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Estratto da:

RIVISTA STORICA DELL'ANTICHIT

DIRETIORE

GIANCARLO SUSINI
CONDIRETIORE

GIOVANNI BRIZZI

ANNO XXII-XXIII/ 1992-1993

PTRON EDITORE
B O L O G N A 1994

STEFANO MAGNANI

UNA GEOGRAFIA FANTASTICA?


PITEA DI MASSALIA
E L'IMMAGINARIO GRECO

Sul finire dl IV secolo a.C. le imprese di Alessandro Magno e


dei suoi successori in Oriente ed il viaggio atlantico di Pitea in Occidente determinano un'espansione degli orizzonti geografici ed etnografici che trova immediata eco all'interno della produzione let
teraria, offrendo al mondo greco materia inesauribile per la speculazione scientifica e l'invenzione di fantasia. questa, per il mondo
classico, l'epoca delle grandi scoperte 1, del raggiungimento di confini che solo in et imperiale saranno di nuovo avvicinati e talvolta
superati.
Se l'influenza esercitata dalle imprese e dalla figura di Alessandro sulla produzione culturale ed artistica, in particolare letteraria,
nei secoli a seguire ha lasciato evidenti tracce, ben diverso il caso
del massaliota Pitea, la cui fortuna fu enorme presso Timeo, Eratostene, Ipparco e Posidonio 2, ma fin poi per perdere ogni reale contomo nella successiva tradizione, e fu sospettato talvolta di aver
fatto ricorso alla menzogna e all'invenzione fantastica 3
Astronomo e matematico, Pitea comp una straordinaria navi-

L'importanza dell'et di Alessandro, per quanto concerne il progresso nell'esplorazione del mondo abitato, era chiara gi ad Eratostene (Strab., l, 3, 3).
2 Vedj, fra gli altri, gli studi di H. Berger, Die geographischen Fragmente des
Eratosthenes, Leipzig 1880, rist. Amsterdam 1964; D.R. Dicks, The geographical
fragments of Hipparcus, London 1960.
3 Su tale giudizio, espresso da Polibio e da Strabone, ci si soffermer in seguito.
1

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STEFANO MAGNANI

gazione al di l delle Colonne d'Eracle, alla ricerca delle terre da


cui provenivano lo stagno e l'ambra. Partito da Massalia, egli
soggiorn a Cadice 5 , per poi intraprendere il vero e proprio tragitto oceanico, toccando il promontorio Sacro, il Finisterre iberico, e addentrandosi nel golfo di Guascogna lungo il litorale degli
Artabri e l'Aquitania 6 Dopo aver fatto sosta nel porto celtico di
Corbilo 7, alla foce della Loira, Pitea prosegu lungo la costa bretone fino all'isola di O~tcr<lJLa, l'odierna Ouessant 8, superando
quelle che egli ritenne essere le mitiche Cassiteridi 9 Di qui il navigatore massaliota raggiunse il promontorio Belerion 10, in Britannia, ricco di giacimenti di stagno che gli abitanti vendevano a marinai e commercianti stranieri nella piccola isola di lctis, la cui
connotazione topografica si prestava favorevolmente all'installazione di un emporio 11 Dalla Britannia, di cui fu lo scopritore scientifico12, Pitea riport numerose informazioni sugli abitanti, l'economia, le caratteristiche naturali, la conformazione e le dimensioni,

Sulle diverse problematiche relative al viaggio piteano, oltre ai testi citati pi


avanti, si rimanda agli studi di F. Gisinger, Pytheas, n. l, PW, XXIV (1963}, coli.
314-366, e G.V. Callegari, Pitea di Massilia , Rivista di Storia Antica, VII, 3
(1903), pp. 522-532; VII, 4 (1903), pp. 701-717; VIII, l (1904}, pp. 230-240; VIII,
2 (1904), pp. 547-562; IX, 2 (1905), pp. 243-268, per una pi ampia panoramica bibliografica ed una discussione delle varie ipotesi avanzate gi dal secolo scorso, e
poi riprese o abbandonate dagli studiosi fino ai giorni nostri.
5 Strab., II, 4, 1-2; III, 2, 11.
6 Strab., III, 2, 11; l, 4, 5.
7 Strab., IV, 2, l.
s Strab., l , 4, 5; IV, 4, l.
9 Strab., III, 5, 11. Che il passo risalga a Pitea, per il tramite di Timeo e di Posidonio, segnalato dal Lasserre, Strabon, Gographie {d. et trad.), III-IV, Paris
1966, p. 96, nota 6. Il confronto con altri frammenti piteani sopravvissuti per la
trasmissione di Timeo (apud Diod., V, 22-23; e Plin., N.H., IV, 104; XXXVII, 3536}, oltre a confermare l'origine piteana del passo in questione, apre altre prospettive d'indagine sulla ricerca e il viaggio dell'esploratore massaliota che non il caso
di affrontare in questa sede.
10
L'odierno Land's End, in Cornovaglia.
11 Diod., V, 22; Plin., N.H., IV, 104. Sull'identificazione di lctis con l'odierna
St. Michael's Mount, nella baia di Penzance, contro la vecchia identificazione con
l'isola di Wight, vedi R. Dion, Transport de l'tain des lles britanniques Marseille
travers la Gaule prromaine, in .Actes du 9~ Congrs National des Socits Savantes, Tours 1968, Section d'Archologie, Paris, Bibliothque Nationale, 1970,
pp. 425-430.
12 Giudizio espresso dal Gisinger, Pytheas, cit., col. 327.

Una geografia fantastica? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

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avendone seguito la costa fino al promontorio Kantion e al capo


