimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Allora nell'esercito, Garfield comment il suo risultato: "Questo qualcosa su cui i due rami del parlamento potranno essere d'accordo". La dimostrazione la seguente: consideriamo una copia del triangolo rettangolo in questione, ruotata di 90 gradi in modo da allineare i due cateti differenti (nella figura a lato il rosso ed il blu). Si uniscono poi gli estremi delle ipotenuse, e si ottiene un trapezio. Uguagliando l'area del trapezio alla somma di quelle dei tre triangoli retti, si dimostra il teorema. In formule, detto a il cateto rosso, b il blu e c l'ipotenusa, e ricordando la potenza del binomio
Dimostrazione di Garfield

Teorema di Pitagora

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Una apparente dimostrazione con i numeri complessi


Una (apparente) dimostrazione puramente algebrica fa uso dei numeri complessi e della formula di Eulero: siano a, b i cateti e c l'ipotenusa. Se i cateti sono allineati sugli assi, abbiamo

Consideriamo ora il complesso coniugato di

Moltiplicando tra loro otteniamo

In realt si tratta di una dimostrazione apparente, poich il risultato supposto implicitamente nell'uso dell'identit . Se infatti si sostituisce all'esponenziale immaginario la sua definizione, l'identit si rivela essere: , ossia e l'ultima ben nota identit non altro che una possibile formulazione dell'enunciato del teorema di Pitagora. (Se invece l'esponenziale immaginario definito attraverso la somma della sua serie di Taylor, allora il problema diviene quello di dimostrare la relazione , dove a, b e c sono le misure di cateti e ipotenusa di un triangolo rettangolo: problema la cui soluzione di nuovo non pi semplice di una delle dimostrazioni precedenti del teorema di Pitagora).

Con i teoremi di Euclide


Un'altra dimostrazione utilizza il primo teorema di Euclide. Si traccia l'altezza sull'ipotenusa, di lunghezza . Questa spezza l'ipotenusa in due segmenti, di lunghezza e . Il teorema di Euclide fornisce le relazioni

da cui

e quindi

Con i teoremi dell'Incerchio

Dimostrazione con Euclide

Un'altra dimostrazione pu essere ottenuta attraverso alcuni teoremi legati alla circonferenza inscritta ad un triangolo e tramite qualche semplice passaggio algebrico.

Teorema di Pitagora

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Lemma 1: Tenendo conto del teorema delle tangenti si pu dedurre dalla figura precedente che la distanza tra un vertice ed il punto di tangenza di uno dei due lati di cui estremo con l'incerchio uguale alla differenza tra il semiperimetro ed il lato opposto a quel vertice. Infatti ogni lato composto da due di questi tre segmenti, inoltre questi segmenti sono uguali a due a due (quelli adiacenti, sempre per il teorema delle tangenti) e la somma di tutti e sei uguale al perimetro; perci la somma di tutti e tre i segmenti di lunghezza distinta uguale al semiperimetro ed ognuno di questi quindi il semiperimetro meno la somma degli altri due, quindi il lato opposto al vertice a cui appartiene. Lemma 2: Nel caso particolare di un triangolo rettangolo il raggio della circonferenza inscritta uguale al segmento che va dal vertice dell'angolo retto al punto di tangenza con l'incerchio. Ci perch, considerando il quadrilatero avente come vertici il vertice dell'angolo retto, i punti di tangenza sui cateti e l'incentro, si vedrebbe che ha tre angoli retti(quindi anche il quarto) e cio che un rettangolo; ma anche che ha due lati consecutivi congruenti(ancora una volta per il teorema delle tangenti), perci un rettangolo con le dimensioni congruenti, ovvero un quadrato e quindi per definizione ogni suo lato congruente a tutti gli altri. Questo implica il lemma che volevamo dimostrare. Lemma 3: Sia il semiperimetro, il raggio della circonferenza inscritta e l'area del triangolo in questione(non necessariamente rettangolo, ma tale nella parte seguente della nostra dimostrazione); si ha la formula: . Questo si pu verificare considerando i tre triangoli aventi come altezza Ri e come base ed esso relativa uno dei tre lati e constatando che A uguale alla somma delle aree di quei tre triangoli; quindi, chiamando i tre lati: Dimostrazione algebrica: Siano detto fin ora abbiamo: a questo punto, usando il prodotto notevole "somma per diferenza" otteniamo: adesso, tramite "quadrato di un binomio" otteniamo: semplificando i denominatori: segue: e i cateti e . l'ipotenusa del nostro triangolo rettangolo. in base a quanto , e

e da qui, come ultimo passaggio: che corrisponde appunto all'enunciato del teorema di pitagora.

Teorema di Pitagora

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Inverso
Vale anche l'inverso del Teorema di Pitagora (proposizione 48 del primo libro degli Elementi di Euclide): "Se in un triangolo di lati a, b e c vale la relazione , allora il triangolo rettangolo". Dimostrazione. Sia T un triangolo di lati a, b e c tale che . Consideriamo un secondo triangolo

rettangolo T' che abbia i cateti pari ad a e b ( sempre possibile costruire un triangolo rettangolo dati i due cateti). Per il Teorema di Pitagora (diretto) l'ipotenusa del triangolo T' sar pari a , ossia sar uguale al lato c del triangolo T. I due triangoli T e T' risulteranno dunque congruenti per il terzo criterio di congruenza, avendo tutti e tre i lati ordinatamente uguali. Ma allora anche il triangolo T sar rettangolo (CVD). Un corollario del teorema di Pitagora consente di determinare se un triangolo sia o meno rettangolo, acutangolo o ottusangolo. Laddove c scelto come ipotenusa, il lato pi lungo dei tre, e a + b > c (altrimenti non avremo un triangolo), valgono le seguenti relazioni: se se se , allora il triangolo rettangolo , allora il triangolo acutangolo , allora il triangolo ottusangolo

Applicazioni pratiche dell'enunciato inverso


L'enunciato inverso fornisce anche un semplicissimo sistema per costruire un angolo retto (o per controllare la quadratura di un angolo gi esistente) in situazioni pratiche, come la topografia o l'agrimensura. A titolo di esempio, con una fune di lunghezza pari alla somma di una terna pitagorica (diciamo 12, somma di 5, 4 e 3, in una qualche unit di misura) sarebbe sufficiente disporre le due porzioni minori della corda (quelle di misura 4 e 3) ad un certo angolo fra loro; se gli estremi della fune, disposta infine in forma triangolare, si chiudono, si sapr che l'angolo compreso fra le due porzioni minori della corda (a questo punto i due cateti) certamente retto.

Generalizzazioni
Il teorema di Pitagora pu essere generalizzato in vari modi. Solitamente, una generalizzazione una relazione che si applica a tutti i triangoli, e che applicata ai triangoli rettangoli risulta essere equivalente al teorema di Pitagora.

Teorema del coseno


La generalizzazione pi importante del teorema di Pitagora forse il teorema del coseno, che si applica ad un triangolo qualsiasi (non necessariamente retto). In un triangolo con vertici e angoli indicati come in figura, vale l'uguaglianza:

Nel caso in cui

sia retto, vale

e quindi l'enunciato

equivalente al teorema di Pitagora. Il termine aggiuntivo pu essere interpretato come il prodotto scalare dei vettori e .
Un triangolo qualsiasi.

Teorema di Pitagora

40

Teorema dei seni


Il teorema dei seni mette in relazione le lunghezze dei lati di un triangolo e i seni degli angoli opposti. Anche questa relazione si applica a qualsiasi triangolo e, nel caso in cui questo sia rettangolo, pu essere ritenuta equivalente al teorema di Pitagora (bench in modo meno immediato rispetto al teorema del coseno). Il teorema dei seni asserisce che in un triangolo qualsiasi, con le notazioni come in figura, valgono le relazioni seguenti:

Elevando al quadrato:

Sommando i termini si ottiene:

Il teorema dei seni mette in relazione lunghezze dei lati e angoli opposti.

Quando

un angolo retto, si ottiene

e quindi

Si ottiene quindi in questo caso il teorema di Pitagora

Generalizzazione che non fa uso di trigonometria


possibile estendere il teorema di Pitagora ad un triangolo qualsiasi senza fare uso di funzioni trigonometriche quali il seno ed il coseno. Dato un triangolo come in figura, si tracciano due segmenti che collegano il vertice con due punti e contenuti nel segmento opposto (oppure in un suo prolungamento), in modo tale che gli angoli e siano entrambi uguali all'angolo punti e Vale la relazione seguente: del vertice
Generalizzazione del teorema di Pitagora.

. La figura mostra un caso in cui l'angolo

ottuso: se acuto, i due .

sono in ordine inverso (il primo a destra e il secondo a sinistra) e possono uscire dal segmento

Quando

un angolo retto, i punti

coincidono e si ottiene il teorema di Pitagora

La relazione generale pu essere dimostrata sfruttando la similitudine fra i triangoli porta alle relazioni

, che

Teorema di Pitagora

41

Si ottiene quindi

Sommando le due eguaglianze si ottiene la relazione iniziale.

Leggenda di Pitagora e delle piastrelle


Una leggenda racconta che Pitagora abbia formulato il suo teorema mentre stava aspettando un'udienza da Policrate. Seduto in un grande salone del palazzo di Samo, Pitagora si mise ad osservare le piastrelle quadrate del pavimento, si pensa che ne abbia vista una rotta perfettamente su di una diagonale, cos da formare due triangoli rettangoli uguali, ma oltre ad essere 2 triangoli rettangoli erano anche isosceli, avendo i due lati uguali. Pitagora immagin un quadrato costruito sulla diagonale di rottura della piastrella, un quadrato avente come lati le diagonali delle piastrelle circostanti. La dimostrazione la seguente: l'area di ciascuna delle piastrelle adiacenti ai cateti era di: 2 mezze piastrelle (=1 piastrella); la somma delle due aree era quindi di: 4 mezze piastrelle (=2 piastrelle); l'area del quadrato costruito sull'ipotenusa (diagonale della piastrella) era di: 4 mezze piastrelle.[6]
Rappresentazione grafica del teorema.

Note
[1] Viene a volte affermato che il teorema di Pitagora fosse noto agli antichi Egizi. Carl B. Boyer esclude questa ipotesi, basandosi sull'assenza del teorema dai papiri matematici rinvenuti. Si veda l'opera di Boyer citata in bibliografia, a pag. 20 dell'edizione italiana. [2] (EN) Alpay zdural (1995). Omar Khayyam, Mathematicians, and conversazioni with Artisans. Journal of the Society of Architectural Vol. 54, No. 1, Mar., 1995 (http:/ / www. jstor. org/ pss/ 991025) [3] (EN) Alpay zdural, Mathematics and Arts: Connections between Theory and Practice in the Medieval Islamic World, Historia Mathematica, Volume 27, Issue 2, May 2000, Pages 171-201 (http:/ / www. sciencedirect. com/ science/ article/ pii/ S0315086099922747). [4] (EN) Vedi appendice di L. J. Rogers' 1897 publication. Biography of Henry Perigal: On certain Regular Polygons in Modular Network. Proceedings London Mathematical Society. Volume s1-29, Appendix pp. 732-735. (http:/ / plms. oxfordjournals. org/ cgi/ reprint/ s1-29/ 1/ 706) [5] (EN) Geometric Dissections and Transpositions (http:/ / en. wikisource. org/ wiki/ Geometric_Dissections_and_Transpositions) [6] Leggenda di Pitagora e delle piastrelle di Policrate (http:/ / utenti. quipo. it/ base5/ pitagora/ pit_piastrelle. htm)

Teorema di Pitagora

42

Bibliografia
Carl B. Boyer, Storia della matematica, Mondadori, Milano, 1990. ISBN 978-88-04-33431-6 Gino Loria, Le scienze esatte nell'antica Grecia, 2^ ed, Milano 1914

Voci correlate
Geometria Aritmogeometria Numero Radice quadrata Trigonometria Ipotenusa Teorema di Carnot Identit di Parseval

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Pythagorean theorem

Collegamenti esterni
(EN) 54 dimostrazioni del teorema di Pitagora (http://www.faculty.umb.edu/gary_zabel/Courses/Phil 281b/ Philosophy of Magic/Arcana/Neoplatonism/Pythagoras/index.shtml.html) alcune animazioni grafiche di differenti dimostrazioni del teorema di Pitagora (http://demonstrations.wolfram. com/search.html?query=pythagorean theorem) Animazione della dimostrazione di Euclide (http://www.walter-fendt.de/m14i/pyththeorem_i.htm)

Ippaso di Metaponto

43

Ippaso di Metaponto
Ippaso di Metaponto (greco: , Ippasos Metapontinos; ... ...) stato un filosofo e matematico greco antico. considerato la personalit pi rilevante della scuola pitagorica antica dopo il fondatore.

Dati biografici
Poco noto della vita di Ippaso; anche la provenienza da Metaponto, che gli viene generalmente attribuita, non affatto certa. Giamblico in un luogo lo dice di Metaponto o di Crotone, mentre nel catalogo dei pitagorici lo elenca tra quelli di Sibari. Secondo lo stesso Giamblico (La vita pitagorica, 257) Ippaso avrebbe partecipato allo scontro che oppose due fazioni dei Pitagorici dopo la distruzione di Sibari (avvenuta nel 510 a.C.) ad opera dei Crotoniati, schierandosi dalla parte dei democratici. La tradizione lo dice morto in un naufragio.

Scoperte matematiche e loro divulgazione


Giamblico gli attribuisce la descrizione del dodecaedro regolare e la dimostrazione della sua iscrivibilit in una sfera, aggiungendo che, avendo divulgato queste nozioni all'esterno della scuola, contrariamente alle prescrizioni di Pitagora, per la sua empiet mor in un naufragio. Poich la stessa colpa e la stessa punizione viene anche attribuita da Giamblico al pitagorico che aveva divulgato la scoperta dell'incommensurabilit, si suppone generalmente che Ippaso avesse divulgato, e forse scoperto, anche l'esistenza di grandezze incommensurabili. Kurt von Fritz ha sostenuto l'ipotesi che la scoperta potesse essere in relazione con la costruzione del pentagono regolare e del dodecaedro basato su questa figura: Ippaso si sarebbe imbattuto nel primo rapporto tra grandezze incommensurabili studiando la sezione aurea che appare nella costruzione di entrambe le figure. La maggioranza degli studiosi ritiene tuttavia pi probabile che il primo caso dimostrato di incommensurabilit sia stato quello tra lato e diagonale di un quadrato.[1]

Teoria musicale e altre dottrine


A Ippaso o alla sua scuola anche attribuita (tra gli altri da Boezio e Teone di Smirne) la scoperta che gli accordi musicali fossero basati su semplici rapporti numerici: una nozione che svolse un importante ruolo nella scuola pitagorica e che altri autori attribuiscono allo stesso Pitagora. Vari autori (tra i quali Aristotele nella Metafisica) associano Ippaso ad Eraclito attribuendo ad entrambi la dottrina che privilegia il fuoco come principio. Secondo il lessico Suida Eraclito sarebbe stato scolaro di Ippaso. Secondo pi fonti Ippaso sarebbe stato il capo degli acusmatici.

Opere
Diogene Laerzio riferisce due diverse opinioni sulle eventuali opere di Ippaso: secondo alcuni non avrebbe lasciato nulla di scritto, mentre altri gli avrebbero attribuito un Discorso mistico, che sarebbe stato composto in opposizione al caposcuola Pitagora.

Note
[1] Uno dei principali argomenti a sostegno di questa opinione la constatazione che Platone e Aristotele parlano della scoperta del'incommensurabilit sempre in relazione al caso del lato e della diagonale del quadrato. La questione accennata in Heath, p. 155. e discussa esaurientamente in Knorr, capitolo II.

Ippaso di Metaponto

44

Bibliografia
Fonti primarie H. Diels and W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, vol. 2, 6th edn. Berlin: Weidmann, 1952 (repr. 1966), pp. 107-110. Maria Timpanaro Cardini (a cura di), Pitagorici. Testimonianze e frammenti. Firenze, La Nuova Italia, 1958, Fascicolo primo, pp. 78-105. Fonti secondarie Kurt von Fritz: Die Entdeckung der Inkommensurabilitt durch Hippasos von Metapont. In: Grundprobleme der Geschichte der antiken Wissenschaft. Berlin/New York: de Gruyter, 1971, 544-575. Thomas Heath, A History of Greek Mathematics, vol. I, cap. 5, New York, Dover, 1981. ISBN 0-486-24073-8 Wilbur R. Knorr, The Evolution of the Euclidean Elements. A study of the Theory of Incommensurable Magnitudes and Its Significance for Early Greek Geometry, Kluwer Academic Publishers, ISBN 9027-70509-7.

Incommensurabilit
Due grandezze ed si dicono fra loro commensurabili se esiste fra loro un sottomultiplo comune, ossia se e per i quali: esistono due opportuni numeri naturali

Il valore di queste frazioni il sottomultiplo comune alle grandezze

ed

. Di conseguenza quando due

grandezze sono commensurabili possibile esprimere la misura della prima grandezza rispetto alla seconda utilizzando un numero razionale, cio possibile scrivere

Al contrario, due coppie di grandezze si dicono incommensurabili quando non hanno alcun sottomultiplo comune, ovvero non esiste alcuna frazione in grado di esprimere il rapporto Da ci consegue che la misura

della prima grandezza rispetto alla seconda non un numero razionale, perch non esprimibile sotto forma di frazione.

Incommensurabilit

45

Esempio di grandezze non commensurabili


La coppia di grandezze incommensurabili pi semplice e da pi tempo conosciuta certamente quella formata dal lato di un quadrato e dalla sua diagonale. Per dimostrare che queste due grandezze sono incommensurabili, basta dimostrare che la misura di una rispetto all'altra non un numero razionale. Prima di tutto stabiliamo qual il valore dalla diagonale (che chiameremo ) rispetto al lato (che chiameremo ). Per farlo utilizziamo il Teorema di Pitagora. Infatti dato un quadrato, sappiamo che:

da cui

allora

semplificando abbiamo che

abbiamo quindi trovato la misura di dimostrare che il numero

rispetto a

. Ora necessario

non razionale. Per farlo utilizziamo

una delle varie dimostrazioni dell'irrazionalit di radice di due. L'incommensurabilit tra lato e diagonale di un quadrato fu il primo caso nel quale l'incommensurabilit fu dimostrata. La dimostrazione, attribuita in genere a Ippaso di Metaponto, fu certamente effettuata all'interno della scuola pitagorica e caus una grave crisi delle concezioni matematiche dell'epoca.

Bibliografia
Euclide, Elementi, libro X Morris Kline, Storia del pensiero matematico, vol I, capp. 3 e 4, Einaudi, 1999. ISBN 9788806154172 (EN) Mikls Laczkovich, Conjecture and Proof, Cambridge University Press, 2001, pp. 3-5. ISBN 9780883857229

Voci correlate
Numeri irrazionali Quadrato Grandezza

Radice quadrata di 2

46

Radice quadrata di 2
Radice quadrata di 2 Simbolo Valore Frazione continua Insieme Costanti correlate 1, 414213562373095048801... (sequenza A002193 dell'OEIS) [1, 2, 2, 2, 2, 2, 2, 2, 2, 2, 2, 2, ...] (sequenza A040000 dell'OEIS) numeri algebrici irrazionali Costante deliana

La radice quadrata di due uguale all'ipotenusa di un triangolo rettangolo di cateti lunghi uno

In matematica, la radice quadrata di due (2) - anche conosciuta come costante di Pitagora - un numero reale irrazionale risultato dell'operazione di estrazione della radice quadrata dal numero 2, ovvero il numero che moltiplicato per se stesso da esito 2. Il suo valore approssimato alla cinquantesima cifra decimale : 1, 41421 35623 73095 04880 16887 24209 69807 85696 71875 37694... A tale numero la storia assegna la scoperta dell'irrazionalit e in termini geometrici, la lunghezza dell'ipotenusa di un triangolo rettangolo di cateti pari ad uno.

