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Versioni di Cesare

1) Un rifiuto di Cesare agli Elvezi -


2) Gli Epiroti al servizio di Cesare -
3) Vercingetorige animatore della lotta antiromana -
4) Nell'imminenza dell'arrivo di Cesare a Roma -
5) Pompeo fugge dall'Italia -
6) Singolare recapito di una lettera -
7) Vs 346 Descrizione della Gallia -
8) Vs 347 Orcigetorige spinge gli Elvezi alla rivolta -
9) Vs 348 //
10) Vs 352 Gli Svevi -
11) Vs 354 La Britannia e i suoi abitanti -
12) Vs 355 I druidi -
13) Vs 356 // -

Un rifiuto di Cesare agli Elvezi

1) Essendo stato annunciato che gli Elvezi tentavano di passare per la nostra provincia, Cesare si affretta a
partire dalla città e a marce forzate si dirige in Gallia Ulteriore (Transalpina) e giunge a Ginevra. Ordina a
tutta la Provincia il massimo numero possibile di soldati. Ai soldati fu ordinato di distruggere il ponte che
era presso Ginevra. Quando gli Elvezi furono informati dell' arrivo di Cesare, come ambasciatori furono
inviati a lui i più nobili della città, affinché dicessero che avevano l'intenzione di passare attraverso la
Provincia. Ma a Cesare sembrò che ciò non dovesse essere concesso. Infatti riteneva che uomini
dall'animo ostile, data la facoltà di transitare il cammino attraverso la Provincia, non si sarebbero astenuti
da ingiuria (offesa) e danni. Inoltre Cesare ricordava che il console Lucio Cassio era stato ucciso e il suo
esercito respinto dagli Elvezi e mandato sotto il giogo. Tuttavia, affinché i sodati, che avevano ricevuto
l'ordine, potessero riunirsi a lui, rispose agli ambasciatori che lui avrebbe preso un giorno per deliberare.

Gli Epiroti al servizio di Cesare


2) Cesare , riconquistata Orico, senza esitare, parte per Apollonia. Sentito del suo arrivo, Lucio Staberio, che
qui governava, ordinò di trasportare l'acqua nella cittadella e di fortificarla. Inoltre cominciò ad esigere
degli ostaggi dagli abitanti di Apollonia. Ma quelli dissero che non avrebbero dato gli ostaggi e che
avrebbero chiuso le porte al console. Conosciuta la loro decisione Staberio fuggì di nascosto da
Apollonia. Gli abitanti di Apollonia mandano gli ambasciatori da Cesare e lo accolgono nella città.
Seguono questi le altre città vicine e tutto l'Epiro, e, mandati dei legati a Cesare, promettono che faranno
quello che egli comandasse. Ma Pompeo, sapute le cose che erano state compiute a Orico e Apollonia,
temendo per Durazzo, a marce diurne e notturne si diresse là. Intanto si diceva che Cesare si avvicinava: e
un così gran terrore persuase l'esercito di Pompeo che quasi tutti gli Epiroti lasciarono le armi e il viaggio
sembrava simile ad una fuga.

Vercingetorige animatore della lotta antiromana

3) Vercingetorige l'arverno, giovane di somma autorità , convocati i suoi clienti, facilmente li infiamma.
Conosciuto il suo piano, si corre alle armi. Ma fermato da Gobannizione, suo zio paterno e dai capi
restanti (dagli altri capi) che ritenevano che questa sorte non dovesse essere tentata affatto. Cacciato dalla
città di Gergovia, non si arrende tuttavia e nelle campagne tiene un arruolamento di poveri e disperati.
Radunato questo manipolo, conduce dalla sua parte chiunque dalla città lui accosta; li esorta affinché
prendano le armi per la causa della libertà comune, e radunate grandi truppe, caccia dalla città i suoi
avversari, dai quali era stato cacciato poco prima. Ormai i suoi lo chiamano re. Allora manda delle
delegazioni e scongiura affinché rimangano seguaci in fedeltà. Rapidamente annette a sé i Senoni, i
Turoni, gli Aulerci e tutti i restanti che toccano l'oceano (confinano). A lui è conferito il comando col
consenso di tutti.
Nell'imminenza dell'arrivo di Cesare a Roma

