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PUINTS 11 Incuintris su lenghe, identitt e autonomie 16 - 19 - 20 - 30 di Novembar 2011

Casarsa/Cjasarse, Centri Studis Pier Paolo Pasolini, 30 novembre 2011

Prof. Maurizio Virdis


Ordinario di Linguistica sarda e Filologia romanza allUniversit di Cagliari, si
occupa di linguistica sarda, di edizioni di testi medievali sardi, ha pubblicato
ledizione critica del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado e delle Rimas
Diversas Spirituaes di Gerolamo Araolla. Si occupa inoltre di letteratura e filologia
francese medievale.

La Letteratura in Lingua sarda


Un grazie ai presenti e soprattutto agli organizzatori di questo incontro, in
particolare al dott. William Cisilino e ala prof.ssa Anna Bogaro. Mi trovo unaltra
volta in Friuli, e con molta contentezza: sto scoprendo piano piano la sua varia
geografia, il suo fascino nascosto, i suoi tesori.
***

Non ho certo intenzione di tracciare un quadro completo della storia letteraria della
Sardegna in lingua sarda. Non vi certo qui il tempo, n forse ne avrei le capacit.
Mi soffermer quindi soltanto su alcuni nuclei storici della produzione letteraria in
Sardo, lasciando pi ampio spazio ai tempi pi recenti.
Le prime scritture in lingua sarda che si conoscano sono i Condaghes, registri
patrimoniali medioevali che risalgono al dodicesimo e tredicesimo secolo. I pochi
giunti fino a noi provengono da entit monastiche, ma ci si chiede se ve ne fossero
anche di proprietari laici. In essi si conservavano le memorie della vita economica
di un monastero: le controversie giudiziarie, le vendite, le compere e le permute; si
compongono di schede a volte di solo poche righe, altre volte di schede pi ampie
e di maggior respiro. I Condaghes sono documenti preziosissimi perch
ricostruiscono la storia del costume e delleconomia della Sardegna del Medio
Evo, ma sono ovviamente documenti assai importanti anche per i linguisti e per
chi si occupa di letteratura: se infatti questi testi sono delle produzioni scritte che
non possono dirsi di intenzionale carattere letterario, almeno nel senso che
diamo noi oggi alla parola letteratura, essi tuttavia danno luogo, in diverse
occasioni, a dei micro prodotti narrativi. Linteresse di questi testi assai grande
per chiunque si occupi di Sardegna medioevale a qualsiasi livello: perch essi
ricostruiscono la storia, il costume, leconomia della Sardegna, cos come
importanti sono anche per la linguistica, in quanto essi rappresentano le prime
manifestazioni scritte della lingua sarda. Ma un certo interesse pu pure trovarlo e
provarlo anche chi si occupa di letteratura, perch i Condaghes offrono un primo
germe e i primi spunti di una scrittura che esuli dal pi concreto pragmatismo e da