Storia
I babilonesi diedero la prima approssimazione di , tramite

Un'altra approssimazione di questo numero quella data da un antico testo matematico indiano, il Sulbasutras, che cita:

Aumenta la lunghezza [del lato] della sua terza parte, poi aggiungi la sua dodicesima parte, infine sottrai un trentaquattresimo della sua dodicesima parte
Ovvero

Questa antica approssimazione indiana la settima nella serie di sempre pi accurate approssimazioni basate sui numeri di Pell, che possono essere ricavate dalla frazione continua di .

Radice quadrata di 2

47

Algoritmi computazionali
Esiste una gran quantit di algoritmi atti a calcolare le cifre di , tuttavia il pi usato dai calcolatori ancora il vecchio metodo babilonese di calcolo delle radici: si scelga un qualunque valore iniziale ; poi, utilizzandolo come primo valore, iterare la seguente funzione ricorsiva: , Maggiore il numero di iterazioni, migliore sar la precisione del risultato. Nel febbraio 2006 utilizzando questo metodo sono state calcolate 200000000000 cifre in 13 giorni e 14 ore. Tra le costanti matematiche irrazionali non periodiche, solo stata calcolata con maggior precisione.

Prove dell'irrazionalit
Dimostrazione per assurdo
Si supponga per assurdo che sia razionale, ovvero che sia , che si assume
Con l'approssimazione si pu conoscere un gran numero di cifre decimali di questo numero.

possibile esprimerlo sotto forma di frazione irriducibile:

dalla quale

ovvero

Il termine

pari, pertanto anche

pari, e conseguentemente

stesso dev'essere pari (il quadrato di un . Sostituendo, si ottiene:

numero dispari sempre dispari), quindi esiste un opportuno che, sviluppando il quadrato e semplificando, diventa

tale per cui

Con identico ragionamento, essendo ora pari. Sia che

pari si deduce che anche

, e quindi

stesso, siano a loro volta

risultano pertanto essere pari, il che contraddice l'ipotesi iniziale che non esprimibile sotto forma di frazione, ovvero irrazionale.

sia irriducibile: se ne

conclude che

Radice quadrata di 2

48

Dimostrazione con il teorema fondamentale dell'aritmetica


Un dimostrazione alternativa si basa sul teorema fondamentale dell'aritmetica. Innanzitutto si ipotizza che razionale. Da qui consegue che (vedere dimostrazione precedente) Ma, dal teorema fondamentale dell'aritmetica, a e b hanno una fattorizzazione diversa, tale che con x e y interi positivi e m e n interi positivi pari. Da qui otteniamo che e sia

Sostituendo nella prima formula:

dalla quale, operando a destra:

Ci comporta che una fattorizzazione di 2 con potenza pari (2x certamente pari) uguale ad una fattorizzazione di 2 con potenza dispari (2y+1). Questo contraddice il teorema fondamentale dell'aritmetica, e quindi, per assurdo, dimostrato che irrazionale.

Dimostrazione analitica
Lemma 1: sia e tali che per ogni e

allora

irrazionale. con .

Prova: supponiamo Per

sufficientemente grande avremo

quindi

ma essendo irrazionale.

un intero ci assurdo, da cui

irrazionale.

Prova: poniamo

per ogni

Dimostramo per induzione che vale

per ogni

. La tesi vale per

, infatti

e se vale per

allora vale per

poich

Radice quadrata di 2

49

Infine applicando il lemma 1 segue l'irrazionalit di

Dimostrazione con i numeri 2-adici


Consideriamo l'equazione un'estensione di irrazionale. su (il campo dei numeri 2-adici), essa non ha soluzione poich la non ha neanche soluzioni in e valutazione p-adica del primo membro pari mentre quella del secondo membro dispari. D'altra parte , quindi se l'equazione non ha soluzioni in

Propriet
La met di , uguale circa a 0.70710 67811 un numero comune in geometria e trigonometria, poich le coordinate del versore che forma un angolo di 45 con gli assi di un piano cartesiano ortogonale sono

Questo numero comune inoltre poich

Un'altra propriet che:

Inoltre

pu infine essere espressa utilizzando l'unit immaginaria utilizzando unicamente radici:

Rappresentazioni tramite serie e prodotti


L'identit

insieme alle rappresentazioni tramite prodotti infiniti delle funzioni seno e coseno consentono di ricavare formule quali

oppure

Radice quadrata di 2

50

Il numero pu anche essere espresso tramite la Serie di Taylor di funzioni trigonometriche. Ad esempio, la serie per cos(/4) d

Rappresentazione tramite frazione continua


La rappresentazione di tramite frazione continua

Voci correlate
Radice quadrata 2 (numero) Costante deliana

Collegamenti esterni
Il primo milione [1] di cifre decimali del numero

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Square root of 2

Note
[1] http:/ / apod. nasa. gov/ htmltest/ gifcity/ sqrt2. 1mil

Sezione aurea

51

Sezione aurea
Sezione aurea Simbolo Valore 1,6180339887... (sequenza A001622 dell'OEIS)

Frazione continua [1; 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, ...] (sequenza A000012 dell'OEIS) Insieme numeri algebrici irrazionali

Costanti correlate Costante di Viswanath

Il rapporto tra i due segmenti la sezione aurea.

La sezione aurea o rapporto aureo o numero aureo o costante di Fidia o proporzione divina, nell'ambito delle arti figurative e della matematica, indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Lo stesso rapporto esiste anche tra la lunghezza minore e la loro differenza. In formule, indicando con a la lunghezza maggiore e con b la lunghezza minore, vale la relazione: (a+b) : a = a : b = b : (a-b) Tale rapporto vale approssimativamente 1,6180 ed esprimibile per mezzo della formula:

Il valore cos definito, che esprime la sezione aurea, un numero irrazionale (cio non rappresentabile come frazione di numeri interi) e algebrico (ovvero soluzione di un'equazione polinomiale a coefficienti interi). Esso pu essere approssimato, con crescente precisione, dai rapporti fra due termini successivi della successione di Fibonacci, a cui strettamente collegato. Sia le sue propriet geometriche e matematiche, che la frequente riproposizione in svariati contesti naturali e culturali, apparentemente non collegati tra loro, hanno impressionato nei secoli la mente dell'uomo, che arrivato a cogliervi col tempo un ideale di bellezza e armonia, spingendosi a ricercarlo e, in alcuni casi, a ricrearlo nell'ambiente antropico quale "canone di bellezza"; testimonianza ne forse la storia del nome che in epoche pi recenti ha assunto gli appellativi di "aureo" o "divino", proprio a dimostrazione del fascino esercitato.

Sezione aurea

52

Excursus storico-matematico
Vedi anche la sezione Storia.

A livello storico vi sono diverse questioni aperte riguardo quali e se effettivamente siano esistiti prima dei greci, popoli che conoscessero la sezione aurea e che effettivamente la utilizzassero nelle loro opere.

Il periodo greco

La geometria ha due grandi tesori: uno il teorema di Pitagora; l'altro la divisione di un segmento secondo il rapporto medio ed estremo. Possiamo paragonare il primo a una certa quantit d'oro, e definire il secondo una pietra preziosa.
(Keplero)

La definizione del rapporto aureo viene fissata attorno al VI secolo a.C., ad opera della scuola pitagorica (i discepoli e seguaci di Pitagora), nell'Italia meridionale, dove secondo Giamblico[1] fu scoperto da Ippaso di Metaponto, che associ ad esso il concetto di incommensurabilit.[2] La definizione di rapporto aureo viene ricondotta allo studio del pentagono regolare; il pentagono un poligono a 5 lati nel cui numero i pitagorici scorsero l'unione del principio maschile e femminile (rispettivamente nella somma del 2 col 3), tanto da considerarlo il numero dell'amore e del matrimonio.[3] L'aura magica che i pitagorici associavano al numero 5, e a tutto ci che vi fosse legato, pu spiegare come il rapporto aureo potesse apparire ai loro occhi tanto affascinante, pur ignorandone ancora gran parte delle propriet matematiche, e giustificare in parte l'alone di mistero che lo ha avvolto sin dalla sua scoperta fino ai nostri giorni. La sezione aurea risulta connessa con la geometria del pentagono: in particolare il rapporto aureo pari al rapporto fra il lato e la sua diagonale , ma anche fra e (o ) e fra e , e a sua volta e , e in un'infinit di relazioni simili, se immaginiamo che nel pentagono centrale possiamo iscrivere una nuova stella a cinque punte (o pentagramma), la quale produrr a sua volta un nuovo pentagono centrale, in cui ripetere l'iscrizione del pentagramma e cos via, seguendo uno schema ricorsivo. Euclide, intorno al 300 a.C., lasci la pi antica testimonianza scritta sull'argomento. Nel XIII libro dei suoi Elementi,[4] a proposito della costruzione del pentagono, egli fornisce la definizione di divisione di un segmento in "media e ultima ragione"[5] (gr. ): Tale divisione basata sul semplice concetto di medio proporzionale: un
Divisione di un segmento in "media e ultima ragione"

Sezione aurea segmento infatti diviso in media e ultima ragione dal punto C' se il segmento ha con

53 lo stesso rapporto che

esso, ovvero se: La divisione di un segmento in media e ultima ragione pu

essere effettuata costruendo un pentagono regolare, del quale rappresenta una diagonale e disegnandovi all'interno un "triangolo aureo", ossia un triangolo isoscele la cui base corrisponde al lato del pentagono e i lati uguali alle diagonali congiungenti quest'ultimo al vertice opposto; (i triangoli adiacenti vengono detti "gnomoni aurei"). L'ampiezza dell'angolo interno del pentagono regolare di 108[6], ci significa che gli angoli alla base degli gnomoni aurei, anch'essi isosceli, misurano 36, e, per differenza, quelli alla base del triangolo aureo 72. Se ne ricava che il triangolo aureo ha angoli di ampiezza 36, 72, 72; tracciando la bisettrice di un angolo alla base, si ricava un altro triangolo , con l'angolo in D di 36, ovvero 72, come il precedente; il terzo angolo in C sar a sua volta di 72. dunque un altro triangolo aureo. e sono triangolo simili; quindi:

Immagine del pentagono con evidenziato il "triangolo aureo".

Per il primo criterio di similitudine sui triangoli,

d'altra parte, anche il triangolo quindi: ottenendo cos:

isoscele, perch il suo angolo in D di 36 come l'angolo in A, risulta

Da Fibonacci al Rinascimento
Dal declino del periodo ellenistico passarono circa mille anni prima che la sezione aurea tornasse nuovamente a stuzzicare le menti dei matematici, che ne rilevarono propriet di natura algebrica, prima inconoscibili per via meramente geometrica. Nel 1202 Leonardo Fibonacci pubblica il suo Liber abaci, il libro col quale si diffonderanno in Europa le cifre indo-arabe, semplificando le modalit di calcolo nelle operazioni quotidiane. Rinominando il segmento AC come a, e quello minore CB come b, possiamo reimpostare la proporzione di Euclide nei pi familiari termini algebrici, come segue:

ponendo

, e sostituendo, si ha:

si arriva alla formulazione finale: soluzione positiva:

; un'equazione di secondo grado dotata di una sola

Sezione aurea Nel medesimo libro, Fibonacci introdusse pure per la prima volta, involontariamente,[7] il concetto di successione ricorsiva, con la successione: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, ... in cui ogni termine la somma dei due precedenti, la successione di Fibonacci: 0 + 1 = 1; 1 + 1 = 2; 2 + 1 = 3; 3 + 2 = 5; 5 + 3 = 8; ... ; che pu essere riassunta come segue: Fn-2 + Fn-1 = Fn Ad insaputa dello scopritore, anche la successione che porta il suo nome indissolubilmente legata alla sezione aurea; il rapporto tra i due argomenti fu tuttavia scoperto solo qualche secolo pi tardi da un altro matematico durante il periodo rinascimentale. Il rinnovato interesse per il numero aureo in epoca rinascimentale pu essere ascritto ad un altro libro, il De divina proportione di Luca Pacioli (pubblicato a Venezia nel 1509 e corredato di disegni di solidi platonici di Leonardo da Vinci), nel quale si divulgava a una vasta platea di intellettuali l'esistenza del numero e di alcune delle sue numerose propriet, fino ad allora appannaggio soltanto di una pi ristretta cerchia di specialisti. Il medesimo libro scalzava inoltre la definizione euclidea, unica dicitura col quale il numero veniva chiamato, reinventandone una completamente nuova di proporzione divina, dove l'aggettivo "divina" dovuto ad un accostamento tra la propriet di irrazionalit del numero (che lo rende compiutamente inesprimibile per mezzo di una ratio o frazione) e l'inconoscibilit del divino per mezzo della ragione umana:

54

Commo Idio propriamente non se po diffinire ne per parolle a noi intendere, cos questa nostra proportione non se po mai
per numero intendibile asegnare, n per quantit alcuna rationale exprimere, ma sempre fia occulta e secreta e da li [8] mathematici chiamata irrationale

La relazione tra il numero aureo e la serie di Fibonacci, rimasta ignota anche a Luca Pacioli, fu scoperta nel 1611 da Keplero, come rilevano i seguenti passi di una sua lettera:

... questa proporzione [...] che gli odierni [...] chiamano divina [...] congegnata in modo tale che i due termini minori di
una serie nascente presi insieme formino il terzo, e gli ultimi due addizionati, il termine [a loro] successivo, e cos via indefinitamente, dato che la stessa proporzione si conserva inalterata [...] pi si va avanti a partire dal numero 1, pi l'esempio diventa perfetto. Siano 1 e 1 i termini pi piccoli [...] sommandoli, il risultato 2; aggiungiamo a questo il precedente 1, e otteniamo 3; aggiungiamogli 2, e otteniamo 5; aggiungiamogli 3, e abbiamo 8; 5 e 8 danno 13; 8 e 13 danno [9] 21. Come 5 sta a 8, cos, approssimativamente, 8 sta a 13, e come 8 sta a 13 cos, approssimativamente, 13 sta a 21.

Keplero aveva praticamente scoperto che il rapporto fra due numeri consecutivi della successione di Fibonacci approssimava via via, sempre pi precisamente, il numero aureo; difatti:

Sezione aurea

55

ma Keplero, quale astronomo, non era forse tanto interessato a dimostrare la fondatezza della sua scoperta, quanto piuttosto a ricercarla nell'architettura dell'universo, che lui invece osserva, nelle sue propriet "divine"; non a caso concettualizz un modello eliocentrico in cui le orbite dei pianeti erano inscritte e circoscritte in solidi platonici e di conseguenza legate alla divina proporzione. La dimostrazione fu fornita un secolo pi tardi dal matematico Robert Simson e ulteriormente sancita dalla scoperta della formula generatrice della serie di Fibonacci (detta appunto formula di Binet) ad opera di Jacques Binet (anche se probabilmente gi nota a Eulero):

Questa formula mostra una successione di indice n di espressioni di numeri irrazionali che per ogni valore dell'indice fornisce un numero intero.

Gli ultimi due secoli


Se per molto tempo la sezione aurea venne conosciuta con la definizione euclidea di proporzione media ed estrema, per poi assumere l'aggettivo divina dopo l'uscita dell'opera di Pacioli, non altrettanto certa l'origine della sua definizione come "aurea". Nonostante la diffusa ed errata opinione che tale denominazione fosse in auge fin dall'antica Grecia, studiosi di storia della matematica la collocano pi verosimilmente attorno al XV - XVI secolo.[10]. La prima testimonianza scritta rintracciabile sembra risalire solo al 1835 nel libro Die Reine Elementar-Mathematik, in cui il matematico tedesco Martin Ohm scrive chiamata "sezione aurea", specificando cos di non esserne l'ideatore ma di usare un'espressione gi discretamente diffusa. La nuova denominazione si diffuse largamente nei primi anni dell'Ottocento, trovando sempre maggiori riferimenti nelle opere scritte, prima in tedesco e poi in lingua inglese, facilitando cos l'internazionalizzazione della formula ed entrando a pieno titolo nell'ambito culturale accademico, anche inizialmente solo come termine legato ancora alla sfera estetica, prima di essere acquisito a pieno titolo nell'ambito matematico ufficiale, come testimonia un articolo di E. Ackermann intitolato The Golden Section (La Sezione Aurea). La sezione aurea si diffonde nell'Ottocento anche nel campo dell'arte, comparendo nelle opere di molti artisti in cui contrariamente al passato, se ne pu affermare la presenza per ammissione dello stesso artista; particolare contributo alla sua diffusione fu dato dalla convinzione che la proporzione aurea, in particolare il rettangolo aureo, costituisse un canone estetico "naturale", per la sua ricorrenza in natura, che studi recenti avevano certificato, e che quindi le sue proporzioni conferissero uno straordinario senso di armonia in tutto ci che la possedeva. Non mancarono in tal senso neppure esperimenti psicologici volti proprio ad avvalorare tale tesi, anche se recentemente riprodotti con esiti marcatamente pi ambigui ed incerti. L'ossessione per la sezione aurea produsse anche serie di ricerche di contenuti originali, come quelle volte a rintracciarne connessione nei mercati azionari, con quella che divenne nota come la teoria delle onde di Ralph Nelson Elliott, o a ritrovare utilizzi pratici surreali come il Modulor.