Orcas 13
da questo promontorio proteso nell'Oceano settentrionale,
tuttavia, che ebbe inizio la parte pi straordinaria del suo viaggio.
Navigando per sei giorni oltre la Britannia, in direzione Nord, Pitea
giunse in vicinanza di Thule, l'ultima delle terre che avessero un
nome, oltre la quale si diceva che il mare fosse congelato o coagulato (n:EnTJyuta 8aana) 14 Probabilmente egli si spinse fino alla
Norvegia meridionale, forse nei pressi dell'attuale Bergen 15, ove osserv la straordinaria durata del giorno al solstizio estivo 16 e gli effetti provocati dalla vicinanza della zona glaciale sulla flora e la
fauna; e, di conseguenza, sui modi di vita e sull'economia delle
popolazioni locali 17 Dalla costa norvegese Pitea penetr nel BaiSkymn., frg. 9; Gisinger, Skymnos, n. l , PW, III, AI (1927), coli. 670-671;
Diod., V, 21-22; Strab., IV, 5, 1-2; l, 4, 3; Il, 4, l; Plin., N.H., IV, 102; n, 217
14 Strab., l, 4, 2-4; n, 4, l ; n, 5, 8; Il, 5, 43; IV, 5, 5; Mela, Chor., III, 57;
Plin., N.H., Il, 186-187; Il, 246; IV, 104; Kleom., Meteora, l, 4, 194-231. Sui diversi e vani tentativi di identificare la Thule piteana con una reale localit nordica
cf. Dion, Aspects politiques de la gographie antique, Paris 1977, pp. 191-196 e 200207; Id., Pythas explorateur, Rev. Philol., 40 (1966), pp. 209-213; P. Fabre, Les
Massaliotes et l'Atlantique, in <<Actes du lO?t Congrs national des Socits savantes, Brest 1982, Paris, CfHS, 1985, pp. 38-39; Gisinger, Pytheas, cit., coli. 332344, che raccoglie la bibliografia precedente; l. Whitaker, The Prob/em of
Pytheas' Thule, CJ, 77 (1981-1982), pp. 148-164.
15 In tal senso si potrebbero intendere Mela, Chor., III, 57: Thy/e, Belcarum litori adposita est (cf. anche III, 36, ove sono nominati gli Sciti Belcae, estremi abitanti delle regioni settentrionali di confine con l'Asia); e Plin., N.H., IV, 104, che,
a proposito delle isole settentrionali, nomina le Scandias, Dumnam, Bergos maximumque omnium Berricen, ex qua in Ty/en navigetur. Anche qualora debba rifiutarsi la lettura Nerigon in luogo di Berricen in Plinio, e Bergae in luogo di Belcae in
Mela (letture adottate entrambe, fra gli altri, da Dion, Aspects politiques, cit., p.
279; sulla questione vedi A. Silberman, Pomponius Mela, Chorographie ( d. et
trad.), Paris 1988, p. 83, nota 7), chiara la dipendenza di Mela e Plinio da un originale comune che metteva in relazione Bergae-Belcae con Thule. Che tale originale, pur nella mediazione di Filemone o di altri, sia Pitea, lecito per lo meno
supporto; cos come la testimonianza di lordane (Get., III, 22), dell'esistenza di un
popolo scandinavo Bergio, sembra avvalorare l'ipotesi della sopravvivenza di tale
etnonimo o toponimo dall'antichit ad oggi.
16 Gemi n., Eisag., VI, 8-9; Kosm. Indikopl., Chr. top., Il, 80.
17 Strab., IV, 5, 5. Da questo passo risulta che Pitea not l'esistenza di un reale
spartiacque climatico che separava le popolazioni distinte da un tipo di vita basato
sul regime di caccia e raccolta da quelle limitrofe che invece avevano la possibilit
di praticare l'agricoltura cerealicola e l'allevamento delle api (i cui limiti attuali
nella Norvegia meridionale si pongono rispettivamente a 58 e 64N, in regioni che
tJ

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STEFANO MAGNANI

tico 18 superando l'insidia del x.EUf.u.ov 6aMinto, il miscuglio degli


elementi nel quale non era possibile n camminare n navigare 19, e
raggiunse l'isola sulla quale si raccoglieva e si commerciava l'ambra20, da identificarsi probabilmente con un'odierna penisola,
quella del Sanand 21 , tra le foci della Vistola e del Niemen, in una
vasta laguna che potrebbe corrispondere all'aestuarium Metuonis
menzionato dalle fonti 22
A questo punto del viaggio, giunto a quella che egli ritenne la

risentono del benefico influsso della Corrente del Golfo). Collocando il limite dell'abitabilit in prossimit di Thule, a 66N, Pitea andava contro le teorie antiche
che ponevano tale limite a 54N (cf. Arist., Meteo., Il, 5, 362b, 4-9).
18 La critica moderna divisa tra quanti ipotizzano l'ingresso di Pitea nel Baltico (Dion, O Pythas voulait-il aUer?, in Melanges A. Piganiol, III, Paris 1966,
p. 1326 ss.; Fabre, Les Massaliotes, cit., p. 40 ss.; C. F. C. Hawkes, Pytheas: Europe and the Greek Explorers, Oxford 1975, p. 7 ss. ), e quanti invece ritengono che
egli si sia arrestato nel mare del Nord, alla penisola dello Jutland (A. Grilli, La documentazione sulla provenienza dell'ambra in Plinio, Acme, ~ 1983, pp. 5 ss.;
R. Wenskus, Pytheas und der Bernsteinhandel, in K. Duewel (a cura di), Untersuchungen zu Handel und Verkehr der vor-und frluhgeschichtlichen Zeit in Mittel
und Nordeuropa, Goettingen 1985, p. 84 ss.; J. Kolendo, la recherche de l'ambre baltique. L'expdition d'un chevalier romain sous Nron, in Studia Antiqua,
Warszawa 1981, pp. 76; Gisinger, Pytheas, cit., coli. 347-349; H.E. Burton, The
discovery of the ancient world, Freeport-New York 1932, rist. 1969, p. 44). Ovviamente, dipende dalla soluzione di tale questione anche la localizzazione dell'isola
dell'ambra alla quale pervenne l'esploratore massaliota. La menzione di popolazioni quali Teutones e Gutones (Plin., N.H., XXXVTI, 35) o rmnwvE (Strab.,
VII, l, 3), e la connotazione scitica dell'isola dell'ambra, sia in Diodoro (V, 23,
1), sia in Plinio (N.H., IV, 94-95) (cf. anche Tac., Germ., 45, 2 ss., sugli Aestii
raccoglitori di ambra), rendono preferibile l'ipotesi baltica; cf. Plin., N.H., IV,
100; Mela, Chor., 32-33 e 36; Tac., Germ., 44-46; che collocano i Teutones nell'area dello Jutland, e i Gutones-Gothones in territori pi orientali, ai confini
tra Germania, Sarmazia e Scizia, in prossimit della Vistola.
19 Strab., Il, 4, l ; sul cui significato cf. Dion, Aspects politiques, cit.) pp. 197198; Fabre, Les Massaliotes, cit., pp. 40-41. Le diverse opinioni in proposito sono
riassunte e commentate da Gisinger, Pytheas, cit., coli. 343-344; Whitaker, op.
cit., pp. 160-161 e 164, nota 103.
20 Diod., V, 23; Plin., N.H., XXXVII, 35-36; IV, 94; da confrontarsi con Tac.,
Germ ., 45, 2 ss.
21 Sull'ambra del Samland vedi, Kolendo, op. cit., pp. 63-66 e 76, il quale ritiene tuttavia che l'ambra segnalata da Pitea sia da localizzare nello Schleswig occidentale. A favore dell'identificazione dell'isola piteana col Samland Dion, O
Pythas voulait-il aller?, cit., p. 1334. Fra coloro che ipotizzano il raggiungimento
del Baltico, il Fabre, Les Massaliotes, cit., p. 45, identifica l'isola dell'ambra con
l'odierna Bomholm, mentre Hawkes, op.cit., p. 9, ipotizza Vendsyssel.
22 Plin., N. H., XXXVTI, 35.

Una geografia fantastica ? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

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foce settentrionale del Tanais o della sua controparte nordica, ed


esaurite le ricerche sulle aree di produzione e smereio dello stagno
e dell'ambra, Pitea fece ritorno a Cadice seguendo probabilmente
la costa europea. In seguito a ci egli pot pertanto giustamente affermare di aver percorso xaoav tfJv xagooxeavi'ttv til EugoomJ ut
rabetQOOV oo Tav6.LOo23.