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un carattere puramente ed esclusivamente funzionale della lingua e della sua
elaborazione.
Ma facciamo un salto nel tempo e, dai secoli XII e XIII, passiamo a tempi pi
recenti. E cos raccolgo - anche se non approfondir - la provocazione intellettuale
posta dal dott. Corongiu: il quale ha sicuramente ragione nel dire che lidentit,
anche linguistica, non pu essere oggi riservata esclusivamente alla letteratura,
perch la letteratura non ha pi la stessa funzione e quella stessa centralit
pedagogica e sociale culturale che aveva un tempo, ancora quando studiavo io al
liceo e allUniversit. I tempi cambiano, cambiano i media; alla stampa si sono
aggiunti il cinema e vorrei segnalare lesistenza di una sia pur ancor debole
cinematografia in lingua sarda in cui operano cineasti o registi sardi di valore; c
poi la rete internet dove pure il Sardo presente, ma la rete ancora un
guazzabuglio in cui spesso difficile orientarsi o formulare giudizi; e aggiungo
ancora la scrittura saggistica o giornalistica. Sicuramente anche tutto ci rientra, e
a buon diritto, a far parte della problematica identitaria, e della questione
linguistica della Sardegna; e comunque sono campi di azione dove la scrittura e la
lingua, la lingua sarda, devono cimentarsi.
Tuttavia visto che mi occupo di letteratura, di letteratura vi parler.
La letteratura in lingua sarda, se si esclude un poemetto agiografico del XV secolo
ad opera di Antonio Cano, si pu dire inizi nel tardo Cinquecento, per la
produzione, la passione culturale e politica, oltre che letteraria, e soprattutto per
lingegno di Gerolamo Araolla, autore di un poemetto agiografico, Sa vida su
martiriu et morte de sos gloriosos martires Gavinu, Brothu et Gianuari, e delle
Rimas diversas spirituales. LAraolla pone per la prima volta la questione della
lingua sarda, e di una lingua letteraria e di alto livello che possa stare alla pari con
le altre e maggiori lingue letterarie dellepoca: litaliana e la spagnola; lAraolla fa
giungere il Sardo, con tanta invenzione positiva da parte sua, a livelli alti,
immettendovi tematiche, lessico e stilemi del Petrarca e del Tasso, in linea con la
produzione a lui contemporanea. Egli in pratica inventa un registro e un codice
letterari che si dice non abbiano avuto seguito a livello di letteratura scritta, ma che
funziona per ancor oggi come codice dei poeti improvvisatori, ma anche di molti
poeti che producevano per iscritto, anche se la loro produzione rimasta di basso
profilo ed in buona parte perduta. Un codice letterario comunque distante,
specie per la scelta lessicale, spesso aulica e impregnata di italianit e di
ispanicit, ma che rispondeva a pieno alle necessit e alla logica poetica dei
tempi, quando lo iato fra lingua letteraria e scritta doveva essere assai ampio nei
confronti della lingua parlata Per lungo tempo i poeti sardi hanno usato tale
codice, e in parte ancora lo usano. Mi limiter a citare il noto e amatissimo, anche
da parte un pubblico illetterato che della sua opera conservava, a memoria , le sue
opere, padre Luca Cubeddu, poeta sul filone dellArcadia che a lungo stato il
modello canonico dei poeti in lingua sarda nellOttocento.
La scrittura letteraria sarda del tardo Ottocento e del Novecento stata
caratterizzata essenzialmente da due fattori: dal bisogno e dalla volont ma non
sempre linearmente e chiaramente assunte e perseguite - di superare questo
codice che pian piano, con il passare del tempo, diventava qualcosa di canonico,
di arcaico e di aulico, mentre urgeva la necessit, fra e per i ceti intellettuali, di
adeguarsi e di adeguare anche la lingua ai tempi nuovi. Il confronto con la lingua