Sezione aurea Sul versante prettamente matematico, nel XX secolo l'avvento del computer e il potenziamento delle capacit di calcolo hanno permesso di ottenere stime sempre pi precise del numero irrazionale che rappresenta il rapporto aureo, altrimenti incalcolabile con i soli strumenti della mente umana; il primo tentativo venne effettuato nel 1966 da M. Berg con un IBM 1401, calcolandolo fino alla 4599 cifra, e successivamente, sempre nello stesso anno, fino alla decimilionesima. Di seguito viene riportato il valore di fino al 1000 decimale: 1,618033 9887498 9484820 4586834 3656381 1772030 9179805 7628621 3544862 2705260 4628189 0244970 7207204 1893911 3748475 4088075 3868917 5212663 3862223 5369317 9318006 0766726 3544333 8908659 5939582 9056383 2266131 9928290 2678806 7520876 6892501 7116962 0703222 1043216 2695486 2629631 3614438 1497587 0122034 0805887 9544547 4924618 5695364 8644492 4104432 0771344 9470495 6584678 8509874 3394422 1254487 7066478 0915884 6074998 8712400 7652170 5751797 8834166 2562494 0758906 9704000 2812104 2762177 1117778 0531531 7141011 7046665 9914669 7987317 6135600 6708748 0710131 7952368 9427521 9484353 0567830 0228785 6997829 7783478 4587822 8911097 6250030 2696156 1700250 4643382 4377648 6102838 3126833 0372429 2675263 1165339 2473167 1112115 8818638 5133162 0384005 2221657 9128667 5294654 9068113 1715993 4323597 3494985 0904094 7621322 2981017 2610705 9611645 6299098 1629055 5208524 7903524 0602017 2799747 1753427 7759277 8625619 4320827 5051312 1815628 5512224 8093947 1234145 1702237 3580577 2786160 0868838 2952304 5926478 7801788 9921990 2707769 0389532 1968198 6151437 8031499 7411069 2608867 4296226 7575605 2317277 7520353 6139362... Nel 1974 il matematico Roger Penrose scopr, utilizzando figure legate a , la possibilit di una tassellatura a simmetria quintupla[11], attraverso l'uso di figure diverse, detta tassellatura di Penrose. Ci che rende detta tassellatura legata alla sezione aurea, non solo la particolare simmetria legata al pentagono e altrimenti inarrivabile, ma perfino il fatto che le stesse figure sono unicamente basate sul rapporto aureo, e che su grandi superfici il numero stesso delle figure impiegate come rapporto approssima sempre 1,618; per esempio, Pavimento decorato a mosaico alla University of Western Australia con un prendendo due delle possibili figure di esempio di tassellatura di Penrose, nello specifico a rombi "larghi" e "stretti" rombi larghi e stretti, il numero di rombi larghi Nl e quello degli stretti Ns deve essere tale da Nl/Ns = . Nel 1976 il matematico Robert Hamman, che aveva gi lavorato con Penrose per le sue precedenti scoperte, allarg l'indagine sulla tassellatura al campo tridimensionale, scoprendo che era possibile esaurire

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Sezione aurea

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similmente anche un volume ricorrendo a dei romboedri, composti dalle stesse forme utilizzate per ricoprire le superfici. La particolarit di questo tassellamento tridimensionale era sempre quella di avere una simmetria simile a quella dell'icosaedro (l'omologa della quintupla bidimensionale del pentagono) se eseguita seguendo determinate regole di giustapposizione. Tale scoperta, apparentemente solo teorica, non fu poi priva di conseguenze, una sua utilizzazione reale avvenne nel 1984, Una equazione scoperta nel 1994 e le prime 3000 cifre significative di - quando Dany Schectman, studiando alcuni cristalli di un composto di alluminio e manganese, not che possedevano una simmetria affine; la particolarit saliente era quella di avere rispetto alle altre formazioni cristalline, completamente amorfe oppure regolari, una quasiperiocit, da cui deriva la successiva riclassificazione degli stessi in quasicristalli.

Matematica
Matematicamente, il numero aureo corrisponde a una delle due possibili soluzioni dell'equazione di secondo grado , le cui radici[12] sono:

Tra le due soluzioni possibili, quella che ha un senso pure a livello geometrico la radice positiva, ovvero il numero irrazionale 1,618.... In matematica questo valore veniva indicato fino al XX secolo con la lettera greca (tau)[13], fu il matematico Mark Barr a introdurre l'uso, oggi consolidato, della (phi)[14], dall'iniziale dello scultore greco Fidia (in greco ), il quale avrebbe usato il rapporto aureo per creare le sculture del Partenone. La radice negativa dell'equazione, presa in valore assoluto (cio priva di segno) uguale a 0.618...; questo valore viene contrassegnato con la lettera greca (Phi), in maiuscolo, ed talvolta detto sezione argentea[15][16].

Particolarit matematiche
Dimostrazione

Per effettuare la dimostrazione, basta prendere l'equazione originaria e modificarla:

cos emerge che il reciproco uguale alla radice stessa meno l'unit,[17] mentre per il quadrato questa va aggiunta. Questo vuol dire che sommando e sottraendo il valore 1 a , si modifica solo la parte intera e non quella frazionaria, che rimane inalterata. Il rapporto aureo l'unico numero non naturale il cui reciproco e il cui quadrato mantengono inalterata la propria parte decimale.[18]

Sezione aurea

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Se invece prendessimo avremmo similmente che:

ma non conserva inalterata la propria parte decimale (diversamente da ): , ovvero 1.[19] Quindi presenta le

da qui si nota che la parte decimale di pi fornisce come risultato seguenti propriet:

Utilizzando la relazione che lega a si pu riscrivere la seconda equazione come:

da cui:

generalizzando per qualsiasi potenza del numero aureo l'equazione diventa:

L'ultima equazione racchiude le precedenti propriet del numero, e si evince anche che una delle possibile radici di ogni equazione del tipo . Considerando le potenze di n elevato numeri via via pi grandi, si ottengono numeri "quasi interi", cio molto prossimi ad un numero naturale, a potenze pari per difetto a potenze dispari per eccesso, ad esempio:

Essendo quest'ultima una caratteristica fondamentale dei Numeri di Pisot, la sezione aurea ne rappresenta un caso particolare.

Sezione aurea

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Rappresentazioni notevoli
Il numero aureo legato a due rappresentazioni, per cos dire "notevoli", aventi diverse caratteristiche in comune: entrambe sono ottenute per mezzo di operazioni ricorrenti l'unico numero che compare nelle operazioni suddette 1 Queste propriet si dimostrano entrambe sfruttando lo stesso procedimento:
pu essere ottenuto mediante una successione infinita di radici quadrate sommando ogni volta 1 al risultato, e poi estraendo nuovamente la radice poniamo poniamo: si nota subito che essendo un processo infinito, la parte sotto radice ancora uguale a x, per cui: pu essere il risultato di una frazione continua illimitata, avente tutti i termini uguali a 1 come denominatore

Trattandosi di una frazione infinita, si nota che il denominatore uguale a x, per cui:

e quindi: se si moltiplicano entrambi i membri per x, si ha:

che l'equazione generatrice di .

che l'equazione generatrice di .

Altre rappresentazioni

Il numero "pi irrazionale"


L'irrazionalit di phi, cio l'impossibilit di essere espressa compiutamente mediante una frazione, una tra le sue caratteristiche tipiche e singolari, che viene direttamente dimostrata dalla sua formula generatrice:

La parte decimale infatti interamente generata da

(che un numero irrazionale), che sommato con un numero

razionale fornisce un numero irrazionale. Inoltre questa propriet del numero aureo pu essere spiegata riprendendo la sua formulazione per mezzo di frazione continua. Ogni numero, bench irrazionale, pu infatti essere approssimato da una frazione continua:

scritta pi brevemente come: [a0; a1; a2;...]. La frazione pu essere interrotta in qualsiasi punto:

Sezione aurea [a0; ...; an] rappresentando a0 la parte intera, l'approssimazione sar determinata di volta in volta dai a1, ... an presenti di un ordine del 10-n dell'n-esimo numeratore preso in considerazione[20]. Essendo i numeratori della frazione continua tutti 1, ne risulter che, ogni frazione si scelga, questa presenter la minore accuratezza di approssimazione verso l'omologa persa al medesimo numerare di qualsiasi altro numero irrazionale; ovvero il numero aureo il numero pi difficile da approssimare con un rapporto fra due interi razionali, da qui l'affermazione di numero "pi irrazionale" fra gli irrazionali.

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Relazione con la serie di Fibonacci


stato gi detto che facendo il rapporto di due numeri consecutivi di Fibonacci, questo approssima sempre meglio il numero aureo, man mano che si procede nella successione; provare questo equivale a provare che il limite della successione fra numeri di Fibonacci consecutivi , ovvero:

La relazione pu essere dimostrata per induzione: supponiamo che le precedenti frazioni convergano ad un valore definito 'x. La serie di Fibonacci una serie ricorsiva i cui termini sono uguali a:

possiamo quindi riscrivere il limite come: cio uguale a 1 pi il reciproco della frazione, che ripassando per il passaggio a limite, di cui omettiamo i segni, possiamo riscrivere come segue. La funzione generatrice della serie si basa proprio su : che risolvendo dar .

Essendo

minore di 1 in valore assoluto, per n che diventa sempre pi grande essa diventa una quantit

cos prossima a zero da risultare ininfluente nella somma algebrica, tanto che per n grande i numeri della successione di Fibonacci possono essere approssimati con:

analogamente a quanto visto precedentemente, soltanto che in questo caso i numeri quasi interi sono ottenuti dopo la divisione di un altro numero irrazionale . Inoltre abbiamo:

Sezione aurea

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Potenze di Phi
Ecco qui alcuni rapporti notevoli interni a phi stesso con delle sue potenze Elementi di regolarit nelle potenze di si hanno anche con la serie di Fibonacci; per esempio, se invece del rapporto tra due elementi successivi si prende un passo maggiore, il limite di questo converger sicuramente verso un p, e precisamente:

si ha inoltre: , Per alti valori dell'esponente, le potenze di phi possono essere considerate con buona approssimazione numeri naturali. La sezione aurea presenta propriet particolari se utilizzata come base di un sistema di numerazione.

Metodi di approssimazione e espansione decimale


Nonostante la sezione aurea possa essere compiutamente riportata in termini numerici con la nota formula la presenza della radice di 5, ne decreta, attraverso l'irrazionalit, l'impossibilit di conoscerne tutta la parte decimale, il che determina che essa pu essere soltanto approssimata con maggior grado di precisione da frazioni sempre pi grandi oppure mediante algoritmi iterativi. Il primo metodo pi conosciuto senz'altro quello di sfruttare il legame con i numeri di Fibonacci, attraverso quest'altra ormai nota formula il cui grado di approssimazione sempre migliore misurabile con la differenza dal limite effettivo calcolabile con questa formula . Rimane ovviamente sempre l'inconveniente di dover preliminarmente calcolare valori sempre maggiori della successione. Assai meno calcoli preliminari, richiede invece il calcolo mediante il metodo pi calcolarne un numero arbitrario di classico della frazione continua, come precedentemente visto, il cui grado di cifre decimali. approssimazione pu essere solo stimato, risalendo alla frazione corrispondente m/n, inferiore a ; se non fosse come gi spiegato che si tratta della frazione continua pi lenta in assoluto.
Approssimando , possibile

Geometria
La sezione aurea ricorre abbastanza frequentemente in geometria, particolarmente nelle figure a geometria pentagonale. Nel pentagono regolare e nel pentagramma emerge naturalmente, e per questo, come abbiamo gi detto, venne scoperto dai greci, nel rapporto fra la diagonale e il lato o, nel secondo caso, fra il pentagono interno e il lato della punta stellata;

Sezione aurea

62 ma la si ritrova pure nel decagono come rapporto fra la misura del raggio della circonferenza circoscritta e del lato, o ancora, trasferendoci nella geometria solida, perfino nel dodecaedro, un poligono a dodici pentagoni, e nell'icosaedro, entrambi solidi platonici. Esistono inoltre dei poligoni definibili aurei, poich presentano in alcune delle loro parti il rapporto aureo; il caso pi emblematico senz'altro il rettangolo aureo, seguito dal triangolo aureo :

Nel rettangolo il rapporto rintracciabile fra il lato corto e quello lungo, mentre nel triangolo fra la base e i lati uguali; inoltre in entrambe le figure si pu notare che sono ricavabili una successione di figure simili sempre pi piccole con fattore di rimpicciolimento rispetto a quella pi esterna; nel rettangolo aureo inoltre possibile verificare che la sequenza "converge" verso un punto di fuga che non raggiunger mai[21], denominato dal matematico Clifford A. Pickover l'occhio di Dio, probabilmente rifacendosi alla definizione di "divina" data alla proporzione da Pacioli. Lavorando sulle successioni inoltre possibile ricavare una sorta di spirale, spesso confusa con la spirale aurea, anch'essa legata all'omonima sezione, ma di cui questa rappresenta soltanto una buona approssimazione formata da quarti di cerchio; cos come avviene nel caso rettangolo, dove in questo caso la spirale approssimante , si avvicina a quella aurea, a volte tangendola e altre sovrapponendosi[22] ed entrambe tendendo verso un polo asintotico coincidente con lo stesso occhio di Dio.

Sezione aurea

63 Sempre in ambito geometrico la sezione aurea trova un ruolo importante anche nella composizione di alcuni frattali, ove adottandolo come coefficiente di omotetia sarebbe in grado di assicurare la massima frattalizzazione della figura prima che le sue parti inizino a sovrapporsi. Nel caso dei frattali che riescono a simulare forme naturali, come un albero, per esempio, che rappresenta il grado di ottimalit massima per ottenere la maggiore superficie di chioma senza sovrapposizione; a tal proposito prende proprio il nome di albero aureo[23], una particolare forma di albero di Barnsley con valore pari a [24].

Costruzione geometrica con riga e compasso La sezione aurea pu essere costruita geometricamente, con riga e compasso, su qualsiasi segmento AB, ed possibile agire in due modi: 1. dividere il segmento date le proporzioni media ed estrema 2. creare dal medesimo un segmento in proporzione media ed estrema Nel primo caso una possibile divisione del segmento ci indicata da Euclide alla Prop. 30, libro VI dei suoi Elementi[25], tuttavia esiste un modo molto pi semplice:

Dimostrazione

Per la dimostrazione si pu procedere in due modi: Primo metodo Per il teorema delle tangenti e delle secanti si ha che AB medio proporzionale rispetto a AE e AD: AD : AB = AB : AE Per le propriet delle proporzioni: (AD - AB) : AB = (AB - AE): AE da cui si ha, ricordando che AE = AE': AE' : AB = E'B : AE' AB : AE' = AE' : E'B Secondo metodo Definendo e si ha, per il teorema di Pitagora,

Quindi,

risulta

che equivale a

. Ma, come visto,

, e proprio la misura

del segmento AB. Abbiamo perci che proporzione aurea basta vedere che segmenti AE', AB e

. Per provare che questi tre segmenti soddisfano la , cio che , il che prova l'asserto, ovvero che i

soddisfano la proporzione aurea. Ne viene che AE' la sezione aurea di AB.

Sezione aurea dato un segmento AB, si traccia la perpendicolare in B di lunghezza CB, pari a AB/2, si traccia poi l'ipotenusa AC del triangolo rettangolo cos disegnato e su di essa si segna il punto E, ove passa la circonferenza di centro C e raggio CB. Si riporta ora il segno con raggio AE su AB definendo il segmento AE' medio proporzionale rispetto ad AB e E'B. Per il secondo caso invece si procede diversamente, utilizzando di fondo lo stesso metodo attraverso cui si ottiene un rettangolo aureo. Dato un segmento AB si traccia la perpendicolare DB di lunghezza pari ad AB; da questo punto, quindi, si trova il punto medio C del segmento interessato e puntandovi, con apertura pari all'ipotenusa CD, si riporta la lunghezza sul prosieguo del segmento, trovando cos BD', per il quale AB rappresenta il medio proporzionale rispetto alla loro somma AD'. Per un'agevole dimostrazione algebrica se attribuiamo al segmento AB valore unitario, cio 1;

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Mentre DC similmente, per il teorema di Pitagora, vale:

sommando i due si ricava:

che la stessa soluzione dell'equazione generatrice del numero aureo.

Storia
A livello storico vi sono diverse questioni irrisolte: se e quali popoli, prima dei greci, conoscessero la sezione aurea e la utilizzassero consapevolmente nelle loro opere. I casi pi importanti sono quelli legati ai babilonesi e agli egizi.

Babilonia
Alcune tavolette, riportanti calcoli computazionali, testimoniano nei Babilonesi conoscenze sia matematiche che geometriche tali da poter ottenere buone approssimazioni dell'area del pentagono e perfino di pi greco. Mancano tuttavia prove schiaccianti circa la loro effettiva conoscenza della sezione aurea; ciononostante eminenti studiosi, fra cui Michael Scheneider [26] e Helen Hedian [27], affermano la sua presenza su steli e bassorilievi: alcuni esempi sarebbero una stele babilonese e una raffigurazione di una divinit alata del IX secolo a.C. (Metropolitan Museoum of Art), la "leonessa morente"[28] di Ninive (600 a.C.).

L'antico Egitto
Le affermazioni sulla conoscenza del rapporto aureo in epoca pre-ellenica coinvolgono anche gli antichi Egizi, sull'ondata di una fervente e misticheggiante letteratura ottocentesca, che fra l'altro asseriva la presenza di conoscenze matematiche ben pi avanzate, le cui tracce sarebbero tutt'oggi visibili nei resti di numerosi monumenti. Per quanto riguarda il rapporto aureo, il dibattito verte su casi meno conosciuti come quelli dell'Osireion e la Tomba di Petosiri alla ben pi famosa piramide di Cheope.

Sezione aurea

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Nel primo caso si tratterebbe del monumento funerario del re Seti I (XIX dinastia), riportato alla luce nel 1901 da Flinders Petrie, al riguardo Robert Lawlor asserisce che l'architettura della stanza pi interna sarebbe basata su una mistica geometria pentagonale contenente il rapporto aureo, ravvisabile in una serie di intrecci geometrici che si possono estrapolare. Precisamente all'interno della stanza sarebbe possibile disegnare secondo Lawlor due pentagoni contrapposti fino all'esaurimento della lunghezza, mentre la larghezza conterrebbe le circonferenze ad essi circoscrivibili; su tale disegno sarebbero poi ricavabili con altri intrecci da cui giustificare la presenza degli altri elementi architettonici.[29] Si tratta comunque di una interpretazione senza seguito in ambito accademico. La tomba di Petosiri, sommo sacerdote di Thot, stata rinvenuta da Gustave Lefebvre Pianta del Osireion con la nei primi anni venti, e risale al III secolo a.C., quando era gi attestata la conoscenza geometria pentagonale di della sezione aurea da parte dei Greci. In questo caso il rapporto aureo sarebbe Lawlor riscontrato, sempre dallo stesso Lawlor [29], in un bassorilievo raffigurante l'imbalsamazione del sacerdote, anche qui in un intricato intreccio di segni geometrici che richiedono un elevato grado di astrazione rispetto alla figura, per essere plausibilmente nelle reali intenzione dell'autore.[30] La Grande piramide Il caso largamente pi dibattuto riguardante l'Egitto per la presenza della sezione aurea, e non solo[31], nella Piramide di Cheope nella piana di Giza e unica delle sette meraviglie ad essere giunta fino a noi intatta. Il mito esoterico-numerologico che circonda la Grande piramide nasce probabilmente in seguito all'opera di John Taylor, The great pyramid: why was it built and who built it? (La grande piramide: perch fu costruita e chi la costru), pubblicata nel 1859, e suffragata a ruota dallo studioso, astronomo e piramidologo, Charles Piazzi Smyth[32]. Il rapporto aureo sussisterebbe in questo caso fra il semilato della piramide e l'altezza della facciata triangolare costruibile sulla stessa, il che porterebbe a un'inclinazione teorica della facciata pari a 51 49' ca. La piramide reale ha un'altezza totale di circa 147m e lati di 230m, con una inclinazione della pareti di 51 50' 35", estremamente simile all'inclinazione teorica, e di fatti, esplicitando i conti, tra il semilato e l'"altezza"[33] reali:

Si tratta anche questa volta di valore molto vicino a quello teorico; risulta comunque logico chiedersi se ci pu costituire una prova di una reale conoscenza da parte degli egizi della sezione aurea o se tale risultato sia stato un'inconsapevole conseguenza del modo in cui stata costruita, cos come sarebbe presumibile dagli scritti di Erodoto (Storie Libro II).
Spiegazione

Sezione aurea

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Il rapporto fra altezza s della facciata e semilato a e uguale a: s/a = e questo perch l'area della triangolare T (s a) della facciata e uguale al quadrato dell'altezza della piramide h. s a = h applicando il teorema di Pitagora s a = s - a - riordinando e dividendo per a (s/a) - (s/a) - 1 = 0 x - x - 1 = 0 siccome questa l'equazione della sezione aurea ne discende che essa connaturata in una piramide che venisse fatta secondo le caratteristiche indicate da Erodoto. L'astronomo Britannico John Herschel scriveva, citando Erodoto, che la Piramide [di Cheope ] caratterizzata dalla propriet di avere ciascuna delle facce uguale al quadrato costruito dell'altezza, ora, stante le svariate perplessit circa la corretta interpretazione del passo incriminato, si tratterebbe di una spiegazione alternativa all'ipotesi che essa sia stata inserita volontariamente e coscienziosamente nella piramide di Cheope. Effettivamente le misure della piramide, 147 = 21609 e 115 186,64 = 21463.6, sono straordinariamente simili, e parrebbero confermare la citazione, se non fosse che da nessuna parte pure questa trova definitiva conferma. Non si ritrova infatti nel passo di Erodoto che recita

Per la costruzione della Piramide occorsero vent'anni. Essa quadrata.. Presenta da tutti i lati una faccia di otto plettri, un'altezza uguale. di pietre levigate e perfettamente connesse, di cui nessuna misura meno di trenta piedi.
( Erodoto, Storie, II, 124:5
[34]

Non risulta di fatto alcun riferimento al "quadrato dell'altezza", ma soltanto misurazioni come risultante che da studi condotti da Richard Gillings[35], Roger Fischler e George Markowsky[36], ciononostante la sostanziale equivalenza come rilevata nell'erronea interpretazione del passaggio erodoteo esiste nelle dimensioni della piramide, come sopra evidenziato, ma probabilmente pure in questo caso da ascrivere cause non legate alla volont del progettista e forse perfino ignare a quest'ultimo. Spiegazioni tecniche sono state trovate legate alle modalit di costruzione: una proposta da Gillings[35], sulla base dei problemi 56 e 60 contenuti nel famoso Papiro Rhind incentrati sui seked - una unit di misura egiziana dell'inclinazione delle superfici laterali - sostiene che il rapporto aureo deriverebbe dalla necessit tecnica di tenere una certa inclinazione costante della parete durante tutta la costruzione della piramide; l'altra, considerata anche la pi attendibile[37], fornita invece da Kurt Mendelssohn[38] secondo cui gli egizi utilizzavano due diverse unit di misura: una per grandezze verticali, il cubito, e una per quelle orizzontali, un rullo dal diametro di cubito la cui circonferenza uguale a cubiti, dalla combinazione dei due emergerebbe naturalmente il numero aureo.[39] Sia, quindi, che la presenza della sezione aurea derivi dal tentativo di costruire una piramide con le peculiarit attribuitele da alcuni dagli scritti di Erodoto, sia che derivi da mere contingenze costruttive, appare improbabile che derivi da una precisa e voluta scelta dei progettisti; in sostanza nemmeno la pi importante della presunte testimonianze della sua conoscenza da parte degli indizi, trova spiegazioni alternative in grado di spiegarne la sua presenza in via del tutto fortuita e inconscia.