Durante il viaggio Pitea svolse numerose osservazioni, organizzando in una tabella le latitudini delle localit raggiunte 24, calcolate
tramite il computo della durata del giorno e della notte solstiziali,
dell'altezza del sole al solstizio invernale, o attraverso l'utilizzo
dello gnomone 25 Fissando in prossimit di Thule il limite dell'abitabilit, a 66N, in corrispondenza dell'attuale Circolo Polare Artico,
egli forn una risposta in chiave astronomica alla questione della divisione in zone della sfera terrestre 26, dimostrando inoltre di essere
a conoscenza dei pi recenti sviluppi della teoria della sfera elaborata da Eudosso di Cnido 27, che egli corresse circa l'esatta localizzazione del Polo celeste settentrionale 28 Pitea studi poi le maree
atlantiche 29, straordinarie per chi arrivasse dal Mediterraneo, giungendo alla conclusione che esse dipendevano dal moto lunare 30; e
osserv con attenzione gli effetti che esse provocavano sulla conformazione di alcune regioni costiere 31 Primo mediterraneo ad essersi
spinto nelle estreme regioni occidentali e settentrionali dell'Eu23 Strab., Il, 4, l.
24

Cf. G. Aujac, Strabon et la science de son temps, Paris 1966, pp. 166-167;
Ead. (d. et trad.), Strabon, Gographie, Il, Paris 1969, p. 25, nota 5; Ead., L 'ile
de Thul, mythe ou realit, Athenaeum,., 66 (1988), p. 335.
25 Strab., l, 4, 4; Il, l , 12-13 e 18; II, 5, 8; Il, 5, 41-43; VII, 2, 4; Gemin., Eisag., VI, 8-9; Plin., N.H., Il, 186-187; IV, 104; VI, 219-220; Kleom., Meteora, l, 4,
194-231; Il, l , 443-444;
26 Aujac, L'ile de Thul, cit., pp. 330-334; Ead., Strabon, Gographie, Il, cit.,
p. 56, nota 5, e pp. 179-180.
27 Aujac, L 'ile de Thul, cit., pp. 330-334; Ead., La gographie dans le monde
antique, Paris 1975, p. 12; Ead., Astronomie et gographie scientifique dilns la
Grce antique, BAGB (1973), 4, p. 444; Ead. (d. et trad.), Gminos, Jntroduction
aux Phnomnes, Paris 1975, pp. LXVI-LXVIII; Dicks, Early Greek Astronomy
to Aristotle, Lon don 1970, p. 153 ss.
28 Hipp., Exeg., IV, l = frg. l , Mette, Pytheas von Massalia , Berlin 1952, p.
17.
29 Strab., III, 2, 11; Plin., N.H., Il, 217; cf. anche Tac., Agric., 10, 7.
30 Aet., Plac., III, 17, 3, in H. Diels, Doxographi graeci, Berlin 1879, rist. Berlin 1965, p. 383.
3 1 Diod., V, 22; Strab., VII, 2, 1-3; cf. Mela, Chor., Ill, 31 e 55.

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STEFANO MAGNANI

ropa, egli raccolse una vasta messe di dati di carattere geografico ed


etnografico sull'Armorica 32, le isole Britanniche, Thule, la penisola
dello Jutland 33 e la costa nordeuropea 34
Le sue opere, una llEQtobo fi) 35 e il llEQl QxEavou 36 all'intemo del quale era inserita la relazione di viaggio, andarono per
rapidamente perdute 37, e lo stesso curiosamente accaduto agli
scritti degli studiosi che ebbero modo di utilizzarle direttamente 38,
con la sola eccezione del breve passo di Ipparco.
La critica moderna, pur con la sopravvivenza di testimonianze
scarse e indirette, ne ha rivalutato il ruolo nello sviluppo delle
scienze antiche 39, ma si raramente addentrata nell'analisi di un
eventuale ascendente piteano all'interno della produzione letteraria antica di natura non scientifica. Nonostante il rilievo dato alle
suggestioni piteane all'interno di opere poetiche e romanzesche 40,
manca ancora una vera e propria analisi comparata dei diversi testi
che ne hanno subito fascino ed influssi. da tempo accertato infatti

Della quale segnal la sporgenza verso Occidente: Strab., l, 4, 5; Mela,


Chor., III, 16 e 23.
33 Risale probabilmente a lui la descrizione della popolazione dei K(J.L~QOL-KLJ.L
I'fQCOL e delle maree fenomenali del Nord che Strabone (VII, 2, 1-3) riprende da
Posidonio.
34 Sono particolarmente interessanti le notizie su diverse popolazioni germaniche da lui incontrate; oltre ai Cimbri, i Teutones (Piin., N.H., XXXVII, 35), i routrovE (Strab., VII, l, 3) o Gutones (Plin., N.H., XXXVII, 35}, gli Henniones
(Mela, Chor., m, 32-33; Plin., N.H. , IV, 100}, gli . OO'tLi<>L- ' OO'tUoVE (Strab., I,
4, 3; Steph. Byz., Ethn. , s. v. ' OO'trovE} o Jstuaeones (Piin., N.H., IV, 100) (cf. F.
Lasserre, Ostiens et Ostimniens chez Pythas, Mus. Helvet., 20, 1963, pp. 107113}, e la menzione di un popolo di fQJ.LaQa (Steph. Byz., Ethn., s. v. fQJ.LaQa)
nel quale forse da vedersi la prima notizia sui Germani (S. Mazzarino, La pi antica menzione dei Gennan4 SCO, 6, 1957, pp. 76-81).
3s Schol. Apoll. Rhod.,Arg., IV, 761-765a = frg. 15, Mette, op.cit., p. 35.
36 Gemin., Eisag., VI, 9.
37 L'ultimo studioso che sembra averle utilizzate direttamente Posidonio di
Apamea, autore, tra l'altro, di un'opera intitolata nEQl ' OxEavou, che fin dal titolo
rivela la forte influenza degli studi piteani; cf. Aujac, Les traits Sur l'Ocan et
/es zones terrestres, Rev. tud. Anc., 74 (1972), pp. 74-85.
38 Dicearco, Timeo, Eratostene, Ipparco, Polibio, Posidonio. La scomparsa
delle loro opere fa s che le testimonianze su Pitea (raccolte e commentate dal
Mette, op. cit.) siano assai scarse e di seconda mano.
39 Astronomia, geografia, geometria, fisica, esplorazione del globo.
40 Da ultimo, M. Mund-Dopchie, La survie littraire de la Thul de Pythas. Un
exemple de la pennanence de schmas antiques dans la culture europenne, L'Antiquit aassique, 59 (1990), pp. 79-97.
32