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del nuovo Stato Italiano ormai incombeva infatti, e la lingua sarda non poteva non
confrontarsi. Con essa. Bisognava quindi giungere a un rinnovamento linguistico.
Se poi vogliamo definire la letteratura sarda del Novecento, dobbiamo dire che,
almeno fino alla fine agli anni 70, letteratura sarda significa letteratura in versi,
letteratura poetica, mentre dagli anni 80 in poi e fino ad oggi, assistiamo al
nascere e allaffermarsi di una novit: la nascita di una prosa narrativa in Sardo
che fino a quel momento non si era data.
Il rinnovamento linguistico possiamo farlo iniziare, io ritengo, con la scuola
nuorese della fine dellOttocento, il cui autore pi significativo fu Pasquale
Dessanay, che dipinge con molta maestria e con molta capacit, gli ambienti
paesani, facendo uso soprattutto di un codice che quello locale. una delle
prime volte che un poeta supera la koin linguistica della tradizione, portata avanti
per secoli, e si/ci propone una lingua che definiremmo del realismo, quale
strumento mimetico primario per rappresentare un mondo specifico e vero.
Risultava sempre pi unangustia anacronistica pensare di usare, in una Sardegna
che si modernizzava, un codice linguistico che da certi punti di vista, come capita
per ogni lingua minoritaria (parola che non piace neanche a me adoperare)
poteva sembrare una chiusura, anche nella intenzione e nella volont di
raggiungere un pubblico pi ampio e moderno: tanto pi che i ceti intellettuali
isolani piano piano si italianizzavano, e in italiano fruivano di un discorso di pi alto
livello intellettuale, scientifico, letterario. Rimaneva per alquanto forte una
corrente tradizionalista che comunque resisteva e non desisteva. Tra la fine
dellOttocento e linizio Novecento questa contraddizione, fra modernit e
tradizionalismo linguistico, si compone felicemente nellopera poetica di Antioco
Casulla, pi noto con lo pseudonimo di Montanaru. Fu un poeta che ebbe molto
successo nellIsola ed ancor oggi ancora molto conosciuto, e alcuni suoi testi
vengono musicati da alcuni cantautori. Egli comp unoperazione che ancora
prosegue in alcuni settori e ambienti di compositori di poesia: la koin letteraria da
lui usata un codice a base logudorese, ossia il codice poetico della tradizione,
ma tale codice egli lo modernizza, nutrendolo delle tematiche che sono quelle
della poesia nazionale italiana, con tanti influssi del Carducci, di DAnnunzio,
magari riletto attraverso Sebastiano Satta, che scriveva in italiano, e da cui
Montanaru assume una svariata tematica, e diverse istanze riportandole alla
lingua sarda. La sua una tematica di impegno civile, che rivendica un destino
migliore, un riscatto della Sardegna; ma la sua spesso anche una poesia lirica
soggettiva, nuova, intimista. La specificit di Montanaru che egli innova il codice
tradizionale, ma in qualche modo allontanandosi dalla scuola nuorese, che
adottava il codice specifico di un luogo particolare, quello nuorese appunto.
Antioco Casula apr insomma una nuova prospettiva.
Ed ora faccio un salto nel tempo per arrivare al secondo dopoguerra. In
questepoca una rilevante azione di politica culturale, nellambito della letteratura
sarda e della lingua che la esprimeva, fu giocata dal Premio Ozieri, il premio pi
prestigioso di poesia e letteratura in lingua sarda. Questa politica, gioc un ruolo
assai importante, e finanche decisivo direi, anche se spesso con tratti di
ingenerosit e di incomprensione nei rispetti della tradizione, anche recente. Con
questa si voleva tagliare i ponti, per introdurre tematiche moderne e attuali, in linea
e alla pari con quanto avveniva in tutta Europa; e dai moderni e contemporanei
poeti europei si doveva trarre linfa ed esempio. Ed anche la lingua doveva essere

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adeguata ai tempi e correlata e aderente con quella che effettivamente si parla nei
diversi centri dellIsola, nel rifiuto tanto di tematiche un po passatiste, quanto di
quel codice aulico, spesso fortemente italianizzato, e comunque separato assai
dal parlar comune. Si rinunciava inoltre a una koin letteraria a base logudorese, e
si sdoganavano le diverse parlate locali
E tuttavia, il peso dellItaliano continuava a farsi sentire, difficile era liberarsene,
tanto pi, assai spesso, che si trattava di poeti formatisi nella scuola italiana e di
italianit intrisi e pieni, per i quali era spesso alquanto difficile scavare nelle
possibilit intrinseche di una lingua, il Sardo, che sempre pi diventava il polo
basso di una relazione diglottica. Pertanto quando la parola sarda non affiorava
alla mente, o era sentita inadeguata perch dialettale, la scappatoia era rifugiarsi
nellItaliano e da l attingere le parole.
Chi supera questa situazione di dipendenza, trasparente o meno che sia, ma di
fatto esistente, del rapporto fra lingua sarda e lingua letteraria, proprio la prosa
narrativa degli anni pi recenti. Che, torno a dire e voglio ancora sottolineare,
una novit del tutto significativa e originale.
Cito i due iniziatori e le loro opere di grande rilievo: Sos sinnos di Michelangelo
Pira, apparso nel 1983 (pubblicato postumo a 3 anni dalla morte dellautore, tra
laltro antropologo e docente) e Po cantu Biddanoa di Benvenuto Lobina, un
romanzo storico di grande respiro, ambientato a Villanovatulo, paese dorigine
dellautore e che contribuisce al titolo del romanzo (Biddanoa, ossia Villanovatulo).
In tale romanzo confluiscono memorie personali, e riflessi autobiografici
dellautore, ma si parla anche della Sardegna fra le due guerre mondiali sotto il
fascismo, e il protagonista un personaggio reale del paese, pur trasfigurato e
metaforizzando poeticamente, un eroe della guerra 1915-1918. Benvenuto Lobina
ha dato prove diverse: la sua produzione - a parte quella giovanile - tutta in
lingua sarda. Egli ci ha lasciato una produzione in versi di grande qualit,
soprattutto gli ultimi lavori, dove il poeta ritorna allo sperimentalismo giovanile (che
fu sulla linea del futurismo e in lingua italiana), ma lo fa in Sardo; scrive questo bel
romanzo di ampio respiro di cui ho appena detto; ed poi autore anche di tre
racconti, pubblicati postumi che io amo moltissimo e che sempre raccomando.
Se il suo romanzo pu dirsi, in parte almeno, un romanzo storico, i racconti invece
raffigurano una realt storica s e a lui ben nota, ma sono soprattutto
trasfigurazioni metaforiche e liriche, altamente poetiche, ed espressione di una
felice unione tra il Lobina narratore e il Lobina poeta.
Interessante lopera di Antonio Mura, breve come quantit ma di grande qualit,
che svecchia e fa giustizia di una certa idea di Sardegna, che spesso i Sardi stessi
hanno: quellidea secondo la quale la colpa di tutti i nostri mali sempre e
comunque dei dominatori di turno. Antonio Mura ha il coraggio di dire che la
Sardegna la dobbiamo compiere noi stessi primariamente, la nostra una terra
non compiuta ancora ma da compiersi nel contatto con laltro; non pi la
Sardegna del sardismo pi tradizionale quella di Mura. Poeta di un lirismo intimo e
sociale in pari tempo, con locchio ora dellantropologo che indaga il suo s e il suo
contesto, ora delluomo pi semplice che si interroga sugli eterni problemi ma
radicati comunque nella specificit della sua terra. Con echi della classicit, della
poesia spagnola del Novecento, di Cesare Pavese, di Eliot. Antonio Mura tra