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Estetica
In psicologia
Nell'Ottocento iniziarono i primi studi psicologici volti ad attestare su base scientifica la pretesa superiorit estetica della sezione aurea, in particolar modo i test si concentrarono sulla preferenza estetica per il rettangolo aureo, che fra tutti i derivati geometrici della divina proporzione sembra essere quello ad aver ereditato maggiormente il suo alone di "fascino". Tutto sembra aver avuto inizio con i contestati studi di Gustav Fechner, fondatore della psicologia sperimentale. Nel suo Manuale di estetica (Vorschule der Aesthetik), edito nel 1879, Fechner pubblic i risultati dei suoi esperimenti condotti sia sulle persone, testando le loro preferenze estetiche, che sul campo, misurando migliaia di oggetti d'uso quotidiano per far emergere la testimonianza di una tendenza inconscia verso la proporzione aurea; ma bench soltanto una delle tre modalit di ricerca confermasse la sua tesi, Fechner non esit dall'asserire che vi era una dimostrata preferenza per il rettangolo aureo, e quindi per la sezione aurea. Subito vennero mosse una serie di critiche alla correttezza e ai metodi usati da Fechner nel condurre i suoi esperimenti, non ultimo quello di aver influenzato egli stesso, in buona o in mala fede, gli stessi soggetti; inoltre non mancarono sospetti, che nel caso fosse confermata la genuinit degli esperimenti, il risultato positivo dell'esperimento non fosse da attribuire ad altre cause, non prese da lui in considerazione, e impossibili da confutare vista la poca chiarezza riguardante le modalit dell'esperimento. Comunque nel corso del XX secolo, l'ipotesi Fechneriana stata ripetutamente oggetto di verifica, a volte trovando risultati che parzialmente sembravano convalidarla, altre volte confutarla nel tutto; risulta interessante per come avvicinandosi ai nostri tempi la casistica favorevole si sia pian piano diradata, man mano che venivano analizzate e prese tutte le ipotesi e quelle accortezze sperimentali, per filtrare i risultati da contaminazioni di eventuali concause accidentali. Tuttavia esistono anche recenti studi condotti sulla sezione aurea nel 1997 la Empirical studies of the art uscita con un fascicolo speciale raccogliendo ben 7 studi condotti con metodi differenti di cui nessuno, per, fa emergere una ben che minima preferenza per la sezione aurea [40], mentre addirittura Holger Hge con il suo lavoro intitolato The golden section hypothesis its last funeral[41] sembra voler mettere definitivamente fine a tutte le speculazioni.

Nell'arte
Molto spesso capita che nelle opere di diversi artisti venga riscontrata la presenza della proporzione aurea, in particolar modo sotto forma di rettangolo aureo, e molto spesso a sproposito; anche diversi siti internet, nonch libri, caldeggiano ferventemente questa ipotesi, a volte azzardata, col rischio di consolidare l'esistenza di un falso mito: ovvero, la presunta superiorit estetica della sezione aurea. Occorre invece muoversi con cautela, pure in questo ambito perch la presunta presenza della sezione pu in molte opere essere frutto di plurimi fattori, che possono trarre in inganno e indurre a facili considerazioni affrettate; tre paiono essere i pi importanti: 1. Tralasciando le ovvie possibilit di imprecisioni nelle misurazioni, a volte viene affermata la presenza del rapporto aureo pur trovandosi di fronte a numeri quali 1.5, 1.6, 1.66 e 1.75 frettolosamente assimilati a sue "buone" approssimazioni. Nonostante l'evidente difficolt di approssimazione di un numero irrazionale con la dovuta precisione, bisogna almeno considerare l'eventualit che l'artista abbia voluto s usare misure non arbitrarie, ma, forse, semplicemente rifacendosi a rapporti fra numeri interi; cos com' possibile d'altronde che abbia volutamente usato numeri vicini al rapporto aureo proprio per tentare di approssimarlo. 2. Le misurazioni spesso sono state effettuate prendendo a riferimento punti arbitrari o sulla cui oggettivit tuttora aperto un dibattito; inoltre non da escludere, la non poi tanto remota possibilit che in un sistema complesso, formato da diversi elementi, rapporti prossimi al valore aureo possano formarsi per fattori ascrivibili al caso, pure in mancanza di un'effettiva volont dell'artista.

Sezione aurea 3. Il convincimento della sua superiorit estetica e la riproposizione di modelli familiari, se non canonici, possono aver indotto l'artista a copiare o a ispirarsi da forme e proporzioni di opere di altri artisti dove la sezione aurea era effettivamente o approssimativamente presente, e quindi averla involontariamente riprodotta nella propria opera. A fronte di queste considerazioni, si pu capire come sia pienamente lecito affermare la presenza della sezione aurea, in un'opera o nell'estetica di un artista, soltanto in presenza di forti indizi che indicano che l'artista ha volutamente e consciamente utilizzato tale sezione nelle sue opere, o per sua ammissione diretta. Pittura Ne La geometria segreta dei pittori[42], Charles Bouleau sostenne la tesi di una diffusissima presenza della sezione aurea nei pittori prerinascimentali, quali Giotto, Duccio e Cimabue, in un'epoca ben precedente la pubblicazione del De divina proporzione, e questo per sostenere, come egli afferma, la tesi del rapporto aureo quale canone estetico riconosciuto a priori, anche se non vi sono evidenze, in tale direzione, da parte di nessuno dei maggiori esperti dei tre pittori. Un altro pittore, che le dicerie vogliono maniacalmente affascinato dalla sezione aurea, sarebbe stato Leonardo da Vinci, e le prove sarebbero all'interno di alcuni dei suoi dipinti pi famosi: quali il San Gerolamo, La Vergine delle Rocce, la Testa di vecchio e la celebre Monna Lisa. Sebbene, in questo caso, la presenza della sezione aurea sia pi plausibile, se non altro la sua collaborazione con Luca Pacioli nella stesura del De Divina Proportione, alcuni dei dipinti citati risultano di molto precedenti al periodo di collaborazione fra i due umanisti, iniziato nel 1496 a Milano presso Ludovico il Moro; fa eccezione per la Gioconda, sulla quale il dibattito accademico per risulta ancora aperto e abbastanza controverso, inoltre il rapporto aureo sarebbe da rintracciare all'interno di un rettangolo aureo i cui riferimenti non sarebbero ben definiti.

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In epoca pi recente altro caso dubbio, cui viene ascritta una passione per la sezione aurea, sarebbe il pittore francese Georges Seurat, nel cui caso, forse, la diceria stata alimentata da una naturale propensione per un pittura spaziale dove il rilievo geometrico, si carica, nelle prospettive dell'artista, di una valenza emozionale che egli intende trasmettere facendo un particolare uso di tratti verticali, orizzontali e angoli retti; ma manca a sostegno della tesi l'ammissione dell'artista di avere fatto esplicito uso della proporzione aurea, anche se a sostegno vengono La parata del circo (1888) di Georges Seurat spesso citati diversi studi sulle proporzioni di dipinti come il La parade de cirque. In quest'ultimo caso un massiccio aiuto alla diffusione del "mito" sarebbero stati alcuni scritti di Matila Ghyka[43]. Stesse cose avrebbe affermato il matematico inglese David Bergamini nel suo libro Mathematics[44], curato nel 1963 dai redattori di Life Magazine. Esistono per anche diversi artisti che fecero effettivo uso della sezione aurea nelle loro opere: uno dei primi fu senz'altro Paul Srusier (1864 - 1927) per sua stessa ammissione. probabile che Srusier abbia appreso della sezione aurea da un altro pittore amico suo, l'olandese Jan Werkade, durante una visita avvenuta nel 1896, quando and a trovarlo presso un monastero di Benedettini a Beuron, nella Germania meridionale; nell'occasione un gruppo di monaci stava ricavando una serie di opere a sfondo religioso basandosi su una Padre Didier Lenzdi riguardanti particolari misure sacre[45] tra cui vi era ovviamente la sezione aurea.[46]

Sezione aurea Dopo Srusier la conoscenza della sezione aurea si diffuse a molti artisti, e non pot mancare di trovare degna posizione anche all'interno del cubismo, come dimostra il nome di una mostra: la "Section d'Or", tenuta a Parigi nel 1912 da alcuni dei primi esponenti del movimento pittorico, bench nessuna delle opere presentate al suo interno contenesse alcun legame con . Tuttavia non mancarono pittori cubisti che ne fecero realmente uso, come lo spagnolo Juan Gris e lo scultore lituano Jacques Lipchitz; i due fra l'altro lavorarono assieme alla creazione della scultura Arlequin basata su un particolare triangolo aureo ideato da Keplero. Spostandoci in Italia troviamo invece Gino Severini che lo utilizzo nei primi anni venti e pi tardi Mario Merz, il quel per fece in realt pi uso dei numeri di Fibonacci piuttosto che della sezione aurea. Oltre oceano, negli Stati Uniti troviamo Jay Hambidge che, all'inizio del Novecento teorizz due tipi di arte moderna: una a "simmetria statica", basata su forme geometriche, e una invece "dinamica" basata sulla sezione aurea e la spirale logaritmica. Oltre Manica invece abbiamo, sempre agli inizi del secolo, Anthony Hill (1930) che si ispir al numero aureo in una serie di opere denominate sotto relief construction; un altro artista, l'israeliano Yigal Tumarkin, addirittura inser in una sua opera direttamente la formula (1 + 5)/2. Tra i falsi miti legati alla pittura contemporanea resta da sfatare quello dell'utilizzo della sezione aurea da parte dell'olandese Piet Mondrian, su cui furono fatte a pi riprese diverse illazioni del tutto infondate. Mondrian fece prettamente uso di forme rettangolari e linee verticali e orizzontali per comporre le sue opere, e questa estrema geometrizzazione aliment negli anni diverse speculazioni sul fatto che questi dipinti celassero pi o meno velati riferimenti o proporzioni auree; ciononostante non si hanno riscontri diretti da parte dell'artista, n dei suoi principali esperti, ad esempio il critico Yve-Alain Bois ha escluso categoricamente tali ipotesi.[47] Architettura (Modulor) Nell'architettura del XX secolo, una delle pi interessanti applicazioni della sezione aurea fu senz'altro segnata dalla nascita del Modulor, letteralmente "modulo d'oro" derivato dal nome francese. L'ideatore fu l'architetto svizzero Le Corbusier che si prefisse di utilizzare la sezione aurea e la successione di Fibonacci quale sistema su cui basare le proporzioni di tutti gli spazi dedicati alla vita dell'uomo con l'intento di creare uno standard che fosse allo stesso tempo armonico e funzionale alle esigenze del vivere quotidiano; l'idea sottostante era che poich era possibile riscontrare la sezione aurea nelle proporzioni del corpo umano, nonch in altri svariati esempi naturali, questa potesse essere la base ottimale su cui strutturare tutto l'ambiente circostante, in modo che risultasse armonico e armonizzato ad esso secondo una presupposta regola naturale, identificata appunto nella proporzione aurea. L'idea di armonia implicita cela ancora un volta la concezione di un'estetica superiore legata alla sezione aurea. Lo stesso Le Corbusier utilizz gli schemi del Modulor in diversi suoi progetti, come nella costruzione di alcune strutture governative nella citt di Chandigarh in India. Nel suo complesso, per, il Modulor non trov grande seguito presso altri architetti, anzi fu molto spesso oggetto di critiche circa l'inconsistenza delle sue basi teoriche, che ne decretarono man mano l'insuccesso. In Italia Giuseppe Terragni l'ha usata nella progettazione di alcuni edifici razionalisti. Musica La musica ha numerosi legami con la matematica, e molti ritengono che in essa sia centrale il ruolo della sezione aurea. A sostegno di tale tesi vengono spesso richiamate alcune particolarit strutturali di determinati strumenti come il violino e il piano. Nel caso del violino alcuni ritengono che la piacevolezza del suono derivi dalle sapienti capacit dei liutai di costruire la sua cassa armonica secondo particolari geometrie; per esempio l'arco che ne costituisce la base avrebbe, in molti casi, il suo centro di curvatura proprio in posizione aurea rispetto alla lunghezza complessiva dello strumento,[48] inoltre anche lo stesso Stradivari si sa per certo che cercasse di posizionare gli occhielli del violino sempre in tale posizione; non vi sono per conferme sul fatto che tali accorgimenti conferiscano effettivamente un

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Sezione aurea suono "migliore" allo strumento, che non possano essere invece attribuiti alla lavorazione dei materiali o alla scelta degli stessi. Nel pianoforte, invece, particolare rilievo viene dato alla struttura della tastiera, in special modo con parallelismi fra i numeri di questa e quelli di Fibonacci. I tredici tasti delle ottave, distinti in otto bianchi e cinque neri, a loro volta divisi in gruppi da due e tre tasti ciascuno; 2, 3, 5, 8, 13 appartengono infatti tutti alla successione di Fibonacci, ma anche in questo caso, ancor pi che nel precedente, si tratta di una mera coincidenza che non pu neppure essere attribuita a una specifica volont del costruttore, trattandosi di una soluzione motivata unicamente dall'evoluzione strutturale dello strumento. In passato si fatto notare, che molti degli intervalli musicali naturali sarebbero riducibili a frazioni in termini di numeri di Fibonacci (una sesta maggiore di La e Do 5/3, una sesta minore di Do e Mi 8/5). Gi Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli risultino particolarmente gradite all'orecchio.[49] Tuttavia, i motivi per cui tali rapporti sono particolarmente consonanti, sono spiegati (almeno in parte) dall'acustica, non hanno praticamente alcuna connessione con la serie di Fibonacci. Sul piano compositivo la sezione aurea attraverso la serie di Fibonacci pu, ovviamente, essere rapportata a qualsiasi unit di misura concernente la musica, cio durata temporale di un brano, numero di note o di battute, ecc. non sono comunque rari anche in questo caso facili entusiasmi dovuti a fraintendimenti numerici. Per esempio Paul Larson nel 1978 sostenne di aver riscontrato nei Kyrie contenuti nel Liber Usualis, il rapporto aureo a livello delle proporzioni melodiche, ma in mancanza di una documentazione che ne attesta la volont di inserimento rimane tutto a livello puramente congetturale; medesime illazioni sono sempre state fatte per le opere di Mozart, anche se recentemente John Putz, matematico all'Alma College, subitamente convinto di tale teoria specialmente per quanto riguarda le sonate per pianoforte, dovette ricredersi riscontrando un risultato decente soltanto per la Sonata n. 1 in Do maggiore. Questo quello che hanno fatto, per esempio, Bla Bartk (1881-1945) in alcune delle sue maggiori composizioni (come la Musica per Archi, Percussioni e Celesta) e Claude Debussy (1862-1918), il quale era particolarmente attratto dalla sezione aurea, citata da lui come le divine nombre nella raccolta Estampes (1903) e usata, tra gli altri, nella composizione dei brani La Mer (1905) e Cathdrale Engloutie. Quest'ultimo, in particolare, un preludio per pianoforte di 89 battute, di cui le prime 68 hanno un tempo doppio delle restanti 21: in altre parole, alla battuta 68 il brano rallenta il tempo a met. L'effetto prodotto all'ascolto, quindi, riduce le battute di questa prima sezione a 34, e il brano ha una lunghezza percepita da chi lo ascolta di 55 battute, vale a dire la sezione aurea di 89. Questo uno dei tanti esempi che si possono citare per descrivere l'applicazione del concetto di sezione aurea all'interno delle composizioni musicali di Debussy. Il pianista Roy Howat ha analizzato altri brani di Debussy come Reflets dans l'eau, L'isle joyeuse (oltre al gi citato La mer) riscontrando in ognuno varie applicazioni delle tecniche succitate. Bartk e Debussy sono solo due tra i compositori che hanno usato in musica il concetto di sezione aurea, ma se ne potrebbero menzionare molti altri, tutti operanti tra la fine del XIX secolo e il XX secolo. In epoche pi recenti, musicisti quali Stockhausen, Pierre Barbaud, Iannis Xenakis, facendo evolvere i precedenti utilizzi della matematica in musica, hanno introdotto un utilizzo pi strutturato della matematica (soprattutto il calcolo delle probabilit e del computer per la composizione musicale). Xenakis in particolare ha fondato a tale fine, a Parigi nel 1972, un gruppo di ricerca universitario chiamato CEMAMU, che ha appunto come obiettivo l'applicazione delle conoscenze scientifiche moderne e del computer alla composizione musicale e alla creazione di nuovi suoni tramite sintetizzatori.