Una geograjz fantastica? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

31

che alcuni echi da Pitea sono presenti in opere come Le meraviglie


al di l di Thule di Antonio Diogene, le Argonautiche orfiche, Io
scritto Sugli Iperborei di Ecateo di Abdera, il mito di Crono raccontato da Plutarco; ma ci non ha condotto ad una analisi complessiva
di tali testi, n al tentativo di risalire agli originali contesti entro i
quali gli elementi piteani furono recepiti o ai motivi che condussero
a tale ricezione.
Lo stato di sopravvivenza di queste opere -va detto - non facilita il compito, trattandosi di brevi riassunti, di frammenti, di citazioni e revisioni di materiale molto pi antico.
Il testo di Antonio Diogene, per esempio, che rivela fin dal titolo la suggestione della Thule piteana, noto principalmente grazie al riassunto realizzato da Fozio41 (IX secolo d.C.), compendio al
quale si aggiungono solo alcuni frammenti originari papiracei 42 e
due brani di Porfirio 43 Quanto alla datazione della vita e dell'opera
dello stesso Diogene, alcuni elementi autorizzano una sua collocazione tra I secolo a.C. e I secolo d.C., ma per sua stessa ammissione
parte del materiale utilizzato risale ad autori precedenti. L'unico di
costoro ad essere esplicitamente nominato Antifane, un autore di
storie meravigliose. Si tratta quasi certamente di Antifane di Berga,
vissuto alla fine del IV secolo a.C. e pi volte associato a Pitea da
Strabone 44 La sua fama nell'antichit in quanto scrittore di btLO'ta
era proverbiale 45 A lui si devono probabilmente non solo i dati pi
strabilianti, ma gran parte delle nozioni geografiche ed etnografiche presenti nel romanzo, oltre ai precisi riferimenti storico-cronologici che inquadrano una parte della vicenda all'epoca dell'assedio
di Tiro da parte delle truppe di Alessandro.
La cornice geografica dell'opera lascia intravvedere una forte
impronta piteana, non solo perch Thule il centro dell'azione
principale, ma perch negli itinerari fantastici seguiti dai personaggi
traspare l'eco del viaggio di Pitea. Numerosi riferimenti compaiono

41

Biblio., 166. L'opera di Antonio Diogene stata edita ultimamente da M.

Fusillo (a cura di), Antonio Diogene, Le incredibili awenture al di l di Thule, Palermo 1990.
42 Papiro Societ Italiana 1177, e Papyrus Oxyrinchus 3.012, in Fusillo, op.
cit., pp. 68-71.
43
44
45

Pythag., 10-14; 32-36.

l, 3, l ; II, 3, 5; Il, 4, 2.
Pseudo Skymn., Perieg., w . 653-655, in GGM, l, p. 221; Steph. Byz., Ethn.,

s. v., BQY11

32

STEFANO MAGNANI

nel resoconto delle peripezie di Derkyllis. Bench i ripetuti passaggi della tradizione non consentano grande precisione nei dettagli, cominciando dal soggiorno nella citt degli Iberi, per passare
poi fra i Celti, gli Aquitani, gli Artabri e gli Asturi fino a giungere a
Thule, l'eroina del romanzo ripercorre infatti le tappe del viaggio
atlantico del Massaliota. Lo stesso pu dirsi del viaggio di Deinias,
il narratore del romanzo, che dal mar Nero raggiunge il marCaspio, i monti Ripei, e le foci settentrionali del Tanais 46, sull'Oceano, ove regna un freddo intenso. Ma la pi piteana delle esperienze, per quanto esagerata nel contesto, quella che conduce
Deinias ed altri compagni nelle regioni oltre Thule, dove essi raccontano di aver visto ci che anche gli astronomi espongono con
zelo, che possibile che qualcuno viva sotto il polo artico e che la
notte duri almeno un mese, e per lo pi sei mesi, e anche un anno.
Non solo la notte raggiunge una tale durata, ma anche il giorno subisce un analogo fenomeno 47 Altre meraviglie ancora, che non ci
dato di conoscere dal breve riassunto di Fozio, attendono Deinias
in queste regioni au bout du monde in cui ancora vivono esseri
umani 48; ma la pi grande di tutte che, dirigendosi verso nord,

R. Henry (d. et trad.), Photius, Bibliothque, n, Paris 1960, p. 141, nota l ,


seguito anche dal Fusillo, op. cit., p. 53, traduce t txpo). come sorgenti del
Tanais; Ce qui est plus rationnel, mais sans doute inexact. En tout cas, le terme
est quivoque, F. Vian (d. et trad.), Argonautiques orphiques, Paris 1987, p. 30,
nota 3. Se si tiene in debito conto la convinzione piteana del raggiungimento della
foce nordica del Tanais viene meno anche la razionalit di tale traduzione.
47 "A xat ot 'til atQoOea~o 'tXV'l onou&latai 1tot(Oevta&., otov <i> at~v tvCo&.
&1vatv xm XOQU<pftv titv ciQxtov dva1., xat 'tl!v WX'ta JlTJVCa..av, xat n.anov bt xat
1t.ov, xat t;aJlev..a(av bt, xat t ~axmov tv~auo..a(av o Jl()vov bt 'tl!v wxta 1ti toooutov 1taQatdveo0a&., ll xat tftv ftJlQav ta(rca&. O'UJlfXl(vELv vcU.oyov. A nessun altro
se non a Pitea pu riferirsi una tale frase, come testimonia il confronto con Plin.,
N.H., II, 186-187: Sic fit, ut vario lucis incremento... longissimus dies... in Britannia XVII (horas), ubi aestate lucidae noctes haud dubie repromittunt, id quod cogit
ratio credi, so/stili diebus accedente sole proprius verticem mundi angusto lucis ambilu subiecta temJe continuos dies habere senis mensibus noctesque e diverso ad
bnunam remoto. Quod fieri in insula Thy/e Pytheas Massiliensis scribit, sex diennn
navigatione in septentrionem a Britannia distante. D parallelo tra i due passi indica
una comune dipendenza dalla tabella piteana delle latitudini; in essa era evidentemente esplicito che Pitea, nelle regioni settentrionali a cui si era spinto, aveva trovato decisiva conferma alla teoria della sfera. Questa ipotizzava la variazione della
durata del giorno alle diverse latitudini, e l'esistenza di latitudini alle quali il giorno
pi lungo era di 24 h, di un mese, o anche di sei mesi.
48 Contro l'abitabilit di queste regioni: Arist., Meteor., ll, 5, 362b; Strab., Il,
46