4) Annunciate queste cose a Roma, si dice che un grandissimo terrore avesse invaso gli animi dei cittadini. Il
console Lentulo, che era venuto ad aprire il lerario perchè il denaro fosse dato a Pompeo,
immediatamente, aperta la parte più inviolabile del lerario fuggì dalla città. Si annunciava infatti
falsamente che Cesare stava arrivando e già i suoi cavalieri erano arrivati. Il collega Marcello e la
maggiorparte dei magistrati seguirono Lentulo. (Il govero taglia la corda) Gneo Pompeo partito dalla città
la vigilia di quel giorno, si recava verso le legioni, che ricevute (prese) da Cesare, aveva disposto in
Apulia. Furono allora frappposti gli arruolati intorno alla città; a tutti sembrava che niente fosse sicuro al
di qua di Capua, città della Campania. I sostenitori di Pompeo si radunarono dapprima a Capua quindi si
consolidarono; in seguito stabilirono di tenere un arruolamento di coloni, che erano stati mandati
(stanziati) a Capua secondo la legge Giulia. Inoltre Lentulo ordinò che i gladiatori fossero portati al foro e
li unì a sé con la speranza della libertà.

Pompeo fugge dall'Italia

5) Compiuta quasi metà della fortifiazione da Cesare, trascorsi 9 giorni in questa attività, le navi, rimandate
dai consoli da Durazzo, che avevano portato là la prima parte dell'esercito, tornano a Brindisi. Pompeo, o
spinto dai successi di Cesare, o anche aveva deciso di allontanarsi dall'inizio dell'Italia, per l'avvicinarsi
inizia a preparare la partenza della nave, e per frenare una più facile avanzata di Cesare, e perchè i soldati
non irrompono durante la partenza stessa, blocca le porte ed ostruisce la strada e la piazza, e scava fosse
trasversali alle vie, e lì/qui conficca pali e tronchi appuntiti. Preparate queste cose, ordina che i soldati
salgano in silenzio sulle navi. Poi dispone armati alla leggera tra i richiamati, arceri e frombolieri, sparsi
sul muro e sulle torri.
Singolare recapito di una lettera

6) Cesare poneva nella velocità l'unico aiuto della salvezza comune. Venne a tappe forzate nel territorio dei
Nervi. Là conobbe dai prigionieri le cose che si svolgono presso Cicerone e quanto la situazione sia in
pericolo. Allora persuade con grandi ricompense uno dei cavalieri gallici a portare una lettera a Cicerone.
La manda (questa) scritta in caratteri greci, affinché se interecettata la lettera non siano conosciuti i nostri
piani ai nemici. Se non può (cong.) arrivare, lo esorta a scagliare la tragula con la lettera legata alla
cinghia dentro le fortificazioni dell'accampamento. Scrive nella lettera ch'egli, partito con le legioni
velocemente sarebbe arrivatoo; lo esorta a conservare l'antica virtù. Il gallo, avendo temuto il pericolo,
come gli era consigliato, scaglia la lancia. Questa si conficcò nella torre per caso e , non vista dai nostri
per due giorni, il terzo giorno viene vista da un soldato: estratta viene consegnata a Cicerone. Egli la
legge con attenzione nell'assemblea dei soldati.

