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Filosofia tardoantica

Storia e problemi
A cura di Riccardo Chiaradonna

Carocci editore

a edizione, marzo
copyright by Carocci editore S.p.A., Roma
Realizzazione editoriale: Omnibook, Bari
Finito di stampare nel marzo
dalle Arti Grafiche Editoriali Srl, Urbino
ISBN

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Questioni preliminari
di Riccardo Chiaradonna

.
Antichit e tarda antichit nella filosofia
Se si volesse redigere una lista dei testi pi importanti e ricchi di influenza nella storia della filosofia occidentale, sicuramente vi comparirebbero per unanime consenso alcune opere antiche. Sarebbero per,
con ogni probabilit, opere di Platone e di Aristotele: dialoghi come la
Repubblica o il Timeo; trattati come gli Analitici e la Metafisica. Ben pochi includerebbero nella lista le Enneadi di Plotino o gli Elementi di teologia di Proclo; nessuno penserebbe allIsagoge di Porfirio o ai commenti
ad Aristotele di Simplicio.
Un simile atteggiamento sarebbe, ovviamente, in parte giustificato, ma rischierebbe di occultare alcuni fatti importanti. In effetti ancora oggi, nellopinione comune e in molte trattazioni manualistiche,
si fa arrestare la filosofia antica con Aristotele; tuttal pi si arriva alle
scuole ellenistiche. Malgrado le ricerche abbiano da tempo corretto simili posizioni, spesso la filosofia antica dopo lellenismo o semplicemente ignorata, oppure liquidata con etichette poco lusinghiere e considerata come un lungo declino. Tuttavia, si deve ricordare che la filosofia antica non cristiana prosegu per molti secoli dopo linizio della
nostra era e arriv nel pieno VI secolo d.C.: la data convenzionalmente assunta per stabilirne la fine il d.C., quando fu chiusa, in seguito ai provvedimenti dellimperatore Giustiniano, la scuola platonica di Atene (da non confondere con lAccademia fondata da Platone,
che si era estinta molto prima, nel I secolo a.C., cfr. PAR. . e, sugli
eventi del , PAR. .). Circa settecento anni dividono dunque gli ultimi filosofi pagani dalle scuole ellenistiche e addirittura novecento li
separano da Platone: periodi lunghissimi, pari, grosso modo, a quelli
che dividono noi, rispettivamente, da Dante e da Bernardo di Chiaravalle. Pensare che per cos tanto tempo la filosofia non abbia fatto altro che declinare poco plausibile. Almeno, si dovrebbe qualificare

FILOSOFIA TARDOANTICA

meglio questo declino cos lungo, cercando di precisarne le coordinate storiche e concettuali.
I testi non mancano: la grande maggioranza delle opere filosofiche
antiche pervenute fino a noi fu composta tra il e il d.C. La ragione stata messa in luce da Goulet (): si conservarono le opere
lette e studiate nelle scuole filosofiche della fine dellantichit. Per
questo motivo sono stati trasmessi cos tanti testi di autori tardoantichi, e per questo stesso motivo si sono conservate le opere di Platone
e Aristotele, che erano i maestri riconosciuti dagli ultimi filosofi pagani e il cui studio era prescritto dal loro curriculum scolastico (PARR. .., .-.). Quello che non si studiava nelle scuole alla fine dellantichit (ad esempio le opere dei filosofi ellenistici) and in massima parte perduto. Per quanto interessanti, simili considerazioni possono
per addirittura costituire un motivo di rimpianto perch i grandi capolavori della filosofia ellenistica (ad esempio le opere logiche di Crisippo) non ci sono pervenuti se non in infima percentuale, mentre possediamo migliaia di pagine di autori spesso giudicati minori e poco interessanti. In effetti, i due aspetti pi noti del pensiero tardoantico sono molto lontani rispetto allattuale clima filosofico: da un lato la metafisica e la dottrina del primo principio (per molti Plotino , semplicemente, il filosofo dellUno), dallaltro lattenzione per le pratiche
teurgiche (per molti il neoplatonismo si associa dunque indissolubilmente allirrazionalismo).
Per avvicinarsi a una valutazione pi equanime, pu essere utile
sottolineare un altro punto messo in luce dalle ricerche, ma scarsamente apprezzato fuori dalla cerchia degli specialisti. Non solo i testi,
ma lo stesso contenuto filosofico trasmesso alle epoche posteriori stato determinato in modo decisivo dal pensiero tardoantico: le conseguenze arrivano fino ad oggi, senza che spesso se ne sia consapevoli.
Alessandro di Afrodisia, Plotino, Porfirio e Proclo hanno avuto un impatto molto considerevole sulle tradizioni filosofiche posteriori; senza
le loro sistemazioni la terminologia filosofica e teologica che ancora
viene usata in buona parte non esisterebbe. Gli stessi Platone e Aristotele sono stati letti per molti secoli (e in parte ancora lo sono) attraverso le lenti degli ultimi pensatori antichi. Ci non vuol dire ovviamente che tutto si trovi gi in loro; tuttavia, la codificazione tardoantica costitu il retroterra su cui le tradizioni di pensiero successive (latina, greco-bizantina, araba ed ebraica) costruirono le nuove elaborazioni dottrinali (talora, bene sottolineare, con grande originalit e innovando radicalmente) .
Un solo esempio, meno noto di altri, pu chiarire la situazione. Porfirio, il discepolo di Plotino ed editore dei suoi trattati, compose un bre