Una geografia fantastica? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

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essi giunsero in prossimit della luna 49, che assomiglia ad una terra
pi luminosa 50.
Le Argonautiche, il cui ignoto autore si spaccia per Orfeo, appartengono ad una redazione della seconda met del V secolo d.C.,
all'interno della quale sono per inseriti ampi stralci di tradizioni
pi antiche. Se ne trova conferma in Timeo 51 e Scimno di Chio 52, la
cui testimonianza fa risalire alla fine del IV o all'inizio del III secolo
a.C. la versione del ritorno degli Argonauti accolta nell'opera, che
registra un incredibile viaggio dal mar Nero all'Oceano settentrionale, risalendo il Tanais fino alla sua sorgente e discendendo un
fiume dal corso specu1~ue, e proseguendo poi fino a Cadice, lungo
le coste settentrion~li ed occidentali dell'Europa 53; ovvero seguendo quello che er~ stato precisamente il percorso di Pitea. Questa versione circa il ritorno degli Argonauti si inserisce pertanto nel
fetvido contesto di una revisione del mito ellenico sulla base delle
nuove scoperte geografiche del IV secolo a.C.
Al mito risale la presenza dei monti Ripei 54 e degli Iperborei,
ma da Pitea dipende la presenza della foce nordica del Tanais, o del
suo corrispondente, cos come la descrizione dell'Oceano settentrionale, che gli Iperborei chiamano Kg6vLo n:6vto e vexg 6a.aooa 55, a causa dei bassi fondali e della mancanza di vento che costringono gli Argonauti a trainare la nave. Altrettanto si pu dire

l, 13; Il, 5, 8 e 42-43; IV, 5, 5. Cf. invece il resoconto piteano in Gemin., Eisag.,
VI, 8-9; Kosm. Indikopl., Chr. top., Il, 80; Strab., IV, 5, 5.
49

Non un caso che nel romanzo la luna sia situata nell'estremo Nord, dove
Pitea rilev che i suoi influssi sulle maree erano maggiori.
50 Kat 't 1tQV't(l)V MLO'tOta'tOV, on 1tOQEU6J.lEVOL ng Boggciv tn. OEtlVfiV, oo tn(
'tLVa yi\V xa8anOO'ta'tT)V, 1t110LOV tyVOV'tO, txEt.
51 Apud Diod., IV, 56, 3 = F.Gr.Hist. 566 F 85. Sull't;ooxEaVLOJ.l6 di Giasone
in Timeo, e la versione di Apollonio Rodio, vedi S. Bianchetti, TI.OO't xa. MQEtrea.
Sulle tracce di una Periegesi anonima, Firenze 1990, p. 136 ss.
52 Skymn. (III-II secolo a.C.), frg. 5, Gisinger, Skymnos, cit., coli. 666-667, citato dallo Schol. Apoll. Rhod., Alg., IV, 282-291.
53 Pseudo Orph., Atg., vv. 1065-1246.
54 Qui menzionati come gole o burroni: 'Pma(ou a.CiJva.
55 Cf. Eustath., Comm. Dion. Per., 311 e 663, in GGM, Il, pp. 272-273 e 237,
e le osservazioni di J. Ramin, Mythologie et Gographie, Paris 1979, p. 63 ss. Sulla
problematica relativa al mare Cronio vedi H. Treidler, KQ6vLOv nt).ayo (KQ6vLO
1t6V'to, KgovC11 O<l).ana, KQovC11 <D.), PW, Suppl. X (1965), coll. 352-356; E. D.
Phillips, KQ6vLOv n.ayo, Euphrosyne, 3 (1969), pp. 193-197. Dello stesso Phillips vedi inoltre, The Atgonauts in northem Europe, Oassica et Medioevalia, 27
(1966), pp. 178-194.

34

STEFANO MAGNANI

sia a proposito del promontorio abitato dai Cimmeri, che rimanda


allo Jutland abitato dai Cimbri, per la confusione che gli antichi facevano tra questi due popoli, sia delle isole oceaniche. IEQvt allude qui alle isole Britanniche; mentre l'isola di Demetra, nella
quale nessun uomo pu giungere per mare, e l'isola di Circe, trovano, per le loro caratteristiche magico-religiose, interessanti riscontri nelle fonti, le quali, rifacendosi ad una matrice piteana ulteriormente mediata, riferiscono delle isole allargo della costa celtica56.
Alcune delle localit e dei popoli incontrati dagli Argonauti rivelano, per la loro derivazione omerica, l'influenza di una delle correnti revisioniste, che ebbe come principale esponente Cratete di
Mallo. Nella prima met del II secolo a.C., sulla scorta delle descrizioni piteane relative all'estremo Nord dell'ecumene, questi provvide a trasferire in ambito oceanico i popoli e le localit dell'Odissea 51 il caso, gi citato, dell'isola di Circe e dei Cimmeri, ma anche quello dei Macrobi 58 e probabilmente della polis EQJn6vua, situata vicino all'ingresso dell'Ade 59
Ad un diverso ambito revisionista, la cui influenza si intuisce sia
nel testo delle Meraviglie che nelle Argonautiche orfiche, si collega
l'opera di Ecateo di Abdera, vissuto nella seconda met del IV secolo a.C 60 Derivati dal suo scritto Sugli Iperborei, oltre al breve
riassunto diodoreo61, sono alcuni passi di Strabone 62, di Plinio 63 e di

56

Strab., l, 4, 5; III, 5, 11; IV, 4, 6; Mela, Chor., III, 47-48.


Vedi Gemin., Eisag., VI, 9-21; Strab., l, l, 6; l, 2, 24-25; l, 2, 31; III, 4, 3-4.
58 Cf. Plin., N.H ., VII, 28.
59 L'esistenza reale della popolazione germanica degli Henniones, segnalata da
Mela (Chor., III, 32-33; ma cf. anche Plin., N.H., IV, 100) in riva all'Oceano, oltre le terre dei Cimbri e dei Teutoni, ai confini tra Germania e Sarmazia, prima del
Tanais (Chor., l, 8), potrebbe indicare l'esattezza della localizzazione, per quanto
alterata da Cratete. D'altra parte si inserisce in un ambito vicino a Cratete la menzione della popolazione dei rtQJ.UlQa ed il suo rapporto con i Lotofagi, in un'edizione perduta del neQ. 8aU11QOLow xoual1'toov pseudO aristotelico databile al 200
a.C. ca. (cf. Mazzarino, op. cit., pp. 79-80). Menzione che, forse gi attestata all'inizio del Ili secolo a.C. nell'opera di Eudosso di Rodi (F.Gr.Hist., 19 F 2), risale
probabilmente a Pitea, al quale erano note alcune popolazioni germaniche.
60 Lo Jacoby, Hekotaios, n. 4, PW, VII, 2 (1912), col. 2751, lo colloca tra il
336/5 e il 290 a.C. ca. Tuttavia, secondo Hawkes, op.cit., p. 38, l'opera di Ecateo
sugli lperborei sarebbe stata composta attorno al315 a.C.
61 Il, 47.
62 VII, 3, l ; VII, 3, 6;
63 N.H., IV, 94.
51

Una geografia fantastica ? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

35

Stefano di Bisanzio 64 L'antico mito degli Iperborei da lui rivisitato per il tramite della descrizione piteana della Britannia e di
Thule 65 Ne sono una chiara indicazione sia la forma triangolare, simile alla Sicilia, dell'isola Elissoia da essi abitata, sia la sua collocazione xa't 't agx'tou, sia, infine, l'indicazione dei modi ospitali
usati dagli indigeni verso gli stranieri; elementi che trovano una
precisa corrispondenza nella descrizione della Britannia in Diodoro66. Della Thule piteana sono invece riprese la collocazione agli
estremi limiti dell'ecumene, in vicinanza della luna, e la caratterizzazione magico-astronomica dell'isola 67, col richiamo al culto di
Apollo e il preciso riferimento alla riforma astronomica del calendario realizzata da Metone e Euctemone nel433 a.C 68 Che la combinazione di questi elementi denoti l'influsso dei resoconti piteani
confermato dalla localizzazione dell'isola degli lperborei agli
estremi confini settentrionali di Asia ed Europa, ovvero in vicinanza della foce nordica del Tanais, vicino ai monti Ripei, nell'Oceano settentrionale che secondo lo stesso Ecateo, probabilmente
ancora da Pitea, era chiamato Amalchium dagli Sciti 69, ovvero congelatum 70.