Descrizione della Gallia


7) Tutta la Gallia è divisa in 3 parti,
una delle quali (la) abitano i Belgi,
l'altra gli Aquitani, la terza coloro
che nella loro lingua si chiamano
Celti, nella nostra Galli. Tutti questi
differiscono tra di loro per lingua,
istituzioni, leggi. Il fiume Garonna
divide i Galli dagli Aquitani,la
Marna e la Senna dai Belgi. Di tutti
questi i più forti sono i Belgi, per il
fatto che dalla civiltà e dalla cultura
della provincia distano moltissimo e
assai raramente i mercanti capitano
da loro e importano quelle cose che,
tendono ad indebolire gli animi, e sono i più vicini ai Germani, che abitano al di là del Reno, con i quali
continuamente combattono. Per la quale causa anche gli Elvezi superano nel valore i restanti Galli, poiché
combattono con i Germani in battaglie quasi quotidiane, dal momento che o allontanano quelli dai loro
confini o essi stessi portano la guerra nei confini di quelli. Una parte di loro, dalla quale si è detto che i
Galli occupano prende inizio dal fiume Rodano, è delimitata dal fiume Garonna, dall'oceano e dai confini
dei Belgi, il fiume Reno segna il confine anche dai Sequanie dagli Elvezi, volge a Settentrione. I belgi
hanno origine dai confini estremi della Gallia, occupano la parte inferiore del fiume Reno, guardano a
nord e ad est. L'Aquitania si estende dal fiume Garonna ai monti Pirenei e a quella parte dell'oceano che è
verso la Spagna, guarda tra il tramonto del sole e settentrione.
Orgetorige spinge gli Elvezi alla rivolta I

8) Orgetorige presso gli Elvezi fu di granlunga il più nobile e il più ricco. Egli, sotto il consolato di M.
Messala e M. Pisone, indotto dalla bramosia del potere, fece una congiura della nobiltà e persuase la città
ad uscire dai loro confini con tutte le truppe: che era assai facile impadronirsi del potere di tutta la Gallia
poiché superavano in valore tutti. La persuase facilmente di ciò più facilmente per questo poiché gli
Elvezi sono racchiusi dalla natura del luogo da ogni parte: da una parte dal larghissimo e profondissimo
fiume Reno che divide il territorio degli Elvezi dai Germani, dall'altra parte dal monte Jura altissimo, che
è tra i Sequani e gli Elvezi, dalla terza (parte) del lago Lemano e dal fiume Rodano che divide la nostra
provincia dagli Elvezi. Per queste cose accadeva sia che vagassero meno ampiamente sia che potessero
portare la guerra meno facilmente ai confinanti; sotto questo aspetto, uomini bramosi di combattere,
erano afflitti da grande dolore.

Orgetorige spinge gli Elvezi alla rivolta II

9) (Gli Elvezi) invece ritenevano di avere confini angusti in proporzione alla moltitidine di uomini e alla
gloria di guerra e alla fortezza, che si estendevano in lunghezza per 240 miglia, in larghezza di 180.
Indotti da queste considerazioni e spinti dall'autorità di Orgetorige stabilirono di procurarsi le cose che
servivano a partire e di comprare il maggior numero possibile di cavalli e carri, raccogliere la maggior
quantità possible di sementi per averle durante il viaggio, di confermare la pace e l'amicizia con le città
più vicine. Ritennero che un biennio fosse stato sufficiente per portare a termine tali cose. Nel terzo anno
fissano la partenza con una legge. Per eseguire tali cose si sceglie Orgetorige.