. QUESTIONI PRELIMINARI

ve opuscolo introduttivo allo studio della logica, lIntroduzione o Isagoge (Eisagg). Si tratta di uno scritto breve, filosoficamente poco creativo, nel quale Porfirio espone in modo elementare le dottrine logiche
basilari fondandosi principalmente sullinsegnamento dei peripatetici
(PAR. .). Ben pochi attribuirebbero una posizione di rilievo allIsagoge nella lista dei testi filosofici pi influenti. Tuttavia, la situazione sta
precisamente in questi termini. Grazie a Porfirio lo studio delle Categorie di Aristotele si impose nelle scuole neoplatoniche e la trattazione
introduttiva dellIsagoge fu cruciale per la formazione del vocabolario
filosofico tardoantico e medievale. Inoltre, lIsagoge fondamentale per
comprendere la teologia trinitaria dei Padri della Chiesa (cfr. Zachhuber, ). Durante molti secoli lIsagoge di Porfirio e le Categorie di
Aristotele formarono un dittico inseparabile attraverso cui si era introdotti alla filosofia nelle scuole. Attraverso la traduzione di Boezio, lIsagoge esercit inoltre un influsso enorme sul pensiero latino ed interpretando questo testo (in particolare il primo capitolo) che i medievali elaborarono le loro concezioni degli universali (cfr. de Libera, ;
Erismann, ). In effetti, limpresa di Porfirio spiega, insieme ovviamente ad altri elementi, perch il nostro vocabolario filosofico debba
ancora cos tanto alle Categorie di Aristotele; perch problemi come
quello degli universali o quello della predicazione abbiano assunto una
posizione centrale nella tradizione filosofica e in quella teologica. Non
dunque esagerato considerare questo breve manuale come uno dei testi pi influenti di tutta la storia della filosofia occidentale. Un discorso
analogo si potrebbe fare, ad esempio, circa gli Elementi di Proclo e il
loro ruolo nella storia del pensiero filosofico e teologico; oppure circa i
commenti neoplatonici agli Analitici primi (PAR. .), la cui concezione
del sistema della logica permane fino allepoca moderna (logica di PortRoyal: cfr. Lee, , p. ).
La storia inoltre pu seguire percorsi insospettati: un manuale pu
esercitare un influsso decisamente superiore a quello di testi molto pi
complessi e originali. E la posterit pu prescindere completamente
dalle intenzioni dellautore. Porfirio era ferocemente anticristiano; con
ogni probabilit, il suo scopo era quello di mostrare come linsegnamento di Aristotele e quello di Platone fossero sostanzialmente concordi e permettessero di stabilire una sorta di fronte comune contro il
cristianesimo (PAR. .). LIsagoge faceva parte di questo progetto, poich collocava lo studio della logica peripatetica allinizio del percorso
di studio seguito dagli stessi platonici. Ironicamente, per, furono proprio i cristiani, ossia gli avversari di Porfirio, ad appropriarsi del suo insegnamento logico e ad adattarlo a nuove esigenze concettuali permettendo che esso godesse di una eccezionale posterit. Ma non un esem