Quanto al testo di Plutarco 7 1, un parallelo con le due opere precedenti, nelle quali le nuove scoperte geografiche sono utilizzate al
fine di ridisegnare la geografia del mito, risulta evidente dalla localizzazione, a cinque giorni di distanza dalla Britannia, in direzione
dell'occidente, dell'isola di Ogigia, chiaro sinonimo di Thule. Da
questa identificazione pu forse proporsi anche una pi precisa collocazione cronologica della fonte di Plutarco, che potrebbe essere

64

Ethn., s. v. 'E..Ll;ma. Altre testimonianze dell'opera di Ecateo sono raccolte


dallo Jacoby, F.Gr.Hist., 264, F 7-14.
65
Sul mito degli lperborei vedi Dion, La notion d'Hiperborens, ses vicissitudes au cours de l'AntiquiJ, BAGB (1976), 2, pp. 143-157.
66 V, 21-22; descrizione risalente a Pitea per il tramite di Timeo.
67 L'interessante parallelo con la Thule delle Meraviglie, sia per i connotati
astronomici, sia per il legame tra l'isola e la luna, evidenzia la presenza di un'unica
matrice comune alle due opere.
68 Gemin., Eisag., VIII, 50 ss.; cf. Aujac, Gminos, cit., p. LXXVIII, e p. 56,
nota 2.
69 Altro popolo tradizionalmente collocato ai confini tra Asia ed Europa.
70 Plin., N. H ., IV, 94.
71
De facie quae in orbe lunae apparet, 26; vedi anche De defectu oracolonun, 2
e 18. Su queste opere vedi il commento di Y. Vemiere, Symboles et mythes dans la
pense de Plutarque, Paris 1977, pp. 272-284.

36

STEFANO MAGNANI

lo stesso Cratete di Mallo. L'opera di questi era nota e discussa nel


contesto del De facie quae in orbe lunae apparet (25) da Plutarco,
cui offre spunto per l'invenzione del lontano continente 72 posto oltre Ogigia; e di altre tre isole, fra cui quella in cui vive Crono, imprigionato da Zeus in una caverna. L'isola di Crono un'isola dell'abbondanza e del sapere; vi si studiano astronomia, geometria, filosofia. Crono assistito da demoni dotati di virt profetiche, ma
egli stesso il profeta pi grande in quanto sogna ci che Zeus premedita.
Resa possibile proprio dall'impresa compiuta da Pitea, si ha ora
un'ambientazione oceanica e settentrionale anche per l'antico mito
delle isole dei Beati, sulle quali regna Crono esiliato da Zeus 73
Ai limiti del soprannaturale, fra isole in cui avvengono fenomeni
astronomici straordinari, come il fatto che per trenta giorni in
estate il sole scompaia alla vista solo un'ora, sede di dei e semidei,
luogo di magici eventi e di iniziazione, la collocazione della vicenda
agli estremi confmi del mondo indica in lui la fonte per tale dislocazione. Oltre alla connotazione geografica, concorre a rendere
esplicito il raffronto con la Thule di Pitea anche la descrizione del
mare che separa queste isole dal lontano continente; un mare la
cui traversata lenta a causa del fango riversatovi dai fiumi e che,
perci, alcuni hanno ritenuto congelato 74 E, a questo proposito,
evidente che la localizzazione dell'isola di Crono sottintende l'identificazione del mare Cronio con la 3tE1tTiyuia 66.J..ana, che altri

72

Cratete fu autore di un celebre globo terrestre di grandi dimensioni (Strab.,


Il, 5, 10), sul quale, riprendendo e sviluppando il tema platonico degli civtL3tol~E,
aveva collocato quattro aree abitate, in forma di isole o continenti divisi tra loro
dagli Oceani; due continenti per ogni emisfero (Strab., l, 2, 24-25; III, 4, 4). Si
veda lo studio di G. Moretti, Vwggi verso l'imlggiungibile, notizie dall'altro mondo. Le comunicazioni con gli antipodi fra dottrina, mito e letteratura, in G. Camassa, S. Fasce (a cura di), <<Idea e realt del viaggio. viaggio nel mondo antico,
Genova 1991, pp. 367-386; in particolare la nota 4, p. 383, e la nota 8, pp. 383-384,
con bibliografia ulteriore. Cf. inoltre Aujac, Strabon, Gographie, Il, cit., p. 90,
nota 3; Ead. (d. et trad.), Strabon, Gographie, l, Paris 1969, pp. 13-20; Fabre,
Les Grecs et la connai.ssance de l'Occident, Universit de Lille, 1981, pp. 246 e 340.
73 P in d aro (01., Il, 77 ss.) collocava in ambiente oceanico la fortezza di Crono,
nell'isola dei Beati: ... ~ae KQ6vou T6Qow fvea ~xaQoov v<ioov c.i>xEavU)E a'Qm ~E
QutVmmv. A conferma di una antica localizzazione occidentale di Crono vedi Hesiod., Erga, vv. 166-173.

74

Kal ~IJtT}yvm M;av f<JXE.

Una geograjl fantastica? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

hanno chiamato Amalchium o congelatum, e vExQ eaJ..aooa o

37

KQ6-

vLO n6vto 75

Queste opere apparentemente eterogenee e distanti sembrano


per, dalla prima sommaria analisi, possedere una comune caratteristica, quella cio di risalire alla fine del IV secolo a.C., o appartenere a una produzione letteraria, riconducibile a tale periodo, che
ha subito almeno in parte l'influsso esercitato dai resoconti del viaggio piteano, e li ha utilizzati per rielaborare la pi antica geografia
mitica alla luce delle nuove scoperte. In esse sono individuabili tuttavia anche altre costanti e tipologie comuni che, accompagnate a
notizie presenti in diverse fonti, conducono ad ulteriori considera-

. .

ZIOnl.

