I minoici e i micenei
I MINOICI E I MICENEI
LA CIVILTÀ MINOICA
A partire dal III millennio a.C. nelle isole del Mar Egeo si
sviluppa la civiltà cretese o minoica, dal nome di Minosse,
il leggendario sovrano dell’isola di Creta.
Queste isole sono ricche di importanti risorse che invece
scarseggiano nella Mezzaluna fertile (legname e minerali).
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Poiché i cretesi sono abili artigiani, il criterio più usato per
individuare le diverse fasi della civiltà cretese si basa
sull’evoluzione stilistica della ceramica.
• Antico minoico (dal 3000 a.C.): periodo delle origini;
• Medio minoico (2000 a.C.-1570 a.C.): fase di maggior
splendore della civiltà cretese;
• Tardo minoico (1570 a.C.-1050 a.C.): inizio del declino.
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Lo sviluppo della civiltà cretese è dovuto principalmente alla
posizione strategica di Creta, nel cuore del bacino orientale
del Mediterraneo.
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Per descrivere la forte vocazione marinara della civiltà
cretese gli storici usano il termine talassocrazia.
Tra il 2000 a.C. e il 1500 a.C., infatti, i cretesi impongono
la propria egemonia sui traffici commerciali marittimi del
mondo allora conosciuto. Tuttavia, a differenza degli hittiti
e degli egizi, non creano un impero territorialmente esteso.
Talassocrazia: dominio sui mari
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La civiltà cretese è principalmente
urbana e si sviluppa intorno ai palazzi
reali (società palaziale), che non
sono solo la dimora del sovrano, ma
vere e proprie città, centri del potere
politico, economico e religioso.
Il re svolge allo stesso tempo funzioni
politiche e religiose.
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I palazzi reali hanno una
struttura complessa ma
mancano di mura
difensive, segno che
quella cretese è una
civiltà pacifica che non
teme minacce esterne.
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La costruzione dei palazzi è stata usata come criterio
alternativo per scandire le fasi della storia dei minoici,
tanto che si parla di:
• Periodo pre-palaziale (2600 a.C.-1900 a.C.), in cui
gli abitanti vivono in villaggi sparsi;
• Periodo dei primi palazzi (1900 a.C.-1700 a.C.);
• Periodo neo-palaziale (1700 a.C.-1400 a.C.), la fase
di massima fioritura e ricchezza della civiltà minoica.
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I reperti rinvenuti nei palazzi cretesi mostrano che la civiltà
minoica con il susseguirsi del tempo usa tre tipi di scrittura:
• scrittura geroglifico-pittografica (1900 a.C.-1700 a.C.);
• scrittura sillabica Lineare A (1700 a.C.-1450 a.C.);
• scrittura sillabica Lineare B (dal 1450 a.C.), introdotta dai
micenei quando conquistano l’isola e l’unica a essere stata
decifrata.
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La religione dei cretesi si basa sul culto
degli animali e in particolare del toro,
simbolo della potenza generatrice
maschile, mentre tra le divinità femminili
c’è la dea madre, dea della fertilità e
della terra. I cretesi non hanno una casta
sacerdotale: i riti si svolgono nei palazzi
reali e sono presieduti dai sovrani.
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Intorno al 1450 a.C. la civiltà minoica entra in una fase di
decadenza le cui cause non sono ancora state accertate.
Due sono le ipotesi più accreditate:
• un’eruzione vulcanica avvenuta a Thera all’inizio del XVI
secolo a.C. provoca uno tsunami che devasta l’isola;
• la conquista dell’isola da parte dei micenei (1450 a.C.),
che distruggono Creta e i suoi palazzi e occupano Cnosso.
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LA CIVILTÀ MICENEA
I micenei o achei si stabiliscono nel Peloponneso tra il 1650
a.C. e il 1580 a.C., dando vita a numerose città-Stato
indipendenti e strutturate come rocche fortificate.
Inizialmente questa civiltà è meno avanzata di quella cretese,
ma dal 1500 a.C. inizia a espandersi nel Mediterraneo,
instaurando una fitta rete di traffici commerciali.
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In poco tempo i micenei impongono il proprio controllo
sull’intera area egea, sottomettendo Creta.
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In questo contesto avviene la
spedizione militare per conquistare le
coste dell’Asia Minore, che porta forse
alla guerra contro la città di Troia.
Questo evento è raccontato nell’Iliade,
il poema epico attribuito al poeta
Omero.
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Oltre all’Iliade, anche la decifrazione
della scrittura Lineare B ha avuto
un ruolo fondamentale per la
ricostruzione di molti aspetti della
storia e della civiltà degli achei.
Questa lingua è considerata la più
arcaica versione della lingua greca.
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Quella micenea è una società gerarchica, in cui:
• a capo di ogni città-Stato c’è un re, detto wànax,
che svolge funzioni politiche, amministrative e religiose;
• subito dopo c’è il lawòs, l’aristocrazia guerriera;
• seguono sacerdoti, scribi e amministratori;
• infine troviamo il dàmos, il popolo, seguito da un ceto
servile.
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Anche la civiltà micenea, come quella cretese, è una
società palaziale.
Tuttavia, i palazzi micenei sono diversi da quelli cretesi,
perché sorgono sull’acropoli, la parte alta della città, e
sono circondati da mura megalitiche come vere e proprie
rocche.
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I micenei sono politeisti e venerano divinità che
corrispondono agli elementi naturali, molte delle quali
rientreranno a far parte del pantheon della civiltà greca.
I riti si svolgono all’interno dei palazzi oppure in spazi
aperti, poiché non esistono dei templi veri e propri, e sono
presieduti da sacerdoti e sacerdotesse.
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Come in ogni civiltà antica, anche
l’economia micenea si basa
sull’agricoltura.
L’artigianato è molto sviluppato
e si producono armi in bronzo,
gioielli e ceramiche, mentre i
commerci crescono soprattutto
dal 1450 a.C..
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Intorno al 1200 a.C. la civiltà micenea entra in una fase di
declino le cui cause non sono ancora chiare. Le ipotesi più
accreditate attribuiscono la crisi a tre fattori:
• catastrofi naturali;
• l’invasione da parte dei dori o dei popoli del mare;
• una crisi interna tra le città-Stato o tra i ceti sociali.
Questa terza ipotesi è oggi la più accreditata tra gli studiosi.