Gli Svevi
10) Il popolo degli Svevi è di gran lunga il più grande ed il più bellicoso di tutti i Germani. Si dice che
abbiano 100 villaggi dai quali ogni anno conducono fuori dai loro confini un migliaio di armati per la
guerra. I restanti, che sono rimasti a casa, mantengono sé stessi e gli altri.Questi a loro volta nuovamente
l'anno seguente sono in armi, quelli rimangono a casa. Così non viene abbandonata né l'agricoltura né
l'amministrazione né la pratica della guerra. Ma presso di loro non ci sono terreni (sing) privati o divisi, e
non è lecito rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l'agricoltura. E non vivono molto di
frumento, ma la maggiorparte vivono soprattutto di latte e carne, si dedicano molto alle cacce. Questa
cosa, sia per l'esercizio quotidiano, sia per la libertà della vita che conducono, poiché fin da piccoli non
abituati ad alcun dovere o disciplina non fanno assolutamente nulla contro la propria volontà, sia accresce
le forze, sia rende gli uomini di immane grandezza dei corpi. Hanno assunto questa consuetudine di non
avere nessuna veste eccetto le pelli in (quei) luoghi freddissimi che a causa dell'esiguità (ristrettezza), è
grande la parte del corpo scoperta e lavarsi nei fiumi.
La Britannia e i suoi abitanti

11) La parte interna della Britannia è abitata da coloro che dicono nati nella stessa isola in base alla
tradizione, la parte costiera da quelli che, per fare preda e guerra, erano passati dal Belgio – quasi tutti
questi si chiamano (con) nomi delle città d'origine, dalle quali originari giunsero là- e rimasero qui fatta la
guerra e cominciarono a coltivare i campi. C'è una moltitudine infinita di uomini e frequentissime case
del tutto simili ai Galli, un ingente numero di bestiame. Si servono o di monete d'oro o di bronzo o di
verghette di ferro secondo uno specifico peso come moneta. Lì si trova lo stagno nelle regioni del
Mediterraneo, ferro nelle marittime, ma c'è di questo scarsa quantità; usano di bronzo importato. Il
legname di ogni genere come in Gallia, tranne il faggio e l'abete. Non considerano lecito mangiare la
lepre ela gallina e l'oca; queste tuttavia allevano per il piacere dell'animo. I luoghi sono più temperati che
nella Gallia, con freddi meno intensi.
I druidi I

12) In tutta la Gallia di (tra) quegli uomini che sono in qualche considerazione (rilievo) e onore, ci sono due
classi. Infatti la plebe, che non conta nulla per sé è considerata quasi allo stesso livello dei servi, non è
ammessa a nessuna deliberazione. La maggiorparte, quando sono oppressi o dal debito o dalla grandezza
delle imposte o dall'ingiustizia dei più potenti, si danno in schiavitù. I nobili (nobilibus= dat. Di
possesso)hanno su costoro tutti gli stessi diritti (che)i padroni hanno sugli schiavi. Ma di queste due classi
una è (quella) dei druidi, l'altra dei cavalieri: quelli presiedono alle cose divine, dirigono i sacrifici
pubblici e privati, interpretano le pratiche religiose. Da loro accorre un gran numero di giovani per
imparare la dottrina e questi sono presso di loro tenuti in considerazione per il grande onore. Infatti
decretano reguardo a qusi tutte le controversie pubbliche e private e se è stato commesso qualche delitto,
se sull'eredità riguardo ai confini c'è una controversia, gli stesse stabiliscono premi e pene.

druidi II

13) Se qualcuno o privato o popolo non si è attenuto alla loro decisione lo escludono dai sacrifici. Questa
pena presso di loro è la peggiore. Coloro ai quali è stato così vietato, questi sono considerati al pari degli
empi e degli scellerati. Si allontanano tutti da oro per non ricevere qualche danno dalle discussioni, non
vigeva contatto di dann, né viene resa loro giustizia qualora la chiedano né viene loro affidata nessuna
carica. Su tutti questi druidi presiete uno che ha la somma autorità su di loro. Quando muore, gli succede
o chi eccelse da tutti gli altri con dignità, o, se sono più di uno alla pari si contendono il principato con il
suffragio dei druidi e talvolta anche con le armi. Questi in un periodo stabilito dell'anno nel territorio dei
Canuti la cui regione è considerata al centro dell'intera Gallia, risiedono in un luogo sacro. Qui
convengono da ogni parte tutti coloro che hanno delle controversie, e si attengono (sotomettono) ai loro
giudizi e decreti.