FILOSOFIA TARDOANTICA

pio isolato, se solo si pensa a come le opere di Plotino e Proclo esercitarono uninfluenza determinante ben prima della loro riapparizione
nel rinascimento (la traduzione latina di Plotino per opera di Marsilio
Ficino fu pubblicata nel ). Riprese, parafrasi, traduzioni parziali e
adattamenti in chiave monoteistica ne garantirono una stabile presenza anche durante i secoli in cui quelle opere non erano lette direttamente; le idee di Plotino, Porfirio e Proclo agirono in modo mediato,
ma non per questo meno pervasivo, attraverso la presenza in autori come Agostino o lo Pseudo-Dionigi (PARR. ..-..). La posterit del
platonismo tardo non daltronde limitata alla storia della filosofia. Gi
si accennato a quanto la teologia cristiana sia debitrice verso le dottrine degli ultimi filosofi pagani. Ma si pu aggiungere che interi movimenti della storia dellarte e della letteratura hanno tratto ispirazione
dalla filosofia alla fine dellantichit. Il caso pi celebre, ma non lunico, sicuramente quello del rinascimento, la cui cultura letteraria e artistica si nutr della riflessione di Plotino, Giamblico e Proclo attraverso lopera di Marsilio Ficino. Queste brevi considerazioni possono dare unidea dellimportanza della filosofia tardoantica e dellopportunit
di avvicinarsi ad essa in modo approfondito e consapevole, evitando i
luoghi comuni.

.
Problemi di periodizzazione
Come ogni periodizzazione, anche quella relativa alla tarda antichit
soggetta a qualificazioni e precisazioni. Alcune cesure cronologiche vanno considerate. La prima si trova nel I secolo a.C., let di Cicerone, ed
segnata da alcuni eventi che mutano profondamente il corso del pensiero antico (PAR. .). Le scuole filosofiche ateniesi si estinguono e nascono nuovi centri filosofici nel mondo mediterraneo; acquistano forza
e gradualmente si impongono altri protagonisti della scena filosofica che
consapevolmente si richiamano allinsegnamento degli antichi (ossia i
pensatori del IV secolo a.C.) contro quello dei moderni (ossia le scuole ellenistiche): sono da un lato un platonismo dai forti interessi metafisici e cosmologici, dallaltro un aristotelismo tecnico, basato sullo studio
e il commento dei trattati di Aristotele. Infine, si stabilisce un legame
strettissimo tra filosofia ed esegesi. Fare filosofia implica sempre di pi
la lettura e il commento delle opere dei capiscuola; di conseguenza, si
moltiplicano i commenti e altri lavori di tipo esegetico su Platone e Aristotele (cfr. Donini, ; Sedley, ).