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laltro figlio di un altro grande poeta sardo, Pietro Mura, anchegli partecipe di quel
processo di svecchiamento della lingua e della tematica letteraria sarda.
Potrei citarne degli altri: Antonio Mura Ena, e tutta una bella schiera di poeti
tuttoggi operanti, tra cui Giovanni Piga, Aquilino Cannas, poeta cagliaritano
scomparso non da molto, Paolo Pillonca, Anna Cristina Serra, Vincenzo Pisano, e
tanti altri.
Ma dicevo prima e per tornare allargomento che lesperienza della prosa non
si esaurisce nei due romanzi di cui ho parlato. Citer qualche titolo: Addia di Paola
Alcioni e Antonimaria Pala, Sa losa de Osana di Gianfranco Pittore, Su cuadorzu e
Sa gianna tancada di Nanni Falconi, e parecchi altri potrei citarne. La qualit
letteraria di queste opere pu essere diversa testi pi o meno riusciti, pi o meno
interessanti, che possono piacere pi o meno ai lettori tuttavia quello che li
unifica che, lo dico finalmente, la lingua sarda risulta essere una lingua
normale. E allora la letteratura, in questo processo di recupero linguistico, ancora
conta qualcosa e pu giocare il suo ruolo: questa produzione segna e rappresenta
un momento importante, in cui la lingua si riflette, e riflette su se stessa mettendosi
alla prova. Una lingua appunto normale che non sta pi a rivoltare i soliti temi
tradizionali, pi o meno mascheratamente folclorici; invece la lingua di tutti i
giorni, che non sta necessariamente a ripercorrere le radici, e se anche lo fa,
come nel gi citato romanzo Addia personaggio metaforico, quasi unallegoria
della Sardegna, il cui nome Addia letteralmente significa aldil, segno di una
Sardegna che deve costituirsi al di l di se stessa e delle sue strettezze (il titolo
dunque azzeccatissimo) lo fa appunto metaforicamente e quindi fuori dai clich
pi abusati. la lingua che si parla in una Sardegna tutta doggi, di tutti i giorni,
non pi necessariamente la lingua del contadino o del pastore o dei vecchi
nonni, di un mondo vivo solo nella memoria; invece la lingua che descrive anche
magari le minuzie della modernit abituale; una lingua che si compie: e in questo
la letteratura si pone sia come campo di battaglia per il recupero di una lingua che
va perdendosi, sia come specchio della realt in cui radicata o vorrebbe tornare
a radicarsi.
Vorrei aggiungere altre due cose. Credo vada segnalata lesistenza attuale di
unattivit produttiva di traduzione in lingua sarda di classici letterari, la quale da
un punto di vista meramente utilitario non avrebbe senso, perch chiunque
oggigiorno voglia leggersi un romanzo, scritto in qualsivoglia lingua, ha tutte le
capacit di leggerlo in traduzione italiana, se non addirittura nella lingua originale.
Non si tratta quindi di traduzioni di servizio o funzionali, ma di prove in cui il Sardo
si cimenta con lingue e testualit di alto livello, dimostrando di esserne allaltezza.
Fra le diverse traduzioni mi piace ricordare la traduzione, veramente maestosa e
magistrale, di tutta la ommedia dantesca compiuta a cavallo di questo secolo ad
opera di Paolo Monni, traduttore e professore di liceo, recentemente scomparso.
La sua traduzione successiva a quella del Casu ed frutto di una ricerca
linguistica senza pari, sostenuta da una conoscenza del Sardo che ha pochi
uguali, profonda e minuziosa che il traduttore possiede. Una traduzione come
questa scandaglia la lingua sarda e ne cerca, a partire proprio dalla variante
materna e personale di chi ha tradotto, un adeguamento allaltezza della
situazione: non quindi un lavoro di servizio, invece la capacit di dimostrare
che il Sardo pu cimentarsi con un testo della pi alta letteratura italiana e
universale, la Divina Commedia: dico!