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Sezione aurea Sofija Gubajdulina ha utilizzato frequentemente la serie di Fibonacci nelle sue opere - ad esempio nella Sinfonia "Stimmen... Verstummen...", in Perception, nel pezzo per percussioni All'inizio era il ritmo, nel coro Omaggio a Marina Cvetaeva, nel trio Quasi hoquetus, nella sonata Et exspecto e altre. Va sottolineato che la compositrice ha fatto ricorso alla serie di Fibonacci quale regola per organizzare il ritmo, generale o particolare, delle sue opere: "La Sezione Aurea stata impiegata [...] in due sensi: nella struttura intervallare e in quella ritmica. Delle due a me interessa particolarmente la seconda. Se si interpreta la struttura intervallare con le cifre occorre prendere il semitono come unit di misura. [...] Certamente i numeri 3-5-8, e quindi anche gli intervalli che essi rappresentano, sono disposti in una sequenza che quella della serie di Fibonacci. Ma su questo tipo di applicazione io ho alcuni dubbi, perch gli intervalli in questione sono considerati all'interno del sistema temperato, [...] un sistema artificiale. La serie di Fibonacci si applica invece al sistema del mondo, in una parola a quella natura che viene violata dall'artificio del sistema temperato. L'uso della serie di Fibonacci nel sistema ritmico mi sembra invece giusto e naturale perch il ritmo legato alla naturalit del nostro respiro."[50] Anche la musica Rock, specialmente nel cosiddetto rock progressivo, si confrontata con gli aspetti mistico-esoterici della sezione aurea, e pi precisamente dalla serie di Fibonacci. L'esempio pi emblematico la musica dei Genesis, che hanno usato assiduamente la serie fibonacciana nella costruzione armonico-temporale dei loro brani: Firth of Fifth tutto basato su numeri aurei: ad esempio ci sono assoli di 55, 34, 13 battute, di questi alcuni sono formati da 144 note, ecc. Oltre ai Genesis, altre rock band hanno usato, seppure pi sporadicamente, i numeri aurei nelle loro composizioni. Fra questi i Deep Purple nel brano Child in Time e i Dream Theater nell'album Octavarium, interamente concepito secondo il rapporto tra i numeri 8 e 5 e termini consecutivi della sequenza di Fibonacci. Risale invece al 2001 Lateralus album della band americana Tool che contiene il singolo omonimo "Lateralus" costruito fedelmente sulla serie di Fibonacci. Letteratura Per quanto possa sembrare stravagante c' chi ha rintracciato il rapporto aureo pure in letteratura, pi specificatamente in poesia. Ci sarebbero due modi per poterlo rintracciare: come idea ispiratrice dell'opera, oppure come principio organizzatore della struttura ritmica che dona al componimento le sue decantate doti di armonia. Unica opera, tra l'altro a sfondo umoristico, realmente appartenente al primo caso una poesia del matematico Paul Bruckman intitolata Media costante, pubblicata nel 1977 sulla rivista matematica Fibonacci quarterly, dove in versi vengono decantate le principali propriet algebriche del numero, il cui nome viene tradotto per l'occasione in "media aurea". Riguardo alla seconda possibilit circa la presenza della sezione aurea in poesia, sono state fatte alcune elucubrazioni sulla Eneide di Virgilio; un docente dell'universit di Princeton, George Duckworth, afferm in un suo saggio[51], edito nel 1962, che il poeta latino avrebbe strutturato il testo sezionandolo in parti "minori" e "maggiori" che avrebbero rispettato il rapporto aureo. Ora, Duckworth individua queste parti in modo apparentemente oggettivo, ovvero in base al carattere prevalente del loro contenuto sia questo di dialogo o di narrazione o descrizione; concludendo poi che il numero dei versi tale da approssimare il rapporto aureo. Nel 1981 tali dati vennero rianalizzati da Leonard Curchin e dal matematico Roger Fishler, i quali dimostrarono che l'analisi era innanzitutto viziata da un fatto: che prendendo due numeri disuguali M (Maggiore) e m (minore), il rapporto (M + m)/M pi vicino a di quanto non lo sia M/m; e Duckworth prese a sostegno della propria ipotesi soltanto la prima frazione, escludendo la seconda che avrebbe confutato la sua ipotesi. Inoltre notarono come i dati mostravano dei rapporti in realt del tutto casuali e soltanto per circostanza vicino al numero aureo o alla serie di Fibonacci.

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Botanica
In natura uno degli esempi pi significativi di utilizzo della sezione aurea rappresentato dagli studi sulla disposizione geometrica delle foglie e delle infiorescenze di alcune piante (Fillotassi). Nel XIX secolo i fratelli Louis ed Auguste Bravais, botanico il primo e cristallografo il secondo, osservarono che in alcune piante le foglie si dispongono sul fusto secondo una spirale vegetativa, in cui l'angolo tra due foglie successive pressoch costante ed di circa 137.5. Tale angolo, corrispondente all'angolo aureo, garantisce un utilizzo ottimale della luce solare [52].

Note
[1] Livio, op. cit., p. 15 [2] Giamblico, Silloge delle dottrine pitagoriche ca. 300 d.C.:

Le foglie, numerate da 1 a 10 in base all'ordine di formazione, si dispongono a formare una spirale.

Dicono che il primo che divulg la natura della commensurabilit e dell'incommensurabilit a chi non era degno di conoscere tale teoria si attir un tale disprezzo che non solo lo si bandi dalla vita in comune e dalle associazioni [pitagoriche], ma fu costruita la sua tomba...
[3] [4] [5] [6] Capparelli Vincenzo. La sapienza di Pitagora Roma, Edizioni Mediterranee, 1988, (passim) Indice analitico (http:/ / aleph0. clarku. edu/ ~djoyce/ java/ elements/ subjindex. html#extreme) su Euclid's Elements Libro VI, Def. 3 (http:/ / aleph0. clarku. edu/ ~djoyce/ java/ elements/ bookVI/ defVI3. html) Poich la somma degli angoli interni di un poligono di n lati in gradi sessagesimali (n-2) x 180, tale somma per un pentagono 540, che diviso per 5 fa 108 [7] In realt Fibonacci pone un problema per la cui soluzione occorre calcolare i primi 12 termini della successione che oggi porta il suo nome e non fa alcuna considerazione sulla successione infinita. [8] Erman di Rienzo. la divina proporzione (http:/ / www. matematicamente. it/ storia/ divina_proporzione. zip) (DOC) p. 17 [9] Livio, op. cit., p. 226 [10] Franois Lasserre. The birth of mathematics in the age of Platone. Londra, Hutchinson, 1964 Carl B. Boyer. Storia della Matematica Milano, Mondadori, 1990 ISBN 88-04-33431-2 [11] Tassellature diverse sono facilmente componibili con triangoli equilateri, quadrati e esagoni, si tratta di tassellazioni regolari e periodiche, con simmetrie rispettivamente triple, quadruple e sestuple, possibili principalmente perch detti poligoni regolari hanno angoli che sono multipli perfetti dell'angolo giro; motivo che fino ad ora aveva impedito di ottenere una tassellazione a geometria quintupla prerogativa del pentagono, che invece fu possibile grazie a Penrose [12] La "radice" di cui si parla qui e nel seguito non sinonimo di "radice quadrata", bens ha il significato di "soluzione dell'equazione". [13] dal greco tom, "taglio" o "sezione" [14] La lettera greca usata per indicare il numero aureo nella forma 1,618 minuscola, la maiuscola viene usata per indicarne il suo reciproco, ovvero 0,618. [15] Golden Ratio Conjugate (http:/ / mathworld. wolfram. com/ GoldenRatioConjugate. html), MathWorld [16] La sezione argentea non quindi una soluzione dell'equazione per cui invece soluzione; piuttosto il valore assoluto di una soluzione dell'equazione, oltre che il reciproco della sezione aurea :

[17] cio il "complemento ad uno della radice dell'equazione [18] Esistono altri numeri i cui reciproci mantengono la stessa parte decimale (vedi Reciproco#Reciproci_particolari), ma nessun altro lo fa anche elevato al quadrato. [19] La barretta sopra il "9" indica che si tratta di un numero decimale periodico. [20] Ecco perch il pi irrazionale! in La favola della sezione aurea (http:/ / www. unich. it/ progettistisidiventa/ archivio_lavori_studenti/ Bastioni_Aurea. pdf). p. 54 [21] Una immagine (http:/ / www. maecla. it/ bibliotecaMatematica/ pz_file/ occhiodidio. htm) pi chiara sull'Occhio di Dio [22] Una immagine (http:/ / www. maecla. it/ bibliotecaMatematica/ pz_file/ spiralog3. htm) della Spirale aurea e della spirale di Fibonacci [23] Laura Lotti. L'albero aureo (http:/ / www. frattali. it/ alberoaureo. htm) 3 maggio 2004 - immagini [24] L'omotetia, in questo caso, deve essere una contrazione, in modo da accorciare le distanze. Il rapporto di omotetia deve essere dunque strettamente minore di 1, ovvero 0,618..., cio il reciproco di 1,618.

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[25] libro VI, Prop. 30 (http:/ / aleph0. clarku. edu/ ~djoyce/ java/ elements/ bookVI/ propVI30. html) in Euclid's elements [26] Michael Scheneider, A Baginner's guide to Constructing the Universe, New York, Harper Perennial, 1995. ISBN 0-06-092671-6 [27] Helen Hedian, The golden section and the artist su "The Fibonacci Quarterly" 14:406-18, 1976 [28] Dying lioness (http:/ / whs. eanes. k12. tx. us/ art/ Smaller Site/ images/ Art History/ Chap 2/ ) (Leonessa morente) bassorilievo custodito al British Museum di Londra [29] Robert Lawlor, Sacred Geometri philosophy and practice London, Thames and Hudson, 1982 ISBN 0-500-81030-3 [30] Livio, op. cit., p. 80 [31] Ci sono al riguardo diversi studiosi che affermano che nelle misure della Grande piramide sarebbero riscontrabili diverse costanti cosmologiche e matematiche, fra cui il , anche se nessuna di queste tesi accettata nell'ambito accademico. [32] Piazzi Smyth, The Great Pyramid, New York, Gramercy book, 1978 [33] L'altezza della parete pu essere desunta dai dati precedenti applicando il teorema di Pitagora [34] Erodoto Storie (http:/ / www. filosofico. net/ erodotostorie2. htm) traduzione da filosofico.net; Qui (http:/ / thepiraz. interfree. it/ favola/ erodoto. htm) (GR) il frammento originale [35] Richard Gillings Mathematics in the Time of the Pharaohs. Cambridge, Dover Publications, 1982 ISBN 0-486-24315-X [36] Markowsky, op. cit., Misconceptions:The Great Piramid was designed to comform to , p. 6 [37] Livio, op. cit., p. 94 [38] Kurt Mendelssohn. L'enigma delle piramidi. Milano, Mondadori, 1990. ISBN 88-04-43384-1 [39] Una esauriente spiegazione matematica la puoi trovare in Bastioni, op. cit., Le piramidi contengono e per puro caso. [40] Zocchi, op. cit. [41] Hge, Holger, The Golden Section hypothesis - Its Last funeral in Empirical Studies of the Arts, 1997 15:2, 233-255. [42] Charles Bouleau la geometria segreta dei pittori, Milano Mondadori 1999. ISBN 88-435-2643-X [43] Esthtique des proportrions dans la nature et dans les arts, 1927 e Le nombre d'or: rites et rytmes pytagoriciens dans le dveloppemont de la civilisation occidentale, 1931. [44] David Bergamini, Mathematics, New York, Time Incorporated, 1963. [45] Padre Didier Lenzdi riteneva che grandi opere dell'antichit, nonch capolavori (fra cui, a suo dire, rientrava anche l'arca di No), erano composti su figure geometriche semplici come cerchi, triangoli equilateri ed esagoni (Alessandra Candela, Forme dellarte e forme della matematica, una ricerca (http:/ / www. dm. unito. it/ modelli/ forme/ arte. pdf) (PDF), 24 maggio 2006). [46] La notizia confermata da alcune note biografiche di Maurice Denis, biografo di Srusier, oltrech pittore egli stesso. [47] Livio, op. cit., p. 261 [48] Livio, op. cit., p. 271 [49] Ciononostante, il sistema di note pi usato al giorno d'oggi, basato sul temperamento equabile, prevede che i rapporti tra due semitoni successivi della scala cromatica sia pari alla quantit 122, un numero irrazionale, il che fa s che gli unici rapporti interi fra le note corrispondano agli intervalli di ottava (il cui rapporto pari a due). [50] Fonte: "Un'autobiografia dell'autore raccontata da Enzo Restagno", contenuto in AA.VV. "Gudajdulina", ed. EDT [51] George Duckworth. structural patterns and proportions in Vergil's Aeneid, Ann arbor, university of Michigan press, 1962 [52] Livio, op. cit., p. 168

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Voci correlate
Successione di Fibonacci Rettangolo aureo Angolo aureo Retorica musicale

Bibliografia
Mario Livio, La sezione aurea, Milano, Rizzoli 2003, ISBN 88-17-87201-6 Rocco Panzarino, Dio Sezione Aurea Bellezza, Collana di Filosofia Sapientia 10, Fasano, Schena editore 2005 Cornelis Jacobus Snijders, La sezione aurea: arte, natura, matematica, architettura e musica, 2 ed. Padova, Muzzio 1985. ISBN 88-7021-668-3 Claudio Lanzi, Ritmi e riti: orientamenti e percorsi di derivazione pitagorica, Simmetria, 2003. ISBN 88-87615-26-8 Ugo Adriano Graziotti, Hermetica Geometria Roma, Simmetria 2005

Osvaldo Rea, Nautilus, l'enigma dell'impero, Pompei, Palestra Grande. ISBN 88-901473-9-3

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Sezione aurea (http://search.dmoz.org/cgi-bin/search?search=Sezione+aurea&all=yes&cs=UTF-8& cat=World/Italiano) su Open Directory Project ( Segnala (http://www.dmoz.org/cgi-bin/add.cgi?where=) su
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Scoperto Rapporto aureo nella bellezza femminile (http://www.physorg.com/news180195066.html) La divina proportione (http://www.matematicamente.it/cultura/storia_della_matematica/ la_divina_proportione_200708291175/) in matematicamente.it La favola della sezione aurea (http://thepiraz.interfree.it/sez_aurea.htm). Sito di approfondimento sulla sezione aurea con un occhio critico rispetto al comune pensiero Alessandro Zocchi. La Sezione aurea: Gli esperimenti psicologici per verificare la bellezza del rapporto aureo (http://www.cicap.org/enciclop/at101948.htm). Cicap, 11 marzo 2005 Manuel Basioni. La favola della sezione aurea (http://www.unich.it/progettistisidiventa/ archivio_lavori_studenti/Bastioni_Aurea.pdf) (PDF), 7 settembre 2001 Guido Carolla. Il numero aureo ed i suoi sviluppi (http://www.matematicamente.it/didattica/percorsi_didattici/ il_numero_aureo_e_i_suoi_sviluppi_200708211039/) (PDF) 3 aprile 2004 Carmelo Arena. Cinematica e sezione aurea (http://math.unipa.it/~grim/convreg1_arena_PA.pdf) (PDF) 17 settembre 2004 Nadia Ricchetti La sezione aurea (http://www.ilparadosso.it/downloads/anno_4_numero_1/articoli/ sezione_aurea.pdf) (PDF) Il paradosso. 11 ottobre 2006 George Markowsky, Misconceptions about the Golden (http://www.umcs.maine.edu/~markov/GoldenRatio. pdf), in The College Mathematicals Journal, 1992, 23-1. (EN) Golden Ratio (http://mathworld.wolfram.com/GoldenRatio.html) su MathWorld (EN) The Golden section ratio: Phi (http://www.mcs.surrey.ac.uk/Personal/R.Knott/Fibonacci/phi.html) Le prime 10000 (http://fabulousfibonacci.com/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=7& Itemid=17) cifre decimali del numero

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Musica
Rapporto tra musica e matematica

Busto di Pitagora

La musica una scienza che deve avere regole certe: queste devono essere estratte da un principio evidente, che non pu
essere conosciuto senza l'aiuto della matematica. Devo ammettere che, nonostante tutta l'esperienza che ho potuto acquisire con una lunga pratica musicale, solo con l'aiuto della matematica che le mie idee si sono sistemate, e che la luce ne ha dissipato le oscurit (Jean-Philippe Rameau, Trattato dell'armonia ridotto ai suoi principi fondamentali (1722))

Lo stretto rapporto che intercorre tra la musica e la matematica fu studiato sin dall'antichit: un esempio classico dato dalla Scuola Pitagorica, a cui si deve la scoperta (i pitagorici vi assegnavano significati mistici) secondo la quale i differenti toni di una scala sono legati ai rapporti fra numeri interi: una corda dimezzata suona l'ottava superiore, ridotta ai suoi 3/4 la quarta, ridotta ai suoi 2/3 la quinta, e cos via. Molta matematica applicata in campo musicale deriva infatti dallo studio della fisica acustica e dai problemi ad essa collegata. Se la stessa divisione ritmica del metro musicale indicata con una frazione matematica, oggi sappiamo che alla base di qualunque rumore vi un contributo di innumerevoli onde stazionarie, e che qualunque suono pu essere scomposto in onde sinuisodali mediante l'analisi armonica (espressa matematicamente con l'algoritmo della trasformata di Fourier). In modo pi astratto la musica fu posta in relazione alla matematica anche nel suo aspetto compositivo (che richiede di ripartire i suoni tra le varie altezze, in diversi istanti temporali e tra le diverse voci degli esecutori). Questo tipo di analisi musicale ha avuto illustri cultori in tutti i secoli (si pensi alle geometrie musicali dei canoni di Bach) ed ha conosciuto nuove fortune anche in tempi vicini a noi (nel '900 sorsero ad esempio l'Istituto Kranischstein di Rasmstadt, lo Studio di musica elettronica della Radio di Colonia, il Centro di Fonologia Musicale di Milano e l'IRCAM di Parigi). A partire dal XVII secolo molti musicisti hanno dato prova di solide conoscenze matematiche (ad esempio Giuseppe Tartini ne diede prova in Trattato di musica secondo la vera scienza dell'armonia nel 1754 e cos Iannis Xenakis in

Rapporto tra musica e matematica Musica formalizzata nel 1971; gli stessi Pierre Boulez e Philip Glass sono laureati in matematica e da essa hanno tratto ispirazione per la loro arte).