. QUESTIONI PRELIMINARI

Per alcuni aspetti, i tratti della nuova filosofia incentrata sullesegesi e sullautorit degli antichi durano addirittura fino a Descartes e c
chi ha usato la nozione di esegesi come un generalissima categoria per
riunire tutta la filosofia dalla fine dellellenismo al XVI secolo (cfr. gli studi raccolti in P. Hadot, ). Tuttavia, una periodizzazione cos ampia
rischia di essere scarsamente utile e di occultare profonde trasformazioni. Quella pi interessante per noi si ha nel passaggio tra il II e il III secolo d.C., quando inizia la fase tardoantica della filosofia (PAR. ..). Le
correnti filosofiche ellenistiche lasciano definitivamente la scena: ovviamente molte loro acquisizioni sopravvivono, ma sono del tutto assorbite nel platonismo, che resta lunico protagonista. Inoltre, i filosofi platonici incorporano nel loro insegnamento lo studio dettagliato di Aristotele e dei commentatori peripatetici. Plotino conosce e usa estesamente
Aristotele; da Porfirio in poi i platonici commentano addirittura le opere di Aristotele insieme a quelle di Platone (CAP. ). Dal punto di vista
dottrinale, la metafisica e la teologia diventano gli interessi dominanti.
La cosmologia, la dottrina della conoscenza e letica sono sostanzialmente assorbite nella metafisica e nella teologia. Laspetto pi tipico di
questo atteggiamento sta nel ruolo assegnato al Parmenide di Platone: in
questo dialogo i neoplatonici a partire da Plotino ritrovano i vari gradi
della gerarchia metafisica a cominciare dal primo principio, causa di tutte le cose (PARR. .-.; CAP. ): quello che, con una certa enfasi, alcuni studiosi moderni hanno chiamato pensiero dellUno. Mentre in
Plotino tutti questi aspetti mantengono una netta connotazione intellettualistica, a partire da Porfirio e, soprattutto, da Giamblico il platonismo
metafisico e teologico si presenta come una vera e propria via verso la
salvezza pagana, in concorrenza con il cristianesimo. Da qui la forte
connotazione religiosa dellultimo pensiero greco (CAP. ). Sono questi,
per sommi capi, gli aspetti che caratterizzano lultima filosofia pagana fino al VI secolo, ossia il neoplatonismo che costituisce loggetto del presente volume.
Il termine neoplatonismo molto diffuso per indicare il periodo
considerato qui, ma va usato con prudenza. Si tratta in effetti di un conio moderno, che risale al XVIII secolo ed era impiegato dagli storici della filosofia tedeschi intorno a Jacob Brucker per caratterizzare in senso
negativo lultima filosofia greca, il neoplatonismo appunto, contrapposto allautentica filosofia di Platone. Da allora letichetta si imposta, ma
non sono mancate voci contrarie. Giustamente si notato che i platonici alla fine dellantichit non concepivano s stessi come neoplatonici,
ma come platonici, ossia come fedeli seguaci dellinsegnamento di Platone. Il termine neoplatonismo finisce per presentare il pensiero tardoantico in modo sostanzialmente tendenzioso e peggiorativo: lespres

FILOSOFIA TARDOANTICA

sione difatti accuratamente evitata nella recente Cambridge History of


Philosophy in Late Antiquity (cfr. Gerson, ). Simili accuse valgono a
maggior ragione per laltra formula, ossia quella di medioplatonismo,
usata a partire da Karl Praechter per designare il platonismo dal I secolo a.C. a Plotino. Anche in questo caso, si tratta di unetichetta almeno
in parte arbitraria e poco soddisfacente; interpreti autorevoli hanno proposto di abbandonarla (cfr. Frede, ; PAR. ..).
Simili rilievi critici sono incontestabili e, tuttavia, un uso prudente e
consapevole di queste distinzioni malgrado tutto preferibile; per questo stato mantenuto nel presente volume. Pur con tutta la prudenza necessaria, si continueranno dunque a designare con il termine medioplatonismo gli autori e le scuole che si richiamavano a Platone tra il I
secolo a.C. e il III d.C., mentre neoplatonismo sar usato per la filosofia da Plotino al VI d.C. Lalternativa sarebbe quella di rinunciare a ogni
distinzione usando platonismo per includere correnti e autori diversissimi tra di loro; ma, come ha osservato Pierluigi Donini (, p. ),
ci si pu domandare [...] se sarebbe veramente opportuno approdare a una situazione in cui con il solo termine di platonismo si coprirebbero tanti secoli
di filosofia e tante filosofie cos diversificate: dagli immediati scolari di Platone
allet di Giustiniano. Sarei molto restio ad assumere personalmente la difesa di
vecchie etichette inventate in passato dagli storici tedeschi, ma ho il dubbio che
qualche distinzione continui a essere utile, anche se non importi molto con quali termini la si faccia.

Resta da capire quando finisca il neoplatonismo e si concluda la filosofia tardoantica. La data del d.C. usata tradizionalmente per indicare la fine di questa fase, ma anche qui le voci critiche non sono mancate. Come si notato prima, infatti, il neoplatonismo fornisce il retroterra indispensabile per comprendere le correnti successive. C dunque chi ha letto la riflessione dei Padri della Chiesa, ma anche la filosofia delle tradizioni cristiana e islamica, come naturali prosecuzioni del
pensiero tardoantico. I limiti cronologici si possono dilatare a dismisura. Ancora una volta, la recente Cambridge History of Philosophy in Late Antiquity offre un esempio importante di questo orientamento storiografico: la tarda antichit avrebbe tre termini estremi: in Occidente
la rinascita carolingia, nellOriente cristiano la filosofia a Bisanzio, in
Medio Oriente la prima fase dellappropriazione della filosofia greca
nellIslam (Gerson, , p. ). Si arriva dunque in pieno IX secolo, ma
si procede ben oltre, se solo si pensa che lultimo capitolo dellopera
dedicato alla ricezione del pensiero antico nella Scolastica. I primi capitoli della nuova Cambridge History partono dallepoca di Cicerone;