Innanzitutto condivisa una complessa ambientazione geografica, all'interno della quale si articola gran parte se non la totalit
delle vicende narrate. L'azione si svolge di norma nelle estreme regioni nordiche ed occidentali dell'ecumene, in isole o terre remote
e difficili da raggiungere a causa dei pericoli offerti dall'Oceano che
le separa dal continente. Si tratta di un Oceano dal nome straniero
e premonitore, nel quale i normali pericoli e le difficolt della navigazione sono incrementati dal verificarsi di particolari fenomeni
ambientali: mancanza di vento, congelamento o solidificazione del
mare; e dalla conseguente impossibilit della navigazione.
L'estraneit dell'ambientazione geografica accresciuta poi
dall'accadere di straordinari eventi, interpretabili di volta in volta
in senso magico, religioso, o pseudo-scientifico, che pongono gli avvenimenti narrati ai limiti non solo del mondo abitabile, ma del x60J.Lo stesso, labile confine tra la sfera umana e quella divina o tra il
mondo terreno e l'aldil. E una delle costanti delle narrazioni determinata proprio dal tentativo, che i personaggi compiono, di superare tali limiti, col raggiungimento talvolta di terre o di mondi
che sono ben al di l di essi; e che pertanto non appartengono pi
alla sfera umana.
Il luogo di incontro tra le due distinte realt dato di norma,
nelle diverse opere, dalle isole dell'Oceano, che condividono tra
loro l'ambientazione nordica, la connotazione magico-religiosa, un

15

Una interessante esposizione degli appellativi dell'Oceano settentrionale


in Plin., N.H., IV, 94-95 e 104; ma cf. anche Dion., Perieg., vv. 30-32, in GGM,
D, p. 106; Eustath., Comm. Dion. Per., 32, in GGM, II, pp. 223-224; Anon., Paraphr., 27-35, in GGM, Il, p. 409.

38

STEFANO MAGNANI

clima felice in aperto contrasto con la loro posizione geografica 76, e


l'onnipresente rapporto con la luna. Isole dell'aldil e isole del sapere o iniziatiche ad un tempo, esse risentono di una originaria
identificazione con le isole occidentali celtiche: mitiche terre dei
morti e reali spazi per iniziati. Realt, queste, ben distinte, ma la
cui diversit sfuggiva evidentemente al mondo greco 77, ed in particolare a colui che per primo si trov a contatto sia con l'immaginario celtico, sia con le reali isole celtiche dell'Oceano. Ed anzi possibile che risalga gi a lui un primo tentativo di interpretazione di
alcuni aspetti della religiosit e della sacralit celtica attraverso il ricorso al patrimonio culturale greco, di volta in volta con riferimenti
al pitagorismo, all'orfismo, o all'ambiente iniziatico-misterico a
questo connesso 78.
All'interno di tale contes~o dai toni straordinari ed insoliti sono
inseriti, o comunque supposti, percorsi geografici, marini e fluviali,
il cui indirizzo prevalente quello del periplo, dall'andamento altalenante tra realt e fantasia; concepita inoltre la possibilit di un
tragitto che attraverso il Tanais collega il mar Nero all'Oceano settentrionale ed altres la possibilit di compiere un periplo completo
delle regioni oceaniche dell'Europa da Cadice al Tanais, con tappe
sia lungo la costa, sia nelle numerose e favolose isole dell'Oceano.
A questa ambientazione geografica com.une si unisce poi la spiccata e caratteristica attenzione per le peculiarit etnografiche, per i
costumi, i riti, le tradizioni, in particolare per quelle pi strava76

Anche tale contrasto risente della descrizione piteana delle regioni nordiche,
in cui egli osserv l'esistenza di popolazioni e di modi di vita evoluti ben oltre
quello che era precedentemente ritenuto il limite dell'abitabilit (54N).
77 F.M. Le Roux, Les iies au Nord du Monde, in M. Renard (a cura di), Hommages Albert Grenier>>, II, coll. Latomus, 58, Bruxelles-Berchem 1962, pp. 10511062. Vedi inoltre il confronto tra le isole plutarchee, l'isola degli lperborei di Ecateo, la Thule di Antonio Diogene, e la Thule piteana in Vemiere, op. cit., pp. 272284. Anche le isole di Demetra e di Circe nelle Argonautiche orfiche si inseriscono
in questo contesto, non solo per la loro localizzazione celtica, confermata dal confronto con Strabone e Mela, ma per il fatto che dell'una precluso l'accesso ai
mortali, e l'altra invece isola della veggenza.
78 La caratterizzazione pitagorica, fortissima nelle Meraviglie, tuttavia presente anche nel testo di Plutarco ed in quello di Ecateo, trovando poi conferma
nella riduzione geometrica triangolare della Britannia risalente a Pitea. Quanto all'orfismo ed all'ambito misterico, il parallelo tra le isole delle Argonautiche orfiche
e le isole celtiche in Strabone e Mela, la cui descrizione risale a Pitea, sembra testimoniare a favore di una mediazione piteana tra l'immaginario celtico e quello
greco.

Una geografia fantastica? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

39

ganti, diffuse presso le diverse popolazioni nordiche e occidentali; il


che testimonia di una precisa e condivisa attenzione nei confronti
delle informazioni di tipo etnografico, filtrate ed interpretate per
attraverso l'ottica greca.
Sempre legato all'ambito geografico, che indubbiamente costituisce la vera cornice all'interno della quale si muove la narrazione,
anche un ulteriore denominatore comune forse inaspettato: la
presenza di una componente astronomica, che riceve ampio risalto,
denotando da parte degli autori la precisa conoscenza dei risultati
ottenuti in questo campo.
Questi diversi elementi sono tutti strettamente connessi tra
loro, sia perch i dati astronomici contribuiscono e dipendono dalla
localizzazione geografica, sia perch il dato etnografico vincolato
a sua volta a quello geografico-astronomico. soprattutto il loro
straordinario intreccio a determinare una atmosfera magica, nella
quale si sviluppa la narrazione; un incanto che sembra nascere dalla
fresca ricezione di questi dati all'interno di un mondo letterario
greco che tenta di interpretarli in chiave religiosa o pseudo-scientifica.
Oltre ad evidenziare una contemporanea collocazione cronologica e l'appartenenza ad un medesimo genere letterario,' l'esistenza
di questi tratti comuni suggerisce che le opere in questione risentano di stimoli derivanti dall'esplosiva diffusione di nuove conoscenze sulle regioni e sui popoli dell'Occidente e del Settentrione.
Questa si produsse sul finire del IV secolo a.C.; ovvero pochi anni
prima che venissero redatti gli originali dai quali dipendono i testi
pi tardi, come nel caso di Antonio Diogene e dell'anonimo autore
delle Argonautiche orfiche. La suggestione, gi raccolta, dell'esistenza di elementi piteani all'interno di queste opere trova pertanto
ulteriore conferma nella considerazione che fu al viaggio di Pitea ed
alle ricerche svolte durante il suo corso che il mondo greco dovette
la totalit o quasi delle conoscenze occidentali e nordiche, mentre
and perduto il ricordo di pi antiche esplorazioni 79, e l'esempio di
Pitea non fu raccolto se non in et augustea 80, senza peraltro che
pi se ne raggiungessero i limiti.
Come nel caso dell'antico periplo massaliota confluito nell'Ora maritima di
Avieno.
80 Res gestae div. Aug., XXVI, 4; Plin., N.H. , II, 167; Tac., Germ., l, l; 34, 24. Sul tentativo augusteo di un periplo settentrionale si veda Dion, La gographie
d'Homre inspiratrice de grands desseins impriaux, BAGB (1973), 4, pp. 473-485.
79