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Battimenti
Il fenomeno dei battimenti si ha quando vengono suonate due note di frequenza simile (ma non identica). Si ha allora l'impressione di sentire un suono di frequenza vicina a quelle dei primi due, la cui intensit oscilla per nel tempo tanto pi lentamente quanto pi le frequenze dei primi due suoni erano ravvicinate. Per questo motivo, i battimenti sono utilizzati per determinare la presenza di note calanti o crescenti quando si intona uno strumento. La spiegazione di questo fenomeno risiede in parte nella natura fisica delle onde sonore, e in parte nel modo in cui il nostro orecchio percepisce i suoni. Se Battimenti con due onde di frequenza diversa per l'1% fissiamo la nostra attenzione sulla sovrapposizione di due toni puri (tali cio da poter essere rappresentati da onde sinusoidali) e supponendoli, per semplicit, di ampiezza uguale, possiamo applicare le formule di prostaferesi al suono risultante:

Ove si posto

Se

, (cio se

sono vicine), si pu esprimere la somma dei due suoni come un suono di frequenza .

intermedia, pari a

, la cui ampiezza sia modulata alla frequenza molto pi bassa

Metodi di intonazione
Le scoperte di Pitagora mettevano in diretta relazione la nostra percezione dei suoni con grandezze misurabili (in questo caso la lunghezza della corda messa in vibrazione). In altre parole, se consideriamo i modi di vibrare (armonici) di una corda tesa fissata agli estremi e detta n la frequenza fondamentale si hanno le seguenti corrispondenze (dove f(x) indica la frequenza della nota x):
Nota (x): Do1 Do2 Sol2 Do3 Mi3 Sol3 Sib3 Do4 f(x): n 2n 3n 4n 5n 6n 7n 8n

L'intervallo tra Do1 e Do2 (raddoppio della frequenza), viene detto intervallo di ottava. Si noti che la parola intervallo riferito alle altezze dei suoni, si riferisce al rapporto tra le frequenze, non alla loro differenza. Da queste si possono dedurre le frequenze da assegnare a tutte le note della scale di Do: il metodo adottato (che viene detto comunemente temperamento, anche se questo termine si riferirebbe solo ai metodi di intonazione che si discostano da quelli "naturali") ha importanti conseguenze per la costruzione degli strumenti musicali a intonazione fissa (come il pianoforte) e anche per i metodi di composizioni musicale stessi (ad esempio la dodecafonia ideata da Arnold Schoenberg una conseguenza, portata all'estremo, dell'utilizzo del temperamento equabile). Nella storia il

Rapporto tra musica e matematica problema del temperamento musicale stato risolto con coerenza (almeno nella musica occidentale) solo nel XVII secolo da Andreas Werckmeister.

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Intonazione pitagorica
Il metodo pitagorico consiste nel calcolare inizialmente il rapporto di quinta, cio la frequenza della nota Sol1, come segue: Sol1: si riduce alla prima ottava Sol2 dividendone la frequenza per due, ottenendo: :

Analogamente Re1 la quinta di Sol1 (Re2) abbassata di un'ottava: f(Re1) = f(Re2):2 =(3:2 f(Sol1)):2 = 9:8 n Diviene ora possibile utilizzare i rapporti di quinta e ottava per ricavare le altre note della scala. Proseguendo con questo metodo, in definitiva, la successione delle note nella scala pitagorica definita dalla successione delle frequenze che segue (indicate in rapporto alla fondamentale):
Nota: Do1 Re1 Mi1 Fa1 Sol1 La1 Si1 Do2

Frequenza: 1

9:8 81:64 4:3 3:2

27:16 243:128 2

Si noti che in questo modo esistono due soli intervalli (rapporti di frequenza) tra suoni consecutivi: il tono, corrispondente a 9:8, e il semitono o limma pari a 256:243. La scala pitagorica presenta per l'inconveniente che gli intervalli adottati non si conciliano con l'esigenza di dividere l'ottava in parti proporzionali (per evitare di dover modificare l'intonazione delle singole note al cambiare della tonalit).

Intonazione naturale
Uno degli inconvenienti della scala pitagorica che i rapporti di terza e sesta, utilizzando numeratori e denominatori elevati, danno luogo ad accordi poco consonanti quando sono utilizzati assieme ad altre note della scala. Utilizzando anche gli armonici superiori, e in particolare il quinto armonico - Mi3 -della fondamentale, possibile ottenere rapporti pi consonanti, come segue: Mi1 Viene ottenuto abbassando di due ottave il quinto armonico della fondamentale: f(Mi1) = 1/2 (1/2 (5 n)) = 5/4 n La1 Si ottiene come quinta discendente di Mi2 (quinto armonico abbassato di un'ottava): f(La1) = 2/3 (1/2 (5 n)) = 5/3 n Si1 la quinta di Mi1: f(Si1) = 3/2 (5/4 n) = 15/8 n In definitiva:

Rapporto tra musica e matematica

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Nota Frequenza (scala naturale) Frequenza (scala pitagorica)

Do1 Re1 1 1 9/8

Mi1 5/4

Fa1 Sol1 4/3 3/2

La1 5/3

Si1 15/8

Do2 2 2

9/8 81/64 4/3

3/2 27/16 243/128

Riconducendo le note a frazioni pi semplici, si ottiene anche un'ottima consonanza della sesta (La1) e migliora il rapporto con la settima (Si1). Si perde per omogeneit negli intervalli: abbiamo ora rapporti di 9/8 (tono maggiore)), 10/9 (tono minore) e 16/15 (semitono diatonico). I rapporti (intervalli) tra tono maggiore e tono minore, pari a 81/80 viene detto comma di Didimo; il rapporto tra tono minore e semitono diatonico, pari a 25/24, viene detto semitono cromatico. Si noti che in questo sistema, l'intervallo Re1-La1 (una quinta) non vale pi 3/2, ma 40/27 (detto intervallo di quinta stretta). Il rapporto tra i due intervalli di quinta, che vale 80/81, l'inverso del comma di Didimo ed anche detto comma sintonico. A fronte di una maggior consonanza tra le note la scala naturale introduce, quindi, un certo numero di irregolarit nella successione degli intervalli, che la rende ancora pi inadatta di quella pitagorica per l'accordatura degli strumenti ad intonazione fissa (mentre quella pi vicina alle esigenze degli strumenti ad intonazione variabile).

Ciclo delle quinte


Il problema dell'intonazione, come accennato pi sopra, deriva dalla necessit di poter accordare strumenti a corda come il pianoforte in modo da poter suonare in diverse tonalit. Nessuno dei due metodi visti finora permette di risolvere con esattezza questo problema, come si pu vedere dal seguente procedimento. Un modo per accordare uno strumento ad accordatura fissa consiste nel preservare gli intervalli di quinta a partire da una corda base. In questo modo si accorda percorrendo il cosiddetto ciclo delle quinte: Do, Sol, Re, La, Mi, Si, Fa, Do, Sol, Re, La, Fa (o Mi), Do, che dopo otto ottave ritorna alla nota fondamentale. facile vedere che nessuno dei metodi fin qui esaminati pu fare s che il Do8 coincida con quello ottenuto dal Il ciclo delle quinte ciclo delle quinte: infatti, sia per il temperamento naturale, sia per quello pitagorico, le frequenze delle ottave sono multiple di potenze di due, mentre nel ciclo delle quinte le frequenze sono multiple di potenze di 3/2: nessuna potenza di due anche una potenza di 3/2. Questo ragionamento vale anche per gli altri rapporti considerati. Si vede quindi che un accordatore che volesse accordare uno strumento cercando di preservare tutti gli intervalli giusti (terze, quarte, quinte) si troverebbe di fronte ad un problema insolubile e dovrebbe comunque cercare un compromesso: questo quanto offre il temperamento equabile.

Rapporto tra musica e matematica

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Temperamento equabile
Trovare una soluzione stabile al problema del temperamento richiese diversi secoli. Oltre ai due temperamenti illustrati, ne vennero suggeriti diversi altri: ad esempio il temperamento mesotonico (detto temperamento del tono medio), che conserva gli intervalli di terza (e fu usato attorno al Rinascimento). Un metodo alternativo a quelli finora considerati (che cercano di preservare esattamente un certo numero di intervalli razionali, oltre a quello d'ottava) quello di imporre la divisione dell'ottava in un certo numero d'intervalli costanti. (Abbiamo visto che i temperamenti esaminati richiedono almeno due intervalli per la composizione di un'ottava). La soluzione adottata modernamente, detta sistema temperato equabile stabilisce che ogni ottava sia divisa in 12 intervalli, detti semitoni, e distribuisce le note (gradi della scala diatonica) lungo una curva logaritmica: il rapporto di ottava fissato pari a due come di consueto. L'uso di una scala logaritmica deriva dal fatto fisiologico che il nostro orecchio percepisce come uguali intervalli tra suoni in cui costante il rapporto tra le frequenze. Questo fatto individua una distribuzione logaritmica dei gradi rispetto alle frequenze per tutti i temperamenti fin qui esaminati: ma mentre il temperamento equabile adotta la stessa distribuzione omogenea su un intervallo di ottava, gli altri cercano di combinare sequenze di intervalli o di mantenere lo stesso intervallo senza rispettare l'intervallo di ottava. Da quanto si detto, facile vedere che un intervallo di un semitono (ottenuto inserendo 12 medi geometrici tra 1 e 2) pari a .

Grafico frequenze/cents, temperamento equabile: La freccia rossa indica la nota base (La 440Hz)

Deviazione relativa dal temperamento equabile. Verde: temperamento pitagorico, rosso: temperamento naturale.

In questo modo, la frequenza di ogni nota corrispondente al tasto di un pianoforte uguale alla frequenza della nota corrispondente al tasto immediatamente precedente, moltiplicata per . Dodici tasti pi a destra, si giunge a una nota che ha frequenza , cio esattamente doppia rispetto alla nota di partenza. Questo sistema equabile stabilisce rapporti di frequenza identici a partire da qualsiasi nota individuata dalla tastiera del pianoforte (o del clavicembalo). In questo modo, si pu passare da una tonalit all'altra (cio effettuare modulazioni) senza problemi di accordatura. Le modulazioni sono appunto una caratteristica tipica della musica di Johann Sebastian Bach, che support l'introduzione del temperamento equabile con la raccolta "Il clavicembalo ben temperato": quarantotto preludi e fughe (due per ogni tonalit maggiore e minore) da suonarsi, appunto, su un clavicembalo accordato secondo il temperamento equabile[1]. Il metodo di costruzione del temperamento equabile fa s che le frequenze di tutte le note possano essere espresse come:

dove

la frequenza fondamentale (tipicamente, La4 = 440 Hz) e c esprime lo scostamento da essa, espresso in

cent (un'ottava contiene 1200 cent). Il temperamento equabile, dunque, consente di avere le ottave intonate e composte tramite la ripetizione di un unico intervallo, ma ha l'inconveniente di non utilizzare nessun altro intervallo giusto. D'altra parte si pu vedere come, considerando tutte le possibili divisioni dell'ottava fino a 24, si pu vedere che esistono solo tre possibili suddivisioni

Rapporto tra musica e matematica che permettono di comporre la triade maggiore (Do, Sol, Mi) mantenendo un errore complessivo inferiore all'1%: queste sono quella in 12 (corrispondente al temperamento equabile) quella in 24 (corrispondente a una suddivisione in quarti di tono ancora nel temperamento equabile) e quella in 19, che corrisponde ad una suddivisione in terzi di tono che ha suscitato qualche interesse in passato. A questo proposito, tramite lo sviluppo in frazione continua (i cui convergenti forniscono la successione delle migliori approssimazioni tramite rapporti di numeri interi il pi piccoli possibile) del numero log23 (che la "soluzione" del problema di ottenere un numero intero di ottave tramite successioni di quinte), si vede che il numero di suddivisioni dell'ottava che permette di avvicinarsi di pi all'ideale del temperamento (cio l'equidistanza tra i gradi), senza scostarsi troppo dalla consonanza (cio usando valori che siano quanto pi vicini possibili a rapporti di numeri piccoli) la suddivisione in 5 gradi, oppure in 12 o in 41 o in 53. Un ragionamento analogo su pu fare sviluppando il numero log25 , che invece viene fuori dallo stesso problema quando si usino le terze invece delle quinte. Per una trattazione completa, vedi (EN) [2], (in cui si afferma anche che la suddivisione in 53 gradi stata teorizzata anche in Cina oltre che nei primi del '900 in Europa).

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Confronto tra i metodi di intonazione


La tabella illustra le altezze (espresse in cent) dei gradi della scala maggiore secondo i vari metodi di intonazione.
Grado Temperamento Interv. Intonazione Interv. Intonazione Interv. della scala equabile naturale pitagorica I II III IV V VI VII VIII 0 200 400 500 700 900 1100 1200 200 200 100 200 200 200 100 0 204 386 498 702 884 1088 1200 204 182 112 204 182 204 112 0 204 408 498 702 906 1110 1200 204 204 90 204 204 204 90

Come si vede, in tutti e tre i metodi l'intervallo di ottava identico (1200 cents) e sono praticamente uguali anche gli intervalli di quarta (498-500 cents) e di quinta (700-702 cents). Il discorso ben diverso per gli intervalli di terza maggiore e di sesta maggiore. L'intervallo di terza maggiore naturale vale 386 cents, mentre quello pitagorico assai crescente: 408 cents; un discorso analogo vale per la sesta. Si pu dunque ben capire come mai un intervallo perfettamente consonante secondo la nostra sensibilit come quello di terza maggiore venisse considerato intollerabilmente dissonante agli inizi della polifonia, quando si usava il temperamento pitagorico: la "colpa" era insita nella costruzione pitagorica della scala. La tabella mostra anche che le approssimazioni introdotte con il temperamento equabile sono pi modeste di quelle pitagoriche (l'intervallo di terza maggiore vale 400 cents invece dei 386 cents naturali) e tali da essere ormai ampiamente tollerate. Ci spiega come mai al nostro orecchio intervalli di terza suonino consonanti anche quando suonati al pianoforte (che intonato secondo il temperamento equabile). Nella seguente tabella viene riportato anche il temperamento mesotonico (o medio o del tono di mezzo), raffrontato con gli altri e le relative proporzioni pitagoriche:

Rapporto tra musica e matematica

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N semitoni

Nome intervallo

Intervallo naturale

Intervalli in cent Temperamento equabile 0 100 200 Intonazione naturale 0 112 204 Intonazione pitagorica 0 90 204 Temperamento mesotonico 0 117 193

0 1 2

Unisono Seconda minore Seconda maggiore Terza minore Terza maggiore Quarta giusta Quarta aumentata Quinta diminuita Quinta giusta

1:1 16:15 9:8

3 4 5 6

6:5 5:4 4:3 45:32 64:45

300 400 500 Tritono 600

316 386 498 590 610

294 408 498 612

310 386 503 579 621

3:2

700

702

702

697 Quintadellupo:737 814 889 1007 1083

8 9 10 11

Sesta minore Sesta maggiore Settima minore Settima maggiore Ottava

8:5 5:3 9:5 15:8

800 900 1000 1100

814 884 1018 1088

792 906 996 1110

12

2:1

1200

1200

1200

1200

Note
[1] In realt il termine "temperato", all'epoca di J. S. Bach, non significava affatto "equabilmente temperato": tra i temperamenti in uso allora, quello equabile era ancora lontano dall'affermarsi. E raccolte simili a quella bachiana, compilate in quegli stessi anni, testimoniano l'esplorazione di tutte le tonalit possibili anche su strumenti "normalmente" (ovvero non equabilmente) temperati. In tempi recenti, perci, la determinazione del temperamento cui si riferiva Bach stata messa in discussione. [2] http:/ / www. research. att. com/ ~njas/ sequences/ DUNNE/ TEMPERAMENT. HTML

Bibliografia
Dave Benson, Mathematics and music, Cambridge University Press (2006) Piergiorgio Odifreddi, Penna, pennello, bacchetta: le tre invidie del matematico, Laterza (2005), ISBN 8842079693 G. Assayag, H.G. Feichtinger, Mathematics and music. A Diderot mathematical forum, Springer (2002) Andrea Frova, Fisica nella musica, Zanichelli (1999) Giuseppe Gerbino, Canoni ed enigmi, Torre d'Orfeo (1995) James Jeans, Science and music, Cambridge University Press (1937) John Pierce, La scienza del suono, Zanichelli (1987)

Rapporto tra musica e matematica

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Voci correlate
Acustica Rapporto tra musica e informatica Risonanza acustica Scala diatonica Sezione aurea nella musica Temperamento (musica)

Collegamenti esterni
Nuova musica antica - Appunti di temperamento (http://www.nicolaferroni.com/accorda/accorda.php) di Nicola Ferroni. Calcolo delle frequenze delle note (http://dmr.ath.cx/sound/note-freq.html) Appunti di acustica (http://www.soloclassica.it/acustica.htm) di Marco Motta

Scala pitagorica
Intervallo Unisono Seconda maggiore Terza maggiore Quarta giusta Quinta giusta Sesta maggiore Settima maggiore Ottava Rapporto 1:1 9:8 81:64 4:3 3:2 27:16 243:128 2:1

La scala pitagorica (a volte impropriamente chiamata temperamento pitagorico) il sistema musicale usato nella musica antica per la costruzione della scala. Nata in Cina ed in seguito utilizzata dai teorici giapponesi[1], la scala pitagorica fu usata (con autonoma invenzione) anche nell'antica Grecia[2], e dai trattatisti europei medievali fu attribuita a Pitagora. Essa si fonda sulla progressione degli intervalli di quinta, con trasposizione dei suoni acuti all'ottava di partenza. Per esempio, cominciando dal Do2 si costruisce la progressione delle quinte (Sol2, Re3, La3, Mi4, Si4) e si dividono per un'ottava le note che si trovano ad ottave superiori a quella di partenza (Re3 diventa Re2, La3 diventa La2, ecc.). Per ottenere il Fa si scende invece di una quinta (Fa1) e si moltiplica per un'ottava in modo da ricondursi all'ottava di partenza (Fa1 diventa Fa2).

Scala pitagorica

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Grado Scala Interv. della scala pitagorica I II III IV V VI VII VIII 0 204 408 498 702 906 1110 1200 204 204 90 204 204 204 90

Nome interv. Tono Tono Semitono Tono Tono Tono Semitono

La scala maggiore pitagorica


(intervalli espressi in cent)

Vantaggi e svantaggi
La scala musicale costruita secondo il temperamento pitagorico quindi basata con rigore matematico sull'intervallo di quinta (rappresentato dal rapporto 3/2) e di ottava (rapporto 2/1). Le due principali conseguenze di ci sono: uniformit: vi sono solo due tipi di intervallo: il tono (sintetizzato dal rapporto 9/8) e il semitono, detto limma (rapporto 256/243, pari a circa 20/19); consonanza degli intervalli di ottava e quinta. Il sistema pitagorico rimase in uso fino al basso Medioevo, soddisfacendo le esigenze della composizione monodica e della polifonia medievale, in cui gli accordi conclusivi contenevano solo ottave e quinte. Nel corso del XV secolo si afferm un uso sempre pi frequente degli intervalli armonici di terza e sesta, che nella scala pitagorica risultano poco consonanti. Tuttavia, nella scala pitagorica cromatica (di dodici suoni, con l'aggiunta delle note alterate DO#, MIb, FA#, SOL# oppure LAb, SIb), si pu ascoltare una terza maggiore quasi perfettamente consonante fra le note FA# e SIb (in effetti si tratta di una quarta diminuita, non di una terza maggiore). Gli strumentisti iniziarono quindi a modificare empiricamente l'accordatura dei loro strumenti, alterando gli intervalli di quinta, per ottenere la stessa consonanza fra i veri intervalli di terza maggiore. Nel XVI secolo il teorico Gioseffo Zarlino nel suo Le istitutioni harmoniche (1558) propose di utilizzare gli intervalli consonanti della scala naturale, ossia - oltre alle quinte e quarte pitagoriche - le terze maggiori rappresentate dal rapporto 5/4 e quelle minori rappresentate dal rapporto 6/5. Il primo dei due intervalli compariva gi nel temperamento mesotonico, che nel XVI secolo soppiant la scala pitagorica come metodo di accordatura degli strumenti.