. QUESTIONI PRELIMINARI

lultimo conduce ai domenicani di Colonia. Circa quattordici secoli sarebbero dunque pi o meno direttamente riconducibili alla tarda antichit: ben oltre la met di tutta la storia della filosofia occidentale.
Davanti a conclusioni cos forti, viene alla mente lironico esordio di Arnaldo Momigliano in una conferenza al Warburg Institute: Possiamo
forse cominciare con una buona notizia: in questanno di grazia
ancora possibile considerare verit storica il fatto che limpero romano
declin e cadde (Momigliano, a, p. ). Anche la caduta del neoplatonismo, infatti, appare ad alcuni indefinitamente procrastinabile
nei secoli.
Rispetto a tesi siffatte, la periodizzazione adottata in questo volume molto pi tradizionale. Per filosofia tardoantica si intende lultima filosofia pagana da Plotino al VI secolo. Linterazione fra il tardo
platonismo e gli autori cristiani della medesima epoca trattata in un
capitolo separato (CAP. ), ma il volume non include una storia del pensiero patristico, e meno che mai incursioni nelle tradizioni greco-bizantina, latina e araba. In effetti, vanno tenuti ben distinti due ordini
di considerazioni. Una cosa riconoscere che la filosofia tardoantica
costituisce il tramite che trasmette la filosofia greca (tanto nei testi
quanto nelle dottrine) ai secoli successivi; tuttaltra cosa includere le
stesse tradizioni di quei secoli nel tardoantico. Questultima una conclusione molto controversa e, daltronde, il dibattito tra gli specialisti
ancora aperto . In effetti, necessaria la massima prudenza se non si
vuol conferire unartificiosa continuit a tutto il pensiero anteriore a
Descartes; daltronde, sembra davvero innegabile che con gli ultimi filosofi pagani si chiuda un ciclo nella storia della filosofia. Gli indubbi
elementi di continuit con le epoche successive non devono oscurare
questo fatto.
Significativamente, problemi di periodizzazione del tutto simili a
quelli appena considerati per il pensiero filosofico si sono posti circa la
categoria storica del tardoantico. Anche in questo caso, si difesa una
dilatazione dei contorni cronologici della tarda antichit che , di fatto,
arrivata a dissolvere questa stessa categoria storiografica. Tuttavia anche se ogni periodizzazione inevitabilmente contiene elementi opinabili esiti siffatti non sembrano condivisibili, come attestano le fondate
reazioni critiche a prospettive di ricerca eccessivamente continuiste
(sulla questione cfr. Giardina, e, per una recente messa a punto,
Marcone, a, b). Anche alla luce di queste considerazioni apparso preferibile mantenere la periodizzazione tradizionale. Chi fosse interessato alle prosecuzioni medievali del pensiero tardoantico, e ai complessi problemi di continuit e discontinuit che esse sollevano, potr
consultare le opere espressamente dedicate a questi temi.