40

STEFANO MAGNANI

Non pertanto casuale rinvenire traccia di Pitea in autori contemporanei che si interessarono della sua opera con intenti ben diversi: affrontandola dal punto di vista scientifico come fece Dicearco81, l'allievo di Aristotele; saccheggiandola alla ricerca degli
elementi pi straordinari e fantastici, che fossero in grado di incuriosire e stupire il lettore, come sembra essere il caso di Antifane;
usufruendo della nuova geografia che essa permetteva di immaginare per la revisione del mito operata sia da Ecateo di Abdera sia
dall'autore della versione del ritorno degli Argonauti, e poi ripresa
oltre un secolo dopo da Cratete di Mallo.
Pitea era dunque l'unico testimone al quale riferirsi per quanti
fossero in qualche modo interessati all'Occidente ed al Settentrione. Che lo schema sopra tracciato, rinvenibile all'interno di una
parte almeno della produzione lelferana antica di tipo fantastico,
dipenda dai resoconti del Massaliota testimoniato dal confronto
con quanto sopravvive dell'opera sua all'interno della produzione
di tipo storico-geografico o scientifico; una connessione che non si
limita solo ai tratti generali, ma che trova anche singole e precise
conferme. In modo particolare chiaro che l'inusuale presenza
della comune componente astronomica trovava origine proprio nell'opera di Pitea, ove costituiva una costante delle sue ricerche.
Questi scritti testimoniano, inoltre, il permanere inalterato
delle suggestioni provocate dal viaggio piteano fino alla tarda antichit, costituendo una vera e propria tradizione letteraria che ha
probabilmente le sue origini in Ecateo di Abdera, Antifane, e nell'ignoto autore della versione relativa al ritorno degli Argonauti poi
confluita nelle Argonautiche orfiche. Tale tradizione, lungi dall'esaurirsi perdura nel III secolo a.C. con l'opera di Eudosso di Rodi e
con la fonte dell'anonimo autore della versione del llEQt eauJ.lao(oov
xouoJ.la'toov pseudo aristotelico, noto a Stefano di Bisanzio 82 Nel II
secolo a.C. essa rivitalizzata dal contributo di Cratete di Mallo, il
quale svolge una funzione rilevante nel processo di trasferimento
dei dati piteani al patrimonio dell'immaginario e nella loro trasformazione in senso fantastico. Attraverso Antonio Diogene, Plutarco, e lo pseudo Orfeo tale tradizione lascia tracce, fino al V secolo d.C._, dell'immutato fascino che le avventure di Pitea continuarono ad esercitare sull'immaginario greco e poi su quello romano.
81 Strab., Il, 4, 2.
82

Ethn., s. v. rtQ~aQa.

Una geografia fantastica? Pitea di Massalia e l'immaginario greco

41

La frammentariet, lo stato e le modalit di conservazione di questi

testi consentono solo di intravvedere la perdita di un ben pi vasto


patrimonio di scritti, nei quali erano condensati la suggestione, lo
stupore ed il sogno che i confini dell'immaginario raggiunti da Pitea
suggerivano 83.
La contemporaneit della stesura degli scritti di Ecateo, di Antifane, e dell'antica versione del ritorno nordico degli Argonauti rivela il forte impatto ed il successo che ebbe la diffusione dei resoconti piteani non solo a livello della ristretta cerchia degli studiosi in
grado di recepirne la portata scientifica, ma anche sul pi ampio
pubblico che era piuttosto colpito dall'estraneit del nuovo mondo
in essi descritto. Un'accoglienza tale da dare origine e influenzare
decisamente la produzione letteraria in diversi generi: la raccolta di
meraviglie, il primo romanzo ellenistico, la revisione degli antichi
miti e delle epopee dell'immaginario greco. La codificazione di tale
tradizione fantastica negli ultimi decenni del IV secolo a.C., di
poco successiva alla pubblicazione e alla diffusione del lltQ. Qxeavou, e databile pertanto al periodo 325-315 a.C. ca., in quanto il
viaggio di Pitea era ancora ignoto ad Aristotele 84
La diffusione delle nuove idee geografiche, etnografiche, ed
astronomiche avvenne rapidamente anche e soprattutto per il tramite di queste opere, che divulgarono le grandi scoperte piteane,
anche se in modo spesso distorto e colorito. L'innesto dei resoconti
piteani e la loro fortuna all'interno della tradizione fantastica ebbero tuttavia l'effetto di minarne la credibilit sul piano scientifico,
contribuendo anche alla rapida scomparsa dell'opera originaria,
mentre il suo nome e le sue imprese vennero relegate nel mondo
dell'immaginario e dell'utopia. Questo fattore, unito ad altri dinatura politica e personale condusse al rifiuto totale verso le ricerche

83 Ne testimone non ultimo lo storico Procopio di Cesarea, che ancora nel VI


secolo d.C., sub il fascino piteano, non solo identificando Thule con la Scandinavia (Bella, VI, 15, 4 ss.; VIli, 20, 6), ma anche rinnovando il difficile contatto con
l'immaginario nordico e le favolose isole oceaniche dell'aldil nella descrizione
dell'isola di Brittia (VIII, 20, 47 ss.).
84 impro~abile infatti che lo Stagirita si accontentasse di un silence mprisant (Fabre, Etude sur Pythas le Massaliote et l'poque de ses travaux, Les tudes Classiques, XLIII, 1-2, 1975, p. 33), rifiutando a priori non solo l'opera di Pitea, ma anche la sua discussione, qualora fosse stata a lui nota. In essa infatti erano
trattati temi astronomici, geografici ed etnografici dei quali egli si era pi volte
occupato.

42

STEFANO MAGNANI

piteane opposto sia da Polibio 85, sia da Strabone 86 Costoro infatti,


pur motivati da gelosie personali verso lo studioso ed esploratore
massaliota, e da ragioni di stato, erano giustificati nella loro critica
dal rinvenire i suoi resoconti inseriti all'interno di storie romanzesche, in c.UttO'ta, o in antiche leggende, e non si fecero scrupolo di
tacciare Pitea di menzogna e di inganno.

85

Apud Strab., Il, 4, 1-2; IV, 2, l. Pitea rappresentava un pericoloso rivale per
la presunzione di Polibio che si vantava di avere aperto ai Greci la conoscenza dell'Occidente (III, 59, 3-9; III, 58, 5-9}. Bisognava poi, per Polibio, giustificare lo
smacco al quale egli e Scipione Emiliano erano andati incontro allorch avevano
tentato di raccogliere informazioni sulla Britannia a Massalia e presso informatori
provenienti da Corbilo e Narbo (Strab., IV, 2, 1).
86 l , 4, 3; l, 4, 5; Il, 4, 1-2; II, 5, 8; III, 2, 11; III, 4, 4; IV, 2, l; IV, 4, l; IV, 5,
5; VII, 3, l. Anche in Strabone, la rivalit nei confronti di un predecessore capace
non solo di studi teorici, ma anche di una loro attuazione, si unisce al dovere politico di difendere il disastroso tentativo augusteo di raggiungere ed assoggettare le
regioni settentrionali dell'Europa.