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Ruggeri_Apollonio_INTERNI 19/02/14 16.

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CAPITOLO SETTIMO

LE INTERPRETAZIONI DI
APOLLONIO IN OCCIDENTE

Se i bizantini furono perlopi saggi e tolleranti nei con-


fronti di Apollonio, in fondo frutto della stessa temperie
spirituale da cui nacquero i Vangeli, non altrettanto si
pu dire per gran parte degli occidentali e dei moder-
ni, ben pi abbarbicati allidea dello stregone antitetico
al Cristo, del nemico della Chiesa.
La leggenda di Apollonio, comunque, rivive nel Rina-
scimento, aiutata anche dal nuovo boom della magia. Nel
Quattrocento Apollonio viene citato da Pico della Miran-
dola in una lettera a Ermolao Barbaro1 contenente una elo-
quente difesa dello stile barbarico. ...Quando vai dai
flautisti e dai citaredi, scrive Pico, stai pure tutto orec-
chi, ma quando vai dai filosofi ritirati dai sensi, ritorna in
te, nei penetrali dellanima, nei recessi della mente. Abbi le
orecchie del Tianeo (Tyanei aures) con cui, liberandosi del
corpo, egli sentiva non il Marsia terreno ma lApollo cele-
ste, che sulla cetra divina modulava con ineffabili armonie
gli inni delluniverso.2 Tuttavia Pico, pur nel mirino del-
lInquisizione per i suoi interessi magici, non ha certo in
simpatia Apollonio. Nel decimo capitolo del suo trattato
De rerum praenotione ne attacca le pratiche magiche, ac-
cusandolo di aver usato arti demoniache e laiuto di poteri

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impuri per imitare i miracoli di Cristo, mentre ammira il la-


voro di Eusebio (da poco tradotto in latino dal domenica-
no Zenobio Acciolo, che lo dedica ai giovani, affinch non
si facciano influenzare dagli incantesimi).
Lopera di Filostrato, comunque, fu riscoperta davve-
ro solo nel secolo successivo. Leditio princeps della Vita
di Apollonio (con il testo greco, il relativo scritto di Eu-
sebio nella versione latina di Acciolo, come una sorta di
antidoto al veleno pagano di Filostrato, e la traduzio-
ne in latino del fiorentino Alemanno Rinuccino) infatti
lAldina del 1501-04, preceduta da lunghi dibattiti e di-
scussioni sullopportunit di dare alla luce unopera gi
criticata dai Padri della Chiesa; una traduzione latina di
Filippo Beroaldo viene inoltre pubblicata a Bologna nel-
lo stesso 1501. solo linizio di un rapido fiorire di edi-
zioni in vari Paesi.
Erasmo da Rotterdam (1466-1536), che raccoglie per
diversi decenni proverbi e detti provenienti dalla cultura
classica (soprattutto greca) per inserirli nei suoi celebri
Adagia, dimostra di conoscere bene sia le Lettere di Apol-
lonio (per esempio la numero 7 citata a proposito del-
ladagio 331: Spiegare tutte le vele) che la Vita di Filo-
strato (per esempio il libro II citato a proposito della-
dagio numero 1043: Possa non imbatterti in uno dalle
natiche nere; il libro IV nelladagio numero 1045: Can-
zone dAmazzoni e nel numero 1046: I giardini di Tan-
talo; mentre nel 1539: La risata squassante si fa
sfuggire un passo (IV, 20) pi adatto rispetto alla citazio-
ne che leggiamo dalle Vite dei sofisti di Filostrato).3
Nel frattempo la figura di Apollonio si ritaglia il suo
spazio nelle opere storiche sulla Chiesa primitiva e sul-
lImpero romano. Ovviamente, in questo modo, spesso
finisce tirato di qua e di l, a seconda dellideologia degli
autori, che lo usano come unarma per i loro scopi. Per i
cristiani un demonio; per gli anticristiani un ottimo pu-
pazzo da imbottire con le loro idee.