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Infine ricordo che in corso un fenomeno in cui il Sardo, in quanto lingua sarda,
magari centra poco: non si tratta solo della letteratura regionale o minoritaria o di
qualche altra cosa, ma della letteratura italiana. Di unitalianit per fortemente
intrisa di sardit.
Questo fenomeno la nuova narrativa che piace tanto a livello nazionale e
addirittura anche a livello internazionale (se ne occupano in Germania, in Francia,
per esempio), ed ha fatto parlare di nouvelle vague sarda. Sergio Atzeni, Marcello
Fois, Salvatore Niffoi sono gli autori pi noti; essi usano una lingua che
fondamentalmente lItaliano, ma un Italiano fortemente intriso di sardit, sia perch
un italiano regionalizzato, cio litaliano come suona in bocca ai Sardi. ma
trasposto nella stilizzazione letteraria; oppure, come nel caso di Niffoi, vengono
introdotti nel testo italiano (spesso connotato di regionalit) inserti interi in lingua
sarda, a volte accompagnati da traduzione a volte no. Fatto letterario ed estetico
di ottimo livello, a parer mio.
Quando si parla di letteratura per, la cosa sempre plurivoca: da un lato c
lautore, in mezzo il suo testo, la sua scrittura, e poi c il lettore. E di questi ultimi
ce ne sono di diversi tipi: c il lettore come voi e come me che leggo un romanzo
e poi mi piace o non mi piace, mi piace me lo legge fino in fondo, se non gli piace
lo butta via; ma poi c anche il lettore che in qualche modo indirizza il pubblico
verso una certa direzione. Io do un giudizio positivo relativamente a questa
recente produzione letteraria, cos come lo do a quella propriamente scritta in
lingua sarda; mi chiedo per se questa operazione di scrittura, al di l delle
intenzioni di ogni singolo autore, non porti ad unimmagine forse distorta della
Sardegna: a dare cio limmagine di una Sardegna in cui la lingua sarda ormai
non c pi, mentre nasce questa nuova cosa, questo nuovo fenomeno:
limmagine di una Sardegna non del tutto emancipata, una terra, un qualcosa che
sa comunque di esotismo, una terra che viene sempre vista attraverso la lente
spesso deviante dei diversi, dei molto lontani. Le ragioni di questa lingua mista
possono essere le pi diverse, e non v certo lo spazio qui per parlarne, n lo
scopo di questo incontro; ma, al di l di esse e del valore e dei risultati, spesso
apprezzabilissimi, di questo fenomeno, il pericolo di cui parlavo resta.
Vi ringrazio.