Scala pitagorica

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Note
[1] Ma Hiao-tsiun (La musique chinoise) e Armand Hauchecorne (Musique japonaise), in: Histoire de la Musique - Encyclopdie de la Pliade, Vol. 1, Gallimard (Parigi 1960) [2] Curt Sachs, The Rise of Music in the Ancient World - East and West, W.W. Norton &Co., (New York 1943)

Voci correlate
Comma (musica) Intonazione naturale Temperamento (musica) Temperamento mesotonico Temperamento equabile Tasto spezzato Circolo delle quinte

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(EN) Pythagorean Tuning and Medieval Polyphony (http://www.medieval.org/emfaq/harmony/pyth.html) di M. Schulter

Temperamento naturale
1. RINVIA Intonazione naturale

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Astronomia
Filolao
Filolo, in greco antico (Crotone, 470 a.C. 390 a.C.), stato un filosofo, astronomo e matematico greco antico.

Biografia
Secondo Diogene Laerzio, nacque a Crotone[1]. Si ritiene sia stato un pitagorico[1] della seconda generazione. Per primo contribu ad esportare il pensiero della scuola pitagorica fuori dai confini ellenici. Fu il maestro di Archita e fu menzionato da Platone[1].

Astronomia
Nel campo dell'astronomia, approd alla conoscenza del ruolo marginale della terra nel sistema solare, attribuendo la massima importanza al "fuoco centrale", Hestia, ovvero la sede di Zeus, centro dell'attivit cosmica. Egli infatti sosteneva un modello non geocentrico[2]; al centro delluniverso vi era un grande Fuoco centrale ove vi ruotavano dieci corpi: la Terra, l'Antiterra, la Luna, il Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, e il cielo delle stelle fisse interpretato come un fuoco esterno. I dieci corpi si trovavano lontani dal Fuoco centrale secondo distanze proporzionali a fattori del numero 3, un numero ritenuto sacro dai pitagorici. Viene attribuita a Filolao la formalizzazione del ruolo del numero nei modelli fisici con la proposizone: "Tutte le cose conosciute posseggono un numero e nulla possiamo comprendere e conoscere senza di questo"[3].

Il cratere lunare Filolao

Filolao accett il "Grande anno" di 59 anni solari ipotizzato da Enopide di Chio. Rileva Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910), astronomo e storico dell'astronomia antica:

Il periodo di 59 anni [...] fu adottato altres da Filolao di Taranto (430

Filolao

86

), celeberrimo pitagorico, le cui speculazioni sulla struttura dell'universo hanno tanta importanza nella storia dell'antica astronomia. Ma la divisione da lui adottata di questo periodo, anzich presentarsi come risultato di nuove e diligenti osservazioni, deriva da una ingegnosa, bench poco felice, applicazione delle propriet misteriose dei numeri, delle quali, come noto, la setta Pitagorica fece tanto abuso. Filolao cominci per stabilire, che l'anno solare dovesse essere di 364 + (1/2 giorni), durata assai pi lontana dal vero, che quelle di Arpalo e di Enopide; e perch l'abbia fatta tale, vedremo subito. Cinquantanove di tali anni gli davano giorni 21505 e 1/2, i quali egli ripartiva in 729 lunazioni di 29 + 1/2 giorni ciascuna. Con queste egli formava 38 anni comuni di 12 lune, e 21 anni intercalari di 13 lune. Quanto fosse errato questo computo rispetto ai periodi veri del Sole e della Luna si pu vedere, notando che per noi 59 anni solari danno giorni 21549,3 e 729 lune danno giorni 21527,8; mentre Filolao ne contava soli 21505 1/2. Ma dal punto di vista Pitagorico il mondo doveva essere regolato secondo i misteri dei numeri; e sotto tale riguardo il grande anno filolaico era veramente meraviglioso. Poich il numero delle sue lunazioni, cio 279, era il quadrato del numero 27, che esso stesso il cubo del sacro numero 3. II numero 364 1/2 dei giorni contenuti in un anno godeva poi di analoga propriet. Contando infatti come unit separata di tempo la parte chiara del giorno e la notte scura come un'altra unit (siccome prescritto dalla natura stessa delle cose), il numero di tali unite diurne e notturne contenute in un anno riusciva il doppio di 364 e 1/2, cio di nuovo 729, cubo-quadrato di 3; onde questo risultava tanto dal Sole quanto dalla Luna. (Giovanni Virginio Schiaparelli, Scritti sulla storia della astronomia antica, Bologna : N. Zanichelli, 1926, Parte I, Scritti editi, Tomo II, p. 254 e sgtt)

Note
[1] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VIII 84 [2] "Per primo asser che la terra si muove in un'orbita circolare; altri invece, dicono che fu Iceta di Siracusa ad affermarlo per primo". Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei pi celebri filosofi, a cura di Giovanni Reale, 2005, Bompiani, Milano, pag. 1119 [3] Federigo Enriques, Giorgio de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico : dall'antichit fino ai tempi moderni. Bologna : Nicola Zanichelli editore, 1973 (ristampa anastatica dell'edizione 1936), p. 31

Collegamenti esterni
(EN) Voce (http://plato.stanford.edu/entries/philolaus/) nella Stanford Encyclopedia of Philosophy La fonte principale resta il Diels-Kranz: (EN) frammenti 1-23 (http://books.google.ie/books?id=ASijqFryr5IC& pg=PA104#v=onepage&q=&f=false) (pp. 104-8)

Archita

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Archita
Virum magnum in primis et praeclarum
(Cicerone)

Archita (in greco ; Taranto, 428 a.C. Mattinata, 347 a.C.) stato un filosofo, matematico, politico, scienziato, stratega, musicista, astronomo, uomo di stato nonch generale greco antico.

Biografia
Figlio di Mesarco (o di Estieo o di Mnesagora, a seconda delle fonti), nacque a Taranto, citt della quale fu pritano (governatore). Attu una politica di sviluppo che port Taranto a diventare la metropoli pi ricca e importante della Magna Grecia. Con l'edificazione di monumenti, templi e edifici diede nuovo lustro alla citt. Diede nuovo slancio al commercio stringendo relazioni con altri centri, come l'Istria, la Grecia, l'Africa. Tent inoltre di creare una lega delle citt della Magna Grecia contro le popolazioni autoctone. Amico di Platone, conosciuto in Sicilia, nel 361 a.C. contribu con la sua influenza alla liberazione del filosofo Archita da Taranto greco, tenuto prigioniero a Siracusa da Dionisio II.Inviando Lamisco in Sicilia con una nava a trenta remi. Fu discepolo del pitagorico Filolao di Crotone. Insegn, in seguito, matematica a Eudosso di Cnido. Ad Archita sono tradizionalmente attribuiti molti testi spuri, mentre sono sopravvissuti soltanto alcuni frammenti riconosciuti come originali. Tra le sue opere sono il De Mente et de principiis, il De Mente et sensu, il De Sapientia, il De decem categoriis, il De regno, il De regibus, il De generatione e il De custodia. Il gran condottiero cerc inoltre la democrazia e l'indipendenza (trovata) dalla citt di Sparta. Archita stato il primo a proporre il raggruppamento delle discipline canoniche (l'aritmetica, la geometria, l'astronomia e la musica, il quadrivium di epoca medievale). Mor a seguito di un naufragio nelle acque di fronte alla citt di Matinum (attuale Mattinata sul Gargano) e l fu sepolto, come ci riferisce il poeta Orazio "...Te maris et terrae numeroque carentis harenae / mensorem cohibent, Archyta, / pulveris exigui prope litus parva Matinum / munera..." (Traduzione: "...Te misuratore del mare e della terra e delle immensurabili arene, coprono, o Archita, pochi pugni di polvere presso il lido Matino...").

Filosofia
Nonostante Archita sia vissuto dopo Socrate, viene considerato un continuatore dei filosofi presocratici, perch appartenne alla Scuola pitagorica e si mantenne aderente al pensiero di Pitagora, tant' che bas le proprie idee filosofiche, politiche e morali sulla matematica. Al riguardo, infatti, cos recitano due suoi frammenti: Quando un ragionamento matematico stato trovato, controlla le fazioni politiche e aumenta concordia, quando c' manca l'ingiustizia, e regna l'uguaglianza. Con ragionamento matematico noi lasciamo da parte le differenze l'un con l'altro nei nostri comportamenti. Attraverso essa i poveri prendono dai potenti, ed i ricchi danno ai bisognosi, entrambi hanno fiducia nella matematica per ottenere un'azione uguale.... Per essere bene informato sulle cose che non si conoscono, o si devono imparare da altri o bisogna scoprirle da s. Ora imparando si deduce da qualcun altro e ci straniero, mentre scoprendo da s proprio. Scoprire senza

Archita cercare difficile e raro, ma con la ricerca maneggevole e facile, sebbene chi non sa cercare non pu trovare. I frammenti di Archita, conservati nelle opere di Ateneo e Cicerone e tratti dai suoi discorsi morali, ci presentano, invece, un filosofo pi autonomo, e probabilmente si ambientano nel periodo della successiva pace.

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Meccanica
Archita viene considerato l'inventore della Meccanica razionale e il fondatore della Meccanica. Si dice che abbia inventato due straordinarie apparecchiature meccaniche. Un'apparecchiatura era un uccello meccanico, la famosa colomba di Archita, l'altra sua invenzione era un sonaglio per bambini. Del primo ci d notizia lo scrittore e critico latino Aulo Gellio (lib. X, c. 12), e ne tent la ricostruzione uno studioso tedesco, lo Schmidt. Pare si trattasse d'una colomba di legno, vuota all'interno, riempita d'aria compressa, e fornita d'una valvola che permetteva apertura e chiusura, regolabile per mezzo di contrappesi. Messa su un albero, la colomba volava di ramo in ramo perch, apertasi la valvola, la fuoruscita dell'aria ne provocava l'ascensione; ma giunta ad un altro ramo, la valvola o si chiudeva da s, o veniva chiusa da chi faceva agire i contrappesi; e cos di seguito, sino alla fuoruscita totale dell'aria compressa. Il secondo giocattolo, la raganella, ebbe fortuna: ancora in uso e spesso si vede nelle fiere popolari di giocattoli. Nella forma originaria era costituita da una piccola ruota dentata fissata ad un bastoncino. Sulla ruota, da dente a dente, saltava una molla cui era congiunto un pezzo di legno. Aristotele (Pol. VIII 6) consigliava questo giocattolo ai genitori perch, divertendo e captando l'attenzione dei bambini, li distoglieva dal prendere e rompere oggetti domestici. Si dice anche che abbia inventato la carrucola e la vite, anticipando Archimede, ma non si hanno conferme storiche a tale riguardo. Come suggerito da qualcuno, Archita pu essere considerato il padre della scienza dell'ingegneria, intesa come indagine sistematica della meccanica con l'ausilio di principi matematici.

Matematica
Essendo Archita un pitagorico, la matematica era il suo campo d'azione principale e vedeva tutte le altre discipline subordinate alla matematica. In quest'ultimo campo, condusse delle ricerche sulla frequenza ed una teoria del suono. Contengono degli errori ma sono considerate un lavoro straordinario che diverr la base per la teoria del suono di Platone. Archita stabil per primo la serie dei numeri irrazionali e del loro calcolo, della serie cio delle radici quadrate che si risolvono in numeri frazionari. Secondo Eutocio di Ascalona, il problema della "duplicazione del cubo", che in precedenza Ippocrate di Chio aveva ricondotto a un problema di proporzionalit, venne risolto da Archita mediante una costruzione geometrica che utilizza una curva che prende il suo nome. Un'altra interessante scoperta matematica di Archita, la teoria delle proporzioni, quella che afferma non ci pu essere nessun numero che un mezzo geometrico tra due numeri nel rapporto (n+1): n. La cosa pi interessante sulla sua deduzione che vicina a quella di Euclide, formulata molto anni pi tardi, e che cita nei noti teoremi dell'VII Libro degli Elementi di Euclide.

Curva di Archita
la prima curva gobba (cio non contenuta in alcun piano) che si incontra nella storia della matematica, introdotta da Archita per risolvere il problema della duplicazione del cubo. Alla sua equazione si arriva nel seguente modo: dati due segmenti , siano e i loro medi proporzionali, cio sia .

Sostituendo questi valori nella proporzione si ricavano le seguenti relazioni:

Archita

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che sono equazioni di superfici. La prima un toro, le altre due sono un cilindro e un cono quadrici che si incontrano lungo una linea di quart'ordine che costituisce la curva di Archita. Se si proietta questa curva sul piano , la sua equazione in coordinate polari la seguente:

Fisica
Apuleio nell'Apologia riporta un argomento di fisica trattato da Archita: la natura della riflessione della luce sopra uno specchio. Archita pensa che i nostri occhi emanino dei raggi (come riteneva anche Platone), ma questi non possono combinarsi con alcuna cosa. Pi felici furono le sue deduzioni sul rumore. Egli cap che provenivano dalle vibrazioni prodotte dall'urto dei corpi nell'aria. Da tale scoperta, formul l'ipotesi che anche i corpi celesti, dotati di continuo movimento, dovessero produrre rumore. Questo rumore per, non sarebbe udibile dai sensi umani, essendo non intervallato, ovvero continuo nel tempo. Molto interessanti sono gli studi di carattere sperimentale che condussero a conoscere le cause che diversificano i suoni acuti dai gravi, diversit che sono in funzione della rapidit delle vibrazioni stesse, ovvero di ci che noi oggi definiamo "lunghezza d'onda". Tanto pi rapida la vibrazione, tanto pi acuto il suono che ne proviene, e viceversa. Esperimenti furono eseguiti con flauti, zufoli, tamburelli, e si constat come anche la voce umana seguisse questo principio.

Musica
Archita port la teoria armonica ad un livello nuovo ed intero di sofisticazione teoretica e matematica. In quest'ultimo campo, condusse delle ricerche sulla frequenza ed elabor una teoria del suono. Contengono degli errori ma sono considerate un lavoro straordinario e diverr la base per la teoria di suono di Platone. Archita perfezion il lavoro svolto dalla scuola di Filolao, proponendo una nuova divisione dei tetracordi, e costruendo tre gamme di rapporti che denomin: enarmonico, cromatico e diatonico. Uno degli importanti risultati dell'analisi di musica in termini di rapporti di numero interi il riconoscimento che non possibile dividere gli intervalli musicali e di base in met. L'ottava non divisa in due met uguali ma in un quarto ed un quinto, il quarto non diviso in due met uguali ma in due toni interi ed un resto. Il tono intero non pu essere diviso in due toni di met uguali. D'altra parte possibile dividere un'ottava duplice in met. Matematicamente questo pu essere visto riconoscendo che possibile inserire un mezzo proporzionale tra i termini del rapporto che corrisponde all'ottava duplice (4: 1) cos che 4: 2: 2: 1. I rapporti che governano gli intervalli musicali e di base (2: 1, 4: 3, 3: 2, 9: 8), tutti appartengono ad un tipo di rapporto noto come "rapporto superparticulare". Archita dunque, in un certo senso, l'inventore dell'Intonazione naturale.

Archita

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Astronomia
trattata da Archita in un passo di Eudemo, nel quale si discute il problema della dimensione dell'universo. Per Archita l'universo infinito, poich, egli dice "Giunto al limite del cielo delle stelle fisse, potrei allungare la mano, o un bastoncino, ancora oltre? Sarebbe paradossale non essere capace".

Politica
Archita visse la sua giovinezza e la maturit (un periodo che va dal 380-350) quando Taranto era una delle citt pi potenti nel mondo greco, uscita vincitrice dalla guerra del Peloponneso. Molto probabilmente si dedic all'esercizio della politica solo in et adulta. In questo periodo fu eletto generale (lo stratgos) per sette volte. La sua elezione fu un'eccezione poich esisteva una legge che impediva la iterazione della maggiore carica cittadina, e ci attesta la grande considerazione che avevano di lui i Tarantini. Gli studiosi moderni sono per lo pi concordi nel datare intorno agli anni '60 del IV secolo il periodo di supremazia politica nella citt pugliese. Aristosseno riporta che Archita fu un valoroso condottiero e non venne mai sconfitto in battaglia. Accrebbe le forze dell'armata e della flotta applicando le sue scoperte di meccanica alla creazione di una primitiva artiglieria. Sotto la sua guida i Tarantini sconfissero i Messapi ed i Lucani. Espugnarono Archita da Taranto Mesagne e fecero rientrare nell'orbita della colonia greca Brindisi e Gnazia. La dominazione tarantina si diffuse in molte plis della Peucetia e Daunia, subendo l'influenza artistica, religiosa ed economica della metropoli. Per il suo prestigio Archita fu nominato capo della confederazione degli italioti e stabil la sede della lega ad Eraclea. Durante il suo governo, si dedic allo sviluppo dell'economia, della cultura e dell'arte. Favor l'agricoltura insegnando lui stesso ai cittadini i precetti per migliorare i raccolti. Spesso ricordava loro che Apollo non concesse altro a Falanto che fertili campi e amava ripetere: Se vi si domanda come Taranto sia diventata grande, come si conservi tale, come si aumenti la sua ricchezza, voi potete con serena fronte e con gioia nel cuore rispondere, con la buona agricoltura, con la migliore agricoltura, con l'ottima agricoltura. Nel campo legislativo promulg diverse leggi per favorire una pi equa distribuzione delle ricchezze, tenendo conto dei principi di armonia matematica.

Curiosit
Il cratere Archita, sulla superficie della Luna, stato cos battezzato in onore di Archita. L'associazione di Architetti Italiani in Spagna, Arquites stata denominata in questo modo in onore di Archita.

Bibliografia
A. Olivieri, Su Archita tarantino, del 14 giugno 1914 A. Frajese, Attraverso la storia della Matematica, Veschi, 1962 Roma P. Stante, I problemi di terzo grado e Archita da Taranto, Tesi di Laurea in Matematica, a.a. 1987/88, Universit di Lecce A.Tagliente, La colomba di Archita, Scorpione Editrice, 2011 Taranto J. P. Dumont, Les Prsocratiques H. Diels, Die Fragmente der Vorsokratiker

Archita A. D. Abbaiatore, Scritture Musicali greche, Vol. II: Teoria armonica ed Acustica, 1989 Cambridge F. Blass, De Archytae Tarentini fragmentis mathematicis 1884 Parigi

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Voci correlate
Personalit legate a Taranto Raganella (strumento musicale) Eudosso di Cnido

Altri progetti
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Antiterra
La seconda Terra o Antiterra ( in greco antico: Antichthon) una concezione attribuita alle scoperte astro-filosofiche di Filolao, seguace del Pitagorismo. Egli ide una teoria atomica basata su 3 assi portanti: 1. L'esistenza del vuoto 2. Il respiro dell'universo 3. Il Fuoco Centrale Proprio attorno al Fuoco Centrale secondo Filolao ruotavano dieci corpi celesti: la Terra, la Luna, il Sole, i cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Giove, Marte, Saturno), il cielo delle stelle fisse e l'Antiterra, parallela al nostro mondo ma invisibile all'occhio umano in quanto, secondo le cognizioni dellepoca, soltanto lemisfero boreale terrestre era abitato. Laltro emisfero invece volgeva all'Antiterra, e questultima volgeva al Fuoco. Questa concezione pi che una certezza, appariva come una "forzatura" in nome del "numero perfetto pitagorico", il 10 (o Santa Decade); all'epoca infatti, si constatava l'esistenza di 9 corpi, cio Terra, Luna, Sole, i cinque pianeti, le stelle. Quindi, in nome dell'assoluto valore di perfezione rivestito dal numero 10, fu ipotizzata una Seconda Terra o Antiterra invisibile.