FILOSOFIA TARDOANTICA

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Quale filosofia nella tarda antichit?
Il volume diviso in due parti. Nelle prima (Storia) viene fornito un quadro storico in cui sono illustrati i filosofi, le scuole e gli orientamenti
principali nel pensiero tardoantico. Solo a Plotino dedicato un capitolo separato (CAP. ), mentre gli altri autori sono discussi allinterno di
trattazioni sintetiche pi ampie. Si tratta di una scelta esposta a critiche,
ma alcune ragioni hanno consigliato di adottarla. Per la profondit e loriginalit della sua riflessione, Plotino la personalit filosofica pi potente e creativa nel periodo considerato. A lui spetta di aver ripreso temi propri della filosofia precedente dando una configurazione nuova ad
essi, che fu accolta (ma anche adattata e parzialmente modificata) dai
neoplatonici pi tardi. Gi questo consiglierebbe di dedicargli un capitolo separato, ma ulteriori considerazioni militano a favore di questa
scelta. Per alcuni aspetti, infatti, Plotino molto diverso dai neoplatonici successivi ed un caposcuola atipico (PAR. ..). Ad esempio, egli
fu probabilmente il primo platonico a studiare attentamente Aristotele,
ma diversamente da Porfirio e dagli altri commentatori neoplatonici non
ritenne che le filosofie di Platone e Aristotele fossero conciliabili. Tutta
la filosofia di Plotino rivolta a conseguire la purificazione dal mondo
sensibile e a ricongiungersi con i principi superiori, ma diversamente da
quanto sostennero i neoplatonici pi tardi egli pensava che un cammino
esclusivamente intellettuale fosse sufficiente a conseguire questo fine. Il
misticismo di Plotino non che lesito estremo del suo intellettualismo;
nella sua riflessione non c posto per la teurgia. Per questo gli Oracoli
caldaici (la Bibbia dei neoplatonici: PARR. ., .) non hanno nessun
ruolo nelle Enneadi. A queste differenze se ne aggiungono altre, tutte
molto importanti, relative alla concezione delluomo, alla gerarchia metafisica, alla dottrina della causalit (CAPP. -). Anche per queste ragioni la trattazione di Plotino stata staccata da quella del neoplatonismo
posteriore. Tuttavia, si confida che le diverse sezioni del volume offriranno un panorama adeguato degli autori e delle scuole filosofiche tardoantiche, almeno nelle linee principali. Particolare attenzione stata
dedicata al modo in cui il platonismo interag con le altre correnti di pensiero (aristotelismo, pitagorismo: CAPP. -) assimilandole e dando nuova forma ad esse. Inglobare la trattazione dei singoli autori in capitoli pi
ampi ha inoltre il vantaggio di dare pieno risalto ai complessi rapporti
(filosofici, scolastici, personali) che legarono i neoplatonici (CAP. ).
Nella seconda parte (Problemi) sono esaminate le questioni principali della riflessione neoplatonica. Il neoplatonismo una filosofia

. QUESTIONI PRELIMINARI

metafisica e con una forte connotazione religiosa. Ma non solo questo: la metafisica, infatti, non abol affatto gli altri aspetti della riflessione filosofica, ma li trasform incorporandoli. Attraverso la sua generale impostazione metafisica e teologica (CAP. ), il neoplatonismo
ha offerto contributi molto profondi, e degni di essere studiati anche
da lettori contemporanei, alletica (CAP. ), alla filosofia della natura
(CAP. ), alle dottrine della conoscenza e della causalit (CAPP. -), alla psicologia (CAP. ). Di tutto ci si cercato di dar conto, fornendo
un panorama il pi possibile completo dei temi propri del pensiero
tardoantico.
Ci vale anche per laspetto religioso e per la teurgia (CAP. ), che
ebbero una posizione decisiva almeno da Porfirio e Giamblico in poi.
Gli storici della filosofia non apprezzano molto questa componente del
neoplatonismo e tendono o a emarginarla oppure a usarla per svalutare
la portata filosofica del movimento nel suo complesso. Daltra parte, studiosi di impostazione diversa (letteraria o religiosa) fanno leva sugli
aspetti religiosi del neoplatonismo e sullimportanza della teurgia per
darne una complessiva immagine non filosofica, come di un semplice
movimento sapienziale volto alla ricerca della salvezza. C chi, con scarso senso della misura, arrivato a definire i platonici tardi come dei guru che si consacrarono a un combattimento quotidiano per la formazione di una regola di fede fondata sulla lettura e linterpretazione guidata di un insieme di testi ad uso della comunit scritturale che si rif a
Platone (Athanassiadi, , p. ).
Rispetto a simili eccessi, si pu notare che, per la nostra sensibilit,
riflessione astratta e tensione religiosa risultano spesso inconciliabili, ma
cos non era per i filosofi tardoantichi. Si trattava invece di parti complementari di un unico atteggiamento. Emblematico il caso della filosofia della natura neoplatonica, che assume contorni tecnici basati sullesegesi del Timeo di Platone e della Fisica di Aristotele, ma insieme
una forma di piet o religiosit pagana. Ci permette di comprendere il
valore autentico dei dibattiti sulleternit del cosmo nellultimo neoplatonismo e, significativamente, il Commento al Del cielo di Simplicio termina con una preghiera in cui i commenti al Del cielo e alla Fisica sono
presentati come un inno dedicato al signore del cosmo (PAR. .). Lintreccio di raffinata riflessione filosofica e tensione religiosa, di aspetti che
noi classificheremmo alternativamente come razionali o irrazionali
giudicandoli incompatibili, costituisce un punto centrale nella filosofia
tardoantica e si cercato di darne conto nei diversi capitoli. un punto
che segnala una visione delle cose molto diversa da quella attuale; ma
non sempre utile avvicinarsi al passato usando il presente come criterio di valutazione.