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Michel de Montaigne, nei suoi Saggi, nomina Apollo-


nio tre volte. In II, 12, a proposito del linguaggio delle
bestie, scrive: Tuttavia alcuni si sono vantati di com-
prenderle, come Apollonio di Tiana, Melampo, Tiresia,
Talete e altri. In II, 17, cita dallEpistola 83, secondo cui
proprio dei servi mentire e dei liberi dire la verit. In
III, 10, infine, accomuna Apollonio e il Profeta dellI-
slam, sostenendo: Non mi stupisco pi di quelli che fu-
rono messi nel sacco dagli stratagemmi di Apollonio e di
Maometto.4
Il parallelo Apollonio-Cristo riappare nel dialogo
Heptaplomeres (1593 circa) di Jean Bodin. Inoltre, ampio
spazio dato ad Apollonio dallopera contro le pratiche
magiche, Pogrom czarnoksieskie bledy, pubblicata a Cra-
covia nel 1595, del polacco Stanislaw Poklatecki, per il
quale le idee e le azioni del Tianeo sono cose proibite,
magia diabolica che porta alla dannazione eterna, e an-
zi testimonianza dellesistenza del diavolo nel mondo.
Una simile interpretazione si trova anche nella Storia del-
la Chiesa di Cesare Baronio (1538-1607), per la quale
Apollonio, alla fine giustamente ucciso dai diavoli, ha
aiutanti diabolici proprio nel periodo storico della prima
diffusione dei Vangeli, mentre Filostrato un propaga-
tore di spudorate menzogne, con il risultato che molti fi-
nirono con ladorare Apollonio dopo la sua morte e con
il chiedergli aiuto. Ma il crimine peggiore di Apollonio,
secondo Baronio, laver denunciato San Giovanni
Evangelista a Efeso, causandone cos lesilio a Patmos...
Fesserie riecheggiate dalla Histoire Ecclesiastique (1691)
di Claude Fleury e dalla Histoire de lEglise del vescovo
di Vence Antoine Godeau (1605-1672) che addirittura,
interpretando liberamente lApocalisse di Giovanni (9,
11) sullangelo dellabisso il cui nome in greco Apol-
lion, considera Apollonio, bugiardo e mago, il Distrutto-
re per eccellenza e quindi il pi grande nemico della
Chiesa in tutta la storia nonch da alcuni storici del-

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lImpero di Roma. Per esempio, lHistoire des Empereurs


et des autre Princes (1691) di Louis-Sbastien Le Nain de
Tillemont, in cui i demoni, con laiuto di Apollonio, ten-
tano di fare concorrenza agli apostoli del Cristo. Inoltre
il nome di Apollonio, in qualit di capo degli spiriti mal-
vagi, appare in opere sulla magia e sulla demonologia,
come il De miraculis di Filaleutero Elvetico (1734), e in
opere teologiche. Sulla falsariga dellapologetica latina, il
vescovo Jacques-Bnigne Bossuet (1627-1704) definisce
Apollonio un mago alleato con il diavolo e vede in lui la
terza bestia dellApocalisse,5 mentre il suo collega Pierre-
Daniel Huet (1630-1721), erudito precettore (insieme
proprio a Bossuet) del Delfino di Francia, nella sua De-
monstratio Evangelica (vol. I, pp. 672-78), condanna tut-
ti gli autori che erano stati troppo teneri con il Tianeo,
soprattutto Sidonio Apollinare, caduto nella trappola
delle menzogne del farabutto di Tiana. Per Huet, sco-
po (alla fine vano) di Filostrato era quello di copiare il
Vangelo, facendo cos combaciare le vite di Apollonio e
Cristo. Ma il grande attacco contro Apollonio taumatur-
go fraudolento viene sferrato dal tedesco Johann Baltha-
sar Luderwald nella sua opera Antiierocle o Ges Cristo
rappresentato nella sua grande diversit (1793), in cui pa-
ragona costantemente il mago Apollonio e Cristo, la fan-
tasiosa Vita di Filostrato e il Vangelo, i discepoli del Tia-
neo e gli apostoli, per concludere ovviamente che il Van-
gelo la sola fonte di fede.
Dallaltro lato, di Filostrato si serve, nella sua polemi-
ca contro la Chiesa, Lord Herbert of Cherbury (1582-
1648). Nel XVII secolo Gabriel Naud scrive unApolo-
gia per tutti i grandi uomini che furono erroneamente ac-
cusati di magia (pubblicata per la prima volta in Francia
nel 1625) in cui difende, tra gli altri, Pitagora e Socrate.
Apollonio vi presentato come una guida religiosa mo-
dellatasi sullesempio del Cristo, e la Vita come unimita-
zione dei Vangeli.