Essi dicono che nel centro il fuoco, che la Terra un astro e che essa
ruotando attorno alla parte centrale, d origine al giorno e alla notte. Poi, opposta a questa, dicono che c' una seconda Terra, ch'essi chiamano Antiterra, e questo affermano non gi ricercando le cause e le ragioni dei fenomeni, e cercando di accordarli con alcune loro convinzioni e opinioni preconcette. (Aristotele, Metafisica, I, 985b, e segg., in DK 58 B 37)

Iceta di Siracusa (filosofo)

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Iceta di Siracusa (filosofo)


Iceta di Siracusa detto "il siracusano" (Siracusa, 400 a.C. 335 a.C.) stato un filosofo e astronomo greco anticodella scuola pitagorica. Nacque a Siracusa intorno al IV secolo. Fu il primo ad asserire che la terra si muove secondo un circolo [1] [2] [3]; infatti credeva che il movimento giornaliero delle stelle "fisse" fosse causato dalla la rotazione della Terra intorno al proprio asse di rotazione. Da ci sembra pertinente l'altra affermazione "Tutto nell'Universo immobile, eccetto la Terra"[4]. La stessa tesi venne anche sviluppata, dopo di lui, da Ecfanto e da Eraclide Pontico. Niccol Copernico lo consider un precursore del suo sistema. Iceta credeva inoltre alla esistenza di una seconda Terra, l'antiterra. La concezione di Iceta era comunque geocentrica, anche se nella sua visione Venere e Mercurio giravano intorno al Sole.

Note
[1] [2] [3] [4] Diogene, VIII, 85 Galileo Galilei, Scienza e Religione: scritti copernicani, Donzelli editore, 2009, pp. 48-49 Cicerone, Academica Priora, II, 39 Piero Tempesti, Storia della misura dell'unit astronomica, da Astronomia UAI nov-dic 2008

Voci correlate
Astronomia greca

Collegamenti esterni
Iceta di Siracusa (http://www.liberliber.it/biblioteca/c/carubia/autori_classici_greci_in_sicilia/html/testi/ iceta.htm)

Ecfanto di Siracusa

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Ecfanto di Siracusa
Ecfanto di Siracusa (o di Crotone[1]) (VI - V secolo a.C. ...) stato un filosofo greco anticoseguace della scuola pitagorica. Vissuto intorno al 500 a.C. fu discepolo di Pitagora e del concittadino Iceta di Siracusa, si rifece anche alle teorie di Democrito e Anassagora. Ecfanto fu il primo a riconoscere la rotazione della terra intorno al suo asse da occidente verso oriente. L'Universo di Ecfanto costituito dall'unione di corpi invisibili separati dal vuoto, degli atomi o corpuscoli che hanno forma, grandezza e potenza ed il loro movimento dovuto ad una forza derivata dalla mente e dall'anima. Sotto il suo nome ci sono giunti quattro ampi frammenti conservatici da Giovanni Stobeo da uno scritto Sulla regalit.

Note
[1] Giamblico in "Vita Pitagorica"

Bibliografia
Domenico Scin, Memorie sulla vita e filosofia d'Empedocle gergentino, Lo Bianco, 1859.

Collegamenti esterni
Ecfanto di Siracusa (http://www.liberliber.it/biblioteca/c/carubia/autori_classici_greci_in_sicilia/html/testi/ ecfanto.htm)

Callippo di Cizico
Callippo di Cizico (greco ) (Cizico, circa 370 a.C. circa 300 a.C.) stato un astronomo greco antico.

Notizie biografiche
Nato a Cizico, probabilmente intorno al 370 a.C., fu allievo di Polemarco di Cizico, che a sua volta era stato allievo di Eudosso di Cnido. Segu il maestro Polemarco ad Atene, dove conobbe Aristotele e collabor con lui. Nel 330 a.C. doveva essere attivo perch in quella data inizia il primo ciclo callippico (vedi pi avanti). Mor probabilmente intorno al 300 a.C.

Anomalia solare, calendario e ciclo callippico


Callippo misur con cura le differenti durate delle stagioni (definite come gli intervalli compresi tra un equinozio e un solstizio o viceversa), ottenendo dati accurati che sono riportati nel cosiddetto papiro di Eudosso. Misur anche con precisione la durata dell'anno e del mese lunare medio, proponendo l'uso di un ciclo di 76 anni, ciascuno costituito di 365,25 giorni, per un totale di 27759 giorni, come buona approssimazione di un multiplo comune di giorno, mese e anno. Un tale ciclo (che fu detto callippico), secondo Callippo, poteva infatti considerarsi costituito esattamente da 940 mesi. Il mese lunare medio, infatti, di circa 29,53059 giorni (29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 2.9 secondi). 940 mesi corrispondono quindi a 27758,754 giorni: l'errore del ciclo callippico pari a 0,246 giorni (circa 5 ore e 55 minuti)

Callippo di Cizico sulla durata dell'intero ciclo, o 23 secondi al mese. L'errore rispetto all'anno solare medio (365,2422 giorni) invece di 11 minuti e 14 secondi all'anno (come per il calendario giuliano il cui anno ha esattamente la stessa durata media).

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Modifiche al sistema di Eudosso delle sfere concentriche


Il principale contributo di Callippo all'astronomia consistette in una modifica del sistema delle sfere omocentriche introdotto dal suo caposcuola Eudosso. Sappiamo da Aristotele e Simplicio che egli aggiunse altre sfere al sistema: precisamente altre due per ciascun astro nel caso del Sole e della Luna ed una sfera per ciascuno dei pianeti Mercurio, Venere e Marte. Simplicio dice esplicitamente che le sfere aggiunte nel caso del Sole e della Luna avevano lo scopo di rendere conto dell'anomalia (ossia delle variazioni di velocit angolare rese evidenti, nel caso del Sole, dalla diversa durata delle stagioni). Le testimonianze che abbiamo sono per confuse e oscure sull'algoritmo effettivamente introdotto. Una ingegnosa ricostruzione del sistema astronomico di Callippo fu fornita da Giovanni Schiaparelli. In particolare le due sfere aggiunte nel caso del Sole e della Luna avrebbero reso la traiettoria dei due astri un ippopede, ossia una particolare curva a forma di otto. Questa ricostruzione rimasta un punto di riferimento per gli studi storici successivi.

Fonti
Aristotele, Metafisica, 1073b 1074a. Simplicio, Comm. in Arist. De caelo (ed. Heiberg), p. 497. Papiro di Eudosso, pubblicato in: F. Blass, Eudoxi ars astronomica qualis in charta Aegyptiaca superest [Programm Kiel (1887)]: 12-25. Gemino, Isagoge, 8, 57-60.

Letteratura secondaria
Giovanni Schiaparelli, Le sfere omocentriche di Eudosso di Callippo e di Aristotele, in: Scritti sulla storia della astronomia antica, Bologna, 1925; ristampa: Milano, Mimesis, 1997, tomo II, pp.1-112 (in particolare La riforma di Callippo, pp. 77-86). Thomas Heath, Aristarchus of Samos, the Ancient Copernicus. A history of Greek Astronomy to Aristarchus. Oxford, Clarendon Press, 1913 (ristampa: New York, Dover, 1981), pp. 212, 295-296. Otto Neugebauer, A History of Ancient Mathematical Astronomy, Berlin: Springer, 1975, pp. 625, 627, 683-688,

Collegamenti esterni
(EN) Biografia [1] in MacTutor

Note
[1] http:/ / www-groups. dcs. st-and. ac. uk/ ~history/ Biographies/ Callippus. html

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Anatomia
Alcmeone di Crotone
Alcmeone di Crotone (in greco ; ... ...) stato un medico e filosofo greco antico del V secolo a.C.

Introduzione
Quasi tutte le informazioni superstiti circa Alcmeone di Crotone sono state messe in discussione dagli studiosi: essi si sono chiesti se fosse un medico o un "fisiologo" ("impegnato ad indagare la natura") presocratico, se fosse un pitagorico o in relazione con i pitagorici, se il suo atteggiamento scientifico fosse da qualificare come "empirico", se realmente avesse, primo in Occidente, praticato la dissezione del corpo umano a fini scientifici, se il ruolo centrale da lui attribuito - secondo le fonti dossografiche - al cervello nel coordinare le sensazioni non fosse da ridimensionare.[1]

Alcmeone di Crotone

Negli ultimi decenni la revisione critica delle testimonianze e dei frammenti di Alcmeone ha determinato di fatto il superamento di tutti quegli "entusiasmi", certamente prematuri, che vorrebbero il crotoniate "il padre dell'anatomia, della fisiologia, dell'embriologia, della psicologia, della medicina stessa".[2] Si aperta, in tal modo, sul piano metodologico, la via per una comprensione autenticamente "storica" della figura di Alcmeone, dimensionata nel tempo ed "in situazione".[3]

La vita
Della vita di Alcmeone conosciamo molto poco. Aristotele [4] riferisce che, quanto all'et, Alcmeone era giovane quando Pitagora era vecchio. Tuttavia, il passo non contenuto in tutti i manoscritti n concordemente riferito dai commentatori antichi. Contemporanei e diretti interlocutori di Alcmeone furono, secondo Diogene Laerzio [5], Brontino, Leonte e Batillo; personaggi considerati da Giamblico Pitagorici[6]. Dal punto di vista cronologico, risulta incerto se il floruit di Alcmeone sia da individuare nell'ultimo quarto del VI secolo, o piuttosto al principio o a met (e oltre) del V sec. a.C.[7]. Nel complesso il periodo pi apprezzato dagli interpreti moderni quello che va all'incirca dal 490 al 430 a.C.[8]. La sua patria viene dalle fonti identificata con Crotone [9], citt achea e magnogreca, fondata, secondo Dionigi d'Alicarnasso (II, 59, 3), nel terzo anno della XVII Olimpiade (709-708 a.C.). Il padre era, secondo la tradizione dossografica, Perthos (Diog. Laert. VIII 83; Clem. Alex., strom. I 78)[10].

Alcmeone di Crotone

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Indagine sulla natura e medicina


Diogene Laerzio (VIII 83) considera Alcmeone discepolo di Pitagora: il suo impegno avrebbe riguardato per lo pi la medicina. Tra i "fisiologi" viene annoverato da Teofrasto [11]. Secondo il giudizio di Galeno [12], Alcmeone, allo stesso modo di Melisso, Parmenide, Empedocle, Gorgia, Prodico e degli autori antichi in genere, scrisse un'opera Sulla natura. Per Favorino[13] e Clemente Alessandrino[14] sarebbe stato addirittura il primo a comporre un discorso intitolato Per physeos. La sola attestazione che fa diretto riferimento ad Alcmeone come medicus quella di Calcidio[15], risalente al IV sec. d.C. Per il periodo storico in esame (VI-V sec. a.C.), la distinzione tra fisiologia/filosofia e medicina risultava essere non ancora strutturata: non solo la linea di demarcazione fra questi due ambiti doveva essere fluida, ma all'interno dell'indagine "per physeos" confluivano sia lo studio della natura, che del corpo umano e, pi in generale, per gli enti tutti, apprezzati ed osservati nella loro globalit.[16]

La salute come equilibrio tra propriet opposte


Il dossografo greco Aezio, attivo tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C., attribuisce ad Alcmeone la teoria medica, divenuta molto comune fra i greci, della salute come equilibrio (isonomia) tra elementi o propriet (dynameis) opposte[17]:

Alcmeone dice che la salute dura fintantoch i vari elementi, umido secco, freddo caldo, amaro dolce, hanno uguali diritti
(isonomia), e che le malattie vengono quando uno prevale sugli altri (monarchia). Il prevalere dell'uno o dell'altro elemento, dice, causa di distruzione. [] La salute larmonica mescolanza delle qualit (opposte) (A. Maddalena in G. Giannantoni), op. cit., p. 241.)

Simile dottrina ricorre, altres, nel trattato ippocratico Sull'antica medicina (cap. 14) datato dalla critica agli ultimi decenni del V sec. a.C.:

V' infatti nell'uomo il salato, l'amaro, il dolce, l'astringente, l'insipido e mille altre cose dotate di propriet diversissime
sia per quantit sia per forza. Ed esse mescolate e contemperate l'un l'altra n sono evidenti n causano dolori all'uomo; quando per una di esse sia separata e permanga come sostanza a s stante, allora diviene evidente e causa dolori all'uomo. (M. Vegetti (a cura di), Opere di Ippocrate, Torino, Utet, 2000, pag. 176.)

Nel riportare la dottrina dei pitagorici, secondo la quale le contrariet erano per essi principi delle cose che sono, Aristotele [18], dubita che all'origine vi fosse stato un contributo determinante da parte di Alcmeone. Questi, ad ogni modo, sosteneva che duplici sono per lo pi le cose riguardanti l'uomo. A differenza dei pitagorici continua Aristotele egli non definiva quali fossero le contrariet, ma nominava quelle che gli capitavano, bianco nero, dolce amaro, buono cattivo, grande piccolo.

La dissezione di animali
Nel suo Commento al Timeo di Platone[19], il filosofo Calcidio riferisce che Alcmeone, esperto di questioni fisiche, fu il primo che sezion animali viventi: in particolare la sua attenzione si concentr a mostrare come fatto l'occhio. Secondo la testimonianza di Teofrasto[20], Alcmeone ebbe modo di identificare determinati canali (poroi) che conducevano le sensazioni dagli organi di senso (orecchie, naso, lingua, occhi) al cervello. Dal punto di vista storico, la critica pi accorta riconosce come i canali, cui fa riferimento Teofrasto, fossero, per quel che concerne l'udito e l'olfatto, grosse strutture, quali i condotti delle narici e il meato uditivo esterno. Nel caso dell'occhio, tuttavia, le osservazioni, effettuate da Alcmeone, non riguardavano esclusivamente strutture esterne o di superficie: molto sarebbe infatti frutto di una conoscenza delle strutture retrostanti l'occhio. Il medico e fisiologo crotoniate si pu, al riguardo, con buona probabilit desumere che abbia, in forma assai limitata e circoscritta, praticato su animali una recisione dell'occhio per mettere allo scoperto le strutture retrostanti, che si

Alcmeone di Crotone dipartono alla volta del cervello.[21] Solo dopo Aristotele la dissezione cominci lentamente ad imporsi, per diventare pratica assai diffusa e sistematica in et ellenistica.[22]

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Il ruolo "egemonico" del cervello: percezione e comprensione


Nel complesso si pu riconoscere che il primo impiego del coltello a vantaggio della ricerca sulla natura risale ad Alcmeone.[23]. Questo rese possibile la scoperta del collegamento nervoso tra l'occhio e il cervello e diede avvio a riflessioni sulla reale sede delle sensazioni in questo ultimo organo.[24].Di rilievo la testimonianza di Teofrasto (de sensu. 25 sg.):

Tra quelli che non credono che la percezione nasca da simiglianza Alcmeone. Il quale prima di tutto definisce la differenza tra uomo ed animali: l'uomo, egli dice, si distingue dagli altri animali perch capisce, mentre gli altri animali percepiscono ma non capiscono; per lui, infatti, percepire e capire sono due attivit diverse, e non, come credeva Empedocle, una sola e medesima attivit- Poi parla delle singole percezioni. Dice che udiamo con le orecchie perch in esse il vuoto: questo, dice, vibra, e cio emette un suono con la cavit, e l'aria ripete la vibrazione. Gli odori li percepiamo col naso, conducendo al cervello l'aria mediante l'inspirazione. Distinguiamo i sapori con la lingua, perch essa. essendo calda e molle, col calore disfa, e mediante la rarefazione dovuta alla sua morbidezza accoglie e distribuisce i sapori. Gli occhi vedono mediante l'umidit che li circonda. L'occhio, dice, contiene fuoco, come mostrato dal fatto che manda scintille quando colpito. Vede dunque mediante la parte ignea e la parte trasparente, e tanto meglio vede quanto pi puro. Tutte le percezioni, dice, giungono al cervello e l s'accordano: ed appunto per questo che anche s'ottundono quando il cervello si muove e cambia di posto: perch in tal modo ostruisce i canali attraverso i quali passano le sensazioni. Del tatto non dice n come n con che cosa si abbia. Questo dunque disse Alcmeone. (A. Maddalena in G. Giannantoni (a cura di), op. cit., pp. 239-240.)

I limiti della conoscenza umana


Diogene Laerzio[25] conserva l'incipit dell'asserito trattato di Alcmeone Sulla natura:

Alcmeone di Crotone, figlio di Pirito, disse questo a Brontino e a Leonte e a Batillo: delle cose invisibili e delle cose
visibili soltanto gli di hanno conoscenza certa (sapheneian); gli uomini possono soltanto congetturare (tekmairesthai). (A. Maddalena in G. Giannantoni (a cura di), op. cit., p. 243.)

Il metodo tipico della conoscenza umana consiste, per Alcmeone, nel tekmairesthai, ovvero nel procedere appunto
per indizi, congetture, prove: egli, in tal modo, non faceva che teorizzare la sua stessa prassi di medico, abituato a interpretare l'esperienza per ritrovare in essa un significato, un valore di sintomo, e risalire cos all'unit della malattia e delle sue cause. Sotto questo profilo, con Alcmeone si apriva una nuova via verso il sapere, una via che passava pur sempre attraverso l'osservazione (M. Vegetti, op. cit., p. 21.)

Alcmeone di Crotone

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Note
[1] L. Perilli, Alcmeone di Crotone tra filosofia e scienza. Per una nuova edizione delle fonti, in Quaderni Urbinati di Cultura Classica, N. S., Vol. 69, No. 3 (2001), p. 56. [2] G. E. R. Lloyd, Metodi e problemi della scienza greca, trad. it., Laterza, Bari-Roma 1993, pp. 281-332. [3] C. Huffman, Alcmaeon, in The Stanford Encyclopedia of Philosophy, 2003-2008, Edward N. Zalta (ed.), URL = <http://plato.stanford.edu/entries/alcmaeon/>. [4] Metafisica A 5. 986a 22 [5] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VIII 83 (A 1, 1) [6] (VP, 132; 194; 267) [7] L. Perilli, op. cit., p. 56. [8] G. E. R. Lloyd, op. cit., p. 288. [9] Arist., metaph. A 5. 986a; Id., hist. anim. H 1 581a 12; Id., de gen. anim. G 2 752 b 22; Diog. Laert. VIII 83, etc. [10] Per le testimonianze e i frammenti di Alcmeone, vd. H. Diels, W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, 3 vols, Dublin/Zrich 197216, Weidmann, vol. I, n. 24; A. Maddalena in G. Giannantoni (a cura di), I Presocratici. Testimonianze e frammenti, Bari-Roma 1986, Laterza, vol. I, pp. 238-241. [11] De sensu, 25-26 [12] De elem. sec. Hippocr. I, 9 [13] fr. 25 F.H.G. III 581 [14] strom. I 78 [15] in Tim. c. 237 p. 279 [16] A. Krug, La medicina nel mondo classico, trad. it. Firenze 1990, Giunti, pp. 47 e ss. [17] [18] [19] [20] [21] [22] [23] [24] [25] Dox. 442) (metaph, A 5 986 a 22) c. 237, p. 279 Wrob. de sensu. 25 G. E. R. Lloyd, op. cit., pp. 302-303; 329. Cfr. H. Von Staden, Herophilus. The Art of Medicine in Early Alexandria, Cambridge University Press, Cambridge 1989, pp. 139 e ss. G. E. R. Lloyd, op. cit., p. 329. A. Krug, op. cit., p. 46. (VIII 83)

Collegamenti esterni
(EN) Voce (http://plato.stanford.edu/entries/alcmaeon/) nella Stanford Encyclopedia of Philosophy

Fonti e autori delle voci

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