FILOSOFIA TARDOANTICA

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Cronologia e convenzioni tipografiche
Quella che segue una breve cronologia dei maggiori autori considerati (per la cronologia degli autori cristiani cfr. CAP. ):
Alessandro di Afrodisia: II-III secolo
Plotino: -
Porfirio: - ca.
Giamblico: - ca.
Flavio Claudio Giuliano imperatore: -
Temistio: - ca.
Ierocle di Alessandria: prima met del IV secolo
Plutarco di Atene:
Siriano: ca.
Proclo: -
Ammonio: /-/
Damascio: /- dopo il
Simplicio: - ca.
Giovanni Filopono: - ca.

Infine, opportuno spiegare le convenzioni tipografiche adottate. Come


criterio generale, e rispettando comunque le scelte dei singoli autori, si
cercato di limitare limpiego delle maiuscole. Tuttavia, si seguito luso comune riservando liniziale maiuscola a Uno e Intelletto quando queste parole designano i principi metafisici; negli altri casi, la maiuscola stata principalmente usata per evitare ambiguit (ad esempio per
il termine Idea, quando si riferisce alle forme intelligibili).
Si cercato di rendere il volume fruibile anche da lettori non specialisti e privi di conoscenza delle lingue classiche. Di conseguenza, nei
riferimenti alle opere antiche tutti i titoli sono stati tradotti e si limitato al massimo luso del latino. I numeri romani indicano generalmente il
libro, i numeri arabi corrispondono al paragrafo o alle linee, mentre i numeri arabi preceduti da p. indicano le pagine nelle edizioni di riferimento, per le quali si specificato anche il nome degli editori (non per
per le opere di Platone e Aristotele, poich la numerazione delle edizioni di Henri Estienne e Immanuel Bekker di uso comune).
Nei riferimenti a Plotino, il primo numero (romano) indica lEnneade, il secondo numero il trattato; segue, tra parentesi, il numero che corrisponde allordine cronologico indicato da Porfirio (PAR. .); quindi,
indicato il capitolo (la divisione in capitoli risale alla traduzione latina di
Marsilio Ficino, ) e, infine, sono riportate le linee (la numerazione
delle linee segue leditio minor di Henry, Schwyzer, -).

. QUESTIONI PRELIMINARI

Nei riferimenti al Commento al Timeo di Proclo, il numero romano


indica il volume delledizione Diehl (-).
Del Commento al Parmenide di Proclo esistono due edizioni recenti,
a cura di Steel e collaboratori (-) (completo) e Luna, Segonds
(-) (libri I-III). Qui stata usata ledizione Steel, della quale si segue
la numerazione delle linee, mentre la numerazione delle colonne corrisponde a quella delledizione di Victor Cousin (Paris, ), che indicata a margine tanto delledizione Steel quanto di quella Luna-Segonds.
Il Sui misteri di Giamblico e la Vita di Proclo di Marino di Neapoli sono citati usando i titoli tradizionali, anche se le ricerche pi recenti ne hanno dimostrata linadeguatezza (cfr. Saffrey, a; Saffrey, Segonds, ).
Il greco sempre traslitterato e laccento circonflesso usato come
segno di allungamento per le vocali.
Nel licenziare il volume, il curatore desidera ringraziare vivamente
Gianluca Mori, che ha seguito e incoraggiato questo progetto lungo tutto il corso della sua realizzazione. Ringraziamenti vanno anche a Elisa
Coda e Angela Ulacco, per la rilettura di alcuni capitoli, e ad Ascanio Ciriaci, per il prezioso aiuto nella preparazione redazionale. Il volume
stato realizzato nellambito del programma di ricerca cofinanziato PRIN
MIUR Le filosofie post-ellenistiche da Antioco a Plotino.