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Nel 1680 lerudito inglese Charles Blount (1654-1693)


pubblica a Londra la traduzione dei primi due libri di Fi-
lostrato, accompagnata da unintroduzione contro la
Chiesa e da dotte note che paragonavano Apollonio e
Ges, personaggi di uguale importanza, nel solco della
controversia deistica. Blount costretto dalle polemiche
a interrompere il suo lavoro, poi condannato dalla Chie-
sa nel 1693 (lo stesso anno del suicidio dellautore), ma
lipotesi che Filostrato volesse comporre uno scritto in
contrapposizione ai Vangeli inizia a incontrare una certa
fortuna. Apollonio torna a rappresentare una sorta di
Messia alternativo, lalfiere dellideale greco opposto a
quello ebraico. Sulle sue orme, del resto, si muove nel
1756 persino Voltaire, prodigo di lodi per Apollonio nel
Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni.6 Nel 1774 il fi-
lologo illuminista francese Jean de Castillon pubblica a
Berlino (e poi nel 1779 ad Amsterdam) la Vita di Apollo-
nio riutilizzando i primi due libri delledizione di Blount
e con unintroduzione di Federico II di Prussia indiriz-
zata a Clemente XIV, in cui, ovviamente con sarcasmo, il
sovrano ricorda al Papa le idee di Tillemont sul ruolo di
Apollonio, lo incoraggia a dare battaglia contro questo
ambasciatore dellinferno e gli consiglia di rafforzare il
potere della Chiesa contro le superstizioni dilaganti. Il
successo delledizione di Castillon incoraggia presto la
creazione di apologie pro Apollonio. Per esempio, in Ger-
mania quella di Emilio Licinio Cotta (Gewissheit der
Beweise des Apollonismus, del 1787), soprannominato lo
Ierocle tedesco per il suo sostegno ad Apollonio con-
tro le false accuse.
Se soltanto nel 1809 la Vita di Apollonio viene tradotta
interamente in inglese dallecclesiastico Edward Berwick,
e solo per controbattere alle tesi del celebre storico Edward
Gibbon, il quale in una piccola nota del primo volume
della sua monumentale opera, aveva avuto il coraggio, al-
meno secondo Berwick ma non nella realt dei fatti, di

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paragonare limpostore Apollonio a Cristo, nello stesso


anno in Francia esce la versione (postuma) in due volumi,
poco letterale ma piacevole, dello storico Pierre Jean-Bap-
tiste Legrand dAussy, lodatore del razionalismo e ben
contento di poter esprimere libere opinioni su Apollonio
senza dover temere la censura della Chiesa e la prigione
della Bastiglia. Per lui il Tianeo un saggio dai rigorosi
principi etici, conoscitore dei segreti della natura e versa-
to anche nelle questioni politiche.
Ormai, nel XIX secolo, gli scritti su Apollonio e il pa-
ragone con Cristo diventano di moda, un tema perfetto
per esercitazioni letterarie (si ci era cimentato persino il
giovane Napoleone).7 Ma soprattutto vedono la luce le
prime opere davvero scientifiche (il cui precursore fu co-
munque nel 1709 J. C. Herzog con lopera Philosophiam
practicam Apolonii Tyanaei in Sciagraphia). Per esempio
quella di Wieland su Filostrato e le memorie di Damis.8
Nel 1832 F. C. Baur esamina le tradizioni neotesta-
mentaria e filostratea in un importante scritto.9 Nella se-
conda met dellOttocento linterpretazione sensaziona-
listica riprende corpo: Apollonio viene definito il Cristo
e il Salvatore pagano. Basta sfogliare, per accorgersene,
le pagine di L. Noack, A. Rville e C. H. Pettersch.10 Dal
lato opposto, E. Mller in un suo saggio11 si chiede se
Apollonio era un sapiente o un mentitore o un visionario
e un fanatico. Charles-mile Freppel (1827-1891), ne Les
apologistes chrtiens aux II sicle, ritiene che nella lotta
suprema della verit contro lerrore, Satana raccoglieva
tutta la sua potenza per tentare un ultimo sforzo [...] op-
poneva alle opere di Dio il prestigio dei suoi [...] paro-
diava il piano divino e faceva di Apollonio la scimmia di
Ges Cristo. Ernest Renan (1823-1892) lo liquida come
un misrable imposteur.
Nel Novecento i progressi della filologia e dellanalisi
storica mettono fuorigioco le interpretazioni pi estremi-
ste e temerarie, per esempio riducendo di parecchio, ad

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alcuni banali topoi sulla fede nel prodigioso, le influenze


su Filostrato della letteratura neotestamentaria.12 Lepoca
di speculazioni non accademiche, a parte il filone occulti-
stico-esoterico che esaminiamo a parte, su Apollonio, in
linea di massima, finisce qui.

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